Basilide. Lo Gnosticismo dell’eccellenza

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di Mike Plato

Nella dottrina gnostica di Basilide si riscontrano i principi tradizionali di un dualismo dietro cui si maschera un convinto monismo. Inoltre Basilide aveva una sua idea del crocifisso e della crocifissione, che presenta sorprendenti analogie con quanto emerso durante i processi ai Templari

Scriveva Henry-Charles Puech: “Che cos’è la gnosi, che cosa chiamiamo gnosticismo? Storicamente, con questo termine è stato dapprima indicato un movimento eretico – quindi posteriore e interno al cristianesimo – particolarmente vivace nel II secolo d.C. durante il quale Basilide, Valentino, Marcione, Bardesane, considerati i successori di Simon Mago e Saturnino di Antiochia, ne sono i principali rappresentanti. Il movimento sopravvisse fino al VII secolo, entro raggruppamenti molteplici e vari: ofiti o naaseni, gnostici propriamente detti, sethiani, arcontici, audiani, basilidiani, valentiniani, marcioniti. Fondandosi su rivelazioni o su tradizioni segrete che si presumeva venissero da Cristo o dai suoi apostoli, questi eresiarchi pretendevano di dare del cristianesimo un’interpretazione trascendente e completa, accessibile ai soli iniziati o a una élite, ad una classe di conoscitori e di sapienti, di gnostikoi o di spirituali, superiori per natura alle altre due classi dell’umanità costituite dagli psichici (i cristiani comuni la cui fede è cieca e non sono in grado di penetrare il grande mistero) e più in basso dagli ilici (terrestri, materialisti che credono solo a ciò che vedono, atei)”. Se gli gnostici avevano ragione nel dividere le anime umane in tre categorie, e sono convinto che l’avessero, non si può non annoverare tra gli Spirituali (Figli della Luce) Basilide, il grande genio della gnosi insieme a Valentino.

La scala vibrazionale
Gorge Robert Stow Mead, il grande studioso di gnosi dell’inizio del secolo scorso, inserì opportunamente Basilide nel capitolo “la gnosi secondo i suoi nemici” nel suo fondamentale “Gnosticismo e Cristianesimo delle origini”.  Questo perché di Basilide, come di altri sapienti gnostici, non è pervenuto nulla tranne che la testimonianza della loro dottrina operata da alcuni padri della Chiesa, in particolare Ireneo, Tertulliano, Clemente Alessandrino, Epifanio, Origene. Ma non esiste, e credo non sia casuale, alcuna testimonianza sui metodi operativi finalizzati alla trasmutazione, sia per la totale assenza di documentazione scritta lasciata dai padri della Gnosi, sia per la totale ignoranza delle modalità iniziatiche gnostiche da parte dei padri della Chiesa. Esiste piuttosto un’ampia e interessante testimonianza della cosmogonia dei padri della gnosi, una cosmogonia che tocca vertici di assoluta eccellenza proprio in Basilide, oltre che in Valentino, una cosmogonia che ha nella verticalità il suo elemento di distinzione rispetto a quella che definisco “religione per le masse”, che insegna invece un universo orizzontale. In tal senso, la moderna scienza “dogmatica” supporta la “religione per le masse” e ne è supportata, dal momento che anch’essa non concepisce altro che questo universo materiale.  Eppure l’episodio biblico della “Scala di Giacobbe”, ove il patriarca vide angeli scendere e salire, è la prova che gli antichi saggi fossero fondamentalmente gnostici, poiché quella scala è l’universo nei suoi diversi strati-livelli vibrazionali, mondi o eoni percepibili solo spostando la frequenza della coscienza come fa molto più facilmente lo spettatore televisivo spostandosi da canale a canale. Gli gnostici dell’antichità, che fossero cristiani o pagani (ermetisti), sulla base del principio frattalico secondo cui l’alto è come il basso, ritenevano che l’uomo, in quanto microcosmo, era strutturato come il macrocosmo. Se quindi vi sono 11 livelli vibrazionali nell’universo, il che è un assioma della Qabala (albero delle sephiroth) e della fisica quantistica, vi saranno 11 stati di coscienza possibili all’uomo. Questa è la vera Scala di Giacobbe ove gli angeli (stati di coscienza) salgono e scendono. Noi siamo ancorati, per ragioni sconosciute, ad un solo stato di coscienza che corrisponde all’universo materiale, il più basso degli stati possibili.

