INTERVISTA A SCORSESE su L’ULTIMA TENTAZIONE DI CRISTO

L’ultima tentazione di Cristo

Intervista di Richard Shickel (critico cinematografico) a Martin Scorsese (dal libro Conversazioni su di me e tutto il resto, di Martin Scorsese).

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«La doppia essenza di Cristo è sempre stata, per me, un mistero profondo e impenetrabile, come l’appassionato desiderio degli uomini, così umano e così sovraumano, di arrivare fino a Dio o, con più esattezza, di ritornare a Dio e di identificarsi con lui. Questa nostalgia così misteriosa e così reale allo stesso tempo m’infliggeva profonde ferite. Fin da quando ero giovane, la mia angoscia dominante, sorgente di tutte le mie gioie e di tutte le mie amarezze, è stata la lotta incessante fra la carne e lo spirito… e la mia anima era il campo di battaglia sul quale questi due eserciti si affrontavano» (dalla prefazione di L’Ultima Tentazione di Nikos Kazatzakis)

Curiosità sul film:

– Martin Scorsese ha vietato il fumo sul set, sia perché è un grave asmatico, sia per evitare eventuali fotografie di attori che interpretano personaggi biblici – principalmente Willem Dafoe, con la sigaretta in bocca.

– Willem Dafoe ha girato la scena in cui i cobra strisciano nella capanna di Gesù con una febbre altissima.

– Ed Harris era stato considerato per il ruolo di Gesù. La parte è stata offerta anche ad Aidan Quinn, Eric Roberts e Christopher Walken. Alla fine è stato scelto Willem Dafoe.

– Jeff Bridges, grande fan dello scrittore Nikos Kazantzakis, ha scritto a Martin per avere il ruolo di Giuda ma la parte è andata a Harvey Keitel.

– Nel corso di una convention, Christopher Lloyd ha dichiarato che gli era stato offerto il ruolo di uno dei discepoli, ma rifiutò. Dice di pentirsi ancora oggi.

– Nel 1983-1984 Aidan Quinn era stato lanciato come Gesù, Sting come Ponzio Pilato, Vanity come Maria Maddalena e Ray Davies come Giuda Iscariota. Il cast finale invece è formato da Willem Dafoe (Gesù), David Bowie (Ponzio Pilato), Barbara Hershey (Maria Maddalena) e Harvey Keitel (Giuda).

– David Carradine ha dichiarato, in una intervista del 2003, di essere stato la prima scelta di Scorsese per il ruolo di Gesù nel 1972.

– Sidney Lumet aveva considerato di dirigere una versione del romanzo.

– La maggior parte degli apostoli sono interpretati da attori della zona di New York perchè Scorsese li vedeva come “ragazzi di strada”.

– Il budget è stimato sui 7 milioni di dollari.

– Il budget era così irrisorio che furono fatte molte economie. Ad esempio, l’attrice Barbara Hershey, Maria Maddalena, doveva continuamente riapplicarsi da sola i propri tatuaggi (che continuavano a sciogliersi nel caldo del deserto) perché non c’erano abbastanza truccatori per tutti.

– Il film è stato girato in Marocco.

Le Polemiche

– Il film è stato giudicato controverso da parte di alcuni cattolici fondamentalisti francesi che hanno incendiato un paio di sale cinematografiche alla prima del film, a Parigi e a Besançon, causando un morto e diversi feriti gravi tra il pubblico.

– Il film è stato vietato e/o censurato in diversi paesi, tra cui Argentina, Cile, Messico e Turchia. film è ancora vietato a Singapore e nelle Filippine.

– Dal gennaio 2002 il film non può essere visto sulla televisione pubblica in Bulgaria.

– Un certo numero di cinema hanno rifiutato di proiettare il film. Una catena, in seguito, si è scusata con il regista. Quando la pellicola viene rilasciata su cassetta per l’home video negli Stati Uniti, molti negozi di video, tra cui Blockbuster, non hanno distribuito il titolo a causa della controversa reputazione del film.

