L’EPOPEA DELL’ARCA

Schermata 06-2458296 alle 13.29.51

di Alessandro Conti Puorger

Io ti darò convegno appunto in quel luogo: parlerò con te da sopra il propiziatorio, in mezzo ai due cherubini che saranno sull’arca della Testimonianza, ti darò i miei ordini riguardo agli Israeliti (Esodo 25:22)

UN TESTO APERTO A MOLTI NASCONDIGLI
Com’è noto, quanto scritto negli antichi libri che hanno poi formato i testi del canone biblico riconosciuto dagli ebrei è costituito esclusivamente da una sequenza dei segni delle 22 lettere dell’alfabeto usato sia in ebraico che in aramaico.
Tali lettere però sono solo consonanti.
Nei testi più antichi mancava:

  • la suddivisione in parole, perché ciascuna lettera era egualmente distanziata dalla precedente e dalla successiva come se ciascuna avesse anche di per sé un valore precipuo a sé stante;
  • della indicazione delle vocali necessarie per la pronuncia delle varie parole.

La pronuncia poi è solo presunta e dedotta dalla tradizione ebraica tanto che già dell’ineffabile tetragramma sacro, il “Nome dei Nomi” IHWH , non è certa l’esatta dizione vocale.
La suddivisione in parole e la vocalizzazione delle stesse sono così atti che già presuppongono di per sé una interpretazioni del testo.
La tradizione, a seconda delle scuole, ne forniva alcune che s’erano nel tempo consolidate, ma erano lasciate libere anche altre interpretazioni.
La famosa traduzione in greco detta dei LXX, che costituisce tuttora la versione liturgica valida per le Chiese Cristiane ortodosse di origine greca, iniziata per il Pentateuco ad Alessandria d’Egitto nel III secolo a.C. (I più antichi manoscritti della LXX riguardano frammenti di Levitico e Deuteronomio del II secolo a.C. – Rahlfs nn. 801, 819, e 957 – e del I secolo a.C. di Genesi, Levitico, Numeri, Deuteronomio e Profeti Minori – Rahlfs nn. 802, 803, 805, 848, 942, e 943), e che si concluse nel I secolo a.C. con la traduzione in Palestina del Cantico dei Cantici, delle Lamentazioni, di Rut, Ester e dell’Ecclesiaste, non fu accolta con lo stesso entusiasmo da tutte le scuole rabbiniche.
Dalla maggior parte di queste quella traduzione fu considerata soltanto una parafrasi imprecisa per l’uso dei gentili e venne volutamente accostato l’8° giorno di Tevet (circa metà dicembre) in cui si dice fu completata la traduzione del Pentateuco in greco al 10° giorno di quel mese, che fa memoria dell’assedio di Gerusalemme da parte dei Babilonesi, tanto che si proponeva di iniziare il digiuno del 10 dal giorno 8; due tragedie per l’ebraismo insomma!
Solo nei primi secoli del I millennio d.C. s’è conclusa la predisposizione di un testo unificato ebraico, detto masoretico, definito per confronto sui più antichi manoscritti disponibili, dotandolo però di suddivisione in versetti e soprattutto di segni di puntatura e di vocalizzazione.
Sussiste comunque il fatto che tutti i rotoli con testi biblici in ebraico trovati a Qumran, anteriori al I secolo d.C., sono tutti e solo consonantici.
La vocalizzazione e la ripartizione in versetti apparve quindi successivamente.
I testi biblici usati in Sinagoga ai tempi di Gesù erano letti in un certo modo con una vocalizzazione per tradizione che dava adito però a discussioni rabbiniche.

Nella situazione suddetta non è escluso che in quegli antichi testi si potesse anche leggere ogni lettera a sé stante con interpretazione grafica del segno come immagine.
I segni delle lettere dell’alfabeto ebraico hanno, infatti, un’espressività particolare che fa trapelare la volontà di conservare nel tempo e di trasmettere anche un’idea con un’icona.
Dal fatto che Mosè, il primo scrittore biblico secondo la tradizione, viene dall’Egitto, si ricava un messaggio.
Pare, infatti che ciò voglia far anche considerare che nei primi scritti sacri vi fu una forte influenza di quel substrato culturale e della scrittura geroglifica e che poi tale atteggiamento si sia conservato per dare agli scritti la voluta sacralità misteriosa rispetto agli scritti usuali degli altri popoli.
Per ogni pagina degli scritti della Bibbia ebraica, che sono tutti nati avendo come modello il Pentateuco, c’è quindi la possibilità di trovare testi nascosti con una lettura per decriptazione mista, tra suddivisione di parole in modo diverso e la lettura di singole lettere per immagini.
Questi pensieri furono espressi in un mio primo articolo “Decriptare le lettere parlanti delle sacre scritture ebraiche” che poi aprì la mia rubrica “Decriptare la Bibbia” e si sviluppò con metodo di decriptazione e significato grafico delle singole lettere inseriti in “Parlano le lettere” che, applicati, hanno dato luogo a concreti risultati e sviluppi di cui ai vari articoli nel mio sito “Bibbiaweb.net“.
Con questo articolo intendo presentare il risultato della decriptazione di alcune pagine seguendo una particolare tematica e con particolare riguardo ai libri di Samuele.

Ora, nel libro degli Atti degli Apostoli, nel Kerigma di Pietro a Gerusalemme, nella prima Pentecoste dopo la morte e risurrezione di Gesù di Nazaret, è tra l’altro proclamato: “Tutti i profeti, a cominciare da Samuele e da quanti parlarono in seguito, annunziarono questi giorni.” (Atti 3,24)
Perché si possa concludere che questa dichiarazione così esplicita e radicale sul fatto che su tutti gli scritti profetici e proprio a cominciare da Samuele parlino dei giorni del Messia secondo gli eventi di Gesù di Nazaret, e non sia una pia esagerazione, occorrerebbe che detti testi abbiano a dire oltre a ciò che si ricava dalla lettura “tradizionale”, sia pure con gli apporti di induzioni esegetiche, anche altro ricavabile con una lettura particolare.
La mia ricerca perciò s’è indirizzata sui due libri di Samuele e, poiché sussiste anche la tematica del mistero dell’Arca perduta, ho voluto fare una ricerca dei testi su questa che porta ad alcune specifiche pagine in Samuele che la riguardano.
Decriptando queste pagine col mio metodo, il testo di secondo livello che se ne ricava, conferma proprio in forma estesa la dichiarazione di Pietro.
Dopo questa necessaria introduzione passo al vivo del mio articolo ed inizio col presentare la tematica dell’Arca.

ARCA DEL PATTO
Arca del Patto ‘aron ha berit o Arca della Testimonianza, come narra nella Bibbia il libro dell’Esodo, cioè il secondo del Pentateuco o Torah, è il contenitore con coperchio che il Signore comandò di costruire per riporvi le tavole del Patto o della Testimonianza, vale a dire le due nuove Tavole con i comandamenti, detti anche “le 10 parole”, che il Signore consegnò sul monte Horeb a Mosè dopo che questi, in occasione dell’episodio del “vitello d’oro”, aveva distrutte le prime ricevute.
Quelle 10 parole o comandamenti sono la Testimonianza del Patto o Alleanza da Dio voluto e sancito col popolo d’Israele, “Egli vi annunciò la sua alleanza, che vi comandò di osservare, cioè i dieci comandamenti, e li scrisse su due tavole di pietra.” (Deuteronomio 4,13)
Tale popolo, la Bibbia sostiene, essere stato scelto tra tutti i popoli per testimoniarlo sulla terra, infatti: “udendo parlare di tutte queste leggi, diranno: Questa grande nazione è il solo popolo saggio e intelligente.” (Deuteronomio 4,6)
Quel contenitore era unico, perché ricordava agli Israeliti ed a Dio stesso il Patto che li legava, sì che Dio si presentava con qualche manifestazione a Mosè sull’Arca e riempiva con la nube della Sua presenza la Tenda del Convegno e poi la cella del Tempio.

La tradizione ebraica conta le lettere del testo del Decalogo (Vedi: “Dieci parole, distintivo di chi ha Dio per alleato“, articolo in pdf) e constata che sono 620, pari ai 613 precetti o “taryag mitzvot” della Torah, più le 7 leggi noachiche e che il numero dei precetti è pari al valore gimatrico della parola Torah , cioè della somma del valore numerico delle lettere ebraiche che la formano, più due, a ricordo dei primi due comandamenti del Decalogo.

(5 = ) + ( 200 = ) + ( 6 = ) + ( 400 = ) + 2 = () + 2 = 613

La somma delle cifre di 613 dei comandi o mitzvoth da osservare è 10, quale avviso che le 10 parole sono l’essenza della Torah e il 613 corrisponde ai 248 precetti positivi (farai), numero attribuito anche alla quantità di organi nel corpo umano e ai 365 negativi (non farai) che equivalgono ai giorni dell’anno.

Della Testimonianza da collocare nell’arca dà evidenza con chiarezza il libro del Deuteronomio: “In quel tempo il Signore mi disse: Tàgliati due tavole di pietra simili alle prime e sali da me sul monte e costruisci anche un’arca di legno; io scriverò su quelle tavole le parole che erano sulle prime che tu hai spezzato e tu le metterai nell’arca. Io feci dunque un’arca di legno d’acacia e tagliai due tavole di pietra simili alle prime; poi salii sul monte, con le due tavole in mano. Il Signore scrisse su quelle tavole la stessa iscrizione di prima, cioè i dieci comandamenti che il Signore aveva promulgati per voi sul monte, in mezzo al fuoco, il giorno dell’assemblea. Il Signore me li consegnò. Allora mi volsi e scesi dal monte; collocai le tavole nell’arca che avevo fatta e là restarono, come il Signore mi aveva ordinato.” (Deuteronomio 10,1-9; Esodo 34,1-4)

La descrizione precisa di come era fatta l’Arca – cassa, coperchio con i cherubini e stanghe per il trasporto – si ricava dal libro dell’Esodo, precisamente dal capitolo 25, ove il Signore stesso ordina di costruire l’Arca e fornisce la descrizione delle caratteristiche: “Faranno dunque un’Arca di legno di acacia :
avrà due cubiti e mezzo di lunghezza,
un cubito e mezzo di larghezza,
un cubito e mezzo di altezza.
La rivestirai d’oro puro: dentro e fuori la rivestirai
e le farai intorno un bordo d’oro.
Fonderai per essa quattro anelli d’oro e li fisserai ai suoi quattro piedi:
due anelli su di un lato e due anelli sull’altro.
Farai stanghe di legno di acacia e le rivestirai d’oro.
Introdurrai le stanghe negli anelli sui due lati dell’arca per trasportare l’arca con esse. Le stanghe dovranno rimanere negli anelli dell’arca: non verranno tolte di lì. Nell’arca collocherai la Testimonianza che io ti darò.
Farai il coperchio, o propiziatorio, d’oro puro;
avrà due cubiti e mezzo di lunghezza e
un cubito e mezzo di larghezza.
Farai due cherubini d’oro:
li farai lavorati a martello sulle due estremità del coperchio.Fa’ un cherubino ad una estremità e un cherubino all’altra estremità. Farete i cherubini tutti di un pezzo con il coperchio alle sue due estremità. I cherubini avranno le due ali stese di sopra, proteggendo con le ali il coperchio; saranno rivolti l’uno verso l’altro e le facce dei cherubini saranno rivolte verso il coperchio.
Porrai il coperchio sulla parte superiore dell’arca
e collocherai nell’arca la Testimonianza che io ti darò.” (Esodo 25,10-21)

Tenuto conto che la misura lineare del cubito antico era di 52,5 cm, l’Arca in definitiva era una cassa, di legno d’acacia a forma di parallelepipedo, della lunghezza di 1,31 metri (2,5 cubiti) a sezione quadrata di 0.79 metri di lato (1,5 cubiti), rivestita dentro e fuori di lamina d’oro con un bordo d’oro, con quatto piedi agli angoli in cui erano innestati anelli d’oro.
Onde fosse trasportabile venivano usate le stanghe di legno d’acacia, rivestite d’oro, inserite negli anelli e veniva portata da leviti.
Aveva un coperchio d’oro puro massiccio su cui vi erano due angeli, Cherubini d’oro, affacciati (in ebraico “cherubim” o ).
L’Arca secondo tali indicazioni fu costruita da Bezaleel (Esodo 37,1-9).

L’Arca del Patto veniva conservata dietro un velo nel Santo dei Santi “Kodesh ha Kodashim”, l’area più sacra del Tabernacolo smontabile che fu costruito per accompagnare il popolo d’Israele nel deserto.
Nel percorso nel deserto accanto all’Arca veniva posato:

  • un vaso pieno di manna come sostiene lo stesso libro dell’Esodo: “La casa d’Israele la chiamò manna. Era simile al seme del coriandolo e bianca; aveva il sapore di una focaccia con miele. Mosè disse: Questo ha ordinato il Signore: Riempitene un omer e conservatelo per i vostri discendenti, perché vedano il pane che vi ho dato da mangiare nel deserto, quando vi ho fatti uscire dal paese d’Egitto. Mosè disse quindi ad Aronne: Prendi un’urna e mettici un omer completo di manna; deponila davanti al Signore e conservala per i vostri discendenti. Secondo quanto il Signore aveva ordinato a Mosè, Aronne la depose per conservarla davanti alla Testimonianza.” (Esodo 16,32-34)
  • la verga d’Aronne, che era un bastone di legno di mandorlo che fiorì davanti alla Testimonianza come racconta il libro dei Numeri e che il Signore ordinò fosse posto da monito per i ribelli davanti all’Arca: “Il Signore disse a Mosè: Riporta il bastone di Aronne davanti alla Testimonianza, perché sia conservato come un monito per i ribelli e si ponga fine alle loro mormorazioni contro di me ed essi non ne muoiano. Mosè fece come il Signore gli aveva comandato.” (Numeri 17,25s)

L’Arca fu trasportata per i 40 anni di viaggio nel deserto, e accompagnò, anzi guidò Israele durante la conquista della Terra Promessa e, dopo varie peripezie, fu collocata nel nuovo Tempio di Gerusalemme nella cella detta il Santo dei Santi ove poteva entrare solo il Gran Sacerdote “Kochen Gadol” una volta l’anno, solo nel giorno dell’espiazione Yom Kippur.
Così la lettera agli Ebrei sinteticamente ci descrive il Santo e il Santo dei Santi: “Fu costruita infatti una Tenda: la prima, nella quale vi erano il candelabro, la tavola e i pani dell’offerta: essa veniva chiamata il Santo. Dietro il secondo velo poi c’era una Tenda, detta Santo dei Santi, con l’altare d’oro per i profumi e l’arca dell’alleanza tutta ricoperta d’oro, nella quale si trovavano un’urna d’oro contenente la manna, la verga di Aronne che aveva fiorito e le tavole dell’alleanza. E sopra l’arca stavano i cherubini della gloria, che facevano ombra al luogo dell’espiazione. Di tutte queste cose non è necessario ora parlare nei particolari. Disposte in tal modo le cose, nella prima Tenda entrano sempre i sacerdoti per celebrarvi il culto; nella seconda invece solamente il sommo sacerdote, una volta all’anno, e non senza portarvi del sangue, che egli offre per se stesso e per i peccati involontari del popolo.” (Ebrei 9,2-7)
Nella cella nessun altro poteva entrare.
Il Sommo Sacerdote, peraltro, vi entrava legato con un cordone perché, in caso di malore, fosse recuperabile dall’esterno.
Alla manutenzione della cella veniva invece provveduto calando operai dall’alto, tenuti sospesi con funi perché non toccassero il suolo sacro.
In effetti, il libro dell’Esodo precisa: “Farai il velo di porpora viola, di porpora rossa, di scarlatto e di bisso ritorto. Lo si farà con figure di cherubini, lavoro di disegnatore. Lo appenderai a quattro colonne di acacia, rivestite d’oro, con uncini d’oro e poggiate su quattro basi d’argento. Collocherai il velo sotto le fibbie e là, nell’interno oltre il velo, introdurrai l’arca della Testimonianza. Il velo sarà per voi la separazione tra il Santo e il Santo dei santi. Porrai il coperchio sull’arca della Testimonianza nel Santo dei santi. Collocherai (la tavola dei pani) fuori del velo e il candelabro di fronte alla tavola sul lato meridionale della Dimora; collocherai la tavola sul lato settentrionale.” (Esodo 26,31-35)
Nel Santo, proprio davanti all’Arca che stava nel Santo dei Santi, ma separata dal velo, era posta la tavola per offrire l’incenso (Esodo 30,1-8).

Le cortine del Santo dei Santi erano alte 10 cubiti.
Il particolare che le stanghe venivano depositate nel Santo dei Santi in verticale e che le estremità si vedevano spuntare dalla cortina (Vedi: 1 Re 8,1-9; 2 Cronache 5,1-10) fa comprendere che le stanghe erano di lunghezza superiore a 10 cubiti.
In relazione alla lunghezza delle stanghe e al peso che doveva avere l’Arca ritengo che per portarla a spalla occorressero tra i 12 e i 16 leviti.
Questi, si disponevano 3 per ogni estremità di stanga, all’esterno delle stanghe stesse, allineati distanziati tra loro ciascuno di 1,5 cubiti, il che comportava che la stanga fuoriuscisse rispetto all’Arca di almeno 3×1,5 = 4,5 cubiti, come risulta compatibile con le precedenti indicazioni.
All’occorrenza, per percorsi e accidentati e lunghi, i leviti potevano arrivare fino al numero di 16, inserendo 2 leviti all’interno delle stanghe, sia avanti che dietro l’Arca, inframmezzati alle coppie esterne alle stanghe, vale a dire 2+1+2+1+2 = 8 per ogni lato dell’Arca nel senso del percorso che doveva compiere.
Considerando 3 cubiti l’ingombro longitudinale dell’Arca (2,5 più mezzo cubito di gioco) ogni stanga era di circa 12 cubiti, vale a dire 2×4,5+3 = 12, quindi oltre 6 metri.
Ciascun levita non poteva portare più di 50 Kg in caso di squilibri di carico in percorsi accidentati, così è da considerare equo un carico massimo di 40 Kg a levita. (È poi da ritenere che vi fossero 2 squadre di leviti portatori che si davano il cambio)
Con questi pensieri si ricava che il peso massimo complessivo perché l’Arca fosse trasportabile a spalla non doveva superare i 40×16 = 640 Kg
Il peso di 40 Kg è lo stesso delle Tavole da sole che Mosè trasportò dal monte Sinai.
La dimensione longitudinale di 2,5 cubiti della cassa era connessa alla necessità di poter disporre le 2 Tavole della Legge affiancate su supporti che le mantenessero ferme in verticale.
Il che porta a Tavole di pietra di 1 cubito (52,5 cm) di lato distanziate tra loro e dai bordi dello spazio di un palmo per inserirle.
Le 2 Tavole, se avessero avuto lo spessore di 2,7 cm pari a un dito e mezzo (un dito pari a 1,8 cm), considerando per la pietra un peso specifico di 2,7 Kg/dm3 avrebbero pesato 20 kg ciascuna: 5,25 x 5,25 x 0,27 x 2,7 = 20 kg.
In senso trasversale lo spazio era dettato dal fatto che i due leviti affiancati non si disturbassero con i gomiti e che tra le stange si potessero inserire dei portatori.
Ho provato a verificare se la descrizione dell’Arca con tutti gli arredi e le tavole secondo la descrizione fornita dal libro dell’Esodo fosse compatibile con quel peso.

Ho quindi dimensionato, così, tenuto conto dei dati forniti:


Nella cella, oltre l’Arca contenente le tavole non v’era altro e dal pavimento affiorava la roccia detta di fondazione che era ritenuta il centro del mondo, vale a dire la base sulla quale venne creato il mondo, “la ‘eben shetyyah”.
A questa roccia sul monte Moriah, luogo del Tempio, la tradizione associa l’episodio del sacrificio di Isacco (Genesi 22).
Qui, sostiene la tradizione, sarebbe anche dove il patriarca Giacobbe dormì e sognò la scala di angeli che salivano e scendevano (Genesi 28,10-18), anche se la Genesi subito dopo continua (Genesi 28,19-22) dicendo che Giacobbe chiamò quel luogo Betel mentre prima di allora la città più vicina si chiamava Luz, nome che in ebraico vuol dire mandorlo. (Fa ricordare la verga di mandorlo di Aronne che fiorì)
Si dice anche di due cherubuini di legno d’ulivo rivestiti d’oro alti 10 cubiti descritti in 1 Re 6,23-28 e 2 Cronache 3,8-14.

