L’ESOTERISMO di TRUE DETECTIVE

di Mike Plato

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La prima stagione della serie televisiva True Detective ha affascinato il pubblico del 2014,  tanto quello che non mastica esoterismo, quanto soprattutto gli appassionati di cospirazionismo e del simbolismo occulto ad esso legato. Trattasi di un piccolo gioiello colmo di rivelazioni specifiche al simbolismo religioso, nonché di numerosi riferimenti filosofici forniti dal detective protagonista Rust Cohle (interpretato da Matthew McConaughey). In questa analisi in due parti vedremo di tirare fuori il pieno significato occulto della prima stagione, con un occhio alle fonti ispiratrici dello sceneggiatore rivelazione Nic Pizzolatto.

La storia è nota ai più. Le vite dei detective Rust Cohle e Marty Hart si intrecciano inesorabilmente nella lunga caccia a un presunto singolo serial killer in Louisiana, indagine durata diciassette anni. Attraverso archi temporali diversi, vengono raccontate le vite e le indagini dei due detective, dal 1995 al 2012, anno in cui il caso viene riaperto, dopo che si credeva chiuso per cattura e uccisione dei presunti omicidi seriali. I due sono profondamente diversi tra loro, sotto un certo aspetto opposti più che complementari, quindi apparentemente mal assortiti. Rust, indiscutibilmente l’eroe della serie, è profondo, filosofico, isolato, divora manuali di psicologia criminale e testi spirituali induisti in un appartamento così scarno di mobilia da sembrare zen. Rust osserva i dettagli anche più irrilevanti, ha sguardo indagatore, cerca di penetrare la psicologia di chiunque, non si fida di nessuno, prende appunti in modo maniacale su un quadernone alquanto vistoso (per questo viene battezzato l’Esattore), è irriverente, è ipercritico verso la società, è un campione dell’interrogatorio perché sa far crollare psicologicamente l’interlocutore mettendolo spalle al muro, forte delle sue conoscenze di tecniche di psicologia. Fin dalla scoperta del cadavere di Dora Lange, trovata in ginocchio a mani legate a mo’ di preghiera, ai piedi di un albero, con corna di cervo sulla testa e un misterioso sigillo spiraloide dipinto sulla schiena, Rust comprende che non è il solito omicidio.

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Lentamente intuisce anche che non si tratta di un solo omicida, ma che c’è tutto un sistema rituale e di connivenze ben ramificato (come le corna di cervo sulla testa di Dora Lange) nel tessuto sociale dello stato della Louisiana, la cui aria eterico-egregorica pesante Rust chiama “psicosfera che odora di alluminio e cenere”. In sostanza, l’omicidio di Dora Lange è solo un aspetto delle attività sacrificali della setta, la quale punta soprattutto a sacrificare bambini (dopo averli rapiti) a potenze demoniache. Rust precedentemente a quell’incarico lavorava all’antinarcotici, si è infiltrato spesso in bande di spacciatori e, per farlo, ha dovuto imparare a sniffare coca. Le conseguenze sono state pesanti e Rust spesso ha visioni improvvise che non è chiaro, all’inizio, se siano allucinazioni della sua mente o veri e propri squarci visivi nella cosiddetta “psicosfera”. Solo nel finale si comprende che Rust aveva acquisito la capacità di vedere ad intermittenza nel campo “astrale”. Non ha più moglie, la figlia è morta in un incidente e il dolore lo spinge a non trovare più conforto nella religione. Rust inizia a vedere il mondo attraverso la fisica pura, negando l’importanza della religione in un mondo grigio pieno di morte e dolore. Inizia a detestare la ricerca catartica da parte della gente al fine di una vita migliore attraverso la religione e Dio. Eppure sussiste un fondo di misticismo nella visione apparentemente atea di Rust, che cerca di capire il dolore del cosmo, della natura e il posto dell’uomo. Nel corso del tempo diviene un forte bevitore di birra, nonché fumatore incallito: il pessimismo e la disillusione prendono il sopravvento, finché Rust dopo molti anni non ricoinvolge l’ex collega Marty, confessandogli di aver trovato le prove che il vecchio assassino che Marty aveva ucciso non era il solo e che il culto satanico coinvolgeva diversi insospettabili altolocati.

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Ciò è vero a tal punto che l’altro maniaco, che verrà trovato e ucciso, è evidente non possa essere la mente della setta, il misterioso Yellow King (Re Giallo), essendo un mero rozzo psicopatico. Il collega Marty è quello che definiremmo un maschio ilico. Modi spicci, non una grande cultura (apparentemente), fedifrago nei confronti della moglie (ripetutamente tradita) e soprattutto completamente estraneo al mondo mentale non banale del collega Rust. A tal punto da invitarlo spesso a chiudere la bocca e ad evitare di esprimere pensieri che egli non comprende. Gli dice persino “un uomo senza famiglia non è cosa buona”. Tanto solitario Rust quanto falsamente socievole Marty. Quando i due trovano Reggie Ledoux e scoprono due bambini rapiti e intrappolati nella loro abitazione isolata, pronti per un nuovo sacrificio, Marty va in collera e fa giustizia da solo, freddando Ledoux e impedendo di fatto che lo stesso omicida possa essere torchiato dal collega e confessare tutto sulla setta. Di fatto, le indagini si chiudono lì. La Polizia è soddisfatta e il caso sembra archiviato. Ma anni dopo gli omicidi seriali riprenderanno imperterriti. Nel 2002 Rust rassegna le dimissioni dalla Polizia per incomprensioni con Marty e, ormai consapevole che persino la Polizia non fosse interessata a scoprire la verità sul Culto e sulle sue ramificazioni, sospettando qualche infiltrato della Setta del Re Giallo persino al distretto. Continuerà le indagini da solo e in privato, perché per lui ormai trovare il Re Giallo e bloccare le attività della Setta, nefaste per i bambini rapiti e sacrificati, è una questione di vita o di morte, in ricordo della figlia persa e per un’etica di giustizia che sembra pervadere molto più Rust che Marty. Sempre nel 2002 Marty lascerà la Polizia per il divorzio dalla moglie e diventerà un investigatore privato. I fatti terminali della serie avvengono nel 2012, allorché i due, torchiati separatamente da due investigatori che indagano su nuovi omicidi seriali a sfondo rituale-satanico, decideranno di mettere da parte le ruggini e trovare il responsabile delle nuove morti.

