IL VESTITO DI DIO

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di Alessandro Conti Puorger

STENDERE I “MANTELLI”
Presento in questo articolo una ricerca che di recente ho portato avanti mosso da un particolare che ha destato la mia curiosità. Com’è noto, la “Festa della Domenica delle Palme” prende spunto dall’episodio dell’entrata trionfale di Gesù a Gerusalemme, prima della sua passione.
I Vangeli sinottici – Matteo, Marco e Luca – descrivono così la scena:
“Essi (i discepoli) condussero l’asinello da Gesù, e vi gettarono sopra i loro mantelli, ed egli vi montò sopra. E molti stendevano i propri mantelli sulla strada e altri delle fronde, che avevano tagliate dai campi. Quelli poi che andavano innanzi, e quelli che venivano dietro gridavano:
Osanna! Benedetto colui che viene nel nome del Signore!
Benedetto il regno che viene, del nostro padre Davide!
Osanna nel più alto dei cieli!” (Marco 11,7-10; Matteo 21,7-9; Luca 19,35-38)

Riconoscevano proprio in Gesù di Nazaret il Messia atteso, il Re promesso che doveva venire dal cielo.
Quella insistenza sui “mantelli” che ho evidenziato in grassetto in effetti è il motore di questa mia ricerca.
Evidentemente non è un particolare secondario, perché, tra l’altro nel loro racconto tutti e tre gli evangelisti dei Vangeli sinottici “i mantelli” li hanno citati due volte.
Nel testo latino quei “mantelli” sono “vestimenta”, ma nel testo greco sono imatia “imatia”, quindi, proprio i mantelli che si portavano sopra il chitone o veste.
I discepoli ed i presenti a Gerusalemme, convocati dalla legge di Mosè per la vicina festa di “Pesach”, compirono allora quel gesto di spontaneo rispetto e di sottomissione alla stregua di quanto è narrato che avvenne dopo l’unzione a re d’Israele di Ieu per mezzo di un profeta.
Gli ufficiali di Ieu, infatti, in quella occasione gli fecero un tappeto dei loro mantelli e l’acclamano re al posto di Acab: “Ieu allora disse loro: (Il profeta) mi ha detto alla lettera: così dice il Signore: Ti ungo re d’Israele. Immediatamente ognuno prese il proprio mantello e lo gettò ai piedi di Ieu sui gradini. Suonarono la tromba e acclamarono: Ieu è re!” (2Re 9,12s).
Il mantello in questo caso è figura delle persone che si sottomettono e pongono a sua disposizione la propria vita, perché il mantello è tutto ciò che protegge dalle intemperie chi, come un ufficiale di un re, è soggetto alla precarietà di una vita dedita a un personaggio che deve servire il popolo in pace e in guerra.
Gli evangelisti però forse avevano anche altre idee, come vedremo.
Proveremo a coglierle scrutando le Sacre Scritture.
Tra l’altro cercando nelle antiche profezie col citare quel l’asinello pare evidente il desiderio dei testo evangelico di richiamare anche questa profezia messianica che si trova nelle “Benedizioni di Giacobbe” in cui appunto si parla di un asinello e di un manto:

“Egli lega alla vite il suo asinello e
a scelta vite il figlio della sua asina,
lava nel vino la veste e
nel sangue dell’uva il manto…
” (Genesi 49,11)


Quindi c’è pure un richiamo al sangue di Gesù, “lava nel vino la veste e nel sangue dell’uva il manto“, onde con quel gesto dei mantelli, di fatto, è invocato che scenda su chi lo compiva il futuro beneficio della passione, e così i loro mantelli fossero poi irrorati da quel sangue salvifico che perdona peccati e tradimenti.
In questo caso il testo ebraico di Genesi 49,11 per “manto” usa il termine non usuale “sut” le cui lettere richiamano “il foro Portatogli in croce “.
(Vedi: “Parlano le lettere“;)

La profezia è raccolta dal libro dell’Apocalisse quando dice “È avvolto in un mantello intriso di sangue e il suo nome è Verbo di Dio.” (Apocalisse 19,13)

Per comprendere più a fondo il significato di quel gesto di depositare i mantelli, mi sono chiesto quale complesso di idee comportava per un ebreo di quei tempi il mantello.
Non mi restava che addentrarmi nel testo biblico e cercare in questo gli episodi ove si parla di mantelli.
Se si fa una ricerca nella Bibbia tradotta in Italiano si ha:

  • “mantello/i”, 58 volte nel Vecchio Testamento e 31 nel Nuovo Testamento;
  • “manto”, 27 volte nel Vecchio Testamento di cui 2 nel Nuovo Testamento;
  • “manti” 1 volta in Ezechiele 26,16.

Si scopre però che vengono tradotti col termine indifferenziato di manto e mantello vari termini ebraici.
Ho cercato allora di capirne di più.
Non restava che, volta per volta, sotto la traduzione italiana di “manto” o “mantello” trovare nel testo ebraico canonico della Bibbia, detta Tenak quale termine ebraico in effetti là fosse stato usato.
Trovato poi il termine ebraico usato, con l’aiuto di “The new Englishman’s Hebrew concordance” (Wigram- Hendrickson Publishers, inc Peabody, Massachussetts 1984) sono andato a cercare le altre ripetizioni di quel termine per vedere se si poteva trarre un qualche legame, chiarimento o pensiero conclusivo anche con l’ausilio della lettura per lettere separate delle parole ebraiche in base al mio sopra citato metodo di decriptazione.
Riporto i risultati più importanti.

LA DIGNITÀ
In primo luogo il “mantello”, quando è proposto come “‘addoeroet” , e lo è per 12 volte nella Bibbia ebraica, è inteso come ornamento e decoro specifico della persona.
La prima volta questo termine si trova nel versetto Genesi 25,25.
Si è al momento della nascita da Rebecca dei due gemelli Esaù e Giacobbe, figli di Isacco:

“Uscì il primo, rossiccio
e tutto come un mantello di pelo,
e fu chiamato Esaù.”



Il testo pare veramente ironico.
Sta parlando di Esaù, che è anche detto Edom, appunto il “rossiccio”, progenitore di popoli nemici giurati dei discendenti del fratello Giacobbe – Israele.
Esaù esce dal seno della madre rivestito come da un “mantello di pelo“, così scritto vale a dire “‘addoeroet sea’r”.
Per comprendere quanto poteva evocare l’accostamento di queste parole ebraiche è da andare a frugare nel vocabolario e cercare quali termini sono scritti con quelle lettere , sia con come “sin”, sia come “shin”.
Tenuto conto che “a’r” in ebraico significa “nemico”, le lettere di da sole già subito suggeriscono la nascita di un “acceso Nemico “.
Il radicale con la lettera “sin” è relativo ad “inorridire, avere orrore, avere ribrezzo, avere paura” o anche “turbinare, l’infuriare della tempesta”.
Da quel radicale discende “se’ar” e “se’arah” “pelo”, “capello”, “se’orah” “orzo” (perché peloso), “se’er” e “se’erah” “orrore”, “turbine”, ma anche “sa’ir” “becco, capra, capro”, quindi, pure demonio.
Il radicale con la lettera “shin” indica “pensare, stimare”, poi c’è “sha’ar” “porta, entrata” ed ancora “sho’ar” “orrido, cattivo e fico”.
In definitiva Esaù aveva un aspetto che rivelava essere portatore della dignità di un demonio.
Che bella dignità!
Ripeto, c’era dell’ironia, perché il portare mantelli di pelo, era proprio dei profeti. Nel caso specifico, quindi, Esaù era proprio un profeta di sventure.
Vestiva con un mantello di pelo anche Giovanni Battista (Matteo 3,4; Marco 1,4), ma il pelo era di cammello “gamal” .
Quel radicale implica l’idea di “compiere e maturare”.
Il Battista perciò era un profeta di buone notizie.
Annunciava che i tempi erano maturi; di fatto era la porta che apre al Messia.

Per mantello ritroviamo questo stesso termine di “‘addoeroet” nel racconto della sconfitta di A’i nel libro di Giosuè, quando scoprirono che un israelita, un certo Acan, s’era comportato scorrettamente nei riguardi degli ordini ricevuti ed aveva portato via oggetti preziosi come bottino da Gerico, mentre la città e gli abitanti erano votati alla distruzione.
Questa è la confessione di Acan: “Avevo visto nel bottino un bel mantello di Sennaar, duecento sicli d’argento e un lingotto d’oro del peso di cinquanta sicli; ne sentii bramosia e li presi ed eccoli nascosti in terra in mezzo alla mia tenda e l’argento è sotto. Giosuè mandò allora messaggeri che corsero alla tenda, ed ecco tutto era nascosto nella tenda e l’argento era sotto. Li presero dalla tenda, li portarono a Giosuè e a tutti gli Israeliti e li deposero davanti al Signore. Giosuè allora prese Acan di Zerach e l’argento, il mantello, il lingotto d’oro, i suoi figli, le sue figlie, il suo bue, il suo asino, le sue pecore, la sua tenda e quanto gli apparteneva. Tutto Israele lo seguiva ed egli li condusse alla valle di Acor.” (Giosuè 7,21-21)

Poi tutto Israele li lapidò e li bruciarono tutti dopo lapidati.
Quel mantello di Sennaar ricorda la località della famosa torre di Babele (Genesi 11,2) e il testo tende a far intuire che evidentemente era come se “si rinnovasse ()” la presenza del “nemico ” il famoso angelo ribelle, il demonio .

Dove si comprende bene che il mantello come “‘addoeroet” rappresenta la dignità della persona, la sua personalità, la sua autorità, il suo prestigio, la sua stessa missione, è proprio nel racconto dei profeti Elia ed Eliseo.
Dopo che Elia aveva dimostrato l’inconsistenza della fede negli idoli, e dopo che al torrente Kison aveva fatto uccidere i profeti di Baal, Gezabele, moglie di Acab re d’Israele, minacciò Elia di morte.
Questi, allora, fuggi verso il monte Oreb e lì incontrò prima un angelo e poi, stando in una caverna sul monte, ebbe una teofania.
Elia portava un mantello, che fu al cospetto di Dio e gli servì da scudo, quando sentì la voce divina che gli parlava.
“Come l’udì, Elia si coprì il volto con il mantello , uscì e si fermò all’ingresso della caverna. Ed ecco, sentì una voce che gli diceva: Che fai qui, Elia?” (1Re 19,13)

Dio s’impossessa dei profeti, investendoli dal Suo Spirito, essi parlano così a nome di Dio, ed il mantello è un segno che indica quella investitura.
Il mantello era stata per Elia l’unica separazione dal cospetto di Dio ed il portarlo era come portare la difesa che gli aveva consentito di non morire perché era consolidata l’idea che “…non potrai vedere il mio volto, perché nessun uomo può vedermi e restare vivo”. (Esodo 33,20)
Con tali pensieri, usando i significati delle lettere costituenti mantello “‘oeddoeret” , tenuto conto che è il radicale di abitare, da cui abitazione ( = ) si ha che “l’Unico Abita ( = ) nel prescelto .
Altro pensiero è “la nube (questa) testa ha prescelto “.
(Vedi: “Da Elia a Eliseo: il mio Dio è Iahwèh, il Signore Gesù” e “Elia rapito in cielo. Un Giubileo“)

Proseguendo nel racconto, “Partito di lì, Elia trovò Eliseo, figlio di Safat. Costui arava con dodici paia di buoi davanti a sé, mentre egli stesso guidava il dodicesimo. Elia, passandogli vicino,

gli gettò addosso il suo mantello .


