EBREI, SIONISTI, GIUDEI: SERVI CAMERAE REGIS! (SERVI CURIAE) (HOFJUDEN)

Traduzione di Hans Skandergag

“Con lo sviluppo di un’economia di scambio in Europa, la crescita delle città e del settore corporativo, gli ebrei sono progressivamente eliminati dalle posizioni economiche che avevano occupato precedentemente. Il monopolio commerciale degli Ebrei declinò in relazione a quanto i popoli si erano sviluppati per far fronte al loro sfruttamento. A partire dal XII secolo, si assiste, nell’Europa occidentale, a uno straordinario diffondersi di questa nuova attività fra gli ebrei: l’usuraio è di norma un ebreo. Se durante il periodo precedente “Ebreo” era sinonimo di “commerciante”, ora comincia sempre più ad essere identificato con “usuraio”. Gli ebrei prestano denaro un po’ a tutti: ai governi per i loro eserciti e le loro funzioni, ai nobili per i loro lussi, ma anche alle classi più modeste, artigiani e contadini e perfino alle abbazie e ai conventi. In tutta Europa, la loro condizione sociale è quella di “servi della corte del re” (“servi camerae regis”); secondo la legge inglese, erano considerati parte integrante dei beni del sovrano; Per legge, gli ebrei potevano soltanto esercitare taluni mestieri manuali, quali quelli dell’artigiano (fabbro, sarto, muratore, tessitore, vasaio, ecc.), alcune occupazioni del settore terziario (osti, librai, scrivani, ecc.), ma non potevano svolgere alcuna libera professione, salvo quelle di medico, prestatore di denaro, coniatore di monete e importatore di spezie. Bisogna ammettere che, per gli ebrei più ambiziosi e intraprendenti, la scelta era proprio limitata: o medici o usurai. Un motivo ulteriore per praticare l’usura era il non essere cristiani, poiché infatti non erano toccati dal divieto della Chiesa. Essendo però vietata per un ebreo la pratica dell’usura ad un altro ebreo, le attività economiche di questo tipo degli ebrei si sono rivolte alle altre comunità. Si è così sviluppato all’interno della comunità ebraica un senso di fratellanza e di solidarietà da opporre alle altre comunità in modo da rendere l’unità del popolo ebraico possibile. Gradualmente si venne a creare uno spazio chiuso in confini applicabili ai soli ebrei: il ghetto.”

