Iniziazione Gnostica

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di Sabato Scala

Già in passato abbiamo avuto occasione di rilevare l’importanza delle scoperte documentali e archeologiche del 1945:    1 – I 52 testi rinvenuti in una giara a Nag Hammadi, risalenti al III-IV secolo d.C. ma composti, probabilmente, intorno al II-III secolo d.C. Questi ci hanno consentito di conoscere, per la prima volta, l’essenza della teologia gnostico-cristiana primitiva; 2 – La scoperta, in alcune grotte a Qumran, nei pressi del Mar Morto, di oltre 800 documenti, composti tra il II sec. a.C. e il I d.C. che ci raccontano di una setta ebraica, probabilmente dalle origini essene, con sorprendenti affinità culturali, teologiche e organizzative con la prima comunità cristiana formatasi all’interno dell’ebraismo. Senza tornare alle argomentazioni già affrontate, l’intento di questo scritto è sottoporre al lettore una riflessione sulle caratteristiche iniziatiche dei movimenti esseni prima e gnostico-cristiani poi.


Gradi iniziatici nella comunità qumraniana?

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Non si affonderà, in questa sede, il complesso dettaglio delle fasi d’iniziazione alla comunità esseno-qumraniana come emergono dal Documento di Damasco e dalla Regola della Comunità, ma è evidente che ogni passo all’interno della comunità richiedesse l’assenso di un gruppo ristretto di giudici e il compimento di determinate fasce di età. La gerarchia era stretta e anche l’evidente matrice simbolica e criptica di alcuni testi lascia intendere che esistessero vari gradi di lettura, che vanno da quello letterale fino a quelli via via più liberi e profondi, celati nel simbolismo. Gli Inni, forse composti dal fondatore della comunità monastica qumraniana, rivelano molti di questi simboli e dischiudono, in piccola parte, il loro recondito significato, ma soprattutto da questi emerge la possibilità, per alcuni iniziati, di interpretare la legge comprendendone i misteri. Il tema dei misteri e della necessità di un’interpretazione “illuminata” è onnipresente a Qumran, la stessa comunità è nata per una differente interpretazione della scrittura. I diversi livelli di accesso alla comunità, a partir dal rigido formalismo dei primi gradi, con il rispetto scrupoloso e quasi maniacale della Legge, insieme alla presunzione di possedere la corretta interpretazione, sembra sposarsi bene con gli atti di mortificazione e sottomissione cui si sottoponevano e, ancora oggi, si sottopongono i monaci di giovane nomina, che ritroviamo nei primi gradi dell’iniziazione massonica. La libertà e l’uso disinvolto del simbolo, invece, che ritroviamo negli scritti misterici e in particolare negli Inni qumraniani, sembra suggerire ciò che a prima vista parrebbe impossibile: gli iniziati esseni si ritenevano semidei e compagni degli angeli nella definizione dei dettami della creazione. Frasi come «Questi sono quelli che tu hai stabilito prima dei secoli per giudicare con loro tutte le tue opere, prima di crearle insieme con l’esercito dei tuoi spiriti e la congregazione degli angeli» (Inni Qumraniani, col.V, vers.14), fanno comprendere come gli “eletti” si ritenessero eterni e cooperanti nella creazione, tanto da essere consultati da Dio nella definizione e nel giudizio di ciò che è buono o ciò che non lo è, insieme alle stirpi degli angeli. Una lettura iniziatica, misterica e simbolica di questi testi sembra essere non solo possibile, ma necessaria se si vuol penetrare questo “livello superiore” cui, probabilmente, perveniva solo il capo della comunità. Tutto ciò non sembra molto lontano dai gradi d’iniziazione che ritroviamo all’interno dello gnosticismo di Nag Hammadi.

