DALLE LETTERE EBRAICHE PENSIERI SUL PREGARE

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L’UOMO E LA RELIGIONE
Ho trovato nel Talmud l’idea che anche “il Santo, benedetto sia il suo nome” prega ricavando il pensiero dal versetto Isaia 56,7 “li condurrò sul mio monte santo e li colmerò di gioia nella mia casa di preghiera (tepillati )”, perché, appunto, in effetti in ebraico è scritto “nella casa della mia preghiera”.
La preghiera direbbe secondo R. Zotra ben Tobiah “Possa Io volere che la Mia misericordia sottometta la mia ira e possa la mia pietà prevalere sul Mio attributo di giustizia, affinché Io possa trattare i miei figli con pietà e intervenire in loro favore entro i limiti della stretta giustizia.” (Vedi anche Ber. 7 a)
Ciò mi ha risvegliato il desiderio d’investigare in ebraico sulla preghiera.
Con questo articolo intendo avvicinare i termini che in ebraico riguardano il “pregare” e “la preghiera” andando a cercarli nel testo della Tenak o Bibbia ebraica, peraltro integralmente inserita nell’Antico Testamento della Bibbia cristiana, ma tradotta in greco.
Ciò lo farò con un criterio che parte dalle lettere ebraiche di quelle parole convinto del potere intrinseco delle 22 lettere ebraiche, tutte e solo consonanti, non solo d’essere capaci di produrre fonemi, se associate a vocali, come le consonanti degli alfabeti delle varie lingue, ma anche d’essere apportatrici di messaggi grafici capaci di vivificare i concetti descritti dalle parole che le contengono.
Le traduzione dei fonemi da una lingua all’altra e soprattutto la perdita dell’espressione grafica di quei segni ebraici può, infatti limitare la piena acquisizione dei concetti sottesi da quelle lettere.
Un disegno, infatti, dice molto di più di una parola e le parole ebraiche possono essere trattate come rebus di più figure quante sono le lettere che le compongono.
Su tale prerogativa di quelle lettere e del perché e del come nelle Sacre Scritture si possono attendere testi nascosti, esordii con “Decriptare le lettere parlanti delle sacre scritture ebraiche” e n’ho provato la veridicità in tanti anni di approcci fruttuosi con la ricerca riportata tutta in questo mio Sito.
Chi è interessato al riguardo può consultare i seguenti miei articoli:

Prima di iniziare questo breve percorso sui termini ebraici relativi alla preghiera ed al pregare e sulle idee che fanno sorgere le lettere relative presento alcune premesse.

Nell’essere pensante immerso nell’universo sorgono delle domande e, nel cercare le risposte, questi non può non prendere posizione, in quanto ne va della propria vita.
Ecco che nell’individuo nasce l’idea d’essere “creatura”.
Nel cammino in questo mondo l’uomo è così dibattuto tra le due posizioni – c’è o non c’è Dio – perché a priori non può escludere l’esistenza di un “Creatore”.
Sulla questione dotti, filosofi, sociologhi, psicologi, teologi e scienziati non sono in grado di dare una risposta univoca.
Per l’uomo tutta la propria esistenza avrebbe, però, una motivazione ben diversa nell’una o nell’altra evenienza e, per contro, il singolo non può restare fermo senza prendere posizione in attesa della fine o meno dei giochi.
Sorge, quindi, spontaneo l’atteggiamento “religioso”, inteso come moto di tutto se stesso alla ricerca di un rapporto col motore di tutte le cose.
Questo uscire da sé col pensiero, con i sentimenti e con lo spirito, con atteggiamenti particolari del corpo, è il pregare, atto di religione, che può assumere anche dimensioni temporali totalizzanti, perché connaturato con la vita come può accadere ai semplici a contatto con la natura ed ai mistici.
Molteplici possono essere gli atteggiamenti di preghiera in relazione agli stati d’animo ed alle situazione soggettive del momento tanto e si possono presentare preghiere:

  • semplici;
  • di abbandono o lamentazioni;
  • con grida e lacrime;
  • di vera e propria adorazione.

Pare interessante a questo punto considerare l’aforisma di Edmund Burke, filosofo britannico del XVIII secolo, che così s’espresse:

“L’uomo è per costituzione un animale religioso.”
(Edmund Burke, “Riflessioni sulla rivoluzione francese”, 1790)

Edmund Burke, irlandese, definito il Cicerone britannico, cristiano anglicano, di madre cattolica, non intendeva svilire l’uomo definendolo animale, ma solo gli dava la connotazione in base alla scienza naturale.

Il filosofo francese Jacques Maritain (1882-1973) convertito al cattolicesimo, ispiratore di Paolo VI a cui questi consegnò, a chiusura del Concilio Vaticano II, il proprio messaggio agli uomini di scienza e di pensiero, propose anche lui un aforisma sul pregare:

“Il religioso perfetto prega così bene che ignora di pregare.”
(Jacques Maritain, “Umanesimo integrale”, 1936)

Sergej Bulgakov, filosofo russo (1871-1944) e prete ortodosso sul tema dell’uomo e della religione diceva:

“Non esistono persone non religiose, esistono solo persone pie e persone non pie, giusti e peccatori. Anche gli atei hanno una religione, anche se la loro confessione di fede è diversa da quella teista.”
(Sergej Bulgakov, “Il prezzo del progresso”, 1897-1913)

Dietrich Bonhoeffer (1906-1945) teologo luterano tedesco, protagonista della resistenza al Nazismo e martire aveva scritto prendendo atto dei tempi in cui viveva in quella società nazionalsocialista:

“Stiamo andando incontro ad un tempo completamente non-religioso; gli uomini, così come ormai sono, semplicemente non possono piú essere religiosi. Anche coloro che si definiscono sinceramente “religiosi”, non lo mettono in pratica in nessun modo.”
(Dietrich Bonhoeffer, “Resistenza e resa”, 1951 – postumo)

Religione deriva dal latino “religio” ed è parola preesistente al cristianesimo, usata per definire un’esattezza morale e spirituale nel confronto d’usi, regole e comportamenti umani nel rapporto con se stesso, con le proprie cose, con gli altri e con gli dèi.
Per quanto riguarda la “religio” ci sono le tesi etimologiche di:

  • Cicerone (106-43 a.C.) da “relegere”, con re intensivo, quindi da “legere”, ossia una rilettura della realtà;
  • Lattanzio (Cecilio Firmiano retore e filosofo latino del III secolo d.C. convertitosi al cristianesimo) da “religare”, pure con “re”, intensivo quindi da “ligare”, cioè essere vincolati essere stretti essere legati, essere uniti e nel caso specifico con gli dèi, con gli usi, le norme, i costumi.

Ed ecco che un atto di “religio” è il “precari” cioè il pregare con cui il soggetto religioso nel mondo pagano si raccomandava agli dèi, ai numi e penati tutelari della casa e della famiglia stando in piedi con le mani giunte e le braccia stese verso il cielo.
Col Cristianesimo il pregare fu atto che si compiva con vari atteggiamenti del corpo, ma rappresentativamente vari affreschi di “oranti” nelle catacombe presentano l’atteggiamento in piedi con le braccia e mani aperte per sottolineare l’attesa della risurrezione da parte dell’orante stesso.


Orante III secolo




Catacomba di Priscilla



Il “precari” latino è molto più vasto ed oltre al pregare riguarda il supplicare, l’invocare, il chiedere, il domandare, il desiderare, l’augurare fino all’imprecare, da cui “precator” l’intecessore e “precarius” e “precario” ottenuto per via di preghiere, per favore ecc..

È certo che la preghiera è nata con l’uomo ed è un atto spontaneo di questi verso il mistero di Dio.
Tracce che ci ricordano il loro pregare si trovano nelle pitture rupestri e nelle caverne preistoriche e con le statuette poste presso i templi antichi a testimoniare la preghiera perenne dell’offerente.

Si pensi che il segno di spazio aperto, “aprire”, quindi di aprirsi, nei segni sinaitici, da cui ebbero origine gli alfabeti fenicio – cananei compreso l’ebraico, è rappresentato dalla figura stilizzata di un orante, cioè un omino con le braccia aperte e tale lettera corrisponde alla “he” ebraica.



Tenuto conto che il Tetragramma Sacro IHWH , il Nome ineffabile del Signore dei giudei cristiani, contiene due “he” , separate dalla lettera “vav” di collegamento e che la lettera “jod” è la lettera dell’Essere, si può anche leggere:

“È colui che a chi prega si porta nella preghiera .”

Quel Tetragramma si può così schematizzare come l’essere pregante, l’intercessore per eccellenza, una preghiera vivente che soddisfa le preghiere di chi l’invoca.



Narra il libro dell’Esodo, infatti, che quando al roveto ardente il Signore si presentò a Mosè col proprio vero nome – IHWH – disse, che aveva ascoltato le preghiere del popolo in Egitto con queste parole: “Il Signore disse: Ho osservato la miseria del mio popolo in Egitto e ho udito il suo grido a causa dei suoi sorveglianti; conosco infatti le sue sofferenze.” (Esodo 3,7)
La preghiera unita di tutto quel popolo prostrato da sofferenze fisiche e morali fu un grido che ebbe il potere di farlo intervenire.
E il Salmo 65, inno di ringraziamento, recita: “A te, che ascolti la preghiera, viene ogni mortale” (Salmo 65,3) e conferma che ogni uomo nel proprio intimo si rivolge al suo Dio che però è sempre lo stesso, Uno Solo, l’Unico, colui che ascolta la preghiera se è utile al fine ultimo di chi la propone.

LA PREGHIERA NELLA BIBBIA
È da premettere che nella Bibbia “il pregare” si presenta in modo diffuso ed oltre al termine diretto di pregare, e sinonimi come intercedere ed adorare, sono usate circonlocuzioni quali “chiamò il Signore”, “si rivolse al Signore”, “invocò il Signore”, “gridò al Signore”, “domandò al Signore”, “supplicò il Signore”, “si prostrò”, ecc..
Ho provato a verificare nel penultimo testo C.E.I. (1971) quante volte si trova tradotto “preghiera” e “preghiere” ed ho accertato che ciò si verifica per 185 volte, 129 nell’Antico Testamento e 56 nel Nuovo Testamento di cui 14 nei Vangeli.
Tenendo conto di ciò, se nello stesso testo si cerca il verbo pregare in tutti i suoi tempi e modi, ma escludendo il sostantivo preghiera o preghiere, si trova che è impiegato per 295 volte, 144 volte nell’Antico Testamento e 151 nel Nuovo Testamento, di cui 79 nei Vangeli.
È quindi importante vedere il termine ebraico usato per pregare.
Nei 5 libri della Torah “pregare” è tradotto per 16 volte.
Vediamo allora come e quali verbi usa il testo in ebraico della Torah.

  • Genesi
    Le prime due volte che è tradotta in italiano la parola pregare è nell’episodio di Abramo presso Abimèlech, re di Gerar, quando Dio apparve a quel re e gli ordinò: “Ora restituisci la donna di questo uomo: egli è un profeta: preghi egli per te e tu vivrai. Ma se tu non la restituisci, sappi che sarai degno di morte con tutti i tuoi” (Genesi 20,7) e “Abramo pregò Dio e Dio guarì Abimèlech…” (Genesi 20,17)
    Abramo, sottolinea il testo, “è un profeta” onde si può concludere che i profeti, avendo accesso ed una comunicazione fiduciaria con la divinità hanno il potere di annunciare la volontà di Dio.
    Sono così intercessori autorizzati, prova n’è che la loro preghiera è ascoltata.
    Lì, in effetti, i testi ebraici traducono che Abramo pregherà “iteppallel” , dal radicale ebraico , verbo che nella forma intensiva attiva, detta “pièl”, è usato per “decidere, giudicare e fare giustizia”, da cui giudice “palil” in Deuteronomio 32,31, giustizia “pelilah” e giudiziale o delitto da giudici “pelili” in Giobbe 31,28.
    Di tale pensiero si ha una esplicita conferma in Giobbe 42,7s “…Dopo che il Signore ebbe rivolto queste parole a Giobbe, disse a Elifaz di Teman: La mia ira si è accesa contro di te e contro i tuoi due amici, perché non avete detto di me cose rette come il mio servo Giobbe. Prendete dunque sette giovenchi e sette montoni e andate dal mio servo Giobbe e offriteli in olocausto per voi. Il mio servo Giobbe pregherà per voi e io, per riguardo a lui, non punirò la vostra stoltezza, perché non avete detto di me cose rette come il mio servo Giobbe.”

