LO SPOSO DELL’ALLEANZA: IL MESSIA

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Di Alessandro Conti Puorger

PROMESSA DIVINA: “ALLEANZA”
È noto che è definita “alleanza” il rapporto tra due parti con i diritti e i doveri formalizzati per il raggiungimento di una finalità d’interesse comune.
In un patto del genere due persone possono legarsi in modo indissolubile per garantire le proprie vite, in un vincolo perenne, di amicizia, di matrimonio o anche solo per un tempo per motivi politici e di potere; così pure due stati o anche semplici enti o società usano fare alleanza per affrontare nemici o congiunture negative o per difesa o per raggiungere mete di controllo ed espansionistiche.
Al riguardo, la saggezza dell’antico Israele propone: “Meglio essere in due che uno solo, perché otterranno migliore compenso per la loro fatica. Infatti, se cadono, l’uno rialza l’altro. Guai invece a chi è solo: se cade, non ha nessuno che lo rialzi. Inoltre, se si dorme in due, si sta caldi; ma uno solo come fa a riscaldarsi? Se uno è aggredito, in due possono resistere: una corda a tre capi non si rompe tanto presto.” (Qoelet 4,9-12)

Su ciò sono state pronunciate tante parole a commento; due che studiano con il maestro, due soci negli affari, ma il detto, che parte con due e finisce con un tre, pare calzare perfettamente se si pensa l’alleanza matrimoniale col Signore.
Quell’unione, infatti, moltiplica le forze se assieme ai due che s’alleano il vincolo matrimoniale è reso sacro per la presenza e la chiamata a partecipazione di Dio, autore e costruttore della casa e della famiglia (Salmo 127,1); ecco che in tal caso la corda diviene a tre capi ed è molto più resistente.

Il termine “alleanza” in ebraico si dice “berit” e si scrive .
Già da sole le sue lettere, e , come “bar”, hanno vari significati:

  • un figlio (in aramaico);
  • il frumento e il grano;
  • un campo aperto, all’aperto;
  • pulito, puro, limpido, da cui lisciva “bor”, o , e purezza “barur” .

Sono anche il radicale di “mangiare” , quindi, si ha “biriah” “cibo” e “barut” “alimento” e allora “berit” “alleanza” forse allude al mangiare assieme, atto che sottolinea l’avvenuta alleanza, in quanto, il mangiare assieme è atto che si compie tra familiari e amici e con quanti divengono tali.
Con un “‘alef” quelle due lettere portano al radicale che ha più significati:

  • “creare”, da cui “creatura”, “beri’ah” ;
  • “cibare, ingrassare”, da cui “cibato, ingrassato”, “bari’a” ;
  • “tagliare, dissodare, disboscare” da cui quel “bar” di campo aperto.

Un altro termine certamente dipendente da quelle due lettere è benedire da cui “benedetto” “baruk” e “benedizione” “berakah” ove = .

Come tutte le 22 lettere consonanti di quell’alfabeto le due lettere e la 2a e la 20a sono anche numeri che equivalgono = 2 e = 200 ed ecco che vengono ad alludere a un 2 che diviene 200, quindi, ad una resa di 100 volte.

Al riguardo, assume significato il versetto Genesi 26,12: “Isacco fece una semina in quel paese e raccolse quell’anno il centuplo. Il Signore, infatti, lo aveva benedetto“, ove collega il centuplo alla benedizione “berakah” .
Interpretando graficamente le lettere e finali della parola benedizione come un vaso aperto , c’è l’idea che con il benedire si viene ad augurare che: “il centuplo nel vaso entri .
(Per i significati grafici delle lettere ebraiche si vedano le schede cliccando sui loro simboli a destra nelle pagine di questo mio Sito)

C’è, quindi, stretto collegamento tra figlio, grano, cibo, alleanza e benedizione.
Per sancire un patto, oltre che renderlo sacro con un giuramento chiamando Dio a testimone, si usava:

  • condividere pane e vino, come nell’alleanza tra Melchisedek e Abramo di cui è detto in Genesi 14,17-20;
  • il passare tra animali sacrificati e squartati con allusione esecratoria… succeda a noi come a questi animali se non siamo fedeli in Genesi 15;
  • il patto di sangue, alla base del rito dell’alleanza proposto da Mosè in Esodo 24,1-13 in forza del Levitico 17,11, “Poiché la vita della carne è nel sangue. Perciò vi ho concesso di porlo sull’altare in espiazione per le vostre vite; perché il sangue espia, in quanto è la vita” e si consideri anche Esodo 4,25 ove Zippora circonciso il figlio toccò col sangue Mosè e lo definì “sposo di sangue”:
  • un pasto in comune, come tra Isacco e Abimelek in Genesi 26,28-30;
  • mangiare del sale, quindi, “patto di sale” come si trova nei testi in ebraico di Numeri 18,19 e 2Cronache 13,5 per dire di un’alleanza inviolabile e perenne;
  • erigere una pietra a memoriale come in Genesi 31,45;
  • una stretta di mano (Ezechiele 17,18).

Nella Bibbia in italiano la parola “alleanza” si presenta 365 volte, 334 nell’Antico Testamento e 31 nel Nuovo, il che dice come questa sia essenziale nell’ebraismo per descrivere sinteticamente il rapporto tra il popolo d’Israele, antico e nuovo, e Dio che l’ha eletto tra tutti i popoli per farne un alleato che l’annunci al mondo.
Di “alleanza” “berit” nella Torah si parla in 82 citazioni, 27 in Genesi, 13 in Esodo, 10 in Levitico, 5 in Numeri e 27 nel Deuteronomio.
Questi “Berit” della Torah sono il nocciolo duro da cui prenderanno spunto i Profeti e gli altri libri delle Sacre Scritture giudeo – cristiane per sviluppi ed evoluzioni.
La prima volta che questa parola si trova nella Bibbia è in Genesi 6,18.
Dio la pronuncia quando comunica a Noè la decisione che invierà il “diluvio” e aggiunge, “Ma con te io stabilisco la mia alleanza. Entrerai nell’arca tu e con te i tuoi figli, tua moglie e le mogli dei tuoi figli.”
Questa arca è la “tebah” o “tebat” , come poi è chiamato in Esodo 2,3 il cestello di papiro con cui fu salvato Mosè dalle acque del Nilo.
Risultato di quel “midrash” è che tutti gli uomini successivi avranno per progenitore Noè, infatti, poi in Genesi 9,9 dirà “…ecco io stabilisco la mia alleanza con voi e con i vostri discendenti dopo di voi…”, visto che tutti gli altri perirono col diluvio.
Un’alleanza comporta delle regole di convivenza e in quell’occasione “Noè eseguì tutto; come Dio gli aveva comandato, così egli fece.” (Genesi 6,22)

Buon segno per l’inizio di una nuova generazione!
Noè è definito “giusto” da Dio in Genesi 6,9 e la buona notizia di Noè e che Dio in memoria di un unico giusto è propenso al perdono in quanto, come riferisce lo stesso libro del Genesi, aveva preso atto in Genesi 8,21 che l’uomo ormai era schiavo del male e non poteva essere lasciato in balia di questo, senza il Suo aiuto, insomma, l’uomo non può farcela a liberarsene da solo, infatti Dio ebbe a considerare “Non maledirò più il suolo a causa dell’uomo, perché ogni intento del cuore umano è incline al male fin dall’adolescenza”.
Le parole in grassetto “perché ogni intento del cuore umano è incline al male“, nel testo in ebraico sono:

“ki ietser leb ha’adam ra’”

e quelle lettere lette come icone con i loro significati grafici suggeriscono questa lettura: “perché è sceso nel corpo il serpente , dentro entrò nell’uomo il male “.
Tale lettura chiarisce che nell’uomo quell'”intento” o “formazione”, dal radicale del verbo usato dal vasaio per “formare” ossia “plasmare” i vasi, è intervenuto dopo la formazione originaria che era stata perfetta, come è detto, usando quello stesso verbo, in Genesi 2,7 con “Allora il Signore Dio plasmò l’uomo con polvere del suolo e soffiò nelle sue narici un alito di vita e l’uomo divenne un essere vivente”; in effetti, era accaduto un evento per cui l’uomo che Dio voleva trattare alla pari e crearlo come essere libero perché partecipasse alla creazione, era uscito dall’alleanza con Lui.
In tutto il racconto del “diluvio” e di Noè la parola “alleanza” è ripetuta 8 volte, segno di pienezza, di promessa un fatto certo.
L’alleanza con Noè, infatti, non è ancora l’alleanza che assicura lo stato delle origini tra Dio e Adamo, ma è segnale di un cambiamento di atteggiamento e la promessa di un ripensamento al compimento di una storia di redenzione che Dio stava ponendo in atto.

Del resto il segno che lasciò di quest’alleanza in Genesi 9,12-16 fu l’interpretazione di un segno che già esisteva, quello dell’arcobaleno il “qoeshoet” nel cielo, che appare per l’effetto fisico conseguenza della dispersione e rifrazione della luce solare sulle pareti delle gocce d’acqua ancora nell’atmosfera, infatti, “Dio disse: Questo è il segno dell’alleanza, che io pongo tra me e voi e ogni essere vivente che è con voi, per tutte le generazioni future. Pongo il mio arco sulle nubi, perché sia il segno dell’alleanza tra me e la terra. Quando ammasserò le nubi sulla terra e apparirà l’arco sulle nubi, ricorderò la mia alleanza che è tra me e voi e ogni essere che vive in ogni carne, e non ci saranno più le acque per il diluvio, per distruggere ogni carne. L’arco sarà sulle nubi, e io lo guarderò per ricordare l’alleanza eterna tra Dio e ogni essere che vive in ogni carne che è sulla terra.”

Il segno è reciproco, entrambi, Dio e l’uomo si devono ricordare di quel segno, Dio fermerà la propria ira, ma l’uomo dovrà cercare la conversione a Lui e la pace; quindi, è un segno di speranza in un cambiamento.
Sono da soppesare le lettere del “il mio arco” “qoeshoeti” ; infatti, “duro e indurire” hanno le lettere , quindi un primo significato è un avviso l’epoca del “indurimento () finisce per me “. (L’arco assume forma lavorato al calore, “piegato al fuoco ” e occorre forza per piegarlo ancora… si pensi all’arco di Ulisse.)

Le lettere di “qoeshoet” sostituito col loro valore numerico danno luogo a 800 = ( = 400) + ( = 300) + ( = 100), numero della pienezza che contiene l’8 “shemonoeh” allusivo dell’olio “shoemoen” che ungerà il Messia e il 100 = ossia che si verserà, ma 100 in ebraico è anche “me’ah” , quindi, verserà “la vita delle origini nel mondo “.
Questi sarà il vero poiché sarà trattato duramente () in croce .
Questi dice Dio è proprio il “mio arco” “qoeshoeti” attraverso di Lui a tutti i viventi verserà “il bere “sheti” “.

Al riguardo è importante ricordare quanto dice il Vangelo di Giovanni: “Nell’ultimo giorno, il grande giorno della festa, Gesù levatosi in piedi esclamò ad alta voce: Chi ha sete venga a me e beva chi crede in me; come dice la Scrittura: fiumi di acqua viva sgorgheranno dal suo seno. Questo egli disse riferendosi allo Spirito che avrebbero ricevuto i credenti in lui: infatti, non c’era ancora lo Spirito, perché Gesù non era stato ancora glorificato.” (Giovanni 7,37-39)
Dalla croce, poi, nell’ultimo momento disse “Ho sete” e subito dopo “Tutto è compiuto”. (Giovanni 19,28.30)

Questo bere in definitiva è che “la risurrezione alla fine ci sarà “.
Tutto cominciò con “Ecco io manderò il diluvio, cioè le acque, sulla terra,” (Genesi 6,17) e il “diluvio”, il “mabbul” , è “acqua dentro portata dal Potente – con potenza ” ed ecco, Gesù la portò dalla croce, quando “uno dei soldati gli colpì il fianco con la lancia e subito ne uscì sangue e acqua.” (Giovanni 19,34)

“ALLEANZA” CON ADAMO
Pur se il testo non cita la parola “alleanza” la prima volta che Dio la propose fu ai progenitori, precisando che la trasgressione avrebbe comportato la cessazione del progetto e quindi il morire.
Dio, padre e la madre di questi, aveva loro costruito una casa, il giardino terrestre e proposta un’alleanza per una costruttiva convivenza, con Lui e tra di loro.
È narrato nel libro della Genesi che:

  • Genesi 1,27 – “Dio creò l’uomo (“‘adam”, l'”uomo” ) a sua immagine; a immagine di Dio lo creò: maschio e femmina li creò.”
  • Genesi 2,21-22 – “…fece scendere un torpore sull’uomo (la coppia Adamo), che si addormentò; gli tolse una delle costole e richiuse la carne al suo posto. Il Signore Dio formò con la costola, che aveva tolta all’uomo, una donna e la condusse all’uomo.”
  • Genesi 2,24b, – “…i due saranno un’unica carne“, ossia della prima coppia fece un corpo solo, i loro corpi furono segnati o meglio completati, l’uno completava l’altro; i due non furono più una semplice coppia maschio e femmina di umani, ma un marito, “‘ish” con sua moglie, “‘isha” la donna.

