GIOVANNI BATTISTA E LA FESTA DEL SOLSTIZIO D’ESTATE

 

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di JEAN TOURNIAC: Symbolisme maçonnique et tradition chrétienne

In Massoneria è consuetudine fare l’elogio di san Giovanni Battista alla “Festa Solstiziale” del 24 Giugno. Ritorna in mente un testo massonico relativo al Battista:

“Sei Tu di cui celebriamo la memoria Figlio di Zacaria, Tu che fosti inviato al Cielo per render testimonianza alla Vera Luce, Tu sei colmo dello Spirito e della Virtù di Elia, Tu sei la voce che grida nel deserto. Tu sei il Profeta dell’Altissimo e più che un profeta. Colui al quale rendesti testimonianza, Egli stesso ti ha reso testimonianza in questi termini: fra i nati da donna non è mai sorto alcuno più grande”.

Dopo un tale Giudizio, portato dalla stessa Verità, tutto è stato detto. Ma quale più nobile uso l’uomo potrebbe fare del pensiero e della parola, se non cercando di comprendere e interpretare le eterne Verità che gli sono manifestate dalle Tre Grandi Luci dispensate dal Creatore: il Libro del Mondo, che è la Squadra, la Luce interiore, che è il Compasso ed infine il Libro della Sacra Legge!

A questo scopo vogliamo trattare della parte di san Giovanni Battista. Ma, sin dall’inizio, dobbiamo insistere sulla complessità del simbolismo di san Giovanni Battista indissolubilmente legato a quello di Giovanni Evangelista. Avviene dei due san Giovanni, come dei due solstizi, delle due colonne, dei due luminari, della nascita e della morte, del passato e dell’avvenire. I due Giovanni sono dei punti limite. Il Battista chiude l’antica Legge e annuncia la Rivoluzione Cristiana. L’Evangelista chiude il Libro del Mondo con l’Apocalisse e annuncia il secondo avvento. L’uno e l’altro aprono e nessuno può chiudere. L’uno e l’altro chiudono e nessuno può aprire. Già appare che la loro funzione non è estranea al misterioso “potere delle chiavi”, legato all’iniziazione ai Piccoli Misteri con la chiave d’argento ed ai Grandi Misteri con la chiave d’oro.

L’uno è all’inizio, l’altro alla fine. Non senza ragione il Cristo dice del Battista: “I Profeti e la Legge hanno profetato sino a Giovanni” e dell’Evangelista: “Se io voglio che resti finché non ritorni”.

Dunque sono due testimoni che confermano la presenza e la permanenza delle realtà spirituali, dei legami tra un tempo e l’altro, tra una epoca e l’altra. Hanno preso, nel Cristianesimo, il posto che occupava, nella ripartizione delle feste della Roma Imperiale, il Dio Giano di cui una faccia guardava il passato, l’altra l’avvenire, mentre la faccia invisibile contemplava “l’eterno presente”. E la posizione dei due Santi alla data dei solstizi, conferisce loro una doppia parte, spirituale e cosmologica ad un tempo. Posti in tal modo alle porte solstiziali, essi sono come i pilastri del portico, né nel mondo, né fuori del mondo, né nella Loggia, né fuori della Loggia. Come la nascita e la morte non appartengono in realtà al ciclo umano, ma sono degli intermediari, così i due Giovanni hanno un volto divino ed un volto umano. Essi inquadrano il Sole di Giustizia come i solstizi inquadrano la manifestazione solare. Sono delle tangenti che delimitano questo Sole. Ai punti di tangenza, essi si confondono con lo stesso Sole. E a questo riguardo si osserverà che la vita del Battista fu come un riflesso di quella di Cristo. Nato sei mesi prima di Lui, fu messo a morte per ordine di Erode Tetrarca, pochissimo tempo prima della crocifissione, cioè verosimilmente all’età di trentatré anni. In quanto all’Evangelista, egli appare veramente come un sostituto del Maestro designato da Dante in questi termini:

 “Questi è colui che giacque sopra il petto

 Del nostro Pellicano, e questo fue

 d’in su la croce al grande ufficio eletto”.

