L’IMMAGINAZIONE CREATRICE secondo MASSIMO SCALIGERO

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(Studio effettuato nell’Agosto/Settembre 1997 da Bellucci Tiziano)

 

INTRODUZIONE

L’uomo può giungere alla “liberazione”di sé stesso, realizzando la propria identità con l’Universo, ossia mediante un atto di intima volontà che è in realtà l’intuizione del proprio essere, il riaccendersi della Luce originaria. Ciò si attua tramite la concentrazione, la meditazione e contemplazione pura: si perviene a quella Luce intima del pensare, del sentire e del volere, che nell’esperienza contingente del mondo viene distrutta affinché sorga il molteplice mondo irreale delle forme, a cui l’uomo si lega mediante brama.La Luce ( Logos) da una parte si è resa, per azione degli spiriti Ostacolanti, sostanza del mondo, dall’altra si è attuata come essenza cosciente del pensiero. A causa di ciò, appare appunto la dualità contrapposta quale oggetto-percepito e soggetto percipiente; ma in realtà ciò è solo apparente e contingente: due realtà facenti parte della sola e unica Verità. (Monismo) Con la conoscenza Immaginativa si penetra nel tessuto dell’etere di luce, il quale regge i processi di vita; la conoscenza Ispirativa invece fa penetrare nell’etere del suono, di vocalità pura, il Mantram; con la conoscenza Intuitiva si giunge all’etere di calore, puro movimento della Luce che converge verso l’uomo dai confini dell’universo, come Volere cosmico.L’uomo deve volere la Luce. Ciò significa voler sperimentare la morte in vita; l’esperienza della realtà secondo il suo negativo, secondo il vuoto, che accoglie gli appoggi sensibili: l’Iniziazione. In tal modo, lo stesso minerale si discioglie dal suo rapprendimento fisico, per ridiventare calore puro, quello medesimo che l’uomo sperimenta in sé stesso quale temperatura corporea. La luce è Idea. L’iniziazione deve divenire una necessità morale dell’uomo.


IL LIEVITO DELLA LUCE: LA TENEBRA (pag.7)

 1Sia la Luce; e Luce fu.”

 “Io Sono la Luce del mondo.”

La luce fisica è solo un simbolo, non è la vera Luce: l’uomo non vede la vera Luce, ma solo ciò che Essa illumina. L’uomo non può percepire con i sensi la vera Luce; vede sì le cose, ma perché la Luce le riveste. Egli vede forme e colori, e crede di vedere le cose, ma in realtà vede soltanto il loro apparire mediante la Luce che in lui si annienta. La Luce è l’essere segreto degli enti: le cose sono fatte di Luce. La materia è solo l’aspetto esteriore della Luce, è Luce caduta, condensata, stratificata: il cadavere della Luce. La materia è la Tenebra; è dominata dalla Luce. La Luce si dona in sacrificio e nella sua caduta genera vari gradi o stati. La Luce riflessa dalle cose del mondo nasce come luce per l’occhio dell’uomo; ogni volta che nella sua essenza la Luce muore, nasce per l’uomo la percezione del mondo. Dalla sua morte spirituale si genera la vita dei sensi. Questa nascita terrena avviene nell’anima umana, rivelandosi nel pensare, che genera il percepire.

2 L’uomo non vede la Luce dunque, ma la Tenebra. (il mondo sensibile). I colori e le forme sono il gioco della Luce nella Tenebra; l’occhio li afferra perché essi sono struttura dell’Essere della Luce. Mediante l’occhio le cose appaiono, perché si “vestono” di Luce: tramite lo strumento del vedere la Luce dell’anima dell’uomo s’incontra con la luce della materia; è un ritrovarsi, un ricostituirsi, un rientrare nella Luce Prima senza la coscienza dell’invisibile principio agente della Luce. L’uomo non vive nell’Io, ma nell’anima; in questa vi è la luce dell’Io, ma solo riflessa.

3 L’uomo vede le forme e i colori, non la luce. La luce fisica non è percepibile: è errato dire di vedere la luce. Il Logos irraggia Luce sul mondo; nel momento in cui l’uomo, con la mediazione dei sensi incontra la luce, sorge automaticamente la sensazione, la rappresentazione: nell’attimo in cui avvengono in lui tali processi, la vera Luce muore. Il rappresentare è un morire della Luce. Tutto ciò che muore ha in sé la forza di morire: morire non è il finire, l’annientarsi della forza vitale. L’annientarsi non è morire: è solo mutare stato. Il morire è sempre un fluire ulteriore della Vita, una condizione o un aspetto della Vita, un momento del suo Divenire. L’uomo dapprima, deve illusoriamente temere la morte; deve conoscere la morte della non realtà a cui l’anima si vincola sulla Terra, per poter conoscere sé stesso.

4 La morte non può essere conosciuta da ciò che non ha vita cosciente; soltanto il vivente può sperimentarla: l’Io dell’uomo può farlo sulla Terra. L’uomo deve sperimentare la morte, per comprendere che non è il suo Io, ma il suo supporto a morire. L’Iniziazione è quella via che procede attraverso varie morti, oltre le quali l’iniziando risorge: esse non sono annientamenti, ma ulteriori gradi, stati o processi di vita, rafforzamenti della coscienza affinché questa resista al precipitare nel Nulla, attingendo dall’Io le forze spirituali che vogliono mantenere desta la coscienza.

5 Tutto il soffrire dell’uomo è il non vedere la vera Luce, pur vedendo che Essa illumina il mondo, a dietro le cose. L’uomo crede di vedere la luce, non sa di non vederla: non sa che il suo soffrire è appunto il non vederla, credendo di vederla quando guarda il mondo. Egli la immagina, la pensa, la suppone, ma non gli è dato di afferrarla con la percezione dei sensi. L’uomo vede la luce del Sole nel suo manifestarsi calorico e incandescente: non vede la Luce, ma solo un corpo planetario che brucia. Nell’ardere del fuoco non coglie l’irraggiare della sostanza della Luce, ma la sola espressione di calore, il quale ne è sì parte, ma non Matrice. La Luce è idea; immagine pura, un’immagine di un’Essenza che affiora, che emerge misteriosamente e innatamente nell’anima ogni qualvolta lo sguardo dei sensi percepisce le cose illuminate. Quando i sensi colgono il morire della Luce nelle tenebre, allora appaiono le cose: sorge nell’anima, emergendo come d’incanto, l’immagine della Luce che si dona in sacrificio e si rivela mostrando il suo cadavere nelle cose del mondo. L’uomo non può percepire la vera Luce: la sua organizzazione glielo impedisce. Egli si arresta al riflesso della Luce, perché nella sua vita dell’anima elabora la Luce come sensazione e coscienza dialettica; l’uomo converte, traduce nelle parole del suo linguaggio il riflesso della Luce: se egli vuole elaborare e pensare dei contenuti, deve necessariamente farlo attraverso dei vocaboli tratti dalla sua lingua; in tal modo si oppone alla vita della Luce, operando secondo la tenebra.

IL PENSIERO DI LUCE DELLA TERRA (pag.17)

1 La luce, mediante il Sole, irraggia nel mondo illuminando le cose; Essa rende visibili le cose, ma non sé stessa. Mentre nel mondo essa si esplica come “illuminazione”, nell’uomo diviene invece facoltà di Pensiero. L’uomo riceve inconsciamente il pensiero, non ne sperimenta coscientemente l’elemento vivo: il pensiero è la Luce del Logos. Affinché egli possa conoscere la manifestazione della Luce, ossia percepire il mondo e pensarlo autocoscientemente, deve necessariamente riceverLa in modo riflesso opponendola alla Tenebra corporea. Per avere il pensiero deve distruggere la vita del pensiero. Il cervello è lo schermo che riflette la Luce riflessa che diviene pensiero riflesso: per determinare sé stesso, deve annientare il contenuto vivente del pensiero, contrapponendovi la Tenebra. Il riflesso della Luce o pensiero astratto è dato da Lucifero; il rivestire di Luce la Tenebra è opera di Ahrimane. Ogni pensiero dell’uomo è Luce perduta. L’Universo pensa nell’uomo, ma l’uomo non avvedendosene, rende così individuale il pensiero, isolandolo e distaccandolo dall’Universo.

2 La Luce cade, si sacrifica affinché l’uomo veda, possa conoscere il mondo sensibile. L’uomo può vedere gli oggetti del mondo perché la vera Luce originaria estingue la sua vita nell’illuminare il mondo. Dalla sua morte si genera la vita del percepire. La Luce del Pensiero perde la sua vita per riflettere gli oggetti del mondo. La percezione e la rappresentazione celano in sé il segreto della Luce, che l’uomo accoglie in sé senza avvertirlo, mediante il morire della Luce. Il mondo fisico nella sua molteplicità è una “serie mistica” di simboli, che viene congelata dal pensiero riflesso, nel suo apparire. Le connessioni logiche e concettuali che l’uomo effettua dalla percezione di tali simboli, sono necessarie a indurlo all’esperienza entro la molteplicità distaccata da lui e dal resto dell’universo. La molteplicità è il cadavere della Luce: le connessioni non sono la Verità. Ogni pensare, nel percepire è il principio della ricongiunzione della Luce originaria con la Luce caduta: è il superamento della dualità “percezione (Ahrimane) concetto” (Lucifero). La dualità è il gioco della tenebra nel pensiero.

