GLI ESSENI, CUSTODI DELLA TRADIZIONE SPIRITUALE

pergamena

di Mike Plato

L’umanità spirituale deve molto agli Esseni, poiché essi custodirono la Tradizione Primordiale non solo dalle forze oscure ma persino dai loro stessi fratelli leviti. Il loro sacerdozio detto di “Sadoq”, cioè di “giustizia” era il sacerdozio segreto del messianismo metafisico che continuò il vero insegnamento scientifico-spirituale divino sul pianeta, allorché i figli di Aronne e di Levi (Ordine di Aronne) si sviarono. Si trattava di una confraternita apocalittica segreta rappresentante il vero Israel, cioè l’egregora animica veramente fedele a Melkizedek, il Principe della Luce avversario del Princeps Eius Mundi.

Dopo la loro scoperta, lo studio dei rotoli fu affidato ad una commissione controllata dal Vaticano. La commissione letteralmente monopolizzò lo studio e l’analisi dei rotoli. L’estabilishment temeva che in quei manoscritti fosse celato il più grande e minaccioso dei segreti: il segreto della restaurazione dell’Adamo Primordiale (Adam Kadmon) e della generazione del corpo di luce che Yeoshua  realizzò. Ma gli Esseni erano troppo intelligenti per tradire la tradizione orale. Chi erano davvero questi Cenobiti, queste macchine da deserto che rinunciavano a tutta la loro vita precedente per realizzare un sogno? Da dove deriva il nome esseni? Possiamo considerarlo corretto alla luce dei rotoli scoperti? Quale era la loro organizzazione monastica-iniziatica? Quali i loro segreti? Chi era ammesso nella loro fratellanza? Perché non vengono citati direttamente nei Vangeli?

L’ORIGINE DEL TERMINE “ESSENI”

Nessuno sa davvero da dove origini il termine “esseni” diffuso molto tempo prima che i rotoli venissero rinvenuti e tradotti. Non credo derivi dall’ebraico perché i rotoli dimostrano che il loro vero nome ebraico era HASSIDIM, ovvero i PII, e FIGLI DI SADOQ. Qualcuno ha ipotizzato che esso provenga dall’ebraico ASANAIM (umili), ASHAIM (silenziosi), o dall’aramaico ASA (guarire). Personalmente scopro che i sacerdoti efesini di Diana Artemide (la Grande Madre), votati al celibato e alla castità permanente, erano chiamati, guarda un po’, ÈSSENOI. Lo tramanda Pausania in uno dei suoi discorsi, e se vi fate una passeggiata in un buon vocabolario di greco antico, scoprirete che è così. Non è possibile affermare se l’affinità sacerdotale abbia indotto qualcuno a chiamare i sacerdoti del Mar Morto Esseni. Resta fermo che né nell’Antico Testamento né nel Nuovo si accenna agli Esseni. Si deve a Filone Alessandrino, che li ammirava per la loro virtù spirituale, l’utilizzo del termine greco ESSAIOI, e a Giuseppe Flavio quello di ESSENOI. Nell’Antico Testamento si accenna piuttosto agli HASSIDIM, tradotti impropriamente come ASIDEI.

  • 1Maccabei 2,42 In quel tempo si unì con loro un gruppo degli Asidei, i forti d’Israele, e quanti volevano mettersi a disposizione della legge
  • 1Maccabei 7,13 Gli Asidei furono i primi tra gli Israeliti a chieder loro la pace.
  • 2Maccabei 14,6 «I Giudei che si dicono Asidèi, a capo dei quali sta Giuda il Maccabeo, alimentano guerre e ribellioni e non lasciano che il regno trovi la tranquillità.

