RE GIOSAFAT RE, PROFEZIA DI RESURREZIONE

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di Alessandro Conti Puorger

Asa si addormentò con i suoi padri; fu sepolto nella città di Davide suo antenato e al suo posto divenne re suo figlio Giòsafat. (1 Re 15:24)

INTRODUZIONE AD UNA PAGINA NASCOSTA
In questo Sito com’è ormai noto a chi già segue i miei articoli, m’interesso in particolar modo di metter in luce nella Tenak, cioè nei libri in ebraico o in aramaico della Bibbia, testi di secondo livello che palesino in modo chiaro ed evidente l’attesa del Messia.
Questa attesa, infatti, era forte, solida e diffusa pur se i testi esterni canonici poco sembrano parlarne.
La tesi che la Tenak, per il fatto che le lettere ebraiche sono dotate anche di valenza di ideogrammi, sia un testo criptato, cioè capace di nascondere altri significati è nell’immaginario generale.
Per me tale tesi è divenuta una realtà attuata, avendola ormai provata con le numerose dimostrazioni che ho già fornito.
Almeno un’altra faccia completamente messianica è decriptabile dalla Tenak grazie ad opportuni significati delle lettere desumibili dal loro messaggio grafico.
Varie pagine di quelle Sacre Scritture, infatti, lette in un certo modo, utilizzando le proprietà di icona queste lettere, e secondo regole, il cui rispetto è sempre rispettato e riscontrabile, danno luogo a testi di secondo livello, appunto, con le vicende profetiche sul Cristo, il Messia.
La Torah, infatti, come asserisce anche Rabbì Hanina, non è formata da parole, ma… delle sacre lettere che stanno sul trono di Dio dall’inizio dei tempi e tutti gli altri scritti sino stati formati guardando a quella.
Con ciò richiamo tutto ciò che ho espresso al riguardo nei miei lavori in questo sito, dall’ultimo “Scrutatio cristiana del testo masoretico della Bibbia“, al primo inserito in Internet “Decriptare le lettere parlanti delle sacre scritture ebraiche” a cui ha fatto subito seguito il mio metodo, regole e significati grafici delle singole lettere in “Parlano le lettere” con cui, appunto, trovo le pagine di secondo livello sul Messia nella Tenak o Bibbia ebraica.
Richiamo tutto ciò, perché è da tenere come premessa, a sfondo di quando andrò ad argomentare nei prossimi paragrafi.

Una pagina della Tenak, particolarmente efficace, in grado di fornire pagine sul Cristo in una lettura per decriptazione, è l’ultimo capitolo, il 22°, del primo libro dei Re, pagina che poi espliciterò, che ci dice della morte di Acab, re d’Israele, in occasione dell’attacco congiunto di questi e di Giosafat, re di Giuda, alla città di Ramot di Gaalad che era in mano al re di Aram.
Ramot di Galaad era una città particolare, entrata in possesso degli Israeliti, ai tempi di Mosè, già prima di attraversare il Giordano.
Era situata sulla sponda sinistra di quel fiume, sotto le alture della attuale Giordania: “In quel tempo Mosè scelse tre città oltre il Giordano verso oriente, perché servissero d’asilo all’omicida che avesse ucciso il suo prossimo involontariamente, senza averlo odiato prima, perché potesse aver salva la vita fuggendo in una di quelle città. Esse furono Beser, nel deserto, sull’altipiano, per i Rubeniti; Ramot in Gàlaad, per i Gaditi e Golan, in Basan, per i Manassiti.” (Deuteronomio 4,41-43)
Ramot di Galaad , peraltro, si presta proprio con le sue lettere a discorsi sul Cristo, ossia sul Messia.
Una lettura di quel nome secondo le regole di cui ho detto, infatti, propone queste idee:

  • “Un corpo morto rivelerà () l’Eterno “;
  • “Dall’alto ( = ) della croce si rivelerà () l’Eterno “.

Un evento del genere è segnalato nel Vangelo di Marco (15,39) proprio nei riguardi di Gesù di Nazaret crocifisso: “Il centurione, che si trovava di fronte a lui, avendolo visto spirare in quel modo, disse: Davvero questo uomo era Figlio di Dio!”
D’altronde un modo di vedere le Sacre Scritture ebraiche è di considerarle un messaggio continuo che porta a incontrare il Messia.
Perché ciò?
Un fine della Torah, aldilà di essere una serie di norme e di precetti o di racconti storici o metastorici, è quello di descrivere le opere del Dio d’Abramo, di Isacco e di Giacobbe e i Suoi progetti per noi tutti che s’attueranno nella storia di salvezza che ha intessuto e va sviluppando e nella quale la figura del Messia, il Cristo è essenziale.
Tutto ciò si ricava se considerano non solo le parole, ma anche le singole lettere, in quanto l’intera serie delle lettere ebraiche che la compongono, e anche una sua “pericope” o ritaglio, come se fosse un prelievo di DNA, è da prendere quale una password del suo sito, capace di far mettere in comunicazione.
Tutti gli altri scritti canonici della Bibbia ebraica successivi a quella sono stati poi così impostati ad imitare tale originaria impronta anche se con racconti esterni i più diversi.
Il Messia, tramite quei testi delle Sacre Scritture ebraiche, ha quindi il potere di trapelare da ogni evento e da ogni versetto ed addirittura anche da ogni singola lettera che può sempre riferirsi a Lui. (Vedi “Scrutatio” cristiana del testo masoretico della Bibbia“)
Dice il San Paolo nella lettera ai Colossesi riferendosi al Cristo:

“Egli è immagine del Dio invisibile, generato prima di ogni creatura;
poiché per mezzo di lui sono state create tutte le cose,
quelle nei cieli e quelle sulla terra, quelle visibili e quelle invisibili…
Tutte le cose sono state create per mezzo di lui e in vista di lui.
Egli è prima di tutte le cose e tutte sussistono in lui.” (Colossesi 1,15-17)

Questo non è un pensiero originale di Paolo, ma un pensiero antico, dedotto dalla stessa Torah, acquisito e sviluppato dalla tradizione rabbinica e farisaica, e poi cabalistica, le quali, tutte, annettono grande valore alle lettere ebraiche.
Tutto, infatti, è frutto della Parola di Dio.
Dio ha creato il tutto con la parola “Dio disse: Sia la luce! E la luce fu.” (Genesi 1,3), e così via…
Le parole, peraltro, sono formate da lettere, le famose lettere che stavano sul trono di Dio. (Vedi “Alfabeto ebraico, trono di zaffiro del Messia“) e Adamo, del pari, ha ricevuto un potere simile, ma non totale, come si ricava da: “Allora il Signore Dio plasmò dal suolo ogni sorta di bestie selvatiche e tutti gli uccelli del cielo e li condusse all’uomo, per vedere come li avrebbe chiamati: in qualunque modo l’uomo avesse chiamato ognuno degli esseri viventi, quello doveva essere il suo nome. Così l’uomo impose nomi a tutto il bestiame, a tutti gli uccelli del cielo e a tutte le bestie selvatiche, ma l’uomo non trovò un aiuto che gli fosse simile.” (Genesi 2,19s)
L’aiuto simile per Adamo, considerato questi come profezia sul Cristo finale, il nuovo Adamo, è che questo aiuto prefigura la Chiesa.
E di questo aiuto si trovano più cenni nella decriptazione del testo 1Re 22 che poi proporrò.
Quella che pare una novità proposta da San Paolo è il seguito di quel inno inserito nella lettera ai Colossesi: “Egli è anche il capo del corpo, cioè della Chiesa; il principio, il primogenito di coloro che risuscitano dai morti, per ottenere il primato su tutte le cose.” (Colossesi 1,18)
Chiesa designa un’assemblee del popolo convocato da Dio.
È quello un termine frequentemente usato nell’Antico Testamento greco per indicare l’assemblea “qehal” del popolo eletto “‘edat Israel” riunita davanti a Dio.
In particolare nell’assemblea del Sinai, convocata da Dio, Israele ricevette la Torah e fu costituito da Dio come suo popolo santo.
Definendo “Chiesa” la comunità di coloro che credono in Cristo, Paolo si riconosce erede di quella assemblea.
Dio, quindi, “convoca” nuovamente negli ultimi tempi il suo popolo, tramite gli apostoli, da tutti i confini della terra, perciò questa assemblea è universale.
Il pensiero di uno sviluppo del genere, che la convocazione fosse alla fine dei tempi estesa a tutti i popoli della terra era nei profeti.
Al riguardo, in altre occasioni, e lo costateremo anche dalla decriptazione annunciata di 1Re 22, il pensiero era latente come quello della risurrezione, portata avanti con vigore dai farisei, pensieri deducibili entrambi da una lettura particolare del testo biblico ebraico e non da rare proposte esterne, molte in testi deuterocanonici, peraltro, spesso discusse e non accettate.
Nel Sifré su Deuteronomio 32,7: “Rabbì Simai diceva: Non vi è pericope (nella Torah) in cui non ci sia la risurrezione dei morti. Il fatto è che non abbiamo in noi la forza di manifestarlo attraverso il midrash“, cioè con la ricerca.
“Pericope” da “perikòptein” perikoptein “tagliare intorno”, ritaglio anche piccolo, in cui, come sostengo anch’io, si può trovare l’idea della risurrezione.
Se c’era si può ritrovare!

I PRIMI RE DI GIUDA
Ciò premesso, per entrare in modo ordinato nel tema mi avvicinerò a quel testo 1Re 22 dotandomi di quel minimo di nozioni storiche per poter comprendere il testo esterno che può fornire una lettura un poco più attenta delle pagine della stessa Bibbia.
Prima di scrutare quella storia sotto la particolare angolatura delle lettere ebraiche in essa usate, infatti, mi soffermerò a cercare di far chiarezza, in primis a me stesso, sulle intricate vicende tra i regni d’Israele e di Giuda separatisi da quello che era un unico regno ai tempi di Saul, di David e di Salomone.
Guarderò poi con particolare attenzione alle vicende connesse alle scelte di Giosafat, uno dei primi Re di Giuda, discendente di David, che regnò a metà del IX secolo d.C. e di cui è detto nei libri dei Re e delle Cronache inseriti nella Bibbia.
Per le scelte di questo Re, da apprezzare per vari aspetti, ma che inciampò in un’alleanza nefasta, la sua discendenza stava per spengersi, offesa da una perversa volontà nemica, ma risorse con Ioas suo nipote.
Questi doveva essere ucciso, ma fu a riportare ad accenderla con un intervento uscito direttamente dal Tempio di Gerusalemme, come a rafforzare con una prova uscita dal Santuario la sensazione di una precisa volontà divina di conservare una discendenza a David da cui verrà il Messia.
Della congerie di nomi di personaggi di quelle storie, com’è mio solito, darò rilevanza anche alle lettere ebraiche che li costituiscono, perché queste hanno in sé il potere d’evocare i pensieri nascosti di chi le usò negli antichi scritti e rivelano tracce sottili che mossero quegli autori.
Si potrà notare come molti di quei nomi hanno in se le lettere ebraiche che sono le prime tre del Tetragramma Sacro, l’ineffabile Iahwèh , Dio d’Israele, lettere che sono anche nel nome del personaggio principale che ci interessa, il re Giosafat.