Le opere e il contesto
Secondo le testimonianze dei vari Eusebio, Clemente, Origene e Ireneo, Basilide operò in Egitto a partire dal 120 d.C. Scrisse un Vangelo detto appunto di Basilide, in cui si esponevano le grandiose conoscenze ultra-terrene che il Cristo aveva insegnato; e ventiquattro libri di interpretazione dei vangeli. Secondo Ippolito fu discepolo dell’apostolo Mattia; secondo Clemente, lo fu di Glaucia, a sua volta discepolo di Pietro. Per Ireneo, era discepolo di Menandro, insieme all’altro gnostico Saturnino. Se fosse vero il fatto che Basilide fosse discepolo di un discepolo di Cristo, ci troveremmo di fronte ad un individuo che era stato istruito ai più grandi misteri. Secondo Mead, che fosse greco, egizio o siriaco, era imbevuto comunque di cultura ellenica e istruito nell’antichissima sapienza egizia. Negli Atti di Archelao 67, Egemonio documentò: “C’è stato fra i persiani un predicatore anche più antico di Mani, Basilide, non molto tempo dopo i nostri apostoli. Egli volle predicare il dualismo che era stato anche di Sciziano. Infatti, non avendo nulla da dire di suo, presentò agli avversari ciò che era stato detto da altri. Tutti i suoi libri contengono cose dure e molto difficili a capirsi”. Certo, per i padri della Chiesa, non iniziati ai misteri, era difficile comprendere i sistemi gnostici. Lo scriveva anche Paolo ai rabbini ebrei allorchè parlava di Melkizedeq in questi termini: “Su questo argomento abbiamo molte cose da dire, difficili da spiegare perché siete diventati lenti a capire. Infatti voi che dovreste essere ormai maestri per ragioni di tempo, avete di nuovo bisogno che qualcuno vi insegni i primi elementi degli oracoli di Dio” (Ebrei 5:11) . Quindi, l’incapacità di penetrare il mistero era ed è comune a tutti i cd. preti, i ministri ufficiali della religione di massa, qualsiasi essa sia. C’è una questione assai delicata sulla gnosi di questi maestri e delle loro fratellanze: quella concernente YHWH. Non avendo noi oggi alcuna opera scritta direttamente da un Basilide o da un Valentino, dovremmo prestar fede ai loro avversari i cui rapporti mettevano in luce il credo gnostico generalizzato secondo cui il Dio del Vecchio Testamento, YHWH, fosse l’Arconte o Principe di questo mondo, creatore e tiranno di questo universo vibrazionale. Non sono convinto che questo fosse il pensiero degli gnostici più elevati spiritualmente. Forse lo era di alcune sette gnostiche che ricevettero le briciole della rivelazione cristica, insegnata in segreto dagli Apostoli, e che si videro costretti a completare un sistema sulla base delle loro intuizioni che erano un riflesso della loro evoluzione spirituale. Se Basilide era discepolo di un apostolo, mi chiedo come sia possibile che non fosse capace di comprendere una verità che emerge anche dalle parole dei Vangeli e di Gesù in particolare che non rinnega mai l’Antico Testamento e che anzi viene a completare. Se Gesù fosse stato a conoscenza del fatto che l’Antico Testamento fosse stato ispirato dall’avversario del Cristo, avrebbe mai potuto dire: “io non vengo ad abolire ma a completare”? Se i profeti erano ispirati da YHWH, ed essi previdero la manifestazione di Cristo-YHWH in un uomo del loro futuro; se parimenti Gesù citava Isaia, ispirato da YHWH, per far comprendere che l’uomo atteso era lui, perché mai i maestri della Gnosi, legati al Cristo, dovevano rinnegare YHWH che era il Cristo stesso, ovvero l’Io Sono ciò che Sono? Credo che i testimoni della Gnosi avessero intenzione di screditare e demonizzare i loro avversari mescolando abilmente realtà e finzione, verità e menzogna. Mi sembra che la stessa operazione sia stata fatta a danno degli zorostriani, manichei, catari ed esseni, considerati ufficialmente irriducibili dualisti, ma in realtà essenzialmente monisti.

