L’ARCANGELO MICHELE LOTTA CON BASILISCO E LEVIATANO

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di Alessandro Conti Puorger

INTRODUZIONE
Può l’immaginazione di un bambino non essere colpita da un eroe che combatte contro un drago?
Da bambino ne ero affascinato come d’altronde il mio nipotino Michele!
La curiosità è rimasta ed in più momenti mi sono accostato alle Sacre Scritture ed alle tradizioni per indagare su quanto ci fosse di concreto sulla figura dell’Arcangelo Michele e dei draghi.
Per la ricerca ho cercato di sceverare le sovrastrutture mitiche di tradizioni e folclore popolare da quanto di solido legato alle Scritture e, per comprendere quale sia l’effettivo ruolo dell’Arcangelo nella storia della salvezza, come m’è solito, seguendo l’idea di cui ho detto in “Decriptare le lettere parlanti delle sacre scritture ebraiche“, mi sono servito dei pochi testi ebraici canonici che parlano di Michele e di quelli strettamente collegabili, leggendoli in profondità anche per decriptazione con i criteri di “Parlano le lettere” inserito in questa rubrica.
Ciò contribuisce a fornire elementi per fugare false idee e confusioni di ruoli tra l’Arcangelo e l’essenza del Messia che in più tempi e in vari modi sono apparse a suggerire alterazioni della verità.
Il mio interesse per l’Arcangelo Michele, infatti, non data da poco in quanto quel nome evoca ricordi e comunione nella mia casa, perché nome di famiglia.


La presenza di quel potente Arcangelo dal 1994 s’è poi materializzata alla testata del mio letto matrimoniale in una gran cornice dorata a forma di lunetta su una tavola grande ove ho fatto affrescare una copia di questa bella immagine del Santo.

IL TEMPO COME NEMICO
Prima d’entrare nel vivo del tema farò una necessaria premessa.
Nel credo cristiano c’è l’attesa di un’ora – la fine dei tempi – nota solo a chi muove la storia, istante la cui attesa echeggia nel Vangelo: “Il Figlio dell’uomo verrà nella gloria del Padre suo, con i suoi angeli“. (Mt. 16,27)
La fine dei tempi è soltanto un’estrapolazione a tutto il nostro mondo della realtà della morte che attende il singolo o ha basi concrete?
La scienza, pur se non ha definito la causa prima dell’universo, conviene nell’attribuirgli un inizio da cui ha senso scandire una scala dei tempi.
È poi certo che in ogni sistema chiuso di questo mondo sensibile aumenta il disordine o entropia, e non è possibile il moto perpetuo.
È pure assodato che l’uomo, che si autoreferenzia quale il più evoluto frutto della terra, ha l’idea di un’entità metafisica definita eternità sulla cui origine è dibattuta l’idea che sia innata nell’uomo o che sia un’estrapolazione del tempo per dilatazione fino alla perdita di senso dell’inizio e della fine.
La discriminante tra le due è l’esistenza o meno di una entità, definita Dio, quale causa prima del creato e quindi dell’uomo.
Appena, però, si prova a comparare l’idea metafisica dell’Eterno con l’esperienza scientifica dell’universo sensibile s’incontra la dimensione tempo che stride con l’idea di un mondo perfetto, in quanto ha implicito in sé il concetto d’evoluzione e di decadenza, perciò di una lotta tra l’essere e la non esistenza, della verità per uscire dalle tenebre; in sintesi la luce e le tenebre del 1° giorno del Genesi.
Il tempo ed il male, il caos, il non essere, per esperienza di millenni di vita dell’umanità, paiono in qualche modo tra loro così strettamente connessi che appena appare il tempo si fanno presente anche le realtà negative e viceversa.
Nella cosmogonia Egizia, Apep o Apophis è il simbolo del demonio rappresentazione dell’Oscurità, del Male e delle Forze del Caos, raffigurato come un serpente o un drago che contrasta il cammino alle forze della luce.


La lotta con Ra, il dio Sole, continua anche nella notte e l’acme dello scontro avviene nell’ora settima, ma Iside con arti magiche evita che Apep prevalga ed all’aurora i sacerdoti con riti magici propiziavano la vittoria delle forze del bene.
Nelle eclissi di sole sembrava che Apep ottenesse una temporanea vittoria.
Tale accenno conferma che il contrasto tra male e verità e tra luce e tenebre è considerato da millenni e che una definitiva vittoria della luce con l’affermarsi dell’idea d’eternità comporta il pensiero di una fine dei tempi, fondamento di fede delle religioni che si rifanno al padre Abramo.
L’Apocalisse, poi, annuncia in modo profetico la conferma del tempo finale della vittoria dell’essere sul male apertosi con la venuta da parte della Parola di Dio: “Poi vidi il cielo aperto, ed ecco un cavallo bianco; colui che lo cavalcava si chiamava “Fedele” e “Verace”: egli giudica e combatte con giustizia … gli eserciti del cielo lo seguono su cavalli bianchi, vestiti di lino bianco e puro.” (Ap. 19,11-14)
Ai tempi di Gesù, infatti, la tensione messianica ed escatologica per la fine dei tempi era particolarmente viva, anche tra i pagani, come fa trapelare il Vangelo di Matteo con l’episodio dei re Magi, i “goim”, venuti a stretto contatto con la cultura ebraica e con le varie comunità che per commercio s’andavano aprendo nelle più importanti città delle nazioni affacciatisi sul Mar Mediterraneo.
Il libro degli Atti degli Apostoli, scritto prima dell’Apocalisse, nell’episodio del martirio riferisce Santo Stefano che al Sinedrio contestò che era stato disconosciuto il Cristo ed ispirato disse: “Ecco, io contemplo i cieli aperti ed il Figlio dell’uomo che sta alla destra di Dio” (At. 7,56) attestando il compimento in Gesù di Nazareth delle profezie di Daniele della venuta nella gloria del Figlio dell’uomo.
Il tempo, nella visione pagana comportava l’idea di cicli col ritorno a situazioni analoghe come anelli di una spirale ed il passo ad una simbologia di serpente dragone attorcigliato che snoda le sue spire, tipo immagine d’Apep, è breve.
L’immagine di una creatura mitica, di un dragone, mostro affine ad un rettile, presente in molte culture a partire dalla babilonese (Tiamat) e dall’egizia, fu ripresa poi dall’ebraismo e dalla cultura cristiana; del pari si trova nei miti scandinavi ed in forme diverse anche nella cultura cinese e di oltre oceano.
C’è in tutte queste mitologie un essere di gran potere che lo contrasta; si pensi al Leviatano, al drago dell’Apocalisse che lotta con Michele arcangelo, a San Giorgio patrono dell’Inghilterra che uccide o addomestica il drago, a Fafnir, il drago che ruba il tesoro dei Nibelunghi ed è ucciso da Sigfrido e così via.
L’Arcangelo Michele, in ebraico Micael “Chi è come Dio?”, nelle Sacre Scritture è figura preminente nella lotta contro il male.
Viene a trapelare una lotta iniziata in cielo con la cacciata degli angeli ribelli, che invadendo la terra hanno schiavizzato i suoi abitanti, le cui vicende sono oggetto però per lo più di molti testi non canonici delle Sacre Scritture.
Michele in questa guerra è capo delle legioni celesti, invocato per la buona morte, protettore di paracadutisti, commercianti, fabbricanti di bilance, maestri d’arme, schermidori e poliziotti; il Santo è festeggiato il 29 settembre con Gabriele e Raffaele che la tradizione associa agli Arcangeli.
Va subito detto che nell’A.T. ove gli angeli agiscono in tantissime occasioni non appare la definizione di arcangelo e che angelo in ebraico è malak ove “mandare” rivela la funzione di “messaggero”.
Nella lettera agli Ebrei c’è una sintetica definizione di “angelo“, in greco aggelon: “…sono essi tutti spiriti incaricati d’un ministero, inviati per servire coloro che devono ereditare la salvezza…” (Eb. 1,14)
Per i testi dell’A.T. sono appunto gli intermediari tra Dio e gli uomini, comandati da Dio stesso che le Scritture tratteggiano con elementi antropomorfici come un re sul trono, circondato dalla corte di servi santi in complessa gerarchia, ove i cherubini sostenendo il trono fanno muovere il suo carro di fuoco, la merkabah, e secondo Ezechiele il Figlio dell’uomo che sta su quel carro non è un servo.
Vi sono poi i serafini che cantano la sua gloria, e… così via tutte le schiere con i nomi che la tradizione ha voluto riconoscere.
Il Catechismo della Chiesa Cattolica, autorevolmente afferma che “l’esistenza degli esseri spirituali, incorporei, che la Sacra Scrittura chiama abitualmente angeli, è una verità di fede. La testimonianza della Scrittura è tanto chiara quanto l’unanimità della Tradizione” (n° 328).
Dal libro di Daniele poi s’evince che nella gerarchia degli angeli Michele è definito un grande principe.
Il termine arcangelo si trova solo nel N.T., in latino “archangelus”, in greco arcaggelon, ove arcain “archein” indica comandare.
L’Apocalisse riferisce che “Scoppiò quindi una guerra nel cielo: Michele e i suoi angeli combattevano contro il drago” (Ap. 12,7) e se Michele è definito capo d’angeli è un arcangelo.
In Giuda 9 Michele poi è definito arcangelo in modo inequivocabile.
La tradizione gli associa Gabriele e Raffaele pur se questi sono definiti angeli con nomi che identificano specifiche funzioni:

  • Gabriele, , “eroe di Dio” (Dan. 8,16; 9,21; Lc. 19,26);
  • Raffaele , “Dio guarisce” (Tob. 3,17-12,15).

Raffaele, nel libro deuterocanonico di Tobia, testo non accolto tra le Scritture sacre canoniche ebraiche e non riconosciuto dai cristiani protestanti, di se stesso dice: “Io sono Raffaele, uno dei sette angeli che sono sempre pronti ad entrare alla presenza della maestà del Signore.”(Tb. 12,15).
Di ciò c’è eco nell’Apocalisse (8,2-6): “Vidi che ai sette angeli ritti davanti a Dio furono date sette trombe … I 7 angeli che avevano le 7 trombe si accinsero a suonarle” ed il non canonico Libro di Enoch (l’Etiope Enoch) a Michele, Gabriele, Raffaele associa Raguel, Zerachiel, Remiel e Uriel “luce di Dio” che nella tradizione ebraica è l’angelo che contrastò Mosè perché non aveva circonciso il figlio (Es. 4) e annunciò la nascita di Sansone (Giud. 13,3-5). Nell’A.T. poi più volte si trova la notazione di Angelo del Signore od Angelo di Iahwèh (Gen. 16,7-13; 22,11; Es. 3,2; Giud. 2,1) per indicare una particolare teofania di Dio che “pur se abita in una luce inaccessibile” (1 Tim. 6,16) si rende visibile in un qualche modo ad un personaggio biblico.
La modalità che sceglie è però un minimo riflesso però captabile dall’uomo, perché Dio non lascia vedere la sua faccia (Es. 33,20).
Dal N.T. nel pensiero di Cristo resta integro l’immaginario sugli angeli che si ricava dal V.T. e San Paolo attesta l’esistenza dei troni, dominazioni, principati e potestà (Col. 1,16) e virtù (Ef. 1,21) della tradizione ebraica.
L’Apocalisse è la “Rivelazione di Gesù Cristo che Dio gli diede per render noto ai suoi servi le cose che devono presto accadere, e che egli manifestò inviando il suo angelo al suo servo Giovanni.” (Ap. 1,1)
Nel V secolo d.C. in “Celeste gerarchia” ci fu una prima sistemazione della dottrina sugli Angeli dallo Pseudo-Dionigi, detto così perché nel Corpus Areopagiticum s’autodefinì ateniese “Dionigi, membro dell’Areopago”, nominato in Atti degli Apostoli (17,22); lì a Michele, Gabriele, Raffaele associa Uriel, Camael, Jophiel e Zadkiel e la gerarchia è distribuita in 9 cori, raggruppati in 3 triadi:

  • Serafini, Cherubini e Troni;
  • Dominazioni, Virtù e Potestà
  • Principati, Arcangeli e Angeli.

Papa Gregorio Magno (540-604), santo e dottore della Chiesa, tra gli Arcangeli considera Michele, Gabriele, Raffaele, Uriel, Simiel, Orifiel, e Zachariel.
In definitiva, però, sul tema degli arcangeli il Catechismo della Chiesa Cattolica di fatto ricorda, indirettamente, un solo arcangelo, identificabile in San Michele, quando sul tema della Parusia, cioè della venuta finale del Cristo, al n° 1001 così recita: “… nell’ultimo giorno (Gv. 6,39-54; 11,24), alla fine del mondo vi sarà la risurrezione dei morti: Perché il Signore stesso, a un ordine, alla voce dell’arcangelo e al suono della tromba di Dio, discenderà dal cielo. E prima risorgeranno i morti in Cristo (1Ts. 4, 16).”

MICHELE NELLA TRADIZIONE EBRAICA
Secondo la tradizione ebraica Michele:

  • è il più alto nella gerarchia degli angeli;
  • è principe dell’acqua e angelo dell’argento;
  • annunciò a Sara che avrebbe dato alla luce Isacco;
  • chiamò Abramo intento all’akedah (obbligo) e gli fermò la mano perché non sacrificasse il figlio;
  • lottò con Giacobbe e guidò gli Israeliti mentre vagavano nel deserto;
  • è il Principe celeste di Israele, che agisce come l’avvocato del popolo ebraico e presenta le preghiere dell’uomo a Dio;
  • sta alla destra del trono della gloria ed è alla destra dell’uomo sulla terra;
  • nemico gli è Sammaele, l’angelo caduto che guida le forze malefiche del Sitra Achra (altra parte) e accusa Israele in cielo e prende energia ormai solo dal peccare degli uomini.

