La Gnosi, H. P. B. e La Dottrina Segreta

di Leonardo Sola

Relazione tenuta in occasione della XXIII edizione del Semi- nario Teosofico di settembre della Società Teosofica Italiana sul tema: Teosofia e Gnosi, Grado, 23–25 settembre 2011.

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SOMMARIO

I PARTE: LA GNOSI
Che cos è la Gnosi?
Lettura: citazioni da Teodoto e Upanishad.
Significati concettuali della parola.
Differenza tra Gnosi e gnosticismi. Lo gnosticismo Valen- tiniano: Valentino e Teodòto.
La Gnosi è “Conoscenza che salva”. La pecora salvata nel “Giorno di Sabato”:
Lettura da l’Evangelo di Verità di Valentino).
La Gnosi: “Conoscenza del Padre attraverso il Figlio”. Il Cristo e Gesù.
Il Problema del “male” e la sofferenza delle creature. Cristo e Gesù, gnostici.
Il Salvatore “disseminato”. Il Ritorno al Plèroma.
Il concetto di “Salvatore” nella Philosophia Perennis.

II PARTE: LA GNOSI E LA DOTTRINA SEGRETA DI H. P. B.
I Sette Principi Fondamentali della Gnosi.
Lettura e commento gnostico delle Tre Proposizioni Fonda- mentali della Dottrina Segreta di H. P. B.:

La III proposizione Fondamentale (La “salvezza” teosofica). La I e la II Proposizione.
Tracce gnostiche ne la “Dottrina Segreta”:
Lettura e commento “gnostico” de “Il Guardiano Solitario”. Lettura finale: Gnosi, Libertà. Il Vento dello Spirito.

I parte

LA GNOSI.

Che Cos’è la Gnosi?

Gnosi è, essenzialmente, la risposta interiore, espe- rienziale e salvifica–liberatoria, che l’anima umana dà a domande fondamentali poste fin da quando l’uomo è divenuto pensante e cosciente di sé: chi siamo?, da dove (o da chi) veniamo?, dove (o a chi) andiamo?, da dove e perché il “male”?

Negli Estratti da Teodòto (Excerpta ex Theodoto 78, 2), un Maestro Gnostico del II secolo d.C. presenti negli Stromati di Clemente di Alessandria come Estratti dall’o- pera di Teodòto e del cosiddetto insegnamento orientale ai tem- pi di Valentino si legge:

Non il battesimo soltanto è liberatore, bensì anche la Gnosi: Chi eravamo? Che cosa siamo divenuti? Dove eravamo? Dove siamo stati gettati? Verso quale meta ci affrettiamo? Da dove giunge la nostra liberazione?Che cosa è la generazione? Che cosa la rigenerazione?

Domande simili si trovano anche nelle Upanishad ad esempio nella Śvetâśvatara Upanishad, (I cap, 1vs.):

Qual è la causa dell’universo? Da che cosa siamo nati? Per che cosa viviamo? Dove si trova il nostro riposo finale? Chi dispone che siamo soggetti a felicità e sofferenza?

Significati Concettuali della Parola.

Gnosi è un antica parola greca che viene tradotta, genericamente, con “conoscenza”, ma che nel corso dei secoli, ha assunto valenze diverse. In origine, fin dal greco classico, gnosis e il verbo gi- gnosco significavano vera conoscenza dell’essere (tà onta), contrapposta sia alla percezione del piano puramente sensibile (aisthèsis), sia all’opinione (doxa) priva di garan- zia certa di verità; gnosi tuttavia sottolineava l’atto del conoscere più che la conoscenza stessa; differiva perciò anche dalla epistème — conoscenza “scientifica” — che aveva invece un senso assoluto. Applicata al processo del conoscere, gnosi significava conoscenza ottenuta su base discorsiva e dialettica a partire da un’osservazione visiva diretta. Anche riguardo alle realtà non visibili, la gnosi si realizzava comunque mediante l’“occhio della mente” che coglieva la realtà del mondo ideale. Si trattava dunque di una conoscenza “razionale”, di una visione “intellettiva” della realtà delle Idee. Secondo Plotino, tale gnosis è il fondamento da cui l’anima spicca il “balzo improvviso”, al di là dello stesso Intelletto (ex- stasis), per cogliere (intuitivamente) l’Uno–Bene. Complessivamente “gnosi” era dunque una esperienza cono- scitiva, ad un tempo intellettiva e trascendente, attiva e contemplativa.

Differenza tra Gnosi e Gnosticismi. Lo Gnosticismo valentiniano: Valentino e Teodoto.

Lo gnosticismo, o meglio gli gnosticismi, cioè l’insie- me di quei sistemi filosofico–religiosi che nel corso dei primi secoli dell’era cristiana, si sono qualificati come fondati sulla “gnosi”, hanno mutato lo statuto di tale pa-rola, designando una forma di conoscenza metarazionale, un’esperienza interiore trascendente, da parte dell’ani-ma, considerata dono della divinità e avente in sé il potere di salvare. Grazie ad essa, lo gnostico entrava in possesso del “mistero del cosmo e dell’anima umana” (diremo tra poco di quale “mistero” si tratta) attraverso il loro svela-mento all’interno della sua stessa anima.

Nei vari gnosticismi cristiani, Gnosi era anche sinonimo di insegnamento esoterico che il Salvatore — Gesù o sotto altri nomi — avrebbe impartito ai suoi discepoli più intimi, in particolare Giovanni(in effetti, l’evangelo di Giovanni ebbe all’inizio una popolarità assai maggiore tra i cristiani gnostici che tra gli “ortodossi”. Il più antico commentario a noi noto di questo evangelo è infatti quello del Maestro gnostico Eracleone (160-180 d C. Cfr. Origene: Commento al Vangelo di Giovanni). È allo stesso tempo difficile provare un chiaro uso del Quarto Evangelo negli scritti della Chiesa primitiva ritenuti “ortodossi”. La sua ammissione nel canone ufficiale avvenne, pare, solo in seguito alla certezza delle sue origini apostoliche. La stessa comunità di discepoli di Giovanni fu all’inizio autonoma e solo una minoranza di essa si lasciò assorbire dalla Chiesa quando questa finì con l’accettare la cristologia giovannea. La maggioranza dei di- scepoli di Giovanni confluì nello gnosticismo pur portando con sé il Quarto Evangelo, ricco di simboli gnostici.

Due dei testi gnostici (valentiniani) scoperti nel 1945 a Nag Hammadi nell’Alto Egitto, sono proprio un vangelo attribuito a Tommaso e un vangelo attribuito a Filippo(Nel Vangelo di Luca 24, 27-45 si dice: “E cominciando da Mosè e da tutti i Profeti, [Gesù] spiegò loro in tutte le scritture le cose che lo concernevano … E quando si fu messo a tavola con loro prese il pane, lo benedisse e spezzandolo lo dette loro. E gli occhi loro furono aperti e lo riconobbero; ma egli sparì dinnanzi a loro. Ed essi dissero l’uno all’altro: non ardeva il cuor nostro in noi mentr’egli ci parlava per la via mentre ci spiegava le scritture?” L’insegnamento interiore o esoterico di Gesù, di cui dice esplicita-mente Luca, è quella gnosi o “Sapienza dei Perfetti” di cui parla anche Paolo nella I Lettera ai Corinzi, cap 2, vs. 6–8: “Nondimeno, tra i perfetti noi parliamo di sapienza (Sophìa) che non è di questo mondo né dei Signori (Archontes) di questo secolo che stanno per essere abbattuti, ma parliamo della sapienza celata in un insegnamento segreto, (en mysterio apokekrymmènen), sapienza che Dio aveva innanzi i secoli predestinata a nostra Gloria e che nessuno dei Prìncipi di questo seco- lo ha conosciuto, perché se l’avessero conosciuta non avrebbero crocifisso il Signore della Gloria. Questa Sapienza in un insegnamento segreto sarebbe stata trasmessa direttamente da Paolo al suo discepolo Teuda, e da questi al Maestro Gnostico Valentino. Secondo quanto sostiene Clemente di Alessandria (Stromata VII, VI, 4), Valentino si dichiara infatti “discepolo di Teuda”).

