Gli Esseni. Le questioni generali

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Benedetto XVI nel corso dell’omelia dell’ultimo Giovedì Santo del 2007, nella basilica romana di San Giovanni in Laterano, ha ricordato ai fedeli: «Gesù celebrò la Pasqua con i suoi discepoli probabilmente secondo il calendario della comunità di Qumran e, pertanto, almeno un giorno prima della data stabilita all’epoca dal rito ebraico ufficiale». Soltanto questa ipotesi, secondo quanto detto dal papa, potrebbe spiegare l’apparente contraddizione tra i Vangeli canonici – i tre sinottici più quello di Giovanni – sul giorno in cui si celebrò l’Ultima Cena ed ebbe luogo la crocifissione di Cristo. Non si tratta di nulla di nuovo o scandaloso. Tale possibilità era stata ventilata in precedenza da storici e teologi, ma mai accettata ufficialmente. La comunità di Qumran, alla quale si attribuiscono i Manoscritti del Mar Morto, scoperti a partire dal 1947, apparteneva agli esseni, una setta ortodossa ebraica nemica dei farisei e dei saducei. I qumraniti avevano il proprio peculiare calendario e celebravano la cena di Pasqua un giorno prima degli altri ebrei. Ebbene, dal XIX secolo diversa letteratura esoterica ha associato Gesù agli esseni, citati da storiografi come Filone di Alessandria, Giuseppe Flavio e Plinio, il Vecchio. E questo vincolo non piacque mai al Vaticano, dato che l’appartenenza di Gesù a una comunità iniziatica poteva svilire la sua immagine come Figlio di Dio e l’originalità del suo insegnamento. Tuttavia, ben presto venne provato che i rotoli di Qumran erano stati scritti dagli esseni tra il II secolo a.C. e il I secolo d.C., e che erano – oltre ai testi biblici più antichi conosciuti – la fonte storica più prossima al Nuovo Testamento. Ricordiamo che il testo di Marco 6:52, riconosciuto nel frammento 7Q5 dei rotoli, costituisce una pietra miliare per la conferma scientifica della storicità dei Vangeli, smontando l’ipotesi che vennero composti ad arte per costruire il “mito di Gesù”. Per evitare interpretazioni ambigue, lo studio e la traduzione dei manoscritti fu controllato in esclusiva dal Vaticano. E in oltre quattro decenni, tutto il contenuto portato alla luce, non più del 25% del totale, fu supervisionato dalla Scuola Biblica di Gerusalemme, ente archeologico diretto da Padre de Vaux e associato strettamente alla Commissione Pontificia, istituzione che controlla la pubblicazione di testi biblici e della quale lo stesso Ratzinger fu direttore molti anni prima di salire al seggio pontificio. In tutti i modi, lo zelo ecclesiastico non potè evitare che alcuni filologi implicati nello studio dei manoscritti, come Joseph Allegro, facessero filtrare il loro contenuto e diffondessero la possibilità che la dottrina essena sarebbe stata il seme dal quale germogliò il Cristianesimo primitivo. Tali rivelazioni provocarono la rimozione di Allegro dalla commissione di studio, numerose controversie tra teologi ed esegeti che continuano ancora oggi, e un susseguirsi senza fine di domande senza risposta. Tra queste: Gesù e Giovanni Battista erano esseni? Vissero a Qumran? Gli apostoli avrebbero potuto ignorare l’esistenza di tale comunità? In quali punti coincidono la dottrina di Qumran e del Nuovo Testamento? Quale rapporto ha la figura di Gesù con quella del Maestro di Giustizia (HERA 87, pag. 48), così centrale nella dottrina degli esseni di Qumran? Siamo di fronte a un rompicapo di proporzioni gigantesche che ora, sorprendentemente, papa Ratzinger sembra disposto a risolvere.

 

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La cena della Nuova Alleanza

Come in un’aula di tribunale, l’omelia papale dell’ultimo Giovedì Santo è iniziata stabilendo gli antecedenti del caso. Il papa ha spiegato che l’Ultima Cena celebrata da Gesù si colloca all’interno delle celebrazioni della Pasqua di Israele. La legge mosaica fissava la data di tale commemorazione al giorno 15 del mese di Nisan, giorno in cui iniziava il suo anno. E con essa veniva ricordata la liberazione degli ebrei dalla schiavitù in Egitto. La cena pasquale, celebrata alla vigilia, aveva l’agnello al centro della propria liturgia, in ricordo di quella notte in Egitto in cui un angelo salvò dallo sterminio i primogeniti ebrei, le cui case erano contrassegnate da una croce tracciata con il sangue di quello stesso animale. L’agnello pasquale ricordava, esattamente come disse il papa: «che Dio, più forte del faraone, aveva liberato Israele con la mano alzata. Da lì, la commemorazione era intrisa di parole di elogio e di azione di grazie prese dai Salmi». Questo rituale di benedizione, chiamato in aramaico berakha e in greco eulogia o eucaristia, si trasformava a sua volta in benedizione per coloro che benedicevano, e nel corso del rituale stesso veniva reiterato il concetto di unione, l’alleanza stabilita tra Dio e il suo popolo. Bisogna tener conto del fatto che, come ha fatto notare lo stesso Benedetto XVI, a quell’epoca ancora non era avvenuta la liberazione di Israele. La nazione soffriva ancora delle tensioni tra le grandi potenze. Il gradito ricordo degli atti di Dio in passato diveniva allo stesso tempo supplica e speranza per il futuro: «Finisci ciò che hai iniziato! Dacci la libertà definitiva!». Questa cena, con i suoi molteplici significati – che presenta un parallelismo con il rituale del “banchetto messianico” osservato dalla comunità di Qumran – è stata celebrata da Gesù con i suoi prima della Passione. Allora, quando esattamente? E come può questa risposta cambiare la data della crocifissione?

 