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Potenze astrali e degenerazione spirituale

La sigla di apertura mette immediatamente sul piatto la forte dose di simbolismo con cui lo spettatore avrà a che fare lungo la serie, per decifrarne il significato oscuro nel suo complesso. Vediamo immagini chiave come il revival evangelico nei boschi, le spogliarelliste, l’albero emblematico ai cui piedi il cadavere è genuflesso, l’ambiente circostante, un occhio nero. Il senso profondo della serie non è il conflitto tra Rust e Marty, o i rituali satanici d’élite, ma ancor più l’impatto della degenerazione spirituale che si è verificato nel corso di appena 17 anni, dal 1995 al 2012. In altre parole, True Detective descrive l’effetto spirituale che le potenze infernali hanno portato in soli 20 anni, conducendo la società americana nel suo complesso ad un massiccio declino della moralità, accompagnato da un materialismo sfrenato e da una certa qual “arconticità” che si è insinuata in tutti gli strati sociali. Sintomatico è l’episodio in cui Rust e Marty rapiscono su una barca Steve Geraci, un ex collega poliziotto – che loro sospettano essere implicato indirettamente nelle vicende degli omicidi seriali di bambini a sfondo rituale – che confessa loro le medesime cose confessate dai gerarchi nazisti durante i processi di Norimberga: «sapete come funziona, è la catena del comando, se un superiore mi dice di fare certe cose, non mi faccio domande ed eseguo. Non posso insubordinarmi». Ai processi di Norimberga, tutti i gerarchi sostennero di aver sempre ricevuto ordini direttamente da Hitler e non potevano esimersi dal non obbedire. Ergo, tutto l’impianto difensivo puntava a colpevolizzare il solo Hitler, laddove c’era un concerto di intelligenze gerarchiche, ognuna indaffarata in settori e operazioni specifici, quindi ben consapevole. La catena del comando (militare o poliziesco) non si pone mai problemi etici e gli ordini non vengono discussi. Accadde lo stesso in una Germania hitleriana, la cui psiche collettiva (la psicosfera di Rust) era completamente dominata dalle potenze arcontiche e in cui tutti eseguivano ordini, dall’alto al basso, senza porsi alcun problema su cosa stessero davvero facendo. Omicidi rituali a sfondo arcontico in True Detective, omicidi di massa in Germania da parte dei Nazisti come forma di sacrificio di una quasi intera nazione ebraica alle Potenze Astrali.

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La filosofa Hanna Arendt definì la follia nazista “banalità del male” in un noto omonimo saggio, ma il Male assoluto non è mai banale e ha le sue ragioni e i suoi fini. True Detective è dunque una fotografia della degenerazione sociale in senso demoniaco (non solo americana, ma ormai planetaria), che appare ancora più cruda nel contrasto evidente tra ciò che sembra una grottesca egregora arconticogotica, governata da un’antica linea di sangue (i Tuttle, che sono le vere divinità della potente Chiesa Evangelica) e la cosiddetta famiglia “normale” tipicamente americana di Marty Hart, non del tutto estranea alla ritualità del Male. All’inizio della serie, vediamo il cadavere di una ragazza orridamente violentato, prostrato in preghiera davanti a un albero (che potrebbe simboleggiare l’Eva crocifissa all’Albero della conoscenza del bene e del male), con una corona di corna di cervo e marchiata con un simbolo spiraloide. Il detective Rust Cohle è immediatamente consapevole delle connotazioni rituali dell’uccisione, sottolineando la natura “meta-psicotica” del crimine. Egli comprende che l’intero corredo simbolico non ha nulla di casuale e che non poteva essere evitato dai responsabili dell’omicidio, in quanto presupposto essenziale e marchio inesorabile del rito stesso. Rust lo intuisce subito, il suo è un ruolo da profeta/sacerdote, avendo egli stesso saggiato e vissuto l’oscurità a causa del suo lavoro di infiltrazione nell’anti-droga, nonché per la perdita di sua figlia, che lo ha fatto piombare nella sua personale oscurità. Rust comprende subito che quello non è il primo delitto della serie e non sarà l’ultimo. Egli sa che la catena degli omicidi rituali potrebbe essere potenzialmente infinita, costringendolo ad un atteggiamento diverso dal collega e dal suo dipartimento, che puntano a far esaurire il caso in se stesso.