“Comincerei con un rapido sguardo all’antichità. In età romana imperiale l’insediamento ebraico è concentrato nelle città commercialmente più importanti, è qualitativamente affine a quello di altri popoli, e non soffre di condizioni d’esistenza patologiche specifiche, che inizieranno a configurarsi non prima del momento in cui il cristianesimo diviene religione di stato. Tale momento possiamo assumerlo come terminus a quo per la nostra veloce disamina. Tra il IV ed il VI secolo in Italia gli ebrei non appaiono per nulla confinati nell’usura; anzi, sono spessissimo agricoltori, ma prevalgono comunque tra loro le funzioni mercantili; e ciò avviene nelle regioni meridionali e insulari Campania, Puglia, Sicilia, Sardegna, oltre che a Roma e nella Tuscia. Si nota una vera e propria rete di mercanti che sfruttano il sistema di relazioni mediterranee in cui i popoli della Palestina si sono mostrati maestri sin dal III secolo AC. Tale rete sarà ideologicamente rafforzata dal sentimento di coesione interna di popolo, corroborato sopratutto, con gli ebrei, dal potente meccanismo di autoidentificazione costituito dalla fede monoteista. Notizia di tensioni che sfoceranno in fatti sanguinosi si hanno a partire dal 519, a Ravenna all’epoca di Teodorico. Il legame istauratosi sin da allora tra gli ebrei e la corte è singolarmente indicativo. Mentre i sovrani avevano un atteggiamento di tutela nei confronti dell’elemento ebraico, il clero ed il popolo ne avevano uno del tutto diverso: l’atteggiamento della società cristiana appare costantemente ostile. Ciò è vero sopratutto in Italia settentrionale, ove pure la presenza ebraica è tenuissima rispetto al Meridione, e spesso limitata al rapporto coi regnanti. E’a Pavia, verso l’VIII secolo, alla corte longobarda che sono attestate le prime transazioni di natura finanziaria che vedono implicati ebrei. Assai più tardi il Barbarossa porta con sé ebrei tedeschi con il compito di sopperire ai bisogni finanziari delle sue spedizioni e della corte in genere. Tra questi due periodi vi è – se non il vuoto – una grande difficoltà di ricostruzione storica della presenza ebraica. Non sarà a questo punto inutile spendere due parole sulle motivazioni storiche per cui agli ebrei toccò, nell’Occidente cristiano ed a partire da un periodo dato, occupare in rilevante misura il ruolo di feneratori. Secondo il diritto comune medievale, la condizione giuridica particolare connessa al loro credo faceva degli ebrei dei cittadini allogeni, a vario titolo incistati nella societas christiana, ma ad essa non assimilabili. Essi erano da un lato discriminati in tutta una serie di possibilità, mentre dall’altro erano titolari di diritti speciali, percepiti come privilegi (e talvolta oggettivamente considerabili tali). Ciò li rendeva invisi al resto del popolo, ai cristiani, mentre quasi sempre non erano che uno strumento raffinato di dominio da parte del sovrano centrale. In particolare, assai spesso gli ebrei non erano soggetti alla giurisdizione del signore o del comune, del suzerain per dirla con termine francese, ma piuttosto erano sudditi del sovrano (del souverain), imperatore o re che fosse, o ancora feudatario di rango superiore, o per finire papa. In questo senso non erano cittadini, ma protetti ed in un certo senso proprietà, dell’impero (servi camerae regis), del papato (juifs du pape, in Provenza), o del reame (juifs du roi, in Francia), o del ducato, o della contea, e quasi mai della città o del borgo. L’ebreo insomma sino ad un periodo molto recente della storia d’Europa vive sulla propria persona individuale e collettiva la contraddizione tra lo jus gentium (una forma di diritto personale risalente al diritto imperiale romano) e lo jus loci (diritto territoriale, forma più moderna, affermatasi definitivamente a partire dalla Rivoluzione francese). La situazione di provvisorietà che derivava da tale condizione giuridica (che li esponeva con effetti catastrofici all’avversione tanto del potere locale quanto dei suoi sudditi, per non parlare delle gerarchie ecclesiastiche) faceva si’ che gli ebrei fossero portati a specializzarsi sopratutto in attività intellettuali o commerciali particolari, che avessero la possibilità di esser movimentate velocemente. Ad esempio, l’attività medica, nel campo intellettuale; oppure l’attività di prestito di denaro, su pegno o meno, nel campo economico. E’ il momento di un altro breve excursus. Il prestito del denaro, o meglio la sua compravendita, è un motore fondamentale dell’economia; la sua forma specifica prima dell’età moderna, l’attività feneratizia, cioè di prestito su pegno, è fondamentale per l’economia medievale. Essa anticipa quella bancaria, e si configura come usura (nel senso moderno del termine) nel caso le condizioni del prestito siano particolarmente giugulatorie, per interesse alto, per durata del mutuo, per forma di liquidazione del pegno, ma anche in relazione all’operatore della domanda. In altri termini, se a chiedere un prestito è una famiglia che si servirà del denaro mutuato per la vita quotidiana, è un conto, ma è diverso se è un’impresa (artigianale o commerciale, piccola o grande) che abbisogna di numerario per la propria attività. Ancora: è un problema diverso se chi chiede denaro lo fa per necessità di sussistenza o addirittura di sopravvivenza, oppure per l’ampliamento del consumo o per investimenti d’impresa. Il discorso poi cambia del tutto se il mutuo è richiesto da un’autorità, come il signore, magari per l’esigenza di battere moneta, come avviene per i Pico a Mirandola, che sono tra i migliori clienti dei banchieri Castiglione, di origine mantovana; oppure il comune, magari per attrezzare un’opera pubblica, come avviene nel 1469, quando il Consiglio generale di Cesena stipula un mutuo con Salomone di Olivuccio del Pozzetto per effettuare migliorie al Porto Cesenatico; ma anche la chiesa, come a Scandiano nel 1488. In quest’ultimo caso per la verità si tratta di un finanziamento attuato dal rettore della chiesa locale (Leonardo Bertolotti), che deposita 106 fiorini ad un anno presso Bonaventura di Leuccio da Modena: si tratta evidentemente del deposito di 100 fiorini al frutto occulto del 6% annuo. Sarà utile precisare subito che queste tre entità signore – comune – chiesa sono i più importanti clienti dei banchi ebraici, e non i cittadini poveri che ricorrono al piccolo prestito su pegno. E’ comunque assai difficile definire con chiarezza dove finisce il prestito, attività funzionale all’economia, poiché mette in circolo capitali e stimola domanda e produzione di beni, e dove comincia l’usura, attività nociva per l’economia, che al contrario sottrae risorse, concentrandole nelle mani degli strozzini, intesi come coloro che fanno un fine in sé dell’accumulo, e non della valorizzazione del capitale mediante la circolazione. A seconda della congiuntura economica, del resto, in certi casi i banchieri stessi non sfuggono al meccanismo della trasformazione del prestito in usura, che è dettato non dalla malvagità, dalla perfidia judaica o dalla usurariorum iniquitas, (così prossime alla haeretica pravitas) che i francescani minoriti imputavano ai feneratori, ebrei che fossero o meno, quando andavan predicando la fondazione dei monti di pietà. Inoltre l’estrema frammentazione delle economie, dei sistemi politici, della società tardomedievale e moderna rendeva rischiosissima l’attività del prestito, e questo ovviamente contribuiva ad elevare il tasso di interesse, che oltre a tutto era differenziato in modo abnorme. Se a Todi o Perugia non destava scandalo il tasso spaventoso del 40 o 50% annuo, a Carpi i tassi di interesse variano da un massimo del 25% ad un minimo, per le piccole cifre inferiori a 10 soldi, del 15%. Torniamo a noi. Il feneratore ebreo contraccambia l’ospitalità, la possibilità di domicilio per sé ed i suoi, un certo variabile livello di sicurezza, con l’assicurazione della disponibilità costante di numerario per le esigenze dell’economia, che di solito vengono mascherate con la necessità di aiutare la povera gente. Ad esempio nei capitula concernenti il primo insediamento ebraico attestato negli stati estensi, in particolare a Modena nel 1398, si legge che Guglielmo di Musetto da Fermo puòfenerare a patto che “quotidie pecunie possint sub decentiore precio per indigentes facilius et comodius reperiri”. Il decentius pretium, prezzo più decente, non sarà maggiore del 30% annuo. Si tratta di patti tra collettività locali che mediano tra gli interessi economici cittadini rappresentati nelle strutture politico-amministrative. Ma di pari passo con la ristrutturazione del potere avvenne un mutamento decisivo quando verso la II metà del Quattrocento i signori, comprendendo la funzione insostituibile della finanza ebraica nell’organizzazione del potere sottrassero definitivamente ed in modo irreversibile alle comunità locali l’esclusività di trattare comune per comune, caso per caso, coi feneratori le condizioni del prestito, stabilendo invece rapporti diretti tra gli ebrei e le proprie corti. Proviamo a leggere questo schema in una situazione specifica. A Carpi dove i documenti attestano che il problema del credito é fondamentale sin dal 1353, inizialmente non ci sono ebrei. Negli statuti di quell’anno non veniva fissato un limite all’interesse del mutuo, mentre lo era per i depositi, la cui remunerazione non poteva eccedere il 15% del valore effettivo8. Pochi anni dopo, nel primo quarto del Quattrocento, la città é molto più ricca, vi sono 8 corporazioni, il credito è regolamentato in modo più rigido e lo esercitano ebrei: il primo ad apparire è Elia di Manuele da Portaleone e poi la moglie Stella da Spoleto, la cui famiglia svolgerà le funzioni bancarie a Carpi per circa un secolo; infatti dal 1435 i banchi son 2, dei suoi fratelli Moisetto e Davide da Spoleto. Il figlio di quest’ultimo, Daniele, sarà il banchiere di fiducia di Marco Pio, col quale ricontratterà i vecchi capitoli su basi assai convenienti nel 1488; suo figlio Isacco a sua volta sarà il banchiere di Alberto III di cui seguirà le sorti, concludendosi colla fortuna della signoria dei Pio quelle dell’impresa finanziaria familiare dei da Spoleto. E’ ovvio che il rapporto privilegiato che un signore instaurava con un banchiere ebreo innescasse una dinamica perversa in cui il risentimento delle élites dirigenti locali (sto parlando di coloro che esercitavano il potere amministrativo, i notabili, in genere non legati da vincoli di parentela con la famiglia signorile) era destinato a saldarsi con quello popolare, non diretto verso il potere centrale, ma verso i protetti dal potere signorile, quegli stessi feneratori dall’attività accomunata a quella disprezzata dell’usura, che talvolta era effettivamente praticata. Noteremo di passata che a misura che procede e si consolida il processo di insignorimento, di appropriazione cioè del potere politico da parte di nobili di antica o recente schiatta, le classi subalterne conoscono un processo inarrestabile di impoverimento. Prima di tutto i contadini, poi le plebi urbane, ed infine gli stessi ceti produttivi cittadini subiscono insomma il trasferimento della disponibilità di ricchezza dalle loro mani in quelle di ristrette élites dirigenti, fino alla catastrofe economica che nella seconda metà del Cinquecento cadrà sul territorio italiano, a causa del fondersi insieme dell’effetto dell’inflazione importata dalle Americhe con la dislocazione verso l’Atlantico delle vie di traffico, ed inoltre della perdita delle libertà politiche con la cappa soffocante della Controriforma, tutti fenomeni macrostorici suggellati dal disastro rappresentato dalle guerre di religione. Mentre si preparava tale clima politico-economico, dalla II metà del XV secolo si inserisce nel panorama sociale dell’Italia centrosettentrionale la predicazione dei minoriti francescani, sotto l’impulso di Bernardino da Feltre che tanto larghi successi mieté a livello popolare e che scavò, rendendolo più profondo ed in un certo senso incolmabile, un fossato di odio tra le folle cristiane e le minuscole entità ebraiche. Ricapitolando, dopo le dominazioni gotica, longobarda e franca (sotto cui sembra diradarsi il popolamento ebraico, e dico sembra, poiché è quello che risulta dai documenti, assi scarsi per l’epoca)11 il reinsediamento ebraico in Valpadana è lento. Le tracce più sensibili si hanno a partire del tardo XIII secolo; con afflussi da ovest (Provenza) nord (ashkenaziti della valle del Reno) sud (Roma). L’arrivo dalle direttrici Ovest e Nord si intensifica in modo determinante a partire da dopo la grande pandemia del 1348-50. L’ebreo – gli ebrei – nella Provenza (soggetta all’autorità papale) ma soprattutto in Francia e nei territori di Germania sono scelti come valvola di sfogo anzi vittime sacrificale contro una malattia che colpisce in massa l’insieme della società, e si configura quindi come un castigo di Dio, dai contorni e dalle cause misteriose, e dagli effetti devastanti. Proprio la misteriosità della catena infettiva (solo dall’ottocento se ne conosce l’articolazione batterio-pulceratto-uomo) induce a cercare colpevoli tra chi è portatore abituale di mistero: l’ebreo, coi suoi riti e la sua lingua incomprensibili. Sono numerosi gli scampati ai massacri che si dislocano verso est, a formare il popolamento ebraico orientale di lingua yiddish; a noi interessano quelli che si spostano verso sud; verso la Valpadana per l’appunto. Si incontrano con quelli che provengono dai territori papali del Lazio, delle Marche e delle Romagne, che si muovono per motivi fortunatamente del tutto diversi, almeno fino a tutto il Quattrocento, e cioè per l’espansione del sistema creditizio richiesto dalla fortunata congiuntura economica di cui gode l’Italia del XV secolo. Ma c’è anche il fatto che i feneratori cristiani, già trasformatisi in banchieri strictu sensu, vuoi per motivi eticoreligiosi, vuoi per ben più concreti motivi di potere (nel duplice senso, economico e politico) vanno dapprima differenziando, quindi abbandonando l’attività finanziaria. Il banchiere cristiano infatti si configura sempre più come un cambiatore, uno che preferisce “stare sul cambio”, piuttosto che sugli interessi. Questi ultimi consentono di trarre profitto dal tempo, cosa che la teologia condanna; il cambio invece gioca sulle differenze di luogo e di moneta, fatti concreti anzi materiali che non intaccano le norme canoniche. Chi opera sugli interessi sono i banchi privilegiati. Si tratta di persone o società percettrici di un interesse autorizzato, formalmente vietato alle banche operanti su lettere di cambio, attività prevalentemente cristiana. Sono gli ebrei a prevalere nella banca operante dietro privilegio, nel senso di deroga per i soli non cristiani al divieto canonico dell’usura.14 Ecco come mai lentamente si assiste a tale specializzazione, quella del prestito (su pegno o chirografico), concentrata nelle mani degli ebrei, in tutta l’area centrosettentrionale italiana. Prima non c’erano ebrei? No, non ce n’era bisogno: nel senso che le attività tipiche degli ebrei erano occupate da altri, persone e gruppi sociali identificabili magari con città o regioni intere. Gli ebrei dunque si insediano in modo precario, sulla base di capitolati di intesa che prevedono il diritto di domicilio ma non di cittadinanza: sono infatti soggetti ad una tassazione particolare – la tassa de judaeis – separata ed alternativa a quella degli altri cives. Tale diritto è condizionato al ruolo sociale-economico svolto, quello di feneratori e banchieri, ossia prestatori su pegno, ma anche esercenti il mutuo ed il deposito ad interesse; mantengono relazioni intercittadine ed interstatali (nella frammentazione geopolitica del tempo) che garantiscono la massima mobilità dei capitali. Quasi mai cittadini de jure o de facto, gli ebrei feneratori ed i correligionari loro collegati divenivano tutti per la via dei matrimoni e degli intrecci finanziari dei quasi cittadini di un’unica ampia entità geografica interregionale ed interstatale grossomodo coincidente con l’Italia centrosettentrionale. Si trattava di un sistema di relazioni matrimoniali fondamentale per gli operatori finanziari che collegava insieme i banchieri ebrei del centro nord, e talvolta anche del sud e di territori al di là delle alpi. Praticamente dovunque un ebreo trovava frammenti della propria famiglia, e ciò incrementava il meccanismo di tutela costituendo di fatto economicamente parlando una sorta di potere extraterritoriale. Cerchiamo di trarre qualche conclusione. Secondo certi stereotipi, si crede che il credito sia necessario là dove c’è miseria. In realtà c’e più bisogno di credito dove c’e più impresa. Questo vale anche per il medioevo. I maggiori clienti dei feneratori sono i nobili abbisognevoli di numerario, imprenditori artigiani e commercianti necessitati a procurarsi materie prime, strumenti o merci pronta cassa, in difetto di liquido per pagare i salariati, ecc. E poi i proprietari fondiari, i rentiers sottoposti ad improvvisi prelievi forzosi dalle amministrazioni o dai signori, i comuni o gli enti ecclesiastici che dovevan pagare lavori urgenti, o truppe… Non sono gli esponenti del popolo minuto che chiamano gli ebrei a fenerare; ma i signori, e comunque gli organi dirigenti cittadini, che giustificano l’incomodo con la necessità di sopperire alle esigenze popolari. In realtà sono innanzitutto le esigenze delle classi nobiliari ed imprenditoriali e delle amministrazioni ad imporre la necessità dei banchi di prestito. Va detto comunque che la prescrizione evangelica (mutuum date, nihil inde sperantes, Luca 6:35) ed i successivi approfondimenti ecclesiastici e scolastici sull’argomento avevano costruito un discredito generale e profondo verso il prestito ad interesse. L’usuraio era un peccatore e la sua un’attività odiosa: ma tutti i ceti produttivi e dirigenti erano forzati a ricorrervi. Del resto nel momento in cui veniva introdotto un limite legale (generalmente del 20%) all’interesse, il ben noto meccanismo del mercato faceva lievitare gli interessi del denaro prestato clandestinamente, o comunque illecitamente sino al 50-60%, contribuendo a rendere odiosa l’usura, a confinarne la pratica a minoranze specializzate, esecrate ed in genere allogene: i toscani, i caorsini, i lombardi. Non sarà fuori luogo ricordare che in tedesco lombardieren significa fenerare, o che banco dei pegni in polacco si dice lombard. Con la crisi di metà Trecento maturano due fatti, dialetticamente contraddittori: da un lato il discredito per l’usuraio diviene insopportabilmente pesante, anche in relazione alla peste nera; d’altra parte le ricchezze generalmente accumulate dai banchieri cristiani consentono loro di passare ad altre attività, magari infinitamente più redditizie. Il caso dei Medici di Firenze non é che il limite più emblematico di una dinamica corrente in tutto il centro-nord della penisola, ma anche in parte in Europa. Ora, se il Vangelo nega liceità al prestito ad interesse, il Talmud lo consente purché erogato ai non ebrei: è insomma a partire dal combinarsi di una situazione socioeconomica mutata e di due tradizioni religiose contrastanti che prende corpo l’ascesa del prestito ebraico e la convergenza di ebrei tedeschi e francesi verso sud, e romani verso nord. Ma vi sono alcune considerazioni specifiche da aggiungere. I motivi che orientavano a ricorrere ai prestatori ebrei erano di numerose e di tipo diverso. Punto Uno, Si evitava di far commettere il peccato di usura ad un cristiano, ed inoltre il discredito spettante all’usuraio colpiva gente già screditata perché deicida. Per questo stesso ordine di motivi l’ebreo aveva meno remore a darsi ad un’attività invisa ai più, e ciò lo portava ad essere prontamente disponibili alle chiamate del signore. Punto Due, l’ebreo prestava generalmente ad interessi più convenienti, grazie all’esperienza che gli aveva consentito lo sviluppo di tecniche finanziarie evolute, ma sopratutto perché operava in base a privilegio; inoltre il cambio che operava sul divario tra diverse quotazioni tra varie piazze era costosissimo. Calcolare il divario tra un’operazione di costo X a Firenze e costo Y a Parigi era un azzardo infinitamente più alto che il ricorso ad un interesse stimato nel tempo. A paragone col cambio, l’interesse era da considerarsi sicuro e definito. Talvolta si aggiungeva a questo il fatto che l’ebreo non operava clandestinamente, come i feneratori cristiani, e quindi rischiando meno, prestava ad interessi più bassi. Punto Tre, i signori che chiamavano ebrei a fenerare potevano profittare di un suddito proprio, extralege, e perciò fedelissimo, in quanto non integrabile nella politica cittadina. Punto  Quattro, gli ebrei erano un ottimo cespite di entrata in casi eccezionali, perché invisi teologicamente e stranieri socialmente – o comunque percepiti come entità separata – quindi ricattabili due volte con imposizioni altrimenti inapplicabili, che potevano spaziare dal prelievo forzoso alla pura e semplice confisca dei beni connessa o meno alla cacciata dai territori dello stato. Punto  Cinque, in tempi normali, gli ebrei erano dei veri e propri funzionari tesorieri del potere politico signorile. Nei suoi confronti per tutto il Quattro ed il Cinquecento gli ebrei manifestano ossequio e fedeltà, occupati come sono nei propri affari e senza radici plausibili che li spingano a partecipare alle lotte politiche. Gli Ebrei sono dunque funzionali al potere, al quale consentono finanziamenti continui; ma gli consentono anche di ampliare le riserve di numerario proprio, che affluisce nelle casse statali sotto forma di tassazioni le più varie, per pagare le quali i cittadini ricorrono costantemente ai feneratori ebrei. Punto Sei C’era un ultimo elemento, a carattere più politico che economico. Chiamare ebrei a svolgere un’attività – il prestito su pegno, e quindi l’usura – socialmente percepita con discredito consentiva di indirizzare, all’occorrenza, il risentimento popolare verso chi operava, e di deviarlo dalle motivazioni agli effetti, dai mandanti (i principi) agli esecutori (gli ebrei). In questo senso la presenza dell’ebreo prestatore era un’assicurazione per la politica del signore ma anche per la struttura ecclesiastica, che all’occorrenza poteva orientare il malcontento popolare verso entità estranee alla societas christiana, mantenendo ottimi rapporti tanto col popolo che coi principi. La condizione di separatezza del popolamento ebraico ne resterà confermata in tutta la sua funzionalità al precario equilibrio socioeconomico del tardo medioevo e degli inizi dell’età moderna. Essa verrà acuita con il secondo Cinquecento dalle bolle infami di Paolo IV, Pio V e Clemente VIII; con queste ultime però l’autonomia dei signori nel rapporto con gli ebrei diminuirà progressivamente. Gli ebrei chiusi nei ghetti, sottoposti a vessazioni d’ogni genere costruiranno la parte più recente della identità di sé su stereotipi incollati loro addosso, che finiranno in un certo senso per esser fatti propri, sinché non arriverà la grande epoca delle emancipazioni apertasi con la Rivoluzione Francese.” http://www.autistici.org/…/…/articoli/ebrei_del_Principe.pdf