 Elementi interessanti emergono dal Libro dei Maccabei:

1) Gli Hassidim sono chiamati I FORTI DI ISRAELE. L’espressione I FORTI DI ISRAELE è coerente con quanto riportato spesso nei rotoli qumraniani ove gli stessi Hassidim si definiscono i Forti. Forti perché in primo luogo usavano un grande rigore verso sé stessi. Per comprendere il termine FORTI si legga Deuteronomio 31,6 ove il monito di Mosè è indirizzato ai figli della luce del presente e del futuro: Siate forti, fatevi animo, non temete e non vi spaventate di loro, perché il Signore tuo Dio cammina con te; non ti lascerà e non ti abbandonerà. Lo stesso Paolo, in Romani 15,1, non dice Noi siamo forti, ma “Noi che siamo i Forti”, facendo intendere che il protocristianesimo, in parte, è un essenismo che accetta la Nuova Alleanza, pur rimanendo saldi e fermi i princìpi alla base della fratellanza. E il Forte Paolo, dicendo che la vera lotta non è contro esseri di carne e sangue ma contro i Principati che abitano i cieli (Efesini 6:12), offre la chiave per comprendere quale sia la vera Forza spirituale.

2) Giuda Maccabeo, l’eroe guerriero israelita, celebrato persino nel Perlesvaus, un testo graaliano, è il leader degli Hassidim. Se Giuda Maccabeo era il leader degli Hassidim, ne doveva essere gioco forza anche il Gran Maestro in quel periodo, colui che nei rotoli è detto Moreh Ha Tzedek, il Maestro di Giustizia, la cui funzione era regale, sacedotale e guerriera al contempo, dato che il modello era Melkizedek, il Re-Sacerdote di Genesi 14 e di Salmi 110. L’espressione Maestro di Giustizia nei rotoli non è legata ad un individuo, e nessuno conosce la successione dei Morehim. Ritengo probabile che non tutti i manoscritti furono sepolti nell’area del Mar Morto. Forse alcuni furono seppelliti sotto il Tempio di Gerusalemme, e i Templari, Fratelli e veri eredi degli Esseni, durante le crociate sicuramente scavarono in quell’area e trovarono qualcosa. Nel rito dell’Antica Massoneria Templare si narra che alcuni manoscritti rinvenuti sotto il Tempio, essendo estremamente pericolosi per il loro esplosivo contenuto, furono portati in Svezia e affidati al vescovo Ulphila (Euphilius), che poi li nascose nei sotterranei dell’attuale Università di Upsala. Quelli ritrovati a Qumran, seppur apparentemente poco esoterici, sono vitali per meglio inquadrare una fase storica oscura ma anche cruciale per l’intera umanità. Gli eventi che accaddero nei giorni di Gesù erano di portata cosmica, tenendo conto che in quel periodo iniziava la tenebrosa “Era dei Pesci”. Gli Esseni, a differenza degli altri ebrei, sapevano dei cicli cosmici. E come noi oggi sappiamo che siamo a cavallo tra un’era e un’altra, e che il messia dovrà manifestarsi, altrettanto la fratellanza sapeva che Melkizedek, il principe luce, doveva manifestarsi in un uomo all’ingresso dell’era dei pesci, un uomo che avrebbe manifestato il segretissimo sacerdozio regale dell’Ordine di Melkizedek, e portato a compimento l’opera del Carro (Maase Merkavà).  Il fatto è che gli Esseni erano giustamente apocalittici. Essi sapevano con certezza che Melkizedek si sarebbe manifestato per l’ultima battaglia, e che quelli sarebbero stati gli ultimi giorni. Si stavano preparando ad un evento che doveva accadere proprio 2000 anni fa. Lo sapevano e avevano ragione. Ma qualcosa cambiò. Melkizedek in Gesù aveva chiesto al Padre Assoluto una proroga di ulteriori 2000 anni. Gesù avrebbe dovuto azzerare, attraverso il sacrificio, il grande karman dell’umanità, per concedere un’ultima possibilità a quest’umanità