Queste sono le parole che il Gesù Vivente pronunziò e Didymos (il suo gemello) Giuda Tommaso trascrisse: ed Egli disse: ‘Chi troverà il significato [spirituale] di queste parole non conoscerà la morte’.

Così l’incipit proprio del Vangelo secondo Tommaso:

Parlerò a quelli che conoscono, perché odono non con le orecchie del corpo ma con quelle dello Spirito...

recita l’incipit del Testimonio di Verità, anch’essa opera gnostica valentiniana ritrovata a Nag–Hammadi(A proposito delle opere originali dello gnosticismo cristiano c’è da dire che nel 1945 si verificò un evento capitale per la cultura umana in generale e per la storia delle religioni in particolare: dalla sabbia delle grotte nei pressi del deserto egiziano, presso il luogo che era stato sede di un’antica comunità di gnostici (Chenoboskion), affiorarono delle giare contenenti numerosi rotoli manoscritti, vero- similmente la biblioteca di quella comunità o almeno parte di essa. I codici di Nag Hammadi – così quei rotoli sono ora conosciuti – costi- tuiscono ormai un prezioso tesoro che ha dato l’avvio a un intenso lavoro di studio che ha gettato – e continua a gettare – una luce nuova ed intensa sulla religione gnostica e perfino sulle origini del cristia- nesimo “ortodosso”, cosa fino ad allora impossibile sulla base dei pochi testi gnostici miracolosamente sopravvissuti alle distruzioni sistematiche. Una conoscenza di prima mano di certi aspetti della fede gnostica è così ora possibile. Questa fede ci era finora nota solo dai resoconti, parziali ed ostili, dei vari eresiologi: Giustino, Ireneo, Ippolito, Tertulliano, Eusebio, Epifanio; Clemente, Origene, etc.). Questa dimensione di “Sapienza Spirituale” o Gnosi è, in realtà, la matrice del vero esoterismo.

Si deve fare comunque una netta distinzione tra Gnosi — esperienza conoscitiva interiore, spirituale, salvifica — e gnosticismi, cioè quei sistemi dottrinari elaborati nei primi secoli cristiani da numerose sette e scuole, che da questa hanno tratto alimento direttamente o che, il più delle volte, ne hanno usato solo il nome, contaminate da esuberanti elaborazioni fantastiche, da superstizioni, magiche, astrologiche, etc., etc. Tra le prime, lo gnosticismo della Scuola valentiniana è sicuramente quello più filosofico e spirituale e quindi, probabilmente, più simile, almeno nello spirito, all’originario insegnamento di Gesù dato ai suoi discepoli più intimi. La Scuola valentiniana era divisa, secondo gli eresiologi, in due rami: uno “occidentale” o italiano che aveva come capo- scuola lo stesso Valentino e l’altro “orientale” o anatolico (diffuso in Siria e Asia Minore) con caposcuola un certo Teodòto. Sostiene, tra numerosi altri, Manlio Simonetti, nell’Introduzione allo gnosticismo valentiniano nei Testi Gnostici in lingua greca e latina (edizione da lui curata per Mondadori Fondazione Lorenzo Valla):

Con la scuola Valentiniana si raggiunge il culmine della visione spirituale e della speculazione filosofica e metafisica gnostica: profonda nei contenuti, originale nelle immagini simboliche, raffinata nei procedimenti tecnici di ascesi e di auto sviluppo, sia sul piano dell’esegesi della Sacra Scrittura, che della dottrina cristologia e trinitaria.

Riserviamo dunque il termine di Gnosi alla “Sapienza Spirituale salvifica” dono del Logos divino, ossia alla esperienza da parte dell’anima individuale della propria radice universale e atemporale detta pneumantica o Pleromatica (o Archetipica, in termini filosofici e psicologici). Nel linguaggio proprio agli gnostici valentiniani, Gnosi è “Conoscenza del Padre (l’Uno) attraverso il Figlio (il Logos Salvatore) presente, fin dall’origine, nell’anima umana”, ma questo lo vedremo meglio tra poco.

 Se dunque la vera Gnosi è conoscenza esperienziale, sovrarazionale, trascendentale di Dio o epigoni come la chiamava Paolo, Essa non è contenuta nei libri ma nel più profondo dell’anima umana o, in altre parole, nella nostra dimensione spirituale. Qualunque distruzione o sparizione di libri cosiddetti gnostici, causate nel corso dei secoli dal fanatismo delle Chiese cristiane, non tocca la vera Gnosi. È sufficiente che un essere umano pervenga a ritrovare in sè la fonte primigenia ed inviolata di questa Conoscenza — e tale fonte è il Divino stesso — perché la Gnosi si trovi di nuovo accessibile agli uomini.

Per la Vera Gnosi l’unica autorità è dunque la Luce interiore dello Spirito presente, ab aeterno, nella anima umana stessa. Perciò, l’acquisizione, anche solo dei con- tenuti dottrinali della conoscenza gnostica, non è fine a se stessa, ma è funzionale alla comprensione del mistero dell’uomo e, pertanto, alla sua salvezza che si attua per mezzo di una redenzione o rigenerazione della parte psichica dell’anima (Sophìa Achamoth), a seguito di una risposta di questa ad una chiamata interiore o, come si dice, “dall’alto”, da parte cioè, del Sé divino salvifico (il Cristo–Logos). Attraverso questa risposta, l’anima dell’uomo torna, per così dire, su se stessa (mètanoia = conver- sione), rende attiva la propria natura spirituale (pneuma- tica) e ristabilisce ciò che, da sempre, le è proprio. È il “il ritorno alla casa del Padre” (Plèroma), alla nostra vera Patria. È un’esperienza, realmente vissuta, di rigenerazione interiore, una conoscenza trasformante che ha per effetto “la salvezza”, vale a dire: l’uscita dall’illusione di essere un’“Io” diviso e separato e la cessazione dalle sof- ferenze che da questa illusione continuamente nascono per noi e per gli altri. La Verità esperienziale trasmessa dalla Gnosi, dal Sé divino, è dunque libertà completa dai vincoli e dai condizionamenti di tale “Io”.

Il Sé divino Salvifico che è chiamato dagli gnosti- ci valentiniani, Christòs–Anthropos e Jesous Sotèr, non è un’astrazione metafisica, ma è un’ente conoscibile, anzi riconoscibile, attraverso questo “ritorno a sé stessi”, in un processo di ascesi dell’anima che si svolge oltre l’“Io” empirico e si rende perfetto nell’incontro e nell’unione interiore dell’anima con il “Sé”, il Cristo, e nella Ekklesìa, cioè nella Comunione delle anime spirituali.

La figura e il Principio centrale della Gnosi è perciò il Cristo: il Cristo-Logos, il Figlio, il Sé (di cui l’Anthropos è l’aspetto cosciente spirituale–individuale), che non può certo essere ridotto ad una bandiera sotto la quale de- gli uomini possano raccogliersi in opposizione ad altri uomini. Il Cristo è il Sole da cui s’irradia la Luce stessa della Gnosi e poichè Essa consiste nel nascere al Cristo Interiore (Anthropos e Jesus Sotèr), nel vivere con Lui, e nel morire in Lui, l’Umanità intera appartiene al Cristo quale Suo “Corpo Mistico” (Ekklesìa). La vera Gnosi non può ammettere che sia il Cristo ad appartenere ad un gruppo di uomini!

