LA SCUOLA DI GURDJIEFF…LA QUARTA VIA

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George Ivanovitch Gurdjieff (1866?-1949), il cui insegnamento combina cristianesimo, sufismo e altre tradizioni religiose, è uno dei più influenti maestri nella storia dell’esoterismo contemporaneo. Parlare di movimenti “gurdjieffiani” suscita in genere la disapprovazione proprio di chi ne fa parte; si può quindi fare riferimento – più generalmente – a una “eredità” di Gurdjieff, tuttora viva e presente.

Gurdjieff nasce in una data imprecisata che oscilla tra il 1866 e il 1877 (i biografi, pur senza sicurezza, preferiscono la data del 1866) nella città di Alexandropol (oggi chiamata Gyumri, nell’attuale Armenia) da padre greco e madre armena. Il padre – prima commerciante di legname e poi falegname – è anche un cantastorie, e questa tradizione di poesia orale influenza il figlio. Dopo che la famiglia si è trasferita a Kars, Gurdjieff è educato da sacerdoti ortodossi e prende in considerazione a sua volta il sacerdozio. Non è questa peraltro la sua via, e a partire dal 1884 comincia a esplorare altre tradizioni spirituali, in particolare quella sufi. Fra il 1887 e il 1907 si situano i “vent’anni mancanti” nella biografia di Gurdjieff. Si sa che con altri amici forma un gruppo chiamato dei “Cercatori della verità”, compie numerosi viaggi che lo portano dal Medio Oriente all’India, dall’Asia Centrale al Tibet, visitando monasteri e centri religiosi, e cercando una misteriosa “Confraternita di Sarmoung”, di cui aveva trovato un riferimento nel 1886. Più tardi, di questi anni sarà dato conto nel volume autobiografico Incontri con uomini straordinari – da cui il regista Peter Brook ricaverà l’omonimo film, nel 1978 –, un testo che certamente ha in parte un significato simbolico e metaforico piuttosto che fattuale.

Nel 1907 Gurdjieff è a Tashkent, dove inizia a insegnare “scienze soprannaturali”. Nel 1912 nasce il primo gruppo di Mosca, seguito nel 1913 da un altro a San Pietroburgo. Sempre nel 1912 Gurdjieff legge con interesse il Tertium Organum, una complessa opera sulla natura dell’universo pubblicata, nel 1911, dallo scrittore Piotr Demianovich Ouspensky (1878-1947). Nel 1915, Gurdjieff accetta Ouspensky come allievo a Mosca. Nel 1916 e 1917 entrano nel gruppo anche il compositore Thomas Alexandrovich de Hartmann (1885-1956) e sua moglie Olga Arkadievna de Hartmann (1885-1979). La rivoluzione russa travolge il piccolo gruppo, che si riforma nel luglio 1917 nel Caucaso, a Essentuki, spostandosi poi ripetutamente in altre località fra cui Tiflis (oggi Tbilisi), in Georgia. Qui nel 1919 Gurdjieff incontra l’artista Alexandre Gustav Salzmann (1874-1934) e la moglie Jeanne Matignon de Salzmann (1889-1990), che aveva studiato danza sotto la guida di Émile Jaques-Dalcroze (1865-1950), il creatore dell’euritmia.

In collaborazione con Jeanne, Gurdjieff elabora i suoi “movimenti”, o danze sacre, che presenta per la prima volta a Tiflis nel giugno 1919. Nello stesso anno, a metà settembre, costituisce con i discepoli l’Istituto per lo Sviluppo Armonico (o Armonioso) dell’Uomo. Peggiorate le condizioni politiche in Georgia, nel 1920 Gurdjieff e l’Istituto si trasferiscono a Costantinopoli (oggi Istanbul), dove continuano dimostrazioni semi-pubbliche delle danze sacre. Nel 1920 Gurdjieff incontra a Costantinopoli il maggiore John Godolphin Bennett (1897-1974), che più tardi diventerà un suo allievo tanto brillante quanto incontrollabile e indipendente. L’interesse per l’Istituto in Turchia è peraltro modesto; nel 1921 Gurdjieff e i discepoli si trasferiscono a Berlino, quindi visitano Londra (dove Ouspensky rimane in via definitiva).