Il regno di Giosafat iniziò circa 100 anni dopo la fine di quello di Davide.
Nella genealogia di Gesù di Nazaret, riportata dal Vangelo di Matteo, si legge: “Iesse generò il re Davide, Davide generò Salomone da quella che era stata la moglie di Uria, Salomone generò Roboamo, Roboamo generò Abia, Abia generò Asaf, Asaf generò Giòsafat, Giòsafat generò Ioram, Ioram generò Ozia…” (Matteo 1,6-8)
Giosafat, quindi, fu il 6° re di Giuda dopo David e il 7° dopo Saul.
Fin qui tutto bene, se il nome Ozia si considera un’alterazione del nome Acazia; poi Matteo propone: “Ozia generò Ioatam, Ioatam generò Acaz, Acaz generò Ezechia…” (Matteo 1,9)

In effetti, in questo ulteriore stralcio di genealogia v’è qualche alterazione di nomi e un salto di generazioni per il desiderio di Matteo di far sì che quelle da Davide all’esilio di Babilonia apparissero nel numero di 14.
Tale numero 14, infatti, sottende il nome del Re Davide:

= ( = 4) + ( = 6) + ( = 4) = 14

da cui, era atteso, doveva venire il Messia (Vedi “Numeri nei Vangeli e nell’Apocalisse, annunci del Messia“).

In particolare:

  • Asaf in effetti è Asa;
  • Ozia sarebbe giusto fosse Acazia che fu figlio di Ioram (852-841 a.C.), ma non fu padre di alcun Ioatam;
  • Ioatam (740-732 a.C.) o Iotan, di tale elencazione di Matteo, il padre del re Acaz re di Giuda, quello della famosa profezia d’Isaia sull’Emmanuele, fu in effetti figlio di un Ozia, ma il lebbroso re di Giuda (2Cronache 26,23) e questo Ozia, re di Giuda dal 783 al 742 a.C., è noto anche come Azaria.

Matteo, perciò, fa un salto non riportando almeno due generazioni come se volesse dimenticare quel periodo in cui, come vedremo, ci fu una nefasta influenza di una parentela mal digerita che poteva essere distruttiva per i discendenti di David.
La prima parte di quella elencazione di Re per trasmissione della regalità da padre in figlio fatta da Matteo è confermata come esatta dai libri dell’Antico Testamento.
Da esempio al proposito cito i versetti 1Cronache 3,10 e 11: “Figli di Salomone: Roboamo, di cui fu figlio Abia, di cui fu figlio Asa, di cui fu figlio Giòsafat, di cui fu figlio Ioram, di cui fu figlio Acazia, di cui fu figlio Ioas…”

Ecco che, infatti, Acazia figlio di Ioram ebbe per figlio un Ioas e questi non fu padre di Acaz.

Dopo la parentesi di Saul, seguendo il filone principale dei primi re, si ha:

  • David , l’ultimo figlio di Iesse, aveva 30 anni quando iniziò a regnare nella città di Ebron su Giuda e dopo 7 anni regnò su tutte e 12 le tribù d’Israele per 33 anni in Gerusalemme ed in definitiva fu re per 40 anni, 1010-970 a.C.;
  • Salomone , figlio di Davide e Bersabea, già moglie di Uria, regnò per 40 anni su Israele e Giuda, 970-931 a.C..

Salomone, dopo vari anni di regno gestiti con sapienza, evidentemente s’era montato la testa; curava più le grandi costruzioni, gli interessi internazionali, le donne e i piaceri, spremeva il popolo di tasse, in special modo le tribù del Nord e le sue donne lo portarono anche a deflettere dalla religione dei padri.
Per ciò, trovò lo sdegno del Signore, come dirà per bocca del profeta Achia di Silo: “…perché egli (Salomone) mi ha abbandonato, si è prostrato davanti ad Astarte dea di quelli di Sidòne, a Camos dio dei Moabiti, e a Milcom dio degli Ammoniti, e non ha seguito le mie vie compiendo ciò che è retto ai miei occhi, osservando i miei comandi e i miei decreti, come aveva fatto Davide suo padre.” (1Re 11,33)
Con Salomone il peccato d’apostasia entrato nella testa del primo d’Israele e non frenato dilaga tra il popolo; infatti, i cattivi esempi sono più seguiti dei buoni.
Nel nome di Salomone, d’altronde, appare una simbolo del serpente tentatore e nel prosieguo si troverà tracce e sviluppi di quel serpente tra i nomi dei re d’Israele, ma non nei re, bensì tra le regine.
I nomi, secondo gli antichi, possono, infatti, indicare la sorte dell’uomo… nomen omen e ciò si verifica spesso con i nomi dei personaggi biblici.
La goccia che fece traboccare il vaso e rese fragile il regno di Salomone fu che le tribù lontane si sentivano meno preferite ed assoggettate e così furono facile preda di chi le fomentava in quel senso.
Come primo riflesso iniziarono a sentire il peso delle distanze da percorrere per le funzioni religiose delle tre grandi feste annuali rituali comandate dalla Torah.
In definitiva mal digerivano di recare ricchezze a quel Tempio e indirettamente, arricchire Gerusalemme e i suoi abitanti, soprattutto la tribù di Giuda.
Cominciò a montare la protesta che fu cavalcata da un caporione: “Geroboamo, figlio dell’efraimita Nebàt, di Zereda… mentre era al servizio di Salomone, insorse contro il re… Salomone cercò di uccidere Geroboamo, il quale però trovò rifugio in Egitto presso Sisach, re di quella regione. Geroboamo rimase in Egitto fino alla morte di Salomone.” (1Re 11,26-40)
Morto Salomone, si ebbe però la frattura, vale a dire la scissione del regno del nord, detto d’Israele, da quello del sud, detto di Giuda.
Solo su questo secondo regnò Roboamo, figlio di Salomone, mentre su quello del nord le tribù protestanti elessero re proprio Geroboamo.
Quando morì Salomone, infatti, nell’assemblea di Sichem convocata per nominare re Roboamo, Geroboamo, tornato dall’Egitto, si presentò con richieste intese ad alleggerire i pesi fiscali delle varie tribù, ma ciò trovò l’opposizione di Roboamo.
Fu così che a Roboamo rimasero fedeli solo le tribù di Giuda e di Beniamino mentre le altre 10 tribù elessero re Geroboamo.
Roboamo convocò un esercito per combattere le altre tribù d’Israele: “…ma il Signore disse a Semeia, uomo di Dio: Riferisci a Roboamo figlio di Salomone, re di Giuda, a tutta la casa di Giuda e di Beniamino e al resto del popolo: Dice il Signore: Non marciate per combattere contro i vostri fratelli israeliti; ognuno ritorni a casa, perché questa situazione è stata voluta da me. Ascoltarono la parola del Signore e tornarono indietro…” (1Re 12,22-24)
Geroboamo fortificò Sichem sulle montagne di Èfraim e vi pose la residenza e la capitale del regno, poi, per evitare che il popolo andasse a sacrificare a Gerusalemme, quindi per… sancire una perenne divisione, preparò due vitelli d’oro e disse al popolo: “Siete andati troppo a Gerusalemme! Ecco, Israele, il tuo dio, che ti ha fatto uscire dal paese d’Egitto. Ne collocò uno a Betel e l’altro lo pose in Dan. Questo fatto portò al peccato; il popolo, infatti, andava sino a Dan per prostrarsi davanti a uno di quelli.” (1Re 12,28-30)
Questo fu “il peccato di Geroboamo”!
Abia, un figlio di Geroboamo, s’ammalò e Geroboamo mandò la propria moglie dal veggente Achia di Silo per avere un oracolo sul figlio.
Achia, pur se era divenuto cieco, riconobbe la donna anche se si era travestita e le profetizzò per il Signore che tutta la stirpe di Geroboamo sarebbe stata sradicata, perché s’era dimenticato del Signore (1Re 14).
La guerra così era inevitabile: “Nell’anno diciottesimo del re Geroboamo divenne re di Giuda Abia. Regnò tre anni in Gerusalemme… Ci fu guerra fra Abia e Geroboamo.” (2Cronache 13,1-2)
Vinse l’esercito di Abia, poi: “Abia inseguì Geroboamo; gli prese le seguenti città: Betel con le dipendenze, Iesana con le dipendenze ed Efron con le dipendenze. Durante la vita di Abia Geroboamo non ebbe più forza alcuna; il Signore lo colpì ed egli morì.” (2Cronache 13,19s)
Fu poi fatto re il figlio Nadab di Geroboamo.
Nadab portava un nome che ricordava un antico evento tragico avvenuto al tempo di Mosè, menzionato dal libro dei Numeri, infatti: “Ora Nadab e Abiu morirono quando presentarono al Signore un fuoco profano.” (Numeri 26,60)
Questo “Nadàb, figlio di Geroboamo, divenne re d’Israele nell’anno secondo di Asa, re di Giuda, e regnò su Israele tre anni. Egli fece ciò che è male agli occhi del Signore, imitando la condotta di suo padre e il peccato che questi aveva fatto commettere a Israele. Contro di lui congiurò Baasa figlio di Achia, della casa di Ìssacar, e lo assassinò in Ghibbeton…” (1Re 15,25-27)
Da quel momento sempre più profonda fu l’inimicizia, il cui acme contro Asa re di Giuda si verificò con i re di Israele Baasa e poi Acab.
Nella elencazione seguente sono riportate le date, giocoforza approssimative, e le durate di regno dei discendenti di David e di Salomone che regnarono dopo di loro, cioè i re di Giuda dopo la secessione di Geroboamo, durate dedotte da quanto è detto nei libri storici dell’Antico Testamento:

  • Roboamo , regnò su Giuda per 17 anni, 931-914 a.C.;
  • Abia o Abiia , regnò su Giuda per 3 anni, 914-911 a.C.;
  • Asa , regnò su Giuda per 41 anni, 911-870 a.C.;
  • Giosafat , regnò su Giuda per 25 anni, 870-845 a.C.;
  • Ioram fu re per 7 anni, 848-841 a.C.;
  • Acazia fu re per un anno, nell’841 a.C., chiamato in 2Cronache 21,17; 25,23 anche Ioacaz invertendo tra loro le due parti del nome, forse per meglio differenziarlo dall’omonimo che fu re d’Israele.
  • Atalia moglie d’Ioram figlia di Acab, madre di Acazia regnò negli anni 841-835 a.C.;
  • Ioas , figlio di re Acazia, fu re nel periodo 835-796 a.C., a questi seguì il figlio Amasia.

