L’ALCHIMIA ORGANICA E LA TRADIZIONE DELLA MAGIA SESSUALE

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di Mike Plato
Un inedito excusus inedito nella controversa e scomoda tradizione dell’alchimia organica o tantrica, nota troppo riduttivamente come “spermatofagia”, per come si è sviluppata tanto in occidente, a partire dagli gnostici del periodo tardo–antico  quanto in oriente, passando per l’alchimia italica del Principe di San Severo, giungendo fino alla Magia Sexualis di Randolph, Crowley, Kremmerz e Samael Aun Weor. Questa antica pratica era un sacramento?
 
Primi vennero gli gnostici (per quanto ne sappiamo)
 
Primi, apparentemente, furono gli gnostici cristiani. L’eresiologo Epifanio, intorno al 375 d.C. scrive un voluminoso “Panarion”, che si inserisce nella tradizione eresiologica inaugurata da Giustino, e dedicato a tutte le eresie gnostiche, circa un’ottantina. Tra queste, ai fini della nostra analisi, conta citarne una, quella del capitolo 26, con cui Epifanio intende denunciare certe strane pratiche rituali degli gnostici Borboriti o Fibioniti, da lui definiti con disprezzo “frutti di letamaio”. Phibyon, nativo della Cirenaica, era probabilmente un diacono della chiesa locale espulso per le sue concezioni irriverenti e blasfeme nei riguardi della divinità. Sembra che egli sostenesse che l’essenza del divino (e quindi anche del Cristo), ovvero la Luce cosmica che è precipitata dall’alto dei cieli nelle tenebre del mondo materiale, si trovasse racchiusa nello sperma maschile, nel sangue mestruale e nelle acque femminili in cui sta immerso il feto. Epifanio riporta: «A queste riunioni [dei Fibioniti] venivano serviti pasti sontuosi con carni e vino anche se essi sono poveri. Quando mangiano insieme in tal modo e ricolmano per così dire le loro vene, volgono il sovrappiù d’energia in eccitamento. (…) Gli sciagurati si accoppiano tra loro e (…) dopo essersi abbandonati alla fornicazione, innalzano al cielo le loro bestemmie. L’uomo e la donna prendono nelle loro mani il liquido eiaculato dall’uomo, si alzano in piedi e rivolti al cielo (…) pregano al modo di coloro che vengono chiamati Stratiotikoi o Gnostikoi offrendo al Padre di Tutto ciò che hanno nelle loro mani. Dicono: “Ti offriamo questo dono, il corpo di Cristo”. Mangiano quindi la loro stessa ignominia, dicendo: “questo è il corpo di Cristo e questa è la Pasqua per cui i nostri corpi soffrono e sono costretti a confessare la sofferenza di Cristo”. Lo stesso aviene con la donna quando accade ch’essa abbia il flusso di sangue, raccolgono il sangue mestruale della sua impurità e lo mangiano insieme dicendo: “Questo è il sangue di Cristo”….Soddisfano dunque la loro libidine, ma raccolgono in se stessi il seme della loro impurità, non eiaculandolo per procreare ma rimangiando essi stessi quella sostanza oscena». Epifanio testimonia dei Borboriti o Fibioniti che essi considerino le parole di Cristo “mangiate la mia carne e bevete il mio sangue”, peraltro espressione del mistero del pane e del vino di Melkizedek, si riferiscano al seme maschile e al mestruo femminile. La mia opinione è che, essendo Epifanio un eresiologo intento a demolire le dottrine degli gnostici, le sue testimonianze siano una mescolanza di fatti reali da una parte, e di fatti enfatizzati, sminuiti o falsati dall’altra. Di certo, il sacramento magico-sessuale è un fatto reale che non poteva che far inorridire un uomo come Epifanio, legato com’era al dogma e ignaro di cose iniziatiche. Ci trovavamo in periodo di piena caccia all’eresia gnostica, alcuni decenni dopo il Concilio di Nicea che aveva legalizzato il dogma della Chiesa di Roma, cosicchè i detentori del dogma vincente erano impegnati alacremente a spazzare via dalla storia chi poteva offrire un senso più profondo e salvifico alle scritture.
3 the-gnostics
 
Alchimia Cristica?
 
La cosa interessante è che Giovanni 6 ci dice che, allorchè Gesù rivela a Cafarnao il mistero della carne-cibo e del sangue-bevanda, definendoli “pane che discende dal cielo e offre la vita perenne”, i discepoli si dichiarino assolutamente sconvolti. Infatti è scritto: «molti dei suoi discepoli, dopo aver ascoltato, dissero: questo linguaggio è duro, chi può intenderlo?”». Epifanio cita gli gnostici che interpretano lo sbigottimento e il turbamento dei discepoli (in tale passo) come riferito proprio a quelle che lui definisce oscenità. Ora, facciamo un’ipotesi di lavoro, ammettendo che Cristo proprio di quelle cose parlasse, ma facendo una premessa d’obbligo: il testo scritto è una cosa, la tradizione orale è un’altra. Il testo scritto parla a tutti e non può manifestare direttamente certe verità. Lo fa, ma in chiave velata. Peraltro lo stesso Cristo dichiara che “a quelli di fuori parlo per parabole e a voi offro i misteri”. Noi qui abbiamo già un passaggio interpretativo, in quanto Cristo fa un’esegesi del pane e del vino eucaristico di Melkizedek come sua carne da mangiare e suo sangue da bere. Ma oltre questo, Giovanni non può dire. Si suppone, cioè, che Cristo, in quegli istanti, sia andato ben oltre quelle parole e che abbia “svelato il mistero agli interni”. Ammettendo che il mistero del pane-carne e del vino-sangue sia quello riportato da Epifanio, ovvero riferentesi al seme maschile e al mestruo femminile, non è tanto incoerente ciò che accade successivamente, perchè ciò che accade è davvero strano, e non può essere assolutamente spiegabile da quelle parole in codice espresse in termini di mistero. Vediamolo insieme. Il discorso di “molti dei suoi discepoli”, non esattamente limitato ai 12, suona come: «questa cosa che ci dici, è assurda, chi può accettarla? Non avremmo mai pensato. E come poi pretendi che a nostra volta lo insegniamo ad altri? Non ne abbiamo mai sentito parlare, ci risuona a stento». Ed è qui che si innesca una sequenza di fatti che le semplici parole letterali di Giovanni 6 farebbero apparire alquanto assurde ed ingiustificate. Infatti, Gesù afferma: “questo discorso che vi ho fatto, vi scandalizza?”. Cristo parla di scandalo da parte dei discepoli (un gruppo allargato non limitato ai dodici), i quali si mostrano scandalizzati evidentemente dal reale discorso del Cristo e non da ciò che è semplicemente riportato nel testo evangelico. Cristo continua e dice: “le parole che vi ho detto sono verità, ma alcuni di voi non sono disposti a credere”. Credere a cosa? Al semplice mangiare la Sua carne o alla reale operatività alchemica della cena mistica? E conclude dicendo: “nessuno può venire a me se il Padre non glielo concede”. Come a dire: “il mio discorso sembrerebbe talmente assurdo e inaccettabile da una mente razionale che solo se il Padre vi illumina e vi ha predestinati  lo accettereste”. Ed è qui l’apoteosi dell’assurdo, se ci dovessimo limitare alla letteralità del comandamento di Cristo: «da allora molti dei suoi discepoli si tirarono indietro e non andarono più con lui». Ovvero, lo abbandonano per lo scandalo, non lo seguono più, non riescono ad accettare quell’insegnamento. Qualunque cosa sia, quelli che lo seguivano da tempo decidono di abbandonare il gruppo perchè scandalizzati: «questo discorso che vi ho fatto, vi scandalizza?». La lettera di Giovanni 6 non è scandalosa, è semplicemente criptica, e ciò che è criptico non può scandalizzare, dato che è incomprensibile. Ma ciò che in realtà Cristo insegna li turba, li scandalizza. Quello che riporta Epifanio a proposito dei Fibioniti gnostici potrebbe essere in grado di scatenare un simile scandalo e un abbandono da parte di diversi discepoli? La risposta non può che essere affermativa. A quel punto, Gesù chiede ai dodici se vogliano partecipare all’ammutinamento, e la risposta è negativa. Pietro parla per i dodici e afferma: «Signore, da chi andremo? Tu hai parole di verità…Noi abbiamo creduto…». Quindi, i dodici finiscono per accettare quell’insegnamento e altri no. Ciò non è affatto riportato negli altri tre vangeli, alquanto scarni circa i dettagli della Cena pre-crocifissione. Cristo ha parlato del mangiare-bere ciò che viene da dentro, che è sua carne e suo sangue, cioè sue modalità di manifestazione interiori. Gesù, in Luca 11,41,  pare offrire un addentellato all’intera questione: «Piuttosto date in elemosina quel che c’è dentro, ed ecco, tutto per voi sarà mondo». Dare in elemosina cosa e a chi? Il testo non lo dice, ma non lo dice affinchè chi può intendere intenda: “devi assumere ciò che viene dall’interno e darlo in elemosina a Lui stesso, l’uomo interiore, al Cristo crocifisso nel soma-psiche”. Ci troviamo innanzi ad una dinamica uroborica (serpente che divora se stesso) di alessandrina memoria, una dinamica alchemica per cui si dà in elemosina al proprio Osiride interiore per farlo rinascere, e gli si ritorna ciò che da Lui si manifesta nel nostro corpo. Epifanio testimonia che, secondo gli gnostici, il salmo 1: “sarà come albero che darà frutti a suo tempo…e il suo fogliame non cadrà”, allude alla pratica in oggetto, poichè i frutti dell’albero della vita sarebbero il seme e il mestruo (mercurio e zolfo degli alchimisti), e ed essi non cadono a terra, ovvero non vengono sprecati perchè riassunti. E ancora, Epifanio cita Proverbi 5:15 ove è detto “bevi l’acqua della tua cisterna”, come riferita alla pratica. E poi afferma: «l’anima è la potenza che è nel sangue delle mestruazioni e nel seme, che raccogliamo e riassumiamo». Inoltre testimonia qualcosa che ci tornerà utile nell’analizzare l’alchimia della luce Manichea: «quanto alle carni, alle verdure, al pane e a qualsiasi cosa mangiamo, facciamo un favore alle creature, perchè raccogliamo da tutte l’anima e la trasferiamo nelle religioni celesti». Infine, Epifanio scrive: «Se uno è nella gnosi, e si ritrae dal mondo attraverso il seme e il sangue, quello non è più trattenuto quaggiù, ma si eleva al di sopra degli Arconti». Già i Nicolaiti avevano proclamato: «Tramite i fluidi del potere generatore (gone) ed il sangue mestruale, noi raccogliamo dai corpi la dynamis di Sophia Prounikos» (Panarion 25, 3.2). I Fibioniti vanno oltre: chiamavano psyche il potere che sta nelle mestruazioni e nello sperma, da loro raccolti e mangiati. Qualsiasi cosa noi mangiamo, noi avvantaggiamo la creatura perchè da ogni cosa raccogliamo la psyche. La procreazione sarebbe un errore ed un crimine: rinnova la divisione della psyche e ne prolunga il soggiorno nel mondo. Il fine ultimo dei riti sessuali dei Fibioniti era quello d’accellerare la reintegrazione dello stadio precosmogonico, ovvero la fine del mondo, e avvicinarsi a Dio attraverso una progressiva “spermatizzazione”. Secondo simili sistemi, l’unità spirituale primordiale può ricostituirsi tramite la felicità erotica ed il consumo del seme e del sangue mestruale: le secrezioni genitali rappresentano i due modi divini d’essere – il dio o la dea – per cui il loro consumo rituale accresce ed accellera la santificazione dei celebranti. Nella prima Lettera di Giovanni (3, 9) è detto ad litteram: «Chiunque è nato da Dio non commette peccato, perchè lo sperma divino dimora in lui, e non può peccare perchè è nato da Dio». Secondo la dottrina stoica del logos spermatikos concepito come pneuma igneo, il seme umano contiene un pneuma grazie al quale l’anima si forma nell’embrione. La teoria stoica era la logica conseguenza della collocazione, operata da Alcmeone di Crotone, del seme nel cervello, cioè nello stesso organo in cui si supponeva risiedere l’anima, la psiche. Per Platone la psiche è seme, sperma (Timeo 73c), “o meglio è nel seme” (91a), e questo seme è racchiuso nella testa e nel midollo (73 e segg.). Esso alita attraverso gli organi genitali (91b). Che il seme stesso aliti od abbia un alito (pneuma), che la procreazione stessa sia un alitare o soffiare, è molto esplicito in Aristotele.
 
9 pistis sophia
 
La rivelazione della Pistis Sophia
 
La gnosi su tale pratica non si limita al Panarion. Nel trattato gnostico Pistis Sophia, non appartenente al corpus naghammadico scoperto nel 1945, i discepoli pongono un questito strano al loro maestro: «abbiamo saputo che sulla terra ci sono alcuni che prendono il seme maschile e il sangue mestruale femminile, li mettono in un piatto di lenticchie e mangiano il tutto dicendo: “crediamo a Esaù e Giacobbe”. È decente una cosa simile?». Al che Gesù risponde: «questo peccato è più grave di tutti i peccati e iniquità». Il quesito è strano in quanto la natura degli argomenti del trattato, prima e dopo, fanno sì che esso risulti completamente avulso dal contesto. Inoltre, ci si chiede come mai una simile pratica non venga celata, essendo iniqua. La Pistis Sophia non è un trattato eresiologico, non mira a confutare dottrine diverse. Quindi, perchè stigmatizzare ciò di cui si poteva far a meno di parlare? Sono certo che il trattato cerchi paradossalmente di allontanare da questa pratica coloro che non sono degni nè pronti. Non può discutersi il fatto che dietro la cerimonia del pane e del vino, del sangue e della carne, del rosso e del bianco, si celi un significato alchemico che parte dall’intimo del corpo umano, poichè è incontrovertibile che il Regno di Dio è dentro di noi.
 