Nel 1922 si stabiliscono in Francia nel castello del Prieuré a Fontainebleau-Avon, alle porte di Parigi. Poco dopo l’apertura, il Prieuré accetta come ospite permanente la celebre scrittrice neozelandese Katherine Mansfield (1888-1923). Ammalata di tubercolosi, la scrittrice muore l’anno seguente, e la stampa accusa l’Istituto – probabilmente del tutto a torto – di non averle prodigato cure adeguate. Dopo l’incidente, le cose migliorano e le serate di musica e danze sacre organizzate da Gurdjieff – al Prieuré e altrove – suscitano l’interesse di numerosi intellettuali. Nasce così l’idea, nel 1924, di una prima tournée in America, dove Gurdjieff incontra – soprattutto negli ambienti letterari – amici fedeli, che continueranno a interessarsi per molti anni alle sue idee. Ulteriori viaggi negli Stati Uniti sono organizzati negli anni successivi, con alterni successi. Non mancano tuttavia – in anni che pure per Gurdjieff sono di grande attività creativa – le difficoltà: l’Istituto deve lasciare il Prieuré nel 1932, e perderlo definitivamente a causa di difficoltà economiche nel 1933.

Gurdjieff continua tuttavia a insegnare le sue idee e le sue tecniche a Parigi e nei frequenti viaggi negli Stati Uniti, incontrando nuovi successi negli ambienti letterari; negli anni 1936-1937 anima il gruppo “La Corda” (The Rope), costituito da scrittrici americane (tutte lesbiche) venute a Parigi per porsi alla sua scuola, fra cui Margaret Anderson (1886-1973) e Jane Heap (1887-1964), che erano state le fondatrici della leggendaria Little Review a New York. Solo verso la fine della Seconda guerra mondiale – nel difficile clima di Parigi occupata – iniziano ad acquistare importanza allievi francesi, fra cui lo scrittore René Daumal (1908-1944). Dopo la morte di Ouspensky – con cui i rapporti non erano mai stati facili –, nel 1947, numerosi allievi di questo si rivolgono a Gurdjieff, e nel 1948 partecipano a una riunione a Parigi. Dopo un grave incidente automobilistico, nel 1948, le sue condizioni di salute si aggravano. Muore il 29 ottobre 1949 all’Ospedale Americano di Neuilly, dopo avere trasmesso le sue ultimi istruzioni a Jeanne de Salzmann.

È proprio Jeanne de Salzmann – nata a Reims, in Francia, da padre protestante e madre cattolica – a tenere le fila dell’“eredità” di Gurdjieff dopo la sua morte. Il maestro non aveva mai voluto fondare un movimento organizzato; aveva lasciato dietro di sé testi in gran parte simbolici e volutamente oscuri; certo non aveva formalmente nominato un successore. Tuttavia intorno a Jeanne de Salzmann si organizzano una serie di istituzioni che riconoscono nell’autorità di questa allieva prediletta – che morirà nel 1990, all’età di centouno anni; le succederà il figlio Michel de Salzmann (1923-2001) – un punto di riferimento per una rete di fondazioni e società autonome in Europa, Stati Uniti, Sud America e Australia. Le istituzioni principali di questa rete – nota complessivamente con il nome The Gurdjieff Foundation – sono l’inglese Gurdjieff Society, fondata nel 1955 e a lungo guidata da Henriette H. Lannes (1899-1980), e la Gurdjieff Foundation di New York, animata da Henry John Sinclair, Lord Pentland (1907-1984). La Gurdjieff Foundation e la Gurdjieff Society – cui va aggiunta la venezuelana Fundación Gurdjieff Caracasnonché la declinazione francese di questa rete, nota come Institut Gurdjieff – hanno difeso l’integrità del lavoro di Gurdjieff creando una “ortodossia gurdjieffiana” (se questa espressione è lecita, considerate le peculiari idee del maestro) e dando vita alla International Association of Gurdjieff Foundations. Non hanno però potuto evitare la proliferazione di diverse centinaia di gruppi e movimenti “gurdjieffiani” nel mondo. Fra tali gruppi, si segnala il Centro Studi Tradizionale e di Formazione Interiore secondo il Metodo di G. Gurdjieff, fondato a Torino da Renato Zorgnotti, in passato discepolo della già menzionata Henriette H. Lannes, e oggi presieduto da Giuseppe Benenati, che conta circa una ventina di aderenti.

