INTERVISTA A FRITHJOF SCHUON SULLA METAFISICA

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L’idea che c’è, sotto la diversità dei simboli tradizionali e delle formulazioni metafisiche, una verità unica e immutabile non è certo nuova, ma ha bisogno di essere continuamente espressa. E’ la vocazione degli interpreti della filosofia perenne. Ed è nel nostro mondo attuale, quella di Frithjof Schuon, come, prima di lui di fu quella di Renè Guenon. Schuon è l’autore di un’opera filosofica maturata senza nessuna pubblicità, la cui importanza e influenza crescono col tempo. Aggiungendo all’ampiezza della visione un grande rigore dottrinale, quell’opera,senza compromessi con le ideologie moderne e anche senza nessun sincretismo, si rifà al sufismo, al vedanta, al mahayana, al cristianesimo e perfino allo shinto ed alla tradizione degli indiani dell’America del nord.

Frithjof Schuon si è sempre opposto a ciò che si dice di lui. Perciò è solo in alcuni tratti che possiamo presentarlo ai nostri lettori.

D’origine alsaziana, nato col secolo, fu discepolo dello sceicco El-Allaoui nel 1932 e diventò lui stesso più tardi maestro.E’ impressionante la nobiltà del suo volto, incorniciato da una fluente capigliatura bianca,il suo portamento e la ritualità dei gesti. Quasi sempre parla con gli occhi chiusi e una certa vivacità di linguaggio. Le rare persone che hanno avuto il privilegio di avvicinarlo dicono tutte di aver riconosciuto in lui l’immagine dell”uomo tradizionale”.

I. Spiritualità

Domanda : Lei ha scritto più di venti libri che trattano di religione e spiritualità. Il Suo primo libro ha il titolo “L’unità trascendentale delle religioni”. Posso chiederle come si dovrebbe intendere questa unità?

Frithjof Schuon: Il nostro punto di partenza è il riconoscimento del fatto che ci sono diverse religioni che si escludono le une con le altre. Questo potrebbe significare che una religione è vera e che tutte le altre sono false. Potrebbe significare anche che sono tutte false. In realtà, significa che hanno tutte ragione, non nel loro dogmatico esclusivismo, ma nel loro unanime significato intrinseco, che coincide con la metafisica pura; in altre parole, con la philosophia perennis.

D. : Come facciamo a sapere che questo significato metafisico è vero?

F. S.: La prospettiva metafisica si basa sull’intuizione intellettuale, la quale, per sua natura, è infallibile, perché è una visione di puro intelletto, mentre la filosofia profana opera soltanto con la ragione, e quindi con presupposti e conclusioni logiche.

D. : Se è così, quali sono le basi della religione?

F. S.: La prospettiva religiosa, dogmatica o teologica, si basa sulle rivelazioni, il suo scopo principale non è di spiegare la natura delle cose o i principi universali, ma di salvare l’uomo dal peccato e dalla dannazione, e anche di stabilire un equilibrio sociale realistico.

D. : Se abbiamo la religione che ci salva, perché abbiamo bisogno anche della metafisica?

F.S.: Perché la metafisica soddisfa i bisogni degli uomini intellettualmente dotati. La verità metafisica non ha a che vedere soltanto col nostro pensiero, ma penetra nell’interezza di noi stessi; è quindi ben al di sopra della filosofia nel senso comune della parola.

D. : A livello spirituale, di cosa ha bisogno ogni essere umano?

F.S.: Tre cose: verità, pratica spirituale, moralità. La verità pura e senza veli coincide con la metafisica. I dogmi religiosi sono i simboli della verità metafisica, la comprensione profonda del simbolismo religioso è esoterismo. La metafisica pura è nascosta in ogni religione.

D. : E per la pratica spirituale?

F.S.: La pratica spirituale è essenzialmente preghiera. Ci sono tre forme di preghiera: la prima è la preghiera canonica, ad esempio il Padre Nostro; la seconda è la preghiera personale, il cui esempio migliore ci è dato dai Salmi; la terza è la preghiera contemplativa del cuore, questa è spiritualità mistica, che richiede certe condizioni. La storia del “Pellegrino Russo” ce ne offre un’immagine, e anche i testi Indù sul japa-yoga, l’invocazione metodica.

