SPIRITUALITA’ DELLE ARTI MARZIALI

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di Robert Buratti

Una analisi profonda del vero senso delle Arti Marziali quali vie di accesso alla consapevolezza, alla trascendenza e al dominio dell’energia. Le arti marziali orientali allenano la coscienza all’autodisciplina per portare la mente cosciente a fondersi con il principio stesso della vita.

La pratica tradizionale delle Arti Marziali sta vivendo una sorta di rinascita, e questo è in gran parte dovuto al fatto che molte persone stanno realizzando l’esistenza di componenti spirituali di tipo esoterico dietro stili ampiamente noti. Le Arti Marziali non sono più considerate residui di antiche culture, ma metodi validi ed efficaci per raggiungere la crescita spirituale ed effettivamente sono state codificate a questo scopo da sempre.
Nel 475 il monaco indiano Bodhidharma arrivò nella Cina meridionale. Al suo arrivo si trasferì nella provincia di Huan dove trascorse nove anni in meditazione di fronte alla parete rocciosa di una grotta. Quando il monaco emerse dal suo ritiro, a circa un miglio di distanza, incontrò un piccolo tempio di montagna, chiamato Shaolin. Bodhidharma fu scioccato nel vedere la terribile condizione fisica dei monaci del tempio Shaolin, che praticavano esercizi di meditazione a lungo termine che, pur rendendoli spiritualmente forti, distruggevano totalmente la loro salute fisica. Bodhidharma creò un regime di esercizi per i monaci che prevedeva tecniche fisiche efficaci nel rafforzare il corpo oltre che lo Spirito. La preoccupazione principale era quella di mantenere la forza fisica dei monaci per la meditazione. Questi esercizi fisici si sono svilupparono in ciò che ora conosciamo come “Arti Marziali”.  Tra la miriade di opzioni contemporanee per lo sviluppo dello spirito, le Arti Marziali rimangono uno dei sistemi più antichi e universalmente efficaci per insegnare le idee interiori che risvegliano la dimensione spirituale.