Si può distinguere fra quattro diverse forme della “eredità” di Gurdjieff. La prima è costituita dalle società e fondazioni “ortodosse”, che raccolgono nel mondo circa diecimila persone, e con una presenza molto discreta anche in Italia tramite l’Associazione Italiana Studi sull’Uomo G. I. Gurdjieff – presente a Milano, Roma, Torino e Palermo – la quale ha origine nel 1971, quando la già citata Lannes offre a Henri Thomasson (1910-1997) – nato in un piccolo villaggio della regione lionese in una famiglia cattolica – l’incarico di trasmettere l’insegnamento nel nostro Paese, iniziando da un gruppo a Torino. La seconda è costituita da discepoli di maestri che si erano già resi indipendenti da Gurdjieff durante la sua vita – tra cui Ouspensky e Bennett –, ovvero hanno fatto parte dell’area “ortodossa” dopo la morte di Gurdjieff ma la hanno poi lasciata per creare gruppi indipendenti. Dalla Fondazione proviene per esempio Margit Martinu, che – accompagnata al pianoforte da Giovanna Natalini – insegna i movimenti di Gurdjieff in Italia, particolarmente a Roma (da ambienti analoghi proviene Madhur Rotolo, il quale pure impartisce corsi legati alle “sacre danze” e ai movimenti di Gurdjieff, particolarmente in Toscana; e sempre in Italia – a testimonianza della vivacità del contesto – impartiscono seminari e insegnamenti basati sui movimenti di Gurdjieff gli associati di GurdjieffMovements.com). Non mancano poi maestri che affermano linee di discendenza da Gurdjieff che comportano numerosi passaggi più o meno diretti, quando non sono totalmente fantastiche o fittizie. Proprio alcuni di questi maestri “indipendenti” hanno costituito i gruppi più articolati e strutturati in modo gerarchico, come la Fellowship of Friends e il Centro Linbu. Nonostante tutto, è probabile che il numero di persone che si muovono in questa seconda area “indipendente” sia leggermente inferiore al totale di coloro che partecipano a quello che Gurdjieff chiamava semplicemente “il Lavoro” nell’area “ortodossa”.

In terzo luogo, l’eredità di Gurdjieff vive in movimenti religiosi e in insegnamenti spirituali che non rivendicano una discendenza genealogica dal maestro greco-armeno, ma lo riconoscono fra le fonti autorevoli cui si sono ispirati: è il caso di una parte del New Age, e anche di Osho Rajneesh (Mohan Chandra Rajneesh, 1931-1990): un caso emblematico di questo ambito è il Gruppo per l’Armonioso Sviluppo dell’Uomo, nel quale gli insegnamenti di Gurdjieff e Ouspensky sono veicolati tramite l’insegnamento di Osho. In questo ambito, non si può non segnalare l’insegnamento tramite libri, seminari e originali videogiochi di Eugene Jeffrey (“E. J.”) Gold, che si definisce un sufi e un maestro della Quarta Via e che dirige l’Institute for the Development of the Harmonious Human Being (così riecheggiando l’Institute for the Harmonious Development of Man di Gurdjieff) a Nevada City, in California. Gold propone fra l’altro un “lavoro del Bardo” per imparare fin da ora ad affrontare lo stato intermedio fra la vita e la morte, proposto anche in Italia da BardoWorks Europe tramite seminari e pubblicazioni. Gold nega formalmente di essere un discepolo di Gurdjieff, ma i riferimenti impliciti a quest’ultimo sono veramente ovunque nel suo peraltro complesso insegnamento.

