NOTE STORICHE SUL MARTINISMO

di Aldebaran

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Nota dell’autore: Riteniamo di far cosa grata ai martinisti italiani pubblicando il Quaderno per il grado di Associato, pubblicato nel 1960 ed esaurito nel 1968. L’autore lo ha riveduto e completato sulla base degli avvenimenti verificatisi dal 1968 ad oggi e delle nuove documentazioni storiche scaturite dalle ricerche di vari studiosi. Come è noto il Quaderno fa parte del materiale di istruzione per il grado di probazione.

PREMESSE

L’equilibrio delle forze, la legge dei contrari, sta alla base del nostro credo, così com’è rappresentato dal simbolo dei due triangoli in opposizione che sta al centro del pentacolo universale del Martinismo. Ciò significa che non si può essere buoni martinisti se non si tiene nel debito conto il fatto certo che l’uomo è formato di spirito e di materia, che lo spirito contempera la materia impedendo all’uomo di essere un bruto, e che la materia trattiene lo spirito il quale tende a sottrarsi alle leggi della materia alle quali l’Uomo, in quanto composto, appunto, di spirito e di materia, soggiace.

Su questa legge dell’equilibrio, che è sinonimo di obiettività, abbiamo tentato di stendere queste note storiche, spesso facendoci forza per non cedere alle tentazioni polemiche: i dati sono stati raccolti da pubblicazioni e documentazioni di provenienza assolutamente tradizionale, seppure anche di contraria tendenza; chi sa sceverare il vero dal non vero, la realtà dalla leggenda, la tradizione reale da quella derivata da motivi contingenti, molte volte giustificabili, riesce quasi sempre – purché ricordi sempre il pentacolo martinista – ad individuare la verità. Ciò perché nessun martinista, ortodosso o eterodosso può mai dimenticare, anche se in preda allo spirito polemico, o succubo di motivi contingenti, che una è la tradizione sulla quale poggia tutta la sua fede.

Secondo fonti incontrollabili ma raccolte cento e più anni fa dai Maestri di Papus e da lui ritenute valide, nel 1720 lo svedese Emanuele Swedenborg1, che si può considerare il padre di tutto l’Illuminismo del XVIII° secolo, inventore – fra l’altro – della pompa pneumatica a mercurio, sarebbe riuscito a coordinare i gradi della revisionata massoneria operativa coi preesistenti gradi di alcune Logge di perfezione (gradi riservati agli “accettati”) e con quelli derivati dalle società alchemiche ed ermetiche facenti capo al venerando Ordine dell’Aurea Rosa Croce, costituendo in tal modo2 un sistema massonico-illuministico composto di dieci gradi in tre sezioni, l’ultima delle quali costituiva il cosiddetto Tempio interiore3:

1. sezione (massonica) con i gradi di Apprendista, Compagno, Maestro e Maestro Eletto (dall’1 al 4);

2. sezione (illuministica) o sezione dei Cohens, Compagno Cohen, Maestro Cohen (dal 5 al 7);

3. sezione (attiva) o sezione dei Rosa Croce, con altri tre gradi: Primo Maestro Cohen (Grande Architetto apprendista Rosa Croce); Cavaliere Rosa Croce; Kaddosh o Rosa Croce Illuminato.

Le tre sezioni avrebbero seguito una dottrina basata fondamentalmente sui temi cari a Swedenborg: la prima avrebbe studiato la Genesi (creazione e caduta dell’uomo); la seconda, con carattere sacerdotale, si sarebbe dedicata allo studio delle scienze occulte; la terza, alla quale potevano essere ammessi soltanto coloro che dalla dottrina teurgia potevano passare alla realizzazione pratica, sarebbe stata riservata allo sviluppo ed all’esercizio dei poteri psichici supernormali.

In questo sistema, secondo il parere dei maestri dell’Ottocento sarebbero stati presenti tutti gli elementi ed i valori, sia essoterici che esoterici, esteriori ed interiori, visibili ed intelliggibili, di quanto le varie organizzazioni massoniche si proponevano di realizzare, ed appare chiaro che esso copre tutte le strade che le varie branche del moderno Martinismo abbiano preso in esame proponendosi di realizzare la reintegrazione individuale o quella universale. Le attuali strutture – infatti – degli ordini martinisti (e, meglio, di quelli sedicenti tali) oggi esistenti, non fanno che ripetere, semplificato e modificato, il sistema che Swedenborg avrebbe creato nel 1720.

MARTINEZISMO + MARTINISMO + WILLERMOZISMO

Accettando tale versione sarebbe storicamente errato far risalire il primo richiamo ai Cohen a Martines de Pasqually, dato che la gerarchia e addirittura le nomenclature sono pressoché le stesse di quelle di Swedenborg anche se lo scopo sia stato – così si sostiene, non si può dire con quanta obiettività – piuttosto diverso. La teosofia di Pasqually4 avrebbe mirato a procurare ai suoi adepti il diretto contatto, e cosciente, con gli esseri del mondo divino, e con questo contatto creare i presupposti per la reintegrazione dell’essere umano al suo stato anteriore a quello della Caduta. Si sarebbe trattato di teurgia nelle sue forme interiori, da non confondersi con le evocazioni ed i comandi alle forze dell’invisibile, che rientrerebbero nella cosiddetta “magia cerimoniale”. La preghiera, la meditazione, nonché l’esercizio della carità erano parti integranti della regola che prevedeva determinate pratiche riservate ai gradi più elevati, pratiche definite “verifica della presenza dell’energia prima nei nostri cerchi sacri” nel corso delle operazioni di quei gradi.

In merito a questo sistema massonico, noto sotto il nome di ordine dei cavalieri massoni Eletti Cohen dell’Universo, definito impropriamente martinismo, sarebbe più appropriato, anche se si potrebbe parlare di branca dello swedenborghismo, definirlo martinesismo come qualche storico lo ha chiamato indicando con tale parola la massoneria fondata dal Martinez, derivandola dal nome del fondatore.

Secondo Papus (dottor Gérard Encausse di cui parleremo a lungo più avanti) una prima modifica essenziale dell’Ordine degli Eletti Cohen (martinesista) sarebbe stata effettuata nel 1773 o 1774 da Louis-Claude de Saint-Martin5 uno degli allievi preferiti di Martines (che nel 1771 aveva assunto la segreteria dell’Ordine e, praticamente, si interessava di tutta la corrispondenza) fra i quali erano anche Bacon de la Chevalerie, sostituto di Pasqually nel 1767 secondo Ambelain, e Jean Baptiste Willermoz, negoziante lionese, massone di ogni tendenza e rito. L’Ordine dei Cohen sarebbe stato così modificato:

1. sezione (o Tempio) 1-3 gradi massonici universali; 4 Maestro anziano; 5 Eletto; 6 Grande Architetto; 7 Muratore del segreto;

2. sezione (o Tempio) 8 Principe di Gerusalemme; 9 Cavaliere di Palestina; 10 Kaddosh, o Perfetto.

Si sarebbe trattato di un rito mistico-teosofico che sarebbe stato seguito dalla Loggia “Les chevaliers bienfaisants” di Lione dove, poi, il sistema sarebbe stato nuovamente rimaneggiato nel 1782 assumendo il nome di Rito scozzese riformato di Saint-Martin, con una nomenclatura di soli sette gradi: 1-3 gradi massonici universali; 4 Maestro perfetto; 5 Eletto; 6 Scozzese; 7 Saggio.

Si tratta sempre di ordini che accoppiano i sistemi massonici (primi tre gradi) a quelli teosofici, con gradi che effettuano operazioni cosiddette teurgiche. Ed è opportuno ricordare come i gradi teosofici e magici (o teurgici) seguano sempre i gradi massonici universali ragion per cui si potrebbe affermare che un massone del 3° grado aveva la porta aperta per accedere ai cosiddetti templi interiori, anche se non aveva avuto l’iniziazione massonica direttamente nell’Ordine. Di tal considerazione è da tener conto per comprendere certe posizioni assunte nel nostro secolo da alcuni capi martinisti.

Saint-Martin, iniziato al martinismo da tale Balzac, raggiunto il grado di Cohen, abbandonò l’esercito dove ricopriva il grado di luogotenente, e divenne – come già accennato – segretario di Martines a Bordeaux. Il 17 aprile 1772 fu iniziato al supremo grado di R+C, due settimane prima della partenza di Martines per Port-au-Prince, dove si recava a raccogliere un’eredità della moglie e dove morirà, due anni dopo, nel settembre del 1774 6.

Dalle opere di Saint-Martin (Des erreurs et de la vérité, 1775; Tableau naturel des Rapports qui existent entre Dieu, l’homme et l’Univers, 1782; L’homme de Désir, 1790; Ecce Homo, 1792; Le Nouvel Homme, 1792, fra gli altri) si può agevolmente seguire il turbamento e la catarsi che si succedono nel suo animo. Saint-Martin – è chiaro – ha dei dubbi, e forti, sulle teorie teurgiche di Martines e su quelle spiritiche e contemporaneamente esteriorizzanti di Willermoz, e sta allontanandosi dalla massoneria, pur non potendosi dimenticare di essere massone. Si tratta, in sostanza, di massone mistico, che riprende il sistema delle iniziazioni rituali e dirette, a catena, “La sola iniziazione che io predico… è quella col cui mezzo possiamo entrare nel cuore di Dio e Dio può entrare nel nostro cuore”. Circa le evocazioni teurgiche il suo parere, dopo la “vittoria” cantata da Willermoz nel 1785 (29 aprile) quando “la cosa” o “l’agente sconosciuto” si manifestò in una seduta nel gruppo willermoziano (sembrerebbe che il “contatto” si sia avuto grazie all’intervento della canonichessa Maria Luisa di Monspey, detta Madame Vallière, che avrebbe in qualche modo fatto la parte del medium) è il seguente: “Une voie particulière s’est ouverte à Lyon en 1785. J’y fus appelé pour partager la récolte. Au milieu des nombreuses richesses qu’elle offrait, elle renfermait aussi de la fausse monnaie, et l’on a fini par s’en dégoûter ». E, poi : « Credo che questi tentativi, che sono fuori dell’ordine stabilito dalla Provvidenza, possano avere delle conseguenze più funeste che favorevoli al nostro miglioramento ».

La linea da seguire quindi – secondo Saint-Martin, il Filosofo Sconosciuto – è quella individuale, non più quella collettiva. Scrive il barone di Gleichen nei suoi “Ricordi” parlando, appunto, di Saint-Martin: “Aveva delle reticenze insopportabili; si fermava sul più bello al momento in cui sembrava sul punto di rivelare uno dei suoi segreti. Egli ubbidiva ad una voce interiore che gli proibiva di rivelarli. Il suo gran principio era che, nel campo dello spirito, non si deve turbare la marcia dell’uomo. Si affaticava più ad allontanare i suoi discepoli che a cercarli, ritenendosi responsabile degli abusi che essi avrebbero potuto fare di ciò che egli insegnava”. Non va dimenticato che a questa trasformazione di Saint-Martin ha contribuito essenzialmente la sua conoscenza dell’opera di Jacob Böhme, il famoso teosofo tedesco.

È da qui, dall’iniziazione individuale svolta da Saint-Martin, trasmissione diretta, personale, fra “sconosciuti”, che il martinesismo di Pasqually si modificò nel martinismo7 di Saint-Martin e che a questi fu dato l’appellativo di “Filosofo sconosciuto”, ignoto, che lo indicherà come il ripristinatore della tradizione classica della trasmissione iniziatica da maestro ad allievo, o gruppo di allievi che, a loro volta, trasmetteranno quanto hanno appreso a nuovi allievi in modo che la “verità” non vada perduta.

Questo sistema trovò immediata rispondenza in Russia dove, peraltro, si organizzò in associazioni fin dal 17858.

Jean-Baptiste Willermoz, invece, come si è accennato univa alla passione per le operazioni “teurgiche” quella per le sciarpe massoniche e per gli altisonanti appellativi che le accompagnano. La sua iniziazione al neo-templarismo tedesco del barone von Hund9 altrimenti noto come Ordine della Stretta Osservanza templare, lo portò ad interessarsi principalmente di questioni di ordine pratico, amministrativo ed anche politico. I suoi contatti con il Grande Oriente di Francia, costituito nel 1773 e tendente a sottrarre le logge massoniche francesi all’influenza della Grande Loggia d’Inghilterra, ai gruppi “scozzesi” ed alla stessa Stretta Osservanza, la quale ultima si andava imponendo in Europa, lo spinsero a studiare e porre in atto un piano che potesse esautorare la supremazia anglosassone e tedesca, accentrando in Francia, su motivi pseudo umanitari e sociali, la supremazia delle associazioni segrete a carattere speculativo.

Era il tempo degli enciclopedisti, origine di lieviti politici e sociali: la preminenza della nobiltà e del clero e, spessissimo di principi regnanti o di loro rappresentanti nelle logge massoniche, tendeva ad essere sostituita dai rappresentanti della borghesia, avvocati e medici imbevuti di teorie sociali e di errate interpretazioni del periodo classico, culla – a loro avviso – del naturalismo anche estetico e della democrazia.

Indubbiamente Willermoz (ricchissimo negoziante) agiva in perfetta buona fede, ma la sua collusione a Wilhemsbad 10 col barone Knigger, deus ex-machina della Società degli Illuminati di Baviera (la prima associazione a carattere comunista), fondata nel 1775 da Adamo Weishaupt ed alla quale si vuole abbiano appartenuto alcuni dei futuri capi della rivoluzione francese, dimostra com’egli sia rimasto vittima della sua stessa esasperata volontà di sottrarre la Francia occultista alla supremazia straniera, e delle sue smisurate ambizioni.

Willermoz che, con Saint-Martin, aveva dato grande impulso all’Ordine degli Eletti Cohen di Martines, volle impossessarsi della Stretta Osservanza, asservendola al martinezismo. Al Convento di Lione, nel 1778, da lui convocato, furono gettate le basi per l’affermazione del grado di Cavaliere beneficente della Città Santa, nono grado dei Cohen nella Loggia di Lione.

Quali siano state le conseguenze di questa “missione Martinesista” (che qualcuno insiste a chiamare martinista) portata da Willermoz in seno alla Stretta Osservanza, apparirà chiaro quando il neo-templarismo (o, meglio, pseudo templarismo) tedesco sarà travolto, in Francia, alla vigilia della rivoluzione, e ne resteranno soltanto alcuni riti rimaneggiati come, ad esempio, il cosiddetto rito scozzese rettificato, di cui dovremo riparlare.

Non è il caso, in un saggio di modestissima mole come queste “Note”, di entrar nel merito o nell’analisi di argomenti che porterebbero assai lontano, con risultati tutt’altro coerenti con quella obiettività che ci siamo proposta sul pieno rispetto del simbolismo dei triangoli contrapposti. Resta comunque sufficientemente chiaro, da quanto sommariamente sopra esposto, che tre sono i filoni dai quali può discendere, più o meno legittimamente, il Martinismo contemporaneo se ci si vuol perdere, appunto, nella selva delle discendenze quanto mai arbitrariamente documentate; Martinesismo (Eletti Cohen di Martines de Pasqually, ordine massonico sorto sulla pretesa nomenclatura swedenborghiana grazie alla patente concessa da Carlo Edoardo Stuart al padre di Martines); Martinismo sulla base degli insegnamenti di Saint-Martin e della restaurata tradizione classica della trasmissione iniziatica diretta, personale, alla quale, poi, tutte le associazioni martiniste più o meno legittime si richiameranno per dimostrare la loro regolarità; Willermosismo, miscuglio di massoneria pseudo-templare e di martinesismo degli Eletti Cohen che, col grado di Cavaliere beneficente della Città Santa, aveva modificato il neo-templarismo tedesco nella cosiddetta Massoneria di rito scozzese rettificato.

Come vedremo più avanti, di questi tre filoni, l’unico che abbia effettivamente conservato il suo afflato cristiano, che sta alla base dell’autentico martinismo, è quello di Louis-Claude de Saint- Martin, pur ammettendo che negli altri, e particolarmente nel willermosismo, esiste una notevole ed importante funzione di carattere organizzativo, derivata dagli agganci alla massoneria. Funzione che tuttavia, tende a caratterizzare massonicamente i gruppi che al willermosismo si ispirano. Appare poi evidente che, con l’avvento della rivoluzione, gli ordini massonici ed illuministi sono dispersi. Storicamente è assai difficile provare che cosa sia accaduto in quel periodo in Francia: Martines era già morto a San Domingo; Saint-Martin, ormai completamente abbandonate le logge massoniche, sempre più si isolava nello studio del Böhme11; Willermoz, morto nel 1824, sparisce dalla circolazione con l’autoscioglimento del Grande Oriente di Francia nel 1793.

La ripresa – salvo l’apparire di alcune logge giacobine ai tempi del Direttorio – è del 1801 con l’avvento del Rito scozzese antico accettato che, in America, aveva rimaneggiato la nomenclatura del cosiddetto Rito di perfezione o di Heredom in 25 gradi, seguito dalla Loggia degli Imperatori d’Oriente e di Occidente, sorta dal Capitolo di Clermont, aggiungendovi altri sei gradi fra cui quello di cui era stato insignito come incarico ispettivo (Grande Ispettore generale, al quale fu aggiunto il titolo di Sovrano) Stefano Morin, dagli stessi Imperatori, quando egli partì per la Luisiana, pare nel 1762. Nel 1801 il conte de Grasse Tilly, ufficiale francese rientrato da Port au Prince, dopo la rivolta degli indigeni, in possesso di una patente del Supremo Consiglio di Charleston, eresse a Parigi il primo Supremo Consiglio europeo del Rito.

È qui che si pone un interrogativo: quanti autentici martinisti parteciparono alla riorganizzazione dello Scozzesismo? In proposito, pur senza prove e senza logiche connessioni, alcuni autori, fra cui alcuni capi martinisti moderni, sostengono la connessione dello Scozzesismo col Martinismo. Il Soro, ad esempio ed il Porciatti12.

A nostro avviso, nonostante il parere contrario di Arturo Reghini sulla questione pitagorica, noi riteniamo – e ci basiamo su dati di fatto e non su motivi di simpatia o, peggio, di “spirito di corpo” (massonico) – che la riorganizzazione della massoneria durante il periodo in cui gli eserciti repubblicani invasero l’Europa, sia proprio da accreditarsi ai martinisti del rito egiziano detto Arcana Arcanorum (o Scala di Napoli) in quali raccolsero in un Ordine massonico denominato “Antico e primitivo rito di Misraïm seu Aegypti” i 66 gradi “scozzesi” (alti gradi) noti in Europa, ponendoli sopra i tre gradi universali ed aggiungendo ad essi due serie di gradi, una definita mistica con quattro classi, ed una con tre classi, di cui l’ultima, comprendeva i gradi di Napoli, kabbalistici e martinisti.

L’Ordine, probabilmente sorto a Napoli ad opera del Cavaliere d’Aquino, fratello del principe di Caramanica Gran Maestro della massoneria napoletana, appare a Venezia ai tempi di Foscolo (1796-97) poi a Milano; nuovamente a Venezia nel 1801 e poi in Francia ad opera dei fratelli Bedarride che, tuttavia, ritennero opportuno sostituire i quattro rituali dell’Arcana Arcanorum con altri quattro rituali più semplici e che risultavano soltanto kabbalistici.

Non è possibile, qui, prendere maggiormente in esame questa ipotesi ma è certo che passano circa una sessantina e più anni prima che si risenta parlare di Martinismo: si deve giungere al dottor Gérard Encausse (Papus) nato a Corona (Spagna) il 13 luglio 1865, morto a Parigi nel 1916, e all’anno 1888, quando, per un insieme di circostanze che fanno capo alla costituzione, in Francia, dell’Ordine kabbalistico della Rosa Croce, la regola e le trasmissioni secondo Saint-Martin riapparvero con la giustificazione della necessità di “un vivaio” di persone altamente qualificate che potesse procurare gli esaminandi per i gradi della Rosa Croce suddette. Anche a questo proposito si potrebbe scrivere un intero volume di ipotesi più o meno esatte e qualcuna anche abbastanza documentata come quella, ad esempio, della necessità di ricomparsa del martinismo secondo Saint- Martin per combattere il disfacimento delle associazioni massoniche in generale ed anche, purtroppo, dei riti ortodossi di Misraïm e di Memphis, i quali, in seguito alla continua guerra subita da parte delle conventicole massoniche più forti (Grande Oriente e Gran Loggia scozzese) erano caduti in mano a persone scarsamente qualificate o si erano posti “in sonno” in attesa di tempi migliori.

Prima di passare a sintetizzare la storia del Martinismo moderno, così come noi lo conosciamo ed alle cui dottrine, sistema e scopi ci atteniamo, al quale oggi è necessario richiamarsi (e tutti lo fanno) al fine di poter stabilire una propria reale legittima filiazione, ci sembra opportuno ricordare, con Jean Chaboseau (figlio di Augustin Chaboseau che si scambiò, nel 1888, le iniziazioni di Louis-Claude de Saint-Martin, con Papus) che “l’Ordine fondato da Martines de Pasqually disparve ufficialmente ed ufficiosamente al Convento di Wilhelmsbad e che, composto di massoni, aveva uno scopo ed un metodo di lavoro del tutto particolari. Saint-Martin non ha mai continuato quest’Ordine che, d’altronde, non esisteva come ordine martinista. Come, del resto, lo avrebbe potuto fare lui, che aveva dato le dimissioni da tutte le società massoniche con la nota lettera del 4 luglio 1790, e che cominciò a propagare il suo sistema personale soltanto tre anni dopo, nel 1793? Quanto a Willermoz, preoccupato della massoneria speculativa, consacrò la sua attività, dopo la morte di Martines, alla massoneria scozzese rettificata, regime scozzese dissidente ma sempre massonico”.

Resta dunque, e soltanto, il metodo ritenuto “nuovo” ma invece vecchio quanto il mondo e quindi tradizionale, della trasmissione diretta, che nulla ha a che fare con i Cohens, ma forse, con la Società dei Filosofi Ignoti alla quale si vorrebbe – e chi lo può dimostrare? – abbiano appartenuto Khunrath, Gitchel, Salzmann, Böhme e sulla quale – almeno si ritiene – Saint-Martin plasmerà il gruppo che passa sotto il nome di “Società degli Intimi di Saint-Martin”, come è comprovato da una lettera del professor Koëster, del 1795.

Ne consegue che la stessa targa impressa nel 1897, relativa all’Ordine Martinista – l’unico, cioè quello di Papus suo fondatore – targa che proclama la continuità dell’Ordine da Martines de Pasqually, attraverso Saint-Martin e Willermoz, fino a Papus, altro non è che un documento quanto mai incerto e, probabilmente, di pura fantasia, impugnato dal nobile desiderio di giustificare l’organizzazione di un Ordine fin allora inesistente come organismo amministrativo e burocratico, col richiamo di più antiche formazioni illuministe.

MARTINISMO MODERNO

La realtà è quella che segue.

Nel 1888 il marchese Stanislas de Guaita (1861-1897) che, grazie a Josephin Péladan (1858- 1918) aveva abbandonato la poesia indirizzandosi allo studio di Fabre d’Olivet, Henri Kunrath, Jacob Böhme ed Eliphas Levi, fondò a Parigi, assieme al Péladan che probabilmente fu il promotore dell’iniziativa, l’Ordine Kabbalistico della Rosacroce rinnovata, il cui Supremo Consiglio era composto, oltre a Guaita e Péladan, dal dottor Gérard Encausse (Papus), Borlet, Adam, Gabrol, Thorion, Augustin Chaboseau, Marc Haven, Sédir e l’abate Alta.

“Gli scopi apparenti di questa associazione (come scrisse lo stesso Guaita) furono lo studio e la diffusione dell’occultismo. In realtà si trattava di una società segreta d’azione per l’elevazione individuale e reciproca, la difesa dei suoi membri, la rovina degli adepti della magia nera, la lotta per rivelare alla teologia cristiana magnifici esoterismi di cui esso è pieno a sua insaputa”.