Contraddizione evangelica

Come è risaputo, esistono tre Vangeli – Luca, Marco e Matteo – scritti tra il 40 e il 50 d.C. e chiamati “sinottici” per la somiglianza dei loro tratti essenziali. Ciò fa pensare a  una fonte comune. Ad essi si aggiunge il Vangelo di Giovanni scritto nel 100 d.C. e molto diverso dagli altri. Orbene, secondo i sinottici la Cena avvenne alla vigilia della Pasqua, ossia il giorno giovedì 14 del mese di Nisan, giorno in cui erano immolati e successivamente mangiati gli agnelli. A favore di quest’argomentazione esiste la citazione (Marco 14, 12-17 e Matteo 26, 17-20) in cui si legge che il primo giorno degli azzimi, quando veniva sacrificato l’agnello pasquale e aveva luogo il banchetto, Gesù ordinò ai discepoli di preparare tutto per la cena e la celebrò. Come è risaputo, dopo la cena Gesù viene arrestato nel campo degli ulivi e la sua crocifissione venne consumata il giorno seguente, vale a dire, durante la festa di Pasqua. Tuttavia, nel Vangelo di Giovanni (Giovanni 18, 28) si afferma espressamente che, quando portarono Gesù a casa di Caifa per vedere Pilato, era molto presto alla mattina e gli apostoli non entrarono nella dimora del pretore per non contaminarsi, al fine di poter mangiare le vittime della cena pasquale, un banchetto che sarebbe stato celebrato, secondo questa versione, alla sera immediatamente successiva alla crocifissione. Per cui, Gesù non sarebbe morto durante la festa di Pasqua, ma alla vigilia, nello stesso giorno in cui venivano immolati gli agnelli. Quindi la cena celebrata da lui non sarebbe stata una cena pasquale con l’agnello, dato che gli animali non erano ancora stati sacrificati. «Questa contraddizione apparente sembrava impossibile da risolvere da alcuni anni», ha commentato il papa nella sua omelia del Giovedì Santo. La maggior parte degli esegeti pensava che Giovanni non avesse voluto comunicare la vera data storica della morte di Gesù, ma aveva optato per una data simbolica per rendere evidente la verità più profonda: «Gesù è il nuovo e il vero agnello che diede il suo sangue per tutti noi». Invece no, non si trattava di nulla di simbolico. «La scoperta degli scritti di Qumran – ha dichiarato il papa – ci ha condotti a una possibile soluzione convincente…». La versione di Giovanni è storicamente precisa, Gesù diede davvero il suo sangue alla vigilia di Pasqua all’ora dell’immolazione degli agnelli. E celebrò la Pasqua con i suoi discepoli probabilmente un giorno prima e senza agnello, secondo il calendario rituale della comunità dissidente di Qumran che non riconosceva il tempio di Erode e rimaneva in attesa di un Nuovo Tempio. Al posto dell’agnello Gesù sacrificò se stesso, offrendo il proprio corpo e il proprio sangue, suggellandolo con la famosa affermazione: «Nessuno me la sta togliendo (la vita), sono io che la do volontariamente» (Giovanni 10, 18). Solamente in questo modo l’antica Pasqua acquistava il suo vero significato. Egli stesso era l’Agnello atteso, quello vero, come aveva preannunciato Giovanni Battista all’inizio del magistero pubblico di Gesù: «Ecco l’agnello di Dio, che toglie il peccato dal mondo» (Giovanni 1, 29). La Chiesa già insegna nel suo Catechismo che la Nuova Pasqua è anticipata rispetto alla Pasqua ebraica e che non vi è sicurezza assoluta sulla data della sua celebrazione, per cui non sembra che la cosa finirà per diventare una discussione teologica o di crisi di fede. Tuttavia, l’affermazione del papa è cruciale perché contribuisce a fissare storicamente l’avvenimento più importante della fede cristiana. E, soprattutto, perché mette in relazione Gesù con gli esseni. Anche se già si sono sollevate voci come quella del cardinale Albert Vanhoye, in passato rettore dell’Istituto Biblico Pontificio di Roma, secondo il quale anche se Gesù si regolava sul calendario esseno, diverso da quello delle autorità di Gerusalemme, ciò non significa che se ne può dedurre che appartenesse a quella comunità.

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Gesù esseno

Il resto delle dichiarazioni del papa sono, in realtà, uno strale contro tutte le affermazioni riguardanti “verità segrete” che la Chiesa tenterebbe di nascondere a proposito dei Manoscritti del Mar Morto. In realtà, il suo sermone non è stato altro che un’anteprima del suo primo libro da papa, sebbene firmato con il suo nome di battesimo Joseph Ratzinger, intitolato Gesù di Nazareth, e pubblicato lo scorso 16 aprile, la data esatta del suo ottantesimo compleanno. Un’opera destinata, secondo le parole del pontefice, a smontare i peggiori libri che vogliono distruggere la figura di Gesù e smantellare la fede, tra i quali Il codice da Vinci, oltre anche a rivendicare la realtà storica di Gesù. Il libro, che presto verrà tradotto in numerose lingue, è una sfida personale con la quale il papa tenta di provare che Gesù era una figura reale, sensata e convincente. Contiene un capitolo dove viene dimostrata l’affidabilità del Vangelo di Giovanni, il più problematico e spesso considerato gnostico ed ellenistico, ma che ora si rivela – sotto la luce del contenuto dei testi di Qumran – più ebraico che mai. Un’altra sezione è dedicata allo studio della possibile relazione di Gesù, della sua famiglia e di Giovanni Battista con la comunità essena di Qumran. Tutto questo ci pone di fronte a domande cruciali: qual era il probabile rapporto di Gesù con gli esseni? Perché, se ebbe rapporti con essi, il nome di tale setta non compare mai nel Nuovo Testamento? I suoi insegnamenti sono ispirati alla dottrina di Qumran? A queste domande è possibile dare risposta. Ratzinger afferma che Gesù era vicino agli esseni, ma gli indizi evidenziano invece Gesù come un rampollo regale (il Nazira) allevato dagli esseni, che si autodenominavano i Guardiani dell’Alleanza, in ebraico Nozrei ha-Brit. Da questo termine deriva la parola Nozrim, nome con il quale erano conosciuti i primi cristiani e che noi traduciamo con “nazareni” ma che in realtà sarebbe corretto tradurre come Nazorei o Nazirei. Gesù dunque in quanto principe messianico (Nazi-Ra) era divenuto loro Gran Maestro (dunque poteva officiare il rito del Pasto Sacro dell’Ultima Cena) e quindi era riproposizione del loro Maestro di Giustizia. Come tale gli insegnamenti di Gesù, quelli per i pochi, non le parabole per il popolo, erano ancorati alla dottrina iniziatica di Qumran. Lo dimostra Paolo, quando afferma nella lettera gli Ebrei 5 «Nello stesso modo Cristo non si attribuì la gloria di sommo sacerdote, ma gliela conferì colui che gli disse: “Mio figlio sei tu, oggi ti ho generato”. Come in un altro passo dice: “Tu sei sacerdote per sempre, al modo di Melchisedek”. (…) Pur essendo Figlio, imparò tuttavia l’obbedienza dalle cose che patì e, reso perfetto, divenne causa di salvezza eterna per tutti coloro che gli obbediscono, essendo stato proclamato da Dio sommo sacerdote alla maniera di Melchìsedek». Melchisedek è il nome che gli esseni davano al Maestro di Giustizia e questo non solo indica che Gesù era il loro Gran Sacerdote e Maestro, ma che lo stesso Paolo fu un esseno, parlando la lingua degli esseni e quindi facente parte del sacerdozio esseno-nazireo. In effetti Paolo, fu «fulminato lungo la Via di Damasco», ma Damasco è un altro nome che gli esseni davano alla loro comunità, dunque Paolo venne iniziato e illuminato sulla Via essena. Per quanto riguarda l’altro quesito, vale a dire perchè gli esseni non sono menzionati nelle scritture evangeliche, ciò non corrisponde a realtà, essendo questi citati in modo criptato. Gli esseni si facevano chiamare anche “Poveri” (Ebionim), in quanto erano consapevoli di essere nulla di fronte a Dio e quindi bisognosi di tutto, e “Perfetti” (Kosherim), dove perfetto sta per “puro” (povero in inglese si dice “Poor”, termine analogo a “puro”). I loro beni erano posti in una sorta di “comune” per favorire la prosperità della comunità. E’ proprio Gesù che dice: «Se vuoi essere perfetto (un esseno, N.d.A.), vai, vendi quello che possiedi, dallo ai poveri (alla comunità essena, N.d.A.) e avrai un tesoro nel cielo; poi vieni e seguimi (Matteo 19.21)». E ancora «i poveri (la comunità essena, N.d.A.) infatti li avete sempre con voi, me invece non mi avete sempre (Matteo 26.11)». Dunque, nonostante la chiesa romana, con questo suo atto di revisione strategicamente non firmato dal papa ma dall’uomo Ratzinger, tenti di “ridurre” la questione di Qumran per riportarla all’interno della sua “tutela”, questa resta una questione pericolosa in grado di scardinare la figura “parziale” del Gesù che conosciamo. Rotoli di Qumran e Vangeli gnostici sono la chiave per comprendere i due lati di Gesù il Cristo, vale a dire il Gesù storico e il Cristo cosmico.  Dal loro ritrovamento nel 1947, lo studio dei rotoli del Mar Morto ha dato origine a una polemica che gira intorno sempre alla stessa domanda: contengono qualcosa che metta in dubbio la tradizione cristiana primordiale o la storia di Gesù? La discussione presenta tre punti da delucidare sui quali i ricercatori non sembrano capaci di mettersi d’accordo: la datazione dei manoscritti, i loro autori e il loro contenuto. Un team di esperti, diretto dalle autorità ecclesiastiche, ne ha concluso che sono di molto anteriori alla nascita di Gesù, che gli esseni ne sono gli autori e che non hanno niente a che vedere con gli insegnamenti cristiani primordiali. Ma altri studiosi indipendenti hanno datato alcuni dei manoscritti come contemporanei di Gesù e hanno identificato la comunità che li ha creati con un gruppo dissidente guerriero ebraico, senza alcuna relazione con gli esseni, e guidato da un Maestro di Giustizia. E’ stato anche stabilito un certo parallelismo tra le attività della comunità e del suo leader con quelle della Chiesa primigenia e gli avvenimenti riguardanti Gesù o i suoi apostoli. A ciò si aggiungono le riserve sui lavori di traduzione, alimentate dall’accesso vietato ai ricercatori indipendenti e dal ritardo nella pubblicazione totale del loro contenuto, che hanno prolungato il dibattito. E la contesa non sembra essere vicina alla fine. Al contrario, le ultime dichiarazioni del papa potrebbero addirittura ravvivarlo; tuttavia, dagli anni Novanta, la pubblicazione e la datazione al carbonio-14 dei manoscritti sta gettando luce sulle questioni più scottanti.