Fu quella la prima alleanza, il primo vero matrimonio.
L’alleanza fu tra Dio e l’uomo, ossia con la prima coppia da Lui sposata; quindi, in effetti, fu un’alleanza a tre – Dio e la coppia del marito e moglie.
La Donna fu la moglie dell’Uomo e la coppia fu la Sua alleata, la Sposa di Dio.
Dio, insomma, si alleò con la coppia umana e la legò a doppio filo con sé.
La finalità era una discendenza e la delega all’uomo a regnare sulla terra e portare assieme a Lui il completamento alla creazione iniziata.
Questa donna doveva essere la madre di esseri che avrebbero avuto, grazie al patto a tre, la prerogativa di figli di Dio e dell’uomo, ma la coppia Adamo uscì dal patto che li legava con Dio e lei, allora, fu solo femmina, madre di uomini, di morituri, cioè di quelli che sono soggetti alla morte.
Da questa coppia ormai destinata alla morte nascono i figli in cui il sangue dell’uno e dell’altra diviene un unico sangue per cui il matrimonio è a tutti gli effetti “un patto di sangue”, ma con esclusione dell’apporto della divinità.

Del resto, le lettere di “alleanza” “berit” , dicono che “due in un corpo sono segnati – designati – completi ” e ciò è quanto riferisce il “midrash” del primo patto di Dio con la prima coppia, che aveva segnato nella carne.
Il testo, infatti, con gli atti compiuti da Dio ha descritto l’alleanza, , “berit”, con loro in quanto “…i due saranno un’unica carne” (Genesi 2,24b) ma ciò fallì e nell’Antico Testamento nessun’altra coppia di uomo e donna ebbe ad incarnare l’alleanza con Dio; ma l’attesa di un evento del genere, come vedremo, era grande.

Lo sposalizio della prima coppia secondo un “midrash” fu celebrato con sfarzo celeste predisposto da Dio stesso, abbigliò e adornò la sposa prima di presentarla ad Adamo. Disse agli angeli agli angeli Venite, assistiamo con amicizia Adamo e la sua compagna, perché il mondo poggia sugli atti di amore che Mi sono più graditi dei sacrifici che Israele offrirà sull’altare. Gli angeli si disposero quindi intorno al baldacchino nuziale e Dio pronunciò le benedizioni sugli sposi, come fa il “chazzan” (il celebrante – cantore) sotto la “Chuppah” baldacchino nuziale. Poi gli angeli danzarono e suonarono per Adamo ed Eva nelle dieci stanze nuziali di oro, perle e pietre preziose che Dio aveva apprestato per loro. (L. Ginzberg, Le leggende degli ebrei, cit. pp.77-78)

Da un “serpente” che evidentemente incarnava la non esistenza, un essere ribelle, nemico del progetto di Dio e dell’uomo, fu insufflato alla prima coppia il sospetto di un interesse malevolo da parte del loro creatore e la tentazione a trasgredire; ebbe successo, i due di comune accordo trasgredirono.
La risposta dei progenitori a Dio, insomma, nella pratica fu negativa, il che fu sottolineato dal segno dell’aver mangiato dell’albero della conoscenza del bene e del male che secondo il patto non ne dovevano mangiare.
Il risultato fu sinteticamente descritto nel versetto Genesi 3,7 come trapela dalle lettere ebraiche lette in modo profetico con i significati grafici delle lettere stesse che si comportano come icone.

“Allora si aprirono
gli occhi di tutti e due
e conobbero di essere nudi;
intrecciarono foglie di fico
e se ne fecero cinture.”

E finì il Verbo di riversare la grazia . Entrò la rovina . L’angelo (ribelle) fu a bruciare l’energia . La forza uscì della vita e fu impedita dal peccare () la rettitudine che c’era . In azione fu un verme () nei viventi a entrare . La vita reca a essere finita , (quella) dal Verbo nei corpi recata per l’agire del serpente entrato . A completamente dell’incontro portò a spazzare () la luce che portavano . Il serpente entrò nelle midolla per scorrere nei corpi completamente .

Tutta di seguito la decriptazione fornisce questa descrizione.

E finì il Verbo di riversare la grazia. Entrò la rovina. L’angelo (ribelle) fu a bruciare l’energia. La forza uscì della vita e fu impedita dal peccare la rettitudine che c’era. In azione fu un verme nei viventi a entrare. La vita reca a essere finita, (quella) dal Verbo nei corpi recata per l’agire del serpente entrato. A completamente dell’incontro portò a spazzare la luce che portavano. Il serpente entrò nelle midolla per scorrere nei corpi completamente.

Il porsi quelle foglie di fico, in definitiva, fu l’indicazione che avevano accettato le “condizioni di un fidanzamento” con l’angelo ribelle.
In ebraico le “condizioni di un fidanzamento” del resto alludono all’incontro del richiedente con la famiglia della sposa sono i “ten’aim” da “contrattare” ove le prime due lettere valgono anche per il termine “tan” con = che significa “drago”, in quanto, “indica l’angelo (ribelle)”, il mostro marino, che allude al male.
Contrattare, quindi con il serpente, come fatto dai progenitori, comporta che al “drago avevano aperto “, avevano dischiuso la porta al maligno.

Prossime a quelle lettere con l’inserimento di una lettera sono proprio quelle del plurale di fico e indica l’incontrare dal radicale di “incontrare, scontrarsi” con qualcuno che sarà per loro “segno di unirsi all’angelo (ribelle)” e questo “indica l’inizio dei lamenti “, perché “avevano scelto per primo l’angelo del mondo “.
In pratica fu come se questi, tramite il serpente, avesse dettato la sua condizione e quelle foglie furono il sigillo, il segno esterno, che erano diventati suoi, avevano fatto il patto con un altro e non con Dio.

Del resto essere nudo (di Genesi 3,10.11) ed essere astuto (di Genesi 3,1) in ebraico hanno lettere simili.
Dal punto di vista grafico le lettere spiegano quei termini in questo modo:

  • nudo “a’irim” come “si vede essere un corpo all’acqua “;
  • astuto “a’rum” “si vede con testa portata viva – vivace “.

La prima coppia ruppe l’alleanza con Dio e tra di loro; infatti, subito apparve il maschilismo e la discordia e la coppia Adamo si divise, il maschio accusò la moglie e da “‘Isha” che l’aveva chiamata in Genesi 2,23b la chiamò Eva: “L’uomo chiamò sua moglie Eva, perché ella fu la madre di tutti i viventi.” (Genesi 3,20) vale a dire di quelli destinati alla tomba.
Il risultato fu che a regnare sulla terra fu il male, che come un parassito prende vita succhiandola dall’uomo fino a portarlo alla morte e gli uomini non regnarono sulla terra, furono come una delle tante specie di animali di questo mondo.
I loro figli, che nacquero tutti fuori dal patto con Dio, ebbero la stessa sorte dei genitori, furono soggetti a subire la morte e la corruzione.

Il libro della Genesi in 5,1b-3 lo precisa bene: “Nel giorno in cui Dio creò l’uomo, lo fece a somiglianza di Dio; maschio e femmina li creò, li benedisse e diede loro il nome di uomo (“‘Adam”) nel giorno in cui furono creati. Adamo aveva centotrenta anni quando generò un figlio a sua immagine, secondo la sua somiglianza, e lo chiamò Set”; pare, infatti, sostenere che Set non è più a immagine e somiglianza di Dio, ma di Adamo, perché ormai la generazione era inquinata dal male entrato nell’uomo e questo nulla ha a che vedere con la santità di Dio.

Che il matrimonio tra l’uomo e la donna è alleanza “berit” lo sostiene il libro di Malachia in 2,14s “…il Signore è testimone fra te e la donna della tua giovinezza… la donna legata a te da un patto “, e conferma l’attesa di prole divina da un matrimonio “perfetto”, infatti precisa: “Non fece egli un essere solo dotato di carne e soffio vitale? Che cosa cerca quest’unico essere, se non prole da parte di Dio?”
Dall’umanità decaduta a causa del peccato dei progenitori non potevano nascere figli di Dio, che non si rassegnò e imbastì una storia di salvezza.

Di questo matrimonio “perfetto”, desiderato, da Dio ho detto in più riprese in:

ALLEANZA CON I PATRIARCHI DELL’EBRAISMO
Come racconta il libro del Genesi dopo l’evento “diluvio” con gli “‘avot” , “i patriarchi” dell’ebraismo – Abramo, il figlio Isacco avuto da Sara e il figlio di Isacco Giacobbe, chiamato Israele, capostipite degli Israeliti – il Signore Dio, ha concluso una specifica “alleanza”.
In particolare Dio disse in Genesi 17,19 ad Abramo: “Sara, tua moglie, ti partorirà un figlio e lo chiamerai Isacco. Io stabilirò la mia alleanza con lui come alleanza perenne, per essere il Dio suo e della sua discendenza dopo di lui.”
Questa parola “alleanza”, infatti, nel libro del Genesi si trova 15 volte, una nel capitolo 15 versetto 18 e le altre 14 volte tutte nel capitolo 17, precisamente:

  • 4 ai versetti 2.4.7 (2 volte) ancora con Abramo e alla terra.
  • 7 ai versetti 9.10 (2 volte), 11, 13 (2 volte), 14, relativi alla circoncisione.
  • 3 ai versetti 19 (2 volte), 21 per oggetto Isacco e la sua discendenza.

Sull’alleanza detta della circoncisione la traduzione del brano Genesi 17,9-14 la Conferenza Episcopale Italiana, C. E. I. del 2008, propone: “Disse Dio ad Abramo: Da parte tua devi osservare la mia alleanza, tu e la tua discendenza dopo di te, di generazione in generazione. Questa è la mia alleanza che dovete osservare, alleanza tra me e voi e la tua discendenza dopo di te: sia circonciso tra voi ogni maschio. Vi lascerete circoncidere la carne del vostro prepuzio e ciò sarà il segno dell’alleanza tra me e voi. Quando avrà otto giorni, sarà circonciso tra voi ogni maschio di generazione in generazione, sia quello nato in casa sia quello comprato con denaro da qualunque straniero che non sia della tua stirpe. Deve essere circonciso chi è nato in casa e chi viene comprato con denaro; così la mia alleanza sussisterà nella vostra carne come alleanza perenne. Il maschio non circonciso, di cui cioè non sarà stata circoncisa la carne del prepuzio, sia eliminato dal suo popolo: ha violato la mia alleanza.”

In soli 6 versetti Dio ripete ben 7 volte la parola “alleanza” e l’atto che chiede ad Abramo e alla sua discendenza è il segno della “circoncisione” e del “circoncidere”, ricordato 5 volte e questo varrà per ogni generazione dei suoi discendenti e ciò che deve essere circoncisa è la carne del prepuzio.
Come osservato nel caso del segno dell’arco nelle nubi con Noè anche questo segno è reciproco, e entrambi, Dio e l’uomo, si debbono ricordare di quel segno, ma in questo caso… mi si scusi l’ironia, mi pare difficile da parte di Dio… a meno che Dio non si facesse uomo e avesse anche Lui una carne.

La parola “alleanza”, “berit” , con i patriarchi si esplicita attraverso una dimostrazione di accettazione verso Dio con un patto di sangue come, di fatto, implica l’atto della circoncisione.
I patriarchi, insomma, e i loro discendenti su cui ricadono diritti e doveri connessi all’alleanza proprio come suggeriscono anche le lettere di “berit” “dentro i corpi sono segnati ” e l’alleanza è patto di reciprocità, da cui ciascuna delle parti s’impegna e ne riceve vantaggi.
È vero, Dio non ha bisogno di vantaggi, ma allora perché propone alleanza con l’uomo, la risposta non può essere che una: vuole elevarlo al Suo livello, ma passando per la libera volontà del designato.
Del resto nelle lettere di “berit” oltre che “dentro il corpo sarà segnato ” si legge anche “dentro col corpo sarà in croce “.
Si parla di Gesù Cristo che fu circonciso l’8° giorno e fu portato in croce.
Del resto l’8° giorno “shemonat iamim” ricordato in quel brano, che ho evidenziato in azzurro, porta a pensare all’olio “shoemoen” dell’unzione del Messia, ma anche alla sua circoncisione: “Quando furono passati gli otto giorni prescritti per la circoncisione, gli fu messo nome Gesù.” (Luca 2,21)

Vediamo cosa suggeriscono le lettere di quei segni.
Il circoncidere ha per radicale e la “circoncisione” è “milah” o “mulah” in Esodo 4,26 e il grafismo delle lettere suggerisce “dai viventi il portatosi serpente esca “, esigenza sentita sia da Dio, sia dall’uomo.
Il circoncidere riguarda la “carne del prepuzio” “besher a’relat” .
L’intento che si può trarre dal significato grafico delle lettere è “la vergogna ( = ) del male nel corpo per il serpente finisca “; questo deve essere il vero l’intento e la mira dell’uomo, partecipare attivamente come Dio alleato contro il male.