Michele e non Metratron sarebbe il Gran Sacerdote celeste ed accompagna gli uomini pii in cielo dopo la morte e offre le loro anime sull’altare celeste.
Nell’età del Messia sarà lui che darà voce allo shofar alla resurrezione dei morti, strumento che è suonato nel giorno di Rosh ha-shanah – capodanno ebraico (Num. 29,1), come pure alla lettura dell’akedaah in ricordo dell’ariete che era stato usato da Abramo come sacrificio sostitutivo.
Michele, Gabriele, Raffaele e Uriel per la tradizione ebraica sono gli angeli della Presenza Divina posti attorno al Trono di Gloria, ma sarebbe superiore ai compagni Gabriele, Raffaele e Uriel perché sta alla destra e “vola ad adempiere i suoi compiti con un solo movimento invece che con due” (sic!).

MICHELE NELLA BIBBIA CANONICA – ANTICO TESTAMENTO
Michele come nome proprio di persona si trova in:

  • Numeri 3,14, per il padre di Setur un esploratore del paese di Canaan;
  • 1 Cronache 5,13-14, per due Gaditi nel paese di Basan;
  • 1 Cronache 6,25, un Levita, bisnonno del cantore Asaf;
  • 1 Cronache 7,3, un capo tribù d’Isaccar;
  • 1 Cronache 8,16, un Beniaminita che abitava a Gerusalemme;
  • 1 Cronache 12,21, un capo Manassita;
  • 1 Cronache 27,18, uno della tribù di Isaccar;
  • 2 Cronache 21,2, un fratello del re di Giuda Ioram;
  • Esdra 8,8, padre di Zebadia, compagno d’Esdra tra i rimpatriati da Babilonia.

Come nome riferito all’arcangelo si deduce nei brani ove Daniele parla della sua apparizione e poi dei tempi finali.

Daniele 10,10-21 – “Ed ecco, una mano mi toccò e tutto tremante mi fece alzare sulle ginocchia, appoggiato sulla palma delle mani. Poi egli mi disse: Daniele, uomo prediletto, intendi le parole che io ti rivolgo, alzati in piedi, poiché ora sono stato mandato a te. Quando mi ebbe detto questo, io mi alzai in piedi tutto tremante. Egli mi disse: Non temere, Daniele, poiché fin dal primo giorno in cui ti sei sforzato di intendere, umiliandoti davanti a Dio, le tue parole sono state ascoltate e io sono venuto per le tue parole. Ma il principe del regno di Persia mi si è opposto per ventuno giorni: però Michele, uno dei primi principi, m’è venuto in aiuto e io l’ho lasciato là presso il principe del re di Persia; ora sono venuto per farti intendere ciò che avverrà al tuo popolo alla fine dei giorni, poiché c’è ancora una visione per quei giorni. Mentre egli parlava con me in questa maniera, chinai la faccia a terra e ammutolii. Ed ecco uno con sembianze d’uomo mi toccò le labbra: io aprii la bocca e parlai e dissi a colui che era in piedi davanti a me: Signor mio, nella visione i miei dolori sono tornati su di me e ho perduto tutte le energie. Come potrebbe questo servo del mio signore parlare con il mio signore, dal momento che non è rimasto in me alcun vigore e mi manca anche il respiro? Allora di nuovo quella figura d’uomo mi toccò, mi rese le forze e mi disse: Non temere, uomo prediletto, pace a te, riprendi forza, rinfrancati. Mentre egli parlava con me, io mi sentii ritornare le forze e dissi: Parli il mio signore perché tu mi hai ridato forza. Allora mi disse: Sai tu perché io sono venuto da te? Ora tornerò di nuovo a lottare con il principe di Persia, poi uscirò ed ecco verrà il principe di Grecia. Io ti dichiarerò ciò che è scritto nel libro della verità. Nessuno mi aiuta in questo se non Michele, il vostro principe e io nell’anno primo di Dario (Anno 536 a. C.), mi tenni presso di lui per dargli rinforzo e sostegno.

Daniele 12,1-4 – “Or in quel tempo sorgerà Michele, il gran principe, che vigila sui figli del tuo popolo. Vi sarà un tempo di angoscia, come non c’era mai stato dal sorgere delle nazioni fino a quel tempo; in quel tempo sarà salvato il tuo popolo, chiunque si troverà scritto nel libro. Molti di quelli che dormono nella polvere della terra si risveglieranno: gli uni alla vita eterna e gli altri alla vergogna e per l’infamia eterna. I saggi risplenderanno come lo splendore del firmamento; coloro che avranno indotto molti alla giustizia risplenderanno come le stelle per sempre. Ora tu, Daniele, chiudi queste parole e sigilla questo libro, fino al tempo della fine: allora molti lo scorreranno e la loro conoscenza sarà accresciuta.”

Questi sono brani fondamentali sull’arcangelo Michele dai quali si ricava che nel testo esterno del pensiero biblico vi è che ogni nazione ha un proprio angelo protettore; sono, infatti, qui citati Michele, il vostro principe, cioè il protettore d’Israele, nonché i principi protettori di Persia e di Grecia.

In questa rubrica è già inserito l’articolo “I geroglifici ebraici del libro di Daniele” ove, tra l’altro, ho riportato la decriptazione lettera per lettera ottenuta con le regole di lettura di “Parlano le lettere” dell’intero testo originario di Daniele, così come scritto nel canone biblico Masoretico (in parte in aramaico e in parte in ebraico), decriptazione peraltro preannunciata possibile nello stesso testo ove dice “chiudi queste parole e sigilla questo libro, fino al tempo della fine“.
Da quella decriptazione, a cui rimando, risulta evidente che il tema del Messia pervade le fondamenta di quel libro e l’arcangelo Michele non appare che nel testo esterno come nome che spezzato opportunamente contribuisce alla formazione dell’epopea messianica.
Nel secondo passo di Daniele, già citato, l’arcangelo Michele è associato alla risurrezione dei morti ed alla retribuzione finale, sicché gli eventi dell’arcangelo s’intrecciano strettamente con quelli del Messia (vedi ad es. Mt. 25,46, Gv. 5,29).
Il primo brano di Daniele porta ad un passo del profeta Zaccaria (3,1-8) sulla vestizione di Giosuè e sulla profezia della venuta del Germoglio ove pur non esplicitamente alcuni vedono un riferimento a Michele ed al suo potere di rimettere i peccati, di cui si legge nella tradizione ebraica. Il Vangelo però al proposito dei peccati osserva “Chi può rimettere i peccati se non Dio solo?” (Mc. 2,7b) ed anche dal decriptato di quel testo di Zaccaria non vi è traccia di Michele, ma solo del Cristo.

Questo è il brano di Zaccaria 3,1-8, traduzione CEI, seguito dalla decriptazione.
“Poi mi fece vedere il sommo sacerdote Giosuè, ritto davanti all’angelo del Signore, e satana era alla sua destra per accusarlo. L’angelo del Signore disse a satana: Ti rimprovera il Signore, o satana! Ti rimprovera il Signore che si è eletto Gerusalemme! Non è forse costui un tizzone sottratto al fuoco? Giosuè infatti era rivestito di vesti immonde e stava in piedi davanti all’angelo, il quale prese a dire a coloro che gli stavano intorno: Toglietegli quelle vesti immonde. Poi disse a Giosuè: Ecco, io ti tolgo di dosso il peccato; fatti rivestire di abiti da festa. Poi soggiunse: Mettetegli sul capo un diadema mondo. E gli misero un diadema mondo sul capo, lo rivestirono di candide vesti alla presenza dell’angelo del Signore. Poi l’angelo del Signore dichiarò a Giosuè: Dice il Signore degli eserciti: Se camminerai nelle mie vie e osserverai le mie leggi, tu avrai il governo della mia casa, sarai il custode dei miei atri e ti darò accesso fra questi che stanno qui. Ascolta dunque, Giosuè sommo sacerdote, tu e i tuoi compagni che siedono davanti a te, poiché essi servono da presagio: ecco, io manderò il mio servo Germoglio.” (Zaccaria 3,1-8)

In “Profezie nei Vangeli: il protovangelo di Zaccaria” ho riportato la decriptazione della II parte – capitoli da 9-14 – del libro di Zaccaria con un esempio di come provvedo alle decriptazione, peraltro, ben chiarito in “Parlano le lettere“.
La decriptazione di questi otto versetti del Capitolo 3 della I parte di Zaccaria è la sintesi d’un altro protovagelo che coglie l’inizio della vita pubblica del Cristo.

DECRIPTAZIONE DI ZACCARIA 3,1-8
Zaccaria 3,1 – A portarsi sarà alla vista.
L’energia che è dell’Unigenito ha segnato Gesù.
Esce il sacerdote del mondo.
Cammina la mano portata dal Potente, in azione ai viventi in aiuto.
Del Potente la Parola inviata è in pienezza in un vaso.
Il Signore reca nel mondo acceso il cuore di benignità.
La protezione dell’Altissimo ai viventi è inviata.
Porta del Potente la risurrezione, nel cuore gli abita.

Zaccaria 3,2 – E fu dalle origini per il ribelle, che nel mondo si recò, ad entrare la maledizione; Satana fu nel cammino.
La nudità recò al mondo, da dentro la rettitudine uscì, bruciò dai cuori l’energia.
Ed è in cammino dal nemico il Signore per il pianto degli eletti.
Dentro s’è in un corpo portato per bruciare il serpente che vive nel mondo.
Il serpente si porta l’Unigenito a colpire nel mondo.
Dell’Unico reca l’aiuto ai viventi; l’idolo inizierà a bruciare.

Zaccaria 3,3 – E Gesù nel mondo è entrato ove il serpente abita e ne brucerà la perfidia. Al mare su si reca l’Unigenito (Mare di Galilea), del mare si porta al popolo, ai pianti, ai lamenti esce da angelo.

Zaccaria 3,4 – Portatosi s’è agli afflitti.
È iniziata ai viventi alla vista la potenza ad uscire.
Vedono in vita la mano esistere del Vivente.
La parola energica è portato del Potente, parlando esce in pienezza.
Con forza porta ad uscire la perfidia.
Con forza dai viventi esce la sozzura.
È la vita ai viventi dell’Altissimo riportata.
Ed è iniziata la vita nel corpo di Dio ad essere portata alla vista del mondo.
Uscita tra gli ebrei completamente è la vita dall’alto.
È così che l’iniquità porta ad uscire dai cuori.
Ad accendere viene la rettitudine che le malattie brucia.

Zaccaria 3,5 – E inizia del ribelle ad essere bruciata la pula.
L’energia forte della Parola i cuori riapre.
Si porta al malvagio serpente dal corpo dell’Unigenito una luce e lo porta ad essere bruciato, le vite porta a riaprire, scende l’energia forte che col soffio fa entrare la purezza dall’alto.
Alla vista la luce ha riportato ed è il serpente da dentro per il fuoco ad uscire la portata la perfidia.
È la vita a riportare alla pienezza; così dal Signore si vedono i viventi protetti.

Zaccaria 3,6 – Porta è dell’eternità per i viventi dal Potente Unico.
Così del Signore abita in Gesù la potente parola.

Zaccaria 3,7 – Retta esce la parola dal Signore.
Una schiera si porta scelta dall’Unigenito dalle case.
Per via si sono per i segni in cammino portati.
L’Unigenito del Vivente ha iniziato ad indicare che la purezza del Nome nel corpo completamente sta.
Indica che il bruciore dell’amarezza portata in cammino dai viventi l’Unigenito completamente aprirà.
Indica che l’aiuto è stato inviato dall’Unico completamente.
Da casa c’è il segno che si è portato in cammino il Vivente.
Indica la risurrezione.
Vivo lo rivedranno dalla croce.
Agli stretti dalle angosce è a portare l’energia per finirla.
A finire è il serpente con la rettitudine.
Ai viventi riapre il cammino.
È il Vivente che dentro sta da inviato nel mondo a dimorare.
È per i viventi entrato Dio nel mondo.

Zaccaria 3,8 – La luce i viventi vedono inviata dall’Unico da Gesù uscire.
Della rettitudine entra l’energia nel mondo.
La gloria dell’Unico indica.
Fuori porta dal male per essere retti.
Usciti sono dalla prigionia i viventi del serpente.
Nelle persone l’esistenza della rettitudine così ci risarà.
L’Unigenito riinvia dell’Essere la luce ai viventi.
Riporta il soffio completo che riapre alla vita il mondo.
Retti sono per il mondo apostoli inviati che erano a vivere a vivere nella casa ove stava l’Unigenito.
Inizia completamente dalla nube un aiuto ad essere sceso ai viventi alle strette.

MICHELE NELLA BIBBIA CANONICA – NUOVO TESTAMENTO
Il termine Arcangelo nel N.T. si trova due volte, solo al singolare, in I° Tessalonicesi 4,16 e in Giuda 9 ove si riferisce a Michele il cui nome, com’accennato, si trova anche in Apocalisse 12.

Lettera di Giuda, versetto 9: “L’Arcangelo Michele quando, in contesa con il diavolo, disputava per il corpo di Mosè, non osò accusarlo con parole offensive, ma disse: Ti condanni il Signore!”, cioè, pare che l’Arcangelo in quel momento non aver potere o meglio forse un preciso mandato.
Alla fine dei tempi, come suggerisce l’Apocalisse, Michele avrà un ruolo importante nella lotta contro il male, il che evidentemente comporta che ha avuto un preciso incarico dal Signore.

