Giuseppe, il Safnat Paneach

 

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Giuseppe, figura biblica scarsamente compresa, sia in senso storico che simbolico, rappresenta invece una delle figure più maestose della stirpe animica di Israel, la razza dei Giusti e dei Viventi. Il suo collegamento con gli Hiksos.

 

l cuore è una luce nella profondità del pozzo della natura, come la luce di Giuseppe nel pozzo in cui era stato gettato (Najm Kobra, Risalat al Sayr)

 

 

Di Mike Plato

 

 

Grande Giusto fu il Giuseppe biblico, anima Vera e Vivente, come dimostra una delle traduzioni più accreditate del misterioso nome che il Faraone gli assegna: Safnat-Paneach – Dio dice: Egli è Vivente (Genesi 41:45). La storia di Giuseppe è nota, e comunque non è questa la sede per narrarla. Basterebbe leggere Genesi dal cap.37 al 50. In questa sede inquadreremo Giuseppe da un punto di vista storico, iniziatico e simbolico.

 

 

Gli Hiksos odiati dal mondo

Giuseppe dice ai suoi fratelli: Vado a informare il Faraone e a dirgli: i miei fratelli e la famiglia di mio padre sono venuti da me. Questi uomini sono pastori di greggi, si occupano di bestiame. Quando il Faraone vi domanderà: Qual è la vostra occupazione? Voi risponderete: Gente dedita al bestiame, dalla nostra fanciullezza fino ad ora, noi e i nostri padri. Tutti i pastori di greggi sono un abominio per gli egizi (Genesi 46:32). Questo è un passo chiave per introdurci nei segreti storici e simbolici del personaggio. Il primo e più profondo è certamente spirituale. Il Cristo è il Buon Pastore (Giovanni 10:14), l’Agatodaimon (buon Dio) degli gnostici. Tutti i Figli del Logos sono spiriti buoni, portatori di luce vera, difensori di deboli e oppressi, occultamente pastori di bestiame, ovvero di uomini. Essi sono definiti con tipico linguaggio iniziatico: sovrintendenti al bestiame (Genesi 47:6). Persino in un testo egizio della X dinastia, l’Insegnamento per Merikara, è detto: ben curati sono gli uomini, il bestiame di Dio. E’ il destino e il ruolo dei Giusti in questo piano difendere il bestiame di Dio. E’ ovvio che l’Egitto, simbolo tradizionale di questo mondo materiale, non ama gli esseri cristici (Israel spirituale), inviati qui per riportare al mondo la Legge del Dio Altissimo, legge che il mondo non conosce perchè totalmente controllato e embargato dalle attività visibili e invisibili degli Arconti. Vi è tuttavia un secondo livello Ankenaten image012.jpgche vede Giuseppe come un sovrano probabilmente non ebreo, perchè non ebrea la sua stirpe genetica, a partire