IL MISTERO DI OSIRIDE E LA RIGENERAZIONE DELL’UOMO

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di Tau Johannes

Visto in stato di chiaroveggenza, il corpo dell’uomo appare del tutto simile ad un ramo in piena fioritura, essendo dalla testa ai piedi disseminato di petali luminosi a gruppi, che irradiano raggi di energia delle più varie forme e colori: sono la controparte nel corpo eterico dei centri nervosi fisici, attraverso i quali i differenti Tattva (1) agiscono sull’organismo umano. Queste controparti dei centri nervosi sono indicate nei testi indù come « Loti », « Chakras » e anche « Centri », e ad esse in un certo senso si riferiscono anche le placche cutanee del nostro Calligaris.

I Centri più importanti si trovano nella testa, gola, petto, plesso solare e nell’addome; un Centro della più grande importanza è tra le ciglia in prossimità della radice del naso, e centri luminosi sono anche nel palmo di ciascuna mano e nella pianta di ciascun piede. Tutti gli organi vitali in effetti hanno radianti vortici rutilanti di luce (non percettibili alla vista ordinaria) che sono essenzialmente le basi della spiritualità di quegli organi. 

Questi grandi fiori ruotanti e vibranti sono i centri occulti o spirituali dell’uomo ed ognuno di essi può — in certe particolari condizioni — aiutare l’unità umana a conseguire una maggiore ampiezza di coscienza. Sarebbe così possibile all’uomo — rendendo attivi questi centri – la visione senza occhi, ed invero l’uomo in un futuro più o meno lontano arriverà, tra l’altro, a vedere e sentire con tutte le parti del suo corpo spiritualizzato.

Il simbolo di questa gloriosa condizione finale dell’uomo era espresso, nei Misteri Egizi, nella figura di Osiride, che è tradizione raffigurare assiso su di un trono e con un corpo interamente formato da occhi.

Ed anche in Grecia era rinomato il dio Argo per la sua abilità nel vedere con le sue diverse parti del corpo; i buddha orientali sono similmente rappresentati con disegni nelle palme delle mani e sulle piante dei piedi e sempre in India sono famose le orme del Buddha, impresse nella pietra, che hanno ognuna un piccolo sole sul tallone di ciascun piede.

Si narra che alcuni lottatori giapponesi di ju-jitsu siano ancora in possesso dell’arte segreta per l’uso di questi centri nervosi occulti; e appunto in Giappone è ancora possibile vedere antichissime illustrazioni in cui è mostrata la posizione esatta di questi sacri e sottili centri.

Sembra che la più leggera pressione in corrispondenza di qualcuno di questi centri possa paralizzare l’intero organismo, tanto grande è il loro predominio sul rimanente sistema nervoso. E in alcuni arcaici testi sullo ju-jitsu è addirittura descritto con dovizia di particolari come resuscitare una persona morta clinicamente, a mezzo di pressioni su determinati punti delle vertebre superiori della spina dorsale.

Quei vortici di screzianti luci del corpo costituiscono i punti Centrali dei loti sacri dell’India e dell’Egitto, come pure delle rose dei Rosacroce, che sono appunto sette. Fu attraverso questi centri che penetrarono i chiodi della crocifissione ed i Rosacroce sanno che la crocifissione racchiude il segreto di come aprire i centri delle mani, dei piedi, del costato e della testa.

Il simbolo della funzione occulta dei tre chiodi è stato conservato nella Massoneria con i tre principali dignitari di Loggia e con i tre mitici assassini di Hiram; e anche l’equivalente di Osiride nel Messico morì per tre ferite infertegli dai suoi nemici. Vi è poi una stretta relazione tra questi sacri centri e le gemme del pettorale del Sommo Sacerdote d’Israele, perché entrambi hanno un uguale significato.