    Il radicale si può dividere in + ().
    È da tener conto che i radicali e sono relativi a “distinguere, separare, ricercare diligentemente, scrutare, mettere da parte e rendere mirabile”, in definitiva riguardano l’azione intesa a conseguire una scelta accurata.
    Ciò allora per = + () suggerisce, una scelta fatta con attenzione () tra più opzioni in gioco, decisa per incarico di un potente e nel caso della religione il potente è il Potente assoluto.
    Tale radicale però nella forma riflessiva intensiva, detta “hitpaèl”, è usato per “pregare, supplicare”.
    È da ricordare che Dio è il giudice supremo, giusto e misericordioso, e che pregare è un rivolgersi a Lui perché in definitiva compia un “giudizio” e conceda una “grazia” a chi si presenta nella preghiera.
    Per contro da parte del richiedente l’uso della forma riflessiva intensiva implica anche perlomeno l’essersi personalmente giudicato.
    Del tutto congruente con tale pensiero è la preghiera del pubblicano “O Dio, abbi pietà di me peccatore” (Luca 18,13b) tanto che “questi tornò a casa sua giustificato, a differenza dell’altro (il fariseo), perché chi si esalta sarà umiliato e chi si umilia sarà esaltato”.
    Accade così che chi prega assume l’aspetto d’intercessore, avvocato di parte, avvocato difensore che tratta con Dio per ottenere un esito per sé e/o per gli altri, ma diviene un giudice credibile e quindi ascoltato, se ritenuto di avere le carte in regola di patrocinatore e quindi almeno d’essere un buon giudice di se stesso.
    Si deduce che nella Torah Abramo è ritenuto essere il primo intercessore autorizzato, infatti, “Il Signore diceva: Devo io tener nascosto ad Abramo quello che sto per fare, mentre Abramo dovrà diventare una nazione grande e potente e in lui si diranno benedette tutte le nazioni della terra? Infatti io l’ho scelto, perché egli obblighi i suoi figli e la sua famiglia dopo di lui ad osservare la via del Signore e ad agire con giustizia e diritto, perché il Signore realizzi per Abramo quanto gli ha promesso”. (Genesi 18,17-19)
    Lui, infatti, Abramo è il Padre di chi ha fede e chi ha fede veramente per conseguenza è un profeta.
    Quanto sopra è detto poco prima della trattativa – preghiera tra Abramo e il Signore per la salvezza dei giusti di Sodoma in Genesi 18.
    Ne consegue che chi è veramente figlio di Abramo nella fede ha ricevuto la vocazione e l’elezione di poter intercedere presso il Signore con la “preghiera”.
  • Esodo
    Nella Bibbia la terza volta che si presenta il pregare, questa parola è messa in bocca al faraone per far cessare la piaga delle rane: “Il faraone fece chiamare Mosè e Aronne e disse: Pregate il Signore, perché allontani le rane da me e dal mio popolo; io lascerò andare il popolo, perché possa sacrificare al Signore!” (Esodo 8,4)
    Pare strano che il Faraone, il rappresentante del dio Ra in terra, dica di pregare il Signore, che peraltro non riconosce far parte della cosmogonia egizia.
    Andiamo allora più a fondo su quel pregare.
    In questo episodio per “pregate il Signore” è scritto “i’ttiru ‘oel IHWH”; quindi qui per pregare, implorare, supplicare è usato un altro radicale rispetto a quello usato per Abramo.
    Precisamente nel caso specifico il radicale è da cui supplicante “a’tar” in Zaccaria 3,10 e questo radicale è capace di provocare l’idea di “fumoso”, visto che in Ezechiele 8,11 “a’tar” è tradotto con fumo, vapore, in particolare per l’incenso che emette un fumo profumato, onde profumo: “…e settanta anziani della casa d’Israele, fra i quali Iazanià figlio di Safàn, in piedi, davanti ad essi, ciascuno con il turibolo in mano, mentre il profumo saliva in nubi d’incenso.” (Ezechiele 8,11)
    Le lettere, infatti, dicono anche “si vede finire il corpo ” il fumo che proviene da un rogo e “si sentono segni dal corpo ” onde anche profumo.
    Questo accostamento è un rafforzativo del collegamento delle preghiere col fumo dell’incenso: “Come incenso salga a te la mia preghiera, le mie mani alzate come sacrificio della sera.” (Salmo 141,2)
    Visto che il Faraone è il giudice supremo della terra d’Egitto non può certo chiedere che un altro che faccia giustizia ed infatti usa questo altro verbo le cui lettere parlano di fare un tentativo, di esplorare “vedere i limiti/i confini del corpo/della cosa “.
    Questo si può, infatti, anche vedere come formato da e = “esplorare, cercare, investigare, trovare il modo”.

    Il Faraone è come se dicesse a Mosè annusa un pò come vede questa questione delle rane quello che chiami il Signore; uindi in sintesi dice a Mosè e ad Aronne: trovate il modo col vostro Signore di togliere queste rane.
    Mosè per contro non pregò, infatti è usato un’ulteriore espressione, “itsea’q” dal verbo che riguarda il gridare, “alzare si sente da uno abbattuto ” che la C.E.I. traduce supplicò “Mosè e Aronne si allontanarono dal faraone e Mosè supplicò il Signore riguardo alle rane, che aveva mandate contro il faraone.” (Esodo 8,8)
    In effetti gridò, dicono… perché “Fu il gracidio delle grane a renderlo necessario, poiché quando si prega si è tenuti a sentire le proprie parole e Mosè non poteva che gridare.” (Rav Y.Yefet)
    Il fatto si ripeté e il Faraone dovette ancora chiedere l’intercessione di Mosè in occasione d’altre piaghe, ma sempre con quel verbo che non comporta il pregare pieno riconosciuto dal Signore:

    • dei mosconi, infatti “Allora il faraone replicò: Vi lascerò partire e potrete sacrificare al Signore nel deserto. Ma non andate troppo lontano e pregate per me. Rispose Mosè: Ecco, uscirò dalla tua presenza e pregherò il Signore; domani i mosconi si ritireranno dal faraone, dai suoi ministri e dal suo popolo. Però il faraone cessi di burlarsi di noi, non lasciando partire il popolo, perché possa sacrificare al Signore! Mosè si allontanò dal faraone e pregò il Signore. Il Signore agì secondo la parola di Mosè e allontanò i mosconi dal faraone.” (Esodo 8,24-27)
    • della grandine: “Pregate il Signore: basta con i tuoni e la grandine! Vi lascerò partire e non resterete qui più oltre. Mosè gli rispose: Quando sarò uscito dalla città, stenderò le mani verso il Signore: i tuoni cesseranno e non vi sarà più grandine, perché tu sappia che la terra è del Signore.” (Esodo 9,28s)
    • delle cavallette “Ma ora perdonate il mio peccato anche questa volta e pregate il Signore vostro Dio perché almeno allontani da me questa morte! Egli si allontanò dal faraone e pregò il Signore.” (Esodo10,17s)
  • Numeri
    Usciti dal paese d’Egitto il libro dei Numeri per Mosè quando prega usa il verbo classico che usò per Abramo : “Ora il popolo cominciò a lamentarsi malamente agli orecchi del Signore. Li udì il Signore e il suo sdegno si accese e il fuoco del Signore divampò in mezzo a loro e divorò l’estremità dell’accampamento. Il popolo gridò a Mosè; Mosè pregò il Signore e il fuoco si spense. Quel luogo fu chiamato Tabera, perché il fuoco del Signore era divampato in mezzo a loro.” (Numeri 11,1-3) La stessa cosa accade nel famoso episodio del serpente di bronzo, innalzato da Mosè nel deserto per guarire dai serpenti che uccidono il popolo che mormorava contro il Signore: “Allora il popolo venne a Mosè e disse: Abbiamo peccato, perché abbiamo parlato contro il Signore e contro di te; prega il Signore che allontani da noi questi serpenti. Mosè pregò per il popolo.” (Numeri 21,7s)
  • Deuteronomio
    Per due volte nell’episodio del vitello d’oro il testo dice di Mosè che prega:

    • “Pure contro Aronne il Signore si era fortemente adirato, al punto di volerlo far perire; io pregai in quella occasione anche per Aronne.” (Deuteronomio 9,20)
    • “Anche a Tabera, a Massa e a Kibrot-Taava, voi provocaste il Signore. Quando il Signore volle farvi partire da Kades-Barnea dicendo: Entrate e prendete in possesso il paese che vi dò, voi vi ribellaste all’ordine del Signore vostro Dio, non aveste fede in lui e non obbediste alla sua voce. Siete stati ribelli al Signore da quando vi ho conosciuto. Io stetti prostrato davanti al Signore, quei quaranta giorni e quelle quaranta notti, perché il Signore aveva minacciato di distruggervi. Pregai il Signore e dissi: Signore Dio, non distruggere il tuo popolo, la tua eredità, che hai riscattato nella tua grandezza, che hai fatto uscire dall’Egitto con mano potente.” (Deuteronomio 9,22-26)

    Interessante quello “stetti prostrato” di Mosè ov’è scritto “‘atenappel” mi feci cadere, e in modo immaginifico “divenni () un aborto “; cioè riconoscersi un nulla davanti al Potente.
    Ricorda il pensiero di San Paolo che divenuto cieco sulla via di Damasco evidentemente stette prostrato davanti al Signore: “Ultimo fra tutti apparve anche a me come a un aborto. Io infatti sono l’infimo degli apostoli, e non sono degno neppure di essere chiamato apostolo, perché ho perseguitato la Chiesa di Dio.” (1Corinzi 15,8s)
    A questo punto pare potersi sostenere che seguendo la Torah la preghiera piena è quella di Abramo e di Mosè e per loro è usato il radicale del giudicare.
    Loro, infatti, hanno il potere d’essere intercessori e giudici a cui Dio, secondo la Bibbia, delegò il potere “di legare e sciogliere” in questo mondo, potere poi passato a Pietro e agli apostoli come riferiscono i Vangeli:

    • “E io ti dico: Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia chiesa e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli, e tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli.” (Matteo 16,18s)
    • “In verità vi dico: tutto quello che legherete sopra la terra sarà legato anche in cielo e tutto quello che scioglierete sopra la terra sarà sciolto anche in cielo.” (Matteo 18,18)
    • “E Gesù disse loro: In verità vi dico: voi che mi avete seguito, nella nuova creazione, quando il Figlio dell’uomo sarà seduto sul trono della sua gloria, siederete anche voi su dodici troni a giudicare le dodici tribù di Israele.” (Matteo 19,28)
      (Giudicare per dire anche intercedere)
    • “Voi siete quelli che avete perseverato con me nelle mie prove; e io preparo per voi un regno, come il Padre l’ha preparato per me, perché possiate mangiare e bere alla mia mensa nel mio regno e siederete in trono a giudicare le dodici tribù di Israele.” (Luca 22,28-30)

    Tali personaggi, Abramo, il padre della fede, e Mosè, il salvatore e liberatore, sono amici di Dio, infatti:

    • Giacomo 2,23 – “Abramo ebbe fede in Dio e gli fu accreditato a giustizia, e fu chiamato amico di Dio.”
    • Esodo 33,11 – “il Signore parlava con Mosè faccia a faccia, come un uomo parla con un altro. Poi questi tornava nell’accampamento, mentre il suo inserviente, il giovane Giosuè figlio di Nun, non si allontanava dall’interno della tenda.” (Esodo 33,11; Deuteronomio 34,10; Numeri 12,8). per dire quanta tenerezza e attenzione Dio abbia avuto verso di lui.

    Un midrash (Esodo rabbah XLII,5) suppone l’esistenza di un canale diretto tra Mosè e Dio, e la presenza di una immaginifica piccola porta sotto il trono dell’Altissimo, sì che alle sue necessità Dio stesso apre col piede la porticina, ascolta Mosè e lo protegge.

    Nel libro dei Giudici, Manoach padre di Sansone prega e il testo ritorna al radicale “Allora Manoach pregò il Signore e disse: Signore, l’uomo di Dio mandato da te venga di nuovo da noi e c’insegni quello che dobbiamo fare per il nascituro”. (Giudici 13,8)
    La risposta fu che “Dio ascoltò la preghiera di Manoach…” (Giudici 13,9), ma lì in effetti è “voce”, indi Dio ascoltò la voce di Manoach…, cioè Dio soddisfece alla speranza di Manoach, considerato che = +() vale a dire speranza () nel Potente .

