20/11/2009

GLI ORACOLI CALDAICI (TESTO INTEGRALE E COMMENTO)

 

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di Claudio Simeoni

 

GLI ORACOLI CALDAICI FURONO SCRITTI DA GIULIANO IL CALDEO E DA GIULIANO TEURGO AI TEMPI DI MARCO AURELIO. SIAMO CIRCA NEL 150 DELL'ERA MODERNA. GLI ORACOLI SONO LA SINTESI DELLA SAPIENZA ESOTERICA PAGANA, UNA FORMA DI ALTO ERMETISMO NON CRISTIANO

 

1) c'è un intuibile che devi cogliere con il fiore dell'intuire, perché se inclini verso di esso il tuo intuire, e lo concepisci come se intuissi qualcosa di determinato, non lo coglierai. E' il potere di una forza irradiante, che abbaglia per fendenti intuitivi. Non si deve coglierlo con veemenza, quell'intuibile,, ma con la fiamma sottile di un sottile intuire che tutto sottopone a misura, fuorché quell'intuibile; e non devi intuirlo con intensità, ma - recando il puro sguardo della tua anima distolto - tendere verso l'intuibile, per intenderlo, un vuoto intuire, ché al di fuori dell'intuire esso dimora.

Consideriamo il termine "intuire". Cosa significa? L'intuizione viene descritta come un conoscere immediatamente una cosa. Un conoscere che non è ottenuto mediante una dimostrazione, un ragionamento o una descrizione,, ma è ottenuto mediante trasposizione emotiva dell'individuo che intuisce. Una sorta di comprensione immediata. Una sorta di illuminazione. Qualche cosa che si è accumulato nel tempo e poi si manifesta con chiarezza al nostro sentire e al nostro vedere. Nel manifestarsi rende comprensibile e chiaro quanto fino a prima era nebuloso ed oscuro. Quasi una visione delle cose quando queste, o alcuni loro fenomeni, si presentano alla coscienza. Questo è il significato di intuire e non può essere definito in maniera diversa l'oggetto che si presenta per la prima volta alla ragione e questa, trattenendo il respiro per la novità, si appresta a descriverlo. L'intuizione è un colpo immediato alla ragione. La ragione è costretta a prendere atto dell'esistenza di un oggetto che lei non descriveva e anche se vuole ignorarlo deve diventare consapevole dell'esistenza di uno sconosciuto che la circonda e del quale ella non dispone degli strumenti per penetrarlo. La mancanza di strumenti propri della ragione per descrivere lo sconosciuto che la circonda mette in discussione il suo dominio sull'Essere Umano costruendo una condizione per la quale la ragione descrive lo sconosciuto circostante con mostri orrifici, con voli di fantasia, con chimere al fine di ammaliare l'Essere Umano dicendogli che fuori della descrizione che la ragione propone ci sono solo fantasie, mostri e fobie. Di questo lei è comunque l'artefice in quanto parte della sua descrizione. L'Essere Umano che coltiva l'autodisciplina ferma la ragione! Ferma le sue fantasie e ferma i suoi mostri orrifici. Nel fermare la ragione permette al suo intuire di spaziare nello sconosciuto che lo circonda. L'intuire dell'Essere Umano può muoversi nello sconosciuto e può riconoscere, intuendolo, l'oggetto che incontra., ma l'oggetto che incontra non lo può descrivere. La descrizione appartiene alla ragione; lo può intuire. Può diventare parte dell'oggetto. Può fondersi con l'oggetto, ma non lo può descrivere in quanto l'oggetto che incontra non dispone di elementi all'interno della ragione attraverso i quali formare la descrizione. Se tenti di descrivere, e perciò determinare l'oggetto che intuisci, non lo intuisci, ma descrivi una forma che è necessariamente incompleta come la tua ragione e gli elementi che la compongono. Intuire l'oggetto significa diventare parte dell'oggetto; compenetrare l'oggetto; osservare il mondo con gli occhi dell'oggetto. Descrivere un oggetto significa separare e numerare i fenomeni dall'oggetto proiettando sull'oggetto la nostra soggettività e la nostra descrizione dei fenomeni stessi. Descrivere un oggetto significa non cogliere l'oggetto. Significa proiettare sull'oggetto la quantità e la qualità della nostra descrizione obbligando l'oggetto e la nostra ragione ad adattarsi alla nostra pochezza soggettiva. Anziché espandere noi per compenetrare l'oggetto intuito, restringiamo l'oggetto intuito per farlo aderire alla nostra descrizione. Ecco che la ragione non coglie l'oggetto a differenza dell'intuizione che compenetrando l'oggetto ne diventa parte. L'intuibile è la forza irraggiante dell'infinito che ci circonda. Un infinito che noi possiamo penetrare con la nostra azione, ma non possiamo descrivere con la nostra ragione. Quella forza irraggiante abbaglia la ragione; la smarrisce. I fenomeni che si presentano alla ragione dall'infinito che la circonda la smarriscono. Solo l'intuito libero dai legami della ragione, solo il silenzio interiore ci permette di liberare il nostro intuire affinché spazzi nell'intuibile che ci circonda. Un intuibile sempre presente e che sollecita il nostro intuire. Sollecita il nostro intuire a liberarsi dalla costrizione della ragione e a spaziare indipendentemente da essa. Sollecita il nostro intuire a compenetrare l'intuibile circostante. Questa penetrazione non deve essere fatta con veemenza, impetuosità, violenza, ma con "la fiamma sottile di un sottile intuire che tutto sottopone a misura". L'intuire non è Furia che prorompe, non è avidità della Conoscenza, ma è un trasporto soggettivo verso sponde ignote, verso intuizioni sconosciute. Nell'ignoto l'Essere Umano si muove con prudenza, ma si muove. Considera e soppesa senza descrivere, sospende il giudizio, si sazia dell'intuizione e trasforma sé stesso. Trasforma la propria ragione, trasforma il proprio modo di guardare il mondo, trasforma la forza del proprio intuito con cui penetrare l'intuibile che lo circonda. Ciò che non può misurare è quell'intuibile. L'Essere Umano è un'isola nell'immenso sconosciuto che lo circonda. Non può misurare lo sconosciuto, ma può immergersi dentro, diventarne parte, compenetrarlo e farsi compenetrare mantenendo la consapevolezza di sé stessi, di un'isola nell'immenso che spazia per lidi infiniti mantenendo la propria consapevolezza. L'intuizione dell'infinito deve essere fatta con gli strumenti dell'intuire. Si deve rinunciare alle categorie della ragione, ai suoi aggettivi, ai suoi strumenti. Non si piega l'intuito a sé stessi, ma si costruisce sé stessi al fine di muoversi e crescere in quell'intuibile. L'intuizione non deve essere il fine della propria esistenza. L'intuizione non deve diventare oggetto o strumento di possesso,, ma deve essere un'intuizione gentile attraverso lo sviluppo dello spazio attribuito al nostro intuire chiedendo alla ragione di spostarsi dal dominio dell'Essere Umano. Il vuoto della mente, il vuoto delle parole, il blocco del dialogo interno permette all'intuibile di presentarsi al nostro intuire. Lo sguardo puro è lo sguardo che non descrive, è lo sguardo che intuisce quanto si presenta senza ridurre quanto si presenta a categorie predeterminate. Essere consapevoli che l'intuibile e l'intuire sono cose diverse eppure che l'assonanza dell'uno e dell'altro permette all'Essere Umano di intuire quanto circonda la ragione e di muoversi nell'intuibile senza che la ragione sia in grado di descriverlo.

Il primo oracolo che analizziamo ci pone due condizioni dalle quali non posiamo derogare. La prima è la possibilità per l'Essere Umano di superare la ragione attraverso la sua intuizione e la seconda è l'esistenza di un intuibile fuori della ragione che solo l'intuire può raggiungere. Il paragrafo non ci dice la relazione esistente fra l'intuibile, l'intuire e la ragione, ma ci parla chiaramente della necessità di articolare l'intuire per modificare la ragione stessa. Ci dice inoltre dell'esistenza di categorie diverse dalla ragione attraverso le quali affrontare l'intuibile che ci circonda. Categorie che anche se vengono definite mediante parole appartenenti alla ragione non significano necessariamente quanto significano quelle parole, ma tendono a descrivere un modo di porsi che può diventare chiaro soltanto costringendo la ragione a farsi da parte affinché il nostro intuire raggiunga l'intuibile che si presenta ad esso.

Un'altra osservazione importante è l'assoluta assenza di dipendenza fra l'intuire e l'intuibile. Dove l'intuibile può sollecitare l'intuire del soggetto, ma è il soggetto che intuisce l'intuibile attraverso il suo intuire. Non esiste relazione di dipendenza fra l'intuire del soggetto e il possibile intuibile. Esiste la necessità della relazione esattamente come un fiume scorre sempre dal monte al mare. La necessità di adattamento soggettivo spinge l'intuire del soggetto a superare il determinato descritto dalla ragione per tuffarsi nel mare dell'intuibile, afferrare nuovi fenomeni e portarli alla ragione per modificare il modo soggettivo attraverso il quale guardare il mondo. L'intuibile non è padrone dell'intuire esattamente come il mare non è padrone del fiume. La diga che un soggetto erge fra l'intuibile e la sua capacità di intuirlo è la sua ragione: la necessità di determinare e descrivere l'intuibile stesso. L'intuibile non è dunque il dio padrone tanto caro ai cristiani, ma è il circostante cosciente consapevole di sé stesso che nella misura in cui un Essere Umano è in grado di intuire può chiamarlo a sorreggere la propria intuizione proprio perché la propria intuizione è in grado di alimentare l'intuibile delle Coscienze di Sé che dal circostante affrontano la loro oggettività intuibile di cui l'Essere Umano, nell'intuirle, è parte.

Qualcuno potrebbe mettere in dubbio l'affermazione asserendo: chi mi dimostra l'esistenza di un intuibile che io non sono in grado di intuire? Come posso pensare l'esistenza di un qualche cosa che io non posso raggiungere mentre tu ne affermi l'esistenza? Io costruendo me stesso e dilatando il mio percepire nel mondo che mi circonda alimento ed estendo continuamente il mio sapere e la mia conoscenza. Affrontando le condizioni della vita oggi non sono più ciò che ero un anno fa: ho alimentato il mio esistere espandendo me stesso. Non posso dimostrarti i miei cambiamenti a meno che tu non abbia camminato assieme a me. Insieme possiamo guardare indietro ed osservare come qualcuno esplode in un intuire e alimenta la propria crescita intuendo quanto lo circonda. E' l'Essere Feto che muore e nasce un bambino o una bambina. Questi Esseri nascono in un intuibile e la loro crescita e le loro trasformazioni sono relative alla quantità e qualità di intuibile che intuiscono e fagocitano. Vedendo l'attività da spettatori noi assistiamo all'intuizione del nuovo nato. Osserviamo il nuovo nato mentre intuisce e si espande. Attraverso quale meccanismo logico si può asserire che un Essere Umano adulto non vive in un intuibile? E' piuttosto la sua rinuncia ad intuire che separa il proprio intuire dall'intuibile. L'affermazione, dimostrami che esiste un intuibile da intuire, altro non è che l'accettazione sublimata della sconfitta dell'intuire soggettivo. Se è vero che quanto io non intuisco è come se quell'intuibile non esistesse è altrettanto vero che attraverso l'accettazione della sconfitta, generata dalla sottomissione, si blocca l'intuire affinché si separi dall'intuibile. Dal momento che la sconfitta non può essere riconosciuta dal soggetto (altrimenti modificherebbe il proprio stato) questi giustifica la separazione fra la propria intuizione e l'intuibile affermando che l'intuibile non esiste e pertanto non trova nessuna ragione logica per alimentare il proprio intuire.

Gli Oracoli Caldaici partono da una oggettività immanente rispetto all'Essere Umano, ma trascendente rispetto alla sua ragione e alla sua descrizione. Una realtà che non può essere compresa e descritta mediante la ragione, ma può essere praticata mediante l'intuire soggettivo che liberatosi dai fantasmi della ragione può avventurarsi.

Da qui prende il via la sequenza degli Oracoli Caldaici che abbiamo scelto di descrivere e commentare. La dualità umana viene definita come ciò che determina, la ragione, e ciò che intuisce, l'intuire. Questa dualità ci permette di collocare gli Oracoli Caldaici all'interno della tradizione pagana anche se, come tardo pagana, si riferisce alle religioni misteriche orientali che partendo da tradizioni Fenice, indo-iraniane, babilonesi, Caldee, Hittite altera la percezione per cogliere l'infinito del divenire umano. Dualità sempre presente fra descrizione e percezione dove l'una e l'altra interagiscono per costruire il dio che cresce dentro all'Essere Umano.

Naturalmente potremmo anche dire: "c'è un sentire che devi cogliere con il fiore del tuo sentire, perché se inclini verso di esso il tuo descrivere e lo concepissi come se descrivessi qualche cosa di determinato, non lo sentirai. E' il potere di una forza irradiante, che abbaglia per fendenti sensibili. Non si deve coglierlo con veemenza quel sentire,, ma con la fiamma sottile di un sottile sentire che tutto sottopone a misura, fuorché quel sentire; e non devi sentirlo con intensità, ma - recando il puro sguardo della tua anima distolto - tendere verso quel sentire, per intenderlo, un sentire vuoto, ché al di fuori della descrizione della ragione esso dimora.

2) Completamente rivestito del colmo di una luce risonante, armato anima e mente di una forza come spada tricuspide, getta nel cuore il simbolo della molteplicità come un grido di guerra - non ti aggirare per canali di fuoco disperdendoti,, ma concentrandoti.

L'intuire non è uno strumento che si può prendere ed usare come dato, ma deve emergere facendosi largo dai meandri dell'oscuro in cui la ragione lo ha cacciato. Usare l'intuizione per affrontare il circostante significa aver affrontato un processo mediante il quale la ragione è stata allontanata dal dominio dell'Essere Umano dopo che l'Essere Umano ha sconfitto i fantasmi che la ragione ha messo a guardia dei suoi confini. L'immane lotta che l'Essere Umano ha dovuto affrontare contro il proprio padrone lo ha portato a rivestirsi di una luce risonante. Che cos'è una luce risonante? E' la costruzione del corpo luminoso. E' la possibilità data alla sua Coscienza di Sé di poter agire attraverso l'intuito per poter spaziare nell'intuibile. La lotta che l'Essere Umano ha ingaggiato contro la propria ragione ha armato la sua anima e la sua mente. In altre parole ha costruito il suo corpo luminoso e nello stesso tempo gli ha fornito gli strumenti attraverso i quali muoversi nello sconosciuto che lo circonda. Lo sforzo che ha fatto per spodestare la sua ragione dal dominio di sé stesso lo ha armato di armi formidabili come una spada tricuspide! Ha armato la propria Coscienza di Sé di tutti gli sforzi che ha fatto per rivestirsi di "una luce risonante" e può gettare "nel cuore il simbolo della molteplicità". Questo passo è difficile da interpretare se non per chi ha una visione Pagana dell'Universo. L'Universo, come noi oggi lo conosciamo, è un insieme di Coscienze di Sé che tendono ad espandersi. Nella percezione alterata ottenuta mediante i sensi del corpo luminoso liberati dalla costrizione della descrizione della ragione si percepiscono tutte le Coscienze di Sé del circostante, le loro tensioni, la loro volontà, le loro determinazioni. La diversità e la molteplicità caratterizza quella percezione del mondo dove la ragione tende ad appiattire tutto per poterlo descrivere. Il riconoscimento della molteplicità sia dell'intuibile che ci circonda sia di quanto cresce dentro di noi e ci forma è un grido di guerra che l'individuo rivolge al mondo che lo circonda. E' il grido di guerra che dice: "Io sono!"; "Io esisto!". Mentre questo grido di guerra viene lanciato alla molteplicità del circostante, l'intuibile riconosce la presenza dell'Essere Umano. Lo riconosce come parte del suo intuibile con cui costruire le relazioni per divenire eterno mutamento dopo mutamento. L'intuibile si mette al servizio dell'intuito per alimentare l'intuito stesso che mentre si alimenta, alimenta l'intuibile. Così l'Essere Umano ha trasformato la sua esistenza in una sfida. In una sfida il cui scopo è costruirsi nell'infinito. Il frammento conclude con un avvertimento. Quando questo succede non disperderti nella molteplicità che vedi. Compattati; concentrati! Segui movimento dopo movimento. Non agire come se tu fossi ragione che vuole impossessarsi di tutto, compatta te stesso per muoverti, nuotare, agire nel tutto. Sviluppa il tuo Potere di Essere attraverso la tua concentrazione non tentare di appropriarti di tutto come farebbe la tua ragione. Il mondo nuovo, l'intuibile che percepisci, risponde a leggi diverse da quelle che la ragione ha tentato di importi. Risponde alle leggi del Potere di Essere di cui tu sei parte. Concentrati, compattati, non disperderti! I canali di fuoco sono le Coscienze di Sé che incontri! Sono gli déi che incontri mentre ti sei fatto dio. Non sei padrone degli déi, sei uno di loro e con loro puoi costruire le relazione. Anche se gli déi si mettono al tuo servizio per consentirti di costruirti non sei il loro padrone, ma sei uno di loro e a tua volta devi metterti al loro servizio trasformando te stesso in intuibile.

3) ... il padre sottrasse sé stesso, senza neppure racchiudere nella sua potenza neoetica il fuoco che gli è proprio.

Il problema per tutti coloro che trattano di filosofi e di religione non è ciò che è nel primo istante dell'universo,, ma nel secondo istante dell'universo. Il problema su cui discutere non è la fonte da cui l'universo come noi lo conosciamo procede, ma bensì la consapevolezza dell'universo nel secondo istante di vita. Se il primo pensiero fu la consapevolezza della necessità della trasformazione nella quale intervenne la volontà soggettiva nel secondo momento non c'è più consapevolezza, non c'è più Coscienza di Sé, non c'è più volontà, non ci sono più determinazioni. E' l'esistente che va verso la ricostruzione della Coscienza Universale. E' l'esistente che torna a formare il padre pronto ad un altro ciclo., ma in questo presente non c'è la volontà della trasformazione del primo momento, non c'è la Coscienza di Sé del primo momento, non ci sono le determinazioni e le necessità del primo momento e dunque non esiste una Coscienza da considerare, un padre da considerare, una volontà da considerare, ma c'è solo il presente che marcia nell'infinito dei mutamenti per la ricostruzione della Coscienza Universale. Un presente che assume su sé stesso in quanto composto da un infinito numero di déi la volontà e la responsabilità della costruzione della propria esistenza per diventare eterno. E' dunque rimasto il fuoco capace di costruire la Coscienza e la Consapevolezza nel momento in cui trova condizioni favorevoli, ma è scomparsa la Coscienza generatrice. Perché dunque ricordare Mani? Si ricorda Mani soltanto per distruggere la capacità della coscienza presente di germinare sé stessa diventando eterna cortocircuitando la sua attenzione su Mania costruendo, in questo modo, la sua distruzione.

Cosa significa "il padre sottrasse sé stesso"? Significa che il "padre" ha distrutto, annullato, la propria Coscienza di Sé e la propria consapevolezza. Significa che nell'esiste, in qualunque modo lo percepiamo, non esiste una Coscienza di Sé originaria dell'esistente stesso. Non esiste la coscienza creatrice. Non esiste una Coscienza determinatrice. Gli oracoli dicono che il "padre" sottrasse sé stesso senza neppure racchiudere nella sua potenza noeica il fuoco che gli è proprio. La potenza noetica sta ad indicare un insieme di qualità che vengono definite come mente (nel senso di intelligenza, ragione, senno, perspicaia e spirito come velocità di risposta) inoltre si intende pensiero, intenzione, progetto, scopo, modo di pensare e giudicare, sentimento ecc.. Il tutto come potenza infinita. La progettualità assoluta, il pensiero assoluto, lo scopo assoluto, l'intelligenza assoluta ecc.. Il fuoco che gli è proprio è la sostanza attraverso la quale queste qualità si esprimoro. La sostanza e la potenza noetica negli Oracoli Caldei stanno a indicare il padre., ma il padre ha sottratto sé stesso. Ha disperso il fuoco che gli è proprio dissolvendo in questo modo la sua potenza noetica. L'esistente, generato dal padre, vive e prospera in assenza del padre. Il padre non esiste in quanto ha sottratto sé stesso. Cosa rimane dunque? Il fuoco delle Coscienze nel presente, il nous delle consapevolezza che attraverso la sequenza dei mutamenti, espandendo sé stesse nel circostante iniziano il loro cammino nell'eternità per formare la Coscienza di Sé universo: il padre che compattando il fuoco della consapevolezza universale ricostruisce la sua potenza noetica!

Gli Oracoli Caldaici vanno interpretati partendo da questo. Vi sono frasi mancanti e spezzoni che dovrebbero essere integrati,, ma quello che i mutamenti ci hanno fatto pervenire è quello che noi usiamo per interpretare quanto ci circonda. L'interpretazione serve per mettere in bocca a qualcuno qualche cosa che costui non voleva dire o avrebbe detto in maniera diversa. Plotino è stato sconfitto. I cristiani hanno preso il suo pensiero e lo hanno usato per costruire sottomissione. L'Apprendista Stregone torna alla fonte per abbeverarsi. La fonte è come il crocicchio dal quale si era girato per prendere una strada. La strada ha portato in un baratro. Non tutti sono morti cadendo nel baratro. Qualcuno ha trovato un appiglio. Aggrappandoci a quell'appiglio qualcuno è uscito dal baratro ed è tornato indietro per quella strada. E' tornato al crocicchio. E' tornato alla fonte. Non ha trovato una fonte gorgogliante di forza e di vita ha trovato un piccolo zampillo che ancora gettava l'acqua della Conoscenza e della Consapevolezza. L'Apprendista Stregone allunga la mani e raccoglie l'acqua di quel zampillo. La porta alla bocca e con quel che resta della Conoscenza imbocca una nuova strada. L'acqua che egli ha bevuto lo ha attraversato. Gli racconta storie e leggende nelle quali c'era un tempo in cui molti Esseri Umani assaporavano la Conoscenza senza curarsi di trasmetterla, senza curarsi di come qualcuno l'avrebbe interpretata. Quel tempo non è più! Quei guardiani non conoscevano il tesoro che custodivano. Non conoscevano la sequenza dei mutamenti che la loro negligenza avrebbe favorito. Ora rimane solo uno zampillo dal quale attingere e un duro cammino da percorrere. L'Apprendista Stregone prende quello zampillo, ascolta le voci dei Lari, danza con la Ninfa e cavalcando come un Don Chisciotte percorre, costruendolo, un nuovo sentiero. Sento già le voci: "Quella traduzione era sbagliata!" "Trovato un nuovo frammento che invalida l'interpretazione!" "I vari frammenti sono combinati in maniera sbagliata!" "Il senso dei frammenti è stato travisato!". L'importante è che non venga travisato il senso della vita. Quando ci si immerge nei mutamenti tutto è chiaro; quando si riporta nella ragione tutto diventa complicato e oscuro. La sfida non viene vinta nell'interpretazione, ma nella capacità, attraverso questa, di incidere nella vita!

4) la potenza è con esso, e il nous da esso promana.

Dalla potenza il nous promana. Il nous proviene dalla potenza. La potenza come elemento d'origine del nous. La frase è limitata a questo e il tentativo di completare la frase mettendo come soggetto il padre che come detentore della potenza emana il nous è soggettività del traduttore e dell'interprete a cui il traduttore fa riferimento. L'interpretazione che mette come soggetto il padre è presa dal sistema educazionale cristiano dove un padre creatore sta all'origine delle cose. In questo caso non abbiamo nessun padre creatore e la frase deve essere presa per quello che ci è rimasto. Per l'interpretazione corretta è necessario togliere dunque la Coscienza e la Consapevolezza del padre che come abbiamo visto nel frammento precedente è stata sottratta, distrutta, e considerare la potenza in quanto elemento promanante il nous. Quel "esso" può essere interpretato come soggetto padre, ma anche come caos, cosmo, universo d'insieme nel quale è presente il potere dalla cui spinta il nous proviene. Quel "può essere interpretata" significa che chi è sottoposto a condizionamento educazionale cattolico può interpretarla soltanto come soggetto "padre". Per un cristiano-cattolico l'esistente è privo di divinità in sé. L'esistente non ha nous in sé e per sé, ma solo come riflesso o come emanazione di un creatore. Dal momento che l'esistente che ci circonda ha potenza e nous e che la potenza e il nous sono propri di ogni potenza e nous che ci circondano in quanto costruiti da quella potenza e da quel nous, non è possibile riconoscere potenza e nous di origine diversa dalla coscienza che li rappresenta. Potenza e nous sono dunque sostanza e qualità della coscienza e divergono da coscienza a coscienza in quanto ogni coscienza si è costruita in maniera diversa. Senza la sostanza non esiste il nous. Senza la potenza non esiste rappresentazione del nous; senza la presenza del nous la potenza non è Coscienza!

5) perché non con un diretto agire, bensì per mezzo del nous il fuoco primordiale trascendente include nella materia la sua potenza: è il nous germinante da nous l'artefice del mondo igneo.

Che cos'è il fuoco primordiale? E' la fame e la volontà del conoscere soggettivo che si manifesta nell'oggettività. Sono le direzioni di espansione della Conoscenza e della Consapevolezza. Sono primordiali quando rappresentano l'inizio di una sequenza di sviluppo di Coscienze. Il conoscere soggettivo non alimenta solo il conoscere del soggetto che lo esprime, ma alimenta il conoscere della specie cui appartiene. Il soggetto alimenta il fuoco della conoscenza soggettiva, ma alimenta anche la capacità di alimentare il fuoco della conoscenza e della consapevolezza della sequenza di sviluppo della specie cui appartiene. In questo paragrafo la potenza e il nous non appartengono più allo spazio siderale, al caos della luce, alla percezione del silenzio siderale,, ma assistiamo ad un agire della potenza nella materia. Lo spazio si è formato, l'Energia Vitale si è strutturata in una forma in cui la percepiamo. In questa forma e in questa struttura si immerge la potenza del fuoco primordiale. La materia costruisce una struttura stabile. Un'oggettività nella quale la potenza può trasformarsi in nous: in Coscienza di Sé!, ma non è il nous degli Esseri nello spazio. Non è il nous presente nelle Coscienze delle galassie, è il nous degli Esseri della Natura. E' il nous germinante dal nous l'artefice dell'Essere Natura! Prima che i pianeti possedessero una coperta non si era mai visto il nous germinare da un altro nous. Non si era mai assistito alla formazione di una Coscienza di Sé come separazione da un'altra Coscienza di Sé. Non si era mai visto il fuoco della Conoscenza e della Consapevolezza germinare dal fuoco della Conoscenza e della Consapevolezza. Si era sempre assistito al nous che si espandeva prendendo la potenza da quanto lo circondava,, ma mai la nascita di una nuova Coscienza indipendente dalla precedente. La materia che comprende il fuoco primordiale includendone la sua potenza. Così facendo la materia acquista Coscienza di Sé, costruisce la propria volontà e attraverso le proprie determinazioni sviluppa il proprio nous. Quella Coscienza fa ancora qualche cosa di più: germina un'altra Coscienza! Gli Esseri della Natura non soltanto sviluppano sé stessi, ma pongono le basi affinché coloro che generano siano nelle migliori condizioni possibile per sviluppare sé stessi.

Tutto questo non è opera di un dio creatore o di una volontà determinante, ma potenza e nous agiscono in quanto non possono fare diversamente data la loro natura. Agiscono in quel modo perché quella è la loro libertà. La libertà di ogni Essere è la via del proprio sviluppo. La potenza che costruisce la coscienza è nell'esistente. L'esistente determina lo sviluppo di sé stesso. Il presente è un insieme di déi che costruiscono loro stessi nell'infinito dei mutamenti costruendo le condizioni affinché questo possa avvenire al meglio.

Il germinante si riferisce anche al germinare del dio che cresce dentro l'Essere della Natura. Quel crescere è un germinare sia come sviluppo quantitativo (dalla prima cellula all'Essere adulto della Natura) sia in senso qualitativo cioè lo sviluppo della Conoscenza e della Consapevolezza dell'Essere a cui il divino che cresce si riferisce. Il germinare è visione universale del primo respiro della Coscienza di Sé che si differenzia da quanto la circonda al suo sviluppo. E' l'inizio dello sviluppo all'interno del mondo di luce e fuoco. Le Coscienze esprimono le proprie tensioni di sviluppo mandando sensazione di luce e fuoco. Il mondo delle Coscienze e delle Consapevolezza sottratte alla descrizione del mondo della forma appartengono ad un mondo che si percepisce attraverso il fuoco e la luce. Non che sia un mondo di fuoco e luce,, ma fuoco e luce sono le rappresentazioni della Coscienza nella percezione che supera la descrizione della forma forse perché fuoco e luce sono rappresentazioni all'interno della forma che descrivono le sensazioni di quanto la percezione alterata tenta di riportare nella descrizione della ragione.

6) come una membrana noetica che funge da cintura, HEKATE discerne il primo dal secondo fuoco, che anelano a confondersi.

Hekate è la morte del corpo fisico e la nascita del corpo luminoso. La cintura di Hekate è la separazione fra i due momenti nei quali si trasferisce la Coscienza e la Consapevolezza dal corpo fisico al corpo luminoso. HEKATE è la forza costrittiva che doma gli déi nel loro furore espansivo. HEKATE, per gli Esseri della Natura, è la membrana che separa la consapevolezza propria delle trasformazioni del divenuto del corpo fisico dalla consapevolezza propria del corpo luminoso. Nel quotidiano della ragione sparisce la memoria degli infiniti viaggi che la percezione degli Esseri compie. Non si può portare nel mondo della ragione l'immagine dei fuochi della consapevolezza senza essere annientati da chi quei fuochi li ignora e vuole imporre oblio. Non si può trasportare la descrizione del mondo della ragione nei mondi della percezione senza tentare di ridurre questi alla descrizione stessa. HEKATE separa i momenti delle trasformazioni. Il suo fuoco conduce gli Esseri della Natura dall'"abisso" della materia all'espansione nello spazio infinito fra le stelle. L'HEKATE dai tre volti ai crocicchi che manifesta in sé stessa la Coscienza di Sé Giano. Il luogo donde si proviene, il luogo nel quale si sceglie per costruire il proprio futuro (o se volete la strada per percorrerlo). La sua bocca emette il fuoco della Conoscenza e della Consapevolezza con la quale alimenta il bisogno di espansione di ogni Essere della Natura. HEKATE la portatrice del fuoco noetico che attraverso gli Esseri della Natura diventa consapevolezza e Coscienza di Sé. HEKATE che alimenta la determinazione della Coscienza di Sé ad aprirsi un varco nelle contraddizioni dell'esistenza attraverso le sfide della vita. Per questo HEKATE è l'occhio dell'Essere Toro, la voce degli Esseri Cani da caccia, i polpacci dell'Essere Leone, la caviglia dell'Essere Lupo e l'amore delle "cagne" determinate. HEKATE che congiunge l'Olimpo degli déi all'abisso dell'Essere Natura in cui i mortali tentano di costruire il dio che cresce dentro di loro: HEKATE principio e fine delle loro tensioni! HEKATE il Potere di Essere che separa la vita del corpo fisico dalla vita del corpo luminoso alimentandone, nell'uno e nell'altro, le trasformazioni.

7) a tutte le cose il padre diede compiutezza, e le affidò al nous secondo, che voi tutti chiamate primo, razza umana.

Tutte le trasformazioni si compiono in funzione della nascita e dello sviluppo della Coscienza di Sé. Qual è lo stadio più alto della consapevolezza? Come si può stabilire un primo o un secondo nella sequenza dello sviluppo della consapevolezza della Coscienza di Sé? Solo lo spettatore della consapevolezza altrui può analizzare la sequenza dei mutamenti e asserire che prima c'era questa e poi venne quella. Oppure ancora, prima c'era questo stadio di nous ora c'è quest'altro. All'interno del gioco della vita e dell'esistenza non ci sono spettatori. Ci sono solo attori che giocano la loro partita esercitando la propria volontà ed agendo secondo le proprie determinazioni. Attori che stanchi della recita si siedono in poltrona aspettando la fine della loro recita e, nel frattempo, affermano cose che assolutamente ignorano nei confronti di quegli attori che ancora continuano la loro recita tentando di arrivare là dove chi è in poltrona ha avuto paura o era troppo stanco per provarci. "Io ho raggiunto la meta!" dice l'attore stanco seduto in poltrona mentre guarda con disprezzo coloro che arrancano nella loro recita. "Il nous che raggiunsi è il primo nous!" afferma!, ma il nous è il nous che si adatta in modo diverso alle trasformazioni di ogni consapevolezza. La accompagna lungo il sentiero delle proprie trasformazioni. Non è il nous dell'Essere Cane che mi cammina a fianco, non è il nous dell'Essere Sole che mi abbaglia coni suoi raggi, non è il nous di quando Essere Feto mi dibattevo per trasformarmi nel grembo di mia madre. Il nous è il nous ed io descrivo il mondo in cui vivo nella speranza che i meccanismi aiutino le mie trasformazioni nell'infinito della percezione. "Io ho il primo nous!" dice l'attore stanco attendendo la sua dissoluzione: "Non tu che ancora stai recitando!". Credi di possedere il primo nous dell'origine dell'universo invece hai il secondo nous. Il nous è il nous. Non è né primo né ultimo è quello che la mia determinazione tende ad alimentare fintanto che sono attore della mia esistenza. Fintanto che articolando le mie determinazioni attraverso l'uso della volontà sento il fuoco di HEKATE spingermi nell'infinito dei mutamenti. Voi razza umana! Voi Esseri della Natura! Voi infimi sperduti in un infimo angolo dell'universo! Quale becero Essere sta guardando altri Esseri e li disprezza mentre tentano di dare l'assalto al cielo della Conoscenza e della Consapevolezza? "Io possiedo il primo sapere!" Non esiste il primo sapere! Esiste una via che alimenta il sapere! Esiste una trasformazione generata dal sapere! Il sapere non è possesso! Il sapere non è dono! Il sapere è conquista attraverso le proprie trasformazioni! Il sapere è oggetto della nostra trasformazione soggettiva! Non è posseduto; è il nostro mutamento! Il nous non è né primo né secondo! Il nous è trasformazione delle Coscienze di Sé che giungono a compimento. E' il loro processo di trasformazione! E' qualificazione della loro esistenza! Qual è il nous del mio corpo luminoso? Qual era il nous del mio essere Feto?

8) presso di lui siede la diade, ed essa ha entrambe le funzioni: contenere gli intuibili del nous, introdurre la sensazione nei mondi.

Necessità ed Intento esprimono le funzioni. Sono forze consapevoli che esprimono la necessità soggettiva di ogni intuibile del nous mentre si espande nel suo intuibile e nello stesso l'introduzione della sensazione nei mondi (al di là della rappresentazione soggettiva di mondo) lo trasforma in soggetto che intuisce componendo l'oggettività intuibile. Attraverso le trasformazioni introdotte nel soggetto dall'intuire questo muta l'oggettività dell'intuibile cui è parte. La diade, formata da Necessità ed Intento, permea ogni cosa ed ogni aspetto di ogni cosa spingendo all'infinito adattamento soggettivo di ogni intuire all'interno di ogni possibile intuibile. Necessità ed Intento esprimono la diade alla base del padre. Il padre non esiste ha dissolto la propria Coscienza e la propria consapevolezza nell'esistente. E' rimasta la sostanza dell'esistente che attraverso Necessità ed Intento introducendo la sensazione nel mondo, alimentando la relazione intuito e intuibile del nous riformano la Coscienza e la Consapevolezza di ciò che fu' in una forma che sarà in base alle scelte e agli adattamenti dell'intuito soggettivo negli intuibili oggettivi.

9) ...e di non trattenere nel tuo intuire

In questo frammento continua il discorso del frammento precedente. L'intuire del soggetto trasforma il soggetto stesso. Articola la sua Coscienza e la sua Consapevolezza. Sviluppa il suo Potere di Essere. Trattenersi nell'intuire significa trattenere il proprio cammino di sviluppo. Significa limitare sé stessi. La costruzione della Coscienza Universale, il padre figlio dell'esistente, si completa proprio perché gli intuibili alimentano sé stessi di intuizione. L'intuito attraverso l'intuire è a sua volta intuire dell'intuito in un vortice creativo della Coscienza e della Consapevolezza che alimentando il soggetto alimenta la Coscienza e la Consapevolezza dell'oggettività in cui l'intuire si manifesta. Trattenere l'intuire significa franare la qualità e la quantità di sviluppo attraverso il quale la Coscienza di Sé che intuisce partecipa alla costruzione della Coscienza di Sé Universo. Nessuno si trattenga dunque dall'intuire, ma espanda la propria intuizione in tutti gli anfratti del circostante arricchendo la propria consapevolezza rendendola pertanto attraente all'intuire del circostante stesso.

10) ... tutte le cose sono scaturite da un sol fuoco.

Tutto l'esistente trae origine da un solo fuoco. La luce primordiale che sfascia le tenebre dell'abisso primordiale. L'uovo ingravidato da Eros da cui promanano le cose dell'esistente. La distruzione di una Coscienza di Sé, di una Consapevolezza è all'origine del tempo. Un grande bagliore è l'origine del mutamento. Proprio attraverso il fuoco e la luce avviene la trasformazione soggettiva. Conoscere la qualità percepita dell'inizio ci permette di costruire l'immagine astratta all'interno della quale si muovano le nostre trasformazioni. La materia della nostra forma decade con un ciclo di mutamenti più o meno lungo,, ma il fuoco che Necessità e Intento alimentano il fuoco che cresce nella forma che deperisce. Tutto l'esistente è figlio di quel fuoco. Tutto l'esistente germina la propria Conoscenza e la propria Consapevolezza alimentando quella parte di fuoco attraverso lo sviluppo del proprio intuire. Ciò che resta, alla fine dei mutamenti e delle trasformazioni della forma che noi descriviamo è il fuoco della consapevolezza che la forma ha contribuito ad alimentare attraverso il processo di sfida e adattamento del proprio nous all'interno di tutti i nous con i quali è venuta in contatto. Tutto scaturisce da un solo fuoco; tutto l'agire alimenta lo stesso fuoco!

11) intuendo l'eccellente in sé stesso, dove la monade paterna dimora.

Ed è appunto perché ogni cosa è scaturita dallo stesso fuoco che la Coscienza di Sé della Natura riconosce l'eccellente entro sé stessa. Quell'eccellente nel quale accumula ed accresce la propria Conoscenza e la propria Consapevolezza. Quell'eccellente che solo in modo accidentale appartiene a quella forma, ma che dal momento che quella forma lo contiene può crescere e svilupparsi soltanto se quella forma riconosce l'eccellente in sé stessa. L'eccellente non è oggetto sconosciuto, ma è l'elemento centrale della costruzione dell'Essere cui appartiene. Quell'eccellente è la monade del padre. Quell'eccellente è quella parte del fuoco da cui ogni cosa ha origine, ma che di quel fuoco mantiene la consapevolezza relativa all'oggetto a cui essa appartiene. Quella monade è Energia Vitale essenza della Coscienza di Sé e pronta ad alimentare ogni processo di trasformazione per crescere e diventare autosufficiente non appena il corpo fisico non sarà più in grado di incubarla e alimentarla. Monade è la qualità intima dell'oggetto che costruisce la propria Coscienza e la propria Consapevolezza. Sebbene l'oggetto sia relativo al proprio divenuto e adatta sé stesso attraverso Necessità all'oggettività che incontra e che è in grado di percepire e descrivere intuisce che una qualità eccellente cresce in lui. Una qualità che si alimenta attraverso il suo fare e che fonda il proprio futuro oltre l'abisso della fine che la fisicità gli indica. Quell'eccellente che HEKATE separa fra il fuoco delle tensioni che divora l'Essere nel momento presente dal fuoco della costruzione che prepara lo sviluppo della Coscienza futura. La monade sta ad indicare il fuoco dell'Energia Vitale che diventa consapevole e spinge verso la crescita. Questo sia che la monade sia l'essenza del fuoco consapevole delle galassie sia che appartenga al più infimo essere dell'Essere Natura.

12) ... è monade sottile, e genera due.

La monade è l'essenza sottile che permea l'intero universo. La monade è l'Energia Vitale che attraversa ogni anfratto dello spazio spinta da Necessità che è forza come qualità della monade stessa. E la monade genera due. La monade, l'Energia Vitale, deve comporre due forze nel momento in cui da monade inconscia diventa monade consapevole. Alla Necessità che la spinge somma la propria volontà. Per Necessità che spinge introduce la sensazione nei mondi. Introduce il sentire e il sentire genera il libero arbitrio soggettivo in quanto adattamento alle variabili oggettive incontrate. Necessità la qualità della monade si somma a volontà, la qualità della Coscienza. Volontà è la qualità attraverso la quale si genera la trasformazione della Coscienza, ma la sua costruzione avviene per sviluppo della monade che rappresenta l'essenza della Coscienza di Sé. Così nell'Essere Umano la monade è il suo corpo luminoso che cresce e si dilata nel circostante. La dilatazione nel circostante avviene attraverso volontà che si manifesta nelle scelte soggettive del singolo Essere Umano. Ciò che è uno diventa due. Lo diventano nell'Essere della Natura come materia e corpo energetico, ma la struttura materiale che partecipa alla natura altro non è che corpo energetico percepito dal soggetto in modo diverso ed è quanto il soggetto è in grado di rinunciare una volta sviluppato il proprio corpo luminoso. Il corpo di Energia che l'Essere Umano incuba è la struttura del suo divenire, la Coscienza che costruisce attraverso il suo agire come materia è la formazione della sua Coscienza e il suo adattamento soggettivo alle variabili oggettive altro non è che il rispetto all'impulso di Necessità a cui ha sommato la propria volontà! Uno inconscio ha generato due consapevoli. Due consapevoli che concorrono a formare uno all'interno del gioco universale di dilatazione del consapevole nell'inconsapevole che lo circonda e che anche attraverso esso diventa consapevolezza!

13) perché dal principio paterno nulla d'incompiuto procede.

CONTROLLARE LA TRADUZIONE DI INCOMPIUTO!

Ciò che procede dall'inizio del tempo è caratterizzato da Necessità e Intento. L'Intento è il fine di Necessità che ne caratterizza il moto e ne determina la compiutezza. Nulla procede in opposizione a Necessità nulla risponde a Necessità senza Intento! Il principio è come la fonte. Dalla fonte sgorga l'acqua e l'acqua procede attratta da Necessità e risponde alle sollecitazioni di Necessità attraverso lo sviluppo del proprio Intento. L'intento dell'acqua è giungere al mare. Rispondendo alle sollecitazioni di Necessità la fonte raggiunge l'Intento attraverso l'articolazione delle proprie intenzioni: aggirare gli ostacoli che le impediscono di fondersi con Intento. Nulla è incompiuto in quanto tutto contiene Necessità e tutto si muove attraverso l'Intento. Necessità è la qualità di ogni forma rappresentata che ci circonda e Intento è il fine del loro movimento. Nel giungere ad Intento la forma spinta da Necessità si trasforma., ma la sua compiutezza sta nella spinta intima che manifesta nell'esistente non nella forma e negli adattamenti che mette in essere per affrontare il proprio esistente. La compiutezza di quanto esiste sta nell'Intento. L'intento è il procedere all'interno delle trasformazioni e quanto procede all'interno delle trasformazioni è compiuto. La compiutezza di quanto procede dal principio paterno non è la finitezza di quanto procede, ma nel suo procedere. Fintanto che quanto esiste procede alimentandosi e alimentando l'esistente è un elemento compito perché il suo procedere è alimentato dall'Intento che cresce dentro di lui e che si amalgama dialetizzandosi con l'intento delle consapevolezze che ci circondano. E' il cammino di sviluppo che determina la compitezza di quanto procede non la finitezza dell'oggetto che ne determina semmai la sua rinuncia allo sviluppo di Intento!

14) Il padre non suscita paura, infonde persuasione.

Rispondere alle sollecitazioni di Necessità non suscita paura! L'immenso di Intento che ci circonda non suscita paura! Solo gli impavidi, coloro che hanno rinunciato a costruire il dio che cresce entro di loro, sono terrorizzati dalla spinta di Necessità e temono di trovarsi smarriti nell'infinito di Intento.

Il padre non suscita paura, ma infonde persuasione. Il padre non può suscitare paura in quanto la Coscienza di Sé padre non esiste, ma esiste la sostanza del padre che manca della Coscienza di Sé stessa. La paura può essere infusa soltanto da una Coscienza di Sé che opera fuori dal nostro conosciuto, con fini e scopi a noi estrani., ma la Coscienza di Sé padre non esiste. Dal padre procede la sostanza e le tensioni della germinazione non il proprio essere Fato. Dal padre procede la formazione dell'esistente e la spinta affinché l'esistente costruisca la propria Coscienza di Sé. Dal padre procede dunque la persuasione, ma non la paura. La paura è del pavido che rinuncia a costruire la propria Coscienza e che giustifica la propria rinuncia confidando in una fantasticheria che lo accompagna alla dissoluzione., ma il padre infonde persuasione per continuare a percorrere il proprio camino di eternità. La persuasione è effetto di Necessità e Intento a cui si somma la volontà soggettiva dell'individuo che si fa Fato per proiettare la propria Coscienza di Sé nell'infinito dei mutamenti.

La persuasione non è convincimento, ma è il seguire delle tensioni che tendono a spingere la Coscienza di Sé nell'infinito dei mutamenti. Non è convincimento del nous,, ma è adattamento del nous alle forze che dall'interno dell'individuo tendono a crescere. E' l'adesione del fare del soggetto alle tensioni che generate dal padre tendono a costruirlo come padre dell'esistente stesso. Coscienza di Sé che figlia del padre è padre del padre che germinando sta venendo a nuova luce; a nuova Coscienza di Sé!

15) voi, che non sapete che ogni dio partecipa all'eccellenza, ah infelici, digiunate..

Che cos'è l'eccellenza? E' la Coscienza di Sé dell'Universo nel suo insieme. L'eccellenza non è in questo momento. Allora che cosa significa partecipare all'eccellenza se l'Eccellente in questo momento non esiste? Significa essere partecipi del moto dell'universo che va verso l'Eccellente. Significa essere parte della costruzione dell'Eccellente. Essere parte della costruzione della Coscienza Universale. In questo senso essere dio significa essere nel moto che porta all'Eccellenza. Significa essere partecipi dell'eccellenza. Significa essere legati a tutti gli Déi che partecipano allo stesso moto.

Gli infelici sono coloro che non partecipano al moto avendo preso direzioni autodistruttive. Essi non sono Déi, ma attendono la loro dissoluzione partecipando al danneggiamento di quanti seguono quel moto facendosi Déi. Voi siete partecipi della distruzione degli Déi in quanto avete distrutto la vostra possibilità di farvi dio! Questa è l'essenza della vostra infelicità. Potete fare ancora una cosa per salvare la vostra esistenza: digiunate!

Cosa significa digiunare? Significa compattare sé stessi. Significa togliere la fissità che si ha sulle cose quotidiane e spaziare con lo sguardo nell'astratto per riuscire a percepire le forze della costruzione (Necessità e Intento) che spingono dentro di noi per persuaderci a seguire l'infinito dei mutamenti: a costruire noi stessi! Digiunare significa staccarsi dalla materialità descrittiva del mondo per seguire gli impulsi che dentro di noi spingono nell'infinito.

Infelici quegli Esseri che hanno rinunciato ad essere Déi e attendono soltanto la loro fine distruggendo l'esistente. Non partecipano alla costruzione dell'Eccellente, ma rosi dalla disperazione distruggono quanti agiscono e operano per diventarvi parte. A costoro, se non è troppo tardi, non resta che il digiuno dal mondo e ascoltare quanto di vivo hanno ancora dentro di loro.

16) ...silenzio dei padri, di cui si nutre il dio...

Non c'è un padre che dice al dio quale direzione deve prendere per svilupparsi. Del padre sono rimaste le forze e la sostanza, ma non la Coscienza di Sé. E' dal silenzio che il dio prende nutrimento in quanto è attraverso il silenzio che le forze che lo hanno generato prendono forza ed espressione. Il nous è un'isola nel silenzio che guida il dio verso lo sviluppo. Il nous è la prepotente descrizione della ragione., ma il nutrimento del dio è fuori della ragione. E' nello sconosciuto che lo circonda e solo attingendo dallo sconosciuto può nutrire il proprio cammino di eternità. Per nutrirsi dallo sconosciuto deve essere un dio. Deve continuare il suo cammino di sviluppo. Se non si nutre dal silenzio egli altro non fa che cortocircuitare la ragione su sé stessa. E' il silenzioso sconosciuto che nutre la ragione., ma per attingere dallo sconosciuto è necessario essere un dio! E' necessario costruire sé stessi nell'infinito dei mutamenti!

Il silenzio dei padri è il non-essere di ogni volta che la sostanza che forma l'esistente fu nous universale. Cosciente e consapevole per dissolversi nell'esistente che prosegue il proprio cammino per diventare a sua volta Coscienza Universale. Il silenzio è l'esistente in cui il pensiero dell'universo si è dissolto per intraprendere il cammino attraverso il quale riformarsi. Quel silenzio nutre il dio che partecipa all'eccellenza delle trasformazioni!

17) per ciò che intuisce, nutrimento è l'oggetto dell'intuire.

Il silenzio ci avvolge e ci costruisce. Il silenzio è nutrimento e spazio nel quale si cresce., ma il silenzio è tale soltanto per la definizione della ragione non come gli enti che lo compongono e che definiscono sé stessi.

Il nutrimento di ogni Essere è dato dall'oggetto del suo intuire che viene da questo intuito. Proprio perché viene intuito diventa parte dell'oggetto stesso. Intuire, in tutti gli Oracoli Caldaici sta per far proprio. io intuisco il mio circostante. Proprio perché intuisco il mio circostante mi approprio del mio circostante; cresco nel mio circostante; mi dilato nel mio circostante. Il mio circostante mi nutre e nutrendomi alimenta il proprio nutrimento in quanto io divento oggetto dell'intuire del circostante stesso.

Questo vale per il concetto di sentire. Il mio sentire esce dall'ambito della ragione. Raggiunge oggetti che la ragione non descrive e quegli oggetti raggiunti alimentano la mia ragione e la dilatano. Per alimentare la mia ragione è necessario che io esca dalla ragione, raggiunga gli oggetti attraverso il sentire e quegli oggetti devo imporli alla ragione variandone la descrizione.

Il mio intuire si alimenta da quanto intuisco. Una volta che intuisco un solo oggetto fuori della ragione metto in moto un meccanismo soggettivo attraverso il quale posso, in ogni istante, uscire dalla ragione per cogliere nuovi oggetti. Ogni volta che il mio intuire si nutre dal silenzio che circonda la ragione diventa più forte del controllo che la ragione esercita sull'Essere Umano. La ragione da padrona dell'Essere Umano diventa uno strumento attraverso il quale l'Essere Umano costruisce sé stesso.

18) voi che intuendo sapete il paterno sovracosmico abisso

L'abisso che ci circonda è lo spazio all'interno del quale gli oggetti diventano coscienti di Sé. L'abisso è lo spazio in cui l'Energia Vitale si muove. Questo è sovracosmico perché il cosmo che noi percepiamo pregno dell'Energia Vitale espande sé stesso in continuazione. Si espande riempiendo l'abisso che lo circonda esattamente come la Coscienza di Sé si espande rendendo conscia l'Energia Vitale che lo circonda. Tutto ciò che genera è paterno. Tutto ciò che permette di generare è paterno. Così nella filosofia orfica il sovracosmico abisso è indicato come il "nero Erebo" e "l'ampio Tartaro" che il "Caos" in espansione riempie., ma il "Caos" è la fonte delle Coscienze di Sé che organizzano s'è stesse e procedono espandendosi in esse.

Intuire questo per l'Essere significa guardare la vita come un tempo in cui le Coscienze di Sé nascono e dilatano se stesse. Quante vie alla Conoscenza e alla Consapevolezza prenderanno forma nel sovracosmico abisso che sovrasta il cosmo di cui noi siamo parte? Quante vie e quante determinazioni diverse dalle nostre? Quante relazioni saremmo in grado di costruire con queste?

Intuire l'infinito dello spazio che ci circonda significa intuire i mutamenti che stiamo per per percorrere verso l'eternità. Significa collocare esattamente il nostro percorso di conoscenza e di consapevolezza nello spazio che stiamo occupando e nel tempo in cui ci stiamo trasformando.

Da questo abbiamo una frase monca che dobbiamo completare: "voi che intuendo sapete il paterno sovracosmico abisso potete affrontare l'infinito dei mutamenti in quanto conoscete ciò che siete all'interno del cosmo che vi contiene e attraverso questa conoscenza potete costruire il vostro infinito nei mutamenti!"

19) questo dio intuisce ogni intuire

Chi intuisce è un dio!

Nel Paganesimo Politeista si definisce dio chiunque, Essere di qualunque specie, intuendo quanto lo circonda espande sé stesse nello sconosciuto che lo circonda. Oppure, se vogliamo, percependo il circostante attraverso l'azione nel presente di questo circostante ci nutriamo espandendoci.

L'intuire è un atto di nutrimento dell'intuizione dell'individuo e atto di espansione della sua coscienza e della sua consapevolezza., ma per far in modo che sia attività dell'intuire l'azione reale del soggetto è necessario che il soggetto sia un dio. Se il soggetto non è un dio la sua attività di interazione col mondo circostante è mediato dalle fantasie e dai fantasmi della sua ragione. Se non è un dio non intuisce, ma costruisce attraverso le sue fantasticherie. Cosa significa "essere un dio?" Significa esercitare la propria volontà e le proprie determinazioni per costruire sé stesso. Nel processo di costruzione si esercita il proprio intuire mentre intuisce quanto lo circonda riportando nella ragione quanto la ragione riesce a descrivere anche se modificandosi un po' dilatandosi.

Chi non è un dio è colui che non dilata sé stesso. Non esercita la propria volontà e le proprie determinazioni per dilatare sé stesso ma, al massimo, esercita il proprio volere e la propria violenza per appropriarsi del circostante. Costui non è un dio,, ma un distruttore della vita. Il distruttore della vita non è in grado di intuire l'intuire che lo circonda in quanto non ha un fine nelle sue azioni, un intento del suo fare, pertanto non può intuire l'intuibile in quanto l'intuizione dell'intuibile è finalizzata alle necessità del soggetto che esercitando il proprio intuire costruisce sé stesso trovando l'intuibile in funzione del proprio intento e del fine cui conducono le sue azioni e il suo fare.

Per interpretare questa affermazione è necessario precisare che cos'è un dio dal punto di vista del Paganesimo Politeista dopo di che dobbiamo costruire la relazione fra l'intuire soggettiva e l'intuibile relativo al dio che l'intuibile circonda. Senza l'esercizio della propria volontà e delle proprie determinazioni non si è un dio. Si è un dio quando a Necessità che ha formato la nostra Coscienza (Necessità nella nostra specie è l'amplesso dei genitori) sommiamo la nostra volontà soggettiva che sceglie fra le opzioni che si presentano per costruire la nostra esistenza. Questo scegliere alimenta la capacità soggettiva dell'intuire l'intuibile che ci circonda., ma se non sommiamo a Necessità la nostra volontà delegando il nostro Essere a determinazioni e volontà diverse dalle nostre, allora siamo dei distruttori. Dapprima distruggiamo il dio che dentro di noi chiede di crescere e poi neghiamo la possibilità di sviluppo del nostro intuire. Il nostro intuire, distrutto dalla nostra rinuncia, viene sostituito dall'illusione della percezione. L'illusione posta dalla ragione affoga l'intuire dell'individuo mentre affronta l'intuibile che lo circonda.

Ed ecco pronto, chi ha rinunciato a sviluppare il proprio intuire, ad affermare: "Ma chi te lo fa fare di costruire te stesso? Io intuisco la verità senza sforzo perché qualcuno mi ha donato la capacità di intuire! Rinuncia a costruirti e assoggettati alle mie intuizioni!", ma non sono intuizioni, sono illusioni che costruiscono la distruzione dell'individuo che rinuncia a costruire sé stesso nell'infinito. Costui non è un dio che intuisce. Costui è un distruttore che distrugge il dio che cresce e che intuisce.

20) senza intuibile non esiste intuizione, e senza intuizione non esiste intuibile...

Perché la Coscienza di Sé si può espandersi nell'infinito? Perché esiste un infinito in cui espandersi. Perché l'Essere si può espandere? Perché esiste la volontà di espansione del soggetto.

L'intuizione è elemento della volontà di espansione del soggetto che si può esprimere proprio perché esiste un intuibile del quale il soggetto si può nutrire per espandersi.

L'individuo non è creato a immagine e somiglianza di un dio pazzo, ma è divenuto scelta dopo scelta rispondendo alle sollecitazioni del dio che cresce dentro di lui.

Esiste una relazione dialettica che determina il divenire dell'individuo soggettività-oggettività. La relazione che è ente divino di trasformazioni di due entità divine date dal soggetto che si espande nell'oggettività.

E' importante stabilire questa relazione perché questa è l'antagonismo a chi nega l'intuibile in quanto questo è dono del padrone., ma se l'intuibile costruisce l'individuo in quanto intuito dal soggetto ne alimenta le trasformazioni allora viene negata la donazione del dio padrone che dovrebbe, secondo i cristiani, donare l'intuizione a chi supplica di soddisfare il bisogno del suo intuibile.

20/2) ... intuibile che in sé stesso l'intuente contiene

E' importante questa affermazione perché un individuo è parte del mondo che lo circonda. Essere parte del mondo che ci circonda ci permette di nuotare nel mondo e non diventare padrone del mondo come i cristiani avrebbero voluto indicare l'Essere Umano affinché distruggendo il suo sentire distrugga la sua possibilità di intuire quanto lo circonda e quanto circondandolo tenta di intuirlo.

Il termine "nuotare nell'intuizione del mondo" oppure "nuotare nel sentire del mondo" è un concetto assolutamente estraneo alla cultura cristiana e cattolica in particolare. Il mondo, per il cristianesimo. è prodotto del dio padrone e l'Essere Umano è delegato a governarlo. Nel Paganesimo il mondo è ente cosciente e consapevole che costruisce sé stesso nell'infinito dei mutamenti e le Coscienze di Sé che sono presenti nel mondo sono presenti anche nell'intuibile del mondo stesso. A loro volta esse, contenute nel mondo, intuiscono il mondo. Ne sono parte. Proprio perché ne sono parte intuiscono il mondo mentre il mondo le intuisce.

Nello stesso modo possiamo dire che ogni Essere, ogni consapevolezza si nutre attingendo dal mondo in cui vive e il mondo la contiene arricchendosi della sua intuizione.

Alla base di questo c'è l'intera filosofia della relazione dialettica fra gli enti che componendosi compongono il mondo pur essendo gli enti parte diversa del mondo e formando il divenire del mondo stesso attraverso le proprie modificazioni.

Con questo sistema di pensiero dobbiamo affrontare ogni insieme di cui siamo parte o di cui intendiamo intuire quanto in esso contiene, trasferirlo nella nostra coscienza e nella nostra consapevolezza e riportarlo, dopo averlo trasformato, nell'insieme dal quale abbiamo attinto. Con questo sistema dobbiamo tenere presente che la nostra conoscenza si sviluppa in un insieme che la contiene e di cui è parte interagente e separata dal tutto.

Da qui il concetto di dio Pagano: il dio, nel Paganesimo, è colui che intuisce quanto lo circonda!

Il dio nel Paganesimo è colui che nutrendosi da quanto lo circonda, proprio attraverso il suo nutrirsi, nutre quanto lo circonda arricchendolo. Questo processo di interazione è uguale in ogni manifestazione della vita. Sia all'interno dell'Essere Natura e dei suoi processi biologici sia nell'infinito dello sviluppo del fuoco della Conoscenza e della Consapevolezza.

21) ... è tutte le cose,, ma noeticamente.

Cosa significa "noeticamente"? Significa che la qualità che rappresenta tutte le cose in modo noetico è: "Pensiero, intenzione, progetto, scopo, intendimento, modo di pensare e giudicare, sentimento!" Tutte le qualità che possedute dagli oggetti le qualificano come déi nella misura in cui queste vengono ricercate attraverso la volotà e le determinazioni specifiche del soggetto.

Il dio che cresce dentro ogni Essere lo può fare nella misura in cui l'Essere che alimenta il dio che cresce dentro di lui esercita la propria volontà e le proprie determinazioni. Esprime cioè il suo stato noetico. O, se preferiamo alimenta il proprio pensiero; esercita la propria intenzione; alimenta i propri scopi e i propri progetti (il proprio Intento); sviluppa l'articolazione del suo pensiero e la sua capacità di giudizio; alimenta il proprio sentire.

Le cose diventano altrettanti déi purché esercitino il proprio esistere in maniera noetica. Proprio perché esercitano il proprio vivere in maniera noetica lo sviluppo nell'infinito dei mutamenti le attraversa. Esse alimentano le trasformazioni fino a costruire la Coscienza universale.

Si può anche dire che il padre (Necessità e Intento) attraversa tutte le cose noeticamente. Cioè riversa nelle cose la propria volontà e le proprie determinazioni di cui le cose si appropriano per sviluppare i loro percorsi. Un padre e una madre versano nel figlio la loro scintilla divina., ma quella scintilla divina pur essendo ceduta dal padre e dalla madre non è più né del padre né della madre, ma appartiene al figlio. Così l'Energia Vitale che si muove immota nell'universo nel momento stesso in cui una sua parte diventa cosciente di sé cessa di essere parte di un tutto inconsapevole per cominciare a percorrere un sentiero di formazione della propria consapevolezza. Quella scintilla che apparteneva allo spazio silente ora diventa vortice tumultuoso e rumoroso nella formazione della coscienza.

La qualità noetica è la qualità intrinseca dell'Energia Vitale che occupa lo spazio. La qualità dell'Energia Vitale la costringe a delle trasformazioni il cui fine è il passaggio dall'inconsapevole al consapevole. Il consapevole esercita la propria volontà e attraverso questo somma la propria qualità intrinseca alla qualità dell'Energia Vitale inconsapevole. Lo sviluppo noetico del soggetto avviene quando l'uso della volontà e la pratica delle determinazioni accumulate portano l'individuo ad ampliare e sviluppare quanto la qualità base dell'Energia Vitale spingeva. Quando cioè alla forza del padre (Necessità e Intento) viene a sommarsi la determinazione del soggetto di farsi dio esercitando la propria volontà.

22) il nous del padre disse che in tre tutte le cose fossero divise, reggendo tutte le cose con il nous del primissimo eterno padre; accennò il suo volere, già tutte erano divise.

La qualità dell'esistente! L'esistente fondamentale è l'Energia Vitale. L'Energia Vitale ha qualità intrinseche che determinano le sue trasformazioni. Come l'ovulo fecondato dallo spermatozoo si sviluppa in quella e solo in quella direzione, così l'Energia Vitale può muoversi in quella e solo in quella direzione. Data la sua qualità specifica lo sviluppo è solo quello., ma lo sviluppo è dato soltanto dal movimento e il movimento non produce le cose, ma sposta, riempiendolo, nello spazio la staticità consapevole di cui è espressione. La staticità consapevole non è cosa. Non è oggetto. E' parte indistinguibile del tutto., ma il tutto non ha consapevolezza. La cosa è parte del tutto. La cosa acquista consapevolezza, la cosa determina la direzione del proprio sviluppo. La cosa unisce sé stessa alla qualità che l'ha prodotta e ne somma la propria volontà.

La cosa è dunque il dio che si separa dal tutto. La sostanza che la regge; la necessità che la conduce e la volontà soggettiva che sceglie tempi e modi per le proprie trasformazioni.

L'Energia Vitale fonte della vita. Elemento base di ogni coscienza. Necessità come presenza del padre primigenio che spingendo l'Energia Vitale la induce a trasformarsi in Coscienza di Sé modificando la propria vibrazione interna. Volontà come capacità del soggetto di determinare la direzione delle proprie trasformazioni. Volontà soggettiva che si sovrappone al padre, Necessità, per determinare le scelte che portano nell'infinito dei mutamenti.

La cosa riconosce sé stessa e determinando le proprie trasformazioni davanti all'infinito afferma: "Io esisto!" "Io sono un dio!" "Io rivendico il mio diritto all'infinito!"

Il diritto all'infinito è l'Intento. E' l'intento dell'Essere che riconoscendolo lo pratica dilatando sé stesso. E' l'Intento dell'Energia Vitale che espandendosi, attraverso Necessità si trasforma in Coscienza proprio per raggiungere e rivendicare il diritto all'infinito.

L'intento, espressione e qualità del padre, si somma, amplia e modifica, attraverso l'intento percepito e trasformato dal soggetto che lo pratica attraverso la propria Volontà.

Come nello spermatozoo e nell'ovulo il padre cessa per trasformarsi nel figlio pur tuttavia essenza base dalla quale il figlio costruisce sé stesso, così Necessità e Intento sono l'essenza base dalla quale nasce il dio nella misura in cui esercitando la propria volontà e le proprie determinazioni tende ad espandersi.

Tutte le cose sono rette dal "Nous del primissimo eterno padre" che significa che tutte le cose sono rette da Necessità e Intento. Il volere di Necessità e Intento è il loro permanere in esistenza. Tutte le cose sono rette da questa diade. Diade statica e inconsapevole che si muove in modo "caotico" nel cosmo fintanto che le condizioni del suo movimento non formano la Coscienza. La Coscienza è un frammento di riconoscimento soggettivo che si separa dall'oggettività che la contiene e alla diade che l'ha generata somma la propria volontà.

Tutte le cose sono divise in tre nella misura in cui l'intento della divisione è il passaggio dall'inconsapevole alla formazione della Coscienza e il percorso nell'infinito dei mutamenti.

23) affinché una triade contenga tutte le cose, tutte commisurando.

La triade contiene tutte le cose. Le contiene non perché tutte le cose sono nella triade, ma perché la triade può formare tutte le cose che sono formate. Le cose che non sono formate, in qualche caso, avrebbero potuto essere, ma sono state scelte dalla triade stessa. La triade sceglie! Sceglie seguendo la propria volontà e le proprie determinazioni in base al proprio divenuto. Nello scegliere la triade produce delle cose. Produce un presente che è frutto anche delle proprie scelte. La triade contiene l'esistente in quanto la triade costruisce l'esistente in relazione a tutte le triadi che con lei costruiscono sé stesse. Costruendo sé stesse si adeguano alle cose producendo cose nuove e nuove situazioni che al veggente possono apparire come contenute nella triade quando invece sono un prodotto della scelta della triade. La scelta della triade produce condizioni e situazioni nuove modificando sé stessa e le triadi che le stanno attorno. Modificando la situazione in cui le triadi commisurando si adattano trasformandosi.

Ed ecco che la triade diventa un soggetto cosciente e consapevole che definiamo dio in quanto la Necessità che l'ha generata si è trasformata in volontà e l'Intento universale si è trasformato in Intento soggettivo. Ed ecco che la triade separa sé stessa consapevole dall'inconsapevole circostante. Nel separare sé stessa dall'inconsapevole circostante la triade soggetto, definita nello spazio, forma una triade del tempo: la triade del mutamento. Il processo di trasformazione della triade dio determina le relazioni attraverso le quali espandere sé stessa. Riconosce sé stessa come soggetto diverso dall'oggettività che la circonda ed agendo sull'oggettività trasforma sé stessa. Essere-nonEssere-Divenire.

Quando la triade riconosce altre triadi la qualità delle relazioni cambia in quanto si possono sommare volontà ed intenti diversi e specifici come rappresentazione dell'Intento assoluto, la costruzione della Coscienza Universale,, ma la relazione è sempre definibile come Essere-Non Essere-Divenire.

Questa triade temporale si fonde con la triade spaziale dove un soggetto riconoscendo sé stesso necessità, per continuare le proprie trasformazioni, la fusione con soggetti diversi-uguali-complementari.

Un po' come avvenne quando un Essere Unicellulare si fuse con altre cellule per diventare un Essere Pluricellulare e migliorare i processi costruttivi della propria Coscienza sia per sé che per migliorare le possibilità dell'oggettività in cui viveva.

La fusione della triade spaziale con la triade temporale porta alla nascita di una triade che definiamo soggetto-soggetto-divenire dove la somma dei soggetti determina una Coscienza che comprende le coscienze che la compongono e, attraverso questo, una sua Coscienza con la quale continua la relazione sia spaziale che temporale.

Tutto è triade e la triade contiene tutte le cose in quanto tutte le cose sono emanazione della triade stessa.

24) in principio fine e mezzo, secondo l'ordine di necessità.

In questo frammento si ordinano gli elementi della triade. Necessità è la base dalla quale la triade è generata. Il fine è il movimento di Necessità, il suo Intento. Il messo è l'elemento soggettivo per raggiungere l'Intento scelto dalla triade specifica.

La triade generante ha sostanza, l'Energia Vitale base di tutte le cose, ma Necessità e Intento sono fuse in un solo elemento in quanto manca la coscienza soggettiva. Quando nell'Essere interviene la Coscienza soggettiva Necessità di espansione e il fine dell'espansione vengono determinati dalla qualità del soggetto, ma soprattutto dalla sua volontà. La volontà è il mezzo per giungere all'Intento in cui Necessità spinge.

Necessità spinge l'Energia Vitale a costruire la Coscienza Universale. Necessità spinge l'inconsapevole a diventare consapevole; Necessità spinge l'inconsapevole a trovare la volontà della consapevolezza per raggiungere l'Intento.

25) Queste cose il padre intuì, ed ecco che un mortale gli fu animato.

Cosa intuisce Necessità e Intento? La Coscienza intuisce; l'inconsapevole procede!

Cosa percepisce il veggente? Il movimento uguale al suo! Il Veggente, consapevole di sé stesso, intuisce l'Intento. Dunque, il Veggente ritiene che l'inconsapevole di cui egli non percepisce la consapevolezza possa percepire e intuire le strategie attraverso le quali fondare la propria esistenza. Questa è una lettura soggettiva del veggente il quale attribuisce consapevolezza alla sostanza e alle tensioni che sono alla base del proprio esistere.

Cosa dunque intuì il padre? Necessità e Intento intuirono i processi di trasformazione di cui essi erano potatori e attraverso i quali costruire la Coscienza universale., ma non era Necessità e Intento che intuiva questo, ma il mortale che a loro attribuiva come intuizione i processi di trasformazione di cui era portatore.

Cosa fu animato? Un mortale! Una concentrazione cosciente che doveva distruggere sé stessa per continuare a sviluppare la propria coscienza. Fu animato da Intento e Necessità quanto sviluppava la propria volontà, ma una volta sviluppato sé stesso nella struttura in cui esisteva doveva cambiare per continuare a svilupparsi.

Lo sviluppo della Coscienza è un processo di sviluppo lineare. Eppure la Coscienza che si sviluppa deve continuamente rinascere rinnovando il proprio esistere. Soltanto che quando rinasce non è più ciò che era e non sarà ciò che avrebbe desiderato essere. Quella coscienza è mortale perché ad ogni ciclo si dissolve e ricomincia attraverso la forza che ha costruito, se l'ha costruita, nel nuovo ciclo.

Il mortale appartiene all'Essere della Natura., ma lo stesso Essere Natura è mortale in quanto subisce trasformazioni continue attraverso le quali forgiare la propria Coscienza di Sé e la propria consapevolezza.

26) vedendo te, monade triadica, il cosmo ti venerò.

Il più piccolo elemento della triadicità consapevole è venerato dal cosmo in quanto parte fondamentale della costruzione della consapevolezza del cosmo stesso. Dove il termine "venerare" va inteso in modo letterale: "farsi Venere". Il "farsi Venere" del cosmo nei confronti della più piccola entità triadica che attraverso le sue trasformazioni partecipa alla formazione della Coscienza universale. L'universo stesso è nulla se quell'unità non concorre alla sua formazione. L'universo si fa Venere nei confronti della più piccola unità triadica che attraverso le sue trasformazioni concorre a formare la Coscienza e la consapevolezza dell'universo stesso.

La volontà della più piccola unità triadica, la monade, è parte della più grande volontà che attraverso un processo di trasformazione e interazione diventa la volontà dell'intero universo.

L'universo concorre a sorreggere la più piccola Coscienza di Sé che tenta di espandersi. Il gioco dell'equilibrio è il gioco dell'universo, il suo farsi Venere,, ma è il gioco dell'esistenza e della formazione della Coscienza Universale.

L'Universo si fa Venere nei confronti della monade triadica esattamente come la monade, nel momento stesso in cui esercita la propria volontà per espandersi, si fa Venere nei confronti dell'universo.

Ogni entità triadica che fonda il proprio divenire nell'eternità dei mutamenti è parte fondamentale della futura Coscienza Universale.

27) in tutto il cosmo rifulge una triade, che una monade domina.

E diventa anche il discorso della reciprocità dialettica dove nel cosmo quando una triade tenta di dilatarsi e di costruirsi domina la monade di cui è espressione. La monade deve rispondere alle forze della vita che l'hanno generata e proprio per rispondere alle forze della vita di cui è espressione ella rifulge della consapevolezza che sarà dell'intero universo.

La monade è l'attimo in cui l'Energia Vitale da inconscia diventa consapevole e alla Necessità di cui è emanazione aggiunge la propria volontà per rispondere alle spinte dei suoi bisogni. Bisogni che sono espressione di Intento dentro di lei.

Tutte le Coscienze di Sé del cosmo sono formate da una triade e possono essere Coscienze di Sé che tentano di diventare eterne proprio perché rispondono al sistema triadico.

Cosa domina la monade? La monade domina sé stessa! La monade somma la propria volontà a Necessità di cui è espressione. La monade domina il movimento di Necessità attraverso la propria volontà imponendone la direzione in cui praticare il proprio sviluppo.

Il meccanismo di sviluppo triadico della monade, che noi chiamiamo Coscienza di Sé, come relazione fra sé e la sua oggettività è dominato dalla volontà della monade stessa che si impone allo sviluppo caotico di Necessità per rispondere nel modo migliore ad Intento che attraverso i suoi bisogni spinge per svilupparsi.

Questo meccanismo è quanto rifulge agli occhi del veggente. La monade, o la Coscienza di Sé, è tanto più grandiosa quanto maggiormente fa splendere la propria soggettività in relazione all'oggettività che la circonda. Sia che questa oggettività sia formata da Energia Vitale inconscia sia che sia formata da altre Coscienze di Sé che determinando sé stesse entrano in relazione.

Per le leggi della formazione del Potere di Essere la Coscienza di Sé maggiore alimenta la Coscienza di Sé minore con cui entra in relazione perché questo alimenta lo sviluppo della propria coscienza di Sé. Ciò che maggiormente rifulge è ciò che tutto sorregge per alimentare il proprio sviluppo.

28) dall'intimo di questa triade è stata seminata ogni cosa.

Il concetto di seminare deve essere letto come: nell'intimo di questa triade è presente potenzialmente ogni cosa. Che significa che le scelte fatte da questa triade possono portare in molte direzione e produrre molte cose e molte relazioni. La triade stessa essendo il sistema base di ogni Coscienza di Sé è in grado di sviluppare ogni percorso fino alla costruzione della Coscienza Universale.

Il fatto che ogni cosa sia seminata nella triade no significa che ogni cosa germogli!

La triade stessa in quanto espressione di una Coscienza di Sé obbedisce alla legge di adattamento soggettivo alle variabili oggettive. Pertanto la qualità di espressione della singola triade alimenta la nascita di alcune cose e ne cancella altre che però possono essere presenti in altre triadi e svilupparsi. Quando le Coscienze di Sé si fonderanno per costruire un unico percorso quanto è stato prodotto dalle singole triadi si riverserà nelle varie Coscienze.

La triade deve essere letta come un meccanismo di formazione della Coscienza di Sé. Come il motore di un'automobile. Egli fa funzionare l'automobile, ma non ne indica la direzione in cui muoversi. Così la triade è il meccanismo di formazione della Coscienza, ma non è la Coscienza.

La Monade obbedisce a questo meccanismo solo nella misura in cui sovrappone in modo definitivo la propria volontà alla Necessità che l'ha formata. Se la Monade non sovrappone la propria volontà a Necessità non rifulge né i semi di cui è portatrice possono germogliare. La Monade, in quel caso, attende la sua dissoluzione che può avvenire in modi e cause diverse a seconda di come quella Coscienza si esprime (gli Esseri della Natura in un modo, gli Esseri Galassia in un altro modo, gli Esseri di sola Energia Vitale in un altro modo ancora ecc.).

29) perché da questa triade il padre mescolò ogni soffio vitale.

Che cos'è il "soffio vitale"? E' un'espressione del veggente. Il veggente vede l'Energia Vitale muoversi nello spazio per effetto di Necessità poi ne vede alcune parti accelerare in modo vorticoso il proprio corso. Una parte dell'Energia Vitale si muove in modo differente da come si muove l'Energia Vitale attorno. La velocità diversa è una velocità maggiore. Il veggente percepisce questo come un soffio. Un soffio che trasforma l'inconsapevole in consapevole.

Il soffio vitale è in realtà il soffio della Consapevolezza. E' il fluire di quanto si tramuta da inconsapevole a consapevole. E' il passaggio demiurgico della nascita della Coscienza di Sé che si riconosce diversa dal circostante.

Perché mescolare ogni soffio vitale? Perché Necessità e Intento costituiscono le tensioni del movimento. Un movimento lineare e apparentemente senza meta (o in direzione di una Coscienza di Sé quando queste agiscono) rappresenta il movimento dell'Energia Vitale inconscia. Un vortice all'interno di quel movimento indica come quell'Energia Vitale si stia separando dall'oggettività circostante e riconosca sé stessa come Coscienza, parte diversa del circostante e sviluppi la tensione di espansione espressa attraverso i suoi bisogni soddisfatta mediante l'uso della propria volontà come espressione soggettiva in sé di Necessità. Intento nel padre è la trasformazione da inconscio a cosciente; Intento della Coscienza è la sua espansione.

Necessità e Intento mescolano il proprio soffio vitale esattamente come lo Stregone mescola il proprio Crogiolo nel tentativo di proiettare sé stesso nell'infinito dei mutamenti.

30) fonte delle fonti, matrice che ogni cosa contiene.

La fonte delle fonti è la sostanza attraverso le cui qualità la Coscienza di Sé si esprime. Non importa in che modo la Coscienza di Sé si esprime. Che sia la Coscienza di Sé delle Galassie, di Esseri di Sola Energia Vitale, dell'Essere Terra, dell'Essere Luna, degli Esseri della Natura, delle tensioni Coscienti di Sé; ogni Consapevolezza può esistere solo in presenza dell'Energia Vitale mattone primo dell'universo.

Energia Vitale unico ARKE' del pensiero Pagano Politeista.

l'Energia Vitale è sostanza generante qualsiasi Coscienza di Sé. Il padre come Necessità e Intento è un elemento della qualità dell'Energia Vitale.

Ogni cosa contenuta sta ad indicare ogni possibile Coscienza di Sé che si esprime attraverso l'Energia Vitale è potenzialmente già presente nella sostanza che sarà alla base della Coscienza stessa, ma nello stesso tempo molte Coscienze che potenzialmente avrebbero potuto esprimersi non si esprimeranno in quanto le qualità di Necessità e Intento hanno costruito quelle e solo quelle condizioni. Molte Coscienze di Sé potenzialmente possibili come risultato dello sviluppo dell'Energia Vitale non si esprimeranno in quanto l'uso della volontà e delle determinazioni delle Coscienze di Sé espresse costruiranno condizioni favorevoli per lo sviluppo di altre Coscienze di Sé.

La fonte delle fonti della Coscienza di Sé è l'Energia Vitale senza la quale la Coscienza di Sé non è in grado di esprimersi e le matrici sono le infinite possibilità attraverso le quali l'Energia Vitale passa dallo stato di inconsapevolezza alla strutturazione di un Coscienza di Sé.

31) Da entrambi fluisce il legame della triade prima che non è prima,, ma è lì che gli intuibili vengono sottoposti a misura.

Il frammento si riferisce alla formazione della Coscienza di Sé all'interno dell'Essere Natura. O almeno per gli Esseri bisessuati. Entrambe le Coscienze, di diverso sesso, fanno fluire verso un unico Intento il loro legame con la triade. Ognuno di loro sono Necessità, Intento e Volontà. La triade ha sovrapposto la propria soggettività all'oggettività di Necessità e Intento che ne è all'origine. Nello stesso tempo ogni triade è portatrice della rappresentazione della prima triade che ha trasformato l'inconsapevole in consapevole, ma non è la prima triade. Sono triadi determinatesi attraverso le trasformazioni dei singoli Esseri che compongono l'Essere Natura.

Quel fluire di legami dalla diade di triadi all'interno dell'Essere Natura pone le basi per la nascita di una nuova triade: una nuova Coscienza di Sé.

Ed è in quella nuova triade che gli intuibili, ancora una volta, sono sottoposti a misura. Quella triade che scaturisce dall'unione di due triadi a sua volta si espanderà nell'intuibile che la circonda. Essa userà il proprio intuire misurando l'intuibile del circostante e imparando a nuotare in quell'intuibile.

Il frammento indica un modo, all'interno dell'Essere Natura, attraverso il quale viene a costruirsi una Coscienza di Sé trasformando l'Energia Vitale inconscia ad una concentrazione di Energia Vitale consapevole di Sé stessa. Il frammento è importante in quanto definisce la formazione della Coscienza di Sé propria dell'Essere Umano e la formazione della sua Coscienza di Sé che si espande nell'Essere Natura.

32) Operante, elargisce il fuoco che dona vita e colma il grembo fecondo di HEKATE... sui vincoli riversa forza di fuoco vivificante, potentissimo.

Non conosco la relazione esistente fra il frammento 31 e 32, ma il punto centrale del frammento è HEKATE. E' la forza di questo Essere come guardiano della nascita e delle trasformazioni della Coscienza di Sé.

HEKATE è il potere della nascita. Non è il potere della nascita dell'Essere della Natura. Quello è Giunone o Era. HEKATE è il potere della nascita di quanto l'Essere della Natura partorisce all'atto della morte del corpo fisico. Era e Giunone sono legate agli Esseri della Natura. L'imperativo di Giunone Lucina di sciogliere tutti i nodi della partoriente e di chi assisteva al parto era funzionale a concentrare l'attenzione di chi assisteva il parto affinché la morte dell'Essere Feto si trasformasse nella nascita di un Essere della Natura. Giunone Lucina operava affinché il parto andasse a buon fine. Operava affinché un nuovo Essere cominciasse ad articolare il proprio intuire per muoversi nell'intuibile della vita. Se l'opera di Giunone Lucina è visibile nelle azioni della partoriente e di chi l'assiste mentre partorisce l'opera di HEKATE è visibile soltanto al veggente nel momento del trasferimento della propria Coscienza di Sé dal corpo fisico al corpo luminoso.

Il fuoco che dona la vita è sempre l'Energia Vitale di cui una Coscienza di Sé si può alimentare mettendo in essere delle strategie attraverso le quali aumentare il proprio potere di determinazione nella sua oggettività. Il potere di determinazione è il Potere di Essere di quella Coscienza di Sé che mentre viene alimentato costringe l'Energia Vitale inconscia a partecipare alla costruzione di quella Coscienza di Sé.

Chi opera è dunque il Potere di Essere della singola Coscienza di Sé che ricolma il grembo di HEKATE partorendo il corpo luminoso all'atto della morte del corpo fisico. I vincoli sono quelli della morte del corpo fisico a cui l'Essere della Natura è sempre legato e sempre sottomesso.

La morte del corpo fisico giunge sempre ed è inevitabile. HEKATE al momento della morte del corpo fisico versa la sua forza per alimentare la trasformazione dell'Essere della Natura. Sempre!

Sta all'Essere della Natura aver accumulato sufficiente Potere di Essere per poter afferrare la mano che il Potere di Essere di HEKATE gli allunga. Per gli Esseri umani, sottoposti alla sottomissione del macellaio di Sodoma e Gomorra non esiste il potere sufficiente per afferrare quanto HEKATE tende. Così la presa sfugge e quanto è rimasto del loro Potere Personale (che non si sia mangiato il macellaio di Sodoma e Gomorra) viene dissolto col loro corpo fisico: HEKATE ha abortito!

HEKATE non costruisce l'eternità delle Coscienze di Sé: le partorisce! Le partorisce soltanto se le Coscienze di Sé si sono costruite sommando alla Necessità della propria nascita la volontà della propria espansione nell'intuibile che le circonda. HEKATE alimenta il Potere di Essere della Coscienza di Sé all'atto della morte del corpo fisico, ma nello stesso tempo Ella può alimentare soltanto quanto ha forza e Potere per esistere: non può resuscitare i morti.

Sul Potere di Essere al momento del passaggio dal corpo fisico al corpo luminoso HEKATE versa "forza di fuoco vivificante, potentissimo". Lo versa sulle determinazioni dell'esistenza non sul nulla o sulla disperazione di chi ha distrutto sé stesso.

33) ... artefice esperto, edificatore del mondo igneo...

Letteralmente: l'edificatore esperto che costruisce il mondo infiammato.

Cosa può infiammare il mondo se non la nascita della Coscienza di Sé, la Consapevolezza dell'esistenza e il bisogno dell'espansione espresso attraverso volontà?

Il mondo igneo è il mondo della Conoscenza. Il mondo si infiamma quando passa dalla non Conoscenza alla Conoscenza individuando sé stesso diverso dall'inconsapevole. Il mondo percorso da Coscienze di Sé che si dilatano e che costruiscono delle relazioni. Il mondo igneo è il brodo primordiale. Ogni brodo da cui scaturisce Coscienza Consapevolezza, necessità di sapere, Potere di Essere e dilatazione per costruire Coscienza nell'infinito dei mutamenti.

L'artefice è il costruttore. Quante volte una frazione di Energia Vitale è diventata Cosciente di Sé riconoscendo sé stessa diversa dall'oggettività in cui è sorta e non ha saputo costruirsi nei mutamenti finendo per ritornare al proprio stato di inconsapevolezza e disperdendosi nel tutto? Quante volte un'opportunità di eternità è andata perduta?, ma non tutto è fallito. Per molti fallimenti qualcuno è riuscito. Quel qualcuno è l'artefice. Colui che ha avuto sufficiente Potere o velocità per sovrapporre a Necessità che lo ha generato la propria volontà. Colui che colta l'occasione della propria Consapevolezza ha sviluppato la propria necessità d'esistenza da mettere in atto delle strategie per assicurarsi di poter continuare a sviluppare sé stesso anche quando le condizioni casuali che lo hanno generato sarebbero cessate.

Costoro, negli infiniti brodi primordiali che le situazioni generano all'infinito, sono gli artefici. Sono coloro che costruiscono dei cammini di eternità. Sono coloro che popolano il mondo fiammeggiante della Conoscenza e della Consapevolezza. Sono coloro che lo arricchiscono e che lo alimentano. Alimentando il mondo fiammeggiante della Conoscenza e della Consapevolezza si nutrono da quel mondo alimentando il proprio cammino di eternità.

Ci sono e ci saranno sempre Coscienze che per un motivo o per un altro si rifiutano di alimentarsi dalle fiamme della Conoscenza e della Consapevolezza. Avranno sempre paura di essere bruciate. Sarà proprio la paura di essere bruciate che finirà per consumarle annientando la loro Coscienza di Sé.

34) Di là scaturisce la materia cangiante; di là precipitando, il fulmine esautora il fiore del suo fuoco, gettandosi nella cavità dei mondi; perché è là che tutte le cose cominciano ad inclinare i raggi verso il basso, stupendi.

Dalla capacità della Coscienza di Sé di sovrapporre alla Necessità che l'ha generata la propria volontà per perpetuare sé stessa dilatandosi scaturisce la materia cangiante. La materia che cambia colore. L'essenza dell'Energia Vitale che dal colore dell'inconsapevolezza passa al colore fiammeggiante della Coscienza di Sé.

Il fulmine è la rappresentazione della volontà soggettiva ed il fiore la forma che la Coscienza di Sé ha assunto., ma la Coscienza di Sé non permane in quella forma. La Coscienza di Sé deve modificarsi continuamente per perpetuare la propria Coscienza alterando continuamente la propria forma. Questo avviene grazie alla volontà soggettiva che si relaziona col mondo che circonda la Coscienza di Sé.

Questo gettarsi nella cavità dei mondi o, se si preferisce, nelle contraddizioni dell'esistenza affrontandole e risolvendole al fine di costruire sviluppando la propria Coscienza di Sé è uno spettacolo stupendo. E' lo spettacolo della vita! E' lo spettacolo tappa-preludio per la costruzione della Coscienza Universale.

Queste azioni sono dei cominciamenti. Sono azioni che determinano la qualità della Coscienza Universale alla fine dei mutamenti. La soluzione di una contraddizione che porta a sviluppare la Coscienza che l'ha risolta è un passo per la costruzione della Coscienza Universale.

Così le Coscienze di Sé che riconoscono sé stesse diverse dall'inconscio che le circonda non si ergono a padrone e dominatrici dell'esistente. Non affermano: "L'esistente mi appartiene! Io sono padrona dell'esistente!", ma inclinano i raggi della loro azione verso il basso. Inclinano la loro azione nei confronti dell'Energia Vitale inconscia affinché sempre più Energia Vitale passi dalla forma inconscia alla forma conscia favorendo questa trasformazione. La trasformazione dell'inconscio al conscio; la trasformazione da quanto è appena consapevole alla consapevolezza universale è lo spettacolo stupendo a cui il veggente assiste con trasporto emotivo che solo lo spettacolo della vita e della sua espansione può dare.

STUPENDO!

35) è da lui che scaturiscono le folgori implacabili e il grembo della luce rifulgente di HEKATE, sorta dal padre, che accoglie la folgore, e il fiore del fuoco che forma una cintura, e al di là dei poli ignei il soffio possente.

Dalla Coscienza di Sé scaturiscono le folgori della volontà di trasformazione. La trasformazione non si manifesta attraverso un lento divenire. Una lenta trasformazione. Non è il fiore della forma della Coscienza di Sé che si trasforma. IL fiore si trasforma un po', ma poi muore. Muore e si dissolve colpito sistematicamente dai fulmini della volontà che dalla Coscienza di Sé si scaricano nel circostante, affrontando le contraddizioni e modificando la struttura del fiore stesso.

Volontà trasforma la forma.

HEKATE accoglie la folgore e il fiore forma la sua cintura.

Formare la cintura di HEKATE. HEKATE è il fulgore della morte. E' la morte, come fine di uno stato di Consapevolezza, trasformato in nascita di uno stato di consapevolezza capace di percorrere nuovi sentieri. Dove il secondo è stato forgiato nel primo. HEKATE è il potere di questo passaggio. Ogni stato di Consapevolezza che si costruisce articolando la Coscienza di Sé è un fiore che fatto appassire dalle folgori della volontà soggettiva emette il seme (come Potere di Essere) per la formazione dello stato successivo della Coscienza di Sé che procede nel suo processo di costruzione formando un nuovo fiore che a sua volta appassirà sotto le folgori della volontà soggettiva per emettere il seme per la formazione dello stato successivo.

Fiore dopo fiore forma la cintura di HEKATE.

Quali sono i poli di fuoco? I poli entro i quali avviene la trasformazione della Coscienza di Sé Universo? Sono la nascita della Coscienza di Sé e la fine di quello stadio di sviluppo della Coscienza di Sé. Questi poli sono i limiti di ogni "soffio" di consapevolezza. Sono piccoli poli per piccole Coscienze di Sé o, meglio, per piccoli stadi di sviluppo della Coscienza di Sé oppure sono i grandi poli della formazione della Coscienza di Sé Universo. La possenza si articola sempre! Nella piccola Coscienza di Sé come nell'Universo; la grandiosità e la magnificenza è uguale!

La cintura di HEKATE grande o piccola che sia. E' la cintura composta dai fiori delle singole Coscienze di Sé che dopo averne esaurito uno continuano formandone altri oppure è la grande cintura di tutti i fiori delle Coscienze che attraverso le loro trasformazioni costruiscono la Coscienza Universale.

Quando il feto, degli Esseri della Natura, muore è il fiore della Conoscenza abbattuto dalle folgori di volontà. Il seme che quel fiore ha generato è l'Essere della Natura. Un nuovo fiore che tenta di espandersi nel circostante in cui diviene. La morte dell'Essere Feto e la nascita dell'Essere della Natura è un fiore alla cintura di HEKATE. Così fra gli Esseri Umani quando muore il fanciullo o la fanciulla nasce l'Essere Umano adulto. Il fiore che è appassito sotto i colpi della volontà è un fiore alla cintura di HEKATE. Così ancora, fra gli Esseri Umani adulti quando la morte del corpo fisico si trasforma in nascita di un corpo luminoso è un altro fiore alla cintura di HEKATE. Quando la morte del corpo fisico non partorisce il corpo luminoso quel fiore si spegne: non era un artefice esperto; non era un edificatore del mondo igneo. Qualcosa è intervenuto. Il fiore era sterile. Avrebbe potuto essere parte della cintura di HEKATE e invece è appassito, dissolvendosi consumato dal non aver articolato la propria volontà.

Così per ogni Coscienza di Sé dell'universo, qualunque sia la qualità delle sue trasformazioni. Qualunque sia i suoi percorsi per accumulare Sapere Conoscenza e l'esercizio delle sue determinazioni. Il fiore della Coscienza di Sé è il fiore della cintura di HEKATE.

HEKATE sorta da Necessità e Intento fa di Necessità e Intento le tensioni dalle quali scaturiscono le Coscienze di Sé del cui fiore ella si adorna.

36) il nous del padre, condotto su guide inamovibili, inflessibilmente irradianti per solchi di fuoco implacabile.

Necessità e Intento muovono il pensiero, l'intenzione, il progetto, lo scopo, l'intendimento, il modo di pensare, il modo di giudicare e il sentire (tutto questo è il nous) viene condotto su guide inamovibili. Quali sono queste guide? Sono le guide di Intento. Sono le trasformazioni dell'inconscio in Coscienza., ma sono inamovibili perché nel momento stesso in cui una Coscienza di Sé non sviluppa la propria Conoscenza, il proprio sapere (il nous) sovrapponendo a Necessità che ne è madre la propria volontà di trasformazione cessa di svilupparsi. Cessa di esistere. C'è una sola scelta: il proprio sviluppo. L'unica alternativa allo sviluppo è la propria distruzione.

Le tensioni dell'esistenza si irradiano attraversando ogni Coscienza di Sé qualunque sia la sua natura e la veggente appaiono come linee luminose o come linee di fuoco che consapevoli di sé stesse si irraggiano per alimentare il proprio simile mentre cresce e si sviluppa all'interno di una Coscienza di Sé. Diventate consapevoli, generate dalle Coscienze di Sé come una rete avvolgono l'esistente spingendolo nella direzione che le tensioni dei loro bisogni indicano.

Queste Coscienze di Sé che tentano di svilupparsi diventando eterne infondono una direzione di sviluppo alle stesse Coscienze di Sé che le hanno generate al fine di preservare sé stesse e svilupparsi nell'infinito dei mutamenti.

Tutto questo brulicare di Coscienza appare al veggente come un reticolato di solchi consapevoli che avvolgono ogni Coscienza di Sé e che sono molto attivi fra gli Esseri della Natura.

Esiste una sola direzione nella quale il nous conduce: la costruzione della Coscienza Universale. Può essere che qualcuno ingannato dal proprio condizionamento educazionale legga percorsi o stadi in modo differente,, ma è solo inganno costruito attraverso il blocco delle proprie trasformazioni.

Le guide sulle quali si muove lo sviluppo della Coscienza di Sé e i fini del loro sviluppo è inamovibile e condotta in modo inflessibile. In gioco c'è la costruzione delle Coscienza di Sé Universo anche se la qualità è determinata dai singoli cammini delle singole Coscienze di Sé e dalle loro interazioni con la loro oggettività.

37) Il nous del padre ronzò con volere vigoroso, intuendo idee di ogni forma, e tutte si slanciarono da una sola fonte: perché dal padre venivano proposito e fine., ma distribuite dal fuoco noetico si divisero in altre idee intuibili: il signore predispose per il cosmo multiforme un modello noetico inestinguibile, e il cosmo nel suo disordine ne seguì la traccia per poi ostendere sé con la sua forma, cesellato da idee di ogni specie. Una la loro fonte, da essa altre idee scaturirono, ronzanti, disgiunte, inaccostabili, che si frangono intorno ai corpi del cosmo; intorno a un grembo terribile si aggirano a sciami, rifulgendo da ogni fianco, da vicino, in ogni modo, implosioni noetiche, dalla fonte del padre cogliendo in abbondanza il fiore del fuoco al culmine del tempo senza quiete. Idee primordiali, che la fonte del padre primigenia, in sé stessa compiuta, fece scaturire.

Il pensiero, intenzione, progetto, scopo, intendimento, modo di pensare, capacità di giudizio, il sentire, di Necessità e Intento vibrò con volontà decisa: quando Necessità e Intento vibrarono, la sostanza di cui erano qualità, questa divenne Coscienza di Sé ed espresse Volontà rappresentata da pensiero, intenzione, progetto, scopo, intendimento, modo di pensare, capacità di giudizio e sentire.

Questa è la visione da cui parte questo frammento. Il problema che sorge nell'interpretazione è dove collocare questa visione. La collocazione nello spazio e nel tempo di quella visione mi permette una corretta interpretazione. La collocazione della visione ci consegna l'immagine di un luogo o di una ambientazione in cui qualche cosa si mescola fintanto che qualche cosa non le spinge lanciandosi da una sola fonte. Dunque, una fonte dalla quale procede un slanciarsi nell'infinito.

Va letto: le Coscienze di Sé intuendo idee di ogni forma si slanciarono da una sola fonte!

Le idee sono un qualche cosa di diverso dal volere vigoroso e sono un qualche cosa di diverso dal nous. Cosa sono dunque le idee? Quali sono le idee o, se vogliamo, le intuizioni che queste Coscienze di Sé hanno avuto per slanciarsi dalla fonte in cui erano contenute? Erano la costruzione delle determinazioni!

Non si sta parlando di Coscienze di Sé che si formano nell'Energia Vitale che si muove libera nello spazio. Questo è già avvenuto!

Non si sta parlando di Coscienze di Sé che appartengono a pianeti, stelle o galassie; questo appartiene ad altre visioni.

Qui si sta parlando della vita della Natura. Si stanno indicando le Coscienze di Sé dell'Essere Natura. Le prime Coscienze di Sé che producono altre Coscienze di Sé uguali a sé stesse.

La fonte in cui queste Coscienze di Sé intuiscono idee di ogni forma e dalla quale si slanciano è quello che in gergo scientifico di oggi si chiama BRODO PRIMORDIALE anche se questa visione è primordiale soltanto per la centralità che gli Esseri Umani concedono a loro stessi in quanto in ogni istante ogni Coscienza di Sé è in un brodo primordiale dal quale tenta di staccarsi e di uscire., ma accettiamo questo come visione.

Il BRODO PRIMORDIALE è la fonte dalla quale le Coscienze di Sé si lanciano proprio perché hanno intuito idee. L'intuizione le ha portate a guardare il futuro mentre viene loro incontro e hanno trasformato le loro scelte attraverso il "volere vigoroso" in determinazioni specifiche della propria specie. Le Coscienze di Sé sono all'origine, capostipiti, nodi di trasformazione importanti, momenti di distacco ecc. attraverso i quali originare nuove specie all'interno dell'Essere Natura.

Queste Coscienze di Sé trasformarono Necessità e Intento in propositi attraverso i quali raggiungere il proprio fine. Alla Necessità che le spingeva, all'Intento che aveva trasformato l'Energia Vitale inconsapevole in Coscienza di Sé sommarono la propria volontà trasformando Necessità del padre in Necessità soggettiva di trasformazione e dilatazione e l'intento della propria trasformazione in Intento dell'uso della propria volontà per perseverare nel proprio stato dilatarsi intuendo l'intuibile che le circondava. Attraverso l'intuire dell'intuibile esse intuirono anche il tempo che veniva loro incontro e per modificare sé stesse nel tentativo di costruire il loro futuro costruirono le loro determinazioni.

Che cosa sono le determinazioni? Sono le idee intuite dalle Coscienze di sé mentre guardano il tempo che viene incontro: progettano il futuro. Progettano sé stesse non solo in quanto individui, ma in quanto specie. Le Coscienze di Sé progettando il loro futuro si divisero. Uscirono uguali dalla fonte, ma la loro volontà manipolava in modo soggettivo la loro necessità e questa manipolazione costruì adattamenti soggettivi diversi alle variabili oggettive che incontravano o, se si preferisce, che intuivano. Queste Coscienze di Sé spinte dal fuoco del pensiero, dell'intenzione, del progetto, dello scopo, degli intendimenti, del modo di pensare e del sentire si divisero. Ognuno seguendo la propria sequenza di mutamenti; ognuna germinando la propria specie. Ognuna di queste Coscienze di Sé divennero oggettività per le altre Coscienze di Sé. Ogni Coscienza di Sé divenne idea intuibile dall'intuizione di ogni altra Coscienza di Sé.

In questo momento troviamo un termine particolare: il signore. Un soggetto che predispone un "modello noetico inestinguibile". Quale signore predispone che un fiume segua il suo corso dal monte al mare? Oggi diciamo la forza di gravità! Che cos'è dunque il signore che predispone? sono le condizioni oggettive che permettono alle Coscienze di Sé di slanciarsi dalla fonte.

In questa oggettività è possibile la vita a base di carbonio non è possibile lo sviluppo della vita a base di silicio. Oggi, 1999, lo posso affermare. Il veggente degli Oracoli Caldaici vedeva le condizioni alle quali le Coscienze di Sé operavano adattamento soggettivo come il potere attraverso il quale veniva costruendosi il "modello noetico inestinguibile". Nell'oggettività in cui le Coscienze di Sé si espandevano viene seguita la traccia del loro sviluppo.

Una sola era la loro fonte., ma una volta che hanno seguito la traccia del loro sviluppo da quella traccia altre Coscienze di Sé scaturiscono prendendo altre vie. Così dall'Essere Ameba nasce l'Essere rettile, dall'Essere rettile nasce l'Essere Mammifero, ecc. ecc. fino alle Coscienze di Sé come oggi noi le conosciamo e nella forma che le conosciamo. Il tutto viene presentato come l'immagine del vortice dove tutto nasce e si trasforma per nascere e trasformarsi. Quell'immagine del vortice è l'immagine della nascita e della trasformazione della Coscienza di Sé dell'Essere Natura che si nutre della consapevolezza i ogni Coscienza di Sé che costruendosi si alimenta alimentando i propri processi di sviluppo.

Il grembo terribile attorno al quale si aggirano sciami è quello di REA. E' il grembo dell'Essere Natura da cui tutte le Coscienze di Sé originano e sono il fondamento stesso della sua esistenza. Le Coscienze di Sé si aggirano a sciami. La visione a sciami è esatta. Sia quando si tratta delle Coscienze di Sé della specie cui apparteniamo sia per quanto riguarda ogni specie sia per l'insieme. L'Essere Natura è spesso visibile come un grande sciame composto da ogni consapevolezza di cui è fonte, madre e figlia allo stesso tempo.

Ciò che implode è ciò che si trasforma dentro. Quando si trasforma dentro trasferisce il proprio Potere di Essere all'esterno. L'implosione è essenza delle trasformazioni nei mutamenti. Quanto implode si trasforma alimentando la propria Coscienza di Sé e variandone le determinazioni per lo sviluppo della propria specie. Cosa diversa è l'implosione della distruzione di sé stessi quando si rinuncia ad alimentare la propria crescita e si attende la propria distruzione.

Che cos'è il "culmine del tempo senza quiete"? E' questo tempo! E' il momento in cui lo sviluppo della Coscienza di Sé avviene attraverso la soluzione delle contraddizioni. Questo è il tempo senza quiete. Questo è il tempo della crescita. La crescita non è tempo di quiete, la crescita è tempo di sviluppo delle contraddizioni all'interno delle quali costruire la Coscienza di Sé nell'infinito dei mutamenti.

Che cos'è quel "cogliendo in abbondanza il fiore del fuoco"? Chi lo coglie? HEKATE, l'essenza delle trasformazione e dello splendore dello sviluppo della Coscienza di Sé. Lo sviluppo della Coscienza di Sé; l'esercizio della propria volontà; la costruzioni delle determinazioni attraverso le quali favorire lo sviluppo della propria specie in armonia con tutte le specie dell'Essere Natura; formano la cintura dei fiori di HEKATE., ma e lo sviluppo della Coscienza di Sé arricchisce la cintura di HEKATE la fine della Coscienza di Sé e la sua rinascita pone le basi per la rinascita della Coscienza di Sé Universo.

La fonte primigenia del padre fece scaturire quanto esiste della Coscienza di Sé dell'Essere Natura. Non poteva essere altrimenti. Queste sono le condizioni e questo è il risultato di Necessità e Intento su questo pianeta. Sotto altri soli, sopra e sotto altri pianeti altri brulicare di fonti, altri brulicare di vite e Coscienze di Sé agiscono per arricchire di fiori della Coscienza la cintura di HEKATE.

In questo frammento la nostra attenzione va concentrata sulla formazione della Coscienza di Sé dell'Essere Natura e delle condizioni che su questo pianeta hanno consentito di costruire la nostra specie. Nella storia del Paganesimo Politeista ci sono varie immagini sulla creazione a seconda di dove i veggenti concentrano la loro attenzione. Ogni trasformazione diventa atto di creazione in quanto non esiste una creazione dal nulla, ma un divenuto che è momento di partenza o di formazione di un nuovo divenire. Un divenuto che si trasforma per costruire il nuovo.

Per il Paganesimo Politeista ogni momento è un momento di trasformazione e dunque l'Attenzione del veggente può considerare quel momento importante come il momento importante della propria esistenza., ma l'esistenza del veggente è oggetto in sé stesso. E' il momento in cui il veggente dice: "Da questo momento io mi sono trasformato!" Il veggente può ignorare tutto il precedente,, ma il precedente lo ha formato. Egli è figlio del precedente e padre del futuro che costruirà anche per aver concentrato la propria attenzione su quel momento e non su altri.

CONCLUDENDO il frammento

Attenzione al concetto di idea. Il concetto demiurigo che porta l'idea all'interno del mondo sensibile è atto della volontà soltanto per quanto riguarda i percorsi di sviluppo delle Coscienze di Sé all'interno dell'Essere Natura e ha come risultante non solo lo sviluppo di Coscienze di Sé libere, ma come sviluppo della Coscienza di Sé dell'Essere Natura stessa.

L'idea è quanto la volontà della Coscienza di Sé trasferisce come patrimonio della specie. L'idea è l'oggetto che la Volontà del singolo Essere trasferisce nella propria specie come determinazione.

Ogni Essere, di ogni specie, è un punto d'arrivo della specie stessa. Ogni Essere, di ogni specie è un punto di partenza per la formazione di specie future.

Il singolo Essere della Natura attraverso l'uso della propria volontà e procedendo per adattamento soggettivo alle variabili oggettive sceglie delle modificazioni, più o meno evidenti, più o meno sviluppabili, che si perpetuano nella specie favorendone o complicandone i processi di sviluppo.

Le modificazioni sono le determinazioni specifiche della singola specie che attraverso le modificazioni soggettive, favorite dalle condizioni nella natura, diventano patrimonio dell'intera specie.

L'attività demiurgica è la capacità del singolo Essere di trasformare la propria volontà in situazioni stabili che favoriscono lo sviluppo della specie e dell'intera natura nel suo insieme.

38) intime intuizioni del padre sono queste, e verso di esse si volge il mio fuoco.

Qual è il mio fuoco che si volge verso le intime intuizioni del padre? Qual è il mio fuoco che si volge verso le intime intuizioni di Necessità e Intento? La mia necessità e il mio Intento trasformati dal mio volere: la mia volontà!

Chi si rivolge a Necessità e Intento è la mia Coscienza di Sé che volgendosi all'intuire che la circonda lo riconosce come intuibile ed agisce per il proprio sviluppo.

Quali sono le intime intuizioni di Necessità e di Intento a cui mi rivolgo? Delle altre Coscienze di Sé la cui caratteristica non è quella di essere Coscienze di Sé dell'Essere Natura, ma di essere tensioni che attraversano l'Essere Natura e dalle quali posso attingere. I Guardiani del Divenire Umano.

Perché sono un Essere Umano e la mia specie non ha riprodotto soltanto fisicamente sé stessa, ma ha costruito le tensioni all'interno dell'Essere Natura attraverso le quali garantire il divenire dell'Essere Umano. I Guardiani dell'Essere Umano sono tutte quelle forze che concorrono a garantirne le trasformazioni. Sono quelle forze che solo garantendo le trasformazioni agli Esseri Umani garantiscono le proprie trasformazioni e il proprio divenire nell'eternità. I Guardiani del divenire Umano sono dei guardiani del divenire dell'Essere della Natura.

Gli Esseri della Natura non sono soltanto Esseri fisici, ma sono tensioni di Energia Vitale, delle forze che percorrono il pianeta e queste forze sono attraversate da tensioni che non hanno rappresentazioni fisiche, ma solo tensioni di Energia Vitale. Il fatto di non aver rappresentazioni nel piano fisico non per questo non interagiscono con questo e non garantiscono lo sviluppo di cui abbiamo percezione nel piano fisico perché questo garantisce il proprio esistere.

Sono intime intuizioni perché i Guardiani agiscono sull'intimo degli Esseri Umani. Non si manifestano come rappresentazioni enfatiche, ma attraverso un sottile intuire che manipola il sentire e l'intuire dell'Essere Umano.

Verso di loro si volge il mio fuoco perché da loro il mio fuoco trae nutrimento. Traendo nutrimento dai Guardiani del Divenire Umano io fondo il mio infinito alimentando Necessità e Intento che crescono dentro di me: volontà nella direzione del mio mutamento. Nello stesso tempo il mio intuire alimenta i Guardiani. Li rende forti e attenti nel cogliere le loro opportunità attraverso le quali fondare il loro cammino nell'eternità dei mutamenti.

39) Il nous paterno nato da sé stesso intuì azioni, e in tutte le cose inseminò il vincolo dell'amore gravido di fuoco, perché infinitamente amando permanessero tutte, e ciò che fu ordito dalla luce noetica del padre non crollasse. In virtù di questo amore, gli elementi del cosmo permangono, scorrendo via.

Il termine fondamentale di questo frammento è amore. Che significa "amando permanessero tutte"? Che significa "in virtù di questo amore, gli elementi del cosmo permangono"?

Che cosa significa amore all'interno degli Oracoli Caldaici?

Il termine amore sta ad indicare la soluzione delle relazioni attraverso il Potere di Essere.

Il termine "amore" sta ad indicare la relazione dialettica fra le Coscienze di Sé. Al veggente la relazione dialettica appare come opera di Eros. Quando due oggetti si relazionano non avviene danneggiamento di una delle due Coscienze di Sé,, ma un reciproco arricchimento. E' vero che ogni Coscienza di Sé, in particolare all'interno dell'Essere della Natura, paga dei tributi all'oggettività. Le uova di Storione non si aprono tutte. Molte Coscienze di Sé si cibano di Esseri Storione in potenza,, ma nonostante questa visione soggettiva dell'Essere Umano, l'Essere della Natura nel suo insieme tende a costruire delle relazioni e degli equilibri tali per cui ogni specie al suo interno conserva delle possibilità di sviluppo. Per conservare queste possibilità di sviluppo una specie non si può appropriare dell'intero Essere della Natura, ma deve mantenere il proprio ruolo tentando sì di svilupparsi, ma nello stesso tempo mantenendo e alimentando quelle regole del gioco che di fatto ne limitano gli eccessi di sviluppo.

Questa relazione dialettica che può esprimersi soltanto attraverso delle relazioni nate dallo sviluppo del Potere di Essere della Coscienza viene definita "amore".

Perché "amore"? In contrapposizione all'appropriazione che distingue il fare degli Esseri sottoposti all'autoidentificazione col dio padrone.

Perché "amore"? Perché la relazione anziché danneggiare costruisce, arricchisce le Coscienze di Sé che partecipano alla relazione stessa.

Il nous paterno non è creato,, ma nasce da sé. Si sviluppa come qualità della trasformazione dell'Energia Vitale cui è espressione e intuisce l'azione che lo porta a svilupparsi.

Il nous è in definitiva l'insieme degli attributi che porta una Coscienza di Sé a crescere e dilatarsi. Il nous indica il pensiero, l'intenzione, il progetto, lo scopo, l'intendimento, il sentire, la capacità di giudizio di ogni singola Coscienza di Sé. Le cose erano caratterizzate da Coscienza di Sé. La Coscienza di Sé è il fuoco che costituisce rappresentazione della stessa ed è piena di amore gravido quando la tensione di sviluppo del suo fuoco è la sua espansione nell'infinito dei mutamenti attraverso le relazioni dialettiche con ogni altra Coscienza di Sé.

Permanere nell'infinito dei mutamenti e gravido di fuoco sta ad indicare le trasformazioni della Coscienza di Sé che permette la sua permanenza nello sviluppo fino a diventare parte della Coscienza di Sé Universale.

Le relazioni dialettiche formano quell'intreccio di relazioni fra le Coscienze di Sé il cui scopo è la loro trasformazione e la formazione della Coscienza universale., ma il nous universale è anch'esso in formazione ed è questa la direzione di sviluppo del nous. Dall'inconsapevole si è generato un nous e questo nous che pervade le Coscienze di Sé dell'universo deve tendere a svilupparsi nella direzione in cui quel nous è nato.

Si sarebbe potuto formare nell'Universo un altro pensiero, altre intenzioni, altri progetti, altri scopi, altri intendimenti, altri modi di pensare e sentire e invece nell'universo si è formato una specie di stampo di nous che nato con le prime Coscienze di Sé si è adattato ai singoli bisogni generati da Necessità nelle singole Coscienze di Sé nelle diverse situazioni in cui sono divenute.

E' la relazione dialettica come incontro del Potere di Essere di ogni Coscienza di Sé che permette a queste la permanenza degli elementi del cosmo che seguono la loro infinita corsa nell'infinito dei mutamenti.

40) princìpi che intuiscono le azioni noetiche del padre e le involsero in azioni sensibili, e in corpi.

L'Energia Vitale, date le condizioni specifiche nelle quali si trova a dover operare intuisce che per obbedire ad Intento deve adattarsi soggettivamente ad ogni oggettività che incontra. I princìpi sono queste forme di adattamento specifico della soggettività all'oggettività che l'Energia Vitale incontra e nelle quali agire per costruire nuove Coscienze di Sé.

Nell'Essere Natura le Coscienze di Sé possono trasformare l'Energia Vitale inconsapevole in consapevolezza soltanto trasformando il processo intuitivo all'interno dei corpi sensibili.

Sensibili come noi Esseri Umani all'interno della ragione li consideriamo.

Questo processo di trasformazione dell'Energia Vitale da inconsapevole a consapevole trae origine nel momento stesso in cui si forma l'Essere Natura di cui ogni Essere vivente in essa ne è parte.

Al veggente questa situazione appare come del tutto eccezionale e dal momento che il veggente è parte di questo processo di costruzione tutto quanto percepisce dentro e fuori questo processo di costruzione viene descritto sempre mediante gli elementi che contribuiscono a costruire quanto del processo di costruzione egli è parte.

Il noetico che di Necessità e Intento di cui il veggente è figlio attraverso delle intuizioni trasferisce la possibilità della formazione della Coscienza di Sé in un nuovo modo: il corpo sensibile.

Ricordiamo sempre che il veggnte percepisce cose diverse da quelle che sono il corpo sensibile perché alterando la percezione è andato oltre la descrizione del quotidiano. Andando oltre la percezione del quotidiano ha assistito alla formazione di Coscienze di Sé gigantesche. Solo in un secondo tempo egli si accorge di essere parte di un processo specifico di formazione della Coscienza di Sé che è quello degli Esseri della Natura di cui egli è parte.

In quel momento percepisce i passaggi che sono venuti formandosi e che hanno generato l'Essere Natura di cui egli è parte. Lo sforzo di concentrazioni di Coscienza di Sé di continuare a svilupparsi egli li legge come il trasferimento dell'intuito nei corpi sensibili. E non può essere diversamente fintanto che non vedrà quei corpi sensibili partorire il dio.

La volontà dell'Essere della Natura che si sovrappone alla Necesità che lo ha generato è diversa dalla volontà che si sovrappone a Necessità relativa ad un Essere di sola Energia Vitale. Le azioni sono diverse e spesso anche l'Intento che viene espresso è diverso. Non solo gli Esseri della Natura espandono sé stessi nell'oggettività che li circonda, ma a loro volta sono fonte di germinazione di altre Coscienze di Sé.

Questo non avviene fra gli Esseri di sola Energia Vitale. Questi si espandono soltanto.

41) ...intuendo le cose sensibili in quanto tangibili.

Sono sensibili in quanto tangibili. Evidenti in quanto appartenenti anche al descritto della ragione e perciò non necessitano di nessun sforzo di alterazione della percezione per riconoscerli.

Per individuare Esseri di sola Energia Vitale è necessario alterare la percezione. E' necessario un grande sforzo da parte del veggente mentre per constatare la presenza di corpi sensibili, al di là della loro descrizione e della loro realtà in sé, non è necessario nessun sforzo: le cose si manifestano nella ragione.

Anche la ragione deve essere sottomessa all'intuire e deve agire intuendo in quanto anche fra le cose tangibili esiste uno sconosciuto nel quale la ragione si trova a dover agire. Una ragione agisce intuendo nel proprio sconosciuto quando continua ad allargarsi intuendo e comprendendo gli oggetti che con essa interagiscono.

42) per vincolo in Amore stupendo, che scaturì per primo dal nous, vestendo di fuoco il fuoco suo unificante, per mescolare i caratteri sorgivi, effondendovi il fiore del suo fuoco.

"vestire di fuoco il fuoco"; "mescolare i caratteri sorgivi"; "effondervi il fiore del suo fuoco" queste sono azioni attraverso le quali l'Essere della Natura genera un altro sé stesso diverso da sé stesso.

Nell'universo prima che nascessero le Nature sui vari pianeti questo non era mai avvenuto. Le specificità della formazione della Coscienza di Sé come formazione attrverso le trasformazioni dell'Esser Natura appaiono in tutta la loro grandezza e la loro sacralità al veggente.

Appaiono diverse e slegate dalla formazione della Coscienza di Sé di altre specie. Quasi fossero una cosa diversa. Una diversa sacralità. Una sacralità che riguarda il veggente stesso.

Quella sacralità, quel fare viene rivestito di "Amore" perché è l'emozione che davanti a questo afferra il veggente.

Gli Esseri della Natura sono legati da "Amore". Sono legati da relazioni relative al Potere di Essere. Quel Potere di Essere che le porta a legarsi reciprocamente per costruire un pi grande e potente Essere Natura., ma diventa un più grande e potente Essere Natura soltanto nel momento in cui il veggente alimenta il proprio percorso di dilatazione soggettiva nell'universo. Soltanto nel momento in cui ogni Essere dell'Essere Natura alimenta i propri percorsi di dilatazione soggettiva.

Necessità ed Intento trasferiti nel mondo sensibile danno vita a Coscienze di Sé che germinano altre Coscienze di Sé oltre che tentare di dilatare e costruire sé stesse attraverso un numero infinito di fasi e di trasformazioni.

L'Essere della Natura che si dilata nel suo circostante e nello stesso tempo è fonte generatrice di altre Coscienze di Sé che alimentano e arricchiscono l'Essere Natura.

43) ... d'abissale amore...

La relazione fra Poteri di Essere non è soltanto "abissale" intesa come immensa, ma intesa come relazioni fra gli Esseri all'interno dell'Essere Natura.

L'Essere Natura lega gli Esseri fra loro attraverso delle relazioni sia all'interno della propria specie sia nelle relazioni con tutte le specie degli Esseri della Natura. L'Essere Natura lega gli Esseri di ogni specie in tutta una sequenza dei mutamenti dal brodo primordiale dal quale l'Essere Natura iniziò a costruire la propria Coscienza all'infinito dei mutamenti attraverso i quali giungere alla Coscienza di Sé Universale.

L'Essere Natura lega gli Esseri sia sul piano spaziale che su quello temporale. L'una e l'altra sono in relazione dialettica fra tutti gli Esseri della Natura. Questo è "l'abissale amore" altro non è che la relazione fra i Poteri di Essere che regola e costruisce le relazioni: il farsi Venere di ogni Essere nelle relazioni!

44) ... mescolando scintilla d'anima alle due concordi essenze, il nous e il cenno divino, per terzo aggiunse ad esse Eros nella sua purezza, vincolo venerando di tutte le cose, che tutte le doma.

Nella generazione degli Esseri della Natura l'amplesso altro non fa che mescolare la "scintilla d'anima" del futuro Essere. Il suo campo vitale. Il suo centro attraverso il quale costruire il suo divenire.