ribelle La proroga concessa è velata nella parabola narrata in Luca 13:6 ove il Padre controlla se il fico ha dato frutti e, non trovandone, incarica il vignaiolo, ossia il Logos, di tagliare. Ma il vignaiolo, nella sua misericordia, dice precisamente: “Padrone lascialo ancora quest’anno, finchè non zappi e gli metta il concime, e vedremo se porterà frutto per l’avvenire, se no lo taglierai”. L’albero di fico è l’umanità intera alla quale viene concesso un altro anno, ossia un’era zodiacale. Che l’era dei pesci sia stata una proroga, un rinvio della fine dei tempi, lo dimostra un’affermazione del Cristo in Apocalisse 3,10: Poiché hai osservato con costanza la mia parola, anch’io ti preserverò nell’ora della tentazione che sta per venire sul mondo intero, per mettere alla prova gli abitanti della terra. Cristo azzera il debito karmico che l’umanità vantava verso Dio Padre con un sacrificio tipico dei Melkizedek e sottopone a prova l’umanità intera. E cosa fa? Ce lo dice Apocalisse 20,8: “Satana verrà liberato e uscirà per sedurre le nazioni ai quattro punti della terra, Gog e Magòg, per adunarli per la guerra”. Cosa ormai sotto gli occhi di quei pochi che vedono e sanno intendere. E nel frattempo la Luce dice ai suoi: “Uscite, popolo mio, da Babilonia per non associarvi ai suoi peccati e non ricevere parte dei suoi flagelli”. Ora, colui che nel Nuovo Testamento è noto come Shaitan, il Diavolo, il Dragone, il Serpente Antico, nei rotoli è chiamato con un solo nome: Beliar, che solo Paolo l’esseno, in tutta la Bibbia, cita allorchè afferma in 2 Corinzi 6:15: “Cosa c’è in comune tra Cristo e Beliar?”, creando una frattura netta fra Luce e Tenebre, tra i loro rappresentanti. Essi attendevano, dico ancora una volta non a torto, l’arrivo del Grande di Guerra che frantumasse dall’interno l’impero di Beliar e consentisse l’esodo delle scintille di luce (ebrei spirituali) da questo mondo (egitto). Tutta la vicenda mosaica è un simbolo del messia del tempo ultimo che aprirà le acque del Mar Rosso, rompendo la diabolica mescolanza di parte della Luce Eterna con le tenebre. Essi non erano dualisti, ma credevano nel Dio unico. Sapevano però che “Lui ha creato gli spiriti della luce e della tenebra e su di essi ha fondato ogni azione. Ama gli uni e si compiace di essi. Ha in abominio gli altri e detesta le loro vie…Ha creato l’uomo per il dominio…disposto per lui due spiriti affinchè cammini con essi fino al tempo stabilito della sua visita, lo spirito della verità e lo spirito di iniquità” (Regola della Comunità IV), ossia la tendenza a stare in Dio e quella centripeta ad allontanersene. Non c’è dualismo in questa dottrina se non un dualismo subordinato ad un rigido monismo. Per i suoi sentieri e fini imperscrutabili, l’Altissimo consente in questo piano l’esistenza di due spiriti diversi, che si combattono senza sosta nell’anima umana e nell’astrale collettivo. Ma secondo i nostri Fratelli: “Dio ha concesso un tempo determinato all’esistenza dell’iniquità” (R.d.Comunità 4:19) Ed è probabile che la fine di quel tempo è ormai imminente. Stavolta non temo proroga alcuna. Ci siamo davvero, e molti esseri di luce si stanno preparando alla vendetta contro l’Impero di Beliar. Alcuni uomini stanno combattendo in loro stessi questa battaglia per trionfare sulla Sitra Hara, e lo hanno sempre fatto. Il rotolo esseno, detto Testamento di Amram, documenta la presenza dei due spiriti nell’anima; sempre in lotta per avere il dominio su di essa.

CHI VUOI CHE TI DOMINI FRA NOI DUE? Chiede ad Amram Melkizedek.

