La storia ermetica segreta del ‘600

Il Collegio Invisibile e la Nuova Gerusalemme

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Francesco Bacone, Robert Boyle, la nascita della Massoneria e la misteriosa organizzazione del Collegio invisibile. Un affascinante studio sulle origini segrete della Massoneria nella Londra del ‘600.

di Robert Bauval
(I Parte)

Nel 1627, un anno dopo la morte del grande statista e filosofo Francesco Bacone, un curioso manoscritto è stato trovato tra le sue carte personali, intitolato La Nuova Atlantide. Questa bizzarra opera, rimasta incompiuta, ci presenta la visione utopica Baconeiana di una società perfetta e ideale governata e guidata da “sacerdoti” scienziati in una città su un’isola lontana chiamata Bensalem. Questa fratellanza elitaria di sacerdoti-scienziati comprendeva grandi astronomi, geometri, navigatori e, sorprendentemente, uomini in grado di costruire macchine che potevano volare e “imbarcazioni per andare sott’acqua. Erano molto attenti a non rivelare la propria esistenza al resto del mondo, e ognuno di loro doveva giurare segretezza. La loro vera missione era promuovere l’avanzamento delle conoscenze in tutto il mondo viaggiando in incognito o “invisibilmente”, compiendo buone azioni senza corrispettivo economico. La cosa più interessante riguardo a questi strani uomini illuminati era il fatto che si riunivano regolarmente in un grande “collegio” o “loggia” chiamato Casa di Salomone e indossavano dei vestiti curiosi per distinguersi, che consistevano in una tunica bianca e un turbante decorato da una croce rossa. Il loro grande “sigillo”, ci dice Bacone, erano “le ali del cherubino, non aperte ma pendenti”. Queste misteriose “ali di cherubino” sono, naturalmente, molto evocative dell’Arca dell’Alleanza biblica, anch’essa sormontata da due cherubini alati, e la quale un tempo era conservata nel Tempio di Salomone a Gerusalemme. Non ci vuole una grande immaginazione per realizzare che la “Casa di Salomone” a “Bensalem” descritta da Bacone è chiaramente una variante del “Tempio di Salomone” a “Gerusalemme”. Il prefisso Ben nelle lingue semitiche significa “Figlio” o “Figlio di” che, in questo caso, probabilmente voleva essere un gioco di parole per significare “Nuova Gerusalemme”.
In questo articolo intendo dimostrare che la visione utopica di Bacone servì da modello per la successiva Fratellanza Massonica che nello stesso periodo iniziava a insinuarsi in Inghilterra e che, a sua volta, portò alla formazione della Royal Society.

Il Tempio di Salomone
Gli storici massoni sono coscienti dell’importanza del Tempio di Salomone nelle loro tradizioni e riti di iniziazione. È così strettamente legato alla tradizione della Framassoneria che l’entrata delle logge massoniche è spesso fiancheggiata da due pilastri che simboleggiano quelli leggendari del tempio di Salomone, chiamati Boaz e Jachin (“saggezza” e “potere”). Come esempio particolarmente adatto possiamo citare l’architettura della United Grand Lodge di Londra, il quartier generale della Framassoneria inglese. Essa era sicuramente intesa per essere vista come un’allegoria del Tempio di Salomone. Il soffitto del Grande Tempio è decorato con scene simboliche del Tempio di Salomone, e, secondo la brochure ufficiale, “i tre pannelli inferiori di ogni porta mostrano scene connesse con l’edificio del Tempio di Re Salomone a Gerusalemme, e i pannelli in alto a sinistra e a destra mostrano la processione per la Dedicazione del Tempio. L’iscrizione ai loro piedi è la promessa di Dio fatta a Salomone come è scritta in 1 Re 6:11-13”. La “promessa” di “Dio” in 1 Re 6:12, nell’Antico Testamento, recita così: “E il Signore parlò a Salomone e disse: ‘Riguardo al tempio che stai edificando, se camminerai secondo i miei decreti, se eseguirai le mie disposizioni e osserverai tutti i miei comandi, uniformando ad essi la tua condotta, io conformerò a tuo favore le parole dette da me a Davide tuo padre. Io abiterò in mezzo agli israeliti; non abbandonerò il mio popolo Israele’”. C’è anche la cosiddetta Framassoneria di Rito Scozzese, con i suoi 33 gradi di iniziazione e che, a giudicare dai livelli più alti, vede sé stessa come un revival in qualche modo dell’Ordine dei Cavalieri Templari, così chiamato perché stabilì il suo quartier generale sul sito del Tempio di Salomone a Gerusalemme nel XII sec.

La Sacra Fratellanza
Le origini della Framassoneria sono velate da una spessa cortina di leggende e da un’intricata pseudo-storia. Pur avendo avuto enorme successo come società segreta, è spesso difficile risalire ai suoi documenti storici. La moderna Framassoneria come istituzione riconosciuta ha origine in Inghilterra nel 1717, con la creazione della Grande Loggia d’Inghilterra. Tutto ciò è molto ben documentato nella seconda edizione di Constitution of Freemasons, pubblicato da James Anderson nel 1738. Ma questo, ovviamente, ci parla del momento in cui una società precedentemente segreta, che operava “invisibilmente”, dichiarò pubblicamente la propria esistenza. Questo emergere della Framassoneria era stato suggerito quasi certamente dal pubblico sostegno e protezione che ricevettero da Carlo II, che venne restaurato al trono (probabilmente con qualche aiuto da parte dei Framassoni) nel 1660. Nel 1722, quindi 16 anni prima che Anderson pubblicasse il suo libro, un Framassone chiamato J. Roberts pubblicò una compilazione delle cosiddette Old Charges della Framassoneria, conosciuti anche come “manoscritti gotici”. Questi, come suggerisce il nome, sono una collezione di antichi manoscritti in cui è scritta la “storia” della Framassoneria. Secondo questi manoscritti, la Framassoneria risale al patriarca antidiluviano Lamech, che visse prima del Diluvio Universale. Ai tre figli di Lamech, Jabal, Jubal e Tubal (e a una figlia chiamata Naamh) è attribuita l’invenzione di tutte le “arti” essenziali su cui è basata a civiltà. Ci viene detto che Jabal inventò la geometria, Jubal la musica, Tubal la metallurgia e Naamh la tessitura. Sapendo che un giorno Dio avrebbe punito l’Umanità per i suoi peccati con un cataclisma d’acqua e di fuoco, costoro presero la precauzione di scrivere tutto ciò che avevano appreso su due enormi pilastri di pietra, cosicché le loro scoperte non sarebbero andate perse, ma potevano essere ritrovate dai sopravvissuti. Secondo le Old Charges, la persona che ritrovò questi pilastri fu “Ermete, Padre degli Uomini Saggi, ed egli trovò i due pilastri di pietra dove vi erano scritte le scienze e le insegnò”. Non può esserci dubbio che questo sia un riferimento a Ermete Trismegisto, modellato sul dio della scienza e della sapienza degli antichi egizi, Thoth, e possiamo desumerne che i due “pilastri” iscritti avessero come modello i classici obelischi egizi che si trovavano sempre fuori dei templi. Ad ogni modo, il resto delle “storie” delle Old Charges consiste in una narrativa involuta e tortuosa che passa per Babilonia, la venuta di Abramo in Egitto (dove “insegnò agli egizi le sette scienze”) e infine ci porta al più importante momento della storia massonica: la costruzione del Tempio di Salomone a Gerusalemme. Ci viene detto che tramite la costruzione di questo magnifico edificio “la valente arte della carpenteria venne confermata nel Paese di Gerusalemme”. Dopo di che la narrazione compie un “salto spazio-temporale” e arriva al momento in cui questa “valente arte della carpenteria” viene portata in Europa attraverso la Francia e infine in Inghilterra ai “tempi di Sant’Albano” (forse ciò potrebbe spiegare il titolo di Visconte di St. Albans attribuito a Francesco Bacone, che lo legherebbe, almeno nel nome, a questa strana genealogia della Framassoneria in Gran Bretagna).