Papus, nato a Corona – Spagna – il 13 luglio 1865, morto a Parigi nel 1916) era stato iniziato nel 1882 agli “Amici (o Intimi) di Saint-Martin” da Henri Delaage (1825-1882) che lo aveva consacrato Superiore Incognito. Augustin Chaboseau, a sua volta, aveva avuto la stessa trasmissione nel 1886 da una sua zia, Madame Amélie de Boisse Mortemart. Nel 1888, poco dopo la fondazione della Rosacroce kabbalistica (almeno secondo lo stesso Chaboseau e, poi, Robert Ambelain) Papus e Chaboseau si scoprirono ambedue discepoli legittimi e regolari di Louis-Claude de Saint-Martin, e si scambiarono reciprocamente le ricevute iniziazioni. Di qui la nascita, reale e certa, dell’Ordine Martinista come tale, primo ed unico, collegato a quello della Rosacroce kabbalistica per entrare nel quale ultimo era necessario possedere il terzo grado martinista. La documentazione in proposito è chiara ed inequivocabile.

Papus – come afferma Jean Chaboseau – fu l’anima e l’animatore di questo movimento. “L’esistenza di un Ordine Martinista è un fatto preciso e tutti sanno che esso fu fondato da Papus, già iniziato alla tradizione di Saint-Martin. Egli raccolse intorno a sé dei martinisti già iniziati come lui individualmente, per dare corpo a quest’Ordine che nacque nel 1891”.

L’Ordine Martinista conobbe una tale attività internazionale che non si può più parlare, oggi, di Saint-Martin o di martinismo senza evocare l’esistenza dell’Ordine Martinista. I suoi fondamenti erano e sono i seguenti: Sistema iniziatico in tre gradi: Associato (ordine esterno); Iniziato e Superiore Incognito (ordine interno). I Superiori Incogniti potevano divenire Liberi Iniziatori mediante particolari investiture. “L’Ordine è essenzialmente spiritualista, combatte con tutte le sue forze l’ateismo ed il materialismo, e, in collegamento con le altre fratellanze iniziatiche, combatte l’ignoranza e dà al simbolismo la grandissima importanza che gli compete in tutte le serie iniziazioni. Non si occupa di politica e tanto meno di questioni d’ordine religioso. Permette e facilita gli studi, mantenendo la più assoluta tolleranza”13.

“Quando si ritiene opportuno ed il numero degli Iniziati è sufficiente, si costituisce una loggia martinista, che è di proprietà del suo fondatore con la sola condizione di obbedienza ai regolamenti dell’Ordine, e sotto la riserva delle modifiche speciali che ciascun Sovrano Delegato Generale, nominato dal Supremo Consiglio o dal Gran Magistero, può stabilire nei paesi stranieri. Così, più logge martiniste possono federarsi per formare un Gran Consiglio martinista sotto l’autorità di un Sovrano Delegato Generale o Gran Maestro Nazionale o Regionale”14.

Tale via fu seguita con successo in Italia e negli Stati Uniti d’America e, in quest’ultimo Paese fino a quando si addivenne a Bruxelles, nel 1934, alla firma di quel trattato sul quale ci si astiene personalmente dall’emettere giudizi ritenendo peraltro necessario riferire – come facciamo in nota15 – quanto ne ha detto Jean Chaboseau.

Si trattava, quindi, di un Ordine iniziatico, a carattere misto, organizzato in parte su basi apparentemente massoniche, in parte sulla falsariga di quelle platoniche e pitagoriche16.

La storia del Martinismo, nel periodo che va dalla sua fondazione ufficiale (1891) alla morte di Papus (1916), è la storia dell’affermazione continua – certa fino al 1914, data dell’inizio della prima guerra mondiale – di un movimento spiritualista a carattere iniziatico di cui si sono avuti rari esempi. Papus lo presiedette ininterrottamente. Nel 1892, con decreto di Stanislas de Guaita, fu elevato a membro della Camera di direzione del Supremo Consiglio rosacrociano e Delegato Generale dell’Ordine della Rosacroce kabbalistica per dieci anni, e alla morte di De Guaita ne divenne il successore. Da allora, sia pur lentamente, l’importanza della Rosacroce kabbalistica diminuì grandemente fin quasi a scomparire e ciò in seguito all’affermarsi continuo del Martinismo17.

Uno dei principali componenti del Supremo Consiglio Martinista, Charles Detré (Teder) – secondo quanto ha scritto Constant Chevillon – preoccupato del “reclutamento di adepti praticato senza discriminazione”, unitosi ad altri, si sarebbe affiancato a Jean Bricaud (morto nel 1934) che aveva conosciuto Papus nel 1901 ed era stato fatto Superiore Incognito nel 1903, e, nel 1908 era stato nominato Patriarca della Chiesa Gnostica universale (di Lione) di discendenza spiritica. Subito dopo tale nomina il Bricaud intensificò le relazioni con l’Ordine Martinista, avvantaggiandosi dell’alleanza con Teder allora segretario generale dell’Ordine, vedendo in esso un vasto vivaio per la Chiesa gnostica da lui presieduta. Vale anche la pena di accennare alle successive scoperte di Bricaud – alla morte di Papus – in seguito delle quali egli si sarebbe trovato a discendere direttamente da Martines de Pasqually (ciò che in allora non gli era noto) discendenza questa storicamente inattendibile e realmente fastidiosa. Tuttavia Bricaud, appoggiato sempre da Teder e da altri martinisti massoni intendeva escludere le donne dai gradi di probazione, reclutare i martinisti tra i maestri massoni (o di grado superiore) farne altrettanti adepti per la Chiesa gnostica di Lione. Si voleva, in altri termini, modificare le regole dell’Ordine, farne praticamente un rito della massoneria e un gruppo di fedeli gnostici con patriarca Bricaud. Un primo passo su questa strada si realizzò nel 1911 con la stipulazione di un trattato d’amicizia fra le Chiese Gnostiche e l’Ordine Martinista. Qui è quanto mai necessario, per la precisione storica smentire categoricamente quanto affermano arbitrariamente tutti i testi sul martinismo pubblicati dopo l’avvento di Bricaud a Gran Maestro dell’Ordine Martinista di Lione, e cioè che la sua Chiesa gnostica sia diventata, dopo la firma di quel trattato, la Chiesa ufficiale del Martinismo. Il documento, segnato da Papus e da Jean II Bricaud, dice testualmente: “Entre les pouvoirs soussignés: 1.er – Le Suprême Conseil de l’Ordre Martiniste siégeant à Paris; 2me – Le Suprême Conseil du Haut Synode de l’Eglise gnostique universelle, siégeant à Lyon, représenté par leurs délégués munis des pouvoirs nécessaires, il a été convenu ce que suit : 1) – Un traité d’alliance est signé entre les deux Puissances ; 2) – L’Ordre Martiniste ne reconnaît comme Patriarche régulier de l’Eglise gnostique que Jean II, qui a été régulièrement consacré, muni de tous le pouvoirs de consécration et reconnu comme seul Patriarche ; 3) – Les évêques gnostiques consacrés par Jean II seront admis à titre de membres honoraires du Suprême Conseil Martiniste. Les membres titulaires du Suprême Conseil Martiniste seront admis à titre de membres honoraires du Suprême Conseil du Haut Synode de l’Eglise gnostique universelle ; 4) – Un centre de l’Eglise gnostique universelle sera organisé à Paris sous l’obédience du Patriarche Jean II, de Lyon. La Revue L’Initiation devient l’organe officiel de l’Eglise gnostique universelle. Le présent traité a été ratifié par les deux Puissances ci-dessous énoncées. A la suite de cette alliance fraternelle, tous les délégués martinistes qui voudraient faire partie de l’Eglise gnostique universelle sont prié de s’adresser au Suprême Conseil Martiniste. Papus, Jean II Bricaud »18.

Non vi è dunque alcun cenno che la Chiesa gnostica di Bricaud divenga la Chiesa ufficiale del Martinismo, il che non è neppur pensabile senza infirmare le basi fondamentali e programmatiche dell’Ordine, che – come già detto – dichiarano che esso « non si occupa di questioni d’ordine religioso » e « mantiene la tolleranza più assoluta ». Come, d’altronde, conciliare la presunta imposizione di una Chiesa ufficiale ai membri di un Ordine che ammette persone di ogni tendenza e culto purché non siano atei o materialisti? Come appare evidente dal testo dello stesso trattato vi fu sottolineato lo scambio di titoli a carattere onorifico e, per la verità, molteplici vantaggi per Bricaud e la sua Chiesa. Le conseguenze di questa pretesa ufficialità della Chiesa gnostica, ed il richiamo al trattato – interpretato proditoriamente secondo la visione di Bricaud – nonché la promulgazione, nel 1913, di nuovi rituali di estrazione massonica, compilati dal Teder, provocarono ben presto quanto vedremo.

IL MARTINISMO IN FRANCIA DOPO LA MORTE DI PAPUS

Alla morte di Papus la successione rimase aperta non avendo egli indicatone alcuno. Fu nominato Detré19 e ciò mentre Bricaud aveva già lasciato a Lione, mentre Papus si trovava al fronte come maggiore medico, il movimento martinista-gnostico a lui caro, reclutando i massoni. Come ha scritto Chevillon che fu successore di Bricaud, questi, con l’appoggio di Teder che aveva convinto Papus a “sostenere il Martinismo con la Gnosi”, si trovò da allora attivamente “mêlé”20 alla direzione dell’Ordine. Morto Teder due anni dopo (nel 1918) anch’egli senza aver indicato un successore (Bricaud asserì senza prove di aver avuto la successione verbale), il Patriarca gnostico21 ereditò il Gran Magistero.

È in questo periodo che iniziano le scissioni già cominciate dopo la morte di Papus, e che i potentati stranieri non riconoscono più il Gran Magistero francese proprio a causa del fatto che i Gran Maestri si moltiplicano. Si giunge così all’aberrazione già detta, cioè all’intervento di una società americana autoproclamantesi superiore alle altre, che “riconosce” e “manda” senza averne alcun diritto ma trovando persone che sottoscrivono quando in buona fede e quando per riceverne “riconoscimenti”… sui quali è meglio tacere che pronunciarsi.

Scriveva Jean Chaboseau, figlio di Augustin, che fu Gran Maestro di uno di questi numerosi Ordini Martinisti, forse il maggiormente legittimo, (quello detto Tradizionale) e che, peraltro, lo sciolse dichiarandolo irregolare come tutti gli altri sorti dalla scissione: “Dopo la morte di Papus non esiste più alcuna continuità per la presidenza dell’Ordine Martinista; Papus non aveva designato un successore e se certi membri elessero Teder, una gran parte non l’accettò. Victor Blanchard, allora segretario generale, che aveva firmato la successione di Teder come secondo Gran Maestro, rifiutò di seguire la sua organizzazione, veramente nuova, tanto per i riti che per la composizione e gli obblighi che imponeva ai suoi membri. A sua volta egli costituì un Ordine Martinista di cui fu riconosciuto Gran Maestro. Teder avrebbe designato Bricaud – ma altre persone pretendono che si sia proclamato egli stesso – e Bricaud ebbe per successore Chevillon. Assassinato questi, l’Ordine Martinista alla nuova maniera (dato che le tendenze massoniche si erano accentuate ed un’ibrida fusione si era costituita con varie organizzazioni) ebbe per continuatori i fratelli Dupont e Dabeauvais. Oggi, non si sa esattamente di chi essi siano i successori, malgrado le loro affermazioni di sole regolarità martiniste”.

Lo stesso Jean Chaboseau (pare sia stato aspramente criticato da Robert Ambelain per questa messa a punto) scriveva, nel 194522: “Alla morte di Papus si assiste ad una fioritura di membri del Supremo Consiglio Martinista che si proclamarono Gran Maestri, e si fecero riconoscere da frazioni di membri. Chi pubblica un rituale, chi intende mantenere il sistema delle libere iniziazioni, infine, non si accontenta della tradizione vecchia di un quarto di secolo ma vi apporta tali modifiche che si assiste veramente alla nascita di un nuovo Ordine. Riprendendo per suo conto le affermazioni di Papus, e pretendendo di essere il legittimo successore, costui pretende anche la filiazione regolare da Martines de Pasqually attraverso Iniziatori Liberi23, che gliel’avrebbero trasmessa. Chiude, poi, l’Ordine così rinnovato, ai non massoni, esigendo dei gradi massonici per l’ammissione, escludendo le donne, fabbricando un rituale”.

È chiaro che Chaboseau intende parlare di Bricaud il quale, per la realtà storica, era stato ricevuto martinista soltanto nel 1901 per opera di Papus e Superiore Incognito nel 1903, e Martines de Pasqually non c’entrava per nulla.

Questa la realtà. Sorgono così l’Ordine Martinista (di Lione) con Gran Maestro Bricaud; l’Ordine Martinista e Sinarchico con Gran Maestro Blanchard; l’Ordine Martinista Tradizionale con Gran Maestro Augustin Chaboseau (padre di Jean)24; l’Ordine Martinista Rettificato con Gran Maestro Boucher; l’Ordine Martinista Martinesista con Gran Maestro Dupont, tanto per citare solo i principali sorti in Francia nell’arco fra la fine della prima guerra mondiale e l’inizio della seconda, e senza citare le scissioni americane, svizzere, olandesi, belghe e sudamericane. Di quelle italiane parleremo poi.

Cominciano ovviamente le polemiche e le ricerche di “riconoscimenti” anche da parte di organizzazioni che non posseggono alcun potere tradizionale, e tutti si rincorrono nella costruzione di genealogie che partono da Martines de Pasqually o dai suoi diretti successori (ne sorgono a diecine) ma che si riallacciano, tutte, rivendicandole, alla contemporanea discendenza da Papus. Tutti si richiamano ad organizzazioni estinte da almeno un secolo o due (ovviamente per apparire ancora più autentici di Papus) però sono tutti legittimi successori di Gérard Encausse!!!

Soltanto a titolo di curiosità, perché non è possibile ad uno storico che si ritenga obiettivo e non voglia avallare fantasiose per quanto nobili (almeno nelle intenzioni) e giustificabili invenzioni presentare ciò come credibile, riportiamo qui le principali genealogie apparse in quell’epoca e dopo l’ultima guerra e che tuttora circolano come autentiche. Resta invece ferma la realtà storica che il capostipite del Martinismo moderno, inteso come Ordine organizzato, così come è concepito ed organizzato, con le sue nomenclature da tutti adottate, è Papus e che la sua successione non può essere che unica se si vuol rispettare la tradizione.

  • –  Ordine Martinista Tradizionale: Martines, Saint-Martin, La Noue, Hannequin, Le Touche, Desbarolles, Boisse de Mortemart, A. Chaboseau, Papus, Michelet, Jean Chaboseau (ultimo Gran Maestro che sciolse l’Ordine nel 1947),
  • –  Ordine Martinista di Lione: Martines, Saint-Martin, Chaptal, Bernois(??), Delaage, Papus, Teder, Bricaud, Chevillon.
  • –  Ordine Martinista Martinesista: come al precedente e da Chevillon e Dupont.
  • –  Ordine Martinista e Sinarchico: come quello di Lione fino a Teder, e poi a Blanchard.
  • –  Ordine Martinista Rettificato: come l’O.M.T. fino ad A. Chaboseau dopo Papus, e da questi a Boucher, Fusiller e Aurifer (R. Ambelain).
  • –  Ordine Martinista degli Eletti Cohen: Martines, Bacon de la Chevalerie, J.B. Willermoz (con agganci alla Stretta Osservanza ed ai Cavalieri Beneficenti della Città santa), Lagrèze, Aurifer.
  • – Ordine Martinista propriamente detto: discendenze dirette da Papus e suo figlio Philippe (con accordi del 1952 e 1958 e successivi con Dupont, Aurifer e Hermete (Ivan Mosca).

È da tener presente che tutti coloro che appartenevano alle diaspore di Papus e di A. Chaboseau, fino alla morte di Papus avevano sempre riconosciuta come legittima ed unica valida discendenza quella facente capo a lui (e da lui indicata fino agli Intimi di Saint-Martin) e convalidata dallo scambio di iniziazioni avvenuto nel 1888 tra lui ed Augustin Chaboseau.

Alla morte di Papus tutti si ritrovano a rivendicare genealogie che risalgono addirittura a Martines de Pasqually e, contemporaneamente rivendicano l’iniziazione di Papus o della sua diaspora. Tutti, salvo Augustin Chaboseau che rivendica una discendenza diretta da Saint-Martin attraverso l’iniziazione ricevuta da sua zia Amélie de Boisse-Mortemart, e da Papus attraverso le scambiate iniziazioni25.

Mentre rivediamo questi appunti (tracciati nel 1960) la gran parte degli Ordini fioriti dal tronco papusiano non esistono più o conducono vita stentata in Europa, mentre alcuni hanno preso piede e forza in America latina e negli Stati Uniti ma con indirizzo eterogeneo. Attualmente l’unico Martinismo che dovrebbe esistere in Francia è quello facente capo a Philippe Encausse che ha forti propaggini in numerosissimi paesi. Segue un indirizzo mistico richiamandosi oltre che alla tradizione papusiana all’opera e all’indirizzo del Maestro Philippe (Maître Philippe di Lione).

Ed è quello che nel 1960, appunto, noi prevedevamo, augurandoci che tutto confluisse, almeno in Europa verso un unico indirizzo o anche su indirizzi non precisi ma simili, in una catena d’unione anche filiforme ma reale. Ecco quanto scrivevamo: “Attualmente dovrebbero esistere in Francia, vivendo piuttosto isolati e con un modesto numero di adepti l’Ordine Martinista, detto di Papus, che rivendicherebbe la sua discendenza da quello Tradizionale sciolto nel 1947 da Jean Chaboseau. Ne è Gran Maestro il figlio di Papus, Philippe Encausse, che conserva l’importantissimo archivio del padre. L’Ordine sarebbe stato “risvegliato” nel 1952; L’Ordine Martinista Martinesista, che si ricollega ad una trasmissione fra Chevillon e Dupont (pare della Chiesa gnostica). Ne è Gran Maestro lo stesso Dupont; l’Ordine Martinista degli Eletti Cohen, Gran Maestro Robert Ambelain (Aurifer) “risvegliato” nel 1942 da Georges Lagrèze e Camille Savoir, successori legittimi – a loro avviso – di Jean-Baptiste Willermoz, attraverso la successione dei Cavalieri Beneficenti della Città Santa (Aurifer dixit). Quale che sia la loro legittimità, è tuttavia certo che sul piano dell’iniziazione martinista individuale tutti sono in regola, per cui in base alla regolamentazione stabilita nel 1891, dal Supremo Consiglio presieduto da Papus, non vi può esser dubbio sulla validità di ognuno di questi gruppi26. Una cosa è l’iniziazione, un’altra l’organizzazione: questa è una distinzione sulla quale non vi possono essere dubbi. Ma è per lo meno riprovevole che ogni tanto ci sia qualcuno che abbia l’uzza di proclamarsi il Gran Maestro di questa o quella “sezione” martinista, commettendo, in definitiva, un attentato al mantenimento della catena iniziatica e ciò, purtroppo, porta danno anno anche alla iniziazione. Comunque ogni gruppo martinista purché sia iniziaticamente legittimo (e cioè che ogni suo membro abbia avuto regolari e tradizionali iniziazioni tramite chi ne aveva i poteri) si può organizzare come meglio vuole purché – come disgraziatamente succede – non si creino nuovi rituali e non vi si introducano elementi estranei anche se ritenuti – e chi può dirlo? – più vicini ad una presente ortodossia, tale perché riferentesi a sistemi e nomenclature sulle quali non si hanno né si potranno avere precise documentazioni, come del resto ci sembra di aver obiettivamente dimostrato. A nostro avviso sarebbe preferibile che, almeno teoricamente o su un piano di relazioni anche filiformi, tutto facesse capo ad un solo organo direttivo e disciplinare. Non entriamo nel merito perché il nostro compito dev’essere quello imparziale di storici. Ma se ci è peraltro permesso una parola di speranza, essa è quella che si possa ritornare, in un tempo non lontano, a quell’unione che per tanti anni rappresentò l’autentica catena di pensiero e di forza che Papus ed i suoi Martinisti si erano preposti”.

La situazione creatasi in Francia alla fine del secondo conflitto mondiale era quella che abbiamo esposto. Vari gruppi i cui capi – come diceva Jean Chaboseau – “oggi non si sa esattamente di chi siano i successori” rivendicavano Gran Magisteri di genere diverso. Fa testo, in proposito, una frase di Umberto Gorel Porciatti, che dopo aver tentato di prendere contatti in Francia con qualcuno, affermava che la confusione era tale e tanta da non capirci niente e quel poco che pareva ci fosse non dava alcun affidamento27.

Il 4 aprile 1942 (scrive Robert Ambelain nel suo “Le Martinisme” pubblicato a Parigi, nel 1946 da Niclaus) un Superiore Incognito, Aurifer (cioè lo stesso Ambelain), dopo aver iniziato secondo la tradizione dei Liberi Iniziatori di Louis-Claude de Saint-Martin due altri occultisti (detto, pagina 162) formò un triangolo martinista che aveva per scopo “di risvegliare la tradizione dell’Ordine degli Eletti Cohen, e di riprendere tutti i suoi lavori, compresi quelli teurgici”. Al triangolo fu imposto il nome di Bethelios che, secondo Ambelain avrebbe significato, oltre che “Betel, in ebraico la Casa divina”, anche “Beth, la luna e Hé (Helios), il Sole”.

Da questo inizio sarebbe sorto mediante la trasmissione ottenuta al “centro del Cerchio segreto di due nomi e dello Schin e circondato da otto nomi e otto lumi” (ibid. pag, 166) il potere sui diritti e doveri e sulle cariche “dei Cavalieri Eletti Cohen e Reau-Croix”. Non è il caso di discutere sulla legittimità di tale trasmissione dei poteri e gradi di un Ordine posto in sonno nel 1778 da Sebastiano de Las Casas successore di Martines de Pasqually, il quale Las Casas avrebbe dato ordine di consegnare i documenti ai Filateti di Savalette de Langes. Ma, rifacendoci sempre all’Ambelain (opera citata, pag, 149) dobbiamo constatare che “l’insegnamento occulto di Martines conseguentemente trasmesso nella corrente del XIX° secolo, da una parte attraverso gli areopaghi cabalistici composti di Eletti Cohen che non si erano conformati all’ordine di deposito degli archivi nelle mani dei Filateti e, dall’altra per qualche massone del Rito scozzese rettificato detentore delle istruzioni segrete di J.B. Willermoz e Cavaliere beneficente della Città Santa; infine per i Superiori Incogniti affiliati alla scuola di Louis-Claude de Saint-Martin, Questi ultimi diffusero in Francia, Germania, Danimarca e soprattutto in Russia la dottrina del Filosofo sconosciuto. Erano questi i famosi iniziatori liberi che trasmettevano il “sacramento” dell’Ordine sotto la loro personale responsabilità, e senza dipendere da alcun gruppo. Ma lo stesso Ambelain, qualche anno dopo cambiò opinione. Nel marzo 1948 in un opuscolo da lui definito “complementare” a “Le Martinisme”, intitolato “Le Martinisme contemporain et ses véritables origines” concludeva: “Noi abbiamo dunque eliminato successivamente: a) – La filiazione di L.C. de Saint-Martin; b) – la filiazione di J.B. Willermoz, di cui nessuna testimonianza o documento storico ci sono pervenuti. Peggio ancora, non abbiamo incontrato tra questi che delle conclusioni contrarie. Ciò è grave per gli Ordini martinisti i quali, organizzazioni non massoniche, non possiedono più da allora, alcuna filiazione. Ecco il problema: che rimane del movimento lasciato da Martines de Pasqually e dove si può trovare una filiazione ritualistica indiscutibile ed ininterrotta? La risposta è precisa: in seno al regime scozzese rettificato”. Ambelain, dopo aver indicato sommariamente i documenti studiati, affermava: “Che il martinismo teorico sia ignorato dalla maggior parte dei massoni del regime scozzese rettificato; che quello pratico (cioè teurgico) lo sia egualmente dagli alti dignitari dell’Ordine interiore (scudieri o cavalieri beneficenti della Città Santa) è altrettanto indiscutibile. Non è men vero che i martinisti contemporanei desiderosi di riattaccarsi realmente, nel senso iniziatico della parola, al vero martinismo storico, dovranno recarsi a ricevere la “luce” nel seno delle logge scozzesi rettificate. Ambelain, insomma, Gran Maestro dell’Ordine “risvegliato” appunto il 4 aprile 1942 con le operazioni di cui abbiamo detto, praticamente dichiarava che l’Ordine non esisteva per mancanza di filiazione ed esprimeva chiaramente la sua vocazione massonica. Ma dopo qualche tempo, la sua opinione cambiava ancora. Il 2 ottobre 1958, data questa che ha un’importanza storica in quanto è l’anniversario della morte di Papus, e contemporaneamente ha importanza cronachistica per i reciproci riconoscimenti fra gli Ordini Martinisti francesi e la creazione di una Camera di direzione degli Ordini Martinisti, Robert Ambelain pubblicava, sotto il suo nome iniziatico di Aurifer, un quaderno ciclostilato dal titolo: “Il martinismo contemporaneo e la sua filiazione”, nella cui prefazione scriveva: “in una plaquette pubblicata nel 1948 ed intitolata “Il Martinismo contemporaneo e le sue veritiere origini” abbiamo tentato di dimostrare che la filiazione martinista attribuita a L.C. de Saint-Martin era, storicamente, più che dubbia. Crediamo di esserci pervenuti e, oggi, è ancora senza alcuna esitazione che ne rivendichiamo, in gran parte, le argomentazioni. Tuttavia, c’è un punto che la continuazione dei nostri studi e delle nostre ricerche storiche in materia di illuminismo ci ha permesso di studiare più particolareggiatamente e che è necessario a sua volta precisare, si tratta di quello dei rapporti fra la Massoneria rettificata e gli Eletti Cohen, nelle similitudini fra i Cavalieri beneficenti della Città Santa e dei dignitari del secondo Ordine”.