In questa mia esposizione ho già fatto e farò ancora, riferimento allo gnosticismo valentiniano, al quale ap- partiene l’Evangelo della Verità, uno dei testi più impor- tanti, se non il più importante, fra quelli scoperti nel 1945 a Nag–Hammadi, ne sia o meno Valentino l’Autore (Valentino è il fondatore dell’ultima grande scuola gnostica. Nacque probabilmente nel basso Egitto. Fu educato in Alessandria, ove aderì al Cristianesimo gnostico. Nel 140 d.C. si trovava a Roma, ove continuò ad insegnare per circa 20 anni. Anche i suoi oppositori gli riconoscevano grande forza intellettuale e talento poetico. La gnosi valentiniana rappresenta la dottrina esoterica dell’apostolo Paolo, il cui discepolo Teuda la trasmise poi a Valentino (cfr.: Clemente d’Alessandria, Stromati VII, 106; Tolomeo [discepolo di Valentino], Lette-ra a Flora, 7–9. Per l’esoterismo di Paolo, I Corinzi, 2–6)). Nel far ciò, ricorrerò soprattutto ai fondamentali Estratti da Teodòto (Excerpta ex Theodoto) che si trovano negli Stroma- ti di Clemente d’Alessandria, dai quali abbiamo cercato di ricostruire un insegnamento coerente e razionale di cui presento alcuni aspetti che credo possano essere utili a chi desideri trovare nella Gnosi la Luce che possa illuminare il suo sentiero spirituale.

Lo studio dell’Evangelo della Verità mostra che la Gnosi valentiniana è una versione in linguaggio cristiano della Philosophia perennis secondo la Tradizione indo- europea, tanto che notevoli ne sono i paralleli con la filosofia religiosa dell’India (chiamata Sanàtana Dharma, la “religione Eterna”) soprattutto con le Upanishad, le dot- trine da esse nate (ad esempio il Vedanta visishtadvàita o “non dualismo organico”) e il Buddhismo Mahâyâna e col Neoplatonismo. H. P. B. ne era certa (vedi, ad esempio, la D. S.: II, II, parte II, § XXIII: Le Upanishad nella letteratura gnostica; I, Parte II, § XIII, Le sette Creazioni: Le versioni gnostiche e Indù). Occasionalmente richiamerò alcuni di questi paralleli, soprattutto quelli con le dottrine dell’O- riente, supponendo più noti od evidenti quelli neoplato- nici. Inoltre se è vero che la dottrina valentiniana, come affermavano gli stessi Maestri valentiniani e oggi anche Elaine Pagels (vedi: The Gnostic Paul), rappresenta anche la dottrina esoterica dell’apostolo Paolo, il cui discepolo Teuda, secondo Clemente, la trasmise poi a Valentino, essa allora va fatta risalire ad Uno, molto più grande di Paolo, per il quale l’Ebraico era la Lingua Sacra; ma Egli possedeva, ed insegnò, la chiave per leggere nelle Scrit- ture quanto neppure i più sapienti potevano leggervi.

Questo, forse attraverso l’Egitto, allora crocevia e cro- giolo di culture dell’Oriente e dell’Occidente, ci conduce abbastanza lontano dalla Palestina.

E questo spiega perché la Gnosi diverga nettamente dalla religione giudeo–cristiana e dalla stessa Qabbalah ebraica (la Gnosi è Cristo-centrica, la Qabbalah è invece giudeo–centrica), come reso evidente, tra l’altro, da queLla che forse è la più antica raccolta che noi possediamo dei detti di Gesù, l’Evangelo di Tommaso. Se così non fosse, perché Gesù sarebbe stato ritenuto, proprio dai Giudei, un bestemmiatore degno di morte? Perché, altrimenti, la chiesa giudaico–cristiana avrebbe escluso gli Gnostici dal proprio seno, perseguitandoli poi con tanta violenza?

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LETTURA

[da L’Evangelo della Verità, l’essenza della Gnosi cristiana Cap XVI, versione e commento di R. Fantechi, Torino 2008]

La Gnosi: “Conoscenza che salva”. La Pecora salvata nel Giorno di sabato.

Egli è il Pastore
il quale, lasciate indietro le novantanove pecore
che non si erano smarrite
andò a cercare quell’unica che si era perduta,
e fu lieto quando la trovò.
…… …
Perfino di sabato,
per la pecora che Egli trovò caduta nel burrone,
Egli operò,
ne salvò la vita, la trasse dal burrone,
affinchè voi possiate comprendere
nel vostro cuore — voi siete figli della Gnosi del Cuore! — che cosa è il Sabato:
il giorno in cui non si conviene alla Salvezza
di rimanere oziosa:
affinchè voi possiate parlare del Giorno che è in alto,
che non conosce notte,
e della luce che non tramonta,
perché è perfetta.
Ditevi dunque nel cuore
che voi siete quel Giorno perfetto
e che in voi dimora la Luce imperitura.

La Gnosi: “Conoscenza del Padre attraverso il figlio”: il Cristo Gnostico

La Gnosi è “Conoscenza del Padre”.

Più di una volta appare nello EV un sillogismo che esprime in modo lapidario il concetto valentiniano di salvezza per l’anima:

“Siccome l’Oblio (Errore, Ignoranza) nacque poiché il Padre era sconosciuto, allora, non appena il Padre sarà conosciuto, l’Oblio non sarà più” (III, 1); “La Carenza ebbe luogo poiché il Padre era sconosciuto; ma quando il Padre sarà conosciuto, allora, da quel preciso momento, la Carenza non sarà più” (X, 6).

Proprio questo sillogismo è la “Buona Novella”(“Buona Novella”, traduce il greco Euaggélion, Evangelo, cioè l’e- sposizione della “Buona Novella”, non un’altra trascrizione in chiave pseudo storica del Mito del Cristo, come nei Vangeli Sinottici… Il titolo più appropriato per l’Evangelo della Verità dovrebbe essere “L’annunzio salvifico proveniente dalla Verità” ove Alètheia, la Verità, in senso gnostico, è Una, è il contenuto del Pensiero Divino (Nous) ed è la Sua Compagna):

“Questa è la Buona Novella riguardo a Colui che è cercato, il Mistero della Compassione del Padre, celato in Gesù il Cri- sto e reso manifesto nei Perfetti, col quale Egli ha illuminato quanti erano nel buio per via dell’Oblio” (III, 2–4); “Poiché quanto proviene da Lui è Gnôsis, manifesta affinché l’Oblio sia da Lei distrutto, ed il Padre sia conosciuto” (II, 11).

Qual è dunque questo mistero celato che il Salvatore rivela all’anima immersa nell’oblio del Padre? Perché è un mistero celato? In che cosa consiste realmente la conoscenza del Padre?

L’Evangelo lo spiega estesamente in alcuni passaggi magistrali, ma lo riassume in un solo versetto: “Il Padre è buono, ed il Bene è l’oggetto della Sua volontà” (XVII, 16). Questa è la prima e l’ultima verità della Gnosi, una cosa da ben comprendere prima di lanciarsi in sogni su chi sa quali rivelazioni di misteri reconditi, o chi sa quali arcane esperienze con cui ulteriormente gonfiare il pro- prio ego. Ma vi è mistero celato più arcano dell’amore? Vi è segreto più grande, prova più ardua, croce più pesante da portare, gioia più sublime?

Per questo il mistero è celato: perché, pur risplen- dente davanti agli occhi di tutti, appare sì poca cosa a chi, attraversato il Limite, vaghi inconsapevole alla vana ricerca del Padre, per il mondo dell’io separato (la sfera dell’illusione = kénoma = vuoto, il samsàra), inseguen- do qualche meta che, parte del mondo dell’io separato (Schêma), in realtà conduce lontano dal Padre. Poiché l’a- more non è una meta, né la ricerca di una meta, bensì la natura stessa dello Spirito. Per amore il Padre ha dato il suo essere a tutte le creature. Per amore il Figlio si fa Sal- vatore ed è crocifisso in noi. Conoscere il Padre, significa conoscerLo grazie al Figlio, Cui possiamo offrire la no- stra totale fiducia e affidare la nostra vita (è la bhakti-yoga della Bhagavad–Gità che si fonda su lo jnana yoga. Jnana = gnosi).