da Abramo che era un cananeo (Genesi 11:28). Il testo biblico pone l’enfasi su quelli di Israel come Pastori di greggi e Sovrintendenti al bestiame, ma è documentato storicamente che vi fosse una stirpe, di cui ancora poco è noto, a godere di questa qualifica: gli Hiksos, i Re Pastori stranieri che regnarono nellÕEgitto del XVII secolo a.C. In Genesi 46:6-7, è detto che Giacobbe e i suoi, inizialmente, fossero accolti con benevolenza nel regno del Faraone e si stabilirono nel paese di Gosen, paese che divenne, all’inizio del XIII secolo il territorio di Ramses, la zona orientale del delta del Nilo. E’ probabile che il quadro storico della migrazione di Israel in Egitto sia il regno di uno degli ultimi Re-Pastori del XVII secolo a.C., un faraone di stirpe Hiksos che governava il Nord Egitto: un Faraone bit (ape). Ciò spiegherebbe l’accesso al potere di Giuseppe, nominato Visir e persino Sommo Sacerdote di Heliopoli, appartenente ad un’etnia molto vicina a quella degli Hiksos principi del deserto, se non persino lui stesso un Hiksos. Particolare rilevante, sembra che le parole del Faraone a Giuseppe tradiscano un culto monoteista, tipico di un Hiksos: Potremmo trovare un uomo come questo, in cui sia lo spirito di Dio? Dal momento che Elohim ti ha manifestato tutto questo (Genesi 41:38-39). E’ probabile che i leader regali-sacerdotali degli ebrei non fossero Patriarchi ebrei, ma Patriarchi Hiksos. Lo stesso Mosè, noto ai posteri proprio come principe del deserto, doveva essere un membro della stirpe Hiksos, e dato che Amenophi IV (Akhenaton) era di sangue Hiksos-Mitanni da parte della madre Tije, è possibile supporre che Mosè e Akhenaton fossero la stessa persona e il medesimo principe del deserto che manifestò il culto monoteista  Presumibilmente, come afferma lo studioso egiziano Ahmed Osman, Giuseppe-Jusuf divenne Visir del Faraone con il nome di Yusuf Yuya (cfr. HERA 28, pag. 28), ministro principale del faraone Tuthmosi IV (1413-1405) della XVIII dinastia e del figlio Amenothep III, padre di Akhenaton. Yuya aveva anche il titolo di “Profeta di Min” e “Sovrintendente ai buoi (fedeli) di Min”. La sua tomba fu scoperta nel 1905 insieme a quella della moglie Tuya (l’Asenath biblica) e nel suo papiro funerario si parla di lui come di “colui a cui il buon Dio ha affidato l’intera terra”, nonchè “Santo Padre Signore delle Due Terre” (It Ntr n nb tawi). Egli era la massima autorità sacerdotale d’Egitto, essendo il Capo degli Astronomi (eg. WR MW) di Heliopoli, e ciò spiegherebbe il titolo di Santo Padre delle due terre.