– Secondo le voci, un gruppo religioso si è offerto di acquistare tutte le stampe del film per 10 milioni di dollari. Inoltre, Campus Crusade for Christ di Bill Bright voleva comprare il negativo dallo Studio Universal Pictures in modo da distruggerlo per sempre.

Segue INTERVISTA:

Richard Shickel: A essere sincero L’ultima tentazione di Cristo è un film che all’inizio mi ha creato dei problemi.

Martin Scorsese: Beh è molto lungo.

 

Richard Shickel: Forse è perché sono sempre stato ateo. Comunque l’ho apprezzato di più quando l’ho visto la seconda volta. Anche se è da un pò che non lo rivedo. Hai detto che da ragazzo ti piacevano i kolossal tipo il calice d’argento.

Martin Scorsese: sì, ma non sono buoni film.

Richard Shickel: Forse. Anche se il calice d’argento mi è rimasto impresso per le scenografie

Martin Scorsese: Appunto. Non è un buon film, ma mi piace dal punto di vista visivo dato che non eravamo ricchi, non andavamo a teatro, andavamo al cinema. Per la prima volta, vedevo scenografie teatrali in un film, e fu fantastico

.

Richard Shickel. Quello che volevo chiederti è se, girando L’ultima tentazione, in qualche modo hai pensato a quei kolossal hollywoodiani un pò kitsch anche se il tuo era film completamente diverso.

Martin Scorsese: sì, sempre.

Richard Shickel: Come si fa a passare da film come La Tunica e Il calice d’argento a L’ultima tentazione?

Martin Scorsese: beh, vedendoli molte volte e accettandone le convenzioni. E poi capendo che quello era il momento giusto per un approccio diverso. Il punto era riflettere su quello che Gesù aveva davvero rappresentato, su ciò che aveva davvero voluto dire. Parliamo di compassione e di amore. E trattare tutto ciò in modo moltofFranco e brutale, in modo da provocare e scuotere il pubblico. L’unica chiave era evitare che il film somigliasse ai vecchi film biblici,dove i personaggi parlavano con l’accento britannico. In certi casi i dialoghi erano molto belli, e i film sembravano parate sfarzose . Ma non avevano nulla a che vedere con le nostre vite, dove i peccati si scontano a casa e per le strade, e non in chiesa. I peccati riguardano le persone, e non hanno nulla a che fare con l’andare a messa. Spesso la gente pensa di mettersi a posto la coscienza andando in chiesa la domenica. Sanno che Gesù ha sofferto ma non si chiedono per quale motivo. Fui davvero sconvolto quando all’uscita de L’ultima tentazione alcuni cominciano a dire che offendeva la fede. Io non ho mai voluto offendere la fede di nessuno. Se tu ce l’hai, buon per te. Che io ce l’abbia o no, e comunque una lotta costante. Ma c’è una differenza tra avere una fede e arrivare a una forma di spiritualità, una grossa differenza. La fede, un certo tipo di fede, è pericolosa, può portare all’omicidio. Ma può anche entrarti nel cuore e cambiare in positivo il modo in cui tratti chi ti sta intorno. È per questo che ho girato Kundun, per spiegare come un uomo come il Dalai Lama possa vivere completamente immerso nella spiritualità. Quando andavo agli incontri di preparazione al seminario, a soli 15 anni, ero molto determinato. Era un modo di sfuggire alla dura realtà in cui ero nato, di separarmene, di non dovere più fare i conti con i problemi morali che poneva la strada. Ma fu uno shock. Non ero in grado di fare nemmeno il primo passo verso una vita spirituale. E rimasi molto deluso da me stesso. Gesù è vissuto nel mondo. Non stava in un tempio. Non stava in chiesa. Stava in strada. Abbiamo già detto che volevo fare un film su Gesù nell’ ottava strada, e sarebbe stato qualcosa di simile a L’accattone di Pasolini. Il pappone protagonista del film rappresenta tutti noi. È la nostra condizione mortale. E quando muore, in un certo senso è come quando muore Gesù.

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Richard Shickel: penso anche che nel tuo film ci sia qualcosa del Vangelo secondo Matteo.