Il sentiero verso l’illuminazione

Il vero valore nello studio delle Arti Marziali non sta nell’apprendimento della tecnica o del sistema stesso, ma nell’acquisizione di particolari qualità interiori che vengono sviluppate attraverso il processo di apprendimento. Gli esercizi fisici sono esempi concreti di principi filosofici astratti. I sistemi di gioco di gambe insegnano allo studente le qualità dell’energia, del flusso e riflusso e del potenziale creativo e distruttivo. I modelli di lavoro manuale insegnano allo studente l’equilibrio, la dinamica e l’intuizione dello spirito naturale. Le azioni di bloccare, deviare, colpire, spezzare e lanciare contengono tutte concetti che possono essere applicati allo spirito umano. Quindi in combattimento, fondiamo questi concetti e nel processo scopriamo la nostra stessa natura che è costretta ad emergere spinta da estremo stress e pressione.  Quando si è sotto attacco il proprio metallo viene testato ed emerge con una nuova visione di se stessi e, in alcuni casi, con la visione del vero Sé. Questo è un primo passo verso l’autorealizzazione. Il leggendario samurai giapponese Myamoto Musashi scoprì che più cercava competenza ed efficienza nel suo allenamento, più cercava competenza ed efficienza in tutte le cose. Si rese conto che la marzialità dell’Arte della Spada era applicabile ad ogni cosa. Il combattimento, infatti, pone grandi esigenze alle capacità del guerriero. Tali richieste agiscono come potenti situazioni di apprendimento per l’auto-scoperta e l’auto-guarigione.  Affrontando la morte  Forse la prima e più importante di queste è il confronto con la morte. Nel corso della vita abbiamo da confrontarci sporadicamente con la morte, attraverso la famiglia, la televisione, il cinema o la letteratura. Nel mondo moderno crediamo di avere familiarità con la morte, ma raramente ci troviamo di fronte alla prospettiva della nostra scomparsa personale. Quando questa giungerà, molto probabilmente sarà un evento improvviso, irrevocabile e scomodo da cui non impariamo nulla. L’artista marziale non ignora o attende la morte, ma cammina verso di essa. Nelle arti marziali, la morte è una presenza costante. L’intera attività ruota attorno ad essa. Attacco, difesa e contrattacco sono tutti eseguiti come se si trattasse di una reale situazione di vita o di morte. Con competenza, aumenta il vigore delle azioni e, se si usano le armi, si può impiegare, ad esempio, una spada “viva” (nuda) invece di una spada di bambù o di legno. Tutto ciò rende la situazione davvero pericolosa. Il praticante affronta la morte e fa pace con essa nella consapevolezza che questa è inevitabile. Con questa comprensione, non esiste più paura e l’artista marziale è veramente libero.  Tutti i sistemi spirituali stabiliscono un confronto con la morte, poiché affrontare la morte è forse l’elemento più importante della spiritualità. Le pratiche preparatorie di base del Buddhismo implicano il riconoscimento che la vita di una persona è breve e che si può morire anche domani. Nel rituale Chod del Tibet, i praticanti visitano un cimitero di notte (dove i cadaveri vengono lasciati esposti agli elementi e agli animali spazzini) e invitano i demoni a venire a prenderli. Cristiani e musulmani invitano l’Onnipotente a prendere le loro anime in qualsiasi momento. La paura della morte è il più grande ostacolo per l’artista marziale. Questa paura ha una qualità di rigidità, di paralisi o di perdita di controllo; ci si può congelare per il terrore, o ci si può far prendere dal panico e reagire ciecamente e irrazionalmente. Tali reazioni, che si intromettono nel momento cruciale di un combattimento, faranno sopraggiungere la morte anche per il combattente tecnicamente compiuto.  Ma l’affrancamento da questa paura inabilitante libera grandi poteri. Esiste la storia di un Maestro giapponese della Cerimonia del Tè, della provincia di Tasa, un uomo senza capacità marziali e dal grande valore meditativo e spirituale. Questi offese accidentalmente un samurai di alto rango e fu sfidato a duello. Andò così dal maestro Zen locale per chiedere consiglio. Il Maestro Zen gli parlò francamente, dicendogli che aveva poche possibilità, ma che avrebbe potuto assicurarsi una morte onorevole trattando il combattimento come avrebbe fatto con il rituale formale della Cerimonia del Tè. Avrebbe dovuto comporre la sua mente, senza prestare attenzione ai meschini disturbi dei pensieri di vita o di morte. Avrebbe dovuto afferrare la spada in modo diretto, come avrebbe fatto con il mestolo della cerimonia del Tè; e con la stessa precisione e concentrazione mentale con cui avrebbe versato l’acqua bollente sul Tè, avrebbe dovuto fare un passo in avanti senza pensare alle conseguenze e colpire l’avversario in un colpo solo. Il Maestro del Tè si preparò di conseguenza, abbandonando ogni paura della morte. Quando giunse la mattina del duello, il Samurai, incontrando l’equilibrio totale e privo di paura del suo avversario, fu così scosso che pregò prontamente il perdono e interruppe il combattimento. Questa storia vuole sottolineare il riconoscimento e il trionfo mentale sulla morte come il più grande potere dell’artista marziale, in quanto questi si concentrerà sul fatto che ha poco tempo, lasciando fluire le sue azioni di conseguenza. Ogni atto è la tua ultima battaglia, e solo con questa filosofia i tuoi atti avranno il loro legittimo potere. Altrimenti saranno, per tutto il tempo in cui vivrai, gli atti di un uomo timido. Nelle parole di una leggenda dei samurai, «essere timidi va bene se vuoi essere immortale, ma se stai per morire, non c’è tempo per la timidezza, semplicemente perché la timidezza ti fa aggrappare a qualcosa che esiste solo nei tuoi pensieri». Ti calma mentre tutto è in pausa, ma poi il misterioso mondo aprirà la sua bocca per te, come si aprirà per ognuno di noi, e realizzerai che i tuoi modi sicuri non lo erano per niente. Essere timidi ci impedisce di esaminare e sfruttare il nostro destino come uomini.