Significa conoscere quell’amore che è effusione di pienezza (Plenitudine, Pleroma), dono puro ed incondi- zionato (Charis, grazia); un amore che può solo dare, un amore che non chiede, non raccoglie, non capitalizza. Quando il mistero celato di questo amore sia scoperto, il mondo dell’io separato (lo schêma, il samsàra), non è più una catena: diviene bensì l’orizzonte infinito della divina gioia di dare.

Ignorano questo fatto essenziale quanti vedono nel ritorno solo un dissolvimento di sé nell’Uno, seguito dall’oblio delle creature che soffrono. Un tale destino im- plicherebbe la negazione tanto dell’Atto creatore quanto del fatto che esso è Dono di Sé. Nella Salvezza o vera Liberazione, né le creature liberate perdono la loro individualità, né quelle ancora irredente vengono dimenticate. Come allora il Buddhismo Mahâyâna insegna che i Bodhisattva rinunziano al Nirvâna per divenire Salvatori di chi ancora vaga nel Samsâra, così il nostro Evangelo, che chiama Sabato (cioè il Giorno del Riposo, o anche Luogo del Riposo) la condizione di un’anima liberata, descrive, come abbiamo ascoltato, la rinunzia ad esso da parte del Salvatore (XVI, 7–10): “perfino di sabato, per la pecora che Egli trovò caduta nel burrone, Egli operò, ne salvò la vita, la trasse dal burrone, affinché voi possiate comprendere nel vostro cuore … che cosa sia il Sabato: il giorno cioè in cui non si conviene alla Salvezza di rimanere oziosa”.

Luogo del Riposo è, in ebraico maqom-Shabat: un’espressione mistica e il numero più sacro della Gnosi. Letto con la chiave della gematria significa, tra l’altro, La Radice della Compassione.

Che l’opera di salvezza non resti oziosa neppure di sabato, significa che, pur avendo percorso in modo irre- versibile la via del ritorno all’Unità, ogni Redento continua a percorrere anche quella che porta all’Alterità; ma il moto verso questa è ora Compassione, sì che egli rimane in comunione con tutte le creature irredente, solidale con esse, volontariamente partecipe del loro karma (è il Guardiano Solitario di cui parla H. P. B. ne La Dottrina Segreta di cui dirò nella Seconda Parte).

Questa è la Conoscenza del Padre, questa è la Pístis (Fede). Ogni attività che non sia egocentrica, ogni atto ed ogni pensiero che siano espressione dell’Amore univer- sale del Cristo, hanno un effetto immediato e sicuro su tutte le creature, indistintamente. Tuttavia, beninteso, a patto che l’Io si sia fatto da parte, poiché l’unica Sorgente di ogni attività salvifica è il Salvatore (il Sé): nessun vero Discepolo del Cristo, cioè nessun vero Gnostico, permetterà mai al suo piccolo ego di gonfiarsi dell’idea ridicola di essere lui un salvatore del mondo.

IL PROBLEMA DEL MALE E LA SOFFERENZA DELLE CREATURE: CRISTO E IL GESU’ GNOSTICO (TRASCENDENTE-IMMANENTE). IL SALVATORE DISSEMINATO. IL RITORNO

L’esistenza di creature che procedono dal Padre, ossia che in qualche modo se Ne separano, dipende, ab origine, dall’attività del Logos, il “Figlio”, il quale in questo senso è responsabile dell’Errore, della Morte e della Divisione. Ma è mai concepibile far risalire il male a Dio? Certo la Gnosi non arretra di fronte a questa conclusione obbligata, anche se a prima vista sconvolgente. Ma subito aggiunge che il male fa parte di ciò cui guarda il Volto oscuro di Sophía (l’Anima Universale) ed è dunque il prezzo che ogni creatura deve pagare per esistere in modo indipendente e per divenire alla fine un Pleroma, vale a dire una “cosciente Plenitudine spirituale” essa stessa. Se in Sophía il Logos Creatore non Si facesse creatura; se Dio si tenesse in disparte dal dolore lasciando la creatura sola ad esserne oppressa, la creazione sarebbe un orrore inaccettabile. Invece, facendosi creatura, il Logos Creatore viene a condividerne ogni istante di vita, ogni gioia, ogni speranza, ogni tortura dell’animo e del corpo. Solo questo, oseremmo dire, Gli dà il diritto di immergere nell’errore e nella sofferenza gli esseri che Egli trae da Sé, anche se la sofferenza è un mezzo per richiamarli a Sé. Allora, come Sophía, possiede due Volti, uno luminoso, pleromatico, l’altro oscuro, demiurgico, così l’opera del Logos deve essere duplice: l’attività creatrice deve essere accompagnata da quella di un divino Prin- cipio di Amore o Compassione il quale, sia come intima Presenza in ogni creatura, sia nella persona di esseri umani perfetti in comunione con Esso, si faccia partecipe della sofferenza delle creature, le accompagni in ogni momento della loro vita tenendole unite a Sé sì che mai si perdano, e ne assicuri la Redenzione finale.

La Gnosi chiama “Salvatore” (Sötêr) questo Principio di Compassione, ed è ovvio che il Salvatore debba essere il Logos, il Figlio stesso il quale, in questa Sua funzione, è chiamato Christós–Anthropos. Tuttavia, tutta l’indivisa unità del Figlio è implicata nell’opera di salvezza, e a tutto il Figlio si deve dunque dare il nome di Christós, tanto più che solo grazie all’Anthröpos il Salvatore può “discendere” nell’Umano (cfr. l’Avatara indù), ove Egli è perciò chiamato Hyiòs toû Anthrôpou, cioè “Figlio dell’Uomo”.

Altri nomi che Gli vengono dati sono Phôs (Luce – ExcTh 34,1; 35,1; 41,2–3; 44,1) e Gesù (Iësoûs), dalla parola ebraica Ye$ùwa°, che appunto significa Salvatore. Più precisamente, la parola Christós designa il Salvatore nel- la Sua trascendenza, mentre Gesù è il Salvatore imma- nente nell’Umano, sia come Presenza e Luce interiore (Anthröpos) nell’Anima umana, sia come Incarnazione divina in mezzo agli uomini, nel mondo (Ekklësía). Una Presenza non solo nell’essere umano.

[Il Signore], rivolgendomi la parola, mi disse: ‘Io sono te e tu sei me; ovunque tu ti trovi, io mi trovo. Io sono seminato dappertutto’ (M. eRbetta, Evangelo di Eva, p. 537); “Gesù disse: ‘Io sono il tutto, il tutto è uscito da Me, ed il tutto ritorna a Me. Spaccate del legno: Io vi sono; sollevate una pietra: là sotto Mi troverete’ ” (EvTm 77).

Da notare, nella citazione dallo Evangelo di Eva, la parola seminato: la Presenza del Cristo in ogni creatura è infatti detta Seme, oppure Gesù Nazareno, espressione derivata dall’ebraico yeshùwa° nizra°, cioè Gesù disseminato o disperso, il cui luogo di nascita è Nazareth, cioè nizrà°at (dispersa), vale a dire: la molteplicità delle anime individuali in Sophía. Il Nazareno è, in ogni anima, un fattore di ascesa e di crescita, è la sorgente della forza che ci richiama alla nostra Patria spirituale. Teodòto (Ex. Th. 61,2) richiama la nostra attenzione su Luca 2, 51–52: “[Gesù] si recò (elthen, quindi non ‘tornò’, come talvolta troviamo tradotto) a Nazareth … e cresceva in Sophìa (en tè sophìa), in età, in grazia, essendo Dio e uomo (non ‘presso Dio e gli uomini’)”.

Grazie alla presenza compassionevole, del Crhistòs– Ánthröpos, del Gesù Nazareno, quale seme interiore in tutte le creature, ognuna di esse può realizzare l’ Ekklësía (la Comunione gnostica – la vera Chiesa), cioè comprendere (“prendere con sé”) l’unità di tutti gli esseri nel Sé divino e la loro Comunione spirituale e sostanza unica. Questa è la vera Fratellanza Universale di cui parla la Teosofia di H. P. B. e di cui i teosofi ovunque e comunque situati ne avrebbero dovuto (ne dovrebbero) realizzare il nucleo (non “un” nucleo generico come si dice nell’at- tuale formulazione del I Scopo della S. T.), vale a dire, la piena (pleromatica) consapevolezza interiore di tale Comunione, attraverso la conoscenza spirituale (gnosi) della divina Sapienza (Sophìa), o Theo–Sophia, la Sapien- za del Logos, il Sé Unico di tutte le creature.

