LA CONFEDERAZIONE DELLE ANIME

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Non mi chiedete perchè posto questo estratto dal romanzo “Sostiene Pereira” di Tabucchi. Sappiate solo che l’invito a leggere questo romanzo viene dall’alto, e per questo ve lo dono. Mi ha colpito soprattutto questo dialogo (Pereira/Cardoso) che mette in mostra una teoria che vado portando avanti da Tempo: non c’è un solo “TU”. La nostra anima è frammentata, abbiamo diversi Io che si contendono l’egemonia in continuazione. Tutto sta a consentire all’IO SUPERIORE di riprendersi il suo regno, che gli appartiene di diritto. Solo questo darebbe senso all’intero libro di Apocalisse…nonchè all’affermazione di Legione, allorchè il Cristo chiede loro perchè si fanno chiamare così: “SIAMO IN TANTI”


Il dottor Cardoso cominciò a mangiare la sua sogliola alla mugnaia e Pereira seguì il suo esempio. Bisognerebbe che conoscessi meglio gli ultimi mesi della sua vita, disse il dottor Cardoso, forse c’è stato un evento. Un evento in che senso, chiese Pereira, che vuol dire con questo? Evento è una prola della psicoanalisi, disse il dottor Cardoso, non è che io creda troppo a Freud, perchè sono un sincretista, ma credo che sul fatto dell’evento abbia ragione senz’altro, l’evento è un avvenimento concreto che si verifica nella nostra vita e che sconvolge o che turba le nostre convinzioni e il nostro equilibrio, insomma l’evento è un fatto che si produce nella vita reale e che influisce sulla vita psichica, lei dovrebbe riflettere se nella sua vita c’è stato un evento. Ho conosciuto una persona, sostiene di aver detto Pereira, anzi, due persone, un giovanotto e una ragazza. Me ne parli pure, disse il dottor Cardoso. Bene, disse Pereira, il fatto è che alla pagina culturale avevo bisogno dei necrologi anticipati degli scrittori importanti che possono morire da un momento all’altro, e la persona che ho conosciuto ha fatto una tesi sulla morte, è vero che in parte l’ha copiata, ma all’inizio mi sembrava che di morte se ne intendesse, e così l’ho preso come praticante, per fare i necrologi anticipati, e lui me ne ha fatto qualcuno, glieli ho pagati di tasca mia perchè non volevo pesare sul giornale, ma sono tutti impubblicabili, perchè quel ragazzo ha in testa la politica e ogni necrologio lo fa con una visione politica, per la verità penso che sia la sua ragazza a mettergli in testa queste idee, insomma, fascismo, socialismo, guerra civile di Spagna e cose del genere, sono tutti articoli impubblicabili, come le ho detto, e io finora l’ho pagato. Non c’è niente di male, rispose il dottor Cardoso, in fondo rischia solo i suoi soldi. Non è questo, sostiene di aver ammesso Pereira, il fatto è che mi è venuto un dubbio: e se quei due ragazzi avessero ragione? In tal caso avrebbero ragione loro, disse pacatamente il dottor Cardoso, ma è la Storia che lo dirà e non lei, dottor Pereira. Sì, disse Pereira, però se loro avessero ragione la mia vita non avrebbe senso, non avrebbe senso avere studiato lettere a Coimbra e avere sempre creduto che la letteratura fosse la cosa più importante del mondo, non avrebbe senso che io diriga la pagina culturale di questo giornale del pomeriggio dove non posso esprimere la mia opinione e dove devo pubblicare racconti dell’Ottocento francese, non avrebbe senso più niente, e è di questo che sento il bisogno di pentirmi, come se io fossi un’altra persona e non il Pereira che ha sempre fatto il giornalista, come se io dovessi rinnegare qualcosa. Il dottor Cardoso chiamò la cameriera e ordinò due macedonie di frutta senza zucchero e senza gelato. Voglio farle una domanda, disse il dottor Cardoso, lei conosce i médecins-philosophes? No, ammise Pereira, non li conosco, chi sono? I principali sono Théodule Ribot e Pierre Janet, disse il dottor Cardoso, è sui loro testi che ho studiato a Parigi, sono medici e psicologi, ma anche filosofi, sostengono una teoria che mi pare interessante, quella della confederazione delle anime. Mi racconti questa teoria, disse Pereira. Ebbene, disse il dottor Cardoso, credere di essere ‘uno’ che fa parte a sè, staccato dalla incommensurabile pluralità dei propri io, rappresenta un’illusione, peraltro ingenua, di un’unica anima di tradizione cristiana, il dottor Ribot e il dottor Janet vedono la personalità come una confederazione di varie anime, perchè noi abbiamo varie anime dentro di noi, nevvero, una confederazione che si pone sotto il controllo di un io egemone. Il dottor Cardoso fece una piccola pausa e poi continuò: quella che viene chiamata la norma, o il nostro essere, o la normalità, è solo un risultato, non una premessa, e dipende dal controllo di un io egemone che si è imposto sulla confederazione delle nostre anime; nel caso che sorga un altro io, più forte e più potente, codesto io spodesta l’io egemone e ne prende il posto, passando a dirigere la coorte delle anime, meglio la confederazione, e la preminenza si mantiene fino a quando non viene spodestato a sua volta da un altro io egemone, per un attacco diretto o per una paziente erosione. Forse, concluse il dottor Cardoso, dopo una paziente erosione c’è un io egemone che sta prendendo la testa della confederazione delle sue anime, dottor Pereira, e lei non può farci nulla, può solo eventualmente assecondarlo. Il dottor Cardoso finì di mangiare la sua macedonia e si asciugò la bocca con il tovagliolo. E dunque cosa mi resterebbe da fare?, chiese Pereira. Nulla, rispose il dottor Cardoso, semplicemente aspettare, forse c’è un io egemone che in lei, dopo una lenta erosione, dopo tutti questi anni passati nel giornalismo a fare la cronaca nera credendo che la letteratura fosse la cosa più importante del mondo, forse c’è un io egemone che sta prendendo la guida della confederazione delle sue anime, lei lo lasci venire alla superficie, tanto non può fare diversamente, non ci riuscirebbe e entrerebbe in conflitto con se stesso, e se vuole pentirsi della sua vita si penta pure, e anche se ha voglia di raccontarlo a un sacerdote glielo racconti, insomma, dottor Pereira, se lei comincia a pensare che quei ragazzi hanno ragione e che la sua vita finora è stata inutile, lo pensi pure, forse da ora in avanti la sua vita non le sembrerà più inutile, si lasci guidare dal suo nuovo io egemone e non compensi il suo tormento con il cibo e con le limonate piene di zucchero.

