NOTE SULL’ASTROLOGIA GIUDIZIARIA

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di Jean Reyor (perennialista)

Il pensiero tradizionale, scriveva René Guénon in una delle sue prime opere, « collega tutte le scienze ai principi, considerandole come altrettante applicazioni particolari, ed è proprio questo collegamento che non ammette il pensiero moderno ».  Abbiamo avuto occasione di constatare piu volte, presso i lettori di René Guénon, una certa difficoltà nel comprendere come si stabiliva in effetti un tale collegamento alla dottrina tradizionale, la quale è essenzialmente d’ordine metafisico. Con questo studio tenteremo di darne un’idea prendendo come esempio un’antica scienza che incontra oggigiorno il favore degli Occidentali piu lontani dalle concezioni tradizionali: intendiamo parlare dell’astrologia giudiziaria. Questa scienza, cosi com’è conosciuta dal pubblico, si basa su cognizioni frammentarie, sovente contradditorie (provenienti principalmente da due epoche di decadenza tradizionale, la fine dell’antichità greco-romana ed il Rinascimento), e presentate senza preoccuparsi minimamente del collegamento ad una dottrina metafisica o anche solo cosmologica. Inoltre, la concezione piu corrente dell’astrologia è completamente falsata dall’idea che il suo oggetto sia la conoscenza delle « influenze » degli astri fisici sul mondo terrestre. In realtà si tratta invece di qualcosa d’altro, di natura complessa e profonda,  che cercheremo di spiegare prendendo provvisoriamente per punto di partenza alcuni dati tradizionali orientali ed estremo-orientali già familiari ai nostri lettori.

Per far giustamente intendere il posto che l’astrologia occupa nell’insieme della Dottrina tradizionale, è indispensabile ricordare brevemente la concezione generale del mondo manifestato, cosi come è esposta con particolare chiarezza nella Tradizione estremo-orientale.

La Manifestazione universale è simbolizzata, in questa tradizione, da un elicoide cilindrico dal «passo» infìnitesimale ed avente un numero indefinito di spire; ognuna di queste spire rappresenta un grado dell’Esistenza universale; l’« uscita» da una spira corrisponde, per ogni essere, ad una « morte », e l’«entrata » nella spira successiva ad una « nascita»[1]. La posizione di un essere all’interno d’una spira, cioè di un grado dell’esistenza manifestata, è nel contempo, per questo essere, l’espressione delle sue possibilità « manifestabili » nelle condizioni proprie del grado considerato[2], e la risultante, la «reazione concordante», dell’« azione» di tale essere nelle spire o gradi antologicamente anteriori. Il mondo corporeo, considerato nella sua integrità e con i suoi prolungamenti sottili, costituisce uno di questi gradi comportanti un’indennità di differenti stati.

Possiamo ora passare ad un altro simbolismo che ancor meglio ci faciliterà la comprensione di un determinato stato. Se consideriamo la manifestazione d’un essere in uno stato dei vari gradi dell’Esistenza, ad esempio uno stato individuale, possiamo rappresentare questo stato mediante un piano orizzontale generato da una croce a due dimensioni, e l’essere manifestantesi in questo stato (il quale costituisce per lui una possibilità o un «gruppo» di possibilità) con una retta verticale intersecante ad angolo retto il piano orizzontale indefinitamente nelle due direzioni. Si può dunque dire che «la manifestazione dell’essere in questo stato è determinata dall’intersezione di questa retta verticale con il piano orizzontale»[3]  o, in altri termini, non piu suggeriti da un simbolismo, «che la natura individuale di un essere risulta anzitutto da ciò che egli è in se stesso (“personalità”,”Sé”) e secondariamente dalle influenze dell’ambiente»[4].

La parte di queste « influenze » è solo secondaria poiché, come risulta dal simbolismo della croce a tre dimensioni, le due componenti non si situano «sullo stesso piano», ed« è evidente che il punto d’intersezione non è un punto qualsiasi, ma è esso stesso determinato dalla verticale presa in considerazione, in quanto essa si distingue da ogni altra verticale, vale a dire, insomma, dal fatto che questo essere è ciò che è, e non ciò che è un altro essere qualsiasi manifestantesi nello stesso stato»[5]; ne consegue che l’ambiente« è normalmente determinato da una certa legge di affinità, si da risultare conforme nella misura del possibile alle tendenze proprie dell’essere che in esso nasce»[6] e «che è l’essere che, per la sua propria natura, determina egli stesso le condizioni della sua manifestazione, con la riserva, ben inteso, che queste condizioni non potranno essere che una specificazione delle condizioni generali dello stato considerato, ad esclusioni di quelle appartenenti ad altri stati»[7].