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I documenti

Accadde per caso, come spesso la storia riserva alle grandi scoperte. Alcuni pastori della tribù Ta’amireh trovò le prime pergamene in una cava di Khirbet Qumram, nei pressi di Gerico. I manoscritti erano, in realtà, pelle di pecora arrotolata, da cui il nome di “Rotoli di Qumran”. Nei 10 anni seguenti, vennero esplorate un totale di 11 cave, dalle quali vennero estratti circa 800 rotoli scritti in ebraico, greco e aramaico dentro delle giare. Si suppone che vennero nascosti per proteggerli da un’invasione romana della zona. I documenti contengono parte dell’Antico Testamento, come i libri del Deuteronomio, di Giosuè, dei Giudici e dei Re; oltre a ciò vi erano salmi, commentari e altre scritture. Trafficanti, antiquari e scienziati lottarono nel corso dei primi anni per ottenere il maggior numero di pergamene al minor prezzo. I beduini rifiutarono di rivelare il luogo del ritrovamento e si dovette ricorrere alla Legione Araba per localizzare la cava. Contemporaneamente alla guerra tra arabi ed ebrei scatenata dalla proclamazione dello Stato di Israele, venne dato inizio all’esplorazione della zona, diretta dal servizio archeologico giordano e dal Museo della Palestina, alla cui direzione si trovava G. Lankester Harding, che ebbe un ruolo di rilievo nella raccolta dei manoscritti. L’edizione e pubblicazione dei frammenti fu affidata alla Scuola Biblica di Gerusalemme, diretta da padre Roland de Vaux. Il religioso, coadiuvato da Harding, decise di distribuire il lavoro a un’equipe di scienziati. In questo gruppo, composto in gran parte da sacerdoti quali J.T. Milik e D. Barthélemy, si trovavano anche filologi laici come Frank Cross e Joseph Allegro, il primo a diffondere sospetti sul contenuto cristiano dei manoscritti, cosa che gli valse l’espulsione dalla commissione di studio. Gli autori dei rotoli, poi identificati negli esseni, manifestavano un nazionalismo militante e messianico, precedentemente associato soltanto agli zeloti. La cosa veramente conflittuale era relazionarli a un Gesù apocalittico. I rotoli vennero datati sulla base di ritrovamenti archeologici quali tombe, utensili e monete di bronzo che abbracciano un periodo di due secoli e mezzo, dal 135 a.C. al 136 d.C. Vennero anche effettuati studi paleografici e analisi al carbonio-14. Le conclusioni dell’equipe ufficiale furono che i manoscritti vennero scritti tra il 388 a.C., almeno i più antichi, e il 68 d.C., per quanto riguarda i più moderni.

 

Gli Esseni. Chi erano…

Non possiamo dubitare dell’esistenza degli esseni perchè gli storici Filone di Alessandria, Giuseppe Flavio e Plinio il Vecchio nei loro scritti fanno riferimento ad essi. E, salvo alcune eccezioni, le loro descrizioni coincidono. Gli esseni seguivano una dottrina diversa da quella dei farisei e dei saducei. La loro filosofia si basava sulla Legge di Mosè. Plinio e Filone dicono che, alla loro epoca, ne esistevano almeno 4.000, disseminati in città ed enclavi rurali, anche se sempre in comunità. I novizi trascorrevano tre anni in prova dopo i quali consegnavano i loro beni al gruppo che coltivava la povertà. Viaggiavano senza nulla perchè venivano sempre accolti dalle altre comunità. Asceti che associavano il piacere al vizio, mangiavano soltanto per sopravvivere. La loro società era strutturata gerarchicamente, ma i luoghi di insediamento venivano decisi ad alzata di mano. Pregavano prima del sorgere del sole, lavoravano sino a mezzogiorno e quindi si riunivano per fare un bagno rituale. Dopo un frugale agape accompagnato da preghiere, tornavano alle loro occupazioni sino alla cena. Pietosi, compassionevoli e caritatevoli, si mostravano sempre sereni, detestavano la menzogna, il furto e non giuravano mai. Coloro che trasgredivano alle norme venivano espulsi dalla comunità per lunghi periodi, durante i quali soffrivano la fame, dato che i loro voti gli impedivano di ingerire alimenti che non provenissero dalla setta. Tutti i nuovi membri si impegnavano a diffondere le norme della comunità, allo stesso modo in cui le avevano ricevute, e a memorizzare il nome degli angeli. Da parte sua, Filone associa agli esseni anche un gruppo di asceti alessandrini chiamati i terapeuti, conosciuti per le loro arti nella guarigione, e sostiene che alcuni di loro avevano il potere di predire il futuro. Rispetto a questa fama di maghi e guaritori, Joseph Allegro, uno dei membri dell’equipe che studiò i rotoli del Mar Morto, è convinto che la comunità di Qumran si insediò in un antico sito citato nella Bibbia come “città di Sacaca”. Sin dall’inizio della ricerca, Allegro e altri traduttori scoprirono che i qumraniti usavano con frequenza il codice Atbash, secondo il quale si sostituisce, in una parola o testo, la lettera “A” con la “Z”, la “B” con la “Y” e così via. Ordunque, nel Documento di Damasco si dice che i qumraniti dovevano essere istruiti nel Libro della Meditazione (nel testo originale Sefer Hagu, con quest’ultima parola scritta hgw), e se applichiamo l’Atbash alla parola “hgw” otteniamo “zrp”, ossia la parola ebraica tsoreph, che vuol dire “prova”, “esperimento”, un probabile riferimento alle persecuzioni e alle sofferenze che saranno scatenate dalle forze del male contro i “pietosi” alla venuta del Regno di Dio. Sorprendentemente, in un altro libro chiave di Qumran, il Testamento di Mosè, appare un riferimento alle istruzioni fornite da quel profeta a Giosuè sull’occultazione dei libri sacri in giare sino alla Fine dei Giorni, proprio come fecero i qumraniti.