 

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La psicosfera

Nel primo dialogo in auto, un Rust perennemente serioso se non corrucciato per l’intero arco della vicenda, mostra la sua condizione aliena sia rispetto al collega che all’intero ambiente. Rust sostiene che la gente è solo un gran mucchio di spazzatura vagante, che potrebbe vivere sulla fottuta Luna e “sapere” che il mondo, quello vero, non esiste. Invece sa ma preferisce non vedere, tutti scelgono di chiudere gli occhi. Ogni sfera sociale descritta dalla serie sembra contaminata da un morbo silenzioso, non bene identificabile. C’è di mezzo la politica? Forse. Sono coinvolte alte cariche della chiesa evangelista? Probabilmente. Chi è il famoso Re Giallo? La serie si chiude e non ci svela l’arcano. In realtà è inutile svelarcelo: il Male è nel mondo intero, ramificato come le corna di cervo di Dora Lange, che rappresentano qui, nel classico appropriarsi da parte del Male dei simboli del Bene (il cervo è un simbolo cristico e la cerva un simbolo animico), la corona del dominio del Male sulle anime (rappresentate dalle prostituite uccise ritualmente). Ecco perché esiste il true detective, il vero cercatore, colui che unico può sopportare il peso della verità devastante, sempre guardarla in faccia, riposarsi di palpebre stanche ma perennemente sveglie, conoscere a menadito che il mostro, che non è umano e che agisce da una dimensione di coscienza “altra”, colpirà sempre. Il Vero Cercatore sa che, più si stanano ed eliminano i veicoli umani di quel Male, più quel Male cresce, perché i veicoli non sono altro che le teste sempre ricrescenti di un Dragone quasi invincibile.

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Il senso esoterico di True detective, ovvero la guerra contro il Male Assoluto compiuta dall’eroe Rust, l’unico che ha il coraggio di digerire la verità che soggiace al mondo (la Louisiana è il simbolo dell’intero macrocosmo dominato dal male), ricorda ciò che Tolkien suggeriva attraverso il Signore degli Anelli: la presenza del Male che gioca la sua partita nell’invisibilità più totale e domina le menti umane da un regno che in True Detective è denominato Psicosfera, che altro non è che l’inconscio individuale e collettivo junghiano, ove sono annidati i famigerati Arconti. Non dice 1 Giovanni 5:19 che «tutto il mondo giace sotto il potere del maligno»? Rust non è cristiano, ma ha un crocifisso in casa sua. Lui dice di aver meditato a lungo sulla scena del Getsemani, il momento in cui Cristo si prepara ad affrontare da solo il Male cosmico. E lui, istintivamente e senza manifestarlo palesemente, si identifica col Cristo cercatore e col Cristo che decide di conoscere il Male e di affrontarlo, nonché col Cristo sofferente. Non è un caso che il suo nome sia C. Rust (Cohle Rust). Non è un caso che nel finale, il maniaco ritualista inviti Rust ad affrontarlo nella selva oscura di Carcosa (come Cristo che discende agli inferi), definendolo “little priest – piccolo sacerdote”, come Gesù era sacerdote in eterno al modo di Melkizedek (Lettera agli Ebrei). Se non è Cristo (ma nel suo senso esoterico lo è), è comunque un crociato, un monaco-guerriero senza famiglia, senza padre, senza madre e senza genealogia (appunto un Melkizedek), che tenta di stanare e combattere il Male, contro tutto e contro tutti. Capirà infatti nel 2002 che non potrà combattere questa battaglia nel sistema, ma solo fuori dal sistema, e lascerà la Polizia per acquisire il più confacente status di Spirito Libero e quindi di “Vero Detective”. In quel fulminante dialogo in auto, che mette in scena il contrasto cosmico fra la razza pneumatica di Rust (vero detective) e quella ilica-animalesca di Marty (detective profano), in cui ciascuno di noi si può riflettere a seconda della propria natura, Rust sciorina l’intera sua visione filosofico- realistico-pessimistica sull’uomo e sulla Natura: che il mondo è un unico ghetto, un mucchio di spazzatura vagante; che la coscienza umana è stata un tragico errore dell’evoluzione; che siamo diventati troppo consapevoli di noi stessi; che la natura ha creato un proprio aspetto che è diventato indipendente da essa (qui leggi DIO al posto di Natura); che siamo creature che non dovrebbero esistere, secondo la legge naturale (divina); che siamo dei semplici oggetti che si affannano inseguendo l’illusione di avere una personalità; che c’è stato un accrescimento dell’esperienza sensoriale e dei sentimenti, programmato con la totale sicurezza che siamo qualcuno, quando in realtà tutti noi non siamo nessuno.

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Per Rust, che sembra mutuare questo pensiero dalla filosofia gnostica, la cosa giusta da fare per la specie sia negare quello per cui siamo stati programmati: smettere di riprodurci, andare incontro lentamente all’estinzione. Un’ultima notte insieme come fratelli e sorelle e poi chiamarci fuori da questo mondo così ingiusto. L’ilico Marty, dotato solo di una pseudo-fede cieca in Dio, dal basso del suo stato di coscienza non pu che rispondergli che sarebbe meglio non andare in giro a dire queste stronzate. Giunge persino a suggerirgli, da buon ilico qual è, di usare il suo tempo libero per fare altre cose, come trovarsi una donna e accasarsi, o anche semplicemente ricorrere al sesso occasionale. Un Marty non può concepire la natura psichica-pneumatica di Rust, come Rust non può accettare la per lui ben nota natura ilica di Marty. Rust dice di sentirsi un testimone, uno che porta testimonianza alla Verità che egli insegue (come Giovanni Battista era testimone della Verità cristica). Dicendo il vero, afferma che l’essere il Testimone è proprio quello per cui è stato programmato. E gli manca il coraggio di suicidarsi, idea che lo solletica in forza del suo pessimismo incurabile (che tuttavia egli stesso definisce realismo). Come non trovare un parallelismo nel film Seven, che per molti versi ricorda True detective? «Che assurde e ridicole marionette siamo, sgambettanti su un volgare palcoscenico. Ci diletta soltanto ballare, scopare, senza pensieri, ignorando quello che siamo: niente». È vero che siamo niente, ma è anche vero, come mostrò Blaise Pascal, che siamo molto più di quel che sembriamo: un tutto e un niente, un paradosso vivente, la sede elettiva dei paradossi. In questo, la filosofia nichilista di Rust ricorda quella del neo gnostico Emile Cioran.

