05/07/2010

LA GEOMETRIA SACRA NELLA MUSICA E NELLA DANZA RITUALI

di Claudio Lanzi (da www.simmetria.org)


Nella prima conferenza di quest’anno accademico  abbiamo introdotto il concetto di “griglia” quale gnomone formatore di ogni sigillo archetipico. Le strutture elementari presentate durante l’incontro rappresentano dei sistemi universali, attraverso i quali è possibile operare la partizione del piano, impiegando delle regole geometriche precise. La regola geometrica, a sua volta definisce la forma del simbolo (visibile) e ne custodisce il messaggio arcano, sotteso dal “signum” omologico che collega la forma terrena a quella celeste[1]. Le partizioni, come abbiamo spiegato abbondantemente in altri testi[2], hanno contrassegnato uno dei maggiori impegni della geometria sacra, soprattutto d’ordine pitagorico. Attraverso lo studio delle quattro principali proporzioni (geometrica, aritmetica, armonica e aurea), la scienza dei nostri Padri ha istituzionalizzato i codici di “misurazione” delle armonie della natura, del micro e macrocosmo, fino alle misure antropometriche  (cioè l’idealizzazione delle proporzioni fra le varie parti del corpo).

Africa: Danza del pitone, classica in tutta l’africa occidentale

Dall’Egitto, alla Grecia, all’Asia, nel corso di millenni è stato redatto un “corpus” assai vasto di codici antropometrici, dove le differenze non sono imputabili a discrasie d’ordine estetico quanto a dei processi che sono al confine tra metafisica e matematica. Quindi tutto ciò che definiamo “armonia”, nella “scienza sacra”, oltre a soddisfare un criterio estetico sottintende un messaggio subliminale[3]: un accordo, una “giusta postura” , un equilibrio magico e religioso, una corretta distribuzione del settenario delle virtù, delle Muse, delle Parche. Ma le griglie, che rappresentano dei “percorsi obbligati” e che trovano la loro componente metafisica più interessante nei labirinti nelle scacchiere e nei “quadrati magici” (tavola pitagorica inclusa)[4], individuano anche i “percorsi delle danze “rituali”, quelli che devono soddisfare delle rigide movenze tramandate dalla tradizione d’appartenenza. Percorsi che non possono essere disattesi, pena la distruzione o vanificazione del rito, il turbamento dell’omologia cosmica[5] e, come spesso accadeva nel passato (soprattutto in situazioni tribali dove le danze d’ordine sciamanico erano eventi cultuali intorno ai quali si imperniava la sopravvivenza della tribù) la “disattenzione” poteva condurre anche alla morte del trasgressore. In tal senso, la trasmissione del culto e delle liturgie sacre che, nel corso dei secoli, possono essere modificate infinite volte, è sempre fortemente collegata alla “prisca disciplina”, al simbolo archetipico di partenza e non ammette “adattamenti” in funzione di un maggiore o minore coinvolgimento sociale (vedi quanto accaduto alla liturgia cattolica dal 1960 al 2000 e i vari articoli di Epimeteo sulla rivista Simmetria). Lo stesso dicasi delle Vie d’ordine ermetico, spesso trasversali o parallele rispetto ai grandi filoni religiosi: è pressoché impossibile che culti, suoni, forme possano transitare da una generazione all’altra senza turbamenti o adattamenti ma, ripetendo in parte quanto affermato dallo stesso Guénon, non bisogna confondere cerimonialità con rito.[6]

Vietnam: Shiva danzante, creatore e distruttore di universi attraverso le 108 posture della sua danza (equivalenti ai grani del rosario shivaita)

 

Ne deriva che la partizione sapiente di un pavimento di una cattedrale romanica come quella di un tempio greco soggiacciono a dei principi geometrici che introducono il ritmo iniziatico nel rito. Confinare tali schemi in un puro vezzo decorativo è una riduzione assurda così come è assurdo ridurre il rito alla sua forma cerimoniale. Ecco perché la danza sacra che rappresenta la forma geometrica più pura e più antica del rito (indipendentemente dalla tradizione d’appartenenza) è qualcosa che supera la cerimonialità. Riportiamo parzialmente un brano di Luciano di Samosata[8] che chiarisce efficacemente quanto intendiamo per danza rituale:

“…ma coloro che ricercano le origini più veritiere della danza, ti direbbero che essa nacque contemporaneamente alla prima origine dell’universo e che apparve insieme all’antico Eros; per esempio il movimento circolare degli astri, l’intreccio dei pianeti con le stelle fisse, euritmico rapporto e la regolata armonia che li governa, sono la prova dell’esistenza primigenia della danza” e più oltre prosegue: “Innanzi tutto dicono che Rea, appassionatasi a quest’arte, incitò alla danza i Coribanti in Frigia e i Cureti a Creta ed ebbe una non modesta ricompensa poiché essi salvarono Zeus danzandogli intorno….si trattava di una danza armata, durante la quale essi percuotevano gli scudi con le spade e saltavano, come invasati, o come veri e propri guerrieri”.

E poco più oltre, riconoscendo la “potenza” della danza rituale in ogni sua forma, ricorda che i Troiani attribuivano a Merione, danzatore greco, una grande agilità ed eleganza nel combattere, e che Pirro Neottolemo, figlio di Achille, fu colui che introdusse nel mondo greco la danza “pirrica” che prese appunto il suo nome. Ed è sempre Luciano a ricordare che gli Spartani, avendo appreso dai Dioscuri a ballare la Cariatide, ne fecere un terribile strumento di guerra. La stessa fondazione delle città, o dei templi avveniva attraverso una liturgia danzata e ritmata, sorvegliata da collegi sacerdotali rigidissimi (come, ad esempio, i septemviri romani). La separazione della danza da altre manifestazioni rituali, è perciò un fatto totalmente moderno e specificamente occidentale. Teatro, canto e danza erano un tempo, anche in occidente, rigidamente uniti e la liturgia che animava la rappresentazione teatrale, non era molto distinguibile da quella celebrata durante le manifestazioni religiose distribuite durante l’anno (con una soluzione di continuità sia di movimento che musicale, fra paganesimo e cristianesimo per lo meno fino ai tempi di Carlo Magno). La funzione sacra, terapeutica e didattica del teatro era, a questo proposito, completamente diversa da quella che abbiamo oggi, dove contano le “performances” del singolo individuo e la rappresentazione di sentimenti, in maniera del tutto slegata dal mondo celeste.

Taranto: Danzatrice sacra (orfica?)

 

Tali posture e ritmi sono spesso codificati in rigidi schemi gestuali che accompagnano la liturgia di qualsiasi rito tradizionalmente inteso. Liturgia che con il tempo può variare, anche drasticamente, ma il principio fondante (il contenuto spirituale del rito) resta immutato. In ogni tradizione esistono perciò dei “mandala” (usiamo un termine abusato ma ormai comune anche in occidente), disegnati sulla terra, che oltre a stabilire il sigillo e il particolare codice d’accesso al sacro, guidano i passi e ogni altro movimento gestuale singolo o collettivo, nel numero e nella ampiezza. Possiamo andare dai complicatissimi disegni indotibetani, a quelli aztechi, a quelli cretesi e romani. Pensare che lo scopo di tali schemi pavimentali sia solo decorativo è quanto meno incongruente. In tale disegni, oltre a trovar posto le divinità con le loro gerarchie (cosa frequentissima sia nella tradizione indiana come in quella cristiana), trovano assetto soprattutto delle precise partizioni geometriche che, oltre ad individuare le “regioni” celesti e le loro omologie con quelle terrestri,  indicano a colui che le guarda o le percorre, il cammino da “danzare” per entrare o uscire da questa rete magica, o, in altri casi, per “attivarla”. E tali ingresso e uscita (che nella liturgia cattolica sono stati perfezionati nel corso dei secoli) sono, normalmente, suggeriti da una danza processionaria e da un canto. I labirinti, presenti in molte cattedrali, erano una volta percorsi dai fedeli secondo delle metodologie di passo (ormai conosciute a pochissimi) e si collegavano simbolicamente al senso del “pellegrinaggio”, di cui rappresentavano le tappe e le difficoltà. L’esecuzione di un percorso “serpentino”, o se vogliamo labirintico, è cosa comune a quasi tutti i popoli. Alcuni movimenti, alcune coreografie, sono elementari, soprattutto quelli delegati al “coro” che costituisce, sotto un certo aspetto, il riferimento sovracoscenziale della rappresentazione. Nelle varie forme di teatro antico come in quelle templari,  tale “coro” è la voce fuori campo, il commento incontestabile, a volte l’eco del Fato. Non per niente il gruppo che siede nei pressi dell’abside della chiesa cristiana chiamasi ancora “coro” e ne assolve in parte le funzioni. Spesso il coro avanza e torna indietro come una sola entità; funzione che nel cristianesimo posteriore al Mille è stata quasi sempre ridotta alle tre posture fondamentali (in piedi, seduti o in ginocchio). Se riferiamo i movimenti rituali alla loro proiezione sul piano terrestre possiamo parlare di “poligoni” con le loro diagonali, bisettrici e mediane mentre, se riferiamo il movimento anche alla terza dimensione, possiamo parlare di poliedri. E poiché, secondo la tradizione pitagorica, ad ogni poliedro corrisponde un elemento (fuoco, acqua, aria, terra, etere) ecco che la rotazione dei poliedri all’interno della sfera, come suggerito e rappresentato da Graziotti seguendo il Timeo platonico, realizza la creazione e la dissoluzione degli universi. Abbiamo volutamente conservato il nome di “liturgia sacra” anche per quanto concerne le arti marziali poiché la codificazione degli schemi di combattimento, non è diversa da quella di contatto con il divino. Si è sempre di fronte ad uno schema sacro, proveniente da tradizioni primordiali, e lo scrupolo assoluto nella esecuzione del rito è connessa a quanto efficacemente espresso nell’articolo di Riccardo Garbini presente nel sito. In questa sede  abbiamo riportato alcuni schemi di danza eterogenei ma tutti connessi alla sacralità della rappresentazione e siamo passati, con una certa leggerezza, dalla danza del serpente africana a quella estatica sufi, a quella in “maschera” (concetto importantissimo su cui torneremo in futuro) della tradizione tibetana.