Il pensiero
Nei frammenti riportati da Origene, risulta che Basilide credeva, da buon iniziato, nella reincarnazione come forma di espiazione o lezione per l’anima, che è costretta a rinascere per comprendere gli errori passati e trascenderli. Nel Commento ai Romani V,I , Origene, che rifiutava il principio come tutti i padri della Chiesa, afferma che le teorie della metensomatosi sono favole sciocche e insulse. La Tradizione invece insegna la reincarnazione quale uno dei suoi princìpi essenziali. Non si comprende altrimenti come un’anima possa fare esperienza in questo mondo e capire i propri errori se non attraverso la rinascita in un nuovo corpo-personalità. L’anima lo fa continuamente, rischiando di trascorrere l’eternità morendo e rinascendo senza sosta. Per quanto concerne il presunto dualismo di Basilide, documentato da Egemonio che cita un frammento originale del maestro, ci troviamo di fronte ad un sistema molto simile a quello di Eraclito e di Jacob Böhme che ritenevano che il bene e il male, Luce e Tenebre, fossero due princìpi agenti nell’Uno, ognuno esistente di per sé, ognuno conducente la vita quale vuole e quale si confà, ma in definitiva entrambi controllati dalla Sapienza divina per fini imperscrutabili. Nel frammento è riportato che alle origini le Tenebre bramarono la Luce, ma la Luce non accolse nulla delle Tenebre volendo solo osservare. Di qui, le Tenebre colsero qualcosa della Luce: “in quanto inferiori, dalla sostanza superiore trassero non vera luce ma apparenza e immagine della Luce…e perciò solo un’apparenza di bene presero con violenta mutazione. Perciò neppure in questo mondo c’è bene perfetto e quello che c’è è molto poco perché molto poco all’inizio fu concepito. Tuttavia grazie a questo poco di luce o a questa apparenza di luce, i Signori delle Tenebre sono stati in grado di produrre una somiglianza che tendesse a quell’unione che avevano desiderato dalla Luce. Questa è la creazione che abbiamo sotto gli occhi”. In breve, le Tenebre tentarono di imitare la Luce ma vi riuscirono in modo grottesco, cosicché la luce di questo mondo è solo una volgare rappresentazione della vera luce che, secondo il Vangelo di Tommaso, è generata da sé stessa e non abbisogna di fonti di calore per essere emanata. La vera luce, la Luce eterna, semplicemente è, ed è pura consapevolezza omni-pervasiva.