D. : E la moralità?

F.S.: Essa è, dopo la verità e la pratica spirituale, la terza dimensione della vita spirituale. Da un lato, la moralità significa avere un comportamento ragionevole, sano e generoso. Dall’altro, significa bellezza d’animo, quindi nobiltà intrinseca. Senza questa qualità, la dottrina e la pratica spirituale sarebbero infruttuose.

D. : Poco fa ha menzionato l’intuizione intellettuale. Non ne sono in possesso tutti gli uomini?

F.S.: Sì e no. In teoria, ogni uomo è in grado di usare l’intellezione, per il semplice motivo che l’uomo è uomo. Ma, in realtà, l’intuizione intellettuale – l’ “occhio del cuore” – è nascosto sotto uno strato di ghiaccio, per così dire, a causa della degenerazione del genere umano. Così possiamo dire che l’intellezione pura è un dono e non generalmente una facoltà umana.

D. : E’ possibile sviluppare questa intuizione superiore?

F.S.: Non c’è bisogno di svilupparla. L’uomo può salvarsi anche solo con la fede. Ma è evidente che una persona molto pia o contemplativa ha più intuizione di una persona mondana.

II. Arte

D. : Posso chiederle qual è il ruolo dell’arte nell’esistenza spirituale umana?

F.S.: Potremmo dire che, dopo la moralità, l’arte – nel senso più ampio del termine – è una dimensione naturale e necessaria della condizione umana. Platone disse: “La bellezza è lo splendore del vero”. Così diciamo che l’arte – artigianato incluso – è una proiezione della verità e della bellezza nel mondo delle forme; è, ipso facto, una proiezione degli archetipi. Ed è essenzialmente un’esteriorizzazione in vista di un’interiorizzazione: l’arte non significa dispersione, significa concentrazione, è un sentiero di ritorno verso Dio. Ogni civiltà tradizionale ha creato un contesto per la bellezza, un ambiente naturale, ecologicamente necessario alla vita spirituale.

D. : Quali sono i criteri per conoscere il valore di un’opera d’arte, il suo livello d’ispirazione?

F.S.: Gli archetipi dell’arte sacra sono ispirazioni celesti, tutte le altre opere d’arte traggono la loro ispirazione dalla personalità spirituale dell’artista. I criteri per conoscere il valore di un’opera d’arte sono: il contenuto dell’opera, la sua modalità d’espressione e la sua tecnica, il suo stile.

D. : I criteri sono diversi per i vari tipi di arte come pittura, scultura, danza, musica, poesia, architettura?

F.S.: No, i criteri non sono differenti per i vari tipi di arte.

D. : La bellezza presenta ciò che potremmo chiamare un elemento ambiguo, dal momento che può portare a un mondano inorgoglirsi o, al contrario, a un ricordo del Divino. Cosa è che in alcune arti come ad esempio la musica, la poesia e la danza, rende l’elemento ambiguo più pronunciato?

F.S.: La pittura e la scultura sono in un certo senso più cerebrali e obiettive di poesia, musica e danza, che sono più fisiche e soggettive. Quindi l’elemento ambiguo è più pronunciato in queste tre arti.

D. : Si potrebbe dire che il concetto Indù di darshan può essere applicato all’esperienza dell’arte e della bellezza?

F.S.: Certo, il concetto Indù di darshan si riferisce a qualsiasi esperienza estetica o artistica, ma in questo caso coinvolge anche percezioni mentali e auditive, non soltanto la vista.

D. : Si potrebbe dire che c’è un collegamento naturale tra la bellezza nel senso più ampio e l’esoterismo?

F.S.: Sì, c’è un collegamento tra la bellezza e l’esoterismo, perché “la bellezza è lo splendore del vero”. L’arte tradizionale è esoterica, non essoterica. L’essoterismo si interessa alla morale, non alla bellezza. Succede addirittura che l’essoterismo possa essere contrapposto alla bellezza a causa di un pregiudizio morale.

D. : Sarebbe legittimo dire che l’esoterismo ha certi diritti riguardo all’arte e alla bellezza che trascendono i limiti e le proibizioni stabilite dai vari essoterismi?

F.S.: In teoria, l’esoterismo ha certi diritti che trascendono le proibizioni dell’essoterismo, ma di fatto l’esoterismo raramente può avvalersi di questi diritti. Tuttavia è accaduto, ad esempio nel caso delle danze dervisce o dei dipinti tibetani apparentemente indecenti.

