L’Apocalisse secondo Angelo Tonelli 2 di 2

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Per entrare nella catena di Sant’Antonio della notorietà, occorre un’umiliazione a priori: farsi garantire da un capocordata che già faccia parte della squadra dei potenti. Così per fare carriera universitaria, occorrono infinite esibizioni di ossequio a un padrino e garante: ricordo, quando misi per la prima volta piede all’Università di Pisa, un giovane intraprendente che accendeva ossequioso la sigaretta al docente di Letteratura Greca. Costui, adesso, a sua volta, è docente universitario. “Come va?” “Wie geht’s?” “How are you?” “Tutto bene?” eccetera. Il linguaggio comune esprime, proiettata sull’altro, la preoccupazione per la sventura o per la morte, che in ogni momento può sottrarre chi è veduto allo sguardo affezionato che lo incontra. La morte è sempre lì, può colpire in ogni istante. Conosco almeno tre antidoti contro questo serpente che stringe la gola all’umano: il congiungimento contemplativo con il silenzio immortale dell’Assoluto che ci abita; l’eros spirituale e sensuale; infine, il gioco, la capacità di danzare su se stessi e sulla vita, per quanto è concesso dalla morsa del dolore, o negli intervalli tra un dolore e l’altro. È bene far risuonare tutte le corde di questa tastiera donata dagli dei, o dal dio cosmico, o dalla Natura. Raramente, i genitori, nell’attimo in cui si congiungono per generare nuovi anelli nella catena delle stirpi dei mortali che fluiscono molteplici, hanno consapevolezza che stanno generando un morituro, un cadavere in potenza, e stanno convocando un convitato ignaro a una festa che sarà in gran parte macabra. Nell’incertezza se sia imbecille il Dio, o la Natura, che hanno messo in scena un mondo sotto vari aspetti demenziale e crudele, oppure se imbecille sia il mio occhio che vede sub specie damnationis il mondo, e in particolare il mondo degli umani, cerco di creare bellezza e contemplazione e gioco, dentro e fuori di me. Qualora la Dama Bianca non colga all’improvviso, mietendola con la falce affilata, la nostra vita in slancio, ritengo gesto opportuno e sacro – se per chiari segni si riconosca ineluttabile il processo di disgregazione che condurrà alla morte relativa – favorire personalmente il trapasso, nel modo che lo renda meno doloroso, dalla Vita al Silenzio, anch’esso relativo, della Morte. La donna moderna, nei paesi economicamente e culturalmente avanzati, ha subito un processo di virilizzazione, facendo propri i disvalori della cultura maschile. In questo modo, è entrato in crisi il rapporto tra uomo e donna, si è scardinato l’equilibrio tra attivo e passivo, yang e yin, della relazione. Perché la relazione uomo – donna guarisca da questa malattia, l’uomo deve attenuare gli atavismi dell’eccessiva tendenza alla dominazione, senza però cadere nell’estremo opposto della subordinazione al femminile, e la donna emancipata, piuttosto che mirare a emanciparsi ancora, dovrà tentare di recuperare la propria femminilità – passività, caduta in ombra per inflazione della parte maschile, per ipertrofia dell’animus.  Ho provato in tutti i modi -poiché altrimenti le trovo infrequentabili – a far recuperare a donne “emancipate” una sana passività femminile, ma l’unicomodo in cui vi attingono è il masochismo sessuale e psicologico nella relazione amorosa, che però non fa altro che compensare, senza scalfirla minimamente, l’ipertrofia dell’animus. Forse, entro breve tempo, nei paesi industrializzati non esisteranno più donne vere, capaci di evolvere se stesse e di far sentire uomo il proprio uomo, con una dignitosa forma di passività che è saggezza antica, e circoleranno soltanto virago iperfalliche e masochiste sotto le lenzuola. Il culmine negativo delle storie d’amore si tocca quando uno degli amanti sprofondi nel dolore della mancanza in maniera nuda, al grado zero, senza capacità di distacco: allora il gioco finisce, e la danza d’amore cede passo alla prosa, o alla retorica asiana dell’ira. È bene ridere su chi reagisce così all’abbandono o al tradimento, per invitarlo ad andare più in là di sé.  