Chi le mescola? Le due concordi essenze! Fra gli Esseri della Natura esistono due sessi attraverso i quali costruire le variabili del divenire futuro della specie.

Le due concordi essenze altro non fanno che porre le basi per lo sviluppo del nous nella forma e nella specie di cui sono parte. Le due concordi essenze altro non fanno che porre le basi affinché si generi una nuova concentrazione di pensiero, intenzione, progetto, scopo, intendimento, modo di pensare, sentire e giudicare finalizzate all'arricchimento della propria specie. Questo nous spinto da Necessità, il cenno divino, costruisce la base per la nascita del dio. Questo nous spinto da Necessità, il cenno divino, costruisce la base dell'Essere della Natura.

Come essere dio costruisce sé stesso nell'infinito dei mutamenti, come Essere della Natura si mescola ad Eros, diventa Eros, che attraverso la relazione emozionale con gli enti che lo circondano agisce all'unisono per costruire l'infinito dei mutamenti di quanto lo circonda.

Ed è il suo farsi Venere che permette alla sua esistenza di domare tutte le cose che nel tentativo di espandersi lo distruggerebbero. E' il suo farsi Venere che ferma quanto lo travolgerebbe nel grande vortice qual è l'Essere Natura. E' il suo Potere di Essere che si impone all'oggettività in cui vive arricchendola.

Facendosi Eros quell'Essere Venera quanto lo circonda favorendone lo sviluppo. Facendosi Eros quell'Essere Venera la sua specie alimentando il suo Potere di Essere nell'oggettività in cui si espande.

Facendosi Venere l'Essere doma le forze che dal circostante si rivolgono verso di lui. L'Essere può essere preda o predatore; l'Essere può sviluppare un Potere di Essere che si manifesta e amplia senza predare, ma facendosi Venere e aiutando il mondo che lo circonda a svilupparsi. L'Essere può essere un dio! Lo è quando nelle relazioni col mondo manifesta il suo farsi Venere!

L'amore non è l'amplesso. L'amore è un moto emozionale di cui l'amplesso è una delle espressioni. L'amore è un fiume emozionale che attraversa l'individuo travolgendolo in un vortice di sensazioni. Quel vortice di sensazioni è il suo "sentire il respiro del mondo" di cui è diventato parte. Può essere che tutto il mondo sia la propria specie. Può essere che tutto il suo mondo siano gli Esseri Animali della Natura. Può essere che tutto il mondo sia l'intero Essere della Natura. Può essere che tutto il mondo siano gli Esseri di sola Energia Vitale. Può essere che il mondo che si fa attraversare dal suo sentire sia l'intero universo con quanto contiene. Il fiume emozionale che viene definito come capacità di amare è grande come l'universo, ma è percepito dall'Essere in relazione alla sua capacità di abbracciare, col proprio sentire, quella e solo quella porzione di universo. Egli ama quella porzione di circostante dalla quale si fa emozionalmente coinvolgere.

Questa è la purezza di Eros!

45) ... soffocamento del vero amore

Cosa soffoca il "vero amore"? L'appropriazione; il sottomettere; la sottomissione!

Amore è un flusso emozionale che partendo dall'individuo si trasmette al mondo.

Amore è un flusso emozionale che partendo dal mondo viene percepito dall'individuo.

L'amore è il percepire. Amore è l'intuire.

L'appropriazione è assenza del percepire. La sottomissione è assenza di intuire.

L'appropriazione è atto di forza attraverso il quale si impedisce lo sviluppo di un divenire. Esistono all'interno dell'Essere Natura degli equilibri che si costruiscono annientando dei divenire, ma quelli sono funzionali al divenire del tutto. E' il saccheggio quello che distrugge chi lo compie, chi lo subisce e l'oggettività in cui avviene.

Questo è il soffocamento del vero amore. Il vero amore che si sostituisce con l'appropriazione: con lo stupro.

Lo stupro diventa elemento col quale si costruiscono le relazioni all'interno della nostra specie quando ci si deve appropriare di qualcuno anziché fondere il nostro sentire con quello di coloro col quale fondiamo un reciproco futuro.

Quando si soffoca lo sviluppo emozionale degli Esseri questi tentano di reagire aggirando l'oscurantismo del loro percepire. Non c'è più amore nelle loro azioni. Queste sono vuote. Queste sono tese ad arraffare quanto può dar loro un attimo di tregua dal vuoto che le sta soffocando. Questi Esseri si appropriano. Questi Esseri sottraggono ad altri Esseri soltanto per il gusto di sottrarre. Stuprano per il gusto di stuprare rendendo altri Esseri uguali a loro: vuoti e bisognosi di svuotare chiunque capiti loro a tiro.

Venere ed Eros sono l'opposto della sottomissione.

Venere ed Eros sono l'opposto del Macellaio di Sodoma e Gomorra e del pazzo di Nazareth!

46) ... persuasione disvelamento amore

Si legge: "Ciò che svela l'amore è la persuasione!"

Sarebbe più esatto dire è l'ammaliare, ma anche persuasione rende bene. Persuadere significa convincere dell'opportunità di...

Significa convincere dell'opportunità di agire all'unisono per migliorare le relazioni fra l'Essere Umano e la vita che lo circonda. Persuasione è quanto arriva all'Essere Umano dalle Coscienze di Sé che lo circondano.

Disvelamento (in greco Aleteia) viene tradotto quasi sempre come verità. In realtà significa ciò che era nascosto ed ora è manifesto., ma se ciò che era nascosto alla mia percezione e poi io ho sviluppato la percezione che mi ha permesso di incontrarlo allora Aleteia sta ad indicare non verità come comunemente intesa, ma il risultato del mio percorso di Libertà.

In questo caso si ha la persuasione che indica un'attività del soggetto nell'oggettività attraverso la quale il soggetto modifica sé stesso giungendo a svelare l'amore come relazione e come interesse di sviluppo soggettivo.

In questo caso la persuasione diventa l'attività del soggetto che giunge a svelare l'amore nascosto.

47) speranza ti nutra colma di fuoco...

Che cos'è speranza nel Paganesimo Politeista? Speranza è un'entità divina. Una Coscienza di Sé e in Sé che ogni Essere alimenta dentro di sé ogni qual volta progetta il futuro.

Ogni volta che un Essere di qualunque specie (dell'Essere della Natura nel nostro caso) mette in essere una strategia, un progetto o delle attività per ottenere un determinato effetto in realtà alimenta Speranza dentro di sè.

Non è il vuoto sperare dell'Essere che distrutto nella sua capacità di determinare il futuro spera nell'inervento di un qualche onnipotente che ponga rimedio alla sua rinuncia a progettare.

Speranza è una divinità che nutre il fare di ogni Essere che tenta di espandersi nell'infinito.

Speranza è il Potere di Essere di una Coscienza di Sé che trae nutrimento dall'Energia Vitale espressa da ogni Essere mentre concentra tutto sé stesso per costruire una qualche forma di futuro. Nell'alimentarsi da ogni Essere che progetta il futuro Speranza alimenta chi progetta il futuro per mantenere vivo l'Intento che le permette di svilupparsi nell'infinito dei mutamenti.

Cosa porta la visione del fare di Speranza?

Che cosa porta la visione degli Esseri Umani mentre si fanno Speranza alimentandola attraverso il loro fare?

Il ribollire del fuoco della vita!

Il fuoco della vita ribolle nell'Essere che progetta il proprio sviluppo attraverso l'intento di sviluppare sé stesso.

Speranza accorre in aiuto. Speranza ne alimenta gli atti del progetto. Speranza assume su di sé l'articolazione del progetto. Speranza chiama a raccolta gli déi perché favoriscano e alimentano quei progetti.

Dunque: "Speranza nutra il tuo fare ricolmandolo del fuoco della vita! Del fuoco della Determinazione!"

48) in questi tre fondamenti, tutte le cose trovano orientamento e sono.

Il concetto dei tre fondamenti nei quali tutte le cose trovano orientamento e determinano il percorso del loro esistere.

Nei paragrafi precedenti che parlavano della triade fondamentale ne abbiamo trattate due triadi a fondamento dello sviluppo di ogni Coscienza di Sé.

La prima triade alla base di ogni Coscienza di Sé è Necessità, Intento e Volontà.

Si è parlato di una seconda triade relativa allo sviluppo delle Coscienze di Sé divine Soggetto, Oggetto e Relazione. Questa triade è il fondamento della trasformazione non delle cose né del loro orientamento.

Anche la Relazione risponde ad una triade attraverso il quale viene determinato lo sviluppo Tensione, Accumulo e Scarica., ma questa relazione fra gli Esseri della Natura risponde ad una triade fondamentale nel Paganesimo Politeista ed è Liber, Libera e Cerere.

Anche in questo caso la triade ha valore e importanza in quanto una Coscienza di Sé esiste e determina sé stessa. E' una triade fondamentale per la costruzione dell'Essere della Natura, ma questo presuppone che l'Essere della Natura sia divenuto attraverso la triade fondamentale.

Ci sono delle triadi che rispondono alla triade fondamentale dalla quale tutte le Coscienze di Sé esistono e traggono orientamento. Le Coscienze di Sé esistono per Necessità e Intento e si orientano attraverso l'uso della propria Volontà. In questo modo si fanno dio che termina lo sviluppo della propria Coscienza di Sé nell'infinito dei mutamenti costruendo altre triadi.

Solo questi tre divini sono i fondamenti di ogni Coscienza di Sé e di ogni cosa percepita nel mondo che ci circonda.

In questi tre, Necessità-Intento-Volontà, "tutte le cose trovano orientamento e sono".

49) luce generata dal padre: poiché solo Aion, attingendo in abbondanza al fiore dell'intuire, può cogliere nous paterno dalla forza del padre, e donare nous a tutte le scaturigini, e ai principi, e con turbine continuo farli vorticare e permanere in eterno.

traduzione Manuela Simeoni: luce generata dal padre, infatti questa sola, raccogliendo in abbondanza il fiore del nous, dalla forza del padre ha [capacità di] pensare il nous paterno e infonderlo a tutte le sue idee e principi e vorticare per sempre e rimanere, in un vortice attivo.

L'interpretazione di questo passo degli Oracoli Caldaici è fondamentale., ma è stato fondamentale anche modificarne la traduzione per definirla meglio.

Una volta precisata la traduzione l'immagine appare chiara. La luce altro non è che l'Energia Vitale che si espande nell'universo. Questa sola (non esiste altro nell'universo se non quella) raccogliendo in abbondanza l'essenza del pensiero, intenzione, progetto, scopo modo di pensare e sentire attraverso la forza del padre (Necessità) che sola può imprimerle il movimento per giungere a ciò, ne infonde le idee e i principi che vorticando attraverso la propria volontà soggettiva sono mantenuti in un vortice attivo. Un vortice attivo che altro non è che la Coscienza di Sé che esercitando la propria volontà sovrapposta a Necessità che l'ha generata tenta di espandersi nell'oggettività che la circonda.

Con questa visione si ha la nascita del dio. Una Coscienza di Sé che si espande nell'infinito dei mutamenti.

Le componenti di questa visione sono la luce che altro non è che l'Energia Vitale. L'Intento che è rappresentato dall'insieme degli elementi attraverso i quali definiamo il nous. Necessità che è la frza della formazione del vortice attivo. E Volontà rappresentata dal permanere in attività del vortice e della sua espansione nell'oggettività.

Con questa visione si può rappresentate tutta la cosmologia Pagana Politeista. Tutti gli elementi sono elementi interni all'oggettività e si esprimono in maniera diversa a seconda di come è venuta trasformandosi l'oggettività stessa.

Tutta questa cosmologia demolisce ogni concetto di causa determinatrice o creatrice in quanto individua le forze della trasformazione come qualità ed elementi dell'oggettività che ci circonda.

A differenza degli scolastici si può affermare che la causa dell'esistente sono le qualità dell'esistente stesso. L'intento dell'esistente, inteso in questo caso come il fine, è relativo alle tensioni che attraversano l'esistente. Nulla vi è fuori dell'esistente in quanto l'intero esistente partecipa alle trasformazioni per adattamento dell'esistente stesso.

Necessità, Intento e Volontà qualificano il movimento di ogni Coscienza di Sé che non può essere separata dai suoi processi di trasformazione.

50) al centro dei padri il centro di HEKATE è condotto.

E' interessante il passaggio continuo fra il concetto di padre cosmologico e padri all'interno dell'Essere Natura. La visione del veggente viene continuamente messa alla prova su piani della percezione differenti quando il suo sentire avverte la presenza delle stesse componenti all'interno della natura e nella formazione delle Coscienze di Sé cosmologiche. La sensazione che ne ricava il veggente è la stessa in quanto è in presenza delle stesse tensioni, ma l'Intento che percepisce è diverso. La grande HEKATE, momento di trasformazione di ogni stadio di Coscienza di Sé a livello cosmologico, negli Esseri della Natura assume un significato diretto nella crescita e nella formazione della loro Coscienza di Sé.

Quando dal cosmo la visione viene condotta all'interno degli Esseri della Natura col termine padre può essere indicato colui che genera., ma colui che genera altri Esseri della Natura deve avere come momento centrale del proprio sviluppo e del proprio generare l'essenza di HEKATE. Senza l'essenza di HEKATE come momento centrale delle trasformazioni dei padri non vi è fuoco vivo fra gli Esseri della Natura.

HEKATE è per gli Esseri della Natura uguale a RHEA. HEKATE è RHEA quando il corpo fisico muore e la coscienza dell'Essere passa al corpo luminoso che ha costruito attraverso tutta la propria esistenza. RHEA è la nascita del corpo fisico e dunque l'opportunità dell'Essere di attraversare HEKATE per costruire la propria eternità.

Se l'Essere della Natura non costruisce il proprio corpo luminoso e non orienta le proprie tensioni dell'esistenza verso HEKATE costruisce un'Essere Natura debole. Deboli saranno i suoi figli; debole sarà la sua volontà; debole sarà il suo Intento; deboli saranno le sue determinazioni.

Ecco il senso per cui "al centro dei padri il centro di HEKATE è condotto".

51) Dal fianco destro, dove le cartilagini si infossano sotto lo sterno, gorgogliando zampilla abbondante il fiotto dell'anima primordiale, intimamente animando luce fuoco etere mondi.

In questo frammento si parla soltanto dell'Essere Umano e del suo centro del sentire che viene indicato col plesso solare. Il plesso solare è un centro di Energia Vitale che nelle pratiche orientali vengono chiamati Chakra nel quale ha sede la percezione che dal divino che ci circonda giunge all'Essere Umano.

In questa sede c'è il sentire che si attiva quando l'Essere Umano percorre un sentiero virtuoso attraverso il quale costruisce il suo corpo luminoso o se si preferisce il Daimon dei greci o Genio dei romani.

Cosa significa l'anima primordiale? L'anima primordiale altro non è che l'Energia Vitale che sorregge il corpo fisico. Il corpo luminoso non è ancora formato. L'Essere Umano solo in quel momento comincia ad esercitare la propria volontà. Fino ad allora è divenuto come trasformazione della sua specie. E' cresciuto per volontà della specie nella pancia della madre e poi da bambino è cresciuto sia continuando a percorrere il sentiero di crescita tracciato dalla sua specie sia iniziando ad esercitare la propria volontà nel mondo circostante.

Da quando comincia ad esercitare la propria volontà alimentando le determinazioni proprie della sua specie l'Essere Umano fa zampillare il fiotto dell'"anima primordiale". Facendo zampillare (muovere, articolare esercitare) la sua "anima primordiale" alimenta la propria capacità intima di percepire quanto si alimenta nel mondo circostante. Egli ravviva il fuoco della crescita dell'Essere Luminoso, il dio, che cresce dentro di lui percependo mondi che sono estranei al mondo della ragione, ma che possono comunicare attraverso il suo sentire.

Attraverso quell'attività egli alimenta la crescita del suo corpo luminoso sviluppandone il sentire.

In quel momento non solo egli esercita la sua volontà sovrapponendola alla Necessità che lo portò a nascere, ma alimenta il divino che emerge dentro di lui e che di volontà è artefice e alimento. Il divino è artefice di volontà perché se l'Intento del corpo fisico è quello di migliorare la propria situazione più egli migliora la sua situazione all'interno delle contraddizioni dell'esistenza e più il corpo luminoso cresce., ma il corpo luminoso è collegato direttamente a volontà non è mediato dalla ragione come il corpo fisico. Così il corpo luminoso alimenta volontà che soccorre e supporta le determinazioni del corpo fisico.

Il sentire dell'Essere Umano proietta il dio che cresce nell'Essere Umano fra gli dei del mondo circostante. Questo frammento è relativo soltanto all'Essere Umano.

Quando il corpo luminoso cresce si esprime attraverso il corpo fisico. Non solo sul plesso solare, ma anche attraverso altri punti il corpo luminoso si affaccia alla vita quotidiana. Non sono solo punti dai quali l'Energia viva (cioè la virtù) fuoriesce, ma la formazione del corpo luminoso predispone il corpo fisico ad adattarsi sia alla sua presenza che alle sue esigenze La quantità di Energia Vitale nell'individuo aumenta e aumenta sia la sua capacità di comprensione del mondo che la sua capacità di alterare la percezione costringendo il suo cervello a emettere sostanze o a creare nuove connessioni. Aumentando la sua Energia Vitale aumenta anche la sua capacità di scegliere bisogni diversi, visioni diverse, concetti diversi.

"Gorgogliando zampilla abbondante il fiotto dell'anima primordiale"

52) Nel fianco sinistro di HEKATE dimora la fonte della virtù che permane tutta quanta raccolta all'interno, non perde la sua verginità.

HEKATE è rappresentata in una statua triplice. A destra è raffigurata una testa di vacca e a sinistra una testa di cagna e al centro la testa di una giovane donna. Anche in un'altra incisione la dea è rappresentata con al centro la testa di una giovane donna, a destra la testa di una capra e a sinistra la testa di una cagna. Nelle sei mani brandisce delle torce di fuoco: il fuoco della Conoscenza e della Consapevolezza.

Perché questa rappresentazione triplice? Perché HEKATE rappresenta le trasformazioni cui perviene un Essere della Natura per costruire il suo corpo luminoso.

A destra era la nascita come fertilità che favorisce lo sviluppo dell'Essere Natura. Poteva essere una vacca o una capra. Al centro era il divenuto: l'Essere Umano rappresentato da una fanciulla! A sinistra c'era il cane che rappresentava lo spirito. Il Demone. Daimon: il dio che cresce dentro l'Essere della Natura.

Nel fianco sinistro di HEKATE è rappresentato il suo divenire: il dio!

HEKATE nelle raffigurazioni classiche rappresenta le trasformazioni dell'Essere della Natura. Il corpo luminoso non perde mai la sua verginità. Non tanto perché ci sia qualcosa da stuprare, ma perché la virtù è il fare dell'Essere Umano attraverso la sua volontà: il suo farsi dio! Nessuno può togliere al dio il suo sviluppo nell'eternità dei mutamenti.

La rappresentazione di HEKATE è una delle più grandi rappresentazioni prima dell'avvento dell'uomo dio padrone di altri uomini. E' l'ultima simbologia del percorso per la costruzione del divino a cui l'Essere della Natura concorre.

L'Essere della Natura è REHA, GIUNONE: la nascita. Quell'atto di magia coinvolge l'intera sua esistenza. Non è pensabile nessun atto di magia e di trasformazione fra gli Esseri della Natura se si esclude l'atto di magia per eccellenza: la nascita. Nello stesso tempo non si può non considerare il secondo atto di magia conseguenziale al primo: la morte del corpo fisico! Nella rappresentazione di HEKATE non solo questo è rappresentato, ma viene definito proprio in funzione dell'ultima grande operazione di magia: la morte del corpo fisico.

Ebbene HEKATE è rappresentata, dal punto di vista esoterico proprio dalla fine del corpo fisico e dalla conseguenziale nascita del corpo luminoso dell'Essere Umano che conscio della magia che lo ha portato a nascere ha percorso l'intera esistenza costruendo sé stesso.

La costruzione di sé stessi è il non perdere la verginità!

Nelle tradizioni Pagane HEKATE era seguita da una muta di "demoni" sotto forma di cani. L'ssere Cane simboleggia la fedeltà. Quando l'Essere Umano costruì la barriera fra la sua ragione e il mondo del sentire e dell'intuire l'Essere Lupo lo affiancò assieme al suo cugino Essere Cane. Il Daimon è fedele al singolo Essere Umano in quanto questi è il suo generatore., ma è il Daimon esperto nell'arte del sentire e dell'intuire. E' il Daimon dell'Essere Umano che è in grado di esplorare lo sconosciuto che ci circonda. Non è come affermano alcuni studiosi che l'Essere Cane accompagna l'Essere Umano oltre la vita., ma è esattamente il compagno dell'Essere Umano fisico che si slancia nella notte della vita fisica che per lui è lo splendore dell'infinito dei mutamenti. Non è l'Essere Cane che conosce l'aldilà, ma è il corpo luminoso che è in grado di muoversi nello sconosciuto circostante percependolo e intuendolo.

La triplicità di HEKATE nel lato sinistro è rappresentata dall'Essere Luminoso, Daimon o Genio come il volto della fanciulla rappresenta ciò che dalla generatrice dell'Essere Natura si costruisce in essa.

53) ... con i pensieri del padre io trovo luogo, anima che tutto anima col suo calore.

Quali sono i pensieri del padre? Se non esiste Coscienza di Sé non esiste nemmeno volontà e determinazione e per conseguenza non esiste una ragione né una progettualità che costruisca l'esistenza.

Il pensiero del padre è l'Intento!

Ricordiamo come del padre sia rimasta Necessità e Intento. Se Necessità è il movimento Intento è il fine del movimento il pensiero non pensato dell'Energia Vitale che si muove attraverso le proprie qualità.

Anima che tutto anima. Si anima tutto e tutto contiene una concentrazione di Energia Vitale che si trasforma in Coscienza di Sé e sviluppa la propria consapevolezza.

I pensieri del padre sono dunque l'Intento.

Ma l'Intento universale viene variato dal soggetto che attraverso la propria volontà si fa un dio. Così l'Essere Umano articolando la propria intenzione alimenta il proprio Intento che articolandosi con l'Intento di quanto lo circonda modifica il proprio Intento che a sua volta modificherà la sua intenzione.

I pensieri del padre sono dunque la direzione nella quale sviluppare la propria volontà. Non per appropriarsi di quanto ci circonda, ma per svilupparci in quanto ci circonda articolando il nostro sviluppo con tutti gli sviluppi presenti nel circostante.

54) Sulle spalle della dea, una natura incolmabile si libra.

E ancora in questo frammento HEKATE viene assimilata a RHEA, ma non la RHEA genitrice, è l'essenza della libertà degli Esseri della Natura che attraverso l'uso della loro determinazione costruiscono loro stessi nell'infinito dei mutamenti.

Quando gli Esseri della Natura costruiscono loro stessi nell'infinito dei mutamenti non alimentano l'Essere Natura come Coscienza di Sé complessiva. L'Essere divino che identifichiamo col nome di Essere Natura si costruisce per sedimentazione di quelle Coscienze di Sé che all'atto della morte del corpo fisico hanno si compattato un corpo luminoso, ma questo non è sufficientemente compatto e consapevole per essere Libero da vincoli per continuare a costruirsi. Così questi Esseri si compattano nell'Essere Natura la cui Coscienza di Sé è costituita in massima parte dallo sviluppo dei mutamenti che hanno continuato Esseri della Natura che fisicamente erano microscopici.

Gli Esseri della Natura che costruiscono un percorso virtuoso, di qualunque specie siano, hanno la possibilità di costruire la propria Libertà dai vincoli anche dell'Essere Natura.

Per questo motivo l'Essere Natura cresce sulle spalle di RHEA, ma appare incolmabile in quanto il suo percorso di Libertà non può precludere la Libertà di quegli Esseri che nati dal suo grembo costruiscono per sé stessi sé stessi nell'infinito dei mutamenti.

Quali sono gli elementi importanti di questa visione?

Le spalle di RHEA sulle quali ci sta l'Essere Natura e dalle quali l'Essere Natura trae sviluppo!

L'Essere Natura che per sua natura deve percorrere il suo sentiero di Libertà!

Gli Esseri della Natura che costruendo la loro Libertà divengono sé stessi nell'infinito dei mutamenti staccandosi dall'Essere Natura che intanto continua a percorrere i suoi mutamenti!

Su quale parte della visione poggio lo sguardo?

Qualunque parte sia io divento la visione. Quella visione mi chiede di appartenergli diventando il tutto per il veggente, ma il veggente fugge da ogni assoluto in quanto l'unico assoluto che è in grado di percepire è la Libertà nelle proprie trasformazioni!

Ogni angolo della visione è un frammento dell'infinita Libertà che ci circonda e ci chiama.

55) I capelli balenano allo sguardo in un brivido di luce.

Mi trovai immerso in un reticolato di fuoco brillante alla vista. Guardavo lo spettacolo e le trasformazioni fintanto che non percepii me stesso come filamento di quel reticolato!

Possono apparire come capelli che balenano. Capelli biondi le cui vibrazioni si concentrano e si disperdono in un vortice di relazioni.

Ma ognuno di quei capelli è una Coscienza di Sé che percorre sentieri propri e dimensioni percettive proprie. Le relazioni avvengono per similitudine. Si attraggono, si respingono, si cercano e si modificano continuamente.

Balenare è il termine preciso per trasmettere nel mondo della ragione quanto intuito fuori della ragione. Fuori dallo spazio e dal tempo di cui la ragione è descrizione e padrona.

Qualcuno disse: "Siamo solo frammenti di Sole imprigionati in una ragione che del Sole e dell'universo pretenderebbe di essere padrona!" In realtà fuori della ragione siamo diversi, ma cosa siamo non si può dire perché sorge in noi il sospetto: quanto vediamo è il reale o solo un'altra descrizione a cui abbiamo adattato la nostra percezione? Questo non è dato saperlo almeno fintanto che non attraversiamo quello sconosciuto trasformandoci, ma una cosa la sappiamo anche ora. Il mondo della ragione è solo un'isola nello sconosciuto e anche se "il balenare di capelli" delle Coscienze di Sé che ci circondano fosse soltanto un'ulteriore descrizione noi sappiamo che siamo immersi in un mondo magico del quale siamo parte.

Noi siamo linee di tensione che sprigionano tutta la loro forza nell'Essere Natura e che praticando l'Essere Natura dal quale proveniamo possiamo liberarci dalle costrizioni e muoverci nell'infinito.

Questo è quanto ci dice il mondo che ci circonda. Ognuno di quei capelli luminosi è una Coscienza di Sé, una Tensione Cosciente di Sé, un Frammento di Energia Vitale Cosciente di Sé.

Alcuni di quei capelli ci attraversano e alimentano le nostre azioni. Altri partono da noi e si legano agli elementi simili del mondo circostante. Altri ancora ci cercano. Altri ancora cercano le nostre tensioni per alimentarle. Altri ancora alimentano il nostro fare e i nostri bisogni. Alcuni di questi capelli uscendo da noi interagiscono col mondo circostante. Alcuni chiamano i loro simili per sostenerli. Altri modificano quanto incontrano interagendo con loro.

Che cos'è dunque il nostro divenire eterno?

Lisciare rendendo forti e vivi i filamenti di Energia Vitale che da noi si proiettano nel mondo circostante.

Che cos'è dunque l'arte della Stregoneria?

L'arte di potenziare il Potere di Essere del soggetto per meglio e più efficacemente interagire col mondo circostante per costruire condizioni migliori nelle quali potenziare il proprio Potere di Essere.

Lo Stregone impara a scuotere i filamenti. Lo Stregone impara a chiamare i filamenti. Lo Stregone impara a dirigere i filamenti attraverso le sue predilezioni e il suo Intento. Così facendo lo Stregone trasferisce il suo Intuire nella quotidianità. Questo trasferire non avviene come i cristiani dipingono l'arte dell'intervento del loro dio: a colpi di bacchetta magica. Avviene attraverso un sottile intuire che tutto avvolge e nulla costringe. Un sottile intuire che tutto ammalia, ma nulla obbliga. Un sottile intuire che intuito dal soggetto questi lo fa un proprio intuire che trasferisce nella vita quotidiana.

Si può ripetere quella visione come scritta negli Oracoli Caldaici: "I capelli balenano allo sguardo in un brivido di luce!"

56) In verità è RHEA la fonte e il flusso dei beati noetici: è lei la prima in potenza, che nel suo grembo ineffabile ha accolto la scaturigine di tutte le cose, e circolando l'effonde su tutto.

Ineffabile: che non si può esprimere con parole

Scaturigine: sorgente, fonte.

RHEA la costruttrice della vita degli Esseri della Natura. Tanto determinata da nascondere ZEUS a CRONO per impedirgli di soffocare quanto stava nascendo. RHEA, ai mutamenti, da' un sasso: "Mangiati questo!" e intanto incuba nel proprio seno l'oggettività nella quale può svilupparsi l'Essere Natura.

Chi può essere definito beato? Colui che sviluppando la propria Coscienza di Sé sviluppa sé stesso nell'infinito dei mutamenti. Chi non sviluppa sé stesso non è definibile beato all'interno della visione del Paganesimo. Soltanto chi è in grado di prendere nelle proprie mani la responsabilità della propria esistenza sommando volontà a Necessità che ha determinato la sua Coscienza di Sé può dirsi beato.

Ma per dirsi beato è necessario che sia cosciente della possibilità che questa concentrazione di Energia Vitale cosciente di sé ha avuto e per far questo deve sommare la propria Volontà a Necessità trasformando questa in elemento espressivo del proprio esistere. Nel momento stesso in cui questa Coscienza di Sé piega la propria Necessità mettendola al servizio del proprio sviluppo attraverso la sua Volontà sviluppa la propria struttura noetica: il proprio pensiero, la propria intenzione, il proprio progetto, il proprio sentire, la determinazione di sé stesso ecc.. Se la Coscienza di Sé non sviluppa questo, non sviluppa nemmeno la conoscenza attraverso la quale fondare il proprio futuro. Non sviluppa nemmeno il proprio Potere di Essere attraverso il quale sviluppare sé stessa.

La fonte di tutti gli Esseri che compongono l'Essere Natura è RHEA: la genitrice. RHEA il potere di generare. Un potere di trasformare l'inconscio in cosciente proprio degli Esseri della Natura, figli di Giunone-Iside-Rhea o quanti altri nomi si vogliono dare a questa grande madre che in realtà è l'Essere Natura stessa. O meglio, quando si guarda l'Essere Natura nella sua qualità di generatrice di Esseri si assiste alla Coscienza di Sé e alle determinazioni di sviluppo di RHEA.

E' RHEA, per quanto riguarda gli Esseri della Natura, la prima in potenza perché da essa scaturiscono tutti gli Esseri e a lei tutti gli Esseri pagano il proprio tributo come elemento per costruire la loro Libertà.

Il grembo di RHEA è una sorgente. Da quella sorgente sgorgano le Coscienze di Sé che fin dall'alba del Brodo Primordiale costruì l'Essere Natura. Il suo grembo è inesauribile fintanto che le condizioni che determinano il suo esistere continueranno a svilupparsi.

Ma il suo grembo non produce logos. Non è fonte della parola né della ragione. Il suo grembo è volontà. E' il Potere di Essere di Volontà che si genera dal suo grembo. Volontà non appartiene al parlato della ragione, ma all'azione degli Esseri che affrontando l'oggettività in cui vengono generati tentano di svilupparsi in un vortice eterno.

Volontà è l'ineffabile. Volontà è quanto trasforma Necessità oggettiva come qualità dell'Energia Vitale in Necessità soggettiva della Coscienza che si forma. Questa trasformazione, il cui preludio e formazione avviene nel grembo di RHEA, è l'espressione del suo Potere di Essere e determinazione della sua esistenza. Fintanto che c'è la determinazione di essere di RHEA continua ad esistere l'Essere Natura e a fornire fonte di costruzione e di divenire degli Esseri della Natura stessa. Continua ad essere fonte di fondazione e di costruzione dell'Essere Libertà cui tutti gli Esseri della Natura tendono sia come singoli, sia come specie che come Esseri Sociali quando, come nel nostro caso, sono Esseri Umani.

57) il padre soffiò i sette firmamenti dei mondi.

Per gli Oracoli Caldaici i Pianeti del Sistema Solare sono sette. Sette sono le Nature che da questi si possono sviluppare. Sette sono i Giove per ogni pianeta. Sette sono le possibilità della vita nel Sistema Solare. Sette sono le RHEA tutte legate dalla stessa tensione sia che RHEA splenda nel rigoglio dell'Essere Terra sia che sia pronta, come un Essere Giaguaro in agguato sul suo pianeta pronta a cogliere la sua opportunità nel momento stesso in cui si presenta. Le possibilità della vita sono opportunità che Necessità e Intento costruiscono per trasformare l'inconsapevolezza dell'Energia Vitale in Coscienza di Sé.

Per gli Oracoli Caldaici ci sono sette possibilità di sviluppo dell'Essere della Natura nel nostro Sistema Solare. Sono mondi ed opportunità sulle quali i veggenti Caldaici concentrarono la loro attenzione nel momento stesso che osservando i moti dei pianeti, notte dopo notte, su questi concentrarono il loro sentire. E quel sentire percepì la stessa forza, le stesse tensioni, le stesse determinazioni che dall'Essere Terra si dirigeva nei loro confronti.

I sette pianeti degli Oracoli Caldaici erano l'Essere Terra, l'Essere Luna, l'Essere Mercurio, L'Essere Venere, l'Essere Marte, l'Essere Giove e l'Essere Saturno.

Oggi sappiamo che ci sono altre possibilità, ma quelle possibilità erano fuori della loro ragione, del loro sguardo e su quelle possibilità non concentrarono la loro attenzione. Nemmeno noi possiamo porvi il sottile sguardo dell'intuire, possiamo soltanto osservarli mediante degli strumenti. Verrà un giorno che da pianeti più vicini a quelli potremmo concentrare lo sguardo del sottile intuire su di loro e percepirne le tensioni, i bisogni e le determinazioni. D'altronde gli stessi Caldaici non potevano distinguere la separazione, ad esempio, della Coscienza di Sé delle grandi Esseri Lune di Giove dalla Coscienza di Sé di Giove stesso come al contrario fecero nella distinzione fra la Coscienza di Sé dell'Essere Luna con quella dell'Essere Terra che più vicina sollecitava i loro sensi.

C'è un universo di Coscienze che ci circondano e che marciano nell'infinito dei mutamenti. Per una Coscienza di Sé sulla quale noi puntiamo la nostra attenzione "diecimila" altre ci sfuggono o non entreranno mai nella nostra attenzione.

58) (il fuoco del Sole) ... fissò nella sede del cuore...

Cosa vede il veggente quando alterando la percezione osserva gli Esseri Umani superando la forma e la descrizione? Vede frammenti di Essere Sole che dai loro cuori s'irraggiano nel circostante. Ogni Coscienza di Sé è visibile come un frammento di luce solare. Un frammento che si muove in modi diversi e con sfumature di luce diverse.

Vedere questo non modifica la visione che gli Esseri Umani hanno nella loro organizzazione descrittiva della ragione, ma li pone a considerare che quanto li circonda è uguale a sé stessi, attraversato dalle stesse tensioni, ed è la stessa luce propria dell'Essere Sole che brilla in ogni Essere della Natura.

Il cuore come centro del sentire. Il cuore come centro della tensione espansiva dell'individuo. Il cuore come sede del sottile intuire che relaziona l'Essere Umano con l'infinito intuibile che lo circonda.

Le Linee luminose che attraversano il mondo e che dal mondo sollecitano l'intuire soggettivo affinché ad esse si apra. Gli déi del mondo che ci circonda sollecitano l'Essere Umano ad usare l'intuibile per costruire le relazioni con essi. Gli déi del mondo circostante che tentano di comunicare con l'Essere Umano affinché svegli il dio che dorme dentro il suo cuore e affronti l'esistenza come un dio anziché come un miserabile che attende la fine della sua esistenza.

59) ... cosmo solare... luce totale...

La Coscienza è fuoco ed è luce. Una luce che si muove in modo vorticoso che sembra quasi fiammeggiare tanto è l'ardore dell'espansione che trasmette al veggente.

E l'Intento del cosmo è TERMINIUS.

Come se l'opacità brillante dell'Energia Vitale fosse avvolta da fuoco della Conoscenza e della Consapevolezza. L'incendio della Conoscenza e della Consapevolezza che si espande nell'universo.

Questa è la visione dei veggenti!

60) fuoco emanazione di fuoco... e ministro del fuoco...

In questo frammento continua quanto è detto nel frammento precedente.

Non solo il cosmo prende fuoco travolgendo l'inconsapevolezza della Conoscenza e dalla Consapevolezza soggettiva, ma il fuoco della Coscienza di Sé, che poi è il fuoco della vita, si propaga quasi fosse un contagio.

Lo sviluppo della Coscienza di Sé deve essere un atto di volontà. Un atto di sviluppo dove il gioco degli equilibri all'interno di tutte le specie deve garantire lo sviluppo delle specie che altre specie contengono.

Così gli Esseri Umani nel corso del loro sviluppo non possono devastare l'intera oggettività nella quale vivono in quanto comprometterebbero lo sviluppo e la direzione in cui avviene lo sviluppo dell'Essere Natura. Inoltre il fuoco deve essere attizzato. La consapevolezza non si deve affievolire. La strada che conduce a Libertà deve essere sempre sgombra di ostacoli. Le pietre devono essere accudite.

Questi sono i ministri del fuoco. Coloro che tengono libere le strade da intoppi, frane o devastazioni varie. Costoro sono i ministri del fuoco che agevolano il viaggio ai viaggiatori lungo la strada della Conoscenza e della Consapevolezza. Costoro, assieme ai costruttori di ponti, sono gli Psichisti. Quegli Esseri Umani che alimentando il fuoco che cresce dentro di loro alimentano il fuoco fra gli Esseri del Sistema Sociale in cui vivono.

I Psichisti sono i guardiani contro le devastazioni, sono i guardiani contro i tentativi della sottomissione che costruisce le devastazioni nel cuore degli Esseri Umani e nei Sistemi Sociali in cui questi vivono.

I Psichisti sono i costruttori del Paganesimo Politeista in quanto aprendo il cuore degli uomini attizzano il loro intuire affinché colga il fiore dell'intuibile che dal mondo circostante giunge loro.

61) a) corso etereo e slancio immenso della luna, aeree correnti...

b) oh! etere sole respiro della luna, guide dell'aria.

c) di cerchi eliaci e di fanfare lunari, gonfi d'aria....

e) porzione di etere sole luna e di tutto ciò che fluttua con

l'aria..

f) ...e ampia distesa dell'aria e corso della luna e quello

sempre mobile del sole.

L'oggettività in cui si muovono le Coscienze di Sé dei pianeti e degli astri appaiono al veggente come immersi in aria e venti. Non è il vuoto siderale che i Caldei probabilmente nemmeno consideravano in quanto loro ignoto, ma è il mare dell'Energia Vitale che tutto avvolge e che può essere rappresentata nel mondo della ragione come un'atmosfera siderale nella quale le Coscienze di Sé dei pianeti si muovono. Gli egiziani la descrivevano come acqua.

In percezione alterata quanto si scorge viene descritto nella ragione attraverso gli elementi propri della ragione. Quando c'è una ragione ricca e piena di elementi gli oggetti usati per la descrizione tendono a dare un'idea più precisa del percepito. Quando una ragione è povera allora anche il percepito viene descritto attraverso elementi poveri.

Le aeree correnti dell'Essere Luna sono le forze all'interno delle quali ella costruisce i propri adattamenti soggettivi alle variabili oggettive incontrate. E' l'esercizio delle sue determinazioni nelle quali si lancia per costruire l'infinito delle sue determinazioni. Quali queste siano appartiene soltanto all'Essere Luna quella conoscenza. Al suo divenuto. Noi possiamo soltanto considerare la sua presenza come parte dell'oggettività nella quale viviamo e ci adattiamo.

C'è un elemento comune ed è il respiro. Il respiro degli Esseri della Natura è uguale a quello dell'Essere Luna. Non tanto per l'atmosfera inalata, ma per l'Energia Vitale che dall'Essere Sole si irraggia nello spazio e che tutti gli Esseri assorbono emettendone a loro volta per alimentare le loro trasformazioni. Nello stesso tempo dalle emanazioni dell'Essere Sole, come del resto dalle emanazioni di qualsiasi altro Essere, sono guidati gli Esseri nelle loro infinite trasformazioni. Sia che questi respirino direttamente l'Energia Vitale sia che la respirino in maniera indiretta attraverso l'assorbimento di altri Esseri.

Il respiro non è solo l'atto attraverso il quale l'Essere della Natura assorbe ossigeno dall'atmosfera terrestre, ma è anche l'atto attraverso il quale gli Esseri, qualunque sia la loro specie, assorbono Energia Vitale dal circostante e ne immettono a loro volta.

I cerchi eliaci altro non sono che le rotte degli Esseri Pianeti attorno all'Essere Sole. Questa fanfara di astri altro non è che un canto di divenire e di trasformazione sia degli Esseri Pianeti che dell'Essere Sole stesso. Ogni Coscienza di Sé costruisce i propri adattamenti soggettivi alle variabili oggettive incontrate e il Sistema Solare in cui viviamo ha costruito i propri adattamenti soggettivi alle variabili oggettive che ha incontrato per predisporsi al meglio e continuare il proprio sviluppo nell'infinito dei mutamenti.

Questa parata di Esseri Pianeti attorno all'Essere Sole permette loro di respirare l'Energia Vitale che l'Essere Sole emette nell'atmosfera e a loro volta possono inviare all'Essere Sole le trasformazioni che essi hanno indotto nell'Energia Vitale che da loro viene emessa nello spazio.

La visione del moto degli Esseri Pianeti e degli astri si fa sempre più articolata. Non sono solo gli Esseri Pianeti a muoversi, ma è l'Essere Sole che si muove nel vasto oceano dell'Energia Vitale come se si muovesse nell'aria.

Il veggente incontra questa visione perché egli ha sviluppato il dio che cresce dentro di lui. Egli scorge le tensioni che crescono dentro di lui nel mondo circostante del quale è diventato parte. Egli ha aperto il suo cuore consentendo all'intuibile di intuire quanto lo circonda. Egli ha svegliato il dormiente dentro di lui e questi può intuire ogni intuibile e trasmetterlo alla ragione prendendo da questa gli elementi attraverso i quali descrivere quanto viene intuito.

62) ...eteri degli elementi...

La parte eterea dell'elemento è quanto noi percepiamo oltre il fenomeno dell'elemento stesso.

La parte eterea di un Essere della Natura è il suo corpo di Energia Vitale, la parte che continua dopo la sequenza dei mutamenti.

Gli elementi di quanto ci circonda è descrizione della forma e descrizione dei fenomeni percepiti, ma questi sono il prodotto di monadi che producono quei fenomeni.

Quando la nostra ragione è bloccata nella forma e nella descrizione l'elemento è solo quanto descritto nella forma che blocca la descrizione. Quando noi alteriamo la percezione riceviamo sempre fenomeni da quella monade, quegli stessi fenomeni, che però inseriti in un diverso contesto percettivo costruiscono una diversa descrizione.

Quando noi sentiamo col nostro corpo luminoso noi percepiamo il corpo luminoso di quanto ci circonda estraniandolo o comunque variandolo rispetto alla forma descritta dalla ragione ordinaria.

Questo è quanto viene definito come etereo appartenente all'elemento.

63) tratta in forma convessa...

Tutto quanto si percepisce alterando la percezione impone la trasformazione del soggetto. Lo sviluppo del soggetto è lo sviluppo del suo campo luminoso dal quale si dipartono le Linee di Tensione soggettiva che si legano al mondo. C'è un momento in cui il Potere di Essere aumenta il corpo luminoso come se fosse una bolla e poi, aumentando il Potere di Essere, si dipartono da lui tutta una serie di Linee di Tensione che collegano il soggetto al mondo circostante legandolo attraverso le predilezioni soggettive all'oggettività che lo circonda.

La crescita del Potere di Essere appare come una bolla e le Linee di Tensione a volte possono apparire come dei petali.

E' di forma conca il corpo luminoso dell'Essere Umano malato di Energia Vitale stagnata e da quella forma non si dipartono Linee di Tensione ed egli vive la solitudine dell'Essere slegato dal mondo circostante. Egli vive la solitudine e la paura. Quanto lo circonda non gli da' piacere ed egli vive nei ricordi di un passato dove le cose potevano essere e non furono. Un passato che gli ha lasciato dei ricordi su cui pensare, ma il vuoto nel presente.

64) corso lunare e processione astrale

In questo frammento ci sono due tipi di procedere. Il procedere lunare e le processioni astrali. Le trasformazioni della Coscienza di Sé dell'Essere Luna e le trasformazioni delle Coscienze di Sé degli astri. Le loro trasformazioni. Il loro procedere! Il loro procedere, in quanto déi nell'infinito!

65) e in mezzo, come quinto, un altro canale conduttore di fuoco onde il fuoco che reca vita discende fino ai canali materiali.

Quando l'Energia Vitale ristagna reca soltanto morte. L'Energia Vitale quando ristagna deve essere riaccelerata. La forza che la riaccelera è quella degli Esseri Coscienti di Sé che attraverso l'uso della propria volontà accelerano l'Energia Vitale stagnata che mangiano o incontrano. Non sono solo le condizioni oggettive che consentono all'Energia Vitale di trasformarsi in Coscienza di Sé, ma anche la sua forza interna, la sua accelerazione, il suo movimento. Tanto è maggiore il movimento tanto maggiori sono le possibilità di quell'Energia Vitale di sfruttare le opportunità incontrate e trasformarsi in Coscienza di Sé o alimentare lo sviluppo di una nuova Coscienza di Sé.

L'Essere Terra, intesa come madre, è un grande acceleratore di Energia Vitale stagnata al punto tale che sulla superficie di questo pianeta è venuta costruendosi una coperta vivente e cosciente chiamata Essere Natura. Gli Esseri Umani sono acceleratori di Energia Vitale esattamente come ogni altro Essere della Natura. mangiando il cibo accelerano Energia Vitale e ne emettono sia di riaccelerata che di stagnata nell'ambiente. Gli Esseri Umani in ginocchio trattengono per sé l'Energia Vitale stagnata. In compenso gli Esseri Umani sono dei saccheggiatori di "materie prime" sul pianeta e questo loro saccheggiare consente all'Essere Terra di accelerare quell'Energia Vitale stagnata che si è formata in una forma che lei nn è in grado di riaccelerare.

I canali conduttrici del fuoco altro non sono che i canali attraverso i quali si accelerano i flussi dell'Energia Vitale per consentirgli di trasformarsi da inconscia a cosciente afferrando le occasioni che si presentano.

Qualunque Essere, nella misura in cui costruisce sé stesso come un dio, è un acceleratore di Energia Vitale dal quale ogni Essere, sia della propria specie che di altre specie possono attingere. Il più grande Essere in questa parte dello spazio è l'Essere Sole. L'Essere Sole è il nocciolo della formazione della Coscienza di Sé in questa parte dello spazio. Dall'Essere Sole si irraggia una grandissima quantità di Energia Vitale che non solo costruisce la vita, ma alimenta e trasforma anche la percezione della vita in corso.

Ricordiamo l'allineamento planetario del 1982 che concentrando in un quadrante limitato dello spazio quasi tutti i pianeti del Sistema Solare ne allineava i campi gravitazionali concentrando in quello spazio una massa enorme di Energia Vitale che dall'Essere Sole era abbandonata nello spazio.

Il fuoco che costruisce la vita non scende fino ai canali materiali se non per quanto riguarda gli Esseri della Natura. Il fuoco non crea la vita, ma crea la Coscienza di Sé. E' la Coscienza di Sé che deve essere considerata quando si parla del fuoco dell'Energia Vitale come di un travaso di Potere da un Essere ad altri Esseri.

66) quando i canali si mescolano, portando a compimento azioni del fuoco imperituro

Quali sono le azioni del fuoco? La costruzione della Coscienza di Sé. La trasformazione dell'Energia Vitale da inconsapevole a consapevole. I canali si mescolano. Fra gli Esseri della Natura bisessuati sono i genitori che mescolano i canali portando a compimento azioni del fuoco imperituro.

Ma il compimento del fuoco imperituro è portato anche da tutti quegli elementi che favoriscono lo sviluppo e la dilatazione delle Coscienze di Sé.

L'Essere Sole non partorisce un altro Essere Sole, ma egli dilata la sua Coscienza e la sua Consapevolezza col contributo dei canali che dai pianeti del Sistema Solare, dalla Galassia e dal profondo siderio conducono a lui. A sua volta l'Essere Sole è portatore e alimentatore di canali del fuoco imperituro che da lui partono per alimentare ogni Coscienza di Sé e ogni oggettività in cui le Coscienze di Sé dilatano s stesse.

I canali si mescolano costruendo delle relazioni. Le relazioni che costruiscono permettono alle Coscienze di Sé di costruire il loro divenire nell'infinito dei mutamenti.

I canali sono le Linee di Tensione degli Esseri che si mescolano, si alimentano, si dilatano nell'infinito dei mutamenti. Le Linee di Tensione costruiscono loro stesse e riportano alla loro origine le modificazioni che hanno subito.

Così procede la Grande Opera del Fuoco Universale: la costruzione della Coscienza di Sé Universo!

La visione è grandiosa. E' la visione del fuoco vivo dai milioni di riflessi che abbagliano e fendono gli occhi e l'intuire del veggente. Non c'è staticità nei canali della vita. Non c'è staticità nella formazione della Coscienza di Sé. Tutto è movimento, veloce, convulso, mutevole: una crescita continua e infinita per quanto il veggente può cogliere.

QUESTA E' L'OPERA DEL FUOCO.

67) di fuoco d'acqua e terra e di ètere che tutto nutre

Il fuoco appartiene alla capacità del veggente di percepirlo. Anche se il veggente descrive quanto vede nella forma del fuoco è perché nella sua ragione quanto brucia e trasforma dando luce, brillantezza e sensazioni simili a quelli dell'Energia Vitale è il fuoco.

Ma il fuoco circonda il veggente. L'opera del fuoco è l'opera dell'acqua (Vulcano e Volturno sono Coscienze di Sé molto simili). L'opera del fuoco è l'opera della terra (intesa come terra madre: Maja). L'opera del fuoco è l'opera dell'etere inteso come atmosfera (Giove) o come profondo siderale.

L'opera del fuoco avvolge e coinvolge tutti gli oggetti di cui è parte. Se la percezione della ragione descrive soltanto una piccola isola nella quale inserisce gli oggetti che conosce la percezione alterata dell'individuo esce da quell'isola e reclama la visione delle trasformazioni dell'universo di cui è parte trasformando sé stesso.

Il fuoco della vita tutto nutre. Il fuoco della vita tutto trasforma. il fuoco della vita tutto costruisce e gli déi sono gli artefici di questa costruzione cui gli Esseri Umani prendono parte nella misura in cui imparano ad alimentare il fuoco all'interno del loro cuore diventando essi stessi degli déi.

68) e tutta l'altra massa di fuoco ogni cosa lavora con le proprie mani, perché fosse pienamente compiuto il corpo del cosmo, perché il cosmo fosse visibile, non sembrasse membranoso.

Chi lavora con le proprie mani il fuoco? Le Coscienze di Sé lavorano con il proprio esistere e con le proprie determinazioni la struttura dell'Energia Vitale che inconsapevole si muove nell'universo sotto la spinta di Necessità e in direzione del proprio Intento.

Le mani sono le Coscienze di Sé che plasmano quanto non è plasmato rendendo consapevole quanto è inconsapevole. E' la risposta all'Intento che le spinge alla loro dilatazione. E' risposta alla Necessità che le ha formate. E' articolazione del loro bisogno che si esprime nell'oggettività attraverso la loro Volontà: il loro farsi dio!

Gli déi lavorano la massa informe dell'Energia Vitale, ma prima che gli déi lavorassero la massa informe dell'Energia Vitale da quella massa scaturivano, per diverse condizioni, gli déi stessi, ma il padre e la madre fra gli Esseri della Natura partoriscono il figlio. Loro hanno versato una frazione della loro Coscienza e della loro consapevolezza nel seme che formerà il figlio. Questo seme germoglierà. Questo seme prenderà l'Energia Vitale inconsapevole dal mondo circostante e crescerà. Si dilaterà, diventerà un Essere Umano adulto, un Essere della Natura adulto, si espanderà e tenterà di proseguire le sue trasformazioni nell'infinito dei mutamenti. Le mani del padre e della madre hanno plasmato una nuova concentrazione di Energia Vitale che è diventata consapevole di sé, ma la consapevolezza si costruisce e si alimenta anche attraverso le Linee di Tensione che dal mondo circostante collegano ogni Essere e ogni situazione diversa.

Al veggente appaiono come mani che plasmano l'Energia Vitale per dargli una forma e una consistenza da poter contenere la Coscienza dell'Essere che l'ha plasmata.

Gli déi per costruire sé stessi manipolano l'Energia Vitale. Dilatano sé stessi nell'infinito e rendono consapevole l'inconsapevole.

"Perché il cosmo fosse visibile..", ma non è il cosmo che diventa visibile, ma la sua Coscienza di Sé la sua capacità di determinare sé stesso. Una Coscienza di Sé che non esiste, ma è in costruzione: è l'opera degli déi. Un'opera alla quale gli Esseri Umani possono partecipare nella misura in cui si sottraggano dalla posizione in ginocchio in cui si trovano e dando l'assalto al cielo della conoscenza e della consapevolezza con le loro mani manipolano la massa di fuoco.

Perché il cosmo sembra membranoso? Perché uno dei modi che ha il veggente di percepire l'Energia Vitale nel cosmo è quello di veli che si spostano. La Coscienza di Sé viene quasi sempre percepita come una palla o un vortice. Un grande vortice Cosciente e consapevole anziché membrane che mute si spostano nello spazio

Il dio nasce come prodotto di Necessità, ma sommando la propria volontà a Necessità aumenta la quantità di Energia Vitale che diventa consapevole di sé. Le mani della Coscienza di Sé lavorano il fuoco dell'Energia Vitale affinché venga costruita la Coscienza di Sé Universo e l'universo cessi di essere visto come membrane inconsapevoli e si trasformino in un vortice consapevole!

Questa è l'opera degli déi a cui anche l'Essere Umano è chiamato a partecipare.

69) è mimèsi del nous,, ma ciò che ne scaturisce qualcosa di corporeo contiene.

Mimesi: significa imitazione nel linguaggio Platonico.

Se equivale al frammento 68 il nous universale viene costruito dal nous formato dalle singole Coscienze di Sé. Le Coscienze di Sé costruiscono sé stesse, costruiscono il loro nous. Quel nous non è il nous universale, ma concorre al gioco per la costruzione del nous universale. Mimèsi del nous universale, ma è base e costruzione del nous universale. Il nous delle singole Coscienze di Sé è il nous in espansione. Ogni Coscienza di Sé costruisce la sua specificità del nous, del suo pensiero, della sua intenzione, del suo progetto, del suo scopo e del suo intendimento, del suo modo di pensare, del suo modo di giudicare e del suo sentire, del suo intuire e quel nous partecipa, nella sua specificità e nelle determinazioni della specie cui appartiene concorre a formare la Coscienza universale. Ogni nous di ogni Coscienza di Sé è mimèsi della Coscienza di Sé Universo fine e Terminius dell'esistente.

Mimèsi è anche ciò che viene generato all'interno dell'Essere Natura. Ciò che viene generato è imitazione del nous che lo ha generato. E' lo stesso stampo della specie cui appartiene, ma non è il nous dell'Essere che lo ha generato, ma ha lo stesso stampo, tutti gli elementi, attraverso il quale costruire il proprio nous. Lo stampo è della specie; è mimèsi del nous che lo ha generato, ma la Coscienza di Sé che è stata generata accumula Potere di Essere, accumula e accresce il proprio nous, sfrutta la possibilità della propria esistenza per conquistare la propria eternità. E' mimèsi del nous, ma è elemento generativo del nous.

Questo è il significato per cui dall'apparenza di nous scaturisce qualche cosa di corporeo: emanazione di un altro nous che diverrà nous universale esso stesso. Qualcosa non diventerà nous universale e sono le centinaia di uova di Esseri Storione che non potranno, per qualunque motivo, cogliere la loro opportunità. Essi rimarranno esperimento di nous, tentativo di nous. I tentativi hanno sempre la loro riuscita anche se l'assalto al cielo della Conoscenza e della Consapevolezza a volte può essere frustrante.

70) Una natura inesausta governa i mondi e le azioni, affinché il cielo traendo ogni cosa corra il suo corso perpetuo e il sole rapido vada intorno al centro, come suole.

E ricollegandoci al frammento precedente è una natura inesauribile che continua a produrre Coscienze di Sé. E' l'Essere Natura che governa i mondi di cui è parte alimentando la formazione della Coscienza di Sé sulla superficie del pianeta.

Cosa trae il cielo dal lavoro di un Essere Natura? L'arricchimento dal contributo della crescita delle Coscienze di Sé dell'Essere della Natura. L'Essere Cielo, Giove, la coperta dell'Essere Terra traggono beneficio dall'esistenza di Coscienze di Sé e di consapevolezze che sulla superficie dell'Essere Terra si generano, si arricchiscono e si trasformano.

E' perpetua l'esistenza, il moto e le trasformazioni dell'Essere Cielo come è perpetuo, per quanto riguarda gli Esseri Umani il moto dell'Essere Sole.

"e il sole rapido vada intorno al centro, come suole." Come normalmente fa'. L'Essere Sole alimenta sé steso attraverso le proprie determinazioni e seguendo le condizioni che ne imprimono il moto. Egli agisce all'interno di quel moto esercitando le proprie determinazioni col risultato che esercitando le proprie determinazioni alimenta un'Essere natura che inesausta alimenta l'Essere Cielo e l'Essere Sole nelle sue trasformazioni nell'eternità dei mutamenti.

L'Essere Natura governa i mondi di ogni presente in quanto è generatrice di ogni presente. Le azioni degli Esseri dell'Essere Natura costruiscono e determinano i presenti futuri. Quelle azioni, quelle trasformazioni arricchiscono sia l'Essere cielo che l'Essere Sole.

Questa è la relazione dialettica di ogni trasformazione intesa dal punto di vista del Paganesimo Politeista. Gli déi costruiscono le relazioni che porta la costruzione della Coscienza di Sé nell'eternità dei mutamenti. Questo è possibile solo nella misura in cui si riconosce che ogni ente che contribuisce a costruire il presente proiettandolo nell'eternità dei mutamenti è esso stesso un dio.

71) vantandosi d'armonia di luce...

Chi è in grado di vantarsi di una luce armonica? Chi è in grado di vantare l'armonia delle infinite note nell'eternità dello spazio? E' solo il dio! E' solo il costruttore di sé stesso che ha superato le contraddizioni attimo dopo attimo. Solo costui può vantare sé stesso. E per vantare sé stesso non si intende millantare. Vantare significa sfidare la morte del corpo fisico. Significa essere in grado di danzare la danza dell'eternità. Ecco, il dio ha finito le trasformazioni sul piano fisico. Ecco la morte è giunta a cogliere la sua vita, le sue trasformazioni. Ecco la morte brandisce la sua falce,, ma il dio non porge la testa. Il dio brandisce la sua spada tricuspide ed affronta la falce della morte. Ecco il dio danza la sua battaglia. Danza le figure della sua esistenza. Il dio affronta la morte con tutte le contraddizioni superate nelle sua esistenza e attraverso le quali ha costruito sé steso. Ed ecco la spada tricuspide del dio abbattersi sulla morte. Ecco la spada tricuspide del dio spezzare la falce della morte. Ecco la morte piegare la sua testa sotto i colpi delle folgori del dio. Ecco a morte che si accontenta dei resti del corpo fisico e ripiega su sé stessa. E' giunta la sconfitta della morte. Il dio, "vantandosi d'armonia di luce.." prosegue nell'eternità dei mutamenti.

72) Io, la divina, sono giunta, armata da capo a piedi di tutte le armi.

Io HEKATE l'essenza divina della vita sono giunta, armata da capo a piedi di tutte le armi che ho costruito nelle contraddizioni per affrontare l'ignoto infinito che mi sta di fronte. Dell'ignoto infinito che mi circonda non ho paura. Non sono avvolta da timore reverenziale perché nella vita che ho conosciuto ho forgiato le armi per poterlo affrontare.

Sono giunta armata perché la vita mi ha armata.

Sono giunta forgiata perché la vita mi ha forgiato

Non sono scappata quando le contraddizioni della vita mi hanno avvolto. Dal momento che sono uscita dal grembo di RHEA e l'aria bruciante invase i miei polmoni non ho subito senza ribellione. Io ho serrato i pugni e lanciato il mio flebile grido di guerra al mondo. Mia madre mi ha guardato compassionevole, cieca e muta, rassicurandomi col battito del suo cuore., ma io non stavo piangendo di afflizione emettevo l'unico grido che ero in grado di emettere e stringevo i pugni della mia impotenza per lanciare gli strali della mia volontà al mondo. Da allora ho arrancato giorno dopo giorno dopo giorno ed ora sono la divina HEKATE che dal giorno della nascita ha forgiato battendolo attimo dopo attimo la propria volontà per armare da capo a piedi la propria anima. Sono giunta, sono la divina, sono HEKATE pronta ad entrare nell'Olimpo o nel Walalla per continuare le trasformazioni nell'infinito.

O déi, aprite le porte delle stanze dell'eternità altrimenti ne abbatterò le porte: "Io, la divina, sono giunta, armata da capo a piedi di tutte le armi!".

E' un po' come Atena ce nasce da Zeus armata e minaccia lo stesso Zeus. Lei è divenuta in Zeus, in Zeus si è armata e non accetta il dominio in quanto DEA.

73) In questi è il primo corso sacro, in mezzo quello dell'aria, per terzo viene quello che riscalda la terra nel fuoco. A questi tre principi possenti è sottomessa ogni cosa.

Tre elementi sono la base dell'esistenza dell'Essere Natura. L'Energia Vitale che dall'Essere Sole giunge sull'Essere Terra. La coperta dell'Essere Terra, Giove, e l'Essere Terra stessa.

Da questi tre elementi dipende la vita di tutti gli Esseri della Natura.

Perché il primo è sacro? Peché l'Essere Sole è l'Entità! L'Essere sole è la più grande Coscienza di Sé in questa parte dello spazio e nell'Essere Sole si concentrano andando a confluire tute le Coscienze di Sé e le Consapevolezze che si formano nel nostro Sistema Solare.

Riscaldare la terra nel fuoco. Il fuoco della vita, della Coscienza di Sé e della Consapevolezza che pervade l'Essere Terra e l'Essere Cielo che funge da scambio dell'Energia Vitale quella che arriva dall'Essere Sole all'Essere Terra e quella che dall'Essere Terra si disperde nello spazio.

Prima della nascita dell'Essere Natura che altro non fa che sfruttare l'Energia Vitale che dallo spazio giunge all'EWssere terra e che dall'Essere Terra si disperde nello spazio questa funzione era svolta dall'Essere cielo: Giove!

Poi nacque l'Essere Natura. Per il suo sviluppo trasformò l'Essere cielo. Per il suo sviluppo trasformò l'Essere Terra. Per il suo sviluppo chiamò l'Essere Sole a camminare al suo fianco. E' l'Essere Sole il primo corso sacro in quanto è l'Energia Vitale manipolata attraverso la sua Coscienza di Sé e la sua consapevolezza che fornisce la base per la vita dell'Essere della Natura.

Lo stesso discorso deve essere fatto anche per l'Essere Terra in quanto madre e genitrice dei viventi e lo stesso discorso deve esser fatto per l'Essere Cielo senza il quale la vita, come noi la conosciamo, non potrebbe esistere.

Partendo dal punto di vista dell'Essere Natura e degli Esseri che ne sono parte possiamo dire: "A questi tre principi possenti è sottomessa ogni cosa!".

Per sottomissione non si intende la sottomissione gerarchica, ma la conseguenza alla condizione senza la quale quella cosa non esisterebbe o almeno non potrebbe esistere nella forma che noi conosciamo. Non una gerarchia sociale o socialmente riproponibile, ma una conseguenzialità di adattamento soggettivo alle variabili oggettive incontrate.

74) ... principio sorgivo

Il concetto di principio sorgivo è un concetto religioso proprio del Paganesimo Politeista. Sorgere o sgorgare da qualche cosa è la formazione o la trasformazione di un oggetto Cosciente di Sé col contributo di chi manipola quell'oggetto.

Per questo la nascita è un movimento sorgivo. Dove l'Essere Madre che genera è una fonte che pone le basi per la costruzione di una nuova Coscienza di Sé.

Così la fonte costruisce una Coscienza di Sé divina. Ella è un principio sorgivo di Coscienze di Sé di cui la Ninfa di quella fonte è la rappresentazione figurata della formazione della Coscienza di Sé che attorno a quella fonte si forma.

Il concetto del sorgere è un concetto in contrapposizione al concetto del creare. Nel sorgere c'è una trasformazione che genera. Nel creare dal nulla non esiste un principio sorgivo, ma una dipendenza del creato dalla volontà del creatore. Una dipendenza che tende a proiettarsi nei mutamenti fino all'annientamento della vita stessa. Il principio sorgivo è il principio generante tramite fusione e soprattutto determinazione soggettiva.

L'Araba Fenice, con la quale gli déi mi hanno salutato, non sorge dalle ceneri per una volontà esterna, ma per la volontà di trasformazioni che ella stessa impone attraverso le essenze cenere di ricompattarsi e di continuare un nuovo cammino: un nuovo volo nell'infinito dopo una sconfitta che ha arrestato una sequenza dei mutamenti.

"... principio sorgivo", comunque usato è un principio proprio del Paganesimo Politeista!

75) ... sotto di esse il canale sovrano s'inchina

Ci fu un momento, della nostra epoca in cui un "canale sovrano" si è inchinato in modo deciso. Nel 1982 si produsse un allineamento planetario in cui quasi tutti i pianeti del nostro Sistema Solare erano racchiusi in un angolo relativamente stretto. Il risultato di questo allineamento fu un grande flusso di Energia Vitale che dall'Essere Sole investì tutti i pianeti. In particolare gli Esseri della Natura della terra alimentarono il loro corpo luminoso e la loro capacità di articolare la loro Energia Vitale da modificare la relazione fra sé e il mondo che li circondava.

La relazione, elemento magico in sé, si modificava attraverso l'alterazione dei soggetti che costruivano la relazione stessa. La modificazione non produsse un cambiamento repentino, ma una progressione di cambiamento attraverso l'accentuazione di caratteri comunque presenti nei soggetti e nella relazione. Fu come se la lucidità con la quale i soggetti erano consapevoli all'interno della relazione venisse ampliata rendendo più chiara la compartecipazione dei fenomeni alla modificazione dei soggetti.

Sotto la forza dei campi dei singoli pianeti allineati un canale di Energia Vitale si era piegato per alimentarli.

I "canali sovrani" possono essere piegati anche dalle volontà degli Esseri. Gli Esseri della Natura quando partoriscono nuove possibilità di Coscienze di Sé e nuove consapevolezze altro non fanno che piegare i canali della vita per alimentare il loro intento.

I "canali sovrani" sono i canali in grado di portare il fuoco della vita, della conoscenza e della consapevolezza. Piegare un canale significa mettere quanto porta al servizio del proprio Intento. Per piegare un canale possono intervenire delle cause di adattamento oppure un soggetto può intervenire attraverso l'uso della propria volontà.

Usare la propria volontà per alimentare il proprio Intento è l'arte della Stregoneria. Allineare il proprio Intento con l'Intento di quanto ci circonda per unire le forze è l'arte della Stregoneria. Riconoscere il proprio Intento nei soggetti che ci circonda è il fare del Paganesimo Politeista.

76) In gran numero queste sovrastano i mondi risplendenti, slanciandosi su di essi; tre costituiscono i vertici: quella ignea, quella etèrea, quella materiale.

Le Linee di Tensione sovrastano e attraversano ogni esistente. Le Linee di Tensione sono espressione di ogni Coscienza di Sé e sono Coscienze di Sé in Sé e per Sé!

Come l'Essere della Natura attraverso la sua attività alimenta Esseri di Energia Vitale o favorisce le condizioni per la nascita e lo sviluppo di Esseri di Energia Vitale così le Linee di Tensione favoriscono e alimentano le condizioni per le quali continuare ad esistere ed espandersi. Come l'Essere della Natura favorisce lo sviluppo delle condizioni che gli permettono di espandersi al meglio così le Linee di Tensione alimentano gli Esseri della Natura al fine di favorire il proprio sviluppo.

Che cosa dunque ha Coscienza di Sé al punto tale da sovrastare i mondi risplendenti e gettarsi su di essi? Chi ha determinazioni e bisogni per farlo?

Le Linee di Tensione: gli déi senza i limiti della forma e della materia. Sono déi presenti nella Natura, ma sono déi presenti nell'intero universo, lo permeano e lo attraversano, ne manipolano le tensioni e gli Intenti attraverso l'esercizio della loro volontà e dell'allineamento col loro Intento. Questi déi sono quelli che ci chiamano a fondere la nostra via con la loro, il nostro Intento col loro.

Essi si slanciano per alimentare ogni situazione che possa diventare fonte generatrice di Coscienza di Sé.

Essi concentrano la loro attenzione e il lori Intento al fine di alimentare le loro trasformazioni, alimentare la loro Consapevolezza e le loro trasformazione nell'infinito dei mutamenti.

Che la Coscienza di Sé che alimentano sia quella di un Essere Sole o quella di Esseri di sola Energia Vitale o Esseri di una qualche Natura è indifferente. L'impegno è lo stesso. L'intento è lo stesso. La volontà con cui agiscono è la stessa.

Quando l'Energia Vitale mossa da Necessità incontra una possibilità per esercitare il proprio Intento tutte le Linee di Tensione legate a quella qualità di trasformazione si gettano per favorirla.

Ogni volta che nasce un dio è un trionfo nell'universo. Ogni volta che un dio esercita la propria volontà praticando le determinazioni per diventare eterno è un canto glorioso nell'intero universo. Lo stesso canto glorioso di ogni Essere Umano che trasformando la morte del corpo fisico in nascita del corpo luminoso si presenta davanti a tutte le tensioni della vita, davanti a tutti gli déi e dice: "Ecco, sono arrivato! Io esisto!".

77) intuite dal padre intuiscono anch'esse, dal suo volere indicibile mosse a intuire.

Il volere del padre: Necessità!

Necessità alla quale hanno sommato la loro volontà. Agli adattamenti dell'Energia Vitale che come un cieco agisce nelle condizioni incontrate per rispondere al richiamo di Intento si somma la volontà soggettiva che sceglie dove concentrare la propria forza e il proprio volere per ottenere il miglior risultato con il minor dispendio di mutamenti.

Così le Linee di Tensione generate dall'esistente e per le condizioni che l'esistente ha prodotto intuiscono esse stesse e alimentano il loro intuire.

Che ne è di Necessità e Intento quando le Linee di Tensione si espandono per l'intero universo? Quando si espandono in ogni mondo? Quando pervadono tutte le Nature? Necessità è diventata volontà di ogni Essere. E' espressione di volontà di ogni dio. Non è più l'Intento del padre che trasforma l'inconsapevole in consapevole, ma è l'Intento degli déi che espandono la loro Coscienza di Sé nell'infinito dei mutamenti.

Attorno a noi c'è sempre Necessità e Intento del padre che trasforma l'inconsapevole in consapevole, ma c'è il volere degli déi, il volere soggettivo che si è sommato a Necessità del padre. E' la volontà del dio con cui costruiamo le relazioni che predomina sulla Necessità e l'Intento che fu padre dell'esistente.

Noi fagocitiamo l'Energia Vitale inconscia e questa diventa parte della struttura del nostro corpo di Energia,, ma se questa trasformazione avviene è solo perché noi esercitiamo la nostra volontà nel mondo riconoscendo noi stessi déi in un universo di déi.

Le Linee di Tensione, intuite da Necessità e Intento, intuiscono loro stesse per ricostruire la Coscienza di Sé dell'universo. La Coscienza universale; l'Essere assolutamente necessario verso la cui formazione tutto il cosmo tende e concorre a formare.

Dunque: "Intuite dal padre intuiscono anch'esse, dal suo volere indicibile mosse a intuire."

78) ... ergendosi come coloro che trasmettono messaggi...

Le Linee di Tensione trasmettono messaggi, informazioni. Le Linee di Tensione presentano opportunità. Le Linee di Tensione sono gli dèi che ci circondano e cercano la loro tensione divina dentro di noi.

Quando il veggente alza lo sguardo dal mondo che ci circonda e supera la forma la prima condizione che incontra delle Linee di Tensione è come queste fuoriescano dai viventi della Natura e li collegano in un fitto intrecciarsi. Il veggente fonde sé stesso con tutto il mondo che lo circonda attraverso le Linee di Tensione. Solo in un momento successivo individua la volontà propria delle Linee di Tensione. Solo quando le riconosce uguali a lui individua il divino che lo circonda, che lo chiama, dal quale può attingere.

La prima cosa che si comprende è come le Linee di Tensione altro non siano che i Lari del mondo circostante. Attingendo dalle voci dei Lari noi costruiamo i nostri adattamenti soggettivi alle variabili oggettive che incontriamo. Le voci degli déi guidano chi sa ascoltarle. Le voci degli déi dominano chi ha rinunciato ad usare la propria volontà e le proprie determinazioni. Le voci degli déi sono le voci che dal cuore degli Esseri della Natura lanciano il loro grido di compattazione nell'infinito.

79) Ogni cosmo ha sostegni noetici inflessibili.

Quanti sono i cosmi? Infiniti come i mondi e le galassie. Infiniti nello spazio e infiniti in ogni presente dei mutamenti. Ogni cosmo obbedisce alle proprie leggi, alle proprie determinazioni. Ogni presente obbedisce ad ogni nous di cui è espressione.

Quelle sono le leggi fisiche quali risultato degli adattamenti soggettivi alle variabili oggettive che quel cosmo, nel formarsi, ha affrontato. Quello è il pensiero, l'intenzione, lo scopo, il progetto, l'intendimento, la qualità del sentire, gli adattamenti e il sentimento che in quel cosmo è nato per adattamento e nei quali gli Esseri divengono assieme a quel cosmo stesso. Quei sostegni sono sostegni inflessibili di quel e solo quel cosmo. Non sono riproducibili in altri cosmi. Sono propri di quel cosmo e ne guidano le trasformazioni nell'infinito dei mutamenti. L'Entità che per prima scelse il meglio nel proprio mutamento ha scelto la sequenza delle trasformazioni da imporre a quel cosmo. Gli Esseri e le Entità che seguirono si adattarono all'oggettività incontrata imposta dalla prima Entità anche se contribuirono a cambiarla e a modificare la situazione dell'oggettività in cui si trasformavano.

Ogni cosmo è retto dunque da una propria oggettività nella quale si adattano le soggettività che di volta in volta nascono e si trasformano per costruirsi nell'infinito dei mutamenti. Ogni soggettività modifica l'oggettività del cosmo!

Non variamo l'oggettività per adattarla a noi stessi,, ma adattiamo noi stessi all'oggettività che incontriamo. E' questo nostro adattamento che produce le variazioni nelle quali altri noi stessi si adatteranno per costruire loro stessi nell'infinito dei mutamenti.

80), ma anche quando soggiace ai vincoli materiali

Cosa significa: soggiacere ai vincoli materiali? Significa che la Coscienza di Sé si trasferisce su un corpo luminoso soltanto attraversando un processo di compattazione all'interno dell'Essere Natura. Quando si dice che gli Esseri della Natura sono usciti dal brodo primordiale per costruire delle condizioni migliori all'interno delle quali costruirsi, lo si dice perché girandosi indietro si può avere l'idea delle trasformazioni che si sono costruite. In realtà, se prendiamo il punto di vista di un corpo luminoso che si è compattato attraverso un Essere della Natura, noi siamo sempre in un brodo primordiale nel quale, attraverso l'esercizio della nostra volontà e nella specificità delle nostre determinazioni, costruiamo il nostro divenire nell'eternità dei mutamenti.

La formazione della Coscienza di Sé soggiace ai vincoli materiali quando ci si sta costruendo in quanto Essere della Natura. Quell'Essere può abortire in qualunque momento attraverso la rinuncia a prendere nelle proprie mani la responsabilità della propria esistenza. In ogni altro caso, distruzione ad opera di una contraddizione che non riesce a superare (l'Essere Leone che si mangia l'Essere Gazzella o l'Essere Gallina che si mangia l'Essere Lombrico), può sempre mantenere Potere di Essere in quantità sufficiente per superare la morte del corpo fisico e partorire l'Essere Luminoso

"ma anche quando soggiace ai vincoli materiali" quell'Energia Vitale cosciente di sé obbedisce alla forza e alle tensioni di Intento. Alimenta la consapevolezza soggettiva si da aumentare il Potere di Essere dell'Essere della Natura per portarlo alla morte del corpo fisico nella sua massima magnificenza. E' il potere noetico che si esprime nella coscienza in forma fisica del singolo Essere della Natura.

81) Alle folgorazioni noetiche del fuoco noetico cede ogni cosa, soggiacendo al volere del padre, che persuade.

Le folgorazioni noetiche sono un'altra immagine descrittiva del veggente. La descrizione nasce dalle immagini delle folgori all'interno dei grandi temporali estivi. La folgore quando si abbatte concentra grandi quantità di Energia Vitale imprimendogli delle accelerazioni particolari tanto che spesso quell'Energia Vitale diventa Cosciente di Sé. Una vera e propria folgorazione noetica a quanto può diventare noetico: il fuoco della vita; l'Energia Vitale.

L'immagine è presa da quanto ci circonda e serve a descrivere dei movimenti simili che avvengono sia nella vita fra gli Esseri della Natura che negli infiniti cosmi dell'universo. Sono folgori le illuminazioni dei viventi. Folgori noetiche che colpiscono la consapevolezza dell'Essere della Natura costringendolo a dilatarsi nell'infinito. Costringendolo a scegliere il meglio per sé stesso e, in questa scelta del meglio, espandersi nell'infinito alimentando l'infinito stesso.

A queste folgorazioni soggiace ogni Coscienza di Sé che deve seguire la via indicata da Necessità e Intento: il padre. Non esiste una via diversa da quelle. Quella via è tracciata dalle qualità degli elementi che formano la vita stessa. Necessità della trasformazione nell'Intento del trasformarsi. Questo è il volere del padre; questo è il potere di Necessità e Intento. Ogni Coscienza di Sé alla Necessità che l'ha generata somma la propria volontà per discernere e scegliere le trasformazioni migliori. Lo sforzo che mette nella scelta la trasforma, la modifica. Queste modificazioni comportano altri livelli di scelta; altri livelli di trasformazioni. Questi diversi livelli di scelta e di trasformazione sono ottenuti mediante folgorazioni noetiche che trasformano il soggetto. Sono folgorazioni come effetto dell'azione delle determinazioni dell'oggettività sul soggetto che si trasforma.

Queste sono le persuasioni del padre. I salti qualitativi della consapevolezza comportano sempre una diversa qualità di scelte soggettive. Le diverse scelte soggettive che si operano quando si salta il piano della scelta sono scelte comunque obbligatorie determinate dal diverso piano di consapevolezza che si esprime nell'oggettività in cui si agisce. La persuasine consiste nel ventaglio di scelte nelle quali noi possiamo operare. Il ventaglio di scelte è determinano sia dall'oggettività che ce le presenta sia dalla capacità soggettiva di percepirle e discriminare. La capacità di percepirle e discriminarle è dovuta alla sequenza di folgorazioni soggettive che il nostro percorso di dilatazione nel mondo circostante ha prodotto

Dunque va interpretata in modo letterale: "alle folgorazioni noetiche del fuoco noetico cede ogni cosa, soggiacendo al volere del padre, che persuade."

82) Alle sue folgorazioni noetiche diede in custodia i vertici, mescolando nei vincoli un vigore proprio, una forza.

Qual è il vertice della folgorazione noetica? Qual è il vertice del pensiero, dell'intenzione, del progetto, dello scopo, del modo di pensare, della formazione del giudizio, del sentire, del percepire? E' quanto produce questo: Necessità e Intento; il padre stesso! Necessità e Intento si trasferiscono al vertice che in questo caso non è inteso come un punto di arrivo,, ma come il punto di partenza dal quale la Coscienza di Sé inizia il proprio cammino per espandersi. Il vertice di una piramide è il punto più alto rispetto all'Essere Umano,, ma è il punto più piccolo. E' il punto di partenza della costruzione della Coscienza di Sé. Lo spermatozoo e l'ovulo rappresentano il punto più piccolo di formazione della Coscienza di Sé dell'Essere della Natura: il vertice!

Che cos'è il vincolo? E' la coesione dell'Intento che mantiene compatta la concentrazione di Energia Vitale tasformandola da inconscia a conscia. Nel caso che si è fatto dell'ovulo e dello spermatozoo la forza è l'Intento della fusione dell'uno e l'altro. Nel caso della nascita di un Essere di sola Energia Vitale è l'attimo della compattazione della sua Energia Vitale e l'Intento del vortice che mantenendola stabile favorisce la nascita della Coscienza di Sé.

Qual' è la forza che viene mescolandosi? La volontà soggettiva! La capacità di quella Coscienza di Sé di farsi dio determinando sé stessa nell'oggettività nella quale si è generata. Solo se Volontà guida le trasformazioni la folgorazione noetica ha un fine costruttivo,, ma se volontà non si appropria della direzione delle trasformazioni la Coscienza di Sé, in qualunque momento, cessa di esistere e viene abortita.

Dunque, Necessità e Intento formano il vertice da cui prende avvio la formazione della Coscienza di Sé attraverso la coesione, al di là della sua qualità, di una concentrazione di Energia Vitale che continua a svilupparsi nell'infinito dei mutamenti attraverso l'uso della propria volontà: adattamento soggettivo alle variabili oggettive!

83) ... creatori di unità

Che cos'è l'unità? Esiste una sola unità: la Coscienza di Sé Universo. TERMINIUS! Il fine dei mutamenti. L'ASSOLUTO nel Paganesimo Politeista.

Chi sono i creatori di questo? Le Coscienze di Sé che facendosi déi costruiscono loro stessi nell'infinito dei mutamenti.

I creatori dell'unità, nella nostra specie, sono gli Esseri Umani che prendendosi nelle proprie mani la responsabilità delle proprie scelte affermano, davanti all'universo: "Io esisto!". Nel far questo, questi Esseri Umani, all'interno della propria specie sono i creatori di unità. Sono i costruttori delle condizioni attraverso le quali l'unità si possa costruire attraverso la partecipazione di un numero sempre maggiore di Esseri Umani.

Costruttori di unità e costruttori delle condizioni attraverso le quali l'unità si può costruire.

84) ..., ma esso sta tutto al di fuori

Che cosa significa stare al di fuori? Ci sono due modi per stare al di fuori: lontano nello spazio o lontano nel tempo!

Spazio e tempo determinano delle lontananze che si possono coprire attraverso le trasformazioni. Ogni trasformazione determina una modificazione soggettiva che tende a raggiungere un fine. Ogni fine raggiunto che diventa momento di partenza per il raggiungimento di un nuovo fine è un "al di fuori" raggiunto e compreso dalla Coscienza di Sé. Il fine ultimo al di fuori di ogni Coscienza di Sé è la Coscienza di Sé Universo fine ultimo delle trasformazioni di ogni Coscienza di Sé. Quella Coscienza di Sé è al di fuori delle Coscienze di Sé esistenti in quanto ora non esiste se non in potenza e in costruzione e quando esisterà sarà formata da ogni Coscienza di Sé che nell'intero universo ha contribuito alla sua costruzione. Al di fuori di ogni Coscienza di Sé che comprende e che concorre a formarla!

85) ...ala del fuoco...

Questo frammento è un'immagine del veggente. Il "vento" di Necessità sposta l'Energia Vitale che come "folate" si sposta nello spazio cosmico. E' un'immagine frequente nella grande cosmologia. Ultimamente con i grandi telescopi queste vele di "polvere cosmica" sono state fotografate nel loro processo di accumulo e strutturazione nella formazione di nuovi ammassi stellari o in dissolvimento di ammassi stellari antichi. Quelle immagini sono simili a quelle dei veggenti mentre assistono alla trasformazione del cosmo.

E' un modo soggettivo di interpretazione. Può essere un'ala di fuoco o un'onda marina, dipende dai legami che ha il veggente nella vita quotidiana dalla quale raccoglie le similitudini per descrivere lo spettacolo cui assiste.

86) ...signore d'anime, iniziatore

Signore: colui dal quale non si può prescindere!

Anima: ciò che passa da inconsapevole a consapevole; animare.

Iniziatore: il punto della trasformazione fra inconscio e conscio.

Che cos'è che anima? La tensione prodotta per effetto di Necessità. Chi è dunque il signore che anima? Necessità date le condizioni che Necessità stessa ha costruito. Necessità è l'iniziatore!

Che cos'è che costruisce le condizioni affinché nella specie umana nascano i bambini? Necessità di soddisfare la tensione sessuale! Ciò che resterebbe inanimato si anima date le condizioni costruite da Necessità! Chi è l'iniziatore? In questo caso la prima cellula nata dall'unione dello spermatozoo e dell'ovulo.

L'esempio tolto al giorno d'oggi nella nostra specie rende perfettamente l'idea che può essere estesa all'intero universo e a tutte le situazioni di inizio tenendo presente le proprie specificità di trasformazione.

Questo è il senso di "..signore d'anime, iniziatore".

87), ma nome venerando, che si lancia sui mondi in tùrbine inesausto, al comando del possente padre

Anche questo frammento appartiene alla descrizione del veggente. Il "nome venerando" altro non è che la tensione quale prodotto di Necessità che slanciandosi come un turbine sui mondi trasforma l'inconscio in Coscienza di Sé. Il veggente separa la tensione prodotta da Necessità da Necessità stessa. Egli vede l'Energia Vitale tendersi e iniziare a vorticare. Il movimento lento e lineare che impone il Necessità viene mutato in un movimento più veloce e circolare (descrive una parte separandola dal tutto che la circonda).

Necessità viene scorta dal veggente all'interno dell'Energia Vitale, la tensione alla quale quella porzione di Energia Vitale obbedisce è separata dalla Necessità generale. La volontà soggettiva interviene sul vortice dopo che questo si è formato ed è diventato consapevole.

Si tratta di una trasformazione alla quale il veggente assiste separando le tensioni e gli oggetti che concorrono a formare la Coscienza di Sé. Quella "tensione", che egli individua, la vede espandersi sui mondi. Quando il veggente assiste allo scorrimento dell'Energia Vitale inconscia nel cosmo individuando in quel moto Necessità, scopre che la tensione che trasforma l'inconscio in conscio si espande sui mondi. Tutti i mondi passano dall'inconsapevolezza alla consapevolezza, allo sviluppo della propria volontà, al farsi déi per sviluppare sé stessi nell'infinito dei mutamenti.

In questa trasformazione egli ammira la possanza del padre, Necessità e Intento, alla quale tutta l'Energia Vitale dell'universo sembra obbedire.

88) (la natura) persuade a credere che i demoni siano puri, e le escrescenze della materia malvagia utili, e preziose.

In questo frammento sta racchiusa l'intera sfida degli Oracoli Caldaici. Lo scontro che viene visualizzato è quello fra gli Esseri di sola Energia Vitale malati di morte (amanti dell'Energia Vitale stagnata) e la costruzione del dio che cresce negli Esseri Umani per divenire nell'eternità dei mutamenti.

Che cosa intende per demoni il veggente? Quelli che volano basso di Castaneda! Gli Esseri di sola Energia Vitale che si cibano di Energia Vitale stagnata.

Non siamo in presenza del Daimon che cresce dentro all'Essere Umano e che il pazzo di Nazareth deve scacciare per sottomettere l'Essere Umano. Siamo in presenza di una forza aliena all'Essere Umano che tenta di impadronirsi dell'Essere Umano.

Come fa questo demone ad impossessarsi dell'Essere Umano? Sottomettendolo. Convincendolo a rinunciare all'uso della propria volontà e alla proprie determinazioni. Costringendo l'Essere Umano alla sottomissione. Come lo costringe? Persuadendolo che costoro sono gli inviati del dio padrone; convincendolo che essi sono il dio padrone attenti ai suoi problemi; convincendolo che loro lo amano; convincendolo della bontà delle loro azioni che sono finalizzate per il benessere dell'Essere Umano e non sono rivolte alla sua distruzione; convincendolo della necessità che l'Essere Umano si sottometta per poter accedere alla loro bontà e al loro amore. Costoro convincono l'Essere Umano a diventare oggetto del loro possesso.

L'Essere Umano che si sottomette alla promessa rinuncia all'uso della propria volontà e le proprie determinazioni in quanto si è fatto convincere che non ne ha necessità. Loro, gli Esseri ammalati di Energia Vitale stagnata penseranno a lui.

Costoro indicheranno l'utilità all'Essere Umano. L'utilità nell'appropriarsi delle cose maledette della materia. Che cosa sono le cose maledette della materia? Quelle che portano l'Essere Umano alla distruzione: il Potere di Avere. Attraverso il possesso di oggetti della materia l'Essere Umano esercita il possesso di altri esseri Umani, ad imitazione degli Esseri ai quali si è sottomesso.

Gli Esseri di sola Energia Vitale stagnata trasferiscono la loro mentalità agli Esseri Umani che si sottomettono loro. Come loro si sottomettono agli Esseri di sola Energia Vitale stagnata così i sottomessi agiscono per sottomettere gli Esseri Umani attraverso il possesso degli oggetti o comunque il dominio. Il possesso di oggetti o di Comando Sociale attraverso il quale riprodurre la sottomissione è quanto è maledetto della materia. E' l'aspetto degenerativo della materia, quello che non si trasforma in divino proseguendo nell'eternità dei mutamenti. C'è nella vita degli Esseri della Natura un tributo che si paga all'Essere Natura stesso e che alimenta il ciclo del divenire divino della Natura. Una cosa sono le regole che hanno costruito il nostro stesso divenire in quanto occasioni per costruire il dio che cresce dentro di noi e il cui rispetto ne favorisce lo sviluppo e un altro è la distruzione della stessa specie cui apparteniamo per sottometterla quale bestiame da allevamento ad una specie aliena distruggendo il proprio divenire nell'eternità dei mutamenti.

Così il Potere di Avere si impossessa degli Esseri Umani distruggendo la loro trasformazione nell'eternità dei mutamenti.

89) ... bestiale, impudente

Che cos'è l'impudenza? Mentire a chi riconosce la menzogna. Mentire ancora. Continuare a mentire perché la menzogna, per un Essere di sola Energia Vitale malato di morte è l'unica possibilità di sopravvivenza attraverso la costruzione di riserve di cibo: Esseri Umani sottomessi in ginocchio.

Anche quando un Essere Umano li riconosce davanti a loro è disarmato. Ora che li ha riconosciuti che cosa deve fare? Nessun Essere Umano ha mai provato a combatterli. Nessun Essere Umano ha fatto della propria specie la finalità delle proprie azioni. Ogni veggente si separa dagli Esseri Umani millantando un proprio potere di intuire. Quel millantare è la distruzione della propria specie. Non la verità scoperta dal veggente è importante,, ma il suo percorso attraverso il quale ha formato quella verità: la sua libertà! Questo deve trasferire il veggente alla propria specie. Fintanto che il veggente non attua questa operazione gli Esseri di sola Energia Vitale malati di morte potranno essere impudenti millantando il loro potere per mettere in ginocchio gli Esseri Umani.

90) ... e si slanciarono dal grembo della terra, cani della terra; non mostrano mai a mortale segno veritiero

Anche in questo frammento si citano gli Esseri di sola Energia malati di morte e del loro procedere nello sviluppare la propria strategia. Al veggente appaiono come Esseri che escono dalla terra. Larve che si trasformano nel grembo della terra e che affrontano le loro trasformazioni. Il veggente afferra soltanto quelle Larve che si trasformano in Esseri malati di Energia Vitale stagnata. E' su costoro che il veggente punta la sua attenzione.

Il termine "cane" col quale il veggente li definisce è preso dal lato spregevole con cui si definiscono gli atteggiamenti degli Esseri Umani quando sono feroci, decisi fino al martirio per difendere il proprio padrone negando i diritti la propria soggettività. Nello stesso tempo, quegli Esseri Umani, piangono e si disperano nell'impotenza quando il padrone li minaccia o li prende a calci. Gli Esseri malati di Energia Vitale stagnata impongono questo atteggiamento agli Esseri Umani che si sottopongono al loro dominio perché in questo modo riproducono il dominio.

Il veggente afferma che non mostrano mai un segno veritiero. Questo è ovvio in quanto l'inganno deve essere mascherato. L'inganno ha un senso quando quello di cui ci si vuole appropriare ha un valore infinitamente più grande di quanto si millanta di offrire. Gli Esseri di sola Energia Vitale si appropriano della possibilità dell'Essere Umano di costruire il dio che cresce dentro l'Essere Umano distruggendolo. Cosa promettono in cambio? La soddisfazione dell'illusione che si costruisce l'Essere Umano quando rinuncia ad articolare la propria volontà e la propria determinazione per costruire sé stesso nell'infinito dei mutamenti.

Per questo motivo il veggente li definisce come cani che si slanciano dal grembo della terra.

91) che conduce i cani dell'aria, della terra, dell'acqua

La ricerca di Energia Vitale stagnata viene condotta in ogni angolo del pianeta. La ricerca di Energia Vitale stagnata si svolge in ogni cultura umana. In ogni cultura umana (aria, terra, acqua) vengono messo in essere strategie per sottomettere gli Esseri Umani.

Le strategie per appropriarsi di Energia Vitale stagnata sono tante quante sono le strategie di liberazione degli Esseri Umani dalle quali gli Esseri di sola Energia malati di morte si devono difendere.

In ogni cultura umana hanno costruito le loro strategie di sottomissione. Qualche vola quella strategia è assoluta, qualche volta è sottile in attesa di tempi e condizioni migliori

Chi li conduce? Il bisogno di appropriazione di Energia Vitale stagnata! Il bisogno di sottomettere alla distruzione!

92) ... nell'acqua viventi

Questo concetto appartiene soltanto al Paganesimo Politeista. I viventi nell'acqua. Che cosa si considera vivente nel Paganesimo Politeista? Quanto costruisce sé stesso! "lasciate che i morti seppelliscano i loro morti!" afferma Tomaso Didimo. Chi non costruisce sé stesso non è vivo.

Nel Paganesimo Politeista gli Esseri Animali della Natura tentano di costruire sé stessi. Così gli Esseri delle acque. L'acqua, madre di ogni vivente dell'Essere Natura, è ente sacro in sé stesso.

93) ... stirpi che abbondanti fluiscono

Cos'è una stirpe? E' una specie attraverso la quale gli Esseri della Natura iniziano i loro cammini nell'eternità dei mutamenti. Le stirpi dell'Essere Natura sono tutte le specie della Natura. Il loro rapportarsi. Il loro adattamento soggettivo alle variabili oggettive incontrate che permettono ai singoli Esseri di tentare il loro cammino nell'eternità dei mutamenti.

Tutte queste specie fluiscono abbondanti costruendo tutte le forme di divinità di cui sono espressione e la cui espressione costruiscono e sviluppano attraverso i loro sforzi per costruire i propri adattamenti soggettivi alle variabili oggettive incontrate. Tutto questo appare al veggente come un fluire di stirpi; un nascere di stirpi; un divaricarsi di stirpi; un incessante fluire della nascita di opportunità per costruire déi.

94) ... il nous nell'anima, e noi nel corpo inerte, pose il padre degli uomini e degli dei.

Che cos'è il nous usato in questo modo? E' sempre il pensiero, l'intenzione, il progetto, lo scopo, l'intendimento, il sentire, l'intuire il giudicare ecc.,, ma viene inteso come la capacità del soggetto attraverso la quale egli si fa dio. Sono le specificità dell'Essere il cui sviluppo qualifica quell'Essere come un dio che si costruisce. Individuare quelle condizioni significa individuare il consapevole diverso dall'inconsapevole.

Perché il padre pone? Perché queste sono le condizioni che vengono costruite da Necessità ed Intento. Nulla può prescindere da questo e lo sviluppo della Coscienza di Sé può proseguire all'infinito soltanto nella misura in cui a questo somma la propria volontà sviluppando, soggettivamente, la propria Coscienza nella direzione imposta da Necessità e Intento.

Perché nell'anima? Perché col termine "anima" gli antichi indicavano ciò che anima: la qualità attraverso la quale si costruisce il dio. Saranno gli adoratori di religioni rivelate a dare a questo un significato diverso. Noi, ancora oggi, distinguiamo fra l'animato e l'inanimato proprio per distinguere delle caratteristiche diversa attraverso le quali dei soggetti si pongono nei confronti del mondo. Ciò che è animato è quanto da' l'assalto al cielo della conoscenza e della consapevolezza per costruirsi nell'eternità dei mutamenti. Quanto è inanimato è diverso. Non è che non da' l'assalto al cielo della conoscenza e della consapevolezza,, ma lo fa in modo talmente diverso dalla nostra soggettività che all'interno della ragione noi diciamo che è inerte; subisce le modificazioni; non partecipa alle trasformazioni in maniera attiva.

Perché dividere gli uomini dagli dei? Perché l'Essere Umano è una delle stirpi dell'Essere Natura dalle quali possono prodursi gli déi non è un dio per eccellenza. Non è l'immagine e la somiglianza di un dio pazzo come vorrebbero gli adoratori delle religioni rivelate. L'Essere Umano è un Essere dell'Essere Natura e come tale da quella stirpe possono nascere degli déi,, ma non necessariamente nascono. La sottomissione imposta dalle religioni rivelate ha sempre distrutto la possibilità degli Esseri Umani di determinare sé stessi trasformando la morte del corpo fisico in nascita del corpo luminoso.

Il padre degli uomini e degli déi è Necessità e Intento. Necessità e Intento dai quali nessuno né uomini né déi può prescindere!

95) ... ponendo al cuore

Non è interpretabile. L'unica cosa che si può dire è che quando si parla di cuore nel contesto della Stregoneria e del Paganesimo Politeista si intende il sentire dell'individuo: di ogni individuo all'interno dell'Essere della Natura. Quando il cuore è menomato, è menomato anche il sentire del soggetto. Comunque l'interpretazione non è semplice data la brevità del frammento.

96) Perché l'anima, che è per potenza del padre fuoco splendente, immortale perdura, di vita signora, e abbraccia la pienezza di molte intimità del cosmo.

La potenza del padre è il padre che si fa' potente. Come si fa potente il padre? Come si può far potente Necessità e Intento? Trasformando l'inconscio in Coscienza di Sé. Trasformando l'inconsapevole in consapevole. Trasformando l'Energia Vitale inconscia che fluttua nell'universo in un'unità consapevole di sé che, sommando la propria volontà e le proprie determinazioni a Necessità che l'ha generata, fonda il proprio divenire nell'eternità dei mutamenti costruendosi come dio fra déi.

In quel vortice di germinazione di Coscienza di Sé il fuoco prende forma e si dilata fagocitando l'Energia Vitale che inconsapevole circonda la Coscienza di Sé diventandone parte. La formazione di una Coscienza di Sé è fuoco che divampa!

E ancora il concetto di anima. La Coscienza di Sé che si anima. Che agisce attivando la propria volontà! Che si trascina nell'inconscio circostante. Qualunque inconscio. Qualunque diverso in cui quella Coscienza di Sé è compresa. Il suo animarsi alimentando il suo pensiero, la sua determinazione, il suo scopo, il suo progetto, il suo intuire, il suo sentire, il suo pensare e giudicare. Il tutto si agita, cambia, modifica, si espande e si contrae con moto vorticoso da cui la potenza di Necessità e Intento risplendono nelle trasformazioni fagocitate dalla Coscienza di Sé attraverso la volontà che le è propria.

Come il veggente coglie l'immortalità? Nello sviluppo dell'infinito dei mutamenti. Nel perdurare dello sviluppo. Nell'essere padroni, attraverso la propria volontà, delle proprie trasformazioni. Necessità e Intento sono impulsi,, ma l'eternità della Coscienza di Sé animata è dato dalla sua capacità di adattamento soggettivo all'interno delle variabili oggettive. Il suo sapere, la sua conoscenza, il suo pensiero, il suo intento, il suo progetto, il suo sentire, il suo intuire, il suo giudizio determinano le scelte soggettive della Coscienza di Sé. Tanto maggiori queste qualità sono sviluppate dentro di sé e tanto maggiore è il suo Potere di Essere nelle sue scelte, tanto migliori saranno i passaggi nell'infinito dei mutamenti. Tanto poco sarà il nous sviluppato nella Coscienza di Sé e tanto maggiori saranno le possibilità che quella Coscienza di Sé non sia in grado di proseguire nell'eternità dei mutamenti.

Cosa coglie il veggente? Le trasformazioni delle Coscienze che spingono nell'eternità dei mutamenti. Cosa non coglie il veggente? Quante Coscienze di Sé tentano di imboccare il sentiero dell'eternità e perirono nel non avere sufficiente Potere Personale (pensiero intenzione, scopo, intendimento, intuire, sentire, modo di giudicare ecc.) per determinare sé stesse nell'oggettività che le ha generate.

Cosa abbraccia il veggente? Le trasformazioni che quelle Coscienze di Sé hanno attraversato per giungere alla pienezza cui lui assiste. Forse riesce ad immaginare che esistono altre pienezze che quelle Coscienze di Sé dovranno raggiungere,, ma in questo momento egli le vede come pienezze, nel pieno dello sviluppo, nel pieno dello splendore delle loro determinazioni. Nel vedere questo assiste ai processi di trasformazione che hanno attraversato e le definisce le "molte intimità del cosmo". Perché "molte intimità del cosmo"? Perché non esiste nulla di più intimo delle trasformazioni soggettive che portano l'Essere, qualunque sia la sua specie e il proprio cammino, a trasformare una morte in una nascita per continuare nell'infinito dei mutamenti.

97) Levatasi in volo, l'anima dei mortali in sé stessa serrerà il dio, e senza conservare nulla di mortale dal dio è inebriata tutta quanta. Si gloria di armonia: sotto di essa dimora il corpo mortale.

Chi sono i mortali? Gli Esseri della Natura. Costoro sono caratterizzati da un processo di costruzione del dio che cresce dentro di loro per cui la nascita del dio avviene con il trasferimento della Coscienza di Sé dal corpo fisico al corpo luminoso.

All'atto della morte del corpo fisico l'Essere della Natura che è vissuto costruendo sé stesso prendendosi nelle proprie mani la responsabilità della propria esistenza trasferisce la propria Coscienza di Sé sul corpo luminoso.

All'atto della morte del corpo fisico l'Essere della Natura quando trasferisce la propria Coscienza di Sé sul corpo luminoso non conserverà nulla di mortale,, ma il suo esistere e il proseguo nell'infinito dei mutamenti sarà funzionale al nuovo stato dimenticando quand'era Essere della Natura e percependo il mondo con sensi diversi. Nulla rimane dell'Essere della Natura e dell'Essere Umano nel nostro caso. Nulla né la nostalgia, né la conoscenza, né il sapere o la memoria,, ma il dio sarà ricco di tutti gli atti di volontà, di tutti i meccanismi e le strategie che avrà messo in atto durante la vita fisica. Di quegli atti di volontà sarà ricco.

Mentre l'Essere Luminoso si leva nella nuova oggettività per continuare a divenire e a trasformarsi gloriandosi di quanto sta avvenendo il corpo mortale inizia la putrefazione.

Che cos'è l'armonia? E' una definizione più o meno appropriata dell'oggettività percepita dal soggetto che espande sé stesso descrivendo l'oggettività circostante tentando di farla comprendere a chi vive ancora prigioniero della ragione. C'è un universo meraviglioso che ci attende, sembra dire chi ha trasferito sé stesso. In realtà non è un universo meraviglioso,, ma sono contraddizioni nuove e diverse nelle quali chi ha sviluppato il corpo luminoso si trova a trasformarsi. Un mondo diverso nel quale operare usando gli strumenti che ci siamo costruiti nella vita fisica come Esseri della Natura!

98) Di un uomo sacro, gli eteri hanno edificato il corpo.

Un uomo sacro è colui che vive sviluppando il dio che cresce dentro di lui! E' colui che affronta le contraddizioni della propria esistenza chiamando le cose col loro vero nome, che affina la sua attenzione, che si chiede il perché delle cose.

Quali sono gli eterei che edificano il suo corpo che in questo caso è il corpo luminoso? Sono gli déi che costui ha attraversato negli sforzi e nell'uso delle determinazioni che ha fatto per costruirsi. Si è fatto Furia, si è fatto Venere, si è fatto Cerere, si è fatto Pan, si è fatto Minerva, si è fatto Giunone, si è fatto Giove, si è fatto Marte ecc.. Si fece Furia quando le contraddizioni sembravano soffocarlo; Si fece Venere per costruire i rapporti con gli altri Esseri Umani e con gli Esseri della Natura; si fece Cerere nella direzione che dette alle sue azioni; si fece Pan nella sua rappresentazione di Essere della Natura, sanguigno e sensuale, nelle cose che potevano costruire il Sistema Sociale in cui viveva; si è fatto Giunone nella costruzione del futuro degli Esseri Umani; si è fatto Giove nelle relazioni con l'universo; si è fatto Minerva nella costruzione del suo sapere; si è fatto Marte ogni qual volta doveva affrontare le contraddizioni dell'esistenza. Nel far questo Furia, Venere, Minerva, Cerere, Pan, Giunone, Giove hanno plasmato il suo corpo luminoso. Lo hanno nutrito e sorretto ogni volta che facendosi quel dio egli stesso era quel dio.

Col veggente degli Oracoli Caldaici possiamo dire che "gli eteri hanno edificato il corpo",, ma possiamo anche dire che il suo fare ha nutrito ed alimentato gli eteri!

99) ... servire,, ma vivere la servitù con capo indomito...

Il frammento indica un fare per tutti i costruttori del proprio corpo luminoso quando sono costretti a servire o che sono comunque sottoposti a condizioni che non permettono loro di essere totalmente padroni di sé stessi.

Circoscrivere la sottomissione!

Servire con capo indomito è l'opposto dell'orrore proposto dalle religioni rivelate che impongono la sottomissione al servo in quanto il suo padrone è tale per volontà del loro dio padrone. Qui si tratta di costruire il proprio corpo luminoso non di attendere che la "dolce morte" consumi l'Essere Umano.

Servire con capo indomito non significa servire con coraggio,, ma servire con rabbia e disprezzo per chi impone la situazione di servaggio. Significa limitare l'interiorizzazione della situazione di sottomissione. Significa limitare la sottomissione affinché non distrugga le possibilità dell'individuo di costruirsi nell'eternità dei mutamenti.

Servire, quando si è costretti o non se ne può fare a meno,, ma mantenere libera la propria anima e il proprio nous. Cosa significa mantenere libera la propria anima e il proprio nous? Significa mantenere libero il proprio pensiero, il proprio progetto, le proprie intenzioni, il proprio scopo, il proprio intendimento, il proprio modo di pensare, il proprio modo di intuire, il proprio sentire affinché la sottomissione non se ne appropri e li pieghi al proprio servizio. Usare comunque il nous per determinare sé stessi anche se le condizioni di determinazione soggettiva sono povere e miserabili.

Questo significa "vivere la servitù con capo indomito"!

100) sterile

Questo frammento è fatto di una sola parola. Quella parola nel Paganesimo Politeista sta a significare l'incapacità dell'Essere della Natura di costruire e partorire il dio che dentro di lui spinge per crescere.

E' "sterile" ogni Essere della Natura che per scelte soggettive o per condizioni oggettive non riesce a partorire il corpo luminoso.

Un conto è la sterilità oggettiva nella quale sono compresi i tributi che ogni specie della Natura paga alla natura stessa e un conto sono le scelte soggettive di autodistruzione come quella operata dagli Esseri Umani attraverso la sottomissione che non solo distruggono la propria capacità di costruirsi nell'infinito dei mutamenti,, ma costringono anche i loro figli a distruggersi.

Sterile è dunque l'incapacità o l'impossibilità di divenire nell'eternità dei mutamenti.

101) ... non evocare l'immagine direttamente visibile della natura.

Questa imposizione è rivolta ai Teurghi. Ciò che si evoca non è quanto si vede come rappresentazione nella Natura, ma quanto dall'Essere Umano emerge per incontrarsi con quanto la rappresentazione suscita.

Quando mi rivolgo agli déi non mi rivolgo in quanto déi pensando che gli déi parlino e rispondano come io parlo e rispondo fra gli Esseri Umani, ma mi rivolgo per evocare il divino attraverso l'azione. Quando il rito non è azione è rappresentazione dell'intento soggettivo attraverso il quale fondare l'azione. La Stregoneria e il Paganesimo Politeista sono manifgestazione dell'azione dell'Essere che evoca. Per azione si intende non solo l'azione finale che appare, ma tutta la strategia del soggetto che compattando sé stesso, ricercando i mezzi, sviluppando la sua conoscenza prepara l'azione. Il rito manifesta l'intento del soggetto. All'Intento del soggetto gli déi rispondono. Non è la forma dell'albero descritta nella ragione che risponde al mio richiamo. Non è il suo ramo che si abbatte sulla testa del mio nemico. E' la Coscienza di Sé Albero con la quale costruisco la relazione che fonde il suo sentire col mio sentire; il suo intuire col mio intuire allo scopo di giungere alla formazione di un unico Intento che porta vantaggi ad entrambe le vie alla conoscenza e alla consapevolezza.

Non è alla forma, alla descrizione o alla rappresentazione che io mi rivolgo quando evoco gli déi del mondo circostante,, ma al Potere di Essere della loro Coscienza di Sé attraverso l'Intento che manifesto nel rito. Per rito intendo ogni azione che compattando un soggetto lo prepari ad affrontare le sfide e le contraddizioni della vita. Per rito intendo ogni azione che compattando un insieme sociale lo prepari ad affrontare le sfide e le contraddizioni della vita. Per rito intendo ogni azione che compattando un insieme umano lo prepari ad affrontare le sfide e le contraddizioni della vita.

Questo frammento è un rammentare a tutti i Teurghi e a tutti gli Stregoni che non la forma è importante, ma il fare, la loro azione che costruendo loro stessi nell'infinito dei mutamenti costruisce l'insieme in cui vivono nell'infinito dei mutamenti.

Solo i cristiani fanno dell'immagine il fine della loro sottomissione!

102) Non guardare alla natura: il suo nome è segnato dalla fatalità.

Cosa significa "guardare alla natura"? Significa considerare le azioni della natura come le azioni di un progetto messo a punto da un architetto nel costruire qualche cosa. Significa guardare alle trasformazioni come a una "creazione". La natura diviene in sé e per sé e le trasformazioni che la costruiscono sono adattamenti soggettivi alle variabili oggettive che i singoli Esseri incontrano nel tentativo di costruire sé stessi nell'infinito dei mutamenti.

Guardare alla natura come un architetto che costruisce una casa significa sottomettere alla volontà del dio padrone distruggendo la possibilità di costruirsi nell'infinito dei mutamenti.

Che cosa sono le fatalità all'interno dell'Essere della Natura? Nessun Essere della Natura comprende l'intera natura, ma è compreso nell'Essere Natura. In quanto compreso nell'Essere Natura esercita la propria volontà e le proprie determinazioni per migliorare il proprio divenire e quello della sua specie. Mentre egli fa questo altri Esseri all'interno dell'Essere Natura progettano loro stessi per svilupparsi al meglio nell'infinito dei mutamenti. Affrontare lo sconosciuto con i mezzi che si hanno e scegliere al meglio attraverso lo sviluppo del proprio Potere Personale si chiama "fatalità".

La variazione della specie si presenta e le condizioni oggettive promuovono quella variazione come un successo o la bocciano come un fallimento. Quanti milioni di tentativi si sono fatti nel corso del divenire dell'Essere Natura come oggi noi lo intendiamo? Un numero infinito! Il vero Potere di Essere dell'Essere Natura è rappresentato dall'incessante provarci di ogni Essere che la compone. Quell'incessante provarci è quanto porta l'Essere Natura a costruire la propria Coscienza di Sé spingendola nell'infinito dei mutamenti.

L'Essere Natura, per la ragione umana è Fors: lo sconosciuto che ci circonda che per affrontare il quale è necessario sviluppare il proprio Potere di Essere per alimentare Fortuna dentro sé stessi.

Tentare di mettere ordine in Fors, descriverlo e piegarlo alle preposizioni della ragione significa ammantare le determinazioni dell'Essere Natura con i fantasmi della ragione umana. Il peggiore di questi fantasmi è un preteso creatore che ad immagine della ragione pretende di essere padrone dell'Essere Natura e delle sue trasformazioni.

Guardare alla Natura, in questa angolazione, significa guardare alla natura come un dio padrone e creatore al quale sottomettere gli Esseri Umani. Fatalità come assenza di progetto e di determinazione soggettiva. Fatalità assenza di scopi specifici in grado di legare gli scopi dei singoli Esseri e delle singole specie. Fatalità come mancanza di intuire nei confronti delle singole specie. Fatalità dove la Coscienza di Sé che si forma dell'Essere Natura è al di fuori delle scelte delle singole specie e dei singoli Esseri che la compongono. La Coscienza di Sé Natura non dirige le trasformazioni degli Esseri e delle Specie al suo interno, si limita a registrarne le trasformazioni attraverso la modificazione della sua Coscienza di Sé salvo intervenire, per quanto può, per salvaguardare le specie quando interventi alieni ne compromettono lo sviluppo come nel caso degli Esseri malati di Energia Vitale Stagnata.

Quando la ragione si trova a dover affrontare le tensioni, le contraddizioni, le sfide e le trasformazioni che vengono messe in atto dagli Esseri della Natura che producono un effetto senza che qualcuno determini quello scopo è sgomenta. La raagione impaurita ricorre alla superstizione. Che cos'è la superstizione? E' il voler attribuire delle trasformazioni alla volontà di un soggetto sconosciuto.

I cristiani, adorando come fanno il loro dio, sono superstiziosi!

103) e non alimentare ciò che è in balia della fatalità...

Con la superstizione si alimenta ciò che è in balia della fatalità. Con la superstizione si impedisce alle Coscienze di Sé di prendersi nelle proprie mani la responsabilità della propria esistenza, usare la propria volontà, alimentare le proprie determinazioni per divenire nell'eternità dei mutamenti. La superstizione distrugge la determinazione soggettiva rendendo il soggetto dipendente da chi alimenta la sua superstizione.

Alimentare ciò che è in balia della fatalità significa impedire ad un Essere della propria specie di prendere nelle proprie mani la responsabilità della propria esistenza. Significa costringere un Essere della propria specie a pregare un intervento anziché spingerlo a costruire sé stesso per usare la propria volontà e le proprie determinazioni.

Le onde del mare della fatalità, della fortuna e della sfortuna sbattono il malcapitato contro gli scogli delle avversità della vita: che stronzata! In realtà degli Esseri Umani si sono dati da fare, hanno lavorato, affinché costui non si fornisse di armi adeguate per affrontare le contraddizioni dell'esistenza. Gli hanno impedito di costruire la propria conoscenza, il proprio sapere, di sospendere il giudizio, di chiamare le cose col loro vero nome per costruire un disperato in balia alla fatalità.

Quale infamia nel far questo!

Solo i cristiani e gli schiavi delle religioni rivelate fanno questo per alimentare e giustificare il loro vuoto interiore e la loro disperazione.

Tieniti lontano da chi è in balia della fatalità. Costui non ha il coraggio di affrontare la vita e ti imporrà di dividere con lui la sua disperazione.

Non alimentare la disperazione, indicala,, ma nel farlo proteggiti; chi è disperato vuole distruggere chi ha il coraggio di affrontare la propria vita prendendo nelle proprie mani la responsabilità della propria esistenza.

104) ... non insudiciare il pneuma, non farne profonda la superficie.

In questo caso, riferito agli Esseri Umani, il termine pneuma sta ad indicare la costruzione del dio che cresce dentro gli Esseri Umani. Più in generale col termine pneuma viene indicata ogni concentrazioner di Energia Vitale Cosciente di Sé. Viene indicato inoltre, riferito agli Esseri della Natura, la parte del corpo luminoso che stanno costruendo. E ancora, col termine pneuma viene indicato quanto anima diversificandolo da quanto è inanimato.

Il termine pneuma indica sempre l'Energia Vitale,, ma non l'Energia Vitale inconscia. Indica soltanto l'Energia Vitale che ha iniziato dei cammini di costruzione e alimentazione di una Coscienza di Sé.

Il termine pneuma, riferito all'Essere Umano, sta ad indicare non ciò che lo anima distinguendolo dall'inanimato che lo circonda,, ma il corpo luminoso che sta costruendo attraverso le sue scelte.

Diventa logico, in quest'ambito, l'uso dell'espressione "non insudiciare il pneuma" che sta ad indicare "non mettere quanto hai costruito al servizio della ragione" o più in generale della fisicità dell'Essere Umano.

Quando l'Essere Umano mette il proprio intuire al servizio della materialità della sua esistenza attraverso l'appropriazione altro non fa che insudiciare il pneuma.

Fare profonda la superficie significa rendere pesante la propria Energia Vitale. Significa bloccarne i flussi. Significa mettere in atto scelte e attività per le quali si distrugge la possibilità di costruire il dio che cresce dentro ogni Essere Umano.

In questa visione la frase è assolutamente logica risultando una supplica e un imperio a tutti i cacciatori di conoscenza e di consapevolezza. Per divenire nell'eternità dei mutamenti, per alimentare il dio che cresce dentro l'Essere Umano è necessario: "non insudiciare il pneuma, non farne profonda la superficie.

105) ... nel tuo animo non spegnere ...

Che cosa si può spegnere nel mio animo riferito a quanto si è detto fino ad ora negli Oracoli Caldaici? La mia volontà; la vitalità con la quale alimentare le mie determinazioni, la mia passione per la vita. Questo si può spegnere nel mio animo. Questo può avvenire soltanto se io rinuncio a prendermi nelle mie mani la responsabilità della mia esistenza accettando la sottomissione nell'attesa della mia distruzione.

Cosa non devo spegnere nel mio animo? La passione per la vita!

Cosa non devo spegnere nel mio animo? La determinazione con la quale costruire il dio che cresce rispondendo al bisogno di divenire nell'eternità dei mutamenti.

106) ... o uomo artificio di una natura audace!

Sono convinto che questo frammento ha fatto uscire pazzi gli interpreti che si sono succeduti nel corso dei secoli. Proclo commentava gli Oracoli Caldaici, non li scrisse. Il suo commento è relativo al Platonismo e alle cognizioni che egli era riuscito a trovare.

Nemmeno i cristiani riuscirono a trovare delle spiegazioni ragionevoli eppure, la soluzione più semplice è sotto i loro occhi.

L'ESSERE UMANO E' PRODOTTO DALL'ESSERE NATURA COME TUTTE LE SUE SPECIE.

L'educazione apriori degli interpreti degli Oracoli non ammettono questa possibilità. Per loro l'Essere Umano è creato ad immagine e somiglianza di un dio pazzo e non può essere, in nessun caso, il prodotto della Natura. Gli Stregoni hanno sempre saputo di essere compresi in un insieme di consapevolezze con le quali camminano nell'infinito dei mutamenti. Gli estensori degli Oracoli Caldaici sapevano questo mentre gli interpreti partivano dal presupposto che gli Esseri Umani erano creati da un padre padrone al quale avrebbero finito per tornare. Lo stesso neoplatonismo considerava l'Essere Umano emanazione della volontà e del nous di un ipotetico Uno al quale l'Essere Umano tornava.

L'Essere Umano è una delle molte specie dell'Essere Natura nato e sviluppatosi in situazioni particolari come avviene per ogni specie dell'Essere Natura. Non è la creazione di un qualche dio pazzo al quale qualcuno lo vuole sottomettere.

Perché l'Essere Natura, nel costruire le condizioni attraverso le quali è venuto sviluppandosi l'Essere Umano, fu audace? Perché l'Essere Umano ha le mani per continuare le trasformazioni attraverso le quali contribuire a trasformare l'Essere Natura. L'audacia dell'Essere Natura consiste anche sul fatto che quest'Essere potrebbe distruggere sé stesso assieme con tutta la Natura. Fu un atto di audacia estrema quella messa in campo dall'Essere Natura nel favorire le condizioni che hanno portato allo sviluppo quest'Essere. Furono esigenze dell'Essere Natura e furono esigenze dell'Essere Terra che stipularono un patto per la reciproca trasformazione.

Si! Fu una Natura audace a costruire le condizioni affinché questa specie si sviluppasse; non furono i desideri di un dio pazzo che popola l'immaginario dei disperati che vogliono portare il mondo alla disperazione!