Il Vangelo di Filippo e la ricerca del Graal

Nell’uomo, secondo il vangelo gnostico di Filippo, è nascosta una scintilla divina: la gnosi è il processo autonomo di ricerca e riscoperta dell’io interiore all’interno del quale è celata quella scintilla. In questo testo esistono elementi simbolici più o meno espliciti, che ci aiutano a fare un ulteriore passo, che costituisce la proposta di riflessione che intendiamo proporre. Il Vangelo di Filippo afferma: «La sua carne è il suo Logos e il suo sangue è il suo Spirito. Colui che ha ricevuto questo ha cibo, bevanda e vestito» (Vangelo di Filippo, 57:1) e ancora: «Il calice della preghiera contiene vino e acqua. Essendo simbolo del sangue. esso è pieno di Spirito Santo e appartiene all’uomo totalmente perfetto» (Vangelo di Filippo, 75:10) Il significato del calice, una delle molteplici forme che nell’immaginario medievale prenderà il Graal, sembra andare ben al di là del senso meramente materiale e del valore simbolico intuibile, se si adoperasse il solo metro interpretativo del cristianesimo ortodosso. Chi si nutre del Graal o del calice, proprio come avviene nella leggenda, possiede «cibo, bevanda e vestito». Per comprendere però il senso di queste parole bisogna porsi nell’ottica gnostica. Il vestito è la vera carne, che non è quella corrotta e materiale, ma è il vestito divino. Nella teologia di Filippo, il «vestito è superiore a chi lo indossa» perché in esso v’è l’immagine divina che è nell’uomo. Lo stesso dicasi per le parole “cibo” e “bevanda”; esse rappresentano Logos e Spirito, cibi extraterreni e divini del vero uomo, cioè dell’uomo deificatosi attraverso la gnosi. Per pervenire a questa conoscenza profonda del sé, è necessario ascendere al Padre attraverso le sfere celesti, per ricongiungersi alla propria fonte divina; nel Vangelo di Filippo vengono proposti all’uomo gnostico tre sacramenti, che sanciscono simbolicamente tre importanti passi di questa ascesa. Il primo sacramento è il battesimo con valenza ben differente da quella che la cerimonia ha nel cristianesimo tradizionale. La verità è nell’immagine e non in ciò che realmente vediamo; è necessario, quindi, immergersi interamente e, fino al capo, nell’acqua nella quale si specchia la nostra immagine. Attraverso questa immersione ci fondiamo nell’immagine ed esprimiamo l’aspirazione a divenire tutt’uno con essa. Inizia così il lungo e doloroso processo d’iniziazione che è teso unicamente, in questa prima fase, a realizzare quella introspezione che potremmo definire mistico-psicoanalitica, con cui l’uomo giunge alla radice del male in sé e indaga nel suo subconscio. Questa indagine sofferta lo condurrà a conoscere l’altro Io ma, nello stesso tempo, come in una seduta psicoanalitica, la conoscenza dell’errore nascosto spinge alla morte dell’Io nascosto nell’errore. Questa morte, con cui termina la prima fase dell’iniziazione gnostica, in Filippo viene sancita dal sacramento dell’unzione. A questa morte, però, segue immediatamente una resurrezione che deve, per Filippo, «avvenire in questa carne» e quindi in vita e non, come sostenuto nell’ambito del cristianesimo paolino, dopo la morte (sebbene Paolo parlasse di morte iniziatica. Il cattolicesimo ha poi sfruttato il suo messaggio travisandolo e privandolo della sua valenza esoterica, N.d.R.). È una rinascita a nuova vita e l’inizio del cammino di ricongiunzione dell’uomo che ha raggiunto e conosciuto l’abisso del mondo passionale in sé. L’ascesa alle sfere celesti con la riscoperta della scintilla divina è ora possibile, perché l’uomo è purificato dalle incrostazioni del mondo passionale e si è da esse liberato. La fase massima dell’iniziazione gnostica viene sancita dall’ultimo dei sacramenti: la Camera Nuziale. Nella Camera Nuziale avviene il ricongiungimento mistico dell’uomo con il suo angelo, da questo congiungimento si genereranno i figli mistici di questa unione, i cosiddetti Figli della Camera Nuziale. Il Vangelo di Filippo resta volutamente ambiguo sui riti che si compiono in questa camera. Vari sono i paralleli con il rito di consumazione dell’atto sessuale tra due coniugi ma, se si legge con attenzione il testo e soprattutto se si osserva che questo rito viene svolto quando lo gnostico è ormai libero dalle pulsioni del mondo compresa quella sessuale, è difficile ritenere, a differenza di quanto riportato dai Padri della Chiesa e ripreso recentemente in forma romanzata dal Codice Da Vinci, che nell’ambito di questo rito si svolgesse anche un’unione sessuale. Qualunque sia il tipo di cerimonia, il rito completo sembra riguardare unicamente, almeno da come viene descritto in Filippo, il Sommo Sacerdote, anche se i Figli mistici della Camera Nuziale possono, unici tra tutti gli gnostici, parteciparvi.

Iniziazione gnostica, massonica e qumranica

Nell’iniziazione gnostica, il lungo arco di tempo che passa dal battesimo all’unzione non sembra contenere alcun elemento da definirsi propriamente gnostico. L’obiettivo è liberare l’uomo dalle passioni e sebbene lo gnostico sappia che la creazione sia frutto di un dio inferiore, il demiurgo, e che sue sono anche le leggi che per lo gnostico non hanno valenza alcuna, la legge e la mortificazione dell’io che conseguono dall’osservanza strettissima sembrano essere il migliore strumento per il superamento delle passioni, attraverso l’esercizio alla sottomissione. In questo senso, si spiega l’insistenza di Filippo sull’ebraicità dello gnostico e sulla necessità d’ingannare gli arconti. Qualcosa del genere accade anche nelle diverse forme d’iniziazione mistica, compresa quella massonica. La sottomissione e la mortificazione dell’io e della carne sono strumento utile per allenare lo spirito alla separazione dei frutti delle azioni, quindi la legge, da vincolo del Dio ignorante, diviene strumento per prepararsi a conoscere il vero Dio, ovvero il Padre. L’assurdo diviene possibile: a fronte di un’osservanza maniacale delle norme nei primi gradi, si perviene alla liberazione totale nei gradi più elevati. Ciò avvenne nel monachesimo templare e nelle sue varie forme che deviarono (almeno nella visione della Chiesa) e tuttora accade nell’iniziazione massonica. L’eletto, preparato a lungo con questi atti di consapevole sottomissione e mortificazione diviene un militare in grado di prendere decisioni autonome, giuste e in linea con l’interesse superiore, non con quelle personali.