La Statua di Nabucodonosor secondo la visione di Daniele

           

L’alchimia organica nell’antico Iran
Tali esperienze, che possono essere assimilabili a certa alchimia tantrica, si registrano anche nello zoroastrismo e nel mithraismo iranici. In Daniele 4:30, è detto di Nabuccodonosor: «Egli fu cacciato dal consorzio umano, mangiò l’erba come i buoi e il suo corpo fu bagnato dalla rugiada del cielo», quindi immerso nel fluido lunare per eccellenza, la rugiada cosmica, assimilabile allo sperma, ovvero l’haoma dei persiani e il soma degli induisti, se non l’Amrita o nettare di immortalità. Secondo Renè Guenon si fa allusione, in tutte le tradizioni, a qualcosa che, a partire da una certa epoca, sarebbe andato perduto o nascosto, ovvero questo nettare o «bevanda d’immortalità» che ha appunto un rapporto molto diretto col Graal poiché questo è il vaso sacro che contiene il sangue di Cristo, anch’esso bevanda d’immortalità. Ne Il Re del Mondo, Guenon afferma: «Non possiamo, senza allontanarci dal nostro tema, dilungarci ulteriormente sul simbolismo della coppa e di ciò che essa contiene». In effetti, è proprio questo il problema: il contenuto effettivo della coppa, come si evince dal mistero del contenuto della coppa in mano a Melkizedek nel portale nord della Cattedrale di Chartres. In ogni modo, nel bovino si riconosce la creatura centrale del culto mazdeo-zoroastriano, rinvenibile nella forma dell’Anima del Bue che in Yasna 29 eleva un lamento ad Ahura Mazda perché oppressa dalla furia e dalla violenza mondane. Lo stesso Toro è animale lunare per eccellenza, e nel culto mithraico legato allo sperma. Egli è il Toro o Bovino Unicreato, ucciso da Ahriman e dai suoi demoni; dal cui corpo nascono le piante e dal cui sperma molteplici specie animali. Il passo del Libro di Daniele richiama il Toro iranico principalmente nei rapporti con l’haoma, la “rugiada celeste”, il fluido lunare. Nell’escatologia iranica nota come Frashokereti, il messia finale ovvero il Saoshant compirà il sacrificio ultimo: con il grasso del bovino e lo sperma o haoma bianco (hom i sped) preparerà l’ambrosia, la libagione miracolosa che donerà la vita eterna. Lo stesso sacrificio è evidente nei Misteri di Mithra, dove l’anima-sperma del Toro viene portata dal cane, fedele aiutante del dio, sulla Luna. L’archetipo è sicuramente gnostico-iranico. Si legge infatti nel Wizidagiha i Zadspram, una antologia pahlavi che raccoglie tradizioni molto antiche, sicuramente avestiche: «E poi Ahura Mazda trae dallo sperma del bovino la Luce in cui è celata la forza e la porta sulla Luna. E reca a Mah Yazd la Luce che era nel bovino. Per questo motivo in quel luogo [Ahura Mazda] purificherà lo sperma tramite la Luce della Luna, lo ripartirà secondo la specie. Donerà ad esso l’anima vitale e di lì la creerà trasferendola nell’Eranwez». Quiindi, nella dottrina sacra mazdea, il fluido lunare (sperma) contiene lo splendore, la gloria di Ahura, ovvero lo Xavarna. Per questo alcuni gnostici se ne cibavano come corpo di Cristo?
luxor-colonne falliche

                                                                            Luxor-colonne falliche

 

Akhenaton offre libagioni ad Aton, dentro di lui

                                                       Akhenaton offre libagioni ad Aton, dentro di lui

 

Il retro del sarcofago di Tuthankamon mostra un evidentissimo fallo con tanti di glande e prepuzio. La vittoria sulla morte viene dagli organi creatori ed escretori?

Il retro del sarcofago di Tuthankamon mostra un evidentissimo fallo con tanti di glande e prepuzio. La vittoria sulla morte viene dagli organi creatori ed escretori?

 

fallo dedicato al Dio Dioniso

                                            fallo dedicato al Dio Dioniso

 
L’alchimia spermo-gnostica dei Manichei
In linea parentale col mazdeismo, nello gnosticismo manicheo si insegna il dramma cosmogonico che ha portato la Luce, la sostanza divina, a essere “smembrata” e imprigionata nella hyle corporale, travasandosi di corpo in corpo, e che comporta, quale azione compensatrice da parte di Dio, una serie di tre invii messianici per recuperare le particelle di Luce ancora prigioniere nell’universo. Il processo purificatorio macrocosmico trova un suo inevitabile corrispondente riflesso nel microcosmo: se l’universo è il luogo in cui tutti i corpi luminosi sono purificati, allora tale processo si riproduce in modo pressoché speculare nel corpo dell’Eletto manicheo: il suo apparato gastrico, in particolare il suo stomaco, è concepito come una sorta di athanor alchemico in cui la Luce contenuta nei cibi viene purificata da ogni impurità attraverso un doppio ciclo di raffinazione e di risalita delle particelle filtrate e poi restituite. Ma vi sarebbe un cibo che ha più luce intrappolata di ogni altro. Gli antichi maestri dell’arte medica greca immaginavano che lo sperma, proveniente dal midollo spinale, fosse un fluido igneo, lo pneuma. Queste speculazioni mediche affondano le loro radici in una tradizione che si ritrova anche nella cultura indo-iranica. Il fondamento ideologico di tutte queste dottrine è che l’elemento più elevato e prezioso del corpo umano sia il fuoco: l’uomo in quanto microcosmo è formato, come l’universo, di quattro elementi, la terra, l’acqua, l’aria e il fuoco (in ordine di importanza). L’Anima, la psyche, è un soffio infuocato, di conseguenza anche lo sperma è una sostanza ignea, considerato come lopneuma di cui è il ricettacolo. Il seme infatti non equivale sic et simpliciter alla Luce, esso non è il principio luminoso, bensì è la materia che lo contiene e ne è il veicolo. In Contro i Manichei, Agostino d’Ippona, fa un’ipotesi alquanto forte. Dopo aver descritto la regola dei “tre sigilli”, cui sono sottoposti gli Eletti manichei (astensione dai lavori agricoli, dai cibi carnei e dai rapporti sessuali), osserva che, se da una parte agli Eletti è proibito il sesso, dall’altra la dottrina di Mani insegna che se “con il cibo dei santi l’anima si sprigiona dai semi… perché non lo si crederebbe a proposito del seme degli animali? ”. Se è impura la carne di un animale, perché questo animale è morto (quindi senza anima) invece, trattandosi del seme di un essere animato vivo, seme che racchiude una parte di sostanza divina (proprio questa anima l’essere generato), allora nulla impedirebbe che anch’esso venga sottoposto a un processo di purificazione affinché la particella luminosa e divina in esso contenuta sia liberata dai lacci della materia. In una simile prospettiva cosmo-antropologica, sarebbero perciò gli stessi Eletti manichei che tra loro, e segretamente, si dedicherebbero a questa purificazione dello sperma umano. Reingerendo lo sperma, si attiverebbe infatti nell’Eletto un processo catartico, che in termini alchemici potrebbe definirsi di “coobazione” (o uroborico) in cui la Luce racchiusa nel seme verrebbe, di volta in volta, purificata dalle impurità derivanti della commistione con la materia corporale, venendo, cioè, separata dal “miscuglio” materiale. Questa ipotesi sarebbe avvalorata in alcune (rare) accuse di libertinismo e immoralità rivolte ai Manichei da antagonisti e avversari. Tipica in questo senso è la testimonianza del Ginza degli gnostici mandei, che definivano i Manichei “Zandiqi” e “Mardmani”, accusati di mescolare lo sperma con vino sacramentale situando il loro atto in antitesi al rito liturgico mandaico: “essi infatti seminano seme nel nascondimento e affidano la loro parte alla tenebra. Uomini e donne giacciono insieme, raccolgono il seme, lo mettono nel vino e lo danno da bere… e dicono che è puro. Invocano il vento, il fuoco e l’acqua…”. I riti di questi presunti Manichei si presentano in tutta la loro dimensione trasgressiva e anticosmica, volta ad nell’annientare la legge del demiurgo, rappresentata dall’ordine mondano. Con questi riti alchemico-tantrici, eros e ascetosmo si alleano nella ricerca del medesimo fine ontologico: il riscatto dal piano della generazione corporea attraverso la stessa energia che fonda il ciclo dell’esistenza. L’idea di purificazione, di rigenerazione, di palingenesi, insita nell’ontologia manichea, presuppone che presso la comunità degli Eletti fosse attuata una tecnica rituale, che mediante i digiuni – probabilmente sincronizzati con il ciclo zodiacale -, la pratica dell’ascesi e del rigorismo sessuale, permettesse una più rapida reintegrazione nello stato luminoso. Di fatto la pratica “sessuale” degli Eletti manichei si presenta come un’ascesi, una castità intrisa di eros, che porta a far sì, tramite un processo di purificazione, che le particelle di Luce imprigionate nelle Tenebre corporee si possano emancipare dal vincolo della hyle e dell’heimarmene.
 
Parte 2
Intorno al VI secolo d.C., in India, si sviluppò un movimento che aveva molte affinità con certi movimenti gnostico-alchemici del mondo tardo antico. E nello stesso modo di quei movimenti, questo insieme di dottrine e pratiche spirituali fu da alcuni descritto come abominio e follia, mentre i praticanti lo considerarono una via per l’eternità.
 
un tipico nath siddha

                                                                                   un tipico nath siddha

 
Il Tantra
 
Questo insieme di dottrine si chiama Tantra, e gli individui che abbracciarono o svilupparono la dottrina vennero chiamati “tantrika”. Ma in seno al Tantra, emerse una corrente dedita all’alchimia organica o mercuriale. Ne erano depositari i leggendari Siddha (i realizzati, i perfezionati che realizzano poteri sovrumani o siddhi) i quali, mutuando anche da tradizioni presistenti, non ebbero piena affermazione se non a partire dal XII secolo. Due sono le tipologie di Siddha o perfetti del Tantrismo più celebri: 1) i Nath Siddha, gruppo tantrico del nord dell’India, con il loro sistema Hatha Yoga; 2) i Rasa Siddha, gli alchimisti dell’India medievale. Nath e Rasa Siddha si sono ampiamente mescolati, giungendo a sviluppare una tradizione a carattere yogico e alchemico. La tradizione ayurvedica è preesistente a queste correnti alchemiche e si prefiggeva scopi salutistici preventivi e terapeutici successivi, non trasmutatori, nonostante poi l’Ayurveda abbia nel tempo fatto propria la dottrina dei fluidi alchemici dei Siddha, sempre per i suddetti scopi medici. Dopo la Brahmanizzazione del Tantrismo, questi Siddha furono chiamati semplicemente Yogin. Ma il vero punto di convergenza di queste due correnti tantriche consiste nel loro comune complesso di dottrine e pratiche mistiche implicanti i fluidi sessuali, tanto maschili che femminili, fluidi che derivavano dal concetto più ampio di Rasa.
 

 

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                                                                                          Il Rasa

 
Il Rasa
 
Dai tempi dei Veda, il Rasa, l’elemento fluido, presente ovunque nell’universo esteriore, nel sacrificio e negli esseri umani, è stato più o meno chiaramente identificato dagli Indiani con la fonte della vita. Tutti i fluidi, compresi i fluidi corporei, sono manifestazioni di Rasa. In linea teorica, i fluidi corporei dovrebbero essere modalità di manifestazione dell’Atman, l’uomo interiore. Il termine Rasa possiede uno dei campi semantici più ampi della lingua sanscrita. Impiegato originariamente nei Veda per indicare le acque e i liquidi in generale, fluidi vitali succhi animali e linfe vegetali, nel corso dei millenni l’ambito delle sue applicazioni si è moltiplicato, fino ad abbracciare campi propri alla medicina ayurvedica, all’Hatha yoga, all’alchimia e all’estetica indiana. Nella sua accezione più generica, per il sistema sacrificale dei Veda, Rasa era un termine applicabile a qualsiasi operazione effettuata nel fuoco (agni). Rasa divenne il fondamento di ogni procedimento trasmutativo alchemico. L’essenza di tale Rasa era quindi trasportata, mediante il vento, fino al cielo dove veniva fruita dagli dei. Con l’interiorizzazione del sacrificio, il Rasa fu identificato con il corpo come oblazione, le cui essenze fluide venivano cotte e trasformate dai fuochi ben regolati dall’ardore ascetico (Tapas), fuochi ravvivati dai venti dei soffi vitali (prana). A partire dall’epoca in cui il microcosmo corporeo fu trasformato nella sede del sacrificio, a detrimento del sacrificio esteriore che già dal VII secolo avanti Cristo era in declino, in India l’interesse per le funzioni interiori del corpo conobbe un enorme espansione. La speculazione e la ricerca presero due direzioni, l’una mistico-alchemica e l’altra medico-ayurvedica. Nelle più recenti Upanisad classiche troviamo le origini della fisiologia sottile del corpo umano. In queste opere vi sono i primi, vaghi riferimenti, alle tecniche yogiche di generazione del calore interiore trasmutativo combinato con la realizzazione meditativa gnoseologica dell’identità dell’anima individuale Atman con l’anima universale Brahman. In quell’insieme, queste pratiche erano finalizzate a bruciare, e quindi ad annullare, il cumulo dei frutti delle azioni passate permettendo così la liberazione dal ciclo delle rinascite. Ben presto le dinamiche interne dell’Hatha Yoga furono considerate come altrettante interazioni tra il principio lunare Chandra quello solare Surya e quello vitale prana, trasparente variazione sulla triade vedica di Rasa Agni Vaju. Nel sistema hathayogico dei Nath Siddha, i Rasa in questione sono descritti come gocce (Bindu) maschili e femminili, rispettivamente, seminali e sanguigne, di Shiva e Shakti. Realizzare uno stato di equilibrio tra i due membri della coppia equivale a formare una grande goccia ma avendo una sorta di zigote yogico, da cui emerge il nuovo, liberato, onnipotente e immortale sé del jivan mukta. Nel sistema medico salutistico e terapeutico dell’Ayurveda invece il termine Rasa era identificato con i fluidi corporei.
 