107) Non porre mente ai confini infiniti della terra: non nasce in essa l'albero della verità. E non calcolare la misura del sole a furia di tavole: per eterno volere del padre esso si volge, non per te. Lascia perdere il ronzio della luna: è per opera della necessità che corre sempre. La processione degli astri non è stata generata per te. L'ampia palmatura delle ali degli uccelli nel cielo non è mai veritiera, e non lo sono le sezioni di vittime e intestini. Tutti questi non sono che giochi, e fondamenti di una frode venale. Fuggili, se vuoi dischiuderti le porte del giardino sacro della pietà, dove virtù, sapienza, ordine armonico si adunano.

Questo frammento si ricollega al frammento 103 in cui si afferma: "non alimentare la fatalità". In questo frammento si citano degli esempi attraverso i quali veniva alimentata la sottomissione dell'individuo alla fatalità.

I frammenti citati sono delle condizioni che hanno aperto le porte all'avvento dell'orrore cristiano. Inutilmente gli Oracoli Caldaici misero in guardia contro quelle pratiche. Quando quelle pratiche erano attività di uomini che costruivano il futuro avevano un significato, quando quelle attività caddero nelle mani di chi le usava per costruire sottomissione divennero pratiche abiette.

Pensare ai confini leggendari della terra in cui nasceva l'albero della vita.

Tutti gli Stregoni sapevano che l'albero della vita ci circonda e pianta le radici là dove incontra le condizioni per farlo. Era assurdo inchiodare l'attenzione degli Esseri Umani in terre lontane o in situazioni mitiche quando la meraviglia dell'universo ci sta attorno.

Il non calcolare la misura del sole sta ad indicare di non tentare di prevedere il futuro attraverso i movimenti dell'Essere Sole. Questo si muove per il proprio Intento, esercitando la propria volontà e le proprie determinazioni. L'Essere Sole non si muove per favorire le tue interpretazioni. Gli Esseri Umani vuoti pensano a trovare il modo attraverso il quale interpretare la fatalità che li circonda. La fatalità ci circonda in quanto noi ci siamo immersi nell'inconsapevolezza e viviamo l'esistenza estendendo il rifiuto a chiamare le cose col loro vero nome. Allora la fatalità avvolge la nostra ignoranza e anziché sviluppare la nostra Conoscenza e la nostra consapevolezza cerchiamo la dipendenza da un dio padrone che ci indichi la strada per l'uscita dal buio in cui ci troviamo., ma non c'è nessun dio padrone e si finisce per essere dipendenti da noi stessi, dalle nostre paure e dalle nostre angosce col risultato di diventare preda impotente a disposizione di qualunque cacciatore.

Lasciate perdere il ronzio della Luna. Spesso chi traeva previsioni ascoltava la Luna o il mormorio delle fonti interpretando attraverso le sue impressioni le sensazioni che ne traeva. Non era il piacere per il mondo circostante, l'intuire dell'Essere Umano appassionato, che attraverso la sua percezione fonde la propria Energia Vitale con le Coscienze di Sé che lo circondano, era l'avidità di chi vuole conoscere per impossessarsi. La stessa avidità che produce l'egocentrismo di pensarsi destinatari del messaggio degli astri che ha condotto poi all'egocentrismo degli interessi di un fantasioso dio creatore.

Lo stesso vale per tutte le altre pratiche di indovini. Una cosa sono i messaggi che dal mondo circostante ci arrivano e un'altra cosa è il considerarsi padrone del circostante e destinatari di messaggi privilegiati. Lascia perdere le interpretazioni delle viscere (era praticata dagli Aruspici) o l'interpretazione del futuro dal volo degli uccelli.

Queste pratiche non sono necessariamente false. Per l'Essere Umano che costruisce il dio che cresce dentro possono avere un significato anche nella ragione della relazione che intrattiene col mondo circostante. In ogni caso, anche per lui, sono solo giochi sui quali non costruisce le sue scelte. Quando queste pratiche sono vendute al fine di catturare l'attenzione degli Esseri Umani allora sono solo inganno. Non sono espressione del dio che cresce dentro un Essere Umano sono espressione di costruzione di dipendenza per chi disperato dal mondo cerca la consolazione del proprio fallimento. Sono "fondamenti di una frode venale!".

Se vuoi dischiuderti le porte dell'Olimpo, se vuoi trasformare la morte del corpo fisico in nascita del corpo luminoso, se non vuoi coltivare la disperazione che genera sottomissione, devi fuggirli. Prendersi nelle proprie mani la responsabilità della propria vita, togliersi dal centro del mondo, usare le proprie determinazioni e la propria volontà, sospendere il giudizio, praticare lo scetticismo, sospendere il dialogo interno, praticare meditazione e contemplazione, ascoltare le correnti vegetative, praticare la follia controllata, ascoltare il mondo attorno a noi, praticare l'Intento, palpare il mondo, praticare l'agguato, chiedersi il perché delle cose, praticare il sognare, chiamare le cose col loro vero nome; questa è la pratica che dischiude al dio che si costruisce le porte del giardino degli déi. Il giardino sacro della capacità dell'Essere Umano di ascoltare le voci degli déi (pietà!) sviluppando virtù, ordine armonico e sapienza.

Questo è da cercare: non alimentare la fatalità con la sottomissione. Quando si sottomette alla fatalità si aprono le porte alla sottomissione al dio padrone che figlio della fatalità divora il divenire e le trasformazioni degli Esseri Umani sottomessi.

108) Il nous paterno inseminò simboli attraverso il cosmo, lui che intuisce gli intuibili, quelli che sono detti bellezze ineffabili.

Il pensiero, l'intenzione, il progetto, lo scopo, il sentire, l'intuire cui Necessità e Intento conducono le trasformazioni del cosmo. Questo si riempie di simboli. Che cosa sono i simboli? Sono le matrici attraverso le quali il veggente scorge l'essenza di una vasta realtà di trasformazione delle Coscienze i Sé. I simboli sono quanto, delle matrici generanti le Coscienze di Sé, viene scorto dal veggente per intuire quanto lo circonda.

Che cos'è una matrice? In questo caso è la relazione soggettività-oggettività incontrata da quella concentrazione di Energia Vitale che da inconscia si trasforma in Coscienza di Sé. Data la sua trasformazione in Coscienza di Sé può proseguire in quella e solo in quella direzione di trasformazioni. Solo in quella direzione può esercitare la propria volontà facendosi dio proiettandosi nell'eternità dei mutamenti. Io sono un Essere Umano. Mio padre e mia madre hanno fornito la matrice e per proiettarmi nell'eternità dei mutamenti posso esercitare le determinazioni proprie del mio divenuto. Nell'esercizio delle mie determinazioni posso esercitare la mia volontà, anche modificando la matrice che lascio in eredità ai miei figli.

Necessità e Intento non intuiscono gli intuibili, ma gli intuibili sono espressione di Necessità ed Intento. Proprio perché gli intuibili sono espressione di Necessità ed Intento il veggente che assiste a quanto vede può affermare che gli intuibili sono intuiti dal padre.

Ed è ciò che intuisce il veggente: "le bellezze ineffabili!". Che cosa sono le bellezze ineffabili? Quando uno Stregone usa l'aggettivo "bello" o "bellissimo" per definire qualche cosa cui assiste? Quando coglie lo sviluppo della vita, le manifestazioni delle Coscienze di Sé mentre determinano sé stesse nell'infinito dei mutamenti. Quando si assiste all'uso delle determinazioni e della volontà degli Esseri di qualunque specie per costruire il proprio divenire nell'eternità dei mutamenti.

109), ma il nous paterno non accoglie il volere dell'anima finché essa non sia uscita dall'oblio e non abbia pronunciato una parola, ricordando il puro simbolo paterno.

Il volere dell'anima!

Uscire dall'oblio!

Pronunciare una parola!

Ricordare il puro simbolo paterno!

Sono i quattro elementi che caratterizzano questo frammento e che delineano il fare magico dell'individuo.

Che cos'è il volere dell'anima? Quando un Essere Umano costruisce il dio che cresce dentro di lui sorge anche l'intolleranza per le limitazioni. Esiste un momento, e di questo ne ho solo sentito parlare, in cui la soggettivazione dell'oggettività da parte di un individuo avviene a livello tanto profondo che il sentire del corpo luminoso si sente stretto nella gabbia del corpo fisico. Anche se l'individuo ha messo la ragione al proprio servizio e non interferisce più di tanto con gli intenti e l'azione del corpo luminoso questa diventa comunque una zavorra. Questa insoddisfazione così acuta cresce un po' alla volta col crescere del Potere di Essere dell'individuo stesso.

Uscire dall'oblio significa diventare consapevole dell'infinito che sta davanti. Uscire dall'oblio significa sviluppare la consapevolezza dello sviluppo nell'infinito dei mutamenti. Uscire dall'oblio significa essere attrezzati per prendere in mano la responsabilità della propria esistenza una volta che il corpo fisico cessa di esistere. In quel momento viene accolta dal pensiero, intenzione, progetto, scopo, sentire, intuire, modo di giudicare paterno. Non tanto perché c'è un qualche cosa in cui essere accolti, ma perché si è sviluppato Necessità e Intento attraverso l'uso della propria volontà nelle determinazioni dell'esistenza.

Qual è la parola da pronunciare? Veramente nella lingua italiana sono due: "IO ESISTO!". Questa parola viene pronunciata dall'Essere Umano che costruisce sé stesso nell'infinito dei mutamenti; dall'Essere Umano che determina sé stesso all'interno del sistema socio-culturale in cui nasce, vive e si costruisce; dall'Essere Umano in corpo luminoso quando assumendo su questo la propria Coscienza di Sé affronta lo sconosciuto!

Qual è il puro simbolo paterno? L'espressione del padre in quanto padre e che può essere definita padre? Necessità e Intento! Come può il corpo luminoso dell'Essere Umano ricordare il puro simbolo paterno di come Necessità ed Intento? Innanzi tutto sviluppando e costruendo il proprio corpo luminoso. Attraverso il sommare della propria volontà a Necessità che l'ha generato e poi trasferendo sul corpo luminoso la volontà nella nuova situazione soggettività-oggettività. Come lo trasferisce? Attraverso le azioni che il corpo fisico compie nell'affrontare la quotidianità. I meccanismi, le strategie messe in essere nella quotidianità formano la struttura determinatrice del puro simbolo paterno: la sostituzione con la volontà soggettiva alla Necessità che ne ha condotto la nascita!

In parole più semplici l'Essere Umano deve costruire il dio che cresce dentro di lui usando volontà e determinazione se vuole che quel dio diventi autonomo e prosegui nell'infinità dei mutamenti.

110) Cerca anche il condotto dell'anima, donde discese in un certo ordine, lavorando a salario per il corpo, e cerca ancora come innalzarla al suo rango nuovamente, alla parola sacra congiungendo l'azione.

Il frammento è di difficile interpretazione. La ricerca del condotto dell'anima sembra quasi che l'anima sia stata data o sia arrivata ad animare il corpo. In realtà non è il condotto dell'anima che giunge al corpo,, ma il processo di formazione della struttura energetica ed "animatrice" di quello che sarà il corpo. Il condotto dell'anima sta ad indicare il processi di trasformazione dell'individuo attraverso il quale costui si trova nella situazione attuale. Nella situazione in cui riconosce l'esistenza di una separazione fra il suo corpo e gli elementi animatori del suo corpo.

Qual è l'ordine che deve cercare? E' l'ordine della formazione di quel principio animatore, del suo sviluppo e della sua trasformazione. Deve riconoscere il momento in cui quel principio animò il processo di sviluppo dell'Essere che poi divenne l'Essere Umano con cui parliamo. Dal momento in cui quel principio animatore alimentò il processo di trasformazioni del soggetto è come se avesse lavorato a salario per il corpo.

L'espressione "lavorare a salario" è dipinta perfettamente e implica i doveri che quel lavoro impone al corpo. Il corpo ha esercitato la propria volontà e le proprie determinazioni perché il principio animatore ha sorretto le sua azioni. Senza il principio animatore sarebbe stato materia senza determinazioni nelle quali usare la propria volontà per espandersi.

Come può pagare il proprio debito il corpo? Come può pagare il proprio debito nei confronti della propria anima l'Essere Umano? Continuando ad essere sé stesso. Non prostituendola sottomettendola a determinazioni estranee dalle sue. Cercando cioè di innalzarla ad elemento principale quale fine delle sue azioni. Elevarla al suo rango!

Il principio animatore ha permesso al corpo di costruirsi, di svilupparsi ora il corpo deve agire affinché il principio animatore si sviluppi attraverso l'esercizio della sua volontà esercitando le proprie determinazioni.

Innalzarla al suo rango significa agire sviluppando Intento lungo la via indicata dai propri bisogni soggettivi. Significa sviluppare le determinazioni della propria specie, significa congiungere "alla parola sacra l'azione". Diventare tutt'uno con l'Intento. Chiamare le cose col loro vero nome esercitando sé stessi per proiettare il proprio corpo luminoso nell'infinito dei mutamenti.

Cercare e imparare i processi di trasformazione del principio animatore per riprodurne i processi di sviluppo e rendere il corpo luminoso indipendente dal corpo fisico: trasformare la morte del corpo fisico in nascita del corpo luminoso.

Il significato di questo frammento è importante per comprendere la relazione fra il corpo fisico e il corpo luminoso dell'individuo. E' importante anche per comprendere il processo di trasformazioni attraverso il reciproco lavoro che esiste fra il corpo fisico e il corpo luminoso. Il termine anima lascia un po' perplessi al primo apparire in quanto la cultura imposta dal creazionismo ne impone una lettura. Quando distinguiamo il principio animatore e il nutrimento, il salario, che a questo principio animatore paga il corpo fisico attraverso la parola sacra e l'azione, allora tutto è chiaro. Il principio animatore non ha una sua autonomia, ma per diventare autonomo deve necessariamente passare attraverso il corpo. Col corpo costruisce una relazione dialettica nella quale dapprima stimola il suo costruirsi e una volta che il corpo fisico dell'Essere della Natura è formato inizia, attraverso l'uso della propria volontà esercitando le proprie determinazioni a plasmare e modellare il corpo luminoso sul quale si trasferirà la Coscienza di Sé all'atto della morte del corpo fisico. Questo modellare messo in essere dal corpo attraverso l'uso della sua volontà esercitando le proprie determinazioni è il salario che il corpo fisico paga all'anima.

Di contro c'è il corpo fisico che non paga il salario all'anima in quanto si sottomette a determinazioni e volontà che non gli sono proprie. I cristiani impediscono agli Esseri Umani di pagare il loro salario all'anima sottomettendoli al macellaio di Sodoma e Gomorra fin da quando troppo piccoli non sono in grado di discriminare e difendersi. Costoro, non pagando il salario all'anima, vengono impediti di sviluppare sé stessi nell'infinito dei mutamenti. I cristiani sacrificano gli Esseri Umani al loro dio assassino per impedire loro di diventare déi.

111) affrettandoti verso il centro della luce risonante

La luce risonante è la concentrazione di Energia Vitale che per la sua forza di vibrazioni sembra lanciare un canto armonico nell'universo. I suoi mutamenti risuonano come esaltazioni di gioia mista a determinazione nell'intero universo.

In quella direzione è necessario affrettarsi. In quella direzione è necessario dirigere le azioni. E' necessario affrettarsi a concentrare tutto sé stessi perché in qualunque momento ci può cogliere la morte del corpo fisico. In qualunque momento e noi potremmo non aver accumulato sufficiente potere personale per trasformare in morte del corpo fisico in nascita del corpo luminoso.

Affrettati a prendere nelle tue mani la responsabilità della tua esistenza perché solo in questo modo potrai volgerti verso il centro della luce risonante.

112) si dischiuda la profondità immortale dell'anima, e tu leva bene in alto tutti gli occhi.

Se tu levi in alto gli occhi della tua esistenza si schiuderà la profondità immortale delle tue trasformazioni nell'infinito dei mutamenti. Se si schiuderà la profondità immortale delle tue trasformazioni nell'infinito dei mutamenti potrai innalzare gli occhi dalla tua esistenza quotidiana.

L'uno e l'altro sono in relazione dialettica.

Da dove iniziare? Dove poggiare il proprio sguardo? Dal quotidiano! Dal momento attuale! Dalle condizioni soggettive ed oggettive che esistono in questo omento. Quello è il punto di partenza. Ogni sviluppo è soggettivo.

Si dischiuda la profondità immortale dell'anima. Quando? Ora, in questo momento! In questo momento si alimenti il io sottile intuire attraverso il dischiudersi del suo sentire.

Quando levare gli occhi verso l'infinito? Ora! in questo momento e afferro con gli occhi quanto sono in grado di afferrare. Afferrando con gli occhi dischiudo il sottile intuire dell'anima che guarda l'infinita profondità dei mutamenti che mi aspettano.

Quando? ora! Cosa? Qualunque cosa sia in grado di mettere in cammino il mio sentire! Qualunque cosa sia in grado di spingermi nell'eternità dei mutamenti.

113) l'uomo noetico regga le briglie dell'anima, perché non urti la terra sciagurata,, ma trovi la salvezza.

L'Essere Umano che ha il pensiero, esercita l'intenzione nelle sue azioni, agisce in base a scopi e progetti, che sviluppa intendimenti, intuire e sentire regga le briglie dell'anima. Che cosa significa reggere le briglie? Significa dare una direzione alle proprie azioni. Una direzione che non è scopo o progetto, ma che comprende scopo e progetto. la direzione è quella dello sviluppo del proprio Potere di Essere. La direzione è quella dello sviluppo di sé; della sua dilatazione nell'infinito dei mutamenti.

Qual è il pericolo per "l'uomo noetico"? E' quello di urtare la "terra sciagurata"! Che cosa significa? significa risolvere il proprio divenire, la propria sequenza dei mutamenti, nella fase fisica della propria vita. Significa fare della propria vita fisica il fine della propria esistenza. significa fare della materialità l'unica cosa esistente. In questo modo si risolve il proprio divenire nella fase esistente presente. Non si supera la morte del corpo fisico, ma si agisce per appropriazione. Anziché agire per sviluppare il proprio Potere di Essere si agisce per sviluppare il proprio Potere di Avere: il ossesso come fine dell'esistenza. Non il possesso di quanto serve per affrontare la vita, ma il possesso attraverso il quale possedere altri Esseri Umani sottomettendoli.

Per questo l'Essere Umano noetico deve reggere le briglie del suo sentire, dei suoi bisogni, delle sue tensioni (l'anima) perché deve condurre sé stesso nell'infinito dei mutamenti.

C'è sempre qualcuno che viene a dire: "Chi te lo fa fare?" "In fondo sei intelligente, abile, appropriati degli individui; faranno quello che tu gli dici!". L'Essere Umano noetico deve trarre la certezza da sé. Egli non giudica per parametri, ma secondo la direzione che ha impresso alle sue azioni, ai suoi scopi, al suo sentire e al suo intuire.

114) ... sommersa dai tormenti della terra

Cosa sono i tormenti della terra? Sono le "tentazioni" di abbandonare tutto. Sono tentazioni che assalgono l'Essere Umano all'inizio del suo percorso di conoscenza e di consapevolezza. Poi cessano. Sono le scelte che l'individuo deve compiere. Per ogni scelta ci sono i suoi tormenti. Qualche volta si vorrebbe tornare indietro, ma non c'è ritorno. C'è una sola strada e una sola direzione. Non è voluta dall'Essere Umano è imposta dalla vita. Negli Esseri della Natura si procede sempre dalla nascita del corpo fisico alla morte del corpo fisico. Non esiste una scelta in direzione diversa. La scelta per l'individuo consiste o nel prendersi nelle proprie mani la responsabilità della propria esistenza o rinunciare aspettando che la morte del corpo fisico venga a togliergli le angosce dell'esistenza.

Le scelte dell'individuo sono solo nei confronti di sé stesso non nei confronti della direzione da percorrere.

I tormenti della terra sono i conflitti che si frappongono fra le decisioni dell'Essere Umano di trasformare la propria esistenza nella costruzione del dio che cresce dentro di lui e gli ostacoli che vengono posti da chi vorrebbe appropriarsi della sua esistenza sottomettendolo.

115) Affrettati, è necessario, verso la luce e i raggi del padre: di là ti fu inviata l'anima, rivestita d'intenso intuire.

E' necessario affrettarsi! Perché? Ogni istante della vita è prezioso. In ogni istante noi costruiamo noi stessi.

Cosa significa affrettarsi? Significa affrettarsi a prendere la decisione di affrontare ogni istante della nostra esistenza; ogni contraddizione dell'esistenza per costruirci.

Di là viene quanto ti anima che, proprio perché ti anima, è rivestita di intenso intuire.

Il commento può essere giocato a seconda dell'apriori che si vuole considerare.

Chi forma il raggio? Colui che si affretta. Colui che alimenta il proprio divenire nell'eternità delle trasformazioni. Colui che trasforma in luce il proprio intuire.

Il fatto che tu sia animato è dovuto agli effetti di Necessità ed Intento, il padre, che riceve alimento dal tuo affrettarti: la tua volontà espressa nelle azioni volte alla trasformazione.

L'affrettarsi può essere inteso anche come la rapidità della Coscienza di Sé che afferra la propria occasione per trasformarsi; il proprio intuire per alimentarsi dall'intuibile.

Diversa è l'interpretazione di chi usa quest'espressione per imporre un dovere al quale sottomettere chi si ritiene obbligato a rispondere a chi afferma di avergli inviato l'anima. La sottomissione, arte della magia nera, è giocata in questo frammento. Si impone un dovere al soggetto che è obbligato a rispondere e, nel farlo, a costruire la propria distruzione. Interpretare, nel nostro caso, significa costruire i parametri attraverso i quali costruirsi. Se noi non interpretassimo usando il nostro intuire ogni cosa diventa un'arma attraverso la quale sottomettere. Così la visione di potere di un veggente che ha trasformato sé stesso cavalcando i mutamenti diventa un'arma nelle mani dei maghi neri cristiani usata per sottomettere e chiedere adesione alla loro semina di morte.

116) perché le cose divine non sono accessibili ai mortali che intuiscono secondo il corpo,, ma a quanti si affrettano verso l'alto ignudi.

Questo frammento sembra quasi una domanda che richiede una risposta. La risposta è abbastanza semplice. Il divino che ci circonda, le sue tensioni e le Coscienze di Sé che lo compone sono accessibili soltanto in percezione alterata. Per raggiungere la percezione alterata mantenendo una buona disciplina soggettiva è necessario agire costruendo il dio che cresce dentro l'Essere Umano. E' necessario vivere con volontà e determinazione prendendosi nelle proprie mani la responsabilità della propria esistenza. E' necessario uscire dai confini della ragione nei quali si intuisce secondo il corpo e intuire nell'infinito intuibile che ci circonda. In quest'infinito si intuisce con la disciplina di sé stessi e col potere della costruzione soggettiva. Si intuisce con le trasformazioni che si sono costruite. Si intuisce con lato divino che il corpo ha costruito momento dopo momento.

Quando si afferma che i segreti in Stregoneria non solo tali perché sono nascosti,, ma sono tali perché gli Esseri Umani sottomessi non hanno disciplina per accedervi si afferma che sono a portata della volontà soggettiva di ogni Essere. Sta ad ogni Essere Umano delimitare la capacità di controllo ella propria ragione e permettere alla propria volontà di prendere il sopravvento nell'intuire dell'intuibile.

Cosa significa affrettarsi in alto ignudi? Significa liberarsi del controllo militare della ragione che come un vestito ci avvolge e impedisce di scoprire la nostra ignoranza e la nostra incapacità di affrontare lo sconosciuto che ci circonda. Se io mi scopro incapace di affrontare lo sconosciuto che mi circonda immediatamente metto in atto delle strategie per ovviare a quest'ignoranza. Se io mi spaccio per saputo e sapiente mi illudo di essere in grado di comprendere il mondo invece sono compreso nel mondo. Quando sono nudo delle certezze della ragione allora posso organizzarmi per affrontare lo sconosciuto. Quando sono rifugiato nella descrizione della ragione allora costruisco le illusioni della mia sapienza mentre voglio annullare l'infinito che mi circonda.

Questo significa affrettarsi verso l'alto ignudi!

117) salve per forza propria...

La sottomissione viene imposta agli Esseri come atto di violenza proveniente dall'esterno. La via per la costruzione della libertà soggettiva per sviluppare il dio che cresce dentro ogni Essere e che si proietta nell'infinito dei mutamenti nasce dall'Essere stesso.

La via che ci proietta nell'infinito dei mutamenti la possiamo costruire da noi stessi. La libertà soggettiva non è un dono. Al massimo possiamo imitare qualcuno che per favorire la propria libertà ci espone la soluzione alle proprie tensioni e le risposte ai suoi stessi bisogni. La forza che costruisce la trasformazione della morte del corpo fisico in nascita del corpo luminoso nasce dall'individuo. Le azioni dell'individuo in risposta alle tensioni che da dentro di lui spingono per uscire. Le tensioni che da dentro di lui spingono per uscire guidate dalle briglie dell'anima che l'Essere Umano Noetico regge con ferrea disciplina e intento inflessibile.

Dunque, salvo per forza propria! Gli altri possono sollecitarci a camminare assieme a loro, non possono salvare noi. Chi afferma di salvarci vuole soltanto ridurci in pecore del suo gregge mentre il padrone le porta al macello.

118) ad alcuni concesse di cogliere per apprendimento il segno della luce; altri, anche durante il sonno, fecondò della sua forza.

Si può considerare il mondo che ci circonda con le Coscienze di Sé che in esso si muovono come un insieme potente, consapevole e determinante. Queto Cosciente di Sé, consapevole e determinante agisce, rispetto alla nostra percezione, come un insieme che ci spinge ad intuire e a sentire quanto in esso si muove affinché noi stessi ne diventiamo parte.

Il Potere di Essere di quanto ci circonda per svilupparsi favorisce lo sviluppo del Potere di Essere di ogni Essere Umano nella misura in cui incontra, nelle azioni dell'Essere Umano, elementi propri del suo stesso esistere. Quando, cioè, nell'Essere Umano individua il suo corrispondente divino.

Cosa concede a quest'Essere Umano il mondo che ci circonda? Lo sorregge nelle sue sfide dell'esistenza perché attraverso le sfide dell'esistenza trasforma sé stesso e può "apprendere il segno della luce". Nutrire l'intuire soggettivo dell'intuibile che lo circonda affinché l'intuire di quanto lo circonda si possa nutrire dell'intuibile ricco e potente dell'intuibile soggettivo. Concedere per concedersi!

Non sempre l'individuo spazia col suo canto della vita il mondo che lo circonda. A volte il suo canto spazia nell'Essere luminoso che cresce dentro di lui. Il sognare lo costruisce. Il sognare è intuizione dell'intuibile. Il sognare è attività per la costruzione dell'Essere Luminoso che cresce dentro all'Essere Umano. Il sognare porta l'Essere Umano in una landa di percezione dove si incontrano gli intuibili di Esseri e tensioni diverse. In quella landa l'intuire dell'individuo si costruisce ed articola e riporta alla ragione quanto la ragione avrebbe voluto continuare ad ignorare.

Nel sognare l'Essere Umano può esercitare la propria volontà, esattamente come nella vita quotidiana. Esercitando la propria volontà riporta quanto ha raggiunto nella vita quotidiana. Se non riporta quanto ha acquisito nella vita quotidiana rischierà di perdere quanto ha accumulato,, ma comunque il Potere di Essere di quanto lo circonda non cesserà mai di alimentare la sua forza e il suo apprendimento almeno fintanto che non avrà perso la speranza di costruire un dio che rivendichi in esso i diritti della propria esistenza.

Quanto ci circonda alimenta sempre il nostro esistere. Sia che alimenti di Energia Vitale, intuire e sentire la nostra azione sia che alimenti il nostro percepire all'interno del sognare. Il mondo che ci circonda chiede ad ogni Essere Umano di costruire il dio che cresce dentro di lui togliendosi dalla posizione in ginocchio in cui gli adoratori del macellaio di Sodoma e Gomorra e chi pratica la superstizione vuole tenerlo.

119) ... forza che unisce al dio

La forza che unisce al dio appare come la forza di coesione fra l'Essere Umano e il mondo circostante. In questo caso avrebbe dovuto esserci "forza che unisce agli déi". Allora è la forza che unisce il fare dell'Essere Umano al fare del dio che cresce dentro all'Essere Umano. La forza che porta a questo qualificando l'Essere Umano come dio è VOLONTA'. Volontà non unisce l'Essere Umano al dio,, ma fa' dell'Essere Umano un dio che cammina nell'eternità dei mutamenti.

Volontà unifica le tensioni dell'Essere Umano che tenta dio risolvere sé stesso all'interno della ragione con le tensioni dell'Essere Umano che facendosi dio alimenta l'Essere Luminoso che cresce in lui e che spinge per costruire sé stesso nell'infinità dei mutamenti.

In questo caso possiamo individuare in Volontà la forza di coesione fra l'Essere Umano inteso come ragione e materia all'Essere Umano inteso come percezione e intuire del suo corpo luminoso.

In questo caso possiamo indicare in Volontà, l'essenza dell'esistenza di ogni Coscienza di Sé nell'intero universo come la forza che unisce al dio!

120) ... sottile veicolo dell'anima

In questo caso parliamo degli Esseri della Natura. Il sottile veicolo di quanto anima è il Mani. Il Mani è la fonte delle Coscienze di Sé degli Esseri della Natura. Il Mani è portatore di possibilità di animazione della materia che, una volta animata, ha la possibilità di compattare l'Energia Vitale di cui è portatrice, ampliarla, compattarla per partorire il corpo luminoso.

Sono i genitori o il genitore il sottile veicolo dell'anima. Perché il genitore o i genitori sono i portatori delle possibilità di animazione dei soggetti che da loro tentano di divenire nell'eternità dei mutamenti compattando loro stessi. Prendendosi la responsabilità della propria esistenza. Sovrapponendo alla Necessità che li ha generati la loro volontà per meglio scegliere nell'infinito dei mutamenti.

Questo metodo per trasformare l'inconscio in conscio, farlo vibrare e proiettarlo consapevole di sé nell'eternità dei mutamenti appartiene alle tecniche di sviluppo e adattamento degli Esseri della Natura. Forse ad un numero infinito di nature, ma solo a loro!

121) il mortale che si sia accostato al fuoco avrà luce.

Anche questa è una frase che deve essere interpretata attentamente. Non è detto che il mortale abbia luce. Non è detto che il mortale prosegua nell'eternità dei mutamenti. Non è detto che l'Essere della Natura trasformi la morte del corpo fisico in nascita del corpo luminoso.

Il mortale sta vivendo!

Il mortale sta scegliendo!

Il mortale si sta trasformando attraverso l'esercizio della propria volontà e delle proprie determinazioni. Il mortale sceglie! Le sue scelte sono quelle che qualificano il suo vivere.

Le sue scelte lo portano a sviluppare sé stesso abbeverandosi al fuoco della conoscenza o le sue scelte lo portano a fuggire da quel fuoco. Le sue scelte alimentano il coraggio col quale affrontare l'esistenza o lo rendono pauroso costringendolo a scappare. L'una o l'altra scelta lo trasforma. L'una o l'altra scelta sviluppa l'individuo o ne impedisce la dilatazione.

L'una e l'altra scelta non sono uguali. Portano in due direzioni diverse. Comportano scelte diverse con diversi risultati.

Chi si accosta al fuoco alimenterà il fuoco che arde dentro di lui e trasformerà la morte del corpo fisico in nascita del corpo luminoso. Questo è il senso del frammento.

122) accendendo l'anima nel fuoco...

Continua in questo caso il senso del frammento precedente. Non è sufficiente che un Essere della Natura sia pervaso dal principio animatore perché sia in grado di trasformare la morte del corpo fisico in nascita del corpo luminoso,, ma è necessario che sommi la propria volontà a Necessità che ne ha determinato la sua esistenza.

Solo accendendo l'anima nel fuoco della conoscenza e della consapevolezza egli sarà in grado di prendere nelle proprie mani il patrimonio che ha ricevuto dall'Essere Natura e trasformarlo in Libertà attraverso il perdurare della sua Coscienza e della sua consapevolezza proiettandola nell'infinito dell'esistenza.

Quando a Necessità che lo ha generato l'Essere Umano somma la propria volontà prendendosi nelle proprie mani la responsabilità della propria esistenza allora, e solo allora, egli avrà acceso la sua anima nel fuoco.

Accendere la propria anima nel fuoco significa mettere in essere tutte quelle strategie nella vita di tutti i giorni attraverso le quali si plasma e si compatta il proprio corpo luminoso. Lo si modifica e lo si rende compatto per lanciarlo nell'infinito anche in mancanza del corpo fisico.

Accendere il proprio sentire e il proprio intuire nel fuoco della conoscenza e della consapevolezza per trasformarlo in Potere di Essere.

123) ... alleggerendola col caldo soffio...

Non so se questo frammento si riferisca al frammento precedente,, ma il soffio del fuoco della conoscenza alleggerisce la consapevolezza dell'individuo in quanto lo rende compatto e duttile per affrontare lo sconosciuto che lo circonda.

Non sono più le paure a condizionare le azioni dell'individuo,, ma questi agisce per propria scelta e per proprio ardimento.

Ha alleggerito la sua anima; ha alleggerito la sua ragione; ha alleggerito le sue azioni. Egli si è esposto al soffio della conoscenza. Athena è entrata dentro di lui, ha lisciato la sua percezione, ha fuso il suo intuire con l'intuire dell'individuo rendendolo libero dalle incrostazioni della sottomissione. Ne ha liberato il giudizio rendendo l'Essere Umano padrone dello stesso.

Dunque, possiamo dire che la percezione si è alleggerita col caldo soffio della Conoscenza. Ora l'intuire soggettivo può variare la descrizione della ragione che si è spostata lasciando l'Essere Umano padrone di sé stesso.

124) coloro che spingono fuori l'anima e inspirano, sono prossimi alla liberazione.

Quando l'Essere Umano cerca la conoscenza e la consapevolezza il suo corpo luminoso cerca la sua indipendenza. Cerca delle situazioni nelle quali essere indipendente dal corpo fisico. Cerca di sondare il mondo che lo circonda liberandosi dai legami che la descrizione della ragione gli impone. Questi Esseri Umani hanno costruito consapevolmente il loro corpo luminoso ed ora lo "spingono fuori". Spingerlo fuori è un modo esatto di definire quanto sta facendo quest'Essere Umano. Lo ha costruito e plasmato nell'attività quotidiana,, ma per alimentare il proprio percorso deve spingerlo a cercare la propria autonomia dal corpo fisico. Solo gli Stregoni riescono nell'impresa solidificando il proprio percorso di conoscenza e consapevolezza.

Una volta che hanno costretto il loro corpo luminoso ad affrontare l'oggettività che lo circonda insegnandogli ad essere indipendente dalla descrizione della ragione lo ispirano quando devono affrontare la vita di tutti i giorni. Per fare questo serve una grande determinazione sorretta da un grande potere espresso da una perfetta impeccabilità.

A ragione il veggente degli Oracoli Caldaici afferma che coloro che fanno questo sono prossimi alla liberazione. Sono prossimi a liberare il loro corpo luminoso dalle catene della loro ragione. Sono prossimi a trasformare la morte del corpo fisico in nascita del corpo luminoso.

Quando ci si trasforma in Stregoni si è prossimi a trasformare la morte del corpo fisico in nascita del corpo luminoso anche se il corpo luminoso è già formato e autonomo. Serve una grande energia vitale e un grande Potere di Essere per funzionare con entrambi i corpi e solo i grandi Stregoni che sono vissuti con impeccabilità agendo in ogni istante della loro vita per costruire il loro Potere di Essere in armonia con il Potere di Essere delle Coscienze di Sé del circostante sono in grado di rimandare più a lungo la separazione. In ogni caso la separazione fra corpo fisico e corpo luminoso con la morte del primo è già in atto!

125) ... libere luci

Quando un veggente scorge "libere luci" alterando la percezione in una situazione tale da dare una grande importanza a quanto vede? Quando le "libere luci" altro non sono che gli Esseri della propria specie che hanno trasformato la morte del corpo fisico in nascita del corpo luminoso al punto da essere definite, dal veggente "libere luci". Perché il termine "libere luci" come viene indicato in questo caso è fatto proprio da chi sta assistendo ad uno spettacolo che gli rapina il suo sentire alimentando la speranza di diventarne parte.

Definire "libere lci" è in contrapposizione alla luce che comunque emana il veggente che però è ancora legata al corpo fisico e alla sua ragione. Una luce che, per quanto splendente a seconda del Potere di Essere raggiunto dal veggente, non può essere considerata "libera luce" in quanto è ancora legata, per i suoi mutamenti, la sua crescita e le sue trasformazioni, alla materialità della sua fisicità e alla descrizione della sua ragione.

126) accesa la fiaccola...

Nella ricerca dello sviluppo di sé stessi la fiaccola è accesa ogni qualvolta vengono costruite delle strategie soggettive attraverso le quali affrontare la vita quotidiana.

Ogni volta che si alimenta la tensione di espansione soggettiva dell'individuo. In quel momento, in quella situazione, si accende la fiaccola della dilatazione soggettiva. Una volta che la fiaccola è accesa attraverso la determinazione dello sviluppo di sé stessi, sorretta dalla propria volontà, l'Essere Umano è proiettato nell'infinito dei mutamenti. L'Essere Umano percorre un sentiero di eternità!

Questo significa accendere la fiaccola. L'Apprendista Stregone accende la fiaccola dentro di sé quando domina la Furia che cresce alimentando Nerio mentre affronta le contraddizioni dell'esistenza.

127) con anima in ogni parte intatta, distendi le redini del fuoco.

Cosa significa l'"anima in ogni parte intatta"? Significa che tutti gli elementi attraverso i quali si costruisce il sentire delle persone, la percezione, la capacità di giudizio, la loro organizzazione soggettiva nell'oggettività in cui vivono lavora armonicamente per costruirne lo sviluppo. Quando l'Essere Umano non deve rinunciare ad alcuna determinazione nella costruzione di sé stesso. Quando non è sottoposto a limitazioni, restrizioni o sottomissioni. In quel momento quell'Essere Umano ha la sua anima intatta. E' in grado di costruire sé stesso nell'infinito dei mutamenti agendo in tutte le direzioni e in tutte le situazioni che si presentano. Quando l'"anima non è intatta"? Quando la sua costruzione è privata dell'apporto di alcune determinazioni la cui rinuncia è dovuta agli adattamenti soggettivi rispetto a delle variabili oggettive che limitano lo sviluppo dell'individuo. L'individuo costretto a rinunciare a parte degli strumenti attraverso i quali si costruisce per riuscire a salvare il salvabile. In quelle condizioni il corpo luminoso non ha uno sviluppo armonico, ma è menomato da condizioni diverse.

In quelle condizioni, con il corpo luminoso sviluppato armonicamente, si possono distendere le redini dello sviluppo della conoscenza e della consapevolezza. Distendere le redini della conoscenza e della consapevolezza significa spaziare in ogni direzione. Significa costruire le relazioni che trasformano l'individuo nell'infinito dei mutamenti.

128) ... tendendo all'azione di pietà infuocato intuire, salverai anche il corpo che scivola via.

Nel Paganesimo Pietà sta ad indicare un fare divino dell'Essere Umano attraverso il quale questi diventa partecipe delle tensioni, del sentire e dell'intento di quanto lo circonda. Pietas è la fusione dell'Essere Umano, della sua magia, delle sue trasformazioni con quelle della magia e delle trasformazioni di quanto lo circonda. Camminare assieme. Questo camminare assieme a quanto ci circonda armonizzando gli intenti e le tensioni di trasformazione è un potere divino chiamato Pietas. Pietas non ha nulla a che vedere col pietismo dei cristiani che rappresenta piuttosto la riproduzione nell'oggettività della propria sconfitta al fine di saccheggiarne le trasformazioni. Il pietismo è un fare vuoto e compassionevole che svuota l'oggetto della sua attenzione; Pietas è un'azione potente di determinazione soggettiva attraverso la quale l'individuo costruisce sé stesso nell'infinito cercando tutte quelle relazioni che gli permettono di costruirsi.

E' il potere infuocato della conoscenza e della consapevolezza che alimenta le trasformazioni dell'individuo attraverso il suo intuire quanto lo circonda e diventando oggetto intuibile del circostante.

Perché così facendo "salverai anche il corpo che scivola via"? Perché con la tua azione altro non hai fatto che alimentare il corpo luminoso mentre cresceva nell'individuo. Non hai sprecato la tua fase fisica esaltandola e agendo pensandoti eterno e immortale, ma hai agito strategicamente sia nel quotidiano che esercitando l'attenzione, qualunque tipo di attenzione (Pietas), nei confronti del tuo circostante. Sei stato attento alle esigenze del mondo. A volte le hai soggettivate a volte hai imposto al mondo le tue esigenze. Hai vissuto! Hai trasformato la tua vita fisica in un'avventura attraverso la quale hai costruito te stesso.

Per questo motivo stati salvando la fase fisica. Non hai sprecato l'occasione della tua vita. Hai agito per costruirti. Il corpo scivola via al momento della morte del corpo fisico, ma tutta l'azione messa in essere durante la vita fisica ha alimentato la costruzione del corpo luminoso: hai alimentato, salvandola, la possibilità di eternità.

In questo frammento può apparire anche l'idea che comunque ci sia una trasformazione soggettiva oltre la morte del corpo fisico e che, alimentando Pietas di infuocato intuire, l'Essere Umano colga l'occasione per dilatarsi. In realtà gli Oracoli Caldaici parlano all'Essere Umano qualunque e all'Apprendista Stregone, parlano al Pagano Politeista e allo Psichista. Pertanto si rivolgono dando qualche cosa di scontato e qualche cosa che deve essere spiegato. Comunque sia, quanto esposto è il senso!

129) Salvate anche l'involucro mortale dell'amara materia.

Cosa significa salvare l'involucro mortale della materia amara? Significa usare la propria vita fisica per costruirsi. Non sprecare la propria esistenza. Vivere strategicamente. Determinando la propria esistenza sia nell'Essere Natura sia nel Sistema Sociale umano sfruttando ogni occasione e ogni contraddizione attraverso la quale costruirsi. Questo significa salvare l'involucro mortale. Non significa salvare il corpo come i cristiani immaginano la loro resurrezione o una qualche forma di immortalità. Significa sfruttare l'occasione.

Ogni Essere della Natura che riesca a vivere in maniera "normale" la propria esistenza senza compiere grandi imprese, trasforma sempre la morte del corpo fisico in nascita del corpo luminoso. Ci sono sempre trasformazioni che alimentano la costruzione della Coscienza di Sé Universo dalla fonte Natura terrestre. Un Essere della Natura ha questa possibilità. Un Essere Umano la possibilità deve cercarla con accanimento e determinazione. Non perché lui non possa, vivendo in maniera "normale", trasformare la morte del corpo fisico in nascita del corpo luminoso, ma perché le forze che tendono a sottometterlo impedendogli la trasformazione sono molto grandi e determinate ad usarlo come fonte di cibo distruggendolo.

L'amara materia è per l'Essere Umano lo stato di fallimento della propria esistenza. Nello stato fisico l'Essere Umano può essere sottomesso. Nello stato fisico l'Essere Umano può essere indotto a rinunciare alle proprie trasformazioni nell'infinito dei mutamenti. Nello stato fisico l'Essere Umano può essere indotto a rinunciare alle proprie determinazioni ed essere ridotto ad involucro che disperato attende la morte del corpo fisico affinché lo liberi dagli affanni della sottomissione.

"salvare anche l'involucro mortale dell'amara materia" significa usare l'esistenza per sviluppare le proprie determinazioni, esercitando la propria volontà e prendendo nelle proprie mani la responsabilità della propria esistenza.

130) Della MOIRA fatale fuggono l'ala impudente, e dimorano nel dio traendo fiaccole al colmo splendenti che discendono dal padre, e da esse, nella discesa, l'anima coglie il fiore nutriente l'anima di frutti infuocati.

Cos'è Moira negli Oracoli Caldaici?

Moira è la divinità nella sua complessività di rappresentazione del pensiero dell'intera storia dell'individuazione di questa entità divina. Moira è la porzione di tempo che un Essere ha per costruire sé stesso. In qualsiasi momento questo tempo può cessare e in qualsiasi momento la sequenza delle trasformazioni soggettive cessa.

Moira è lo spazio che il Potere di Essere del soggetto riesce a prendersi per sviluppare la sua sequenza dei mutamenti. Lo spazio dell'esistenza soggettiva è relazione fra Potere di Essere soggettivo e Potere di Essere complessivo dell'oggettività in cui il soggetto si espande. Dove l'uso delle proprie capacità e delle proprie determinazioni può aumentarlo e articolarlo regalando e trasferendo le sue scelte, economicamente vantaggiose, all'intera specie in cui vive che a sua volta le donerà alla complessività dell'Essere Natura e dei suoi processi di sviluppo.

Nel nostro caso Moira non è la quantità di "destino" che ha l'uomo, ma è la quantità di mutamenti (cioè di tempo) che l'Essere Umano è in grado di assicurarsi per costruirsi al meglio. Moira è la fine del tempo a disposizione. La porzione di esistenza fisica soggettiva del singolo Essere. Nemmeno gli déi, per quanto lunghi e diversi dagli Esseri della Natura erano le loro trasformazioni, potevano sfuggire all'ineluttabilità delle fine delle loro trasformazioni. Lo stesso Giove non può sfuggire alla fine del suo corpo fisico e della sequenza di trasformazioni. Nemmeno l'Essere Sole può sfuggire alla fine delle sue trasformazioni. MOIRA non è un destino ineluttabile voluto da un qualche dio pazzo. MOIRA determina la fine della fase di trasformazione, ma non la sua durata o la sua qualità. MOIRA è la fine della fisicità, ma MOIRA può essere intesa come la conclusione della fase fetale dell'Essere della Natura. Dunque sempre una conclusione. Non quando concludere né la qualità della conclusione. Essere diverso da TERMINIUS che esprime l'Intento soggettivo di trasformazione.

L'Essere Umano che costruisce il suo corpo luminoso cavalcando l'infinito dei mutamenti fugge all'ala impudente della MOIRA. L'ala impudente della MOIRA è l'abbandono soggettivo ad un determinismo esterno all'Essere. E' la certezza, dell'Essere Umano, che qualunque cosa faccia questa non sortisce nessun risultato. Costui pensa di essere impotente davanti alla vita. Questa impotenza nasce quando l'Essere Umano si vuole impadronire dell'esistenza e di quanto l'esistenza gli presenta. Questa impotenza non esiste quando l'Essere Umano si organizza per costruire sé stesso al fine di fornirsi di mezzi e di strumenti con i quali agire nella vita. Quando l'Essere Umano si costruisce degli strumenti per agire nella vita allora non pretende che la vita si trasformi in base ai suoi desideri, ma si trasforma per agire assieme a quanto tenta di agire attorno a lui.

In quel momento l'Essere Umano dimora nel dio che cresce dentro di lui. Dimorando nel dio che cresce dentro di lui, le fiammate della crescita del dio sono fiaccole splendenti e ricolme. Di cosa può essere ricolma una fiaccola? Del fuoco della Conoscenza e della Consapevolezza. Ogni volta che una fiaccola raggiunge il dio che cresce dentro l'Essere Umano questo compie un salto di qualità. Aumenta la propria forza, aumenta la propria consapevolezza, aumenta il proprio intuire: ciò che aumenta, in ultima istanza, è il Potere di Essere dell'individuo stesso.

Da dove arrivano quelle fiaccole? Dalla relazione che l'Essere Umano costruisce con il mondo circostante. Dunque, da Necessità e Intento trasformate nel dio dalla Volontà soggettiva che i soggetti manifestano nelle relazioni. Ogni relazione dona ai soggetti che vi partecipano una fiamma della Conoscenza e della Consapevolezza.

Tutto viene colto dal sentire e dall'intuire dell'Essere Umano. Quanto lo anima si ravviva e si dilata nutrendosi dei fiori infuocati che ne alimentando le trasformazioni.

L'Essere Umano sfugga l'ala impudente della MOIRA fatale e dimori nel dio che cresce dentro di lui alimentandolo con le fiaccole ricolme del fuoco della Conoscenza e della Consapevolezza!

131) ... intonare il peana

Il peana era un canto con accompagnamento della lira che veniva intonato in onore di Apollo. Intonare il peana era un fare all'interno dell'arte Teurgica attraverso la quale il Pagano Politeista chiamava il divino cui si riferiva affinché alimentasse le proprie determinazioni e la propria volontà per affrontare quanto lo circonda.

Il peana, in questo caso, è un canto attraverso il quale l'Essere Umano compatta sé stesso per affrontare lo sconosciuto che lo circonda. Questo canto è sicuramente inferiore al sacrificio della determinazione che comporta una Devotio, ma può riprodursi nel tempo e coagulare, attraverso la volontà del Teurgo, la volontà degli astanti.

132) Mantieni il silenzio, iniziato!

Questo frammento si lega al frammento precedente in quanto descrive un momento di trasformazione soggettiva dell'individuo. Mentre il frammento precedente era relativo all'attività Teurgica che comportava una dilatazione dell'individuo nel Sistema Sociale in cui viveva, questo frammento prepara il Teurgo affinando il suo Potere di Essere.

Cosa significa mantenere il silenzio? Significa esattamente quanto abbiamo descritto nel Crogiolo dello Stregone quando si è parlato del Bastone dello Stregone.

Il Bastone dello Stregone è l'arma attraverso la quale l'Essere Umano che da' l'assalto al cielo della Conoscenza e della Consapevolezza difende, discrimina, attacca e arranca.

Il Bastone dello Stregone è costituito dalla Sospensione del Giudizio, la Sospensione del dialogo Interno e lo Scetticismo. Queste tre attività forgiano l'individuo mentre da' l'assalto al cielo della Conoscenza e della Consapevolezza.

La sospensione del dialogo interno compatta l'individuo rendendolo duttile e agile nel pensiero e nell'azione. Lo sottraggono dal giudizio rigido della ragione permettendogli l'accesso di sempre nuovi fenomeni attraverso i quali ampliare continuamente la sua Conoscenza e la sua Consapevolezza. La Sospensione del Giudizio permette all'individuo di liberare la sua azione dai preconcetti. Gli permette di afferrare il nuovo nell'oggettività nuova in cui si esprime senza pretendere, come impone la ragione, di adattarla a concetti aprioristici che il condizionamento educazionale impone all'individuo. Lo Scetticismo è l'atteggiamento che l'individuo assume all'interno del contesto sociale in cui vive al fine di appoggiare e sviluppare tutte le tensioni di sviluppo dello stesso in funzione della costruzione del tempo che viene incontro.

Questo significa, all'interno degli Oracoli Caldaici, "mantieni il silenzio, iniziato!". Per colui che tenta di commentare questo frammento educato all'interno del Potere di Avere, come i cristiani lo impongono, non cerca la vita e i suoi percorsi di Libertà, ma cerca i segreti che sicuramente i neoplatonici nascondevano. Sicuramente c'era un'iniziazione segreta con cose segrete; vuoi che lui, creato ad immagine e somiglianza di un dio pazzo, sia diverso da loro? Certamente è diverso! E' diverso per la diversa sequenza di scelte sulle quali ha articolato la sua esistenza. Non può più comprendere i percorsi di Libertà del Potere di Essere e preferisce pensare a cose segrete che gli vengono nascoste. Invece l'immenso ci circonda, l'immenso ci chiama, l'immenso sorregge i nostri passi, sta a noi farci FORS e immergerci diventandone parte. Chi viene educato attraverso il Potere di Avere dai cristiani può soltanto cercare di appropriarsi distruggendo i cammini di Libertà degli Esseri Umani. Non ci sono segreti da rivelare ma uno sconosciuto da esplorare armando noi stessi per affrontarlo.

"Mantieni il silenzio, iniziato!"

133) In primo luogo il sacerdote stesso, governando le azioni del fuoco, si asperga con il flutto gelato del mare dal sordo suono.

Questo frammento appartiene soltanto ai Teurghi. La spiegazione di questo frammento implica aver praticato il Crogiolo dello Stregone ad un livello tale per il quale i flussi dell'Energia Vitale tendono a scatenare FURIA dentro all'Essere Umano ogni qual volta incontra contraddizioni il cui superamento implica una compattazione soggettiva. Il Teurgo, in questo caso, ma potremmo parlare dell'Apprendista Stregone o dello psichista, modifica sé stesso aprendo la propria percezione alle tensioni del mondo circostante. Diventa permeabile a quanto dal mondo circostante giunge a lui. Aprendosi deve, contemporaneamente, fornirsi di scudi per proteggersi da quanto è indesiderato o nocivo per lo sviluppo del proprio Intento. C'è un periodo in cui si diventa permeabili e non si sono ancora costruiti gli scudi soggettivi che si possono riassumere in Indifferenza e Spietatezza. Indifferenza e Spietatezza, che non hanno nulla del significato che viene attribuito a questi termini dal Potere di Avere prodotto dall'orrore delle religioni rivelate, sono strumenti che il Teurgo manipola soggettivamente. La manipolazione di questi strumenti porta il Teurgo a scegliere di esporsi per affrontare le contraddizioni, in quel caso alimenta Furia dentro di sé o le strategie di Agguato; può sottrarsi al coinvolgimento che l'oggettività vorrebbe fare nei suoi confronti alzando gli scudi della Indifferenza e della Spietatezza. Sono scudi con i quali il Teurgo protegge lo sviluppo del proprio Intento. Alzando lo scudo dell'Indifferenza il Teurgo afferma: "Questa è una tua battaglia, un tuo problema e io non intendo farlo mio: arrangiati!". Alzando lo scudo della Spietatezza il Teurgo afferma: "Dovevi organizzarti prima per affrontare quella contraddizione. Ora stai crepando e tu non coinvolgerai nella tua distruzione il mio Intento! Io devo continuare ad agire per costruire la vita!"

Così facendo il Teurgo governa le azioni del fuoco dentro sé stesso. Così facendo il Teurgo trasforma sé stesso e affronta l'oggettività in cui vive. Il Teurgo vive per sfida! La sua vita è una manipolazione continua del fuoco della Conoscenza e della Consapevolezza che arde dentro di lui.

Qualche volta il Teurgo necessita di tacitare il mondo che lo circonda. La pausa del silenzio. Una pausa da cercare con delle azioni. Una di queste è bagnarsi nel flutto gelato del mare. Una reazione fisica abbastanza forte da staccare l'attenzione del soggetto da quanto dal mondo arriva verso di lui per concentrarsi su reazioni fisiologiche provocate. Questo è il significato del suono sordo. Una pausa di silenzio.

Questo frammento fu male interpretato da Proclo che si sommergeva in flutti di mare cercando cose che quei flutti non gli potevano dare. Oggi ci sono altri mezzi per farlo. Ci sono altri mezzi per fermare il fiume di Potere di Essere che dal mondo circostante giunge a noi. Ad esempio una marcia forzata o uno sforzo fisico ai nostri limiti, oppure l'arte delle arti: il sognare.

Questo appartiene ai Teurghi, agli Apprendisti Stregoni, agli Psichisti e a tutti i cacciatori di Libertà sia della propria percezione sia all'interno del Sistema Sociale in cui vivono.

134) Non affrettarti verso il mondo che odia la luce, impeto di materia dove ci sono stragi e sconvolgimenti e scaturigine di soffi infetti e morbi che disseccano e putrefazioni e cose che colano via: chi voglia amare il nous del padre, da questo deve fuggire.

In questo frammento si indicano delle condizioni alle quali l'individuo deve attendere per costruirsi nell'infinito dei mutamenti. Non affrettarsi verso il mondo che odia la luce significa non affrettarti a giocare al gioco del possesso e della sottomissione. Il mondo che odia la luce è il mondo che fa del possesso e della sottomissione gli elementi portanti con i quali relazionarsi nella quotidianità. Non scalare la gerarchia sociale al fine di appropriarti di altri Esseri Umani. Non stuprare la tua Energia Vitale al fine di giocare a sottomettere Esseri Umani. Non accettare sottomissione acritica nella ricerca di vantaggi quotidiani. Tutto questo comporta la distruzione della tua Energia Vitale. Tutto questo comporta la distruzione del dio che cresce dentro l'Essere Umano. La prospettiva di sviluppare questo è offerta dal mondo che odia la luce. Il mondo che odia la luce odia anche gli Esseri Umani che costruiscono il dio che cresce dentro di loro. Il mondo che odia la luce non è in grado di metterlo i ginocchio. Egli si sottrae ad esso rifiutandosi di accettarne le regole. Non si conforma alle regole imposte, ma sviluppa sé stesso alimentando le tensioni che da dentro di sé lo portano ad espandersi nel mondo circostante.

Il Potere di Avere impone la sottomissione dell'individuo affinché dapprima accetti le sue regole interiorizzandole e poi partecipi alimentando il suo sviluppo. Alimentando la spirale del possesso affinché distrugga altri Esseri Umani.

Per alimentare la sottomissione e il possesso vengono indicate le attività estreme di tale attività, i sconvolgimenti della costruzione del futuro dei Sistemi Sociali e le stragi degli Esseri Umani che faticosamente arrancano per costruire il loro Potere di Essere. Quanto rimane di tutto questo è l'aspetto più nauseabondo della sottomissione. L'Energia Vitale stagnata come soffio infetto e il morbo della distruzione umana che alimenta la distruzione umana per poter propagarsi e continuare ad esistere. Sono cose che colano. Non sedimentano se non nel cuore dell'Essere Umano che accettando il mondo che odia la luce distrugge sé stesso.

Per costruire il dio che cresce dentro all'Essere Umano è necessario alimentare il nous: il pensiero, l'intenzione, i propri progetti, i propri scopi, il proprio intendere, il proprio modo di pensare, il proprio sentire, il proprio giudizio; in altre parole il proprio Potere di Essere.

Il possesso di Esseri della propria specie o l'Essere posseduti è quanto deve rifiutare chi intende sviluppare il dio che cresce dentro di sé.

135) Non devi guardarli prima che il tuo corpo sia stato iniziato, perché sono terrestri terribili cani senza pudore, e ammaliano le anime, distogliendole dalle iniziazioni.

A cosa si riferisce questo frammento? Agli Esseri di sola Energia Vitale ammalati di Energia Vitale stagnata che trasformano gli Esseri Umani in bestiame da allevamento. Quello che Castaneda definiva: quelli che volano basso!

Perché non bisogna guardarli prima che l'individuo sia "iniziato"? Cos'è l'"iniziazione"? E' l'inizio del cammino dell'Apprendista Stregone. L'iniziazione è quella fase in cui l'Apprendista Stregone prende nelle proprie mani la responsabilità della propria vita, si costruisce il Bastone dello Stregone per incominciare a camminare nell'infinito dei mutamenti.

Perché a quel punto può guardarli? Perché costruendosi il Bastone dello Stregone è in grado di Sospendere il Giudizio. E' in grado di superare la forma per vederli per ciò che sono e non per ciò che essi, al fine di sottometterlo, vuole che egli creda che siano.

Cosa significa: "sono terrestri terribili"? La loro azione è volta a legare l'Essere Umano al Potere di Avere. La loro azione è volta a legare l'Essere Umano alle regole della sottomissione rendendolo impotente a sviluppare il dio che cresce dentro di lui. Sono terribili, spietati e sprezzanti nei confronti della Specie Umana che ritengono bestiame di loro proprietà e la legano con i legami del terrore e della paura affinché non esca dalla logica del possesso e non acceda ai mondi dell'infinito dove loro non sono in grado di agire e di intervenire.

Sono pronti a qualsiasi strategia per sottomettere gli Esseri Umani, unica loro fonte di cibo. Ammaliano il sentire delle persone costringendole a sottomettersi per compiacere a una qualche potenza superiore. Li ammaliano per costringerli ad abbandonarsi alla fatalità. Li ammaliano per costringerli a considerarsi loro inviato e agenti artefici della loro volontà che spacciano come giusta, santa e salvifica. Costringono l'Essere Umano a non esercitare la propria volontà. Costringono l'Essere Umano a non esercitare le sue determinazioni così che costui è troppo debole per difendersi dai loro inganni. Volontà nell'esercizio delle proprie determinazioni alimenta il corpo luminoso che cresce dentro l'Essere Umano. Alimenta il dio che cresce. Il dio che cresce dentro un Essere della Natura è infinitamente più forte dei loro sforzi, dei loro progetti, dei loro inganni.

Per questo motivo devono distogliere gli Esseri Umani dalle iniziazioni. Devono distogliere gli Esseri Umani affinché non si costruiscano il Bastone dello Stregone e rinuncino a divenire nell'eternità dei mutamenti.

"terrestri terribili, cani senza pudore" distruggono gli Esseri Umani per trasformarli in bestiame che produce loro cibo. Invitano e ammaliano Esseri Umani affinché costringano bambini in ginocchio che rinunciando a costruire la loro vita accettino di diventare bestiame che fornisce loro cibo. Ammaliano e terrorizzano per i propri fini.

Non guardarli prima che il tuo corpo sia "iniziato". Quando ti sarai costruito il tuo Bastone dello Stregone allora la tua Energia Vitale li allontanerà e ti sottrarrà dai loro inganni.

136) Per nessun'altra ragione il dio distoglie l'uomo, e con la sua vivente potenza lo conduce verso vie nuove.

Il dio che cresce dentro l'Essere Umano distoglie l'Essere Umano dal rinunciare ad affrontare l'Infinito che lo circonda. La via del possesso sembra facile. Il Potere di Essere che cresce dentro di lui lo riempie e davanti alle contraddizioni sociali, quest'Essere Umano, sa cosa fare a differenza dell'impotenza che vede stampata sul volto di chi lo circonda. E' facile diventare il loro capo. E' facile imporre loro quel Potere di Essere così duramente conquistato. E' facile trasformare il Potere di Essere in Potere di Avere quando l'Essere Umano non ha ancora avvertito l'impossibilità di tornare indietro avendo bevuto alla fonte della vita. E' in quel momento che il Potere di Essere esprime il bisogno di crescita del dio dentro all'Essere Umano. E' in quel momento che il dio che cresce somma i propri bisogni con quelli della ragione. E' in quel momento che la sete di Sapere, Conoscenza e Consapevolezza trasformano in insoddisfazione ogni volta che la ragione indica un obiettivo come "il vero obiettivo da raggiungere! Il vero scopo dell'umana esistenza!". Il dio che cresce dentro l'Essere Umano aggiunge la sua insoddisfazione conducendo l'Essere Umano lungo vie che apportino Potere di Essere conducendolo nell'infinito dei mutamenti.

137) ... balena un angelo, vivente in potenza attenzione si tratta non di un angelo bensì di un messaggero: Lari emanazione di Mercurio.

A volte la voglia di riprodurre il cristianesimo è grande. La traduzione del termine greco con angelo è assolutamente arbitraria e volta all'accettazione culturale della traduzione. Il termine va tradotto in termini diversi e nello stesso tempo più preciso: MESSAGGERO!

Per questo motivo la frase farebbe: ... balena un messaggero, vivente in potenza! Il messaggero è quanto si comunica da una Coscienza di Sé per giungere ad un'altra Coscienza di Sé. L'oggetto che si trasferisce è sia vivente in potenza nel senso che potenzialmente è vivente sia una potenza che sta vivendo quale portatrice del messaggio, manipolatrice del messaggio donatrice del messaggio. Il messaggio è essa stessa! Nel portare il messaggio si è trasformata e quando arriva a chi doveva portare il messaggio non è più semplicemente il messaggio inviato, ma al soggetto della comunicazione si presenta come fenomeno oggetto della comunicazione stessa. Il messaggio Coscienza di Sé nell'Essere Messaggio. Messaggio come manifestazione dell'oggetto di cui è fenomeno, oggetto esso stesso che si alimenta attraverso la propria rappresentazione nei confronti del destinatario del messaggio.

Questa descrizione non è sconosciuta nel Paganesimo Politeista. A Roma erano i Lari figli di Mercurio e Lara. I protettori dei crocicchi dove le voci si fondono e dipartono in molte direzioni.

Questa visione non è estranea al veggente. Le Linee di Tensione che attraversano l'universo che lo circonda sono portatrici di messaggi che balenano veloci attorno a lui. Non tutti possono essere afferrati, non tutti trovano la loro simbiosi nel veggente, ma corrono in ogni direzione per nutrirsi di sé stessi mentre crescono nelle Coscienze di Sé.

L'angelo che piace al traduttore al posto del messaggero appartiene ad una eventuale interpretazione di Proclo, non dei veggenti che hanno scritto gli Oracoli Caldaici. L'angelo porta il messaggio del dio padrone ai suoi sottoposti. I suoi sottoposti fanno il bene soltanto nella misura in cui si sottomettono ai messaggio dell'angelo mandato dal dio padrone. I lari sono le voci che si diffondono. Sono messaggi dell'esistente nell'esistente e pertanto si sviluppano indipendentemente che un soggetto li nutra o meno. Esistono indipendentemente che un soggetto li accetti e li consideri. I Lari non sono emanazione di un dio padrone, non sottomettono costringendo gli Esseri Umani a fare quanto dicono perché altrimenti fanno il male danneggiando sé stessi. I Lari balenano, si muovono portando i propri messaggi nell'infinito. Cercano il simile in grado di recepire quei messaggi, ma non assoggettano, non pretendono ascolto, non impongono sottomissione. L'angelo chiede adesione, chiede obbedienza, chiede sottomissione. E' l'angelo che fa l'annunciazione della nascita del figlio del dio padrone e chi riceve l'annuncio non può rifiutarsi, deve sottomettersi ed obbedire: deve accettare di essere indicata come la distruttrice del divenire dell'umanità.

I Lari annunciano, portano i messaggi, poi gli déi che crescono negli Esseri Umani possono usarli per il loro sviluppo o ignorarli. Possono alimentare quei messaggi dando loro ulteriore forza o farli passare affinché giungano ad alimentare tensioni e bisogni diversi.

In questo senso deve essere letto: "balena un messaggero vivente in potenza"!

138) ... nella regione degli angeli

Anche questo frammento deve essere letto sostituendo il termine angelo col termine messaggero. E' necessario, inoltre, determinare qual è la "regione dei messaggeri". La regione dei messaggeri ci circonda. Noi stessi siamo messaggeri anche se siamo tanto ciechi da considerare messaggi soltanto quanto la ragione descrive e non anche quanto l'intuito e il sentire percepiscono. Per percepire la regione dei messaggeri è necessario essere messaggeri noi stessi.

Non esiste nulla di nascosto o di segreto. Tutto ci circonda, sta a noi fornirci delle armi attraverso le quali individuarlo e renderlo utilizzabile. Se noi non siamo in grado di modificarci e dilatarci nel mondo che ci circonda la nostra regione dei messaggeri sarà soltanto l'isola descrittiva della nostra ragione. Un'isola descrittiva che tenderà sempre a restringersi.

Per giungere nel mondo degli déi è necessario costruire il dio che cresce dentro di noi. A mano a mano che il dio cresce dentro di noi cresce e procede il nostro cammino per giungere sulla vetta dell'Olimpo!

Giungere sulla vetta dell'Olimpo significa diventare messaggeri lanciando le nostre tensioni, i nostri bisogni e le nostre determinazioni nell'oggettività in cui viviamo.

La regione dei messaggeri ci circonda e noi stessi siamo messaggeri della vita quando, prendendoci nelle nostre mani la responsabilità della nostra esistenza, pratichiamo le nostre determinazioni attraverso l'esercizio della nostra volontà.

139) ... l'intimo intuire, che il fuoco riscalda...

Il fuoco fisico riscalda il corpo fisico; il fuoco della conoscenza e della consapevolezza riscalda l'intuire. L'intuire alimenta il fuoco della conoscenza e della consapevolezza che riscaldano l'intuire. Il fine del gioco è la trasformazione del soggetto che intuisce. Costui, riscaldato dal fuoco della conoscenza e della consapevolezza si dilata nell'infinito dei mutamenti. Il suo intuire è il suo sviluppo, la sua crescita, la costruzione di sé stesso nell'infinito.

L'intuire non è un elemento che si muove in modo casuale, ma è condotto dall'Intento del soggetto: il padre! Quando l'intuire del soggetto è manifestazione del proprio Intento il fuoco che riscalda è Necessità: il padre! Attraverso l'uso della propria volontà l'individuo si trasforma. Si trasforma in un dio che costruisce sé stesso nell'infinito ringraziando la propria determinazione nel chiamare il fuoco che riscalda il suo intimo intuire!

140) Per il mortale lento, rapidi sopravvengono i beati.

In questo frammento il termine beato è contrapposto al termine mortale.

Chi è il mortale? E' colui in cui la morte del corpo luminoso coincide con la morte del corpo fisico. Colui per il quale oltre la morte del corpo fisico non ci sono più opportunità. Colui che dà il proprio corpo ai vermi della terra e la propria Energia Vitale al vento.

Chi è il beato? Colui in cui la morte del corpo fisico coincide con la nascita del corpo luminoso. Colui che dopo la morte del corpo fisico continua a svilupparsi nell'infinito dei mutamenti. Colui che dà il corpo fisico ai vermi della terra, ma mantiene compatto il proprio corpo luminoso sul quale trasferisce la propria coscienza e la propria consapevolezza.

Questa è la differenza fra il mortale e il beato come inteso negli Oracoli Caldaici.

Perché il mortale è lento mentre il beato è rapido? Il mortale ha rinunciato a costruirsi. L'unica cosa che gli è rimasta è confidare nell'illusione. Per confidare nell'illusione non serve velocità, serve solo attesa della fine. Un'attesa della fine cui il mortale giunge senza Energia della determinazione e senza volontà per affrontarla. Confida nell'illusione!

Perché i beati sono rapidi? Perché hanno attraversato la loro esistenza costruendosi. Per costruirsi hanno dovuto attuare tecniche e strategie per alimentare il proprio intuire, sviluppare la propria conoscenza e il proprio sapere. Ad ogni azione strategica approntata aumentava la capacità dell'intuire soggettivo. Ogni volta che l'intuire soggettivo aumentava, aumentava anche la capacità soggettiva di afferrare il nuovo che circondava il beato. Aumentare la capacità di afferrare il nuovo significa afferrare un numero maggiore di fenomeni e di opportunità attraverso le quali modificarsi.

Come il mortale che è vissuto confidando nell'intervento di una qualche potenza esterna ha annichilito prima e isterilito poi il suo intuire e la sua volontà; così il beato vivendo strategicamente ha alimentato, nutrendolo e dilatandolo, il proprio intuire e l'uso della propria volontà. Così, davanti alla morte del corpo fisico, portano quanto hanno costruito. Il mortale porta l'arte della sua distruzione, il beato l'arte della sua costruzione. Dalla morte del corpo fisico entrambi ricevono quanto hanno costruito nella loro esistenza!

141) Liberazione del dio è un mortale che distrattamente inclini a questi misteri.

Lasciando sempre un po' di dubbi sulla traduzione; la liberazione del dio viene prodotta da un mortale quando per un caso o per condizioni favorevoli volge il proprio intuito su quei misteri. Che cosa sono i misteri? Il mistero dei misteri è la vita come costruzione del dio che cresce dentro l'Essere di ogni Essere di ogni specie dell'Essere Natura. Anche se un individuo non ha costruito consapevolmente o volutamente un sentiero virtuoso per la costruzione del dio che cresce dentro, attraverso l'uso della propria volontà e delle proprie determinazioni, è possibile che la sua vita lo porti a dover affrontare delle sfide davanti alle quali decide di modificarsi per risolverle.

Quella decisione soggettiva lo porta a compattare la propria Energia Vitale. E' quanto afferma il veggente degli Oracoli Caldaici: è il distrattamente inclini verso quei misteri. Quell'individuo non è consapevole del fare, ma il fare lo costringe a modificarsi, ad usare la sua volontà e le sue determinazioni; a partorire il corpo luminoso.

Il mortale, colui che non agisce per compattare il proprio corpo di sola Energia Vitale, attraverso le condizioni della vita riesce comunque a partorire il dio che cresce dentro. Questa "distrattamente inclini" è stata in ultima analisi la salvezza degli Esseri Umani quando l'orrore dei cristiani ne hanno impedito lo sviluppo degli Esseri Umani.

Ricordiamo come nella concezione del Paganesimo Politeista la vita è una sfida, sistematica e quotidiana attraverso la quale costruire sé stessi. Non è necessaria la presenza della consapevolezza dell'uso della sfida finalizzata a costruire sé stessi. E' sufficiente la pratica della sfida! Infatti, ogni Essere della Natura trasforma la morte del corpo fisico in nascita del corpo luminoso qualora riesca a seguire un numero sufficiente di trasformazioni che il divenuto della propria specie gli ha messo a disposizione. Quel "distrattamente inclini" è legato all'incoscienza della finalità del vivere per sfida. Un incoscienza che non è importante qualora l'individuo viva una vita senza la presenza dell'orrore del male.

Il male della sottomissione immesso nel Sistema Sociale ad opera delle religioni rivelate distrugge il vivere per sfida trasformandolo in vivere per sottomissione. Il vivere per sottomissione, una volta che viene imposto, è percepito dall'individuo come una cosa naturale, un modo di essere al quale non vede alternative. La ribellione è un "distrattamente inclinare" che porta l'individuo ad obbedire a tensioni che da dentro di lui si riversano nel circostante. Obbedire alle tensioni che da dentro l'individuo si riversano nel circostante è obbedire al dio che tenta di crescere dentro all'Essere Umano. Quel dio che aspira a quella libertà che la sottomissione dell'individuo nel quotidiano della ragione gli nega.

Alcuni Esseri Umani cristiani sono riusciti a trasformare la morte del corpo fisico in nascita del corpo luminoso. Questi Esseri Umani hanno seguito alcuni impulsi e alcune tensioni che si esprimevano dentro di loro e che il processo di sottomissione, cui sono stati sottoposti, non è riuscito a distruggere.

Questo significa "Liberazione del dio è un mortale che distrattamente inclini a questi misteri".

142) ... alle nostre apparizioni direttamente visibili, per causa vostra sono stati avvinti dei corpi...

In questo frammento si presenta una protesta delle Linee di Tensione Consapevoli (gli déi) nei confronti degli Esseri Umani. Queste porgono una protesta: "Voi ci scambiate per forme umane! Siete voi che volete vedersi in questo modo! Noi non abbiamo forma, ma abbiamo sostanza, direzione e Intento!" In realtà gli Esseri Umani hanno la ragione alla quale hanno legato la loro esistenza e le sfide attraverso le quali sviluppare il loro corpo luminoso. La ragione si è impossessata di loro! La ragione si è erta a padrona del loro pensiero. La ragione è l'unica forma che l'Essere Umano concepisce per sviluppare in maniera logica e costante. Tutto deve rientrare nella ragione.

Così, quando alla ragione umana bussano le Linee di Tensione presentando le loro specificità, la ragione prende i fenomeni che in essa ammette e li riveste di attributi propri della sua descrizione.

Le Linee di Tensione consapevoli di sé vengono descritte come Esseri Umani le cui caratteristiche sono rappresentate dal corrispettivo descritto nella ragione. Sulle Linee di Tensione l'Essere Umano proietta la propria descrizione e la ragione lo convince che quella è la forma degli déi.

In questo frammento il veggente lancia un avvertimento a coloro che descrivono e onorano gli déi in forma umana quando la forma umana non ha nulla a che fare con quegli déi. E' a causa vostra che percepite gli déi in questo modo. E' a causa della ragione che ha il controllo e la gestione della vostra capacità di percepire e descrivere il mondo. E' a causa del come avete organizzato i vostri sensi che percepite il mondo in quella forma e in quel modo. Il mondo non è come voi lo descrivete, ma non necessariamente è diverso il meccanismo deduttivo che fate qualora lo descriveste in maniera sistematica con una diversa organizzazione dei sensi o di diversi sensi.

Il senso del frammento è questo. Quando guardi l'universo non affaticarti a rivestirlo di forma, concentra la tua attenzione sulle correlazioni fra gli oggetti, i meccanismi, il funzionamento.

143) (per la) natura corporea sulla quale siete stati innestati...

Il vostro cammino di trasformazione è stato innestato sulla natura corporea. Il vostro Essere dio passa attraverso quel percorso. Un percorso di compattazione, trasformazione e determinazione. Un percorso di mutamenti e crescite continue.

Il dio che si costruisce attraverso l'Essere Natura deve necessariamente coltivare il proprio Essere all'interno della Natura. Nella natura deve individuare l'oggettività in cui vive. Una oggettività magica e in perenne modificazione nella quale deve imparare a muoversi. Deve modificare sé stesso per poter trasformarsi in quell'oggettività. Deve plasmare e articolare il proprio essere dio attraverso la manipolazione di sé stesso. Manipolando sé stesso interviene ed agisce in quell'oggettività di cui è parte. Deve, altresì, costruire le relazioni fra la propria soggettività e l'oggettività nella quale si trova a muoversi. Questi tre riconoscimenti di stati magici e coscienti devono essere riconosciuti dall'Essere della Natura e, attraverso questi, determinare le sue trasformazioni.

Gli Esseri della Natura sono caratterizzati dal loro percepire la forma del proprio esistere all'interno della quale costruiscono delle relazioni. Quando un Essere della Natura usa proiettare il suo percepire la forma come strumento attraverso il quale definire ogni forza che si muove nell'universo allora piega alla forma ogni fenomeno che incontra. Ogni forza, ogni manifestazione nell'oggettività viene descritta per forma al fine di trasferirla nella sua descrizione. E' una prerogativa dell'organizzazione sensoria degli Esseri della Natura dove la qualità e la capacità soggettiva dell'uso dei sensi determina la qualità e la natura della descrizione.

La ragione si innesta sugli Esseri della Natura in generale e sugli Esseri Umani costruita dall'organizzazione sensoria degli Esseri della Natura stessi. Solo negli Esseri Umani la ragione raggiunge un tale grado di assolutezza da imporsi come padrona e dominatrice dell'individuo. La guerra che l'individuo combatte al fine di togliere la ragione da padrona della propria esistenza e della propria percezione per trasformarla in strumento al proprio servizio è parte della grande battaglia di trasformazione soggettiva che porta l'Essere Umano a costruire il dio che cresce dentro.

Questo è il senso che caratterizza gli Esseri il cui percorso di costruzione di sé stessi come déi passa attraverso le trasformazioni di Esseri della Natura.

144) ... che prenda forma ciò che non ha forma

Come per il contesto precedente anche questo frammento si riferisce agli Esseri della Natura. Nella loro descrizione del mondo che li circonda prende forma anche ciò che non ha forma. Viene descritto anche ciò che non potrebbe essere descritto in quanto non appartenente al mondo del corporeo o della forma.

Così le Linee di Tensione che attraversano gli Esseri della Natura vengono percepite come forze, ma descritte e comunicate come forma. Dove la forma prevale sulla forza e l'Essere della Natura, generazione dopo generazione, si trova ad osservare una forma vuota di significato. Così la percezione del Potere di Essere che circonda l'Essere della Natura deve essere rinnovata. Viene rinnovata trasmettendo, generazione dopo generazione, l'Intento di superare la forma nella percezione del mondo ed esprimere in esso le tensioni che dall'Essere sgorgano per confluire, fondersi e amalgamarsi con le tensioni del circostante.

L'Essere Umano, nel nostro caso, impara che l'azione precede sempre la descrizione e che questa, pur comunicando agli Esseri della propria specie, alcuni elementi che determinano l'azione è, tuttavia, incompleta e incapace di comprendere l'azione stessa. Facendo questa operazione l'Essere Umano sconfigge la ragione padrona e la trasforma in uno strumento attraverso il quale affrontare l'esistenza, si libera dei suoi fantasmi attraverso i quali la ragione protegge il proprio ruolo di padrona, quali la fede, la paura, il terrore, l'incostanza ecc., affina e costruisce un nuovo strumento attraverso il quale agire nel mondo: l'intuire. L'intuire che con l'intero nous, il pensiero, l'intenzione, il progetto, lo scopo, il modo di pensare, il sentire ecc., interviene come strumento di modificazione dell'individuo attraverso il quale agire nell'oggettività in cui viviamo. Vivere in quest'oggettività significa che l'azione precede sempre la descrizione. Questo anche quando l'Essere Umano persa la sua capacità di autodisciplina e di discernimento, perde sé stesso nei meandri dell'incomprensione soggettiva che viene comunemente definita col nome di pazzia.

145) ... intuire la dispiegata forma della luce

Così l'Essere Umano, nel nostro caso, quando ha sottratto sé stesso dal controllo militare della ragione sprigiona tutto il potere del proprio sentire e del proprio intuire nel mondo che lo circonda. In quel momento non percepisce quanto lo circonda nella forma che la sua ragione desidererebbe descrivere per alimentare i suoi fantasmi, ma intuisce il Potere di Essere delle Coscienze di Sé che lo circondano: "la dispiegata forma della luce!". Il dispiegamento del Potere di Essere!

Intuire questo, anziché descriverlo, significa essere organizzati soggettivamente, per sviluppare l'azione nei suoi confronti. Interazione, relazione dialettica, fusione di volontà e determinazione in funzione di Intenti comuni. Questo è possibile non con l'accordo che si ottiene attraverso la ragione, ma è possibile dispiegando il proprio Intento e proiettandolo nel mondo. L'intento non può essere descritto, l'Intento è possibile respirarlo e svilupparlo mediante l'azione come frutto della determinazione soggettiva.

"intuire la dispiegata forma della luce" significa intuire l'Intento del mondo circostante attraverso il quale condurre l'azione soggettiva che lo rende manifesto. Praticare l'Intento non è atto pensato della ragione, ma è un elemento di trasformazione magica dell'individuo: la sua comunanza con l'infinito!

146) ... così invocando, vedrai un fuoco tendere a guizzi verso il vortice dell'aria, simile a un fanciullo; o anche un fuoco senza forma onde scaturisce una voce; o vivida luce ronzando avvolgersi a spirale attorno alla terra;, ma anche un cavallo, della luce più fulgido a vedersi, e un fanciullo montato sul dorso rapido di un cavallo, infuocato o coperto d'oro, o al contrario nudo, e ancora ritto sul dorso, che lancia dardi.

E' forse la descrizione della nascita del corpo luminoso che maggiormente ha attratto la mia attenzione e mi ha trasportato in un numero infinito di mondi.

L'interpretazione è relativa allo sviluppo del corpo luminoso all'interno dell'Essere Umano. L'Essere Umano che invoca. L'Essere Umano che determinando la propria vita chiama con determinazione, volontà e intento quanto gli spetta per il solo fatto di praticare la vita stessa. Invocare deve essere interpretato in modo letterale, storico: in da il valore intensivo all'azione e vocare sta per chiamare. Dunque, chiamare con volontà e determinazione! Quando si chiama con volontà e determinazione, anche un dio del circostante, lo si può fare solo nella misura in cui si è costruito il dio che cresce ed è quel dio che chiama attraverso la propria volontà e la propria determinazione.

In quel momento si è in grado di assistere alla nascita del corpo luminoso che cresce. Un corpo luminoso che appare a quel veggente come un fuoco che tende a guizzi (guizzi di sviluppo!) verso il vortice dell'aria (il corpo fisico, il regno della ragione!), simile ad un fanciullo. Perché simile ad un fanciullo? Perché il corpo luminoso si affaccia con grande determinazione, il guizzare del fuoco, ma all'inizio è solo un piccolo fuoco che tenta di espandersi. Oppure, dice il veggente, potete assistere anche ad un fuoco senza forma. Un fuoco che guizza e si dilata come la consapevolezza dell'individuo mentre si dilata nel mondo che lo circonda. Si dilata tanto da avvolgere l'intero pianeta. E' l'intento soggettivo del corpo luminoso dell'individuo che si fonde con l'intento del mondo circostante. Ne diventa parte. Il mondo circostante fa proprio il suo intento ed egli fagocita, facendolo proprio, l'intento del mondo in cui vive.

Voi potete vedere il mondo circostante nella forma del cavallo. Nell'intento che viene manifestato attraverso la sua azione. La luce fulgida dell'intento che si manifesta come un cavallo lucente lanciato al galoppo della vita. Il corpo luminoso dell'Essere Umano montato su quel cavallo. Luce dell'Intento che si mescola, fondendosi, con la luce dell'Intento che corre nella direzione di sviluppo della vita stessa.

Come rappresentate l'Intento espresso dal corpo luminoso dell'Essere Umano è una vostra scelta. Il fanciullo montato sul dorso altro non rappresenta che il corpo luminoso che fonde il proprio divenire col divenire del mondo circostante. Un fanciullo ammantato di volontà e determinazione nello sviluppo del proprio Intento. Che quel bambino sia infuocato, coperto d'oro o nudo non fa nessuna differenza. Quando lo vedete infuocato è perché ponete l'accento della vostra attenzione sullo sviluppo della sua coscienza e della sua consapevolezza; quando lo vedete coperto d'oro è perché ponete l'accento sul suo corpo luminoso; quando lo vedete nudo è quando abbracciate quella Coscienza di Sé in sé e per sé con le determinazioni e la volontà espresse nell'attimo presente. In ogni caso, la descrizione che fate indica sempre la stessa immagine, la stessa situazione, la stessa noumenia, lo stesso dio che costruisce sé stesso nell'infinito dei mutamenti.

Quando lo vedrete ritto sul dorso che lancia dardi allora saprete che quanto state vedendo altro non è che la manifestazione di volontà e Intento di quel corpo luminoso. In realtà quell'Essere Umano si è fatto EROZ, figlio di VENERE e della VITA che lancia i dardi della sua volontà e della sua determinazione per alimentare la vita stessa.

Cosa state guardando? State guardando il figlio dell'uomo che costruisce sé stesso nell'infinito dei mutamenti. Il figlio dell'uomo che ha fuso il proprio Intento con l'Intento del mondo circostante. Il figlio dell'uomo che chiama gli Esseri Umani a dispiegare la loro volontà e le loro determinazioni per costruire loro stesi nell'infinito dei mutamenti.

Avete visto lo STREGONE che lancia i dardi della vita e del risveglio affinché gli Esseri Umani, colpiti da quei dardi, alimentino il dio che cresce dentro di loro e costruiscano il loro cammino di eternità risvegliando il dormiente prima che questi muoia.

Questo è quanto dice questa visione!

147) Se me lo ripeterai più d'una volta, vedrai ogni cosa in forma di leone. Perché allora non è più visibile la massa ricurva del cielo, gli astri non brillano più, la luce della luna è velata, non si regge la terra: tutto si vede per folgori.

Segue la visione del frammento precedente. Ora non è più un fanciullo che cavalca ma è la possanza dell'Essere Leone in relazione alla possanza del cosmo

Nel frammento si dice: "se me lo ripeti più di una volta...". La ripetizione come elemento centrale della modificazione alchemica del soggetto che ripete. Ripetere l'azione, ripetere la determinazione, ripetere il togliersi dal centro del mondo occasione dopo occasione, ripetere il chiamare le cose col loro vero nome, ripetere la meditazione e la contemplazione, ripetere il sognare, ripetere, ripetere porta alla modificazione dell'individuo nella direzione dell'intento messo nella ripetizione.

Il ripetere porta alla modificazione soggettiva del soggetto che guarda il mondo. Un mondo che perde la forma perché il soggetto, attraverso la ripetizione, ha sospeso il giudizio e ha sospeso il dialogo interno. La forma svanisce, ma non il mondo che quella forma tentava di descrivere. Rimane il mondo per quello che viene rappresentato in un'altra situazione. Sparisce la volta del cielo, spariscono le stelle, sparisce la luce e l'Essere che contempla non si regge più sulla terra come su una superficie solida, ma, sospeso, percepisce sé stesso come una folgore che saetta in mezzo a folgori che si muovono veloci.

Tutto è uguale eppure nulla è uguale. Non è cambiato il mondo che ci circonda, ma sono cambiati gli occhi di chi lo guarda.

Ripetilo, ripetilo ancora e alimenta il dio che cresce dentro di te: gli déi ti aspettano!

Vedere il mondo in forma è prerogativa degli Esseri della Natura; vedere il mondo per folgori o negli infiniti modi della percezione è prerogativa del dio che cresce dentro ogni Essere della Natura.

148), ma quando vedrai il fuoco più sacro rifulgere senza forma, guizzando negli abissi di tutto il cosmo, ascolta la voce del fuoco.

In questo frammento lo Stregone avverte il cercatore di conoscenza e di consapevolezza. Quando alteri la percezione e annullando la forma delle cose giungi a percepire il fuoco sacro della determinazione e dell'intento che ti avvolgono, allora ascolta la voce del fuoco.

Ogni volta che un cercatore di Conoscenza e di Consapevolezza altera la percezione attraverso la quale percepisce il mondo circostante, incontra delle voci che lo guidano e gli forniscono informazioni. Ascoltare quelle voci mantenendo per sé il diritto della decisione. Ascolta la voce del fuoco, ma la voce del fuoco parla per sé stessa. Solo quando tu fondi il tuo Intento con l'Intento del fuoco di cui intendi la voce allora, e solo allora, puoi ascoltarla con fiducia. La fiducia c'è solo nel momento in cui l'Intento è fuso fra due o più enti. La fiducia nel mondo circostante è praticata dallo Stregone soltanto quando il suo Intento è fuso con l'Intento del mondo circostante e questo non può prescindere, per seguire il proprio sviluppo, dallo Stregone stesso.

Il mio piede ha fiducia in me, solo perché le trasformazioni sono di reciproco vantaggio fra me e il mio piede. Come potrebbe il mio piede avere fiducia in me se egli fosse un ostacolo alla mia trasformazione? Come può un Essere Umano aver fiducia in chi lo vuole in ginocchio? Per ascoltare la voce del fuoco è necessario essere a propria volta fuoco. E' necessario sviluppare le stesse determinazioni. E' necessario praticare lo stesso Intento. Allora la voce del fuoco guida l'Essere Umano nei meandri dei mondi della percezione. osa dà quest'essere Umano in cambio alla voce del fuoco? Riporta il fuoco della Conoscenza e della Consapevolezza all'interno della propria specie: egli alimenta il fuoco! Nel far questo alimenta sé stesso che nei mondi della percezione è fuoco!

Quando: "il fuoco sacro rifulge senza forma"? Quando la Coscienza di Sé viene percepita dal veggente al di là della forma e della specie cui appartiene. Quando il veggente scorge il Potere di Essere della Coscienza di Sé e la distingue, la separa, dalla forma cui appartiene. Percepire una Coscienza di Sé al di là della forma significa percepire il fuoco sacro che rifulge. Quanto si alimenta e si costruisce per diventare eterno nell'infinito dei mutamenti è la sacralità degli oggetti che determinando sé stessi, tendono all'eternità.

"Ascolta la voce del fuoco!" una voce che puoi sentire quando sei fuoco. Se senti la voce e non ti sei trasformato, allora è solo illusione quale prodotto della disperazione della tua distruzione.

Rifulgere senza forma! Uscire dalla forma della Natura significa uscire dalla materialità dell'esistenza e percepire il mondo attraverso il corpo luminoso che un'esistenza di impeccabilità ha contribuito a costruire.

149) Quando vedrai un demone della terra che si avvicina, offri la pietra mnizouris, invocando...

Offri la pietra! A quanto appartiene alla terra offri quanto dalla terra proviene.

In questo frammento il termine "demone" può essere interpretato in entrambi i sensi. Sia come il "cane della terra", cioè quelli che volano basso, gli Esseri di sola Energia Vitale che si cibano di Energia Vitale stagnata che come ente divino che si è trasformato nella terra: l'alleato!

Cosa può offrire un Essere Umano ad un alleato? La sua guida nel mondo della forma e della ragione. Cosa può offrirgli un Alleato che non sia un Essere malato di Energia Vitale stagnata? La sua guida in stati di alterazione della percezione dove l'Essere Umano non ha sufficiente esperienza per affrontare le varie situazioni.

Invocare va letto ancora in modo letterale. In è un rafforzativo di vocare. Un rafforzativo che sta per dire: "Io esisto!". Cosa si deve invocare? Il proprio Potere di Essere! La propria determinazione attraverso l'uso della propria volontà. Invocare il proprio Potere di Essere allontana ogni "demone" della terra perché il Potere di Essere di ogni Essere della Natura scarica, attraverso la sua volontà, tensioni che non sono facilmente sopportabili da ogni Essere di sola Energia Vitale.

Dare terra a chi nella terra è vissuto e si è costruito significa riconoscerlo per quello che è fermando il suo inganno di come vorrebbe apparire. Invocare; chiamare a raccolta il proprio Potere di essere è l'unica possibilità che ha ogni Essere che ricerca conoscenza e consapevolezza, per difendersi nello sconosciuto in cui la ricerca lo porta.

150) I nomi barbari non cambiarli mai.

Cosa sono i nomi barbari? Sono i nomi che vengono dati agli déi del mondo circostante dai vari popoli. Quei nomi non definiscono il dio percepito, ma anche la forma della percezione soggettiva del dio. Una Linea di Tensione viene vissuta in maniera diversa da i vari popoli i quali, attraverso l'imposizione della loro soggettività, fagocitano l'aspetto o gli aspetti della divinità che incontrando la divinità che cresce dentro di loro li aiuta a fondare il loro divenire.

La stessa divinità viene incontrata da altri Stregoni, da altri popoli, i quali mettono, nella percezione della divinità, la loro soggettività, il loro nous. Così quanto percepiscono è diverso da quanto percepisce il popolo che sta loro vicino, ma è uguale. La diversità sta nella soggettività e nella specificità di chi percepisce e nella sua azione di trasformazione nell'infinito dei mutamenti.

I nomi barbari non vanno cambiati in quanto definiscono cose diverse da quelle che definiamo noi. Non si può appiattire la percezione soggettiva di cammini diversi. Non si può sottomettere la diversità ad una verità che distrugge il cammino degli Esseri Umani. Non cambiare i nomi barbari significa riconoscere la diversità. Significa arricchirsi della diversità percettiva di ogni popolo che percorrendo questo pianeta costruisce il proprio divenire eterno nei mutamenti dell'infinito che lo circonda!

151) ... adunatori...

Il termine usato in questo frammento evoca la visione di chi raduna pecore per condurle al macello. L'adunare è l'attività di chi non è in grado di trasformarsi. L'adunatore è colui che raccoglie coloro che possono agire per soddisfare i suoi bisogni.

Quando questa attività è il lavoro umano nelle relazioni con l'Essere Natura ha un valore anche se non viene apprezzato dall'Essere Natura, ma quando quest'attività ha lo scopo di adunare esseri della propria specie al fine di dominarli costringendoli ad agire in funzione di bisogni diversi dai loro, allora si tratta di orrore.

L'orrore è arte del possesso. Un possesso che viene esteso sopra gli Esseri Umani per costringerli a diventare oggetti di proprietà di qualcuno. Interiorizzare l'essere oggetti di proprietà ad un livello tale da subire il terrore alla sola idea di perdere chi le possiede.

L'adunatore non vive per soddisfare i propri bisogni espressi dal Potere di Essere in armonia col mondo circostante, ma agisce per soddisfare i bisogni del possesso attraverso il quale sopravvivere alla disperazione della propria impossibile trasformazione. L'adunatore vive dell'oggetto adunato; l'oggetto di cui si ritiene padrone esclusivo ad immagine e somiglianza del proprio dio padrone. L'adunatore è un morto che ha rinunciato a trasformarsi nell'infinito dei mutamenti e che sopravvive distruggendo il divenire degli Esseri che aduna e sottomette.

Il bisogno di sottomettere è il prodotto della distruzione soggettiva della propria capacità di trasformarsi nell'infinito dei mutamenti. Solo lo schiavo trasforma altri Esseri della propria specie in schiavi al solo scopo di sopravvivere al proprio stato di schiavitù.

152) ... indivisibile ...

Ciò che io conosco come indivisibile è la Coscienza di Sé come sintesi del proprio divenuto e potere determinante il proprio divenire. E' troppo breve questo frammento per essere commentato diversamente o più completamente.

153) nel gregge della fatalità non cadono i teurghi.

In questo frammento il senso è chiaro e l'indicazione precisa. Che cos'è la fatalità? La fatalità è l'abbandonarsi speranzosi al disegno del dio padrone. E' cedere la propria volontà per lasciarsi trascinare in balia di eventi di cui si ha paura e terrore. La fatalità è la rinuncia dell'Essere Umano a cercare e chiedersi il perché delle cose aspettando una divina provvidenza come emanazione del dio padrone mentre sta portando le pecore al macello della vita.

Chi non è in grado di prendersi nelle proprie mani la responsabilità della propria esistenza, per affrontare la fatalità dell'esistenza, deve chiudersi in un gregge. Un gregge che impone a tutti i suoi membri di aderire alla fatalità soccombendo qualora il dio padrone lo imponga. Soffrendo qualora il dio padrone lo desideri. Stare al gioco crudele di un dio padrone per il cui intervento si sono sacrificate le proprie determinazioni e la propria volontà.

Chi aderisce a quel gregge ha rinunciato a costruire sé stesso. Chi aderisce a quel gregge non determina sé stesso in quanto, anche se ci provasse, il processo di adesione a quel gregge che ha messo in atto lo porta a diventare incapace anche soltanto di articolare il concetto secondo cui egli è portatore di volontà e determinazioni. Si sente piccolo. Incapace. Indifeso e impotente. Egli è soggetto di carità e di supplica davanti al dio padrone. Egli è feroce e distruttivo nei confronti di chi non partecipa a quel gregge.

I Teurghi non cadono in queste condizioni. I Teurghi costruiscono le relazioni fra sé stessi e il loro circostante attraverso la modificazione del loro sentire e percepire il mondo.

Un Teurgo guarda il mondo quale insieme di Esseri Coscienti e Consapevoli. Il Teurgo guarda alle tensioni che attraversano il mondo con gli occhi di chi non si illude che quelle tensioni siano diverse da quanto percepisce. Un Teurgo si chiede il perché delle cose. Un Teurgo si è tolto dal centro del mondo ed è diventato parte del mondo in cui vive. Un Teurgo vive per sfida, non per accettazione passiva. Un Teurgo sa sospendere il giudizio quando ciò che incontra non rientra nella sua comprensione. Un Teurgo non ha problemi ad usare la follia controllata o il giudizio di necessità. Un Teurgo pratica la sospensione del dialogo interno. Un Teurgo conosce il padre: Necessità e Intento. Un Teurgo chiama le cose col loro vero nome. Un Teurgo è un Essere Umano che trae la forza nell'affrontare la vita partendo da sé stesso. Non abbisogna di trovare la sicurezza di quanto affronta negli occhi di altri Esseri Umani appartenenti ad una qualche forma di gregge. Semmai sono gli Esseri Umani che vivono nella ricerca della costruzione della loro vita che trovano nel Teurgo gli elementi attraverso i quali approfondire la propria trasformazione per divenire nell'eternità dei mutamenti.

Il Teurgo è uno Stregone che costruisce sé stesso con una tale determinazione da portarlo a trasformare l'oggettività nella quale sta vivendo. Il Teurgo si trasforma per riconoscere gli elementi e le tensioni che lo circondano. Magari fallisce. Però non inganna i suoi occhi con l'illusione della sottomissione e della fatalità!

154) ...andando in branco

Chi va in branco? Gli Esseri Umani che hanno distrutto la loro possibilità di costruire sé stessi nell'infinito dei mutamenti e formano un branco per avere forza sufficiente per distruggere o gli altri branchi o gli Esseri Umani che costruiscono sé stessi nell'infinito dei mutamenti.

Gli Esseri Umani malati di Energia Vitale stagnata distruggono quanto potrebbe costruire il respiro di libertà degli Esseri Umani. Distruggono la possibilità per gli Esseri Umani di costruire un cammino virtuoso di eternità. Distruggono quanto più è possibile perché soltanto nella distruzione che costruisce la miseria possono costruire Esseri umani vuoti con i quali alimentare la forza del gregge di cui fanno parte.

Andando in branco costoro distruggono la vita e le sue trasformazioni. Guardatevi dal branco che chiede adesione ad una verità! In esso c'è la distruzione di ogni divenire nell'eternità dei mutamenti di ogni Essere della nostra specie. Il sacrificio che i branco chiede per accettarvi è voi stessi. La vostra Libertà, le vostre determinazioni, le vostre trasformazioni. In ultima analisi il branco chiede a chi desidera farne parte di rinunciare alla propria vita; alla propria possibilità di divenire nell'eternità dei mutamenti.

155) inflessibile, dietro pesante, non partecipe alla luce

Gli Esseri malati di Energia Vitale stagnata sviluppano un intento inflessibile nel loro vivere strategicamente per procurarsi quanto serve loro per sopravvivere.

Sono pesanti. Hanno rinunciato a costruire sé stessi nell'infinito dei mutamenti. Non partecipano alla luce dell'infinito. Sono legati alla terra. Non alla terra come Coscienza di Sé, come Essere che si sviluppa in quanto riconosce sé stesso un dio fra déi, ma alla terra intesa come la materia statica descritta dalla nostra ragione che di quella materia si ritiene la padrona.

Il loro essere pesante viene trasmesso ad ogni cosa, ad ogni oggetto, a qualunque Essere col quale costruiscono le relazioni. L'unico Essere che sono riusciti ad assoggettare è l'Essere Umano che ancorando sé stesso nella descrizione rifiuta di percepire il mondo nella sua vastità e nella fenomenologia estranea a quella descrizione.

Questi Esseri sono pesanti. Il senso di pesantezza è il fenomeno che assale il veggente nel momento stesso in cui li percepisce. Il veggente potrebbe mascherare, attraverso la preconcettualità della sua ragione, molti fenomeni che da essi vengono emessi, ma la pesantezza rimane anche se a volte viene mascherata.

Anche la loro non partecipazione alla luce viene occultata alla percezione del veggente. A volte viene occultata facendo balenare al veggente l'idea della potenza e delle trasformazioni che possono derivare dal lato scuro. L'ossessione per la ripetitività della descrizione, l'ossessione per le paure che alimentano la tensione e il bisogno della paura, la sottomissione che si autoalimenta, sono tutti elementi del lato oscuro della luce cui gli Esseri malati di Energia Vitale stagnata partecipano per alimentare la loro esistenza. Castaneda direbbe che trasferiscono la loro mente ossessionata, contorta e instabile agli Esseri Umani.

Il significato di questo frammento si articola anche nel frammento successivo:

156) Costoro non sono molto diversi da cani senza ragione.

Cosa rappresenta la dicitura: "Cane senza ragione"? E' la definizione di un'intenzione espressa senza il fine nell'intento. Un'intenzione il cui scopo è quello di arraffare quanto più è possibile nell'attimo presente senza preparare attraverso quell'azione, una prospettiva futura.

Il cane senza ragione è colui che arraffa senza tener conto dei riflessi e delle conseguenze che la sua azione comporta sia sul mondo che lo circonda sia sull'articolazione del tempo che viene incontro. Gli Esseri malati di morte non hanno futuro. Gli Esseri malati di morte non si curano dell'oggettività in cui si muovono perché quest'oggettività deve assomigliare a loro. Nera vuota, ossessiva, malata di nulla; quella che l'Essere Natura definì: l'orrore Sahariano!

In questo frammento il termine ragione non è riferito alla ragione come descrizione, ma alla ragionevole armonia che deve esistere fra soggettività che si esprime, manifesta e dilata e l'oggettività spazio-temporale in cui questo avviene. La mancanza di ragione, come usata in questo frammento, è il saccheggio per il saccheggio.

I saccheggiatori, gli stupratori della vita, non possono definirsi diversamente da "cani senza ragione".

157) Bestie della terra abiteranno il tuo ricettacolo.

L'azione attraverso il saccheggio porta a circondarsi di coloro che partecipano al saccheggio. Vivere stuprando ci si circonda di esseri che dello stupro fanno ragione della propria esistenza. Chi vive distruggendo è solo una "bestia" della terra. E' una "bestia" in quanto la sua azione è quanto di bestiale e inumano che l'Essere Umano concepisce e che proietta nel fare degli Esseri Umani descrivendone una bestialità che appartiene soltanto alla sua morale di morte. Una morale di morte che viene espressa nelle azioni dall'accusatore imputandola ad un accusato impossibilitato a difendersi.

Il distruttore della vita la distrugge perché la vita lo costringe a farlo Se la vita si distruggesse da sola sottomettendosi alla sua volontà lui non avrebbe bisogno di distruggerla. Così è la vita che chiede a lui di distruggerla perché anziché distruggersi, sottomettendosi a lui, si ostina a costruire sé stessa e ad espandersi cercando e alimentando ogni rivolo di libertà espressiva che incontra.

Il distruttore si circonda di chi si alimenta dalla distruzione. Pertanto, solo la "Bestie della terra abiteranno il tuo ricettacolo".

158) E non lascerai al baratro le scorie della materia: nella regione risplendente, anche il simulacro ha la sua parte.

Cosa significa non lasciare al baratro le spoglie mortali? Significa che le "spoglie mortali", il corpo fisico con le sue tensioni, i suoi bisogni e le sue emozioni sono importanti per giungere nella regione risplendente. Quando gli oracoli vengono scritti troppo persone distruggevano o umiliavano il corpo esaltando i pregi dello spirito, del pensiero e della morale. Il corpo veniva umiliato sesso per le sue tensioni sessuali. Per il bisogno di esprimere le sue emozioni. Espressione che spesso portava a morte delle donne che morivano di parto. Così le tensioni di vita potevano anche esprimersi come tensione di morte. Quanto era necessario essere continenti per non creare dolore.

Gli Esseri della Natura costruiscono il loro corpo luminoso vivendo come Esseri della natura. Praticando la propria volontà come esseri della Natura. Usando le loro determinazioni come Esseri della Natura. Il pensiero astratto è nutrimento del corpo luminoso, ma l'esercizio delle determinazioni e della volontà degli Esseri della Natura praticato nel loro vivere per sfida è il motore che porta il pensiero astratto a diventare ente vivente e sostanziale, agente all'interno dell'individuo, permettendogli di cavalcare le contraddizioni costruendo sé stesso nell'infinito dei mutamenti.

Il corpo luminoso trasmette i suoi bisogni e le sue tensioni al corpo fisico, ma è il corpo fisico che attraverso le tensioni che riversa nell'oggettività permette al corpo luminoso di mettersi in moto. Gli permette di riconoscere sé stesso come ente in crescita e sviluppo trasmettendo quanto percepisce alla ragione del corpo fisico.

Non si finga di non essere individui fisici. Non si finga di non aver bisogni, pulsioni e tensioni. Tutto partecipa alla costruzione dell'individuo; alla costruzione del suo corpo luminoso. Non si pongano obiettivi astratti imponendoli all'azione del corpo fisico. Gli obiettivi astratti devono essere la manifestazione dello sviluppo fisico e psichico dell'individuo. Deve essere quanto incontra nella sua azione di determinazione soggettiva espressa nella quotidianità.

Quando il pensiero astratto viene imposto al fisico (vedi i monaci, gli yogi, i digiunatori, gli asceti ecc.) non è l'astratto come manifestazione delle tensioni del corpo luminoso che tenta di crescere, ma è il fantasma della ragione che imprigiona lo sviluppo psicofisico dell'individuo per impedirgli di rimuovere il suo dominio. L'individuo prigioniero della ragione usa le fantasie della ragione per reprimere le pulsioni del proprio corpo e distruggere con questo la crescita del corpo luminoso.

Le tensioni del corpo luminoso non sostituiscono quelle del corpo fisico, ma si sovrappongono un po' alla volta quando l'individuo, togliendosi dal centro del mondo, mette al centro delle sue attenzioni sé stesso in relazione col mondo che lo circonda.

Abbandonare la materia al baratro significa vivere le pulsioni della propria fisicità con disprezzo. Queste tensioni appartengono al regno della luce. Appartengono al regno dell'infinito e ne sono la sua manifestazione fra gli Esseri della Natura. Sono le loro determinazioni. Praticando quelle determinazioni attraverso l'uso della propria volontà l'Essere Umano, come ogni altro Essere della Natura, costruisce sé stesso nell'infinito dei mutamenti.

Interpretiamo in questo modo questo frammento: "Non lascerai al baratro le scorie della materia: nella regione risplendente, anche il simulacro ha la sua parte."

159) ... colpite da Ares, sono più pure le anime di chi ha abbandonato il corpo per violenza, che non per malattia.

Questo frammento rappresenta un aspetto dell'antichissima disputa fra gli antichi pagani e i cristiani. Morire nel proprio letto. Questo era l'augurio che i cristiani si facevano. Era un morire per malattia. Un morire per consumazione. Era morire secondo il ben volere del loro dio padrone. Il cristiano ritiene che la sua vita sia un dio del suo dio padrone e, pertanto, ritiene che solo il suo dio padrone ha il diritto di togliergliela. La chiesa cattolica estende questo diritto anche ai rappresentanti in terra del dio padrone! La morte per malattia o per consumazione, disperazione, sottomissione ecc. permette ai cani della terra, gli Esseri malati di Energia Vitale Stagnata di cibarsi dalla distruzione della persona. Una distruzione che può non alimentarli solo quando, nel processo di distruzione, la persona pratica la propria volontà per sviluppare comunque degli intenti, dei propositi e dei progetti. Un individuo che ha perso una gamba può vivere disperandosi per la perdita della gamba, piangere, disperarsi e consumarsi giorno dopo giorno oppure può riconoscere di aver perso la gamba e di progettare in modo diverso la sua vita tenendo presente che si è verificata questa perdita. Il fatto di aver perso la gamba non significa aver perso la capacità di progettare la propria vita.

In ogni caso, a parità di costruzione della propria vita, chi muore in una frazione di tempo ha la possibilità di concentrare tutto il proprio divenuto in quell'istante con molte più probabilità di trasformare la morte del corpo fisico in nascita del corpo luminoso. Chi invece muore lentamente deve aver seguito un cammino virtuoso di costruzione del proprio corpo luminoso e di sovrapposizioni di bisogni e di tensioni sul corpo fisico e la ragione. Se non ha fatto questo ed è afflitto da malattia deve essere in grado di sviluppare un gran numero di interessi astratti sui quali concentrare le sue passioni e le tensioni della sua trasformazione. Chi è costretto a letto per malattia mortale e ancora si interessa alle trasformazioni degli interessi sociali, del pensiero astratto, dell'educazione e dei problemi della vita è sicuramente una persona che ha costruito il proprio corpo luminoso e che interpreta le tensioni e le aspettative del proprio corpo luminoso come se fossero aspettative e interessi della ragione. Se io sono sul letto di morte e mi arrabbio per questioni sociali o politiche (e mille altre ancora) anziché pregare, significa che ho coltivato l'eternità. Io percepisco, in quel momento, l'esserci riuscito a costruirmi, ma dal momento che non esiste nella ragione le espressioni, le descrizioni e i comportamenti che identificano questo mio esserci riuscito, lo trasformo in aspettative della ragione (attesa dei risultati di una votazione, o dei risultati sportivi, o attesa di conoscere la fine di un romanzo o di un film ecc.) anziché mettermi a disperarmi o a pregare perché sto per morire.

Morire per mano di Ares significa morire nell'esercizio del proprio intento. Significa morire nel tentativo di portare a termine i propri progetti. Le proprie strategie d'agguato. Significa morire nel tentativo di costruirsi e dilatarsi. Oppure significa essere travolti dal tentativo di dilatarsi di qualcun altro. Significa aver subito una sconfitta. Nel soccombere concentriamo tutto noi stessi che abbiamo organizzato per far fronte alla contraddizione che ci ha fagocitato.

Morire per mano di Ares, in ogni caso a meno che non si tratti di chi soccombe dopo aver vissuto mettendo in ginocchio che non si poteva difendere, significa trasformare sé stessi nell'infinito dei mutamenti.

Per questo motivo "le anime sono più pure". Non si tratta di purezza come intesa dai cristiani e dal loro concetto di peccato, ma si tratta di forza e concentrazione attraverso la quale costruire sé stessa nell'infinito dei mutamenti.

160) Legge dei beati... indissolubile... che l'anima torni a vita di uomo, non di animale.

"Che l'anima torni a vita di uomo, non di animale". Nel mondo della ragione l'Essere Umano è posto a padrone del mondo esattamente come la ragione è padrona dell'Essere Umano cui appartiene. Riuscire a trasformare la morte del corpo fisico in nascita del corpo luminoso da Esseri Umani (come per tutte le specie dell'Essere Natura) significa andare oltre la Natura stessa. Significa proiettarsi oltre la sedimentazione con l'Essere Natura.

Nel Paganesimo Politeista l'Essere della Natura trasforma la morte del corpo fisico in nascita del corpo luminoso. Ogni specie ha fatto in modo che gli Esseri che esprime siano nelle migliori condizioni per esprimere questo. Le scelte dei singoli Esseri determinano la qualità del corpo luminoso. La qualità del corpo luminoso determina la forza di in Libertà raggiunta dal singolo Essere. La forza in Libertà raggiunta imprime la spinta per la trasformazione nell'infinito.

Nel Paganesimo Politeista partorire il proprio corpo luminoso comporta il raggiungimento della propria Libertà il cui grado varia a seconda del Potere di Essere espresso dal corpo stesso.

Le trasformazioni successive del corpo luminoso variano a seconda della qualità soggettiva espressa. Possono continuare sedimentando con l'Essere Terra, con l'Essere Natura, con l'Essere Sole o proseguendo la propria sequenza di mutamenti liberi da legami. I legami sono le relazioni che si costruiscono affinché la propria consapevolezza non vada dispersa. L'Essere Natura è composto dalle consapevolezze degli Esseri che lo hanno praticato e vissuto.

In questo caso tornare a vita da uomo e non da animale ha il significato di proseguire la sequenza dei mutamenti senza legami con l'Essere Natura. Il legame che gli Egiziani antichi indicavano era quello con l'Essere Sole. Altre culture indicavano i meandri scuri dell'Essere Terra o i meandri dell'Essere Natura. Gli Stregoni indicano i meandri del cosmo infinito attraverso la pratica di Libertà. Indicano come sia possibile seguire la propria sequenza dei mutamenti senza sedimentare su un Essere gigantesco per poter continuare il proprio sviluppo. Almeno per ora!

La legge dei "beati" è il loro Intento. E' l'azione attraverso la quale costruiscono il loro Potere di Essere per proseguire nell'eternità dei mutamenti. Senza sedimentare in un altro Essere Gigantesco per poter continuare la trasformazione.

Tornare a vita di Essere Umano praticando l'azione che porta allo sviluppo del proprio Potere di Essere. Questo vale per quasi tutte le specie degli Esseri animali salvo per quelle che costituiscono il Potere di Essere dell'Essere Natura dove il soggetto che si costruisce è l'Essere Natura stesso (Esseri Virus, Esseri Batteri ecc..).

161) ... pene che artigliano i mortali...

Cosa sono le pene? Quali sono le pene che artigliano i mortali?

Le pene sono quelle che i cristiani chiamano "il dolore"! Il dolore come manifestazione della volontà del loro dio padrone. Quel dolore che attanaglia il loro bisogno di libertà e gli rende schiavi dell'aspettativa dell'intervento del loro padrone. Li rende schiavi dell'aspettativa di un suo intervento. Il dolore come distruzione dell'individuo che subendolo lo accetta facendo di quell'accettazione manifestazione della sua sottomissione al volere del dio padrone.

Le pene dell'esistenza come prodotto delle contraddizioni dell'esistenza alle quali il soggetto non è in grado di opporre la propria volontà perché la sottomissione e l'accettazione della fatalità gli è stato imposto con la violenza del condizionamento educazionale. Le pene come elemento di accentramento dell'attenzione soggettiva. Un'attenzione che viene privata della capacità di spaziare nelle cause e nelle relazioni che producono dolore per fermarsi al dolore come oggetto in sé.

Questo fermarsi nel dolore come oggetto in sé è l'essere artigliato dalle pene. Un essere artigliato che impedisce all'Essere Umano di risolvere le contraddizioni dell'esistenza e di spaziare nell'infinito che lo circonda. Quando un Essere Umano è artigliato dalle pene soggettivandone l'artigliamento non ha più volontà per liberarsi dal dolore. Lo accetta con rassegnazione. Lo accetta con accettazione. Diventa dipendente da quel dolore e desidera rinnovare negli altri Esseri Umani lo stesso dolore perché questo gli da sollievo. Anzi, gli altri Esseri Umani devono soffrire ancora di più mentre egli rappresenta il suo dolore come manifestazione del dio.

Mentre gli Esseri Umani soffrono di dolori fisici che la determinazione soggettiva potrebbe eliminare qualora le condizioni oggettive lo permettessero, chi ha soggettivato il dolore soffre di condizioni psichiche che allevia nutrendosi del dolore fisico di quelle persone che non possono uscire da quel dolore perché lui blocca lo sviluppo dell'oggettività affinché costoro soffrano. Così costui si è trasformato in un produttore di pene attraverso le quali artigliare gli Esseri Umani per impedire loro di distendere le loro ali e dare l'assalto al cielo della conoscenza e della consapevolezza.

I morti producono altri morti per alleviare la propria sofferenza di zombi davanti alla vita!

Queste sono le pene che artigliano i mortali!

162) Ah ah, latra la terra su costoro fino ai loro figli.

Latrare: un abbaiare furioso contro qualcuno! Perché l'Essere Terra dovrebbe latrare contro qualcuno? Perché quel qualcuno danneggia le trasformazioni dell'Essere Terra! Perché quel qualcuno, danneggiando quanto lo ha emanato, danneggiando sia sé stesso che l'Essere dal quale proviene: l'Essere Terra stesso! Un latrare furioso nei confronti di chi distrugge il divenire degli Esseri cui appartiene. Un latrare furioso che corrisponde all'umano inveire nei confronti di chi ti distrugge, pur essendo impotente nei suoi confronti. Se è vero che le scelte appartengono a chi sceglie, è altrettanto vero che gli adattamenti devono essere costruiti dall'oggettività in cui quelle scelte vanno ad incidere.

Chi distrugge gli Esseri Umani non distrugge la specie agendo contro di essa, ma la distrugge distruggendo i propri figli. La distruzione, che proviene dall'interno della specie, non è un distruzione immediata, dura e violenta, ma è piuttosto la distruzione costruita attraverso le generazioni. La distruzione che padri e madri operano attraverso la costrizione alla quale sottomettono i loro figli. Non è la distruzione della generazione presente, ma è la distruzione della costruzione del futuro cui i loro figli sono partecipi.

Contro questo è il latrare furioso dell'Essere Terra. Se tu vuoi distruggerti, distruggi te stesso, ma non toccare il futuro. Non costringere alla distruzione i tuoi figli affinché generino distruzione. La distruzione di una specie è la distruzione di una sequenza di mutamenti cui l'Essere Terra è partecipe. Quando si distrugge una sequenza di mutamenti si distrugge anche l'Essere Terra, magari costringendola a costruire nuove strategie affinché nuovi Esseri, o Esseri già esistenti, articolino sé stessi per trasformarsi.

Latra impotente davanti all'umana distruzione l'Essere Terra, ma col suo latrare alimenta Libertà dentro sé stessa. Alimentando Libertà dentro sé stessa, alimenta Libertà dentro quegli Esseri Umani che ancora la percepiscono affinché la alimentino bloccando lo sviluppo della sottomissione sia in sé stessi che nella propria specie.

Il latrare della terra, come quello di ogni Coscienza di Sé che alimenta il proprio Potere di Essere, è impotenza nell'immediato, ma è arte del crogiolo alchemico delle trasformazioni. L'Essere Terra latra e nel far questo concentra tutto sé stessa alimentando le trasformazioni!

163) e non inclinare verso il basso, verso il mondo della luce nera: gli sta sotto un abisso perpetuamente amorfo, senza contorni, avvolto nelle tenebre, sordido, che si compiace di simulacri, privo di luce noetica, rotante in eterno, rovinosa mutila tortuosa profondità che sempre si sposa con forme corporee senza apparenza, inerti, senza respiro.

In questo paragrafo si manifestano le scelte dei soggetti della direzione nella quale imprimere la propria azione. Comunque l'azione del soggetto segue una direzione dalla quale imprime la trasformazione del soggetto stesso. Comunque il soggetto sceglie. L'esecuzione dell'azione è la scelta del soggetto. Il non scegliere è scelta della direzione in cui agire.

La vita di ogni Essere della Natura è un percorso che va dalla nascita del corpo fisico alla morte dello stesso. Ogni azione messa in essere da un soggetto altro non è che la rappresentazione della scelta del soggetto stesso. Le azioni conducono un soggetto nelle sue trasformazioni e determinano la qualità delle trasformazioni stesse.

Il veggente è colpito dall'abisso del nulla, della dissoluzione della Coscienza di Sé e della Consapevolezza che ha costruito l'individuo. Un abisso perpetuamente amorfo che inghiotte chi non ha saputo imprimere una valenza noetica alle proprie azioni. Un abisso che inghiotte chi ha rinunciate al volo negli infiniti spazi luminosi del cosmo preferendo l'oscuro della rinuncia e della sottomissione.

E' il nulla perché privo di Coscienza e di Consapevolezza. E' il nulla perché privo dello sviluppo della sequenza dei mutamenti di cui è portatrice lo sviluppo noetico di una Coscienza di Sé.