    Proseguendo nella disamina siamo ad Anna che aveva il grembo sterile e grazie al Signore che ascoltò la sua preghiera divenne madre di Samuele.
    Il suo pregare è espresso in 1Samuele 1,10; 1,12; 1,27 col radicale del modo rituale e pieno come a chiedere a Dio giustizia sul proprio caso.
    Elì la vide pregare e gli sembrava come ubriaca, perché muovendo le labbra non proferiva parole.
    Si comprende però che Anna s’era giudicata come farà poi il famoso pubblicano del Vangelo: “Non considerare la tua serva una donna iniqua, poiché finora mi ha fatto parlare l’eccesso del mio dolore e della mia amarezza.” (1Samuele 1,16)
    Ecco che allora Eli, il giudice autorizzato, intercedette per lei: “Allora Eli le rispose: Và in pace e il Dio d’Israele ascolti la domanda che gli hai fatto.” (1Samuele 1,17)
    Finalmente siamo al “cantico di Anna”, il proto cantico del Magnificat di Maria, “Allora Anna pregò : Il mio cuore esulta nel Signore, la mia fronte s’innalza grazie al mio Dio.” (1Samuele 2,1)
    Per Samuele, poi per Davide ed infine per Salomone i testi sacri nel loro pregare riportano sempre l’uso di questo radicale come nel caso seguente: “Appena Salomone ebbe finito di pregare , cadde dal cielo il fuoco, che consumò l’olocausto e le altre vittime, mentre la gloria del Signore riempiva il tempio. I sacerdoti non potevano entrare nel tempio, perché la gloria del Signore lo riempiva. Tutti gli Israeliti, quando videro scendere il fuoco e la gloria del Signore sul tempio, si prostrarono con la faccia a terra sul pavimento, adorarono e celebrarono il Signore.” (2Cronache 7,1-3)


IL PROSTRARSI E L’ADORARE
Il prostrarsi nell’antichità era un esplicito riconoscimento d’autorità e di sottomissione usuale verso i potenti, in uso come atto di sommo rispetto.
Era perciò un costume culturale in campo sociale che fu estrapolato al campo religioso.
Procedendo la nostra ricognizione la traduzione in italiano propone un si prostrò per Abram in Genesi 17,3 “Subito Abram si prostrò con il viso a terra e Dio parlò con lui”, ma in effetti sarebbe più letterale un si buttò a terra col volto.
Atto di sottomissione, ma anche di timore… per guardare Dio e restare vivi!
Stesso commento si può fare per il versetto 17 di quel capitolo: “Allora Abramo si prostrò con la faccia a terra e rise e pensò: Ad uno di cento anni può nascere un figlio? E Sara all’età di novanta anni potrà partorire?”
Quando si presentarono a lui tre uomini, che per la tradizione cristiana sono figura della SS. Trinità, per “si prostrò” è usata in ebraico un’altra espressione nel versetto Genesi 18,2: “Poi il Signore apparve a lui alle Querce di Mamre, mentre egli sedeva all’ingresso della tenda nell’ora più calda del giorno. Egli alzò gli occhi e vide che tre uomini stavano in piedi presso di lui. Appena li vide, corse loro incontro dall’ingresso della tenda e si prostrò fino a terra…” (Genesi 18,1-2)
Quel si prostrò è “ishettachu” .
Nel successivo capitolo della Genesi due di quei tre angeli andarono da Lot a Sodoma e anche Lot si prostrò con la faccia a terra e qui è usato lo stesso termine “ishettachu”: “I due angeli arrivarono a Sòdoma sul far della sera, mentre Lot stava seduto alla porta di Sòdoma. Non appena li ebbe visti, Lot si alzò, andò loro incontro e si prostrò con la faccia a terra.” (Genesi 19,1)
Di nuovo quello stesso termine è usato da Abramo in occasione del “sacrificio d’Isacco” per dire ai servi che lascia in basso quando sale, cosa intende fare sul monte: “Allora Abramo disse ai suoi servi: Fermatevi qui con l’asino; io e il ragazzo andremo fin lassù, ci prostreremo e poi ritorneremo da voi.” (Genesi 22,5)

Per ben tre volte si ritrova poi il concetto di prostrarsi con nell’episodio dei primi sogni del ragazzo Giuseppe, figlio di Giacobbe e Rachele: “Ora Giuseppe fece un sogno e lo raccontò ai fratelli, che lo odiarono ancor di più. Disse dunque loro: ‘Ascoltate questo sogno che ho fatto. Noi stavamo legando covoni in mezzo alla campagna, quand’ecco il mio covone si alzò e restò diritto e i vostri covoni vennero intorno e si prostrarono davanti al mio. Gli dissero i suoi fratelli: Vorrai forse regnare su di noi o ci vorrai dominare? Lo odiarono ancora di più a causa dei suoi sogni e delle sue parole. Egli fece ancora un altro sogno e lo narrò al padre e ai fratelli e disse: Ho fatto ancora un sogno, sentite: il sole, la luna e undici stelle si prostravano davanti a me. Lo narrò dunque al padre e ai fratelli e il padre lo rimproverò e gli disse: Che sogno è questo che hai fatto! Dovremo forse venire io e tua madre e i tuoi fratelli a prostrarci fino a terra davanti a te?'”. (Genesi 37,5-10)
È quindi confermato che il “prostrarsi” una forma di rispetto totale per un re da quanto sottolineano i fratelli quando gli dicono “Vorrai forse regnare su di noi o ci vorrai dominare?”.

Nei comandamenti o dieci parole in Esodo 20 peraltro si trova il comando perentorio di non prostrarsi davanti agli idoli: “Io sono il Signore, tuo Dio, che ti ho fatto uscire dal paese d’Egitto, dalla condizione di schiavitù: non avrai altri dèi di fronte a me. Non ti farai idolo né immagine alcuna di ciò che è lassù nel cielo né di ciò che è quaggiù sulla terra, né di ciò che è nelle acque sotto la terra. Non ti prostrerai davanti a loro e non li servirai. Perché io, il Signore, sono il tuo Dio, un Dio geloso…” (Esodo 20,2-5; Deuteronomio 5,6-9)
Entrambi tali testi per “Non ti prostrerai” riportano l'”o tishettachavoeh”.
Il comando con tali lettere viene ripetuto in Esodo 34,14.
In tale episodio prima al versetto 8 Mosè che sentì la presenza del Signore “si curvò in fretta fino a terra e si prostrò” e poi Dio tra l’altro gli disse “Tu non devi prostrarti ad altro Dio, perché il Signore si chiama Geloso: egli è un Dio geloso.”
Qui l’azione è ben descritta, “si curvò in fretta fino a terra e si prostrò”, s’inchinò a terra in atto di rispetto, dal radicale e le lettere con la loro forma descrivono bene l’atto “fu a piegarsi con le mani a terra “, poi evidentemente si allungò, si prostrò .
Una descrizione con le stesse parole è in 1Re 1,16 quando “Betsabea si presentò nella camera del re, che era molto vecchio, e Abisag la Sunammita lo serviva. Betsabea si inginocchiò e si prostrò davanti al re”, cioè a David e Betsabea era la moglie da cui era nato Salomone.
A questo punto credo di avere tutti gli elementi per quanto riguarda quel prostrarsi.
Il potente, il Re, la massima potenza sulla terra è come il sole e per manifestargli rispetto l’inferiore, il suddito, si abbassa fino a terra e si nasconde dai potenti raggi per non restare abbacinato.
Che il Re sia considerato come un sole si evince da quel sogno di Giuseppe.
Ecco allora che viene suggerita una lettura di : dalla potente “luce completamente nascondersi “.
È evidente che un segno del genere può essere valutato in tre modi:

  • rispetto per un potente;
  • idolatria verso un idolo o di un potente che si ritiene un dio;
  • adorazione nei riguardi del Dio vero.

l comandamento contenuto nella Bibbia ovviamente colpisce solo l’idolatria e non il prostrarsi in sé.
Dice al riguardo la lettera ai Romani: “Mentre si dichiaravano sapienti, sono diventati stolti e hanno cambiato la gloria dell’incorruttibile Dio con l’immagine e la figura dell’uomo corruttibile, di uccelli, di quadrupedi e di rettili. Perciò Dio li ha abbandonati all’impurità secondo i desideri del loro cuore, sì da disonorare fra di loro i propri corpi, poiché essi hanno cambiato la verità di Dio con la menzogna e hanno venerato e adorato la creatura al posto del creatore, che è benedetto nei secoli. Amen.” (Romani 1,22-25)
Di fatto in ebraico non v’è un termine specifico diverso da “prostrarsi” per indicare l’adorare, quindi il tradurlo in tal modo è una decisione del traduttore che perviene ad una deduzione spesso logica, ma niente di più!
Nel testo C.E.I. del 1971 si trova tradotto con “adorare” ed i tempi verbali relativi per 47 volte il “prostrarsi” scritto nell’Antico Testamento.
Per contro si trova il termine adorare per 40 volte nel Nuovo Testamento e il verbo greco usato è “proskunw” “proskünèo”.

PREGHIERE NELL’ANTICO TESTAMENTO
Procedendo nell’esame delle Sacre Scritture ebraiche antiche s’incontrano preghiere del tipo più disparato, fatte da molteplici personaggi.
Il lamento dell’uomo quando si rende conto che non può far nulla e si rivolge al Creatore è il rudimento della preghiera.
Il motore della liberazione dalla schiavitù dell’Egitto, prototipo di ogni schiavitù esistenziale, fu un grido, un lamento comune salito dal popolo d’Israele a Dio e da questi ascoltato come ricorda il libro dell’Esodo: “Nel lungo corso di quegli anni, il re d’Egitto morì. Gli Israeliti gemettero per la loro schiavitù, alzarono grida di lamento e il loro grido dalla schiavitù salì a Dio. Allora Dio ascoltò il loro lamento, si ricordò della sua alleanza con Abramo e Giacobbe. Dio guardò la condizione degli Israeliti e se ne prese pensiero.” (Esodo 2,23-25)
Addirittura tutto il libro dei Salmi è un libro di preghiere d’ogni tipo in cui però spesso è presente il “grido” (Salmi 5,3; 9,13; 17,1; 18,7; 22,3; 22,6; 22,25; 27,7; 28,2; 30,3, 30,9; 31,23; 34,7; 34,16; 34,18; 39,13; 55,4; 61,2; 72,12; 77,2; 81,8; 86,3; 86,7; 88,2; 88,14; 102,2; 106,44; 107,6; 107,13; 107,19; 107,28; 116,1; 118,5; 119,47; 119,169; 120,1; 130,1; 141,1; 142,2; 142,6; 145,19; 146,9) ed il “lamento” (Salmi 5,2; 7,1; 17,1; 22,2; 30,12; 55,3; 55,18; 64,2; 88,3; 142,1; 142,3).
Si trovano nei Salmi preghiere d’adorazione (145-150) al Creatore, di fiducia, di ringraziamento (come il 103), di angoscia, di liberazione, di ravvedimento, di confessione (32; 51; 130), d’insegnamento e che proclamano Dio Re, inni reali e storici su Gerusalemme nonché per i pellegrinaggi.
Si distinguono nell’Antico Testamento:

  • “preghiere di richiesta” con si implora qualcosa di cui si manca, condito dalle lacrime, come fece Anna madre di Samuele nel brano in 1Samuele 1,9-18, infatti al versetto 10 il testo dice: “Essa era afflitta e innalzò la preghiera al Signore, piangendo amaramente”;
  • “preghiere di confessione”, per il perdono dei peccati;
  • “preghiere d’intercessione” ove si prega un altro;
  • “preghiere di lode e di benedizione” verso Dio;
  • “preghiere di adorazione”, ov’è in evidenza l’abisso tra Dio e la creatura;
  • “meditazione, preghiera silenziosa, estasi”, che tende a unire la creatura al creatore.
    (Vedi: “Meditazione, preghiera silenziosa, estasi “)

Alcune preghiere importanti di vari personaggi nell’Antico Testamento si trovano in:

  • Deuteronomio 9,25-29 – preghiera di Mosè;
  • 2Samuele 7,18-29 – preghiera di Davide;
  • 1Cronache 29,10-19 – ringraziamento di Davide;
  • Esdra 9,5-15 – preghiera di Esdra;
  • Neemia 1,5-11 – preghiera di Neemia;
  • Isaia 64,1-12;
  • Geremia 20,7-18 – una confessione di Geremia;
  • Daniele 9,4-19 – preghiera di Daniele;
  • Giona 2,2-10 – preghiera di Giona.

Di queste ho provveduto alla decriptazione secondo regole e criteri di “Parlano le lettere” le seguenti:

Tali decriptazioni sottendono tutte l’epopea del Messia.
Delle restanti tre, Deuteronomio 9,25-29 preghiera di Mosè, 1Cronache 29,10-19 ringraziamento di Davide e Geremia 20,7-18 una confessione di Geremia, presenterò la decriptazione nella parti finali di questo articolo.