L’interpretazione rabbinica della circoncisione è che è un memoriale nella carne, sull’organo della riproduzione, atto sacro davanti a Dio, con lo scopo che sia a ricordo perenne, ma il comando supera il segno carnale, è del tutto spirituale, e riguarda sia l’uomo, sia la donna, il loro cuore, che ha anche un “prepuzio”, come si evince in entrambi i due casi seguenti in quanto l’ebraico, in effetti, dice: “Circoncidete il prepuzio del vostro cuore”:

  • Deuteronomio 10,16 – “…il Signore predilesse soltanto i tuoi padri, li amò e, dopo di loro, ha scelto fra tutti i popoli la loro discendenza, cioè voi, come avviene oggi. Circoncidete dunque il vostro cuore ostinato e non indurite più la vostra cervice…” (Deuteronomio 10,15s)
  • Geremia in 4,4 – quando dice: “Circoncidetevi per il Signore, circoncidete il vostro cuore, uomini di Giuda e abitanti di Gerusalemme, perché la mia ira non divampi come fuoco e non bruci senza che alcuno la possa spegnere, a causa delle vostre azioni perverse” e in San Paolo nelle sue lettere al riguardo è stato esplicito, si veda ad esempio quanto in Romani 2,29, Filippesi 3,3.4 e Colossesi 2,11 e conferma il pensiero che la circoncisione è quella del cuore.

Scrisse Santo Afraate, vescovo (270-346) teologo e santo siriaco: «La legge e il patto hanno subito totali mutazioni. Infatti, Dio mutò il primo patto con Adamo e ne impose un altro a Noè. Poi un altro ne stipulò con Abramo, aggiornato in seguito con quello che strinse con Mosè. Siccome però anche il patto mosaico non veniva osservato, egli fece un’alleanza nuova con l’ultima generazione. Essa non doveva più essere mutata. Infatti, ad Adamo aveva imposto la legge di non mangiare dell’albero della vita, a Noè fece apparire un arcobaleno nelle nubi, ad Abramo, già eletto per la sua fede, impose in seguito la circoncisione, come carattere e segno per i posteri. Mosè ebbe l’agnello pasquale, quale propiziazione per il popolo. Tutti questi patti differivano l’uno dall’altro. Tuttavia la vera circoncisione approvata da colui che ha dato quei patti, è quella di cui parla Geremia quando dice: “Circoncidete il vostro cuore” (Geremia 4,4) … il nostro Dio è veritiero, e i suoi precetti sono fermissimi: e qualunque patto, nel suo tempo, fu mantenuto fermo e vero, e coloro che sono circoncisi nel cuore hanno la vita per la nuova circoncisione che si opera nel Giordano cioè nel battesimo ricevuto per la remissione dei peccati. … Gesù nostro Salvatore, fa di nuovo circoncidere con la circoncisione del cuore le genti che hanno creduto in lui, e che furono lavate nel battesimo e circoncise con la spada, che è la parola di Dio, “più tagliente di una spada a doppio taglio” (Ebrei 4,12) … Beati, quindi, coloro che furono circoncisi nell’intimo del cuore, e sono rinati dalle acque della seconda circoncisione. Essi riceveranno l’eredità con Abramo, capostipite fedele e padre di tutte le genti, perché la sua fede gli fu computata a giustizia.»

IL SANGUE DELL’AGNELLO
In Genesi 22,7.8, nell’ambito del racconto che è detto del “sacrificio d’Isacco”, mentre padre e figlio di comune accordo salivano verso il monte Moria per compiere il sacrificio che Dio aveva chiesto, Isacco si rivolse ad Abramo e disse: “Padre mio! Rispose: Eccomi, figlio mio. Riprese: Ecco qui il fuoco e la legna, ma dov’è l’agnello per l’olocausto? Abramo rispose: Dio stesso si provvederà l’agnello per l’olocausto, figlio mio! Proseguirono tutti e due insieme.”

Ciò che la C.E.I. traduce “agnello per l’olocausto”, ripetuto due volte, nel testo ebraico è un “hasseh lo’lah” , quindi, quanto è definito agnello, in effetti, è un generico “seh” , un animale non da stalla, che sta “alla luce all’aperto “, un ovino o caprino, vale a dire un agnello o anche un capretto.
Una lettura profetica di quelle lettere “hasseh lo’lah” , tenuto che è il radicale del verbo innalzare, ne esce il pensiero che “uscirà la risurrezione nel mondo dal Potente innalzato “.

Ciò porta a quanto riferito al capitolo 8 dal Vangelo di Giovanni sul pane della vita al versetto 28: “Disse allora Gesù: Quando avrete innalzato il Figlio dell’uomo, allora conoscerete che Io Sono e che non faccio nulla da me stesso, ma parlo come il Padre mi ha insegnato.” e più avanti al versetto 56 disse: “Abramo, vostro padre, esultò nella speranza di vedere il mio giorno; lo vide e fu pieno di gioia”, ove con chiarezza collega il suo venire innalzato con quanto Abramo vide al momento del sacrificio di Isacco quando sacrifico in olocausto “o’lah” quanto aveva provveduto il Signore stesso.

L’angelo del Signore, infatti, fermò quel sacrificio e “Abramo alzò gli occhi e vide un ariete, impigliato con le corna in un cespuglio. Abramo andò a prendere l’ariete e lo offrì in olocausto invece del figlio” (Genesi 22,13) e questo animale con le corna, l’ariete, è lì definito come un “‘ail” .

Nel libro dell’Esodo, il secondo della Torah, poi si legge che Dio non si dimenticò dell’alleanza con i patriarchi e degli Israeliti nati da Giacobbe, nipote di Abramo, cui l’angelo di Dio, presentatosi in forma umana, aveva dato il nome di Israele (Genesi 32,29), infatti, si trova:

  • Esodo 2,24 – “Dio ascoltò il loro lamento, Dio si ricordò della sua alleanza con Abramo, Isacco e Giacobbe.”
  • Esodo 6,5 – “Io stesso ho udito il lamento degli Israeliti, che gli Egiziani resero loro schiavi, e mi sono ricordato della mia alleanza”.


Come Dio si ricordò e li liberò?
Sul monte Oreb, circa 400 anni dopo il “sacrificio d’Isacco”, in un roveto acceso da un fuoco che non lo consumava, a Mosè, un ebreo vissuto in Egitto, ma esiliato in Madian per sfuggire alla legge del faraone, si presentò l’angelo del Signore per provocare tramite lui, prescelto da Dio, la chiamata del suo popolo nato nel frattempo dai discendenti di Abramo.
La liberazione di quel popolo e di chi volle seguirli, tutti soggetti a pesante servitù, avverrà nel XIII secolo a.C. in occasione della prima luna piena di una primavera nel mese detto di “nisan”, nel 15 di quel mese, il mese della festa di “Pesach” , termine che ricorda il saltellare, lo zoppicare, il camminare saltando, uno sgambettare festoso degli agnelli che saltano in alto scalciando con le zampe posteriori in quel periodo soprattutto quelli nati da poco tempo.

Si legge che fu data questa disposizione: “Il dieci di questo mese ciascuno si procuri un agnello per famiglia, un agnello per casa.” (Esodo 12,3) e poi è spiegato: “Il vostro agnello sia senza difetto, maschio, nato nell’anno; potrete sceglierlo tra le pecore (“kevashim” ) o tra le capre (“i’zzim” )”. (Esodo 12,5)
Ora, per “agnello” è ripetuto sempre quello stesso termine “seh” detto da Isacco e ripetuto da Abramo in Genesi 22,7-8.
Si legge anche che fu disposto che: “al quattordici di questo mese: allora tutta l’assemblea della comunità d’Israele lo immolerà al tramonto.” (Esodo 12,6)

Poi, in 12,7 il testo prosegue con le seguenti parole, che riporto anche con i segni ebraici senza vocalizzazione e li decripto con le regole di “Parlano le lettere” e secondo i significati grafici delle loro schede nella colonna a destra delle pagine di questo mio Sito:

Preso un po’ del suo sangue,
lo porranno sui due stipiti
e sull’architrave delle case,
in cui lo dovranno mangiare.”

Lo presento con i segni di dimostrazione e poi senza per facilitarne la lettura.
“E i potenti lo rovesceranno in prigione – luogo chiuso e della vita l’energia uscirà con il sangue . E inviato in croce per l’energia recata dall’innalzato () un: Da bere per me uscì (ossia disse: “Ho sete!” Giovanni 19,28). Un vivente lo colpì con un’asta e da questi in croce portò dall’alto a uscire il salvare () sperato (). Dal Verbo innalzato da dentro la croce fu con l’acqua una donna (). Dal corpo sarà originata la sposa () e verrà () a recare dentro al mondo la vita .”

E i potenti lo rovesceranno in prigione e della vita l’energia uscirà co sangue. E inviato in croce per l’energia recata dall’innalzato un: “Da bere per me” (quindi, “Ho sete!”), uscì. Un vivente lo colpì con un’asta e da questi in croce portò dall’alto a uscire il salvare sperato. Dal Verbo innalzato da dentro la croce fu con l’acqua una Donna. Dal corpo sarà originata la sposa e verrà a recare dentro al mondo la vita.

Pare proprio essere lo stesso evento che ha letto e ha riportato il Vangelo di Giovanni nel riferire gli episodi della crocefissione, fino alla morte in croce di Gesù di Nazaret, quando l’evangelista esclama con gioia che dal Suo costato sono proprio usciti acqua e sangue e lo ripete nella 1a lettera di Giovanni:

  • 1Giovanni 19,28-36 – “Gesù, sapendo che ogni cosa era stata ormai compiuta, disse per adempiere la Scrittura: Ho sete… chinato il capo, spirò. Era il giorno della Preparazione… giorno solenne quel sabato… uno dei soldati gli colpì il fianco con la lancia e subito ne uscì sangue e acqua… avvenne perché si adempisse la Scrittura.”
  • 1Giovanni 5,5-9 – “E chi è che vince il mondo se non chi crede che Gesù è il Figlio di Dio? Questi è colui che è venuto con acqua e sangue, Gesù Cristo; non con acqua soltanto, ma con l’acqua e con il sangue. Ed è lo Spirito che rende testimonianza, perché lo Spirito è la verità. Poiché tre sono quelli che rendono testimonianza: lo Spirito, l’acqua e il sangue, e questi tre sono concordi.”

Il segno, quindi, sarà il sangue posto sulle case.

Quel testo fondamentale del libro dell’Esodo ripete che è un segno importante precisando: ” È la Pasqua del Signore! In quella notte io passerò per la terra d’Egitto e colpirò ogni primogenito nella terra d’Egitto, uomo o animale; così farò giustizia di tutti gli dèi dell’Egitto. Io sono il Signore! Il sangue sulle case dove vi troverete servirà da segno in vostro favore: io vedrò il sangue e passerò oltre; non vi sarà tra voi flagello di sterminio quando io colpirò la terra d’Egitto. Questo giorno sarà per voi un memoriale; lo celebrerete come festa del Signore: di generazione in generazione lo celebrerete come un rito perenne.” (Esodo 12,11b.14)

Dovevano segnare, porre un segno, una croce + = la lettera “Taw” sugli stipiti della casa “bait” e si ha una lettura delle tre lettere di “bait” : “le case furono segnate ” e in tale maniera è stato tratteggiato + + segnando gli stipiti e definendo così la parola “tebat” con cui fu chiamata l’arca che salvò Noè e il cestello che aveva salvato Mosè dal Nilo.
Sopra quelle case era stato posto il sangue dell’agnello “seh” e per quel sangue dell’Agnello del Potente sarà meritata la salvezza, perché accadrà che grazie a quello la “risurrezione uscirà “.

Ci sono poi quelle parole “flagello di sterminio“, che ho evidenziato in grassetto, in ebraico “noegoef lemashechit” , in grado di fornire una ulteriore sorpresa in quanto vengono ad alludere che quella “energia scorrerà dal Verbo – Parola del Potente , dall’unto che sarà crocifisso .”

Quell’agnello, in effetti, si manifesterà essere un vero ariete “‘ail” come quello che fu presentato al posto di Isacco, profezia che a essere sacrificato “l’Unigenito sarà del Potente “.

Da quel decriptato che ho presentato di Genesi 12,7 appare l’idea della Donna, sposa del Crocifisso e che lo sposo è il Messia, l’unto del Signore.

Risuona al riguardo quanto scritto nel libro del profeta Osea in 2,21-22: “Ti farò mia sposa per sempre, ti farò mia sposa nella giustizia e nel diritto, nell’amore e nella benevolenza, ti farò mia sposa nella fedeltà e tu conoscerai il Signore.”