Infine, l’“eredità” di Gurdjieff è presente in una varietà di ambiti artistici, culturali e letterari dove hanno lasciato il loro segno suoi discepoli diretti o indiretti, da Pamela Travers (1899-1996), la creatrice di Mary Poppins, che al maestro ha reso spesso esplicito omaggio, e all’architetto Frank Lloyd Wright (1869-1959), che aveva incontrato Gurdjieff e si era interessato alle sue idee dopo averne sposato una discepola. In una generazione che non ha conosciuto direttamente Gurdjieff, si può citare fra gli altri in Italia il cantautore Franco Battiato, che si è adoperato per la diffusione del pensiero del maestro – non senza successo – nel nostro paese, e che ispira a sua volta gruppi che si riuniscono in forma privata per studiare e mettere in pratica gli insegnamenti di Gurdjieff.

L’insegnamento di Gurdjieff sfugge a ogni tentativo di ricostruzione: mette insieme spiritualità, filosofia, cosmologia e un modello complesso della persona umana legandoli in un sistema unificato. Il “Lavoro” di Gurdjieff è rivolto all’evoluzione personale, alla trasformazione sociale, e ultimāmente a una trasformazione su scala cosmica. L’espressione “Lavoro” si riferisce allo sforzo che è necessario perché l’allievo si “risvegli” al significato dell’esistenza umana. I frutti del “Lavoro”, che inizia come opera interiore su se stessi, devono ultimāmente trasformare la vita quotidiana. Il “Lavoro” è una forma di tradizione orale; richiede una “scuola” e la disponibilità degli “allievi” o “studenti” a porsi sotto la tutela di un maestro, senza il quale la trasformazione interiore è giudicata impossibile. La condizione umana così come si presenta oggi è lontana dalla sua verità originaria e dal suo potenziale. Nel mondo moderno in ogni persona coesistono molti “io” contraddittori, in competizione fra loro; questo conflitto rende ultimāmente impossibili il pensiero e l’azione in forma unitaria. Inoltre, in ogni persona coesistono due nature che non sono capaci di riconoscersi a vicenda: l’essenza e la personalità. La libertà, l’azione consapevole e un’autentica volontà non possono esistere in questo stato di frammentazione. Quella che chiamiamo “azione” è soltanto un fenomeno meccanico e inconscio. Questo stato comune e quotidiano è chiamato da Gurdjieff “sonno”.

L’evoluzione personale è quindi il risveglio dallo stato di sonno, e il passaggio dalla frammentazione all’unità. Lo stato di “sonno” non priva soltanto la persona della libertà e della responsabilità; turba anche la sua relazione con il cosmo. Gurdjieff chiede – talora brutalmente – di prendere atto dello squilibrio e delle illusioni che impediscono di vedere la realtà della presente condizione umana. Il “Lavoro” lentamente rivela come l’entità che la persona considerava unitaria, coerente e libera è in realtà un insieme contraddittorio di pensieri, reazioni emotive, e meccanismi ripetitivi di auto-protezione. La consapevolezza di questo stato di confusione è il primo passo in direzione del risveglio. Come secondo passo, è necessario accettare quanto si è visto. Le prime fasi del “Lavoro” propongono l’osservazione, la verifica e l’accettazione della verità della condizione umana attraverso lo studio, la partecipazione a un lavoro di gruppo ed esercizi di attenzione (“ricordo di sé”).

L’insegnamento di Gurdjieff non è organizzato intorno a un sistema dottrinale, ma piuttosto intorno a un metodo. Insiste che tutto deve essere messo in discussione. Vivendo in questo modo – perpetuamente critico – le capacità di osservazione e di attenzione si affinano, e le idee sono verificate nella vita. Gurdjieff insegna che le sue dottrine non possono essere trasmesse in modo univoco perché ogni persona ha un itinerario di crescita indipendente e unico, di cui si deve tenere conto. Tuttavia, è anche vero che – di fronte al rischio dell’auto-illusione – un lavoro di gruppo, con altri, è indispensabile per la trasformazione. Lavorando in gruppo l’osservazione di se stessi può essere più obiettiva; alcuni esercizi sono inoltre possibili soltanto in gruppo. I gruppi – nel “Lavoro” – dovrebbero anche sviluppare sincerità, forza interiore e nuove capacità. In concreto il “Lavoro”, nei gruppi, si concentra su metodi di auto-osservazione che hanno, tra l’altro, lo scopo di imparare a “ricordare se stessi”. Osservare come si pensa, si agisce, si provano emozioni rivela come i tre centri della persona umana – mentale, emozionale e motorio – operano a diverse velocità, e sono spesso in contraddizione tra loro.