“Gli ebrei contadini (o meglio ebrei del Contado)[1] o altrimenti detti ebrei del Papa (in francese rispettivamente Juifs comtadins e Juifs du Pape), erano gli ebrei che abitavano il Contado Venassino. Nel medioevo, allorché gli ebrei venivano perseguitati o espulsi dalla Francia, in particolare sotto il regno di Filippo il Bello, lo stato pontificio si mostrava più tollerante nei loro riguardi. Il Contado Venassino, corrispondente pressappoco alla parte occidentale della Vaucluse, era un possedimento papale dal 1274. Così nelle città locali (Avignone, Orange, Carpentras, Valréas, ecc.) si è potuta sviluppare una comunità ebraica notevole che sarà la più antica di Francia. Dopo la storia antica, la presenza ebraica è attestata a Marsiglia e nella Valle del Rodano. In epoca romana già esistevano delle comunità attive, ma è probabile che queste non erano esclusivamente composte da ebrei esisiliati ma anche da gallo-romani convertiti. Il Contado Venassino venne ceduto al papa dal re di Francia Filippo l’Ardito, il 27 gennaio 1274. Nonostante due espulsioni temporanee di ebrei, nel 1302 e nel 1322, il Contado costituirà d’ora in poi un rifugio per gli ebrei scacciati dal regno di Francia. La tolleranza dei papi permette agli ebrei del Contado di risiedervi senza essere infastiditi, e a molti ebrei di Francia di sfuggire alle persecuzioni di cui erano vittime. Tuttavia, a partire dalla fine del XVI secolo, sono obbligati a sistemarsi all’interno di una delle quattro carrières [6] (ghetti) del contado. Queste sono le Arba Kehilot, le quattro comunità sante d’Avignone, di Carpentras, di Cavaillon e dell’Isle-sur-la-Sorgue [7]. Nel 1322, Giovanni XXII fece espellere gli ebrei di Avignone e del Contado, i quali si rifuggeranno nel Delfinato e nella Savoia. Per agevolare l’espulsione, il papa giudicò utile e necessario abbattere le sinagoghe di Bédarrides, Bollène, Carpentras, Le Thor, Malaucène, Monteux e Pernes [8]. Questa espulsione fu di breve durata poiché lo stesso papa, nel 1326, all’epoca del concilio d’Avignone, richiese che i ragazzi ebrei a partire dall’età di quattordici anni di portare un distintivo giallo (rouelle) [9], mentre le ragazze da dodici anni in poi erano obbligate a indossare un velo distintivo (la cornalia o cornu). Nel 1394, gli ebrei sono definitivamente espulsi dal regno di Francia. Nel Contado Venassino gli ebrei potevano continuare a risiedere ma solo mediante una serie di condizioni :
– indossare un cappello di colore giallo,
– risiedere obbligatoriamente in una carrière (“carriero” in provenzale), vale a dire un quartiere delimitato da strade, chiuso ogni sera,
– pagare tasse supplementari,
– obbligo di assistere periodicamente a prediche che avvevano lo scopo di richiamare alla conversione, ecc.
All’inizio del XVI secolo, gli ebrei vengono espulsi dalla Provenza e molti si rifuggeranno nel Contado [10]. Thomas Platter ci descrive la carrière di Avignone nel 1595 come una strada chiusa ai due lat i[12]. Egli segnala che la maggior parte degli ebrei erano sarti, mentre nel medioevo le loro professioni non si distinguevano da quelle degli altri avignonesi. Alcuni erano medici o anche agricoltori [10]. La sinagoga era una specie di cantina. Gli ebrei non potevano uscire dalla carrière se non di giorno, vestiti con abiti particolari e indossando un cappello giallo. La ripetizione nel corso dei secoli di misure restrittive sembra indicare che esse fossero in realtà poco applicate. Gli ebrei del papa, come erano chiamati, sembravano avere di fatto buone relazioni con i loro concittadini cristiani. Si sviluppa così un ebraismo contadino [1] originale, non appartenente né alla corrente sefardita (di origine spagnola, riscontrabile nelle regioni del bacino del mediterraneo e nel sud-ovest della Francia), né a quella aschenazita (dell’Alsazia-Lorena e dell’Europa centrale e orientale). Esso era caratterizzato da un’organizzazione di comunità molto strutturate, da una totale endogamia e da un rituale proprio. Questi ebrei parlavano lo shuadit, un dialetto ebraico provenzale. Nel corso del XVIII secolo, la situazione economica degli ebrei va migliorando. I “contadini” (comtadins) [1]viaggiavano in tutto il Mezzogiorno della Francia, alcuni dei quali si stabilirono in modo semi-permanente a Nîmes, Montpellier, ecc. L’uso del francese si allarga. Nel 1741 viene costruita la sinagoga di Carpentras, attualmente la più antica della Francia. Testimone di questa nuova prosperità è la sala di preghiera[13], capolavoro di fabbricazione e decorazione all’italiana. Al contrario, la vita quotidiana difficilmente riflette l’arricchimento degli ebrei del papa, i quali non sono autorizzati a stabilirsi fuori dalle “carrières” super-affollate con case di sei o sette piani che apparivano agli occhi dei visitatori arrivati a Carpentras come dei veri grattacieli. Fu solo nel 1784 che una caffetteria di Carpentras venne autorizzata a ricevere gli ebrei[11]. La rivoluzione francese, con l’annessione alla Francia di Avignone e del Contado Venassino, segna per gli ebrei una vera liberazione. Nonostante un’opposizione (poco virulenta, del resto) di alcuni, gli ebrei del papa diventano cittadini francesi. In pochi anni le carrières si svuotano. Gli ebrei prendono parte attiva negli avvenimenti rivoluzionari, in modo particolare a Nîmes, disperdendosi in tutte le grandi città del Mezzogiorno, fino a Parigi. Dopo circa un secolo e mezzo, le comunità di Avignone e di Carpentras ritrovano muovo vigore a cominciare dal 1962, con l’arrivo degli ebrei rimpatriati dall’Algeria. La sinagoga di Carpentras ricostruita nel XVIII secolo su fondazioni del XIV secolo è la più antica della Francia attualmente in servizio.” http://it.wikipedia.org/wiki/Ebrei_del_Papa

“CAMERA REGIS. – Nella struttura istituzionale delle monarchie europee tra XI e XIII sec. la Camera regia rappresentava genericamente un luogo ‒ sia fisico che metaforico ‒ dove, sotto la medesima denominazione, erano compresi due ambiti funzionali distinti: il primo più vicino alle origini semantiche del termine Camera, inteso come appartamento privato del sovrano, e comprendente quindi, per estensione, la sfera di servizi e di personale domestico addetto alla cura del sovrano, l’altro più tecnico che, identificando la Camera con il tesoro personale del re, riguardava le funzioni di tesoreria, comprendendo anche il personale addetto alla riscossione dei tributi. Così in Inghilterra, dove la Camera con competenze di tesoreria comincia già a individuarsi in seno alla Household del sovrano sin dal XII sec., così, solo in parte, per il Regno di Sicilia già in età normanna, dove il termine Camera, identificato da una corrente storiografica come tesoro centrale e quindi come ufficio con spiccata inclinazione finanziaria e luogo dove confluivano tutte le entrate del Regno (Jamison, 1913), risulta piuttosto come un termine generico usato a volte come sinonimo di Curia e a volte come sinonimo di Dohana (Mazzarese Fardella, 1966). La stessa indeterminatezza si può cogliere anche in età fridericiana, nonostante una maggiore specificazione delle funzioni istituzionali dei vari organismi dell’amministrazione regia. Le numerose informazioni fornite dalla superstite documentazione cancelleresca rimandano infatti a un quadro complesso, ma che può essere ricondotto alla caratterizzazione della Camera come corte regia, ambito personale del sovrano. In altri termini, la Cameraregis, al pari delle altre istituzioni o magistrature di ampio raggio giurisdizionale, non era un organismo istituzionale con funzioni definite e sue proprie. Se si assume come principio generale, per la comprensione dell’assetto istituzionale del Regno nel suo complesso, che la indeterminatezza delle funzioni sia proporzionale all’ampiezza delle competenze e all’importanza dei singoli ufficiali o degli specifici ambiti, allora la Camera risulta tra le entità di cui è più difficile definire un quadro generale. Appare pertanto opportuno affidarsi alla documentazione e tentare di tracciare un’immagine della Camera che rimane comunque assolutamente specifica e legata a un particolare momento. Innanzitutto occorre rilevare che la distinzione fra il termine Camera e il termine Curia è spesso inesistente, al punto che talvolta i due vocaboli sono usati in alternativa l’uno all’altro, intendendo entrambi il luogo dove il sovrano risiede con i suoi apparati domestici. Esemplificativo di questa sostanziale identità è il caso di un ordine inviato da Federico nel novembre 1239 a Oberto Fallamonaca, allora secreto di Palermo, affinché scegliesse cinque fra i giovani schiavi di colore già di proprietà della Curia, li facesse addestrare a suonare la tromba e la trombetta e li inviasse al più presto “ad presenciam nostram” (Il registro della cancelleria, 2002, p. 219); nel successivo mese di gennaio il sovrano ordinava al secreto di Messina di far costruire le trombe e la trombetta e di inviarle al più resto “in Camera nostra” (ibid., p. 424); contemporaneamente scriveva al Fallamonaca ordinandogli di far pervenire al più presto i cinque suonatori “ad curiam nostram”, così come già ordinato in precedenza, insieme agli strumenti musicali che stavano per arrivare “in curia” (ibid., p. 425): dalla comparazione fra questi tre mandati, aventi lo stesso oggetto, risulta evidente che i termini Camera e Curia fossero usati senza alcuna differenza e l’omologazione alla formula adpresenciam nostram conferma il significato generale dell’espressione. La Camera regis era dunque un luogo astratto, corrispondente alla persona del re e all’entourage che ruotava attorno a lui, e quindi itinerante come il sovrano stesso; ma nel contempo era anche il luogo fisico dove egli di volta in volta dimorava. La documentazione attesta la presenza di varie Camerae, fra le quali quelle di Melfi, Canosa, Napoli, Lentini. L’organizzazione domestica della Camera e dei singoli luoghi dove essa veniva fissata era affidata ‒ almeno per il periodo coperto dalla documentazione e quindi per gli anni 1239-1240 ‒ a un unico addetto, il dominus Giovanni Moro, designato semplicemente come de Camera. La sua attività è particolarmente chiarificatrice dei meccanismi di funzionamento del complesso apparato funzionariale del Regno e dell’interazione fra i vari ambiti giurisdizionali sul territorio. I mandati redatti su ordine del Moro, infatti, erano inviati a vari funzionari regionali i quali avevano l’obbligo di fornire servizi che esulavano totalmente dagli ambiti propri del loro ufficio: ad esempio, nell’aprile del 1240, erano commissionate al giustiziere di Capitanata, Riccardo de Montefuscolo, duecento bardature per gli asini e diciotto per i cammelli della “Camera nostra”, da consegnare su richiesta di Giovanni Moro (ibid., p. 777); e ancora, su mandato del “dominus de Camera”, era ordinato al secreto di Messina, Maiore de Plancatone, di provvedere alla realizzazione e all’invio alla “Camera nostra” di sessanta gualdrappe per leopardi e trenta per sellature di equini (ibid., p. 835). Sotto la giurisdizione del Moro ricadeva la gestione del personale domestico. Le singole Camerae erano affidate ai custodes Camerae, i quali avevano alle loro dirette dipendenze alcuni servi, ed erano forniti di cavalcature e di indumenti adeguati al ruolo, direttamente a spese della Curia. Bonaventura, designato a ricoprire l’incarico di custode della Camera di Lentini, era rifornito del necessario a spese del secreto di Messina, su ordine di Giovanni Moro (ibid., p. 853). Le Camerae regie funzionavano anche come grandi opifici specializzati, dove a spese della Curia lavoravano esperti artigiani: tappezzieri e intagliatori, pellettieri e maestri d’arme, sempre sotto il controllo e la giurisdizione di Giovanni Moro (ibid., pp. 68 ss., 801). Nelle Camerae confluivano anche i generi di lusso, stoffe preziose, oggetti e gioielli, acquistati presso mercanti stranieri; e ancora spezie e ingredienti rari, da utilizzarsi, ad esempio, per la confezione di sciroppi e zucchero di viola da destinarsi appunto ai bisogni della Camera (ibid., pp. 552-553). Le Camere regie erano dunque opifici, ma anche, con ogni probabilità, harem. Nella Camera dimoravano le ancille, anch’esse rifornite di vestiti a spese della Curia e sorvegliate da eunuchi, le domicillae, i valletti e i servitelli nigri. Una chiara influenza dei costumi orientali si riflette nel personale della Camera, per lo più di origine saracena: così probabilmente Giovanni Moro, così certamente un Abdolla, “servus Camerae”, mandato a spese della Curia presso un magister Ioachim, affinché impari a leggere e scrivere in arabo (ibid., p. 308). Lo splendore delle Camerae regie così come di quella itinerante ‒ il seguito del re, composto da schiere di schiavi, ancelle ed eunuchi e da un ricco serraglio con animali esotici, dall’evidente sapore orientale ‒ fu bersaglio degli anatemi di papa Innocenzo IV al concilio di Lione e di attacchi espliciti riportati dalle cronache: lo Svevo fu infatti accusato di sodomia e di tenere presso di sé un harem gomorraico. Nonostante la recisa negazione fatta da Kantorowicz, il quale sostenne che le Camerae regie fossero esclusivamente opifici e arsenali e che la Camera itinerante fosse l’unico retaggio orientale del sovrano, la documentazione superstite mostra un accentuarsi delle funzioni ‘domestiche’ della Camera e il potenziamento delle sue strutture nel senso proprio del consolidarsi di uno stile di vita che molto condivideva con quello apprezzato da Federico durante le sue permanenze in Oriente. Risulta invece di minor peso l’altro ambito funzionale proprio della Camera, quello cioè connesso con il tesoro e con la riscossione delle entrate. Alla Camera nostra ‒ genericamente e senza alcun riferimento ad un organismo specifico ‒ erano materialmente assegnate le somme che derivavano dai mutui concessi alla Curia dai mercanti stranieri, per la cui restituzione il sovrano dava mandato di volta in volta a uno dei suoi funzionari provinciali: al secreto di Messina, ad esempio, o all’Erario di S. Salvatore (ibid., pp. 80, 105, 107). Alla Camera direttamente erano assegnati i proventi della collecta generale del Principato e della Terra di Lavoro (ibid., p. 936) e ancora alcuni tributi speciali, quali ad esempio il canone pagato dai saraceni di Lucera per lavorare le terre demaniali loro concesse e la gizia, la tassa personale che essi pagavano per aver garantita la libertà di religione, e le relative scritture contabili (ibid., p. 359). Il termine Camera indicava anche l’archivio centrale del sovrano, quello che seguiva il corteo reale nei suoi spostamenti: in Camera nostra si conservavano infatti documenti di particolare rilevanza politica, attinenti a inchieste giudiziarie di entità considerevole: è il caso di una cedola presentata a corte da un Ruggero de Polluto per testimoniare di alcuni fatti criminosi relativi a un Gentile de Grandinato, sui quali fatti il sovrano ordinava al giustiziere d’Abruzzo di indagare (ibid., p. 101); o ancora quello della cedola contenente le accuse contro Ruggero Spataforus e Giovanni Bussus, sui quali doveva investigare il giustiziere di Val di Crati e Terra Giordana (ibid., p. 185); custoditi in nostra Camera per ordine del re erano anche il quaternus contenente i nomi dei deportati di Centorbi e Capizzi, inviato al re dal giustiziere della Sicilia ultra, Ruggero de Amicis (ibid., p. 296), e l’elenco dei beni redatto insieme all’atto di passaggio del Castel dell’Ovo di Napoli dalla custodia di Angelo de Marra al nuovo custos Giovanni de Amato, responsabile della Camera dell’imperatrice e subentrato nella carica di castellano nel 1240 quando l’imperatrice decideva di risiedere a Napoli (ibid., p. 564).” http://www.treccani.it/enci…/camera-regis_%28Federiciana%29/

“In realtà, la posizione di debolezza degli ebrei è anche il risultato di una discriminazione sociale. Si è già detto delle restrizioni a cui essi erano sottoposti in età tardoantica, restrizioni destinate a crescere nel medioevo quando gli ebrei, esclusi dalla proprietà fondiaria e soggetti al divieto di tenere servi, furono spinti verso le città e verso le attività mercantili e artigiane. In concomitanza con il fatto che la Chiesa condannava l’usura come pratica immorale indegna di un cristiano, gli ebrei si specializzarono nel prestito a interesse, ben tollerati in questa funzione necessaria alla politica e all’economia, tanto più che essi non potevano creare problemi di diritto, dichiarati fin dal XIII secolo servi camerae regiae, cioè in pratica proprietà dell’imperatore. Soggetti al dispotismo di re e principi, la condizione degli ebrei d’Europa varia a discrezione dei rispettivi sovrani, protetti quando ve ne era la necessità (come da Carlo Magno e da Enrico IV), espulsi e confiscati nei loro beni quando il sovrano di turno ne ravvisava l’opportunità, sempre asserviti, esposti all’arbitrio dei poteri locali, talora usati come merce di scambio con altri beni.

