OSSERVAZIONI SULLE CLASSI SOCIALI

Intervista a Raphael
Il Centro Paradesha

quale-democrazia-libro_54799Di seguito, le illuminanti risposte date da Raphael su alcune domande cocernenti le classi sociali, tratte dal libro Quale Democrazia? – Edizioni Asram Vidya, libro che consigliamo vivamente per la sua attualità vista la particolare situazione mondiale che l’umanità sta vivendo.

D (Domanda) – Mi considero un “rivoluzionario” e ho combattuto, e combatto, per due motivi: per il superamento delle classi sociali e, di conseguenza, per eliminare lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo. Ora le chiedo: secondo la Filosofia dell’Essere è una lotta giusta quella che sto attuando?

R (Risposta) – Dunque, superamento delle classi sociali e dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo; possiamo aggiungere lo sfruttamento dell’uomo anche nei riguardi della natura. Sono tutte verità sacrosante. Dovremo applicare la Filosofia dell’Essere ad aspetti particolari e contingenti, ovvero a determinate modalità di vita. in ogni modo, per comprendere meglio quanto diremo, dobbiamo partire da due punti di riferimento:

1 A che livello può veramente attuarsi il superamento delle classi, se non si vuole cadere nell’utopia o essere manipolati dal Prìncipe?

2 Qual è la modalità operativa con cui attuare l’unità della vita e la vera uguaglianza?

Lei pensa che possiamo considerarci uguali solo perché vestiamo tutti nello stesso modo, usiamo uno stesso linguaggio, abbiamo lo stesso tipo di casa e ci denominiamo tutti dottori, contadini o operai? Lei crede che l’uguaglianza dei sessi si ottenga indossando un vestito unisex? Lei pensa che dandoci tutti del tu, accorciamo veramente le distanze?
Se vogliamo riconoscerci unità, uguali tra uguali e, direi di più, in identità, a quale livello del nostro essere dobbiamo guardare? In una società di “io” è mai possibile instaurare la libertà, la fratellanza e l’uguaglianza? Uguaglianza significa considerare l’altro come me stesso, e fratellanza considerare me e l’altro come effetti della stessa Causa. Ma tutti voi credete che in una società in cui si ha il culto dell’io, o del semplice corpo-funzione-glandola, si possa instaurare un giusto rapporto e l’armonia interindividuale o interegoica? Pensare di trovare l’amore nell’egoismo e la pace nella guerra? E poi, come possono essere uniformati i diversi bisogni, desideri, istanze istintuali, sentimentali, intellettive? In che senso si può uniformare il quoziente di intelligenza degli individui? In che senso si possono uniformare le attitudini, le capacità espressive e le motivazioni caratteriali degli esseri? Sul piano del sensibile non può esserci uguaglianza. Certo questa esiste, anzi esiste qualcosa di più, esiste l’identità di tutti gli enti esistenti. La Vita è una, e vi è un solo Princìpio, un solo sommo Bene, un solo Essere. Però, non è certo a livello dell’io sono io e tu sei tu che si può trovare l’identità coscienziale, oppure la consapevolezza che noi tutti siamo gocce dello stesso oceano. Per uscire dall’egoismo capitalista individuale o statale, che dir si voglia, dobbiamo uscire dal mondo dell’io. Lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo potrà morire quando morirà il mostro del desiderio, dell’egoismo, del “tu sei tu” e “io sono io”. La via dell’io è via d’ingiustizia, d’intolleranza, di non libertà e di non fratellanza, qualunque filosofia esso possa seguire (Cfr. “L’io empirico” in La Triplice Via del Fuoco di Raphael). Se vogliamo, dunque, instaurare una società in cui la Libertà, la Fratellanza e l’Uguaglianza vivano veramente, dobbiamo fare una radicale rivoluzione di coscienza e rettificare prima di tutto in noi il guasto che inconsciamente o consciamente abbiamo prodotto; dobbiamo, in altri termini, modificare le cause non gli effetti. Senza questa rivoluzione, ogni altra rivoluzione è falsa rivoluzione. Secondo Platone lo “Stato ideale” e perfetto dobbiamo realizzarlo prima di tutto in noi stessi. Là dove non v’è una perfezione interiore non può esserci altresì una perfezione esteriore. L’aspirazione dell’uomo è quella di riconoscersi fratello tra fratelli e uguale fra uguali. Il trinomio libertà, fraternità e uguaglianza è insito e scolpito nella natura stessa dell’essere. Anche nei vostri cuori sento che palpita, incute rispetto e propone aspettative, e ciò mi rallegra perché un cuore che non sappia vibrare all’unisono con certe verità fondamentali non può iniziare un dialogo con se stesso. non si può abbracciare l’Essere fugando il mondo del divenire o disconoscendo certi problemi che sono inerenti a quanti ancora sono nel mondo delle apparenze. C’è qualcuno che ha meditato su quali livelli può attuarsi la fratellanza e l’uguaglianza? (Cfr. “Fratellanza” in Fuoco di Risveglio di Raphael).