La parte più sacra del corpo umano è in realtà il cervello ed il sistema cerebro-spinale; ed è su questi che si imperniava la parte più segreta dell’insegnamento delle antiche scuole iniziatiche e la simbologia, che si riferisce ad essi, si può rintracciare in tutte le religioni.

La misteriosa azione dei Fuochi spinali, attraverso i quali si raggiunge la liberazione e l’immortalità, è qualcosa di così formidabile che per arrivare a conoscerli e successivamente ad utilizzarli occorrono anni di costante studio e pratica sotto una guida esperta e sicura.

Nel sistema cerebro-spinale è in verità celato un grande segreto che sarà un giorno — quando i tempi saranno maturi — di pubblico dominio, perché la spina dorsale non è altro che la biblica verga che fiorì nelle mani dell’iniziato Aronne; è la spada fiammeggiante dell’Eden; è il bastone di appoggio sul Sentiero; è la bacchetta di comando del Mago. E il Kremmerz precisa che la verga ha per parte terminale il membro virile che si prolunga nell’asse cerebro-spinale, avendo per suo estremo opposto il cervello; per cui « come in basso si enuclea un magnete purissimo e come in basso viene espulso lo sperma, così in alto questo magnetismo si dinamizza a tal punto da proiettarsi fuori del corpo ».

E’ qui che si elabora il mercurio con cui l’iniziato opera la trasformazione degli elementi vili della propria natura nell’oro della pura spiritualità, con la conseguente trasmutazione del suo stato umano in divino.

Vi furono nel Medio Evo molti personaggi anche famosi che pretesero di avere il segreto per trasformare il piombo in oro, ed effettivamente essi giunsero — attraverso i loro ripetuti sforzi —a scoprire molti elementi chimici che servirono al progredire dell’umano sapere, però fallirono nel loro vero scopo, perché il nostro oro è spirituale. Ed oggi la scienza profana — a mezzo di esperienze di laboratorio — è riuscita a convertire in una realtà quel sogno dell’età oscura; infatti l’oro si può adesso ottenere trasformando metalli vili con una tecnologia molto complessa, ma in pratica quest’oro viene ad essere ben più costoso di quello reperibile nelle miniere aurifere. Del resto è un fatto del tutto naturale la trasformazione evolutiva delle potenzialità atomiche, integranti un organismo, per migliorarlo considerevolmente rispetto alla sua costituzione e valore. Di fatto nel Grande Laboratorio della Natura è in opera da sempre una Divina Alchimia, ma l’Iniziazione abbrevia notevolmente i tempi.

Ora per gli gnostici la materia — cosi come è conosciuta —si trova in cinque grandi stati: dal suo stato più denso che è il primo ( = minerale) passa per il vegetale ( = secondo stato), continua in quello animale ( = terzo stato) e si sublima nell’uomo ( = quarto stato); dopo di che è pronta per costruirsi finalmente un quinto stato, che è un organismo così evoluto da poter essere usato dalla Divinità per manifestarsi. È a questa meravigliosa missione dell’uomo che fa espresso riferimento la Bibbia, quando afferma che Salomone ( = l’Ego umano) costruì un tempio in cui si manifestava la Divinità ( = Shekinah).

L’Iniziazione gnostica insegna ai propri aderenti a concentrare tutti i loro sforzi per seguire coscientemente questo cammino ed operare in una sola vita quel che gli uomini comuni in genere porteranno a compimento in centinaia di vite.

È un’opera di alchimia organica e spirituale che richiede una nuova e diversa sensibilità, un modo di vivere diverso, una conoscenza dei ritmi biologici dell’organismo e delle forze che operano nella natura; si dovranno perciò conoscere i quattro stati della materia detti elementari ( = solido-liquido-gassoso e radiante) per arrivare infine alla conoscenza ed attuazione della quinta essenza dei corpi ed imparare così a fare del proprio organismo un prolungamento dello spirito.