Tempi pericolosi
L’illustre carriera di Bacone si è svolta durante il regno estremamente impopolare e confuso di Giacomo I d’Inghilterra, la cui goffa politica estera, insieme al suo atteggiamento autoritario e il suo disprezzo per il Parlamento, avevano creato un profondo e oscuro umore di scontento nel Paese. Quando Giacomo morì nel 1625 (un anno prima di Bacone), gli succedette il colto ma piuttosto instabile figlio, Carlo I, destinato a condurre la monarchia allo scontro frontale con il parlamento e con il popolo. All’orizzonte si profilava il disastro, in quanto Carlo I perseguì la stessa impopolare politica estera del padre e si dimostrò persino più tirannico e dittatoriale. Il suo primo matrimonio con la principessa francese cattolica Enrichetta Maria, sorella di Re Luigi XIII, fu difficile da digerire per i puritani nella Casa dei Comuni, e la sua cattiva amministrazione della guerra con la Spagna e la Francia, insieme alla raccolta di fondi abusiva attraverso tasse illegali per finanziare una guerra in Scozia, alla fine portò i parlamentari alla rivolta nel 1640. In Inghilterra stava per scoppiare la guerra civile.
Quelli, quindi, erano tempi estremamente pericolosi per chiunque in Inghilterra. La Guerra dei 30 anni era ancora in corso nell’Europa centrale, la Spagna e la Francia erano in Guerra con l’Inghilterra e nella stessa Inghilterra la monarchia e il parlamento erano ai ferri corti. La malafede e l’inganno erano diventati la norma, e si doveva essere estremamente prudenti anche soltanto per sopravvivere in questo ambiente pericoloso e volatile. Lo stato di sfiducia e caos generalizzato aveva creato anche un bisogno in certi gruppi sociali – intellettuali, alta nobiltà e militari, ad esempio – di un luogo di discussione neutrale in cui potessero scambiarsi opinioni sulla politica in assoluta sicurezza. Sembrerebbe che la rete e la struttura delle logge massoniche, velate dai loro molteplici rituali e dal loro sistema di cernita per il reclutamento e, soprattutto, di sicurezza, potrebbero aver fornito proprio l’ambiente giusto per soddisfare un tale bisogno. Una Framassoneria “operativa”, e probabilmente persino una forma primitiva di quella “speculativa” (cioè esoterica, opposta a quella strettamente pratica) esisteva da lungo tempo in Scizia, sin dlla fine del XV sec. Col passare del tempo venne introdotto un sistema di “Accettazione” che permettesse il reclutamento di uomini di una certa levatura e posizione nella società che non erano necessariamente impegnati ella carpenteria o nelle costruzioni e nell’architettura. Questa “Accettazione” precorse quasi certamente il moderno sistema di arruolamento “speculativo”, cioè non operativo, degli attuali framassoni. È anche abbastanza evidente che la “Accettazione” venne introdotta in Inghilterra con la venuta della dinastia scozzese degli Stuart, iniziata da Giacomo I, ai tempi di Francesco Bacone. Ora, con la Guerra Civile Inglese alle porte, la Framassoneria forniva all’uopo una rete già pronta di logge in cui l’elite inglese “Accettata” poteva incontrarsi in segreto, in amicizia fraterna e in un clima liberale, il tutto velato da rituali e simbolismi intesi a legare uomini con background diversi ma con intenti sociali e aspirazioni spirituali simili. La ribellione parlamentare aperta contro i realisti alla fine scoppiò, nel 1642. Carlo I e i suoi sostenitori realisti lasciarono Londra e stabilirono la corte in esilio a Oxford, tradizionale centro di intellettuali e studiosi elitisti. Fu lì, negli anni successivi, che una strana fratellanza di letterati e illuminati iniziò a incontrarsi, autonominandosi il “Collegio Invisibile”.

Pietre angolari

Dovrebbe essere ormai abbastanza ovvio che la fratellanza elitaria della Bensalem di Bacone ispirò questi uomini, chiunque essi fossero. Il primo riferimento a questo Collegio Invisibile viene da un celebre fisico, Robert Boyle, in una lettera che scrisse al suo tutore in Francia nel 1646. In questa lettera Boyle afferma che al momento si stava applicando diligentemente alla “filosofia naturale”, basata sui principi del “nostro nuovo collegio filosofico” e richiedeva certi libri al suo tutore che “la renderanno estremamente benvenuto nel nostro Collegio Invisibile”. Alcuni mesi dopo, nel 1647, Boyle menziona di nuovo il “Collegio Invisibile” in una lettera a un amico, dicendo che: “Le pietre angolari del Collegio Invisibile, o (come chiamano loro stessi) Filosofico, mi onorano di tanto in tanto con la loro compagnia… [Questi sono] uomini di spirito talmente capace e inquisitivo, che la filosofia scolastica è solamente la regione più bassa della loro conoscenza… [Sono] persone che si sforzano di mettere la ristrettezza mentale in imbarazzo, praticando una carità talmente profonda che raggiunge qualsiasi cosa possa essere chiamato Uomo, e niente di meno di una buona volontà universale può contenerla. E sono talmente preoccupati dalle necessità di un buon impiego, che mettono sotto la loro ala protettrice l’intera Umanità”.
Molti ricercatori sono d’accordo sul fatto che Theodore Haak e John Wilkins erano probabilmente i fondatori originari del Collegio Invisibile di Boyle. Theodore Haak era un immigrante tedesco che si era stabilito in Inghilterra intorno al 1620 e John Wilkins era un vicario che in seguito divenne vescovo di Chester. A prima vista sembra non esserci nulla in comune tra i due uomini, finché non ci si rende conto che Haak era un rifugiato proveniente dal Palatinato e che John Wilkins era il cappellano del principe Carlo Luigi, il figlio maggiore di Federico V del Palatinato e Elisabetta Stuart. Altri che potrebbero aver avuto a che fare con il Collegio Invisibile di Boyle erano l’architetto Christopher Wren e l’alchimista Elias Ashmole. Il Collegio Invisibile si incontrò per la prima volta a Londra nel 1645, e quindi si spostò a Oxford nel 1648. Il fatto che molti di questi uomini erano importanti Framassoni la dice lunga su questo misterioso Collegio Invisibile. Ma qual era la loro missione comune?
Nel prossimo articolo esamineremo il modo in cui il Collegio Invisibile venne a costituire il nucleo ciò che sarebbe diventatola più prestigiosa organizzazione scientifica d’Inghilterra: la Royal Society. E, cosa ancora più intrigante, vedremo anche come, e perché, alcuni importanti membri dell’appena nata Royal Society tentarono, e quasi riuscirono, a ricostruire la città di Londra come la “Nuova Gerusalemme” con la sua “Casa di Salomone” modellata sul sogno utopico di Bacone.