Martin Scorsese: sicuramente, è un film che ho amato molto. E poesia assoluta. E poi l’idea di un Cristo che avvince e provoca, che non è un agnellino … Hai presente “sono venuto a portare la spada” “a mettere il padre contro il figlio la madre contro la nuora”? È qualcosa di potente, di sorprendente, di un’ immediatezza che ti arriva in faccia. Ma per tornare alla mia idea di un film sul Cristo ai giorni nostri, lo immaginavo in bianco e nero, e avrei ambientato la crocifissione sui Docks. Immaginavo di girare con uno stile da cinema veritè: gente in smoking, immigrati che portavano Gesù sotto la West Side Highway. Ma poi vidi il film di Pasolini, e non ci fu storia. Avevo capito tutto: la fede contrapposta ad un cambiamento spirituale che deve essere in te, che ci sia o no un Dio.

 

Richard Shickel :Trovo che ci sia qualcosa di strabiliante nel conflitto di cui parla il film. So che l’idea non è tua

Martin Scorsese: viene tutto dal romanzo di Nikos Kazantzakis. La sua idea straordinaria è che la vita sia un dono di Dio, e quindi Gesù è tentato (ecco l’ultima tentazione) di diventare uno di noi, di vivere una vita normale. La premessa è che Gesù è interamente divino ed è interamente umano, secondo il dogma cattolico, ed è così che ho affrontato il film. Ho pensato che se Dio fosse davvero un’altra cosa da noi, non avrebbe senso che in quanto cattolici venenerassimo le immagini della crocifissione. Invece sono proprio rappresentazione della sofferenza. Ed è di ciò che parla Kazantzakis. Se Cristo è Dio e contemporaneamente uomo, mi chiedo allora dov’è il sacrificio? Quando dice : “so che sto per essere crocifisso, e non voglio che tutto questo accada”, se fosse stato solo Dio, avrebbe potuto dire facilmente “che problema c’è ? tanto so quello che accade dopo la morte”. Ma in quanto uomo, Cristo dovuto prendere la decisione da solo.

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Richard Shickel: penso che questo momento sia nella scena in cui Cristo chiede a Giuda, interpretato da Harvey Keitel, a cosa serva il suo martirio. Penso sia una grande sequenza.

Martin Scorsese: Per me è la più bella: quando Gesù e Giuda sono in un granaio, Gesù si volta verso di lui e gli dice: “Isaia è venuto a trovarmi ieri notte”. “Cosa ti ha detto?” Chiede Giuda. Tra parentesi, può anche essere buffo che vivono in un mondo dove Isaia viene a trovare qualcuno mentre dorme o dove Giacobbe può lottare con un angelo. Comunque risponde: “ha detto che sono l’agnello, che deve essere sacrificato, che devo essere crocifisso”. E Giuda che ha sempre seguito Gesù pensando che avrebbe fatto una rivoluzione, gli chiede “e che bene può farci?”. Gli chiede questo: “se tu ti fai avanti fai ammazzare, che bene ce ne può arrivare?”

 

Richard Shickel: è una buona domanda.

Martin Scorsese: In quel momento Giuda sta parlando per tutti noi. Alla fine, che cosa significa il sacrificio? Lavorare su questi temi è stato un vero piacere. Non mi viene altra parola, come nel caso di Gangs of New York. Certo, se avessi avuto più tempo per il montaggio, forse avrei potuto accorciare un pochino. Ma essendo così coinvolto, forse sono troppo critico. L’idea di fondo mi piaceva molto. Non dico di averle reso giustizia. Ma capii che, per funzionare, lo stile doveva essere diverso dai kolossal degli anni 50 e 60. A volte dicevo: “come mi piacerebbe avere tre giorni di riprese in più, o due milioni di dollari in più. Ma dovremo fare tutto in economia”

 

Richard Shickel: Torniamo alla scena cruciale con Gesù e Giuda

Martin Scorsese : nel libro di Kazantzakis, la cosa davvero interessante è che Giuda è quasi l’eroe. Giuda, in quanto traditore, ha un ruolo chiave, perché se ci deve essere il sacrificio, da cui poi segue la redenzione, tutto fa parte di un piano. Nessuno può essere biasimato o condannato, perché tutto è predestinato. E in tutto ciò tu, Giuda, devi essere il capro espiatorio. È l’unico di cui Gesù si può fidare, così è lui che deve tradirlo. E fargli capire che sarebbe dannato per l’eternità e considerato come la peggior persona al mondo.