In sintesi, si può dire che il Divino, pur immanente nel mondo creato da Sophía, tuttavia ne rimane libero e sovrano, e proprio per questo può farsene Salvatore; pur disceso nel mondo della Morte, tuttavia ne risorge, ed appunto perciò ogni anima, in cui Egli sempre dimora, e che nel suo centro profondo è identica a Lui, può risorgere con Lui. Questo è l’eterno Parádeigma (“piano”, “modello”) della Salvezza universale che, presente ab aeterno nel Christós ed impresso dal Salvatore (Jesous) disseminato in tutte le anime, quale seme spirituale (pneumatico), fa sì che le anime possano attuarlo, ognuna per la sua via, fino alla Meta sicura che le attende:

Oh, quale Modello sublime, che Egli tragga Se stesso in basso, alla Morte, benché la Vita Eterna Lo rivesta! (Ma) caduti da Lui i logori stracci mortali, Lo riveste quella natura incorruttibile che nessuno ha il potere di toglierGli. Disceso nelle Lampade vuote, (cioè le anime individua- li) immerse nella paura, riempie di Sé quante l’Oblio (la Carenza, l’Ignoranza) aveva svuotato, divenendo Gnosi e Perfezione” (EV V, 6–8).

Khrishna, il Salvatore Indù, dice:

Mosso da compassione per loro, dimorando nel loro Sé, con la risplendente lampada della Conoscenza (Jnana=Gnosis), io distruggo l’oscurità nata dall’ignoranza. (Bhagavadgità X, 11).

Nell’Epistola ai Romani 6, 3-7, Paolo, lo gnostico, af- ferma:

Non sapete che quanti siamo stati battezzati (il battesimo pneumatico, spirituale) in Cristo Gesù, lo siamo stati nella Sua morte? Perciò, per mezzo del battesimo (pneumatico) siamo stati sepolti con lui nella morte, affinchè come Cristo fu risuscitato dai morti … così noi possiamo procedere in una nuova vita. Se infatti divenimmo connaturati a Lui con una morte simile alla Sua (la morte mistica, quella dell’io séparato), gli saremmo connaturati anche nella resurrezione (la rinascita alla piena consapevolezza e comunione del Sé Uno)”.

Connaturati in greco è synphytoi, letteralmente “piantati insieme”. L’esegesi gnostica valentiniana (come mostra la Pagels nel suo studio su Paolo Gnostico) riflettendo su questo simbolismo vegetale, vi vede naturalmente un’allusione al seme pneumatico, consustanziale al Cristo. Symphytos significa anche “della stessa natura” (physis), “innato”, “congenito”. Il Seme è infatti la presenza nell’Anima del Logos–Salvatore. Mediante il Seme Pneumatico, il Logos–Salvatore dà forma ad una mate- ria altrimenti informe, ed in tale Sua funzione è detto da Teodòto “Creatore primo universale” (ExcTh 47, 1). Questa è la “formazione secondo la sostanza” (mórphösis kath’ hýlën), cui dovrà seguire quella “secondo la Gnosi” (mórphösis katà gnôsin).

Il concetto di Salvatore non è proprietà esclusiva del- lo Gnosticismo o del Cristianesimo. Col nome di Krishna permea tutta la Bhagavadgîtâ, che lo chiama samuddhartâ: “Colui che trae definitivamente in alto” la creatura, sol- levandola “dall’oceano della morte e del divenire”. Nelle parole di A. K. Coomaraswamy (Hinduism and Buddhism): “Per l’atto stesso con cui Egli ci dota di coscienza, Si imprigiona Egli stesso (cfr., il mito di Prometeo) … e si sottopone al male ed alla Morte … Perciò Egli soffre per la nostra ignoranza e per le nostre colpe”. Nel Vedânta visishtâdvàita Dio (Vishnù o Nârâyana) è, esplicitamente, il compassionevole Salvatore di tutte le creature. È presente in tutte le anime quale Antaryâmin (“Guida interiore”) e le segue in que- sta Sua funzione perfino in stati infernali… Anche nel Mahâyâna il Buddha è Salvatore (târaka): Egli è presente col Suo potere in ogni essere umano, e questo potere si esercita grazie alla rinunzia ad ogni proprio merito karmico e al fatto che ogni tale merito possa essere trasferito (parinâmana) a tutti gli esseri viventi grazie, allo “scambio tra sé e l’altro” (parâtmaparivartana) che alleggerisce il fardello del karma umano ( cfr. “l’Agnello di Dio che porta i peccati del mondo”).

Dopo tutto quanto detto, la dibattuta questione di sapere se la salvezza dipenda dai nostri sforzi e dalla conoscenza da noi acquisita (la “fuga del solo verso il Solo” di Plotino; la III proposizione Fondamentale della Secret Doctrine di H. P. B., che esamineremo tra poco) o se invece sia dovuta alla grazia di un Salvatore, non si pone nemmeno: il Salvatore gnostico non è infatti un Salvato- re esterno. “Io salvo, ed io vengo salvato. Io libero, ed io vengo liberato” si legge negli Atti Apocrifi di Giovanni. Detto in altre parole, quando l’Anima ode l’appello incessante del Salvatore che è “seminato” in lei e vi risponde, essa diviene consapevole dell’errore della propria autoiden- tificazione con elementi psichici della fantasmagoria universale, e giunge a conoscere (Gnosi) la Verità, cioè il Padre. Il “Ritorno alla Casa del Padre”, il percorso interiore che avviene sì nel tempo (spazio, causalità, molteplicità) ma non è “figlio del tempo, presuppone dunque la conversione (metánoia), grazie alla quale l’Anima cessa di guardare, fuori da sé, verso il Vuoto (la Carenza, l’Il- lusione) e si volge all’interno, verso il Sé, il Plèroma, che dell’Anima è la Sorgente eterna.

In conclusione: non si deve mai dimenticare il vero significato di Gnosi: “… il Figlio è Gnôsis, poiché il Padre è conosciuto per mezzo del Figlio” (ExcTh 7, 1). Non vi è dunque Gnosi se non vi è comunione interiore col Figlio, e non vi è Gnosi che non provenga da Lui, dal Cristo–Lo- gos. La Gnosi non si trova perciò in un libro, nemmeno in un vangelo: risiede nel Salvatore e proviene da Lui che nell’intimo nostro costituisce il nostro vero Sé Salvifico.

II parte

LA GNOSI e LA DOTTRINA SEGRETA DI Helena Petrovna Blawatsky.

I sette Principi fondamentali della Gnosi per confronto con le tre proposizioni fondamentali del Proemio della Dottrina segreta di H. P. B.

Abbiamo detto che i principi fondamentali dell’insegnamento gnostico valentiniano sono quelli della Philosophia Perennis secondo la tradizione indoeuropea, pur se espressi nel loro linguaggio particolare. Li presentiamo riassunti in sette punti: se li studiamo con attenzione, scopriremo che contengono tutto (e … di più) delle Tre Proposizioni del Proemio della Secret Doctrine di H. P. B:

1)  La realtà di un Uno assoluto, infinito, eterno ed incausato, dal quale tutti gli esseri provengono come un Dono che Esso fa di Sé, al quale tutti aspirano e nel quale tutti ritornano; l’Uno la conoscenza del Quale è vera Conoscenza (Gnosi), poiché Esso è Realtà unica e perciò unica Verità.