Gli esercizi del “Lavoro” rendono consapevoli delle relazioni fra i tre centri, e permettono l’emergere di momenti in cui la natura meccanica dell’uomo non è più dominante. Questi momenti in cui si emerge dallo stato di “sonno” sono effimeri, ma gradualmente si legano gli uni agli altri e offrono nuove possibilità di integrazione. Al servizio del “Lavoro” si pongono anche la musica e i movimenti del corpo. Gurdjieff e Thomas de Hartmann hanno lasciato unampio corpus musicale, il cui scopo è trasmettere un insegnamento pratico sulle relazioni fra la vibrazione, l’esperienza del suono, e la consapevolezza. Jeanne de Salzmann ha trasmesso a sua volta un gran numero di “danze sacre” o “movimenti” creati da Grudjieff sulla base di diverse tradizioni osservate nei suoi viaggi. La musica e i movimenti offrono la possibilità di studiare e “ricordare” se stessi, creando condizioni in cui è più facile osservare la relazione fra il corpo e la qualità della nostra attenzione. Attraverso il corpo si sperimentano anche diversi livelli e qualità di energia.

Gurdjieff descrive gli stati superiori dell’evoluzione personale come difficili, ma non impossibili. A differenza di altri sistemi esoterici che svalutano il ruolo del corpo, l’insegnamento di Gurdjieff insegna a integrare quelle che definisce le due nature dell’esistenza umana, la evolutiva e la involutiva, in modo da accedere a un luogo ideale collocato in una posizione intermedia fra queste due nature. Solo a questo punto è possibile riscoprire e alimentare l’essenza, quella parte della persona che rivela lo scopo della vita. Continuando nello sviluppo, cresce anche la consapevolezza delle responsabilità: la persona può mettersi al servizio di altri e del grande processo cosmico dell’evoluzione. Gurdjieff inserisce il “Lavoro” in una complessa cosmologia. Lo scopo della vita è consapevolmente trasformare energia e partecipare responsabilmente a un processo e a un dramma cosmico, in cui l’umanità ha il suo posto nella grande catena dell’essere. Le persone che non raggiungono la consapevolezza contribuiscono anche loro – ma involontariamente e passivamente – a liberare energia e a nutrire i processi cosmici, diventando – secondo l’espressione del maestro – “cibo per la Luna”. In termini più “religiosi”, alcuni interpreti del pensiero di Gurdjieff hanno affermato che si ritrova qui l’idea – comune ad altri sistemi esoterici – secondo cui non tutti hanno un’anima, ma soltanto coloro che sono in grado di costruirsela consapevolmente attraverso un faticoso processo.

