HAGAKURE. IL LIBRO SEGRETO DEI SAMURAI

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INTRODUZIONE (Marina Panatero e Tea Pecunia Bassani)

Quindi nelle tenebre della nostra epoca Hagakure irradia per la prima volta la sua vera luce (Yukio Mishima).

Hagakure è una delle opere più significative tramandateci dalla tradizione giapponese. La sua importanza è dovuta al fatto che ci trasmette l’antica saggezza dei samurai sotto forma di brevi aforismi, dei quali emerge lo spirito del Bushido: la Via del samurai.

Qualche cenno storico è necessario per capire a fondo l’opera. L’autore Yamamoto Tsunetomo apparteneva al feudo di Saga, dominato dalla dinastia dei Nabeshima. Il fondatore del clan, Naoshige Nabeshima (1538-1618), prese parte a numerose battaglie e cominciò a combattere contro il clan dei Tokugawa, dando inizio a un’ostilità che si perpetuò per tre generazioni. Uomo di carattere fu anche suo figlio e successore Katsushige (1580-1657) , valoroso daimio al quale è dedicato Hagakure. Mitsushige Nabeshima (1632-1700), nipote di Katsushige, che fu elevato a rango di daimio di Saga quando il periodo delle guerre civili erano giunte al termine, era un uomo colto, educato a Edo, la capitale in cui risiedeva lo shogun; fu un amministratore più che un guerriero, non avendo mai partecipato alle attività militari che avevano impegnato Naoshige, il bisnonno, e Katsushige, il nonno. Fu Mitsushige a consolidare le sorti del clan di Nabeshima. La nuova epoca di pace portò prosperità, vide il fiorire dell’economia e la crescita della classe dei mercanti, ma ciò fu accompagnato dalla crisi della classe militare; senza un continuo stato di guerra, infatti, la figura del samurai perdeva importanza: i daimio avevano bisogno di validi amministratori, non di rudi guerrieri.

Yamamoto Tsunetomo, detto Jocho, nacque nel 1659, quando Mitsushige Nabeshima era al potere da due anni e visse in pieno questo periodo storico, tuttavia non accennò mai al cambiamento e si fece propugnatore degli antichi ideali dei samurai. Palesando un certo rimpianto per il passato, riscontrabili in alcuni passi di Hagakure, visse nel rispetto dell’antico codice della classe militare. A nove anni entrò al servizio del daimio; a venti non ricopriva ancora una carica ufficiale, ma iniziava a farsi strada. A quel tempo incontrò il monaco zen Tannen, un uomo di forte volontà e integrità, la cui conoscenza lo segnò profondamente, come dimostrano i numerosi passi di Hagakure in cui il suo pensiero viene portato ad esempio. Un’altra figura decisiva per Tsunetomo fu Ishida Ittei, consigliere del daimio e dotto confuciano, che fu per l’autore il modello dell’estrema fedeltà.

Scomparso Mitsushige, nel 1700, Yamamoto non poté fare seppuku, perché il suo stesso daimio aveva proibito tale pratica con un decreto del 1661, ripreso nell’anno successivo anche dallo shogun. Gli venne però concesso di diventare monaco buddhista e di ritirarsi in isolamento; con la tonsura egli dimostrò la sua volontà di seguire idealmente il suo daimio nella morte. Così, all’età di quarantadue anni, decise di vivere in preghiera e meditazione, nel monastero di Kurotsuchibaru, a dodici chilometri da Saga. Dieci anni dopo ricevette la visita di Tashiro Tsuramoto, che divenne suo allievo e che, per sette anni, trascrisse le loro conversazioni e le raccolse negli undici volumi che costituiscono Hagakure.

Yamamoto Tsunetomo ci tramanda, attraverso la penna dell’allievo, il codice dei samurai e l’ideale di vita che guidò tutta la sua esistenza. Benché Tsunetomo avesse espressamente ordinato di bruciare il manoscritto alla sua morte, Tsuramoto lo fece circolare tra i samurai del feudo di Saga, dove divenne il testo fondamentale segreto dell’etica marziale. Per oltre centocinquant’anni Hagakure fu il libro segreto dei samurai e fu considerato alla stregua di un testo sacro. Solo con la restaurazione Meiji, nel 1868, fu divulgato, e venne pubblicato per la prima volta nel 1906 con il titolo che conosciamo, diventando il libro giapponese più celebre e controverso di ogni epoca. Conobbe infatti alterne vicende: già oggetto di grande rispetto e considerazione dei membri del feudo di Saga, venne strumentalizzato, nella prima metà del novecento, quando fu interpretato in modo parziale e fazioso per indurre il popolo alla cieca obbedienza verso l’imperatore. Con l’inizio della seconda guerra mondiale si assistette all’apice della sua mistificazione: la nota affermazione “la Via del samurai è la morte” fu portata alle estreme conseguenze e alimentò il fanatismo dei giovani arruolati nel corpo speciale dei kamikaze. Gli Alleati videro in Hagakure la causa del militarismo e dell’esaltazione dei soldati giapponesi, e lo misero al bando al termine del conflitto: migliaia di copie furono bruciate sotto il controllo severo dello SCAP (Supreme Command Allied Powers).

Fu con il suicidio pubblico di Yukio Mishima, nel 1970, che l’opera raggiunse il grande pubblico occidentale; per il noto romanziere del Sol Levante essa era un libro fondamentale, un’importante fonte di ispirazione, come mostra il commento che ne fece nella Via del Samurai. Mishima decise di darsi una morte terribile eseguendo il seppuku, il suicidio rituale della tradizione, in segno di protesta per la perdita di valori dilagante nella società giapponese a lui contemporanea e in nome degli alti ideali contenuti nel libro segreto dei samurai.

La parola Hagakure è composta da due ideogrammi che significano “foglia” e “nascondere”, perciò il titolo potrebbe essere tradotto con l’espressione “nascosto dalla foglie”. L’opera è composta da undici volumi, introdotti da un brano intitolato “Conversazione leggera sull’oscurità della notte”, divisi a loro volta in 1343 brevi passi. I primi due libri contengono i precetti generali sulla Via del samurai; il terzo, il quarto e il quinto narrano aneddoti della vita di Nabeshima Naoshige, fondatore del feudo di Saga. I volumi dal sesto al decimo raccolgono notizie di daimio o illustri personaggi di altri feudi, l’undicesimo libro riassume quanto trattato dai precedenti.

Letto e interpretato nel modo corretto, Hagakure rivela un pensiero complesso e positivo, che non ha nulla a che vedere con la totale sottomissione ai superiori o con l’esaltazione del suicidio. L’obbedienza è un valore ovunque celebrato nel libro, così come la fedeltà al proprio daimio, ma questi ideali non mancano del sostegno di una forte volontà e di una scelta ponderata e sempre rinnovata. Morire per tali valori è un principio basilare dell’etica del samurai, ma, contrariamente all’interpretazione comune, non si tratta della morte fisica, bensì di sopprimere il proprio Ego e la propria soggettività per raggiungere la perfezione nella fedeltà ai propri ideali. Anche il seppuku non è il suicidio della cultura occidentale, vale a dire quello introdotto dalla disperazione e dal rifiuto della realtà, bensì la manifestazione della lealtà verso il dovere e dell’esaltazione di ideali morali umani.

Questo insegnamento riguardo la morte è estremamente prezioso e attuale; attraverso la vittoria sulla paura di morire, ottenuta volgendo costantemente il pensiero alla fine ed essendo consapevoli dell’impermanenza dell’esistenza, l’uomo raggiunge la libertà e la pace interiore. Ciò non significa rassegnarsi a percepire la vita con pessimismo al contrario, vuol dire cogliere la gioia e la bellezza racchiuse in ogni singolo istante e vivere il momento presente in modo cosciente, nella sua unicità. Come dice il testo: “Di certo esiste solo il particolare scopo del momento presente. Tutta la vita è fatta di momenti che si susseguono. Una volta compresa questa regola fondamentale, il samurai non deve più manifestare impazienza né porsi altri scopi” (II, 17). La Via del samurai non si radica nella violenza né nella ricerca del profitto personale, il suo fine non è quello di vincere gli altri, ma se stessi. E’ necessario oggi essere migliori di ieri e domani migliori di oggi, percorrere la Via per tutta la vita., poiché “l’addestramento non finisce mai” (I, 45), e vivere la quotidianità con consapevolezza. Per questo Hagakure è un libro sempre vivo, ai tempi dei samurai come ai nostri.

Concisi e profondi, molto agevoli alla lettura, gli insegnamenti di Tsunetomo, che hanno un’impostazione intuitiva piuttosto che razionale, racchiudono il binomio zen – arti marziali, cosa che li rende vivi oggi come trecento anni fa. Per questa edizione si è operata una selezione di brani prendendo a criterio la loro attualità e universalità. Anche il regista Jim Jarmusch ha costruito il suo film Ghost Dog. The Way of the Samurai come una serie di variazioni attorno ad Hagakure, rendendocene l’essenza nella figura di un killer-samurai moderno interpretato da Forest Whitaker. In conclusione, Hagakure è un invito alla riflessione e uno stimolo per chi intende usare il Libro dei samurai come strumento per la ricerca interiore.

 

CONVERSAZIONE LEGGERA NELL’OSCURITA’ DELLA NOTTE

Un samurai del clan Nabeshima dovrebbe apprendere la storia e le tradizione del suo feudo, ma al giorno d’oggi questo viene trascurato. Lo scopo principale di tale studio è quello di comprendere le origini del clan, e di sapere che la sua solidità è stata determinata dalla sofferenza e dalla compassione degli antenati. Il fatto che il nostro han abbia continuato a prosperare in modo impareggiabile è dovuto all’umanità e al valore del daimio Nabeshima Kiyohisa, e alla presenza e alla forza del daimio Ryuzoji Takanobu e del daimio Nabeshima Naoshige.

Non comprendo affatto come la potente generazione abbia dimenticato queste cose e veneri i buddha di altri luoghi. Né Sakyamuni il Buddha, né Confucio, né Kusunoki né Shingen furono mai al servizio delle famiglie Ryuzoji e Nabeshima; perciò non si può dire che i loro insegnamenti siano in armonia con le tradizioni del nostro feudo. In tempo di guerra o di pace sarebbe sufficiente che gli uomini, sia della classe superiore sia di quella inferiore, onorassero gli antenati e apprendessero i loro precetti. Ognuno rispetta il daimio del clan o il maestro della disciplina a cui si dedica, ma per un samurai di Nabeshima gli insegnamenti che vengono dall’esterno sono privi di valore. Dopo avere completato gli studi sul feudo, si possono imparare altre discipline di svago. Tuttavia, se qualcuno approfondisce la conoscenza del proprio han, si accorgerà che non ha bisogno di sapere altro.

Oggi, presumo, chi non ha conoscenza della storia del feudo non sarebbe capace di rispondere una sola parola, a un membro di un altro clan che dovesse informarsi circa l’origine dei feudi dei Ryuzoji e dei Nabeshima, o domandare perché l’han sia passato dai primi ai secondi, o chiedere: “Ho sentito che Ryuzoji e Nabeshima sono i più forti del Kyushu nelle gesta marziali, ma puoi narrarmi i particolari?”.

Per un samurai l’unica cosa che conta dovrebbe consistere nel compiere il proprio dovere. Alla maggior parte delle persone non piace il proprio lavoro, esse ritengono più interessante quello altrui, e ciò causa invidie e porta disgrazie. Buoni modelli di uomini dediti al loro ufficio sono il daimio Naoshige e il daimio Katsushige. Tutti i samurai di quel tempo compivano il loro dovere. Coloro che appartenevano alla classe superiore cercavano di servizi di uomini abili, mentre quelli delle classi inferiori desideravano essere utili: gli intenti di queste due classi erano gli stessi, e la forza del feudo era assicurata dal loro accordo.

Le dure prove e le fatiche affrontate da Naoshige sono indicibili. In battaglia, sporco di sangue e madido di sudore, diverse volte fu sul punto di fare seppuku, ma si trattenne per il bene del feudo. Anche Katsushige all’inizio si trovò nella medesima situazione, ma resistette e, alla fine, diventò il daimio del feudo. Una volta disse:

In tempo di pace i costumi si corrompono, si dimentica la guerra, si vive nel lusso, la decadenza spirituale e materiale avanza e infine il feudo va in rovina. I vecchi muoiono e i giovani sono interessati solo alle mode. Forze tramandando la storia del feudo con un libro, le generazioni future potranno conoscere il passato e comprenderne l’essenza.

Katsushige dedicò tutto il resto della sua vita alla scrittura. Sebbene io non conosca le tradizioni segrete del feudo, i samurai anziani raccontano che l’arte della guerra veniva insegnata al nuovo daimio e trasmessa di generazione in generazione. Katsushige conservava importanti libri di precetti che erano consegnati al daimio al momento della sua investitura.

Possedeva anche un taccuino di carta in cui si trattavano gli usi e i costumi della casa del daimio, gli uffici interni, il potere centrale e la descrizione dettagliata di arti e mestieri. Grazie a quest’opera inestimabile il feudo ha potuto prosperare a lungo. Sebbene io sia indegno, prego l’attuale daimio di non dimenticare le dure prove e i suoi sacrifici di Naoshige e di Katsushige, di leggere i libri tramandati fino a lui e di averli a cuore.

In tempi come questi, uomini astuti che non conoscono a fondo le cose del mondo si vantavano della loro saggezza e si intromettevano nel governo del feudo, escogitando qualcosa di nuovo per ingraziarsi il daimio; così le cose peggiorano. Per fortuna la base è solida, perché salde sono le opere e le norme degli antenati. Finché verranno osservati gli orientamenti di Naoshige e di Katsushige, il feudo sarà governato con saggezza e sarà stabile e senza turbamenti.