 6 Tantra Yoga Kosas - AM 02
 
Trika Kaula

                                                                             Trika Kaula

I fluidi organici di potere e il corpo eterno
 
Gli indiani sapevano che il miracolo della vita ha origine grazie all’unione dello sperma lunare col sangue uterino solare. Con il primo Tantrismo, tali fluidi generativi furono valutati come sostanze di potere per il culto, ma questi, mescolati o no, fino al X secolo erano dedicati esclusivamente alle yogini, selvagge divinità femminili che attratte da quegli stessi fluidi, sarebbero confluite nella coscienza del ritualista onde trasformarlo in un nuovo Shiva. Con l’avvento del Siddha Abhinavagupta del Kashmir e il suo Trika Kaula (Suprema Triade delle Energie Divine), sintesi esegetica delle tradizioni shivaite kashmire, gli aspetti più imbarazzanti delle pratiche tantriche furono smussati e purificati, e soprattutto interiorizzati. Questo fu definito il Tantra nobile, che tuttavia divenne troppo filosofico-speculativo e troppo complicato rispetto al sistema precedente. Il nuovo sistema non faceva a meno dei fluidi sessuali e corporei, ma li inseriva in una pratica segreta, prerogativa di un circolo interno di iniziati. I fluidi non costituivano più la via alla divinità, ma era nella beatitudine dell’orgasmo sessuale che poteva essere realizzata la coscienza divina. La ritualità dei fluidi venne interiorizzata e canalizzata nello sviluppo dei corpi sottili. Qui tutti gli esseri umani erano considerati androgini nel loro intimo, e la relazione sessuale avveniva tra un complesso femminile serpentino di energia, nota come kundalini, ed un principio maschile, identificato con Siva, entrambi localizzati  nel corpo sottile o astrale. I Nath Siddha intanto avevano sviluppato una pratica corrispondente alla metafisica (in alcuni casi con intenti salvifici) del Trika di Abhinavagupta, nota come Hatha Yoga, il cui sistema dei sei chakra divenne l’elemento centrale della dottrina e della pratica iniziatica dei Nath Siddha, e che ebbe come capostipite il Siddha Matsyendranath. Per i Nath Siddha dello Hatha, i fluidi dovevano essere trasmutati in Amrita, nettare di immortalità. L’alchimia doveva preparare il corpo fisico e i corpi sottili all’ascesa della kundalini. Ma i Rasa Siddha? Questi erano considerati gli alchimisti dell’India medievale, e la loro disciplina tantrica fu inattesa. Il loro motto era “come nel metallo, così nel corpo”. Nel loro sistema, il sangue mestruale era lo zolfo e il seme maschile il mercurio. I Rasa enfatizzavano il potere del Mercurio il quale, se ucciso, resuscita se stesso (Mercurio è l’anagramma mistico di “mi curerò”), come Odino nella tradizione nordica, Osiride in quella egizia e Cristo in quella nostrana. Che questi Yoghi fossero alchimisti ci è noto non da una testimonianza qualsiasi ma da quella di Marco Polo che, descrivendo un gruppo di “ciugi” (yogi) da lui incontrati sulla costa malabarese dell’India alla fine del tredicesimo secolo, attribuiva la loro sovrumana longevità di 150-200 anni, al fatto che ingerivano un elisir composto di mercurio e zolfo. In parole povere, scopo dell’alchimia tantrico-buddhista è la produzione del nettare d’immortalità e saggezza grazie alla combinazione di sperma e sangue uterino ed è ad un tempo yogica e sessuale. Il frutto di questa unione, l’assunzione della mistura di fluidi maschili e femminili nello yogi, determina col tempo perfetta salute, nonchè l’invincibilità e il trionfo sulla morte tramite la formazione di un corpo di immortalità (di diamante nella tradizione buddhista e corpo di gloria in quella cristiana esoterica ed alchemica, noto anche come Mercurio) come esito finale: il reale senso della trasmutazione alchemica del piombo in oro, oro spirituale. È un corpo in possesso di tutti i poteri yogici, compresa la capacità di trasmutare i metalli comuni in oro. L’universale aspirazione umana a possedere un corpo non soggetto ai vincoli della morte è un fatto già nell’India del XIII secolo a.C (lo sarà poi anche dell’India Buddhista). Da quei tempi, era noto che la forza cosmica che attiva e attualizza ogni aspetto della pratica tantrica fosse, in fondo, nient’altro che una corrente o un flusso di fluido sessuale. I miti indiani chiamano questo sacro flusso “Soma”, e con questa parola designano l’oceano di sangue della dea Kalì. La fonte del Soma –ovvero il seme spermatico- fu la luna e dal Soma nacquero tutti gli dei. Soma era il segreto della Dea Madre e veniva inteso come la parte attiva dell’ “anima del mondo”. Nel Rig Veda 9.86.39, è scritto: «bevemmo il Soma, divenimmo immortali, arrivammo alla luce, trovammo gli dei…l’immortale è entrato in noi mortali». Nella realtà vedica, come in quella egizia, l’offerta sacrificale solo essotericamente era dall’uomo al Dio, inteso come a lui esteriore. Ma esotericamente, l’offerta era al Dio dell’intimo, quindi sacrificante, sacrificato e destinatario del sacrificio era l’iniziato. Il bere e il mangiare il corpo e il sangue da parte dell’iniziato era ingerire “insieme” al Dio dell’intimo i fluidi dell’immortalità, nel caso induista il Soma. Il Dio, ovvero l’Atman, offre i fluidi e se li riprende, come afferma il Logos in Giovanni: «Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno … anche colui che mangia di me vivrà per me … io offro la mia vita, per poi riprenderla di nuovo». La teoria Brahmanica offre una valida spiegazione esoterica alla misteriosa decima da offrire a Melkizedek (Genesi 14). Nella filosofia vedica, il sacrificio dell’uomo al Purusha-Prayapati primordiale è la risposta necessaria al sacrificio dello stesso Purusha alle origini. Nel cristianesimo esoterico, il sacrificio dell’iniziato al Cristo-Adam consegue allo stesso sacrificio primordiale dell’Adam-agnello (Apocalisse 13:8). E così in qualsiasi tradizione spirituale legata alla Tradizione Primordiale. Nel Brahmanesimo, il sacrificio è il pagamento di un prestito. Il non pagamento, la non restituzione del favore primordiale, comporta la permanenza nella ruota del divenire finchè il grande debito non verrà saldato.
 
 
 
I testi chiave dell’alchimia organica induista
 
Il Rasahrdaya (cuore del mercurio) Tantra di Govinda, articolato in 19 capitoli e risalente al X-XI secolo, è molto probabilmente il testo alchemico induista più antico che abbiamo. Esso è unico per varie ragioni. Innanzitutto, Govinda, a differenza di tutti gli altri autori successivi, identifica la combinazione di zolfo e mercurio con Vishnu e Shiva, prima di effettuare la normale identificazione dello zolfo con l’emissione mestruale sessuale della dea e del mercurio con il seme di Shiva. L’aforisma di Govinda concernente le virtù miracolose del mercurio è più breve rispetto a quelli presenti nella maggior parte degli altri testi, ed è inconsueto in quanto fa coincidere la fissazione del mercurio con la liberazione piuttosto che con il potere del volo. La distinzione sembra essere coerente con la concezione generale di Govinda, che segue nettamente la soteriologia del Mahesvara Siddha. Govinda cita assai raramente la jivan mukti; piuttosto la pratica yogica ed alchemica produce un corpo stabile con cui è possibile accedere al termine supremo della liberazione, ovvero l’assorbimento nell’assoluto, mediante la sua conoscenza. Il capitolo finale è consacrato alla preparazione del corpo umano all’ingestione del mercurio di trasmutazione, e all’elaborazione di quattro elisir mercuriali in forma di pillole. In nessun luogo però Govinda afferma che tali elisir conducano all’immortalità corporea. Per molti aspetti, quest’opera con il suo stile sobrio e taciturno costituisce un’introduzione ai successivi Tantra alchemici. Altra opera fondamentale dell’alchimia tantrica induista è il Rasarnava, ovvero Oceano del Mercurio, il più antico ed importante Tantra Alchemico datato al XI secolo. Come accade nell’altro testo alchemico tantrico già citato, anche in questo la quantità incredibile di operazioni potrebbe servire a nascondere quella essenziale e cioè l’ingestione dello zolfo e del mercurio, se non addirittura combinati. L’obiettivo è la generazione di un uomo perfetto detto Uomo Alchemico. Un altro testo, il Kakacandesvarimata, in cui abbondano elementi tantrici, si apre con un affermazione iniziale, particolarmente efficace, sull’incapacità delle diverse filosofie e delle religioni ad alleviare la sofferenza umana, dopodiché il testo viene direttamente alla sua ragion d’essere, il metodo o espediente del fluido o sostanza di potere. Senza la sostanza di potere non potrebbe esservi realizzazione né fruizione o piacere; senza la sostanza di potere, gli uomini alla loro morte divengono spettri incorporei (preta). Coloro che in vita hanno impiegato sostanze inferiori, ovvero che hanno seguito dottrine inferiori, vagano alla cieca nel mondo dei morti. Qui il testo diviene opera sulla magia e sulla terapeutica tantrica. L’impiego di una combinazione di fluidi sessuali maschili e femminili costituisce parte di un rito grazie al quale lo yogin può acquisire poteri sovrannaturali e l’immortalità. Non deve trarre in inganno il fatto che, in alcuni testi di alchimia tantrica, questa combinazione alchemica viene desessualizzata e ridotta simbolicamente a operazioni di alchimia minerale o vegetale (spagiria). Parecchi testi descrivono i miti di origine del mercurio, dello zolfo e quelli concernenti i reagenti chimici primari. In molti di essi, il capitolo iniziale presenta anche un aforisma che è praticamente identico da un’opera all’altra: se stordito il mercurio scaccia l’infermità. E, se ucciso, resuscita se stesso. E, se fissato, dona il potere di volare.
 
 
 
La misticizzazione dell’alchimia
 
Con il già citato trattato Rasarnava del XI secolo, i toni alchemico-tantrici dell’alchimia induista vengono attenuati e divengono più interiorizzati. Così ad esempio al verso 10 del primo capitolo si afferma che «se la liberazione è da identificarsi con l’eccitazione dei genitali femminili, gli asini sarebbero liberati». E due versi dopo «se la liberazione provenisse da l’Impiego di seme e urina qual è la razza di cani e di maiali che non sarebbe liberata?». Le invettive contro l’eccessiva indulgenza nelle pratiche erotico-mistiche sono evidenti. Le parole di Shiva in questo libro riguardano la liberazione nel corpo, difficile da ottenersi persino dagli dei. Da questo punto in poi, Shiva prorompe in una condanna di tutte le altre forme di pratica religiosa riservando il maggior disprezzo per le sei principali scuole filosofiche, fondamento filosofico dell’induismo non tantrico, per le quali la liberazione equivale all’abbandono del corpo. È scritto: «la liberazione che avviene quando si muore stecchiti è invero una liberazione che non ha alcun valore. In tal caso infatti anche un asino ottiene della liberazione nel momento in cui muore». Il carattere concreto della ricerca alchemica viene quindi ripetutamente sottolineato : «la liberazione sorge dalla gnosi, la gnosi sorge dalla conservazione dei soffi vitali. Pertanto, laddove c’è la stabilità, il mercurio è potenziato e il corpo è stabilizzato. Mediante l’uso del mercurio si ottiene rapidamente un corpo che non invecchia ed è immortale, nonché la concentrazione della mente. Colui che calcina il mercurio, ottiene realmente una conoscenza tanto trascendente quanto mondana, ed i suoi mantra sono efficaci». I poteri soprannaturali e l’immortalità corporea, scopi del praticante tantrico, non possono però essere realizzati con la sola alchimia. Anche l’assoluto, Shiva, svolge un ruolo attivo nella trasformazione alchemica: in ogni caso, finché Shiva non scende a bloccare le impurità che impediscono la liberazione dell’anima, e finché non si tagliano i lacci con questo mondo, non è possibile far sorgere la vera discriminazione mediante l’uso del mercurio calcinato. La grazia divina implica la controparte umana della devozione perché è presente anche nella sintesi alchemica, pur essendo inusuale nel tantrismo, il quale, più che alla devozione, attribuisce maggiore importanza alle forme ritualizzate di culto.
 
 
Via degli elementi e via corporale dell’alchimia
 
Se Rasayana è stato adottato come termine generico per indicare l’alchimia in India a partire dal X secolo, i metodi e le finalità della disciplina sono designati in maniera più precisa mediante altri due termini: essi sono la dottrina degli elementi e la dottrina del corpo (dehavada). Queste due branche dell’alchimia tantrica formano un tutto unico, ma quella che ci riguarda è l’alchimia dell’elisir dell’immortalità corporea. Il seme divino, il mercurio,  trasmuta i metalli vili in oro e trasforma il seme umano in nettare, grazie al quale il praticante mortale diviene un superuomo immortale, un secondo Shiva, le cui secrezioni corporee, come quelle di Shiva, trasmutano i metalli vili in oro e quindi il piombo carne in oro spirituale. Il punto più concreto di intersezione tra le tradizioni yogiche ed alchemiche in India consiste nell’identificazione del mercurio, il Rasa, con il seme di Shiva, nonchè dello zolfo con il sangue mestruale o con l’emissione sessuale della dea. L’identificazione dei fluidi o composti corporei con i metalli non nacque con le tradizioni alchemiche. Già nei Veda, la luna è assimilata alla bevanda dell’immortalità ovvero al soma o all’amrita, nonché ai fluidi vitali degli esseri viventi: quest’ultimo termine venne ad essere impiegato nelle tradizioni alchemiche per indicare il mercurio. Le origini divine dell’oro, il più sottile dei metalli, sono descritte nella satapatha brahmana, nel quale si afferma che sono acque dal seme di Visvarupa.
 