La cella era un cubo di 20 cubiti di lato, come risulta da questa descrizione: “Costruì la cella del Santo dei santi, lunga, nel senso della larghezza della navata, venti cubiti e larga venti cubiti. La rivestì di oro fino, impiegandone seicento talenti. Il peso dei chiodi era di cinquanta sicli d’oro; anche i piani di sopra rivestì d’oro. Nella cella del Santo dei santi eresse due cherubini, lavoro di scultura e li rivestì d’oro. Le ali dei cherubini erano lunghe venti cubiti. Un’ala del primo cherubino, lunga cinque cubiti, toccava la parete della cella; l’altra, lunga cinque cubiti, toccava l’ala del secondo cherubino. Un’ala del secondo cherubino, di cinque cubiti, toccava la parete della cella; l’altra, di cinque cubiti, toccava l’ala del primo cherubino. Queste ali dei cherubini, spiegate, misuravano venti cubiti; essi stavano in piedi, voltati verso l’interno. Salomone fece la cortina di stoffa di violetto, di porpora, di cremisi e di bisso; sopra vi fece ricamare cherubini.” (2 Cronache 3, 8-14)
Nella tradizione ebraica i cherubini hanno grande importanza.
Come conferma le visioni del profeta Ezechiele (esempio: Ezechiele 10) stanno ad indicare la presenza – Shekhinah – di Dio.
Questi angeli cherubini hanno fattezze di giovani o bambini.
Nell’immaginario antropomorfico, Dio dimora sui cherubini.
Questi sono nominati 89 volte nella Bibbia.
L’Arca, infatti, è immaginata come un trono su cui siede il Signore delle schiere come è evidente dai versetti:

  • “…l’Arca di Dio, sulla quale è invocato il nome, il nome del Signore degli eserciti, che siede in essa sui cherubini.” (2 Samuele 6,2b)
  • “Signore degli eserciti, Dio di Israele, che siedi sui cherubini, tu solo sei Dio per tutti i regni della terra; tu hai fatto i cieli e la terra.” (Isaia 37,16)
  • “Benedetto sei tu che penetri con lo sguardo gli abissi e siedi sui cherubini, degno di lode e di gloria nei secoli.” (Daniele 3,55)

Si legge, peraltro, nel libro dei Numeri: “Quando Mosè entrava nella tenda del convegno per parlare con il Signore, udiva la voce che gli parlava dall’alto del coperchio che è sull’arca della testimonianza fra i due cherubini; il Signore gli parlava.” (Numeri 7,89)
Queste immagini sono una iconografia che richiamano il cielo e il paradiso perduto, ma non per sempre.
Nel libro della Genesi alle porte dell’Eden ad oriente Dio pose dei cherubini come risulta dal seguente versetto: “…pose ad oriente del giardino di Eden i cherubini e la fiamma della spada folgorante, per custodire la via all’albero della vita.” (Genesi 3,24)
Oltre alle due statue grandi di Cherubini di cui ho prima detto ed a quelle d’oro massiccio sul coperchio dell’Arca, erano incise figure di Cherubini sulle porte e sulle pareti interne del Tempio, sulle basi del bacini di bronzo (esempio: 1 Re 7,27ss), come pure erano ricamate sulle tende di fronte al Santo dei Santi e nell’atrio antistante.
Con la simbologia appare così evidente l’intento di rappresentare col Santo dei Santi il paradiso terrestre alle cui porte v’erano angeli a guardia. (Vedi: “I Cherubini alla porta dell’Eden“)
Il Sommo Sacerdote con i vestiti di rito viene a rappresentare l’immagine dell’Adam Kadmon che viveva nel paradiso sia il rappresentante scelto per espiare col sangue dei sacrifici e che rende possibile per tutti aspirare al paradiso perduto.
Nelle feste di pellegrinaggio a Gerusalemme le tende dell’atrio antistante il Santo dei Santi venivano aperte e i convenuti potevano vedere la tenda del Santo dei Santi (parokhet) chiusa ed ammirare così le due grandi statue dei Cherubini antistanti che si dice avessero visi in cui sembrava scorgersi l’aspetto maschile e femminile rappresentativi delle qualità paterna e materna di Dio.
Se sembrava che i due cherubini s’avvicinassero era segno di favorevole amore divino, ma se parevano allontanarsi era segno di collera e calamità.

Nella cella del Santo dei Santi del II Tempio, ricostruito dopo l’esilio babilonese, il suolo era completamente nudo ed affiorava solo la roccia di Yahweh, e dell’Arca non vi è menzione.

CENNI DEL PENSIERO ESOTERICO E DELLA QABBALAH SULL’ARCA
L’Arca da un punto di vista esoterico è interpretata come il contenitore del sapere superiore, lo scrigno della conoscenza, il vaso della parola perduta, perciò chi la ritrovasse si impossesserebbe di tale prezioso patrimonio.
Per alcuni l’Arca è anche una macchina dotata d’energia frutto d’una tecnologia antica che ritengono gli egizi conoscessero e che Mosè avesse recepito od addirittura trafugato al faraone… e qui la fantasia si sbizzarrisce…dalla grande piramide di Cheope.
Abbiamo visto che l’Arca era una cassa di legno d’acacia rivestita d’oro con un coperchio tutto d’oro con due cherubini con le ali ripiegate quasi a toccarsi.


In questa immagine egizia si vede il cielo – la striscia nera superiore a modo di coperchio – che scarica energia tramite le dee Iside e la sorella Nefti sul segno Zed, su cui troneggia l’albero di vita.

È da ricordare che la Tenda del convegno o Tabernacolo di cui parla il Pentateuco, rappresentava la presenza di Dio tra la comunità.
Questa con tutti gli arredi, fu fatta produrre da Mosè nel deserto con segni terreni a modello del santuario celeste che rappresentava la creazione, la storia del cieli e della terra, quindi anche del futuro messianico che era da venire e da attendersi.
Prendendo coscienza della provenienza egizia di Mosè, è da presumere che quei “cherubini” sull’Arca fossero un modo d’esplicitare con idee egizie un oggetto atto ad ingenerare l’ispirazione a divinità alate.
Divinità del genere erano, infatti, comuni nell’immaginario dell’antico Egitto, ed erano comprensibili da parte dei fuoriusciti da quel paese.
I due cherubini potevano in molti evocare la dea Iside con la figura speculare della sorella Nefti che in quel mito piangevano la morte di Osiride e ne volevano provocare la resurrezione alchemica.
Riferiscono gli scritti, attribuiti dalla tradizione a Mosè, che il Signore gli ordinò di produrre l’Arca e ne diede la descrizione indicando forma, materiali e dettagli che vennero filtrati da un personaggio egiziano-ebreo e tradotti in manufatto assai simile a un prodotto dell’artigianato egizio capace di suscitare l’idea del sacro nella comprensione immediata di tutti quei fuoriusciti dall’Egitto, di cui molti “raccogliticci”.
I due cherubini, così, erano a raffigurare creature superiori che con le loro ali proteggevano il contenuto dell’Arca in cui c’era una fonte di vita.

Nei racconti biblici l’Arca, peraltro, pare avere poteri tali da provocare sciagure anche tra gli Israeliti.
Chiunque, infatti, voleva avvicinarsi all’Arca lo doveva fare con cautela seguendo precise regole rituali e poteva essere toccata solo attraverso le stanghe portate da persone scelte.
Lo stesso Aronne poteva essere in pericolo: “Il Signore disse a Mosè: Parla ad Aronne, tuo fratello, e digli di non entrare in qualunque tempo nel santuario, oltre il velo, davanti al coperchio che è sull’arca; altrimenti potrebbe morire, quando io apparirò nella nuvola sul coperchio. Aronne entrerà nel santuario in questo modo…” (Esodo 16,2s)
Mosè, inoltre, udiva una voce provenire dall’Arca: “Quando Mosè entrava nella tenda del convegno per parlare con il Signore, udiva la voce che gli parlava dall’alto del coperchio che è sull’arca della testimonianza fra i due cherubini; il Signore gli parlava.” (Numeri 7,39)
L’arca poi, in particolari momenti, pare s’illuminasse e fosse in grado di scatenare una potenza sconosciuta capace di produrre la morte.
Un sacerdote, che veniva trasportata in modo non corretto, su un carro, quando toccò l’arca che si stava inclinando, tanto che pareva cadere: “L’ira del Signore si accese contro Uzzà; Dio lo percosse per la sua colpa ed egli morì sul posto, presso l’arca di Dio.” (2 Samuele 6,7)
Questi fatti hanno portato alcuni a vedere nell’Arca un potente condensatore che poteva caricarsi di cariche elettrostatiche in grado poi di produrre energia al contatto di chi le metteva a terra.
Altri poi l’hanno anche immaginata come una rudimentale radio ante litteram per parlare e ricevere da distanza.
Su questi pensieri e sul tema di una scienza nascosta è stata proposta l’idea che un’energia sconosciuta, quella elettrica, fosse nota ed usata dagli antichi Egizi ed è stata portata ad argomentazione di sostegno l’interpretazione delle immagini delle cosiddette “Lampade di Dendera”.
Queste, così chiamate, sono scolpite su una parete nella cripta del tempio della Dea Hathor che, appunto, si trova nella località che oggi in arabo è chiamata Dendera, sita nell’Alto Egitto nell’antica città di Iunet del VI nomos.
La scena riguarda due egizi che sorreggono oggetti simili a grandi lampade unite, con un qualcosa che pare un cavo elettrico, ad una scatola, interpretata dai più arditi come un generatore, un qualcosa insomma che si caricava di energia statica proveniente da uno Zed pilastro sacro portatore di vita.
L’archeologia ufficiale resta scettica di fronte a tale interpretazione, non crede infatti, che siano rappresentati oggetti tecnologici, ma attribuisce la scena ad un rituale sacro, data l’importanza degli oggetti raffigurati tra cui appare lo Zed.
Lo Zed in quella cultura era tra tutti i simboli ritenuto il più sacro.
Il suo significato era quello di “potenza”, che però è interpretata da alcuni in potenza fisica emessa in forma di elettricità, mentre era forse l’idea di una potenza alchemica.
L’Arca, tra l’altro, certe volte pareva illuminarsi.
I sostenitori laici di questa tesi ipotizzano che ciò si verificava quando la carica statica diveniva così alta da rompeva il dielettrico tra le punta molto vicina delle ali dei cherubini.
Considerando la morte pressoché per folgorazione del sacerdote Uzzà, è stata ventilata l’ipotesi di una scarica anche di 700 volt. (vedi Robert Charroux)
Le stesse lettere dell’Arca del Patto ‘aron ha berit” lette singolarmente (Vedi metodo e significati in: “Parlano le lettere“) possono asserire “Una luce ( = ) che porta energia esce da dentro al corpo ; è un segno !”

Nella visione della Qabbalah l’Arca, essendo costituita da due elementi separati, l’inferiore la cassa e la superiore il coperchio, è vista come una figurazione della terra e del cielo, non solo fisici, ma anche spirituali dell’uomo.
Ciò che viene da Dio è simbolicamente rappresentato dall’oro.
Sotto l’aspetto alchemico, l’oro porta all’idea dalla pietra filosofale.
Il coperchio, che sta sopra, è solo proveniente da Dio e provoca il soffio primigenio spirituale nell’uomo.
L’esterno della cassa, il mondo, il terreno, la parte fisica, viene anche esso da Dio, ma questa verità in generale non è riconosciuta dall’uomo e così il rivestimento esterno d’oro, che viene da Dio è coperto da cose che nascono sulla terra, cioè di tavole di legno l’acacia che rappresenta ciò che è umano e viene dalla terra, e che è la sola cosa che comprende l’uomo se non si inoltra nella conoscenza dello spirituale, perché ha la necessità d’essere e di una ulteriore evoluzione.
Dio così manda la sua parola scritta nella materia delle Tavole perché provochi la trasformazione, la conversione.
Questa trasformazione implica una visione non più del tempo come una serie di cicli, ma un tempo rettilineo, che porta al compimento di uno scopo alla fine e così a situazioni diverse da quelle di partenza in cui in qualche modo la volontà umana dà contributo.
Esiste così implicito il concetto di progresso e di evoluzione.
Le Tavole della Legge che vendono da Dio, man mano operano nella storia e nella vita dell’umanità e del singolo uomo.
Figurativamente fanno si che rivestono l’interno della cassa di legno nuovamente d’oro e il legno dell’acacia, cioè la parte terrena non emerge più ma costituisce un necessario supporto a una nuova creazione che incorpora nel modo migliore l’aspetto del vissuto.
Il rivestimento d’oro interno, infatti, non ci sarebbe se non ci fossero le Tavole della Parola di Dio e le tavole di acacia che vengono dalla terra.
Il cielo mette così in comunicazione i due rivestimenti l’esterno, l’anima pensata da Dio e l’interno di legno della cassa, ove opera la volontà dell’uomo.
Appare così come una nuova anima creata dalla Parola e si ha una nuova nascita o rinascita che ci collega nuovamente al cielo da cui si era come separati dal legno d’acacia; in definitiva una risurrezione segno di quella finale.
I Cherubini, che secondo la tradizione ebraica avevano volti infantili maschili e femminili, rappresentano purezza, semplicità, sincerità, fiducia e nel contempo giusta comprensione delle digfferenze fino al matrimonio mistico, uniti dal coperchio, lo “hyeros gamos”.
I due cherubini con le ali che quasi si toccano formano un portale, che fa venire alla mente: “È questa la porta del Signore, per essa entrano i giusti” (Salmo 118,20), vale a dire la cinquantesima la porta, della sapienza.

Dicono i qabbalisti che il volume interno del recipiente d’acacia dell’Arca corrisponderebbe a 756 “tefachim”, misura al cubo della lunghezza di un pugno chiuso, un po’ meno di 10 cm, forse 9,9 cm.
Nel trattato di “Succah” del Talmud è detto che l’altezza minima della capanna (appunto, “Succah”) che ciascuna famiglia deve da costruire per la Festa delle Capanne, deve essere almeno di 10 “tefachim” (10 palmi chiusi, circa 1 metro) pari alle dimensioni dell'”Aron ha-Berit” – l’Arca del Patto che conteneva, fra l’altro, le Tavole della Legge) tenuto conto del coperchio con i cherubini.
Se n’arguisce che i Cherubini sul coperchio erano alti globalmente circa 20 cm.

9,9cm x 10 – 52,5m x 1,5 (un cubito e mezzo) = 20cm.

Il volume di 756 “tefachim” corrisponde al valore numerico gemiatrico della parola “Sefirot”, il nome delle dieci emanazioni principali disposte ad Albero della Vita, il che starebbe a voler sostenere che nell’Arca era contenuto, appunto attraverso le lettere ebraiche sulle Tavole, l’essenziale per produrre la vita vera, vale a dire c’era l’estratto dell’Albero della Vita.
È noto, infatti, che nel pensiero qabbalistico le 22 lettere dell’alfabeto ebraico, assieme alle 10 Sefirot, costituiscono le 32 vie sapienziali per pervenire alla Vita creata da Dio con la Parola di cui noi abbiamo cognizione parziale.
“Lodino tutti il nome del Signore, perché egli disse e furono creati.” (Salmi 148,5)
Come riprova sostengono che sommando i valori delle cifre di 756 si ha il numero 18, il numero della vita HaY (10 + 8).
Riducendolo ulteriormente il 18 si perviene a 9, il numero della lettera che rappresenta il cuore, l’utero di misericordia di Dio secondo la mia lettura delle lettere (Vedi: schede delle lettere nella colonna destra delle pagine di “Bibbiaweb.net“).
Procedendo in modo radicale nel pensiero della creazione con la parola pronunciata da Dio alcuni qabbalisti hanno aperto anche ad una visione magica di creazione per combinazione delle lettere ebraiche.
Da ciò a pervenire all’idee di formule magiche il passo è breve.
Si narra, infatti, che alcuni qabbalisti addentrati nell’alchimia cercarono addirittura di fabbricare dei “golem”, in pratica dei robot, tramite terreno plasmato a forma d’uomo, salmoniando formule di combinazioni di lettere ebraiche e con le lettere del Tetragramma sacro su un foglietto inserito al posto della bocca tentavano d’animarli.

Passiamo ora alla simbologia del legno, di acacia.
“Faranno dunque un’Arca di legno di acacia .” (Esodo 25,10)
La parola acacia nella Bibbia si trova in 28 versetti di cui 27 tutti nel Pentateuco e l’ultimo in Isaia 41,19.
In effetti l’acacia (mimosa nilotica) è albero spinoso, con infiorescenze che ha massima espansione nell’area subsahariana e nel Senegal, quindi nei territori dell’Alto Egizio, ma attecchisce anche nell’area palestinese.
Incidendone la corteccia si ottiene la gomma arabica, del tutto edibile.
È un antidiarroico ed è usato per la cura di alcuni disturbi come dissenteria ed enteriti e come crema per la pelle.
Il libro dell’Esodo riferisce che con tale legno furono realizzati:

  • l’Arca dell’Alleanza e le stanghe, il tutto rivestito d’oro (Esodo 37,1.4);
  • la tavola delle offerte e le stanghe, il tutto rivestito d’oro (Esodo 37,10-15);
  • l’altare per bruciare incenso e le stanghe, il tutto rivestito d’oro (Esodo 37,10-15);
  • l’altare per gli olocausti e le stanghe, ma il tutto rivestito di rame (Esodo 38,1-6);
  • le assi per il sostegno dei teli della Dimora (Esodo 36,20-34).

L’indicazione simbolica che ci vuol fornire la descrizione dell’Arca è chiara:

  • l’acacia è stata utilizzata per le sue qualità di legno non putrescibile, traducibile col concetto di vittoria sulla morte e di simbolo dell’esistenza della vita per il suo fogliame verde, che spicca evidente nei paesaggi stepposi e subdesertici, rivelando vita là dove sembra che poca ce ne sia, quindi quasi ponte tra il visibile e l’invisibile;
  • il rivestimento d’oro indica che addirittura ciò che è terreno e umano pur se imputrescibile non è eterno, ma lo diventerà perché è rivestito d’oro (2 Cor 5, 4s “In realtà quanti siamo in questo corpo, sospiriamo come sotto un peso, non volendo venire spogliati ma sopravvestiti, perché ciò che è mortale venga assorbito dalla vita. È Dio che ci ha fatti per questo e ci ha dato la caparra dello Spirito.);
  • ciò che non sarà eterno (vedi: altare per gli olocausti) ed è destinato a finire non è rivestito d’oro, ma di rame, metallo rossastro che vuole imitare l’oro, ma non ci riesce, infatti, rame in ebraico ha le lettere che vogliono dire anche serpente, perciò chi deve finire è il serpente, immagine del male che produce morte, corruzione e la putredine.

La stessa Dimora ha travi d’acacia durevoli, ma non eterne, perché verrà rinnovata nel I, II e III Tempio ed è solo immagine di quella del cielo.
Pper l’ebraismo il III Tempio verrà al tempo del Messia, mentre per i cristiani è venuto col corpo di Cristo.
Nella tradizione cristiana la corona di spine di Cristo sarebbe stata intrecciata, con rami di quella pianta.
Nella parola acacia “shittim” si trovano assieme i segni:

  • della lettera , che indica un utero, un cuore, e quindi, con riferimento al sacro, le viscere di misericordia di Dio;
  • della lettera del fuoco e, con riferimento al sacro, della risurrezione.

La Massoneria, che dice di sé di risalire addirittura all’epoca di Salomone e del costruttore del Primo Tempio, architetto Hiram, tiene in grande considerazione l’acacia come simbolo di iniziazione e di immortalità, in quanto un rametto di tale albero secondo il mito sarebbe nato sulla tomba di Hiram dopo la sua uccisione avvenuta in modo proditorio.
La lettura dei segni ebraici delle parole “Arca di legno di acacia” fornisce l’idea:

  • Arca , “inizierà nel corpo a portarsi energia“;
  • legno , “si vedrà rialzarsi“;
  • acacia , “risorto, nel cuore ci risarà la vita“.