D. : Oltre alle “belle arti”, ci sono, ad esempio in Giappone, le arti della composizione dei fiori, la cerimonia del tè, anche le arti marziali, che sono riconosciute come manifestazioni di natura spirituale (o lo erano in origine). Come accade che un’attività “quotidiana” come la preparazione del tè possa divenire il veicolo di un barakah (grazia) spirituale?

F.S.: Le arti Zen, come la Cerimonia del Tè, concretizzano taluni modi di fare del Buddha, o, diciamo, dell’Uomo Primordiale. Ora, il Buddha non ha mai maneggiato una spada, ma se l’avesse fatto, l’avrebbe fatto come un Maestro Zen. Comportarsi come il Buddha, anche a un livello come la preparazione del tè, significa assimilare qualcosa della Natura del Buddha. È una porta aperta sull’Illuminazione.

D. : L’arte moderna non è tradizionale. Questo significa che un’opera d’arte moderna è necessariamente brutta?

F.S.: No, perché un’opera d’arte moderna – moderna nel senso più ampio del termine – può manifestare diverse qualità in relazione al contenuto come in relazione al trattamento e anche all’artista. Alcune produzioni tradizionali sono brutte, e alcune produzioni non tradizionali sono belle.

D. : Che significato ha l’arte per l’artista?

F.S.: Nella creazione di un’opera d’arte nobile, l’artista lavora sulla sua stessa anima. In un certo senso, crea il proprio archetipo. Quindi la pratica di ogni arte è un modo di auto-realizzarsi, in teoria ma anche in pratica. Con soggetti futili o addirittura negativi, l’artista può rimanere intenzionalmente immutato, ma con soggetti nobili e profondi, lavora col suo cuore.

III. Primordialità

D. : Il Suo libro Il Sole Pennuto svela il Suo interesse verso gli indiani americani. Posso chiederle qual è lo stimolo di questo interesse o affinità?

F.S.: I pellerossa, e in particolar modo gli indiani delle pianure, hanno molto in comune con i samurai giapponesi, che spesso praticavano la spiritualità Zen. In senso morale e estetico, gli indiani delle pianure erano uno dei popoli più affascinanti del mondo. Distinguere soltanto tra “popoli civilizzati” e “selvaggi” è stato il grande errore del diciannovesimo secolo. Ci sono distinzioni che sono molto più reali e importanti, poiché è ovvio che la “civiltà” in senso comune non è il valore più alto dell’umanità, ed è ovvio anche che il termine “selvaggio” non è adatto agli indiani. Ciò che determina il valore di un uomo non è né la sua cultura mondana né la sua intelligenza pratica o inventiva, ma il suo atteggiamento di fronte all’Assoluto. Colui che ha il senso dell’assoluto non dimentica mai la relazione tra l’uomo e la Natura vergine, perché la Natura è la nostra origine, la nostra patria naturale, è il Messaggio di Dio più trasparente. Secondo lo storico arabo Ibn Khaldun, la condizione propria di una civiltà realistica è l’equilibrio tra i beduini e i cittadini, vale a dire tra nomadi e sedentari, tra i sani figli della Natura e i rappresentanti di elaborati valori culturali.

D. : I Suoi libri d’arte “Il Sole Pennuto” e specialmente “Immagini della bellezza primordiale e mistica” trattano del mistero della nudità sacra. Potrebbe spiegare in poche parole il significato di questa prospettiva?

