LA RISURREZIONE DEI PRIMOGENITI

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di Alessandro Conti Puorger

L’idea del tema è venuta dalla lettura col metodo dei segni dei versetti del Cap. 22 della Genesi relativi al “Sacrificio d’Isacco”, di cui ho detto in “Decriptare le lettere parlanti delle Sacre Scritture ebraiche“, ed alla cui lettura rimando.

Nell’ebraismo ai figli maschi primogeniti (in ebraico o – bekhor) è riservata una condizione particolare.
Tale condizione questi l’assunsero in occasione dell’evento pasquale prima del passaggio del Mar Rosso a perenne memoria dei primogeniti degli Ebrei che furono salvati durante l’ultima delle dieci piaghe che colpì quelli egiziani.
Il libro dell’Esodo, infatti, dispone agli Israeliti (Es 13,11-15):

Quando il Signore ti avrà fatto entrare nel paese del Cananeo, come ha giurato a te ed ai tuoi padri, e te lo avrà dato in possesso, tu riserverai per il Signore ogni primogenito del seno materno; ogni primo parto del bestiame, se di sesso maschile, appartiene al Signore … Riscatterai ogni primogenito dell’uomo tra i suoi figli. Quando tuo figlio domani ti chiederà: Che significa ciò?, tu gli risponderai: Con braccio potente il Signore ci ha fatti uscire dall’Egitto, dalla condizione servile. Poiché il Faraone si ostinava a non lasciarci partire, il Signore ha ucciso ogni primogenito nel paese d’Egitto, i primogeniti degli uomini e i primogeniti del bestiame. Per questo io sacrifico al Signore ogni primo frutto del seno materno, se di sesso maschile e riscatto ogni primogenito dei miei figli. Questo sarà un segno sulla tua mano, sarà un ornamento tra i tuoi occhi, per ricordare che con braccio potente il Signore ci ha fatti uscire dall’Egitto.

Queste prescrizioni di stile deuteronomista sono d’epoca posteriore alla prima stesura, come ci dice quel: Quando il Signore ti avrà fatto entrare nel paese del Cananeo.
In tali versetti si nota anche l’inserimento “ogni primo parto del bestiame” che lì non è essenziale ed interrompe il discorso sui figli primogeniti.
Tali prescrizioni, anteposte nell’Esodo al racconto dell’uscita dall’Egitto, lasciano adito a pensare che ci sia stato un incarico particolare dei primogeniti adulti degli Ebrei in quel momento.
C’è infatti un comando del Signore precedente a quei versetti di stile deuteronomista nel versetto 1 del cap.13:
“Il Signore disse a Mosè: Consacrami ogni primogenito, il primo parto di ogni madre tra gli Israeliti – di uomini o di animali – esso appartiene a me.

Anche qui “di uomini o di animali” è tardivo e mal giustapposto; il versetto, infatti, inizia col parlare solo del primo parto d’ogni madre tra gli Israeliti.

La parola ebraica che definisce il “primogenito”, o “bekhor” viene dal radicale BKR indica “portare frutti primaticci, conferire il diritto di primogenitura, essere nato come primogenito, partorire un primogenito”.

Con i segni, si leggono i seguenti predicati:

1) “Dentro la mano a coppa si porta la testa “;
2) “In casa un agnello “.

Il primo parla di benedizione ed il secondo ha forse fornito l’idea del riscatto del primogenito con un capo di bestiame minuto e fa pensare al Servo di Iahwèh d’Isaia (53,6s):

“Il Signore fece ricadere su di lui l’iniquità di noi tutti … era come un agnello condotto al macello”; ed al “primogenito tra molti fratelli” (Rm 8,29b), al Cristo Unigenito del Padre che è l’Agnello senza difetti.

Se poi si divide in + , si ha: è “corpo, testa”; dalla radice è dal verbo “piangere”, da cui bakut è “pianto, lutto”; perciò “piangesi il corpo” (corpo potrebbe essere relativo anche ad un complesso, ad un gruppo di persone, un corpo d’armata, etc) è un predicato che fornisce un ipotetico nesso tra la parola primogeniti ed un lutto.

Questa idea risulta chiara nel profeta Zaccaria (12,10):

“Riverserò sopra la casa di Davide e sopra gli abitanti di Gerusalemme uno spirito di grazia e di consolazione; guarderanno a colui che hanno trafitto. Ne faranno il lutto come si fa il lutto per un figlio unico, lo piangeranno come si piange il primogenito.”

Nell’ebraismo il primogenito ha i seguenti diritti-doveri:

– eredita una doppia parte dei beni del padre (Dt 21,15-17);
– la sua nascita dà luogo di per sé ad una condizione sacra che rende necessaria una cerimonia di riscatto (Pidion ha-ben);
– deve digiunare la vigilia della Pasqua.

Per il primo diritto-dovere è come se il primogenito valesse doppio, cioè “come se fosse nato due volte“, il secondo ed il terzo sono doveri che discendono dalla condizione di sacralità che è legato alla esplicita richiesta-comando di Dio, già citato dal libro dell’Esodo e ne dovrebbe conseguire che anche il primo, associato all’idea di lutto e pianto, dovrebbe essere legato a tale comando, come se i primogeniti in tale occasione dovevano morire, ma non sono morti e sono rinati.
Cioè la prescrizione tradizionale ebraica per i primogeniti nella vigilia di Pasqua relativa al digiuno, associata a quel “esso appartiene a me” di Dio, fa pensare che i primogeniti possano aver avuto una funzione specifica al momento dell’uscita dall’Egitto, che è l’atto fondante di tutto l’ebraismo biblico, quasi che loro alla vigilia dell’uscita dall’Egitto non avessero mangiato perché dovevano servire a qualcosa; tanto da domandarsi, ma quella notte mentre tutti gli altri mangiavano l’agnello in piedi “con i fianchi cinti, i sandali ai piedi, il bastone in mano; lo mangerete in fretta” (Es12,11) i primogeniti dov’erano?