VICENDE DELL’ARCA FINO ALL’INSEDIAMENTO DEL PRIMO TEMPIO
L’Arca, riferisce il Pentateuco, accompagnò gli Israeliti nel percorso nel deserto.
Il libro dei Numeri ricorda che questa precedeva il popolo nel cammino.
Mosè aveva cercato di assicurarsi delle guide che avessero la funzione di occhi per la carovana: “Mosè disse a Obab, figlio di Reuel, Madianita, suocero di Mosè: Noi stiamo per partire, verso il luogo del quale il Signore ha detto: Io ve lo darò in possesso. Vieni con noi e ti faremo del bene, perché il Signore ha promesso di fare il bene a Israele. Gli rispose: Io non verrò ma tornerò al mio paese e dai miei parenti. Mosè disse: Non ci lasciare poiché tu conosci i luoghi dove ci accamperemo nel deserto e sarai per noi come gli occhi. Se vieni con noi, qualunque bene il Signore farà a noi, noi lo faremo a te”. (Numeri 10,29-32)
Di fatto la loro guida fu la nube del Signore che li precedeva.
L’Arca era trasportata con doppia copertura, come si legge nel libro dei Numeri: “Quando il campo si dovrà muovere, Aronne e i suoi figli verranno a smontare il velo della cortina e copriranno con esso l’arca della testimonianza; poi porranno sull’arca una coperta di pelli di tasso , vi stenderanno sopra un drappo tutto di porpora viola e metteranno a posto le stanghe.” (Numeri 4,5s)
Doppia copertura, quindi, la prima, di fatto, era il segno del limitare del Santo dei Santi costituito dalla cortina e l’altra una tenda di protezione dal sole e dalle piogge (alcuni traducono con delfino anziché tasso le lettere ).
Il libro dei Numeri ricorda che l’Arca precedeva il popolo nel cammino: “Così partirono dal monte del Signore e fecero tre giornate di cammino; l’Arca dell’alleanza del Signore li precedeva durante le tre giornate di cammino, per cercare loro un luogo di sosta. La nube del Signore era sopra di loro durante il giorno da quando erano partiti. Quando l’Arca partiva, Mosè diceva: Sorgi, Signore, e siano dispersi i tuoi nemici e fuggano da te coloro che ti odiano. Quando si posava, diceva: Torna, Signore, alle miriadi di migliaia di Israele”. (Numeri 10,33-36)
Il libro di Giosuè riferisce che l’arca, sempre alla testa della carovana, fu di grande aiuto nella conquista della terra promessa e riporta gli episodi:

  • Del passaggio del Giordano, narrato al capitolo 3 del libro di Giosuè, ove sono esemplificativi i versetti Giosuè 3,2-6:
    “Trascorsi tre giorni, gli scribi passarono in mezzo all’accampamento e diedero al popolo questo ordine: Quando vedrete l’arca dell’alleanza del Signore Dio vostro e i sacerdoti leviti che la portano, voi vi muoverete dal vostro posto e la seguirete; ma tra voi ed essa vi sarà la distanza di circa duemila cubiti: non avvicinatevi. Così potrete conoscere la strada dove andare, perché prima d’oggi non siete passati per questa strada. Poi Giosuè disse al popolo: Santificatevi, poiché domani il Signore compirà meraviglie in mezzo a voi. Giosuè disse ai sacerdoti: Portate l’arca dell’alleanza e passate davanti al popolo. Essi portarono l’arca dell’alleanza e camminarono davanti al popolo.”
  • Della conquista della città di Gerico, narrata al capitolo 6 del libro di Giosuè, con la caduta prodigiosa delle sue mura grazie solo al passaggio dell’arca del Signore che per sette giorni, seguita dal popolo, fece il periplo della città e nel settimo addirittura per sette volte preceduta nella settima volta dal suono di sette trombe di corno d’ariete. Questa simbologia è poi ripresa dal capitolo 16 dell’Apocalisse dalla visione dei sette angeli e dei sette sigilli che precedono il castigo di Babilonia. La città di Ai perciò fa ricordare Babilonia, infatti, prima Ai fu causa di una disfatta per gli Israeliti come lo fu Babilonia col loro esilio.
  • Dopo la distruzione della città di Ai, si legge nel capitolo 8 di Giosuè:
    “In quella occasione Giosuè costruì un altare al Signore, Dio di Israele, sul monte Ebal, secondo quanto aveva ordinato Mosè, servo del Signore, agli Israeliti, come è scritto nel libro della legge di Mosè, un altare di pietre intatte, non toccate dal ferro; vi si sacrificarono sopra olocausti e si offrirono sacrifici di comunione. In quel luogo scrisse sulle pietre una copia della legge di Mosè, che questi aveva scritto per gli Israeliti. Tutto Israele, i suoi anziani, i suoi scribi, tutti i suoi giudici, forestieri e cittadini stavano in piedi da una parte e dall’altra dell’Arca, di fronte ai sacerdoti leviti, che portavano l’arca dell’alleanza del Signore, una metà verso il monte Garizim e l’altra metà verso il monte Ebal, come aveva prima prescritto Mosè, servo del Signore, (Deuteronomio 11,29) per benedire il popolo di Israele. Giosuè lesse tutte le parole della legge, la benedizione e la maledizione, secondo quanto è scritto nel libro della legge. Non ci fu parola, di quante Mosè aveva comandate, che Giosuè non leggesse davanti a tutta l’assemblea di Israele, comprese le donne, i fanciulli e i forestieri che soggiornavano in mezzo a loro.” (Giosuè 8,30-35)

Il libro dei Giudici, che riguarda fatti., dalla morte di Giosuè alla riscossa dei filistei prima del regno di Saul (tra il 1150 e il 1050 a.C.), informa che dopo la conquista della terra promessa la sede dell’Arca era a Betel: “Allora tutti gli Israeliti e tutto il popolo andarono a Betel, piansero e rimasero davanti al Signore e digiunarono quel giorno fino alla sera e offrirono olocausti e sacrifici di comunione davanti al Signore. Gli Israeliti consultarono il Signore – l’arca dell’alleanza di Dio in quel tempo era là. E Pincas, figlio di Eleazaro, figlio di Aronne, prestava servizio davanti a essa in quel tempo …” (Giudici 20,26s)
Pressoché al termine del libro dei Giudici però comincia ad apparire Silo come luogo ove si celebrava una festa annuale al Signore (Giudici 21,19) e Silo era a nord di Betel, a oriente della strada che va da Betel a Sichem.
Nel 1° libro di Samuele l’Arca è a Silo e il Sommo Sacerdote è Elì.
La casa del Signore fu ber breve tempo non in una tenda, ma un in santuario in muratura, come si deduce da:

  • 1 Samuele 1,9 “Anna, dopo aver mangiato in Silo e bevuto, si alzò e andò a presentarsi al Signore. In quel momento il sacerdote Eli stava sul sedile davanti a uno stipite del tempio del Signore.”
  • 1 Samuele 3,2-3 “In quel tempo Eli stava riposando in casa, perché i suoi occhi cominciavano a indebolirsi e non riusciva più a vedere. La lampada di Dio non era ancora spenta e Samuele era coricato nel tempio del Signore, dove si trovava l’arca di Dio.”
  • 1 Samuele 3,15 “Samuele si coricò fino al mattino, poi aprì i battenti della casa del Signore. Samuele però non osava manifestare la visione a Eli.”

Il testo riferisce che il Signore parlò a Samuele giovinetto al servizio del Sommo Sacerdote Elì e gli riferì dello sdegno per il comportamento iniquo dei sacerdoti figli di Elì e della sua intenzione di punirli.
In quei giorni i Filistei si radunarono per combattere gli Israeliti e si accamparono a nord del proprio territorio, in Afek.
Israele ebbe la peggio, cercarono la rivincita e nel successivo scontro portarono l’Arca del Signore (1 Samuele 4,4) accompagnata dai due figli di Elì, Cofni e Pincas, ma la disfatta fu totale, venne presa l’Arca e morirono i figli di Elì (1 Samuele 4,11).
All’annuncio della disfatta e della cattura dell’Arca, Eli cadde a terra, batté la testa e morì.
A questo punto nel 1 libro di Samuele vi è un inserto di 4 capitoli dal IV al VII dedicato a narrare le gesta dell’Arca.

In sintesi l’Arca del Signore catturata, presso i Filistei compì prodigi.
Come si legge nel capitolo 5 di 1 Samuele i Filistei posero l’Arca di Dio nel tempio del loro dio Dagon in Asdod, ma si trovò il simulacro di quel dio prima con la faccia a terra davanti all’Arca e poi il giorno dopo con la faccia a terra e le mani staccate sulla soglia.
Devastò gli abitanti di Asdod con la peste.
La portarono a Gat, ma anche là gli abitanti furono colpiti da bubboni.
La mandarono allora ad Ekron, ove i cittadini protestarono perché anche lì la gente moriva colpita da bubboni.
Conclusero: “Mandate via l’arca del Dio di Israele!” (1 Samuele 5,11)

Nel capitolo 6 di 1 Samuele si legge che l’Arca del Signore rimase sette mesi nel territorio dei Filistei che la rinviarono verso il territorio degli Israeliti su un carro con doni, bubboni e topi d’oro, per placare il Dio d’Israele.
Il carro pur senza uomo che lo guidasse si incamminò sulla via per Bet-Sèmes (Casa del Sole) i cui abitanti fecero festa, ma anche lì morirono 70 persone, così che furono inviati messaggeri alla città Kiriat-Iearìm (Città dei legni o delle foreste) in territorio neutrale Gabaonita informando che i Filistei avevano riconsegnato l’Arca e che se la portassero là.

Il capitolo 7 di 1 Samuele, dopo che gli abitanti di Kiriat-Iearìm scesero a prendere l’arca del Signore e la introdussero nella casa di Abinadàb, mette in evidenza l’opera di Samuele quale nuovo Mosè, perché con la propria intercessione e col proprio operare, portò a far rinunciare alla adorazione di Baal e Astante, fece ridiscendere la grazia di Dio sul popolo d’Israele sicché nuovamente i Filistei furono sconfitti: “Così i Filistei furono umiliati e non invasero più il territorio d’Israele: la mano del Signore fu contro i Filistei per tutto il periodo di Samuele.” (1 Samuele 7,13)
Samuele fu il giudice d’Israele che unse re Saul e poi Davide.

A questo punto dell’Arca si ha notizia nel 2° libro di Samuele al capitolo 6, interamente dedicato al trasporto dell’Arca a Gerusalemme da dove era stata lasciata nella casa di Abinadab sul colle da Baalà di Giuda nei campi di Iaar.
Siamo a circa 40 anni dopo i precedenti fatti noti sull’Arca.
Davide era stato consacrato in Ebron re da tutte le tribù (2 Samuele 5).
C’erano state grandi vittorie sui Filistei e Gebusei e Davide, conquistata Gerusalemme sentì forte il desiderio di interessarsi dell’Arca del Signore e si recò con la sua scorta dove stava l’Arca a casa di Abinadab, fece porre l’Arca su un carro nuovo guidato dai figli di Abinadab, Uzzà e Achio, s’avviò verso Gerusalemme con tutti che facevano festa.
È da notare che mentre fino ai tempi di Giosuè l’Arca era portata a spalla dai Leviti, in questa occasione è su un carro: inizia così la simbologia dell’Arca con le ruote che provocherà poi le visioni del carro di Ezechiele, la “merkabah”.
In un tratto del percorso che sembrava insicuro Uzzà s’appoggiò all’Arca per sostenerla, ma morì sul colpo.
Davide impaurito si domandò “Come potrà venire da me l’Arca del Signore?” (2 Samuele 6,9) e la fece mandare a Gat, nella casa di Obed-Edom.
L’Arca rimase là per tre mesi finché un messagero informò a Davide: “Il Signore ha benedetto la casa di Obed-Edom e quanto gli appartiene, a causa dell’Arca di Dio.” (2 Samuele 6,12)
Fu così che Davide si decise e con grande gioia fece trasportare l’Arca a Gerusalemme ove entrò trionfalmente e lui stesso danzava con solo con un perizoma di lino davanti all’Arca che fu posta in una tenda che aveva alzato per lei (2 Samuele 6,17).

È interessante ricordare una annotazione del 2° libro delle Cronache, dopo la morte di Davide, da cui si evince la conservazione fisica della tenda del convegno originaria e degli arredi costruiti circa 300 anni prima al tempo di Mosè:

“Poi Salomone e tutto Israele con lui si recarono all’altura di Gàbaon, perché là si trovava la tenda del convegno di Dio, eretta da Mosè, servo di Dio, nel deserto. Ma l’Arca di Dio Davide l’aveva trasportata da Kiriat-Iearìm nel luogo che aveva preparato per essa, perché egli aveva innalzato per essa una tenda in Gerusalemme. L’altare di bronzo, opera di Bezalèel figlio di Uri, figlio di Cur, era là davanti alla Dimora del Signore. Salomone e l’assemblea vi andarono per consultare il Signore.” (2 Cronache 1,3-5)

Al capitolo VII di 2 Samuele è riportata la profezia di Natan.
Davide voleva costruire un Tempio per Signore per porvi l’Arca, Tempio che poi edificherà il figlio Salomone, ma Dio, tramite il profeta Natan, promise di costruire Lui una casa a Davide: “…io assicurerò dopo di te la discendenza uscita dalle tue viscere, e renderò stabile il suo regno. Egli edificherà una casa al mio nome e io renderò stabile per sempre il trono del suo regno. Io gli sarò padre ed egli mi sarà figlio…” (2 Samuele 7,12-14) profezia che il Cristianesimo riferisce a Gesù, il Cristo.
Paralleli a questi racconti del trasporto dell’Arca dalla casa di Abinadab a Gerusalemme e della profezia di Natan si trovano anche nel libro 1 Cronache 13, 15, 16 e 17.

La profezia di Natan in 2 Samuele 7, che è evidentemente da collegare in senso stretto col trasporto dell’Arca a Gerusalemme che si trova nel capitolo immediatamente precedente 2 Samuele 6, è stata interpretata quale primo annuncio esplicito d’incarnazione, un avviso, in sintesi, che Dio intendeva completare il disegno, non abitare in abitazioni o manufatti costruiti da mani d’uomo, ma che Lui stesso si sceglierà una casa: una famiglia in un discendente di Davide.
I Vangeli paiono echeggiare questo pensiero: “Noi lo abbiamo udito mentre diceva: Io distruggerò questo tempio fatto da mani d’uomo e in tre giorni ne edificherò un altro non fatto da mani d’uomo”. (Maccabei 14,58)

INSEDIAMENTO DELL’ARCA NEL PRIMO TEMPIO
Premessa alla costruzione del Tempio fu l’episodio in 2 Samuele 24 del censimento del popolo, della peste e del perdono divino.
Figure del peccato originale della punizione, ma anche profezia del perdono.
Apparve a Davide un angelo con la spada sguainata.

In 1 Cronache 21 l’episodio è ripreso e interpretato come volontà di costruire un altare sul luogo dell’apparizione ove l’angelo ringuainò la spada, l’aia di Ornan (Araunà in 2 Samuele 24) il Gebuseo che Davide comprò, che sarà poi l’embrione da cui si svilupperà il Tempio: “E così Davide diede a Ornan seicento sicli d’oro per il terreno. Quindi Davide vi eresse un altare per il Signore e vi offrì olocausti e sacrifici di comunione. Invocò il Signore, che gli rispose con il fuoco sceso dal cielo sull’altare dell’olocausto. Il Signore ordinò all’angelo e questi ripose la spada nel fodero. Allora, visto che il Signore l’aveva ascoltato sull’aia di Ornan il Gebuseo, Davide offrì là un sacrificio. La Dimora del Signore, eretta da Mosè nel deserto, e l’altare dell’olocausto in quel tempo stavano sull’altura che era in Gàbaon; ma Davide non osava recarsi là a consultare Dio perché si era molto spaventato di fronte alla spada dell’angelo del Signore.” (1 Cronache 21,25-30)

Davide disse: “Questa è la casa del Signore Dio…” (1 Cronache 22,1) come disse Giacobbe nel suo sogno.
L’apparizione ricorda l’angelo con la spada fiammeggiante a guardia della via all’albero della vita e in quel luogo sarà fisicamente posta la Testimonianza della Torah.
L’angelo indica così la terra promessa, la terra sacra del monte Moria.

Questo episodio ha prodotto un giuramento da parte di Davide e il Salmo messianico n° 132 attribuisce a tale giuramento la profezia del Signore pronunciata dal profeta Natan.
Questo salmo, sul ritrovamento e la traslazione dell’Arca del Patto, così recita: “Canto delle ascensioni. Ricordati, Signore, di Davide, di tutte le sue prove, quando giurò al Signore, al Potente di Giacobbe fece voto: Non entrerò sotto il tetto della mia casa, non mi stenderò sul mio giaciglio,vnon concederò sonno ai miei occhi né riposo alle mie palpebre, finché non trovi una sede per il Signore, una dimora per il Potente di Giacobbe. Ecco, abbiamo saputo che era in Efrata, l’abbiamo trovata nei campi di Iàar. Entriamo nella sua dimora, prostriamoci allo sgabello dei suoi piedi. Alzati, Signore, verso il luogo del tuo riposo, tu e l’Arca della tua potenza. I tuoi sacerdoti si vestano di giustizia, i tuoi fedeli cantino di gioia. Per amore di Davide tuo servo non respingere il volto del tuo consacrato. Il Signore ha giurato a Davide e non ritratterà la sua parola: Il frutto delle tue viscere io metterò sul tuo trono! Se i tuoi figli custodiranno la mia alleanza e i precetti che insegnerò ad essi, anche i loro figli per sempre sederanno sul tuo trono. Il Signore ha scelto Sion, l’ha voluta per sua dimora: Questo è il mio riposo per sempre; qui abiterò, perché l’ho desiderato. Benedirò tutti i suoi raccolti, sazierò di pane i suoi poveri. Rivestirò di salvezza i suoi sacerdoti, esulteranno di gioia i suoi fedeli. Là farò germogliare la potenza di Davide, preparerò una lampada al mio consacrato (al mio unto, al Messia). Coprirò di vergogna i suoi nemici, ma su di lui splenderà la corona.” (Salmo 132)
Di questo Salmo più avanti presenterò la decriptazione.

Successivamente, come si legge nel capitolo 22 del 1° libro delle Cronache: “Davide comandò a tutti i capi di Israele di aiutare Salomone suo figlio. Disse: Il Signore vostro Dio non è forse con voi e non vi ha concesso tranquillità all’intorno? Difatti ha già messo nelle mie mani gli abitanti della regione; il paese si è assoggettato davanti al Signore e davanti al suo popolo. Ora perciò dedicatevi con tutto il cuore e con tutta l’anima alla ricerca del Signore vostro Dio. Su, costruite il santuario del Signore vostro Dio, per introdurre l’Arca dell’alleanza del Signore e gli oggetti consacrati a Dio nel Tempio che sarà eretto al nome del Signore”. (1 Cronache 22,17-19)
Agli inizi del capitolo 28 Davide stesso precisa che non poté costruire il Tempio, perché fu uomo di guerra, ma che lo costruirà suo figlio uomo di pace, Salomone, come dice il nome stesso, a cui consegnò tutto il necessario che aveva approvvigionato per la costruzione.
Vi è poi un una considerazione alquanto strana: “Gli diede l’oro puro per l’altare dei profumi, indicandone il peso. Gli consegnò il modello del carro d’oro dei cherubini, che stendevano le ali e coprivano l’arca dell’alleanza del Signore. Tutto ciò – disse – era in uno scritto da parte del Signore per farmi comprendere tutti i particolari del modello”. (1 Cronache 28,18.19)
Pare così doversi interpretare che nel I Tempio, cioè nel Tempio costruito da Salomone, l’Arca nel Santo dei Santi fosse sotto un baldacchino a forma di carro con cherubini. (Il motivo dell’Arca è comune nelle sinagoghe, ma a Cafarnao è stata trovata una antica raffigurazione dell’Arca mobile, cioè su ruote, a ricordo del baldacchino.)
Morto Davide, “Salomone cominciò a costruire il tempio del Signore in Gerusalemme sul monte Moria dove il Signore era apparso a Davide suo padre, nel luogo preparato da Davide sull’aia di Ornan il Gebuseo. Incominciò a costruire nel secondo mese dell’anno quarto del suo regno.” (2 Cronache 3,1s)
La durata della costruzione del Tempio fu di 20 anni (2 Cronache 8,1).
Il 1 libro dei Re e il 2 Cronache riferiscono di quando il Re Salomone introdusse l’arca nel Santo dei Santi del Tempio di Gerusalemme: “A questo punto Salomone convocò in assemblea a Gerusalemme gli anziani di Israele, tutti i capitribù, i principi dei casati degli Israeliti, per trasportare l’arca dell’alleanza del Signore dalla città di Davide, cioè da Sion. Tutto Israele si radunò presso il re Salomone per la festa, nel mese di Etanim, cioè il settimo mese. Presenti tutti gli anziani di Israele, l’arca del Signore fu sollevata e i sacerdoti e i leviti la trasportarono con la tenda del convegno e con tutti gli arredi sacri che erano nella tenda. Il re Salomone e tutta la comunità di Israele, convenuta presso di lui, immolavano davanti all’arca pecore e buoi che non si contavano né si calcolavano. I sacerdoti introdussero l’arca dell’alleanza del Signore al suo posto nella cella del tempio, cioè nel Santo dei santi, sotto le ali dei cherubini. Difatti i cherubini stendevano le ali sopra l’arca; essi coprivano l’arca e le sue stanghe dall’alto. Le stanghe erano più lunghe, per questo le loro punte si vedevano dal Santo di fronte alla cella (le cortine del Santo dei Santi erano alte 10 cubiti), ma non si vedevano di fuori; tali cose ci sono fino ad oggi. Nell’arca non c’era nulla se non le due tavole di pietra, che vi aveva deposte Mosè sull’Oreb, cioè le tavole dell’alleanza conclusa dal Signore con gli Israeliti quando uscirono dal paese d’Egitto.” (1 Re 8,1-9; 2 Cronache 5,1-10)
I cherubini che stendevano le ali sopra l’Arca sono quelli del baldacchino di cui si è dato qualche cenno.

SULLE TRACCE DELL’ARCA
La ricerca dell’arca perduta è un tema appassionante che ha coinvolto vari ricercatori e dato luogo ad ipotesi fantastiche riportate in libri e film di grande impatto (esempio: “I predatori dell’arca perduta” di Steven Spielberg).
Nel prosieguo non mi soffermerò sulle varie ipotesi bensì soltanto su quanto si ricava direttamente o per deduzione dal testo biblico.
Un dato di fatto è che quando i Romani il 29 agosto del 70 d.C. entrarono nel Santo dei Santi del Tempio di Gerusalemme, ricostruito da Erode il Grande, non trovarono l’Arca nella cella. (La costruzione del Secondo Tempio iniziò nel 19 a.C. e durò almeno 46 anni Vedi: Giovanni 2,19-21 “Rispose loro Gesù: Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere”. Gli dissero allora i Giudei: “Questo tempio è stato costruito in quarantasei anni e tu in tre giorni lo farai risorgere? Ma egli parlava del tempio del suo corpo.”)
Portarono a Roma per il trionfo le suppellettili del Tempio, forse l’originale della famosa Menorah, il candelabro a 7 braccia, come si scorge su un bassorilievo dell’arco di Tito a Roma, ma non v’è traccia dell’Arca. (Vedi: “Il calendario a sette braccia e l’attesa del Messia“)
L’Arca non esisteva già anche nel Tempio rifondato nel 537 a.C. e ricostruito nel 520-515 a.C. sotto l’alto commissario Zorobabele e il sommo sacerdote Giosuè.
La Bibbia, infatti, a partire dai tempi di Giosia re di Giuda tace circa la presenza dell’Arca; eppure la descrizione d’una intronizzazione in pompa magna dell’Arca non ci sarebbe mancata se l’Arca fosse stata disponibile al momento della ricostruzione del I Tempio.
Non v’è, peraltro, traccia dell’Arca nella descrizione sia degli oggetti asportati al momento della distruzione del Tempio da parte degli Assiri nel 586 a.C., sia tra gli oggetti riconsegnati da Ciro ai reduci nel 538 a.C..
L’Arca pare quindi sparire proprio nel tempo di Giosia.