In tutte le generazioni, tra i signori del nostro han non c’è mai stato un tiranno o uno sciocco, e nessuno è mai stato secondo o terzo ad altri in Giappone. Per merito della fede dei suoi fondatori, il nostro clan è veramente meraviglioso. Inoltre i nostri signori non mandavano i samurai del clan in altre provincie, né ricorrevano a stranieri. Tanto a coloro che erano divenuti ronin quanto ai discendenti di chi aveva dovuto fare seppuku venne concesso di continuare a vivere nella provincia. Questo patto reciproco tra signore e sudditi è una benedizione inesprimibile, tramandata di epoca in epoca, e non riguarda solo i samurai, ma anche i contadini e gli abitanti della città.

Un samurai di Nabeshima dovrebbe essere consapevole di ciò, e profondamente deciso a restituire questa benedizione rendendosi utile, servendo in modo disinteressato quando è trattato con benevolenza dal daimio, riconoscendo che anche diventare ronin o ricevere l’ordine di fare seppuku sono forme del servizio reso al daimio, e aspirando a ricordare sempre il clan, pur trovandosi in esilio sulle montagne o sepolto sotto la terra. Questa è l’aspirazione massima e la risoluzione di un servitore della casa di Nabeshima.

Sebbene affermarlo sia sconveniente per la mia condizione di monaco, non aspiro a diventare un buddha. Piuttosto la mia volontà è guidata dalla ferma risoluzione di contribuire alla prosperità del feudo, e di rinascere come samurai di Nabeshima per sette volte. Per questo non servono né forza né talento, ma il desiderio di assumersi la responsabilità del feudo.

Come può un uomo essere inferiore a un altro? La disciplina è inutile senza un grande coraggio. Se egli non è determinato a mandare avanti il clan anche da solo, tutta la sua disciplina finirà in nulla. Come un bollitore per il tè si scalda e si raffredda facilmente, così accade per l’entusiasmo, ma esiste un modo per impedire che ciò avvenga. Ecco i miei quattro voti:

  1. Non essere mai inferiore a nessuno nella Via del samurai;
  2. Essere utile al daimio;
  3. Praticare la pietà filiale;
  4. Mostrare grande compassione e agire per il bene dell’umanità.

Se ogni mattina si dedicano questi quattro voti agli dèi e ai buddha, si avrà la forza di due uomini e non si indietreggerà mai, ma, come un bruco, si avanzerà lentamente, un poco alla volta. Anche gli dèi e i buddha iniziarono con un voto. Sebbene ci si aspetti che il samurai sia consapevole del Bushido, sembra che in molti siano negligenti. In effetti, se venisse chiesto loro: ”Qual è il vero significato della Via del samurai?”, pochi sarebbero capaci di rispondere con prontezza. Questo accade perché il Bushido non è stato ben fissato nella mente. Da ciò si può dedurre che manca la consapevolezza della Via. La negligenza è una cosa grave.

Ho scoperto che la via del samurai è la morte.

Quando sopraggiunge una crisi, davanti al dilemma tra vita o morte, è necessario scegliere subito la seconda. Non è difficile: basta semplicemente armarsi di coraggio e agire. Alcuni dicono che morire senza aver portato a termine la propria missione equivale a morire invano. Questa è la logica dei mercanti gonfi d’orgoglio che tiranneggiano Osaka ed è solo un calcolo fallace, un’imitazione grottesca dell’etica dei samurai. E’ quasi impossibile compiere una scelta ponderata in una situazione in cui le possibilità di vita e di morte si equivalgono. Noi tutti amiamo la vita ed è naturale che troviamo sempre delle buone ragioni per continuare a vivere. Colui che decide di farlo, pur avendo fallito nel suo scopo, incorre nel disprezzo ed è al tempo stesso un vigliacco e un perdente. Chi muore senza portare a termine la sua missione muore da fanatico, in modo vano, ma non disonorevole. Questa è infatti la Via del samurai.

L’essenza del Bushido è prepararsi alla morte, mattina e sera, in ogni momento della giornata.

Quando un samurai è sempre pronto a morire, padroneggia la Via. Per natura alcuni sono capaci di agire con saggezza quando l’occasione lo richiede.

Altri invece sono costretti a restare insonni per ore ed ore, in preda all’angoscia, prima di scoprire la soluzione giusta al problema posto. Tuttavia, anche se queste diversità innate sono in una certa misura inevitabili, chiunque può sviluppare una saggezza sorprendente adottando i “quattro voti”.

Sembrerebbe che, a prescindere dalle qualità personali e dalle difficoltà del problema, tutti posso giungere alla soluzione grazie a una riflessione sufficientemente profonda e seria. Finché una persona basa il ragionamento sul proprio Ego è prudente e scaltra ma non saggia.

Gli esseri umani sono stolti e trovano difficile rinunciare al proprio Ego. Malgrado tutto, un individuo messo di fronte ad un a situazione ardua ha buone possibilità di trovane una soluzione, se riesce ad estraniarsi momentaneamente dal problema, a concentrarsi sui “quattro voti” e ad abbandonare il suo Ego.

 Poiché la maggior parte delle volte agiamo affidandoci solo alla nostra limitata saggezza, diventiamo egoisti, voltiamo le spalle alla retta via, e le cose non vanno a buon fine. Agli occhi di un’altra persona il nostro comportamento appare meschino, debole, di scarso valore e inefficace. Quando non si è in grado di discernerne, è bene consultarsi con che è dotato di buonsenso. Un consigliere, pur non essendo coinvolto personalmente, ci indirizzerà sulla Via, perché prenderà una decisione disinteressata ed equilibrata.

Questo modo di agire sarà semplicemente percepito come molto solido, simile ad un albero robusto con numerose radici. Invece, la saggezza di un solo uomo è come un arboscello che non ha attecchito nel terreno.

(I, 9)
Servire il proprio daimio significa sostenerlo, lasciando stabilire a lui che cosa sia bene e che cosa sia male, e rinunciando all’interesse personale. Se si guarda il mondo quando tutto scorre tranquillamente, si vedono parecchie persone che badano mettersi in mostra, a rendersi utili con la propria saggezza, perspicacia e scaltrezza. Ma, non appena il daimio si ritira o si isola, subito molti gli voltano le spalle entrando nelle grazie di chi assume il potere. Ciò è spiacevole anche solo da pensare. Tutti gli uomini, di qualsiasi ceto siano, dotati di profonda saggezza e abilità, sentono di servire in modo virtuoso, ma quando giunge il momento di dover dare la vita per il daimio, si fanno prendere dalla paura.

Questo è disonorevole. Alla morte di Mitsushige, io ero l’unico servitore destinato, gli altri seguivano la mia scia. I notabili presuntuosi, e arroganti gli voltarono le spalle non appena i suoi occhi si chiusero nel sonno eterno. Si dice che la fedeltà sia importante nel patto tra il daimio e colui che lo serve e, sebbene essa possa sembrare irraggiungibile, sta proprio davanti ai nostri occhi. Se ci impegneremo una volta nel perseguirla, proprio in quell’istante diventeremo servitori perfetti.

(I, 14)
E’ importante rimproverare e corregge chi commette errori. Questo atto è la manifestazione della compassione e il primo dovere del samurai. Ma è necessario sforzarsi di farlo in modo corretto. In effetti è facile trovare qualità e imperfezioni nella condotta di un’altra persona così come criticarla. Molti s’immaginano che sia un atto di gentilezza dire agli altri ciò che essi non desiderano sentire e, se le critiche non sono ben accolte, li considerano irrecuperabili. Un simile modo di pensare è irragionevole e dà gli stessi risultati negativi che derivano dal mettere intenzionalmente qualcuno in imbarazzo o dall’insultarlo. Spesso è un cattivo modo di liberarsi la coscienza.

Prima di esprimere una critica si deve essere certi che la persona sia disposta ad accettarla, ed è necessario essere diventati amici, aver condiviso i suoi interessi ed essersi comportati in modo da ottenere la sua completa fiducia, così che presti fede alle nostre parole. Poi è necessario il tatto: bisogna scegliere il momento opportuno di formulare la critica, magari con una lettera o dopo un incontro particolarmente piacevole, parlando prima dei propri difetti per condurre poi l’interlocutore a comprendere, senza sprecare più parole di quante siano necessarie. Occorre lodare i suoi meriti, sforzarsi di incoraggiarlo, fargli assumere l’umore giusto, renderlo desideroso di osservazioni come l’assetato lo è dell’acqua: a quel punto bisogna correggere i suoi errori.

La critica costruttiva è una questione delicata.

So per esperienza che le abitudini cattive e radicate sono difficili da estirpare. Mi sembra che la compassione autentica consista, per tutti i samurai al servizio di un daimio, nell’essere benevoli e amichevoli gli uni verso gli altri, nel correggere reciprocamente gli errori per servire meglio insieme il daimio. Mettendo in imbarazzo volontariamente qualcuno, non si compie nulla di costruttivo. D’altronde, come potrebbe essere altrimenti?

(I, 21)
Il linguaggio marziale usa i termini “samurai illuminato” e “samurai non illuminato”. Un samurai che ha aspettato di trovarsi in situazioni difficili per imparare ad uscirne non è illuminato. Un samurai che studia la situazione in anticipo e si prefigura ogni evenienze e le possibili soluzioni è saggio e, quando l’occasione si presenta, è capace di affrontarla nel modo migliore. In ogni caso, il samurai illuminato è quello che n si prepara e che prevede tutti i dettagli dell’azione. Al contrario, il samurai non illuminato fa sorgere in chi lo vede la penosa impressione di annaspare in un groviglio caotico e il suo successo deriva solo dalla fortuna, poiché non esamina tutte le eventualità prima di agire.

(I, 24)
Non condivido il parere di chi raccomanda un’austerità costante e rigida. Come dice il proverbio: “I pesci non vivono nell’acqua limpida”; sono le alghe che permettono loro di nascondersi per crescere fino alla maturità. Quando si sa sorvolare sui particolari e si è in grado di non prestare ascolto alle piccole lamentele, si è capaci di vivere serenamente. Capire questo è necessario per comprendere il carattere e il comportamento altri. Quando chiesi a Yasaburo un saggio di arte calligrafica, mi disse: “Si dovrebbe scrivere con caratteri sufficientemente larghi da riempire la pagina con un singolo ideogramma, e con abbastanza vigore per strapparla. L’abilità nella calligrafia dipende dallo spirito e dall’energia con i quali viene praticata. Il samurai deve agire senza esitare, senza mostrare segni di stanchezza né il minimo scoraggiamento fino a missione compiuta. E’ tutto”. E si mise a scrivere. Quando il daimio Mitsushige era ancora piccolo, gli venne chiesto di legge un passaggio del libro del monaco Kaion; egli chiamò intorno a sé gli altri bambini e gli accoliti del tempio, e si rivolse loro con queste parole: “Per favore avvicinatevi e ascoltate. E’ molto difficile leggere quando non c’è quasi nessuno che presta attenzione”. Il monaco rimase impressionato e disse ai fedeli: “Ogni cosa va fatta con questo spirito”.

(I, 39)
Il monaco Tannen era solito ripetere: “Le persone hanno finito per non comprendere più nulla perché armai i monaci insegnano solo la dottrina della non-mente. Ciò che viene chiamato non-mente è il retto pensare. Questo è interessante”. Il daimio Sanemori disse: “La Via risiede nella giusta respirazione, in cui non trova posto la vanità dei pensieri, e implica il non soffermarsi su pensieri inutili”. Se ciò è vero, la Via è una. Ma nessuno può afferrare subito questa evidenza.

La purezza non si ottiene senza sforzo.

(I, 40)
Non esiste nella di più meraviglioso dell’ultimo verso della poesia che recita: “Quando il tuo cuore chiama, come rispondi?”. Probabilmente si può pensare la stessa cosa del Nembutsu; nel passato era sulle labbra di molta gente. Ai giorni nostri le persone definite “intelligenti” si ammantano di saggezza superficiale e finiscono solo per imbrogliare gli altri. Per questa ragione sono inferiori al popolo ottuso. Una persona ottusa è sincera. Se qualcuno guarda profondamente nel proprio cuore, come recita il verso, non celerà nulla a se stesso. Il cuore è un buon giudice. Bisognerebbe trovarsi in una disposizione d’animo tale da non essere in imbarazzo nell’incontrare questo giudice.

(I, 42)
L’ideogramma gen significa “illusione” o “apparizione”. Un mago indiano che fa giochi di prestigio è definito un genjiutsushi ossia un maestro dell’illusione. Nel mondo è tutto uno spettacolo di burattini, Perciò usiamo l’ideogramma gen per indicare l’illusione del libero arbitrio.

(I, 44)
E’ assai difficile aborrire il male e vivere con rettitudine. E’ abbastanza sorprendente, ma parecchi errori hanno origine dalla credenza che sia essenziale essere rigorosamente logici e mettere la rettitudine al di sopra di ogni cosa. Esiste una Via più elevata di questa, ma raggiungerla non è impresa facile, e richiede una profonda saggezza. Paragonati a questa Via, i principi logici sono davvero insignificanti. Sebbene non si possa conoscere ciò di cui non si ha esperienza, esiste un modo di scoprire la verità anche se non si è saputo discernerla da soli: questa via consiste nel dialogo con gli altri. Capita spesso che una persona, sebbene imperfetta, possa dare consigli intelligenti, perché non è coinvolta dalla situazione e la vede dall’esterno, proprio come colui che, nel gioco del go, ha il vantaggio di essere spettatore. Si dice che sia egualmente possibile distinguere i propri errori con introspezione e la meditazione, ma, anche qui, il risultato è migliore se si dialoga con gli altri. Se si impara ad ascoltare gli altri e a leggere molti libri si può andare oltre la propria visuale e acquisire la saggezza degli Antichi.

(I, 45)
Un maestro di spada, ormai anziano, dichiaro: “Nella vita, ci sono diversi gradi di apprendimento. Al primo si studia, ma non si ricava niente e ci si sente inesperti. Al livello intermedio l’uomo è ancora inesperto, ma consapevole delle proprie mancanze e riesce anche a vedere quelle altrui. Al livello superiore diventa orgoglioso della propria abilità, si rallegra nel ricevere lodi e deplora la mancanza di perizia dei compagni. Costui ha valore e si comporta come se non sapesse nulla.