F.S.: La nudità Sacra, che ha un ruolo importante non solo per gli Indù ma anche per gli indiani d’America, si basa su una corrispondenza analogica tra “l’esterno” e “l’intimo”: il corpo è allora considerato il “cuore esteriorizzato”, e il cuore per sua parte “assorbe” per così dire la proiezione corporea, “gli estremi si incontrano”. In India si dice che la nudità favorisca l’irradiazione di influenze spirituali, e anche che la nudità femminile in particolare manifesta Lakshmi e, di conseguenza, ha un effetto benefico sull’ambiente. In senso assolutamente generale, la nudità esprime, e potenzialmente attualizza, un ritorno all’essenza, all’origine, all’archetipo, e quindi allo stato celestiale. “Ed è per questo che danzo nuda”, come disse Lalla Yogishvari, la grande santa del Kashmir, dopo aver trovato il Sé divino nel suo cuore. Di sicuro c’è un’ambiguità de facto nella nudità, a causa della natura passionale dell’uomo. Ma non c’è soltanto la natura passionale, c’è anche il dono di contemplazione che lo neutralizza, come è appunto il caso della “nudità sacra”. Analogamente, non vi è soltanto la seduzione dell’apparenza, vi è anche la trasparenza metafisica dei fenomeni che ci permette di percepire l’essenza archetipa attraverso l’esperienza sensoriale. Quando San Nonnos vide Santa Pelagia entrare nuda nella fonte battesimale, lodò Dio per aver riposto nella bellezza umana non solo un motivo di peccato, ma anche un motivo di ascesa verso Dio.

IV. Messaggio

D. : Quale potrebbe essere il Suo messaggio per l’uomo comune?

F.S.: La preghiera. Essere un essere umano significa essere collegato a Dio. La vita non ha significato senza questo. La preghiera e la bellezza, certo, poiché viviamo tra le forme e non su una nuvola. Bellezza d’animo innanzitutto, e poi bellezza di simboli intorno a noi.

D. : Ha parlato di metafisica. Posso chiederle qual è il contenuto principale di questa saggezza eterna?

F.S.: Metafisica significa essenzialmente distinzione tra il Reale e l’apparente, o l’illusorio. In termini vedantici, Atma e Maya, il Divino e il cosmico. La metafisica si occupa anche delle radici di Maya e Atma, cioè la Personificazione Divina, il Dio creatore e rivelatore, e poi della proiezione di Atma in Maya, che sta a significare tutto ciò che è positivo e buono al mondo. Questo è essenziale: la conoscenza metafisica richiede un’assimilazione intellettuale, psichica e morale; il discernimento richiede concentrazione, contemplazione e unione. Quindi la teoria metafisica non è una filosofia nel senso moderno del termine, ma è essenzialmente sacra. Il senso del sacro è una qualifica indispensabile per la realizzazione metafisica, come lo è per ogni metodo spirituale. Per gli Indiani d’America, come anche per gli Indù, tutto in natura è sacro. Questo l’uomo moderno deve imparare, perché è una questione di ecologia nel senso più ampio del termine. Di primaria importanza è la preghiera, poi ritorno alla Natura! Si potrebbe obbiettare che è troppo tardi per questo, ma ogni persona è responsabile per ciò che fa, non per ciò che fanno gli altri, perché ognuno è innanzi a Dio e può fare cosa gli è richiesto per la sua anima immortale. Il primo passo verso il ritorno alla Natura è la dignità, dignità di forme e di comportamento: questo crea il clima in cui la preghiera si sente a casa, perché la dignità partecipa della Verità immutabile.

L’epoca moderna

J.B. Vorrei anzitutto domandarvi in quale fase del Kali-yuga ci troviamo esattamente? E’ l’ultima?

F.S. Siamo nell’ultima fase del Kali-yuga, non nella fase ultima, che è il regno dell’anti-Cristo e che precederà immediatamente la dissoluzione finale, il pralaya degli induisti.

J.B. Che credito possiamo dare alle date che sono state avanzate della fine dell’età oscura?

F.S. Nessuno. Quelle date sono approssimative o si tratta di numeri simbolici.Si può solo fissare la fine del ciclo a una cinquantina d’anni; forse prima…

 J.B.La caduta è verticale? 

 F.S.E’ un movimento ondulatorio discendente. Esistono certe compensazioni. C’è un mezzo secolo, nell’Universalità,era la notte intellettuale. E’ anche oggi la stessa notte, ma si può parlare di yoga, di vedanta senza certi ambienti. Allora si insegnavano errori ufficiali contro i quali non si poteva dire niente. Oggi si è meno naif; c’è un’immensa curiosità per l’oriente. Merito degli orientalisti, di cui è impossibile negare il valore.

J.B. Credete che sia già cominciata una risalita nell’ombra e che questa risalita possa avere la sua origine in occidente?

 F.S. Non si vedono i segni di una effettiva risalita; ci sono solo individualità isolate che riscoprono le saggezze tradizionali.

 J.B. Che vuol dire allora l’hadith, secondo cui alla fine del ciclo il sole e le stelle si  leveranno a ovest?