Quello lasciò i buoi e corse dietro a Elia, dicendogli: Andrò a baciare mio padre e mia madre, poi ti seguirò. Elia disse: Và e torna, perché sai che cosa ho fatto per te. Allontanatosi da lui, Eliseo prese un paio di buoi e li uccise; con la legna del giogo dei buoi fece cuocere la carne e la diede al popolo, perché la mangiasse. Quindi si alzò e seguì Elia, entrando al suo servizio.” (1Re 19,19-21)

Elia aveva con tale atto proceduto ad una vera e propria “investitura”.
Eliseo era un ricco agricoltore aveva tanta terra da arare, infatti, usava contemporaneamente 12 aratri, quindi aveva anche molti aiutanti.
Lasciò tutto per seguire Elia.
La brusca investitura profetica di Eliseo fu così commentata dal cardinale Martini: “Il mantello è simbolo della persona e, in qualche modo, anche dei suoi diritti. Gettare il mantello su qualcuno costituisce un segno di acquisto, di desiderio di alleanza.” (C.M.M., “Il Dio vivente, riflessioni sul profeta Elia”, p.118).
Quello di Elia è un gesto simbolico che sta a significare l’irreversibile chiamata di Dio: “Il mantello è simbolo del carisma profetico; esso è gettato sulle spalle dell’eletto in una specie di investitura divina.” (G. Ravasi)
Evidentemente dopo quel gesto il mantello rimase ad Elia, ma quando verrà assunto in cielo col carro di fuoco Elia lascerà cadere quel mantello che fu ripreso da Eliseo.
Questo è il racconto:

“Cinquanta uomini, tra i figli dei profeti, li seguirono e si fermarono di fronte, a distanza; loro due si fermarono al Giordano. Elia prese il suo mantello, l’arrotolò e percosse le acque, che si divisero di qua e di là; loro due passarono sull’asciutto. Appena furono passati, Elia disse a Eliseo: Domanda che cosa io debba fare per te, prima che sia portato via da te. Eliseo rispose: Due terzi del tuo spirito siano in me. Egli soggiunse: Tu pretendi una cosa difficile! Sia per te così, se mi vedrai quando sarò portato via da te; altrimenti non avverrà. Mentre continuavano a camminare conversando, ecco un carro di fuoco e cavalli di fuoco si interposero fra loro due. Elia salì nel turbine verso il cielo. Eliseo guardava e gridava: Padre mio, padre mio, carro d’Israele e suoi destrieri! E non lo vide più. Allora afferrò le proprie vesti e le lacerò in due pezzi. Quindi raccolse il mantello, che era caduto a Elia, e tornò indietro, fermandosi sulla riva del Giordano. Prese il mantello, che era caduto a Elia, e percosse le acque, dicendo: ov’è il Signore, Dio di Elia? Quando anch’egli ebbe percosso le acque, queste si divisero di qua e di là, ed Eliseo le attraversò. Se lo videro di fronte, i figli dei profeti di Gerico, e dissero: Lo spirito di Elia si è posato su Eliseo.” (2Re 2,7-15)


Elia e il mantello



Elia ha lo stesso potere autorità e dignità che Dio aveva dato a Mosè, che compiva prodigi col bastone che gli aveva consegnato; così, infatti, aveva detto a Mosè: “Terrai in mano questo bastone, con il quale tu compirai i prodigi” (Esodo 4,17)
Elia prese il suo mantello, l’arrotolò e percosse le acque“, cioè lo trattò come fosse il bastone che aprì il mare, d’altronde quel mantello era come se l’avesse ricevuto da Dio, perché, come abbiamo notato, fu il suo unico riparo nella teofania sull’Oreb e Dio glielo lasciò addosso.
Il mantello poi è ricordato tre volte ed è sempre :

  • Elia apre con questi il Giordano, come Mosè il Mar Rosso;
  • Eliseo getta le sue vesti e prende il mantello fatto cadere da Elia;
  • Eliseo apre il Giordano col mantello, quindi ha ricevuto un potere come Elia.

Eliseo aveva chiesto “Due terzi del tuo spirito siano in me” e ha ricevuto un potere che non aveva.
Guardando alle lettere dei due loro nomi, perché in “nomen omen”, ossia nel nome il destino, si ha che nel nome ciascuno di questi due profeti vi sono cinque lettere e ne avevano 3/5 in comune:

  • Elia ;
  • Eliseo .

Elia però era investito dall’Essere supremo.
Dopo l’assunzione in cielo di Elia, con la consegna del mantello, Dio accetta di investire anche Eliseo.
Prova che anche Eliseo è stato investito dall’Essere supremo sta oltre che nel poter indossare lo stesso mantello, è che, grazie all’investitura ricevuta, può aprire anche lui le acque del Giordano.
Ecco che se si prende in modo radicale questa idea e s’inserisce una yod quel Essere e si aggiunge nei due nomi si ha:

Accade allora che le lettere di ciascuno dei due nomi divengono 6 e quelle in comune sono 4 , equivalenti appunto ai 2/3 auspicati da Eliseo.
Ciò avvenne proprio come aveva previsto Elia, che in pratica aveva detto non dipende da me.
“Tu pretendi una cosa difficile!” ma… “Sia per te così, se mi vedrai quando sarò portato via da te; altrimenti non avverrà.”
Eliseo a quei tempi ancora non vestiva da profeta, ma in quella occasione afferrò le proprie vesti e le lacerò in due pezzi ed indossò il mantello che era caduto dal carro di fuoco; questa volta aveva proprio avuto un’investitura dall’alto.

Ancora è da ricordare che nella Tenak si parla di mantello come in:

  • Zaccaria 13,4 – “In quel giorno ogni profeta si vergognerà della visione che avrà annunziata, né indosserà più il mantello di pelo per raccontare bugie”.
    Ciò avverrà alla venuta del Messia, quando “…vi sarà per la casa di Davide e per gli abitanti di Gerusalemme una sorgente zampillante per lavare i peccati.” (Zaccaria 13,1)
  • Giona 3,6 – “Giunta la notizia fino al re di Ninive, egli si alzò dal trono, si tolse il manto, si coprì di sacco e si mise a sedere sulla cenere.”
    Il sedere nella cenere porta a pensare al personaggio di Giobbe questi scese dalla sua dignità per fare penitenza e Gesù ricorda nei Vangeli tale atto “Quelli di Nìnive si alzeranno a giudicare questa generazione e la condanneranno, perché essi si convertirono alla predicazione di Giona. Ecco, ora qui c’è più di Giona!” (Matteo 12,41 e Luca 11,32)


IL MANTO DELLA GIUSTIZIA E LE VESTI Dl SALVEZZA
Nell’ebraismo il rotolo della Torah è trattato come una persona vivente in quanto in quelle scritture circola l’esperienza dello spirito rivelato del Creatore ad un popolo che s’è affidato a Lui che si sentì accompagnato nella propria storia tra mille traversie tra popoli nemici molto più potenti.
Sono quelle Sacre Scritture la massima espressione di spiritualità prodotta da persone ispirate che hanno avuto la vita profondamente modificata da un incontro.
La Torah è perciò trattata con ogni onore perché rappresenta il Re dei cieli.
Il rotolo per la liturgia in Sinagoga viene, infatti, rivestito da un tessuto decorato che forma per lei un mantello, chiamato “ma’il” , ed al disopra dei suoi puntali è imposta una corona.


Torah in processione



Così vestita, è portata in processione nella festa di “Simchat Torah” o giorno della “Gioia della Torah” che è celebrato al termine della festa di Sukkot, cioè delle Capanne, quando termina il ciclo annuale di lettura della Torah stessa.
Quel mantello in quella occasione è come se dicesse: “Vivo Vedo Essere il Potente ” o nel mio “seno () c’è il Potente “.
In quel giorno di festa, è uso che i presenti in Sinagoga, a turno, siano chiamati sulla “Tevah”, il luogo in cui l’ufficiante recita le preghiere, per leggere personalmente un brano dal rotolo, se sono in grado. Ciò fa venire in mente quando Gesù nella Sinagoga di Nazaret (Luca 4,16-20) lesse il capitolo 61 Isaia, brano di una profezia messianica che era in atto, vera festa lì della Torah, in quanto questa era vivente nella persona di Cristo Gesù: “Lo spirito del Signore Dio è su di me perché il Signore mi ha consacrato con l’unzione…” (Isaia 61,1)
(Tra l’altro gioia e Messia hanno le stesse lettere ebraiche, ma permutate.)
In quel brano, alcuni versetti dopo è scritto:

“Io gioisco pienamente nel Signore,
la mia anima esulta nel mio Dio,
perché mi ha rivestito delle vesti di salvezza,
mi ha avvolto con il manto della giustizia,
come uno sposo che si cinge il diadema
e come una sposa che si adorna di gioielli.” (Isaia 61,10)

Il manto in questo brano è proprio “ma’il” .
Qui chiaramente rappresenta il potere che in terra hanno i re ed i potenti, visto che si parla di manto della giustizia, il “ma’il sedaqah” , manto che giustamente l’ebraismo annette alla Torah di Mosè.
Quel manto sulla Torah fa presente, quindi, anche il giudizio finale, quando la giustizia divina in trono giudicherà tutte le genti, perché: BR> “Il Signore giudicherà gli estremi confini della terra; darà forza al suo re ed eleverà la potenza del suo Messia.” (1Samuele 2,10)

Quelle lettere di “ma’il” , lette singolarmente, propongono il pensiero: “vivo si vede Essere il Potente che scende per aiutare , si riversa nel mondo “.
In quello stesso versetto Isaia 61,10 c’è però un altro termine ebraico che si può tradurre oltre che con veste anche con mantello ed è “boegoed”, parola con cui vengono citate le “vesti di salvezza “.
Poiché in ebraico “salvezza” ed il nome di “Gesù” hanno le stesse lettere , quelle vesti si possono definire “il mantello che è di Gesù “.
Questo penso sia il mantello che proprio avevano in mente gli Evangelisti nel descrivere quel l’atto deferente in occasione dell’entrata di Gesù a Gerusalemme.
Questa parola viene dal radicale , che è un verbo negativo, perché indica “far male, portarsi slealmente, rompere fede, prevaricare” ed il suo participio passato da luogo ad “empio, sleale e traditore”.
Il sostantivo “boegoed” è “perfidia, violenza”, ma anche “veste, abito, coperta, drappo”, insomma ricopre le magagne di sotto.
Lo direi un mantello da viaggio in quanto dalle lettere si ricava: “dentro chi cammina Protegge “.
Di fatto poi molti di quelli che osannarono Gesù e che avevano disteso i mantelli, pochi giorni dopo, ebbero paura e fuggirono in occasione della sua pubblica passione.
C’è così anche una sottile profezia di tradimento col sottolineare la stesa di quei mantelli se appunto si pensa a quel radicale .
Il Messia dei Cristiani, vero uomo e vero Dio, è giustizia infinita, ma anche misericordia infinita e questa si manifesta con la salvezza che toglie e perdona i peccati e le trasgressioni degli uomini.
Dice il profeta Isaia in un passo precedente a quello prima proposto:

“Egli si è rivestito di giustizia come di una corazza,
e sul suo capo ha posto l’elmo della salvezza.
Ha indossato le vesti della vendetta,
si è avvolto di zelo come di un manto .” (Isaia 59,17)

Anche qui si trovano quei due termini per mantello e ed anche qui si trovano giustizia e salvezza.
Si parla evidentemente del Messia nella sua lotta finale contro il male.
La giustizia è un mantello che diviene corazza, perché il Re è in combattimemto.
La salvezza è un elmo, vestito per la vendetta contro, sottinteso, i tradimenti e la perfidia dell’angelo ribelle che ha inquinato l’umanità, salvando coloro che ha fatto schiavi, mentre chi la porta è pronto a perdonare coloro che sono stati appunto schiavizzati, vinti dalla paura della morte.
Questo versetto è usato da San Paolo nella lettera agli Efesini:

Rivestitevi dell’armatura di Dio, per poter resistere alle insidie del diavolo. La nostra battaglia infatti non è contro creature fatte di sangue e di carne, ma contro i Principati e le Potestà, contro i dominatori di questo mondo di tenebra, contro gli spiriti del male che abitano nelle regioni celesti. Prendete perciò l’armatura di Dio, perché possiate resistere nel giorno malvagio e restare in piedi dopo aver superato tutte le prove. State dunque ben fermi, cinti i fianchi con la verità, rivestiti con la corazza della giustizia, e avendo come calzatura ai piedi lo zelo per propagare il vangelo della pace. Tenete sempre in mano lo scudo della fede, con il quale potrete spegnere tutti i dardi infuocati del maligno; prendete anche l’elmo della salvezza e la spada dello Spirito, cioè la parola di Dio.” (Efesini 6,11-17)

Il testo in ebraico del versetto Isaia 59,17 è il seguente:




La decriptazione di tale versetto fornisce il seguente pensiero.