Marocco: danza estatica sufi

Teniamo anche presente che la liturgia (intesa come insieme di regole per rispettare il Rito) può diventare talmente importante da sovrastare il senso del rito stesso. Può diventare una successione di gesti, parole, suoni di cui, a volte, si rischia di perdere il significato e soprattutto l’osmosi con il Noumen. Può diventare soltanto “cerimonia”. Questo è abbastanza normale che accada: e allora ci si può domandare che cosa resti di ugualmente vivente, pur nella forma gelida di una liturgia considerata, dalle varie chiese, comunque valida in quanto il contatto con il “divino” viene “ex opere operato”. Sotto questo profilo possiamo aderire a due ipotesi. La prima esclude categoricamente che, in assenza di osmosi “cardiaca” fra ufficio e officiante possa mai accadere qualcosa di serio e ciò comporta che il “sacrum-facere” venga insterilito dalla assenza di comprensione della sostanza. La seconda ipotesi (assai evidente, ad esempio, in cerimoniali rigidissimi come quelli dello Shinto giapponesi), assicura invece una cieca fiducia alla perfezione liturgica e sostiene la completa trasmissibilità della “sostanza”, attraverso la purezza della “forma iniziatica”, l’assoluto rispetto della tradizione e il suo collegamento con il mondo celeste (la perfetta forma può, per così dire, “trans-formare”anche un’assoluta “sordità” spirituale del praticante o indegnità del sacerdote). Questa seconda impostazione, sotto un certo aspetto, attribuisce alla trasmissione “per riti” una “esotericità” assoluta. Anzi se c’è qualcosa di realmente… esoterico è proprio questa fiducia nella perfezione del rito. In quanto, in tal modo, la “selezione” sulla dignità dell’Opus viene operata proprio nel gradino formale. La forma iniziatica perfetta nasconde e consente la sostanza perfetta, e assicura la trasmissione del seme spirituale. Si parte dal presupposto che l’autenticità del “rito”, del sigillo-simbolo”, una volta accolto, ha comunque la possibilità di svilupparsi (in questa o in altre esistenze). Ora in occidente noi abbiamo studiato, anzi direi aggredito, tutte le ritualità esotiche (e non esoteriche) di tutta la terra, tentando di capirle, anzi… di scardinarle col grimaldello del pensiero e della logica (gli antropologi, in genere, servono soprattutto a questo). Ogni tanto qualcuno, grazie a Dio, prova anche a praticare la ritualità che sta studiando. Ma per far questo deve aderire alla forma (e non con semplice curiosità ma con “amore”) e non solo alla sostanza (che nella maggior parte dei casi è protetta dalla forma, e perciò inconoscibile).

Tibet: Danza Bon con maschera

Quindi, a nostro avviso, la forma non può essere semplicemente indagata ma soprattutto amata, anzi contemplata, lasciando che la stessa, operi il suo piccolo miracolo trasmutativi (purché l’empatia spirituale abbia modo di attivarsi nell’anima del praticante).[9] Così come l’alchimia non si studia sui testi ma si pratica in “laboratorio”, così l’esoterismo cristiano, o islamico o buddista, non si praticano in biblioteca ma all’interno delle regole “exoteriche” proprie della tradizione d’appartenenza. Ma oggi, nella cultura del “fai da te”, del “io mi inizio da solo”, una disciplina che non susciti emozione, partecipazione , brividi cosmici singoli o collettivi a non finire, viene considerata (soprattutto in occidente) paccottiglia da beghine, superstizione e modo per dar potere…ai preti d’ogni razza. Spesso si crede che la “forma” sia una sovrastruttura inventata dalle paure degli uomini e si perde il senso dell’”omologia” cielo-terra, quindi il senso stesso di religiosità e di rito. C’è anche da dire che le istituzioni religiose si sono spesso alacremente “impegnate” a demotivare, con il loro comportamento temporale, o oltranzista, o fanatico, gli autentici ricercatori, confinandoli spesso tra gli eretici e riscattandoli poi… una volta morti. Per questo, forse, è assai vero quel detto che è molto più importante incontrare il Maestro di quanto sia importante incontrare la Via e che, senza questo, è assai difficile riconoscere quella. E’ evidente che la forma può modificarsi infinite volte, ma se il ri-spetto (da speculum) è mantenuto integro dalla sapienza iniziatica che da vita ad una particolare “forma”, qualsiasi modifica non altera la sostanza sapienziale, il seme spirituale resta comunque integro, luminoso e attivo. Sapienza iniziatica, dunque: conditio-sine-qua-non perché la forma non ceda a ricatti prometeici, cosa che accade regolarmente ogni volta che si confonde il mondo emotivo, o il successo sociale per conseguimento spirituale. Il rifiuto o il timore della liturgia e della regola (se correttamente trasmesse) è dunque presunzione e sopravvalutazione di quella percezione di cui abbiamo parlato nella introduzione al corso di quest’anno; è fiducia nel proprio permeabile e “sentire” (anche se parliamo di sensibilità raffinata) volendo soggiogare il soprasensibile alla nostra… sensibilità intellettuale. E ciò è incongruo. Attribuire all’”Orma della Disciplina” un carattere limitativo e alla percezione “spontanea” un carattere predominante è una prerogativa dell’uomo post rinascimentale, hegeliano, illuminista; ma anche pensare che il romanticismo di tipo un po’ “wagneriano” rappresenti un superamento di tale illuminismo è un ulteriore inganno. Rinnegare le qualità delle “regulae” delle comunità monastiche medioevali (che poi, chissà perché, sono quelle che creano maggiori appetiti… indagatorii proprio da parte di coloro che non si sottometterebbero mai ad una qualsiasi di quelle “regulae”) è una caratteristica di un uomo che mal sopporta limitazioni alla sua libertà (presunta), che teme di “chinare la testa” alla regola spietata delle “griglie” di cui sopra, che non accetta il senso sacro dell’”humus” e non si accorge come questa sia la grande porta… per entrare nella prigione della vanità. C’è un film divertente, che hanno dato pochi giorni fa in televisione e che si chiama “L’avvocato del diavolo”. Chi non lo ha visto cerchi di procurarselo. Vale la pena di vederlo per le ultime tre battute, che ovviamente non vi dico.


[1] Il concetto di “omologia” è spiegato assai efficacemente in un vecchio testo di F. Lefebure dal titolo “les Homologies” ma lo ritroviamo anche in Guénon su “Iniziazione e realizzazione spirituale nonché in Virio su “Orientamenti iniziatici”

[2] Ritmi della scienza sacra

[3] Armonia, figlia di Ars e Afrodite secondo la tradizione Tebana rappresenta propriamente l’equilibrio fra il principio attivo e passivo. Contraddistigue il “bello” e buono come equilibrio e temperanza nello svolgimento dell’Opus. Ad Armonia appartiene la veste preparata dalle stesse Cariti, che ottiene in occasione delle sue nozze con l’eroe Cadmo.

[4] Misteri e simboli della Croce.

[5] Quando Platone e tanti altri, fino a Keplero parlano dell’”armonia delle sfere celesti” e relazionano tale armonia a dei percorsi obbligati, rigidamente connessi alla musica, intesa quale armonico rapporto fra frequenze, non fanno altro che riflettere una omologia che è da sempre presente nel “codice genetico rituale dell’uomo”.

[6] “Mentre i “riti” comportano necessariamente un elemento “non umano” le cerimonie sono invece qualcosa di puramente umano…” (R. Guénon: Cerimonialismo ed estetismo -  su Iniziazione e realizzazione spirituale)

[7] “Mousiché” è un termine greco con cui, soprattutto nell’orfismo e nel pitagorismo, la matematica e la geometria si uniscono al suono e all’euritmia.

[8] Luciano, nato a Samosata sull’Eufrate, agli inizi del secondo secolo d. C. fu, come noto, un retore famoso che si dedicò alla ricerca filosofica soltanto nella seconda parte della sua vita. Il suo repertorio letterario è vastissimo anche se meno conosciuto di quel che merita.

[9] Non è possibile, a titolo d’esempio, comprendere realmente la “portata spirituale” di uno “stupa” buddista, se non vivo le ritualità per cui è nato. Lo stesso dicasi di una moschea o di una chiesa cristiana. Una vetrata gotica non è “bella” sono per la sua indubbia qualità estetica o per l’”emozione” che arreca, ma per ciò che rappresenta in ambito religioso e liturgico. Chi l’ha fatta non voleva stupire ma “pregare”.

15/04/2010

LA GEOMETRIA SACRA DELLA CREAZIONE


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Stan Tenen

 

Una lunga intervista con lo studioso americano Stan Tenen, fondatore del Progetto Meru e scopritore di un codice geometrico universale codificato all’interno delle lettere che compongono il testo originale di Genesi. Una scienza sacra basata su una struttura matematica e geometrica posseduta dai sacerdoti migliaia di anni fa e occultata nell’alfabeto ebraico.