 

Richard Shickel: Il tradimento è uno dei tuoi temi ricorrenti, forse il più importante

Martin Scorsese: ricordati che anche Bob Dylan è stato chiamato Giuda. È una parola molto pesante. È uno dei motivi per cui ho girato il documentario su Bob Dylan, No direction home:  perché una volta gli hanno dato del Giuda. Mi sono chiesto quale fosse la natura del suo tradimento. Mio padre, le storie di traditori che mi raccontava, hanno contribuito a formarmi. Sono state un’ossessione. E alla fine si arriva a The Departed, dove tutti tradiscono tutti. Poi c’è la questione della crocifissione, che implica una sorta di accettazione della morte. Certo, se Gesù fosse stato solo Dio, non ci sarebbe stata nessuna sofferenza, nessun problema. Il fatto è che Gesù è anche l’uomo, e l’uomo soffre, ha paura della morte. Com’è che se ne esce? E, se hai il corpo di un uomo, com’è che fai i conti con i bisogni e le sensazioni umane?

 

Richard Shickel: all’inizio del film Gesù è molto riluttante ad accettare l’idea di essere qualcosa di più di un semplice uomo, vero?

Martin Scorsese: Esatto. E’ un’altra idea di Kazantzakis che mi interessava, quella secondo cui Dio gli rivela il suo piano poco per volta. Tanto che dal di fuori uno potrebbe dire che Gesù è solo uno che sta perdendo la ragione. Poi mi affascinava tutto quello che riguardava l’iconografia. La corona di spine, la sua fabbricazione, per esempio non era nel libro. Da un certo punto di vista, avrei voluto passare rapidamente oltre la settimana santa per arrivare alla tentazione sulla croce. Ma non era possibile. Dovevamo vedere la flagellazione. Lo spettatore doveva vedere Gesù picchiato dai soldati, tutta la sofferenza che portava alla crocifissione. Penso fosse giusto. Molte cose ora le farei diversamente, ma ci ho messo una grande passione. È per questo che morivo dalla voglia di fare il film. Lo stesso Harvey Keitel, e Barbara Hershey (Maddalena) che mi aveva dato il libro quando giravamo America 1929. Di fatto il titolo di lavorazione del film fu Passion (poi il titolo del film diretto da Mel Gibson).

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Richard Shickel: di tutti i film che hai fatto, questo deve essere stato il più difficile da proporre a un grande studio.

Martin Scorsese: Ho dovuto accettare il fatto che non era più possibile fare con loro film ad alto budget, come negli anni ‘70. Con L’ultima tentazione di Cristo, ho provato a vedere fino a che punto ci si poteva spingere, ma nel 1983, il giorno del Ringraziamento, la Paramount si tira ufficialmente indietro. A quel punto comincio a pensare a cos’altro poteva fare nella vita. Ne parlai una sera con Brian De Palma. Aveva appena fatto vedere Scarface, al pubblico di Hollywood non era piaciuto. “Che cosa ci facciamo qui?” Mi chiese. “Che dici, potremmo metterci a insegnare?” E io: “non so, così non si può andare avanti. Vogliono che facciamo solo i film che vogliono loro”. Poi mi resi conto in tutta onestà che non sapevo cos’altro avrei potuto fare. Mi sarebbe piaciuto avere imparato a scrivere, essere capace di esprimermi con la letteratura. O con la pittura. Così mi presi un pò di tempo , partecipai ad un convegno in Cina nel 1984 . Trovai la sceneggiatura di Fuori Orario, e capii che dovevo imparare a fare film con budget più piccoli. E alla fine fu così che realizzai L’ultima tentazione.

 

Richard Shickel: Che alternative avevi nel 1983?