IL CORPO E LA PREGHIERA NELL’EBRAISMO
L’ebreo osservante prega ogni giorno tre volte a casa o in sinagoga: la sera, la mattina e il pomeriggio.
È da aggiungere che i fedeli benedicono Dio con benedizioni, le “berachot”, in ogni momento della vita con lo scopo di ricordarsi di Lui e di ringraziarlo per ogni cosa.
Ho già sottolineato come la voce nell’Antico Testamento è una componente importante per la preghiera in quanto è questa intesa moto di tutto se stesso verso il Signore.
Durante la preghiera, infatti, è importante la posizione del corpo.
Posizione corretta è a piedi uniti, le mani giunte poste all’altezza del cuore, la faccia rivolta a Gerusalemme e, in precisi momenti, un lieve inchinarsi oscillante del tronco.
L’orante maschio si pone un copricapo, la “kippah”, segno di umiltà a significare di essere certo che c’è qualcuno sopra di lui, e i “tefillin” o filatteri vale a dire due astucci sulla testa e sulla mano contenenti brani della Torah strette al corpo con stringhe di cuoio nere che ricordano i legami col Signore tramite l’alleanza. BR> È al riguardo importante questa citazione tratta dal Salmo 35:

Tutte le mie ossa dicano:
Chi è come te, Signore,
che liberi il povero dal più forte,
il povero e il misero da chi li rapina?” (Salmo 35,10)

Analogo è il contenuto del Salmo 6,3:

“Pietà di me, Signore: vengo meno;
risanami, Signore: tremano le mie ossa.”

Le “mie ossa” è espressione che equivale a dire “me stesso”.
Questa espressione le “mie ossa” si trova 22 volte nella traduzione C.E.I. in italiano con inizio da quando l’uomo, l’Adamo indiviso, dice: “Questa volta essa è carne dalla mia carne e osso dalle mie ossa” (Genesi 2,23) per la donna che Dio gli trae fuori dal costato.
Molti ebrei quando pregano e quando studiano la legge, appunto, si dondolano avanti e indietro come si può notare al muro del pianto a Gerusalemme.
In Yiddish questo movimento è detto “shokelin”.
Il Talmud collega tale usanza proprio a quel versetto Salmo 35,10.
I mistici ebrei, ossia coloro che s’interessano di Qabbalah, interpretano questo muoversi al pari della fiammella tremolante dell’anima, scintilla dello spirito divino che entra in comunione con la sua sorgente.
Il filosofo ebreo Judah Halevi (1075-1141) al riguardo propose una spiegazione più pratica in quanto lo spostarsi continuamente sarebbe stato all’origine connesso alla scarsità di libri di preghiera, che faceva sì che il lettore si spingeva avanti per leggere e indietro per consentire agli altri di leggere a loro volta.

LA PREGHIERA COME COMBATTIMENTO
Quando l’uomo prende coscienza d’essere incapsulato dallo spirito del mondo è portato a cercare una via di fuga e di libertà.
Questo è già un grande dono fatto al nostro spirito come sottolinea il Catechismo della Chiesa Cattolica che configura la preghiera in un combattimento in linea con il pensiero di San Paolo del culto spirituale.
“Non conformatevi alla mentalità di questo secolo, ma trasformatevi rinnovando la vostra mente, per poter discernere la volontà di Dio, ciò che è buono, a lui gradito e perfetto.” (Romani 12,2)

2725 – La preghiera è un dono della grazia e da parte nostra una decisa risposta. Presuppone sempre uno sforzo. I grandi oranti dell’Antica Alleanza prima di Cristo, come pure la Madre di Dio e i santi con lui ce lo insegnano: la preghiera è una lotta. Contro chi? Contro noi stessi e contro le astuzie del tentatore che fa di tutto per distogliere l’uomo dalla preghiera, dall’unione con il suo Dio. Si prega come si vive, perché si vive come si prega. Se non si vuole abitualmente agire secondo lo Spirito di Cristo, non si può nemmeno abitualmente pregare nel suo nome. Il combattimento spirituale della vita nuova del cristiano è inseparabile dal combattimento della preghiera.

Lo stesso Catechismo prepara ad evitare le concezioni erronee sulla preghiera considerata spesso come “semplice operazione psicologica” o quale sforzo di concentrazione per arrivare al vuoto mentale ovvero a parole rituali.
Per molti il pregare pare incompatibile con gli impegni giornalieri, ma ciò rende rachitico il proprio spirito che evita di alimentarsi mentre la preghiera è una risposta dell’uomo all’impulso che arriva al proprio spirito dallo Spirito Santo.
Tenuto però conto che chicchessia anche il più perfetto tra gli uomini ha il proprio spirito in qualche modo con gravità diversa inquinato dallo spirito del mondo ecco che il pregare comporta il superamento di un attrito, un vero e proprio combattimento spirituale contro l’uomo vecchio, vale a dire contro il nocciolo duro del proprio io che s’oppone a Dio.

2752 – La preghiera suppone uno sforzo e una lotta contro noi stessi e contro le insidie del tentatore. Il combattimento della preghiera è inseparabile dal combattimento spirituale, necessario per agire abitualmente secondo lo Spirito di Cristo: si prega come si vive, perché si vive come si prega.

Occorre superare le difficoltà alla preghiera quali distrazione, aridità e accidia, infatti “Lo spirito è pronto, ma la carne è debole”. (Matteo 26,41)
La risposta giusta è la vigilanza e la fede in Dio con la certezza del suo aiuto in quanto “Senza di me non potete far nulla.” (Giovanni 15,5).

Questo combattimento non può avere soste altrimenti il nemico prende il sopravvento; occorre perciò vigilare, quindi stare all’erta, pronti, attingendo forza dall’alleato nella lotta contro il male.
In tale contesto s’inquadra il consiglio di San Paolo “…pregate incessantemente, in ogni cosa rendete grazie; questa è infatti la volontà di Dio in Cristo Gesù verso di voi. Non spegnete lo Spirito, non disprezzate le profezie; esaminate ogni cosa, tenete ciò che è buono. Astenetevi da ogni specie di male.” (1Tessalonicesi 5,17-22)
Il concetto è ripetuto in Efesini 6,18 “pregate incessantemente con ogni sorta di preghiere e di suppliche nello Spirito, vigilando a questo scopo con ogni perseveranza e pregando per tutti i santi.”
Pregare è sempre possibile.
È un colloquio continuo con una persona presente, perché “Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo”. (Matteo 28,20)
“Prega incessantemente chi unisce la preghiera alle opere e le opere alla preghiera.” (Origene, “De oratione”, 12,2)

Al riguardo c’è questo aneddoto esplicativo.
Un giovane seminarista chiese al direttore spirituale: Padre si può pregare mentre si fuma?
La risposta fu: certamente figliolo!
Alcuni giorni dopo il seminarista chiese al direttore spirituale: Padre si può fumare mentre si prega?
La risposta fu: no figliolo!
Spiegazione: se stai pregando veramente non ti può venire in contemporanea la voglia di fumare, ma se stai fumando e ti viene l’impulso di pregare prega pure, perché è da pregare incessantemente.

GESÙ PREGA
Sovente si trova nei Vangeli che Gesù prega.
Riporto alcuni versetti in cui si trova il verbo pregare:

  • “Congedata la folla, salì sul monte, solo, a pregare. Venuta la sera, egli se ne stava ancora solo lassù.” (Matteo 14,23)
  • “Al mattino si alzò quando ancora era buio e, uscito di casa, si ritirò in un luogo deserto e là pregava.” (Marco 1,35)
  • “Appena li ebbe congedati, salì sul monte a pregare.” (Marco 6,46)
  • “Quando tutto il popolo fu battezzato e mentre Gesù, ricevuto anche lui il battesimo, stava in preghiera, il cielo si aprì e scese su di lui lo Spirito Santo in apparenza corporea, come di colomba, e vi fu una voce dal cielo: Tu sei il mio figlio prediletto, in te mi sono compiaciuto.” (Luca 3,31s)
  • “Ma Gesù si ritirava in luoghi solitari a pregare.” (Luca 5,16)
  • “In quei giorni Gesù se ne andò sulla montagna a pregare e passò la notte in orazione. Quando fu giorno, chiamò a sé i suoi discepoli e ne scelse dodici…” (Luca 6,12s)
  • “Un giorno, mentre Gesù si trovava in un luogo appartato a pregare e i discepoli erano con lui, pose loro questa domanda: “Chi sono io secondo la gente?” (Luca 9,19)
  • “Circa otto giorni dopo questi discorsi, prese con sé Pietro, Giovanni e Giacomo e salì sul monte a pregare. E, mentre pregava, il suo volto cambiò d’aspetto…” (Luca 9,28s)
  • “Un giorno Gesù si trovava in un luogo a pregare e quando ebbe finito uno dei discepoli gli disse:Signore, insegnaci a pregare, come anche Giovanni ha insegnato ai suoi discepoli. Ed egli disse loro: Quando pregate, dite: Padre…” (Luca 11,1s)
  • “Io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Consolatore perché rimanga con voi per sempre…” (Giovanni 14,16)
  • “Io prego per loro; non prego per il mondo, ma per coloro che mi hai dato, perché sono tuoi.” (Giovanni 17,9)
  • “Non prego solo per questi, ma anche per quelli che per la loro parola crederanno in me…” (Giovanni 17,20)

Gesù quindi si ritirava in luoghi deserti e pregava molto.
Certamente la sua preghiera aveva molteplici aspetti.
Era un continuo incessante colloquio intimo con le altre persone della SS.Trinità, perché di fatto ogni suo atto, pur se umano, era compiuto dalla volontà divina.
Ce lo rivela il battesimo al Giordano, la Trasfigurazione e la scelta degli apostoli.
Il “Padre Nostro” poi rivela la coscienza della missione di santificare sulla terra il Santo Nome perché “venisse” il Suo Regno e s’attuasse la volontà di Dio anche in terra, di fornire la forza necessaria agli uomini e per rimettere i loro debiti.
La preghiera di Gesù era, infatti, particolarmente d’intercessione… “perdona loro”, intercessione anche per le generazioni successive.

Oltre ad insegnare ai discepoli la preghiera del “Padre Nostro” portò avanti con loro una vera e propria iniziazione alla preghiera:

  • “…amate i vostri nemici e pregate per i vostri persecutori.” (Matteo 5,44)
  • “Quando pregate, non siate simili agli ipocriti che amano pregare stando ritti nelle sinagoghe e negli angoli delle piazze, per essere visti dagli uomini. In verità vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Tu invece, quando preghi, entra nella tua camera e, chiusa la porta, prega il Padre tuo nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà. Pregando poi, non sprecate parole come i pagani…” (Matteo 6,5-7)
  • “Pregate dunque il padrone della messe che mandi operai nella sua messe!” (Matteo 9,38)
  • “Questa razza di demòni non si scaccia se non con la preghiera e il digiuno.” (Matteo 17,21)
  • “…In verità vi dico: Se avrete fede e non dubiterete, non solo potrete fare ciò che è accaduto a questo fico, ma anche se direte a questo monte: Levati di lì e gettati nel mare, ciò avverrà. E tutto quello che chiederete con fede nella preghiera, lo otterrete”. (Matteo 21,21s)
  • “Per questo vi dico: tutto quello che domandate nella preghiera, abbiate fede di averlo ottenuto e vi sarà accordato. Quando vi mettete a pregare, se avete qualcosa contro qualcuno, perdonate, perché anche il Padre vostro che è nei cieli perdoni a voi i vostri peccati.” (Marco 11,24s)
  • “Guardatevi dagli scribi, che amano passeggiare in lunghe vesti, ricevere saluti nelle piazze, avere i primi seggi nelle sinagoghe e i primi posti nei banchetti. Divorano le case delle vedove e ostentano di fare lunghe preghiere; essi riceveranno una condanna più grave.” (Marco 12,38-40)
  • “Benedite coloro che vi maledicono, pregate per coloro che vi maltrattano.” (Luca 6,28)
  • “Disse loro una parabola sulla necessità di pregare sempre, senza stancarsi:” (Luca 18,1)
  • “Vegliate e pregate in ogni momento, perché abbiate la forza di sfuggire a tutto ciò che deve accadere, e di comparire davanti al Figlio dell’uomo”. (Luca 21,36)
  • “Simone, Simone, ecco satana vi ha cercato per vagliarvi come il grano; ma io ho pregato per te, che non venga meno la tua fede; e tu, una volta ravveduto, conferma i tuoi fratelli”. (Luca 22,31s)
  • “Pregate, per non entrare in tentazione.” (Luca 22,40)

Particolare attenzione è poi da porre alla preghiera al Getsèmani dopo l’ultima cena e prima del suo arresto.
“Allora Gesù andò con loro in un podere, chiamato Getsèmani, e disse ai discepoli: Sedetevi qui, mentre io vado là a pregare… E avanzatosi un poco, si prostrò con la faccia a terra e pregava dicendo: Padre mio, se è possibile, passi da me questo calice! Però non come voglio io, ma come vuoi tu!…E di nuovo, allontanatosi, pregava dicendo: Padre mio, se questo calice non può passare da me senza che io lo beva, sia fatta la tua volontà… E lasciatili, si allontanò di nuovo e pregò per la terza volta, ripetendo le stesse parole…” (Matteo 26,36-44; Marco14,32-41; Luca 22,39-46)
Ecco che ci fa scorgere Gesù nell’intimità col Padre.
Si “prostrò con la faccia a terra e pregava” come evidentemente era suo uso nel pregare e si evince dal testo greco il pensiero in ebraico dell’autore Matteo che usa le parole bibliche del pregare, in definitiva quello che sinteticamente è insito nel radicale .
Doveva passare attraverso la morte e la tomba avrebbe dovuto bere, in ebraico , il calice della tomba , e c’è il pensiero della terza volta che ci porta al terzo giorno “alla luce potente risorgerà”; quindi quel prostrarsi fa presente l’accettazione di entrare nella morte e l’intima certezza nella fede al Padre che “lo risorgerà alla fine dalla tomba “.