Di Adriano Forgione


E' oramai opinione diffusa che l'alfabeto ebraico e la sua codificazione nella sacra Torah nascondano un sapere arcano. In diversi si sono affiancati negli anni per studiare che tipo di segreti vi siano celati e come possano essere svelati. Dunque, qualcuno ha dimostrato l'esistenza di una sorta di codice profetico, chi quello di un codice matematico, chi altre possibili interpretazioni ed è indubbio che essendo la Torah un libro rivelato, così come la scrittura ebraica una grafia sacra, è possibile che in una sorta di ologramma occulto possa esservi rilevabile ogni diversa forma di conoscenza appartenente allo scibile umano. Dunque la scrittura ebraica potrebbe davvero rappresentare quanto resta di una remota scienza sacra, vestigia di un intelletto superiore giunta miracolosamente immutata sino a noi. Sarebbe corretto premettere che tuttora i cabalisti, quelli veri, sono gli unici in grado di penetrare l'arcano significato della parole del Dio universale ma in questo contesto, chi può escludere che qualcosa di tanto profondo quanto invisibile sia ancora da decifrare? E' quello che afferma di aver fatto il dottor Stan Tenen a capo del Progetto Meru, dichiarando di aver scoperto uno straordinaria e inaspettata metafora geometrica inserita nella sequenza di lettere del testo della Genesi che sottostà ed è parte integrante di tutte le tradizioni spirituali del mondo antico. Questa metafora sarebbe un modello che garantisce la vita ad un essere nuovo che dall'uomo si trasformerebbe in qualcosa di più alto, una sorta di modello di sviluppo auto-organizzativo che dall'embrione uomo porta all'essere divino. Tale modello si applicherebbe però anche all'intero sistema di conoscenze umane incluse altre tradizioni spirituali come quelli che prevedono pratiche meditative, oppure a modelli scientifici fondamentali come la matematica, la fisica, la biologia e la cosmologia. Le scoperte di Stan Tenen e del Progetto Meru dimostrerebbero che le relazioni tra fisica e coscienza, espresse mediante precise metafore geometriche furono comprese e sviluppate migliaia di anni fa e sono state acclamate come sorprendenti da scienziati ed esperti di cultura ebraica. Joseph P. Schultz, professore emerito di studi giudaici all'Università del Missouri a Kansas City, ha affermato che "la scoperta (di Stan Tenen) delle forme geometriche e dei simboli matematici che giacciono nascosti nelle lettere del testo della Bibbia ebraica, è rivoluzionaria e le sue implicazioni, una volta di dominio pubblico, potrebbero equivalere all'importanza della scoperta dei rotoli del Mar Morto e forse sorpassarla". Rabbi Mair Sendor, professore di filosofia e storia medievale ebraica alla Yale University e alla Yeshiva University ha detto: "Alcuni testi per gli studiosi di Cabala sono quasi impossibili da interpretare e da leggere correttamente senza la conoscenza di quanto Stan Tenen sta facendo e delle sue esplorazioni in queste geometrie sacre. E' come se si ottenesse la chiave alla comprensione del testo una volta che hai appreso cosa Tenen afferma. Ci sono altri studiosi di storia della cabala, così come praticanti cabalisti, che sono eccitati dal lavoro di Tenen per molte ragioni. Il suo lavoro è sostenuto da solide basi e codificato in modo ordinato e si distingue da tutti gli altri".  Queste sono solo due delle innumerevoli attestazioni di stima e apprezzamento che Stan Tenen ha ottenuto nelle ultime due decadi da eminenti studiosi di cabala, matematica, biologia etc. Il suo è un sistema complesso assolutamente inedito e sconosciuto in Italia. Quella che segue è la prima parte di una lunga intervista che troverà piena pubblicazione nei prossimi numeri, e che svelerà ai nostri lettori l'universo geometrico sacro della scrittura ebraica codificata in Genesi.

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Schema del Primo Verso della Genesi

 

 

 

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Intervista con Sten Tenen

Forgione. Che cos’è il Progetto Meru? «La Fondazione Meru è stata creata nel 1983 in California come un centro educativo senza scopo di lucro (una scuola), che facesse da supporto al Progetto Meru. Quando abbiamo iniziato non sapevamo cosa avremmo trovato. La parola “Meru” si riferisce alla “grande catena dell’esistenza” , o a una vertebra, a una costola, a un ramo della “grande catena dell’esistenza”. La radice M-R emerge in ogni lingua in cui sono andato a cercarla. MeRuba è il nome dell’alfabeto ebraico. MoRiah è il nome della Collina del Tempio di Gerusalemme. MeRu-danda è il nome della colonna spinale nelle tradizioni orientali. To-MeRa è un antico nome dell’Egitto e/o della piramide di Cheope. E Su-MeRu è un riferimento al triangolo di Pascal, che ricorre in matematica e in embriologia. Il Progetto Meru è iniziato a causa di una preghiera che ho pronunciato presso il Muro Occidentale del Tempio a Gerusalemme nell’agosto del 1967. In quel periodo non conoscevo approfonditamente nessuna religione. Quando vidi i soldati israeliani e i palestinesi guardarsi con odio, mi venne spontaneo profferire una preghiera – in cui chiedevo a Dio se c’era qualcosa che io potessi fare per aiutare a portare la pace, di farmelo sapere. Non sapevo assolutamente cosa mi stessi aspettando. In quel momento stavo soltanto esprimendo un sentimento. Lì c’erano due popoli che non riuscivano in alcun modo ad andare d’accordo, e nessuno avrebbe fatto niente in proposito. Un anno dopo, stavo guardando la trasmissione americana della serie televisiva della BBC di Patrick McGoohan, The Prisoner (“Il Prigioniero”). Un episodio aggiunto appositamente per la trasmissione negli Stati Uniti parlava di un “codice”. Ciò mi fece pensare che dovevo andare a guardare nel testo in ebraico della Genesi. Non sapevo se ne avessi una copia, ma comunque ne trovai una che mi era stata data anni prima e che non avevo mai aperto. Dato che non potevo (e non posso ancora oggi) comprendere l’ebraico, ma riuscivo soltanto a leggerne l’alfabeto e grazie al mio talento per riconoscere schemi visivi, i miei occhi sono caduti sulla sequenza delle lettere invece che sul significato delle parole. E venni sorpreso dal fatto che sembrava esserci uno schema. Il Progetto Meru è iniziato come un tentativo di capire come fosse possibile per il più studiato documento antico della Terra contenere una schematizzazione a livello alfabetico – e come potesse essere che nessuno sembrava saperne niente. Ho passato dieci anni a leggere tutto quello che sono riuscito a trovare su un ampia gamma di fedi e dal punto di vista della più vasta gamma di tradizioni possibile. Ho letto materiale della tradizione Orientale e Occidentale, materiale New Age e accademico, e persino materiale cosiddetto “canalizzato”. Praticamente niente di tutto ciò sembrava avere senso, e per la maggior parte sembravano cose scritte da persone che sembravano non sapere di cosa stessero parlando. Ho esaminato tutti questi scritti con l’occhio scettico dello scienziato. Ho iniziato a pensare cosa avrebbe potuto significare se il testo ebraico della Genesi non fosse stato inteso come un racconto e se davvero avesse uno schema nella disposizione dei caratteri. Non sono riuscito a compiere progressi sino a quando The Prisoner non è stato replicato negli Stati Uniti nel 1978 dal canale Public Broadcast System, e io e mia moglie Levanah ci siamo offerti volontari per tenere una tavola rotonda dopo ogni episodio. Quando siamo arrivati alla puntata del “codice” mostrai alla telecamera un foglio con l’inizio della Genesi in ebraico, con le lettere sostituite da numeri. Dissi al pubblico che pensavo che quella sequenza di numeri fosse in qualche modo analoga al messaggio radiotelescopico ideato dagli scienziati del Jet Propulsion Lab di Pasadena, in California, per inviare un messaggio a eventuali extraterrestri in ascolto dal radiotelescopio di Arecibo, in Portorico. Dissi che pensavo si trattasse davvero di un messaggio – ma non in una lingua. Come hanno compreso gli ideatori del messaggio di Arecibo, è molto improbabile che esista una lingua comune a distanza di migliaia di anni luce di spazio-tempo, o a migliaia di anni terrestri di tempo comune. Qualsiasi “autore” intelligente saprebbe quello che sapevano gli scienziati del Jet Propulsion Lab: che la matematica e la geometria sono necessarie perché universali. Mentre stavo tenendo una lezione su The Prisoner in una classe di liceo a San Francisco, gli studenti mi hanno suggerito – ispirandosi al messaggio di Arecibo che è stato composto in binario (numerazione a base 2) – di provare con il ternario (numerazione a base 3) per il messaggio su cui stavo lavorando. Ho tentato di perseguire il loro suggerimento e ha funzionato».