Questi sono i livelli in generale. Ma ce n’è uno che li trascende, ed è il più eccellente di tutti. Chi penetra profondamente in questa Via è consapevole che non finirà mai di percorrerla. Egli conosce veramente le proprie lacune e non crede mai, per tutta la vita, di aver raggiunto la perfezione. Senza orgoglio, ma con modestia, arriva a conoscere la Via”.

Si dice che una volta il maestro Yagyu osservò: “Io non conosco il modo di sconfiggere gli altri, ma la Via per sconfiggere me stesso”. Il samurai avanza giorno dopo giorno: oggi diventa più abile di ieri, domani più abile di oggi. L’addestramento non finisce mai.

(I, 46)
Tra le massime scolpite sul muro del daimio Naoshige ce n’era una che diceva: “Le questioni più gravi vanno trattate con leggerezza”. Il maestro Ittei commentò: “Quelle meno gravi sono trattate con serietà”.

Non esistono più di due o tre problemi da considerare seriamente e, se sono esaminati in tempi ordinari, possono essere compresi. Per risolverli immediatamente è necessario solo pensarci in anticipo, e poi trattarli con leggerezza quando giunge il momento. Tuttavia non è facile fronteggiare un evento e risolverlo con leggerezza se non ci si è preparati prima, perché non si sa prendere la decisione giusta. Quindi la massima “Le questioni più gravi vanno trattate con leggerezza” può essere pensata come fondamento dell’agire.

(I, 50)
Durante una riunioni indetta per esaminare l’opportunità di accordare una promozione a una certa persona, ci si accorse che un tempo era stata dedita al bere, perciò i partecipanti erano propensi a rifiutare l’avanzamento. Ciò nonostante uno di loro intervenne: “Non incoraggiare un uomo perché ha commesso un solo errore equivale a impedirgli di migliorarsi. Se qualcuno, che ha fallito una volta, mostra, con una condotta irreprensibile e conforme alle regole, di pentirsi sinceramente del suo errore, allora può rendersi eminentemente utile al servizio del daimio. Dunque incoraggiatelo”. Un altro Chiese: “Vi assumerete voi la responsabilità di una simile decisione?”. Dopo che il primo ebbe acconsentito, i presenti lo incalzarono per conoscerne le ragioni. Egli diede questa risposta: “Mi faccio suo garante perché un tempo ha sbagliato. Non si può accordare fiducia a che non ha mai commesso errori”.
In questo modo quell’uomo ottenne la promozione.

(I, 51)
Al momento di prendere in esame la questione dei criminali, Nakano Kazuma propose di rendere più mite la punizione. Questo è un esempio di saggezza che poteva venire solo da lui. In quel periodo, sebbene ci fossero numerosi uomini al servizio, se non ci fosse stato Kazuma, nessuno avrebbe aperto bocca.

(I, 56)
La brama di ricchezza è la ragione per cui il samurai cade in errore. Se rimane povero, non sbaglierà mai. Un uomo intelligente nota subito i difetti del lavoro degli altri, ma così non vivrà mai bene. Chi pensa che il mondo sia colmo di difetti corruccia il volto e viene evitato da tutti. Anche se una persona ha molto talento, senza l’amicizia non sarà mai in grado di mostrarlo. Anche questo difetto sarà causa di insuccesso.

(I, 57)
Un uomo era solito ripetere: “Il tale e il talaltro hanno un temperamento violento, ma io l’ho detto loro in faccia…”. Questa è cosa sconveniente da dire, ed egli si era comportato così solo perché voleva dare l’impressione di avere un carattere duro, ma quello che emerge da queste affermazioni piuttosto meschine è solo l’immaturità. Il samurai è ammirato perché rispetta il codice e si comporta rettamente. Parlare agli altri in questo modo non è diverso da lasciarsi andare a discorsi degni solo della soldataglia. E’ volgare.

(I, 59)
Non è bene essere troppo fermi nelle proprie convinzioni.Se, con la perseveranza e la concentrazione, il samurai acquisisce opinioni immutabili, può essere tentato di concludere precipitosamente di aver già raggiunto un livello accettabile di perfezione. Ciò è da sconsigliare nel modo più assoluto. Attraverso l’assiduità il samurai deve prima acquisire la padronanza dei principi base, poi continuare ad esercitarsi affinché queste tecniche diano i loro frutti. Egli non deve mai cedere, ma perseverare nel suo addestramento per tutta la vita. Pensare di poter mitigare la disciplina semplicemente perché si è fatta qualche scoperta personale è il colmo della follia. Il samurai deve sentirsi costantemente animato dal pensiero di essere ancora lontano dalla perfezione e consacrare tutta la vita alla sua ricerca, perseguendo assiduamente la vera Via. Per mezzo di una pratica simile è possibile trovarla.

(I, 60)
Queste sono le massime di Yamamoto Jinuemon: “Se si vede con chiarezza una direzione, si possono vedere le otto direzioni.
“Una risata falsa mostra mancanza di dignità in un uomo e scostumatezza in una donna.
“Che si parli in modo formale o informale, si dovrebbe guardare il proprio interlocutore negli occhi. All’inizio e alla fine della conversazione va fatto l’inchino.
“Dopo aver letto libri e altri scritti, è meglio bruciarli o buttarli via. Si dice che leggere sia il dovere della Corte imperiale, ma il dovere dei membri del clan di Nakano è esercitarsi nelle arti marziali.

“Un samurai senza clan e senza cavallo non è affatto un samurai.
“Un kusemono è un uomo su cui fare affidamento.
“Ci si dovrebbe alzarsi alle quattro del mattino, lavare e pettinare quotidianamente, mangiare quando sorge il sole, e ritirare quando calano le tenebre.
“Il samurai usi lo stuzzicadenti anche quando non ha mangiato. La sua veste all’interno sia foderata con pelle di carne, all’esterno con pelle di tigre.”

(I, 61)
Che risposta si dovrebbe dare alla domanda: “Per un uomo quali sono la disciplina fondamentali?”? Innanzitutto è bene che la mente diventi immediatamente pura e non contorta. In generale tutte le persone sembrano scoraggiate. Se qualcuna ha una mente pura e non contorta, la sua espressione è viva. Quando svolge il suo compito, una sola disposizione si manifesta nel suo cuore: verso il daimio, fedeltà: verso i genitori, pietà filiale; nel Bushido, coraggio; e ciò che vale per tutte le discipline. Questo atteggiamento interiore è molto difficile da realizzare e, una volta ottenuto, è duro da mantenere. Non esiste nulla al di fuori del pensiero del momento presente.

(I, 64)
Il Maestro Ittei racconta: “Copiando un buon modello ed esercitandosi con impegno, anche un cattivo calligrafo può migliorare”. Allo stesso modo, un samurai può servire bene il suo daimio se imita un buon esempio, benché questo sia molto raro da trovare. Perciò è bene crearlo da sé, prendendo le differenti qualità da persone diverse: da una l’etichetta, da un’altra il coraggio, da un’altra il modo di esprimersi, da un’altra la retta condotta, da un’altra la sincerità, da un’altra la capacità di decidere con prontezza. Cogliendo il lato migliore di tutti, si crea un buon esempio. Nelle arti non si può raggiungere il livello del maestro se se ne imitano i difetti, perciò non è utile farlo. Fra le persone di buone maniere ne esistono alcune inaffidabili. Se si prendono a modello tali individui è facile imitare il lato negativo. Se si pone attenzione ai lati positivi, qualunque cosa diventare un buon esempio o un buon maestro.

(I, 65)
Quando recapiti una lettera importante, o un altro scritto, tienila fermamente in mano mentre sei in viaggio e non lasciarla neppure una volta, ma consegnala direttamente al destinatario.

(I, 66)
Colui che serve il suo daimio è un uomo che riesce a non distrarsi mai con nulla, come se fosse sempre alla presenza del suo padrone o degli altri. Se si distrae quando è solo, lo farà anche in pubblico. E’ importante essere sempre vigili.

(I, 68)
Molti si sono sviati a causa del bere eccessivo. Questa è una grande disgrazia. La prima cosa da considerare è quella di non oltrepassare il proprio limite; quindi si deve essere coscienti della propria soglia di tolleranza. Capita di eccedere il limite anche se lo si conosce, perciò è necessario fare attenzione a non bere eccessivamente soprattutto durante le feste, cercando di rimediare nelle situazioni d’emergenza. Bisogna tenere presente che una festa è un luogo pubblico, dove si è sotto gli occhi di tutti.

(I, 71)
Quando si riceve un ordine, positivo o negativo, generalmente non si parla e ci si inquieta. Invece è bene rispondere in modo appropriato, e per questo ci si deve preparare in anticipo. Anche quando una persona riceve un incarico, se pensa di vantarsene, la cosa traspare subito. Ho visto molti individui simili ed è triste. Quando un uomo consapevole delle proprie capacità riceve un incarico, comincia a preoccuparsi di riuscire a portarlo a termine e questo appare sul suo volto. Gli incostanti sbagliano logica e nel futuro commetteranno altri errori.

(I, 71)
E’ bene essere colti, ma molto spesso ciò conduce a errori. Questa è l’ammonizione del monaco Konan. Vale la pena di osservare le imprese di una persona abile allo scopo di conoscere la propria inadeguatezza, ma spesso ciò non accade. In genere, noi ammiriamo le nostre opinioni e amiamo la discussione fine a se stessa.

(I, 76)
L’anno scorso a una grande riunione c’era un uomo che esponeva la sua opinione, del tutto diversa da quella della maggioranza, e affermava che avrebbe ucciso il capo dell’assemblea se la sua idea non fosse stata accolta. L’ebbe vinta. Al termine egli disse: “Ho ottenuto immediatamente il consenso dei partecipanti. Penso che siano troppo deboli e inaffidabili per essere i consiglieri del daimio”.

(I, 77)
Quando una riunione ufficiale è estremamente seria e qualcuno vi introduce, alla leggera, argomenti diversi, spesso i partecipanti esprimono freddezza nei suoi confronti e vanno in collera. Ciò non è bene. In momenti simili, l’etichetta del samurai prescrive di mantenere la calma e di trattare l’interlocutore con benevolenza. Maltrattare qualcuno è un comportamento degno di un servo.

(I, 78)
Ci sono momenti in cui si ha veramente bisogno degli altri. Se questo si ripete di frequente, si finisce per essere molesti e fuori luogo.
Per alcune cose sarebbe meglio non dover contare sull’aiuto altrui.

(I, 79)
Si può imparare qualcosa da un temporale. Quando un acquazzone ci sorprende, cerchiamo di non bagnarci affrettando il passo, ma anche tentando di ripararci sotto i cornicioni ci inzuppiamo ugualmente. Se invece, sin dal principio, accettiamo di bagnarci eviteremo ogni incertezza e non per questo ci bagneremo di più. Tale consapevolezza si applica a tutte le cose.

(I, 81)
C’era un uomo in Cina che amava le immagini raffiguranti i draghi. Tutti i suoi vestiti e i suoi mobili erano decorati con questo motivo. Il dio dragone si accorse di questo amore profondo, così, un giorno, un drago vero si presentò alla sua finestra. Si dice che l’uomo sia morto di paura… A parole costui era di certo molto coraggioso, ma si rivelava tutt’altra persona al momento di agire.

(I, 82)
Un maestro di spada, in punto di morte, chiamò il suo allievo migliore e pronunciò le sue ultime volontà: “Ti ha trasmesso tutte le tecniche segrete della mia arte, e non ho più niente da aggiungere. Se anche tu pensi di avere un discepolo, dovresti esercitarti ogni giorno con la spada di bambù. Non si eccelle solo con le tecniche segrete, ma anche con la pratica quotidiana”. Allo stesso modo, negli insegnamenti di un maestro di renga, veniva detto che il giorno prima di un tenzone di poesia si dovrebbe placare la mente e leggere una raccolta di testi poetici. Questa è la vera concentrazione. Tutte le professioni dovrebbero essere esercitate con concentrazione.

(I, 83)

Sebbene la “via di mezzo” sia la misura di tutte le cose, nelle altri marziali un uomo deve sempre sforzarsi di superare gli altri. Nell’arte del tiro con l’arco si insegna a mantenere le braccia alla medesima altezza, ma la destra tende a salire più della sinistra. Se si abbassa un poco la destra quando si tira, entrambe le braccia si troveranno sulla stessa linea. Nei racconti dei samurai più anziani si afferma che se sul campo di battaglia si ha la volontà di abbattere guerrieri esperti, e si è sempre determinati ad atterrare un avversario più forte, si raggiungeranno il valore, la fierezza e il coraggio. Si dovrebbe applicare questo principio anche nella vita di tutti i giorni.

(I, 85)
C’è un modo di educare i figli dei samurai. Sin dalla più tenera infanzia si dovrebbe promuovere nel bambino il coraggio ed evitare di spaventarlo o di mentirgli. Se si diventa paurosi da piccoli, si resta segnati per tutta la vita. Il genitore imprudente incute nei figli il terrore dei lampi, non li lascia andare in luoghi bui o racconta storie terrificanti. Inoltre, diventeranno timidi se sono rimproverati in modo eccessivamente severo. Non si dovrebbe permettere che si formino cattive abitudini. Quando infatti esse si radicano, il bambino, pur ammonito, non migliorerà. Gli si insegnino un linguaggio appropriato e le buone maniere, non gli si permetta di conoscere l’avidità. Se il bimbo è sano e normale, e viene allevato in questo modo, crescerà bene. Inoltre, è naturale che il figlio di genitori che non vanno d’accordo manchi di pietà filiale. Anche le relazioni tra padre e figlio potrebbero deteriorarsi a causa della stoltezza della madre. Una madre ama il suo bambino sopra ogni cosa, e potrebbe essere parziale e proteggerlo quando viene punito dal padre. Se diventa l’alleata del piccolo, ci sarà discordia tra padre e figlio.