Provo a fare un excursus commentato, evitando le prescrizioni e quanto non essenziale, del racconto dell’Esodo, pensando però a quanto emerso dal “Sacrificio d’Isacco”:

Esodo Cap 11

Es11,1. Il Signore disse a Mosè: Ancora una piaga manderò contro il Faraone e l’Egitto; dopo egli vi lascerà fuggire di qui. Vi lascerà partire senza restrizioni, anzi vi caccerà via di qui.
Es11,2. Dì dunque al popolo che ciascuno dal suo vicino e ciascuna dalla sua vicina si facciano dare oggetti d’argento e oggetti d’oro.
Es11,3b. …Mosè era un uomo assai considerato nel paese d’Egitto, agli occhi dei ministri del Faraone e del popolo.
Es11,4. Mosè riferì. Dice il Signore: verso metà della notte io uscirò attraverso l’Egitto:
Es11,5. morirà ogni primogenito del paese d’Egitto…
Es11,7. Ma contro tutti gli Israeliti neppure un cane punterà la lingua … il Signore fa distinzione tra Egitto e Israele.
S’avvicina una situazione rivelata a Mosè, “uomo assai considerato in Egitto agli occhi dei ministri del Faraone”.

Ci sarà una azione notturna voluta da Dio nei riguardi dei primogeniti egiziani (non dice bambini, allora potevano essere anche adulti e guerrieri), che sarà senza effetti negativi per gli Israeliti.
A seguito di ciò il Faraone caccerà via gli Israeliti che otterranno una ricompensa, alla stregua di bottino di guerra, argento – oro e vesti (come ricevette Abramo quando andò in Egitto).

Esodo Cap 12

Es12,21. Mosè convocò tutti i capi d’Israele e disse loro…
Es12,22. Prendete un fascio d’issopo, lo intingerete nel sangue … spruzzerete l’architrave e gli stipiti … Nessuno di voi uscirà dalla porta della sua casa fino al mattino.
Es12,23. Il Signore passerà per colpire l’Egitto, vedrà il sangue … passerà oltre la porta e non permetterà allo sterminatore di entrare nelle vostre case.
Es12,29. A mezzanotte il Signore percosse ogni primogenito nel paese d’Egitto…

Avvenne che la notte di luna piena del 14 di Nisan, passò lo sterminatore, vide il segno del sangue sulle porte degli Israeliti e nelle case con le porte non segnate percosse ogni primogenito nel paese d’Egitto.

Es12,30. …in Egitto … non c’era una casa dove non ci fosse un morto.
Es12,31. Il Faraone convocò Mosè e Aronne nella notte e disse: Alzatevi e abbandonate il mio popolo, voi e gli Israeliti! Andate a servire il Signore come avete detto.
Es12,32. Prendete anche il vostro bestiame e le vostre greggi, come avete detto e partite! Benedite anche me!

Il Faraone non parla del “popolo” gran massa di gente promiscua partì con loro (Es12,38) una parte della massa lavorativa del Faraone, che poi uscirà con gli Israeliti; anzi il Faraone dice “abbandonate il mio popolo”.

Es12,33. Gli Egiziani fecero pressione sul popolo, affrettandosi a mandarli via…

Riporto un episodio storico, quale fondale di scena, che pare contemporaneo all’epoca dell’esodo.
Nel quinto anno di regno di Merenptah si verificò che i Libici (Libu) della Cirenaica, con a capo il re Maraye, figlio di Did, alleato con i popoli del mare: Akawasha – Tursha – Sherdi – Shecles – Peleset (Achei-Etruschi-Sardi-Siculi-Filistei) invasero l’Egitto meridionale e, come mosconi e le cavallette, infissero non poche piaghe al faraone (vedi 8a piaga).
Dando credibilità al libro dell’Esodo, il ritorno di Mosè dal paese di Madian e quindi dal deserto sinaitico e poi la partenza del popolo avvenne dopo la morte d’un faraone che aveva regnato per molti anni, almeno tutti quelli del lungo esilio di Mosè.
Guardando le dinastie dei faraoni, la partenza dovette avvenire dopo morto Ramsete II che regnò 67 anni (gli altri faraoni del periodo regnarono per un tempo incompatibile con la descrizione dell’esilio descritto dai primi capitoli dell’Esodo), mentre, appunto, regnava Merenptah, successore di Ramsete.
I particolari della vittoria di Merenptah su quegli invasori sono riferiti su una iscrizione nel tempio di Karnak, ove stranamente si parla d’una “notte”.
Una stranezza è il nome del re nemico Maraye, figlio di Did.
“È l’amato figlio di Lil – D in egiziano è un serpente e in ebraico una L – fa pensare al figlio della notte=LiL= , lo sterminatore.”
Ci fu una battaglia di sei ore a cui il Faraone non partecipò, ma nel sogno vide il Dio Ptah che gli porgeva una spada e gli diceva: Prendila scaccia ogni debolezza dal tuo cuore. (E gli Israeliti in Egitto erano una debolezza da cacciare) e Dio a Mosè aveva detto: “anzi vi caccerà via di qui”.
A Karnak è scritto, senza dire le perdite Egiziane: Il vile capo dei Libici che fuggì con il favore delle tenebre, solo, senza nemmeno una piuma sul capo a piedi nudi, senza più acqua nel suo otre … i suoi condottieri combattono tra loro. Sul terreno il re Libico lasciò 6000 morti (tra i suoi e gli alleati) e furono fatti 9000 prigionieri.

Es12,35. Gli Israeliti eseguirono l’ordine di Mosè e si fecero dare dagli Egiziani oggetti d’argento e d’oro e vesti.
Es12,36. Il Signore fece sì che il popolo trovasse favore agli occhi degli Egiziani, i quali annuirono alle loro richieste. Così essi spogliarono gli Egiziani. (sembra un bottino di guerra; l’ebbero gli Israeliti nel vers. 36 e non il popolo del quale si parla nel vers. 38).
Es12,37. Gli Israeliti partirono da Ramses alla volta di Succot in numero di 600.000 uomini capaci di camminare, senza contare i bambini.
Es 2,38. Inoltre una gran massa di gente promiscua partì con loro ed insieme greggi e armenti in gran numero.
Es12,39. …erano infatti stati cacciati dall’Egitto e non avevano potuto indugiare; neppure si erano procurati provviste per il viaggio.
Es12,40. Il tempo durante il quale gli Israeliti abitarono in Egitto fu di 430 anni.

Non s’erano potuti procurare provviste per il viaggio, però si fecero dare oggetti d’argento e d’oro e vesti.
Viene alla mente l’arca con cui Noè con i figli e una gran massa di animali partì per costituire il mondo del futuro; qui ci sono gli Israeliti ed una massa di gente promiscua per costituire un popolo nuovo, insieme a greggi e armenti, e si verificheranno episodi in cui le acque avranno una grande importanza, tra cui il Mar Rosso che fa morire nel richiudersi chi non era dei loro.