Apocalisse 12.1-13: “Nel cielo apparve poi un segno grandioso: una donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e sul suo capo una corona di dodici stelle. Era incinta e gridava per le doglie e il travaglio del parto. Allora apparve un altro segno nel cielo: un enorme drago rosso, con sette teste e dieci corna e sulle teste sette diademi; la sua coda trascinava giù un terzo delle stelle del cielo e le precipitava sulla terra. Il drago si pose davanti alla donna che stava per partorire per divorare il bambino appena nato. Essa partorì un figlio maschio, destinato a governare tutte le nazioni con scettro di ferro, e il figlio fu subito rapito verso Dio e verso il suo trono. La donna invece fuggì nel deserto, ove Dio le aveva preparato un rifugio perché vi fosse nutrita per milleduecentosessanta giorni. Scoppiò quindi una guerra nel cielo: Michele e i suoi angeli combattevano contro il drago. Il drago combatteva insieme con i suoi angeli, ma non prevalsero e non ci fu più posto per essi in cielo. Il grande drago, il serpente antico, colui che chiamiamo il diavolo e satana e che seduce tutta la terra, fu precipitato sulla terra e con lui furono precipitati anche i suoi angeli. Allora udii una gran voce nel cielo che diceva: Ora si è compiuta la salvezza, la forza e il regno del nostro Dio e la potenza del suo Cristo, poiché è stato precipitato l’accusatore dei nostri fratelli, colui che li accusava davanti al nostro Dio giorno e notte. Ma essi lo hanno vinto per mezzo del sangue dell’Agnello e grazie alla testimonianza del loro martirio, poiché hanno disprezzato la vita fino a morire. Esultate, dunque, o cieli, e voi che abitate in essi. Ma guai a voi, terra e mare, perché il diavolo è precipitato sopra di voi pieno di grande furore, sapendo che gli resta poco tempo. Or quando il drago si vide precipitato sulla terra, si avventò contro la donna che aveva partorito il figlio maschio.”

Nella stessa Apocalisse però al combattimento finale per la disfatta della bestia e dei re la figura di Michele è superata da un’altra immagine.

Apocalisse 19.11-16: “Poi vidi il cielo aperto, ed ecco un cavallo bianco; colui che lo cavalcava si chiamava Fedele e Verace: egli giudica e combatte con giustizia. I suoi occhi sono come una fiamma di fuoco, ha sul suo capo molti diademi; porta scritto un nome che nessuno conosce all’infuori di lui. E` avvolto in un mantello intriso di sangue e il suo nome è Verbo di Dio. Gli eserciti del cielo lo seguono su cavalli bianchi, vestiti di lino bianco e puro. Dalla bocca gli esce una spada affilata per colpire con essa le genti. Egli le governerà con scettro di ferro e pigerà nel tino il vino dell’ira furiosa del Dio onnipotente. Un nome porta scritto sul mantello e sul femore: Re dei re e Signore dei signori.”

Per il N.T. il Cristo può ordinare a tutti gli angeli, infatti Gesù stesso disse:

  • a Pietro al Getsemani: “Rimetti la spada nel fodero, perché tutti quelli che mettono mano alla spada periranno di spada. Pensi forse che io non possa pregare il Padre mio, che mi darebbe subito più di dodici legioni di angeli? Ma come allora si adempirebbero le Scritture…?” (Mat. 26,52-54)
  • a Pilato nel Vangelo di Giovanni: “Il mio regno non è di questo mondo; se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori avrebbero combattuto perché non fossi consegnato ai Giudei; ma il mio regno non è di quaggiù.” (Gv. 18,36)

(Al riguardo Vedi: “Vino nella Bibbia: causa d’incesti e segno del Messia“)

ALTRI ELEMENTI SU MICHELE
La figura dell’Arcangelo Michele appare:

in scritti ebraici non canonici:

  • Il Rotolo della guerra di Qumran;
  • Assunzione di Mosè (che pare richiamato in Giuda 9)
  • I libri di Enoch (II secolo a.C. – I secolo d.C.), libro etiopico di Enoch e libro dei segreti di Enoch, libro slavo di Enoch.

nella Kabbala, ove corrisponde all’Arcangelo reggitore della sefirah centrale dell’albero della Vita la “Bellezza” ovvero Tipheret.

nel Corano, che ne fa cenno nella II Sura, Al-Baqara, cioè La Giovenca, nei versetti 97 e 98 ove Michele si trova associato a Gabriele: “Chi è nemico di Gabriele, che con il permesso di Allah lo ha fatto scendere nel tuo cuore, a conferma di quello che era venuto in precedenza, come Guida e Buona novella per i credenti; chi è nemico di Allah e dei Suoi Angeli e dei Suoi messaggeri e di Gabriele e di Michele, ebbene [sappia che] Allah è il nemico dei miscredenti.”

Il culto all’Arcangelo Michele è d’origine orientale – chiese greca, siriaca, armena e copta – ed a Costantinopoli l’imperatore Costantino nel 313 d.C. gli dedicò il Micheleion, imponente santuario.
Alla fine del V secolo il culto si diffuse rapidamente in tutta Europa per l’apparizione ripetuta (490-492-493, ultima nel 1656) dell’Arcangelo sul Gargano in Puglia, a Monte Sant’Angelo, secondo la tradizione popolare, in provincia di Foggia, ove sorge il Santuario di Michele arcangelo.
Altra nota apparizione dell’Arcangelo avvenne nel 590 sul castello costruito sulla Mole Adriana a Roma, che poi prese il nome “Castel Sant’Angelo”.
La “Leggenda aurea” sulla vita di San Gregorio, racconta che il papa Gregorio Magno vide l’arcangelo Michele sulla sommità del castello rinfoderare la spada a segno di fine dell’epidemia di peste che aveva colpito Roma.
S. Michele Arcangelo vigila così in modo particolare sul Romano Pontefice.

Altro luogo di venerazione dell’Arcangelo è l’isolotto francese di Mont Saint-Michel ove secondo la leggenda apparve nel 709 al vescovo di Avranches, Sant’Uberto, chiedendo che gli fosse costruita una chiesa sulla roccia.
Il vescovo per due volte ignorò la richiesta finché San Michele non gli bruciò il cranio con un foro rotondo provocatoli col dito, ma lo lasciò in vita.
Il cranio forato di Sant’Uberto è conservato nella cattedrale di Avranches.

Si racconta pure di un’apparizione di Michele in Frigia, a Chone (Colossi), ove i pagani che per uccidere il pio Archippo che stava a pregare in una chiesa dedicata all’Arcangelo, aprirono la chiusa di un corso d’acqua ma apparve il Santo che arrestò l’inondazione stava per far crollare la chiesa.

COSA DICONO LE LETTERE
Nella parola ebraica di angelo vi sono le lettere di “re” e di “regno” con l’aggiunta della lettera (Vedi: “Alfabeto ebraico, trono di zaffiro del Messia“) e questi esseri sono provenienti dal regno dell’Unico, i primi del regno, al cospetto del trono del Re Unico”.
Essendo poi corrispondente alla parola “pienezza” e rappresentando la lettera = la “rettitudine”, essenza divina di Keter o Corona, la prima sefirot segnalata dalla sua iniziale (Vedi: “Tensione dell’ebraismo ad una Bibbia segreta“) si conclude che gli angeli sono ampolle che possono rendere in modo visibile la divinità riempite di qualità dall’Unico in cui v’è “la pienezza della rettitudine”.
Nel nome di Micael la lettera è il segno dell’essenza dell’esistenza, l’iniziale di Iahweh e corrisponde ad una mano chiusa a pugno che reca il dono dell’esistenza, alla stregua di com’era disegnata ad Amarna nella reggia di Akenaton alla estremità dei raggi del sole.
La prima lettera, la , di quel nome , si può peraltro ritenere un , cioè un “di = contiene”, unito a modo di prefisso con assimilazione della stessa alle altre lettere, ad indicare la materia di cui l’entità è fatta, e nello specifico “di Iahwèh la rettitudine divina “.
Le lettere ebraiche del nome di Micael poi sono una permutazione delle stesse lettere che formano angelo con l’aggiunta di tale lettera (la lettera kaf minuscola è ed a fine parola si usa la maiuscola ) e usando i criteri di decriptazione di “Parlano le lettere” in “Decriptare le lettere parlanti delle sacre scritture ebraiche“, Micael suggerisce il pensiero “tra i viventi sarà come Dio ” e, con riferimento alla rettitudine, s’ottiene “tra i viventi starà la rettitudine di Dio ” e con riferimento alla sua funzione di lotta contro il drago” la vita sarà ad affliggere () al serpente “.

LA RIVOLTA DEGLI ANGELI
La rivolta degli angeli è un’idea antica che pervade la letteratura apocalittica, ma anche sottilmente il testo biblico canonico.
È sostenuto che traccia di tale rivolta trapela da questi versetti del Genesi: “Quando gli uomini cominciarono a moltiplicarsi sulla terra e nacquero loro figlie, i figli di Dio videro che le figlie degli uomini ( ) erano belle e ne presero per mogli quante ne vollero. Allora il Signore disse: Il mio spirito non resterà sempre nell’uomo, perché egli è carne e la sua vita sarà di 120 anni. C’erano sulla terra i giganti a quei tempi e anche dopo quando i figli di Dio si univano alle figlie degli uomini e queste partorivano loro dei figli: sono questi gli eroi dell’antichità, uomini famosi.” (Gen. 6,1-4)
Per approfondire questo “episodio difficile” di tradizione Iahvista, da molti attribuito a leggende e miti popolari, li leggerò decriptando lettera per lettera.
Lì i figli di Dio sono bené-h’Elohim e le figlie degli uomini “benot h’Adam” e questi i termini sono ripetuti due volte.
Nella dizione figlie degli uomini non c’è possibilità d’errore d’identificazione, né valutazione di demerito; l’uomo di cui sono figlie è chiamato Adamo creato dal Signore Dio a cui ha comandato “siate fecondi e moltiplicatevi”.
Un problema d’identificazione c’è per i “figli di Dio”; infatti alcuni hanno considerato unioni tra “angeli decaduti” e donne con la nascita di giganti, forse per spiegasi di ritrovamenti di grandi ossa di animali preistorici.
Altri ritengono che i figli di Dio siano della razza di Set e le donne della razza di Caino, ma tutti questi sono egualmente soggetti alla morte e Dio non ha escluso che tra le due razze non vi dovesse essere promiscuità.
Il testo però tra le due citazione dei “figli di Dio ” inserisce un soliloquio di Dio stesso, ove Dio è indicato come Signore, senza la citazione di Elohim, come ad indicare che quel figli sono d’un dio che non è tale; dice, infatti: “Allora il Signore disse: Il mio spirito non resterà sempre nell’uomo”, vale a dire “non sono io l’Elohim di cui si parla!”, cioè non hanno il mio spirito.
Quello di cui si parla non è il Dio vero, ma di chi si fa come Dio, un elohim con la lettera minuscola di cui il Faraone è l’archetipo ed allora i “figli di dio ” sono i figli di coloro che si fanno chiamare “dio” considerati “dèi ” dagli uomini, cioè re, faraoni, nobili e potenti (Vedi: “Numeri nei Vangeli e nell’Apocalisse: Annunci del Messia” nel paragrafo “Il 666 dell’Apocalisse“).
Questi “dèi”, con piramidi e mummificazione asserivano di vivere in eterno, e la notazione “uomini dell’antichità, uomini famosi” conferma l’idea.
Nel libro dei Numeri sono detti Elohim anche gli dèi egiziani: “Partirono da Ramses il primo mese, …il giorno dopo la Pasqua… …mentre gli egiziani seppellivano… i primogeniti, quando il Signore aveva fatto giustizia anche dei loro dèi.”(Num. 33,3-4), e per dèi qui è usato .
Questi semidèi sono posseduti dal male, sono anti-Dio, e con tale idea la definizione i figli di dio si può leggere “dentro l’angelo che fu maledetto sta nei viventi “.
Il titolo le figlie degli uomini ( ) si può leggere “dentro per l’energia che reca tutto esce dell’Unico l’essere simili ().”
Nell’idea dell’autore del Genesi esiste, in effetti, una stirpe del serpente di cui al versetto “Io porrò inimicizia tra te e la donna, tra la tua stirpe (seme del serpente) e la sua stirpe (seme della donna) …” (Gen. 3,15a)
In definitiva, “figli di Dio” in effetti è “figli di un dio”, di chi scimmiotta Dio, ed all’epoca i miti erano pieni d’eroi, come subito dopo ricorda il testo in Gen. 6,4.
In quei versetti si ripresenta la lettera (lasciata in Gen. 4,8 nella parola peccato) nella termine “belle” di Gen. 6,2 quando dice “i figli di dio videro che le figlie degli uomini erano belle”, e “belle” TBT, può leggersi “cuore/utero dentro segna “, con soggetto sottinteso il “serpente”, cioè il Faraone.
La lettera in egiziano non esiste come lettera singola, ma gli assomiglia il segno di un cuore che indica la parola “nefert”, che significa “bello”.
Esiste poi tra i geroglifici il radicale TBT che indica “pagare, ricompensare” che lascia pensare al mercato di queste “belle” con quei potenti.
Altra parola notevole è “i giganti” nefilim “emissari dalla bocca del Faraone sono tra i viventi ” in cui c’è anche la parola “aborto NPL”.
Si comprende così quella nota, che sembra ironica: “C’erano sulla terra i giganti a quei tempi – e anche dopo -” (Gen. 6,4a) che può riferirsi agli emissari del Faraone che ci saranno anche dopo, mentre di giganti un po’ meno.
C’è un geroglifico NPD (D=L in egiziano) che ha come determinativo un coltello ed indica “carneficina”, azioni che compivano questi tipi d’eroi.”
A metà di quel versetto “… quando i figli di Dio si univano alle figlie degli uomini e queste partorivano loro figli…” (Gen. 4,2b) in effetti per figli il testo usa , in ebraico “potenti, valorosi, eroi”, ma anche “violenti”.
In egiziano GBR si può dividere in GB+R ove GB è il dio egizio della terra e indica “terra” ed R è “linguaggio”; perciò persone che “parlano il linguaggio della terra”.
Le ultime parole del versetto (Gen. 6,4c): “sono questi gli uomini dell’antichità, uomini famosi , ove per uomini usa ‘aneshe , anziché ‘adam .
Per i geroglifici (Vedi: “Chi ha scritto l’esodo conosceva i geroglifici“) NSI è “figlio di faraone”, (in ebraico principe è ) e con i segni quelle parole ebraiche che indicano “sono questi gli uomini dell’antichità, uomini famosi” si possono così decriptare: “le donne () nei corpi in seno () portavano al Faraone centinaia () di principi , nel mondo rinomati “.
L’incarnazione del male per l’ebreo biblico è infatti il Faraone, il primo nemico da cui Dio li liberò come racconta l’Esodo a segno di liberazione finale del nemico per antonomasia di tutta l’umanità.