LA CONFEDERAZIONE DELLE ANIMEultima modifica: 2010-11-12T16:12:00+01:00da mikeplato
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11 Responses

  1. antispecista
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    è da tempo che tento in molti modi di ragguagliare l’eminente bloggher che risponde al nome ( vero o fittizio non si sà ) di mike plato .
    ho fatto domande ma non ho avuto risposte .
    ho prodotto esempi che non hanno avuto risposte .
    ad ogni richiesta di spiegazioni c’è stato il nulla o tuttalpiu offese gratuite .
    oggi eminentissimo stupido bloggher ( io uomo qualunque ) ti rivelo un’arcano , il piu segreto che insieme all’arcano misticissimo IO SONO DIO dovrebbe spalancare nella tua mentuccia ( e non intendo l’erbetta ) la piu vasta delle voragini intellettuali , ascolta : dio è un porco , un cane , una vipera , una merda , un cesso , un lingotto d’oro , un diamante , un collier di rubini che al confronto quello di tamerlano è monnezza . credi di poterlo capire ? dio è il primissimo ( e di questo non potrai che essere concorde ) ma aggiungo che dio è ultimissimo e la domanduccia che ti riservo ” ignorante ” è questa : qual’è il dio del porco ? oppure credi che a lui sia negato ? …ciao ignorantissimo copia/incolla

  2. lestat
    at |

    Rimani lì, non muoverti: ho chiamato il 118

  3. triton2
    at |

    @lestat non ti preoccupare questo antispecista e solo un poveraccio bisognoso di cure.

  4. lestat
    at |

    ok!

  5. MANU
    at |

    QUI IN TANTI RIVERSANO LE PRORIE REPRESSIONI, UOMINI E DONNE, E POI QUESTA MANIA DI UTILIZZARE STUPIDI NOMIGNOLI è PATETICA…MA BAAAASTA!!
    RAGAZZI VI INVITO AD ALZARE IL LIVELLO DI QUESTO BLOG, NN RIESCO A TROVARVI COMMENTI DEGNI DI NOTA E RIFLESSIONE…
    @ANTISPECISTA (COLUI K VIENE PRIMA DELLA SPECIE UMANA O ANIMALE) PERKè NN VAI A PASCOLARE IN ALTRI LUOGHI DEGNI DEL TUO CALIBRO CEREBRALE, SE NE AVVICENDANO UNA MIRIADE QUI K NN FANNO ALTRO K ATTACCARE MIKE…MA K SI KIAMI MIKE O GIGI O FRANCO, MA K TE FREGA?CERTO è K VE NE SONO DI PERDITEMPO…SCENDI ALLA LUDOTECA SOTTO CASA!

  6. domenico
    at |

    Soprattutto i tuoi sono di graaaan SPESSORE…ma così spessi, che non se ne può….Ma chi sei, vicemikeplato?
    scrivi te uno degno o sai fare solo K NN, K NN, K NN, K NN, NN, NN all’ infinito…
    A chi ti riferisci, a te stesso forse? Allora va bene.