Esodo Cap.13

Es13,1. Il Signore disse a Mosè: Consacrami ogni primogenito, il primo parto di ogni madre tra gli Israeliti …: esso appartiene a me.
Es13,17. Quando il Faraone lasciò partire il popolo, Dio non lo condusse per la strada del paese dei Filistei, benché fosse la più corta, perché Dio pensava: Altrimenti il popolo, vedendo imminente la guerra, potrebbe pentirsi e tornare in Egitto.
Es13,18. Dio guidò il popolo per la strada del deserto verso il Mar Rosso. Gli Israeliti ben armati uscivano dal paese d’Egitto.

I primogeniti di cui si parla in quell’occasione sono solo quelli degli Israeliti, gli aggregati saranno portati fuori come il bestiame e le greggi.
C’è, un trattamento diverso degli Israeliti rispetto al popolo per quanto riguarda i “doni” e i primogeniti; poi tale differenziazione diviene eclatante: “Altrimenti il popolo” e non gli Israeliti, “vedendo imminente la guerra potrebbe pentirsi e tornare in Egitto”.

Evidenzio, allora, questi elementi:

– sembra che la massa, il “popolo”, non sia cosciente e che sia solo una pedina sulla scacchiera;
– si fa distinzione tra i “primogeniti”, gli “Israeliti” ed il “popolo”;
– il Faraone al versetto 12,31 non aveva permesso che il popolo partisse;
– il versetto 13,17 parla di guerra (che non poteva farla una massa di schiavi? Gli egiziani erano un popolo potentissimo! Forse c’era quella guerra in atto!);
– si parla della esistenza di due possibilità di percorso; la strada del paese dei Filistei, più corta, e la via del deserto.

La strada dei Filistei era a Nord pressoché litoranea al Mediterraneo (i Filistei richiamano alla mente uno degli alleati dei Libici).

I versetti 13,17 e 13,18 con una virgola spostata e con un punto aggiunto (entrambi tra parentesi) si leggono:

13,17 – “Quando il Faraone lasciò partire (,) il popolo Dio non lo condusse per la strada del paese dei Filistei…” in luogo di: “Quando il Faraone lasciò partire il popolo (,) Dio non lo condusse per la strada del paese dei Filistei…”. Cioè, chi non fu condotto per la strada dei Filistei fu solo il popolo.
13,18 – “Dio guidò il popolo per la strada del deserto (.) Verso il Mar Rosso gli Israeliti ben armati uscivano dal paese d’Egitto.” in luogo di: “Dio guidò il popolo per la strada del deserto verso il Mar Rosso (.) Gli Israeliti ben armati uscivano dal paese d’Egitto.”

Nasce l’idea che ci furono due gruppi (Es13,18):

– il popolo, per la “via del deserto”   a sud verso il Sinai che non lasciò il paese d’Egitto, perché quel deserto era ancora territorio Egiziano;
– gli Israeliti (o almeno i loro rappresentati) “e gli armati, di sopra la via dei Filistei, in quanto il Mare non è il Rosso, ma “di canne” (viene tradotto Mar Rosso, perché sembrava che le indicazioni portassero lì) evidentemente una zona lagunare, ai margini paludosa, che non va confusa coi i “laghi amari”, all’estremità nord del Mar Rosso, molto salati per l’evaporazione, ove le canne non crescono.

Partirono ben armati, però prima si parla di “paura per la guerra” da parte del popolo, e si va armati vuol dire che si è pronti per la guerra.
Il popolo, inoltre, deve essere partito senza vedere “i ben armati”, perché se l’avessero visti potevano pensare che la via non era libera e l’ipotesi di scontri fosse vicina con il che la paura ci sarebbe stata egualmente qualsiasi via avessero fatto e non sarebbero partiti.
Gli Israeliti armati, consacrati al Signore, erano pronti e consapevoli e non visti dal popolo presero un’altra strada.
Il popolo in branco fu condotto per la via più lunga con il bestiame.

Es13,19. “Mosè prese con sé le ossa di Giuseppe…”
Es13,20. “Partirono da Succot e si accamparono ad Etam, sul limite del deserto.”

Mosè, conosceva la data della partenza e come aveva preparato per prendere le ossa di Giuseppe avrà organizzato bene tutto, tanto che gli Israeliti ben armati partirono dal paese d’Egitto.
Mosè, uomo assai considerato nel paese d’Egitto, agli occhi dei ministri del Faraone, avrà anche fatto preparare in segreto depositi e provviste di viveri e d’acqua lungo le prime tappe per il viaggio.

Esodo Cap 14

Es14,1. Il Signore disse a Mosè:
Es14,2. Comanda agli Israeliti che tornino indietro e si accampino davanti a Pi-Achirot, tra Migdol e il mare, davanti a Baal Zefon; di fronte ad esso vi accamperete presso il mare.

Il Signore non cambia idea mutando il percorso, infatti è da tener conto: “Dio non è un uomo da potersi smentire, non è un figlio d’uomo da potersi pentire. Forse egli dice e poi non fa? Promette una cosa e poi non l’adempie?” (Nm 23,19).
Si sta solo attuando alla lettera l’idea del comando del Signore del capitolo precedente; il popolo, non tornò indietro!
Il Signore ordinò solo che gli Israeliti, quelli “ben armati” partiti dal paese d’Egitto (Es13,18), stessero di postazione sulla via dei Filistei fino ad accamparsi davanti a Pi-Achirot (vengono usati i verbi   “rimanessero e si accampassero”); inoltre “Gli Israeliti ben armati uscivano dal paese d’Egitto”:

– vi cita solo “gli Israeliti”;
– il popolo, che andava nel deserto, non usciva ancora dal paese (là il Sinai era ancora Egitto, c’erano miniere) solo andando per la Via dei Filistei s’usciva.