VUOI ESSERE DOMINATO DALL’ISTINTO SUPERIORE E DAL DESTINO SUPERIORE, o DALL’ISTINTO E DESTINO INFERO?

SOTTOMETTITI A ME.

Questa era una tematica evidentemente molto sentita dagli Esseni, come poi lo sarà per gli gnostici, i Catari, i Fedeli d’Amore, i Templari, i Rosacroce e alcuni massoni illuminati. E lo era perché lo era già dei dei progenitori degli Esseni, quei sacerdoti solari di Heliopoli che redassero quel capolavoro gnostico-ascensionale che ha nome Libro dei Morti. A questa istanza essi dedicavano tutta la loro esistenza e,  in quanto ORDINE DI MELKIZEDEK manifestato e cavalleria terrestre specchio di quella celeste, a questa istanza conformarono tutta la loro regola, le loro procedure iniziatico-rituali, la loro dedizione all’alchimia per trasmutare il piombo dell’anima in oro spirituale, e liberarsi dal controllo dell’Impero. In tale ottica, essi non seguivano il sacerdozio di Aronne, ritenuto essoterico e di scarso valore ai fini salvifici, ma il segretissimo Sacerdozio di Melkizedek che prevedeva una dedizione assoluta allo spirito, una guerra senza quartiere agli istinti carnali onde sublimarli, una rinuncia alla propria volontà egoistica, che dovevano terminare nel sacrificio di se stessi al modo della fenice, conosciuta come araba perché, questo nessuno lo sa, l’Araba era il nome del Mar Morto, come specificato in Deuteronomio 3:17. Per avere solo una pallida idea di ciò che occorre per essere un vero Sacerdote eterno del Sadoq, si legga la testimonianza di Gichtel, allievo del grande Jacob Bohme: “Questo sacerdozio di Melkizedek, relativo alla Nuova Alleanza, richiede molto di più che essre puri, santi e immacolati, dato che il completo servizio divino esige una rinuncia totale ad ogni amore terreno” (Teosophia Pratica). E gli esseni facevano proprio questo, come  si evince dalla testimonianza di Plinio: “Intorno al 150 a.c., non lontano da Hebron, a poca distanza dalle desolate rive del Mar Morto, viveva un popolo senza donne, senza amore, senza denaro…un popolo eterno dove non c’erano nascite: gli Esseni”.  Si spossessavano in ogni senso, rinunciavano ad avere proprietà, rinunciavano a possedere se stessi, si calavano nelle acque battesimali e ne uscivano solo quando erano totalmente divinizzati. Per far ciò, non avevano moglie e figli per dedicarsi alla vita cenobitica, in parte contestualmente anacoretica, per dedicarsi individualmente alla contemplazione, alla meditazione, all’esplorazione dei sacri testi per scandagliare la parola di Dio Padre e carpire i segreti della divinità, a prescindere da quelli che erano stati tramandati loro dalla tradizione orale. I postulanti, con un metodo simile a quello delle fratellanze pitagoriche, erano sottoposti a prove che ne saggiassero volontà e coraggio. Accettati, aderivano al PATTO, un atto così solenne da far si che gli esseni si definissero COMUNITA DEI PATTANTI, oltre che Ebionim (poveri)  e Rabbim (i Molti). Il PATTO implicava la NETTA SEPARAZIONE DAI FIGLI DELLA FOSSA. Il postulante era sottoposto ad un esame rigoroso, poiché ciò che essi temevano di più era il tradimento, che solo un Figlio della Luce corrotto e passato al lato di Beliar poteva attuare. Per impedire ciò, per evitare che i segreti fossero divulgati, i gradi dell’Ordine del Sadoq erano vere e proprie paratie stagne.I gradi inferiori non sapevano dei superiori, e anche l’Ordine del Tempio mutuerà lo schema, anche se ciò non impedirà la cosa tanto temuta allo scoccare dellìora del 22° Maestro di Giustizia. Il postulante era accettato dal Maestro di Giustizia o respinto per sempre. Solo lui sapeva riconoscere davvero un’anima speciale. Una volta accettato, egli entrava in una sorta di anticamera al noviziato, per un anno . Se l’Assemblea a maggioranza lo accettava, egli si spossessava dei beni e li conferiva alla cassa comune del tempio, insieme