Il Corpo di Luce

                                                                                               Il Corpo di Luce

 

Il sangue e il seme, zolfo e mercurio
 
Le omologie di gran lunga più ricche ed elaborate tra i fluidi corporei umani e divini e gli elementi del mondo minerale, sono quelli esistenti tra il mercurio, il seme del Dio fallico Shiva, e lo zolfo, il sangue uterino mestruale della sua consorte, la dea. Ovvero il pane e il vino di Melkizedek, e la carne e il sangue di Cristo nella nostra tradizione monoteista. Nel contesto del mito della nascita divina di Skanda, troviamo il mito dell’origine del mercurio. Elemento nuovo in questi racconti è rappresentato dal fatto che è il mercurio, e non l’oro, ad essere prodotto da quella parte del seme emesso da Shiva che contribuì direttamente alla generazione di Skanda. Come nel mito di origine dell’oro, anche in questo racconto Agni (fuoco) svolge un ruolo specifico in quanto è lui che fa cadere dalla sua bocca le gocce del seme che divengono l’elemento trasmutante. Bevendo questo elisir, gli stessi dei godono dell’immortalità. Anche lo zolfo ha il suo mito di origine, parallelo a quello del mercurio, in quanto è l’essenza sessuale della dea, reagente alchemico primario, controparte femminile del mercurio maschile. Il cinabro, solfuro di mercurio, composto da seme mercuriale e sangue uterino solforoso, è una ierofania minerale dell’Unione sessuale di Shiva con la dea, unione che, secondo la tradizione induista, crea e mantiene l’universo. Nelle diverse fonti alchemiche induiste, le emissioni corporali, sia divine che umane, sono considerate elisir di immortalità. In tal senso, i testi affermano: fino a che non si ingerisce il seme di Shiva, ovvero il mercurio, dov’è la liberazione, dov’è la conservazione del corpo? Un corpo divino si ottiene mediante l’unione delle emissioni sessuali di Shiva e della dea. E ancora in un altro testo si propone come elisir un fiore di donna unito al seme ingerito per un anno. Qui il fiore (puspa) in questione è il sangue mestruale, e non dobbiamo trascurare il fatto che lo zolfo, nella sua forma più pura, è noto in questa tradizione come in Occidente come fiore di zolfo o flower (flusso della dea).
 
Conclusione
 
Anche nell’alchimia indiana si nota, come in diverse correnti alchemico-magico-sessuali occidentali di cui parleremo, una correlazione stretta tra alchimia organica e desiderio di generare un corpo di luce indistruttibile. Anzi dirò di più, che l’unica corrente, seppur eterogenea, che ha parlato del corpo luce e ha tentato di realizzarlo, è proprio quello degli alchimisti organici, da oriente ad occidente.
 
Parte 3
 
L’alchimia sessuale organica, e in generale la Magia Sessuale, sembrano vivere un revival nel XIX secolo tra Inghilterra, Usa e Germania, dopo secoli di oblio. Con certezza, gli alchimisti dei secoli precedenti celarono l’uso delle sostanze organiche in termini assolutamente non decodificabili dai non iniziati. Il Sesso viene considerato un mezzo per produrre energia, necessaria per l’evoluzione spirituale. Si apre il terreno anche alla rivoluzione sessuale del XX secolo.
1 Ophiolatreia
 
L’Ophiolatreia di Hargrave Jennings
 
Il Tantra occidentale sembra in qualche modo iniziare (o ripartire) con il massone rosacroce inglese Hargrave Jennings, iniziato della Societas Rosicruciana in Anglia. Jennings scrive nel 1889 il saggio Ophiolatreia: un resoconto dei Riti e Misteri connessi con l’origine, l’ascesa, e lo sviluppo del culto del Serpente (Phallicism, Celestial and Terrestrial). Ivi Jennings sviluppa la teoria che l’origine di tutte le religioni, ma anche della vera Rosacroce (la rosa sarebbe il flusso mestruale), sia da ricercare nel culto fallico del sole, del serpente e del fuoco, che propriamente egli chiama “phallicismo”, in cui include non solo il sesso maschile ma anche quello femminile. Lo definisce appunto Culto del Serpente. Jennings dimostra che il fondamento di quasi tutto l’insegnamento religioso filosofico antico è la connessione diretta tra gli aspetti esaltati della sessualità e quelli della spiritualità umana. Non puoi avere l’uno senza l’altro. La spiritualizzazione mediante l’uso del centro creativo sessuale è la pietra angolare di questi antichi insegnamenti misteriosi.  Mosè realizzò l’importanza della natura esaltata del sesso e insegnò agli Israeliti questo principio attraverso il simbolo del serpente elevato (il serpente di bronzo o Nehustan). Il serpente elevato è il simbolo arcano dell’esaltazione del sesso, mentre il serpente che striscia sulla pancia è simbolo di pratiche sessuali spiritualmente dannose. Gli antichi filosofi eleusini greci erano filosofi del sesso e i misteri elusini erano i misteri del sesso sacro. La spiritualizzazione mediante l’uso del sesso sacro era uno dei più importanti dei misteri che il Nazareno insegnò ai suoi discepoli e ai suoi fedeli seguaci. (“A voi è concesso di conoscere il mistero del regno di Dio”, Luca 8:10 e Matteo 13:11). Anche l’architettura sacra in epoca preistorica creava forme specifiche di strutture consacrate che avevano un carattere fallico e vaginico, compresi megaliti, pozzi, obelischi e torri rotonde d’Irlanda. Secondo Jennings, la pietra fallica contenuta nell’Arca, equivaleva alla scritta IEVE, o JHVH, con il significato di Jeohvah, l’Androgino. Eliminando le due vocali, ossia le due H, rimanevano I e V (che vale anche U), dove I era il linga (o fallo) e V (o U) lo yoni (o vulva). L’errore di Jennings è stato far dipendere tutto ciò che è naturale ed artificiale dal simbolismo “genitale”, non capendo che anche questo è a sua volta simbolo di un doppio principio sacro che nulla ha a che vedere coi sessi. Jenning scriveva delle qualità magiche offerte dalla verginità (la chiaroveggenza, e una certa invulnerabilità) e delle conseguenze della sua perdita; tuttavia, egli dice, quando la verginità è mantenutatroppo a lungo è accompagnata da mali inenarrabili, che sono la vendetta della natura per la negazione dei suoi scopi. In queste strane speculazioni teosofiche contraddittorie, come egli stesso le definisce, Jennings si sforza di esprimere il paradosso dei due percorsi della Gnosi. Il primo rifiuta la creazione, vedendo tutto il manifesto come finzione e come male, e trova il suo obiettivo nel Non-Essere del Nirvana. Il secondo accetta la creazione come santa, e mira all’unità con il suo Creatore. Jennings è un esponente del sentiero tantrico della mano sinistra, e riceverà una critica da Madame Blavatsky circa la dualità sessuale considerata alla base dell’esistere. Ella scriverà in un articolo per la Teosofica che la dualità è solo la scissione e decadenza di un principio androgino e asessuato: la monade primordiale. Considerato pessimo scrittore, il pensiero di Jenning avrà un certo qual influsso sul mondo occultistico dell’epoca (mesmeristi, massoni e spiritualisti) e su quello successivo. L’Ophiolatreia è molto considerata attualmente in certi ambiti cospirazionisti che si fondano sull’esistenza di presunti alieni draconiani o rettiliani. Ha certamente influenzato i successivi lavori di Sigmund Freud. Nel 1860, Jennings aveva già scritto Curious Things of Outside World, trattato filosofico in cui attaccava il razionalismo esponenendo una visione del mondo basata sulle corrispondenze ermetiche e sulla cosmologia gnostica. Il destino dell’essere umano può seguire due sentieri: o la dissoluzione della personalità terrena nel Pleroma (che equivale al Nirvana buddista), oppure una serie di purificazioni attraverso le continue reincarnazioni nel mondo del diabolico Demiurgo, che hanno stesso risultato finale. In Egitto erano definite la prima Via Horiana, la seconda Via Osiridea.
 

 

Paschal Beverly Randolph

                                                                       Paschal Beverly Randolph

 
La magia sessuale  di Paschal Beverly Randolph
 
L’occultista e spiritista americano, il mulatto Paschal Beverly Randolph, morto poi suicida nel 1875, dopo aver usato a lungo lo pseudonimo di “il Rosacroce” per i suoi scritti occulti, fonda la Fraternitas Rosae Crucis, la più antica organizzazione Rosacroce negli Stati Uniti, che risale ai tempi della guerra civile americana . Questo gruppo, tuttora esistente, evita oggi di parlare degli interessi di Randolph nella magia sessuale, ma le sue teorie e le tecniche magico-sessuali hanno costituito la base di gran parte degli insegnamenti dell’altra Fraternità occulta, la Fratellanza Ermetica di Luxor, anche se non è certo che Randolph stesso fosse mai personalmente un affiliato di questa Fratellanza. Seppur influenzato da Hargrave Jennings, Randolph è il primo nel mondo occidentale a descrivere le pratiche riguardanti l’insegnamento della magia sessuale.  Egli è da considerare, prima di Crowley e di Kremmerz, l’esoterista più versato nell’arte della magia sessuale. La sua magia si fonda su: 1 legge delle corripondenze; 2) legge delle simpatie; 3) legge delle polarizzazioni. Il sesso avrebbe tre scopi: 1) generazione biologica; 2) rigenerazione (creazione della salute); 3) Spiritualizzazione (Immortalità). Mentre il processo di rigenerazione può migliorare le nostre qualità fisiche, l’aspetto spiritualizzato del sesso ha il potere di condurci al massimo potenziale di questo sacro dono di Dio. Quando indirizzate in modo specifico e persistente, le forze latenti all’interno del centro creativo sessuale sono abbastanza potenti da aiutare l’anima ad avanzare al massimo livello. La componente fisica dell’unione unifera richiede che il rapporto sia realizzato come Dio ha progettato: con l’organo maschile nella vagina del suo compagno al momento dell’orgasmo, senza prevenire o compromettere lo scambio dei fluidi fisici e la conseguente energia spirituale che si attuano durante il climax. All’interno dei fluidi sessuali maschili e femminili esistono ormoni e prodotti chimici naturali che beneficiano della stabilità fisica ed emotiva di entrambi gli individui. È come se il marito e la moglie fossero poli di una batteria e i loro fluidi gli elettroliti che permettono la trasmissione di energia prodotta tra di loro. La scienza sta cominciando a confermare l’importanza dello scambio fisico diretto di fluidi maschili e femminili durante i rapporti sessuali. Uno studio negli Archivi del comportamento sessuale (2002 31 giugno (3): 289-9 3) ha dimostrato che le donne direttamente esposte al seme durante il rapporto sessuale (senza interferenze con i preservativi) era meno probabile cadessero in depressione. I ricercatori di questo studio hanno concluso che tale risposta è dovuta agli ormoni che alterano l’umore nel seme e che sono assorbiti attraverso la vagina. Nel libro Magia Sexualis, l’idea di base di Randolph è che il sesso costituisca il motivo centrale della creazione e il più grande dei sacramenti. Esso può salvarci o può dannarci. Il fallo di Adamo è il polo positivo, la yoni di Eva è il polo negativo. Ma al contrario,  il cervello dell’uomo è lunare e quello della donna è solare. Esiste una bisessualità di fondo in ogni essere, l’uomo essendo maschile e femminile insieme. L’orgasmo viene santificato e diventa una pratica magica, se l’atto sessuale è perfetto, in modo che esso crei benefici su tutti i piani dell’essere. Ma questo atto, dice Randolph, per essere sacro, deve essere compiuto non con una prostituta, nè una vergine ignorante, nè una donna adultera, ma solo con la compagna amata, affinchè vi sia un’unione animica e non limitata solo alla carne: «dev’essere una che ha conosciuto approfonditamente l’uomo e che è tutt’ora capace di un’intensa energia mentale, volitiva e affettiva, in combinazione con una perfetta sensualità e capacità di provare piacere». Il suo libro più noto è Eulis! The History of Love. I misteri del sesso sacro egli li definì Eulis, appunto. Il volume, con i suoi rinvii, è certamente il prodotto di chi aveva studiato filosofia comparata e religione, e nella dichiarazione che l’autore è “Gran Maestro dell’Ordine” sembra si alluda a un formale, anche se criptico, sistema di formazione spirituale legato alla The Brotherhood of Eulis (1870), presumibilmente fondata sulla magia sessuale, il cui sistema Randolph definisce “Mahi Kaligua” o misteri di Eulis o misteri anseiretici, che si fonda sullo scambio di energia elettromagnetica positiva e negativa tra uomini e donne, e si concentra in sette punti dai quali promanerebbe “il profumo della divinità nell’atto sessuale”. Randolph descrive le funzioni “coniugali” come materiali, spirituali e mistiche, e proclama che “la mia dottrina … stabilisce che il congiungimento è senza dubbio il fatto più alto, santo, importante e miseramente abusato di tutta la vita umana”. Interessante notare, che tra gli “abusi” della funzione coniugale, Randolph metta “l’abitudine all’incompletezza del rito”, intendendo con ciò il coito interrotto. Randolph celebra l’unione sessuale come un rituale metafisico e santo, ma solo quando produce orgasmi pieni e completi per entrambi i partners. Questo lo pone in conflitto con teorie quali quelle della tradizione tantrica induista. La teoria di Randolph era in parziale contrasto anche con la sua contemporanea Alice Bunker Stockham, la quale credeva che il mantenimento di stati più elevati di eccitazione appena sotto il picco dell’orgasmo eiaculatorio sarebbe spiritualmente benefico per uomini e donne. La Stockham sosteneva ad ogni modo che l’orgasmo non era da evitare categoricamente o pregiudizialmente, come nel tantra indù. L’enfasi di Randolph sugli orgasmi sacri è più chiaramente definito in una brano di Eulis dove si postula un elaborato cosmo pluridimensionale che si estenderebbe “per regni al di là degli spazi siderali”. Parlando del momento dell’orgasmo, quando c’è il contatto metafisico con questi mondi, scrive: «Ne consegue che, come sono le persone in quel momento [orgasmo] così sarà ciò che le pervaderà da regioni superiori una volta che la preghiera passionale condurrà alla grazia». È interessante notare che, nonostante il suo rifiuto del coito interrotto, Randolph e la Stockham siano d’accordo su un principio fondamentale: perché un orgasmo controllato sia di per sé santo, abbisogna di una preghiera sincera, al Dio cristiano per l’una, e a sconosciuti superiori per l’altro. Questo concetto della preghiera orgasmica non si trova nel tantra. Alla fine del XIX e all’inizio del XX secolo, maghi sessuali come Theodor Reuss e Aleister Crowley sono stati influenzati nella creazione e riforma dell’Ordo Templi Orientis (OTO) dal “Triplice Ordine” di Randolph. In particolare, il famoso slogan di Crowley, “L’amore è la legge, amore sotto la volontà”, sembra derivare direttamente da un aforisma di Randolph: “la Volontà regna onnipotente, l’Amore giace presso le Fondamenta” (Eulis, 1874). La principale differenza tra la magia sessuale di Randolph e quella di Reuss e Crowley è che il primo stava lavorando dal punto di vista della parità sessuale, mentre i secondi erano concentrati sull’aspetto maschile. In termini pratici, questo significa che Randolph ha cercato di produrre effetti spirituali e magici, attraverso preghiere e invocazioni concordate prima del reciproco orgasmo (“the nuptive moment”). L’idea randolphiana del sesso come forza basilare dell’universo, l’idea della donna come elemento spiritualizzatore del genere umano attraverso il sesso, e l’idea dell’unione sessuale come somma operazione magica di reintegrazione dell’androgino primordiale, sono tutte idee che confluirono nella Hermetic Brotherhood of Luxor e di qui ad altri movimenti occultistici successivi, come l’Oto e la Gnosi di Samael Aun Weor. L’idea che l’uomo e la donna siano polarizzati positivamente e negativamente in termini sessuali ma all’opposto riguardo alla testa e alle funzioni intellettuali (il che implica attività e iniziativa dell’uomo in chiave sessuale, e della donna in termini intellettivi). Il suicidio di Randolph potrebbe essere stato causato dall’incapacità di controllare la potenza distruttiva delle sue pratiche di magia sexualis. In ogni caso, la Magia Sessuale di Randolph non prevedeva alchimia organica, ovoero ingestione di secrezioni. L’alchimia trasmutativa era l’energia sessuale in sé., utile per svariati scopi, anche nella sfera profana
 