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Forgione. Cosa si nasconde nel testo ebraico della Genesi? «La topologia di base di tutta la creazione che è fondata sull’autoriferimento. Ciò si applica all’embrionologia, alla cosmologia e alla coscienza. E’ un principio organizzatore universale. La Genesi non tratta della creazione fisica. La disposizione delle lettere dell’alfabeto nella Genesi spiega tutta la creazione – la mente, la fisica, l’embrionologia – con lo stesso principio matematico di base – l’Unicità di Dio (espressa logicamente). Da quando abbiamo scoperto che le lettere sono basate su gesti della mano, e che i gesti della mano provengono da emozioni, la mia ipotesi è che la Genesi conservi la meditazione (esercizio mentale) “Pardes” – “paradiso” – del rabbino Akiba come viene tramandata dal Talmud di Babilonia. Secondo me, questo esercizio mentale conduce all’esperienza personale della morte e della resurrezione dell’Ego, un’esperienza comune ai fondatori delle quattro grandi fedi. L’esercizio mentale è rigoroso e mette a repentaglio la stessa vita, per questo viene chiamato “Il Viaggio dell’Eroe” (nome reso noto da Josaeph Campbell). E’ applicabile in linea generale ai “viaggi degli eroi” e “ricerche degli eroi” di tutte le tradizioni – compresa la vita di Mosé, Buddha, Gesù, Akiba, Maometto, e così via. La mitologia, la storia della vita di questi eroi, è la personificazione esterna nella vita reale dell’esercizio mentale che conferma la realtà delle tradizioni abramiche. Quindi, la riscoperta di questo esercizio mentale fornisce conferma obiettiva di ciò che io chiamo una “scienza della coscienza” sviluppata nelle tradizioni occidentali. Questa esperienza può portare a una maggiore maturità e alla rinascita di coloro che la perseguono. Per quanto riguarda il testo originale della Bibbia ebraica, vorrei citare alcune importanti interpretazioni tradizionali, che credo saranno sorprendenti e controverse per molte persone. Il passo che segue è preso da The Light Beyond. Adventures in Hassidic Thought (“La luce oltre. Avventure nel pensiero assidico”) del rabbino Aryeh Kaplan: “… Nella sua sequenza di discesa in questo basso mondo, la Torah deve ammantarsi di vesti materiali, che spesso consistono in racconti. Quando Dio dona la conoscenza, la comprensione e l’intelligenza a una persona, togliendogli la maschera che gli oscura gli occhi, egli può vedere le meraviglie della Torah di Dio. Le persone in questo livello sono molte di meno, tuttavia, e la maggioranza comprende la Torah solamente nel suo significato più semplice…”. A seguire, un passo della Zohar citato da Louis Ginsberg in On Jewish Law and Lore (“Sulle leggi e le tradizioni ebraiche”): “Per quanto riguarda questi livelli, la Zohar afferma: “Che sia dannato l’uomo che sostiene che questa Torah intende riferire solamente cose comuni e narrative secolari; perché se fosse così, allora nei tempi presenti la Torah potrebbe essere scritta allo stesso modo con narrative più attraenti…”. Ora, le narrative della Torah sono le sue vesti. Colui che pensa che queste vesti siano la Torah stessa merita di morire e di non avere parte nel mondo che verrà. Che siano dannati i folli che non guardano oltre quando vedono un panno elegante! Molto più importante della veste è il corpo che la porta, e ancora più importante di questo è l’anima che anima quel corpo. I folli vedono solamente le vesti della Torah, i più intelligenti vedono il corpo, i saggi vedono l’anima, il suo stesso essere, e nei tempi del Messia “l’anima più alta” della Torah verrà rivelata in tutta la sua magnificenza”. Infine, il passo seguente è stato preso da The Bahir: Illumination – Translation, Introduction and Commentare, di Aryeh Kaplan: “(n. 165) La Torah è stata creata e “scritta” 2.000 anni prima della Creazione dell’Universo, come sopra. Ciò è difficile da comprendere, tuttavia, dato che la Torah contiene racconti riguardanti persone, e queste persone godono di libero arbitrio. Ma in Realtà, quando la Torah è stata scritta, non conteneva i racconti in sé stessi, ma solamente un sistema che affermava come i racconti sarebbero stati scritti riguardo a diversi tipi di azioni. Più che un libro, la Torah era piuttosto come un programma di computer, ideato per produrre uno specifico libro da eventi specifici. E’ stato solamente dopo che la Torah è stata effettivamente scritta da Mosè che la sua forma è stata fissata per l’eternità”.

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Forgione. Che cosa intende per “metafora geometrica” nascosta nel testo della Torah? La metafora letteraria porterebbe a identificare la parola ebraica Har con una montagna. La metafora geometrica identificherebbe la stessa parola con un triangolo o un tetraedro – un oggetto geometrico a forma di montagna. Questa “montagna” è una metafora per una forma geometrica, ed evoca tutte le qualità e le funzioni di quella forma, proprio come l’immagine di una montagna vera evocherebbe le qualità e le funzioni di una montagna materiale nel mondo reale. La prima porta alle funzioni che provengono dalla geometria, la seconda conduce a storie su persone e montagne. Per i nostri scopi, Har non è una parte della geografia, ma della geometria. Se pensiamo che stiamo leggendo una disquisizione sulle montagne, allora il testo sarà probabilmente un racconto, il che spiega perché abbiamo tutte queste traduzioni di racconti. Se pensiamo che stiamo leggendo qualcosa di tecnico e matematico, allora un triangolo o un tetraedro sarà probabilmente un componente logico o strutturale necessario. Nella matematica i racconti non sono di primaria importanza. Ma, tuttavia, noi usiamo sempre la matematica per raccontare l’embrionologia, la cosmologia e la coscienza. Gli accademici partono dall’assioma che le tradizioni occidentali sono basate sul mito, la magia e la superstizione – quindi questo è ciò che scoprono. Gli accademici troverebbero una simile mitologia e racconti, nel software dei computer, se partissero dall’assioma che hanno davanti racconti di miti, magia e superstizione invece di un codice informatico. Ma se gli studiosi del nostro tempo (come quelli del passato) avessero ancora conoscenze di geometria e matematica o il senso del metodo scientifico e pensassero di capire se i testi fondamentali della civiltà occidentale potrebbero avere un significato più profondo, probabilmente troverebbero esattamente quello che ho scoperto io (e che anche fonti precedenti sostenevano). Ciò in realtà è accaduto abbastanza recentemente. La “grande battaglia” della scienza del 1600 era tra Newton e Leibniz su chi aveva scoperto il calcolo integrale. Beh, ora entrambi i contendenti possono deporre le spade. Né Newton né Leibniz scoprirono il calcolo integrale (anche se Newton a volte ha accreditato antiche fonti, come quelli che chiamava “i metafisici egizi” e il testo ebraico della Genesi). Nei primi del ‘900 è stato scoperto un palinsesto di Archimede. Uno dei primi testi di Archimede era stato grattato via per scriverci sopra (ad angolo retto) un testo religioso. Gli studiosi di 100 anni fa hanno tentato di recuperare il testo e ci sono riusciti in parte. Sono stati in grado di stabilire che era un importante trattato di matematica, ma non riuscirono a capire quale fosse l’argomento in quanto non potevano rilevare le illustrazioni con la tecnologia che avevano a disposizione. Negli ultimi tempi gli scienziati hanno tentato di fornire una visione migliore del testo di Archimede. E ci sono riusciti. Sono riusciti a ottenere le illustrazioni. E con profonda meraviglia di tutti, ora abbiamo la prova che Archimede dominava alla perfezione il calcolo integrale. Qui preme ricordare quando visse Archimede (tra il 285 e il 212 a.C. circa). La sua vita coincide quasi esattamente con la prima traduzione in greco della Bibbia ebraica, i Septuaginta (o Bibbia dei Settanta). Molti non sanno che senza i Septuaginta non saremmo in grado di tradurre il testo ebraico, perché la lingua era conosciuta solamente dagli ebrei. Sto suggerendo qui che potrebbe esserci una relazione tra la prima traduzione delle scritture ebraiche in greco e la scoperta di idee matematiche e tecniche sofisticate come il calcolo integrale – e, molto più tardi, le equazioni di Newton. Quando la tradizione ci dice che la Torah è un “Albero della Vita per coloro che lo colgono”, non si tratta di una vuota metafora letteraria. Non si parla di aceri, querce od olmi. Si parla dell’Albero della Vita logico – in altre parole, dell’embrionologia della vita, della “grande catena dell’esistenza”. In questa frase, “cogliere” non è una metafora, ha senso letterale. Le lettere, infatti, vengono colte nella mano e, quindi, il testo viene colto dalla mente. Questo è ciò che insito nella mia riscoperta che ogni lettera è basata su un gesto della mano. Questa è scienza, non mitologia. Se sono nel giusto, Abramo era una sorta di matematico che aveva trovato il substrato astratto di tutte le personificazioni culturali del suo tempo. Ci riferiamo a queste personificazioni culturali come a “idoli” perché sono le cose che la gente persegue e ammira nella vita. Nelle traduzioni più semplici abbiamo l’impressione che gli idoli di Terach fossero solamente effigi “di legno e di metallo e di pietra”. Questo è il modo in cui spieghiamo gli idoli culturali ai ragazzi di oggi. Ma anche nel mondo antico solamente i bambini e i pazzi credevano che un pezzo di legno potesse avere una volontà indipendente. I veri idoli delle persone intelligenti sono le semplici vanità che li motivano ogni giorno: lo status, il benessere, la sicurezza e così via. Oggi non adoriamo edifici giganteschi, ma adoriamo il loro valore economico (purtroppo). Se sono nel giusto, sotto le storie della Bibbia è celato un “software” logico per “aggiornare” la nostra programmazione mentale, per incoraggiare la nostra mente ad aprirsi, crescere e maturare. Le storie non possono fare questo con la stessa potenza dell’azione. Gli esercizi mentali basati su conoscenze scientifiche reali possono ed effettivamente fanno tutto ciò, sempre. Questo è il modo in cui impariamo a eccellere negli sport, nella musica, o in qualsiasi altra cosa che richiede pratica. Le storie di personaggi sportivi non ci rendono in grado di essere sportivi noi stessi. Ma fare sport ci cambia. La stessa cosa vale per gli esercizi mentali. Predicare l’integrità non ci rende integri, ma agire con integrità sì.