Secondo il testo del quaderno, l’Ordine degli Eletti Cohen sarebbe stato perpetuato da Willermoz, nell’Ordine interiore della Stretta Osservanza (C.B.C.S.) i cui due gradi interiori sarebbero stati in possesso per via di obbedienza massonica regolare alla massoneria scozzese rettificata la quale, peraltro, non possiederebbe i gradi segreti dell’Ordine interiore (Professi e Gran Professi) e, di conseguenza, le mancherebbe la trasmissione del martinismo di tradizione. Ma i Professi e i Gran Professi (sempre secondo l’Ambelain che con questi continui ripensamenti stava ponendo in atto quanto vedremo poi) sono degli affiliati che hanno pronunciato dei voti in una religione e, alla sua origine, l’Ordine interiore di Willermoz era aperto soltanto ai cristiani. Ed ecco la soluzione data da Ambelain a questa sua nuova “scoperta”: “È dunque la Chiesa gnostica che può, perché incontestabilmente detentrice della filiazione apostolica28, dare ai Cavalieri beneficenti della Città Santa la possibilità di ristabilire29 questa professione, scomparsa ai nostri giorni”. E concludeva: “Noi pensiamo dunque, che se la regolarità massonica amministrativa manca (e ciò si può facilmente ammettere) all’organizzazione martinista operativa moderna, ricreata nel 1943, essa possiede almeno una filiazione iniziatica regolare e incontestabile, che può provare, dopo J.B. Willermoz e prima di lui da M. de Pasqually, lungo il canale dei C.B.C.S. e possiede, in più, per i poteri d’ordine conferiti ad alcuni suoi alti dignitari della Chiesa gnostica, cioè di ordinare, in virtù della successione apostolica30, altrettanto regolarmente di coloro che lo furono nel XVIII° secolo, e di farne dei Teurghi perché, non dobbiamo dimenticarci che questa successione (la gnostica) unisce il sacerdozio secondo Melkisedec a quello secondo Aronne” (E scusate se è poco. Nota di Aldebaran).

Di conseguenza, lungo un discorso di questo genere – nel quale si intrometteva la Chiesa gnostica della quale Ambelain rivendicava il Patriarcato proclamandosene il Primate, cioè il Papa – i neo templari della Stretta Osservanza sarebbero stati dei martinisti grazie a Willermoz, ed oggi quelli irregolari dal 1945 (risvegliati dallo stesso Ambelain, a suo dire) lo divenivano grazie ad Aronne e a Melkisedec.

Senza voler per questo, da parte nostra, calcare la mano in merito all’ignoranza in questioni martiniste degli Scudieri e Cavalieri beneficenti della Città Santa (come affermava lo stesso Ambelain nel suo “Le Martinisme contemporain…”) e alla già negata filiazione martinista di Willermoz. Restava, invece, perentoriamente negata quella di Saint-Martin del quale, però, Aurifer e cioè Ambelain) traeva i suoi poteri di libero iniziatore, in virtù dei quali era sorto nell’aprile del 1942 il famoso triangolo Bethelios dal quale discendeva tutta la faccenda.

Qui è necessario inquadrare queste “rettifiche” di Ambelain nelle contingenze di quel periodo del 1958: si era alle porte della costituzione, in Francia, di una Camera di direzione degli Ordini Martinisti (pare che la promozione provenisse proprio dall’Ambelain) e, di conseguenza, si trattava di presentarsi come meglio si poteva per conquistare un posto di rilievo e, forse, quello di rilievo maggiore. Così, con l’ultima precisazione, il triangolo Bethelios passava in seconda linea e l’Ordine Martinista degli Eletti Cohen (di cui Aurifer si era proclamato Gran Maestro) risultava risvegliato, con lo studio dei documenti fatto in più riprese, il che è saggio, da Georgess Lagrèze e Camille Savoir, successori legittimi di J.B. Willermoz l’uno la successione dei C.B.C.S., con le nuove investiture, però, dei Professi e Gran Professi da parte della Chiesa gnostica del Patriarca Jean II (cioè Ambelain). Il gioco era fatto.

Tuttavia, parrebbe che Lagrèze non fosse completamente d’accordo (almeno se si deve prestar fede a Jean Chaboseau)31 se nel 1945 fu proprio Lagrèze a convincere Augustin Chaboseau a risvegliare l’Ordine Martinista Tradizionale di cui era Gran Maestro fin dal 1939.

Se non andiamo errati, proprio nel 1958, il giorno anniversario della morte di Papus, o qualche giorno intorno, fu costituita a Parigi la già citata Camera di Direzione degli Ordini Martinisti, nella quale entrarono a far parte lo stesso Ambelain come Gran Maestro dell’Ordine Martinista degli E.C., Philippe Encausse come Gran Maestro dell’Ordine Martinista Tradizionale (risvegliato nel 1951) e Henry Dupont quale Gran Maestro dell’Ordine Martinista Martinesista che si ricollegava ad una discendenza che Dupont affermava risalire direttamente a Chevillon. Successivamente, morto Dupont, Encausse ereditò la successione martinesista e così, nella Camera di Direzione rimasero lui e Ambelain. Nel 1962, infine, la Camera decise la fusione dei due Ordini e ne risultò l’Ordine Martinista composto dei primi quattro gradi (linea cosiddetta cardiaca) con Gran Maestro Encausse, e dei gradi Cohen (linea teurgica) con Sovrano Gran Commendatore Ambelain. Si era praticamente giunti, contro ogni tradizione martinista al Grand’Oriente martinista e al Supremo Consiglio Cohen, rito dei Martinisti.

Tale particolare formazione martinista ebbe i suoi rituali altrettanto particolari che, tuttavia – almeno per quanto appare dai documenti in nostro possesso e che in parte riproduciamo – furono ritenuti poco martinisti da una gran parte degli appartenenti ai primi tre gradi.

Non si conoscono, poi – almeno da parte nostra – i motivi per i quali Robert Ambelain (Aurifer Sup, Incognito) il 29 giugno 1967 abdicò dalla carica di Sovrano Gran Commendatore (Cerchio interiore: Cohen) in favore di Hermete Sup. Incognito (Ivan Mosca) fin allora suo sostituto. Quali ne siano stati i motivi non ha qui alcuna importanza. Importante è che tale abdicazione sia avvenuta regolarmente come risulta da una lettera circolare dello stesso Ambelain, in data 21 luglio 1967, in cui si dice: “Firmo per l’ultima volta come Aurifer, Sovrano Gran Commendatore dell’Ordine Martinista. Da tale fatto la promozione del Molto Rispettabile Fratello Ivan Mosca diviene effettiva ed egli assume la responsabilità di Sovrano Gran Commendatore dell’Ordine che raggruppa gli Eletti Cohen”32.

In conseguenza di questa nuova situazione e delle fondamentali differenze esistenti fra le vie impropriamente dette cardiaca e operativa, Philippe Encausse ed Ivan Mosca decisero, a far data dal 14 agosto 1967, di sopprimere l’ibrida unione posta in atto nel 1962 ridando così alle due vie la loro libertà come Ordine Martinista (non massonico come risulta dalla sua stessa natura oltre che dai suoi Costituti nonché dalle dottrine di Louis-Claude de Saint-Martin e dalle regole enunciate da Papus, suo fondatore) e come ordine massonico dei Cavalieri Eletti Cohen dell’Universo. Di qui una revisione dei rituali del 1962 ed una circolare di Philippe Encausse, in data 5 aprile 1968, in cui egli quale Gran Maestro dell’Ordine Martinista affermava che: “l’appartenenza all’Ordine Martinista e la qualità di martinista implicano la credenza nella divinità di N.S. Gesù Cristo”33.

Indubbiamente tale affermazione era un po’ troppo perentoria, forzando essa la libertà religiosa dei martinisti. Ma, a ben osservare, se la Chiesa gnostica – come si andava affermando in Francia – era la chiesa ufficiale del Marinismo34, la divinità del Cristo (cioè dell’Inviato di Dio, dell’Unto, del Messaggero, del Salvatore) era indubbia e dogmatica. Visto, poi, che il Cristo dei cristiani si identifica con Gesù (e il Martinismo tale identificazione confermava identificando il Pentagrammato – Iod, Hé, Schin, Vau, Hé – che, erroneamente si ritiene debba pronunciarsi Jeshouàh, che significherebbe Gesù, mentre non è pronunciabile)35, l’affermazione si poteva anche ritenere più che legittima almeno da parte del Gran Maestro.

Non la ritenne legittima Robert Ambelain, non si sa con quale diritto dato che aveva dimissionato dalle sue cariche da quasi un anno. Con una sua circolare – del tutto noncurante che Hermete ed Encausse, in piena sovranità, avessero dichiarato decaduto il protocollo del 1962 e che i due Ordini36, diversi per spirito, nomenclatura, tipo di Iniziazione, caratteristiche associative, avessero ripreso la loro libertà di azione e che, di conseguenza i rituali del 1962 non avevano più alcuna ragione di esistere – Ambelain, indirizzandosi “A tous les Grands-Maitres, Grands Officiers, Maitres des Loges, Frères et Soeurs, des divers Ordres Martinistes Nationaux, aussi bien qu’aux Martinistes de l’initiation Libre, et démeurés indépendents”37 riproduceva parte (gli articoli 12 e 14) dei protocolli del ’62 e affermava fra l’altro:

  • –  che l’Ordine degli Eletti Cohen, come si poteva facilmente constatare, aveva fatto importanti concessioni senza essere in grado di controllare la reciprocità;
  • –  che, visto che la maggioranza dei membri del Supremo Consiglio aveva continuamente svolto una campagna contro il Marinismo operativo e la teurgia martinista, qualificando e lasciando qualificare nei suoi gruppi, tanto a Parigi che in provincia, questi studi e operazioni, di satanismo e di magia nera (…);
  • –  che in questa maniera, e durante cinque anni38 detto Supremo Consiglio aveva deliberatamente violato l’impegno preso il 28 ottobre 1972;

per questi motivi, egli, Ambelain, decideva di creare in Francia con tutte le estensioni all’estero, l’Ordine martinista Iniziatico, dichiarando testualmente: “… le quel rassemblera désormais tous les Martinistes et Impétrants éventuels désireux de rejoindre, étudier, continuer, l’oeuvre de la pléiade dont Papus fut le conducteur incontesté”39

Come si vede, dopo 26 anni (dal 1962 al 1968) e dopo aver scoperto e riscoperto discendenze e controdiscendenze, aver modificato e adottato vecchi e nuovi rituali, Robert Ambelain si accorgeva che la fonte del Martinismo era la libera iniziazione (e cioè la regola di Saint-Martin) e che la guida incontestata dell’ordine e quindi colui che lo aveva fondato, era stato Gérard Encausse, detto Papus.

Lasciamo perdere, perché non si tratta più di storia ma di polemica (e anche grossolana) la presa di posizione del 2 maggio 1968 dal gruppo “Eliphas Levi” di Parigi, e la lettera dello stesso Ambelain indirizzata il 26 giugno 1968 al Presidente ed ai componenti del Supremo Consiglio dell’Ordine Martinista a Parigi (a noi inviata in copia “bien affectueusement”). Non possiamo, peraltro, passar sotto silenzio – senza per questo emetter giudizi – che il cosiddetto ordine Martinista Iniziatico ha cessato – almeno in Francia – la sua attività essendo stato sciolto il 26 agosto 1974 con lettera del “Molto Illustre fratello Robert Ambelain”40 dalla quale risulta anche che tale Ordine continuerebbe “a perpetuare – sotto la guida di un nuovo Gran Maestro che risiederebbe nell’America del Sud – la filiazione martinista russa”41.

Non sappiamo quanti aderenti raggruppasse questa associazione sorta da un ritorno di fiamma di Aurifer e denominata “Ordine Marinista Iniziatico” quasicché gli altri non lo fossero: un gruppo, tuttavia, ne era stato il primo nucleo e, probabilmente, l’unico. Si tratta di quello al quale abbiamo già accennato, l’”Eliphas Levi” di Parigi, presieduto dalla signora Cristiane Buisset e composto, all’epoca – cioè nel 1968 – di altre sei o sette persone42. Non è però improbabile che tale gruppo, o alcuni suoi componenti, abbiano dato la loro adesione, o siano addirittura i fondatori di un nuovo Ordine che è sorto il 24 luglio 1974 a Parigi, con sede in Boulevard Bassières 31: l’Ordine Martinista Martinesista indipendente (!!!).

IL MARTINISMO IN ITALIA

Mancano dati precisi per stabilire esattamente quando e come si stabilì in Italia il primo gruppo martinista, salvo due date, riferite da Philippe Encausse43, quella del 1898, anno in cui sarebbero esistite in Italia otto logge dell’Ordine, e quella del 1911 quando – scrive Encausse – vi fu “un considerevole sviluppo in Italia con l’ammissione dei martinisti che possedevano il secondo grado dell’Ordine, in tutte le logge e le camere superiori del Grande Oriente d’Italia. Dalle annate della rivista “Mysteria”, diretta da Papus (1912-1913) si apprende, poi, che numerose nuove logge erano sorte nella nostra penisola. Queste notizie sono confermate da un documento sulla cui autenticità non possono esistere dubbi, cioè la Patente per la costituzione di una loggia martinista, firmata da Papus e rilasciata nel 1910 a Dunstano Cancellieri, uno dei luminari della Massoneria italiana, allora 18 (Principe R+C) del Rito Scozzese Antico Accettato44.

Sembra, poi, da notizie provenienti da varie fonti che la prima loggia sia sorta a Follonica, in provincia di Grosseto, piccolo centro che è stato spesso all’avanguardia nel settore occultistico. Altre notizie si ricavano da quanto riferisce Edoardo Frosini45 che, praticamente, ebbe da Papus la rappresentanza dell’Ordine, almeno a quanto ne scriveva Adolfo Banti nel 192246.

Il Frosini, a dir il vero non molto esatto, dopo il Congresso internazionale spiritualista di Parigi del 190847 scrive che “l’Ordine Martinista ha recentemente costituito una Gran Loggia (sic) martinista d’Italia (…) che di comune accordo con la Federazione Massonica Universale e con la sua legittima rappresentanza italiana ha assunto un carattere speciale di integratrice delle varie scuole occultistiche in nome dei VERI del comune esoterismo e delle scienze ermetiche”.

Scriveva pure – tuttavia sempre con parole da orecchiante: “Né è da adesso che noi siamo in quell’Ordine martinista che coi suoi Supérieurs Inconnus prende agli occhi dell’ignaro gli aspetti di tenebrosa setta, mentre è semplicemente una Università occulta di scienze massoniche ed ermetiche (K). Noi fummo felici di ricevere, sia pure a titolo onorifico, l’iniziazione all’Ordine Martinista e, malgrado le non poche diversità di vedute personali tra noi ed i martinisti francesi, ci sentimmo felici di stringere fraterni vincoli con questo movimento iniziatico che tanto bene ha fatto e tante ire ha suscitato, non solo, ma ci sentiamo, checché avvenga, ci sentiremo sempre orgogliosi della qualifica di martinisti che non significa, come si vuole insinuare, dedizione ad un uomo o ad una chiesuola, ma sanzione di una gran fede in un grande ideale: quello della divina sapienza e della umana rigenerazione”.

Il Frosini, come tutti gli scrittori di questioni occultistiche o ritenute tali, esagerava. Certo, per un massone imbevuto di idee “risorgimentali” e di questioni di libertà, uguaglianza e fratellanza in funzione di idee profane che, poi, non si realizzano mai, il trilume, la maschera ed il mantello martinisti erano simboli “universitari” e mete irraggiungibili anche nella loro più modesta espressione. Tuttavia, egli esprimeva un nobile concetto e sottolineava le “ire” che il Martinismo aveva fin allora suscitato e sofferto (e che, purtroppo, doveva ancora suscitare e soffrire).

In quegli anni, prima della “grande guerra” del 1914-18, risultano ricoprire il massimo grado martinista, cioè Superiore Incognito libero iniziatore i fratelli Fulgenzio Bruni, Giovanni Saba, Angelino Corrias, Michele de Vincenzo Maciulli il quale ultimo fu anche membro del Supremo Consiglio di Parigi, assieme a Frosini che fu chiamato a tale carica nel 1912. Alla fine della guerra, con la ripresa delle attività iniziatiche rimaste paralizzate a causa del richiamo alle armi di quasi tutti coloro che si potevano qualificare “capi”, dopo un periodo di incertezza a causa della successione di Papus, passato all’Oriente Eterno nel 1916, nel Gran Magistero (dalla Francia le notizie erano giunte quanto mai frammentarie; la nomina di Teder da parte di tre persone fra cui lui stesso e Blanchard che poi si era rimangiato il voto favorevole e doveva fondare l’Ordine Martinista Sinarchico, e la successiva proclamazione di Bricaud che si diceva si fosse autonominato dato che non esisteva alcun documento comprovante che Teder gli aveva dato la successione sembravano piuttosto dubbie) l’avvocato Alessandro Sacchi (Sinesio) assumeva la presidenza del Gran Consiglio Italico dell’Ordine Martinista48.

La questione della Chiesa gnostica di Jean Bricaud, di cui abbiamo scritto in precedenza, e la pretesa che per esser ricevuto in Martinismo fosse indispensabile esser di sesso maschile e di possedere il grado di Maestro massone, provocarono notevoli perplessità circa la tradizionalità di questo nuovo Martinismo rafforzando le incertezze di cui si è scritto. Un viaggio di Sinesio a Parigi ed uno di Bricaud in Italia non migliorarono le rispettive posizioni dei due Ordini: Bricaud fisso sulle sue disposizioni che avevano modificato costituzioni, dottrina e forma di iniziazione dell’Ordine; Sacchi deciso a non accettare le nuove linee e a far rispettare la tradizione papusiana. Si giunse così al 1923 e alla proclamazione del Supremo Consiglio dell’Ordine Martinista che, sulla rivista “O Thanatos”, organo ufficiale dell’Ordine, era stata preceduta (Nr. 6, giugno 1923) dal seguente comunicato: “Il Governo dell’Ordine Martinista comunica ancora una volta di non avere rapporto d’obbedienza, e finora nemmeno di alleanza col Gran Maestro Bricaud e, a scanso di equivoci presenti e futuri, dichiara di non aver mai aderito e di non poter aderire ad alcun trattato tra Martinismo e qualsivoglia Chiesa, la gnostica compresa”.

Già nel suo numero 2 del febbraio 1923, a pagina 42, la rivista, in un comunicato Martinista, purtroppo non molto esatto in fatto di date storiche e poco preciso anche su altri punti, dovuto al Filosofo Incognito dello Zenith di Ancona, aveva scritto – a suo dire su incarico del Gran Maestro Sinesio – che i martinisti italiani “pur dichiarandosi rispettosi e tolleranti di qualunque opinione religiosa, si erano distaccati dal Supremo Consiglio di Francia e dal suo Sovrano Patriarca e Gran Maestro, non volendo appartenere a nessuna chiesa, rispettandole tutte, e avevano costituito il Gran Consiglio italico allo Zenith di Roma”.

Delle scissioni del Gran Consiglio italico fu data notizia sulla rivista dell’Ordine, notizia poi ripresa, a scopo polemico da Arturo Reghini, sulla rivista “Atanor” del gennaio 1924 e successivi numeri. Della proclamazione del nuovo Gran Consiglio Universale il Gran Maestro Sinesio dava notizia in una sua lettera49 scrivendo che questo consesso aveva deliberato “di troncare l’ultimo filo che avrebbe potuto ravvicinare la Nostra eventuale unanimità collettiva, meno il Nostro individuo (poiché Noi saremmo stati sempre refrattari ad una tal fusione, anche a patto di rimanere eternamente isolati, ma considerammo piuttosto gli altrui individuali, anziché i Nostri pareri o desideri) al Gran Maestro Bricaud, alias Sua Beatitudine Giovanni II patriarca della chiesa gnostica o sedicente Chiesa gnostica. Si è dunque deliberato di emanciparci da ogni limitazione territoriale, di costituirsi in Ordine a completa universalità e in pieno contrapposto al francese, di trasformare il Gran Consiglio Italico in Supremo Consiglio senz’altro (…). Ritenemmo però superflua una nuova investitura solenne al Gran Maestro Sinesio; bastando a conferirgli il carattere connesso alla Gran Maestranza, l’imposizione delle mani, fattagli, le sette solenni promissioni da lui prestate e le conseguenti obbedienze promessegli dai suoi Elettori in nome di tutto l’Ordine”.

È di questi tempi, esattamente dall’agosto 1922 l’incontro di Adolfo Banti, membro del Supremo Consiglio dei 33 di Palazzo Giustiniani, con Marco Egidio Allegri, componente del Gran Consiglio Martinista e suo Delegato generale per le Venezie; 50 e l’iniziazione del primo al martinismo. L’Allegri che, nella storia del Martinismo italiano detiene una parte di primissimo piano, era stato iniziato nel 1918 dall’avvocato Sacchi quando già ricopriva un altissimo grado nel Rito scozzese. Dopo il suo rientro dall’impresa di Fiume, alla quale aveva partecipato assieme ad Ottavio Ulderico Zasio, allora sedicenne, che lo aveva seguito come suo “attendente”, era ritornato a Venezia, sua città natale, fondandovi i gruppi “Il Veneziano”, “Poseidonia”, “Saint-Martin” e, a Montagnana in provincia di Padova il “Hoané Wronscki”51

Risale al 1925, invece, la rottura fra Arturo Reghini e l’Ordine Martinista. Lo spirito polemico di questo Maestro ebbe ragione del suo animo di esoterista ed egli non risparmiò, prima su Atanòr e poi su Ignis (la rivista da lui diretta) gli errori di carattere organizzativo commessi allora, al vertice dell’Ordine, anche a causa della tendenza dell’avv. Sacchi e di altri, compreso il Banti, di considerare il Martinismo una specie di rito massonico sulla falsariga di quanto era stato emanato da Parigi dopo la morte di Papus. Di questa rottura si ha una eco in una lettera di Sinesio (Sacchi) a Flamelicus (Allegri) del giugno 1923, in risposta ad una di quest’ultimo che prendeva le difese del Reghini prospettando le sue qualità di studioso e di esoterista nonché le sue alte qualitificazioni massoniche: “Come Gran Maestro dell’Ordine – scriveva Sinesio – per lo spirito delle solenni promissioni prestate ai nostri Elettori e alla nostra Istituzione, non possiamo lasciarci influenzare da informazioni o da interpretazioni di altri Riti iniziatici e proseguiamo a procedere – come abbiamo cominciato – per la nostra martinistica strada (che è quella indicataci dal nostro preciso dovere di salvaguardare e rafforzare la nostra catena iniziatica) nei riguardi del nostro fratello Massimo52. Se l’isolamento nel quale dovrebbe essere tenuto dai fratelli della nostra Obbedienza durante l’espiazione della sua condanna, potrà indurlo a qualche proiezione che trasformi il suo elemento quaternario, per riduzione teosofica, al quinario, egli provocherebbe la sua stessa caduta finale: la qual cosa non auguriamo né a lui né a noi. Egli è tuttavia refrattario a qualsivoglia spirito di disciplina e soffre di scompenso tra le alte doti di intelletto e quelle non corrispondenti del cuore o dell’animo che dir vogliasi. Non crediamo pertanto che il suo vigile orgoglio consenta a chicchessia la potestà di sfruttarlo contro 666: egli è fuori di tono e risponde malissimo al nostro diapason colle sue vibrazioni anarcoidi. Se ne accorgeranno anche quei pochissimi che ancora lo venerano come un dio irresponsabile”53.