Passando dal Faraone allo spirito in lui incarnato dalla decriptazione con i criteri di “Parlano le lettere” (ometto per semplicità la dimostrazione) dai versetti Gen. 6,1-4 ho ottenuto quanto in appresso.

Genesi 6,1 – E fu nel mondo la forza della rettitudine che c’era ad uscire ammalata nell’uomo per il serpente che nei corpi da padrone il soffio ad inviare fu.
Entrò nell’uomo la perversità ad abitare; con l’energia portò a segnare chi partorisce. E la potenza uscì dai viventi.

Genesi 6,2 – E fu nei corpi lo spirito dei morti dell’angelo (ribelle), essendo uscita la divinità che entrata era nei viventi.
Vennero figli portati segnati nel mondo, uomini (da cui) la rettitudine era nei cuori dentro finita per l’entrata energia della perversità.
Furono rovesciati nella prigione, portati dal serpente nel mondo.
Nei viventi l’angelo pose una piaga.
Il serpente delle donne i corpi che abitava ad accendere portava.

Genesi 6,3 – Furono ad iniziare esseri ribelli ad esistere nel mondo portati ad uscire dai potenti in cui la calamità portavano dell’angelo (ribelle) nei corpi.
Si portò a vivere dentro l’uomo il serpente per agire, perché abitandovi, sviando i viventi, fuori li portava dall’Unico.
Dentro gli bruciava di saziarsi l’essere portandosi a vivere nei giorni, dall’Unico fuori. Ma per l’agire di un Principe in un mare di fuoco l’angelo entrerà!

Genesi 6,4 – Nel mondo (de)caduto, fu nei viventi ad entrare, fu a portarsi dentro la terra ad abitare nei giorni dei viventi.
Entrato nel mondo dalle matrici portò a scorrere la vita.
Iniziò ad ardere la forza della rettitudine.
L’angelo accendendo contesa con l’Unico portò dentro (altri) angeli che furono con il maledetto a stare; la divinità che dentro abitava finì d’uscire dall’uomo essendovi (ormai) una potenza impura.
Il serpente entrato a vivere nel mondo, nei viventi entrando, entrò la superbia nei corpi a stare, nei viventi iniziò a bruciare il verme perverso.
Nei viventi iniziò l’oblio del Nome.

Nei libri canonici dell’A.T. altra traccia chiara d’una forza che s’oppone nei cieli con riflessi sulla terra si trova nel profeta Isaia, libro molto più antico del Genesi.
Nel profeta Isaia (24,19-23), infatti, si legge: “A pezzi andrà la terra, in frantumi si ridurrà la terra, crollando crollerà la terra. Certo, barcollerà la terra come un ubriaco, vacillerà come una tenda; peserà su di essa la sua iniquità, cadrà e non si rialzerà. In quel giorno il Signore punirà in alto l’esercito di lassù e qui in terra i re della terra. Saranno radunati e imprigionati in una fossa saranno rinchiusi in un carcere e dopo lungo tempo saranno puniti. Arrossirà la luna, impallidirà il sole, perché il Signore degli eserciti regna sul monte Sion e in Gerusalemme e davanti ai suoi anziani sarà glorificato.”
L’Apocalisse, infine, nel passo 12,1-13, sancisce con definitiva autorità canonica la rivolta confermando che i potenti della terra – come fu il Faraone – sono comandati dalle forze celesti in rivolta, infatti, “Tutto il mondo giace nel potere del Maligno” (Gv. 5,19), “il principe di questo mondo” (Gv. 12,31).
Il pianeta è perciò sotto l’influenza d’un angelo nefasto, il diavolo “peccatore fin dal principio” (Gv. 3,8), “padre della menzogna” (Gv. 8,44), onde “la morte è entrata nel mondo per invidia del diavolo” (Sap. 2,24), “omicida fin dal principio” (Gv. 8,44) “non v’è verità in lui. Quando dice il falso, parla del suo, perché è menzognero e padre della menzogna.” (Gv. 8,44)
Paolo parla della guerra contro le potenze spirituali; “Rivestitevi dell’armatura di Dio, per poter resistere alle insidie del diavolo. La nostra battaglia infatti non è contro creature fatte di sangue e di carne, ma contro i Principati e le Potestà, contro i dominatori di questo mondo di tenebra, contro gli spiriti del male che abitano nelle regioni celesti. Prendete perciò l’armatura di Dio, perché possiate resistere nel giorno malvagio e restare in piedi dopo aver superato tutte le prove.” (Ef. 6,10-17)

La tradizione iconografica rappresenta l’arcangelo Michele:

  • con l’armatura che lotta contro il male in forma di drago serpente;
  • come guardia del paradiso in veste bianca ali policrome, lancia e globo;
  • in atto di pesare su una bilancia le anime, come faceva il dio egizio Anubi.

Il Catechismo della Chiesa Cattolica così sostiene che: “il male non è un’astrazione; indica invece una persona: Satana, il maligno, l’angelo che si oppone a Dio. Il “diavolo”, “dia-bolos” è colui che “si getta di traverso” al disegno di Dio e alla sua “opera di salvezza” compiuta in Cristo” (2851) ed insegna che: “Dietro la scelta disobbediente dei nostri progenitori c’è una voce seduttrice, che si oppone a Dio, la quale, per invidia, li fa cadere nella morte. La Scrittura e la Tradizione della Chiesa vedono in questo essere un angelo caduto, chiamato Satana o diavolo. La Chiesa insegna che all’inizio era un angelo buono, creato da Dio… Il diavolo infatti e gli altri demoni sono stati creati da Dio naturalmente buoni, ma da se si sono trasformati in malvagi.” (391)
“A far sì che il peccato degli angeli non possa essere perdonato è il carattere irrevocabile della loro scelta, e non un difetto dell’infinita misericordia divina. Non c’è possibilità di pentimento per loro dopo la caduta, come non c’è possibilità di pentimento per gli uomini dopo la morte.” (393)

Il peccato, però, pur se suggerito dal demonio tentatore, è compiuto dalla libera volontà dell’uomo, il maligno che induce e suggerisce il male è perciò solo un’attenuante davanti a Dio, perché come argomenta il Cardinale G.M. Martin Cottier, già teologo della Casa Pontificia, nel “Preambolo” al libro del presidente degli esorcisti “Esperienze e delucidazioni” di Don Grabriele Amorth:

  • il demonio agisce solo da fuori, su immaginazione e affetti di radice sensibile;
  • la sua azione è limitata dal permesso di Dio onnipotente”;
  • “Dio solo può penetrare nel cuore profondo della persona, il demonio non ha il potere di entrare in questo sacrario.”

In sintesi (Gv. 3,8) “Il Figlio di Dio è apparso per distruggere le opere del diavolo“.

Anche il Corano nella già citata II Sura Al-Baqara così accenna alla vicenda della ribellione di un angelo.
“E quando il tuo Signore disse agli Angeli: – Porrò un vicario sulla terra – essi dissero: Metterai su di essa qualcuno che vi spargerà la corruzione e vi verserà il sangue, mentre noi Ti glorifichiamo lodandoTi e Ti santifichiamo? Egli disse: In verità Io conosco quello che voi non conoscete… Ed insegnò ad Adamo i nomi di tutte le cose, quindi le presentò agli Angeli e disse: Ditemi i loro nomi, se siete veritieri. Essi dissero: Gloria a Te. Non conosciamo se non quello che Tu ci hai insegnato: in verità Tu sei il Saggio, il Sapiente. Disse: O Adamo, informali sui nomi di tutte [le cose]. Dopo che li ebbe informati sui nomi, Egli disse: Non vi avevo forse detto che conosco il segreto dei cieli e della terra e che conosco ciò che manifestate e ciò che nascondete ? E quando dicemmo agli Angeli: – Prosternatevi ad Adamo -, tutti si prosternarono, eccetto Iblìs, che rifiutò per orgoglio e fu tra i miscredenti. E dicemmo: O Adamo, abita il Paradiso, tu e la tua sposa. Saziatevene ovunque a vostro piacere, ma non avvicinatevi a questo albero ché in tal caso sareste tra gli empi.” (II 30-35)
Iblìs è il nome del diavolo nel Corano, derivato dal greco diaboloV diabolos.

LA RIVOLTA DEGLI ANGELI
La rivolta degli angeli è un’idea antica che pervade la letteratura apocalittica, ma anche sottilmente il testo biblico canonico.
È sostenuto che traccia di tale rivolta trapela da questi versetti del Genesi: “Quando gli uomini cominciarono a moltiplicarsi sulla terra e nacquero loro figlie, i figli di Dio videro che le figlie degli uomini ( ) erano belle e ne presero per mogli quante ne vollero. Allora il Signore disse: Il mio spirito non resterà sempre nell’uomo, perché egli è carne e la sua vita sarà di 120 anni. C’erano sulla terra i giganti a quei tempi e anche dopo quando i figli di Dio si univano alle figlie degli uomini e queste partorivano loro dei figli: sono questi gli eroi dell’antichità, uomini famosi.” (Gen. 6,1-4)
Per approfondire questo “episodio difficile” di tradizione Iahvista, da molti attribuito a leggende e miti popolari, li leggerò decriptando lettera per lettera.
Lì i figli di Dio sono bené-h’Elohim e le figlie degli uomini “benot h’Adam” e questi i termini sono ripetuti due volte.
Nella dizione figlie degli uomini non c’è possibilità d’errore d’identificazione, né valutazione di demerito; l’uomo di cui sono figlie è chiamato Adamo creato dal Signore Dio a cui ha comandato “siate fecondi e moltiplicatevi”.
Un problema d’identificazione c’è per i “figli di Dio”; infatti alcuni hanno considerato unioni tra “angeli decaduti” e donne con la nascita di giganti, forse per spiegasi di ritrovamenti di grandi ossa di animali preistorici.
Altri ritengono che i figli di Dio siano della razza di Set e le donne della razza di Caino, ma tutti questi sono egualmente soggetti alla morte e Dio non ha escluso che tra le due razze non vi dovesse essere promiscuità.
Il testo però tra le due citazione dei “figli di Dio ” inserisce un soliloquio di Dio stesso, ove Dio è indicato come Signore, senza la citazione di Elohim, come ad indicare che quel figli sono d’un dio che non è tale; dice, infatti: “Allora il Signore disse: Il mio spirito non resterà sempre nell’uomo”, vale a dire “non sono io l’Elohim di cui si parla!”, cioè non hanno il mio spirito.
Quello di cui si parla non è il Dio vero, ma di chi si fa come Dio, un elohim con la lettera minuscola di cui il Faraone è l’archetipo ed allora i “figli di dio ” sono i figli di coloro che si fanno chiamare “dio” considerati “dèi ” dagli uomini, cioè re, faraoni, nobili e potenti (Vedi: “Numeri nei Vangeli e nell’Apocalisse: Annunci del Messia” nel paragrafo “Il 666 dell’Apocalisse“).
Questi “dèi”, con piramidi e mummificazione asserivano di vivere in eterno, e la notazione “uomini dell’antichità, uomini famosi” conferma l’idea.
Nel libro dei Numeri sono detti Elohim anche gli dèi egiziani: “Partirono da Ramses il primo mese, …il giorno dopo la Pasqua… …mentre gli egiziani seppellivano… i primogeniti, quando il Signore aveva fatto giustizia anche dei loro dèi.”(Num. 33,3-4), e per dèi qui è usato .
Questi semidèi sono posseduti dal male, sono anti-Dio, e con tale idea la definizione i figli di dio si può leggere “dentro l’angelo che fu maledetto sta nei viventi “.
Il titolo le figlie degli uomini ( ) si può leggere “dentro per l’energia che reca tutto esce dell’Unico l’essere simili ().”
Nell’idea dell’autore del Genesi esiste, in effetti, una stirpe del serpente di cui al versetto “Io porrò inimicizia tra te e la donna, tra la tua stirpe (seme del serpente) e la sua stirpe (seme della donna) …” (Gen. 3,15a)
In definitiva, “figli di Dio” in effetti è “figli di un dio”, di chi scimmiotta Dio, ed all’epoca i miti erano pieni d’eroi, come subito dopo ricorda il testo in Gen. 6,4.
In quei versetti si ripresenta la lettera (lasciata in Gen. 4,8 nella parola peccato) nella termine “belle” di Gen. 6,2 quando dice “i figli di dio videro che le figlie degli uomini erano belle”, e “belle” TBT, può leggersi “cuore/utero dentro segna “, con soggetto sottinteso il “serpente”, cioè il Faraone.
La lettera in egiziano non esiste come lettera singola, ma gli assomiglia il segno di un cuore che indica la parola “nefert”, che significa “bello”.
Esiste poi tra i geroglifici il radicale TBT che indica “pagare, ricompensare” che lascia pensare al mercato di queste “belle” con quei potenti.
Altra parola notevole è “i giganti” nefilim “emissari dalla bocca del Faraone sono tra i viventi ” in cui c’è anche la parola “aborto NPL”.
Si comprende così quella nota, che sembra ironica: “C’erano sulla terra i giganti a quei tempi – e anche dopo -” (Gen. 6,4a) che può riferirsi agli emissari del Faraone che ci saranno anche dopo, mentre di giganti un po’ meno.
C’è un geroglifico NPD (D=L in egiziano) che ha come determinativo un coltello ed indica “carneficina”, azioni che compivano questi tipi d’eroi.”
A metà di quel versetto “… quando i figli di Dio si univano alle figlie degli uomini e queste partorivano loro figli…” (Gen. 4,2b) in effetti per figli il testo usa , in ebraico “potenti, valorosi, eroi”, ma anche “violenti”.
In egiziano GBR si può dividere in GB+R ove GB è il dio egizio della terra e indica “terra” ed R è “linguaggio”; perciò persone che “parlano il linguaggio della terra”.
Le ultime parole del versetto (Gen. 6,4c): “sono questi gli uomini dell’antichità, uomini famosi , ove per uomini usa ‘aneshe , anziché ‘adam .
Per i geroglifici (Vedi: “Chi ha scritto l’esodo conosceva i geroglifici“) NSI è “figlio di faraone”, (in ebraico principe è ) e con i segni quelle parole ebraiche che indicano “sono questi gli uomini dell’antichità, uomini famosi” si possono così decriptare: “le donne () nei corpi in seno () portavano al Faraone centinaia () di principi , nel mondo rinomati “.
L’incarnazione del male per l’ebreo biblico è infatti il Faraone, il primo nemico da cui Dio li liberò come racconta l’Esodo a segno di liberazione finale del nemico per antonomasia di tutta l’umanità.