Forgione: Come e quando ha scoperto il codice segreto geometrico? Stan Tenen: «Non penso si tratti di ciò che di solito chiamiamo “codice”. E’ più simile a una sorta di tessitura, nel senso del modo in cui un essere vivente si evolve embriologicamente. E non vedo l’informazione in sé stessa più sacra della conoscenza che ricevo dalla scienza. I nostri strumenti non sono sacri in realtà – ma le nostre azioni possono esserlo. Almeno questo è il modo in cui la vedo io. Ho scoperto la trama nelle lettere del testo ebraico della Genesi come ho descritto sopra, nel 1968, un anno dopo il mio ritorno da Gerusalemme. Il mio pensiero adesso è che il testo sia in realtà come la trama di un tessuto che viene disfatta. Quando si disfa un tessuto a righe, il filo segue una trama che salta delle maglie per produrre  le righe. La trama di questi “salti equivale alla trama delle lettere che abbiamo scoperto nel testo ebraico. Non sono profetiche o magiche – sono solo cose che si verificano quando si disfa un tessuto a righe o a bande (tuttavia, l’esercizio mentale costituito dalla trama delle lettere può a volte “innalzare” il livello di coscienza di una persona sino a portarlo al livello che si può definire “profetico”. In altre parole – usando una metafora mutuata dal cristianesimo – il testo non serve da “pesce” di profezia, ma piuttosto da “canna da pesca” di profezia). Non so come suoni la traduzione italiana della frase, ma in inglese Giacobbe dà a Giuseppe quello che viene descritto come la “Veste dai molti colori” (Questo fatto viene menzionato nell’opera rock Giuseppe e il mantello del sogno multicolore). Ma la questione non è la traduzione italiana o inglese, perché la frase in ebraico non dice “mantello di molti colori” o “mantello del sogno multicolore”(questo è il risultato di una traduzione imprecisa, non del testo originale ebraico). Quello che dice in realtà il testo ebraico è che Giacobbe dà a Giuseppe una “tunica a fasce” o “a bande”, e la tradizione continua affermando che ciò che permise agli ebrei di lasciare l’Egitto come un popolo unito è il fatto che le uniche cose che mantennero durante il loro soggiorno in Egitto erano il loro modo di vestire e la loro lingua. Io propongo che il loro modo di vestire contenesse la loro lingua, conoscenza e cultura. Ho ritrovato almeno una parte di questa “tunica a bande” (ketonet passim in ebraico). Una memoria di questo significato si conserva oggi nell’uso di uno scialle da preghiera chiamato tallis, che spesso è fatto di un tessuto a righe. Per formare la tunica, basta formare il torus – ossia unire il lato sinistro a quello destro ed entrare nel cilindro. Questo schema di tessitura viene prodotto riconoscendo che il testo si ripiega nel nodo torus a cestino e riordinando le lettere del primo verso . Non credo che questo sia l’intero tessuto, credo che rappresenti solamente il primo verso. Quando ho iniziato a studiare le lettere del testo della Genesi, ho provato ad applicare tutto quello che sapevo della moderna teoria dei codici, ma non mi ha portato a niente. Poi mi sono reso conto che la gente nel mondo antico non conosceva la moderna teoria dei codici, quindi l’uso di tecniche odierne non aveva senso. Alla fine ho fatto la cosa più semplice possibile. Ho scritto le lettere in ordine su delle perline infilate su una cordicella e poi l’ho arrotolata su sé stessa fino a quando tutte le lettere si sono accoppiate tra loro. Ho potuto fare questo perché ogni lettera era inserita in un conteggio a base 3: Ho proceduto accoppiando ogni lettera o con un’altra lettera simile o, se ciò non era possibile, la accoppiavo con il suo numero a base 3 invertito. Questa cosa è più facile da vedere che da dire, quindi date un’occhiata alla copertina del nostro CD First Sound: The Music of the Genesis, che mostra tutte le lettere accoppiate. I numeri a base tre possono essere interpretati come coordinate x, y, z.: Ciò assegna a ognuna delle 27 lettere una posizione su un sistema di coordinate x, y, z che somiglia molto a un “cubo di Rubik”. Le lettere con il loro numero a base tre invertito si trovano in posizioni opposte su questo cubo 3x3x3. Di recente, alcuni studiosi ebraici con i quali sto lavorando hanno trovato la stessa struttura a cubo 3x3x3 per l’alfabeto nelle opere di un rabbino del XVI sec. di Praga».

A.F.: Potrebbe spiegare ai nostri lettori come estrae questa impronta geometrica sacra dalle lettere ebraiche? S.T.: «Quando ho accoppiato le lettere all’inizio del testo ebraico della Genesi, esse coprivano la superficie di un torus-2 (la forma di una ciambella). All’inizio ho usato l’intera orbita a tre giri intorno al torus per creare ombre che sembrassero lettere. Ma ciò si dimostrò poco pratico. Non avevo bisogno dell’intera orbita. In seguito mi sono accorto che avevo bisogno solamente di 1/6 del nodo torus 3,10 a forma di cestino, e quella si dimostrò il modo più pratico per organizzare le lettere del primo verso della Genesi. Inizialmente, la loro forma a vortice le faceva sembrare ai miei occhi come piccole fiammelle. Sapevo che il tetraedro era l’equivalente della topologia del torus 2, quindi – dopo moltissimo lavoro, e moltissime riflessioni, e moltissimi esperimenti, ha funzionato – ho disegnato la “Luce nella Tenda dell’Incontro”. Si tratta di un tetraedro che rappresenta la simmetria, con la forma a vortice di fiamma dalla Genesi a rappresentare l’asimmetria all’interno di essa. Quando ho guardato la forma a vortice di fiamma asimmetrica dalle diverse facce e angoli del tetraedro, ho scoperto delle sagome bidimensionali che sembravano lettere ebraiche, greche e arabiche. Quindi mi sono messo all’opera per affinare il sistema. Ho scritto un importante primo saggio sul tema intitolato The Light in the Meeting Tent (“La luce nella tenda dell’incontro”), che abbozzava queste idee. Si può leggere questo articolo originale negli archivi di Meru all’indirizzo internet http://www.meru.org/lightintent/lightin.html (Questo scritto è stato abbondantemente copiato, frainteso e usato a discredito delle idee che ho presentato da un certo numero di persone malate e stupide su internet, cosa per la quale mi scuso. Il plagio è un rischio del mio lavoro). Non ero comunque soddisfatto. Anche se potevo generare tutte le lettere dell’alfabeto ebraico da un modello estremamente pratico di simmetria e asimmetria, il risultato non era abbastanza valido per due ragioni:

1) Non vi era una posizione di osservazione naturale. Come potevo dire da quale prospettiva bisognava guardare il modello, quando da diverse prospettive apparivano lettere diverse? Non vi era una direzione di riferimento, e non c’era un modo naturale per andare da Alef a Bet a Gimel a Dalet (per esempio).

2) Il modello era sterile. Era un esempio di grande matematica. Aveva persino un uso culturale che tutti noi conosciamo: la “fiamma eterna” appesa davanti all’altare di molte sinagoghe e chiese ha quella forma. Ma non era connesso ai bisogni umani. Non era connesso ai sentimenti, solamente alla “fredda logica” e alla geometria.