Martin Scorsese: Il presidente della Paramount, Barry Diller, mi chiese perché volessi girare il film. “Per conoscere meglio Gesù”, risposi. Mi sorrise e disse “ok”. Per un pò parlò d’altro e poi mi disse:  le sale della United Artist non accetteranno mai un film così. Mi spiace, ma devo staccare la spina, perché sei spendiamo 18 o 19 milioni di dollari per un film, poi da qualche parte lo dobbiamo far vedere. Poco dopo, Jeff Katzenberg e Michael Eisner lasciarono la Paramount per fondare la Touchstone Pictures, e divenni loro amico. Dopo Fuori Orario, firmai un contratto per loro e feci Il Colore dei Soldi e New York Stories. Ma anche per loro L’ultima tentazione non era fattibile. Così pensai: ok se non riesci a farlo con 19 milioni di dollari, devi farlo con 5. Non riesco a scriverlo in modo più gentile, ma se ti fanno la guerra, devi trovare il modo di contrattaccare. Devi passare alla guerriglia. Se si prende la scena della crocifissione de L’ultima tentazione, si vede che ogni inquadratura e ogni stacco di montaggio sono esattamente come li avevo disegnati sullo storyboard. Girando così in fretta e con così pochi soldi, dovevo avere già in testa tutti i film. Un’altro esempio: Quando Gesù è nel deserto, ogni volta avevo già chiaro in testa in che direzione doveva muoversi, per non creare contrasti con la scena successiva. Quando hai poco tempo, sono cose che devi decidere subito, non puoi permetterti di girare da tante angolazioni e poi scegliere quella giusta. Cercai di essere molto preciso nelle luci. Purtroppo, certe scene che avrei dovuto girare di notte, fui costretto a girarle di giorno. Non c’era modo di vedere i giornalieri,e Michael Ballhaus, il direttore della fotografia, era molto preoccupato. L’unico riscontro ce lo poteva dare Thelma Schoomacher, cui spedivamo il girato, nonostante non fosse facile raggiungerla telefonicamente da dove stavamo noi, in Marocco. Chiedevamo a lei come fosse venuta la data scena, se si vedesse questa o quella cosa, e lei ci diceva la sua opinione. Ho fatto il film alla cieca.

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Richard Shickel: Ovviamente vorrei che parlassimo di quello che si scatenò quando il film venne distribuito. Probabilmente pensavi che ci sarebbero state polemiche, ma eri preparato a una tale esplosione? Mi ricordo le manifestazioni davanti al cinema, la gente che brandiva crocifissi e cartelli con scritte minacciose.

Martin Scorsese: Non me l’aspettavo. Sapevo che ad alcuni il film non sarebbe affatto piaciuto. Ma pensavo anche che avrebbe potuto essere lo spunto per un sano confronto.

 

Richard Shickel: Dici che ti dobbiamo credere ?

Martin Scorsese: Pensiamo alla natura di Gesù, a ciò che Gesù rappresenta nelle nostre vite e a quella che è l’essenza del cristianesimo. Non conosco la risposta, ma dico: parliamone, guardiamoci dentro per vedere come viviamo. Credo che Europa 51 tocchi proprio queste corde. Mi è stato detto che Rossellini si ispirò a Simone Weil. Ma come arrivò alla protagonista di Europa 51? Perché prima aveva fatto Francesco Giullare di Dio sul Medioevo. E si era chiesto: “e se San Francesco vivesse oggi” ? In Europa 51, la Bergman capisce che bisogna fare un passo alla volta, cominciando ad aiutare chi ti sta vicino. Questa è la sua missione, ed è anche la nostra. Pensavo che valesse la pena discutere di queste cose, evitando ogni circo mediatico. Eppure alcuni dissero che volevo alimentare le controversie per aumentare gli incassi.

 

Richard Shickel: come se esistessero film che possono fare a meno degli incassi

Martin Scorsese: Nel caso de L’ultima Tentazione, mi sarebbe bastato andare in pari. Invece mi trascinai debiti per anni. Ne uscìi solo facendo Kape Fear. Ci misi dentro tutto quello che avevo. Feci lo stesso con Gangs of New York, e pagai i debiti solo dopo aver fatto The Departed. Tanto c’è voluto, ma sono fatto così.