Si può costatare che in definitiva fu mantenuta la stabilità della discendenza di Davide, sia pure con la parentesi della regina Atalia .
Con questa regina il serpente entra in piena potenza nel regno di Giuda.
Atalia infatti, ha nel nome quella lettera e si può leggere “tempo del serpente di stare in campo “, oppure il suo, di Atalia, “agire indica che il serpente è in campo “.

In parallelo è da considerare la successione dei re d’Israele:

  • Geroboamo , regnò nel periodo 930-909 a.C.;
  • Nadab , figlio di Geroboamo, fu re per 2 anni 909-908 a.C., venne ucciso da Baasa della tribù di Isaccar;
  • Baasa regnà nel periodo 908-865 a.C., la sua casa fu distrutta;
  • Omri , già capo dell’esercito d’Israele, fu re nel periodo 884-873 a.C.;
  • Acab , figlio di Omri, regnò nel periodo 874-853 a.C. con la moglie Gezabele ;
  • Acazia , figlio di Acab 853 – 852 a.C., non ebbe figli ed Elia ne previde la morte;
  • Ioram , re di Israele 852-841 a.C.;
  • Ieu figlio di un Giosafat, ma non dell’omonimo re di Giuda, fu re di Israele nel periodo 841-815 a.C., fu unto da Elia e per quattro generazioni proseguì la sua discendenza 2Re 10,30.

Risulta così ben chiaro come la successione dei re d’Israele fu il prodotto di più dinastie per discontinuità provocate da colpi di mano che hanno sradicato le casate precedenti.
Nel periodo considerato i cambiamenti, infatti, furono tre:

  • la generazione di Geroboamo distrutta da Baasa,
  • quella di Baasa distrutta da Omri,
  • quella di Omri distrutta da Ieu.

Tra i nomi dei re d’Israele, spiccano i nomi:

  • Nadab , l’angelo (ribelle) s’insinua ();
  • Omri , che agirà da ribelle .

Soprattutto la manifestazione del serpente si presenterà anche in questo regno in una regina, Gezabele .
Accade così che il serpente ebbe facile presa sulle donne regine nei due regni in Gezabele e in Atalia, peraltro una madre dell’altra, come vedremo.
Le vicende storiche dei regni d’Israele e di Giuda furono strettamente condizionate dalla loro inimicizia e dalle alleanze per tentare di sopraffarsi a vicenda.
Vi fu anche un tentativo d’avvicinamento che coinvolse le dinastie dei reali dei due regni, ma si rivelò un abbraccio pressoché mortale.
La dinastia di Acab fu distrutta e di quella di Giosafat restò un solo esponente maschio, Ioas.
Fu un periodo pieno di capovolgimenti di situazioni.
Queste vicende, già complicate di per sé, lo divengono ancora più a causa del fatto che nelle due dinastie vi furono varie omonimie e ciò complica il cogliere i fatti che si leggono nei libri dei Re e nelle Cronache.
Si incontrano, infatti, nello stesso arco storico di mezzo secolo:

  • uno Ioram re di Israele (852-841 a.C.) e uno Ioram re di Giuda (848-841 a.C. co-reggente con Giosafat dall’853);
  • un Acazia re di Giuda (841 a.C.) ed un Acazia re di Israele (853-852 a.C.);
  • oltre al nostro Giosafat re di Giuda, un omonimo, figlio di un certo Nimsi che fu padre di Ieu poi re d’Israele (842-815 a.C.);
  • uno Ieu profeta, figlio di un certo Canani e il già detto Ieu re di Israele.

IL REGNO DI GIOSAFAT
Il Re di Giuda Giosafat ha per avo in linea paterna David.
Il padre di Giosafat, Asa, infatti, era un bisnipote di Davide.
Asa, peraltro, poteva vantare discendenza da Davide oltre che per via paterna anche per via materna in quanto Maaca, sua madre, moglie di Abia, suo padre, e nonna di Giosafat era, infatti, figlia di Assalonne, il noto figlio ribelle di Davide: “Nell’anno ventesimo di Geroboamo, re di Israele, divenne re su Giuda Asa. Costui regnò quarantun anni in Gerusalemme. Sua madre si chiamava Maaca, figlia di Assalonne.” (1Re 15,9s)
Giosafat fu re a dinastia ormai consolidata.
Questa dinastia, infatti, oltre all’importante capostipite Davide, aveva avuto una scuola, con tudor di classe, quali Salomone e Asa il padre di Giosafat.

Asa, infatti, fu un re importante e di buona indole; si legge: “Asa come Davide suo antenato, fece ciò che è giusto agli occhi del Signore.” (1Re 15,11)
Combatté contro i lascivi costumi e contro il politeismo, infatti: “Eliminò i prostituti sacri dal paese e allontanò tutti gli idoli eretti da suo padre. Anche sua madre Maaca egli privò della dignità di regina madre, perché essa aveva eretto un obbrobrio in onore di Asera; Asa abbatté l’obbrobrio e lo bruciò nella valle del torrente Cedron. Ma non scomparvero le alture, anche se il cuore di Asa si mantenne integro nei riguardi del Signore per tutta la sua vita.” (1Re 15,12-14)
Per tutta la durata del suo regno fu in lotta contro Baasa il re d’Israele.
Israele, infatti, aveva assalito Giuda.
Asa per difendersi cercò un alleato potente e così prese tutto l’argento e l’oro depositato nei tesori del tempio e nei tesori della reggia, li consegnò ai suoi ministri, che li portarono a Damasco al re che regnava in Siria, cioè il re di Aram.
Fu così che il re di Aram ruppe l’alleanza col re d’Israele e inviò contro le città di Israele i capi delle sue forze armate, occupò varie città e l’intera regione di Genèsaret e il territorio di Néftali. (1Re 15,16-20)
Asa poi si adoperò per fortificare varie città di Giuda: “Le altre gesta di Asa, tutte le sue prodezze e tutte le sue azioni, le città che egli edificò, sono descritte nel libro delle Cronache dei re di Giuda. Egli nella sua vecchiaia ebbe la podàgra.” (1Re 15,23)

Giosafat succedette al padre su trono:

  • “Asa si addormentò con i suoi padri, fu sepolto con i suoi padri nella Città di Davide, suo padre, e al suo posto divenne re suo figlio Giòsafat.” (1Re 15,24)
  • “Giòsafat, figlio di Asa, divenne re su Giuda l’anno quarto di Acab, re d’Israele. Giòsafat aveva trentacinque anni quando divenne re; regnò venticinque anni a Gerusalemme. Sua madre si chiamava Azubà, figlia di Silchì.” (1Re 22,41s)

Nella conduzione del regno il figlio seguì gli insegnamenti del padre, infatti, subito dopo il testo dice: “Seguì in tutto la via di Asa, suo padre, non si allontanò da essa, facendo ciò che è retto agli occhi del Signore. Ma non scomparvero le alture; il popolo ancora sacrificava e offriva incenso sulle alture. Giòsafat fece pace con il re d’Israele.” (1Re 22,43-45)

Giosafat, in ebraico Iehoshafat, è un nome composto da:

  • che altro non è che l’inizio del Tetragramma sacro, il Nome ineffabile, che per intero si scrive
  • che è il radicale del verbo giudicare e punire da cui deriva il termine giudice.

Al riguardo di queste lettere si trova una spiegazione, ritengo voluta, proprio nel versetto 38 del testo che poi decripterò del brano 1Re 22; si riferisce alla morte di Acab trafitto in battaglia.
Lì le lettere hanno lì il valore di “fu lavato”.
Propongo il versetto e la sua decriptazione con le regole di “Parlano le lettere“.

1Re 22,38Il carro fu lavato nella piscina di Samaria; i cani leccarono il suo sangue e le prostitute vi si bagnarono, secondo la parola pronunciata dal Signore.




1Re 22,38 – Porterà a stare i risorti il Verbo nel cuore , quel primo crocifisso uscirà da carro per innalzarli () dal Benedetto . Il Crocifisso da custode li condurrà dagli angeli . Portato sarà stato il serpente ad ardere . Con la rettitudine nel cuore saranno i viventi a venire () per il sangue portato ed entreranno questi ad abitare () col Crocifisso . I corpi dalle tombe su porterà come aveva detto . Saranno ad entrare portati dal mondo alla beatitudine della Parola .

1Re 22,38 – Porterà a stare i risorti il Verbo nel cuore, quel primo crocifisso uscirà da carro per innalzarli dal Benedetto. Il Crocifisso da custode li condurrà dagli angeli. Portato sarà stato il serpente ad ardere. Con la rettitudine nel cuore saranno i viventi a venire per il sangue portato ed entreranno questi ad abitare col Crocifisso. I corpi dalle tombe su porterà come aveva detto. Saranno ad entrare portati dal mondo alla beatitudine della Parola.

In primo luogo faccio notare come la decriptazione fa subito entrare in uno stralcio di racconto messianico.
In secondo luogo osservo che il termine che è stato usato come “lavare” fa trapelare come un giudizio = anticipato su Acab re apostata.
Nel contempo, come capiremo meglio dagli eventi storici, è profezia di un riscatto/giudizio da parte del Signore, quindi un , che fa trapelare quasi una vendetta preventiva proprio di Giosafat sui disastri che capiteranno alla propria famiglia a causa di Acab dopo che Giosafat stesso sarà deceduto.

Torniamo ora alle vicende di quella dinastia di Giosafat.
Il regno di suo padre Asa, come detto, era stato caratterizzato da profonda inimicizia col regno d’Israele.
Tra l’altro Asa s’era alleato con i re di Aram per combattere contro Israele, ma Giosafat provocò sotto questo aspetto un cambio di strategia, nel senso che sembra non confermare ad Aram di continuare ad attaccare Israele.
All’inizio della storia di Giosafat al capitolo 22 del 1° libro dei Re, infatti, si legge ai versetti 1 e 2:

  • “Trascorsero tre anni senza guerra fra Aram e Israele.”
  • “Nel terzo anno Giòsafat, re di Giuda, scese dal re d’Israele.”

