IL PENSIERO DI LANZA DEL VASTO

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Insegna al tuo corpo a morire camminando. Insegnagli passo a passo la natura di ogni cosa che è di passare.Che ogni cosa desiderabile dica ai tuoi occhi: tua non sono.

Se la vita non è la ricerca di una verità nella quale si arresti e si compia, allora è un errore, ed ogni suo passo la moltiplicazione dell’errore.

Non è giunto colui che cammina. Il pellegrino non è un saggio, non è un santo. È un amico della saggezza, un amante della santità.La verità che tu cerchi non sta al termine del cammino. Sta dapertutto. Sta in te. Te stesso cerchi, o pazzo. E vai a cercarti lontano! Infatti il mio corpo che si trascina nel mondo esterno ignora la verità che la mia intelligenza ha visto. Voglio mettere i piedi nei passi del mio pensiero, voglio tastare con le mani ciò che sa il mio sapere, voglio pesare il mio peso sulla terra promessa delle certezze spirituali.Va, pazzo! mettiti dunque in marcia con tutta la tua vita. E la strada faccia cantare il tuo corpo di canna secca e le tue gambe di vento.

Non aiutare gli altri. Sarebbe voler fare più di Dio, il Quale li lascia arrabattarsi e peccare con comodo. Aiutali ad aiutarsi.

Sforzati di fare ciò che nessun altro sa fare.

Fuggi dalla città se la vita e la sostanza sono quello che cerchi. Ripugna dal mescolarti con la moltitudine di quelli che non cercano altro che sfuggire a se stessi.

Vi è gente a tal punto consumata dalla folla che non ha più viso. Vi sono donne logorate dalla meccanica degli anonimi connubi.

L’uomo è un angelo decaduto. Ma l’uomo di città è un animale snaturato. Dove corri, uomo di città, piccola belva dalle unghie rosicchiate?

Chi ha doveri di famiglia, chi legami d’affetto, chi debiti d’amore, chi ritegni di decenza, chi scrupoli di pregiudizio, chi impegni d’onore e chi di vanità. Non potrebbero, a quel che pare, liberarsi se volessero. Ma se potessero non vorrebbero. Giacchè i loro desideri sono impegnati nelle cose.

Se la tua preghiera è domanda, non domandare per ricevere bensì per purificare il tuo desiderio. Piuttosto prega Dio che Egli ti purifichi da qualsivoglia desiderio. Si, prega per non domandare ma per render grazie e cantar gloria. Prega per prender parte alla crecita degli alberi, all’ondeggiar delle foglie nel vento, al volo degli uccelli nel giorno, alle gesta dei pianeti illustri, all’estasi degli astri stabiliti per sempre nella verità.

Chi non muore per qualcosa, muore per niente.Ragion per cui ritengo che sia più saggio osare.

La morte è un assurdo: ciò che è non può cessare di essere. Eppure morremo: perchè questa vita non è il nostro essere, bensì il difetto del nostro essere.

Tu sei quel che vuoi, tu sei quel che pensi: vale a dire sei l’una o l’altra cosa. Se pensi: sono corpo, andrai dove vanno i corpi: sottoterra. Se vuoi essere l’anima tua, vivrai nelle acque vive della sorgente.

Sei libero di scegliere tra tale e talaltra catena di azioni saldata a tale fine, ed anche tra un fine e un altro fine. Il che non t’impedisce di esse incatenato e finito. Libero è chi va scilto da ogni fine. Chi agisce come non agendo.Chi ha per fine la perfezione del fare. L’atto di questi fende il mondo come un lampo di onnipotenza.

Solo è dolore il dolore subito.I dolori che l’uomo s’impone come prove ed assaggia, perdono senz’altro il loro orroree il loro veleno. L’uomo che sa imporsi il dolore, sa imporre limiti ai dolori che subisce, prenderne possesso o svincolarsene.Quanto all’uomo che per grazia d’amore si assume i dolori altrui, questi abolisce i suoi, si libera dal peccato, insedia il travagliato cuore in una gioia austera e duratura.