Il Tempio costruito da Salomone prima del saccheggio degli Assiri aveva già subito perlomeno altre tre depredazioni:

  • Al tempo di Roboamo (931-913 a.C.), figlio di Salomone, quando come riferiscono le Sacre Scritture:
    “Nell’anno quinto del re Roboamo (926 a.C.), il re di Egitto, Sisach, assalì Gerusalemme. Costui depredò i tesori del Tempio e vuotò la reggia dei suoi tesori. Prese anche gli scudi d’oro fatti da Salomone.” (1 Re 14,25s; 2 Cronache 12,9s Trattasi del faraone Sisach o Soshenq I – stele a Megiddo; se l’Arca fosse stata sarebbe stata portata a Bubasti);
  • Al tempo di Amazia (796-781 a.C.) re di Giuda, si legge in 2 Cronache 25,21-24 che:
    “…si mosse Ioas re di Israele; si sfidarono a battaglia, lui e Amazia re di Giuda, in Bet-Sèmes che appartiene a Giuda. Giuda fu sconfitto di fronte a Israele e ognuno fuggì nella sua tenda. Ioas re di Israele in Bet-Sèmes fece prigioniero Amazia re di Giuda, figlio di Ioas, figlio di Ioacaz. Condottolo in Gerusalemme, demolì una parte delle mura cittadine, dalla porta di Èfraim fino alla porta dell’Angolo, per quattrocento cubiti. Prese tutto l’oro, l’argento e tutti gli oggetti trovati nel tempio di Dio, che erano affidati a Obed-Èdom, i tesori della reggia e alcuni ostaggi e poi tornò a Samaria.”
  • Al tempo del re di Giuda Ioiakim, dopo 12 anni di regno (597 a.C.), Nabucodonosor con un esercito proveniente da Babilonia lo attaccò (2 Re 24,1-7) lo spodestò e “Nabucodònosor portò in Babilonia parte degli oggetti del tempio, che depose in Babilonia nella sua reggia.” (2 Cronache 36,7) Al tempo di Giosia, infatti, nella lotta che si profilava tra i due imperi Babilonese ed Egiziano, il regno di Giuda scelse di stare contro l’Egitto. Alla morte di Giosia (609 a.C. per le ferite riportate in battaglia contro il faraone Necao nella valle di Meghiddo) il regno di Giuda fu vassallo d’Egitto e dopo un interregno di tre mesi del figlio Ioacaz, il faraone lo spodestò e mise sul trono a Gerusalemme Eliakim, fratello di Ioacaz e gli cambiò il nome in Ioiakim.

In tutte queste occasioni non è fatta esplicita menzione dell’Arca.
V’è comunque un cenno al Tempio al tempo di Ezechia re di Giuda (715-687 a.C.), quindi successivamente ai primi due saccheggi: “Nel primo anno del suo regno, nel primo mese, aprì le porte del tempio e le restaurò. Fece venire i sacerdoti e i leviti, ai quali, dopo averli radunati nella piazza d’oriente, disse: Ascoltatemi, leviti! Ora purificatevi e poi purificate il Tempio del Signore Dio dei vostri padri, e portate fuori l’impurità dal santuario. I nostri padri sono stati infedeli e hanno commesso ciò che è male agli occhi del Signore nostro Dio, che essi avevano abbandonato, distogliendo lo sguardo dalla dimora del Signore e voltandole le spalle. Han chiuso perfino le porte del vestibolo, spento le lampade, non hanno offerto più incenso né olocausti nel santuario al Dio di Israele.” (2 Cronache 29,3-7)
V’è però solo in 2 Cronache al capitolo 35, al tempo di Giosia re di Giuda (640-609 d.C.) il restauratore del culto, un esplicito riferimento all’Arca, infatti, nel 622 d.C., 18° anno del regno (2 Cronache 35,19) fu celebrata solennemente la festa di Pasqua (92 anni dopo quella di Ezechia): “Giosia celebrò in Gerusalemme la Pasqua per il Signore. Gli agnelli pasquali furono immolati il quattordici del primo mese. Il re ristabilì i sacerdoti nei loro uffici e li incoraggiò al servizio del tempio. Egli disse ai leviti che ammaestravano tutto Israele e che si erano consacrati al Signore: Collocate l’Arca Santa nel Tempio costruito da Salomone figlio di Davide, re di Israele; essa non costituirà più un peso per le vostre spalle. Ora servite il Signore vostro Dio e il suo popolo Israele.” (2 Cronache 35,1-3)
Questo accenno confermerebbe che l’Arca non fu asportata in occasione dei saccheggi da parte del faraone Soshenq I nel 926 a.C. e del re Ioas al tempo di Emazia.
Si deve arguire che i leviti avevano nascosto l’Arca nei sotterranei del Tempio o l’avevano trasportata a spalla in altro luogo, infatti, “essa non costituirà più un peso per le vostre spalle“.

Giosia (richiamato anche nella genealogia di Gesù nel capitolo 1 del Vangelo di Matteo) che succedette agli eretici avi – il padre Amon e il nonno Manasse – intraprese una importante riforma rituale del Tempio e ritrovò un libro della Torah durante i lavori di riparazione dello stesso (2 Re 22) unica copia del libro restato non distrutto dopo gli eccessi antireligiosi di suo padre.
Giosia lesse le ammonizioni di tremende punizioni per chi aveva commesso idolatria e si rivolse alla profetessa Culda (2 Re 22,11-20) che profetizzò la distruzione del Tempio.
Nella tradizione ebraica c’è che, ciò sentito, Giosia, all’avvicinarsi delle ostilità col faraone Nacao, da cui poi fu ucciso in un combattimento a Meghiddo, avrebbe fatto nascondere nuovamente l’Arca.
Questa sarà recuperata da Elia alla venuta del Messia. (Vedi anche Apocalisse)
Ora sulla spianata del Tempio sul luogo del Santo dei Santi c’è la Moschea di Omar con la sua cupola dorata e del Tempio resta solo una porzione del muro occidentale del Tempio di Erode, detto Muro del Pianto “Kotel ha maaravi”, ma nello spirito ebraico c’è che là risiede ancora la Shekinah in forza del versetto 2,9 del Cantico dei Cantici, ritenuto profetico, che recita: “Eccolo, egli sta dietro il nostro muro…”
(Secondo il rabbino israeliano Goren: “Basterebbe scavare in corrispondenza della sua antica collocazione – dichiara Goren – …però adesso in quella zona sorge la spianata delle moschee islamiche di Gerusalemme e le autorità religiose preferiscono evitare qualsiasi scavo archeologico per evitare attriti con i musulmani…”)

Nel 587 a.C. le armate caldee di re Nabucodonosor abbatterono il regno di Giudea, distrussero Gerusalemme, e depredando il Tempio, ma anche in questo caso nessun cenno si trova circa l’Arca.
Nell’immaginario ebraico c’è che alla venuta del Messia un ruscello scorrerà sotto il Santo dei Santi e rivelerà tutti i tesori del Tempio. (Vedi anche Apocalisse)

Nel 2° libro dei Maccabei (testo in greco non riconosciuto nel canone biblico ebraico, ma solo in quello cristiano) c’è questa nota che si riferisce a tempi precedenti alla presa di Gerusalemme da parte degli Assiri: “Si trova scritto nei documenti che Geremia…ottenuto un responso, ordinò che lo seguissero con la tenda e l’Arca. Quando giunse presso il monte dove Mosè era salito e aveva contemplato l’eredità di Dio (monte Nebo), Geremia salì e trovò un vano a forma di caverna e là introdusse la tenda, l’arca e l’altare degli incensi e sbarrò l’ingresso. Alcuni del suo seguito tornarono poi per segnare la strada, ma non trovarono più il luogo. Geremia, saputolo, li rimproverò dicendo: Il luogo deve restare ignoto, finché Dio non avrà riunito la totalità del suo popolo e si sarà mostrato propizio. Allora il Signore mostrerà queste cose e si rivelerà la gloria del Signore e la nube, come appariva sopra Mosè, e come avvenne quando Salomone chiese che il luogo fosse solennemente santificato.” (2 Maccabei 2,1-8)
Questa nota tardiva non trova conferma con gli scritti pervenuti attribuiti al profeta Geremia ove, peraltro, si legge – parla il Signore con profezia sui tempi futuri, quindi una visione sui tempi del Messia: “Quando poi vi sarete moltiplicati e sarete stati fecondi nel paese, in quei giorni – dice il Signore – non si parlerà più dell’arca dell’alleanza del Signore; nessuno ci penserà né se ne ricorderà; essa non sarà rimpianta, né rifatta. In quel tempo chiameranno Gerusalemme trono del Signore; tutti i popoli vi si raduneranno nel nome del Signore e non seguiranno più la caparbietà del loro cuore malvagio.” (Geremia 3,16s)
Questo discorso è introdotto da una premessa che si riferisce esplicitamente al tempo di Giosia: “Il Signore mi disse al tempo del re Giosia…” (Geremia 3,6).
Forse in esilio dopo il sacco di Gerusalemme e la distruzione del Tempio del 587 a.C. pensando al ritorno si parlava di come provvedere senza l’Arca che era sparita, eventualmente anche con una copia.

Di fatto la funzione dell’arca era di Testimoniare la Torah.
Dopo l’esilio di Babilonia questa funzione, indipendentemente dall’esistenza dell’originaria Arca del Patto, era stata egregiamente assolta, in quanto c’era un resto che viveva la Torah.
Era come se l’Arca del Patto si fosse moltiplicata grazie all’istituto della Sinagoga, che ebbe il suo nucleo iniziale in esilio e si affermò poi ai tempi di Esdra e Neemia.
Elemento essenziale delle Sinagoghe, che peraltro erano in ogni villaggio, era l’Arca Santa “‘Aron ha Kodesh”, ispirata dall’Arca del Patto.
È questo ‘Aron un armadio contenente il Sefer Torah e le altre Sacre Scritture, posto orientato verso Gerusalemme, quindi, al luogo originario dell’Arca del Patto.
Tale ‘Aron nelle Sinagoghe è nascosta da una tenda in analogia all’Arca del Patto nel Santo dei Santi che era coperta dalla tenda detta “parokhet”.
Quando tutti i rotoli della Torah sono portati fuori la tenda lasciata aperta fa scorgere l’interno in cui viene posta una candela accesa a segno della luce che proviene dalla Torah.

C’è anche l’idea che l’Arca si troverebbe, in Etiopia portata da certo Menelik nato dal matrimonio di Salomone con la regina di Saba (Makeda) che avrebbe trafugato con l’aiuto di alcuni ebrei ribelli, idea che contrasta col fatto che nella Bibbia dell’Arca dopo Salomone ai tempi di Giosia se ne parla come ancora disponibile.

Il Terzo Tempio discenderà già fatto dal cielo alla venuta del Messia; questo è quanto pensa l’ebraismo ortodosso sul Tempio.

TESTI NASCOSTI NELLA STORIA DELL’ARCA – 1 SAMUELE 4-7 e 2 SAMUELE 6-7
Nel 1 libro di Samuele v’è un inserto di 4 capitoli dal IV al VII dedicato a narrare le gesta dell’Arca quando cadde nelle mani dei Filistei.
Un vero libro sulle “Guerre del Signore” tipo quello di cui è detto in Numeri 21,14.
Nel libro 2 Samuele al capitolo 6, proprio prima della profezia di Natan che a un figlio della famiglia di Davide Dio sarà padre e regnerà per sempre (2 Samuele 7,13s) c’è l’episodio del trasporto dell’Arca a Gerusalemme.

Di tale inserto dall’originale 1 Samuele 4-7 e dei capitoli 2 Samuele 6 e 7 ho provveduto all’intera decriptazione delle singole lettere ebraiche che li costituiscono col metodo inserito in “Parlano le lettere“.
La decriptazione palesa un testo nascosto confermando ancora una volta quanto nella mia rubrica “Decriptare la Bibbia” e nel mio sito “Bibbiaweb.net” sulla proprietà di icone delle lettere ebraiche di celare concetti e quindi l’idoneità ad essere base di criptazione per testi che si vogliono conservare nascosti per iniziati.
Per chi si domandasse cosa voglia dire decriptare secondo quel metodo riporto a titolo esemplificativo come ho trattato il primo versetto, e così via poi tutti i 62 versetti di quei 4 capitoli di 1 Samuele (22 del IV, 12 del V, 21 del VI, 17 del VII) ed i 52 versetti di quei 2 capitoli di 2 Samuele (23 del VI e 29 del VII).
Si potrà così comprendere come ogni lettera o gruppo di lettere scomposto, dando i significati grafici, sempre rispettati, alle singole lettere, consente la decriptazione.
Il Signore delle schiere combatterà la sua battaglia contro il male che si è radicato nel mondo.
Questo è il tema svolto dal decriptato.
Per i cristiani buona parte della tematica s’è già sviluppata.
Segno che Dio combatterà una battaglia, peraltro, sta nell’aspettativa biblica apocalittica; infatti il Messia è atteso che nasca a Betlemme , casa del pane ma le stesse lettere di pane sono quelle di guerra .

1 Samuele 4,1 – “La parola di Samuele si rivolse a tutto Israele. In quei giorni i Filistei si radunarono per combattere contro Israele. Allora Israele scese in campo a dar battaglia ai Filistei. Essi si accamparono presso Eben-Èzer mentre i Filistei si erano accampati in Afèk.




(L’ebraico procede da destra a sinistra)

1 Samuele 4,1 – E saranno ad entrare a stare nella Parola i risorti viventi per portarli a Dio . Il serpente maligno bruciare avranno visto (). Il serpente avrà portato a stare giù dagli uomini dai corpi . Di Dio la potenza avrà versato nei corpi l’Unigenito che dell’insulso con la risurrezione avrà finito la forza nei viventi . La potenza nei viventi col vigore della vita ad entrare recherà . Sarà la grazia portata dall’alto nel mondo . Il Padre l’invierà onde rientri la forza nei corpi . E dal Verbo la potenza della risurrezione in tutti sarà . Nelle midolla l’energia riporterà dentro l’Unigenito ; col soffio la verserà .

Il testo completo dei decriptati si trova in Appendice A per 1 Samuele 4-7 e in Appendice B per 2 Samuele 6-7.

LA NUOVA TESTIMONIANZA
Dalla decriptazione di questi testi che riguardano l’Arca della Testimonianza esce netta la speranza nell’attesa della incarnazione di Dio in un uomo del pari a quanto considerai in “L’Incarnazione sotto il “velo” di Mosè“, articolo in pdf ed in “La Torah annuncia l’epopea del Messia“.

In effetti tale attesa è diffusa in moltissimi dei testi che si ottengono dalla decriptazione di pagine della Bibbia ebraica scritta con i segni originari.
Appare così che l’attesa messianica era antica anche se non traspare così forte dalla lettura dai testi biblici di primo livello.
Anche il Salmo 132, che ho già ricordato che riguarda il ritrovamento dell’Arca rilasciata dai Filistei, è ispirato agli eventi apocalittici, come si ricava dalla lettura del risultato che qui di seguito presento.

Il Salmo 132 abbiamo visto richiama la località di Efrata: “Ecco, abbiamo saputo che era in Efrata, l’abbiamo trovata nei campi di Iàar.” (Salmi 132,6)
Efrata è la località vicino a dove Beniamino nacque e Rachele morì (Genesi 35,16-20; 48,7) denominata anche Betlemme che fu poi la città della famiglia di Davide (1 Samuele 16) e secondo il Vangelo di Matteo e Luca (2,1-6) vi nacque il Signore Gesù e ci fu la strage degli innocenti (Matteo 2,16).
Questa località era stato profetizzato dal profeta Michea (5,1) che vi nascesse il Messia (come ricordato in Giovanni 7,42 e in Matteo 2,1-6).
Questa è la profezia completa in Michea 5,1-4:

Michea 5,1 – “E tu, Betlemme di Efrata così piccola per essere tra i capiluoghi di Giuda, da te mi uscirà colui che deve essere il dominatore in Israele; le sue origini sono dall’antichità, dai giorni più remoti.

Michea 5,2 – Perciò Egli (Dio) li metterà in potere altrui fino a quando colei che deve partorire partorirà (richiama la profezia dell’Emmanuele in Isaia 7,10-17); e il resto dei tuoi fratelli ritornerà ai figli d’Israele.

Michea 5,3 – Egli starà là e pascerà con la forza del Signore, con la maestà del nome del Signore suo Dio. Abiteranno sicuri perché egli allora sarà grande fino agli estremi confini della terra

Michea 5,4 – e tale sarà la pace; se Assur entrerà nella nostra terra e metterà il piede sul nostro suolo, noi schiereremo contro di lui sette pastori ed otto capi di uomini.”

Betlemme di Efrata
Nella parola Efrata ci sono le lettere del radicale che vuol dire “far frutto, fruttificare” da cui frutto.
Le lettere di questa località sono già una profezia: “Famiglia/casa ove sarà a scegliere il Potente di chiudersi . Da una madre nel primogenito che farà fruttificare () sceglierà d’entrare .”
Propongo qui di seguito la decriptazione col mio metodo di questi quattro importanti verrsetti di Michea e subito dopo quello del Salmo 132.

Michea 5,1-4 – E verrà al mondo a Betlemme di Efreta. Giù si vedrà stare in un corpo. Il Potente nel mondo sarà a portarsi finalmente a casa del maledetto. Il Verbo, sarà in Giuda a vivere. Un vivente retto dal serpente esisterà. Gli sarà giù da maledizione che sarà portata da un puro che reca il fuoco nel cuore, la rettitudine di Dio. E dall’oppressore l’Unigenito alla fine sarà a portarsi, la Madre lo verserà col sangue, con l’acqua sarà in vita, sarà in un fanciullo il Vivente. In cammino inviato, sarà dal drago. In un seno l’Eterno nel tempo sarà a portarsi, partorito fanciullo al mondo. E sarà alla fine col corpo l’Unigenito in vita a recarsi, è per il ritorno portare, inviato dall’alto il Figlio sarà in Israele. Ed agirà dai viventi onde l’impuro cattivo esca da dentro, con forza gli sarà la calamità in casa in cammino, l’Unigenito porterà il soffio sarà la perversità del primo serpente fuori ad essere recata e sarà il fuoco/resurrezione dentro recato, così si vedrà alla fine uscire, gli sarà il cammino sbarrato dall’Eterno, per l’ira in un buco sarà in terra. E fuori sarà dal mondo, da questi uscirà il delitto e i viventi l’Unigenito da simili recherà i corpi per la rettitudine che esisterà, sarà a casa a portarli dal Padre Unico col corpo su dagli angeli li recherà e così sara portata ad esitere la via per casa. L’Unigenito nel corpo i viventi dagli angeli li recherà alla fine a stare ad abitare e dal mondo verserà ai viventi l’energia li porterà in alto. Saranno portati il settimo (giorno) fuori dal male, saranno i viventi portati all’ottavo (giorno) tra gli angeli nella pienezza. Saranno alla retta esistenza gli uomini.”

Salmi 132,1 – A sorgere sarà in un corpo uscito da madre. Dall’alto si porterà in una prescelta innocente. Le si porterà nel corpo il Signore. Il nato a portare aiuto verrà. Da una sposa alla vista un angelo si porterà che l’indicazione le recherà.

Salmi 132,2 – L’Unico il principe invierà. A stare in esilio l’Altissimo nel mondo si porterà. Entrerà dall’angelo (ribelle) per aiutare nel corpo. Il rifiuto a casa gli lancerà, lo spazzerà lo rovescerà da casa.

Salmi 132,3 – L’Unigenito vivrà da primogenito in una casa. Del Padre lo splendore dentro sarà completo. Sarà l’unico dei viventi che con origine dall’alto uscirà. I’azione al serpente nemico un fuoco sarà giù a recare con la rovina.

Salmi 132,4 – L’Unigenito ai viventi viene ad inviare il rinnovamento. Appeso, una sorgente sarà a guizzare alla vista. Al soffio in azione la Parola sarà dalla croce l’energia a recare; con l’acqua uscirà.

Salmi 132,5 – L’Eterno Unico la vita risolleverà delle origini dalla putredine che recò ai viventi il serpente nell’esistenza con la perversità, nei viventi lo brucerà. La rettitudine abiterà in tutti. La potenza originaria dentro risarà nei corpi ch spazzò riversandosi dentro.

Salmi 132,6 – Nel mondo l’energia entrerà che risorgerà i viventi. Agendo l’angelo (ribelle) porterà ad uscire. Dentro dell’Unico il Verbo nei corpi lo finirà. Fuori si troverà portato. Uscirà il demonio dall’esistenza essendone stato nemico.

Salmi 132,7 – L’energia dentro porterà lo splendore. I viventi risorti rifondati si riporteranno tutti nell’esistenza, ma l’angelo brucerà completamente. Dalla tomba si riporteranno fuori con la potenza entrata nel sangue che nei corpi, scappato il serpente, sarà a riportarsi.

Salmi 132,8 – I risorti entreranno nel Signore, perché abiteranno nel chiuso del Crocifisso da cui la rettitudine venne originata dal corpo per una asta dell’angelo (ribelle) che agì colpendo quel retto.

Salmi 132,9 – Spento l’angelo saranno retti. Sarà nei cuori la risurrezione a portare la giustizia e racchiuderanno la pienezza essendoci a sufficienza di rettitudine. Essendoci nei corpi l’energia tra gli angeli li condurrà.

Salmi 132,10 – La casa a vedere dentro li porterà nel corpo per amore il servo afflitto dal serpente in croce. I risorti dentro la persona saranno del Messia retto.