 

Gesù esseno

Nel XVIII secolo, alcuni filosofi tentarono un esame liberale della tradizione cristiana e la associarono agli esseni descritti dai classici. Nel 1770, Federico il Grande scrisse che «Gesù era imbevuto di etica essena». Durante il XIX secolo questa teoria circola sempre di più, e nel 1863 il filosofo e teologo Ernest Renan pubblicò la sua famosa Vita di Gesù, in cui viene suggerito che «il cristianesimo è un essenismo che essenzialmente ha trionfato». Alla fine del XIX secolo, la teosofia della Blavatsky consolidò tale vincolo e profilò un Gesù mago e maestro della tradizione esseno-gnostica. Anna Kingsford, discepola della Blavatsky, sviluppò ancora di più il concetto di Cristianesimo esoterico in cui Gesù si inseriva come un taumaturgo gnostico che, prima della sua missione pubblica, aveva vissuto e studiato con gli esseni. Édouard Schuré sintetizzo queste idee nel libro I grandi iniziati. Molte altre opere dipingevano gli esseni come guaritori, associati ai terapeuti greci ed egizi. E Gesù come un discepolo d’eccezione, o figlio di Maria e di un maestro esseno, versato per fare il guaritore e nelle arti occulte, le cui conoscenze gli permisero di realizzare “miracoli”, di sopravvivere alla crocifissione e apparire resuscitato. Il ritrovamento dei rotoli del Mar Morto e le coincidenze tra il loro contenuto e la dottrina evangelica conferì un aspetto più reale a questo mito. Quindi, autori come José Antonio Balbontin suggerirono che Gesù avrebbe potuto essere stato educato nel monastero di Qumran, dove venivano accolti alcuni bambini. In favore di questa tesi c’è il fatto che Gesù parlava aramaico, ma conosceva anche l’ebraico, la lingua sacra dei sacerdoti; conosceva a memoria la Torah, i Salmi e i Profeti. E utilizzava forme poetiche come i qumraniti, cosa improbabile per il figlio di un semplice carpentiere. Inoltre, il deserto fu il luogo d’incontro tra Gesù e Giovanni e il luogo dove il Cristo si ritirava a meditare. Lì avrebbe potuto intrattenere conversazioni con il Maestro di Giustizia al quale, secondo Balbotin, lo univa una relazione tanto speciale che è probabile che Gesù seguisse le sue direttrici e che si riferisse a lui come a suo padre in alcuni passaggi evangelici. Così, nell’intimità, Gesù dice cose tipo: «nella casa del Padre padre vi sono molte dimore. Io vado a prepararvi un posto…». Il fatto che Gesù non parlasse mai del Maestro di Giustizia sarebbe dovuto, secondo Balbotin, al fatto che seguiva una legge che proibiva di rivelare il suo nome agli estranei.

 

Qumran e Cristianesimo

Un’altra possibilità che spiegherebbe le coincidenze della dottrina qumranita con il Nuovo Testamento sarebbe che i suoi autori, e soprattutto Paolo, fossero a conoscenza dei manoscritti del Mar Morto. Ma qualsiasi analisi rivela che, anche nel caso che Gesù – o gli evangelisti – fossero stati in contatto con i qumraniti, il Cristianesimo ha accettato soltanto alcuni punti di quella comunità, modificandone altri e rifiutandone altri ancora.

Somiglianze:

– Sul piano esterno Gesù e i qumraniti condivisero l’avversione per le autorità del Tempio di Gerusalemme, considerato oramai corrotto e non più asservito alla legge mosaica;

– L’osservanza dell’antico calendario, come dimostra la celebrazione dell’Ultima Cena al martedì.

– I primi seguaci cristiani condividevano i loro beni come gli esseni;

– Sia il Cristianesimo che il qumranismo sono eredi dell’ebraismo;

– Entrambi credono nel Bene e nel Male;

– Esseni e cristiani ritengono che nessuno può “garantirsi” la salvezza, se non con la grazia di Dio e la fede nella sua salvezza;

– Entrambi ritengono che il corpo è mortale mentre l’anima è imperitura, e che esiste un Paradiso per le anime meritevoli e un Inferno per quelle peccatrici, così come la possibilità di espiare i peccati tramite la penitenza.

– Qumraniti e cristiani condividono una particolare visione apocalittica in cui dopo il Giorno di Javhé sarebbe stato creato un nuovo regno di giustizia.

– Le genti di Qumran credevano di incarnare la Nuova Alleanza tra Dio e il suo popolo, di cui parlava la profezia di Geremia, e Gesù sostenne proprio che fosse necessario creare una Nuova Alleanza sancita con il sangue del sacrificio.

Modificazioni:

– Gesù, come gli esseni, rifiutò la poligamia ammessa dagli ebrei, ma in più proclamò l’indissolubilità del matrimonio;

– A Qumran aspettavano due messia: uno sofferente e l’altro vincitore. I cristiani credevano che entrambi i messia fossero una persona sola: Gesù.

– Quelli di Qumran chiamavano se stessi gli “Uomini della Via Perfetta” e perciò osservavano la legge pedissequamente; invece, Gesù dai suoi discepoli esigeva soltanto che credessero in Lui, vivessero nello Spirito e servissero i fratelli, una santità possibile attraverso la Grazia dello Spirito Santo di cui non si fa parola nella letteratura qumranita.

– Per quanto riguarda il Battesimo, che a Qumran era un rito quotidiano, venne istituito dal Cristianesimo come un sacramento di conversione alla fede, realizzato un’unica volta nella vita.

– I rituali esterni, fondamentali per le genti di Qumran, non erano imprescindibili per Gesù, sebbene il suo messaggio, anche stando ai Vangeli, è elitario quanto quello di  Qumran, come afferma Gesù ai discepoli in relazione al popolo: «Perché a voi è dato di conoscere i misteri del regno dei cieli, ma a loro non è dato (Matteo 13,11)» o ancora «A voi è dato conoscere i misteri del regno di Dio, ma agli altri solo in parabole, perché vedendo non vedano e udendo non intendano (Luca 8,10)».

Alla vista di questi dati non possiamo negare che la scoperta dei manoscritti di Qumran ha gettato una luce intensa sull’origine del cristianesimo, che, lontano dall’essere una dottrina completamente originale, è incorniciata nell’ebraismo primigenio (gli esseni si dichiaravano gli originari custodi della Legge mosaica), anche se con un’identità propria. Ciò può essere dovuto al fatto che Gesù, da Maestro volle “completare” la Legge mosaica, che doveva essere adattata ai tempi, essendo gli esseni fedeli ai precetti mosaici. Dunque le modificazioni tra la dottrina essena e quella dei primi cristiani sarebbero giustificate da tale principio, come lo stesso Gesù affermò: «Non pensate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non son venuto per abolire, ma per dare compimento – Matteo 5,17».  •

 

Una delle ipotesi che gode del maggior appoggio è quella che associa il primo Cristianesimo con gli esseni, un gruppo messianico e apocalittico ebreo nato nel II sec. a.C e la cui esistenza si prolungò sino al 73 d.C. Chi erano dunque gli esseni? Quali sono le credenze e gli elementi che hanno portato alcuni autori a stabilire una connessione tanto intima tra costoro, Gesù e i primi cristiani? Per rispondere a queste domande disponiamo di due fonti: gli storici antichi e i manoscritti di Qumran, scoperti in undici caverne del Mar Morto tra il 1947 e il 1957, tutti anteriori al 72 d.C.