La piazza è gremita, sotto la luna sottile. Spira aria fresca, si intrecciano innumerevoli gesti, parole innumerevoli si rincorrono, trai giovani assiepati in gruppi fitti fitti. Non ho mai capito che cosa abbiano da dirsi, così, in continuazione, e non ho mai sopportato di essere uno di loro. Ma tutto ciò è bello da contemplarsi, in una solitudine compatta e accesa dal senso di appartenere non a questo mondo, ma alla sua ” armonia nascosta”. De Sade il Buddha. Così mi piace vederlo, perpetuo testimone del fondo oscuro dell’animo umano, con la sua scrittura catabatica che si fa simultaneamente capro espiatorio e lama sacrificale delle pulsioni di base- sessualità e violenza – tratte all’estremo limite e lasciate cuocere nello stesso alambicco insieme con il loro opposto che le coartate e accese, la morale cattolica e borghese (sia detto tra parentesi: il cattolicesimo è una delle religioni più arrapanti inventate dall’uomo, con tutti quei peccatucci da compiere nelle sacrestie e nei covi familiari). De Sade è il peccatore-e-insieme-l’-inquisitore, e tutto il materiale incandescente della sua psiche vienesottoposto alla catarsi e all’ascetismo della scrittura, che, nell’atto in cui si fa scrittura criminale, di fatto libera da ogni criminalità l’autore. Ben più esecrabile fu Robespierre, che trascinò alla ghigliottina migliaia di esseri umani, talora incolpevoli. Ma la violenza agita di Robespierre suscita meno scandalo di quella, quasi soltanto pensata, di De Sade: gli è complice la ragion di stato, figlia dei tre dèmoni padroni della storia, e di fronte a questo tribunale ignobile il Signore della Ghigliottina trova giudici più compiacenti. “Idealismo” e “Materialismo” sono, in realtà, nomi diversi per cose uguali: è sufficiente invertire, nell’uno come nell’altro, il termine spirito con il termine materia, e viceversa, e le compagini argomentative ugualmente reggono. Oltre che alla debolezza dei due sistemi – che essi condividono con ogni visione sistematica del mondo – questa convertibilità dei principi allude all’affinità di natura tra materia e spirito, che sono qualità diverse di una medesima sostanza. Più profonda l’intuizione dell’alchimista: “se non corporifichi ciò che è spirituale e non spiritualizzi ciò che è corporeo, non otterrai nulla”, dove l’identità radicale viene dichiarata condizione ineliminabile per giungere al compimento dell’opus, cioè alla realizzazione dell’immortalità interiore. I fenomeni così detti paranormali esistono, sono una realtà di fatto, con uno statuto di esistenza diverso da quello dei fenomeni ordinari, ma ad essi omologo per illusorietà, appartenenza alla dimensione del relativo. Camminare sul fuoco senza bruciarsi, evocare pioggia o siccità, guarire con la forza del pensiero, spostarsi con il doppio astrale, sono possibilità aperte a chiunque, ben dotato dalla Natura, le coltivi con fantasia e costanza. Sperimentarle, apre la mente, fa capire che esistono più cose di quelle che si percepiscono negli stati ordinari di coscienza. Ma aggrapparsi a queste esperienze senza percepirne il carattere relativo e illusorio, conduce a una sterile inflazione dell’Io o del Sé, nefasta per la liberazione, fonte di tracotanza. Altra cosa è, una volta liberati, agire miracoli disinteressati, mossi da amore per gli altri viventi, restando saldamente radicati nella presenza, nel testimone. L’umanità che va riempiendo di clangori farneticanti e azioni di obbrobrio il pianeta meraviglioso, deve finirla di trascinare le sue tristi vicende di odi e raggiri, e approdare al Silenzio. Per essa non c’è alternativa: o cambiare, liberandosi dal retaggio della dominazione da parte dei tre dèmoni e del Dio Denaro, o giungere al Silenzio attraverso l’autoestinzione, per salvaguardare dalle proprie grinfie la bellezza e l’armonia del pianeta. Da Heidegger – ma ancora prima, con il Rinascimento e con il Romanticismo – a Colli, i Greci e la cultura greca in generale sono stati evocati come antidoto rispetto all’ottusità ( filosofica, scientifica, filosofica, esistenziale) del presente. Così anche la saggezza orientale viene convocata sul palcoscenico della storia di Occidente per far impallidire a suo confronto i balbettamenti del misticismo nostrano. Tutto ciò ha una sua legittimità, e un fondamento di verità. Ma finché si permane in una posizione del genere, l’imbecillità dei nostri tempi non viene intaccata: soltanto, risalta meglio. L’uomo nuovo deve conciliare in sé la sapienza greca, i vertici contemplativi raggiunti dalla meditazione d’Oriente e la cultura occidentale moderna, articolandole in una sintesi originale, per andare oltre l’Apocalissi.