F.S. Significa che a partire da una certa epoca i grandi santi dell’islam saranno soprattutto dei magrebini; ed è ciò che si è constatato. Poi, che il Mahdi verrà dall’ovest. E infine, che l’oriente ha bisogno oggi, non certo di lezioni dall’occidente moderno, ma di un certo aiuto del genio occidentale valorizzato dallo spirito metafisico e tradizionale, dunque in larga misura dall’oriente…E’ la parte buona del loro spirito critico, la stessa di certe loro qualità morali, che gli occidentali guariti dalla deviazione moderna possono trasmettere agli orientali oscurati.

J.B. Come pensate di costituire l’elite virtuale di cui parla Guenon, mentre lo stesso autore scrive che il passaggio da un ciclo all’altro è istantaneo, cioè fuori dal tempo?

F.S.  Non si può considerare per il momento che una salvezza individuale. Bisogna che l’elite sussista per conservare la verità. Non è il ciclo futuro che ha bisogno dell’elite, siamo noi!… Tutta l’umanità non scomparirà.

J.B. Se la fine del Kali-yuga è vicina, cosa voleva dire RamaKrishna predicendo che sarebbe tornato tra 200 anni?

F.S. 200 anni è simbolico. Voleva dire che ci sarebbe stato presto un fenomeno analogo al suo. Ma il fondo del suo messaggio è nell’unità delle religioni.

L’unità trascendente delle religioni

J.B. In Logica e  Trascendenza fate allusione ad una prima intesa, urgente e facile, tra le diverse religioni, fondata sulla base di interessi comuni, contro il materialismo, lo scientismo, l’ateismo, che sono dannosi. Cosa intendete con questo?

F.S. Non si può chiedere l’impossibile  ai credenti. Ma bisognerebbe far loro comprendere che, di fronte al materialismo, allo scientismo e all’ateismo, essi hanno tendenze simili. So che il narcisismo religioso impedisce di vedere la verità nell’altro. Quando un cristiano pensa all’islam, non pensa che alla poligamia. Ma ci sono musulmani casti.Quanti sono i cattolici che hanno due o tre donne  di nascosto?… I musulmani e gli induisti pregano, digiunano, vegliano e si prosternano. Ancora oggi. Quanti cristiani lo fanno? So di riviste che assimilano l’islam a satana!…

J.B. Secondo quali modalità si farebbe quella intesa?

F.S. Ci vorrebbe una conferenza tra differenti emissari che si accordassero tutti nella lotta contro l’ateismo. Almeno intendersi sui principi. L’ecumenismo come viene inteso oggi è assurdo. L’intesa non è possibile che sulla base dell’esoterismo…Un cattolico ha compreso l’islam: Massignon, lui ha anche visto un’autentica Rivelazione.

J.B.  Massignon ha compreso l’islam e Thomas Merton era alla vigilia di comprendere l’Asia…Ma nella prospettiva di una unità trascendente delle religioni , vorrei  chiarire  tre punti .Prima di tutto le diverse tradizioni prevedono una successione ciclica del tempo; il cristianesimo lo divide in un avanti e un dopo Cristo e dice infernale la ronda degli eoni. Il Cristo, incarnandosi, ha trasfigurato il tempo, spezzato il cerchio delle ripetizioni. Questa visione non è conciliabile con le dottrine orientali.

F.S. E’ meno una visione che un punto di vista metafisico, un darshana per molti.Non tutti i padri della chiesa  hanno condannato la dottrina ciclica. Concentrando l’attenzione sul Cristo e perché doveva combattere i filosofi dell’epoca,  il cristianesimo è stato portato a preferire quella concezione lineare del tempo.Ma non dice falsa la concezione ciclica. Si può osservare che ogni religione forma essa stessa  un ciclo maggiore con cicli secondari… Questa è una delle questioni più complesse.

J.B. Si può conciliare il dogma cristiano secondo il quale il Cristo, figlio unico di Dio, si è incarnato una volta sola e una per tutte, con la dottrina degli avatar successivi, dove il Cristo è uno tra tanti altri?