“Portata è stata dal cuore del risorto la giustizia . La rettitudine ha risorto il corpo . E stata l’energia Portata della rettitudine ; l’ha recata Dentro in azione da Gesù , il Figlio dell’Unico che la risurrezione ha recato . Ed è stata del serpente Dentro Bruciata la perfidia . È stata l’energia Versata con la Madre dal colle . Da dentro alla luce il Crocifisso l’ha portata . Si è Vista dal cuore del retto con l’acqua per l’azione che ci fu del serpente con una canna (). Dall’Unigenito uscì .”

“Portata è stata dal cuore del risorto la giustizia. La rettitudine ha risorto il corpo. E stata l’energia portata della rettitudine; l’ha recata dentro in azione da Gesù, il Figlio dell’Unico che la risurrezione ha recato. Ed è stata del serpente dentro bruciata la perfidia. È stata l’energia versata con la Madre dal colle. Da dentro alla luce il Crocifisso l’ha portata. Si è vista dal cuore del retto con l’acqua, per l’azione che ci fu del serpente con una canna. Dall’Unigenito uscì.”

Riporterò poi in apposito paragrafo la decriptazione dell’intero capitolo 59 di Isaia.

I due termini e si trovano insieme anche nella descrizione che fa il libro dell’Esodo per gli abiti del sommo sacerdote:

“Ed ecco gli abiti che faranno: il pettorale e l’efod, il manto , la tunica damascata, il turbante e la cintura. Faranno vesti sacre per Aronne tuo fratello e per i suoi figli, perché esercitino il sacerdozio in mio onore…
Farai il manto dell’efod, tutto di porpora viola…
un sonaglio d’oro e una melagrana, un sonaglio d’oro e una melagrana intorno all’orlo del manto .” (Esodo 28,4-34)

Viene confermato la presenza di questo manto tra gli abiti di Aronne il sommo sacerdote in Esodo 29,5; Esodo 39,22-26 e in Levitico 8,7.
Questi abiti, come tutto il resto, Tenda dell’Alleanza, arca, altare dei profumi, candelabro, sono ripetizione approssimate in terra di ciò che vide Mosè nei cieli e che gli fu ordinato di replicare.
Essendo il Cristo, il sacerdote eterno, quegli abiti sono immagine del suo vestire in cielo.

Nel racconto della storia di Samuele sacerdote e profeta, la madre, che lo aveva votato al servizio del Signore presso Eli, in modo profetico, evidentemente come augurio a Samuele dell’esercizio pieno sacerdotale, “gli faceva un piccolo manto e glielo portava ogni anno quando saliva con suo marito ad offrire il sacrificio annuale.” (1Samuele 2,19)

Quando Saul per le sue colpe fu respinto dal Signore, andò a chiedere perdono a Samuele, dopo una discussione “Samuele si voltò per andarsene ma Saul gli afferrò un lembo del mantello , che si strappò. Samuele gli disse: Il Signore ha strappato da te il regno d’Israele e l’ha dato ad un altro migliore di te.” (1Samuele 15,27-28)
E questo “altro migliore di te” era David.
Da quel racconto è evidente che il manto “ma’il” assume il simbolo di regalità ed in tal senso è spesso usato come stato simbolo di persone ragguardevoli.
Accadrà che di fatto David taglierà un lembo del mantello di Saul a riprova della profezia di Samuele.
Il racconto è in 1Samuele 24 che poi presenterò interamente decriptato in apposito paragrafo.
Grande era l’amicizia tra Davide e Gionata, figlio di Saul ed erede al trono e per tale amicizia Gionata gli fece questo dono: “Giònata si tolse il mantello che indossava e lo diede a Davide e vi aggiunse i suoi abiti, la sua spada, il suo arco e la cintura.” (1Samuele 18,4)
Di fatto era una profezia che si sarebbe conclusa col “dono” a Davide del trono.

Quando Saul andò a consultare la negromante e gli apparve il fantasma di Samuele morto nel frattempo, il re riconobbe Samuele dalla descrizione delle strega di Endor quando gli disse che era avvolto in un mantello.
“Le domandò: Che aspetto ha? Rispose: È un uomo anziano che sale ed è avvolto in un mantello . Saul comprese che era veramente Samuele e si inginocchiò con la faccia a terra e si prostrò.” (1Samuele 28,14)

Finalmente anche David si poté mettere un manto, quando trasportò in festa l’Arca dell’Alleanza a Gerusalemme: “Davide indossava un manto di bisso, come pure tutti i leviti che portavano l’arca, i cantori e Chenania che dirigeva l’esecuzione. Davide aveva inoltre un efod di lino.” (1Cronache15,27)

ALTRI MODI PER DIRE MANTELLO
Nella narrazione del diluvio universale il libro della Genesi racconta di quando Noè si ubriacò: “Ora Noè, coltivatore della terra, cominciò a piantare una vigna. Avendo bevuto il vino, si ubriacò e giacque scoperto all’interno della sua tenda. Cam, padre di Canaan, vide il padre scoperto e raccontò la cosa ai due fratelli che stavano fuori. Allora Sem e Iafet presero il mantello, se lo misero tutti e due sulle spalle e, camminando a ritroso, coprirono il padre scoperto; avendo rivolto la faccia indietro, non videro il padre scoperto.” (Genesi 9,20-23)
(Vedi: “Vino nella Bibbia: causa d’incesti e segno del Messia“)

Ecco che in questo testo appare in ebraico un ulteriore termine per questo mantello che servì per difendere il pudore.
Qui è detto “simelah” , usato anche per veste e vestito.
L’uso di questo termine si ritrova al momento della prima Pasqua, quella dell’uscita dall’Egitto, quando è detto:
“Il popolo portò con sé la pasta prima che fosse lievitata, recando sulle spalle le madie avvolte nei mantelli .” (Esodo 12,34)
Ancora, nello stesso libro dell’Esodo si trova lo stesso termine per mantello: “Se prendi in pegno il mantello del tuo prossimo, glielo renderai al tramonto del sole, perché è la sua sola coperta, è il mantello per la sua pelle; come potrebbe coprirsi dormendo? Altrimenti, quando invocherà da me l’aiuto, io ascolterò il suo grido, perché io sono pietoso.” (Esodo 22,25s)
Questo comando è ricordato anche nel libro del Deuteronomio: “Dovrai assolutamente restituirgli il pegno al tramonto del sole, perché egli possa dormire con il suo mantello e benedirti; questo ti sarà contato come una cosa giusta agli occhi del Signore tuo Dio.” (Deuteronomio 24,13)
Privare un uomo del suo mantello è privarlo della protezione che ha.
Sovente è l’unica coperta che permette di difendersi dal freddo, è un bene personale è la sua seconda pelle.
Orbene la persona del “prossimo” va rispettata, protetta e difesa come si vorrebbe fatto a noi.
Le lettere di questo mantello ci parlano, infatti, di fuoco e calore , di vita , del Nome , quindi, di una protezione potente , una specie di sorte, un’arcana volontà divina sull’uomo che lo porta, per questo l’uomo non ha diritto di privarne il proprietario.
D’altronde che vi sia un chiaro riferimento tra la protezione divina e il mantello che non si logora dopo 40 anni è evidente da questo versetto inserito nella Torah: “Io vi ho condotti per quaranta anni nel deserto; i vostri mantelli non vi si sono logorati addosso…” (Deuteronomio 29,4)
Addirittura un mantello faceva da fodero alla spada con cui Davide tagliò la testa a Golia come si evince da: “Il sacerdote rispose: Guarda, c’è la spada di Golia, il Filisteo che tu hai ucciso nella valle del Terebinto; è là dietro l’efod, avvolta in un manto . Se vuoi, portala via, prendila, perché qui non c’è altra spada che questa. Rispose Davide: Non ce n’è una migliore; dammela”. (1Samuele 21,10)

Rut su suggerimento di Noemi si prepara per venire sposata da Booz che aveva diritto di riscatto quale parente prossimo del marito morto.
Il manto anche qui evoca la protezione divina che le sarà propizia: “Su dunque, profumati, avvolgiti nel tuo manto e scendi all’aia; ma non ti far riconoscere da lui, prima che egli abbia finito di mangiare e di bere.” (Rut 3,3)
Nel proseguo del racconto Booz, trovata Rut a dormire ai sui piedi sull’aia “Le disse: Chi sei? Rispose: Sono Rut, tua serva; stendi il lembo del tuo mantello sulla tua serva, perché tu hai il diritto di riscatto”.
Nel testo in ebraico però c’è solo “lembo” “kanaf” che vale anche come “ala”, mentre mantello è sottinteso (Rut 3,9).
Mettere qualcuno sotto le proprie ali sta ha come modo di dire il valore di proteggere l’altro con la propria posizione, forza, potere, ecc; ciò equivale appunto come metterlo sotto il proprio mantello come accadde nel 1206 a San Francesco che a sancire il voto di povertà si tolse gli abiti in piazza Santa Maria Maggiore e il Vescovo Guido d’Assisi l’avvolse col suo mantello.
Tornando a Rut: “Rimase coricata ai suoi piedi fino alla mattina. Poi Booz si alzò prima che un uomo possa distinguere un altro, perché diceva: Nessuno sappia che questa donna è venuta sull’aia! Poi aggiunse: Apri il mantello che hai addosso e tienilo con le due mani. Essa lo tenne ed egli vi versò dentro sei misure d’orzo e glielo pose sulle spalle.” (Rut 3,14-15)
In questo caso il mantello è chiamato “miteppachat” che è un manto da donna, uno scialle grande.
Lei era andata con uno “simelah” e torna da Noemi con un “miteppachat” pieno.
Si è fidata del Signore e riceverà un figlio, perché quelle lettere propongono “la vita di un fanciullo racchiuderà la prescelta ” e questo fanciullo sarà antenato dell’amoroso Verbo .
Da parte del Vangelo di Matteo nelle genealogia di Gesù, infatti, Rut è ricordata come sua antenata: “…Obed da Rut, Obed generò Iesse, Iesse generò il re Davide” (Matteo 1,5-6).

Riporto alcuni casi in cui nel testo ebraico si cita solo il lembo e si sottintende mantello che invece è inserito nella traduzione italiana:

  • Deuteronomio 23,1 – “Nessuno sposerà una moglie del padre, né solleverà il lembo del mantello paterno.”;
  • Ezechiele 5,3 – “Di questi ne prenderai un piccolo numero e li legherai al lembo del tuo mantello”;
  • Ezechiele 16,8 – “Passai vicino a te e ti vidi; ecco, la tua età era l’età dell’amore; io stesi il lembo del mio mantello su di te e coprii la tua nudità; giurai alleanza con te, dice il Signore Dio, e divenisti mia”, cioè stesi le mie ali su Israele, dice il Signore”;
  • Zaccaria 8,23 – “Dice il Signore degli eserciti: In quei giorni, dieci uomini di tutte le lingue delle genti afferreranno un Giudeo per il lembo del mantello e gli diranno: Vogliamo venire con voi, perché abbiamo compreso che Dio è con voi”, cioè saranno considerati angeli che porteranno al cielo gli uomini.