2)  Il dispiegarsi dell’Uno nei due Aspetti di Spirito (in cui Dio conosce Se stesso) e di Anima (con cui Dio esprime Se stesso), ed in una Plenitudine di funzioni alle quali risalgono, come riflessi a Luci e come immagini ad Archetipi, l’esistenza, la complessità e la storia dell’Universo e dell’Uomo; da ciò la dualità implicita in ogni esistenza particolare: luminosa in quanto riflesso della Luce divina, oscura in quanto riflesso e non Luce; la natura del male quale difetto di Luce.

3)  Il fatto che l’Universo e l’Uomo sono espressioni dell’Anima la quale, proiettando Se stessa nel divenire (molteplicità, spazio, tempo e causalità), rimane pur sempre un aspetto di Dio e veicolo dello Spirito divino; l’immanenza perciò del Divino in tutte le proiezioni di Sé dell’Anima

4)  Ne consegue la triplice natura dell’Uomo, composto di Spirito, Anima e Corpo. Nello Spirito (la Luce divina nell’Anima, il vero Sé di ogni creatura) Divino ed Umano coincidono: grazie ad esso l’uomo può divinizzarsi, ed in esso Dio vive come una Presenza compassionevole e salvifica. L’Anima è lo Specchio che accoglie e riflette la Luce. Il Corpo costituisce i confini di ogni singola esistenza nel tempo, nello spazio e nella causalità

5)  L’eternità dello Spirito individuale quale centro autocosciente nello Spirito che è l’Autocoscienza divina, Scintil- la di Luce dapprima oscurata nel mondo della materia ed infine, dopo ripetute esistenze in forme di vita ascendenti, Luce piena in Unità col Divino

6)  L’impossibilità per l’anima umana di giungere alla Verità ed alla vera Vita se non per il tramite dello Spirito; perciò la Conoscenza (Gnosi) della natura divina dello Spirito quale condizione e fattore di salvezza; il fatto allora che lo Spirito umano, che all’Io irretito nel divenire appare come un Salvatore esterno, è l’Autore vero della liberazione finale: “il Salvatore che salva se stesso”; quindi anche la certez- za, implicita nella natura divina della Scintilla, della sua liberazione dal presente esilio nel mondo dell’oscurità, della sofferenza e della morte

7)  L’indissociabilità dei destini individuali dovuta all’unità di tutti gli Spiriti nello Spirito Uno; perciò la duplice natura della Gnosi: Conoscenza della Verità ed Amore o Compassione attiva per ogni essere vivente.

COMMENTO “GNOSTICO” DELLE TRE PROPOSIZIONI FONDAMENTALI DELLA DOTTRINA SEGRETA DI H.P.B.

La III Proposizione fondamentale o La “salvezza teosofica”.

Prima che lo studioso proceda a considerare l’Insegnamento Teosofico, è assolutamente necessario che egli compren- da bene le poche concezioni fondamentali che sottostanno, pervadendolo, all’intero sistema di pensiero verso cui la sua attenzione è diretta. Queste idee basilari sono poche di numero e dall’afferrarle chiaramente dipende la compren- sione di tutto il resto…

III – L’identità fondamentale di tutte le anime (ogni creatura e le anime individuali) con la Super–Anima Universa- le (il Volto Luminoso di Sophìa – la Sophìa Pleromatica), quest’ultima essendo essa stessa un aspetto della Radice Sconosciuta (Sophìa è un modo o “funzione” della “Madre” o “Padre-Madre”, Abisso–Silenzio, la prima virtuale coppia sizigia – Eonica) e il pellegrinaggio obbligatorio (l’Errare, l’ “Oblio”, la “Carenza”, anche l’“Ignoranza”, di Sophìa ri- guardo al “Padre”) per ogni Anima, scintilla della precedente (Sophìa Achamoth o “il Volto Oscuro di Sophìa”), attraverso il Ciclo dell’Incarnazione (la “discesa” — avatarana — nella creazione demiurgica di Sophìa, cioè nel tempo, spazio, molteplicità: Kènoma, hysterema, samsàra). In altre parole, nessuna Buddhì (anima Divina) puramente spirituale (il “seme” del Christos–Anthropos nella Sophìa Luminosa; il Christos-Anthropos è il compagno di coppia — “sposo” — della Sophìa Luminosa) può avere un’esistenza indipendente e cosciente (divenire cioè anima individuale, una “creatura” alla fine cosciente di sé: l’uomo), prima che la scintilla abbia (a) attraversato ogni forma elementale del mondo fenomenico (il kènoma o “Vuoto”, il samsàra, ripieno delle immagini psichiche e delle forme “create” dal Demiurgo, “figlio” di Sophia Achamoth) di quel Ciclo di Manifestazione, e (b) acquisito l’individualità dapprima per impulso naturale (prima la coscienza di sé, cioè dell’“Io” empirico, separato, transeunte, quale conseguenza dell’impulso creativo originario del Logos–Figlio che in Sophìa diviene deside- rio insopprimibile di existere quale anima individuale), e poi (per divenire un’Individualità permanente, immortale) mediante sforzi liberamente e spontaneamente concepiti ed applicati (la risposta al richiamo del Logos Salvatore, con la conversione o metànoia), sotto il controllo del pro- prio karma (qui, il karma è un aspetto dell’azione compassionevole del Salvatore che guida e accompagna silente la creatura nel ritorno o ascesa alla “Casa del Padre”, senza mai abbandonarla) ascendendo così attraverso tutti gradi dell’intelligenza, dal Mans inferiore a quello superiore (crescendo cioè in conoscenza e sapienza e nella consa- pevolezza dell’Unità della Vita e di tutte le creature = Gnosi, Ekklesìa), dal minerale e dalla pianta, salendo così fino al più santo degli Arcangeli (Dhyani-Buddha) (gli Eoni ple- romatici). La Dottrina fondamentale della Filosofia esoterica non ammette privilegi né doni speciali per l’uomo (cioè quelli che si pensano dispensati dall’arbitrio di un Dio senza legge), salvo quelli guadagnati dal Proprio Ego (o Sé interiore, il “seme” dell’Anthropos nell’anima) con sforzi e meri- to personali (“la buona azione”, cioè i frutti naturali ma- turati nell’azione pura, quella compassionevole, l’unica realmente meritoria perchè distaccata dal desiderio dei risultati, per sè: cfr., il Karma-yoga della Bhagavad-Gità), at- traverso una lunga serie di metempsicosi e di reincarnazioni” (la Legge di Compassione del Salvatore gnostico, opera incessantemente – perfino di Sabato – concedendo a ogni anima e a ogni creatura una lunga serie di opportunità di ascesa, sempre accompagnandole interiormente nel loro pellegrinaggio, sul sentiero del ritorno alla Casa del Padre).

La I e II ProPosizione fonDamentaLe

I – Un PRINCIPIO onnipresente, eterno, illimitato (Abisso) e immutabile: (l’Uno–Tutto Assoluto, il Padre, il dio Ignoto), sul quale ogni speculazione è impossibile, poiché esso trascende il potere dell’umana concezione e non potrebbe che essere rimpicciolito da ogni espressione e similitudine umana. Esso è al di là (cioè è Trascendente) dell’orizzonte (il Limite che separa il mondo dell’“io” dalla Sfera del Sé, il Volto luminoso dal Volto oscuro di Sophìa) e della portata del pensiero (sovrarazionale), cioè “impensabile e inesprimile” secondo la Mandukya Upanishad (ancora: “Silenzio”. Tale Principio non può essere ‘pensato’ in quanto è Soggetto Assoluto e mai “oggetto”) (…) (Principio) vagamente for- mulato nell’“Incosciente” e nell’“Inconoscibile” della filosofia europea” (l’Upanishd afferma che questo Principio non può essere pensato, non dice che non può essere, in qualche modo, “conosciuto”; d’altronde è “Inconoscibile” solo secondo il modo ordinario di “conoscere”, quello della nostra mente duale oggettiva e separatrice che procede per “concetti”, cioè per divisioni e per limiti, ma “cono- scibile” attraverso la Gnosi, anche se non “direttamente”, poiché il Padre Ignoto si rivela, quale dono di Sé – “Gra- zia” – nel Figlio – il Logos creatore e Salvatore – interiormente all’anima attraverso la Comunione Spirituale con Lui. Teodòto in effetti parla di due livelli nella Coscienza trascendentale: uno ineffabile e incomunicabile (“Abisso” e “Silenzio”), l’altro esprimibile e partecipabile (“Grazia”): il Figlio che si svela. E se allora il Padre, l’Abisso, è il Dio ignoto, il Figlio è il Dio conoscibile, il Dio che si rivela o “il Volto del Padre” – ExTh, 7,1 – ed anche “il Principio della Visione del Padre” – ExTh, 12,1 – Visione che ogni essere può ottenere nel proprio Sé).