 

Richard Shickel: Davvero pensavi che in questi due casi avresti potuto recuperare i tuoi soldi?

Martin Scorsese: Ovviamente no. Paul Schrader, che scrisse la sceneggiatura de L’ultima tentazione, sapeva che avremmo avuto problemi, che la gente non avrebbe reagito bene. Era stato molto più preveggente. Io invece non lo pensavo. Vivo molto di più nel presente.

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Richard Shickel: Ho il sospetto che c’entrasse il fatto che la tua educazione cattolica non sia mai stata un mistero. E quindi ha dato fastidio il fatto che te ne venissi fuori dicendo: perché non proviamo a riflettere su tutta la faccenda al di fuori della teologia? La Chiesa ha gli occhi puntati su gli apostati. Di sicuro qualcosa del genere te lo dovevi aspettare.

Martin Scorsese:Speravo in una reazione di tipo intellettuale, ma non ho fatto il film per soldi. Semplicemente morivo dalla voglia di farlo. Qualche controversia me l’aspettavo. Ma speravo che sarebbe stata intelligente. Speravo nella discussione e nel dialogo.

 

Richard Shickel: Non in America, amico mio.

Martin Scorsese: Fu incredibile.

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Richard Shickel: Eravamo all’inizio del periodo in cui viviamo ora. I fondamentalisti, sia cattolici sia protestanti, cominciavano a mordere il freno.

Martin Scorsese: Il film fu condannato dai pulpiti delle chiese. Dopodiché inviarono le loro truppe, per così dire.

Richard Shickel: Fu uno shock, per te, vedere i cretini che picchettavano i cinema?

Scorsese: Molto. Avevo buttato la spugna prima ancora di andare in televisione a Nightline, dove avrei dovuto confrontarmi con i critici. Non avevo più forza per combattere. L’unica soddisfazione era vedere di aver fatto il film

 

Richard Shickel: Nel complesso mi sembra un film piuttosto riuscito anche se all’inizio non l’avrei mai detto.

Scorsese: Come lavorazione, è stata la peggiore che mi sia mai capitata. Non te lo puoi immaginare. Te lo può dire chiunque, l’aiuto regista, tutto il cast. Il budget era basso, c’erano problemi in continuazione, e anche il meteo non fu d’aiuto. Penso anche che avrei potuto tagliare di più, ma non avevamo abbastanza tempo, Thelma e io, perché il film doveva uscire presto. Ma rimasi soddisfatto dell’esperimento. E comunque, risultò per tutti un’esperienza religiosa, letteralmente. Dopo Re per una Notte, volevo tornare alle cose che mi interessavano. Per esempio, la questione Vangeli: perché alcuni sono apocrifi? La verità è che qualcuno ha deciso quali bisognasse tenere e quali no. Ma perché sono stati scelti ? Per esempio, di recente hanno trovato il Vangelo di Giuda. Questi testi sono stati scritti meno di un secolo dopo il racconto. E così volevamo parlare anche di altre cose al di fuori degli Vangeli canonici. Cose che riguardavano Gesù, Giuda, la Madonna. Mi ricordo quello che rispose Paul Schrader a Melvyn Bragg, al Southbank Show, quando gli chiese quali pensavo che fossero i punti più controversi. E poi rispose: “quelli più pruriginosi”

 

Richard Shickel: Ossia?

Scorsese: che Gesù abbia desideri sessuali. Fu questo il grande scandalo.

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Richard Shickel: Ma il personaggio Gesù e metà Dio metà uomo, nel bene e nel male

Scorsese: no. Interamente uomo e interamente Dio, devi fare attenzione, cristologicamente parlando. È questa la bellezza profonda. Se lo accettiamo come interamente divino e interamente umano, allora deve provare tutti i sentimenti di un uomo. Come ho detto prima, quando Gesù è sulla croce, in quanto uomo ha paura di morire.

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Richard Shickel: E in quanto uomo soffrirà anche.