Campanella e la Città del Sole
di Robert Bauval
seconda parte

Imprigionato e torturato Tommaso Campanella riuscì a sottrarsi alla morte fingendosi pazzo e una sua profezia cambiò il corso della storia francese. Tra cospirazioni e inganni il filosofo riuscì a coinvolgere le menti dell’epoca nel suo utopico ideale. Ma cosa è in realtà la Città del Sole?

Tommaso Campanella entrò nei domenicani quando aveva solamente 15 anni, ma ne fuggì sei anni dopo, nel 1589, per stabilirsi a Napoli, dove, nel 1591, fu pubblicato il suo primo libro Philosophia sensibus demonstrata. I contenuti di questo saggio disturbarono profondamente la Chiesa che, al solito, lo accusò di eresia. Fu imprigionato, rilasciato, imprigionato e rilasciato di nuovo. Nel 1594 fu arrestato ancora, ma questavolta fu sottoposto a una prima serie di torture per mano dell’Inquisizione papale. In quell’occasione venne recluso nelle stesse segrete dove si trovava Bruno. Nel 1597 venne di nuovo rilasciato, dopo aver abiurato le sue “eresie”, aver accettato il bando di tutti i suoi libri ed essere stato costretto a risiedere per il resto della sua vita nella sua natia Calabria. Ma non appena vi giunse si scontrò con le autorità locali. I suoi scritti assunsero un tono politico, ed egli arrivò addirittura ad affermare tra le righe che grazie ai suoi poteri profetici aveva previsto una rivoluzione generale contro il Regno di Napoli. Le profezie e le prediche di imminenti “grandi sconvolgimenti” ed eventi apocalittici gli garantirono un nutrito seguito in tutte le classi sociali calabresi, di cui facevano parte anche nobili potenti, e ben presto si trovò invischiato proprio in ciò che aveva predetto: una cospirazione rivoluzionaria. A livello politico gli obiettivi di questa cospirazione contro lo stato erano la fondazione di “un nuovo tipo di repubblica” che avrebbe “costruito la città del sole”. Nell’agosto del 1599 due fuoriusciti denunciarono la cospirazione, e Campanella fu catturato e imprigionato nel castello di Squillace. Fu interrogato da un tribunale di inquisitori appositamente nominato da Papa Clemente VIII, che fu ben felice di permettere di usare la tortura su di lui. Dopo alcune settimane di duri interrogatori, Campanella concesse una confessione parziale. Si rese astutamente conto che la miglior difesa era fingere di essere pazzo e non responsabile delle proprie azioni. Per convincere di ciò gli inquisitori, diede fuoco a tutto ciò che si trovava nella sua cella. Seguirono altri interrogatori sotto tortura e durante tutti questi avvenimenti Campanella riuscì a portare avanti la sua furba recita di follia. Fu quindi in grado di evitare la pena di morte, venendo condannato al carcere a vita. Ma l’indomito Campanella rifiutò di cedere al pessimismo. Nell’umidità e nell’oscurità della sua cella sotterranea riuscì a scrivere la sua grande opera filosofica, La città del Sole. Il manoscritto fu poi fatto uscire di nascosto dalla prigione per mano di uno dei suoi leali discepoli.

Nonostante la prigionia, la sua fama superava oramai di gran lunga quella di altri eccellenti personaggi coevi e la sua cella era meta di veri e propri pellegrinaggi. Come disse un suo contemporaneo: “Non solo Campanella era sopravvissuto, ma era diventato probabilmente la prima celebrità europea”. Il decennio finale della sua prigionia lo trascorse agli arresti domiciliari e alla fine, nel 1629, venne liberato. Dopo la sua liberazione Campanella scelse di rimanere in Italia, principalmente a Roma, dove entrò a far parte del circolo dell’ambasciatore di Francia, François de Noailles. Nel 1634 venne riportata un’altra insurrezione nella zona di Napoli fomentata da un ex discepolo di Campanella, il quale, dopo la cattura, accusò ingiustamente il suo maestro di essere coinvolto. Ormai sessantaseienne e fobico nei confronti dell’idea di tornare in prigione, Campanella si rifugiò nell’ambasciata di Francia da dove travestito, a bordo della carrozza personale dell’ambasciatore francese, venne fatto uscire in segreto dallo Stato Pontificio alla volta del Paese transalpino. Ciò accadde durante il regno di Luigi XIII di Borbone.
A quel punto il libro di Campanella, La città del Sole, aveva destato grande interesse in tutta Europa e, in particolar modo, in Francia. E anche se oggi questo libro viene universalmente riconosciuto ampiamente dagli storici odierni come l’ispirazione di molti dei grandi schemi urbanistici utopici e visionari del XVII e del XVIII sec., nessuno sembra aver mai preso seriamente in considerazione la possibilità che l’idea proposta da Campanella potesse essere stata più di una semplice idea. Nessuno ha mai pensato che qualcuno o un qualche gruppo di persone potessero aver davvero tentato di realizzarla a Parigi. Ma è proprio questa possibilità che il sottoscritto e Graham Hancock hanno cercato di verificare nel saggio Talisman (edito in Italia da Corbaccio – cfr. HERA n°), e nel prossimo numero vedremo quali sono stati i risultati delle nostre ricerche.