Salmi 132,11 – Inviato in esilio per agire il Signore in un nascituro si porterà per aiutare. In verità il Potente in un uomo si porterà. Dentro un vivente la vita degli angeli entrerà. In un vivente il Verbo nel corpo starà. Dentro un utero invierà la rettitudine. In una donna sarà completamente in cammino la pienezza della divina rettitudine.

Salmi 132,12 – Primogenito di Madre sarà di un custode a portarsi da figlio, essendo retto. Dentro un corpo sarà al termine a stare. Vi si porterà dall’eternità per scelta. Sarà nei precetti il primogenito insegnato a vivere nel cammino. Tra i viventi il figlio sarà ad entrare a vivere dell’Eterno. Sarà l’Eterno che siede a portarsi dal Potente dal trono in cammino.

Salmi 132,13 – La rettitudine sarà in una casa partorita dal Signore. Dentro scenderà la colomba (lo Spirito del Signore). Desiderando il serpente strappar via la consunzione gli recherà.

Salmi 132,14 – Questi venne nei viventi ad abitare, a racchiudersi in tutti fu. Per l’azione sbarrato fu dall’Eternità. Il soffio entrò nelle donne. Dentro la rettitudine che c’era all’origine portò a finire stando nel mondo.

Salmi 132,15 – Giù sarà a sbarrarlo nel mondo il Benedetto. L’Unico dentro il corpo per affliggerlo abiterà, la colomba (lo Spirito del Signore) sarà nel mondo da donna nella casa sarà visto del pane (evoca Betlemme).

Salmi 132,16 – Porterà a spengere l’angelo che sta nel mondo da maledizione. Dentro sarà la risurrezione Gesù a recare nelle tombe. Pieno sarà l’aiuto, sarà ad uscire dai corpi l’angelo tra lamenti. Nei corpi l’energia riabiterà.

Salmi 132,17 – Risorgeranno le centinaia. Si rialzeranno vivi quelli che sono nelle tombe per il riversarsi nei corpi dell’energia. Rinati si riporteranno per l’aiuto agito nei corpi della rettitudine. Tutti saranno angeli con i corpi. Dal Potente i salvati saranno a vivere.

Salmi 132,18 – All’Unico li porterà per stare. Dentro sarà a portarli all’Unico nel cuore. Saranno i risorti dentro il risorto dalla croce ed in alto saranno portati. Saranno su a stare. Su tra gli angeli gli stranieri porterà.

D’altronde nella mistica ebraica la Torah è considerato un organismo vivente ed in grado se pronunciata dalla Parola di Dio, quindi con autorità, divenire parola efficace e dare vita.
Scrivevo in “Decriptare le lettere parlanti delle sacre scritture ebraiche“:

“Per i rabbini ortodossi queste scritture, però, solo se scritte con quei segni originari hanno la proprietà d’essere un corpo vivo, come se tra queste ed il tradotto vi fosse la differenza che v’è tra persona in carne ed ossa e la sua fotografia; questa, infatti, che fissa un atteggiamento esterno, non da esito a radiografie e ad altri esami. Seguendo quest’idea, con strumenti adatti, si potrebbe allora pensare d’accedere al microcosmo dello scritto, superando frasi e parole, per pervenire al livello che rivela la vita che vi scorre; perciò se quei libri sono le membra d’un corpo, i versetti sono i tessuti, le parole sono le molecole e… le lettere… allora, sono i protoni, elementi indivisibili della scrittura-materia, attorno cui, a guisa d’elettroni, circola l’energia, così, dall’esame delle lettere s’arriverebbe al DNA del corpo e si ricaverebbero notizie sull’energia del testo. I maestri della mistica ebraica, peraltro, ritengono che l’Eterno creò il mondo con i segni sacri delle lettere dell’alfabeto ebraico, preesistenti alla creazione dell’universo, come un compositore usa le note per comporre una sinfonia; perciò entrare in contatto con quei segni avvicinerebbe ai segreti della creazione stessa.”

Da ciò nacque l’idea di cercare una vita nascosta dal testo, con una lettura per decriptazione, che appunto porta a testi sul Messia, che per i cristiani è la Parola stessa.
In questo senso ho provato che veramente la Torah e i sacri scritti della Bibbia ebraica che ad essa si rifanno sono un vero “Nome” del Signore (in ebraico il Nome è il sigillo della persona ed ha profeticamente in sintesi suoi poteri e il suo destino).
Nachmanide Moisès (1194-1270 d.C.) mistico della Cabbalah, detto Ramban, dice: “Noi possediamo una tradizione autentica secondo cui la Toràh è formata dai Nomi di Dio, le parole che vi leggiamo possono essere infatti anche suddivise in modo completamente diverso, componendo Nomi…”, così che trovare pagine di secondo livello con tale modo, cioè dalla Torah suddividendo in modo diverso le lettere, è ritenuto possibile e quanto ottenuto riferito a Dio indica spaccati di fatti che profeticamente lo riguardano.

Non credo che negli antichi fosse lontano il pensiero che lo Spirito della Parola che circola nel testo potesse incarnarsi.
Si pensi a come è trattato il rotolo della Torah nella festa della “Simchat Torah” o Gioia della Torah che cade nell’ottavo giorno di convocazione “Shemini Atzeret” della festa di Sukkot, quando termina la lettura annuale ciclica della Torah ed è come una festa di matrimonio.
In tale festa i fedeli portano i rotoli per la sinagoga, in corteo cantando e danzando a significare che la Torah s’è fatta viva in loro ed è vivente.
A segno di ciò sta il fatto che il lettore del giorno viene nominato “Chatan Torah Sposo della Torah” e darà una festa di matrimonio per l’intera congregazione.

In Geremia si trova: “…Quando poi vi sarete moltiplicati e sarete stati fecondi nel paese, in quei giorni – dice il Signore – non si parlerà più dell’arca dell’alleanza del Signore; nessuno ci penserà né se ne ricorderà; essa non sarà rimpianta né rifatta.” (Geremia 3, 16)
Ciò mette in evidenza che era già sedimentato il pensiero che, essendo la funzione dell’Arca ‘Aron quella di una testimonianza nel tempo della “AlleanzaPatto “Berit”, vi sarebbe stato un momento in cui ciò non sarebbe più occorso il che si sarebbe verificato ai tempi del Messia quando vi sarà un nuovo Tempio e Sion sarà faro per tutti i popoli come aveva detto anche il profeta Isaia: “Alla fine dei giorni, il monte del tempio del Signore sarà eretto sulla cima dei monti e sarà più alto dei colli; ad esso affluiranno tutte le genti.” (Isaia 2,2)
In definitiva l’Arca era semplicemente una cassa, un contenitore, una scatola, una cassa panca, un seggio mobile, che all’interno conteneva le tavole del Patto e su cui si poteva insediare la Sua presenza o Shekinah.
La “sacralità” non era la cassa in sé, ma la santità di Dio che l’animava secondo la sua volontà, santità che prendeva corpo dalla Torah che contiene il Suo Nome ed è capace di cambiare i cuori.
La parola ‘Aron richiama, infatti, anche un sarcofago in cui il credo egizio chiudeva i defunti in attesa della loro risurrezione alchemica.
Si legge, infatti, nel libro della Genesi, ultimo versetto: “Poi Giuseppe morì all’età di centodieci anni; lo imbalsamarono e fu posto in un sarcofago in Egitto.” (Genesi 50,26)
Nell’aria c’era l’idea che lettere scritte sulla pietra in definitiva ricordavano i morti, i sarcofagi, l’Egitto, e che si attendeva che queste passassero a qualcosa di vivo attraverso il libro dei morti passando in un giudizio nell’aldilà. (Vedi: “Le benedizioni di Giacobbe e di Mosè“)

Dopo l’esilio in Babilonia il profeta Ezechiele, infatti, così esclama riportando un oracolo del Signore: “Allora le genti sapranno che io sono il Signore – parola del Signore Dio – quando mostrerò la mia santità in voi davanti ai loro occhi. Vi prenderò dalle genti, vi radunerò da ogni terra e vi condurrò sul vostro suolo. Vi aspergerò con acqua pura e sarete purificati; io vi purificherò da tutte le vostre sozzure e da tutti i vostri idoli; vi darò un cuore nuovo, metterò dentro di voi uno spirito nuovo, toglierò da voi il cuore di pietra e vi darò un cuore di carne.” (Ezechiele 36,23-26)
Era cosi attesa una conferma della Testimonianza, che l’Alleanza passasse a forme più avanzate.
D’altronde la prima alleanza fra Dio ed Adamo fu rotta da questo ultimo, ma Dio la confermò con l’alleanza fatta con Noè e tutti i suoi discendenti.
Dopo l’evento della torre di Babele, Dio si fece presente con un popolo che, come segno, liberò dalla schiavitù e si legò con lui con l’Alleanza del Sinai che fu rotta dal popolo d’Israele prostituitosi con altri dei fino all’episodio della distruzione del I Tempio nel 587 a.C..
Occorreva poi, in forza dell’alleanza fatta con Noè, che questa divenisse più stringente anche con gli altri popoli, in definitiva tutti discendenti da Noè.
Da qui la profezia già segnalata in Geremia ed in Isaia, come pure in Michea 4,1-7, che tutti i popoli ai tempi del Messia si sarebbero riconosciuti nello stesso unico Dio in Gerusalemme. (Così termina pure il decriptato del Salmo 132 – Vedi: Salmi 132,18).
Del resto, come il Patto dopo l’esilio a Babilonia tra i reduci Giudei s’era trasformato da scritto sulla pietra in qualcosa di vivo con una solida trasmissione da padre a figlio , del pari era atteso che lo scritto sulla pietra delle Tavole consegnate da Dio a Mosè fosse profezia che accadesse che Dio, il Padre per antonomasia, inviasse il Messia, un Figlio dell’Uomo di cui parla il profeta Ezechiele, con la pienezza del Suo Spirito, in definitiva il compimento della Torah (Matteo 5, 17 Non pensate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non son venuto per abolire, ma per dare compimento.)
Non per niente anche il torace umano è una cassa ed è quindi un ‘Aron, che contiene il cuore (“leb” in ebraico).
Ora, nell’Aron del Patto c’erano le 2 tavole con le 10 parole che sono come l’atrio destro e l’atrio sinistro di un cuore, immagine del cuore di Dio, poteva questi venire e da qui il pensiero del profeta Ezechiele “vi darò un cuore nuovo” e di “un cuore di carne“.
Per la reciprocità del Patto, infatti, vista la sparizione dell’Arca, ma nel contempo il sostanziale rispetto del Patto, pur nelle sofferenze, da parte di un resto d’Israele, veniva a rafforzarsi il pensiero che anche da parte di Dio ci sarebbe stato l’impegno con un cuore nuovo vivente, un cuore di carne, cioè con una Alleanza confermata con un incontro ravvicinato di maggiore livello.
Di una alleanza nuova aveva peraltro aveva parlato il profeta Geremia: “Ecco verranno giorni – dice il Signore – nei quali con la casa di Israele e con la casa di Giuda io concluderò una alleanza nuova. Non come l’alleanza che ho conclusa con i loro padri, quando li presi per mano per farli uscire dal paese d’Egitto, una alleanza che essi hanno violato, benché io fossi loro Signore. Parola del Signore. Questa sarà l’alleanza che io concluderò con la casa di Israele dopo quei giorni, dice il Signore: Porrò la mia legge nel loro animo, la scriverò sul loro cuore. Allora io sarò il loro Dio ed essi il mio popolo. Non dovranno più istruirsi gli uni gli altri, dicendo: Riconoscete il Signore, perché tutti mi conosceranno, dal più piccolo al più grande, dice il Signore; poiché io perdonerò la loro iniquità e non mi ricorderò più del loro peccato”. (Geremia 31,31-34 richiamata nella lettera agli Ebrei 8,8)
Si fece così matura la tensione apocalittica e per tale motivo s’attendevano i tempi Messianici.

A Gerusalemme nella Pasqua del 30 d.C. ci fu un evento che fu riconosciuto da alcuni testimoni fondamentale per la storia della salvezza e da cui da allora ad oggi la storia mondiale è stata scossa.
Proclama San Pietro a Gerusalemme nella Pentecoste di quel anno “Gesù di Nàzaret – uomo accreditato da Dio presso di voi per mezzo di miracoli, prodigi e segni, che Dio stesso operò fra di voi per opera sua, come voi ben sapete – dopo che, secondo il prestabilito disegno e la prescienza di Dio, fu consegnato a voi, voi l’avete inchiodato sulla croce per mano di empi e l’avete ucciso. Ma Dio lo ha risuscitato, sciogliendolo dalle angosce della morte, perché non era possibile che questa lo tenesse in suo potere.” (Atti 3,22-24)
Gesù è il Cristo atteso!

Nella seconda lettera ai Corinzi riappare il concetto di Nuova Alleanza proprio legato a questa differenza tra l’essere scritto sulla pietra o nella carne viva che calza a pennello col discorso che si sta sviluppando, infatti: “È noto infatti che voi siete una lettera di Cristo composta da noi, scritta non con inchiostro, ma con lo Spirito del Dio vivente, non su tavole di pietra, ma sulle tavole di carne dei vostri cuori. Questa è la fiducia che abbiamo per mezzo di Cristo, davanti a Dio. Non però che da noi stessi siamo capaci di pensare qualcosa come proveniente da noi, ma la nostra capacità viene da Dio, che ci ha resi ministri adatti di una Nuova Alleanza, non della lettera ma dello Spirito; perché la lettera uccide, lo Spirito da’ vita. Se il ministero della morte, inciso in lettere su pietre, fu circonfuso di gloria, al punto che i figli d’Israele non potevano fissare il volto di Mosè a causa dello splendore pure effimero del suo volto, quanto più sarà glorioso il ministero dello Spirito? Se già il ministero della condanna fu glorioso, molto di più abbonda di gloria il ministero della giustizia. Anzi sotto questo aspetto, quello che era glorioso non lo è più a confronto della sovra eminente gloria della Nuova Alleanza.” (2 Corinzi 3,3-10)
Gesù Cristo è “il Mediatore della Nuova Alleanza e al sangue dell’aspersione dalla voce più eloquente di quello di Abele.” (Ebrei 12,24)
La sintesi della Nuova Alleanza è il mistero pasquale del Cristo sintetizzato nella istituzione della “Eucaristia” da parte dello stesso Gesù di Nazaret secondo il Vangelo di Luca: “Poi, preso un pane, rese grazie, lo spezzò e lo diede loro dicendo: Questo è il mio corpo che è dato per voi; fate questo in memoria di me. Allo stesso modo dopo aver cenato, prese il calice dicendo: Questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue, che viene versato per voi.” (Luca 22, 19.20)
Lo stesso testo si trova nel 1 Corinzi, con la premessa: “Io, infatti, ho ricevuto dal Signore quello che a mia volta vi ho trasmesso: il Signore Gesù, nella notte in cui veniva tradito, prese del pane” e la conclusione “Ogni volta infatti che mangiate di questo pane e bevete di questo calice, voi annunziate la morte del Signore finché egli venga.” (1 Corinzi 11,24.25)
In parallelo, all’atto di Gesù che istituisce la nuova alleanza è da ricordare l’atto di Mosè nella istituzione della precedente alleanza: “Allora Mosè prese il sangue e ne asperse il popolo, dicendo: Ecco il sangue dell’alleanza, che il Signore ha concluso con voi sulla base di tutte queste parole!”. (Esodo 24,8)
Sostiene, peraltro, la lettera agli Ebrei (9) che la prima Tenda del Convegno era un segno che voleva mostrare che doveva avvenire un perfezionamento perché i sacrifici che vi si compivano col sangue di capri e vitelli non potevano rendere perfetti, ma era da attendere “una Tenda più grande e più perfetta, non costruita da mano di uomo, cioè non appartenente a questa creazione” e “il sangue di Cristo, che con uno Spirito eterno offrì se stesso senza macchia a Dio…Per questo egli è mediatore di una nuova alleanza, perché, essendo ormai intervenuta la sua morte…coloro che sono stati chiamati ricevano l’eredità eterna che è stata promessa.” (Ebrei 9,11-15)

Il torace di Cristo fu il nuovo ‘Aron che contiene il cuore di carne in cui è scritta la legge dell’amore.
Per la tradizione le spine della corona erano d’acacia (quattro schegge della Croce provenienti da: Santa Croce in Gerusalemme a Roma, Notre Dame de Paris, il Duomo di Pisa e Santa Maria del Fiore, analizzati al microscopio sono risultati tutti da costituiti da legno di olivo – William Ziehr, “La Croce”, Stoccarda 97).
Gerusalemme, città voluta da Dio, è l’oro esterno dell’Aron, il legno è quello della croce e della corona di spine, il corpo di Gesù, è il vero oro zecchino interno, in luogo di anelli è sostenuto dai chiodi, ed in luogo delle stanghe ci sono la canna dell’aceto e la lancia, infine, al posto dei cherubini, i due ladroni.
Il tutto viene forato; si squarcia l’Arca della Nuova Alleanza.
Questo cuore, aperto da una lancia, ha fornito sangue e acqua.
L’acqua, per entrare nella volontà d’essere salvati, e il sangue per la redenzione frutto della Nuova Alleanza.
Non è una mia interpretazione, l’idea aleggia nei Vangeli, infatti: “Il velo del tempio si squarciò in due, dall’alto in basso. Allora il centurione che gli stava di fronte, vistolo spirare in quel modo, disse: Veramente questo uomo era Figlio di Dio!” (Maccabei 15,38-39; Matteo 27,51)
La Nuova Alleanza è aperta anche e per i pagani; il cuore di Cristo è stato aperto per tutti.

Nel libro dell’Apocalisse al Capitolo 11 dopo il settimo squillo di tromba riappare l’Arca evidentemente per giudicare secondo le “dieci parole” gli uomini della terra: “Il settimo angelo suonò la tromba e nel cielo echeggiarono voci potenti che dicevano: Il regno del mondo appartiene al Signore nostro e al suo Cristo: egli regnerà nei secoli dei secoli…è giunta l’ora della tua ira il tempo di giudicare i morti, di dare la ricompensa ai tuoi servi, ai profeti e ai santi e a quanti temono il tuo nome, piccoli e grandi, e di annientare coloro che distruggono la terra. Allora si aprì il santuario di Dio nel cielo e apparve nel santuario l’arca dell’alleanza. Ne seguirono folgori, voci, scoppi di tuono, terremoto e una tempesta di grandine.” (Apocalisse 11,15-19)
Subito dopo nominata l’Arca dell’Alleanza, nel capitolo 12 dell’Apocalisse appare la visione della donna e del drago.
La donna è duplice figura della madre del Cristo e della Chiesa che fa crescere il Cristo alla dimensione adulta negli ultimi tempi fino alla fine del mondo ed alla definitiva vittoria sul male.
Maria, la madre di Gesù il Cristo fu, di fatto, per 9 mesi arca dell’Alleanza.
I due elementi della “nuova alleanza” sono oggi, “secondo la profezia” usciti dalla nuova arca, figura come detto del battesimo e dell’eucarestia costituiscono la profezia incarnata di “metterò in voi un cuore nuovo“, perché esiste un’arca vivente, il corpo di Cristo, la Chiesa dei suoi fedeli, frutto dell’acqua e del sangue usciti dal Crocifisso.

Secondo il decriptato (Vedi ad esempio 2 Samuele 6) il Cristo si presenterà alla fine dei tempi per vincere le forze del male e risorgere tutti e portare come carro vivente i salvati all’interno del suo corpo in cielo e dal proprio cuore li porterà nel cuore di Dio Unico con cui è in perfetta comunione.

APPENDICE A – DECRIPTAZIONE DI 1 SAMUELE 4-7
1 Samuele 4,1 – E saranno ad entrare a stare nella Parola i risorti viventi per portarli a Dio. Il serpente maligno bruciare avranno visto. Il serpente avrà portato a stare giù dagli uomini dai corpi. Di Dio la potenza avrà versato nei corpi l’Unigenito che dell’insulso con la risurrezione avrà finito la forza nei viventi. La potenza nei viventi col vigore della vita ad entrare recherà. Sarà la grazia portata dall’alto nel mondo. Il Padre l’invierà onde rientri la forza nei corpi. E dal Verbo la potenza della risurrezione in tutti sarà. Nelle midolla l’energia riporterà dentro l’Unigenito; col soffio la verserà.

1 Samuele 4,2 – E per spazzarlo dai corpi la rettitudine avrà portato. Il soffio potente della risurrezione a finire sarà stato nei viventi il serpente. Abbattuto nei corpi verrà dalla rettitudine di Dio che porterà per finirlo nei cuori. La risurrezione riporterà l’esistenza nello splendore. Il serpente di cui viveva la potenza racchiusa nei viventi ad uscire sarà per la risurrezione dai corpi che Dio con potenza in persona sarà stato a soffiare. Il serpente bruciato completamente sarà stato nei viventi. Arderà dentro i viventi il nemico per la rettitudine che entrerà. Da dentro il demonio uscirà afflitto dai corpi. A casa nel tempo la maledizione soffiata gli sarà in vita da un uomo.

1 Samuele 4,3 – E saranno dentro l’Unigenito ad entrare i popoli. Da Dio dal mondo i viventi per grazia fuori porterà. Saranno a stare dall’Unico a vivere per saziarsi questi. Riformati saranno stati dalla forza della risurrezione dei corpi da Dio perché l’energia nelle persone riabiterà del Signore. Ad entrare sarà portata la vita potente nelle persone. Belli per la potenza della risurrezione tutti saranno. I viventi puri nell’assemblea entreranno di Dio a stare con gli angeli. Ed i viventi a vivere tranquilli verranno dall’Unico con il corpo a stare tra gli angeli. Dentro il corpo saranno tutti dal Signore condotti. Saranno a casa dal Padre versati dal corpo. Il Figlio li porterà. Li condurrà Gesù dagli angeli
. Li porterà dalla piaga. Volando saranno a casa per starvi ad abitare.