Fanatismo popolare e persecuzioni di massa

Di fronte alla condizione di asservimento appena descritta, il ruolo della Chiesa si mantiene nell’ambiguità, nel senso che, se nel 1233 papa Gregorio IX condanna la pratica dei sovrani cristiani di impadronirsi liberamente dei beni degli ebrei, poco dopo, nel 1247, Tomaso d’Aquino teorizza l’appartenenza dei loro guadagni all’autorità politica cui erano asserviti e il diritto di questa a espropriarli in qualsiasi momento. Il mondo cristiano contribuì al deterioramento della situazione ebraica in Europa suggestionando l’immaginario collettivo con l’immagine del giudeo quale sordido usuraio, avido di arricchirsi e nemico dei poveri, adoratore di un dio geloso e privo di carità.” http://ospitiweb.indire.it/~copc0001/ebraismo/approfon.htm

“Il rapporto tra Federico II e gli ebrei può essere considerato sotto diversi aspetti: i suoi rapporti con gli ebrei siciliani dell’Italia meridionale; i suoi rapporti con gli ebrei tedeschi; ma anche, dal punto di vista economico e sociale, il ruolo degli ebrei nella produzione, nell’artigianato e negli ambienti culturali. In particolare vale la pena di considerare l’evoluzione al tempo di Federico II della definizione degli ebrei, sia tedeschi che siciliani, come servi camere nostre o servi camere regie, un’espressione che sarebbe stata usata fino agli ultimi anni del XV sec., con una forte influenza sulla condizione degli ebrei nel Mediterraneo e in Europa. Consideriamo, per prima cosa, l’evoluzione delle comunità ebraiche in Sicilia, Italia meridionale e Germania. Gli ebrei hanno avuto un posto costante nella storia della Sicilia. Ricordati già all’epoca di Cicerone, quindi sotto papa Gregorio I e nella Sicilia islamica, erano attivi soprattutto nel commercio, come dimostra la celebre raccolta di documenti della Genizah del Cairo. Alla vigilia della conquista normanna, gli ebrei siciliani, sotto l’influenza della Spagna musulmana e del Magreb, erano pienamente arabizzati. L’uso dell’arabo nella vita quotidiana degli ebrei perdurò oltre il XIII secolo. Erano “ebrei di religione, arabi di lingua”, nella formulazione di Henri Bresc (2001). Abili nella produzione artigianale, protetti sotto l’Islam che garantì la libertà di culto a ebrei e cristiani, gli ebrei siciliani formavano alla metà dell’XI sec. un valido nucleo, pari forse al 5 per cento della popolazione isolana. Anche nel resto della penisola, la forte concentrazione degli ebrei in Puglia, come pure nell’entroterra e sulla costa tirrenica, rese possibile la formazione di centri di culto e di cultura abbastanza attivi. Le comunità ebraiche dell’Italia peninsulare risalgono all’antichità, come dimostrano i resti archeologici conservati a Verona e altrove. L’arrivo dei normanni non cambiò la condizione degli ebrei siciliani e meridionali in maniera significativa, anche se le comunità furono considerate come patrimonio personale dei conquistatori, che, per esempio, poterono devolvere alla Chiesa gli introiti provenienti dalla comunità di Palermo. La testimonianza di Beniamino di Tudela, viaggiatore spagnolo, ci dà comunque un’idea della prosperità della comunità ebraica palermitana e di altre città. Per quanto riguarda Palermo, gli ebrei si concentrarono a sud del quartiere del Cassaro, circa a metà strada tra la sede del governo, il Palazzo Reale e il porto: una zona particolarmente adatta, in virtù dell’abbondanza di acqua, alla produzione tessile. Ben diversa è la storia delle comunità ebraiche della Germania. Dopo secoli di silenzio gli ebrei dei vecchi insediamenti della Renania subirono durissime persecuzioni durante la prima (1096) e la seconda crociata (1148). Gli imperatori tedeschi, con l’aiuto di alcuni vescovi, tentarono di proteggere le comunità ebraiche che consideravano come loro possesso, facendo parte del fisco imperiale, una condizione che si rivelò utile sia al re che agli ebrei. Purtroppo queste comunità di askenaziti (termine ebraico usato per ‘tedeschi’) divennero sempre più chiuse, e generalmente meno aperte al mondo circostante rispetto agli ebrei stanziati in Italia o in Spagna. Così, nei primi anni del Duecento, Federico II si ritrovò a governare su comunità ebraiche con caratteristiche diverse in Germania e nel Regno di Sicilia. Qui Federico incoraggiò artigiani ebrei alla produzione della seta, offrendo loro una condizione di semimonopolio. Nel 1239-1240, conscio dell’abbandono della produzione dell’indaco e dell’henna dopo la partenza dall’isola degli agricoltori arabi, e dopo l’ampliamento di terre adatte alla produzione del grano, l’imperatore estese agli ebrei di “Garbum”, con cui si poteva intendere sia l’isola di Gerba sia il Magreb in generale, l’invito a insediarsi nei dintorni di Palermo, con la propria sinagoga (dato che i loro riti differivano da quelli degli ebrei indigeni siciliani). Senza dubbio Federico intese sostituire ai saraceni ribelli espulsi dall’isola un gruppo di nordafricani che possedessero la tecnologia necessaria ma che, allo stesso tempo, fossero politicamente neutrali. È necessario evidenziare questo ruolo produttivo degli ebrei, dato che dalla legislazione federiciana, e in particolare dalle Costituzioni di Melfi del 1231, risulta che l’imperatore volesse controllare l’usura degli ebrei, limitando la percentuale di interesse che questi potevano chiedere sui pegni. La legislazione federiciana comunque non riflette pienamente le realtà economiche del Mezzogiorno italiano che vedevano gli ebrei coinvolti in attività produttive (come attesterà più tardi Tommaso d’Aquino nella sua celebre lettera alla duchessa di Brabante, il De regimine Judaeorum). Il riferimento all’usura prende in considerazione in effetti le indicazioni del concilio lateranense del 1215 e testimonia i rapporti fra il Papato e Federico II sul trattamento degli ebrei. Così anche la legislazione di Messina del 1221, che impose agli ebrei di sesso maschile l’obbligo di portare la barba, paragonando gli ebrei alle prostitute e ordinando a entrambi i gruppi di indossare un abito che li distinguesse dal resto della popolazione, rifletteva il pensiero ecclesiastico di quegli anni. Nelle leggi del 1231, Federico insisteva comunque sul fatto che i suoi sudditi cristiani non perseguitassero ebrei e saraceni, già soggetti a una feroce persecuzione. L’atteggiamento dell’imperatore verso gli ebrei siciliani e meridionali era chiaro: egli valutava l’utilità economica delle comunità e, nonostante la presenza di toni severi nella sua legislazione, voleva proteggere gli ebrei da atti insensati. Al centro di questa politica c’era anche il concetto del possesso degli ebrei. Per capire l’evoluzione di questa idea bisogna tornare in Germania. Gli ebrei tedeschi, soggetti al fisco imperiale sotto Federico Barbarossa, divennero agli occhi di Federico II i ‘servi’ della Camera regia. Un’idea già espressa altrove (per esempio nella legislazione aragonese e castigliana del 1176 e del 1190 dedicata alle città), ma che dalla corte federiciana si diffuse in altre regioni europee. L’espressione servi camere nostre fu utilizzata in un privilegio del 1236 a favore degli ebrei tedeschi. La ragione per il rilascio di questo documento è l’accusa fatta a Fulda, secondo la quale alcuni ebrei avrebbero ucciso e sacrificato un giovane cristiano per utilizzarne il sangue nella preparazione del pane azimo o pasquale. Un’accusa che seguì altre meno gravi, ma altrettanto insidiose, mosse in Inghilterra dopo il 1144. Non solo per convinzione personale, ma anche per evitare agitazioni pubbliche contro gli ebrei l’imperatore decise di nominare una commissione per investigare sulle accuse. I membri della prima commissione, tedeschi, non riuscirono a trovare un accordo e così Federico chiese al re Enrico III d’Inghilterra di poter interrogare di persona alcuni ebrei inglesi convertiti al cristianesimo che potessero testimoniare sulle pratiche rituali ebraiche. Questi assicurarono all’imperatore che il consumo di sangue, animale o umano, era assolutamente vietato dalla Torah e dal Talmud, i libri sacri degli ebrei. Con questo Federico tentò di mettere fine all’agitazione antiebraica, ma con meno successo rispetto a quello che aveva sperato.
L’utilizzazione del Talmud nella dimostrazione dell’innocenza degli ebrei contrastava infatti con la crescente tendenza a condannare lo stesso libro nei circoli ecclesiastici, anche a Roma, dove pure il papa fu convinto dall’imperatore che le accuse erano infondate. Così nel privilegio concesso agli ebrei, o piuttosto emesso per annunziare a tutti i suoi sudditi tedeschi i diritti degli ebrei, Federico insisteva affinché le comunità ebraiche fossero sottoposte alla sua diretta giurisdizione. Questa servitù ebraica era analoga a quella dei ministeriales, cioè il gruppo di cavalieri, tecnicamente non liberi, che dipendevano dal re o dai principi tedeschi: non era una condanna o uno status veramente servile, né gli ebrei furono mai in una condizione di schiavitù, ma l’imperatore insisteva sul concetto che chiunque dimostrasse rispetto verso i suoi servitori avrebbe dimostrato rispetto anche verso la Corona. Dopo l’emissione del suo atto in favore degli ebrei tedeschi si può osservare l’impiego dello stesso giudizio negli atti, per esempio, di alcuni duchi austriaci, nonché una più ampia diffusione in Boemia e anche altrove. Un interesse particolare suscita l’ampio utilizzo dello stesso concetto in Sicilia. Poco dopo l’emissione del privilegio tedesco troviamo in un documento di Federico del 1237 la nomina di uno dei suoi medici ebraici a servus camere nostre; l’atto ebbe una certa influenza, visto che lo stesso status fu confermato da Manfredi e poi da Pietro III d’Aragona nel 1283 ai discendenti di quel medico. Federico estese inoltre la condizione di servus della Camera anche ai suoi sudditi saraceni, come si legge nel registro della cancelleria del 1239-1240. Dalla Sicilia aragonese l’idea si diffuse anche in Spagna, dando un nuovo significato alla vecchia definizione degli ebrei come ‘servi’ del regio fisco. La stessa formula fu anche alla base della condizione degli arabi di Lucera chiamati servi camere nostre. In particolare in epoca angioina analoghe formule furono utilizzate nella Spagna tardomedievale per descrivere i mudejares, i musulmani rimasti sotto il governo cristiano.” http://www.treccani.it/enciclopedia/ebrei_(Federiciana)/