II – “L’eternità dell’Universo nella sua totalità (“Macro- cosmo” e “Microcosmo”, l’Uno, Trascendente, Plèroma – e l’Altro, Immanente – Impronta o riflesso del Primo nel tempo, spazio, causalità e molteplicità) come un piano illimitato, periodicamente il campo di universi innumerevoli che incessantemente si manifestano e scompaiono (macrocosmi e microcosmi, piccoli Pleroma, riflessi del Grande Pleroma… mondi e “creature” dotati di coscienza–e–vita — “anima” — venuti in esistenza attraverso Sophìa e il Demiurgo(Il Demiurgo gnostico, (l’Anima dell’Universo), creatore della natura inferiore. Non vi è traccia alcuna, né nella dottrina di Valen- tino, né nello Evangelo della Verità, del Demiurgo malvagio di certe scuole deteriori dello gnosticismo. Tolomeo, discepolo di Valentino, nella Lettera a Flora, 3,6, condanna duramente queste dottrine: “L’Apostolo (Giovanni), distruggendo in anticipo la sapienza inconsistente di quei mentitori, dichiara che la creazione del mondo Gli (al Logos) è propria, che tutto è stato fatto da Lui e nulla è stato fatto senza di Lui, e che questa creazione è l’opera non di un dio corruttore, bensì di un Dio giusto che odia il male. Tali concezioni sono condivise solo da spiriti limitati, che perdono di vista la provvidenza del creatore e che sono ciechi”. Teodoto (ExTh, 33,3) parla del “disgusto” che Sophìa avrebbe provato alla vista della natura grossolana del Demiurgo; ma questo non è che il simbolo di quanto ogni anima giunge prima o poi a provare nei confronti del mondo dell’illusione. Teodoto dice poi (Ex Th, 47,3) che la prima creatura del Demiurgo fu il Cristo psichico, il quale (62,2) “siede alla destra (!) del Demiurgo” e costituisce il veicolo del quale si riveste il Salvatore nella sua discesa (avatarana) (59,2), veicolo che del Salvatore è l’immagine (ivi). Quanto alla generazione del Cristo psichico da parte del demiurgo, è interessante notare che di demiourgòs (“artigiano”) è sinonimo tékton, che in Matteo 13,55 e in Marco 6,3 designa la professione di Giuseppe, il padre di Gesù. Si veda l’E- vangelo di Filippo (73,10), che dice come Giuseppe, da un albero che aveva piantato, avesse fabbricato un croce, sulla quale fu poi appeso il figlio. L’ebraico per demiourgòs è Haras il cui valore numerico è 508, identico a quello di çelab yeshùwa° (“la croce di Gesù”). Estremamente importante è quanto dice Teodoto (ExTh 59,2) e cioè che quando la Madre (Sophìa) entrerà nel Plèroma col Salvatore, allora il Demiurgo ne prenderà il posto. Questo significa che la creazione dell’universo è ciclica: un universo succede ad un altro, e ogni universo ha la sua Sophìa e il suo Demiurgo. Non a caso il Demiurgo è lo Hiranyagarbha (“Matrice aurea” – l’Anima del Mondo) dell’Induismo), ma grazie all’originario e sempre presente,  impulso creativo e, ad un tempo, distruttore–ricreatore– rigeneratore, del Logos, il Figlio). Questa seconda afferma- zione descrive l’universalità assoluta di quella legge di perio- dicità di flusso e riflusso, di crescita e declino osservabile in ogni parte della natura (è il “Respiro del Logos”: la Sua Vita inesauribile. Cfr. con “Il Respiro di Brahman”).

TRACCE GNOSTICHE NELLA DOTTRINA SEGRETA

Lettura e Commento “Gnostico” De “Il Guardiano Solitario”

H. P. B. era perfettamente a conoscenza dell’insegna- mento interiore della Gnosi che aveva ricevuto per via diretta. Prove ne sono: i numerosi riferimenti espliciti alle dottrine gnostiche, soprattutto Valentiniane, in Iside Sve- lata, nella Dottrina Segreta e nel lungo articolo Il Carattere esoterico dei Vangeli; la pubblicazione a puntate nel Lucifer della Pistis Sophìa, nella versione di G. R. S. Mead, e con le proprie annotazioni e commenti etc., etc.; ma la prova principe H. P. B. la fornisce quando tratta del “Guardia- no Solitario” nella Secret Doctrine (vol. I, pgg 207-208, ed. Or.) in cui pur non usando direttamente il linguaggio tecnico della Gnosi, parla del Cristo reale, il Cristo della Gnosi, mostrando di conoscere anche perfettamente “le chiavi” — i metodi di lettura — della “lingua sacra” che in Occidente è l’ebraico (in Oriente è il sanscrito); si può dimostrare, e se avessimo il tempo lo faremmo, che l’e- braico era la vera lingua sacra dell’esoterismo di H. P. B.

La prova sta nella scelta, voluta da H P B, dell’appellativo “Guardiano Solitario” per designare, in realtà, il Messia cristiano e il Salvatore Gnostico. “In ebraico, il “Messia fonte di Luce” è mashìach maòr.  Mashiach è dunque “la Sorgente di Luce”, (il Cristo–Logos quale fonte della Saggezza). L’aspetto Compassione è espresso da mashìach jorèd “Messia che discende” (cioè, esattamente, il sanscrito Avatàra); ma Mashiach jored, “Messia che discende”, è anagramma di Shomèr jachid-Guardiano Solitario! È il “Grande Sacrificio”, il “Figlio dell’Uomo”, l’Anthropos e il Cristo–Jesuos Salvatore sulla Croce, della cui natura re- ale, H. P. B. era ben consapevole, poiché ne parla proprio come di … Questo ‘Meraviglioso Essere’ (che) discese…”.

Ecco una sintesi delle pagine riguardanti il “Guardiano Solitario”, il Cristo reale, il Salvatore della Gnosi (in grassetto i passi della Secret Doctrine, tra le parentesi il commento “gnostico”.

Ci sono quattro gradi di iniziazione di cui si parla nelle opere exoteriche che sono conosciuti rispettivamente in sanscrito come Srotapànna, Sagardagan, Anagamin e Arhan – i quattro sentieri che conducono al Nirvana in questa nostra quarta Ronda, portano gli stessi appellativi. L’Arhan, sebbene possa vedere il Passato, il Presente e il Futuro, non è ancora il più alto Iniziato, poiché lo stesso Adepto, il candidato iniziato, diviene chela (discepolo) di un Iniziato più elevato. Tre ulteriori gradi superiori devono essere conquistati dall’Arhan se vuole raggiungere l’apice della scala del sentiero dell’Arhat. Ci sono quelli che lo han- no raggiunto persino in questa nostra quinta razza, ma le facoltà necessarie al conseguimento di questi gradi superiori saranno pienamente sviluppate negli asceti comuni, solo alla fine di questa Razza-Radice, e nella Sesta e Settima. Perciò ci saranno sempre degli Iniziati e dei Profani fino al termine di questo Manvantara minore, l’attuale ciclo di vita. Gli Arhat della Bruma di Fuoco del settimo giro, sono solo a un grado dalla Radice–Base della loro Gerarchia — la più elevata sulla Terra e nella nostra catena Terrestre.

Questa Radice-Base ha un nome che nella nostra lingua [l’inglese, ndr] può essere tradotto con una parola compo- sta da diversi termini: “Il Banyan (albero)–umano–che–vive-per–sempre”(evidentemente questo eterno Albero Umano è il Christos–Anthropos Gnostico).