L’uno e l’altro sono dunque in stretto rapporto con l’inizio della Iniziazione e con la sua Fine, con la seconda nascita d’acqua battesimale e con la terza nascita del fuoco. Ma l’uno e l’altro in un certo modo si integrano alla Via, si somigliano e somigliano al Maestro per eccellenza. Donde, rispetto ad essi, il simbolismo delle parallele tangenti al cerchio che figurano nei Quadri di Loggia del Rito di York. È come una applicazione del teorema ben noto: “due linee parallele ad una terza sono parallele tra loro”. Le linee sono qui la Via, quella di cui parlano l’Antico e il Nuovo Testamento, la Via diritta che Dante abbandona a metà della sua vita, quando si trova nella foresta oscura e si prepara a discendere all’Inferno. Si osserverà ancora un altro parallelismo fatto di scambi reciproci tra i due Giovanni.

Il Battista si riferisce alla linea orizzontale, cioè alla Livella. Infatti Isaia così profetizzava la missione del Battista: “Si colmi ogni valle, ogni monte o colle si abbassi”. E al piano orizzontale si riferisce l’acqua battesimale; aspetto livellato, che corrisponde al passivo, al passato, alla luna, alla conservazione delle cose. E se il passato è morto, in compenso, la luna presiede alle nascite.

Inversamente, l’Evangelista si riferisce alla Verticale ed al Filo a Piombo. Egli sta sul Monte della Trasfigurazione, sul Monte degli Olivi e sul Calvario e non percorre il piatto deserto di Giudea. Apostolo della Luce e del Fuoco, è simboleggiato dall’Aquila. Questo carattere di verticalità e di luce gli dà un aspetto solare e Apollo, Dio del Sole e degli Oracoli, presiedeva alla vita futura, all’avvenire. Ma in compenso, il solo avvenire di cui si è certi è la morte …

Al Solstizio d’estate inizia il periodo discendente della luce e il Solstizio d’inverno segna l’inizio del periodo ascendente. Questo complementarismo dei cicli ascendente e discendente chiama un’altra osservazione. Il nome di Giovanni ha, in ebraico, il doppio significato di Lode o “grazia” ascendente e di misericordia discendente. Così si scopre l’indicazione di una corrispondenza armoniosa tra i periodi solstiziali, tra il ritmo respiratorio dell’uomo fatto di aspirazione e di espirazione e la pulsazione spirituale incessante di lode e di misericordia dei due Giovanni, specie di incantesimo o di modulazione gregoriana che manifesta la gloria di Dio e colma l’Universo.

 

Ci occorreva porre in questa maniera i due san Giovanni, l’uno rispetto all’altro, per liberare più sicuramente i lineamenti del Battista. Ed ora che dire di quest’uomo selvatico, che digiuna e predica la penitenza? Dobbiamo chiederlo a lui stesso come fecero gli inviati dei Principi dei preti: “Che dici di te stesso? ““Voce di uno che grida nel deserto; preparate la via al Signore”. È forse per questa risposta che il Simbolismo massonico attribuisce l’emblema del Gallo al Battista, mentre il Pellicano è attribuito al Cristo e l’Aquila all’Evangelista? Senza dubbio, poiché il Gallo canta all’alba, nel deserto della notte, per annunciare la venuta della Luce, proprio come il Battista gridava nei luoghi deserti per annunciare l’approssimarsi della Vera Luce. Nelle Istruzioni massoniche è anche detto che la Loggia è un “luogo sacro e misterioso dove non si intese mai cane abbaiare né gallo cantare”. E questo può sorprendere. Occorre vedere in ciò il ricordo di una interdizione e di un obbligo fraterno escludente il “rinnegamento dell’alba” prima che il gallo abbia cantato “tre volte”.

Dobbiamo sottolineare anche che il Gallo è l’uccello di Mercurio, cioè di Ermete, patrono della Grande Opera ermetica. In certi riti, il gallo occupa il posto di onore nella “camera di riflessione”, sotto la forma araldica del “Gallo cantante”. Ci si ricorderà che la camera di riflessione è assimilata all’interno della terra, essa è dunque in relazione con l’idea di discesa agli inferi, di “opera al nero”, mortificazione o inizio della Grande Opera ermetica. Ciò è importante non solo in ragione del lato penitenziale della predicazione del Battista, ma anche per altre ragioni concernenti la funzione di Giovanni nel processo spirituale.