La scarsa libido di Luigi XIII

L’arrivo di Campanella a Parigi non avvenne sotto i migliori auspici. Luigi XIII si era sposato con l’Infanta di Spagna, Anna d’Austria, figlia di Filippo III di Spagna, quando entrambi avevano 14 anni. Il matrimonio, comprensibilmente, non venne consumato per molti anni. Di disposizione e natura veramente curiose, Luigi era maggiormente interessato a riparare lucchetti e preparare marmellate che non al sesso. Nel 1619 i suoi cortigiani lo trascinarono a forza fuori dal suo letto e lo portarono nella camera della regina in modo da consumare finalmente il suo matrimonio. Due anni dopo la regina rimase incinta. Sfortunatamente, a causa di un incidente, abortì. La reazione del re non fu di solidarietà per la moglie, ma di rabbia, e divenne ancora più riluttante a espletare i suoi doveri coniugali. Col passare degli anni, la disperazione della giovane regina era diventata tale che andò a cercare affetto flirtando con l’avvenente duca di Buckingham, l’ambasciatore britannico a Parigi. Le voci della relazione tra la moglie e il duca giunsero alle orecchie di Luigi XIII, in un periodo in cui ciò era considerato un atto punibile con la morte. Fortunatamente per la regina, il re venne persuaso della sua innocenza. Nel 1634, quando Tommaso Campanella venne portato alla corte francese, un’atmosfera cupa e fredda era calata sulla coppia reale, e tutti ormai avevano rinunciato a vederli dare al mondo un erede per la giovane dinastia dei Borbone. Ma allora, quasi per miracolo, accadde qualcosa di veramente meraviglioso e strano…

La profezia sul Re Sole
Tommaso Campanella arrivò alla corte francese nel 1634, 20 anni dopo il matrimonio tra Luigi XIII e Anna d’Austria, e la coppia reale ancora non aveva figli. Le prospettive di una continuazione della dinastia dei Borbone non erano molte, dato il rifiuto di Luigi XIII di unirsi alla moglie. Le voci si erano fatte insistenti: si pensava che il re potesse essere impotente, non interessato alle donne e forse persino omosessuale. Come ulteriore complicazione il re soffriva di tubercolosi ed era romanticamente, ma platonicamente, innamorato di una donna molto pia, Mademoiselle Louise de la Fayette, entrata in convento a Parigi. Avendo udito che il famoso indovino e mago Tommaso Campanella era recentemente arrivato in Francia, la regina lo convocò al suo cospetto. Le era stato fortemente raccomandato dal cardinale Richelieu, e lei voleva che usasse le sue arti divinatorie per quanto riguardava la successione al trono. Ciò non era affatto inusuale. La regina e Richelieu, come molte persone intelligenti e di alto rango della loro epoca, erano molto influenzati dalle predizioni profetiche e astrologiche. Molti monarchi del XVI e XVII sec. erano noti per aver avuto astrologi personali che venivano regolarmente consultati su questioni di Stato, di matrimonio e persino di guerra. In effetti, attraverso intermediari, Richelieu aveva già consultato Campanella in diverse occasioni e, non vi è dubbio, la spinosa questione deve essere stata sollevata e discussa spesso. I due uomini sarebbero divenuti confidenti stretti, e Campanella arrivò addirittura a dedicare alcune sue nuove opere a Richelieu, chiamando in causa il cardinale per “costruire la città del sole”, come veniva chiaramente esposto nella sua opera che era appena stata ristampata a Parigi. Auspicato dall’influente Richelieu, l’incontro di Campanella con la regina avvenne molto presto e, con sommo stupore della corte, il mago annuncia sfacciatamente che presto la monarchia francese sarebbe stata benedetta da un erede. Inoltre, l’erede sarebbe stato un maschio che, come lo stesso disco solare, avrebbe illuminato il mondo intero e avrebbe dato inizio a una gloriosa età dell’oro per l’umanità. Una tempesta-lampo avrebbe giocato a favore di Campanella. Accadde presto: il pomeriggio del 5 dicembre 1637, Luigi XIII aveva lasciato la sua residenza di Versailles e si stava dirigendo al palazzo di Saint-Maur, dove intendeva passare la notte. Lungo il percorso si fermò al convento di Santa Maria, sulla rue Saint-Antoine, dove Louise de la Fayette, la sua platonica e molto pia amica viveva. Con le guardie che aspettavano il re e Louise si sussurrarono parole amorose. Quando alla fine la notte calò e giunse il momento per il re di andarsene, venne informato dal capitano delle guardie, un uomo chiamato Guitaut, profondamente devoto alla regina, che a causa della tempesta, era molto imprudente andare sino alla residenza di Saint-Maur. Guitaut consigliò caldamente al re di passare la notte nella molto più vicina Louvre dove viveva la regina. Luigi non ebbe molta scelta, e accettò. Una guardia era intanto stata inviata ad avvertire Anna della fantastica opportunità che si presentava. Venne velocemente organizzata una cena a lume di candela, e un altro letto venne portato nella camera della regina. Il leale capitano Guitaut si era assicurato che la notizia giungesse all’orecchio di tutti i conventi e di tutte le chiese di Parigi affinché pregassero all’unisono per l’evento tanto atteso. E infatti, esattamente nove mesi dopo, il 5 settembre 1638, Anna d’Austria diede alla luce un figlio maschio. Venne chiamato Luigi, il futuro Luigi XIV. Come a voler ricordare che questo grande miracolo era stato profetizzato da Tommaso Campanella, accadde che il 5 settembre fosse anche il settantesimo compleanno di Campanella.