“LA CREAZIONE DELLA GRANDE MENZOGNA DELL’USURA E ZURIGO – Se credete che New York e Londra rappresentino la sede effettiva della ricchezza e del potere della finanza internazionale, siete terribilmente in errore. Zurigo è stato il centro della ricchezza e della finanza internazionale per oltre 700 anni, una posizione che mai è stata minacciata! Comprenderne le ragioni, significa comprendere buona parte di ciò che si nasconde dietro questa recessione globale ed inoltre le sue motivazioni di fondo. Zurigo è collocata sul delta del fiume Limmat nel punto in cui quest’ultimo attraversa la città a circa 30 km a nord delle Alpi. Come nel caso di Monaco, Zurigo pare abbia avuto origine come deposito di Sale e centro per la riscossione delle imposte. Mille anni fa, il sale era considerato un valore assimilabile all’oro, e per numerose culture rappresentava a tutti gli effetti una moneta. Viene affermato, in alcuni resoconti storici, che Ludovico II il Germanico avesse fornito quelle terre ai Benedettini nell’anno 835. Tuttavia ciò è impossibile, dato che i veri Benedettini – i monaci Cistercensi – non furono creati che nel XII secolo ad opera di Bernardo di Chiaravalle (1090-1153). A partire dall’inizio del XII secolo, grazie alle riforme introdotte da Bernardo di Chiaravalle, ai monaci Cistercensi fu fornita l’autorità per riscuotere le tasse e la qualità di amministratori della tesoreria per conto della ‘legittima’ Chiesa Cattolica. I Monasteri furono deliberatamente costruiti nei pressi degli antichi centri Romani in cui si depositava il sale e si riscuotevano le imposte, tanto per proteggere il sale, che aveva valore di moneta, quanto per proteggere i monaci stessi. Gli incarichi in questo senso assunti da questi ultimi rappresentarono la ragione stessa per la costruzione di tutti i monasteri Cistercensi e delle relative fortificazioni. E’ importante ricordare come non esista alcuna prova attendibile in grado di dimostrare che la denominazione di tale insediamento commerciale fosse ‘Ziu-Richi’ prima del XIII secolo. Il nome stesso della città deriva dall’Alto Tedesco antico – una lingua che non esisteva prima dell’XI e del XII secolo. Quindi ogni fonte impegnata ad affermare il contrario è da ritenere inaffidabile e fraudolenta. Al contrario, la denominazione Zurigo viene direttamente dalla combinazione di due termini dell’Alto Tedesco antico, ‘Ziu-Richi’, ed è una denominazione estremamente significativa. Il nome significa letteralmente ‘Il luogo in cui gli Ziu dominano sulla terra’ – o più semplicemente ‘la città degli dei’. Tale denominazione non rappresenta affatto una coincidenza. Si tratta di una denominazione deliberatamente coniata da Rodolfo d’Asburgo quando riuscì ad assumere il controllo di tale insediamento commerciale ed esattoriale. Fino all’inizio del XIII secolo, le terre su cui Zurigo era stata costruita si trovavano sotto il controllo del Casato degli Zahringen, che le controllava da poco più di 100 anni. Quando il Duca Bertoldo V di Zahringen (1186-1218) – il fondatore della città di Berna – morì, le sue terre furono divise tra un certo numero di gruppi di nobili tra loro in competizione. I Conti di Kyberg ebbero infine la meglio nel reclamare le proprie pretese sul territorio di grande valore di Zurigo (e sul relativo centro commerciale adibito alla riscossione delle imposte). Tuttavia, i Conti di Kyberg furono successivamente tutti eliminati, e alla morte del Conte Hartmann VI di Kyberg e della sua famiglia, nel 1264, Rodolfo d’Asburgo reclamò per sè Zurigo e le terre adiacenti. In maniera molto simile a quanto avvenuto nel caso dei signori della città rivale di Monaco – i Wittelbach – Rodolfo non mostrò ritrosie nell’utilizzare la guerra tra i legittimi Papi Cattolici e gli Anti-Papi del Culto Romano, così come il feudo collocato tra gli Hohenstaufen e i Welf, a vantaggio proprio e della sua famiglia. Nel 1268, Corrado (Corradino di Svevia) (falsamente sdoppiato in due personaggi per rendere più difficile l’analisi storica) fu catturato e giustiziato a Napoli. Con un solo figlio di due anni come erede, gli Hohenstaufen si trovavano sull’orlo dell’estinzione. Con una mossa coraggiosa, (Rodolfo d’Asburgo) fece richiesta all’Anti-Papa Gregorio X (1271-1276) che gli fosse ufficialmente riconosciuto il titolo di Re di Germania – un atto eretico e privo di alcuna giustificazione. Tuttavia, grazie all’alleanza con i Principi della Lombardia, Rodolfo raggiunse il suo scopo nonostante l’assurdità della propria pretesa, e si impegnò successivamente a trasformare Zurigo in una grande città. Mentre Zurigo e gli Hohenstaufen profittavano della loro empia alleanza con gli Anti-Papi del Culto Romano, nel 1286 fu creata una delle più grandi menzogne e dei più astuti stratagemmi della storia umana, un episodio che garantì a Zurigo la possibilità di divenire la città più ricca del mondo oltre che il punto di riferimento essenziale per il futuro del Culto Romano – stiamo parlando della menzogna relativa alla ‘usura’. Nel 1286, Rodolfo I, con l’appoggio dell’Anti-Papa Onorio IV, dichiarò simultaneamente all’Anti-Papa la cosiddetta ‘usura’, o il ricorso all’applicazione di interessi nell’ambito delle transazioni finanziarie – vitale per il commercio e gli affari – un peccato mortale per ogni cristiano, punibile con la morte. Nella stessa fase, Rodolfo impose (agli Ebrei) l’infame dichiarazione che va sotto il nome di ‘servi camerae (regis)’ (‘servi della Casa Reale’), atto in seguito al quale i più ricchi commercianti Ebrei furono obbligati ad operare al servizio del Culto Romano e degli Asburgo. Rodolfo, trasferendo quindi numerose di queste famiglie ebraiche impegnate nel settore commerciale nella sua città principale di Zurigo, si avviò a gestire da quel punto in avanti il più gigantesco monopolio finanziario mai creato nella storia. Incredibilmente, viene erroneamente ritenuto da numerose persone, ancora ai nostri giorni, che gli insegnamenti Cristiani originari, così come creati dall’Imperatore Costantino nel 326, proibissero l’usura considerandola un crimine – un’altra menzogna assoluta, almeno fino al 1286. Gli effetti di tale Grande Menzogna andarono al di là di ogni più rosea previsione. A dieci anni dall’applicazione di questa incredibile eresia, ad opera degli Anti-Papi (del Culto Romano) e dei loro vassalli, Zurigo si era trasformata nella più ricca città del mondo – una posizione che ha conservato e protetto per 700 anni. Dato che il Culto Romano e i suoi banchieri di Zurigo continuano a detenere 50.000 tonnellate del vostro oro, oltre a migliaia di miliardi di capitale in forma di patrimonio immobiliare di quella che dovrebbe rappresentare la vostra ricchezza – ricchezza rubata tramite l’inganno dell’usura e innumerevoli guerre – altrettanto potremmo definire un inganno il cosiddetto ‘grande salto verso il socialismo’. Non è possibile vendere la vostra anima – la vostra anima è la vostra mente, i vostri valori, i vostri ricordi, una consapevolezza che è essa stessa immortale. Neppure potete smettere all’improvviso di essere membri della specie Homo Sapiens Sapiens – eppure, ciò che il Vaticano e i suoi banchieri di Zurigo, quelli che hanno determinato l’odierna recessione, vogliono farvi credere, è che voi siate null’altro che un ‘bene di proprietà di altri privo di diritti’. Immaginate questo – una brigata di Marines o di fanteria Britannica potrebbe occupare Zurigo e assumere il controllo dei vastissimi tesori in oro, preziosissimi gioielli ed opere d’arte lì accumulati nella storia, e il mondo potrebbe essere salvato nel giro di un solo giorno. Eppure noi temiamo il Vaticano, temiamo la maniera in cui i banchieri di Zurigo potrebbero reagire nei nostri confronti. Noi permettiamo a questi personaggi, che vivono nella città più ricca del mondo da centinaia di anni, di convincerci che noi, in effetti, non abbiamo alcun potere. Grandi Imperi sono caduti, quali l’Unione Sovietica, grazie all’opera di un numero minore di persone minore di quello che sarebbe necessario per salvare il mondo intero assumendo il controllo dei tesori conservati a Zurigo. Eppure noi non facciamo nulla – esattamente come i nostri padri non hanno fatto nulla, esattamente come i nostri antenati non hanno fatto nulla – timorosi del fatto che ‘loro’ (i banchieri e i loro veri Padroni) potrebbero in quel caso sottrarci di che vivere, finanziare i nostri nemici, corrompere altri per favorire la nostra rovina. Quindi, oggi, volontariamente cediamo i nostri diritti a questi banchieri nella forma di un debito pubblico dalle dimensioni sempre maggiori, non solo per questa generazione ma per tutte quelle a venire. Un assurdo inganno ad opera di personaggi che detengono quella che in realtà dovrebbe essere la vostra ricchezza – la ricchezza del mondo che loro hanno rubato. Forse saranno i nostri figli a mostrare il coraggio e il buon senso necessario per organizzarsi anche in poche migliaia e marciare su Zurigo ponendo fine a questa follia – ovvero milioni di persone che muoiono in Africa e in Asia per mancanza di cibo e problemi sanitari – e milioni di persone senza lavoro e che soffrono la fame. Forse una singola generazione – dopo 700 anni – si renderà conto del fatto che tutti noi siamo stati ingannati, e agirà per fare davvero qualcosa a proposito dei personaggi che sono stati effettivamente responsabili per averci sottratto il nostro lavoro, per averci sottratto la nostra casa, per aver privato i nostri figli di un futuro – non i banchieri o gli uomini d’affari di New York o di Londra – ma quelle grasse, compiaciute e assolutamente malvagie famiglie che hanno considerato i vostri stessi genitori e antenati come semplice bestiame prima ancora che voi nasceste. Siete forse bestiame?” – Frank O’Collins https://connessionecosciente.wordpress.com/…/la-grande-dep…/

“Se vuoi divenire parte integrante degli Illuminati, se davvero desideri far parte di un tale network, bene, voglio chiarire che se in effetti non ne fai parte per nascita, non sarai mai in grado di esserne parte effettiva, perchè in ogni caso sarai sempre e comunque manipolato e non raggiungerai mai, in realtà, l’assoluto controllo su nulla, perchè le persone che si trovano ai livelli più elevati resteranno comunque le persone che sono parte integrante di specifiche linee di sangue, questi ultimi hanno i più alti livelli della gerarchia sotto controllo. E’ possibile per gli ebrei o per le donne entrare a far parte della Skull and Bones, a partire dagli anni ’70, ma non è possibile per loro, o per gli afro-americani di colore, entrare a far parte dell’effettiva elite di tale establishment. Gli ebrei hanno le loro organizzazioni, le loro società segrete, come sappiamo, la loro maniera di gestire ciò che potremmo definire massoneria, ovvero il B’nai B’rith. Sono estremamente abili nel manipolare numerose società segrete sulla base dei loro interessi, dei loro interessi sionisti, incluso l’OTO, tuttavia, naturalmente, loro operano in collaborazione con il Vaticano, agiscono in completo accordo con i Gesuiti e con quella che è la gerarchia vaticana.” http://connessionecosciente.wordpress.com/…/gli-illuminati…/

“Non dovremmo tanto arrabbiarci per il male che essi rappresentano, si tratta del fatto che sono malati, che sono matti da legare, le famiglie dell’elite che controllano il Vaticano e che si nascondono dietro tale ‘corporation’, e si tratta della ‘corporation’ dell’apostolo Pietro, perchè Costantino, dato che possiamo risalire a tempi più antichi di quelli sinora riferiti, possiamo risalire fino all’anno 325, a Costantino il Grande, in riferimento al quale si suppone che centinaia di anni dopo loro abbiano scovato la ‘Donazione di Costantino’, e quella Donazione fu scritta per Papa Silvestro (I). Costantino naturalmente era l’Imperatore, mentre il Papa era Silvestro (I), e a quanto pare, Costantino sostenne a favore di Silvestro (I) in questo documento: “San Pietro è l’apostolo di Gesù a cui Gesù stesso concesse il Regno rappresentato da questa Terra (Pianeta), per cui, sulla base di questo elemento, noi pretenderemo tasse, basate appunto su questo elemento”, con riferimento alla Donazione di Costantino. Noi stiamo pagando le nostre tasse a causa di quel documento fasullo, signori. Tutte le tasse, per Roma, per le famiglie dell’elite, per queste famiglie malate della nobiltà nera Kazara e Veneziana, come gli stessi Saxe-Coburg-Gotha, ovvero la famiglia ‘Windsor’, un altro nome fasullo. Queste sono le famiglie della Nobiltà Nera, banchieri, trafficanti di lingotti d’oro. Esiste un libro dal titolo ‘Babylon’s Bankers’, perchè in realtà è quello che intendono per ‘Monoteismo’, eserciti, denaro, e — monoteismo. Eserciti, moneta e monoteismo. Lì si parla del fatto che questo gruppo di famiglie, che costituiscono questa ‘cabala’, non siano in grado di operare l’una senza l’ausilio dell’altra. Numerose persone, quando inquadrano questa piramide che esercita il controllo, sistemano la Regina (d’Inghilterra) nel punto più elevato, quindi i Sionisti e i Massoni, ma non si rendono conto del fatto che siano il Vaticano e i Gesuiti e il Superiore Generale dei Gesuiti ad occupare il vertice più elevato, dietro le quinte, ma in ogni caso tutti loro lavorano insieme. Poi abbiamo, quella è la corona e l’elite, queste folli famiglie che esistono nel nostro mondo, che ritengono di possedere un sangue migliore di quello degli altri. Hanno quindi i loro ‘think-tank’, hanno quindi a disposizione il sistema di controllo che fa ricorso alla finanza, al controllo delle risorse del mondo intero. Il controllo della popolazione nel mondo, e quindi ci sono queste greggi di pecore in basso, definiti come gli ‘schiavi del debito’. Siamo tutti indebitati. E tutti noi siamo in profonde difficoltà finanziarie perchè loro stanno tassando il vostro salario, andate al lavoro, venite tassati, metà di quel denaro finisce al ‘governo’, affronteremo la questione un pò più avanti.” http://connessionecosciente.wordpress.com/…/santos-bonacci…/