Nell’antico ascetismo religioso si indicava la mortificazione del corpo e l’annullamento del proprio io corporeo come mezzo per fare emergere lo spirito; l’iniziazione dei nuovi tempi invece dà una importanza primaria all’espressione corporea, che non é più considerata come qualcosa di ostile da combattere o reprimere, ma come una dimensione da riscoprire e da vivere sino in fondo per sublimarla e farne un adatto strumento di espressione dello spirito.

Le religioni di oriente e di occidente hanno da sempre indicato la salvezza o liberazione attraverso l’uccisione dell’Ego e la fuga dal mondo, ma il trascendimento della presente condizione potrà essere ottenuto solo da uomini consapevoli che spontaneamente e con un duro lavoro su se stessi abbiano cambiato la qualità della loro esistenza e cristificato il loro Ego: si tratta, anziché di affogarlo nell’effimero, di impregnarlo di sostanza cristica, ed è questa sostanza che farà germogliare finalmente, suscitandolo dal fondo, il seme di luce, la cui scorza che lo racchiude è ben dura da spezzare!

D’altra parte qualsiasi cammino con tendenza all’esterno, come pure le morali e le regole imposte dal di fuori, anziché cambiare l’uomo, lo condizionano sempre di più: occorre quindi andare verso l’interno per cercare e trovare la Luce! Solo un Ego reso forte, mediante tecniche adatte e un appropriato atteggiamento, sarà l’asse ed il motore dell’umanità dell’avvenire: è il simbolo della croce, di cui Platone dice che sta ad indicare la terra materiale, ove l’anima discende per essere crocifissa e convertirsi in spirito. Ma è significativo che la croce di Platone sia distesa, mentre il Cristo fu innalzato con la testa in alto: ed è questa una differenza da notare e meditare.

Ora, gli orientali assumono nella preghiera una posizione difficile da imitare per noi, perché mettono i piedi in modo che la corrente terrestre non passi attraverso di essi, al fine di evitare la realtà della terra e fare di se stessi un’astrazione, per essere solo nel mondo soprasensibile, al di là dei sensi. Gli occidentali invece, volgendosi all’alto, a Dio, piegano le ginocchia per ricevere le correnti terrestri, nel concetto che solo nell’unione armonica dei mondi si raggiunga la Luce, l’Iniziazione, la Liberazione.

Un esempio di alchimia in atto si può osservare in pratica nella donna che — se arriva a risvegliare in un uomo il delicato sentimento dell’Amore (= forza sottile o spirituale) — può renderlo capace di azioni straordinarie e condurlo dove vuole. È un’arte che dovrà imparare chi vuole seguire sino in fondo il sentiero tracciato dagli antichi Gnostici Rosacroce, affinché — finito il lavoro alchimico — il discepolo sia poi pronto e maturo per entrare nell’ambito della vera Magia (intesa nel senso più alto e non in quello stregonesco di alcuni improvvisati maghi nostrani); e il perfetto Mago alla fine del suo cammino potrà bussare alla terza grande Porta del Tempio ed iniziare ad esercitare la Santa Teurgìa, il che farà di lui una vivente Pietra Filosofale.

Sarà qui opportuno riprendere il tema della presente riflessione; abbiamo alzato il misterioso velo di Iside per quanto ci è permesso farlo e ciò sarà sufficiente per coloro il cui subcosciente, con la sua divina fiamma, avrà captato lo spirito che v’è incarnato per così seguire il filo di Arianna che li porterà alla Luce, alla Verità. Osiride è il Dio manifestato, e l’Universo in generale e la Terra in particolare sono il suo corpo; Osiride è perciò l’anima della materia: gli dà la vita e ne è la vita. Nasce da un uovo come il Brahma indiano, come Dionisio e come il Cristo; muore allorché — nel suo cammino creatore attraverso i mondi — giunge sulla Terra, punto estremo della sua discesa. Ma se muore qui crocefisso non è per mancanza di energia vitale perché egli è come un Fuoco che irradia il suo calore ovunque passa; ha così acceso un numero infinito di altri fuochi (tutti gli esseri vivono della Sua Vita!) senza mai che sia diminuito lo splendore della Sua Fiamma originale.