Manly Palmer Hall

                                                                                              Manly Palmer Hall

Manly Palmer Hall e i segreti della polarità sessuale
 
In Secret Teachings of all ages, il grande esoterista canadese del XX secolo M.P.Hall, fondatore nel 1934 della Philosophical Research Society, allude spesso ai misteri del sesso. Secondo Hall, un dono è stato conferito all’umanità che non può essere apprezzato appieno finché gli uomini e le donne non siano più responsabili di quei misteri dei processi generativi che sono un presupposto per la vera spiritualità. In sostanza, attraverso lo sviluppo spirituale e la conoscenza impartita dai Misteri, l’elemento latente di ogni natura viene gradualmente portato in attività e, in ultima analisi, l’essere umano riprende l’equilibrio sessuale. La donna è elevata a una totale uguaglianza. Da questo punto di vista, il matrimonio è considerato una compagnia in cui due associazioni complete che manifestano polarità opposte vengono messe in associazione affinché ciascuno possa risvegliare le qualità latenti nell’altro e contribuire così al raggiungimento della completezza individuale. L’intera creazione è un gioco bipolare maschio-femmina. L’equilibrio umano richiede due piedi, i mondi gravitano per mezzo di due forze, la generazione necessita di due sessi. L’arcanum di Salomone è rappresentato dai due pilastri del tempio, Jakin e Bohas “. (Vedi la magia trascendentale). Il fiore è in realtà il sistema riproduttivo della pianta ed è quindi singolarmente appropriato in quanto simbolo della purezza sessuale, un requisito assoluto degli antichi misteri. Così il fiore significa questo ideale di bellezza e rigenerazione che deve in ultima analisi sostituire la lussuria e la degenerazione. Mentre la battaglia tra il bene e il male si concentra intorno all’uso delle forze generatrici della natura, i serpenti alati rappresentano la rigenerazione della natura animale dell’uomo o di quei grandi in cui questa rigenerazione è completa. Il Santo Graal può anche essere un emblema di germinazione e resurrezione; E se la forma a calice del Graal deriva dal fiore, significa la rigenerazione e la spiritualizzazione delle forze generative nell’uomo. Non è un caso che i simboli fondamentali dei rosicruciani fossero la rosa femminile e la croce maschile. Laddove maestri come Thomas Inman, Hargrave Jennings e Richard Payne Knight hanno osservato che la rosa e la croce caratterizzino i processi generativi, questi studiosi sembrano incapaci di squarciare il velo del simbolismo, non rendondosi conto che il mistero creativo nel mondo materiale è solo un’ombra del divino mistero creativo nello spirituale. Sia la croce che il cerchio erano simboli sessuali, perché il mondo antico ha venerato i poteri generatori della natura come espressione degli attributi creativi della divinità. La Crux Ansata, (Ankh) combinando la Tau maschile con l’ovale femminile, ha esemplificato i principi della generazione. Hall dava una sua personalissima interpretazione del termine ebraico Elohim. Quando tale parola ebraica plurale e androgina fu tradotta nella parola singolare e asessuata “Dio”, i capitoli di apertura della Genesi furono resi relativamente privi di significato. Si temeva che, se la parola fosse stata tradotta correttamente come “essenze creative maschili e femminili”, i cristiani sarebbero stati giustamente accusati di adorare una pluralità di dei di fronte alle loro ripetute rivendicazioni di monoteismo. Inoltre, la Costituzione androgina dell’Elohim (Dio) è descritta nel versetto successivo, dove si dice che si riferisce a Dio che ha creato l’uomo a sua immagine, maschile e femminile; o, più correttamente, poichè la divisione dei sessi non era ancora avvenuta, maschio-femmina. Questo è un colpo mortale per il concetto che Dio visto come potenza maschile nell’opera di Michelangelo sul soffitto della Cappella Sistina. Gli Elohim ordinano allora che questi esseri androgini siano fecondi. Si noti che né il principio maschile né il femminile esistevano ancora in uno stato separato!
 
9 Fraternitas Saturni 
8 eugene grosche

                                        Eugene Grosche

La magia o sarebbe meglio dire Alchimia Sessuale della Fraternitas Saturni
 
Nel 1928 L’occultista tedesco Eugen Grosche aka Gregor A. Gregorius, e altri quattro iniziati fondano in Germania la Fraternitas Saturni, la più importante e celebre loggia magica tedesca del XX secolo. La loggia, come Gregorius afferma: “si occupa dello studio dell’ esoterismo, misticismo, e magia in senso cosmico”. Oggi il suo scopo è di lavorare sull’evoluzione spirituale dell’umanità attraverso lo sviluppo e il progresso dell’essere individuale. Inizialmente, la Loggia ha adottato la Legge di Thelema di Crowley, considerato un maestro, poi riformata in seguito al divorzio con il mago inglese. Una breve analisi della magia sessuale della Fraternitas ci servirà da trampolino per giungere ad analizzare il sistema magico-alchemico sessuale del Thelema con cui è in parte imparentato. A differenza di molti ordini magico-occultistici del XX secolo, basati sulla Cabala e sui Tarocchi, la FS punta sull’astrologia esoterica e sulle dottrine luciferiane, e non propriamente sulla magia sessuale. La FS è divenuta un’organizzazione legale, registrata come Fraternitas Saturni, nel 1957. Essa accetta donne e uomini su base paritaria. La donna però è considerata come la ‘ferita sanguinante del cosmo’, ed i suoi “poteri Lunari” sono la manifestazione negativa di Saturno. Compito dell’uomo è quello di superare queste energie demoniache. Tuttavia, solo attraverso l’unione fisica e spirituale con la donna l’uomo assurge a principio creativo. La struttura organizzativa delle Fraternitas Saturni mostra un classico sistema a trentatré gradi. Il Demonium della Loggia, ovvero il grado 33, ne è il capo. Egli è il Gotos (Gradus Ordinis Templi Orientis Saturni) che funge da catalizzatore dell’Egregora della Fratellanza, e corrisponde al Baphomet dell’Ordine dei Templari di Francia. La Magia alchemico-organica sessuale è una disciplina della FS, seppur non cruciale, a tal punto che lo stesso fondatore Gregor Gregorius, peraltro Maestro del Gradus Pentalfa, il grado segreto magico-sessuale 18 della Fraternitas Saturni,  scrive un libro non solo destinato ad uso interno: Segreti di Magia Sessuale.  Il fallo è considerato l’espressione terrena della volontà e dell’immaginazione divine, mentre la vulva è il simbolo del chaos in quanto terreno creativo dell’essere. Il seme maschile è il veicolo dello spirito divino. Le pratiche tantriche adottate dalla FS hanno lo scopo di trasmutare il potere generativo terreno in energia spirituale, rompendo la schiavitù con la dimensione psico-astrale. È prescritto un periodo di castità che dura fino a 180 giorni prima di importanti rituali. L’astinenza totale è (teoricamente) necessaria per i gradi più elevati. All’iniziato maschio è concesso di eiaculare nella vagina solo per scopi magici e non di godimento e procreazione. La donna è utile nel Tantra della FS affinchè il mago possa ottenere effetti “astrali”, il che implica una sottomissione di lei al mago, come avviene in molti sistemi tantrici oroentali in cui è l’adepto che deve realizzarsi e non l’adepta. E’ qui che inizia una certa qual alchimia organica. L’adepta, durante le mestruazioni, deve bere il seme del mago regolarmente. Il seme maschile è considerato uno dei principali mezzi di realizzazione magica, ma le sue forze fluidiche devono essere dirette dal potere mentale immaginativo del mago, altrimenti non sortisce effetti magici di sorta. Ma per ottenere creazioni astrali, il maschio e la femmina devono combinare i loro fluidi sessuali solari e lunari raccogliendoli nella vagina. In sostanza la donna si comporta come un potente medium. Mago e medium devono essere potenti, grazie proprio alla continenza osservata per circa 6 mesi. Il forte stato di Mag (eccitazione o tensione erotica) amplifica i poteri creativi del mago, il quale tenta di estrarre energia (forza odica) dai chakra di lei. Gli insegnamenti della FS fondamentalmente rappresentano una dottrina gnostica, finalizzata alla conoscenza del proprio Sè trascendente. La posizione anticristiana e la magia sessuale della FS hanno comprensibilmente provocato l’opposizione delle Chiese. La reputazione circa il fatto che i Gran Maestri solessero indulgere in sesso e droga ha peggiorato le cose. D’altra parte, la FS non ha mai avuto nulla in comune col satanismo teatrale, con Aleister Crowley e con la Chiesa di Satana. Laddove la FS ha reclutato membri per mezzo di riviste occulte, non ha mai cercato i riflettori della pubblicità e si è sempre considerata come gruppo d’elite. La FS ha reclutato sempre e solo individui pronti per la durezza, la solitudine e il peso dell’iter iniziatico, corrispondente al personaggio di Saturno. In tal senso, anche ai tempi d’oro, non ha probabilmente mai avuto più di 200 membri.
 
Parte 4
Il ‘900 vede in campo diverse fratellanze legate da un invisibile filo e accomunate dalla magia sessuale. Lo scopo ultimo è la realizzazione di un corpo di luce, supremo obiettivo dell’alchimia di ogni tempo
Giuliano Kremmerz

                                                                                  Giuliano Kremmerz (a sinistra)

L’alchimia sessuale della Kremmerziana
Nel 1897, iniziava ufficialmente in Italia l’opera iniziatica dell’esoterista e alchimista Giuliano Kremmerz, nome iniziatico di Ciro Formisano, che istituiva la Regola di I° grado della Fratellanza Terapeutica di Myriam, di stampo isiaco, con sede a Napoli, una delle ultime scuole di Alchimia organica basata sui fluidi corporei. Secondo la Scuola Kremmerziana, l’albero genealogico partirebbe dallEterno Grande Ordine Egizio (ordine non terreno), scaturigine ed ordinatore del Grande Oriente Egizio, sua manifestazione massonica, da cui proverrebbe l’Ordine Osirideo Egizio, sua manifestazione osiridea, e infine la Fratellanza Terapeutica di Myriam, sua manifestazione isiaca. Il vertice della magia “osiridea” kremmerziana consiste nella “pratica del separando”, un’operazione alchemica interna o di trasmutazione in cui l’elemento “solare” dell’uomo è progressivamente separato dagli elementi fisico, e astrale-mentale. La chiave di questa alchimia -il cui risultato dovrebbe essere la creazione di un corpo di gloria, che garantisce l’immortalità -che si tratti di liberarsi “verticalmente” dalle reincarnazioni o continuarle lungo una linea “orizzontale” ma controllata-  è  una forma di alchimia sessuale che non va peraltro confusa con altre diffuse in scuole diverse. Le chiavi alchemiche prevedono l’oro potabile (urina o sale dei filosofi, il fondamento dell’intero iter), il solare mestruo (zolfo) e il lunare sperma (mercurio). L’iter comprende preparazioni, diete e digiuni, con l’uso anche di purghe, scelta attenta dei periodi secondo cicli astrologico-lunari e “novenari” -digiuni rituali di nove giorni, durante i quali occorre osservare una castità completa- che precedono l’“operazione”. Un’alchimia molto prossima a quella di Cagliostro. I documenti oggi più spesso in uso prevedono tre gradi o “maestrati”, piu un Grande Arcano o Secretum Secretorum. Il primo grado consiste per l’uomo in una pratica ciclica di assimilazione del seme -peraltro diversa da quella dell’O.T.O. di Aleister Crowley- ottenuto con un atto di magia autosessuale, con alcune ore di digiuno totale prima e dopo l’operazione. Il ciclo corto più usato consta di quaranta operazioni, una ogni nove giorni: rispettando i “novenari” si tratta di circa dodici mesi di operatività nota come Rito di Khonsu (il Dio luna degli egizi). Nella pratica femminile si sostituisce al seme la secrezione della donna ottenuta in fase mestruale mediante un atto autosessuale, e consumata in dose “omeopatica” mediante un’ostia che dovrà essere inserita e imbibita nel corpo e quindi ingerita. Per la donna, il ciclo più usato consta di quaranta operazioni compiute una ogni nove giorni, cioè per dodici mesi. Le varie fasi della “separazione” permettono  -sperimentando, già dai primi gradi, fenomeni e “poteri” straordinari- la dissociazione progressiva degli elementi più elevati del composto umano dagli elementi più bassi, sulla base di una serie di corrispondenze alchemiche nel mondo della natura e in quello della sessualità. L’obiettivo finale è la creazione di un “corpo di luce”, che dovrebbe essere garanzia tangibile e sperimentabile di immortalità già in questa vita.
 Georges Le Clément de Saint-Marcq e la comunione spermatica.
 