“Adoro questa immagine – il primo Trust fu creato nel 1302 dal Culto Romano. Se avete ascoltato Santos Bonacci, Santos ha utilizzato buona parte di queste informazioni sulle quali abbiamo svolto ricerche nell’ambito di Ucadia, e lo ringrazio per averle diffuse Quindi, diamo un’occhiata a un Trust vero e proprio adesso – al primo Trust creato nella storia e a come funziona effettivamente. Bene. Se non lo avete già fatto, vi suggerisco di farlo, è di grande importanza, prima che probabilmente qualcuno lo faccia sparire, tuttavia questo è lo stemma ufficiale dei Francescani. I Francescani furono creati dai Veneziani, e l’intera storia dei Francescani, compresa quella di San Francesco, è sfortunatamente solo un grande mito, triste a dirsi. Mi piaceva quella storia, pensavo agli animali e che… siamo noi gli animali, a proposito, se leggete la storia di San Francesco, riferita a quanto amasse gli animali, quegli animali siamo noi, ci siamo? Tuttavia questo è il loro stemma, e vi mostro questo stemma poichè… sapete, vi ho detto (e voi eravate d’accordo) che loro non nascondono l’identità dei personaggi che sono al vertice, chi siano in realtà, non ce lo nascondono, non ne hanno bisogno. La maggior parte delle persone, come abbiamo visto nel caso del film Matrix, non desiderano conoscere la verità. Quando gli parlate chiedendogli “Vi piacerebbe conoscere la verità?” e loro “No! Non dircela! Non vogliamo conoscerla”. Quindi, non hanno problemi in questo senso. Guardate questo stemma, è di dimensioni ridotte in questo caso, è per questo che vi suggerisco di cercarlo e di dargli un’occhiata, vedrete le tre corone dei tre Trust (Affidamenti) che hanno creato, lì avete l’intera struttura del Culto Romano, la Chiesa Cattolica Romana, che loro hanno creato; e avete persino, se guardate qui in basso, questo è un classico… avete sentito parlare dei Gesuiti, sì? Vi sarà capitato di ascoltare personaggi affermare che “I Gesuiti dominano il mondo” e potrebbe esservi capitato di ascoltare “Bene, ma chi ha creato i Gesuiti?”. Bene, i Gesuiti furono creati a Venezia, i Gesuiti sono parte integrante dell’Elite al potere, c’è la loro bandiera lì, hanno effettivamente una bandiera lì, e quella bandiera è la bandiera dei Gesuiti che è parte dello stemma dei Francescani. Vi dicono persino chi è a dirigere tutto, ve lo dicono addirittura. E se sentite persone alla radio affermare: “Oh, no, no, no, no, i Gesuiti non sono un sub-ordine dei Francescani, oh, no, i Veneziani non hanno creato i Gesuiti” – tuttavia loro non lo nascondono, ve lo riferiscono. Quindi li mostriamo qui come gli Esecutori (Disponenti): i Veneziani tramite i Frati Francescani hanno creato questo Trust, l’Express Trust (Affidamento Esplicito) creato grazie alla Bolla Papale “Unam Sanctam”, la quale rivendica che il mondo intero appartenga al Pontefice Romano; i Beneficiari sono i Cristiani quaggiù, il Curatore (Trustee) è il Pontefice Romano, e qui abbiamo il Garante – che non è Jack, è Dio. Dio ha affidato (Trust) in custodia il pianeta Terra al Vaticano, eppure ha concesso i suoi poteri di Esecutore (Disponente) a Venezia – ancora non capisco come sia potuto accadere. Tuttavia, questo resta il primo Trust. Esiste un altro modello di Trust, si tratta del Trust (Affidamento) Testamentario…. Il primo Trust Testamentario fu creato nel 1455. Per cui abbiamo alcuni dei ‘soliti sospetti’, mentre alcuni ‘nuovi sospetti’ si sono appena presentati sulla scena. Ecco di nuovo il Pontefice, quindi in questo caso il Pontefice è il Garante, concede i diritti d’uso grazie a quella meravigliosa “Unam Sanctam” e successivamente nomina un Esecutore (Disponente). L’Esecutore (Disponente) è la Curia Romana, si tratta del Governo, per cui si tratta delle cariche più elevate nell’ambito del Vaticano. Il Curatore (Trustee) è rappresentato dal Collegio dei Cardinali, mentre il Beneficiario è rappresentato da colui che è Principe sulle Terre del Papa, la Prima Corona. Ricordate il fatto che vi ho mostrato quello stemma di Venezia, i Francescani, sono presenti una serie di corone lì tra le foglie di edera o di ulivo, bene, quella è la Prima Corona che allora fu creata. Il secondo fu creato nel 1481. Con la Bolla Papale Aeterni Regis (la Corona Eterna). Il Garante è ancora il Pontefice, ho sistemato lì la Curia. Ora tocca a noi essere inseriti nel Trust. Siamo noi i beni di proprietà in questo caso. Ci siamo? Quindi, il primo Trust( Affidamento) riguardava la terra. Quella terra viene definita Terra Comune (Beni Comuni), Terra (Territorio) della Corona – avete mai sentito l’espressione “Terra (Territorio) della Corona”? – Beh, quella in ultima analisi è appunto la terra rivendicata nell’ambito del primo ed originario Trust. Di nuovo i Curatori (Amministratori/Trustee) sono rappresentati dal Collegio dei Cardinali. Il Beneficiario è il Principe che regna sugli ‘infanti’, quindi siamo considerati dei bambini dal loro sistema. ‘Parens Patriae’ – avete sentito prima d’ora la definizione ‘Parens Patriae’? Esercita il diritto proprio di chi è padre. Si tratta di un’antica rivendicazione. Si afferma in sostanza che siete troppo infantili, troppo stupidi per gestire i vostri interessi, perché siete dei bambini, dal punto di vista intellettivo siete dei bambini, e quindi “saremo noi a gestire ogni cosa a vostro beneficio”. Ci siamo?, ‘Parens Patriae’. Ed eccoci al numero 3. Il numero 3, è qui che la questione comincia a farsi decisamente misteriosa. E’ a questo punto che cominciano ad utilizzare l’occulto ai nostri danni. Beh, in effetti avevano già iniziato, ma da questo punto in avanti tutto prende una piega peggiore. Quindi, il Garante in questo caso è di nuovo il Papa, bene. L’Esecutore (Disponente) è la Curia Romana. Il Curatore (Trustee), il Collegio dei Cardinali. Ma qui abbiamo il Beneficiario. e il Beneficiario è il Principe ed il Difensore della Fede. Ora, era stato creato un unico Difensore della Fede ed era avvenuto con… a proposito, nessuna delle Bolle Papali che potete trovare su internet è quella effettiva, nessuna, ognuna di esse è un falso, una versione corrotta della versione originariamente creata. Non è possibile prendere visione delle Bolle Papali originarie. Vorrei tanto che ce le mostrassero, tuttavia il problema legato al prendere visione delle originali, effettive Bolle Papali, è che queste ultime presentano un singolare problema: si tratta del fatto che fino al XVIII secolo quelle originali fossero scritte su pelle umana. Quindi ritengo potrebbe essere un problema serio per il Vaticano cominciare a rendere pubblici documenti scritti su pelle umana. In particolare, se si ricorresse all’analisi del DNA, si potrebbe dimostrare che non si trattava semplicemente di pelle umana, ma di pelle di bambini. Quindi, il ruolo di Principe e di Difensore della Fede era in sostanza legato al concetto di ‘Salvezza’. La Salvezza rappresenta il recupero (salvaging). Il recupero di cosa? Quale credete sia l’elemento di più assoluto valore nell’ambito di un sistema fondato su maledizioni o sul soprannaturale? Qual’è la parte più preziosa in voi? La vostra anima. Appunto la vostra anima. Le carne si corrompe, la mente può essere manipolata, ma qual’è l’unico elemento che non si rivela mai incompetente, che voi e noi tutti possediamo? E’ la nostra anima, non è forse così? Quindi, si tratta del fatto che siano interessati alle nostre anime, dato che sono degli stregoni (black magician). Siete consapevoli del fatto che sono vittime di una vera e propria ossessione per l’oro, vero? Vero? E’ prezioso, è prezioso… lo dichiarano anche pubblicamente… il fatto che sia prezioso è un avviso al pubblico, lo amano, ci siamo? Cosa credete che sia in effetti l’oro alla luce di quanto abbiamo appena detto a proposito della Transustanziazione? Cosa credete rappresenti quell’oro che si trova in questo momento nelle loro casseforti, a disposizione dei loro plenipotenziari? Le anime delle persone. Le anime delle persone. Ora, dovreste essere vittime di un ‘trip’ acido davvero devastante affinchè possano venirvi in mente questioni di tale genere, giusto? In ogni caso, queste persone sono effettivamente fuori di testa, sono completamente fuori di testa. Tuttavia ritengono che sia appunto questa la Magia. Credono che sia così, ed è appunto tale elemento il fondamento del sistema finanziario dei nostri giorni. Lo è davvero. Vi fornirò un esempio oggi: esiste una banca, ed è la banca di tutte le banche – qualcuno sa quale sia la banca più importante, qual’è la denominazione della banca delle banche, qualcuno lo sa? E’ la Banca dei Regolamenti Internazionali (BIS), non si tratta del Fondo Monetario Internazionle (FMI), si tratta della Banca dei Regolamenti Internazionali, il BIS, che si trova a Basilea, in Svizzera, quella è la banca delle banche. Lo sapevate che… certo, fu fondata nel 1931 e fu fondata grazie ad un apporto in oro pari ad una quantità tra le 55.000 e le 60.000 tonnellate d’oro circa. Ora, lo avrebbero convertito in franchi svizzeri, ma vi assicuro che i poveri svizzeri non l’hanno mai convertito in franchi svizzeri, sarebbero ancora li a coniarli altrimenti, in eterno. 55.000 tonnellate d’oro in franchi svizzeri, state scherzando, vero? Nessuno sarebbe in grado di produrne una simile quantità – si trattava di lingotti d’oro e si trattava dell’oro del Vaticano, ottenuto tramite spargimenti di sangue, guerre, furti, Seconda Guerra Mondiale, menzogne, menzogne, menzogne, ci siamo? Hanno quindi fondato (questa banca), grazie a quell’oro. Ora, ciò che realizzarono servendosi di quell’oro fu decisamente geniale: architettarono una recessione globale, una depressione globale, non dissimile da quella in cui ci troviamo in questa fase. E quindi in pratica fecero in modo che tutte le banche ritirassero i propri prestiti, ed ogni singolo paese, incluso quello in cui ci troviamo, finì in bancarotta. E a quel punto, piuttosto che porre mano a quell’oro, anche perché quell’oro era appunto destinato ad essere utilizzato nell’ambito di un sistema orientato alla maledizione dell’intero globo, ovvero per la creazione del sistema finanziario odierno, quello che ci tratta come dei criceti sulla ruota, schiavizzandoci sempre più giorno dopo giorno, ci siamo? … iniziarono a sottoscrivere prestiti e a stampare moneta in rapporto all’oro, al fine di sostenere le persone. E successivamente istituirono un gigantesco sistema orientato alla gestione del debito (pubblico), che fu definito sistema delle agenzie delle entrate (taxation offices), così come istituirono una serie di banche private che a quel punto furono incaricate di determinare l’offerta di moneta in quei paesi, come avviene per la Reserve Bank dell’Australia, un istituto privato, con azionisti privati. E successivamente, come criceti su una ruota, abbiamo continuato ad affannarci e a correre, ed inoltre fu istituita una struttura corporativa che si applica al mondo intero – grazie al Securities Act del 1933. Quindi, l’odierno sistema nel suo complesso è stato in effetti creato in quella fase. Tuttavia, i principi alla base di questo sistema e la sua struttura giuridica di riferimento risalgono al XVI secolo.” http://connessionecosciente.wordpress.com/…/frank-ocollins…/

_________________________________________________________________________

“SERVI CAMERAE REGIS: Servi camerae regis (Latin: “servants of the royal chamber”, German: Kammerknechtschaft) was the status of the Jews in Christian Europe in the Middle Ages. The ruler had the right to tax them for the benefit of his treasury (camera regis), but at the same time he had a duty to protect them when they were in danger from others. The Laws of Edward the Confessor enacted in England in the 12th century defined the status of the Jews as follows: “All Jews, wherever in the realm they are, must be under the king’s liege protection and guardianship, nor can any of them put himself under the protection of any powerful person without the king’s license, because the Jews themselves and all their chattels are the king’s. If, therefore, anyone detain them or their money, the king may claim them, if he so desire and if he is able, as his own.” http://en.wikipedia.org/wiki/Servi_camerae_regis

“SERVI CAMERAE REGIS (Lat. “servants of the royal chamber”), definition of the status of the Jews in Christian Europe in the Middle Ages, first used in the 13th century. The Kammerknechtschaft, as it was termed in German, was explained in the Holy Roman Empire (in effect Germany) as a consequence of the enslavement of the Jewish people to the Roman emperors Vespasian and Titus after their defeat in the war of 66–70 C.E.; other rulers inevitably claimed the same right. In fact, however, the term implied not only an inferiority of status but also royal and imperial protection. The status of the Jews was above that of the serfs, and theoretically they were subject only to royal authority. The ruler had the right to tax them for the benefit of his treasury (camera regis), but at the same time he had a duty to protect them when they were in danger from others. The so-called “Laws of Edward the Confessor” (England, 12th century) defined the status implied in the phrase in the clearest terms: “All Jews, wherever in the realm they are, must be under the king’s liege protection and guardianship, nor can any of them put himself under the protection of any powerful person without the king’s license, because the Jews themselves and all their chattels are the king’s. If, therefore, anyone detain them or their money, the king may claim them, if he so desire and if he is able, as his own.” The phrase servi camerae regis was not used after the Middle Ages, but the conception powerfully affected the status of the Jews down to modern times.” http://www.jewishvirtuallibrary.org/…/ejud_0002_0018_0_1807…

“Our Blessed Father”: Origins – “Yes, my dear fellow, it all amounts to this: in order to do something you must be something. We think Dante great, but he had a civilisation of centuries behind him; the House of Rothschild is rich but it has required more than one generation to attain such wealth. Such things all lie deeper than one thinks. –GOETHE, OCTOBER 1828

“Phrase: SERVI CAMERAE REGIS
Century: 13th
DA Name: servi camerae regis
Era: C.E.
Origin: Original
Type: Official
Source Language: Latin