 

Storici e Rotoli

Dalle testimonianze antiche sorge un profilo ben delineato dell’essenismo e dei suoi seguaci. Plinio il Vecchio li definisce eremiti celibi, ma Giuseppe Flavio e Filone sostengono che integrassero un ampio movimento nazionale e che costituissero anche comunità monastiche in Palestina. Secondo Filone erano asceti, praticavano la purificazione rituale, la castità e il digiuno, rifiutavano i sacrifici, alcuni di essi il matrimonio per servire Dio senza distrazione alcuna. Rinunciavano alle loro proprietà quando venivano ammessi nel gruppo e praticavano la comunione dei beni. Tra le loro istituzioni si annoverava il battesimo per immersione e la cena o banchetto messianico a carattere rituale a base di pane e vino consacrati. Si astenevano dal giuramento, disprezzavano le ricchezze materiali, rinunciavano ai piaceri mondani. Predicavano l’uguaglianza degli uomini davanti a Dio, coltivavano una severa disciplina spirituale che, secondo Giuseppe Flavio, permetteva loro di controllare il dolore anche in situazioni di tortura estrema. Erano messianici ed erano convinti dell’imminente “Fine dei Tempi”, che concepivano come una battaglia definitiva tra i “Figli della Luce” e i “Figli delle Tenebre”, che si sarebbe conclusa con la vittoria dei primi. Vi alludevano, tuttavia, in senso più interiore che esteriore, in quanto consideravano che la vera guerra apocalittica fosse il conflitto tra le tendenze animali dell’anima carnale (Nepesh) e quella spirituali dell’anima intellettiva (Neshamà). Gli esseni vi allusero nel rotolo 4Q491 detto Testamento di Amran, ove Amran vede in visione queste due forze che si contendono la sua anima: Melkisedek e Melkiresha, l’Intelletto e l’Istinto. A loro volta, dai manoscritti del Mar Morto emerge  che i membri della comunità di Qumran si autodefinissero “Figli di Zadok”, “Figli della Luce”, “membri  della Nuova Alleanza”, “Poveri” (in ebraico ebionim), “Semplici”, “Pii” (in ebraico hassidim)  o “Molti”, il cui originale ebraico rabbim significa anche “Maestri”. Il gruppo faceva parte di una corrente apocalittica che proclamava l’imminente fine dei Tempi. Gli esseni, pur rimanendo fedeli alla legge mosaica, vivevano la loro spiritualità in senso ascetico-iniziatico, sperimentando la divinità interiore anziché praticare una fede cieca nel divino.

 

Differenze e similitudini

Molte idee e pratiche degli esseni coincidono con istituzioni fondamentali del Cristianesimo primitivo: il messianismo, il battesimo per immersione promosso da Giovanni Battista – supposto leader di una fazione messianica – la comunione dei beni descritta negli Atti degli Apostoli, la santificazione della povertà in funzione del regno che predicano le Beatitudini, la convinzione di una fine dei Tempi imminente, e la cena iniziatica narrata nei Vangeli e che fu la base del sacramento dell’Eucarestia. Esistono anche molte analogie di linguaggio tra i due movimenti, soprattutto con i testi di San Giovanni: “Figli della luce”, “Spirito che si eleva”, “Luce della vita”, “Maestro Giusto” (riferito a Gesù) o “il Giusto”, riferito anche all’apostolo Giacomo, leader della Chiesa di Gerusalemme, di cui Giuseppe Flavio dice che non si rasasse il capo, seguendo norme di condotta essene-nazirite. Tuttavia, è certo che alcuni di questi punti in comune erano ampiamente condivisi anche da altri culti. Il banchetto rituale, ad esempio, è un’istituzione universale e millenaria, che appare in quasi tutte le religioni del Mediterraneo orientale. Lo stesso accade con il battesimo per immersione, originario del culto di Osiride e diffuso in tutta l’area mediterranea, come può essere provato dai famosi misteri greci di Eleusi. D’altra parte, il messianismo ebraico non era limitato alla corrente essena. L’attesa del Messia impregnò la religiosità nazionale sino alla distruzione del Tempio e fu un’ossessione condivisa da ampi strati sociali. Si deve anche sapere che gli esseni aspettavano due Messia (il sacerdote di Aronne e quello di Davide), così come il ritorno del suo fondatore, “il Maestro di Giustizia”, inteso al modo dei cristiani come Redentore celeste in forma umana. In questo modo, la coincidenza di quei punti – battesimo, banchetto rituale e messianismo – anche se significativa, non risulterebbe argomento sufficiente per identificare Gesù in tale movimento. L’attuale interpretazione dei rotoli di Qumran, spesso espressa da ricercatori gravitanti nell’orbita della Chiesa romana, punta a rimarcare il fatto che esistano differenze profonde tra gli insegnamenti raccolti dai Vangeli sinottici (cioè quelli accettati dalla Chiesa di Roma) e l’essenismo. Vediamo alcuni esempi. Gesù non metterebbe mai in discussione formalmente il culto del Tempio come inadeguato, né tanto meno proporrebbe una riforma per l’adozione di un altro che lo sostituisca. Gesù denuncerebbe il culto e i sacrifici sulla stessa linea di tutti i grandi profeti biblici, come Isaia, condannando l’indegnità di chi li officia e il fatto che, nella pratica, la liturgia sacra è sfociata in un formalismo vuoto. Gesù mai inizierebbe una disputa teologica sulla forma corretta di officiarli. A differenza dell’essenismo, Gesù non porrebbe alcuna enfasi nelle regole, norme o prescrizioni concrete che debbono regolare la condotta quotidiana dei discepoli, ma solamente sulla definizione di un’attitudine spirituale ed etica. Mentre l’essenismo deriverebbe da una tradizione sacerdotale, rigidamente legata alla corretta osservanza della Legge, la predica di Gesù si inserirebbe nella tradizione profetica, che si fonda sulla rivelazione e si erge spesso in opposizione della prima e dello stesso re. Questo fatto configura uno dei conflitti politici più caratteristici della teocrazia ebraica e ricorre in tutto l’Antico Testamento. In nessun momento Gesù alluderebbe all’esistenza di un gruppo o di una comunità concreti come depositari di un’interpretazione corretta della rivelazione. E nemmeno promuove il monachesimo, ma mostra ai suoi discepoli una vocazione missionaria. Mentre gli esseni venivano riconosciuti come fedeli particolarmente rigorosi nell’adempienza della Legge, Gesù viene accusato di essere indemoniato e un samaritano (vale a dire non ebreo), quindi eretico.