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La spirale e la circolarità del tempo

Un tema archetipale affrontato da Rust è la circolarità del tempo. Il tempo non sarebbe una linea retta marcata da un inizio e da una fine, ma un cerchio in cui la fine coincide con l’inizio. Spesso ritroviamo certi personaggi visti in precedenza, dove i vecchi casi cercano di essere riaperti (sia nel 2012, dai due detective di colore, che nel 2002, da Rust) e dove i personaggi tornano a commettere gli stessi errori in un circolo chiuso. L’intera serie, avendo un finale assolutamente aperto, ci costringe a reiniziare da capo e rivederla per seguire le piste e i dettagli lasciati dal regista (forse anche ispirato), per intuire chi sia davvero il misterioso Re Giallo.

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Gli autori non hanno cercato di costruire un labirinto di informazioni lungo otto puntate per poi semplicemente condurre i personaggi, e noi con loro, alla scoperta del colpevole, ma ci hanno volutamente tenuti all’aperto, in una nebbia sottile, facendoci attraversare le rovine più oscure dell’animo umano e del subconscio universale. L’eterno ritorno è forse il tema esoterico soggiacente all’intera trama degli eventi. Esso caratterizza tutte le ontologie circolari, come quella stoica, per cui l’universo rinasce e rimuore in base a cicli temporali fissati e necessari, ripetendo eternamente un certo corso e rimanendo sempre se stesso. È uno dei capisaldi della filosofia di Nietzsche che, nei Frammenti Postumi, sostiene: «ogni evento che possiamo vivere, l’abbiamo già vissuto infinite volte nel passato e lo vivremo infinite volte nel futuro. La nostra stessa vita è già accaduta e in questo modo perde di senso ogni visione escatologica della vita». In Così parlò Zarathustra, Nietzsche mostra come il comprendere questo punto sia fondamentale nel processo di crescita spirituale che porta all’Oltreuomo. La caratteristica fondamentale dell’Oltreuomo sta proprio nella sua capacità di non pensare più in termini di passato e futuro, di principi da rispettare e scopi da raggiungere, ma vivere “qui e ora” nell’attimo presente. Ma al di là della spiegazione scientifico-essoterica che Nietzsche dà dell’eterno ritorno, ce ne era una esoterica. Conscio del supremo valore che l’uomo attribuisce a ciò che non diviene (l’essere dei filosofi o il Dio dei popoli) e la cui negazione porta al nichilismo, volle creare una nuova fede adatta all’Oltre Uomo. «Imprimere al divenire il carattere dell’essere, è questa la suprema volontà di potenza. Che tutto ritorni, è l’estremo avvicinamento del mondo del divenire a quello dell’essere: culmine della contemplazione». In realtà, per quel che mi concerne, il vero e più profondo concetto di Eterno Ritorno non è quello nietzschiano, ma quello dominato dal karma e dalla reincarnazione. Noi non faremo sempre la stessa vita ma rischiamo, a causa del karma e della reincarnazione, di commettere gli stessi errori senza mai comprendere la lezione e senza mai porvi rimedio. Il motivo sta nel fatto che proprio quelle potenze celesti, adombrate nella serie, rinserrano le anime nei corpi, privandole della memoria degli errori di cicli precedenti e ottenendo lo scopo di impedire che esse si redimano. Se il chirurgo non sa dove operare, opererà alla cieca, rischiando di moltiplicare i danni. Resta fermo che l’Eterno Ritorno in cui crede Rust è molto più nietzschiano che buddhista. E pare crederci anche lo sceneggiatore, che mette in scena i protagonisti con tutto il loro bagaglio di errori ripetitivi.

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L’ “eterno ritorno” dell’uguale è visto qui come una trappola statica alla quale è sottoposto il destino umano, che nel suo movimento apparente tra passato, presente e futuro, è necessariamente immobilizzato dalle “scorie indigeste” della propria storia personale, dal proprio substrato psichico, che rallenta e alla fine impedisce ogni progresso o cambiamento. Tagliare col passato, per sempre e continuativamente, generare da sé un uomo nuovo che rompe con gli schemi abituali, vuol dire rompere il circolo perpetuo che vizia il destino dell’uomo. Rompere il cerchio dell'”eterno ritorno” significa aprirsi la via ad un nuovo tempo rettilineo, proiettato verso l’infinito e infinitamente diverso da sé, in costante cambiamento. Forse è quello che tenta di fare Rust nella catarsi finale, allorché prima uccide quello che lui definisce «il mostro che ci attende alla fine del sogno»; e poi quando attraversa una doppia oscurità; da cui ne emerge consapevole che, nel vedere le stelle in cielo e sapendo che una volta era tutta oscurità, la luce sta vincendo. Scrisse il filosofo francese Gustave Thibon che: «l’inferno è ripetizione». Ma i latini dicevano: repetita juvant. E forse un motivo per la ripetizione infernale c’è, se ciò è propedeutico al trionfo della luce.