SU I MATRIMONI EBRAICI E CRISTIANI
Per parlare di matrimonio occorre partire da tale istituto nell’ebraismo.
Il matrimonio ebraico è alleanza fra i due sotto l’invocazione di Dio e s’ispira al patto tra Dio e il Popolo ebraico, infatti, il legame che unisce l’uomo alla propria donna è definito nel Talmud come “Qiddushin”, da “Qadosh” sacro, santo.
Nel parallelo di matrimonio e alleanza tra Dio e Israele, la parte maschile essendosi arrogata la funzione di Dio ne soffre la parità dei due della coppia, perché mentre Dio è capace di piegarsi verso l’umanità, sia maschile, sia femminile, per il maschio non è altrettanto facile e sono possibili abusi.
Del resto la possibilità del ripudio della moglie, tutto in favore maschile secondo il dettato di Deuteronomio 24,1-4, è un elemento spurio come fa presente il Signore Gesù i Matteo19,8. Il rito nondimeno s’è consolidato nel tempo e fa trasparire la ricerca del mitigamento dell’atavico maschilismo, infatti, con riferimento a quei versetti di Osea riferiti all’uomo, viene commentato:

  • per sempre, perché non si fidanzi col pre – intento di ripudiare la donna;
  • nella giustizia, onde non dica calunnie per poterla cacciare;
  • nel diritto, restandovi pur se la donna mancasse nei suoi riguardi;
  • nell’amore, non secondo il rigore della legge, ma con la dolcezza;
  • nella benevolenza, cercando di capirla e soddisfarla prima che si esprima;
  • nella fedeltà, col cuore non rivolto verso altre donne.

È poi da ricordare che a un ebreo o a un’ebrea era vietato di sposare stranieri, che avrebbero potuto sviarli verso i loro idoli (Deuteronomio 7,3s); eccezione poteva aversi con donne prigioniere di guerra (Deuteronomio 21,10-14).

Rabbi Moses ben Maimon detto il Maimonide (1135-1204) nei riguardi del matrimonio ebraico scrive: “Prima della promulgazione del decalogo, quando un uomo incontrava una donna per la strada ed avevano intenzione di sposarsi, ella veniva portata in casa di lui e posseduta carnalmente senza testimoni e diveniva così per lui sua moglie. Però, dopo l’accettazione della legge data da Dio sul monte Sinai, è stato comandato a Israele che se un uomo voleva sposarsi, egli prima doveva acquistare la sua donna davanti a testimoni e dopo possederla…”

L’acquisto della promessa moglie poteva avvenire con denaro, con un documento, davanti a due testimoni validi, o con il rapporto.
Come poi vedremo, “la prese”, nei riguardi di una donna in genere è detto per dire di possederla, purtroppo entrato nel dire normale per sposarla.
L’iniziativa del matrimonio in genere era presa dall’uomo o da suo padre in un incontro, seguito da una festa, ove dava ai genitori della promessa sposa un valore per “acquistare” la futura moglie che da quel momento gli “appartiene”, ma non può averla in suo “possesso” se non dopo il matrimonio e il versato è un obbligo dello sposo nei riguardi della famiglia di lei a compenso dell’opera che la ragazza avrebbe potuto compiere in casa o nei campi.
Ecco allora che la procedura del matrimonio si è consolidata in due fasi:

  • “Qiddushin”, consacrazione, santificazione, dedicazione, detto anche “erusin” cioè essere legati, di fatto, una formale promessa di matrimonio, ossia il fidanzamento;
  • “Nissuin”, matrimonio, quando la coppia inizia la propria vita comune, preceduto dalla firma dal “contratto matrimoniale” “Ketubah”, che fissa gli obblighi del marito nella realizzazione della vita coniugale e familiare e prevede la costituzione della dote per la donna, documento, firmato da due testimoni, seguito dalla cerimonia detta “Chuppah” dei due sotto un baldacchino per alludere alla coabitazione sotto la protezione divina e da una grande festa.

Sotto la “Chuppah” la sposa si trova alla destra dello sposo; poiché è scritto “Alla tua destra è in piedi la tua regina, in ori di Ofir” (Salmo 45,10)

Nel periodo intercorrente tra gli Erusin e il matrimonio, la promessa sposa rimaneva sotto la protezione della casa paterna e il promesso sposo non poteva avere rapporti con lei.
Solo dopo sposata, diveniva parte integrante della famiglia del marito e vi rimaneva anche dopo l’eventuale morte dello sposo.
Una volta che la coppia ha deciso di sposarsi, il primo passo è organizzare un incontro tra i rispettivi genitori.
Secondo le usanze l’uomo fa un regalo di fidanzamento alla donna (ora solitamente un anello con diamante) e una donazione in favore alla sua futura sposa, somma versata dal “fidanzato” per acquistare la sposa dalla famiglia paterna, prezzo nuziale chiamato “mohar”, , il prezzo per generare, infatti, deriva dal radicale “generare” che in ebraico appunto è .
Spesso, il fidanzamento è formalizzato dalla firma delle Condizioni di Fidanzamento, denominate “Tenaim” nel quale sono stabiliti, la data del matrimonio, gli impegni finanziari che i genitori prenderanno nei confronti dei coniugi e una clausola con penali nel confronto dell’inadempiente.
Il rito si compie durante un ricevimento cui partecipano le due famiglie, i parenti stretti, e gli amici della coppia.
Il fidanzamento dura circa un anno; nel frattempo lo sposo prepara la casa e la sposa con la sua famiglia prepara le celebrazioni nuziali e i propri abiti, a al riguardo in 2,32 commenta: “Dimentica forse una vergine i suoi ornamenti, una sposa la sua cintura?”

Il fidanzamento si poteva rompere solo in caso d’infedeltà per mezzo di un atto formale, in pratica un divorzio.
Nell’antichità anche il fidanzamento interrompeva gli obblighi militari come si deduce da Deuteronomio 20,7: “C’è qualcuno che si sia fidanzato con una donna e non l’abbia ancora sposata? Vada, torni a casa, perché non muoia in battaglia e un altro la sposi” mentre lo dice chiaramente nei riguardi del matrimonio in Deuteronomio 24,5: “Quando un uomo si sarà sposato da poco, non andrà in guerra e non gli sarà imposto alcun incarico. Sarà libero per un anno di badare alla sua casa e farà lieta la moglie che ha sposato.”

In caso di morte del fidanzato, la ragazza era considerata vedova anche se non era intervenuta la seconda fase dell’iter matrimoniale con la cerimonia del matrimonio.
Il giorno prima del matrimonio la sposa era accompagnata da parenti e amiche sposate alla vasca rituale “Miqve'” per eseguire il bagno di purificazione “Tevila’”.
La cerimonia del “Nissuin”, accompagnata da festeggiamenti e dalla benedizione dei genitori segnava il passaggio della sposa dalla casa paterna a quella dei suoceri.
La sposa si presenta allo sposo col viso velato, come ricorda il Cantico dei Cantici che la ricorda per tre volte con un “dietro il tuo velo” “mibba’d letsammatek” :

  • Cantico dei Cantici 4,13 – “Quanto sei bella, amata mia, quanto sei bella! Gli occhi tuoi sono colombe, dietro il tuo velo. Le tue chiome sono come un gregge di capre, che scendono dal monte Gàlaad. I tuoi denti come un gregge di pecore tosate, che risalgono dal bagno; tutte hanno gemelli, nessuna di loro è senza figli. Come nastro di porpora le tue labbra, la tua bocca è piena di fascino; come spicchio di melagrana è la tua tempia dietro il tuo velo.”
  • Cantico dei Cantici 6,7 – “Come spicchio di melagrana è la tua tempia, dietro il tuo velo.”

Quel modo per indicare il “velo” è anche in Isaia 47,2. Senza preposizioni e pronome finale il velo è o tzama – tzammah” – “tzammat” ed è come una lama d’acqua che esce da una vasca, “scende acqua fuori ” e si vede e non si vede attraverso.
Si pone sul volto del morto come sudario lo , “scende sul morto ” e alla sposa lo “solleva l’uomo (l’uomo = al mortale)”.
Quel gesto con il sollevamento del velo comporta la discesa di una vita nuova per i due che saranno nuova creatura: “scende della vita (nuova) il segno “.

Il velo anticamente era tolto nella camera nuziale.
Fu questo del velo lo strattagemma che usò Labano per far sposare a Giacobbe la prima figlia, Lia; lo sposo, infatti, non si accorse della sostituzione e credeva di aver sposato Rachele per la quale come “moher” aveva lavorato già sette anni, e invece aveva consumato il rapporto con Lia.
Anche lo sposo vestiva con abiti eleganti, si adornava con gioielli ed era accompagnato dall’amico dello sposo.
Giunto il tempo stabilito per le nozze, la sposa usciva dalla casa paterna e arrivato il momento del matrimonio era il padre della sposa che organizzava un il sontuoso banchetto.
La festa può essere protratta per sette giorni, durata suggerita da quanto disse Labano a Giacobbe che dopo la prima notte gli contestava che sotto il velo della sposa c’era Lia e non Rachele e questi rispose: “Finisci questa settimana nuziale, poi ti darò anche quest’altra per il servizio che tu presterai presso di me per altri sette anni. Giacobbe fece così: terminò la settimana nuziale e allora Labano gli diede in moglie la figlia Rachele.” (Genesi 29,27s)

Il matrimonio era consumato fin dalla prima notte e si conservava il lenzuolo sporco di sangue, a riprova della verginità della sposa.
Alcune comunità ebraiche preferiscono celebrare i matrimoni nella settimana che precede la festa di Sukkot, onde gli sposi, conclusa la settimana matrimoniale, continuare a festeggiare i sette giorni di Sukkot.
Il cristianesimo pur associando il matrimonio all’alleanza che lega il popolo di Dio a Dio, insegna che è un’alleanza nella parità uomo – donna.
Al riguardo il Catechismo della Chiesa Cattolica sostiene:

1602 – La Sacra Scrittura apre con la creazione dell’uomo e della donna a immagine e somiglianza di Dio e chiude con la visione delle “nozze dell’Agnello” (Apocalisse 19,9). Da un capo all’altro la Scrittura parla del matrimonio e del suo mistero, della sua istituzione e del senso che Dio gli ha dato, della sua origine e del suo fine, delle sue diverse realizzazioni lungo tutta la storia della salvezza, delle sue difficoltà derivate dal peccato e del suo rinnovamento nel Signore (1Corinzi 7,39), nella Nuova Alleanza di Cristo e della Chiesa.

1605 – Che l’uomo e la donna siano creati l’uno per l’altro, lo afferma la Sacra Scrittura: “Non è bene che l’uomo sia solo” (Genesi 2,18). La donna, “carne della sua carne”, sua eguale, del tutto prossima a lui, gli è donata da Dio come “aiuto”, rappresentando così Dio dal quale viene il nostro aiuto. “Per questo l’uomo abbandonerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due saranno una sola carne” (Genesi 2,24). Che ciò significhi un’unità indefettibile delle loro due esistenze, il Signore stesso lo mostra ricordando quale sia stato, “da principio”, il disegno del Creatore: “Così che non sono più due, ma una carne sola” (Mateot 19,6).

Del resto la parità è affermata chiaramente nel Nuovo Testamento; infatti, nella lettera ai Galati si trova: “Ma prima che venisse la fede, noi eravamo custoditi e rinchiusi sotto la Legge, in attesa della fede che doveva essere rivelata. Così la Legge è stata per noi un pedagogo, fino a Cristo, perché fossimo giustificati per la fede. Sopraggiunta la fede, non siamo più sotto un pedagogo. Tutti voi infatti siete figli di Dio mediante la fede in Cristo Gesù, poiché quanti siete stati battezzati in Cristo vi siete rivestiti di Cristo. Non c’è Giudeo né Greco; non c’è schiavo né libero; non c’è maschio e femmina, perché tutti voi siete uno in Cristo Gesù. Se appartenete a Cristo, allora siete discendenza di Abramo, eredi secondo la promessa.” (Galati 3,23-29)

Del Vangelo apocrifo di Tommaso in lingua copta, la cui redazione è dibattuta dagli studiosi tra il 60 e il 140 d.C., quindi agli albori del cristianesimo e che riporta 114 apoftegmi di Gesù cito la 22a massima in quanto a mio parere si collega bene al tema del matrimonio: “Gesù vide alcuni neonati che poppavano. Disse ai suoi discepoli: Questi neonati che poppano sono come quelli che entrano nel Regno. E loro gli dissero, Dunque entreremo nel regno come neonati? Gesù disse loro, Quando farete dei due uno, e quando farete l’interno come l’esterno e l’esterno come l’interno, e il sopra come il sotto, e quando farete di uomo e donna una cosa sola, così che l’uomo non sia uomo e la donna non sia donna, quando avrete occhi al posto degli occhi, mani al posto delle mani, piedi al posto dei piedi, e figure al posto delle figure allora entrerete nel Regno.”

In tale apoftegma colpisce quel farete dei due uno e farete di uomo e donna una cosa sola, che pare ricordare il matrimonio primigenio in cui Dio unì il maschio e la femmina e fece dei due una carne sola.
Quel farete dei due uno, ossia, quando da 2 uscirà 1, se lo si scrive con le lettere ebraiche 2 = , uscirà – entrerà = , 1 = si ottiene che in ebraico è il radicale del verbo “amare”.
Provo a scrivere la parola “amore” “‘ahabah” e con tale idea leggo:

da destra a sinistra, 1 esce, 2 entrano
da sinistra a destra, entrati 2, esce 1 e così il concetto che viene tratteggiato è quello dell’unità che in ebraico è “‘ached” .