1 Samuele 4,4 – Porterà a stare i risorti dal Potente. Nell’assemblea entreranno a vederlo i salvati dal serpente che per la perversità sarà stato bruciato dall’Unigenito che si portò per salvarli in un vivente. Venne l’Unigenito in un corpo a portare l’energia. Dentro col corpo fu crocifisso il Signore. Su da dentro l’Unigenito si riportò dalla croce in forza della risurrezione. A casa rientrò con i cherubini a stare. Ai viventi riporterà la risurrezione per salvarli. Inviato risarà il Figlio per aiutare. Saranno i popoli dall’Unico con i corpi portati. L’angelo dentro i corpi sarà finito. Uscirà la maledizione che c’era nei viventi. Puri per l’energia saranno. E dal Verbo saranno guidati alla pienezza.

1 Samuele 4,5 – E saranno dal mondo ad essere così dentro l’Unigenito all’Unico col corpo portati dagli angeli ad abitare. Puri saranno tutti dal Signore (in quanto) la maledizione uscirà dai viventi per la grazia che nel mondo avrà recato. Sarà stato il male portato dal maligno bruciato nei corpi. Dio lo finirà. Nei corpi avrà portato per l’azione fuori a scorrere l’essere impuro del serpente. La perversità finalmente uscirà dai viventi fuori che all’origine nei corpi scese.

1 Samuele 4,6 – E sarà il fuoco dal seno a portare il Verbo. Risorti tutti saranno i viventi. Verranno al suono che uscirà dello squillo di tromba. E saranno a iniziare a rivivere . Con i corpi si porteranno vivi fuori. Al suono che uscirà dello squillo di tromba usciranno fuori gloriosi dalle tombe. Questi verranno da dentro vivi per la grazia entrata. Nell’aldilà saranno i viventi. Li porterà a stare alla conoscenza. E così saranno dall’Unigenito con i corpi portati dagli angeli. Saranno fuori portati dal mondo a casa dell’Unico. Da Dio entreranno a vivere. Nell’assemblea degli angeli entreranno.

1 Samuele 4,7 – E li lancerà dall’Unico. Li porterà dal mondo il Verbo. Guizzeranno nel Risorto tutti a stare nella piaga. Saranno dall’Unigenito vivi col corpo portati a casa dell’Unico. L’originaria potenza a rientrare sarà nei viventi. Di Dio entrerà nelle midolla l’energia che fuori porterà la forza originata dall’essere ribelle. E guai saranno per il serpente per l’energia portata dalla rettitudine che gli sarà di rifiuto. Ad uscire sarà da tutti fuori. Retti per questo verranno. Verrà reciso dal fuoco il serpente per la risurrezione dei viventi.

1 Samuele 4,8 – Guai per il serpente per l’energia riportata nei viventi saranno. Sarà a scendere la forza del serpente che abitava nei viventi. Fu a sbarrarsi nel mondo il maledetto. Fu nei viventi, l’uscito dall’Unico. Lo sbarramento che ci fu nei corpi sarà dai viventi ad uscire. La maledizione di Dio uscirà fuori dai viventi. Dal mondo in Dio entreranno a stare i viventi. Entreranno dalla piaga. Saranno i viventi nell’Unigenito crocifisso a vivere. Su nel corpo gli saranno a vivere dentro. Tutti dalla piaga gli entreranno ad abitare i viventi nella Parola.

1 Samuele 4,9 – Entreranno nel Crocifisso nel petto a versarsi e dal mondo saranno portati dal Potente gli uomini. Saranno ad ondeggiare (tra le nuvole) col Crocifisso. Saranno i viventi nella persona del Crocifisso che da servo li porterà dal Potente nell’aldilà per starvi a vivere così felici. Il servo porterà in cammino i viventi. Li porterà fuori a stare. Saranno tutti nella pienezza con gli angeli posti e con gli angeli del Potente nell’assemblea gli uomini vivranno.

1 Samuele 4,10 – Al volto del Potente alla luce tutti saranno i viventi portati a stare nello splendore. Il volto che è luminoso vedranno del Potente. E con gli angeli intorno si porteranno gli uomini. Del potente alla tenda saranno portati. E dal Crocifisso saranno ad uscire dalla piaga. Gloriosi entreranno i viventi nella nube. Li porterà belli perché saranno stati risorti i corpi. Dio a vivere tranquilli li porrà. Di Dio il volto col corpo a rivelarsi sarà.

1 Samuele 4,11E l’Unigenito col corpo si porterà con gli angeli di Dio. Dal mondo alla destra del Potente si verserà/siederà nell’assemblea. E vermiglio il Figlio sarà dell’Altissimo che fu in un uomo a portarsi nell’assemblea in persona; sarà ad uscire portandosi col volto. Saranno gli angeli in assemblea intorno.

1 Samuele 4,12 – E fu col corpo giù di un uomo il Figlio a stare a vivere. Inviato da Madre uscì dal seno. In un corpo la rettitudine al mondo portò. Fu dentro una donna la fiamma un giorno ad entrare di Lui che si portò per i viventi aiutare. Fu a portarsi per abbattere il male. Fu dalla Madre portato un uomo. Dall’alto in un corpo l’Unigenito alla luce si portò.

1 Samuele 4,13 – E fu dentro a portarsi l’Unigenito. E nel mondo angeli uscirono dell’Altissimo. Fu una luce sulla casa. Dall’alto uscì dal trono l’Unigenito così a stare per aiutare in un corpo la rettitudine in un vivente. Giù il Verbo uscì così per stare nell’esistenza. Il Potente dentro si portò in una grotta. L’aiuto dall’alto in un’arca entrò. Dio al mondo fu in un vivente a portarsi. Entrò in un uomo ad abitare Dio che uscì in cammino per aiutare. Dentro alla vista fu in un corpo. Il segno di Questi si vide. Versò la rettitudine il Potente. Al mondo in azione la lanciò.

1 Samuele 4,14 – Si portò una forte luce ai viventi alla vista. Dall’alto fu l’Unico ad indicarlo con una voce che uscì; nel mondo giù si sentì. Per abbattere la perversità fu l’Unico a vivere nel corpo, da un vivente uscì la voce nel mondo, entrò in un vivente per portargli i lamenti. Per colpire la perversità al mondo un uomo la Madre partorì e fu dentro da primogenito a portarsi; fu per rivelare la potenza dell’Altissimo.

1 Samuele 4,15 – E dell’Altissimo era il Figlio. Un segno luminoso alla vista fu. Ai viventi per il portarsi del Nome si portano angeli con una luce. L’energia l mondo portò in azione. Fu dall’angelo dove stava a portarsi per abbattere dai viventi la perversità. Il rifiuto fu così a portare al serpente. La potenza in un corpo l’Unigenito portò completa. Da uomo Dio in azione dal serpente fu per incontrarlo. Della rettitudine il carico dell’Unigenito nelle midolla entrò di un vivente. Ad agire in un corpo per spengerlo la portò. L’Unico l’inviò dalla destra al mondo in un vivente al nemico per spengere l’angelo nel buco (dove) finito era. Al mondo un giorno si portò a stare l’Unigenito per la ribellione che uscì nell’esistenza del mondo. Per sbarrarla dentro il corpo il Figlio fu.

1 Samuele 4,16 – E fu da primogenito dalla Madre dal corpo ad uscire. In un uomo Dio in azione dal serpente fu per incontrarlo. Della rettitudine il carico dell’Unigenito nelle midolla entrò di un vivente. Ad agire in un corpo per spengerlo portò. L’Unico l’inviò dalla destra al mondo in un vivente al nemico per spengere l’angelo nel buco dove finito era. Al mondo un giorno si portò a stare l’Unigenito per la ribellione che uscì nell’esistenza del mondo. Per sbarrarla dentro il corpo il Figlio fu.

1 Samuele 4,17 – E fu per essere umiliato in un vivente nella carne a portarsi per starvi l’Unigenito. A vivere in un corpo dall’angelo nel buco in Israele il Potente in persona fu. Il Verbo del Potente alla luce finalmente fu in un vivente a portarsi nel cammino della vita. In un vivente nella persona entrò la gloria che al mondo ad uscire sarà dalla croce. Entrò dentro in azione in un vivente per portarsi in cammino a salvare dall’angelo. Fu il Figlio a stare così in un uomo in cui portò la pura energia. Dall’angelo fu a portarsi il Verbo nell’opprimere della prigione; a riempire si portò un’arca nel mondo. Di Dio uscì dalla destra la potenza per versarsi a chiudersi nel mondo.

1 Samuele 4,18 – E fu al mondo a stare la rettitudine. Nel mondo questi la rettitudine lanciò. La portò a venire l’Unigenito in un corpo. E l’energia entrò di Dio nel mondo.Fu in un vivente a portarsi a stare del Verbo la potenza nel seno. La potenza entrò così a riempire per la prima volta di un fratello il corpo; l’energia fu completa dentro ad agire. Per aiutare ci fu una mano nel mondo col fuoco che del nemico porterà alla fine a bruciare dentro il verme che col soffio nei corpi versò segnandoli e li portò ad essere tra i morti. Con la rettitudine sarà a colpirlo che ne abbatterà l’energia. Nel mondo da uomo gli recherà la rettitudine. Da solo gliela porterà Lui. Il fuoco gli soffierà dal cuore. Verrà la rettitudine di Dio dall’Unigenito dal corpo da dentro ad agire; sarà nei viventi a bruciare l’angelo entrato.

1 Samuele 4,19 – E con la rettitudine la potenza in tutti riporterà l’Unigenito con la risurrezione che alla fine a soffiare sarà. L’energia nelle tombe pienamente li rigenererà. Entrando la potenza il serpente finirà. E tutti risorti vivi in azione riverranno alla luce vivi. Si riporteranno in azione per l’uscita maledizione del serpente che si rovescerà dalle tombe. Dalle arche uscirà il maledetto che fu i viventi a portare tra i morti. (Ecco che l’arca di fatto rappresenta anche ciascun uomo da cui esce il maledetto grazie alla parola e dentro perciò ridiventa tiutto di Dio – d’oro) Dalle tombe i viventi si porteranno fuori. E gli uomini nel mondo riporterà tutti retti per il cattivo portato alla fine. Ripartoriti dalla rettitudine per l’energia entrata che a scaturire avrà portato l’Altissimo nel mondo; giù nei corpi sarà entrata.

1 Samuele 4,20 – E così dal tempo con la morte usciranno portati alla fine per l’aiuto dentro i corpi dell’energia entrata. Dal mondo su dagli angeli ad abitare li porterà il Crocifisso. Innalzati saranno dal mondo a Dio. Tutti saranno nel corpo dell’Unigenito a stare. Così saranno dal Figlio ad essere partoriti. Tutti porterà dal Potente Unico alla vista degli angeli. Il Crocifisso dal mondo li porterà dal Potente. La Donna del Crocifisso uscirà. Dal cuore gli uscirà.

1 Samuele 4,21 – Ed i Crocifisso verserà dal corpo a Dio i fanciulli. All’Unico saranno così dentro riportati liberati. L’Unigenito ai viventi col corpo si rivelerà che così dentro si portò nel sangue in Israele per la maledizione al serpente versare. Si chiuse l’Unigenito nel corpo per recarsi dall’angelo (da cui) uscì la maledizione che fu a reciderlo dai fratelli. Per i viventi fu da Lui la forza della risurrezione ad uscire.

1 Samuele 4,22 – E il Crocifisso da Unigenito che visse nel corpo si rivelerà nella gloria. Vivo sarà, risorto col corpo; Dio così era! Tra gli angeli del Potente a sedersi nell’assemblea l’Unigenito col corpo si porterà; inviato uscì da Dio nel mondo per essere un vivente.

1 Samuele 5,1 – Ed il Verbo del Potente la risurrezione alla fine sarà ai viventi la potenza a versare; ciò che speravano/la speranza verrà l’Unigenito dal corpo a portare. Dell’angelo uscirà la maledizione dall’esistenza di chi è in vita – che portata a stare dentro fu all’origine con la perversità nei viventi – che il Padre gli inviò.

1 Samuele 5,2 – E sarà a rovesciare le tombe portando il soffio della risurrezione del Potente; tutti saranno in vita a rivenire negli originari corpi portati per l’energia entrata di Dio. Fuori saranno i viventi portati. Saranno dentro portati nell’Unico. All’Unico il Crocifisso li porterà. Dentro gli staranno tutti. Li aiuterà camminando per condurli dagli angeli. Li porterà a stare su. Chi ad affliggerli si portò alle origini alla fine lo porterà. L’Unigenito l’arrostirà bloccando l’orgoglio dell’angelo.

1 Samuele 5,3 – E sarà la risurrezione anelata portata dentro un mattino ai viventi; vivi dalle tombe i corpi di tutti riporterà fuori. L’angelo uscirà battuto nell’orgoglio. L’energia abortirà il serpente. Il soffio, che l’angelo fu a portare alle origini, dai corpi scenderà fuori. La potenza nelle persone risarà delle origini. Nei corpi riporterà l’energia il Signore e saranno – abbattute le tombe – riportati. Verranno per l’aiuto in cammino portati dagli angeli. E saranno i risorti dentro portati nell’Unigenito. Tutti porterà dal Potente i viventi; risorti li porterà.

1 Samuele 5,4 – E saranno per la risurrezione retti i viventi portati a casa (in quanto) da dentro avrà abbattuto il verme dalle midolla. Dai corpi il Crocifisso avrà portato fuori l’energia battendo l’orgoglio dell’angelo. Dell’angelo avrà fatto giustizia. In persona sarà a portare dalla terra fuori il serpente il Verbo che d’energia un fiume avrà portato. L’angelo che fu la perversità a recare nei corpi alle origini il demonio dell’orgoglio per l’energia portatagli brucerà completamente. Sarà della rettitudine il soffio portato dal Crocifisso che sarà quanto basta a portarlo a distruggere e finirà la maledizione nei viventi. L’aspide dai corpi abbattuto, sbarrato dal cammino, li porterà dagli angeli, perdonati dal male che fu il serpente a portare.

1 Samuele 5,5 – Agirà per il serpente la rettitudine all’angelo da rifiuto. Sarà calpestato e ne spengerà l’energia. Sarà per l’aiuto a scorrere portato l’angelo. E da tutti uscirà da dentro. Il terribile da dentro sarà finito. Alla porta camminando li porterà dagli angeli in alto. Nei viventi il soffio finito dell’impurità. Tra gli angeli la Donna amata, la comunità sarà portata dei viventi, dal mondo con Questi usciranno.

1 Samuele 5,6 – Porterà tutti così, da solo. Saranno stati aiutati dal Signore; la maledizione, che alle origini al demonio portò, d’aiuto sarà stata ai viventi (in quanto) ha portato nell’esistenza la risurrezione ai viventi che nella vita porterà la forza della rettitudine. L’originaria purezza dentro agirà. Il soffio del Potente sarà nei viventi a rivenire. Ricomincerà ad accendersi l’amore. E verrà la superbia che portò il serpente ad essere fuori.

1 Samuele 5,7 – E sarà nel corpo all’Unico a portare per incontrarlo in dono la donna amata che retta sarà che rettamente rifiutò l’essere ribelle. E dal Potente gli uomini a casa l’Unigenito nel corpo porterà belli potenti dal mondo a stare. Saranno risorti con i corpi da Dio alla vista i viventi ad abitare. Dalla rettitudine sarà stata abbattuta, bruciata completamente, nel mondo la forza dell’essere impuro. In alto saranno ad abitare portati per l’agire rinati; per l’orgoglio dal Potente la maledizione sarà stata all’angelo portata.

1 Samuele 5,8 – E saranno alla luce del Potente nell’assemblea portati. Saranno dell’Unico intorno al volto/presenza portati. L’originaria perfezione riempirà i corpi. Angeli belli potenti per la risurrezione tutti saranno i viventi che dalla maledizione, (dove) stavano a vivere, portati saranno dall’Unico a vivere in alto. Entreranno gli angeli a vedere. Pecore del Potente al fiume portate al pascolo a guizzare fuori saranno. In Dio entreranno a stare. Saranno della luce alla vista del Potente. E sarà stato dall’Unigenito l’essere ribelle portato nel tino per essere (come) un ubriaco vinto (dal vino); da Dio fuori sarà la forza che lo brucerà. Si vedrà il serpente portato a stare in un buco. Dentro gli porterà per l’Unico la fine L’Unigenito lo vincerà. Da Dio uscirà la forza che sarà a bruciare nei corpi il maledetto.

1 Samuele 5,9 – E fu al mondo a stare l’Unigenito chiuso nel corpo; fu al mondo la conversione a portare all’Unico di tutti. E finalmente al mondo fu a stare per aiutare il Signore. Per le preghiere il verme porterà dai viventi fuori. Dal cammino l’essere impuro del serpente uscirà dalla vita per l’Unigenito che aiuto portò all’esistenza con la rettitudine. Venne tra gli uomini a stare nel mondo. Con l’agire sarà il verme a rovesciare dai cuori con l’energia che porterà. La gloria riporterà nell’esistenza con la risurrezione a tutti porterà la potenza; uscirà dal seno il soffio del serpente che stava nei viventi.

1 Samuele 5,10 – E sarà con la risurrezione il vigore riportato delle origini. Da tutti l’Unigenito dai corpi porterà l’angelo fuori con la maledizione che in seno il cornuto portò a stare. Sarà la rettitudine dentro riportata dell’Unico che riiniziera nei corpi a recare l’energia uscita da Dio che rientrerà. In seno versandosi li sazierà d’energia. E sarà per questa l’oppressione portata fuori. Sradicato l’angelo, risarà la pienezza nei viventi. Nei corpi a rientrare a riempirli dentro si porterà Dio che sarà venirvi (come in una) arca. Dio al mondo fu in Israele. Per il serpente entrò nella morte. L’energia fu a portare l’Unigenito dalla croce che ad agire nei viventi fu.

1 Samuele 5,11 – E fu risorto dal Potente. Dalla tomba si riportò. E fu l’Unico in pienezza il soffio a riportargli. Venne per la rettitudine la potenza a riempirgli il corpo l’energia. Bello, potente, risorto il Crocifisso fu vivo a riportarsi, primo tra i viventi che al corpo recò la risurrezione il vigore. E venne l’Unigenito col corpo a portarsi dagli apostoli. Che Dio del mondo era fu il Risorto visto, potente si portò. E rifù il Risorto a casa perché della risurrezione (l’annuncio) portassero ed il rifiuto nei giorni del Crocifisso venissero nell’esistenza a portare a chi alle origine sviò i viventi. Fu la rettitudine ad essere nel mondo, fu dal Crocifisso ad uscire ai viventi, fuori porterà gli uomini dalla morte. Dentro tutti nel mondo ad agire sarà nei corpi la rettitudine. Con lei sola uscirà per i viventi l’Unigenito in aiuto, fu a sbarrare nel mondo il maledetto sarà (con lei) che salverà i viventi.

1 Samuele 5,12 – Porterà dal mondo gli uomini a stare a vivere beati dal Potente. I morti porterà fuori con la rettitudine, ma dentro l’essere superbo sarà nella morte. In alto risorti li porterà dal tempo fuori. Nella città entreranno del cielo.

1 Samuele 6,1 – E sarà dal mondo un fiume portato di angeli dal Signore a casa . Il demonio a voltolarsi completamente sarà vivo nel fuoco. Dentro si vedranno entrare dall’Uno per dono i viventi.

1 Samuele 6,2 – Ed il Diletto all’Unico li porterà al volto/cospetto. Potenti, risorti saranno nel Regno ad entrare. Tra gli angeli saranno i viventi portati. Dal Potente seduti intorno a vivere saranno nella pienezza. I viventi col corpo a vivere entreranno tra gli angeli. Vedranno la luce uscire dal Potente. L’Unico li sazierà d’energia. Col Signore nello splendore saranno. Si vedrà il frutto dei viventi entrare tra gli angeli a vivere in pace per grazia del Potente che con la risurrezione porterà.

1 Samuele 6,3 – A portarsi sarà l’Unigenito da vivente d’aspetto (con quello) che l’Unigenito per i viventi salvare guizzò nella vita. In un vivente venne da arca Dio nel mondo a stare in Israele. La maledizione per finire col fuoco il serpente racchiusa portò. Venne a portarsi in un corpo. Fu a versare in un vivente la rettitudine. Fu al mondo dal riposarsi.
Il fuoco fu a casa a portare al serpente. Lo portò per il (suo) peccare. L’Unigenito lo colpirà. Alla fine la guarigione porterà. Lo porterà a fuggire con l’azione potente della rettitudine un vivente. Al serpente da un vivente uscirà il rifiuto completo. Al degenere sarà lo sbarramento a portare ai viventi con una retta vita.

1 Samuele 6,4 – E fu all’origine l’essere ribelle a portarsi a vivere nel mondo. Entrò per colpa delle donne nel corpo. L’energia le accese. Fu dentro il serpente a portarsi. E fu per la prima (volta) l’amarezza a portare. Per la prova il Verbo un corpo riempì. In un corpo l’energia fu soffiata. La potenza per la risurrezione finale fu in un vivente racchiusa per salvare dall’essere superbo. Fu Questi ad entrare nella prigione per salvare con l’azione della rettitudine. Dentro il corpo sarà Questi nel mondo nel pianto (dove) sono i viventi. In persona uscirà l’Unigenito per strappare dal cammino il serpente per recidere la ribellione dell’angelo con la forza d’una retta vita.