Simile, perché ha solo una permutazione di lettere, è il termine che ricorda “shalom” “la pace” e il nome di Salomone.
Ancora, l’episodio del mantello che il profeta Achia taglia rafforza il pensiero che il mantello indica in qualche modo la sorte divina sulla persona, infatti: “In quel tempo Geroboamo, uscito da Gerusalemme, incontrò per strada il profeta Achia di Silo, che indossava un mantello , nuovo; erano loro due soli, in campagna. Achia afferrò il mantello nuovo che indossava e lo lacerò in dodici pezzi. Quindi disse a Geroboamo: Prendine dieci pezzi, poiché dice il Signore, Dio di Israele: Ecco lacererò il regno dalla mano di Salomone e ne darò a te dieci tribù.” (1Re 11,29-31)
Lo stesso nome per mantello è usato nel Salmo 104, attribuisce a Dio un manto di luce ed usa quel termine:

“Benedici il Signore, anima mia!
Sei tanto grande, Signore, mio Dio!
Sei rivestito di maestà e di splendore,
avvolto di luce come di un manto ,
tu che distendi i cieli come una tenda,
costruisci sulle acque le tue alte dimore,
fai delle nubi il tuo carro,
cammini sulle ali del vento,
fai dei venti i tuoi messaggeri
e dei fulmini i tuoi ministri.” (Salmo 104,1-4)

Certamente questo modo di dire manto ricordando Salomone è il motore del detto di Gesù nel Discorso della Montagna quando dice: “E perché vi affannate per il vestito? Osservate come crescono i gigli del campo: non lavorano e non filano. Eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro. Ora se Dio veste così l’erba del campo, che oggi c’è e domani verrà gettata nel forno, non farà assai più per voi, gente di poca fede?” (Matteo 6,28-30)

Altro modo poi per dire mantello è “kesut” da “sut” “come una mano aperta ad avvolgere si porta Completamente “.
Si trova nell’ambito di un versetto già citato: “Se prendi in pegno il mantello del tuo prossimo, glielo renderai al tramonto del sole, perché è la sua sola coperta , è il mantello per la sua pelle; come potrebbe coprirsi dormendo? Altrimenti, quando invocherà da me l’aiuto, io ascolterò il suo grido, perché io sono pietoso.” (Esodo 22,25s C’è sia “shalmat” che “kesutah”)
Altre citazioni sono:

  • Deuteronomio 22,12 – “Metterai fiocchi alle 4 estremità del mantello con cui ti copri.”
  • Isaia 50,3 – “Rivesto i cieli di oscurità, do loro un sacco per mantello “.
  • Salmo 104,6 – “L’oceano l’avvolgeva (la terra) come un manto , le acque coprivano le montagne.”

Ancora due modi:

  • Salmo 109,18 – “Si è avvolto di maledizione come di un mantello: è penetrata come acqua nel suo intimo e come olio nelle sue ossa…”
    Questo mantello è “mad” ; qui si parla dell’empio, infatti, l’empietà è un ostacolo (porta chiusa) alla vita .
  • Isaia 6,1 – “Nell’anno in cui morì il re Ozia, io vidi il Signore seduto su un trono alto ed elevato; i lembi del suo manto riempivano il tempio.”
    In questo altro caso “i lembi del suo manto” in effetti sono “shul” le sue frange, le falde del mantello che viene sottinteso.

IL TALLET
L’ebreo osservante usa il “mantello della preghiera”, che copre le spalle, chiamato il “tallet” (tallit in inglese).
Il termine non è mai usato nella Bibbia.
Forse deriva dal radicale “coprire”.
Viene usato nella preghiera mattutina ed in particolari occasioni solenni.


Un quarto di Talled con ricamo



Alcuni lo indossano anche quando studiano la Torah.
È questo un rettangolo di tessuto in cotone, seta o lana ai cui quattro angoli sono attaccati dei fiocchi.
Questo mantello fa memoria di come si è evoluto nel tempo il seguente comando del Signore:
“Il Signore parlò a Mosè e disse: Parla agli Israeliti dicendo loro che si facciano, di generazione in generazione, una frangia ai lembi delle loro vesti e che mettano sulla frangia del lembo un cordone di porpora viola. Avrete tali frange e, quando le guarderete, vi ricorderete di tutti i comandi del Signore e li eseguirete; non andrete vagando dietro il vostro cuore e i vostri occhi, seguendo i quali vi prostituireste. Così vi ricorderete di tutti i miei comandi, li metterete in pratica e sarete santi per il vostro Dio. Io sono il Signore, vostro Dio, che vi ho fatto uscire dalla terra d’Egitto per essere il vostro Dio. Io sono il Signore, vostro Dio.” (Numeri 15,37-41 vedi Deuteronomio 22,11)

Il mantello era normalmente indossato come abito, ma gradualmente il suo uso si limitò alle pratiche religiose.
Ai tempi di Gesù, quindi il Tallit, a cui erano attaccate le frange con i fiocchi, era un indumento vero e proprio ed era l’usuale mantello.
Al proposito è da ricordare che Gesù: “…dovunque giungeva, in villaggi o città o campagne, ponevano i malati nelle piazze e lo pregavano di potergli toccare almeno la frangia del mantello; e quanti lo toccavano guarivano.” (Marco 6,56)
S’attuava la profezia di Zaccaria 8,23: “Dice il Signore degli eserciti: In quei giorni, dieci uomini di tutte le lingue delle genti afferreranno un Giudeo per il lembo del mantello e gli diranno: Vogliamo venire con voi, perché abbiamo compreso che Dio è con voi”.

Guardiamo alle lettere di:

  • una frangia ai lembi delle loro vesti “tzitzit a’l kanepei bigedeihoem”

    ove “tzitzit” è “nappa o fiocco”, onde questo comando è detto anche “regola dei ‘tzitzit'”.
    Quando lo indossano, infatti, recitano la benedizione: “Benedetto sii Tu o Signore Nostro Dio re del mondo che ci ha santificato con i tuoi precetti e che ci ha comandato l’obbligo degli tzitzit.”
  • un cordone di porpora viola “petil tekeloet”

    ove “petil” è “filo o cordone” e “tekeloet” “colore porpora azzurro, color violetto”, ma è inevitabile che ad un ebreo ricordi anche “tikelah” e “tikelit” che riguardano i concetti di compiutezza e perfezione, cioè il compiere perfettamente i comandi del Signore.
    “Si dovrebbe sempre essere attenti al comandamento d’indossare le tzitzot, poiché la Torah ha collegato tutte le altre mitzvot con essa, come sta scritto: E quando la guarderai, vi ricorderete di tutti i comandamenti dell’Eterno per metterli in pratica.” (Rambam, Hil. Tsitsit, 3:13)
    Il “tekeloet” è il colore del cielo e del Trono di Dio: così l’ebreo osservante ha sempre su di se un ricordo della Presenza di Dio.
    “Rabbi Meir disse: Chi osserva la mitzvah della tzitzit, è considerato come se avesse accolto la Presenza Divina, poiché il ‘tekeloet’ assomiglia al mare, e il mare assomiglia al cielo, e il cielo assomiglia al trono santo.”
  • vi ricorderete di tutti i comandi “zekarettoem oet kal mitzvot”

    ove “mitzvot” è il nome con cui gli ebrei appunto chiamano tutti i comandi del Signore da compiere prescritti nella Torah (ne sono stati individuati 613, di cui 248 detti positivi e 365 detti negativi).
    In effetti il comando riguarda le vesti dell’ebreo e non solo un indumento da porsi addosso in occasioni liturgiche.
    Ecco che i più osservanti appunto portano addosso, sotto la giacca, un piccolo mantello da cui spuntano i fiocchi, il “talled qaten” e chiamano quello da preghiera il “tallet gadol”, cioè grande.
    Il Tallit, che è bianco, è di solito decorato con delle righe blu o nere, in analogia al colore d’origine dei “tzitzit”.
    In definitiva con le lettere il termine mi sta a dire “dell’amore del o per il Potente è Segno “.

DIO SI PRESENTA A GIOBBE
Per quanto è dato di conoscere, nei tempi storici il culto di un essere soprannaturale unico spuntò come un fiore nel deserto circa XXXV secoli fa in Egitto sotto il faraone Amenofi IV che cambiò il nome in Achenaton e fu considerato poi eretico dai suoi connazionali.
Il sole era la rappresentazione di questo dio.
Molto più antica, però, secondo gli Ebrei, fu la rivelazione del Dio Unico ai loro patriarchi ed in particolare ad Abramo, il padre della fede delle religioni dette “abramitiche”: ebraismo, cristianesimo ed islamismo.
Questo Dio è, appunto, l’unico creatore del cielo e della terra e della realtà tutta che è in essi, ma è sovrannaturale, s’interessa del suo creato e delle sue creature, è buono e santo.
Per la scienza la realtà fisica è oggettiva, però, solo in quanto misurabile.
Non tutto così riesce ad essere sotto controllo della scienza stessa e ne consegue che gran parte è ancora non noto, pur se continua la scoperta grazie alla ricerca scientifica per l’apporto di nuovi mezzi tecnologici e per aggiustamenti delle teorie sulla costituzione delle interazioni energia materia. Per ciascun individuo invece la realtà fisica è quanto riesce a cogliere con i propri organi sensoriali, più o meno imperfetti, filtrato dal combinato dello strumento personale d’elaborazione nonché dalle idee e dai sentimenti che gli si sono andati a formare in relazione a precedenti esperienze vissute nell’interpretazione dei fenomeni.
Gli esseri umani cercano di conoscere, perché la conoscenza è capace in qualche modo di rassicurarli.
Quando, infatti, si riesce a catalogare i fenomeni questi, perdendo un poco del mistero, divengono trattabili in quanto si può almeno cercare se e come affrontarli e quando fuggire.
Così accade anche per i caratteri degli uomini, infatti, appena si presenta un estraneo si cerca di captare la prima caratteristica essenziale che si presenta, vale a dire l’aspetto, la cura della sua persona, il suo vestire, i colori dei suoi abiti, il suo portamento, poi se si conosce se stessi si può già arguire qualcosa dell’estraneo.
Da millenni però ogni uomo s’è interrogato sul perché della realtà che lo circonda, ma mentre è riuscito a comunicare con i propri simili e in modo molto più limitato con alcuni animali e piante fino a comprendere alcuni aspetti per servirsene, non è riuscito a sintetizzare la complessa fisionomia di ciò che gli si presenta con l’universo visibile.
È questo infinitamente esteso, bello e complesso, irraggiungibile, affascinante, dalle mille situazioni, una fantastica realtà, pacifica, tranquilla e spesso terribile con fenomeni naturali che si presentano con manifestazioni mirabili e temibili, che incutono tutti i possibili sentimenti, dalla malinconia alla meraviglia, dalla paura alla gioia, alla contemplazione, solo per dirne alcuni.
Per i primitivi tutto era manifestazione di una realtà ignota.
La prima forma di religione fu perciò l’animismo, ossia il credere in innumerevoli spiriti, ma presto si consolidò l’idea dell’esistenza di dèi che presiedessero a classi di fenomeni e di sentimenti, fino a che apparve o fu suggerita l’idea di un Essere Unico creatore del cielo e della terra e di tutti gli esseri viventi.

A questo punto è opportuno parlare di Giobbe.
Perché, e chi è Giobbe?
(Vedi: “Un testo in “geroglifici” ebraici; il Libro di Giobbe“)
Il libro omonimo inserito nella Bibbia informa che Giobbe al suo tempo fu l’uomo più giusto sulla terra.
Premiato, poi, su istigazione di satana, ma col permesso di Dio, fu duramente provato e perse figli, servi e beni in un giorno, indi fu colpito da una malattia della pelle con dolori e pustole brulicanti di vermi.
C’è un dialogo con tre suoi amici: Elifaz il Temanita, Bildad il Suchita e Zofar il Naamatita ove Giobbe si ritiene giusto.
Gli amici, invece, lo ritengono peccatore e come tale, secondo, la sapienza tradizionale, giustamente punito.
Elifaz anziano, parla con severità, Zofar giovane è più impulsivo e Bildad è moderato, ma tutti convengono che se Giobbe soffre è perché ha peccato e che agli occhi di Dio, pur se si ritiene giusto, non lo è.

Giobbe addirittura dichiara: “Ero rivestito di giustizia come di un abito; come mantello e turbante era la mia equità.” (Giobbe 29,14)
Ma si può uno rivestire da solo di queste doti divine?
Sono abiti che solo Dio può donare.
Nel caso specifico per mantello è impiegato il termine “ma’il” usato dagli ebrei per “il Manto” col quale si avvolge il rotolo della Torah, vale a dire quanto più di sacro possa esserci per loro sulla terra.
Più Giobbe protesta innocenza, più s’irrigidiscono.