Evidentemente entrambi i regni si stavano dissanguando con quelle loro guerre fratricide a tutto vantaggio di Aram e su ciò pare cogliersi che era stata presa piena coscienza da entrambi le parti.
Potrebbe presumersi che il re d’Israele, essendo venuto a sapere della morte di Asa, colse l’occasione di dare un segno di non belligeranza evitando nuove azioni e che Giosafat, il nuovo re di Giuda, l’accolse.
In effetti, non solo l’accolse, ma con accortezza l’aveva preparato.
Conoscendo, infatti, che tipo fosse il Re d’Israele, il famoso Acab di cui in particolare è detto nel ciclo di Elia, pare proprio improbabile che l’iniziativa nascesse spontanea da Acab.
Acab, re d’Israele, con la moglie Gezabele sono famosi per essere stati un una coppia perversa, adoratori di Baal:

  • era figlio di Omri capo dell’esercito di Israele che regnò sul Regno del Nord per 11 anni (884-873 a.C.) e trasferì la capitale del regno a Samaria, “Acab figlio di Omri divenne re su Israele nell’anno 38° di Asa re di Giuda. Acab figlio di Omri regnò su Israele in Samaria ventidue anni.” (1Re 16,29);
  • “Non gli bastò imitare il peccato di Geroboamo figlio di Nebàt; ma prese anche in moglie Gezabele figlia di Et-Bàal, re di quelli di Sidone, e si mise a servire Baal e a prostrarsi davanti a lui. Eresse un altare a Baal nel tempio di Baal, che egli aveva costruito in Samaria. Acab eresse anche un palo sacro e compì ancora altre cose irritando il Signore Dio di Israele, più di tutti i re di Israele suoi predecessori.” (1Re 16,31-33);
  • fu re di Israele per 22 anni (874-853 a.C.), padre di Acazia e di Ioram re d’Israele, e di una figlia Atalia che sposò un omonimo del fratello Ioram, poi re di Giuda;
  • fece ciò che è male agli occhi del Signore e gli si oppose il profeta Elia, ma per amore del popolo il Signore liberò due volte Israele dalla Siria, cioè da Aram;
  • s’umiliò davanti a Dio (1Re 21) quando Elia lo condannò per aver ucciso Nabot;
  • morì in una battaglia contro la Siria e la sua stirpe fu poi sterminata, come aveva profetizzato il profeta.

Eppure ci furono almeno tre anni di pace!
Acab era un re testardo e pieno d’alterigia, cosa l’indusse a miti consigli?
Trascorsi tre anni di pace Giosafat, fece di più, “…scese dal re d’Israele”, vale a dire fece lui il primo passo concreto.

Giosafat cominciò a regnare quando il padre era ancora vivo, ma era ormai malato gravemente di gotta.
Già Asa, il padre, pagando con l’oro, aveva chiesto alleanza al re di Aram contro il re Baasa e per ciò ricevette il rimprovero del veggente Canani, perché non s’era rivolto al Signore che era suo alleato naturale. (2Cronache 16,7-10)
Poi: “Nell’anno trentanovesimo del suo regno, Asa si ammalò gravemente ai piedi. Neppure nell’infermità egli ricercò il Signore, ricorrendo solo ai medici. Asa si addormentò con i suoi padri; morì nell’anno quarantunesimo del suo regno.” (2Cronache 16,12s)
Il padre, comunque, era stato molto accorto, infatti: “…si fortificò contro Israele. Egli mise guarnigioni militari in tutte le fortezze di Giuda; nominò governatori per le città di Giuda e per le città di Èfraim occupate dal padre Asa.” (2Cronache 17,1s)

A merito di Giosafat sta che, per quanto riguarda la fede personale e…l’aspetto religioso, rimase fedele al Signore come propone il 2° libro delle Cronache dando buon esempio al popolo: “Il Signore fu con Giòsafat, perché egli seguì la primitiva condotta di suo padre e non ricercò i Baal, ma piuttosto ricercò il Dio di suo padre e ne seguì i comandi, senza imitare Israele. (2Cronache 17,3s)
Il Signore rispose con dovizia alla fedeltà di Giosafat: “Il Signore consolidò il regno nelle mani di Giòsafat e tutto Giuda gli portava offerte. Egli ebbe ricchezze e gloria in quantità. Il suo cuore divenne forte nel seguire il Signore; eliminò anche le alture e i pali sacri da Giuda.” (2Cronache 17,5s)
Tra il popolo di Giudea serpeggiavano ancora forme di politeismo nonostante che il padre, Asa, lo avesse combattuto.
Fu così che Giosafat ritenne opportuna una vera e propria istruzione del popolo, il che ebbe l’effetto collaterale di dare una spina dorsale al proprio regno improntata alla fedeltà alla Torah.
La Torah, cioè l’insegnamento del libro della legge del Signore “Sofer Torot Yahwèh” esteso ed applicato, dette i suoi frutti, infatti: “Nell’anno terzo del suo regno mandò i suoi ufficiali… a insegnare nelle città di Giuda. Con essi c’erano i leviti… e i sacerdoti… Insegnarono in Giuda; avevano con sé il libro della legge del Signore e percorsero tutte le città di Giuda, istruendo il popolo.” (2Cronache 17,7-9)
Il Signore rispose arricchendo in ogni senso il regno di Giosafat e dette il dono della pace con I fratelli Israeliti: “Il terrore del Signore si diffuse per tutti i regni che circondavano Giuda e così essi non fecero guerra a Giòsafat. Da parte dei Filistei si portavano a Giosafat tributi e argento in dono; anche gli Arabi gli portavano bestiame minuto… Giosafat cresceva sempre in potenza. Egli costruì in Giuda castelli e città di approvvigionamento.” (2Cronache 17,10-12)
Nel contempo mentre rafforzava le mura delle città e costruiva fortezze si era anche formato un buon esercito.

Il re d’Israele, Acab, così comprese che era meglio stare in pace con Giuda.
Certamente ci fu un gran lavorio da parte d’entrambe le diplomazie.
Israele e Giuda evidentemente si scambiarono messaggi e segnali di pace e, come accadeva, e non solo allora, la pace si sanciva anche attraverso matrimoni tra dinastie.
Proprio un fatto del genere riferisce il 2° libro delle Cronache.
Il re di Giuda si recò per la pace dal re Acab d’Israele e “…s’imparentò con Acab. Dopo alcuni anni scese da Acab in Samaria e Acab uccise per lui e per la gente del suo seguito pecore e buoi in quantità…” (2Cronache 18,1s)
Questo atto assicurò la pace provvisoria, ma si rivelò a lungo termine un disastro per la casa di Giosafat.
La casata di Giosafat se ne riebbe a stento, grazie ad…intervento attribuibile al disegno divino per assicurare la continuità promessa alla discendenza di David.
In cosa consistette quel “s’imparentò”?
Nel secondo libro dei Re si legge: “Nell’anno quinto di Ioram figlio di Acab, re di Israele, divenne re Ioram figlio di Giosafat re di Giuda. Quando divenne re aveva trentadue anni; regnò otto anni in Gerusalemme. Camminò per la strada dei re di Israele, come aveva fatto la famiglia di Acab, perché sua moglie era figlia di Acab. Fece ciò che è male agli occhi del Signore. Il Signore, però, non volle distruggere Giuda a causa di Davide suo servo, secondo la promessa fattagli di lasciargli sempre una lampada per lui e per i suoi figli.” (2Re 8,16-19)
Tutto ciò lascia arguire che Ioram, il re di Giuda, trentaduenne al momento dell’intronizzazione avendo il padre Giosafat regnato per 25 anni era nato 7-8 anni prima che Giosafat diventasse re.
Nel terzo anno di regno di Giosafat, quando questi andò a far pace con Acab re d’Israele, Ioram perciò aveva 10-11 anni ed evidentemente in tale occasione fu promesso come sposo ad una figlia di Acab.

LE GUERRE DI GIOSAFAT
Delle gesta belliche di Giosafat è detto in 1Re 22, 2Cronache 16, in… 2Re 3 e in 2Cronache 20,1-30, da cui si ricava che Giosafat era particolarmente protetto dal Signore in favore di Davide suo antenato anche se il Signore era indignato dal fatto di quel imparentamento e scambio di alleanza con la dinastia empia di Acab.
D’altronde se doveva essere cercata un’alleanza era con il Signore stesso e acquisirne una ulteriore palesava una mancanza di fede in Lui.
Riporto succintamente i fatti relativi.

1Re 22
Il primo brano riguarda essenzialmente la guerra congiunta che Acab, re d’Israele, propose a Giosafat, re di Giuda per riconquistare la città di Ramot di Gàlaad al re di Aram.
Questa città ha un nome profetico perché “dall’alto ( = ) un segno rivelerà () l’Eterno “.
E così fu!
Giosafat suggerì che Acab consultasse il Signore.
Quattrocento falsi profeti di Acab dettero parere favorevole, ma Michea, figlio di Imla fu il solo ad esprimersi in modo negativo e disse: “Vedo tutti gli Israeliti vagare sui monti come pecore che non hanno pastore”.
Il nome Michea significa “simile a Jah”.
Questo Michea non è da confondere col profeta Michea di Moreset-Gat che profetizzò in Giuda tra fine VIII e inizio del VII secolo a.C. di cui il libro a suo nome.
Acab disse a Giosafat: “Non te l’avevo detto che costui non mi profetizza il bene, ma solo il male?” e non ascoltò Michea.
Marciarono così verso Ramot di Gàlaad.
Il racconto diviene alquanto criptico e sembra nascondere un’altra verità.
Si parla di un travestimento, il che fa pensare anche ad un testo nascosto.
Stando però per ora solo al testo esterno Acab si travestì, perché altrimenti nella battaglia il nemico avrebbe cercato di uccidere solo li lui.
Come se ci fosse un complotto tra Aram e Giuda, si che i guerrieri di Aram non colpivano il re di Giuda, ma solo Acab.
Il re di Aram aveva, infatti, ordinato ai capi dei suoi carri di non combattere contro nessuno, piccolo o grande, se non contro il re di Israele.
Ad un certo punto stavano per colpire Giosafat il re di Giuda, perché questi gridò, i nemici accortisi che non era Acab desistettero.
Poi, un uomo tese a caso l’arco e colpì il re d’Israele fra le maglie dell’armatura e la corazza e questi rimase riverso sul suo carro e uscì dalla mischia.
A sera il re Acab morì e si verificò la profezia di Michea.
Ognuno tornò a casa propria.
Un parallelo racconto è in 2Cronache 18 e l’inizio del capitolo successivo ci informa: “Giosafat, re di Giuda, tornò in pace a casa in Gerusalemme. Il veggente Ieu, figlio di Canàni, gli andò incontro e disse a Giosafat: Si doveva forse recare aiuto a un empio? Potevi dunque amare coloro che odiano il Signore? Per questo lo sdegno del Signore è contro di te. Tuttavia in te si sono trovate cose buone, perché hai bruciato i pali sacri nella regione e hai rivolto il tuo cuore alla ricerca di Dio”. (2Cronache 19,1-3)

2Re 3
In questo brano, morto Acab, suo figlio Ioram ormai re d’Israele, chiese di nuovo aiuto a Giosafat che assentì.
Mesa il re di Moab, infatti, si era ribellato al re di Israele.
Ioram scelse di…percorrere la via del deserto di Edom.
Era una coalizione di tre re, il re di Israele, il re di Giuda e il re di Edom.
Mancava acqua e Giosafat suggerì di chiedere il parere a un profeta.
Il profeta che viveva in quella zona, gli dissero, essere Eliseo.
Giosafat ispirato disse: “La parola del Signore è in lui”.
Eliseo però non voleva parlare al re d’Israele e con sarcasmo gli disse di andare dai profeti della madre.
Solo per il rispetto verso Giosafat re di Giuda, poi, a nome del Signore dette il suggerimento di scavare fosse e avrebbero trovato acqua e concluse che il Signore avrebbe messo Moab nelle loro mani.
Gli Israeliti al mattino sconfissero i Moabiti.