(I, 86)
Se non si è decisi nelle proprie risoluzioni, si verrà superati dagli altri. Inoltre, se durante una riunione ci distraiamo mentre qualcun altro sta parlando, a causa della nostra mancanza di attenzione potremmo dare l’impressione di essere d’accordo persino che egli sostiene qualcosa di contrario ai nostri sentimenti. Per questo motivo, negli incontri con gli altri, non ci dovrebbe distrarre mai, neppure un istante. Quando ascoltiamo un racconto o durante una conversazione, dovremmo essere attenti a non farci cogliere in fallo, e se c’è qualcosa su cui non siamo d’accordo, dovremmo parlare con chiarezza, mostrare all’avversario il suo errore, e opporci. Persino da faccende di poco conto può nascere un grave errore. Si dovrebbe porre attenzione a questo. Inoltre, è bene evitare uomini verso i quali si sono nutriti dubbi in precedenza, perché prima o poi costoro ci inganneranno. Per riuscire in questo è necessario avere molta esperienza.

(I, 88)
Il detto “Impara l’arte e mettila da parte” è valido in vari feudi, ma per i samurai del clan di Nabeshima l’arte non è d’aiuto. In tutti i casi, chi pratica un’arte è un artista, non un samurai, e bisognerebbe essere degni del titolo di samurai. Solo dopo aver compreso che l’abilità artistica non è indispensabile, allora ogni genere di talento tornerà utile. Bisogna tenere a mente questo principio.

(I, 90)
Si dice di non esitare a correggersi quando si è commesso uno sbaglio. Se lo si fa senza il minimo indugio, l’errore scomparirà rapidamente, ma se si cercherà di occultarlo, apparirà più disdicevole e arrecherà maggior dolore. Se una persona si lascia sfuggire parole improprie, ma spiega subito ciò che pensa, senza lasciare dubbi, esse non avranno effetto ed egli non si sentirà in colpa. Comunque, se dopo il chiarimento qualcuno lo biasima ancora, costui dovrebbe essere pronto a ribattere così: “Ho spiegato il motivo del mio discorso sconsiderato. Non posso fare nient’altro, se non vuoi sentire ragione. Poiché ho detto queste cose senza volerlo, dovresti far conto di non averle sentite. Tutti possono sbagliare”. Non si dovrebbe mai dire del male degli altri né rivelare segreti. Inoltre, si dovrebbe parlare tenendo sempre presente i sentimenti del proprio interlocutore.

(I, 91)
Il modo appropriato di applicarsi nell’arte della calligrafia è quello di scrivere gli ideogrammi con accuratezza, ma ciò non è sufficiente, perché così la scrittura sarà semplicemente fiacca e rigida. E’ necessario andare oltre la forma pure e allontanarsi dalla regola. Questo principio si applica a tutte le cose.

(I, 94)
C’è un detto: “Se desideri sondare il cuore di un amico, ammalati”. Chi si comporta da amico quando tutto va bene, ma poi volta le spalle come un estraneo in caso di malattia o di sventura è solo un vigliacco. Quando un amico deve affrontare una disgrazia è molto importante restargli accanto, fargli visita e soccorrerlo. Per tutto il tempo della sua vita il samurai non deve mai permettersi di allontanarsi da coloro verso i quali è spiritualmente debitore. Ecco dunque un mezzo per misurare i sentimenti reali di un uomo. Molto spesso ci rivolgiamo agli altri per chiamarli in aiuto e li dimentichiamo quando la crisi è passata.

(I, 95)
La bontà o la cattiveria di un individuo non si riflettono nella prosperità o nella miseria mondana. Come ogni cosa, la prosperità e la miseria non sono che manifestazioni della natura. Il bene e il male sono, invece, scelte dell’uomo. Per educare gli altri si dice che la prosperità e la miseria nel mondo sono la diretta conseguenza di un carattere buono o cattivo.

(I, 98)
Un giorno fu richiesto a Morooka Hikoemon di confermare la verità di alcune sue affermazioni con un giuramento. Ma egli rispose: “La parola del samurai è più salda del metallo. Dal momento che io sono permeato da questo principio, cosa possono aggiungere a ciò gli dei e i buddha?”. Il giuramento fu annullato. Questo accadde quando aveva ventisei anni.

(I, 105)
Quando accade un evento straordinario, è ridicolo sostenere che sia un mistero e un presagio. Eclissi di sole e di luna, comete, nuvole che sventolano come bandiere, neve a maggio, lampi a dicembre sono fenomeni che accadono ogni cinquanta o cento anni. Se verificano a causa del movimento di yin e yang. Anche il fatto che il sole sorga a est e tramonti a ovest potrebbe essere un mistero, se non si ripetesse ogni giorno. Inoltre, la ragione per cui una disgrazia accade quando si verificano fenomeni strani è dovuta al fatto che la gente vede un prodigio, come le nuvole svolazzanti, e si aspetta che avvenga qualcosa. Gli uomini creano nella loro mente questa correlazione. I misteri sono sempre un’illusione creata dalle parole.

(I, 112)
L’uomo calcolatore è un codardo. Affermo questo perché i calcoli concernono sempre il guadagno e la perdita, e l’opportunista si preoccupa sempre di ciò. Morire è una perdita, vivere è un guadagno ed è così che spesso si decide di non morire, ma questo è un alto di viltà. Allo stesso modo, chi ha ricevuto una buona educazione può mascherare, con la sua intelligenza e la sua eloquenza, la codardia o la cupidigia che costituiscono la sua vera natura. Molte persone non se ne rendono conto.

(I, 114)
Il daimio Naoshige era solito dire: “La Via del samurai è la passione per la morte. Neppure dieci uomini insieme sono capaci di far vacillare un uomo animato da una convinzione simile”. Non si possono compiono grandi gesta quando si è una disposizione di spirito normale. E’ necessario diventare fanatici e sviluppare la passione per la morte. Se si esita o si pensa eccessivamente, si rischia di perdere l’occasione per realizzare l’impresa. Nella Via del samurai la lealtà e la pietà finale sono superflue; ciò che serve è la passione per la morte: tutto il resto seguirà naturalmente.

(I, 115)
Shida Kichinosuke disse: “Se non ti rimane nulla da perdere e puoi scegliere tra la vita e la morte, è meglio vivere”. Ma questo è un paradosso, perché egli afferma anche: “Quando puoi scegliere tra andare o restare, è meglio restare”. Un corollario a ciò potrebbe essere: “Quando puoi scegliere tra mangiare o non mangiare, è meglio astenersi dal cibo. Quando puoi scegliere tra morire o non morire, è meglio morire”.

(I,116)
Di fronte a una disgrazia non è sufficiente rimanere calmi. Quando sopraggiunge la sventura, il samurai deve rallegrarsene e andare avanti con coraggio. Un’attitudine simile differisce radicalmente dalla rassegnazione. Questo è ciò che afferma il detto: “Quando le acque salgono, la barca fa altrettanto”.

(I, 117)
Sentendo parlare delle grandi imprese di un maestro, è segno di meschinità d’animo pensare che non si lo potrà mai eguagliare. Ci si deve, al contrario, sforzare di pensare: “Il maestro è un uomo proprio come me, perché dunque gli sarei inferiore?”. Non appena il samurai si decide a raccogliere questa sfida contro se stesso, si è già incamminato verso la Via. Il maestro Ittei disse: “ Un uomo ritenuto saggio acquisisce questa reputazione solo perché ha iniziato ad approfondire le sue conoscenze dalla più giovane età. Non si ottengono risultati rapidi con un apprendistato tardivo, per quanto difficile sia”. Non appena un un uomo prende la decisione di giungere alla perfezione, può già sperare di fare l’esperienza dell’illuminazione.

(I, 118)
Il samurai deve prestare attenzione a ogni gesto per evitare di infrangere il codice, per quanto insignificanti possono essere gli errori di condotta. Capita che, per distrazione, egli non tenga a freno la lingua e si lasci scappare riflessione come: “Io sono decisamente un vigliacco” o “Se si verifica questa circostanza, fuggiamo per metterci in salvo” o “Che cosa terrificante” e così via. Il samurai non deve pronunciare affermazioni simili, né per scherzo, né per burla, né per disattenzione, neppure nel sonno o in qualunque altra situazione. Una persona perspicace indovinerebbe facilmente la vera natura di chi ha proferito tali parole. Si deve sempre fare attenzione.

(I, 119)
Se il coraggio è radicato nel cuore e la risoluzione è ferma, quando giunge il momento la persona sarà necessariamente capace di fare la mossa giusta. La sua condotta e le sue parole dovranno essere conformi all’occasione. Le parole sono particolarmente importanti. Non servono a svelare le profondità del cuore, perché questo trasparirà nella quotidianità.

(I, 122)
Un antico proverbio recita: “Una decisione va presa nello spazio di sette respiri”. Il daimio Takanobu un giorno fece questa osservazione: “Se un uomo esita troppo a lungo a prendere una decisione, s’addormenta”. Il daimio Naoshige ribatté: “Se ci si lancia senza vigore, sette azioni intraprese su dieci non hanno seguito; il samurai agisce con rapidità”. E’ estremamente difficile prendere decisioni in stato di agitazione. In compenso, se si trascurano le conseguenze minori e si affrontano i problemi con spirito fermo,fresco e affilato come un rasoio si trova sempre la soluzione nello spazio di sette respiri. Bisogna essere determinati e avere il coraggio di gettarsi nell’impresa.

(I, 123)
Colui che possiede qualche conoscenza diventa presto presuntuoso e si compiace all’idea di essere considerato competente. Colui che si vanta delle proprie capacità reputandosi superiore sarà inevitabilmente punito dal Cielo. Un uomo che non sa farsi apprezzare dagli altri non sarà utile a nessuno, malgrado la grande competenza. Che lavora duramente restando modesto, accettando con benevolenza la posizione subalterna che occupa e rispettando i suoi pari, sarà stimato moltissimo.

(I, 126)
Le cattive relazioni tra chi non detiene più il potere e chi lo esercita, tra padre e figlio, tra fratelli, nascono da motivi egoistici. Lo prova il fatto che non ci sono relazioni cattive tra il daimio e colui che lo serve.

(I, 128)
Un detto che risale al tempo del daimio Katsushige insegna: “Metti il piede in fallo e cadi sette volte, otto rialzati e risorgi”. Il samurai dovrebbe avere sempre la libertà di mettere alla prova la propria forza spirituale.

(I, 131)
In un poema dedicato alla gloria di Yoshitsune è scritto: “Un comandante deve rivolgersi spesso ai suoi soldati”. Colui che serve il suo daimio sarà tanto più pronto a consacrare la vita al suo servizio quando egli, sia in circostanze eccezionali che nella vita quotidiana, esprimerà elogi e considerazioni come: “Mi hai servito bene”, “ Dovresti prenderti molta cura di questo e quello”, “Ora ho un vero servitore”. Queste osservazioni premurose sono di grande importanza.

(I, 135)
Chi possiede poca saggezza criticherà i suoi tempi. Ciò è alle origini delle disgrazie. Una persona prudente nel parlare sarà utile in tempi prosperi ed eviterà guai in tempi nefasti.

(I, 139)
L’addestramento non finisce mai. Se un uomo pensa di essere giusto alla fine va contro lo spirito del Bushido, mentre se, per tutta la vita, pensa di non essere mai arrivato, quando muore gli altri penseranno che abbia completato la Via del samurai. Pur addestrandosi per tutta la vita è molto difficile che un uomo raggiunga l’uno mantenendosi puro. Se non è puro, egli non raggiunge la Via. Servire il maestro e il valore militare devono diventare una cosa sola.

(I, 140)
E’ male quando una convinzione diventa duplice. Non si dovrebbe ricercare altrove se si è scelta la Via del samurai. Lo stesso vale per qualunque cosa venga definita “Via”. Perciò e contraddittorio interessarsi alla Via di Confucio o a quella di Buddha e sostenere che sono il Bushido. Chi si attiene a tale principio dovrebbe essere in grado di studiare tante vie diverse essendo, tuttavia, sempre più in armonia con la propria.

(I, 142)
La prima parola pronunciata dal samurai, in qualsiasi circostanza, è estremamente importante. Tramite questa egli rivela tutto il suo valore. In tempo di pace, come in tempo di distruzione e caos, il grande coraggio può essere rivelato da un’unica parola: allora si può affermare che essa sia il fiore dell’anima.

(I, 143)
Il samurai deve sempre evitare di lamentarsi, anche nella vita quotidiane. Deve sempre stare attento a non lasciarsi sfuggire mai un’espressione di debolezza. Una sola parola detta inavvertitamente spesso rivela il valore di chi l’ha pronunciata.

(I, 144)
Quando si è determinati, l’impossibile non esiste: allora si possono muovere cielo e terra. Ma quando l’uomo è privo di coraggio, non può persuadersene. Muovere cielo e terra senza sforzo è una semplice questione di concentrazione.

(I, 147)
Un uomo la cui reputazione si basa sulla sua abilità in una tecnica è uno stupido. Concentrando tutta la sua energia in un solo campo, certamente vi eccelle, ma non è interessato ad altro. Un uomo simile è inutile.

(I, 148)
Il samurai che non mostra interesse né per ricchezza né per l’onore di solito si riduce a essere ignobile e a screditare gli altri. Un uomo simile è al tempo stesso presuntuoso e inutile, e finisce per rivelarsi inferiore a colui che ha per soli moventi l’ambizione, il denaro e la fama.

(I,149)
Fino all’età di quarant’anni il samurai non deve lasciarsi sedurre dalla saggezza o dal buonsenso, ma fare affidamento solo sulle proprie capacità e sulla forza di carattere. Più quest’ultima è grande, migliore è il samurai. L’individuo e la sua posizione sociale sono fattori importanti, ma, anche dopo la quarantina, un samurai non vale nulla se non ha forza di carattere.