ELEVARE L’ANIMA A DIO
È importante ricordare che l’olocausto, in ebraico la “o’lah” , elevazione o innalzamento, è il massimo del sacrificio.
L’umile, il povero, il misero, lo sconsolato innalza a Dio la propria preghiera in cui c’è tutto se stesso, spirito anima e corpo, con la posizione, con la voce, il grido, il pianto… come Anna “Essa era afflitta e innalzò la preghiera al Signore, piangendo amaramente.” (1Samuele 1,10)
Gesù fu elevato sulla croce e fu una preghiera vivente fino al momento della morte e fu elevato in cielo.
(“I Salmi, conforto del crocifisso“)
Gesù sapeva bene che quello sarebbe stato necessario, lo aveva predetto nella sua predicazione e dopo la Pentecoste lo compresero a pieno i suoi apostoli:

  • Giovanni 3,14s – “Come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna.”
  • Giovanni 8,28 – “Disse allora Gesù: Quando avrete innalzato il Figlio dell’uomo, allora saprete che Io Sono e non faccio nulla da me stesso, ma come mi ha insegnato il Padre, così io parlo.”
  • Atti 2,33 – “Innalzato pertanto alla destra di Dio e dopo aver ricevuto dal Padre lo Spirito Santo che egli aveva promesso, lo ha effuso, come voi stessi potete vedere e udire.”
  • Atti 5,31 – “Dio lo ha innalzato con la sua destra facendolo capo e salvatore, per dare a Israele la grazia della conversione e il perdono dei peccati.”

Il Catechismo della Chiesa Cattolica coglie sinteticamente l’efficacia unica ed assoluta della preghiera di Gesù.

2740 – La preghiera di Gesù fa della preghiera cristiana una domanda efficace. Egli ne è il modello, egli prega in noi e con noi. Poiché il cuore del Figlio non cerca se non ciò che piace al Padre, come il cuore dei figli di adozione potrebbe attaccarsi ai doni piuttosto che al Donatore?

2741 – Gesù prega anche per noi, al nostro posto e in nostro favore. Tutte le nostre domande sono state raccolte una volta per sempre nel suo grido sulla croce ed esaudite dal Padre nella sua risurrezione, ed è per questo che egli non cessa di intercedere per noi presso il Padre.
Se la nostra preghiera è risolutamente unita a quella di Gesù, nella fiducia e nell’audacia filiale, noi otteniamo tutto ciò che chiediamo nel suo nome; ben più di questa o quella cosa: lo stesso Spirito Santo, che comprende tutti i doni.

2750 – È entrando nel santo nome del Signore Gesù che noi possiamo accogliere, dall’interno, la preghiera che egli ci insegna: Padre nostro! La sua preghiera sacerdotale ispira, dall’interno, le grandi domande del Pater: la sollecitudine per il nome del Padre, la passione per il suo Regno, il compimento della volontà del Padre, del suo disegno di salvezza e la liberazione dal male.

DEUTERONOMIO 9,22-29 PREGHIERA DI MOSÈ – DECRIPTAZIONE
Riporto il testo C.E.I. della traduzione in italiano dell’intercessione di Mosè in Deuteronomio 9,22-29.

Deuteronomio 9,22 – Anche a Taberà, a Massa e a Kibrot-Taavà voi provocaste il Signore.
Deuteronomio 9,23 – Quando il Signore volle farvi partire da Kades-Barnea dicendo: Entrate e prendete in possesso la terra che vi do, voi vi ribellaste all’ordine del Signore, vostro Dio, non aveste fede in lui e non obbediste alla sua voce.
Deuteronomio 9,24 – Siete stati ribelli al Signore da quando vi ho conosciuto.
Deuteronomio 9,25Io stetti prostrato davanti al Signore per quaranta giorni e per quaranta notti, perché il Signore aveva minacciato di distruggervi.
Deuteronomio 9,26 – Pregai il Signore e dissi: Signore Dio, non distruggere il tuo popolo, la tua eredità, che hai riscattato nella tua grandezza, che hai fatto uscire dall’Egitto con mano potente.
Deuteronomio 9,27 – Ricordati dei tuoi servi Abramo, Isacco e Giacobbe; non guardare alla caparbietà di questo popolo e alla sua malvagità e al suo peccato,
Deuteronomio 9,28 – perché la terra da dove ci hai fatto uscire non dica: Poiché il Signore non era in grado di introdurli nella terra che aveva loro promesso e poiché li odiava, li ha fatti uscire di qui per farli morire nel deserto.
Deuteronomio 9,29 – Al contrario, essi sono il tuo popolo, la tua eredità, che tu hai fatto uscire dall’Egitto con grande potenza e con il tuo braccio teso.

Interessante ai fini di questo articolo è il versetto Deuteronomio 9,25 di cui fornisco la giustificazione della decriptazione.

Deuteronomio 9,25Io stetti prostrato davanti al Signore per quaranta giorni e per quaranta notti, perché il Signore aveva minacciato di distruggervi.




Deuteronomio 9,25 – Ma verrà () l’angelo (ribelle) giudicato . Nelle persone () sarà ad esistergli la calamità . Gli verrà () ad iniziare nei corpi dentro la rovina . Dai viventi uscirà . Un giorno gli porterà a venire () ad iniziare nei corpi dentro un’azione per cui sarà dai viventi ad uscire . Una notte uscirà da quel primogenito la risurrezione dei corpi . Uscirà da tutti l’angelo per il soffio potente che dal Crocifisso ci sarà . La rettitudine sarà l’origine per il ribelle della calamità . Il serpente uscirà bruciato dai viventi . Sarà sbarrata l’origine dell’oppressione dei viventi .

Riporto la decriptazione tutta di seguito dell’intera intercessione.

Deuteronomio 9,22 – Ed ad dentro alla fine a casa del nemico entrò e dentro la prova si recò e dentro al sepolcro da crocifisso entrò. In croce per primo si riportò fuori dalla putredine. Si rialzò il Verbo, rifù a vivere. La forza ci rifù, integro rivenne il Signore.

Deuteronomio 9,23 – Si portò dentro con la risurrezione il vigore nel Signore che rivenne così in vita. Del vivente la santità dentro il corpo da energia lo rialzò. Ricominciò a vivere il corpo, in azione potente si portò e con un corpo luminoso si riportò. Il primo che dalla croce riuscì, il primo che il corpo si rialzò, originando un fuoco dal corpo. L’angelo (ribelle) che in croce lo crocifisse sarà nel cammino a morire per l’essere ribelle che recò. Venne dal Verbo, che è il Signore, maledetto; era ad anelare di portargli il rifiuto. Gli uscì l’Amen della fine. In un vivente il Potente si portò. Il serpente peccatore si vedrà finire nei viventi. A casa lo rovescerà con la potenza che gli ha portato.

Deuteronomio 9,24 – Dai viventi il ribelle che vi vive ad uscire sarà. Sarà finito nel seno dei viventi dal Signore. Nei viventi un giorno lo sbarrerà. Per l’agire del Crocifisso saranno a venire retti i viventi.

Deuteronomio 9,25 – Ma verrà l’angelo (ribelle) giudicato. Nelle persone sarà ad esistergli la calamità. Gli verrà ad iniziare nei corpi dentro la rovina. Dai viventi uscirà. Un giorno gli porterà a venire ad iniziare nei corpi dentro un’azione per cui sarà dai viventi ad uscire. Una notte uscirà da quel primogenito la risurrezione dei corpi. Uscirà da tutti l’angelo per il soffio potente che dal Crocifisso ci sarà. La rettitudine sarà l’origine per il ribelle della calamità. Il serpente uscirà bruciato dai viventi. Sarà sbarrata l’origine dell’oppressione dei viventi.

Deuteronomio 9,26 – E verrà giudicato il maledetto dal Signore che portò l’origine dell’essere ribelli. Il primo giudicato sarà che fu per la perversità maledetto. Il Crocifisso con la risurrezione lo strapperà via. Si vedrà dalla piaga portare l’energia, l’ammalerà, in tutti l’affliggerà col fuoco, nei corpi il soffio impedirà, sarà finito. Dentro la gloria per la rettitudine ri-originata risorgerà i corpi, per la perversità scesa riverrà la vita, i viventi si rialzeranno, nei corpi ci risarà la vita. Da dentro sarà stato per l’aiuto il nascosto colpito a rovesciarsi fuori.

Deuteronomio 9,27 – Colpito dalla rettitudine nei corpi il serpente si vedrà dentro sbarrato, gli sarà la rettitudine da rifiuto, da dentro i corpi uscirà. I viventi potenti saranno a rialzarsi, chi si nascondeva avranno rovesciato. La portata potenza l’avrà spazzato dal ventre. La maledizione finirà nelle persone per il riversarsi della risurrezione sarà a rientrare in azione la vita uscita a (causa) di questi. Lui il serpente per la malvagità che portò, maledetto per il peccare, alla fine porterà.

Deuteronomio 9,28 – Dalle persone sarà l’origine dell’essere ribelli portata ad uscire. Inizierà dai corpi a scendere all’inizio della risurrezione dei corpi. Fuori si porterà, giù verrà l’angelo che si portò nei viventi. Ne brucerà la vita nei viventi, consumato sarà, sarà in tutti a finire. Del Signore la potenza rientrerà dentro. Sarà a ricominciare nei viventi la divinità uscita. Con gli originari corpi si rialzeranno. Beati, per l’aiuto dentro i corpi della potenza entrata vivi si porteranno, salvati dall’angelo che venne a portarsi. Ricominceranno a portarsi integri. Per la perversità scesa dal languire usciranno. I morti rivivranno; vi ri -abiterà la vita della Parola.

Deuteronomio 9,29 – E gli entreranno in seno. Nella piaga si porteranno. Li guiderà dal Potente tutti retti. Tra i beati ad entrare li porterà su. Verranno tutti dal pianto nell’assemblea dei retti per entrare nella gloria. Li porterà a casa. Avendo colpito il male, spento l’angelo, nel cuore li porterà IAH(WH)

1CRONACHE 29 RINGRAZIAMENTO DI DAVIDE – DECRIPTAZIONE
Riporto il testo C.E.I. della traduzione in italiano dell’intero capitolo 29 di 1 Cronache ove specificatamente ai versetti 10-19 si trova il ringraziamento di Davide.

1Cronache 29,1 – Il re Davide disse a tutta l’assemblea: Salomone mio figlio, il solo che Dio ha scelto, è ancora giovane e debole, mentre l’impresa è grandiosa, perché la Dimora non è destinata a un uomo ma al Signore Dio.

1Cronache 29,2 – Secondo tutta la mia possibilità ho fatto preparativi per il tempio del mio Dio; ho preparato oro su oro, argento su argento, bronzo su bronzo, ferro su ferro, legname su legname, ònici, brillanti, topazi, pietre di vario valore e pietre preziose e marmo bianco in quantità.

1Cronache 29,3 – Inoltre, per il mio amore per la casa del mio Dio, quanto possiedo in oro e in argento do per il tempio del mio Dio, oltre quanto ho preparato per il santuario:

1Cronache 29,4 – tremila talenti d’oro, d’oro di Ofir, e settemila talenti d’argento raffinato per rivestire le pareti interne,

1Cronache 29,5 – l’oro per gli oggetti in oro, l’argento per quelli in argento e per tutti i lavori da eseguirsi dagli artisti. Ora, chi vuole essere generoso oggi per il Signore?

1Cronache 29,6 – Si dimostrarono volenterosi i capifamiglia, i capitribù di Israele, i capi di migliaia e di centinaia e i dirigenti degli affari del re.