I Figli della Scienza

Akhenaton, erede di sangue di Yusuf, era un Faraone incline al misticismo e alla Tradizione per l’esempio e gli insegnamenti della madre di stirpe Hiksos. Si potrebbe ipotizzare che Giuseppe-Yuja avesse preparato la strada al nipote Mosè-Akhenaton? Non abbiamo prove documentarie, ma qualcosa è già emerso a supporto di questa tesi (1), anche perchè la storia dell’Egitto non documenta l’insediamento di un clan ebraico guidato da Giacobbe nè la presenza di un Visir ebreo come Jusuf. Di conseguenza, o ammettiamo che la storia di Giuseppe sia interamente una fabbricazione mitologica utile per veicolare verità spirituali nascoste, oppure che questi personaggi avessero altri nomi e appartenessero ad un’etnia semitica ma non propriamente ebraica. Ritengo che il clero ebraico oper˜ per portare dalla loro parte, ebraicizzandoli, quelli della stirpe di Abramo. In Genesi 15:13 e 17:6, il Signore rivela ad Abramo: “Sappi che i tuoi discendenti saranno stranieri in un paese non loro. Da te nasceranno dei Re”. Che Mosè e i suoi predecessori fossero di stirpe ariano-fenicia (cioè cananei), si evince dal fatto che la divinità suprema El Elyion, citata più volte da Mosè nel Pentateuco biblico, proveniva dal culto fenicio del supremo El, come si evince dalle preziose tavole di Ugarit che testimoniano dei culti cananei. E da Canaan, la vecchia terra dei Fenici, proveniva Giacobbe (Genesi 37:1), come d’altronde Gesù il galileo. Gesù essendo l’Iktios (greco “pesce”), era un Hyksos, quindi un ariano cananeo. Secondo i documenti storici, gli Hyksos provenivano dalla terra di Phoen, di cui è ancora ignota l’ubicazione, per cui il loro nome era “Phoen-Hiksos” ossia Fenici. Gli egizi, che li accolsero bene all’inizio, per poi detestarli successivamente perchè manifestanti apertamente una religione monoteistica, li tramandarono come “Hekau Koshwet”, una dizione misteriosissima per gli storici. Essa è ufficialmente tradotta come “Principi del Deserto” o “Reggenti Stranieri”. Manetone li cita come “pastori” e “fratelli”, qualifiche tipicamente iniziatiche. Un ulteriore livello interpretativo attinente al termine Hyksos è strettamente dipendente dal fatto che nella Bibbia gli Israeliti erano considerati servi in Egitto. La parola egizia per servo è “hyk”, che tuttavia presenta un duplice significato, poichè se pronunciata aspirata significa “servo” , ma se pronunciata con suono lungo e aperto significa esattamente “Re” o “Re-Pastore”, quindi “Re-Sacerdote”, che identifica i Faraoni ed in generale i “Serpenti-Piumati”. Lo stesso scettro pastorale dei Faraoni era chiamato “Heka” da cui “Hik/pastore2 e “Hikau/principe”. Quindi Gli Hyksos-Israeliti, arrivati in Egitto con Giacobbe, non erano affatto Servi in Egitto, ma figure di eccezionale spessore e potere: “Servi di Dio” e “Re-Sacerdoti in Egitto”. La fedele trascrizione di questo fonema è: “Hikw Kh-w-nsw-t”. Schwaller de Lubicz, ne Il Tempio dell’Uomo, esaminando il bassorilievo di Medinet-Habu della XX dinastia, ove si vede il Faraone portato su un palanchino e accompagnato da strani personaggi, afferma che Khwnswt significhi: “conosciuti dal Re-Faraone”, i “Seguaci di Sua Maestà”, i “Figli Reali”, i “Grandi Nobili”. Ma il dubbio che lo tormenta è legittimo. Egli afferma: “Ci si è persi in mille congetture a proposito del titolo “conosciuti dal Re”, che risale all’ Antico Impero. Se veramente questi personaggi non sono, secondo la tradizione classica, che dei membri della Corte, ci rimane difficile comprendere perchè abbiano la precedenza sui prìncipi di sangue reale, che vengono citati solo per terzi. Di fatto il loro titolo che può anche significare “coloro dalla Conoscenza Regale”, li colloca in prima fila. Potremmo tradurre questi epiteti con maggiore esattezza con “gli uomini che conoscono la via regale (il cammino diretto da Horus,l’alchimia, n.d.a.) e tradurre i “figli regali” con cio che tradizionalmente significa “i figli della scienza”, vale a dire coloro che conoscono e possiedono la scienza del segreto, il che li colloca subito dopo i precedenti. Comunque il titolo “Khow-n-swnt” è attribuito, nei Testi delle Piramidi, ai Figli di Horus.