3 L’uomo deve pensare con limpidezza; la chiarezza del pensiero è l’onestà recata nel pensare. Il pensare limpido scopre l’unitarietà della Luce. E’ Una la forza che si manifesta dal Sole come Luce e come pensiero. La Luce è lo Spirito: una col mondo, una con l’uomo. Il ritrovare la vera Luce, dalla sua rifrazione nella Tenebra è la Conoscenza; nella Conoscenza si può ravvisare il moto della Luce, l’essenza della Luce: l’Amore. LA Conoscenza non può essere ottenuta usando un supporto tratto dalla tenebra.

4 L’occhio è il veicolo terrestre della luce; l’uomo deve divenire tutt’occhio affinché l’Io possa veramente guardare il mondo. Il vero occhio dell’uomo è il cuore: ma l’uomo non lo utilizza; usa invece il cervello. Affinché il cuore possa percepire la Luce e ottenere la vera Conoscenza(conoscenza del cuore), l’uomo deve prima edificare in sé forze di coscienza mediante il cervello. Il cervello frantuma la luce; estingue la vera Luce del sentire e del volere, perdendo le facoltà volitive e di sentimento, come invece secondo lo spirito dovrebbero essere. Nel mondo dello spirito, nei suoi abitanti l’occhio è Uno, essendo Una la Luce. Nel mondo fisico la Luce si dualizza, in luce solare incidente e luce lunare riflessa. Gli occhi sono divenuti infatti Due, come le luci. L’uomo ha in sé la Luce che è Spirito: l’atto visivo è l’incontro della Luce interiore con la Luce emanata. 

5 Se l’uomo dovesse ricevere direttamente la Luce, ne verrebbe folgorato; la luce fisica è una mediatrice di ciò che l’uomo può riuscire a sopportare riguardo la vera Luce. La vera Luce è visibile solo a colui che pratica il pensiero libero dai sensi. L’Universo è contratto nella forma umana. La vita dei pianeti diviene attività ritmica del corpo eterico; le stelle fisse dello Zodiaco si traducono in vita dei sensi e dei nervi, mediante cui si manifesta il pensiero. L’armonia delle stelle tende a ricostituirsi nell’uomo, sorgendo come pensiero. Il Sole è il centro di irraggiamento delle Luce; l’occhio dell’Universo in cui converge da remote profondità la Luce Creatrice, per irradiarsi. Da trascendenti zone celesti, le forze della Luce si concentrano spiritualmente nel Sole per irraggiare nell’Universo. Unendosi alle correnti planetarie esse operano nelle profondità della Terra, traendo le forme archetipiche vegetali. Nella pianta si limitano alla forma; nell’uomo operano mediante la sua forma. Il risuonare della parola nella laringe è l’espressione del loro principio soprasensibile. Il parlare come possibilità di suono, è l’esprimersi del Logos. Ciò che vale nella parola è il suono, non il cosa dice, ma il come lo dice. Il suono della parola giunge all’anima molto di più di ciò che essa vuole rappresentare. Ciò che viene detto, se esprime un pensiero vivente, si riaccende nell’anima di chi ascolta. Il tono è assai più importante del contenuto.

6 La Luce, senza l’opposizione della Tenebra non potrebbe mai suscitare i colori; questi si presentano nella percezione perché nell’uomo vi è in potenza la Luce. Nel percepire si attua un processo diopposizione della Tenebra contro la Luce perché l’uomo per originare la sua autocoscienza usufruisce di un supporto, di un organo di Tenebra, il quale si contrappone all’Essenza della Luce. I colori non sono variazioni e gradazioni di Luce, ma sorgono dall’incontro della Luce con la Tenebra: essendo l’uomo presente con la sua autocoscienza a tale incontro che si svolge nella sua anima, egli può percepirlo nella sua manifestazione, in cromatismi di colore. In realtà l’uomo percepisce solo la Tenebra, Tenebra assorbente la Luce. Ciò che si esprime come sensazione è solo la forma dell’elemento tenebroso del mondo. Il principio della Luce opera nel pensiero, prima della dialettica.

7 La Tenebra non è il Nulla, ma la forza polare, opposta alla Luce. La materia emana Luce nera, Tenebra. Se la Tenebra fosse il Nulla, l’uomo non parteciperebbe e non sperimenterebbe il buio; il buio sarebbe invisibile, non scuro e nero. L’anima è immersa nella Tenebra: della Luce ha solo l’immagine: il riflesso. La Tenebra è emanata dalle forze terrestri, ma l’uomo può vederla perché ha in sé la Luce.

8-9 Può giungere al vero segreto delle cose soltanto l’uomo capace di accendere in sé la luce che per irraggiare non ha bisogna di essere riflessa: la la luce riflessa perde il suo calore, non ha potere di vita. Non solo il buio è tenebra; tenebra è luce condensata e solidificata nella materia delle cose della Terra. La materia è Luce caduta. L’uomo è la mèta dell’Universo: egli deve far rivivere dal lievito della Terra, l’intero Universo.

GLI SPIRITI OSTACOLATORI E LA MEDIANITA’.

1 Il mondo luminoso di luci e colori ha come tessuto e campo esplicativo di vita, il mondo eterico; tale mondo si manifesta immediatamente nel mondo sensibile. L’immaginare dell’uomo è il risuonare del mondo nel suo corpo eterico.

2 Il medium è un individuo, privo di coscienza, posseduto da forze estranee. Siamo tutti medium; in ogni uomo opera una volontà a lui esterna: egli diviene un “tramite”. La vita di veglia poggia e trae la sua coscienza dalla corporeità fisico-eterica per via dei sensi. Veicolo del percepire sensorio è il corpo eterico in cui si riflette l’anima; le forze ostacolanti non possono agire direttamente sull’anima, ma lo possono sul corpo eterico: essendo questo necessario per l’attività cosciente, nel penetrarvi esse influiscono, mutando la forza dell’Io in tenacia dell’Ego. Sono queste forze, agendo sul corpo eterico umano, che hanno condotto l’uomo all’esperienza individuale terrestre; esse tendono ad esprimere sé stesse attraverso l’uomo. Un tempo furono necessarie: ora creano ostacoli. L’era attuale è il momento più propizio per l’azione degli spiriti ostacolatori, non avendo ancora l’uomo coscienza delle sue origini e del senso della sua libertà. L’uomo può essere libero solo se ravvisa e si accorge della tecnica usata dagli avversari ostacolatori.Essi non vanno combattuti o distrutti, ma riconosciuti; dopo ciò vanno guardati e penetrati dallo sguardo interiore. Ciò diviene il limite della loro azione.Ogni uomo oggi è più o meno un medium, in quanto inconsciamente mosso dagli ostacolatori. Medium è ogni uomo posseduto da Lucifero e Ahrimane negli istinti, emozioni e pensieri. Medium è il fanatico spiritualista e il fanatico materialista. Gli spiritisti che fanno sedute, sanno di abbandonarsi alla medianità; invero gli uomini non sanno di essere tutti medium inconsapevoli.

4 Lucifero tende a impedire all’uomo la penetrazione dell’elemento terrestre-sensibile; lo sollecita ad evadere dal mondo fisico per involarsi in quello celeste, anche solo idealisticamente o intellettualmente. Non vi è netta distinzione fra Lucifero e Ahrimane: si integrano vicendevolmente. Lucifero è la divinità che si arrestò al periodo lunare e tende ad attrarre l’uomo nella sua sfera, impedendogli la sostanziale esperienza della Terra. Ahrimane opera sull’etere chimico o del suono o numerico (peso, misura) e sull’etere della vita; agisce sulle forze della vita, portando la morte.

5 Se l’uomo diviene capace di riconoscere tali Potenze, da ostacolanti possono divenire aiutatrici: può contemplarle operanti nella estrinsecazione del suo agire. L’uomo giunge a vederle, rendendole estranee al suo essere eterico. Tali forze ostacolanti agiscono sul suo pensare, sentire e volere; l’uomo si illude di essere lui l’artefice dei suoi pensieri e dei suoi sentimenti: si crede libero, mentre la sua libertà è espressione della sua schiavitù infusagli dagli ostacolanti. L’uomo è indipendente dalla loro azione solo durante il sonno e dopo la morte, perché esse possono influire in lui solo attraverso il connubio fisico/eterico. Negli eventi della vita cosciente, durante la veglia, l’uomo è soggetto ad un continuo errore, perché non lui, ma queste pensano, sentono e vogliono attraverso di lui

6 Durante la veglia, il ricercatore dello spirito deve educarsi a conoscere e distinguere separatamente il pensare, il sentire e il volere; queste forze dell’anima non sono in realtà triplici, ma un solo ed unico principio di Luce originaria, di cui l’Io può divenire il riunificatore. Esse hanno appaiono scisse in 3 forme, solo a causa dell’azione degli ostacolanti. L’uomo crede di vivere nell’Io, mentre in realtà vive nel suo corpo astrale dominato dalle correnti luciferiche. Il corpo astrale è queste 3 forze: pensare sentire e volere, ove Lucifero e Ahrimane interferiscono. L’uomo identifica erroneamente sé stesso nel corpo astrale. Il compito dell’uomo è di riconoscere il gioco delle forze, distinguendo il vero Io ad ciò che è invece il veicolo della sua coscienza: il suo corpo astrale. Occorre portarsi là dove Lucifero e Ahrimane non lo involgono. L’arte dell’uomo è il conoscere. Ahrimane e Lucifero possono agire sull’anima e sulla corporeità, ma assolutamente non sull’Io; ciò non gli è lecito. L’uomo che non ritrova e riconosce il suo vero Io è un medium inconsapevole, perché ignora l’opera degli ostacolanti.