B.: Un pregevole studio introduttivo è quello di Constance A. Jones, G.I. Gurdjieff e la sua eredità, Elledici, Leumann (Torino) 2005. Della migliore biografia di Gurdjieff esiste una traduzione italiana: James Moore, George Ivanovitch Gurdjieff: Anatomia di un mito, Il Punto d’Incontro, Vicenza 1993. Tutte le opere di Gurdjieff sono state tradotte in italiano: Il nunzio del bene venturo: primo appello all’umanità contemporanea, Astrolabio, Roma 2003; I racconti di Belzebù a suo nipote. Critica oggettivamente imparziale della vita degli uomini, Neri Pozza, Vicenza 1999; Incontri con uomini straordinari, Adelphi, Milano 1992; La vita è reale solo quando “Io sono”, Neri Pozza, Vicenza 2004; Vedute sul mondo reale: Gurdjieff parla ai suoi allievi, L’Ottava, Milano 1985. Considerata l’importanza di Jeanne de Salzmann nella prosecuzione e diffusione del “Lavoro” di Gurdjieff, si veda il suo The Reality of Being. The Fourt Way of Gurdjieff, Shambhala, Boston – Londra 2010. Dal punto di vista storico importante è anche l’opera di Thomas de Hartmann, La nostra vita con il Signor Gurdjieff, trad. it., Astrolabio, Roma 1974. La letteratura secondaria su Gurdjieff è vastissima: se ne troverà una bibliografia fino ai primi anni 1980 nell’opera di J. Walter Driscoll e The Gurdjieff Foundation of California, Gurdjieff. An Annotated Bibliography, Garland, New York 1985 (la terza edizione di questa guida, aggiornata al 2004, è reperibile solo online tramite il sitoGurdjieff – A Reading Guide). Benché si tratti di una sistematizzazione, talora criticata, soltanto di una parte delle idee di Gurdjieff, rimane comunque indispensabile per un accostamento alle dottrine l’opera di Piotr Demianovich Ouspensky, Frammenti di un insegnamento sconosciuto, trad. it., Astrolabio, Roma 1976, che resta ancora oggi per molti la prima occasione di incontrare le idee di Gurdjieff. Sui rapporti con gli ambienti letterari: Margaret Anderson, L’inconoscibile Gurdjieff, trad. it., Gremese, Roma 1996; James Moore,Gurdjieff and Mansfield, Routledge and Kegan Paul, Londra-Boston-Henley 1980; Pamela L. Travers, George Ivanovitch Gurdjieff, Traditional Studies Press, Toronto 1973. Dal punto di vista accademico – spesso ispirato dall’atteggiamento “ortodosso”, diffuso anche in ambienti universitari – la maggiore raccolta di scritti è quella curata da Jacob Needleman e George Baker, Gurdjieff. Essays and Reflections on the Man and His Teaching, Continuum, New York 1996. Per lo sviluppo dell’eredità un’utile introduzione è quella di Kathleen Riordan Speeth, The Gurdjieff Work, Jeremy P. Tarcher, Los Angeles 1989. Per un punto di vista “ortodosso”, di rilievo è anche la Gurdjieff International Review.

 

Fellowship of Friends – Centri Gurdjieff – Ouspensky – La Presenza Centri italiani (contatti mail e telefonici):
Milano: centrodimilano@yahoo.it – 349-7383702 
Venezia: centrodivenezia@yahoo.it – 393-9457938 
Firenze: centrodifirenze@yahoo.it – 327-3644231 
Roma: ilcentrodiroma@yahoo.it – 333-6203411 
Napoli: centrodinapoli@yahoo.it – 334-8348665 
URL: http://www.la-presenza.it

Fra gli artisti influenzati dal pensiero di George Ivanovitch Gurdjieff (1866?-1949), negli Stati Uniti c’è il regista teatrale Alexander Francis Horn (1929-2007), fondatore dell’Everyman Theatre e del Theatre of All Possibilities, la cui moglie Carol era stata una discepola di John Godolphin Bennett (1897-1974). Robert Earl Burton, dopo essere stato maestro di scuola a North Little Rock (Arkansas), diventa discepolo di Horn a San Francisco, e nel 1970 lo lascia per fondare una sua organizzazione, la Fellowship of Friends. Influenzati anche dal romanzo di fantascienza A Canticle for Leibowitz (1959) di Walter M. Miller, Jr. (1923-1996), dove monaci di un Ordine di San Leibowitz preservano l’autentica conoscenza in un monastero mentre il mondo decaduto vive un’epoca oscura, Burton e i suoi allievi acquistano una vasta proprietà nel Nord della California e la ribattezzano Renaissance (in seguito Apollo).