2Cronache 20,1-30
I Moabiti coalizzati con gli Ammoniti, popolo a nord del torrente Yabbok affluente in destra del Giordano ed i Muniti, delle città di montagna della zona di Seir con buoni pascoli, mossero guerra a Giosafat.
Questi popoli stavano proprio tra il monte Nebo, il fiume Giordano e il mar Morto, ed erano quelli che avevano impedito al popolo d’Israele di passare per la via del re quando, ai tempi di Mosè e di Giosuè, stavano per conquistare la terra promessa.
Giosafat si rivolse al Signore e indisse un digiuno per tutto Giuda.

Il brano mette in evidenza il grande spirito di fede nel Signore che moveva Giosafat e che era stato acceso nel popolo di Giuda: “Quelli di Giuda si radunarono per implorare aiuto dal Signore; vennero da tutte le città di Giuda per implorare aiuto dal Signore. Giòsafat stette in piedi in mezzo all’assemblea di Giuda e di Gerusalemme nel tempio, di fronte al nuovo cortile. Egli disse: Signore, Dio dei nostri padri, non sei forse tu il Dio che è in cielo? Tu domini su tutti i regni dei popoli. Nelle tue mani sono la forza e la potenza; nessuno può opporsi a te. Non hai scacciato tu, nostro Dio, gli abitanti di questa regione di fronte al tuo popolo Israele e non hai consegnato il paese per sempre alla discendenza del tuo amico Abramo? Gli Israeliti lo hanno abitato e vi hanno costruito un santuario al tuo nome dicendo: Se ci piomberà addosso una sciagura, una spada punitrice, una peste o una carestia, noi ci presenteremo a te in questo tempio, poiché il tuo nome è in questo tempio, e grideremo a te dalla nostra sciagura e tu ci ascolterai e ci aiuterai. Ora, ecco gli Ammoniti, i Moabiti e quelli delle montagne di Seir, nelle cui terre non hai permesso agli Israeliti di entrare, quando venivano dal paese d’Egitto, e perciò si sono tenuti lontani da quelli e non li hanno distrutti, ecco, ora ci ricompensano venendoci a scacciare dalla eredità che tu hai acquistata per noi. Dio nostro, non ci vorrai rendere giustizia nei loro riguardi, poiché noi non abbiamo la forza di opporci a una moltitudine così grande piombataci addosso? Non sappiamo che cosa fare; perciò i nostri occhi sono rivolti a te.” (4-12)

Un Levita invaso dallo spirito del Signore li confortò dicendo: “Non temete e non spaventatevi davanti a questa moltitudine immensa perché la guerra non è diretta contro di voi, ma contro Dio. (15) …il Signore opererà per voi, o Giuda e Gerusalemme. (17)”
Il giorno dopo Giosafat si mosse col suo esercito, ma pose davanti i leviti con paramenti sacri a lodare il Signore a piena voce in modo simile a come fece Giosuè per attraversare il Giordano.
Il Signore tese un agguato contro gli Ammoniti, i Moabiti e quelli delle montagne di Seir, venuti contro Giuda e furono sconfitti.
Questi, in effetti, entrarono in lite tra loro e si distrussero a vicenda.
Quando quelli di Giuda raggiunsero la collina da dove si vedeva la vallata non c’erano che cadaveri e per tre giorni raccolsero bestiame, ricchezze, vesti e oggetti preziosi.
Ne presero più di quanto ne potessero portare.
Passarono tre giorni a raccogliere il bottino, perché esso era molto abbondante.
Si radunarono poi nella valle di Beracà; poiché là benedissero il Signore, chiamarono quel luogo valle della Benedizione (26).
Si seppe in giro che il Signore aveva combattuto in favore di Giosafat e il terrore si diffuse su tutti i regni dei vari paesi onde il regno di Giosafat fu tranquillo.
Dio gli aveva concesso la pace su tutte le frontiere.

LA VALLE DI GIOSAFAT
Questa ultima sconfitta dei popoli nemici, ottenuta per intervento divino, goduta dal re Giosafat e dal suo popolo, ha certamente contribuito ad accendere l’immaginazione.
Una vallata piena di cadaveri di nemici, per di più senza colpo ferire, opera indubbiamente del Signore in difesa del suo popolo.
Appena il popolo s’è affidato solo a Lui e non ha chiesto l’intervento d’altri alleati, beh, è intervenuto.
Questa, assieme ad altre imprese del genere, memorabili, hanno influenzato la tradizione ebraica e hanno fomentato accenni dei suoi profeti che hanno mosso la cosiddetta letteratura escatologica apocalittica.
I popoli che si radunano per combattere il popolo di Dio è divenuto, infatti, un tema apocalittico dominante.
I primi cenni di popoli contro la terra promessa si trova già ai tempi di Abramo col l’attacco dei 4 re lontani per sottomettere le città del sud della valle del Giordano.
Ricordo solo alcuni accenni dell’Apocalisse su cosa propone alla fine:

  • “Il sesto angelo versò la sua coppa sopra il grande fiume Eufrate e le sue acque furono prosciugate per preparare il passaggio ai re dell’oriente. Poi dalla bocca del drago e dalla bocca della bestia e dalla bocca del falso profeta vidi uscire tre spiriti impuri, simili a rane: sono infatti spiriti di demoni che operano prodigi e vanno a radunare i re di tutta la terra per la guerra del grande giorno di Dio, l’Onnipotente.” (Apocalisse 16,12-14)
  • “Satana verrà liberato dal suo carcere e uscirà per sedurre le nazioni che stanno ai quattro angoli della terra, Gog e Magòg, e radunarle per la guerra: il loro numero è come la sabbia del mare. Salirono fino alla superficie della terra e assediarono l’accampamento dei santi e la città amata. Ma un fuoco scese dal cielo e li divorò.” (Apocalisse 20,7-9)

Un avvenimento del genere caratterizzerà il tempo finale ove il Messia con tutti i suoi angeli combatterà e vincerà definitivamente gli eserciti del male.
Nei racconti biblici varie sono le vittorie riportate su popoli nemici coalizzati e la valle di Meghiddo, al centro della Palestina, una pianura incrocio di più strade importanti, è stata considerata località ideale per la battaglia finale, l’immaginifico… Harmagheddon.
Un altra località è del pari importante, ed è il luogo ove verranno giudicate le nazioni e questa è pensata essere nella valle del Cedro, tra il Monte del Tempio e il Monte degli Ulivi, uno dei posti più sacri di Gerusalemme, la più sacra di tutte le città del mondo.
Monte degli Ulivi Sulle pendici del monte degli Ulivi c’è il più antico cimitero ebraico ove la tradizione prevede che il Messia lancerà la resurrezione e tutti i risorti vi si convocheranno.
Questo era il luogo preferito a Gerusalemme da Gesù di Nazaret quando usciva dal Tempio ed è il luogo in cui passò la sera dopo l’ultima cena.
Questa parte della vallata è così chiamata anche valle di Giosafat, perché Dio vi giudicherà, appunto, le nazioni.
Questa è appunto la valle in cui sarà ad iniziare la risurrezione dei morti.
Nel nome Giosafat, Iehoshafat, infatti, oltre che sottendere “il Signore () giudicherà ” si può leggere anche tale evento:

  • “il Signore () riaccenderà con un soffio i cuori “;
  • “il Signore () la risurrezione soffierà dal cuore “.

Così dice, infatti, il profeta Gioele:

“Si affrettino e salgano, le genti alla valle di Giosafat,
poiché lì siederò per giudicare tutte le genti all’intorno.
Date mano alla falce, perché la messe è matura;
venite, pigiate, perché il torchio è pieno e i tini traboccano…
tanto grande è la loro malizia!” (Gioele 3,12s)

Questa era anche la valle del re intensamente coltivata i cui frutti andavano direttamente al re e il Re assoluto, il Re dei re è il Messia, figlio di Davide, e tutti i frutti delle nazioni andranno a Lui.

UNA PARENTELA MALEDETTA
La moglie di Ioram, re di Giuda che era figlia di Acab divenuta quindi regina del regno di Giuda, si chiamava Atalia e si comportò come Gezabele sua madre.
Quella moglie, Atalia, fu deleteria per la discendenza re di Giuda.
Certamente Atalia aveva una malvagità congenita per gli insegnamenti e il modo d’agire di Gezabele ed iniziò il marito sulla via dell’idolatria.
Del pari, questa Atalia è da ritenere che sia stata istigatrice di misfatti del marito, come si comprende dal comportamento successivo di questa regina.
Ieoram aveva dei fratelli, figli di Giosafat: Azaria, Ieiel, Zaccaria, Azaria, Micael e Sefatia; tutti questi erano figli di Giosafat, re d’Israele; e il padre loro aveva fatto a essi grandi doni d’argento, d’oro e di cose preziose, con delle città fortificate in Giuda, ma aveva lasciato il regno a Ieoram, perché era il primogenito. Quando Ieoram ebbe preso possesso del regno di suo padre e vi si fu solidamente stabilito, fece morire di spada tutti i suoi fratelli, come pure alcuni dei capi d’Israele.” (2Cronache 21,2-4)
Questa Atalia, moglie di Iotam figlio di Giosafat, fu madre di un Acazia re di Giuda (2Re 8,18-26s; 2Cronache 22,2) alla morte del padre Iotam, omonimo di un altro Acazia e di un altro Iotam re d’Israele: “Ioram si addormentò con i suoi padri e fu sepolto con essi nella città di Davide, e al suo posto divenne re suo figlio Acazia. Nell’anno decimosecondo di Ioram figlio di Acab, re di Israele, divenne re Acazia figlio di Ioram, re di Giuda. Quando divenne re, Acazia aveva ventidue anni; regnò un anno in Gerusalemme. Sua madre si chiamava Atalia, figlia di Omri (nipote di Omri, figlia d’Acab) re di Israele.” (2Re 8,24s)

In effetti questo Acazia che ha regnato un solo anno a Gerusalemme fa ricordare un altro Acazia, ma del regno del Nord.
Morto Acab, infatti, nell’anno 17° del regno di Giosafat, sul regno del Nord, cioè in Samaria, regnò per soli due anni 853-852 a.C. un Acazia, figlio di Acab nipote di Omri.
Al riguardo il 1Re racconta: “Acazia, figlio di Acab, divenne re d’Israele in Samaria nell’anno diciassette di Giòsafat, re di Giuda; regnò due anni su Israele. Fece ciò che è male agli occhi del Signore; imitò la condotta di suo padre, quella di sua madre e quella di Geroboamo, figlio di Nebàt, che aveva fatto peccare Israele. Venerò Baal e si prostrò davanti a lui irritando il Signore, Dio di Israele, proprio come aveva fatto suo padre” (1Re 22,52-54) ed il profeta Elia preannunziò la sua morte (2Re, 1Cronache e 2Cronache 20,35-37). Alla morte di Acazia fu re di Israele per 11 anni (852-841 a.C.) suo fratello, un Ioram figlio di Acab,…ed anche lui “Fece ciò che è male agli occhi del Signore” sconfisse Moab, fu ferito in una battaglia contro la Siria e fu ucciso in una congiura.