(I, 150)
In una discussione è meglio esprimersi in modo appropriato qualunque sia l’argomento. Per quanto pregevole possa essere ciò che si dice, se non è pertinente smorzerà la conversazione.

(I, 152)
Quando qualcuno esprime un’opinione, bisogna saperla accettare con gratitudine anche se non sembra utile. Solo a questa condizione costui vi farà partecipi di ciò che ha sentito di voi. E’ bene fare e accettare critiche in modo amichevole.

(I, 154)
Nel mondo molte persone impartiscono insegnamenti, ma poche ringraziano e sono felici di riceverne, e sono ancora più rare quelle che li seguono. Superati i trent’anni è difficile che un uomo trovi qualcuno che gli insegni, in questo modo gli rimane preclusa la via della morale, diventa capriccioso e stupido, continua a commettere errori e va a finire male. E’ meglio entrare in relazione con persone ragionevoli, dalle quali si può ricevere insegnamenti.

(I, 162)
Quando all’interno del proprio clan o gruppo il samurai è tenuto a compiere azioni da guerriero, come adempiere all’ufficio del kaishaku o arrestare qualcuno, a tempo debito la gente noterà se era risoluto da subito. Egli deve sempre essere deciso a superare gli altri nel valore marziale, sentire di non essere inferiore a nessuno, e continuare a coltivare il coraggio.

(I, 163)
Se sul campo di battaglia il samurai non cede l’incarico di condurre l’assalto ed è fermamente intenzionato a penetrare le linee nemiche, non cadrà, il suo spirito sarà audace e dimostrerà il suo valore marziale. Questo consiglio è un’eredità degli Antichi. D’altra parte, se si deve morire in battaglia, bisogna essere decisi a stare di fronte al nemico.

(I, 164)
Se tutti gli uomini vivessero in armonia e seguissero le leggi del Cielo, i loro cuori sarebbero in pace. Se non c’è accordo, per quanto agiscano con rettitudine, mancheranno di fedeltà. Essere in dissidio con i propri compagni, evitare di partecipare persino alle rare riunioni, fare solo commenti stizzosi: tutto ciò è frutto di una mente superficiale e stolta. Ci si dovrebbe prefiggere di incontrare le persone cordialmente tutte le volte che capita e prestare attenzione, in modo da non sembrare annoiati. Tuttavia in questo modo impermanente non si capisce nulla dello stato delle cose. Non vale la pena di morire perché la gente pensa male di noi. Chi è bugiardo e falso è da biasimare perché si comporta in questo modo per il vantaggio personale. Se qualcuno antepone gli altri a sé, se evita discussioni, se è educato o umile, se fa le cose del bene altrui, se rivede persino coloro che ha già incontrato molte volte come fosse la prima, anche se non è un comportamento vantaggioso, avrò buone relazioni. Anche nel rapporto tra marito e moglie vale la stessa regola. Se ci si comporta in questo modo sin dal principio, non ci sarà disarmonia.

(I, 170)
Una persona fondamentalmente sicura non si angustierà se dettagli o questioni minori si riveleranno contro le aspettative. Ma, alla fine, i particolari sono importanti, il modo giusto e quello sbagliato di agire si trovano nelle piccole cose

(I, 173)
Quando ero giovane, tenevo un diario “diario dei rimpianti” in cui annotavo i miei errori. E non passava mai un solo giorno senza che lo dovessi aprire venti o trenta volte. Non appena capii che sarebbe stato sempre così, decisi di abbandonarlo. Ancora oggi, quando medito prima di addormentarmi sulla giornata trascorsa, non c’è giorno in cui abbia commesso qualche sbaglio. E’ quasi impossibile vivere senza commettere errori, ma le persone saccenti non sono pronte ad ammetterlo.

(I, 174)
Quando si legge un testo a voce alta, bisogna farlo salire dal ventre. Quando si legge solo con la bocca e la gola, ci si stanca presto. Questo è un insegnamento di Nakamo Shikibu.

(I, 175)
Nei giorni felici, bisogna guardarsi dalla superbia e dalla smodatezza. Se una persona non è prudente quando una situazione è normale, poi non sarà in grado di recuperare. Chi si esalta nei tempi buoni vacillerà in quelli avversi.

(I, 177)
Il maestro Ittei diceva: “ Il progresso nell’arte della calligrafia consiste nel creare l’armonia tra la pagina, il pennello e l’inchiostro; tendono a essere così separati!”.

(I, 178)
Il maestro prese un libro dalla sua cassa. Quando lo aprì ne uscì un profumo di boccioli di garofano essiccati

(I, 184)
Il maestro Ittei diceva ancora: “Per fare il bene, in poche parole, occorre sopportare la sofferenza”. Non accettare la sofferenza è il male. E’ un principio che non conosce eccezioni.

(I, 189)
Secondo gli Antichi, il samurai deve spiccare per la sua caparbietà. Ciò che è fatto con moderazione può essere giudicato insufficiente. E’ necessario “esagerare” per agire rettamente. Non bisogna dimenticare questo principio.

(I, 194)
Nelle questioni di capitale importanza per la nostra vita, se non ci basiamo sul nostro giudizio e non ci buttiamo in modo deciso, non risolveremo nulla. Se chiediamo aiuto agli altri su faccende serie, essi in molti casi potrebbero sottovalutare la situazione, o mentirci. In queste circostanze dobbiamo usare il nostro giudizio e, a ogni modo, diventare come pazzi pronti persino a dare la vita. Se riflettiamo su come agire rettamente, presto in noi sorgeranno dubbi e sbaglieremo grossolanamente. In molti casi un alleato, nel tentativo di fare del bene, potrebbe causare la rovina, e la sua gentilezza potrebbe essere fatale. Mi accadde proprio questo quando chiesi il permesso di diventare monaco. Il daimio Naoshige diceva: “Il bene e il male degli antenati possono essere rivelati dalla condotta dei loro discendenti”. Un erede dovrebbe agire in modo da palesare ciò che c’era di buono, e non di cattivo, nei suoi avi. In ciò consiste la pietà filiale. Quando investighiamo con attenzione gli eventi del passato, scopriamo che esistono diverse interpretazioni su di essi, e che alcuni fatti sono poco chiari. E’ meglio considerare tali come inconoscibili. Una volta il daimio Sanemori disse: “Esiste un modo per capire le cose apparentemente incomprensibili. Inoltre, ce ne sono alcune che capiamo in modo del tutto naturale, e altre che, per quanto ci impegniamo duramente, non possiamo comprendere. Questo è interessante”.

Queste parole sono molto profonde. E’ ovvio che ciò che è misterioso e profondo è insondabile. Ciò che è facilmente comprensibile è poco profondo.

(II, I)
Quando chiesi: “Che cosa non deve mai fare il samurai al servizio del suo daimio?”, mi fu risposto: “il samurai non deve bere smodatamente, né essere troppo sicuro di sé, né abbandonarsi al lusso”.

Nelle difficoltà, tali debolezze hanno solo poche occasione di essere soddisfatte, quindi non hanno che conseguenze limitate. Ma quando i tempi migliorano, la vita diventa più facile, e allora questi tre difetti possono sortire effetti nefasti. Si esamini da vicino la carriera delle persone conosciute: dal momento in cui iniziamo ad avere successo sono inclini a essere soddisfatte di loro stesse, e presto diventano smisuratamente arroganti, e si lasciano andare, in modo inammissibile, a un lusso sfrenato. E’ bene affrontare le difficoltà in gioventù perché chi non ha mai sofferto non ha temprato pienamente il suo carattere. Il samurai che si scoraggia o cede di fronte alla prova non è di alcuna utilità.

(II, 6)
I sogni mostrano la verità. Quando, di tanto in tanto, sogno di morire in battaglia o di fare seppuku, se mi armo di coraggio la mia disposizione d’animo cambia gradualmente. La notte del 27 maggio ho fatto un sogno simile. Se si dovesse riassumere il requisito essenziale del smurai, bisognerebbe sostenere che esso risieda nella devozione totale, corpo e anima, al proprio daimio. In secondo luogo è necessario che egli coltivi l’intelligenza, la compassione e il coraggio. Il possesso di tutte e tre queste virtù può sembrare impossibile all’individuo comune, ma non è difficile. L’intelligenza non è niente di più che saper ascoltare gli altri, e da ciò si attiene una saggezza infinita. La compassione consiste nell’agire per il bene altrui, onorando il prossimo. Il coraggio è saper stringere i denti. Questo basta in ogni circostanza, tutto il resto è inutile e fuori luogo, il samurai deve curare il suo aspetto, il suo modo di esprimersi, e perfezionarsi nella calligrafia. A questi compiti occorre dedicare una pratica costante. Innanzitutto il samurai avverta la presenza dentro di se di una forza tranquilla. Una volta portate a termine queste occupazioni, egli dovrà imparare la storia della sua terra e le sue tradizioni. Tutto sommato, essere un samurai è semplice. Se guardate coloro che attualmente sono di qualche utilità, vi accorgerete che riuniscono queste tre virtù.

(II, 8)
Un monaco ammoniva che se qualcuno attraversasse imprudentemente un fiume senza conoscerne la profondità, morirebbe travolto dalle correnti prima di raggiungere l’altra sponda. Lo stesso accade quando uno si butta senza discernimento a servire il daimio ignorando i costumi del tempo o i gusti del daimio; come risultato, il suo operato non solo sarà inutile, ma finirà per rovinarlo. Cercare di entrare nelle grazie del daimio è disdicevole. Prima di tutto si dovrebbe indietreggiare un poco e, dopo aver osservato la profondità dell’acqua, agire in modo da non dispiacere al daimio.

(II, 11)
Una persona irreprensibile è quella che si tiene lontana dal tumulto degli eventi. E’ necessario aver un carattere forte per riuscirci.

(II, 17)
Di certo esiste solo il particolare scopo del momento presente. Tuttavia la vita è fatta di attimi che si susseguono. Una volta compresa questa regola fondamentale, il samurai non deve più manifestare impazienza né porsi altri scopi. L’esistenza scorre semplicemente  Tuttavia le persone tendono a dimenticare tale precetto, pensando che esista sempre qualcosa di più importante. Pochi capiscono il valore di questo principio. Non si può imparare a conformarsi alle proprie decisioni senza perdere la Via, se non dopo una certa età, ma, una volta raggiunta l’illuminazione, anche se non se ne ha chiaramente coscienza, la determinazione è sempre presente. Se ci fissiamo in questo stato di attenzione continua, raramente ci sentiremo confusi, poiché così restiamo fedeli ai nostri principi.

(II, 18)
Lo spirito di un’epoca è qualcosa a cui non possiamo tornare. Esso tende a dissolversi, perché si sta approssimando la fine del mondo. Non può, in effetti, essere sempre primavera o estate, e ugualmente non può essere sempre giorno; quindi, se anche desiderassimo riportare il mondo allo spirito del secolo trascorso, ciò non sarebbe possibile. E’ importante trarre il meglio da ogni generazione. L’errore di chi ha nostalgia del passato sta nel fatto che non afferra questo principio. Ma coloro che mostrano considerazione solo per la realtà attuale, ostentando disprezzo per il passato, appaiono molto superficiali.

 

(II, 20)
Per seguire la Via il samurai deve mantenere l’attenzione sul momento presente e non vacillare, non avere pensieri mondani né essere schiavo delle passioni. Ogni istante è importante e quindi è necessario concentrarsi sempre sul momento presente.

(II, 22)
Nel passato gli uomini coraggiosi erano quasi tutti esuberanti; la loro vivacità era segno di forza e coraggio. Poiché ne dubitavo, Tsunetomo mi disse: “La loro vitalità potente ne aveva fatto esseri duri ed esuberanti”. Al giorno d’oggi, gli uomini hanno minori energia. La linfa si è inaridita, ma il loro carattere è migliorato. Il valore è di un ordine diverso. Il fatto che abbiano perduto in vitalità e guadagnato in dolcezza non significa che posseggano una passione minore per la morte. Ciò non ha nulla a che vedere con l’energia”.

(II, 29)
Yasuda Ukyo fece il seguente commento a proposito dell’ultimo bicchiere di sakè che si offre: “Solo la fine delle cose è importante”. La vita dovrebbe rispecchiare sempre questo insegnamento. Quando gli ospiti se ne vanno, è importante congedarsi a malincuore, altrimenti si rischia di sembrare stanchi e tutto il piacere della giornata viene meno. I nostri rapporti con gli altri devono essere improntati alla gioia. Si deve sempre dare l’impressione che ogni incontro sia molto importante. Questo è possibile con un po’ di attenzione.

(II, 31)
Il nostro corpo riceve la vita dal profondo del nulla. Esistere dove non vi è nulla è il significato della frase: “La forma è il vuoto”. Il fatto che tutte la cose traggano sostentamento dal nulla è il senso del motto: “Il vuoto è la forma”. Sarebbe errato pensare che si tratti di due concetti distinti.

(II, 32)
Ai giovani samurai si devono insegnare le virtù marziali, di modo che ciascuno di loro sia convinto di essere il guerriero più valoroso del Giappone. Al tempo stesso ogni giorno i giovani samurai devono valutare i loro progressi sulla Via e sbarazzarsi al più presto delle imperfezioni. Questo esame quotidiano è la condizione per raggiungere lo scopo prefissato.

(II, 33)
L’amore più profondo è l’amore nascosto, La poesia dice: “Alla mia morte dal fumo conoscerai il mio amore, mai espresso e tenuto celato nel mio cuore”. Chi esprime il suo amore prima di morire, non ama profondamente. Solo l’amore che rimane celato fino alla morte è infinitamente nobile. Sono convinto che sia sublime amare fino alla morte. Quando parlai di questo, alcuni erano del mio parere e costoro furono chiamati “amici del fumo”. Su questo si basa ogni altra conoscenza e la stessa cosa vale nella relazione tra il daimio e colui che lo serve. Per essere puro di fronte alle persone, un uomo non fa nulla di riprovevole quando è solo nel buoi e non pensa alle bassezze. Se si dà da fare per mostrarsi il suo valore, appariranno i difetti.