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Prosegue l’analisi della serie televisiva cult True Detective, cominciata nello scorso numero, con un approfondimento della letteratura e della simbologia fisica e metafisica che l’hanno ispirata. In questa seconda parte, le analogie con gli studi di David Icke, la presenza di una dominazione occulta di origine astrale, l’influenza nichilista di Thomas Ligotti e la figura del Re Giallo di Robert W. Chambers

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Abbiamo appurato, nella prima parte di questo articolo, che il senso della serie True Detective non si limita al solo conflitto tra i detectives Rust e Marty nella loro vita personale o ai rituali satanici d’elite, ma il core esoterico è certamente la focalizzazione sulla degenerazione spirituale verificatasi nel corso di appena 17 anni, dal 1995 al 2012. In altre parole, la serie pone occultamente l’accento sull’effetto anti-spirituale che le potenze infernali hanno portato nei soli ultimi 20 anni,e che ha condotto ad un massiccio declino nello stato morale-spirituale non certo solo della società americana, ma dell’intero mondo-sistema. True Detective non è un dramma di fantasia su poliziotti che indagano su un serial killer, ma si tratta di una vera e propria rivelazione del male e dei veri mostri nella nostra società. Insomma, True Detective, volutamente o no, è lo specchio dei tempi, il ritratto di Dorian Grey del sistema come voluto da tempo dagli Arconti e adeguatamente pianificato a partire dall’Illuminismo e dalla Rivoluzione Industriale (il cui simbolo campeggia nella sigla True Detective come ciminiera).

 

Le linee di sangue di David Icke

In questo, occorre ammetterlo, vi è molto in comune con le teorie di David Icke circa le linee di sangue che governerebbero il sistema-mondo. Nella serie, la Louisiana appare come un campione rappresentativo dell’intero mondo; nello stesso modo in cui lo era l’Egitto degenerato per gli gnostici cristiani, simbolo dell’intero universo materiale da cui esodare a tutti i costi per scongiurare una possibile estinzione della coscienza a forza di ruotare nelle reincarnazioni continue (il Samsara degli induisti e la schiavitù delle anime, suggeriti dall’omicidio di Dora Lange, l’Anima-Cerva). Abbiamo già visto come la serie suggerisca che l’intero impianto rituale satanico, fondato sul sacrificio e il coinvolgimento di bambini e di donne, sia norma per la linea di sangue dei Tuttle e dei Childress (le famiglie che controllano le scuole cristiane, allusione alle Chiese arcontiche peraltro dedite attivamente ad attività massicciamente pedofile), le quali controllerebbero o avrebbero influenza occulta su tutti i gangli vitali del sistema: polizia, magistratura, finanza, economia, religione.

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Da tener presente è che queste famiglie devono comunque obbedienza e sono sottomesse al misterioso Yellow King (Re Giallo). Come fossero Arconti servili al Demiurgo. Secondo David Icke, il mondo sarebbe governato da rettiloidi multidimensionali in sembianza umana. Gli Arconti rettiliani sarebbero dediti a sacrifici umani, avidi di sangue ed energia umani, e di violenze carnali su minorenni. Essi manipolerebbero la gente con riti satanici e con ingegneria sociale, avendo piena conoscenza della magia e della sua capacità di manipolare le coscienze, se usata per fini di controllo. In questa cospirazione planetaria, storicamente risalente alla grande Babilonia (per poi passare attraverso l´Impero Romano e giungere al Commowealth inglese, fino alla City di Londra e al dominio USA) non vi sarebbe aspetto rilevante della vita politica ed economica mondiale ad essere escluso. La capacità di controllo e di dominio si trasferirebbe di generazione in generazione attraverso specifiche linee di sangue. Nel complotto, neanche a dirlo, sarebbe parte attiva anche la Chiesa, dal momento che il cristianesimo si presenta come la camuffata e rinnovata versione del culto del dio sole; la religione sarebbe, pertanto, solo un instrumentum regni, adatta a tacitare gli animi e gli intelletti, attraverso la paura e le minacce. Personalmente, non credo sia un problema legato alla religione in sé e per sé considerata, ma un problema di “gestione” della religione a fini dogmatici operata da una certa élite religiosa che è completamente sempre estranea a certe dinamiche “iniziatico-mistiche” luminose innescate dai diversi pionieri messianici dello Spirito in tempi e luoghi diversi. Dinamiche poi intercettate, cavalcate, svuotate, svilite e distorte ad uso e consumo di chi si insinuava in un processo a lui estraneo, non certo per fini luminosi. Secondo Icke, il sangue mestruale contiene qualcosa di molto importante per la propagazione di questa razza che controlla ogni cosa su questo pianeta. L’Elite è chiamata gli Illuminati, in realtà gestiti da 13 linee di sangue, che comprendono tutte le famiglie regali d’Europa e Inghilterra. Essi avrebbero bisogno di sangue perché non sono umani e il sangue li aiuterebbe a mutare forma e a mantenere la sanità mentale. Il sangue li aiuta a vivere in questo mondo, perché non sono di questo mondo. Questi esseri non sarebbero capaci di condurre i rituali da loro stessi, non sembrano avere le capacità psichiche adatte per farlo. Cercano quindi le persone con la giusta linea di sangue, le uniche a possedere quelle facoltà. Le entità avrebbero bisogno delle abilità psichiche per controllare, o tentare di controllare gli eventi. Hanno bisogno di informazioni per cercare di controllare un risultato buono per loro. Per effettuare i rituali, si devono avere capacità psichiche molto potenti per invocare ad es. The Old Ones (gli Antichi), rettili anche’essi, provenienti da un’altra dimensione. Essi sarebbero così potenti e vi è una tale malvagità in loro, da voler uscire dalla loro dimensione per propagare il loro male in questa. Essi devono essere invocati da qualcuno che ha questo potere ed i Rettiliani non hanno questo potere per richiamare questi Antichi, che hanno a che fare con loro. Questa la posizione di Icke, ma a mio parere certe “abitudini” ritualistiche non sono solo espletate dalle dinastie regali.