L’energia del Tai Chi

Per l’artista marziale, l’Energia si manifesta all’interno di ogni individuo come Spirito, lo Spirito si manifesta in ogni individuo come Mente. Questa energia o “Chi” come è noto in Cina, o “Ki” in Giappone, permea tutto, e quindi è sia la connessione più forte dell’artista marziale con il suo nemico, che la sua arma più forte contro di esso. La padronanza di questa energia è un elemento centrale di tutte le forme tradizionali di pratica delle Arti Marziali. Due espressioni ampiamente riconosciute di questo ideale sono l’arte cinese del Tai Chi Chuan e l’arte giapponese dell’Aikido.  Il Tai Chi Chuan integra molti elementi della cultura cinese come filosofia e religione, medicina e pratica militare. Trae la sua ispirazione dalla filosofia dello Yin e Yang. Incorpora la teoria dei Cinque Elementi della cosmologia e i principi del Bagua (Otto Trigrammi) insieme al movimento, creando un flusso continuo di movenze che riflette le idee dietro queste ideologie.  Il simbolo Yin-Yang, che è spesso legato al Tai Chi Chuan, rappresenta l’interazione tra le due correnti complementari di Yin e Yang. Nel simbolo del Tao, Yin e Yang sono posti in forma speculare, tuttavia ognuna di esse contiene una piccola quantità della polarità opposta. Gli antichi Cinesi vedevano l’universo come una grande unità, con ogni parte di essa collegata e dipendente da tutte le altre parti. All’interno di questa unità, vi è un continuo cambiamento in un ciclo infinito tra due partner, lo Yin (femminile, scuro, morbido, cedevole) e lo Yang (maschile, duro, aggressivo). L’universo è interamente costituito da queste due forme di energia e affinché tutte le cose progrediscano armoniosamente, le forze di Yin e Yang devono interagire costantemente tra loro. Mentre lo fanno, ognuno deve evolversi, per un periodo di tempo, nel suo opposto, proprio come il giorno si trasforma gradualmente nella notte. Per questa ragione, tutto ciò che sembra essere Yin contiene un po’ di Yang e tutto ciò che è Yang contiene anche dello Yin, senza dei quali il cambiamento non sarebbe possibile.  Da questa visione dell’esistenza e dell’energia è stato generato lo stile del Tai Chi Chuan, una perfetta espressione fisica della filosofia Yin-Yang e che opera all’interno degli stessi parametri e limiti.  Mentre altri stili marziali sono veloci e rigidi, il Tai Chi è lento e controllato, con tecniche che fluiscono senza fine l’una nell’altra. Proprio come l’energia Yin-Yang mantiene un flusso continuo, così è per la forma del Tai Chi. Non esiste uno stop-start rigido, solo una mimica naturale controllata dell’energia. Questo è il motivo per cui il Tai Chi è spesso visto come una delle Arti Marziali più graziose e pacifiche. Come l’energia è nel flusso è circolare, tutti i movimenti del Tai Chi sono circolari e, proprio come l’energia è un fenomeno naturale, così le posture di difesa del Tai Chi sono sempre espresse in una forma naturale, non rigide, come invece avviene per le posture di altre arti marziali militari. La pratica efficace del Tai Chi si basa su una comprensione pura e profonda della visione del Chi e dell’universo. Senza questa dimensione spirituale, lo studente non pratica il Tai Chi, ma esegue movimenti vuoti di scarso significato per se stessi o per il mondo che lo circonda.

La dinamica dell’Aikido

Un’altra arte relazionata alla dinamica dell’energia è stata fondata da Ueshiba Morihei nel 1942. L’arte giapponese dell’Aikido era considerata una continuazione delle Arti Samurai e prende in prestito gran parte della sua dimensione ed espressione spirituale dal Bushido (Via dei Samurai), in particolare il suo uso delle pratiche tradizionali della spada. È un sistema relativamente contemporaneo e molto seguito dei valori e della cultura giapponesi, poiché è una coltivazione di filosofia e spirito. Il significato dell’Aikido è letteralmente il “Percorso Artistico della scoperta della Raccolta del Ki”. “Ki” è la versione giapponese del cinese “Chi” e condivide una definizione identica. Si suggerisce che il “Ki” sia “nato” nello stesso istante del resto dell’universo e che tutti siamo derivazione del Ki dell’universo. Tutti gli organismi viventi hanno uguale accesso al Ki e, se lo permettiamo, questo percorrerà attraverso il nostro sistema. La pratica quotidiana dell’Aikido è principalmente diretta al mantenimento di uno stato equilibrato fisico ed emotivo e alla pratica dei modi per coltivare questa energia. Come il Tai Chi, l’Aikido è un’espressione fisica di questo modo di vedere il mondo. Di conseguenza, non possiede forme di attacco, perché attaccare un avversario sarebbe come attaccare un membro della famiglia o danneggiare il flusso di energia del Ki universale che sostiene il mondo. Poiché Ki si muove costantemente, così fa l’artista marziale, con tutto il lavoro di gambe dell’Aikido che si manifesta in schemi circolari. L’Aikido pone anche grande attenzione sull’aspetto equilibrante dell’energia, e quindi possiede una consapevolezza dell’equilibrio essenziale per le sue manovre. Le tecniche principali dello stile coinvolgono particolari schemi di lancio e lotta che dipendono proprio dall’equilibrio perfetto del suo praticante. Nell’Aikido, come in tutte le Arti Marziali, gli equilibri fisico ed emotivo sono co-dipendenti. L’equilibrio fisico aiuta a generare equilibrio emotivo. Una comprensione della natura del nostro spirito aiuterà il professionista a creare un allineamento efficace di pensiero e azione. Quando ogni aspetto dell’individuo è allineato, l’individuo è più capace di adattarsi e cambiare.