VI.META’TA’PHYSIKA’

Origine di tutte le cose, fine di tutte le cose, a cuiesse si riconducono a conclusione di incessanti metamorfosi, è il Silenzio. Presente, passato, futuro, sono Uno nel Silenzio, e il Suono Primordiale è figlio del Silenzio, ad esso inerente e sua espressione. Ogni cosa è già nata e già finita, nel Silenzio. L’Assoluto, o Silenzio, o Mistero, ha assunto numerosi nomi, manifestandosi nel pensiero o nell’intuizione degli umani: Uno, Uno-Molti, Tutto, Dio, Physis, Brahman, Tao, Natura naturans, Vuoto, Nulla, Lògos. E anche Assoluto, Silenzio, Mistero. Il Silenzio, nell’atto stesso in cui si manifesta come Suono-Luce, rivela, entro di sé, una scissione che è radice di tutte le scissioni o opposizioni che costituiscono il Silenzio-come-Mondi. Il Silenzio, in quanto Origine, è Allontanamento dal Silenzio: il Divino è anche negazione del Divino.  Essere silenzio nel Silenzio è essere Eternità: a ciò avvicinano meditazione e morte. Soggetto e oggetto, individuo e mondo esterno, esistono entrambi, e si condizionano reciprocamente, e sono entrambi manifestazioni dell’Uno-Tutto, che è epifania del Silenzio. “Tutte le cose sono Uno, e l’Uno è tutte le cose” (Eraclito 22 B 50 DK). Ma l’unità del Tutto è lacerata. E la manifestazione dell’Uno- in- quanto- umanità è lacerata dal contrasto tra figli dei porci (o dei dèmoni) e Figli degli dèi. Tutto è Uno, ma il riconoscimento dell’armonia che nasce dal contrasto non obbliga il saggio all’accettazione passiva e contemplante di ciò che è dato, e in questo Uno è possibile far germogliare il seme dei Figli degli Dèi. È possibile, nell’Uno, andare, con l’Uno, oltre l’Uno, verso l’Uno-Illuminazione, fuoriuscendo dal circolo ouroborico del contrasto tra forze già date. Il seme germogliato dei Figli degli Dèi annulla ogni conflitto, perché è illuminazione vivente, che dischiude la via dell’azione illuminata, evolutiva e pacificata. Normale paranormale, fisico metafisico, giusto ingiusto, reale immaginario: tutto è illusorio e relativo, e l’unica realtà è il Silenzio. Il Suono è il primo Tradimento, autogenerato dal Silenzio, dentro il Silenzio. Il Silenzio, in quanto autotradimento, è Suono. “Congiungimenti intero e non intero, convergente divergente: e da tutte le cose Uno e da Uno tutte le cose ” (Eraclito 22 B 10 DK). È la folgorazione più nitida intorno all’unità di tutte le cose, che include nell’unità il moto di differenziazione delle cose tra di loro, dell’Uno da tutte le cose, e dell’Uno da se stesso. Potrebbe essere anche formulata come: l’Uno è il Due, il Due è l’Uno, nel Silenzio. Tutto è Uno, ma nell’Uno-Tutto ogni singolo, ogni individuum, è un se stesso con le proprie leggi di nascita, crescita e morte: così, nel mare, ogni ondaè quell’onda, pur essendo mare. Al senso dell’Unità si accompagna il senso della complessità interna agli individuae della complessità inerente alle relazioni tra un individuum e l’altro. “una stessa cosa, nel profondo, sono vivente e morto e desto e dormiente e giovane e vecchio: questi, rovesciandosi, sono quelli, e quelli, a loro volta, invertendosi, sono questi” (Eraclito 22 B 88 DK) L’Immediato-Silenzio da cui tutto germina è postazione sapienziale che abbraccia l’eternità attraverso i contrasti apparenti del molteplice. Nelle profondità del Silenzio ciò che nel mondo dell’apparire subisce scansione quantitativa e temporale e peripezia di nascita, culminazione, decadenza e morte, è sigillato in un nucleo atemporale, aionico: non nasce, non culmina, non decade, non muore. Il sapiente, che si radica nel Silenzio, non partecipa, nel profondo, di tali peripezie. E il futuro è già accaduto, nel Silenzio, e il passato sta per accadere.
– Ogni “oggetto” di cui si abbia esperienza sensibile include in sé, come propria ombra, ciò che esso è come immediatezza o cosa in sé, ovvero ciò che esso è a prescindere da ciò che su di esso riversa il “soggetto”.
– In ogni atto di conoscenza intorno a un “oggetto sensibile”, il “soggetto conoscente” riversa su di esso l’a priori dei cinque sensi e della mente, che è il sesto senso ed ha funzione sintetizzatrice dell’attività dei cinque sensi, attraverso l’attività delle categorie, il continuum spazio – temporale, la rete causale.
– Ogni “soggetto” può essere “oggetto ” per un altro “soggetto”; ogni “oggetto” può essere “soggetto” per un altro “oggetto”: ciò è sperimentabile. Poiché ogni “soggetto” è “oggetto” e viceversa, ne consegue l’equazione (s) =(o), che ha come corollario l’annullamento della distinzione “soggetto”- “oggetto”: si rivela arbitraria ogni costruzione di pensiero o filosofia che parli in termini di “soggetto” o “oggetto”.