G. Le Clément de Saint-Marcq, dignitario della Massoneria e alto ufficiale dell’esercito belga, nonché segretario della società esoterica KvMRIS, pubblica nel 1906  L’Eucharestie, edito in contemporanea con la fondazione a Bruxelles del Club Eukharistia, che ebbe vita breve a causa delle particolari pratiche sessuali che comportava. Il nobile cavaliere di Saint Marcq è noto per aver fondato il movimento del Sincerismo col quale ci si voleva contrapporre al “menzognismo” della Chiesa Cattolica a riguardo dei segreti esoterici da essa detenuti che avrebbero condizionato l’intera vita dell’umanità occidentale. Renè Guénon scrisse in Errore dello Spiritismo che: “Non vale quasi la pena di dire che nelle tesi del Le Clément de Saint Marcq non c’è assolutamente nulla di fondato”, definendo “un ignobile opuscolo” il suo lavoro e “cervello malato” nonchè “ossesso” il suo autore, che “attribuiva al clero cattolico, così come a tutti i cleri, pratiche di cui non possiamo qui precisare la natura”. È probabile che le dottrine diffuse dal Saint Marcq siano le stesse presenti nell’ambiente della cosiddetta “Chiesa del Carmelo” di Vintras e dell’abate Boullan e, quindi, siano di genuina ispirazione neo-gnostica, senza derivare da quelle di Theodor Reuss che scrisse infatti al Saint Marcq dichiarando: “l’O.T.O. possiede le stesse conoscenze che si ritrovano nell’opuscolo Eucharistie”. Inoltre, ci sarebbero tracce di una corrispondenza che l’ermetista napoletano Giuliano Kremmerz avrebbe avuto con questo ambiente belga nella città di Gand (Circolo di Studi Fisici). L’opera di Saint Marcq esalta l’uso di particolari sostanze fisiologiche che avrebbero la facoltà, se assunte, di operare delle realizzazioni di carattere alchemico. Secondo Saint Marcq, la religione fu (per le prime comunità cristiane ndr) un mistero d’amore praticato in comune dagli adepti. Nessuno potrebbe concepire una simile aberrazione collettiva (la fede nella presenza di Gesù nell’ostia, ndr) se non intuisse che a fianco di ciò che si dice, c’è ciò che non si dice affatto; a fianco di ciò che si recita ad alta voce nel catechismo, ci sono le spiegazioni nascoste che circolano da tonaca a tonaca e si sussurrano all’orecchio, un’insegnamento segreto, una dottrina occulta, trasmessa di bocca in bocca in seno alla Chiesa, dal tempo degli apostoli. Saint Marcq scrive: « Come può un uomo far mangiare la sua carne e bere il suo sangue senza uccidersi e amputarsi un membro, senza ferirsi, senza attentare all’integrità fisica del proprio corpo? Questo problema comporta una soluzione soltanto. Non abbiamo scelta: siamo obbligati ad accettarla così come la scienza ce la offre; la semenza procreatrice dell’uomo è una materia commestibile, semi-solida, semi-liquida, che può dunque essere mangiata o bevuta; essa è a sua volta la carne e il sangue dell’uomo da cui proviene. Non è altro che in forma di sperma che la carne di Gesù-Cristo ha potuto essere davvero un nutrimento e il suo sangue proprio una bevanda… Non è dunque assolutamente una vana superstizione che questa credenza universale abbia la possibilità di intaurare un legame tra l’uomo e Dio tramite la spermofagia». Spermatofagia come Teofagia. L’autore continua sostenendo l’audace tesi che finché Gesù era in vita, i suoi discepoli partecipavano della vita eterna, in quanto assumevano direttamente lo sperma del Maestro. Una volta dipartitosi questo, i successivi cristiani avrebbero partecipato ugualmente della divina condizione “comunicandosi” con chi a sua volta (gli apostoli) si era già comunicato alla fonte, e così via, di seguito, attraverso la succesione apostolica, i vescovi, i preti e i semplici fedeli. Ciò fa presupporre che, in virtù di una chimica occulta, lo sperma del “donatore” riesca a trasformare quello del “donatario”, in modo che questi possa a sua volta ritrasmetterlo ad un altro. L’antico e primitivo rito sessuale si è trasformato, nel corso dei primi tempi della religione cristiana, in quella che tutti noi conosciamo come il rito della messa, col Concilio di Cartagine che soppresse puramente e semplicemente l’Agape, e rimpiazzò quelle fraterne assemblee con la messa, cerimonia fredda e simbolica. Scrive John Allegro ne Il Fungo Sacro e la Croce: «l’uso del nome Gesù (in greco iesus) come invocazione per guarire era bbastanza appropriato. la sua origine ebraica Yehoshua, Joshua (Giosuè), viene dal sumerico IA-U-ShU-A (ShUSh). “sperma, che salva, ristora, guarisce”. Gli ebrei ellenizzati usavano per “Johua” il nome greco ason, “guaritore”, e il verbo deponente iaomai, “guarire”, provengono dalla edesima radice sumera. Nell’apostrofe sarcastica del Nuovo Testamento “Medico cura te stesso” (Luca, 4:23), abbiamo probabilmente un’allusione diretta a questo significato, come certo l’abbiamo nel titolo di Gesù Salvatore”. Quindi è usato correttamente in greco nel significato di alvare da una malattia, da un pericolo, da un danno, eccetera, ed è un comune epiteto di Zeus e di re. Il dio della fecondità, Dioniso, in greco Dionusos, il cui emblema culturale ra un fallo eretto, fu anche il dio della guarigione, e il suo nome, se lo si priva delle parti originarie, IA-U-NU-ShUSh, è quasi identico a quello di Gesù, con una semplice aggiunta di una NU, “seme” “sperma, il seme che salva”, e si può paragonare al greco Nosios, “Guaritore”, un altro epiteto di Giove». Questo antico mistero sessuale può essere rintracciato alle origini della stessa Bibbia, nella storia della tentazione di Eva: se il serpente, nel simbolismo, rappresenterebbe la forza del fallo eretto (così come anche l’energia magnetica della Terra), cosa potrebbe mai significare il “frutto proibito” che esso offre ad Eva? L’uomo fu posto al momento della sua creazione, nel suo proprio corpo, per accrescerlo e custodirlo (versetto 15 cap.II). Ora, studiando il significato ebraico dei nomi propri assegnati ai diversi fiumi che attraversano il Giardino dell’Eden, si può vedere, che questi nomi corrispondono alle diverse funzioni escretive del corpo umano: i quattro fluidi o semifluidi vitali del corpo umano, e cioè il sangue, le feci, l’urina, e lo sperma. Nel fluido vitale in questione c’è una virtù propria che accresce certe qualità dello spirito e fortifica determinate attitudini dell’anima, e che si può pertanto coltivare artificialmente la propria intelligenza grazie all’assorbimento dell’una o dell’altra di questi fluidi, secondo la loro corrispondenza particolare. La verga di Mosè, con cui Dio doveva compiere i prodigi, è da interpretare come fallo eretto, e i prodigi sono ovviamente di natura alchemico-trasmutativa. L’assimilazione stabilita fra l’idea di Dio e l’organo maschile, appare ancora nella pratica della circoncisione…. voi circonciderete la carne del vostro prepuzio è ciò sarà il segno dell’alleanza che c’è tra me e voi (Gen. XVII,11). Dice de Saint Marcq: «Ecco dunque la manna nascosta che si identifica con il frutto dell’Albero della Vita; abbiamo già visto che il Paradiso, il Giardino dell’Eden, è una rappresentazione simbolica del corpo umano. Cos’è dunque l’Albero della Vita che vi è posto al centro se non l’organo della generazione? Se chiamiamo frutto dell’Albero della Vita o della Scienza lo sperma umano, non è men vero che il fatto di mangiarlo, sia da soli che in coppia, è ancora proibito dai nostri costumi e dalla morale generale».
 
Theodor Reuss

                                                                 Theodor Reuss

 
La Magia sessuale di Crowley e Reuss
 
Nel 1904, L’esoterista e occultista inglese Aleister Crowley (Edward Alexander Crowley) vive in Egitto, al Cairo, un’esperienza trascendente che lo spinge a fondare il culto di Thelema. Crowley sintetizza il 666 disegnando un fallo formato dai tre 6. Ciò è coerente con la sua personale visione dell’Arte Regale. La personalissima magia è sviluppata da Crowley con elementi di magia sessuale-tantrica (mutuata dall’Ordo Templi Orientis) con cui Crowley andava oltre i riti magici della Golden Dawn, per accendere la forza kundalini e trasmutare le energie sessuali in elisir. Si può omogeneizzare il caleidoscopio disciplinare della scuola thelemita sotto il nome di magia sexualis, che fa uso di un medium orgiastico come strumento estatico per realizzare il superamento della coscienza ordinaria. Crowley sosteneva che il compito della sua organizzazione dedita alla magia sessuale, l’Ordo Templi Orientis (O.T.O.) (fondato nel 1906 dall’occultista tedesco Theodor Reuss, con il contributo di Franz Hartmann ed Henry Klein) fosse «di ricondurre il Cristianesimo al suo originale rango di religione solare-fallica». L’Ordo Templi Orientis si fonda sull’elaborazione di un sistema di magia sessuale, che affonda le sue radici nella trasmissione degli insegnamenti basati sul tantrismo dell’austriaco Carl Kellner il quale, durante i suoi viaggi in Oriente, sarebbe entrato in contatto con tre “adepti” -un sufi, Soliman ben Aïssa, e due tantristi, Bheema Sena Pratapa e Mahatma Sri Agamya Guru Paramahamsa-, oltre che con l’organizzazione Hermetic Brotherhood of Light. La filosofia esoterica dell’OTO è la seguente. L’uomo è presentato come uno spirito libero ed eterno che sceglie di entrare in una particolare relazione con il sistema solare, incarnandosi e assumendo così (lo sappia o no) lo scopo di mostrare la sua “divinità” in ogni azione. Liberato dalla “ossessione della personalità” e dalla morte, è “riassorbito nell’infinità”; ma questo “annullamento assoluto” -facendo entrare in gioco la categoria del tempo- può anche essere “punto di partenza per una nuova avventura dello stesso tipo” tramite la reincarnazione. Dopo che l’adepto dell’O.T.O. ha imparato a rifiutare il senso del peccato e della restrizione e si è iniziato alla Legge e alla ricerca della sua vera volontà – sempre unica perché “ogni uomo e ogni donna è una stella” – può dapprima prepararsi e quindi (a partire dal settimo grado) essere veramente introdotto al “segreto dei segreti” che è la magia sessuale, a sua volta preparata dallo yoga e dalla familiarità con gli strumenti della magia cerimoniale classica, in gran parte ereditati dalla Golden Dawn. Tutta la magia sessuale dell’O.T.O. è riconducibile allo sperma, una secrezione di cui avvalersi come se fosse un disco di memoria pre-formattato per caricare procedure e istruzioni ed essere usato a piacimento. Nelle parole di Crowley (diario, 8 agosto 1923): «L’uso industriale del Seme rivoluzionerà la società umana». Il vertice del sistema dell’O.T.O. è costituito dal nono grado, cui corrisponde l’istruzione segreta chiamata Liber Agapé. Qui si rivela il segreto dell’O.T.O. che, secondo Crowley, sarebbe insieme il segreto degli alchimisti, delle massonerie, nonchè del cristianesimo esoterico che lo avrebbe velato sotto il dogma eucaristico. È un’idea ricorrente in queste correnti alchemiche sessuali, come lo è il fine, ovvero la generazione di un corpo di luce, sulla scia di Cagliostro, che dovrebbe garantire l’immortalità e che può essere “costruito” durante la propria vita mortale attraverso tecniche magiche che utilizzano in gran parte l’energia sessuale e i fluidi. Dopo essersi preparato con un digiuno, l’adepto dell’O.T.O. celebra il “sacrificio dell’eucarestia”, che inserisce, al centro di un rituale magico, un coito, seguito dalla preparazione “solennemente e in silenzio” dell’“Elisir” (un miscuglio delle secrezioni dell’uomo e della donna) che è “subito consumato”. L’Elisir è “la più potente, la più raggiante cosa che esista in tutto l’Universo”; è anche “la più delicata e pericolosa”. Mentre l’uso corretto di questa forma di magia può ottenere sia risultati pratici volti a uno scopo determinato, sia più in generale il raggiungimento di stati di coscienza superiori ed esaltanti, la sua pratica da parte di persone non preparate può condurre a risultati assolutamente negativi e dannosi. Reuss ebbe a definire l’ultimo segreto dell’aspetto religioso dell’O.T.O.: più sperma si ingerisce, più la manifestazione del Cristo si compie dentro di noi, e nessuna donna è necessaria a questo scopo. Il consumo di fluidi sessuali confina con l’antropofagìa, l’assimilazione di individui selezionati che possiedono poteri impressionanti, al fine di neutralizzarli o addirittura servirsene.
 