F.S. Si!… Una religione semitica si fregia sempre di un fenomeno, e il cristianesimo esoterico insiste sull’apparizione storica di Cristo. Per i giudei, i cristiani e i musulmani, non è vero che ciò che credono. Si confonde una verità principale con un fatto avvenuto nel tempo umano; ci si attacca sentimentalmente a un fatto, a un’idea… Il Cristo  attualizza una manifestazione divina; lo stesso i veda, Muhammad etc. Ma la metafisica sta al di là del fenomeno. “Io sono la via, la verità”: per i cristiani,Io è Gesù Cristo; ma dal punto di vista metafisico l’ io corrisponde al Logos, che può manifestarsi dappertutto.

J.B. Infine esiste un punto di contatto tra la dottrina della trasmigrazione( anche interpretata nella sua accezione simbolica) e la dottrina  della  vita terrestre unica e dell’unicità della persona umana, come la descrive la teologia cristiana?

F.S. La dottrina giudaico- cristiana rimane parziale. Quello che non riguarda più l’essere umano come tale, non ne parla,o rimane vaga e imbarazzata. O allora dichiara eterno l’inferno.(l’essere non può nulla,tranne l’assoluto!…) Ora, se il Cristo non parla della trasmigrazione, non la condanna, da nessuna parte… L’India parla di un paradiso eterno, il brama-loka, dove non ci sono rinascite, e della  trasmigrazione , che si può avvicinare a dei limbi.

E il cristianesimo attuale?

J.B. Voi scrivete del modernismo che non è una religione malata, ma una contro-religione. Di fatto la chiesa romana non ha più niente a che vedere con quella sulla quale Guenon fondava ancora delle speranze. Cosa consigliereste ad un cattolico oggi?

F.S. Molti cattolici dicono che è loro divenuto impossibile accettare gli eccessi demagogici della chiesa modernista. Se è patire il martirio assistere ad una messa,possono pregare a casa loro.

J.B. Come comprendere l’hadidh, secondo il quale chiunque alla fine del ciclo compie il decimo della legge sarà salvo?

F.S. All’inizio del ciclo sono nove decimi che bisogna compiere. Guardate i Sastra… Alla fine,il decimo: è il minimo. Guardate l’operaio della undicesima ora. Nell’islam le cinque preghiere quotidiane, l’elemosina… Per il cristiano confessarsi una volta l’anno, fare le pasque.

J.B. E’ ancora possibile seguire un vero esoterismo cristiano?

F.S. Si tratta di intendersi sulla parola esoterismo. Tutto nel cristianesimo è nel principio esoterico, contrariamente all’islam che si divide in Shari’ah, l’esoterismo, sociale e legislativo, e in Tariqah, la via iniziatica. Nel cristianesimo, come in tutte le altre religioni,i dogmi possono essere interpretati esotericamente, alla luce della gnosi universale. e cosa di più esoterico del vino nella messa?…

Le pratiche spirituali.

J.B.E’ possibile secondo voi condurre una vita spirituale nel mondo attuale, nelle condizioni fisiche  e d’ipertrofia intellettuale che voi stesso denunciate?

F.S. E’ sempre possibile… A condizione di intercalare pause meditative tra le occupazioni, tutti i giorni, regolarmente.

J.B. Come conciliare una apoliteia di fatto con l’idea che altri, come scrivete, si incaricano di pensare e di agire per quelli che non ne hanno voglia?

F.S.  La vera apoliteia non è solo non fare nulla di buono dei politici moderni, ma lavorare, da solo, a diventare un uomo antico, a diventare capace di seguire una strada, soprattutto a volerla seguire. Tutte le azioni dell’uomo moderno vanno contro gli esercizi spirituali: prendere un giornale, usare il telefono, guidare un’auto ; sono tanti esercizi distruttivi…Bisogna evitarli ad ogni costo, come le filosofie e le ideologie attuali: non ci è mai stato chiesto di  prendere veleni e porcherie. Occorre acquistare lo spirito di un metafisico e conservare l’anima di un bambino; avere contatto con la natura, amare i fiori, leggere libri vecchi, come “” La leggenda aurea”… Mi piace citare questa frase di s. Ireneo: Dio si è fatto uomo perché l’uomo si faccia Dio.