al suo sapere e ai suoi talenti spirituali. Particolare interessante è che, una volta divenuto apprendista, non poteva essere accostato alla bevanda dei molti per due anni (R.d.Com.VI:20). Ossia, non gli era conferito il segreto della fase citrina dell’alchimia né peraltro era annoverato tra i Figli del Sadoq. Insomma, se oggi una fratellanza come quella myriamica, concede subito il segreto della “bevanda dei molti”, a Qumran occorreva attendere la bellezza di tre anni, segno che il SECRETO era ritenuto davvero SACRO. Questo era il segreto per camminare su una via perfetta, per spianare la Via a Dio, come disse il Maestro Giovanni Battista, il vero messia che muterà il suo nome nell’iniziatico Yeshua, che significa il GRANDE DI GUERRA, quel guerriero celeste celebrato nei Salmi e nei rotoli qumraniani Giovanni è molto esseno quando dice: FATE FRUTTI DEGNI DI CONVERSIONE, VOCE DI UNO CHE GRIDA NEL DESERTO, oppure quando dice:  Marco 10,21 Allora Gesù, fissatolo, lo amò e gli disse: «Una cosa sola ti manca: va’, vendi quello che hai e dallo ai poveri e avrai un tesoro in cielo; poi vieni e seguimi». O quando parla di amare i fratelli, o quando dice di essere venuto per i Molti, che sono proprio quelli di Qumran, espresione piu volte utilizzata nel Vangelo di Giovanni. Dare i propri beni ai poveri non significa dilapidare il lavoro di una vita per darlo ai mendicanti. No, significa darlo agli Ebionim, darlo all’Ordine, per seguire il Melkizedek, ovvero il Cristo, che offrirà pane e vino come ha sempre fatto Fare questo significava divenire pronti all’elezione, distaccarsi da un’umanità corrotta e malata, che da sempre segue il Serpente Antico, pentirsi e camminare nella luce. Essi ritenevano di essere gli eredi dei VIGILANTI, discesi sull’Hermon, che avevano tradito la loro missione e violato il patto con Dio: combattere Beliar nel suo regno. Essi erano i VIGILANTI pentiti: “i sacerdoti di Sadoq sono i convertiti di Israele, gli eletti…gli antenati santi cui Dio ha perdonato” (Doc.Damasco IV:7). Una connessione tra i Vigilanti dell’Hermon e gli Esseni esiste anche in un senso occulto, e ciò che li lega è il Giordano. Questo fiume nasce proprio sull’Hermon per poi sfociare nel Mar Morto. Non a caso, Giordano ha in sé la radice ebraica YRD che significa “discesa”. Non a caso i Vigilanti scesero al Tempo di Yared, padre di Enoch, altro termine composto dalla radice YRD. Non a caso Giovanni Battista operò nel Giordano. In tal senso, nessuno davvero sa quando nacque l’Ordine. Una cosa è certa: un sacerdozio di Melkizedek, volontario e celeste, esisteva in Israele contestualmente al sacerdozio ereditario di Aronne. Ho la sensazione che quando YHWH incaricò Mosè di eleggere Aronne e i leviti al sacerdozio, fece in modo che Mosè istituisse in Israel il sacerdozio eterno, celandolo nell’istituto del Nazireato di cui in Numeri 6:1. I Nazirei erano i monaci in Israel, ed erano sacerdoti volontari e non ereditari Gli Esseni, da Custodi del Graal-Tradizione, conservavano gelosamente le chiavi della trasmutazione, che trasmutavano un uomo in un Uomo-Dio, e lo rendevano Re-Sacerdote alla maniera di Melkizedek. Avevano cioè il medesimo ruolo che in Egitto vantavano i Sacerdoti Heliopolitani: preparare il Faraone, nel caso degli esseni il Nasi ah Eddà, e fargli assumere il doppio ruolo di Re (flagello) e Sacerdote (pastorale). Giovanni-Gesù fu preparato dagli Esseni a ricoprire il duplice ruolo regale-sacerdotale, alla antica maniera di Melkizedek (S.Paolo, Lettera agli Ebrei 5). Sta di fatto comunque che “Gesù era stato allevato a Nazareth”(Luca 4:16) cioè era stato addestrato dagli Esseni-Naziriti, ed aveva fatto voto di Nazireato (Numeri 6) divenendo un apprendista, vestendo di nero, e facendosi crescere i capelli e la barba caprina, divenendo un seguace di Iside-Netzah, la Nera ma