Le cause che provocano l’uscita del Reghini dal Martinismo e la sua feroce polemica contro l’Ordine ed i suoi uomini, da Papus a Bricaud e da questi al Soro; dal Sacchi al Banti e al ???? non sono note. Ma è da ritenersi che ciò sia da attribuire ad un attrito tra lui e il Sacchi su questioni organizzative (e, forse’anche per l’indirizzo cristiano del martinismo papusiano che il Reghini avrebbe voluto fosse strettamente pitagorico e pagano) e col Banti in funzione della lotta sempre in atto fra Palazzo Giustiniani e Piazza del Gesù (le due principali organizzazioni massoniche italiane del tempo) alla quale ultima il Reghini apparteneva.

L’Ordine continuò a lavorare apertamente fino al 1926 nonostante che, fin dalla metà del 1923 fossero state adottate misure di prudenza e la corrispondenza fra i gruppi e il centro fosse stata ridotta54. Poi dovette lavorare clandestinamente avendo accolto, davanti al suo trilume, numerosi fratelli di altre associazioni iniziatiche (Ordine del Tempio e Rito di Memphis) e anche della Massoneria scozzese55. Questa attività è stata riassunta da Artephius (Zasio) in un sintetico promemoria esistente, di suo pugno, nell’Archivio dell’Ordine56 e che qui si riporta per la parte riguardante il periodo clandestino:

  1. 1925  – Il Martinismo, l’Ordine del Tempio e l’Ordine di Memphis continuano i loro lavori nonostante si inaspriscano le violenze contro le società cosiddette segrete.
  2. 1926  – Polemiche giornalistiche in difesa del principio iniziatico, massimamente sostenute dal Filosofo Incognito contro il conte Piero Bon.
  3. 1927  – Flamelicus (Allegri) va in Egitto dove prende contatto col Rito scozzese, logge “Garibaldi” e “Matteotti”, col Rito egiziano nella formazione sufica “El Siufi”, logge di lingua araba del Cairo. Artephius gli succede nella direzione dei lavori.
  4. 1928  – Di ritorno dall’Egitto Flamelicus è arrestato per propaganda iniziatica e “sovversivismo”. Dopo circa un anno tra prigione e confino è liberato ma, fatto segno a nuove persecuzioni, è costretto a rifugiarsi nel convento patriarcale di San Domenico dove rimane otto mesi. Artephius prende contatti con Alembroth (Banti) e svolge lavori con i superstiti martinisti e templari.
  5. 1929  – Flamelicus si rifugia a Napoli e poi a Capo Miseno dove prosegue la sua opera iniziatica. Artephius va in Svizzera, Indra (N. Quarti) in America, Tekeo in Giappone, Nareus in India.

1930-32 – Artephius prosegue i lavori a Venezia in casa sua. Ritorna Flamelicus che li dirige; e si dedica soprattutto verso la raccolta di documenti dell’Ordine e loro messa in salvo.

1933 –Nuovi apporti da parte del gruppo del fratello Phores (G. Bolpin) permettono di intensificare gli studi ermetici e di diffonderli in strette cerchie. Alla fine dell’anno Flamelicus si trasferisce in provincia di Belluno dove allarga la catena iniziatica. Artephius immette, a Venezia, nuovi elementi.

1934  – Prosegue a Venezia il lavoro in riunioni saltuarie.

  1. 1935  – Flamelicus ritorna in Africa: in un primo tempo segue le operazioni in Africa Orientale, successivamente, con una missione astronomica, esplora la zona dei grandi laghi fino al Margherite.
  2. 1936  – Artephius è in Francia dove sperimenta la forza del pensiero iniziatico confortando i fratelli esuli.
  3. 1937  – Ritorna Flamelicus a Venezia. Con Phores, per circa un anno si intrattiene nello studio del taoismo. Artephius, sotto forma di conferenza, scrive una storia esoterica di Venezia che sarà poi diffusa in Polonia.
  4. 1938  – Continuano in casa di Artephius i lavori Martinisti con la partecipazione di Flamelicus. Sul Daily Mail, fa pubblicare un manifesto templare.
  5. 1939  – Flamelicus e Phores tentano di infiltrare nel mondo dello spettacolo idee iniziatiche con il film “Cardano” e “La famiglia qualunque”. Flamelicus è richiamato alle armi.

1940-42 – Ad opera di Artephius il trilume resta acceso in casa sua.

1942 – Ritorno di Flamelicus. Si tengono varie riunioni in casa Rueck con nuove iniziazioni.

1943 – luglio – Riunione regolare all’albergo Saturnia di Venezia in cui prevede che, purtroppo, lo Zenith sarebbe rimasto ancora clandestino per chissà quanto tempo.

1945 – Ripresa dei lavori il primo maggio e riorganizzazione degli Ordini e dei Riti.

LA RIPRESA

Dai documenti conservati nell’Archivio dell’Ordine. I primi provvedimenti presi nel settore martinista risultano essere una matricola provvisoria dei brevetti da distribuire a coloro che, durante il periodo clandestino, avevano partecipato a lavori e un piedilista, altrettanto provvisorio, dei tre gruppi “Il Veneziano”, “Adolfo Banti” e “La Stella Fiammeggiante”, dai quali risultavano attive 35 persone. Mancano i dati del gruppo “Poseidonia” i cui componenti, in parte stranieri, erano quasi tutti rientrati nei loro paesi e gli italiani erano espatriati o in servizio militare da una parte e dall’altra della cosiddetta linea gotica.

Dal maggio all’agosto 1945 gli sforzi del Gran Magistero regionale veneto si rivolsero principalmente, pur attivando la riorganizzazione locale anche sul piano burocratico (come risulta dal registro verbali del gruppo “Il Veneziano” e dai decreti amministrativi promulgati), al ristabilimento dei contatti fra le varie regioni. Tre fratelli pellegrini furono incaricati della ricerca, sulle varie Colline, dei martinisti che avevano avuto incarichi prima del periodo clandestino e di quelli che, in esso, avevano mantenuto relazioni saltuarie fino all’invasione anglo-americana del Sud e di quella tedesca al Nord. Contatti furono presi anche con le organizzazioni iniziatiche che avevano ripreso i lavori con la fine delle operazioni belliche e così, per merito della Maestranza veneta furono raccolte le fila disperse, e riattivati i rapporti pur nel clima esotico creatosi alla fine della guerra: mancavano i collegamenti; la posta funzionava come poteva, i treni camminavano a tratte sulle linee semidistrutte; la gran parte di coloro che avevano avuto incarichi direttivi venti anni prima o erano passati nel numero dei più o avevano raggiunto un’età che li sconsigliava di riprendere qualche iniziativa in momenti che non apparivano ancora chiari. Un’eco di questa situazione si ha in una lettera di un fratello che anteguerra aveva ricoperto importanti cariche ed era sempre stato in prima linea: “Caro Allegri – scriveva il 12 agosto 1945 il fratello Som… da Padova – ricevetti con gran piacere i tuoi saluti per mezzo dell’amico ing. Mattei. Io sto assai bene di salute, sebbene ne abbia passate di ogni colore. Mattei ti racconterà qualche cosa. Appena sarò un po’ libero dai miei molti impegni mi spingerò fino a Venezia per salutare te ed i tuoi amici. Naturalmente questi anni non sono passati invano ed hanno lasciato segni profondi nel mio spirito, che ha ora un orientamento assai diverso (non posso dire opposto, perché c’è qualcosa in noi che non può cambiare). Ma di tutto ciò avremo tempo di parlare…”57.

Si deve principalmente alla immediata ed effettiva ripresa dei lavori dei gruppi veneziani e dal passaggio dalla clandestinità alla luce del sole del Tempio Mistico dei Principi Patriarchi del Veneto e della Lombardia del Rito di Memphis, nonché al risveglio di quello di Misraïm e alla loro unione (da parte del Supremo Gran Conservatore di quest’ultimo e Maestro della Luce del primo M. E. Allegri) nell’antico e primitivo rito di Misraïm e Memphis58 se fu possibile raggiungere, nel giro di tre mesi, un’organizzazione operante non soltanto sul piano regionale, ma che aveva ripreso i contatti con tutti i principali centri iniziatici italiani e che si apprestava a ristabilire il supremo Corpo dell’Ordine.

Infatti, nella ricerca di una persona alla quale proporre la candidatura alla carica di Gran Maestro dell’Ordine, rimasta vacante con la morte dell’avvocato Sacchi (Sinesio Sup.Inc.) avvenuta alcuni anni prima, il Gran Consiglio regionale dei SS.II. del Veneto ritenne di sentire se il fratello Dunstano Cancellieri, la cui personalità iniziatica era universalmente nota e che nel 1910 aveva ottenuto da Papus l’incarico di fondare un gruppo martinista59 era disposto ad accettarla.

In relazione a tale sondaggio Artephius partì per Roma con le più ampie commendatizie di Allegri60 e lì visitò il Cancellieri e, assieme, tracciarono un piano per la realizzazione del progetto, come risulta da una lettera di Artephius, del 10 ottobre 1945, allo stesso Cancellieri61: “Anche a nome dei fratelli martinisti che mi accompagnarono a Roma – scriveva Artephius – ti ringrazio per l’affettuosa accoglienza e la simpatia dimostratami. Il nostro viaggio attraverso l’Italia62 intrapreso allo scopo di ricollegare le fila iniziatiche, ha avuto nel contatto preso con te uno dei risultati più ambiti”. Continuava poi affermando che non era il caso di attendere, come era stato proposto dal Cancellieri, la data del 1947 per un Convento Nazionale dei SS.II. e che, a suo parere, era assolutamente necessario “addivenire al più presto alla ricostituzione del Supremo Consiglio dell’Ordine ed alla investitura del Gran Maestro. A questo proposito – continuava Artephius – ho l’onore di significarti che sarebbe nostro vivissimo desiderio affidare alla tua cara persona il governo dell’Ordine, o, subordinatamente, a persona da Te designata”63.

Quanto venne a verificarsi, quasi come una meteora, nelle settimane successive, contro Allegri e Artephius nel seno della Loggia massonica “Stella d’Italia” (Massoneria universale di rito scozzese antico accettato) dipendente dal Supremo Consiglio della Massoneria cosiddetta Unificata64 e l’insistenza del Cancellieri che voleva attendere per riorganizzare il Martinismo che, prima, si riorganizzasse la Massoneria di cui la “Unificata” era stata alla sua obbedienza quale Sovrano Gran Commendatore fino al 6 giugno 1945 e si attendevano le nuove elezioni, decisero il Gran Consiglio Regionale Veneto, unico funzionante in Italia e organizzare il Convento dei SS.II.

Il 20 novembre 1945 il Sovrano Gran Santuario Adriatico fu incaricato di organizzare il raduno per il 27 dicembre dello stesso anno e fu ordinato ad Artephius di presiedere il Consiglio dei Filateti che avrebbe curato la parte esecutiva dell’organizzazione del Convento “nel quale ci auguriamo – diceva il decreto65 – di vedere soprattutto i potentissimi fratelli De Conca, Cancellieri, Di Fabio, Ascalase, Pagani, Reghini, Gamberoni. Al raduno seguirà il Convento dei Filateti e degli Eletti Cohanim a Colui che ha le precedenze richieste invocherà il divino aiuto che tanto auspichiamo”.

Dal verbale della riunione suddetta, di cui nell’archivio esiste la minuta di pugno di Artephius66 risulta che in tale data “si è riunito il Supremo Gran Consiglio, presenti nove potentissimi fratelli della Vera e Aurea R+ e i regolari rappresentanti dei principali riti esistenti in Italia” che ha proceduto alla nomina di M.E. Allegri alla carica di Gran Maestro generale stabilendo che “l’attività del Nostro Ordine in questo momento sia soprattutto ispirata ai principi di tolleranza verso tutte le fedi, unità nell’azione fraterna al di fuori delle passioni politiche, prosperità nella fraterna concordia e nella mutua assistenza”.

Le decisioni del 27 dicembre 1945 furono pubblicate quale comunicazione numero 1 dell’Ordine Martinista, Supremo Gran Consiglio Universale, con la data del 12 gennaio 1946 e la firma del Gran Ministro di Stato Dino Hobbes Cecchini Sup. Incognito e ripubblicata nel successivo foglio di comunicazioni numero 2 del marzo 194667 con la seguente disposizione: “Tra le principali logge amministrative nazionali, che avranno il compito di curare gli interessi materiali dell’Ordine, alle quali potranno rivolgersi tanto i superstiti fratelli anziani come quelli di recente affiliazione, per ottenere la regolarizzazione della loro posizione, brevetti, rituali, materiale di studio, quaderni, pubblicazioni etc. Le Grandi logge cureranno anche un censimento dei fratelli delle loro giurisdizioni”.

Al Supremo Consiglio dell’Ordine facevano capo alla metà del 1946 i seguenti Consigli regionali: Lombardia, presidente Lychnus S.I. (Mario De Conca); Trentino-Alto Adige, presidente Saulle S.I. (Giovanni Castar); Toscana, presidente Phoras S.I. (Gastone Bolpin); Campania, presidente Camar S.I. (Valentino Di Fabio); Puglia: Libero S.I. (Liborio Granone); Sicilia, delegato speciale Filalete Iatricus S.I. (Francesco Lanolina); Calabria, delegato speciale Simone S.I. (barone Giuliani). A Roma era in funzione nel 1947 anche un importante gruppo facente capo al S.I. Porfirio (Sorgi) iniziato dall’avv. Sacchi e che richiese ed ottenne dalla Gran Loggia Amministrativa Italia (fondata a Cortina d’Ampezzo il 20 dicembre 1946 in sostituzione di quella già esistente a Venezia (dichiarata inoperante dal Gran Maestro)68 una bolla di fondazione firmata da Allegri che, attualmente, dovrebbe essere in possesso del fratello Hermete S.I.69 unico superstite di quell’importante gruppo martinista. A Napoli un gruppo (il “Sûr” faceva capo al fratello Umberto Gorel Porciatti.

L’Ordine, in sostanza, era stato ricostituito nelle sue linee essenziali e nei suoi quadri: secondo la matricola i martinisti si avvicinavano ai trecento elementi, cifra abbastanza elevata per le aspirazioni del Gran Maestro e, a nostro avviso, esagerata e che poteva dar luogo – come poi avvenuto – a malcontenti e fronde, a causa delle beghe massoniche in atto e del fatto che si erano scelti tutti i martinisti proprio in massoneria.

IL CONVENTO DI NAPOLI

L’Ordine era dunque in piena espansione quando, all’inizio del mese di gennaio del 1947 il Gran Maestro Allegri si ammalò gravemente e fu costretto, pressoché incapace di muoversi, in casa e a letto fino al 23 marzo successivo. Dopo un breve periodo di convalescenza ebbe una ricaduta che lo costrinse a farsi ricoverare per subire un intervento chirurgico, prima avvisaglia del crudele morbo che doveva portarlo alla tomba due anni dopo.

Artephius, suo sostituto, per ragioni della sua professione, non sempre era in grado di mantenere i collegamenti con le delegazioni regionali, ragion per cui il carico fu assunto dalla Gran Loggia amministrativa che, nella presunzione di fare gli interessi dell’Ordine, scavalcando completamente il Gran Maestro Aggiunto Artephius (il quale avrebbe dovuto esser tenuto al corrente almeno delle questioni di carattere dottrinale e rituale) ritenne di mantener stretti contatti con altri fratelli, specialmente del centro e del sud d’Italia e di interessarsi principalmente dell’organizzazione di un Convento nazionale da tenersi nel dicembre del 1947 per “il cambio della guardia” nelle cariche al vertice dell’Ordine.

Questo fu il grosso errore di tutta una fase organizzativa che si concluse con la convocazione di detto Convento che doveva nominare il Gran Maestro nazionale e il suo aggiunto, Convento apertosi in grado di Iniziato e che, ad elezioni avvenute, pretese che l’eletto dovesse prender il posto di Allegri e il nuovo Gran Consiglio il posto del Supremo Consiglio, dimenticandosi che il Convento del 1945 era stato convocato in grado di Superiore Incognito per l’elezione di un Sovrano Gran Maestro generale del Supremo Gran Consiglio universale dell’Ordine Martinista; che questo Supremo Gran Consiglio si avvaleva degli auspici del Supremo Consiglio della Vera e Aurea R+70 e che le elezioni del 1945 prevedevano, sì, la revisione di determinate cariche nel 1947 ma non quelle del Sovrano Gran Maestro generale e del Supremo Gran Consiglio universale. D’altra parte era tradizione mai modificata che sia per diretta successione, sia in mancanza di questa, per elezione, il Sovrano Gran Maestro, una volta insediato con le sette solenni promissioni da parte sua e le sette solenni obbedienze da parte dei suoi elettori (o di coloro che riconoscevano regolare la successione), era tale ad vitam71.

È da ricordare che – secondo il fratello Porciatti – Allegri lo avrebbe incaricato di assumere la reggenza dell’Ordine nel periodo di sua malattia. Tale nomina, peraltro, non risulta da alcun documento dell’Archivio anche se è più che probabile che un incarico sia stato dato verbalmente visto che Porciatti affermò di essersi recato a Venezia al letto del Gran Maestro come risulta da un’affermazione di tale visita da parte di Allegri. Il quale, se fosse stato al corrente (come lo fu, poi, nel novembre, troppo tardi per impedire quanto accadde) della corrispondenza intercorsa a sua insaputa, si sarebbe ben guardato dall’affidargli la Reggenza72. La concessione di tale delega è piuttosto oscura73 anche se, dopo il Convento, Allegri sanò tutto con una sua lettera ufficiale, alla quale peraltro fu allegata altra lettera privata che – come tale – eviteremo di trascrivere anche in parte.

Comunque sia, nell’Archivio si trovano un centinaio e più di documenti relativi al periodo che va dal trasferimento della Gran Loggia amministrativa Italia da Venezia ad altra sede fino al Convento di Napoli, che illuminano una luce che si potrebbe dire fosca se invece non si fosse poi dimostrata soltanto crepuscolare quanto si tentò di perpetrare probabilmente in buona fede, ma indubbiamente e assolutamente controcorrente nella illusione di rafforzare l’Ordine dandogli delle costituzioni, delle direttive, delle dottrine ed un’organizzazione massoniche: dal tenore delle lettere e dei documenti si constata, amaramente purtroppo, come il lungo periodo di cattività avesse risvegliato le brame di potere, e la volontà di togliere di mezzo i “vecchi” o di servirsene per l’escalation ponendo in pratica, senza remora alcuna e nel senso letterale anziché in quello esoterico, la massima che “l’iniziato uccide l’iniziatore”.

Non diremo quindi di più su questa triste pagina della storia dell’Ordine accontentandoci di riassumere i risultati del Convento di Napoli al quale non parteciparono né Allegri, né Artephius e che, anziché fortificare e potenziare l’Ordine, lo divise, praticamente, lo disperse anche a causa della morte, prima di Porciatti, poi di Allegri e delle ovvie perplessità del di lui successore.

Con una mentalità prettamente massonica, come si è detto, e particolarmente “scozzese”74 il Convento nazionale fu convocato a Napoli per i giorni 4 e 5 dicembre ed ivi ebbe luogo nonostante che il Gran Maestro, avvertito di quanto si stava tramando, mentre si trovava ammalato, pur dando la sua autorizzazione alla riunione, sospendeva ad ogni effetto un certo numero di fratelli che si erano prestati e che avevano provocato l’organizzazione del Convento e quanto c’era sotto75.

A Napoli, nelle votazioni – già scontate stante gli accordi presi in anticipo – fu nominato Gran Maestro nazionale per tre anni Umberto Gorel Porciatti, suo aggiunto il fratello Elia Jordan (per quattro anni) con la clausola che le successive elezioni, allo scadere dei tre anni, avrebbe nominato il successore di Porciatti “ad vitam”. Si apprende, anche, da “Voce Fraterna”76 che: “resta dunque stabilito – e a tal fine con pieno lealismo nei riguardi dei rappresentanti l’opera organizzativa è stata fin qui indirizzata – che il Martinismo della Chiesa gnostica in Italia riprende la tradizione autonoma del Martinismo universale ricollegandosi alla Gran Maestranza del Saint- Martin”.

Ciò lascia intendere che al Convento di Napoli abbia partecipato anche Lychnus (Mario De Conca) che, appunto, sosteneva la Chiesa gnostica ma, come appare chiaro dalle parole di “Voce Fraterna”, ignorava – come probabilmente lo ignorava l’estensore del resoconto – che Saint-Martin non era mai stato Gran Maestro di un qualsivoglia Ordine Martinista essendo cotal Ordine sorto nel 1887 e proclamato nel 1891 con primo Gran Maestro Gérard Encausse, noto come Papus. Cosa poi ci potesse entrare Saint-Martin con la Chiesa gnostica è un fatto che ci piacerebbe conoscere. Ma già, i cosiddetti storici massonici e paramassonici non guardano tanto per il sottile.

Il 16 gennaio 1948 con una lettera ufficiale che riconosceva il titolo concesso a Porciatti77 si creava da parte dei nuovi eletti la pretesa di non riconoscere più l’autorità del Gran Maestro generale, né quella del Supremo Gran Consiglio universale e ciò provocò, sia pure con molto tatto e circospezione una specie di “braccio di ferro” fra il Gran Magistero nazionale confermato da Allegri e il governo universale a lui facente capo.

La questione, probabilmente, sarebbe continuata provocando, a similitudine di quanto era avvenuto e continuava a verificarsi nelle organizzazioni massoniche del tempo, frazionamenti dell’Ordine (ciò che in parte avvenne) se gli stessi responsabili dell’accaduto non si fossero accorti che coloro di cui si erano fidati e che li avevano sostenuti stavano tradendoli. Essi si erano dimenticati che, iniziaticamente, “tradimento chiama tradimento”. Fu anche tentato di agganciare Artephius lasciandogli intendere e intravedere la possibilità e anche la certezza di una carica importante, forse molto di più di quanto poteva attendersi, se avesse aderito alle richieste fattegli tra un rigo e l’altro. E la lettera di risposta di Artephius, che qui riproduciamo, pose praticamente fine a questa malcurata faccenda anche se alla sua conclusione contribuirono dispiaceri personali di Porciatti, tradito da chi riteneva gli fosse vicino,e, poi, dalla sua abdicazione.

Ecco la risposta di Artephius (Ottavio U. Zasio). La data è del 20 aprile 1948:

“Come sai io non ho ambizioni personali. Credo per fondamento nella verità, nella lealtà, nella bontà, nell’amore. Come tu sai nulla mai ho fatto in dispregio a tali virtù, pur considerandomi sempre indegno di professarle.

”Ho ricevuto la tua raccomandata: personalmente ho bevuto, da tempo, l’acqua del Lete. E dolce, quando non si tema, è il passare sull’altra riva. Non albergano in me né astio, né risentimenti, ma solo il bisogno di una gran pace, che io avevo sognato e mai tentata di tradire. A torto, o a ragione, conservo nel mio tempio interiore, e le conserverò per i pochi giorni che mi rimangono su questa terra, tre immagini venerate: la “comprensione”, la “gratitudine”, la “lealtà”.

“Tutto il resto, ai miei occhi che possono poco, o molto vedere è inutile orpello. Le stesse dignità umane sono scadute quale gioco di astuzie o di venale adattamento.