Potenti di magia

La testimonianza e il sapere di Schwaller sono preziosissimi, poichè da quanto riportato si evince una sola cosa: gli Hiksos erano i probabili eredi dei primordiali Shemsu-Hor, i Seguaci o Figli di Horus. Da parte mia, propongo una traduzione alternativa. “Heka”, nell’Egitto iniziatico, indicava magia e poteri terapeutici, e “koswhet” è traducibile come “potenti”. L’Heka, come detto, era il pastorale, antico simbolo di poteri magici legati al simbolismo della spina dorsale, come mostra la sfida magica che ha per protagonista la verga di Aronne mutata in serpente. I sovrani Hiksos erano potenti Magi, Re-Sacerdoti sovrumani al modo di Melkizedeq, poichè avevano il potere del “Verbo” con cui potevano creare, modificare e distruggere ogni cosa. Giuseppe-Yuja doveva essere uno di questi. Nel testo magico di San Cipriano, La Clavicola di Salomone, Giuseppe è citato come un anello fondamentale nella trasmissione delle chiavi della magia post-diluviana, magia vera legata al principio della sapienza: “La Magia bianca fu trasmessa da Noè in tutta la Caldea ad Abramo, insegnata da Giuseppe ai sacerdoti egizi, i1wnlv.jpgordinata da Mosè e praticata da Salomone, celata sotto i simboli nell’Antico Testamento, rivelata da Gesù a Giovanni (da Cristo al Battista) e rivelata nell”Apocalisse. Non a caso viene acclamato dalla gente con l’espressione intradotta “Abrech” (Genesi 41:43). Secondo gli ebrei e Origene, Abrech significa “piegate le ginocchia” (dal verbo “barach”), ma di certo il termine non è ebraico. Ipotizzo fosse un titolo molto elevato da un punto di vista iniziatico, che nel corso del tempo venne modificato dagli gnostici come “Abraxas” (serpente-piumato), colui che lega in sè cielo e terra. Questo termine, da molti esegeti massonici, viene interpretato come “Re senza macchia” (Jules Boucher, La Simbologia Massonica) ma noi riteniamo che indichi l’Uomo Perfetto. Quindi Mosè, l’autore di Genesi, conosceva il termine appreso in Egitto, a tal punto che egli stesso era un “Abrech”, un Maestro di Giustizia. Nell’ebraico e nell’arabo “barakah” (benedizione) è l’influsso spirituale (soffio di intelligenza e saggezza spirituale). In Genesi 41:41 non a caso il Faraone afferma che è impossibile trovare uno come Giuseppe in cui sia lo Spirito di Dio. Abraxas-Abrech potrebbe anche derivare dai termini ebraici “ah-berakah daberah”  (pronunciare la benedizione) e “abreg ad habra – scaglia il fulmine fino a uccidere!”. Noi riteniamo, tra le tante ipotesi valide, che la parola di potenza “abracadabra” provenga proprio dal termine ebraico “abrech ad habra”. Ebbene, questa formula, nei Vangeli, è recitata da due figli del fulmine (boanerghes) Giovanni e Giacomo, allorchè in Luca 9:54 chiedono il permesso al loro maestro di pronunciare la parola di potenza: “Maestro, vuoi che diciamo: scenda un fulmine dal cielo e li consumi!Ó?”. Questa invocazione di magica potenza è menzionata anche in 2 Re 1:10, pronunciata da Elia: “Se sono uomo di Dio, scenda il fulmine dal cielo e divori te e i tuoi cinquanta”. In inglese, attraverso il verbo “break”, suonerebbe come “spezzati!”. E’ molto probabile, quindi, che gli Hiksos-Israeliti portassero o quantomeno tentassero di rivitalizzare in Egitto la tradizione del Melkisedeq – la Tradizione del Re Solare custodita dai mitici Shemsu-Hor – e del vero Re al modo di Melkisedeq, ma senza riuscirvi, come proverebbero le vicende persecutorie di Akhenaton anch’egli un “potente di magia”. Con la dipartita degli Hiksos dallÕEgitto con i loro fratelli semiti ebrei, la Tradizione della Luce abbandonava per sempre l’Egitto. Iniziava una nuova fase con l’ingresso nell’era dell’Ariete.