La regina e il profeta
L’entusiasta regina convocò il mago ermetico italiano e gli chiese di calcolare l’oroscopo natale del suo meraviglioso bimbo. Sappiamo che Campanella si recò almeno due volte a far visita alla camera privata della regina ed era presente quando lei lo allattava e gli venne concesso persino l’immenso onore di tenere il futuro re tra le braccia. Alla fine, dopo aver accuratamente esaminato il bambino, annunciò che il regno di Luigi XIV sarebbe stato lungo, felice e glorioso. Campanella tornò sull’argomento nella sua ecloga latina a Luigi XIV, che venne pubblicata nel gennaio del 1639. Modellata sulla IV Ecloga messianica di Virgilio (che aveva profetizzato il regno universale di Cesare Augusto) la profezia di Campanella non lascia alcun dubbio sul futuro che aveva previsto per la monarchia francese e il regno venturo di Luigi XIV. Molto semplicemente, era tutto stato preordinato dal divino in funzione dell’avvento della grande riforma “cristiano-ermetica” universale e della costruzione della “Città del Sole” che lui, Campanella, promuoveva: “… Tutti riconosceranno un solo Padre e un solo Dio e l’amore li unirà tutti… Re e popoli… si riuniranno in una città che sarà chiamata Heliaca, “la città del sole”, che verrà costruita da questo illustre eroe (il futuro re “sole”, Luigi XIV di Francia N.d.A.)”. E’ quindi giunto il momento di chiederci a quale tipo di “città solare” stava pensando il Campanella. Era una città reale… o semplicemente una visione simbolica di una riforma utopica che doveva essere introdotta dalla monarchia francese? Campanella, grazie al suo temperamento astuto e alla sua grande capacità di intrattenere relazioni umane complesse, aveva a quel punto l’appoggio della coppia reale francese e del loro potente ministro, Richelieu. Anche se ciò accadde quando era molto in là con gli anni, gli diede l’incredibile opportunità di piantare il seme della sua visione della riforma proprio nel cuore della monarchia francese. Ma Campanella non si era vantato, si chiede la grande studiosa Frances Yates, di poter “costruire una città in tal meravigliosa guisa che solamente guardandola si sarebbero potute imparare tutte le scienze”? Era quello il momento in cui egli si trovava in una posizione tale da mettere in pratica ciò che aveva detto. Secondo Frances Yates, la Città del Sole di Campanella era “sicuramente di origine egizia”: “Ormai è chiaro che, all’ideale romano di un impero universale per tornare all’età dell’oro, all’ideale platonico di uno Stato in cui governavano i filosofi, Campanella aggiunse un terzo ideale, quello dello Stato egizio mantenuto intatto in eterno dalla magia dei sacerdoti. Il governante solare della Città del Sole è sia sacerdote che re, supremo sia nel dominio spirituale che in quello temporale, in breve è Ermete Trismegisto, sacerdote, filosofo e re. Campanella quindi in nessun senso era un rivoluzionario liberale. Il suo ideale era una teocrazia onnipotente come quella egizia, così potente da regolare con la magia scientifica le influenze celesti e, attraverso di esse, l’intera vita del popolo. Il suo lato apparentemente liberale è l’incoraggiamento della ricerca scientifica e della creatività… ma quest’avanzata scienza solare era nelle mani dell’ordine supremo dei sacerdoti e regolata da esso come nell’antico Egitto”. L’aspetto più strano e sorprendente dello schema di Campanella, tuttavia, è l’ossessionante “egizianismo” che il mago ermetico aveva astutamente innestato nella monarchia francese nella persona del futuro Luigi XIV, garantendone così l’accettabilità da parte dei sistemi esistenti in Europa. Ma allo stesso tempo non vi è dubbio che ciò che Campanella aveva in mente alla fine era un ritorno all’età dell’oro dell’antico Egitto, quando un re “solare” e il suo saggio e benevolente ordine di “sacerdoti-scienziati” regolavano e governavano le terre. Ci aspetteremmo, come ha profetizzato Campanella nell’Ecloga Latina, di veder costruita, o almeno un tentativo di costruzione, la “Città del Sole” ermetica. Ovviamente è sempre possibile che la “Città del Sole” fosse solamente una metafora per un tipo ideale di società, piuttosto che qualcosa da realizzare con calce e mattoni. Tuttavia, molte cose nello schema del Campanella e negli insegnamenti ermetici, ci portano a pensare diversamente.

La città solare
L’ampia pianta della Città del Sole di Campanella, come è stata disegnata e descritta nella sua grande opera, assomiglia al diagramma del Sistema Solare di Copernico. Al suo centro, su una collinetta artificiale, si trova un tempio perfettamente circolare di proporzioni gigantesche (che rappresenta il Sole), con la cupola sorretta da altissimi pilastri. Circondano il tempio le sette divisioni concentriche della città separate da mura con dei portali di accesso che guardano verso i punti cardinali – nord, sud, est e ovest. Due strade assiali attraversano l’intera città, incrociandosi al centro, una che va da nord a sud e l’altra che va da est a ovest. All’interno del grande Tempio del Sole, al centro di tutta questa perfezione geometrica, il testo di Campanella immagina un altare sul quale non si dovrebbe trovare altro che due enormi globi, uno che mostra “tutto il cielo”, e l’altro “tutta la terra”. Sul soffitto della cupola sono rappresentate “tutte le più grandi stelle del cielo, con i loro nomi e i poteri che hanno sulle cose al di sotto”. Nel tempio si trovano anche sette lampade eterne, chiamate con i nomi dei sette pianeti. Sul muro esterno del tempio sono rappresentate “tutte le stelle nel loro ordine”. Immagini e scritti sono presenti sia sulle facciate interne sia su quelle esterne di ognuno dei sette muri concentrici, e ciò sembra essere finalizzato principalmente all’educazione e all’ispirazione della cittadinanza. Queste immagini sono ulteriori mappe del mondo, geografia culturale di diversi popoli, rappresentazioni di fiumi e montagne, conoscenze sul regno animale, vegetale e minerale, e immagini di “inventori di scienze e di leggi”, una lista eclettica che comprende Ermete Trismegisto (nel suo “travestimento” romano di Mercurio), Giove (Zeus-Amon nel pantheon greco-egiziano di Alessandria), il profeta Maometto, Gesù Cristo e i suoi 12 apostoli e il dio egizio Osiride. In breve, osserva Frances Yates, la città che Campanella desiderava, e che profetizzò sarebbe stata costruita in qualche modo da Luigi XIV, doveva essere “un esatto riflesso del mondo governato dalle leggi della magia naturale, dipendenti dalle stelle”. Doveva essere accuratamente disposta “così da essere giusta con le stelle”. Il suo governante doveva essere un sacerdote che era “a capo di tutte le cose, sia spirituali che temporali”, mentre il suo controllo doveva essere nelle mani di grandi uomini, in grado di comprendere e usare la magia naturale: “inventori, insegnanti di morale, operatori di miracoli, capi religiosi, in breve, maghi…”. Dovevano essere selezionati secondo le loro capacità e, secondo le stesse parole di Marsilio Ficino, “tirare giù la vita del cielo” per il bene dell’umanità. Le origini intellettuali del grande schema di Campanella, come dimostra la Yates, non vanno cercate (eccetto forse superficialmente) in opere contemporanee o quasi che avrebbe potuto leggere, come l’Utopia di Tommaso Moro. “Per trovare la fonte originale – afferma la studiosa – uno deve scavare più a fondo e scoprire quelle sorgenti magiche nascoste dalle quali il Rinascimento è stato alimentato”. Con ciò lei intendeva riferirsi ai testi ermetici, in particolare al Picatrix, con la sua magica città di Adocentyn, ricordandoci che conteneva: ““un castello con quattro entrate, sulle quali vi erano immagini in cui Ermete Trismegisto aveva introdotto degli spiriti. Comparate queste con le quattro porte e le quattro strade della Città del Sole. Sulla sommità del castello vi era un faro che inondava la città con i colori dei sette pianeti. Comparate questo con le sette lampade planetarie sempre accese nella Città del Sole…”. Nel passaggio del Picatrix in cui viene descritta la città di Adocentyn si dice anche che Ermete Trismegisto abbia costruito un tempio del Sole… Lo strato primario, quello più profondo, dell’influenza che sta dietro alla Città del Sole è, secondo me, ermetico; e il suo primo modello, al quale molte influenze successive si sono aggiunte, è, credo, la magica città di Adocentyn, descritta nel Picatrix, e la descrizione, nell’Asclepio, della religione degli egizi”.
Nell’Asclepio apprendiamo la distruzione da parte di forze nemiche della religione magica e naturale degli egizi, e la sua apparente sparizione dalla faccia della terra per un lungo intervallo di tempo. Ma l’Asclepio riporta anche la profezia che quella religione perseguitata un giorno sarà restaurata in “una riforma di tutte le cose buone, e una restituzione tra le più sante e reverenti della natura stessa”. Ma la cosa più importante è che questa restaurazione e restituzione devono scaturire dalla fondazione di una città allineata con il Sole.  Luigi potrebbe essere stato influenzato da Campanella a portare avanti questa linea di pensiero sino alla sua logica conclusione e lasciare una firma ermetica nell’architettura francese? Se così fosse il vecchio mago dovrebbe aver trovato in qualche modo una via per raggiungerla dall’oltretomba, in quanto morì il 21 maggio 1639, otto mesi e mezzo dopo la nascita del giovane “re sole”. Ma attraverso tutte le nostre esperienze di ricerca abbiamo imparato che, comunque, quando si parla di influenze è meglio presumere che niente è impossibile…
Fine seconda parte