    Scaglia la pietra e ti trovi un bumerang sulla testa. Non sono forse i colpevoli a lanciare le pietre per spostare l’attenzione da un altra parte?

    “Al ladro!” – strilla il ladro.

  7. khayel
    at |

    L’idea della frammentazione dell’anima mi fa pensare allo studio intrapreso dai Sufi riguardo alla “nafs”, termine che sarebbe riduttivo tradurre solo con “anima” perché, secondo i casi, significa anche “coscienza del sé, psiche, inclinazione, desiderio, intenzione, natura, essenza”, l’elenco è lungo fino a “stesso, medesimo”.
    La nafs è divisibile in più parti, ognuna delle quali si esprime in modo proprio, “positivo” o “negativo” che sia, per un totale di diciotto “espressioni”o “presenze”, ognuna cercando di emergere e realizzarsi, generando così come a una “spaccatura” nel nostro intimo.

    Uno dei problemi da sempre affrontati nel Sufismo è la conoscenza dei tanti “io” presenti in ognuno di noi e il modo per conquistare una liberazione progressiva dalle divisioni interne, in una parola la via mistica, che è la normale “via regia” verso questa liberazione. Una via che passa per la conoscenza del sé e per la lotta più difficile che un uomo possa compiere, quella contro i propri “demoni” per disattivarli.
    Senza questo sforzo, che è alla base del procedimento di trasformazione della nostra anima, è impossibile riunire la frattura antica, la cui memoria è il motivo del cammino e della ricerca.

    La pacificazione tra le parti in conflitto è la condizione che ricondurrà l’anima al suo “luogo originario”.
    La condizione da raggiungere è quella in cui l’anima insomma è placata.

    Secondo il Corano, Sura 89, 27-30, Dio dice:
    “O anima placata! Ritorna al tuo Signore appagata e appagante; entra dunque coi Miei servi, entra nel Mio Paradiso!”.

  8. Manu
    at |

    Egregio Domenico,(ed ho i miei dubbi sulla veridicità del tuo nome)…inizio con l’insegnarti a scrivere boomerang,bu fanno i fantasmini!)sono vice mike?probabile!perkè te ne preoccupi?vorresti privilegiarti tu stessa d una siffatta vicinanza?k nn k nn…attuo una semplice economia del sistema,a differenza d te perditempo cronica! conosco benissimo l’appartenenza animica della tua scaltra persona,per questa ragione nn mi trascino su livelli a cui solo la tua pokezza può averne accesso!

  9. lestat
    at |

    Khayel……Perchè c’è stata questa frattura antica? Alla luce del Sufismo? E’ interessante il tuo commento.

  10. ahavà
    at |

    “le nafs”nel suo stato primo mi fan pensare alla versione viziata della dottrina morale cattolica i “vizi capitali” considerati “malattia dello spirito” ( manifestazione patologica della psiche umana), il numero di sette condiviso è interessante…nel sufismo v’è un percorso atto alla dissoluzione e superamento degli stessi, a mio parere di gran lunga più “maturo” rispetto a quello cristiano (cammino di ravvedimento, redenzione, pentimento, confessione…)

  11. khayel
    at |

    @ lestat

    La frattura è originata dall’orgoglio.
    Una delle possibili traduzioni di “nafs”, parola che meglio comprende tutti gli attributi perversi, è anche “orgoglio”. L’atto di superbia che reca in sé la disobbedienza. Il peccato fondamentale di Iblīs (il Satana islamico) è proprio l’arroganza e la ribellione.
    Iblīs, guidato dal suo complesso di superiorità, devia quando Dio gli ordina di prosternarsi dinanzi ad Adamo.
    Per la tradizione islamica il Bene non è altri che Dio. Fare il Bene combacia perfettamente con l’ubbidire ai comandi divini, fare la Sua volontà.
    La frattura non è altro che l’allontanarsi della creatura dal Bene Immutabile rivolgendosi al mutevole, distogliersi dal Perfetto rivolgendosi a se stessa, credersi autonoma.
    L’orgoglio impedisce di vedere chiaramente.
    Credersi autonomi è il miglior modo per smarrirsi.
    Non meno di Shaytân, anche l’uomo devia, rifiutando di sottomettersi.
    La disobbedienza dell’uomo muta il suo stato, non gli è concesso di rimanere nella situazione celata nel termine “Paradiso”, ma deve ora meritarsela; sarà uno stato finale futuro non acquisito a priori, ma che va conquistato con grandi sforzi di purificazione e di elevazione, pur se aiutati dalla grazia divina.
    Secondo i Sufi tale impegno richiede una disposizione d’animo e una volontà a tutta prova.

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