Modello di purezza e sapienza divina

Giuseppe fu un Giusto molto venerato dalla posterità ebraica. In primo luogo denotava un talento spirituale fuori dal comune per l’interpretazione dei sogni simbolici propri e altrui. Solo un grande ed ispirato Maestro gode di questo dono, che gli consente di leggere con veste daio mille colori.jpgsaggezza i messaggi simbolici inviati da Dio. La veste di lino bianco offertagli dal Faraone testimonia della sua statura spirituale, perchè solo i Giusti la indossano: Le hanno dato una veste di lino puro splendente. La veste di lino sono le opere giuste dei santi (Apocalisse 19:8). Gli orfici, i bacchici, i pitagorici, gli stoici, tutti utilizzavano la sacra veste di lino bianco nell’officiare i loro riti. A questa regola non sfuggivano soprattutto né i sacerdoti di Heliopoli, nè tantomeno i loro legittimi eredi, qli Esseni di Qumran. Egli è onorato per essere stato un campione ed esempio di continenza sessuale e di resistenza alla tentazione. Nella narrazione biblica, l’episodio che vede Giuseppe rifiutare ostinatamente l’invito della moglie del Faraone di unirsi a lei, in senso interiore, è il rifiuto dell’iniziato ad assecondare le tendenze dell’anima carnale, la Nepesh o Lilith interiore. Il Corano descrive tale inclinazione nel cap.12:53: “In verità, l’anima è propensa al male, a meno che il mio Signore (n.d.a. la forza del superconscio che vigila sulle tendenze infere del subconscio) non la preservi dal peccato”. E Sapienza 10:13 fa intendere che il Signore e la Sapienza siano una cosa sola: “La Sapienza non abbandonà il giusto venduto (n.d.a. Giuseppe), ma lo preservà dal peccato finchè gli procurà potere sui suoi avversari. Égli diede una gloria eterna” (Sapienza 10:13). Giuseppe era il simbolo della rinuncia a sè stessi, del sacrificio di sè, della propria volontà e desideri, per amor di Dio, ideale che gli esseni perseguivano indefessamente e che fu sublimato da Gesù, forse per questo idealmente figlio di Giuseppe. Ma più di tutto, egli era il Safnat Paneach (Genesi 41:45). Se queata definizione fosse ebraica, si tratterebbe di un’espressione iniziatica segreta. In ebraico sarebbe composta da “zafun-nascosto” e “paneach-svelare”. Se vocalizziamo l’ebraico “sfnt” col plurale femminile “safnoth” otteniamo: “colui che svela cose nascoste” o “che scopre il senso nascosto delle cose”. L’espressione sarebbe appropriata ad un potente ed intuitivo interprete di sogni simbolici quale era Giuseppe. Se fosse egizia, sarebbe invece un bel rebus se non fosse per Yves Naud (2) che ci documenta una rivelazione del 1939 di Ra Mak Hotep, adepto dei misteri osiridei, secondo cui il settimo e ultimo grado segreto di quei misteri era il grado di profeta o “safnat paneach” che significherebbe: “colui che conosce tutti i segreti”. Ciò in linea con quanto riferito dal de Lubicz sugli Hekaw: “Coloro della conoscenza regale”. In egizio, “colui che conosce tutte le cose” dovrebbe essere reso con “pa s nty m-f na ih(t)”. In tal senso, la qabala ci dice che “Yusuf” sia attinente col greco “sophia” (sapienza). E non è finita qui, perchè Yusuf è colui dalla veste dei mille colori (Genesi 37:3), un potente simbolo del corpo glorioso.