Questa strada era sorvegliata, perché era la porta per l’Egitto da est e l’accesso era munito di fortificazione a Migdol “torre”, città fortificata, alle porte del deserto di Sur.
Ora, Pi-Achirot è più ad est.
Stando così le cose, per passare quell’avamposto lo dovettero forzare.
Ineluttabile fu, allora, un combattimento, anche necessario, tra l’altro se si fosse voluto far credere agli Egiziani che tutti erano in fuga per là.
Era necessario costituire un corpo armato atto a forzare l’avamposto di sorpresa e superare contenuti contrattacchi per consentire lo sfilare del grosso (Tra l’altro gli ebrei venuti con Giacobbe da 430 anni in Egitto, su chiamata del vicefaraone Giuseppe, erano ben radicati in tutte i mestieri e le arti, anche in quelle militari).
Tra i partenti certamente parte importante avranno avuto allora i primogeniti, che il Signore s’era riservati, i quali pienamente rappresentavano Israele.
Ciò porta a pensare a Giacobbe che ha in sé il seme delle 12 tribù e c’è un parallelismo allegorico con l’episodio del passaggio dello Yabbok:

“Durante quella notte egli si alzò, prese le due mogli, le due schiave, i suoi undici figli e passo il guado dello Yabbok. Li prese, fece loro passare il torrente e fece passare anche tutti i suoi averi. Giacobbe rimase solo e un uomo lottò con lui fino allo spuntare dell’aurora. Vedendo che non riusciva a vincerlo, lo colpì all’articolazione del femore, l’articolazione del femore di Giacobbe si slogò, mentre continuava a lottare con lui.” (Gn32,23-26);

Cioè i primogeniti, ancora nelle reni di Giacobbe, furono colpiti!
È calzante!
È nato prima un fatto: l’Esodo; poi la teologia, la Genesi.
L’ipotesi è che siano state raccolte le forze giovani e scelte, i primogeniti, i votati alla morte, i primi Nazirei d’Israele che in precedenza s’erano nascosti accampati a Succot (Succot= “capanne () indicate in campo aperto “) ed all’inizio della notte (non hanno cenato con gli altri) rapidamente si sono portati verso Migdol la porta d’Egitto dove Mosè, da Ramses, dopo aver parlato durante la notte con il Faraone, li ha raggiunti.
(Ramses-Migdol-Succot sono ai vertici di un triangolo equilatero di 30-35 Km di lato).
La mattina presto il popolo, accompagnato da Aronne, parte da Ramses e viene portato verso Succot sul limitare del deserto.
I primogeniti si sono invece portati verso Migdol, e superatala, dopo uno scontro con gli Egiziani di guardia, sulla via dei Filistei invece di proseguire si accamparono verso il vero “mare di canne” Iam Suf in Pi-Achirot, in egiziano “dimora del cielo”, ma anche “piange il cielo” e Baal Zefon, e Zefon in egiziano è “misericordioso”.
La località è stata identificata con il Lago Sirbonis, separato dal Mar Mediterraneo da una sottile striscia di sabbia, un tombolo che separa una laguna, il mare di canne; il Baal Zefon è il colle Cassius o “signore del Nord”, in ebraico safon è settentrionale.

Es14,3. Il Faraone penserà degli Israeliti: Vanno errando per il paese il deserto li ha bloccati! Io renderò ostinato il cuore del Faraone ed egli li inseguirà … Essi fecero in tal modo.

Interessante è che su quell’iscrizione di Karnak sui Libici e Merenptah, all’inizio, dopo i primi blocchi mancanti, per cui non si conosce il soggetto, dice: “essi passavano la giornata a vagare per il paese a combattere per riempirsi ogni giorno la pancia; erano venuti in Egitto a cercare cibo per le loro bocche”.
E questa frase poi non è molto diversa da quella nel versetto:
… gli Israeliti vanno errando per il paese il deserto li ha bloccati!
Chiunque fossero erano una bella piaga per il paese!
I primogeniti per farsi notare fecero delle scorribande, potevano sembrare dei Libici, se la guerra contro questi era in atto.
Trapela il pensiero d’una strategia, mettere a rischio pochi per salvare tutti, come dice Caifa: ” … meglio che muoia un solo uomo per il popolo e non perisca la nazione intera. Questo non lo disse da se stesso, ma essendo sommo sacerdote profetizzò che Gesù doveva morire per tutta la nazione e non per la nazione soltanto, ma anche per riunire tutti i figli di Dio che erano dispersi.” (Gv11,50b-52); e Gesù è il prototipo, Lui è il primogenito!

Es14,5. Quando fu riferito al re d’Egitto che il popolo era fuggito, il cuore del faraone e dei suoi ministri si rivolse contro il popolo…
Es14,6. Attaccò allora il cocchio e prese con se i suoi soldati.
Es14,8. …inseguì gli Israeliti mentre gli Israeliti uscivano a mano alzata.
Il popolo era fuggito ed il Faraone insegue gli Israeliti che erano usciti a mano alzata; cioè in modo da farsi notare!

Es14,9. Gli Egiziani li (Israeliti) inseguirono e li raggiunsero gli, mentre essi stavano accampati presso il mare: tutti i cavalli e i carri del Faraone, i suoi cavalieri e il suo esercito si trovarono presso Pi-Achirot, davanti a Bal Zefon.
Es14,10. Quando il Faraone fu vicino, gli Israeliti alzarono gli occhi: ecco, gli Egiziani muovevano il campo dietro di loro! Allora gli Israeliti ebbero paura e gridarono al Signore.
Es14,13. Mosè rispose: Non abbiate paura! Siate forti e vedrete la salvezza che il Signore oggi opera per voi; perché gli Egiziani che voi oggi vedete, non li rivedrete mai più.

Qui avviene il miracolo del passaggio del mare; in tale episodio viene ripetuto sempre e soltanto la parola “Israeliti”, non viene mai citato il popolo, né carriaggi, bestiami e greggi.
Per la nube del Signore gli Egiziani videro soltanto alzarsi un gran polverone in cui credettero accomunati gli Israeliti con il popolo fuggito; in questo senso la nube copriva il popolo che invece sfilava lontano dietro le spalle delle truppe egiziane.
La reazione del Faraone, che sembra in contrasto con la decisione di lasciarli andare, è perché si sente ingannato per la mano d’opera preziosa che aveva seguito gli Israeliti; infatti: Quando fu riferito al re d’Egitto che il popolo era fuggito, il cuore del faraone e dei suoi ministri si rivolse contro il popolo … (Gli Israeliti li ha cacciati, ma il popolo è fuggito!)
Il Faraone, così, mentre sta inseguendo gli Israeliti che erano usciti facendosi ben vedere a mano alzata verso Migdol come per andare per la via tradizionale, crede d’inseguire anche il popolo.
La mossa tattica riuscì; tutte le forze militari egiziane riunibili in tempo breve (e forse molte erano impegnate sul fronte occidentale contro i Libici) erano state a causa dei primogeniti ormai impegnate in Pi-Achirot, davanti a Bal Zefon fuori dalla zona di Etam, che è al limite del deserto dove si dirige il popolo.
Puntuale, infatti, la descrizione conferma: tutti i cavalli e i carri del Faraone, i suoi cavalieri e il suo esercito si trovarono presso Pi-Achirot, davanti a Bal Zefon (Es14,9).
Non è detto, ma è nell’ordine delle cose, che il popolo sfilò via terra nella direzione dei laghi Amari e non attraversò il mare.
Ci fu un miracolo, il mare lo passarono solo i primogeniti degli Israeliti guidati da Mosè con i Leviti, e probabilmente le tribù di Manasse e di Efraim; le tribù egiziane armate, i figli di Giuseppe, e tornarono vivi.