Gnostici ed Esseni: compatibili

Non abbiamo purtroppo prove definitive di una convergenza tra l’essenismo e lo gnosticismo, ma esistono indizi archeologici, come quelli testimoniati dal mosaico di Aquileia e dalle stesse case iniziatiche del Vangelo di Filippo. In ambito gnostico-cristiano di origine ebraica, la frequentazione della sinagoga sembra essersi mantenuta e nel contempo nel rito sembrano essersi inseriti gli elementi tipici del patrimonio gnostico (alle interpretazioni di chi ha letto correttamente nel mosaico di Acquileia gli elementi tipici delle sinagoghe, il professor Renato Jacumin, nell’appendice alla Pistis Sophia con commento del Moraldi, ha suggerito la presenza dell’intero patrimonio simbolico della gnosi cristiana). Da un punto di vista logico, è solo nell’ambito esseno che lo gnosticismo, nel mondo ebraico, avrebbe potuto prender piede. In pratica, l’essenismo qumraniano ha elementi strutturali che lo rendono compatibile, nelle forme iniziatiche superiori, allo gnosticismo cristiano. È evidente che, se si ammette per un istante questa possibilità, non è eresia l’affermazione che la teologia ebraica mosaica sia, in realtà, una forma di “copertura” necessaria per assicurare la separazione dei gradi inferiori e impreparati degli iniziandi da quelli superiori, nei quali si acquisiscono conoscenze destinate a un numero ristretto, affidabile e preparato di persone. Da qui, il valore puramente strumentale della fede ebraica e la possibilità che, nell’ambito di questo ristretto gruppo di iniziati, si determini una differente strada che assicuri la prosecuzione e il trasferimento del testimone. A questo punto, non pare nemmeno impossibile la scelta di adattare al contesto storico mutato, in base alle circostanze, le forme esteriori dei gradi inferiori iniziatici. La complessità e coerenza della teologia gnostica cristiana, fin dalle sue prime manifestazioni (vedi Nag Hammadi), pare in realtà fin troppo ben funzionante e congeniata, soprattutto se si osservano i diversi livelli interpretativi degli scritti e la relativa complessità e coerenza, singola e combinata. Sembra difficile credere che queste forme di pensiero possano esser nate improvvisamente, mentre è naturale supporre che siano trasformazioni di qualcosa di precedente, ma è anche eccessivamente semplicistico pensare che siano solo un adattamento cristiano di elementi filosofici di matrice alessandrina o egizia: perché, infatti, tali filosofie avrebbero dovuto piegarsi al Cristo e renderlo il centro del loro interesse, l’essenza della loro teologia? Alcune delle religioni (soltanto alcune?) sembrano essere lo strumento per un duplice effetto, il controllo della non divergenza e dissipazione della struttura sociale, d’altro canto il modo per selezionare coloro che, opportunamente “allenati” dall’esercizio dei rituali religiosi, si rendono via via edotti e propensi al passaggio attraverso i diversi superiori gradi fino alla gnosi riservata ai pochi. Una cosa è certa. Dal punto di vista pratico, la scelta di una forma religiosa vincente e pervasiva, insieme alla possibilità sociale plasmante di essa, è il miglior terreno ove coltivare lo gnosticismo elitario nella forma egizia, anzi la teologia che ritroviamo nel Vangelo di Filippo suggerisce teologicamente in maniera esplicita proprio questa forma di sopravvivenza del trasferimento culturale gnostico. In pratica, esistono le condizioni necessarie ma non sufficienti ad affermare che l’essenismo abbia contenuto nella forma elitaria una matrice gnostica di origine molto più antica, trasformatasi in gnosi cristiana.

Iniziazione Gnosticaultima modifica: 2009-03-05T14:58:00+01:00da mikeplato
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One Response

  1. sepo
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    I tuoi approcci storici sono sempre appassionati. Tanto che sentirti dal vivo è quasi ricreativo. Ricordo che tempo fa io e un mio compagno di viaggio avevamo intimizzato con te, sviluppando quasi un sentimento di amicizia. Quando ti ho incontrato di persona, ho avuto conferma di quanto sentivo.
    Non sono però riuscito a comprendere bene il tuo punto di vista. Si, sei un tradizionalista. Il tuo patos è quello di un templare che protegge la reliquia della dottrina perduta…
    Però sul fattore sessuale ti leggo controverso. Passi da una sorta di premura di voler cadere sull’argomento, stigmatizzandolo come fattore-chiave, per poi uscirne in maniera ugualmente rapida dissolvendoti in una nuvola di mistero e chiusure squadra-compasso…
    Mi sembra anche di capire che la visione semplicistica dei neo-gnostici samaeliani non ti soddisfa, e che la reputi improduttiva, se non anche pericolosa.
    Io la applico da molti anni. Non mi è ancora caduto 🙂
    A parte gli scherzi, mi piacerebbe molto confrontarmi con te su questo argomento…
    Ciao, buona vita.

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