1 Samuele 6,5 – Per portarsi in azione si pose in un vivente. Scese perché spazzasse col soffio il serpente. Era ad anelare di portarsi giù dal serpente a vivere per spazzarlo con la rettitudine da dentro i corpi. Fu così a vivere nel mondo il Messia. Fu finalmente da Madre a venire in terra. E d’energia completa la segnò con la parola. Dio entrò a stare in Israele. La rettitudine dentro portò per aiutare nel corpo l’esistenza. Fu per abbattere nei il serpente a venire. Fu per aiutare a portarsi dai viventi l’Altissimo. Fu così alla Madre a portare nel seno la potenza. Dio entrò per stare nella retta Madre. Si portò dalla Madre dall’alto in terra così a vivere.

1 Samuele 6,6 – E la potenza nella Madre entrò. Il segno della gravezza portò. Venne il Potente nell’intimo così a viverLe. La rettitudine alla Donna nel corpo la gravezza recò.
Un’azzima nel corpo fu della Madre. Ed il Verbo in un corpo agì nel mondo; venne dal cuore della Madre nel mondo. La potenza portò l’Unigenito della rettitudine in una Donna nel corpo; Le entrò completamente dall’alto nel cuore. Al mondo dalla Madre portò ad esistere un germoglio ed in un vivente si portò la forza per il serpente ardere.

1 Samuele 6,7 – E nel tempo entrò. Versò l’annuncio che si portava in azione. In un simile alla vista si rivelava l’Uno. Alla luce usciva in un fratello che alla fine porterà la risurrezione a tutti. Fu il Verbo nel corpo a portarsi finalmente dall’alto. E da indicata/scelta Donna dal corpo il potente Unigenito alla vista guizzò fuori. L’Altissimo Le uscì dal seno. Il Potente si portò per voto alla fine dai viventi. Venne il Verbo nel corpo a portarsi. Finalmente dentro alla vista si rivelò ed uscì alla luce . Fu di una fanciulla Madre il Figlio ad essere al mondo in vita. In vita il primogenito in una grotta fu ad uscire dalla Madre.
Entrò in una casa/famiglia a stare alla fine nel mondo.

1 Samuele 6,8 – E dal serpente si versò nella prigione; alla fine in un vivente venne da arca il Signore. Si portò dall’angelo per finirlo con la purezza. Venne a recare la maledizione in azione al serpente per la perversità. Venne il maligno nel mondo a colpire. Uscì da dentro d’una Donna dal corpo nel mondo di sabato (nel giorno di sabato della creazione, il 7° giorno) per finire nei viventi il serpente che recò il peccare. La salvezza dentro inizierà dei corpi.
Nel cammino, dalla scelleratezza i viventi solleverà. Dell’essere impuro porterà a bruciare il vigore con la purezza. Verrà a portarli fuori col la potenza della rettitudine.

1 Samuele 6,9 – E fu in un corpo; iniziò finalmente a vivere per la prima (volta) nel vestito del corpo la rettitudine; in cammino frutti porterà per giovare nel mondo. Sulla casa ci fu un segno luminoso per i viventi illuminare (sul fatto) che al mondo si portava l’Unigenito alla luce. Uscirono del Potente angeli che recarono dell’Unigenito il segno nel campo ai pastori. Dal campo in cammino alla porta si portarono. Dal Potente (gli angeli) uscirono in campo per questi. Vennero a portare dell’Unico la parola. Che l’Unigenito si portava furono la conoscenza gli angeli a recare. Così fu il rifiuto ad esistere per l’essere impuro. Inviato in cammino in azione uscì il Figlio ed in vita al freddo uscì l’Unigenito nel mondo dov’era entrato il serpente ad abitare.

1 Samuele 6,10 – E fu alla vista dei simili in un uomo a stare in vita la rettitudine. Dall’angelo (ribelle) si portò a stare. Si versò nella prigione. Ed alla luce finalmente fu il Verbo nel corpo per portarsi dagli sviati dal serpente. Ed alla fine si portò.
Fu per voto a recarsi dai viventi. Per il pregare a rivelarsi si portò.
Venne a casa dell’angelo a stare nel mondo per la piaga che il serpente recò dentro, dentro fosse finita.

1 Samuele 6,11 – E fu alla luce dalla Madre portato. Venne ad iniziare col corpo a portare lamenti per la perversità al maledetto. In azione nel cammino dal serpente nel mondo lo portò a venire l’Unico nel corpo per trarlo fuori. E venne in azione per spegnerlo dai corpi dov’era entrato questi. Al mondo in casa gli si portò l’Unigenito; alla fine l’arrostirà nei viventi. Fu per amore a chiudersi nel corpo per stare al mondo tra i viventi.

1 Samuele 6,12 – E fu il Principe degli angeli ad entrare nel mondo. Il Verbo con il corpo recò alla fine dentro in giro la rettitudine (cosicché) dell’alto la via dentro fu completa alla luce per salvare da dentro la prova del serpente nel mondo i fratelli. Alla fine nel mondo il serpente arderà; dal cammino lo porterà a correre per il peccare ed il rifiuto pieno nei corpi porterà nei giorni all’angelo. E lo brucerà nei viventi nel corpo. Ed il tristo angelo sarà a voltolarsi. Ed alla fine sarà dai viventi ad uscire per la potenza della rettitudine entrata a ristare nei viventi. Nei fratelli nel corpo sarà ad entrare la vita eterna. La superbia portata dal serpente dentro sarà finita dal fuoco che (invece) i viventi risorgerà.

1 Samuele 6,13 – E dentro sarà tutti la risurrezione a salvare. Alla fine sarà nei corpi nelle tombe i cuori a riessere la vita dentro; l’azione dalla putredine li riporterà. Sarà la distruzione portata a venire con la rovina all’angelo che era entrato nei viventi. E sarà alla vista a portarsi. Verrà dall’Unigenito vinto e sarà la gioia riportata. La potenza nei corpi l’Unigenito porterà a tutti.

1 Samuele 6,14 – E fuori si vedrà dal cammino il serpente uscire da dentro. Dall’Unico uscirà la maledizione al demonio nel mondo. Con Gesù che da dentro sarà dalla croce fuori a riuscire risorto il salvare sarà portato a tutti. In piedi luminoso in vita lo riporterà risorto ai viventi il Padre. L’energia gloriosa gli rientrò (quando) portato fu dentro abbattuto dai peccatori l’Unigenito crocifisso sul legno. Sarà fuori visto rivelarsi e verrà il soffiò ad un corpo/Chiesa a portare il Crocifisso. Dal mondo in alto si porterà innalzandosi potente il Signore.

1 Samuele 6,15Ed al mondo per accompagnare nell’esistenza i viventi fuori recò un corpo/Chiesa a stare. Fu per aiutarli a portarlo. Venne l’Unico con il Corpo/Chiesa a portare. Per l’angelo fu una calamità. E dall’Unigenito in croce al mondo iniziò un corpo/Chiesa in cammino; da Questi d’una donna il corpo venne recato. Dell’Unigenito l’illuminazione il corpo/Chiesa dentro porta. Il maligno colpisce nel mondo, dentro reca la forza della risurrezione che lo recide. Nel mondo iniziarono figli (della chiesa) ad uscire.
Dal cammino l’essere impuro del serpente esce. E gli uomini che sono dentro (al cammino) sono dal Crocifisso completamente illuminati, salvati dall’azione potente portata dall’innalzato. Portato in croce ed ucciso portato in sacrificio fu per i viventi dentro un giorno nel mondo Lui dal serpente, il Signore.

1 Samuele 6,16 – Con un’asta nella quinta costola gli aprì un foro nel corpo l’angelo. Fu al soffio a guizzare alla luce dal Crocefisso; fu la Madre alla vista a portare. E fu Risorto. A casa si riportò alla vista; e per versare un corpo/la Chiesa Le portò l’energia. Dentro fu a portare la Madre nel mondo Lui.

1 Samuele 6,17 – E la divinità nel cuore chiusa, dal corpo fu ad uscire; da Questi uscì da dentro di una Donna il corpo che al mondo la risurrezione fu dentro a portare con la parola potente: che risorto il Crocifisso rifù in vita. Per il peccare del serpente è una calamità del Potente la Donna amata dall’Unigenito. Nel sepolcro le forze gli rientrarono. L’Unigenito dal sepolcro alla Donna la voce portò; gli apostoli per i fratelli liberare un cammino tutti iniziarono nelle assemblee. L’aiuto potente versarono; un corpo/Chiesa recarono gli apostoli di fratelli con l’aiuto.

1 Samuele 6,18 – E (per il loro) agire a moltiplicarsi furono per il mondo; questi uscirono dentro tra i viventi con le scritture in tutte le città parlando della potenza della risurrezione del Crocifisso. Con la forza della parola nelle assemblee salvano tutti nel mondo dal triste angelo di cui fu nei viventi nel seno a stare il verme. Dentro giù al corpo/Chiesa recano dell’Eterno il perdono. Al mondo a far frutto questi sono. Recano una comunità per l’Unigenito. Figli escono nel cammino per l’aiuto portato dal Potente nel mondo; dell’Unigenito risorto un corpo/Chiesa esce per gli apostoli in forza dell’annunciare. Dall’alto, ove è entrato, l’Unigenito Crocefisso un fiume porta d’energia. Il Signore dall’eternità riuscirà un giorno fuori; questi rientrerà a casa del demonio nel mondo. Gesù dentro sarà a finirlo nel mondo con la risurrezione che nei viventi a bruciarlo sarà.

1 Samuele 6,19 – A portare sarà a spengerlo negli uomini. Saranno dentro ad essere tutti risorti salvati dalla rettitudine che sarà nei corpi l’Unigenito a riportare. Dentro porterà un fiume d’energia il Signore che sarà a spengerne l’agire nei viventi. Nel settimo (giorno) sarà nei viventi dall’Unigenito la forza della risurrezione nelle tombe. Salvati saranno i viventi da Dio che il soffio negli uomini riporterà. Sarà il Crocifisso del Padre ba la potenza a recare. Uscirà in azione dalla piaga la forza (da dove) uscì la rettitudine fuori dal Signore; dentro i popoli vivi retti fuori gloriosi usciranno.

1 Samuele 6,20 – E sarà delle origini la vita nei corpi riportata agli uomini che saranno con dentro la forza che il Crocifisse risorse. Salvati vivi risaranno. L’esistenza si porterà perfetta per la risurrezione. Potenti nelle persone saranno per la forza della perversità uscita del maledetto che stava nei viventi. Usciranno santi nel mondo questi per Lui perché fu ad aiutarli con l’uscita del male operare che fu l’angelo a portare.

1 Samuele 6,21 – E sarà con la risurrezione il vigore portato degli angeli a stare nei viventi. Di Dio saranno a portare il fuoco dentro. Sarà stato a versare nei corpi la forza del Crocifisso. Risarà in azione nei corpi a ristare la pienezza. Rivivrà nei corpi la potenza originaria. L’essere ribelle bruciato, dentro lo porterà a voltolarsi, finita ne sarà la vita. Verrà dall’Unigenito vinto. Il Signore lo calpesterà. Lo porterà fuori dall’azione. Per la potenza portata verranno condotti.

1 Samuele 7,1 – E sarà a casa dall’Unico a portare gli uomini il Diletto. Saranno nel Crocifisso a stare. Si vedranno nel corpo a stargli i viventi che portarti saranno. Per innalzarsi verranno nell’arca del Signore e saranno a casa dall’Unico portati. Verranno portati all’Unico nel cuore. Saranno tutti dal Padre a stare in dono. Alla casa in alto si vedranno con Lui, il Crocifisso. Da Dio per l’aiuto i figli porterà santi. E potenti, risorti, a vivere col corpo verrà un fiume portato di angeli dal Signore.

1 Samuele 7,2 – Condotti saranno fuori a stare i viventi. Il giorno di sabato uscito (cioè finito il sabato), l’Unigenito nel corpo li condurrà dagli angeli nel mattino (della domenica eterna). Saranno dal Crocifisso ad essere versati. Saranno i viventi, che portati gli si erano nel corpo, a casa condotti ad entrare. Dai giorni dei viventi (quindi il sabato e quello della creazione) portati saranno fuori. Saranno portati per l’azione della risurrezione dei corpi ad essere salvarli dall’angelo che con perversità li opprimeva. Tutti a casa saranno alla fine a stare risorti alla vista del Potente Unico nell’assemblea che col corpo vi starà il Signore.

1 Samuele 7,3 – E sarà l’Unigenito vivente nel corpo risorto i viventi a portare da Dio Unico in cammino nel cuore, (ove) saranno tutti a stare risorti con i corpi. Di Dio, il potente Unigenito vivente vedranno i viventi a casa. Nella perfezione dentro abiteranno. Così i viventi che l’Unigenito dalla croce salvò, dentro saranno a vivere in Dio. Il Signore al mondo in giro fu nel corpo a portarsi. Con l’Unigenito in un vivente di Dio nel mondo fu ad entrare l’energia della rettitudine nel corpo di un uomo. E la rettitudine che anelavano porterà al mondo in azione con la risurrezione finale dei corpi. E il Crocifisso recò fuori la rettitudine che era ad abitargli nel cuore. Dentro la retta vita di Dio il Signore portò da servo nel mondo. E dal serpente da solo si portò. E fu giù la potenza a venire della rettitudine ai viventi (quando) la vita gli fu sbarrata. Il soffio potente sorse dal Crocifisso per stare dai viventi.

1 Samuele 7,4 – E fu dal foro che gli fu al corpo portato dentro dall’angelo la forza della rettitudine di Dio a venire. Da dentro dell’innalzato fu la Madre a portare. Venne ad operare per il Crocifisso. Un corpo/Chiesa al Crocifisso porterà che sarà a servire Lui. Al serpente il Signore dal cuore un impedimento gli portò.

1 Samuele 7,5 – E fu l’Unigenito in vita con il corpo. Risorto dalla Madre si portò. Dio si versò a casa. Giù La portò. Venne dal maligno con la risurrezione dei corpi da maledizione. La Madre scese con la parola del Crocifisso. Nel mondo recò a venire il soffio potente nei cuori. Una comunità retta la Madre di Dio fu nel mondo a portare fuori.

1 Samuele 7,6 – E fu a versare dentro i precetti nel mondo ai viventi. Giù la parola del Crocifisso al mondo portò. Fu ad illuminare sul Padre e nell’acqua fu i viventi a portare. E furono del Risorto il soffio della rettitudine a portare con la potenza della parola gli apostoli. Il Signore si riporterà a stare giù . E dei viventi a casa un giorno riuscirà; Lui si riporterà. E risarà l’Unigenito tra i viventi col corpo. Recherà la risurrezione in vita dalle tombe. Nei cuori delle origini l’energia porterà del Potente. Il Signore porterà la forza della risurrezione soffiandola dal cuore che risorgerà i viventi. E di Dio verrà il Figlio. Sarà la forza della risurrezione nei corpi, che alle origini nei cuori viveva, giù a soffiare nel mondo.

1 Samuele 7,7 – E sarà la risurrezione dal seno a recare con il soffio potente che risorgerà tutti.
Dalla piaga sarà ad uscire del Crocifisso. Dal ventre giù porterà dentro l’energia che sarà la forza che li scioglierà dalla maledizione. I viventi si rialzeranno per il soffio del Crocifisso entrato che porterà a spazzare il serpente ed il triste angelo sarà dal soffio potente bruciato. In tutti risarà a vivere di Dio la rettitudine che Dio avrà portato ad esistere con la risurrezione che dal seno avrà portato. Figli saranno in forza della risurrezione dei corpi di Dio. E saranno con i corpi delle origini a riportarsi i viventi con le persone belle, potenti, luminose. Tutti saranno a rivivere.

1 Samuele 7,8 – E saranno all’Unico i viventi. Nel corpo li recherà il Figlio a stare. Da Israele a Dio i risorti viventi porterà. Dio a Dio tutti chiusi nel corpo risorto dei viventi il numero porterà a vivere. Questi si vedranno versare in Dio dal Signore. In Dio entrati saranno ad abitare. Porterà Gesù nei pascoli i viventi. Saranno per l’aiuto al volto del Potente nella luce tutti a stare i viventi.

1 Samuele 7,9 – E sarà a versare nell’assemblea dei risorti i viventi. E da Dio dal cuore guizzeranno per entrare a chiudersi nel cuore dell’Uno. E spazzato il serpente, uscita la malvagità del maligno, potenti saranno dal mondo portati. La perversità, che era in questi d’oppressione, la risurrezione avrà reciso. La maledizione che era da calamità dentro ad agire sbarrata sarà stata dalla risurrezione dei corpi. Dio porterà a spazzare dell’angelo la perversità che è una calamità.

1 Samuele 7,10 – E saranno ad entrare per stare tra i risorti i viventi portati da Dio a vivere in alto. Dal mondo usciti, alla vista portati del Potente che fuori si porterà col volto. Il Potente nel risorto Crocifisso fu in vita. L’energia in cammino ai simili perché il vigore nei viventi rientrasse dentro in Israele si portò. Sarà col corpo alla vista dei viventi il Signore. Dentro a sedere si porterà il Potente nella gloria.Dentro sarà a portarsi ai viventi fuori Lui. Si sentiranno del Potente le parole, la potenza a bere saranno i viventi a portarsi. Saranno essi portati a stare dello splendore al cospetto; il Potente in persona sarà a stare. Saranno i risorti col corpo da Dio.

1 Samuele 7,11 – E saranno su dall’Unico portati gli uomini a stare. Saranno illuminati dalla vista del Potente i viventi. Tra gli angeli entreranno vivere. Su al cospetto/volto entreranno per portarsi a stare col corpo per l’aiuto. Al volto portati dell’Unico tutti le parole del Potente a bere saranno i viventi. E sarà stata la rettitudine portata ai viventi per l’azione del sangue del Crocifisso che avrà strappato via il serpente che dentro stava con oppressione nei corpi.

1 Samuele 7,12 – E sarà riversando nelle tombe la risurrezione che in vita li porterà. Dio Padre invierà ai fratelli il Crocifisso a portare la forza della risurrezione. Dai viventi a casa sarà con gli angeli a rientrare. Dai viventi giù il soffio della perversità, che dentro c’è dell’angelo, uscirà per la risurrezione che invierà. E dal Diletto dell’Unico verrà la risurrezione per i viventi del mondo; il Padre l’invierà al mondo per aiutare e sarà Unigenito la vita del cattivo a bloccare. Uscirà l’angelo per l’aiuto dell’energia che recherà il Signore.

1 Samuele 7,13 – E sarà la rettitudine all’angelo per il peccare il soffio d’un potente fuoco che completamente sarà a reciderlo. Guai pieni il soffio gli porterà. Dal peccare li libererà. Accadrà che dentro l’orgoglio portato dal serpente sarà bruciato nei corpi. Il maledetto porterà il Crocifisso ad uscire dalla esistenza in forza dell’aiuto. Il Signore dentro soffierà al serpente la risurrezione per finire la forza nei viventi del maligno. Nei viventi sarà la risurrezione a reciderlo.

1 Samuele 7,14 – Porterà a tutti della risurrezione dentro l’energia nel mondo. Uscirà l’azione dal corpo con cui era in vita l’Unigenito. Bruciato dai corpi il serpente rovescerà in prigione; lo porterà a voltolarsi il Crocifisso nell’acqua bollente. Verrà in Israele il serpente ad essere bruciato nei corpi da Dio che nei viventi si vedrà abbatterlo vincendolo. E l’Eterno nel tino lo porterà. L’Unigenito finirà il superbo. Ed il potente angelo uscirà. Scenderà la forza del serpente per la rettitudine di Dio che nei viventi sarà per aiutarli a soffiargli. Il serpente bruciato completamente sarà nei viventi e sarà ad uscire; risaranno tranquilli i viventi. Dentro ci risarà l’energia che c’era per il fuoco nei corpi da Dio portato. Dentro ci risarà l’energia che uscì alle origini per il ribelle.

1 Samuele 7,15 – E sarà la punizione del fuoco nei viventi a portare (al demonio) Dio. Verrà la forza della risurrezione nei corpi. Dio al maligno nei viventi, dov’è a vivere, sarà a portargliela.

1 Samuele 7,16 – Ed uscirà (l’angelo) dal cammino della vita per l’aiuto che ci sarà stato. Per la risurrezione l’angelo uscirà da dentro (degli uomini); il rinnovamento recherà la conversione nell’intimo. Dentro sarà finalmente dall’esistenza il maledetto portato fuori a rivelarsi. Dall’esilio del mondo i viventi su col Verbo usciranno. Porterà i risorti il Verbo nel cuore. Verranno i risorti a stare nel corpo di Dio. Verranno tutti dal mondo i viventi risorti a portarsi nel Crocifisso; usciranno con Dio dal mondo.

1 Samuele 7,17 – Ed alla fine del sabato riporterà rigenerati gli uomini per la rientrata rettitudine che sarà a risorgerli. La vita dentro sarà a tutti portata. E i risorti in vita giudicati verranno in Israele. E sarà il Figlio con la risurrezione in vita nei viventi ad uccidere il serpente che era una calamità.

APPENDICE B – DECRIPTAZIONE DI 2 SAMUELE 6-7
2 Samuele 6,1 – E saranno nel foro del Verbo per l’azione di un’asta alle mammelle portatagli. Verranno tutti dentro a chiudersi; Gli si porteranno nel corpo. Dentro saranno con i risorti corpi in Dio. Nel terzo (giorno) saranno i viventi di Dio al volto.