Es14,31a.Israele vide la mano potente con la quale il Signore aveva agito contro l’Egitto …”
Es14,31b. “… il popolo temette il Signore e credette in lui e nel suo servo Mosè.”

Il versetto 31 conferma la distinzione tra gli Israeliti ed il popolo; i primi “videro”, il secondo “temette”.
Ad occidente di Tebe, su di una stele di granito nel tempio funerario di Merenptah nel 1869 è stata trovata una iscrizione che, sia pure con l’esaltazione dei fatti che ci si può attendere, a gloria del defunto recita: “Sole che ha disperso le nubi tempestose radunate sopra l’Egitto … che ha liberato il cuore di Menfi dai suoi nemici … La Libia (Tjhnu) è distrutta, il paese degli Ittiti (Katti) è in pace, Canaan è stata saccheggiata con tutto il male, Ascalona è presa e Gezer catturata, Yeno’am è ridotta come se non fosse mai esistita, Israele è desolata non ha più seme, la Palestina (Khor) è rimasta vedova per l’Egitto.
Questa è l’unica volta che si trova il nome d’Israele in testi Egizi.
L’interessante è anche che quest’unica iscrizione che cita Israele è coeva all’uscita dall’Egitto e quel Faraone è Merenptah che regnò dopo il regno lunghissimo di Ramses II.
In “Recogniziones di Pseudo Clemente I 34” si legge: …Gli egiziani sopravvissuti (dopo la morte dei primogeniti), però, presi dalla stessa rabbia del loro re, inseguirono gli ebrei e, ritrovatili sulla riva del mare, erano decisi ad ammazzarli per distruggerne la razza (o seme). (C’è un eco dell’iscrizione di quella stele).
Il fatto che Israele è desolata non ha più seme perlomeno indica che un contatto tra gli Egiziani con gli Israeliti armati, truppe scelte di giovani, c’è stato, con caduti da entrambi le parti.
Mosè (Cap 15) canta l’inno di vittoria con gli Israeliti e poi (versetti 20 e 21), canta anche Maria con le donne; i due gruppi si sono ricongiunti.

Esodo Cap. 15

Es15,22. Mosè fece levare l’accampamento d’Israele dal Mar Rosso ed essi viaggiarono verso il deserto di Sur. Camminarono tre giorni nel deserto e non trovarono acqua.
Es15,23. Arrivarono a Mara, ma non potevano bere le acque di Mara, perché erano amare. Per questo erano state chiamate Mara.
Es15,24. Allora il popolo mormorò contro Mosè: Che berremo?

I due gruppi secondo l’Esodo si sono ricongiunti a Mara.
Riappare il popolo che mormora; sembra non abbia visto il miracolo pasquale dell’apertura del Mare.
Nel Libro dei Numeri al Cap. 33 troviamo una conferma:

1 – “Queste sono le tappe degli Israeliti che uscirono dal paese d’Egitto, ordinati secondo le loro schiere, sotto la guida di Mosè e di Aronne.”
2 – “Mosè scrisse i loro punti di partenza, tappa per tappa, per ordine del Signore…”
3 – “Partirono da Ramses il primo mese, il quindici del primo mese. Il giorno dopo la Pasqua, gli Israeliti uscirono a mano alzata, alla vista di tutti gli Egiziani, mentre gli Egiziani seppellivano quelli che il Signore aveva colpiti tra di loro, cioè tutti i primogeniti, quando il Signore aveva fatto giustizia anche dei loro dèi.”
5-13 – Le prime tappe: Ramses-Succot-Etam-Migdol (Pi-Achirot Baal Zefon in Nm33,8 dove precisa “attraversarono il mare in direzione del deserto”) – Mara – Elim-presso il Mar Rosso – deserto di Sin-Dofka – Alus.
14 – “Partirono da Alus e si accamparono a Refidim dove non c’era acqua da bere per il popolo.”

Secondo i Numeri l’incontro tra i due gruppi Israeliti+popolo e primogeniti potrebbe esser avvenuto a Refidim, ma il popolo numeroso si è potuto dividere in due gruppi, per questioni di provviste, e da Mara, i più freschi si saranno portati avanti fino ad Elim, dove cita: “ad Elim c’erano dodici sorgenti di acqua e settanta palme” (Nm 33,9), perciò ci sono stati due incontri, con i primo gruppo (Esodo) a Mara e con il secondo (Numeri) a Refidim.
Chi è stato veramente testimone dell’evento Pasquale non ha però più dubbi sulla potenza di Iahwèh e sulla vittoria finale.

Nel libro dell’Esodo, dal Capitolo 16, dopo l’incontro, essendo comunque uscita la testa del popolo nuovo, per il miracolo pasquale d’apertura del mare, Mosè non fa più distinzione e per lui il nuovo Israele è nato; ora i due gruppi sono da amalgamare e per lui divengono già tutti Israeliti.
Di fatto sarà opera impegnativa conseguire questa amalgama, perché deve essere abbattuta ogni divisione e Mosè inizia a definire la comunità come unica.

Esodo Cap. 16

All’inizio, infatti, è detto:

Es16,1. “Levarono l’accampamento da Elim e tutta la comunità degli Israeliti arrivò al deserto di Sin, che si trova tra Elim il Sinai, il 15 del II° mese dopo la loro uscita dal paese d’Egitto”.

È detto tutta la comunità, il che è emblematico; il tutta implica che prima era separata.
Appena s’incontrano nascono le mormorazioni.

Es16,2. “Nel deserto tutta la comunità degli Israeliti mormorò contro Mosè ed Aronne”.

La comunità unica, che ora incorpora il popolo, diceva:

Es16,3. “…ci avete fatto uscire in questo deserto per far morire di fame tutta questa moltitudine.”

Nell’ambito della comunità evidentemente c’erano molti che avevano vissuto l’uscita solo come una sofferenza, perché non erano stati spettatori dell’opera di Dio, non avevano passato il mare, non s’erano accorti di miracoli e non avevano passato alcun confine.
Il Signore dopo le mormorazioni non si fa pregare, non attende che Mosè faccia da intermediario.

Es16,4. “Allora il Signore disse a Mosè: Ecco io sto per far piovere pane dal cielo per voi.”.

Poi piovvero manna e quaglie.