In tal modo, ciò che appare secondo una prospettiva unicamente individuale come la risultante delle« influenze» dell’ambiente, è invece, metafisicamente, l’espressione esteriore ed in qualche modo simbolica delle possibilità «manifestabili» di un essere nello stato qui considerato, la sua «segnatura» nel senso ermetico del termine. Le «influenze» dell’ambiente, corporee e psichiche nel contempo, sono indefinitamente molteplici e non possono venir considerate analiticamente. Per il nostro mondo, esse sono sintetizzate, gerarchichezzate e simbolizzate dagli astri «fissi»[8] e « mobili » che costituiscono, per la terra, l’ambiente cosmico. Tuttavia «per influenze astrali non si devono intendere esclusivamente e neanche principalmente le influenze proprie degli astri i cui nomi servono a designarle, anche se queste influenze, come quelle di qualsiasi altra cosa, posseggano indubbiamente una loro realtà»[9]. In effetti, gli astri considerati dall’astrologia tradizionale sono «i luminari creati per essere dei segni » (Genesi, I, I 4)[10].

Non cercheremo qui di spiegare perché in tutte le tradizioni la classificazione astrologica tiene conto di 7 o I 2 astri e perché mai l’astrologia tradizionale prende in considerazione solo 7 degli astri «erranti» (è questo il senso della parola greca planètas). Tuttavia, chi abbia qualche nozione al riguardo dell’analogia esistente tra macrocosmo e microcosmo[11]  potrà intuire quale sia uno dei motivi. Possiamo solo dire che questa classificazione del Cosmo è in stretta relazione con la struttura stessa del mentale (manas), la rappresentazione individuale del Manu cosmico.

Un essere particolare, avendo determinato il suo futuro destinato in una delle sue anteriori esistenze (gli aggettivi «anteriore» e« futuro» hanno qui un senso logico ed antologico piuttosto che temporale), nasce a questa nuova esistenza (gati) allorquando si sia attuato l’insieme delle condizioni cosmologiche corrispondenti alle causalità concordanti generatesi in se stesso e nella Manifestazione universale; ciò conformemente alla sutra che afferma: «Sappi, oh Bhikkhu, che le azioni non vanno perdute. Anche dopo milioni di cicli cosmici, essendosi attuato il complesso delle reazioni concordanti, esse fruttificano e producono i loro effetti». E tutto ciò, per lo stato umano, che fra le sue condizioni caratteristiche comprende il «nostro» tempo, corrisponde all’istante della nascita.

Lo stato del sistema cosmico all’istante della nuova nascita[12]  è dunque in stretta e rigorosa relazione con l’insieme delle condizioni determinanti generali, speciali ed individuali, a cui l’essere si trova sottomesso a motivo della serie completa delle causalità anteriori, la quale viene riassunta nell’ultimo atto della sua precedente esistenza, un atto generalmente interiore (la buona o la cattiva morte). Ciò viene chiamato, nella terminologia dell’Abhidharma-kosa, «il frutto della retribuzione» (vipaka-phala). Nel caso d’una nascita umana, che è caratterizzata dal mentale (manas), lo stato dell’ambiente cosmico è definito dalle posizioni degli astri rispetto all’individuo al momento della sua nascita.

Il sistema cosmico nei suoi rapporti con lo stato umano comporta due categorie di elementi:

  1. I) Quelli comuni a tutti gli esseri che nascono ad un dato istante. Sono gli elementi cosmografi ci corrispondenti per ogni zona della Terra alla posizione:
  2. a) del Sole rispetto la Terra durante il suo ciclo annuale;
  3. b) della Luna rispetto la Terra durante il suo ciclo mensile;
  4. c) degli altri cinque pianeti astrologici rispetto la Terra;

Queste posizioni corrispondono a quelle nelle orbite ellittiche rispetto al perigeo:

  1. d) del Sole, della Luna e degli altri pianeti rispetto all’asse polare ed all’equatore terrestre, cioè alla posizione rispetto ai «nodi». Per il Sole è questa posizione che determina lo Zodiaco;
  2. e) d’altra parte, questi astri «mobili» devono essere considerati nei loro rapporti con le« stelle fisse»;
  3. f) infine, le relazioni reciproche di queste posizioni con i diversi elementi costituiscono gli« aspetti».
  4. II) Il modo in cui si traducono per l’individuo le condizioni generali valide per tutto l’ambiente terrestre, viene espresso da elementi individuali connessi al luogo della nascita, essendo il luogo, per l’esistenza corporea, un elemento individuale per eccellenza.

Questi elementi individuali, corrispondenti ai rapporti tra la causalità generale agente su tutta la Terra nell’istante della nascita e la causalità concordante sviluppata dalla serie individuale presa di considerazione, sono le cosiddette «Case» astrologiche.