Ora “amare” implica parità e nessuna superiorità altrimenti ne resta condizionata la libertà.
Questi pensieri portano a collegare i due vincoli sacri che sono fondamentali in un’alleanza secondo Dio, amore e unità , che abbiamo visto in definitiva si ottengono leggendo opportunamente da sinistra e da destra le lettere ebraiche di “amore”.
Tra l’altro attribuendo i valori numerici alle lettere amore “ahabah” e “‘ached” hanno lo stesso valore numerico di 13 e per i criteri della gimatria allora debbono avere qualcosa d’importante in comune.

= ( = 5) + ( = 2) + ( = 5) + ( = 1) = 13
= ( = 4) + ( = 8) + ( = 1) = 13

Osservo che la somma di amore e unità è pari a sommare due volte “amore” essendo un rapporto di uno verso l’altro e viceversa e 26 è proprio il valore numerico somma delle lettere Tetragramma Sacro IHWH in quanto:

= ( = 5) + ( = 6) + ( = 5) + ( = 10) = 26

Con ciò si conclude che IHWH è amore, un amore corrisposto, il che implica che in se stesso trova soddisfazione, ama ed è amato restando uno.

Nel Vangelo secondo Filippo, altro apocrifo, pure scritto in copto, della seconda metà del II secolo d.C., perduto per la fine dello gnosticismo, non menzionato dai Padri della Chiesa di cui fu ritrovata una copia databile al IV secolo tra i codici di Nag Hammaddi, che contiene 17 detti di Gesù di cui 9 dei Vangeli canonici e 8 “agrapha” a Lui attribuiti, vi si parla in particolare di un sacramento gnostico detto della “Camera Nuziale” celeste, conclusione di un cammino d’iniziazione.
Questa camera è il Santo dei Santi in cui si diventa una carne sola con lo sposo, il “Figlio dell’Uomo”, l’Unico vero Figlio di Dio.
Vi si trova, peraltro, un’eco del Vangelo di Tommaso con: “Quando di due farete uno, sarete figli dell’uomo, e quando direte a un monte allontanati, si allontanerà.”

Ancora 2 1 ossia quindi, chi viene iniziato al vero amare da Lui che è il vero amore i due come due sposi divengono un solo corpo, una creatura nuova.
Scrive San Paolo per i chiamati a questo rapporto: “Provo per voi una specie di gelosia divina, avendovi promessi a un unico sposo, per presentarvi quale vergine casta a Cristo.” (2Corinzi 1,2)

Del resto sull’amore che lega Cristo al suo corpo scrive ancora San Paolo in Efesini 5,32: “Questo mistero è grande; lo dico in riferimento a Cristo e alla Chiesa.”

Lo Spirito Santo che viene sulla sposa nel Santo dei Santi è il sigillo dell’amore corrisposto.

Solo una volta dalla traduzione C.E.I. dei libri della Tenak dell’Antico Testamento, ove sono esclusi i testi deuterocanonici scritti in greco, una parola è tradotta “matrimonio” ed è in Daniele 2,43 quando il profeta interpreta il sogno al re: “Il fatto d’aver visto il ferro mescolato all’argilla significa che le due parti si uniranno per via di matrimoni , ma non potranno diventare una cosa sola, come il ferro non si amalgama con l’argilla fangosa.”

Qui, è tradotto matrimonio “‘enash’a” e si parla di aderire, divenire una cosa sola, “dabeqin” come quando si dice in Genesi 2,24 del primo matrimonio: “Per questo l’uomo abbandonerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due saranno una sola carne.”
Per le lettere suggeriscono “aiuto i 2 Riversano “.

Ora o “‘enosh” in ebraico viene usato anche per definire un uomo; tra l’altro Enosh è il nome del primo nipote di Adamo, figlio di Set: “Anche a Set nacque un figlio, che chiamò Enos. A quel tempo si cominciò a invocare il nome del Signore” (Genesi 4,26), insomma, fu il primo uomo che diede segni di pentimento e di ricerca di un avvicinamento col Signore dopo il peccato volontario con cui i progenitori si erano staccati dal Signore.

Rabbi Eleazar in Talmud Babilonese, Jevamoth 63a afferma: “Un uomo che non ha moglie non è un vero uomo, poiché è detto: Maschio e femmina li creò li benedisse e dette loro nome Adamo.” (Genesi 5,2)

Ora, se si va al versetto Genesi 1,27: “E Dio creò l’uomo (Adamo) a sua immagine; a immagine di Dio lo creò (“bar’a ‘oto “): maschio e femmina li creò.” (“bara’ ‘otam “) è evidente che “lo creò” come essere unico in cui vi erano le qualità maschili e il femminili.

Adamo, quindi, in effetti, è completo ed è chiamato uomo da Dio secondo Genesi 5,2 solo dopo l’unione sacramentale del matrimonio che Dio, infatti, propone, e dai due maschio e femmina, produce una creatura nuova, l’unità perfetta, indivisibile che si ama, di un marito e di una moglie, il vero Adamo. Evento che però fu vanificato dal peccato della prima coppia, e che ruppe il patto con Dio per cui si perse la figliolanza adottiva con Lui.

Questo pensiero dell’uomo unico perfetto pensato come tale solo se unito in matrimonio secondo la volontà di Dio, pare cogliersi in quel termine in Daniele 2,43 di “matrimonio”, “‘enash’a” , letto come “uomo unico – unito ” e pare proprio chiarire quanto in quel apoftegma 22° del Vangelo di Tommaso.

L’alleanza matrimoniale, peraltro, come anche patti di amicizia e collaborazione sono atti sacri, patti di YHWH, come ad esempio tra Gionata e David in 1Samuele 20,8.15 e tra Salomone e Hiram in 1Re 5,26.
Il patto – “berit” avvicina due persone fino a farle divenire “parentela di sangue”, tanto che come nei due casi sopracitati si chiamano “fratelli” e come tali si comportano (2Samuele 1,16 e 1Re 9,13).
Ecco che allora un patto con Dio rende figli di Dio!
Anche se le due persone sono in armonia tra loro il patto alla presenza di YHWH comporta una pace, “shalom” , che supera la semplice “pace”, ma crea un aura di armonia, ordine, giustizia, inviolabilità, protezione e salvezza su di loro da parte del Signore che aiuta a costruire la casa (Salmo 127,1), ossia favorisce quanto loro desiderano, se nel bene, insomma “accende una potenza nel vivente “.

Del resto Gesù afferma: “In verità io vi dico ancora: se due di voi sulla terra si metteranno d’accordo per chiedere qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli gliela concederà. Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro.” (Matteo 18,19-20)
Ancora una volta 2 uniti in 1… c’è amore e unità, c’è Lui!

L’ALLEANZA DEL SANGUE
Dopo che sul Sinai aveva dato a Mosè le 10 parole e le condizioni della Sua Alleanza come narrato nei capitoli 20-23 del libro dell’Esodo in 24,1-2: “Il Signore disse a Mosè: Sali verso il Signore tu e Aronne, Nadab e Abiu e settanta anziani d’Israele; voi vi prostrerete da lontano, solo Mosè si avvicinerà al Signore: gli altri non si avvicinino e il popolo non salga con lui.”

Mosè è l’amico dello sposo e ha ricevuto le condizioni, la “ketubah”, l’estratto della “Torah”, il documento scritto dei doni del matrimonio-alleanza che il Signore intende regalare alla sposa, il popolo d’Israele che attende sotto il monte.
D’altronde, solo come regalo che si compirà grazie allo sposo, si possono pensare i comandamenti che ha dato, e direi promessi, nella “Torah”.
Mosè come primo atto ha ricevuto dal futuro sposo in Esodo 24,1.2 l’invito di portarsi dai padri, gli anziani, della sposa, poi alla sposa “…andò a riferire al popolo tutte le parole del Signore e tutte le norme.” (Esodo 24,3a) e per il verbo “riferire” il testo ebraico usa , per cui allude che ci sarà un libro , la “Torah” per cui Mosè è proprio l’amico dello sposo che reca le condizioni del matrimonio-alleanza che il Signore intende regalare alla sposa.

Accadde che: “Tutto il popolo rispose a una sola voce dicendo: Tutti i comandamenti che il Signore ha dato, noi li eseguiremo!” (Esodo 24,3b)

Vediamo le lettere esatte della parte in grassetto che usa il testo ebraico:



Leggendo queste lettere con i segni il popolo rispose:

   La sposa della Parola saremo per la vita ;
        la moglie () corpo della Parola
     del Signore , faremo .

La sposa della Parola saremo per la vita; la moglie, corpo della Parola del Signore faremo.

E subito dopo accadde che: “Mosè scrisse tutte le parole del Signore.” (Esodo 24,4a)



      A recare fu la “Ketubah” () Mosè ,
                venne () dalla sposa ().
       (Questa) disse sia al Signore .

A recare fu la “Ketubah” Mosè, venne dalla sposa. (Questa) disse sia al Signore.

A questo punto ci fu festa.
Mosè: “Si alzò di buon mattino ed eresse un altare ai piedi del monte, con dodici stele per le dodici tribù d’Israele. Incaricò alcuni giovani tra gli Israeliti di offrire olocausti e di sacrificare giovenchi come sacrifici di comunione, per il Signore. Mosè prese la metà del sangue e la mise in tanti catini e ne versò l’altra metà sull’altare.” (Esodo 24,4b-6)

Ora vediamo cosa accadde seguendo il testo ebraico:

Quindi prese il libro dell’alleanza
e lo lesse alla presenza del popolo.
Dissero: Quanto ha detto il Signore,
lo eseguiremo e vi presteremo ascolto. (Esodo 24,7)

Spezzo per decriptazione le lettere ebraiche che ho riportato:

E fu a riversare il nascosto del libro aperto dell’alleanza , portò che sarà a riversare nel corpo il Padre l’Unigenito . Questi inviato sarà al mondo , daI popolo si porterà . Fu a dire : si porti . Sposa (), moglie () del corpo della Parola del Signore faremo e l’energia ci accenda nel seno ().

E fu a riversare il nascosto del libro aperto dell’alleanza, portò che sarà a riversare nel corpo il Padre l’Unigenito. Questi inviato sarà al mondo dal popolo si porterà. Fu a dire: si porti. Sposa, moglie del corpo della Parola del Signore faremo e l’energia ci accenda nel seno.

Nell’ebraismo vari sono commenti sulla risposta del popolo a quel “lo eseguiremo e vi presteremo ascolto” che pare intendere di premette il fare all’ascolto. (Vedi: “Ritorno al Sinai“) come a dire abbiamo compreso i sentimenti di Dio per noi ossia faremo ciò che ci dice anche se non avessimo a capire il motivo subito, poi mediteremo ed anche capiremo.
In definitiva, è come se avessero detto ci fidiamo, perché siamo certi che il Signore ci ama.

I saggi insegnano (Talmud Shabbat 88a-b) che quando il Santo udì gli Israeliti proclamare “lo eseguiremo e vi presteremo ascolto” esclamò: “Chi ha rivelato ai miei figli questo segreto. Il segreto che usano per sé gli angeli che sono coraggiosi esecutori dei miei ordini, obbedienti alla voce della mia parola?” (Tehillim 103.20)

A questo punto: “Mosè prese il sangue e ne asperse il popolo, dicendo: Ecco il sangue dell’alleanza che il Signore ha concluso con voi sulla base di tutte queste parole!” (Esodo 24,8)





E sarà a versare dalla quinta costola aperta . Verrà fuori il sangue per un’asta che sarà di uno straniero . Si verserà dall’innalzato sul popolo . E sarà a dire ecco il sangue uscito dell’alleanza che (è) dell’agnello in croce . Dal Signore per i popoli la rettitudine con l’acqua agirà potente . Sposa della Parola saranno i viventi ; uscirà la maledizione .

E sarà a versare dalla quinta costola aperta. Verrà fuori il sangue per un’asta che sarà di uno straniero. Si verserà dall’innalzato sul popolo. E sarà a dire ecco il sangue uscito dell’alleanza che (è) dell’agnello in croce. Dal Signore per i popoli la rettitudine con l’acqua agirà potente. Sposa della Parola saranno i viventi; uscirà la maledizione.

Ed ecco così fu solo allora che, appunto, Dio permise farsi vedere da persone prescelte tra il popolo: “Mosè salì con Aronne, Nadab, Abiu e i settanta anziani d’Israele. Essi videro il Dio d’Israele: sotto i suoi piedi vi era come un pavimento in lastre di zaffìro, limpido come il cielo. Contro i privilegiati degli Israeliti non stese la mano: essi videro Dio e poi mangiarono e bevvero.” (Esodo 24,9-11)

Era la festa del matrimonio alla presenza dei parenti più anziani del popolo, vale a dire della sposa.
In precedenza Dio aveva comandato di purificare la sposa, infatti, prima di consegnare la “Ketubah”, ossia le 10 parole in Esodo 20, in Esodo 19,10-11 si legge “Il Signore disse a Mosè: Va’ dal popolo e santificalo, oggi e domani: lavino le loro vesti e si tengano pronti per il terzo giorno, perché nel terzo giorno il Signore scenderà sul monte Sinai, alla vista di tutto il popolo.”