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Il recentissimo scandalo inglese, che vede implicate decine di parlamentari degli anni ’80 in attività quantomeno a carattere pedofilo, mostra che certe pratiche sono alquanto diffuse al vertice della piramide. Ovviamente tutto questo non è pienamente visibile in True Detective, ma si potrebbe intuirlo. In effetti, Rust non riesce ad indagare sulle motivazioni dietro i rituali sacrificali. Il suo obiettivo è comprendere come funziona la cupola, chi ne fa parte e come fermarla, scoprendo ben presto che essa è ben ramificata, come le corna di cervo poste sulla testa di Dora Lange, da questo punto di vista un bel messaggio a chi sarebbe stato in grado di svelarlo: siamo ovunque e controlliamo tutto. Se ne accorge subito Rust, quando comprende che i suoi capi che si succedono non lo aiutano nelle sue indagini, anzi lo ostacolano. Lo intuisce allorché gli si comunica che dall’alto vogliono togliere il caso alla coppia per affidarlo ad una Task Force voluta guarda un po’ dal reverendo Billy Lee Tuttle, cugino del governatore della Louisiana Eddie Tuttle, una Task Force specializzata in crimini “anti-cristiani”. Ovviamente il nostro Rust intuisce che sta ficcando il naso in qualcosa di tremendamente grosso e che i Tuttle hanno interesse a depistare e controllare il caso. I Tuttle, che simulano di essere cristiani, ma in realtà sono legati a culti ancestrali del sentiero della mano sinistra. Dalla sua Rust ha anche le visioni innescate da pregressi consumi di Lsd a causa delle sue infiltrazioni da poliziotto in cartelli della droga, visioni che gli fanno crescere l’intuizione e gli aprono squarci sulla psicosfera, il regno da cui si tirano i fili del sistema-mondo, come scrisse il compianto Elemire Zolla nella prefazione al Signore degli Anelli circa i poteri dell’anello e del suo oscuro signore: «I significati d’un simile unico anello sono quanti si voglia… Potrebbe essere anche un segreto più sinistro, la conoscenza della plasmabilità assoluta dell’uomo sociale, una capacità di rendersi invisibile, nel regno delle forze infere, per dominare, di lì, gli uomini. Frodo è iniziato a questi sgomenti da un Merlino redivivo, Gandalf, cui sono note le forze che reggono e si disputano la terra».

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Il rituale di Aleister Crowley

Il Capitolo XII di Magick, il noto saggio di Aleister Crowley, è denominato “del sacrificio cruento”. Onde comprendere che la pratica antica del sacrificio rituale di bambini è un fatto usuale per certe élite che fanno da interfaccia e che commerciano con gli Arconti (gli Antichi di Icke), ho ritenuto utile citare qualche stralcio di detto capitolo per capire con cosa abbiamo a che fare. Secondo Crowley, il sacrificio cruento è questione tradizionalmente importante per la Magia e quasi tutta la Magia antica verte su questo. Egli fa l’esempio di Osiride, Attis, Purusha, Dioniso, in quanto dèi smembrati da altri dèi. La prima lezione etica della Bibbia è che l’unico sacrificio caro al Signore è il sacrificio cruento, ovviamente non un sacrificio umano. E comunque, chi scrive sostiene che quel sacrificio fosse una metafora di un sacrificio d’amore che l’iniziato deve compiere su se stesso per estirpare da sé la natura immonda del serpente. Ma questa è un’altra storia. Crowley cita San Paolo: «senza spargimento di sangue non v’è remissione». Afferma che il sangue è la vita, il veicolo del Prana, del Soffio divino, la cui presenza fa la differenza tra la materia vivente e la materia morta. Questo Prana sarebbe l’energia che sostiene la vita e l’intelligenza. Gli antichi maghi affermavano che ogni essere vivente è un magazzino di energia di quantità variabile secondo le dimensioni e le condizioni di salute dell’organismo e di qualità variabile secondo il suo carattere mentale e morale. Alla morte dell’organismo, quest’energia si libera improvvisamente. Perciò l’animale deve essere ucciso dentro al cerchio, o al triangolo se è il caso, affinché la sua energia non possa sfuggire. Deve venir prescelto un animale la cui natura si accordi con il fine rituale. Sacrificare un agnello per ottenere energie marziali dal pianeta Marte non avrebbe alcun senso. L’Ariete in tal caso sarebbe più idoneo. E qui Crowley scrive qualcosa che ha destato scandalo in ogni ambiente occultista possibile e immaginabile: «per la più alta operazione spirituale bisogna quindi scegliere la vittima che contiene la forza più grande e più pura. Un bambino maschio di perfetta innocenza e di elevata intelligenza è la vittima sacrificale più soddisfacente e più adatta». Risulta dal diario magico di Frater Perdurabo (lo stesso Crowley) che egli abbia fatto questo particolare sacrificio in media circa 150 volte l’anno tra il 1912 e il 1928. Chi scrive immagina che qui Crowley parli per metafora. Il bambino è l’iniziato che sacrifica la sua volontà e la sua immaginazione. Questa fu anche l’interpretazione di Soror I.W.E. (la crowleiana Martha Kuntzel) per il bene dei Fratelli più giovani, affinché non fraintendessero. Resta fermo, tuttavia, che ciò che la Luce fa interiormente è fatto anche dalla Tenebra esteriormente. La luce promuove l’essenza, la tenebra il guscio (qelippa dei cabalisti). In True Detective, altro elemento importante è la schiavitù sessuale.