Per poter credere che le mie scoperte erano vere, dovevo vedere come funzionavano. E senza una direzione di riferimento, un modo per scorrere le lettere in ordine, o un nesso emotivo personale, non potevo crederci. Non era abbastanza da farmi pensare che avevo in mano qualcosa di più di “uno scampolo carino” di un’idea molto più grande. Ed ho fatto bene ad aspettare. Ora so come ogni lettera rappresenti un gesto, e come ogni gesto implica un’emozione. Una sequenza di emozioni forma un’idea. Possiamo esprimere questa idea facendo gesti con le mani, e possiamo sentirla tenendola nella nostra mente. Quando le parole ebraiche vengono espresse usando questi gesti, le persone che guardano possono capire cosa si intende. Ad esempio, effettuando i gesti con la mano necessari a formare la parola che significa “circolare” si è forzati a mimare la forma di un cesto, che è il gesto universalmente riconosciuto per la parola “circolare”. Da notare come sono riuscito a passare dalla “fredda logica” della “Luce nella Tenda dell’Incontro” alla “calda logica” e alla responsabilità personale dei gesti con le mani. Stranamente – almeno per me – in questo caso ho seguito le regole. Uno dei più utili e più importanti insegnamenti di tutte le tradizioni spirituali è l’umiltà. Quando ho iniziato il Progetto Meru, pensavo di sapere più o meno tutto (come molto spesso pensano le persone di circa 30 anni). Quindi, quando ho incontrato un rabbino ortodosso che insisteva che per lavorare su quelle idee – e fare qualche progresso – dovevo accollarmi anche qualche responsabilità in seno al giudaismo, ero molto riluttante. Perché dovevo seguire dei “rituali” per fare scienza? Il mio ego obiettava. In seguito, però, ho pensato che forse dovevo seguire il consiglio del rabbino. Mi sono reso conto che non ci sarebbe stato nessun testo su cui avrei potuto lavorare se milioni di persone non avessero dato le loro vite per proteggere e trasmettere quelle idee. Mi stavo comportando da ingrato. Stavo usando il frutto degli sforzi di altre persone senza dar loro il rispetto e l’onore che meritavano. Quindi decisi di non lavorare al Sabbath (ad esempio). Ma all’inizio, la tradizione di indossare tefillin (filatteri) in occasione della preghiera ebraica mi sembrava troppo antiquata. Alla fine ignorai il mio ego e lo feci. Quando indossai i tefillin sul mio braccio e la mia mano, mi resi conto che essenzialmente aveva lo stesso modello della forma del vortice di fiamma che usavo per generare le lettere nel mio The Light in the Meeting Tent. Ero folgorato. La semplice tradizione del tefillin conservava i mezzi per generare le lettere dell’alfabeto – e questo potrebbe essere stato anche, in parte, il motivo per cui il mio amico rabbino insisteva così tanto che io indossassi il tefillin, anche se non aveva idea dell’essenziale illuminazione che esso avrebbe prodotto. Era l’ingrediente mancante. Il modello fiamma-vortice nel tetraedro era bellissimo, ma nelle mie mani era tiepido e vivo. Il modo giusto per gardare al modello era ormai ovvio. Ogni persona vede le proprie mani dalla propria prospettiva, sia con gli occhi che con la mente. Lasciando da parte il mio ostinato orgoglio scientifico moderno e abbassandomi ad accettare il consiglio di un rabbino gentile, ho fatto la scoperta che faceva la differenza. Ero davanti a un linguaggio espressivo davvero universale, appartenente all’umanità tutta, e persino utile alla mente come esercizio mentale e meditazione. Le tradizioni che ci invitano a meditare sulle lettere sono arrivate a noi senza rivelarci i metodi richiesti, o la forma dell’alfabeto che dobbiamo usare. Dopo tutto, ci sono dozzine di tipi di lettere ebraiche, greche o arabiche differenti. Ora era tutto chiaro. Praticamente non vi era bisogno di imparare a usare le lettere, perché veniva naturale. E esercizi mentali basati nella visualizzazione delle lettere in varie combinazioni, mantra e schemidi ventò comprensibile, chiaro e fattibile. Quando ho fabbricato un paio di modelli vortice-fiamma destro e sinistro e li ho presi in mano, calzavano come dei guanti: Ero esterrefatto dal constatare che potevo vedere le forme delle lettere nelle mie mani – e poiché erano nelle mie mani, potevo vederle anche nella mia mente. Non richiese alcuno sforzo e ogni lettera apparve al mio punto di vista in un gesto che aveva lo stesso significato del nome della lettera. Dopo di che ho passato molto tempo a raffinare queste idee, e anche – perché così funziona la scienza – a tentare di confutarle. Questa scoperta ha molte importanti implicazioni per la nostra comprensione della storia. Ad esempio, potrebbe darsi che Cristoforo Colombo usò questi gesti che rappresentano le lettere ebraiche quando arrivò nelle Indie occidentali. Ciò spiegherebbe le affermazioni nei diari della sua ciurma che gli indigeni parlavano ebraico. La forma delle lettere che ho scoperto corrispondono alla calligrafia rabbinica usata in Spagna in quel periodo».


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il modello Fiamma-Vortice con cui è possibile esprimere attraverso la mano tutte le lettere dell'alfabeto ebraico



A.F.: Potrebbe spiegarci cosa intende con la frase “eredità comune di tutte le tradizioni spirituali del mondo” quando parla della relazione tra il codice della Genesi e i suoi insegnamenti spirituali? S.T.: «Abramo ha dedotto questo sistema logicamente dal suo esame di tutte le icone e gli idolli culturali del padre Terach, che era una persona istruita e di mondo. Di nuovo, vedere The God of Abraham (“Il Dio di Abramo”) all’indirizzo internet . Tutta l’embrionologia segue lo stesso percorso – concezione, gestazione, nascita – seme, albero, frutto. Tutte le culture fanno uso di questi cicli di vita della natura per le loro tradizioni e la comprensione del mondo. Ad esempio, gli egizi avevano 9 “neter” che costituivano il loro pantheon. La gente che rivolge lo sguardo al cielo usa questi cicli per organizzare le sue tradizioni spirituali. L’alfabeto segue questo ciclo embrionico (vedere il grafico intitolato 22 giri: dall’Assoluto a Adam Kadmon). Il modo di generare l’alfabeto specificato nelle lettere del testo della Genesi sembra generare anche le lettere greche e arabiche in modo significativamente simile al modo in cui le lettere ebraiche sono generate (nessun altro alfabeto ha questa caratteristica e naturalmente ciò è vero solo per alcuni particolari alfabeti ebraici, greci e arabi – non vale per tutti i font, e comunque non per i font moderni)».


A.F.: Come si applicano le sue scoperte alla Scienza e alla conoscenza? S.T.: «Gli schemi presenti in Genesi sono universali allo stesso modo in cui il pi greco è universale in matematica. Il testo ebraico della Genesi unisce due concetti differenti: la mente (coscienza) e il mondo (la fisica). Si potrebbe dire – senza allontanarsi troppo dalla verità – che le lettere del testo ebraico della Genesi funzionano nella nostra vita come il pi greco funziona in geometria. Il pi greco unisce il centro di una circonferenza con la circonferenza stessa attraverso il raggio, quindi unisce il dritto con il circolare. Se queste idee sono corrette, le lettere del testo della Genesi connettono la nostra più alta coscienza al mondo che ci circonda attraverso la mente e il corpo. Questo è come pone la questione un matematico. In The Laws of Form (“La legge della forma”), il matematico G. Spencer-Brown propone il “marchio di distinzione” per distinguere archetipicamente il dentro dal fuori come una definizione del massimo contrasto. I matematici hanno dimostrato che tutta la logica formale può essere derivata dal “marchio di distinzione” di G. Spencer-Brown. Il passo seguente è tratto dal succitato libro di G. Spencer-Brown: “Il tema di questo libro è che un universo inizia ad esistere quando uno spazio viene distrutto o lacerato. La pelle di un organismo vivente ritaglia un fuori da un dentro. La stessa cosa fa un cerchio su un piano. Tracciando il modo in cui rappresentiamo una tale lacerazione, possiamo iniziare a ricostruire, con un’accuratezza e copertura che hanno dle miracoloso, le forme di base che soggiacciono alla linguistica, alla matematica, alla fisica e alla biologia, e possiamo iniziare a comprendere come le leggi familiari della nostra stessa esperienz aprovengono inesorabilmente dall’originario atto di lacerazione. Nonostante tutte le forme e quindi tutti gli universi sono possibili, e ogni particolare forma è mutabile, diventa palese che le leggi relative a tali forme sono le stesse in qualsiasi universo. E’ questa ugualianza, l’idea che possiamo trovare una realtà indipendente da come l’Universo appare in realtà, che conferisce tanto fascino allo studio della matematica”. In ebraico la lettera che maggiormente rappresenta questo “marchio di distinzione” tra esterno e interno è Bet, la prima lettera del testo ebraico della Genesi. Essa stabilisce appropriatamente la prima distinzione logica possibile. Quello che abbiamo scoperto è che gli antichi – ossia i sumeri, gli egizi, i persiani, i babilonesi e i greci – avevano tutti una profonda conoscenza scientifica e matematica. Per quanto posso risalire indietro nella storia, tutto ciò che ho scoperto era di dominio pubblico sino all’inizio dell’800, quando Napoleone e il suo esercito braccarono e uccisero tutti (parlando in generale). Napoleone non voleva la competizione spirituale. Pensava di essere il nuovo “Re-solare”quando tornò dalla sua spedizione in Egitto. L’equazione di Newton è basata su questi modelli, e Newton riconosceva i meriti del testo della Genesi per il suo lavoro. Ma questo è argomento per un’altra intervista. Le relazioni di base della meccanica quantistica fanno uso di questi stessi modelli. La topologia dell’autorganizzazione, applicabile in egual modo alla coscienza, all’embrionologia e alla cosmologia, viene trattata nei lavori di Arthur M. Young, in particolar modo nel suo The Reflexive Universe (“L’Universo riflessivo”). Young propone e dimostra che il “quanto della scelta cosciente”(ogni scelta che operiamo) è topologicamente equivalente al quanto dell’azione, la costante di Planck, la base della meccanica quantistica – il fotone».

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Forgione. Quali risposte ha ottenuto applicando la sua teoria ai vari testi cabalistici del passato? Ha già effettuato questo tipo di studi? Quando esaminiamo i testi cabalistici usando i modelli della Genesi, i risultati hanno un senso incontrovertibile e restituiscono ai volumi la loro funzionalità. Sembra che questi testi in effetti siano stati scritti per aiutarci a comprendere come far uso appropriatamente del testo della Genesi come esercizio mentale, e come una descrizione della cosmologia e dell’embrionologia. Di base abbiamo scoperto che quando applichiamo il nostro metodo alle geometrie della Genesi, testi che in precedenza hanno confuso gli studiosi, e che in precedenza non potevano essere letti in maniera univoca o con un significato compiuto, diventano immediatamente chiari. Questi testi divengono univoci, e ciò che rappresentano si palesa in modo comprensibile e utilizzabile. Quando la “magia” evapora, tornano le reali funzioni. Se l’uso di questi modelli non avesse chiarito i testi giunti fino a noi, probabilmente non sarebbero stati i modelli corretti. Un modo per scoprire se quello che abbiamo trovato è valido è continuare a provarlo su tutte le fonti e i riferimenti che riusciamo a trovare. Sino ad ora tutto bene. Abbiamo avuto risultati similmente spettacolari anche nell’uso di questi modelli su tutti i testi cabalistici che abbiamo esaminato. Comunque, la stessa cosa è vera per testi simili in arabo appartenenti alla tradizione musulmana, e anche su testi cristiani non molto conosciuti e/o che sono stati largamente male interpretati. Vale anche la pena di notare che queste idee arrivano al grande pubblico in “età dell’oro”, e vengono distrutte in tempi di persecuzioni. Documenti ebraici provenienti dalla Spagna islamica – in maggioranza scritti in alfabeto ebraico, anche se in lingua araba – confermano che ebrei, cristiani e musulmani hanno lavorato su queste idee e le hanno comprese insieme. L’inquisizione spagnola ha distrutto questa età dell’oro e ha sparpagliato gli insegnamenti in gruppi diversi che non sono più andati d’accordo. Queste idee stanno tornando all’attenzione del grande pubblico ora perché dopo la distruzione è tempo che abbiano spazio i nuovi virgulti. L’Olocausto ha distrutto tutta questa conoscenza. Ma la Torah è davvero un Albero della Vita per coloro che lo colgono, e quindi dopo “l’incendio della foresta” (l’Olocausto) getta immediatamente nuovi germogli. Questa capacità della tradizione della Torah di rinnovarsi persino dopo orrende distruzioni è in parte ciò che dimostra che l’affermazione che sia “viva” non è solamente una fandonia religiosa di parte, ma è la verità. Abbiamo visto tutti come la tenace spora di un fungo può rompere persino il catrame dell’autostrada costruita su di essa. La tradizione abramica ha questa stessa qualità. Il riemergere di queste idee continuerà per tutto il tempo di questa età dell’oro dell’apprendimento. Se il fascismo tornerà, queste idee verranno sepolte di nuovo, solamente per riemergere con il sorgere del Sole.