Non inclinare verso il basso! Non inclinare verso la sottomissione, verso la rinuncia del tuo Potere di Essere, verso la rinuncia dello sviluppo del tuo Potere Noetico. Anche se l'azione che porta allo sviluppo della tua soggettività può implicare un impegno apparentemente troppo grande, non rinunciare a svilupparti e a costruirti. Non volgere verso la "rovinosa mutila tortuosa profonditàche sempre si sposa con forme corporee senza apparenza, inerti, senza respiro".

Cosa significa, in questo caso, l'assenza di apparenza?

Significa l'assenza di manifestazioni fenomenologiche! L'assenza di rappresentazioni soggettive che manifestandosi, vengono rappresentate dal soggetto che le percepisce. In altre parole significa la mancanza di Coscienza di Sé. La mancanza di rappresentazione.

Inclinare verso il basso significa aver rinunciato a costruire sé stessi nell'infinito dei mutamenti e giungere alla completa distruzione delle possibilità di sviluppo della propria Coscienza di Sé. Giungere in uno stadio della propria esistenza caratterizzato dalla non esistenza. Dall'assenza di manifestazione soggettiva. Dall'assenza della propria volontà. Dall'assenza della propria espressione fenomenologica nel mondo circostante.

Inclinare verso il basso significa dissolvere sé stessi: rinunciare a percorrere l'infinito dei mutamenti.

164) e non inclinare in basso: c'è un abisso sotto la terra, che trascina al di sotto della soglia delle sette vie...

Le sette vie o le sette rinascite della trasformazione misterica ripresa dai neoplatonici. Le sette vie sono le sette rinascite attraverso le quali la Coscienza di Sé nata e sviluppatasi nell'Essere Natura procedeva nella costruzione delle sue trasformazioni.

Io non ho consapevolezza delle sette rinascite. Ne conosco quattro. La Fetale, il Fanciullo e la Fanciulla, l'Essere Umano Adulto (al di là del proprio sesso) e l'Essere Luminoso. Le trasformazioni che si percorrono in quanto Esseri Luminosi appartengono alla trasformazioni proprie degli Esseri Luminosi. Io preferisco curare gli elementi che portano alla trasformazione nell'immediato anche se posso fare miei i viaggi del Libro dei Morti Egiziano e i viaggi verso l'Essere Sole, l'Essere Terra o l'Esser Natura. Sono visioni che camminano parallele alla mia anche se sgorgano da insiemi culturali diversi. Questo mi è comprensibile. Non mi sono comprensibili le trasformazioni dell'Essere Luminoso e le sue rinascite. In ogni caso, questo non è l'oggetto della mia ricerca. Non anelo a creare fantasmi sui quali trasferire le fantasticherie di una possibile vita in una situazione possibile che altro non sarebbe che trasposizione in una diversa situazione dei miei desideri insoddisfatti nella presente esistenza. E' più utile vivere strategicamente per soddisfare i propri bisogni che proiettare un principio d'attesa nei confronti di un futuro che proprio perché si è proiettato un principio d'attesa non si può più manifestare. E' l'azione nel presente che costruisce il futuro, non l'attesa di quel futuro attraverso l'annientamento dell'azione nel presente in funzione di un'attesa.

L'abisso è il nulla della Coscienza di Sé. E' la forza della rinuncia all'azione che trascina la Coscienza di Sé verso il basso dopo averla addestrata alla sottomissione.

L'abisso è il baratro della disperazione e della sottomissione cui giungono quegli Esseri Umani che sconfitti dalle battaglie dell'esistenza preferiscono fingere di non vedere la propria distruzione per illudersi in un rinnovamento che non arriverà, ma che darà loro molta soddisfazione imponendolo a chi non è in grado di difendersi e di fondare il proprio futuro.

165) Cerca il paradiso...

Cerca il giardino! Cerca l'oggettività nella quale puoi continuare a costruire te stesso. Trasforma l'oggettività in cui vivi in un paradiso nel quale gli Esseri Umani possano continuare a costruire sé stessi nell'infinito dei mutamenti. Cerca l'Infinito nel quale far ardere il tuo fuoco della Conoscenza e della Consapevolezza; l'Infinito in cui continuare a sviluppare il tuo Potere di Essere.

Il paradiso è l'opposto di deserto!

Il paradiso è il giardino che ricco e rigoglioso costruisce la sua esistenza privando una parte del deserto della sua aridità.

Di contro, il deserto è la distruzione del paradiso. E' il nulla in cui la Coscienza di Sé e la Consapevolezza non possono espandersi ma vengono distrutte e annichilite dalla nonConoscenza e dalla nonConsapevolezza: il vuoto che cresce dentro all'Essere Umano che rinuncia a prendere nelle proprie mani la responsabilità della propria esistenza.

Cercare il paradiso deve essere inteso come l'azione del soggetto che costruisce il paradiso come oggettività nella quale articolare la propria esistenza. Il termine cercare e trovare sono termini che indicano l'azione nei confronti di una staticità esistente e immanente nei confronti del soggetto. Un'immanenza che viene interpretata in termini spaziali. L'azione del soggetto è un'azione magica in quanto è azione di trasformazione dell'oggettività in cui il soggetto agisce. L'azione del soggetto è azione di trasformazione di sé stesso attraverso l'azione nell'oggettività in cui agisce. L'azione nell'oggettività è risultante in termini temporali. Dove per ricerca non è il raggiungimento di un luogo, ma è la costruzione di quel luogo come trasformazione della relazione soggettività-oggettività impressa dal soggetto attraverso la sua azione.

Cercare il paradiso non deve essere inteso come la ricerca di una situazione immanente, ma come la trasformazione magica operata dl soggetto nell'oggettività attraverso l'uso della propria volontà e delle proprie determinazioni.

Sia il paradiso l'obiettivo delle tue azioni. Un paradiso che costruisci nell'oggettività. Mentre lo costruisci nell'oggettività trasformi la tua soggettività proiettandola nell'infinito dei mutamenti.

166) centro, e a partire da esso tutti i raggi sono uguali fino alla circonferenza.

Col termine centro si indicano sempre cose diverse. C'è ad esempio il centro del fine da raggiungere. C'è il centro, la fonte, delle cose; ed un centro per ogni cosa.

Quando si usa centro in questo modo si sta ad indicare un punto d'inizio di un qualche cosa che esplodendo si dilata in ogni direzione. Il centro del più piccolo frammento da cui ebbe inizio la mia Coscienza di Sé si è dilatato in tutte le direzioni che hanno portato alla mia esistenza e alla mia crescita. Attraverso quella crescita io conservo un centro a partire dal quale è stata costruita la circonferenza del mio essere e comunque le tensioni dal centro alimentano la circonferenza spingendola a dilatarsi.

Se questo discorso lo posso fare per me, lo posso fare anche per l'intero universo. Come posso leggere Orfeo in Aristofane:

In principio vi era Caos, Notte, il nero Erebo e l'ampio Tartaro,

e non vi era la Terra né l'Aria, né l'Oceano;

negli infiniti recessi di Erebo genera per primo Notte dalle nere ali di un uovo senza seme;

dal quale, col volgere delle stagioni, germoglia Eros desiderato splendente nella schiena per le ali dorate, simili a vortici tempestosi;

Questi unendosi all'alato Caos, di notte nel vasto Tartaro procreò la nostra stirpe e per prima la condusse alla luce;

Il centro è il Caos dal quale germoglia Eros. Eros che si slancia in tutte le direzioni della vita. Un movimento universale.

Il disco giallo in campo nero produce il Big Bang e sparge tutt'intorno l'Energia Vitale inconscia. Dal vertice all'estremo tutti i raggi sono uguali!

La prima cellula che divenne Cosciente di Sé nel brodo primordiale irradiò l'intro brodo primordiale di consapevolezza e conoscenza generando cellule (o frammenti di Coscienza di Sé capaci di esercitare Volontà) in ogni direzione.

Così ogni Coscienza di Sé è un centro dentro un centro dove i raggi sono uguali. E quel centro è dentro un centro e dentro ad un altro centro che per giungere alla periferia i raggi sono uguali.

Il frammento descrive il movimento universale dello sviluppo delle Coscienze i Sé che dall'inconsapevole portano alla formazione della Coscienza universale.

Circonferenza dentro circonferenza; sfera dentro sfera. Lo sviluppo delle Coscienze di Sé dal soggetto alla specie cui appartiene (in particolare per gli Esseri della Natura) è una sfera di consapevolezza che generata all'interno di una sfera di consapevolezza tende ad espandersi nell'infinito.

Il frammento indica correttamente il respiro della formazione dell'universo: "centro, e a partire da esso tutti i raggi sono uguali fino alla circonferenza."!

167) ... contenendo il principio delle tre ali

Quali sono gli attributi del dio? Necessità, Intento e Volontà!

Attraverso questi elementi il dio può volare nell'infinito. Attraverso questi elementi l'inconsapevole si trasforma in consapevole. L'elemento triadico alla base della formazione della Coscienza di Sé è quanto porta il singolo Essere a librarsi nell'infinito dei mutamenti costruendo sé stesso.

Qualunque cosa contenga o sia espressione di tutti questi tre elementi ed eserciterà sempre il proprio libero arbitrio: adattamento soggettivo alle variabili oggettive. L'esercizio del libero arbitrio attraverso l'esercizio della propria volontà la trasformerà in un dio che costruisce sé stesso nell'infinito dei mutamenti.

Contenendo questo principio si distinguono gli déi dai non déi. Fra gli Esseri Umani si distingue fra chi esercita la propria volontà e le proprie determinazioni da chi, soggettivando la sottomissione, rinuncia all'uso della propria volontà per trasformarsi nell'infinito dei mutamenti.

168) ...trascendentalmente uno (trascendentalmente due)

L'uno trascende l'altro. La comprensione dell'uno si ferma là dove la sua fisicità lo colloca. Così la ragione è circondata da quanto la trascende. In quel trascendere ella si sente persa e smarrita. La ragione non padroneggia quanto non può descrivere. Può soltanto prendere i fenomeni che giungono da quello sconosciuto e trasformarli in guardiani mostruosi da imporre all'Essere Umano affinché non esca dai suoi confini. Affinché non si chieda il perché delle cose. Affinché non sospenda il dialogo interno e non si tuffi nello sconosciuto imparando a nuotarci.

Quando l'Essere Umano impara a nuotare in quello sconosciuto la ragione diventa trascendenza nei confronti della sua azione. La descrizione è inutilizzabile nel trascendente della percezione e dell'intuizione e la ragione si sente inutile.

Nell'affrontare il trascendente la ragione l'Essere Umano scopre l'esistenza di uno sconosciuto nel quale può agire e di un'inconoscibile davanti al quale è angosciato. L'angoscia deriva dalla mancanza di strumenti soggettivi per poterlo percepire e potervi nuotare all'interno. La trasformazione dell'inconoscibile in sconosciuto da svelare nuotandovi è il fine delle sue trasformazioni.

Così l'Essere Feto, uscendo dalla vagina della propria madre, trasforma l'inconoscibile del mondo della ragione in sconosciuto nel quale muoversi e nuotare fondando la propria esistenza. La trascendenza inconoscibile al mondo fetale è diventata sconosciuto; la trascendenza inconoscibile all'Essere Umano adulto è lo sconosciuto nel quale si muove il suo sentire e il suo intuire. L'inconoscibile dell'Essere Umano adulto è lo sconosciuto nel quale continua la sequenza dei mutamenti il corpo luminoso all'atto della morte del corpo fisico.

E' dunque corretta l'esclamazione del frammento "...trascendentalmente uno (trascendentalmente due)". Una trascendenza come sconosciuto e una trascendenza come inconoscibile!

169) città intere, uomini e tutto, in rovina...

Nella vita fisica il decadere è parte della nascita. Ogni costruzione crolla. Ogni nascita è funzionale alla morte. Ogni cultura è finalizzata a declinare. Così Adone rinasce ad ogni primavera. Così Marte rinasce ad ogni primavera.

E' la rinascita nel Paganesimo. Tutto decade e tutto si rinnova. Un rinascere continuo delle cose sia nello stato di essere sia in stadi diversi delle trasformazioni. Nello stesso stato delle cose quando il rinascere è l'oggettività nella quale gli Esseri svolgono i loro cammini per costruirsi; in stadi diversi quando percorrono i gradini e i mondi con cui articolare, arricchire e costruire la propria Coscienza di Sé e la propria Consapevolezza.

Nel frammento c'è l'accento sul fatto che tutto va in "rovina". Quanto nasce: muore. Sia i singoli uomini che le città. Nulla permane nel proprio stato. Costruire un cammino virtuoso attraverso il quale arricchire la propria conoscenza e la propria consapevolezza significa non partecipare alla rovina. Significa camminare nell'eternità dei mutamenti.

Tutto decade; tutto è effimero; meno che la Coscienza di Sé che si costruisce nell'infinito dei mutamenti.

170) mai, per oblìo, scivolare in un flutto miserabile

Chi non ricorda gli sforzi che fece per costruirsi, le umiliazioni che ha ricevuto mentre concentrava tutto sé stesso per aprirsi un varco nella vita non può far altro che scivolare nel flutto miserabile della fatalità.

Chi non ha memoria non ha futuro.

Chi non ricorda i processi di trasformazione in corso non è in grado di progettare il futuro.

Chi non è in grado di progettare il proprio futuro non è in grado di costruire sé stesso nell'infinito dei mutamenti. Inevitabilmente rimane ancorato alla descrizione della ragione. La descrizione della ragione è tutto quello che gli rimane. La descrizione della ragione si nutre della sua consapevolezza distruggendolo giorno dopo giorno. Un giorno era un feto che arrancava per costruirsi nel grembo materno, ora è un Essere Umano che non arranca più. Ora è un Essere Umano che afferma di essere creato ad immagine e somiglianza di un dio pazzo davanti al quale costringe la propria volontà a sottomettersi. Ora non ricorda! Non ricorda il dio che spingeva per crescere dentro di lui! Lo ha ucciso un po' alla volta; rinuncia dopo rinuncia. Ha ucciso quanto chiedeva di crescere; ha ucciso quanto avrebbe potuto e dovuto partorire alla morte del corpo fisico.

Possiamo dire con il frammento: "mai, per oblio, scivolare nel flutto miserabile della fatalità!".

171) della materia, e le sue correnti sinuose molti ne trascinano

La descrizione della ragione imprigiona molte persone. "L'Essere Umano è come appare!". Proclama la ragione. Dove il come apparire subisce modificazioni culturali al fine di distruggere le possibilità dell'Essere Umano di uscire dalla ragione per esercitare il proprio intuire.

La ragione imprigiona gli Esseri Umani e pone a guardia dei suoi confini i fantasmi terrifichi della sua immaginazione. Così lo sconosciuto che la circonda diventa il buio nel quale la ragione nasconde le paure, il dio padrone, l'imperativo dell'ubbidienza, il dubbio, la punizione e infine i mostri soggettivi davanti ai quali l'ardore con cui si affronta lo sconosciuto viene a mancare.

L'Essere Umano che costruisce sé stesso non teme di affrontare quei mostri. Non teme di superare i divieti e affronta i fantasmi della ragione come se aspettasse a piè fermo un nemico che vuole annientarlo. Chi costruisce sé stesso modifica il mondo in cui vive e attraverso questa modificazione modifica anche il dominio che la ragione esercita su di lui.

Non teme le correnti sinuose. Vi si getta a capofitto e non arretra fintanto che la corrente stessa non si placa e leggero lo accompagna sulla riva della Conoscenza e della Consapevolezza. Le correnti sinuose sono i fantasmi terrifichi che la ragione ha retto a guardia dei suoi confini. Fantasmi terrifichi che spaventano soltanto chi ha calato nel cuore la paura nella determinazione della propria esistenza abbandonandosi alle correnti distruttive della ragione.

172) ...la materia primordiale...

La materia primordiale è l'Energia Vitale.

La materia primordiale è quanto di inconsapevole si trasforma in consapevolezza. Nel Paganesimo Energia Vitale e materia sono la stessa cosa organizzate in maniera diversa e percepite attraverso le predilezioni e le capacità soggettive del soggetto.

E' primordiale quanto è inconscio. Cessa di essere primordiale quando una parte dell'inconsapevole si trasforma in consapevole espandendosi nel circostante inconsapevole.

173) dona vita ad altri, ancor più a sé stessa.

Cosa significa, all'interno degli Oracoli Caldaici, donare la vita? Significa dare ad altre concentrazioni di Energia Vitale possibilità per costruirsi nell'infinito dei mutamenti. Così Tellus e Giove donarono la vita all'Essere Natura affinché molte vite si costruissero al suo interno e come Natura stessa.

Donare la vita significa costruire condizioni favorevoli affinché altre Coscienze di Sé sboccino e si costruiscano.

Donare la vita significa favorire il proprio sviluppo!

Significa costruire condizioni attraverso le quali sviluppare la propria Coscienza di Sé e la propria consapevolezza. Il Potere di Essere esprime regole precise. Il soggetto espande sé stesso soltanto se l'oggettività nella quale si espande, espande sé stessa. Nel Potere di Essere l'Essere Umano cresce e si dilata nell'infinito dei mutamenti soltanto se gli altri Esseri Umani che gli stanno attorno si dilatano nell'infinito dei mutamenti. Un Essere umano può chiamare le cose col loro vero nome soltanto se gli Esseri Umani che gli stanno attorno possono chiamare le cose col loro vero nome. Un Essere Umano può esercitare la propria volontà e le proprie determinazioni soltanto se gli Esseri Umani che gli stanno attorno possono esercitare la propria volontà e le proprie determinazioni. Il Potere di Essere, al contrario del Potere di Avere, può svilupparsi soltanto in armonia col mondo circostante. Il Potere di Avere si esercita privando gli altri delle loro specificità, appropriandosi di altri Esseri della propria specie; questo non costruisce gli Esseri Umani.

Costruendo sé stessi, il proprio Potere di Essere si favorisce lo sviluppo del Potere di Essere di altri Esseri e soprattutto si costruiscono condizioni affinché Esseri di altre specie possano afferrare la loro occasione per divenire nell'infinito dei mutamenti.

174) e potenza prima di un sacro logos...

Il logos è la ragione. La sua descrizione. Una descrizione che avviene attraverso le parole e i numeri.

Quando il logos è sacro? Quando è un terreno di costruzione e sviluppo dell'Essere cui il Logos è espressione. In quel momento la ragione è un luogo sacro. E' uno strumento sacro di cui l'individuo si serve per costruire sé stesso nell'infinito dei mutamenti.

La sacralità non è data dall'oggetto in sé ma dall'uso che dell'oggetto ne fa la Coscienza di Sé al fine di costruire sé stessa. La centralità è data sempre alla Coscienza di Sé e sono sacri quegli strumenti di cui si serve per costruirsi. La sacralità è relativa all'uso dell'oggetto fatto dalla Coscienza di Sé. Cessa di essere sacro quell'oggetto che diventa il fine dello sviluppo della Coscienza di Sé risolvendo in esso le sue trasformazioni.

Il logos è sacro soltanto nella misura in cui le Coscienze lo praticano per costruire sé stesse. Cessa di essere sacro quando, come nel vangelo dell'assassino Giovanni, si vuole risolvere l divenire dell'Essere Umano all'interno del logos anteponendolo alle forze che portarono l'Essere Umano all'esistenza. Nella pancia della madre non c'era logos ma soltanto volontà!

E' potente la ragione dell'individuo che abbattuti i fantasmi tenta di espandersi nello sconosciuto che la circonda!

175) ...e non balzando al di là della soglia

Chi è che non balza oltre la soglia?

L'Essere Umano che ha circoscritto la sua vita all'interno della descrizione del mondo: all'interno della propria ragione. Circoscrivendo il suo divenire all'interno della ragione ha annientato, scelta dopo scelta, il proprio intuire consegnandosi alla morte del corpo fisico senza forza e senza determinazione.

Così al momento della morte del corpo fisico non aveva forza, né esperienza, né determinazione per danzare la rappresentazione della sua esistenza. Non aveva compattezza nel proprio campo vitale per trasformare la morte del corpo fisico in nascita del corpo luminoso. La sua Coscienza di Sé non è in grado di balzare oltre la soglia.

Mettersi in ginocchio; rinunciare alla propria determinazione; rinunciare ad assumere la responsabilità della propria esistenza è la condizione attraverso la quale si rinuncia a compattare il proprio corpo luminoso. E' la condizione che impedisce all'Essere Umano di oltrepassare la soglia ed usare la propria attenzione per affrontare gli infiniti mondi della percezione.

176) ... gli iniziatori sono congiunti con i vincoli...

Chi sono gli iniziatori? Quando nel Paganesimo Politeista si può definire qualcuno un iniziatore? L'iniziatore non è colui che inizia qualcuno, ma è qualcuno che trasforma l'esistente imprimendogli una direzione di sviluppo.

L'iniziatore altro non è che la qualità che emerge dalla quantità. La quantità del nuovo si accumula, la direzione del vecchio, sia come processo attraverso il quale gli individui costruiscono il loro divenire nell'infinito dei mutamenti, sia i processi di trasformazione dei Sistemi Sociali, sia i processi di trasformazione delle società, sia i sistemi di trasformazioni della Natura o di alcune sue parti, si sta sfaldando. Il vecchio non è in grado di produrre il nuovo. Al suo interno il nuovo si accumula finché non sgorga e si impone sul vecchio. Chi lo impone sul vecchio sono gli Iniziatori. Possono essere situazioni, gruppi sociali o singoli individui. Gli Iniziatori sono congiunti da vincoli. C'è una forza comune che congiunge tutti gli iniziatori, qualunque siano le situazioni o le Coscienze di Sé che iniziano o la specie cui appartengono.

Gli Iniziatori sono congiunti dal vincolo di Libertà!

Libertà che si libera dai vincoli troppo stretti del vecchio e che impone sé stessa.

Libertà che sgorga dal vecchio per iniziare un nuovo cammino di costruzione.

Libertà è il vincolo, la forza, che rimuove gli ostacoli posti sulla strada dello sviluppo degli Esseri. Può essere il mutamento di Esseri della Natura come processo di adattamento soggettivo alle variabili oggettive imposte o può essere l'esplosione di Furia o di Bellona nella rimozione degli ostacoli che opprimono la vita.

E' sempre Libertà che si esprime attraverso gli Esseri e lega le loro tensioni per alimentarle.

Libertà si alimenta della rimozione degli ostacoli che impediscono agli Esseri di divenire nell'eternità dei mutamenti!

177) ...per inaccessibili recinti di pensiero

Quali sono gli inaccessibili recinti di pensiero?

Sono i mondi al di fuori del pensato della ragione. Sono i mondi dove la ragione non è in grado di giungere.

E' il regno segreto dove gli Stregoni tramano il loro futuro.

E' il regno segreto dove gli Stregoni manipolano le Linee di Tensione che attraversano l'intero universo, le tensioni e i bisogni delle specie degli Esseri della Natura.

E' il regno segreto. L'unico segreto che si può toccare allungando una mano e che è separato dagli Esseri Umani dal potere dell'Intento e dalla pratica dell'Impeccabilità.

Il Potere dell'Intento, che con Necessità è padre dell'esistente, e la pratica dell'Impeccabilità permettono agli Esseri della Natura di giungere agli "inaccessibili recinti del pensiero". Non è un segreto che non deve essere svelato. Non è un segreto che deve essere custodito a prezzo della vita. E' un segreto dal quale gli Esseri Umani sono separati dalle trasformazioni che operano nella vita di tutti i giorni. Dalla loro sequenza di scelte. Dalle loro determinazioni. Dalla volontà con la quale trasformano sé stessi.

Questi sono gli inaccessibili recinti del pensiero. Ed è pensiero anche se no è fatto di parole perché è nous che costruisce il nous di ogni esistente!

178) ... dominare ogni disgiungimento

Cos'è il disgiungimento? E' HEKATE!

Il disgiungimento è il passaggio da un mondo ad un altro! Il disgiungimento è il passaggio della trasformazione soggettiva attraverso la quale si giunge nel mondo nuovo o, se si preferisce, si percepisce lo stesso mondo in maniera assolutamente differente. Il disgiungimento è il fine del lavoro della trasformazione della Coscienza di Sé in quello stadio di sviluppo.

Il disgiungimento è la morte dell'Essere Feto e la nascita dell'Essere Umano fanciullo. Il disgiungimento è il distacco dell'Essere Umano fanciullo dal mondo fetale nel quale ha fondato il proprio divenuto.

Il disgiungimento è la morte del fanciullo o della fanciulla quando viene partorito l'Essere Umano adulto il disgiungimento è il distacco dell'Essere Umano adulto dal mondo dell'infanzia nel quale ha fondato il proprio divenuto (troppi Esseri Umani fanciulli abortiscono non riuscendo a diventare Essere Umani adulti!).

Il disgiungimento è la morte dell'Essere Umano adulto e la nascita dell'Essere Luminoso. Il disgiungimento è il distacco dell'Essere Luminoso dal mondo della ragione nel quale ha fondato il proprio divenuto.

C'è una sola forza che può dominare ogni disgiungimento ed è VOLONTA'. Quella forza che alimenta l'Intento della trasformazione di ogni Essere al di là del mondo e della situazione nella quale questi sta fondando il proprio divenire. Volontà è la forza indescrivibile che spinge l'Essere Umano ad affermare "Io esisto!". E' una forza indescrivibile perché estranea al mondo della ragione, ma è definibile dallo spettatore nell'Essere Umano quando assiste agli sforzi che costui compie per aprirsi i varchi nella vita.

La presenza di Volontà come espressione del soggetto è rappresentata dalla sua azione. Volontà chiama gli déi a soccorrere l'Essere nella misura in cui l'azione dell'Essere esprime volontà! La volontà espressa dall'Essere e le trasformazioni che costui subisce nell'esprimerla determina la sua capacità di dominare il disgiungimento nella trasformazione soggettiva con cui affrontare i passaggi.

"dominare" dunque "ogni disgiungimento".

179) la veemenza della materia...

La veemenza della materia; la determinazione della materia nell'essere partecipe alla trasformazione dell'inconscio in conscio. La veemenza nel non perdere la propria opportunità di costruire Cosciente di Sé e proiettarle nell'infinito dei mutamenti. La materia come noi la intendiamo organizza sé stessa, spinta dal padre (Necessità e Intento), per compattare Coscienze di Sé che sommando la loro volontà a Necessità che le ha generate sviluppino sé stesse nell'infinito dei mutamenti.

La veemenza della materia è anche la voracità del mondo della ragione. Quando l'Essere Umano sviluppa sé stesso e si costruisce organizzando il mondo che lo circonda in descrizione questa diventa la descrizione della materia e pretende di essere l'unica realtà che il soggetto deve considerare nella formazione del proprio giudizio. La ragione, costruita dal soggetto per impulso della propria specie, pretende il possesso dell'Essere Umano. Pretende che l'Essere Umano si sottometta a lei e organizza strategie d'agguato nei confronti dell'individuo affinché questi non costruisca giudizi partendo dal proprio sentire e dal proprio intuire. "Hai tentato di agire secondo il tuo intuito e invece hai sbagliato!" questo afferma la ragione. In realtà il soggetto non ha sbagliato a tentare di agire secondo il suo intuito ha sbagliato nel considerarlo per come la ragione pretende che venga considerato: uno strumento della ragione, inutile rispetto al "ragionamento" anche se qualche volta, per cause strane, suscita stupore.

La ragione pretende che l'Essere Umano si consideri ad immagine e somiglianza del massimo raggiungibile e concepibile, al centro di un universo che si deve muovere in funzione di sé stesso. Così l'intuire non deve esistere se non come un lontano riflesso di qualche cosa dimenticato o come un dono contingente.

La veemenza della materia impedisce all'Essere Umano di esercitare il proprio intuire. Gli impedisce di togliere la ragione dal centro dell'universo affinché egli impari a navigare nell'intuibile che lo circonda.

La veemenza della materia costruisce gli Esseri, ma tenta di cortocircuitarli in sé stessa. Solo la volontà dei soggetti, esercitata nella quotidianità attraverso le loro azioni, li libera dalla prigione del mondo che li ha generati proiettandoli liberi nei mutamenti. Ogni mondo imprigiona i suoi nati; la volontà soggettiva mette in atto strategie attraverso la quali questi possono liberarsi dalla coercizione.

La veemenza della materia si supera attraverso l'azione.

La veemenza della materia si blocca attraverso la propria volontà!

La veemenza della materia genera Coscienze di Sé, ma sta a loro, attraverso le loro determinazioni nel quotidiano, alimentare la loro volontà per liberarsi dalla costrizione della materia.

180) ...il mondo che odia la luce...

La materia non è il mondo che odia la luce. Il mondo che mette in essere strategie affinché gli Esseri non sviluppino la loro Coscienza di Sé e la proiettino nell'infinito dei mutamenti è il mondo della sconfitta delle Coscienze di Sé che fallita la loro possibilità di sviluppare sé stesse nell'infinito dei mutamenti si alimentano costruendo la sconfitta in quanti le circondano.

Il mondo che odia la luce, oggi come oggi, è il mondo delle religioni rivelate che si alimentano dell'Energia della sottomissione degli Esseri Umani. Sottomettere gli Esseri Umani significa privarli della loro volontà e della pratica delle loro determinazioni nel quotidiano. Significa impedire loro di divenire nell'infinito dei mutamenti impedendo alla loro Energia Vitale di scorrere libera negli individui. Costringere gli Esseri Umani in ginocchio significa costringerli fin da bambini all'interno della ristrettezza emozionale per impedire loro di muoversi nell'infinito che li circonda.

Oggi come oggi, il mondo che odia la luce è il modo degli adoratori del macellaio di Sodoma e Gomorra e del Pazzo di Nazareth davanti al quale i bambini vengono costretti in ginocchio al fine di stuprare loro il futuro dell'infinito.

Questo è il mondo che odia la luce!

181) ... l'accorta evidenza

Nei confronti di quale evidenza è necessario esser accorti?

Nei confronti dell'oggettività nella quale stiamo vivendo e nella quale stiamo costruendo noi stessi.

In cosa consiste l'essere accorti? Consiste nella pratica della Sospensione del Giudizio. Sospensione del Giudizio che non consiste nel non giudicare, ma nel non far dipendere l'azione dal giudizio. Essere accorti nei confronti della descrizione. Praticare l'atteggiamento scettico nei confronti di un'oggettività il cui scopo è il coinvolgimento soggettivo per privare l'individuo della capacità di trarre fondamento da sé stesso e dalle sue trasformazioni.

L'evidenza è l'essenza e gli intendimenti del mondo che ci circonda. Intendimenti di appropriazione e sottomissione mascherati da offerte di amicizia e gentilezza. L'orrore si maschera con i colori dell'illusione, ma è solo il verme infilzato sull'amo che sottrae alla vita il pesce che illuso voleva saziarsi. L'illusione nasconde l'intenzione. Il gioco scenico abbaglia. L'oggetto del contendere è lo spettatore che affascinato dalla rappresentazione perde la volontà dell'azione ritrovandosi cadavere che cammina senza volontà di determinare la propria vita.

E' l'accortezza davanti all'evidenza dove per evidenza si intende la rappresentazione con cui il ragno tesse la sua tela per imprigionare l'imprudente.

L'evidenza è mascherata nella preparazione dell'agguato per catturare lo spettatore. Lo spettatore deve fingersi abbagliato per mantenere compatte le sue forze e sottrarsi. Il gioco dell'agguato ha le sue vittime, i suoi trionfi, le sue miserie.

Gli Esseri che vivono d'agguato tessono grandi sfide della vita; miserabili quegli Esseri che vivendo d'agguato perdono di vista l'intento per il quale hanno tessuto le loro strategie. Hanno perso loro stessi, la loro opera e gli "strumenti" che in questa hanno coinvolto!

182) ... l'evidenza è nel profondo.

Dov'è l'evidenza nell'arte dell'agguato? Nella sua rappresentazione. Dov'è l'Intento espresso dall'arte dell'agguato? Nel suo profondo! Come si arriva a ciò superando la rappresentazione? Trasformandosi e superando l'illusione del presente.

E' la capacità di trasformazione soggettiva capace di fornire i mezzi al soggetto per superare l'illusione della conoscenza e del sapere. Soltanto quando il sapere sono strumenti di cui il soggetto si serve per costruirsi e dilatarsi nell'esistente può superare la forma della rappresentazione per giungere al profondo.

Il dio padrone buono dei cristiani è il macellaio di Sodoma e Gomorra. La rappresentazione è la sua bontà; l'essenza e il suo intento è il massacro degli Esseri Umani. La sceneggiata della rappresentazione chiede agli Esseri Umani di adeguarsi e di accettarlo nel momento stesso in cui le sue mani pretendono il diritto di macellarli.

L'evidenza è nel profondo. E' oltre l'illusione soggettiva quale prodotto della rappresentazione oggettiva. L'illusione si può rimuovere attraverso la volontà espressa nelle azioni del soggetto e finalizzata alla dilatazione e alla costruzione del soggetto.

Chi si assoggetta alla rappresentazione non è in grado di chiamare le cose col loro vero nome. E' costretto a soggettivare la rappresentazione riproiettandola nell'oggettività come illusione soggettiva. In quest'operazione egli si schiera con i distruttori della vita. I distruttori, attraverso la rappresentazione, hanno distrutto la sua possibilità di usare la volontà ed egli si affianca a loro per aiutarli a distruggere la volontà dei singoli Esseri Umani che ancora hanno la forza di dare l'assalto al cielo della conoscenza e della consapevolezza.

Chi ha distrutto sé stesso nella rappresentazione chiama chi dà l'assalto al cielo della conoscenza e della consapevolezza: illuso. "Ma chi ti credi di essere?" oppure. "Ma cosa credi di fare?"

Chi ha distrutto sé stesso nn è riuscito a giungere nel profondo.

Eppure era evidente: è nel profondo delle cose che si cela il respiro infinito di Libertà!

183) asservito a etèrea profondità...

Nella profondità giace Libertà!

Libertà giace sempre nella profondità delle cose, nella profondità del Sapere, nella profondità della Conoscenza, nella profondità dell'Infinito. Libertà alimenta ogni cosa che esiste spingendola a rimuovere gli ostacoli che bloccano il suo sviluppo.

Essere asserviti alla profondità eterea significa essere asserviti a Libertà. Significa aver praticato l'esistenza come sfida al fine di rimuovere gli ostacoli che ostacolano o rendono difficoltoso alimentare il dio che cresce dentro se stesso. Essere Libertà significa essre intolleranti nei confronti delle costrizioni. Essere Libertà significa mettere in atto strategie affinché la nostra soggettività si sviluppi.

Essere Libertà significa usare la volontà soggettiva per chiamare gli déi con i quali camminare assieme e costruirsi nell'infinito. Essere Libertà significa impedire alle rappresentazioni delle sceneggiate della vita di afferrare la nostra attenzione rendendola prigioniera e dipendente da fattori esterni all'individuo.

Essere Libertà significa muoversi nell'infinito dei mondi eterei dove la ragione non è in grado di giungere con la sua descrizione e determinare il giudizio nel tentativo di imprigionare in essa l'azione dell'individuo.

Essere asservito a eterea profondità significa aver davanti agli occhi l'infinito dei mutamenti e delle trasformazioni che ci attendono e che possiamo percorrere soltanto rimuovendo gli ostacoli che bloccano il nostro dilatarci in quell'infinito.

Essere asserviti a Libertà significa essere noi stessi Libertà!

184) ... tempo del tempo...

Il tempo è misura del mutamento soggettivo in relazione ai soggetti che ci comprendono. Il tempo è trasformazione.

Il tempo è misura del mutamento dove il mutamento è all'interno di un altro mutamento. Dove il soggetto della Natura muta all'interno dei mutamenti della Natura stessa. Dove l'Essere Natura muta all'interno dei mutamenti dell'Essere Terra stesso e delle mutazioni dell'Essere Sole. Dove il mondo della materia muta all'interno di tutti i mondi della percezione in cui è contenuto e che contiene. Dove il tempo del soggetto è misura del suo mutamento pur sviluppando mutamenti che obbediscono ad altri tempi e ad altre situazioni.

Qual è il tempo che segue un soggetto? Il tempo in cui ha inchiodato la sua ragione o il tempo delle sue trasformazioni con quanto la ragione non riesce nemmeno ad immaginare? Che cos'è il tempo se non l'illusione di un'oggettività nella quale il soggetto si trasforma?

Eppure la trasformazione è un dato oggettivo mentre la forma della trasformazione rappresenta l'illusione nella quale il soggetto ha inchiodato la sua attenzione.

Il tempo che scandisce il mutamento all'interno dell'illusione nella quale il soggetto ha inchiodato la sua attenzione è comunque misurazione delle trasformazioni del soggetto.

Il tempo delle trasformazioni all'interno del piano fisico spinge il tempo delle trasformazioni sui piani della percezione.

Il tempo del tempo è il tempo quale misura di trasformazioni illusorie che agiscono sul tempo quale misura dei mutamenti delle trasformazioni soggettive. Il tempo delle trasformazioni effettive è un tempo diverso dal tempo delle trasformazioni illusorie e quando l'uno interagisce con l'altro nell'espressione della percezione e dell'intuizione soggettiva, solo il soggetto disciplinato impara a separare la percezione dall'illusione. Percezione e illusione che non sono elementi assoluti in sé ma sono piani d'azione del soggetto dove l'illusione è sempre percezione e la percezione tende sempre ad illudere il soggetto della propria assolutezza.

L'autodisciplina del soggetto distingue i mondi nei quali il proprio intuire ha diretto la sua attenzione ed agisce in quei mondi raccogliendo armi e scudi propri di quei mondi: il tempo proprio di quel mondo!

Questo è il senso di"...tempo del tempo..."

185) ... nostro involucro che cola via

L'involucro che cola via è il nostro corpo fisico. Giunto al momento della morte del corpo fisico. Mentre questo perde la sua forza e la sua sostanza, al veggente appare un Essere Umano che, come un Essere Serpente, sta cambiando la pelle che avvolge la propria Coscienza di Sé.

L'involucro cola via nell'Essere Umano che ha affrontato la propria esistenza come una sfida. Una sfida che ha raccolto l'Energia Vitale del proprio corpo e l'ha plasmata. L'ha compattata usando la propria volontà, la propria attenzione, il proprio intento per affrontare le contraddizioni che l'esistenza gli proponeva o che lui andava a cercarsi.

Vivere per sfida!

Diventare un cacciatore d'agguato o un praticante del sognare lo hanno trasformato portandolo a praticare sfide all'interno del Sistema Sociale in cui viveva, sfide all'interno dell'Essere Natura in cui viveva e sfide negli infiniti mondi della percezione che il suo Potere di Essere gli permetteva di raggiungere.

Un cacciatore d'agguato agendo nell'oggettività trasforma la propria soggettività. La plasma agguato dopo agguato. La affina, azione dopo azione. Sia che l'agguato si svolga nel Sistema Sociale che nell'Essere Natura.

Un cacciatore d'agguato chiama le cose col loro vero nome; un cacciatore d'agguato si toglie dal centro del mondo; un cacciatore d'agguato impara quando esporsi e quando occultarsi; un cacciatore d'agguato affila le proprie armi soggettive per affrontare il mondo che lo circonda. Plasma la propria contemplazione, la propria meditazione, rende robusto il bastone della sospensione del giudizio, del blocco del dialogo interno e dello scetticismo per essere pronto a balzare sia quando deve agguantare la preda della trasformazione sia quando egli, come predato dal Potere di Essere dell'oggettività, intende sottrarsi per non venir distrutto.

Il cacciatore d'agguato pratica l'agguato in ogni mondo della percezione nel quale giunge sia col sognare che con l'alterazione della percezione.

Ed eccolo il cacciatore d'agguato. Il corpo stanco cola via. Ha terminato la propria funzione: ha plasmato la struttura dell'Energia Vitale. Questa è pronta per assumere su di sé la Coscienza di Sé del cacciaore d'agguato e portarlo a percepire altri mondi, con altri sensi, in altri lidi: mutamento dopo mutamento verso l'eternità!

Può ben dire il veggente teurgo: ...nostro involucro che cola via!

186) ... immagine dell'anima in tutte le forme

E' giunto il momento in cui il veggente sta lasciando il proprio corpo fisico. Il corpo di Energia Vitale è sufficientemente compatto per sorreggere la propria Coscienza di Sé. In quel momento il veggente scopre quanto anima!

Quando anima è l'essenza, la noumenia, degli enti che lo circondano. E' quanto anima gli enti che racchiude il loro sentire, il loro percepire e il loro intuire.

Le parole della descrizione che la ragione scioglieva una dopo l'altra nascondevano la fonte segreta del percepire agli occhi del singolo Essere Umano. Il suo sentire si piegava, deformato, alla descrizione della ragione. Non era quanto animava l'Essere Umano il motore della vita e delle azioni, ma solo il suo riflesso deformato dalla ragione nel suo immane sforzo di impadronirsi dell'Essere stesso e di dominare il suo sentire e il suo intuire.

Davanti al veggente la forma della descrizione si spezza. La sua attenzione non è più prigioniera delle parole e della forma, ma spazia in mondi infiniti. Supera la forma degli enti e giunge a quanto fa di quegli enti Esseri Coscienti di Sé che esercitando la loro volontà tentano di divenire nell'infinito dei mutamenti.

Quante immagini indescritte e indescrivibili appaiono al veggente! Quante forme di quanto anima quanto la ragione descriveva appaiono al veggente. Non sono più mediate dalla descrizione della ragione. La descrizione della ragione sta scivolando via assieme al corpo fisico. Ora il veggente si libera dai lacci della ragione. Ha combattuto tutta la sua vita per mettere ordine nei tentativi della ragione di impadronirsi del suo sentire e del suo intuire. Ha combattuto per costringere la ragione a farsi da parte e lasciare spazio espressivo alla sua volontà. Mutamento dopo mutamento la ragione si sta sciogliendo assieme al corpo fisico e con l'ultimo sforzo può finalmente cogliere quanto è consapevole di sé senza essere mediato dalla ragione e dalla descrizione che questa imponeva.

Questo è il senso e il significato di questo frammento: "...immagine dell'anima in tutte le sue forme"

187) non mi regge, il povero cuore del medium.

La mediazione fra percezione all'interno della ragione e percezione dei mondi sconosciuti del circostante si sta incrinando. Il veggente fu ilmediatore del proprio percepito. Percepiva l'irreale per la ragione e trasferiva nella ragione il percepito mediando con la descrizione che di quel percpitola ragione voleva imporre.

Mediare!

Mediare sempre fra il percepito e il descritto.

Uscire dal descritto per percepire.

Scegliere!

O tornare nel descritto della ragione dimenticando il percepito, le sensazioni, le tensioni e le sfide o accettando la mediazione imposta dalla ragione e che permetteva una sintesi purché gli elementi fossero propri della descrizione stessa.

Accettare l'imposizione della ragione. Accettare una tirannia che comunque assicurava al veggente i mezzi attraverso i quali uscire dalla ragione stessa per affrontare lo sconosciuto.

Accettare l'imposizione della ragione. Spostare i confini della ragione e del suo descritto in modo da arricchirne i contenuti e poter pescare in un numero maggiore di fenomeni in modo da avvicinarsi il più possibile alla definizione del percepito.

Accettare la tirannia per poterla sfidare, dilatare, limitare fino alla sconfitta definitiva.

La mediazione del veggente si è protratta per l'intera esistenza. Ha superato la paura il cui scopo era quello di impedirgli di uscire dai confini della ragione per immergersi nello sconosciuto.

Ha superato la lucidità quando vinta la paura divenne padrone del movimento all'interno dello sconosciuto. Quando poteva mettere lo sconosciuto al proprio servizio e i fantasmi della ragione non gli incutevano più timore. Li aveva riconosciuti, li poteva chiamare per nome: era il loro dominatore.

Ha superato il potere di avere. Ha rinunciato ad usare la sua percezione per metterla al servizio della ragione. Ha rinunciato a mettersi al centro del mondo; ha rinunciato a servirsi del suo Potere di Essere per impossessarsi degli Esseri Umani.

Ora non può superare la vecchiaia. La morte del corpo fisico avanza! La vecchiaia, lo sente, lo vincerà e lo sconfiggerà!

Eppure egli è il vincitore: la morte del corpo fisico è la sua vittoria. Ha procastinato il momento per poter accumulare ulteriore Potere di Essere. Ha vinto le sfide della vita che lo volevano annientarlo, ma la vecchiaia è giunta.

Il cuore del medium sta per cedere. La ragione sta per abbandonare il controllo del medium. Il medium sta per conquistare la Libertà oltre ogni pensato.

La vittoria del veggente; il suo trionfo!

"non mi regge, il povero cuore del medium."

188) ciò che il nous esprime, lo esprime con l'intuire.

Questo frammento è richiamato in questo momento in questa sequenza di frammenti. Perché? Perché a questo punto il Teurgo, il Veggente, il Pagano Politeista, lo Psichista, l'Apprendista Stregone, il cacciatore d'agguato, il Sognatore sta perdendo il suo corpo fisico. In questo momento sta finendo la sequenza del corpo fisico e le trasformazioni.

Con questo corpo fisico la Coscienza di Sé ha costruito sé stessa. Il corpo fisico muore, ma, dicono gli Oracoli Caldaici, quanto il nous esprime non lo esprime attraverso il descritto della ragione o attraverso le manifestazioni del corpo fisico di cui la ragione si riteneva padrona. Il nous manifesta sé stesso attraverso l'intuire.

L'intuire non è attributo della ragione, l'intuire è attributo della Coscienza di Sé che cerca fenomeni e oggetti al di fuori della ragione. L'intuire è la manifestazione del soggetto che valicando i limiti imposti dalla ragione giunge in mondi che la ragione vuole ignorare e pesca fenomeni, compie azioni, manifesta il suo intento che riporta nella ragione sotto forma di intuire.

L'intuire come manifestazione del nous soggettivo.

Il nous è un attributo qualificativo del soggetto che la ragione vive solo come riflesso descrittivo. Anche se la ragione muore dissolvendosi col corpo fisico il nous permane perché pensiero, intenzione, progetto, scopo, intendimento, modo di pensare, modo di sentire, la volontà, il proposito e il desiderio si manifestano attraverso l'intuire.

L'intuire rimane alla Coscienza di Sé che si trasferisce dal corpo fisico al corpo luminoso e porta con sé il nous che ha forgiato nel corso dell'intera vita fisica.

Non è l'intelligenza o il cervello che esprimono il nous ma l'intuire del soggetto, le capacità intrinseche della Coscienza di Sé che sul piano della ragione e della fisicità si esprimono attraverso il cervello, le parole e la descrizione.

Chi ha attraversato la propria esistenza costruendo il proprio Potere di Essere mantiene compatto il proprio nous al trasferimento della propria Coscienza di Sé dal corpo fisico al corpo di Energia Vitale. Chi invece ha rinunciato ad alimentare il proprio intuito preferendo la sottomissione alla ragione e alla fisicità come unico modo dell'esistenza altro non fa che morire nell'illusione che un dio padrone pazzo lo faccia risorgere nell'unico stato di vita che è in grado di concepire.

Chi ha rinunciato alla determinazione del proprio nous ha rinunciato a trasformare la morte del corpo fisico in nascita del corpo luminoso!

189) Ascoltami, anche se non vorrei parlare, poiché a forza mi incatenasti.

L'apprendista Stregone, il cacciatore d'agguato, il sognatore, lo psichista, il Pagano Politeista, il teurgo esercitano la lro volontà nell'oggettività in cui vivono. Praticano il loro Intento. Nel praticare il lor Intento chiamano gli DEI che sono quell'Intento. Con la loro azione, con la loro strategia di vita, con la loro capacità di usare l'attenzione costringono gli DEI del circostante a costruire delle relazioni divine e sorreggere i loro intenti.

Le relazioni sono a loro volta forza di DEI; sono DEI esse stesse.

Le relazioni incatenano i soggetti che formano la relazione. Li incatenano fondendo i loro Intenti. Così il soggetto si fonde al soggetto. Il soggetto che esprime un Intento si fonde col soggetto che esprimendo un Intento analogo o corrispondente alimenta lo sviluppo della relazione.

L'Intento viene afferrato dagli DEI espressi nella relazione. Gli DEI espressi dalla relazione agiscono per Necessità del proprio divenire cui sommano la loro volontà soggettiva. La Necessità del loro divenire è il loro Intento nella trasformazione che ottengono fondendo gli Intenti dei soggetti partecipanti alla relazione.

La relazione è costruita da DEI che fondono gli Intenti simili dei soggetti agenti nell'oggettività, alimentano le loro trasformazioni alimentando con questo il proprio divenire.

Così il soggetto, il cui Intento viene legato al soggetto che attraverso l'azione esprime quello stesso Intento, alimenta l'azione del soggetto perché in questo modo alimenta il proprio Intento, la sua azione, il potere delle sue trasformazioni.

Ecco che il DIO, incatenato dal DIO, risponde al richiamo per la forza del DIO che ne ha legato gli Intenti! Attraverso volontà i soggetti esprimono l'azione; attraverso l'Intento si incatenano i soggetti per continuare a divenire assieme nell'infinito dei mutamenti.

Necessità e Volontà formano gli DEI che costruiscono la relazione e gli DEI, esercitando Necessità e Volontà chiamano alla relazione e ne fondono gli Intenti, allora ciò che si fonde è la forza del padre che genera le Coscienze di Sé le quali, facendosi DIO nell'esercizio della loro volontà trasformano sé stesse nell'infinito dei mutamenti.

Gli DEI rispondono, dunque, al richiamo dell'Infinito.

Ogni attore partecipante alla relazione lega gli altri attori con il potere dell'Intento, lo sviluppo di Necessità e il suo farsi DIO attraverso la determinazione della sua azione. Il soggetto che esercita la propria volontà con la sua azione costringe gli DEI dell'oggettività a camminargli a fianco.

Questo è il significato di questo frammento e questa è la situazione nella quale un soggetto, qualunque sia la specie o il genere, è in grado di costringere chi si è fatto un DIO sviluppando il proprio Potere di Essere, a parlare perché lo ha inchiodato, incatenato, non gli ha consentito di sottrarsi dalla fusione degli Intenti.

E' corretto quanto afferma il Dio nei confronti del Dio che esercita l'azione fuso dagli DEI che di quella relazione sono espressione: "Ascoltami, anche se non vorrei parlare, poiché a forza mi incatenasti."

190) Per quale motivo dall'ètere che sempre scorre evocasti me, la dea HEKATE, così, con costrizioni che domano gli dèi?

L'affermazione della dea attrae l'attenzione del lettore. La concentra sul suo disappunto distraendola dalla risposta. E' la risposta che non viene espressa in questo frammento la chiave per comprendere la domanda fatta da HEKATE.

Lei è essenza, parte integrante, dell'"etere che sempre scorre". Che cos'è l'etere che sempre scorre? E' la forza continua della trasformazione di quanto è inconscio a quanto diventa cosciente di sé, consapevole. E' la forza continua che porta la Coscienza di Sé e la Consapevolezza a dilatarsi nell'infinito delle cose e dei mutamenti. Questo è l'etere che sempre scorre. In quest'etere che sempre scorre il Potere di Essere di HEKATE si alimenta attraverso i passaggi di stato e di mondi che gli Esseri attraversano mentre usano la propria volontà per divenire nell'infinito dei mutamenti. Il Potere di Essere di HEKATE all'interno degli Esseri della Natura raggiunge il massimo splendore quando il corpo fisico di questi muore e nasce il corpo luminoso. In quel momento HEKATE risplende in ogni Essere.

Quando muore l'Essere Feto e nasce l'Essere della Natura è Giunone che risplende; quando muore l'Essere della Natura e nasce l'Essere Luminoso è HEKATE la splendente di luce che trae forza e nutrimento.

Ed accorre HEKATE evocata col Potere di Essere di chi sta per affrontare l'ultima sfida della vita fisica. Accorre perché chiamata da quel Potere di Essere al quale HEKATE non è in grado di sottrarsi.

HEKATE è chiamata ad assistere all'ultima danza del guerriero, la danza della sua esistenza; la danza attraverso il quale ha accumulato il suo Potere di Essere. HEKATE non si può sottrarre perché chi la chiama è HEKATE stessa! Nel suo ultimo sforzo, nella sua danza della vita il cacciatore d'agguato, il sognatore, l'apprendista stregone, lo psichista, il pagano politeista si fa HEKATE. Ed HEKATE non può non nutrire sé stessa. HEKATE o PROSERPINA. Il Potere di Essere è lo stesso; l'espressione culturale è diversa.

HEKATE nutre la trasformazione che la nutre e mentre la contraddizione della vita si risolve col cacciatore d'agguato che cambia mondo, forma e sostanza con le quali cacciare, lei continua a fluire nell'etere subendo gioiosa le costrizioni che domano gli dei nella costruzione della vita.

Qual è la costrizione che doma HEKATE? L'Essere della Natura che ha attraversato la propria esistenza prendendosi nelle proprie mani la responsabilità della propria vita, accumulando Potere di Essere e presentandosi alla morte del corpo fisico con il potere di trasformare la morte del corpo fisico in nascita del corpo luminoso. La costrizione che evoca HEKATE è la capacità dell'Essere della Natura di farsi HEKATE. Così come la costrizione che evoca gli DEI affinché camminino a fianco degli Esseri nelle loro trasformazioni quali risultato delle sfide della loro vita è la loro capacità di farsi quel dio. E' la loro capacità di costruire l'azione che risolve la contraddizione compattando tutto sé stessi. Concentrando tutta la loro volontà, la loro attenzione, la loro determinazione la loro fisicità, i loro sensi e quant'altro concorra a trasformare un'azione meccanica in un'azione magica.

E' la capacità del soggetto di concentrare tutto sé stesso nell'azione che costruisce le costrizioni con cui evocare gli dei.

E' oziosa e inutile la domanda posta dal frammento oracolare se non è seguita dalla risposta e dall'Intento per cui la domanda si pone.

L'Essere che ha evocato HEKATE si è fatto HEKATE e l'ha chiamata per sorreggerlo nell'ultima sfida della sua esistenza.

La dea chiede, ma la domanda è posta al lettore, non all'attore della vita a cui HEKATE ha dovuto rispondere!

191) Sciogliete ormai il signore: il mortale non può più contenere il dio.

L'ultimo frammento della sequenza costruita da Tonelli!

L'ultimo frammento ad indicare l'ultimo atto dell'esistenza dell'Essere Umano che ha attraversato la proprie esistenza costruendo sé stesso.

Sciogliere il signore sta ad indicare l'ultimo legame fra il corpo fisico e il corpo luminoso che si sta spezzando. Scioglietelo! Gli DEI assistono al trionfo! Un Essere di Energia si è costruito. Ha affrontato le contraddizioni della sua esistenza. Le condizioni dell'oggettività lo hanno favorito; il suo Potere di Essere ha impedito alle condizioni dell'oggettività di fermare la sua costruzione.

Il signore è il corpo luminoso. E' la sostanza per la quale la Coscienza di Sé è divenuta trasformandosi. Il corpo luminoso è il prodotto del lavoro del corpo fisico, della psiche, delle determinazioni della sua esistenza. Tutto si è trasformato. Il corpo fisico è invecchiato, ma nell'invecchiare quell'Essere Umano si è assunto la responsabilità della propria esistenza, si è tolto dal centro del mondo, ha chiamato le cose col loro vero nome, ha articolato la sua attenzione, ha praticato l'arte dell'agguato agendo anche per sottrarsi all'agguato del mondo, ha praticato il sognare, ha lisciato sé stesso attraverso la meditazione e la contemplazione, ha ascoltato il corpo luminoso che cresceva lasciando che questi si esprimesse.

Quest'Essere Umano ha attraversato lo spazio della sua esistenza costruendo il daimon che cresceva dentro di lui, il suo Potere di Essere, la sua capacità di determinare la propria esistenza.

Ora il corpo fisico sta morendo e quest'Essere Umano non subisce quanto sta avvenendo; non ne è capace. Ecco, affronta il passaggio. Concentra tutto sé stesso nell'ultima sfida.

Concentra la sua attenzione; si è allenato per l'intera vita. Concentra la sua Energia Vitale; aveva passato giorni ad ascoltarla e compattarla. Usa la sua contemplazione per non farsi avvolgere dall'apparizione di immagini strane. Usa la sua capacità di agire d'agguato per afferrare quanto si presenta. Usa la sua esperienza negli infiniti mondi del sognare per mantenere agile e pronta la sua attenzione adattandola alla forma del nuovo mondo che gli viene incontro. E' abile nell'usare la follia controllata per affrontare le Coscienze che si presentano. E' pronto a palpare il nuovo mondo in cui fondersi con i nuovi sensi con cui lo percepirà.

D'altronde egli era armato del Bastone dello Stregone. Egli sapeva sospendere il dialogo interno; pertanto conosce la capacità di agire senza l'impedimento della ragione. Egli sapeva sospendere il giudizio; pertanto non giudica quanto incontra, ma lo vive attraversandolo, qualunque forma questi assuma. Aveva usato lo scetticismo con cui aveva forgiato il suo sguardo sul mondo imparando a chiedersi il perché delle cose.

Il dio danza la sua rappresentazione della vita. A quella danza assistono gli dei del suo universo. Gli dei si accalcano nel suono dell'infinito in cui un nuovo Potere di Essere fluisce nell'etere dell'eternità.

Sciogliete ormai il signore: il mortale non può più contenere il dio.

31/10/2009

I FRAMMENTI DI STOBEO (TESTO QUASI INTEGRALE)

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POSTO QUI GLI ESTRATTI DAI FRAMMENTI ERMETICI DI STOBEO, INSERITI NEL CORPO EMETICO. SPERO SI COMPRENDA COME TUTTE LE SCRITTURE SIANO COLLEGATE LE UNE ALLE ALTRE, E COME LE ZONE D’OMBRA DI CIASCUNA RIVELAZIONE SIANO ILLUMINATE DA ALTRE RIVELAZIONI. VORREI CHE TUTTI VOI NON SOLO LEGGESTE QUESTO TESTO DI ELEVATISSIMO SPESSORE, MA CHE NE MEMORIZZASTE LE VERITA’CHE VI RISUONANO COME PIU’ IMPORTANTI. HO SACRIFICATO PIU’ DI MEZZA GIORNATA PER TRASCRIVERE I FRAMMENTI DI STOBEO, POICHE’ NON SONO PRESENTI SU INTERNET

NELLE PARENTESI IL MIO COMMENTO


1.    Sulla Verità, o Tat, un uomo non può osare parlare in quanto è un animale imperfetto, composto da membra imperfette e costituito, nel suo involucro da corpi estranei e molteplici
2.    La Verità è solo nei corpi eterni, Fuoco che è puro fuoco in se stesso
3.    I nostri corpi sono misti, costituiti da vari elementi, una parte di fuoco, una di terra, una di aria e una di acqua
4.    La nostra costituzione in quanto uomini fatti di elementi, non ha posseduto la Verità fin da principio e non può quindi esprimere la Verità. La concepisce solo se Dio vuole (qui si ribadisce la supremazia spirituale del principio graaliano della passività e ricettività)
5.    Tutte le cose che si trovano sulla terra, all’esterno della nostra mente, non sono vere, ma imitazioni della verità, e non tutte, ma solo poche. Il resto è falsità ed errore (il concetto di Errore è prevalente nel vangelo gnostico della Verità, di origine valentiniana)
6.    Se la forza immaginativa riceve un influsso dall’alto, l’immagine diviene un’imitazione della verità, ma senza la forza che proviene dall’alto, rimane una falsità (qui è confermata la distinzione ermetica tra l’immaginazione divina e la fantàsia, querst’ultima intesa in senso deteriore)
7.    Non c’è Verità sulla terra e non può esistervi, ma è possibile che alcuni uomini intuiscano qualcosa della Verità, nel caso in cui Dio doni loro la facoltà di contemplarLo. Quaggiù non c’è nulla di vero. La Verità è l’eccellenza più perfetta, il Bene in sé senza mescolanza , che non è insozzato dalla materia né rivestito di un corpo(questo assioma ermetico è presente anche nei sistemi gnostici, in particolare quello descritto nella Pistis Sophia, ove l’orrida mescolanza di luce e tenebre, puro e impuro, è condannata e va dissolta)
8.    Tutto ciò che diviene, tutto ciò che si altera, è falsità, in quanto non permane nel suo essere e, mentre si trasforma di continuo, ci mostra rappresentazioni sempre diverse. L’uomo, in quanto uomo del divenire, non è vero e non è nella Verità. Ciò che è vero è ciò che possiede da se stesso la propria costituzione e che rimane di per sé tale quale è. L’uomo di carne è costituito da molti elementi e non permane simile a se stesso, bensì cambia e si trasforma di età in età, e questo quando è ancora neol suo involucro. Ciò che dunque si trasforma in modo da non poter essere più riconosciuto, può forse esser vero, Tat? Non è al contrario una falsità, in quanto passa attraverso variegate rappresentazioni, nei suoi mutamenti. Solo ciò che permane immutabile è eterno. Tutto ciò che è generato e soggetto a mutamento, non è reale,; nulla di quanto non permanga in sé è vero. Il marchio della falsità è la corruttibilità (Questo principio della cotrapposizione tra essere eterno e divenire mortale lo si ritrova anche nel buddhismo, in quanto l’aureo Buddha disse: siamo fatti di elementi mutevoli, impegnatevi con zelo alla vostra salvezza)
9.    Quello che viene ad essere una volta per tutte non si corrompe mai, né è soggetto a dissoluzione, né può divenire un’altra cosa (leggere la Lettera agli Ebrei di Paolo, riguardo alla natura incorruttibile del Melkizedek che è capace di generarsi da se stesso, ed è sarcedote eterno, ossia eterno servitore e amico dell’ Altissimo)
10.    Senza corruzione non potrebbe darsi generazione: ad ogni generazione tiene dietro la corruzione, perché possa aversi una nuova generazione. Le realtà che nascono, nascono necessariamente da quelle che si corrompono, ed è necessario che le realtà che nascono si corrompano, perché la generazione degli esseri non abbia ad arrestarsi. Dunque gli esseri che nascono dalla corruzione e poi soggetti alla stessa corruzione non possono essere che falsi. Tutto mente qui, cio che era, ciò che ora è, ciò che poi sarà (Eraclito parlò del Divenire di Morte, e degli uomini schiavizzati ad esso che procreavano all’infinito altri destini di  morte. Nello gnosticismo il principio chiave era quello di spezzare la procreazione, che era un espediente degli Arconti per mantenere in vita il loro regno di schiavi eterni. “Io non seminerò figlio agli Arconti” è detto nel rotolo naghammadico Il Tuono la Mente Perfetta. Molti ordini a carattere gnostico né si sposavano, né procreavano, per spezzare la catena biologica iniqua con la quale il serpente di Genesi si trasferisce di corpo in corpo, di nasita in nascita. Tra questi ricordo gli Esseni, i Catari, i Templari. Yeshua ebbe due figli, ma li procreò solo a missione compiuta, offrendo loro una genetica sovrumana capace di schiacciare il serpente)
11.    Tuttavia la falsità dipende dalla Verità ed è quindi opera della Verità
12.    Occorre esser pii, e per esserlo occorre la Gnosi (filosofia dice, ma ermeticamente la filosofia non è quella comunemente considerata, quanto piuttosto la ricerca della verità dall’interno e non dall’esterno. Gli gnostici ricercano e contemplano le cause prime, i filosofi le cause seconde. Gli gnostici intuiscono e contemplano, i filosofi congetturano)
13.    La pietà è il fine, la liberazione da tutti i mali dell’anima. Chi vi riesce, non può più scivolare verso il contrario, mai più. Questa strada è maestosa e liscia, ma è difficile da percorrere per un’anima che si trova in un corpo (ma, aggiungo io, solo un’anima che si trova in un corpo può percorrerla, e non un’anima disincarnata. Occorre camminare in vita e non al di fuori della materia. Fuoi dal corpo non è possibile evolvere, ma solo nella materia e incarndosi e il paradosso è che questa via è difficile proprio per essere nel corpo. “Compite la vostra opera prima del tempo, e il Signore vi ricompenserà”, dice il Libro di Siracide. Larga è la via della perdizione, ma stretta è quella della gloria e così pochi la percorrono! Insegna il Cristo)
14.    L’anima deve combattere contro se stessa, istituire un grave dissidio e lasciarsi vincere da una sola propria parte (consiglio di leggere la Baghavad Gita per capire la natura di questa santa guerra e la sottomissione a quella parte divina chiamata Krishna). In conflitto oppone uno contro due, in quanto l’uno fugge, mentre i due cercano di trascinarlo verso il basso (nei vangeli l’1 è sostituito dal 3, che è la stessa cosa. Tre contro due e due contro tre, dice il Cristo, io non sono venuto a portare la pace ma la guerra. Se cristo viene in te, ti porta la guerra interiore, una guerra devastante. Se non sei in guerra, sei abbandonato dalla tua parte divina, ciò è quantomeno elementare). E ne risulta una contesa e una battaglia grande di queste parti tra loro, in quanto l’una vuol fuggire (Mercurio è quella parte divina che vuole fuggire, ovvero slegarsi dalla diabolica mescolanza con la materia), mentre le altre si sforzano di mantenerla. Che la vittoria risulti dell’una o dell’altra parte, non è affatto cosa indifferente. Una parte, infatti, tende verso il Bene, l’altra abita nella zona del Male (nella cabala si parla di yetzer Ha Tov e yetzer Ha ra, inclinazione al bene e inclinazione perversa, Cristo e Anticristo, luce e Tenebre, Superconscio e inconscio). L’una brama di essere libera, l’altra invece ama la schiavitù (il versetto 13 del Vangelo di Filippo allude ad una schiavitù eterna degli uomini verso gli Arconti, che fanno ogni cosa possibile per impedire qualsiasi tentativo di illuminazione e liberazione).
15.    Se perde il 2 (la carne e l’anima carnale), rimane nella sua dimora, priva del suo egemonikon (parte direttrice, l’intelletto superiore); qualora invece perda l’1, viene trascinato quaggiù dai 2, trovando la sua posizione nella vita che conduce quaggiù
16.    Perché trionfi il Fuggitivo (Mercurio, Intelletto Divino), devi, figlio mio, abbandonare innanzitutto il corpo, poi vincere il combattimento della vita e, una volta vinto, cominciare l’ascesa (Mors tua Vita mea, non si tratta che di un gioco a somma zero, in cui l’uno può vincere solo se il 2 perde. Il Pimandro afferma che l’uomo il cui Intelletto divino non trionfa, rimane per l’eternità enarmònios doulos-schiavo nell’armatura delle sfere)
17.    L’anima, essendo incorporea, è nata da una sostanza incorporea e non dalla materia. Tutto ciò che viene all’essere è necessariamente nato da qualcos’altro
18.    Ogni anima è immortale
19.    La sua caratteristica è il movimento, ossia il pensiero, e questà attività di pensiero è movimento
20.    Le specie di anime sono: divina, umana, irrazionale (bestiale)
21.    L’anima umana partecipa della parte divina e di quella irrazionale, che si compone a sua volta di parte irascibile e parte concupiscibile (tutto questo, questa mescolanza, si chiama Ego)
22.    L’anima degli animali irrazionali (questo concetto fu ripreso da Pico della Mirandola nelle sue tesi. Infatti Pico aveva un linguaggio mutuato dalla cabala ebraica e dall’ermetismo) risulta costituita solo dalla parte irascibile e concupiscibile
23.    L’anima divina è una sostanza perfetta in se stessa che si è scelta, in principio (con la caduta) una vita conforme alla rigida Fatalità, e si è attirata l’elemento concupiscibile ed irascibile, che hanno uno statuto simile alla materia
24.    La giustizia nell’uomo emerge solo quando la parte irascibile si armonizzi con quella concupiscibile e abbiano generato un modo di essere equilibrato, ed entrambi si sottomettano all’anima razionale divina. Infatti il loro modo di essere equilibrato, in cui si fanno da contrappeso a vicenda,  elimina l’eccesso dell’irascibilità e compensa ciò che manca alla concupiscenza
25.    Vi è un demiurgo superiore e uno inferiore, un creatore supremo che crea dal nulla, e comunque da una sostanza incorporea;  e un altro, un Sub-Dio che plasma una materia preesistente. Il Demiurgo inferiore ci ha creato in quanto uomini di carne e sangue e sempre continuerà a creare corpi corruttibili e mortali. E’ impossibile che questo imiti il demiurgo superiore
26.    Il primo Demiurgo è Buono (non segue altro, cosicchè se ne deduce che il secondo Demiurgo, come nei sistemi gnostici, è un Dio imperfetto, non Buono)
27.    I corpi derivanti da sostanza incorporea sono immortali; quelli plasmati da sostanza corporea sono mortali
28.    Il circolo Zodiacale o Zooforo-Portatore degli Animali agisce insieme ai sette pianeti (Il famigerato 19 dei sistemi gnostici), e insieme governano su ogni cosa, custodi di tutti quanti gli esseri che si trovano nel mondo (nel libro di Esodo 3:7, essi sono chiamati SORVEGLIANTI. I trentasei decani dello Zodiaco presiedono sia alle rivoluzioni dei sette Arconti Planetarii sia al circolo zodiacale che racchiude l’universo (gli anelli orbitali e l’ultimo zodiacale sono gli anelli di Sauron che schiavizzano l’uomo per l’eternità. Un Anello per domarli, un Anello per trovarli, un Anello per ghermirli e nel buio incatenarli, recita il prologo della Compagnia dell’Anello alludendo ai lacci dell’Heimarmene astrale)
29.    La forza operante in tutti gli eventi universali proviene dai 36 Decani dello Zodiaco (se ne accorse anche l’abate Tritemio, e non solo), ad es. cambiamenti di re, sollevazioni di città, tumulti, assassinii, riflussi del mare, pestilenze, terremoti (il noto profeta dei terremoti, Raffaele Bendandi, forse conosceva questa verità ermetica, tenendo conto che le astro-influenze sulla vita del nostro pianeta sono imponenti, a partire dall’astro lunare che regola i cicli e i movimenti delle acque, dentro e fuori di noi). Nulla di tutto questo, figlio mio, avviene senza l’influsso dei decani. I decani influenzano lo Zodiaco, questo i Pianeti, e questi il mondo intero (ecco la gerarchia Arcontica che molti ignorano).
30.    La maggior parte della gente chiama Demoni i figli dei Decani, le loro emanazioni. Essi sono Forze emanate dai 36 Dei
31.    I Decani disseminano sulla terra quelle che chiamano Tane (trappole), alcune salutari, molte altre sommamente funeste (ciò allude alle influenze positive e negative del sistema degli astri, positive e negative secondo il mondo, ciò che arreca piacere e ciò che arreca dolore)
32.    Tutti gli uomini che amano il proprio corpo, sentendosi corpo, non possono mai contemplare Dio e il Bello, e sono schiav di Heimarmene
33.    Questa è la stirpe peccatrice, in quanto mortale e costituita da una cattiva materia. Di scivolare nell’errore accade soprattutto a quanti non posseggono la facoltà di vedere Dio. Su di essi incombe la Giustizia delle Sfere ( e non la Giustizia Divina di Mellizedek, che ha competenza per i reati contro la legge divina, vedi Salmo 82 per il conflitto fra le due “magistrature”). E al Fato essi sono sottoposti per le attività connesse alla generazione, alla Giustizia per le colpe commesse durante la vita
34.    L’essenza intelligibile e divina in noi, in quanto nata presso Dio, possiede la libera padronanza di se stessa e la possibilità di salvare anche altro, salvando se stessa, poiché l’essenza in se stessa non è sottomessa all’Heimarmene (potere fatale degli astri. Vedi Astrogenetica). Ma se essa si lascia indietro Dio, sceglie per sé l’abito corporeo e finisce così per appartenere a questo mondo ed essere sottomessa all’Heimarmene (vedi Salmo 110 sulla spinta che Dio Supremo dà alla nostra parte divina per porsi al di sopra dei poteri immondi)
35.    La razionalita (non espressa per come la intendono i contemporanei, ma come l’attività dell’Intelletto Divino) è secondo la Adrasteia (Provvidenza); l’irrazionalità è secondo Ananke (Necessità astrale); la corporalità è secondo Heimarmene
36.    Abbiamo la facoltà di scegliere: dipende da noi scegliere il meglio, e similmente, il peggio. La scelta dei nali si avvicina alla natura corporea, e per questo il Fato è padrone di chi l’ha fatta. Giacchè la sotanza spirituale (noematica dice il testo) è autonoma e incorruttibile, la Fatalità astrale non ha alcun potere su di essa (Cristo dice, nel Vangelo di Giovanni, alludendo a questa sua parte immortale: viene l’ora fatale del Principe di questo mondo, ma egli non ha alcun potere su di me, alludendo all’ora della morte segnata dagli Arconti, pungiglione della morte che non ebbe effetto su colui che ea ormai un uomo d Spirito Santo. Ho sempre sostenuto che vi siano due Destini, uno superiore che è chiamato Provvidenza, e l’altro inferiore, che è chiamato Destino ed è rigidamente plasmato per noi e governato inesorabilmente dalle Forze Arcontiche. Nostra è la scelta di seguire l’uno o l’altro, ma la nostra libertà finisce nell’istante in cui si è scelto, in quanto saremo sottomessi a Dio o schiavi degli Arconti. E’ la scelta tra Albero della Vita e Albero del bene e del male. Adamo scelse di sperimentare il secondo e cadde schiavo e mortale, e noi con lui. Nei Promessi Sposi, testo ermetico quanti altri mai, Adamo ed Eva, ovvero Renzo e Lucia, vengono separati da Don Rodrigo e i Bravi, il Demiurgo e i suoi Arconti, con l’aiuto di Don Abbondio, che rappresenta il clero corrotto e venduto agli Arconti, che sempre vogliono la separazione tra maschile e femminile. L’Innominato è Melkizedek, che si mantiene normalmente neutrale ma che, se scende in campo, è capace di salvare Lucia, l’anima, dal potere delle Dominazioni. Ebbene, nel romanzo del Manzoni, la distinzione tra Provvidenza e Destino è fortissima. La Provvidenza è Sophia, i cui poteri travalicano il dominio delle sfere arcontiche, e agiscono da dimensioni di ordine superiore)
37.    La Provvidenza è l’ordinamento divino; la Necessità è la serva della Provvidenza (Il Vangelo di Filippo dice che gli Arconti si illudono di fare quel che fanno in forza della loro volontà, ma vi sono piani di ordine superiore da parte della Sophia Divina, lo Spirito Santo. Per questo la Sophia mandò Gesù nel deserto ad essere tentato dal Diavolo. Nulla potevano i Poteri Immondi e i loro piani sull’uomo Gesù, in quanto Sophia utilizzava gli Arconti per i suoi piani superiori. Gli Arconti uccisero Gesù, e pensarono che questo fosse frutto della loro volontà di Dominatori incontrastati. Tuttavia Paolo dice che se gli Arconti avessero conosciuto la Sapienza Divina e i suoi piani, non sarebbero stati così ottusi da crocifiggere Yeshua, e consentirne la resurrezione in gloria, il che ha cambiato per sempre il sistema delle cose e ci ha resi capaci di fare come Gesù: LIBERARCI DAL DOMINIO DI HEIMARMENE CON UN CORPO DI GLORIA)
38.    La Provvidenza è il progetto razionale, in è perfetto, di Dio che è al di sopra del cielo. Di questo progetto, le potenze naturali sono due: Ananke e Heimarmene. Il Fato è al servizio della Provvidenza e della Necessità. Al servizio del Fato sono gli astri. Nessuno può sfuggire al Fato, né preservarsi dall’influsso straordinariamente forte degli astri. Questi sono infatti un’arma del Fato, in quanto è secondo il Fato che essi poretano a compimento ogni cosa per la natura degli uomini (la Pistis Sophia arriva a rivelare che gli Arconti decidono anche per l’ora fatale, ossia quando e come dobbiamo morire, per cui anche quando, come e dove nascere e come dobbiamo vivere. Vedi il film DARK CITY di Alex Proyas, o IL 13° PIANO, o MATRIX. Non possiamo bestemmiare contro gli Arconti, in quanto bestemmieremmo contro Sophia. Occorre sgridarli severamente, ma mai bestemmiarli)
39.    La Natura (inferiore) cerca di equilibrare la costituzione del corpo in vista dell’armonia, e cerca di adattarla in base all’astro prevalente nella combinazione astrale
40.    Dio è buono, l’uomo è cattivo (lo Spirito mi insegnò che la natura divina e quella umana sono assolutamente inconciliabili, e solo la sottomissione della seconda può renderle amiche)
41.    Tutto ciò che è nel Cielo (Immanifesto) è inalterabile e incorruttibile; tutto ciò che è sulla terra (Manifesto) è alterabile e corruttibile. La verità esiste solo nelle cose che non vediamo. Il resto è inganno e illusione (il potentissimo inganno della materia)
42.    Nel cielo niente è schiavo; sulla terra nulla è libero
43.    L’immortale non partecipa del mortale (si tratta di un’immanenza trascendente), ma il mortale partecipa dell’immortale. Il mortale non si aggiunge ad un corpo immortale (la carne non può ereditare il regno di Dio, dice Paolo), ma l’immortale invece si aggiunge al mortale
44.    Chi conosce tutto ciò, eviti le conversazioni con la folla. Non è che io voglio, caro Tat, che tutenga gelosamente per te quel che sai, ma è perché appariresti ridicolo agli occhi di più. Il simile infatti si associa al simile, mentre il dissimile non può essere mai amico del dissimile. Questi discorsi richiedono un numero ridotto di uditori, anzi forse nemmeno quei pochi. E hanno una caratteristica peculiare: inducono ancor più al vizio i cattivi (lo Spirito mi disse che le perle ai porci ingigantiscono solo il loro odio). Così occorre guardarsi dalla moltitudine, che non comprendono l’eccellenza di questi discorsi (l’espressione romana CAVE CANEM viene dai misteri, e suggerisce di stare attenti ai cani e ai porci)
45.    Il motivo per cui non dargli i misteri è questo: se apprende che il mondo è governato da Provvidenza, Necessità e Fato, disprezzerà l’universo e la sua condizione, e attribuendo alla Fatalità le cause del male, si darà ad azioni spregevoli che giustificherà col Fato oppure perché disperato. Perciò bisogna avere riguardo nei loro confronti

19/10/2009

IL RISVEGLIO (TESTO INTEGRALE)

corpo di luce e risveglio.jpg

Tratto dal libro "Las Llaves del Reino Interno" del Dr. Jorge Adoum - Ed. Kier - Buenos Aires

(Dice il Fr.: Jorge Adoum: "Questa Sapienza non è mia; questa Sapienza è in me")

 

1. Il mondo è composto di energia atomica diversa, intelligente e infinita.

2. Ogni essere aspira e respira; solo l'uomo aspira, respira e pensa.

3. Il pensiero dell'uomo è la base delle sue aspirazioni e l'aspirazione forma il futuro dell'uomo.

4. Le intelligenze infinite e diverse che palpitano nella Natura aspettano, ansiosamente, l'aspirazione e la respirazione del Re della creazione per servirle e obbedirle.

5. Quando il pensiero entra nel mondo di queste intelligenze, esse si affrettano ad obbedire, consegnando la chiave di ogni comprensione.

6. II mondo di queste intelligenze (di 2° dimensione: elementali) è il mondo interno.

7. Quello che incatena l'uomo alla sua ignoranza è il suo pensiero e le sue aspirazioni nel mondo esterno.

8. Non c'è inferno ne cielo; non esiste ne il male ne il bene se non nel pensiero dell'uomo.

9. Nel pensiero si trova la verità e la falsità; quando l'uomo arriva a distinguere le due, riesce a disintegrarle e raggiunge l'unione con il suo vero Io Sono nel regno dei deli.

10. Il corpo è la 5° essenza di queste intelligenze che risiedono in tutti i suoi centri. Quelli inferiori (che altri chiamano cattivi) risiedono dall'ombelico in giù; quelli superiori (o buoni) dall'ombelico in su.

11. Lo scopo della vita è trasmutare (convertire) quelli inferiori in quelli superiori. E allora l'uomo si converte in Dio.

12. Lì dove passa un Uomo-Dio, purifica tutti gli atomi inferiori e riempie l'atmosfera di atomi superiori.

13. Pensare elevato e aspirare profondamente è attrarre verso se stessi le intelligenze più evolute.

14. L'atomo è un'intelligenza viva che circonda il pensiero, aspettando l'aspirazione e la respirazione per entrare in lui.

15. Gli atomi sono Angeli - Intelligenze che hanno, come gli uomini, gerarchie.

16. Il corpo dell'uomo è la miniatura del cosmo: tutto quello che è sopra cosi è sotto e tutto quello che contiene il Macrocosmo lo contiene il Microcosmo.

17. Lo scopo dell'uomo è salvare i propri atomi inferiori che si trovano nella natura inferiore; una volta salvati scompare ogni afflizione: questa è la missione del Cristo nell'uomo.

18. L'uomo che aspira e concentra apre una strada dritta verso la sua meta.

19. Gli Angeli - Atomi, che risiedono nel mondo interno dell'uomo, sono i padroni (detentori) di tutta la sapienza.

20. Gli angeli interni rispondono ad ogni domanda diretta a loro attraverso una concentrazione sostenuta.

21. Iniziazione vuoi dire "andare dentro in cerca del Cristo", impulso che è l'iniziatore in tutta la sapienza: ogni uomo è il proprio iniziatore e il suo proprio salvatore.

22. Chi cerca nell'ulteriore del proprio tempio troverà Dio che dimora in lui.

23. La nostra età attuale è la più consona per la ricerca attraverso la concentrazione, l'aspirazione e l'ispirazione.

24. Aspirare, concentrarsi e respirare atomi di luce ci conduce alla illuminazione.

25. Pensare e aspirare la bellezza equivale ad acquisire la Bellezza.

26. II pensare e l'aspirare, nella nostra nuova età, significa liberare i nostri sensi dalla schiavitù dei nostri atomi inferiori per raggiungere il futuro sviluppo.

27. Ogni centro nel corpo dell'uomo è un grado di conoscenza speciale e tutti uniti formano una università.

28. Ogni grado è diretto da un Dio Maestro. Tutti questi insegnamenti sono interiori. Solo l'uomo può far parte di questi corsi attraverso l'aspirazione e impararli con la concentrazione.

29. Ogni sezione del corpo ha una vibrazione e una legge individuale; ma la Legge delle Leggi emana dall'Assoluto Intimo.

30. Aspirare e respirare meditando è l'unica via che ci porta all'unica legge del regno interiore.

31. Il motivo della nostra unione con l'intimo è dare libertà di azione più in là del nostro corpo oggettivo ed essere cosciente delle sue opere.

32. La concentrazione è il ponte teso dal nostro corpo verso l'intimo infinito il cui obiettivo è metterci in comunicazione con lui.

33. Respirare è vivere. Meditare è creare.

34. Il corpo fisico è come un paese governato da varie gerarchie di governo. Il suo rè è il pensatore, i suoi ministri sono i pensieri, i suoi operai obbedienti sono gli atomi.

35. Il Pensatore è il Rè che vitalizza e stimola tutte le dipendenze governative ed operaie.

36. Un pensiero sano, un'aspirazione pura e una respirazione completa e perfetta rivitalizza tutto il corpo.

37. La valle che separa la nostra mente dall'Io Sono si può saltare o superare con una meditazione guidata (ispirata).

38. Una meditazione nella purezza, nella giustizia, regolarizza l'atmosfera dei nostri angeli lavoratori nella nostra intimità.

39. Una concentrazione volontaria e perfetta unisce gli elementi della mente con la coscienza della Natura.

40. Quando l'uomo medita ed aspira, tutto il suo corpo si converte in un filtro: assorbendo molta forza verso il proprio interno, e questa forza forma attorno al suo corpo un'armatura protettiva che impedisce la penetrazione di forze distruttive.

41. bisogna meditare fino ad ottenere un pensiero proprio e una forza propria e non chiedere ad esseri esterni protezione.

42. Il pensiero proprio viene dall'interno ed è questo che ci guida nel cammino dell'evoluzione: è la liberazione.

43. La meditazione nell'Intimo interiore lacera l'atmosfera che copre la Sapienza Divina che è l'eredità di tutti gli uomini.

44. Gli Archivi della Sapienza Divina sono nelle mani di Angeli della Luce che vivono dentro al nostro corpo e attorno a noi. Per possedere questa sapienza dobbiamo conquistare gli Angeli per mezzo della contemplazione e dell'aspirazione.

.45. L'uomo attuale lavora con meno della metà dei suoi Angeli (o atomi) e quando arriverà a stimolare l'altra metà (o parte mancante) la sua unione sarà cosciente e perfetta con Dio e si convertirà in una Colonna del Regno del Tempio Interno.

46. La Sapienza Divina è unica. Soltanto i suoi propositi variano a seconda degli Angeli Atomici che le insegnano.

47. L'uomo è buono o cattivo a seconda della qualità degli Angeli che prevalgono in lui.

48. Si deve tenere in conto, una volta per tutte, che ogni atomo del nostro corpo è un Angelo buono o cattivo, superiore o inferiore. Una intelligenza superiore può comunicare con la mente umana attraverso i suoi angeli superiori elevati, e una intelligenza inferiore attraverso gli Angeli inferiori.

49. La salute fìsica, psichica e mentale è l'unico potere al quale si sottomettono gli Angeli buoni interni, mentre la malattia è quasi sempre uno strumento degli Angeli inferiori.

50. Ogni eccitante stimola il sangue e attraverso di esso gli atomi inferiori che si trovano sotto l'ombelico. Questi, eccitati, ostruiscono la strada che conduce al Regno Interno e ci comunicano istruzioni false e maligne.

51. Pensiero e aspirazioni pure aprono la porta del cuore e ci conducono ai diversi stati emozionali del Regno. La frase "Porta del Cuore" non è un termine poetico ma una realtà: nel cuore ritrova una piccola porta di fuga che è custodita da un Atomo Figlio o Logos (il guardiano della soglia) che la chiude e la apre a seconda della qualità del pensiero.

52. Un pensiero di sacrificio e salvezza può aprire la porta del cuore per discendere come Cristo all'inferno, salvare gli atomi di luce ivi incatenati e salire con loro nuovamente verso la testa (ossia verso il cielo).


53. L'Atomo Demonio o Nemico, che risiede nella parte inferiore del Sacro dell'uomo, tende sempre ad inviare i suoi angeli maligni o atomi al cuore; ma la porta del cuore è sempre chiusa per loro.

54. Tutte le cellule dell'uomo pensano e ogni cellula pensante si alimenta con gli atomi che penetrano attraverso la respirazione.

55. Il miglior alimento per le cellule è il pensiero puro.

56. Un pensiero puro e una respirazione solare, assorbendo l'aria dalla narice destra, bruciano tutti i residui impuri che l'uomo possiede dal lontano passato.

57. L'aspirazione, la respirazione, la meditazione e le operazioni alchemiche continue e pure, comunicano all'uomo con le più elevate vibrazioni dell'Assoluto Intimo, e allora acquisisce un potere mentale ingente per dirigere (essere al servizio dell'umanità).

58. L'iniziato ha molti nemici segreti che lo disturbano durante le sue operazioni, per vincerli deve dirigere il pensiero al plesso solare; in questo plesso risiedono le forze luminose che aprono la strada al pensiero e lo conducono verso l'alto attraverso il midollo spinale fino ad arrivare alla coscienza interna dove dimora tutto il sapere e tutta la felicità.

59. Nel midollo spinale e nelle sue ramificazioni si trovano tutte le scienze del mondo dal principio della creazione. Ogni intelligenza angelica risiede in questa regione come un archivio del sapere: inventori, poeti, artisti, geni,... Se i pensieri sono buoni ricevono l'ispirazione della parte superiore e se sono cattivi da quella inferiore.

60. Il libertino e l'amorale non possono penetrare in questa università perchè il loro plesso solare è carente dell'energia di luce e degli angeli luminosi che aprono loro la strada.

61. L'energia creatrice dell'eros deve riempire con il suo potere tutti i centri magnetici e convertirli in soli nella densa oscurità del corpo. Questa forza di luce creatrice mantiene la salute del corpo, dell'anima e degli atomi dentro e fuori del corpo.

62. Ogni centro del potere tiene una comunicazione diretta con l'Intimo per mezzo dell'energia creatrice. E nel momento in cui questa energia decresce si taglia la comunicazione.

63. Dentro dell'uomo esistono 2 principi o 2 forze che le religioni chiamano buone, e cattive, ma che gli iniziati chiamano invece positive e negative, invece gli alchimisti le dicono rapide e lente oppure armoniche e disarmoniche.

64. Il principio del bene è rappresentato da un Atomo Divino chiamato dai metafsici ATOMO NOUS che non è altro che la Coscienza Divina e risiede nel cuore i cui impulsi sono costruttivi. Questo atomo è l'Incarnazione del secondo Attributo della Divinità che si trova nella ghiandola Pituitaria. E' la divinità manifestata della Causa che rimane occulta.

65. Il principio del male risiede in un altro atomo che si trova nella parte inferiore della spina dorsale e il suo impulso è distruttivo; lo chiamerei il re del Male o il re degli Inferi.

66. Ambedue le entità hanno legioni di angeli atomici ai loro ordini e tanto l'una come l'altra lottano per portare l'uomo a sé.

67. L'impulso dell'Atomo Nous o Cristico domina il mondo interno e si occupa di attirare (assorbire) il pensiero dell'uomo verso questo mondo; l'impulso di Lucifero, capo degli angeli ribelli, domina il mondo esterno e conduce il pensiero dell'uomo verso questo mondo.

68. Il Regno di Lucifero risiede dall'ombelico in gùi e la memoria del passato è scritta in questa parte. Invece il Regno dell'Atomo Nous si trova nel petto dove è registrato l'archivio del presente. Nella testa regna il Padre e nel suo dominio si trovano gli archivi del futuro. Con lettere di fuoco stanno scritte le vite del passato nel Sacro; con lettere di luce stanno scritte le vite future nella Testa; il Fuoco del Sacro e la Luce della Testa si uniscono nel Cuore, centro di vita e residenza del Salvatore.

69. Non c' né bene né male, tale come lo comprende l'umanità: solo una differenza di vibrazioni.

70. Le vibrazioni diventano rapide o lente a seconda dell'impulso e dell'indole del pensiero.

71. Lucifero è l'impulso che limita i nostri pensieri e imprigiona la nostra mente nell'atmosfera del mondo esterno.

72. Il NOUS è l'impulso che ci libera da questa limitazione e da questa prigione per convertirci in signori del mondo esterno.

73. L'Atomo Lucifero evoca tutti gli atomi captati male dai nostri pensieri cattivi, da quando siamo apparsi in questo mondo, per formare con questo esercito il suo regno inferiore (inferno) e dominare il mondo esterno.

74. L'energia Cristica attraverso l'Atomo Nous, dove risiede questo impulso, evoca tutti i buoni atomi per elevare l'uomo dalla parte inferiore e farlo penetrare nel regno interno dell'Intimo dove non esiste né il male né il bene.

75. Non esiste cielo né inferno, come non esiste né il male né il bene, ma esistono vibrazioni rapide e vibrazioni lente. E l'insieme delle vibrazioni rapide formano un'entità chiamata Io Superiore. La riunione delle vibrazioni lente, invece, si chiama Io Inferiore o Natura Inferiore.

76. Quando un uomo trasforma le proprie vibrazioni dense e lente in sottili e rapide si dice che è un Salvatore del mondo o un Cristo; e quando trasforma le sue vibrazioni rapide in lente diventa un Anticristo.

77. Il pensiero è ciò che trasforma l'Uomo in Cristo o Anticristo o, per meglio dire, il pensiero è ciò che manifesta il Cristo o l'Anticristo nell'Uomo.

78. Il mistero dell'uomo consiste nel dovere di impiegare la Coscienza della Realtà che si trova dentro di sé e non il proprio volere che chiama "volontà". Per questo il Cristo disse "Si faccia la tua volontà. Padre mio". Questa è la Coscienza della realtà chiamata da Gesù: "Padre""' e non la sua.

79. Ogni volta che Lucifero con il suo esercito dell'Anticristo ci chiama l'attenzione per liberare le battaglie, la religione in questi casi consiglia la preghiera ai santi. Ma c'è un altro metodo molto efficace che consiste in: elevare il pensiero alla testa, Cielo del Padre; con questa elevazione si strappa all'Anticristo una parte dei suoi angeli atomici che sono rimasti aderenti al pensiero e, al loro passare attraverso le sfere della Luce Centrale, si bruciano e si trasformano in Angeli di Luce; allora si dice: "Il Demonio stato vinto".

80. Gli esseri superiori, molte volte, provocano queste guerre volontariamente: dirigono il pensiero al mondo inferiore e quando comincia la battaglia, loro, col pensiero, iniziano a salvare gli Atomi o Angeli di vibrazione densa che desiderano lavorare sotto lo stendardo del bene. Questo è il significato della tentazione di Gesù nel deserto. Dice il vangelo: "Quando trionfò il Cristo in Gesù, il Demonio lo abbandonò". Gesù per esperienza conosceva i pericoli, ai quali molti non sapevano resistere, e che insegnò dopo ("Non ci indurre in tentazione"),

81. Non si deve provocare la tentazione prima di riempire i centri con la Forza Cristica Solare. Perché la Forza Solare nell'uomo è il potere della fede che trionfa. E questo trionfo si ottiene con la pratica dell'Alchimia e del Sermone della Montagna.

82. La forza anticristica non può mai arrivare al di sopra dell'ombelico. Ma può attrarre atomi e pensieri distruttivi verso la parte inferiore. Tutte le invenzioni delle guerre attuali sono pensieri utilizzati dall'anticristo nel mondo oggettivo.

83. In principio ci fu una grande battaglia nel cielo (nella testa dell'uomo). Michele (Io Superiore) e i suoi Angeli litigavano col Drago (Io Inferiore); alla fine quel grande Drago, quell'antico serpente che si chiama Diavolo o Satana, colui che inganna tutto il mondo, fu lanciato via, fu gettato in terra, e i suoi Angeli furono scaraventati con lui. (Apocalisse XII, 7-9). Quando l'Io Inferiore (Diavolo) disobbedì alla chiamata dell'Assoluto e si "ribellò contro il Signore", fa buttato da Michele (Io Superiore) all'Inferno (parte inferiore del corpo umano) dove brucia il fuoco dell'istinto e del desiderio.

84. Quando il Drago (Diavolo, Io Inferiore, principio della disarmonia) precipitò, poiché era stato scaraventato in terra (nella parte inferiore del corpo), perseguitò la donna che partorì il figlio maschio (perseguitò la materia che ha generato l'uomo, figlio di Dio e della sua mente - Apocalisse XII, 11-13).

85. Tutti gli archivi si trovano nelle energie atomiche del Sacro dove si può leggere, per mezzo della concentrazione, l'origine di questa guerra nel cielo (testa), e dove sono anche registrate le vite passate e le loro conseguenze nelle vite future.

86. Per potere penetrare fino a quel punto dovete liberarvi del bene e del male (dualità) e operare secondo la coscienza divina (unicità).

87. Nessuno può ascendere al suo cielo, se non discende prima al proprio inferno o parte inferiore del corpo. Da questo punto può scalare la materia come fece il Cristo (cio l'energia sale per la spina dorsale) per salvare quegli Angeli che furono attratti dal pensiero dell'uomo in quelle regioni.

88. Ogni uomo deve arrivare alla statura del Cristo per poter liberare questi Angeli in catene (la nostra coscienza), altrimenti avrà come nemico terribile il Guardiano della Soglia (Io Inferiore) che può far impazzire colui che non sia arrivato alla statura del Cristo. L'unica arma contro questa entità, creata dallo stesso uomo, quando scendiamo agli inferi portati dalle nostre stesse tentazioni, è l'elevazione del pensiero alla Testa dove risiedono le tre manifestazioni dell'Assoluto.

89. Il Guardiano della Soglia è formato dalla somma del male accumulato nelle vite passate ( è come fosse il luogotenente del Demonio) e la sua residenza è nell'osso Sacro.

90. L'Io Superiore invece, nemico terribile dell'Io Inferiore, è rappresentato da Michele e risiede nella pineale, parte superiore della spina dorsale.

91. Il campo di battaglia attuale di questi due nemici si trova nella parte superiore dell'ombelico. Al principio Caino uccise Abele e trionfò il principio attivo (il male trionfò sul bene). "Furono date alla donna due ali di grande aquila dove è riposto per un tempo, due tempi e la metà di un tempo della presenza del serpente" (Apocalisse 12-14). L'anima, vita, durante tre giri (ronde) e mezzo (durante il periodo di Saturno del Sole e della Luna e per ultimo la metà del Terrestre) accompagnò l'involuzione dell'uomo e il suo discendere nella materia, quando prevalevano in lui gli atomi densi e lenti; ma dopo la nascita del Cristo nella metà del quarto tempo, periodo attuale dell'ascensione, l'uomo si incammina verso la sua unione cosciente con l'Assoluto da dove è venuto.

92. Lucifero può attrarre al cervello sinistro tutti gli atomi che incatenano il pensiero agli istinti animali; ma non può farli ascendere nuovamente; mentre l'Atomo Nous, nel cuore, può far scendere gli atomi del cervello destro, pieno di luce, fino agli inferi per salvare i suoi fratelli prigionieri.

LE TAVOLE DI SMERALDO di TOTH L'ATLANTIDEO (testo integrale)

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Nel 1930 furono pubblicate in forma ciclostilata queste “Tavole di Smeraldo”, tradotte dal misterioso Dr. Maurice Doreal. Nessuno ha mai visto l’antico manoscritto originale, né tanto meno le Tavole, ed è altrettanto ignota la vera identità dell’autore. Forse le “Tavole di Smeraldo” di Doreal sono materiale “canalizzato” o forse no, ma ciò che più conta è che quanto scritto corrisponda sia ad alcune tradizioni esoteriche antiche diffuse in questi ultimi anni, che a pubblicazioni molto recenti riguardanti alcuni aspetti inquietanti contenuti in quest’opera. Nelle “Tavole di Smeraldo” di Doreal sono descritte sofisticate tecniche di meditazione. Queste tecniche presuppongono la capacità da parte del lettore di poter accedere a stati di consapevolezza non ordinari e di essere poi in grado di gestire il grande potenziale liberato. La nostra ricerca aveva anche quest’obiettivo: studiare teoricamente e praticamente gli elementi provenienti da varie culture costituenti i “punti di interferenza” delle diverse “scuole di pensiero”, come li avrebbe chiamati il fisico Werner Heisenberg; ponendoci nei confronti di queste tradizioni in maniera critica costruttiva: non accettando dogmaticamente nulla, ma confrontando informazioni e tecniche che, dopo essere state “provate” sul campo, sono incorporate al nostro bagaglio (Elio Lupo). L’autore, [Maurice Doreal N.d.T.] (legato alla “Grande Loggia Bianca” operante anche con il Sacerdozio della Piramide), fu istruito a recuperare e restituire alla Grande Piramide le antiche Tavole. Eseguì il suo compito in seguito a vari avvenimenti non descritti qui. Prima di restituirle, gli fu dato il permesso di tradurle e di tenere una copia della saggezza incisa sulle Tavole. Questo avvenne nel 1925, e soltanto recentemente è stato consentito di pubblicarne una parte.


Indice

TAVOLA I: la Storia di Thoth l’Atlantideo
Interpretazione di Doreal

TAVOLA II: le Sale di Amenti

Interpretazione di Doreal

TAVOLA III: la Chiave della Saggezza

Interpretazione di Doreal

TAVOLA IV: la Nascita dello Spazio

Interpretazione di Doreal

TAVOLA V: l’Abitante di Unal

Interpretazione di Doreal

TAVOLA VI: la Chiave della Magia

Interpretazione di Doreal

TAVOLA VII: i Sette Signori

Interpretazione di Doreal

TAVOLA VIII: la Chiave dei Misteri

Interpretazione di Doreal

TAVOLA IX: la Chiave della Libertà dello Spazio

Interpretazione di Doreal

TAVOLA X: la Chiave del Tempo

Interpretazione di Doreal

TAVOLA XI: la Chiave al Sopra ed al Sotto

Interpretazione di Doreal

TAVOLA XII: la Legge di Causa ed Effetto e la Chiave della Profezia

Interpretazione di Doreal

TAVOLA XIII: le Chiavi della Vita e della Morte

Interpretazione di Doreal

TAVOLA XIV supplementare: divenendo Tre Volte Grande

TAVOLA XV supplementare: il Segreto dei Segreti


Tavola 1

Io, Thoth l’Atlantideo, maestro di misteri, custode di testimonianze, potente re, mago, vivente da generazione in generazione, essendo sul punto di passare alle Sale di Amenti, metto per iscritto, per insegnare a coloro che verranno dopo, queste testimonianze della potente saggezza della Gloriosa Atlantide. Nella grande città di Keor, sull’isola di Undal, in un tempo molto lontano, iniziai questa incarnazione.  I potenti di Atlantide non vivevano e morivano come i piccoli uomini dell’epoca attuale, ma piuttosto, da epoca in epoca, rinnovavano la loro vita nelle Sale di Amenti, dove il fiume della vita scorre eternamente rinnovato. Cento volte dieci ho attraversato la via oscura che porta alla Luce, ed ogni volta che sono asceso dalla tenebra alla Luce si sono rinnovati la mia forza ed il mio potere. Ora discendo per un periodo. Gli uomini di Khem non mi vedranno più. Ma in un tempo futuro risorgerò ancora, forte e potente, esigendo un resoconto da chi ho lasciato dietro. State dunque attenti, oh uomini di Khem, se avrete tradito il mio insegnamento con la falsità, vi farò cadere dal vostro alto stato nella tenebra delle caverne da dove veniste. Non rivelate i miei segreti agli uomini del Nord od agli uomini del Sud per timore che la mia maledizione ricada su di voi. Ricordate e fate attenzione alle mie parole, perché certamente ritornerò e vi chiederò quello che custodite. Sì, perfino di là dal tempo e di là dalla morte ritornerò, ricompensando o punendo, perché contraccambierò la vostra fedeltà. Grande fu il mio popolo nei tempi antichi, grande di là dall’immaginazione del piccolo popolo che adesso mi circonda; esso conosceva la saggezza dell’antico, cercava lontano nel cuore dell’infinita conoscenza che apparteneva alla gioventù della Terra. Eravamo saggi grazie alla saggezza dei Figli della Luce che dimoravano fra noi. Eravamo forti grazie al potere estratto dal Fuoco Eterno. E di tutti questi, il più grande tra i figli degli uomini era mio padre, Thotme, custode del Grande Tempio, tramite fra i Figli della Luce che dimoravano nel Tempio e la stirpe degli uomini che abitavano le dieci isole. Portavoce, dopo i Tre, dell’Abitante di Unal, parlante ai Re con voce che doveva essere ubbidita. Crebbi là, da bambino alla maturità, essendo iniziato da mio padre agli antichi misteri, fino al tempo in cui crebbe il fuoco della saggezza, che più tardi esplose in una fiamma distruttiva. Non desideravo che il conseguimento della saggezza. Un gran giorno l’Abitante del Tempio diede il comando che fossi portato da lui. Erano pochi i figli degli uomini che avevano posato lo sguardo su quel potente volto e vivevano, perché i Figli della Luce non sono come i figli degli uomini, quando non sono incarnati in un corpo fisico. Ero stato scelto tra i figli degli uomini, per essere educato dall’Abitante affinché i suoi propositi potessero essere realizzati, propositi ancora non partoriti dal grembo del tempo. Per lunghe ere dimorai nel Tempio, acquisendo sempre più saggezza, finché anch’io mi avvicinai alla Luce diffusa dal Grande Fuoco. L’Abitante m’insegnò il percorso per Amenti, la terra dove il Grande Re era seduto sul suo trono di potere. M’inchinai con profonda deferenza davanti ai Signori della Vita ed ai Signori della Morte, ricevendo in dono la Chiave della Vita. Ero libero nelle Sale di Amenti, non legato dalla morte al cerchio della vita. Viaggiai lontano verso le stelle, finché spazio e tempo divennero insignificanti. Poi avendo bevuto profondamente dalla coppa della saggezza, guardai nei cuori degli uomini, vi trovai i misteri più grandi e fui felice. Perché soltanto nella Ricerca della Verità la mia Anima poteva essere placata e la sua fiamma essere spenta. Vissi attraverso i secoli, vedendo gli altri intorno sorseggiare dalla coppa della morte, e ritornare nuovamente alla Luce della Vita. Gradualmente attraverso i Regni di Atlantide passarono onde di coscienza che erano state uno con me, soltanto per essere sostituite dalla progenie di una stella inferiore. In obbedienza alla Legge, la parola del Maestro crebbe nel fiore. I pensieri degli Atlantidei si rivolgevano in profondità verso le tenebre, finché alla fine l’Abitante con la sua collera si erse dal suo Agwanti, pronunziando il Verbo, chiamando il potere. Nelle profondità della Terra, i Figli di Amenti udirono, e diressero la mutazione del Fiore di Fuoco che brucia eternamente, cambiandolo e mutandolo, usando il Logos, finché il Grande Fuoco mutò la sua direzione. Sul mondo poi irruppero le grandi acque, allagando e sommergendo, cambiando l’equilibrio della Terra finché fu lasciato in piedi soltanto il Tempio di Luce sulla grande montagna di Undal, ancora alta sull’acqua; c’era chi viveva ancora, in salvo dal flusso delle onde. Poi il Maestro mi chiamò, dicendo: “Raduna il mio popolo. Con le arti che hai appreso portalo lontano attraverso le acque, finché raggiungerai la terra dei barbari pelosi, che dimorano nelle caverne del deserto. Là esegui il piano che conosci”. Dunque radunai il mio popolo e salii sulla grande nave del Maestro. Salpammo al mattino. Sotto di noi si trovava il Tempio nel buio. Improvvisamente sopra di questo si sollevarono le acque. Così il Grande Tempio fu sparito dalla Terra, fino al tempo stabilito. Velocemente fuggimmo verso il sole del mattino, finché sotto di noi ci fu la terra dei figli di Khem. Costoro, furiosi, vennero con bastoni e lance alzate per l’ira, cercando di uccidere e distruggere i Figli di Atlantide. Allora alzai il mio bastone e produssi un raggio di vibrazione, colpendoli solamente nelle loro orme, come una frana di pietre della montagna. Poi parlai loro con parole benevole e pacifiche, raccontando della potenza di Atlantide, dicendo che eravamo i figli del Sole ed i suoi messaggeri. Li intimorii usando la magica scienza, finché si prostrarono ai miei piedi, poi li liberai. Dimorammo a lungo nella terra di Khem, per tanto, tanto tempo. Obbedendo ai comandi del Maestro, che dormiente vive eternamente, trasferii i Figli di Atlantide, li mandai in molte direzioni, affinché dal grembo del tempo la saggezza potesse nuovamente risvegliarsi nei suoi figli. Dimorai per lungo tempo nella terra di Khem, facendo grandi opere con la mia saggezza. Crebbero alla Luce della conoscenza i figli di Khem, bagnati dalla pioggia della mia saggezza. Aprii poi il sentiero per Amenti così da poter conservare i miei poteri, vivendo di epoca in epoca come un Sole di Atlantide, mantenendo la saggezza, preservando le testimonianze. Divennero grandi i figli di Khem, conquistando i popoli intorno a loro, evolvendosi lentamente in consapevolezza dell’Anima. Adesso mi allontano per un periodo da loro, vado verso le oscure Sale di Amenti in profondità nelle Sale della Terra, davanti ai Signori del Potere, ancora una volta di fronte all’Abitante. Costruii una porta sopra l’entrata, un cancello conducente giù ad Amenti. Pochi avrebbero avuto il coraggio di osarlo, pochi passano il portale dell’oscura Amenti. Edificai sopra il Passaggio una Grande Piramide, usando il potere che superava la forza della Terra. Molto giù in profondità collocai una stanza, o sala, colma di energia; da questa scavai un passaggio circolare che quasi raggiunse il grande vertice. Là sull’apice, posi un cristallo che, mandando un raggio nello “Spazio-Tempo”, attirò la forza al di fuori dell’etere, concentrandola sul cancello di Amenti. Costruii altre sale e le lasciai apparentemente vuote, eppure in esse ci sono le chiavi per Amenti. Chi coraggiosamente vorrà tentare i regni delle tenebre, deve purificarsi digiunando a lungo. Giaccia nel sarcofago di pietra nella mia stanza. Poi gli rivelerò i grandi misteri. Poco dopo s’inoltrerà dove io, Thoth, Signore di Saggezza, lo incontrerò, nell’oscurità della Terra, tenendolo sempre con me e dimorando con lui. Costruii la Grande Piramide, disegnata sopra la piramide di forza terrestre, ardente eternamente così che possa durare attraverso i secoli. In questa accumulai la mia conoscenza della “Magica Scienza” così che possa ritrovarla qui quando di nuovo tornerò da Amenti. Sì, mentre dormo nelle Sale di Amenti, la mia Anima errante libera si incarnerà, abitando tra gli uomini in questa od in un’altra forma. Io sono l’Emissario sulla Terra dell’Abitante, adempiente i suoi comandi al fine che l’uomo possa elevarsi. Ora ritorno alle Sale di Amenti, lasciando dietro di me un po’ della mia saggezza. Preservate e mantenete il comando dell’Abitante: alzate gli occhi sempre verso la Luce. Certamente nel tempo, diverrete uno con il Maestro, certamente per diritto diverrete uno con il Maestro, certamente per diritto diverrete uno con il Tutto. Ora, parto da voi. Conoscete i miei comandamenti, osservateli e siateli, ed io sarò con voi, aiutandovi e guidandovi verso la Luce. Ora davanti a me si apre il portale. Io vado giù nell’oscurità della notte.


Tavola 2
Profonde nel cuore della Terra ci sono le Sale di Amenti, lontane sotto le isole della sommersa Atlantide, le Sale della Morte e le Sale del Vivente, bagnate dal fuoco dell’infinito TUTTO. Lontano, in un’epoca remota, persa nello spazio tempo, i Figli della Luce guardavano giù verso il mondo. Vedevano i figli degli uomini ridotti in schiavitù, confinati dalla forza che proveniva dall’aldilà. Sapevano che solo con la libertà dalla schiavitù, l’uomo poteva elevarsi dalla Terra al Sole. Loro discesero giù e crearono i propri corpi, assumendo le sembianze degli uomini come proprie. I Maestri di ogni cosa, dopo la propria creazione dissero: “Noi siamo coloro che furono creati dalla polvere spaziale, facendo parte della vita dell’infinito TUTTO; viventi nel mondo come figli degli uomini, simili eppure dissimili dai figli degli uomini”. Poi per loro dimora, lontano sotto la crosta terrestre, con il loro potere aprirono grandi spazi, spazi lontani dai figli degli uomini. Si circondarono di forze e di potere, protetti da ogni cosa dalle Sale dei Morti. Poi, da un lato all’altro, posero altri spazi, e li riempirono con Vita e Luce dall’alto. Quindi costruirono le Sale di Amenti, che potevano abitare eternamente vivendo della vita fino alla fine dell’eternità. Trentadue erano là, i Figli della Luce che era venuta tra gli uomini, cercando di liberare dalla schiavitù della tenebra quelli che erano vincolati dalla forza dall’aldilà. Profondo nelle Sale della Vita crebbe un fiore, ardente, espandente allontanante la notte. Fu posto al centro un raggio di grande potenza, arrecando Vita, arrecando Luce, colmando di potere chi gli si avvicinava. Gli posero intorno trentadue troni, i posti per ognuno dei Figli della Luce, disposti così affinché fossero inondati dalla radianza, colmati con la Vita della Luce Eterna. Là, ripetutamente, posero i loro primi corpi creati, così da poter essere colmati con lo Spirito della Vita. Cento anni ogni mille la Luce che dava la Vita doveva ardere davanti ai loro corpi. Animandoli, risvegliando lo Spirito della Luce. Là nel cerchio, epoca dopo epoca, risiedono i Grandi Maestri, vivendo una vita sconosciuta agli uomini. Là, tra le Sale della Vita giacciono dormienti; la loro Anima fluisce libera attraverso i corpi degli uomini. Ripetutamente, mentre i loro corpi giacciono dormienti, s’incarnano nei corpi degli uomini, insegnando e conducendo in avanti ed in alto, fuori dell’oscurità, verso la Luce. Là, nella Sala della Vita colmata dalla loro saggezza, non conosciuti dalle razze umane, viventi per sempre sotto il freddo fuoco della vita, sono seduti i Figli della Luce. Ci sono tempi in cui si risvegliano, vengono dalle profondità per essere luci tra gli uomini, esseri infiniti tra i finiti.Chi con profitto è uscito dall’oscurità, e si è elevato dalla notte alla Luce, è reso libero dalle Sale di Amenti, libero dal Fiore della Luce e della Vita. Poi guidato, con saggezza e conoscenza, passa da uomo a Maestro di Vita. Là può dimorare come uno dei Maestri, libero dai vincoli dell’oscurità della notte. Seduti all’interno del fiore di radianza sono posti i Sette Signori dello Spazio-Tempo sopra di noi, aiutando e guidando con infinita Saggezza il cammino attraverso il tempo dei figli degli uomini. Potenti ed unici, loro, velati con i loro poteri, silenti, onniscienti, portatori della Forza della Vita, diversi eppure uno con i figli dell’uomo. Sì, diversi, eppure uno con i Figli della Luce. Custodi ed osservatori della forza della schiavitù nell’uomo, pronti a liberarlo quando la Luce è stata raggiunta. Primo e più potente, siede la Velata Presenza, Signore dei Signori, l’infinito Nove, su tutti gli altri di ogni Ciclo Cosmico, valutando ed osservando il progresso degli uomini. Sotto di LUI, sono i Signori dei Cicli: Tre, Quattro, Cinque e Sei, Sette, Otto, ognuno con la sua missione, ognuno con il proprio potere, guidando, dirigendo il destino dell’uomo. Loro siedono là, forti e potenti, liberi da tutto il tempo e lo spazio. Non sono di questo mondo, eppure simili ad esso, loro, Fratelli Maggiori dei figli degli uomini, giudicando e pesando, con la loro saggezza, osservando il progresso di Luce fra gli uomini. Fui condotto dall’Abitante là davanti a loro. Lo vidi fondersi con Uno dall’alto. Poi da Egli venne fuori una voce dicendo: “Tu sei grande, Thoth, tra i figli degli uomini, d’ora innanzi libero dalle Sale di Amenti, Maestro di Vita tra i figli degli uomini. Non proverai la Morte se non la desidererai, ti disseterai della Vita sino alla fine dell’Eternità. D’ora innanzi la Vita è per sempre tua come vuoi. D’ora innanzi la Morte sarà in mano tua quando la chiamerai. Abita qui o parti quando lo desideri, libero è Amenti al Sole dell’uomo. Vivi la Vita in qualsiasi forma lo desideri, Figlio della Luce cresciuto tra gli uomini. Scegli tu il tuo compito, perché tutte le anime devono lavorare, mai essere libere dal cammino della Luce. Hai compiuto un passo in avanti nel lungo cammino. Adesso la montagna di Luce è infinita. Ogni passo che fai innalza la montagna; tutto il tuo progresso innalza la meta. Avvicinati sempre all’infinita Saggezza, non allontanarti mai dalla meta. Ora sei libero dalle Sale di Amenti per camminare mano nella mano con i Signori del mondo, con un unico intento, operando insieme, apportatori di Luce ai figli degli uomini”. Poi dal suo trono venne uno dei Maestri, mi prese la mano e mi condusse avanti, attraverso tutte le Sale della profonda terra nascosta. Mi condusse tra le Sale di Amenti, mostrandomi i misteri che sono sconosciuti all’uomo. Attraverso l’oscuro passaggio verso il basso mi condusse alla Sala dove sedeva l’oscura Morte. Vasta come lo Spazio era la Sala davanti a me, oscurata dalle tenebre eppure piena di Luce. Innanzi a me comparve un grande trono buio, e nascosto in esso sedeva una figura oscura. Più buia dell’oscurità sedeva la grande figura, scura con un’oscurità non appartenente alla notte. Di fronte a lei indugiò poi il Maestro, proferendo il Verbo che conduceva alla Vita, dicendo: “Oh Maestro dell’Oscurità, guida della via dalla Vita alla Vita, davanti a te ho portato un Sole del mattino. Non toccarlo mai con il potere della notte. Non richiamare mai la sua fiamma all’oscurità della notte. Conoscilo e guardalo, uno dei nostri fratelli, elevato dalla tenebra alla Luce. Libera la sua fiamma dalla schiavitù. Rendi libera la fiamma dall’oscurità della notte”. Si alzò allora la mano della figura, d’innanzi crebbe una fiamma che salì chiara e brillante. Si ritirò rapidamente la cortina dell’oscurità, svelando la Sala dall’oscurità della notte. Poi altre ne crebbero nel grande spazio, davanti a me, fiamma dopo fiamma, dal velo della notte. Innumerevoli milioni ne apparvero, alcune fiammeggianti come fiori di fuoco. Altre diffondevano una pallida radianza, ardenti ma deboli al di fuori della notte. Altre erano là che svanivano rapidamente. Altre crescevano da una piccola scintilla di Luce. Ognuna era circondata dal suo debole velo di tenebra, eppure fiammeggiante di una Luce che mai potrebbe estinguersi. Venendo ed andando come lucciole in primavera, riempivano lo spazio con la Luce e con la Vita. Poi una voce parlò, potente e solenne, dicendo: “Queste sono luci che sono anime tra gli uomini, crescendo e scomparendo, esistendo per sempre, eppure cambiando vita, attraverso la morte nella vita. Quando sono sbocciati in fiore, e raggiunto lo zenit di crescita nella loro vita, io rapidamente mando il mio velo di oscurità, avvolgendole nel sudario e cambiandole in nuove forme di vita. Costantemente ascendenti attraverso le ere, crescono, ampliandosi in una fiamma ancora più grande, illuminando l’oscurità con ancora maggiore potere, estinguendosi eppure non spegnendosi dal velo della notte. Così cresce l’anima dell’uomo sempre in ascesa, estinguendosi eppure non spegnendosi nell’oscurità della notte. Io, Morte, vengo, eppure non rimango, perché esiste la vita eterna nel Tutto; solo un ostacolo, io, nel cammino, pronta ad essere conquistata dalla Luce infinita. Risvegliati, oh fiamma che bruci sempre interiormente, impara, oh fiamma e vinci il velo della notte” Allora in mezzo le fiamme nell’oscurità ne crebbe una che illuminò la notte, fiammeggiando, espandendosi, sempre più luminosa, finché alla fine non ci fu altro che Luce. Allora la mia guida parlò, la voce del Maestro “Guarda la tua stessa anima come cresce nella Luce, ora libera per sempre dal Signore della notte”. Mi condusse attraverso molti grandi spazi colmi di misteri dei Figli della Luce; misteri che l’uomo non potrà conoscere mai finché non sarà un Sole della Luce. Egli mi riportò indietro alla Luce della Sala della Luce. Allora m’inginocchiai davanti ai Grandi Maestri, Signori di TUTTO dai cicli di sopra. Egli parlò con parole di grande potenza dicendo: “Tu sei stato reso libero dalle Sale di Amenti. Scegli il tuo compito tra i figli degli uomini”. Allora io parlai: “Oh grande Maestro, lasciami essere un maestro di uomini, portandoli avanti ed in alto finché anche loro diverranno luci tra gli uomini: liberi dal velo della notte che li circonda, fiammeggianti di Luce che splenderà tra gli uomini”. Poi la voce mi parlò: “Va’, sia come vuoi. Così è decretato. Tu sei maestro del tuo destino, libero di prendere o di lasciare a volontà. Prendi il potere. Prendi la saggezza. Brilla come una Luce tra i figli degli uomini”. Allora l’Abitante mi condusse in alto. Dimorai ancora tra i figli degli uomini, insegnando e rivelando un po’ della mia saggezza; Sole della Luce, un fuoco tra gli uomini. Ora nuovamente ripercorrerò il sentiero discendente, cercando la Luce nell’oscurità della notte. Tieni e conserva, preserva la mia testimonianza, sarà una guida ai figli degli uomini.