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I bambini che vengono utilizzati non sono solo abusati, spesso sono schiavi del sesso, i loro ricordi traumatici credono essere “sogni”, essendo drogati durante le cerimonie. I rituali vengono celebrati nel profondo del bosco e somigliano a cerimonie nuziali, con bambini violentati da uomini in maschera. Una delle immagini più suggestive della serie è l’indizio che proprio la figlia primogenita di Marty sia stata abusata. La bambina, infatti, disegna stranamente immagini di atti sessuali; e in un’occasione pone le sue bambole in una forma rituale che è analoga a quella mostrata dal video che Rust confisca dalla villa del Reverendo Tuttle. Rust, durante gli interrogatori, prende le lattine di birra e le trasforma in bambine in cerchio rituale. Alluminio. Psicosfera.

L’influenza di Thomas Ligotti

Assolutamente sconosciuto in Italia, Thomas Ligotti negli Usa è una figura di culto legata ad un genere denominato “horror filosofico”. Il Washington Post lo ha definito «il segreto meglio custodito nella narrativa dell’horror contemporaneo». La visione del mondo di Ligotti è considerata profondamente nichilista (anche se lui non è d’accordo) e lui stesso ha dichiarato di aver sofferto d’ansia cronica per gran parte della sua vita. Ligotti evita la violenza esplicita, diffusa nella recente narrativa horror, preferendo descrivere un’inquietante, pessimistica e soffocante atmosfera, suggerendo l’orrore, facendolo intuire più che manifestarlo alla luce del sole; come accade in True Detective, ove tutto è suggerito, ove vi sono indizi ma mai prove indiscutibili. Ligotti è stato influenzato da Thomas Bernhard, William S. Burroughs, Emil Cioran, Vladimir Nabokov, Edgar Allan Poe, e H.P. Lovecraft. Peraltro Lovecraft, Cioran e Poe hanno influenzato certamente Pizzolatto nella stesura della sceneggiatura di True Detective, ma non come ha fatto Ligotti con il suo La Cospirazione contro la razza umana, inedito qui da noi, da Pizzolatto considerato uno scritto incredibilmente potente (come quelli dello gnostico pessimista e saturnino Emile Cioràn, fonte ispiratoria per lo stesso Ligotti). Il minimo comune tra la figura di Rust e la visione di Ligotti è l’antinatalismo, un tema molto caro agli gnostici che scrissero: «sono giunto a conoscere me stesso e ho raccolto me stesso da ogni parte e non ho seminato figli per l’Arconte, ma ho estirpato le sue radici e raccolto i membri dispersi e conosco chi tu sei, perché io sono di coloro che sono dall’alto» (Epifanio, Contro le eresie 26:13). Rust è scapolo (in verità dopo la morte della moglie e della bambina) e non certo per garantirsi follie sessuali. È scapolo per scelta etica. Ha una sua precisa visione: «Io penso che la coscienza umana sia stata un tragico errore dell’evoluzione. Siamo diventati troppo consapevoli di noi stessi.