9 sigillo della Gnostic Catholic Church dell'OTO
 
La Gnostic Catholic Church  e i pani di luce
 
È con l’istituzione di una sezione dell’Oto, associata religiosamente sotto la obbedienza, ovvero la Gnostic Catholic Church (Ecclesia Gnostica Catholica) di Theodor Reuss, che la ritualità alchemica viene sacramentalizzata. La Chiesa Gnostica non diventa ufficiale se non al momento in cui Crowley scrive la Messa (1913), certamente una celebrazione delle idee di Aleister Crowleye della sua persona, nonché un’allegoria dell’atto sessuale, l’atto magico per eccellenza. Crowley sarebbe stato consacrato vescovo gnostico da Reuss verso il 1912. L’obiettivo Gnostico è di liberare l’uomo dal suo soffocante intreccio con l’universo fisico, ed aiutare il puro Spirito a ritornare al suo potenziale Divino. Una caratteristica comune a tutti gli Spermo-Gnostici all’interno della maggioranza delle tante versioni dell’O.T.O., è la riduzione della sessualità alla pura fisiologia del maschio. L’orgasmo per ragioni puramente di lussuria è evitato, a meno che ci si astenga dalla eiaculazione, o l’intenzione sia tesa a sviarsi dall’orgasmo contingente per concentrarsi su desideri che, date le circostanze, appaiono estremamente prosaici. Ma lo sperma rimane il punto focale e il Logos femmina rimane muto. Nella Messa (Aleister Crowley, Gnostic Catholic Mass, ‘Liber XV — Ecclesiae Gnosticae Catholicae Canon Missae’), il Logos è contenuto nell’ostia detta ‘Pane di Luce’, ostie a base di miele, farina e fecce di vino che possono comunque contenere piccole quantità di sangue o di liquido seminale. Secondo Crowley, questi ‘Pani’ possono includere fluidi mestruali. Magicamente parlando, il sangue serve ad attrarre gli spiriti, e lo sperma a mantenerli in vita. Questo ‘Pane di Luce’ è fatto al di fuori del rituale della Messa Gnostica. Ne è data la sua natura in divenire. Consacrato, ma non transustanziato. Nel ‘Pane di Luce’ la divinità è l’’Infante’, propriamente un aspetto di Horus (o una sorta di homunculus) e non di Osiride o dell’affine Cristo. Nella Messa crowleyana, la Trasmutazione è un cambiamento di forma causato dai processi chimici della digestione. Transustanziazione, invece, è un cambiamento di qualità essenziale ma senza cambiamento di forma. Trasmutazione è un processo fisiologico. Transustanziazione è un processo non fisico. Così, un ‘Pane di Luce’ si trasmuta nella preparazione, è approntato allo scopo del «miracolo della Messa»: è lo strumento magico-sessuale della Volontà del partecipante (il rito stesso può essere interpretato come specchio della creazione perpetua dell’Universo). Passaggi simili si possono trovare nell’VIII grado rituale dell’O.T.O.: «e, dacché la carne e la bevanda sono trasmutate in noi tutti i giorni in sostanza spirituale, io credo nel miracolo della Messa […] Questo è il Sangue e il Corpo del Logos» Il consumo dell’ostia è necessario, è un contatto fisico. Si direbbe che non è l’ostia che è cambiata, ma il consumatore dell’ostia, tramite il contatto con la saliva, l’azione del masticare, i succhi gastrici. Questa è la trasformazione, l’unificazione dell’ostia con il consumatore. L’ostia Thelemica trasforma il consumatore, all’opposto di quanto avviene con l’ostia della Chiesa Cattolica Romana. L’ostia della Chiesa Cattolica Romana transustanzia durante la Messa; per accogliere Cristo in presenza reale avviene un cambiamento della sua essenza invisibile che va ‘oltre la sostanza’ delle apparenze e delle qualità chimiche della materia. Se questo avvenisse contemporaneamente come trasmutazione e transustanziazione del corpo e del sangue, l’ostia si trasformerebbe in vera carne sanguinante. La messa gnostica di Crowley può essere letta a vari livelli. Il rituale prevede che la sacerdotessa “deponga la sua veste”, che il sacerdote rechi una lancia e la sacerdotessa una coppa rituale, che si celebri una comunione sotto forma di “pane” e “vino”. Benché anche una prima lettura del testo renda chiaro che si tratta di una rappresentazione dell’atto sessuale (non priva di baci e abbracci “rìtuali”), in pratica la rappresentazione può essere più o meno simbolica. Si sa infatti dagli scritti di Crowley che la “lancia” e la “coppa del Graal” simboleggiano rispettivamente gli organi sessuali dell’uomo e della donna, e che il “vino” può anche consistere – secondo le istruzioni segrete dell’O.T.O. – in un “elisir” composto da sperma e da secrezioni femminili (sostituite in certe circostanze dal sangue mestruale). Sembra peraltro che la via dell'”alchimia interna” fosse pervenuta a Reuss già prima di Crowley, tramite il suo contatto con Peithmann (che aveva frequentato ambienti legati a Pascal Beverly Randolph).
10 l'Agape alchemica in EGC
 
PARTE 5

Si conclude il lungo excursus sul filone tradizionale dell’Alchimia organica e della Magia sessuale. Lo gnostico Arnold Krumm-Heller porta con sé in Sudamerica alcune tecniche per innalzare il serpente. Influenzerà il colombiano Samael Aun Weor. Lo scienziato eretico Willelm Reich scopre l’orgone, la forza sessuale dell’universo

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                    Arnold Krumm Heller in vesti rituali gnostiche

Arnold Krumm Heller

                 Arnold Krumm Heller

 

 Arnold Krumm-Heller e la F.R.A.
L’occultista tedesco Arnold Krumm-Heller, col nome iniziatico Huiracocha, costituisce nel 1927 in Venezuela la “Fraternitas Rosi+Cruciana Antiqua”, diffusasi poi un po’ in tutta l’America latina, ed in Spagna più che in Austria e Germania. Dopo la morte della madre, comincia ad interessarsi di spiritualismo kardecista, e il suo entusiasmo gli fà fondare una rivista chiamata “il riflesso astrale”, che gli offre l’opportunità di entrare in contatto con diverse personalità dell’occultismo internazionale. In seguito a queste sue nuove conoscenze, il giovane Krumm-Heller abbandona lo spiritismo e studia le opere di Papus, Eliphas Levi, Stanislas de Guaita, Louis Claude de St. Martin e Martinez de Pasqually. Il nostro viene iniziato nell’Ordo Templi Orientis e rimane molto impressionato dalla figura del Maestro Therion (Aleister Crowley), di cui si considera discepolo. Diventato Martinista, nel 1908 riceve da Reuss una patente come rappresentante dell’O.T.O. in Sudamerica, insieme ai gradi 33, 90 e 95 del Memphis e Mizraim per il Messico. Parallelamente alla F.R.A., egli istituisce una branca della “Eglise Gnostique” che funge da corpo liturgico e rituale. Una “messa gnostica” si celebra in essa, in diretto collegamento con una magia sessuale basata sia sulla ritenzione del seme che sulla sua ingestione, e su una forma di orgasmo magico. Si trovano qui le origini di numerose chiese gnostiche sudamericane quasi tutte discendenti dallo stesso Krumm-Heller. Nel suo romanzo “La Rosacroce”, Krumm Heller fa una vera e propria dichiarazione di intenti in chiave magico-sessuale: «Io che ho quasi mezzo secolo di studio in questi temi che ho i gradi più alti della massoneria 3-33-97 che sono appartenuto alla sezione esoterica della Società Teosofica che sono membro di più di venti società segrete, come la O:T:O: e la A. A, nelle quali ho l’ultimo grado, che sono vescovo della Chiesa Gnostica, devoto con ordinale primitivo ed anglicano che come Commendatore della Fraternità Rosa Croce ho connessione con la Fraternità Bianca, la Gerarchia dell’Invisibile che sono appartenuto alla vecchia guardia di Papus, Eliphas Levi, che trattai personalmente i principali occultisti del mondo, dichiaro che per me nella vocalizzazione, nell’uso dei mantra e le orazioni, mediante il risveglio delle secrezioni sessuali, risiede l’unico cammino per arrivare alla meta e tutto il resto che non sia in questo, è perdere pietosamente il tempo». Nonostante il fatto che il Baphomet appaia anche in alcuni riti dell’iniziazione della sua FRA, Krumm-Heller sembra aver tenuto le distanze dalle operazioni magiche crowleyane. Se in lui si rflette a volte un ruolo di Messia (Uiracocha è il messia degli Inca), egli resta in un modello cristiano-gnostico, in cui Gesù Redentore si trova al centro. Da un punto di vista spermatico-gnostico l’uomo redime se stesso solo conservando lo sperma, non dissipando energia sessuale. Nonostante siano presenti frammenti di Thelema nelle sue dottrine e nei suoi riti, Krumm-Heller dà maggiore importanza all’assistenza sociale e all’impegno personale nelle organizzazioni, piuttosto che alla caduta nell’oblio del sé, magico o mistico. Oltre alle sue attività di medico e rivoluzionario, l’insegnamento di evitare l’eiaculazione per il mantenimento dell’energia (continenza) sembra essere stata la caratteristica principale del sentiero magico di Krumm Heller, sentiero che aspira alla gnostica Androginia, e per questo insegna che l’adepto abbia bisogno dell’uso della donna, e non della masturbazione se non persino dell’omosessualità. «Durante i rapporti sessuali occorre  separare lo spirito divino dalla  bestia, l’angelo dall’uomo carnale. Il piacere carnale ha denigrato l’uomo che  deve, nel momento dell’estasi dell’amore, riunirsi con il femminile. Per quanto riguarda la Trinità, Dio Padre è da una parte e la materia dall’altra, e sono collegati se non  dal Cristo. Ma Cristo non può fare nulla senza l’aiuto del Serpente (forza sessuale), in quanto la forza e il potere vivono solo lì. I misteri sono pura fisiologia. Il padre è la testa, l’Intelletto, il cervello increato. Alla base e all’estremità opposta, la materia, il corpo duro di carne. Al centro è la fluidità, lo sperma». Il sesso è uno stato biologico dell’uomo, ma fondamentalmente l’uomo non sa cosa farne. Per quanto riguarda l’atto sessuale in sé, Krumm-Heller dà la seguente chiave: la dedizione assoluta durante l’atto sessuale porta entrambi i partner al massimo godimento, che, quando sperimentato insieme, sul piano astrale assume una forma concreta. Questo è ciò che Krumm-Heller chiama la magia sessuale. Gli impulsi sessuali devono essere controllati: un uomo schiavo dei bassi istinti non può mai esercitare influenza o addirittura controllare altri uomini. La ghiandola pineale deve essere sviluppata, ma ciò è un obiettivo conseguibile solo attraverso il sacrificio del coito. Malgrado ciò, Krumm-Heller avverte che la troppa rinuncia spesso porta a danni non curabili dei nervi. L’amore tra gli amanti sarebbe una scintilla di grande amore universale, che vibra attraverso tutto. Se l’uomo e la donna si uniscono spiritualmente, l’uomo diventa Dio e Creatore. Se invece decide di conservare la vibrazione del grande amore universale (continenza), diventa un mago autopurificato e riceve tutto ciò di cui ha bisogno. Se non è in grado di astenersi, la luce lo lascerà e tornerà alla corrente universale, ma lasciando aperta una porta al male. Krumm-Heller interpreta lo sperma come mezzo liquido/semisolido, una fluidità che contiene vita e forza. Questo fluido astrale è per lui l’« intermedio», ovvero «Cristo», e per questo sostiene che la forza e l’essenza del vero Intermedio sarebbe presente nel midollo spinale e nelle parti sessuali. Questo liquido dovrebbe essere non dissipato, anche se, di volta in volta, lasciar andare lo sperma serve a evitare affezioni nervose.
Samael Aun Weor