Definition: Late 13th Century phrase meaning “serfs of the Royal Treasury” (translates literally as “servants of the royal chamber”) associated with the co-ordinated action of the Roman Cult and its key vassals –including Rudolph Habsburg, Edward I of England and Louis II Wittlesbach of Bavaria–to subjugate Jewish Venetian trading families and their property that had settled in their key cities, namely Zurich, London and Munich using the fraud of USURY to demand all transactions be conducted by these Jewish families. The individual members of these banking franchises controlled by the Roman Cult were called COMPANIONS and each major group within a city was called a COMPANY.” http://one-evil.org/…/en/define/servi%20camerae%20regis.html

“Word: COMPANY
Pronounciation:
Century: 13th
DA Name: company
Era: C.E.
Origin: Original
Type: Official
Source Language: Latin

Definition: From 13th Century Latin companio meaning “a body of (normally) Jewish servants bonded to a vassal of the Vatican under the rules of SERVI CAMERAE REGIS and USURY”. Contrary to the deliberately false etymology attributed to the word, it is constructed from two ancient Latin words compes = “fetters, shackles, chained” and ani = “ring” meaning literally “chained to the ring (of the Pope)”. The word first acquired its military meaning in the 16th Century only after it was deliberately used as the official name of the Jesuits (Company of Jesus). From the 17th Century onwards, the word became a key component of title of business ventures as a CHARTERED COMPANY –with many of the 1st being influenced/created by the Jesuits.” http://one-evil.org/lexica/en/define/company.html

“Word: COMPANION
Pronounciation:
Century: 13th
DA Name: companion
Era: C.E.
Origin: Original
Type: Official
Source Language: Latin

Definition: From 13th Century Latin companioneo meaning “a trusted fellow, mate of a COMPANY”. From Latin companio + neo = “to spin, thread, interweave”. Contrary to deliberately false etymology the word literally means “threaded to a COMPANY”. Initially applied only to (normally) Jewish servants BONDED under the rules of SERVI CAMERAE REGIS and USURY. By the 15th Century, the word acquired its nautical meanings as “framework on the quarterdeck, covering or hatchway”. Its 1st historic use to mean “friend, acquaintance or partner” was with the Jesuits describing themselves in the 16th Century.” http://one-evil.org/lexica/en/define/companion.html

“Phrase: CHARTERED COMPANY
Pronounciation:
Century: 21st
DA Name: chartered company
Era: C.E.
Origin: Original
Type: Official
Source Language: Latin

Definition: From the combined words CHARTER and COMPANY meaning literally “the highest officially sanctioned paper granting exclusive rights to a body of men chained to the ring of the Papacy”. As some Protestant sovereigns issued Royal CHARTERS without the authority of the Vatican, only Papal authorised Chartered Companies were permitted to claim the full effect of ROMAN LAW within their exclusive JURISDICTION using the abbreviation SS. to denote the authority of the HOLY SEE on official documents. Today, both valid Chartered Companies (using their right to print SS. on official documents) exist as well as invalid Chartered Companies with inferior legal rights according to ROMAN LAW.” http://one-evil.org/lexica/…/define/chartered%20company.html

“Word: CORPORATE
Pronounciation:
Century: 14th
DA Name: corporate
Era: C.E.
Origin: Original
Type: Official
Source Language: Latin

Definition: From 14th Century Latin corporatus meaning “a body formed by CHARTER having legal PERSONALITY”. From the ancient pre 3rd Century Latin corpus = “body”. Not to be confused with a COMPANY which has always denoted ultimate ownership by the Roman Cult. In contrast, the first GUILDS established were Corporates. Today, the word Corporate is mistakenly considered synonymous with COMPANY.” http://one-evil.org/lexica/en/define/corporate.html

“Word: CORPORATION
Pronounciation:
Century: 16th
DA Name: corporation
Era: C.E.
Origin: Original
Type: Official
Source Language: English

Definition: The etymology of “corporation” is derived from the two (2) 16th Century Latin words: “corpus” which means “(dead) body”; and: “ater/atio” which means “funeral rights, dark, gloomy or dismal” ; Therefore “corporation” means literally “an association of one or more performing the funeral rights associated with the burial rituals of dead corpses”.

From 18th Century English corporation meaning “INCORPORATED COMPANY for doing business”. Unlike a CORPORATE or a COMPANY, the invention of the legal fiction known as a CORPORATION permitted a body to use the pre-existing CHARTER of a superior COMPANY to register as a subsidiary–effectively eliminating the need for a new and unique CHARTER to be drawn for each and every new body. In addition, Corporations were permitted to register their own subsidiaries, creating potentially long chains of bodies all belonging to superior entities until the final entity holding a valid CHARTER. Today, over 99% of CORPORATES and COMPANIES are actually subsidiary Corporations of subsidiary Corporations themselves having no original CHARTER, but holding legal rights by virtue of being a REGISTERED SUBSIDIARY of a body ultimately holding a valid recognized CHARTER.” http://one-evil.org/lexica/en/define/corporation.html

KAMMERKNECHTSCHAFT: (Redirected from SERVI CAMERÆ.) – Table of Contents

Origin. Expression for the political condition of the Jews in the German empire, signifying that the revenue derived from them was a royalty of the emperor and belonged to his private treasury (“camera”). Consquently the emperor not only possessed jurisdiction over them, but was also bound to grant them protection. The first mention of the “Kammerknechtschaft” occurs in the document (1157) in which Frederick I. ratifies the charter granted to the Jews of Worms by Henry IV. in 1090; in this document he confirms their privileges “cumad cameram nostram attineant” (“Mon. Germaniæ, Scriptores,” xvii. 178; “Zeitschrift für die Gesch. der Juden in Deutschland,” i. 139). The same expression is used by Frederick in a privilege granted to the church of Arles in 1177, and in a charter granted (1182) to the Jews of Regensburg (“qui ad imperialem cameram nostram dinoscuntur pertinere”). His grandson Frederick II. was the first to use the expression “servi cameræ nostræ,” in a charter granted to the Jews of Sicily in 1234 and in one granted to the Jews of Vienna in 1238 (Scherer, “Die Rechtsverhältnisse der Juden in den Deutsch-Oesterreichischen Ländern,” p. 135). From that time on the expression was commonly used in speaking of the political condition of the Jews, authority over whom the emperors claimed, notwithstanding the opposition of the feudal lords.

Duke Frederick II. (the Warlike) of Austria, in his charter of 1244, was the first to claim this jurisdiction (see Jew. Encyc. ii. 322-323, s.v. Austria). Similarly, Albert I. issued an order to the citizens of Dortmund, in 1299, to receive the Jews, who were under his, not under the city’s, jurisdiction (“cum vos noscatis, ipsos Judeos esse camere nostre servos”; “Zeit. für die Gesch. der Juden in Deutschland,” iii. 245). Charles IV. declared in 1347 that all Jews came under his jurisdiction (“all Juden mit Leib und mit Güt in unser Kameren gehören”; Scherer, l.c. p. 80). As, however, Charles, in his “Golden Bull,” granted to the electors the control of the Jews (ib. p. 375), and as such grants became more and more frequent, whereas previously they had been exceptional (e.g., as a compromise by Louis III., in 1331, when the Austrian dukes recognized him as German king), the condition of Kammerknechtschaft gradually became merely a nominal one. It was treated as an actual one only at the Diet of Augsburg, in 1550, when it was decided that no state should have the right to expel the Jews when the latter had received the privilege of residence from the imperial authorities. Otherwise, the Kammerknechtschaft meant that the Jews paid taxes to the German emperor in addition to the taxes they paid to local territorial authorities.

With the gradual decline of the imperial jurisdiction even the term fell into oblivion, although it was used occasionally by the territorial powers; e.g., Frederick the Warlike, of Saxony, in a document dated 1425, speaks of the Jews as his “Kammerknechte” (Levy, “Gesch. der Juden in Sachsen,” p. 32, Berlin, 1901). As the Jews ceased to be Kammerknechte, and their political condition was determined by the local authority which gave them protection, they were called Schutzjuden of this or that state (“Oettingen-Wallersteinsche Schutzjuden,” for example); and their status as such was abolished only through modern liberal legislation, in some instances not until the second half of the nineteenth century.

Origin. The medieval state was based on the feudal principle by which every one was a member of an order first and a citizen of the state next. The Jews, being of no recognized class or order, were aliens, and as such the property of the king, like wayfaring foreigners or wild game. On this principle, most likely, the Frankish kings had granted safe-conducts to individual Jews, copies of which are preserved in the books of “Formultæ” dating from the time of Louis I. (le Débonnaire; 814-840), who took certain Jews under his protection (“sub mundebordio et defensione nostro suscepimus”; Roziéres, “Recueil Général des Formules Usitées dans I’Empire des Francs,” i. 41-43, Paris, 1859; Simson, “Jahrb. des Fränkischen Reichs Unter Ludwig dem Frommen,” i. 393-396). Later on the historic argument was adduced that the German king, possessing the title of Roman emperor, and being the political heir of the Roman emperors, was lord over all Jews, inasmuch as his predecessor Vespasian had taken them captive. In this sense, according to a somewhat legendary report, Albert I. (1306) claimed jurisdiction over the Jews of France (Grätz, “Gesch.” vii. 244). There was, however, no derogatory meaning connected with the word “Kammerknechtschaft,” contrary to the opinion of many people unacquainted with medieval terminology.” http://www.jewishencyclopedia.com/artic…/13445-servi-camerae

“The House of Rothschild – Money’s Prophets, 1798-1848…. The first records of a Jewish community in Frankfurt date back to the middle of the twelfth century, when it numbered between one and two hundred. Its history was one of periodic persecution by the Gentile populace. In 1241, more than three quarters of the Frankfurt Jews were massacred in the so-called “Battle of the Jews” (Judenschlacht). The community re-established itself over the subsequent decades, but just over a century later, in 1349, there was a second pogrom. In both cases, popular millenarianism played a part: in the first “battle,” fears that the Jews were in league with the Mongol horde; in the second, fears instigated by members of a flagellant order that the Jews would attract the plague to the town. There were, however, worldly reasons why both the Holy Roman Emperor–who declared the Jews “servi nostri et servi camerae nostri” in 1236–and the municipal authorities were inclined to encourage Jewish settlement. The Jews were a source of tax revenue and credit (given their exemption from the laws prohibiting usury) who could be offered “protection” and restricted privileges in return for hard cash. But protection and restriction went hand in hand. In 1458, at the order of the Emperor Frederick III, the Jews were confined to a ghetto (from the Italian borghetto or suburb): a single, narrow street on the north-eastern edge of the town at both ends of which gates were erected. To the 110 Jews living in the town, this capitivity in what became known as the Judengasse (Jews’ Lane) suggested a “New Egypt.” On the other hand, the persistent risk of popular violence could give the ghetto the character of a sanctuary. Allegations of ritual murder in 1504 and an attempt to declare the Jews heretics five years later provided a reminder of the vulnerability of the community’s position, as did the conversion of the majority of the town’s population to Lutheranism in 1537, given the avowed hostility of Luther towards the Jews. The Judengasse provided sanctuary of sorts in a perilous world; and between 1542 and 1610 its population grew from around 400 to 1,380 (an increase which was paralleled by Huguenot migration to Frankfurt from the Netherlands). The economic and social tensions which coincided with–or were caused by–these influxes culminated in yet another outbreak of popular violence against the Jewish community: the “Fettmilch riots,” named after their shopkeeper leader Vincenz Fettmilch. However, wholesale looting of the Judengasse was this time not accompanied by mass murder (the Jews were expelled from the town) and, after a brief period of popular rule, imperial troops quashed the insurrection. Fettmilch and the other leaders of the revolt were hanged and the Jews marched back into the ghetto, their status as proteges of the Emperor reaffirmed.” http://www.nytimes.com/boo…/first/f/ferguson-rothschild.html

“The foundations of the legal position of the Jews in Poland were laid down in the 13th to 15th centuries. The basic “general charters” of Jews in Poland have their origin in the writ issued by Prince Boleslav V the Pious of Kalisz in 1264. This “statute of Kalisz” (Pol. Statut kaliski) – as it is called in literature – was also an “immigrant” from the countries which Jews left to come to Poland, being based on the statute of Duke Frederick II of Austria and on derivative statutes issued in Bohemia and Hungary. The Jews are seen, accepted, and defended as a group whose main business is moneylending against pledges. With the unification of Poland into a kingdom, King Casimir III the Great strongly favored the Jewish element in the cities of Poland, the German element having proved untrustworthy under his father, the unifier of Poland, Ladislaus I Lokietek. Casimir broadened the statute of Kalisz while ratifying it for the Jews of his kingdom (in 1334, 1364, and 1367). Yet basically the same conception of the Jews as servi camerae regis and as protected moneylenders remains throughout. The legal status of the Jews changed considerably in Poland, but not through any central reinterpretation of their rights and standing, which remained in theory based on and conceived of in terms of the Boleslavian-Casimirian statutes, codified and ratified by King Casimir IV Jagello in 1453. Throughout the 14th century, there was opposition to Jews accepting landed property as security for loans; while throughout the 15th century town and church tried to insist that Jews should wear the distinctive badge…. The foundations of the legal status of the Jews in the grand duchy of Lithuania were laid by Grand Duke Vitold in writs of law granted to the Jews of Brest-Litovsk in 1388 and to the Jews of Grodno in 1389. Though formally based on the rights of the Jews of Lvov in Poland, in letter and spirit these charters reveal an entirely different conception of the place of Jews in society. The writ for the Grodno community states that “from the above-mentioned cemetery – in its present location as well as on ground that might be bought later – and also from the ground of their Jewish synagogue, no taxes whatsoever will have to be given to our treasury.” Not only are the Jewish place of worship and cemetery tax free – a concession that indicates interest in having Jewish settlers in the town – but also “what is more, we permit them to hold whatever views they please in their homes and to prepare at their homes any kind of drink and to serve drinks brought from elsewhere on the condition that they pay to our treasury a yearly tax. They may trade and buy at the market, in shops and on the streets in full equality with the citizens; they may engage in any kind of craft.” Thus, in granting the Jews complete freedom to trade and engage in any craft, the grand duke gave them economic equality with the Christian citizens. He also envisaged their having agricultural or partially agricultural occupations: “As to the arable lands as well as grazing lands, those that they have now, as well as those that they will buy later, they may use in full equality with the townspeople, paying like them to our treasury.” The Jews are here considered as merchants, craftsmen, and desirable settlers in the developing city. As the grand duchy merged with Poland to an ever increasing degree, in particular in the formal, legal, and social spheres, the basic concepts of the servi camerae also influenced the status of Lithuanian Jews (as was already hinted at in the formal reference to the rights and status of the Jews of Lvov). In spite of this, the general trend in Lithuanian towns and townships remained the same as that expressed in the late 16th-century charters. In 1495 the Jews were expelled from Lithuania. They were brought back in 1503: all their property was returned and opportunities for economic activity were restored.” http://kehilalinks.jewishgen.org/zaglembie/Zag006a.html