Ecco che proprio come nel matrimonio ebraico dopo la purificazione e la consegna della “Ketubah” avviene la cerimonia sotto il baldacchino, la “Chuppah”.
Si legge, infatti, che: “Mosè salì dunque sul monte e la nube coprì il monte. La gloria del Signore venne a dimorare sul monte Sinai e la nube lo coprì per sei giorni. Al settimo giorno il Signore chiamò Mosè dalla nube. La gloria del Signore appariva agli occhi degli Israeliti come fuoco divorante sulla cima della montagna. Mosè entrò dunque in mezzo alla nube e salì sul monte.”(Esodo 24,15-18)

In ebraico “la nube coprì” “veicas hoea’anan” e “La gloria del Signore venne a dimorare” “vaoishekon kebod IHWH” , quindi, tenuto conto che = , la “Shekinah” , lo sposo, la presenza gloriosa del Signore, fu sotto il baldacchino di nubi.
Le lettere ci dicono anche che a “portarsi fu dal trono alla vista tra gli angeli “.

Mosè poi rimase sul monte quaranta giorni e quaranta notti.
Dopo la vicende del vitello d’oro, essendo stata poi comunque accolta l’Alleanza, Dio da buon marito iniziò la coabitazione con la sposa, ossia col il suo popolo.
Fece perciò disporre per l’erezione della tenda del convegno per accogliere la sua presenza, la “Shekinah”, quando comandava la sosta nel deserto e camminò in mezzo al popolo nel segno dell’Arca della Testimonianza o “Arca del Patto ‘aron ha berit“, come narra nella Bibbia il libro dell’Esodo, il contenitore con coperchio ove erano custodite le tavole del Patto le due Tavole con i comandamenti, detti anche “le 10 parole”, che il Signore consegnò sul monte Horeb a Mosè dopo che questi, in occasione dell’episodio del “vitello d’oro”, aveva distrutte le prime ricevute.

Quelle 10 parole o comandamenti sono la Testimonianza del Patto o Alleanza da Dio voluto e sancito col popolo d’Israele, “Egli vi annunciò la sua alleanza, che vi comandò di osservare, cioè i dieci comandamenti, e li scrisse su due tavole di pietra.” (Deuteronomio 4,13)

Diede poi un altro segno per ricordare l’Alleanza, il Sabato “Shabat” e lo fece in questo modo in Esodo 31,12-18: “Il Signore disse a Mosè: Tu ora parla agli Israeliti e riferisci loro: Osserverete attentamente i miei sabati, perché il sabato è un segno tra me e voi, di generazione in generazione, perché si sappia che io sono il Signore che vi santifica. Osserverete dunque il sabato, perché per voi è santo. Chi lo profanerà sia messo a morte; chiunque in quel giorno farà qualche lavoro, sia eliminato dal suo popolo. Per sei giorni si lavori, m a il settimo giorno vi sarà riposo assoluto, sacro al Signore. Chiunque farà un lavoro in giorno di sabato sia messo a morte. Gli Israeliti osserveranno il sabato, festeggiando il sabato nelle loro generazioni come un’alleanza perenne. Esso è un segno perenne fra me e gli Israeliti: infatti, il Signore in sei giorni ha fatto il cielo e la terra, ma nel settimo ha cessato e ha preso respiro ( “veinnafash”). Quando il Signore ebbe finito di parlare con Mosè sul monte Sinai, gli diede le due tavole della Testimonianza, tavole di pietra, scritte dal dito di Dio.”, e per due volte ripete che è un segno e che è perenne.

Un giorno speciale, di riposo, e, com’è scritto nel testo in ebraico, per il “respiro“, per “veinnafas”; ossia ogni sette giorni lo “shabat” è per il popolo come la loro anima “nafesh” , consente intimità con lo sposo, da calore e vigore a tutto il tempo, è uno squarcio di Paradiso che scende sulla terra, e lo “Shabat” consente una sosta dallo “stare in esilio” , ossia per quel giorno, uno ogni sette, lo “stare in esilio () finisce “.
In pratica le lettere della parola “shabat” là sono ripetute 8 volte, di cui due in “riposo assoluto” e in “cessato”, e 8 è segno che allude a una realtà eterna.

È l’occasione che consente in pienezza agli sposi di godere la loro intimità e, stante l’alleanza, che vale sia con l’intero popolo che con ciascuna coppia di sposi, il Signore far parte in modo liturgico della loro intimità, se Gli viene consentito.
Ha senso, quindi, preferire Lui a qualsiasi incombenza, perché chi sceglie di stare con Lui ha scelto la parte migliore come ricorda in Luca 10,42 Gesù a Marta che si lamentava della sorella Maria che non l’aiutava a servire.

Del resto il giorno di riposo è un regalo fatto all’uomo: “Il sabato è stato fatto per l’uomo e non l’uomo per il sabato!” (Marco 2,27)

Il profeta Ezechiele in 20,12 ricorda: “Diedi loro anche i miei sabati come un segno fra me e loro, perché sapessero che sono io, il Signore, che li santifico.”

Il riposo, con lui detto Sabato che ricorda il cessare, e che per i cristiani è Domenica, in quanto ricorda il Dominus, il Signore, è tra i sette giorni diverso dagli altri, come il Santo è “diverso” da ogni altro.

In tutti gli altri che non sono Dio, c’è qualche ombra, ma Lui è diverso, in Lui essendo “Qadosh” c’è solo luce, essendo al vertice della luce , per cui con rispettando lo “shabat” e il Suo riposo, “illumina la famiglia – casa completamente “.

Santifica il popolo, perché come sposo esercita il “Qiddushin”, il matrimonio, e viene in mente Efesini 5,25-27: “E voi, mariti, amate le vostre mogli, come Cristo ha amato la Chiesa e ha dato se stesso per lei, per renderla santa, purificandola per mezzo del lavacro dell’acqua accompagnato dalla parola, al fine di farsi comparire davanti la sua Chiesa tutta gloriosa, senza macchia né ruga o alcunché di simile, ma santa e immacolata.”

Per sottolineare che i patti erano inviolabili e duraturi, quindi per sempre, era solito farsi l’accostamento col sale per il potere conservante di questi e si parlava di “alleanza del sale” “berit moelach” come in:

  • Numeri 18,19 – “Io do a te, ai tuoi figli e alle tue figlie con te, per legge perenne, tutte le offerte di cose sante che gli Israeliti preleveranno per il Signore. È un’alleanza inviolabile , perenne , davanti al Signore, per te e per la tua discendenza con te.”
  • 2Cronache 13,5 – “Non sapete forse che il Signore, Dio di Israele, ha concesso il regno a Davide su Israele per sempre, a lui e ai suoi figli con un’alleanza inviolabile ?”

Nel libro del Levitico in 2,13 si parla di “malach berit” “sale dell’alleanza”: “Dovrai salare ogni tua offerta di oblazione: nella tua oblazione non lascerai mancare il sale dell’alleanza del tuo Dio; sopra ogni tua offerta porrai del sale.”

Vi è poi un brano del profeta Geremia 31,31-34 ricordato nella lettera agli Ebrei 8,8 che parla di una “alleanza nuova” “berit chadasha” e lo sottolinea con affermando quattro volte Oracolo del Signore in quei quattro versetti:

“Ecco, verranno giorni – oracolo del Signore – nei quali con la casa d’Israele e con la casa di Giuda concluderò un’alleanza nuova. Non sarà come l’alleanza che ho concluso con i loro padri, quando li presi per mano per farli uscire dalla terra d’Egitto, alleanza che essi hanno infranto, benché io fossi loro Signore. Oracolo del Signore. Questa sarà l’alleanza che concluderò con la casa d’Israele dopo quei giorni – oracolo del Signore – porrò la mia legge dentro di loro, la scriverò sul loro cuore. Allora io sarò il loro Dio ed essi saranno il mio popolo. Non dovranno più istruirsi l’un l’altro, dicendo: Conoscete il Signore, perché tutti mi conosceranno, dal più piccolo al più grande – oracolo del Signore – poiché io perdonerò la loro iniquità e non ricorderò più il loro peccato.” (Geremia 31,31-34)

Geremia allude ai tempi messianici in cui avverrà “porrò la mia legge dentro di loro, la scriverò sul loro cuore” … “perdonerò la loro iniquità e non ricorderò più il loro peccato”, tutti fatti dati per compiuti da Gesù nei Vangeli, il quale concluse la sua vita terrena presentando il calice della nuova alleanza nel suo sangue (Luca 22,20; 1Corinzi 11,25).

In questo brano si parla di conoscenza del Signore, quindi una allusione al “matrimonio” spirituale con Lui da parte di ciascuno e di tutto il popolo cumulativamente che diverrà quindi la Sua Sposa, il nuovo Israele di Dio.

SPOSO E SPOSA E SACRE SCRITTURE IN EBRAICO
In ebraico lo sposo è il “chaten” , la sposa è la “kallah” , mentre il marito è detto il “bae’l” e la moglie “‘ishah” o “‘ishet” .
I due, sposo e sposa vengono a formare un’essenza unica.
Le lettere di quei nomi riferite alla figura del Messia sono evocatrici di eventi che lo riguardano, infatti:

  • lo sposo fa presente colui che “strapperà via () l’angelo (ribelle)”;
  • la sposa è quella che Lui rende perfetta, dal radicale “perfezionare, rendere perfetto” e questa sposa sono i “tutti del mondo ” in cui “la rettitudine del Potente entrerà “;
  • questa rettitudine uscirà dal marito che “abitava in alto ” e che per amore della sposa una volta sceso “a casa l’innalzerà ()” e Lui stesso nel mondo “dentro Innalzeranno ()” come un olocausto per la sposa;
  • come sposo + marito + sposa + + si ha: la rettitudine del Potente uscirà da dentro dell’innalzato () stretto in croce con l’energia “.

Ho provato a raccogliere tutte le volte che si trova “sposo” nei testi scritti originariamente in ebraico.

In Esodo 4,25s, due volte vi si trova la parola “sposo”: “Allora Sippora prese una selce tagliente, recise il prepuzio al figlio e con quello gli (a Mosè) toccò i piedi e disse: Tu sei per me uno sposo di sangue. Allora il Signore si ritirò da lui. Ella aveva detto sposo di sangue a motivo della circoncisione.”
Entrambe le volte è ripetuto “sposo di sangue” “chatan damiim”; è poi significativo che per quel “recise il prepuzio” “kerot ‘oet a’relat” il testo ebraico usa il verbo impiegato normalmente nella Bibbia per dire “fare alleanza” “karet berit” .
Per tornare all’epopea del Messia queste lettere di “karet berit” suggeriscono:

  • l’agnello in croce cibo () per tutti ;
  • la rettitudine dal corpo del Crocifisso dentro i corpi sarà di tutti .

C’è poi il versetto 1Re 3,1: “Salomone divenne genero del faraone, re d’Egitto. Prese la figlia del faraone, che introdusse nella Città di Davide, ove rimase finché non terminò di costruire la propria casa, il tempio del Signore e le mura di cinta di Gerusalemme”.
Qui, quel “divenne genero” è “techttenavi” , quindi, fu lo sposo della figlia del faraone d’Egitto che “prese” , “iqqach” quindi, acquistò, col prezzo “mohar” e si nota una sottile ironia, in quanto, di fatto si sottomise visto che accettò di stare sotto al faraone.
Egualmente in 1Cronache 2,21 si legge di un certo Chezròn che sposò e anche qui la prese, quindi l’acquistò, “leqachapha” .

Si ha poi il Salmo 19,6: “Là pose una tenda per il sole che esce come sposo dalla stanza nuziale, esulta come prode che percorre la via.” Ove “stanza nuziale” è “mechuppato” da cui il segno della “chuppat” e “chuppa” nel rito del matrimonio ebraico come inizio della convivenza davanti a Dio. Quelle lettere di “chuppat” al cristiano parlano di dove si sta “stretti al Verbo Crocifisso ” e di “chuppa” nella “assemblea del Verbo entrare “.

Nel libro del profeta Isaia si trovano le seguenti citazioni:

  • Isaia 54,5 – “Poiché tuo sposo è il tuo creatore, Signore degli eserciti è il suo nome; tuo redentore è il Santo di Israele, è chiamato Dio di tutta la terra.” Ove per in luogo di sposo è usato marito.
  • Isaia 61,10 – “Io gioisco pienamente nel Signore, la mia anima esulta nel mio Dio, perché mi ha rivestito delle vesti di salvezza mi ha avvolto con il manto della giustizia, come uno sposo che si cinge il diadema e come una sposa che si adorna di gioielli.”