“Cerchi e trovi ognuno quello che può. Io sarò sempre ben lieto di propagare una parola di affetto umano o di dividere il pane della poca scienza che mi fu trasmessa. E sarò ben lieto di vederti, ove se ne presenti l’occasione. Ma non posso dimenticare che io debbo obbedienza e gratitudine al mio padre spirituale. Colui che cammina per un’altra strada potrà rivestirsi di tutti i manti, di tutte le insegne, ma quando gli apparirà il Guardiano della Soglia, rimpiangerà di aver dissetata la propria coscienza solo con una forma di superamento esteriore. Spero che tu possa fare a meno di questa indicazione. Era, comunque, mio dovere dartela. Buona fortuna,….. e un abbraccio”78.

Grande, nobile e contemporaneamente tremenda lettera che dimostra quale autentico gentiluomo e quale Iniziato fosse Artephius e come chi ha tentato di offenderne la memoria (perché ce ne son stati) sia soltanto uno schifoso scarafaggio che ripugna persino di schiacciare.

Umberto Gorel Porciatti (Zeteo Sup.Inc.), tradito dai suoi “fratelli” più vicini anche negli interessi profani, aveva già nell’aprile 1948 abbandonato praticamente i tentativi di mandare avanti l’Ordine Marinista nazionale sorto dal Convento di Napoli e riorganizzato nei gruppi dell’Italia meridionale e, principalmente a Napoli, sulla falsariga massonica; vittima di una crisi depressiva79– forse si era accorto dell’errore commesso – si ammalò. Ritiratosi a Poggio Mirteto abdicò la carica di Gran Maestro al suo sostituto Elia Jordan il 3 agosto 1948 (XVI° giorno della Luna di Av del 5708) con un decreto che, ovviamente non fu omologato dal Sovrano Gran Maestro e che fu pubblicato sulla rivista “Voce Fraterna” sotto il titolo “Comunicato dell’Ordine Martinista”80 soltanto dopo la sua morte avvenuta al Policlinico Umberto I° di Roma il 7 dicembre 194881. Non risulta che il Jordan abbia preso le redini dell’Ordine nell’Italia meridionale. Sembrerebbe che ciò sia stato fatto dal fratello Camar e, poi, da Antelius Sup.Inc., noto scrittore di cose massoniche.

Subito dopo la morte di Porciatti, si riammalò anche Allegri che rimase inattivo nel gennaio, febbraio e parte di marzo del 1949, come si era già verificato negli stessi mesi del 1947. E, puntualmente, dopo un altro periodo di modesta attività, con l’inizio della stagione estiva il Sovrano Gran Maestro Generale dovette abbandonare Venezia e recarsi sulle falde delle prealpi a Crespano del Grappa, dove, purtroppo, morì il 14 ottobre di quell’anno82. Aveva 52 anni.

IL GRAN MAGISTERO DI ARTEPHIUS

Durante la sua ricaduta nella malattia che lo minava, nel gennaio del 1949 Marco Egidio Allegri, preoccupandosi degli Ordini dei quali aveva la responsabilità, aveva stilato l’atto di successione generale (esistente nell’Archivio dell’Ordine) col quale dava al suo sostituto Artephius “tutti i poteri dell’Ordine83 e del Rito84 per il tempo di degenza in luogo di cura, e nel caso di un passaggio all’Oriente eterno, i poteri della Successione”85.

All’osservatore del documento appare evidente la gravità delle condizioni in cui si trovava Allegri: quel testamento è stato scritto con mano tremante, su un letto di dolore, ma la calligrafia e la firma presentano le precise inimitabili caratteristiche non solo grafiche e quindi evidenti, ma anche grafologiche.

Artephius fu molto cauto. Alla “comprensione”, alla “gratitudine” e alla “lealtà”, virtù che Egli aveva sempre professato, si univa quella della prudenza. La situazione italiana, nel settore degli ordini inziatici, particolarmente per quanto riguardava la Massoneria, era ancora caotica e la maggior parte dei Martinisti, rimasti in disparte dopo quanto si era verificato con lo scioglimento della Loggia “Pitagora” alla quale era appartenuto il Porciatti, e la bruciatura, avvenuta a Roma, da parte del Sovrano Gran Commendatore del Rito misto “Le droit humain”, Valentino di Fabio, del Sup.Inc. Ermes (che portava, purtroppo, la sua sigla), tanto per citare due episodi86, preferivano attendere che l’orizzonte massonico si schiarisse per non doversi trovare – questa era, purtroppo, la mentalità “iniziatica” della maggior parte dei “nuovi” ed anche di un certo gruppo dei “vecchi” – impelagati nelle beghe fra un gruppo massonico e l’altro. Artephius preferì raccogliere intorno a sé un certo numero di fedeli – ci si passi il termine – di quelli cioè che avevano dato prova durante il periodo dell’Ordine clandestino, e di seguire i lavori massonici di loggia nel rispetto del trattato di alleanza che l’Ordine Martinista e il Rito di Misraïm e Memphis avevano firmato col rito scozzese misto “Le droit humain”.

A Napoli intanto, dopo l’abdicazione e la morte di Porciatti, nessuno si era sentito in grado o aveva avuto il coraggio di assumere la successione che non avrebbe potuto essere regolare se non con l’omologazione del Supremo Gran Consiglio Universale. Tanto più che il riconoscimento dato da Allegri, dopo il fatto compiuto di Napoli (e ciò nella speranza di evitare polemiche e scissioni) era stato concesso non come Gran Maestro nazionale, bensì come P:::S:::C:::, grado quinto della gerarchia (presidente nazionale) e non come si sarebbe preteso, di Gran Maestro generale87. Tuttavia, il fratello Camar, a quanto risulterebbe da due lettere dirette ad Artephius il 14 e il 27 febbraio 1949 da Firenze, con le quali il Superiore Incognito Ambros riprendeva i contatti col Magistero Universale88, avrebbe preso in pugno la situazione nel Meridione con l’intenzione di riagganciarsi al Nord. Ambros si lamentava della mancata risposta a una sua lettera e citava “la malattia del professor Allegri pregando Artephius di: “esternare al predetto nostro Gran Maestro i più fervidi auguri e voti personali”. Riferendosi, poi, a certe “carte del venerabile Ordine Martinista” scriveva:

“Mi scrive Camar, al quale segnalai che il dottor Alvi di Roma dovrà sistemare le carte del compianto Porciatti, dandomi incarico di trattare con lui avendo io suggerito che quando Porciatti possedeva di carte dell’Ordine Martinista passasse all’archivio originale. In attesa della risposta di Alvi credo, nel caso, non sarebbe male una delega ufficiale a me per il ritiro dei documenti e questo, se Alvi facesse delle difficoltà, e perciò se mi dovessi recare a Roma, sarebbe bene una risposta alla mia del 18 u.s. per gli smarriti fratelli Martinisti di cui scrissi”.

Concludeva la lettera indicata con la seguente postilla: “Auguri sinceri e devoti al nostro Gran Maestro professor Allegri al quale prego porgere anche il mio deferente saluto. Grazie”89.

Come appare evidente da questi approcci, la morte di Porciatti ed il silenzio da parte di coloro che lo avevano spinto, con un lavorio durato più di sei mesi, a convocare il Convento di Napoli e, poi, con missive e solleciti, per gli altri quattro mesi, a “mostrarsi duro”, a “non retrocedere sulla via intrapresa” aveva aperto la porta ai ripensamenti. Ma la malattia del Sovrano e la prudenza di Artephius lasciarono che le cose rimanessero come avevano voluto coloro che, senza sufficiente esperienza, senza conoscenze martiniste, impelagati nelle beghe massoniche, la situazione avevano creata.

Manca una precisa documentazione in merito ma le voci correnti ed il recupero di alcuni importanti documenti Martinisti, che si sapeva essere nelle mani di Porciatti, dalla biblioteca di Salvatore Farina, ceduta ad altri fratelli dopo la morte di questo luminare dello scozzesismo, fanno pensare che le carte di cui scriveva Ambros siano state affidate allo stesso Farina. Oppure che questi, trovandole fra quelle di Porciatti al momento della sua estromissione dalla direzione della rivista “Atanor”, le abbia ritenute di proprietà della rivista e se le sia tenute, dato anche che non risulterebbe che la richiesta di delega da parte di Ambros abbia avuto l’esito da lui proposto.

Da voci circolanti con insistenza negli ambienti massonici romani, si sarebbe poi verificata una specie di nuova scissione in seno ai gruppi della capitale, parte dei quali sarebbero stati quelli “smarriti” di cui scriveva Ambros, mentre l’altra parte si sarebbe raggruppata intorno allo stesso Farina.

E’ proprio in questo periodo, immediatamente successivo alla morte di Umberto Gorel Porciatti che Gianni Camar fondava a Napoli la rivista “di studi e ricerche spirituali” La Fenice, affidandone la direzione ad Ettore Marino, e alla quale collaborava Carlo Gentile il quale, in un suo articolo su “Martinismo e illuminismo”90 affermava quanto mai perentoriamente, ma altrettanto impropriamente che: “Il Martinismo è un Ordine illuministico e sta fra la Massoneria e il mondo spirituale occulto; l’origine è naturalmente Rosicruciana”. E avanti di questo passo fino a: “Preceduto nel tempo da Emanuele Swedenborg e da Martines de Pasqually colui che fu chiamato il Filosofo Incognito, Louis-Claude de Saint-Martin, costituì una società di filosofi legati tra loro da vincoli di comunione occulta (la catena magnetica) e votati allo studio e alla pratica della iniziazione, partendo da tutti i campi e accogliendo tutte le voci di speranza, di desiderio, di ricerca, che l’umanità emette da sé nel suo travaglio perenne verso la luce della perfezione compiuta”.

In un altro articolo intitolato “L’Iniziazione Martinista e l’esperienza storica”91 sempre il Gentile riprendeva l’errore di Porciatti (e di altri) sostenendo che tale iniziazione risponde al tono materno della iniziazione jonica, come se l’iniziazione possa essere jonica, dorica o – giacché ci siamo – anche corinzia!!!92. Si deve tuttavia riconoscere che in questo secondo articolo il Gentile dimostrava, pur nella confusione fra elementi e dottrine massoniche, teorie illuministiche pseudo democratiche e lontani richiami evangelici, di aver individuato il fondo del Martinismo, la cui spiritualità, scriveva, “parte dal fondamentale desiderio della reintegrazione dell’uomo nella sua divina essenza”. In sostanza, mentre se ne davano definizioni precise (ecco un altro esempio: “Il Martinismo appare scuola di elevazione superiore del pensiero”) si equivocava, certo in perfetta buona fede, sui metodi, sulle dottrine e sul tipo di realizzazione. Infatti non è vero che Saint-Martin sostenesse che “Dio, l’Uomo e l’Universo sono forme inscindibili”. Che vuol dire ciò? Saint- Martin, invece, poneva il problema dei rapporti tra l’Uomo, Dio e l’Universo, e ciò è ben diverso e si capisce che cosa vuol dire. Ed allora si può anche capire che l’uomo caduto possa tentare, anzi lo dovrebbe, di risalire al punto dal quale è caduto. Questo è lo scopo del Martinismo, e non altro: la ricerca del SE’, di quella particella nascosta che è la Sophia, la Rosa di Luce, il Pneuma Agion che ogni uomo (maschio o femmina) possiede ma non sa come trovarlo nella sua materia.

Ci siamo intrattenuti su “La Fenice” e su Carlo Gentile forse più di quanto era necessario in appunti come questi, ma noi supponiamo che Carlo Gentile si identifichi col Superiore Incognito Antelius, al quale va il merito, pur con tutte le riserve che un tentativo del genere, mancante di ogni autorizzazione da parte di quella Magna Congregazione sotto i cui auspici93 il tentativo – almeno sulla carta – sorse, di aver tentato di tener vivo quello “spirito” martinista sorto a Napoli col Convento del dicembre 1947.

Si deve infatti ad Antelius, nel 1950, la costituzione di un sedicente Centro Martinista indipendente facente capo alla “Loggia” Intelletto e amore, sotto i cui auspici, poi, nel 1951, si sarebbe costituito a Milano un Gran Consiglio Italico dell’Ordine Martinista con la seguente dichiarazione costitutiva:

“Il Gran Consiglio nazionale Italico si propone di ridar vita unitaria all’Illuminismo Iniziatico (Che vuol dire? Nota del compilatore) esistente in forme visibili sulla terra di Roma, e di congiungerlo, nel libero vincolo tradizionale e federativo al movimento Latino e Universale. Il Martinismo è da intendersi Ordine Missionario della Comunità Occulta dei Maestri d’Occidente e Scuole di Filosofia Esoterica. Esso trae, quindi, gli affiliati della Massoneria di ogni rito, e svolge la propria azione accademica, umanitaria e mistica – nel quadro delle supreme finalità della Comunione operativa. Il Primo Grado dell’O∴I∴ pienamente reintegrato nella Gerarchia del Rito e corrispondente alla Camera Filosofica, non può essere conferito a profani, ma solo a quanti lavorino comunque, per la erezione del Tempio”94.

A parte le buone intenzioni sulle quali si può anche avere qualche dubbio, un simile coacervo di roboanti parole in libertà e di iniziali maiuscole non si era mai visto dalla fondazione dell’Ordine ad allora. Si deve poi notizia che, fino all’elezione del Gran Maestro, si istituiva “un quadrato simbolico” di cardinali incogniti (delegati generali del Martinismo per l’Italia) che avrebbe lavorato con la seguente suddivisione di compiti: “relazioni col Martinismo internazionale; relazioni con le fratellanze iniziatiche italiane; organizzazione e amministrazione; centro rituale e del proselitismo illuministico”. Alla seduta, oltre ad Antelius, avevano partecipato il Primate gnostico d’Italia dottor de Conca (Lychnus – guarda un po’ chi si ritrova! Nota del compilatore), il delegato del Centro Illuministico di Lione (??), il Filosofo Incognito della “Montagna” di Roma (forse il Farina?) e altri.

Il successivo 6 novembre del 1951 Antelius indirizzava ai “Figli di Saint-Martin, ai fratelli di ogni ordine e rito, agli operai di ogni terra, Amore nella luce” un riassunto dei lavori della “Camera filosofica” della Loggia Intelletto ed Amore che, a mezzo del suo Filosofo Incognito, aveva avviato “relazioni feconde con lo Spiritualismo esoterico contemporaneo, con “l’Acta gnostica”, con la “Scuola Arcana”, col Centro studi indo-svizzeri (sic: manifestazione visibile dell’opera occulta del ven. Maestro B.D.), con la “Siritualist Church of South Africa”, con il “Concilium Spiritus Mundi”, con la “Comunione spirituale della visione interiore”, con l’”Onde”, con la “Società Teosofica”, con la R.M.L d’Italia risorta all’Oriente di Parigi, con la rivista “de estudios psicologicos Fraternidad”, con la “Fratellanza bianca del Maestro Deinor” e con altri strani e numerosi nonché sconosciuti cenacoli del genere95.

A Venezia, Artephius e il suo gruppo prendevano nota, fra il divertito e lo sgomento, attendendo che la carnevalata cessasse. Ed infatti cessò, per il decoro dell’Ordine Martinista, protraendosi tuttavia fino al febbraio del 1954 quando, visto che il tentativo del 1951 non aveva dato altro che i frutti dei suoi contatti personali, Antelius, dallo “Zenith della triplice fiamma, il primo giorno della Luna di Shevat del 5714 Anno del Mondo, pari al XVIII° del primo mese del 1954 dell’Era Volgare, apparizione sul piano fisico del Filosofo Sconosciuto (??!!), indirizzava una circolare intestata all’Ordine Martinista, Comunione Italiana, nella quale diceva: “Intelletto e Amore, Loggia madre del Martinismo italiano, ritenuto che il lavoro fin qui condotto in plenitudine rituale e organica, per un settenario solare, abbia raggiunto i punti determinati della sua Guida etc. etc” poneva in libertà i fratelli dell’officina ed i membri affiliati, “restituendoli in piena libertà” causa lo scioglimento della Comunione “alla missione individuale” di operai del Tempio”. (94

Aveva così fine il tentativo di Antelius di continuare quel “Martinismo” acefalo sorto nel Convento di Napoli e che, forse, avrebbe avuto maggior sviluppo se Umberto Gorel Porciatti non fosse morto prematuramente96.

A Roma, intanto, il gruppo che aveva fatto capo al Superiore Incognito Porfirio (Sorgi) e al quale era stata rilasciata regolare patente da Allegri97 continuava saltuariamente i suoi lavori, e alcuni dei suoi componenti prendevano contatti con gruppi Martinisti, o similari, che si stavano faticosamente riorganizzando in Francia, ciò che portò nel 1958 – come vedremo – alla nomina di un Gran Maestro di un Ordine che non era più quello Martinista tradizionale di Saint-Martin, ma si era costituito con statuti e rituali portati dalla Francia98.

In Italia, per sentito dire, ci sono sette od otto Gran Maestri; in Francia ci sono diversi Ordini (…..) ci siamo chiesti se non era il caso di fare l’Ordine Martinista degli Eletti Cohen nel senso che sono i Cohen che guidano i Martinisti al che si è influito sul Gran Consiglio cambiando la denominazione dell’Ordine da Ordine Martinista o degli Eletti Cohen in Ordine Martinista e degli Eletti Coen, e ci siamo dichiarati Cohen. Quindi, praticamente, abbiamo costituito un Ordine a sé che si è attaccato agli Eletti Cohen e cioè a Robert Ambelain (cfr: Registrazione magnetica delle dichiarazioni di Hermete S∴I∴I∴ al sedicente Convento Martinista di Perugia del dicembre 1958).

Sempre a questo proposito va rilevato anche che il Convento sedicente Martinista non aveva alcuna facoltà di decisione per quanto riguardava l’Ordine Martinista Italiano regolare (filiazione Sacchi-Allegri-Artephius) in quanto le due persone che dichiaravano di rappresentarlo non avevano alcuna veste per farlo, non solo, ma effettuarono false e diffamatorie affermazioni convalidandolo con un documento di un sedicente Gran Consiglio dell’Ordine Martinista sedente a Venezia e composto di sette persone nessuna delle quali colà risiedeva, e che si era autoproclamato a Udine il 29 novembre 1958 (Cfr:Relazione dell’Ordine Martinista degli Eletti Cohen sul fratello Philalettes (Vitali) in Archivio O.M. Fondo Magistero Artephius – Vitali 1955-61, Gruppo C).

96 – Con la circolare sulla fondazione a Milano del sedicente Gran Consiglio Italico e le norme promulgate (le stesse che avevano provocato nel 1923 la proclamazione dell’indipendenza italiana dal Magistero Bricaud) i partecipanti alla riunione di Milano e i loro aderenti, si erano definitivamente posti fuori della catena martinista ed avevano posto in essere un tradimento verso Colui del quale, alla Gloria di Jod Hé Schin Vau Hé, invocavano gli auspici ad ogni apertura dei lavori e sulla carta e documenti da essi usati. E ciò forse senza volerlo e senza saperlo proprio a causa della loro scarsa conoscenza delle dottrine e della tradizione martinista, dimenticandosi – o non avendolo mai saputo – che Louis- Claude de Saint-Martin, unanimemente conosciuto come il capostipite del Martinismo al quale aveva dato il suo nome, e fin dal 1790, aveva presentato domanda di esser cancellato da tutti i registri e libri massonici nei quali figurava iscritto. Praticamente essi avevano formato una specie di Rito massonico che di martinista aveva soltanto il nome usurpato.

97 – Si tratta del gruppo “Silentium” ricostituito con bolla nr. 17 a Roma e poi uscito dalla catena dell’Ordine. La prima Bolla, miniata a mano dal fratello Manas è in possesso del Sup. Inc. Hermete; la seconda (di ricostituzione) non è stata restituita e, con la morte del suo destinatario, Aloysius, poco dopo la sua uscita dalla catena, non si sa dove sia finita. Comunque essa è stata sbarrata.

“Lasciamo che tutti questi gran babuassi si friggano nel loro grasso. Il tempo è galantuomo e chi non ha l’investitura regolare finisce sempre per essere assorbito da altri o per bruciarsi da solo” diceva. “In quanto a me – aggiungeva – è mio compito attendere che le acque si schiariscano e che i tempi maturino. Mi considero una specie di depositario, di notaio “della corona” e aspetto che si presenti colui che meriterà ch’io gli consegni quanto mi è stato trasmesso”100.

Poi, nel 1955 apparve il Vitali, del quale è opportuno segnalare il tentativo di agganciarsi al gruppo di Antelius, almeno secondo quanto ne riferì Ambros in una sua lettera del 2 luglio 1968 all’attuale Gran Maestro: “Nello spulciare vecchi pacchi, ho rintracciato una lettera a me del 4 dicembre 1952 del detto Philalettes nella quale – dopo una sua frettolosa visita qui – mi confermava che dalla Camera di direzione della Rosa Croce cabalistica di Lione aveva a suo tempo avuto anche una nomina “ad nutum” come Superiore Incognito dell’Ordine Martinista, per cui mi pregava di far presente al prof. Carlo Gentile, che egli, VTLI (pur avendo avuto un incarico per l’Italia) preferiva (troppe essendo le ambizioni, le divisioni etc.) collegarsi col detto Gentile (membro come il VTLI della Società Teosofica italiana). Naturalmente poi non se ne fece nulla sia da parte mia che di Gentile che, forse, sarà stato informato da Lychnus sul VTL”101

Fallito, almeno secondo quanto risulterebbe dalla lettera succitata, il tentato aggancio ad Antelius (forse le carte del VTL non erano valide o erano state rilasciate da qualche gruppo spurio come, ad esempio, quello del sedicente principe Lind), il VTL, quotizzante del Rito massonico Misto “Le droit humain”, forse giunto a conoscenza del trattato a suo tempo stipulato fra Artephius ed il prof. Di Fabio nel 1945, piombò a Venezia dove riuscì a persuadere Zasio a confermarlo Superiore Incognito ed a riagganciare i vecchi martinisti.

Tenteremo di essere il più possibile sintetici su questo nuovo tentativo di prevaricazione (pare che nessun Maestro martinista, in Italia almeno, abbia potuto sottrarsi a tali azioni poco iniziatiche) ma è necessario soffermarvisi dato che il VTL sta ancor oggi riempiendo delle sue invenzioni la cronaca delle associazioni iniziatiche alle quali, dall’una all’altra, si è successivamente spostato.

Nel Fondo “Magistero Artephius, Philalettes 1955-61 e strascichi” al quale ci richiameremo spesso, esistono 45 lettere originali, manoscritte o dattilografate, del VTL, da lui firmate come tale o col nome di Philalettes, che danno un’idea esatta di quest’uomo, normalissimo nella vita profana ma indubbiamente vittima di una esaltazione megalomane ed egocentrica nella sua vita pseudo- iniziatica. E diciamo pseudo perché un iniziato non può comportarsi in quel modo. Avuta da Artephius – ch’egli seppe circuire con abile mimetismo, cauta adulazione e finta sottomissione – una delega, prima per il Martinismo e poi per il Misraïm e Memphis, riempì il mondo cosiddetto occultistico italiano e anche francese delle sue gesta provocando beghe, polemiche e scissioni dovunque riuscì ad intrufolarsi. Ancor oggi – come abbiamo detto – queste sue gesta non sono finite, o lo sono appena: l’ultima è quella rappresentata da una denuncia da lui fatta presentare da un suo seguace (che probabilmente gli crede) al Grande Oriente d’Italia e riferentesi al Rito Filosofico Italiano di cui afferma avere il deposito attraverso il Misraïm e Memphis, successione (inventata) Yarker, Frosini, Allegri. Ora, il Frosini non ebbe alcuna successione dallo Yarker ma fondò il Rito Filosofico Italiano su una patente della “Sovrana Gran Loggia simbolica di Rito Antico e Primitivo di Memphis e Misraïm” dipendente dal Sovrano Gran Consiglio generale iberico sedente in Madrid102, ed Allegri non ebbe alcuna successione dal Frosini, bensì patente dal Mc. Bean per il Memphis e dal Borselli per il Misraïm103 e, di conseguenza, il Misraïm e Memphis dell’Allegri non aveva e non ha alcun diritto sul Rito Filosofico Italiano in 7 gradi scozzesi, invenzione del Frosini. Ma, il più grave è che il VTL non ha mai avuto la successione Allegri ma si è autonominato preparandosi carte e documenti. Ma questa è un’altra faccenda che non riguarda il Martinismo anche se rientra nella prevaricazione accennata.