(II, 35)
Uesugi Kenshin disse: “Non ho mai pensato a vincere, ho solo capito che bisogna essere sempre all’altezza della situazione, e questo è ciò che conta. E’ imbarazzante che un samurai non lo sia. Se fossimo sempre all’altezza della situazione, non ci sentiremmo mai a disagio”.

(II, 38)
Nel quartiere di Edo si usa una specie di cestino da pranzo intrecciato, che viene adoperato un solo giorno nelle passeggiate primaverili. Al ritorno lo si getta via calpestandolo. La fine è importante per tutte le cose.

(II, 41)
Esiste un detto che afferma: “Quando le acque salgono, la barca fa altrettanto”. In altri termini, di fronte al bisogno l’ingegno si aguzza. E’ vero che gli uomini coraggiosi coltivano tanto più assiduamente le loro qualità quanto maggiori sono le difficoltà con le quali si confrontano. E’ un errore imperdonabile lasciarsi abbattere dalla prove.

(II, 44)
Mentre riflettevo, strada facendo, mi fu evidente che gli esseri umani sono delle marionette ben articolate, straordinarie e intelligenti.
Sebbene non siano appesi a fili, possono saltare, camminare, parlare. Come sono concepiti ingegnosamente!
Ma da qui alla prossima festa di Bon, possono morire e venire a renderci visita sotto forma di spiriti. Come è impermanente l’esistenza! Gli uomini sembrano dimenticarlo sempre.

(II, 47)
Un giorno il maestro Jocho pronunciò questa massima: “Adesso è il momento presente e il momento presente è adesso”. Abbiamo la tendenza a pensare che la vita quotidiana sia diversa dall’attimo decisivo; così quando arriva il momento di agire, non siamo mai pronti. Se siamo convocati al cospetto del daimio o inviati in missione, non troviamo le parole necessarie per esprimerci. Questi atteggiamenti tendono a mostrare che facciamo continuamente differenza tra “tempo” in senso lato e “momento presente”. Comprendere l’espressione: “Il momento presente è adesso” significa prepararsi costantemente all’imprevisto. Il samurai deve essere sempre pronto a esprimersi con chiarezza in pubblico, a essere convocato al cospetto del daimio e persino a incontrare personalità pubbliche come lo shogun. Questa disponibilità ad agire è il metodo da applicare per compiere tutte le nostre azioni, sia riguardo alle arti militari sia riguardo ai doveri civili.

(II, 51)
Un uomo disse: “Talvolta cambio parere sul servizio del samurai. Quando mi sento bene, penso che sia la cosa migliore del mondo, ma dopo qualche momento magari cambio idea e mi accorgo che è pericoloso. Se dovessi descrivere come muto parere a ogni momento fin da quando ero giovane, non basterebbero cento o duecento volte. E’ una cosa che non finisce mai. Vorrei realizzare qualcosa di meraviglioso”. Il maestro rispose: “E’ bene rimanere sempre in questo stato d’animo. E’ un errore credere di aver realizzato qualcosa. E’ bene pensare così per tutta la vita”.

 

(II, 52)
E’ bene che il samurai, anche quando è sul punto di essere decapitato, riesca a compiere l’ultima azione senza incertezze. Prova di ciò sono gli ultimi momenti di Nitta Yoshisada: se il suo spirito fosse stato debole, sarebbe caduto subito a terra nel momento in cui gli fu tagliata la testa. Un esempio recente è quello di Ono Doken. s e il samurai saprà tramutarsi in un fantasma vendicatore e mostrare grande determinazione, benché privato della testa non morirà.

(II, 55)
Sia che siano di stirpe nobile o di umili origini, ricchi o poveri, vecchi o giovani, illuminati o non illuminati, siamo tutti destinati a morire. Sappiamo che ciò è ineluttabile, ma ci illudiamo raccontandoci che gli altri moriranno prima di noi, che saremo gli ultimi. La morte sembra sempre lontana. Non è modo di pensare ingannevole e futile? Non è un’illusione, un sogno? Questo ci rende negligenti e non dovremmo crederci. Dovremmo essere coraggiosi e prepararci, perché presto o tardi la morte verrà a bussare alla nostra porta.

(II, 66)
E’ bene avere sempre nella manica un po’ di terra rossa. Può accadere che il samurai mostri un colorito esangue riprendendosi dall’ebbrezza o destandosi dal sonno. In tali occasioni è opportuno fare ricorso alla terra rossa.

(II, 73)
Il monaco Tennen era solito appendere campane eoliche, ma sosteneva: “Non lo faccio perché amo il loro suono. Le uso per conoscere le condizioni del vento in caso di incendio, dato che questa è l’unica preoccupazione per chi si cura di un grande tempio”. Quando il vento soffiava, lui stesso andava in giro di notte. Per tutta la sua vita il fuoco del suo braciere non si spense mai. Era solito tenere una lanterna di carta e un acciarino vicino al cuscino. Diceva: “Durante un’emergenza, la gente si agita, e nessuno accende una luce con celerità con celerità”.e una persona fa una distinzione tra il luogo pubblico e privato, o tra campo di battaglia e tatami, quando arriva il momento di agire si troverà impreparata. Bisogna mantenere costantemente la consapevolezza. Se non ci fossero uomini che dimostrano il proprio valore sul tatami, non potremmo neppure trovarli sul campo di battaglia. Il coraggio e la vigliaccheria non sono argomenti da discutere in tempo di pace. Sono di natura diversa. La vita dura solo un istante; è necessario avere forza di andare avanti facendo ciò che più ci piace. In questo mondo fugace come un sogno vivere nella sofferenza, non facendo che cose spiacevoli è pura follia. Questo principio, mal interpretato, può tuttavia essere nocivo, così ho deciso di non insegnarlo ai giovani… Mi piace dormire. In risposta alla situazione attuale del mondo, credo che quanto ho di meglio da fare sia rientrare a casa e dormire. Una notte feci un sogno che cambiava gradualmente a mano a mano che mostravo la mia forza di volontà. I sogni rivelano la condizione dell’animo di una persona. E’ bene seguirli e sforzarsi di comprenderli.

(II, 87)
La vergogna e il pentimento sono come un boccale d’acqua capovolto. Un amico provò compassione dopo aver ascoltato la confessione di colui che gli aveva rubato l’ornamento della spada. Se si vuole rimediare agli errori, le loro tracce si cancellano rapidamente.

 

(II, 88)
Spesso capita che un uomo con grandi facoltà di giudizio, rendendosi conto del suo valore, diventi sempre più importante. E’ difficile conoscere realmente le proprie qualità, ma lo è ancora di più ammettere le proprie debolezze. Questa riflessione è del maestro zen Kaion.

(II, 89)
La dignità di una persona si può valutare dalla prima impressione che dà. C’è dignità nello sforzo e nell’assiduità, nella serenità e nella discrezione. C’è dignità nell’osservazione delle regole del codice e nella rettitudine. C’è anche nello stringere i denti e mantenere gli occhi aperti: tutti questi atteggiamenti sono esteriormente visibili. Ciò che è di importanza è agire sempre con dignità e sincerità.

(II, 90)
L’avidità, la rabbia e la stupidità vanno sempre insieme. Quando nel mondo accade qualcosa di male, se osserviamo con attenzione, vedremo che è in relazione con queste tre cose. Se guardiamo ciò che vi è di buono, ci accorgeremo che non manca di saggezza, umiltà e coraggio.

(II, 95)
E’ male ignorare la storia del proprio clan. Ma ci sono circostanze in cui anche una conoscenza approfondita diventa un ostacolo. Una persona dovrebbe usare discrezione. Un sapere eccessivo può essere un impedimento anche nella vita quotidiana. Si mediti su questo principio senza dimenticarlo mai.

(II, 99)
Le persone che continuano a parlare di questioni di poca importanza probabilmente hanno qualche problema nel loro animo. Ripetono all’infinito le stesse cose per essere elusive e per nascondere le loro difficoltà. Ascoltarle fa sorgere dubbi nel cuore.

 

(II, 103)
E’ sbagliato sparlare degli altri, ma lo è anche lodarli continuamente. Il samurai deve conoscere la propria levatura, osservare la disciplina senza lasciarsi distrarre e parlare il meno possibile.

(II, 104)
Una persona onesta vive in pace e non si avventa sulle cose. Una persona di poco valore non trova pace, ma ovunque vada crea problemi ed è in conflitto con tutto.

(II, 105)
E’ bene considerare il mondo alla stregua di un sogno. Quando abbiamo un incubo, ci svegliamo e diciamo a noi stessi di aver solo sognato. Si dice che il mondo nel quale viviamo non sia affatto diverso.

(II, 106)
Le persone intelligenti usano tale loro dote per imporre a piacimento il proprio pensiero, a torto o a ragione, e cercano di far approvare qualunque cosa vogliano con i loro ragionamenti arguti. Questo è un insulto all’intelligenza. Niente di ciò che è compiuto avrà valore, se manca la verità.

(II, 107)
Talvolta, durante una discussione o un litigio, occorre saper perdere subito per farlo con eleganza. Così nel sumo, se per vincere a tutti i costi si ricorre all’imbroglio, si è peggio che perdenti, si è al tempo stesso sconfitti e indegni.

(II, 108)
Sentirsi profondamente diversi dagli altri, odiarli e litigare con loro implica che il cuore manca di compassione. Se una persona agisce sempre con compassione, non sorgeranno conflitti.

Appena una persona possiede un po’ di conoscenza si dà arie da sapiente: è una questione di inesperienza. Quando qualcuno sa veramente, non lo fa notare: un individuo simile è ben educato.

(II, 117)
Il monaco Keiho raccontò che il daimio Aki affermò un giorno che la virtù marziale consisteva nel fanatismo. Constatando che ciò si accordava con il mio stato d’animo, da allora decisi di vivere all’estremo, come se fossi pazzo.

(II, 118)
Il maestro Nakano Kazuma disse: “Il vero cuore della cerimonia del tè è la purificazione dei sensi: la vista, con la contemplazione della composizione di fiori e i pennelli con i dipinti dei paesaggi; l’odorato, con il profumo dell’incenso; l’udito, con il suono dell’acqua che bolle; il gusto, con il sapore del tè, il tatto, con la postura corretta. Quando purifichi i cinque sensi anche il cuore diventa puro. Quindi la funzione della cerimonia del tè è quella di purificare il cuore. Cerco di mantenere costantemente questo stato dell’essere e di non dimenticare mai il cuore della cerimonia del tè, non per il mero diletto. Anche gli utensili necessari devono essere adeguati al proprio stato sociale.

(II, 120)
Un samurai disse: “Esistono due tipi di orgoglio: quello interiore e quello esteriore. Il samurai che non li possiede entrambi non vale niente”. L’orgoglio può essere paragonato a una spada, la cui lama deve essere affilata e riposta nel fodero. Di tanto in tanto viene sguainata, brandita, poi pulita per essere rinfoderata. Se la spada del samurai è sempre sguainata e levata minacciosamente, tutti ne avranno paura ed egli avrà difficoltà a farsi degli amici. Se, al contrario, la spada non viene mai tolta del fodero, la lama perderà la l’affilatura e si coprirà di ruggine, e nessuno temerà più chi la porta

(II, 121)
Non si può ottenere il successo solo grazie alla propria abilità. E’ necessario essere tolleranti e non esprimere giudizi avventati sul bene e sul male. Comunque, la Via del samurai impone l’immediatezza. Il vero samurai è risoluto nelle sue decisioni e va diritto alla loro realizzazione.

(II, 130)
Chi è impaziente finisce per rovinare tutto e non riesce a compiere grandi imprese. Che invece non si preoccupa del tempo porterà a termine la sua missione molto velocemente. I tempi mutano. Pensiamo a come sarà il mondo tra quindici anni. Potrebbe essere molto diverso, anche se i libri di profezie ne parlano poco. Nel giro di quindici anni, nessuno dei valorosi di oggi ci sarà più, e persino i giovani, probabilmente, resteranno meno della metà. Il valore va man mano dissolvendosi. Per esempio se ci fosse penuria di oro, useremmo l’argento, e se mancasse l’argento, useremmo il rame. Con il mutare dei tempi e il diminuire delle capacità degli uomini, qualcuno potrà farsi valore anche con uno sforzo esiguo. Quindici anni sono lo spazio di un sogno. Se un uomo si prende cura di sé, alla fine porterà a termine la sua missione e sarà un prode. Di certo in un’epoca in cui i grandi uomini sono numerosi, brillare richiede uno sforzo considerevole. Ma, quando il mondo declina, è facile eccellere.

(II, 133)
Le parole e le azioni dell’uomo valoroso saranno sempre conformi alla Via del samurai e stimate dagli altri. Ma se ci domandiamo come dobbiamo agire, rimaniamo senza risposta, Una poesia dice: “Quando il cuore chiama, come rispondi?”. Queste parole sono fondamentali nel guidare coloro che seguono la Via del samurai.

(II, 134)
Si dovrebbero ascoltare con rispetto e gratitudine le parole degli uomini d’esperienza, anche se parlano di argomenti che si conoscono già. Talvolta accade che, dopo aver sentito dieci o venti volte la stessa storia, si abbia un improvvisa intuizione e che essa trascenda il significato abituale. Si tende a trattare con condiscendenza le persone anziane e a non prendere sul serio i loro racconti, invece bisognerebbe ricordarsi che esse godono di un’esperienza lunga e reale.

(III, 22)
Quando il daimio Naoshige passò per un luogo chiamato Chiriku, gli fu setto: “In questo posto vive un uomo che ha più di ottant’anni. Egli è talmente fortunato che dovreste fermarvi per salutarlo”. Naoshige ascoltò e rispose: “Chi può essere più sventurato di lui? Quanti figli e nipoti ha già visto perire? Dov’è la sua fortuna?”.  Non si fermò per andare a salutare il vecchio.