1Cronache 29,7 – Essi diedero per l’opera del tempio cinquemila talenti d’oro, diecimila darìci, diecimila talenti d’argento, diciottomila talenti di bronzo e centomila talenti di ferro.

1Cronache 29,8 – Quanti si ritrovarono pietre preziose le diedero a Iechièl il Ghersonita, perché fossero depositate nel tesoro del tempio.

1Cronache 29,9 – Il popolo gioì per la loro generosità, perché le offerte erano fatte al Signore con cuore sincero; anche il re Davide gioì vivamente.

1Cronache 29,10 – Davide benedisse il Signore davanti a tutta l’assemblea. Davide disse: Sii benedetto, Signore Dio di Israele, nostro padre, ora e sempre.

1Cronache 29,11 – Tua, Signore, è la grandezza, la potenza, la gloria, lo splendore e la maestà, perché tutto, nei cieli e sulla terra, è tuo. Signore, tuo è il regno; tu ti innalzi sovrano su ogni cosa.

1Cronache 29,12 – Da te provengono la ricchezza e la gloria; tu domini tutto; nella tua mano c’è forza e potenza; dalla tua mano ogni grandezza e potere.

1Cronache 29,13 – Ora, nostro Dio, ti ringraziamo e lodiamo il tuo nome glorioso.

1Cronache 29,14 – E chi sono io e chi è il mio popolo, per essere in grado di offrirti tutto questo spontaneamente? Ora tutto proviene da te; noi, dopo averlo ricevuto dalla tua mano, te l’abbiamo ridato.

1Cronache 29,15 – Noi siamo stranieri davanti a te e pellegrini come tutti i nostri padri. Come un’ombra sono i nostri giorni sulla terra e non c’è speranza.

1Cronache 29,16 – Signore nostro Dio, quanto noi abbiamo preparato per costruire una casa al tuo santo nome proviene da te, è tutto tuo.

1Cronache 29,17 – So, mio Dio, che tu provi i cuori e ti compiaci della rettitudine. Io, con cuore retto, ho offerto spontaneamente tutte queste cose. Ora io vedo il tuo popolo qui presente portarti offerte con gioia.

1Cronache 29,18 – Signore, Dio di Abramo, di Isacco e di Israele, nostri padri, custodisci questo sentimento per sempre nell’intimo del cuore del tuo popolo. Dirigi i loro cuori verso di te.

1Cronache 29,19 – A Salomone mio figlio concedi un cuore sincero perché custodisca i tuoi comandi, le tue disposizioni e i tuoi decreti, perché eseguisca tutto ciò e costruisca l’edificio, per il quale io ho eseguito i preparativi.

1Cronache 29,20 – Davide disse a tutta l’assemblea: Su, benedite il Signore vostro Dio! Tutta l’assemblea benedisse il Signore, Dio dei suoi padri; si inginocchiarono e si prostrarono davanti al Signore e al re.

1Cronache 29,21 – Offrirono sacrifici al Signore e gli bruciarono olocausti il giorno dopo: mille giovenchi, mille arieti, mille agnelli con le relative libagioni, oltre numerosi sacrifici per tutto Israele.

1Cronache 29,22 – Mangiarono e bevvero alla presenza del Signore in quel giorno con manifestazioni di grande gioia. Di nuovo proclamarono re Salomone, figlio di Davide, lo unsero, consacrando lui al Signore come capo e Zadòk come sacerdote.

1Cronache 29,23 – Salomone sedette sul trono del Signore come re al posto di Davide suo padre; prosperò e tutto Israele gli fu sottomesso.

1Cronache 29,24 – Tutti gli ufficiali, i prodi e anche tutti i figli del re Davide si sottomisero al re Salomone.

1Cronache 29,25 – Il Signore rese grande Salomone di fronte a tutto Israele e gli diede uno splendore di regno, che nessun predecessore in Israele aveva avuto.

1Cronache 29,26 – Davide, figlio di Iesse, aveva regnato su tutto Israele.

1Cronache 29,27 – La durata del suo regno su Israele era stata di quaranta anni; in Ebron aveva regnato sette anni e in Gerusalemme trentatré.

1Cronache 29,28 – Morì molto vecchio, sazio di anni, di ricchezza e di gloria. Al suo posto divenne re il figlio Salomone.

1Cronache 29,29 – Le gesta del re Davide, le prime come le ultime, ecco sono descritte nei libri del veggente Samuele, nel libro del profeta Natan e nel libro del veggente Gad,

1Cronache 29,30 – con tutta la storia del suo regno, della sua potenza e di quanto avvenne in quei tempi durante la sua vita, in Israele e in tutti i regni degli altri paesi.

Del versetto 1Cronache 29,20 fornisco la giustificazione della decriptazione.

1Cronache 29,20Davide disse a tutta l’assemblea: Su, benedite il Signore vostro Dio! Tutta l’assemblea benedisse il Signore, Dio dei suoi padri; si inginocchiarono e si prostrarono davanti al Signore e al re.





1Cronache 29,20 – Portati saranno all’Unico dalla ribellione e saranno liberi () tutti ad entrare nell’assemblea . Benedizioni porteranno con gli angeli all’Unico . Venuta () loro dal Signore la divinità ad entrarvi saranno ; l’anelavano () e saranno le benedizioni a recare con tutta l’assemblea . Del Potente per il Signore () entrò la divinità nel mondo . Fu dal Padre prescelta chi gli sarà nel mondo da madre e obbediente () in aiuto si portò . A portargli fu la risurrezione dalla croce , dalla tomba si riportò . Si riportò in potenza il Signore che li portò del Potente nel Regno .

Riporto la decriptazione tutta di seguito dell’intero capitolo.

1Cronache 29,1 – Portata che fu all’origine la ribellione fu sbarrata l’entrata nel regno del Potente per tutti i riversati fuori. Per il serpente dalla pace uscirono. Il Figlio fu i fratelli d’aiutare a scegliere. A casa si portò del maledetto, fu in un vivente all’angelo nemico a portare nel corpo la rettitudine. Ed entrò la pienezza per spegnere nel cammino l’essere impuro del serpente nel mondo. La rettitudine sarà da rifiuto al serpente da un uomo. Gli uscirà in casa, la lancerà al maligno, onde la perversità per la divinità ad uscire sarà dai viventi.

1Cronache 29,2 – Riporterà dentro tutti il vigore che c’era. L’entrata della rettitudine che sarà dell’angelo (ribelle) a recare la fine. Risarà nei cuori a stare in tutti la divina esistenza che da quelli uscì, rientrerà dentro la potenza. Al mondo ad abitare si portò dal trono il Verbo. In cammino in giro il Verbo si portò nel mondo del serpente per finirlo. La potente energia che racchiude della risurrezione per tutti uscirà da dentro il corpo per colpire il serpente nei cuori. Dai corpi, colpito, il serpente si porterà fuori, si vedrà scendere, Fu nei viventi il serpente dall’albero a stare all’origine. Dentro l’angelo stette. La luce uscì dai viventi e nella vita il serpente portò guai ai viventi. Il Padre ad inviare fu il Verbo onde portasse la rettitudine e nel corpo la riversò in un vivente nel mondo. Si recò alla prigione il Figlio diletto. Nel mondo a portarsi in un primogenito figlio fu. Il dono della risurrezione con la potenza in un corpo abitò.

1Cronache 29,3 – E per il peccare la Parola giù portare a finire fu a stare in una casa che da tempio di Dio fu. Erano stati illuminati dal Potente che era stato pienamente a rivelarsi a questi che v’entrerà. In una famiglia si portò di retti in pienezza il Verbo. Un angelo ai prescelti ad indicare fu che il Potente ad abitare sarà dai prescelti. Dio nel mondo fu perché il serpente che vi agisce uscisse. Nei viventi tutti rientrerà la rettitudine che c’era. L’energia riporterà in tutti a stare. Nei cuori sarà di tutti a rientrare la santità.

1Cronache 29,4 – Nel terzo dei giorni (dalla creazione dell’uomo) la divinità del Verbo fu in un vivente. La rettitudine così in un corpo fu di una madre. In questa entrò dentro da primogenito. Si portò a stare da povero dentro nel tempo. Di Dio il Verbo fu in vivente così. L’agnello di rettitudine la riempì. Il Verbo la vita in questa riversò. Gli rovesciò la potenza nel cuore e a fissarsi fu. Nel corpo si portò della prescelta. Entrò nella famiglia prescelta per starvi a vivere.

1Cronache 29,5 – Il Potente per questa entrò nella casa del serpente per colpirlo nel mondo. Dentro nel cammino farà perire il serpente con la rettitudine che intorno gli soffierà e il serpente da tutti i viventi per il rifiuto della rettitudine uscirà. La famiglia gli fu d’aiuto di un carpentiere ove fu dalla matrice portato in vita. Sarà un uomo per un sacrificio spontaneo. Il serpente quel vivente che lo rifiuta porterà in croce; sarà (così) l’aiuto a recare al mondo, sarà a riportare ai viventi la potenza il Signore.

1Cronache 29,6 – Portato che sarà in croce in sacrificio spontaneo, si riporterà. La risurrezione al corpo sarà a portargli il Padre e il Crocifisso si riporterà con il risorto corpo. Sarà il Risorto a casa. Dell’amore sarà la forza ad accendere nei corpi con la divinità e a risorgere i corpi sarà. Rientrerà nelle migliaia a ristare la vita ed uscirà nei viventi il desiderare il Crocifisso. Riporterà al Potente i risorti corpi che saranno a riempirlo. Retti tutti entreranno nel Regno.

1Cronache 29,7 – E saranno tutti tra gli angeli condotti. Del Potente vedranno la casa e per mano del Crocifisso dentro saranno tutti ad entrare. Dalla maledizione che c’è i viventi per questi usciranno. Dentro la rettitudine dell’Agnello sarà nelle midolla. Salvi tutti a Dio dal Verbo saranno i viventi portati. Magnifici, in retti angeli cambiati, a casa li condurrà. Li porterà nell’ottavo segno (giorno) da Dio. Dal Verbo saranno dalla piaga da cui la rettitudine dal corpo fu ai viventi a recare. Da dentro il corpo, ferito dal serpente, la vita originò. Uscì la divinità dal Verbo: così la rettitudine nei corpi fu nei viventi.

1Cronache 29,8 – Ed ad entrare tra gli angeli i viventi innalzerà. Quel primogenito verrà a condurli dal Padre. Alla destra del Crocifisso abiteranno. Dal Potente Unico li condurrà. Saliranno le moltitudini a stare col Crocifisso. Dal Signore Altissimo quanto basta di vita divina uscirà, scorrerà nei corpi, ne rinnoverà l’esistenza.

1Cronache 29,9 – E saranno risorti. Vivi dalle tombe si riporteranno. Entreranno i popoli nell’innalzato Crocefisso che generoso dalla piaga sarà stato. Da dentro il suo cuore accenderà di potenza i viventi. Uscirà il drago che s’insinuò portato dal serpente. Sarà con la perversità che ha recato a fuggire. Nei viventi l’essere impuro sarà sbarrato. Per entrare nel Regno i risorti viventi si chiuderanno nel Risorto. I racchiusi usciranno gloriosi dal mondo.

1Cronache 29,10 – Portati saranno del Benedetto alla porta. A condurli sarà volando. Il Crocifisso sarà dal mondo a condurli fuori. Il potente a vedere saranno. Degli angeli saranno tutti ad entrare nell’assemblea, ma l’origine della ribellione che si portò sarà stato dalla Parola portato ad affliggere, finito dall’esistenza. Portato ad uscire il maledetto, risaranno onesti per Dio. Al Padre saranno inviati. Li porterà in seno; li condurrà al Potente. I viventi porterà a vederlo. Alla conoscenza condurrà del Potente i viventi.

1Cronache 29,11 – In cammino col Signore usciranno gloriosi dal mondo. E per entrare in alto, li porterà nel corpo in cui entreranno. Li condurrà fuori tutti il Verbo. Li riunirà e nel corpo tutti li porterà Dal mondo dagli angeli su all’assemblea li condurrà per entrare nello splendore. Retti essendo tutti dentro i cieli li porterà. Da dentro la terra in cammino col Signore del mondo i viventi nel Regno entreranno, ma tra i morti (sarà) l’angelo (ribelle) nella distruzione. Il Potente avrà reso perfetti i corpi (come) all’origine con la risurrezione.

1Cronache 29,12 – E l’entrata in azione della risurrezione nei corpi porterà a rientrare la rettitudine che dentro riporterà nel sangue la potenza che nelle persone c’era. La rettitudine riportata verrà a togliere via il serpente da dentro di tutti e dentro ove c’era fiacchezza il vigore riporterà. La potenza si riporterà dentro, sarà per l’aiuto in tutti la fortuna del Potente a riportarsi e la potenza nel petto rovescerà in tutti il Potente.