Interviene un nuovo personaggio, Eliù, che prova a fare l’avvocato di Dio, ma è interrotto da IHWH in persona che parla direttamente con Giobbe.
A Giobbe, infatti, non restava che appellarsi a Dio per chiedere conto di quel comportamento per lui razionalmente ingiustificabile.
Il Signore però non rivela le ragioni specifiche della sofferenza e non gli permise di sindacare le Sue decisioni, ma bastò la sua presenza a soddisfare Giobbe.
Dio, di fatto, non dette spiegazioni, ma indicò che pur se la gloria di Dio riempie l’universo è presente anche negli aspetti ritenuti più umili della creazione.
Giobbe è così invitato all’umiltà di fronte a un tema che supera la capacità di comprensione dell’uomo.
Giobbe ha una rivelazione intima che lo fa crescere nella conoscenza, poi è reintegrato in una vita piena.
Nel colloquio faccia a faccia Dio a Giobbe fa presente la magnificenza della creazione e nello sfidare Giobbe, se riesce a fare altrettanto, tra l’altro, dice:

“Cingiti i fianchi come un prode:
io t’interrogherò e tu mi istruirai!
Oseresti tu cancellare il mio giudizio,
dare a me il torto per avere tu la ragione?
Hai tu un braccio come quello di Dio
e puoi tuonare con voce pari alla sua?
Su, ornati pure di maestà e di grandezza,
rivèstiti di splendore e di gloria!
” (Giobbe 40,7-10)

Giobbe per quella malattia della pelle stava praticamente nudo a grattarsi con un coccio, come risulta da: “Giobbe prese un coccio per grattarsi e stava seduto in mezzo alla cenere.” (Giobbe 2,8)
Era in penitenza come il Re di Ninive nel racconto del profeta Giona, ma Giobbe non capiva il motivo della punizione che stava subendo.
Era così, quindi, all’estremo opposto dall’essere vestito “di splendore e di gloria”.
Dio, perciò, gli sta dicendo guarda lo splendore del mio vestito mentre tu non hai potere nemmeno sulla tua pelle, come pensi di contendere e pensare di capire la sapienza del mio operato.
A questo punto ricorriamo alle lettere ebraiche del versetto Giobbe 40,10 per vedere se ci danno qualche spunto.

Su, ornati pure
di maestà
e di grandezza
rivèstiti
di splendore
e di gloria!


“Ornati”, “rivestiti”, sono imperativi chiari con riferimento al modo di vestirsi, quindi agli indumenti. BR> Il radicale è relativo al verbo “ornare, essere magnifico, essere onorato” da cui “hadar” ornamento, decoro, maestà, splendore e magnificenza.
Da tale radicale viene “‘adar” “magnifico” il mese di “Adar”, il nostro marzo che porta la primavera, e “‘oeder” magnificenza, quindi “‘addoeroet” per mantello, nel senso che da dignità, ma anche magnificenza, gloria, ornamento.
Nel libro del profeta Ezechiele vi è un versetto che sostiene quanto vado asserendo che il mantello dà o esalta la magnificenza, perché questa è il suo significato (lì è vocalizzata come “‘addaroet”):

“In un campo fertile, lungo il corso di grandi acque,
essa era piantata, per metter rami e dar frutto
e diventare una vite magnifica .” (Ezechiele 17,8)

Questa vite magnifica ci porta a Gesù Cristo che dice nel Vangelo di Giovanni: “Io sono la vera vite… Io sono la vite, voi i tralci…” (Giovanni 15,1-5)
Tirando le somme di tutto ciò, poiché in quel colloquio nel dramma “Giobbe” Dio si propone “ornato” della creazione, accade che di fatto, guardando alle meraviglie del creato, vediamo solo il modo come Dio ci si vuole presentare e ci vuole incuriosire per entrare in contatto con Lui.
Dal punto della visione allegorica antropomorfica quanto vediamo, il creato e le sue manifestazione sono perciò come il mantello di Dio e i suoi decori. Del resto anche il mantello “ma’il” ci fornisce un significato simile:

il mantello = con la vita si vede l’essenza del Potente .

Cioè la vita sulla terra ci manifesta il Creatore.
È poi da ricordare che Dio creò tutto con la parola e le lettere del mantello “simalah” paiono ricordarcelo “la luce con la parola () uscì “.
Questi versetti ci aiutano a concludere:

  • “Tutte le cose sono state create per mezzo di lui e in vista di lui.” (Colossesi 1,16)
  • “Chi è salito al cielo e ne è sceso?”
    “Chi ha raccolto il vento nel suo pugno?
    Chi ha racchiuso le acque nel suo mantello ?
    Chi ha fissato tutti i confini della terra?
    Come si chiama? Qual è il nome di suo figlio, se lo sai?” (Proverbi 30,4)

I cristiani sanno che il nome di Suo Figlio è Gesù di Nazaret.
In definitiva l’universo non è Dio, perché Dio è sovrannaturale, ma è il suo vestito, il suo mantello.
Attaccati al mantello di Suo Figlio verremo trascinati in cielo, perché Dio prende sotto il suo mantello e ridona dignità con tenerezza ed amore all’uomo anche se ha peccato contro di Lui com’è allude col segno di rivestire Adamo ed Eva dopo la caduta (Genesi 3,21).
“Li vestì, non solo fece loro dei comodi indumenti, ma Lui stesso li rivestì per dimostrare che li amava ancora malgrado il peccato.” (Rabbenu Bekhayé)
La donna mangiò il frutto, lo diede anche all’uomo e subito dopo il testo commenta: “Allora si aprirono gli occhi di tutti e due e si accorsero di essere nudi; intrecciarono foglie di fico e se ne fecero cinture.” (Genesi 3,7)
Si è interpretato che prima erano nudi e non se ne davano problema.
Proviamo invece a pensare che prima erano rivestiti di un vestito speciale di un abito di luce che veniva da Dio.
Questa interpretazione l’ho esplicitata nel mio articolo “Il vestito d’Adamo“.
La decriptazione di quel versetto Genesi 3,7 portò a questo pensiero:
Si portò a finire il soffio che riversava la grazia, n’uscì la sorgente, ad invecchiare furono. Uscì la vita, portata era stata a bloccare nell’esistenza l’energia che portava la rettitudine spazzata. Fu un verme nella vita ad entrare nei viventi che porta nell’esistenza alla fine il soffio che li saziava dall’alto. La perversità fu ad agire, dal mantello uscirono. Nelle midolla uno straniero li segnò.”

Da Dio veniva un mantello che ricopriva l’uomo; quello era il vestito di Adamo!
In definitiva li copriva la frangia del mantello di Dio!
Li copriva cioè “la luce che portava il Potente “.
Prima erano rivestiti dalla luce “‘or” che Dio aveva creato il primo giorno, ma erano ora piombati nel potere potenziale delle tenebre.
Il racconto del Genesi propone un rimedio da parte di Dio: “Il Signore Dio fece all’uomo e alla donna tuniche di pelli e li vestì.” (Genesi 3,21)
In luogo dell’abito di luce fece loro un abito di pelli .
Sottile gioco di lettere che ha segnato la vita dell’uomo:

  • luce, “dall’Unico Portare nella mente “;
  • pelle, “al peccare () con i corpi .”

MANTELLO NEL NUOVO TESTAMENTO
Primo episodio importante che si rifà alle frange del mantello di Gesù, che aveva evidentemente dei bordi con i cordoncini secondo la Torah, è il seguente:
“…le folle gli si accalcavano attorno. E una donna, che aveva perdite di sangue da dodici anni, la quale, pur avendo speso tutti i suoi beni per i medici, non aveva potuto essere guarita da nessuno, gli si avvicinò da dietro, gli toccò il lembo del mantello e immediatamente l’emorragia si arrestò. Gesù disse: Chi mi ha toccato? Tutti negavano. Pietro allora disse: Maestro, la folla ti stringe da ogni parte e ti schiaccia. Ma Gesù disse: Qualcuno mi ha toccato. Ho sentito che una forza è uscita da me. Allora la donna, vedendo che non poteva rimanere nascosta, tremante, venne e si gettò ai suoi piedi e dichiarò davanti a tutto il popolo per quale motivo l’aveva toccato e come era stata guarita all’istante. Egli le disse: Figlia, la tua fede ti ha salvata. Và in pace!” (Luca 8,42-48; Matteo 9,20-22; Marco 5,21-43)
Il mantello di Gesù qui evidentemente è chiaro che è il mantello di salvezza.
Le sue lettere possono leggersi “dentro la fortuna/sorte “, onde avere un contatto con chi lo porta è avere un collegamento con la sua sorte e il nome di Gesù è Salvezza.

Ed ancora sempre con riferimento, ai fiocchi del mantello ed al potere che promanava da Gesù, sta il fatto che; “…la gente del luogo, riconosciuto Gesù, diffuse la notizia in tutta la regione; gli portarono tutti i malati, e lo pregavano di poter toccare almeno l’orlo del suo mantello. E quanti lo toccavano guarivano.” (Matteo 14,35s)

C’è poi un episodio in cui un cieco chiamato da Gesù gli corre incontro dimentico della sua unica fortuna, il mantello.
“E giunsero a Gerico. Mentre partiva da Gerico insieme ai suoi discepoli e a molta folla, il figlio di Timeo, Bartimeo, che era cieco, sedeva lungo la strada a mendicare. Sentendo che era Gesù Nazareno, cominciò a gridare e a dire: Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me! Molti lo rimproveravano perché tacesse, ma egli gridava ancora più forte: Figlio di Davide, abbi pietà di me! Gesù si fermò e disse: Chiamatelo! Chiamarono il cieco, dicendogli: Coraggio! Alzati, ti chiama! Egli, gettato via il suo mantello, balzò in piedi e venne da Gesù. Allora Gesù gli disse: Che cosa vuoi che io faccia per te? E il cieco gli rispose: Rabbunì, che io veda di nuovo! E Gesù gli disse: Và, la tua fede ti ha salvato. E subito vide di nuovo e lo seguiva lungo la strada.” (Marco 10,46-52)

Durante la sua passione i soldati romani “Spogliatolo, gli misero addosso un manto scarlatto e, intrecciata una corona di spine, gliela posero sul capo, con una canna nella destra; poi mentre gli si inginocchiavano davanti, lo schernivano: Salve, re dei Giudei!” (Matteo 27,28s)
Gli stranieri gli misero il manto della regalità e perché si faceva “re” dei Giudei lo crocifissero come poi scrissero sulla croce: INRI.

“I soldati poi, quando ebbero crocifisso Gesù, presero le sue vesti, ne fecero quattro parti – una per ciascun soldato – e la tunica. Ma quella tunica era senza cuciture, tessuta tutta d’un pezzo da cima a fondo. Perciò dissero tra loro: Non stracciamola, ma tiriamo a sorte a chi tocca. Così si compiva la Scrittura (Salmo 22,19), che dice: Si sono divisi tra loro le mie vesti e sulla mia tunica hanno gettato la sorte. E i soldati fecero così.” (Giovanni 19,23s)
Presero i Romani la fortuna, le sorti di Gesù e la divisero in quattro parti come i quattro punti cardinali della rosa dei venti; così Gesù investirà con la sua sorte tutto il mondo allora conosciuto.

Ancora una considerazione.
Israele è l’amata del Signore!
È lei che nel Cantico dei Cantici, idealizzata come una sposa, si presenta così:
“Chi è costei che sorge come l’aurora,
bella come la luna,
fulgida come il sole,
terribile come schiere a vessilli spiegati?” (Cantico 6,10)

L’Apocalisse vede in profezia la nuova Israele, quando riporta la visione della donna incinta e del drago:
“Nel cielo apparve poi un segno grandioso: una donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e sul suo capo una corona di dodici stelle.” (Apocalisse 12,1)

La donna incinta che si prepara a partorire i cristiani, è la figura di Maria.
Questa donna ha il mantello luminoso di sole.
È la Chiesa rivestita della presenza di Dio, del Cristo morto risorto.
L’autore dell’Apocalisse, infatti, al primo capitolo aveva detto che in mezzo a sette lampade di oro, cioè delle sette Chiese aveva visto “Come un figlio di uomo… ed il suo volto somigliava al sole quando splende in tutta la sua forza.” (Apocalisse 1,16)

Ovviamente ciò aveva anche un significato letterale per i tanti ebrei cristiani di quel tempo.
In ebraico, infatti, sole si dice “shoemoesh” e si può spezzare in:
“il Nome l’illumina “.
In definitiva Lei annuncia il Risorto che salva ().