(III, 27)
Il daimio Naoshige disse al nipote Motoshige: “Non importa il rango di un uomo, il casato decadrà quando il suo tempo si compie. Se si cercherà di impedire la rovina, la fine sarà ancora peggiore. Se un uomo ritiene che il suo tempo sia compiuto, è bene accettare la fine. In questo modo potrebbe persino evitare la caduta”. Se dice che il fratello più giovane di Motoshige abbia imparato questo insegnamento da lui. Il daimio Naoshige sognò di passare davanti al tempio di Yoga e di sentire una voce che lo chiamava. Voltandosi a guardare, il daimio vide una figura vestita di bianco in piedi su un ponte di mattoni, che gli disse: “E’ meglio camminare nella luce”. Quando si svegliò, pensò che il messaggio onirico lo esortasse a una lampada al tempio, cosa che fece immediatamente. Questa usanza fu proseguita dalla famiglia Nabeshima.

(III, 34)
Una volta il daimio Naoshige disse: “C’è un momento in cui tutti sono allegri e amichevoli, ed è allora che ci si rilassa.

(IV, 18)
Tutte le sere, il daimio Nabeshima Katsushige era solito bere sakè e fare conversazione fino a quando i fumi del liquore erano scomparsi, poi andava a dormire. Prima di coricarsi, si sistemava la cintura, sguainava la spada dal fodero, contemplava la lama, quindi si addormentava. Non smise di compiere questo gesto fino alla morte.

 

(IV, 50)
Il daimio Katsushige era solito affermare che esistono quattro tipi di samurai: i “veloci poi lenti”, i “lenti poi veloci”, “i sempre veloci” e i “sempre lenti”. I “sempre veloci” sono samurai che, quando vengono impartiti loro degli ordini, li eseguono con prontezza risolvendo al meglio la situazione. Fukuchi Kizaemon e uomini come lui appartengono questo tipo. I “lenti poi veloci” sono samurai che, pur faticando a comprendere gli ordini, si impegnano subito riuscendo a portare a termine la missione. Ritengo che Nakano Kazuma e persone come lui siano tra loro. I “veloci poi lenti” sono samurai che , quando ricevono istruzioni, sembrano comprendere subito, ma poi temporeggiano e indugiano nell’esecuzione. Questa categoria è numerosa. Tutti i restanti appartengono al tipo “sempre lenti”.

(IV, 66)
Il daimio Katsushige disse: “Ancora non dimentico quello che ripeteva sempre il daimio, e ora lo dico a tutti voi: “Nei processi in tribunale ascoltate ciò che dice l’imputato e non condannate a morte. Neanche quando succede una cosa grave, dovete bere sakè. E’ una cosa disdicevole””.

(VII, 1)
Un giorno Hyogo Naritomi disse: “Sconfiggere i propri alleati è la vera vittoria. Trionfare sul proprio alleato significa vincere se stessi; è l’affermazione dello spirito sul corpo”. Il samurai deve coltivare quotidianamente il suo spirito ed esercitare il corpo, di modo che nessuno – fra mille alleati – possa toccarlo. Di certo, senza questa preparazione, non sarà mai capace di vincere un nemico.

(VII, 5)
Al momento dell’attacco al castello di Shimabara, Tazaki Geki indossava un’armatura fulgida. Al daimio Katsushige ciò non piacque e, dopo questo episodio, ogni volta che vedeva qualcosa di vistoso esclamava: “E’ proprio come l’armatura di Geki”. Alla luce di questa storia, si può dire che un’armatura e un equipaggiamento appariscente possono essere interpretati come segno di debolezza. Da loro si può indovinare l’animo di chi li indossa”.

(VII, 7)
Durante il regno del daimio Mitsushige, Oishi Kosuke, un soldato di fanteria, lo serviva. Quando il daimio Mitsushige si recava a Edo per il cambio di residenza stagionale, Kosuke faceva la ronda attorno alla sua tenda e, se riteneva insicura una certa zona, stendeva una stuoia e passava la notte vegliando. Quando pioveva, indossava semplicemente un copricapo di bambù e un impermeabile di carta oleata, e stava in piedi, vigile, sotto l’acqua a dirotto. Si dice che fino alla fine non abbia mai trascorso mai una sola notte trascurando i suoi doveri.

(VII, 21)
Durante il regno di Katsushige, coloro che lo servivano erano scelti sin da giovani, a prescindere dal rango d’appartenenza. Una volta, quando Shiba Kizaemon prestava servizio, il daimio, dopo essersi tagliato le unghie, ordinò: “Buttale via”. Kizaemon le prese in mano, ma non si alzò, e il daimio chiese: “Che cosa c’è che non va?”. Egli rispose: “Ne manca una”. Il daimio disse: “Eccola” e gli consegnò quella che aveva nascosto.

(VII, 40)
Si racconta che al termine di ogni riunione del suo clan, Oki Hyobu dicesse sempre: “I giovani devono sforzarsi di accrescere la loro determinazione e il loro coraggio. Ciò è possibile solo se il coraggio è radicato nel cuore. Quando la spada è spezzata, bisogna attaccare con le mani. Quando sono amputate, è necessario servirsi delle spalle. Quando le spalle sono ferite, bisogna mordere il collo di dieci e persino quindici avversari. Ecco cos’è il coraggio”.

(VII, 48)
Shida Kichinosuke diceva: “Correre fino a restare senza fiato è gravoso, ma stare in piedi dopo aver corso è una sensazione incredibilmente bella. Ancora più piacevole è sedersi, coricarsi è persino meglio, ma il benessere massimo si ottiene dormendo profondamente. Tutta la vita di un uomo dovrebbe essere così: impegnarsi al massimo da giovani e poi dormire quando si è vecchi o prossimi a morire. Ma riposare all’inizio e poi darsi da fare… Affannarsi alla fine e terminare la vita faticando è disdicevole”. Shimomura Rokurouemon raccontò questa storia. Il pensiero di Kichinosuke si riassume nel detto: “La vita di un uomo dovrebbe essere il più possibile faticosa”.

 

(VIII, 20)
Ikuno Oribe sosteneva: “Se colui che serve il daimio riflettesse solo sul dovere da compiere l’indomani, sarebbe capace di portare a termine qualsiasi missione. Affrontando quotidianamente la fatica, dovrebbe riuscire a adattarsi. Anche domani è solo un giorno come oggi”.

(VIII, 70)
Quando Nakano Takumi era sul punto di morte, la sua casa intera si raccolse intorno a lui, ed egli disse: “Tre sono le regole che il samurai deve rispettare: obbedire alla volontà del daimio, essere forte e sempre pronto a morire”.

(IX, 3)
Quando Shimomura Shoun era al servizio del castello, il daimio Naoshige affermò: “E’ una cosa meravigliosa il fatto che Katsushige sia così robusto e forte per la sua età. Nella lotta vince persino quelli più anziani di lui”. Shoun replicò: “Anche se sono vecchio, scommetto di essere migliore di lui nel sumo da seduti”. Così dicendo, sollevò Katsushige e lo gettò a terra con tanta forza da fargli male. Poi aggiunse: “Vantarsi della propria forza prima di essere temprati è come mettersi in ridicolo di fronte alla gente. Tu sei più debole di quanto sembri”. Quindi si allontanò.

(IX, 24)
Nakano Jinuemon era solito dire: “Un uomo che serve il suo daimio solo se è trattato con bontà non è un samurai. Colui che serve quanto è deluso e irragionevole è un samurai. Vi dovete imprimere nella mente questo principio”.

(IX, 26)
All’età di ottant’anni, Yamamoto Jinuemon si ammalò così gravemente da essere sul punto di lasciarsi sfuggire un gemito. Qualcuno gli disse: “Lamentatevi , se ciò vi può fare sollievo”. Ma egli rispose: “Il mio nome è conosciuto da tutti. Ho sempre mantenuto un atteggiamento degno, per tutta la vita. Mi è impossibile gemere nell’istante fatale”. Si dice che non abbia emesso neanche un lamento fino alla morte.

(IX, 36)
Si dice che Okubo Doko abbia affermato: “Tutti dicono che non ci saranno più maestri quando il mondo sarà prossimo alla fine. Questa è un’affermazione che non posso vantarmi di capire. Le peonie, le azalee e le camelie continueranno a produrre fiori magnifici. Se gli uomini riflettessero su questo fatto, capirebbero e, se osservassero i personaggi illustri dei nostri tempi, potrebbero sostenere che esistono maestri delle varie arti. Ma la gente è convinta che il mondo sia giunto alla fine, e perciò nessuno si impegna più. Ciò è vergognoso e non accade a causa dei tempi”.

(X, 2)
Nel trattato sull’arte della guerra di Yui Shosetsu La Via dei Tre Assoluti c’è un passaggio sulla natura del karma. Questo maestro ascoltò un insegnamento contenuto in diciotto volumi riguardanti il valore maggiore e minore. Egli non trascrisse mai quanto aveva appreso, né lo imparò a memoria, bensì lo dimenticò completamente. Poi, nell’affrontare situazioni reali, egli agiva secondo l’intuito, e gli insegnamenti ricevuti diventarono la sua saggezza personale. Questa è la natura del karma.

(X, 3)
Prima di partire per una missione importante, è necessario mettersi un po’ di saliva sui lobi delle orecchie, respirare profondamente, gettar via un oggetto o romperlo fra le mani. E’ un’arte segreta. Allo stesso modo, se il sangue sale alla testa, mettersi la saliva sui lobi delle orecchie serve per sentirsi immediatamente meglio.

(X, 5)
Un uomo sosteneva: “Io conosco la forma della ragione e dell’errore”. Quando qualcuno gli chiedeva chiarimenti al riguardo, egli rispondeva: “La ragione ha quattro angoli e non si muove neppure in una situazione estrema. L’errore è rotondo e, non distinguendo tra il bene e il male, tra giusto e sbagliato, si lascia rotolare ovunque da una parte all’altra”.

(X, 8)
Il senso essenziale del codice del samurai consiste nell’essere veloci all’inizio e alla fine, e lenti nel mezzo. Sentendo ciò, Mitami Chizaemon disse: “E’ proprio come adempiere all’ufficio del Kaishaku”.

 

(X, 58)
Una certa persona domandava: “Nel mausoleo del Santo c’è una poesia che recita: “Se nel proprio cuore/ un uomo segue la Via della Verità/ anche se non prega/ gli dei lo proteggeranno”. Qual’è la via della verità?”. Un uomo replicò: “Sembra che ti piaccia la poesia, perciò risponderò in versi: “Poiché tutto al mondo è solo inganno/ La morte è solo la verità”. Si dice che vivere la vita quotidiana come se si fosse già morti è la Via della Verità”.

(X, 86)

Quando Yamamoto Gorozaemon andò a Edo dal monaco Tetsuyu per apprendere la dottrina buddhista, Tetsuyu affermò: “Il Buddhismo si sbarazza della mente che discrimina. Tutto qui. Posso illustrartelo con un esempio sui guerrieri. La parola “viltà” è composta da due ideogrammi: quello di “pensiero” e quello di “mente”. Ora, “pensiero” equivale a discriminazione, e quando questa si radica nella mente, l’uomo diventa un codardo. Nella Via del samurai può un guerriero essere coraggioso quando sorge la discriminazione? Presumo che ciò esemplifichi il concetto”.

(X, 92)
Come diceva uno dei anziani, chi colpisce il nemico sul campo di battaglia è simile al falco che piomba su un uccello. Sebbene nello stormo se ne contino mille, il falco non presta attenzione ad alcuna preda se non a quella che ha puntato per prima. L’espressione kezuke no kubi indica la testa colpita dopo aver dichiarato: “Colpirò proprio il guerriero che indossa quell’armatura”.

(X, 93)
Un samurai disse: “Quando sono di fronte al nemico, ho sempre l’impressione di notte illuminata da una pallida luna. Se attacco in quel momento, so che non verrò colpito”. Questo è ciò che accade nel momento della verità.

(X, 95)
Un proiettile rimbalza quando colpisce l’acqua. Ma si dice che se viene intaccato con un coltello o con i denti, penetrerà attraverso l’acqua. Inoltre, quando il daimio caccia o è impegnato in attività simili, se la pallottola viene marchiata con un segno, ciò si rivelerà utile in caso d’incidente.

(X, 127)
Dieci ciechi camminavano in montagna, quando si trovarono di fronte a un precipizio: a tutti tremarono le gambe per la paura indicibile. Il primo della fila inciampò e precipitò nel burrone. Gli altri dissero: “Accidenti, poveraccio”, e piangendo rimasero paralizzati, senza riuscire a fare un passo avanti. In quel momento, l’uomo caduto gridò dal profondo del precipizio: “Non preoccupatevi. Sebbene sia caduto, non mi sono ferito e adesso sono tranquillo. Prima di cadere avevo molta paura, ma adesso sono veramente tranquillo. Anche voi, se volete essere senza preoccupazioni, buttatevi giù”.

(X, 129)
Hojo Awa no Kami riunì i suoi discepoli di arti marziali e chiamò un esperto di fisiognomica, a quei tempi famoso a Edo, perché gli rivelasse se erano coraggiosi o codardi. Li mostrò all’uomo uno alla volta, dicendo loro: “Se egli constata in voi il coraggio, a maggior ragione dovreste impegnarvi. Se accerta la viltà, dovreste impegnarvi a perdere la vita. Ciascuno nasce con una di queste viltà e non se ne deve vergognare”. A quel tempo Hirose Denzaemon aveva dodici o tredici anni. Quando si sedette di fronte all’esperto di fisiognomica, affermò con tono adirato: “Se in me leggi viltà, ti ucciderò con un solo colpo!”.

(X, 148)
Il monaco Ryoi diceva: “I samurai di una volta erano mortificati all’idea di morire nel proprio letto: speravano di cadere in campo di battaglia. Anche un monaco non potrebbe realizzare la Via se non avesse quest’aspirazione. E’ da codardi evitare la compagnia degli altri uomini. Solo una teoria sbagliata spinge qualcuno a credere che, isolandosi, agirà nel modo giusto. Perché anche se egli farà qualcosa di buono ritirandosi, non riuscirà ad aprire la strada alle generazioni future rimanendo fedele alle tradizioni del proprio clan”.