È della Sua vita che ci nutriamo col pane del grano e col vino dell’uva, che ci sostentano onde portare a termine la nostra missione qui. L’Osiride mitico è ucciso dal mondo stesso al quale Egli ha dato la Sua vita (= la somiglianza alla Luce, che le tenebre non ricevono, del vangelo di Giovanni, è evidente) Seth — il dio planetario — e Tifone — lo spirito materiale — usando di uno stratagemma… lo chiudono in una conca fatta a sua misura e lo gettano nel Nilo ove la corrente lo porterà nel mare. Nella simbologia egizia il Nilo sta ad indicare il corso dell’evoluzione; le tenebre del Paese oscuro (l’Etiopia) donde il fiume proviene rappresentano il caos preciclico, mentre il mare simboleggia il compimento dell’evoluzione. A sua volta l’Egitto è simbolo del mondo intero e il corso del fiume, con le sue sette cateratte, i piani successivi del progredire della vita.

Molteplici linee simboliche convergono verso questa Vita Unica Divina, donde si dipartono poi tutte queste linee evolutive, che sono la storia stessa della evoluzione dello spirito; ovverosia prima il processo di materializzazione dello spirito e poi la riascesa della materia spiritualizzata: è la morte e resurrezione del Dio medesimo. Il sacrificio divino non si esaurisce e non è consumato interamente con la morte di Osiride soffocato o annegato nella materia. Il Maligno (che è il mondo) cercando di notte, al chiaro di luna, rintraccia il corpo del Dio sulla riva, lo smembra e lo divide in 14 parti disperdendole. Isis allora, la sposa del Dio morto e madre di Horus o Dea lunare — incarnante e riflettente la sua vita — si dà alla ricerca del suo corpo. Rintraccia così nelle varie parti della terra i frammenti del suo corpo e, aiutata dalla sorella Nephite, soffia sulle membra riunite i loro due fluidi vitali e lo risuscita. Osiride è la vita universale e la sua morte, il suo invischiamento nella materia, la sua fragmentazione negli esseri viventi, dà vita all’universo intero. Può sembrare la morte del Dio, che così vivifica la natura, un atto di redenzione; ma questa si differenzia dalla redenzione cristiana tradizionale in quanto nel concetto dell’antico Egitto l’uomo non è separato dal mondo e l’universo tutto è spirituale come l’uomo, mentre leggi naturali presiedono all’evoluzione umana nell’aldilà come al progredire della vita quaggiù sicché Osiride simbolicamente sintetizza queste leggi. Il mito di Osiride non era negli antichi tempi rappresentato soltanto tra le mura del Tempio ma era anche drammatizzato in una molteplicità di riti ed infatti ogni giorno si commemorava la morte e la resurrezione del Dio.

