TANATOS-ATANATOS (LA VIA DEL RISVEGLIO)

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Iside nera,
sei Tu 
la Signora velata, 
oscura nella manifestazione, luminosa nella rivelazione;
sei Tu che apri la via ai mondi eterni.
Sei Tu la madre, Matrice della Vita.
Sei Tu la Morte.
Principio e Fine di ogni cosa,
Custode del Segreto della Vita,
Porta dell’Immortalità.
Ogni uomo Ti teme, Ti allontana, è spaventato da Te, 
da Te che togli, dopo aver dato.
Eppure è in Te che l’uomo ritrova il senso della sua esistenza.
Da Te tutto ciò che è nel Pensiero del Padre prende forma,
in Te tutto passa per ritornare al Padre.
Ogni uomo fugge continuamente i tuoi occhi, 
perché il tuo sguardo significa Morte. 
Ma è nell’incontro coi tuoi occhi che l’uomo diventa Uomo, 
poiché vede, 
vede se stesso come Real-mente è.

C’è una domanda antica come l’uomo che ancora oggi cerca una risposta: 
una risposta al dolore,  allo smarrimento,  alla disperazione,  al senso di impotenza e di rabbia  che invade l’animo umano. Quell’animo che cerca l’equilibrio di una risposta vitale, la risposta che sostenga il grave squilibrio interiore portato dal peso di quella stessa domanda:
Perché la Morte?  Perché tutto deve finire? Perché tutto ciò che ha un inizio ha anche una fine? Qual è il senso di tutto questo?

Ma non v’è risposta se non quella di attraversare quella porta che chiude dietro di sé quella domanda. Morire per Risorgere. Cercare e trovare la Resurrezione al centro della Morte.  La nera Iside che custodisce nel suo grembo il seme della Resurrezione, Horus. La nera Maria che fece germogliare in sé il seme del Cristo risorto.

Maria, inizio e fine, abbraccia il corpo del figlio Gesù ai piedi della croce, stringendoselo sul grembo, quel grembo stesso da dove lo generò, a dimostrare la reintegrazione del corpo e dei quattro elementi nella matrice stessa.

Ma cos’è la Morte e cosa la Resurrezione?

Come per ogni cosa esiste un valore assoluto ed uno relativo, così è lo stesso per la Morte.
C’è la Morte e la morte.
Come c’è Iside e c’è Lilith.
Due aspetti della medesima cosa.
C’è una morte che uccide ed una che vivifica.
C’è una morte che rende schiavi ed una che libera. 
Dove sta la differenza?
La differenza è nella scelta.

C’è una morte fisica ed una dell’anima.
Una trasforma la forma, l’altra trasmuta la sostanza.

La morte fisica è una morte formale, apparente. Realmente non esiste, poiché le sostanze di cui il corpo è formato, i quattro elementi, al momento del distacco, vengono reintegrati nel sistema biologico della vita.  Continuano quindi a vivere sotto altre strutture chimiche. Nulla si crea e nulla si distrugge, ma tutto si trasforma.

In effetti il corpo non ci appartiene, è un supporto, un rivestimento e un veicolo che ci permette di operare solo in questa dimensione. 
I quattro elementi di cui il corpo è composto una volta esaurita la loro funzione, tornano alla sorgente riprendendo nuove forme, sempre diverse.

E lo spirito?
Perennemente immerso in un sonno profondo, vive realmente? E se realmente non vive, se non ha cioè piena coscienza di ciò che sta sperimentando e di ciò che è, può morire? Può morire ciò che non vive? Allora sorgerebbe spontanea soddisfazione per siffatta “immortalità”. Ma tutto ciò è illusorio. Perché non si tratta di immortalità, ma di morte apparente. Lo spirito dormiente è come un corpo mantenuto in vita da una macchina.  Le funzioni vitali continuano ad essere svolte, ma non v’è coscienza né vita autonoma.

Sembrerebbe tutto così confuso se non si mettesse a fuoco il vero significato della Morte.

La morte è un’Iniziazione, come ogni iniziazione è una Morte. La Morte vera. La Morte che trasforma il cerchio della Vita in una spirale ascendente che man mano che sale si concentra in un punto. 
Il punto geometrico centrale origine del Tutto, dei mondi e dell’intero Universo. Quel Punto è Dio.  Senza Inizio né Fine.