Forgione. In uno dei suoi studi lei ha dimostrato l’esistenza di un Dio unico attraverso la matematica e che Abramo pensava come un matematico. Potrebbe riassumere questo per i nostri lettori? Non è possibile dimostrare l’esistenza di Dio – questo è impossibile. E’ impossibile per esseri finiti come noi dimostrare qualsiasi cosa che riguardi una coscienza infinita. Ma l’esistenza dell’unicità di Dio può essere dimostrata logicamente. Quello che ho fatto è semplicemente dimostrare come Abramo abbia riassunto tutti gli insegnamenti (tutti gli “idoli”) del mondo antico proprio come un fisico riassume tutta la creazione fisica nel “Big Bang”. Abramo era riuscito a vedere attraverso tutti gli esempi specifici dell’embrionologia, della cosmologia e dell’esercizio mentale e ha trovato un singolo archetipo sottostante (oggi ci riferiamo all’intero livello sottostante che si applica all’intero campo come “topologia”. La topologia viene spesso espressa in geometria). Quindi secondo me le cose stanno così: tutto è basato sulla regola aurea, che secondo Hillel riassume l’intera Tradizione. Hillel formulò la regola aurea in negativo: non fare ad altri ciò che non vorresti fosse fatto a te. L’imperativo è di non agire, se – assumendo che ci si trovi nella posizione non privileegiata – l’azione ci sarebbe sgradevole. Vale la pena instaurare una discussione separata per apprezzare pienamente l’importanza della differenza tra l’affermazione negativa o positiva della regola aurea. Avendo a disposizione tempo, capacità e risorse adeguate è possibile provare (perché si tratta di un postulato modellato su basi matematiche, e non di una questione di fede) che la definizione (il postulato) che vede Dio=Uno sia salutare per la persona, e che conduce a ciò che gli scienziati chiamano “Teoria del Tutto” che unifica mente e mondo, coscienza e fisica. In questo modello, la creazione è continua per tutto il tempo – sta andando avanti anche adesso. La creazione, in questo senso, è l’affiorare del pensiero cosciente nella nostra mente, proiettato verso l’esterno, che interseca, al livello della nostra pelle, l’Universo che ci circonda. Ogni nuovo pensiero è un atto di creazione basato sul modello presente nella Genesi. Ogni nuovo fotone in un esperimento di fisica è un atto di creazione basato sul modello presente nella Genesi. Ogni uovo fertilizzato in un utero è un atto di creazione basato sul modello presente nella Genesi. Ecco perché questo modello pretende di essere esclusivo. E’ esclusivo solamente nel senso che comprende tutto. Questo modello esclude solamente solamente gli altri modelli che non sono inclusivi. Tutti sanno che la costante universale pi greco è “gelosa” all’interno della matematica. Non si tratta di un dogma teologico, e non comporta rivalità o incomprensioni. Dio è “geloso” solamente nel senso della definizione logica necessaria del termine. Se la gente comprendesse che questo è il motivo per cui l’ebraismo, il cristianesimo e l’islam sostengono un “Dio geloso”, reagirebbe iin maniera diversa all’idea del “Dio geloso”. Il modello presente nella Genesi agisce nello stesso modo per quanto riguarda l’idea di un Dio unico.


Forgione. Lei ha sviluppato un sistema di posizioni di meditazione (mudra) ispirato dall’alfabeto ebraico. Qual è la relazione geometrica tra il sistema delle posizioni delle mani e ciò che lei definisce la fiamma della conoscenza o lettere infuocate di Meru? In The Light of the Meeting Tent (la luce nella tenda dell’incontro) ho introdotto l’idea di un vortice modellato in modo particolare – la “lettera infuocata” (ideata da me) – all’interno di un tetraedro ed è stato il mio primo tentativo di dare un senso alla disposizione delle lettere nella Genesi. Proprio come ci sono due nomi attribuiti a Dio che sono detti essere equivalenti all’Unità (nel Deuteronomio) – Signore-Dio=Uno – ci sono sempre due aspetti delle nostre esperienze nella nostra vita. Abbiamo una vita interiore che è privata e una vita esterna pubblica. La nostra pelle è nel mezzo tra le due. Le nostre mani sono la parte di pelle che articola ciò che accade tra l’interno e l’esterno. Quindi, basandomi su questi due nomi di Dio, ci sono sempre due aspetti di ogni idea che propongo. C’è sempre un aspetto “naturale”, all’esterno, che viene dal mondo, e c’è sempre un aspetto “di educazione”, all’interno, che vie ne dalle nostre scelte. Nel mondo del consenso, nel mondo esterno, usiamo i modelli oggettivi della matematica e della scienza. Sembrerebbe che ci sia una sorta di “iper-tetraedro” in uno spazio a dimensioni superiori, associato con 27 linee geometriche. E’ un modello astratto. E’ un’estensione del modello della "luce nella tenda dell’incontro", che dà la forma delle lettere analiticamente. L’altro termine dell’equazione – “educazione”, dove la nostra esperienza umana è essenziale – conduce alla “logica calda” dei gesti con le mani, che generano le lettere anch’essi. Quindi i gesti con le mani esprimono l’alfabeto dal punto di vista della nostra esperienza soggettiva e la “luce nella tenda dell’incontro” esprime l’alfabeto dalla nostra esperienza oggettiva comune. L’esterno e l’interno si incontrano nelle nostre mani. E proprio come accade con Dio, e con Newton, e con la meccanica quantistica, quando mettiamo insieme i 2 nomi, otteniamo l’Unità:

Signore-Dio=Uno (Bibbia)

Impulso x Momento = una costante (Newton)

t;font-family: book antiqua,palatino;">Lunghezza d’onda x Frequenza = Costante di Planck (un “1” fisico)

Incertezza nella posizione x Incertezza nel momento = Costante di Planck.

Le lettere hanno tutte le stesse proprietà di interno/esterno – “particella/onda”. La coscienza e la fisica hanno le stesse caratteristiche. C’è un mondo fisico iperdimensionale là fuori e la nostra coscienza esiste in uno spazio di scelta iperdimensionale dentro di noi.

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Forgione. Perché la lettera infuocata di Meru sono così importanti? Quello che ho scoperto è spettacolare: il primo verso della Genesi si ripiega a formare una forma geometrica – una serie di modelli di posizioni delle mani – che genera le lettere che compongono il testo. In realtà ci sono 6 forme delle mani. Potrebbero essere l’esatto significato della parola che di solito viene tradotta con “giorno”. Queste sono le mani della “Creazione di Dio”. Ciò è in accordo con la descrizione di Genesi 1:11: «Albero da frutto che produce frutto il cui seme è in sé stesso». I modelli più consoni sono basati sulla spirale embrionale (come si può vedere sotto l’Occhio di Horus) la regola aurea – non il rapporto aureo o la spirale aurea, come sostengono i ciarlatani.


Forgione. Che cos’è il Nodo Torus 3,10? Come lo ha estrapolato? Il Nodo Torus 3,10 può spiegare il nostro DNA e la sua relazione con la conoscenza? Il nodo torus 3,10 è come una spirale a 3 strati e 10 punti rivoltata da dentro a fuori. Può essere vista come un’allusione alla “corona di spine” del cristianesimo. Gli antichi, non avendo la televisione o internet, passavano ore e ore a studiare il cielo notturno. Gli schemi epiciclici disegnati dai pianeti formano una sorta di cestino intrecciato nei cieli. Il ciclo Giove-Saturno disegna il nodo torus 12,40, che è 4 volte il nodo torus 3,10 (pensate al nodo 12,40 come a un cestino dalla trama molto stretta, mentre il nodo 3,10 è lo stesso cestino ma con una trama più larga). Questo intreccio di cesti consiste di 6 dei modelli delle posizioni delle mani che formano le lettere. Se il cesto rappresenta metaforicamente tutto il creato, allora le 6 mani sono i 6 giorni della creazione, con il settimo rappresentato dal “centro immobile” attorno al quale ruota l’intero cesto dei cieli. La tessitura era il modo principale di registrare le informazioni in maniera portatile nel mondo antico. Non esistevano i computer palmari, quindi se si volevano trasportare dati si doveva letteralmente intesserli nella trama della stoffa. Ciò rendeva il trasporto facile e conveniente. C’è una seconda radice ebraica che sottende alla prima parola della Genesi accanto a quella che conduce alla traduzione: «In principio….».  Questa radice fa sì che la parola, di solito tradotta con “inizio", diventi “per mezzo di una rete intessuta”. Questa è altrettanto valida quanto la traduzione standard. Ho scoperto le posizioni delle mani dopo aver scoperto il “cesto” – la rete intessuta – e mi sono reso conto che consisteva di 6 parti identiche. Il Dna può avere una struttura a elica simile al centro di un nodo torus.