Il nome di Ioram , in cui appare il nome Iahvèh , peraltro, era tipicamente legato al santuario di Gerusalemme e pare strano che anche un figlio di Acab, adoratore di Baal, divenuto re dopo la morte del fratello Acazia si chiamasse Ioram.
Perché un figlio di Acab profondamente pagano aveva come nome Ioram che contiene il nome del Signore?
Questi forse nacque al tempo in cui Acab fu messo alle strette e cercò di riavvicinarsi al Signore: “Il Signore disse a Elia, il Tisbita: Hai visto come Acab si è umiliato davanti a me? Poiché si è umiliato davanti a me, non farò piombare la sciagura durante la sua vita, ma la farò scendere sulla sua casa durante la vita del figlio”. (1Re 21,28-29)
Acazia figlio di Acab che regnò dopo di lui “…morì, secondo la predizione fatta dal Signore per mezzo di Elia e al suo posto (di Acazia) divenne re suo fratello Ioram (altro figlio di Acab), nell’anno secondo di Ioram figlio di Giòsafat, re di Giuda, perché egli (Acazia) non aveva figli.” (2Re 1,17)

Atalia, quella donna, degna figlia di Acab, quando il figlio Acazia re di Giuda morì, per regnare, sterminò tutta la famiglia di Giosafat, come narra il 2° libro dei Re: “Atalia madre di Acazia, visto che era morto suo figlio, si propose di sterminare tutta la discendenza regale.” (2Re 11,1)
Miracolosamente “Ioseba, figlia del re Ioram e sorella di Acazia, sottrasse Ioas figlio di Acazia dal gruppo dei figli del re destinati alla morte e lo portò con la nutrice nella camera dei letti; lo nascose così ad Atalia ed egli non fu messo a morte. Rimase sei anni nascosto presso di lei nel tempio; intanto Atalia regnava sul paese.” (2Re 11,2s)
Ioas nipote di Giosafat ha lo stesso nome del padre di Gedeone. (Vedi “Pagine a due facce: Gedeone e profezie messianiche“)
Ioas “è portatore di fuoco ma è anche profetico perché “sarà portato dall’Unico a sorgere ” come Re.

In conclusione, Giosafat con l’errore, che fece nel terzo anno del suo regno, d’accettare d’imparentarsi con Acab re di Israele, consentendo che il figlio Ioram prendesse in moglie Atalia la figlia di Acab, mise a repentaglio la propria discendenza.
Ioram, infatti, istigato, uccise i fratelli e lei, Atalia, dopo la morte del marito e del figlio Acazia, per regnare, del pari mise a morte tutta la discendenza reale.
Fu così in definitiva che un nipote di Acab, per un anno, e poi una sua figlia, Atalia per 6 anni (841-835 a.C.) regnarono su Giuda; furono veramente sette anni da dimenticare, sette anni di vacche magre.
Come un serpente che divora una nidiata, la stirpe marcia di Acab si era appropriata del nido della colomba.
Il Signore, in effetti, aveva dato a Giosafat segnali che non gradiva che fosse alleato alla casata dell’empio Acab.
Già il veggente Ieu dopo la battaglia per Ramot di Galaad e dopo la vittoria miracolosa contro Moab, ebbe a dire (2Cronache 19,1-3) dello sdegno del Signore perché s’era alleato con un empio.
Giosafat però ricadde nell’errore quando: “…Giòsafat, re di Giuda, si alleò con Acazia, re d’Israele, che agiva con malvagità. Egli si associò a lui per costruire navi capaci di raggiungere Tarsis. Allestirono le navi a Esion-Ghèber. Ma Elièzer, figlio di Dodava, di Maresa, profetizzò contro Giosafat dicendo: Poiché ti sei alleato con Acazia, il Signore ha aperto una breccia nei tuoi lavori. Le navi si sfasciarono e non poterono partire per Tarsis.” (2Cronache 20,35-37)
Acacia, figlio di Acab, era un empio e morì senza discendenza.
Giosafat ne voleva seguire le orme, e la sua discendenza fu praticamente distrutta… ma non tutta.
Dice il Salmo 1:

“Beato l’uomo che non segue il consiglio degli empi…
Il Signore veglia sul cammino dei giusti,
ma la via degli empi andrà in rovina.” (1,6)

Il Signore, però, nella Sua misericordia, provvide a lasciargli un resto.

È RESA GIUSTIZIA ALLA CASA DI GIOSAFAT
A questo punto pare proprio che la notte fosse scesa su quello che il Signore aveva scelto come suo popolo.
Di fatto era come se Baal avesse soppiantato Iahwèh.
Sia il regno del Nord che quello del Sud si trovavano in mano ad una dinastia che adorava Baal e trascinava il popolo d’Israele e di Giuda a rinnegare il Dio dei patriarchi.
Doveva intervenire Lui, il Signore e lo fece operando attraverso i Suoi profeti.
Già molti anni prima “La parola del Signore fu rivolta a Ieu figlio di Canàni contro Baasa: Io ti ho innalzato dalla polvere e ti ho costituito capo del popolo di Israele, ma tu hai imitato la condotta di Geroboamo e hai fatto peccare Israele mio popolo fino a provocarmi con i loro peccati. Ecco, io spazzerò Baasa e la sua casa e renderò la tua casa come la casa di Geroboamo figlio di Nebàt. 4I cani divoreranno quanti della casa di Baasa moriranno in città; quelli morti in campagna li divoreranno gli uccelli dell’aria”. (1Re 16,1-4)
Questo Ieu, rappresenta Lui, il Signore!
Tra l’altro il nome è tutto un programma.
Ieu “è Lui Il Signore () unico “.
A sistemare la casa di Baasa fu Zimri un suo ufficiale: “Zimri distrusse tutta la famiglia di Baasa secondo la parola che il Signore aveva rivolta contro Baasa per mezzo del profeta Ieu.” (1Re 16,12)

Ai tempi di Gezabele e di Atalia, doveva sorgere un altro redentore che liberasse entrambi i regni d’Israele e di Giuda da una progenie che regnava e che era come l’uva che allegava i denti.
Chi doveva intervenire?
Intervenne qualcuno, come se fosse un Giosafat redivivo.
Fu come un altro Ieu – ancora Lui – figlio questa volta proprio di Giosafat un omonimo dell’antico re, figlio questi però di certo Nimsi.
Questo Ieu diventerà poi re di Israele (842-815 a.C.), sarà unto da Elia e da un discepolo di Eliseo (1Re 19,16-17; 2Re 9,1-13 e 10,34-36).
“Ieu, figlio di Giosafat, figlio di Nimsi, fece una congiura contro Ioram. Ioram, con tutto Israele, stava difendendo Ramot di Galaad contro Azael, re di Siria;” (2Re 9,14)
Con un colpo solo Ieu liberò i due regni.
La città di Ramot di Galaad anche in questo caso fu piena di segni profetici del Signore; fu, infatti, là che il profeta Eliseo fece ungere Ieu figlio di Giosafat, figlio di Nimsi re su Israele.
Su di lui ci fu la profezia: “Dice il Signore, Dio di Israele: Ti ungo re sul popolo del Signore, su Israele. Tu demolirai la casa di Acab tuo signore; io vendicherò il sangue dei miei servi i profeti e il sangue di tutti i servi del Signore sparso da Gezabele. Tutta la casa di Acab perirà; io eliminerò nella famiglia di Acab ogni maschio, schiavo o libero in Israele. Renderò la casa di Acab come la casa di Geroboamo figlio di Nebàt, e come la casa di Baasa figlio di Achia. La stessa Gezabele sarà divorata dai cani.” (2Re 9,6-10)
Ieu su un carro da guerra partì per Izreèl ove Ioram re di Israele era convalescente e Acazia re di Giuda era sceso per visitarlo.
Al vederlo arrivare ciascuno dei due prese un carro e andò incontro a Ieu.
Proprio nei pressi della vigna di Nabot, fatto uccidere da Acab su istigazione di Gezabele, Ieu, impugnato l’arco, colpì Ioram nel mezzo delle spalle.
La freccia gli attraversò il cuore e si accasciò sul carro.
Visto ciò, Acazia, il re di Giuda fuggì, Ieu l’inseguì e ordinò: “Colpite anche costui”, lo colpirono, egli fuggì e a Meghìddo ove morì.
Ieu poi si riportò a Izreèl e Gezabele fu uccisa da due eunuchi che la gettarono da una finestra del palazzo ed i cani ne mangiarono le carni.