Del resto il sole è una allegoria e per ben due volte lo stesso libro sottolinea:

  • 21,23 – “La città (la nuova Gerusalemme) non ha bisogno della luce del sole, né della luce della luna perché la gloria di Dio la illumina e la sua lampada è l’Agnello.”
  • 22,5 – “Non vi sarà più notte e non avranno più bisogno di luce di lampada, né di luce di sole, perché il Signore Dio li illuminerà e regneranno nei secoli dei secoli.”

ISAIA 59 – DECRIPTAZIONE
Isaia 59,1 – Ecco, non è troppo corta la mano del Signore per salvare; né troppo duro è il suo orecchio per udire.

Isaia 59,2 – Ma le vostre iniquità hanno scavato un solco fra voi e il vostro Dio; i vostri peccati gli hanno fatto nascondere il suo volto per non darvi più ascolto.

Isaia 59,3 – Le vostre palme sono macchiate di sangue e le vostre dita di iniquità; le vostre labbra proferiscono menzogne, la vostra lingua sussurra perversità.

Isaia 59,4 – Nessuno muove causa con giustizia, nessuno la discute con lealtà. Si confida nel nulla e si dice il falso, si concepisce la malizia e si genera l’iniquità.

Isaia 59,5 – Dischiudono uova di serpente velenoso, tessono tele di ragno; chi mangia quelle uova morirà, e dall’uovo schiacciato esce un aspide.

Isaia 59,6 – Le loro tele non servono per vesti, essi non possono coprirsi con le loro opere; le loro opere sono opere inique, il frutto di oppressioni è nelle loro mani.

Isaia 59,7 – I loro piedi corrono al male, si affrettano a spargere sangue innocente; i loro pensieri sono pensieri iniqui, desolazione e distruzione sono sulle loro strade.

Isaia 59,8 – Non conoscono la via della pace, non c’è giustizia nel loro procedere; rendono tortuosi i loro sentieri, chiunque vi cammina non conosce la pace.

Isaia 59,9 – Per questo il diritto si è allontanato da noi e non ci raggiunge la giustizia. Speravamo la luce ed ecco le tenebre, lo splendore, ma dobbiamo camminare nel buio.

Isaia 59,10 – Tastiamo come ciechi la parete, come privi di occhi camminiamo a tastoni; inciampiamo a mezzogiorno come al crepuscolo, nel pieno vigore siamo come i morti.

Isaia 59,11 – Noi tutti urliamo come orsi, andiamo gemendo come colombe; speravamo nel diritto ma non c’è, nella salvezza ma essa è lontana da noi.

Isaia 59,12 – Poiché sono molti davanti a te i nostri delitti, i nostri peccati testimoniano contro di noi; poiché i nostri delitti ci stanno davanti e noi conosciamo le nostre iniquità:

Isaia 59,13 – prevaricare e rinnegare il Signore, cessare di seguire il nostro Dio, parlare di oppressione e di ribellione, concepire con il cuore e pronunciare parole false.

Isaia 59,14 – È trascurato il diritto e la giustizia se ne sta lontana, la verità incespica in piazza, la rettitudine non può entrarvi.

Isaia 59,15 – La verità è abbandonata, chi evita il male viene spogliato. Ha visto questo il Signore ed è male ai suoi occhi che non ci sia più diritto.

Isaia 59,16 – Egli ha visto che non c’era nessuno, si è meravigliato perché nessuno intercedeva. Ma lo ha soccorso il suo braccio, la sua giustizia lo ha sostenuto.

Isaia 59,17Egli si è rivestito di giustizia come di una corazza, e sul suo capo ha posto l’elmo della salvezza. Ha indossato le vesti della vendetta, si è avvolto di zelo come di un manto.

Isaia 59,18 – Egli ricompenserà secondo le opere: sdegno ai suoi avversari, vergogna ai suoi nemici; alle isole darà la ricompensa.

Isaia 59,19 – In occidente temeranno il nome del Signore e in oriente la sua gloria, perché egli verrà come un fiume impetuoso, sospinto dal vento del Signore.

Isaia 59,20Un redentore verrà per Sion, per quelli di Giacobbe convertiti dall’apostasia. Oracolo del Signore.

Isaia 59,21 – Quanto a me – dice il Signore – ecco la mia alleanza con loro: il mio spirito che è sopra di te e le parole che ho posto nella tua bocca non si allontaneranno dalla tua bocca né dalla bocca dei tuoi discendenti né dalla bocca dei discendenti dei tuoi discendenti – dice il Signore – ora e sempre.

L’intera decriptazione riguarda l’opera della Madre, la Chiesa, uscita dal Costato del Messia crocifisso.

Isaia 59,1 – Al mondo per finirlo l’Unico si rovescia sul nemico. Uscito è per il “basta” alla perversità. Per salvare si porta dal serpente dell’Unico così la rettitudine. Lo sbarrerà nel mondo. L’Unico colpirà l’angelo (ribelle) che si portò. In un vivente per liberarli si porta in azione.

Isaia 59,2 – Così è dell’Unigenito la Madre in azione a portarsi con gli apostoli del Crocifisso. È la rettitudine della Madre che al mondo è portata ai viventi. A trarre fuori è la vita intelligente, per la rettitudine dai viventi dai cuori è l’energia originata dal serpente ad uscire. In forza della rettitudine ai viventi portata, il peccato si porta a finire e così la vita riesce in pienezza. Finalmente è nei corpi riportato il soffio. Per gli apostoli sono stati i viventi all’acqua dalla retta Madre alla vita risorti, ed ai viventi ha riportato all’ascolto.

Isaia 59,3 – Così è la rettitudine della Parola nell’esistenza per la retta Madre. Gli apostoli per la redenzione dentro il sangue (con l’eucaristia) portano dell’Unigenito che scendendo dentro il peccare a finire porta così dai viventi. Dentro la perversità brucia lo spirito/soffio del Crocifisso, lo porta ai designati la retta Madre della Parola ed al mentitore serpente il fuoco porta per ucciderlo. Dalla viventi l’iniquità finisce scacciata dal mondo.

Isaia 59,4 – Dell’Unigenito è per gli apostoli riversato un corpo/popolo al Padre di giusti. Portato dell’Unico è dagli apostoli soffiata la carità, a ri – abitare la fede dentro i cuori portano. Alle strette si vede il serpente al deserto portato con la parola per la distruzione. A rigenerare portano gli infelici e la perversità del serpente è sbarrata, annullata.

Isaia 59,5 – Dentro la forza riscende. È a scendere dalla Parola l’azione portata dagli apostoli che si sono versati da casa. Con l’agire portano lo sperare con un corpo/popolo che è ad operare da retto. Dentro è illuminato dalla forte luce nel cammino portata ed al mondo inizia la sposa dei viventi dentro ad essere alzata. Sono riusciti in vita a riessere dai morti, sono fuori questi riportati con i corpi, tutta rovesciata si vede l’azione delle origini, il soffio (del serpente) si vede uscito.

Isaia 59,6 – A sgorgare è riuscita la pienezza dell’esistenza nel mondo essendo stata portata del serpente la perfidia che recò ad annullare. Sarà alla fine dalla rettitudine in un buco condotto ad abitare per la vita. Si vedrà il fuoco con forza uscire dalla Madre dal seno con la risurrezione che è del primogenito a recare. Gli apostoli la recano con la parola. L’innalzato ai viventi per convertire la rettitudine soffiò; fu ad uscire con la Madre.

Isaia 59,7 – Dal corpi a scorrere una potenza è uscita, la Madre del Potente, la compagna, è un corpo/popolo per alzare portata ed sarà dalla Madre partorito. La recò a guizzare dal monte calvo. Da un retto, dal sangue innocente, dalle midolla sorta, da dentro la croce è uscita la Madre. Una macchina da guerra ha portato dalla croce. Per annullare il maligno l’ha recata. Per portare la risurrezione del Figlio. Della casa la strada porta ad indicare ai viventi.

Isaia 59,8 – Alla strada del delitto ha recato con la Madre il “no”. Una forza per sbarrare il peccare ha recato. L’annulla nei viventi con la risurrezione del Verbo. Nei cuori dentro ai viventi ricomincia ad agire l’energia del Potente. Dalla croce con la Madre il sentiero ha portato. Dalla croce è uscita la Madre in azione; ha versato la risurrezione che porta il serpente ad uscire dai viventi. Alla sposa la strada per casa ha aperto. Al serpente la calamità agisce con la risurrezione che con potenza reca la Madre.

Isaia 59,9 – In azione in cammino l’energia nel corpo nelle tombe rovescerà ai viventi per risorgerli. Il soffio al cuore per rivivere ai viventi invierà e porterà la potenza a venire con la risurrezione. Sarà dal cammino ad inviarli su dalla polvere del mondo. Puri usciranno per il Potente. L’Unigenito li porterà col corpo e usciranno angeli dal mondo. Dalla tomba risorta la sposa allo splendore porterà alla fine. A casa dall’Unico la Parola con potenza li porterà alla fine; li guiderà retti.

Isaia 59,10 – Inviata in cammino alla luce, dal Risorto uscì da casa. In azione a portato un’irrigazione con la Madre che a riversare un corpo/popolo porta di retti. Dall’Unico è stata inviata una sorgente. È la Madre con gli apostoli nel cammino che con la risurrezione hanno acceso il mondo. Così sorse del Potente il frutto su dal monte. Dal luogo del calvo monte da dentro dell’Unigenito sorse con l’acqua inviata all’esistenza la Madre con la rettitudine; gli uomini saranno a rivivere.

Isaia 59,11 – Inviata fuori con l’acqua uscì la rettitudine. Un aiuto ci fu per i viventi che da sposa bella porterà con la colomba (Spirito Santo). Sono con la Madre usciti in cammino per il mondo gli apostoli. Escono a guarire, inviano speranza, dal serpente salvano, il soffio della carità recano. Dall’Unigenito sono stati inviati gli apostoli. Con potenza da Gesù partoriti, dal chiuso versati nel mondo, la vita con l’acqua gli apostoli recano.

Isaia 59,12 – La rettitudine è stata dal corpo dentro portata dalla Parola. Risorto si rivede essere il Figlio in cammino che aiuta. Con la rettitudine recata del peccato porterà la fine dell’opprimere. Ha recato in azione l’energia il Crocifisso nel mondo. Dal Figlio portata la rettitudine è stata che il delitto è a rifiutare. Del Crocifisso l’energia portata reca l’iniquità a finire. Sono gli apostoli a portare nell’esistenza la conoscenza che degli angeli portiamo la vita.

Isaia 59,13 – All’arroganza, al peccare, al mentire, ove dentro c’è perversità, si portano gli apostoli. Dagli sviati viventi fratelli, dai corpi la maledizione è fugata. Da dentro il male con la risurrezione sperata che li riempie dai corpi esce. Rigenerati, li portano e ad entrare in cammino. E nei viventi nei cuori con la parola la forza della risurrezione si riiversa nei corpi.

Isaia 59,14 – E per il mondo in giro in cammino di fratelli si porta un corpo/popolo di viventi risorti. La parola dell’amore recano con la giustizia al mondo. Esce l’amarezza, l’annuncio versano del Crocifisso ai popoli. Con l’aiuto della rettitudine è così il delitto ad uscire da dentro i corpi, con l’annunciare dentro che l’Unigenito i viventi crocefissero, ma che per l’energia della rettitudine dalla tomba riuscì in potenza. Riverrà per condurre la sposa nel cuore; la condurrà dall’Unico.