Es16,6. “Mosè ed Aronne dissero a tutti gli Israeliti: Questa sera saprete che il Signore vi ha fatto uscire dal paese d’Egitto…”

Ciò conferma che molti della nuova comunità così costituita, di fatto, non s’erano accorti che erano usciti dall’Egitto, perché avevano trovato solo nuovi padroni, più stanchezza, meno sicurezze, cibo scarso e scadente con carenza d’acqua.
In definitiva dall’Egitto uscirono due realtà ed i 40 anni sono stati il minimo tempo necessario perché in un ambiente speciale, ove la coesistenza era obbligata, queste realtà potessero fondersi per costituire l’Israele di Dio; l’unire le due parti dei fuoriusciti fu un problema serio e ci vollero 40 anni nel deserto.
L’entrata nella terra promessa inizia con Giosuè.
Il passaggio all’asciutto del Giordano è il vero evento pasquale fondante della comunità nuova del popolo d’Israele, evento a cui tutti quella volta furono spettatori.

GIACOBBE ALLO YABBOK
Quanto detto sulla squadra dei primogeniti, che ha avuto spunto dalla lettura con i segni dell’episodio del “Sacrificio d’Isacco”, di cui ho detto all’inizio, risulta anche da altri testi.
Riporto la lettura con i segni dell’accennato episodio di Giacobbe allo Yabbok (Gn32,23-31); 9 versetti tutti connessi e conseguenti.
Di questi fornisco subito il decriptato tutto di seguito.

Gn32,23. Si portò Iahwèh ad abbattere la vita nelle case.
Di notte uscì (proprio) Lui per portare con forza il rovesciamento.
Nei posti chiusi i primogeniti finì.
Luminoso il segno (sulle porte) è per l’energia che dalla Luce è portata, (mentre) porta a venire fuoco che finisce le esistenze, col bruciante soffio strappate via sono portate.
E i primogeniti i segnati fratelli protessero.
In azione i principi forti potenti la protezione sono a recare e sono degli ebrei i primogeniti tutti, in seno dentro alla contesa versati.

Gn32,24. E furono a versarsi con calore.
E furono gli Ebrei a centinaia ad uscire guidati da Levi.
In azione con i figli primogeniti designati iniziò alla luce un corpo potente a portarsi.

Gn32,25. Ed è a portarsi il prescelto corpo, con forza in azione si versò, dentro dagli Egiziani da solo si recò.
E sono stati dai padri versati all’Unico per essere di salvezza delle vite portandosi alla vista dei serpenti.
Si portano tutti fuori all’aurora.

Gn32,26. Si portarono ad essere in vista così alla forza degli Egiziani i primogeniti.
Furono tutti i gli Egiziani a portarsi poiché sono stati afflitti nel pianto, a fil di spada (contro) i deboli portano.
Ed al suono di tromba così in faccia al confine sono in azione.
Versati da dentro le case, usciti dai padri per una speranza al popolo portare…

Gn32,27. …che a portarsi (il popolo) fu per primo agli “amari”. Liberamente a vagare inviati furono i vasi forti, agirono potenti fuori, in campo aperto all’alba portati furono; (poi) si riporteranno i primogeniti agli “amari”.
Gli Egiziani i primogeniti iniziano ad attirare.
Da amo così furono i primogeniti alle acque.
Figli retti di Tanis (della città di Menfi) sono.

Gn32,28. Mi si portino i forti!
Disse Dio il giorno che uscì a bruciare i viventi.
Così a portarsi furono i primogeniti.
Un vivente corpo con forza in azione rovesciò dentro (in Egitto).

Gn32,29. E furono prima (d’andare) agli “Amari” degli Egiziani i primogeniti ad essere in vista.
Si versarono dentro forti uniti alle acque di Ra.
Ed alla porta (vicino al fortino Migdal dove c’era la porta in Egitto per la via dei Filistei ) s’accese una strage forte.
Pur tuttavia d’Israele la coppa fu superstite.
Agì alle acque Dio.
Aperte furono le acque. Ed al popolo i primogeniti inviati in dono in vita ha riportato da segno riportandoli tutti.

Gn32,30. E sono furono risorti da Dio.
Furono alla fine riportati.
Furono i primogeniti agli “amari”.
In campo in cammino una forte mano uscì agli inviati.
Dell’Unico il Nome così li portò a stare uniti agli “amari”.
I serpenti/gli Egiziani dalla vita uscirono.
Colpiti in campo finiti dalla Luce di Dio che la potenza dai cieli portò.
Furono i figli nell’afflizione segnati, recati dall’alba al tramonto.

Gn32,31. E furono gli Egiziani abbattuti, visti spazzati rovesciati dentro dalla Luce nell’acqua; uscì (infatti) alle acque a sorgere davanti la forza di Dio.
Così fu che il corpo dei primogeniti fu segnato nell’esistenza.
Dio ha aperto il mare! Parlano gli inviati che sono vivi:
“Dio davanti al mare ha portato il segno. Salvatore delle loro vite è stato.”

Gn32,32. “E fu lo straniero fiaccato dal potente bastone in campo dell’illuminato Mosè, il retto, primo duce ebreo, a cui venne il soffio d’energia portato da Dio.
E di Lui la protezione agì dall’alto.
Fu il corpo così a riportarsi.”

Gn32,33. “Agì in cammino da retto Mosè, l’inviato del Potente.
Iniziò con forza ad unire tutti, a condurre i figli fu d’Israele dal primo all’ultimo, nel cammino fu una mano aperta.
Dimenticò il popolo presto questi fatti ai primi calore barcollarono.
Rettamente parlò in campo con forza il capo retto della comunità.
Fu con bastone l’acqua ad aprire colpendo, ad uscì così con forza l’energia, a scorrere, si vide dentro a coppe nelle bocche essere del popolo/corpo così per la forte azione.
A versarsi dalle case dentro in cammino furono per l’aiuto uscito dall’Inviato Mosè, illuminato nel mondo.”
Tutto unito, ci presenta un discorso veramente illuminante comprovante quanto era andato emergendo, prova esauriente, sotto tutti gli aspetti, della validità della ricerca.
Si noti come dall’uscita dalle case si perviene alla divisione dei due gruppi, ma senza contrasto con i versetti dell’Esodo, anzi con conferme e chiarimenti.
Qui di seguito c’è la prova della decriptazione ottenuta utilizzando rigidamente il metodo delle lettere parlanti (solo per il primo versetto porto accanto al decriptato tutti i segni ebraici, per gli altri solo quando vi sono due o più lettere unite).