– È possibile parlare di “soggetto” e “oggetto” soltanto nell’ambito della conoscenza relativa e convenzionale (la dòxa parmenidea)
– Ogni sostanza, cioè ogni essere individuale – per esempio: “il capitano Achab” è
“soggetto/oggetto”, e dunque, più propriamente, viene definito funzione variabile(FV)
– Ogni FVè specchio per l’apparire di un’altra FV, ed è apparire per un’altra FV-specchio.
Il mondo sensibile è un immenso videogame giocato tra due specchi. Tra i simboli di elevazione spirituale che la Natura dissemina, brilla l’occhio. Nell’umano come nella tigre, nel gatto o nella gazzella, questo miracolo di acque condensate e luce e specchi veggenti dischiude all’intuizione dell’Assoluto. Radicato nel sangue e nelle viscere cerebrali, inarca e affina la materia in direzione di una spiritualità corporea che convoca all’ulteriorità. Assorbe e rovescia il mondo sensibile, in questo disvelandone l’illusorietà, per consentirne la percezione e, perpetuamente guardante, anche è guardato da altri specchi veggenti. E, rispetto allo specchio, della cui natura pure partecipa, si dischiude a una riflessione intermittente, che si serra nel buio delle palpebre chiuse, per poi riscintillare alla luce, in alternanza continua. In questo, è simbolo perfetto della Sapienza meditante, che si distrae dalla Luce sapendo che la ritroverà subito dopo, e dimora nella Luce, sapendo che l’Ombra attende. La postazione divina è nell’istante in cui la palpebra inizia a chiudersi, e l’occhio – specchio è ancora aperto, in limine lucis, in limine noctis. Qui è l’enigma, qui la verità.
Sulla sabbia, geometrie disegnate dalle formiche. Rare navi, immobili in tanto muoversi di azzurro.
Sotto di me, l’infinito della terra, e sopra di me l’infinito del cielo, plaghe stellate.
Chi è io?
Che cosa eravamo prima della nascita?
Che cosa saremo dopo la morte?
Che cos’è che ci regge in piedi, ci tiene in vita, al di là del cervello, del cuore, della natura?
Dio esiste, o il Vuoto è madre di tutte le cose?
Siamo frutto del seme del padre e dell’uovo della madre, o esiste un terzo della nascita,  che si amalgama al seme e all’uovo, un elettrone carico di memoria, principio e filigrana di un nostro Sé che attraversa secoli e millenni, di forma in forma, fino alla compiuta compiutezza?
E infine, chi sono io?
Dimoro nell’eco di questa domanda, che a sua volta rinvia al verso dell’asino che raglia i-ò i-ò i-ò, ed evoca la docta ignorantia. Meglio ragliare, farsi animali, non pensare, che tentare la risposta. Sono domande poste dalla ragione, ma la risposta dimora nel Silenzio.
Meglio farsi dèi, divini meditanti, e dimorare nella contemplazione della domanda. Aiòn (aevum)è il “tempo senza tempo”, tempo dell’Uno. Khrònos è il tempo dell’apparenza. “khrònou khrònos”, “tempo del tempo”, recitano gli Oracoli Caldaici(OC 185), e il tempo del tempo relativo, ne è la quintessenza radicata nel Silenzio, che è Eternità. Il mio corpo si estende fino ai limiti estremi cui giungono i cinque sensi e la mente, fino a tutto il percepibile. Io è l’infinito percepibile e intuibile, e il Silenzio che vi sottende. Io non è. Sentire la vita come enigma significa pensare che possa esservi risposta alla Domanda che le poniamo. Sentirla come mistero significa accettare come risposta il Silenzio, che è anche luogo della Domanda. La prima è via da filosofi, la seconda da Iniziati. Un cadavere contemplato esibisce la totale disanimazione della materia. La ripugnanza iniziale che proviamo nei suoi confronti deriva dai dispositivi dell’istinto di vita, che vuole separare nettamente il mondo dei vivi dal mondo dei morti. Superato il fastidio per l’olfatto e per la vista, la meditazione sul corpo putrefatto consente di vedere l’altra faccia del vivente, che è la morte: mentre vado scrivendo, mentre tu, o lettore, mi leggi, migliaia di corpi si stanno putrefacendo con brulichio di vermi nelle carcasse, migliaia di vivi esalano l’ultimo respiro, migliaia di animali vengono sgozzati per dare cibo ad altri animali, tra cui gli umani. Tanto