Per quasi tre anni, dal 1955 al 1958 il VTL, che indicheremo d’ora in avanti come Philalettes, tentò, in tutti i modi, di strappare ad Artephius qualcosa di più della qualifica di suo delegato: voleva il Gran Magistero nazionale e non potendolo avere per regolare via iniziatica e tradizionale, lo ebbe lungo una serie di azioni che non oggettiviamo per prudenza dato che non vogliamo compromettere altre persone non sappiamo se in buona o cattiva fede. Dopo esser stato redarguito con minacce di ritiro della delega e poi perdonato già nel novembre 1956104, nel gennaio del 1958 tentò di porre il suo Maestro di fronte al fatto compiuto prospettandogli la cosa sotto un punto di vista che riteneva – secondo la sua mentalità – potesse essere gradito ad Artephius, inviandogli la seguente lettera arbitrariamente intestata al Governo dell’Ordine Martinista, datata da Udine, Epifania 1958:

Al Pot.mo e Ill.mo Artephius S.I.L.I. (IV) Presidente del Gr. Cons. dei SS.II. dell’Ordine Martinista per l’Italia

Ti mando il quaderno di Sup. Inc. ed il testo precedente nonché i rituali d’iniziazione riservati al solo Iniziatore libero. Io adopero questi. Se tu lo riterrai ti troverai ad avere dei rituali pronti, in quanto sarebbe bene averne di specialissimi per noi. Comunque usatili, questi hanno veramente dato un’impronta di carattere iniziatico fortissima al fratello che li ha sentiti sulla sua anima. Inoltre allo scopo di dire e fare qualcosa per le Colline in formazione (una qui a Trieste) per poter lavorare ho fatto un verbale (ipotetico, si sa!) di decisioni del Gran Consiglio nazionale che mando alla tua approvazione, con i quali (sic!) viene dato un regolamento e una divisione di responsabilità in seno all’Ordine. Dividendo la potestà d’Ordine da quella di giurisdizione e mettendo questa in sottordine alla prima in modo perfettamente iniziatico. Viene costituito un Consiglio segreto riservato ai soli S.I.L.I. (non meno di 3 e non più di 5) che ha ampi poteri, e che cumula in sé la potestà d’Ordine e di giurisdizione. Per poter lavorare più speditamente ti prego di approvare la mia posizione di Gran Maestro nazionale con a capo il governo e l’Esecutivo dell’Ordine, mentre tu tieni la carica di Presidente dell’Ordine Martinista e di Capo del Consiglio segreto. In questo modo, tu da dietro l’ombra, dirigi il governo, gli lasci quell’autonomia e speditezza di lavoro che attualmente, cumulando tu le due funzioni è impossibile; ti riservi per statuto, il veto su tutte le sue decisioni, dai l’autorizzazione alle iniziazioni superiori, incameri per la potestà d’Ordine la metà delle tasse, mentre l’altra metà va per le spese amministrative (quante!) della potestà di giurisdizione. Il Consiglio segreto porta per sigillo il timbro della R+C latina. Ti manderò a Venezia il timbro grande, di fronte al quale l’Ordine, per statuto deve porsi in silenzio e all’ordine, i timbri di Presidente, i timbri per il Segretario del Gran Consiglio chiamato Frater Cancillarius. Più, ti faccio fare un sigillo personale quale Presidente dell’Ordine Martinista con l’esagramma in centro. Mi riservo di tenere il timbro che vedi in calce quale Gran Maestro nazionale, che vale quello di Gran Maestro delle logge azzurre della Libera Muratoria. Insieme, poi, in Camera di Consiglio segreto, ti prego di voler nominare i Gran Maestri regionali o Delegati regionali. Delle due copie delle decisioni da te firmate ti prego di trattenerne una e una mandarne a me, per farne copia e mandarla alle logge.

Il Gran Consiglio nazionale usa il colore verde (già caro ad Allegri) e ti manderò il cuscinetto verde. La Gran Loggia Amministrativa e il Governo l’usano nero. I membri del Consiglio segreto nei loro carteggi ad alto livello e le stesse decisioni e decreti del C. segreto vanno in rosso. Ti prego di non far arenare l’Ordine ora che sta salendo in alto rinunciando al lavoro per la Mista perché se non è giusto che tu solo sgobbi è giusto che ti si dia una mano nel modo più proficuo. A fine mese ti manderò un acconto delle somme introitate, già spese, ma che, per statuto devo inviarti. Col tr. Fr. Ampl. Con Amore e silenzio. In attesa di leggerti abbiti i segni della mia affezione. Philalettes”

Nel retro, a mano: “Ti allego 3 brevetti per PSR, DMR, PLTT, i primi due (esentati da tasse sono della Mista, l’altro è giustinianeo e paga. Ti prego di ritornarmeli firmati con cortese sollecitudine. Non so quando verrò a Venezia, vecchio mio, ma se verrò sarà per portarti del grano e i timbri. Un abbraccio dal tuo Alfredo. N.B: Ti allego una mia poesia su Rock and Roll”.

Alla lettera105 erano allegati: una copia delle decisioni inventate dell’inesistente Supremo Consiglio, con l’assegnazione delle cariche così come segue:

“Elezioni e cariche per l’anno iniziatico 1958:

Il Gr. Consiglio naz. dei SS.II. ha deciso quanto segue:

Schermata 10-2457682 alle 16.32.50

 

un rituale per il ricevimento dell’Iniziato; uno per l’Iniziato Superiore e uno per l’iniziazione a Superiore Incognito, un quaderno iniziatico di III grado e quattro brevetti di nuovo tipo, il tutto di invenzione del Philalettes106.

Parlar di danaro a un gentiluomo, tentando di “prenderlo” dal lato interesse materiale è come lanciargli un sanguinoso insulto. Parlar di modifiche di statuti e di rituali (decisi arbitrariamente senza consultar nessuno, senza riunioni di chi può decidere, e farli passare per reali ed approvati) a un iniziato è come proporgli di passare alla controiniziazione. Dopo tre anni di visite, colloqui, discussioni e corrispondenza con Artephius, Philalettes non aveva capito questo. E la replica di Artephius alle invenzioni, alle nomine e autonomie, ai sistemi del Philalettes non si fece attendere. Nello stesso fascio di documenti dell’Archivio dell’Ordine sono conservate due copie (a carta carbone) della seguente lettera inviatagli da Artephius il 9 gennaio 1958:

“Governo dell’Ordine Dalla Grande Montagna il 9 gennaio 1958 e v

Al S.I. Philalettes Zenith di Udine Fratello carissimo,

non so con quale autorità tu ti sia autonominato Gran Maestro nazionale del N.V.O., e ti sia permesso persino far dei sigilli che ti affermano tale. E infine ancor meno capisco come tu abbia osato apporre tali sigilli sul quaderno iniziatico mio personale, quasi a segno di tua approvazione. Indelicatezza enorme anche nei nostri diretti rapporti iniziatici personali. Inoltre tu da tempo stai mettendo in atto le tue personali iniziative facendo, rifacendo, modificando, ordinando circa statuti, regolamenti etc., senza tener lealmente conto che se una delega ti è stata affidata, questo è stato nei limiti ragionevoli della tua onestà, del tuo rispetto alla gerarchia tradizionale. Quanto hai fatto purtroppo ingenera molta perplessità. Non che il tuo entusiasmo non sia sufficientemente apprezzato e ben voluto. La tua preparazione in un certo senso è pregevole, ma assai lontana dai gradi dell’esperienza che si acquista con inenarrabili sacrifici, nella ricerca di un nesso tra l’atto e l’azione. Di un ponte attraverso il quale la parola e l’atto vibrano della stessa universale armonia e da questa ricevono forza e possanza. Questo ho appreso dai miei Maestri e questo Principio iniziatico sono decisissimo a mantenere e far rispettare. Le deleghe affidate alla tua lealtà e al tuo buon volere, furono date con pieno convincimento del tuo rispetto alla gerarchia e alla tradizione. Tu, e nonostante il mio continuo avvertirti, ti sei lasciato andare ignorando quasi volutamente che tu non puoi autonominarti il Presidente exempli-gratia di un Consiglio di SS.II. né il Caio di codesti Philosofi Incogniti delle officine tuttora operanti e delle quali tu non hai avuto modo di conoscere l’esistenza. Non bastano, carissimo, i sigilli che si possono fare ovunque, né basta la carta intestata; né ancor meno, il deprecabile proposito di partire dando ad intendere che si sono tenuti Consigli e Conventi. Ed è inoltre deprecabilissimo metter le mani, come tu hai fatto, sia pure nelle intenzioni, sull’essenza degli stessi rituali. Di quelle consuetudini che hanno fatto vivere e sopravvivere l’Ordine, in tempi in cui tu eri ancora un bambino. Sono quindi addivenuto, confortato anche dall’autorità di altri insigni fratelli, molto più anziani di te, alla dolorosa necessità di richiamare la tua attenzione. E di decidere che, essendo tu troppo incline ad interpretare in modo diverso da quanto fu a suo tempo stabilito, le varie deleghe affidate alla tua onestà e spirito gerarchico, l’unica che resta da farsi, a meno che tu non rientri in un più ragionevole modo di vedere, di pensare, di agire secondo la tradizione, l’unica cosa da farsi è il revocare ogni delega conferitati e invitarti a dar conto del tuo operato. Il decreto di revoca dei tuoi poteri sarebbe assai ben motivato e, anzi, lo è. E, dovesse venir applicato fino in fondo, ti garantisco che, pure a malincuore, sarà fino in fondo applicato secondo la nostra consuetudine templare, memphitica, marinista. Il decreto ti è stato comunicato. Per l’affetto e la stima che ti porto, e impegnandomi personalmente presso le Potenze superiori, ho implorato una sospensiva circa la sua esecutività. E ho ancora, in nome del nostro affetto ed amicizia, ottenuto che il decreto non venga pubblicato, prima di aver sentito e accolto le tue verbali spiegazioni. Di più non posso fare. Ora interroga l’anima tua e regolati come meglio credi. Hai avuto ogni e possibile prova di fraterno amore e di fraterna comprensione”.

Ma il Philalettes anziché recedere dalle sue assurde pretese e dalle sue invenzioni, forte dei precedenti perdoni, accusò il suo Maestro di vedere usurpazioni dappertutto, di non saper leggere, di non capire; poi preoccupandosi della minaccia del ritiro delle deleghe scriveva: “Non capisco una cosa. Se il sottoscritto è colpevole nel Martinismo, che centra l’Ordine di Memphis etc., quello Templare e affini?”. Si lasciava poi andare a dichiarazioni d’affetto, d’amore e di devozione, rimettendosi alle decisioni di Artephius.

Senonché, ormai sicuro del perdono, Philalettes continuò a brigare e ciò provocò la pubblicazione del decreto di revoca delle deleghe, con la data dell’otto febbraio di quell’anno. Ci fu ancora un tentativo: Philalettes raggiunse Venezia ed ebbe un colloquio con Artephius ma si trovò di fronte a una irrevocabile decisione. Di qui la sua lettera del 24 Pesci 1958 con la quale consegnava la delega107, lettera che in parte si riproduce:

Riconsegno nelle tue mani, come formalmente con queste righe faccio, la delega generale, affinché tu sia libero di ogni e qualsiasi iniziativa nel darla o meno ad altri fratelli (…). Curerò come dovere residuo il gruppo di Perugia e iniziatili di persona li consegnerò direttamente a te108. Ti abbraccio fraternamente, anche se sabato non lo abbiamo fatto”.

Ma si trattava soltanto di un ritiro formale in quanto Philalettes continuò ad intessere intrighi particolarmente avvalendosi di coloro che egli stesso aveva iniziato con i suoi rituali inventati. Artephius ne fu avvertito dal seguente foglio di carta ricevuto per posta da un paese della provincia di Padova:

“in )-( 21° giorno

Caph Beth Schin Sup. Inc.”

“in )-( 21° giorno

Al fratello Artephius Pace profonda e serenità.  Forze oscure tendono a carpirti la Montagna! Non permetterlo!! Per aiutarti in questo, con altri ti sono vicino

107 – Cfr. G. Ventura: I riti massonici etc, citato, dove il documento è riprodotto a pagina 149 con l’indicazione della fonte.
108 – Philalettes aveva già in atto il tentativo di agganciarsi ai francesi facendosi passare per il successore di Allegri attraverso Orthnus, servendosi anche dell’appoggio dei perugini.

IL CONVENTO DI ANCONA

Fu qualche settimana dopo il ritiro delle deleghe a Philalettes che Artephius ritenne di chiamare a sé un amico di sempre che, fin’allora, aveva rifiutato di accettare cariche di qualsiasi genere. Accennandogli vagamente all’accaduto lo pregò di voler procedere a una revisione e anche a una sommaria catalogazione dell’Archivio. Dopo una riunione, presenti la sorella Myriam e il fratello Ornitius, sentiti in separata sede i fratelli Carolus, Espero, Delphus, Alcione e Marius, fu deciso di soprassedere ad ogni iniziativa tenendosi a contatto con un gruppo che agiva a Rovigo e con Capj Neth Schin (Shabecon), che avevano contatti con Philalettes, seguendo quest’ultimo anche a mezzo dei suoi rapporti col “Droit humain” nel quale ricopriva il diciottesimo grado del Rito Scozzese Antico Accettato.

Sorvoliamo su quanto si verificò da quel momento fino all’aprile 1961 quando il Superiore Incognito Mercurius (del quale non si avevano più notizie dal settembre 1958, e che era stato iniziato da Philalettes) si rivolse al Gran Maestro chiedendogli se fosse vero che il Capo del Martinismo era lui e non il Philalettes. Uno scambio di lettere provocò l’invio , da parte di Mercurius del seguente documento che – a quanto scriveva lo stesso Mercurius – era stato inviato in Francia dove il Philalettes aveva ottenuto riconoscimenti e la nomina a Gran Maestro italiano del Martinismo facente capo al figlio di Papus nonché l’incarico di presidente in Italia dei Centri Cohen Associati. Diceva il documento: “Nello stesso periodo (1958) anche il conte Zasio limitava i poteri del Philalettes nel seno del Collegio dei SS.II. dell’Ordine Martinista e degli Eletti Cohen d’Italia, che deteneva la regolare e legittima filiazione martinista italiana secondo la linea Papus-Banti- Sacchi-Allegri109. Tali insegnamenti di vita, evidentemente non erano sufficienti per cui, incontratosi col fratello Hermete si dichiarava autorevole esponente del Martinismo italiano capace di reinserire nella corrente tradizionale ben 300 (trecento) martinisti italiani. Nello stesso tempo gettava discredito sul conte Zasio con quell’arte che lo distingue in imprese del genere, sì che il fratello Hermete stimava opportuno prendere dei contatti più precisi. Per vincere gli ulteriori scrupoli del fratello Hermete, il Philalettes gli faceva inoltre intravedere la possibilità che la successione di Marco Egidio Allegri (il Gran Maestro del Martinismo italiano) spettava al Superiore Incognito Orthrus (…). In tal modo egli veniva nominato Commissario in Italia della Camera di direzione degli Ordini Martinisti e incaricato di organizzare un Convento Martinista in Italia (…). Al Convento parteciparono: Hermete ed Anassimandro per l’Ordine Martinista degli Eletti Cohen; Mercurius quale rappresentante personale del defunto barone Giuliani; Philalettes e Orthrus.

Hermete, Anassimandro e Mercurius erano completamente ignari delle manovre poste in atto da Philalettes per allontanare i Martinisti da quel Convento organizzato proprio per riunirli. Al Convento Philalettes sostenne la tesi che il legittimo successore di M.E. Allegri alla testa del Martinismo Italiano non era Zasio, ma Orthrus stesso110 (…). La Camera di direzione degli Ordini Martinisti riconosceva l’Ordine del Philalettes come il legale e legittimo Ordine Martinista e lo accettava nel ramo di Papus mentre restava valido il riconoscimento dell’Ordine Martinista degli Eletti Cohen in Italia111 con Gran Maestro Krishna Frater. In un secondo momento Orthrus dava le dimissioni da Gran Maestro lasciando come suo successore Philalettes. Lo scopo sembrava raggiunto se alcuni membri dell’Ordine Martinista degli Eletti Cohen, colpiti da alcuni atteggiamenti non corretti, scarsamente fraterni, tanto meno iniziatici non avessero maggiormente indagato sulla reale successione interpellando direttamente il conte Zasio. In tal modo veniva posto in evidenza che, effettivamente, Gran Maestro dell’Ordine Martinista allo Zenith di Venezia era ed è tutt’ora l’Ill.mo e Pot.mo fratello Artephius…”112.

Ma dagli atti del Convento del dicembre 1958 di Perugia113 al quale parteciparono – come si è visto – cinque persone, Orthrus dichiarò: “Quando siamo entrati nel 1945, mi pare abbastanza numerosi sotto la direzione del Gran Maestro dell’Ordine M.E. Allegri di Venezia, noi sapevamo che già in diverse parti d’Italia esistevano degli elementi che appartenevano all’Ordine; l’Allegri era considerato e riconosciuto da tutti come Gran Maestro e lo Zenith di Venezia aveva cominciato a funzionare con certa regolarità, dignità e ordine, quando per l’ingresso di elementi nuovi, eterogenei, non preparati e ambiziosi e con scopi più o meno reconditi si sentì che era venuta a mancare la coesione. Un po’ Allegri si era cominciato ad ammalare e si era un po’ ritirato per curarsi e ci fu subito una specie di ribellione. Intanto Allegri peggiorava ed era entrato in ospedale per curarsi. Uno dei fratelli maggiori, e cioè Artephius, il conte Ottavio Zasio, ed io ci recavamo spesso a trovarlo prima della sua morte, si può dire che abbiamo raccolto le ultime parole di Allegri. Io non l’ho visto morire; ma è come se l’avessi visto, poche ore prima e in quella occasione io, in compagnia di Zasio, ho ricevuto il mandato di tenere la segreteria dell’Ordine.

Hermete: Senta, il conte Zasio è stato il successore di Allegri; in che modo?

Orthrus: Io non posso sapere con precisione perché non ho assistito agli ultimi colloqui avuti con Allegri perché pare da quello che han detto Zasio e la vedova di Allegri che in quei giorni fosse presente e abbia raccolto qualche eredità non so se verbalmente o in altra maniera.

Hermete:Avete dei documenti?

Orthrus:No, io non ho nessun documento.

Hermete:Zasio ha qualche documento?

Orthrus:No; potrebbe anche averlo, ma io non lo so”.

Da quanto sopra risulta che Orthrus, per sua stessa ammissione, non possedeva alcun documento comprovante ch’egli era il successore di Allegri, mentre ammetteva di non aver assistito agli ultimi colloqui fra Allegri e Artephius e che questi poteva aver avuto la successione come, del resto, aveva detto la vedova di Allegri. In realtà, Artephius – come sappiamo – aveva la successione autografa di Allegri e sia Orthrus che Philalettes lo sapevano per averla vista più volte. Come risulta dalla registrazione114 si trattò di una autentica estromissione di Artephius, a sua insaputa, e della sua sostituzione con Orthrus, effettuata proditoriamente.

Ai documenti inviati da Mercurius e di cui si è detto fece poi seguito durante le “trattative” per il rientro dei martinisti sbandati o riunitisi in gruppi spurii alla loro origine, il “breve” del Gran Tribunale (sic) dell’Ordine Martinista degli Eletti Cohen, del 18 ottobre 1961, col quale, dopo una precisa e particolareggiata motivazione, si concludeva con la condanna del: ”frère….. alias Philalettes à la colonne de l’infamie à vie, l’exclu en outre à vie également de l’Ordre Martiniste des Elus-Cohen; le déclare dégradé de tous ses titres et qualités initiatiques, et restitué au Monde profane inférieur »115.

Il « breve » porta la firma di Aurifer e di Hermete.

Fra l’aprile del 1961 e il dicembre del 1962 si svolsero fra chi scrive e Mercurius, il quale ultimo aveva preso un altro nome iniziatico, le trattative per l’unificazione martinista che ebbe luogo nel corso di un Convento organizzato in Ancona nei giorni dal 9 al 12 dicembre. Il Convento si concluse la sera del 12 dicembre 1962 con la firma, da parte dei partecipanti, del seguente protocollo:

“A conclusione di un intenso lavoro preparatorio svoltosi fra i garanti di amicizia dell’Ordine Martinista o degli Eletti Cohen e dell’Ordine Martinista degli Eletti Cohen rispettivamente Aldebaran S.I. e Nebo S.I., si è svolto sulla Collina di Ancona – nei giorni 9, 10, 11, 12 dicembre 1962 – un Convento Martinista italiano al quale hanno partecipato i delegati qualificati dei due Ordini, investiti dei poteri necessari, per addivenire all’unificazione del Martinismo italiano.

“Alla conclusione dei particolareggiati e approfonditi lavori svoltisi alla Gloria di Iod Hé Schin Vau Hé e sotto gli auspici del Filosofo Incognito Nostro Venerato Maestro, il Convento, in perfetta intesa ed unità di spirito e di sentimenti, ha preso atto delle documentazioni presentate e ampiamente illustrate; ha deciso di realizzare l’auspicata unificazione del Martinismo italiano rifacendosi alle fonti tradizionali della linea di Papus trasmesse e mantenute in Italia senza interruzione attraverso Sinesius, Flamelicus, Artephius, secondo la dichiarazione di principio così enunciata: “L’Ordine Martinista ha per scopo il perfezionamento e l’elevazione spirituale, per mezzo dello studio, della conoscenza e della realizzazione della tradizione iniziatica; combatte con tutte le sue forze l’ateismo e il materialismo e, in collegamento con le altre fratellanze iniziatiche, combatte l’ignoranza e dà al simbolismo la grandissima importanza che gli compete in tutte le serie iniziazioni. Non si occupa di politica e tanto meno di questioni di ordine religioso. Si informa alla tolleranza sui metodi di studio.

“I martinisti dell’Ordine Martinista degli Eletti Cohen, riconosciuto che in Italia l’unica e autentica filiazione Martinista è quella rappresentata dalla Grande Montagna sedente allo Zenith di Venezia decidono di reinserirsi nella catena tradizionale del Martinismo italiano che assume il titolo di Ordine Martinista.

“Si formula il voto che, raggiunta felicemente l’auspicata unità in campo nazionale, si possa realizzare del pari la riunificazione degli Ordini Martinisti di tutto il mondo.

“Per l’applicazione pratica del presente protocollo, si rimanda agli annessi protocolli aggiuntivi.

Altair
V ega Manas Aloysius Ambros

S.I. S.I. S.I. S.I. S.I.

Aldebaran S.I. Nebo S.I.

In pleno vidimus Artephius S.I.”116

Nitya S.I. Sirius S.I. Felix S.I. Emmanuel S.I. Melkior S.I.

Hermete

S.I.

DOCUMENTI  SULL’ORDINE MARTINISTA ANTICO TRADIZIONALE ED ALTRI

Veniamo, ora, al “Martinismo” di Lione, attraverso il grado più elevato, quello di Reau- Croix. Ci rifacciamo sempre alle documentazioni provenienti da Robert Ambelain. Esiste una lettera di Ambelain, datata Parigi, domenica 21 febbraio 1960, diretta a colui che lo stesso Ambelain indicò anni dopo come: “l’inénarable Vitali”, dalla quale si possono trarre, con quel che segue, inaspettati insegnamenti. La lettera inizia con questo preambolo: “Questa lettera, importantissima per la storia vera del Martinismo, ti è inviata sia quale Segretario generale dell’Ordine Martinista detto di Papus (francese, NdR), sia come Ispettore generale dei Cerchi Cohen Associati, provenienti dall’Ordine Martinista degli Eletti Cohen”.

Essa tratta di varie questioni e comincia con la Chiesa Gnostica. Pare che qualcuno avesse criticato Ambelain di “ribellione” agli gnostici di Lione che rivendicavano la supremazia e la direzione della Chiesa. “A queste accuse sbalorditive – scrive Ambelain – io rispondo così: 1° non avendo ricevuto la Successione apostolica nel quadro della loro Chiesa cattolica neo gnostica, detta Chiesa di Lione, non essendo mai stato suo membro, non sono obbligato ad alcuna disciplina e sono libero di fare ciò che mi piace, a fortiori, di costituirne una, ciò che ho fatto nel 1953”.