Fu così che per mano di Ieu morì anche Acazia re di Giuda.
La nonna Atalia, come già detto, prese l’occasione per regnare al suo posto eliminando tutti i pretendenti al trono.
Anche questa ultima discendente di Acab, però, fu punita.
Una moglie del figlio Acazia aveva nascosto la gravidanza e così Ioas sfuggì alle grinfie della nonna e fu allevato nel Tempio.
Nel caso di Atalia il vendicatore uscì direttamente dal Tempio.
Ioas, infatti, era stato allevato nel Tempio dal sacerdote Ioiada .
Ioiada, è figura che porta ad attuare la volontà del Signore il cui Nome, peraltro, è nel nome di quel sacerdote potendosi leggere del “Signore () sarà d’aiuto con l’azione “.
Fu, infatti, uccisa da un complotto organizzato da Ioiada e dai sacerdoti.
Fu così che Ioas, il figlio di Acacia, diventò re.
Il racconto di come avvenne ciò e di come poi fu uccisa Atalia è in 2Re 11.
Ioas fu nominato re nel Tempio, nel settimo anno che Ioas era stato lì rifugiato forse nell’anno del giubileo.
Poi “Ioiada concluse un’alleanza fra il Signore, il re e il popolo, con cui questi si impegnò a essere il popolo del Signore; ci fu anche un’alleanza fra il re e il popolo. Tutto il popolo del paese penetrò nel tempio di Baal e lo demolì, frantumandone gli altari e le immagini: uccisero dinanzi agli altari lo stesso Mattan, sacerdote di Baal.” (2Re 11,17s)
Il Signore s’era riscattato nuovamente il suo popolo sottraendolo a Baal.
L’alleanza in ebraico è una e comporta un trattato, la Torah!
Ioas fu allevato ed educato nel Tempio fino a 7 anni e poi divenne Re.
Lo avranno assistito i sacerdoti fino alla maggiore età e avrà imparato a leggere e a scrivere con la Torah.
Avrà così attuato pienamente quanto prescrive la Torah stessa nel libro del Deuteronomio (17,18-20) per ciascun nuovo Re: “Quando si insedierà sul trono regale, scriverà per suo uso in un libro una copia di questa legge secondo l’esemplare dei sacerdoti leviti… La terrà presso di sé e la leggerà tutti i giorni della sua vita, per imparare a temere il Signore suo Dio,…a osservare tutte le parole di questa legge e tutti questi statuti, perché il suo cuore non si insuperbisca verso i suoi fratelli ed egli non si allontani da questi comandi, né a destra, né a sinistra, e prolunghi così i giorni del suo regno, lui e i suoi figli, in mezzo a Israele.”
Regnare è condurre con sapienza una famiglia allargata, essere cioè, buon padre di famiglia di tutti facendo il bene della comunità come pastore del proprio popolo.
Da questo pensiero ne discende che ciascuno, che può, nella propria vita per “regnare” bene nella propria famiglia restando fedele all’alleanza col Signore conclusa col matrimonio è bene che anche lui copi e mediti la Torah.
Risulta così che anche grazie a ciò Ioas rimase fedele all’alleanza e fu fedele fino in fondo al proprio nome, perché questo letto a lettere separate, secondo i significati grafici dei singoli segni, porta a concludere che sarebbe dovuto: “essere portatore dell’originaria luce “, vale a dire dell’Unico che illumina.
“Quando divenne re, Ioas aveva sette anni. Divenne re nell’anno settimo di Ieu e regnò quaranta anni in Gerusalemme. Sua madre, di Bersabea, si chiamava Sibia. Ioas fece ciò che è giusto agli occhi del Signore per tutta la sua vita, perché era stato educato dal sacerdote Ioiada… Al suo posto divenne re suo figlio Amazia.” (2Re 12,1-3)

IL RACCONTO DELLA MORTE DI ACAB – 1RE 22
In questo brano 1Re 22 c’è il famoso versetto del profeta Michea, non quello del libro, ma un omonimo vissuto al tempo di Acab, che gli profetizzo la sua fine: “Egli disse: Vedo tutti gli Israeliti vagare sui monti come pecore che non hanno pastore. Il Signore dice: Questi non hanno padrone; ognuno torni a casa sua in pace!” (1Re 22,17)
Tale citazione ci rimanda alla prima volta nella Bibbia ove si parla di pecore senza pastore e ciò avviene quando Mosè deve passare il ministero di guidare il popolo a Giosuè: “Mosè disse al Signore: Il Signore, il Dio della vita in ogni essere vivente, metta a capo di questa comunità un uomo che li preceda nell’uscire e nel tornare, li faccia uscire e li faccia tornare, perché la comunità del Signore non sia un gregge senza pastore. Il Signore disse a Mosè: Prenditi Giosuè, figlio di Nun, uomo in cui è lo spirito…” (Numeri 27,15-18)
Questo pensiero è poi raccolto da un omonimo di Giosuè, Gesù di Nazaret, che fa un accenno del genere: “Vedendo le folle ne sentì compassione, perché erano stanche e sfinite, come pecore senza pastore.” (Matteo 9,36 e Marco 6,34)
Ho così provato a decriptare col mio metodo quel versetto 1Re 22,17 col seguente risultato:

1Re 22,17Egli disse: Vedo tutti gli Israeliti vagare sui monti come pecore che non hanno pastore. Il Signore dice: Questi non hanno padrone; ognuno torni a casa sua in pace!





1Re 22,17 – A portarla sarà quel primogenito con la vita dal corpo . Lo vedranno () stare in croce . Sarà quel primo crocifisso dal maligno . Libererà () la divinità inviandola col soffio . Giù un mare di divinità uscirà . Gli uscirà dal corpo che sarà stato piagato (). Giù l’Unigenito invierà una donna () dal corpo per annullare il serpente . Uscì la Madre . Al male del mondo portò a stare quel primo la Madre . Con una irrigazione … fuori la portò . Ad uscire il rifiuto del Signore fu con l’acqua… con cui la potenza della divinità uscì . Sarà simili () dentro a portare gli uomini . Dal cuore fu il Crocifisso a portala ; da dentro per salvare () portò la Madre .

1Re 22,17 – A portarla (la divinità) sarà quel primogenito con la vita dal corpo. Lo vedranno stare in croce. Sarà quel primo crocifisso dal maligno. Libererà la divinità inviandola col soffio. Giù un mare di divinità uscirà. Gli uscirà dal corpo che sarà stato piagato. Giù l’Unigenito invierà una donna dal corpo per annullare il serpente. Uscì la Madre. Al male del mondo portò a stare quel primo la Madre. Con una irrigazione fuori la portò. Ad uscire il rifiuto del Signore fu con l’acqua con cui la potenza della divinità uscì. Sarà simili dentro a portare gli uomini. Dal cuore fu il Crocifisso a portala; da dentro per salvare portò la Madre.

Ce n’era a sufficienza per decriptare l’intero capitolo.
Per comodità riporto il testo C.E.I. e poi la decriptazione tutta di seguito.

1RE 22 – TESTO C.E.I.
1Re 22,1 – Trascorsero tre anni senza guerra fra Aram e Israele.

1Re 22,2 – Nel terzo anno Giosafat, re di Giuda, scese dal re d’Israele.

1Re 22,3 – Ora il re d’Israele aveva detto ai suoi ufficiali: Non sapete che Ramot di Galaad è nostra? Eppure noi ce ne stiamo inerti, senza riprenderla dalla mano del re di Aram.

1Re 22,4 – Disse a Giosafat: Verresti con me a combattere per Ramot di Galaad? Giosafat rispose al re d’Israele: Conta su di me come su te stesso, sul mio popolo come sul tuo, sui miei cavalli come sui tuoi.

1Re 22,5 – Giosafat disse al re d’Israele: Consulta, per favore, oggi stesso la parola del Signore.

1Re 22,6 – Il re d’Israele radunò i profeti, quattrocento persone, e domandò loro: Devo andare in guerra contro Ramot di Galaad o devo rinunciare? Risposero: Attacca; il Signore la metterà in mano al re.

1Re 22,7 – Giosafat disse: Non c’è qui ancora un profeta del Signore da consultare?

1Re 22,8 – Il re d’Israele rispose a Giosafat: C’è ancora un uomo, per consultare tramite lui il Signore, ma io lo detesto perché non mi profetizza il bene, ma il male: è Michea, figlio di Imla. Giosafat disse: Il re non parli così!

1Re 22,9 – Il re d’Israele, chiamato un cortigiano, gli ordinò: Convoca subito Michea, figlio di Imla.

1Re 22,10 – Il re d’Israele e Giosafat, re di Giuda, sedevano ognuno sul suo trono, vestiti dei loro mantelli, nello spiazzo all’ingresso della porta di Samaria; tutti i profeti profetizzavano davanti a loro.

1Re 22,11 – Sedecìa, figlio di Chenaanà, che si era fatto corna di ferro, affermava: Così dice il Signore: Con queste cozzerai contro gli Aramei sino a finirli.

1Re 22,12 – Tutti i profeti profetizzavano allo stesso modo: Assali Ramot di Galaad, avrai successo. Il Signore la metterà in mano al re.

1Re 22,13 – Il messaggero, che era andato a chiamare Michea, gli disse: Ecco, le parole dei profeti concordano sul successo del re; ora la tua parola sia come quella degli altri: preannuncia il successo!

1Re 22,14 – Michea rispose: Per la vita del Signore, annuncerò quanto il Signore mi dirà.

1Re 22,15 – Si presentò al re, che gli domandò: Michea, dobbiamo andare in guerra contro Ramot di Galaad o rinunciare? Gli rispose: Attaccala e avrai successo; il Signore la metterà nella mano del re.

1Re 22,16 – Il re gli disse: Quante volte ti devo scongiurare di non dirmi se non la verità nel nome del Signore?

1Re 22,17 – Egli disse: Vedo tutti gli Israeliti vagare sui monti come pecore che non hanno pastore. Il Signore dice: Questi non hanno padrone; ognuno torni a casa sua in pace!

1Re 22,18 – Il re d’Israele disse a Giosafat: Non te l’avevo detto che costui non mi profetizza il bene, ma solo il male?

1Re 22,19 – Michea disse: Perciò, ascolta la parola del Signore. Io ho visto il Signore seduto sul trono; tutto l’esercito del cielo gli stava intorno, a destra e a sinistra.

1Re 22,20 – Il Signore domandò: Chi ingannerà Acab perché salga contro Ramot di Galaad e vi perisca? Chi rispose in un modo e chi in un altro.

1Re 22,21 – Si fece avanti uno spirito che, presentatosi al Signore, disse: Lo ingannerò io. Come?, gli domandò il Signore.

1Re 22,22 – Rispose: Andrò e diventerò spirito di menzogna sulla bocca di tutti i suoi profeti. Gli disse: Lo ingannerai; certo riuscirai: va’ e fa’ così.

1Re 22,23 – Ecco, dunque, il Signore ha messo uno spirito di menzogna sulla bocca di tutti questi tuoi profeti, ma il Signore a tuo riguardo parla di sciagura.

1Re 22,24 – Allora Sedecìa, figlio di Chenaanà, si avvicinò e percosse Michea sulla guancia dicendo: In che modo lo spirito del Signore è passato da me per parlare a te?

1Re 22,25 – Michea rispose: Ecco, lo vedrai nel giorno in cui passerai di stanza in stanza per nasconderti.

1Re 22,26 – Il re d’Israele disse: Prendi Michea e conducilo da Amon, governatore della città, e da Ioas, figlio del re.