Tavola 3
Io, Thoth l’Atlantideo, dono la mia saggezza, la mia conoscenza ed il mio potere. Liberamente li dono ai figli degli uomini. Li dono affinché loro possano avere la saggezza per illuminare il mondo dal velo della notte. Saggezza è potere e potere è saggezza, l’uno con l’altro, perfezionando il tutto. Non essere orgoglioso, oh uomo, per questa saggezza. Discuti con l’ignorante come con il sapiente. Se qualcuno viene da te pieno di conoscenza, ascoltalo e fai attenzione, perché la saggezza è tutto. Non tacere quando il male è nominato, affinché la Verità, come la Luce del Sole, splenda su tutto. Chi calpesta la Legge sarà punito, perché solo attraverso la Legge si ottiene la libertà degli uomini. Non causare paura, perché la paura è una schiavitù, una catena che lega all’uomo l’oscurità. Segui il tuo cuore durante la tua vita. Fai più di quanto ti è comandato. Quando hai raggiunto la ricchezza ascolta il tuo cuore, perché questa è inutile se il cuore è stanco. Non diminuire il tempo per seguirlo. Ciò è aborrito dall’anima. Coloro che sono guidati non si smarriranno, ma coloro che si sono persi non potranno trovare un percorso corretto. Se vai tra gli uomini, fai in modo che per te l’Amore sia l’inizio ed il fine del cuore. Se qualcuno viene da te per un consiglio, lascialo parlare liberamente, affinché lui possa fare la cosa per la quale è venuto da te. Se esita ad aprirti il suo cuore è perché tu, il giudice, hai sbagliato. Non ripetere parole stravaganti e non ascoltarle, perché sono l’espressione di chi non è equilibrato. Non ripeterle, così che chi ti si trova davanti possa conoscere la saggezza. Il Silenzio è di grande utilità. Un’abbondanza di parole non giova a nulla. Non esaltare il tuo cuore sopra dei figli degli uomini, per timore che sia portato più in basso della polvere. Se sei grande tra gli uomini, sii onorato per conoscenza e gentilezza. Se cerchi di conoscere la natura di un amico, non chiedere la sua compagnia, ma trascorri un periodo da solo con lui. Discuti saggiando il suo cuore per mezzo delle sue parole e del suo contegno. Ciò che va nella dispensa deve essere utile, e le tue cose devono essere condivise con un amico. La conoscenza è considerata dallo sciocco come ignoranza, e le cose proficue sono per lui dolorose. Egli vive nella morte. É là il suo alimento. L’uomo saggio lascia che il suo cuore trabocchi ma tiene silente la bocca. Oh uomini, ascoltate la voce della saggezza, ascoltate la voce della Luce. Ci sono misteri nel Cosmo che svelati colmano il mondo con la loro Luce. Lasciate che chi vuole essere libero dalla schiavitù dell’oscurità separi dapprima il materiale dall’immateriale, il fuoco dalla terra; perché sappiate che come la terra discende alla terra, così il fuoco ascende al fuoco e diventa uno con il fuoco. Chi riconosce il fuoco che è in sé ascenderà al fuoco eterno e dimorerà in esso eternamente. Il Fuoco, il fuoco interiore, è la più potente di tutte le forze, perché supera tutte le cose e penetra in tutte le cose della Terra. L’uomo sostenta sé stesso solo con quello che persiste. Così la Terra deve resistere all’uomo affinché possa esistere. Non tutti gli occhi vedono con la stessa visuale, perché per uno l’oggetto appare in una forma e colore e ad un differente occhio in un’altra. Così anche il fuoco infinito, cambiando di colore in colore, non è mai lo stesso di giorno in giorno. Quindi parlo io, Thoth, della mia saggezza, perché l’uomo è un fuoco che brucia luminoso attraverso la notte: mai si estingue nel velo dell’oscurità, mai si estingue nel velo della notte. Ho scrutato con la mia saggezza nel cuore degli uomini e non li ho trovati liberi dalla schiavitù della lotta. Libera dalle fatiche il loro fuoco, oh fratello mio! Per paura questo si consuma nell’ombra della notte.  Ascolta, oh uomo, e senti questa saggezza: dove cessano nome e forma? Solo nella coscienza, invisibile, brilla un’infinita forza di radianza. Le forme che crei con la luminosità della tua visione sono veramente gli effetti che seguono la tua causa. L’uomo è una stella legata ad un corpo ed alla fine si libera, attraverso la sua fatica. Solo con lo sforzo e lavorando duramente al tuo estremo la stella dentro di te sboccerà a nuova vita. Per chi conosce il principio di tutte le cose, la sua stella è libera dai regni della notte. Ricorda, oh uomo, tutto ciò che esiste è solo un’altra forma di quello che non esiste. Ogni cosa che è stata prima sta procedendo ancora in un altro essere e tu stesso non sei un’eccezione.  Osserva la Legge, perché tutto è Legge. Non cercare quello che la Legge non è, perché esiste solo nell’illusione dei sensi. La Saggezza va da tutti i suoi figli perfino se loro si muovono già verso la saggezza. In tutte le epoche, la Luce è stata nascosta. Svegliati, oh uomo, e sii saggio. Profondamente ho viaggiato nei misteri della vita, cercando ed esaminand ciò che è nascosto. Ascolta, oh uomo, e sii saggio. In profondità sotto la crosta della Terra, nelle Sale di Amenti, i misteri che ho visto sono celati agli uomini. Spesso ho viaggiato attraverso il profondo passaggio nascosto, guardando la Luce che è Vita fra gli uomini. Là, sotto il Fiore della Vita sempre vivente, ho cercato nei cuori e nei segreti degli uomini. Ho scoperto che l’uomo sta crescendo ma vive nell’oscurità, la Luce del grande fuoco è nascosta nell’intimo. Davanti ai Signori della nascosta Amenti ho imparato la saggezza che rivelo agli uomini. Loro sono i Maestri della grande Saggezza Segreta, portata dal futuro dell’infinita fine. Sono sette, i Signori di Amenti, supremi ai Figli del Mattino, Soli dei Cicli, Maestri di Saggezza. Non sono fatti come i figli degli uomini. Tre, Quattro, Cinque e Sei, Sette, Otto, Nove sono i titoli dei Maestri degli uomini. Lontano dal futuro, senza forma eppure formati, sono venuti come insegnanti per i figli degli uomini. Vivono per sempre, tuttavia non del vivente, non legati alla vita ed in ogni caso liberi dalla morte. Governeranno per sempre con infinita saggezza, legati, e tuttavia non legati, alle oscure Sale della Morte. Hanno la vita in sé, tuttavia vita che non è vita. I Signori del Tutto sono liberi da ogni cosa. Da loro derivano i Logos, i loro strumenti del potere su tutto. Grande è il loro sostegno, eppure nascosto nelle piccolezze, formati da una forma, conosciuti eppure sconosciuti. Il Tre ha la chiave di tutta la magia nascosta, ed è il creatore delle Sale dei Morti. Emana il potere, velandolo con l’oscurità, e lega le anime dei figli dell’uomo; dirige l’oscurità, incatenando la forza dell’anima: è amministratore del negativo dei figli degli uomini. Il Quattro è chi libera il potere. Signore di Vita per i figli degli uomini. Il suo corpo è Luce, la fiamma è il suo sostegno, liberatore di anime per i figli degli uomini. Il Cinque è il maestro, il Signore di tutta la magia - Chiave del Verbo che risuona tra gli uomini. Il Sei è il Signore della Luce, il sentiero nascosto, cammino delle anime per i figli degli uomini. Il Sette è il Signore dell’immensità, maestro dello Spazio e chiave dei Tempi.L’Otto è chi ordina il progresso: pesa e bilancia il viaggio degli uomini. Il Nove è il padre. Ampio è il suo sostegno. Forma e cambia dall’esterno il senza forma. Meditate sui simboli che vi do. Sono Chiavi, sebbene nascoste agli uomini. Tendi sempre verso l’alto, oh anima del mattino. Volgi i tuoi pensieri in alto, verso la Luce e la Vita. Trova nelle chiavi dei numeri che ti ho dato, la Luce sul sentiero della vita verso la vita. Cerca la saggezza. Volgi i pensieri al tuo intimo. Non chiudere la tua mente al Fiore della Luce. Poni nel tuo corpo un’immagine forma-pensiero. Pensa ai numeri che ti guidano alla Vita. Limpido è il percorso per chi ha la saggezza. Apri la porta al Regno della Luce. Riversa davanti a te la fiamma, come un Sole del mattino. Chiudi fuori l’oscurità e vivi nel giorno. Oh uomo, ritienili come parte del tuo essere, i Sette che sono ma non sono come sembrano. Apriti, oh uomo! Ho manifestato la mia saggezza. Segui il cammino nel modo che ho presentato. Maestri di Saggezza, Soli del Mattino, Luce e Vita per i figli degli uomini.


Tavola 4
Ascolta, oh uomo, la voce della saggezza, ascolta la voce di Thoth l’Atlantideo. Liberamente ti dono la mia saggezza raccolta dal tempo e dallo spazio di questo ciclo; maestro di misteri, Sole del mattino, vivente per sempre, un Figlio della Luce splendente di luminosità, stella del mattino, Thoth educatore degli uomini, e di Tutto. Tanto tempo fa, nella mia infanzia, mi trovavo sotto le stelle in Atlantide, ormai da tempo sepolta, sognando i misteri al di sopra degli uomini. Poi nel mio cuore crebbe un gran desiderio di conseguire il cammino che portava alle stelle. Anno dopo anno cercai la saggezza, cercando nuova conoscenza, seguendo la via, finché alla fine la mia Anima, in grande travaglio, ruppe le sue catene e balzò via. Ero libero dalla schiavitù degli uomini della Terra. Libero dal mio corpo, mi proiettai nella notte. Per me fu aperto lo spazio stellare. Fui libero dalla schiavitù della notte. Al limite dello spazio cercai la saggezza, molto di là dalla conoscenza dell’uomo finito. Lontano nello spazio, la mia Anima viaggiò liberamente nell’infinito cerchio di Luce. Strani, ben oltre la conoscenza, erano alcuni pianeti, grandi e giganteschi, al di là dei sogni degli uomini. Eppure trovai la Legge in tutta la sua bellezza, operante attraverso e fra loro come qui tra gli uomini. La mia anima si proiettò attraverso l’infinita bellezza, e con i miei pensieri volai lontano attraverso lo spazio. Mi riposai su un pianeta di grande bellezza. Melodie armoniose erano diffuse nell’aria. Là c’erano forme, che si muovevano in Ordine. Erano grandi e maestose come stelle nella notte: ascendenti in armonia, in ordinato equilibrio, simboli del Cosmico, secondo la Legge. Nel mio viaggio visitai molte stelle, molte razze di uomini nei loro mondi; alcuni che raggiungevano l’alto come stelle del mattino, altri che cadevano in basso nell’oscurità della notte. Tutti loro si affannavano verso l’alto, raggiungendo le altezze e scandagliando le profondità, a volte muovendosi nei reami di luminosità, viventi nell’oscurità, per raggiungere la Luce. Sappi, oh uomo, che la Luce è il tuo retaggio. Sappi che l’oscurità è solo un velo. Sigillato nel tuo cuore c’è lo splendore eterno in attesa del momento di conquistare la libertà, che aspetta di rimuovere il velo della notte. Ho trovato chi ha conquistato l’etere. Erano liberi dallo spazio, eppure erano ancora uomini. Usando la forza che è il fondamento di TUTTE le cose, lontano nello spazio, hanno costruito un pianeta, attirato dalla forza che fluisce dal TUTTO; condensando, fondendo l’etere in forme che crescevano come volevano loro. Superando in scienza tutte le razze, potenti in saggezza, figli delle stelle.  Mi fermai molto tempo, per studiare la loro saggezza. Li vidi creare fuori dall’etere città enormi di rosa ed oro. Composto dall’elemento originario, base di tutta la materia, l’etere si proiettava lontano. Poi lontano hanno conquistato l’etere, liberandosi dalla schiavitù della fatica; formavano nella loro mente solo una figura e prontamente la creavano, si sviluppava Poi avanti la mia anima accelerò attraverso il Cosmo, osservando sempre cose nuove e vecchie; imparando che l’uomo è veramente nato nello spazio, un Sole del Sole, un figlio delle stelle. Sappi, oh uomo, qualsiasi corpo tu abiti, certamente è uno con le stelle. I vostri corpi non sono altro che pianeti ruotanti intorno ai loro soli centrali. Quando hai raggiunto la Luce di tutta la saggezza, sarai libero di splendere nell’etere, uno dei Soli che illuminano l’oscurità esterna, un essere nato nello spazio e cresciuto nella Luce. Proprio come le stelle con il tempo perdono la loro brillantezza irradiando la Luce ad una fonte più grande, così, oh uomo, la tua anima passa oltre, lasciandosi dietro l’oscurità della notte. Sei formato dall’etere primario, colmato dalla luminosità che fluisce dalla Sorgente, legato all’etere fuso intorno, eppure sempre ardente finché alla fine sarai libero. Libera la tua fiamma dall’oscurità, vola dalla notte e sarai libero. Ho viaggiato attraverso lo spazio-tempo, sapendo che la mia anima alla fine sarebbe stata libera ed avrei potuto perseguire la saggezza. Finché, alla fine, passai su di un piano nascosto alla conoscenza e non conosciuto alla saggezza, estensione di là da tutto quello che conoscevamo. Ora, oh uomo, quando seppi questo, felicemente la mia anima crebbe, perché ormai ero libero. Ascolta, tu nato nello spazio, ascolta la mia saggezza: non sai che anche tu puoi essere libero. Ascolta ancora, oh uomo, la mia saggezza, perché ascoltandomi puoi vivere ed essere libero. Tu terrestre non appartieni alla Terra, ma sei figlio dell’Infinita Luce Cosmica. Non sai, oh uomo, del tuo retaggio? Non sai che sei veramente Luce? Sole del Grande Sole, quando raggiungi la saggezza diventi veramente consapevole della tua comunione con la Luce. Ora ti do la conoscenza, la possibilità di procedere nel cammino che ho percorso, mostrandoti veramente come con il mio sforzo, ho camminato sulla via che porta alle stelle. Ascolta, oh uomo, e sappi della tua schiavitù, sappi di come liberarti dalle fatiche. Devi levarti sopra delle tenebre, ed essere uno con la Luce ed uno con le stelle. Segui sempre il cammino della saggezza. Solo così potrai elevarti dal basso. Il destino conduce avanti ogni uomo, nelle Curve dell’Infinito TUTTO. Sappi, uomo, che tutto lo spazio è ordinato. Solo con l’Ordine tu sarai Uno con il TUTTO. Ordine ed equilibrio sono la Legge del Cosmo. Seguili e sarai Uno con il TUTTO. Chi segue il cammino della saggezza deve essere aperto al Fiore della Vita, espandendo la sua coscienza oltre l’oscurità, per fluire attraverso il tempo e lo spazio nel TUTTO. Resta profondamente in silenzio e devi prima attendere finché, infine, sarai libero dal desiderio, libero dalla voglia di parlare. Sia conquistata dal silenzio la schiavitù delle parole. Astieniti dall’alimento, finché avrai conquistato il desiderio del cibo, che è la schiavitù dell’anima. Poi giaci nell’oscurità, chiudendo gli occhi ai raggi della Luce. Concentra la tua forza vitale nel luogo della coscienza, muovendola libera dai vincoli della notte. Poni nella tua mente l’immagine che desideri. Visualizza il luogo che desideri vedere. Vibra avanti ed indietro con il tuo potere. Slega la tua anima dalla sua notte. Ardentemente devi liberarla con tutto il tuo potere, finché alla fine la tua anima sarà libera. Molto lontano, oltre le parole, si trova la fiamma del Cosmo, sospesa in piani sconosciuti all’uomo; potente ed equilibrata, muovendosi nell’Ordine, musica di armonie, lontana di là dall’uomo. La fiamma del principio dell’Eternità del TUTTO parla con la musica, canta con i colori. Tu sei scintilla della fiamma, oh figlio mio, ardente con il colore e vivente con la musica. Ascolta la voce e sarai libero. La coscienza libera si fonde con il Cosmo, Uno con l’Ordine e Legge del TUTTO. Non sapevi uomo che fuori dell’oscurità la Luce ardeva, simbolo del TUTTO. Fai questa preghiera per ottenere la saggezza. Prega per l’avvento della Luce al TUTTO. “Oh potente Spirito della Luce che splendi nel Cosmo, attira la mia fiamma più vicina alla tua armonia. Eleva il mio fuoco fuori dell’oscurità, magnete di fuoco che è Uno con il TUTTO. Eleva la mia anima, oh tu grande e potente. Figlio della Luce, non allontanarti. Fai in modo che io abbia il potere di sciogliermi nella tua fornace: Uno con tutte le cose e tutte le cose in Uno, fuoco dello sforzo della vita ed Uno con la Mente”. Quando libererai la tua anima dalla sua schiavitù, sappi che per te l’oscurità finirà. Per sempre potrai cercare la saggezza nello spazio, non più legato alla catena forgiata nella carne. Ti muoverai in alto ed in basso nell’alba come un libero bagliore, oh Anima, verso i reami della Luce. Muoviti nell’Ordine, muoviti nell’Armonia, liberamente ti muoverai con i Figli della Luce.  Cerca e conosci la mia Chiave della Saggezza. Così, oh uomo, sarai certamente libero.



Tavola 5
Spesso sogno la perduta Atlantide, persa nei secoli che sono passati nella notte. Epoche dopo epoche è esistita in bellezza, splendente nell’oscurità della notte. Grande nel potere, dominando il nato in Terra, Signore della Terra nei giorni di Atlantide, Re delle nazioni, Maestro di saggezza, Luce in Suntal, Custode della Via, dimorò nel suo Tempio il Maestro di Unal, Luce della Terra nei giorni di Atlantide. Maestro, Lui, era di un ciclo di là da noi, vivente in un corpo come uno tra gli uomini. Non era come nato in terra, Egli di là da noi, Sole di un ciclo, progredito più degli uomini. Sappi, oh uomo, che Horlet il Maestro, non fu mai un figlio degli uomini. Lontano nel passato, quando Atlantide al principio crebbe in potenza, apparve un essere con la Chiave della Saggezza, indicando la Via della Luce a tutto. Indicò a tutti gli uomini il cammino per la realizzazione, la Via della Luce che fluisce fra gli uomini. Dominava l’oscurità, guida dell’Anima umana in alto, verso le altezze che erano Uno con la Luce. Egli divise i Regni in parti. Erano dieci, governati dai figli degli uomini. Su un altro, costruì un Tempio, non edificato dai figli degli uomini. Fuori dall’Etere Egli chiamò la sua sostanza, plasmata e formata dal potere di Ytolan nelle forme che costruì con la Sua mente. Per miglia su miglia coprì l’isola. Spazio su spazio crebbe nella sua grandezza. Nera, eppure non nera ma scura come lo spazio-tempo, e profonda nel suo cuore era l’Essenza della Luce. Rapidamente crebbe il Tempio nell’essere, plasmato e forgiato dal Verbo dell’Abitante, richiamato dal senza forma in una forma. Egli costruì poi nel Tempio grandi stanze, e le riempì con forme richiamate dall’Etere, le colmò con la saggezza rievocata dalla Sua mente. Egli era senza forma all’interno del Suo Tempio, eppure si era formato ad immagine degli uomini. Dimorava tra loro, eppure non era simile ma era singolare e molto diverso dai figli degli uomini. Egli scelse poi tra la gente, i Tre che divennero la sua porta d’accesso. Egli scelse i Tre dai più sommi affinché divenissero i suoi legami con Atlantide. Loro divennero messaggeri, latori del suo consiglio per i Re dei figli degli uomini. Egli condusse altri e gli insegnò la saggezza; insegnanti, loro, dei figli degli uomini. Li stabilì sull’isola di Undal per farne insegnanti di Luce agli uomini. Ognuno di quelli che furono scelti così, doveva essere istruito per quindici anni. Soltanto così avrebbe capito di essere Luce per i figli degli uomini. Così là fu edificato il Tempio, una dimora per il Maestro dell’uomo. Io, Thoth, ho sempre cercato la saggezza, cercando nell’oscurità e nella Luce. A lungo nella mia gioventù ho percorso il sentiero, cercando sempre di apprendere nuova conoscenza. Finché dopo molte fatiche, uno dei Tre mi portò la Luce. Mi portò i comandi dell’Abitante attirandomi dall’oscurità alla Luce. Mi condusse davanti all’Abitante, in profondità nel Tempio davanti al grande Fuoco. Là sul grande trono, osservai l’Abitante, vestito di Luce ed ardente di fuoco. Mi inginocchiai davanti a quella grande saggezza, sentendo le onde della Luce scorrermi attraverso. Udii poi la voce dell’Abitante: “Oh oscurità, vieni alla Luce. A lungo hai cercato il cammino della Luce. Ogni anima che sulla Terra scioglie le sue catene, presto sarà resa libera dalla schiavitù della notte. Dall’oscurità ti sei levato e ti sei avvicinato di più alla Luce della tua meta. Qui dimorerai come uno dei miei figli, custode di testimonianze raccolte con la saggezza, strumento della Luce dall’aldilà. Sei pronto per fare ciò che è necessario, protettore di saggezza attraverso le ere dell’oscurità che presto verranno sui figli degli uomini. Vivi qui ed assapora tutta la saggezza. I segreti ed i misteri ti saranno svelati”. Poi risposi, al Maestro dei Cicli, dicendo: “Oh Luce che discendi agli uomini, dammi la tua saggezza, che io possa essere un insegnante degli uomini. Dammi la tua Luce affinché io possa essere libero”. Mi parlò ancora, il Maestro: “Era dopo era dovrai vivere attraverso la tua saggezza. Sì, quando su Atlantide si rovesceranno le onde dell’oceano, conserverai la Luce, anche se nascosta nell’oscurità, pronta a manifestarsi quando tu la invocherai. Ora và, ed impara la grande saggezza. Cresci attraverso la Luce dell’Infinito TUTTO”. Poi a lungo dimorai nel Tempio dell’Abitante finché alla fine fui Uno con la Luce. Seguii poi il percorso verso i piani stellari e continuai il cammino verso la Luce. Profondo nel cuore della Terra seguii il sentiero, imparai i segreti, sotto come sopra; imparai il sentiero alle Sale di Amenti; apprendendo la Legge che equilibra il mondo. Nelle camere nascoste della Terra penetrai con la mia saggezza, profonde attraverso la crosta della Terra, nel percorso nascosto per ere ai figli degli uomini. Svelatomi davanti, acquisii più saggezza finché raggiunsi una nuova conoscenza: capii che ogni cosa è parte del TUTTO, grande ed ancora più grande di tutto ciò che conosciamo. Cercai il cuore dell’Infinito attraverso le ere. In profondità e sempre più profondamente, scoprii più misteri. Ora, quando guardo indietro attraverso le ere, so che la saggezza è senza vincoli, cresce sempre più grande attraverso le ere, Uno con l’Infinito più grande del tutto. C’era la Luce nell’antica Atlantide. Sì, ma anche l’oscurità era nascosta nel Tutto. Così qualcuno che tra gli uomini si era elevato ai vertici cadde dalla Luce nell’oscurità. Loro diventarono orgogliosi per la propria conoscenza, orgogliosi del loro posto tra gli uomini. Scavarono in profondità nel proibito ed aprirono la porta che conduceva in basso. Cercarono di acquisire sempre più conoscenza ma cercando di portarla in alto dal basso. Chi scende in basso deve avere equilibrio, altrimenti è vincolato dalla mancanza della nostra Luce. Aprirono poi, con la loro conoscenza, i percorsi proibiti all’uomo. Nel Suo Tempio, vedendo tutto, l’Abitante stava nel Suo Agwanti, mentre la Sua Anima vagava libera per Atlantide. Egli vide gli Atlantidei, con la loro magia, aprire la porta che avrebbe portato alla Terra una grande sventura. Quindi, velocemente, la Sua Anima ritornò di nuovo nel corpo. Si levò dal Suo Agwanti. Chiamò i Tre potenti messaggeri. Diede i comandi che sconvolsero il mondo.Rapidamente l’Abitante discese in profondità sotto la crosta della Terra alle Sale di Amenti. Quindi richiese che i Sette Signori impugnassero i poteri: cambiò l’equilibrio della Terra. Ed Atlantide s’inabissò sotto le onde oscure. Fu distrutta l’apertura che era stata aperta; fu distrutta la porta che portava in basso. Tutte le isole furono distrutte tranne Unal, e parte dell’isola dei figli dell’Abitante. Egli li preservò perché fossero insegnanti, Luci sul cammino di quelli che sarebbero venuti dopo, Luci per i più piccoli figli degli uomini. Poi Egli chiamò me, Thoth, davanti a sé, e mi diede gli ordini per tutto quello che dovevo fare, dicendo: “Prendi, oh Thoth, tutta la tua saggezza. Raccogli tutte le tue testimonianze. Prendi tutta la tua magia. Vai avanti come insegnante degli uomini. Vai avanti preservando le testimonianze affinché nel tempo la Luce cresca tra gli uomini. Sarai Luce attraverso i secoli, nascosto seppure rintracciabile dagli uomini illuminati. Su tutta la Terra, NOI ti diamo il potere e la libertà a tua volta di darlo o toglierlo. Raduna ora i figli di Atlantide. Prendili e fuggi verso il popolo delle caverne di roccia. Vola verso la terra dei figli di Khem”. Allora radunai i figli di Atlantide. Nella nave spaziale portai tutte le mie testimonianze e quelle di Atlantide inabissata. Raccolsi tutti i miei poteri, molti congegni della potente magia. Poi ci sollevammo in alto sulle ali dell’alba. Alti ci sollevammo sul Tempio, lasciandoci dietro i Tre e l’Abitante, in profondità nelle Sale sotto il Tempio. Giù sotto le onde s’inabissò il grande Tempio, chiudendo il sentiero verso i Signori dei Cicli. Eppure per sempre, a chi ha la conoscenza, sarà aperto il percorso ad Amenti. Veloci fuggimmo sulle ali del mattino verso la terra dei figli di Khem. Là con il mio potere, li conquistai e li dominai. Innalzai alla Luce i figli di Khem. In profondità sotto le rocce occultai la mia nave spaziale, aspettando il tempo in cui l’uomo sarebbe stato libero. Sopra la nave spaziale, eressi un emblema con la forma di un leone seppure simile all’uomo. Là, sotto la figura, riposa la mia nave spaziale, che sarà portata fuori quando si presenterà la necessità. Sappi, oh uomo, che nel lontano futuro gli invasori verranno fuori del profondo. Allora dovrai svegliarti, tu che possiedi la saggezza. Dovrai fare avanzare la mia nave e conquisterai con facilità. In profondità sotto la figura giace il mio segreto. Cerca e trova nella Piramide che ho edificato. Ognuna dell’altra è la Pietra chiave; ognuna l’entrata che conduce alla Vita. Segui la Chiave che ho lasciato dietro di me. Cerca, e la porta alla Vita sarà tua. Cerca nella mia Piramide, in profondità nel passaggio che termina con un muro. Usa la Chiave dei Sette, ed a te sarà aperto il passaggio verso il basso. Adesso ti ho dato la mia saggezza. Ora ti ho indicato la mia via. Segui il percorso. Chiarisci i miei segreti. Ti ho indicato la via.



Tavola 6
Ascolta, oh uomo, la saggezza della magia. Ascolta la conoscenza dei poteri dimenticati.  Tanto, tanto tempo fa, nei giorni del primo uomo, cominciò la guerra tra l’oscurità e la Luce. Gli uomini, allora come adesso, erano pieni di oscurità e di Luce; e mentre in qualcuno l’oscurità aveva il predominio, in altri la Luce riempiva l’anima. Sì, annosa è questa guerra, l’eterna lotta tra l’oscurità e la Luce. Ardentemente è combattuta nei secoli, usando strani poteri nascosti nell’uomo. In un luogo gli adepti sono stati colmati con la malvagità, lottando sempre contro la Luce; ma altrove ce ne sono altri che, pieni di splendore, hanno sempre sottomesso l’oscurità della notte. In qualsiasi luogo possiate essere, in tutte le epoche ed i piani, certamente conoscerete la battaglia con la notte. Tanti secoli fa i Soli del Mattino, discendendo, trovarono il mondo colmo con la notte. Là, in quel tempo passato, cominciò la battaglia, l’annosa lotta tra l’oscurità e la Luce. Molti, in quei tempi, erano così pieni d’oscurità che solo fievolmente ardeva la Luce dalla notte. Alcuni di loro erano maestri delle tenebre, e cercavano di coprire tutto con la loro oscurità: tentavano di attirare gli altri nella loro notte. Intrepidamente gli si opponevano i maestri della luminosità: intensamente combattevano l’oscurità della notte. I maestri delle tenebre cercavano sempre di serrare i ceppi, le catene che legavano l’uomo all’oscurità della notte. Usavano sempre la magia nera, portata all’uomo dal potere dell’oscurità; la magia che avvolgeva l’anima dell’uomo con l’oscurità. Uniti insieme in un ordine, i Fratelli dell’Oscurità attraversarono le epoche, rivali dei figli degli uomini. Camminarono sempre segreti e nascosti, trovati ma celati per i figli degli uomini. Da sempre camminarono e lavorarono nell’oscurità, nascosti alla Luce dalle tenebre della notte. Silenziosamente, segretamente, usarono il loro potere, rendendo schiavi e legando le anime degli uomini. Non visti vennero e non visti andarono. L’uomo, nella sua ignoranza, chiamò Loro dal basso. Oscura è la via che percorrono i Fratelli Neri, oscura di un’Oscurità non della notte. Viaggiando sulla Terra, loro penetrano attraverso i sogni dell’uomo. Hanno ottenuto il potere dall’Oscurità che li circonda, chiamando altri Abitanti da fuori del loro piano, in vie che sono oscure ed invisibili dall’uomo. I Fratelli Neri entrano nella mente dell’uomo. Attorno ad essa tessono il velo della loro notte. È là che, durante la sua vita, l’anima dimora in schiavitù. Legata dalla catene del velo della notte. Sono potenti nella conoscenza proibita, proibita perché è uno con la notte. Ascolta, oh uomo, e segui il mio avvertimento: sii libero dalla schiavitù della notte. Non arrendere la tua anima ai Fratelli dell’Oscurità. Tieni sempre lo sguardo rivolto alla Luce. Non sai, oh uomo, che la tua tristezza proviene solo dal velo della notte? Sì, oh uomo, presta attenzione al mio avvertimento: concentrati sempre verso l’alto, volgi la tua anima verso la Luce. I Fratelli dell’Oscurità scelgono per fratelli coloro che hanno percorso il cammino della Luce. Perché sanno bene che chi ha viaggiato lontano verso il Sole nel suo percorso di Luce, ha un grande, ed ancora più grande potere di avvolgere con l’Oscurità i Figli della Luce. Ascolta, oh uomo, chi viene da te. Ma pesa sulla bilancia se le sue parole sono di Luce, perché molti camminano nella Luminosità Oscura e non sono Figli della Luce. È facile seguire il loro cammino, facile seguire il percorso che fanno. Ma sì, oh uomo, ascolta il mio avvertimento: la Luce giunge solo a chi si impegna. Duro è il percorso che conduce alla Saggezza, duro è il cammino che conduce alla Luce. Troverai molte pietre sul tuo cammino: molte le montagne che scalerai verso la Luce. Eppure sappi, oh uomo, chi vincerà sarà libero nel percorso di Luce. Non seguire mai i Fratelli Neri. Sii sempre un Figlio della Luce. Perché sappi, oh uomo, alla fine la Luce deve vincere, ed oscurità e notte saranno bandite. Ascolta, oh uomo, e presta attenzione a questa saggezza: proprio come l’Oscurità, così è la Luce. Quando l’Oscurità sarà scacciata, e tutti i veli saranno rimossi, là arderà dall’Oscurità la Luce. Proprio come tra gli uomini esistono i Fratelli Neri, così esistono i Fratelli della Luce. Sono antagonisti dei Fratelli dell’Oscurità e cercano di liberare gli uomini dalla notte. Hanno poteri, grandi e potenti. Conoscendo la Legge, i Fratelli della Luce obbediscono. Operano sempre in armonia ed ordine, liberando l’animo dell’uomo dalla schiavitù della notte. Segreti e nascosti, camminano anche loro. Non sono conosciuti dai figli degli uomini. Eppure sappi che camminano sempre con te, indicando la Via ai figli degli uomini. Loro hanno sempre combattuto i Fratelli Neri, conquistando e vincendo senza fine. La Luce alla fine deve essere maestra, allontanando l’oscurità della notte. Sì, uomo, sii consapevole di questa conoscenza: accanto a te camminano i Figli della Luce. Maestri loro del potere del Sole, eppure sempre non visti, custodi degli uomini. Aperto a tutti è il loro percorso, aperto a chi camminerà nella Luce. Liberi sono Loro dalla Scura Amenti, liberi dalle Sale dove la Vita regna suprema. Loro sono i Soli ed i Signori del Mattino, Figli della Luce splendenti tra gli uomini. Loro sono come l’uomo, eppure dissimili. Non furono mai divisi in passato. Sono stati Uno nell’Unione eterna, dall’inizio alla fine di tutto lo spazio, sin dal principio del tempo. Si sono elevati nell’Unione con l’Uno Tutto, su dal primo spazio, formato e non formato. Hanno dato all’uomo i segreti che li difenderanno e li proteggeranno da tutto il male. Chi percorrerà il cammino di maestro, dapprima dovrà essere libero dalla schiavitù della notte. Deve vincere il senza forma ed il confuso; deve vincere il fantasma della paura. Con la conoscenza deve trarre giovamento da tutti i segreti, e percorrere il sentiero che passa attraverso l’Oscurità, tenendo sempre davanti a sé la Luce della sua meta. Incontrerà grandi ostacoli nel percorso, ma insisterà verso la Luce del Sole. Ascolta, oh uomo, il Sole è il simbolo della Luce che splende alla fine della tua strada. Ora ti do i segreti: come avvicinare il potere oscuro ed incontrare e vincere la paura della notte. Solo conoscendoli puoi vincere; solo conoscendoli puoi avere la Luce.  Ora ti do la conoscenza, nota ai Maestri, la conoscenza che vince tutte le paure oscure. Usa questo, la saggezza che ti do. Maestro tu sarai dei Fratelli della Notte. Quando in te capita un sentimento, che ti attira più vicino alla porta oscura, esamina il tuo cuore e scopri se il sentimento che hai proviene dall’interno. Se scopri l’Oscurità nei tuoi pensieri, bandiscili dalla tua mente. Manda nel tuo corpo un’onda di vibrazione, la prima irregolare e la seconda regolare, ripetendolo volta dopo volta finché sarai libero. Inizia con l’Onda di Forza nel Centro del tuo Cervello. Dirigila in onde dalla testa ai piedi. Ma se trovi che il tuo cuore non è oscurato, sii certo che una forza esterna è diretta a te. Solo con la conoscenza puoi vincerla. Solo con la saggezza puoi sperare di essere libero. La conoscenza conduce alla saggezza e la saggezza conduce al potere. Raggiungila, ed avrai il potere su tutto. Cerca prima un luogo legato all’Oscurità. Poni un cerchio intorno a te. Stai in piedi in mezzo al cerchio. Adopera questa formula e sarai libero. Alza le tue mani nello spazio oscuro davanti a te. Chiudi gli occhi e ritirati nella Luce. Chiama lo Spirito della Luce dallo Spazio Tempo, usando queste parole e sarai libero: “Riempi il mio corpo, oh Spirito della Luce, colma il mio corpo con lo Spirito della Luce. Vieni dal Fiore che risplende nell’Oscurità. Vieni dalle Sale dove governano i Sette Signori. Li chiamo per nome, io, i Sette: Tre, Quattro, Cinque e Sei, Sette, Otto, Nove. Li chiamo con i loro nomi per aiutarmi, liberarmi e salvarmi dall’Oscurità della notte: Untanas, Quertas, Chietal, e Goyana, Huertal, Semveta, Ardal. Con i loro nomi li imploro, liberatemi dall’Oscurità e colmatemi di Luce”. Sappi, oh uomo, che quando avrai fatto questo, sarai libero dalle catene che ti legano, eliminando la schiavitù dei Fratelli della Notte. Non vedi che i nomi hanno il potere di liberare con la vibrazione le catene che ti legano? Usali quando avrai bisogno di liberare tuo fratello così che anche lui possa uscire dalla notte. Tu, oh uomo, sei l’aiutante di tuo fratello. Non lasciarlo rimanere nella schiavitù della notte. Ora a te do la mia magia. Prendila e dimora sul sentiero di Luce. Luce in te, Vita in te, Sole possa tu essere nel ciclo successivo.



Tavola 7
Ascolta, oh uomo, e comprendi la mia Voce. Apri lo spazio-mente e bevi dalla mia saggezza. Oscuro è il cammino della Vita che percorri. Sono molte le trappole che si trovano sulla tua strada. Cerca di conquistare sempre maggiore saggezza. Raggiungila e ci sarà sempre Luce sul tuo cammino. Apri la tua Anima al Cosmo, oh uomo, e lasciali fluire insieme. La Luce è eterna e l’Oscurità è momentanea. Cerca sempre, oh uomo, la Luce. Sappi sempre che appena la Luce colmerà il tuo essere, presto per te l’Oscurità scomparirà. Apri la tua anima ai Fratelli della Luminosità. Lasciali entrare e colmati di Luce. Alza i tuoi occhi alla Luce del Cosmo. Rivolgi sempre lo sguardo verso la meta. Soltanto conseguendo la Luce di tutta la saggezza, sarai uno con la meta infinita. Cerca sempre l’Unità eterna. Cerca sempre la Luce della meta. La Luce è infinita e la Luce è finita, separata nell’uomo solo dall’Oscurità. Cerca sempre di sollevare il Velo dell’Oscurità. Conduciti insieme alla Luce nell’Uno. Ascolta, oh uomo, senti la mia Voce che canta la canzone della Luce e della Vita. In tutto lo spazio, prevale la Luce, circondando Tutto con gli emblemi della fiamma. Cerca sempre nel Velo dell’Oscurità ed in qualche luogo sicuramente troverai la Luce. Nascosto e sepolto, perduto dalla conoscenza dell’uomo, profondo nel finito, esiste l’Infinito. Perduta ma esistente, fluente in tutte le cose, vivente in Tutto è la Mente Infinita. In tutto lo spazio, c’è solo Una saggezza. Anche se apparentemente diviso, c’è l’Uno nell’Uno. Tutto ciò che esiste deriva dalla Luce, e la Luce deriva dal TUTTO. Ogni cosa creata si basa sull’Ordine: la Legge governa lo spazio dove dimora l’Infinito. Dall’equilibrio derivano i grandi cicli, muovendosi in armonia verso la fine dell’Infinito. Sappi, oh uomo, che lontano nello spazio tempo, lo stesso Infinito dovrà passare il cambiamento. Odi ed ascolta la Voce della Saggezza: sappi che tutto è TUTTO per sempre. Sappi che con il tempo puoi perseguire la saggezza e trovare sempre più Luce sul tuo cammino. Sì, scoprirai sempre che allontanandoti la tua meta ti eluderà di giorno in giorno. Tanto tempo fa, nelle Sale di Amenti, io, Thoth, mi trovavo davanti ai Signori dei Cicli. Potenti, Loro, nei loro aspetti di potere. Potenti, Loro, nella saggezza svelata.Dapprima guidato dall’Abitante, li vidi. Ma in seguito fui libero di trovarmi alla loro presenza, libero di entrare nel loro conclave a volontà. Spesso ho percorso l’oscuro cammino alla Sala dove risplende la Luce. Imparai dai Maestri dei Cicli la saggezza portata dai cicli superiori e la conoscenza portata dall’Infinito Tutto. Molte domande ho posto ai Signori dei Cicli. Grande fu la saggezza che mi diedero. Ora io do a te questa saggezza, proveniente dalla fiamma del Fuoco Infinito. Nelle profondità delle Sale Oscure si trovano le Sette unità di coscienza dai cicli superiori. Loro si manifestano in questo ciclo come guide dell’uomo alla conoscenza del Tutto. Sono Sette, grandi nel potere, proferenti queste parole agli uomini tramite me. Volta dopo di volta stavo davanti a loro, ascoltando le parole che giungevano senza suono. Una volta Loro mi dissero: “Oh uomo, vuoi acquisire la saggezza? Cercala nel cuore della fiamma. Vuoi acquisire la conoscenza del potere? Cercala nel cuore della fiamma. Vuoi essere uno con il cuore della fiamma? Allora cerca in te la tua fiamma nascosta”. Molte volte Loro mi parlarono, insegnandomi la saggezza estranea al mondo, indicandomi sempre nuove vie di luminosità, insegnandomi la saggezza portata dall’alto. Mi diedero la conoscenza dell’effetto, insegnandomi la Legge, l’ordine di Tutto. Mi parlarono ancora i Sette, dicendo:“Da lontano oltre il tempo Noi siamo venuti, oh uomo. Abbiamo viaggiato da oltre lo Spazio-Tempo, sì, dal luogo della fine dell’Infinito. Quando tu e tutti i tuoi fratelli eravate senza forma, Noi fummo formati dall’ordine di TUTTO. Non siamo fatti come l’uomo Noi, anche se una volta lo eravamo. Fuori dal Grande Vuoto Noi fummo formati in ordine e per la Legge. Perché tu sai che quello che è formato veramente è senza forma, avendo forma solo ai tuoi occhi”. Ed i Sette mi parlarono ancora, dicendo: “Figlio della Luce, oh Thoth, tu sei libero di attraversare il percorso luminoso ascendente dove alla fine Tutti diventano Uno. Noi fummo formati dopo il nostro ordine: Tre, Quattro, Cinque e Sei, Sette, Otto, Nove. Sappi che questi sono i numeri dei cicli che Noi discendiamo all’uomo. Ognuno ha qui un dovere da adempiere; ognuno ha qui una forza da controllare. Eppure siamo Uno con l’Anima del nostro ciclo. Eppure anche Noi stiamo cercando una meta. Molto lontano dal pensiero dell’uomo, l’infinito si estende in un Uno più grande del Tutto. Là, in un tempo che è anche un non tempo, dobbiamo Tutti diventare UNO in un Uno più grande del Tutto. Tempo e spazio si stanno muovendo in cerchi. Impara la loro Legge ed anche tu sarai libero. Sì, dovrai essere libero per muoverti attraverso i cicli, superare i guardiani che dimorano sulla porta”. Poi mi parlò Egli del Nove dicendo: “Epoche dopo epoche sono esistito, non conoscendo la Vita, e non gustando la Morte. Perché sappi, oh uomo, lontano nel futuro, vita e morte saranno uno con il Tutto. Ognuna così perfetta equilibrando l’altra, che nessuna delle due esisterà nell’Unità del Tutto. Negli uomini di questo ciclo la forza è emergente, ma la vita nella sua crescita diventa uno con il Tutto. Qui mi manifesto in questo vostro ciclo, eppure sono là, nel vostro futuro del tempo. Eppure per me il tempo non esiste, perché nel mio mondo il tempo non esiste, perché Noi siamo senza forma. Noi non abbiamo la vita eppure abbiamo l’esistenza, più piena e più grande e più libera di te. L’uomo è una fiamma legata ad una montagna, ma Noi nel nostro ciclo saremo sempre liberi. Sappi, oh uomo, che quando progredirai nei cicli che si prolungano sopra, la vita stessa passerà all’Oscurità e rimarrà soltanto l’essenza dell’Anima”. Poi mi parlò il Signore dell’Otto dicendo: “Tutto quello che sai è solo una minima parte. Non hai ancora toccato il Grande. Lontano dallo spazio dove la Luce regna suprema, io venni alla Luce. Fui formato, ma non come sei formato tu. Corpo di Luce era la mia forma senza forma. Non conoscevo la Vita e non conoscevo la Morte, eppure sono maestro di tutto quello che esiste. Cerca di trovare il sentiero attraverso le barriere. Viaggia sulla via che conduce alla Luce”. Ancora mi parlò il Nove dicendo: “Cerca di trovare il sentiero all’aldilà. Non è impossibile giungere ad una coscienza superiore. Perché quando Due sono diventati Uno ed Uno è diventato il Tutto, sappi che la barriera si è sollevata, e sei reso libero dalla strada. Cresci dalla forma al senza forma. Potrai essere libero dalla strada”. Quindi attraverso le ere ascoltai, imparando la via al Tutto. Ora io innalzo il mio pensiero al Tutto. Ascolta ed odi quando chiama. “Oh Luce, tutto pervadente, Uno con Tutto e Tutto con Uno, fluisci in me attraverso il canale. Entra così che io possa essere libero. Rendimi Uno con l’Anima Unitaria, splendendo nell’Oscurità della notte. Rendimi libero dallo spazio tempo, libero dal Velo della notte. Io, un Figlio della Luce, comando: sia Libero dall’Oscurità”. Sono senza forma per l’Anima Luce, senza forma eppure splendente di Luce. So che i legami dell’Oscurità devono essere infranti e cadere davanti alla Luce. Ora offro questa saggezza. Potresti essere libero, oh uomo, vivendo nella Luce e nella luminosità. Non distogliere il tuo sguardo dalla Luce. La tua anima dimora nei reami della luminosità. Sei un Figlio della Luce. Volgi i tuoi pensieri interiormente, non all’esterno. Cerca la tua Anima di Luce all’interno. Sappi che tu sei il Maestro. Qualsiasi cosa proviene dall’intimo. Accresci i regni della luminosità. Volgi sempre il tuo pensiero alla Luce. Sappi essere uno con il Cosmo, una fiamma ed un Figlio della Luce. Ora ti do un avvertimento: non lasciare che il tuo pensiero ti distolga. Sappi che la luminosità fluisce nel tuo corpo eternamente. Non volgerti verso la Luminosità Oscura, proveniente dai Fratelli del Nero. Tieni sempre lo sguardo rivolto in alto e la tua anima in sintonia con la Luce. Ricevi questa saggezza e seguila. Ascolta la mia Voce ed obbedisci. Segui il percorso verso la luminosità, e sarai Uno con il cammino.


Tavola 8
A te, oh uomo, ho dato la mia conoscenza. A te ho dato la Luce. Ora ascolta e ricevi la mia saggezza portata dai piani dello spazio superiore ed ancora oltre. Non sono come l’uomo perché mi sono reso libero da dimensioni e piani. In ciascun piano assumo un corpo nuovo. In ciascun piano cambio la mia forma. Adesso so che il senza forma è tutto quanto è la forma. Grande è la saggezza dei Sette. Potenti sono Loro dall’aldilà. Loro si manifestano attraverso il proprio potere, riversato dalla forza dall’aldilà. Ascolta queste parole di saggezza. Ascolta e falle tue. Trovale nel senza forma. Trova la chiave all’aldilà. É mistero la conoscenza nascosta. Conosci e svelerai. Trova la saggezza profondamente nascosta e sii maestro di Oscurità e di Luce. Profondi sono i misteri intorno a te, nascosti i segreti dei tempi antichi. Cerca con le Chiavi della mia Saggezza. Certamente troverai la via. L’accesso al potere è segreto, ma chi lo raggiunge lo riceverà. Guarda la Luce, oh fratello mio! Apri e riceverai. Inoltrati nella valle dell’Oscurità. Vinci l’Abitante della notte. Tieni sempre lo sguardo verso il Piano-Luce, e sarai Uno con la Luce. L’uomo si trova nel processo di cambiare in forme che non appartengono a questo mondo. Cresce nel tempo verso il senza forma, un piano del ciclo superiore. Sappi che dovrai diventare senza forma prima di poter essere uno con la Luce. Ascolta, oh uomo, la mia voce che ti parla dei percorsi verso la Luce, indicandoti la via alla realizzazione, quando sarai Uno con la Luce. Cerca i misteri del cuore della Terra. Impara la Legge che esiste mantenendo le stelle nel loro equilibrio con la forza del vapore primordiale. Cerca la fiamma della Vita della Terra. Riempiti con lo splendore della sua fiamma. Segui il percorso triangolato finché anche tu sarai una fiamma. Parla con parole senza voce a chi abita al di sotto. Entra nel Tempio Blu ed immergiti nel fuoco di tutta la vita. Sappi, oh uomo, che sei complesso, un essere di terra e di fuoco. Lascia che la tua fiamma splenda fulgidamente, che tu sia solo fuoco. La saggezza è nascosta nell’Oscurità. Quando sarai illuminato dalla fiamma dell’Anima, troverai la saggezza e sarai un Nato-Luce, un Sole della Luce senza forma. Cerca sempre più saggezza. Trovala nel cuore della fiamma. Sappi che solo lottando la Luce può riversarsi nella tua mente. Ora ho parlato con saggezza. Ascolta la mia Voce ed obbedisci. Strappa i Veli dell’Oscurità. Splendi, Luce, sulla Via. Parlo dell’Antica Atlantide, parlo dei giorni del Regno delle Ombre, parlo dell’avvento dei figli delle ombre. Furono chiamati fuori delle profondità dalla saggezza degli uomini della Terra allo scopo di conquistare grande potere. In un lontano passato, prima dell’esistenza di Atlantide, là c’erano uomini che ricercavano nell’Oscurità, usando la magia nera ed evocando esseri dalle profondità sotto di noi. Così essi entrarono in questo ciclo. Erano, senza forma, appartenenti ad un’altra vibrazione, vivendo non visti dai figli degli uomini della Terra. Solo attraverso il sangue sarebbero potuti essere formati. Solo tramite l’uomo avrebbero potuto vivere nel mondo. Nelle epoche passate furono vinti dai Maestri, ricacciati giù nel luogo da dove provenivano. Ma ce ne furono alcuni che rimasero, nascosti in luoghi e livelli sconosciuti all’uomo. Vivevano ad Atlantide come ombre, ma a volte comparivano tra gli uomini. Sì, quando si offriva il sangue, venivano per dimorare tra gli uomini. Sotto sembianze umane si diffusero tra noi, ma solo a prima vista erano come gli uomini. Avevano la testa di serpente, se si eliminava l’incantesimo, ma erano visibili all’uomo in sembianze umane. S’insinuavano nelle Assemblee, assumendo forme simili all’uomo, trucidando con le loro arti i capi dei regni, assumendone le sembianze e regnando sugli uomini. Potevano essere scoperti solamente per mezzo della magia. Solo per mezzo del suono i loro volti potevano essere visti. Dal regno delle tenebre cercavano di distruggere l’uomo e governare al suo posto Ma, sappiate, i Maestri erano potenti in magie, capaci di sollevare il Velo dal volto del serpente, capaci di ricacciarlo da dove era venuto. Vennero all’uomo e gli insegnarono il segreto, il Verbo che solo un uomo poteva pronunciare. Rapidi allora sollevarono il Velo dal serpente e lo cacciarono dalla terra degli uomini. Eppure, attenzione, il serpente vive ancora in un posto che a volte è accessibile al mondo. Non visti camminano tra voi in luoghi dove si compiono i riti. Di nuovo, in futuro riprenderanno sembianze umane. Possono essere chiamati dal Maestro che conosce il bianco od il nero, ma solo il Maestro bianco riesce a controllarli e li può legare mentre sono incarnati. Non cercare il regno delle ombre perché certamente il male apparirà. Solo il Maestro di luminosità conquisterà l’ombra della paura. Sappi, oh fratello mio, che la paura è un ostacolo enorme. Sii maestro di tutto ciò che è Luce, e l’ombra sparirà presto. Ascolta e segui la mia saggezza, la voce della Luce è chiara. Non cercare la valle dell’ombra e solo la Luce apparirà. Ascolta, oh uomo, la mia profonda saggezza. Parlo della conoscenza nascosta all’uomo. Sono stato lontano nel mio viaggio attraverso lo Spazio-Tempo, sino alla fine dello spazio di questo ciclo. Lì ho trovato la Grande Barriera, resistente all’uomo che tenta di uscire da questo ciclo. Sempre attenti i Bracchi della Barriera, sono in attesa di chi tenterà di passare. In quello spazio dove il tempo non esiste, vagamente sentii i guardiani dei cicli. Si muovono solo attraverso gli angoli. Non sono liberi di muoversi nelle dimensioni curve. Strani e terribili sono i Bracchi della Barriera. Inseguono la coscienza sino ai limiti dello spazio. Non pensare di fuggire rientrando nel tuo corpo, perché loro veloci inseguono l’Anima attraverso gli angoli. Solo il cerchio può darti protezione e salvarti dagli artigli dell’Abitante degli Angoli. Una volta, in un tempo passato, mi sono avvicinato alla grande Barriera, ed ho visto ai confini dove il tempo non esiste le figure senza forma dei Bracchi della Barriera. Sì, li ho trovati nascosti nella foschia oltre il tempo; e loro, fiutandomi in lontananza, si sono drizzati ed hanno ululato il segnale d’allarme che si può sentire di ciclo in ciclo e si sono mossi attraverso lo spazio, verso la mia Anima. Prontamente sono fuggito davanti a loro, tornando dall’inconcepibile limite del tempo. Ma dopo mi inseguirono sempre, muovendosi in strani angoli non conosciuti all’uomo. Sì, al grigio confine del limite dello Spazio-Tempo, ho trovato i Bracchi della Barriera, infuriati per l’Anima che tenta l’aldilà. Fuggii attraverso i cerchi tornando nel mio corpo. Fuggii, e veloci m’inseguirono. Sì, i predatori mi inseguirono, cercando attraverso gli angoli di divorare la mia Anima. Sì, sappi oh uomo, che l’Anima che tenta di passare la Barriera può cadere in schiavitù dei Bracchi dal di là del tempo, trattenuta finché questo ciclo sarà tutto completato e rilasciata solo quando la Coscienza se ne va. Sono rientrato nel mio corpo. Ho creato i cerchi che non contengono angoli, ho creato la forma che ebbe origine dalla mia forma. Ho posto il mio corpo in un cerchio perdendo gli inseguitori nei cerchi del tempo. Ma, anche allora, quando sono libero dal mio corpo, devo sempre essere cauto a non muovermi attraverso angoli, altrimenti la mia anima non potrebbe mai essere libera. Sappi che i Bracchi della Barriera si muovono sempre per angoli e mai nelle curve dello spazio. Solo muovendoti per curve puoi sfuggire loro, perché negli angoli t’inseguiranno. Oh uomo ascolta il mio avvertimento: non cercare d’infrangere l’accesso all’aldilà. Sono pochi quelli che riescono ad oltrepassare la Barriera verso la grande Luce che splende al di là, perché sappi che sempre i Guardiani cercano simili Anime da trattenere in loro schiavitù. Ascolta, oh uomo, e presta attenzione al mio avvertimento; cerca di non spostarti mai in angoli ma solo in curve. Se quando sei libero dal tuo corpo senti chiaramente un suono simile ad un latrato chiaro e sonoro di un Bracco ed un richiamo dal tuo corpo, torna verso di esso in cerchi, non penetrare prima la foschia. Quando sei entrato nel corpo in cui dimori, usa la croce ed il cerchio uniti. Apri la bocca ed usa la tua Voce. Pronuncia il Verbo e sarai libero. Solo chi ha il massimo della Luce può sperare di oltrepassare i Guardiani della via. E poi deve spostarsi attraverso strane curve ed angoli formati in direzioni sconosciute all’uomo. Ascolta, oh uomo, e stai attento al mio avvertimento: nel percorso non tentare di oltrepassare i Guardiani della via. Piuttosto dovresti cercare di ottenere la tua Luce e prepararti a superare il passaggio sulla via. La Luce è il tuo fine ultimo, oh fratello mio. Cerca e trova sempre la Luce nel tuo cammino.




Tavola 9
Ascolta, oh uomo, senti la mia voce che ti insegna la Saggezza e la Luce in questo ciclo, t’insegna come allontanare l’Oscurità, t’insegna come portare la Luce nella tua vita. Cerca, oh uomo, di trovare il grande percorso che conduce alla Vita eterna come un Sole. Allontanati dal velo dell’Oscurità. Cerca di diventare una Luce nel mondo. Fai di te stesso un recipiente di Luce, un focus per il Sole di questo spazio. Alza gli occhi al Cosmo. Alza gli occhi alla Luce. Parla con le parole dell’Abitante, con il canto che richiama la Luce. Canta la canzone della libertà. Canta la canzone dell’Anima. Crea l’alta vibrazione che ti renderà Uno con il Tutto. Fondi tutto te stesso con il Cosmo. Cresci nell’Uno con la Luce. Sii un canale dell’ordine, un percorso della Legge al mondo. La tua Luce, oh uomo, è la grande Luce, risplendente attraverso l’ombra della carne. Devi rialzarti libero dall’Oscurità, prima che tu sia Uno con la Luce. Ombre d’Oscurità ti circondano. La Vita ti colma con il suo flusso. Ma sappi, oh uomo, devi sollevarti, ed andare lontano dal tuo corpo verso i piani che ti circondano, eppure sono Uno con te. Guarda intorno a te, oh uomo. Guarda la tua Luce riflessa. Sì, la tua Luce si diffonde anche attraverso il velo dell’Oscurità intorno a te. Cerca sempre la saggezza. Non lasciare che il tuo corpo ti tradisca. Serbalo sul sentiero dell’onda di Luce. Illumina la via oscurata. Sappi che la saggezza è durevole, esistente da prima che iniziasse il Tutto-Anima, creatore dell’armonia dal Caos per la Legge che esiste sulla Via. Ascolta, oh uomo, la lezione della saggezza. Ascolta la voce che parla del passato. Sì, ti parlo della conoscenza dimenticata, ti parlo della saggezza nascosta nel passato, persa nella foschia dell’oscurità attorno a me. Sappi, oh uomo, che tu sei l’estremo di tutte le cose. La conoscenza di questo è dimenticata, persa quando l’uomo fu messo in schiavitù, schiavo ed incatenato con le catene dell’Oscurità. Tanto, tanto tempo fa, mi spogliai del corpo. Vagai libero nella vastità dell’etere, girai intorno agli angoli che tengono in schiavitù l’uomo. Sappi, oh uomo, che sei solo uno spirito. Il corpo non è nulla. L’Anima è Tutto. Non lasciare che il tuo corpo sia una catena. Liberati dall’Oscurità e viaggia nella Luce. Liberati del corpo, oh uomo, e sarai libero. Sei realmente una Luce che è Uno con la Luce. Quando sarai libero dalle catene dell’Oscurità e viaggerai nello spazio come un Sole della Luce, saprai che lo spazio non è sconfinato, ma veramente vincolato da angoli e curve. Sappi, oh uomo, che tutto ciò che esiste è solo un aspetto delle più grandi cose ancora a venire. L’argomento è fluido e si sparge come una corrente, costantemente da una cosa ad un’altra. Attraverso le ere è esistita la conoscenza; non è mai cambiata, anche se nascosta nell’Oscurità; non si è mai perduta, anche se dimenticata dall’uomo. Sappi che da un capo all’altro dello spazio che abiti, ce ne sono altri così grandi come il tuo, interconnessi tramite il cuore della tua materia, eppure separati nel loro proprio spazio. Una volta, in un tempo a lungo dimenticato, io, Thoth, aprii l’accesso e penetrai in altri spazi imparando i segreti nascosti. Profondi nell’essenza della materia ci sono molti segreti nascosti. Nove sono le dimensioni interconnesse, e Nove sono i cicli dello spazio. Nove sono le espansioni della coscienza, e Nove sono i mondi dentro i mondi. Sì, Nove sono i Signori ed i Cicli che provengono da sopra e da sotto. Lo spazio è pieno di quelli nascosti, perché lo spazio è diviso dal tempo. Cerca la chiave allo Spazio-Tempo, ed aprirai l’accesso. Sappi che da un capo all’altro dello Spazio-Tempo la coscienza esiste veramente. Sebbene sia nascosta alla nostra conoscenza, eppure esiste per sempre. La chiave ai mondi dentro di te si trova solo nell’intimo, perché l’uomo è la porta del mistero e la chiave è l’Uno nell’Uno. Cerca all’interno del cerchio. Usa il Verbo che ti darò. Apri la porta dentro di te, e certamente anche tu vivrai. Uomo, tu pensi di vivere, ma sappi che la vita è dentro la morte, perché sicuramente finché sei legato al tuo corpo, per te la vita non esiste. Soltanto l’Anima è libera dallo spazio, ha vita che è realmente vita. Tutto il resto è solo una schiavitù, una catena da cui liberarsi. Non pensare che l’uomo sia nato dalla Terra, anche se può essere venuto dalla Terra. L’uomo è uno spirito nato dalla Luce. Ma, senza il sapere, egli non potrà mai essere libero. L’Oscurità circonda il Nato-Luce, l’Oscurità incatena l’Anima. Solo chi sta cercando può sperare di essere libero. Stanno cadendo le ombre intorno a te. L’Oscurità riempie tutto lo spazio. Splendi, oh Luce dell’anima umana. Riempi l’Oscurità dello spazio. Sei il Sole della Grande Luce. Ricorda e sarai libero. Non rimanere nelle ombre. Sorgi dall’Oscurità della notte. Lascia che la tua Anima sia Luce, oh Nato dal Sole, colmata con la gloria della Luce, liberata dalle catendell’Oscurità, Anima che è Uno con la Luce. Sei la chiave a tutta l saggezza. Dentro di te c’è tutto il tempo e lo spazio. Non vivere schiavo dell’Oscurità. Libera la tua forma Luce dalla notte. “Grande Luce che riempi tutto il Cosmo, fluisci pienamente all’uomo. Fai del tuo corpo una fiaccola di Luce che, fra gli uomini, non si estingua mai”. A lungo, nel passato, ho cercato la saggezza, la conoscenza ignota all’uomo. Lontano, nel passato, ho viaggiato nello spazio dove è iniziato il tempo. Ho cercato sempre nuova conoscenza da aggiungere alla saggezza che già avevo. Eppure ho scoperto che solo il futuro possedeva la chiave alla saggezza che cercavo. Ho viaggiato giù verso le Sale di Amenti, per cercare la conoscenza superiore. Ho chiesto ai Signori dei Cicli la via alla saggezza che cercavo. Ho posto ai Signori questa domanda: “Dov’è la fonte di TUTTO?” Ha risposto, in toni che erano forti, la voce del Signore del Nove: “Libera la tua Anima dal corpo ed avanza con me nella Luce”. Andai oltre il mio corpo, una fiamma splendente nella notte. Rimasi davanti ai Signori, bagnato dal fuoco della Vita. Fui preso poi da una forza, grande di là dalla conoscenza dell’uomo. Fui portato nell’Abisso attraverso gli spazi sconosciuti all’uomo. Vidi plasmare l’Ordine dal Caos e gli angoli della notte. Vidi la Luce sorgere dall’Ordine e ne sentii la voce. Vidi la fiamma dell’Abisso, plasmare l’Ordine e la Luce. Vidi l’Ordine sorgere dal Caos. Vidi la Luce dare la Vita. Poi sentii una voce: “Ascolta e comprendi. La Fiamma è la Sorgente di tutte le cose, contenente in potenza tutte le cose. L’Ordine che crea la Luce è il Verbo e dal Verbo viene la Vita e l’esistenza di tutto”. Ancora parlò la voce dicendo: “La Vita in te è Verbo. Scopri la Vita in te ed avrai i poteri per usare il Verbo”. Guardai a lungo la fiamma di Luce, che si riversava dall’Essenza del Fuoco, comprendendo che la Vita non è che Ordine e che l’uomo è uno con il fuoco.  Ritornai al mio corpo. Rimasi ancora con il Nove, ascoltai la voce dei Cicli, che vibranti di potere parlarono: “Sappi, oh Thoth, che la Vita non è che il Verbo del Fuoco. La forza della Vita che stai cercando è il Verbo, come un fuoco nel Mondo. Cerca la via del Verbo ed i poteri saranno certamente tuoi”. Allora chiesi al Nove: “Oh Signore, indicami la via. Dammi la via alla saggezza. Indicami la via al Verbo”. Allora mi rispose il Signore del Nove: “Con l’Ordine troverai la via. Non vedi che il Verbo venne dal Caos? Non vedi che la Luce venne dal Fuoco? Cerca il disordine nella tua vita. Equilibra ed ordina la tua vita. Reprimi tutto il Caos delle emozioni e nella Vita avrai l’ordine. L’Ordine attratto dal Caos ti porterà al Verbo della Sorgente, ti darà il potere dei Cicli, e creerà nella tua Anima una forza che liberamente si estenderà attraverso le ere, un Sole perfetto dalla Sorgente”. Ascoltai la voce e le parole discesero profondamente nel mio cuore, perché avevo sempre cercato l’ordine che avrei estratto dal Verbo. Sappi che chi lo raggiunge deve sempre essere in Ordine, perché l’uso del Verbo nel disordine non è mai stato né mai potrà essere. Accetta queste parole, oh uomo. Lasciale far parte della tua vita. Cerca di sconfiggere il disordine, e sarai Uno con il Verbo. Sforzati di ottenere la Luce nel cammino della Vita. Cerca di essere Uno con lo Stato del Sole. Cerca di essere unicamente la Luce. Volgi il tuo pensiero all’Unione della Luce con il corpo dell’uomo. Sappi che tutto è Ordine proveniente dal Caos nato nella Luce.


Tavola 10
Ascolta, oh uomo. Ascolta la mia saggezza. Impara i profondi nascosti misteri dello spazio. Impara il Pensiero che crebbe nell’abisso, portando Ordine ed Armonia nello spazio. Sappi, oh uomo, che tutto quello che esiste è solo a causa della Legge. Conosci la Legge e sarai libero, mai più legato dalle catene della notte. Lontano, attraverso insoliti spazi, ho viaggiato nel profondo dell’abisso del tempo, imparando strani ed ancora più strani misteri, finché alla fine tutto mi fu rivelato. Sappi che il mistero è tale perché è conoscenza ignorata all’uomo. Quando avrai approfondito il cuore di tutti i misteri, conoscenza e saggezza certamente saranno tue. Cerca, ed impara che il Tempo è il segreto attraverso il quale puoi essere libero da questo spazio. A lungo io, Thoth, ho cercato la saggezza; sì, e la cercherò fino alla fine dell’eternità perché so che davanti a me si muove sfuggente la meta che cerco di raggiungere. Anche i Signori dei Cicli con tutta la loro saggezza sanno che non hanno ancora raggiunto la meta, perché la Verità aumenta sempre. Una volta, nel passato, ho parlato all’Abitante. Chiesi del mistero del tempo e dello spazio. Gli posi la domanda che mi si presentava sempre, dicendo: “Oh Maestro, cos’è il tempo?” Allora Egli mi parlò, il Maestro: “Sappi, oh Thoth, al principio c’era il Vuoto ed il Nulla: un senza tempo, senza spazio, nulla. E dentro il nulla venne un pensiero, deciso, tutto pervadente, che riempì il Vuoto. Là non esisteva materia, solo forza, un movimento, un vortice o vibrazione del deciso pensiero che riempì il Vuoto”. Interrogai il Maestro, dicendo: “Questo pensiero era eterno?” E l’Abitante mi rispose: “Al principio ci fu pensiero eterno, e perché il pensiero fosse eterno, doveva esistere il tempo. Così nel pensiero tutto pervadente crebbe la Legge del Tempo. Sì, il tempo che esiste in tutto lo spazio propagandosi con un armonioso ritmico movimento, è eternamente in uno stato di solidificazione. Il tempo non cambia, ma tutte le cose cambiano nel tempo. Perché il tempo è la forza che tiene separati gli eventi, ognuno al proprio posto. Il tempo non è in movimento, eppure ti muovi attraverso il tempo come la tua coscienza si muove da un evento all’altro. Sì, da quando esisti, tutto nel tutto, sei Una esistenza eterna. Sappi che anche se nel tempo sarai separato, resterai sempre Uno esistente per sempre”. Si fermò la voce dell’Abitante, e me ne andai a meditare sul tempo, perché sapevo che in quelle parole c’era la saggezza e la via per esplorare i misteri del tempo. Spesso ho ponderato le parole dell’Abitante. Poi ho cercato di risolvere il mistero del tempo. Ho scoperto che il tempo si muove attraverso strani angoli. Eppure solo tramite le curve potevo sperare di ottenere la chiave che mi avrebbe dato l’accesso allo Spazio-Tempo. Scoprii che soltanto muovendomi verso l’alto ed ancora muovendomi a destra avrei potuto essere libero dal tempo con il movimento. Avanzai fuori del corpo, seguendo i movimenti che mi cambiavano nel tempo. Insolite furono le visioni che vidi nei miei viaggi, molti i misteri che mi si schiudevano alla vista. Sì, vidi il principio dell’uomo, imparai dal passato che niente è nuovo. Cerca, oh uomo, d’imparare il percorso che conduce attraverso gli spazi che si sono formati avanti nel tempo. Non dimenticare, oh uomo, in tutta la tua ricerca, che la Luce è la meta che devi perseguire. Cerca sempre la Luce sul tuo cammino e sempre per te la meta esisterà. Non lasciare mai che il tuo cuore si rivolga all’Oscurità. Lascia che la tua Anima sia Luce, un Sole sul cammino. Sappi che nella luminosità eterna devi sempre trovare la tua Anima nascosta nella Luce, mai incatenata dalla schiavitù dell’Oscurità, splendente sempre come un Sole della Luce. Sì, sappi che anche se nascosta nell’Oscurità, la tua Anima, una scintilla della vera fiamma, esiste. Sii Uno con la più grande delle Luci. Trova alla Sorgente il compimento della tua meta. La Luce è vita, perché senza la grande Luce niente può mai esistere. Sappi che in tutta la materia formata esiste sempre il cuore della Luce. Sì, benché vincolata nell’Oscurità, nella materia la Luce esiste sempre. Una volta rimasi nelle Sale di Amenti ed ascoltai la voce dei Signori di Amenti, che parlavano in toni che risuonavano nel silenzio, parole di comando, forti e potenti Cantavano la melodia dei cicli, le parole che aprivano la via all’aldilà. Sì, ho visto la grande, ampia via, ed ho guardato per un istante nell’aldilà. Ho visto i movimenti dei cicli, ampi tanto quanto il pensiero della Sorgente può trasmettere.Poi seppi che anche l’Infinito si muove verso qualche impensabile meta. Vidi che il Cosmo è Ordine e parte di un moto che si estende in tutto lo spazio, una parte di un Ordine di Ordini, costantemente muoventi in un’armonia di spazio. Vidi girare i cicli simili a grandi cerchi attraverso il cielo. Seppi allora, che tutto quello che è stato sta crescendo per incontrare ancora un altro essere, in un lontano raggruppamento di spazio e di tempo. Seppi poi che nelle Parole c’è il potere per aprire i piani nascosti all’uomo. Sì, seppi che anche nelle parole false è nascosta la chiave che aprirà l’alto ed il basso. Adesso ascolta, uomo, ti lascio questa parola. Usala e troverai il potere nel suo suono. Pronuncia la parola: “Zin-Uru” e troverai il potere. Devi anche capire che l’uomo è Luce e la Luce è dell’uomo. Ascolta, oh uomo, ed apprendi il mistero più strano di quanto è falso sotto il Sole. Sappi, oh uomo, che tutto lo spazio è pieno di mondi nei mondi; sì, uno nell’altro eppure separati dalla Legge. Una volta nella mia ricerca della profonda saggezza nascosta, aprii la porta che escludeva Loro all’uomo. Chiamai, da altri piani dell’esistenza, colei che era stata la più luminosa delle figlie degli uomini. Sì, l’ho chiamata da fuori lo spazio a risplendere come una Luce nel mondo degli uomini. Usai il tamburo del Serpente. Indossai abiti di porpora e d’oro. Misi sul capo la corona d’Argento. Feci intorno a me il cerchio di splendente cinabro. Alzai le braccia e gridai l’invocazione che apre il cammino ai piani al di là, gridai ai Signori dei Segni nelle loro case: “Signori dei due orizzonti, custodi delle triple porte, che state Uno a destra ed Uno a sinistra quando la Stella assurge al trono e governa sul suo segno. Sì, tu principe tenebroso di Arulu, apri le porte dell’oscura, nascosta terra e libera colei che tieni imprigionata. Ascoltate, ascoltate, ascoltate Signori tenebrosi e Splendenti, e con i vostri nomi segreti, nomi che conosco e posso pronunciare, ascoltate ed obbeditemi”. Accesi poi con la fiamma, il mio cerchio e La chiamai dai piani dimensionali di là. “Figlia della Luce ritorna da Arulu. Sette volte e sette volte passai attraverso il fuoco. Non ho mangiato cibo. Non ho bevuto acqua. Ti chiamo da Arulu, dal regno di Ekershegal. Ti convoco Signora della Luce”. Allora davanti a me sorsero le tenebrose figure: sì, le figure dei Signori di Arulu. Si separarono davanti a me e venne avanti la Signora della Luce. Era libera dai Signori della notte, libera di vivere nella Luce del Sole della Terra, libera di vivere come una Figlia della Luce.  Ascoltate e comprendete, oh figli miei. La Magia è conoscenza ed è solo Legge. Non siate impauriti del potere che è in voi, perché segue la Legge come le stelle nel cielo. Sappiate che, per chi è senza conoscenza, la saggezza è magia e non Legge. Ma sappiate che sempre, con la conoscenza, potete arrivare più vicini ad un luogo nel Sole. Ascoltate, figli miei, e seguite il mio insegnamento. Siate sempre ricercatori di Luce. Splendete nel mondo degli uomini intorno a voi, come una Luce sul cammino che splenderà tra gli uomini. Seguite ed imparate la mia magia. Sappiate che tutta la forza è vostra, se volete. Non temete il cammino che vi conduce alla conoscenza, piuttosto vi eviterà la via oscura. La Luce è tua, oh uomo, affinché tu la prenda. Getta le catene e sarai libero.Sappi che la tua Anima sta vivendo in schiavitù, incatenata dalla paura che ti tiene in sudditanza. Apri gli occhi e guarda la grande Luce del Sole. Non aver paura, tutto è tuo. La paura proviene dal Signore della tenebrosa Arulu, per chi non ha mai affrontato l’oscurità. Sì, sappi che la paura è creata da chi n’è vincolato. Slegate i vostri vincoli, oh figli, e camminate nella Luce del glorioso giorno. Non volgete mai i vostri pensieri all’Oscurità e sicuramente sarete Uno con la Luce. L’uomo è solo quello che crede di essere, un fratello dell’Oscurità od un Figlio della Luce. Venite alla Luce, figli miei. Camminate sulla via che conduce verso il Sole. Ora ascolta e segui la mia saggezza. Usa la parola che ti ho dato. Usala e certamente troverai potere saggezza e Luce per camminare sulla via. Cerca e trova la chiave che ti ho dato e sarai sempre un Figlio della Luce.


Tavola 11
Ascoltate e comprendete, oh Figli di Khem, le parole che vi dico vi condurranno alla Luce. Sappiate, oh uomini, che conobbi i vostri padri, sì, i vostri padri di tanto tempo fa. Sono stato immortale nei secoli, vivendo tra voi da quando ebbe inizio la conoscenza. Mi sono sempre sforzato per portarvi in alto, verso la Luce della Grande Anima, e condurvi fuori dall’Oscurità della notte. Sappiate, oh popoli fra i quali ho camminato, che io, Thoth, ho tutta la conoscenza e tutta la saggezza conosciuta dall’uomo sin dai giorni antichi. Sono stato custode dei segreti della grande stirpe, detentrice della chiave che conduce alla vita. Sono stato apportatore per voi, oh figli miei, perfino dall’Oscurità dell’Antico dei Giorni. Ora ascoltate le parole della mia saggezza. Udite ora il messaggio che vi porto. Ascoltate ora le parole che vi do, e vi eleverete dall’Oscurità alla Luce. Lontano nel passato, quando la prima volta venni a voi, vi trovai nelle caverne di roccia. Con il mio potere e la mia saggezza vi ho elevato, finché non brillaste come uomini fra gli uomini. Sì, vi ho trovato senza alcuna conoscenza. Di solo poco vi eravate resi diversi dalle bestie. Sempre ho soffiato sulla scintilla della vostra coscienza, finché alla fine vi infiammaste come uomini. Ora vi parlerò della conoscenza antica che va oltre il pensiero della vostra stirpe. Sappiate che noi della Grande Stirpe avevamo ed abbiamo ancora una conoscenza maggiore di quella dell’uomo. Abbiamo raggiunto la saggezza delle stirpi dei nati-stella, saggezza e conoscenza ben oltre quelle umane. Giù da noi sono discesi maestri di saggezza tanto lontani da noi quanto io lo sono da voi. Ora ascoltate mentre vi do la mia saggezza. Usatela e sarete liberi. Sappiate che nella piramide che ho costruito si trovano le Chiavi che vi indicheranno la Via alla vita. Sì, ho tracciato una linea dalla grande immagine che ho costruito all’apice della piramide, costruita come un accesso. Tracciatene un’altra opposta con lo stesso angolo e direzione. Scavate e troverete quello che vi ho nascosto. Là troverete l’entrata sotterranea ai segreti nascosti prima che voi foste uomini. Vi racconto ora i misteri dei cicli che si spostano con movimenti che sono insoliti all’essere limitato, perché sono infiniti oltre la conoscenza dell’uomo. Sappiate che ci sono nove cicli: sì, nove sopra e quattordici sotto, che si muovono in armonia verso il luogo di unione che esisterà nel futuro del tempo. Sappiate che i Signori dei Cicli sono unità di coscienza mandate da altri per unificare Questo con il Tutto. Loro sono i più alti di tutti i Cicli, operando in armonia con la Legge. Loro sanno che nel tempo tutto sarà perfetto, non essendoci nessun sopra e nessun sotto, ma tutto Uno in un Infinito perfetto, un’armonia di tutto nell’Unione di Tutto. In profondità sotto la superficie della Terra, nelle Sale di Amenti, sono seduti i Sette, i Signori dei Cicli, sì, ed un altro, il Signore del Sotto. Eppure sappiate che nell’Infinito non esiste né sopra né sotto. Ma sempre c’è e sempre ci sarà Unione di Tutto, quando il tutto sarà completo. Spesso sono stato davanti ai Signori di Tutto. Spesso ho bevuto alla fonte della loro saggezza e colmato sia il corpo che l’Anima con la loro Luce. Mi hanno parlato e detto dei cicli e della Legge che offre loro i mezzi per esistere. Sì, mi ha parlato il Signore del Nove dicendo: “Oh Thoth, sei grande tra i figli della Terra, ma esistono misteri che tu ancora non conosci. Sai che sei venuto da uno Spazio-Tempo sotto di questo e sai che viaggerai verso lo Spazio-Tempo al di là. Ma sai poco dei misteri contenuti in questi, sai poco della saggezza al di là. Sappi che, nell’insieme di questa coscienza, sei solo una cellula nel processo di crescita. La coscienza sotto di te si espande sempre in modi diversi da quelli a te conosciuti. Sì, anche nello Spazio-Tempo sotto di te, la coscienza è sempre crescente in modi che sono diversi da quelli che facevano parte delle tue stesse vie. Perché sappi che cresce come risultato della tua crescita, ma non nello stesso modo nel quale sei cresciuto tu. La crescita che hai avuto e che adesso possiedi, ha portato in essere una causa ed un effetto. Nessuna coscienza segue il sentiero delle precedenti, altrimenti tutto sarebbe una inutile ripetizione. Ogni coscienza del ciclo esiste in seguito al suo percorso verso la meta finale. Ognuna gioca il suo ruolo nel Piano dei Cosmi. Ognuna gioca il suo ruolo nella fine ultima. Più lontano è il ciclo, maggiore la sua conoscenza e capacità di armonizzare la Legge del tutto. Sappi che, nei cicli sotto di noi, stanno operando i ruoli minori della Legge, mentre noi del ciclo che si estende da qui all’Infinito ci sforziamo di costruire la Legge più grande. Ognuno ha un suo ruolo da giocare nei cicli. Ognuno ha il suo compito da eseguire a modo suo. Il ciclo sotto di te non è inferiore, ma è solo formato per una necessità che esiste, perché sappi che la fonte della saggezza che emette i cicli è eternamente alla ricerca di nuovi poteri da raggiungere. Sappi che la conoscenza si raggiunge solo con la pratica, e la saggezza si crea solo con la conoscenza, ed in questo modo i cicli sono creati dalla Legge. Sono strumenti per la conquista della conoscenza, perché il Piano della Legge è la Fonte di Tutto. Il ciclo sotto non è realmente in basso, ma è solo differente nello spazio e nel tempo. La Coscienza là sta operando, e prova meno cose di quelle che fai tu. E sappi che proprio come tu stai operando al meglio, così sopra ci sono quelli che stanno operando come te con altre Leggi. La differenza che esiste tra i cicli è solo nell’abilità di operare con la Legge. Noi, che siamo stati nei cicli oltre a te, siamo coloro che per primi avanzammo dalla Sorgente e, nel passaggio attraverso lo Spazio-Tempo, abbiamo acquisito l’abilità di usare le Leggi del Più Grande, che sono lontane dalla concezione dell’uomo. Là non c’è niente che realmente è sotto di te, ma solo una diversa attività della Legge. Guarda sopra e guarda sotto, troverai lo stesso, perché tutto è parte dell’Unione che si trova alla Sorgente della Legge. La coscienza inferiore è una tua stessa parte, come lo siamo noi. Tu da bambino non avevi la conoscenza che è venuta dopo, quando sei diventato uomo. Paragona i cicli all’uomo nel suo viaggio dalla nascita alla morte, e vedi nel ciclo inferiore il bambino con la conoscenza che aveva; guarda te stesso come un bambino diventato più grande che si arricchisce in conoscenza al passare del tempo. Guarda Noi, il bambino cresciuto in maturità con la conoscenza e la saggezza che aumenta con gli anni. Così, oh Thoth, sono i cicli di coscienza, figli in diverse fasi di crescita, eppure provenienti tutti da un’unica Fonte, la Saggezza, e tutti che torneranno nuovamente alla Saggezza”. Egli poi smise di parlare, e rimase in quel silenzio che venne ai Signori. Poi mi parlò di nuovo, dicendo: “Oh Thoth siamo rimasti a lungo ad Amenti, sorvegliando la fiamma della vita nelle Sale. Sappi, siamo ancora parte dei nostri Cicli con la nostra Visione che si estende fino ad essi ed oltre. Sì, sappiamo che fra tutte le cose nulla importa, eccetto la crescita che possiamo raggiungere per la nostra Anima. Sappiamo che la carne è temporanea. Le cose che sono più importanti per gli uomini, per noi non sono nulla. Le cose che cerchiamo non appartengono al corpo, ma sono solo lo stato perfetto dell’Anima. Quando tu, come gli uomini, imparerai che nulla oltre il progresso dell’Anima può contare alla fine, allora sarai veramente libero da tutte le schiavitù, libero di operare nell’armonia della Legge. Sappi, oh uomo, devi raggiungere la perfezione, perché solo così puoi raggiungere la meta. Anche se saprai che nulla è perfetto, deve essere la tua aspirazione e la tua meta”. La voce del Nove nuovamente si fermò, e le parole discesero nella mia coscienza. Adesso cerco sempre più saggezza per perfezionarmi nella Legge con il Tutto. Presto andrò giù alle Sale di Amenti a vivere sotto il freddo Fiore della Vita. Voi, ai quali ho insegnato, non mi rivedrete mai più. Eppure io vivrò per sempre nella saggezza che ho insegnato. Tutto quello che l’uomo è, è per la sua saggezza. Tutto quello che sarà, sarà il risultato del suo scopo. Ascolta ora la mia voce e diventa più grande dell’uomo comune. Alza gli occhi in alto, lascia che la Luce riempia il tuo essere, sii sempre un Figlio della Luce. Solo con fatica potrai elevarti al piano dove la Luce è il Tutto del Tutto. Sii un maestro di tutto quello che ti circonda. Non essere mai sottomesso agli effetti della tua vita. Crea dunque cause sempre più perfette e con il tempo sarai un Sole della Luce. Sia libera la tua Anima di elevarsi sempre in alto, sia libera dalla schiavitù e dalle catene della notte. Alza i tuoi occhi al Sole nel cielo. Per te lascia che sia il simbolo della vita. Sappi che sei la Grande Luce, perfetto nella tua stessa sfera, quando sarai libero. Non guardare mai l’Oscurità. Alza gli occhi allo spazio al di sopra. Lascia che la tua Luce risplenda libera in alto e sarai un Figlio della Luce.



Tavola 12
Ascolta oh uomo, le parole della mia saggezza, ascolta la voce di Thoth, l’Atlantideo. Ho conquistato la Legge dello Spazio-Tempo. Ho raggiunto la conoscenza del futuro del tempo. So che l’uomo nel suo movimento attraverso lo Spazio-Tempo sarà sempre Uno con il Tutto. Sappi, oh uomo, che ogni cosa del futuro è un libro aperto che si può leggere. Come ogni effetto farà progredire la sua causa, così tutti gli effetti si origineranno dalla causa prima. Sappi che il futuro non è fisso o stabile, ma varia così come varia la causa che produce un effetto. Osserva nella causa che porterai ad effetto, e sicuramente ne vedrai tutto il suo fine Nel gran principio crebbe la Causa Prima che mise in essere tutto ciò che esiste. Tu, tu stesso, sei l’effetto della causalità ed a turno sarai ancora la causa di altri effetti. Così, oh uomo, sii certo che gli effetti che determini saranno sempre cause di effetti sempre più perfetti. Sappi che il futuro non è mai fisso, ma segue il libero arbitrio dell’uomo quando si muove attraverso i movimenti dello Spazio-Tempo, verso la meta dove inizia un nuovo tempo L’uomo può solo leggere il futuro per le cause che producono effetti. Cerca dentro la causa e sicuramente troverai l’effetto . Ascolta, oh uomo, mentre ti parlo del futuro, ti parlo dell’effetto che segue la causa. Sappi che l’uomo nel suo viaggio a difesa della Luce cerca sempre di sfuggire alla notte che lo circonda come le ombre circondano le stelle nel cielo e, come le stelle nel cielo infinito, anche lui brillerà attraverso le ombre della notte. Il suo destino lo farà progredire sempre, finché sarà Uno con la Luce. Sì, anche quando la sua via si troverà in mezzo alle ombre, sempre davanti a sé arderà la Grande Luce. Per quanto sarà scura la via, vincerà le ombre che gli scorrono attorno come la notte. Lontano nel futuro, vedo l’uomo nato nella Luce, libero dall’Oscurità che gli incatena l’Anima, vivente senza che i vincoli dell’Oscurità coprano la Luce, che è Luce della sua Anima. Sappi, oh uomo, che prima che tu la raggiunga, molte ombre oscure cadranno sulla tua Luce, lottando per reprimere con le ombre della tenebra la Luce dell’Anima che combatte per essere libera. Grande è la lotta tra la Luce e l’Oscurità, antica e mai nuova. Eppure, già conosciuta un tempo, lontano nel futuro, la Luce sarà Tutto e l’Oscurità cadrà. Ascolta, oh uomo, le mie parole di saggezza. Preparati e la tua Luce non sarà legata. L’uomo si è alzato, e l’uomo è caduto come sempre, onde di coscienza fluiscono dal grande abisso sotto di noi verso il Sole della loro meta. Voi, figli miei, vi siete elevati da uno stato che era appena più alto delle bestie, finché siete divenuti superiori a tutti gli uomini. Eppure prima c’erano altri più grandi. Ed ancora vi dico che prima di voi altri sono caduti, e che verrà anche la vostra fine. E sulla terra, dove ora dimori, i barbari dimoreranno, ed a turno vi eleverete verso la Luce. L’antica saggezza sarà dimenticata, ma per sempre vivrà nascosta agli uomini. Sì, nella terra che chiami Khem, le razze si eleveranno e cadranno. Tu sarai dimenticato dai figli degli uomini. Eppure ti sposterai in uno spazio stellare oltre a questo, lasciandoti dietro questo posto dove hai dimorato. L’Anima dell’uomo progredisce sempre, non legata ad una stella qualsiasi.Ma sempre si muove verso la grande meta avanti, dove si dissolverà nella Luce del Tutto. Sappiate che dovrete sempre progredire, mossi dalla Legge di causa ed effetto, finché alla fine entrambe diverranno Uno. Sì, uomo, dopo che te ne sarai andato, altri si sposteranno nel luogo dove hai vissuto. Conoscenza e saggezza saranno dimenticate, e sopravvivrà solo una memoria degli Dei. Come, per la mia conoscenza, io sono un Dio per te, così anche voi sarete Dei del futuro, per la vostra conoscenza molto lontana dalla loro. Eppure sappiate che attraverso tutte le ere, l’uomo potrà accedere alla Legge quando lo vorrà. Le ere a venire vedranno la rinascita della saggezza per chi erediterà il tuo posto su questa stella. Loro, a turno, arriveranno alla saggezza ed impareranno a vincere l’Oscurità con la Luce. Eppure grande sarà la loro lotta attraverso le ere, per ricondursi alla libertà della Luce. Molti, legati all’Oscurità, lotteranno per allontanare altri dalla Luce. Poi sull’uomo verrà la grande guerra che farà tremare la Terra e sconvolgerà il suo corso. Sì, i Fratelli Neri provocheranno la guerra tra la Luce e l’oscurità. Quando l’uomo nuovamente conquisterà l’oceano e volerà in aria con ali come un uccello, quando avrà imparato ad utilizzare il fulmine, allora inizierà il tempo della guerra. Grande sarà la battaglia tra le forze, grande la lotta tra l’Oscurità e la Luce. Nazione si solleverà contro nazione usando le forze oscure per distruggere la Terra. Armi di forza faranno piangere gli uomini della Terra, finché metà dei popoli se ne andrà. Allora si faranno avanti i Figli del Mattino e daranno il loro editto ai figli degli uomini, dicendo: “Oh uomini, smettete di lottare con i vostri fratelli. Solo così tornerete alla Luce. Desisti con la tua miscredenza, oh fratello mio, segui il cammino e sappi che sarete giusti”. Allora gli uomini smetteranno di combattere, fratello contro fratello e padre contro figlio. Poi l’antica casa del mio popolo si solleverà dal suo posto sotto le onde del cupo oceano. Quindi si aprirà l’Era della Luce, e tutti cercheranno la Luce della meta. I Fratelli della Luce governeranno il popolo. L’Oscurità della notte sarà sconfitta. Sì, i figli degli uomini progrediranno e si eleveranno verso la grande meta. Diventeranno Figli della Luce. Le loro Anime saranno per sempre fiamma della Fiamma. Ci saranno conoscenza e saggezza nella grande era dell’uomo, perché si sarà avvicinato alla fiamma eterna, la Fonte di tutta la saggezza, il luogo del principio, che è Uno con la fine di tutte le cose. Sì, in un tempo ancora non nato, tutto sarà Uno, ed Uno sarà Tutto. L’uomo, fiamma perfetta di questo Cosmo, s’inoltrerà verso un luogo nelle stelle. Sì, si muoverà da fuori di questo Spazio-Tempo in un altro, di là dalle stelle. A lungo mi avete ascoltato, oh figli miei. A lungo avete ascoltato la saggezza di Thoth. Adesso mi allontano da voi nell’Oscurità. Ora vado nelle Sale di Amenti, per dimorare là nel futuro, quando la Luce ritornerà all’uomo. Eppure, sappiate, il mio Spirito sarà sempre con voi, guidando i vostri passi nel cammino della Luce. Custodite i segreti che vi lascio, e certamente il mio spirito vi proteggerà durante la vita. Tenete sempre i vostri occhi rivolti al cammino verso la saggezza. Tenete sempre più la Luce come vostra meta. Non incatenate la vostra Anima alla schiavitù dell’Oscurità; lasciatela volare libera nel suo percorso verso le stelle. Ora parto per dimorare ad Amenti. Siate i miei figli in questa vita e nella prossima. Verrà il tempo quando anche voi sarete immortali, vivendo da era in era come Luce tra gli uomini. Custodite l’entrata alle Sale di Amenti. Custodite i segreti che ho nascosto in mezzo a voi. Non lasciate che la saggezza sia data ai barbari. La dovete tenere da parte per darla a chi cerca la Luce. Adesso me ne vado. Ricevete la mia benedizione. Prendete il mio cammino e seguite la Luce. Fondi la tua Anima con la Grande Essenza. Lascia che la tua Coscienza sia Uno con la Grande Luce. Chiamami quando hai bisogno di me. Usa il mio nome tre volte in fila:

Chequetet Arelich Volmalites.




Tavola 13
Ascolta, oh uomo, ascolta la mia saggezza. Ascolta il Verbo che ti colmerà di Vita. Ascolta il Verbo che vincerà la tenebra. Ascolta la voce che sconfiggerà la notte. Mistero e saggezza ho portato ai miei figli; conoscenza e potere provenienti dai tempi antichi. Non sapete che sarà aperta ogni cosa quando troverete l’unione di tutto? Dovete essere Uno con i Maestri del Mistero, Conquistatori della Morte e Maestri della Vita. Sì, dovete conoscere il Fiore di Amenti, il Fiore della Vita che risplende nelle Sale. Con lo Spirito dovete raggiungere le Sale di Amenti e riportare la saggezza che vive nella Luce. Sappiate che l’accesso al potere è segreto. Sappiate che l’accesso alla vita è attraverso la morte. Sì, attraverso la morte, ma non come la conoscete. Attraverso una morte che è vita, ed è fuoco ed è Luce. Desideri conoscere il profondo, nascosto segreto? Guarda nel tuo cuore dove è incatenata la conoscenza. Sappi che il segreto è nascosto in te, Sorgente di tutta la vita e fonte di tutta la morte Ascolta, oh uomo, mentre ti svelo il segreto dei tempi antichi. Profondo nel cuore della Terra si trova il Fiore, la fonte dello Spirito che lega tutto nella sua forma. Perché sappi che la Terra sta vivendo in un corpo, come tu sei vivo nel tuo. Il Fiore della Vita corrisponde in te alla sede del tuo Spirito, e scorre attraverso la Terra come tu fluisci attraverso la tua forma; dando vita alla Terra ed ai suoi figli, rinnovando lo Spirito da forma a forma. Questo è lo Spirito che forma il tuo corpo, modellandoti e mescolandoti nella sua forma. Sappi, oh uomo, che la tua forma è duplice, e mentre esiste è equilibrata nelle polarità. Sappi che quando ti si avvicina rapidamente la Morte, è solamente perché il tuo equilibrio è distrutto. È solamente perché è stato perso un polo. Sappi che quando il tuo corpo è in pieno equilibrio non potrà mai essere sfiorato dalle dita della Morte. Sì, perfino la sventura può toccarti solo quando non c’è equilibrio. Quando sei in equilibrio bilanciato, vivrai nel tempo e non sarai toccato dalla Morte. Sappi che sei la perfezione equilibrata, ed esisti a causa dell’equilibrio dei tuoi poli. Quando, in te, un polo si abbassa, l’equilibrio della vita ti si allontana rapidamente, e dunque ti si avvicina la fredda Morte, portandoti il cambiamento della vita sbilanciata. Sappi che il segreto della vita in Amenti è il segreto per reintegrare l’equilibrio dei poli. Tutto quello che esiste ha forma ed è vivo grazie allo Spirito della vita nei suoi poli. Non vedi che nel cuore della Terra c’è l’equilibrio di tutte le cose che esistono e sono state sulla sua superficie? La sorgente del tuo spirito parte dal cuore della Terra, perché nella tua forma tu sei uno con la Terra. Quando hai imparato a tenere il tuo equilibrio, allora attirerai in equilibrio la Terra. Esisterai finché la Terra esiste, cambiando nella forma solo quando la Terra cambierà: non assaporando la morte, ma uno con il pianeta, mantenendo la tua forma finché tutto sparirà. Ascolta, oh uomo, voglio svelarti il segreto così che anche tu possa assaporare di non cambiare. Un’ora ogni giorno devi stare con la tua testa rivolta verso la direzione del polo positivo (nord). Un’ora ogni giorno devi stare con la testa rivolta verso la direzione del polo negativo (sud). Mentre la testa è rivolta verso nord, mantieni la tua coscienza dal petto alla testa. E quando la testa è rivolta verso sud, mantieni il tuo pensiero dal petto ai piedi. Tieniti in equilibrio una volta ogni sette giorni, ed il tuo bilanciamento si conserverà al completo del suo vigore. Sì, se sei vecchio, il tuo corpo si rinnoverà e la tua forza diventerà come quella di un giovane. Questo è il segreto noto ai Maestri, con il quale tenevano a distanza le dita della Morte. Non trascurare di seguire il percorso che ti ho indicato, perché quando vai verso i cento anni trascurarlo significherà l’arrivo della Morte. Ascolta le mie parole e segui il percorso. Tieniti in equilibrio e continua a vivere la vita. Ascolta, oh uomo, e segui la mia voce. Ascolta la saggezza che ti parla della Morte. Quando sei alla fine della tua opera, puoi desiderare di lasciare questa vita e passare al piano dove vivono i Soli del Mattino, e sarai come i Figli della Luce. Passa senza dolore e senza dispiacere al piano dove c’è l’eterna Luce. Prima distenditi in riposo con la testa ad est. Incrocia le mani sulla Sorgente della tua vita (plesso solare). Poni la tua coscienza al centro vitale. Ruotala e dividila a nord ed a sud. Mandane una parte verso nord. Poi mandane l’altra verso sud. Rilassa la presa al tuo essere. Davanti la loro forma volerà la tua scintilla d’argento, in alto ed in avanti verso il Sole del mattino, ardente di Luce, uno con la sua Sorgente. La fiamma arderà là, finché sarà creato il desiderio. Poi ritornerà in un luogo ed in una forma. Sappiate, oh uomini, che così passano le grandi Anime, passando a volontà da vita a vita. Così sempre passa l’Avatar, decidendo la propria Morte, come la propria Vita. (La seguente è la chiave per mantenere la coscienza al momento della morte, così che questa memoria sia portata da un’incarnazione all’altra). Ascolta, oh uomo, impregnati della mia saggezza. Impara il segreto che è Maestro del Tempo. Impara come coloro che chiami Maestri sono capaci di ricordare le vite del passato. Grande è il segreto eppure facile da imparare, dandoti la maestria del tempo. Quando la morte rapida ti si avvicina, non temere, ma sappi che sei Maestro della Morte. Rilassa il tuo corpo, non resistere con tensioni. Poni nel tuo cuore la fiamma della tua Anima. Poi rapidamente spostala al centro del triangolo. Trattienila un momento. Poi muovila alla meta. Questa tua meta è il punto tra le sopracciglia, il punto dove la memoria della vita deve mantenere il dominio. Mantieni la fiamma qui, nel centro della mente, finché le dita della Morte afferreranno la tua Anima. Poi passerai attraverso lo stato di transizione, e sicuramente scorreranno anche le memorie della vita. Allora il passato sarà uno con il presente e dunque sarà conservata la memoria di tutto. Sarai libero da tutte le regressioni. Le cose del passato vivranno nell’oggi. Uomo, hai ascoltato la voce della mia saggezza. Seguila e vivrai come me attraverso le ere.


Tavola 14

Ascolta, oh uomo, la profonda saggezza segreta, persa dal mondo sin dal tempo degli Abitanti, perduta e dimenticata dagli uomini di questa epoca. Sappi che la Terra è un portale, custodito da poteri sconosciuti all’uomo. Eppure i Signori Neri nascondono l’entrata che conduce alla Terra nata in Cielo. Sappi che la via alla sfera di Arulu è custodita da barriere aperte solo all’uomo nato nella Luce. Sulla Terra sono detentore delle chiavi delle porte del Sacro Suolo. Ho ordinato con poteri oltre ai miei, di lasciare le chiavi al mondo dell’uomo. Prima della mia dipartita, vi lascio i Segreti per liberarvi dalla schiavitù dell’Oscurità e gettare le catene della carne che vi hanno vincolato, e per elevarvi dalla tenebra alla Luce. Sappiate che la vostra anima dovrà essere purificata dalla sua oscurità, altrimenti non entrerete mai dai portali della Luce. Quindi pongo i Misteri tra voi, così che i Segreti potranno sempre essere ritrovati. Sì, anche se l’uomo cade nella tenebra, sempre la Luce splenderà come una guida. Nascosta nella tenebra, velata in simboli, sarà sempre ritrovata la via al portale. L’uomo in futuro negherà i misteri, ma sempre il ricercatore troverà la via. Ora vi comando di mantenere i miei segreti, affidandoli solo a chi avete esaminato, così che il puro non possa essere corrotto, così che il potere della Verità possa prevalere. Ascolta ora la rivelazione del Mistero. Ascolta i simboli del Mistero che do. Fanne una religione, perché così la sua essenza rimarrà. Ci sono due regioni tra questa vita ed il Grande Uno, percorse dalle Anime che lasciano questa Terra: Duat, la casa del potere dell’illusione, e Sekhet Hetspet, la Casa degli Dei. Osiride è il simbolo del custode del portale, che respinge le anime degli uomini indegni. Al di là c’è la sfera dei poteri dei nati in cielo, Arulu, il luogo dove sono passati i Grandi. Là, quando avrò portato a termine il mio incarico tra gli uomini, mi unirò ai Grandi della mia antica casa. Sette sono le mansioni della casa del Potente; Tre sorveglia il portale di ogni casa dall’Oscurità; Quindici sono le vie che conducono a Duat. Dodici sono le case dei Signori dell’Illusione, di fronte a Quattro Vie, ognuna diversa dall’altra. Quarantadue sono i grandi poteri, giudicanti i Morti che cercano il portale. Quattro sono i Figli di Horus. Due sono le Guardie dell’Est e dell’Ovest di Iside, la madre che implora per i suoi figli, Regina della Luna, riflettente il Sole. Ba è l’essenza, sempre vivente. Ka è l’Ombra che l’uomo conosce come vita. Ba non viene finché Ka è incarnato. Questi sono i misteri da preservare attraverso le ere. Sono le Chiavi di Vita e di Morte. Ora ascolta il Mistero dei Misteri: impara del cerchio senza principio e senza fine, la forma di Colui che è Uno e nel Tutto. Ascolta e senti, vai avanti ed applicalo, perché così percorrerai la mia via.  Mistero nel Mistero, eppure chiaro per il nato nella Luce, ora ti rivelerò il Segreto di tutto. Dichiarerò un segreto all’iniziato, ma fai che la porta sia ben chiusa al profano. Tre è il mistero, proveniente dal Grande Uno. Ascolta, e la Luce scenderà su di te. Ai primordi, dimoravano Tre Entità. Oltre queste, non poteva esistere nessuno. Queste sono l’equilibrio, la fonte della creazione: un Dio, una Verità, un Punto di Libertà. Tre provengono dal Tre dell’equilibrio: tutta la Vita, tutto il Bene, tutto il Potere. Tre sono le qualità di Dio nella sua dimora di Luce: infinito Potere, infinita Saggezza, infinito Amore. Tre sono i poteri dati ai Maestri: mutare il male, assistere il buono, usare il discernimento. Tre sono le cose inevitabili che Dio rappresenta: potere manifesto, saggezza ed amore. Tre sono i poteri che creano tutte le cose: il Divino Amore, possedendo la conoscenza perfetta, la Divina Saggezza, conoscendo tutti gli strumenti possibili, il Divino Potere, possedendo l’unione della volontà del Divino Amore e della Divina Saggezza. Tre sono i cerchi (stati) d’esistenza: Il Cerchio di Luce dove dimora null’altro che Dio, e che solo Dio può attraversare; Il Cerchio del Caos dove tutte le cose per natura sorgono dalla Morte;Il Cerchio della Consapevolezza dove tutte le cose scaturiscono dalla Vita. Tutte le cose animate appartengono ai Tre stati dell’esistenza: Caos o morte, Libertà nell’umanità e Felicità in Cielo. Tre necessità controllano tutte le cose: il principio nel Grande Profondo, il cerchio del Caos, la pienezza in Cielo. Tre sono i percorsi dell’Anima: Uomo, Libertà, Luce. Tre sono gli ostacoli: mancanza d’impegno per ottenere la conoscenza, non devozione a Dio, attaccamento al male. Nell’uomo, i Tre sono manifesti. Tre sono i Re del potere interiore Tre sono le stanze dei misteri, trovate ma non ancora trovate nel corpo dell’uomo. Senti ora di chi si è liberato, redento dalla schiavitù della vita alla Luce. Con la conoscenza, la fonte di tutti i mondi si aprirà. Sì, perfino le Porte di Arulu non saranno sbarrate.  Tuttavia attenzione, oh uomo, per chi tenterà di entrare in cielo. Se non sei degno, meglio sarebbe cadere nel fuoco. Sappi che i Celestiali passano attraverso la pura fiamma. Ad ogni rivoluzione dei cieli, combattono nelle fontane della Luce. Ascolta, oh uomo, questo mistero Tanto tempo fa, prima che tu fossi nato uomo, dimorai nell’antica Atlantide. Là nel Tempio bevvi della Saggezza, versata come una fontana di Luce dall’Abitante. Ti do la chiave per ascendere alla Presenza della Luce nel Grande mondo. Mi trovai davanti al Sacro Uno seduto sul Trono nel Fiore di Fuoco. Era velato dalla luminosità dell’Oscurità, tanto che la mia Anima fu turbata dalla Gloria. Davanti ai piedi del suo Trono come diamante, sgorgarono quattro fiumi di fuoco dal suo poggiapiedi, e si riversarono attraverso i canali delle nuvole al mondo dell’Uomo. La sala fu piena degli Spiriti del Cielo. Meraviglia delle meraviglie era il Palazzo Stellato. In alto nel cielo, come un arcobaleno di Fuoco e di Luce del Sole, erano formati gli spiriti. Cantavano le glorie del Sacro Uno. Poi in mezzo al Fuoco venne una voce: “Guardate la Gloria della Causa Prima”. Osservai che la Luce, alta sopra tutta l’Oscurità, si rifletteva nel mio stesso essere. Giunsi, come era, al Dio di tutti gli Dei, lo Spirito Sole, il Sovrano delle Sfere Sole. Ancora la Voce disse: “C’è uno, persino il Primo, che non ha principio, non ha fine, che ha fatto tutte le cose, che governa tutto, che è buono, che è giusto, che illumina, che sostiene”. Poi dal Trono sgorgò un grande fulgore, circondando e sollevando la mia anima con la sua potenza. Rapidamente mi mossi attraverso gli spazi del Cielo e mi fu indicato il mistero dei misteri, mi fu mostrato il Segreto Cuore del Cosmo. Fui condotto alla terra di Arulu, davanti ai Signori nelle loro Case. Aprirono la Porta affinché potessi guardare il Caos primordiale. La mia anima fu sconvolta alla vista dell’orrore ed indietreggiò da quell’oceano d’Oscurità. Dunque vidi la necessità delle barriere, vidi la necessità dei Signori di Arulu. Solo loro, con il loro infinito equilibrio, potevano rimanere sulla via del fluente Caos. Solo loro potevano custodire la creazione di Dio. Poi passai intorno al cerchio dell’Otto. Vidi tutte le anime che avevano vinto la tenebra. Vidi lo splendore della Luce dove dimoravano Desideravo prendere posto nel loro cerchio, ma desideravo anche la via che avevo scelto, quando stavo nelle Sale di Amenti ed avevo deciso l’incarico che avrei compiuto Passai dalle Sale di Arulu giù nello spazio della Terra dove giace il mio corpo. Mi alzai dalla Terra dove riposavo. Fui davanti all’Abitante. Feci la promessa di rinunciare al mio Grande Diritto finché il mio lavoro sulla Terra sarebbe stato compiuto, finché l’Era dell’Oscurità sarebbe passata. Ascolta, oh uomo, le parole che ti dirò. In esse troverai l’Essenza della Vita. Prima del mio ritorno nelle Sale di Amenti, devo insegnarti i Segreti dei Segreti, in modo che anche tu possa elevarti alla Luce. Preservali e custodiscili, nascondili in simboli, così che il profano rida e rinunci. In ogni paese, organizza i misteri. Al ricercatore rendi la via difficile da percorrere Così il debole ed il titubante saranno respinti. Così i segreti saranno nascosti e custoditi, preservati fino al momento in cui sarà girata la ruota. Nei secoli bui, aspettando ed osservando, il mio Spirito rimarrà nella profonda terra nascosta. Quando qualcuno ha superato tutte le prove fisiche, mi chiami con la Chiave che conserva. Allora io, l’Iniziatore, risponderò, verrò dalle Sale degli Dei in Amenti. Allora riceverò l’iniziato e gli darò le parole del potere. Ascolta, ricorda queste parole di avvertimento: non condurmi il carente di saggezza, l’impuro di cuore od il debole nel suo proposito. Altrimenti ti toglierò il potere di richiamarmi dal luogo del mio sonno. Vai avanti e vinci l’elemento della tenebra. Esalta nella tua natura la tua essenza di Luce. Ora procedi e chiama i tuoi fratelli così che io possa impartire loro la mia saggezza, illuminando il loro cammino quando non ci sarà più la mia presenza. Vieni nella stanza sotto il mio Tempio. Non mangiare cibo finché tre giorni non siano passati. Là ti darò l’essenza della saggezza così che con il potere potrai risplendere tra gli uomini. Là ti darò i segreti così che anche tu potrai levarti ai Cieli. Tu sei Uomo-Dio in Verità come in essenza. Ora parti e lasciami, mentre chiamo quelli di cui sai ma che ancora non conosci.



Tavola 15
Ora vi riunisco, figli miei, che aspettate di ascoltare il Segreto dei Segreti che vi darà il potere di svelare l’Uomo-Dio, e vi darà la via alla vita Eterna. Parlerò chiaramente di Misteri Svelati. Non vi farò discorsi oscuri. Ascoltate adesso, figli miei. Ascoltate ed obbedite alle parole che dirò. Prima parlerò dei ceppi dell’oscurità che vi legano in catene alla sfera della Terra Tenebra e Luce sono entrambi di una natura, diverse solo in apparenza, perché ognuna sorge dalla fonte di Tutto La Tenebra è disordine. La Luce è Ordine. La Tenebra trasformata è Luce della Luce. Questa, figli miei, è la vostra meta in essere: la trasformazione della tenebra in Luce. Ora ascoltate il mistero della natura, le relazioni della vita alla Terra dove dimora. Sappi che per natura sei triplice, fisico, astrale e mentale in uno. Tre sono le qualità di ogni natura: nove in tutto, come sopra, così sotto. Nel fisico i canali sono questi, il Sangue che si muove in moto vorticoso, reagendo sul cuore per continuare il suo battito, il Magnetismo che si muove attraverso il percorso nervoso, portatore di energie a tutte le cellule ed ai tessuti, l’Akasha che fluisce attraverso i canali, sottile ma fisica, perfezionandoli. Ognuno dei tre sintonizzato con gli altri, ognuno inerente alla vita del corpo. Formano l’intelaiatura scheletrica attraverso cui fluisce il sottile etere. Il Segreto della Vita nel corpo si trova nella loro maestria. Lasciati solo per volere dell’adepto, quando il suo proposito di vivere è compiuto. Tre sono le nature in Astrale, intermediario tra sopra e sotto: non del Fisico, non dello Spirituale, ma in grado di muoversi tra sopra e sotto. Tre sono le nature della Mente, portatrice della Volontà del Grande Uno. Arbitro di Causa ed Effetto nella tua vita. Così è formato l’essere triplice, diretto da sopra per il potere del Quattro. Sopra e di là dalla triplice natura dell’uomo, c’è il regno del Sé Spirituale Quattro è in qualità, splendente in ognuno dei piani d’esistenza, ma Tredici in uno, il numero mistico.Basati sulle qualità dell’uomo sono i Fratelli: ognuno deve dirigere lo spiegarsi dell’essere, ognuno deve essere canale del Grande Uno. Sulla Terra l’uomo si trova in schiavitù, legato dallo spazio e dal tempo al piano della Terra. Cingente ogni pianeta c’è un’onda di vibrazione, che lo vincola al suo piano di evoluzione. Eppure nell’uomo c’è la Chiave per liberarsi, nell’uomo si può trovare la libertà. Quando avete liberato il sé dal corpo, vi alleggerirete dei legami esterni al vostro piano-terra. Pronunziate la parola Dor-E-Lil-La. Poi per un periodo la vostra Luce sarà sollevata, libera potrà oltrepassare le barriere dello spazio. Per un tempo della metà del sole (sei ore), potete passare liberi le barriere del piano-terra, vedere e conoscere coloro che sono di là da voi. Sì, potrete passare nei mondi più alti e vedere le vostre possibili altezze di compimento, conoscere tutti gli avvenimenti terreni dell’Anima. Sei legato al tuo corpo, ma con il potere puoi essere libero. Questo è il Segreto per cui la schiavitù deve essere sostituita dalla libertà. Lascia che la tua mente sia calma. Fai riposare il corpo: conscio solo della libertà dalla carne. Concentrati sulla meta del tuo desiderio. Pensa di continuo ad essere libero. Pensa a questa parola: La-Um-I-L-Gan. Ripetutamente lasciala risuonare nella tua mente. Lasciati trasportare dal suono al luogo del tuo desiderio. Libero dalla schiavitù della carne per tua volontà. Ascolta mentre ti do il più grande dei segreti: come entrare nelle Sale di Amenti, come entrare nel luogo degli immortali come feci io, davanti ai Signori nei loro posti. Mettiti supino con il corpo rilassato. Calma la tua mente in modo che il pensiero non ti disturbi. Devi essere puro nella mente e nel proposito, altrimenti arriverai solo al fallimento. Visualizza Amenti come te l’ho descritta nelle mie Tavole. Desidera con tutto il cuore di essere là. Con l’occhio della mente sii davanti ai Signori. Pronuncia (mentalmente) le parole di potere che ti do:

Mekut-El-Shab-El

Hale-Sur-Ben-El-Zabrut

Zin-Efrim-Quar-El.


Rilassa la mente ed il corpo. Poi sii certo che sarai chiamato. Ora ti do la Chiave per Shambala, il luogo dove i miei Fratelli vivono nella tenebra: tenebra, ma colma di Luce del Sole. Tenebra della Terra, ma Luce dello Spirito, guida per te quando il mio giorno sarà finito  Rilassa il tuo corpo come ti ho insegnato. Oltrepassa le barriere del profondo, nascosto posto. Rimani davanti alle entrate ed ai loro guardiani. Ordina loro di lasciarti entrare con queste parole: “Io sono la Luce. In me non c’è Oscurità. Sono libero dalla schiavitù della notte. Aprite la via dei Dodici e dell’Uno, così che io possa passare nei regni della saggezza”. Se rifiutano, come certamente faranno, ordina loro di aprire con queste parole di potere: “Io sono la Luce. Per me non esistono barriere. Aprite, ve l’ordino, per il Segreto dei Segreti. Edom-El-Ahim-Sabbert-Zur Adom”. Quindi se le tue parole sono state la “Verità” più alta, per te sarà aperto e le barriere cadranno. Ora, vi lascio, figli miei. Giù, eppure su, andrò alle Sale. Conquistate la via che vi porta a me, figli miei. Diventerete veramente i miei fratelli. Così termino le mie scritture. Lasciate che siano Chiavi per chi verrà dopo. Ma solamente per chi cerca la mia saggezza, perché solo per questi sono la Chiavi

13/10/2009

IL PIMANDRO (TESTO INTEGRALE)

Mentre un giorno io riflettevo sugli esseri e il mio pensiero s'era elevato e tutte le mie sensazioni s'erano assopite - come avviene a chi è immerso nel sonno per sazietà, per lussuria o per stanchezza - mi parve che un essere immenso, senza limiti, mi chiamasse a nome e mi dicesse :

" Che cosa vuoi udire e vedere che cosa vuoi apprendere e conoscere? "

" E chi sei tu ? " dissi io.

" Io sono - rispose - Pimandro , l'Intelligenza suprema. Io sono quel che tu vuoi e dovunque io sono con te " .

" Io voglio - dissi - essere istruito sugli esseri, comprendere la loro natura e conoscere Iddio " .

" Raccogli nel tuo pensiero tutto quello che vuoi sapere - mi disse - chè io t'istruirò " .

Ciò detto, egli mutò di forma e allora, subitamente, tutto mi fu chiaro ed io vidi uno spettacolo prodigioso. Tutto diventava una dolce e gaia luce la cui vista mi rallegrava. Ma tosto discesero tenebre cupe e orribili di forme tortuose: mi parve che queste tenebre mutassero in non so quale natura umida indicibilmente sconvolta esalante fumo come da fuoco ed un rumore indescrivibile, lugubre. E ne uscì un grido inarticolato che sembrava la voce stessa della luce. Una parola santa discese dalla luce sulla natura e un fuoco puro si sollevò dalla natura umida verso l'alto, ed era sottile, penetrante e, nello stesso tempo, attivo. E l'aria, per la sua leggerezza, seguiva il fluido sollevandosi dalla terra e dall'acqua sino al fuoco, talchè sembrava sospesa. La terra poi e l'acqua restavano mescolate insieme in modo che non si poteva scorgere la terra attraverso l'acqua ed entrambe si muovevano per la parola spirituale che si udiva.

" Hai compreso - mi disse Pimandro - il significato di questa visione? "

" Sto per comprenderlo " risposi.

" Questa luce - disse - sono io, l'Intelligenza, il tuo Dio che precede la natura umida uscita dalle tenebre, e il Verbo luminoso che emana dall'Intelligenza è figlio di Dio " .

" Che vuoi dire? " domandai.

" Ascolta : quello che in te vede e intende è il Verbo, la parola di Dio; l'Intelligenza è il Dio Padre.

Essi non sono separati poiché l'unione è la loro vita " .

" Io ti ringrazio " risposi.

" Comprendi dunque la luce - disse - e conoscila " .

A queste parole egli mi fissò a lungo ed io tremai nel guardarlo. E ad un cenno di lui vidi nel mio pensiero la luce e le sue potenze innimerevoli, il mondo infinito prodursi e il fuoco, mantenuto da una forza immensa, arrivare al suo equilibrio. Ecco quel che compresi guardando attraverso la parola di Pimandro. E come io ero ripieno di stupore, egli mi disse: " Tu hai visto nel tuo pensiero, la forma primordiale anteriore al Principio infinito " .

Questo mi disse Pimandro. E io risposi :

"Donde son venuti gli elementi della natura? "

E di nuovo mi disse :

"Dalla volontà di Dio che, avendo preso il Verbo e contemplandovi il mondo bello, l'imitò e costruì il mondo con elementi presi da sé stessa e con germi d'anime. L'Intelligenza, il Dio maschio e femmina insieme, che è vita e luce, generò, mediante il Verbo, un'altra Intelligenza creatrice, il Dio del fuoco e dello spirito che formò, a sua volta, sette ministri racchiudenti nel loro circolo il mondo sensibile; e il loro governo dicesi Fato.Il verbo di Dio si sollevò bentosto dagli elementi inferiori nella pura creazione della natura e si unì al pensiero creatore poiché era della medesima essenza. E gli elementi inferiori e irragionevoli furono lasciati allo stato di semplice materia. Il pensiero creatore insieme col Verbo, avvolgendo i cerchi e imprimendo loro una rotazione rapida, riportò le sue creazioni su loro stesse e le fece girare dal loro principio indefinito alla loro interminabile fine, poiché sempre esse cominciano là dove finiscono. Questa circolazione, per volere dell'Intelligenza, fece uscire dagli elementi inferiori gli animali senza parola cui non fu data la ragione: l'aria portò i volatili, l'acqua i natanti. La terra e l'acqua furono separate l'una dall'altra secondo il volere dell'Intelligenza, e la terra fece uscire dal suo seno gli animali che conteneva: quadrupedi, rettili, bestie feroci e domestiche. Ma l'Intelligenza, origine di tutte le cose, che è vita e luce, generò l'uomo simile a sé e l'amò come la sua creatura poiché era bellissimo e riproduceva l'immagine del padre. Dio amava dunque, in realtà, la sua propria forma. E consegnò all'uomo tutte le creature. Ma l'uomo, avendo meditato sull'opera della creazione, volle creare anche lui e si separò dal padre entrando nella sfera della creazione. Avendo pieni poteri, meditò sulle creazioni dei suoi fratelli e questi l'amarono e ciascuno lo fece partecipe della propria stirpe, Allora, conoscendo la loro essenza e partecipando della loro natura, volle rompere il limite dei cerchi e sorpassare la potenza che risiede nel fuoco. E questo sovrano del mondo e degli esseri mortali e privi di ragione emerse, attraverso l'armonia, rompendo la potenza dei cerchi, e rivelò alla natura inferiore la bella immagine di Dio. E riguardandone la meravigliosa bellezza dove tutte le energie dei sette ministri erano uniti alla forma di Dio, sorrise d'amore poiché aveva visto l'immagine della bellezza dell'uomo nell'acqua e la sua ombra sulla terra. Ed egli, riguardando nell'acqua il riflesso della propria forma, s'innamorò di lei e volle possederla. L'energia accompagnò il desiderio e la forma, priva di ragione, fu concepita. La natura s'impadronì del suo amante e l'avvolse tutto, ed essi s'amarono (Creazione della donna). Ed ecco perché, solo fra quanti esseri vivono sulla terra, l'uomo è duplice, mortale nel corpo, immortale nella sua essenza. Immortale e sovrano di tutte le cose, è sottomesso al fato che governa ciò che è mortale; superiore all'armonia del mondo, egli è schiavo dell'armonia; è maschio e femmina come suo padre e, superiore al sonno, è dominato dal sonno ".

" Questo discorso mi piace " disse allora il mio pensiero.

E Pimandro:

" Ecco il mistero che è stato finora nascosto. La natura unita all'uomo ha prodotto la più straordinaria meraviglia. Essendo, come t'ho detto, composta d'aria e di fuoco come i sette principii dell'armonia, la natura non s'arrestò, ma subito generò sette uomini, rispondenti ai sette ministri, androgini e d'un ordine superiore ".

Dopo ciò : " O Pimandro - esclamai - un gran desiderio mi ha preso e voglio ascoltare: non correre ".

" Ma taci - disse Pimandro - poiché io non t'ho ancora spiegato tutto ".

" Ecco, io  taccio " risposi.