Questo Essere Meraviglioso discese (avatàr = “che oltrepassa e discende”, dalla radice sanscrita – trr, “oltrepassare”, “andare oltre” e da avataràna, “discesa”) da un alta Regione (il Pleroma) essi dicono (?), nella prima parte della Terza Età, prima della separazione dei sessi della Terza Razza.

…… …

Fu da principio un Essere meraviglioso chiamato l’Inizia- tore, e dopo di lui, un gruppo di esseri semi–divini e semi– umani. (L’Avatàra e gli Avatàra minori: tutti espres- sione dell’Avatara Unico, pur nella pluralità ciclica della discesa divina. Cfr, nella tradizione Indù, Vi- shnù e i suoi Avatara, tra cui Krishna=Christos, nel Kali Yuga, il nostro attuale Ciclo Oscuro – secondo la Gità; vedi anche la successione ciclica dei Buddha del Mahayana).

…… …

L’“ESSERE” di cui si è appena detto e che deve rimanere senza nome, è l’Albero da cui, in età successive, tutti i grandi Saggi e Ierofanti passati alla storia, quali Rishi Kapila, Ermete, Enoch, Orfeo, etc., etc., sono discesi. (Di nuovo, la “pluralità ciclica dell’ “Unico Avatara”). Quale uomo oggettivo, Egli è il misterioso, sempre invisibile (perché trascendente) per il profano e tuttavia sempre presente (immanente, interiore) Personaggio attorno al quale sono sorte leggende in Oriente, specialmente tra gli Occultisti e tra gli studenti della Scienza Sacra. è Colui che cambia forma pur rimanendo sempre lo stesso(l’Avatara, è Unico e senza limiti (nome e forma = limite) ed è sia fuori dal tempo (trascendente) sia nel tempo (immanente). La sua discesa (avatarana) quale Salvatore o incarnazione divina è, nel tem- po, spazio, causalità, molteplicità, in noi (quale presenza spirituale nell’anima individuale) e in mezzo a noi (nel ‘mondo’). Ora appare come Krishna, ora come Buddha, ora come Osiride, ora come Gesù Cristo, etc., etc.. Anche per questo motivo ha tanti nomi e ‘nessun nome’…) ed è ancora Lui che detiene l’autorità spirituale sugli Adepti iniziati sparsi nel mondo intero. Come detto Egli è “Il Senza Nome” che ha molti nomi e ciononostante, i suoi nomi e la sua vera natura sono sconosciuti” (così sarà sempre al “profano”, ossia all’Io em- pirico perché, in essenza, trascendenti – vedi nota). Egli è l’“Iniziatore” (delle Anime sul loro Sentiero del Ritorno) chiamato il GRANDE SACRIFICIO (Maha- Yajna ). Poiché, stando sulla soglia della LUCE (cfr: il Li- mite o Croce del Pleroma sul quale è “inchiodato” il Cristo Salvatore, lo Jesus Sotèr della Gnosi) la guarda dal circolo delle Tenebre (samsàra; skema, kènoma, hystèrema) che non vuole attraversare (cfr: il Nirvana e il Bodhisattva del Buddismo); nè egli abbandonerà il suo posto prima dello scorrere dell’ultimo giorno di questo ciclo di vita. Perchè il Guardiano Solitario rimane al posto scelto da Lui Stesso (cfr: La Voce del Silenzio, II e III Frammento)? Perché si mantiene nei pressi della sorgente della Saggezza primordiale, (la Sapienza del Logos, la Sophìa Luminosa) dalla quale non beve più, non avendo più alcuna cosa da imparare che già non sappia, né su questa Terra, né nel suo cielo (il Pleroma)? (Egli è là) perchè i Pellegrini solitari (le “creature”, le anime) con i piedi piagati dal lungo viaggio di ritorno verso la propria casa, non sono mai sicuri fino all’ultimo istante di non perdere la loro via in questo deserto (il Vuoto, il kènoma) senza limiti di illusione e di materia (mayà e samsàra) chiamato Vita–sulla–Terra.

Perché Egli vuole indicare la Via (Gnosi, Yana–Jnana) che conduce a quella regione di libertà e di Luce (il Sabato, il giorno in cui mai cessa la Luce, perché è perfetta, il Pleroma), da cui Egli si è volontariamente esiliato (per Compassione delle creature), a ogni prigioniero (ogni anima) che è riuscito a liberarsi (grazie al Suo aiuto si- lente) dai legami dei sensi e dall’illusione.

Infine, perché Egli si è sacrificato per la salvezza dell’Umanità per quanto solo pochi Eletti potranno trarre pro- fitto dal GRANDE SACRIFICIO. (La Gnosi del Cristo è Compassione e Salvezza: è un lievito e un cibo spirituale offerti a tutti, ma certo non gustabile che da pochi, anche se molti possono essere i chiamati. Questo è un fatto, in questo nostro ciclo di oscurità o Kali Yuga).

è sotto la guida diretta e silenziosa (interiore) di questo MAHA — grande — GURU(“Maha-Guru” rende l’ebraico Rabbì (“grande” e “mae- stro”). Ciò che rende chiaro che qui H P B non parla di un uomo in carne ed ossa è che “Grande Maestro”, Maha-Guru è anche reso dalla parola “Maha Atmà”: Maha (grande) e Atma (Sé): “Grande Sé” ossia il Sè Superiore. D’altronde, poche ri- ghe più sopra, H P B diceva del misterioso (da mistero, mistico, “nascosto”, “segreto”) Personaggio, “sempre invisibile per il profano (cioè al nostro “Io” empirico, attorno al quale sono sorte leggende…” (ndr)) (l’Avatara, il Salvatore “disseminato” — Gesù il Nazareno — in ogni anima individuale, il Christos–Anthropos o Jesous Sotèr, ossia il Sé Spirituale interiore), che tutti gli altri Maestri e Istruttori meno divini dell’umanità, divennero, fin dal pri- mo destarsi della coscienza umana, le guide dell’Umanità primitiva. è attraverso questi “Figli di Dio” (Avatàra) che l’umanità bambina apprese le sue prime nozioni di tutte le arti e le scienze (cfr.: il mito di Prometeo) così come della conoscenza spirituale (gnosi) … …

Vorrei concludere con due ultime brevi letture, esse riassumono con parole, a mio parere, evocative, sia la natura e lo spirito della Gnosi che quelli della Theo-Sophia:

La Gnosi o percezione spirituale è visione totale, rivelata al senso dell’anima ed è il segno distintivo del vero gnostico, ma è visione dell’anima solo quando la gnosi è realmente vissuta. I più alti trionfi della gnosi sono perciò possibili soltanto a coloro che sono riusciti ad attingere quella interiore purezza dell’anima che si basa su una profonda accettazione dell’esperienza e si può ottenere solo quando venga trovato all’interno dell’uomoun punto di energia latente, dal quale egli possa non solo esaminare, ma anche comprendere la vita.
Da questa ultima sorgente lo gnostico ci rivela la verità della vita; una verità che il mero intelletto è incapace di scoprire. Tale visione nasce in modo altrettanto naturale che un frutto da un fiore, procedendo dal misterioso centro (il Sé, lo Spirito) in cui tutte le esperienze sono conciliate.

“Lo Spirito è come il vento: giunge improvviso, soffia dove vuole, alita sul mare e sulla terra, rinfresca e riscalda e inaridisce, ma poi dà nuova vita, scaccia le ombre che velano il cielo, porta le tenebre, ma poi svela la luce. Lascia dunque che sia il Vento,uccello migrante dalle ali potenti, a sollevarti oltre il limite dell’anello vermiglio, oltre il velo che l’Alba dorata messaggera di Luce serena distende tra il Cielo e la Terra”.

La Gnosi, H. P. B. e La Dottrina Segretaultima modifica: 2017-01-24T18:10:32+00:00da mikeplato
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