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La natura ha creato un proprio aspetto che è diventato indipendente da essa. Siamo creature che non dovrebbero esistere, secondo la legge naturale. Io mi considero un realista, ma in termini filosofici sono quello che si dice un pessimista. Siamo dei semplici oggetti che si affannano inseguendo l’illusione di avere una personalità. Quest’accrescimento dell’esperienza sensoriale e dei sentimenti, programmato con la totale sicurezza che siamo qualcuno, quando in realtà tutti noi non siamo nessuno. Credo che la cosa giusta da fare per la specie sia negare quello per cui siamo stati programmati: smettere di riprodurci, andare incontro lentamente all’estinzione. Un’ultima notte insieme come fratelli e sorelle e poi chiamarsi fuori da questo mondo così ingiusto». Mondo iniquo, inutilità della razza umana, antinatalismo, lotta contro il male cosmico, solitudine ai limiti dell’anacoretismo, ricerca incessante: Rust ha tutti gli attributi del perfetto gnostico con venature saturnino-pessimistiche. Ligotti, in Conspiracy, afferma: «il genere umano dovrebbe porre fine alla propria esistenza? Sappiamo almeno che significato abbia essere umani? E se non fossimo nulla di quanto ognuno di noi suppone d’essere?». Conspiracy non è un romanzo, ma un saggio filosofico a carattere gnostico. Per Ligotti, noi siamo esseri coscienti inclini a sopprimere la nostra consapevolezza circa ciò che la vita ha in serbo di terribile a livello occulto. Eppure la nostra coscienza può in qualsiasi momento insorgere contro le nostre difese, sussurrando a noi cose che non avremmo mai voluto ascoltare e sapere, per paura di affrontare l’ignoto, la vera realtà e le conseguenze sul piano materiale di questa accresciuta consapevolezza. La religione è una limpida fantasia, l’ottimismo è un esercizio d’illusoria soddisfazione del proprio desiderio e persino la ricerca del piacere è un’impresa destinata a terminare in nulla. Essendo la razza umana uscita volontariamente dalla Natura e dall’evoluzione naturale, dovrebbe supporsi che sia entrata in un superiore stato dell’essere, un superiore stato di coscienza. La logica imporrebbe di pensarla così. Invece l’uomo uscendo dalla Natura non è entrato affatto in una dimensione di coscienza superiore. Non conosce davvero la Natura, non la rispetta e non conosce se stesso. E ha creato per sé un mondo d’orrore. I più grandi orrori non vengono dall’immaginazione, bensì dalla realtà delle cose. Quindi secondo Ligotti, l’uomo esce dallo stato di Natura non certo per evolvere e soffre di questa dicotomia: vive da essere naturale in un mondo innaturale (la civitas umana). L’uomo attuale non può sopportare questa verità, né può credere che ormai il venire all’esistenza sia un dramma, perché l’esistenza ormai non ha un fine. Ecco perché chi scrive parla di gnosticismo con venature pessimistiche nel caso di Ligotti. Lo gnostico perfetto ha una visione pessimistica della realtà, ma al contempo crede nella luce interiore e crede che vi sia vita “oltre”, essendo questa vita solo una caduta non definitiva in un piano inferiore di esistenza, una caduta in una natura infera soggiogata da morte e rinascita. Nella visione pessimistica al modo di Rust, Ligotti e Cioran, questa vita è solo nascita, crescita, riproduzione e morte, senza un apparente scopo. Il dramma umano è questa illusione di essere usciti dalla legge di natura senza esserlo veramente. La Coscienza ci ha costretti nella posizione paradossale di sforzarci di essere inconsapevoli di ciò che siamo, grossi pezzi di carne destinati a morire. È la stessa visione di Tyler Durden, la coscienza disinibita di Jack nel film Fight Club. Peraltro, rispetto agli animali che non hanno coscienza di morire, noi l’abbiamo e questo ci dovrebbe rendere più infelici. Ma allo stesso modo degli animali, il fatto che l’uomo si estingua non leva e non mette ai fini naturali. Niente in Natura ha bisogno dell’uomo. La Natura potrebbe andare avanti anche meglio senza l’uomo. L’elemento cospiratorio, al quale fa riferimento il titolo, non sarebbe però rappresentato da questo essere consapevole che ci distingue da altre creature viventi, rendendoci tragicamente consci dell’esistere, della sofferenza e della morte. La “cospirazione contro il genere umano”, piuttosto, è quella che la specie umana ha sempre mantenuto in atto per ingannare sé stessa, negando certe angoscianti consapevolezze in favore di qualunque auto-illusione utile ad attribuire senso e scopo al ciclo della vita. Quindi è un’auto-cospirazione per nasconderci a noi stessi. È evidente che il fondo esoterico di True Detective abbracci questa tematica, decisamente atea e nichilista, ma si spinga anche oltre: c’è qualcosa di inquietante che va oltre la nostra dimensione e che muove i fili dello spettacolo. Ma c’è anche del buono: le stelle di Rust che sono luce che combatte l’oscurità del cielo notturno.

The Yellow King e i comics

 Altra fonte di ispirazione per Pizzolatto è stata il romanzo Il Re Giallo. Peraltro il Re Giallo assurge a vero e proprio Grande Vecchio della serie. Onnipotente e invisibile.

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Il Re Giallo è una raccolta di racconti che lo scrittore Robert W. Chambers, nato nel 1865, pubblica a trent’anni. Lo spunto è un’opera teatrale (fittizia) in due atti, di un autore sconosciuto, dal titolo The King in Yellow, che una volta letta, o una volta che si sia assistito alla sua rappresentazione, renderebbe folli, con squarci di orrori cosmici indicibili per l’incauto fruitore. Lo stesso Necronomicon di Lovecraft pare essersi ispirato a questa pièce. Chambers, dal canto suo si ispirò ad Ambrose Bierce (1842-1914) che nel 1886 pubblicò Un abitante di Carcosa, il luogo immaginario ricostruito nel finale della serie, terra in cui si saldano nichilismo ed esoterismo, cattolicesimo e santeria, attraverso pratiche e rituali bestiali. I racconti di Chambers, crocevia letterario di ucronie, horror e decadentismo, volevano forse diventare anche metatestuali, ammantando il libro vero della fama maledetta di cui godeva il libro falso («proibito qui, sequestrato là, denunciato dalla stampa e dalla Chiesa, censurato perfino dai più estremisti dei letterati anarchici»). Certamente, il Re Giallo, Carcosa, i simboli disegnati sui cadaveri, un certo orrore cosmico, sono un tributo a Robert Chambers.

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E per stessa ammissione di Pizzolatto, lo sono anche i noti fumettisti visionari Alan Moore e Grant Morrison, perché la complessità e la profondità delle loro storie gli si rivelarono sconvolgenti. I rimandi all’opera di Morrison sono soprattutto in The Invisibles (Vertigo / DC Comics), serie scritta tra il 1994 e il 2000, dove vengono raccontate le avventure di una cellula anti-terroristica che si batte per la libertà contro gli Arconti in un mondo a metà strada fra 1984 di Orwell e Matrix dei fratelli Wachoski. In The Invisibles confluiscono varie mitologie e religioni (induismo, taoismo, buddismo), teorie del complotto, controinformazione, cultura pop, esoterismo e situazionismo. Peraltro il Re Giallo appare anche in The Invisibles. Alan Moore, invece, influenza True Detective attraverso il fumetto From Hell, in cui si racconta di omicidi seriali e dei rispettivi abusi delle proprie società su donne e bambini, le stratificazioni psico-geografiche del paesaggio circostante in relazione ai vasti squilibri mentali che hanno alimentato abusi e omicidi.

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L’ESOTERISMO di TRUE DETECTIVEultima modifica: 2017-03-14T19:44:04+00:00da mikeplato
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