IL CALORE METAFISICO (pag.36)

1 L’azione di Lucifero si esplica mediante l’etere di calore (fuoco) e l’etere di luce. Esso condiziona l’esperienza visiva della luce e del calore del Sole, come in egual modo condiziona la luce del pensiero e il calore del sentire. Prima che la luce e il calore diventino fenomeni fisici, Lucifero agisce nei loro tessuti eterici; ne deriva che l’uomo debba avere un pensare e un sentire condizionato da Lucifero. Nel passato, gli asceti potevano accogliere le forze della Luce senza il condizionamento luciferico; oggi, ogni esperienza mistica reca l’impronta luciferica.

2 La Luce di pensiero con cui l’uomo pensa e si esprime dialetticamente nel linguaggio, come luce riflessa di tipo Lunare, è dominata da Lucifero. Il Logos è la Luce; Lucifero è un “alteratore” della sostanza della Luce. Il calore che si sprigiona negli istinti e nelle emozioni non è il puro Calore della Luce dello Spirito, ma una forza che Lucifero sottrae all’uomo.

3 Il potere di moto, ossia il veicolo o supporto di movimento della Luce, è il Calore: esso è la vita della Luce. In genere il calore lo si percepisce sempre come annesso ad un supporto fisico, mai come ente autonomo. Bisogna meditare sul contenuto del calore riscoprendo l’affinità che riecheggia fra esso e il Calore che è nell’anima: sensazioni di calore e sentimenti di calore.Si può così scoprire che esiste un Essere che donandosi, genera il Calore del mondo non solo fisicamente, ma anche nell’anima, nei sentimenti. La materia è incantata da Ahrimane. In natura, in ogni trapasso dallo stato solido al liquido all’aeriforme, si compie un risorgere del calore nella sostanza: ogni cosa, fatta di sostanza, è Calore primordiale rappreso, bloccato, mantenuto nella mineralità, fermato nello stato solido dall’incantamento ahrimanico. Ogni minerale è calore pietrificato che tende e anela a liberarsi dallo stato solido. La materia di cui è fatta ogni cosa è in realtà un “vuoto” nel suo contenuto, nel quale si cela un potere di incantesimo di Ahrimane. La verità di un cristallo è nella sua forma, non nella sua mineralità. Ahrimane crea una barriera alla percezione, fra la vera essenza di una cosa e la sua immagine sensibile.

4 Ogni cosa (ogni calore condensato), tende a risorgere come Amore nel momento in cui essa diviene percezione e pensiero dell’uomo. La vita della Luce, che è il movimento del calore, si mostra nel risalire dei 4 processi che assurgono ai 4 stati della materia: dal gradino solido sino al gradino del fuoco. Al pari si esprime nei 4 regni: 1) minerale: solido; (fisico)  2)  vegetale: liquido; (eterico) 3) animale: aereo;  4) umano: fuoco. (Io).  Il risalire dal solido verso il fuoco è un ridestarsi, un risalire verso una liberazione del Fuoco Saturnio; il fuoco caduto si risolleva sino a divenire pensiero. Tale riscattare o liberazione del Fuoco Saturnio si può attuare in ogni uomo che possa e sappia incontrare il calore degli istinti e dei sentimenti tramite la Luce risorgente nel pensiero. Tale incontro avviene nel cuore.

5 Ciò che sorregge il mondo fisico è moto dello spirito, Calore creativo. Nella potenza degli istinti e delle passioni è celata una potentissima forza spirituale non realizzata, non cosciente di sè, ma che diviene cosciente nell’uomo. Solo dalla libertà può scaturire l’Amore.

LA VITA DELLA LUCE. LA LIBERTA’ (pag.42)

1 Nell’osservare il mondo, l’uomo sta imparando a guardare la vera Luce. Dal rappresentare fisico, l’uomo può trarre la forza per contemplare la Luce astrale: in essa è celata la vera storia dell’universo e dell’uomo.(akasha)

2 Il pensiero è la Luce riflessa, non è la Luce. E’ un veicolo dell’ego che può manifestarsi solo secondo i limiti posti dalla corporeità all’anima. Il pensiero, potendosi egoicamente separare e sottrarre dalla Luce, ha in sé il germe della libertà: esso è però privo di spiritualità morale, essendone solo un riflesso. Non si dovrebbe concepire un Conoscere che non sia inteso come atto morale: il pensiero odierno è libero, a patto di opporsi allo Spirito. Il pensiero privo dell’anima, non reca in sé la legge dello spirito. Pensare in modo astratto è tale muoversi indipendentemente, usando la forza dello Spirito per poi annientarla.

3 Il pensare vivente è far corrispondere ad ogni percezione di cose e fatti, il pensiero relativo che però ne sia in sé, l’intimo senso. Occorre trarre l’elemento vivente dalla percezione sensoria e collegare fra loro le molte percezioni e i vari eventi percepiti, per poi collocarli nell’ambito in cui essi sono dominati Concettualmente, dal loro reale significato.

4 Il pensiero astratto o pensiero riflesso che è Luce dello spirito riflessa dalla corporeità, ha il compito di liberare l’attività interiore dai residui dell’antica sua propria forma immaginativa: nell’antichità questa rivelava agli uomini i valori universali. L’uomo ignora di usare il pensiero per percepire e per rappresentare: gli sfugge l’intuizione di star usufruendo di sostanza spirituale onde poter generare le immagini del mondo. Le immagini del mondo non sono vive, ma illusorie; il pensiero immaginativo antico riproduceva invece la Vita. La risurrezione del potere immaginativo è l’arte di liberare il pensiero dal corpo fisico, senza così usare il cervello fisico, ma il corrispondente organo eterico; ciò si attua tramite volontà cosciente, ossia generando un pensiero volente, che vuole.

5 Affinché il pensiero divenga vivente nell’eterico e si possano quindi elaborare pensieri privi della “riflessione” operata dal cervello fisico, è necessario che l’Io attui un’indipendenza dal corpo astrale, dalla sua egoità. L’Io dell’uomo deve sapere di poter divenire colui che può osservare dal di fuori i suoi pensieri, la sua attività pensante: in tal modo istinti, dolori o tensioni non potranno indurre ad alcuna speculazione fuorviante, ma solo condurre all’oggettiva e vera natura dell’oggetto osservato. L’interazione ordinaria fisico-eterico-astrale, fa sì che nell’attività pensante l’ego s’intrometta con attività di giudizio; ciò fa perdere l’oggetto in sé. Se l’Io giunge a vivere nel corpo eterico può osservare nella realtà i pensieri che provengono dalle cose esterne, la quali gli si sveleranno.

6 L’animazione del corpo eterico è una liberazione dalla visione sensibile del mondo, vera sì per i sensi fisici, ma non per l’essere eterico. Il discepolo deve giungere a rendere indipendente il corpo eterico dalle impressioni sensorie, così che possa operare come organo dello spirito nel mondo sensibile, quale esso è legittimamente, del resto. L’obiettivo è di praticare uno svincolamento del corpo eterico dal corpo fisico, come nell’antichità, ora però in forma individuale e cosciente. E ‘indispensabile che ciò avvenga però per volontà dell’uomo; se questo avvenisse senza che egli lo sappia, ciò gli causerebbe gravi danni psichici.

7 L’uomo si crede libero in quanto lascia che il pensiero si identifichi con la sua natura emotiva e istintiva, ritenendo di pensare veritieramente o logicamente. L’errore e il male non sono nella natura, ma nell’uomo; finché egli non era libero non era a questi, egli soggetto.