Gn32,23. Durante quella notte egli si alzò, prese le due mogli, le due schiave, i suoi undici figli e passo il guado dello Yabbok.



“Si portò Iahwèh ad abbattere la vita nelle case . Di notte uscì (proprio) Lui per portare con forza il rovesciamento . Nei posti chiusi i primogeniti finì . Luminoso il segno (sulle porte) è per l’energia che dalla Luce è portata (mentre) porta a venire () fuoco che finisce le esistenze , col bruciante soffio strappate via () sono portate . E i primogeniti i segnati fratelli protessero . In azione i principi forti potenti la protezione sono a recare e sono degli ebrei i primogeniti tutti , in seno () dentro alla contesa versati .”

Gn32,24. Li prese, fece loro passare il torrente e fece passare anche tutti i suoi averi.


“E furono a versarsi con calore (). E furono gli Ebrei a centinaia () ad uscire guidati () da Levi . In azione con i figli primogeniti designati iniziò alla luce un corpo potente a portarsi.”

Gn32,25. Giacobbe rimase solo e un uomo lottò con lui fino allo spuntare dell’aurora.


“Ed è a portarsi il prescelto corpo, con forza in azione si versò, dentro dai serpenti / dagli Egiziani da solo si recò. E sono stati dai padri versati all’Unico per essere di salvezza ( = Gesù) delle vite portandosi alla vista dei serpenti. Si portano tutti fuori all’aurora .”

Gn32,26. Vedendo che non riusciva a vincerlo, lo colpì alla articolazione del femore, l’articolazione del femore di Giacobbe si slogò, mentre continuava a lottare con lui.



“Si portarono ad essere in vista così alla forza agli Egiziani / al serpente i primogeniti. Furono tutti i serpenti / gli Egiziani a portarsi poiché sono stati afflitti () nel pianto () a fil di spada (contro) i deboli () si portano. Ed al suono di tromba così in faccia al confine () sono in azione. Versati da dentro le case , usciti dai padri per una speranza al popolo portare .”

Gn32,27. Quegli gli disse: “Lasciami andare, perché è spuntata l’aurora. Giacobbe rispose non ti lascerò se non mi avrai benedetto!”



“…che a portarsi (il popolo) fu per primo agli ‘amari’ . Liberamente a vagare inviati furono i vasi forti, agirono potenti fuori, in campo aperto all’alba portati furono; (poi) si riporteranno i primogeniti agli ‘amari’ . I serpenti/gli Egiziani i primogeniti iniziano a tirar fuori ( – cioè ad attirare). Da amo così furono i primogeniti alle acque. Figli retti di Tanis (della citta di Menfi) sono.”

Gn32,28. Gli domandò: Come ti chiami? Rispose: Giacobbe.


“Mi si portino i forti! Disse Dio il giorno che uscì a bruciare i viventi. Così a portarsi furono i primogeniti. Un vivente corpo con forza in azione rovesciò dentro (in Egitto).”

Gn32,29. Riprese non ti chiamerai più Giacobbe, ma Israele, perché hai combattuto con Dio e con gli uomini e hai vinto!



“E furono prima (di andare) agli ‘Amari’ dei serpenti/degli Egiziani i primogeniti ad essere in vista.
Si versarono dentro forti uniti alle acque di Ra (Egitto). Ed alla porta (vicino al fortino Migdal dove c’era la porta in Egitto per la via dei Filistei) si accese una strage forte . Pur tuttavia d’Israele la coppa fu superstite . Agì alle acque Dio . Aperte furono le acque. Ed al popolo i primogeniti inviati in dono in vita ha riportato da segno riportandoli tutti .”

Gn32,30. Giacobbe allora gli chiese: Dimmi il tuo nome. Gli rispose: Perché mi chiedi il nome? E qui lo benedisse.



“E sono furono risorti da Dio . Furono alla fine riportati. Furono i primogeniti agli ‘amari’ . In campo in cammino una forte mano uscì agli inviati.
Dell’Unico il Nome così li portò a stare uniti agli ‘amari’ . I serpenti / gli Egiziani dalla vita uscirono. Colpiti in campo finiti dalla Luce di Dio che la potenza dai cieli portò. Furono i figli nell’afflizione () segnati, recati dall’alba al tramonto .”

Gn32,31. Allora Giacobbe chiamò quel luogo Penuel: Perché – disse – ho visto Dio faccia a faccia, eppure la mia vita è rimasta salva.



“E furono (gli Egiziani) abbattuti, visti () spazzati () rovesciati dentro dalla Luce nell’acqua. Uscì (infatti) alle acque a sorgere davanti () la forza di Dio . Così fu che il corpo dei primogeniti fu segnato nell’esistenza. Dio ha aperto il mare ! Parlano gli inviati che sono vivi: Dio davanti () al mare ha portato il segno. Salvatore delle (loro) vite è stato.”

Gn32,32. Spuntava il sole quando Giacobbe passò Penuel e zoppicava all’anca.


“E fu lo straniero fiaccato dal potente bastone in campo dell’illuminato Mosè , il retto, primo duce ebreo , a cui venne () il soffio d’energia portato da Dio . E di Lui la protezione agì dall’alto . Fu il corpo così a riportarsi.”

Gn32,33. Per questo gli Israeliti, fino ad oggi, non mangiano il nervo sciatico che copre l’articolazione del femore, perché quegli aveva colpito l’articolazione del femore di Giacobbe nel nervo sciatico.



“Agì in cammino da retto (Mosè), l’inviato del Potente. Iniziò con forza ad unire tutti , a condurre i figli fu d’Israele dal primo all’ultimo, nel cammino fu una mano aperta. Dimenticò (il popolo presto questi fatti) ai primi calore barcollarono . Rettamente parlò in campo con forza il capo retto della comunità . Fu con bastone l’acqua ad aprire colpendo, ad uscì così con forza l’energia, a scorrere, si vide dentro a coppe nelle bocche essere del popolo/corpo così per la forte azione. Da versarsi dalle case dentro in cammino furono per l’aiuto uscito dall’Inviato (Mosè), illuminato nel mondo.”

Quel particolare “delle acque di Ra” trovato nella traduzione del versetto Gn32,29 è veramente illuminante e conferma l’idea:

“E furono prima (d’andare) agli ‘Amari’ degli Egiziani i primogeniti ad essere in vista.
Si versano dentro forti uniti alle acque di Ra.
Ed alla porta si accese una strage forte, ma d’Israele la coppa è superstite.
Agì alle acque Dio.
Aperte furono le acque.”