1Cronache 29,13 – Li porterà dal tempo ad uscire. In Dio ad entrare saranno. Tra gli angeli condurrà i viventi. A portare un aiuto sarà ai viventi, dell’Unico la grazia recherà e la potenza della rettitudine riporterà che reciderà il serpente che sta nei viventi. Il Potente risorgerà i morti, il soffio ricomincerà nei corpi di tutti della rettitudine.

1Cronache 29,14 – Li ricondurrà retti dai giorni. Da “Io sono” li porterà vivi. Spazzato dai viventi sarà stata con la rettitudine la forza dell’angelo (ribelle) che dall’albero l’indebolì ammalandoli. Alla fine l’angelo insinuatosi la rettitudine colpirà. Da quel primogenito crocefisso la rettitudine per i viventi dalla piaga uscì. A tutti porterà la vita. Saranno dall’aiuto rifondati. Il Crocifisso l’energia recherà per camminare.

1Cronache 29,15 – La rettitudine sarà a riscorrere nei corpi. Sarà nei viventi a ricominciare l’energia. La grazia si porterà dal Potente. Le persone saranno rette riportate tutte e nel Risorto dentro saranno nella piaga. Tutti al Padre li condurrà il Crocifisso per stare con gli angeli. Li porterà retti su al Potente. Dai giorni per abitare in alto usciranno dalla terra, ed annullerà la putredine portandoli fuori.

1Cronache 29,16 – Saranno dal mondo portati ad entrare in Dio. Ad entrare saranno nei pascoli tutti. Dal mondo usciranno i viventi e tra gli angeli entreranno questi. Felici gli usciti così saranno tra i figli portati del Potente dal Figlio che portarono in croce. Il serpente spento sarà stato in tutti dalla potenza della risurrezione. I viventi da santi per la rettitudine vivranno. Sarà stato sbarrato dalla rettitudine entrata chi fu all’origine a portarsi; il serpente spegnerà in tutti.

1Cronache 29,17 – Portati saranno alla conoscenza tutti essendo la divinità entrata in forza della rettitudine che sarà rivenuta. Dentro la grazia nei cuori abiterà e i viventi saranno con i risorti corpi. Saranno stati dai morti rialzati nel mondo da “Io sono” che dentro sarà stato a bruciare nei corpi il serpente. Dall’intimo sarà uscito per il Crocifisso che in sacrificio spontaneo fu. Dalla prigione del serpente, dal mondo, porterà dal tempo ad uscire i popoli. Retti dal mondo tra gli angeli i viventi saliranno. All’Unico li porterà il Verbo rigenerati. Dai guai per il Crocifisso, ove erano ad abitare, nella gioia entreranno. Dal Potente entreranno del Crocifisso le offerte dal cammino.

1Cronache 29,18 – Per il Signore il maledetto che fu all’origine dentro i corpi ad entrare dai viventi sarà giù dal chiuso rovesciato, riportando l’onestà. Da Dio Padre li porterà il Crocifisso essendo stato l’angelo portato a bruciare. L’essere ribelle colpito verrà dal Potente per il peccare, perché il serpente fu giù un verme a chiudere. La risurrezione dentro portata dal Crocifisso sul serpente nell’intimo agirà, nei viventi l’arderà. La retta energia nei cuori abiterà dei viventi che per Dio saranno retti.

1Cronache 29,19 – Portati dal Potente nella pace entreranno i figli. Gli saranno tutti inviati nel cuore ad abitare, sicuri, dal Potente custoditi. I viventi porterà tutti a stare così per sempre e dal Crocifisso saranno dei retti portati nell’assemblea, ove seduti/piegati staranno tra i retti. Il Potente vedranno da simili. Il Crocifisso uscirà che tutti portò nel cuore. Con gli angeli si porterà il Crocifisso uscendogli da dentro dove stavano nel corpo. Uscirà della moglie il corpo che aveva preparato il Crocifisso nell’esistenza.

1Cronache 29,20 – Portati saranno all’Unico dalla ribellione e saranno liberi tutti ad entrare nell’assemblea. Benedizioni porteranno con gli angeli all’Unico. Venuta loro dal Signore la divinità ad entrarvi saranno; l’anelavano e saranno le benedizioni a recare con tutta l’assemblea. Del Potente per il Signore entrò la divinità nel mondo. Fu dal Padre prescelta chi gli sarà nel mondo da madre e obbediente in aiuto si portò. A portargli fu la risurrezione dalla croce, dalla tomba si riportò. Si riportò in potenza il Signore che li portò del Potente nel Regno.

1Cronache 29,21 – E fu in sacrificio a portarsi dal serpente il Signore. Questi dentro a vivere in un vivente si portò per spazzare il serpente e l’innalzarono portandolo in croce i potenti. Fu aperto da un’asta, fuori guizzò la vita. Nella tomba il corpo del Crocifisso entrò. Fu a riportarsi la vita che rientrò in Lui. Il Verbo in un corpo era a vivere. Di Dio il soffio ricominciò, fu la potenza a ristare in quel vivente la divinità del Verbo lo spento riaccese, rifù in vita. Di Dio il Verbo portò l’energia dal foro, la rettitudine fu ad uscire per i viventi e riportò a questi dentro la vita. La vita del serpente dai corpi si consumerà. Il malignò brucerà nei corpi per la divinità.

1Cronache 29,22 – E saranno all’Unico tutti portati. Portati saranno risorti. Il Crocifisso li condurrà. Gli guizzeranno nella persona. Saranno col Signore dal mondo ad uscire. Saranno a portarsi i viventi ad entrare in Lui. Dentro il Risorto i viventi si chiuderanno. Condotti saranno dal Re che li condurrà rinnovati a stare tutti dal Potente nella pace. Entreranno col Figlio che aiuto portò loro nell’esistenza. Per mano saranno portati dal Messia che li condurrà al Potente. Saranno dal mondo portati per entrare dal Potente tra gli angeli. Nel cammino saranno aiutati e al Potente saliranno. L’essere impuro avrà rovesciato. La potenza avrà spento dell’angelo (ribelle).

1Cronache 29,23 – E saranno dallo stare in esilio nella pace ad entrare. Vedranno il Potente sul trono, il Signore che per il Potente regna, il Crocifisso che aiutò tutti! Di David per padre si portò e fu giù il Potente nel mondo a portarsi e fu a risorgere i viventi dal peccare del maledetto che era stato a recare. Il maligno avrà bruciato nei corpi con la divinità.

1Cronache 29,24 – E tutti entreranno del Risorto nel corpo a stare i viventi e dal mondo in alto col corpo sarà i viventi a recare. Gli scorreranno dalla piaga nel cuore, inviati saranno ad entrare nel Regno. Lo sbarramento avrà portato ad esistere al giudicato dragone e sarà stato dalla legge divina strappato via. I risorti, potenti, vivi, dal mondo entreranno nel Regno.

1Cronache 29,25 – Condotti saranno nella gloria dal Signore. La venuta della risurrezione il serpente avrà reciso. Dal seno la potenza gli uscirà con un guizzo. La sorgente sarà il maligno ad ardere nei corpi. La divinità che avrà a recare ne finirà l’energia. L’Altissimo riporterà lo splendore. Nel regno li porterà alla fine felici. Rifiutato dall’esistenza, si vedrà il serpente. Tutti nel Regno del Potente le persone sarà a recare. Innalzati saranno i risorti corpi alla divinità.

1Cronache 29,26 – Avrà a portare di Davide il figlio ad esistere la risurrezione. Sarà un regno ad innalzare per tutti gli onesti in Dio.

1Cronache 29,27 – E usciti dai giorni i viventi beati nel Regno in alto saranno da risorti a vedere il Potente, quel primogenito che nel corpo dentro agendo fu a salvarli dall’angelo del mondo. Dentro chiuso abitava nel corpo portando l’energia della vita del Potente, la rettitudine, che accenderà dentro agendo il rinnovamento che sarà ai viventi a recare. A casa a Gerusalemme nel Regno (di lassù) nel terzo (giorno dalla loro creazione) sarà i viventi a recare. Il Risorto accompagnerà i risorti.

1Cronache 29,28 – Portati saranno dai morti a casa dal Risorto. Gli staranno dentro, gli entreranno nel cuore e da dentro usciranno dallo stare in esilio. Dalle rovine i viventi gli saranno in seno. Il Risorto nel corpo li porterà così a casa e per mano li condurrà a stare nel Regno della pace. Vi entreranno da figli portati dal Crocifisso che dalla tomba tutti sarà stato a riportare.

1Cronache 29,29 – E la Parola è dell’essere impuro l’esistenza a sbarrare nel mondo. Dal Regno uscì. Nel corpo di una donna inviato fu. La madre portò al mondo il primogenito in una grotta tra i canti che ci furono per la vita uscita dagli angeli. La (sua) vita nelle Scritture è. I viventi innalzeranno la Parola che sarà risorgendo ai viventi a recare la divinità ri-partorendoli. L’origine della perversità nelle azioni del serpente sbarrerà. Dai corpi l’opprimente drago uscirà. L’angelo (ribelle) che dentro sta dall’origine che reca ad agire da serpenti sbarrerà dentro i corpi; sarà a fuggire per l’aiuto che gli uscirà dal petto.

1Cronache 29,30 – Si vedrà dalla piaga guizzare per i viventi con potenza la rettitudine portata dal Crocifisso e la porterà a scorrere. Dentro la porterà nei corpi di tutti e ad uscire dal tempo sarà con i viventi felici, Vedendolo dentro il corpo gli si porteranno, all’Altissimo li condurrà portandoli ad innalzare da Israele, ma innalzerà tutti i viventi nel Regno. Porterà il Crocifisso ad uscire dalla terra; li porterà tutti!

GEREMIA 20,7-18 UNA CONFESSIONE DI GEREMIA – DECRIPTAZIONE
Riporto la traduzione C.E.I del brano Geremia 20,7-18 e subito di seguito l’intera decriptazione.

Geremia 20,7 – Mi hai sedotto, Signore, e io mi sono lasciato sedurre; mi hai fatto violenza e hai prevalso. Sono diventato oggetto di derisione ogni giorno; ognuno si beffa di me.

Geremia 20,8 – Quando parlo, devo gridare, devo urlare: Violenza! Oppressione! Così la parola del Signore è diventata per me causa di vergogna e di scherno tutto il giorno.

Geremia 20,9 – Mi dicevo: Non penserò più a lui, non parlerò più nel suo nome! Ma nel mio cuore c’era come un fuoco ardente, trattenuto nelle mie ossa; mi sforzavo di contenerlo, ma non potevo.

Geremia 20,10 – Sentivo la calunnia di molti: Terrore all’intorno! Denunciatelo! Sì, lo denunceremo. Tutti i miei amici aspettavano la mia caduta: Forse si lascerà trarre in inganno, così noi prevarremo su di lui, ci prenderemo la nostra vendetta.

Geremia 20,11 – Ma il Signore è al mio fianco come un prode valoroso, per questo i miei persecutori vacilleranno e non potranno prevalere; arrossiranno perché non avranno successo, sarà una vergogna eterna e incancellabile.

Geremia 20,12 – Signore degli eserciti, che provi il giusto, che vedi il cuore e la mente, possa io vedere la tua vendetta su di loro, poiché a te ho affidato la mia causa!

Geremia 20,13 – Cantate inni al Signore, lodate il Signore, perché ha liberato la vita del povero dalle mani dei malfattori.

Geremia 20,14 – Maledetto il giorno in cui nacqui; il giorno in cui mia madre mi diede alla luce non sia mai benedetto.

Geremia 20,15 – Maledetto l’uomo che portò a mio padre il lieto annuncio: Ti è nato un figlio maschio, e lo colmò di gioia.

Geremia 20,16 – Quel uomo sia come le città che il Signore ha distrutto senza compassione. Ascolti grida al mattino e urla a mezzogiorno,

Geremia 20,17 – perché non mi fece morire nel grembo; mia madre sarebbe stata la mia tomba e il suo grembo gravido per sempre.

Geremia 20,18 – Perché sono uscito dal seno materno per vedere tormento e dolore e per finire i miei giorni nella vergogna?

Geremia 20,7 – Il Verbo scelse che era da finire l’angelo (ribelle). Fu al mondo a portarsi Lui stesso per liberare dai ceppi del drago che era a stato a portare. La fine gli porterà in tutti nel mondo. Dall’esistenza sarà finito con la forza potente della risurrezione che nella prigione porterà. Rovescerà con la rettitudine il serpente. Fuori sarà a recarla da una piaga che il serpente gli aprirà. Guizzare si vedrà. A scappare il serpente sarà.