di vita, tanto di morte. Il mondo dell’apparenza è dominato da Dèi o Archetipi o da un Dio unico, sublime e criminale al tempo stesso, geniale e demente, duplice, in ogni caso, e ambiguo. E se ciò che manca al corpo morto e putrefatto, cioè la persona o l’animale o la pianta animata sia perito con esso o voli libero in un’altra dimensione, è mistero, domanda da contemplare nel silenzio. Eppure, proprio questo senso di mancanza del principio vivente non può non far pensare – lucus a non lucendo- a un Altrove di esso, a un luogo non visibile o a un circuito di energie sottili in cui esso continui, metamorfosato, il suo tragitto. Tra le opposizioni complementari del mondo del sole e della luna, in cui ci troviamo a trascorrere, è cardinale l’opposizione interno/esterno, e viceversa.  Ogni organismo deve introdurre al proprio interno elementi del mondo esterno (mangiando, inspirando, guardando, udendo) ed emetterne all’esterno (evacuando, espirando, parlando o facendo versi). Esiste una circolazione continua che garantisce l’unità dinamica del Tutto., anche al livello relativo del mondo-come-maya. Quando la circolazione interno/esterno e viceversa si arresta, c’è la morte. Il cadavere contemplato evoca l’impressione di uno sprofondamento in direzione dell’interno. Dell’individuum vivente resta ciò che esso è, una volta sottratta l’attività dei cinque sensi e della mente: il Silenzio, lo Specchio, l’Eterno. Qualora permanesse, come sostengono molte tradizioni, e in particolare il Libro tibetano dei morti, il corpo astrale, anch’esso sarebbe dotato di una natura illusoria e relativa, come anche l’eventuale corpo di reincarnazione o resurrezione: l’unica realtà è il Silenzio, il “vuoto intuire” a cui alludono gli Oracoli caldaici. Ma il Silenzio, piuttosto che un dato naturale, è una conquista di pace nella morte che si raggiunge attraverso il percorso contemplativo nell’arco della vita. Non c’è cosa peggiore che veder morire chi non accetta di andarsene dal mondo. “c’è un intuibile che devi cogliere con il fiore dell’intuire, perché se inclini verso di esso il tuo intuire, e lo concepisci come se intuissi qualcosa di determinato, non lo coglierai. È il potere di una forza irradiante, che abbaglia per fendenti noetici. Non si deve coglierlo con veemenza, quell’intuibile, ma con la fiamma sottile di un sottile intuire che tutto sottopone a misura, fuorché quell’intuibile; e non devi intuirlo con intensità, ma – recando il puro sguardo della tua anima distolto – tendere verso l’intuibile, per intenderlo, un vuoto intuire, ché al di fuori dell’intuire esso dimora” (Oracoli Caldaici, fr. 1). Ecco un vertice della sapienza misterica, che ovunque, a Oriente e a Occidente, approda al medesimo porto: la necessità di adeguare la mente all’oggetto di contemplazione, attraverso uno svuotamento del pensiero che consenta di cogliere “con sottile intuire”, con il “fiore dell’intuire”, l'”intuibile”, che è l’immediato, l’Assoluto. Intuizioni analoghe in Meister Ekchart, in Nagarjuna e nella meditazione zen. Con il passare del tempo, lo sguardo acquisisce gratitudine, disprezzo, distacco, pietà. Gratitudine, per la bellezza di ciò che nel mondo è bello, e per l’intensità del mondo. Disprezzo, per i corrotti e i prepotenti, per i furbastri e per gli impostori, per gli schiavi dei tre dèmoni e del Dio Denaro, che ammorbano il pianeta e riducono a larva l’umano. Distacco, da se stessi e dalle pulsioni, dagli entusiasmi e dagli abbattimenti, dal distacco. E pietà per tutti gli esseri viventi, anche per i più abietti, anche per gli scherani dei tre dèmoni e del Dio Denaro, perché tutti sono giocati da un immenso videogame, precipitati in una trama di cui non sanno rintracciare l’ordito, riannodare l’inizio in forme nuove. L’umanità è come un porco che deve raggiungere lo specchio della consapevolezza illuminata, passando attraverso il fuoco della purificazione spirituale, inerpicandosi lungo la bara in cui è seppellita la Storia – come – Bestemmia:

HIC IACET HISTORIA MUNDI.