Si descrive un contatto con morti da entrambi le parti alla porta di Migdol; il corpo dei primogeniti fu inseguito e s’insinuò lungo il tombolo della laguna del Mare Sardonis – o di canne – e lì avvenne il rovesciamento per intervento divino.
Infatti, il ramo più orientale del Nilo, che irrigava la terra di Goshen, ramo ora scomparso, ad eccezione di alcuni rami occupati da canali di opera posteriore, si staccava dal Nilo di fronte ad Heliopolis, città del Dio sole Ra, piegando a nord-est.
Nel punto in cui toccava Bubastis, dimora della dea gatta Bast, partiva verso est il Canale “dell’acqua dolce”, che fiancheggiava lo Uadi Tumilat fino ai laghi Amari ed era costeggiato dalla più importante strada antica verso il Sinai centrale e meridionale.
Le acque di Ra, a circa 32 Km da Bubastis, seguendo la corrente verso lo sbocco nel Mediterraneo, cambiavano nome; divenivano “le acque di Avaris” in corrispondenza di Rouaty “Bocca delle due vie” dove era sorta appunto la città detta Avaris al congiungimento delle strade per Canan e quella per il Sinai, ed era la porta orientale d’Egitto, dove passavano tutte le carovane.
Lì, “alle acque di Ra”, alla porta, “si accende strage”, cioè, si accende un primo combattimento che trova vittoriosi i primogeniti, poi le forze veloci, i cavalieri Egiziani, convocati dall’interno del paese, li rincorrono e, in serata, li raggiungono al Mare di Canne.
Gli Egiziani credono di inseguire tutti i fuoriusciti; poi, all’alba, inizia la giornata conclusiva del miracolo dell’apertura del Mare.
Il capovolgimento di fronte fu un miracolo; il soffio di Dio al momento opportuno fu ad intervenire.
La laguna del Mare Sardonis – o di canne – era un posto dove cambiava spesso il vento, infatti: (Es14,21) E il Signore durante tutta la notte, risospinse il mare con un forte vento d’oriente, rendendolo asciutto; le acque si divisero.

Mare di canne richiama la parola tempesta (Vedi Osea 8,7); quindi era anche un mare tempestoso.
Il gruppo dei primogeniti evidentemente uscì dalle proprie case, salutando le famiglie che li consegnarono in mano a Dio, all’inizio della notte del 14 di Nisan in cui passò l’angelo sterminatore, ed i familiari li rincontrarono alle acque amare dopo tre giorni:
– il 14 di Nisan giorno di scorribanda dei primogeniti nel paese per farsi rincorrere dagli Egiziani alla sera s’accamparono a Pi-Akirot;
– il 15 di Nisan (Nm 33,3), partenza del popolo per gli Amari, scontro dei primogeniti con gli Egiziani e apertura del Mare di canne;
– il 16 di Nisan, giorno di cammino per andare agli Amari e incontro con il gruppo di Aronne ed i congiunti.
Questa è la radice di tutte le profezie del risuscitare dopo tre giorni, il tempo cioè che i primogeniti sono stati “davanti a Dio”, lontani dai familiari, dati per morti, ma tornati vivi nonostante il potente nemico.
Si comprende così il pathos attribuito a tale numero, con i giorni passati da Giona nella balena e, infine, da Gesù Cristo nella tomba.
Il fatto che la radice dei tre giorni stia proprio nel momento dell’apertura del Mare, cioè nell’evento pasquale fondante l’ebraismo, è garanzia d’autenticità.
Tutte le altre profezie di tale circostanza, dovunque vengano tratte, prendono origine da questo brano che è il più antico.
Sta il fatto che dopo “il canto di vittoria” di Mosè si legge: Mosè fece levare l’accampamento d’Israele dal Mare Rosso ed essi avanzarono verso il deserto di Sur. Camminarono tre giorni nel deserto e non trovarono acqua. (Es15,22)
Occorsero tre giorni perché tutti quelli che erano usciti dall’Egitto fossero insieme nello stesso punto ed appare il problema dell’acqua di cui si trova traccia nel criptato del versetto Gn 32.33.
Nel criptato del versetto Gn 32,25 abbiamo trovato:

“E sono stati dai padri versati all’Unico per essere di salvezza delle vite portandosi alla vista degli Egiziani”.

Gesù si legge in trasparenza.
I primogeniti sono come Gesù.
Se i padri ebrei per fede hanno “consacrato a Dio i primogeniti” per la salvezza di tutti, Dio Padre come non consacrerà il proprio figlio Unigenito per la salvezza di tutti gli uomini?
La fede di Abramo in Dio ha portato frutto.
Tutti i padri Ebrei hanno consacrato, come Abramo fece con Isacco, i primogeniti al Signore, disposti a sacrificarli.
A questo punto è chiaro che lo stesso sacrificio di Isacco può essere figura, midrash di questo sacrificio nella fede da parte di un intero popolo, quel racconto sembra illuminare la legge del riscatto – sostituzione prescritta (Es13,13 e 34,20).
Nelle tradizioni giudaiche, su Isacco, peraltro, si racconta:
I suoi occhi erano stati colpiti dalle lacrime degli angeli, che erano cadute su di lui mentre essi piangevano ed egli aspettava di essere ucciso.
Ed Isacco è il primogenito , lo piangono () per il corpo (che sarà sacrificato), figura di Gesù Cristo il cui sacrificio ebbe luogo dando compimento alle prescrizioni della legge antica e l’episodio della strage degli innocenti dei Vangeli forse ricorda il sacrificio dei quei primogeniti, figli d’Israele.
Un popolo per nascere libero alla fede di Iahwèh è stato disposto a sacrificare i propri figli migliori.
La risposta di Dio alla fede del popolo d’Israele, di cui quella di Abramo è figura, è auspicata ed è attesa; viene scritta in forma criptata nell’Esodo poi trasformata in profezie, in frasi, in midrash nella Genesi, piccoli accenni sempre più intensi, ma Dio è l’ispiratore di questa fede e risponderà con l’incarnazione del Figlio Unigenito piegandosi alle speranze del popolo.
Una ulteriore conferma a questa idea dei due gruppi di cui solo quello dei primogeniti fu spettatore e attore nel miracolo detto “del Mar Rosso” si ottiene anche dalla lettura per decriptazione del primo Capitolo del “Cantico dei Cantici”; ma di ciò parleremo in altra occasione.

LA RISURREZIONE DEI PRIMOGENITIultima modifica: 2018-06-26T17:24:29+02:00da mikeplato
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