Si potrebbe polemizzare senza fine ma la dichiarazione si commenta da sé. Ma, se quel capoverso al nr. 1 non bastasse, a quello nr. 3 scriveva: “Designato dal Patriarca della loro Chiesa (Notiamo la contraddizione con quanto detto al nr. 1 – NdR), S.B. Monsignore Charles-Henry Dupont a succedergli, io non potrei essere un ribelle né in avvenire, né in mezzo ad essi. Credo, piuttosto, che nelle circostanze, la loro accusa di “ribellione” si potrebbe applicare piuttosto a loro, dato che essi contestano una decisione del loro Patriarca”.

E passiamo all’Ordine kabbalistico della Rosa-Croce, fondato da Péladan, Stanislas De Guaita e poi passato a Papus. E qui, uscito dalla porta – come abbiamo visto nella precedente puntata – Lagrèze (Mikaël) rientra dalla finestra. Scrive Ambelain: 1° Ricordiamo prima di tutto che Lagrèze fu per Teder117 ciò che io fui per Lagrèze, l’erede e legato della maggior parte delle iniziazioni ch’egli aveva ricevuto. Fu Teder l’iniziatore di Lagrèze al Martinismo, a Londra. Successivamente egli divenne Ispettore principale dell’Ordine Martinista, membro del Supremo Consiglio nominato da Papus e noi abbiamo nel nostro archivio la foto della sua patente firmata dallo stesso Teder118. Nell’Ordine della Rosa Croce egli fu, vivendo Papus e, poi, vivente Teder, membro dell’Ordine e della sua Camera di direzione”. Dopo aver affermato che i documenti furono consegnati a Lagrèze e non a Bricaud, al nr. 2°, Ambelain proseguiva: “d’altronde, quali erano i rapporti fra Teder e Bricaud? Non abbiamo visto che qualche rara lettera di Lagrèze che parla di Bricaud. Teder stimava in Bricaud la sua devozione e il suo zelo e la sua sincerità. Per contrapposto, massone e occultista prima di tutto, Teder si beffava (se moquait, nel testo francese – NdR) di Bricaud, “discepolo di Vintres”119, gli rimproverava d’aver creato la Chiesa del Carmelo d’Elia, poi la Chiesa Joannita (assai prima la Chiesa cattolica neo-gnostica, e di “giocare al curato” (sic)”.

E qui viene il resto del conto: “Per questi motivi – scriveva l’Ambelain – per tutte le diversità di rapporti fra Teder e Lagrèze, e fra Teder e Bricaud, noi crediamo ch’egli confidò effettivamente a Lagrèze la cura di restaurare120 l’Ordine kabbalistico della Rosa-Croce al momento opportuno” e ciò perché mai vivente Teder, Bricaud fece parte dell’Ordine della Rosa Croce (…). Noi possediamo un documento che prova come Bricaud ricevette, dopo la morte di Teder, undici anni dopo, da un membro della Rosa-Croce kabbalistica che non si è mai potuto identificare, la filiazione di quest’Ordine. Questo anonimo iniziatore l’avrebbe ricevuta da un greco di nome Semelas, agente segreto tedesco durante la guerra del 14-18. Questo Semelas pretendeva essere la reincarnazione dell’apostolo Giovanni” (e sorvoliamo sul resto perché veramente dimostrativo di quale pazzia si tratti).

Ma c’è qualcosa che, sul piano reale e non su quello delle fantasmagorie, ci interessa: ”Se Teder avesse realmente designato Bricaud quale suo successore alla testa dell’Ordine Martinista, si potrebbe avere ancora qualche speranza ch’egli lo avesse egualmente designato per la Rosa-Croce. Ma ciò non è vero (il n’est rien, nel testo francese – NdR), e l’allegato a questa lettera lo prova senza alcuna contestazione possibile. Dunque, che rimane? Nulla…”.

E passiamo al Martinismo di Lione, col grado di Reau-Croix di cui alle dichiarazioni del cosiddetto Gran Maestro dell’ancor più cosiddetto Ordine Martinista Antico e Tradizionale, Ordine, quello di Lione, del quale Bricaud fu Gran Maestro fino alla sua morte.

Scrive Ambelain nella citata lettera:

Quanto ai diritti che Bricaud ha allegato sulla Gran Maestranza dell’Ordine Martinista alla morte di Teder, ecco diverse testimonianze che ho potuto raccogliere. Uno dei testimoni è ancora vivente, qui, a Parigi… Il fratello Nicola Choumitsky, di antica famiglia martinista russa, Cavaliere beneficente della Città Santa, allievo e discepolo di Carlo Barlet, mi ha detto questo: “Sono tornato in Francia nel 1910. Teder era morto. Ho chiesto a Chacornac padre chi era allora il Gran Maestro dell’Ordine Martinista. Chacornac mi rispose: Blanchard…. Presi allora contatti con Blanchard. Un incontro fra Bricaud e Blanchard fu allora organizzato, ed ebbe luogo in un caffè. Bricaud giunse solo, portando in un quadro di vetro un testo affermante che Teder lo designava per suo successore. Blanchard, che era giunto con alcuni membri del suo Supremo Consiglio, fu preso da una violenta collera. Dopo un attento esame, l’avviso unanime fu che il documento non era autentico. Bricaud lasciò l’impressione di un uomo superficiale, senza alcuna spiritualità. Io mi rivolsi allora a Barlet e gli chiesi chi era il vero successore di Teder. Egli sorrise e mi disse che il Martinismo era “un cerchio la cui circonferenza si trovava dappertutto e il centro in nessun luogo…”. Egli voleva dire che non c’era alcun Gran Maestro. Successivamente la signora Detré (Teder si chiamava Detré) mi disse che suo marito non aveva potuto designare un successore, perché egli non credeva affatto di morire! A suo avviso, egli era morto in seguito a un’operazione magica”.

E continua: “Aggiungerò un ultimo argomento. Un altro vecchio martinista, il fratello Marcoutone che fu, anche lui Gran Maestro di un Ordine Martinista alla morte di Papus, mi ha espresso quanto sapeva e pensava sulla questione di Bricaud “successore” di Teder. Per rispetto alla memoria del nostro fratello Bricaud, non lo riporterò in questa lettera”.

Noi, dopo quanto scritto in quella lettera, riteniamo di poter esclamare: “Un bel rispetto!”. Ma ognuno è il padre delle sue opere.

A conclusione, vero o non vero quanto affermato da Ambelain, risulta chiaro che il suo allievo (cioè il Gran Maestro dell’Ordine Martinista Antico e Tradizionale) fregiandosi di tante “filiazioni” ha raccolto un bel numero di “arcani”. Ci riferiamo a quanto avrebbe affermato, a proposito di certi documenti che se l’Ordine Martinista – il Nostro – possiede i documenti, egli, il Gran Maestro Antico e Tradizionale, possiede gli “arcani”. Questi, secondo la testimonianza di Ambelain, di cui egli fu sempre sostenitore fino a provocare quanto ha provocato, sono i suoi “arcani”.

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NOTE

1 – Nato a Stoccolma nel 1688 e morto nel 1772, fu ingegnere reale di Carlo XII ° di Svezia. Dichiarò l’origine solare dei pianeti prima del Buffon. Astronomo ed astrologo di fama internazionale fu anche rinomato come veggente. Si interessò di teosofie lasciando numerosi scritti.
2 – Queste notizie sono riportate da varie fonti ma, evidentemente, non sono certe, ma fanno parte della “mitologia” massonica.

3 – Analogamente, quasi tutti i sistemi massonici ed illuministici ebbero poi, i loro Templi interiori, dai neo templari agli pseudo templari; dai vari “riti” sorti in Francia nel corso del secolo XVIII°, all’Ordine di Misraïm-Memphis col suo Tempio Mistico, anticamere dell’ultimo grado.

4 – Martines avrebbe presentato alla Gran Loggia di Francia una patente che il pretendente d’Inghilterra Carlo Edoardo Stuart avrebbe rilasciato a suo padre nel 1738 (è del 1737 la comparsa in Francia del cav. De Ramsay, agente del pretendente Stuart che recluta adepti in una massoneria “scozzese” con gradi templari). Secondo l’atto di nozze della vedova di Pasqually, Margherite Collas con il capitano di vascello Jean Dolabarats, ella risulta vedova del “nobile Jacques de Lyoron Latour de Lacaze Joachim dom Martines Pasqualy. Non si sa bene come sia saltato fuori questo cognome: Martines risulta battezzato e professante la religione cattolica ma, secondo Robert Amadou, suo padre, dal nome incerto, era nato ad Alicante nel 1761 ed era un ebreo sposatosi con una cattolica, Suzanne Dumas de Rainau a Bordeaux.

5 – Tale modifica non è provata da alcun documento. Tuttavia durante la permanenza di Martines a Port-au-Prince, Saint-Martin, come segretario generale dell’Ordine ne aveva si può dire, la direzione. Con la morte di Martines e la messa in sonno dell’Ordine degli Eletti Cohen, Willermoz ne continuò in parte i lavori assieme a Saint-Martin, a Lione, nella Loggia “Les chevaliers bienfaisant” della Stretta Osservanza templare.

6 – L’atto di morte di Martines, ritrovato al Ministero delle Colonie francesi dice: “Oggi ventuno settembre millesettecentosettantaquattro à stato sepolto nel cimitero il corpo di M. Joachim Dom Martinez de Pascali Delatour scudiero, nativo della parrocchia di Nôtre-Dame della città e diocesi di Grenoble di circa 48 anni, sposato a Bordeaux con la signorina Colla”.

7 – Martinesismo, da Martines; Martinismo, da Martin.

8 – Sulla questione del Martinismo in Russia, sulla quale in questi ultimi anni si sono fatte speculazioni, vale la pena di allungarsi con una nota particolareggiata. Le teorie di Saint-Martin, non ancora completamente liberate dalle influenze massoniche e dalle esperienze martiniste, furono portate in Russia dal principe Kourakine, diplomatico russo a Parigi che aveva conosciuto Saint-Martin legandosi con lui in fraterna amicizia. Secondo la cosiddetta “Tradizione Novikov” (mss. del XVIII° e XIX° secolo esistenti al Museo Pouchkine (già Alessandro III°) di Mosca) Nicola Novikov, ex ufficiale della Guardia, che aveva partecipato al colpo di stato che portò sul trono Caterina IIa, avrebbe avuto la trasmissione diretta da Kourakine intorno al 1780, ed avrebbe fondato un gruppo importante che, con alterne vicende, si sarebbe affiancato alla massoneria seguendone le sorti nel 1791 quando Novikov sarebbe stato processato e rinchiuso nella fortezza di Scliselburgo l’anno successivo. Nel 1803 il martinismo russo, capeggiato da tale Labzine, avrebbe ripreso la tradizione di Novikov separandosi dalla massoneria. Dopo il secondo viaggio di Papus in Russia (1905) e l’istituzione di un Supremo Consiglio Martinista per la Russia di cui fu Delegato generale il dottor Czynski Czeslav (Punar Bhava) il martinismo russo si interessò principalmente di occultismo, spiritismo e “scienze” del genere. Nel 1922 un gruppo di rifugiati a Parigi, sotto la direzione di Serge Marcotoune, avrebbe ottenuto da Jean Bricaud la conferma della sua appartenenza al Supremo Consiglio Martinista d’Ukraina.

9 – Verso il 1750 il barone Karl Gotthel von Hund, signore di Altengroktau e di Lips, iniziato in massoneria nel Capitolo di Clermont, in Francia, aveva fondato L’Ordine della Stretta Osservanza templare rimettendo in piedi l’organizzazione del Tempio con le sue nove province storiche.

10 – Al Convento di Wilhelmsbad (1782) furono convocate tutte le potenze massoniche europee che seguivano in qualche modo il cosiddetto sistema “scozzese” o degli alti gradi. A conclusione del Convento il grado di Cavaliere beneficente della Città Santa fu accettato “come il punto di comunicazione fra l’ordine esterno e l’ordine interiore della Stretta Osservanza”. Willermoz aveva ottenuto quanto desiderava.

11 – È assolutamente falso che Saint-Martin, già ufficiale del Re, nobile di nascita, mistico cristiano, sia andato a far la guardia al Tempio durante la prigionia dei Sovrani. Ed è pure falso quanto afferma Louis Blanc nella sua “Storia della rivoluzione” che il trinomio Liberté, Fraternité, Égalité, sia stato inventato da Saint-Martin. In proposito vale la pena di citare questo breve brano di A. Franck tratto dalla “Filosofia mistica in Francia nel XVIII° secolo”: “Un uomo che, sotto il regime del Terrore, era assorbito da tali letture (Böhme) non era certo pericoloso per la rivoluzione. Ciò nonostante Saint-Martin faceva ombra alle autorità di allora. Un mandato di comparizione fu spiccato contro di lui, ed egli fu sul punto di comparire davanti al tribunale rivoluzionario, come dire salire sul patibolo, quando la caduta di Robespierre e la reazione termidoriana giunsero in tempo a salvarlo”.

12 – “Il Gran libro della Natura” dove si sostiene che il Martinismo è il complemento del Rito Scozzese; il “Martinismo e la sua essenza” dove si dice che il Martinismo se non proprio un duplicato dello Scozzesismo ad esso ha sottratto qualcosa.

13 – Fondamenti dell’Ordine Martinista pubblicati a Parigi nel 1893. Va notato che essi sono sempre stati rispettati in Italia e furono la base sulla quale si addivenne, in Ancona, alla fusione dei gruppi isolati con l’Ordine Martinista sedente a Venezia sulla Grande Montagna.

14 – Regolamenti complementari per i presidenti di Logge ed i Liberi Iniziatori, pubblicati nel 1893.

15 – Cfr. Lettera di J. Chaboseau del settembre 1947 ai martinisti francesi: “Un’organizzazione internazionale che si pretende superiore a tutte le altre e che si presenta come abilitata (da chi non lo si saprà mai) a regolarizzare le società dette iniziatiche, ha incorporato a Bruxelles, nel 1934, il Martinismo: ha riconosciuto come solo “regolare” l’Ordine Martinista e Sinarchico di Blanchard e, nel 1939, fu quello presieduto da Augustin Chaboseau che, a sua volta, fu “riconosciuto”. I legami di questa organizzazione, la F.U.D.O.S.I. (Federazione Universale degli Ordini e Società Iniziatiche) con l’A.M.O.R.C degli Stati Uniti e diverse altre società analoghe, interdiscono ad ogni persona di buona fede di prenderle troppo sul serio”.

16 – Anche per quanto si riferisce a quella parte dell’organizzazione che può apparire di natura paramassonica, va chiarito che si tratta di forme prese dalle organizzazioni cavalleresche e dalle religioni militari che, a loro volta, le presero da precedenti organizzazioni iniziatiche. Ragion per cui si può dire che il Martinismo, in quanto Ordine iniziatico si è richiamato alle antiche organizzazioni del suo tipo, come del resto è vero, e per niente affatto a quelle massoniche. Ciò accadde, invece, dopo che furono posti in uso i rituali del Teder ed i Costituti di Bricaud.

17 – In effetti, fin dal 1893 due soli membri del Supremo Consiglio erano attivi: Papus e De Guaita e, in tal periodo e successivamente tutta l’attività dell’Ordine kabbalistico si estrinsecò nel rilascio dei diplomi di baccelliere e dottore in Kabbalah. A dir poi il vero, tali diplomi si ottenevano con tesi che con la Kabbalah nulla avevano da dividere. (Cfr. G. Ventura: “La R+C del Tempio e del Graal e il Sâr Merodack Péladan” in Vie della tradizione – Palermo – 1974 Nr. 13.

18 – Nel trattato si parla soltanto dei vescovi gnostici e dei membri del Supremo Consiglio martinista. Si accenna poi, nell’ultimo periodo ai “delegati martinisti” che “desiderano”. Non c’è alcun accenno ai martinisti dei tre gradi e, tanto meno al fatto che la Chiesa gnostica diventi chiesa ufficiale del Martinismo. Come si vede, si è trattato di una interpretazione errata, probabilmente voluta, alla morte di Papus, per ragioni di carattere reclutatorio che il Bricaud intendeva rivolgere verso determinati strati della Massoneria. In proposito si suggerisce di consultare qualche scritto sulla Chiesa gnostica nel bollettino nr. 3.

19 – Arturo Reghini, in “Atanor” nr. 4, aprile 1924, affermava che “Teder si fece eleggere all’unanimità da un Comitato direttivo che comprendeva tre membri di cui uno era lo stesso Teder”.

20 – Il verbo mêler francese si presta a parecchie interpretazioni, la più frequente e generale è quella di “mischiare”, mescolare, ma si usa anche come “intrigare”, avviluppare, imbrogliare, arruffare, e “ficcare il naso”. Non abbiamo voluto tradurre il termine usato da Chevillon (che certo voleva dire “a far parte indiretta”, ma che, certo, si è espresso in modo piuttosto ambiguo).

21 – Sempre Arturo Reghini, nello stesso numero di Atanor del 1924, riferendo sulla successione di Teder scriveva: “Due anni dopo lo stesso Gran Maestro (Teder) moriva a sua volta in un ospedale di Clermont Ferrand, dove il signor Bricaud, come per caso, si trovava allora mobilitato in qualità di infermiere, il che gli permise di raccogliere la sua successione e di aggiungere un nuovo titolo a tutti quelli di cui già si fregiava”.

22 – Le critiche di Ambelain non potevano mancare ma bisogna dargli atto ch’egli ha pubblicato le lettere di Jean Chaboseau, per intero (pagine da 172 a 175) nel suo “Le Martinisme”, Niclaus, Paris, 1946.

23 – L’Ordine dei Cavalieri massoni Eletti Cohen dell’Universo, fondato da Martines non ha mai dato l’iniziazione diretta. In quanto Ordine massonico la trasmissione doveva essere effettuata per cooptazione, in nome dell’associazione.

24 – Quando, dopo la costituzione dell’Ordine Martinista e Sinarchico da parte di Blanchard si parlò di prendere in esame un eventuale incontro fra i vecchi martinisti contrari alle linee assunte da Bricaud e lo stesso Blanchard, Augustin Chaboseau che doveva ricostituire l’Ordine di Papus (Martinismo tradizionale) nel 1931, rifiutò con la seguente frase: “Comment reconnaitrais-je Blanchard pour “Grand.Maître”, moi qui ai initié Papus en 1888?”. Tuttavia anche questa frase di Chaboseau non risponde esattamente al vero perché egli e Papus si scambiarono reciprocamente le iniziazioni ricevute.

25 – Questo è anche il caso di Philippe Encausse. Attuale Gran Maestro del Martinismo in Francia, che rivendica l’iniziazione diretta da suo padre (imposizione delle mani).

26 – Come Gruppo, ma, ovviamente, non come Ordine.

27 – Lettera di Umberto Gorel Porciatti a Artephius (Archivio Ordine Martinista, Fondo Convento di Napoli.

28 – A proposito della Chiesa gnostica cfr. G. Ventura: I Riti massonici di Misraïm e Memphis, capitolo III della seconda parte: “Dalle Piramidi alla Chiesa gnostica” e cap, I della terza parte, “Dalla Chiesa gnostica all’ateismo?

29 – Le sottolineature sono di Aldebaran.

30 – Come si vedrà poi, Ambelain abdicherà la Chiesa gnostica ed affermerà che il Cristianesimo ha fatto il suo tempo e così anche il Martinismo. Non si capisce come mai un uomo che si proclamerà – si vedrà poi – l’iniziatore di “tutti” i martinisti (non si sa su quali basi) possa aver cambiato tanto e continuamente di opinioni. E perché?

31 – Lettera di J. Chaboseau, Gran Maestro dell’Ordine Martinista Tradizionale (datata settembre 1947) con la quale poneva in sonno l’Ordine e dava le dimissioni da Gran Maestro. Apud: Ph. Encausse: “Sciences Occultes” Ocia Paris, 1949, pag, 76.

32 – R. Ambelain, con la stessa data, come Jean III (cioè Patriarca della Chiesa gnostica) abdicò al patriarcato in favore del vescovo André Mau…., primate della France Contée, che assume il nome di T. Andreas.

33 – Con la stessa data del 14 agosto 1968, Ivan Mosca, firmando Hermete, avvalendosi dei suoi poteri poneva in sonno l’Ordine dei cavalieri massoni Eletti Cohen dell’Universo, scioglieva il Sovrano tribunale dell’Ordine ed il suo segretariato generale, aboliva tutte le cariche e funzioni gerarchiche e amministrative da lui concesse o dal suo predecessore R. Ambelain, bloccava tutti i lavori collettivi, annunciava lo studio di tutti i documenti posseduti e la convocazione avvenire di un Convento mondiale dopo che una speciale Commissione avrà emesso parere favorevole e che sarà stata verificata la presenza dell’Energia Primaria nei cerchi sacri ecc. ecc. (cfr.: “L’Initiation” n° 4, ott.-nov.- dic. 1968, pagine 230-231, e Archivio Ordine Martinista, Fondo Scissione 1971).

34 – Precisiamo che i martinisti italiani non hanno mai riconosciuto alcuna chiesa ufficiale del Martinismo.

35 – In effetti i cinque segni Jod Hé Schin Vau Hé non si leggono Gesù bensì (ammettendo che si possano leggere) Giosué. Gesù si scrive Jod Schin Vau e si legge Jeshua.

36 – A scanso di equivoci si tratta dell’Ordine martinista scaturito dall’unione dell’Ordine Martinista Tradizionale e dall’Ordine Martinista Martinesista (facenti capo a Ph. Encausse) con l’Ordine Martinista degli Eletti Cohen fondato da Ambelain, e dall’ordine dei cavalieri massoni eletti Cohen dell’Universo.

37 – Circolare del 29 aprile 1968 firmata da Ambelain come Gran Maestro della R+C kabbalistica (??) e da G. Buisset, come Gran Maestro Aggiunto dell’Ordine Martinista iniziatico (sic!).

38 – Non si capisce perché tale campagna sia stata tollerata per cinque anni (dal 1962 al ’67) senza che R. Ambelain, allora Sovrano Gran Commendatore dell’Ordine, intervenisse.

39 – Lettere circolari sono pervenute anche al Gran Magistero italiano, inviate dallo stesso Aurifer, e sono conservate nell’Archivio dell’Ordine sulla Grande Montagna.

40 – Cfr.: “L’Initiation” nr. 3 (luglio-agosto-settembre 1974) rubrica “Informations martinistes et autres”.

41 – Vedi nota nr. 8 e anche “Bollettino dell’Ordine Martinista nr. 12 (ott.-nov.-dic. 1974) rubrica documenti, pagine 5, 6, 7. Vedi anche Journal Officiel (Francia) del 13/X/74, dichiarazione alla Sottoprefettura di Mantes-la Joilie: “L’Associazione Ordre Martiniste Initiatique, decide la sua cessazione”.

42 – Cfr. Réponse du Groupe E. Levi à la circulaire du 5 avril 1968, au président de la Chambre de direction (Arch. Ordine Martinista, Fondo Francia).

43 – Encausse Ph. Opere citate, pagine 81 e 82 (Notizie riprese dall’autore nell’archivio paterno).

44 – La Patente è conservata nel Tesoro dell’Ordine, unitamente alla copia in francese dei quaderni iniziatici del 1891, alla disposizione del Supremo Consiglio di Parigi (Rue de Treviso) e per i presidenti di loggia, e al registro dei verbali del gruppo “Il Veneziano”.

45 – Frosini E.: Massoneria italiana e tradizione iniziatica, a cura dei Triedelli-F. Croce Pescara, 1911 (pag. 227/230).

46 – Archivio O.M. – Lettera Banti del 24/VIII/1922 a M.E. Allegri in cui scriveva: “fin dal 1909 mi ero rivolto al Potentissimo Fratello Gerardo Encausse (Papus) per esservi accolto, ed egli gentilmente mi rispose che potevo rivolgermi a Edoardo Frosini, a Firenze”.

47 – Lettera del settembre 1947 del Gran Maestro Jean Chaboseau dell’Ordine Martinista Tradizionale (cfr. Encausse, opere citate, pagine 74/75).

48 – Nell’Archivio del N V O esiste un brevetto – uguale a quelli ancora in uso in Italia da parte nostra – rilasciato il 27 settembre 1920 al fr. Francesco Asaro dal S.I. Alessandro Sacchi E,T,S XLI M.G.C. d’Italia, registrato a Roma alla Matricola generale col numero 55018.