 

Il Sacerdozio di Melkisedek

L’approccio ortodosso ai rotoli di Qumran qui descritto non riuscirà a trovare alcun addentellato che possa legare Gesù alla Fratellanza del Mar Morto: al contrario di chi lo fa attraverso la conoscenza esoterica della Tradizione penetrando il senso nascosto delle scritture. In questo modo il legame strettissimo tra l’uomo che realizzò il Cristo e la Comunità di Qumran diviene evidente. Il primo e più solido legame è dato dal confronto tra le rivelazioni di Paolo e la venerazione assoluta da parte dei fratelli esseni di Melkisedek, la Vergine Luce. Paolo, afferma che Gesù fu proclamato da Dio «Sommo Sacerdote al modo di Melkisedek» (Ebrei 5.9). Questo grande mistero del Cristianesimo era tale anche nell’Ebraismo, tant’è che anche Re David assurge al ruolo di Re-Sacerdote al modo di Melkisedek (Salmi 110-4), come ancor prima lo stesso Abramo (Genesi 14-20). Si deve supporre che tutti i patriarchi, compreso Mosè, ricevettero l’unzione. Questa circostanza non poteva essere ignota agli esseni i quali, dopo l’Altissimo, veneravano il suo Inviato: Melkisedek, quel Re del Mondo che associavano allo Spirito Santo e alla Sophia (Sapienza) cosmica. La figura di Melkisedek è descritta in termini luminosi e gloriosi in particolare nel rotolo 11QMelch e nel 4Q491 (Testamento di Amran). Essi veneravano il Sacerdote Eterno di El Elyon non foss’altro perché la fratellanza essena era il vero Ordine di Melkisedek, presso cui Gesù ricevette regolare iniziazione, per poi divenirne il M-Bakker  (Grande Ispettore), il corrispondente dell’attuale Grande Sovrano Ispettore Generale della massoneria, a conferma che la gran parte degli ordini esoterici sorti negli ultimi mille anni devono molto ai riti e ai segreti insegnamenti degli esseni. Se da una parte l’Ebraismo ortodosso – nonché il Cristianesimo cattolico e ortodosso – non aveva alcuna idea né di Melkisedek, né del suo Ordine e né del suo sacerdozio (di gran lunga superiore a quello terreno di Aronne), ci si deve spiegare quale fosse la relazione tra questo e l’Ebraismo esoterico-qabalistico degli esseni, che erano straordinariamente abili nel penetrare il senso segreto delle scritture. Onorando Melkisedek essi si ponevano nell’alveo del suo sacerdozio piuttosto che in quello di Aronne. Essi praticavano la “Via stretta” e operativa (un sapere alchemico-cabalistico) piuttosto che quella dogmatica. Questo è un fatto che nessuno può disconoscere, tant’è che il grosso della ritualità iniziatica presente in quelle poche vere scuole iniziatiche-sacerdotali legate al Melkisedek è di palese derivazione essena. L’unica conclusione possibile è che, se è vero che l’Ordine di Melkisedek ai tempi di Gesù erano gli hassidim (esseni o asidei), Gesù stesso entrò a far parte della Fratellanza e ne divenne “Principe” (in ebraico nasi, da cui Jeshua Nazira, con cui Gesù era chiamato), Gran Maestro (Gran Sacerdote) Messia dei messia. Peraltro, la cerimonia del Pane e del Vino che Gesù celebra è tipicamente essena e legata al sacerdozio eterno del Melkisedek, come rivelato da Genesi 14.18, ritualità antica già rintracciabile nei misteri di Heliopoli (Egitto), come dimostrato dal cap. 68 del Libro dei Morti, in cui si celebra la comunione col pane e col vino. Questo legame tra esseni ed Egitto può spiegare la fuga della Sacra Famiglia nel Paese dei faraoni narrata nel Nuovo Testamento. Non è vero neanche che Gesù rispettasse la ritualità del Tempio ebraico. Come poteva rispettarla se con ira divina ne cacciò i suoi mercanti, ovvero i suoi officiatori che compravano e vendevano “anime” e conoscenza? Chi poi afferma che gli esseni fossero limitati alla legge mosaica dimostra di non aver letto con attenzione i rotoli di Qumran, dove si fa continuamente accenno a una “Nuova Alleanza” e a un “Nuovo Patto” con l’Altissimo, che certamente fu contratto per tramite di Gesù il Nazirita. Nei Vangeli, infatti, la Nuova Alleanza avviene tramite lui. Ciò è segno che gli esseni accettarono il nuovo messaggio del Messia del cielo e della terra tanto atteso dalla mistica Fratellanza. In tal senso, è ovvio che Gesù non si inserisce affatto in una tradizione profetica, ma in una più ampia e antica Tradizione Primordiale, nella cui orbita gravita la stessa tradizione profetica che conosce la dinamica dei cicli cosmici ed è in grado di prevederne sviluppi e implicazioni in termini di rivelazioni e leggi religiose. Non è vero neanche che Gesù non rispetti la legge: la rispetta a tal punto da dire che da essa non dev’essere tolto neanche «un trattino». Ma egli, come ogni Figlio della Luce, va oltre perché punta verso la Libertà, al di là di ogni legge che regola le cose umane. Tutto sembra suggerire che la vicinanza del Cristianesimo all’essenismo sia molto maggiore rispetto al resto delle correnti ebraiche del tempo. A questo fatto bisogna aggiungere l’evidenza documentale che avalla l’esistenza di un Gesù iniziato. Questi impartì ai suoi discepoli insegnamenti segreti, come si deduce da fonti tanto rispettabili, quale San Clemente di Alessandria. Senza necessità di ricorrere al Vangelo segreto di Marco, di cui persino la sua esistenza deve essere negata secondo San Clemente, o agli apocrifi, sono molti i passaggi dei Vangeli canonici che puntano nella stessa direzione: vengono menzionati scongiuri e formule speciali di guarigioni ed esorcismo, così come il fatto che Gesù conoscesse certe pratiche magiche. La questione di come acquisì questo sapere iniziatico non deve essere ignorata. Alla luce di quanto poc’anzi riferito, solo gli esseni, che custodivano in gran segreto il deposito della Tradizione Primordiale, potevano trasmetterglielo. 

Gli Esseni. Le questioni generaliultima modifica: 2009-08-07T16:27:00+00:00da mikeplato
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7 Responses

  1. torregino
    at |

    Come erano chiamati i primi cristiani.

    I primi cristiani, intesi come seguaci della chiesa catto-cristiana di Roma, si chiamavano, quasi sicuramente, ‘cattolici’, in quanto fedeli del culto ‘catholicum’, vale a dire un culto con pretese universalistiche, essendo stato costruito sincreticamente a partire da elementi appartenenti ai più importanti e più diffusi culti pagani del tempo (oltre quello giudaico). (*)

    Essendo un culto a carattere ‘messianico, nato sulla stregua del precedente culto ‘giudeo-cristiano’, sorto in Antiochia tra l’85-90, con modalità abbastanza simili a quelle che videro nascere il culto catto-cristiano, col tempo anche i ‘cattolici’ vennero chiamati ‘cristiani’. (**)

    Ben diverso è il discorso per ciò che concerne i seguaci del maestro gnostico Gesù di Nazareth. Secondo Epifanio di Salamina, i primi seguaci di Gesù si sarebbero chiamati ‘IESSEI’. Può sembrare strano tutto ciò, tuttavia è bene rimarcare che Epifanio, prima di essere incaricato vescovo di Salamina, trascorse lunghi anni in Palestina, dove era nato. E’ quindi altamente probabile che egli sia venuto a conoscenza di aspetti riguardanti la vicenda evangelica che, almeno ai suoi tempi, non erano noti ad altri ‘padri’ della chiesa.