Passando dal Faraone allo spirito in lui incarnato dalla decriptazione con i criteri di “Parlano le lettere” (ometto per semplicità la dimostrazione) dai versetti Gen. 6,1-4 ho ottenuto quanto in appresso.

Genesi 6,1 – E fu nel mondo la forza della rettitudine che c’era ad uscire ammalata nell’uomo per il serpente che nei corpi da padrone il soffio ad inviare fu.
Entrò nell’uomo la perversità ad abitare; con l’energia portò a segnare chi partorisce. E la potenza uscì dai viventi.

Genesi 6,2 – E fu nei corpi lo spirito dei morti dell’angelo (ribelle), essendo uscita la divinità che entrata era nei viventi.
Vennero figli portati segnati nel mondo, uomini (da cui) la rettitudine era nei cuori dentro finita per l’entrata energia della perversità.
Furono rovesciati nella prigione, portati dal serpente nel mondo.
Nei viventi l’angelo pose una piaga.
Il serpente delle donne i corpi che abitava ad accendere portava.

Genesi 6,3 – Furono ad iniziare esseri ribelli ad esistere nel mondo portati ad uscire dai potenti in cui la calamità portavano dell’angelo (ribelle) nei corpi.
Si portò a vivere dentro l’uomo il serpente per agire, perché abitandovi, sviando i viventi, fuori li portava dall’Unico.
Dentro gli bruciava di saziarsi l’essere portandosi a vivere nei giorni, dall’Unico fuori. Ma per l’agire di un Principe in un mare di fuoco l’angelo entrerà!

Genesi 6,4 – Nel mondo (de)caduto, fu nei viventi ad entrare, fu a portarsi dentro la terra ad abitare nei giorni dei viventi.
Entrato nel mondo dalle matrici portò a scorrere la vita.
Iniziò ad ardere la forza della rettitudine.
L’angelo accendendo contesa con l’Unico portò dentro (altri) angeli che furono con il maledetto a stare; la divinità che dentro abitava finì d’uscire dall’uomo essendovi (ormai) una potenza impura.
Il serpente entrato a vivere nel mondo, nei viventi entrando, entrò la superbia nei corpi a stare, nei viventi iniziò a bruciare il verme perverso.
Nei viventi iniziò l’oblio del Nome.

Nei libri canonici dell’A.T. altra traccia chiara d’una forza che s’oppone nei cieli con riflessi sulla terra si trova nel profeta Isaia, libro molto più antico del Genesi.
Nel profeta Isaia (24,19-23), infatti, si legge: “A pezzi andrà la terra, in frantumi si ridurrà la terra, crollando crollerà la terra. Certo, barcollerà la terra come un ubriaco, vacillerà come una tenda; peserà su di essa la sua iniquità, cadrà e non si rialzerà. In quel giorno il Signore punirà in alto l’esercito di lassù e qui in terra i re della terra. Saranno radunati e imprigionati in una fossa saranno rinchiusi in un carcere e dopo lungo tempo saranno puniti. Arrossirà la luna, impallidirà il sole, perché il Signore degli eserciti regna sul monte Sion e in Gerusalemme e davanti ai suoi anziani sarà glorificato.”
L’Apocalisse, infine, nel passo 12,1-13, sancisce con definitiva autorità canonica la rivolta confermando che i potenti della terra – come fu il Faraone – sono comandati dalle forze celesti in rivolta, infatti, “Tutto il mondo giace nel potere del Maligno” (Gv. 5,19), “il principe di questo mondo” (Gv. 12,31).
Il pianeta è perciò sotto l’influenza d’un angelo nefasto, il diavolo “peccatore fin dal principio” (Gv. 3,8), “padre della menzogna” (Gv. 8,44), onde “la morte è entrata nel mondo per invidia del diavolo” (Sap. 2,24), “omicida fin dal principio” (Gv. 8,44) “non v’è verità in lui. Quando dice il falso, parla del suo, perché è menzognero e padre della menzogna.” (Gv. 8,44)
Paolo parla della guerra contro le potenze spirituali; “Rivestitevi dell’armatura di Dio, per poter resistere alle insidie del diavolo. La nostra battaglia infatti non è contro creature fatte di sangue e di carne, ma contro i Principati e le Potestà, contro i dominatori di questo mondo di tenebra, contro gli spiriti del male che abitano nelle regioni celesti. Prendete perciò l’armatura di Dio, perché possiate resistere nel giorno malvagio e restare in piedi dopo aver superato tutte le prove.” (Ef. 6,10-17)

La tradizione iconografica rappresenta l’arcangelo Michele:

  • con l’armatura che lotta contro il male in forma di drago serpente;
  • come guardia del paradiso in veste bianca ali policrome, lancia e globo;
  • in atto di pesare su una bilancia le anime, come faceva il dio egizio Anubi.

Il Catechismo della Chiesa Cattolica così sostiene che: “il male non è un’astrazione; indica invece una persona: Satana, il maligno, l’angelo che si oppone a Dio. Il “diavolo”, “dia-bolos” è colui che “si getta di traverso” al disegno di Dio e alla sua “opera di salvezza” compiuta in Cristo” (2851) ed insegna che: “Dietro la scelta disobbediente dei nostri progenitori c’è una voce seduttrice, che si oppone a Dio, la quale, per invidia, li fa cadere nella morte. La Scrittura e la Tradizione della Chiesa vedono in questo essere un angelo caduto, chiamato Satana o diavolo. La Chiesa insegna che all’inizio era un angelo buono, creato da Dio… Il diavolo infatti e gli altri demoni sono stati creati da Dio naturalmente buoni, ma da se si sono trasformati in malvagi.” (391)
“A far sì che il peccato degli angeli non possa essere perdonato è il carattere irrevocabile della loro scelta, e non un difetto dell’infinita misericordia divina. Non c’è possibilità di pentimento per loro dopo la caduta, come non c’è possibilità di pentimento per gli uomini dopo la morte.” (393)

Il peccato, però, pur se suggerito dal demonio tentatore, è compiuto dalla libera volontà dell’uomo, il maligno che induce e suggerisce il male è perciò solo un’attenuante davanti a Dio, perché come argomenta il Cardinale G.M. Martin Cottier, già teologo della Casa Pontificia, nel “Preambolo” al libro del presidente degli esorcisti “Esperienze e delucidazioni” di Don Grabriele Amorth:

  • il demonio agisce solo da fuori, su immaginazione e affetti di radice sensibile;
  • la sua azione è limitata dal permesso di Dio onnipotente”;
  • “Dio solo può penetrare nel cuore profondo della persona, il demonio non ha il potere di entrare in questo sacrario.”

In sintesi (Gv. 3,8) “Il Figlio di Dio è apparso per distruggere le opere del diavolo“.

Anche il Corano nella già citata II Sura Al-Baqara così accenna alla vicenda della ribellione di un angelo.
“E quando il tuo Signore disse agli Angeli: – Porrò un vicario sulla terra – essi dissero: Metterai su di essa qualcuno che vi spargerà la corruzione e vi verserà il sangue, mentre noi Ti glorifichiamo lodandoTi e Ti santifichiamo? Egli disse: In verità Io conosco quello che voi non conoscete… Ed insegnò ad Adamo i nomi di tutte le cose, quindi le presentò agli Angeli e disse: Ditemi i loro nomi, se siete veritieri. Essi dissero: Gloria a Te. Non conosciamo se non quello che Tu ci hai insegnato: in verità Tu sei il Saggio, il Sapiente. Disse: O Adamo, informali sui nomi di tutte [le cose]. Dopo che li ebbe informati sui nomi, Egli disse: Non vi avevo forse detto che conosco il segreto dei cieli e della terra e che conosco ciò che manifestate e ciò che nascondete ? E quando dicemmo agli Angeli: – Prosternatevi ad Adamo -, tutti si prosternarono, eccetto Iblìs, che rifiutò per orgoglio e fu tra i miscredenti. E dicemmo: O Adamo, abita il Paradiso, tu e la tua sposa. Saziatevene ovunque a vostro piacere, ma non avvicinatevi a questo albero ché in tal caso sareste tra gli empi.” (II 30-35)
Iblìs è il nome del diavolo nel Corano, derivato dal greco diaboloV diabolos.

ISAIA 27 – LA VISITA DEL SIGNORE
Il testo del brano d’Isaia (traduzione CEI) che cita il Leviatano è il seguente:

In quel giorno il Signore punirà con la spada dura, grande e forte, il Leviatàn serpente guizzante, il Leviatàn serpente tortuoso e ucciderà il drago che sta nel mare. In quel giorno si dirà: La vigna deliziosa: cantate di lei! Io, il Signore, ne sono il guardiano, a ogni istante la irrigo; per timore che venga danneggiata, io ne ho cura notte e giorno. Io non sono in collera. Vi fossero rovi e pruni, io muoverei loro guerra, li brucerei tutti insieme. O, meglio, si stringa alla mia protezione, faccia la pace con me, con me faccia la pace! Nei giorni futuri Giacobbe metterà radici, Israele fiorirà e germoglierà, riempirà il mondo di frutti. Il Signore lo ha forse percosso come i suoi percussori? O lo ha ucciso come uccise i suoi uccisori? L’ha punito cacciandolo via, respingendolo, lo ha rimosso con soffio impetuoso come quando tira il vento d’oriente! Proprio così sarà espiata l’iniquità di Giacobbe e questo sarà tutto il frutto per la rimozione del suo peccato: mentre egli ridurrà tutte le pietre dell’altare come si fa delle pietre che si polverizzano per la calce, non erigeranno più pali sacri né altari per l’incenso. La fortezza è divenuta desolata, un luogo spopolato e abbandonato come un deserto; vi pascola il vitello, vi si sdraia e ne bruca gli arbusti. I suoi rami seccandosi si spezzeranno; le donne verranno ad accendervi il fuoco. Certo, si tratta di un popolo privo di intelligenza; per questo non ne avrà pietà chi lo ha creato, né chi lo ha fatto ne avrà compassione. In quel giorno, dal corso dell’Eufrate al torrente d’Egitto, il Signore batterà le spighe e voi sarete raccolti uno a uno, Israeliti. In quel giorno suonerà la grande tromba, verranno gli sperduti nel paese di Assiria e i dispersi nel paese di Egitto. Essi si prostreranno al Signore sul monte santo, in Gerusalemme.”

La decriptazione di questo testo porta al seguente discorso.

Isaia 27,1 – Da casa un giorno uscirà in campo.
Portata dall’Unico sarà la Parola.
Si verserà in aiuto, il Signore.
L’Eletto dentro si porterà al mondo per versare il fuoco.
La calamità della sorte porterà al serpente.
La perversità chiuderà, la colpirà, la rovescerà.
Nel mondo ad innalzare il serpente lo porterà, starà in croce per l’angelo che l’invierà alla tomba.
Risorgerà, da dentro il corpo dalla tomba si riporterà.
Azione potente al serpente recherà.
Sarà il drago a stare chiuso nel fuoco.
Al perverso porterà un segno.
Si porterà un angelo e l’ucciderà.
L’Unico indicherà al mondo un segno.
Il figlio del Beato in casa sarà con la madre!

Isaia 27,2 – In casa sarà recato da madre al mondo Lui l’Agnello.
Nella vita chiusa dall’amarezza tra gli afflitti dal serpente uscirà.