8 L’uomo divenne l’autore e il responsabile del male, quando una parte di forze spirituali che crearono e dominarono la sua stessa natura, cominciarono a operare come sua coscienza individuale. La dualità esiste solo perché essa viene generata tramite il percepire sensorio che spezza in due l’oggetto e il soggetto; il pensiero in sè è Uno. Fuori dall’uomo non esiste alcun male e alcun errore; il mondo quale è conosciuto dall’uomo è già errore, perché viene limitato dalle facoltà dell’ego. L’uomo nel percepire e nel rappresentare inconsapevolmente con i suoi istinti e il suo temperamento inserisce colorazioni personali che alterano il vero contenuto dell’oggetto. Ma in realtà è possibile conoscere solamente là dove comincia l’errore. L’uomo, se vuol conoscere, deve partire dall’errore. Il pensare è una potenza di sintesi in cui il mondo è Uno; è l’uomo a praticare la disunione e la molteplicità. Avvertire che la visione duale soggetto-oggetto è in realtà un inganno, è il primo moto libero del pensiero: è pensiero volente

9 Il problema della libertà non riguarda il volere, bensì il pensare. Il volere è sempre libero: si vuole qualcosa per il fatto che non si è impediti a volerlo. Ogni uomo in tal senso è libero di volere.E’ il pensiero che non è libero: è libero entro la sua prigione. Mediante il cervello esso è vincolato alla natura e tale vincolo viene proiettato nel corpo eterico. Il sentire e il volere si esplicano secondo la soggezione, la coercizione del pensare cerebrale, perciò con natura alterata. Soltanto il pensiero che si liberi dal corpo fisico può operare secondo lo spirito nel corpo eterico, e usare giustamente e liberamente la volontà. Un pensare non libero non compie azioni libere, ma arbitrarie: ciò è l’opposto della libertà. Il pensare cerebrale si genera mediato da processi fisiologici; questi si producono attraverso la distruzione della sostanza vitale a seconda che i pensieri siano più o meno astratti. Il cervello condiziona la formazione del pensiero formandola egoicamente: si scambia la mediazione attuata dal cervello con l’organo che secerne i pensieri e li genera.

10 Il problema della libertà non può essere discusso e risolto dialetticamente, perché la dialettica è essa stessa l’espressione della dipendenza del pensiero dalla cerebralità, ossia della sua non libertà. La dialettica non contiene in sé gli attributi che conducono alla risoluzione di un problema che la trascende. Finché il rappresentare è un ripetere le forme di ciò che già esiste, il pensiero non è libero; esso ignora il proprio movimento e quindi la sua attività pensante: non percepisce la vita che si esprime nelle forme. Il pensiero deve diventare coscienza pensante di sé; il pensiero creatore, reca in sé forze morali: queste sono entità di intelligenza cosmica.

11 E’ il corpo eterico che rende possibile la percezione del mondo fisico; tramite esso, l’anima e l’Io accolgono in sé il mondo sensibile: solo grazie al corpo eterico l’uomo può essere percepiente. La memoria è l’imprimersi nel corpo eterico degli eventi sperimentati dall’anima e dall’Io. Il corpo eterico è un organo di mediazione mnemonica, non la vera e propria memoria(l’angelo?), che condizione sempre il percepire-pensare. Mediante il corpo eterico si concretano i pensieri; non quelli astratti o quelli discorsivi usuali, ma i pensieri attraverso i quali lo Spirito pensa in lui. Tali pensieri sono ciò che l’Io Vuole realmente: i suoi ideali, che riveste di teorie e di ideologie. L’uomo non conosce questo Pensare direttamente, perché misto al sentire e al volere, esso conduce una vita che sfugge alla coscienza. E’ questa vita che va liberata, da un pensare che attinga dalla sua sorgente fuori dei corpi fisico-eterico. La libertà è il pensiero liberato dai sensi; la libertà dalle forze con cui l’Io si articola in essa.

12 L’Io può attuare la libertà nel corpo eterico; questi è un corpo di memoria che condensa il passato dell’uomo. Il pensiero che manca di vita, manca della forza che può renderlo libero. Il pensiero cerebrale è sempre senza vita; allorché il pensiero si libera, diviene vivo: accoglie in sé forze di vita per il sentire e il volere.

DEL PENSIERO LIBERO DAI SENSI (pag.59)

1 Il corpo fisico-eterico è incapace di errore, perché privo di libertà. Affinché lo Spirito possa percepire sé stesso attraverso la sua stessa manifestazione, è obbligato a vedersi riflesso come ente esterno a sé stesso, opposto: deve specchiarsi in sé stesso. La natura, dinanzi allo Spirito, pur essendo la sua stessa dominata manifestazione, trovandosi di fronte a Lui, le si contrappone: ad es. l’uomo s’identifica nel suo corpo, non nel suo essere spirituale. L’opporsi allo Spirito è il principio di libertà, perché dà modo allo Spirito di incontrarsi e riconoscere sé stesso.

2 Dalla manifestazione si risale allo Spirito: il contrario non è possibile. Tutto ciò che è guardato e pensato dall’uomo viene rovesciato, in quanto riflesso. Rovesciare ciò che è rovesciato è risalire allo Spirito. Liberare il pensiero dai contenuti sensibili significa accogliere le forze del volere e del sentire nella loro magica purezza; nell’intatta trascendenza con cui, non avvertire, sono presenti nell’anima.

3 L’uomo deve giungere a conoscere le forze con cui guarda e pensa, per essere libero da ciò che guardato e pensato, tende a dominare la sua anima. Le cose tendono a dominare l’anima come prodotti non riconosciuti dello Spirito. Il pensiero è il primo movimento autonomo dello Spirito avvertito e non riconosciuto dall’uomo; è il pensiero ciò che è reale, non le cose del mondo. E’ il pensiero che riveste e configura le cose: senza di esso queste non esisterebbero. L’uomo crede reale il riflesso dello Spirito, mentre non crede reale ciò che origina il riflesso. “Liberazione” è conoscere ciò che si verifica nel rappresentare, per possederne coscientemente il movimento, al di là dell’azione degli ostacolatori.

4 L’interferire degli ostacolatori (Lucifero e Ahrimane) si svolge dapprima nel corpo eterico verso l’anima: tutta la vita sofferente dell’anima è tale lotta perenne. L’uomo, quale essere spirituale del mondo celeste, non è libero; per divenire libero deve essere prima uomo. Deve trovarsi condizionato da forze che lo afferrano e lo guidano dove egli si illude di essere libero, non distinguendo sé stesso dalla loro azione, credendo sé stesso nel pensare, sentire e volere, quando invece egli è in virtù di queste. Egli deve comprendere il gioco e attuare la distinzione. L’uomo crede di essere libero compiendo il loro movimento, vivendo nel loro dominio. L’uomo in sé non è né peccatore, né egoista; lo diviene solo in seguito all’azione degli ostacolanti. L’uomo è schiavo delle influenze che sorgono dalla sua corporeità, intessuta dalle azioni degli ostacolanti, i quali suscitano in lui l’illusione della libertà. Ogni via spirituale che non dia modo all’uomo di riconoscere la tecnica degli ostacolanti, è in realtà ispirata da questi.

5- 6 Il pensiero libero dai sensi è generare una coscienza più lucida dell’ordinaria, rendendo indipendente dalla corporeità l’Io e l’anima, privandoli dall’interferenza degli ostacolanti. La vera via della conoscenza deve partire dalla forza che si esplica nel pensare e nel percepire: essa è l’unica che possa condurlo coscientemente all’Io che egli è. Le cose, simboli del mondo, sono in realtà veri Pensieri che attendono di risorgere all’interno dell’Io pensante e cosciente. La via al soprasensibile passa inevitabilmente per il pensiero libero dai sensi: esso è pensare in modo sintetico, indipendente dai sensi.

7 Il corpo eterico reca in sé l’impronta(ossia è il veicolo dell’azione delle Gerarchie)della razza, dell’ambiente, della memoria soggettiva. Il pensiero libero dai sensi vive in una vita e realtà eterica indipendente dal corpo. Il pensiero è vero solo se pensato entro il corpo eterico, privo dell’influenza del cervello fisico. Colui che contempla gli enti della natura, penetra la Tenebra, ritrovandovi la luce occulta del Sole. E’ la forma, contemplata, che suscita le forze del pensare e del sentire; la sostanza, invece genera le forze del volere. La sintesi è opera dell’Io.

LA MEDITAZIONE COME VIA ALL’IMMAGINAZIONE CREATRICE (pag.68)

1 Il pensiero deve ritornare Luce, riaccendendosi della propria originaria natura: l’intuitivo immaginare.Deve ritrovare il suo primigenio Potere suscitatore d’immagine, scaduto in rappresentazione e concetto, o in soggettiva fantasia. Tale Potere d’immaginare è capace di superare la dualità del mondo. Per ritrovare tale forza, il pensiero deve volere l’immagine, così da sottrarla alle forze della natura. Deve imprimere alle immagini la forza volente che per ora fluisce invece dalla base corporea. L’immaginare è l’eco del mondo dei sensi.