Situata alle pendici della Sierra Nevada, Apollo comprende un vigneto a terrazze collinari di 365 acri, dove l’azienda vinicola Renaissance Vineyard & Winery – interamente posseduta dalla Fellowship – produce con notevole successo vini di discreta qualità. Burton dà pure importanza all’esperienza dell’arte e della bellezza, e Apollo comprende un museo, con pezzi importanti, un teatro, una biblioteca e diversi gruppi artistici. Circa duecento discepoli vivono in comunità ad Apollo, e altri duemila partecipano alle attività dei Centri Gurdjieff-Ouspensky presenti in numerosi Paesi del mondo e ora presentati come Pathway to Presence, “Cammino verso la Presenza” (cinque sono in Italia con il nome “La Presenza”).

Quasi fin dalle sue origini, la Fellowship è stata al centro di notevole controversie. Ambienti anti-sette hanno puntato il dito soprattutto sulla decima – il contributo al movimento del dieci per cento del proprio reddito, praticato anche da Chiese protestanti, ma non usuale in ambito esoterico – che, secondo le accuse, andrebbe a sostenere le collezioni d’arte e lo stile di vita lussuoso del fondatore. Le critiche maggiori, peraltro, provengono spesso dagli stessi ambienti “ortodossi” che si ispirano all’eredità di Gurdjieff. Dal punto di vista formale, la pratica dei seguaci di Burton di visitare le librerie esoteriche di numerosi paesi, inserendo – normalmente senza che i librai lo autorizzino o se ne avvedano – nelle opere di Gurdjieff segnalibri con i numeri di telefono dei “Centri Gurdjieff-Ouspensky” della Fellowship più vicini, è considerata una forma di “concorrenza sleale” agli altri gruppi. Se chi si considera parte dell’eredità di Gurdjieff fa volentieri riferimento – alludendo al corpus del maestro – a un “popolo del Libro”, la Fellowship è ironicamente soprannominata “popolo del segnalibro”.

Dal punto di vista sostanziale, a Burton è imputato di presentarsi come erede diretto di Gurdjieff senza poter vantare nessuna forma di successione “regolare” e riferendosi, piuttosto che al maestro, a Piotr Demianovich Ouspensky (1878-1947) e a discepoli indipendenti di quest’ultimo, come Rodney Collin (1909-1956) e lo psicologo Maurice Nicoll (1884-1953). Burton risponde presentando Gurdjieff come maestro del mondo fisico, Ouspensky come maestro del mondo intellettuale, e se stesso come maestro del mondo emozionale. L’opera principale di Burton, Self-Remembering, è incentrata su un aspetto della dottrina di Gurdjieff (che qui diventa centrale), il “ricordo di sé”. I riferimenti agli “dei” e alla reincarnazione nell’insegnamento di Burton entrano, peraltro, su terreni da cui Gurdjieff si era piuttosto tenuto lontano.

B.: L’opera fondamentale è Robert Earl Burton, Self-Remembering, Samuel Weiser, York Beach (Maine) 1995. Altre fonti dirette sono: Girard Haven, Thoughts. Based on the Teachings of Robert Burton, Ulysses Books, Oregon House (California) 1995; Idem, Notes from a Conscious Teaching, Ulysses Books, Oregon House (California) 1998; Idem, Creating a Soul, Ulysses Books, Oregon House (California) 1999; Susan Zannos, Human Types. Essence and the Enneagram, Samuel Weiser, York Beach (Maine) 1997.

 

Centro Linbu (Linbu Center) – Società Joula
(Dopo la chiusura del centro di Rosignano Marittimo [Livorno] i discepoli italiani fanno riferimento ai centri tedeschi, che possono essere raggiunti al numero di telefono 0049-6507-802483 e fax 0049-6507-802484)