Il potere di Cristo
A dimostrazione della parziale o totale incapacità di interpretare dottrine comunque difficili da parte dei loro avversari, v’è per larghi tratti differenza fra le esposizioni di Ireneo e Ippolito. Quella di Ippolito è decisamente più ampia e dotta di quella di Ireneo, ma ciò non significa che la prima sia comunque una testimonianza fedele. E’ possibile tuttavia che Ippolito avvesse innanzi a sé un trattato di Basilide, forse l’esegetica sui Vangeli. Mead afferma: “non possiamo fare a meno di deplorare di non avere il testo originale del maestro gnostico invece della copia scorrettissima del testo della Confutatio il cui metodo è dei più esasperanti”. Con Ippolito si può tentare di ricostruire il sistema metafisico basilidiano, ma credo sia utile farlo partendo dalle testimonianze di Ireneo. In “Contro le Eresie”, Ireneo spiega che Basilide concepì un Dio detto “Padre Ingenerato” che poi generò da sé stesso Intelletto, Logos, Pensiero, Sapienza, Potenza. Si tratta di una catena emanativa perché la successiva è emanata dalla precedente ed è inferiore in vibrazioni alla genitrice. La successiva è, per così dire, degradazione della precedente, un po’ come accadeva nel sistema della copiatura analogica a catena in cui la copia della copia era più scadente rispetto all’originale per perdita di informazioni. In ogni modo, Ireneo scrive che dopo queste prime emanazioni si giunse alla creazione di Intelligenze angeliche, anch’esse capaci di emanare altre Intelligenze, in totale una gerarchia di sette Intelligenze ognuna preposta ad un cielo (livello). Gli Arconti dell’ultimo cielo, quello più basso “hanno creato tutto ciò che è nel mondo e si sono divisi fra loro le terre e le genti che si trovano”. Era anche l’idea di Origene secondo cui i Principi delle Nazioni citati nel testo biblico sono Angeli-Arconti. Direi che l’idea dell’ormai celebre David Icke, autore di molti saggi sull’argomento, secondo cui famiglie come i Rotschild e i Rockfeller, per citarne alcuni, potrebbero nascondere un’origine arcontica, non è poi tanto peregrina, a prescindere dalla confusione e dall’imprecisione delle sue esposizioni. A questo punto Ireneo sostiene che il pensiero di Basilide fosse che l’Arconte dell’ultimo cielo era quello che è ritenuto Dio dei Giudei. Non credo fosse questo il pensiero di Basilide. Piuttosto Basilide voleva dire che gli ebrei, non comprendendo il principio del Dio Altissimo, ignari della verticalità vibrazionale dell’Universo, ossia della sua multi-dimensionalità, pur avendo avuto la rivelazione, lo adorarono in modo materiale (il vitello d’oro docet), finendo per crearsi un dio a loro immagine e somiglianza, e ancor più per adorare l’Arconte di questo creazione materiale, anziché il Cristo-Michael che si era rivelato a Mosè nella fiamma del roveto. Poi Ireneo rivela: “il Padre ingenerato e innominato, vedendo la rovina di tutti costoro, ha mandato il suo primogenito, l’Intelletto – e questo è colui che è chiamato il Cristo – per liberare quanti avrebbero creduto in lui dal potere degli angeli che avevano creato il mondo”. Si tratta di una rivelazione che quei pochi che hanno conosciuto la verità avallerebbero senza riserve; una rivelazione che completa le parole del Cristo e dei suoi: “Chiunque crede in me non morrà in eterno (11:26)…chi crede in me non rimarrà nelle tenebre (12:46)…chi crede in lui ottiene la remissione dei peccati (Atti 10:43)…chi crede il lui vince il mondo (1 Giovanni 5:5)”. Quindi, rimanere nelle tenebre, morire in eterno (eterno morire e rinascere), rimanere nel peccato e subire il mondo significa una sola cosa: essere schiacciati dal potere e dal controllo delle Intelligenze che hanno creato questo mondo, un potere che solo il Cristo in noi può vincere, per questo chiamato il liberatore o salvator mundi.