2 Dapprima tale immaginare è un lottare contro le immagini, i pensieri fantasmi e automatici infusi dalla coscienza sensibile. L’anima deve impegnarsi volitivamente a concentrarsi in pensieri che non salgano autonomamente dalle forze della corporeità, ma che riflettano l’operare dello Spirito sulla Terra. Il contemplare la natura minerale e vegetale, fa sorgere in immagini, l’operare dello Spirito sulla Terra. La Dedizione è tale contemplare; è un darsi, dedicandosi, onde ricevere risposta dallo Spirito. L’uomo solitamente si attiene e si fa imporre la volontà insita nella forma delle cose, senza conoscerle nella vera natura; è un’immaginare privo di volontà: si viene riempiti dall’esterno. Nel vedere una cosa si percepisce una volontà che promana da questa, che s’impone a noi in termini di forma, peso, colore e dimensione; noi non prendiamo parte alla sua rappresentazione, non vi possiamo aggiungere nulla di soggettivo: siamo passivi. La Dedizione non è un sentimento, ma il prodursi del Volere puro, suscitato dall’uomo; è un volere che si desta verso le cose, che vuole conoscerle per amore. Il Volere è la medesima cosa con cui la forza divina ha creato i cristalli, le piante, le acque; ogni volta che il pensiero è voluto e scaturisce dall’uomo per determinazione propria, tale volere che è immanente in ogni cosa, diviene per sua forza spontanea Potenza d’immagine, di vita. Se si genera sostanza volente, in essa se ne disincanta l’immagine celata.

3 Esercizio: Si contempli un albero.(oppure un seme o un fiore) Si lasci andare l’occhio sul gioco di luce che sorge innanzi come forma di albero, affinchè si scorga innanzi a sé il movimento del pensiero che nasce dall’intimo dell’anima connesso alla vita che è nella forma dell’albero, la vita che lo permea. Nel guardare l’albero, deve avvenire che il nostro pensiero si senta spontaneamente Uno con la vita che edifica e vivifica la pianta. Bisogna riconoscere il pensiero che vivifica la pianta,sentirlo vero in noi, presente contemporaneamente in noi e nella pianta: è indispensabile sentirsi “uno” con la vita, con l’essere della pianta. Per attuare ciò bisogna che il nostro pensiero cessi di pensare, rimanendo però presente con i lsuo movimento, con la sua vita. (in tal modo si incontra il pensiero vivo che è nell’albero, perché ci si pone in condizione di unirsi all’essenza unitaria universale del pensare, la cui natura è una e indifferenziata) Il raggiungimento dell’obiettivo è riconoscibile solo quando sorge in noi un caratteristica condizione: si avverte che non si pensa più dialetticamente, con l’uso del linguaggio del pensiero come accade usualmente; è in atto un processo pensante che opera per virtù incorporea. Il non pensare dialetticamente, privo del linguaggio, fa sorgere la forza d’immagine che è insita nell’oggetto contemplato. Ordinariamente, è la percezione ad afferrare e stimolare il pensiero escludendo la partecipazione dell’Io umano che così non vede la vera natura dell’ente osservato; la percezione risuona vuota nell’anima, generando solo sensazioni e rappresentazioni astratte. In tale esercitarsi avviene un fatto sommo:si rende possibile all’essere spirituale dell’uomo il presiedere direttamente alla vera rappresentazione cosciente circa la natura dell’oggetto; percepire con il pensiero rafforzato dalla presenza dell’Io, fa risorgere in immagini di luce la struttura degli enti contemplati. Analogamente, anziché contemplare enti fisici, contemplando stati d’animo, istinti o pensieri, si percepiranno le forze creatrici dello Spirito. La nostra forza d’immagine è una con l’ente contemplato: l’occhio interferisce però, in tale processo di generazione d’immagine. Difatti affinché l’immagine spirituale non si produca, gli ostacolatori tendono a incantare lo sguardo e il pensiero umano riportandolo all’immagine fisica, e non a quella soprasensibile.

4 Si deve sostituire l’ordinario immaginare fornito dagli ostacolanti, con l’immaginare attivato dalla propria volontà. In tale immaginare, l’uomo deve sforzarsi a poter riversare e utilizzare le sue forze pensanti, di sentimento e di volontà, con la medesima potenza , con cui si esprimono in lui gli istinti vitali. Deve poter suscitare in sé lo stesso potere di determinazione che esercitano su di lui il bisogno di respirare, la fame, la sete. Occorre destare un moto spirituale che abbia così tanta immensa forza di determinazione quanto su di noi ha il sesso, la vanità, l’orgoglio, il denaro. Più saremo capaci di produrre passione pura verso lo Spirito, al pari delle passioni per la materia, più saremo capaci di far scaturire l’immagine dell’immateriale, che domina ovunque la materia. L’immaginare diverrà forza creatrice. In tale immaginare, non ci si deve attendere di vedere forme che possano ricordare la natura sensibile: esso è assolutamente incorporeo. E’ fondamentale il divenire capaci di attivare con forti sentimenti la nostra anima, senza che alcun processo, causa o motivo intervenga dal di fuori; nessuna cooperazione o aiuto dal di fuori. Il motivo dobbiamo essere noi.

5 L’iniziato è capace di separare il pensiero dalla corporeità, in modo che questo si presenti quale è senza l’intervento degli ostacolanti. In sostanza, praticando la retta meditazione, si cessa di pensare con l’ogano eterico-fisico, non si ricorre al sistema nervoso da cui si genera l’usuale pensiero riflesso, ma si tende ad elevarsi al livello delle forze che hanno costruito ed edificato il sistema nervoso.(entità astrali) L’insistenza nella concentrazione, che è Dedizione volitiva, conduce allo scioglimento delle forze interiori dall’influenza del cervello, ossia si smette di pensare dialetticamente, di rappresentare tramite la forma discorsiva del linguaggio. Senza tali influenze dialettiche, il pensiero ritrova la sua originaria Potenza d’immagine. Il pensare con il cervello stanca, perché attua processi di distruzione; pensare in modo immaginativo trae invece le forze dal mondo dell’inesauribile.

6 Nel meditare occorre saper distinguere ciò che è vera attenzione riguardo ciò che è invece sterile e mera pressione esercitata sul cervello. Occorre portare tanta dedizione, volontà; non ci si deve illudere che il fissare l’oggetto sia la vera concentrazione: solo la dedizione può portare alla concentrazione, non la “fissazione”. Dedizione è cominciare a fare per lo Spirito qualcosa che prima non si faceva. La meditazione riesce soltanto se si dedica ad essa l’intera vita dell’anima, non la tensione psichica, ma la passione, l’amore forte per l’oggetto in esame. Ci si deve ben render conto che nell’oggetto vi è lo Spirito; amare l’oggetto è incontrare lo Spirito. Deve scaturire l’amore per l’incontro, per la Conoscenza: si deve riuscire a volere amare ciò che si desidera conoscere. Nella meditazione bisogna riuscire volitamente a generare in sé una passione sfrenata per lo Spirito: un’ossessione cosciente, lucida e dominata.

7 La meditazione non ha fini intellettuali o gnoseologici; ci si concentra solo affinché l’oggetto contemplato perda via via il suo significato nell’ambito della sfera cerebrale, ossia sino a che sia cancellato il suo significato umano dialettico razionale ordinario. Solo dopo, ma non nella meditazione si può dar luogo ad elaborazioni intellettuali. Ci si può ingannare attraverso un’insistenza nel fissare l’oggetto; si può portare la cerebralità ad una saturazione di esso, in modo che accada che automaticamente si giunga a lasciarlo andare per disinteresse da ciò che esso significa egoicamente o umanamente. Gli oggetti contemplati nella meditazione, hanno solo valore di mediazione; non sono e non devono essere gli oggetti a suscitare le forze dell’anima, ma al contrario è l’anima che deve far scaturire da sé stessa tali forti sentimenti. Gli oggetti sono i supporti dell’ascesi dell’anima.

8 L’anima deve giungere a vedere nelle cose del mondo, qualcosa di più di ciò che essa è capace di rappresentarsi con le sue forze ordinarie: deve esprimere la reale vita del mondo. L’ordinario modo di rappresentare è una limitata e contingente visione irreale delle cose; si deve assurgere ad un rappresentare vero e universale. Deve essere portata la volontà nel pensiero.

“IL PENSIERO PENSANTE”  (pag.79)

1  Il pensiero ordinario, spontaneo, esprime la forza di un sentimento istintivo; è manifestazione della natura pensante oggettiva universale. Per l’ascesi, ciò che importa non è l’oggetto, ma il pensiero che è nell’oggetto.

2 Filosoficamente non si analizza mai il “pensante” in atto, ma il pensato. Il “pensiero pensante” è l’esperienza stessa del pensiero nello stesso attimo in cui si attua, non lo speculare a posteriori sull’oggetto pensato. Si deve estinguere, nel pensare, la dialettica. La concentrazione opera in tal modo: il pensare intensamente l’oggetto fa sì che il pensiero incontri sé stesso nell’oggetto. L’oggetto impone la dualità soggetto-oggetto, osservante-osservato; con il pensiero rafforzato si supera la dualità, perché esso è uno con l’oggetto, non vi è contrapposizione. Tolta la dualità contrapponente, si elimina la dialettica: si conosce secondo realtà. L’oggetto viene penetrato dalla stessa forza, (il pensiero) tramite cui sono stati entrambi creati. E’ sintesi viva. Per affinità di sostanza, oggetto e soggetto si fondono in una sola e comune realtà, nella quale si mostra la sola e vera realtà.