L’iniziato è colui che con gli occhi bendati procede lungo un sentiero sul filo di un baratro, guidato dalla sola Luce interiore scaturita dall’oscurità di quella benda. Colui che accetta con coscienza di bendarsi gli occhi, accoglie la Morte, poiché non vedrà più con gli occhi della dualità e dell’illusione, ma con l’unico occhio interiore che lo porterà dapprima al sovvertimento delle leggi cosmiche, da cui si libererà, e subito dopo alla visione della vera realtà nella quale trasmuterà la sua sostanza essenziale, abbandonando la forma che lo rendeva schiavo. Solo allora l’iniziato potrà cominciare a vivere poiché la Morte l’ha resuscitato.
Poiché morire significa aver vissuto realmente. E’ morendo in vita che si supera la paura della morte fisica. E’ un processo omeopatico.  Poiché le cellule di chi è morto restando in vita, hanno già acquisito l’informazione dell’immortalità.  E’ un processo irreversibile, di libertà, che porta l’uomo dal cerchio esterno della ruota al suo asse centrale, fino a giungere al motore che la fa girare.

Ogni essere finchè sarà soggetto alle leggi cosmiche e universali, sarà mortale. Continuerà a vivere e morire passivamente nel ciclo delle reincarnazioni, senza prendere parte attivamente al progetto universale, né sarà mai realmente libero.

La mortalità dell’essere è l’incapacità di far propria la Morte, permettendo, quindi, alla Morte di farlo suo.

Ci sono uomini che muoiono chiudendo gli occhi ed altri che lo fanno aprendoli.

Lo stesso Gesù per vincere la morte si è calato in essa, l’ha resa sua sposa e, unendosi a Lei l’ha resa Madre: penetrando nel suo ventre e, inondandola di Luce, ha generato in Essa il suo nuovo corpo di Gloria.

Un amplesso è una morte che genera Vita.

Chi affronterà la Morte nell’acqua sarà vinto da essa, ma chi l’affronterà nel fuoco la vincerà.

Un uccello leggendario è il simbolo di tutto questo. L’Araba Fenice, l’uccello che sale da Oriente, si getta nel fuoco e, diventando cenere, dalle sue stesse ceneri risorge a nuova vita.

Il battesimo di fuoco rende l’uomo immortale. È con il fuoco, che i metalli vengono sciolti e ricomposti sotto forma di oro. La Morte è una fase alchemica in cui il fuoco della volontà scioglie le catene che tengono l’uomo legato ai vizi, alla schiavitù dei dogmi e del proprio ego.  Il Fuoco crea il deserto portando l’anima ad una morte apparente. Ma è nel deserto che tutto si trasmuta:

“Io sono voce di uno che grida: nel deserto preparate la via del Signore” Gv 1,23.

Così Giovanni ci indica la via da percorrere.

Nel deserto avviene la putrefazione, lo scioglimento dai gioghi planetari. E’ lì che l’uomo si ritrova solo, nudo ed indifeso davanti alle grandezza dell’Universo. Solo, guarda in se stesso ed incontra la Morte. La guarda, l’ascolta, mentre il corpo comincia a perdere sempre di più la sua sensibilità fino a non percepire niente altro che il nulla, il vuoto, fuori e dentro di sé. E’ in questo vuoto che l’uomo perde se stesso e abbraccia l’intera Vita.
Diventa la stessa Morte.
Diventa la Porta attraverso cui passa tutta l’esistenza.
La Porta tra i mondi.
In entrata e in uscita.
Da una dimensione ad un’altra.
Ogni cosa è in lui e lui in ogni cosa.
Viene inondato dalle alte vibrazioni universali e torna al fuoco originario. 
In quel Fuoco lo spirito ricontatta la Sorgente per poi riprecipitare nel quaternario vibrando in maniera più elevata, invaso dalla Luce della Verità.

La Resurrezione è la realizzazione dell’Iniziato che può finalmente togliersi la benda dagli occhi, poiché non ha più bisogno della fede in quanto vede tutto ciò che E’.
Vede tutto con i tre occhi riuniti.
L’occhio del Padre.
L’occhio della Madre.
L’occhio del Figlio.

Il Padre è la Vita,
La Madre è la Morte, Principio e Fine, che dà la vita e la toglie.
Il Figlio è la Resurrezione.

TANATOS-ATANATOS (LA VIA DEL RISVEGLIO)ultima modifica: 2013-11-10T17:22:00+00:00da mikeplato
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