La questione del crocifisso
Secondo Basilide, il Cristo non fu mai crocifisso, ma lo fu Simone di Cirene che portò la croce al suo posto (Matteo 27:32) e che fu trasformato in Gesù per ingannare tutti, mentre Gesù ebbe assunto l’aspetto di Simone per rendersi invisibile a tutti: “e non bisogna professar fede in quello che è stato crocifisso, ma in colui che è venuto in aspetto d’uomo ed è stato creduto crocifisso, chiamato Gesù, inviato dal Padre per distruggere con tale disposizione le opere dei creatori del mondo”. Si tratta di una posizione diversa da quella del docetismo gnostico, che considerava la crocifissione come un’illusione, come era un’illusione il corpo fisico del Cristo. Poi Ireneo fa una rivelazione che getta una luce folgorante sul celebre rifiuto del crocifisso da parte dei templari e dei catari, fratellanze impregnate di sapere gnostico, spazzate via anche per questo motivo: “se pertanto qualcuno professa fede nel crocifisso, questi è ancora servo e sotto il potere di quelli che hanno creato i corpi; invece chi lo avrà rinnegato, è libero dal potere di quelli e conosce la disposizione del Padre ingenerato”. E’ noto, dai processi, che i Templari imponessero ai novizi, senza spiegare, di sputare sul crocifisso (e non sulla croce) o addirittura di orinarvi, a mò di disprezzo per un simbolo di morte che sembra molto più arcontico che cristico. Il disprezzo per il crocifisso celava il disprezzo per i nemici del Cristo, ed è incomprensibile, almeno in apparenza, il motivo per cui il potere papale ha scelto un simbolo di morte anziché di resurrezione. Non so se questo fosse realmente il pensiero di Basilide, ma credo fermamente che Gesù sia stato crocifisso e che lo fu per ordine degli Arconti che aizzarono il sinedrio. Si ricordi che i Templari fecero di tutto per recuperare  e poi custodire la Sacra Sindone in Terra Santa, quel telo che testimonia la resurrezione del Cristo ma anche la sua crocifissione, poiché su di Essa vi sono segni inequivocabili che dimostrano che quell’Uomo fu inchiodato ad una croce prima di effondere la sua scarica di energia-plasma che lo trasmutò. Quindi verità mista a finzione. E’ comprensibile rinnegare il crocifisso in quanto simbolo di morte (non così la croce), ma su quella croce salì il Cristo storico. Su questo non nutro dubbio alcuno.

Basilide. Lo Gnosticismo dell’eccellenzaultima modifica: 2009-03-04T00:23:15+01:00da mikeplato
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5 Responses

  1. EMANUELE
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    HO LETTO ATTENTAMENTE IL TESTO , DEVO DIRE MOLTO INTERESSANTE E CI SONO
    ARRIVATO TRAMITE GLI ESAGONALI.

    QUESTO DETTO DA UN AMICO PERCHE’ NON NE CONOSCEVO L’ESISTENZA

    NELLA CULTURA CATTOLICA ESISTONO TANTISSIME SEPARAZIONI, NON ULTIMA QUELLA
    DELLA REALTA PASSIONISTA DOVE PERSONE POTENTI HANNO ACQUISITO POTERE E STANNO
    DISTRUGGENDO UNA CHIESA DOVE PRIMA SI POTEVA ANDARE SOLO PER PREGARE E DOVE OGGI INVECE CI SONO QUESTI ESALTATI CHE HANNO CAMBIATO UNA REALTA’ PER IL LORO
    PRESTIGIO E LA LORO PRESUNZIONE, SPERO CHE DIO LI FEMERA’ PERCHE NON SAPPIAMO
    PIU’ COME COMPORTARCI PER DIFENDERE LA NOSTRA FEDE, UNA PRECE. AMEN

  2. franco
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    come ci si iscrive ?

  3. EMANUELE
    at |

    iscriversi a cosa .Franco?

  4. franco
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    Chiedo scusa, non volevo sporcare, solo provare se potevo postare miei commenti,che quindi farò ma su altri argomenti.
    non trovo una mail x svrivere direttamente a te mike.
    questo e il prec spero vengano cancellati…sorry.

  5. franco
    at |

    pensavo di dovermi registrare al blog (come si fa altrove) visto che c è un log in e la dicitura “non sei connesso”.non sono molto pratico e ho qualche difficoltà “digitale”!

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