3-4 Il pensiero è un’incorporea corrente forza di vita: anche il vento non si vede, ma eppure mostra degli effetti visibili sulle cose. Il pensiero ordinario non riesce a cogliere sé stesso; si attua, ma nell’attimo in cui si genera può solo averne coscienza, non afferrare ciò che il pensiero è in sé stesso. E’ per noi una forza inosservabile e inconoscibile. La dialettica è pensiero riflesso: è pensiero morto. Solo dove si esaurisce la dialetticasorge la Luce del pensiero.

5 La conoscenza del pensiero non deve essere corporea, ma eterica. Conseguire la conoscenza del mondo eterico è conoscere la vera realtà della Terra. La filosofia moderna ha perduto l’uomo e guadagnato l’oggetto.

“DIALETTICA E SCIENZA DELLO SPIRITO”  (pag.87)

1-2 Il pensiero ordinario ha dimenticato sé stesso e la sua originaria natura, consacrando il sensibile quale unica realtà. Il grande nemico dello Spirito è la dialettica; essa è Luce originaria adeguatasi al mentale terrestre. Perché l’esperienza spirituale avvenga, deve esaurirsi in noi il mondo delle parole. Segno di vera trasmutazione è il provare nausea per ogni argomentare o speculare.

3-4 Bisogna rendere il pensare indipendente dalle forme dialettiche, senza le quali non è possibile normalmente, esprimersi. La forza-pensiero è più importante del pensiero; per poter essere conosciuta e posseduta dall’uomo, ha dovuto manifestarsi come pensiero. Essa ha in sé tutti i pensieri, essendone la Potenza. Il pensiero si deve svincolare dai contenuti sensibili. Ciò che si manifesta come Moralità nell’anima umana, è lo stesso potere che creò e regge tuttora la realtà esteriore del mondo

5-6 Per poter vedere lo Spirito che crea la natura, l’uomo deve portarsi oltre la propria natura. In genere, quando si forma un pensiero, si identifica tramite esso un oggetto, usando le parole; in quell’attimo il pensiero è già morto ed è già passato il suo movimento. Ai filosofi piace più parlare di Spirito, che realizzarlo. La dialettica può dimostrare tutto: la vera Tenebra non è la materia, ma il materialismo, nei suoi travestimenti.

7-8 Le potenze che strutturano e agiscono nelle razze e nei popoli (Arcangeli), condizionano il sorgere di modi diversi di rappresentare. Ogni razza ha il suo particolare modo di rappresentare.

9 Molti oggi credono di avere esperienze interiori, e così scrivono e diffondono il proprio errore. La tentazione di fare i maestri, o di fingere l’esperienza spirituale è propria di coloro che non possono parlare in nome dello Spirito.

 10 Ciò che si può spiegare e insegnare non è mai interamente vero, se non proviene da una necessità di far conoscere determinata dallo spesso Spirito. L’immaginazione ha solo funzione preparatrice alla vera e propria azione esoterica, non è ancora propriamente questa; è un equivoco crederla già una pratica esoterica. La vera pratica esoterica (ispirazione e intuizione) comincia proprio con il superamento della coscienza immaginativa, l’annientamento cosciente del mondo d’immagini (mondo eterico), dopo che questo sia stato conseguito. La coscienza immaginativa ha solo funzione di mediatrice fra l’atto di coscienza usuale e la coscienza ispirata e intuitiva: essa serve ad introdursi nella vera pratica occulta esoterica. E’ fondamentale sviluppare la consapevolezza del suo limite quale facoltà chiaroveggente. A volte ci si può ingannare, perché nel meditare immaginativo se non correttamente condotto, si può degenerare in forme medianiche che generano immagini di visione. La chiave dell’operare esoterico è il pensiero puro: il generare potenza d’immagine priva di forma sensibile; la virtù originaria del pensiero è la potenza d’immagine. E’ fondamentale nell’esercizio, non l’ignorare o il voler eludere le forze cerebrali, ma il superarle. Il pensiero, fuori della cerebralità, risorge per propria natura, in immagini prive di forma. Nell’Ispirazione, si esprime il Mondo Spirituale, suscitando il conoscere come un “ricordare”.

11 Nell’esercitarsi, fuoriesce, traendolo dalla propria sostanza eterica, un corpo sottile che si svincola dalla corporeità; è in questo che si pratica l’esperienza esoterica. Bisogna far attenzione che entro questo corpo sottile generato dagli esercizi, non si insidino forme Ostacolanti che si proiettino come immagini, figure e visioni. Se tale fatto non viene riconosciuto, tutte le esperienze possono venire inconsciamente dominate da forze della Menzogna: questo si supera e si evita solo se si genera in sé stessi una saggezza e un’intelligenza che si fondi su nessuna norma, dottrina o legge sensibile, ossia egoica. 

12 L’iniziale e primo centro (fiore di loto) si forma (nella testa, fra le sopracciglia), per virtù della via del pensiero puro. Se si partisse da altri centri, s’introdurrebbero nell’esperienza interiore anche i propri istinti, la propria animalità; tale animalità istintiva è insita nella razza. Tale intrusione potrebbe generare ingannevoli visioni beatifiche. Nella concentrazione, l’io deve conseguire una grande intensità interiore a mezzo del pensiero, tanto da poterlo vedere esterno a sé: egli vi ha immesso tanto volere da poterlo avere di fronte, fuori di sé; può contemplare la sua attività pensante. L’Io comincia così a dis-identificarsi dall’anima; senza perdere la sua centralità, può dirigere, dominare e regolare la vita dell’anima.

“IL VOLERE MAGICO. IL VUOTO”  (pag.104)

1 Il pensare è sempre in sé, un’immaginare. Ogni pensiero, ogni ricordo sorge in noi dapprima sempre come immagine, rappresentazione; il pensare e il ricordare sono sempre raccolti in un’immagine sintetica. ( se si pensa ad un’evento, ad un conoscente, sorge sempre la sua immagine fisica in noi: il pensare e il ricordare hanno in sé sempre la particolare natura d’immagine ). Il pensare o immaginare scaturisce dall’interazione dell’Io con il corpo astrale o corpo animico, che cooperano attraverso due supporti fisici a loro corrispondenti: il sangue (Io) e il sistema nervoso.( corpo astrale).  Tale interazione o sintonia si attua tramite il respiro: le forze Ostacolanti dalle profondità del sangue afferrano l’anima attraverso il respiro. Tramite processi metabolici e chimici, che si attuano nel sangue tramite la respirazione, esse operano poi così sul sistema nervoso. L’Io opera e si manifesta nel sangue, con potere trascendente. L’uomo viene privato dalla coscienza di tale azione del suo vero Io, dall’interazione del suo corpo astrale (intessuto di influssi ostacolanti) sul cervello. In realtà è il nostro corpo astrale che ci fa dire “Io”; non è il vero Io a parlare direttamente. L’uomo dicendosi “Io”, in verità non lo dice a sé stesso, ma lo dice al suo corpo astrale e al suo cervello, i quali gli donano l’autocoscienza della sua egoità. (Corpo astrale= coscienza) + (cervello= riflessione)= Autocoscienza.

2  Il supporto del corpo eterico è il sistema ghiandolare; il supporto del corpo fisico è invece lo Spirito. L’uomo erroneamente si immedesima, si identifica non nel suo vero Io, ma nel suo corpo astrale che si riflette nel corpo fisico. Le risposte che l’iniziato riceve dallo Spirito ai propri problemi, non hanno forma dialettica, discorsiva o esplicativa, ma si manifestano a lui come eventi dell’anima. Per conoscere il corpo fisico, occorre svincolarsi da esso, congiungendosi con lo Spirito (Sé) indipendente dal corpo.

3 Non si deve meditare con tecniche provenienti dall’antichità, perché le condizioni costituzionali sottili sono mutate; è utile invece rivivere i contenuti dell’antico con l’attuale stato costitutivo. Nell’antico, lo Spirito agiva direttamente nella corporeità; l’uomo di allora aveva una spontanea indipendenza dal sistema della testa. L’antico eliminava sé stesso, la sua coscienza, per ricevere l’illuminazione. Lo Yogi faceva leva sulla corporeità tramite pratiche fisiche e respiratorie: si separava dall’umano, eludendo però così il problema della terrestrità. Egli voleva tornare allo Spirito, non venire afferrato dalla Terra. Nell’asceta antico le Entità direttrici dell’evoluzione suscitavano in lui l’impersonalità, dominando esse stesse l’ego in lui. L’Atma è presente nell’uomo come Io che pensa. Nell’io che pensa è presente il Logos, la Luce del mondo. La forza del Logos (pensiero-volontà), penetra nell’universo e anche nella Terra. L’Io umano può trovare sia nel mondo che in sé stesso il Logos, conoscerlo autocoscientemente, perché l’Io è affine alla natura della Luce-Logos.

4 Lo svincolarsi dall’organismo fisico è far sorgere immagini soprasensibili: il giusto uso delle conoscenze date dallo Spirito dipende dall’essere liberi o no. L’accogliere da altri Iniziati conoscenze soprasensibili, attua un’animazione del proprio corpo astrale. Non è bene meditare simboli sacri, perché questi potrebbero avere in sé contenuti che ancora non si saprebbero accogliere e sostenere nella loro realtà trascendente. Non deve assolutamente accadere che ciò che venne suscitato e donato al mondo per virtù del corpo eterico venga usato e interpretato dalla natura egoica. Il guardare deve divenire volente, un agire: il pensiero-azione.

