I RE DRAGONI DEL SOL LEVANTE

In tempi remoti una colonia di uomini bianchi si stabilì nell’arcipelago giapponese. Parlavano una lingua dalle accentuate radici semitiche e seguivano una religione sciamanica analoga a quella dei primi Re Sacerdoti di Sumer.

 

di Mike Plato

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armatura nipponica indossata dallo shogun Nobunaga


Il Sol Levante, l’impero del sole. Il Giappone é da sempre collegato all’aspetto solare e quindi al divino. A tutt’oggi i nipponici sono intimamente convinti che i loro antenati ancestrali fossero divinità scese dal cielo ad illuminare il paese a forma di mezzaluna, ed a seminare una cultura mistico-spirituale che si é poi splendidamente sviluppata in isolamento fino al 19° secolo, quando si aprì agli scambi commerciali e culturali con l’occidente. Ma fino ad allora il culto del “Kami” (spirito) é sopravvissuto e permane ancora oggi, integrato armoniosamente con il credo buddhista. E non é un caso che entrambi abbiano filosoficamente insito il culto del Sé Superiore.

 

Uomini bianchi

La branca di ricerca  detta “paleoastronautica”, che si occupa di trovare indizi di eventuali remoti contatti tra l’Uomo ed esseri non terrestri, sostiene a ragione, attraverso le tesi dello studioso Raymond Drake, che le isole giapponesi, alle origini, fossero state colonizzate da un’antichissima civiltà, i cui abitanti, di pelle bianca e barbuti furono portatori di una cultura sviluppatissima insegnando ai nativi il culto del proprio spirito divino e di quello degli antenati.

 

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gli Ainu

Prova dell’esistenza di questa civiltà è rilevabile nel simbolo giapponese: il Sol Levante. Ricordiamo che quello del disco solare (alato) é anche il simbolo di Nibiru (l’ormai famoso 10° pianeta del sistema solare, cfr. HERA 1-3-5-6) da cui, secondo Sitchin scesero circa 400.000 anni fa per la prima volta gli Anunnaki o Igigi (tradotto letteralmente “coloro che dal cielo scesero sulla terra), denominati Elhoim o Nephilim nel Vecchio Testamento. Il termine “Nephilim” viene da “Nephesh”, il “sangue o gene degli dei”, secondo i Sumeri. Da Nepesh infatti deriva la parola “fish” cioè “figlio” o “pesce”. Lo stesso Gesù, simboleggiato da un pesce, denotava di appartenere alla stirpe del Sangreàl o Graal, il sangue reale (cfr. HERA 3, articolo “Il Graal degli Anunnaki). Il Pesce Rosso in Giappone è chiamato “King Yo” cioè “Re del Mondo” ed in effetti Gesù era considerato l’incarnazione di Melkitsedeq, cioè il “Re del Mondo” (si confrontino nella Bibbia : “Lettera agli Ebrei” cap.5 vers.6 e HERA n°5). Ma torniamo al Giappone. È possibile che la civilizzazione  sia stata portata nell’arcipelago da questo popolo stellare o dai loro discendenti umani. Noi propenderemmo per la seconda ipotesi. Infatti i “protogiapponesi”, gli Ainu (cfr. articolo “Stranieri Misteriosi” HERA 6 -7/8), derivano il loro nome da Kaino (cfr. HERA 7/8 “Discendenti di Caino?”) e da Anu, il grande sovrano (da sovrumano o superumano) dell’assemblea dei 12 Anunnaki, chiamata nei Salmi della Bibbia l’assemblea dei 12 Elhoim, numero che poi verrà riproposto da Gesù con la corte dei 12 apostoli. A conforto di questa tesi, c’é anche il fatto che il “terzo occhio”, la capacità di vedere con l’occhio della mente, tipica di molte antiche civiltà, viene denominato in Giappone “Ajna”, che a sua volta proviene da “Kajna” o “quello dall’occhio interiore”. É possibile che gli Ainu fossero i primi Re Sacerdoti illuminati della storia di questo paese. A tutt’oggi gli Ainu, sterminati nel corso dei secoli dal ceppo etnico cino-coreano, sono ridotti in minoranza e relegati, quasi estinti, nell’estremo settentrione del paese. Resta il fatto che gli Ainu costituiscono ancora e da sempre una civiltà fortemente sciamanica ed é molto probabile che lo stesso sciamanesimo sia stata una loro caratteristica come lo era per i primi sovrani Egizi, gli “Shemsu Hor”, per i Nephilim  o “Vigilanti” mesopotamici o per i Viracocha americani, lascito forse degli stessi Anunnaki o dei loro discendenti chiamati “Dragoni”.