Isaia 59,15 – E dalla croce uscita è al mondo la verità. Gli apostoli un gregge al Crocifisso portano dalla ribellione viventi dal male liberati del tormentatore e staranno nel corpo dell’Unigenito. Il Signore ha portato ad esistere per il male una sorgente da cui è a portarsi la rettitudine che è per annullarlo. Nei viventi s’accende il soffio dell’amore.

Isaia 59,16 – Portata è stata in un corpo per la prima volta la rettitudine che è dell’Unico. È stata l’energia in un uomo portata, è stato risorto, dalla croce riportato in vita, con le piaghe è stato l’Unigenito riinviato ai viventi. Dalla Parola in cammino è stato l’oppressione portata a bruciare. L’innalzato ha portato una stirpe, l’ha portata il Giusto dalla croce e al mondo è stata dall’Unico la pienezza della vita retta dalla croce fuori portata. (Luca 27,46 “Visto ciò che era accaduto, il centurione glorificava Dio: Veramente quest’uomo era giusto.”)

Isaia 59,17 – Portata è stata dal cuore del risorto la giustizia. La rettitudine ha risorto il corpo. E stata l’energia portata della rettitudine; l’ha recata dentro in azione da Gesù, il Figlio dell’Unico che la risurrezione ha recato. Ed è stata del serpente dentro bruciata la perfidia. È stata l’energia versata con la Madre dal colle. Da dentro alla luce il Crocifisso l’ha portata. Si è vista dal cuore del retto con l’acqua, per l’azione che ci fu del serpente con una canna. Dall’Unigenito uscì.

Isaia 59,18 – La rettitudine l’innalzato in cammino con la Madre al serpente ha recato dalla croce. La rettitudine dell’Altissimo brucerà con potenza dai viventi il veleno del serpente che giù nei corpo è stato portato. Dal cammino per recidere il serpente nemico si è portato il Potente per i guai che sono stati ai viventi nel cammino della vita recati dal leone che da potente vi vive.”(1Pietro 5,8b “Il vostro nemico, il diavolo, come leone ruggente va in giro, cercando chi divorare.”)

Isaia 59,19 – Ed è stata la paura portata da un vivente in vita al nemico a casa a venire. La risurrezione in vita il Signore ha portato. Un vivente per i colpi (ricevuti) al corpo dalla tomba ha risorto in vita. Ha risorto un primo, dalla croce alla gloria l’ha portato. La rettitudine nell’esistenza è stata dentro portata dall’Unico, come un fiume giù dal corpo lo Spiritoil Signore ha inviato in pienezza, dal foro fuori da dentro l’ha portato.

Isaia 59,20 – E da casa di quel primo per il serpente giù sono stati portati gli apostoli. Nel cammino hanno portato Dio. Hanno portato del serpente alla prigione il soffio della risurrezione, per la caligine spazzare. Ha versato figli per l’Unico la Madre del Signore.

Isaia 59,21 – E dall’Unico inviata è stato con questo Unigenito crocefisso l’alleanza (il Figlio è in croce); è stato dall’Unico portato il segno vivente che parla. Il Signore nel corpo ha portato in vita la Donna; nel corpo in azione dal serpente si è così portata la Parola. Sarà stato per l’Unico a sradicarlo dagli uomini dall’esistenza. Dentro la Parola è stata così al serpente guai per i viventi a portare. Il fuoco gli ha recato in vita, l’ha soffiato con forza per arderlo dai viventi. La Parola fu colpita dal cattivo, così con un bastone l’acqua col soffio ad esistere da questa dal corpo si vide. La rettitudine iniziò ai viventi dal Signore dal seno. Dalla croce uscì e l’Eterno in azione ha recato al serpente la Madre.

1SAMUELE 24 – DECRIPTAZIONE
1Samuele 24,1 – Davide da quel luogo salì ad abitare nei luoghi impervi di Engàddi.

1Samuele 24,2 – Quando Saul tornò dall’azione contro i Filistei, gli riferirono: Ecco, Davide è nel deserto di Engàddi.

1Samuele 24,3 – Saul scelse tremila uomini valorosi in tutto Israele e partì alla ricerca di Davide e dei suoi uomini di fronte alle Rocce dei Caprioli.

1Samuele 24,4 – Arrivò ai recinti delle greggi lungo la strada, ove c’era una caverna. Saul vi entrò per coprire i suoi piedi, mentre Davide e i suoi uomini se ne stavano in fondo alla caverna.

1Samuele 24,5 – Gli uomini di Davide gli dissero: Ecco il giorno in cui il Signore ti dice: Vedi, pongo nelle tue mani il tuo nemico: trattalo come vuoi. Davide si alzò e tagliò un lembo del mantello di Saul, senza farsene accorgere.

1Samuele 24,6 – Ma ecco, dopo aver fatto questo, Davide si sentì battere il cuore per aver tagliato un lembo del mantello di Saul.

1Samuele 24,7 – Poi disse ai suoi uomini: Mi guardi il Signore dal fare simile cosa al mio signore, al consacrato del Signore, dallo stendere la mano su di lui, perché è il consacrato del Signore.

1Samuele 24,8 – Davide a stento dissuase con le parole i suoi uomini e non permise loro che si avventassero contro Saul. Saul uscì dalla caverna e tornò sulla via.

1Samuele 24,9 – Dopo questo fatto, Davide si alzò, uscì dalla grotta e gridò a Saul: O re, mio signore! Saul si voltò indietro e Davide si inginocchiò con la faccia a terra e si prostrò.

1Samuele 24,10 – Davide disse a Saul: Perché ascolti la voce di chi dice: Ecco, Davide cerca il tuo male?

1Samuele 24,11 – Ecco, in questo giorno i tuoi occhi hanno visto che il Signore ti aveva messo oggi nelle mie mani nella caverna; mi si diceva di ucciderti, ma ho avuto pietà di te e ho detto: Non stenderò le mani sul mio signore, perché egli è il consacrato del Signore.

1Samuele 24,12 – Guarda, padre mio, guarda il lembo del tuo mantello nella mia mano: quando ho staccato questo lembo dal tuo mantello nella caverna, non ti ho ucciso. Riconosci dunque e vedi che non c’è in me alcun male né ribellione, né ho peccato contro di te; invece tu vai insidiando la mia vita per sopprimerla.

1Samuele 24,13 – Sia giudice il Signore tra me e te e mi faccia giustizia il Signore nei tuoi confronti; ma la mia mano non sarà mai contro di te.

1Samuele 24,14 – Come dice il proverbio antico: Dai malvagi esce il male, ma la mia mano non sarà contro di te.

1Samuele 24,15 – Contro chi è uscito il re d’Israele? Chi insegui? Un cane morto, una pulce.

1Samuele 24,16 – Il Signore sia arbitro e giudice tra me e te, veda e difenda la mia causa e mi liberi dalla tua mano.

1Samuele 24,17 – Quando Davide ebbe finito di rivolgere a Saul queste parole, Saul disse: È questa la tua voce, Davide, figlio mio? Saul alzò la voce e pianse.

1Samuele 24,18 – Poi continuò rivolto a Davide: Tu sei più giusto di me, perché mi hai reso il bene, mentre io ti ho reso il male.

1Samuele 24,19 – Oggi mi hai dimostrato che agisci bene con me e che il Signore mi aveva abbandonato nelle tue mani e tu non mi hai ucciso.

1Samuele 24,20 – Quando mai uno trova il suo nemico e lo lascia andare sulla buona strada? Il Signore ti ricompensi per quanto hai fatto a me oggi.

1Samuele 24,21 – Ora, ecco, sono persuaso che certamente regnerai e che sarà saldo nelle tue mani il regno d’Israele.

1Samuele 24,22 – Ma tu giurami ora per il Signore che non eliminerai dopo di me la mia discendenza e non cancellerai il mio nome dalla casa di mio padre.

1Samuele 24,23 – Davide giurò a Saul. Saul tornò a casa, mentre Davide con i suoi uomini salì al rifugio.

Nella bibbia ebraica il versetto 1Samuele 24,1 è il 23,29; perciò il testo ebraico dei versetti fino a fine capitolo ha numerazione scalata di un’unità.

1Samuele 24,1 – E sono visti rinascere per il portato sangue dal Risorto che nei viventi si reca a dimorare. Da dentro le azzime aiuto reca agli sviati (in cui) è l’energia a scorrere quanto basta.

1Samuele 24,2 – Recata è nel mondo la forza della rettitudine che la felicità accende dentro. L’inferno, che nei viventi all’origine chiuso nel corpo fu con il soffio dal serpente, per il Risorto finisce. È ai viventi a recare la forza. Nel cammino aiuto reca accompagnandoli. La potenza del’Unigenito vive nel corpo/Chiesa (nella quale) rientra l’energia che uscì dell’amore; dentro vive nella Parola, fonte che scorre a sufficienza…

1Samuele 24,3 – …che è riversata nelle assemblee. Della risurrezione del corpo nel terzo (giorno) del Crocifisso, che di Dio il Verbo è, la Madre agli uomini dentro annuncia. (Questa) il corpo con le piaghe potente fu del Risorto a vedere. Accompagnata è nel cammino. La potenza dentro Le versa per esaltare l’Amato e agli uomini è a recarlo. In alto (Questi) in persona fu a salire col corpo, (eppure) è nel mondo; ad aiutare è la Madre.

1Samuele 24,4 – Ed è dentro ad unire per Dio nel cammino le generazioni e segna nel mondo le pecore. Dall’alto entra nel corpo/Chiesa l’aiuto della rettitudine che porta ad accendere nei viventi. Per la Madre il nemico, che al mondo a recare fu dentro ad una donna nel corpo la potenza, esce pienamente afflitto. Il Crocifisso al corpo/Chiesa a rivelarsi fu e Le recò l’amore da portare agli uomini. Fu a portarsi dentro nei recessi il Crocifisso; fu ad entrare in seno a dimorarLe per stare con i viventi.

1Samuele 24,5 – E fu ad iniziare una vita che sazia gli uomini in forza dell’amore di Dio che fu recata nel mondo agli apostoli. Usciti, per il mondo sono a recare ai viventi la felicità parlando del Signore. Di Dio sono i sacerdoti che in campo si scontrano con la rettitudine per opprimere il drago. Vengono dal nemico a stare con la rettitudine sola da forza; così portati ad operare sono stati dal Crocifisso che al serpente li ha condotti per affliggerlo. Il Risorto con irrigazione dal cuore dall’intimo una fontana fu di rettitudine a recare. Fu a versarla ai viventi per amore; la portò dai recessi il Crocifisso. Venne la rettitudine inviata. Al soffio gli uscì dal seno; era la potenza delle origini a riaccendere nei corpi. Al serpente la distruzione reca nei cuori per incantesimo.
1Samuele 24,6 – Ed è nel mondo ad esistere di fratelli un corpo (in cui) è la rettitudine ad abitare. È (questo corpo) la sposa che sola porta aiuto all’Unigenito. Il Crocefisso si recò in alto dall’Unico che ne risorse il corpo. L’Agnello crocifisso riverrà così con gli angeli per soffiar via con la risurrezione dei corpi il serpente bruciandolo nei corpi.
1Samuele 24,7 – E sarà l’Unigenito a rivivere col corpo a guizzare dagli uomini; sarà a portarsi fuori di notte nel mondo. In potenza sarà tra i viventi il Signore. L’Unigenito tra i viventi, il primo che si vide risorto, riuscirà. Riverrà per aiutare dentro il corpo. Nel mondo questi rientrerà per il rifiuto (in quanto) giudicato è stato il serpente. I viventi risorgerà ; chi è nelle tombe (una lettura di Messia ) sarà fuori a riportarsi nel mondo. La potenza brucerà il serpente nel chiuso dov’è sbarrato. Gli saranno dentro portate bruciature. Nei viventi il dono della vita porterà ad entrare di Lui.

1Samuele 24,8 – E saranno i risorti alla pienezza dell’Eterno portati. Con l’aiuto dell’Unigenito tutti gli uomini saranno condotti. Dentro s’insinueranno nel corpo a stargli i viventi ed il Potente ad incontrare tutti invierà per vivervi. Dal Potente per la risurrezione Dèi luminosi dal corpo verserà i viventi che vivi gli usciranno dal seno. Dal corpo fuori si porteranno; saranno dal Potente nella gloria con i corpi retti.