ZURIGO/ZURICH: “Similar to Munich, Zürich is said to have begun as Salt store and taxing station. A thousand years ago Salt was considered as valuable as gold and for many cultures represented a defacto currency. It is claimed in some historical accounts that Louis the German granted the lands to the Benedictines as early as 835. However this is impossible as the real benedictines– the Cistercian monks did not come into being until the early 12th century under Bernard of Clairvaux (1090-1153). From the early 12th Century, under the reforms of Bernard of Clairvaux, the Cistercian monks were given the authority as tax collectors and administrators for the legitimate Catholic Church. Monastaries were deliberately built around ancient Roman salt and tax stations to protect the valuable salt and the monks. This is the most likely date for the establishment of a Cistercian monastery and fortifications. Similar to other salt and tax forts such as Munich, Zürich would have thrived as a centre of trade, exchange and wealth. While the claims that King Henry III in 1045 permitted markets, collected tolls and minted coins are deliberately false (by at least 100 years), by the 12th Century is certain the monastery did mint coins and permit markets for trade and exchange.Until the beginning of the 13th Century, the lands upon which Zürich is placed had been under the control of the House of Zähringen for a little over 100 years. When Duke Berchtold V of Zähringen (1186-1218) –the founder of the city of Bern–died, his lands were split between a number of competing groups of nobles. The Counts of Kyburg were eventually successful in defending their claim to the most valuable lands of Zürich (and the tax/trade post). However, the House of Kyberg were all eventually killed off and at the death of Count Hartmann VI of Kyberg and his family in 1264, Rudolph of Habsburg claimed Zürich and the adjacent lands for himself. The nobles lines of the Habsburg’s prior to Rudolph are highly questionable, with the stories of his relationship to Emperor Frederick II and his con Conrad IV of Germany simply bold faced lies. It is quite possible he entered the nobility through marriage, to the daughter of Ulrich, Count of Kyberg and therefore used this as his “claim” when the Kyberg family were killed. In a striking similarity to the lords of rival city Munich –the Wittelsbachs — Rudolph showed no qualms in using the war between the legitimate Catholic Popes and the AntiPopes of the Roman Cult as well as the feud between the Hohenstaufen and the Welfs for his own personal and family gain. In 1268, Conrad (falsely split into two characters to make historical analysis difficult) was captured and executed in Naples. With only a two year old son as heir, the Hohenstaufen were finished. In a bold move, Rudolph petitioned AntiPope Gregory X (1271-1276) to be officially recognized as King of Germany –a heretical and wholly unfounded act. However, thanks to the alliance with the Lombardy Princes, Rudolph prevailed with his false claim and focused on making Zürich a great city. While Zürich and the Habsburgs profited in their unholy alliance with the AntiPopes of the Roman Cult, it was the creation of one of the greatest lies and confidence tricks in human history in 1276 the guaranteed Zürich would remain the wealthiest city in the world and the future of the Roman Cult — the lie of “usury”. In 1276 Rudolph I with the assistance of AntiPope Gregory simultaneously declared “usury” or the charging of interest and financial transactions — vital for trade and business — a mortal sin for any Christian publishable by death. Meanwhile Rudolf declared the infamous servi camerae (“serfs of the treasury”), in which the wealthiest Jewish merchants were press-ganged into the service of the Roman Cult and the Habsburgs. Rudolph then moved many of these wealthy Jewish trading families to his home base of Zürich to now manage the greatest financial monopoly ever created in history. Incredibly, it is falsely believed by most people to this day that original Christian teaching as formed by Emperor Constantine in 326 forbid usury as a crime — a horrendous and ridiculous lie. Similarly, many scholars believe that only Jewish Sephardic families had control over finance during the middle ages — again a complete lie until 1276. The size of this Great Lie defies belief. Within ten years of this supreme heresy by the AntiPopes and their vassals, Zürich was the wealthiest city in the world — a position it has held and protected for 700 years.” http://one-evil.org/content/entities_locations_zurich.html

MONACO di Baviera/MUNICH: “Munich is located on the River Isar north of the Bavarian Alps. It is the third largest city in Germany, after Berlin and Hamburg. It is regarded as the spiritual home of the Roman Cult in Germany. Munich shares a similar history to Zurich in originally being a Salt store and taxing station. A thousand years ago Salt was considered as valuable as gold and for many cultures represented a defacto currency. From the early 12th Century, under the reforms of Bernard of Clairvaux (1090-1153), the Cistercian monks were given the authority as tax collectors and administrators for the legitimate Catholic Church. Monastaries were deliberately built around ancient Roman salt and tax stations to protect the valuable salt and the monks. Later, the identity of the Cistercians being the first monks of München was deliberately confused to imply “Benedictines” –including making a Jesuit in habit (an extremely rare symbol) the official seal of the city. Munich quickly grew in wealth and population and by 1175 was officially granted city status after the city has funded its own fortifications. The favours bestowed to Munich (and Zurich) under the Roman Cult In 1180, following the demise of Henry the Lion, the Wittelsbach clan became the Dukes of Bavaria –the first being Otto I. The Wittelsbach dynasty would rule Bavaria until 1918. In 1240 Munich itself was transferred to Otto II Wittelsbach and in 1255, when the Duchy of Bavaria was split in two, Munich became the ducal residence of Upper Bavaria. In order to maintain and grow their power the Wittelsbach betrayed their own people in pledging their loyalty to the AntiPopes of the Roman Cult against the legitimate popes at Avignon. In 1328, Louis Wittelsbach travelled to Rome and secured the appointment of AntiPope John XXII (Pietro Rainalducci) 1328-1352 in exchange for Pietro appointing Louis the Holy Roman Emperor. Legitimate Pope Nicholas V (1314-1334) immediately excommunicated the whole Wittelsbach dynasty –an official act that has never been retracted from the legitimate leaders of the Catholic Church. Yet the damage was already done. One of the first official acts of the AntiEmperor Louis was to grant Munich an exclusive monopoly on salt for the whole region. Munich suddenly exploded in wealth thanks to the heretic Wittelsbach pretenders. By the start of the 16th Century, Munich had become so wealthy with some of the most expensive and elaborate buildings in medieval Europe, it became the capital of the whole of Bavaria by 1506.” http://one-evil.org/content/entities_locations_munich.html

HOFJUDEN (EBREO DI CORTE): “Court Jew (from German: Hofjude(n), Hoffaktor) is a term, typically applied to the Early Modern period, for historical Jewish bankers who handled the finances of, or lent money to, European royalty and nobility. Examples of what would be later called court Jews emerged in the early medieval period, when the royalty, the nobility and the church borrowed money from Jewish bankers, or employed them as financiers. Jewish financiers could use their family connections, and connections between each other, to provision their sponsors with, among other things, finance, food, arms, ammunition, gold and precious metals. In return for their services, court Jews gained social privileges, including being granted noble status for themselves. By the high medieval period, the majority of the European Jewish community were engaged in financial occupations, and the community was a financially highly successful part of the medieval economy (Arkin, 1975; Ben-Sasson, 1976).[1] Ben-Sasson (p. 401)[2] writes: “Western Europe suffered virtual famine for many years in the tenth and eleventh centuries, there is no hint or echo of this in the Jewish sources of the region in this period.” They “lived at an aristocratic level, as befitted international merchants and honored local financiers.” In the first half of the high medieval period, by most parameters, the standard of living of the Jewish community was at least equal to that of the lower nobility (Roth, 2002).[3] However, despite this economic prosperity, the community was not safe. In the second half of the high medieval period, religious hostility increased to the extent that it manifested itself in the form of massacres and expulsions, culminating in the eventual expulsion of all Jews from most of Western Europe in the late medieval period. From early medieval times, Jewish financiers could amass personal fortunes and gain political and social influence. However, the court Jew had social connections and influence in the Christian world mainly through the Christian nobility and church. Due to the precarious position of Jews, some nobles could ignore their debts. If the sponsoring noble died, his Jewish financier could face exile or execution. A famous example of this process occurred in the 1100s, after the death of Aaron of Lincoln (1125–1186), who had been wealthiest man of 12th century Britain, his wealth exceeding even the King’s.[4] After his death, King Henry II requisitioned Aaron’s assets over a number of decades, setting up a court for the purpose known as “Aaron’s Exchequer”.[5] Court Jews, called also court factors, and court or chamber agents, played a part at the courts of the Holy Roman emperors and the German princes in the seventeenth and eighteenth centuries and at the beginning of the nineteenth. Not always on account of their learning or their force of character did these Jews rise to positions close to the rulers: they were mostly wealthy businessmen, distinguished above their co-religionists by their commercial instincts and their adaptability. Court rulers looked upon them in a personal and, as a rule, selfish light; as being, on the one hand, their favorites, and, on the other, their whipping boys. Court Jews frequently suffered through the denunciation of their envious rivals and co-religionists, and were often the objects of hatred of the people and the courtiers. They were of service to their fellow-Jews only during the periods, often short, of their influence with the rulers; and as they themselves often came to a tragic end, their co-religionists were in consequence of their fall all the more harassed. The court Jews, as the agents of the rulers, and in times of war as the purveyors and the treasurers of the state, enjoyed special privileges. They were under the jurisdiction of the court marshal, and were not compelled to wear the Jews’ badge. They were permitted to stay wherever the emperor held his court, and to live anywhere in the Holy Roman Empire, even in places where no other Jews were allowed. Wherever they settled they could buy houses, slaughter meat according to the Jewish ritual, and maintain a rabbi. They could sell their goods wholesale and retail, and could not be taxed or assessed higher than the Christians. Their Sovereigns sometimes assigned them the role of local tax collection from the above named classes of the ruler’s subjects. These roles built up a long (and some would say still) standing enmity between the Jewish (educated middle and upper) professional class, and the Christian lower middle, working, lower and agricultural classes. The resentments had far-reaching consequences in the history of European Jews. When the ruler’s bad economic decisions or profligate personal household spending resulted in a decline in national income or a rise in interest rates, with the resultant failure in small share Christian businesses and farms, the Court Jews domestically and abroad were easy to be blamed by the sovereign and his lesser nobles. From 19th century central and eastern European industrialization and into the European wars and economic depressions of the 20th century the working classes and lower middle classes, small share entrepreneurs, and small scale farmers would draw upon these historical stereotypes. These Christian classes would rally against “International Jewish Money-Capitalism” and because of these beliefs support anti-Jewish policies. The Holy Roman Emperors from the House of Habsburg kept a considerable number of court Jews. Among those of Emperor Ferdinand II are mentioned the following: Solomon and Ber Mayer, who furnished for the wedding of the emperor and Eleonora of Mantua the cloth for four squadrons of cavalry; Joseph Pincherle of Görz; Moses and Joseph Marburger (Morpurgo) of Gradisca; Ventura Pariente of Trieste; the physician Elijah Chalfon of Vienna; Samuel zum Drachen, Samuel zum Straussen, and Samuel zum Weissen Drachen of Frankfort-on-the-Main; and Mordecai Meisel, of Prague. A specially favored court Jew was Jacob Bassevi, the first Jew to be ennobled, with the title “von Treuenberg”. Important as court Jews were also Samuel Oppenheimer, who went from Heidelberg to Vienna, and Samson Wertheimer (Wertheimher) from Worms. Oppenheimer, who was appointed chief court factor, together with his two sons Emanuel and Wolf, and Wertheimer, who was at first associated with him, devoted their time and talents to the service of Austria and the House of Habsburg: during the Rhenish, French, Turkish, and Spanish wars they loaned millions of florins for provisions, munitions, etc. Wertheimer, who, by title at least, was also chief court factor to the electors of Mainz, the Electorate of the Palatinate, and Treves, received from the emperor a chain of honor with his miniature. Samson Wertheimer was succeeded as court factor by his son Wolf. Contemporaneous with him was Leffmann Behrends, or Liepmann Cohen, of Hanover, court factor and agent of the elector Ernest Augustus and of the duke Rudolf August of Brunswick. He also had relationships with several other rulers and high dignitaries. Behrends’ two sons, Mordecai Gumpel and Isaac, received the same titles as he, chief court factors and agents. Isaac Cohen’s father-in-law, Behrend Lehman, called also Bärmann Halberstadt, was a court factor of Saxony, with the title of “Resident”; and his son Lehman Behrend was called to Dresden as court factor by King Augustus the Strong. Moses Bonaventura of Prague was also court Jew of Saxony in 1679.” http://en.wikipedia.org/wiki/Court_Jew

EBREI, SIONISTI, GIUDEI: SERVI CAMERAE REGIS! (SERVI CURIAE) (HOFJUDEN)ultima modifica: 2016-10-16T13:02:54+00:00da mikeplato
Reposta per primo quest’articolo

Leave a Reply

You must be logged in to post a comment.