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statuetta Haniwa del periodo Jomon (8000 a.c.)

 


Gli Yamato

Gli etnologi affermano che i primi civilizzatori in Giappone furono chiamati “Yamato” e Yamato rappresenta ancor oggi il nome mitico e mistico del paese. Gli Yamato insegnarono agli indigeni le arti, la cultura, la lavorazione del bronzo e ceramica e soprattutto la scienza sacra. Nelle tombe preistoriche sono state rinvenute alcune statuette, dette “Haniwa” tipiche del periodo Jomon, che denunciano tratti somatici non certo orientali, bensì tipicamente caucasici. È fondamentale a questo punto un’opportuna premessa. La lingua giapponese é simile alla lingua germanica, cioè é una lingua caratterizzata da parole composte. Dovremo scomporre le diverse parole oggetto della nostra analisi per dimostrare la valenza gnostico-esoterica che vi si nasconde. Peraltro la lingua nipponica ha fortissime affinità con la lingua sumerica e l’uso degli ideogrammi ricorda molto quello degli  ideogrammi cuneiformi di questa civiltà. Yamato si scompone in YAMA (montagna) e TO o do (via). Chi era questo popolo che insegnò il culto della sacralità della montagna agli indigeni, tanto più che, per chi scrive, la montagna non é altri che lo ziggurat mesopotamico o la piramide? Forse gli stessi Anunnaki o i discendenti di Noè? Bisogna inoltre ricordare che il simbolo del tridente ricorre in molte altre culture. Basti pensare al tridente disegnato sulle montagne andine o al simbolo dello Shin ebraico o ancora al tridente di Poseidone. Il tridente é sempre stato collegato a Venere e Sirio (cioè a Iside) e potrebbe essere una rappresentazione stilizzata dell’albero della vita. Altri legami tra queste diverse culture sono riscontrabili nei simboli solari del Triskel, tipico della tradizione celtica, ma presente anche in Giappone negli stendardi e nelle uniformi dei Samurai e nella Croce Uncinata o Swastica solare, propria di molte civiltà e presente già nelle prime culture del medio-oriente.  Alla pari dei Sumeri e dei Celti i giapponesi vedevano nelle corna il simbolo della potenza, e per tale motivo i KABUTO, gli elmi dei samurai erano ornati di corna. Inoltre essi possedevano la stella Davidica o Sigillo di Salomone, la stella a sei punte, oggi stendardo ebraico. Queste analogie tra Giappone e culture semitiche saranno ulteriormente approfondite più avanti nella ricerca linguistica e semantica. Per ora basti dire che la presenza nei fondali di Yonaguni, nel Mar della Cina (cfr. HERA n°1 e 4), di un’enorme struttura a gradoni testimonierebbe una matrice comune nell’origine delle civiltà di tutto il pianeta cui il Giappone non fu probabilmente estraneo.

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Il triskell celtico e quello nipponico

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Le corna sumere di Naram Sin e le corma di un samurai (simbolo di potere)

 


Signora della Montagna

Certo, é difficile riscontrare in Giappone prove a sufficienza dell’innesco civilizzante da parte di una civiltà come quella Anunnaki o Atlantidea, ma riteniamo che la lingua e gli ideogrammi possano far luce sulla questione; anzi, la stessa lingua ci dice che la matrice civilizzante insegnò ad i giapponesi primitivi il culto della divinità in ogni uomo, e quindi del fuoco divino, comune a tante civiltà sul pianeta. Prima di offrire prove linguistiche su questa matrice esoterica-iniziatica della civiltà nipponica, sarebbe utile accennare all’originario culto del KAMI, e cioè allo SHINTOISMO. Lo SHINTO (Via degli Dei, culto dello spirito e degli spiriti) rimase l’unico culto fino al 552. d.C., dopo di che vi si affiancò armoniosamente, fino a tutt’oggi, il Buddhismo Zen. Il giapponese moderno, qualunque religione professi, nell’anima é sempre e comunque scintoista. SIN é la lettura giapponese del cinese SEN e la parola KAMI (spirito) ha lo stesso ideogramma di SIN. Lo scintoismo prevede che l’imperatore, il “Tenno”, sia di origine divina, poiché discendente dalla splendente dea del sole AMATERASU, che a parere di chi scrive potrebbe essere Ninti-Iside. Difatti il nome Amaterasu é composto da Yama (montagna) e Mater (madre). Ninti-Ninnarta veniva chiamata dai sumeri sia “Signora dell’embrione” che “Signora della montagna”. Fino alla fine del secondo conflitto mondiale il Tenno era la personificazione del graalico Re-Sacerdote illuminato, ma dopo la sconfitta, l’imperatore perse il potere temporale per mantenere soltanto la sua antica valenza sacro-spirituale. Da segnalare che nel corso della storia i Tenno privilegiavano i matrimoni con consanguinei per mantenere più pura possibile la discendenza e la linea di sangue, esattamente come facevano i primi Re mesopotamici e egizi di stirpe Cainita.