2 Samuele 6,2 – E s’alzerà e partirà l’Amato recando la sposa. Si vedranno i viventi beati venire condotti a vivere a casa dell’Altissimo. Saranno nello splendore ad entrare potenti.
In alto porterà tutti salvati i viventi . Verranno dall’Unico tra i canti ad entrare. Per la divinità entrata saranno i viventi felici, puri i corpi dal peccato. Dei risorti viventi il Signore le schiere porterà tutte ad abitare dal mondo tra i cherubini. Per stare in seno del Potente saranno recati.”

2 Samuele 6,3 – E saranno con i corpi per la rettitudine dentro a portarsi nell’Unigenito, tutti nell’arca entreranno, in Dio entreranno a stare i viventi. Con Dio da carro entreranno in un nuovo mondo portati a stare. Saranno a contemplare portati vivi la casa. Saranno con Crocifisso dal Padre a stare di buon grado. Beati la casa in alto vedranno uscendo e vedranno questi l’Unigenito che li ha portati. I fratelli sarà stato a condurre al Padre; in forza dell’energia che li ha aiutati tra i figli entreranno. Camminando sarà dei viventi a venire alla vista a rivelarsi nel nuovo mondo.

2 Samuele 6,4 – E saranno a contemplare portati i viventi la casa (dove) sta il Crocifisso con il Padre. Saranno inviati alla porta di casa dell’Unico le risorte moltitudini che a camminare dentro si vedranno gli entrati i popoli dall’arca usciti. Per la divinità entrata saranno i viventi portati fratelli che saranno condotti ad entrare del Potente tutti alla presenza; saranno ad entrare dall’Unico a saziarsi d’energia.

2 Samuele 6,5 – E per amore si portò dalla sposa dentro a stare. Il crocifisso in Israele il Messia che risorse potente in persona era. Il Signore dentro per tutti sul legno fu. A casa con i corpi porterà i risorti a stare a vivere. Si porteranno con cetre, arpe, timpani, sistri e cembali.

2 Samuele 6,6 – E saranno nella casa dell’Unico a portarsi per sempre camminando cantando con gli angeli tra i retti portati ad abitare per stare tranquilli nell’assemblea a vederlo. In questi entrerà la divinità dell’Unico a saziarli d’energia; di Dèi entreranno l’esistenza a vivere. Saranno dall’Unigenito dal petto a casa portati tra i retti a stare risorti.Vivi dal cuore li porterà fuori al mattino.

2 Samuele 6,7 – E saranno nell’assemblea alla vista del volto del Signore, dentro lo vedranno questi apertamente i condotti essendo retti; nel mondo (infatti) avrà portato la risurrezione ad uscire la maledizione che sta nei viventi. Innalzati usciranno con il Risorto che li accompagnerà per stare i morti risorti in seno a vivere nell’Unico. Con i corpi li porterà tra gli angeli dal mondo; in Dio entreranno a stare a vivere.

2 Samuele 6,8 – E saranno nell’assemblea con i corpi rinati portati alla conoscenza del Potente dall’Unigenito che con la risurrezione li avrà guariti nel corpo saliti del Signore da cui irruppe da dentro la forza fuori. E saranno versati con i corpi da Dio a vivere. Speravano i viventi che dal mondo di Lui al volto con il corpo salissero. Si vedranno questi entrare nell’eternità. Dal mondo un giorno usciranno questi fuori.

2 Samuele 6,9 – E li lancerà sulla nube portandoli in volo tutti il Signore. A casa un giorno entreranno da Lui portati a stare dall’Unico a vivere con il corpo. Dell’origine sarà stata la retta esistenza dentro riportata dall’Unigenito; con Dio staranno. All’Unico con i corpi li porterà angeli il Signore.

2 Samuele 6,10 – Portò per il rifiuto dal Padre nel mondo l’Amato al serpente che entrò in pienezza a stare in un corpo. Dio fu a portarsi a venire in un’arca; il Signore dall’alto nella città di Davide (Betlemme) si recò. Fu in un cuore nel mondo a portare l’amore (lo Spirito Santo) Dentro fu completamente per servire gli uomini (il servo dell’uomo) uscirà a scorrere dalla croce nell’esistenza. (Il servo dell’uomo è l’arca che contiene l’amore).

2 Samuele 6,11 – E fu ad accendere dentro l’Unigenito un corpo. Vi portò l’energia il Signore dentro a stare. Da servo dell’uomo entrò nel cammino. La fine sarà nel terzo (giorno) con un mondo nuovo in cui sarà i viventi a portare. Sarà la benedizione del Signore a rivenire in azione. Dentro per l’aiuto dell’Unigenito si riporterà l’originaria perfezione. Da dentro sarà dalla croce a portarla.

2 Samuele 6,12 – E fu in cammino per liberare i viventi dal serpente con la rettitudine che per aiutare si recò in un povero l’Unigenito a vivere in un corpo. Dentro da debole il Signore venne in un Tempio; da servo dell’uomo si portò. Venne nella prigione il Principe dal serpente a portarsi a casa per agire dentro portandosi in un corpo. Nell’arca entrò la divinità che al mondo fu in un vivente a portarsi per la forza in cammino dell’amore recare. Per giovare venne l’Unigenito in un corpo a portare l’energia che esce da Dio. Ad entrare fu in un vivente a vivere. A casa fu dagli sviati. Dentro per aiutare da uomo agirà. Lancerà l’amore (lo Spirito Santo) che dentro accenderà le midolla entrando.

2 Samuele 6,13 – E fu al mondo a stare della rettitudine la forza giù dall’Eterno e per l’angelo (ribelle) da distruzione ci sarà. Per la prima volta in un corpo riportò l’energia il Signore che nel sesto (giorno per il peccato d’Adamo) uscì. Giù per sempre è ai viventi a portarla. Sarà al sacrificio, con la risurrezione che porterà dei corpi, a recare il ribelle dell’origine.

2 Samuele 6,14 – E per aiutare recò nel sangue la rettitudine; in un fiacco corpo dentro tutte le forze il Potente soffiò. L’energia fu il Signore a portare dell’amore. Dell’Unico il Verbo si portò per aiutare da solo.

2 Samuele 6,15 – E l’Amato si portò dalla sposa; sulla casa ci fu un segno. Fu una luce alla vista perché dall’alto fu alla Madre a venire l’Unigenito nel corpo. Portarono gli angeli del Signore sulla casa tripudi e a suon di tromba.

2 Samuele 6,16 – E nel mondo fu ad entrare nell’arca il Signore in una casa da primogenito nella città di Davide (Betlemme) lo portò in vita a stare la sposa. Sulla casa il segno luminoso per l’Unigenito portò il Potente con gli angeli da rimirare nel campo aperto dell’abitazione per vedere la porta d’entrata (dove) al chiuso il Potente si portava ad abitare; il segno alla vista enne dei viventi in cammino. Per aiutare si portava nel sangue il Verbo. Questi a colpire si porterà nei viventi con la rettitudine in un corpo da agnello il serpente. In persona è il Signore a portarsi finalmente nella casa di questo serpente che si portò a molestare gli abitanti del mondo.

2 Samuele 6,17 – Ed era dentro a desiderare di portarsi a venire l’Unigenito in un corpo per portarvi l’energia. Il Signore si portò a stare giù per l’orgoglio venuto che recando dentro la putredine vi porta i viventi recandoli dentro alla fine. E della rettitudine, uscita all’origine per l’entrata del serpente nelle donne nel corpo, per cui l’energia dagli uteri uscì, la potenza riporterà con l’amore (lo Spirito Santo). E per giovare dell’amore porterà a tutti la potenza. In persona il Signore per portarsi a bruciare il serpente dai viventi fu in un vivente.

2 Samuele 6,18 – E fu la rettitudine partorita per portarla ai simili. Innalzato la recò dalla croce fuori per l’azione portata dal serpente che l’aprì con un bastone. Uscita la luce della potente vita fu la Madre a recare da dentro il corpo. Rettamente venne ad agire tra i viventi da casa del Risorto la Madre; fu fuori, portandosi per il mondo, schiere a recare al Crocifisso.

2 Samuele 6,19 – E furono nelle assemblee la potente voce tutti nel mondo a sentire le parole della sposa. Tra i viventi si portarono gli apostoli da Israele perché gli uomini sentissero dell’aiuto dell’Unigenito che risorto riuscì potente, che l’Unico fu a risorgerlo dalla tomba, che la potenza nel Crocifisso con vigore della vita ricominciò. Nelle assemblee del Crocifisso, portatosi per primo risorto parlavano; un corpo/Chiesa di fratelli con l’aiuto portavano al primitivo giubilare. Fratelli del Crocifisso li portavano nel cammino; della rettitudine la potenza entrava con l’azione dell’acqua che agli uomini il cuore era del Crocifisso a portare.

2 Samuele 6,20 – Ed a dimorare l’Amato nel cuore del corpo/Chiesa da cui la rettitudine viene. Dentro è il Crocifisso a portarla. La recò dalla croce giù (in quanto) il primo tra i viventi fu che per la rettitudine nel cuore dalla croce risorse col corpo. La potenza versò dal corpo; venne l’amore a portare per finire il primitivo inganno. L’energia della rettitudine da solo nel mondo fu a recare ai viventi dal Regno. Furono illuminate le teste/menti; la divinità del primo risorto col corpo fu rivelata. Al mondo un giorno del serpente l’azione che opprime l’esistenza dalle origini nei viventi con la perversità finirà; il Servo sarà a portarlo a spengere. Nell’esilio gli apostoli rivelano che porterà il Crocefisso ai fratelli l’aiuto; li rigenererà al risorgere.

2 Samuele 6,21 – E sarà l’originaria vita nei corpi con l’amore di Dio nei viventi a ristare in tutti; potenti nelle persone saranno con il Signore felici. L’Unigenito risorgerà i corpi (cosicché) da dentro le tombe le moltitudini saranno a rivivere (in quanto) del Padre sarà stata la rettitudine riportata e rivivendo la rettitudine nei cuori sarà a tutti a riportare la potenza. Su li porterà tutti a venire per stare nello splendore; saranno alla conoscenza del Potente. Vedranno da vivi il Signore; in alto staranno con i risorti corpi per la divinità recata. In festa tutti staranno davanti al Signore.

2 Samuele 6,22 – E puri dal serpente tutti saranno per l’azione portata ai simili da Questi venendo a recarsi nel mondo a stare in cui fu crocefisso. Essendo risorto per il soffio che nel cuore ad agire rifù; l’energia fu a recare in azione ai viventi. Tra i viventi del mondo uscì dell’Unigenito la Madre che fuori si portò dai confini; del primo risorto con il corpo parlò. Negli sviati viventi per la Madre iniziò la rettitudine dentro per aiutarli ad entrare.

2 Samuele 6,23 – A riportare la potenza ai viventi sarà la rettitudine. Nei cuori il Crocefisso la distruzione porterà al serpente per il rifiuto all’esistenza che il serpente nel mondo fu a partorire. L’eternità sarà a recare ai viventi dalla morte usciti.

2 Samuele 7,1 – A recare fu fuori a stare la rettitudine che fu a dimorare nel mondo; dal Regno (dove) abitava dentro fu il Crocifisso a recarla e sarà dalla perversità, che nel mondo recò l’angelo per l’ammalare recare, i viventi a convertire. Erano dentro i viventi in prigione; (là) fu dentro ad essere portata…

2 Samuele 7,2 -…e ristarà l’originaria vita nei corpi nel mondo ai viventi; con la potenza della rettitudine la divinità in dono entrerà. Invierà dentro l’esistenza un fiume l’Unico ad entrare d’energia; ricomincerà ‘io sono’ l’esistenza a riportare con la risurrezione; dentro abiterà nei templi. Ricomincerà nei corpi questa (l’energia) a stare nei viventi e ricominciando nei corpi a portarsi l’energia uscirà il maledetto che c’era: lo strapperà via da dentro (dove) abitava. Da tutti per la recata rettitudine uscirà. Sarà dai corpi spazzato.

2 Samuele 7,3 – E sarà a ricominciare a vivere nei corpi l’energia che finirà l’angelo maledetto. Nei viventi la potenza della rettitudine in tutti ricomincerà ad ardere; nei corpi dentro i cuori abiterà la rettitudine. Per il serpente la rettitudine agirà da fuoco; uscirà per le bruciature con la forza della perversità che agiva da piaga.

2 Samuele 7,4 – E sarà ad uscire la forza della corruzione del serpente che entrò nel mondo con la perversità che all’origine recò. Sarà ad uscire per il forte aiuto dentro i corpi del Signore. Con la divinità in dono la potenza comincerà a vivere nei corpi.

2 Samuele 7,5 – Per la potenza della rettitudine riportata l’originario essere ribelle finirà con la maledizione d’agire. Dentro d’aiuto sarà il divino amore che avrà spento il primo ribelle da cui la perversità nel mondo venne. Tutti figli usciranno del Potente ad essere; dentro tutti risaranno potenti per la risurrezione che per tutti ci sarà.

2 Samuele 7,6 – Così risaranno potenti gli uomini. Dentro tutti sarà ad abitare (come) dentro sarà del Crocifisso la potenza. La vita un giorno entrerà dell’innalzato in croce a stare; verranno figli ad essere per la rettitudine. Di Dio la vita nei viventi scenderà nei corpi; sarà nei viventi portata l’eternità ad entrare. Sarà portata dai viventi ad uscire colpita la perversità portata all’origine nell’esistenza. Negli uomini riuscirà la potenza spenta all’origine. Dal mondo li accompagnerà a casa salvati con la rettitudine dall’angelo.

2 Samuele 7,7 – Da dentro la prigione per la risurrezione dei corpi usciranno tutti fuori. La potenza della rettitudine del Crocifisso sarà dentro tutti. Figli saranno in forza della risurrezione dei corpi per la divinità entrata insinuatasi nei corpi; per l’aiuto dentro i corpi tutti saranno a venire fratelli.bPer aiuto della risurrezione dentro i cuori ci risarà la rettitudine; la divinità l’Unigenito con la risurrezione dei corpi giù recherà (perciò) saranno tutti ad essere potenti i corpi per il peccare finito. Verranno a vedere i viventi chi è l’Unigenito. (Colui che) in croce fu, risorto vedranno potente. Per la potenza dell’Unico rivisse (quel) corpo perché la potenza dal Padre ad inviargli fu. Il Crocifisso in vita potente rifù. Dentro c’era nel Crocifisso l’Unigenito che con il corpo colpito rifù in vita.

2 Samuele 7,8 – E nel tempo entrò la rettitudine uscita dal Crocifisso. L’originaria vita nei corpi con la potenza agirà dentro per l’aiuto che ci sarà stato con il potente amore che avrà spento l’origine dell’essere ribelle. Il Signore giù dentro desiderò nel Crocifisso per incontrarlo stare dal serpente. Per abbatterlo, per strapparlo via fu la rettitudine ad un vivente ad inviare. Nel mondo abitò in un vivente l’Unigenito chiudendosi nel corpo; nel mondo (così) scese per incontrare il serpente. Fuori fu a recare un segno con gli angeli a chi in cammino era. Per sbarrare con l’azione il serpente agì in un vivente; fu dall’alto in Israele.

2 Samuele 7,9 – E con l’Unigenito nel mondo fu ad entrare per agire in un vivente la rettitudine. Dentro la prigione ad accendere un corpo entrò la potenza della rettitudine. Indicò che avrebbe portato l’Unico l’agnello che alla fine nel mondo venne. Di una sposa l’Unigenito fu in casa che era retta a vivere il Verbo. Angeli furono, per la rettitudine che si portava, alla vista con una luce; ad indicare furono a chi in cammino che il Nome Grande così alla luce dalla Madre usciva in cammino. Un povero fu in vita da una donna dal corpo dentro la terra.

2 Samuele 7,10 – Ed alla luce in un uomo fu a vivere la speranza dei viventi. Il Potente alla vista dei viventi fu a guizzare in Israele. E l’energia in un cuore nel tempo fu a recare e la risurrezione con la rettitudine degli angeli sotto fu a portare per recare al serpente guai con ira per il peccare. All’essere impuro il rifiuto fu in pienezza ad esistere dal Verbo portato. Il Figlio fu in un fanciullo nel mondo dal serpente; la clemenza recò con la rettitudine da donna dal corpo per ricreare i simili con l’energia entrata.

2 Samuele 7,11 – E perché la vita degli angeli nel mondo fosse portata ai viventi da donna col corpo scese a portarla. Fu in una scelta/segnata ad accendere con il soffio l’utero; Le fu in seno la potenza in azione. Nella Madre fu il principe di Dio a portarsi ad entrare; con l’energia fu a chiudersi. Finalmente fu la potenza della rettitudine in un vivente; nella prigione stette dentro. Fu la rettitudine a recare nel mondo in cammino. Sarà a sbarrare il serpente un retto che gli sarà da calamità per le bruciature. Dentro sarà alla fine a spazzare col fuoco dal mondo il serpente la rettitudine del Signore.

2 Samuele 7,12 – Della rettitudine fu la forza in pienezza recata nei giorni; l’ardente fuoco della rettitudine dentro tutti verrà per l’Unigenito che da dentro la croce essendo retto porterà fuori. A versarla fu negli uomini che verranno per il seme della rettitudine fratelli (a Lui) con il corpo. Sarà la rettitudine dell’Unigenito a risorgere i corpi che rispunteranno vivi. Dai viventi per l’azione che sarà la rettitudine a recare uscirà con bruciature l’angelo. Tutti saranno a venire i viventi nel Regno del Crocifisso portati.

2 Samuele 7,13 – Per la perversità del nemico angelo ad entrare dentro fu in croce; la potenza della risurrezione in vita fu a riportarlo per la retta energia. Agli apostoli dal Crocifisso fu a venire la rettitudine dal foro (che gli fu fatto in croce); dall’Unigenito la Madre con l’acqua guizzò che con la rettitudine del Crocifisso reca una comunità di fanciulli tra i viventi.

2 Samuele 7,14 – Per incontrarlo, l’Unigenito ad entrare fu nel mondo dal serpente per recargli il rifiuto a casa. E Lui fu nell’esistenza di notte nel pianto da una donna dal corpo in una casa ad uscire alla vista (alla quale) l’indicazione recò. E nel mondo la rettitudine per strapparlo via fu a recare. Dentro il fuoco abitò nel cuore di un uomo. Fu una Madre portare un figlio; uno splendore alla vista fu; figlio fu di un uomo.

2 Samuele 7,15 – E fu a chiudersi nei ceppi per stare dal serpente l’Unigenito che fu nel (suo) buco a portarsi. Nel corpo di un vivente a vivere l’energia reco della rettitudine. In una donna nel corpo entrò. Le riempì il corpo completamente. Le fu nel seno a vivere per la distruzione recare al serpente. Dalla donna dal corpo uscì. Riempì un corpo. Completamente fu in un vivente. Dal serpente in persona fu la rettitudine.

2 Samuele 7,16 – E l’energia dell’Unigenito a vivere in una retta casa fu nell’oppressione a recarsi in un vivente. Dal regno tutta la rettitudine dell’Eterno in un fanciullo visse. Del Potente in una persona ci fu la rettitudine. Dal trono l’Unigenito così fu a starvi. Per ucciderlo recò l’energia in azione per sbarrare il peccare del serpente nei viventi.

2 Samuele 7,17 – Da retta sposa per aiutare da dentro il corpo fu in vita ad uscire Dio. Ad entrare si portò rettamente nella sposa. Una visione uscì a questa. Entrò così un angelo a parlarLe. L’angelo Le indico che Le inviava Dio l’amore (lo Spirito Santo).

2 Samuele 7,18 – E fu da dentro l’Unigenito ad uscire dal Regno per l’amore (lo Spirito Santo) portare a dimorarvi. Guizzò in persona a starvi il Signore. E fu ad iniziare a viverLe nel corpo. Nella Madre fu l’Unigenito con l’energia della rettitudine a stare. Dalla nube l’energia fu il Signore a recarLe della vita che fu dentro a starle completamente. Fu così a stare nel mondo. Dentro venne l’energia ch’era dell’Eterno entrò con potenza nella Madre.

2 Samuele 7,19 – E completa si versò nell’utero la Rettitudine che in azione si portò per aiutare. Da Questa (dalla Madre) verrà da dentro la fontana la rettitudine del Signore ad essere nel mondo recata fuori per portarsi finalmente ad insinuarsi nei corpi per scorrere nei viventi. Dio in un Tempio per servire tutti i viventi in un corpo si chiudeva. Lo sperato da questa (dalla Madre) veniva. Aveva indicato del portarsi in un corpo alla fine (Torà ) entrando in un uomo il Signore Iahwè.

2 Samuele 7,20 – E nella Madre entrò. Fu a portarsi a riempirLa. Fu il soffio dell’amore (dello Spirito Santo) in azione a recarLe. Ed in un povero insinuò nel corpo di Dio a stare la rettitudine. E venne ad essere d’aiuto nel tempo. (Chi) all’origine sviò solo affliggerà (in quanto ) giudicato è stato d’essere una calamita.

2 Samuele 7,21 – Per amore la Parola ad ardere la rettitudine dentro un cuore per agire ad accendere fu per indicare l’originaria perfezione entrando in cammino (onde) l’essere impuro del serpente uscisse dal mondo. Per questo venne del serpente la perversità a sbarrare; a spazzarlo venne servendosi della rettitudine.

L’EPOPEA DELL’ARCAultima modifica: 2018-06-26T13:30:29+02:00da mikeplato
Reposta per primo quest’articolo

Leave a Reply

You must be logged in to post a comment.