A partire dalla nascita e durante l’intero corso della sua esistenza terrestre, l’individuo umano assiste allo svolgimento, in se stesso e nel Cosmo, delle causalità implicite nelle condizioni generali, speciali ed individuali esistenti al momento della sua nascita e che già abbiamo considerato in precedenza. È ciò che l’Abhidharma kosa chiama «il frutto dello svolgimento» (nisyanda-phala).

Le cosiddette «direzioni» rappresentano lo stato di manifestazione o di svolgimento delle condizioni che definiscono un individuo e delle azioni e reazioni concordanti che si producono nel corso della sua esistenza. Il ciclo costituito dall’intervallo tra due passaggi consecutivi del Sole nella medesima posizione corrisponde veramente ad un ciclo annuale di esistenza. Le «direzioni» costituiscono cosi lo svolgimento principale delle condizioni incluse nello stato del Cosmo all’istante della nascita.

I «transiti» indicano invece l’effettuazione di questo svolgimento.

I rapporti tra il «tema di nascita», il «tema di direzione» ed i « transiti » corrispondono ai rapporti tra i tre ordini di cose che abbiamo qui considerato.

Da quanto precede si può concludere che l’astrologia giudiziaria può dirci qualcosa solo in merito alla forma individuale (non va dunque oltre il mentale). L’orientazione spirituale dell’essere, le influenze spirituali ed in generale tutto quanto che è al di là dello stato individuale umano non sono inclusi nel suo dominio. Ma le manifestazioni di ciò che supera lo stato individuale umano, allorquando avvengono per tramite di individui, esse si sottomettono alle condizioni degli stati individuali umani e sono quindi, ma solo in quanto manifestazioni esteriori, di competenza dell’astrologia giudiziaria, la quale può si spiegare tali manifestazioni ma non ciò che le genera[13].

Come ogni scienza l’astrologia giudiziaria ha i suoi limiti, entro i quali essa costituisce un valido «mezzo» di conoscenza; com’è per tutte le scienze tradizionali, la sua utilizzazione richiede particolari qualificazioni ed una trasmissione, ed il suo esercizio deve sempre essere giustificato da una necessità e non suggerito da vana curiosità.

È questa la ragione per cui coloro che la conoscono non la esercitano, mentre la esercitano coloro che non la conoscono. Esiste il proverbio che dice «chi ha l’intelligenza, calcola», ma ce n’è un altro che aggiunge «lo spirito dei calcolatori può spezzarsi».

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NOTE

[1] Cfr. Matgioi, La Voie Métaphysique, cap. VII e VIII; René Guénon, Il Simbolismo della croce, cap. XXII.

[2] L’essere (che si trova attualmente nello stato umano) porta in sé certe possibilità che, pur essendo possibilità di manifestazione, incontrano dei limiti che gli impediscono di manifestarsi nello stato umano e che possono quindi attuarsi solo in un altro stato, individuale o no.

[3] René Guénon, La Grande Triade, cap. XIII, L’Essere e l’ambiente.

[4] René Guénon, La Grande Triade, cap. XIII, L’Essere e l’ambiente.

[5] René Guénon, La Grande Triade, cap. XIII, L’Essere e l’ambiente.

[6] René Guénon, Varna, in Etudes Traditionelles, fascicolo di novembre 1935.

[7] René Guénon, La Grande Triade, cap. XIII, L’Essere e l’ambiente.

[8] Questa « fissità » è, ben inteso, relativa, cioè solo rispetto la terra.

[9] René Guénon, La Grande Triade, cap. XIII, L’Essere e l’ambiente. Sono queste influenze, proprie degli astri, che prendono esclusivamente in considerazione i sostenitori dell’« astrologia scientifica».

[10] Fabre d’Olivet traduce: «Centri di luce destinati a servire da segni per le divisioni del tempo, per le manifestazioni fenomeniche, e per le mutazioni ontologiche degli esseri» (Langue hébraique restituée, La Cosmogonia di Mosè, traduzione corretta).

[11] Alludiamo qui ai «pianeti nell’uomo»,cioè ai setti centri sottili chiamati chakra nella tradizione indu e che si ritrovano in un’illustrazione della Theosophia Practica di Gichtel.

[12] Questa nuova nascita non potrebbe prodursi in uno degli stati già percorsi dall’essere: trattandosi del passaggio attraverso le spire dell’elicoide, è escluso il ritorno in una spira o stato già attualizzato, il che implica la condanna della moderna teoria dell’incarnazione.

[13] La seconda parte di questo studio si basa su note comunicateci da una persona che ebbe rapporti diretti con diverse scuole orientali.

NOTE SULL’ASTROLOGIA GIUDIZIARIAultima modifica: 2018-06-01T12:39:19+02:00da mikeplato
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