Hallstein Farestveit, norvegese, entra in contatto con il pensiero di George Ivanovitch Gurdjieff (1866?-1949) negli Stati Uniti. Tornato in Scandinavia, si fissa in Svezia e inizia a raccogliere discepoli con il nome iniziatico di Linbu. Il gruppo si organizza nella Fondazione Svedese Società di Linbu (accanto al quale sarà usato in seguito anche il nome Società Joula) e apre diversi centri dapprima in Svezia, quindi anche in Danimarca, Norvegia, Germania, Regno Unito, Polonia e Russia. Diversi membri vivono in comunità, fra l’altro in Svezia a Hedekas (Bohuslän), dove esiste un’azienda agricola, e a Killeberg (Småland), dove un laboratorio di oreficeria (“Centro del Sole”) è gestito sotto l’egida della società Arcena AB, che inquadra diverse attività economiche del movimento. La produzione di gioielli con temi simbolici ed esoterici è del resto un’attività tipica del movimento, e il modo attraverso il quale i membri – anche partecipando a fiere sia del settore specifico, sia di ambiente esoterico e New Age – entrano in contatto con il pubblico esterno.

I Centri Linbu sono in effetti caratterizzati da una grande discrezione, causa non ultima di frequenti campagne ostili da parte di movimenti anti-sette in Svezia e in Danimarca. Peraltro, il 26 marzo 1976, alcuni osservatori esterni – fra cui studiosi – hanno potuto assistere alla consacrazione della Società di Linbu come “prima Chiesa nordica”. Nel rituale è stata recitata una versione della fiaba La rosa più bella del mondo di Hans Christian Andersen (1805-1875), mentre il pianoforte e la danza accompagnavano il racconto. La fiaba narra del ritrovamento della rosa più bella del mondo, come simbolo dell’amore più alto e più puro. Solo quella rosa può salvare una regina caduta gravemente ammalata. Un bambino la trova, sotto forma di narrazione della crocefissione del Cristo, di fronte a cui esclama: “Non si può trovare un amore più grande!”. La rosa simboleggia così per il Centro Linbu la felicità, la gioia, l’amore e la perfezione. Altri testi della cerimonia del 1976 sono stati il Padre Nostro, una preghiera per chiedere la forza di vivere in armonia con la volontà di Dio, un canto (“Sognare sogni impossibili”) e un’altra fiaba di Andersen, Il libro muto, su uno studente fallito che esprime il desiderio di avere con sé nella tomba un libro dove aveva nascosto diversi fiori.

Questa cerimonia – significativa perché ha permesso a terzi di gettare uno sguardo sulla vita di un movimento piuttosto chiuso – mette in luce un aspetto importante della spiritualità dei Centri Linbu, convinti che messaggi nascosti e significati esoterici si celino nell’arte, per esempio nelle fiabe di Andersen o nel teatro di William Shakespeare (1564-1616). La lettura del libro di Linbu The Theory of Conscious Light rivela un approccio piuttosto comune nel mondo “gurdjieffiano” agli insegnamenti del maestro caucasico nella forma codificata da Piotr Demianovich Ouspensky (1878-1947). Anche la vita nei Centri Linbu – pure piuttosto dura, e caratterizzata da un faticoso lavoro fisico come via al ricordo di se stessi – non manca di analogie con altre esperienze comuni nello stesso mondo.

Il sospetto con cui anche altri gruppi ispirati a Gurdjieff guardano ai Centri Linbu (e le accuse di sfruttamento dei membri e turbamento del loro equilibrio psichico, peraltro comuni nelle campagne anti-sette in genere) si spiegano con l’insistenza di Linbu sulla vita in comunità – che oggi altre realtà dell’“eredità di Gurdjieff” non praticano più – e con la già accennata riservatezza. Quest’ultima ha caratterizzato anche la comunità italiana, che per parecchi anni ha mantenuto un centro a Rosignano Marittimo (Livorno), mantenendo contatti con l’esterno soprattutto attraverso l’esposizione di gioielli in mostre e fiere, fino a quando nel 2000 una rimeditazione del proprio itinerario spirituale da parte della personalità più significativa della comunità ha portato al suo scioglimento, o più esattamente – come i membri sottolineano – alla sua trasformazione in una realtà che si propone ora di operare con modalità diverse.

B.: H. Linbu, The Theory of Conscious Light, Linbu Publications, Lidingö (Svezia) 1977.

LA SCUOLA DI GURDJIEFF…LA QUARTA VIAultima modifica: 2012-11-24T15:47:25+00:00da mikeplato
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