1Samuele 24,9 – E saranno, avendo riversato nei viventi l’amore (Spirito Santo), fratelli del corpo/della Chiesa, essendo retti, tra gli angeli portati. Essendo giù, per la fede entrata nei viventi, il nemico uscito, recherà il Diletto all’Unico i fratelli che nel corpo/Chiesa stavano. Nell’inferno il serpente, (quale) unico essere ribelle, dall’Unigenito giudicato, starà. Dal mondo nel Regno li condurrà. Saranno dentro al cuore del Risorto all’Unico portati. Dal Potente i fratelli con i corpi sarà a recare. E saranno al culmine dell’amore, dell’Unico al volto saranno i viventi. Che dalla terra fuori li avrebbe portati a stare risorti il Crocifisso aveva annunciato.

1Samuele 24,10 – E fu a dire che l’amore del Potente (lo Spirito Santo) avrebbe riacceso nei corpi. La potenza della vita uscirà dal Crocefisso. Un fuoco dal seno gli verrà. S’insinuerà nei corpi per stare negli uomini. La potenza delle origini nei viventi nei corpi rientrerà. L’energia entrerà dell’amore (Spirito Santo) che nei viventi dentro si verserà per bruciare del cattivo l’oppressione.

1Samuele 24,11 – Uscirà l’angelo (ribelle) dal mondo. Fuori sarà portato dai viventi. Usciranno questi rigenerati. La desiderata rovina all’angelo sarà dalla rettitudine a venirgli. L’Unigenito con la risurrezione nei corpi l’angelo finirà. L’ucciderà il Signore nel mondo. Un giorno dentro risarà per aiutare. A casa dei viventi alla vista col corpo riuscirà. E disse che il serpente avrebbe ucciso con la rettitudine. Ed in croce stretto da un foro dell’innalzato ci fu la rettitudine e fu (così) a dirgli il rifiuto. Dall’Unico risorto, guizzò in vita; alla porta rifù di casa. Dall’Unico giudicato era stato retto; fu in vita a risorgerlo. S’era chiuso il Signore in Lui.

1Samuele 24,12 – Aveva portato il Padre a stare nel corpo l’Unigenito nel mondo. A scorrere in un vivente nel corpo l’Unigenito entrò. Venne la rettitudine inviata con il Verbo in un seno; fu nel cammino dentro con la forza per aiutare. Fu così a stare in una casa un agnello scelto. Fu l’Unigenito nell’oppressione inviato. Il Verbo in un vivente in azione fu per la potenza della rettitudine recare. Dal serpente l’Unigenito ucciso in croce sarà per la rettitudine. Per sbarrare il peccare dal corpo dell’Unigenito uscì la rettitudine che sarà ad annullarlo. Dentro sarà a sbarrare la forza del maligno che al mondo portò la superbia con l’iniquità all’origine. Il peccato finito sarà. Del Potente la rettitudine portata verrà a scacciarlo. Verrà l’angelo superbo dall’esistenza dal Potente abbattuto; lo strapperà via.

1Samuele 24,13 – Sarà la risurrezione soffiata dal cuore del Signore (dove) ad abitare sta l’angelo. La forza portata dentro sarà ad ucciderlo e l’essere puro nei viventi inviato risarà. Sarà dal Signore ai viventi dalla piaga portata la forza che a sbarrare sarà il serpente. Riverrà a esistere dentro la rettitudine.

1Samuele 24,14 – La rettitudine dell’Unico a liberare sarà l’origine dell’inganno bruciando il serpente. Fuori l’abbatterà dal sangue. L’energia pura nei corpi brucerà l’azione che c’è nei viventi. Spuntando nei corpi brucerà il peccare. Sarà da sbarramento ad essergli. Il rifiuto del Crocifisso entrerà con il carico della rettitudine.

1Samuele 24,15 – Ricominceranno dalle tombe i corpi a riessere in vita. Sarà spuntata nei viventi la potenza della rettitudine che sarà stata a risorgere i corpi. Di Dio fratelli col corpo saranno. Vivi saranno dai morti usciti. Ai corpi avrà portato aiuto il soffio dell’Unigenito che avrà chiuso nei corpi la forza della rettitudine nei cuori. La vita in tutti delle origini si chiuderà nei corpi. Belli i corpi si vedranno per la risurrezione. Fratelli per l’aiuto…

1Samuele 24,16 – li ha portati ad essere il Signore (mentre) con potenza avrà punito e bruciato col soffio nei cuori dentro l’esistenza dell’angelo (ribelle). La forza che avrà recato dentro sarà ad ucciderlo e l’esistenza nei corpi dell’origine riporterà. Sarà nei corpi dentro dall’Unigenito finita la contesa. Sarà stata l’esistenza giudicata dell’angelo che nei giorni li fiacca.

1Samuele 24,17 – E saranno ad uscire dall’esistenza di pianto che il serpente ha recato per il Crocifisso che per l’Amore (Spirito Santo) nacque. Dentro un corpo venne l’aiuto. La purità fu in un vivente ad entrare di Dio nel mondo. Dio ne risorse il corpo e fu l’originaria vita in un corpo riaccesa. L’Unico lo recò per la potenza nel mondo versare in cammino. Per questo usciranno figli essendo stata dall’amore (dallo Spirito Santo ) recata la forza della risurrezione con la distruzione desiderata del serpente. Ad arrostire lo porterà, avendo portato l’esistenza nel pianto.

1Samuele 24,18 – E saranno ad iniziare a vivere con il corpo da esseri divini. Per l’Amore (Spirito Santo) giusti verranno i viventi che a vivere con gli angeli saranno per rettitudine. Saranno a venire beneficati. Al Potente dal Crocifisso inviati saranno, ad entrargli nel cuore li porterà dentro Lui. L’angelo che affliggeva i viventi il Potente avrà finito; sarà stato spento il male nel mondo.

1Samuele 24,19 – E verranno ad uscire per fortuna con il Crocifisso dal mondo. Saranno a portarsi i viventi uniti dal Crocifisso. Nel Risorto nel corpo si vedranno porsi. Entrati verranno a stargli nel cuore. E dentro gli entrati verranno dall’Unico. Nel Risorto nel corpo racchiusi, inviati saranno dal Signore a casa che a fiaccare avrà portato il serpente. Dall’Unigenito ucciso il drago sarà stato.

1Samuele 24,20 – E così saranno a stare i viventi su con l’Unico. Gli uomini verranno dell’Unigenito a stare a casa. E per la risurrezione con il vigore riportato dentro le generazioni rette di cuore porterà a casa. Dal mondo li porterà il Signore a stare nella pace. Così nel cuore li porterà dentro ad entrare tutti racchiusi. Il Crocifisso dal mondo sarà a condurre i viventi fuori. Questi entreranno nella felicità; a vedere la luce staranno, nella lode saranno.

1Samuele 24,21 – E dal tempo fuori usciranno. Inviati dal mondo saranno alla conoscenza tutti a stare. Così saranno nel Regno dal Crocifisso i viventi accompagnati. Retti porterà a versare i viventi del mondo; da dentro saranno alla porta anelata del Regno. Indicato era stato dal Principe di Dio…

1Samuele 24,22 – …che a portarsi nel tempo entrò del mondo. Nel settimo (giorno della creazione) entrato dal serpente a stare in casa, il Signore, l’Unigenito, da uomo – agnello fu in croce. Il seme ai fratelli dal corpo fu a recare e per primo dai morti risorse in vita. Fu in aiuto a venire il Risorto ai viventi che saranno a vivere; a casa saranno con il Crocifisso dal Padre a stare.

1Samuele 24,23 – E saranno risorti a casa dell’Eterno portati, liberati dall’inferno (dove) li portò a stare il serpente. Con la rettitudine la distruzione porterà al serpente. L’originò dal cuore stando in Croce e portò l’Amore (Spirito Santo). E gli uomini sarà a condurre a vedere il Potente e l’innalzerà al rifugio.

UN’OPERA DI MISERICORDIA
Tutto il bene viene da Dio che è il primo autore delle opere di misericordia.
Tra queste opere, com’è noto, c’è anche “vestire gli ignudi”.
È manifesto nella Bibbia il desiderio di Dio di rivestire l’uomo in qualsiasi modo.
L’aveva vestito di luce creandolo e lo riveste alla caduta.
Il primo atto di Dio come riferisce il libro della Genesi al capitolo 3, dopo la caduta, fu infatti, come abbiamo già sottolineato, il rivestire i progenitori.
Il vestire in ebraico è un verbo che ha il radicale e Dio con tale verbo subito compie questo atto fisico che nasconde un atto spirituale.
Una lettura di quel radicale consente, infatti, di collegare il serpente alle vergogne ( = ) dell’uomo.
In una visione allegorica e nemmeno tanto l’uomo per Dio è la sposa desiderata, la compagna del Cantico dei Cantici e non può permettere che vengano scoperte le sue nudità.

Là l’amata infatti perde il mantello:
“Mi han trovato le guardie che perlustrano la città;
mi han percosso, mi hanno ferito,
mi han tolto il mantello
le guardie delle mura.
o vi scongiuro, figlie di Gerusalemme,
se trovate il mio diletto,
che cosa gli racconterete?
Che sono malata d’amore!” (Cantico 5,7s)

Dice il Signore Dio: “…eri nuda e scoperta. Passai vicino a te e ti vidi; ecco, la tua età era l’età dell’amore; io stesi il lembo del mio mantello su di te e coprii la tua nudità; giurai alleanza con te, dice il Signore Dio, e divenisti mia.” (Ezechiele 16,7s)
C’è quindi in Dio la beata certezza che porterà l’uomo a riscattarsi ed al riguardo basta che l’uomo compia un primo atto, quello del pentimento.
Anche in ciò il vestire sottintende con le lettere che Dio s’impegna a far sì che in un modo o nell’altro “il cuore Illumina ” degli uomini, pur rispettando la loro libertà.
Con quel c’è poi di più, perché c’è anche la promessa che “il serpente Dentro brucerà ” con tutta la storia di salvezza che ha preparato che comporta che il “Potente Dentro sorgerà “.
E quel dentro è sia con la venuta in terra del suo Messia, il Figlio vero Dio e uomo, vale a dire con l’incarnazione e poi con l’invio dello Spirito Santo nell’intimo dell’uomo.
Tutto ciò porta al finale “il Potente Dentro li risorgerà “.

Dice al riguardo San Paolo: “Sappiamo infatti che quando verrà disfatto questo corpo, nostra abitazione sulla terra, riceveremo un’abitazione da Dio, una dimora eterna, non costruita da mani di uomo, nei cieli. Perciò sospiriamo in questo nostro stato, desiderosi di rivestirci del nostro corpo celeste: a condizione però di esser trovati già vestiti, non nudi. In realtà quanti siamo in questo corpo, sospiriamo come sotto un peso, non volendo venire spogliati ma sopravvestiti, perché ciò che è mortale venga assorbito dalla vita. È Dio che ci ha fatti per questo e ci ha dato la caparra dello Spirito.” (2Corinzi 5,1-5)
Desiderare, in ebraico () il corpo celeste ci riporta alla luce “‘or” il vestito che ci dette Dio all’origine
La conclusione grazie al Suo vestirci , “dal Potente Abiteremo nella luce “. In definitiva Dio compì per l’uomo l’atto di misericordia di “rivestire gli ignudi”.
A questo l’uomo è chiamato, cioè a dare la dovuta dignità al fratello.
L’uomo che compie questo atto di misericordia nel giudizio finale non sarà inserito tra i capri che stanno a sinistra del Signore.
“Signore, quando mai ti abbiamo visto… nudoe non ti abbiamo assistito? Ma egli risponderà: In verità vi dico: ogni volta che non avete fatto queste cose a uno di questi miei fratelli più piccoli, non l’avete fatto a me. E se ne andranno, questi al supplizio eterno, e i giusti alla vita eterna”. (Matteo 25,44-46)

IL VESTITO DI DIOultima modifica: 2018-05-22T12:23:22+02:00da mikeplato
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