5 All’uomo manca il vero Volere; egli non sa volere: chiama volere il suo desiderare. Egli vuole solo ciò che desidera, ciò che è richiesto dalla sua corporeità, ciò che è imposto dal suo essere istintivo. Nell’antico, la volontà contenuta in un simbolo aveva facoltà di far scaturire forze di veggenza dal di fuori dell’uomo; tali forze erano insite nel simbolo. Nell’uomo attuale il pensiero è il passivo riproduttore di ciò che gli giunge dal mondo esteriore. L’uomo deve liberamente sciegliere che il volere creativo fluisca nel pensare. Deve volersi nel pensiero. Il pensiero deve volere qualcosa, immergersi in un tema, per poter trarre da sé la sua sostanza: la forza volente.

6 Volere con le forze del corpo è far leva sulla volontà già presente e insita in esso, esprimente la corporeità; non è determinazione libera, con sforzo di sacrificio. Il sacrificare (render sacro) è sempre un donare perdendo qualcosa di sè, rinunciando a qualcosa di sé; è sforzo, fatica, rinuncia: è moto altruistico. L’iniziato, per rafforzamento o potenziamento del pensiero, attinge la forza del volere non dal corpo, madal volere sopraindividuale immanifesto. Il volere originario oggettivo risorge per virtù individuale Il volere ordinario non esprime lo Spirito, ma la corporeità: abitudini ataviche, impulsi e istinti corporei sono la manifestazione dell’azione spirituale delle Forze reggenti la corporeità eterica. Il vero volere può sorgere solo se si oppone all’antico Volere; un volere che lotta contro l’antica natura mediante la sottile intelligenza degli Ostacolanti. L’ascesi del volere è il potenziamento cosciente delle forze che si esplicano nel rappresentare. In realtà, il vero Volere è l’Io soprasirituale dell’uomo che può ora penetrare in coscienza nei corpi. Il volere dell’Io è opposto al volere corporeo o volere dell’Ego; mediante il vero volere nel pensiero si sperimenta il contrario della “tensione” fisica: difatti il volere ordinario, affinché si realizzi un minimo di energia, deve necessariamente far tendere lo strumento cerebrale facendo sì che quest’ultimo cooperi alla manifestazione di una Forza che si esprime attraverso di esso. L’iniziando deve conseguire una totale passività o immobilità dello strumento cerebrale, rendendolo tanto obbediente da costringerlo a disattivarsi momentaneamente.

7 Il non intervenire della cerebralità nel processo pensante, è la condizione atta alla realizzazione della liberazione del pensiero: è l’avere un’altro respiro che non sia quello fisico. Il conoscere il “gioco delle forze” riguardo a come si attua il pensiero, è la chiave dell’esoterista. Il realizzare la nullità del dialettismo è il presupposto del meditare. La dialettica è il limite da riconoscere.

8 Non è sufficiente nel meditare, cessare o interrompere il discorso o l’attività dialettica, ma bisogna in un secondo tempoeliminare con eguale chiarezza anche ciò che si è fatto sorgere in sé stessi come immaginazione cosciente o pensiero puro. Ciò che così si realizza, è l’esperienza della “Soglia” del mondo spirituale. (ispirazione) Il meditante deve giungere a essere vivificato non da ciò che egli stesso produce, ma dallo Spirito da cui si trae tal produrre. Affinché questo contenuto oggettivo si manifesti, occorre un contenente o recipiente che sia liberato di qualsiasi contenuto soggettivo.

9 Affinché sia possibile la creazione di un recipiente, di uno spazio ove vi si possa riversare il Soprasensibile, l’iniziando deve fare il “vuoto” in sé. Deve svuotarsi per farsi riempire dallo Spirito. (ispirazione) Tale “vuoto”, si produce innanzi tutto con il rafforzamento e il dominio della capacità di rappresentare. Ciò equivale a sperimentare volitivamente il rappresentare, sino ad afferrarne il tessuto formatore: il Principio di Luce originario. Ci si deve esercitare ad assumere come contenuto il rappresentare stesso: esso diviene così esperienza oggettiva, al di fuori di sé; tramite un volere inusitato ci si esercita su determinate forme rappresentative. Ciò conduce a percepire le forme basali (eteriche) della natura e l’azione del mondo spirituale sull’anima umana. Mediante libere immaginazioni che si muovono su idee viventi, appare in grandi simboli, il linguaggio dello Spirito.(scrittura occulta) Tale contenuto di immagini di luce deve venire estinto se si vuole sentir “risuonare” ciò che si cela dietro i simboli. La serie di immagini e segni in luci e colori è bensì un modo di annunciarsi del mondo Spirituale, ma non è ancora l’incontro con lo Spirito; è parvenza, soglia, percezione della porta d’ingresso. Malgrado la forma soprasensibile, ciò è ancora un prodotto soggettivo, proiettato innanzi a sé dal meditante, ancora vincolato all’Ego. E’ ancora eco del sensibile: un mondo sconfinato di visioni e radianze. E’ comunque un primo accenno di percezione soprasensibile. Le entità o “esseri pensiero” che si esprimono nelle cose, negli enti e nei fenomeni sensibili, esigono volontariamente di sorgere nell’uomo come “idea”, costringendovelo in modo coercitivo; ciò avviene affinchè egli possa conoscere il mondo e giungere a riconoscere in essi il fondamento di ogni cosa.

10 Nelle immagini della percezione immaginativa il mondo Spirituale si è contingentemente rivestito per apparire in forma molteplice al discepolo. Questi deve poter riuscire a liberare dalla forma tali immagini sorte dalla sua attività. In principio le esperienze interiori del discepolo sono ancora puramente di natura soggettiva; egli evoca sì il soprasensibile, ma proiettandovi sé stesso. Con l’ascesi egli consegue la capacità di emanare la propria attività interiore al di fuori di sé, in modo da poterla percepire come un mondo a lui esterno e affinché il mondo Spirituale possa penetrarvi. Ma in ciò è molto possibile l’inganno e l’errore. Pur avendo carattere obiettivo, le esperienze immaginative sono sempre forme di auto-emanazione, vere e proprie allucinazioni create dal discepolo. Esse lo preparano solo al saper discernere il valore da attribuire ad esse. Anche qualora siano regolari e ripetibili, devono essere sempre intese come provvisori presupposti dell’esperienza soprasensibile. In esse affiora il soprasensibile, ma l’uomo non lo sperimenta dentro di sé (soggettivamente), ma bensì ancora fuori di sé.(oggettivamente) Si sperimenta soltanto la forma che esse assumono in virtù di ciò che il discepolo è capace di proiettare di sé stesso, rivestendole; è una parte di sé che non conosce, ma che deve conoscere. E’ l’inizio dell’autoconoscenza.

11 Le tre forze dell’Ego (anima), vanno conosciute. Si deve giungere alla loro contemplazione oggettiva. L’Ego è la forma inferiore terrena dell’Io superiore spirituale; l’Ego entra in contatto con le Forze della Terra, da cui si lascia edificare e manovrare. L’essenza dell’Io è il Logos. L’arte iniziatica è trasmutare le forze istintive dell’anima (pensare, sentire e volere) liberandole dal dominio terreno, onde riportarle nel mondo Spirituale. L’Ego diviene così il centro d’azione terrestre, guidato dall’Io cosciente destato. La meditazione è il mezzo per tale metamorfosarsi della vita dell’anima. L’Ego non sperimenta mai uno stato d’animo: lo subisce. Anche il percepire sensorio è un qualcosa che gli s’impone, che egli deve subire coercitivamente.

12-13 Occorre togliere sé stessi affinché il soprasensibile si manifesti; deve sparire l’individualità pur rimanendone presente la forza: la forza Superindividuale. Ma per togliere sé stessi occorre possedere sé stessi. Le tentazioni più pericolose provengono dallo Spirituale stesso. Mediante l’apparizione delle prime forme, appaiono le nostre impurità interiori; intal mod si può aver coscienza di ciò che deve ancora venire superato in sé stessi. Difatti si può togliere un’ostruzione solo se ci accorge di vederla. L’avvertire ancora l’importanza delle proprie opinioni, il provare soddisfazione per le proprie percezioni interiori è tale ostruzione che impedisce l’accesso al soprasensibile: tale “fardello” è affisso nel corpo astrale. L’Ego non va superato, ma compenetrato dalle forze del Logos.