49 – Lettera di Sinesio al Membro Supremo Consiglio Flamelicus, datata Roma 7 gennaio 1924 (conservata nel Tesoro dell’Ordine). La lettera porta una richiesta ed una postilla. Il richiamo dice: “Ho pensato esser meglio attendere ancora prima di scrivere a Roma. A chi debbo spedire la lettera perché venga recapitata al Gran Maestro? MKL’”. La postilla, riferentesi a Gabriele d’Annunzio dice: “Hai sentito della disgrazia toccata al pot.mo fratello S.I. Ariel? Ora però sta meglio. Speriamo bene: speriamo che venga conservato a noi e alla Patria – MKL’ (Archivio Ordine Martinista, Fondo Esordio 1898-1925).

50 – Il Banti fu incaricato dalla Collina di Ancona dove sorse l’importante gruppo “O Tanatos” e si stampò per circa tre anni la rivista dallo stesso titolo che divenne organo ufficiale dell’Ordine.

51 – Interessante al riguardo, per il suo contenuto, la lettera del 21 agosto 1922 indirizzata ad Allegri dal S.I. Mokelé, filosofo inc. della “Wronscki” su carta intestata all’ordine e al gruppo il Mokelé scriveva: “Abbiamo ricevuto la tua carissima tavola virgiliana: pugneremo sempre con “virtute et amore” per l’Alma Mater. A Padova, dunque, è avvenuta una defezione: ti prego dirmi se si può mettere in contatto col pot.mo fratello Sommer il carissimo fr. Realdon; se nulla vi è in contrario, ti prego di darmi l’indirizzo se dei tuoi piani: è veramente cosa dolorosa vedere queste defezioni stimolate da sciarpe o da monete ma io credo faranno poco male. Ieri abbiamo scritto al pot.mo Reghini e per mezzo suo abbiamo inviato i saluti al fr. Soro. Oggi stesso informerò il Gran Maestro dei nostri lavori. Col più fraterno affetto e devozione – Mokelé, Sup. Inc.

52 – Nome iniziatico (Maximus Sup. Inc.) del Reghini.

53 – Archivio Ordine Martinista, Fondo citato.

54 – Ibidem, circolare ris. Di Sinesio ai membri del Gran Consiglio martinista.

55 – Cfr. G. Parise: Prefazione e: A. Reghini: Considerazioni sul rituale dell’Appr. L.M. (Napoli 1948) e U.G. Porciatti: Il Martinismo e la sua essenza, Quaderni dell’Ardenza, 1946.

56 – Archivio O.M., Fondo citato.

57 – Archivio Ordine Martinista – Fondo: Ripresa e Magistero Allegri, Gruppo C.
58 – cfr.: G. Ventura: “I Riti di Misraïm e Memphis” Atanor, Roma.
59 – Archivio Ordine Martinista, Fondo citato e Fondo Tesoro dell’Ordine – Patente originale di Papus a D. Cancellieri.

60 – Idem – Fondo citato, gruppo C, lettera Allegri a Cancellieri.

61 – Ibidem.

62 – Artephius e i fratelli XZS/AE-26 e XZS/AD 26 avevano visitato Milano, Genova, Bologna, Ancona, Firenze, Roma e Napoli.

63 – Nella lettera si riporta anche l’impressione che il Rito scozzese della “Unificata” in accordi col “Diritto Umano” diretto dal dottor Valentino Di Fabio avrebbe favorito la riunione di tutte le famiglie iniziatiche.

64 – In un Fondo “speciale” dell’Archivio dell’Ordine esiste un fascio di 18 documenti che testimoniano come si volle, con false accuse, far fallire, con la radiazione di 5 fratelli, la progettata unione di quattro importanti famiglie iniziatiche. Vedi anche: G. Ventura: opera citata, che ne accenna a pagina 141.

65 – Archivio e Fondo citati, cartella II, gruppo A, Proclamazione del Gran Maestro – Balaustra autografa del Gran Gerofante per la convocazione del Convento.

66 – ibidem – Documento nr. 2.

67 – idem, Gruppo C della Cartella II – Comunicazione numero 2, a stampa, comprendente anche i testi delle Tavole di Rubino e di Smeraldo e la notizia della prossima pubblicazione da parte dell’Ordine di “Introduzione al segreto massonico” di M.E. Allegri, che comparve nelle librerie verso la metà dello stesso anno 1946.

68 – La patente, a firma di M.E. Allegri, conservata nell’Archivio dell’Ordine, Fondo citato, dice: “Alla loggia martinista “Cadore”, Cortina d’Ampezzo (data 20 dicembre 1946). Il governo dell’Ordine ha determinato di accettare le vostre richieste e di affidarvi temporaneamente la responsabilità amministrativa degli Enti alla Nostra obbedienza di cui vi trasmettiamo elenco. Con la speranza che la vostra opera non manchi della solerzia e della diligenza e serietà necessarie, vi salutiamo con profondo affetto – Il Sovr. Gr. Maestro Gen. M.E. Allegri S.I.”. La patente è controfirmata dal Gr. Maestro regionale della Toscana G. Bolpin S.I.

69 – Il fr. Hermete è il Sovr. Gr. Comm. dei Cav. Massoni Eletti Cohen (sarebbe più giusto Cohanim) dell’Universo. 26

70 – Tutti i partecipanti al Convento di Napoli usavano carta intestata dell’Ordine con la scritta “sotto gli auspici del Supr∴ Consiglio della V∴ ed A∴ ROSACROCE” e non appartenevano a questo Supremo Consesso come è dimostrabile da una pergamena segreta esistente nell’Archivio segreto dell’Ordine. Ma il bello è che anche dopo la chiarificazione che avrebbe dovuto bloccare il tentativo di prevaricazione, vi fu chi continuò ad usare quella carta, con quegli auspici, senza conoscere né aver certezza di quale fratellanza si trattava.

71 – È noto che in Martinismo il passaggio dei poteri avviene su designazione e che le elezioni si fanno soltanto in caso di mancata designazione. Flamelicus, che pur essendo – come risultava e risulta tuttora dai documenti olografi del Sacchi – membro del Supremo Consiglio dell’Ordine e Gran Maestro regionale nonché unico sopravissuto o – almeno – presente, e che aveva dato prova di aver tenuto viva la fiamma dell’Ordine durante il fascismo, avrebbe potuto pretendere di avere la “designazione” appunto per queste ragioni, ritenne invece di sottostare a regolare conferma da parte dei SS.II. radunati in Supremo Consiglio, e con gli auspici di quella Confraternita nella quale egli rivestiva il grado di Adeptus Exemptus.

72 – In una lettera del 7 ottobre 1947 il Porciatti scriveva: “Certo ti è noto che Allegri, entrando in clinica, mi investì della dignità di Reggente dell’Ordine pregandomi di occuparmene con amore; fui a Venezia, parlai con lui e con Bolpin, tornai a Roma e andai a Napoli dove mi concertai con Mangiaracine, presi contatti con De Conca e con il presidente francese dell’Ordine (in Francia l’Ordine fa pietà, altro che in Italia! Praticamente non vi è più nulla, tutto è da rifare e mi sembra che manchi lo spirito di rifare)…”. Più avanti, nella stessa lettera, a proposito dell’organizzazione del Convento, affermava: “… dimmi se ti puoi far parte diligente di informare gli aventi causa di cui – purtroppo – io so quasi nulla perché Allegri mi ha rimandato a Bolpin, questi non mi ha fornito che indicazioni vaghe ed insufficienti e mi ha rimandato ad Artephius che non risponde malgrado due mie lettere, onde io sono nelle più dense tenebre!”.

73 – In una lettera, sempre del Porciatti del 27 maggio 1947 si legge: “Allegri, da me sollecitato di porsi in contatto con Pietro a Napoli e con Dunsteno (Cancellieri) non ne fa nulla: si mantiene in corrispondenza con me per questioni inerenti la sua collaborazione con Atanor, ma dell’Ordine non dice una parola: assolutamente muto…”. In altra lettera, del 1° luglio: “Qui a Roma si sta male anche perché Di Fabio ha lasciato la città per ragioni di salute; sono stato consigliato di assumerne le funzioni…”. In una lettera, poi, del fratello Camar (Mangiaracine) in data 25 luglio 1947 risulta che a Napoli avevano saputo del ricovero di Allegri in ospedale ma che la “reggenza” non era ancora stata concessa: “Di certo avrai saputo della grave malattia che ha colpito il Gran Maestro generale e della sua impossibilità a continuare a dirigere l’Ordine. Non so cosa egli abbia fatto perché il N.V.O. non abbia a subire, nella somma direzione, soluzione di continuità; certo si è che chissà per quanto tempo saremo privati della sua illuminata guida. Sarei del parere di bruciare le tappe che ancora ci separano dalla rinnovazione della suprema carica e chiedere noi – spontaneamente e liberamente – che ci faccia da guida il potentissimo e saggissimo fratello Umberto Gorel Porciatti”. In una postilla a pié di lettera, Camar, preoccupandosi della presenza di Artephius nell’Ordine, quale Gran Maestro Aggiunto, chiedeva: “Sapresti dirmi qual è l’attuale posizione di Zasio?”

74 – La circolare di convocazione, infatti, è datata il 13° giorno della Luna di Hashvan del 5708° A.M. il che corrisponde, ma secondo il calendario “Scozzese”, che usa la cronologia giudaica, al 27 ottobre 1946. Martinisticamente – come avrebbe dovuto essere – la circolare doveva essere datata con i segni dello zodiaco per i mesi, quelli dei pianeti per i giorni e con i 10 segni particolari, per le cifre dall’uno al 9 più lo zero per la numerazione dei giorni e degli anni.

75 – Cfr: lettera di Porciatti del 21/XI/47 (Registro dei verbali del Supr. Consiglio, in Tesoro dell’Ordine, pag. 21).

76 – Anno II, nr. 3 del 3/3/48, edito a Chieti. L’articolo porta la sigla C.G., probabilmente del Sup. Inc. Antelius, Carlo GNTL.

77 – Decreto Supr. Gran Consiglio dell’Ordine in Registro verbali citato, pag, 18.

78 – Archivio dell’Ordine, Fondo Congresso di Napoli, 2°, Gruppo B ultimo documento (originale).

79 – Da una lettera proveniente da Firenze e diretta a Venezia (26 aprile 1948) si evince: “Vedo che ignorate….. che la loggia massonica Pitagora si sia sfasciata e i suoi componenti passati all’obbedienza di Palazzo Giustiniani con in testa P…. il quale con altro personaggio riuscì ad estromettere dalla rivista “Atanor” il Porciatti, affidandone la direzione a Salvatore Farina. Se siete abbonati ad “Atanor” ne avrete visto il cambiamento. Non conosco i retroscena ché Porciatti da un lato e P….. dall’altro preferiscono non scriverne, ma solo di dolersene. Porciatti sembra – così mi scrisse – abbia avuto una grande crisi di nervi per cui per circa due mesi non è stato capace di energica reazione e solo recentemente sembra orientato verso nuovi libri e studi. Eccovi spiegati i silenzi miei e di Porciatti” (Arch. O.M., Fondo citato, 2° gruppo C).

80 – Anno III numero 1/2 del 27-XII-48/27-2-49 pag. 15. Si parla di Gran Maestranza nazionale.

81 – Atto di morte in bollo del Comune di Roma, IV ripartizione (Registri atti morte 1948, parte II, Serie B nr. 2232. Porciatti aveva 58 anni.

82 – Atto di Morte, Comune di Venezia, Lido anno 1949 parte II/C nr. 11.
83 – Ordine Martinista.

84 – Rito di Misraïm e Memphis.

85 – Archivio dell’Ordine, Fondo Tesoro dell’Ordine, successione originale autografa di Allegri a Ottavio Ulderico Zasio qualificato Gran Gerofante Aggiunto e Gran Maestro aggiunto. Cfr. anche: G. Ventura: I riti di Misraïm e Memphis, Atanor Roma 1975 pag. 143.

86 – Archivio dell’Ordine, Fondo ripresa e Magistero Allegri, cartella 2^ gruppo C, Corrispondenza Di Fabio. Ma non si trattava di questi soli due casi. Martinisti che appartenevano all’una o all’altra obbedienza massonica venivano a trovarsi in difficoltà perché si rinfacciava loro di frequentare ambienti dove si faceva comunella con massoni rivali. Negli incontri i Martinisti, dimenticandosi di essere tali, ed anteponendo il loro “spirito massonico” (per usare un eufemismo) facevano propaganda per la loro obbedienza. In tal modo si veniva a turbare la serenità di spirito e la fraternità che doveva regnare fra Martinisti, e giustamente coloro che volevano mantenersi estranei a tali antipatiche e poco iniziatiche questioni, preferivano isolarsi. Soltanto i “vecchi” (e non tutti) che nel periodo clandestino avevano avuto modo di comprendere che cosa era veramente lo spirito iniziatico e che, nell’autentica fraternità dei momenti difficili, avevano superato la mentalità profana – quando cioè non c’erano “Obbedienze”, gradi, orpelli ma soltanto la gioia di ritrovarsi – erano gli autentici martinisti che avevano raggiunto il mantello dopo essersi posta la maschera, e solo su quelli, Artephius sapeva di poter contare e decise di appoggiarsi ad essi in attesa che la situazione si chiarificasse.

87 – Decreto del Supremo Consiglio del 16 gennaio in Registro dei verbali, Fondo Tesoro dell’Ordine, pagina 18. Per la nomenclatura dei gradi amministrativi vedi anche: M.E. Allegri, Introduzione al segreto massonico, nota a pag. 80.

88 – Archivio dell’Ordine – Fondo Ripresa e Magistero Allegri, Cartella 3, Gruppo A.
89 – Purtroppo la lettera del 18 febbraio non esiste nell’Archivio. Sapendo con quanta cura Artephius conservasse anche i foglietti di appunti resta una sola ipotesi e cioè ch’Egli l’abbia portata al Gran Maestro e che questi se la sia tenuta. È noto che dell’Archivio personale di Allegri non molto si è potuto recuperare, e parte di ciò ch’Egli consegnò prima di morire è andato disperso come sarà illustrato più avanti.

90 – Rivista “La Fenice”, numeri 1-2, volume 1°, febbraio-aprile 1949 pagina 6 e seguenti.

91 – Idem, numero 3 del giugno stesso anno alle pagine 66 e seguenti.

92 – Vedi pag. seguente – È evidente l’influenza del Porciatti e del suo “Martinismo e la sua essenza” dove si sostiene, nel tentativo di giustificare una inesistente complementarietà fra il Martinismo e il Rito Scozzese, che la colonna B (o dorica, maschia, osidirica) è assegnata alla Massoneria mentre al Martinismo toccherebbe la colonna J (o ionica, femminile o iliaca). In proposito ci si richiama a quanto ha brillantemente affermato il Sup. Inc. Vergilius nel suo intervento su “Il Martinismo e la sua essenza” al Convento nazionale di Venezia del 1975, e cioè che l’iniziazione è contemporaneamente dorica e jonica (se proprio si vogliono affibbiare questi aggettivi architettonici all’iniziazione) perché il Tempio ha bisogno di ambedue le colonne per reggere l’architrave (o per sostenere l’Arco Reale).

93 – Relazione del 19 luglio 1950 della R∴L∴ Intelletto e Amore (la carta intestata era quella dell’Ordine Martinista o degli Eletti Cohen sotto gli auspici del Supremo Consiglio della Vera e Aurea R+C). Si continuava, poi, ad usare il calendario scozzese. Va detto che nel secondo foglio, sotto il titolo Celebrazioni rituali era annotata: Commemorazione di M.E. Allegri, ciò che dimostrerebbe che Antelius, a quella data, si riteneva ancora collegato all’Ordine regolare.

94 – Cfr.: “Initium” Ann 1° nr. 1 (Bollettino della Comunione Italiana del Ven. O.M.) del 21-V-1951.
95 – Circolare della R.L. Intelletto e Amore A.V. Circ. II Luna di Heshvan 5711 A.M. (Archivio dell’Ordine, Fondo citato, Cartella 3, Gruppo B).

96 – Con la circolare sulla fondazione a Milano del sedicente Gran Consiglio Italico e le norme promulgate (le stesse che avevano provocato nel 1923 la proclamazione dell’indipendenza italiana dal Magistero Bricaud) i partecipanti alla riunione di Milano e i loro aderenti, si erano definitivamente posti fuori della catena martinista ed avevano posto in essere un tradimento verso Colui del quale, alla Gloria di Jod Hé Schin Vau Hé, invocavano gli auspici ad ogni apertura dei lavori e sulla carta e documenti da essi usati. E ciò forse senza volerlo e senza saperlo proprio a causa della loro scarsa conoscenza delle dottrine e della tradizione martinista, dimenticandosi – o non avendolo mai saputo – che Louis- Claude de Saint-Martin, unanimemente conosciuto come il capostipite del Martinismo al quale aveva dato il suo nome, e fin dal 1790, aveva presentato domanda di esser cancellato da tutti i registri e libri massonici nei quali figurava iscritto. Praticamente essi avevano formato una specie di Rito massonico che di martinista aveva soltanto il nome usurpato.

97 – Si tratta del gruppo “Silentium” ricostituito con bolla nr. 17 a Roma e poi uscito dalla catena dell’Ordine. La prima Bolla, miniata a mano dal fratello Manas è in possesso del Sup. Inc. Hermete; la seconda (di ricostituzione) non è stata restituita e, con la morte del suo destinatario, Aloysius, poco dopo la sua uscita dalla catena, non si sa dove sia finita. Comunque essa è stata sbarrata.

98 – Il fratello Sorgi ebbe praticamente da Porciatti la successione, che è quella della Reggenza. Persi i contatti con Venezia ed atteso tre anni che qualcuno si facesse vivo, a un certo momento i fratelli romani si costituirono in Gran Consiglio. Però, e questo è importante, inviarono fratelli all’estero per prendere contatti con le autorità martiniste. Cosa questa che, dal 1951 ho fatto io e il fratello SC…. che ora è a Londra, e i contatti furono fruttuosi. Abbiamo così ottenuto la rappresentanza dell’Ordine Martinista Rettificato e successivamente dell’Ordine Martinista di Papus e abbiamo nominato un Gran Maestro nella persona di Manfredo de Franchis riconosciuto dai rettificati, dal martinismo di Papus e da quello tradizionale. Però, anche in Francia esistevano diversi gruppi e fu un lavoro improbo e molto faticoso anche quello di porsi in contatto con Venezia e con le voci dell’esistenza di altri Gran Maestri. Poi, nel luglio di quest’anno c’è stata una determinazione del nostro Gran Consiglio: A Venezia il Gran Magistero taceva. Artephius, nonostante i pareri di una parte di coloro che gli erano vicini e le lettere che gli giungevano, spingendolo ad intervenire99 non intendeva esporsi, né esporre l’autentico Gran Magistero dell’Ordine ad essere contestato da gruppuscoli acefali generando polemiche che nulla di nuovo avrebbero provocato. Il suo pensiero era che chi aveva veramente intenzione di agganciarsi a Venezia sapeva dove rivolgersi: De Conca(Lychnus), Camar, Sorgi, Giuliani, lo stesso Gentile sapevano ch’egli esisteva, che era stato sempre il sostituto di Allegri, che Porciatti era stato riconosciuto Gran Maestro nazionale da una lettera firmata da lui per ordine di Allegri e sapevano quindi dove trovarlo; nella peggiore delle ipotesi, qualora avessero perduto il suo indirizzo profano (che era ancora quello dei tempi clandestini) potevano ritrovarlo consultando l’elenco telefonico delle Tre Venezie, o chiedendolo a fratelli di altri ordini iniziatici. Ambros lo aveva pur fatto durante la ricaduta di Allegri nel 1949 dopo la morte di Porciatti, e lo trovò pure un altro, come diremo poi.

99 – Archivio O.M. Fondo Ripresa e Magistero Allegri 1945-54, cartella 3, gruppo B.

100 – Ibidem – Fondo Convento di Ancona, Fascio III, mazzo B, lettera segreta di Aldebaran a Mercurius (Racc. R/R) del 10/5/1961: “Artephius pensò che, data la situazione, l’invadenza dei partiti, le continue evasioni e il sempre minor interesse per l’illuminismo dimostrato in quel periodo dagli stessi fratelli, succubi di ambizioni profane, fosse saggio dare tempo al tempo (…) seguiva la strada che Allegri gli aveva indicato, non ho alcun dubbio in proposito (…) in quel tempo ebbe anche un grave incidente d’auto che per poco non gli costò la vita (…). Fu allora che mi accorsi che cominciava a preoccuparsi per l’avvenire. Nel 1955, a Parigi, su suo incarico la sorella Myriam, in via privata ebbe approcci con il figlio di Papus che le disse testualmente di non aver “mai sentito parlare di Martinismo italiano” (…). Ogni qualvolta toccavo con lui l’argomento della successione diceva: “Sono una specie di Notaio della corona; sto cercando”. Poi apparve all’improvviso il VTL (Philalettes).

101 – Ibidem – Fondo Magistero Artephius, Vitali 1955-61, Gruppo A, lettera di Ambros ad Aldebaran del 2 luglio 1968.

102 – Cfr. E. Frosini: Massoneria italiana e tradizione iniziatica, Traidelli, Pescara, 1911, pag. 180.

103 – G. Ventura: I Riti massonici di Misraïm e Memphis, Atanor, Roma 1975, pag. 50 e pagg. 110-111.

104 – Archivio e Fondo citato, Gruppo A 1955-57.

105 – Ibidem.

106 – Fondo citato – Rituali e brevetti non furono né firmati né restituiti ma rimasero in Archivio quale prova dell’Onestà di chi li aveva inventati.

107 – Cfr. G. Ventura: I riti massonici etc, citato, dove il documento è riprodotto a pagina 149 con l’indicazione della fonte.

108 – Philalettes aveva già in atto il tentativo di agganciarsi ai francesi facendosi passare per il successore di Allegri attraverso Orthnus, servendosi anche dell’appoggio dei perugini.

109 – L’indicazione è errata: Banti fu iniziato da Allegri nel 1922. La filiazione esatta è Papus, Sacchi, Allegri e successivi.

110 – Dagli atti del Convento si evincono dichiarazioni diverse.

111 – Tale Ordine era rappresentato dall’ex gruppo Silentium di Roma.

112 – Il documento è rappresentato da una “Nota sul Martinismo in Italia, inviata da Mercurius ad Artephius (A.O.M. Fondo Philalettes e Fondo Convento Ancona).

113 – Registrazione a magnetofono, trascritto a macchina, delle dichiarazioni e conversazioni svoltesi al cosiddetto Convento di Perugia del dicembre 1958, inviata da Mercurius a Zasio.

114 – Archivio e Fondo citato – A pag. 10 e seguenti della registrazione risulta la estromissione di Zasio, effettuata a Udine a sua insaputa da tre persone arbitrariamente riunitesi in Supremo Consiglio.

115 – Archivio citato – Fondo Philalettes: Decisioni del Tribunale dell’Ordine Martinista degli Eletti Cohen.

116 – Archivio O.M. Fondo Ancona: Di fianco ai nomi iniziatici figurano i nomi profani dei firmatari. Artephius firmò “in pleno vidimus” come Gran Maestro, per approvazione.

117 – Teder sarebbe stato il successore di Papus, eletto da sé medesimo, da Victor Blanchard e da un’altra persona. Ma, subito dopo Blanchard avrebbe ritirato il suo voto creando, per suo conto, l’Ordine Martinista e Sinarchico.

118 -Circa la successione di Teder alla direzione della R+C kabbalistica non esiste alcun documento anche perché tale organizzazione, fin dal tempo dell’affermarsi dell’Ordine Martinista era passata in secondo piano.

119 – Circa Vintres è assai istruttivo quanto ne scrive S. De Guaita nel suo “Il Tempio di Satana” (Atanor, Roma).

120 – Si trattava, dunque, di “restaurare” ovvero di risvegliare l’Ordine della Rosa Croce, al momento opportuno. Va poi notato che Ambelain “credeva” e niente più.

 

NOTE STORICHE SUL MARTINISMOultima modifica: 2016-10-20T16:49:36+00:00da mikeplato
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