    Quasi sicuramente Epifanio ebbe ragione nel sostenere che i primi seguaci di Gesù venissero chiamati ‘iessei’, dal momento che il vero nome di Gesù di Nazareth fu “Y’SHAY” (o ‘Yeshay’). Questo nome ebraico è stato traslitterato in latino con ‘IESSE’, da cui l’aggettivo ‘iessei’. Iesse, come è noto, fu il celebre padre di Davide; questo giustifica il fatto che, secondo quanto trasmesso dai padri, l’eresiarca ‘Marco’,(***) fondatore della setta dei ‘marcosiani’, affermava di conoscere il vero nome di Gesù; un nome, secondo lui, antico e rispettato. Inoltre, il nome Y’shay (Isay) spiega anche il perchè gli arabi chiamano Gesù ‘Isa’ ed i padri siriaci, come Ephraim il siro, lo chiamassero ‘ISU’ (il nome Isu compare nelle copie di Ephraim oggi disponibili all’erudizione, ma nessuno può stabilire con certezza se all’origine il nome riportato dal padre siriaco fosse stato proprio ‘Isa’ e che poi ‘pie’ mani cristiane non abbiano provveduto a correggere l’ “errore”).

    _____________________________

    Nota:

    (*) – da notare che le più antiche denominazioni della chiesa romana, fanno riferimento alla “Chiesa CATTOLICA Apostolica Romana’, dove l’attributo ‘cristiana’ era completamente assente. La giustificazione ‘Apostolica’ poggia semplicemente sul fatto che i fondatori del catto-cristianesimo detenevano nei loro archivi (più esattamente negli archivi imperiali) la ‘Kerygmata Petrou’, la quale fu tutt’altro che una ‘Kerygmata’, ma una vera e propria confessione, essendo stato Pietro il capo della banda che aggredì Simon Mago, mentre quest’ultimo era degente a causa di una brutta caduta durante un tentativo di ‘volo’. Per tale crimine Pietro venne condannato alla crocifissione a testa in giù, modalità esecutiva prevista per tutti quelli che si macchiavano del reato di ‘lesa maestà’ nella figura dell’imperatore. Marco, il personaggio che raccolse senza alcun ordine letterario la ‘kerygmata’ di Pietro, fu un reale personaggio storico e non ebbe mai nulla a che vedere con il cristianesimo, dal momento che egli fu un pagano e tale rimase sino alla morte. (oltre a ciò, anche volendolo, egli non poteva assolutamente diventare un cristiano, dal momento che il culto catto-cristiano nacque circa 50 anni dopo la sua morte).

    (**) – va sottolineato, comunque, che i primitivi seguaci di Gesù erano appellati a Roma con l’attributo ‘chrestiani’ (v. la letteratura patristica), dal momento che fu con l’attributo ‘CHRESTOS’ (e non Christos!) che Gesù divenne noto nell’ambiente gnostico romano. Vi è tuttavia una fase storica della sua vita in cui egli, con molta probabilità, venne veramente appellato ‘messia’ dai giudei di Gerusalemme. Si trattò dell’ultimo periodo della sua vita, vale a dire dal 68 al 72. A tale periodo risale l’escursione di Gesù nel tempio di Gerusalemme, in cui fece il ‘diavolo a quattro’! Sappiamo, attraverso le citazioni di Origene, che Giuseppe Flavio era tutt’altro che convinto che Gesù fosse il ‘messia’. A causa della feroce censura e del tormento letterario a cui vennero sottoposte tutte le opere dello storico ebreo, tale passaggio non è più presente nei lavori di Giuseppe Flavio. Sicuramente la vità di Gesù di Nazareth ha dell’incredibile, ma da qui a farlo passare per un Dio incarnato ce ne corre!!…

    (***) – si trattò, in realtà, di Giovanni ‘Marco’ (v. Atti degli Apostoli), vale a dire il secondogenito di Gesù. Dunque, si trattò sicuramente di persona ‘informata dei fatti’!

    Veritas

    fonte> http://consulenzaebraica.forumfree.net/?t=26598251

  2. mike plato
    at |

    VOI SIETE CAPACI DI STRAVOLGERE IL TESTO E COGLIERE QUEL CHE VI INTERESSA, MA INTERPRETANDOLO IN MODO ASSAI BANALE.

    SE TU MI DICI CHE IL FATTO CHE GESU’ INSEGNASSE APERTAMENTE NELLE SINAGOGHE E’ UNA PROVA CHE CRISTO NON AVESSE ALCUNA DOTTRINA NASCOSTA, E’ UNA DABBENAGGINE. INFATTI LI’ NON E’ SCRITTO CHE CRISTO NON AVESSE INSEGNAMENTI SEGRETI, MA CHE IMPARTISSE ALCUNI INSEGNAMENTI, APERTAMENTE, A QUELLI DEL TEMPIO. PERO’ POI DISTINGUEVA QUELLI DI FUORI, CUI DAVA PARABOLE, DAGLI INTERNI, CUI CONFIDAVA I MISTERI DEL REGNO. ERGO, NON ANDAVA NEL TEMPIO A PARLARE APERTAMENTE DEI MISTERI DEL REGNO. PURE IO POSSO ANDARE IN PIAZZA E PARELARE APERTAMENTE DI COSE PROFANE E DI INSEGNAMENTI RELIGIOSI ESSOTERICI, DI TEOOGIA PER INTENDERCI. MA CIO’ NON ESCLUDE CHE IO ABBIA I MIEI SEGRETI CHE NON RIVELO APERTAMENTE IN PIAZZA. INOLTRE CRISTO NON CONFERIVA SOLO IL SENSO SEGRETO DELLE PARABOLE, RAGAZZO, MA MOLTO DI PIU: I MISTERI DEL REGNO DI DIO. E DICI POCO? E UNO….

    CRISTO NON AVEVA INSEGNAMENTI SEGRETI? E CHE MI DICI DI QUELLE PAROLE DI POTENZA CHE AVEVA INSEGNATO SEGRETAMENTE A SOLI TRE DISCEPOLI, CHE COSTITUIVANO L’INTERNO DELL’INTERNO? PARLO DEI BOANERGHES, DEI TRE FIGLI DEL TUONO, CUI CRISTO AVEVA INSEGNATO AD EVICARE LE FORZE DELLA NATURA, IN PARTICOLARE IL FULMINE (Rabbi, vuoi che diciamo: CHE UN FULMINE SCENDA DAL CIELO?). IMPARATE AD OSSERVARE MEGLIO LE SCRITTURE. E DUE

    POI CITI LA SCRITTURA NON SAPENDO:Non si trovi in mezzo a te chi fa passare suo figlio o sua figlia per il fuoco, né chi esercita la divinazione, né astrologo, né chi predice il futuro, né mago, né incantatore, né chi consulta gli spiriti, né chi dice la fortuna, né negromante, perché YHWH detesta chiunque fa queste cose; a motivo di queste pratiche abominevoli” (Dt 18,10).
    E CREDI CHE QUI SI METTA NEL CALDERONE L’UNICA VERA MAGIA? QUELLA DIVINA BASATA SUL VERBO? E’ LA MAGIA BASSA, QUELLA NERA, CHE VIENE DEPRECATA, E GIUSTAMENTE, MA NON LA MAGIA BASATA SUL VERBO CHE SERVE A SERVIRE DIO E GLI UOMINI; AD AIUTARLI, A DIFENDERLI, A GUARIRLI LADDOVE MERITINO DI ESSERE GUARITI. QUI LA SCRITTURA PARLA DI UNA MAGIA BASSA E DETERIORE, QUELLA CHE IMPERVERSA ANCHE OGGI. EPPURE CRISTO NON HA PAURA DI INSEGNARE A TRE DI LORO PAROLE DI POTENZA MAGICA…….ABREEEEEEEEKKKKKKK. E TRE

    GESU’ NON ERA SOLO UN MAGO, ERA MOLTO DI PIU DI QUESTO. ERA UN RE E SACERDOTE AL MODO DI MELKIZEDEK, CON PIENO DOMINIO SULLA SUA NATURA INFERIORE, UN RE DI SE STESSO, ED UNO CONNESSO COL LOGOS UNIVERSALE. DI CHE E’ POCO!