14  IL POTERE DEL RICORDARE Perché l’Io possa compenetrare della sua Luce-Logos il proprio corpo astrale, si deve riuscire a poter porsi innanzi a sé la propria anima, con atto di volontà: ciò è la stessa forza che ordinariamente si esplica, nel ricordare. Occorre dapprima, oggettivare stati d’animo sperimentati in tempi passati, ricordandoli mediante una vivissima evocazione, in modo che la forza utilizzata per ripresentarli a sé stessi, operi come capacità di penetrarli. Il ricordare un evento perfettamente e vivamente nei particolari e nelle emozioni, è la stessa forza di volontà che si genera tramite altri esercizi volitivi. Bisogna dapprima tentare minuziosamente di ricordare tutti i dati temporali, spaziali e fisici, inserendovi i corrispettivi sentimenti provati in quel tempo. Occorre poi alla fine, prescindere da tutto questo materiale contingente, per poter porre davanti a sé il sentimento o l’impulso rievocato, come una forza esterna a noi. Ci si deve sentire indipendenti e estranei a quel sentimento che era allora nostro, era noi: tale capacità di oggettivazione diviene potere di conoscenza soprasensibile. In tale esercizio appare un’impronta impersonale di un sentimento personale.

15 Si deve arrivare a ridurre al silenzio la nostra natura personale: la si deve riuscire ad oggettivare; ma ciò è possibile solo se ci si è esercitati, in precedenza, a guardare il proprio pensiero.

LA SOGLIA. (pag.125)

1 Il pensiero, normalmente, si manifesta per via dello spegnersi della sua interna luce e alla distruzione delle forze vitali che tale manifestarsi impegna nel cervello. Lo spirito riesce così a penetrare nel mondo sensibile, grazie ad una “demolizione” attuata nell’ organismo fisico-eterico; ma tale apparizione, risulta sterile, perdendo la virtù creatrice, perché si lega immediatamente a valori sensibili. Il cervello altera i contenuti, facendoli apparire con una dualità. Nel pensiero appare quindi lo Spirito, ma vincolato alla rappresentazione e alla particolare codifica del sensibile. Lo Spirito fluisce nel mondo, ma è ignorato, perché si tramuta in coscienza dell’individuo: diviene coscienza del sensibile e non di Ciò che lo fa essere coscienza. Nelle forme della natura, l’uomo può incontrare la forza da cui esse sorgono. La libertà del pensiero è il suo riaccendersi della Luce come immaginazione creatrice.

2 La percezione del mondo eterico non è ancora una esperienza totalmente soprasensibile. Ciò si attua dapprima con l’esercizio del pensiero puro: il segreto è attuare la vera e unica dimensione della realtà del pensiero: l’assoluta incorpoerità del pensiero, che solitamente è obbligatoriamente rivestita di elementi sensibili, di razza, dell’ego. Il pensiero si dà all’uomo nel corporeo, perché manifestando sé stesso possa essere intuito e riconosciuto dall’uomo come forza spirituale. Il pensiero deve uscire da sé per manifestarsi. Il pensiero è l’unica manifestazione dello Spirito dalla quale l’uomo può risalire al principio immanifesto, trascendente; l’uomo coglie Dio nel pensiero. La Luce è la veste del Logos.

3  Nell’immaginazione soggettiva si esprime sempre la potenza della natura; nel pensare puro tale potenza è oggettivata, libera dalla corporeità, sciolta dal carattere d’irrealtà particolare sensibile. Quando si riesce a svincolarsi dalla corporeità fisica ed eterica, sperimentando così nel proprio corpo astrale, si è sulla Soglia del mondo spirituale o della Iniziazione. Tale condizione esige l’annientamento (ispirazione) dello stesso immaginare soprasensibile (immaginazione) affinché sia possibile l’azione del mondo spirituale o del maestro iniziatore. Per far sorgere l’Immaginazione si è eliminato il pensiero dialettico; per poter giungere all’Ispirazione occorre ora superare il pensiero puro o Immaginazione: le sue forme di luce. In realtà non si annienta nulla, ma si eliminano soltanto i contenuti di forma, i quali erano solo caratteri di una “scrittura occulta”. Allorché si tolga la forma, penetra nell’anima la forza Ispiratrice. Ci si trova allora sulla Soglia del mondo spirituale, ove è possibile l’Iniziazione, come trasmissione di un potere conferito dallo spirituale stesso.

 4 Tale esperienza della Soglia, è cosa molto, molto rara. La sempre più mancanza di uomini che possono giungere all’esperienza della Soglia ha causato la perdita di contatto con le Anime di popolo, (arcangeli) generando il disordine morale, giuridico ed etico nella società, ; difatti tali spiriti di popolo potrebbero operare dallo Spirito tramite Iniziati, onde mantenere un contatto etico-morale, che divenga impulso scientifico, religioso e politico, quale agente deterrente e regolatore dell’evoluzione. Tale dominio è ora in mano agli Usurpatori, che sono gli spiriti di razza, di famiglia, di popolo Ostacolanti, decaduti: demoni. Tale Male dell’umanità non si può curare con provvedimenti che non siano quelli che possano giungere da originarie forze dello spirito.

5 L’impresa più ardua dell’asceta è il non essere attaccato alla propria spiritualità egoica. L’uomo non deve creare lo Spirito, che già E’, ma solo vincere ciò che gli impedisce di essere da questo riempito. Il suo compito è di eliminare ogni contenuto che sia finzione dello Spirito. Il Logos può creare nel mondo solo per virtù dell’uomo Libero. Tutto può essere donato all’uomo, tranne una cosa: la sua libertà, che deve essere solo un suo atto.

6 E’ arduo essere liberi, non essere posseduti come medium. Molti sono gli incantatori agli ordini degli Ostacolanti che diffondono dottrine avvincenti. Ciò che avvince, senza sacrificio individuale, non libera. Alcuni Maestri avvincenti dell’occultismo sono in realtà individui privi di un Io, mossi dall’impersonale potenza di Lucifero e di Arimane: capaci di raro rigore ascetico e di fascinosa sottigliezza logica. L’arte del discepolo è di intuire lo spirito che ha dettato le opere a cui attinge: deve conoscere che cosa in lui viene persuaso, quale parte del suo essere. Le dottrine non sono vere se non fanno appello all’indipendenza dell’atto conoscitivo, ossia al “pensiero libero dai sensi.”

 RESURREZIONE DELLA LUCE (pag.135)

1 L’arte di ritrovare la luce è inizialmente dare vita all’immagine della Luce: tale forza si percepisce come corrente di un’Amore purissimo e infinito, mai sperimentato prima. Esercitandosi, si vince l’attitudine del corpo eterico a mediare passivamente facendo apparire ottusamente la natura; esso, svincolandosi dal fisico fa apparire viventi immagini di luce. Tale luce può ricondurre alla sorgente spirituale del Sole, che parimenti è la medesima che appare in varie gradazioni nella Luna, nei pianeti e nelle stelle. Tutte tali Potenze è possibile riconoscerle agenti nel proprio essere. In tutte le manifestazioni stellari l’uomo può presentire il Coro terrestre delle entità cosmiche della Luce, dalle quali egli stesso deve la sua origine, e a cui è affidato durante il sonno e dopo la morte.

2 Diverse potenze stellari, in varie forme portatrici della luce; pensare : luna, mercurio e venere(3° gerarchia), sentire : sole, marte e giove (2° gerarchia) e volere : saturno e zodiaco.(1° gerarchia).  Nell’Immaginazione l’asceta coglie così l’elemento morale del cosmo, dalla Luce cosmica, che nessuna dottrina gli può insegnare sulla Terra. Egli, mentre sente che dalle forze solari gli giunge l’elemento morale, dalle forze della luna percepisce ciò che può dare corpo e azione al pensiero liberato: essa domina l’uomo come potenza infera. L’asceta, nel pensare e percepire puro, diviene partecipe dell’opera del Logos sulla Terra.

3 L’uomo pensa con il pensiero, mentre dovrebbe accogliere la luce delle cose nel pensiero. E’ portato a far spegnere la luce; crede di pensare le cose e il mondo, mentre invece li perde, perché perde la luce nel pensiero. Deve ritrovare la luce nel pensiero. Mediante intenso volere fa risorgere il pensiero insito nelle cose, iniziando là dove può cominciare a vederlo, nel mondo sensibile, dove è caduto. Pur disanimato, nella sua parvenza, diviene un segno indicante dell’etere che risorge come etere di luce.

4 Da ogni simbolo della luce caduta egli può risalire alla Luce; la rianimazione della luce è la liberazione del pensiero dai processi cerebrali, la separazione dall’elemento perituro da quello imperituro. La potenza germinale della luce che l’uomo ritrova nel suo pensiero è il nucleo perenne di ciò che sopravviverà al ciclo della terra e degli astri, dalla dissoluzione delle forme materiali dell’universo. Permane come germe di un cosmo futuro, secondo ciò è stato annunziato dal più grande Iniziato Solare, dal Maestro dei nuovi tempi, il Cristo: “la terra e il cielo passeranno, ma non passerà mai l’Amore che li ha congiunti nell’anima dell’uomo.” L’uomo può ritrovare la luce, se cerca di ritrovare dove nasce la luce che vede splendere sulla Terra: essa è la stessa essenza che costituisce il pensiero prima di essere Nome e Forma. In verità, la luce che illumina le cose del giorno, non è che il simbolo della luce.

L’IMMAGINAZIONE CREATRICE secondo MASSIMO SCALIGEROultima modifica: 2013-10-28T08:21:00+00:00da mikeplato
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