Il Gallo simboleggia ancora la fine dell’opera, o “Opera al rosso” e, a questo titolo terminale, ha una grande parte nell’ultimo grado del rito di York della Massoneria americana. Come Giovanni, si trova dunque all’inizio ed alla fine, ai limiti estremi dell’Arte. Posto nel punto più basso che è la camera di riflessione della Massoneria, o la terra nutrice, culmina nell’ultimo grado della Via e sul campanile della Chiesa. Definita così la sua posizione, offre la spiegazione di un passaggio delle Istruzioni: “Dove sta la Massoneria, sulla più alta montagna e nella più bassa valle che è la valle di Giosafat”.

Ha dunque un certo rapporto con l’Asse del Mondo.

Esiste negli Edda scandinavi un curioso testo dove si tratta di tre galli: l’uno nel cielo, l’altro sul frassino Yggdrasil e il terzo “di un nero ferruginoso che cantava in fondo alla terra, nel Palazzo della morte”. Il nero fa pensare nuovamente alla mortificazione o penitenza propria del Battista. In quanto all’aspetto ferruginoso, esso allude alla necessaria spoliazione dei metalli, simbolizzata dal modo di vestire del Battista “vestito di peli di cammello e una cintura di pelle intorno al suo fianco”.

Ma il Gallo è pure l’uccello della Vittoria. Plinio gli assegna una certa parte nella fondazione dell’Impero, presagisce il trionfo alla fine delle prove. Se canta all’ora del rinnegamento di Pietro, canta anche all’ora della Resurrezione …

Se questi commenti, senza dubbio insufficienti, ci conducono a prender coscienza della missione di Giovanni Battista, noi vediamo che la sua stazione al Solstizio d’Estate è in perfetto accordo con la sua parte, e che così nella persona del Battista, come del resto in quella dell’Evangelista, il ciclo santoriale unisce le prospettive spirituali ai dati peculiari alla Cosmologia Sacra.

Infatti, nel Solstizio d’Estate, il Sole entra nel segno del Cancro, domicilio della luna, luminare della Colonna Boaz. Nell’antica Cosmologia tradizionale, la luna simboleggiava la memoria delle cose passate o perdute, e si diceva che ciò che è perduto sulla terra si ritrova sulla luna. È così, per esempio, che nell’Orlando Furioso l’Ariosto narra la storia del cavaliere che va sulla luna a cercarvi la ragione di Orlando impazzito per amore. Ora, questo legame tra la memoria lunare da una parte, il Battista e la festa dei Massoni dall’altra, deve attirare la nostra attenzione. Non si tratta in Massoneria della ricerca della Parola Perduta? E non è l’imposizione del nome “Giovanni” al Battista che permise a suo padre Zacaria di ritrovare l’uso della parola?

Osserviamo ancora che il Cancro simboleggia il “fondo delle acque”, regione strana che san Paolo conobbe quando intraprese il viaggio che doveva condurlo a Roma. Il fondo delle acque è rappresentato su una lama del Tarocco dove si vede un gambero sul fondo di un fiume, un cane nero ed un cane che abbaia alla luna, dalla quale cade una pioggia di germi. Si è paragonata la pioggia di lacrime dipinta sul quadro della Camera di Riflessione alla pioggia di germi ermetici che assume la stessa forma. Ma se le lacrime manifestano esteriormente il dolore, i germi, al contrario, hanno un carattere interiore benefico, che san Paolo esprime così: “Seminato nella corruzione, risusciterà nella gloria”.

Infine il Solstizio d’Estate e la porta zodiacale dell’Inferno: “Ianua Inferni”, proprio come il Solstizio d’Inverno, che apre il segno del Capricorno, è la “Porta del Cielo”, “Ianua Coeli”. E si citerà Porfirio nell’antro delle ninfe. “Il Cancro è favorevole alla discesa e il Capricorno alla salita”. Questa sentenza del filosofo neoplatonico fa eco alla parola di Giovanni Battista che diceva di Gesù: “Egli deve crescere e io diminuire”.