" La generazione di questi sette uomini, come ho detto, ebbe luogo in questo modo. La terra era femmina, l'acqua generatrice; il fuoco fornì la maturità, l'aria il soffio, e la natura produsse i corpi di forma umana. L'uomo ricevette dalla vita e dalla luce l'anima e l'intelligenza; l'anima gli venne dalla vita, l'intelligenza dalla luce. E tutti i membri del mondo sensibile rimasero così fino alla perfetta evoluzione dei principii e dei generi. Ed ora ascolta il resto del discorso che vuoi conoscere. Essendo finito il periodo, il legame universale fu sciolto dal volere di Dio, poiché tutti gli animali, prima androgini, furono divisi nello stesso tempo come l'uomo e si formarono i maschi e le femmine. Allora Iddio disse la parola santa : " Crescete in accrescimento e moltiplicate in moltitudine, voi tutti, opere e creature mie; e colui che ha l'intelligenza sappia che è immortale e che la cagione della morte è l'amore del corpo, e conosca tutti gli esseri . Dopo queste parole, la sua provvidenza unì le coppie secondo leggi fatali e armoniche, e stabilì le generazioni. E tutti gli esseri si moltiplicarono per generi. E c0lui che conobbe sé stesso arrivò al bene perfetto, ma colui che, per un errore dell'amore, amò il corpo, quegli va errando nelle tenebre, sottomesso, per i sensi, alle condizioni della morte ".

" Qual è, dunque - diss'io - il torto così grande degl'ignoranti perché siano privati dell'immortalità?".

" Sembra - rispose - che tu non abbia compreso quello che hai udito: non t'avevo raccomandato di riflettere? ".

" Io ho riflettuto, ed ora mi ricordo e ti ringrazio ".

" Se hai compreso, dimmi perché quelli che sono morti sono degni della morte ".

" Perché - risposi - il nostro corpo proviene da quella lugubre oscurità ond'è uscita la natura umida di cui il corpo è formato nel mondo sensibile, donde deriva la morte ".

" Tu hai ben compreso - disse. -Ma perché colui che ha riflettuto su sé stesso corre verso Dio, come dice la parola divina? ".

" Perché - diss'io - di vita e di luce è formato il Padre di tutte le cose donde è nato l'uomo".

" Bada a quello che dici! - soggiunse. - Dio e il Padre dal quale l'uomo è nato sono luce e vita. Se dunque tu sai d'essere uscito dalla vita e dalla luce e dess'esserne formato, tu correrai verso la vita ".

Questo mi disse Pimandro.

" Ma ora - dissi io - dimmi: come potrò entare nella vita, o intelligenza?".

" L'uomo che ha l'intelligenza - rispose il Dio - conosca sé stesso ".

" Tutti gli uomini - diss'io - non hanno dunque intelligenza? ".

" Parla un po’ meglio! - disse. - Io, l'Intelligenza, assisto i santi, i buoni, i puri, i caritatevoli, coloro che vivono in pietà. Il mio potere è per loro un soccorso e cos' essi conoscono tutto ed invocano il Padre con amore e gli dedicano le azioni di grazia, benedicendolo, e gli cantano gl'inni con passione, e, prima d'abbandonare il loro corpo alla morte, detestano i sensi di cui  conoscono le opere, o piuttosto, io, l'Intelligenza, non lascerei compiere le opere del corpo; come un portinaio io chiuderei la porta alle opere cattive e detestabili, rimovendone i desideri. Ma in quanto agli stolti, ai cattivi, ai viziosi, agli invidiosi, agli avidi, agli assassini ed agli empii, io sono lontano da loro e li abbandono al dèmone vendicatore che versa nei loro sensi un fuoco penetrante, li spinge sempre più verso il male per aggravare la loro pena e, senza posa, eccita le loro passioni con insaziabili desideri e come nemico invisibile, li tortura e ravviva in essi la fiamma inestinguibile ".

" Tu m'hai istruito su tutto - diss'io - come desideravo, o Intelligenza; ma chiariscimi il modo come avviene l'ascensione ".

" Sul principio, - disse Pimandro - nella dissoluzione del corpo materiale, questo consegna sé stesso alla trasformazione; sparisce la forma che tu avevi; il carattere, perdendo la sua forza, è consegnato al dèmone: i sensi tornano alle loro sorgenti e, diventati delle parti, si confondono tra le energie. Le passioni e i desideri rientrano nella natura irrazionale; ciò che resta s'innalza così attraverso l'armonia, abbandonando alla prima zona la facoltà di crescere e decrescere, alla seconda l'industria del male e l'inganno divenuto impotente, alla terza l'illusione ormai incapace di desideri, alla quarta la vanità del comando che non può più essere soddisfatta, alla quinta l'arroganza empia e l'audacia temeraria, alla sesta l'attaccamento alle ricchezze ora senza effetto, alla settima la menzogna insidiosa. E, spogliato così di tutte le opere dell'armonia, giunge all'ottava zona, non avendo più che il suo proprio potere, e canta, con gli esseri, inni in onore del Padre. Quelli che sono colà gioiscono nella sua presenza, ed egli, divenuto simile a loro, ode la voce melodiosa delle potenze che sono al disopra dell'ottava natura e cantano le lodi di Dio. E allora salgono, per ordine, verso il Padre e s'abbandonano alle potenze e, divenuti tali, nascono in Dio. Questo è il bene finale di quelli che posseggono la Gnosi: divenir Dio. E tu che aspetti? Perché, avendo tu saputo tutto, non mostri la via agli uomini affinchè, per tuo mezzo, il genere umano sia salvato da Dio? ".

Ciò detto, Pimandro si mescolò con le potenze. Ed io, rendendo grazie al Padre di tutte le cose e benedicendolo, mi levai, fortificato da lui edistruito sulla natura dell'universo e sulla grande visione. E incominciai a predicare agli uomini la bellezza della religione e della Gnosi: "O popoli, uomini nati dalla terra, ingolfati nell'ubriachezza, nel sonno e nell'ignoranza di Dio, siate sobrii, cessate le crapule e svegliatevi dal sonno irragionevole! " . Essi m'ascoltarono e si radunarono attorno a me volentieri. Allora aggiunsi : “Perché, o uomini nati dalla terra, voi vi abbandonate alla morte quando vi è dato d'ottenere l'immortalità? Rientrate in voi stessi, voi che foste nell'errore, che languiste lell'ignoranza, allontanatevi dalla luce tenebrosa e partecipate dell'immortalità, rinunciando alla corruzione ". E gli uni, ciarlando, si precipitavano nella via della morte; gli altri, gettandosi ai miei piedi, mi supplicavano d'istruirli. Ed io, ordinando loro di alzarsi, diventai la guida del genere umano, insegnando, coi miei discorsi, come e in che modo potessero salvarsi; io seminai in loro la parola della saggezza, ed essi furono nutriti con l'acqua d'ambrosia. E giunta la sera, cominciando a dileguarsi gli ultimi raggi del sole, ordinai loro di rendere grazie a Dio. E compiute le azioni di grazia, ciascuno tornò a casa sua. E io scrissi in me stesso il beneficio di Pimandro e, possedendo l'oggetto dei miei voti, mi riposai pieno di gioia. Il sonno del corpo produceva la lucidità dell'anima; i miei occhi chiusi vedevano la verità e il mio silenzio era gravido di bene e le parole pronunciate erano semenze di bene. Ecco i beneficii che ricevetti dallamia intelligenza, cioè da Pimandro, la Ragione suprema; così, per ispirazione divina, io possedevo la verità. E perciò con tutta l'anima e con tutte lemie forze io benedico il divino Padre. " Santo è Dio, il Padre di tutte le cose. Santo è Dio, la volontà del quale si compie per la sua propria potenza. Santo è Dio che vuol essere e che è conosciuto da quelli che sono suoi. Santo sei tu che hai formato gli esseri mediante la tua parola: santo sei tu di cui tutta la natura è immagine, santo sei tu non formato dalla natura. Tu sei santo e più forte d'ogni potere, tu sei santo e più grande d'ogni maestà, tu sei santo e sopra a ogni lode. Ricevi il puro sacrificio verbale dell'anima e del cuore che sale verso di te, o Indefinibile, Ineffabile, cui può nominare il solo silenzio. Fa che io non mi svii dalla conoscenza della nostra essenza, dammi la forza, illumina della tua grazia quelli che sono nell'ignoranza, i fratelli della mia schiatta, figli tuoi. Io credo in te e te ne rendo testimonianza: io cammino verso la vita e la luce. O Padre, sii benedetto: l'uomo tuo vuol partecipare della tua santità poiché tu gliene hai dato pieno potere ".

 

DISCORSO UNIVERSALE DI ERMETE TRIMEGISTO AD ASCLEPIO

Ermete: Tutto ciò che è mobile,o Asclepio, non si muove in qualche cosa e per qualche cosa?

Asclepio: Certo.

Erm.: Il mobile non è, necessariamente, più piccolo del luogo dove si compie il movimento?

Ascl.: Necessariamente.

Erm.: Il motore non è più forte del mosso?

Ascl.: Sicuramente.

Erm.: Il luogo del movimento non ha, di necessità, una natura contraria a quella del mobile?

Ascl.: Sì, certo.

Erm.: Questo mondo è così grande che non vi sono corpi più grandi di esso?

Ascl.: E' evidente.

Erm.: Ed è solido poiché e riempito di gran numero di corpi o piuttosto da tutti i corpi che esistono?

Ascl.: Così è.

Erm.: Il mondo è un corpo?

Ascl.: Si .

Erm.: Ed è mobile?

Ascl.: Senza dubbio.

Erm.: Quale sarà dunque il luogo del suo movimento e di quale natura? Non bisogna che sia assai più grande del mondo perché questo possa muoversi senza essere ritenuto o arrestato nel suo cammino?

Ascl.: E' qualche cosa di ben grande, o Trimegisto.

Erm.: Ma di qual natura? Di natura contraria, non è vero? Ed il contrario del corpo non è l'incorporeo?

Ascl.: Evidentemente.

Erm.: Il luogo è dunque incorporeo. Ma l'incorporeo o è divino o è Dio. Io chiamo " Divino " non ciò che è generato, ma ciò che è increato. Se è divino è essenziale; se è Dio è al di sopra dell'essenza. In altre parole è intellegibile, ed ecco come: Il primo Dio è intelligibile, per noi, non per sè stesso, poiché l'intelligibile cade sotto la sensazione dell'intelligente. Dio non è dunque intelligibile per sé stesso, poiché in Lui il soggetto pensante non è altro che l'oggetto pensato. Da noi egli è differente perciò noi lo concepiamo. Se lo spazio è intelligibile non è Dio, ma spazio. Se è Dio, è, non come spazio, ma come principio d'intendimento. Ma tutto quel che è mosso si muove non nel mobile, ma nello stabile. Il motore è dunque stabile, giacchè è impossibile per lui il movimento.

Ascl.: Come dunque, o Trimegisto, noi vediamo qui i mobili muoversi insieme con i loro motori ?

Poiché tu dicevi che le sfere mobili erano mosse dalla sfera fissa.

Erm.: Ma quello non è un commovimento, o Asclepio, ma un contro-movimento. [ Queste sfere ] non si muovono nel medesimo senso, ma in senso contrario. Questa opposizione offre un movimento, una resistenza fissa, giacchè la reazione ai movimenti è l'immobilità: perciò le sfere erranti, essendo mosse in senso contrario alla sfera fissa, il loro movimento inverso è prodotto dalla resistenza che si fanno a vicenda e non può essere altrimenti. Tu vedi le Orse che non tramontano né risorgono e girano attorno a un punto: credi tu che siano mosse o che stiano ferme?

Ascl.: Sono mosse, o Trimegisto.

Erm.: E quale è il loro movimento, o Asclepio?

Ascl.: Esse girano continuamente attorno a un medesimo punto.

Erm.: Una rivoluzione attorno a un punto è un movimento contenuto nella fissità. Giacchè la circolazione attorno ad un punto impedisce il moto sopra di esso, e questo moto impedito è contenuto nella circolazione. E così l'opposizione di questi due movimenti produce uno stato stabile mantenuto sempre dalle resistenze reciproche. Te ne darò un esempio visibile, preso dalle cose terrestri . Osserva, per esempio, il nuoto dell'uomo e degli altri animali : la reazione dei piedi e delle mani rende l'uomo immobile e gl'impedisce d'essere trascinato nel movimento  dell'acqua e d'annegarsi .

Ascl.: Questo paragone è molto chiaro, o Trimegisto.

Erm.: Ogni movimento è dunque prodotto nella fissità e mediante la fissità. Così il movimento del mondo e di ogni animale materiale non viene dal difuori ma è prodotto dal di dentro al difuori per mezzo dell'anima, dello spirito o di qualche altro principio incorporeo. Poiché un corpo non può muovere quel che è animato e non può neppure muovere un corpo inanimato.

Ascl.: Che cosa vuoi dire, o Trimegisto? Il legno, la pietra e tutti gli altri corpi inanimati , non sono essi motori ?

Erm.: Niente affatto, o Asclepio. Perché ciò che è al di dentro del corpo, ciò che muove l'oggetto inanimato non è esso il motore comune del corpo che porta e dell'oggetto portato ? Giammai un oggetto inanimato potrà muovere un altro oggetto inanimato. Ogni motore è animato poiché produce movimento. Così si vede che l'anima è appesantita quando deve portare due corpi . E' dunque evidente che ogni movimento sia prodotto in qualche cosa e da qualche cosa.

Ascl.: Ma il movimento deve essere prodotto nel vuoto, o Trimegisto.

Erm.: Non dir questo, Asclepio ! Non c'è vuoto nell'universo. Il non essere soltanto è vuoto ed al di fuori dell'esistenza: l'essere non sarebbe tale se non fosse esistente. Ciò che è vuoto non può esistere.

Ascl.: Non vi sono dunque cose vuote, o Trimegisto, per esempio: un vaso vuoto, una botte vuota, un pozzo vuoto, uno scrigno vuoto e altre cose simili ?

Erm.: Qual errore, o Asclepio ! Tu chiami vuote delle cose pienissime e riempitissime.

Ascl.: Che cosa vuol dire, o Trimegisto?

Erm.: L'aria non è forse un corpo?

Ascl.: Si è un corpo.

Erm.: Questo corpo non attraversa tutte le cose e non riempie quello che attraversa? Ed ogni corpo non è composto di quattro elementi ? Tutto ciò che tu credi vuoto è, dunque pieno d'aria e, di conseguenza, dei quattro elementi . E viceversa, si può dire che ciò che tu credi pieno è privo d'aria giacchè la presenza di altri corpi non permette che l'aria occupi lo stesso posto. Così gli oggetti che tu chiami vuoti bisogna chiamarli cavi poiché esistono e son pieni d'aria e di spirito.

Ascl.: Non c'è nulla da rispondere a questo, o Trimegisto. L'aria è un corpo e questo corpo tutto compenetra e riempie tutto ciò che compenetra. Ma come chiameremo il luogo dove si muove l'universo ?

Erm.: Incorporeo, O Asclepio.

Ascl.: Ma che cosa è dunque l'incorporeo ?

Erm.: L'Intelligenza e la Ragione che si abbracciano e son libere dal corpo, prive d'errore,

impassibili e che restano fisse in sé stesse e contengono tutto, conservando tutti gli esseri; e quasi loro raggi , sono il bene, la verità, il principio della luce, il principio dell'anima.

Ascl.: Che cosa è dunque Iddio ?

Erm.: Dio non è nulla di tutto ciò, ma è la causa di tutto in generale e di ciascun essere in

particolare. Egli non ha lasciato nulla che non sia; ogni essere viene da ciò che è e non da ciò che non è. Il nulla non può diventare qualche cosa: è nella sua natura il non poter essere. La natura dell'essere invece è quella di non poter cessare d'essere.

Ascl.: Come, dunque, tu definisci Iddio ?

Erm.: Dio non è l'Intelligenza, ma la Causa dell'Intelligenza: non è lo Spirito, ma la Causa dello Spirito; non è la Luce, ma la causa della Luce. I due nomi coi quali bisogna onorar Dio non convengono che a lui solo e a nessun altro. Nessuno di quelli che si chiamano Dei, nessun uomo né demone può, in alcun modo, esser chiamato buono: questo titolo conviene solo a Dio: egli è il Bene e non altro. Tutti gli altri esseri sono separati dalla natura del bene: sono corpi e anime e non v'è posto in essi per il bene. Il bene eguaglia in grandezza l'esistenza di tutti gli esseri corporei e incorporei , sensibili e intelligibili . Questo è il Bene, questo è Dio. Non dire dunque di un altro essere che è buono: diresti un'empietà; non dir di Dio che è altra cosa che il bene; diresti un'altra empietà. Tutti adoperano la parola " bene " ma non tutti ne comprendono il significato: così non tutti concepiscono Iddio, e, in seguito a questa ignoranza, si chiamano buoni gli Dei e alcuni uomini benchè questi non possano né essere né divenir buoni poiché sono diversissimi da Dio e il bene è da lui inseparabile essendo Iddio il bene stesso. Tutti gli altri Dei son detti immortali e si dà loro il nome di Dei come dignità. Ma per Dio il bene non è una dignità, è la sua natura: Dio e il bene sono una sola e stessa cosa e il principio di tutte le altre cose, giacchè è proprio della bontà dar tutto senza nulla ricevere: ora Dio dà tutto e non riceve nulla. Dio è dunque il bene e il bene è Dio. L'altro suo nome è quello di Padre a cagione del suo ufficio di creatore, giacchè è proprio del padre il creare. Ed è perciò che la più alta e la più sacra funzione della vita è la generazione, e la più gran disgrazia e la più grande empietà è quella di lasciare la vita umana senza aver figli . Quelli che mancano a questo dovere son puniti dai dèmoni dopo la morte. Ecco qual è la pena: l'anima di chi è senza figli è condannata ad entrare in un corpo che non è né maschio né femmina, condizione orribile sotto il sole. Perciò, o Asclepio, non invidiare la sorte di quelli che non hanno figli , ma compiangi la loro disgrazia, pensando all'espiazione che li attende. Questi sono , o Asclepio, i primi elementi della conoscenza della natura di tutte le cose .

 

DISCORSO SACRO DI ERMETE TRIMEGISTO

Gloria di tutte le cose, Dio, il divino e la natura divina. Principe degli esseri , Dio, l'Intelligenza, la natura e la materia; la saggezza manifesta l'universo di cui il divino è il principio, la natura, l'energia, la necessità, la fine e la rinascita. C'erano sull'abisso tenebre senza limiti e l'acqua e uno spirito sottile e intelligente contenuto nel caos dalla potenza divina. Allora scaturì la luce santa e, disotto la sabbia, gli elementi uscirono dalla sostanza umida e tutti gli Dei distribuirono la natura feconda. Essendo tutto in confusione e in disordine, gli elementi leggeri s'inalzarono e i più pesanti furono messi, come fondamento,sotto la sabbia umida, essendo tutte le cose divise dal fuoco e sospese per essere  sollevate dallo spirito. E il cielo apparve in sette cerchi , e gli Dei si manifestarono in forma di astri con tutti i loro caratteri , e gli astri furono enumerati con tutti gli Dei che sono in essi . E l'aria avvolse il cerchio esterno, sorretto, nella sua corsa circolare, dallo spirito divino, e ciascun Dio, secondo il suo potere, compì l'opera che gli era stata assegnata. E nacquero i quadrupedi e i rettili e le bestie acquatiche e le bestie alata e tutti i semi fecondi e la verdura e ogni fiore, aventi in sé una semenza di rigenerazione. Ed essi seminarono così le generazioni umane perché queste conoscessero le opere divine e testimoniassero dell'energia della natura, e la moltitudine degli uomini perché regnassero su tutto ciò che è sotto il cielo e conoscessero il bene e crescessero in grandezza e moltiplicassero in moltitudine, ed ogni anima avviluppata dalla carne per la corsa degli Dei circolari , perché contemplasse il cielo, la corsa degli Dei celesti , le opere divine e l'energie della natura, e perché distinguesse i beni , perché conoscesse la potenza divina, perché imparasse a distinguere il bene dal male, e scoprisse tutte le arti utili . La loro vita e la loro saggezza son regolate, fin dall'origine, dalla corsa degli Dei circolari e si risolvono in essi . E vi saranno delle grandi e memorabili opere sulla terra, lasciando la distruzione nella rinnovazione dei tempi . Ed ogni generazione di carne animata e di semi di frutta e tutte le opere mortali saranno rinnovate dalla necessità e dal rinnovamento degli Dei e dal cammino periodico e regolare della natura. Giacché il divino è l'ordinamento del mondo e il suo rinnovamento naturale; e la natura è stabilita dal divino.

 

ERMETE TRIMEGISTO A SUO FIGLIO TAT: DISCORSO DEL CRATERE O DELLAMONADE

Ermete : L'Artefice ha fatto il mondo non con le sue mani , ma con la sua parola. Bisogna che tu te lo immagini come presente e sempre esistente, come l'autore di tutto, l'unico e il solo, che ha creato gli esseri con la sua volontà. Il suo corpo non è tengibile né visibile, né misurabile, né esteso, né simile ad alcun altro corpo. Non è né fuoco, né acqua, né aria, né soffio, ma tutto viene da lui . Essendo buono egli ha voluto creare il mondo per sé e adornare la terra. Come ornamento del corpo divino, vi ha posto l'uomo, animale immortale e mortale. L'uomo si solleva sugli altri animali per la ragione e l'intelligenza: egli contemplò le opere di Dio, le ammirò e ne conobbe l'autore. Dio ha fornito la ragione a tutti gli uomini , o Tat, ma non l'intelligenza; non perché ne abbia invidia per qualcuno, giacché l'invidia non gli appartiene: essa nasce nelle anime degli uomini che non hanno intelligenza.

Tat : Perché dunque, o padre, Iddio non ha distribuito l'intelligenza a tutti?

Erm : Egli ha voluto, figlio mio, metterla nel mezzo delle anime come premio da conquistarsi .

Tat : E dove l'ha messa?

Erm : Ne ha riempito un grande cratere e l'ha fatto portare da un banditore, ordinandogli di gridare ai cuori degli uomini : << Battezzatevi , se lo potete, nel cratere, o voi che credete di tornare a colui che l'ha mandato, voi che sapete il fine della vostra vita ! >> E quelli che compresero questo appello e furono battezzati nell'Intelligenza, quelli possederono la Gnosi e diventarono gl'iniziati dell'Intelligenza, gli uomini perfetti , ed ebbero l'Intelligenza mentre gli altri ignorano perché e da chi siano stati creati. Le loro sensazioni rassomigliano a quelle degli animali irragionevoli. Formati unicamente di passioni e di desideri , essi non ammirano ciò che è degno d'esser contemplato: essi si danno ai piaceri ed agli appetiti del corpo, e credono che questo sia il fine dell'uomo. Ma quelli che hanno ricevuto i doni di Dio, quelli , o Tat, a considerare le loro opere, sono immortali e non più mortali . Essi abbracciano con l'intelligenza ciò che esiste sulla terra e nel cielo e ciò che può esserci sopra ad esso. All'altezza dove son pervenuti , essi contemplano il bene, e questo spettacolo fa loro considerare come una disgrazia il soggiorno di quaggiù ; e, disprezzando tutte le cose corporee, essi aspirano verso l'Uno e il Solo. Questa è, o Tat, la scienza dell'Intelligenza: contemplare le cose divine e comprendere Iddio poiché divino è il cratere.

Tat : Anch'io voglio esservi battezzato, o padre.

Erm : Se tu non cominci con l'odiare il tuo corpo, o figlio mio, tu non puoi amare te stesso; quando amerai te stesso avrai l'intelligenza, e allora otterrai anche la scienza.

Tat : Che cosa vuoi dire, o padre ?

Erm : E' impossibile, figlio, d'attaccarsi , nello stesso tempo, alle cose mortali e alle divine. Gli esseri sono di due specie: corporei e incorporei , e in essi si distingue il mortale e il divino: la scelta dell'uno o dell'altro è lasciata alla volontà. Poiché non ci si può attaccare a tutti e due insieme. Quando si è fatta la scelta, quello che si abbandona manifesta l'energia dell'altro. E la scelta del meglio non solo riesce ottima per chi sceglie, rendendo l'uomo Dio, ma anche mostra maggiormente la pietà verso Dio. La scelta del peggio è la rovina dell'uomo, però senza far torto a Dio, ma come quelle processioni che, non essendo capaci di far nulla, impediscono il traffico per le strade, così quelli passano attraverso il mondo trattenuti dai piaceri del corpo. E poiché, o Tat, il bene che viene da Dio lo abbiamo o lo avremo, noi non dobbiamo far altro che prenderlo senza indugio. Il male poi non viene da Dio, ma da noi stessi che lo preferiamo al bene. Tu vedi , figlio mio, per quanti corpi , per quanti cori di dèmoni e rivoluzioni di astri dobbiamo passare per giungere fino a Dio, solo e unico. Il bene non può passare ed è infinito e senza limiti e, per la sua stessa natura, non ha principio, benché, per noi , sembri averne uno che è la Gnosi . Ma la Gnosi non è precisamente il principio del bene, ma è per noi , un mezzo per arrivare al bene. Prendiamolo dunque come una guida e noi avanzeremo attraverso gli ostacoli . E' difficile abbandonare le cose presenti e solite per tornare alle antiche. Poiché le apparenze ci seducono, ma noi ci rifiutiamo di credere all'invisibile. Le cose cattive sono più evidenti ; il bene è invisibile agli occhi poiché non ha né forma né figura: è simile a sé stesso e differente da tutto il resto; è impossibile che l'incorporeo si manifesti mediante il corpo. Ecco la differenza tra il simile e il dissimile e l'inferiorità dei dissimile rispetto al simile. L'unità, principio e radice d'ogni cosa, esiste in tutti come principio e radice. Non c'è nulla senza principio: il principio non deriva da altri che da sé stesso giacché tutto deriva da lui . Ed è il principio di sé stesso, non avendo altri principii. La monade ( l'unità ), che è il principio, contiene tutti i numeri e non è contenuta da alcuno; li genera tutti e non ne è generata. Tutto quello che è generato è imperfetto, divisibile, suscettibile d'aumento o di diminuzione. Il perfetto non ha nessuno di questi caratteri . Ciò che si può accrescere, s'accresce per la monade, e perisce per la sua debolezza quando non può più ricevere la monade. Ecco, o Tat, l'immagine di Dio come possiamo rappresentarcela : se tu la contempli attentemente e la comprendi con gli occhi del cuore, credimi , figlio, tu troverai la via dell'ascensione: o piuttosto, questa immagine stessa ti condurrà, giacché questa è la virtù della contemplazione: incatena e attira coloro che sono giunti a essa come dicono che la calamita attiri il ferro.

 

ERMETE TRIMEGISTO A SUO FIGLIO TAT: IL DIO INVISIBILE E' VISIBILISSIMO

E anche questo discorso io t'indirizzo, o Tat, affinché non ti sia ignoto il nome del Dio superiore. Tu comprendilo, e quello che sembra invisibile ai più sarà per te assai appariscente, poiché, se fosse invisibile, non sarebbe lui . Ogni apparenza è creata perché manifestata: ma l'invisibile esiste sempre senza aver bisogno di manifestazioni . Egli esiste sempre e rende visibili tutte le cose. Invisibile, perché eterno, egli fa tutto apparire senza mai mostrarsi . Increato, manifesta ogni cosa nell'apparenza la quale appartiene alle cose generate e non è altro che la nascita. Colui che solo è increato è, dunque, per questo, irrivelato e invisibile, ma, nel manifestare tutte le cose, egli si rivela in esse e mediante esse, soprattutto a quelli cui vuol manifestarsi . Perciò, o figlio mio Tat, prega il Signore e il Padre, il solo, l'unico donde è nato l'Unico, perché egli ti sia propizio e tu possa comprenderlo. Bisogna perciò che uno dei suoi raggi illumini il tuo pensiero. Il pensiero solo vede l'invisibile, poiché è, di per sé stesso, invisibile. Se tu puoi , lo vedrai con gli occhi dell'Intelligenza, o Tat, poiché il Signore non è avaro, ma si rivela nell'intero universo. Tu puoi comprenderlo, vederlo, toccarlo con mano e contemplare la sua immagine. Ma come potrà manifestarsi ai tuoi occhi se ciò che è in te è invisibile per te stesso? Se tu vuoi vederlo, pensa al sole, pensa al corso della luna, pensa all'ordine degli astri . Chi mantiene quest'ordine? Poiché ogni ordine è determinato dal numero e dal luogo. Il sole è il più gran Dio del cielo e tutti gli Dei celesti gli sono inferiori come a un capo e a un re. E quest'astro, più grande della terra e del mare, fa roteare sopra a sé astri molto più piccoli. Ora quale rispetto, quale timore l'obbliga, o figliomio? I corsi di tutti questi astri nel cielo son differenti e diseguali : chi ha dato a ciascuno di loro la direzione e la lunghezza del corso? L'Orsa gira su sé stessa e trascina con sé l'universo: chi se ne serve come d'un istrumento? Chi ha dato al mare i suoi limiti , chi ha posto le fondamenta alla terra? C'è dunque, o Tat, un creatore e un padrone di tutto quest'universo poiché sarebbe impossibile che il posto, il numero, la misura si conservassero senza un creatore. L'ordine non si può fare senza un luogo e una misura: c'è dunque bisogno d'una guida, figlio mio. Il disordine ne  ha bisogno per giungere all'ordine: esso obbedisce a colui che non l'ha ancora ordinato. Se tu potessi aver le ali , volare nell'aria e là, tra cielo e terra, vedere la solidità di questa, la fluidità dei mari , i corsi dei fiumi , la leggerezza dell'aria, la sottigliezza del fuoco, il corso degli astri e il movimento del cielo che li avvolge, o figliomio, che magnifico spettacolo osserveresti ? Vedresti , in un istante, l'immobile muoversi e  l'invisibile apparire per ciò che costituisce l'ordine del mondo ed il mondo dell'ordine. Se tu vuoi contemplare il Creatore anche nelle cose mortali , in ciò che è sulla terra o negli abissi, ripensa, o figlio mio, alla generazione dell'uomo nell'utero di sua madre: esamina con attenzione l'arte dell'artefice e impara quindi a conoscere l'autore di questa bella e divina immagine. Chi ha fatto rotondi gli occhi ? Chi ha forato le narici e le orecchie ? Chi ha aperto la bocca? Chi ha tesi ed intrecciati i nervi ? Chi ha formato i canali delle vene? Chi ha fatto dure le ossa? Chi ha ricoperto la carne di pelle? Chi ha separato le dita e le membra? Chi ha formato la base dei piedi ? Chi ha forato i pori ? Chi ha steso la milza? Chi ha dato al cuore la forma di piramide? Chi ha dilatato i fianchi ? Chi ha allargato il fegato? Chi ha formato le caverne dei polmoni , la cavità del ventre? Chi ha messo in mostra le parti oneste e nascoste le altre? Vedi quant'arte su di una sola materia, che lavoro su di una sola opera, dappertutto bellezza, proporzione, varietà. Chi ha fatto tutte queste cose? Quale madre, qual padre se non l'unico e invisibile Iddio che ha tutto creato con la sua volontà? Nessuno pretende che una statua o un quadro possano esistere senza uno scultore o un pittore, e questa creazione non avrebbe dunque un creatore? O cecità, empietà, ignoranza ! Ma tu, o figlio Tat, guàrdati bene dal credere l'opera priva dell'artefice: dà piuttosto a Dio il nome che più gli conviene, chiamalo padre di tutte le cose perché egli è l'unico e la sua funzione è quella di esser padre; e se vuoi che io adoperi un'espressione ardita , ti dirò che la sua essenza è quella di esser gravido e di creare. E siccome nulla può esistere senza creatore, così egli stesso non esisterebbe se non creasse continuamente, nell'aria, sulla terra, negli abissi e in ogni parte dell'universo e in ciò che non esiste. Poiché nulla c'è nel mondo che non sia lui: egli è quello che esiste e quello che non esiste: quello che esiste lo ha manifestato, quello che non esiste lo tiene in sé stesso. Tale è il Dio superiore al suo nome, invisibile e visibilissimo; che si rivela allo spirito, che si rivela agli occhi , che non ha corpo ed ha molti corpi , p meglio, tutti i corpi poiché non v'è cosa che non sia lui e tutto è lui solo. Ed ha tutti i nomi perché è il padre unico e non ha alcun nome perché è il padre di tutto. Che si può dire di te, che si può dire a te? Dove poserò i miei sguardi per benedirti : in alto, in basso, di dentro, di fuori ? Non c'è via, non c'è posto che sia intorno a te; non esistono altri esseri : tutto è in te, tutto viene da te; tu dài tutto e non ricevi nulla poiché tu possiedi tutto e non v'è cosa che non ti appartenga . Quando ti loderò, o padre mio? Giacché non si può comprendere né il tuo tempo né la tua ora. E per che cosa ti loderò? Per quello che hai creato o per quello che non hai creato? Per ciò che riveli o per ciò che nascondi ? E perché ti loderò? Come se tu m'appartenessi ed io avessi qualche parte di te o come se fossi un altro? Perché tu sei tutto quello che io posso essere, tu sei tutto quello che io posso fare, tu sei tutto quello che io posso dire, poiché tu sei tutto e nulla c'è che tu non sia ! Tu sei quello che è nato e quello che non è nato, l'intelligenza pensante, il Padre creatore, il Dio agente, il bene e l'autore di ogni cosa. La parte più sottile della materia è l'aria, dell'aria l'anima, dell'anima l'intelligenza, dell'intelligenza Dio.

 

IL BENE E' SOLO IN DIO E NON ALTROVE

Il bene, o Asclepio, non è in nessun'altra aprte fuorché in Dio o, piuttosto, il Bene è sempre lo stesso Dio. Se è così , deve essere un'essenza immutabile, increata, presente dapertutto, avente in sé un'attivtà stabile perfetta, compiuta e inesauribile. L'unità è il principio di tutto il bene, è la sorgente di tutto. Quando dico << bene >> intendo ciò che è interamente e sempre buono. Ora questo bene perfetto non si trova che in Dio poiché non v'è nulla che a lui manchi e il desiderio non può renderlo cattivo; non v'è nulla che egli possa perdere e non può quindi affliggerlo la perdita; il dolore è una parte del male. Non v'è cosa più forte di lui e che possa vincerlo; non v'è cosa eguale a lui che possa nuocergli o inspirargli un desiderio. Nulla c'è che possa, disobbedendogli , eccitare la sua collera, e nulla di più saggio che egli possa invidiare. Essendo tutto ciò estraneo alla sua essenza, che colpa resterà a lui se non il solo bene? E siccome in questa essenza non c'è nulla di cattivo, il bene non può trovarsi in nessun altro. La diversità esiste in tutti gli esseri particolari, piccoli o grandi , ed anche tra il più grande e il più forte di tutti gli esseri viventi. Gli esseri generati sono pieni di passioni e la nascita stessa è una passione. Ora dove c'è passione non esiste il bene e là dove è il bene non c'è passione, allo stesso modo che il giorno non è la notte e la notte non è il giorno. Il bene non può dunque esistere nella creazione, ma soltanto nell'increato. E come tutte le cose partecipano della materia, così pure partecipano del bene: in questo senso il mondo è buono perché produce degli esseri possibili . Nell'uomo, quando si tratta del bene, si fa per comparazione col male; quaggiù tutto quello che non è cattivo, è buono, e il bene è una particella del male. Ma il bene non può essere interamente privo del male quaggiù; si altera per la mescolanza con esso, e allora cessa di essere il bene e diventa il male. Il bene esiste dunque in Dio soltanto, ossia Dio è il bene. Tra gli uomini , o Asclepio, il bene non esiste che di nome, ma non di fatto perché sarebbe impossibile. Il bene è incompatibile con un corpo materiale circondato d'ogni parte dal male, dal dolore, dai desideri , dagli errori, dalle false opinioni . Ma il peggio di tutto, o Asclepio, è che si ritenga quaggiù come bene ciascuno dei mali che bisognerebbe evitare, ed il massimo: gli eccessi del ventre, l'errore che si trascina dietro tutti i mali e che ci allontana dal bene. In quanto a me, io ringrazio Iddio perché ha messo nel mio intelletto la conoscenza del bene, poiché il bene di per sé stesso non può esistere nel mondo essendo questo pieno d'ogni male. Iddio invece è la plenitudine del bene o il bene è la plenitudine di Dio. L'eccellenza del bello sfolgora attorno a questa essenza ed è forse là che appare nella sua forma più trasparente e più pura e quasi essenza del bene. Non temiamo di dirlo, o Asclepio; l'essenza di Dio - se Dio ha un'essenza - è la bellezza. E il bello è anche buono. Il bene poi non può trovarsi nel mondo: tutti gli oggetti visibili non sono che immagini e ombre. Il bene e il bello bisogna cercarli oltre a ciò che cade sotto i nostri sensi , e l'occhio non può vederli perché non può scorgere Iddio: essi sono le parti integranti di Dio, i caratteri propri , inseparabili ed assai desiderabili che egli ama e dai quali è amato. Se tu puoi comprendere Iddio, tu comprenderai il bene e il bello, il fulgidissimo saggio divino, l'incomparabile bellezza, il bene senza pari , come Dio stesso. Quando tu comprendi Iddio, comprendi pure il bello e il bene: essi non sono comunicabili agli altri animali perché non possono separarsi da Dio. Quando tu cerchi Iddio, cerchi la bellezza. Una sola è la via che vi ci conduce: la pietà unita alla Gnosi . Gli ignoranti , quelli che non vanno per la via della pietà, osano chiamar l'uomo bello e buono; lui che non ha visto neppure in sogno ciò che sia il bene e che è circondato da tutte le parti del male e che ritiene il male come bene e se ne nutre senza mai saziarsi , ne teme la perdita e si sforza non solo di conservarlo, ma di accrescerlo. Queste cose, che gli uomini trovano buone e belle, o Asclepio , noi non possiamo né evitare né odiare, poiché quello che c'è di più duro è che noi ne abbiamo bisogno e che non potremmo vivere senza di esse.

 

IL PIU' GRAN MALE PER GLI UOMINI E' LA IGNORANZA DI DIO

 

Dove correte, o uomini ubriachi , voi che avete bevuto il vino dell'ignoranza e non potete sopportarlo e già lo rigettate? Diventate sobri e aprite gli occhi del vostro cuore, se non tutti voi , almeno quelli che possono. Giacché il flagello dell'ignoranza inonda tutta la terra, corrompe l'anima rinchiusa nel corpo e le impedisce di entrare nel porto della salvezza. Non vi lasciate trascinare dalla grande corrente: tornate, se potete, al porto della salvezza ! Cercate un pilota che vi conduca verso le porte della Gnosi dove brilla la sfolgorante luce, pura di tenebre, dove nessuno s'inebria, dove tutti son sobrii e girano gli occhi del cuore verso colui che vuol essere contemplato, il non-udibile, l'ineffabile, l'invisibile agli occhi , ma visibile all'intelligenza e al cuore. Prima di tutto, bisogna che tu abbandoni questo vestimento che porti , tessuto d'ignoranza, sostegno di malvagità, catena di corruzione, viluppo tenebroso, morte vivente, cadavere sensibile, tomba che tu porti con te, ladro domestico, nemico nell'amore, geloso nell'odio. Tale è il vestimento nemico che ti ricopre: ti attira in basso per timore che la visione della verità e del bene non ti faccia odiare la sua malvagità, scoprire le sue insidie che ti tende, rendendo oscuro per te quel che è chiaro, tuffandoti nella materia, ubriacandoti d'infami voluttà, affinché tu non possa intendere quel che devi intendere né vedere quello che devi vedere.

 

NULLA MUORE, MA I CAMBIAMENTI SONO ERRONEAMENTE CHIAMATI MORTE E DISSOLUZIONE

Dobbiamo ora parlare, o figliomio, dell'anima e del corpo, dell'immortalità dell'anima, della costituzione del corpo e della sua decomposizione. Poiché la morte non esiste affatto: la parola << mortale>> è priva di senso, oppure, per la caduta della prima sillaba, si disse << mortale >> invece di << immortale >> . La morte sarebbe la distruzione e nulla si distrugge nel mondo. Poiché il mondo è il secondo Dio, un animale immortale, nessuna parte d'un essere vivente e immortale può morire. Ora, tutto fa parte del mondo, soprattutto l'uomo che è animale ragionevole. Il primo essere è l'eterno, l'increato, il Dio creatore di tutte le cose. Il secondo è fatto a sua immagine: è il mondo generato, conservato e nutrito e fatto da lui immortale come dal proprio padre: è dunque sempre vivente essendo immortale. L'immortalità differisce dall'eternità: 'eterno non è generato da un altro; non s'è fatto da sé, ma si crea eternamente. Chi dice eterno, dice universale. Il Padre è eterno di per sé: il mondo ha ricevuto dal Padre l'eternità e l'immortalità. Con tutta la materia che aveva in suo potere, il Padre fece il corpo dell'universo: gli diede forma sferica: ne fissò gli attributi e lo rese immortale ed eternamente materiale. Possedendo tutte le forme, il padre sparse i suoi attributi nella sfera e ve li chiuse come in una caverna volendo ornare la sua creazione con tutte le qualità. E fece immortale il corpo dell'universo perché la materia, volendo dissolversi , non tornasse nel disordine che le è naturale. Poiché quand'era priva di corpo, la materia era disordinata. E ne conserva anche quaggiù una debole traccia nella facoltà di aumentare e diminuire che gli uomini chiamano << morte >> . Questo disordine non si produce che negli animali terrestri; i corpi celesti seguono l'ordine unico che hanno avuto dal Padre fin dal principio e che si conserva indissolubile per la reintegrazione di ciascuno di loro. La reintegrazione mantiene i corpi terrestri : la loro dissoluzione li restituisce ai corpi indissolubili cioè immortali , cosicché c'è privazione di sensazioni e non distruzione dei corpi . Il terzo animale è l'uomo, fatto ad immagine del mondo: e, per la volontà del Padre, possiede in più degli altri animali terrestri l'intelligenza; è in rapporto, mediante la sensazione, col secondo Dio, mediante il pensiero col primo, e vede l'uno come corporeo, l'altro come l'essere incorporeo, l'intelligenza del bene.

Tat : Quest'animale non muore dunque?

Erm. : Parla bene, figlio mio, e comprendi chi è Dio, il mondo, l'animale immortale, l'animale soggetto a dissoluzione, e comprendi che il mondo viene da Dio ed è in Dio, che l'uomo viene dal mondo ed è nel mondo. Il principio, il contenuto, la costituzione di tutte le cose è Dio.

 

PENSIERO E SENSAZIONE. IL BELLO E IL BENE SONO IN DIO SOLO E NON ALTROVE

Ieri , o Asclepio, io t'indirizzai un discorso d'iniziazione: ora credo necessario farlo seguire da un altro, e parlare della sensazione. Sembra esistere tra sensazione e pensiero questa differenza: cioè l'una sia materiale,l'altro essenziale; a me pare che ambedue siano uniti e indivisibili . Presso gli altri animali la sensazione, presso l'uomo il pensiero è unito con la natura. Il pensiero differisce da Dio: la divinità nasce da Dio, il pensiero nasce dall'intelligenza: esso è fratello della parola e l'uno serve di strumento all'altra poiché non c'è parola senza pensiero né pensiero senza parola. La sensazione e il pensiero hanno dunque, nell'uomo, un'influenza reciproca e sono indissolubilmente uniti . Non vi sono pensieri possibili senza la sensazione né sensazioni senza pensiero. Si può tuttavia supporre un pensiero senza sensazione come, per esempio, le immagini fantastiche che si vedono in sogno, mami sembra che le due azioni si producano nel sogno e che la sensazione eccitata passi dal sogno allo stato di veglia. L'uomo è composto di corpo e di anima: quando le due parti della sensazione son d'accordo, allora si esprime il pensiero concepito dall'intelligenza. Poiché l'intelligenza concepisce tutti i pensieri : quelli buoni quando è fecondata da Dio, quelli cattivi quando si trova sotto qualche influenza demoniaca, - poiché nessuna parte del mondo è priva di dèmone: parlo del dèmone separato da Dio, quello cioè che entra in noi e semina il germe della sua energia, e l'intelligenza, ricevendo questo germe,concepisce gli adulteri , gli omicidi , i parricidi , i sacrilegi , le empietà, le oppressioni , le cadute nei precipizi e tutte le altre opere dei dèmoni cattivi . Le semenze di Dio, poche, ma grandi , belle e buone, sono la virtù, la temperanza e la pietà. La pietà è la conoscenza di Dio : colui che la possiede è ripieno di tutti i beni , concepisce pensieri divini e diversi da quelli della moltitudine. Perciò quelli che hanno la Gnosi non piacciono alla folla e questa non piace loro. Son creduti insensati , si ride di loro, sono odiati e disprezzati : possono anche esser condannati a morte, poiché, l'abbiamo detto, bisogna che la malvagità abiti quaggiù : è il suo posto. La terra è il suo soggiorno e non il mondo, come dicono alcuni bestemmiatori . Ma l'uomo pio è sopra a tutti perché possiede la Gnosi. Tutto è buono per lui , anche ciò che per gli altri sarebbe cattivo. Le sue meditazioni riconducono tutto alla Gnosi e - cosa meravigliosa - egli solo cambia il male in bene. Ma torno al mio discorso sulla sensazione . L'unione intima della sensazione col pensiero è il carattere dell'uomo. Non tutti gli uomini , come ho detto, godono dell'intelligenza: alcuni sono materiali , altri essenziali. I malvagi sono materiali e ricevono dai dèmoni la semenza dei loro pensieri ; quelli che sono uniti in essenza col bene sono salvati da Dio. Il quale è il creatore di tutte le cose e fa tutte le sue creazioni simili a sé, ma le sue creazioni buone sono sterili nell'atto. Il movimento del mondo fa nascere prodotti diversi , alcuni soggetti al male , altri purificati dal bene. E il mondo, o Asclepio, possiede una sensazione e un pensiero, non però simile a quello dell'uomo né così vario, ma superiore e più semplice, poiché la sensazione e il pensiero del mondo è unico: creare tutte le cose e farle rientrare in sé; strumento della volontà di Dio, il suo ufficio è quello di ricevere le semenze divine, di conservarle, di produrre tutte le cose, di distruggerle e rinnovarle. Come un buon lavoratore della vita, esso rinnova i suoi prodotti, trasformandoli, e genera ogni vita e porta tutti gli esseri viventi , ed è insieme il luogo e l'artefice della vita. I corpi differiscono tra loro quanto materia: alcuni son formati di terra, altri d'acqua, altri d'aria e altri di fuoco: tutti sono composti , ma alcuni di più, altri di meno: i primi sono più pensanti , i secondi più leggeri . La rapidità del movimento del mondo produce la varietà dei generi : la sua frequente respirazione stende sui corpi degli attributi molteplici insieme con la plenitudine uniforme della vita. Dio è dunque il padre del mondo; il mondo è il padre di ciò che contiene ; il mondo è il figlio di Dio; quello che è sul mondo gli è sottomesso. Ed a ragione il mondo è detto Cosmo perché esso adorna tutto con la varietà delle specie, con la necessità del movimento, con la combinazione degli elementi e con l'ordine delle creazioni . E' dunque necessario e giusto chiamarlo Cosmo. In tutti gli animali la sensazione e il pensiero vengono dal di fuori , dall'ambiente; il mondo l'ha ricevuto da Dio una volta per sempre, alla sua nascita . Dio non è privo di sensazione e di pensiero, come credono alcuni ; è questa una bestemmia della superstizione . Tutto quel che esiste, o Asclepio, è in Dio, prodotto da lui e dipendente da lui : tutto ciò che fa per mezzo dei corpi , ciò che muove per mezzo dell'essenza anumata, ciò che vivifica mediante lo spirito, ciò che serve di ricettacolo alle creazioni mortali . Ed io non dico soltanto che egli contiene tutto, ma che veramente egli è Tutto. Egli non trae nulla dal difuori , fa tutto scaturire da sé stesso. E questa è la sensazione e il pensiero di Dio: il movimento eterno dell'universo; mai , in nessun tempo, perirà una parte d'un essere qualsiasi , e quando dico d'un essere dico di Dio, giacché Dio contiene tutti gli esseri : nulla è fuori di lui ed egli non è fuori di nulla. Queste cose, o Asclepio, son vere per coloro che le comprendono, ma incredibili per gl'ignoranti poiché intelligenza è fede: non credere vuol dire non comprendere. Lamia parola tocca la verità; l'intelligenza è grande e può, quando le si mostri la via, giungere alla verità . Quando l'intelligenza medita su tutte le cose trovandole d'accordo con le interpretazioni della parola, essa crede e si riposa in questa fortunata fede . Quelli che comprendono le parole divine credono, e quelli che non le comprendono non credono. Ecco quanto io dovevo dirti sul pensiero e sulla sensazione .

 

ERMETE TRIMEGISTO A SUO FIGLIO TAT: LA CHIAVE

Ermete : Io t'ho indirizzato il mio discorso ieri , o Asclepio; è giusto che oggi io l'indirizzi a Tat, tanto più che esso è il riassunto dei concetti generali che gli ho esposto. Iddio, il Padre e il Bene, o Tat, hanno una stessa natura o, piuttosto, una stessa energia. Perché la parola << natura >> ( fysis ) significa anche crescenza e si applica alle cose cangianti o permanenti , mobili o immobili , cioè divine o umane , creazioni di Dio. In altro luogo è l'energia, come sappiamo che esiste in altre cose divine e umane: queste cose bisogna comprendere. L'energia di Dio è la volontà: la sua essenza è di volere che l'universo sia, poiché Dio, il Padre e il Bene, non è altro che l'esistenza di ciò che non ancora esiste. In questa esistenza degli esseri, ecco, tu vedi Iddio, il Padre, il Bene; non altro. Il mondo o il sole, padre di ciò che partecipa all'essere, non è tuttavia per i viventi la causa del bene e della vita; e così è, la sua azione è l'effetto necessario della volontà del bene, senza di che nulla potrebbe esistere né divenire. Il padre è la causa dei suoi figli, della loro nascita, del loro nutrimento e prende per mezzo del sole il desiderio del bene, poiché il bene è il principio creatore. Nessun altro, ma lui solo, può avere questo carattere di non ricevere nulla e di voler l'esistenza di tutte le cose. Non dico, o Tat, di tutto produrre, poiché l'azione creatrice manca per molto tempo: ora essa crea, ora non crea; varia in qualità e in quantità; a volte produce tali e tali cose, a volte i loro contrari . Ma Dio è il Padre e il Bene poiché è l'esistenza universale: così egli si può considerare. Ecco quello che vuol essere e che è: egli ha il fine di sé stesso ed è il fine di tutto il resto. Il carattere proprio del bene è quello di essere conosciuto: ecco il bene, o Tat.

Tat : Tu ci hai riempito, o padre, della visione del bene e del bello, e questa contemplazione ha quasi santificato l'occhio della mia intelligenza, poiché essa non è come i raggi del sole che abbagliano e fanno chiuder gli occhi : al contrario, la contemplazione del bene accresce tanto la potenza dello sguardo che si diviene più adatti a ricevere i raggi dello splendore ideale . E' una luce vivissima e penetrante, inoffensiva e piena d'immortalità. Quelli che possono abbeverarsi maggiormente a tale spettacolo entrano spesso, abbandonando il corpo, nella visione felice come i nostri antenati Urano e Crono. Così sia anche per noi, o padre !

Ermete : Iddio lo voglia, figlio mio. Ma, per ora, questa visione supera le nostre forze: gli occhi della nostra intelligenza non possono ancora contemplare la bellezza incorruttibile e incomprensibile del bene. Tu la vedrai quando non avrai nulla da dire di essa,poiché la Gnosi, la contemplazione è il silenzio e il riposo di ogni sensazione. Colui che vi è giunto non può pensare più ad altro né guardare né udir parlare e nemmeno muovere il suo corpo. Liberato da tutte le sensazioni del corpo e del moto, egli riposa: lo splendore che inonda tutto il suo pensiero e tutta la sua anima, lo libera da legami del corpo e lo trasforma interamente nell'essenza di Dio. Poiché l'anima umana può indiarsi, pur rimanendo nel corpo dell'uomo, quando ha contemplato la bellezza del bene.

Tat : Che cosa intendi per << indiarsi >>, o padre?

Erm. : Ogni anima parziale è soggetta a cambiamenti successivi.

Tat : Che cosa significa << parziale >> ?

Erm. : Non hai appreso nei concetti generali che dall'anima unica dell'universo escono fuori tutte le anime che si spandono e son distribuite in tutti i luoghi del mondo? Queste anime attraversano numerosi cambiamenti, felici o avversi. Le anime dei rettili passano negli esseri acquatici, quelli degli acquatici passano negli animali terrestri, quelle dei terrestri nei volatili, quelle dei volatili negli uomini; le anime umane pervengono all'immortalità passando nei dèmoni. Quindi esse entrano nel coro degli Dei immobili - perché vi sono due cori di Dei: uno di Dei erranti e l'altro di Dei fissi - e questo è l'ultimo grado dell'iniziazione gloriosa dell'anima. Ma quando l'anima, dopo di essere entrata in un corpo umano,resta cattiva, non gode l'immortalità né partecipa del bene, ma torna indietro e ridiscende verso i rettili. Questa è la punizione dell'anima cattiva, e male dell'anima è l'ignoranza. L'anima cieca, non conoscendo nulla degli esseri ,né la loro natura né il bene, è circondata dalle passioni corporali e, sventurata, non conoscendo sé stessa, è asservita ai corpi stranieri e abietti : essa porta il fardello del corpo e, invece di comandare, obbedisce. Questo è il male dell'anima. Al contrario, la virtù dell'anima è la Gnosi, poiché colui che conosce è buono, pio e già divino.

Tat : - E chi è costui, o padre?

Erm. :- Chi non pronunzia né ascolta molte parole. Chi passa il proprio tempo a discutere, figlio mio, lotta contro le ombre poiché Dio, il Padre, il Bene, non è discutibile né udibile. Gli esseri hanno sensazioni poiché non possono esistere senza di esse, ma la Gnosi differisce molto dalla sensazione. Questa è un'influenza che si subisce, la Gnosi invece è il fine della sapienza, e la sapienza è un dono di Dio. Poiché ogni sapienza è incorporea e si serve, come di uno strumento, dell'intelligenza, come questa si serve del corpo. Così l'una e l'altra si servono di un corpo, sia intellettuale, sia materiale: poiché tutto deve risultare dall'opposizione del contrari, e non può essere diversamente.

Tat :- Qual è, dunque, questo Dio materiale?

Erm. :- Il mondo che è bello, ma non buono, giacché è materiale e passibile. Esso è il primo dei passibili, ma il secondo degli esseri e non basta a sé stesso. Esso è nato, benchè sia sempre, e diviene continuamente. Il divenire è un cambiamento in qualità e quantità: ogni movimento materiale è una nascita. L'intelligenza ferma mette in moto la materia, ed ecco come: il mondo è una sfera cioè una testa: al disopra della testa nulla è materiale come al disotto dei piedi nulla è spirituale, ma tutto materiale. L'intelligenza è sferica come la testa. Tutto ciò che tocca la membrana di questa testa, dove è posta l'anima, è immortale, come avente un corpo circondato d'anima e più d'anima che di corpo. Ma ciò che è lungi da questa membrana, là dove c'è più corpo che anima, è mortale. L'universo è un animale composto di materia e d'intelligenza. Il mondo è il primo animale vivente, l'uomo è il secondo dopo il mondo, e il primo dei mortali è, come gli altri animali, animato. Non solo l'uomo non è buono, ma è cattivo, essendo mortale. Il mondo non è buono, essendo mobile; ma, essendo immortale, non è cattivo. L'uomo, a sua volta, mobile e mortale, è cattivo. Ecco ora come è formata l'anima dell'uomo : l'intelligenza è nella ragione, la ragione è nell'anima, l'anima è nello spirito, lo spirito è nel corpo. Lo spirito, penetrando per le vene, per le arterie e pel sangue, fa muovere l'animale e lo porta, per così dire. Così alcuni hanno creduto che il sangue sia l'anima; ma questo vuol dire conoscere poco la natura e non sapere che lo spirito deve prima ritornare nell'anima, e, quando il sangue si coagula, le vene e le arterie si vuotano e l'animale perisce. Tale è la morte del corpo: tutto dipende da un solo principio e questo principio viene dall'unità, è messo in moto, poi ritorna principio e, diventando unità, rimane fisso e immutabile. Bisogna dunque considerare tre cose: prima Dio, il padre, il bene, poi il mondo e infine l'uomo. Dio contiene il mondo, il mondo contiene l'uomo. Il mondo è il figlio di Dio, l'uomo è come il rampollo del mondo. Dio non ignora l'uomo, anzi lo conosce e vuol esser conosciuto da lui. La sola salvezza per l'uomo è la conoscenza di Dio; è la via dell'ascensione verso l'Olimpo; solo così l'anima diventa buona e un po’ cattiva, ma necessariamente buona.

Tat :- Che cosa vuoi dire, o Trimegisto?

Erm. :- Considera, figliomio, l'anima del fanciullo: la sua separazione non è ancora avvenuta; il suo corpo è piccolo e non ha avuto ancora un pieno sviluppo.

Tat :- Come?

Erm. :- Essa è bella a vedersi, non ancora contaminata dalle passioni del corpo, ancora quasi attaccata all'anima del mondo. Ma quando il corpo s'è sviluppato e contiene, nella sua mole, l'anima, allora avviene la separazione, si produce in essa l'oblìo e non partecipa più del bello e del bene. Quest'oblìo diventa il vizio. La stessa cosa accade a quelle che escono dal corpo. L'anima rientra in sé stessa, lo spirito si ritira nel sangue, l'anima nello spirito. Ma l'intelligenza, purificata e liberata dai vincoli, divina per sua natura, prendendo corpo di fuoco, percorre lo spazio, abbandonando l'anima al giudizio e alla punizione meritata.

Tat :- Che cosa vuoi dire, o padre? L'intelligenza si separa dall'anima e l'anima dallo spirito, poiché tu hai detto che l'anima era l'indumento dell'intelligenza e lo spirito l'indumento dell'anima.

Erm. :- Bisogna, figlio mio, che chi ascolta segua il pensiero di colui che parla e vi si associ ed abbia l'udito più acuto della voce. Questo sistema di indumenti esiste nei corpi terrestri. L'intelligenza tutta nuda non potrebbe stabilirsi in un corpo terrestre, e questo corpo passibile non potrebbe contenere una tale immortalità né portare una tale virtù. L'intelligenza prende l'anima per suo vestito: l'anima, che pure è divina, si veste dello spirito e questo si spande nell'animale. Quando poi l'intelligenza lascia il corpo terrestre, essa prende tosto la sua tunica di fuoco che non poteva portare quando abitava in questo corpo terrestre, poiché la terra non sopporta il fuoco, una sola scintilla del quale basterebbe per bruciarla. Ed è per questo che l'acqua circonda la terra e ne forma una difesa che la protegge dalla fiamma del fuoco. Ma l'intelligenza, il più sottile dei pensieri divini, ha per corpo il più sottile degli elementi. Poiché l'intelligenza, essendo creatrice di tutte le cose, si serve del fuoco come strumento per la sua creazione. L'intelligenza universale si serve di tutti gli elementi, quella dell'uomo si serve solo degli elementi terrestri. Privata del fuoco, essa non può costruire opere divine, sottomessa com'è alle condizioni dell'umanità. Le anime umane, non tutte però, ma quelle pie, sono demoniache e divine. Una volta separata dal corpo, e dopo aver sostenuta la lotta della pietà che consiste nel conoscere Iddio e non danneggiare alcuno, una tale anima diviene tutta intelligenza. Ma l'anima empia resta nella sua essenza propria e si punisce da sé cercando un corpo terrestre per penetrarvi, un corpo umano, poiché un altro corpo non può ricevere l'anima umana: essa non saprebbe cadere nel corpo d'un animale irragionevole: una legge divina preserva l'anima umana da una simile ingiuria.

Tat :- E come è punita, o padre, l'anima umana?

Erm. :- Vi è forse un castigo per essa più grande dell'empietà, o figliomio? Vi è forse una fiamma più devastatrice? E quale morso di belva può dilacerare il corpo come l'empietà dilacera l'anima? Non vedi quello che soffre l'anima empia che grida e urla : << Io brucio, io ardo! Che dire, che fare, sventurata, in mezzo ai mali che mi divorano? Sfortunata, io non vedo niente, non intendo niente! >> . Ecco le grida dell'anima punita; ma essa non entra in corpi di bestie come credono i più e come tu pure credi, o figlio mio: questo è un gravissimo errore. Il castigo dell'anima è tutt'altro. Quando l'intelligenza è diventata dèmone e, dietro gli ordini di Dio, ha preso un corpo di fuoco, essa entra nell'anima empia e la flagella con la sferza dei suoi peccati. Da questi flagellata, l'anima empia si precipita allora negli assassini, nelle ingiurie, nelle bestemmie, nelle violenze d'ogni specie e in tutte le malvagità umane. Invece l'intelligenza, entrando nell'anima pia, la conduce alla luce della Gnosi . Un'anima simile non è mai sazia d'inni e di benedizioni per tutti gli uomini, e, facendo del bene con le parole e con le opere, rassomiglia a suo padre. Bisogna dunque render grazie a Dio, figlio mio, e domandargli una buona intelligenza. L'anima cangia di condizione in meglio, ma non in peggio.C'è una comunione con le anime: quelle degli Dei comunicano con quelle degli uomini; queste con quelle degli animali . Le più forti si prendono cura delle più deboli; gli Dei degli uomini, gli uomini degli animali irragionevoli, e Dio di tutto, poiché egli sorpassa tutto ed ogni cosa gli è inferiore. Il mondo è sottomesso dunque a Dio, l'uomo al mondo, gli animali all'uomo, e Dio è sopra a tutto e abbraccia tutto. Le energie sono quasi i raggi di Dio; i raggi del mondo sono le creazioni; i raggi dell'uomo sono le arti e le scienze. Le energie agiscono attraverso il mondo e sull'uomo mediante i raggi creatori; le creazioni agiscono mediante gli elementi, l'uomo mediante le arti e le scienze. Questo è il regime universale, conseguenza di una sola natura e di una sola intelligenza. Poiché nulla è più divino e più potente dell'intelligenza né più valido ad unire gli Dei agli uomini e gli uomini agli Dei  Essa è il buon démone: l'anima fortunata ne è ripiena, l'anima infelice ne è priva.

Tat :- Che cosa vuoi dire, o padre?

Erm. :- Tu credi dunque, figliomio, che ogni anima abbia una buona intelligenza? Poiché è di questa che io parlo e non di quella che è al servizio dell'anima - di cui prima abbiamo discorso – e che serve di strumento alla giustizia. L'anima, senza intelligenza, non potrebbe né parlare né agire. Spesso l'intelligenza abbandona l'anima, e, in questo stato, l'anima non vede niente, non intende niente e somiglia a un animale irragionevole. Tale è il potere dell'intelligenza. Ma essa non sostiene l'anima viziosa e la lascia attaccata al corpo che la trascina in basso. Un'anima simile, o figlio, non ha intelligenza e, in questa condizione, un uomo non può chiamarsi più un uomo. Poiché l'uomo è un animale divino che deve esser paragonato non agli altri animali terrestri, ma a quelli del cielo che son detti Dei. O piuttosto - se bisogna dire audacemente la verità - l'uomo vero è al disopra di essi o, per lo meno, loro uguale. Poiché nessun Dio celeste lascia la sua sfera per venire sulla terra, mentre l'uomo sale al cielo e lo misura, e sa con esattezza ciò che c'è in alto e ciò che c'è in basso, e per di più, non ha bisogno di lasciar la terra per elevarsi, tale è la grandiosità della sua condizione. Così osiamo dire che l'uomo è un Dio mortale e che un Dio celeste è un Uomo immortale. Cos' tutte le cose son governate dal mondo e dall'uomo, e sopra a tutto c'è l'Uno.

 

ERMETE TRIMEGISTO A TAT: DELL'INTELLIGENZA COMUNE

L'Intelligenza, o Tat, appartiene all'essenza stessa di Dio, se pure Dio ha un'esssenza, ciò che lui solo può sapere esattamente. L'Intelligenza non è dunque separata dalla natura di Dio: essa le è unita come luce al sole. Questa intelligenza è il Dio che è in noi: è per questo che alcuni uomini sono Dei e che la loro umanità è vicina alla divinità. Il buon dèmone disse che gli Dei sono uomini immortali e che gli uomini sono Dei mortali. Negli animali irragionevoli l'intelligenza è la natura, poiché dove c'è anima c'è intelligenza, allo stesso modo che dove c'è la vita c'è pure un'anima. Ma negli animali irragionevoli l'anima è una vita priva d'intelligenza. L'intelligenza è la guida benefica delle anime umane: essa la conduce verso il loro bene. Presso gli animali, essa agisce nel senso della loro natura; presso l'uomo, in senso contrario. Poiché, da quando l'anima penetra nel corpo, è vivificata dal dolore e dal piacere che sono come effluvii emananti dal corpo e dove l'anima discende e vi si tuffa. L'Intelligenza, scoprendo il suo splendore alle anime che governa, lotta contro le loro tendenze, allo stesso modo che un buon medico usa il fuoco e il ferro per combattere le malattie e risanare il corpo. E' così che l'intelligenza afflige l'anima, togliendola dal piacere che è la sorgente di tutte le sue malattie. La gran malattia dell'anima è l'allontanamento da Dio; è l'errore che trascina tutti i mali senza alcun bene. L'intelligenza la combatte e riavvicina l'anima a Dio, come il medico rende la salute ai corpi. Le anime umane, che non hanno l'intelligenza per guida, sono nello stesso stato degli animali irragionevoli . L'intelligenza le abbandona alle passioni che le trascinano con l'esca del desiderio verso l'irragionevole, come l'istinto irriflessivo degli animali. Le loro collere e i loro appetiti, egualmente ciechi, le stringono verso il male senza che esse siano mai sazie. Contro questo straripare del male, Dio ha posto una diga, un freno che è la Legge.

Tat : Questo, padre mio, sembra contraddire quello che tu mi hai detto prima, parlando del destino. Se questi o quegli è fatalmente destinato a commettere un adulterio, un sacrilegio o qualche altro delitto, perché è punito una volta che agisce per necessità fatale?

Erm.: Tutto è sottomesso al destino, o figlio mio, e nelle cose corporee nulla accade al difuori di esso, né di bene né di male. E' fatale che colui che ha mal fatto sia punito; ed egli agisce per subire la punizione del suo atto. Ma lasciamo la questione del male e del destino che abbiamo trattato altrove. Noi parliamo ora dell'intelligenza, della sua potenza, dei suoi effetti, differenti nell'uomo e negli altri animali irragionevoli sui quali la sua azione benefica non si esercita, mentre che nell'uomo essa smorza le passioni e i desideri. Ma, tra gli uomini, bisogna distinguere i ragionevoli dagli irragionevoli. Tutti gli uomini ,son sottomessi al destino, nella generazione e nella trasformazione che sono il principio e la fine del destino; e tutti gli uomini sopportano quello che è loro destinato. Ma i ragionevoli che sono - come abbiamo detto - guidati dall'intelligenza, non soffrono quello che soffrono gli altri: essi sono estranei al male e, non essendo cattivi, non soffrono il male.

Tat : Che vuoi dire, o padre? L'adultero non è cattivo, l'assassino non è cattivo, e gli altri non sono cattivi?

Erm.: Ma il saggio, o figlio, non avendo commesso adulterio, soffrirà, ma [non] come assassino. E' impossibile sfuggire alle condizioni del cangiamento come a quelle della nascita, ma colui che ha l'intelligenza può evitare il vizio. Così, o figlio mio, io ho spesso udito dire da un buon Dèmone; e se egli avesse scritto avrebbe reso gran servigio agli uomini, poiché lui solo, figlio mio, come il Dio primo nato, sapeva tutto e pronunciava le parole divine. Egli diceva dunque che tutto è uno e soprattutto i corpi intelligibili; che noi viviamo in potenza, in atto e in eternità. Così la buona intelligenza [ rassomiglia ] alla propria anima. Così essendo, nulla è separato dagli intelligibili; così l'intelligenza, principio di tutte le cose e anima di Dio, può far tutto ciò che vuole. Rifletti dunque e metti in relazione questo con la questione che tu mi ponevi riguardo alla fatalità e all'intelligenza. Poiché, mettendo da parte le parole che si prestano alla discussione, tu troverai, figlio mio, che l'intelligenza, anima di Dio, domina veramente tutte le cose: il destino, la legge e il resto. Nulla le è impossibile, né di sottometterla ad esso, rendendola indifferente agli accidenti. Così parlava il buon dèmone.

Tat : Erano parole divine, vere e utili; ma ancora una spiegazione. Tu hai detto che negli animali irragionevoli l'intelligenza agisce conforme a natura e nel senso dei loro appetiti. Ma gli appetiti degli animali irragionevoli sono, mi sembra, passioni; l'intelligenza è dunque una passione se si confonde con esse?

Erm.: Bene, o figlio. La tua obiezione è seria e io devo rispondere. Tutto ciò che vi è di incorporeo nel corpo è passivo ed è questo che si dice propriamente " passione". Poiché ogni motore è incorporeo e ogni mobile è corporeo. L'incorporeo è mosso dall'Intelligenza, e il movimento è una passione. Il mobile, quello che comanda e quello che obbedisce, sono dunque egualmente passivi. Ma, separandosi dal corpo, l'intelligenza sfugge alla passione. O piuttosto, figliomio, nulla vi è d'impossibile, tutto è possibile. Ma la passione differisce dal passivo: l'una agisce, l'altra subisce. I corpi stessi hanno un'energia propria: siano mobili o immobili, è sempre una passione. Ma l'incorporeo è sempre agitato e di conseguenza, passivo. Non lasciarti dunque impressionare dalle parole: azione o passione, è tutt'una cosa. Ma non è male servirsi dell'espressione più nobile.

Tat : Questa spiegazione è chiarissima, padre.

Erm.: Rifletti inoltre, figlio mio, che l'uomo ha ricevuto da Dio, più di tutti gli animali mortali, due doni eguali all'immortalità cioè l'intelligenza e la ragione; ed oltre a ciò egli possiede la ragione enunciativa [il linguaggio]. Se di questi fa un uso conveniente, non differirà in nulla dagli immortali; uscendo dal corpo, s'innalzerà, guidato dall'Intelligenza e dal Verbo, verso il coro dei felici e degli Dei.

Tat : Gli altri animali, o padre, non hanno dunque l'uso della parola?

Erm.: No, figliomio, essi hanno soltanto la voce. La parola e la voce sono due cose

differentissime. La parola è comune a tutti gli uomini, la voce è differente in ciascun genere d'animali.

Tat : Ma, padre mio, il linguaggio differisce pure tra gli uomini, da una nazione all'altra.

Erm.: Il linguaggio è diverso, ma l'uomo è lo stesso perché la ragione parlata è una, e, con la traduzione, si vede che è la stessa, in Egitto, in Persia, in Grecia. Mi sembra, figlio, che tu non conosca la virtù e la grandezza della parola. Il Dio felice, il Dèmone, ha detto che l'anima è nel corpo, l'intelligenza nell'anima, il verbo nell'intelligenza, e che Dio è il padre di tutto ciò. Il Verbo è, dunque, l'immagine dell'Intelligenza, l'Intelligenza è l'immagine di Dio, il corpo è l'immagine dell'idea, l'idea è l'immagine dell'anima. La parte più sottile della materia è l'aria, dell'aria l'anima, dell'anima l'int elligenza, dell'intelligenza Iddio. Dio avvolge e penetra tutto; l'intelligenza avvolge l'anima; l'anima avvolge l'aria; l'aria avvolge la materia. La necessità, la provvidenza e la natura sono gli strumenti del mondo e dell'ordine materiale. Ciascuno degl'intelligibili è una essenza, e la loro essenza è l'identità. Ogni corpo che compone l'universo è multiplo, poiché i corpi composti, avendo in sé l'identità e trasformandosi gli uni negli altri, conservano intatta l'identità. In tutti gli altri corpi composti è il numero di ciascuno, perché, senza numero, non può esserci né composizione né combinazione né dissoluzione. Le unità generano i numeri e li aumentano e separandosi, rientrano in sé stesse. La materia è una, e il mondo intero, questo gran dio, immagine del Dio supremo unito a lui, guardiano dell'ordine stabilito dalla volontà del padre, è la pienezza di vita. E non v'è nulla, in tutta l'eternità della costituzione che ha ricevuto dal padre, non v'è nulla, nell'insieme o nelle parti, che non sia vivente. Nulla è stato mai morto nel mondo, e non è e non sarà mai tale. Il padre ha voluto che fosse vivo per tutta la sua esistenza. E' dunque, necessariamente, un Dio. E come in Dio, nell'immagine dell'universo, nella pienezza della vita, potrebbero esserci delle cose morte? Cadavere è ciò che si decompone e si distrugge; e come mai una parte dell'incorruttibile potrebbe corrompersi, e come qualche cosa di Dio potrebbe perire?

Tat : Gli esseri viventi che sono in lui e che sono parti di lui non muoiono dunque, o padre?

Erm.: Non dir questo, figlio mio: è una falsa espressione: nulla muore, ma soltanto ciò che era composto si divide. Questa divisione non è una morte: è l'analisi di una combinazione; ma lo scopo di quest'analisi non è la distruzione, è la rinascita. Qual è, in fondo, l'energia della vita? Non è il movimento? E che cosa c'è di immobile nel mondo? Nulla, figlio mio.

Tat : La terra non ti sembra immobile, padre?

Erm.: No, figlio; essa ha molti movimenti nel mentre che è stabile. Non sarebbe assurdo supporla immobile, essa, la nutrice universale che fa nascere e crescere tutto. Non c'è produzione senza movimento. E' questione ridicola domandare se la quarta parte delmondo sia inerte, poiché un corpo immobile non significa altro che inerzia. Sappi dunque, figlio mio, che tutto ciò che è nel mondo, senza eccezione è la sede di un movimento, di accrescimento o di diminuzione. Ora tutto quel che si muove è vivente e la vita universale è una trasformazione necessaria. Nel suo insieme, il mondo non cambia, ma tutte le sue parti si trasformano. Nulla si perde o si distrugge, ma vi è una confusione nelle parole: non la nascita è vita, ma la sensazione; non il cambiamento è morte, ma la vita, l'intelligenza, il soffio, l'anima, tutto ciò che forma l'essere vivente. Ogni animale è, dunque, immortale per l'intelligenza e, soprattutto, l'uomo che è capace di ricevere Iddio e che partecipa della sua essenza. Poiché è il solo animale che si trovi in comunicazione con Dio, di notte mediante i sogni, di giorno mediante i presagi. Dio gli fa conoscere l'avvenire con ogni sorta di mezzi; con hli uccelli, con le viscere, col soffio, con le querce. L'uomo può dunque dire che conosce il passato, il presente e il futuro. Considera inoltre che ciascuno degli altri animali vive solo in una parte del mondo: gli animali acquatici nell'acqua, quelli terrestri sulla terra, quelli volatili nell'aria; l'uomo invece si serve di tutti gli elementi: la terra, l'acqua, l'aria, il fuoco. Egli vede anche il cielo e lo tocca con questa sensazione. Dio avvolge e penetra tutto poiché egli è l'azione e la potenza; non è difficile concepire Iddio, figlio mio. Ma se tu vuoi anche contemplarlo, osserva l'ordine e la bellezza del mondo, la necessità che presiede alle sue manifestazioni, la provvidenza che regola ciò che è stato e ciò che diviene; vedi la vita che riempie la materia e il movimento di questo gran Dio con tutti gli altri Dei buoni e belli e con i dèmoni e gli uomini.

Tat : Ma queste sono pure energie, padre?

Erm.: Se sono energie, chi le fa agire se non Dio? Non sai tu che se il cielo, la terra, l'acqua, l'aria fanno parte del mondo, fanno parte di Dio la vita e l'immortalità e l'energia e il soffio e la necessità e la provvidenza e la natura e l'anima e l'intelligenza e la permanenza di tutte le cose che si chiamano " il bene" ? In tutto ciò che è o si produce, vi è Dio.

Tat : C'è dunque nella materia, o padre?

Erm.: La materia, figlio mio, è fuori di Dio se tu vuoi attribuirle un luogo speciale: ma la materia non messa in opera, che cos'altro è se non una massa confusa? E se è messa in opera, ciò avviene per le energie, ed abbiamo detto che le energie son parti di Dio. Da chi i viventi ricevono la vita e gli immortali l'immortalità? Chi produce le trasformazioni? Sia materia, corpo, essenza, sappi che sono là le energie di Dio: energia materiale nella materia, corporale nel corpo, essenziale nell'essenza. Tutto quest'insieme è Dio, e nell'universo non c'è nulla che non sia Dio. Così non c'è né grandezza né luogo, né qualità né forma né tempo al di là di Dio, poiché egli è tutto, egli penetra tutto, egli avvolge tutto. Adora questa parola e inchinati, o figlio, e rendi a Dio il solo culto che gli conviene, cioè di non esser cattivo.

 

ERMETE TRIMEGISTO A SUO FIGLIO TAT: DISCORSO SEGRETO SULLA MONTAGNA DELLA RINASCITA E DELL'ORDINE DEL SILENZIO

Nei discorsi generali, padre, tu hai parlato per enigma sulla divinità e non hai rivelato il senso delle tue parole quando hai detto che nulla poteva esser salvo senza rinascere. Iomi rivolsi a te supplicandoti di spiegarmi le parole che tu mi avevi dette nel passaggio della montagna, desiderando apprendere la parola della rinascita che mi è più sconosciuta del resto, e tu mi dicesti che me l'avresti fatta conoscere quando io sarei stato straniero al mondo ; io mi preparai dunque a rendere il mio pensiero straniero all'illusione del mondo. Conducimi ora, secondo la tua promessa, all'iniziazione ultima della rinascita, sia a voce, sia per un cammino nascosto. Io non so, o Ttimegisto, di quale materia, di quale matrice, di quale semenza l'uomo sia nato.

Erm.: O figlio mio, la saggezza ideale è nel silenzio e il vero bene è la semenza.

Tat : E chi la semina? Perché io ho bisogno di conoscere tutto.

Erm.: La volontà di Dio, figlio.

Tat : E donde viene il generato, padre mio? Essendo privato dell'essenza intelligibile che è in me, altro sarà il dio generato, il figlio di Dio.

Erm.: Il tutto nel tutto, composto di tutte le forze.

Tat : E' un enigma, padre mio, e tu nonmi parli come un padre parla al suo figlio.

Erm.: Questo genere di verità non si impara, figlio mio, ci si ricorda quando Iddio lo vuole.

Tat : Tu mi dici cose impossibili e violente, padre, ma io voglio giustamente obiettarti: Sono uno straniero, il figlio di un'altra razza? Non ripudiarmi, padre, ché io sono il tuo vero figlio ; spiegami il modo della rinascita .

Erm.: Che ti dirò , figlio mio? Non ho nulla da dirti fuorché questo : una visione ineffabile si è prodotta in me. Per la misericordia di Dio , io sono immortale, non sono più lo stesso, sono nato in intelligenza . Ciò non si apprende da questo elemento modellato , per mezzo del quale è dato vedere, per ciò io nonmi curo più della mia primitiva forma composta , né m'importa che io sia colorato , tangibile emisurabile. Io sono straniero a tutto ciò . Tu mi vedi con i tuoi occhi e pensi a un corpo e a una forma visibile, ma non con codesti occhi mi si vede ora, o figlio .

Tat : Tu mi fai diventar pazzo , mi fai perdere la ragione, padremio . Io non vedo più me stesso , ora.

Erm.: Possa tu, figlio mio , uscire da te stesso senza dormire, come si è, dormendo , trasportati nel sogno .

Tat : Dimmi ancora questo : chi è il generatore della rinascita?

Erm.: Il Figlio di Dio , l'Uomo uno per volontà di Dio .

Tat : Ora, padre mio , tu mi hai reso muto ; non so che pensare, poiché ti vedo sempre della stessa grandezza e con la stessa figura.

Erm.: Tu t'inganni anche in questo , poiché le cose mortali cambiano aspetto tutti i giorni: il tempo le accresce o le diminuisce: esse non sono che menzogne.

Tat : E che cosa è vero , o Trimegisto?

Erm.: Ciò che non è turbato , figlio , ciò che non ha né colore né forma: l'immutabile, il nudo , il luminoso , ciò che si comprende da sé, l'inalterabile, il bene, l'incorporeo .

Tat : In verità io perdo il giudizio, padre mio. Mi sembrava che mi avessi fatto divenir saggio , e questo pensiero distrugge le mie sensazioni.

Erm.: Così è, filgio mio . La parte leggera si solleva come il fuoco , la parte pesante discende come la terra, e l'umido cola come l'acqua e il soffio spira come l'aria. Ma come potrai cogliere con i sensi ciò che non è né solido né liquido né duro né molle, ciò che si concepisce solo in potenza e in energia? Per comprendere la nascita in Dio , ti bisogna la sola intelligenza.

Tat : Ne sono dunque incapace, o padre?

Erm.: Non disperare, figlio mio ; il tuo desiderio si compirà, il tuo volere avrà il suo effetto; addormenta le sensazioni corporee, e tu nascerai in Dio , purificato dalle cieche vendette della materia.

Tat : Io ho dunque delle vendette in me?

Erm.: E non in piccolo numero , figlio mio ; esse sono terribili e numerose.

Tat : Ed io non le conosco?

Erm.: La prima è l'ignoranza, la seconda la tristezza, la terza l'intemperanza, la quarta la concupiscenza, la quinta l'ingiustizia, la sesta l'avarizia, la settima l'errore, l'ottava l'invidia, la nona la malizia, la decima la collera, l'undicesima la temerità, la dodicesima la malvagità. Sono dodici e ne hanno sotto di sé un gran numero ancora. Mediante la prigione dei sensi, esse sottomettono l'uomo interiore alla passione dei sensi. Essi s'allontanano a poco a poco da colui che Dio ha preso a pietà, ed ecco in che cosa consistono il modo e la ragione della rinascita. Ed ora, figliomio , silenzio, e lode a Dio : la suamisericordia non ci abbandonerà. Rallègrati ora, figlio mio , purificato dalla potenza di Dio nell'articolazione della parola. La Gnosi è entrata in noi, e subito l'ignoranza è fuggita. La conoscenza della gioia ci giunge e, davanti a essa, figliomio, la tristezza fuggirà verso quelli che possono ancora provarla. La potenza che io invoco, dopo la gioia, è la temperanza; o bella virtù! Sforziamoci di riceverla, figlio; il suo arrivo scaccia l'intemperanza. In quarto luogo invoco la continenza, la forza opposta alla concupiscenza. Questo grado, figlio mio , è il seggio della giustizia: vedi come essa ha cacciato , senza lotta, l'ingiustizia. Noi siamo fatti giusti, figlio mio ; l'ingiustizia è fuggita. Evoco la sesta potenza: la comunità che viene in noi per lottare contro l'avarizia. Quando questa è andata via, invoco la verità; l'errore fugge e la raltà appare. Vedi, figlio, la pienezza dei beni che segue l'apparizione della verità, poiché l'invidia s'allontana da noi, e, per mezzo della verità, il bene ci giunge con la vita e con la luce, e non resta più in noi alcuna vendetta delle tenebre, ma, vinte dall'impeto, si ritirano.Tu conosci, figlio mio , la via della rigenerazione. Quando la decade è completa, la nascita ideale è compiuta, la dodicesima vendetta è cacciata, e noi nasciamo alla contemplazione. Colui che ottiene dallamisericordia divina la nascita in Dio, è liberato dalle sensazioni corporee, riconosce gli elementi divini che lo compongono e gode d'una perfetta felicità.

Tat : Fortificato da Dio , o padre, io contemplo non con gli occhi, ma con l'energia intellettuale delle potenze. Io sono nel cielo , sulla terra, nell'acqua, nell'aria; io sono negli animali, nelle piante, nell'utero , prima dell'utero , dopo l'utero , dovunque. Ma dimmi ancora questo : come le vendette delle tenebre che sono il numero di dodici, sono cacciate dalle dieci potenze? Quale ne è il modo , o Trimegisto?

Erm.: Questa tenda che abbiamo attraversato , figliomio , è formata dal cerchio zodiacale che si compone di dodici segni, di una sola natura e d'ogni sorta di forme. Esistono là delle coppie destinate a perdere l'uomo e che si confondono nella loro azione. La temerità è inseparabile dalla collera: esse non possono esser distinte. E' dunque naturale e conforme alla giusta ragione che spariscano insieme, cacciate dalle dieci potenze, cioè dalla "decade" , poiché questa, o figlio , è la generatrice dell'anima. La vita e la luce sono unite là dove nasce l'unità dello spirito . L'unità contiene dunque, razionalmente, la decade, e la decade contiene l'unità.

Tat : Padre, io vedo l'universo in me stesso , nell'Intelligenza.

Erm.: Ecco la rinascita, figlio mio ; distogliere il pensiero dal corpo delle tre dimensioni, secondo questo discorso sulla rinascita che io ho commentato , affinché noi non sembriamo nemici dell'universo alla folla, cui Dio non vuol rivelare queste cose.

Tat : Dimmi, padre, questo corpo composto di potenze si decompone?

Erm.: Parla bene, figlio mio , non dire delle cose impossibili: sarebbe un errore e una empietà dell'occhio della tua intelligenza. Il corpo sensibile della natura è lontano dalla generazione essenziale. L'uno è decomponibile, l'altro no ; l'uno è mortale l'altro immortale. Non sai che sei diventato Dio e figlio dell'Uno come me?

Tat : Io vorrei, o padre, la benedizione dell'inno che tu hai promesso di farmi sentire quando io fossi giunto all' " ogdoade " delle potenze.

Erm.: Secondo l' " ogdoade " rivelata da Pimandro, tu ti affretti con ragione, figlio , di uscire dalla tua tenda ( dal tuo corpo ) perché sei purificato . Pimandro , l'Intelligenza sovrana, non mi ha trasmesso nulla di più di quel che è scritto, sapendo che io potevo , da me, comprendere e intendere tutto quello che volessi, e veder tutte le cose; e mi ha prescritto di fare ciò che è bello . Ecco perché tutte le potenze che sono in me, lo cantano.

Tat : Io voglio , padre, intendere e comprendere.

Erm.: Ripòsati, figlio , e intendi la benedizione perfetta, l'inno di rigenerazione che io non ho voluto rivelare tanto facilmente se non a te, in fine di tutto . Poiché esso non s'insegna, ma si nasconde nel silenzio . Così, figlio mio , mettiti in luogo scoperto e, guardando verso il vento di Sud, prostèrnati al cadere del sole, e al suo levare prostèrnati dalla parte del vento di Est. Ascolta dunque, figlio mio :

Inno Segreto

Tutta la natura del mondo ascolti quest'inno. Apriti terra; ogni serbatoio di pioggia s'apra per me; gli alberi non si agitino più. Io sto per inneggiare al Dio della creazione, al Tutto, all'Unico. Apritivi, cieli; venti, placatevi, il cerchio immortale di Dio riceva la mia parola, poiché sto per cantare il Creatore dell'Universo, colui che ha reso stabile la Terra, che ha sospeso il Cielo, che ha ordinato all'acqua dolce di uscire dall'Oceano e di spandersi sulla Terra, abitata e disabitata, per nutrimento ed uso di tutti gli uomini; che ha ordinato al Fuoco di brillare su tutte le azioni degli uomini e degli Dei. Diamo la benedizione a colui che è al di sopra del cielo, al Creatore di tutta la natura. Egli è l'occhio dell'Intelligenza: riceva le benedizioni delle mie potenze. Cantate l'Uno e il Tutto, potenze che siete in me; cantate secondo la mia volontà, o mie potenze. Gnosi santa, illuminato da te, io canto, per tuo mezzo, la luce ideale, io mi rallegro nella gioia dell'Intelligenza. O tuttemie potenze, cantate con me: canta, omia continenza; omia giustizia, canta per me la giustizia; o mia comunità, canta il Tutto; verità, canta per me la verità; bene, canta il bene. Vita e luce, da noi a voi sale la benedizione. Io ti benedico, o Padre, energia delle mie potenze; io ti benedico, Dio, potenza dellemie energie. Il tuo Verbo ti canta per me; ricevi, per me, l'universale nel Verbo, il sacrificio verbale. Ecco quel che gridano le potenze che sono in me. Esse cantano te, l'Universale , esse compiono la tua volontà. Salva l'universale che è in noi, o Vita, illumina, o Luce, Spirito di Dio ! Poiché l'Intelligenza fa nascere la tua parola, Creatore che porti lo Spirito! Tu sei Dio e l'uomo che ti appartiene grida queste cose attraverso il fuoco, l'aria, la terra, l'acqua, lo spirito; attraverso le tue creazioni. Io ho trovato la benedizione nella tua eternità. Ciò che io cerco, l'ho ottenuto dalla tua saggezza: so che per la tua volontà io ho pronunciata questa benedizione.

Tat : O padre, io ti ho collocato nel mio mondo.

Erm.: Dì nell'Intelligibile, figliomio .

Tat : Nell'Intelligibile, padre; io lo posso . Il tuo inno e la tua benedizione hanno illuminata la mia intelligenza; anche io voglio inviare, col mio pensiero, una benedizione a Dio .

Erm.: Non farlo alla leggera, figlio mio .

Tat : Nell'Intelligenza, o padre mio , quel che io contemplo ti dico , o principe della generazione: io innalzo a Dio il sacrificio verbale. Dio , tu sei il Padre, tu sei il Signore, tu sei l'Intelligenza: ricevi il sacrificio verbale che vuoi da me, poiché tutto quel che tu vuoi si compie.

Erm.: Tu, o figlio , manda a Dio , Padre di tutte le cose, il sacrificio che gli conviene, ma aggiungi: mediante il Verbo .

Tat : Ti ringrazio, padre mio , dell'avvertimento .

Erm.: Io sono lieto , o figlio , che tu abbia ricevuto i buoni frutti della Verità, i germi immortali. Apprendi da me a celebrare il silenzio della virtù senza rivelare a nessuno la rinascita che ti ho trasmessa, affinché noi non siamo creduti diavoli. Poiché ciascuno di noi ha meditato, io parlando , tu ascoltando . Tu hai conosciuto intellettualmente te stesso e il nostro Padre

 

 

 

ERMETE TRIMEGISTO AD ASCLEPIO : DELLA SAGGEZZA

Poiché in tua assenza, il mio figlio Tat ha voluto essere istruito sulla natura degli esseri, non mi è stato possibile passare oltre, perché egli è mio figlio ed è giovanissimo; perciò, venendo alle conoscenze particolari, sono stato costretto ad essere prolisso per dargliene una spiegazione più facilmente comprensibile. Ma ho voluto inviarti un estratto di quel che è stato detto di più importante, con una interpretazione più mistica, considerando la tua età più avanzata e la tua conoscenza della natura. Se tutto quello che si manifesta ha avuto un principio, una nascita, è nato non da sé stesso ma da altra cosa. Le cose create son numerose, o, piuttosto, ogni cosa apparente, differente e non simile, nasce da un'altra cosa. C'è dunque qualcuno che le fa e che è increato e anteriore a ogni creazione.Dico che tutto quello che è nato, è nato da un altro e che nessun essere creato può essere anteriore a tutti gli altri, ma soltanto l'Increato può esser tale. Esso è superiore in forze, uno e solo, veramente saggio in tutte le cose, poiché nulla l'ha preceduto. Da lui dipendono la moltitudine, la grandezza, la differenza degli esseri creati, la continuità della creazione e la sua energia. Inoltre le creature sono visibili, ma egli è invisibile. Bisogna dunque concepirlo con l'intelligenza; comprenderlo vuol dire ammirarlo: chi l'ammira arriva alla beatitudine per la conoscenza del suo venerabile padre. Poiché che c'è di più dolce di un padre? Chi è lui e come lo conosceremo? Bisogna designarlo col nome di "Dio" o con quello di "Creatore" o con quello di "Padre" o con questi tre nomi insieme? "Dio" risponde alla sua potenza; "Creatore" alla sua attività; "Padre" alla sua bontà. La sua potenza è distinta dalle sue creature, la sua energia risiede nell'universalità della sua creazione. Lasciamo dunque da parte il chiaccherio e le parole vuote, e concepiamo due termini: il creato e il creatore; tra essi non v'è posto per un terzo. Ogni volta che tu rifletti sull'universo e ne senti parlare, ricordati di questi due termini e pensa che sono tutto quello che esiste senza che si possa lasciar nulla fuori di essi, sia in alto, sia in basso, sia nel divino, sia nel cangiamento, sia negli abissi. Questi due termini: il creato e il creatore comprendono tutto l'universo e sono inseparabili l'uno dall'altro, poiché non può esistere creatore senza creazione né creazione senza creatore. Ognuno di essi è definito dalla sua funzione e non può astrarsi dall'altro più che da sé stesso. Se il Creatore non è altro che colui che crea, funzione unica, semplice e non complessa, egli si crea, necessariamente, da sé, poiché, creando, egli diventa creatore. Allo stesso modo il creato nasce, necessariamente, da un altro: senza creatore il creato non può nascere né esistere: ciascuno perderebbe la propria natura se fosse separato dall'altro. Se dunque si riconosce l'esistenza dei due termini, l'uno creato, l'altro creatore, la loro unione è indissolubile: l'uno precede, l'altro segue; il primo è il Dio Creatore, il secondo è il creato, qualunque esso sia. E non credere che la gloria di Dio sia abbassata per la varietà della creazione: la sua unica gloria è di prodursi, e questa funzione è, per così dire, il suo corpo. Ma nulla di cattivo o di brutto può essere considerato come opera sua. Questi accidenti sono conseguenze inerenti alla creazione, come la ruggine al ferro o il sudiciume al corpo. Non è il fabbro che fa la ruggine né i genitori che fanno il sudiciume né Dio che fa il male; ma, per la durata e le vicissitudini delle cose create, queste efflorescenze si producono; ed è per questo che Dio ha creato il cambiamento, quasi per purificare la creazione. E se al pittore è dato fare il cielo e gli Dei, la terra, il mare, gli uomini e gli animali d'ogni specie, gli esseri immortali e le piante, a Dio non sarà dato creare tutto ciò? O follia! O ignoranza della natura divina! Questa opinione è la peggiore di tutte. Credersi pieno di religione e di pietà e rifiutare a Dio la creazione di tutte le cose, vuol dire non conoscere Iddio e aggiungere all'ignoranza una solenne empietà, attribuendo a lui orgoglio, impotenza, ignoranza e invidia. Poiché, se egli non crea tutto, è per orgoglio, o perché non può o perché non sa o perché invidia l'esistenza delle sue creature. Pensar questo è empietà. Poiché Dio non ha che una passione: il bene; e la bontà esclude l'orgoglio, l'impotenza e il resto. Ecco quel che è Dio: il bene con potere di ogni creazione. Ogni creatura è generata da Dio, cioè dal bene e dall'onnipotenza creatrice. Se vuoi sapere come Iddio produca e come nasca la creazione, tu puoi saperlo: ne hai la più bella e più rassomigliante immagine in un agricoltore che getta semenze sulla terra: qui orzo, là frumento, là qualche altro seme: eccolo che pianta una vigna, un melo, un fico e altri alberi. Così Dio semina nel cielo l'immortalità, sulla terra il cambiamento, dovunque vita e movimento. Questi principii non sono numerosi, sono facili a contarsi. Ce ne sono quattro in tutto; ed essi, Dio e la creazione, costituiscono tutto ciò che esiste.

23/09/2009

I NOMI DI DIO secondo IBN ARABI

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Quelli che seguono sono i nomi divini che compaiono in una sezione (Hadrat al-hadarât al-jâmi‘a li-l-asmâ’ al-husnà) del capitolo 558 delle Conquiste o Rivelazioni meccane (FUTÛHÂT MAKKIYYA) di Ibn ‘Arabî, il più grande dei maestri Sufi. Traduzione di Pablo Beneito

 

Nel Nome di Allâh, l’Onnicomprensivo, il Misericordioso

 

1. Lui è Allâh – sia lodato ed esaltato – per quanto si riferisce alla Sua Ipseità (huwiyya) e alla Sua Essenza (dhât).[1]

2. al-Rahmân, l’Onnicompassionevole, [a causa] dell’universalità della Sua grazia (rahma) [presente per ogni dove] che comprende tutte le cose.

3. al-Rahîm, il Misericordioso, in virtù del fatto che Si impegna in favore dei Suoi servi contriti [119b].

4. al-Rabb, il Signore, per i beni che ha esistenziato per la Sua creazione (khalq).

5. al-Malik, il Re, con riferimento alla Sua sovranità sui cieli e sulla terra, in tanto che Padrone (malîk) e Signore (rabb) di tutte le cose.

6. al-Quddûs, il Santissimo, per la Sua Parola: “E non hanno considerato Allâh nel Suo vero valore” (Cor. 39:67), [2] e per la Sua trascendenza (tanzîh) rispetto a tutto quanto Gli si attribuisce.

7. al-Salâm, la Pace, la Salute, a causa della Sua incolumità [di fronte] a tutto ciò che si riferisca a Lui e di [fronte a] quanto sia esecrabile che i Suoi servi [però] Gli attribuiscono.

8. al-Mu’min, il Fedele, la Salvaguardia, con relazione a ciò che i Suoi servi dichiarano [essere] degno di fede [oppure, perché è veridico con i Suoi servi] e per la salvaguardia (amân) che accorda [agli stessi servi ] quando [essi] adempiono al Suo patto primordiale (‘ahl).

9. al-Muhaymin, il Vigilatore, il Difensore dei Suoi servi nella totalità degli stati in cui s’incontrano, sia che siano [stati] favorevoli oppure avversi [cioè, sia che tali stati siano a loro favore o contro di essi].[3]

10. al-‘Azîz, il Poderoso, il Trionfatore, per la Sua vittoria su chi cerca di vincerlo o di confrontarsi con Lui, dato che è invincibile ed imbattibile, e per l’impossibilità di opporsi a Lui, [data l’elevata altezza] della sua santità.

11. al-Jabbâr, il Dominatore, Colui-che-costringe, per il fatto che costringe i Suoi servi tanto nei loro necessari obblighi come [nel riconoscimento] del suo libero arbitrio, posto che essi stanno nel Suo pugno.

12. al-Mutakabbir, l’Altero, per ciò che occorre alle anime deboli come risultato della Sua discesa (nuzûl) in esse, quando [Lui] discende occultando le sue sottili bontà a chi pretende di approssimarsi a Lui attraverso la definizione e la quantità, ricorrendo a referenze particolari come palmo (šibr), cubito, braccio, premura (harwala), deferenza, contentezza, ammirazione, riso e cose simili a queste.[4]

13. al-Khâliq, il Creatore, [a causa della] pre-determinazione (taqdîr)[5] e [a causa dell’] esistenziazione (îjâd) di quanto esiste.

14. al-Bâri’, il Produttore, per gli “esseri elementari”[6] che ha esistenziato a partire dagli elementi.

15. al-Musawwir, il Modellatore, il Formatore, l’Artefice, per le forme che [solleva] dalla Polvere primordiale (habâ’) e per le forme della teofania (tajallî) che rivela [negli/agli] occhi di chi [viene sollevato] prima di tali forme della teofania [7] e che attribuisce a Se stesso, sia se le conoscano sia se le ignorino, sia se siano comprensibili sia se siano non-comprensibili.

16.1. al-Gaffâr, il Velatore, per quelli, tra i Suoi servi, che protegge e vela [attraverso una cortina che li copre].

16.2. al-Gâfir, il Dispensatore, perché a Lui si riferisce [quanto a prontezza] (yasîr) [disponibile] [“facilità affabile”] [120a].

16.3.al-Gafûr, il Perdonatore, Colui-che-copre tramite i veli (sutûr) che lascia cadere, tanto per mezzo degli esseri composti generati (akwân) come di quelli non generati (gayr akwân).[8]

17. al-Qahhâr, l’Oppressore, il Dominatore, di chi per ignoranza disputa con Lui e non si pente [di averlo fatto].

18. al-Wahhâb, il Magnanimo, Colui-che-da, per i doni con cui graziosamente ha favorito i Suoi servi per [sostenerli], non come remunerazione e neppure con il fine di essere ringraziato o ricordato per questo.

19. al-Karîm, il Generoso, colui che concede ai Suoi servi ciò che Gli hanno domandato.

20. al-Jawâd, Colui-che-provvede, colui che da prima [ancora di aver ricevuto una richiesta] di qualcosa già chiesto], affinché Gli rendano grazie, di modo che – come retribuzione al suo ringraziamento – aumenti la provvista, e Lo ricordino, di modo che li retribuisca per [averLo ricordato] rammentandosi di essi.

21. al-Sakhî, l’Esecutore, il Pagatore, perché accordi ad ogni cosa la sua creazione (khalq) e [la] compia con giustizia (haqq).

22. al-Razzâq, il Fornitore, il Sostentatore, tramite le provviste ed il sostentamento che [risponde] a quanti richiedono alimento, siano essi minerali, vegetali, animali od esseri umani, indipendentemente da quale sia la loro condizione, sia che siano credenti oppure non-credenti.

23. al-Fattâh, il Rivelatore, Colui-che-apre, perché apre le porte delle benedizioni, del castigo e della pena.

24.1. al-‘Alîm,[9] il Sapientissimo, l’Onnisciente, per l’abbondanza delle Sue conoscenze [ovverosia per l’abbondanza delle cose sapute da Lui].

24.2. al-‘Âlim, il Conoscitore, il Sapiente della Sua propria Unità essenziale (ahadiyya).

24.3. al-‘Allâm, l’Onnisapiente, l’Onnisciente, il Conoscitore dell’occulto (al-gayb),[10] il quale è un vincolo specifico privativo (ta‘alluq khâss) di questo nome. Il regno invisibile dell’occulto è infinito, mentre il regno del manifesto (šahâda) è finito, dato che l’esistenza (wujûd), secondo il parere di alcuni pensatori speculativi, è la causa della [prova della presenza] (šuhûd) e della visione (ru’ya). Sia come sia, il mondo della testimonianza (šahâda) [presenta] un carattere particolare (khusûs). Così chi postula che la causa della visione(mar’î) sia la pre-disposizione (isti‘dâd) del visibile [ossia] l’oggetto della visione (mar’î), abbia [bene] in mente che non si può contemplare (mašhûd) senza la Realtà divina (al-Haqq) i possibili esistenziati e anche quelli che non sono stati esistenziali [ancora], e [distingua dall’]impossibile (muhâl) che, in tanto che conoscenza omessa non manifestata, non entra nel dominio della visione e della testimonianza.

25. al-Qâbid, la Cintura, Colui-che-percepisce, così chiamato per il detenersi le cose nel Suo pugno (qabda) secondo la Sua Parola: “ .. e la terra tutta intera sarà il Suo pugno nel Giorno della Resurrezione” (Cor., 39:67),[11] e perché “l’elemosina (sadaqa) va alla mano del Compassionevole (yad al-Rahmân) prima di trovare la mano del mendicante”, di modo che Colui-che-percepisce la raccoglie.

26. al-Bâsit, il Fornitore,il Magnificente, per quanto provvede al sostentamento – la cui provvista non comporta iniquità –, che è la risaputa quantità pre-determinata (qadr ma‘lûm),[12] posto che Lui – sia Esaltato – prende e trattiene di essa [120b] ciò che vuole, per quello che implica di prova e di stimolo (ibtilâ) e per il beneficio (maslaha) implicito di tale trattenuta [ossia per il beneficio nei confronti di chi essa è applicata], e provvede di essa ciò che vuole, per quello che tale provvista contiene di prova e di utilità.

27. al-Râfi‘, l’Esaltatore, perché sta nella Sua mano – sia Esaltato – la Bilancia, la cui misura (qist) giusta alza e fa scendere: l’Esaltatore eleva per accordare sovranità, esalta ed arricchisce chi Lui vuole.

28. al-Khâfid, l’Umiliatore, il Degradatore, perché destituisce e separa la sovranità[13] da chi vuole, abbatte chi vuole ed impoverisce chi vuole; nella Sua mano sta il Bene (khayr) – che è la Bilancia – ed attentamente soddisfa i diritti dei meritevoli, ciò in questa circostanza non deriva dal procedere operativo del dono gratuito (mu‘âmalatal-imtinân), bensì dal compimento e dal pagamento del debito (istîfâ’ al-huqûq), che è un aspetto parziale della grazia generale (imtinân), il cui conseguimento è più universale.

29-30. al-Mu‘izz al-Mudhill, Colui che nobilita e Colui che avvilisce, Colui che onora e Colui che umilia, posto che nobilita il Suo servo con l’obbedienza (tâ‘a) a Lui e lo avvilisce con l’opposizione (mukhâlafa) a Lui. In questo mondo (dunyâ) onora con la ricchezza che da a colui a cui la da, [onora] con quello che di certezza (yaqîn) accorda ai Suoi servi e con l’autorità (ri’âsa), il governo (wilâya) e la capacità di disposizione (tahakkum) con il quale favorisce i suoi servi nel cosmo (‘âlam) nell’esecuzione della parola e del potere. E si chiama al-Mudhill per il fatto che umilia i tiranni oppressori ed i superbi e perché umilia nella vita terrena alcuni dei credenti (mu’minûn) per onorarli nell’Ultima Vita (âkhira) e [viene detto al-Mudhill perché] abbassa anche quelli che, per la loro fede ed obbedienza, rende eredi della modestia e dell’umiltà (dhilla) in questo mondo.[14]

31. al-Samî‘, Colui che ode, l’Onni-udente, che ascolta le suppliche dei Suoi servi quando Lo invocano e pregano per le loro necessità, di modo che necessariamente risponde loro in virtù del Suo nome l’Udente, posto che Lui stesso – sia Esaltato – nel riferirsi all’ascoltare, alluse all’obbligo di rispondere, sanzionando chi, in realtà non ascolta, con queste parole: “Non siate come coloro che dicono: “Abbiamo ascoltato” e non ascoltano” (Cor., 8:21). È [noto] che, nel contesto a cui si riferiscono queste parole, anche se abbiano udito la chiamata di Dio (da‘wat al-Haqq) con le loro orecchie, nonostante tutto, non risponderanno alla convocazione.[15] Così è come il Vero, [sotto il profilo di] Colui-che-vuole, tratta i Suoi servi reciprocamente.[16]

32. al-Basîr, l’Onnivedente, il Colui che vede, è colui che vede tutto quello che concerne i Suoi servi, conformemente a ciò che manifestò quando disse a Mosé e ad Aronne: “Io sto con voi, ascoltando e vedendo” (Cor., 20:46), e prima disse loro: “Non temete!” [121a], dato che la Sua vista (basar) conferisce la salvaguardia (amân) al servo quando lo vede, posto che è questo il significato di al-Basîr, e non solo il fatto che lo contempla e non lo vede più: sia che lo assista o che scompaia, tanto se si cura di lui come se in apparenza [pare] che lo dimentichi e lo abbandoni, Lui sta vedendo il servo nella sua realtà essenziale (haqîqa).

33. al-Hakam, il Giudice, l’Arbitro, per le sentenze con cui dispone e distingue tra i servi nel Giorno della Resurrezione (yawm al-qiyâma), e per quante disposizioni prescritte nella rivelazione (ahkâm mašrû‘a) e per quante confidenze istituite come legge ha rivelato al mondo; tutto ciò è parte del nome al-Hakam.

34. al-‘Adl, il Giusto, l’Equo, perché decide conformemente alla giusta verità (haqq) e per aver stabilito la religione monoteista primordiale (al-milla al-hanîfiyya).[17] [Ciò,] conformemente alla Sua parola: “disse [l’Inviato]: “il mio Signore, decide secondo la giusta verità (haqq)”” (Cor., 21:112), con la quale si schiera [lett: “prende partito per”] con Lui[18] dato che, dall’altro lato, ha stabilito una disposizione con relazione al desiderio passionale (hawà), in virtù della quale chiunque si lasci prendere da questo - [il desiderio passionale] – si svia dal Sentiero di Allâh.

35. al-Latîf, il Sottile, il Buono, il Benevolente con i suoi servi, a cui fa arrivare la guarigione (‘âfiya) quando sono malati tramite dei rimedi che occasionalmente sono sgradevoli. Non c’è niente di più velato, a titolo d’esempio, che il sottile principio curativo contenuto in quei rimedi, che, essendo dolorosi, producono ciò nonostante salute (šifâ’) e sollievo. Non c’è traccia alcuna del suo effetto benefico nel momento di utilizzare il rimedio (dawâ’) dato che, anche se sapessimo che il suo impiego produce la risoluzione [dello stato di malessere], non potremmo sentire, causato dalla sua sottigliezza (latâfa), questo impercettibile principio sanatorio. Questo con relazione all’aspetto della sottigliezza. Dall’altra parte, l’aspetto della Sua benevolenza (lutf) corrisponde alla Sua “occulta presenza effettiva” (sarayân) negli atti di tutti gli esseri esistenti (mawjûdât), alla quale si riferisce la Sua Parola: “Allâh vi ha creato, voi e quanto voi facciate” (Cor., 37:96).[19] Noi, ciò nonostante, non vediamo le opere se non come opere delle stesse creature, anche se sappiamo che in realtà l’autore (‘âmil), l’unico agente che realizza tali opere, è solo Allâh, il quale, se non fosse per la Sua benevolente grazia (lutf), che lo vela per cortesia, potrebbe [palesarsi come Lui e mettere quindi le creature di fronte al fatto compiuto, che esiste solo Lui].

36. al-Jabîr, il Sagace conoscitore, l’Informato, l’Esaminatore, per il fatto che sa dei Suoi servi per esperienza [quando li metta alla prova]. A questa prova “esperienziale” (ikhtibâr) si riferisce la Sua Parola: “Dobbiamo provare affinché noi sappiamo” (Cor., 47:31). In questo modo prova se Gli attribuiamo [il sopraggiungere] del sapere (hudût al-‘ilm) oppure no.[20] Osserva anche quest’altra gentilezza (lutf) divina: per l’analogia tra entrambi le cortesie Allâh ha riunito il nome al-Jabîr al nome al-Latîf, dicendo nel Corano: “il Sottile, l’Informato (al-Latîf al-Jabîr)” (Cor., 6:103).

37. al-Halîm, il Clemente, l’Indulgente, il Mansueto, è colui che concede un termine con indulgenza e mansuetudine (amhala), senza essere distratto o negligente (mâ ahmala) [senza] affrettarsi nel castigare chi opera male per ignoranza, sebbene questo [che ha operato male] abbia capacità per sapere in merito al suo errore [121b] e possa domandare ed osservare per apprendere.

38. al-‘Azîm, l’Incommensurabile, che risiede nei cuori degli gnostici, coloro che Lo conoscono veramente.

39. al-Šakûr, il Riconoscente, il Riconosciuto, per la richiesta (talab) ai Suoi servi affinché incrementino (ziyâda) tra le loro opere, quelle per le quali Lui li apprezzi e si ricordi di loro,[21] permanendo, obbedendoLo, dentro i limiti, i diritti, i mandati e le proibizioni che Lui ha prescritto nella Legge rivelata. Nel dire: “Se siete grati, vi darò più [della Mia grazia]” (Cor., 14:7), stabilisce [un rapporto] di reciprocità con i Suoi servi, per il quale chiede loro, in virtù del Suo nome “il Riconoscente” (al-Šakûr), che si sforzino di realizzare quello per cui Lui li apprezzerà.

40. al-‘Alî, l’Altissimo, l’Eccelso, il Sublime, tanto nella Sua occupazione (ša’n)[22] che nella Sua Essenza, (dhât), rispetto a tutto quanto si relaziona con le caratteristiche (simât) della contingenza (hudût) e gli attributi degli accidenti (muhdatât).

41. al-Kabîr, il Grandissimo, il Magnifico, il Supremo, Superiore agli idoli che gli associazionisti (mušriqûn) abbiano eretto a divinità (âliha). Per questo disse Abramo, l’Intimo (al-Khalîl) di Allâh - nel passo in cui mostra al suo popolo la prova meritevole di fiducia (hujja)[23] – che Allâh, conformemente alla sua veridica affermazione, è colui che realmente aveva sgretolato gli idoli (asnâm), adottati come divinità dagli idolatri fino ad averli fatti a pezzi (judhâdh), [anche se Gli dispiaceva] l’aspirazione dei loro adoratori che, secondo un altro passo, si scusavano dicendo: “No, li adoriamo solo perché ci avvicinano ad Allâh” (Cor., 39:3), con il quale gli stessi associazionisti Gli attribuirono di fatto la supremazia (kubr) – sia Esaltato – sulle divinità. Cosicché Abramo – su lui sia la Pace – disse: “No! Il Superiore (kabîr) a loro è chi lo ha fatto” (Cor., 21:63).[24]

In questo punto c’è una pausa (waqf),[25] e dopo segue dicendo: “Interrogateli con rispetto, se possono parlare”. Se avessero avuto la capacità di parlare, avrebbero riconosciuto la loro condizione di servo manifestando che Allâh è il Grande, l’Altissimo, l’Incommensurabile.

42. al-Hafîz, il Conservatore, il Preservatore, perché è onnicomprensivo e circonda[26] tutte le cose per preservare la loro esistenza, posto che le cose sono suscettibili di essere o non essere.[27] Colui che Egli – sia Esaltato – desidera esistenziare e a chi i Suoi nomi danno esistenza, Lui preserva [l’esistenza], e a chi non vuole che esista e desidera che rimanga nell’inesistenza (‘adam), lo preserva nell’inesistenza, di modo che, in tanto che preserva [l’inesistenza], [egli] non può esistere in modo effettivo, e può succedere che preservi [l’inesistenza] per sempre o anche fino ad una scadenza determinata.

43. al-Muqît, l’Alimentatore, il Determinatore, il Fornitore, per gli alimenti che determina ed assegna in terra e per le cose che ispira (awhà) nel cielo, giacché Egli - sia Esaltato – da [122a] l’alimento (qût) a tutto ciò che è sostentato in conformità alla misura predeterminata.[28]

44. al-Hasîb, il Contabile (1), il Sufficiente (2), perché (1) conta le grazie (ni‘am) che ti accorda per farti vedere il Suo favore e la Sua bontà (minna) con te quando rinneghi questo con ingratitudine [ossia quando “rinneghi il Suo favore”] e, tuttavia per la Sua benevolenza e generosità, non [pone in essere] rappresaglia [alcuna, nei tuoi confronti]; e (2) perché Egli ti basta ed è Sufficiente (kâfî) per te rispetto a tutto. Non c’è altro Dio che Lui, l’Onnisciente, il Giudizioso (al-‘Alî al-Hakîm).

45. al-Jalîl, il Maestoso, perché è inaccessibile e non possono percepirlo né la vista (basar), né la visione interiore (basîra). Lui è elevato in questo senso, ma d’altra parte discende – perché è tra i Suoi servi “dovunque essi siano” (Cor., 58:7) – di modo che corrisponde alla Sua gloria (jalâl). Fino a tal punto questo è certo come l’hadît porta a dire sulla Sua discesa (nuzûl): “Ero malato e non Mi visitaste, ero affamato e non Mi nutriste, avevo sete e non Mi deste da bere”, e si rivela a Se stesso tra i Suoi servi nella [condizione] (manzila) dei Suoi propri servi, ponendosi nella [condizione] dell’infermo, dell’affamato e dell’assetato, il quale corrisponde alla proprietà (hukm) di questo nome divino.

46. al-Raqîb, (1) il Guardiano, il Vigilante, (2) l’Osservatore, il Controllore, (1) per la permanente occupazione che si è imposto a Se stesso di preservare la Sua creazione (khalq),[29] [la qual cosa] non risulta un incarico per Lui in assoluto; e (2) perché fa sapere ai Suoi servi che, dato che Lui li osserva, essi devono avere pudore e timore di Lui, di modo che non li veda [fare] quello che ha vietato loro e non li perda di vista in quello che ha imposto loro.

47. al-Mujîb, Colui che soddisfa, il Compiacente, il Risponditore, è Colui a cui, in virtù della Sua prossimità e del Suo ascolto, si dirige l’invocazione dei Suoi servi, secondo quanto si apprende da ciò che ha comunicato circa Se [stesso] – secondo la Sua Parola: “Quando i Miei servi ti domandano di Me, [dì che] sono vicino e rispondo (ujîbu) alla chiamata di colui che prega quando Mi invoca” (Cor., 2:186)[30] -, nel descriverSi a Se stesso come Parlante (Mutakallim), dato che il “Risponditore” è chi ha la capacità della risposta (ijâba), la quale consiste nell’ascoltare [attentamente] la chiamata (talbiyya).[31]

48. al-Wâsi‘, l’Immenso, il Vasto, l’Onnicomprensivo, Colui che abbraccia, il Liberale che da con abbondanza,[32] per quanto dimostra della Sua grazia (rahma) onnipresente che comprende tutto, la quale è stata creata (makhlûqa), ed in forza della quale ha compassione di tutte le cose e ritira la Sua collera (gadab) dai Suoi servi. Osserva attentamente, giacché c’è un segreto meraviglioso (sirr) contenuto nella Sua Parola: “la Mia grazia (rahma) comprende (wasi‘at) tutte le cose” (Cor. 7:156) e nella Sua Parola: “Tutto [122b] è perituro (hâlik) salvo la Sua Faccia” (Cor. 28:88).[33]

49. al-Hakîm, il Dottissimo, il Sapientissimo, il Prudente, il Giudizioso colui che dispone ed ordina facendo che ogni cosa discenda e si manifesti secondo il suo proprio rango (manzila), situandola nel suo corrispondente grado (martaba). Ha detto – sia Esaltato -: “Colui a cui si da la saggezza (hikma) ha ricevuto molto bene (khayr)” (Cor. 2:269), e ha detto anche riferendosi a Se stesso che nella Sua mano sta il Bene (khayr).[34] Il Profeta – Allâh lo benedica e lo salvi – disse a questo proposito: “Tutto il Bene (khayr) sta interamente nelle Tue mani”, di modo che non resta fuori, [quanto al Bene] nulla di distinto [da quanto non sia già] nelle Sue mani, sebbene “il danno (šarr) non proceda da Te”.[35]

50. al-Wadûd, l’Amoroso, Colui che da amore costantemente, l’Amico affabile che mantiene con costanza il Suo amore per i Suoi servi, senza che i loro errori di obbedienza[36] facciano [breccia] nel precedente amore (mahabba) verso di loro [stessi], dato che tali insubordinazioni non sono sopravvenute loro se non per effetto di una disposizione del Decreto divino (qadâ’) e della predestinazione (qadar sâbq), ma non per produrre l’espulsione (tard) e l’allontanamento della Presenza divina, posto che ha detto: “perché Allâh ti perdoni i tuoi errori precedenti ed ultimi” (Cor. 48:2), di modo che il perdono (magfira) agli amati (muhabbûn)[37] prevalga.

51. al-Majîd, il Nobile, il Glorioso, l’Onorevole, perché a Lui appartiene la nobiltà (šaraf) di tutto quanto si possa qualificare con l’attributo della nobiltà, giacché la nobiltà dell’universo risiede in quello che rimanda ad Allâh, per il fatto che Lui lo creò e lo realizzò, di modo che la sua nobiltà non è propria, non è nobile per se stesso, dato che, in realtà, l’autenticamente Nobile (šarîf) è Colui la cui nobiltà è inerente alla sua propria essenza e solo Allâh è così nobile per Se stesso.

52. al-Bâ‘it, il Resuscitatore, il Liberatore, Colui che invia, in senso universale (‘umûm) o particolare (khusûs). In senso generale (‘umûm), dal momento che “proietta” i possibili dall’inesistenza (‘adam) all’esistenza (wujûd), e questo è un “inviare” (ba‘t) che non considerano se non che coloro che postulano che i possibili (mumkinât) abbiano delle entità immutabili (a‘yân Tubûtiyya), benché chi lo affermi non supponga chiaramente ciò che qui abbiamo indicato; e dato che l’Essere (wujûd) è la medesima entità del Vero (‘ayn al-Haqq),[38] resta chiaro che non (ha “proiettato” le entità dall’inesistenza all’esistenza), questo vuol dire che chi ha inviato i possibili dall’esistenza potenziale a quella effettiva è Allâh stesso, tramite questo nome al-Bâ‘it in special modo. Quindi è, in un senso particolare (khusûs), l’invio da uno stato ad un altro, come nel caso della missione profetica dei messaggeri (ba‘t al-rusul), l’invio dal mondo all’Istmo (barzakh), come a dire, da questo mondo verso il mondo intermedio, tanto nella trance del sogno come nel transito dalla morte, e dall’Istmo verso la Resurrezione (qiyâma). Ogni invio ad un nuovo stato (hâl) o ad un'altra nuova condizione di un’entità (‘ayn)[39] che si da nell’universo, dipende dal nome al-Bâ‘it, che è uno dei nomi più straordinari con cui il Reale (al-Haqq) ha chiamato Se Stesso per [farsi] conoscere dai Suoi servi.