Il Cristo dell’Antico Testamento

Gesù è prefigurato da molti personaggi dell’Antico Testamento, compreso Mosè, ma da nessuno così potentemente come da Giuseppe. Non si contano i punti di contatto e le similitudini fra i due personaggi. Giuseppe è venduto in Egitto; Gesù è costretto ad esiliarsi in Egitto. Giuseppe e Gesù sono parimenti traditi dalla propria gente. Nel carcere, Giuseppe è un innocente fra due criminali, ai quali predice la vita ad uno e la joseph interprets the dreams of pharoh's servants in prison.jpgmorte all’altro interpretandone i sogni; Gesù in croce è tra due ladroni, predice la salvezza all’uno e la morte all’altro, sulle identiche apparenze. Giuseppe chiede a quello che sarà salvato di ricordarsi di lui quando sarà giunto alla sua gloria, e quello che Gesù salva gli chiede di ricordarsi di lui quando sarà nel suo regno. In Genesi 42:21 i fratelli ricordano l’angoscia di Giuseppe quando li supplicava; parimenti in Matteo 26:36, Gesè è con i suoi fratelli apostoli, angosciato e supplicante loro di vegliare con lui, ma essi non lo ascoltano come i fratelli non avevano ascoltato Giuseppe, abbandonandolo nell’ora più buia. Il tradimento dei fratelli di Giuseppe è prefigurazione delle parole di Gesù ai suoi fratelli: “verrà l’ora in cui vi disperderete ciascuno per conto proprio e mi lascerete solo” (Giovanni 16:32). Giuseppe organizza un banchetto con i suoi fratelli (Genesi 42:33-34); Gesù organizza una cena mistica con i suoi fratelli apostoli. Giuseppe si commuove prima di andare a tavola con i fratelli (Genesi 44:30); Gesù si commuove profondamente nell’ultima cena (Giovanni 13:21). Giuseppe predispone le cose in modo tale che Beniamino venga ritenuto traditore per il furto di una coppa e Giuda, suo fratello, intercede per il minore; Gesù predispone le cose affinchè Giuda, il suo vero beniamino al di fuori della Maddalena, lo tradisca e porti tutto a compimento. Giuseppe era il più piccolo dei suoi e divenne il più grande; Gesù disse che il più piccolo tra i fratelli è il più grande (Luca 22:26). Giuseppe è la prefigurazione del Salvatore universale: “Dio mi ha mandato qui (n.d.a. Egitto, questo mondo) prima di voi per assicurarvi la sopravvivenza e per salvare in voi la vita di molta gente” (Genesi 45:7); il Cristo è l’agnello che toglie i peccati dal mondo, inviato qui come primogenito alle origini di questo Eone e prima dei suoi fratelli Nephilim. Giuseppe afferma di essere stato eletto da Dio governatore di tutto l’Egitto, nonchè Visir (Genesi 45:8); il Cristo è il legittimo Re del Mondo e di questo mondo, il vero Vicerè di tutti i mondi, essendo il coreggente dopo l’Altissimo. Giuseppe promette ai fratelli che mangeranno, grazie a lui, i migliori prodotti della terra (Genesi 45:18). Giuseppe monta sul carro e la gente gli grida: “Abrech”, che ad un certo livello significa “benedetto” (Genesi 41:43); Gesù monta sull’asina, entra in Gerusalemme e la gente lo acclama con la formula “Benedetto colui che viene nel nome del Signore” (Matteo 21:9). Giacobbe, il padre, definisce Giuseppe: “Germoglio di ceppo fecondo” (Genesi 49:22) ; i profeti chiamano il Cristo che viene “Germoglio” (Isaia 11:1, Zaccaria 6:12). Il nome di Gesù è contenuto nel nome Giuseppe (Yusuph) che per altro è anche il nome del padre di Gesù. E’ come se la Bibbia volesse suggerire: per capire meglio Gesù, dovete comprendere Giuseppe.

 

Libri Consigliati

Ahmed Osman, I Faraoni Ebrei dell’Antico Egitto, Mondo Ignoto

David Rohl, Il Testamento Perduto, Newton & Compton

Laurence Gardner, Le Misteriose Origini dei Re del Graal, Newton & Compton

Renee Schwaller de Lubicz, Il Tempio dell’Uomo, Mediterranee

 

Giuseppe, il Safnat Paneachultima modifica: 2009-02-26T18:07:00+00:00da mikeplato
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5 Responses

  1. julianrosenberg
    at |

    buongiorno direttore le chiedo un commento sulla figura di mosè!dapprima conosce il”io sono colui che è “poi però si scatena in una guerra contro l’egitto le cui modalità sono quanto di più arcoontico ci possa essere:angelo della morte e”piaghe”.preso così alla lettera il racconto biblico vede il profeta come gnostico prima e arcontico poi! oppure anche i queto caso parliamo di un racconto meramente simbolico ?storicamente cosa vi è di autentico?

  2. mike plato
    at |

    Julian, mi riprometto di spiegarti. Comunque sappi che dobbiamo molto a Mosè, moltissimo, e non solo il popolo ebraico

  3. Safnat Paneach
    at |

    E’ tutto Vero. Ogni singola Parola.

  4. Safnat Paneach
    at |

    Andate a Cagare

    by Safnat Paneach88a.c.

  5. Safnat Paneach
    at |

    NO SCUSATE é STATO IL MALIGNO.

    BY SAFNAT PANEACH *L’ORIGINALE*.

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