 

  i resti della struttura sottomarina di Yonaguni e quelli di uno ziggurat mesopotamico

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La dea solare Amaterasu esce dalla Montagna


La Via degli Illuminati

Ma veniamo all’esame linguistico, e in particolare allo SHINTO. SHINTO sta per “SCIN” che significa “splendore”, “luminescenza” “illuminazione” e “TO” o “do” é la via. Quindi più che la via del Kami, SHINTO é la “via dell’illuminazione”. Inoltre “SCIN” in lingua ebraica significa “incarnazione dello spirito” (è il simbolo della venuta dello spirito nella materia, il sigillo regale che si pone sul petto dell’Uomo che percorrendo la “Via” raggiunge la perfezione) e SIN in giapponese significa “Cuore”. É un caso che la SCIN secondo gli ebrei sia posizionata proprio sul plesso solare, come avvenuto per Gesù? Non crediamo. L’imperatore giapponese ha come simbolo il Drago (come l’imperatore cinese, il quetzalcoatl azteco, i sovrani dragoni di Scozia) e, non a caso il drago é il simbolo della stirpe di sangue reale messianica. Drago in Giapponese é “TATU” e questo termine ci ricorda il Dio della sapienza egizio Toth e le divinità celtiche Tuata De Danaan. Peraltro “TOTU” sta per “luce” e quindi anche questo termine ci ricorda Toth (da cui e la parola Dottore, cioè illuminato).

 

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l’omega rovesciata simbolo della madre in un vaso del periodo Jomon


L’uomo in giapponese é “HITO” (il suo simbolo é      e ricorda un triangolo con il vertice in alto, simbolo esoterico del fuoco divino) ove “HI” sta per “fuoco/luce” e “DO” sta per “Via”. Splendere é “TERU” che é simile a “NETER” e peraltro “TER” é “splendore abbagliante”. Ricordiamo che Gesù era prima di tutto un NETZER (da qui il termine Nazireo) e secondo i Vangeli, trasfigurò in uno splendore accecante. Lo spirito “KI” ed é rappresentato dall’ideogramma. Assomiglia straordinariamente ad una stella a 5 punte, segno iniziatico dello spirito divino che é latente in ognuno di noi, e ricorda molto anche il disegno di Leonardo dell’uomo con braccia e gambe divaricate, che nelle sue intenzioni doveva simboleggiare proprio il concetto di uomo perfetto. É un caso che anche l’albero della vita si dica “KI”? Al termine “KI” si associa “KIN” che vuol dire “Oro”, cioè il colore generato dallo splendore dello spirito, e “Regalità”. Anche tra i sumeri, gli Ebrei e le culture precolombiane l’Oro era connesso alla regalità e allo spirito splendente (Ahau kines, i Signori del Sole della cultura Maya cfr. Hera n. 3). L’Universo in giapponese è “UTYIU” cioè il “Grande Utero” e la parola Utterer in inglese significa “emettere” o “pronunciare” cioè “creare”. Anche la parola “TI” che sta per “sangue è analoga al sumero “TI” cioè “vita”, riscontrabile nella dea NIN-TI “Signora della Vita”, colei che dona il sangue. Nin-Ti nei bassorilievi veniva a volte immortalata con un’Omega tenuta tra le mani ed inoltre in moltissime culture il concetto  legato all’utero veniva rappresentato come un’Omega, basti pensare alle pettinature Hatoriche egizie, alle antefisse etrusche ed alle ceramiche Jomon su cui è stato spesso ritrovato questo simbolo. Credo che andare oltre sia ridondante. Quanto detto sul piano linguistico serve ad illuminare il fatto incontrovertibile che la civiltà giapponese sembra impastata di concetti iniziatico-esoterici, forse introdotti in questo paese dagli uomini bianchi superstiti del grande diluvio o dai loro eredi, come avvenuto per i primi popoli dell’America del Sud. L’impronta civilizzatrice, comunque, si dimostra ancora una volta comune alle prime civiltà occidentali. Dove tutto questo sia nato, se su Atlantide o attraverso gli Anunnaki (secondo le ipotesi di Gardner e Sitchin) è un rebus, la cui soluzione potrebbe rappresentare finalmente una risposta valida alle domande sulle nostre origini.