53. al-Šahîd, il Testimone (universale), Colui che testimonia a Se stesso del fatto che non c’è divinità se non Lui e rende testimonianza, in favore dei Suoi servi, [dove risieda] il Bene (khayr) e la Felicità (sa‘âda) per loro, di quanto hanno trasmesso i Suoi inviati intorno all’obbedienza ad Allâh e al Suo Inviato e di quanti nobili tratti di carattere (makârim al-akhlâq) [essi] hanno manifestato. Così vale per il [nome] Testimone, che contro di loro testimonia delle trasgressioni (mukhâlafât), dei disaccordi e dei tratti futili di carattere (safsâf al-akhlâq) in cui sono incorsi, per così far vedere loro la grazia (minna) e la generosità (kara) divine in virtù delle quali le dispensa, coprendo e cancellando i loro errori, di modo che finalmente, nel loro ritorno (ma’âl) insieme a Lui raggiungano la grazia generale (šumûl al-rahma), la cui ampiezza (sa‘a) li ospita, giacché sono parte della totalità delle cose che la divina compassione abbraccia. Queste cose chiamate “trasgressione” (mukhâlafa), Allâh non le fa uscire dall’inesistenza (‘adam) per farle affiorare nell’esistenza (wujûd) se non per il tramite della Sua grazia (rahma), posto che sono create (makhlûqa) dalla grazia (rahma) ed il luogo (mahall) in cui si realizzano è causa (sabab) della loro esistenza, giacché non si manifestano per se stesse se non unicamente per mezzo del trasgressore (mukhâlîf).[40] Posto che sai che sono create dalla grazia e che, come tutte le cose, celebrano la lode[41] del loro Creatore (Khâliq). Come glorificano il loro Creatore, così, sapendo che non hanno luogo per se stessi, chiedono perdono[42] per il luogo (mahall) in cui – affinché l’esistenza delle loro entità (‘ayn) si torni a manifestare – si attualizzano.

54. al-Haqq, la Verità, l’Essere, il Vero, la divina Realtà, il Reale, è il vero Essere (wujûd) “che non è raggiunto dal falso (bâtil)” - che è l’inesistenza (‘adam) - “né tra le Sue mani, né alle spalle (khalf) di Lui” (Cor. 41:42).[43] L’espressione “tra le Sue due mani (min bayna yaday-Hi)”[44] è relazionata con la Sua Parola: “ .. davanti a ciò che ha creato con le Mie due mani” (Cor. 38:75); e l’espressione “alle spalle di Lui (min khalf-Hi)” rimanda al detto dell’Inviato di Allâh – che Lui lo benedica e lo salvi -: “Non c’è dietro ad Allâh (warâ’ Allâh) luogo a cui ambire”, detto in cui letteralmente [si] attribuisce ad Allâh un “dietro” (khalf). Di modo che Lui è Essere reale (wujûd haqq) che non procede dal non-essere (‘adam) ed a cui non succede il non-essere, a differenza della creazione (khalq) che procede dall’inesistenza[45] in una maniera impercettibile, giacché l’Esistenza e l’esistenziazione (îjâd) [non cessano mai] e non c’è nel cosmo nulla di proprio del cosmo, sia in questo mondo oppure nella Dimora Postuma, bensì esistenza (wujûd) e testimonianza (šuhûd)[46] senza fine [123b] od interruzione alcuna, entità (a‘yân) che diventano manifeste e che si contemplano.

55. al-Wakîl, il Procuratore, l’Avvocato, il Valoroso, a cui i Suoi servi confidano la cura dei loro interessi (masâlih): in virtù di questa stessa attenzione (nazar) alle loro necessità, Lui ordina loro che utilizzino [generosamente] (infâq) (ciò di cui dispongono) in proporzione determinata alle loro ricchezze. Dopo che Lo hanno trovato e riconosciuto pienamente come il Valoroso (wakîl), Lui delega loro, affidando loro la cura dei loro interessi; in un senso, i beni (amwâl) Gli appartengono, ma ha incaricato loro – in tanto che vicereggenti – che si occupino di essi; in un altro senso, i beni appartengono ai servi, di modo che sono loro che delegano a Lui la custodia. I beni sono dei servi solo in virtù del beneficio (manfa‘a) che arrecano loro, ma sono di Lui giacché, come tutte le cose, stanno immersi in una glorificazione [oppure “trascendenza”] (tasbîh) permanente in Sua lode.[47] Essendo così, chi giunge a considerare la [trascendenza] (tasbîh), afferma che Allâh non ha creato il cosmo se non affinché [esso, inteso come insieme delle creature e del creato] Lo adori,[48] mentre chi dirige la sua attenzione al profitto (manata‘a) considera che Allâh ha creato solo l’universo perché ogni parte di esso sia utile e [produca beneficio] per l’altro. Il primo beneficio (manafa‘a) reciproco corrisponde all’esistenziazione (îjâd), giacché Allâh ha esistenziato i luoghi (mahâll) di manifestazione affinché possano ricevere il beneficio dell’esistenza  [perché gli] esistenti (mawjûdât) non possono esistere in modo effettivo senza un luogo epifanico (mahâll),[49] ed ha esistenziato ciò che non esiste per se stesso affinché con esso si benefici di quello che non può prescindere dall’accadere degli accidenti (hawâdit), né stare libero da essi [“né stare senza gli accidenti”, ossia “ha esistenziato gli accidenti, che sono non-esistenti, affinché, prodotti gli accidenti, si manifestino i Nomi”].[50] Così, giacché l’esistenza di ognuno dei due dipende dall’esistenza dell’altro,[51] [non si può parlare di qualcosa che] implichi un “concatenamento causale reciproco” (dawr), [la qual cosa] renderebbe impossibile il raggiungimento (wuqû‘).

56-57. Al-Qawî al-Matîn, il Forte, il Fermo, è colui che ha la forza (dhu-l-quwwa) per vincere la resistenza (‘izza)[52] di alcuni o di tutti i possibili in generale, [ossia], il fatto che non accettano gli opposti.[53] A questa forza (quwwa) si deve la creazione del Mondo dell’Immaginazione (‘âlam al-khayâl), creato affinché in lui potesse manifestarsi la sintesi dei contrari (al-jam‘bayna-l- addâd), dato che la percezione sensibile (hiss) o l’intelletto (‘aql) non permettono da soli l’unione tra due opposti, mentre l’Immaginazione, invece, non impedisce tale combinazione. Così, l’autorità (sultân) [124a] e la forza del Forte unicamente si percepiscono chiaramente nella creazione della facoltà immaginativa (quwwa mutakhayyila) e del Mondo Imaginale,[54] che è – in quanto a significato (dalâla) – approssimato alla Realtà divina (al-Haqq) poiché il Vero (al-Haqq) “è il Primo e l’Ultimo, il Manifesto e l’Occulto” (Cor. 57:3). Quando domandarono ad Abû Sa‘îd al-Kharrâz: “come hai conosciuto Allâh?”. Rispose: “per il fatto che riunisce gli opposti”. Dopo recitò il verso citato. Se tutto questo non fu detto di un’Unica Entità (‘ayn wâhid), non avrei beneficio alcuno da queste parole, perché di fatto nessuno nega la diversità delle relazioni (nisab). Una stessa persona può avere molteplici relazioni, di modo che sia padre, figlio, zio materno o paterno, o cose simili a queste, ma tale persona continua ad essere la medesima [persona] e non altra [vuol dire che anche essendo padre e al tempo figlio rispetto ad altra persona, egli comunque è sempre la medesima persona]. Nessuno è riuscito veramente a [creare dalla] Forma divina (sûra)[55] salvo l’Immaginazione (khayâl), la qual cosa è un’altra cosa che nessuno può negare, giacché chiunque sia, incontra l’immaginazione in se stesso e la contempla nei suoi segni, vedendo in essa come esistente (mawjûd) quello la cui esistenza è impossibile. “Allâh è il Sostentatore (al-Razzâq), il Forte, (tû-l-quwwa), il Fermo (al-Matîn)”(Cor. 51:58).

58. al-Walî, l’Amico protettore, il Difensore vittorioso, l’Aiutante che assiste (al-Nâsir) chi Lo assiste,[56] poiché il suo vittorioso aiuto (nasr) è remunerazione. Di fatto (quanto ora detto spetta) a chi crede fermamente in Lui attribuendoGli tutta la vittoria sia che lo abbia assistito e salvato.[57] Così, il credente (mu’min) riceve l’aiuto (nasr) di Allâh necessariamente tramite l’obbligatorietà (tarîq al-wujûb),[58] secondo la Sua Parola: “Era dovere (haqq) Nostro aiutare (nasr) i credenti” (Cor. 30:47), similmente all’obbligatorietà della misericordia (wujûb al-rahma) che ugualmente a Se stesso (Egli) Si prescrive nel dire, (Egli) sia Lodato: “Vostro Signore Si è prescritto la misericordia (rahma) .. ” con chi opera il male per ignoranza “ .. ma dopo si pente ed emenda .. ” (Cor. 6:54).

Che relazione intercorre tra questo e l’ampiezza (ittisâ‘) della grazia che abbraccia tutto? L’aiuto (nasr) di Allâh si assimila alla misericordia obbligatoria (rahmat al-wujûb), differenziandosi pertanto dalla misericordia del dono di grazia (rahmat al-imtinân al-wâsi‘a),  poiché non abbiamo visto in quanto ci ha rivelato – sia Lodato – alcuna referenza ad un aiuto in-condizionale (nusra mutlaqa). Abbiamo trovato solo delle referenze all’aiuto ristretto (nusra muqayyada), sia per la condizione della fede (îmân) – per la quale aiuta i credenti – sia per la Sua Parola: “Se aiuterete Allâh, Egli vi aiuterà” (Cor. 47:7), in virtù della quale aiuta chi Lo aiutano.

E si ha qui uno dei segreti (sirr) di Allâh – sia Lodato – che si manifesta nel fatto che, talvolta, gli associazionisti escono vittoriosi sui credenti. Medita accuratamente su questo e (ne ricaverai su cui poter meditare) se Dio vuole.

Così, non sopraggiunge l’aiuto fino a che abbiamo fede in Lui, ma quando la fede (îmân) si fortifica in chi la detiene per il fatto che desidera ciò che sia, Lui gli da la vittoria (nasr) su quello più debole di fede, (conformemente a quanto risulta dalla comparazione). Questo che ho detto non rimanda alla Sua Parola: “coloro che credono (yu’minûn) nel falso” (Cor. 29:52), dove chiama credenti (mu’minûn) (anche) gli associazionisti. In qualche caso, relativamente a questo versetto, si verifica con rispetto alla loro fiducia nel falso, che non abbiano fede in ciò per il fatto di essere falso, bensì che abbiano fede solamente in quello per cui credono rispettivamente a quanto crede la Gente della Verità (ahl al-Haqq) con rispetto al Vero (al-Haqq), in virtù del quale attribuì loro in questo versetto la condizione della fede (îmân), e dato che questo corrispondeva di fatto ad altro, distinto da quanto essi avevano come credenza (i‘tiqâd), il Vero la denominò per noi “il falso”, ma non in ragione di quanto essi immaginarono.

59. al-Hamîd, il Lodatore, il Lodato, il Lodabile, perché Lui è colui che loda (hâmid) tramite la lingua (di qualsiasi persona che stia lodando) e tramite Se stesso e (poi) perché Lui è, in ultima istanza, il lodato (mahmûd) in tutto quanto si innalzi, dato che tutta la lode si dirige alla fine a Lui.

60. al-Muhsî, Colui-che-comprende, il Contatore, l’Enumeratore che registra e comprende tutte le cose numerabili, tanto le lettere (hurûf) quanto le entità dell’esistenza, dato che la finitudine (tanâhî) – che comprende il computo (ihsâ’) divino – non corrisponde se non agli esseri esistenziati (mawjûdât), di modo che questa coseità (šay’iyya)[59] delle cose numerabili è la coseità dell’esistenza effettiva (šay’iyya al-wujûd)[60] e, secondo la Sua Parola, “Lui ha il conto esatto di tutte le cose (šay’)” (Cor. 72:28).

61. al-Mubdi’, il Produttore, l’Originatore, l’Iniziatore, è colui che da inizio alla creazione-Uomo (khalq) con l’esistenziazione (îjâd) nel secondo e ultimo grado (rutba) – poiché non v’è un terzo (125a) – che comprende tutto quanto del cosmo si sia manifestato o si manifesti. Il primo grado è quello della divina Realtà, il Vero (al-Haqq), che è il Primo (al-Awwal), di modo che la creazione-Uomo (khalq), in quanto alla sua esistenza, non può giammai stare al primo grado, poiché esclusivamente gli corrisponde l’ultimo grado. Ma la divina Realtà sta con lui – con l’uomo-creazione – nell’ultimo grado, dato che Lui sta con il cosmo (‘âlam) – come a dire con gli uomini “dovunque essi si incontrino” (Cor. 58:7),[61] e visto che Egli Si è chiamato Se stesso, l’Ultimo. Sappilo.

62.al-Mu‘îd, il Ri-creatore, il Restauratore, il Riproduttore dell’entità dell’atto (al-Mu‘îd ‘ayn al-fi‘l), in tanto che Creatore (Khâliq), Agente (Fâ‘il), Dispositore (Jâ‘il) ed Esecutore (‘Âmil), poiché quando Lui termina la creazione di una cosa torna (in realtà) a creare altra creazione (khalq âkhar), dato che non c’è cosa alcuna nel cosmo che si ripeta due volte in maniera identica, poiché le cose sono solamente similitudini (amthâl) contingenti necessariamente rinnovate, esse sono la nuova creazione (khalq jadîd), sono entità (a‘yân) che acquistano esistenza.

63. al-Muhyî, il Vivificatore è colui che vivifica con l’esistenza tutta l’entità immutabile suscettibile di esistenziazione, di modo che il Vero (al-Haqq) la faccia esistere nella sua esistenza.

64. al-Mumît, il Mortificatore, l’Uccisore che da la morte all’entità esistenziata nell’istante seguente, senza che si ecceda il tempo della sua esistenza, poiché la sua separazione (mufâraqa) e il suo transito (intiqâl) sono propri dello stato dell’esistenza al quale corrisponde la morte, di modo che ritorna alla sua condizione di immutabilità (thubût), essendo impossibile che torni ad esistere dopo (essere stata esistenziata) fino a che (essa non si sia estinta), e dovuto alla sua infinitudine (‘adam al-tanâhî) non può estinguersi. Comprendilo.

65. al-Hayy, il Vivo, il Vivente che vive per Se stesso e realizza (tahqîq) ciò che Si attribuisce a Se stesso – l’attributo della Vita -, (la qual cosa) non può attribuirsi se non a colui il quale Egli ha condizionato che sia vivente (hayy).

66. al-Qayyûm, l’Autosussistente, l’Immutabile, il Mantenitore, perché si cura della sussistenza di tutta l’anima (nafs) con quanto le (sia necessario).

67. al-Wâjid, il Perfetto, l’Opulento, il Trovatore, l’Autoesistente, l’Autosufficiente, per quanto cerca e raggiunge, poiché è infallibile e nulla Gli sfugge, né Gli manca, così come, al contrario, chi cerca di conoscerLo non può in realtà raggiungerLo.

68-69. al-Wâhid al-Ahad, l’Uno-Unico, in virtù della Sua Divinità assoluta (ulûha), perché non c’è divinità se non Lui.

70. al-jamad, il Confortatore, il Supporto universale, il Protettore nella cui protezione si può confidare in tutte le situazioni, per questo Lo abbiamo trovato come Protettore (Wakîl).

71. al-Qâdir, il Libero, il Tutto-potente, il Qualificatore, è colui che infonde il potere determinante (iqtidâr) nei recipienti (qawâbil) nei quali vuole che si manifesti questo potere, esclusivamente.

72. al-Muqtadir, il Potente, l’Onnipotente esecutore, il Determinatore che determina ciò che fanno le nostre mani, dato che la forza esecutoria (iqtidâr) è Sua anche se l’azione (‘amal) si manifesta tramite le nostre mani, poiché la mano (yad) che opera nel cosmo è la mano di Allâh, dato che Suo è in definitiva il potere operativo (iqtidâr), di modo che Lui – sia Lodato – è Libero Qualificatore Tutto-potente (Qadîr) per Se stesso e Onnipotente esecutore (Mutqadir) per noi.

73-74. al-Muqaddim al-Mu’ajjir, l’Approssimatore e l’Allontanatore, l’Anticipatore ed il Rallentantore, che anticipa chi Egli desidera perché lo desidera e ritarda chi Egli vuole con rispetto a quanto Egli desidera.

75-76. al-Awwal al-Âjjir, il Primo e l’Ultimo, il Primo per necessità – in tanto che Essere Necessario pre-eterno – e l’Ultimo perché a Lui ritorna tutto in fine.

77-78. al-Zâhir al-Bâtin, il Manifesto e l’Occulto, l’Esteriore e l’Interiore, che Si manifesta a Se stesso e non cessa di manifestarSi, e dalla sua creazione Si occulta senza mai smettere di occultarSi, di modo che non può essere conosciuto giammai.

79. al-Barr, il Buono, il Benefattore, il Benevolo, per la Sua beneficenza (ihsân), le Sue grazie ed i Suoi favori, con i quali ha abbellito i Suoi servi.

80. al-Tawwâb, il Perdonatore (colui-che-rimette-i-peccati), Colui-che-sempre-ritorna, perché Si volta contro i Suoi servi affinché si pentano e ritorna a loro con la ricompensa per il loro pentimento (tawba).

81. al-Muntaqim, il Vendicatore, il Castigatore, che castiga chi Gli disobbedisce per purificarlo da [quel peccato] in questo mondo applicando i limiti prescritti dalla Legge e le sofferenze che si manifestano nel cosmo (‘âlam), la qual cosa è un’apparente rappresaglia (intiqâm) ed un’occulta grazia (jazâ’ khafî) che non tutti percepiscono, poiché incluso al dolore del lattante v’è una grazia (jazâ’).[62]

82 al-‘Afû, l’Assolvitore, l’Indulgente, Colui-che-cancella la differenza nell’eccellenza (tafâdul) della magnanimità (‘atâ’) in quanto ad abbondanza oppure a scarsità. E, dato che nelle differenti classi di doni ineludibilmente v’è scarsità od abbondanza, è necessario che il dispensare (‘afw) dell’Assolvitore sia estensivo e comprende (sia la scarsità quanto l’abbondanza) perché, come succede nel caso del nome il Maestoso (al-Jalîl), necessariamente include gli opposti (addâd).

83. al-Ra’ûf, il Benevolo, il Pietoso, per l’attitudine di pietosa bontà (salâh) e la crescente pietà in risposta a quella che tra i servi si manifesta, la qual cosa è il reciproco (maqlûb) e costituisce un aspetto della compassione (šafaqa).[63]

84. al-Wâlî, il Governatore, Colui-che-avoca-a-sé che governa per Se stesso tutto quello che amministra. Regge le entità immutabili producendo in loro l’esistenziazione; governa gli esseri esistenziali (mawjûdât) anticipando o ritardando chi Lui desidera; dispone con equità e giustizia, concede e favorisce.

85. al-Muta‘âlî, l’Altissimo, il Sublime, il Supremo, l’Esaltato su chi desidera l’elevazione (‘ulû) sulla terra e pretende quello che non gli corrisponde e sul quale non ha diritto alcuno.

86. al-Muqsit, l’Equo è colui che da in virtù della giusta distribuzione (taqsît), secondo la Sua Parola: “e non lo facciamo discendere se non che con una quantità misurata (qadr ma‘lûm)” (Cor. 15:21) che  (è) la distribuzione equa.

87. al-Jâmi‘, il Riunificatore, il Totalizzatore che riunisce nella Sua esistenza (wujûd) tutto l’essere esistente (mawjûd).

88. al-Ganî, il Ricco, l’Indipendente, l’Autosufficiente, che può prescindere dai mondi ed è soddisfatto di loro senza necessità di loro.

89. al-Mugnî, l’Arricchitore è colui che conferisce al servo l’attributo della sufficienza (ginà), facendogli sapere che la Sua scienza del cosmo (‘âlam) è subordinata al suo oggetto. (126b) Così, in questo senso il cosmo non gli da di se stesso cosa alcuna, di modo che il servo è indipendente dal suo influsso e dall’influsso in lui, sapendo che non esiste (nel cosmo) se non ciò che esiste.

90. al-Badî‘, l’Innovatore, l’Inventore, l’Incomparabile, che non cessa di introdurre novità nella Sua permanentemente creazione (khalq), poiché Lui crea le similitudini (amTâl) e le dissomiglianze (gayr al-amTâl), dato che necessariamente c’è almeno un aspetto (wajh) per il quale un’immagine (mathal) si distingue dalla sua simile (mithl), e Lui è l’Innovatore di questo aspetto distintivo.

91-92. al-Dârr al-Nâfi‘, lo Spergiuratore ed il Benefattore, Colui-che-è-contro ed il Propiziatore, colui che contrasta ciò che non concorda con lo scopo finale (garad) e favorisce ciò che concorda con [lo scopo finale].

93. al-Nûr, la Luce, per quanto delle entità del cosmo si manifesta e perché dissipa l’oscurità (zulma) che l’attribuzione degli atti (nisbat al-af‘âl) al cosmo (‘âlam) comporta.

94. al-Hâdî, la Guida, per quanto dichiara ed indica a chi Lo conoscono in merito alla situazione relativa a Lui.

95. al-Mâni‘, il Difensore, è colui che trattiene i possibili, mantenendoli nella possibilità (imkân) prima di inviarli nell’esistenza effettiva. Questo trattenere (imsâk) si deve unicamente ad una saggezza divina (hikma) che la Sua onniscienza (‘ilm) nella Sua creazione (khalq) determina.

96. al-Bâqî, il Perdurante, l’Eterno, il Permanente, poiché – a differenza delle entità manifeste degli esseri esistenziali (a‘yân al-mawjûdât) che possono lasciare l’esistenza effettiva dopo di essere esistiti – è incessante, di modo che a questo Nome corrispondono la permanenza dell’esistenza (dawâm al-wujûd) e la continuità dell’esistenziazione (dawâm al-îjâd).

97. al-Wârith, l’Erede, per quello di quanto ci abbia comandato di restituirGli, in special modo dopo la morte, nel nostro transito (intiqâl) nell’Istmo (barzakh).

98. al-Rašîd, il Direttore, il Conducatore, l’Incamminatore, per il fatto che orienta ed incammina i Suoi servi nel farli conoscere che Lui – sia Esaltato - “è su una Via Diritta” (Cor. 11:56) e [tiene per la collottola chiunque sia in cammino] (dâbba), di modo che non c’è nessuno che non stia su quella Via ed il fine al quale conduce la rettitudine (istiqâma) (la Via Diritta) è la misericordia (rahma). Allâh non ha abbellito i Suoi servi con nessuna grazia (ni‘ma) tanto grande come [quella] grazia [di tenerli per la collottola] – come a dire, di guidare – tutti gli esseri che camminano, [da questo ne discende] che non c’è nessuno che non cammini con Lui per la Via Diritta.

99. al-Dabûr, il Paziente, che sopporta e tollera le molestie che, secondo la Sua Parola, Gli causano “quelli che molestano Allâh e il Suo Inviato” (Cor. 33:57) perché, avendo il potere (iqtidâr) per farlo, non si affretta a castigarli, bensì differisce il Suo castigo affinché abbia luogo tramite le nostre mani [il castigo] [127a], perché a noi spetta evitarGli ciò che [causerebbe una rappresaglia per questi fatti], di modo che nel [evitare questi comportamenti] ci elogia, perché non ci ha dato di conoscere questo, attribuendosi il nome il Paziente, se non affinché noi stessi eliminassimo da Lui quello.



[1] Si consiglia la lettura del libro di Ibn‘Arabî intitolato Il libro del Sé divino, (Il Leone Verde, 2003) tradotto da Chiara Casseler. Il libro si compone di poche ma intense pagine redatte dal Doctor maximus dell’Islâm, che tratta il tema metafisico dell’unicità, esclusività, assolutezza ed onnipervasità del Sé divino, il Huwa. [Ndt]

[2] Vedere infra la nota su questo versetto al nome numero 25, che allude anche a ciò che segue in questo versetto.

[3] Espressione riferita in special modo alla qualità degli stati in relazione al loro valore sulla Bilancia, dove si peseranno le opere.

[4] L’autore qui si riferisce all’attitudine degli antropomorfisti.

[5] Vedere Chittick, SPK, p. 389, nota 16. La pre-determinazione consiste nel stabilire e predefinire gli stati delle cose prima che abbiano esistenza.

[6] Le creature generate dalla composizione dei quattro elementi (muwalladât al-arkân).

[7] Qui il pronome , maschile plurale, sembra riferirsi nonostante tutto alle “forme” (femm. pl.), in questo caso, “forme umane”, immagine, s’intende, della forma divina. A significare dunque, ai Suoi propri occhi. Vedere hadîth secondo il quale Lui è l’occhio con cui il servo che ama vede.

[8] Sembra potersi leggere anche così: il velo che “Colui-che-copre” lascia cadere è dato dalla stessa creazione e dalla stessa non-creazione, in quanto è la creazione stessa ad essere velo al perché stesso del suo essere creazione, mentre la non-creazione è il velo posto nell’a-temporalità della creazione. [Ndt]

[9] Come sottolinea Chodkiewicz “De cette ambivalence des Noms divins en fa‘îl mentionnés dans le Coran, Ibn‘Arabî tirera d’ailleurs des conséquences doctrinales majeures en montrant que, par example, al-‘Alîm [...] désigne Dieu en tant qu’Il est à la fois al-‘âlim (Celui qui sait) et al-ma‘lûm (Celui qui est su): le seul Connaisant et le seul Connu en tuoute chose connue” (Océan, p. 37). Cfr. Fut. III, p. 300. Vedere infra, n. 59 (al-Hamîd). Il terzo nome della radice, al-‘Allâm, è una forma intensiva.

[10] Vedere Cor. 59:22.

[11] Il versetto completo dice: “non hanno dato il giusto valore ad Allâh. Il giorno della Resurrezione,conterrà tutta la terra nel Suo pugno, i cieli staranno piegati sulla Sua destra. Gloria a Lui! È in cima a tutto ciò che Gli associano”. Trad. Cortés. Vedere nota supra n. 6.

[12] Vedere infra, n. 86.

[13] Eccellente questa resa di Beneito che molto allude al fatto che, comunque la sovranità accordata ad un uomo è in ogni caso un mantello prestato, con cui Lui lo riveste, senza che ciò, appunto, significhi impossessamento da parte dell’uomo della qualità del mantello e che si dimentichi di restituirlo, visto il suo carattere di prestito. [Ndt]

[14] Si riferisce qui alla perfetta realizzazione della servitù (‘ubûdiyya), dimora spirituale propria degli “eredi”. Lo Šaykh allude ad una sentenza che cita in vari passaggi: “Abû Yazîd, che si conta [nel novero della] Gente dello Svelamento, riferì che in una delle sue visioni Dio gli disse: “Avvicinati a Me tramite quello che Io non ho: umiltà (÷illa) e povertà”” Fut. III, p. 316. Per altre referenze a commentari di Ibn‘Arabî su questa sentenza vedere Chittick, SPK, p. 387, nota 11.

[15] O meglio: “esortazione”. Da questo testo si apprende che, così come lo intende l’Autore – basandosi sul passo coranico -, l’ascolto autentico integrale [implica] la conseguente risposta, senza la quale l’ascolto non è completo.

[16] Ibn‘Arabî impiega qui la forma di reciprocità della radice ‘-m-l per significare che l’ascolto e la risposta sono reciproci: se il servo risponde, Dio risponde.

[17] Lo Šaykh impiega qui il termine (hanîfiyya) alludendo alla “religione di Abramo, che fu hanîf e non associazionista” (Cor., 2:135). Dice un altro versetto: “Professa la Religione come hanîf, conformemente alla natura primordiale (fitra) che Dio ha posto negli uomini! [..]” (Cor., 30:30).

[18] O meglio, lett.: “il quale è un’inclinazione (mayl) verso di lei”. L’ambiguità del pronome permette ambedue le letture. In definitiva, la giusta verità (haqq) è Lui, il Vero (al-Haqq).

[19] Dice il passo: “Servite ciò che voi stessi avete scolpito / mentre Dio vi ha creato, voi e ciò che fabbricate?” (Cor., 37:95-96). Come a dire, “gli idoli, opere di vostra mano”, o meglio ancora, “voi e le vostre opere”.

[20] Come a dire, se riconosciamo nel [sopraggiungere] della conoscenza un esercizio cognitivo di Dio, o meglio se noi attribuiamo a noi stessi la facoltà e l’atto di conoscere, usurpando così l’attributo del divino sapere (‘ilm), attributo del quale, in tanto che servi ontologicamente indigenti, i credenti solo possono considerarsi investiti, [ma] mai padroni.

[21] Allusione al verso: “ricordatevi di Me, perché Io Mi ricorderò di voi!” (Cor. 2:152).

[22] Il termine (ša’n) rimanda ad un versetto coranico, frequentemente citato da Ibn‘Arabî in relazione all’idea del permanente rinnovamento della creazione in ogni istante, nel quale si dice che “ogni giorno Egli ha una [nuova] occupazione (ša’n)” (Cor. 55:29).

[23] Per una migliore comprensione di questo commento è consigliabile la previa lettura del Cor. 21:51-73.

[24] Come a dire, chi ha distrutto gli idoli. Dopo essersi riferito alla distruzione degli idoli (asnâm) da parte di Abramo che “li ridusse in briciole (judâd)” (Cor. 21:58) il passo citato dice: “Dissero: “O Abramo, sei stato tu a far questo ai nostri dèi?”. Disse: “È il più grande di loro che lo ha fatto. Interrogateli, se possono parlare!” (Cor. 21:62-63). Si osservi che l’interpretazione che Ibn‘Arabî da di questo verso, in questo contesto, differisce da quello abituale. Lo Šaykh non considera che la risposta di Abramo sia un inganno e si riferisca all’idolo più grande menzionato nel Cor. 21:58, come rispecchia la traduzione invece, sebbene intenda che Abramo proclami la verità, la dottrina corretta (i‘tiqâd sahîh), [manifesta] che veramente è stato Dio, il Grande, il Superiore (kabîr) agli idoli, e non lui [Abramo] – in tanto che mero strumento – che li ha fatti a pezzi.

[25] Precisa lo Šaykh che in questo punto c’è una pausa per segnalare la convenienza della sua lettura: il testo [del Corano] dice dopo “Interrogateli”, con [l’utilizzo di un] pronome plurale, e non [dice] “Interrogatelo”, la qual cosa indica che si riferisce agli idoli rotti e non a quello che fosse rimasto indenne.

[26] Questa comprensività (ihâta), l’idea del cerchio che abbraccia e contiene tutte le cose, si rappresenta mediante un circolo che contiene tutte le sfere.

[27] Nel senso che possono (“prendere”) esistenza (wujûd) oppure permanere nello stato latente dell’inesistenza (‘adam).

[28] Allusione a Cor. 15:21. Vedere supra n. 26 e infra n. 86.

[29] O meglio, “guidare l’uomo”.

[30] Dice il verso completo: “ Quando i Miei servi ti domandano di Me, [dì che] sono vicino e rispondo (ujîbu) alla chiamata di colui che prega quando Mi invoca. Procurino quindi di rispondere al Mio richiamo e credano in Me, sì che possano essere ben guidati” (Cor. 2:186).

[31] Il termine talbiyya, ma¡dar o nome di azione della forma verbale labbà, significa “rispondere “Eccomi a te tutto qui (labbayk)”, richiama al chiamare, comparire”. La parola allude alla preghiera islamica che inizia dicendo: “Signore mio, eccomi a te tutto qui (labbayk)!”.

[32] Lett.: “colui che estende il dono (‘atâ’)”. Con i nomi di “Liberale” ed “Arricchitore” si tratta pertanto di [cosa diversa] dai nomi di “dono”. Ma significa anche “colui che contiene ciò che dimostra”.

[33] Dice il verso completo: “Non invocate altre divinità insieme a Dio! Non c’è altro dio che Lui! Tutto perisce eccetto Lui [lett.: “salvo la Sua Faccia (wajh)”]! Sua è la decisione! Ed a Lui sarete restituiti!” (Cor. 28:88).

[34] Allusione al Cor. 3:26, dove si dice: “nella Tua mano sta il bene”.

[35] Lett.: “non rinvia a Te”, “non si riferisce a Te”. Ibn‘Arabî spiega che “il mondo della creazione e della composizione richiede il male (šaur) per sua stessa essenza; [..mentre] il Mondo dell’Ordine è il puro Bene (khayr) in cui non c’è male in assoluto”. Cfr. Fut. II, p. 575, lss. 25-26. Su queste nozioni del bene e del male – inteso [quest’ultimo] come assenza di bene ed inesistenza [non-esistenza] – vedere Chittick, SPK, “Good and Evil”, pp. 290-91.

[36] Ossia, “anche se disobbediscono”. [Ndt]

[37] Lo Šaykh specifica nel testo che questo termine – che potrebbe confondersi graficamente con il part. att. “amanti” (muhibbûn), più comune in questa forma – è qui participio passivo (ism maf‘ûl). Probabilmente l’autore usa la quarta forma in luogo del part. pas. della prima (ma|bûb), più frequente,  come allusione al hadîth in cui Dio dice: “E il servo non cessa di avvicinarsi a Me [..] fino a che Io lo amo e quando Io lo amo ..”, nel quale si impiega la quarta forma.

[38] Come a dire, l’Esistenza è identica al Vero; l’Esistenza-incontro è la medesima Realtà divina, Dio in tanto che Realtà. Per una corretta interpretazione di questa formulazione, che non deve essere confusa con la dottrina panteista, vedere W. Chittick, “L’Unicità dell’Essere”, POSTDATA, XV, estate 1995, pp. 30-41. S.H. Nasr chiarifica questo punto in termini inequivocabili: “La dottrina essenziale del sufismo, specialmente nell’interpretazione di Ibn‘Arabî e la sua Scuola, è quella dell’unità trascendente dell’Essere (wahdat al-wujûd), per la qual cosa molti studiosi moderni lo hanno accusato di essere un panteista, un panteista ed un monista esistenziale e, più recentemente, di seguire ciò che si denomina come misticismo naturale. Tuttavia tutte queste accuse sono false dato che confondono le dottrine metafisiche di Ibn‘Arabî con la filosofia, e non hanno in mente il fatto che il cammino della gnosi non è scisso dalla grazia e dalla santità. Le accuse di panteismo contro i sufi sono doppiamente false perché, in primo luogo, il panteismo è un sistema filosofico, mentre quello di Ibn‘Arabî ed altri come lui mai dichiararono la loro adesione a nessun tipo di “sistema” e, in secondo luogo, perché il panteismo implica una continuità sostanziale tra Dio e l’Universo, mentre lo Šaykh sarà il primo a sostenere l’assoluta trascendenza di Dio su tutte le categorie, inclusa quella della sostanza. I critici che accusano i sufi di panteismo tralasciano la differenza fondamentale tra l’identificazione essenziale dell’ordine manifestato con il suo Principio ontologico e la sua identità e continuità sostanziale. Quest’ultimo concetto risulta metafisicamente assurdo e contraddice tutto ciò che dissero Ibn‘Arabî ed altri sufi rispetto all’Essenza divina. [..] È certo che Dio dimora nelle cose, ma il mondo non “contiene” Dio, e qualunque termine che implichi quest0ultimo senso non è appropriato per descrivere la dottrina del wahdat al-wujûd”. Cfr. “Ibn‘Arabî ed i sufi”, POSTDATA, XV, estate 1995, pp. 17-18.

[39] Come dire, il suo invio dallo stato latente all’esistenza effettiva e viceversa.

[40] Il mukhâlîf è il luogo (mahall) e la causa secondaria (sabab) della manifestazione della trasgressione (mukhâlafa).

[41] Allusione al Cor. 17:44. Vedere infra n. 55 (al-Wakîl).

[42] Le trasgressioni, affinché si possano manifestare, chiedono a Dio che perdoni (istigfâr) e “copra” (vedere supra, n. 16, i nomi di radice g-f-r) il luogo in cui si attualizzano, [ossia], l’uomo per il quale si realizzano. Secondo l’autore, “ .. la disobbedienza (ma‘siya), quando in essa lo gnostico è presente con Allâh, è viva (hayya) e dotata di uno spirito divino (ruh ilâhî) che fino al Giorno del Giudizio chiede ad Allâh che lo perdoni per averla realizzata, ed Allâh trasforma ciò che di essa era cattivo in buono (hasan), così come sostituisce il suo corrispondente castigo in ricompensa”. Cfr. Fut. II, p. 652. Su questa prospettiva della disobbedienza e sulla nozione di “immunità del luogo di manifestazione” (‘ismat al- mahall), come a dire, dell’Uomo, esente dalla colpa (vedere Cor. 48:2, dove tale esenzione si riferisce a Muhammad), vedere S. Hakîm, Mu‘jam, pp. 806-811.

[43] Nonostante tutto, in questo contesto Ibn‘Arabî intende, differentemente dall’interpretazione usuale, che la frase si riferisca a Dio, il quale “il falso non Lo raggiunge né davanti [lett.: “tra le Sue mani”] né alle spalle di Lui”, e [nel continuare] giustifica la sua interpretazione con due riferimenti scritturali che dimostrano che le espressioni “Sue due mani” e “alle spalle di Lui” possono riferirsi a Dio. In qualunque caso, in ragione dell’interpretazione più abituale di questo passo coranico il nome al-Haqq, “la Verità”, definito qui come wujûd “completamente inaccessibile al falso”, si riferisce anche in maniera allusiva al Corano, alla Scrittura dell’Esistenza. Cfr. S. Hakîm, “al-Qur’ân al-Kabîr”, Mu‘jam, p. 908.

[44] L’espressione è stata tradotta letteralmente perché si intenda il commento, anche se in generale si tradurrebbe “né da davanti di lui” poiché tale è il suo significato nell’uso comune della lingua. Serva questo passo da esempio della pratica akbariana di lettura, non già letterale, se non letteralissima: interpretazione ultraletterale, “letteralmente”.

[45] Nell’incessante rinnovamento della creazione ad ogni istante. Ciò che si dice della creazione (khalq), si intenda anche dell’uomo, la creatura (khalq) per eccellenza.

[46] Il wujûd corrisponde a Dio ed il šuhûd corrisponde al servo. God is present and finds Himself in allthings, and man witnesses this presence and finding to the extent of his capacity. Wujûd as such belongs to the Nonmanifest, though its reverberations fill the cosmos. In contrast, šuhûd is the vision of self-disclosure and belongs to the manifest realm”. Cfr. Chittick, SPK, pp. 226-227.

[47] Allusione a Cor. 17:44: “Lo glorificano i sette cieli, la terra ed i suoi abitanti. Non c’è nulla che non celebri le Sue lodi, ma voi non percepite la loro lode (tasbîh). Egli è indulgente e perdonatore”.

[48] Lett.: “per la Sua adorazione (li-‘ibâdati-Hi)”. Allusione al verso: “Non ho creato i jinn e gli uomini se non affinché Mi servissero (li-ya‘budûnî)” (Cor. 51:56). Come a dire, affinché l’uomo, assolvendo alla sua funzione cognitiva, serva al fine del cosmo, che è – secondo l’hadîth del tesoro Occulto  – conoscere Dio, che ha manifestato il cosmo per Sua volontà di dar[S]i a conoscere.

[49] Come a dire, perché possano manifestarsi gli accidenti, le proprietà od effetti dei Nomi, che sono i fenomeni o creazioni – cose, entità, forme – del cosmo, per i quali i Nomi diventano manifesti. Vedere Chittick, SPK, p. 39.

[50] Come a dire, il luogo epifanico (mahâll) dove gli accidenti diventano manifesti: l’Uomo Universale.

[51] Lett.: “del suo compagno”.

[52] Lett.: “inacessibilità”.

[53] Lett.: “la non ricezione dei contrari” (‘adam al-qubûl li-l-aÿdâd). Si potrebbe chiamare questa resistenza dei possibili, “non-incontrabilità”, la tendenza a non accogliere ed unire i contrari, facoltà per la quale l’altro non può essere il suo opposto.

[54] Questa traduzione,presa dal latino Mundus imaginalis, proposta da H. Corbin per differenziare il mondo oggettivo dell’Immaginazione attiva dal meramente immaginario, è stata adottata in modo praticamente unanime nelle traduzioni francesi ed inglesi come, anche più recentemente, nelle spagnole. Continuando si segnala che l’espressione “mondo imaginale” si approssima al significato della Realtà che designa il nome al-Haqq.

[55] Lett.: “prendere possesso della Forma”. Ossia, nessuno è riuscito ad “acquisire” la capacità di riunire gli opposti, niente e nessuno poté eccetto l’Immaginazione.

[56] Il servo “aiuta” Dio obbedendo con la fede ai Suoi precetti e tramite il riconoscimento del fatto che solo Sua è la vittoriosa assistenza, poiché “La vittoria (nasr) non viene se non da Dio .. ” (Cor. 3:126). “Gli associano divinità .. che non possono aiutarlo (nasr) senza aiutarsi da se stessi?” (Cor. 7:192).

[57] Con l’aiuto e la vittoria della fede che lo ha ispirato.

[58] Dio Si è imposto a Se stesso, secondo il versetto citato nella continuazione, la obbligatorietà (wujûb), il dovere (haqq) di aiutare i Suoi fedeli credenti (mu’minûn).

[59] La condizione di essere cosa od oggetto.

[60] La coseità dell’esistenza effettiva (šay’iyya al-wujûd) in opposizione alla coseità dell’inesistenza o coseità dell’esistenza immutabile.

[61] Un primo grado ontologico dell’esistenziazione – non soggetto alla temporalità – corrisponde all’esistenza di Dio, il Primo, in tanto che divina realtà e Principio originale. Un secondo grado corrisponde all’Uomo-creazione, cioè, al cosmo nei suoi due aspetti micro e macrocsmico, e al nome divino l’Ultimo, Dio essendo co-presente, in tanto che Fine, in questo grado con l’Uomo-creazione.

[62] Se il lattante non sperimenterebbe ed esprimesse il suo desiderio di alimento, questo passerebbe inosservato. Questo è un esempio valido di quale sia l’idea del dolore con riferimento al suo occulto aspetto di grazia. Nel caso dei tormenti spirituali, essi producono due funzioni: una purificatrice ed una orientatrice. Da un lato il calore del fuoco rende possibile la sublimazione, dall’altro i sintomi di un’infermità rendono manifesta la sua esistenza ed indicano la necessità di una sua sanatoria.

[63] In relazione al rapporto tra servo e servo, ma anche tra il Signore ed il Suo servo.

TAO-TE-KING di LAO-TZE

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1 - Delinea il Tao

Il Tao che può essere detto non è l'eterno Tao, il nome che può essere nominato non è l'eterno nome.
Senza nome è il principio del Cielo e della Terra, quando ha nome è la madre delle diecimila creature.
Perciò chi non ha mai desideri ne contempla l'arcano, chi sempre desidera ne contempla il termine.
Quei due hanno la stessa estrazione anche se diverso nome ed insieme sono detti mistero, mistero del mistero, porta di tutti gli arcani.

2 - Nutrire la persona

Sotto il cielo tutti sanno che il bello è bello, di quì il brutto, sanno che il bene è bene, di quì il male. È così che essere e non-essere si danno nascita fra loro, facile e difficile si danno compimento fra loro, lungo e corto si danno misura fra loro, alto e basso si fanno dislivello fra loro, tono e nota si danno armonia fra loro, prima e dopo si fanno seguito fra loro.
Per questo il santo permane nel mestiere del non agire e attua l'insegnamento non detto.
Le diecimila creature sorgono ed egli non le rifiuta le fa vivere ma non le considera come sue, opera ma nulla si aspetta.
Compiuta l'opera egli non rimane e proprio perché non rimane non gli vien tolto.

3 - Tenere tranquillo il popolo

Non esaltare i più capaci fa sì che il popolo non contenda, non pregiare i beni che con difficoltà s'ottengono fa sì che il popolo non diventi ladro, non ostentare ciò che può desiderarsi fa sì che il cuore del popolo non si turbi.
Per questo il governo del santo svuota il cuore al popolo e ne riempie il ventre, ne infiacchisce il volere e ne rafforza le ossa sempre fa sì che non abbia scienza nè brama e che colui che sa non osi agire.
Poiché egli pratica il non agire nulla v'è che non sia governato.

4 - Quel che non ha origine

Il Tao viene usato perché è vuoto e non è mai pieno.Quale abisso! sembra il progenitore delle diecimila creature.
Smussa le sue punte, districa i suoi nodi, mitiga il suo splendore, si rende simile alla sua polvere.
Quale profondità! sembra che da sempre esista. Non so di chi sia figlio, pare anteriore all'Imperatore del Cielo.

5 - L'uso del vuoto

Il Cielo e la Terra non usano carità, tengono le diecimila creature per cani di paglia. Il santo non usa carità tiene i cento cognomi per cani di paglia.
Lo spazio tra Cielo e Terra come somiglia a un mantice! Si vuota ma non si esaurisce, si muove ed ancora più ne esce.
Parlar molto e scrutare razionalmente vale meno che mantenersi vuoto.

6 - Completa l'immagine

Lo spirito della valle non muore, è la misteriosa femmina. La porta della misteriosa femmina è la scaturigine del Cielo e della Terra.
Perennemente ininterrotto come se esistesse viene usato ma non si stanca.

7 - Occultare la luce

Il Cielo è perpetuo e la Terra perenne. La ragione per cui il Cielo può essere perpetuo e la Terra perenne è che non vivono per sé stessi: perciò possono vivere a lungo.
Per questo il santo pospone la sua persona e la sua persona viene premessa, apparta la sua persona e la sua persona perdura.
Non è perché è spoglio di interessi? Per questo può realizzare il suo interesse.

8 - Tornare alle qualità naturali

Il sommo bene è come l'acqua: l'acqua ben giova alle creature e non contende, resta nel posto che gli uomini disdegnano.
Per questo è quasi simile al Tao. Nel ristare si adatta al terreno, nel volere s'adatta all'abisso, nel donare s'adatta alla carità, nel dire s'adatta alla sincerità, nel correggere s'adatta all'ordine, nel servire s'adatta alla capacità, nel muoversi s'adatta alle stagioni.
Proprio perché non contende non viene trovata in colpa.

9 - Tendere all'incolore

Chi colma ciò che possiede meglio farebbe a desistere, chi batte a fino ciò che è appuntito non lo mantiene a lungo intatto.
Un palazzo colmo d'oro e di gemme non si può conservare, chi si fa arrogante perchè ricco e nobile procura da sé la sua rovina.
Ad opera compiuta ritrarsi è la Via del Cielo.

10 - Saper agire

Preserva l'Uno dimorando nelle due anime: sei capace di non farle separare?
Pervieni all'estrema mollezza conservando il ch'i: sei capace d'essere un pargolo?
Purificato e mondo abbi visione del mistero: sei capace d'esser senza pecca?
Governa il regno amando il popolo: sei capace di non aver sapienza?
All'aprirsi e al chiudersi della porta del Cielo sei capace d'esser femmina?
Luminoso e comprensivo penetra ovunque: sei capace di non agire?
Fa vivere le creature e nutrile, falle vivere e non tenerle come tue, opera e non aspettarti nulla, falle crescere e non governarle. Questa è la misteriosa virtù.

11 - L'utilità del non-essere

Trenta raggi si uniscono in un solo mozzo e nel suo non-essere si ha l'utilità del carro, s'impasta l'argilla per fare un vaso e nel suo non-essere si ha l'utilità del vaso, s'aprono porte e finestre per fare una casa e nel suo non-essere si ha l'utilità della casa.
Perciò l'essere costituisce l'oggetto e il non-essere costituisce l'utilità.

12 - Reprimere le brame

I cinque colori fan sì che s'acciechi l'occhio dell'uomo, le cinque note fan sì che s'assordi l'orecchio dell'uomo, i cinque sapori fan sì che falli la bocca dell'uomo, la corsa e la caccia fan sì che s'imbesti il cuore dell'uomo, i beni che con difficoltà si ottengono fan sì che sia dannosa la condotta dell'uomo.
Per questo il santo è per il ventre e non per l'occhio. Perciò respinge l'uno e preferisce l'altro.

13 - Respingere la vergogna

Favore e sfavore fanno paura, pregiar la propria persona è gran sventura.
Che significa favore e sfavore fan paura? Il favore è un abbassarsi: nell'ottenerlo s'ha paura, di perderlo s'ha paura. Questo significa favore e sfavore fan paura.
Che significa pregiar la propria persona è gran sventura? La ragione per cui ho gran sventura è che tengo alla mia persona, se non tenessi alla mia persona quale sventura avrei? Per questo a chi di sé fa pregio a pro del mondo si può affidare il mondo, a chi di sé ha cura a pro del mondo si può confidare il mondo.

14 - Introduce al mistero

A guardarlo non lo vedi, di nome è detto l'Incolore. Ad ascoltarlo non lo odi, di nome è detto l'Insonoro. Ad afferrarlo non lo prendi, di nome è detto l'Informe.
Questi tre non consentono di scrutarlo a fondo, ma uniti insieme formano l'Uno. Non è splendente in alto non è oscuro in basso, nel suo volversi incessante non gli puoi dar nome e di nuovo si riconduce all'immateriale. È la figura che non ha figura, l'immagine che non ha materia: è l'indistinto e l'indeterminato. Ad andargli incontro non ne vedi l'inizio, ad andargli appresso non ne vedi la fine.
Attieniti fermamente all'antico Tao per guidare gli esseri di oggi e potrai conoscere il principio antico. E' questa l'orditura del Tao.

15 - Appalesa la virtù

Quelli che in antico eccellevano come adepti del Tao penetravano l'arcano e comunicavano col mistero, erano profondi da non poter essere compresi.
Proprio perché non possono essere compresi io mi sforzerò di darne i tratti. Irresoluti erano come chi d'inverno guada un fiume, guardinghi erano come chi teme i vicini ai quattro lati, rispettosi erano come chi è ospite, frammentati erano come ghiaccio che si va fondendo, schietti erano come legno non ancora sgrossato, vuoti erano come valli, torbidi erano come acqua motosa.
Chi è capace d'esser motoso per fare illimpidire piano piano riposando? Chi è capace d'esser placido per far vivere pian piano rimuovendo a lungo?
Chi s'attiene a questa Via non brama d'esser pieno, e proprio perché non si riempie può starsene nell'ombra senza innovar l'antico.

16 - Volgersi alla radice

Arrivare alla vacuità è il culmine, mantenere la quiete è schiettezza: le diecimila creature insieme sorgono ed io le vedo ritornare a quelle, quando le creature hanno avuto il lor rigoglio ciascuna fa ritorno alla sua radice. Tornare alla radice è quiete, il che vuol dire restituire il mandato, restituire il mandato è eternità.
Chi conosce l'eternità è illuminato, chi non la conosce insensatamente provoca sventure. Chi conosce l'eternità tutto abbraccia, tutto abbracciando è equanime, essendo equanime è sovrano, essendo sovrano è Cielo, essendo Cielo è Tao, essendo Tao a lungo dura e per tutta la vita non corre pericolo.

17 - La pura influenza

Dei grandi sovrani il popolo sapeva che esistevano, vennero poi quelli che amò ed esaltò, e poi quelli che temette, e poi quelli di cui si fece beffe: quando la sincerità venne meno s'ebbe l'insincerità. Com'erano pensosi i primi nel soppesar le loro parole! Ad opera compiuta e ad impresa riuscita dicevano i cento cognomi: siamo così da noi stessi.

18 - Lo scadimento dei costumi

Quando il gran Tao fu negletto s'ebbero carità e giustizia, quando apparvero intelligenza e sapienza s'ebbero le grandi imposture, quando i sei congiunti non furono in armonia s'ebbero pietà filiale e clemenza paterna, quando gli stati caddero nel disordine s'ebbero i ministri leali.

19 - Tornare alla purezza

Tralascia la santità e ripudia la sapienza e il popolo s'avvantaggerà di cento doppie, tralascia la carità e ripudia la giustizia ed esso tornerà alla pietà filiale e alla clemenza paterna, tralascia l'abilità e ripudia il lucro e più non vi saranno ladri e briganti. Quelle tre reputa formali e insufficienti, perciò insegna che v'è altro a cui attenersi: mostrati semplice e mantienti grezzo, abbi poco egoismo e scarse brame.

20 - Differenziarsi dal volgo

Tralascia lo studio e non avrai afflizioni. Tra un pronto e un tardo risponder sì quanto intercorre? Quel che gli altri temono non posso non temer io. Oh, quanto son distanti e ancor non s'arrestano!
Tutti gli uomini sono sfrenati come a una festa o un banchetto sacrificale, come se in primavera ascendessero ad una torre. Sol io quanto son placido! tuttora senza presagio come un pargolo che ancor non ha sorriso, quanto son dimesso! come chi non ha dove tornare.
Tutti gli uomini hanno d'avanzo sol io sono come chi tutto ha abbandonato. Oh, il mio cuore di stolto quanto è confuso! L'uomo comune è così brillante sol io sono tutto ottenebrato, l'uomo comune in tutto s'intromette, solo io di tutto mi disinteresso, agitato sono come il mare, sballottato sono come chi non ha punto fermo.
Tutti gli uomini sono affaccendati sol io sono ebete come villico. Sol io mi differenzio dagli altri e tengo in gran pregio la madre che nutre.

21 - Svotare il cuore

Il contenere di chi ha la virtù del vuoto solo al Tao s'adegua. Per le creature il Tao è indistinto e indeterminato. Oh, come indeterminato e indistinto nel suo seno racchiude le immagini! Oh, come indistinto e indeterminato nel suo seno racchiude gli archetipi! Oh, come profondo e misterioso nel suo seno racchiude l'essenza dell'essere! Questa essenza è assai genuina nel suo seno ne racchiude la conferma. Dai tempi antichi sino ad oggi il suo nome non passa e così acconsente a tutti gli inizi. Da che conosco il modo di tutti gli inizi? Da questo.

22 - L'umiltà che eleva

Se ti pieghi ti conservi, se ti curvi ti raddrizzi, se t'incavi ti riempi, se ti logori ti rinnovi, se miri al poco ottieni se miri al molto resti deluso. Per questo il santo preserva l'Uno e diviene modello al mondo. Non da sé vede perciò è illuminato, non da se s'approva perciò splende, non da sé si gloria perciò ha merito, non da sé s'esalta perciò a lungo dura. Proprio perché non contende nessuno al mondo può muovergli contesa. Quel che dicevano gli antichi: se ti pieghi ti conservi, erano forse parole vuote? In verità, integri tornavano.

23 - Il vuoto non-essere

Il parlar dell'Insonoro è spontaneità. Per questo un turbine di vento non dura una mattina, un rovescio di pioggia non dura una giornata. Chi opera queste cose? Il Cielo e la Terra. Se perfino il Cielo e la Terra non possono persistere tanto più lo potrà l'uomo? Perciò compi le tue imprese come il Tao. Chi si dà al Tao s'immedesima col Tao, chi si dà alla virtù s'immedesima con la virtù, chi si dà alla perdita s'immedesima con la perdita. Chi s'immedesima col Tao nel Tao si rallegra d'ottenere, chi s'immedesima con la virtù nella virtù si rallegra d'ottenere, chi s'immedesima con la perdita nella perdita si rallegra d'ottenere. Quando la sincerità vien meno si ha l'insincerità.

24 - La penosa benignità

Chi sta sulla punta dei piedi non si tiene ritto, chi sta a gambe larghe non cammina, chi da sé vede non è illuminato, chi da sé s'approva non splende, chi da sé si gloria non ha merito, chi da sé s'esalta non dura a lungo. Nel Tao queste cose sono avanzumi ed escrescenze, che le creature hanno sempre detestati. Per questo non rimane chi pratica il Tao.

25 - Raffigura l'origine

C'è un qualcosa che completa nel caos, il quale vive prima del Cielo e della Terra. Come è silente, come è vacuo! Se ne sta solingo senza mutare, ovunque s'aggira senza correr pericolo, si può dire la madre di ciò che è sotto il cielo. Io non ne conosco il nome e come appellativo lo dico Tao, sforzandomi a dargli un nome lo dico Grande. Grande ovvero errante, errante ovvero distante, distante ovvero tornante. Perciò il Tao è grande, il Cielo è grande, la Terra è grande ed anche il sovrano è grande. Nell'universo vi sono quattro grandezze ed il sovrano sta in una di esse. L'uomo si conforma alla Terra, la Terra si conforma al Cielo, il Cielo si conforma al Tao, il Tao si conforma alla spontaneità.

26 - La virtù del grave

Il grave è radice del leggero, il quieto è signore dell'irrequieto. Per questo il santo viaggia tutto il giorno senza discostarsi dal bagaglio, anche se possiede palazzi regali placidamente se ne sta distaccato. Che sarà se il signore di diecimila carri leggero si fa nel mondo? Se è leggero perde il fondamento, se è irrequieto perde la sua signoria.

27 - L'uso dell'abilità

Chi ben viaggia non lascia solchi né impronte, chi ben parla non ha pecche né biasimi, chi ben conta non adopra bastoncelli né listelle, chi ben chiude non usa sbarre né paletti eppure non si può aprire, chi ben lega non usa corde né vincoli eppure non si può sciogliere. Per questo il santo sempre ben soccorre gli uomini e perciò non vi sono uomini respinti, sempre bene soccorre le creature e perciò non vi sono creature respinte: ciò si chiama trasfondere l'illuminazione. Così l'uomo che è buono è maestro dell'uomo non buono, l'uomo che non è buono è profitto all'uomo buono. Chi non apprezza un tal maestro, chi non ha caro un tal profitto, anche se è sapiente cade in grave inganno: questo si chiama il mistero essenziale.

28 - Tornare alla semplicità

Chi sa d'esser maschio e si mantiene femmina è la forra del mondo, essendo la forra del mondo la virtù mai non si separa da lui ed ei ritorna ad essere un pargolo. Chi sa d'esser candido e si mantiene oscuro è il modello del mondo, essendo il modello del mondo la virtù mai non si scosta da lui ed ei ritorna all'infinito. Chi sa d'esser glorioso e si mantiene nell'ignominia è la valle del mondo, essendo la valle del mondo la virtù sempre si ferma in lui ed ei ritorna ad esser grezzo. Quando quel ch'è grezzo vien tagliato allora se ne fanno strumenti, quando l'uomo santo ne usa allora ne fa i primi tra i ministri. Per questo il gran governo non danneggia.

29 - Non agire

Quei che volendo tenere il mondo lo governa, a mio parere non vi riuscirà giammai. Il mondo è un vaso sovrannaturale che non si può governare: chi governa lo corrompe, chi dirige lo svia, poiché tra le creature taluna precede ed altra segue, taluna è calda ed altra è fredda, taluna è forte ed altra è debole, taluna è tranquilla ed altra è pericolosa. Per questo il santo rifugge dall'eccesso, rifugge dallo sperpero, rifugge dal fasto.

30 - Limitare le operazioni militari

Quei che col Tao assiste il sovrano non fa violenza al mondo con le armi, nelle sue imprese preferisce controbattere. Là dove stanziano le milizie nascono sterpi e rovi, al seguito dei grandi eserciti vengono certo annate di miseria. Chi ben li adopra soccorre e basta, non osa con essi acquistar potenza. Soccorre e non si esalta, soccorre e non si gloria, soccorre e non s'insuperbisce, soccorre quando non può farne a meno, soccorre ma non fa violenza. Quel che s'invigorisce allor decade: vuol dire che non è conforme al Tao. Ciò che non è conforme al Tao presto finisce.

31 - Desistere dalle operazioni militari

Ecco che son le belle armi: strumenti del malvagio che le creature han sempre detestati. Per questo non rimane chi pratica il Tao. Il saggio, che è pacifico, tiene in pregio la sinistra, chi adopra l'armi tiene in pregio la destra. Ecco che son l'armi: strumenti del malvagio non strumenti del saggio, il quale li adopra solo se non può farne a meno. Avendo per supreme pace e quiete, ei vince ma non se ne compiace, chi se ne compiace gioisce nell'uccidere gli uomini. Ora chi gioisce nell'uccidere gli uomini non può attuare i suoi intenti nel mondo. Nelle gesta fauste si tiene in onore la sinistra, nelle gesta infauste si tiene in onore la destra. Il luogotenente sta alla sinistra, il duce supremo sta alla destra: assume il posto del rito funebre. Quei che gli uomini ha ucciso in massa li piange con cordoglio e con tristezza: la vittoria in guerra gli assegna il posto del rito funebre.

32 - La virtù del santo

Il Tao in eterno è senza nome, è grezzo per quanto minimo sia, nessuno al mondo è capace di fargli da ministro. Se principi e sovrani fossero capaci di attenervisi, le diecimila crature da sé si sottometterebbero, il Cielo in mutuo accordo con la Terra farebbe discendere soave rugiada e il popolo, senza alcuno che lo comandi, da sé troverebbe il giusto assetto. Quando si cominciò ad intagliare si ebbero i nomi. Tutto quello che ha nome viene trattato come proprio, perciò sappi contenerti. Chi sa contenersi può non correre pericolo. Paragona la presenza del Tao nel mondo ai fiumi e ai mari cui accorrono rivi e valli.

33 - La virtù del discernimento

Chi conosce gli altri è sapiente, chi conosce sé stesso è illuminato. Chi vince gli altri è potente, chi vince sé stesso è forte. Chi sa contentarsi è ricco, chi strenuamente opera attua i suoi intenti. A lungo dura chi non si diparte dal suo stato, ha vita perenne quello che muore ma non perisce.

34 - Confidare nel perfetto

Come è universale il gran Tao! può stare a sinistra come a destra. In esso fidando vengono alla vita le creature ed esso non le rifiuta, l'opera compiuta non chiama sua. Veste e nutre le creature ma non se ne fa signore, esso che sempre non ha brame può esser nominato Piccolo. Le creature ad esso si volgono ma esso non se ne fa signore, può esser nominato Grande. Poiché giammai si fa grande può realizzare la sua grandezza.

35 - La virtù della carità

Verso chi tiene in sé la grande immagine il mondo accorre, accorre e non riceve danno ma calma e pace grandi. Attratto da musiche e bevande prelibate si ferma il viator che passa, ma quel che al Tao esce di bocca com'è scipito! non ha sapore. A guardarlo non riesci a vederlo, ad ascoltarlo non riesci ad udirlo, ad usarlo non riesci ad esaurirlo.

36 - L'occulto e il palese

Quei che vuoi che si contragga devi farlo espandere, quei che vuoi che s'indebolisca devi farlo rafforzare, quei che vuoi che rovini devi farlo prosperare, a quei che vuoi che sia tolto devi dare. Questo è l'occulto e il palese. Mollezza e debolezza vincono durezza e forza. Al pesce non conviene abbandonar l'abisso, gli strumenti profittevoli al regno non conviene mostrarli al popolo.

37 - Esercitare il governo

Il Tao in eterno non agisce e nulla v'è che non sia fatto. Se principi e sovrani fossero capaci d'attenervisi, le creature da sé si trasformerebbero. Quelli che per trasformarle bramassero operare io li acquieterei con la semplicità di quel che non ha nome anch'esse non avrebbero brame, quando non han brame stanno quiete e il mondo da sé s'assesta.

38 - Espone la virtù

La virtù somma non si fa virtù per questo ha virtù, la virtù inferiore non manca di farsi virtù per questo non ha virtù. La virtù somma non agisce ma non ha necessità di agire, la virtù inferiore agisce ma ha necessità di agire. La somma carità agisce ma non ha necessità di agire, la somma giustizia agisce ma ha necessità di agire, il sommo rito agisce e se non viene corrisposto si denuda le braccia e trascina a forza. Fu così che perduto il Tao venne poi la virtù, perduta la virtù venne poi la carità, perduta la carità venne poi la giustizia, perduta la giustizia venne poi il rito: il rito è labilità della lealtà e della sincerità e foriero di disordine. Chi per primo conosce è fior nel Tao e principio di ignoranza. Per questo l'uomo grande resta in ciò che è solido e non si sofferma in ciò che è labile, resta nel frutto e non si sofferma nel fiore. Perciò respinge l'uno e preferisce l'altro.

39 - Uniformarsi al fondamento

In principio questi ottenner l'Uno: il Cielo l'ottenne e per esso fu puro, la Terra l'ottenne e per esso fu tranquilla, gli esseri sovrannaturali l'ottennero e per esso furono potenti, la valle l'ottenne e per esso fu ricolma, le creature l'ottennero e per esso vissero, principi e sovrani l'ottennero e per esso furon retti nel governare il mondo. Costoro ne furono resi perfetti. Se il Cielo non fosse puro per esso temerebbe di squarciarsi, se la Terra non fosse tranquilla per esso temerebbe di fendersi, se gli esseri sovrannaturali non fossero potenti per esso temerebbero d'annullarsi, se la valle non fosse ricolma per esso temerebbe d'inaridirsi, se le creature non vivessero per esso temerebbero di spegnersi, se principi e sovrani non fossero nobili e alti per esso temerebbero di cadere. Il nobile ha per fondamento il vile, l'alto ha per basamento il basso. Perciò quando principi e sovrani chiamano sé stessi l'orfano, lo scarso di virtù, l'incapace, non è perché considerano lor fondamento il vile? Ahimé, no! Quando hai finito d'enumerare le parti del carro ancor non hai il carro. Non voler essere pregiato come giada né spregiato come pietra.

40 - Dove andare e che adoperare

Il tornare è il movimento del Tao, la debolezza è quel che adopra il Tao. Le diecimila creature che sono sotto il cielo hanno vita dall'essere, l'essere ha vita dal non-essere.

41 - Equipara le diversità

Quando il gran dotto apprende il Tao lo pratica con tutte le sue forze, quando il medio dotto apprende il Tao or lo conserva ed or lo perde, quando l'infimo dotto apprende il Tao se ne fa grandi risate: se non fosse deriso non sarebbe degno d'essere il Tao. Perciò motti invalsi dicono: illuminarsi nel Tao è come ottenebrarsi, avanzare nel Tao è come regredire, spianarsi nel Tao è come incavarsi, la virtù somma è come valle, il gran candore è come ignominia, la virtù vasta è come insufficienza, la virtù salda è come esser volgo, la naturale genuinità è come sbiadimento, il gran quadrato non ha angoli, il gran vaso tardi si completa, il gran suono è una sonorità insonora, la grande immagine non ha forma. Il Tao è nascosto e senza nome, ma proprio perché è il Tao ben impresta e completa.

42 - Le trasformazioni del tao

Il Tao generò l'Uno, l'Uno generò il Due, il Due generò il Tre,, il Tre generò le diecimila creature. Le creature voltano le spalle allo yin e volgono il volto allo yang, il ch'i infuso le rende armoniose. Ciò che l'uomo detesta è d'essere orfano, scarso di virtù, incapace, eppur sovrani e duchi se ne fanno appellativi. Perciò tra le creature taluna diminuendosi s'accresce, taluna accrescendosi si diminuisce. Ciò che gli altri insegnano anch'io l'insegno: quelli che fan violenza non muoiono di morte naturale. Di questo farò l'avvio del mio insegnamento.

43 - Lo strumento universale

Ciò che v'è di più molle al mondo assoggetta ciò che v'è di più duro al mondo, quel che non ha esistenza penetra là dove non sono interstizi. Da questo so che v'è profitto nel non agire. All'insegnamento non detto, al profitto del non agire, pochi di quelli che sono sotto il cielo arrivano.

44 - Il fermo ammonimento

Tra fama e persona che è più caro? Tra persona e beni che è più importante? Tra acquistare e perdere che è più penoso? Per questo chi ardentemente brama certo assai sperpera, chi molto accumula certo assai perde. Chi sa accontentarsi non subisce oltraggio, chi sa contenersi non corre pericolo e può durare a lungo.

45 - L'immensa virtù

La grande completezza è come spezzettamento che nell'uso non si rompe, la grande pienezza è come vuotezza che nell'uso non si esaurisce, la grande dirittura è come sinuosità, la grande abilità è come inettitudine, la grande eloquenza è come balbettio. L'agitazione finisce nell'algore, la quiete finisce nel calore: la pura quiete è la regola del mondo.

46 - Esser parco nelle brame

Quando nel mondo vige il Tao i cavalli veloci sono mandati a concimare i campi, quando nel mondo non vige il Tao i cavalli da battaglia vivono ai confini. Colpa non v'è più grande che secondar le brame, sventura non v'è più grande che non saper accontentarsi, difetto non v'è più grande che bramar d'acquistare. Quei che conosce la contentezza dell'accontentarsi sempre è contento.

47 - Scrutare ciò che è lontano

Senza uscir dalla porta conosci il mondo, senza guardar dalla finestra scorgi la Via del Cielo. Più lungi te ne vai meno conosci. Per questo il santo non va dattorno eppur conosce, non vede e più discerne, non agisce eppur completa.

48 - Obliare la sapienza

Chi si dedica allo studio ogni dì aggiunge, chi pratica il Tao ogni dì toglie, toglie ed ancor toglie fino ad arrivare al non agire: quando non agisce nulla v'è che non sia fatto. Quei che regge il mondo sempre lo faccia senza imprendere, se poi imprende non è atto a reggere il mondo.

49 - Confidare nella virtù

Il santo non ha un cuore immutabile, ha per cuore il cuore dei cento cognomi. Per me è bene ciò che hanno di buono, ed è bene anche ciò che hanno di non buono, la virtù li rende buoni; per me è sincerità ciò che hanno di sincero, ed è sincerità anche ciò che hanno di non sin cero, la virtù li rende sinceri. Il santo sta nel mondo tutto timoroso e per il mondo rende promiscuo il suo cuore. I cento cognomi in lui affiggono occhi e orecchi e il santo li tratta come fanciulli.

50 - Tenere in pregio lavita

Uscire è vivere, entrare è morire. Seguaci della vita sono tre su dieci, seguaci della morte sono tre su dieci, gli uomini che la vita tramutano in disposizione alla morte son pur essi tre su dieci. Per qual motivo? Perchè vivono l'intensità della vita. Or io ho appreso che chi ben nutre la vita va per deserti senza incontrar rinoceronti e tigri, va tra gli eserciti senza indossar corazza e arme: il rinoceronte non ha dove infilzare il corno, la tigre non ha dove affondar l'artiglio, il guerriero non ha dove immergere la spada. Per qual motivo? Perchè costui non ha disposizione alla morte.

51 - La virtù che nutre

Il Tao le fa vivere, la virtù le alleva, con la materia dà loro la forma, con le vicende dà loro la completezza. Per questo le creature tutte venerano il Tao e onorano la virtù: venerare il Tao e onorare la virtù nessuno lo comanda ma viene ognor spontaneo. Quindi il Tao fa vivere, la virtù alleva, fa crescere, sviluppa, completa, matura, nutre, ripara. Le fa vivere ma non le tiene come sue opera ma nulla s'aspetta, le fa crescere ma non le governa. Questa è la misteriosa virtù.

52 - Volgersi all'origine

Il mondo ebbe un principio che fu la madre del mondo. Chi è pervenuto alla madre da essa conosce il figlio, chi conosce il figlio e torna a conservar la madre fino alla morte non corre pericolo. Chi ostruisce il suo varco e chiude la sua porta per tutta la vita non ha travaglio, chi spalanca il suo varco ed accresce le sue imprese per tutta la vita non ha scampo. Illuminazione è vedere il piccolo, forza è attenersi alla mollezza. Chi fa uso della vista e torna ad introvertere lo sguardo non abbandona la persona alla rovina. Questo dicesi praticar l'eterno.

53 - Trarre profitto dalle prove

Se avessimo grande sapienza cammineremmo nella gran Via e solo di agire temeremmo. La gran Via è assai piana, ma la gente preferisce i sentieri. Quando il palazzo reale è troppo ben tenuto i campi son del tutto incolti e i granai son del tutto vuoti. Indossar vesti eleganti e ricamate, portare alla cintura spade acuminate, rimpinzarsi di vivande e di bevande e ricchezze e beni aver d'avanzo, è sfarzo da ladrone. E' contrario al Tao, ahimé!

54 - Coltivare e contemplare

Chi ben si fonda non vien divelto, a chi ben stringe non vien tolto: con questa Via figli e nipoti gli offriranno sacrifici ininterrotti. Se la coltiva nella persona la sua virtù è la genuinità, se la coltiva nella famiglia la sua virtù è la sovrabbondanza, se la coltiva nel villaggio la sua virtù è la reverenza, se la coltiva nel regno la sua virtù è la floridezza, se la coltiva nel mondo la sua virtù è l'universalità. Per questo contempla le persone dalla sua persona, contempla le famiglie dalla sua famiglia, contempla i villaggi dal suo villaggio, contempla i regni dal suo regno, contempla il mondo dal suo mondo. Come so che il mondo è così? Da questo.

 

55 - Il simbolo del mistero

Quei che racchiude in sé la pienezza della virtù è paragonabile ad un pargolo, che velenosi insetti e serpi non attoscano, belve feroci non artigliano, uccelli rapaci non adunghiano. Deboli ha l'ossa e molli i muscoli eppur la sua stretta è salda, ancor non sa dell'unione dei sessi eppur tutto si aderge: è la perfezione dell'essenza, tutto il giorno vagisce eppur non diviene fioco: è la perfezione dell'armonia. Conoscer l'armonia è eternità, conoscer l'eternità è illuminazione, vivere smodatamente la vita è prodromo di sventura, con la mente comandare al ch'i significa indu rirsi. Quel che s'invigorisce allor decade: questo vuol dire che non è conforme al Tao. Ciò che non è conforme al Tao presto finisce.

56 - La misteriosa virtù

Quei che sa non parla, quei che parla non sa. Chi ostruisce il suo varco, chiude la sua porta, smussa le sue punte, districa i suoi nodi, mitiga il suo splendore, si rende simile alla sua polvere, dicesi accomunato col mistero. Per questo costui non può essere attirato né può essere respinto, non può essere avvantaggiato né può essere danneggiato, non può essere nobilitato né può essere umiliato. Per questo è il più nobile del mondo.

57 - Rendere puri i costumi

Quando con la correzione si governa il mondo con la falsità s'adopran l'armi: il mondo si regge col non imprendere. Da che so che è così? Dal presente. Più numerosi ha il sovrano i giorni nefasti e le parole proibite più il popolo cade in miseria, più numerosi ha il popolo gli strumenti profittevoli più i regni cadono nel disordine, più numerosi hanno gli uomini gli artifizi e le abilità più appaiono cose rare, più si fa sfoggio di belle cose più numerosi si fanno ladri e briganti. Per questo il santo dice: io non agisco e il popolo da sé si trasforma, io amo la quiete e il popolo da sé si corregge, io non imprendo e il popolo da sé s'arricchisce, io non bramo e il popolo da sé si fa semplice.

58 - Adattarsi alle vicissitudini

Quando il governo di tutto si disinteressa il popolo è unito, quando il governo in tutto si intromette il popolo è frammentato. La fortuna si origina dalla sfortuna, la sfortuna si nasconde nella fortuna. Chi ne conosce il culmine? Quei che non corregge. La correzione si converte in falsità, il bene si converte in presagio di sventura e ogni dì lo sconcerto del popolo si fa più profondo e più durevole. Per questo il santo è quadrato ma non taglia, è incorrotto ma non ferisce, è diritto ma non ostenta, è luminoso ma non abbaglia.

59 - Mantenersi nel Tao

Nel governare gli uomini e nel servire il Cielo nulla è meglio della parsimonia, perchè solo la parsimonia antepone l'ottenere. Anteporre l'ottenere significa accumulare virtù. Chi accumula virtù tutto sottomette, quando tutto sottomette nessuno conosce il suo culmine, quando nessuno conosce il suo culmine ei può possedere il regno. Chi possiede la madre del regno può durare a lungo. Questo si chiama affondare le radici e rinsaldare il tronco, via della lunga vita e dell'eterna giovinezza.

60 - Stare nella dignità regale

Governare un gran regno è come friggere pesciolini minuti. Quando si sovrintende al mondo con il Tao i mani non mostrano la potenza loro. Non che i mani non abbiano potenza ma la potenza loro non nuoce agli uomini, non che la potenza loro non nuoccia agli uomini ma il santo non nuoce agli uomini. Questi due non si nuocciono fra loro, per questo le virtù loro insieme confluiscono

61 - La virtù dell'umiltà

Il gran regno che si tiene in basso è la confluenza del mondo, è la femmina del mondo. La femmina sempre vince il maschio con la quiete, poiché chetamente se ne stà sottomessa. Per questo il gran regno che si pone al disotto del piccolo regno attrae il piccolo regno, il piccolo regno che sta al disotto del gran regno attrae il gran regno: l'uno si abbassa per attrarre, l'altro attrae perchè sta in basso. Il gran regno non ecceda per la brama di pascere ed unire gli altri, il piccolo regno non ecceda per la brama d'essere accetto e servire gli altri. Affinchè ciascuno ottenga ciò che brama al grande conviene tenersi in basso.

62 - Praticare il Tao

Ecco che cosa è il Tao: il rifugio delle creature, tesoro per il buono, protezione per il malvagio. A parlarne con elogio si può tener mercato, a seguirlo con rispetto si può emergere sugli altri. Degli uomini malvagi quale può essere respinto? Per questo si pone sul trono il Figlio del Cielo e si nominano i tre gran ministri. Anche se costoro hanno il gran pi per ottenere precedenza alla loro quadriga, è meglio che se ne stiano seduti ad avanzare in questo Tao. Quale era la ragione per cui gli antichi apprezzavano questo Tao? Non dicevano forse: ottiene chi con esso cerca, con esso sfugge chi è in colpa? Per questo è ciò che v'è di più prezioso al mondo.

63 - L'inizio favorevole

Pratica il non agire, imprendi il non imprendere, assapora l'insapore, considera grande il piccolo e molto il poco, ripaga il torto con la virtù. Progetta il difficile nel suo facile, opera il grande nel suo piccolo: le imprese più difficili sotto il cielo certo cominciano nel facile, le imprese più grandi sotto il cielo certo cominciano nel piccolo. Per questo il santo non opera il grande e così può completare la sua grandezza. Chi promette alla leggera trova scarso credito, chi reputa tutto facile trova tutto difficile. Per questo al santo tutto pare difficile e così nulla gli è difficile.

64 - Attenersi al piccolo

Quello che è fermo con facilità si trattiene, quello che non è cominciato con facilità si divisa, quello che è fragile con facilità si spezza, quello che è minuto con facilità si disperde: opera quando ancora non è in essere, ordina quando ancora non è in disordine. Un albero che a braccia aperte si misura nasce da un minuscolo arboscello, una torre di nove piani comincia con un cumulo di terra, un viaggio di mille li principia da sotto il piede. Chi governa corrompe, chi dirige svia. Per questo il santo non governa e perciò non corrompe, non dirige e perciò non svia. La gente nel condurre le proprie imprese sul punto di compierle sempre le guasta, se curasse la fine come il principio allora non vi sarebbero imprese guaste. Per questo il santo brama quello che non è bramato e non pregia i beni che con difficoltà si ottengono, studia quello che non viene studiato e ritorna su quello che gli altri han travalicato. Per favorire la spontaneità delle creature non osa agire.

65 - La pura virtù

In antico chi ben praticava il Tao con esso non rendeva perspicace il popolo, ma con esso si sforzava di renderlo ottuso: il popolo con difficoltà si governa poiché la sua sapienza è troppa. Perciò governare il regno con la sapienza è la rovina del regno, governare il regno non con la sapienza è la prosperità del regno. Chi sa queste due cose diviene simile al modello, saper divenire simile al modello è la misteriosa virtù. Profonda e imperscrutabile è la misteriosa virtù e contrapposta alle creature, ma alla fine arriva alla grande conformità.

66 - Posporre sé stesso

La ragione per cui fiumi e mari possono essere sovrani di cento valli è che ben se ne tengono al disotto: perciò possono essere sovrani di cento valli. Così chi vuole stare disopra al popolo con i detti se ne pone al disotto, chi vuol stare davanti al popolo con la persona ad esso si pospone. Per questo il santo sta disopra ed il popolo non ne è gravato, sta davanti ed il popolo non ne è ostacolato. Così il mondo gioisce di sospingerlo innanzi e mai ne è sazio. Poiché ei non contende nessuno al mondo può muovergli contesa.

67 - Le tre cose preziose

Tutti al mondo dicono che il mio Tao è grande ma che sembra non esser simile a nulla. Proprio perché è grande sembra che non sia simile a nulla, se fosse simile a qualcosa l'impaccerebbe la sua piccolezza. Io ho tre cose preziose che mi tengo ben strette e custodisco: la prima è la misericordia, la seconda è la parsimonia, la terza è il non ardire d'esser primo nel mondo. Sono misericordioso e perciò posso essere intrepido, sono parsimonioso e perciò posso essere generoso, non ardisco d'esser primo nel mondo e perciò posso esser capo degli strumenti perfetti. Oggi si è intrepidi trascurando la misericordia, si è generosi trascurando la parsimonia, si è primi trascurando di posporsi. E' la morte! Chi è misericordioso nel guerreggiare è vittorioso, nel difendere è saldo. Quei che il cielo vuol salvare facendolo misericordioso lo preserva.

68 - Rendersi eguale al cielo

Chi ben fa il capitano non è irruente, chi ben guerreggia non è impetuoso, chi ben vince il nemico non dà battaglia, chi bene adopera gli uomini se ne pone al di sotto: questa è la virtù del non contendere, questa è la forza dell'adoprar gli uomini, questo è rendersi eguale al Cielo, il culmine per gli antichi.

69 - L'uso del mistero

Sull'adoperar gli eserciti c'è un detto: non oso far da padrone e faccio l'ospite, non oso avanzar d'un pollice e indietreggio di un piede. Questo vuol dire che non vi sono truppe da schierare, che non vi sono braccia da denudare, che non vi sono armi da impugnare. Sventura non v'è maggiore che osteggiare alla leggera. Se osteggio alla leggera son vicino a perdere quel che m'è più prezioso. Perciò quando gli eserciti si mettono in campagna per scontrarsi, quello che è più pietoso vince.

70 - La difficoltà di intendere

Le mie parole facilmente si intendono e facilmente si attuano, ma nessuno al mondo sa intenderle, nessuno al mondo sa attuarle. Le mie parole hanno un progenitore, le mie imprese hanno un principe, ma appunto perchè non le intendono non intendono me. Poiché quelli che mi intendono sono rari quelli che mi imitano sono da tenere in pregio. Per questo il santo indossa rozze vesti e cela nel seno la giada.

71 - Il difetto della sapienza

Somma cosa è l'ignoranza del sapiente, insania è la sapienza dell'ignorante. Solo chi si affligge di questa insania non è insano. Il santo non è insano perchè si affligge di questa insania. Per questo non è insano.

72 - Aver cura disé

Quando il popolo non teme la tua autorità allora sopravviene la grande autorità. Non trovare angusto ciò che ti dà pace, non disgustarti di ciò che ti fa vivere, poiché solo chi non se ne disgusta non disgusta. Per questo il santo di sé conosce ma di sé non fa mostra, di sé ha cura ma di sé non fa pregio. Perciò respinge l'uno e preferisce l'altro.

73 - Quel che lascia agire

Muore chi nell'osare pone il coraggio, vive chi nel non osare pone il coraggio: di questi due l'uno è profitto e l'altro è danno. Di quel che il cielo ha in odio chi conosce la ragione? Per questo il santo reputa difficile il primo. La Via del Cielo è di ben vincere senza contendere, è di ben suscitar risposta senza parlare, è di ben attrarre senza chiamare, è di ben divisare con ampiezza. La rete del Cielo tutto avvolge, ha maglie larghe ma nulla ne sfugge.

74 - Reprimere gli inganni

Quando il popolo non teme di morire a che vale impaurirlo con la morte? Se faccio si che il popolo sempre tema di morire e quei che induce in inganno io possa prenderlo e metterlo a morte, chi sarà tanto ardito? Sempre mandi a morte chi ne ha la potestà, mettere a morte in vece di chi ne ha la potestà significa maneggiar l'ascia in vece del gran mastro. Quelli che maneggian l'ascia in vece del gran mastro raramente non si feriscono le mani.

75 - I danni della cupidigia

Il popolo soffre la fame perché chi sta sopra divora troppe tasse: ecco perché soffre la fame. Il popolo con difficoltà si governa perché chi sta sopra s'affaccenda: ecco perché con difficoltà si governa. Il popolo dà poca importanza alla morte perché chi sta sopra cerca l'intensità della vita: ecco perché da poca importanza alla morte. Solo chi non si affaccenda per vivere è più saggio di chi la vita tiene in pregio.

76 - Guardarsi dalla forza

Alla nascita l'uomo è molle e debole, alla morte è duro e forte. Tutte le creature, l'erbe e le piante quando vivono son molli e tenere quando muoiono son aride e secche. Durezza e forza sono compagne della morte, mollezza e debolezza sono compagne della vita. Per questo chi si fa forte con le armi non vince, L'albero che è forte viene abbattuto. Quel che è forte e robusto sta in basso, quel che è molle e debole sta in alto.

77 - La via del cielo

La Via del Cielo come è simile all'armar l'arco! Quel ch'è alto viene abbassato, quel ch'è basso viene innalzato, quello che eccede viene ridotto, quel che difetta viene accresciuto. La Via del Cielo è di diminuire a chi ha in eccedenza e di aggiungere a chi non ha a sufficienza. Non è così la Via dell'uomo: ei diminuisce a chi non ha a sufficienza per donare a chi ha in eccedenza. Chi è capace di donare al mondo ciò che ha in eccedenza? Solo colui che pratica il Tao. Per questo il santo opera ma nulla s'aspetta compiuta l'opera non rimane, non vuole mostrare di eccellere.

78 - Portare il fardello della sincerità

Nulla al mondo è più molle e più debole dell'acqua eppur nell'abradere ciò che è duro e forte nessuno riesce a superarla, nell'uso nulla può cambiarla. La debolezza vince la forza, la mollezza vince la durezza: al mondo non v'è nessuno che non lo sappia, ma nessuno v'è che sia capace di attuarlo. Per questo il santo dice: chi prende su di sé le sozzure del regno è signore dell'altare della terra e dei grani, chi prende su di sé i mali del regno è sovrano del mondo. Un detto esatto che appare contraddittorio.

79 - Ottemperare ai patti

Se cancelli un'offesa, ma un po' offeso rimani ancora, credi che sia un bene? Se, per contratto, il saggio è creditore, dal debitore non esige nulla. Adempie al proprio impegno chi è virtuoso; bada agli impegni altrui chi non è virtuoso. La Via del cielo non fa parentele, ma sta costantemente con il buono.

80 - Isolarsi

Piccoli regni con pochi abitanti: arnesi da lavoro in luogo d'uomini (sian dieci o cento) il popolo non usi. Tema la morte e fuori non emigri. Se anche vi son navigli e vi son carri, il popolo non tenti di salirvi; se anche vi son corrazze e vi son armi, mai e poi mai le tiri fuori il popolo. E ritorni ad usar nodi di corda; e trovi gusto in cibi e vesti suoi; ed ami la sua casa, i suoi costumi. Se stati vi vedessero vicini tanto che cani e galli se ne udissero, invecchino così, fino alla morte quei due popoli: senza alcun contatto.

81 - L'emersione del naturale

Parole autentiche non sono adorne; parole adorne autentiche non sono. Colui che è buono, non sfoggia parole, e chi sfoggia parole, non è buono. Chi sa di tutto, certo con è saggio; né chi è saggio, di certo, sa di tutto. Il vero saggio per sé non provvede: se si spende negli altri, per sé acquista; e, più dona, più ottiene per se stesso. La Via del cielo aiuta, non fa danni; la Via del saggio agisce senza lotta.

GLI "AUREI DETTI" DI PITAGORA

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Prima gl'Idii immortali, a norma di lor gerarchia,
adora: e l'Orco poi venera, e i fulgidi Eroi indiati.
Ai sotterranei Dàimoni esegui le offerte di rito,
e ai genitori fa onore, e ai nati più prossimi a te.
Degli altri, ogni più egregio per merito renditi amico,
lui con serene parole, con utili azioni imitando.
Né in ira averlo, per lieve mancanza l'amico, a potere tuo:
ché già, accanto al potere, convive la Necessità.

Quindi di tai cose tu sappi, e sappi infrenar queste altre:
lo stomaco anzitutto, e così il sonno, e sì il sesso,
e sì la brama. Turpezza, perciò, non con altri farai,
e non da solo: pudore abbi anzi con te più di tutto.
Poi sempre, a detti e in fatti, esercitare equità,
e abituarti a mai essere, in cosa veruna, avventato,
e ricòrdati che, insomma, a tutti è pur d'uopo morire.
Quindi, ricchezze, oggi cerca acquistarne, esitarne domani;
e quanti, per daimoniche sorti, han dolori i mortali,
quei che tu n'abbia in destino, sopportali calmo, senz'ira.
Curarli, sì, ti conviene, a tutto potere: e pensare
che non poi molti, ai buoni, la Mòira dolori ne dà.

Discorsi, a umano orecchio, ne sogliono, e vili ed egregi,
battere: tu, né di quelli ti urtar, né da questi permetti
ch'altri ti stolga: e se mai venga detta menzogna, con calma
tu le resisti: ed, in tutto, adempi quanto ora ti dico.
Niuno, né con parole mai, né con opere, a indurti
valga, a mai dire o far cosa che a te poi il meglio non fosse.
Prima di agire rifletti, perciò: che non seguan stoltezze;
ché fare o dir stoltezze, la è cosa da uomo dappoco.
Ma tu le cose farai, che poi non ti nuocciano: niuna,
quindi, che assai bene esperto tu non ne sia; ma, quanto
davvero è d'uopo, impara, e vita lietissima avrai.

D'uopo è così, non già incuria aver per l'igiene del corpo,
ma ed in bevanda e in cibo, e nella palestra, misura
serbar: misura ciò dico, che niuna mai noia ti rechi.
Quindi a una dieta ti adusa, pulita, ma senza mollezze;
quindi dal compier ti astieni ogn'atto che susciti invidia.
Così, oltre il congruo non spendere, a mo' di chi il bello non sa,
nè già esser gretto: misura, in tutto, è davver nobiltà.
Non fare insomma il tuo male, e pondera prima di agire.
Onde anzitutto dal sonno, per quanto soave, sorgendo,
subito dàtti ben cura di quanto in giornata vuoi fare.
E non il sonno negli occhi, per quanto languenti, accettare,
prima che ogn'atto tuo diurno, tre volte abbi tratto ad esame:
"Dove son stato? che ho fatto? qual obbligo non ho adempiuto?"
E dal principio partendo, percorri anche il dopo del dopo.
Bassezze hai fatto? ten biasima. Elette azioni? ti allegra.
Di quelle affliggiti, a queste ti adopra, ed a ciò ti appassiona:
a ciò che della virtus divina sull'orme porrà.

Sì, sì: per Quegli che all'anime nostre ha trasmessa la Tetrade,
fonte alla eterni-fluente Natura. Ma all'opra ti accingi
tu, il compimento pregandone ai Numi: e da essi afforzato,
saprai degli Iddii immortali, saprai degli umani caduchi,
l'essenza ond'uno trapassa, ond'altri si volve ed impera.
Saprai Themi, che sia; Natura, a sé identica ovunque;
e il non sperare l'insperabile, e il non lasciar nulla inspiegato.

Saprai che gli uomini prove sopportan da essi accettate.
Miseri: accanto a loro sta il bene, e nol vede né ode
niuno, e, la liberazione dei mali, la scorgono pochi;
tal Parca il senno ai mortali deprava! E ne son trabalzati
qua, e là, come su mobili rulli, tra urti infiniti.
Trista seguace è congenita in essi un'occulta e maligna
irosità, da eccitarsi non già, ma allentarsi e fuggirsi.
Zeus padre, eh sì, li torresti pur tutti a pur molte sciagure,
se a tutti ti degnassi svelare di qual dàimone han l'uso.

Ma tu, coraggio: l'origine di quei mortali è divina,
a cui Natura va aprendo le arcane virtù ch'ella spiega.
Se di essi in te c'è qualcosa, verrai sin là dove ti esorto,
reintegrato e silente, e l'anima immune da mali.
Ma lascia i cibi ch'io dissi, nei dì che a far pura e disciolta
l'anima intendi: ed osserva, discevera e vàluta tutto,
e Intelligenza sovrana erigi ad auriga dall'alto.

Così, se il corpo lasciando, nell'etere libero andrai,
spirìtuo nume immortale, non più vulnerabil, sarai.

BHAGAVAD GITA (TESTO INTEGRALE)

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Capitolo primo
Esitazione e angoscia di Arjuna

Dhrtarastra disse:

(1) Nel campo (dell'adempimento) della giustizia, nel campo dei Kuru, quando si furon messi di fronte, desiderosi di lotta, la mia gente da un lato, i Panduidi dall'altro, che cosa fecero essi, o Samjaya?

I due eserciti

Samjaya disse:

(2) Ordunque, avendo visto allora Duryodhana, il re, l'esercito dei Panduidi disposto in ordine di battaglia, accostatosi al maestro (gli) tenne questo discorso:

(3) Guarda, o maestro, questo possente esercito dei figli di Pandu raccolto dal tuo sapiente discepolo, il figlio di Drupada.

(4) Quaggiù (ci sono) eroi, grandi arcieri, pari in battaglia a Bhima e ad Arjuna (e cioè vi sono) i Yuyudhana, Virata e Drupada il valente guerriero.

(5) Dhrstaketu, Cekitana e il valoroso re di Kasi, Purujit e Kuntibhoja e Saibya, eroe fra gli uomini.

(6) Yudhamanyu il forte ed Uttamauja il prode; e inoltre il figlio di Subhadra e i figli di Draupadi, grandi guerrieri tutti.

(7) Coloro che fra noi si trovano ad essere particolarmente distinti, i capi del mio esercito, quelli impara a conoscere, o migliore fra i due volte nati. Costoro per tua conoscenza io ti menzionerò per nome.

(8) Tu, o Signore, e Bhisma e Karna e Krpa vittorioso in battaglia, Asvatthaman e Vikarna ed anche il figlio di Somadatta.

(9) E molti altri eroi, che per me son pronti a rinunciare alla vita, che sanno combattere con armi di vario genere, tutti esperti nel guerreggiare.

(10) Ingente è questo nostro esercito, del quale sta Bhisma a presidio mentre codesto loro esercito, retto da Bhima, non è poderoso.

(11) E (dunque) su tutti i punti del fronte, ciascuno secondo il posto (che gli compete), saldi restando, voi tutti lottate in favore di Bhisma.

Il suono dei corni

(12) Per far sorgere ardente il desiderio di Duryodhana (di combattere) il vecchio kuruide, l'avo valoroso, ruggì come un leone con voce poderosa. Pieno di ardore dette fiato alla tromba.

(13) Allora conchiglie e grancasse, tamburi e timpani e corni d'un tratto si cominciò a battere e ne nacque un rumore fragoroso.

(14) Allora stando sul grande carro aggiogato ai bianchi cavalli, Madhava e il Panduide (Krsna ed Arjuna) dettero fiato alle loro divine conchiglie.

(15) Krsna soffiò nel suo Pancajanya ed Arjuna nel suo Devadatta e Bhima, l'eroe dalle spaventose imprese e dal ventre di lupo (dal grande appetito), dette fiato alla sua grande conchiglia, Paundra.

(16) Il re Yudhisthira, figlio di Kuntì, dette fiato al suo Anantavijaya e Nakula e Sahadeva soffiarono in Sughosa e Manipuspaka.

(17) E il re di Kasi, sommo fra gli arcieri, e Sikhandin dal grande carro, Dhrstadyumna e Virata e Satyaki, l'invitto,

(18) Drupada e i figli di Draupadi tutti insieme, o Signore della terra, e il figlio di Subhadra dalle forti braccia dettero fiato alle loro conchiglie da tutti i lati.

(19) Il fragore frastornante che faceva rimbombare il cielo e la terra, lacerò i cuori dei figli di Dhrtarastra. Arjuna guarda i due eserciti.

(20) Allora il panduide (Arjuna) che aveva per insegna la scimmia Hanuman, dopo che ebbe visto i figli di Dhrtarastra disposti in ordine di battaglia, e avendo inizio lo scontro delle armi, alzando l'arco,

(21) O Signore della terra, questo discorso rivolse a Hrsikesa (Krsna): o Acyuta (Krsna), fa che il mio carro si trovi a stare fra i due eserciti;

(22) in modo che io osservi gli uomini che qui si ergono desiderosi di battaglia, (e) che devono combattere con me nell'agone di questa battaglia;

(23) in modo che io possa guardare costoro che son desiderosi di combattere, e che sono qui raccolti, pronti a compiere in battaglia il volere del figlio di Dhrtarastra dall'animo perverso.

(24) Così, o Bharata (Dhrtarastra) essendo stata rivolta la parola da Gudakesa (Arjuna), Hrsikesa (Krsna) avendo arrestato fra i due eserciti il migliore dei carri,

(25) di fronte a Bhisma, Drona e a tutti quei signori di terre, disse: "Considera, o Partha (Arjuna), questi Kuru raccolti (in questo luogo)".

(26) Allora Partha vide che stavano là padri e nonni, maestri, zii, fratelli, figli, nipoti e compagni anche,

(27) ed anche suoceri e amici nell'uno e nell'altro esercito. E dopo che il figlio di Kuntì (Arjuna) ebbe visto tutti quei parenti così disposti in ordine di battaglia,

(28) in preda a (un sentimento di) grande compassione, fece, turbato, questo discorso: O Krsna, vedendo la mia propria gente piena d'ardore guerresco e disposta in ordine di battaglia,

(29) le mie membra vengono meno e la bocca (mi) diventa secca e un tremito nel corpo mi si produce e così il rizzarsi dei capelli;

(30) (l'arco) Gandiva mi sfugge di mano e la pelle tutta mi arde; non riesco a stare in piedi; la mia mente vacilla.

(31) E vedo segni contrari di augurio, o Kesava (Krsna), né posso prevedere alcunché di meglio, se uccido la mia gente in battaglia.

(32) Io non aspiro alla vittoria, o Krsna, né a un regno né ai piaceri. A che ci serve mai un regno, o Govinda (Krsna), a che i piaceri, a che la vita stessa?

(33) Coloro proprio per i quali noi desideriamo regni, godimenti e piaceri, questi appunto stanno in battaglia, rinunciando alla vita e alle ricchezze,

(34) maestri, padri, figli e nonni anche, zii e suoceri, nipoti e cognati ed altri parenti.

(35) Costoro io non desidero uccidere, o Madhusudana pur se essi uccidono me; e (questo) nemmeno per (avere) il triplice regno; che cosa (dire) mai dunque (se non che non lo farei mai) per amore del dominio sulla terra (tanto inferiore)?

(36) Dopo aver ucciso i figli di Dhrtarastra, o Krsna, quale piacere potremmo mai avere, o Janardana? Il peccato soltanto potrebbe attaccarsi a noi, dopo che avessimo ucciso costoro, anche se essi son uomini disposti al male.

(37) Non è cosa degna che noi uccidiamo, quindi, i figli di Dhrtarastra, nostri parenti; in verità, come potremmo essere felici, dopo aver ucciso la nostra gente, o Madhava?

(38) Anche se costoro, i cui animi sono dominati dall'ingordigia, non riescono a vedere alcun male nel fatto che una famiglia sia distrutta e (non riescono a vedere) alcuna colpa nel fatto di tradire le persone care;

(39) come non dovremmo aver noi la coscienza di doverci tener lontani da codesta colpa, noi che ben vediamo il male che è nella distruzione delle famiglie, o janardana?

(40) Quando una famiglia va in rovina, le antichissime sue leggi (nel senso concreto delle virtú che ad esse si riferiscono) periscono; e quando la legge è perita, l'ingiustizia sottomette a sé, per conseguenza, la famiglia tutta intera.

(41) E quando è l'ingiustizia quella che predomina, o Krsna, le donne della stirpe diventano corrotte e quando le donne son diventate corrotte, si determina la confusione delle caste.

(42) E questa confusione vale l'inferno per coloro che hanno distrutto la famiglia e per la famiglia stessa; e (vi) cadono anche gli spiriti dei loro antenati, che si trovano ad essere privi delle offerte di riso e di acqua.

(43) Per quei misfatti, apportatori di confusione castale, (che son opera) di coloro che distruggono (così) la propria gente, vanno in malora le leggi della nascita e della famiglia, che durano da tempo immemorabile.

(44) E noi abbiamo appreso dalle nostre tradizioni, o Janardana, che eternamente dovranno vivere nell'inferno gli uomini delle famiglie, le cui leggi sono state mandate in malora.

(45) Ohimé, un grande peccato ci siamo noi decisi a commettere, per il fatto di trovarci si pronti ad uccidere la gente nostra per la brama dei piaceri che il regno può dare!

(46) (Davvero) preferirei se i figli di Dhrtarastra, con le armi in pugno, mi uccidessero, nella battaglia, senza che io opponessi loro resistenza, senza che io avessi armi, nemmeno!

(47) Così Arjuna avendo parlato sul campo di battaglia si accasciò a sedere nel carro, (via da sé) gettando l'arco e (la scorta del) le frecce, con l'animo angosciato.


Capitolo secondo
Teoria Samkhya e Pratica Yoga

Krsna rimprovera Arjuna e lo esorta a comportarsi da valoroso

Samjaya disse:

(1) A lui che era così preso dal suo sentimento di pietà (e) i cui occhi erano pieni davvero di lacrime e che era affranto, Madhusudana rivolse queste parole:

Il Signore Beato disse:

(2) Da dove ti si è fatta d'accosto questa (tua) debolezza in (questo) momento di difficoltà? Essa tale è, che non se ne compiacerebbero gli uomini d'onore, tale da non condurre al cielo; ed è causa di disonore (sulla terra), o Arjuna.

(3) No, non cedere a questo tuo vile sentimento, o Partha, che esso non ti si conviene; cacciando la meschina debolezza d'animo, sorgi, o distruttore dei nemici.

I dubbi di Arjuna rimangono irrisolti

Arjuna disse:

(4) Come potrò, io, combattere sul campo di battaglia, con le frecce, Bhisma e Drona ambedue degni di rispetto, oh Madhusudana (uccisore di Madhu), oh Arisudana (uccisor dei nemici)?

(5) Meglio è mangiare il cibo del mendico, pur esso, in questo mondo qui, che uccidere questi venerandi maestri; con l'uccidere essi che sono i miei maestri, anche se sono bramosi di guadagno, godrei piaceri macchiati di sangue.

(6) E nemmeno questo sappiamo, quale delle due cose sia per noi migliore, che li vinciamo noi, o che essi ci vincano. I figli di Dhrtarastra, dopo aver ucciso i quali noi non avremo più desiderio di vivere, sono là, schierati in ordine di battaglia, faccia a faccia davanti a noi.

(7) Il (mio) proprio essere è preda dello smarrimento per questa mia colpa della compassione. Poiché la mente mi si confonde a proposito di quel che è, il mio proprio dovere, io ti domando: dimmi con certezza quale sia il meglio. lo sono il tuo discepolo; istruisci me, che in te cerco rifugio.

(8) Davvero non vedo che cosa possa allontanare da me questa angoscia che priva di ogni forza i miei sensi; (non ci potrebb'essere cosa alcuna capace di tanto) neppure se io raggiungessi sulla terra un ricco regno di incontrastabile potenza o avessi pur anche l'assoluto dominio degli esseri celesti.

Samjaya disse:

(9) Gudakesa, l'uccisore dei nemici, avendo così parlato a Hrsikesa, (e) dopo aver detto a Govinda "non combatterò" se ne stette in silenzio.

(10) (E) a lui (così) smarrito, in mezzo ai due eserciti, o Bharata, Hrsikesa, come sorridendo, rivolse questo discorso:

La distinzione fra il Sé e il Corpo:

non dobbiamo affliggerci per ciò che non può perire

Il Signore Beato disse:

(11) Per coloro ai quali non si addice il tuo pianto, ti affliggi, eppure sai dire parole assennate. (Ma) i saggi non si affliggono né per i morti né per quelli che morti non sono.

(12) Né mai c'è stato tempo in cui io non esistessi, né tu (esistessi) né questi signori di uomini, né di poi, in appresso, ci sarà tempo in cui noi tutti non saremo (non esisteremo più, avremo cessato di essere).

(13) L'anima dopo che in questo corpo è stata, (per) la fanciullezza, la gioventù, la vecchiaia, allora appunto realizza l'assunzione di un altro corpo. L'uomo, fermo di spirito, non trae da ciò motivo di smarrimento.

(14) I contatti con le cose materiali, o figlio di Kuntì, fanno sentire caldo e freddo, piacere e dolore; vanno e vengono e sono impermanenti. Apprendi a sopportarli, o Bharata.

(15) L'uomo che questi (contatti) non turbano, o capo di uomini, l'uomo fermo, che rimane lo stesso nel piacere e nel dolore, questo si rende adatto all'immortalità.

(16) Di ciò che non esiste non si dà venire all'essere; di ciò che esiste non c'è cessazione dell'essere. La conseguenza ultima dell'uno e dell'altro punto è stata scorta da quelli che vedono l'essenza della verità.

(17) Sappi dunque che ciò da cui tutto questo (mondo della molteplicità) si è diffuso, è indistruttibile. Di questo immutabile essere non c'è alcuno che possa causare la distruzione.

(18) Questi corpi dell'anima eterna (che vi si diffonde), indistruttibile e incomprensibile, son detti esser tali da avere una fine. Per questo, combatti, o bharata (Arjuna).

(19) Colui che pensa che sia esso ad uccidere e colui che pensa sia esso ad essere ucciso, sono tutti e due in errore, (perché) esso non uccide né è ucciso.

(20) Esso non nasce mai, né mai muore, né, essendo ciò che è venuto ad essere, (di nuovo) cesserà di essere; è non-nato, eterno, permanente, originario; non è ucciso, quando il corpo è ucciso.

(21) Colui che sa che esso (il Sé) è indistruttibile ed eterno, non-generato e immutabile, come può quella persona, o Partha, uccidere o far uccidere qualcuno?

(22) Come un uomo smettendo i vestiti usati, ne prende altri nuovi, così proprio l'anima incarnata, smettendo i corpi logori, viene ad assumerne altri nuovi.

(23) Le armi non fendono il Sé, il fuoco non lo brucia; né lo bagnano le acque, né lo dissecca il vento.

(24) Esso è tale che non lo si può fendere, tale da non poter essere arso, da non poter essere né bagnato né disseccato. Eterno è, onnipervadente, immoto ed immobile; esso è sempre identico a sé.

(25) Esso è detto non-manifesto, impensabile, immutabile. Per tale sapendolo, non deve affliggerti.

(26) Anche se pensi che esso (il sé) nasca eternamente ed eternamente muoia, anche allora, o uomo dal braccio possente, non devi tu trarne motivo d'angoscia.

(27) Dell'uomo che è nato in verità certa è la morte; e certa è la rinascita per quello che è morto. Di conseguenza, da ciò che è inevitabile non devi tu trarre motivo d'angoscia.

(28) Gli esseri non sono manifesti nel principio del loro esistere, sono manifesti nel loro esistere di mezzo e di bel nuovo non manifesti alla fine del loro esistere, o Bharata. Quale (motivo di) pianto può essere, quindi, in ciò?

(29) L'uno guarda ad esso come a qualcosa di meraviglioso; un altro parla di esso come di qualcosa di meraviglioso; un altro ancora ne sente (parlare) come di qualcosa di meraviglioso; ma anche dopo averne udito, non c'è alcuno che l'abbia conosciuto.

(30) L'Anima (il Sé) (che ha preso sede) nel corpo di ciascuno, o Bharata è eterna e non può mai essere uccisa. Perciò non devi tu trarre motivo di ansia per alcuna creatura.

Appello al sentimento del dovere

(31) E poi, considerando il tuo proprio dovere, non dovresti farti prendere da emozione; non esiste alcun'altra cosa che per uno Ksatriya valga di piú della battaglia combattuta secondo il proprio dovere.

(32) Felicemente gli Ksatriya accolgono una guerra siffatta venuta da sé spontaneamente (quale) porta aperta del cielo, o Partha.

(33) Ma se tu poi non vuoi compiere questa lotta secondo giustizia, allora, col metter da parte il tuo dovere e la tua gloria, commetterai peccato.

(34) Inoltre, gli uomini parleranno sempre della tua vergogna; e per uno di cui si è sempre avuta un'alta opinione, il disonore è peggiore della (stessa) morte.

(35) I grandi guerrieri penseranno che tu ti sia astenuto dal combattimento per paura; e andrai incontro al disprezzo di coloro dai quali tu eri pur ora molto stimato.

(36) Molte parole disonorevoli pronunceranno i tuoi nemici, i quali si faranno beffe del tuo valore. Che cosa potrebbe essere dunque (per te) piú penoso di questo?

(37) (Delle due l'una): o ucciso otterrai il cielo o, vincitore, ti godrai (questa) terra; sorgi, quindi, o figlio di Kuntì, deciso alla battaglia.

(38) Ugualmente stimando piacere e dolore, vincita e perdita, vittoria e sconfitta apprestati dunque alla battaglia; non potrai così commettere peccato.

(39) Questa è, (così) a te trasmessa, la sapienza del samkhya (o secondo ragione). Epperò ascolta quella (dello Yoga) che ora ti dirò; da una siffatta sapienza se sarai avvinto, o Partha, potrai sfuggire ai vincoli del karma (alle conseguenze delle tue opere).

Yoga e mentalità mondana

(40) Qui (in questo procedere o processo) non c'è cosa alcuna che neutralizzi lo sforzo, non c'è difficoltà (che tenga); anche un minimo di questo giusto procedere (di questo dharma) salva da grande paura.

(41) In questo processo l'intelletto risoluto è unico, o gioia dei Kuru; (ma) in verità dalle molte ramificazioni e senza termini sono gli intelletti di quelli che non hanno fermo lo spirito.

(42-43) I non-esperti (quelli che non vedono, gli stolti) che si compiacciono dei precetti vedici intesi alla lettera (delle parole dei Veda), quelli che dicono che non c'è altro, coloro il cui essere è desiderio e che hanno lo spirito fisso al cielo soprattutto, proclamano per l'appunto queste fiorite parole, le quali concludono al (concetto della) la rinascita come frutto delle azioni ed implicano molti riti speciali per ottenere il dominio e il godimento.

(44) L'intelligenza distinguente di coloro che sono dediti al dominio e al godimento e le cui menti sono rapite da essi non può fissarsi decisa nella concentrazione Yogica.

(45) I Veda riguardano il dominio dei tre guna (delle tre qualità o modi); ma tu dalle tre qualità diventa libero, o Arjuna; renditi libero dalle coppie degli opposti, col volere fermo alla somma realtà, senza curarti di acquistare e conservare, padrone del tuo vero Sé.

(46) In quel modo che (si può dire che vi sia) utilità in una cisterna (situata) in un luogo che sia da ogni parte inondato dalle acque, in questo stesso modo (vi può essere utilità) in tutti i Veda per il Brahmano che è in grado di intendere.

Operare senza interesse per i risultati

(47) Tu hai un diritto particolare (o privilegio relativo alla condizione umana) all'azione, ma in nessun caso un diritto ai suoi frutti; non essere come uno che dipende dal frutto del karma; e non sia in te neanche attaccamento alcuno alla non-azione.

(48) Ben saldo nello Yoga, compi le opere tue, o possessore della ricchezza, dopo aver messo da parte l'attaccamento, con la stessa disposizione d'animo rimanendo, nel successo e nella sconfitta: la mente in equilibrio (continuo) di indifferenza, ha il nome di yoga.

(49) Di gran lunga inferiore è il (puro e semplice) agire all'equilibrio dell'intelletto aggiogato, o possessore della ricchezza; nell'intelletto cerca rifugio; tali da destare pietà son coloro che vanno alla ricerca del frutto (del loro agire).

(50) Colui che ha raggiunto l'equilibrio dell'intelligenza aggiogata elimina anche in questo mondo tutti e due, il bene e il male. Lotta dunque per (realizzare) lo yoga; lo yoga è abilità nell'agire.

(51) I saggi che, rinunciando al frutto, prodotto dal loro agire, realizzano l'unione del loro spirito (con l'essenza divina del mondo), dal legame delle nascite liberati, raggiungono una condizione stabile (o dimora) al di là di ogni male.

(52) Allorché il tuo intelletto attraverserà la pienezza della delusione, allora appunto perverrai al disgusto per ciò che deve essere udito e per ciò che è stato udito.

(53) Allorchè il tuo intelletto, che è disorientato dalla sruti, si ergerà fermo ed immoto nella somma coscienza, allora appunto raggiungerai lo yoga.

I caratteri del perfetto sapiente

Ariuna disse:

(54) Qual è la descrizione dell'uomo che possiede salda questa conoscenza, di colui che è fermo nella meditazione, o Kesava? L'uomo dal fermo spirito come dovrebbe parlare, come sedere, come camminare?

Il Signore Beato disse:

(55) Quando uno espelle tutti i desideri che son venuti nell'animo suo, o Partha, ed è di sé soddisfatto nell'intimo suo, allor appunto prende il nome di uomo dalla stabile capacità discriminativa.

(56) Colui che ha l'animo libero da turbamento, pur in mezzo ai dolori, e va esente da desideri violenti, pur in mezzo ai piaceri, colui che è libero da passione, paura e collera, ha il nome di uomo di fermo spirito.

(57) Colui che è privo d'affezione sotto ogni aspetto (che non prova attaccamento per cosa alcuna), che a seconda dei casi provando bene o male non gode, non detesta, di questo (uomo) l'intelletto è saldamente fondato (nella somma conoscenza).

(58) Allorché uno ritrae i sensi dagli oggetti sensibili, da ogni parte, come la tartaruga le membra (nel guscio), di questo (uomo) l'intelletto è saldamente fondato (nella somma conoscenza).

(59) Gli oggetti sensibili si ritraggono dall'anima incarnata di colui che si astiene dal fruirne: non così il gusto per essi. Ma anche il gusto per queste cose dilegua, dopo che si è visto il Supremo.

(60) Anche dell'uomo che lotta (per raggiungere la perfezione) e che ben sa discernere, o figlio di Kuntì, i sensi distruttori con violenza rapiscono lo spirito.

(61) Ed essi tutti (i sensi) padroneggiando, nell'equilibrio yogico stia fermo a me devoto (di me solo occupandosi); poiché è saldamente fondato nella somma conoscenza l'intelletto di colui sotto il cui controllo sono i sensi.

(64) Ma un (uomo) che ha lo spirito sottomesso alla regola (vidhi) e che si muove fra gli oggetti dei sensi, con i sensi disgiunti da passione e avversione e dipendenti dalla sua volontà, (questi) raggiunge la purezza dello spirito.

(65) E in (codesta) purezza di spirito è prodotta, così da appartenergli, la cessazione di tutte le pene; la capacità discriminatrice dell'uomo dallo spirito puro in breve termine si stabilisce (nella quiete del sé).

(66) In colui che non ha raggiunto la saldezza del controllo non ci può essere capacità discriminatrice; né d'altra parte in colui che non ha raggiunto il controllo può darsi il potere di determinare l'esperienza fenomenica (concentrazione) e in colui che non ha un siffatto potere di concentrazione non c'è pace e, per colui che pace non ha, come può esserci felicità?

(67) Quello spirito che si conforma ai sensi che perennemente si agitano, quello appunto trae seco la capacità di distinguere, come il vento (trascina qua e là) la nave sull'acqua (del mare).

(68) Di conseguenza, o uomo dal forte braccio, colui i cui sensi siano per ogni verso distolti dagli oggetti sensibili, di quell'uomo appunto la capacità di distinguere è saldamente fondata.

(69) In quella che è notte per tutti quanti gli esseri (in essa appunto) veglia colui che è padrone di sé; ed è notte per il saggio veggente ciò che per gli (altri) esseri è tempo di veglia (il tempo in cui gli altri esseri vegliano).

(70) Colui nel quale tutti i desideri entrano, nello stesso modo in cui le acque entrano nel mare, che, sebbene continuamente ne sia rifornito, rimane tuttavia esente da movimento, un tale uomo appunto raggiunge la pace, e non già colui che è preda di tutte le passioni.

(71) L'uomo che allontanando tutti i desideri agisce esente da desiderio, quegli appunto, distaccato dal proprio ego, senza orgoglio o egocentrismo, raggiunge la pace.

(72) Questo è lo stato brahmanico, o Partha: e quando uno l'ha raggiunto non è possibile che (poi) si smarrisca spiritualmente; e in esso (stato) rimanendo anche nell'ora della morte, (si) raggiunge il nirvana identico alla realtà brahmanica.


Capitolo terzo
Il Karma Yoga o la via nell'agire

Se le cose stanno così, perché operare?

Arjuna disse:

(1) Se l'intendere tu ritieni che sia superiore all'agire, o Janardana, perché mai allora vuoi impormi (di compiere questo) terribile atto, o Kesava?

(2) Con un modo di esprimerti che è per così dire ambiguo, tu hai l'aria di portar confusione nel mio intelletto. Dimmi dunque, con definita certezza, (quale sia) l'unica cosa per mezzo della quale io possa raggiungere il sommo bene.

Vivere è operare; necessaria l'indifferenza per il risultato

Il Signore beato disse:

(3) O (eroe) senza macchia, un duplice modo di trar conclusioni del genere in questo mondo è stato dianzi da me indicato, quello che si riferisce alla via della conoscenza, e riguarda i contemplativi, e quello che si riferisce alla via dell'operare, e riguarda gli uomini d'azione.

(4) Non con il tenersi lontano dall'operare, può l'uomo arrivare a conquistare la libertà dall'agire; e non con la rinuncia al mondo, puramente e semplicemente, può raggiungere la perfezione.

(5) E in verità proprio nessuno, nemmeno forse per un istante, può restar senza operare; ogni atto è qualcosa che si è indotti a compiere, in modo necessario, dalle qualità che hanno origine nella natura stessa.

(6) Colui che, controllando gli organi dell'agire, di continuo però pone mente, con il (suo) spirito, agli oggetti dei sensi, costui dall'animo ambiguo è detto essere uno che agisce in modo menzognero.

(7) Colui invece che, controllando i sensi con la sua mente, o Arjuna, senza attaccamento intraprende la strada dello Yoga sulla base degli organi dell'agire, questi (sugli altri) eccelle.

(8) Tu, compi l'opera che ti è stata affidata, che davvero l'agire meglio è del non agire; perfino mantenere il tuo corpo non sarebbe possibile senza l'agire.

(9) Escluso l'agire che è in funzione di sacrificio (agire non vincolante -N.T.), questo mondo qui è vincolato all'azione; e in funzione di ciò appunto (in funzione sacrificale), o figlio di Kuntì, compi l'opera tua, libero da attaccamento.

(10) Nei tempi antichi, il Signore delle creature, creando le generazioni degli uomini insieme con il sacrificio, disse: "Con questo voi procreate e questa sia per voi la vacca dell'abbondanza che realizzerà i vostri desideri".

(11) Per mezzo di esso sostentate gli dei ed essi, gli dei, vi sostentino; reciprocamente sostentandovi, attingerete il sommo Bene.

(12) E gli dei appunto, sostentati dal sacrificio, a voi daranno le gioie desiderate. Colui che gode di questi doni, senza restituirli ad essi, è veramente un ladro.

(13) I buoni che mangiano i resti del sacrificio si liberano di tutti i peccati; ma quei malvagi che mettono a cuocere (il cibo) per se stessi, costoro veramente mangiano peccato.

(14) Dal cibo le creature hanno l'esistere; dalla pioggia ha origine il cibo; dal sacrificio la pioggia ha l'esistere e dall'operare il sacrificio nasce.

(15) Sappi che il karma, l'operare stesso, ha origine in Brahma e che il Brahma ha origine dall'Assoluto. Epperò il Brahma, che tutto compenetra, eternamente si appoggia sul sacrificio.

(16) Colui che non dà il suo aiuto (per girare) in questo mondo la ruota (del divenire terreno) che così intorno si volge, (è un) mascalzone, uno che cerca il piacere dei sensi (e) vive invano, o Partha.

Sii contento del Sé

(17) Colui però che sia tale da godere solo del Sé, l'uomo che del Sé è contento, che del Sé completamente si soddisfa, (quest'ultimo è tale che) per lui non esiste cosa che deva essere necessariamente fatta.

(18) Né d'altra parte ci può essere alcun suo interesse in azione da lui compiuta, in questo mondo, né, in alcun modo, in azione che egli non abbia compiuta. Né, ancora, in tutti (questi) esseri può egli trovare in alcun modo protezione per i suoi interessi.

(19) Perciò realizza sempre senza attaccamento l'atto che deve esser compiuto perché davvero l'uomo, compiendo l'opera senza attaccamento, attinge la Suprema Realtà.

Siate d'esempio agli altri

(20) Per mezzo delle opere appunto Janaka e gli altri si trovarono a conseguire la perfezione; avendo insieme anche lo sguardo alla conservazione del mondo, devi tu operare.