Scorsese: È per questo che nella scena della resurrezione di Lazzaro, quest’ultimo prende la mano di Gesù e lo trascina nella tomba dicendogli: ecco quello che ti aspetta. Sei pronto a venire con me? E Gesù ha paura perché non sa ancora chi è veramente, dato che il suo ruolo gli viene rivelato poco a poco. Penso che la chiave come ho detto prima sia il rapporto di Gesù con Giuda. Perché lo ha tradito? Per 30 denari? 30 denari non sono nulla, non lo ha fatto per i soldi. Ci deve essere stato qualcos’altro. E così si torna al tema della lealtà,  dell’amicizia. Uno dei primi film che mi portò a vedere mio padre fu ucciso Ho ucciso Jesse il Bandito, in cui Jesse viene ucciso dal suo migliore amico.  Mio padre parlava sempre di lealtà e questo tema alla fine mi ha portato a The Departed.

Richard Shickel: Alla fine sei stato soddisfatto dell’ ultima tentazione? O le polemiche in qualche modo hanno rovinato tutto?

Scorsese: È strano… la fatica di fare il film, di montarlo, di mettere quell’uomo sulla croce con tutta la folla, fu così intensa che penso di non essere stato capace di comprenderlo in tutti i suoi aspetti. Il fatto di essere così assorbito dalla lavorazione mi ha privato di quello che pensavo avrei sentito. In compenso mi ha portato alcune donne, che mi ha condotto ad al di là della mia vita che mi porterà spero a silence un film sui missionari. Il fatto di essere così assorbito dalla lavorazione mi ha privato di quello che pensavo avrei sentito. In compenso, mi ha portato a Kundun, che mi porterà spero a Silence un film sui missionari gesuiti nel Giappone feudale (n.d.a.. che Scorsese cercava di fare da parecchi anni al tempo di tale intervista e che poi è riuscito a realizzare). Ripeto, certe cose avrei voluto farle meglio. Quando andai a Night Line, capii che la fede è qualcosa di unico per chiunque, anche se non intendevo attaccare nessuno. A quanto pare alcuni si sentivano minacciati. Per loro, era in gioco qualcosa di molto più importante che fosse o meno un buon film. E alla fine mi resi conto che, con tutto questo clamore, sarebbe stato molto difficile alimentare un dibattito come quello che speravo. Ci provò Andrew Greeley sul New York Time. Fu uno dei pochi a scrivere cose interessanti ma nella maggior parte dei casi il film venne liquidato.

Richard Shickel: Non dimentichiamo che il Gesù del film è un personaggio complesso, egregiamente interpretato da William Defoe.

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Richard Shickel: Per quanto non mi interessi il lato religioso, William Defoe è riuscito a creare un personaggio simpatico, così come Harvey Keitel ha fatto con Giuda. E penso che nella sceneggiatura, il rapporto tra i due sia ben delineato.

Scorsese: Certo, il fatto che Gesù gli dica: “se io, Gesù, rappresento la salvezza, tu devi rappresentare l’antitesi, e questo per l’eternità. Tu, Giuda, sarai quello che condanneranno per essersi impiccato. E Dante ti metterà all’inferno in un certo girone”. È affascinante. Sai, un paio di volte ho rivisto pezzi de L’ultima tentazione, in Tv. Magari un giorno lo rivedrò tutto dall’inizio alla fine. In sè non è un film che mi susciti brutti ricordi. Solo che quando uscì, con tutte le polemiche, fu davvero un incubo. Non potevo fare o dire niente. Ma non potevo neanche avere dubbi, perché credevo in ciò che avevo fatto. In ultima analisi, penso che fosse qualcosa al di fuori della mia portata. Ingenuamente, pensavo di avere intrapreso una specie di viaggio spirituale. Ma forse, da questo punto di vista, avevo scelto il punto di partenza sbagliato: l’umanità di Gesù, la sua carnalità, la sua fisicità (come peraltro fece Kazantzakis nel romanzo di riferimento).

 

INTERVISTA A SCORSESE su L’ULTIMA TENTAZIONE DI CRISTOultima modifica: 2017-04-29T21:24:08+00:00da mikeplato
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