D – Per me è un fatto scontato che a livello di coscienza differenziata non può esserci né uguaglianza né fratellanza né, aggiungo, amore vero. Ho avuto un ripensamento nei riguardi del mio credo politico quando ho visto un gruppo di persone intente a lavorare pochi ettari di terra con un sacrificio, una fratellanza, un’unità e un amore che mi hanno, appunto, fatto mettere in discussione la mia visione politica alquanto guerrafondaia. Mi hanno fatto toccare con mano come l’individuo può vivere con poco, come si può amare se si abdica all’io orgoglioso e pretenzioso, come ci si può inserire e accordare con la natura, e come si può persino combattere a fondo la società industriale, causa di alienazione e di capitalismo. Voglio dire, in questa “comune” ho riscontrato l’esistenza di libertà, fratellanza e uguaglianza, oltre a un intento preciso di voler abbattere il mito della società tecnologica e capitalistica con un tipo di rivoluzione che io non conoscevo. Capisco anche che quel tipo di rivoluzione molti la detestano perché rimane loro più facile impugnare un’arma carichi di odio e di vendetta.

R – Sì, comprendo. Può darsi che queste persone, di cui ha parlato, senza saperlo applicassero la Filosofia dell’Essere. In ogni modo, v’è, credo, un livello esistenziale che può superare ogni tipo di ingiustizia, di disuguaglianza sociale, ed è di ordine sovra individuale. In questa dimensione gli esseri possono incontrarsi, comprendersi e amarsi. In questa dimensione si può riconoscere l’oggetto come simbolo di potenza. D’altra parte, il nostro precedente interrogante ha parlato di superamento di tutte le classi; ciò implica che nessuna singola classe deve arrogarsi il diritto di sopprimere le altre, diversamente che genere di superamento può aversi? Questo ci porta a concludere, alla luce della nostra Visione, che solo con l’attuazione del Princìpio unico si può incarnare quell’unica razza senza distinzioni e senza classi chiamata Hamsa dalla Filosofia dell’Essere.

“Schiavi e padroni non potrebbero mai diventare amici, né lo diventano incapaci e valenti portati, con pubblico decreto, allo stesso livello di onore e considerazione; l’uguaglianza fra ineguali diverrebbe ineguaglianza se non ci fosse un criterio di giusto limite. Per questi due fattori gli stati pullulano di sedizioni. È vera infatti l’antica sentenza che l’uguaglianza genera la concordia, è un detto molto giusto e conveniente; ma quale sia mai l’uguaglianza che può far ciò non essendo molto chiaro, ciò ci lascia molto perplessi. Ci sono due specie di uguaglianza, hanno lo stesso nome, ma nei fatti sono quasi l’una contraria all’altra per molte ragioni; l’una può introdurla ogni stato e ogni legislatore, nella distribuzione degli onori e delle cariche; è uguaglianza per misura, peso, numero, e nelle suddette distribuzioni si può regolarla con un sorteggio. L’altra, la più vera e l’ottima uguaglianza, non a tutti è così facile vederla. Il discernerla appartiene a Zeus, agli uomini viene in soccorso sempre in misura minima, ma per quanto ciò si dà negli stati e negli individui è sempre fonte di ogni vantaggio. Dà di più a ciò che vale di più, meno a ciò che vale di meno, dà a ciascuno dei due ciò che ad esso spetta secondo il suo valore naturale, e così sempre attribuisce più grandi onori a chi è più grande per virtù, e a chi è nella condizione opposta per virtù ed educazione ciò che conviene a questi, così come lo dà agli altri, e nella giusta proporzione. E infatti per noi anche ciò che è politica è proprio questa giustizia; e dobbiamo, Clinia, anche ora tendervi e fondare lo stato che nasce, gli occhi fissi a questa uguaglianza. Chi ne fonderà un altro deve dare le leggi con questo stesso obiettivo e non in funzione di pochi tiranni, o di uno solo, o di qualche forza popolare, ma sempre della giustizia; questo è ciò che or ora si disse quell’eguale dato ai diseguali che a ciascuno spetta per natura, nei vari casi (Platone, Leggi: VI, 757 a-d. Laterza, Bari)”.

D – Molti preferiscono fare la rivoluzione fuori di piuttosto che in se stessi, perché questa risulta più difficile e più frustrante per l’io. Uccidere o opprimere gli altri è facile, uccidere i propri nemici interni è difficile. L’io astutamente segue sempre la via utilitaristica e dell’autoaffermazione. Penso sia questo il motivo per cui quel trinomio di cui ha parlato poc’anzi è stato sempre tradito.

R – È anche per questo che cambiano solo le strutture, i governi, le denominazioni delle organizzazioni; ma non è col semplice cambiare vestito che possiamo trasformare la coscienza. Lo Stato perfetto è quello in cui l’autoritarismo oligarchico è abolito e l’individuo può vivere nell’accordo e nella cooperazione con i propri simili. Ciò implica lasciarsi guidare dal di dentro della propria consapevolezza, consapevolezza però risvegliata alla realtà dell’unicità della vita. Solo con un ordinamento che miri a educare l’istinto, il sentimento e il pensiero è possibile realizzare lo Stato perfetto. Secondo Platone, lo Stato è l’incarnazione della suprema Giustizia; esso riflette in sé quell’intrinseca armonia che regna nell’ordine universale (Cfr. “Giustizia” in Fuoco dei Filosofi di Raphael). (…)

OSSERVAZIONI SULLE CLASSI SOCIALIultima modifica: 2014-05-07T17:17:24+00:00da mikeplato
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