DEISMO e TEISMO

deismo

Gli scienziati che hanno parlato di Dio hanno spesso mutuato il concetto dal Dio di Spinoza, per loro stessa ammissione. Vedi Albert Einstein.

Essi credevano e credono ad un Dio spersonalizzato, ad un Dio dell’ordine, della natura e dell’universo. Un Dio che non ha alcun interesse verso gli umani, non considerati il fine creativo . É un Dio Natura o un Dio Universo. Il loro culto si chiama DEISMO.

Il deismo (dal latino deus) è una filosofia razionalista della religione sviluppatasi nei secoli XVII e XVIII in Gran Bretagna e successivamente in Francia e in Germania. Nato in un’epoca fortemente segnata dalle guerre di religione, intendeva porre fine ai contrasti fra le religioni rivelate in nome di quell’univocità della ragione sentita, in particolare nell’ottica dell’illuminismo, come l’unico elemento in grado di affratellare tutti gli esseri umani. Il deismo assume quindi a priori l’esistenza di un ente supremo ordinatore dell’universo, indispensabile a spiegarne l’ordine, l’armonia e la regolarità. Nega però sia la necessità di una rivelazione, dalla quale comunque prescinde ritenendo che sia solo per gli incolti, sia la storicità di qualsiasi pretesa rivelazione. Nega anche qualsiasi forma di provvidenza.

La negazione della rivelazione ha come conseguenza il rifiuto di qualsiasi dogma o autorità religiosa. L’uso corretto della ragione consente all’uomo di elaborare una religione naturale e razionale completa e autosufficiente, capace di spiegare il mondo e l’uomo.

Il deismo può essere definito anche come una teologia fondata non su testi sacri, ma sulla ragione che, ribadendo l’esistenza di Dio, lo configura in termini differenti da quelli della dottrina cristiana. Esso assume anche alcuni elementi del panteismo di Spinoza, ma riconferma l’esternalità di Dio rispetto all’universo.

Facendo leva sulla ragione, i deisti contestano le rivelazioni su cui si fondano le varie confessioni religiose, ritenendo le chiese istituzioni umane dettate da scopi di dominio e non dal possesso della verità. La vera rivelazione è offerta dal lume naturale della ragione e non da comunicazioni dirette e miracolose della divinità a profeti o fondatori di religioni positive.

Il deismo rifiuta decisamente l’ateismo, in quanto incapace di spiegare l’ordine del «grande orologio dell’universo che richiede un grande orologiaio quale suo fattore» (Voltaire).

Il concetto alla base del deismo, quello di una divinità eminentemente creatrice e ordinatrice, è immediatamente utilizzabile, nell’ambito della classificazione tra religioni rivelate e religioni in ottica etnologica, per identificare questi secondi modelli rispetto alle prime. Nella religione rivelata infatti la divinità non esplica solo una funzione creatrice ma anche quella di censore/supervisore etico dell’uomo. Questa modalità di intendere il profilo della divinità è una modalità contingente che si può ritrovare solo su sistemi di culto connessi con modelli sociali di tipo classistico. Il passaggio da modelli deistici a modelli teoetotomistici – corroborato da varie evidenze antropologiche – è stato invocato per spiegare la credenza religiosa riguardo al peccato originale.

Questa trasformazione socio culturale può essere infatti invocata per interpretare il passaggio dalla condizione anteriore alla manducazione del pomo dell’albero – detto per l’appunto della conoscenza del bene e del male – in cui l’uomo, vivendo in contesti deistici non era in grado di sperimentare la condizione di conoscenza di eventuali gesti e scelte da intendere quale opposizione alla volontà della divinità (male) da gesti e atteggiamenti graditi alla stessa (bene). Le forme deistiche, non teoetomistiche, non contemplano infatti alcun concetto di peccato/corruzione/impurità. Questo implica che in esse la sfera etica sia sottratta dall’ambito confessionale, di fede.

L’uomo dunque non può conoscere il bene e il male. È immediata la possibilità di identificare questa valenza nel nome dato all’albero in questione, detto per l’appunto della conoscenza del bene e del male, dall’agiografo. La conoscenza del bene e male, vere e proprie categorie teologiche, è infatti possibile solo in un contesto dove la divinità emani norme e leggi o principi etici a cui l’individuo si deve attenere – pena l’incorrere in sanzioni/condanne.

Molti deisti moderni hanno aderito a valori come il rispetto per la natura, per il prossimo, nonché la tolleranza religiosa.

Il deismo non ha una posizione univoca sull’esistenza di una vita oltre la morte, anche se essa è generalmente ammessa, come pure in alcuni casi è ammessa la reincarnazione. Le associazioni deiste moderne considerano la questione come non rilevante e lasciano ai loro aderenti la facoltà di autodeterminarsi.

VI ricordo che nella visione degli scienziati l’uomo è un accidenti nell’universo. C’è o non c’è, l’universo rimane in piedi con le sue leggi misteriose.

Ma con la fisica del Quantum , il rapporto Universo /Uomo si ribalta. Non è l’universo a generare l’uomo, ma il contrario. È l’uomo che osserva l’universo e lo crea e lo conserva e lo modifica.

Il Dio dei figli di Dio non è da loro concepito bensì sperimentato come un Padre, come un Dio persona, un Dio cui non frega nulla proprio della natura e dell’universo, ma a cui sta a cuore il destino delle anime che Lui stesso ha predestinate.

Mi sembra proprio che tra le due visioni non c’è alcunché in comune. 

Il Deismo è la visione di Dio (G.A.D.U) della Massoneria Illuminista. 

Alla fine, il che è un paradosso, il loro Dio trascendente é di questo mondo, e il nostro Dio personale va molto oltre questo sistema di realtà. 

DEISMO e TEISMOultima modifica: 2016-11-28T12:28:57+00:00da mikeplato
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