 

BOX: Il valore universale della lingua giapponese

 

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la stella di David e lo Swashtika, simboli universali

Nella lingua nipponica (dizionario Italiano – Giapponese Garzanti-Vallardi M. Scalise M. Hatzuko) sono rilevabili concetti riscontrabili in molte culture del Vecchio Mondo e di valore certamente universale. Ne presentiamo un breve insieme:

Divinità é KAMI ove KA é “spirito” e MI é “me stesso” cioè “il corpo”. Quindi KAMI sta per “corpo di luce”, cioè “fusione materia – spirito – energia”, unione espressa magistralmente dal famoso sigillo di Salomone (e dai suoi due triangoli sovrapposti), spesso ritratto negli stendardi feudali giapponesi chiamati “sashimono”.

Vivere é KURASU, ove KURA sta per “Tenebre”; per la religione infatti il piano materiale sono le tenebre che si contrappongono al piano spirituale che é luce.

Paradiso é TENGOKU ove TEN é il “punto di origine” e GOKU sta per “estremo”. Paradiso é quindi la ricongiunzione con l’Uno Divino ben simboleggiato col punto centrale della Swastika         che guarda caso rappresenterà il simbolo di una delle casate feudali del medioevo nipponico. Il TENNO (l’imperatore) ha come radice proprio TEN.

L’Inferno é ZIKAN. ZI é “tempo” e KAN é “scatola” o “cubo”. L’Inferno é quindi la scatola del tempo, il piano materiale a 4 dimensioni, simboleggiato anche dagli Egizi con un cubo che rappresentava il piano materiale altrimenti definito MALKHUT dai cabalisti.

Materia  é ZAYRYOO ove ZA é “posto” e RYOO é “dormitorio”; Il piano materiale quindi, oltre ad essere l’inferno, é anche il luogo dove si dorme, cioè lo spirito perde coscienza del piano spirituale. Non a caso gli esoteristi affermano che la vita su questo piano é un sogno e in sanscrito viene definita “Maya” cioè “illusione”. Ne parlò anche Shakespeare.

La coscienza è ISIKI. ISI sta per “pensiero” e KI é “spirito”. La coscienza é il vero pensiero dello spirito.

Il numero 1 é HITOTU, ove HI é posto e TOTU é luce; inoltre HITO é uomo e TU significa terra di origine. L’1 é il numero del creatore prima che crei il piano materiale. Per la cultura atavica giapponese l’uno é “il posto della luce” e la “terra d’origine dello spirito umano”, cioè il posto da cui tutto proviene.

Il numero 2 é HUTATO. HUTA significa chiuso. La bipolarità chiude le porte dell’infinito e dello spirito, ed il concetto é qui splendidamente reso.

E veniamo al numero perfetto, il 3. In giapponese il 3 é MITO, ove MI é “Sé stesso” e TO é “la via”. Il Tre é la sintesi dei poli opposti, é la via che porta al ricongiungimento con l’uno, tramite la conoscenza di se stessi, per cui “Via del Sé” rende bene il concetto. Nel Vangelo di Tommaso Gesù afferma: “il regno di Dio é dentro di voi”. Socrate affermava: “conosci te stesso”.

Il numero 4 é YOTTO. YO é “notte fonda”, “tenebre” e TO é “via”; Il 4 giapponese starebbe a significare il piano delle tenebre, cioè la materia, il piano a 4 dimensioni.

I RE DRAGONI DEL SOL LEVANTEultima modifica: 2012-08-31T18:13:00+02:00da mikeplato
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