Spiritualità e Samurai

La Via dello Zen perpetua le prime tradizioni buddiste. Lo Zen è il perfetto stato naturale dell’illuminazione, non può essere razionalizzato, ma solo sperimentato, vissuto e realizzato. Irraggiungibile attraverso il pensiero e l’analisi concreti, la Via dello Zen si trova attraverso la pratica meditativa che coinvolge sia la mente che il corpo. Lo Zen può essere considerato un’espressione unica del Buddhismo Mahayana. Nacque nelle regioni settentrionali dell’India e in seguito si trasferì in Cina e poi in Giappone, dove ebbe una forte influenza a partire dal 1190 d.C. in poi. Ha esercitato un’influenza tale che, fino a qualche anno fa, sarebbe stato difficile trovare una persona di nobili origini giapponesi che non fosse stata esposta alla filosofia Zen. Lo Zen offre una prospettiva interessante nel mondo delle Arti Marziali e della spiritualità, perché diventa difficile vedere dove finisce la filosofia spirituale e inizia la pratica marziale. Mentre la maggior parte delle filosofie delle arti marziali sono un processo di costruzione che ci fornisce strumenti e comprensione, l’esperienza dello Zen è un processo distruttivo, nel senso stretto che rimuove ciò che nelle nostre vite ci impediscono di giungere all’illuminazione. La liberazione dello Zen arriva in assoluta autonomia. Non esistono divinità, nessuna denominazione e nessuna autorità superiore. È necessario abbandonare tutte le stampelle e procedere senza assistenza. Il ruolo dello Zen nella società dei Samurai era sorprendentemente complesso. Sosteneva lo spirito guerriero in due modi: moralmente, perché lo Zen è un sistema che insegna all’individuo a non guardare indietro una volta che il corso è deciso; e filosoficamente, perché lo Zen tratta la vita e la morte con indifferenza.  Il testo classico, Hagakure o “All’Ombre delle foglie” attribuito al Samurai Yamamoto Tsunetomo, afferma che “La Via del Samurai si trova nella morte” e continua dicendo che il Samurai è potente perché la sua mente non è più attaccata a vita e morte. Il Samurai “conquisterà l’immortalità morendo senza esitazioni”. Grandi azioni si realizzano quando si raggiunge lo stato Zen di “non-mente”.  È attraverso questo stato Zen di “non-mente” che la Via della Spada non è un atto di uccisione, ma uno strumento di autodisciplina spirituale. L’individuo, la spada e il bersaglio diventano uno. La lama si muove da sola sotto l’influenza del bersaglio senza alcuna decisione individuale, trovando sempre un colpo perfetto. Il riconoscimento della maestria nella spada è anche il riconoscimento di un più alto grado di spiritualità Zen. La “non-mente” è uno dei concetti Zen più influenti da mescolare con la psiche dei Samurai.  Come ha scritto il sensei GR Parulski, una mente inconsapevole di se stessa è una mente che non è affatto disturbata da affetti di alcun tipo. È la mente originale e non quella ingannevole che è piena zeppa di affetti. Fluisce di continuo; non si ferma mai; né diventa solida. Riempie tutto il corpo, pervadendo ogni parte del corpo. Non è mai come una pietra o un pezzo di legno. Se dovesse riposare è una mente della non-mente. Una non-mente non manterrà nulla in essa. Essa è chiamata “Mushin”. Questa “vuotezza” mentale si applica a tutte le attività creative, come il ballo e la spada. La mente fluisce liberamente da un oggetto a un altro senza fermarsi. In questo processo la mente è libera e adempie a tutte le funzioni richieste. Quando la mente si ferma a un solo pensiero perde la sua libertà. Non può sentire, non può vedere, anche quando un suono entra nelle orecchie o una luce balugina davanti agli occhi. Ogni mente ha la natura di Buddha e ogni persona è già liberata oltre la nascita e la morte. Bisogna solo rendersi conto di questo. Lo Zen cerca di promuovere questa realizzazione, il cui processo graduale è indicato come “Satori”. La conseguenza di Satori è un modo completamente nuovo di vedere il mondo e il proprio posto al suo interno. Secondo Zen, la liberazione non dovrebbe essere cercata nel prossimo mondo, perché questo è il prossimo mondo ed è già stato liberato. Siamo già al nostro obiettivo, ma siamo impossibilitati a rendercene conto.