(21) Qualsiasi cosa compia un uomo sommo, quella appunto (fanno) anche gli altri uomini; quel modello che egli stabilisce, esso appunto la gente segue.

(22) Non c'è nulla, affatto, o Partha, nei tre mondi, che io debba fare né alcuna cosa che debba ottenere, che non sia stata da me ottenuta; e però mi trovo nella condizione di chi è (impegnato) nell'operare (pur senza essere effettivamente impegnato - N.T.).

(23) Se io non mi mettessi nella condizione di chi è impegnato sempre infaticabilmente nell'operare, gli uomini, o Partha, in tutte le guise seguirebbero le mie orme (come sempre fanno - N.T.).

(24) Sparirebbero questi mondi, se io non dessi piú luogo a questo mio operare e sarei allora il creatore del disordine e sarei io stesso a causare la distruzione di queste creature.

(25) Come gli ignoranti agiscono nell'attaccamento al loro operare, così appunto gli uomini istruiti e consapevoli devono agire senza attaccamento, in vista di realizzare la conservazione del mondo.

(26) Che (colui che sa) non faccia nascere aberrazione mentale negli spiriti degli ignoranti che sono attaccati all'operare. Colui che sa deve far compiere tutte le opere, agendo nello spirito yogico del raggiunto equilibrio.

Il Sé non agisce

(27) Le opere di ogni genere sono compiute dai modi della natura; (ma) colui che è traviato dal sentimento del proprio ego pensa: "sono io colui che fa".

(28) Ma colui che conosce la sostanza delle due distinzioni (del Sé) dai modi della natura e dall'operare (che ad essi pertiene), o eroe dal braccio possente, pensando sono i modi ad agire sui modi, non patisce attaccamento.

(29) Coloro che sono fuorviati dai modi naturali patiscono attaccamento agli atti prodotti dalle qualità naturali stesse. Che nessuno dotato di scienza completa del tutto, faccia deviare le menti di costoro che hanno una scienza solo parziale.

(30) Abbandonando a me le opere tue, con la mente fissa al Primo Sé, libero dai desideri, esente da egoismo, combatti, libero da (codesta tua) febbre.

(31) Quegli uomini che, dotati di fede (e) liberi da sentimenti ostili (desiderio di discutere), di continuo si adeguano a questo mio insegnamento, son liberati dalle opere.

(32) Coloro invece che biasimando il mio insegnamento non lo seguono, questi appunto sappi che restano smarriti di fronte ad ogni sapienza, perduti e senza (porre) mente a nulla.

(33) In modo conforme alla sua propria natura agisce anche l'uomo che ha conoscenza. Gli esseri seguono (in genere) la loro propria natura. Che cosa mai potrà fare la coercizione?

(34) Attrazione e ripulsa che nascono da un senso si trovano ad esser fissati nei riguardi degli oggetti di (quel determinato) senso (cioè: ogni oggetto sensibile produce naturalmente attrazione o avversione, nel senso che gli si riferisce - N.T.). Sotto il dominio di queste cose mai venga alcuno, perché rappresentano per lui (gli eterni) due nemici.

(35) è migliore la legge intrinseca che a ciascuno pertiene, anche se solo inadeguatamente si riesca a praticarla, che non la legge altrui, anche se ben praticata. Migliore è la morte nel compimento della legge che ci compete, (perché) (l'attuazione del) la legge altrui porta con sé pericolo.

Il Nemico è Passione e Iracondia

Arjuna disse:

(36) Ma allora da che cosa aggiogato un uomo commette peccato, anche contro la sua volontà, o Varsneya, come per forza costretto?

Il Signore beato disse:

(37) Tale (come tu dici) è la brama, tale è l'ira, ed esse nascono da quel modo della natura che è il rajas, la passione, che tutto divora, tremendamente peccaminosa. Sappi che questo è, nel nostro mondo qui, il nemico.

(38) Come dal fumo è coperto il fuoco, come dalla polvere lo specchio, come dall'utero l'embrione, così questo mondo è ricoperto da quello (dal rajas, dalla passione).

(39) Avviluppata è la conoscenza da questo eterno nemico del saggio, o figlio di Kuntì, dal fuoco del desiderio, difficile da soddisfare, che assume forme a suo piacimento.

(40) I sensi, la mente, la facoltà di distinguere son chiamati il suo seggio; con questi avviluppando la conoscenza, esso svia l'anima incarnata.

(41) Quindi tu, o migliore fra i Bharata, dal principio controllando i sensi, uccidi il maligno distruttore della scienza e della conoscenza distinguente.

(42) Eccellenti sono i sensi, essi dicono, dei sensi piú grande è la mente, piú grande della mente è l'intelligenza distintiva, ma piú grande (ancora) dell'intelligenza è Lui (maschile nel testo).

(43) Così essendo venuto a conoscere colui che è al di là dell'intelligenza distinguente, rinsaldando il sé (inferiore) per mezzo del Sé, uccidi, o eroe dal forte braccio, il nemico che ha la forma del desiderio e che è così duro da affrontare.


Capitolo quarto
La via della conoscenza

La tradizione dello Jnana Yoga

Il Signore Beato disse:

(1) Questo yoga imperituro io già proclamai a suo tempo a Vivasvan; Vivasvan lo espose a Manu e Manu lo descrisse a Iksvaku.

(2) Così trasmesso dall'uno all'altro lo conobbero i reali profeti (finché) quello yoga si perse in questo nostro mondo, per il gran trascorrer del tempo, o uccisor dei nemici.

(3) Appunto questo antico yoga ti è stato oggi esposto da me; perché tu sei il mio fedele e il mio amico; questo è appunto il sommo segreto.

Arjuna disse:

(4) Posteriore è stata la nascita di (Tua) Vostra Signoria, anteriore invece la nascita di Vivasvan: in che modo si deve dunque intendere il fatto che Tu al principio gli abbia esposto queste cose?

La Teoria degli Avatara

Il Signore Beato disse:

(5) Molte sono le mie vite passate e così anche le tue, o Arjuna; io, le conosco tutte, ma tu non le conosci, o distruttore dei nemici.

(6) Sebbene sia non-nato e sia inalterabile nel Sé, sebbene sia il signore delle creature, pur essendo saldamente fondato in quella natura che mi è propria, io vengo all'essere (empirico) attraverso il potere che mi appartiene.

(7) Laddove ha luogo un declino del giusto, o Bharata, e l'affermarsi dell'ingiustizia, allora io creo me stesso nella forma dell'incarnazione.

(8) Per la protezione dei buoni, per la distruzione dei malvagi, per dare stabile fondamento al regno della giustizia, io vengo nell'esistere di età in età.

(9) Colui che conosce nella loro autentica essenza la mia divina nascita e il mio operare, non avrà altra nascita, ma a me egli verrà, o Arjuna.

(10) Liberi da passione, paura ed ira, in me consistenti (fatti di me), in me rifugiati, molti purificati dalla pratica austera della conoscenza, hanno raggiunto la mia condizione di essere.

(11) Quando gli uomini vengono a me, allora appunto io li accolgo; da tutte le parti (seguono il mio cammino) sulle mie orme insistono gli uomini, o Partha.

(12) Coloro che desiderano la fruizione delle loro opere, sacrificano in questo mondo agli dei (cioè alle varie forme della divinità - N.T.), perché rapido (effimero) è in questo mondo umano il godimento delle conseguenze delle opere.

L'essenzialità dell'assenza del desiderio nell'opera divina

(13) Il sistema delle quattro caste fu creato da me secondo la suddivisione delle qualità e delle opere. Sappi che io, sebbene sia il creatore, sono uno che non agisce e non muta.

L'agire senza attaccamento non porta alla condizione di vincolo

(14) Le opere non mi rendono impuro; in me non ha sede desiderio alcuno di frutto; colui che così mi conosce non riceve vincolo dall'operare.

(15) Con questa consapevolezza si dette luogo all'operare anche da parte degli uomini antichi che anelavano alla liberazione. Per questo compi anche tu l'opera (come) compiuta dagli antichi nei tempi andati.

Agire e non-agire

(16) Che cos'è l'agire? Che cos'è il non-agire? A questo proposito, anche gli antichi saggi-poeti sono esitanti. Io ti rivelerò che cos'è l'agire, e ciò conoscendo sarai liberato dal male.

(17) Si deve intendere che cosa sia l'agire e così anche s'ha da intendere che cosa sia l'agire non-retto e bisogna intendere che cosa sia il non-agire. Estremamente ardua è la strada dell'agire.

(18) Colui che vede nell'agire il non-agire e l'agire nel non-agire, quegli è saggio fra gli uomini, quegli è uno che ha realizzato l'unione e che ha portato del tutto a compimento l'opera sua.

(19) Colui le cui imprese sono tutte esenti dall'atto di volizione che procede dal desiderio, colui le cui opere sono bruciate al fuoco del conoscere, questo, appunto, i sapienti chiamano un uomo di sapere.

(20) Avendo dismesso l'attaccamento al frutto dell'operare, sempre soddisfatto, senza doversi appoggiare ad alcunché, egli non fa nulla, sebbene sia sempre occupato ad agire.

(21) Se non ha desideri, (se vive) con il controllo del proprio pensiero e del proprio sé, per esser uno che ha rinunciato ad ogni forma di possesso, dando luogo ad un agire del tutto limitato alla sfera corporea, non commette male.

(22) Colui che rimane soddisfatto del guadagno fortuito, che ha superato il regno del due, che è libero da sentimenti ostili, (che è) uguale (a se stesso) nel successo e nell'insuccesso, anche agendo, non rimane soggetto a vincoli.

(23) L'operare dell'uomo il cui attaccamento è scomparso, che ha raggiunto la liberazione, il cui spirito è saldamente fondato nel conoscere, che opera come per un sacrificio, si dissolve completamente.

(24) (Per quest'ultimo) l'atto dell'offrire è Brahma, Brahma è l'offerta stessa rituale; da Brahma è versata (l'azione che si identifica con il sacrifizio) nel fuoco sacrificale. Da colui che realizza Brahma nel suo operare, Dio è ciò che deve esser attinto.

Il sacrificio e il suo valore simbolico

(25) Alcuni yoginah offrono il (divino) sacrificio come rivolto agli dei, altri (invece) offrono il sacrificio per il sacrificio (per mezzo del sacrificio) nel fuoco di Brahma.

(26) Altri sacrificano l'udito e gli altri sensi nel molteplice fuoco del controllo di sé; altri offrono il suono e gli altri oggetti di senso nel fuoco molteplice del senso.

(27) Altri ancora offrono tutti gli atti dei loro sensi e gli atti del flusso vitale (prana) nel fuoco dello yoga dell'autocontrollo, acceso dalla conoscenza.

(28) Altri, in simile modo, son quelli che offrono sacrifici materiali (oppure) il sacrificio della loro vita da penitenti (oppure) il sacrificio degli esercizi yogici; ed altri ancora, asceti che osservano i voti, (son quelli che) offrono in sacrificio i loro studi e la loro dottrina.

(29) Altri poi similmente, interamente dediti al controllo del respiro, arrestando i movimenti di espirazione ed inspirazione, sacrificano il fiato che inspirano in quello che espirano e il fiato che espirano in quello che inspirano.

(30) Altri (poi), che son coloro che limitano il cibo, sacrificano

i flussi vitali (immergendoli) negli stessi flussi vitali. Tutti costoro nell'insieme sono quelli che sanno che (cosa) sia il sacrificio, e (sono coloro che) distruggono le impurità per mezzo del sacrificio.

(31) Coloro che mangiano il cibo sacro che resta del sacrificio attingono l'eterno Brahma; questo mondo non è di colui che non offre alcun sacrificio: come (potrebbe esserlo) un altro (mondo), o ottimo fra i Kuru (Arjuna)?

(32) Così dunque varie forme di sacrificio si dispiegano nel volto del Brahman. Sappi che esse tutte nascon dall'operare e, così sapendo, avrai la liberazione.

Conoscere ed Operare

(33) La conoscenza come sacrificio è maggiore di ogni sacrificio materiale, o distruttor dei nemici; ogni opera, senza escluderne alcuna assolutamente, interamente si risolve nel conoscere.

(34) Impara ciò con sentimento di sottomissione, formulando questioni e con reverente rispetto. Gli uomini che sanno e che hanno avuto la conoscenza immediata della verità ti mostreranno l'oggetto del conoscere.

Elogio del conoscere

(35) E quando tu avrai conosciuto questo, non cadrai di nuovo, o Pandava, nella confusione (di prima); per questo mezzo potrai vedere gli esseri tutti senza esclusione, nel Sé, quindi, in Me.

(36) Anche se tu fossi il piú (grande) peccatore di tutti i malvagi, potrai passare attraverso ogni peccato e superarlo, con il solo mezzo della nave del conoscere.

(37) Come il fuoco che arde riduce in cenere ciò che lo alimenta, o Arjuna, così il fuoco del conoscere riduce in cenere tutte le opere.

(38) Non si conosce su questa terra mezzo di purificazione che sia pari al sapere; colui che ha raggiunto la perfezione yogica lo trova, coll'andar del tempo, nel suo proprio sé, come qualcosa che gli appartiene.

La fede è necessaria per il raggiungimento della conoscenza

(39) Colui che ha fede, che ha ciò (la conoscenza-sapienza) per fine supremo, colui che ha il controllo dei sensi consegue la conoscenza-sapienza e, avendo conseguito la conoscenza, ben presto raggiunge la pace suprema.

(40) Ma colui che è completamente privo di conoscenza, colui che non ha fede, che ha l'animo dubbioso, perisce. Per colui che ha l'animo dubbioso non c'è né questo mondo, né un altro, non c'è felicità.

(41) Le opere non vincolano colui che ha rinunciato alle opere attraverso lo yoga, che ha distrutto i dubbi attraverso la conoscenza e che ha il dominio di sé, o possessore della ricchezza.

(42) Perciò, dopo aver tagliato con la spada della conoscenza questo dubbio che ha preso sede nel tuo cuore e che è opera dell'ignoranza, ricorri allo yoga e sorgi, o Bharata.


Capitolo quinto
La vera rinuncia

Samkhya e Yoga portano allo stesso fine

Ariuna disse:

(1) Tu lodi, o Krsna, (nel contempo) la rinuncia alle opere e poi anche lo yoga (che comporta la loro realizzazione senza attaccamento). Quale delle due cose sia migliore (che una dov'essere), dimmi, come cosa ben stabilita.

Il Signore Beato disse:

(2) La rinuncia alle opere e il compierle senza intenzione egoistica son cose, tutte e due, che danno luogo a quella felicità della quale non c'è una maggiore. Ma dei due (termini dell'alternativa) il compiere le opere senza intenzione egoistica è superiore alla (pura e semplice) rinuncia alle opere (stesse)

(3) Colui che non odia, che non ha desideri deve essere chiaramente conosciuto come colui che è sempre permeato dello spirito della rinuncia; in quanto è esente dalla dualità, o eroe dal braccio possente, egli è facilmente libero da legame.

(4) Gli sciocchi proclamano che il Samkhya e lo Yoga sono due cose separate, ma non così proclamano coloro che sanno. Colui che si dedica in modo compiuto anche ad una (sola dottrina), ottiene il frutto di tutte e due.

(5) Quella condizione che è attinta da coloro che seguono la via della rinuncia (e della conoscenza intellettiva), essa appunto è raggiunta anche dagli uomini che seguono la via dell'operare. Colui che vede essere una sola (via) le vie della rinuncia e dell'azione, quello appunto vede (veramente).

(6) Ma la rinuncia, o uomo dalle braccia possenti, difficile è da ottenere senza lo Yoga. L'asceta che si dedica alla via dello yoga (del karmayoga), attinge ben presto l'Assoluto.

(7) Colui che dedicandosi costantemente alla via dello Yoga ha l'animo puro, colui che ha vinto se stesso, che è signore dei sensi, il cui sé è divenuto il sé di tutti gli esseri, anche se opera, non è macchiato (dal suo operare).

(8-9) "Io non faccio in realtà cosa alcuna": così può pensare colui che ha raggiunto l'unità con il divino e che conosce la verità delle cose; vedendo, udendo, avvertendo sensazioni tattili, percependo odori, gustando sapori, camminando, dormendo, respirando, parlando, respingendo, afferrando, aprendo gli occhi, chiudendoli, pur nell'atto di far tutto ciò, si rende conto del fatto che sono i sensi a volgersi intorno agli oggetti dei sensi.

(10) Colui che opera, dopo aver rinunciato all'attaccamento, deponendo le sue opere in Brahma, lui appunto non è macchiato dal peccato, così come foglia di loto non (è toccata) dall'acqua.

(11) Gli yoginah (qui, coloro che seguono la via dell'azione) compiono le loro opere con il corpo, con la mente, con la capacità discriminatrice intellettiva o anche soltanto coi sensi, rinunciando all'attaccamento, per purificare i loro sé individuali.

(12) Colui che realizza lo yoga secondo questi principii, rinunciando al frutto del suo operare, raggiunge la pace che non vacilla, ma colui che cosi non realizza lo yoga, essendo condizionato dai suoi desideri e restando attaccato al frutto dell'azione, subisce (di conseguenza) la legge del vincolo.

(13) L'anima incarnata, col rinunciare a tutte le azioni per un atto interiore, padrona di sé, a suo agio dimora nella città dalle nove porte, senza operare e senza far operare.

(14) Il Sommo non crea ciò che dà luogo agli atti, non gli atti stessi che gli uomini compiono, non (crea) la connessione del frutto con l'opera (che ne è condizione); ma la natura stessa delle cose esprime (tutto ciò).

(15) Colui che tutto compenetra non assume su di sé il merito di alcuno, né di alcuno il peccato. La conoscenza è avvolta nell'ignoranza; per questo, le creature sono smarrite.

(16) Coloro negli spiriti dei quali l'ignoranza è distrutta dalla conoscenza, di costoro la conoscenza manifesta, simile a sole splendente, l'Essere SOMMO.

(17) Coloro che hanno lo spirito pieno di Quello, che a Quello volgono le anime loro, che su Quello si fondano, che hanno Quello per fine principale (della loro pietas) attingono una condizione dalla quale non si torna indietro, essi che per mezzo della conoscenza fanno cader via le sozzure.

(18) I saggi son tali da vedere con lo stesso occhio un brahmano, di sapienza e modestia dotato, una vacca, un elefante, un cane e un uomo che (non appartiene a casta alcuna) mangi carne di cane.

(19) Anche in questo mondo qui la condizione mondana è vinta da coloro il cui spirito si fonda sul perfetto equilibrio. Brahma è esente da macchia ed è identico a sé; di conseguenza essi sono saldamente fondati nella realtà divina.

(20) Non ci si deve rallegrare nell'ottenere ciò che ci piace, né rattristare per aver in sorte ciò che non ci piace: colui che (in questo modo) è fermo nell'intelletto, fermo nell'animo, lui che conosce il Brahman, nel Brahman saldamente è fondato.

(21) Colui che non ha l'animo attaccato alle sensazioni relative agli oggetti esterni, trova quella felicità che ha sede nel Sé. Questi, che per mezzo dell'azione yogica, ha raggiunto l'equilibrio nel Brahman, gioisce di una imperitura felicità.

(22) Quei piaceri, quali che siano, che nascono dal contatto con gli oggetti, sono soltanto fonte di dolore, hanno un principio ed una fine, o figlio di Kuntì; di essi non gode il saggio.

(23) Chi è capace di aver la meglio, anche in questo mondo, sugli impulsi del desiderio e dell'ira, prima della liberazione dal corpo, quegli appunto è uno che ha raggiunto l'equilibrio interiore, quegli è un uomo felice.

La pace che sgorga dal di dentro

(24) Colui che possiede la felicità interiore, che possiede la letizia interiore ed è, parimenti, dotato di una luce interiore, quello yogin, sustanziato di Dio, attinge la divina beatitudine.

(25) Conseguono la divina beatitudine i santi veggenti i cui peccati sono ridotti a nulla, il cui ondeggiare fra due termini è spezzato (i cui dubbi sono fugati), che hanno raggiunto l'equilibrio spirituale e che provano piacere nel bene di tutti gli esseri.

(26) Presso gli asceti che si sono liberati del desiderio e dell'ira, che hanno sottomesso i loro spiriti e che conoscono il Sé si trova la beatitudine Brahmanica.

(27-28) Rendendo del tutto estranee le percezioni relative agli oggetti esterni, e concentrando lo sguardo fra le due sopracciglia, rendendo uguali ispirazione ed espirazione moventisi all'interno delle narici, il saggio che ha vinto i sensi, l'animo, la capacità discriminante, che è tutto fisso al fine della liberazione, che si è liberato del desiderio, del timore, dell'ira, quello appunto davvero è per sempre libero.

(29) Ed avendo conosciuto me come colui che gode dei sacrifici e delle penitenze, gran signore del mondo intero, amico di tutti gli esseri, raggiunge la pace.


Capitolo sesto
Il vero Yoga

Rinuncia e azione sono una sola cosa

Il Signore beato disse:

(1) Colui che compie l'opera, che deve compiere, senza prendere in considerazione il frutto dell'opera stessa, quegli è il vero samnyasin (operatore di rinuncia), quegli è il vero yogin (che agisce nella rinuncia), non colui che non accende il fuoco sacro e che non compie i riti.

(2) Ciò che chiamano rinuncia sappi essere attività nell'autocontrollo, o Pandava, che in nessun modo può diventare uno yogi (attivo nell'autocontrollo) chi non ha messo da parte i suoi desideri egoistici.

Il mezzo ed il Fine

(3) L'agire è detto essere il mezzo del saggio desideroso di attingere lo yoga; la calma profonda è detta essere il mezzo di colui che si è elevato ad attingere lo yoga.

(4) Quando l'asceta non è piú, in verità, attaccato agli oggetti sensibili ed alle opere ed ha rinunciato a tutti i suoi desideri egoistici, allora si dice che si è elevato ad attingere lo yoga.

(5) Che (l'uomo) elevi se stesso per mezzo di se stesso; che egli non degradi se stesso; solo il Sé è amico del sé, solo il Sé è nemico del sé.

(6) Il Sé è amico del sé di colui, per il quale il sé è stato vinto dal Sé, ma contro colui che non possiede il Sé, quello che è il Sé autentico in ostilità si potrà volgere, come nemico.

(7) Il Sé sommo di colui che ha conseguito vittoria sul suo sé e che ha (di conseguenza) raggiunto la serenità (del dominio di sé) è tutto inteso a se stesso, nel freddo nel caldo nella felicità nella sventura, e ugualmente nell'onore e nel disonore.

(8) Lo yogin la cui anima si soddisfa della sapienza e della conoscenza, immutabile, padrone dei sensi, per il quale un pugno di terra, un sasso, un pezzo d'oro sono la stessa cosa, si dice aver raggiunto l'equilibrio yogico.

(9) Colui che ha lo stesso atteggiamento spirituale nei confronti degli amici e dei compagni, dei nemici e degli indifferenti, degli imparziali, di quelli che hanno odio e di quelli che sono parziali, nei confronti dei santi e ugualmente dei peccatori, quegli si distingue (fra tutti).

Ha importanza fondamentale il controllo continuo dello spirito e del corpo

(10) Lo yogin deve continuamente fissare la mente sul Sé universale, in solitudine restando, tutto solo, nel dominio del proprio spirito, esente da desideri e libero dal desiderio di appropriarsi di qualcosa.

(11) Dopo aver fatto mettere in un posto pulito il suo solito seggio, non troppo elevato né troppo basso, coperto di erba, di una pelle d'antilope, di una veste, una cosa sull'altra,

(12) allora, messosi sul seggio, fissando la mente su un unico punto, avendo messo sotto controllo le attività del pensiero e dei sensi, che egli pratichi lo Yoga per la purificazione del sé.

(13-14-15) Sempre allo stesso modo mantenendo immoti il corpo la testa e il collo, stando fermo, guardando fissamente la punta del proprio naso e senza guardare lo spazio d'intorno, coll'animo tranquillo e senza paura, saldo nel voto di castità dell'aspirante brahmano, dopo aver domato la sua psiche, col pensiero a me fiso, coll'animo in armonia sieda, col pensiero a me solo intento. Lo yogin che ha sottomesso il suo animo, tenendo sempre se stesso così armonizzato, raggiunge la pace, il supremo nirvana, che in me ha la sua sede.

(16) Ma lo Yoga non è in verità di colui che troppo mangia, né di colui che non mangia affatto (che troppo si astiene dal mangiare); non è di colui che ha l'abitudine del troppo sonno o di colui che (troppo) veglia, o Arjuna.

(17) Dell'uomo che è misurato negli alimenti e nel riposo, di colui che appropriatamente agisce negli atti della vita, di colui che con misura dorme e sta sveglio, diventa proprio lo Yoga che distrugge la differenza.

Lo Yogi perfetto

(18) Allorchè la mente che ha raggiunto l'equilibrio è fondata sul Sé e solo su di esso, esente da desideri, da tutte le passioni, si dice allora che ha raggiunto l'equilibrio yogico.

(19) Come una lampada che sta al riparo dal vento non si muove, cosi è dello yogin che ha sottomesso il suo spirito e che realizza l'unione col Sé.

(20) Ciò in cui il pensiero si ferma, bloccato dalla pratica della meditazione, ciò in cui (l'asceta) vedendo il Sé attraverso il sé, gode del Sé,

(21) ciò che egli conosce quale suprema gioia, accessibile alla capacità discriminativa e al di sopra dei sensi e in cui una volta presa stabile dimora non si muove dalla verità,

(22) quella conquista della quale l'asceta, una volta che l'abbia ottenuta, pensa che non possa esservi una superiore, nella quale, una volta presa stabile dimora, non è piú scosso neanche dalla sciagura che è di per sé la piú grave;

(23) si conosca come quello che chiamano Yoga questo distacco dalla somma delle cose che danno dolore; questo Yoga dev'essere realizzato con sicurezza e con animo per nulla afflitto (sereno).

(24) Rinunciando a tutti, senza eccezione, i desideri che sorgono dalla brama egoistica, con la mente tutti i sensi frenando da ogni parte,

(25) che egli a poco a poco cessi di agire, per mezzo della capacità discriminatrice sostenuta dalla fermezza; avendo la mente fissa sul Sé, non pensi ad alcuna altra cosa.

(26) Per qualsiasi cosa la mente si manifesti esagitata ed instabile, frenandola, la conduca sottomessa solo al Sé eterno.

(27) Perché la felicità somma sopravviene allo yogin dallo spirito calmo, le cui passioni si siano calmate e che, senza macchia, è divenuto una cosa sola con Brahma.

(28) Lo yogin che si è liberato di ogni sozzura, cosi tenendo il sé in costante armonia, con facilità esperisce l'infinita beatitudine del tatto di Brahma.

(29) Colui il cui sé ha raggiunto l'armonia dello yoga pensa il Sé in tutti gli esseri e tutti gli esseri nel Sé, dappertutto egli vede (o immediatamente pensa) nello stesso modo.

(30) Per colui che vede me dappertutto e vede tutto in me io mai non perisco né mai lui perisce per me.

(31) Lo yogin che nell'unità stando onora me come in tutti gli esseri presente, in me vive, da qualsiasi parte si volga.

(32) Colui che dappertutto considera ugualmente in simiglianza di se stesso, (prendendo se stesso come punto di riferimento per giudicare gli altri nello stesso modo), sia per le cose piacevoli sia per le spiacevoli, quello è considerato uno yogin perfetto, o Arjuna.

Il controllo del manas (insieme degli agglomerati psichici) è difficile ma è possibile

Arjuna disse:

(33) Di questo yoga che da te è spiegato in termini di armonia dello spirito, o Madhusudana, non vedo lo possibilità di una fondazione stabile, a causa dell'irrequietezza del manas (delle forze psichiche).

(34) Perché l'insieme delle forze psichiche è irrequieto, o Ksrna, è dotato di forza disgregatrice, è forte, è difficile da rimuovere. La possibilità di controllarlo io penso sia tanto poco agevole, quanto poco lo è controllare il vento.

Il Signore Beato disse:

(35) Senza dubbio, o signore dal forte braccio, il manas (il complesso delle forze psichiche) è difficile da controllare ed è irrequieto; tuttavia, o figlio di Kuntí, se ne può aver ragione per via d'esercizio e con la pratica. Dell'Indifferenza.

(36) Lo yoga è difficile da realizzare, così io penso, da parte di uno che non ha il controllo di sé; invece, può esser realizzato da parte di uno che, avendo l'animo domato, si sforzi con i propri mezzi.

Arjuna disse:

(37) Colui che, sebbene partecipe di fede, non riesca a realizzare l'ascesi, avendo l'animo che trascorre via dallo Yoga, non potendo raggiungere la perfezione yogica, per quale via deve andare egli o Krsna?

(38) Non è forse vero che colui che ha fallito e l'una e l'altra via perisce come una nuvola dispersa, senza che possa appoggiarsi ad alcunché, o eroe dal braccio possente, (e vaga) smarrito sulla strada che porta al Brahman?

(39) Tu, o Krsna, dovresti dissipare completamente questo mio dubbio, che davvero altri all'infuori di te non esiste, che sia in grado di dissiparlo.

Il Signore beato disse:

(40) O Partha, né in questo mondo né nell'altro può egli perire; perché nessuno che operi nobilmente percorre, mio caro, la strada della sventura.

(41) Avendo raggiunto il mondo dei bene-operanti (e quivi) per molti e molti anni avendo dimorato, colui che (per l'addietro) ha abbandonato la via dello Yoga, di nuovo rinasce nella casa di quelli che son mondi da macchia e son ricchi di qualità.

(42) Oppure nasce nella stirpe degli yoginah che sono saggi: ché in verità una nascita del genere è piú difficile da ottenere nel mondo.

(43) In questa condizione egli riassume i modi della concentrazione interiore, che erano già appartenuti alla vita anteriore, e attraverso di essi ancora di piú si sforza per la perfezione, o gioia dei Kuru.

(44) Da quella sua pratica anteriore egli è trascinato (ad operare yogicamente) senza che egli possa nulla in contrario; anche colui che desidera la conoscenza yogica sfugge ai limiti della sacra parola vedica.

(45) Ma lo yogin completamente mondo da peccati, che lotta con sforzo continuo, perfezionandosi attraverso parecchie nascite, con questi mezzi raggiunge il supremo fine.

Lo Yogin Perfetto

(46) Lo yogin è superiore agli asceti; e anche rispetto a quelli che conseguono la conoscenza è ritenuto superiore lo yogin; anche degli uomini che compiono i riti lo yogin è superiore: per questo diventa uno yogin, o Arjuna.

(47) E di tutti gli yoginah colui che rende culto a me, pieno essendo di fede, con il sé interiormente in me rifugiato, quello appunto è da me ritenuto essere colui che meglio ha realizzato lo Yoga.


Capitolo settimo
Dio e il mondo

Dio è natura e spirito

il Signore Beato disse:

(1) Questo ascolta, o Partha, come (cioè) senza dubbio conoscerai me pienamente, in me l'animo intendendo, realizzando lo Yoga (e) in me avendo il rifugio.

(2) Io ti farò partecipe di questa sapienza e della giusta conoscenza che l'accompagna: quando uno abbia questa sapienza nessun'altra cosa resta in questo mondo, che debba ancora essere conosciuta.

(3) Fra mille uomini è difficile che pur uno soltanto si sforzi di raggiungere la perfezione e di coloro che pur si sforzano e raggiungono la perfezione, è difficile che pur uno riesca a conoscermi in verità.

Le due nature del Signore

(4) La terra, l'acqua, il fuoco, l'aria, l'etere, il manas e la capacità discriminante, il senso di sé, tutto questo costituisce la mia natura in otto forme divisa.

(5) Questa è la (mia) realtà inferiore relativa a questo mondo qui. Conosci però l'altra mia superiore natura, che consiste nella vita, o eroe dal forte braccio, da cui questo mondo è sostenuto (nell'essere).

(6) Renditi conto del fatto che tutti gli esseri hanno questa origine. Io sono l'Origine del mondo intero e ne sono nel contempo la dissoluzione.

(7) Superiore a me non c'è cosa alcuna, o possessore della ricchezza, tutto questo mondo è intessuto su di me, come perle (legate) in un filo.

(8) lo sono nelle acque il sapore, o figlio di Kuntí, nella luna e nel sole io sono la luce; sono la sillaba sacra AUM in tutti i Veda, sono il suono nell'etere e negli uomini la virilità.

(9) E nella terra sono il puro profumo e nel fuoco l'ardente splendore, in tutti gli esseri sono la vita e negli asceti la penitenza.

(10) Sappi, o Partha, che io sono il seme eterno di tutti gli esseri; io sono il discernere di coloro che del discernimento partecipano, dei gloriosi la gloria io sono.

(11) E sono la forza dei forti, da desiderio e da passione libera. Negli esseri sono il desiderio che alla giustizia del dharma non si oppone, o ottimo fra i Bharata.

(12) E quali che siano le condizioni dell'essere, armoniose, appassionate, tenebrose, sappi che esse da me, tutte, provengono: io non sono in esse, ma esse sono in me.

I modi della natura sono motivo di confusione per gli uomini

(13) Tutto questo mondo, tratto in inganno da queste condizioni dell'essere determinate dalle qualità, non riconosce me che sono superiore ad esse ed imperituro.

(14) In realtà questa mia divina potenza creatrice, che si realizza nelle tre qualità, è difficile da superare. Coloro (però) che cercano rifugio in me, soltanto, riescono a superarla.

La condizione di coloro che fanno il male

(15) Coloro che fanno il male, incoscienti come sono, gente vile fra gli uomini, la cui facoltà conoscitiva è rapita dall'illusione e che partecipa di demoniaca natura, non cercano e non trovano in me rifugio.

Le diverse specie della devozione

(16) Gli uomini che fanno il bene, (che sono, essendo) di quattro specie, onorano me, o Arjuna: l'uomo caduto in disgrazia, l'uomo che cerca la conoscenza, l'uomo che cerca la ricchezza e l'uomo che possiede la sapienza, o ottimo fra i Bharata.

(17) Di costoro il saggio che è sempre unito alla divinità, che ha devozione per colui che è l'Unico e il Solo, è il migliore; sommamente caro invero al saggio io sono, ed egli lo è a me.

(18) Nobili sono per certo tutti costoro, ma il saggio è davvero il Sé, io giudico; avendo egli raggiunto il perfetto equilibrio yogico, in me trova il suo rifugio, come meta suprema.

(19) Al termine di molte vite, l'uomo che è dedito alla conoscenza a me ricorre, (sapendo che) Vasudeva è tutto (ciò che esiste). Una siffatta grande anima è difficile da trovare.

La tolleranza

(20) Quelli che hanno la facoltà discretiva rapita da vari desideri, ricorrono ad altre divinità , osservando uno un rito, l'altro un altro, a ciò portati dalle loro proprie nature.

(21) Qualsiasi entità determinata un devoto desideri con fede venerare, la fede di lui io rendo immutabile e salda.

(22) Realizzando in sé quella fede, egli cerca di rendersene propizio l'oggetto (la divinità particolare, rappresentativa della divinità in senso speculativo - N.T.) e da esso ottiene (l'adempimento dei) suoi desideri, adempimento che soltanto io stabilisco.

(23) Ma ben presto ha un termine il frutto (realizzato da) questi uomini di corta intelligenza; coloro che onorano gli dei, agli dei si rivolgono, ma i miei devoti vengono a Me.

L'ignoranza come potere

(24) Gli uomini privi d'intelletto pensano Me, l'Immanifesto, come caduto nel (regno del) la manifestazione, non avendo conoscenza della mia realtà superiore, che è senza mutamento e tutte le cose sopravanza.

(25) Poiché sono celato dal mio (stesso) potere creativo, non posso essere a tutti manifesto. Questo illuso e confuso mondo quaggiù non conosce Me, il non-nato, immutabile.

(26) Io conosco gli esseri che passarono, gli esseri che ora trascorrono, gli esseri che saranno, ma non c'è alcuno che conosca Me.

(27) Tutti gli esseri in questo mondo della manifestazione, o uccisor dei nemici, cadono nell'illusione, o Bharata, a causa del turbamento dovuto agli opposti, prodotti dal desiderio e dall'odio.

L'oggetto della conoscenza

(28) Ma gli uomini che compiono azioni meritorie, nei quali il principio del male, che prima vi dimorava, è venuto meno, liberi dal turbamento prodotto dagli opposti, onorano Me, fedeli ai loro voti religiosi.

(29) Coloro che a Me consacrandosi, lottano per la liberazione dalla vecchiaia e dalla morte, questi appunto conoscono l'Assoluto in tutto e per tutto, (conoscono) il Sé Primo e il karma (il principio dell'agire) esente da imperfezioni.

(30) Coloro che conoscono Me come quello che rappresenta l'essenza degli esseri e del divino e che rappresenta l'essenza del sacrificio, quelli appunto, realizzando la concentrazione nel loro spirito, conoscono Me anche nel momento del loro andarsene (da questo mondo) (anche nell'ora della morte).


Capitolo ottavo
Il processo dell'evoluzione cosmica

Domande poste da Arjuna

Arjuna disse:

(1) Che cos'è il Brahman? Che cos'è il Sé Primo? Che cos'è il "principio dell'azione", o ottimo fra gli uomini? Che cos'è che si chiama essere originario? Che cos'è che è chiamato "divino originario"?

(2) Che cos'è che costituisce il sacrificio supremo in questo corpo quaggiù e come, o Madhusudana (uccisore di Madhu)? E come nell'ora della dipartita puoi essere tu conosciuto da coloro che hanno domato se stessi?

Le risposte di Krsna

Il Signore beato disse:

(3) Il Brahma è l'indistruttibile, il Supremo; Sé originario è chiamata l'essenza fondamentale di ciascuno e di tutti; conosciuta e distinta come karma (principio dell'agire) è la forza creatrice che dà origine all'esistenza degli esseri.

(4) La natura mutevole (l'esser-reale mutevole) è il fondamento che dà origine a tutte le cose che esistono; lo spirito universale è il fondamento che dà origine a tutte le cose che hanno natura divina; ed io stesso soltanto sono quaggiù appunto nel corpo, l'origine dei sacrifici, o ottimo fra gli esseri in un corpo.

L'anima va nell'atto della dissoluzione corporea a realizzare quella condizione alla quale è, in quel momento, disposta

(5) Colui che, al momento di morire, ha la mente a me solo rivolta, lasciando il corpo, e (cosí) compie la sua dipartita, quello appunto viene al mio modo di essere; non c'è a questo proposito dubbio alcuno.

(6) Quale che sia il modo di essere al quale uno pone mente, quando alla fine abbandona il suo corpo, a quel modo di essere appunto o figlio di Kuntì egli perviene, dacché è sempre assorbito nel pensiero di esso (sempre addiviene col pensiero alla realizzazione di questo modo di essere).

(7) Perciò in tutti i momenti ricòrdati di Me e lotta (per realizzarmi). Se avrai psiche e intelletto su me concentrati, a Me soltanto tu verrai, senza dubbio.

(8) Colui che medita costantemente con il pensiero, che nella pratica incessante (della meditazione) ha raggiunto l'armonia e altrove non trascorre, (quegli) o Partha raggiunge la Somma Divina Persona.

(9-10) Chiunque mediti sul Veggente Antico (dell'Origine), colui che guida (l'Universo), colui che è più sottile del sottile, colui che tutto sostiene, la cui forma non è pensabile, colui che ha il colore del sole, al di là delle tenebre, al tempo della sua dipartita, con spirito che nulla riesce a scuotere, con lo spirito in armonia, e con la forza dello Yoga, facendo ben entrare la forza vitale in mezzo ai due sopraccigli, (egli) raggiunge la suprema divina Persona.

(11) Io ti descriverò succintamente quella condizione (spirituale) che i conoscitori dei Veda chiamano ciò che non può perire, quella (condizione) in cui entrano gli asceti che si son liberati delle passioni e desiderando la quale, attuano la pratica dell'austerità.

(12-13) Controllando tutte le porte del corpo e confinando la psiche nel cuore, nel capo collocando la propria forza vitale, ben fermo nella concentrazione yogica, colui che pronunciando la sillaba unica e sacra AUM, (che si identifica con lo stesso) Brahman, a me cosi ponendo mente si diparte, abbandonando il suo corpo, se ne va alla meta piú alta.

(14) (Di) colui il cui pensiero non ha altro oggetto che me e sempre me, colui che in me tiene fissa la mente in modo continuo, di lui che è uno yoginPartha, facile preda. che ha se stesso sotto assoluto costante controllo io sono, o

(15) A me essendo venute le grandi anime, avendo raggiunto la somma completa-perfezione, non vanno a nuova nascita, a quella che è dimora di sciagura, sede dell'effimero.

(16) A partire dal mondo di Brahma (non del Brahman) in giú, (tutti i) mondi sono soggetti a rinascita, o Arjuna, ma (uno che abbia) raggiunto Me, o figlio di Kuntí, non conosce nuova nascita.

(17) Coloro che sanno che il giorno di Brahma ha la durata di mille età e che la notte (di Brahma) mille età dura, quegli uomini sono i conoscitori del giorno e della notte.

(18) Tutte le comanifestazioni dal non-manifestato hanno nascimento al venir del giorno ed ivi stesso, in ciò che ha nome il non-manifesto, si dissolvono al venir della notte.

(19) Tutto quest'insieme degli esistenti appunto, che nasce e torna a rinascere, si dissolve di necessità al venir della notte, o Partha, e ritorna all'essere al venire del giorno.

(20) Ma al di là di questo Immanifestato c'è un altro Essere eterno non manifestato, il quale non perisce, anche se tutti gli esistenti periscono.

(21) Il Non-manifesto è chiamato anche colui che non può perire: lo chiamano Condizione suprema; coloro che lo hanno raggiunto non tornano indietro: quello (costituisce) la mia suprema dimora.

(22) Siffatto è il Supremo Purusa, o Partha, che può e deve essere conquistato per mezzo di una devozione immutevole, in seno al quale tutti gli esistenti dimorano e dal quale tutto questo mondo è diffuso.

La duplice via

(23) Ma ora, ottimo fra i Bharata, (ti) dirò in qual tempo gli yoginah essendo morti, ritornano, e in quale essendo morti, non ritornano.

(24) (Quando risplendono) il fuoco, la luce, il giorno, la quindicina chiara della luna, i sei mesi del cammino del sole verso il cielo del nord, allora gli uomini che conoscono il Brahman, al Brahman pervengono.

(25) (Quando ci sono) il fumo, la notte, così come la quindicina buia del mese lunare, i sei mesi del cammino del sole verso i cieli del sud, allora è il tempo in cui lo Yogi (essendovi morto) avendo raggiunto la luce lunare, ritorna.

(26) La luce e le tenebre, tali si pensa che siano gli eterni sentieri del mondo. Per mezzo dell'uno si va là donde si è liberati dal dover tornare, per mezzo dell'altro invece si ritorna di nuovo (su questa terra, ossia si è costretti, purtroppo, a tornarvi).

(27) Lo yogin che conosce questi sentieri, o Partha, non può in alcun modo sviarsi. Perciò costantemente realizza l'equilibrío yogico, o Arjuna.

(28) Lo yogin essendosi reso conto di tutto ciò, si rende superiore al frutto delle opere meritorie che è assegnato per lo studio dei Veda, per i sacrifici, per le penitenze e per le offerte ed attinge la condizione suprema e originaria.


Capitolo nono
Il Signore è superiore alla creazione

Il Mistero Supremo

Il Signore Beato disse:

(1) A te che non hai astio nell'animo, rivelerò la conoscenza-sapienza che è piú segreta e che va congiunta alla conoscenza analitica conoscendo la quale, sarai libero dal male.

(2) Questa è conoscenza da re, segreto sovrano, questa è suprema santità, apprendibile per via di diretta esperienza, in accordo con la legge universale, è facile da attuarsi, non può perire.

(3) Gli uomini che non hanno fiducia in questo metodo (in questa legge di vita), o distruttore dei nemici, senza attingere la mia realtà, ritornano sulla strada della incarnazione mortale.

Il Signore incarnato come realtà suprema

(4) Da me si diffonde tutto questo mondo attraverso la mia forma non-manifestata; tutte le cose trovano in me la loro dimora, ma io non dimoro in esse.

(5) Eppur tuttavia gli esseri non dimorano in me: considera il mio divino potere; il mio Sé che dà origine agli esseri è ciò che li sostiene, ma non dimora in essi.

(6) Come la possente aria in movimento, che continuamente va da ogni parte quaggiú, ha il suo fondamento nello spazio etereo, nello stesso modo, considera, hanno tutti gli esseri in me la loro sede.

(7) Tutti gli esseri, o figlio di Kuntì, alla fine di un kalpa (o ciclo cosmico) tornano alla mia realtà; e al principio del ciclo successivo di nuovo io li emetto.

(8) Avvalendomi di quella realtà che è la mia propria, se sempre priva di nuovo emetto tutta questa molteplicità di esistenti, priva di ogni potere, dal momento che giace sotto il dispotismo della prakrti o natura.

(9) E tali atti non mi vincolano neppure, o possessore della ricchezza, poiché io sto a sedere come colui che non è impegnato, non essendo io condizionato da attaccamento in questi atti.

(10) Avendo me come guida, la natura dà origine all'insieme delle cose mobili e delle immobili; con questo mezzo (per questa via), o figlio di Kuntì, il mondo si volge e di nuovo si volge.

La devozione al Supremo reca con sé notevoli ricompense: forme devozionali minori hanno minori ricompense

(11) Coloro che hanno la mente offuscata tengono in dispregio me, quando sono entrato in un corpo umano, perché non conoscono la mia suprema realtà (e cioè me) come signore universale degli esistenti.

(12) Poiché essi si fondano sulla natura ingannevole diabolica e demoniaca, sono esseri dalle vane aspirazioni, dalle azioni vane, dal vano conoscere e sono privi di capacità giudicativa.

(13) Invece, o Partha, le grandi anime che hanno il loro rifugio nella natura divina, avendo riconosciuto (in) me l'origine imperitura degli esseri, mi onorano con mente, che ad altro non può esser rivolta.

(14) Sempre glorificando me, compiendo uno strenuo sforzo e rimanendo saldi nei propri voti, e me onorando con devozione, a me rendono l'omaggio del culto, avendo costantemente la disciplina dell'animo.

(15) Altri con il sacrificio della sapienza rendendo a me il culto del conoscere, onorano me come unità (e), cosa singola per cosa singola, come molteplicità, alla varietà molteplice delle direzioni volgendo il viso.

(16) Io sono l'offerta rituale, io sono il sacrificio, io sono l'oblazione resa agli antenati, io sono l'erba medicinale, io sono l'inno sacro, e sono anche il burro fuso, sono il fuoco e sono l'oggetto dell'offerta sacrificale.

(17) lo sono il padre di questo mondo, la madre, colui che lo sostiene e il suo supremo signore; sono l'oggetto del conoscere (di ogni conoscere possibile), il mezze della purificazione, la sillaba aum, il rk il sama e lo yajus ugualmente (io sono anche tutti i Veda).

(18) lo sono la meta, il sostegno, il signore, il testimone, la dimora, il rifugio, l'amico, io sono il principio dell'essere e della dissoluzione, la base, il punto di quiete ed il seme che non può perire.

(19) Io riscaldo; io trattengo e lascio andare la pioggia; io sono l'immortalità ed anche la morte; io sono nello stesso tempo l'essere e il non-essere, o Arjuna.

(20) I conoscitori dei tre Veda, quelli che bevono il Soma e mondi da peccato, a me rendendo sacrifizi, pregano (di conseguire) la via del cielo; essi, giunti al santo mondo del signore degli dei, godono in cielo i piaceri degli dei.

(21) Dopo aver goduto l'ampio mondo del cielo, essendo esaurito il loro merito, tornano nel mondo di coloro che muoiono; così seguendo la dottrina fondata sui tre Veda, desiderosi di godere, essi ottengono ciò che viene e va.

(22) Ma a quegli uomini che hanno Me per oggetto del loro culto e che non si occupano di alcun altro oggetto nel loro meditare, a costoro appunto che son quelli che sono sempre devoti, io porto il sicuro possesso e la sicurezza.

(23) Anche coloro che sono devoti ad altri dei, e, armati di fede, recano loro onore, essi proprio anche me, o figlio di Kuntì, onorano, anche se contro la vera norma.

(24) Io sono in verità colui che gode di tutti i sacrifici ed il loro signore; ma costoro non mi conoscono in realtà e per questo si perdono.

(25) Coloro che prestano fede e culto agli dei vanno presso gli dei, coloro che li prestano ai padri, vanno presso i padri, coloro che sacrificano ai trapassati vanno presso i trapassati e coloro che sacrificano a me vengono presso di me.

La devozione e le sue conseguenze

(26) Anche se uno con devozione mi offre una foglia, un fiore, un frutto o dell'acqua, lo accetto una tale offerta fatta con amore da coloro che hanno l'animo puro.

(27) Qualunque cosa tu faccia, qualunque cosa tu mangi, qualunque cosa tu offra in sacrifizio, qualunque cosa tu dia, quali che siano le penitenze che tu pratichi, o figlio di Kuntì, fa ciò come se si trattasse di restituirmi qualcosa che io ti abbia dato.

(28) Cosí sarai liberato dai vincoli dell'operare che producono buoni e cattivi risultati; con la mente volta allo yoga della rinuncia, tu, libero, potrai raggiungermi.

(29) lo sono identico, in tutti gli esseri: nessuno mi è odioso, nessuno mi è caro; ma coloro che rendono a me culto con devozione, quelli appunto sono in Me e io sono in loro.

(30) Se un uomo, che pur abbia agito sempre in modo spregevole, mi onora cosí da non rivolgersi ad alcun altro oggetto nella sua pietà, questi appunto deve esser tenuto in conto di uomo retto; ché in verità egli è uno che è arrivato a una determinazione, quale si conviene.

(31) Ben presto diventa uno spirito giusto e raggiunge una pace che eternamente dura; o figlio di Kuntì, sappi (che) colui che mi è fedele giammai non perisce .

(32) In verità anche quelli che sono di cattiva nascita, o donne, o vaisyah oppur anche sudrah, se cercano in me un rifugio, o Partha.

(33) (E) che ancora (altro potrebbe esservi di diverso per) i virtuosi Brahmani ed ugualmente per i nobili profeti pieni di devozione? Una volta entrato in questo mondo dell'impermanenza e del dolore, sii devoto a me.

(34) Abbi la mente a me fissa; a me sii devoto; a me sacrificando rendi onore; e dopo esserti imposto la disciplina dello spirito a me verrai, in me avendo l'estremo rifugio.


Capitolo decimo
Dio è la fonte di tutto: conoscere Lui è conoscere tutto

Immanenza e trascendenza di Dio

Il Signore Beato disse:

(1) Di nuovo, o eroe dal forte braccio, ascolta la mia suprema parola; per il desiderio che ho di fare il bene, io la dirò a te che sei amato (o mio guerriero diletto).

(2) La mia origine non conoscono gli eserciti degli dei, né i grandi saggi; perché io sono, in tutti i possibili sensi, l'origine degli dei e dei grandi saggi.

(3) Colui che in me conosce il non-generato, senza-principio, gran signore del mondo, quegli è fra i mortali imperturbato e da tutti i peccati è libero.

(4-5) La capacità di distinguere, la conoscenza, l'andar esenti da smarrimento, la pazienza, il sincero parlare, la padronanza di sé, la calma interiore, il piacere e il dolore, il venir ad essere e il non venir ad essere, il timore e l'intrepidezza, la nonviolenza, l'equilibrio mentale o morale, lo stato di soddisfazione, la penitenza, la generosità, la gloria, l'infamia (sono) diverse condizioni degli esseri (che) da me soltanto procedono.

(6) I sette antichi grandi saggi e i quattro manavah, ugualmente, sono della mia stessa natura e sono nati dal mio spirito e da essi sono nati tutti gli esseri di questo mondo.

(7) Colui che conosce in essenza questa (mia) manifestazione e questo mio potere, quegli è a me unito di unione sicura; su ciò non v'ha dubbio.

(8) lo sono l'origine di tutto; da me il tutto si svolge; cosí riflettendo, mi onorano gli illuminati che possiedono la pura consapevolezza dello spirito.

(9) I loro pensieri sono a me (rivolti), le loro vite sono a me consacrate; reciprocamente portandosi la luce dell'intelletto, e di me parlando in continuazione, essi sono soddisfatti e in me godono.

(10) A costoro, che son sempre devoti e che a me rendono onore amorosamente, io concedo la concentrazione dell'intelletto, con la quale possano venir a Me.

(11) Per compassione verso costoro appunto, io distruggo, rimanendo in quella condizione che mi è propria, le tenebre che sorgono dall'ignoranza, per mezzo della splendente fiaccola del conoscere.

Il Signore è la semenza e la perfezione di tutto ciò che esiste

Arjuna disse:

(12) Tu sei il sommo Brahman, il rifugio sommo, il purificatore supremo, o Signore (bhavan), l'eterna divina persona, il primo fra gli dei, colui che non fu generato, colui che penetra dappertutto.

(13) Te in questo modo decantano tutti i saggi ed ugualmente Narada il divino veggente. Asita e Devala e Vyasa (tale ti dicono) e tu stesso anche me lo dici.

(14) Io penso come pertinente a verità e bontà tutto questo che mi dici, o Kesava; né gli dei né i demoni conoscono la tua manifestazione, o Beato.

(15) In verità, Tu conosci te stesso per mezzo di te stesso o Persona Somma, fonte degli esistenti, Signore delle creature, Dio degli dei, signore del mondo.

(16) Tu mi dovresti dire senza eccezione le tue divine manifestazioni, per via delle quali, (con le quali manifestazioni) diffondendoti in questi mondi, vi prendi stanza.

(17) Come potrei conoscere Te, lo Yogi, costantemente meditando? In quali vari aspetti devi tu esser pensato da me, o Beato?

(18) Analiticamente esponi ancora, o Janardana, la tua potenza e la tua manifestazione; non c'è sazietà in me che odo ciò che è simile al nettare.

Il Signore Beato disse:

(19) Ebbene, ti esporrò, si, le mie divine manifestazioni, ma soltanto a proposito degli argomenti fondamentali, o (tu), ottimo fra i Kuru: ché non v'ha limite alcuno della molteplicità (al numero) dei miei modi particolari.

(20) lo sono, o Gudakesa, il Sé che risiede nell'intimo di tutti gli esseri, io sono il principio, il mezzo, la fine di tutti gli esistenti.

(21) Degli Adityah io sono Visnu, delle luci io sono il raggio radiante; dei marutah sono Marici: fra i corpi celesti io sono la luna.

(22) Dei Veda io sono il Samaveda; degli dei sono Indra; dei sensi sono la materia psichica e degli esseri sono la coscienza.

(23) Dei Rudrah io sono Samkara; degli Yaksah e dei Raksasah (sono) Kubera, dei Vasu io sono Agni e dei picchi montani sono Meru.

(24) Dei preti domestici, o Partha, sappi che io sono il capo, Brhaspati; dei condottieri io sono Skanda; dei laghi sono l'oceano.

(25) Dei grandi saggi io sono Bhrgu; dei suoni articolati io sono la sillaba unica Aum; delle offerte io sono l'offerta della preghiera sussurrata, e delle cose irremovibili io sono Himalaya.

(26) Di tutti gli alberi io sono l'Asvattha e dei divini veggenti sono Narada; fra i Gandharvah sono Citraratha e dei perfetti io sono il saggio Kapila.

(27) Dei cavalli, sappi che io sono Ucchaisravah, nato dal nettare (dall'ambrosia); dei nobili elefanti sappi che io sono Airavata e degli uomini sappi che io sono il re.

(28) Delle armi io sono il fulmine; delle vacche sono la vacca Kamaduh (la vacca dell'abbondanza); come progenitore io sono Kandarpa; dei serpenti sono Vasuki.

(29) Dei nagah io sono Ananta; di coloro che abitano nel mare sono Varuna; degli avi trapassati io sono Aryama e di coloro che mettono ordine io sono Yama.

(30) Dei figli di Diti sono Prahlada, di coloro che computano io sono il Tempo; fra gli animali io (sono) il re degli animali e degli uccelli il figlio di Vinata.

(31) Dei purificatori sono il Vento; dei portatori d'armi (dei guerrieri) io sono Rama; dei pesci sono il coccodrillo, dei corsi d'acqua sono la figlia di Jahnu (il Gange).

(32) Delle creazioni io (sono) il principio e la fine ed anche il punto di mezzo, o Arjuna; delle scienze io sono la scienza del Sé; di coloro che parlano io sono il dialogo.

(33) Delle lettere sono la lettera A; dei composti sono il dvandva; io sono anche il tempo che non può perire; io sono il creatore, il cui volto da tutte le parti si volge.

(34) lo sono la morte, colei che di tutto si fa padrona e sono anche l'origine delle cose destinate ad essere; e degli esseri femminili (io sono) la gloria, il bell'aspetto dignitoso, l'eloquio, la memoria, l'intelligenza, la sopportazione, la pazienza.

(35) Ugualmente, degli inni (sono) il Brhatsaman (il Vasto), dei metri io (sono) gayatri; dei mesi (sono) margasirsa e delle stagioni la produttrice di fiori.

(36-37) Degli ingannatori sono l'inganno stesso, dei gloriosi la gloria; io sono la vittoria, sono lo spirito d'iniziativa; io sono la bontà in coloro che sono buoni; dei Vrsni io sono Vasudeva; dei Pandavah io sono il possessore della ricchezza (ossia lo stesso interlocutore Arjuna - N.T.); dei saggi io sono Vyasa, anche, e dei poeti (io sono) il poeta Usana.

(38) Di coloro che puniscono io sono il bastone; io sono la politica saggia di coloro che vogliono vincere; dei misteri io sono il segreto; io sono la sapienza di coloro che sapienza conoscono.

(39) Ed ancora, quel che è il seme di tutti gli esistenti, quello appunto sono io, o Arjuna; né c'è esistente, qualechessia, che si muova o che non si muova, che possa esistere senza di me .

(40) Non vi è limite alcuno alle mie divine manifestazioni. o distruttor dei nemici. Ciò che è stato da me esposto in modo cosí diretto ed esclusivo è soltanto un estendersi della mia manifestazione.

(41) Tutto ciò che esiste di possente, di bello, di forte, renditi conto che ha origine da una particella della mia possanza gloriosa.

(42) Ma che bisogno potresti avere mai tu, o Arjuna, di una siffatta molteplice conoscenza? Reggendo io tutto questo universo con una sola frazione di me stesso, esso resta ben saldo.


Capitolo undicesimo
La trasfigurazione del Signore

Arjuna desidera vedere la forma universale di Dio

Arjuna disse:

(1) Dal discorso concernente il sommo problema, (dal discorso) riguardante il Sé, che tu hai fatto, in funzione del tuo favore per me, ogni confusione è stata dissolta via dal mio spirito.

(2) Il sorgere degli esistenti, il loro sparire, in verità, cosí come la tua grandezza imperitura, (questi argomenti) hai fatto sí che li ascoltassi in modo dettagliato, o (dio) dagli occhi di loto.

(3) Ciò che tu hai detto di Te stesso, o Sommo Signore, proprío cosi è. (Ora) desidero vedere la tua forma divina (il tuo aspetto celeste), o Sommo Spirito.

(4) Se tu pensi, O Signore, che io possa vederlo, allora, o Signore dello Yoga, fa' conoscere a me il tuo Sé imperituro.

La rivelazione del Signore

Il Signore beato disse:

(5) Considera, o Partha, le mie forme, a centinaia, anzi, a migliaia, molteplici, divine, di vario colore, di varia forma.

(6) Guarda gli Adityah, i Vasu, i Rudrah, gli Asvini ed anche i Marutah; guarda, o Bharata, le molte meraviglie, per l'innanzi mai viste.

(7) Qui oggi considera l'intero universo nella concreta unità, nel suo muoversi e nel suo permanere immobile e qualunque altra cosa, o Gudakesa, tu desideri vedere nel (l'unità del) mio corpo.

(8) Ma tu non puoi vedermi con questo occhio che è proprio della tua (umana) condizione; voglio darti l'occhio soprannaturale; considera ora la mia divina potenza.

Samjaya descrive la Forma

Samjaya disse:

(9) Cosi avendo parlato, o re, il Gran Signore dello Yoga Hari, allora manifestò a Partha la suprema divina forma,

(10) (La forma divina) dalle molte bocche e dai molti occhi, dalle molte prodigiose visioni, dai molti divini ornamenti, dalle molte armi divine in alto brandite,

(11) recante ghirlande e vesti divine, con divini profumi ed unguenti, costituita di tutti i portenti, sfolgorante, con il volto da ogni parte diretto.

(12) Se la luce di mille soli si trovasse ad esser sorta tutt'insieme nel cielo potrebbe assomigliarsi allo splendore (di esso) del Supremo Essere.

(13) Allora il Panduide vide tutto il mondo, che è in molte parti distribuito (in vario modo molteplice) in unità (colà) riunito nel corpo del dio degli dei.

Arjuna si rivolge al Signore

(14) Allora lui, il possessore della ricchezza, caduto in preda allo stupore, con i capelli ritti, chinando il capo dinanzi al Dio, con le mani giunte, disse:

Arjuna disse:

(15) Nel tuo corpo, o Dio, io vedo tutti gli dei e cosí anche dei vari esseri le distinte schiere, (e) Brahma Signore che sta seduto sul seggio di loto e tutti i saggi profeti e i divini serpenti Nagah.

(16) lo vedo te, che hai innumerevoli occhi, volti, ventri, braccia, dalla forma che non ha termini da nessuna parte, ma di te non vedo il termine, non vedo la parte di mezzo, non vedo il principio, o Signore del Tutto, o Forma universale.

(17) lo vedo te portator di corona, armato di mazza, armato di disco, massa di luce dappertutto splendente, difficile da distinguere, (la tua luce non permette di intuire le determinazioni che porti con te), che dappertutto rechi lo splendore del fuoco fiammante e del sole, incomparabile;

(18) Tu sei ciò che non può perire, il Supremo che deve essere conosciuto, Tu sei il supremo rifugio di questo intero universo; tu sei il guardiano, che non morrà, della legge eterna; tu sei da me pensato come l'Eterna Originaria Persona.

(19) lo ti vedo come colui che non ha né principio, né medietà né fine, come colui che ha un infinito potere, (armato) di innumerevoli braccia, che ha per occhi la luna ed il sole, che ha per volto il fuoco fiammante, che arde con il suo proprio splendore tutto questo universo.

(20) Questo luogo che è a metà fra cielo e terra è soltanto riempito di te e cosí anche tutte le regioni del cielo. O Grande Spirito (Sé), una volta che abbiano visto questa tua prodigiosa terribile forma, (ne) sono scossi (ne tremano) i tre mondi.

(21) Questi drappelli di dei in verità entrano in Te ed alcuni, in preda al terrore, avendo le mani congiunte (Ti) esaltano; "evviva" dicendo, drappelli di perfetti e di grandi veggenti a Te inneggiano con inni di splendida esaltazione.

(22) I Rudrah, gli Adityah, i Vasavah, i Sadhyah, i Visve, gli Asvini, i Marutah, i Mani (coloro che assorbono soltanto il profumo delle vivande), e i drappelli dei Gandharvah, degli Yaksah, degli Asurah e dei Siddhah, tutti a Te guardano vinti dallo stupore.

(23) Al vedere la tua grande figura dalle molte bocche e dai molti occhi, o Tu dal braccio possente, dalle molte braccia, cosce e piedi, dai molti ventri, dai molti terribili denti, sono scossi i mondi e cosí io anche.

(24) E quando ho visto Te appunto che tocchi il cielo, sfolgorante, dai molti colori, con la bocca spalancata e i grandi occhi splendenti, scosso nell'intimo dell'animo (mio) non trovo piú né saldezza d'animo né pace, o Visnu.

(25) Al veder le tue bocche dai terribili denti, simili al fuoco del tempo (della distruzione universale), le direzioni piú non conosco (perdo il senso della direzione) e non trovo piú un rifugio. Sii benevolo, o Signore degli dei, rifugio dei mondi!

(26) Quelli laggiú, i figli di Dhrtarastra tutti. insieme ai drappelli dei signori della terra e cosí anche Bhisma, Drona e il figlio di Suta (dell'Auriga), cioè Karna insieme con i capiguerrieri che sono con noi, anche con essi,

(27) entrano precipitosi nelle tue terribili bocche, da i denti tremendi. Alcuni tenuti fermi in mezzo ai denti si vedono con le teste già ridotte in polvere (sfracellate).

(28) Come in gran numero acque correnti di fiumi corrono verso l'oceano a faccia in avanti, cosi codesti eroi del mondo degli uomini entrano nelle tue bocche che contro si infiammano.

(29) Come i moscerini si tuffano nel fuoco ardente, con movimento rapido correndo alla loro distruzione, cosí appunto questi uomini si precipitano velocemente nelle tue bocche per la loro propria distruzione.

(30) Tu hai leccato via divorandole da ogni parte tutte le umane stirpi con le tue fauci fiammeggianti. I tuoi terribili raggi bruciano con il loro ardore tutto l'universo riempiendolo di esso, o Visnu.

(31) Dimmi chi sei tu, o Signore, che hai un cosí terribile aspetto. Onore sia a Te, ottimo fra gli dei; manifesta la tua benevolenza: io desidero conoscere in te l'essere originario, perché non conosco il modo del tuo operare.

Dio come giudice

Il Signore Beato disse:

(32) lo sono il tempo, colui che dà luogo alla distruzione del mondo, venuto a maturazione (e) qui impegnato nella distruzione delle stirpi; anche senza di te (senza il tuo intervento) non potranno piú esistere tutti i combattenti che (sono qui) disposti in ostili schiere.

(33) E perciò avanti sorgi tu, e conquista la gloria; godi, dopo aver vinto i nemici di un ricco regno. Da me soltanto essi sono già da gran tempo stati uccisi. Sii tu soltanto lo strumento (di ciò che dev'essere ed è come se fosse già stato) o Savyasacin (capace di servirsi della mano sinistra).

(34) Uccidi Drona e Bhisma e Jayadratha e Karna e ugualmente gli altri grandi guerrieri che sono stati da me uccisi a (in realtà). Non aver paura, combatti, tu vincerai in battaglia i tuoi nemici.

Satkiaya disse:

(35) Avendo udito questo discorso di Kesava (Krsna), Kiritin (Arjuna) con le mani congiunte, e tremante, di nuovo rendendo omaggio, disse a Krsna con voce mozza, pieno di paura inchinandosi:

Il Canto di Lode pronunciato da Ariuna

Arjuna disse:

(36) Ben a ragione, o Hrsikesa, il mondo gode e trova piacere nel glorificarti. I Raksamsi presi dal terrore corrono in tutte le direzioni e le schiere dei perfetti ti adorano.

(37) E perché non dovrebbero rendere omaggio a Te, o Sommo Spirito, a te che sei piú venerando di Brahma, perfino di lui, e che sei creatore originario? O Infinito, Signore degli dei, rifugio del mondo! Tu sei l'Imperituro, l'essere, il non-essere, e ciò che è al di là di questi termini.

(38) Tu sei il primo degli dei, la persona originaria, Tu sei di questo Tutto la suprema dimora. Tu sei il conoscitore e ciò che deve essere conosciuto ed il Fine Supremo, e da te questo Tutto si promana, o Tu dalla forma infinita.

(39) Tu sei Vayu (il Vento), Yama (il dio della distruzione), Agni (il fuoco), Varuna (il dio del mare) e Sasanka (la luna) e Prajapati, il gran signore (di tutte le cose). Salute, salute a Te sia mille volte. Salute e salute a te di nuovo ancora.

(40) Salute a te sulla fronte, salute a te sul retro, salute a te da ogni parte, o Tutto; con la tua forza infinita, con la tua smisurata potenza, tu possiedi nel modo piú completo ogni cosa e sei pertanto ogni cosa.

(41) Tutte le volte che è stato da me detto con temerità, poiché pensavo che tu fossi soltanto un amico, (che è stato detto da me) che ignoravo questa tua grandezza "O Krsna, o Yadava, o compagno", per mia negligenza o anche per amore,

(42) in qualsiasi modo tu sia stato trattato, o in modo scherzoso sconvenientemente, sia durante il giuoco ricreativo sia stando a letto o (seduto) su sedia o durante i pasti, o da solo o invece in presenza di altri, o Incrollabile, di ciò io chiedo perdono a Te, Immenso.

(43) Tu sei il signore del mondo, di ciò che si muove e di ciò che non si muove; tu sei l'oggetto del suo culto e il (suo) maestro venerando. Non c'è alcuno che (Ti) sia uguale; come potrebbe esserci un altro superiore (a Te), sia pur nei tre mondi, o Essere dalla possanza incomparabile?

(44) Perciò inchinandomi e davanti a te prostrando il corpo, io prego per me Te, Signore degno d'invocazione. Tu devi, o Signore, sopportarmi come un padre il figlio, come l'amico l'amico, come l'amante l'amata.

(45) lo sono uno che, gioioso, ha visto ciò che non era mai stato visto per l'innanzi; e l'animo mio è scosso da terrore. Mostrami ancora o Signore soltanto quella tua forma (di prima). Sii benevolo, Signore degli dei, rifugio del mondo.

(46) lo desidero vederti con il diadema, la mazza, il disco in mano proprio ugualmente (come prima); assumi la tua forma dalle quattro braccia, Tu che hai mille braccia e che possiedi tutte le forme.

Il Signore elargisce la sua grazia ad Arjuna e lo rassicura

Il Signore Beato disse:

(47) Per mia grazia e per mezzo del mio potere, ti è stato concesso di vedere la mia forma suprema, o Arjuna, la (forma) tutta-luce, universale, infinita, originaria, quella forma nella quale io non sono stato mai visto da alcuno all'infuori di te.

(48) Non per mezzo dei Veda, né per mezzo dei sacrifici, né attraverso lo studio, né attraverso le offerte, né per mezzo dei riti, né attraverso dure penitenze posso io essere visto in questa forma nel mondo degli uomini da alcun altro che non sia tu, o eroe illustre dei Kuruidi.

(49) Non angosciarti, non sgomentarti, nel vedere questo mio siffatto terrificante aspetto. Libero da paura, contento nel cuore, di nuovo osserva questo mio aspetto (quello universale).

Samjaya disse:

(50) Cosí Vasudeva avendo parlato ad Arjuna, allora (gli) mostrò ancora una volta la sua forma. E lui che era impaurito consolò la Grande Coscienza dopo aver di nuovo assunto il suo aspetto placido.

Arjuna disse:

(51) Vedendo questa tua placida umana forma, o Janardana, ora proprio son rientrato nel possesso della mia ragione e son ritornato alla mia natura.

Il Signore beato disse:

(52) Questo mio aspetto, che, sebbene assai difficile da contemplare, pure, tu hai visto, questo aspetto anche gli dei bramano continuamente di contemplare.

(53) Non io per mezzo dei Veda posso essere visto, non per via di penitenza, non per mezzo di doni, né per mezzo di sacrifici, in questo aspetto in cui tu ora m'hai visto.

(54) Ma con una devozione che non tollera mutamento, io posso, o Arjuna, sotto questo aspetto, essere concretamente conosciuto veduto e compenetrato, o distruttor dei nemici.

(55) Colui che opera in funzione mia, colui che guarda a me come a suo fine, colui che a me rende onore, libero da attaccamento, colui che è libero da inimicizia nei confronti di tutte le creature, quegli me raggiunge, o Panduide.


Capitolo dodicesimo
La fede nel Dio personale è superiore alla meditazione sull'Assoluto

Devozione e Contemplazione

Arjuna disse:

(1) Quei devoti che, avendo sempre nell'animo la dedizione, onorano Te e quelli poi che onorano l'Imperituro e l'Immanifestato gli uni o gli altri (quali) di questi hanno piú grande conoscenza dello Yoga?

Il Signore Beato disse:

(2) Coloro che volgendo lo spirito a me, sempre devoti, onorano me, avendo fatto accesso al (regno del) la fede suprema, quelli appunto io considero i piú perfetti nello yoga.

(3) Ma coloro che onorano l'Imperituro, indeterminabile, nonmanifestato, onnipresente ed impensabile, immutabile, immobile, permanente,

(4) controllando tutti i sensi nel loro insieme, essi che hanno in tutte le condizioni un continuo equilibrio spirituale, attingono me appunto, trovando piacere nella felicità di tutti gli esseri.

(5) L'ostacolo (da superare) per coloro che hanno lo spirito dedito al Non-manifesto è più grande (di quello che incontrano coloro che si trovano in condizione diversa), perché il fine che (è rappresentato dal) Non-manifesto è difficile da raggiungere da parte degli esseri incarnati.

I diversi modi di accostarsi a Dio

(6) Ma (di) coloro che in me riponendo tutte le loro azioni, a me devoti, con dedizione incessante su di me meditando, prestano atto di culto,

(7) di costoro, i cui pensieri sono a me rivolti, io sono il liberatore, (sono colui che li libera) immediatamente dall'oceano della connessione delle esistenze, a morte votate, o Partha.

(8) In me solamente riponi l'animo tuo, in me fa che il tuo intelletto dimori; in me soltanto tu dimorerai (allora), su ciò non può esservi dubbio alcuno.

(9) Ché se poi non sei capace di fissare il tuo pensiero su di me stabilmente, cerca allora di attingermi con l'esercizio della concentrazione, o Dhanamjaya.

(10) Se tu sei incapace (di far ciò) anche attraverso l'esercizio (della concentrazione), fa' di te (allora) uno la cui opera sia massimamente a me rivolta; anche col compiere azioni, avendo me come fine, potrai tu ottenere il compimento.

(11) E se tu non sei capace ce di fare nemmeno questo, cercando rifugio nella attività in equilibrio a me rivolta, con il tuo sé sottomesso, rinuncia al frutto di ogni azione.

(12) Migliore è dunque la conoscenza che la pratica della concentrazione; alla conoscenza è superiore la meditazione; alla meditazione è superiore la rinuncia al frutto dell'azione; alla rinuncia segue immediatamente la pace.

Il vero devoto

(13) Colui che non concepisce inimicizia per alcun essere vivente, che nutre sentimenti amichevoli e di compassione, che è libero da egoismo ed egocentrismo, che ha un identico equi librio nel piacere e nel dolore, che è tollerante,

(14) lo Yogi che è sempre. soddisfatto, che ha lo spirito domo, che è fermamente risoluto, che ha la mente e l'intelletto su di me fissi, lui appunto, che è a me devoto, mi è caro.

(15) Colui dal quale il mondo non è agitato e che non si agita a causa del mondo, colui che è libero da gioia e da collera, da paura e da agitazione, quello appunto è a me caro.

(16) Colui che intorno a sé non riguarda come in attesa, che è puro, che è atto all'agire, indifferente, esente da turbamento, che ha rinunciato ad ogni intrapresa, quello appunto, che a me è devoto, mi è caro.

(17) Colui che non gioisce e non odia, non soffre e non spera, che ha rinunciato a ciò che è buono e a ciò che buono non è, lui appunto, il devoto, mi è caro.

(18) Colui che è uguale sempre per il nemico e per l'amico, colui che ugualmente si comporta in vista di onore e d'infamia, che è sempre uguale nel freddo e nel caldo, nel piacere e nel dolore, colui che è libero da attaccamento,

(19) colui che nello stesso modo considera il biasimo e la lode, che mantiene il silenzio, che di qualsiasi cosa è soddisfatto, che non ha dimora fissa , che è saldo nello spirito, un uomo siffatto, che è a me devoto, mi è caro.

(20) Ma coloro che seguono questa immortale dottrina come è stato insegnato, con fede, e avendo me come fine supremo, quei devoti, mi sono cari in modo particolare.


Capitolo tredicesimo
Intorno al corpo, detto il campo, all'anima, chiamata il conoscitore del campo e alla differenza fra l'uno e l'altra

Il campo e il conoscitore del campo

Arjuna disse:

La prakrti e il purusa, il campo e il conoscitore del campo, la conoscenza e l'oggetto della conoscenza, ciò desidero conoscere, o Kesava.

Il Signore beato disse:

(1) Questo corpo, o figlio di Kuntí, è chiamato il campo, e quelli che sanno chiamano colui che lo conosce il conoscitore del campo.

(2) Conosci me come conoscitore del campo in tutti i campi, o Bharata. La conoscenza del campo e del conoscitore del campo, questo io considero come conoscenza (autentica).

(3) Ascolta da me in breve che cosa sia il campo, quale esso sia, quali ne siano le varie forme e donde sia e quale poi sia lui (il conoscitore del campo) e quale ne sia il potere.

I termini costitutivi del campo

(4) È stato cantato in vario modo dai saggi, in vari inni, separatamente ed anche in espressioni, ben fondate e decisive, degli aforismi sull'Assoluto.

(5) Gli elementi grossolani, il senso di sé, la capacità discriminativa e il non-manifestato, gli undici sensi (i dieci sensi e la mente come realtà psichica), e i cinque oggetti dei sensi,

(6) il desiderio e l'odio, il piacere e il dolore, l'insieme degli organi, l'intelletto, la saldezza di spirito, questo, descritto in breve, è il campo con le sue varie determinazioni.

La conoscenza

(7) Il fatto di non avere una grande opinione di sé, l'essere del tutto liberi da fraudolenza, il non far male a nessuno, la tolleranza, la rettitudine, l'onore reso al maestro, la purezza, la fermezza, il controllo di sé,

(8) l'indifferenza verso gli oggetti sensibili, la negazione di ogni egocentrismo; la percezione del male inerente alla nascita, alla morte, alla vecchiezza, alla malattia, al dolore,

(9) il non-attaccamento, il non nutrire affetti particolari per il figlio, la sposa, la casa e cosí via ed un equilibrio spirituale che mai si smentisce rispetto agli eventi desiderati come a quelli non-desiderati,

(10) una devozione verso di me non soggetta a sviamenti, per mezzo di una disciplina spirituale che ad una cosa sola è intesa, il fatto di dimorare in luoghi separati, il non trovar gusto nella folla,

(11) la perenne continuità della conoscenza del Sé originario, l'intuito concretamente conoscitivo della verità, questo è dichiarato essere conoscenza autentica e tutto ciò che è diverso è non-conoscenza.

(12) Descriverò ciò che deve essere conosciuto e conoscendo il quale si fruisce dell'immortalità. (È) il Sommo Brahma senza principio; esso è detto essere né esistente né non-esistente.

Il conoscitore del campo

(13) Esso, con le mani e i piedi dappertutto, con gli occhi, le teste e i volti da tutte le parti, con orecchie da tutti i lati, nel mondo, tutto avvolgendo, dimora.

(14) Esso è quello che appare come avente tutte le qualità sensibili e di tutti i sensi è tuttavia privo, è senza attaccamento (rispetto a tutte le cose) epperò è quello che sostiene tutte le cose, libero dalle qualità della prakrti, gioisce però delle qualità stesse.

(15) Esso è al di fuori e al di dentro degli esseri. È immobile e tuttavia mobile; a causa della sua finezza non può essere conosciuto; è lontano eppure, esso, è vicino.

(16) È indiviso eppure è come uno che fosse diviso fra gli esseri. Esso dev'esser conosciuto come quello che sostiene le esistenze, che le distrugge (inghiotte) e di nuovo le crea.

(17) Esso è anche la Luce delle luci; è detto essere al di là delle tenebre; (è) la conoscenza, l'oggetto della conoscenza, il fine della conoscenza. Esso ha sua sede nel cuore di ogni essere.

Il frutto della conoscenza

(18) In questo modo si è parlato in breve del campo, ed è ugualmente della conoscenza e dell'oggetto della conoscenza. Colui che è a me devoto e che ha compreso questo, diventa atto alla mia realtà.

Natura e Spirito

(19) Sappi che la prakrti e il purusa sono tutti e due senza principio; e sappi inoltre che le forme derivate e i modi hanno origine dalla prakrti.

(20) La natura è detta compimento dell'effetto (e) mezzo per quanto riguarda l'atto stesso dell'agire, il purusa è detto il mezzo in rapporto alla possibilità di godere gioie e patire dolori.

(21) L'anima che ha sede nella natura fruisce dei modi sorti dalla natura. L'attaccamento ai modi (alle qualità) è causa elle sue nascite in matrici buone o cattive

(22) Il Sé sommo in questo corpo è detto il Testimone, il Consenziente, colui che sopporta, colui che esperisce, il grande Signore, la somma Persona.

(23) Colui che cosí conosce il purusa e la prakrti insieme con i modi, in qualsiasi modo egli agisca, non nasce di nuovo.

Le differenti strade per la salvezza

(24) Con la meditazione alcuni intuiscono il Sé nel sé per mezzo del sé; altri per mezzo dello yoga della conoscenza; altri poi attraverso la via delle opere.

(25) Altri invece, che di ciò nulla sanno, avendone ascoltato e appreso da altri, compiono atto religiosamente valido; ed essi appunto superano la morte, per esser devoti a ciò che hanno udito.

(26) In qualsiasi modo qualsiasi essere abbia nascimento, che sia immobile o che si muova, sappi, o ottimo fra i Bharata, che esso (è nato) dall'unione del campo e del conoscitore del campo.

(27) Colui che vede il Sommo Signore come dimorante ugualmente in tutti gli esseri, tale che non perisce, pur se essi periscono, quegli, realmente, vede.

(28) Infatti, vedendo il Signore ugualmente dappertutto stabilmente presente (solidamente stabilito) non fa torto al Sé (autentico) con il suo sé; e quindi raggiunge il fine supremo.

(29) Colui che vede che le azioni in qualsivoglia forma sono fatte soltanto dalla natura e parimenti vede che il Sé non è esso ad agire, quello veramente vede.

(30) Allorché egli scorge che la molteplice condizione degli esseri si fonda sull'Uno e che da esso (si attua) il suo estendersi, allora egli attinge il Brahman.

(31) Questo supremo Sé imperituro, poiché è senza-principio, poiché è privo di qualità, pur avendo sede in un corpo, o figlio di Kuntì, non agisce e non è macchiato.

(32) Come l'etere che tutto pervade a causa della finezza non è macchiato, cosi appunto il Sé, che è presente in tutto ciò che sia corpo (dappertutto in un corpo) non patisce alcuna macchia.

(33) Come un unico sole illumina (fa divenire visibile) questo mondo intero, cosi il signore del campo rende visibile l'intero campo, o Bharata.

(34) Coloro che cosí intuiscono con l'occhio della conoscenza la distinzione fra il campo e il conoscitore del campo e la liberazione degli esseri naturali (dalla natura stessa), raggiungono il Supremo.


Capitolo quattordicesimo
Il padre mistico degli esseri

La Conoscenza Suprema

il Signore beato disse:

(1) lo ti esporrò di nuovo la conoscenza che è somma fra le conoscenze, coll'apprender la quale tutti i saggi son potuti passare da questo mondo qui alla perfezione suprema.

(2) Rifugiandosi in questa conoscenza e addivenuti a identità di attributi con me, nemmeno nell'atto in cui le cose sono create essi nascono, né patiscono turbamento alcuno al tempo della dissoluzione (delle cose).

(3) Il grande Brahma è la mia matrice; in lui io getto il mio seme e da esso procede l'origine di tutte le cose, o Bharata.

Bontà (rajas) Passione (sattva) Tenebra (tamas)

(4) Quali che siano gli esseri aventi una forma, che abbiano nascimento in qualsiasi matrice, o figlio di Kuntì, il grande Brahma è la loro matrice, io sono il padre che getta il seme.

(5) I tre guna (o qualità) che hanno origine dalla natura e cioè la bontà, la passione, la tenebra vincolano nel corpo, o eroe dal forte braccio, l'eterno che nel corpo dimora.

(6) Tra di essi, il sattva, a causa della sua purezza, è ciò che dà la luce della conoscenza, è ciò che dà la salute. (Esso) vincola, o eroe senza-macchia, per mezzo dell'attaccamento alla felicità e dell'attaccamento alla conoscenza.

(7) Il rajas sappi che è della natura dell'attrazione e che sorge dalla brama e nell'attaccamento; (esso) lega in modo solido, o figlio di Kuntì, colui che si è incarnato in un corpo, per mezzo dell'attaccamento all'operare.

(8) Sappi però che la tenebra (tamas) è nata dall'ignoranza e che ha la capacità d'illudere tutti gli esseri-in-un-corpo; essa vincola fortemente, o Bharata, per mezzo della negligenza, dell'indolenza, del sonno.

(9) Il sattva tiene vincolati alla felicità, il rajas all'agire, o Bharata, ma la tenebra, col suo avviluppare la conoscenza, tiene vincolati alla negligenza.

(10) Prevalendo sul rajas e sul tamas, o Bharata, il sattva sorge; (ugualmente) la passione ha luogo, (quando abbia superato) bontà e tenebra; ed ancora la tenebra si realizza, (quando abbia avuto la meglio su) bontà e passione.

(11) Allorché per tutte le porte nel nostro corpo ha nascimento, nel suo splendore, la conoscenza, allora appunto si può aver per manifesto che il principio della bontà ha acquistato vigore.

(12) L'avidità, il darsi da fare, l'intraprendere attività, l'irrequietezza il piacere che si prova nel fare, queste cose sorgono, o migliore fra i Bharatidi, quando è aumentato il rajas.

(13) La mancanza di luce spirituale, l'inattività, la negligenza, il puro smarrimento psichico, tutte queste cose sorgono, o delizia dei Kuruidi, quando è aumentata la tenebra.

(14) Allorché invece l'anima incarnata incorre nella dissoluzione, avendo acquistato vigore il sattva, allora mette le orme in mezzo a coloro, i puri, che conoscono il Supremo.

(15) Allorché incorre poi nella dissoluzione, quando prevale il rajas, è generato allora fra coloro che sono attaccati all'operare; e se poi incontra la morte, quando prevale la tenebra, è generato nelle matrice di coloro che hanno gli spiriti confusi.

(16) Il frutto dell'azione buona dicono essere non-impuro e della natura della bontà; invece il frutto della passione è il dolore, il frutto della tenebra mentale e psichica è l'ignoranza.

(17) Dalla bontà sorge la conoscenza, dalla passione il desiderio, la negligenza e la confusione sorgono dalla tenebra e cosí anche l'ignoranza.

(18) In alto si levano quelli che nella bontà hanno loro stabile sede; nelle regioni di mezzo hanno sede i dominati dalla passione; quelli che partecipano del principio della confusione hanno sede nelle regioni infime, appartenendo alla qualità inferiore.

(19) Allorché colui che vede non scorge fattore attivo diverso dai modi e conosce anche ciò che è al di là dei modi, egli appunto attinge il mio essere.

(20) Allorché l'anima incarnata si eleva al di sopra di questi tre guna che sorgono dal corpo, essendo libera da nascita morte vecchiaia dolore, attinge l'eternità.

Le note essenziali di colui che è al di sopra dei tre guna

Arjuna disse:

(21) Per mezzo di quali note è (determinato) colui che si è levato al di sopra dei tre guna, o Signore? Quale (è) la sua condotta? E come riesce egli a superare i tre guna?

Il Signore Beato disse:

(22) (Colui che) o Pandava, non ha in odio l'illuminazione, l'attività e lo smarrimento mentale, quando si sono prodotti, e non li desidera quando sono venuti meno;

(23) Colui che stando seduto come uno che non è toccato (da ciò che avviene), non è affettato dai modi, e che non si muove

(24) Colui che ugualmente considera dolore e piacere, che è saldamente fondato nel suo stesso sé, che nello stesso modo considera una zolla di terra, una pietra, un pezzo d'oro, che ugualmente considera ciò che piace e ciò che non piace, colui che è fermo nel suo spirito, che considera uguale e biasimo ed elogio (che gli siano tribuiti);

(25) Colui che è lo stesso nell'onore e nel disonore, che è lo stesso verso gli amici e verso quelli che sono (del partito dei) nemici, colui che rinuncia a tutte le imprese, quegli (appunto) è detto colui che ha superato le tre qualità (guna).

(26) Colui che mi onora con costante amorosa devozione ed amore, quegli appunto superando codesti tre guna, è atto a (attingere) l'essenza di Brahma.

(27) Infatti io sono il fondamento del Brahman immortale e imperituro e dell'eterna legge e della beatitudine assoluta.


Capitolo quindicesimo
L'albero della Vita

L'albero cosmico

Il Signore Beato disse:

(1) Parlano dell'imperituro asvattham (albero baniano) come di quello che ha verso il basso i rami e verso l'alto le radici; del quale le piume (le foglie) sono i testi vedici: e colui che lo conosce è (pertanto) un conoscitore del Veda.

(2) In basso e in alto sono estesi i suoi rami, alimentati dai modi (dell'esistenza), aventi come germogli gli oggetti materiali, e in basso, nel mondo degli uomini, si sono prolungate le sue radici, (che sono) legate alle azioni.

(3) La sua forma (effettiva) non è qui, cosi, percepita, né la sua fine, né il suo principio, né il suo fondamento. Dopo aver troncato l'asvattha dalla radice ben cresciuta, con la solida arma del non-attaccamento,

(4) allora, si dovrà cercar quella strada, dalla quale piú non tornano indietro quelli che vi sono arrivati, (pensando) "io cerco rifugio in Lui soltanto, nella Persona originaria, donde si è sviluppato l'antico processo del mondo".

(5) Coloro che sono esenti da orgoglio e da smarrimento spirituale, che hanno vinto la colpa, che consiste nell'attaccamento, che sono sempre assorti nel Sé originario, che hanno rinunciato ai desideri, che son liberati dalle dualità rappresentate dalla coscienza del piacere e del dolore, tornano, senza smarrirsi, a quella condizione che non avrà mai termine.

La vita della manifestazione è soltanto una parte della vita

(6) Il sole non Lo illumina, e cosí nemmeno la luna ed il fuoco; esso è il mio supremo rifugio, dal quale quelli che vi giungono piú non ritornano.

Il Signore come vita dell'Universo

(7) Un frammento della mia realtà, nel mondo della vita, divenuta che sia un'anima individuale, eterna, (a sé) trae i sensi, fra i quali è la psiche come sesto organo, (sensi) che si fondano sulla natura.

(8) Quando il Signore si assume un corpo e quando l'abbandona, (egli) prende questi (i sei organi di senso) e va, cosí come il vento (porta via) i profumi dal luogo (ove stanno).

(9) Entra in rapporto con gli oggetti dei sensi, impiegando l'orecchio, l'occhio, il tatto, il gusto, l'odorato, cosí come anche le facoltà della mente.

(10) Coloro che hanno l'animo smarrito non vedono Lui che se ne va, che resta, che fruisce dei guna, venendo in contatto con essi; ma lo vedono coloro che hanno l'occhio della conoscenza.

(11) Anche gli yoginah che lottano lo percepiscono come avente sede nel sé, ma quelli che non intendono, i cui spiriti non te hanno raggiunto l'equilibrio (non sono formati), per quanto lottino, non riescono a vederlo.

(12) Quello splendore che proviene dal sole (e) che illumina tutto questo mondo, quello che è nella luna, quello che è nel fuoco, quello splendore, conoscilo come mio.

(13) Col fare il mio ingresso nel seno della terra, sostengo gli esseri con la mia energia (vigorosamente), e, diventando il soma, come nettare gustoso, io nutro tutte le piante benefiche.

(14) Io, diventando il fuoco universale (della vita) e (come tale) entrando nel corpo delle creature viventi, insieme mesco

(15) E io sono installato nel cuore di ognuno; da me nascono la memoria e la conoscenza e cosí anche la negazione loro. Io son colui ancora, che si deve conoscere per mezzo di tutti i Veda; io sono anche colui che ha fatto il Vedanta e anche colui che conosce i Veda .

La Somma Persona

(16) Queste due persone son (quelle che sono) nel mondo, quella peritura e l'imperitura, quella peritura (si identifica con) tutti questi esistenti, ed imperituro si chiama l'immutabile (quello che sta in alto nel mezzo).

(17) Diversa però da questi (è) la Coscienza Altissima, che ha il nome di Sé supremo, il quale entrato nei tre mondi come Signore imperituro, li sostiene.

(18) Allorché ho superato il perituro e sono sommo perfino nei riguardi (superiore a) dell'imperituro, allora io sono celebrato come la Suprema Persona nel mondo e nel Veda.

(19) Colui che, senza smarrirsi, conosce me, la Suprema Persona, quegli è il conoscitore del tutto ed onora me con tutto il suo essere, o Bharata.

(20) Cosí questa dottrina segretissima è stata da me rivelata, o (eroe) senza macchia. Conoscendola (un uomo) potrà diventare saggio e (diventare) uno che ha compiuto il suo dovere, o Bharata.


Capitolo sedicesimo
La natura del divino e lo spirito demoniaco

I caratteri della natura divina

Il Signore Beato disse:

(1) L'assenza di paura, la purezza dell'essenza (dello spirito), il fatto di essere ben stabilito nella conoscenza e nella concentrazione, la generosità, il controllo e il sacrificio, lo studio, la penitenza, la rettitudine,

(2) la non-violenza, la verità, l'andar esenti da ira, la rinuncia, la serenità, il non usare calunnia, la compassione per esseri viventi, l'assenza di bramosia, la dolcezza, il ritegno, la ponderatezza,

(3) il vigore, l'indulgenza, la forza d'animo, la purezza, l'esser liberi da sentimenti ostili (per chiunque), il non sentire troppo altamente di sé sono di colui che è nato per la divina perfezione, o Bharata.

Il demoniaco

(4) L'ipocrisia, l'arroganza, il sentir di sé troppo altamente, l'essere collerico ed anche la rudezza ed ignoranza (sono), o Partha, di colui che è nato per la condizione demoniaca.

Le conseguenze dell'una e dell'altra condizione

(5) La divina perfezione si ritiene che sia per la liberazione e la natura demoniaca in funzione del vincolo (della schiavitù spirituale). Non ti addolorare, o Pandava, tu sei nato per la divina perfezione.

(6) (Ci sono) due generi di esseri creati nel mondo: il divino e il demoniaco; il divino è stato descritto per esteso; ascolta da me, o Partha, (l'esposizione) del demoniaco.

(7) Gli uomini demoniaci non conoscono né la via dell'agire né la via delle rinuncia all'agire; in essi non si trova purezza, né buona condotta, né verità.

(8) Dicono che il mondo sia senza realtà, senza fondamento, senza un Signore, non venuto all'essere secondo una regolare connessione causale, in breve, causato dal desiderio.

(9) Tenendo fermo a questo modo di vedere, gli uomini di corto intelletto, che nuocciono a se stessi, si levano, uomini dagli atti violenti, quali nemici del mondo, per la sua distruzione.

(10) Abbandonandosi a un desiderio che non può essere saziato, pieni di fraudolenza, albagìa, orgoglio, per via d'illusione in sé trattenendo cattive inclinazioni, agiscono avendo una condotta non pura.

(11) Dediti ad un impegno affannoso o senza misura, che ha fine soltanto con la morte, essi che credono che la necessità primaria per l'uomo consista nel soddisfacimento dei desideri e sono convinti che di questo mondo sia l'unica realtà,

(12) legati dai cento e cento vincoli del desiderio, dediti al piacere ed all'ira, cercano di ottenere delle fortune, seguendo un modo di procedere irregolare (ingiusto), pur di soddisfare i loro desideri;

(13) "Oggi son riuscito ad ottenere questo, quest'altro desiderio riuscirò a soddisfare; questa cosa mi appartiene e anche l'altro bene a sua volta sarà mio";

(14) "Questo nemico è stato ucciso da me ed altri anche io ucciderò; io sono il Signore, sono colui che gode, sono fortunato, potente, felice";

(15) "Io sono ricco, sono di nobile stirpe: chi altro c'è che sia simile a me? Io farò sacrifici, farò doni e godrò": cosí (dicono essi) illusi dall'ignoranza.

(16) Agitati dai piú diversi pensieri, avviluppati nella rete dell'illusione, impegnati nella soddisfazione dei loro desideri, cadono in un cupo inferno.

(17) Infatuati di se stessi, pretensiozi, presi dalla superbia e dall'orgoglio della ricchezza, compiono dei sacrifici che sacrifici sono soltanto di nome, in modo del tutto ostentato e senza tener conto delle regole.

(18) Abbandonandosi all'egocentrismo, alla bruta prepotenza, all'orgoglio, e cosi anche alla lussuria ed all'ira, (questi) uomini a tutti nemici son tali da detestare Me (che pur albergo) nei loro stessi corpi e in quelli degli altri.

(19) Questi (uomini) che non fanno che odiare, (questi uomini) crudeli, i piú vili degli uomini, nel succedersi delle nascite e delle morti, io ininterrottamente scaravento, essi, i malvagi, in demoniache matrici.

(20) Caduti in matrice demoniaca questi uomini dalla mente confusa, di nascita in nascita, senza raggiungermi, o figlio di Kuntì, vanno piuttosto, di conseguenza, all'infima delle condizioni.

Le tre porte dell'inferno

(21) Questa porta che mena all'inferno, essa, la distruggitrice del sé particolare ha un triplice accesso (è triplice): (consiste in) passione, ira, avidità. Pertanto, occorre metter da parte queste tre cose.

(22) L'uomo che si è liberato di queste tre porte che menano al regno delle tenebre, o figlio di Kuntì, fa ciò che è meglio per il suo sé, e quindi raggiunge lo stato supremo.

(23) Colui che sdegnando le norme della Scrittura, agisce a seconda delle proprie passioni, non raggiunge né la perfezione né la felicità né lo stato supremo.

(24) Perciò la Scrittura sia la tua norma nella determinazione di ciò che è da fare e di ciò che non si deve fare; conoscendo ciò che è detto nelle norme contenute nella Scrittura, devi compiere in questo mondo l'opera tua.


Capitolo diciassettesimo
I tre guna applicati ai fenomeni religiosi

Le tre specie di fede

Arjuna disse:

(1) Di coloro che, dando importanza minore ai precetti scritturali, (pur) pieni di fede, fanno offerta di sacrifici, qual è la situazione o Krsna? Sono essi partecipi del principio della bontà o di quello della passione, o di quello della tenebra?

Il Signore Beato disse:

(2) La fede di coloro che si sono incarnati in un corpo è di tre specie, ognuna di esse avendo origine dalla natura di ciascuno: ossia buona, passionale, tenebresa. Ascolta (dunque il mio discorso su) queste (specie).

(3) La fede di ciascuno è conforme alla sua natura, o Bharata; della natura della sua fede, tale è l'uomo; quale la sua fede in realtà è, tale appunto egli è.

(4) Gli uomini buoni onorano gli dei, quelli dominati dalle passioni onorano i semidei e i demoni e quelli che hanno lo spirito ottenebrato onorano gli spiriti dei morti, ai quali non sono stati ancora resi gli onori funebri, e le tribú degli spiriti.

(5) Quegli uomini che si sottopongono ad una terribile penitenza, non stabilita dalla scrittura, (in quanto) vogliono secondare ipocrisia ed egoismo e sono posseduti dalla violenza della cupidigia e della passione,

(6) essendo privi di senno, compiono un'azione riduttiva sull'insieme di elementi che ha sede nel corpo ed anche su di me in quanto dimoro in un corpo. Sappi che questi sono demoniaci nella loro determinazione.

Le tre specie di cibo

(7) Anche il cibo che è caro a ciascuno è di tre specie; e cosi anche i sacrifici, le penitenze, i doni; ascolta dunque codesta distinzione-classificazione.

(8) I cibi che accrescono la lunghezza della vita, la forza vitale, la forza fisica, la buona salute, la felicità e la piacevolezza (dell'esistere), saporiti, teneri, nutrienti, gradevoli sono cari a quelli che partecipano del sattva.

(9) I cibi amari, acidi, salati, assai caldi, piccanti, aspri, che bruciano, che fanno male, che dànno luogo a pene e ad indigestione, sono preferiti da coloro che son dominati dalle passioni (rajas).

(10) Ciò che è corrotto (che ha fatto il suo tempo), che è privo di sapore, che è putrido, che ha passato il tempo in cui era accettabile, che è stato rifiutato ed è sozzo, questo è il cibo che è caro a chi è nel tamas.

Le tre specie di sacrificio

(11) Quel sacrificio che è offerto, in accordo con le norme scritturali, da coloro che non bramano il frutto e che volgono il loro spirito al fatto che 'è doveroso offrire il sacrificio, quel sacrificio partecipa della bontà.

(12) Ma ciò che è offerto, con la mira al frutto od anche per ostentazione, o ottimo fra i Bharata, sappi che quel sacrificio partecipa del rajas (della passione).

(13) Il sacrificio che è al di fuori della norma, nel quale non è offerto cibo, privo di inni, non accompagnato da doni, ove non è presente la fede, si dice che sia partecipe della tenebra.

Le tre specie di penitenza

(14) Il culto reso agli dei, ai nati due volte, ai maestri, ai saggi, la purezza, la rettitudine, la continenza e l'astensione dal nuocere, (questo) si chiama la penitenza o ascesi del corpo.

(15) Il pronunciar parole che non arrecano turbamento, che rispondono a verità, che sono gradevoli e salutari e l'esercizio di recitazione dei Veda (ciò) è detto (essere) ascesi relativa al discorso.

(16) Calma nella propria psiche, gradevole gentilezza, silenziosa riservatezza, controllo di sé, purezza di spirito, questo ha il nome di ascesi dell'anima.

(17) Questa triplice ascesi, praticata con la fede piú alta da uomini dall'animo fermo e che non abbiano la brama del frutto, è chiamata partecipe del principio della bontà.

(18) Quell'ascesi che è praticata al fine di ottenere gli onori che si rendono alle persone di riguardo e in genere onore e rispetto e per far bella mostra è, nel nostro mondo qui, chiamata partecipe del principio della passione: è sempre mutevole e incostante.

(19) Quella specie di ascesi che è praticata con una infatuazione che deriva da errato concetto, con proprio danno o al fine di distruggere altri, è detta partecipe del tenebroso.

Le tre specie di doni

(20) Quel dono che è fatto a uno che non dà il concambio, (pensando) che questo è un dono che dev'essere fatto, nel luogo giusto e al tempo giusto e a persona degna, quel dono si giudica esser partecipe di bontà.

(21) Ma quel dono che è fatto in funzione di una ricompensa, o con l'animo volto al frutto, come guadagno di ritorno, o controvoglia, è detto essere della natura della passione.

(22) E quel dono che è fatto a tempo e in luogo inopportuni a persone indegne, in modo scortese (o) con disprezzo, è detto essere della natura delle tenebre.

L'espressione mistica: Aum Tat Sat

(23) Il triplice segno di Brahman è considerato essere "aum tat sat". Con esso furono stabiliti in antico i Brahmani, i Veda ed i sacrifici.

(24) Perciò pronunciando (la sillaba) aum, gli atti di sacrificio, dono, penitenza, come prescritti dalle norme scritturali per i fedeli interpreti del Brahman, si praticano sempre per opera loro.

(25) (Pronunciando la sillaba) tat, senza aver la mira al frutto, sono compiuti da coloro che cercano la liberazione i diversi atti del sacrificio e dell'ascesi e i diversi atti del dare.

(26) La sillaba sat è usata col significato di "realtà effettiva" e col significato di "realtà santa"; ed ugualmente, o Partha, la parola sat è usata nel senso di "azione buona".

(27) La fermezza nel sacrificio, nell'ascesí, nel dono è chiamata anche sat ed ugualmente è chiamata sat ogni azione che abbia fini siffatti.

(28) Qualsiasi offerta sia fatta, qualunque dono sia fatto, qualunque atto d'ascesi sia compiuto senza fede ha il nome di asat, o Partha: nulla dopo la morte, nulla in questa vita.


Capitolo diciottesimo
Conclusione

Si deve praticare la rinuncia non nel senso della rinuncia all'operare bensì nel senso della rinuncia al frutto delle opere

Arjuna disse:

(1) O eroe dal forte braccio, desidero conoscere il vero concetto della rinuncia e dell'abbandono, o Hrsikesa, nei vari modi, o Kesinisudana.

Il Signore Beato disse:

(2) I sapienti sanno che la rinuncia consiste nell'astensione dalle opere, compiute con fine d'interesse; coloro che vedono chiaramente (i dotti) affermano che l'abbandono consiste nel lasciare i frutti di tutte le opere.

(3) Bisogna astenersi dall'operare, come da un male: cosi alcuni uomini saggi opinano; ed altri (affermano) che gli atti di sacrificio, di dono, d'ascesi non devono essere dismessi.

(4) Ascolta ora da me, ottimo fra i Bharata, la nozione certa dell'abbandono: l'abbandono, o sommo tra gli uomini, è stato spiegato come triplice.

(5) Gli atti che consistono nel sacrifizio nel dono nell'ascesi non devono essere abbandonati (o dismessi), ma devono invece essere compiuti. Perché il sacrificio, il dono, l'ascesi (realizzano) la purificazione dei saggi.

(6) Ma anche queste opere devono essere compiute, abbandonando l'attaccamento e il desiderio del frutto. Tale o Partha, è il mio modo di pensare deciso ed ultimo (o sommo).

(7) Ma il rifuggire da un atto prescritto non è cosa che possa approvarsi; l'astenersi da una cosa del genere, per via di illusione, si dichiara essere della natura del tamas, del tenebroso.

(8) Chi tralasci un'azione (considerando che è) dolorosa, per paura della sofferenza fisica, quegli, compiendo una rinuncia di tipo passionale, non potrà ottenere il frutto della rinuncia.

(9) Ma colui che compia il dovere prescritto (considerando) che "è una cosa che bisogna fare", o Arjuna, mettendo da parte ogni attaccamento e cosi anche la prospettiva del frutto, (realizza) una rinuncia (che) è giudicata partecipe del principio della bontà.

(10) L'uomo saggio che compie la rinuncia, che è compenetrato dal sattva o principio della bontà, i cui dubbi sono dispersi, non odia nessuna azione penosa e non ha attaccamento per il facile operare.

(11) Davvero non è possibile, per chi è fornito di un corpo , rinunciare in tutto e per tutto all'operare. Ma colui che rinuncia al frutto dell'opera, (quegli) è chiamato colui che pratica autenticamente il distacco.

(12) Sgradevole, gradevole, misto: triplice è il frutto dell'operare, per coloro che non hanno compiuto la rinuncia, una volta che siano morti: non ce n'è di alcun genere per coloro che hanno compiuto la rinuncia.

L'operare è una funzione naturale

(13) O (eroe) dal forte braccio, apprendi da me questi cinque principii, per il compimento di tutte le azioni, (come) sono enunciati nella dottrina samkhya.

(14) La base dell'agire ed ugualmente l'agente, lo strumento nelle sue varie specie, i vari tipi di attività separatamente presi e poi l'elemento piú che umano (superiore all'umano) che è il quinto.

(15) Qualsiasi azione l'uomo intraprenda con il corpo, la parola, la mente, (azione) che sia secondo la regola o che vada in senso opposto, cinque sono i suoi fattori.

(16) Cosi stando le cose allora, l'uomo dallo spirito distorto che ritenga se stesso l'agente assoluto, per il fatto che non maturo è il suo spirito, quegli, (in realtà) non vede.

(17) Colui che è libero da ogni (illusorio) sentimento egocentrico, che non ha la facoltà distinguente turbata, anche se uccide in questo mondo, non uccide (in realtà) e non soffre vincolo (per le sue azioni).

La conoscenza e l'azione

(18) La conoscenza, l'oggetto della conoscenza, il soggetto conoscente costituiscono il triplice incitamento all'agire; lo strumento, l'azione e l'agente sono i tre elementi che entrano a costituire ogni azione.

(19) La conoscenza, l'azione e l'agente, secondo la scienza dei guna (delle qualità), si dice che siano di tre specie soltanto, secondo la distinzione dei guna. Ascolta anche di questi, come è buona regola.

Le tre specie della conoscenza

(20) Quella conoscenza per la quale è visto in tutti gli esseri l'unico essere imperituro, indiviso nelle (esistenze) divise, sappi che partecipa della bontà.

(21) Quella conoscenza che conosce vari esseri di diverse sorti in tutti gli esistenti, a causa del loro essere separati, sappi che quella conoscenza partecipa della passione.

(22) Ma quella (conoscenza) che resta appresa ad un singolo effetto, come se fosse il tutto, senza considerare la causa, per il fatto di non tener a ciò che è reale, (quella conoscenza) che è di valore limitato si dichiara essere partecipe del tenebroso.

Le tre specie dell'operare

(23) Quell'azione che appartiene al novero delle prescritte, che è compiuta senza attaccamento, senza amore od ostilità da colui che non cerca di ottenere il frutto, quella è detta partecipe della bontà.

(24) Ma quell'azione che è compiuta, mentre implica sforzo o pena, da uno che vuole la soddisfazione dei suoi desideri oppur anche da uno che sia pieno di sentimento di sé, si dice partecipe della passione.

(25) L'atto che si fonda sullo smarrimento mentale, senza tener conto del rapporto seriale immediato degli eventi, di rovina o di torto (possibile altrui arrecato) e senza considerare le umane possibilità, è detto partecipe della tenebra.

Tre specie di agente

(26) Colui che agisce (essendo) libero da attaccamento, che non parla come (fa) l'egoista, che è pienamente dotato di costanza ed energia, che non è scosso da successo o insuccesso, è detto partecipe della bontà.

(27) Colui che agisce in preda a (varie) brame, che avidamente cerca il frutto dell'azione, (che è in sé) avido, con l'animo di chi vuol fare del male, impuro, con l'animo pieno di gioia o di tristezza, è detto partecipe di qualità passionale.

(28) Colui che agisce senza aver conseguito l'equilibrio, che è volgare, ostinato, falso, sornione, ignavo, depresso e tergiversante si dice partecipe della tenebra.

Le tre specie d'intelletto (facoltà discriminativa)

(29) Ascolta (dunque ora) la triplice distinzione dell'intelletto (come capacità discriminativa) e della ferma costanza spirituale, secondo le qualità, o possessore della ricchezza, enunciata interamente e distintamente.

(30) O figlio di Partha, l'intelletto che conosce il muoversi in avanti (l'agire) e lo starsene immobili, ciò che si deve e ciò che non si deve fare, ciò che si deve e ciò che non si deve temere, ciò che lega e ciò che libera, (quello), è partecipe della bontà.

(31) Ma l'intelletto con il quale (si) conosce in modo improprio il giusto e l'ingiusto, ciò che si deve fare e ciò che non si deve fare, quello, o figlio di Partha, è in sé passionale.

(32) E l'intelletto che, avviluppato dalle tenebre, pensa che l'ingiusto sia giusto e (concepisce) tutte le determinazioni concrete all'inverso, o Partha, (quello) partecipa della tenebra.

Le tre specie di salda fermezza

(33) La salda fermezza con la quale (uno) regola le attività della mente, del flusso vitale, dei sensi, per mezzo della concentrazione, quella salda fermezza che mai non si svia, o Partha, è partecipe della bontà.

(34) La salda fermezza per mezzo della quale uno che sia desideroso del frutto, in stretta dipendenza da ciò, volge la propria attenzione al dovere, al piacere, alla ricchezza, quella fermezza, o Partha, è del tipo della passione.

(35) La salda fermezza per via della quale lo stolto non lascia (di abbandonarsi al) sonno, alla paura, all'ansia, alla tristezza, all'ebbra eccitazione orgogliosa, o Partha, è (quella) partecipe del principio della tenebra.

Le tre specie di felicità

(36) Ora poi ascolta da me, o ottimo fra i Bharata, le tre specie di felicità (quali siano). Quella per cui (l'uomo) in seguito ad esercizio prende diletto e giunge al termine del suo soffrire,

(37) Quella felicità che al principio è come un veleno ed alla fine rassomiglia al nettare, che nasce dalla chiarezza dell'intendimento del Sé, è detta essere partecipe del principio della bontà.

(38) Quella felicità che nasce dal contatto dei sensi e degli oggetti di senso e che è come nettare al principio, come veleno alla fine, una tale felicità è menzionata come del tipo passionale.

(39) Quella condizione di piacere che al principio e in ciò che ad esso consegue, (rappresenta un) turbamento dell'anima e che è sorta dal sonno profondo, dalla pigrizia, dalla negligenza quella appunto è detta essere partecipe del tenebroso.

I vari doveri determinati dalla natura particolare (svabhava) e dalla condizione sociale particolare (svadharma)

(40) Non c'è (essere) esistente particolare sulla terra o anche fra gli dei in cielo, che sia libero da codesti tre guna che traggono origine dalla natura.

(41) Gli atti dei Brahmani, degli ksatriyah, dei vaisyah e degli sudrah, o distruttor dei nemici, sono distinti a seconda delle qualità che hanno origine nella natura particolare di essi.

(42) La serenità, il controllo di sé, la vita ascetica, la purezza, la tolleranza e la rettitudine sincera, la sapienza, la conoscenza e la pietas, (tale è) l'agire proprio del Brahmano e che trae origine dalla sua stessa natura.

(43) L'eroismo, il vigore, la fermezza, la destrezza, il non fuggire nemmeno nel pieno della mischia, la generosità, avere l'orgoglio del comando, (questo è) l'agire dello ksatriya, (agire) che nasce dalla sua natura stessa.

(44) L'agricoltura, l'aver cura del bestiame, la mercatura (costituiscono) l'agire di un vaisya, (agire) che nasce dalla sua natura stessa; l'operare che ha il carattere del servire è proprio dello sudra e nasce dalla sua stessa natura.

(45) Ciascun uomo, che trova piacere nel proprio lavoro, raggiunge la perfezione Come ciascuno che con impegno compia il proprio lavoro raggiunga la perfezione, questo (appunto) ascolta.

(46) Colui dal quale (si muove) lo sviluppo degli esseri e dal quale tutto questo mondo promana, quello appunto, per mezzo della sua propria opera, l'uomo onorando, raggiunge la perfezione.

(47) Migliore è la legge propria, (per quanto) sprovvista di qualità (che la rendono perfetta), che non l'altrui legge ben praticata. Colui che compie opera ordinata dalla propria natura non commette colpa.

(48) Nessuno deve abbandonare l'opera che gli è connaturata, o figlio di Kuntì, per quanto piena di difetti possa essere, perché in verità tutte le intraprese sono annebbiate da difetti, come il fuoco dal fumo.

Il karmayoga e la perfezione assoluta

(49) Colui il cui intelletto non ha in modo alcuno attaccamento, colui che ha vinto il suo sé (e) che si è liberato dei suoi desideri, attraverso la rinuncia, perviene allo stato di perfezione che è al disopra dell'operare.

La perfezione di Brahman

(50) Colui che ha raggiunto la perfezione, (allora) attinge il Brahman, che è il massimo compimento della conoscenza: (questo) da me ascolta in breve, o figlio di Kunti.

(51) (Essendo) fornito di un puro intelletto, con fermezza controllando se stesso, rinunciando al suono ed agli altri oggetti di senso e respingendo via da sé attrazione e avversione,

(52) menando vita solitaria, mangiando assai poco, padrone della parola, del corpo, della psiche, dandosi sempre alla meditazione ed alla concentrazione e trovando rifugio nell'indifferenza,

(53) tenendo lontano l'egocentrismo, la forza bruta, l'arroganza, il desiderio, l'ira, il possesso, rinunciando all'io e dopo essersi raccolto in pace, è atto a divenire una realtà sola col Brahman.

La devozione suprema

(54) (Essendo) divenuto una cosa sola col Brahman, avendo lo spirito sereno, non ha pene (e) non ha desideri. Uguale verso tutti gli esseri, in me attinge la devozione suprema.

(55) Per mezzo della devozione giunge a conoscermi, come sono e quale io sono in realtà; perciò, avendo conosciuto me in verità, in me immediatamente fa ingresso.

Applicazione di quest'insegnamento al caso di Arjuna

(56) Continuamente compiendo tutte le azioni, purchè in me cercando rifugio, per mia grazia raggiunge l'eterna imperitura dimora.

(57) Risolvendo nel tuo spirito in me le tue opere, a me devoto, ricorrendo alla fermezza dell'equilibrio spirituale, abbi il pensiero costantemente in me fisso.

(58) In me tenendo fiso il pensiero, per mezzo della mia grazia, supererai tutte le difficoltà: ma se poi tu, per dar valore al tuo ego, non mi ascolterai, perirai.

(59) Se, ad alto sentimento del tuo sé abbandonandoti, pensi "non combatterò", questa tua risoluzione (è formulata) invano: sarà la natura stessa a costringerti.

(60) Quello che non desideri fare, per uno smarrimento della tua mente, quello (tu) farai anche contro la tua volontà, costretto dal tuo operare, sorto dalla tua stessa natura, o figlio di Kuntì.

(61) Il Signore, o Arjuna, dimora nella regione del cuore di tutti gli esseri, volgendo intorno tutti gli esseri col suo potere, come se fossero posti su di una macchina.

(62) A lui va' come al tuo asilo, con tutto il tuo essere, o Bharata; attraverso la sua grazia attingerai la pace suprema e l'eterna dimora.

(63) Cosí quella sapienza-conoscenza che è piú segreta di tutti i segreti, è stata da me a te spiegata; rifletti su di essa senza nulla tralasciare e fa (cosí) come preferisci (di fare).

Esortazione finale

(64) Ascolta di nuovo la mia suprema parola, quella che di tutte è la piú segreta; tu sei da me intensamente amato, e ti dirò quindi ciò che per te è buono.

(65) Fissa su di me l'anima tua; sii a me devoto; a me rendi il sacrifizio; a me rendi onore; a me cosí tu verrai e a te prometto la verità, (ché) tu mi sei caro.

(66) Mettendo da canto tutti i doveri, vieni a me (che son) l'unico asilo; non ti affliggere, sarò io a liberarti da tutti i mali.

Il compenso per aver seguito l'insegnamento

(67) Questo (insegnamento) non dev'essere da te assolutamente esposto ad uno che non pratichi penitenze, a uno che non abbia devozione, a uno che mi disobbedisca o (che) mi biasimi.

(68) Colui che spiegherà questo supremo segreto ai miei devoti, per me realizzando una devozione che non ha altra che la superi, a me senza dubbio verrà.

(69) Non ci (potrà essere) fra gli uomini alcuno che compia azione a me piú cara; né ci può essere altri piú caro di lui sulla terra.

(70) E da colui che studierà questo dialogo, che noi due abbiamo condotto secondo i sacri principii, è mio intendimento di essere onorato, attraverso l'ascesi della conoscenza.

(71) E l'uomo che lo ascolti con fede e senza pensieri maligni, quegli appunto, liberato, raggiungerà i mondi felici dove dimorano i virtuosi.

(72) È stato questo (discorso) da te udito con animo fisso su un punto, o Partha? Lo sviamento causato dall'ignoranza è stato esso disperso, o possessore della ricchezza?

Arjuna disse:

(73) Dissolto è il mio smarrimento e da me conquistata la consapevolezza, attraverso la tua grazia, o Incrollabile. Fermo sto, con i dubbi che si son tutti dissolti: quel che tu mi hai detto, io compirò.

Samjaya disse:

(74) Cosí io ho udito questo meraviglioso dialogo fra Vasudeva e il magnanimo Partha, che tale fu da darmi un brivido orripilante.

(75) Per grazia di Vyasa, io ho ascoltato questo segreto supremo, (questo) yoga, proprio dallo stesso Krsna, da lui, il signore dello yoga, che lo spiegava, di persona.

(76) O re, ogni volta che ripenso a questo dialogo meraviglioso e santo di Kesava ed Arjuna, gioisco e torno a gioire.

(77) Ed ogni volta che richiamo alla mente la forma piú che portentosa di Hari, grande è il mio stupore, o re, e gioisco e torno a gioire.

(78) Laddove è Krsna, signore dello Yoga, laddove è Partha, l'arciere, ivi, fermamente credo, sono per certo in modo stabile la fortuna, la vittoria, il benessere, la buona condotta.

LE TAVOLE DI SMERALDO (TESTO INTEGRALE)

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È vero senza menzogna, certo e verissimo.

Ciò che è in basso è come ciò che è in alto
e ciò che è in alto è come ciò che è in basso
per fare i miracoli della cosa una.

E poiché tutte le cose sono e provengono da una,
per la mediazione di una,
così tutte le cose sono nate da questa cosa unica
mediante adattamento.

Il Sole è suo padre, la Luna è sua madre,
il Vento l'ha portata nel suo grembo,
la Terra è la sua nutrice.
Il padre di tutto, il fine di tutto il mondo è qui.
La sua forza o potenza è intera se essa è convertita in terra.

Separerai la Terra dal Fuoco, il sottile dallo spesso
dolcemente e con grande industria.
Sale dalla Terra al Cielo e nuovamente discende in Terra
e riceve la forza delle cose superiori e inferiori.

Con questo mezzo avrai la gloria di tutto il mondo
e per mezzo di ciò l'oscurità fuggirà da te.
È la forza forte di ogni forza:
perché vincerà ogni cosa sottile e penetrerà ogni cosa solida.

Così è stato creato il mondo.
Da ciò saranno e deriveranno meravigliosi adattamenti,
il cui metodo è qui.
È perciò che sono stato chiamato Ermete Trimegisto,
avendo le tre parti della filosofia di tutto il mondo.
Ciò che ho detto dell'operazione del Sole è compiuto e terminato
.