    Nella parola “salvezza” “oesha’” appaiono le lettere del nome di Gesù.
    In si “cinge il diadema” “iekahen p’er” si trovano le lettere di “sacerdote” .
    In “Ecco lo sposo! Andategli incontro!” ho tra l’altro decriptato tutto Isaia 61 e ripoto il risultato di questo versetto: Per giovare sorge dell’Unico il dono. Alla luce dentro il Signore finalmente rivela l’anima. È di casa Dio al mondo, e così all’esistenza uscito il Potente. Dentro è sorto il frutto per chi cammina, in Gesù vive, si vede esistere del Potente la giustizia è in azione il cuore inviato. Esiste così lo sposo. È un sacerdote che la corona porta della rettitudine alla sposa. Alla fine tutto nell’eternità entra la moglie che era nel mondo. (Isaia 61,10)
  • Isaia 62,4-5 – “Nessuno ti chiamerà più Abbandonata, né la tua terra sarà più detta Devastata, ma tu sarai chiamata Mio compiacimento e la tua terra, Sposata, perché il Signore si compiacerà di te e la tua terra avrà uno sposo. Sì, come un giovane sposa una vergine , così ti sposerà il tuo architetto; come gioisce lo sposo per la sposa , così il tuo Dio gioirà per te.”
    In questo versetto la parola “sposo” appare due volte, ma la prima è “bae’l” mentre la seconda è proprio “chatan” .
    Il senso mi pare questo: Israele sarà detta “Sposata” “be’ulah”, in effetti sarebbe “risposata” in quanto era stata già sposata dal Signore che era il suo marito , ma l’aveva tradito con gli idoli, ora, dice la profezia, Lui la “risposerà” e per Lui sarà come la prima volta, sarà lo sposo che gioisce con la sposa.
    Questo nome di Sposata o risposata “be’ulah”, in pratica sarà che grazie a Lui da lei da “dentro il peccare () del serpente uscirà ” e la renderà veramente vergine “betulah” , in quanto, da “dentro a finire porterà il serpente entrato “.

In “Battesimo al Giordano riconoscimento di paternità” ho decriptato tutto Isaia 62 e riporto il risultato di questi versetti:

Isaia 62,4 – Il serpente iniziò ad essere alle origini in vita col corpo in cammino. Del peccare la conoscenza questi portò dentro al mondo e del serpente la terra prigione fu. L’Unigenito a vivere col corpo da testimonio sorge in vita tra i viventi. Al mondo un retto è in cammino. Si è versato alla vista un puro. Giù si è dentro al mondo portato dal serpente in terra per spegnere il peccare del serpente. Nel mondo così si è chiusa la Parola. Giù il Signore da casa cosi ha portato in terra la rettitudine. Finirà dentro l’agire del serpente.

Isaia 62,5 – Retta è l’esistenza della casa dall’alto scelta. Alla vergine è stato dentro dall’alto portato in modo retto il Figlio. Così si porta ai viventi la gioia. Lo sposo dall’alto per la sposa è sorto, Gesù; per il serpente la forza retta della maledizione esiste così.

Nel libro del profeta Geremia si trovano le seguenti citazioni:

  • Geremia 7,34 – “Io farò cessare nelle città di Giuda e nelle vie di Gerusalemme le grida di gioia e la voce dell’allegria, la voce dello sposo e della sposa , poiché il paese sarà ridotto un deserto.”
  • Geremia 16,8s – “Non entrare in una casa dove si banchetta per sederti a mangiare e a bere con loro, poiché così dice il Signore degli eserciti, Dio di Israele: Ecco, sotto i vostri occhi e nei vostri giorni farò cessare da questo luogo le voci di gioia e di allegria, la voce dello sposo e della sposa .”
  • Geremia 25,10 – “Farò cessare in mezzo a loro le grida di gioia e le voci di allegria, la voce dello sposo e quella della sposa , il rumore della mola e il lume della lampada.”
  • Geremia 33,10-11 – “Dice il Signore: In questo luogo, di cui voi dite: Esso è desolato, senza uomini e senza bestiame; nelle città di Giuda e nelle strade di Gerusalemme, che sono desolate, senza uomini, senza abitanti e senza bestiame, si udranno ancora grida di gioia e grida di allegria, la voce dello sposo e quella della sposa e il canto di coloro che dicono: Lodate il Signore degli eserciti, perché è buono, perché la sua grazia dura sempre, portando sacrifici di ringraziamento nel tempio del Signore, perché ristabilirò la sorte di questo paese come era prima, dice il Signore.”

In Geremia 14-16 collega l’evento al germoglio di Davide, ossia alla venuta del Messia.

Gioele 2,16: “Radunate il popolo, indite un’assemblea, chiamate i vecchi, riunite i fanciulli, i bambini lattanti; esca lo sposo dalla sua camera e la sposa dal suo talamo.”

Qui si parla della camera dello sposo in questo caso “machedero” , ma è il talamo della sposa che è la stanza nuziale del Salmo19,6, qui “mechuppatah” la “chuppat” e “chuppa” nel rito del matrimonio ebraico di cui ho già detto.

LO SPOSO DEI VANGELI
La storia d’amore di Dio con l’uomo che ci parla del fidanzamento, ossia della primo incontro e alleanza, ossia dei Tanaim come si dice in ebraico, è tratteggiata dai testi delle Sacre Scritture chiamati Antico Testamento dai cristiani e ne abbiamo visto alcuni punti salienti tra quel complesso di scritti.
Il Nuovo Testamento presenta Gesù che porta a compimento questa storia con le nozze il cui apice in terra è il momento eucaristico in cui Lui, lo sposo, il Messia, il Figlio di Dio si consegna anima e corpo alla sposa, perché tra di loro siano una cosa sola, un’alleanza nel corpo e nel sangue.

Del resto proprio Gesù in Matteo 22,2-13 propose questa parabola: “Il regno dei cieli è simile a un re, che fece una festa di nozze per suo figlio. Egli mandò i suoi servi a chiamare gli invitati alle nozze…”
In questa si dice d'”invitati alle nozze” che rifiutarono, per indicare sinteticamente la situazione dell’Antico Testamento, indi si parla di sala delle nozze, i momenti liturgici della Chiesa, e di abito nuziale, segno dell’elezione del battesimo in quanto: “…molti sono chiamati, ma pochi eletti”.
Gesù, peraltro, nei Vangeli “sinottici” – Matteo, Marco e Luca – nei riguardi dei discepoli di Giovanni il Battista e dei farisei si dichiara proprio come “lo sposo” e definisce invitati alle nozze i propri discepoli:

  • Matteo 9,14-17; Marco 3,18-22; Luca 5,33-38 – “Allora gli si avvicinarono i discepoli di Giovanni e gli dissero: Perché noi e i farisei digiuniamo molte volte, mentre i tuoi discepoli non digiunano? E Gesù disse loro: Possono forse gli invitati a nozze essere in lutto finché lo sposo è con loro? Ma verranno giorni quando lo sposo sarà loro tolto, e allora digiuneranno. Nessuno mette un pezzo di stoffa grezza su un vestito vecchio, perché il rattoppo porta via qualcosa dal vestito e lo strappo diventa peggiore. Né si versa vino nuovo in otri vecchi, altrimenti si spaccano gli otri e il vino si spande e gli otri vanno perduti. Ma si versa vino nuovo in otri nuovi, e così l’uno e gli altri si conservano.”

Da questo brano si ricava che le nozze sono prossime essendo già stati diramati gli inviti agli amici dello sposo.
Lo sposo sta dotando questi invitati del vestito per le nozze e mette in loro lo spirito della festa; li prepara insomma a essere uomini nuovi, per cui ecco che prosegue il discorso sul vestito e sul vino nuovo.
I discepoli di Giovanni, da questi evidentemente, come vedremo dal Vangelo di Giovanni, iniziati a tale attesa, paiono comprendere e non replicano.
Viene però già da Lui stesso profetizzato che lo sposo poi “sarà loro tolto“. Nel Vangelo di Matteo poi Gesù al capitolo 25, versetti 1-13,propone la parabola delle 10 vergini per insegnare la necessità di vegliare in attesa dello sposo che deve venire.

Questo è il brano della parabola:
“Allora il regno dei cieli sarà simile a dieci vergini che presero le loro lampade e uscirono incontro allo sposo. Cinque di esse erano stolte e cinque sagge; le stolte presero le loro lampade, ma non presero con sé l’olio; le sagge invece, insieme alle loro lampade, presero anche l’olio in piccoli vasi. Poiché lo sposo tardava, si assopirono tutte e si addormentarono. A mezzanotte si alzò un grido: Ecco lo sposo! Andategli incontro! Allora tutte quelle vergini si destarono e prepararono le loro lampade. Le stolte dissero alle sagge: Dateci un po’ del vostro olio, perché le nostre lampade si spengono. Le sagge risposero: No, perché non venga a mancare a noi e a voi; andate piuttosto dai venditori e compratevene. Ora, mentre quelle andavano a comprare l’olio, arrivò lo sposo e le vergini che erano pronte entrarono con lui alle nozze, e la porta fu chiusa. Più tardi arrivarono anche le altre vergini e incominciarono a dire: Signore, signore, aprici! Ma egli rispose: In verità io vi dico: non vi conosco. Vegliate dunque, perché non sapete né il giorno né l’ora.”

Tale parabola è riportata solo dal Vangelo di Matteo, forse perché poteva essere compresa senza troppe spiegazioni nell’ambito dell’ebraismo, che attendeva l’avvento dello “sposo” e la sua redenzione come in Isaia 54,5 e 62,4.5, visto che il Vangelo di Matteo pare essere stato in una prima edizione scritto in aramaico, quindi, essenzialmente per i giudei.
Le 10 vergini sono le amiche della “Vergine”, la sposa di quello sposo che deve venire, che accompagnano la sposa, quelle del Salmo 45,15.
Il numero 10 è il numero minimo di presenti atto a costituire l’assemblea (in ebraico il “minian”), ma di una nuova Chiesa in cui non v’è alcuna differenza tra uomini e donne visto che ciascun componente, grazie al battesimo sarà portato a essere vergine dal serpente, secondo quanto ho precisato nel precedente paragrafo parlando di Isaia 62,4.5 e considerato che “Non c’è più giudeo né greco; non c’è più schiavo né libero; non c’è più uomo né donna, poiché tutti voi siete uno in Cristo” (Galati 3,28) ossia siete da Lui amati e voi lo amate.

L’olio è l’unzione del Messia, lo Spirito Santo, l’amore che rende la sposa come lo sposo e questo amore è passato, come dice la sposa in 2,4 del Cantico dei Cantici quando: “Mi ha introdotto nella cella del vino e il suo vessillo su di me è amore.”

È nel Vangelo di Giovanni che si hanno sviluppi sul tema dello sposo e della sposa, frutto evidentemente di meditazioni, elaborazioni e sviluppi teologici delle prime comunità cristiane, essendo tale Vangelo stato scritto 30, 40 anni dopo i sinottici, quindi, almeno una generazione dopo di loro.

Per iniziare in 2,1-11 questo Vangelo indica il primo segno che compie Gesù nella sua vita pubblica su invito della madre, che era stata invitata assieme ai discepoli del figlio a una festa di nozze a Cana di Galilea.
Questo episodio propone che la madre di Gesù durante il banchetto si era accorta che la riuscita della festa era in pericolo, perché stava per mancare il vino e allora il Signor Gesù trasformò in vino eccellente l’acqua di “sei giare di pietra per la purificazione dei Giudei”, ossia l’acqua per le abluzioni.
In un modo che a prima vista appare alquanto sibillino, “Gesù le rispose: Donna, che vuoi da me? Non è ancora giunta la mia ora“. (Giovanni 2,4)
Perché la chiama “Donna” e parla della “sua ora”?

Se si pensa che tutta la storia di salvezza che porta all’incarnazione è stata scelta da Dio per sanare il mancato patto matrimoniale tradito dalla coppia dei progenitori tra loro e con Dio e portare a compimento l’alleanza dando luogo al matrimonio perfetto con l’umanità, si può concludere che le nozze di Cana sono come l’episodio della Trasfigurazione riportata dai Sinottici (Matteo 17,1-8; Marco 9,2-8 e Luca 9,28-3) sul Tabor, infatti entrambi proiettano in una visione escatologica ossia verso ciò che deve avvenire alla fine dei tempi.
Gesù fa intravedere il matrimonio finale con la Donna che avverrà quando sarà la “sua ora” e in questa “trasfigurazione” la madre che intercede assume la vesta della Donna finale, la Chiesa “…scendere dal cielo, da Dio, pronta come una sposa adorna per il suo sposo.” (Apocalisse 21,2)

Questa Donna è in pratica la madre del “discepolo” che Lui amava, la fidanzata che aveva nel cuore, e cui la consegna sotto la croce: “Gesù allora, vedendo la madre e lì accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: Donna, ecco il tuo figlio! Poi disse al discepolo: Ecco la tua madre! E da quel momento il discepolo la prese nella sua casa.” (Giovanni 19,26s)
(Vedi: “Dal torchio del Getsemani a quello della Croce“)

Su questa “sua ora” si trovano tre citazioni in Giovanni 7,30; 8,20; 13,1, poi dopo il suo ingresso festante a Gerusalemme nel giorno ricordato dalla Chiesa come la “domenica delle palme”, in Giovanni 12,23 Gesù esclamò: “È venuta l’ora che il Figlio dell’uomo sia glorificato”.
Il vino, segno della festa, allora, va collegato proprio al segno del matrimonio e alla “cella del vino” di cui è detto nel Cantico dei Cantici 2,4.