 J.B. Ma si arriva subito ad una specie di ristagno

F.S.Per forza!…L’orefice deve battere il metallo a lungo, invano; ma,al centesimo colpo, si spezza. La stessa cosa è per l’anima. Essa è fatta di vetro, passioni oscure e di un elemento luminoso che vuol essere liberato dal suo fodero. Si tratta di distruggere l’indurimento, non l’energia passionale. Questa in  sé non è cattiva; ma neutra; bisogna liberare l’increatus et increabilis  di Eckhart, l’elemento immortale in noi: Dio chiede di essere liberato  dalla prigione delle tenebre.  Si è fin da qui in basso ciò che saremo nell’aldilà… L’ascesa richiede sempre una certa violenza; essa è una conversione:essere ciò che si è . E’ lo sforzo di tutta una vita; il risultato può non venire che al momento della morte. Ma accade; e ci si fonde come cera.

La preghiera del cuore.

J.B. Ho molto apprezzato le pagine che avete dedicato all’esichiasmo nell’unità trascendente. Hanno il merito di dare il desiderio di pregare. Cosa mi potete dire della preghiera del cuore?

F.S. Avete spesso letto che per l’uomo del kali-yuga ciò che conta di più è il ricordarsi di Dio, l’invocazione di un nome divino; è la quintessenza della religione…. Ci sono tre motivi per invocare Dio: un motivo di verità o di conoscenza, un motivo d’amore, un motivo di timore. Motivo di conoscenza: si invoca Dio perché è la sola realtà, senza attaccamento, né attesa di una ricompensa. ” Amo perché amo” diceva san Bernardo: è un’ eccellente ellisse metafisica . Motivo d’amore: l’uomo cerca la felicità; ha il diritto di cercarla perché è fatto per la felicità. Ora, dove posso trovare questa felicità se non nell’amore dell’amore? Invoco Dio perché voglio e devo essere felice. Motivo di timore: l’uomo è peccatore;  rischia la sofferenza del purgatorio, lui lo sa . Sa che deve salvarsi. Come fare?  Niente calma la collera di Dio più che l’invocazione del suo nome con fede, umiltà e perseveranza.

J.B. Come un laico oggi può praticare la preghiera giaculatoria?

F.S. La chiesa cristiana propone delle formule giaculatorie per le diverse indulgenze, e queste formule, che contengono il più delle volte il nome di Gesù, a volte quello di Maria, possono funzionare come metodo d’invocazione sulla base dei sacramenti e di un voto appropriato ed anche di ogni specie di condizioni disciplinari. Ma basta un’idea falsa o una tendenza disarmonica per compromettere tutto. Nel medioevo non si poneva questo problema. Come anche sul monte Atos.

Un’ultima questione.

 J.B. Quali ultime raccomandazioni mi potete dare?

F.S. Ricordate che gli stessi fondamenti di ogni via spirituale sono, primo: distinguere il reale e l’illusorio, atman da maya; secondo: concentrarsi sul reale. E questo, secondo certe condizioni, che sono, da una parte le virtù e dall’altra l’ortodossia formale. Dapprima le virtù statiche, come la rassegnazione, la pazienza, la povertà, l’umiltà, la coscienza del nostro niente ontologico; ma anche le virtù dinamiche, come il fervore, la fiducia, la vigilanza, la generosità… Poi l’ortodossia formale, cioè  la conformità sacrale delle forme di cui ci circondiamo e viviamo e i cui prototipi sono la natura vergine, l’arte sacra, la civiltà tradizionale. Niente deve restare fuori dalla vita spirituale, perché aiuta l’uomo intero, dunque tutto ciò che è umano, nella misura in cui possiamo scegliere.

 DChe fare per conoscere, in tutto quel contesto, la nostra particolare vocazione? Cosa ci domanda Dio?

F.S. La questione non si pone praticamente, perché se sappiamo l’essenziale, sapremo per quello anche il secondario. Dio vuole la nostra anima; se gliela diamo, sapremo certamente ciò che esige di più all’occorrenza. Bisogna procedere dall’evidente al congetturale, dal necessario al possibile, dall’obbligatorio al facoltativo. Per diventare veramente utile, bisogna dimenticare chi si è; Dio non sa che farsene dell’ambizioso. La vocazione certa di ogni uomo è di darsi senza condizioni a Dio, dimenticarsi in Dio e fare così atto di presenza spirituale nel mondo.