Tommaso Campanella e la Città del Sole

La nascita del re Sole, Luigi XIV, portò alla progettazione di un asse “ermetico” su cui si sviluppò la città di Parigi. La capitale francese ancora oggi presenta, infatti, una inesplorata relazione astronomica e simbolica con la città di Luxor. Fu così che si realizzò la profezia di Tommaso Campanella?

terza parte

Nel 1665, quando Luigi XIV era ormai ventisettenne ed era riconosciuto come il monarca più potente d’Europa con il celebre titolo di “Re Sole”, il suo più stimato architetto, Andre le Notre, progettava i giardini delle Tuilleries sul lato Ovest del Louvre e, cosa più importante, disegnava il Grande Asse di Parigi che, negli anni successivi, sarebbe divenuto la famosa Avenue de Champs Elysees. Il Palazzo del Louvre a quei tempi era la residenza dei re di Francia, e Luigi XIV aveva in animo di rinnovarlo completamente. Il suo asse va più o meno da est a ovest, correndo all’incirca parallelo alla Senna, che scorre immediatamente a sud, e alla Rue de Rivoli, che si trova leggermente più a nord. Se seguiamo il suo asse oggi (ossia verso i girdini delle Tuilleries, vedremo che attraversa un’enorme piramide di vetro installata nella cour Napoleon nel 1984 e quindi, più ad ovest, taglia in due l’Arc de Carrousel (un arco di trionfo costruito da Napoleone nel 1806). A questo punto accade qualcosa di veramente strano. Invece di estendere l’asse del Louvre ancora più a ovest, lungo l’allineamento esistente, Le Notre decise deliberatamente di deviarlo verso nord, cosicché risultasse inclinato esattamente di 26° a nordovest. A prima vista potrebbe sembrare che Le Notre abbia voluto rettificare l’allineamento dell’asse in modo da posizionare i giardini delle Tuilleries più esattamente in parallelo al corso della Senna. Potrebbe sembrare la decisione più logica e pratica da prendere per un architetto urbanista. Tuttavia, perché optò esattamente per i 26 gradi e non per un valore arrotondato, come 25 o addirittura 30? Si potrebbe supporre che fu una scelta arbitraria, se non per un dato molto importante. Ad alcune centinaia di metri dal Louvre si trova la famosa cattedrale di Notre Dame, sull’Ile de la Cité, una piccola isola della Senna dalla peculiare forma di imbarcazione. Qui troviamo lo stesso allineamento di 26° a nordovest incorporato nell’asse della cattedrale stessa. Questo asse venne stabilito secoli prima di Le Notre e non sembra possedere ragione pratica. E’ improbabile che si tratti di una coincidenza che due monumenti situati a poche centinaia di metri l’uno dall’altro abbiano lo stesso allineamento assiale. Se l’angolo quindi è significativo, cosa vuole indicarci?

Due giorni per un allineamento
Una risposta, secondo noi, la offre il Sole. Non dimentichiamo che Le Notre stava progettando dei lavori monumentali per il Re Sole. Non dovremmo sorprenderci se il simbolismo solare fu incorporato in tali progetti. La posizione del Sole cambia durante l’anno non solo a mezzogiorno (il “meridiano” astronomico o asse mediano del cielo), ma anche in tutti gli altri punti lungo il suo arco, compresi, naturalmente, i punti di levata e tramonto sull’orizzonte. Alla latitudine di Parigi (48° 51’ nord) un osservatore che guarda verso ovest (la direzione cui è rivolta Notre Dame) noterà che il sole tramonta a circa 38° a nordovest in piena estate e a circa 38° a sudovest in pieno inverno. In tutti gli altri giorni dell’anno il sole tramonta in punti intermedi dell’orizzonte tra questi due estremi, andando da nord a sud per sei mesi e poi tornando verso nord nei sei mesi successivi. Ovviamente, con questo movimento “a pendolo”, il sole tramonterà in ogni punto due volte in un anno (una volta durante il suo spostamento da nord a sud, e un’altra durante il suo ritorno a nord). Sembra che i due giorni in cui un osservatore situato a Notre Dame vedrà tramontare il sole a 26° a nordovest siano l’8 maggio e il 6 agosto – entrambe date corrispondenti a festività religiose della Chiesa Cattolica Romana molto importanti. La prima, l’8 maggio, celebrava Saint Michel du Printemps, una festa molto popolare nel Medioevo che commemorava la miracolosa apparizione nel IV e V sec. d.C. dell’arcangelo Michele su diversi monti d’Europa – ad esempio, a Mont Saint-Michel, sulla costa della Bretagna francese, e a St. Michael’s Mount in Cornovaglia. L’arcangelo Michele nella Bibbia è il grande principe che vigila sul popolo di Dio e che viene rivelato come capo delle milizie celesti (Daniele 12,1 e Giosuè 5,14) – un ruolo che molti monarchi europei erano bramosi di proiettare su se stessi. La seconda data, il 6 agosto, segna la Trasfigurazione di Cristo, che rimane un’importante festività per tutta la cristianità ancora oggi. Essa commemora l’occasione, descritta nel Nuovo Testamento, in cui Gesù venne accompagnato dai suoi discepoli Pietro, Giacomo e Giovanni sulla cima di una montagna; lì gli apostoli testimoniano la trasfigurazione di Gesù, il cui viso e gli abiti diventano bianchi e splendenti come la luce, in presenza di Mosè ed Elia (Marco 9,2-13; Matteo 17,1-13; Luca 9,28-36). Possiamo quindi comprendere perché i cattolici romani associno frequentemente lo “splendente” simbolismo solare alla figura di Cristo (ad esempio, nelle sue rappresentazioni iconografiche come Sol Invictus nella Chiesa Romana dei primordi). E’ altresì notorio che molte festività cristiane seguono il ciclo solare – come il Natale (solstizio d’inverno), la festa di San Giovanni (solstizio d’estate), la Pasqua (equinozio di primavera), e così via. L’apparizione di Elia nella Bibbia viene profetizzata prima della venuta del Messia ebraico, ma Gesù sostiene che questa profezia si fosse già compiuta quando Elia apparve come Giovanni Battista (Matteo 17,9-13). Un’altra profezia biblica sostiene che quando il Messia sarà sul punto di apparire: “sorgerà Michele, il gran principe, che vigila sui figli del tuo popolo” (Daniele 12,1). Molti cristiani hanno interpretato questa seconda profezia come un’indicazione che l’Arcangelo Michele sarebbe stato l’annunciatore della Seconda Venuta di Cristo, poiché come Dio inviò Elia nelle vesti di Giovanni Battista per annunciare la prima venuta di Cristo sulla Terra, Egli invierà allo stesso modo Michele alla fine dei tempi per proclamare la sua Seconda Venuta. Questa apparizione, le tradizioni non lasciano adito a dubbi, avverrà su un “monte”. Gli ebrei sono sicuri che il luogo sarà il Monte Sion, dove si ergeva il Tempio di Salomone. Ma per i cristiani la cosa era incerta e da ciò derivano le apparizioni di San Michele sui diversi monti d’Europa nel Medioevo.