Nel segreto poi dei Misteri il dramma iniziatico portava ad un livello inaccessibile alle masse il significato profondo della morte di Osiride; come il Dio, moriva simbolicamente il neofita coricato in una bara ove abbandonava il suo corpo fisico. E durante questa morte apparente, faceva nell’aldilà l’esperienza della immortalità; ossia egli passava nel mondo dei morti e tornava per indicare la vita celata a colore che — morti a questa vita nascosta — si chiamano viventi. L’iniziato dopo quell’esperienza prendeva il nome di Osiride ed ogni morto, il cui corpo ( = il doppio) passava nell’aldilà, veniva pure chiamato Osiride. È attraverso il culto di Iside che si è potuto conoscere l’essenziale del rituale che ha il suo pernio nella morte di Osiride. Questo culto veniva celebrato solennemente agli equinozi, ossia al momento in cui il Sole entra nell’emisfero del Sud del cielo che è il simbolo della evoluzione materiale del Dio oppure della sua riascesa nel mondo dello spirito. Cosi scrive in proposito Plutarco: « Si diceva che Osiride era involuto quando si ponevano i semi nella Terra e che risuscitava allorché i germi spuntavano al Sole ». Osiride era caduto sotto i colpi di Seth e Tifone e nella ricorrenza ogni anno si mimava il suo assassinio, al che seguiva la simbolica ricerca angosciata delle sue membra da parte di Iside per riunificarle insieme. Allo scadere della terza notte, i sacerdoti si recavano in riva al mare, portando a spalle un’arca contenente un catino d’oro colmo di acqua dolce (il catino era detto Osiride) e proclamavano solennemente la resurrezione del Dio. I gridi di dolore, che prima avevano accompagnato la ricerca da parte di Iside si mutavano ora in acclamazioni e grida di giubilo. Nelle Metamorfosi Apuleio ci racconta il rito dell’iniziazione, senza tuttavia violarne il segreto finale. Egli ci dice, senza particolari, che in mezzo alle tenebre — ove Iside, la dea umana, proseguiva la sua angosciata ricerca delle membra del Dio solare, suo sposo, smembrato e disperso in questo mondo sublunare — il neofita, misticamente morto e poi resuscitato, vedeva risplendere il disco fiammeggiante del Sole e quindi si riconosceva improvvisamente spirito e luce come quello. Ecco le precise parole con cui Apuleio descrive il momento supremo in cui il risvegliato si trova faccia a faccia con l’Jerofante in mezzo al tempio deserto: «Senza dubbio, o lettore attento, chiederai quel che si fa o si dice in quel magico momento? Io te lo direi, se mi fosse permesso e tu lo sapresti se ti fosse dato di comprenderlo; ma orecchi e lingua commetterebbero un tremendo sacrilegio a causa di questa curiosità temeraria. Se invece poi la tua è una religiosa attesa, io non voglio prolungare la tua ansia conoscitiva. Ascolta e sappi che questa è la verità. Io ha accorciato i confini della morte e, dopo aver varcato le soglie di Proserpina, me ne ritorno, attraverso tutti gli elementi. Nel mezzo della notte ha visto d’un tratto il Sole brillare d’una luce folgorante e illuminare gli Dei degli Inferi e gli Dei dei cieli: allora io mi sono accostato a loro e li ho contemplati da vicino. Ecco quanto io ho potuto dirti su ciò e questo tu hai inteso, ma ora è necessario che tu comprenda da solo quello che non è stato detto». Attraverso queste reticenze, chiarite dalla conoscenza — anche se approssimativa — dei dettagli del rituale iniziatico antico si è portati a pensare che di nient’altro si trattasse che di un mistico rapporto mentale tra il neofita ed i protagonisti divini. Non c’è qui la « comunione » con l’Essere trascendente, ma l’« esperienza » svolgentesi in una qualunque stanza del « Castello Interiore » descritto da S. Teresa d’Avila o del Palazzo chiuso del Re degli esoteristi. È tutta l’evoluzione di un Universo che si svolge attraverso il rito ove Osiride come Iside non sono soltanto personaggi mitici, ma un demiurgo, la potenza spirituale universale o solare e la natura materiale, che egli ha sposato e che è il suo campo planetario o lunare d’evoluzione. I dodici manti o veli che rivestono e coprono successivamente il neofita nei Misteri d’Iside, come le 12 ore del giorno e i 12 mesi dell’anno, e come nel culto osirideo, le 12 miglia alle 12 stazioni — che percorre il corteo rituale per andare da Atene al mare d’Eleusi simbolizzano i 12 periodi dell’evoluzione universale.