NOTE AL TESTO

(1) È sorprendente che nessuno se ne sia accorto con tranquilla lucidità. Ma la consapevolezza dell’Apocalissi in atto può trasformarne l’effetto distruttivo e devastante in occasione di rinascita spirituale, e quindi economica e politica, per tutta l’umanità, perché la distruttività dell’Apocalissi è causata dal sistema uomo dominato dai tre dèmoni negativi di base, e disattivando, almeno in parte, l’azione dei tre dèmoni, è possibile sospendere il processo di ammorbamento del pianeta, che potrebbe condurre alla peste planetaria. Uno spiraglio in tale direzione – pur con notevoli limiti nella visione generale dei problemi, e dei mezzi concretamente e realmente, cioè spiritualmente, necessari per risolverli -viene aperto dal Manifesto di Erice, promosso da Antonino Zichichi e firmato da diecimila scienziati di tutto il pianeta. Vi si afferma che la Terra è ormai un’immensa polveriera, che potrebbe esplodere se non si sottrarrà l’agire scientifico e tecnologico all’egida della violenza politica e dell’interesse egoistico, in nome della civiltà dell’amore (potremmo accontentarci anche di una leopardiana solidarietà). I segni dell’Apocalissi nella sua dimensione distruttiva vengono indicati in una serie di emergenze planetarie, che vanno dal rischio di inquinamento nucleare al deterioramento della fascia di ozono alla diffusione di armi distruttive di massa alla contaminazione dei cibi al tracollo demografico (A. Zichichi, Scienza ed emergenze planetarie, Milano 2OOO). È opportuno ricordare che il termine Apocalissi, dal greco apokalypto, significa rivelazioneo disvelamento e implica un processo di metamorfosi da un ordine a un altro, e dunque presenta un aspetto distruttivo (di morte) e un aspetto costruttivo (di nascita a un assetto nuovo).
(2) Mondo: la radice della parola allude a ciò che si dà nella sua nettezza e nudità, come incondizionato. Adesso il mundus non esiste più, perché l’irradiamento planetario dei condizionamenti informativi ne contamina fin dalla radice la percezione da parte dei viventi.
(3) Concrezioni archetipiche incastonate nella struttura stessa della (in)civilizzazione umana, motori fondamentali della psiche collettiva, e dunque dell’agire collettivo. Esistono anche dèmoni positivi, archetipi e guide della conoscenza e dell’illuminazione: si pensi al dàimon di Socrate.
(4) Ignoranza: è matrice di tutti i dèmoni, e coincide con uno stato di sonno e ottenebramento, con l’incapacità di cogliere la natura, illuminata, degli umani e della realtà. Agisce su scala planetaria attraverso le menzogne propinate dai sistemi di informazione, aggiogati al potere politico e al principio di assoggettamento planetario, che è anch’esso una concrezione archetipica che agisce e aggioga a sé le élites dominanti, condizionando lo sviluppo psichico di chi ne fa parte e condannandolo a una vita miserabilmente dedita alla ricerca del potere egoistico. Avidità: è bramosia insaziabile di possesso e, nella sua accezione più negativa, si manifesta come bramosia di potere e di denaro, che non si arresta di fronte all’eventualità di prevaricare o ammorbare la Repubblica Umana. Saldato con il dèmone dell’Ignoranza, è alla radice del processo di appestamento del pianeta perpetrato dalle lobbies tecnologico-politico-economiche, che sacrificano l’incolumità di tutti sull’altare del profitto di pochi autori di crimini contro l’umanità. Violenza: dèmone primordiale, che si manifesta anche come prevaricazione in senso lato, è connaturato a tutti gli umani dominati da Ignoranza (che a sua voltali allontana dalla pace della natura originaria della mente; esplode quando circostanze esterne gli forniscano esca sufficiente. Attivo nelle guerre – esche fornite da Ignoranza e Avidità – e nella barbarie media quotidiana, è assai difficile da estirpare, a causa del suo radicamento ell’indole primordiale degli umani.
(5) I dèmoni non hanno coscienza di sé, sono sistemi archetipici, sedimentati anche nel patrimonio ereditario dell’umanità, filigrane motrici di modelli di comportamento collettivi, e dunque non agiscono per volontà propria come creature animate, bensì per effettualità sistemica. Nessun ente, che sia posseduto dalla volontà di vivere schopenhaueriana, è esente dalla compulsione ad agire dominata dai tre dèmoni.
(6) Il degrado planetario è opera delle forze – i tre dèmoni – che hanno agito la storia degli umani, condannandoli a brancolare ciechi in vicende tristissime di guerra, miseria, disuguaglianza, prevaricazione. I volti stessi della maggioranza degli umani (i pollòi)rivelano gli effetti dell’azione dei tre dèmoni: si pensi all’ignoranza che abita le facce delle folle sciamanti che percorrono le città nelle giornate di festa, o alla maschera bugiarda di tutti i professionisti della politica o dell’alta finanza, e, comunque allo sguardo sonnambulico della maggioranza degli umani. Eppure, accanto al lavoro dei tre dèmoni e del Dio Denaro, la Storia ha visto fiorire grandi vertici di conoscenza e di amore, da Buddha Sakhyamuni a Cristo, alla figura del santo meditante, alla bontà illuminata di persone semplici ma elette, a tradizioni iniziatiche viventi ed esenti – fatto assai raro, anzi, in verità rarissimo – dalla dominazione da parte dei dèmoni. È questo il luogo della dignità dell’Umano, rispetto al quale la Storia è stata, fino ad oggi, Bestemmia.