Il mistero dell’asse deviato
Sembra palese che la scelta dell’angolo di 26° a nordovest per l’asse della cattedrale medievale di Notre Dame, e quindi il suo legame con le festività di Saint Michel du Printemps (8 maggio) e della Trasfigurazione (6 agosto), indicasse una complessa interconnessione di simbolismi solari. Ma non dimentichiamo che lo stesso allineamento venne adottato molto dopo da Le Notre per l’asse degli Champs Elysees (conosciuto anche come “l’asse storico” di Parigi). Quindi è interessante che ai tempi di Le Notre – all’epoca del “Re Sole” Luigi XIV – la data del 6 agosto, che commemora la Trasfigurazione, potesse vantare non uno ma due eventi celesti significativi legati all’angolo di 26°. Qui abbiamo uno strano collegamento con una stella molto “egizia”, Sirio, la stella della dea Iside, che ha dato miracolosamente la vita al “Re Sole” Horus, durante il suo sorgere. Ed è un fatto verificabile che il 6 agosto la levata eliaca di Sirio (ossia il sorgere della stella allo stesso momento del Sole) può essere registrata a Parigi a 26° a sudest, esattamente all’altro capo dell’asse degli Champs Elysees! Sappiamo che lungo l’asse storico di Parigi sarebbe stato innalzato successivamente un immenso simbolo solare egizio; obelisco proveniente dal tempio di Luxor (portato a Parigi nel 1836). Ora Luxor, l’antica Tebe, era la “città del sole” per eccellenza nel mondo antico. L’obelisco condotto a Parigi apparteneva a una coppia che si ergeva all’ingresso del Tempio di Luxor (l’altro si trova ancora in situ). L’obelisco apparteneva al faraone Ramses II, il più potente monarca solare dell’antico Egitto, il cui nome significa “Figlio del Sole”. Il tempio di Luxor era parte integrante di un più grande complesso urbano dedicato al dio solare Amon-Ra, con il suo centro principale nel Grande Tempio del Sole a Karnak. E a Karnak troviamo qualcosa di molto interessante perché scopriamo che, proprio come l’asse storico di Parigi, l’asse del tempio di Karnak è allineato a 26° a nordovest, il misterioso angolo scelto da Andre le Notre. Gli antichi egizi avevano una festività solare molto importante chiamata “Mesora”, che significa letteralmente “la nascita di Ra (il sole)”. Ai tempi di Ramses II la “nascita di Ra”  veniva celebrata quando il sole si allineava con l’asse del tempio di Karnak. Per una sorprendente coincidenza lo stesso allineamento al tramonto si trova nell’Asse Storico di Parigi, per sancire il legame tra il sole e Luigi XIV.  Per quanto possa sembrare provocatoria e controversa, questa domanda deve comunque essere posta: avrebbe potuto Andre le Notre, forse con l’aiuto degli astronomi dell’Academie des Sciences (che venivano ospitati al Louvre sin dal 1663) decidere coscientemente di creare lo stesso allineamento solare degli egizi per il Re Sole di Francia?

La stella dei Re Sole

C’è un altro fatto astronomico curioso da aggiungere a questo cumulo di intriganti “coincidenze”. La levata eliaca di Sirio (rappresentata dalla dea Iside nella mitologia egizia ed “ermetica”) venne usata dagli antichi egizi per simboleggiare e santificare la nascita dei loro re solari. L’angolo (azimut) creato da Sirio al sorgere non è lo stesso se viene visto in diverse parti del mondo. Più si va a nord, più aumenta l’ampiezza dell’angolo. Ad esempio, a Parigi, che è molto vicina ai 49° di latitudine nord, l’angolo oggi è di 27,5° a sudest, mentre al Cairo (a 30° di latitudine nord) è solamente di 20° a sudest. Un secondo fattore influenza l’angolo di levata su periodi di tempo molto lunghi. E’ il fenomeno della precessione, un’oscillazione molto lenta dell’asse terrestre che ha un ciclo di circa 26.000 anni. Calcoli che tengono conto di entrambi questi fattori mostrano che nel 1638, l’anno di nascita di Luigi XIV, Sirio sorse a 36° a sudest, e quindi in allineamento diretto con l’asse progettato da Le Notre! Sappiamo che da tempo immemorabile che la levata eliaca di Sirio, la stella di Iside, era il segnale cosmico che santificava la “nascita” soprannaturale dei sovrani solari d’Egitto. Potrebbe essere rilevante notare che la stessa Cattedrale di Notre Dame si trova su un sito sacro molto antico che, secondo alcuni storici, ai tempi dei romani era un santuario dedicato a Iside. Abbiamo anche visto come Luigi XIV venne concepito “miracolosamente” da Anna d’Austria nei suoi appartamenti privati al Louvre in una tempestosa notte di dicembre del 1637. Mettendo insieme tutti questi indizi, come potrebbe essere una semplice coincidenza il fatto che, estendendo l’asse di Le Notre a est attraverso il Louvre, esso passi esattamente per gli appartamenti di Anna d’Austria, dove sarebbe avvenuto il “miracolo”? Ed è anch’essa una coincidenza che tre secoli dopo, nel 1989, una statua equestre opera del Bernini che raffigura il Re Sole nei panni di Alessandro Magno (la quintessenza classica dei re solari dell’antichità, che divenne sovrano d’Egitto nel 332 a.C., anch’egli nato in corrispondenza della levata eliaca di Sirio) venne portata via dalla sua sede precedente, a Versaille, e venne attentamente posizionata nella corte del Louvre proprio in corrispondenza dell’asse? Ma forse supera tutte queste “coincidenze” l’impressionante profezia enunciata dal mago ermetico Tommaso Campanella nel 1637, quando predisse che il futuro re Luigi XIV sarebbe stato un “re solare” e avrebbe trasformato Parigi nella Città del Sole “egizia”.