Bellissima, quindi un Figlio della Vedova. Anche Paolo usava i capelli lunghi che poi taglierà a Chelkia. Ci si chiede perché non siano nominati nei Vangeli se non indirettamente, attraverso allusioni. Vi chiedo: trovate traccia palese della Scienza del Carro nella Bibbia, dei rudimenti dell’Opera della Creazione, dell’Albero delle Sephiroth? No apparentemente. Ebbene, l’intera scienza cabalistica era custodita dagli esseni e riapparirà solo nella Spagna e nella Francia del XIII secolo, e segretamente sarà custodita dai templari. Non erano solo maestri della qabala. Erano potenti sia nell’angeologia che nella demonologia. Il rotolo 4Q560 rivela la loro capacità di scacciare gli spiriti maligni, arte in cui Gesù era formidabile. Ma sapevano anche evocare gli Eoni, conoscendo sia il loro nome che l’intonazione giusta, poiché gli spiriti buoni sono richiamati da specifiche frequenze sonore. E’ documentato che il Maskil (il saggio, un maestro nella fratellanza) avesse la padronanza dell’arte di scacciare i demoni, la base per l’arte della guarigione, e che dovesse istruire e ammaestrare tutti i figli della luce non solo sulla storia segreta dell’umanità, ma sui caratteri degli spiriti di menzogna che la dominano (R.d.Comunità III:13) Ognuno di loro possedeva degli strumenti rituali atti a potenziare la luce e indebolire le tenebre, ed essi erano davvero accaniti in quanto al fine di realizzare l’Opera del Carro. Man mano che il Carro, ossia il corpo astrale, diveniva più puro, leggero e potente, essi avevano visioni, sogni, teofanie. Erano veri e propri sciamani, ma con una differenza. Era vietato l’uso di sostanze psicotrope. Essi sapevano attendere e non facevano mai il passo più lungo della gamba. Vivevano nel deserto perché sapevano che i centri di aggregazione pullulavano di forme mefitiche, di egregore maligne e predatrici. La vita a Qumran, in isolamento dal sodalizio umano, era necessaria per la contemplazione, la meditazione e per indagare i misteri, come è detto: “indagare per conoscere le cose nascoste” La loro regola era così perfetta da divenire la base prima della regola dell’Ordine dei Benedettini, poi di quella tutti gli altri ordini monastici, compreso l’ordine del Tempio. Gli Esseni sono lo standard di perfezione di qualsiasi vero ordine di monaci guerrieri e ancor oggi chi volesse creare un Ordine sacerdotale dovrebbe conformarvisi. Essi erano in verità l’Ordine di Melkizedek in terra, avente una funzione di ponte, intertestamentaria: traghettare la conoscenza segreta custodita da certo ebraismo e proveniente dall’Egitto dei sacerdoti di Heliopoli (cui appartenne non solo Giuseppe, ma anche Mose, istruito in tutta la sapienza dagli egiziani, come riportato in Atti 7:22), verso una nuova elìte, manifestando il sacerdozio eterno di Melkizedek del pane e del vino che fu poi ereditato dal vero cristianesimo gnostico. Quando nella Regola VI:4 è detto: “il sacerdote stenderà per primo la sua mano per benedire in principio il pane e il vino”, allora è chiaro che gli Hassidim furono eccezionali nel custodire quel sacerdozio che gli ebrei non conobbero mai e che Gesù portò allo scoperto. E non è un caso che l’esseno Paolo, proprio agli ebrei indirizzò la lettera in cui rivelò qualcosa su Melkizedek e sul suo sacerdozio Melkizedek che essi chiamavano anche Michele, Signore delle Gerarchie, e Principe del Volto, ossia Metatron, era il principe della luce che essi ritenevano essere il messia di El Elyon, re e difensore del patto e dei pattanti (coloro che intendevano abbandonare la materia e tornare a Dio). Melkizedek, colui che, secondo l’11Q13, si manifesterà in modo collettivo per VENDICARE I GIUDIZI DELL’ALTISSIMO DALLA MANO DI BELIAR E DEGLI SPIRITI DELLA SUA FAZIONE, E IN QUESTO AVRA’ IN AIUTO TUTTI GLI DEI ETERNI. Quando, nel rotolo 4Q171 III:15, lo scriba esseno dice:

IL MAESTRO DI GIUSTIZIA CHE DIO SCELSE PER STARE AL SUO COSPETTO, GIACCHE’ LO IRROBUSTI’ AFFINCHE’ GLI EDIFICASSE UN’ASSEMBLEA

la dimensione da conferire al Maestro di Giustizia è celestiale, e quel Maestro è MICHAEL in tutta la sua dignità principesca. L’assemblea è il collettivo dei Figli della Luce, dei PERFETTI che dovranno tornare nel loro regno.

Furono gli Esseni a rivelare a Paolo, non a caso folgorato sulla via di Damasco (Qumran), cose grandiose sul Re del Mondo. Furono loro a rivelargli che l’Elohim del Salmo 82 che si erge contro gli altri Elohim perversi in difesa dei suoi fedeli era Melkizedek, come l’Elohim del Salmo 7 che viene invitato a sorgere con il suo furore contro i Nemici della Luce Eterna. Gli Egizi avrebbero invocato Horus, ma nulla cambia. E’ tutto riportato nel rotolo 11Q13. Quando Gesù disse che egli sarebbe venuto dalle nuvole, volle segretamente dire che gli Esseni sarebbero tornati alla fine del tempo perché in più punti dei rotoli essi si definiscono NUVOLE. E non solo. Nell’ 1QpAb, è detto che il Libano è un altro nome de Consiglio della Fratellanza, il che implica che i leggendari Cedri del Libano, i Vigilanti, fossero proprio gli Esseni, mai morti davvero.  Non solo Gesù ma tutti gli esseni erano profeti formidabili. Basta leggere il Pesher su Nahum, rotolo4QpNah II:5 che allude palesemente alla shoa del futuro: “una moltitudine massacrata, un ammasso di morti, cadaveri senza fine, e si inciampa sui loro corpi”. Il profeta Nahum, come altri profeti di Israel, era un esseno nello spirito. Gli Esseni sono stati un fulgido esempio di fedeltà e sottomissione alla Luce eterna, il più grande laboratorio iniziatico di cui abbiamo memoria, la prima vera società davvero comunista, ciò possibile grazie all’immensa evoluzione degli individui e del sodalizio in sé. La sua formidabile egregora non si è mai spenta, e ancora influenza quelli che di noi vogliono fortemente credere alla Verità, alla Giustizia e alla Libertà spirituali, e non a quelle che questo mondo ingannevole spaccia per tali.

GLI ESSENI, CUSTODI DELLA TRADIZIONE SPIRITUALEultima modifica: 2018-05-11T09:52:26+02:00da mikeplato
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