    ESSENISMO E CRISTIANESIMO HANNO MOLTISSIMO IN COMUNE, MA L’ERRORE MARCHIANO CHE VOI SUPERFICIALI, CHE NON CERCATE NE SAPETE APPROFONDIRE, COMMETTETE SISTEMATICAMENTE NEL CONFRONTO FRA ESSENI E CRISTIANI, E’ CHE NON CAPITE CHE IL MESSIA CHE ARRIVA ALLA FINE DI UN ERA E’ CAPACE DI APPORTARE RIFORME ALLA LEGGE, PER MANDATO DI DIO, DI RINVERDIRE LA TRADIZIONE MISTICA E DI APPORTARE NUOVE TECNICHE DI ASCETISMO. CIO’ CHE RENDE GRANDI GLI ESSENI, TRA GLI EBREI, E’ CHE ESSI FURONO GLI UNICI EBREI POI A CONVERTIRSI. AVEVANO L’EVOLUZIONE SPIRITUALE PER CAPIRE COSA FOSSE UN VERO MESSIA.NON QUELLO CHE ATTENDEVANO GLI ALTRI EBREI. SAPEVANO CHE IL MESSIA NON DOVEVA LIBERARLI DALLA SCHIAVITU’ PROFANA MA DA QUELLA ASTRALE. PER QUESTO ESSI SI CONVERTIRONO E SEGUIRONO GESU.

    MA E’ MAI POSSIBILE CHE NON RIFLETTIATE SUL FATTO CHE GLI ESSENI, PUR ESSENDO DESCRITTI COME I SANTI FRA GLI EBREI DAI CRONISTI DELL’EPOCA (PLINIO, FLAVIO GIUSEPPE, FILONE EBREO) SONO L’UNICA CORRENTE EBRAICA CHE NON VIENE MAI MENZIONATA (almeno nella lettera) DAI VANGELI? E’ MAI POSSIBILE CHE VENGONO MENZIONATI I FARISEI, I SADDUCEI, GLI SCRIBI, MA NON I SANTI ESSENI? PERCHE’ CRISTO E I SUOI AVREBBERO DOVUTO ELIMINARE PROPRIO I SANTI ESSENI DAI TESTI?

    NON LI HANNO ELIMINATI.LORO ERANO GLI ESSENI,QUEI VANGELI SONO SCRITTI IN PRIMA PERSONA QUMRANICA. SAREBBE STATO TROPPO SEMPLICE SCRIVERE: NOI SIAMO GLI ESSENI CONVERTITI AL NUOVO LOGOS DEL MESSIA YESHUA. EH NO, DOVEVATE ARRIVARCI VOI…

    FRA POCO CI SARA’ LA RESA DEI CONTI. DICO SOLO QUESTO

  3. Nico
    at |

    Mike, scusa questa che può sembrae una intrusione, ma sono molto dispiaciuto perchè da alcuni giorni il blog sembra non funzionare. Sul mio browser appare una pseudoschermata verde con l’intestazione, il logo e l’incipit di un post dal titolo “MISTICISMO E ALCHIMIA IN JACOB BOHME”, e nient’altro. E’ normale, l’hai bloccato tu, o che altro??

  4. mike plato
    at |

    Devi passare su FIREFOX e lasciare altri motori come Safari

  5. Antonlogos
    at |

    Sì, ti consiglio di usare FIREFOX, GOOGLE CHROME o meglio ancora OPERA che è il browser più veloce di tutti e non hai problemi di visualizzazione.
    Chiusa parentesi.
    Ciao

  6. mike plato
    at |

    NAYAX79…SPIEGAMI QUESTO:
    TU DICI CHE GESU’ NON AVEVA INSEGNAMENTI ESOTERICI O SEGRETI. MA LUI DICE:
    “PRIMA CHE ABRAMO FOSSE, IO SONO”.

    NON C’è INSEGNAMENTO PIU MISTERICO, INIZIATICO ED ESOTERICO DI QUESTO. IL PROBLEMA QUI E’:
    CRISTO E’ IL NOSTRO IO DIVINO, IL SE’ PIU PROFONDO. LUI LO AMMETTE, MA NON DICE AMENO PALESEMENTE COME NOI POSSIAMO DIVENTARE LUI.

    LUI DICE AL SUO AVATARA:
    “IO SONO TE E TU ME”…MA NON ANCORA. E’ ARDUO DIVENIRE QUELL’IO SONO CHE NOI SIAMO PRIMA DI CADERE NELL’ETERNO DIVENIRE DI MORTI E RINASCITE.

    IN REALTA’ SUGGERISCE CHE LA MORTE MISTICA, DETTA DI CROCE, E’ VITALE PER MORIRE A SE STESSI (MI SI PERDONI L’OSSIMORO).
    MA NON SPIEGA COME. ORA, O NON LO SA NEANCHE LUI. O LO SA -E DIMOSTRA PERALTRO DI SAPERLO PERCHE’ APPLICANDOLO A SE STESSO, TRASMUTA NEL SUO SE’ (PARLO DI YESHUA CHE DIVENTA IL CRISTO VIVENTE)- MA NON LO PUO’ DIRE, POICHE’ QUESTO E’ UN MISTERO CHE IL CRISTO CONCEDE SOLO A CHI E’ PRONTO PER SOSTENERE L’AUTO-ANNIENTAMENTO AL FINE DI RISORGERE (IL DUE VOLTE NATO AL MODO DI MELKIZEDEK, CHE A QUEL PUNTO, DISTACCATO DALLA GENERAZIONE MORTALE, CHE CRISTO DEFINISCE GIUSTAMENTE PERVERSA PERCHE’ ARCONTICA, NON HA PIU PADRE NE’ MADRE NE’ GENEALOGIA UMANA, ED E’ ORMAI ETERNO).

    COME SI FACCIA DIRE CHE YESHUA NON AVESSE SEGRETI E’ SOLO UN FOLLE VOTATO ALLA MORTE ETERNA.

    COMPLIMENTI A TE NAYAX79 (AL SOLITO CI SI NASCONDE DIETRO NICKNAME), E COMPLIMENTI A TUTTI QUESTI VOLENTEROSI CARNEFICI DI BELIAL…CHE SVILITE IL GRANDE MISTERO DEL GRAN LOGOS….

    PER QUANTO ANCORA AVRO’ A CHE FARE CON VOI?

    2000 ANNI SON TRASCORSI, E FATE ANCORA DISCORSI DI QUESTO LIVELLO, PIU’ INFIMI DI GENTE CHE 2000 ANNI FA NON AVEVA LA VOSTRA CULTURA. VERGOGNA!!!!!

  7. mike plato
    at |

    SE IO FOSSI IL MESSIA, PER ASSURDO, SE AVESSI GIA VISSUTO LA MIA NATURA AVATARICO-MESSIANICA 2000 ANNI FA, E RITORNASSI SOLO ORA, DIREI:

    2000 ANNI E STANNO PEGGIO DI PRIMA!

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