Questi riti iniziatici sia in Egitto come in Grecia e in Asia Minore — per non dire dell’Occidente — rappresentavano la stretta colleganza tra gli Dei e Dee dei Misteri e la vita della Natura. Il grano e l’uva erano associati a Dionisio, così come a Bacco, Mitra, Iside, Osiride. Lo smembramento di Osiride non è soltanto l’immagine della dispersione e della degradazione dello Spirito e della Virtù nella passione e nel vizio; o se è anche questo, è anche e soprattutto l’immagine della identità dello spirito umano con lo spirito cosmico perché l’umanità è una individuazione dell’Universo spirituale. L’universo è spirito, anima e corpo così come l’uomo, e ciascun elemento della triade umana è consustanziale con la Trinità cosmica. L’uomo (e il suo divenire) non è mai separato dall’evoluzione del ciclo universale di cui è parte integrante e inscindibile. La salvezza per l’uomo non consiste nel riconciliarsi con un giudice morale, ma nel perfezionare in sé l’evoluzione del mondo e nel liberare coscientemente i mondi intermediari fra questa terra fisica, ove la coscienza umana è ancora imprigionata e i mondi dell’anima e dello spirito — per conseguire la luce originaria e divina, vita della natura e degli uomini, di cui tutta la vita naturale è il riflesso, come la luce lunare, che rischiara le nostre notti, non è che il riflesso di quella del Sole nascosto.

L’essenziale, in questi misteri, è dunque la storia della vita divina nel mondo che è il suo corpo: la vita divina anima tutti i mondi e Osiride è la vita del mondo fisico ove i1 neofita ha finora vissuto. È la sua vita che fa crescere il grano, che ci nutre col pane e l’uva, che ci disseta e ci esalta nel vino. Ora questa divinità della vita fisica, naturale e umana che simbolizza la nostra alimentazione, era il simbolo della divinità del mondo psichico, ove si entrava sorpassando le soglie di Proserpina, simbolo della divinità del mondo dello Spirito, universale ed umano. Su ognuno di questi piani, il cibo che mantiene in vita è Osiride morto in inverno e resuscitato a primavera: l’inverno dell’ignoranza metafisica, e la primavera dell’esperienza iniziatica. Il pasto sacro simboleggiava la resurrezione di Dio per il neofita sui piani interiori dell’essere, ed era seguito da dieci giorni di digiuno a sottolineare l’abbandono del piano fisico per concentrare tutti gli sforzi verso i piani invisibili. Alla fine del rito l’Ierofante — che era stato per il neofita padre e guida nella realtà occulta dell’uni-verso invisibile — riceveva sulla bocca il bacio di gratitudine del nuovo iniziato.

Il bacio di pace scambiato tra i fratelli delle nostre Logge è una modificazione relativamente recente del rito perché il nutrimento divino, la santa Gnosi (o scienza perenne) e la gerarchia occulta sono una sola e medesima cosa; l’albero della scienza del bene e del male, la Grande quercia, il fico Igdrasil ne sono le traccie. Il bacio di pace della messa cristiana (dei primi secoli) trasmesso con la comunione dall’officiante agli accoliti, poi agli ordini minori e infine alla comunità è un rito rovesciato che sostituisce la libera ascesa del discepolo verso il mondo spirituale. Ma a poco a poco con l’istituzionalizzarsi della chiesa ed il profanizzarsi degli Ordini Iniziatici, il senso della Iniziazione si è banalizzato isolando così l’uomo e strumentalizzandolo. Non offre perciò più accesso ai mondi invisibili celati all’occhio dei sensi, e la morte e resurrezione del Cristo hanno perduto il loro senso cosmico e iniziatico per non aver conservato che valori morali e sociali. Ma la materia è energia, il nostro mondo è spirito; così come la nostra stessa vita organica è energia e la nostra coscienza spirito.

(1) Termine Sanscrito la cui traduzione indica movimento; sono in azione nel cosmo 5 Tattvas ed ognuno ha la sua vibrazione peculiare per cui esistono 5 differenti energie o vibrazioni del « Prana ».

IL MISTERO DI OSIRIDE E LA RIGENERAZIONE DELL’UOMOultima modifica: 2017-07-23T19:28:54+00:00da mikeplato
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