Il seppellimento della Storia è azione conoscitiva e simbolica attraverso la quale il disgusto per le sue squallide trame diventa folgorazione illuminante sulle possibilità di un’Altra Storia, ancora tutta da scrivere, di cui si conoscono soltanto l’Inizio (adesso) e lo Scopo (la liberazione dai dèmoni), ma non lo sviluppo concreto, che si creerà di volta in volta nuovo.
(7) Il lavoro dei mezzi di informazione reca inscritta, come minimo comune denominatore, la tendenza a muovere l’informazione in ambiti che non fuoriescano dagli psichismi inferiori (desiderio, paura, conservazione dell’Io), cioè dalla dimensione ilica e psichica, mentre la dimensione spirituale (pneumatica) è ridotta al rango di messinscena religiosa. Tutto questo è pienamente visibile nel lavoro della televisione, della stampa, della radio, dell’editoria di massa – ivi inclusa l’editoria colta ed erudita – con rarissime eccezioni: accanto alla divulgazione assai meritoria di opere capaci di aprire vie di ricerca e illuminazione, abbondano cumuli di ruminazioni ilico-psichico-estetiche ammantate di letteratura di cui si pasconoscrittori e artisti narcisi e lettori smaniosi di esibire una qualche culturalità in conventicole e salotti. Contrassegno desolante di questa fiera delle vanità è il romanzo di massa, generato da affabulatori dotti o narratori intriganti, attenti al gusto dei molti e ad esso subordinati, privi di qualunque spessore iniziatico o almeno sapienziale.
(8) Il dèmone dell’Ignoranza tiene le moltitudini all’oscuro della propria natura fiera, libera e illuminata, ele abitua a sopportare il dominio dei Padroni del Mondo, consegnandole a un ignavia suicida: così la fiaccola della dominazione d’obbrobrio passa sempre tra le mani di coloro che sono stati formati alla scuola dei dèmoni. Eppure l’unica possibilità, per gli umani, di evitare la peste planetaria, è far germogliare reggenti illuminati.
(9) Tale il punto di vista della sapienza. Ma anche se il mondo è illusione, maya, il Risvegliato non cessa di impegnarsi per evolverlo, poiché anche il mondo-maya è parte, seppure periferica, del divino cosmico, e del Risvegliato stesso. Figli degli Dei sono tutti coloro che procedono sulla via della ricerca interiore, alla luce della consapevolezza e dell’amore o solidarietà universale. Vanno inseriti nella lista dei figli dei porci, oltre a coloro che sono dominati e agiti dai tre dèmoni di base e se ne compiacciono, anche gli esoteristi di ogni epoca e paese che – dominati dal dèmone della Viltà – hanno consentito che il mondo, privato degli strumenti di liberazione spirituale in loro possesso e tenuti segreti, cadesse in balìa dei servitori dei dèmoni.
(10) Si veda, su tutto questo, Psiche e tecnica, di Umberto Galimberti.
(11) Cfr. Eraclito, fr. 22 B 52 DK: “l’eternità è un fanciullo che gioca, muovendo i pezzi sulla scacchiera: di un fanciullo è il regno”.
(12) Fr. 22 B 89 DK: ” per i risvegliati c’è un cosmo unico e comune (éna kài koinòn kòsmon éinai),mentre ciascuno dei dormienti si involge in un mondo proprio”.
(13) Radicalizzandosi: il processo di ammorbamento aereo (inquinamento atmosferico), acqueo (ammorbamento dei mari, dei fiumi, dei laghi, delle piogge), igneo (la lacerazione della barriera di ozono che protegge dagli effetti distruttivi della luce solare, per cui il Sole da Dio portatore di vita va trasformandosi in astro di morte) e terraneo(esalazioni nocive di centrali nucleari sotterranee, infiltrazioni di piogge acide, inquinamento chimico degli strati superficiali) produce e produrrà sempre più un degrado dei quattro elementi fondamentali (terra acqua aria fuoco), generando squilibri; ne scaturiscono e ne scaturiranno sempre più malattie, destinate a colpire ricchi e poveri, élites di potere e popoli sottomessi. L’alterazione dell’equilibrio dei quattro elementi originerà catastrofi climatiche e lente agonie di processi naturali. Tutti dovranno accorgersi che la Storia governata dai tre dèmoni negativi di base è causa della Peste planetaria, e, per non perire, cercheranno di mutarne l’orientamento. Ogni tentativo che resti sotto l’egida dei tre dèmoni sarà destinato a fallire, prima o poi, e gli scricchiolii sinistri del cosmo non mancheranno di richiamare gli umani al Risveglio.