Le dottrine tradizionali

In margine alle culture profane ed alle diverse ideologie ufficiali, ma estranee all’occultismo, al teosofismo, allo spiritualismo sincretista, esiste una Conoscenza, la cui origine risale all’origine stessa dell’umanità. Essa corrisponde all’insieme delle diverse tradizioni, considerate un punto di vista spirituale piuttosto che religioso, esoterico piuttosto che exoterico: alchimia, massoneria operativa,  cassidismo, sufismo, buddismo mahaiana, tantrismo, taoismo, scintoismo, zen. Tutte queste tradizioni, diverse nel loro aspetto esteriore, vengono da uno stesso centro e proclamano la stessa verità: l’esistenza del solo Assoluto. I nomi più rappresentativi di questa filosofia perenne sono oggi in Francia quelli di Guenon, del suo continuatore Shuon e all’estero,Evola, Mircea Eliade, Huxley , Zimmer, Alan watts, etc.

Al di là dei diversi temperamenti, delle specialità e degli stili, quegli autori si riferiscono  alle stesse sorgenti, agli stessi principi e agli stessi temi, di cui qui non si può riportare che l’essenziale.

Le sorgenti.

L’insieme delle scritture sacre delle diverse tradizioni-Bibbia, Kabbala, Corano,Veda, Upanishad, Tao te king, Bardo thodol, etc.- accompagnate dalle loro interpretazioni, dai commentari esoterici e dalle parole dei grandi saggi che le illustrano e le attualizzano con una testimonianza di un’esperienza vissuta. Questi esseri realizzati , se appartengono ad epoche anteriori, possono anche essere nostri contemporanei: chi non conosce per l’islam El-Alloui, per lo zen,Suzuki, e per l’induismo Ramakrisna, Ramana Maharshi, Ramdas, Ma Ananda Moyi?

I principi

La conoscenza suprema sfugge alla dialettica razionale e non può essere raggiunta che con l’intuizione intellettuale, che deriva dall’evidenza interiore e obbiettiva dei principi. Essa è una identificazione del conosciuto col conoscente. La tradizione è la trasmissione fedele dei principi universali, d’origine supra-umana. Non può essere espressa che con simboli, che danno luogo a molte interpretazioni complementari e con miti che veicolano sotto forma poetica e popolare le verità trascendenti.

I temi principali.

1) Al livello macrocosmico: i piani della realtà si estendono dalla manifestazione cosmica ai differenti piani superiori dell’essere e del non-essere.

— la dottrina dei cicli cosmici, fondata su considerazioni astronomiche complesse, si riferisce alla nozione di un tempo qualificato.

— il processo del mondo moderno, come fine del ciclo attuale, è la constatazione di una degenerazione crescente e accelerata dei piani spirituali a profitto delle diverse forme di materialismo, dovendo finire in un cataclisma. La tradizione primordiale, sempre più ignorata, attraversa l’epoca oscura, fino all’apparizione di un nuovo ciclo:

— l’avatâra : un inviato divino porta alle creature di quaggiù  influenze e insegnamenti spirituali e viene ad adattare la rivelazione eterna alle nuove condizioni del mondo.

2) Al livello microcosmico: l’uomo è costituito da un piano materiale, il corpo, da un piano psichico, l’anima, e da un piano spirituale, lo spirito.

— Il suo divenire postumo: lo scopo del lavoro spirituale consiste nel conquistarsi la pace del cuore in questa vita ed assicurarsi un destino favorevole dopo la morte; da qui la necessità di purificare gli elementi psichici, per non ricadere di nuovo nel samsara

— Le vie della realizzazione: l’iniziazione è prima di tutto la trasmissione di una influenza spirituale, data dal maestro al discepolo. Essa costituisce una seconda nascita, in vista della realizzazione degli stati superiori dell’essere. I mezzi utilizzati sono, oltre ai riti, la preghiera, l’ascesi, per arrivare alla perdita dell’ego, la concentrazione e la meditazione che sfocia nella liberazione finale.

Per la migliore introduzione all’insieme di queste questioni, vedere l’Esoterisme di Luc Benoist, raccomandabile sia per l’ortodossia dottrinale dei suoi enunciati sia per la chiarezza e la concisione del suo stile. In questo libro c’è anche una valida bibliografia.

 

 

INTERVISTA A FRITHJOF SCHUON SULLA METAFISICAultima modifica: 2016-10-28T18:43:03+02:00da mikeplato
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