Isaia 27,3 – L’Unico invierà il Signore.
Il germoglio (germoglio = nazar, fa pensare a Nazaret) del Potente tranquillo starà con la Madre.
Da Donna formata la Parola inviata sarà col volto per versarsi alla conoscenza.
Dal serpente sarà ad uscire di notte nel mondo.
E sarà portato dalla Madre il primogenito, tra le angustie dell’angelo nel mondo.

Isaia 27,4 – Racchiuso in vita al mondo per annullare del serpente la forza dai viventi sarà.
Sarà indicato da angeli che inviati saranno con una luce ai poveri da segno che in una casa vive il pane del mondo (casa e pane fa pensare alla casa del pane ossia Betlemme).
Dell’Unico la Parola che ad illuminare si vedrà il mondo da una casa uscirà.
Dall’Unico a scendere sarà il segno con gli angeli al mondo ove sarà a chiudersi per aiutare.

Isaia 27,5 – Guai dal petto, dal ventre, dal seno colpito gli saranno.
Sarà in azione un fuoco al mondo dal risorto al serpente.
Sarà al riportarsi tra i viventi in potenza, sarà per bruciare il serpente a portarsi dai viventi, ove sarà a spazzarlo.
Arso nel mondo il serpente sarà.

Isaia 27,6 – Al mondo giù l’Unigenito sarà palpabile.
Il corpo alla luce sarà da vedere.
Versato in una casa sarà a scendere, starà in un favo, un corpo lo racchiuderà.
La rettitudine di Dio si porterà in pienezza in una persona e del mondo alla fine il frutto uscirà.

Isaia 27,7 – Al mondo anelerà la rettitudine; la purezza la perversità così farà uscire.
E con l’Unigenito la Madre la rettitudine partorirà nel cammino del mondo.
Finalmente in cammino sarà a portarla per rigenerare chi cammina.

Isaia 27,8 – Dentro in pienezza dell’Unico della pienezza dell’amore il germoglio al mondo finalmente con il corpo sarà col Figlio ad uscire.
Al mondo a scorrere entrerà in una casa lo spirito che si porterà impetuoso.
Dentro sarà recato alla Madre che lo verserà quanto basta ai viventi.

Isaia 27,9 – In cammino apostoli da casa questi dall’Unigenito ad indicare saranno che per espiare l’iniquità sarà stato in azione versato dentro.
Si portano a colpire nel mondo con la rettitudine il serpente.
Della Parola un corpo sarà ad uscire.
In pienezza il corpo racchiuderà l’amore dell’Unico.
Ad indicarlo si porterà.
Illuminazione ne recherà ai viventi.
(Si riferisce la predicazione)
Porterà ai chiusi che:

  • il Figlio è stato ai viventi da sacrificio retto dal Padre inviato,
  • è stato in cammino dal verme inviato per liberare per portargli affanno,
  • si riporterà a versare la vita e la felicità sarà ai viventi recata,
  • nelle tombe la vita inviata sarà ai viventi.

Isaia 27,10 – Così risarà in azione, al ricovero si porterà del superbo/Raab per sbarrarlo, punito lo porterà.
Uscì tra i viventi il germoglio, umile questi abitò così con la madre.
La Parola, il Nome è stato in un corpo visto nel mondo.
In azione in cammino al serpente porta il pungiglione.
Da casa giù si portò alla sposa; in pienezza si vide la Parola stare nel mondo.

Isaia 27,11 – Dentro ove sta di casa l’abominazione fu col corpo per finirla.
A spengerla l’ha inviata al mondo.
Per il debito dei viventi da casa l’Unico ha portato finalmente l’Unigenito.
Sarà ad annientare la cupidigia completamente dal mondo.
Uno retto c’è stato da rifiuto ad agire in vita, dentro fu inviato per finirlo.
Lui dall’alto così inviato al serpente delle origini fu per misericordia ad abitare.
Se ne vide la luce nel mondo al portarsi e stette nell’angustia.
Si portò dal serpente, per ricominciare un’esistenza della grazia l’energia recò.

Isaia 27,12 – E uscì il carico un giorno al mondo di Lui.
Fu a chiudersi dentro per amore il Signore per liberare dove abita il serpente.
Finalmente nel mondo!
Eccolo partorito.
L’Eterno ha inviato la virtù in un’azima.
Nel corpo fu nella Madre che portò il primogenito.
Nella pura che scelse il Potente l’ha versato.
Nel cuore reca la potenza dell’Unico nascosta per aiutare i fratelli:
Per aiutare dentro inviato è stato il Principe di Dio.

Isaia 27,13 – E nel mondo Iah si è portato.
Lui suonerà dentro la tromba grande.
E da casa Lui reca del Padre l’aiuto ad esistere per i viventi che abitano in terra.
L’Unigenito al nemico reca al mondo l’energia per scacciarlo dall’esistenza dei viventi.
Da dentro la terra dei viventi giù dal nemico sarà vivi a riportali fuori risorti.
Tutti dalle tombe riporterà.
Reca il Signore dentro per rigenerarli la santità.
Dentro sarà nel corpo a recare della risurrezione la potenza ai viventi.

CHI È L’ARCANGELO MICHELE?
Nel presentare “Il cristianesimo di fronte ad una Bibbia segreta” ho accennato ad una esegesi di tipo allegorica della Sacra Scrittura del tutto fuori dalla tradizione rabbinica da parte del filosofo Filone il Giudeo che nato ad Alessandria nel 20 a.C., di formazione greca e di filosofia ellenistica, un Platonico, conobbe bene la Sacra Scrittura però nella traduzione dei Settanta, considerato, ma solo nel giudaismo ellenistico testo ispirato come l’originale ebraico.
Questo tipo d’esegesi per contro non ebbe riconoscimenti da parte dei famosi contemporanei giudei cultori della parola Hillel, Shammay e Gamaliele, ma in qualche, modo anche per la terminologia del suo pensiero specie nella dottrina del Logos se ne trovano riflessi negli scritti di Paolo, nel prologo del Vangelo di Giovanni, nella lettera agli Ebrei ed echi in Clemente di Alessandria ed Origene.
Filone formulò l’ipotesi che la Parola di Dio fosse l’angelo di Jahwéh (Gen. 16,7; Es. 23,20; Gd. 6,22-23 e 13,18-22; Zac. 1,11; Mal. 3,1)
Le manifestazioni dell’angelo di Iahwèh sono molteplici e non è chiaro se sia solo terminologia od una realtà particolare in quanto per alcune tradizioni ebraiche l’angelo di Jahwèh sarebbe stato Iahoel, superiore all’arcangelo Michele, distinto da Dio, dotato di poteri divini e portante su di sé il nome di Iahwè-El (Vedi: Apocrifo Apocalisse di Abramo, Capitolo X).
Il cristianesimo, col dogma trinitario suggerisce che la seconda persona, il Figlio, uguale, distinto e coeterno al Padre per la natura divina e con natura fisica umana dall’incarnazione in Gesù di Nazareth, avendo creato tutto ciò che esiste, s’è manifestato in varie occasioni nelle vicende dell’A.T. o direttamente o tramite un angelo a cui era dato volta per volta un mandato pieno.
Alcuni padri della chiesa, peraltro, già nei primi secoli, erano convinti, che nessuno avesse visto Dio Padre, ma che l’Angelo di Iahwè manifestatosi ai patriarchi ed ai profeti fosse il Figlio, cioè la Parola di Dio (ved. Giustino-Dialogo con Trifone, LX; Ireneo-Contro le Eresie IV, 20, 7; Tertulliano-Contro Prassea, XV-XVI; Teofilo-Ad Autolico II, 22; Novaziano-La Trinità, XVIII-XX; Ilario-La Trinità, IV, 23-25).
Si dice che Erma autore del II secolo d.C d’uno scritto d’ambiente romano (forse con successivi apporti) identificasse Michele col Cristo preincarnato.
Al riguardo, ad es. J. N. D. Kelly in Volume I, “Angelo”, p. 226. ha notato che in numerosi passaggi di Erma si legge “di un angelo superiore ai sei angeli che formano il concilio interno di Dio, e che è regolarmente descritto come il più venerabile, santo e glorioso. A questo angelo viene dato il nome Michele; ed è difficile non pensare che Erma non vedesse in lui il Figlio di Dio equiparandolo all’arcangelo Michele”.
Dal seguente passo dell’VIII similitudine contenuta nel libro delle visioni del “Pastore” d’Erma (5 visioni cui seguono 12 precetti e 10 allegorie) ciò non traspare in quanto il Figlio di Dio e l’Arcangelo Michele sono trattati come entità separate:

“Gli dico: Signore spiegami che cosa è questo albero. Su di esso sono perplesso perché, dopo il taglio di tali rami, l’albero è integro e nulla appare da esso tagliato. Per questo sono esitante. Ascolta, mi dice, questo grande albero che copre piani e monti e tutta la terra è la legge di Dio data a tutto il mondo. Questa legge è il Figlio di Dio che fu annunziato sino ai confini della terra. I popoli che sono sotto l’ombra sono quelli che hanno ascoltato la predicazione e creduto in Lui. L’angelo grande e glorioso è Michele che ha il potere su questo popolo e lo governa. Egli pone la legge nel cuore dei credenti e scruta se quelli cui la diede l’hanno osservata.” (LXIX,1)
Nella tradizione ebraica è poi ben radicato il pensiero d’un intervento diretto del Signore nella liberazione dall’Egitto, considerato il concepimento d’Israele, in quanto il Seder, cioè il testo dell’ordinamento del rito con cui si celebra il memoriale di quella notte, così dice: “…Ed il Signore ci fece uscire dall’Egitto con mano potente e con braccio disteso, con grande terrore, con segni e miracoli. Ed il Signore ci fece uscire dall’Egitto non mandando un angelo, non mandando un Serafino, non mandando un incaricato, bensì provvide direttamente nella Sua gloria il Santo, Benedetto Egli sia. Come ci dice la Torah: Io attraverserò le terre d’Egitto quella notte; Io ucciderò ogni primogenito degli egiziani, uomo o bestia, Io farò giustizia degli dèi degli egiziani. Io sono il Signore, Io attraverserò la terra d’Egitto. Io e non un angelo…”

Ciò trova conferma in Deut 4,34.36-38: “O ha mai tentato un Dio di andare a scegliersi una nazione in mezzo a un’altra con prove, segni, prodigi e battaglie, con mano potente e braccio teso e grandi terrori, come fece per voi il Signore vostro Dio in Egitto, sotto i vostri occhi? … Perché ha amato i tuoi padri, ha scelto la loro posterità e ti ha fatto uscire dall’Egitto con la sua stessa presenza e con grande potenza, per scacciare dinanzi a te nazioni più grandi e più potenti di te, per farti entrare nel loro paese e dartene il possesso, come appunto è oggi.”

L’identificazione dell’Arcangelo Michele con la Parola di Dio non è quindi propria delle tradizioni cristiana e giudaica, ma è nei pensieri di sette giudaico-cristiane che filtrarono più tardi in Chiese dell’Asia minore, i Pauliciani nel VII secolo d.C. e nel IX-X secolo d.C. tra gli slavi con i Bogomili che asserivano che Dio Padre aveva forme umane, ma un corpo umano e che tra i figli di Dio c’era anche Satanel (o Azazel), che sedeva alla destra di Dio, e Michele che inviò come il logos che poi divenne Gesù Cristo.

Attualmente gli avventisti ed i testimoni di Geova identificano Gesù Cristo con l’arcangelo Michele e “Chi è come Dio?” sarebbe uno dei titoli applicati alla seconda persona della Trinità, il Cristo, che sia stato la prima creatura di Dio, conosciuta come Michele Arcangelo già prima di venire sulla terra.
Questi ultimi tra l’altro a loro sostegno portano l’attenzione su come i LXX traducono l’assodata profezia Messianica per giudei e cristiani in Isaia 9,5 “Poiché un bambino è nato per noi, ci è stato dato un figlio … Consigliere ammirabile, Dio potente, Padre per sempre, Principe della pace” secondo la traduzione CEI.
Sostengono però che “Consigliere ” secondo i LXX sarebbe “Angelo del gran consiglio”, ma se si torna al testo biblico ebraico originario non vi è la parola angelo, ma “proprio e soltanto “meraviglioso consigliere”.
La Bibbia di Gerusalemme alla nota di Isaia 9,5 osserva: “Questi titoli sono paragonabili al protocollo che si componeva per il faraone al momento della sua incoronazione. Il figlio di stirpe regale avrà la saggezza di Salomone, la valentia e la pietà di Davide, la grande virtù di Mosè e dei patriarchi. La liturgia cristiana, che si esprime nella liturgia di Natale, dando questi titoli al Cristo mostra che egli è il vero Emmanuele.”
Questa profezia dell’Emmanuele “Pertanto il Signore stesso vi darà un segno. Ecco: la vergine concepirà e partorirà un figlio, che chiamerà Emmanuele” si trova in Is. 7,14 ed è richiamata in Mt. 1,23 e in Michea 5,2.
La profezia, invece, del “Consigliere ammirabile” del Capitolo 9 di Isaia, è aperta dall’ultimo versetto, il 23 del Capitolo 8.
Proprio tale versetto col primo del Capitolo 9 “… poiché non ci sarà più oscurità dove ora è angoscia. In passato umiliò la terra di Zàbulon e la terra di Nèftali, ma in futuro renderà gloriosa la via del mare, oltre il Giordano e la curva di Goim. Il popolo che camminava nelle tenebre vide una grande luce; su coloro che abitavano in terra tenebrosa una luce rifulse” (Is. 8,23-9,1) sono richiamati nel Vangelo di Matteo al Capitolo 4,13-16, come a dire, leggetevi tutta quella profezia di Isaia e guardate come si sta attuando.
Questa, infatti, nel Vangelo di Matteo serve da esordio alla missione di Gesù, in quanto: “Da allora Gesù cominciò a predicare e a dire: Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino.” (Mt. 4,17)
Al proposito, ricordo la questione presentata in “Vangeli, profezie attuate dal Cristo“, ove ho esposto come gli evangelisti hanno lasciato tracce per i cultori della parola del tempo d’aver colto nell’A.T. non solo le profezie esplicite, ma anche quelle criptate, anche se la lingua usata, il greco non lo consentiva a pieno.
Ho presentato, infatti, che ho verificato in campo, cioè nei Vangeli, che gli evangelisti, per le profezie implicite ottenibili per decriptazione hanno superato l’ostacolo della lingua usata, citando a premessa molti versetti dei testi canonici dell’A.T. da cui attingere le parole e le lettere esatte ebraiche per decriptarle, si che dopo, i fatti raccontati, in pratica erano la dimostrazione dell’attuarsi di quella profezia ed il decriptato di quei due versetti di Isaia 8,23-9,1 fornisce evidente ulteriore prova di quanto là asserito. Il relativo testo è esplicito:

“Così fu che al serpente antico, che i viventi portò ad insuperbire, l’Unigenito un fuoco dall’alto recò. Giù, versato con potenza nel mondo, da dentro si vide dal Crocifisso uscire alla vista il fuoco, portato energico in campo per arrostirlo in terra, per colpire a casa il serpente. E gli apostoli, dell’Unigenito messaggeri al mondo, inviati per lottare, furono portati ad uscire. Dall’Unigenito con ardore uscì così da dentro l’amore delicato per il mondo. Fu la Madre dagli Ebrei ad uscire, scesero gli apostoli dalla Galilea, uscì tra i gentili la Madre.
(È la Madre degli Ebrei e dei gentili)
Nel mondo videro la Madre uscire. Uscì del Potente la rettitudine per stare tra i viventi. Dentro nascondeva un fuoco l’agnello. L’Unico portò alla luce la gloria che era accesa dentro. Fu in terra a scendere per il serpente la morte. Iniziò a portarsi il corpo degli apostoli in cammino. Uscì dall’innalzato quella che gli era nel mondo Madre.”

In Appendice riporto l’intera decriptazione della profezia d’Isaia 8,23-9,6.

Tornando al tema di partenza la lettera agli Ebrei, attribuita a San Paolo dalla tradizione, al Cap 1 così tratta della Parola di Dio e di Michele:

“Dio, che aveva già parlato nei tempi antichi molte volte e in diversi modi ai padri per mezzo dei profeti, ultimamente, in questi giorni, ha parlato a noi per mezzo del Figlio, che ha costituito erede di tutte le cose e per mezzo del quale ha fatto anche il mondo. Questo Figlio, che è irradiazione della sua gloria e impronta della sua sostanza e sostiene tutto con la potenza della sua parola, dopo aver compiuto la purificazione dei peccati si è assiso alla destra della maestà nell’alto dei cieli, ed è diventato tanto superiore agli angeli quanto più eccellente del loro è il nome che ha ereditato. Infatti a quale degli angeli Dio ha mai detto: Tu sei mio figlio; oggi ti ho generato? E ancora: Io sarò per lui padre ed egli sarà per me figlio? E di nuovo, quando introduce il primogenito nel mondo, dice: Lo adorino tutti gli angeli di Dio. Mentre degli angeli dice: Egli fa i suoi angeli pari ai venti, e i suoi ministri come fiamma di fuoco, del Figlio invece afferma: Il tuo trono, Dio, sta in eterno e: Scettro giusto è lo scettro del tuo regno; hai amato la giustizia e odiato l’iniquità, perciò ti unse Dio, il tuo Dio, con olio di esultanza più dei tuoi compagni. E ancora: … A quale degli angeli poi ha mai detto: Siedi alla mia destra, finché io non abbia posto i tuoi nemici sotto i tuoi piedi? Non sono essi tutti spiriti incaricati di un ministero, inviati per servire coloro che devono ereditare la salvezza?”

Nella tradizione ebraica gli angeli portano a Dio le preghiere degli uomini, ma è vietato adorarli mentre qui è chiaro che angelo non è, ma è Dio per l’autore della Lettera agli Ebrei in quanto: “Lo adorino tutti gli angeli di Dio.”
In definitiva per fare dei paragoni umani il Figlio è il Re e l’Arcangelo Michele è il generale delle milizie celesti.

INNO ACATISTO A SAN MICHELE ARCANGELO
Riporto un inno poco noto dedicato all’Arcangelo Michele tratto dalla tradizione slava che ricorda gli eventi più importanti ed i miracoli che quella tradizione attribuisce a tale “Archistratega” ed allarga la visuale sull’attività del Santo.
L’inno è “acatisto”, dal greco akáthistos = non seduto, perché cantato in piedi.

“Scelto condottiero delle schiere celesti e intercessore del genere umano, liberati dalle sciagure ti cantiamo un inno di ringraziamento.
Tu che stai davanti all’altare del Re della gloria, liberaci da ogni male, affinché ti cantiamo, con fede e amore: Salve, Michele, grande Archistratega, con tutte le schiere celesti!

Noi dovremo lodare con lingue angeliche te, che presiedi i cori degli angeli dallo sguardo fiammeggiante, o Michele!
Nell’attesa che, da te istruiti, ci abituiamo al linguaggio degli angeli, ascolta quanto ti diciamo con labbra umane, ma riconoscenti:

Salve, stella iniziale del mondo.
Salve, luce della verità e del bene, simile a oro fulgente.
Salve, tu che per primo tra i cori angelici, ricevi i raggi della luce increata.
Salve, capo degli angeli e degli arcangeli.
Salve, tu da cui s’irraggia più potente la gloria della Destra creatrice:
Salve, tu di cui riflettono la bellezza tutti gli esseri incorporei.
Salve, Michele, grande Archistratega, con tutte le schiere celesti!

Vedendo con gli occhi della fede la grandezza spirituale della tua bellezza e la forza lampeggiante della tua destra, arcangelo di Dio, noi, terreni e rivestiti di carne, siamo pieni di ammirazione, gioia e gratitudine verso il Creatore di tutte le cose, e acclamiamo insieme con tutte le schiere angeliche: Alleluia!

Con la mente pura e libera dalle passioni ottienici, o ammirevole Michele, capo dei cori celesti, di poterci elevare dalla terra verso i cieli e cantarti un inno di lode così:

Salve, tu che contempli più da vicino l’ineffabile bellezza e la bontà divine.
Salve, fedelissimo annunciatore dei sapienti consigli della Santissima Trinità.
Salve, tu che adempi fedelmente gli eterni piani trinitari.
Salve, oggetto d’ammirazione amorosa delle schiere celesti.
Salve, tu che sei glorificato con fede dagli uomini.
Salve, tu che fai tremare le forze dell’inferno.
Salve, Michele, grande Archistratega con tutte le schiere celesti!

Avendo mostrato di aver forza invincibile per difendere la gloria divina, sei stato messo a capo delle schiere degli angeli, o Michele, contro il superbo Lucifero che respira malvagità, ma che con i suoi seguaci è stato precipitato dall’altezza del cielo negli abissi; perciò gli eserciti celesti di cui sei condottiero glorioso, con gioia, unanimi, cantano davanti al trono di Dio: Alleluia!

Tutti i cristiani hanno in te, arcangelo Michele, un grande difensore e un meraviglioso aiuto nei combattimenti contro l’avversario; perciò desiderando godere della tua stupenda protezione, nel giorno della tua solennità ti acclamano così:

Salve, tu per cui il diavolo, simile al lampo, è stato scacciato dai cieli.
Salve, tu per cui la stirpe umana con la tua protezione sale verso i cieli.
Salve, decoro luminoso e meraviglioso del mondo celeste.
Salve, difensore glorioso del mondo caduto quaggiù.
Salve, tu che in nessun modo sei stato cinto dalle forze del male.
Salve, tu che sei per sempre con tutti gli angeli di Dio confermato nella verità, con la grazia divina.
Salve, Michele, grande Archistratega, con tutte le schiere celesti!

O capo degli angeli, libera dalla tempesta delle tentazioni e dalle sciagure noi che festeggiamo con gioia e amore la tua luminosa solennità; perché tu sei nelle disgrazie grande aiuto e nell’ora della morte protettore e difensore dagli spiriti maligni di tutti quanti esclamano a te e al nostro Dio e Sovrano: Alleluia!

Vedendo il tuo coraggio contro le schiere di Satana, tutti i cori angelici con gioia si sono messi dietro a te nella battaglia per il nome e la gloria dei Sovrano, cantando: “Chi è come Dio?”
Noi vedendo Satana calpestato sotto i tuoi piedi ti acclamiamo vincitore:

Salve, tu per cui nei cieli è stata ristabilita la pace e la tranquillità.
Salve, tu per mezzo del quale gli spiriti del male sono precipitati nell’inferno.
Salve, tu che conduci le schiere angeliche e le forze del mondo invisibile per l’annientamento del male.
Salve, tu che domini invisibilmente l’agitazione e l’impeto delle forze del mondo visibile.
Salve, tu che sei meraviglioso aiuto per quanti sono impegnati nella lotta contro gli spiriti maligni sulla terra.
Salve, tu che sei forte sostegno per tutti gli abbattuti nelle tentazioni e sciagure.
Salve, Michele, grande Archistratega, con tutte le schiere celesti!

Divina fonte di grandi miracoli sei diventato nel tuo santuario in Chone dove non solo hai annientato con la tua forza il drago grande e terribile che lì dimorava, ma si è formato un corso d’acqua guaritrice di ogni malattia del corpo, perché tutti con fede al Sovrano degli Angeli che ti ha glorificato dicano: Alleluia!

Avendo udito e conosciuto te come un grande luminare risplendente in mezzo ai cori angelici, o meraviglioso Michele, dopo che a Dio e alla Madre sua, a te accorriamo dicendo: illumina con i raggi della tua luce tutti noi che così ti acclamiamo:

Salve, condottiero e difensore nel deserto del popolo scelto da Dio.
Salve, alto mediatore della legge, data a Mosè sul Sinai.
Salve, tu per mezzo del quale i profeti e i sommi sacerdoti dei giudei hanno ricevuto il dono di chiaroveggenza da Dio che tutto vede.
Salve, tu che comunichi la misteriosa saggezza ai legislatori timorati di Dio.
Salve, tu che doni la giustizia e la verità al cuore di quanti operano il bene.
Salve, Michele, grande Archistratega, con tutte le schiere celesti!

Araldo dei disegni di Dio ti sei mostrato a Manoach preso da timore e sbalordimento pensando di dover morire dopo, averti visto. Però, informato dalla moglie della tua buona apparizione e delle benevoli parole, nella gioia di poter generare, secondo la tua parola, un figlio di nome Sansone, riconoscente a Dio cantò: Alleluia!

Rivestito di gloria meravigliosa, o Michele, sei apparso a Giosuè simile a un uomo dicendogli: “Togliti le calzature dai piedi: io sono l’archistratega delle forze di Dio”. Stupiti per questa tua apparizione, con amore ti acclamiamo:

Salve, insonne difensore degli incoronati da Dio.
Salve, pronto distruttore di quanti si oppongono al potere civile posto da Dio.
Salve, pacificatore dei sollevamenti popolari,
Salve, invisibile annientatore dei cattivi costumi.
Salve, tu che illumini i combattuti dai dubbi nell’ora di terribili incertezze.
Salve, tu che liberi i tentati da pericolose seduzioni.
Salve, Michele, grande Archistratega, con tutte le schiere celesti!

Il Signore di tutte le cose volendo mostrare che le sorti degli uomini non sono dovute al caso, ma sono nella tua destra, ti ha costituito, o Michele, difensore e protettore dei regni della terra, per condurre i popoli e le nazioni al Regno di Dio. Perciò, conoscendo la grandezza del tuo servizio per la salvezza degli uomini, con gratitudine dicono a Dio: Alleluia!

Per mezzo tuo, o Archistratega, il Creatore e Sovrano ci ha fatto vedere sulla terra, sopra tutti i prodigi, nuovi miracoli quando hai salvato il santuario a te dedicato dall’invasione delle acque del fiume, mandandole nell’abisso della terra. Vedendo ciò il beato Archippo assieme con i suoi figli spirituali, ti ha acclamato con gratitudine:

Salve, esultanza incrollabile dei santuari di Dio.
Salve, ostacolo invincibile per i nemici della fede di Cristo.
Salve, tu al cui mandato obbediscono le forze della natura.
Salve, tu che distruggi tutte le cattive intenzioni.
Salve, tu che porti gioia dal trono dell’Onnipotente ai fedeli.
Salve, tu che conduci gli infedeli sul cammino della verità e del bene.
Salve, Michele, grande Archistratega, con tutte le schiere celesti!

Uno strano miracolo del tuo potere, o Archistratega di Dio, hai fatto per Abacuc, quando con la forza divina l’hai portato rapidamente dalla Giudea a Babilonia, con lo scopo di dare un pasto a Daniele nella fossa dei leoni, che stupito di fronte alla grandezza del tuo potere, ha acclamato con fede: Alleluia!

Tutto sei nell’alto dei cieli, o Michele, davanti al trono del Re della gloria, però non stai lontano dalle cose della terra, sempre in guerra con i nemici della salvezza degli uomini, il cui ardente desiderio d’arrivare alla patria del cielo fa esclamare tutti all’unisono:

Salve, tu che dirigi il canto angelico trinitario.
Salve, tu che sei sempre pronto a difendere gli uomini e sei loro custode.
Salve, tu che hai sconfitto in modo stupendo l’orgoglioso faraone e gli infedeli egiziani.
Salve, tu che hai guidato gloriosamente nel deserto i fedeli Giudei.
Salve, tu che hai fatto spegnere la fiamma della fornace di Babilonia.
Salve, Michele grande Archistratega, con tutte le schiere celesti!