Tuttavia, il passaggio attraverso la porta dell’Inferno non deve essere preso in senso sfavorevole dal momento che si tratta della via iniziatica perseguita regolarmente e normalmente, al contrario. Occorre a questo riguardo rammentare le due più note discese all’Inferno della tradizione massonico-cristiana? Prima quella del Cristo. Si noterà che si tratta di un avvenimento molto misterioso, fra gli articoli di fede contenuti nel simbolo degli Apostoli, la più antica confessione di fede del Cristianesimo e la sola che sia riconosciuta all’unanimità dalle Chiese Cristiane.

Poi ricorderemo la discesa all’Inferno di Dante. Nella Divina Commedia, essa si pone all’origine dell’immenso viaggio che condurrà il Fiorentino sul monte delle Espiazioni, poi nel Paradiso Terrestre ed infine nel Paradiso Celeste. Saremmo fuori argomento se parlassimo dei numerosi incidenti che hanno fatto ritardare il Pellegrino dei tre mondi, dal momento in cui, sui passi del Cigno di Mantova, inizia il cammino aspro e selvaggio, ma occorre tuttavia ricordare gli avvenimenti narrati nei Canti IX, X, XI dell’Inferno. Dante sfugge ai tre pericoli tremendi della discesa – la caduta nella Palude, il Ritorno a ritroso e la Pietrificazione – grazie all’intervento di un “Missus”, mai nominato se non sotto il vago termine di “Un Altro” o “Un tale”. Se i commentatori hanno visto in questo personaggio ora il Cristo, ora il troiano Enea, ora l’Imperatore Enrico VII di Lussemburgo, noi abbiamo buone ragioni per pensare che questo “Missus” che apre a Dante la Porta della Città infernale, sia molto probabilmente il Santo che presiede alla Porta Solstiziale della Discesa. In quanto alla Discesa del Cristo all’Inferno, opera al nero, occorre segnalare che essa precede la Risurrezione nel Giardino, opera al bianco, e l’Ascensione, opera al rosso. Del resto, ci sono nella Bibbia altri avvenimenti che sono una prefigurazione di questo atto iniziale preliminare ad ogni “Realizzazione” e citeremo per esempio la persecuzione degli Ebrei, in Egitto, seguita dall’Esodo e dal passaggio del Mar Rosso. Si potrebbe quasi dire che tutti i viaggi di cui si parla nella Bibbia cominciano con un avvenimento che corrisponde alla discesa all’Inferno. Se quest’ultima è chiamata nei testi ermetici “eclisse”, “nero più nero del nero”, “nero corvino”, “mortificazione” o “denudazione”, parola che evoca l’abito di Giovanni Battista e quello del postulante Massone, ricordiamoci pure che l’iniziazione è sempre descritta come un viaggio. L’analogia ci conduce naturalmente a pensare che un tal viaggio comporti un rito preliminare di discesa all’inferno. Ed infatti è così.

Nei riti di iniziazione in grado di Apprendista, questa discesa è rappresentata dalla prima parte della ricezione, quella che avviene fuori della Loggia, in un luogo spesso assimilato ad una caverna sotterranea chiamata in certi riti: Camera di Preparazione e in altri, Camera di Riflessione.

 

Questi due nomi meriterebbero di essere esaminati accuratamente; come del resto tutti i termini massonici. Segnaliamo solamente di sfuggita che la preparazione comprende la spoliazione del recipiendario al quale si bendano gli occhi, immergendolo così nel “nero più nero del nero”. La stessa preparazione evoca questa espressione del Battista: “Preparate la via al Signore”, mentre l’isolamento è la rappresentazione del deserto. Infine, la parola “riflessione” allude alla luce riflessa della meditazione ed alla luce riflessa della luna.

Dunque vediamo sino a qual punto il simbolismo gioannita e solstiziale può esser ricco. E quale luce porta il Testimone qualificato “Luce ardente e brillante”, guida ispirata da Elia che risuscita il Figlio della Vedova, Precursore della “Luce Intellettuale Piena d’Amore” di Dante.

GIOVANNI BATTISTA E LA FESTA DEL SOLSTIZIO D’ESTATEultima modifica: 2013-11-10T19:37:00+00:00da mikeplato
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