                                                                                               Samael Aun Weor

Il Sahaja Maithuna di Aun Weor
Lo gnostico colombiano Samael Aun Weor (nome iniziatico di Víctor Manuel Gómez Rodríguez) è il fondatore, a Città del Messico, della Chiesa Gnostica Cristiana Universale. Disilluso dalla religione, quattordicenne, si appassiona allo spiritismo (particolarmente ad Allan Kardec e Léon Denis, per aderire in seguito, nel 1933, alla Società Teosofica, dalla quale si ritira dopo qualche anno per diventare membro della Fraternitas Rosicruciana Antiqua di Arnold Krumm-Heller. Da quest’ultimo, magnetizzatore sulle orme di Franz Anton Mesmer, avrebbe personalmente ricevuto una consacrazione episcopale nella Ecclesia Gnostica Catholica di derivazione Theodor Reuss. Deluso dalle precedenti esperienze e dopo avere approfondito lo studio di Eliphas Lévi, Rudolf Steiner e Max Heindel, Aun Weor si ritira a meditare e scopre di essere stato nelle vite precedenti uno ierofante egizio, Giulio Cesare, un membro di un ordine tibetano composto da 201 monaci che reggono l’umanità e l’equivalente sulla Luna di Gesù, dove sarebbe stato crocifisso per salvare l’umanità ivi residente e preparare l’avvento della “quinta razza radice” (secondo il classico schema teosofico elaborato da Helena Petrovna Blavatsky ne La dottrina segreta). Da un punto di vista strettamente fenomenologico, il pensiero gnostico di Samael Aun Weor, che ha ottenuto un rapido e notevole successo in America Latina e nel Québec, negli Stati Uniti e in Europa (soprattutto in Spagna), combina temi che derivano dalla tradizione delle Chiese gnostiche, da Arnoldo Krumm-Heller, dal tantrismo, dalla Società Teosofica, senza dimenticare i non secondari influssi thelemiti (ovvero risalenti ad Aleister Crowley), del pensiero di George Ivanovitch Gurdjieff e degli insegnamenti di Piotr Demianovich Ouspensky, il celebre discepolo di Gurdjieff. Aun Weor si definisce “Maestro della Sintesi” per avere concepito un corpo di dottrina che sintetizza in maniera didattica la conoscenza iniziatica contenuta nelle culture primitive ed esoteriche del pianeta Terra, associato a un lavoro di verifica interna attraverso le pratiche dello sdoppiamento astrale, stati di jina (viaggio del corpo fisico nell’iperdimensione) e così via. Obiettivo della gnosi di Samael Aun Weor è il risveglio della coscienza, che parte da una auto-osservazione attraverso la quale l’uomo si rivolge al suo interno e si accorge che “qualcosa” gli manca. Questo processo di risveglio non è però facile perché la coscienza è racchiusa e impedita (“addormentata”) da una serie di strutture psicologiche negative (chiamate “io”); il primo lavoro che l’adepto è chiamato a compiere è quello di identificare queste strutture. L’uomo scopre così che il suo mondo interiore è costituito da tre diversi elementi: l’essenza, gli “io”, che si trovano nei quarantanove livelli del subcosciente, “dove l’Ego sviluppa continuamente i suoi film che addormentano la nostra coscienza”, e la personalità. L’essenza è la scintilla divina gnostica che vive all’interno di ogni uomo. Nonostante la presenza di questo elemento divino, l’uomo contemporaneo, l’“animale intellettuale”, degenera nella violenza e nella crudeltà. Questo è avvenuto a causa dei “demoni rossi di Seth”, cioè gli “io”: strutture psicologiche, difetti, vizi che si manifestano sia come pensieri, sia come comportamenti. La personalità, a sua volta, non è innata come l’essenza, ma comprende tutti i valori appresi tramite la cultura e l’educazione. Il primo lavoro interiore da fare è quello sugli “io”, che mira a rimuovere le incrostazioni che impediscono alla “sfera di diamante” (l’essenza) di emergere e di dominare la personalità. Nella personalità, dove domina l’essenza, la volontà umana si converte nella “volontà-Cristo” (il termine “Cristo” ha qui un significato esoterico indipendente dal personaggio storico di Gesù). Dissolvendo gli “io”, attraverso la salita di tre montagne, si arriva all’unione con l’Assoluto dove non esiste più alcuna dualità. Salendo le prime due montagne, l’iniziato realizza i “corpi solari” (che tuttavia possono ancora essere utilizzati dai cattivi “io”) e quindi, dissolti i primi, i “corpi d’oro”. Saliti sulla terza montagna non ci sono più corpi, e il serpente Kundalini è ingoiato dall’Aquila, a simboleggiare che ogni forma particolare deve morire per entrare nell’assoluta Unità.Per raggiungere questi scopi Samael Aun Weor offre una conoscenza, un accostamento alchemico alla sessualità, invocazioni, catene di protezione e cura nonché – dopo un’apposita unzione che abilita al sacerdozio gnostico, al termine di un corso speciale – rituali suddivisi in sette gradi e compendiati nello scritto riservato Liturgia Gnostica, fra cui una messa gnostica. La tecnica per raggiungere questi scopi (indubbiamente gno­stici) consiste in una forma di “alchimia sessuale” che costituisce il tratto più tipico del movimento. La pratica centrale chiamata Sahaja Maithuna consiste in un atto sessuale completo fra un uomo e una donna che comporta la sublimazione dell’energia sessuale senza passare attraverso l’orgasmo («inmisio membri virili in vagina feminae sine ejaculatium [sic] seminis»), così da realizzare una «trasmutazione» dell’energia sessuale che contribuisce ad aprire i quarantanove livelli del subconscio (facendone uscire tutti gli «io» che sono nascosti) e permette l’ascesa gnostica; si tratta di una pratica che non ha nulla a che vedere con il coito interrotto, ma che dovrebbe consentire la trasmutazione sia dell’energia maschile (seme), sia delle secrezioni femminili, altrettanto importanti per il risveglio della kundalini. Mentre Krumm-Heller insegnava la ritenzione del seme come una tra le varie tecniche di magia sessuale, per Weor questa via diventa l’unica e le altre sono rifiutate e attaccate. Aun Weor insegna che, nel Sahaja Maithuna, dall’unione delle forze maschile e femminile nasce una terza forza, il Cherubino: una parte della Grande Madre Divina, una creatura di fuoco che agisce per un tempo limitato ma sufficiente a “bruciare” gli “io” contro cui la sua forza è diretta. Riprendendo una tradizione tantrica dotata di una lunga storia nella spiritualità orientale e nell’esoterismo occidentale, Weor ritiene che, evitando l’emissione del seme, l’energia sessuale, anziché disperdersi verso l’esterno, viaggi verso le fibre più profonde dell’essere e della coscienza, che è così risvegliata. Vi è qui una chiave particolare dell’intero sistema gnostico weorita, il quale considera la sessualità quale forma eminente di relazione con il trascendente (“il sesso è la funzione creatrice per mezzo della quale l’essere umano è un vero Dio”; e “l’alchimia sessuale è di fatto la scienza della nuova Era d’Acquario”, come è scritto ne Il matrimonio perfetto), al punto che la dispersione dell’energia sessuale fuori da queste pratiche è letta come causa causarum della perdita di tutte le facoltà interne nonché di malattie, vecchiaia, degenerescenza delle funzioni vitali, perdita della memoria e, infine, della morte stessa. Il fondatore del Movimento Gnostico aveva previsto anche un esercizio per celibi chiamato Vajroli Mudra – un massaggio sugli organi sessuali che l’uomo e la donna praticano dopo una serie di esercizi ginnici e di respirazione – e lo raccomandava, in forma meno energica, anche agli sposati. In una serie di interviste raccolte dal “missionario gnostico” E. Villegas Quintero, Weor spiegava che “l’antitesi fatale del Vajroli Mudra è il vizio ripugnante, il vizio abietto della masturbazione”, e tuttavia il Vajroli Mudra è una strada particolarmente elevata “per gli uomini totalmente casti che sono veramente disposti a seguire il cammino della castità più assoluta, e per donne ugualmente pronte a seguire il sentiero della castità assoluta”. Il movimento di Weor ha confermato a pieno titolo di essere, attualmente,  il più diffuso “movimento gnostico di massa” al mondo.
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                                                                                            Willelm Reich

 
L’Orgone di Reich
Nel 1947, lo scienziato eretico e psicanalista austriaco di matrice freudiana Willelm Reich inizia a condurre l’esperimento “Oranur”. Diviene noto per le sue ricerche sul ruolo sociale della sessualità, per i suoi studi sul rapporto fra autoritarismo e repressione sessuale, nonché per la sua teoria sulla cosiddetta “energia orgonica” e del rapporto di quest’ultima con gli alieni, con i quali sosteneva di essere venuto in contatto e di aver persino combattuto con armi ad energia orgonica. 9 orgone sia influenza sull'aura umana
L’esperimento Oranur riguarda lo stato di “iper-eccitazione” a cui sarebbe stata sottoposta l’ “energia orgonica” se a contatto con materiali radioattivi. In seguito a questo esperimento, Reich ipotizza l’esistenza dell’ “orgone negativo” o “DOR” (acronimo di “deathly orgone“, ovvero “orgone mortale”), che ritiene essere una forma degenerata di orgone: l’energia orgonica a contatto con la radiazione nucleare avrebbe esaurito la propria carica vitale, trasformandosi in modo da assumere proprietà esattamente opposte rispetto a quelle dell’orgone positivo. Orgone è un termine coniato dallo da Reich per definire una ipotetica forma di energia che descrive in alcuni esperimenti pubblicati alla fine degli anni trenta. Egli afferma che l’energia dell’orgone (o energia orgonica) permei tutto lo spazio, sia di colore blu e che certe forme di malattia siano la conseguenza dell’impoverimento o del blocco dell’energia all’interno del corpo. Concetti che potrebbero esser simili (ma non uguali) all’energia dell’orgone sono l’aura, l’Elan vital, la Kundalini, Prana, l’energia Ki, l’espressione New Age di corpo sottile corpo eterico, Forza Odica, radionica e magnetismo animale. La presunta scoperta di Reich avviene in seguito ai suoi studi in ambito psichiatrico e sessuale; cercando di trovare una spiegazione per l’origine delle malattie psichiche, ritiene inizialmente che esse siano dovute a fattori fisici; in seguito si convince che esista una dualità materia/energia, di natura fino a quel momento sconosciuta, che ipotizza essere la base della vita, e che le malattie psichiche siano una patologia di tipo “energetico”. Egli battezza questa forma di energia orgone, in quanto in seguito ipotizza una correlazione funzionale tra il fluire dell’energia nel corpo umano e l’orgasmo (da cui appunto deriva il termine “orgone”). Reich concepisce l’orgone come un’energia basilare che permeerebbe l’universo: di conseguenza ritiene la sua teoria funzionalmente applicabile anche ad altri ambiti oltre che a quello psicologico, quali ad esempio la meteorologia e l’astronomia. Pensa inoltre che le teorie da lui formulate forniscano una risposta logica a importanti quesiti, quali una definizione scientifica della vita che permetta di distinguere nettamente tra “animato” e “inanimato”. Reich ritiene di aver individuato analogie funzionali con una serie di fenomeni naturali, quali le aurore boreali, gli uragani, il moto e la forma dei corpi celesti, e in particolare la forma delle galassie e la forza di gravità. Alcuni fenomeni naturali macroscopici sarebbero il risultato di semplici superimposizioni di flussi di orgone. Reich avrebbe realizzato degli “accumulatori di orgone (detti “ORAC”, acronimo per “orgone accumulators“) e un altro dispositivo, che chiamò cloud buster (letteralmente “acchiappanuvole”). Questo si sarebbe basato sul principio secondo cui piccoli potenziali di orgone verrebbero attratti verso grandi potenziali. Il dispositivo sarebbe stato “alimentato” tramite un flusso di acqua corrente quale un torrente, che possederebbe un grande potenziale di orgone: tramite esso Reich riteneva fosse possibile creare un flusso di orgone direzionato che, incrociato con quello naturale atmosferico, avrebbe potuto produrre o dissolvere le nuvole. Nei suoi ultimi anni Reich ha narrato in diverse circostanze di quelle che riteneva le sue esperienze con gli extraterrestri. In particolare in uno dei suoi ultimi libri, Contact With Space, riferisce di un presunto avvistamento con una astronave aliena, che sarebbe avvenuta il 14 dicembre del 1954, nei cieli sopra il deserto dell’Arizona. Egli, puntando il suo Cloud buster in direzione della sfera luminosa o presunto UFO, sarebbe riuscito a respingere gli alieni, ma avrebbe ricevuto di ritorno un’onda di energia che lo colpì arrecandogli danno, e non vi mise poco a riprendersi da quella presunta “risposta” offensiva dell’UFO. Da qui la supposizione che il cloud-buster in qualche maniera avesse infastidito l’UFO che aveva interpretato quel gesto come un attacco.Reich ipotizza di poter essere egli stesso frutto di un incrocio con gli alieni, poichè crede che,  quali che possano essere le loro ragioni,gli alieni  abbiano incominciato a riprodursi qui. Nel particolare clima culturale e sociale costituitosi negli Stati Uniti degli anni cinquanta, Reich, come molti americani in quegli anni, è molto impressionato dalla nuova ondata di avvistamenti di oggetti volanti non identificati. Egli formula la sua teoria sulla relazione fra orgone e UFO (che egli chiama EA, ossia “energia Alfa”) proprio dopo aver letto il best-seller di Donald Keyhoe Flying Saucers from Outer Space (1953). E la sua battaglia con gli alieni avviene solo tre settimane dopo che egli aveva visto La Guerra dei mondi (1953), un film che egli ha entusiasticamente definito come “un approccio quanto mai realistico all’emergenza planetaria” (“a rather realistic approach to the planetary emergency”). Reich riteneva gli alieni responsabili del processo di desertificazione della Terra ed intenzionati a conquistare il pianeta. Secondo lui, il progetto degli alieni era quello di “disseminare sul nostro pianeta il terribile DOR”. Questa adesione all’ufologia (peraltro interesse, nello stesso periodo, anche di altri psicoanalisti non convenzionali, come Carl Gustav Jung), e in particolare ad una variante della cosiddetta teoria del complotto sugli UFO, ha provocato molte critiche alla persona e alle teorie reichiane.
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                                                      Manuel Lamparter

 
Il sentiero magico sessuale di Manuel Lamparter
La magia sessuale dell’OTO-Crowley ha informato anche il rito gnostico di Manuel Lamparter (noto come Sar Baphomet e Tau Priscilianus I, e peraltro membro della Fraternitas Rosicruciana Antiqua), che agisce dagli anni ’80 in poi. Legato all’O.T.O. di Bertiaux e alle sue attività in Spagna. Lamparter celebra due tipi di “messa gnostica” che hanno al centro due diversi rituali di magia sessuale: nel primo l’elisir è ottenuto mescolando agli altri elementi nel calice il seme maschile ottenuto mediante un atto “liturgico” di magia autosessuale; nel secondo un sacerdote e una sacerdotessa si congiungono durante la messa e “condividono” le rispettive secrezioni mediante un bacio (“bacio sacro”, tecnica che peraltro – secondo alcune fonti – risalirebbe all’ambiente di Randolph e sarebbe stata nota nelle cerchie di Hargrave Jennings e di S.V. Zanne).
 FINE
L’ALCHIMIA ORGANICA E LA TRADIZIONE DELLA MAGIA SESSUALEultima modifica: 2017-09-20T20:17:18+00:00da mikeplato
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