Tutti i monaci del santo Monte Athos hanno tremato di gioia nel vedere il ragazzo, timoroso di Dio, fatto cadere dallo scoglio nel mare da malvagi amanti del guadagno, salvato da te; perciò il monastero che poi l’accolse, beneficiato per mezzo tuo, canta al Signore: Alleluia!

Le arti dei rètori e i pensieri dei saggi non sono sufficienti per spiegare il tuo potere, o Michele, che hai sterminato in una notte centottantacinquemila guerrieri del re d’Assiria Sennàcherib, al fine di insegnare a non bestemmiare il nome dei Signore. Perciò noi, venerando il tuo zelo santo per la gloria del Dio vero, con gioia ti acclamiamo:

Salve, invincibile stratega delle milizie ortodosse.
Salve, sconfitta e terrore delle schiere dei malvagi.
Salve, propagatore della vera fede e della venerazione di Dio.
Salve, sradicatore delle eresie e degli scismi nocivi alle anime.
Salve, tu che hai colpito a morte nel tempio stesso, l’empio condottiero d’Antioco, Eliodoro.
Salve, Michele, grande Archistratega, con tutte le schiere celesti!

Sii forte sostegno, o Archistratega di Dio, di quanti desiderano salvarsi; liberaci e preservaci dalle sciagure e dai mali, ma soprattutto dai cattivi costumi e dai peccati, affinché progredendo nella fede, speranza e carità di Cristo, lieti di avere la tua meravigliosa intercessione, acclamiamo con gratitudine il Sovrano degli angeli e degli uomini, dicendo: Alleluia!

Tu sei un muro per gli uomini credenti, o Archistratega di Dio, ed anche una colonna forte nelle lotte contro i nemici visibili e invisibili; liberati, quindi, per te dalle reti dei demoni, con il cuore e con le labbra grati ti acclamiamo:

Salve, invincibile combattente dei nemici della fede e degli oppositori della santa Chiesa.
Salve, instancabile aiuto degli umili araldi del Vangelo.
Salve, illuminatore con la luce della fede di Cristo di quanti sono nelle tenebre dell’errore.
Salve, tu che guidi i traviati da false dottrine al porto della verità e del pentimento.
Salve, vendicatore terribile di quanti usano il nome di Dio invano.
Salve, tu che castighi subito quanti deridono i misteri della santa fede.
Salve, Michele, grande Archistratega, con tutte le schiere celesti!

Ogni inno di lode è povero, o Archistratega di Dio, di fronte alla moltitudine dei miracoli da te compiuti non solo in cielo e sulla terra, ma anche negli oscuri abissi dell’inferno, dove il dragone degli abissi hai legato con la forza del Signore; liberati così dalla sua malvagità benediciamo il Sovrano del cielo e della terra acclamando: Alleluia!

Tu sei stato luminoso servitore della verità e della purezza dell’adorazione di Dio, o Archistratega, quando prevedendo i piani malvagi dello spirito delle tenebre, in nome di Dio gli hai impedito di fare del corpo nascosto del condottiero d’Israele Mosè oggetto di venerazione superstiziosa dei figli di quel popolo; perciò ora, lodando la tua angelica assemblea, cantiamo con gratitudine:

Salve, difensore tra i Giudei della purezza della fede in Dio al tempo dell’antica Alleanza.
Salve, sradicatore del loglio dell’errore al tempo della nuova grazia.
Salve, distruttore degli idoli e degli oracoli pagani,
Salve, sostenitore degli asceti e dei martiri cristiani.
Salve, donatore della forza della grazia di Dio ai deboli di spirito.
Salve, tu che rivesti con l’armatura della fede quanti sono deboli nella carne.
Salve, Michele, grande Archistratega con tutte le schiere celesti!

Intercedi dal cielo la grazia divina per noi che cantiamo in onore del tuo eccelso nome, o Michele, affinché protetti da te, possiamo vivere in purezza e pietà, fino a quando, sciolti con la morte dai legami della carne, saremo degni di comparire davanti allo sfolgorante trono del Re della gloria e assieme ai cori degli Angeli cantare: Alleluia!

Esaltando, o Michele, i tuoi multiformi miracoli compiuti per la nostra salvezza, chiediamo al Signore e Sovrano di tutte le cose che lo spirito di zelo per la gloria di Dio da te posseduto non manchi mai a noi così diciamo:

Salve, tu che nel tempo opportuno meravigliosamente poni i servi fedeli di Dio ai posti elevati.
Salve, tu che invisibilmente deponi dall’altezza del potere e della gloria quanti sono indegni e dannosi.
Salve, tu che nell’ultimo giorno devi radunare gli eletti dai quattro punti cardinali della terra.
Salve, tu per cui i peccatori, simili al loglio, saranno dati al fuoco eterno al suono della voce divina.
Salve, tu da cui il diavolo con i suoi angeli saranno buttati nel lago delle fiamme eterne.
Salve, tu attraverso cui i giusti entreranno gloriosamente nella dimora del Padre celeste.
Salve, Michele, grande Archistratega, con tutte le schiere celesti!

O eccelso capo degli arcangeli e degli angeli, per il tuo meraviglioso servizio in favore della salvezza del genere umano, ricevi da noi un canto di lode e di ringraziamento; e tu, ripieno della forza di Dio, coprici con le tue ali da tutti i nemici visibili e invisibili, affinché al Signore da te glorificato e che ti glorifica, sempre cantiamo: Alleluia!

APPENDICE ISAIA 8,23-9,6 PROFEZIA DEL “CONSIGLIERE AMMIRABILE”
Riporto l’intera decriptazione della profezia d’Isaia 8,23-9,6 ottenuta applicando regole e metodo di “Parlano le lettere” a partire dall’ultimo versetto del Capitolo 8 perché appunto quel versetto è richiamato nel Vangelo di Matteo (4,13-16) dal quale esce chiara quanto è profetizzato avverrà a seguito della missione iniziata da Gesù nelle vicende raccontate dal Vangelo dopo quei versetti.
In definitiva i testi biblici sono strutturati in forma criptata per esplicitare in ogni loro parte le vicende messianiche e questi sono l’ordito di tutte le vicende.

TESTO CEI ISAIA 8,23-9,6
Isaia 8,23 – “poiché non ci sarà più oscurità dove ora è angoscia. In passato umiliò la terra di Zàbulon e la terra di Nèftali, ma in futuro renderà gloriosa la via del mare, oltre il Giordano e la curva di Goim.”

Isaia 9.1-6 – “Il popolo che camminava nelle tenebre vide una grande luce; su coloro che abitavano in terra tenebrosa una luce rifulse. Hai moltiplicato la gioia, hai aumentato la letizia. Gioiscono davanti a te come si gioisce quando si miete e come si gioisce quando si spartisce la preda. Poiché il giogo che gli pesava e la sbarra sulle sue spalle, il bastone del suo aguzzino tu hai spezzato come al tempo di Madian. Poiché ogni calzatura di soldato nella mischia e ogni mantello macchiato di sangue sarà bruciato, sarà esca del fuoco.
Poiché un bambino è nato per noi, ci è stato dato un figlio.
Sulle sue spalle è il segno della sovranità ed è chiamato: Consigliere ammirabile, Dio potente, Padre per sempre, Principe della pace; grande sarà il suo dominio e la pace non avrà fine sul trono di Davide e sul regno, che egli viene a consolidare e rafforzare con il diritto e la giustizia, ora e sempre; questo farà lo zelo del Signore degli eserciti.
Una parola mandò il Signore contro Giacobbe, essa cadde su Israele. La conoscerà tutto il popolo, gli Efraimiti e gli abitanti di Samaria, che dicevano nel loro orgoglio e nell’arroganza del loro cuore: I mattoni sono caduti, ricostruiremo in pietra; i sicomori sono stati abbattuti, li sostituiremo con cedri.
Il Signore suscitò contro questo popolo i suoi nemici, stimolò i suoi avversari: gli Aramei dall’oriente, da occidente i Filistei che divorano Israele a grandi morsi.
Con tutto ciò non si calma la sua ira e ancora la sua mano rimane stesa.
Il popolo non è tornato a chi lo percuoteva; non ha ricercato il Signore degli eserciti. Pertanto il Signore ha amputato a Israele capo e coda, palma e giunco in un giorno. L’anziano e i notabili sono il capo, il profeta, maestro di menzogna, è la coda. Le guide di questo popolo lo hanno fuorviato e i guidati si sono perduti. Perciò il Signore non avrà pietà dei suoi giovani, non si impietosirà degli orfani e delle vedove, perché tutti sono empi e perversi; ogni bocca proferisce parole stolte. Con tutto ciò non si calma la sua ira e ancora la sua mano rimane stesa. Brucia l’iniquità come fuoco che divora rovi e pruni, divampa nel folto della selva, da dove si sollevano colonne di fumo. Per l’ira del Signore brucia la terra e il popolo è come un’esca per il fuoco; nessuno ha pietà del proprio fratello. Dilania a destra, ma è ancora affamato, mangia a sinistra, ma senza saziarsi; ognuno mangia la carne del suo vicino.
Manàsse contro Efraim ed Efraim contro Manàsse, tutti e due insieme contro Giuda. Con tutto ciò non si calma la sua ira e ancora la sua mano rimane stesa.

DECRIPTAZIONE ISAIA 8,23-9,6
Isaia 8,23 – Così fu che al serpente antico, che i viventi portò ad insuperbire, l’Unigenito un fuoco dall’alto recò.
Giù, versato con potenza nel mondo, da dentro si vide dal Crocifisso uscire alla vista il fuoco, portato energico in campo per arrostirlo in terra, per colpire a casa il serpente.
E gli apostoli, dell’Unigenito messaggeri al mondo, inviati per lottare, furono portati ad uscire.
Dall’Unigenito con ardore uscì così da dentro l’amore delicato per il mondo.
Fu la Madre dagli Ebrei ad uscire, scesero gli apostoli dalla Galilea, uscì tra i gentili la Madre. (È la Madre degli Ebrei e dei gentili)

Isaia 9,1 – Nel mondo videro la Madre uscire.
Uscì del Potente la rettitudine per stare tra i viventi.
Dentro nascondeva un fuoco l’agnello.
L’Unico portò alla luce la gloria che era accesa dentro.
Fu in terra a scendere per il serpente la morte.
Iniziò a portarsi il corpo degli apostoli in cammino.
Uscì dall’innalzato quella che gli era nel mondo Madre.

Isaia 9,2 – Generata da dentro fu dal Crocefisso nel mondo.
Dal corpo stancato uscì.
La fortuna del serpente finirà nel mondo.
Il Nome dal chiuso l’ha aperta alla luce.
Dalle midolla la recò al serpente la Parola.
Con gli apostoli fu così un fuoco dentro ad un turibolo in casa a versargli.
Da ambasciatori retti della sposa il corpo fu in cammino con forza al serpente recato, la casa saccheggeranno, domineranno il serpente.

Isaia 9,3 – Così è iniziato il segno che con azione potente ad accerchiare la casa del serpente si porta e che un primo puro cuore al mondo acceso di rettitudine tra i viventi ha recato.
Il fuoco da dentro il cuore esce, gli apostoli in cammino il fuoco dentro portano al mondo, l’hanno preso dal Crocifisso.
Dentro stava, lo porta la Madre ai viventi punirlo.

Isaia 9,4 – La rettitudine sarà tutti a riempire.
Per l’Unigenito la recano gli apostoli in giro.
Dell’Unigenito gli apostoli alla casa del male il fuoco recano per bruciare nei viventi il serpente.
Esce della vita la gioia per il serpente che esce, dentro si riporta la vita.
È la vita riportata al mondo, è dalla croce uscita, del serpente brucia, i corpi guariscono, a centinaia, la distruzione completa ha iniziato il fuoco.

Isaia 9,5 – Così è stata partorita chi dal serpente libererà.
Il frutto ha inviato, l’ha emesso dalla croce con energia.
Al serpente gli apostoli ha recato.
Gli sarà il Crocifisso una calamità che in vita risorto col corpo riuscì.
L’innalzato un fuoco con coppe d’acqua ha portato e il diletto ai viventi porterà. Il prodigio s’è portato dal legno.
Dio a scorrere da dentro ha portato un corpo.
Del Padre sarà l’eterno fuoco i corpi a risorgere, il Potente li riporterà in vita.

Isaia 9,6 – Il serpente ribelle da casa uscirà, uscirà dai viventi con la risurrezione dei corpi la perversità del serpente, salvati si riporteranno in vita.
Annullato alla fine si vedrà il serpente.
Dal trono fuori l’amato la porterà in azione perché la vita del serpente con la rettitudine finisca. Dal Potente uscì la rettitudine, fu inviata dall’Unigenito, dalla croce, fuori si portò dal Potente in pienezza, dall’Eterno uscì dentro in vita alla luce, la Parola dal cuore la recò, dentro la giustizia uscì in vita, nel tempo al mondo si portò in azione per sbarrare il perverso.
La Madre, con lo zelo del Signore scesa, dell’Unigenito reca segni; alla fine il Crocifisso si rivedrà risorto nel mondo; Questi riverrà.

L’ARCANGELO MICHELE LOTTA CON BASILISCO E LEVIATANOultima modifica: 2018-06-26T17:37:17+02:00da mikeplato
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