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Forgione. Mi domando come gli antichi abbiano potuto codificare un sistema di conoscenza tanto sofisticato millenni fa. Potrebbe essere la prova di una scienza avanzata che noi stiamo apprendendo solo ora? La tradizione ebraica insegna che Abramo, da buon studioso e scienziato, ci è arrivato per logica. Quindi ha testato la sua teoria, e ciò ha portato alle sue personali esperienze di rivelazione. Abramo è accreditato come l’autore originale della Sefer Yetzirah – il “Libro della IN-forma(zione)”. Per arrivarci non c’era bisogno di una cultura più avanzata di quella disponibile ad Abramo di Ur.

Forgione. Non crede che questo sistema sottenda alla Natura e rappresenti un codice universale di comunicazione tra l’Umanità e un’altra forma di intelligenza superiore? Il linguaggio dei gesti basato nell’indicazione delle direzioni è assolutamente universale. E’ universale “orizzontalmente” su tutto il pianeta tra tutte le creature autocoscienti, ossia dagli Uomini agli animali. I bambini conoscono questi gesti dalla nascita e i genitori ne hanno testimoniato l’uso. Le persone cieche dalla nascita usano questi gesti, anche se non hanno mai visto un gesto in vita loro. Questo linguaggio universale lo è anche “verticalmente”. Indicare le direzioni nella mente è alla base dei nostri esercizi mnemonici e mentali “al di sopra”. Indicare le direzioni è il linguaggio universale. Un cane stupido fissa la mano del padrone, un cane più intelligente guarda nella direzione in cui il padrone sta indicando. Un credente stupido guarda l’idolo o fabbrica un idolo del suo Dio o delle regole della sua religione. Un credente più intelligente tenta di emulare il nobile comportamento del fondatore della sua fede. E’ la direzione in cui indichiamo che ci comunica dove dobbiamo andare. Non credo che esistano “intelligenze superiori”. L’intelligenza è intelligenza. La sola differenza tra persone molto intelligenti e persone non molto intelligenti è la velocità del loro apprendimento. Se non altro, il mio lavoro dimostra che la creazione continua, il miracolo dell’esistenza, va avanti tutto il tempo, in ogni luogo.


Forgione. Dopo tutto, è come se Dio avesse nascosto dappertutto un codice per chiunque abbia la costanza di trovarlo per costruire un “contatto”, una relazione stretta. Che cosa ne pensa? Non possiamo sapere nulla di Dio perché “trascendente”. Non credo che Dio abbia nascosto niente. Soltanto che stiamo crescendo, e mentre cresciamo gli orizzonti dell’Universo e della nostra coscienza crescono con noi. I fisici hanno la loro teoria inflazionaria della creazione della materia nell’Universo. Credo che lo stesso sia vero per la coscienza. Non credo che Dio sia intelligente nei nostri termini. Vedo Dio come la sorgente di un flusso continuo di scelte che dobbiamo fare. Questa è la visione più antica: Dio non esprime intelligenza. Invece, Dio ci dà un flusso continuo di scelte e ci lascia compierle. E’ un po’ come ciò che accade alle piante. Nei suoi libri più recenti, il fisico Roger Penose ci dice, basandosi su leggi fisiche completamente accettate, che le piante ricevono le informazioni di cui hanno bisogno per organizzare la propria vita dai fotoni che provengono dal Sole, i quali trasportano più informazione dei fotoni all’infrarosso che le piante e la terra irradiano indietro verso il cielo. Le piante vivono in un gradiente di informazioni (una “cascata di fotoni”) tra il sole e il cielo. Questa è fisica standard. Io credo che il principio di questo stesso gradiente di informazioni fosse conosciuto nel mondo antico. Noi viviamo nel gradiente di informazioni tra il nome divino “Signore” (l’ “ipersole”) e il nome divino “Dio” (l’ “ipercielo”). Trovandoci nel flusso continuo di “luce divina” riceviamo le nostre informazioni che ci permettono di vivere, crescere e fare le nostre scelte. Questa è la causa di tutta l’evoluzione: il gradiente di vita dalla sorgente al pozzo della coscienza, dalla mente al mondo. Questo è l’uso che facciamo del gradiente di vita divino. E’ tutto ciò di cui abbiamo bisogno, proprio come il sole e il cielo sono tutto ciò di cui hanno bisogno le piante.


Forgione. Su cosa sta lavorando al momento? Dopo 10 anni di lavoro senza risultati (dal 1968 al 1978) e quasi 20 anni di lavoro innovativo e alla ricerca di precedenti che confermassero i miei ritrovamenti, alla fine, negli ultimi 6 mesi, alcuni studiosi ebrei con i quali ho lavorato hanno trovato discussioni nella letteratura tradizionale che corrispondono, confermano ed estendono i miei ritrovamenti. Ora sappiamo che la gente del XII sec. era a conoscenza del fatto che le lettere provenissero da gesti delle mani, basandosi sullo stesso modello che ho impiegato 30 anni a scoprire dai primi principi e solamente dalle lettere del testo della Bibbia ebraica. L’esistenza di questi riferimenti tradizionali cambia tutto. Quello che proponevo sino a questo momento era soltanto una delle tante proposte di studiosi e ricercatori indipendenti. La mia opinione non valeva più di quella di chiunque altro. La mia proposta acquista autorità perché ora sappiamo che la geometria nella Genesi, l’idea della metafora geometrica e la generazione dell’alfabeto ebraico (e probabilmente anche di quello greco e arabo) dai gesti delle mani non sono una mia idea originale (solamente le mie sculture lo sono). E’ una parte essenziale delle tradizioni occidentali che è andata persa nei secoli. E’ ora nostra responsabilità presentare questi ritrovamenti a beneficio della più vasta gamma di scienziati, studenti, studiosi, gente e tradizioni possibile. Avendo raggiunto questo nuovo stadio, e sapendo ora che queste idee sono un ritrovamento e una riscoperta – e non qualcosa che ho inventato o che “ho voluto leggervi” – voglio che la gente lo sappia e voglio lavorare con persone oneste e consapevoli che vogliano aiutare a svilupparne il potenziale. Le idee che ho riscoperto nelle tradizioni occidentali sono belle. Mi si può dare credito per essere rimasto concentrato sul lavoro, senza badare agli insulti e all’imbarazzo, e portarlo sino alla fine. Ma le idee, che mi sono premurato di scoprire accuratamente, non sono mie. Sono da accreditare a tutti gli eroi e a tutti i leader di tutte le nostre grandi tradizioni per almeno le ultime migliaia di anni. La buona notizia è che ciò che abbiamo scoperto è che la vita non è una partita persa in partenza e che, in effetti, è possibile per chiunque vincere – tutti allo stesso tempo, senza compromessi e senza rivalità. Giudaismo, cristianesimo e islam non sono rivali. Sono diversi organi essenziali nel corpo politico abramico, che è parte del corpo politico planetario. Io chiamo il giudaismo, il cristianesimo e l’islam “I Tre Pilastri dell’Amore”. Mentre tutti e tre hanno bisogno degli altri, ognuno ha la sua specialità. Ho cercato di riassumere questo concetto nel grafico “Albero di Abramo” su "http://www.meru.org/Posters/TreeofAbraham.html" e nel mio saggio, The Three Pillars of Love. La fisica della meccanica quantistica ci insegna che la visione meccanicistica del "non c’è abbastanza per tutti" e che "la competizione è indispensabile" non è la più realistica. In effetti, le nostre vite sono legate e la migliore scelta di vita è quella della regola d’oro. Nei prossimi mesi la Fondazione Meru sta pianificando di distribuire i modelli che abbiamo realizzato, insieme a nuove edizioni del nostro Research Sampler, della nostra musica, dei nostri video, dei nostri aiuti alla meditazione e di tutti i materiali relativi. Se c’è un’idea con la quale mi piacerebbe terminare, è il punto di tutto questo. La differenza tra il faraone e Mosè, tra l’arroganza e l’umiltà, è la responsabilità. Coloro che credono negli idoli, o che, come il Faraone, credono di essere loro stessi degli dèi, pretenderanno che li preghiamo per proteggerci da noi stessi e dalle forze della natura, che solamente la loro magia può rabbonire. In un mondo di idoli, dobbiamo pagare esperti e sacerdoti per intervenire con effigi di legno, di metallo e di pietra in nostro favore – anche se queste effigi non hanno coscienza, volontà e sono sommamente impotenti. La via del faraone non funziona. Rimuovendo le immagini degli idoli egizi che hanno dato luogo alla scrittura geroglifico egizia, e rimpiazzandoli con gesti delle mani, Mosè ha trasformato la vuota arroganza dell’idolatria nella personale responsabilità di gente che agisce e parla con le proprie mani – e che impara sulla propria pelle delle forze della natura, quindi possono essere liberi e vivere secondo le proprie scelte. Questa è l’idea che ha cambiato il mondo: io parlo per me con quello che faccio. Questo è il trionfo dell’alfabeto dei gesti della responsabilità personale sui vuoti e impotenti idoli dell’ego.