Risveglio spirituale: la stragrande maggioranza degli umani attraversa la vita in uno stato di sonnambulismo, agìta dalle proprie pulsioni di base, dai tre dèmoni, da desideri inconsapevoli, dai modelli di comportamento vigenti e dalla morale collettiva. Nell’epoca presente, il sonnambulismo collettivo – che in altre poche poteva apparire meno suicida – è una marcia inconsapevole verso la peste planetaria, per effetto del processo di degrado attuato a causa dell’intreccio esiziale tra i tre dèmoni, il Dio Denaro, il potere economico e la tecnologia e la scienza ad esso asservita, con la complicità fattiva del potere politico planetario. Esiste la possibilità che l’élite tecnologico-economico-politica, nel timore egoistico di appestare se stessa, sviluppi un utilizzo ecologico delle tecnologie e degli investimenti, al fine di ridurre gli effetti catastrofici dell’aggressione da essa stesa perpetrata ai danni del Pianeta. Ciò è assai auspicabile, ma, se non vi si accompagna una autentica rivoluzione spirituale, si tratterebbe soltanto dell’ennesima, e forse ultima, occasione mancata dagli umani per andare al di là di se stessi, e, prima o poi, il karma collettivo (cioè la sintesi delle cause poste dall’insieme dei singoli individui nel corso della Storia come bestemmia) tornerà imparziale a chiedere il conto.
(14) Uso il termine nell’accezione inaugurata da Giorgio Colli.
(15) L’Ombra collettiva è l’insieme dei dèmoni, e la Mente collettiva è inflazionata dall’Ombra, ovvero è posseduta da essa. (Dis)integrare l’Ombra significa prenderne coscienza, e dunque integrarla, e dissolverla, stornandone l’energia distruttiva o nefasta in altra direzione, per esempio creativa (cfr., a questo proposito, il mio saggio Meditazione dell’Ombra e liberazione delle energie, in Alla Ricerca del Sé, Abraxas 2000).
(16) Cfr. E. Neumann, Tiefenpsychologie und Neue Ethik, scritto nel 1949.
(17) Si contrae: non è lecito, poiché siamo sull’orlo dell’abisso, indulgere in vuote fantasmagorie del significante; il significato e il senso – come il grido di chi è in agonia – incalzano il significato e lo inchiodano alla necessità di dire parole che salvino e risveglino, poiché ogni istante di indugio è un passo verso la morte. La parola recuperi la propria indole magico – sciamanica di motrice degli eventi e psicopompa, Orfeo torni a incantare tutti gli esseri per condurli al Risveglio.
Azione iniziatica: la Sapienza di Occidente, nelle parole di Eraclito, Empedocle, Parmenide, era iniziazione alla forma più alta di conoscenza, la contemplazione mistica e misterica; così la filosofia platonica e neoplatonica e la tragedia greca – ma anche, a un livello diverso, la sapienza pratica di Epicuro, degli Stoici, dei Cinici, il poema di Lucrezio e gli scritti di Seneca – iniziavano il lettore o lo spettatore a una conoscenza che conduceva a un determinato stato della mente. Così la Divina Commedia di Dante, ilFaust di Goethe e, in epoca più recente, The Waste Land e Four Quartets di T.S.Eliot. Ogni grande opera d’artee ogni grande filosofia è, nella sua essenza, iniziatica. Il Moderno ha smarrito questa funzione fondamentale dell’opera: la poesia diventa, ipetrofia dei fasti del significante o autocompiacimento narcisistico della memoria individuale; il teatro si limita a rispecchiare crisi e disgregazioni, ma non apre varchi a un possibile ripensamento del mondo; il cinema, come il romanzo, è arte di superficie, a uso dei salotti; la filosofia ha smarrito la propria funzione di esercizio spirituale adatto a ricondurre il lettore e lo scrivente allo stato illuminato della mente da cui pur sgorgava, e si contorce inframmentate ermeneie. L’uomo di arte e di sapienza deve recuperare la propria sacra funzione di guida delle menti, e condurre, per quanto gli è possibile, i molti alla conoscenza, in piena libertà, trasgressività, fantasia, sfrenatezza, ma anche con un profondo senso della propria responsabilità nei confronti degli umani. Per fare questo, deve rinunciare al redditizio mestiere di compiacere la dimensione ilico – psichica del suo pubblico, oppure deve condurlo, attraverso di essa, al di là di essa. Soprattutto, non deve cedere al ricatto del mercato che, attraverso la figura del produttore, o dell’editore, o dell’impresario, dominati dal dèmone dell’Ignoranza e dell’Avidità e dal Dio Denaro, vorrebbero costringerlo a produrre ciò che piace a moltitudini già condizionate dall’informazione falsificata, e dunque soggette al dèmone dell’Ignoranza.

L’Apocalisse secondo Angelo Tonelli 2 di 2ultima modifica: 2009-02-26T14:27:00+01:00da mikeplato
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