(XI, 1)
Nel Codice sulle Arti Marziali sta scritto: “Prima stimare di vincere subito, poi combattere, il che significa vittoria sicura. La ricchezza del tempo di pace è la possibilità della preparazione marziale per il tempo di guerra. Con cinquecento alleati ci si può disfare di un esercito di diecimila uomini”. Dopo l’assalto al castello del nemico, durante la ritirata, non si deve ripiegare per la strada principale, ma per quelle secondarie”. Bisogna deporre i morti e i feriti con il volto rivolto verso il nemico. Durante l’attacco il samurai deve trovarsi in prima linea e durante la ritirata alla retroguardia. Quando egli assale non deve trascurare di cogliere il momento propizi, e in questa attesa non deve dimenticare l’attacco.

(XI, 15)
Le campane eoliche sono usate in guerra per conoscere la direzione del vento. Per gli assalti notturni, il fuoco può essere posto sopravvento, mentre l’attacco può essere sferrato dalla direzione opposta. Anche gli alleati dovrebbero prestare attenzione a ciò. Si dovrebbero appendere sempre le campane eoliche per sapere da che parte soffia il vento.

(XI, 29)
Il daimio Naoshige diceva: “Ogni giovane samurai dovrebbe prestare attenzione ai seguenti consigli. Durante il tempo di pace, quando ascolta racconti di guerra, non dovrebbe mai chiedere: “In una situazione simile, come bisogna comportarsi?”. Tali parole sono fuori luogo. Come otterrà qualcosa sul campo di battaglia se nutre dubbi persino quando si trova nella sua stanza?” “C’è un detto che recita: “A prescindere dalle circostanze, un uomo dovrebbe essere sempre convinto di vincere. Dovrebbe scagliare per primo la lancia”. Anche se si rischia la vita, ci si può solo rassegnare quando la situazione non va come previsto”.

(XI, 40)
Non esiste nulla di così doloroso come il rimpianto, e piacerebbe a tutti evitarlo. Comunque, quando siamo molto contenti e diventiamo euforici, o quando ci buttiamo in un’impresa senza riflettere, poi ne rimaniamo turbati, e ciò è dovuto per lo più al fatto che non abbiamo pensato al futuro: così emerge il rimpianto. Certamente dovremmo cercare di non scoraggiarci, e quando siamo molto felici dovremmo calmare la mente.

(XI, 42)
Questi sono gli insegnamenti di Yamamoto Jinuemon, padre di Tsunetomo:

La determinazione è tutto.
Tieni ben legato persino un pollo arrostito.
Continua a spronare un cavallo al galoppo.
Chi ti critica apertamente non agisce con malizia.
Ciò che facciamo in vita riecheggia nell’eternità.
Il denaro è qualcosa che si trova quando lo si cerca. Un uomo buono non si trova così facilmente.
Cammina con una persona integerrima per un chilometro e ti racconterà almeno sette bugie.
E’ un atto di cortesia domandare quando si conosce già la risposta. Chiedere quando non si sa è un dovere.
Se si guarda bene in una direzione, si vedono anche tutte le altre.
Avvolgi le tue intenzioni in aghi di pino.
Non si dovrebbe spalancare la bocca o sbadigliare di fronte agli altri. E’ bene farlo dietro al ventaglio o la manica.
Il cappello di bambù e l’elmetto vanno portati ben calcati sulla fronte.

(XI, 46)
Un principio dell’arte della guerra insegna che un samurai dovrebbe semplicemente rischiare la vita e colpire. Se l’avversario si comporta allo stesso modo è un incontro alla pari. Sconfiggere il nemico è una questione di fede e di destino. Il samurai non dovrebbe mostrare dove dorme ad altre persone. Le ore di sonno profondo e il risveglio sono molto importanti. Bisogna porvi attenzione. Queste massime sono di Nagahama Inoduke.

(XI, 47)
Quando il samurai parte per il fronte, dovrebbe portare con sé un po’ di riso in una borsa. La sua biancheria intima dovrebbe essere di pelle di tasso. In questo modo non avrà pidocchi. In una campagna militare i pidocchi sono fastidiosi. Quando il samurai incontra il nemico, c’è un modo per stabilire la sua forza: se ha la testa abbassata, apparirà nero, e sarà forte, se guarda in alto, apparirà bianco e sarà debole. Ciò è raccontato in una storia di Natsume Toneri.

 

(XI, 48)
Un samurai che non provi distacco nei confronti della vita e della morte, è del tutto inetto. Il detto: “Ogni valore deriva dall’unità della mente” sembra implicare che tutta l’energia viene dalla concentrazione, ma di fatto significa aver risolto il problema della vita e della morte attraverso l’unità interiore. Con una tale disposizione d’animo un uomo può compiere qualunque impresa. Le arti marziali e quelle simili sono un mezzo per condurre alla Via.

(XI, 53)
Per calmarsi, il metodo segreto consiste nell’inghiottire la saliva. Lo stesso vale quando si va in collera. Mettersi un po’ di saliva sulla fronte è altrettanto efficace. Deglutire è la tecnica segreta della scuola di tiro con l’arco di Yoshida.

(XI, 60)
Nakano Jinuemon ammoniva: “Imparare le tattiche militari non serve a nulla. Se il samurai non chiude gli occhi e non si scaglia contro il nemico, anche se è solo a un passo, tutto il resto non sarà di alcuna utilità”. Questa era anche l’opinione di Iyanaga Sasuke.

(XI, 74)
Matsudaira Izu no Kami disse al maestro Mizuno Kenmotsu: “Voi siete un uomo di grande valore, peccato siate così basso”. Kenmotsu gli rispose: “E’ vero. A volte in questo mondo non tutto va come si desidera. Ora, se io vi tagliassi la testa e l’attaccassi sotto i miei piedi, sarei più alto. Ma è qualcosa che non si potrebbe fare”.

(XI, 90)
Tra le parole pronunciate dai grandi generali, ce ne sono alcune che furono dette in modo brusco. Tuttavia le si dovrebbe prendere ugualmente in considerazione.

(XI, 96)
Le persone all’apparenza intelligenti non brillano anche se compiono opere buone e, se le loro azioni sono ordinarie, la gente pensa che abbiano mancato. Invece, se chi si mostra gentile fa solo una piccola cosa buona, sarà elogiato.

(XI, 126)
Un devoto che pratica il Nembutsu recita il nome di Buddha a ogni respiro, per non dimenticarlo mai. Lo stesso dovrebbe fare colui che serve il suo daimio. Non scordarsi mai del proprio sovrano è quanto di più importante esista per un samurai.

(XI, 127)
Gli uomini che si comportano valorosamente al momento di morire dimostrano vero coraggio. Si trovano molti di questi esempi. Ma persone tenute in alta stima, che cadono preda all’agitazione in punto di morte, non dimostrano vero valore.

(XI, 134)
La Via del samurai va cercata nella morte. Si mediti quotidianamente sulla sua ineluttabilità. Ogni giorno, quando nulla turba la nostra mente e il nostro corpo, dobbiamo immaginare con tranquillità la nostra fine: trafitti da frecce, proiettili e lance, toccati dalla spada, inghiottiti da onde impetuose, divorati dalle fiamme in un incendio immenso, folgorati da un fulmine, travolti dal terremoto, precipitati in un abisso senza fine, vittime della malattia o di una morte improvvisa. Dobbiamo iniziare la giornata pensando alla morte.

Come diceva un anziano: “Quando lasci la tua casa, entri nel regno dei morti; quando varchi il tuo cancello, vai incontro al nemico”. Questa massima non raccomanda la prudenza, ma la ferma risoluzione a morire.

(XI, 141)
Se una persona giunge alla gloria troppo in fretta, avrà tanti nemici e non concluderà nulla. Se la raggiunge gradualmente, avrà molti alleati e sarà felice.
Con l’andar del tempo, che egli sia stato rapido o lento, dal momento in cui acquisisce la comprensione altrui, niente lo minaccia più. Si dice che l’opportunità offerta dagli altri sia la più sicura.

(XI, 145)
Le capacità individuali non cambiano molto, ma con la pratica dell’addestramento si può raggiungere un livello difficile da classificare. Se una persona si vanta del proprio livello, credendo che sia elevato, proprio questo dimostra come si trovi in basso. Una poesia dice: “Non arrestarti dove si ferma il tuo cuore”. Infatti rimarremmo ancorati a una patria vecchia. Invece, spostandoci di luogo in luogo, cambiamo casa e non ci fermiamo mai e, salendo un gradino dopo l’altro, riusciamo a raggiungere un livello elevato. Finché l’uomo non sale in alto è difficile capire le infinite capacita insite in lui.

 

GLOSSARIO

Bushido: la Via del samurai, il codice dei guerrieri giapponesi.
Daimio: signore feudale, titolo nobiliare dell’antico Giappone.
Go: antico gioco di strategia, di origine cinese ma molto popolare in Giappone, simile agli scacchi; consiste nel conquistare più territorio dell’avversario disponendo le pedine sul campo di gioco inizialmente vuoto.

Hakama: Pantaloni svasati con fianchi ampi.
Han: feudo, provincia.
Harakiri: vedi Seppuku.
Kaishaku: decapitazione di chi faceva seppuku, ufficio che spettava all’assistente.
Karma: termine sanscrito con il quale viene indicata la relazione causa-effetto tra le azioni degli uomini in questa vita e nelle vite precedenti.
Kusemono: Tsunetomo usa questo termine in senso positivo per designare una persona coraggiosa, risoluta, mentre nel giapponese moderno ha una connotazione negativa, sinonimo di canaglia.

Nembutsu: invocazione e pratica vocale. E’ l’abbreviazione di “Namu Amida Butsu”, che significa “Sia lode a Buddha Amida”.

No Kami: daimio di (per esempio, Nabeshima Hizen no Kami Tadanao equivale a Nabeshima Tadanao, signore di Hizen).

Renga: poesia recitata ripetutamente da numerose persone.

Ronin: samurai che ha perduto il suo daimio o che, per qualche ragione, è stato dimesso dal servizio.

Seppuku: letteralmente “tagliare l’addome”. E’ il suicidio rituale per sventramento compiuto dai samurai. Detto anche karakiri.

Shogun: governatore del paese, comandante supremo. Titolo ereditario tra il XIII e il XIX secolo designava l’imperatore.

Sumo: tipo di lotta corpo a corpo, in cui i lottatori si lanciano uno contro l’altro nel tentativo di atterrare e spingere l’avversario oltre il campo di gioco.

Natami: stuoia spessa che copre il pavimento usata nelle arti marziali per l’allenamento.
Terzuolo no kubi: espressione che significa: “La testa su cui il samurai ha posto la sua mano”. Yin e yang: nel taoismi, le due energie primarie che paralizzano la realtà. Lo Yin rappresenta il principio femminile, la passività, la contrazione; lo yang il principio maschile, l’attività, l’espansione.

Zen: termine giapponese che deriva dal cinese ch’erano, che a sua volta viene dal sanscrito Guyana, “meditazione”. Scuola del Buddhismo della meditazione, nata in Cina e fiorita in Giappone. Si pone come meta ultima il raggiungimento del astori, l’”illuminazione”.

 

PERSONAGGI E LUOGHI CITATI

Bon , Festa di: ricorrenza che viene celebrata il 15 luglio. Si ritiene che in questo giorno gli spiriti degli antenati tornino sulla Terra per stabilire un contatto con i vivi. Per questo motivo viene loro offerto cibo sugli altari dei templi buddhisti e sulle tombe.

Doken, Ono: samurai condannato al rogo nel 1615, dopo la battaglia di Osaka; durante il supplizio afferrò la spada di un ufficiale nemico e lo uccise.

Edo: città sede del governo dello shogun, l’attuale Tokyo.
Hyobu, Oki: ufficiale.
Ittei, Ishida: monaco buddhista e maestro neoconfuciano presso il quale studiò Tsunetomo. Kanigata: regione di Kyoto-Osaka, l’attuale Kansai.
Kenshin, Uesugi: daimio della provincia di Echigo.
Kusunoki, Masashige: noto samurai del medioevo giapponese.
Mausoleo del Santo: il Santo di Sugawara no Michizane, poeta, studioso, calligrafo e patrono dei letterati.
Nabeshima: nome della famiglia dei daimio del feudo di Hizen, l’attuale provincia di Saga, tra i quali Heizaemon, Naoshige, Katsushige, Mitsushige e Aki.
Nakano: nome della famiglia di origine di Tsunetomo, il padre Jinuemon venne adottato dagli

Yamamoto e con lui l’intera famiglia.
Naritomi, Hyogo: valoroso generale che prese parte alle campagne militari per l’unificazione del paese nel XVI secolo.
Ryuzoji, Takanobu: ultimo daimio della famiglia Ryuzoji.
Ryuzoji: nome della famiglia del fondatore, lekane, e dei primi daimio del feudo di saga. Sakyamuni il Buddha: il Buddha venerato in Giappone.
Shingen: Takeda Shingen, valoroso guerriero e daimio di Kai.
Shosetsu, Yui: ronin ed esperto di arte militare; a lui si deve il trattato La Via dei Tre Assoluti. I tre Assoluti sono il Cielo, la Terra e l’Uomo.
Tannen: monaco zen e maestro di Tsunetomo.
Yamamoto, Gorozaemon: nipote di Yamamoto Tsunetomo.
Yamamoto: nome della famiglia che adottò il padre di Tsunetomo.
Yashisada, Nitta: prode generale fedele all’imperatore; di lui si racconta che, colpito da una freccia nemica, trovò la forza di tagliarsi la testa e seppellirla prima di morire.

 
HAGAKURE. IL LIBRO SEGRETO DEI SAMURAIultima modifica: 2017-03-02T18:13:54+00:00da mikeplato
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