Al riguardo del vino è da ricordare che Gesù, al momento dell’ultima cena:

  • nel Vangelo di Matteo 26,27-29 – “…prese il calice, rese grazie e lo diede loro, dicendo: Bevetene tutti, perché questo è il mio sangue dell’alleanza, che è versato per molti per il perdono dei peccati. Io vi dico che d’ora in poi non berrò di questo frutto della vite fino al giorno in cui lo berrò nuovo con voi, nel regno del Padre mio.”
  • nel Vangelo di Luca 22,14-18; Marco 14,23-25 – “Quando venne l’ora, prese posto a tavola e gli apostoli con lui, e disse loro: Ho tanto desiderato mangiare questa Pasqua con voi, prima della mia passione, perché io vi dico: non la mangerò più, finché essa non si compia nel regno di Dio. E, ricevuto un calice, rese grazie e disse: Prendetelo e fatelo passare tra voi, perché io vi dico: da questo momento non berrò più del frutto della vite, finché non verrà il regno di Dio.”

Il desiderio di Gesù è di “bere” questo vino nel Regno dei Cieli nel banchetto eterno con la sposa.
Questo desiderio l’esprimerà poi anche come ultime parole sulla croce quando dice “Ho sete” (Giovanni 19,28).
È noto peraltro lo spirito enigmistico caratterizzato da numeri allusivi con 14 per Davide in Matteo, i 153 grossi pesci, il 666, i 144.000 con Giovanni – Vangeli e Apocalisse – e alle le forme “sigillate” di comunicazione per iniziati cui allude l’Apocalisse stessa.
Ecco che in tale spirito se si pensa all’ebraico ove il radicale del verbo “bere” è il desiderio del matrimonio eterno dell’Unigenito diviene palese con l’espressione “l’Unigenito beve ()” che nasconde l’allusione alla moglie “‘ishet” in modo palese all’ebreo di quei tempi con quella loro tipica mentalità legata alle lettere e alla “qabbalah”.

Il banchetto eucaristico, momento d’incontro con Lui nella cella del vino, quindi, sottolinea il matrimonio tanto desiderato da Cristo con la sua Chiesa, memoriale dell’ultima cena, presenza sacramentale di Lui con la sposa qui in terra, e promessa nella fede di quello definitivo che alla fine dei tempi si compirà in cielo dove la condurrà dopo la risurrezione finale.

Il seguente brano Giovanni 3,25-36 di quanto disse Giovanni Battista su Gesù come “sposo” rende chiaro il pensiero del tempo su Cristo: “Nacque allora una discussione tra i discepoli di Giovanni e un Giudeo riguardo alla purificazione rituale. Andarono da Giovanni e gli dissero: Rabbì, colui che era con te dall’altra parte del Giordano e al quale hai dato testimonianza, ecco, sta battezzando e tutti accorrono a lui. Giovanni rispose: Nessuno può prendersi qualcosa se non gli è stata data dal cielo. Voi stessi mi siete testimoni che io ho detto: Non sono io il Cristo, ma: Sono stato mandato avanti a lui. Lo sposo è colui al quale appartiene la sposa; ma l’amico dello sposo, che è presente e l’ascolta, esulta di gioia alla voce dello sposo. Ora questa mia gioia è piena. Lui deve crescere; io, invece, diminuire. Chi viene dall’alto è al di sopra di tutti; ma chi viene dalla terra, appartiene alla terra e parla secondo la terra. Chi viene dal cielo è al di sopra di tutti. Egli attesta ciò che ha visto e udito, eppure nessuno accetta la sua testimonianza. Chi ne accetta la testimonianza, conferma che Dio è veritiero. Colui infatti che Dio ha mandato dice le parole di Dio: senza misura egli dà lo Spirito. Il Padre ama il Figlio e gli ha dato in mano ogni cosa. Chi crede nel Figlio ha la vita eterna; chi non obbedisce al Figlio non vedrà la vita, ma l’ira di Dio rimane su di lui.”

Il Battista viene ad avere la funzione di profeta, anello di congiunzione, dell’antico Israele col nuovo Israele, e con questo brano lascia il testamento del suo insegnamento ai propri discepoli e, di fatto, all’ebraismo.

L’episodio riportato si divide in tre parti:

  • Giovanni 3,22-24 – ambientazione;
  • Giovanni 3,25-30 – testimonianza sullo sposo;
  • Giovanni 3,31-36 – Gesù è l’inviato dal Padre.

L’occasione è la purificazione rituale o battesimo di penitenza che operavano sia il Battista, che si era trasferito a nord lungo il Giordano, mentre i discepoli di Gesù battezzavano dove stava prima Giovanni come riferisce Giovanni 4,2.
Il Battista nella seconda parte proclama che è giunto il tempo delle nozze messianiche, si dichiara precursore del Messia e, confessa, che Gesù è il Cristo, lo sposo, e lui e l’amico dello sposo e gli prepara il posto.
Nella terza parte chiama i fedeli a rivolgersi a Lui che è veritiero “senza misura egli dà lo Spirito e la vita eterna”.
Conclude parlando della “ira di Dio” che rimane su quelli che non crederanno al Figlio di Dio, perché non verranno a godere della liberazione dal potere del maligno restando soggetti alla maledizione di Dio verso di questi.

L’ira di Dio trova scritto in ebraico come “‘af “oelohim” e si trova:

  • Numeri 22,22 – verso Balam: “Ma l’ira di Dio si accese perché egli stava andando; l’angelo del Signore si pose sulla strada per ostacolarlo.”
  • Salmo 78,31 – verso Israele: “quando l’ira di Dio si levò contro di loro, uccise i più robusti e abbatté i migliori d’Israele.”

Quel “‘af “oelohim” pare proprio alludere a quando “l’Unico parlò del maledetto che sarà nei viventi ” verso cui pronunciò la maledizione che è in Genesi 3,14.

IL SALMO DELLE NOZZE DEL RE
Il Salmo 45 nell’intitolazione al versetto 1 si trova scritto “Al maestro del coro. Su ‘I gigli’. Dei figli di Core. Maskil.” Canto d’amore “shir ididit” vale a dire canto del “diletto”, dello “amato”, quindi, dello “sposo”, e così annuncia un canto nuziale, il matrimonio del Re.
Del resto la formula ricordata nei matrimoni è “‘ani davidi davidi li” “io sono del mio diletto e il mio diletto è per me”.
Si tratta di 18 versetti che si prestano ad essere interpretati come attinenti le nozze del Messia; ne riporto alcuni stralci:

  • Salmi 45,3 – Tu sei il più bello tra i figli dell’uomo, sulle tue labbra è diffusa la grazia, perciò Dio ti ha benedetto per sempre.
  • Salmi 45,7Il tuo trono, o Dio, dura per sempre; scettro di rettitudine è il tuo scettro regale.
  • Salmi 45,8b – Dio, il tuo Dio, ti ha consacrato con olio di letizia, a preferenza dei tuoi compagni.
  • Salmi 45,10b – alla tua destra sta la regina, in ori di Ofir.
  • Salmi 45,12 – il re è invaghito della tua bellezza. È lui il tuo signore: rendigli omaggio.
  • Salmi 45,14 – Entra la figlia del re: è tutta splendore, tessuto d’oro è il suo vestito.
  • Salmi 45,15 – È condotta al re in broccati preziosi; dietro a lei le vergini, sue compagne, a te sono presentate;
  • Salmi 45,16 – condotte in gioia ed esultanza, sono presentate nel palazzo del re.

Ecco di seguito tutto decriptato come l’avevo presentato in “Alfabeto ebraico, trono di zaffiro del Messia“:

Salmi 45,1 – Della potente vita il succo dall’alto con la risurrezione a rinnovare sarà i viventi. Dal cuore l’invierà, sarà a rovesciare dal corpo dalla quinta costola la rettitudine che sarà la potenza che risorgerà nell’esistenza i corpi, forza d’amore del Crocifisso.

Salmi 45,2 – I corpi dalle tombe risorgeranno. La potenza dentro sarà a insinuarsi nei corpi. Nei cuori porterà dentro dell’Unico la vita. Si vedrà l’angelo (ribelle) che sta in seno bruciato dalla forza dal potente re guizzata. La risurrezione porterà l’angelo a spazzare dai cuori. Dal foro portatogli, il Verbo dal corpo la vita nel mondo lancerà.

Salmi 45,3 – Sarà il soffio del Verbo, che sarà nel Crocifisso a vivere da figlio l’esistenza d’uomo, che nel mondo porterà giù a riversare la grazia. A casa risorto il Verbo Crocifisso si riporterà dalla croce ove sarà stato per la rettitudine innalzato. La rettitudine invierà del Benedetto agli afflitti dal serpente nel mondo, che sono a vivere per il serpente nell’iniquità la vita.

Salmi 45,4 – Per la Festa portarono il corpo nella tomba. Nel corpo dentro per la rettitudine agì la potenza. Fu la fiacchezza a scorrere da dentro riportando il corpo splendido ardente per via.

Salmi 45,5 – Per recare al mondo l’aiuto nei corpi la rettitudine scese con la potenza nascosta in un corpo per spengere l’agire del serpente che s’insinuò nei corpi all’origine. In un uomo si porterà in azione. L’energia recherà al mondo, giù per aiutare la verserà. Porterà della Torah la rettitudine. Il fuoco dell’Unico porterà dalla croce nei giorni da ucciso.

Salmi 45,6 – Dalla tomba a rialzarsi sarà. Per la rettitudine della risurrezione l’energia gl’invierà. Sarà in seno a rivivergli la forza. Da morto nella tomba il Crocifisso risarà così bello. Potente si riporterà a casa. Nel cuore dell’Unico portava la forza dentro. Era del mondo il RE.

Salmi 45,7 – Alla luna piena l’affliggeranno i potenti del mondo. Sarà dal seno a portare a guizzare acqua che reca l’eternità. Da risurrezione dentro i cuori dei viventi sarà, risorgendone i corpi. La risurrezione da dentro il cuore il re porterà da crocifisso da retto.

Salmi 45,8 – Per amore in croce il giusto porteranno. Lo crocifiggeranno per odio gli empi. Dall’alto così l’inviato Messia afflitto dai potenti del mondo sarà. L’acqua di Dio gli uscirà. Saranno così risorti i viventi dall’energia della risurrezione. Il Risorto porterà l’energia dalla piaga da dentro il corpo retto.

Salmi 45,9 – I viventi sazierà di splendore. Porterà dalla croce a rovesciare giù la forza per il peccare finire in tutti. Per tradimento in croce sarà stato pur retto dai viventi inviato, nel mondo (però) sarà il maligno ad accenderli d’inviarvelo. La vita degli angeli sarà stato con la risurrezione dei viventi ad annunciare ai retti.

Salmi 45,10 – Il Figlio portato in croce il Re è dei viventi che dentro sarà stato a versarsi in un corpo. Recherà a tutti la forza della rettitudine nel lordume dentro del mondo per bruciarne lo sterco. Nei giorni ucciso tra i pianti, integro l’Unico lo riporterà. Il Verbo stava in un corpo!

Salmi 45,11 – Ad accendere in un vivente l’agire sarà dentro della Torah. L’Unico sarà a recarla al mondo. In un cuore sarà l’Unigenito di Questi. L’angelo (ribelle) arderà col fuoco della rettitudine della vita che agirà dalla piaga. Gli recherà da dentro stando in croce del Padre la forza della rettitudine.

Salmi 45,12 – A recare sarà il segno desiderato. Tra i viventi in cammino starà la Parola. Ci sarà così uno retto. Sarà della perversità l’origine dall’Unigenito giudicata, sarà nell’ardente fuoco. La fine delle tombe e nell’esistenza la potenza riporterà.

Salmi 45,13 – Recherà dentro il Crocifisso su col corpo a casa i viventi tra gli angeli nell’assemblea. Dal mondo il Verbo l’invierà essendo retti. Saranno all’assemblea accompagnati a vederlo. Risorti saranno con i corpi. Saranno a vederlo da vivi.

Salmi 45,14Da sposa nella gloria entreranno in casa del Crocifisso che il Re in persona è dei viventi del mondo. I viventi avrà salvato che giù lo portarono in croce. In Questi dal mondo dentro al cuore li avrà portati risorti ad uscire.

Salmi 45,15 – Il serpente, che nei corpi rovesciò il morire finirà col portato invecchiare, perché la potente rettitudine abiterà in tutti. La potenza avrà recato il Crocifisso ai fratelli. Dai corpi sarà a uscire il male e tutti saranno a rientrare nella Vita e a casa dell’Unico li porterà il Crocifisso tra i potenti retti.

Salmi 45,16 – Il Crocifisso li porterà a casa del Potente. Tra gli angeli entreranno ad abitare. Nella gioia e nell’esultanza tutti dentro porterà. Annullato uscirà dentro il mondo chi sarà stato la vergogna del cammino.

Salmi 45,17 – Tutti nell’assemblea con il Crocifisso dal Padre alla fine saranno tra i retti a stare chi nel mondo era, portando da figli l’esistenza. Per la rettitudine del Crocifisso in dono integri per la recata potenza della risurrezione dei corpi saranno i viventi ad abitare; la sposa della terra.

Salmi 45,18 – Per l’Unico, innocenti saranno, dal corpo gli usciti del Risorto, nella piaga dentro retti rinati nei corpi, avendovi portato a sbarrare il cattivo serpente. Retti invierà i popoli che saranno a vivere col Signore per l’aiuto portato tutti in eterno e per sempre.

LO SPOSO DELL’ALLEANZA: IL MESSIAultima modifica: 2018-06-25T19:58:37+02:00da mikeplato
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