Due obelischi e due città
In un pomeriggio di inizio primavera del 1992, ero al bookshop del Louvre e acquistai una copia di una rivista archeologica contenente un articolo riccamente illustrato sulla città di Luxor. La rivista era Dossiers: histoire et archaeologie, e l’articolo in questione era firmato da un certo numero di autorità del campo, tra le quali il dottor Mohamad El-Saghir, Direttore delle Antichità di Luxor, e William J. Murnane e Larry D. Bell del Sondaggio Epigrafico dell’Università di Chicago. Poco prima, quello stesso giorno avevo visitato anche la Grande Arche a La Defense, e lì, all’ultimo piano, vi era in mostra una superba fotografia aerea della città di Parigi che mostrava per intero il suo asse storico, dalla Bastiglia a est, sino al quartiere di La Defense a ovest. La fotografia era lunga diversi metri e molto dettagliata. Vi si potevano osservare chiaramente la caratteristica sagoma a “granchio” del Louvre, i giardini delle Tuilleries (si potevano distinguere persino i singoli alberi), la Place de la Concorde e l’obelisco di “Luxor”, l’Arco di Trionfo, tutti i grattacieli de La Defense e, naturalmente, la Grande Arche. Osservando la città dall’alto nel suo complesso, essa offriva una prospettiva molto speciale, la metropoli sembrava, infatti, rivelarsi come un gigantesco puzzle messo insieme nel corso dei secoli. Ciò che emergeva in particolar modo dalla vista aerea era il modo curioso in cui l’asse di Parigi cambiava leggermente direzione emergendo dal Louvre e dirigendosi a ovest. Questa curiosa “anomalia” nell’allineamento assiale era impressionante. Avrei preferito pensare che la deviazione fosse dovuta a problemi pratici, ma in qualche modo tale spiegazione non sembrava adeguata a uno schema così ambizioso, dove un’accurata e coordinata deliberazione era la nota chiave. Si poteva toccare con mano tale deliberazione, ad esempio, nelle distanze tra i principali monumenti simbolici posizionati lungo l’asse e nelle grandezze relative dei tre “archi”. Usando la spiegazione preferita delle guide turistiche: “Curiosamente la distanza tra loro raddoppia ogni volta: 1 km tra l’arco trionfale del Carrousel e l’obelisco di Place de la Concorde, 2 km dall’obelisco all’Arco di Trionfo in cima agli Champs Elysees, e 4 km da lì alla Grande Arche.  Ancora più curiosamente, la grandezza degli archi raddoppia a ogni passaggio”. Quindi, dato che tutto sembrava essere stato studiato per produrre un particolare effetto simbolico, non era possibile che la deviazione dell’asse fosse anch’essa parte dello stesso schema simbolico? Ripresi l’intera fotografia aerea di Parigi con la mia videocamera, quindi mi diressi al Louvre. E proprio lì, seduto all’aperto nella corte del Louvre alla luce del sole iniziai a scorrere le pagine della rivista archeologica che avevo appena comprato. Una delle doppie pagine pieghevoli al suo interno presentava una superba fotografia a colori del Tempio di Luxor dall’alto. La fotografia era stata scattata guardando ad ovest verso il Nilo, con il tempio che si espandeva da sinistra a destra (ossia da nord a sud), e quindi parallelamente al corso del fiume. Un singolo obelisco si ergeva ben in vista di fronte all’entrata del tempio sul lato nord. Accanto ad esso potevo chiaramente distinguere il basamento vuoto dove una volta si ergeva il secondo obelisco che si trovava a Parigi e che in quel momento si trovava nel mio raggio visuale!  Era strano pensare che questi due punti della superficie terrestre, così distanti tra loro, uno di fronte al tempio di Luxor a Tebe e l’altro di fronte al palazzo del Louvre a Parigi, fossero accomunati da questa coppia di talismani solari egizi. Diedi uno sguardo più attento alla fotografia aerea di Luxor. Vista da quell’altezza, era incredibile come la silhouette a “granchio” del tempio di Luxor e la sua posizione rispetto al Nilo, poteva essere facilmente confusa per il Louvre, anche per la posizione che aveva rispetto alla Senna. Con un senso di eccitazione sempre crescente voltavo le pagine della rivista e ben presto trovai quello che speravo contenesse, un’altra fotografia aerea di Luxor che mostrasse l’intera sagoma della città “solare”. A questo punto notai qualcosa di ancora più strano. Sebbene sapessi di avere davanti a me una fotografia di Luxor-Karnak, venni sopraffato da un forte senso di deja vu visivo. Avevo visto la stessa identica “immagine” con le stesse caratteristiche non molto tempo prima, ma non era una fotografia di Luxor. Riavvolsi il film che avevo girato alla Grande Arche, il video con la fotografia aerea di Parigi, e lo osservai attraverso il piccolo display della mia videocamera. Mettendolo a confronto con la fotografia aerea di Luxor vi erano notevoli similitudini. La sagoma di Parigi tra il Louvre e La Defense e quella della città sacra egizia tra il tempio di Luxor e Karnak erano quasi identiche! La posizione e la provenienza degli obelischi facevano parte del puzzle. Ma ancora più sorprendente era il modo in cui l’asse di Parigi e quello di Luxor cambiavano entrambi direzione più o meno nello stesso punto, uno per puntare verso La Defense, e l’altro per dirigersi verso Karnak. Sapevo, tuttavia, che in Egitto il Nilo scorreva da sud a nord e che il tempio di Luxor si apriva verso nord; mentre a Parigi la Senna si dirigeva da est a ovest e che il “tempio” di Louvre guardava a ovest. Gli ingegneri e archeologi francesi dovevano essere ben consci di tali orientamenti. Un’osservazione dello storico Jean Vidalin una guida di Parigi ha sistemato la faccenda: “Notiamo… che nella posizione che occupa a Place de la Concorde, i quattro lati dell’obelisco hanno cambiato orientamento: il lato che a Luxor guardava a nord oggi è rivolto a ovest e diretto verso gli Champs Elysees”. Guardando da un’immagine all’altra, tra Parigi e Luxor, era come se entrambe avessero una volontà propria e volessero fondersi l’una con l’altra. Guardai in su, verso il distante obelisco di Place de la Concorde. Era come se un velo venisse pian piano sollevato dalla città di Parigi. Ricordai come il filosofo ermetico Tommaso Campanella predisse nel 1637 che Parigi sarebbe diventata una Città del Sole “egizia”. Avevo trovato ciò che sembrava un’inequivocabile correlazione tra Parigi e una “Città del Sole” in Egitto, ossia Tebe-Luxor. Era tutto molto strano e stranamente logico… Coincidenze bizzarre… o misteriose deliberazioni? A voi l’ardua sentenza…
Fine

Gli argomenti presentati in questo articolo sono approfonditi nel saggio di Robert Bauval e Graham Hancock dal titolo Talisman, edito da Corbaccio.

La storia ermetica segreta del ‘600ultima modifica: 2009-05-10T17:39:24+02:00da mikeplato
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One Response

  1. Chiese Parigi
    at |

    Adoro le chiese di Parigi!

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