La pena distrugge il delinquente, ma non distrugge il delitto.Il rimorso rode il cuore ma non intacca la colpa.È vano voler che ciò che è stato fatto non sia stato fatto.Solo Dio lo può, che trasse ogni cosa dal nulla. Perciò dunque, penitente, confessa i tuoi peccati e rendi grazie a Dio che ti fa grazia.E poichè è tuo dovere credere che non esistono più, impedisci al loro ricordo di travagliarti.Lavora invece su te stesso per strappare le radici di passione donde il peccato potrebbe ributtar virgulti.La penitenza non ti punisca: ti corregga.Ascesi non è pena, bensì esercizio.

Se non t’inoltri su questa via con animo pieno di aneliti, di speranza e di giubilo,sappi che non sei atto a percorrerla e vattene a sguazzare altrove.
Sì, profumati la testa quando digiuni e se soffri tieni a mente che il soffrire è una grazia; e se piangi rammenta che beati sono quelli che piangono e sii felice di una felicità difficile.L’Ascesi è una Gaia Scienza.Esercitati come il musico sullo strumento suo. Quando saprai suonare, le tue corde tese daranno una musica pura e continua intitolata: perfecta letizia. E non sarai più uno di quelli che domandano con inquietudine se vi sranno ricompense dell’altro mondo per i giusti.

Se desideri la donna, non sei che un uomo. Se non sei che un uomo, sei la metà di un uomo. Ma se sai viver solo, sei uomo e donna e coppia e uno. L’amore ti appartiene e non può tradirti. La gioia ti appartiene come il rosso al rubino.E questa festa in cielo e sulla terra, e queste musiche nel vento rendono testimonianza degli sposalizi silenziosi.

Ogni uomo racchiude nel proprio corpo suo padre e sua madre legati assieme e testimoni l’uno dell’altra. Senonchè il padre rinchiuso in questo corpo d’uomo, ritrova il suo membro virile al solito posto e può volgersi alle donne difuori, mentre la madre resta reclusa in lui per forza e implacabilmente gelosa. Guardati dall’incontinenza, per tema di offendere la santa madre interiore.

La castità è il cimento che si addice ai forti. Solo essi l’affrontano vittoriosamente.Per un santo che castità porta all’estasi, quanti sono i deboli che essa condanna all’aridità, all’acrimonia, all’angoscia, all’ossessione. La castità non ti sia costrizingimento ma liberazione. Non sia una ripugnanza contro natura, irragionevole quasi quanto la sodomia e la dissolutezza. Sii libero vale a dire distaccato e non attaccato all’astinenza nè contratto nel rifiuto o irrigidito nella ritrosìa.E scarta l’assurda credenza che questo membro magico e creatore, antenna del settimo senso, ti sia stato dato affinchè tu ti strugga a disprezzarlo e ti sforzi a non farne uso.

La mia semenza mi prude. Mi rode dentro. Perchè debbo trattenere a mio tormento ciò che mi fu dato per esser dato nel gaudio? Che? Sei dottore in Israele e non sai queste cose? Non sai dunque che devi rinascere? Come? Son grande, barbuto, membruto, e dovrei rientrare nel ventre di mia madre? Il potere di generare è in te, Nicodemo, e l’Elisir di vita. Non cercare altrove la semenza. Non spargerla al difuori. E vivi, tu stesso, tu, figlio di te stesso.

Preghiera del venerdì:
Signore, sii il mio pane di oggi,la sorgente della mia forza, mia fame, mia sete, mio desìo e mia gioia.Difendimi da ogni amore che non sia amore di Te.Liberami dalla mia natura.E prendi il mio posto in me, Signore.

IL PENSIERO DI LANZA DEL VASTOultima modifica: 2014-02-16T08:39:21+00:00da mikeplato
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