Geremia 20,8 – La rettitudine sarà per i viventi quanto basta dell’Unico d’aiuto per ricrearli. Questa si vedrà riversata nella prigione dei viventi. Ad avvolgere si porterà il demonio che inizierà a rovesciarsi dai corpi. Ricomincerà la rettitudine a ristare nel mondo. Sarà ad uscire dalla Parola che fu al mondo a portarsi ad entrare di notte in una grotta. Il Verbo al mondo porterà il serpente a rovesciare. La potenza riempirà i tutti del mondo un giorno.

Geremia 20,9 – Porterà l’origine dell’essere ribelle alla fine. Sarà il rifiuto dell’Unico a colpirlo. La rettitudine nei corpi sull’angelo si porterà. Gli si porterà da rifiuto. Per l’Unico batterà dentro il male, ma aiuterà dentro a risorgere i viventi e li riporterà all’esistenza dalla consunzione dentro in cui sono. Affliggerà dentro da fuoco il nemico. Finire si vedrà. Sulle ossa dentro agirà; si rialzeranno i morti. La colomba (lo Spirito Santo) del Potente a ri – iniziare sarà in tutti. Vincerà la rettitudine il serpente. Si riporterà la potenza delle origini che desideravano tutti.

Geremia 20,10 – La rettitudine sarà a risorgere i viventi, ad agire in tutti sarà, s’insinuerà dal Crocifisso nei corpi. Dentro ci saranno (però) acque bollenti che a fuggire porteranno il verme che per la conversione sarà da dentro ad uscire. In fuga sarà l’essere impuro, ma l’angelo fuggitivo sarà giudicato e dalla rettitudine rifiutato. Infermato dal fuoco, il serpente strappato via dai viventi dai corpi sarà a scendere. La potenza a ri-agire sarà nei corpi. Sarà la forza del Verbo a finire la perversità. L’energia riporterà in tutti ad accompagnarla recherà l’innocenza. Riusciranno innocenti gli uomini. Angeli si porteranno i viventi per la vita angelica riportatisi.

Geremia 20,11 – E saranno dal mondo portati fuori. All’Unico li condurrà il Crocifisso a stare tra i retti. A scorrergli dentro gli si porteranno nel corpo. Si vedranno nel corpo stargli per salire. Si vedranno in cammino inviati con i corpi aiutati dal Verbo. Saranno a stare così nel Risorto che li accompagnerà per condurli dal Potente. All’Unico saranno tutti condotti. A casa il Risorto li porterà. I viventi sulla nube così staranno col Potente. Dell’Unico entreranno nella luce. Tra i retti sarà ad accompagnare tutti i viventi. Finito il peccare del serpente, i viventi dal Potente verranno dei risorti retti nell’assemblea.

Geremia 20,12 – Porterà il Signore le schiere a casa per la grazia scesa in aiuto. Per quel prezioso primogenito uscì il maligno che lo portò in croce e dal cuore la originò. Si vide inviarla, la versò ai viventi dalla croce. La rettitudine con l’acqua uscì dalla piaga. Era di Dio la forza che quel retto rivelò stando in croce. Fu a venirgli dal corpo la forza, dentro gli stava.

Geremia 20,13 – I risorti saranno con i corpi portati al Potente. Il Signore dal mondo al Potente li accompagnerà. Verranno col Signore così dal mondo a salire per stare dal Potente. Verranno inviati dal Verbo i risorti al Padre. Saranno condotti tra gli angeli i viventi essendo stato sbarrato dalla vita il male che stava a vivervi.

Geremia 20,14 – Quel primogenito nel corpo porterà i corpi. Ad entrare saranno a portarsi le centinaia dei risorti corpi. I rinati nel Crocifisso saranno dentro a portarsi. Sarà a condurre i viventi beati a stare dal Potente. Li aiuterà il Crocifisso che ad inviarli sarà all’Unico. I viventi saranno da Dio a stare. Ad entrare saranno nella benedizione.

Geremia 20,15 – La maledizione uscirà dall’uomo: La beatitudine nella carne verrà. Il Padre sarà a rifiutare il ribelle. Dal serpente li libererà. Spengerà l’angelo (ribelle). Lo colpirò l’Agnello col fuoco. Nelle midolla brucerà nei viventi con la nascosta perversità.

Geremia 20,16 – Li porterà dal mondo a stare fuori. Usciranno gli uomini dal mondo con Lui. Retti si vedranno con i corpi essere i viventi che felici usciranno. Il soffio con bruciature alla perversità avrà portato rifiutandola. L’angelo (ribelle) dal nascosto avrà strappato via. In seno colpito si vedrà rovesciato fuori. Dentro un mattino li condurrà il Crocifisso. Nel corpo si porteranno vedendolo. Usciranno da dentro del tempo, saliranno rigenerati, staranno col Vivente!

Geremia 20,17 – L’Unico risorgendo i corpi ha rifiutato la morte. Alla fine l’angelo (ribelle) che fu nei viventi nei corpi a nascondersi nella morte ad entrare sarà. Il serpente che fu all’origine nei viventi sarà nel sepolcro. Sarà a portare misericordia, usciranno tutti rigenerati dal Crocifisso per sempre.

Geremia 20,18 – Il Potente ai viventi si aprirà. Da Questi uscirà per i viventi la misericordia. Sarà giù a venire la forza per la rinascita desiderata. Dal Crocifisso vergogna e dolori si porterà a vincere. Li porterà a casa ad abitare. Li risorgerà alla fine dei giorni.

CONCLUSIONE – SALMO 52
Nella Bibbia è netto il contrasto di chi cerca il bene e di chi opera per il male.
La preghiera a Dio, misericordioso e benigno, ovviamente s’addice ed è ascoltata solo se chi l’invoca è schierato o desidera schierarsi dalla parte del bene e intende cercare di operarvi.

A titolo d’esempio cito il Salmo 52.

Salmo 52,1 – Al maestro del coro. Maskil. Di Davide.

Salmo 52,2 – Dopo che l’idumeo Doeg venne da Saul per informarlo e dirgli: Davide è entrato in casa di Abimelech.

Salmo 52,3 – Perché ti vanti del male o prepotente nella tua iniquità?

Salmo 52,4 – Ordisci insidie ogni giorno; la tua lingua è come lama affilata, artefice di inganni.

Salmo 52,5 – Tu preferisci il male al bene, la menzogna al parlare sincero.

Salmo 52,6 – Ami ogni parola di rovina, o lingua di impostura.

Salmo 52,7 – Perciò Dio ti demolirà per sempre, ti spezzerà e ti strapperà dalla tenda e ti sradicherà dalla terra dei viventi.

Salmo 52,8 – Vedendo, i giusti saranno presi da timore e di lui rideranno:

Salmo 52,9 – Ecco l’uomo che non ha posto in Dio la sua difesa, ma confidava nella sua grande ricchezza e si faceva forte dei suoi crimini.

Salmo 52,10 – Io invece come olivo verdeggiante nella casa di Dio. Mi abbandono alla fedeltà di Dio ora e per sempre.

Salmo 52,11 – Voglio renderti grazie in eterno per quanto hai operato; spero nel tuo nome, perché è buono, davanti ai tuoi fedeli.

Il Salmo con i primi versetti dopo l’introduzione descrive colui che preferisce il male al bene.
In contrapposizione c’è al versetto 10 il giusto che, come olivo verdeggiante, per sempre renderà grazie al Signore.
Sorge spontanea la domanda: a chi calza perfettamente questo definizione di “come olivo verdeggiante” “kazit ra’nan”?

Tali lettere suggeriscono chi “pur retto questi fu alla croce dal cattivo angelo inviato “, e questi chi altri è se non Gesù di Nazaret, il Cristo.
È questi che rende grazie con l’eterna preghiera eucaristica di lode che si innalza a Dio.

Questa preghiera di lode è quella di cui al versetto 11: “Voglio renderti grazie in eterno per quanto hai operato.
Tale pensiero e verbo si ritrovano nel Salmo 118 al versetto 19 “Apritemi le porte della giustizia: voglio entrarvi e rendere grazie al Signore.”

Tale rendere grazie è le cui lettere confermano l’idea:
“All’Unico portarsi a mani aperte “, il gesto dell’orante, del Risorto.

Riporto la dimostrazione della decriptazione del versetto 10 e poi di continuo il testo nascosto del Salmo 52.

Salmo 52,10Io invece come olivo verdeggiante nella casa di Dio. Mi abbandono alla fedeltà di Dio ora e per sempre.




Salmo 52,10 – Si porteranno ad incontrare () l’Essere . Pur retto questi fu crocifisso dal cattivo angelo . L’energia dall’intimo fu dal Crocifisso con la divinità ad uscire . Un mare dentro il cuore chiudeva il Crocifisso . Fu da dentro la grazia di Dio ad uscire con forza dal seno () e la potenza ai viventi riporterà per sempre .

Salmo 52,1 – Del serpente nei viventi l’energia giù si chiuse. Per salvarli la rettitudine fu il Potente in un (neo)nato a portare in aiuto.

Salmo 52,2 – In una famiglia ad abitare si portò dalla nube, nel cammino entrò, in un uomo fu a portarsi fu la gloria ad accendere il primogenito e la potenza riportò a stare delle origini a vivere in un corpo. Del serpente si recò a casa, l’origine dell’essere impuro sbarrerà. La divinità dentro fu completa in un fratello che era il Re.

Salmo 52,3 – In un vivente del mondo alla fine completa entrò la potenza nel cuore. (Onde) il male uscisse nel mondo in cammino dentro si portò. In un corpo chiuse nei ceppi la divinità con la rettitudine del Potente; al mondo fu a recarle per i viventi.

Salmo 52,4 – La perversità porterà a finire da tutti. L’insidia del serpente a bruciare recherà, l’angelo (ribelle) sbarrerà con la rettitudine, finirà il nemico nei viventi. Il serpente nei cuori brucerà. L’azione li risorgerà, rigenerati/ripartoriti i viventi saranno ad uscirne.

Salmo 52,5 – L’amare completo nei corpi risentiranno i viventi. Il bene si riaccenderà, si rovescerà il verme che s’insinuò, dai corpi scenderà. In aiuto si riverserà a riempirli la potenza che uscì.

Salmo 52,6 – (Da quel) primogenito uscirà da dentro la croce per tutti l’aiuto. Da dentro il corpo (ove) abita la potenza l’innalzato ai simili invierà con la vita; dal corpo con l’acqua gli uscirà.

Salmo 52,7 – Scorrerà nei viventi la divinità che sta nel Crocifisso. Giù per tutti l’invierà. Scenderà la vita a chiudersi in tutti. La rettitudine a recare sarà da un foro. Dalla tomba quel retto in vita nello splendore si riporterà col risorto corpo. Il fuoco della rettitudine nei viventi da quel primogenito dal corpo scese nel mondo. Sarà la (loro) forza; dalle prove del serpente usciranno.

Salmo 52,8 – E saranno con i corpi dell’origine a riportarsi. Tra i giusti saranno i viventi portati. Ci risarà la forza nei corpi desiderata ed all’Altissimo li porterà. Sarà il Risorto nelle tombe da fune.

Salmo 52,9 – Entreranno tra gli angeli uscendo dal mondo. Scorrerà dentro i corpi la potenza negli uomini essendo nei viventi la divinità entrata. Nelle acque bollenti chi peccava in questi avrà recato e saranno dentro il cuore i compagni ad abitare. Si vedranno nel Risorto con i corpi portarsi. Saranno visti questi dentro chiudersi ed il Crocifisso li condurrà.

Salmo 52,10 – Si porteranno ad incontrare l’Essere. Pur retto questi fu crocefisso dal cattivo angelo. L’energia dall’intimo fu dal Crocifisso con la divinità ad uscire. Un mare dentro il cuore chiudeva il Crocifisso. Fu da dentro la grazia di Dio ad uscire con forza dal seno e la potenza ai viventi riporterà per sempre.

Salmo 52,11 – L’Unico avrà recato aiuto a tutti. Il peccare del serpente con le piaghe avrà a spazzare, (prova sarà) la risurrezione che sarà al Crocifisso recata. Inizieremo a sperare di risorgere. Dalla piaga la rettitudine fu dal cuore a recare il Figlio; una fortuna per i fedeli; risaranno retti.

Il lettore può verificare come il risultato di tutti i decriptati siano dei veri e propri proto – vangeli convergenti con le vicende del Messia.

DALLE LETTERE EBRAICHE PENSIERI SUL PREGAREultima modifica: 2018-05-22T12:16:53+02:00da mikeplato
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