Padronanza di Corpo  e Mente

Lo Zen non richiede coinvolgimento nella speculazione, nei testi sacri o negli scritti, e ogni teoria è valida solo come indicazione per la Via. Originariamente dottrina segreta, trasmessa dal Buddha al suo discepolo Maha Kassapa, lo stesso Zen sorse come una reazione contro i rituali superficiali dell’induismo tradizionale, e mentre appariva abbastanza libero nella sua forma, operava su una base di severa autodisciplina che si richiedeva al Samurai. Lontano dalle dure pratiche ascetiche dei suoi sistemi contemporanei, la disciplina dello Zen coinvolge una forma più sottile e interiore che opera su quattro livelli:

1 – Padronanza di oggetti esterni, in particolare le reazioni che emanano da loro. Lo studente deve capire che ogni volta che un desiderio lo porta verso qualcosa, non ha il controllo dell’oggetto esterno, ma piuttosto è l’oggetto che ha il controllo su di lui. «Chi ama il liquore, si è ingannato pensando di bere il liquore; la verità è che il liquore lo sta bevendo» (Hagakure).

2 – Padronanza del corpo fisico. Spesso a questo livello, l’allenamento marziale accompagna la crescita spirituale come controparte iniziatica. È da qui che sono sorte le leggende dei maestri Samurai superumani che potevano resistere agli eccessi del caldo e del freddo e rompere alberi e pietre a mani nude. Il Samurai esercita il dominio sul proprio corpo e la padronanza del proprio funzionamento mentale. «Immagina il tuo corpo come qualcosa di diverso da te stesso. Se piange, calmalo subito, come fa una madre severa con suo figlio. Se è capriccioso, controllalo come un cavaliere fa il suo cavallo, attraverso le briglie. Se è malato, somministragli delle medicine, proprio come fa un medico con un paziente. Se disobbedisce, puniscilo, come fa un insegnante con un allievo». (Hagakure)
3 – Controllo delle emozioni personali e instaurazione di un equilibrio interiore. Attraverso pratiche di meditazione lo studente affronta ogni paura ed eccitazione nello sforzo di “portare il cuore sotto controllo”.

4 – Rifiuto dell’Ego, il più difficile. Il cuore della filosofia promuove una forma superiore di spontaneità, libertà e calma nell’azione. Le arti tradizionali sono nate in Oriente come risposta ed attuazione di questo stato mentale. Molte di queste arti sono state sviluppate come mezzo per raggiungere la consapevolezza Zen. Mentre la maggioranza è marziale in natura, l’elemento Zen si estende all’arte drammatica, alla Cerimonia del Tè, alla disposizione dei fiori e alla pittura. La maestria in queste arti non può essere raggiunta senza l’illuminazione interiore e il potere di trasformazione dello Zen.

Di norma, lo Zen non promuove l’eremitaggio, ma piuttosto chiede al praticante di vivere nel mondo con uno stato di coscienza Zen che dovrebbe essere permanente, e permeare ogni esperienza e attività. Lo studente lavorerà con la sua mente e il suo corpo finché non avranno raggiunto il limite estremo di tutte le facoltà naturali, e alla fine di questo percorso conseguirà il Satori, lo stato di illuminazione. Si suppone che lo studente trascorra il periodo di addestramento nei monasteri Zen e, una volta raggiunto il Satori, lo studente ritorna nel mondo, scegliendo uno stile di vita che soddisfi i bisogni. I sistemi di arti marziali sono uniti grazie al fatto che chiedono al praticante di riadattare il proprio stile di vita. Oltre ad essere una ricerca intellettuale e fisica, la vera pratica sorge nell’espressione dell’Arte attraverso la vita e il pensiero quotidiani. Come tutti gli sforzi spirituali richiede impegno e perseveranza, sostenuta dalla forza di volontà.

SPIRITUALITA’ DELLE ARTI MARZIALIultima modifica: 2018-05-23T13:30:44+02:00da mikeplato
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