1Re 22,27 – Dirai loro: Così dice il re: Mettete costui in prigione e nutritelo con il minimo di pane e di acqua finché tornerò in pace.

1Re 22,28 – Michea disse: Se davvero tornerai in pace, il Signore non ha parlato per mezzo mio. E aggiunse: Popoli tutti, ascoltate!

1Re 22,29 – Il re d’Israele marciò, insieme con Giosafat, re di Giuda, contro Ramot di Galaad.

1Re 22,30 – Il re d’Israele disse a Giosafat: Io per combattere mi travestirò. Tu resta con i tuoi abiti. Il re d’Israele si travestì ed entrò in battaglia.

1Re 22,31 – Il re di Aram aveva ordinato ai comandanti dei suoi carri, che erano trentadue: Non combattete contro nessuno, piccolo o grande, ma unicamente contro il re d’Israele.

1Re 22,32 – Appena videro Giosafat, i comandanti dei carri dissero: Certo, quello è il re d’Israele. Si avvicinarono a lui per combattere. Giosafat lanciò un grido.

1Re 22,33 – I comandanti dei carri si accorsero che non era il re d’Israele e si allontanarono da lui.

1Re 22,34 – Ma un uomo tese a caso l’arco e colpì il re d’Israele fra le maglie dell’armatura e la corazza. Il re disse al suo cocchiere: Gira, portami fuori della mischia, perché sono ferito.

1Re 22,35 – La battaglia infuriò in quel giorno; il re stette sul suo carro di fronte agli Aramei. Alla sera morì; il sangue della sua ferita era colato sul fondo del carro.

1Re 22,36 – Al tramonto questo grido si diffuse per l’accampamento: Ognuno alla sua città e ognuno alla sua terra!

1Re 22,37 – Il re dunque morì. Giunsero a Samaria e seppellirono il re a Samaria.

1Re 22,38 – Il carro fu lavato nella piscina di Samaria; i cani leccarono il suo sangue e le prostitute vi si bagnarono, secondo la parola pronunciata dal Signore.

1Re 22,39 – Le altre gesta di Acab, tutte le sue azioni, la costruzione della casa d’avorio e delle città da lui erette, non sono forse descritte nel libro delle Cronache dei re d’Israele?

1Re 22,40 – Acab si addormentò con i suoi padri e al suo posto divenne re suo figlio Acazia.

1Re 22,41 – Giosafat, figlio di Asa, divenne re su Giuda l’anno quarto di Acab, re d’Israele.

1Re 22,42 – Giòsafat aveva trentacinque anni quando divenne re; regnò venticinque anni a Gerusalemme. Sua madre si chiamava Azubà, figlia di Silchì.

1Re 22,43 – Seguì in tutto la via di Asa, suo padre, non si allontanò da essa, facendo ciò che è retto agli occhi del Signore.

1Re 22,44 – Ma non scomparvero le alture; il popolo ancora sacrificava e offriva incenso sulle alture.

1Re 22,45Giosafat fece pace con il re d’Israele.

1Re 22,46 – Le altre gesta di Giosafat e la potenza con cui agì e combatté, non sono forse descritte nel libro delle Cronache dei re di Giuda?

1Re 22,47 – Egli spazzò via dalla terra il resto dei prostituti sacri, che era rimasto al tempo di suo padre Asa.

1Re 22,48 – Allora non c’era re in Edom; lo sostituiva un governatore.

1Re 22,49 – Giosafat costruì navi di Tarsis per andare a cercare l’oro in Ofir; ma non ci andò, perché le navi si sfasciarono a Esion-Ghèber.

1Re 22,50 – Allora Acazia, figlio di Acab, disse a Giosafat: I miei servi vadano con i tuoi servi sulle navi. Ma Giosafat non volle.

1Re 22,51 – Giosafat si addormentò con i suoi padri, fu sepolto con i suoi padri nella Città di Davide, suo padre, e al suo posto divenne re suo figlio Ioram.

1Re 22,52 – Acazia, figlio di Acab, divenne re su Israele a Samaria nell’anno diciassettesimo di Giosafat, re di Giuda; regnò due anni su Israele.

1Re 22,53 – Fece ciò che è male agli occhi del Signore, seguendo la via di suo padre, quella di sua madre e quella di Geroboamo, figlio di Nebat, che aveva fatto peccare Israele.

1Re 22,54 – Servì Baal e si prostrò davanti a lui irritando il Signore, Dio d’Israele, come aveva fatto suo padre.

È da notare che il testo presenta due parti, di cui la seconda, dal versetto 39 al 54, ritengo sia una aggiunta di raccordo al libro delle Cronache, quindi forse postuma al primo racconto.
La prima parte, infatti, tratta l’episodio e la seconda è prettamente storica con commenti.

1RE 22 – DECRIPTAZIONE
La decriptazione, peraltro, conferma la presenza di due modi di presentare una medesima storia, intendo quella del Messia, come del resto era presumibile in relazione alla notata differenza di redazione del testo esterno.
Presento tutte di seguito le due decriptazioni ottenute.

Prima parte 1-38
1Re 22,1 – A portare sarà a bruciare la vergogna che il serpente ha acceso. Un fuoco ad inviare sarà ai viventi per annullarlo. Nei viventi il vigore della vita rientrerà. Dentro sarà l’energia delle origini nei corpi dei viventi riportata. Dentro sarà ad inviare la forza per risorgere i corpi Dio.

1Re 22,2 – A portarsi sarà nel mondo, sarà dentro a rinnovarlo, entrerà… col fuoco, il serpente sarà bruciato. Sarà la fine a recargli. Scenderà il Signore a punirlo. Tra i viventi in cammino il Signore in aiuto entrerà. Dio nei viventi la potenza della rettitudine sarà ad accendere nei corpi con la divinità.

1Re 22,3 – Porterà a stare all’origine dell’essere ribelle nei viventi la potenza della rettitudine che sarà a bruciarlo nei corpi. Per l’Unico da rifiuto potente agirà, da dentro d’aiuto sarà per portarlo fuori. Sarà sbarrato, dal tempo finirà. Nei viventi il serpente che abita nei corpi la vita finirà. Si rivelerà l’Eterno, porterà per incontrarli la grazia e i viventi dalle tombe risorgeranno. Risaranno vivi, dalla putredine li strapperà via. Riverrà nei viventi a stare nel sangue la potenza della rettitudine che originariamente nei corpi viveva.

1Re 22,4 – A portare sarà in un primogenito a vivere nel corpo la divinità. Il Signore accenderà con il soffio un utero. Entrerà per scelta in cammino. Verrà a stare il Potente tra i viventi. Il Potente si chiuderà nella madre che lo genererà. In un uomo si rivelerà l’Eterno. Si porterà a stare dal primo ribelle, per la perversità lo brucerà. Il Verbo con nel cuore la divinità vivrà in cammino in Israele. Anela di portare l’energia dell’esistenza retta che i viventi porterà alla rettitudine. Retti i popoli saranno. Così vedranno vivere uno retto. Dal trono porterà la pienezza dell’esistenza e così in giro portandosi, riempiti saranno di rettitudine.

1Re 22,5 – A portarsi sarà in un primogenito a vivere nel corpo il Signore. Accenderà il Verbo in un utero la divinità. Da un re d’Israele dalla generazione alla luce l’invierà. Al padre che sarà a portarlo tra i viventi venne la parola del Signore.

1Re 22,6 – Si porterà obbediente. Nella famiglia scenderà a vivere il Potente dal retto che sarà stato illuminato nella mente da Dio. Verrà un angelo nella casa ove sta del primogenito colei che gli sarà madre. Rettamente da primogenito nel corpo le abiterà. Tra il popolo l’Unico di portarsi l’ha scelta per uomo portarsi, fu a dirle. La Divinità entrerà a vivere nel mondo. Per la prima volta in cammino dall’alto nel corpo di un uomo si rivelerà l’Eterno. Del Potente vivrà il vigore nella madre. Nel mondo nel primogenito vivrà dell’Uno la potenza. E il sia disse e dall’alto nel mondo portò a stare nella prescelta l’energia. Il Signore fu dentro a starle. L’aiutò ad entrare la madre in cammino.

1Re 22,7 – A portarsi fu da primogenito della madre nel corpo a starle il Signore. La luce del Verbo nell’utero le entrò. Nel mondo l’Unico fu ad inviare il Verbo. Uscirono angeli sulla casa ove stava Dio. Il Signore testimoniavano gli angeli a chi lo cercava; da fuori viventi vennero a portarsi.

1Re 22,8 – Si portava a stare a vivere nel corpo tra i viventi in cammino in Israele Dio. Il Signore punirà il peccare. Aiuterà da uomo. I fratelli aiuterà. In neonato nel corpo per portare la risurrezione viene il Signore. Ai viventi viene a portarla e ad incontrare sarà col fuoco l’angelo (ribelle). Venuto è a recare la rettitudine che sarà da rifiuto, sarà la fine dell’angelo. In una casa un primogenito dell’Altissimo nel cuore porta dentro la rettitudine. Sarà quel primo il vivente che il male, che nei viventi sta, per la rettitudine sarà fuori a recare. Dentro l’energia risarà nei viventi. Il serpente fuori la portò. Fu il primo ribelle che la perversità accese soffiandola nei cuori. Maledetto fu. Iniziarono ad essere ribelli i viventi in cammino così per l’angelo (ribelle).

1Re 22,9 – E fu a riversare nei corpi il languire. La rettitudine fu bruciata nei corpi dal maledetto con la primitiva potenza che riempiva i corpi. Fu riempiendoli all’origine a chiudersi da essere impuro. Fu ad iniziare la ribellione. Nei corpi…entrando dei viventi fu così ad esistere la perversità. Da dentro per l’angelo (ribelle) fu dai viventi la potenza ad uscire.

1Re 22,10 – Per riportare la forza ai viventi la potenza della rettitudine sarà riaccesa nei corpi da Dio. Si porta a stare nel mondo per riportarla ad accendere il Verbo; nel cuore gli vive la potenza. La rettitudine dal Signore in aiuto uscirà, sarà a riaccendere dentro l’esistenza nei viventi. Il primogenito Gesù nel cammino la pienezza delle origini riporterà. La vita nei cuori riaccenderà. Sarà nei viventi a ri-abitare la fortuna che c’era. Da dentro scapperà dai corpi l’angelo. Soffierà alla fine nel nascondiglio il fuoco, il nemico brucerà nei viventi. A saziarsi d’energia riporterà tutti. Rientrata l’energia, dentro ci risarà la primitiva esistenza. Vivranno gli uomini da angeli. Dai viventi da dentro ricomincerà a stare a vivere il Potente nelle persone riessendoci la rettitudine nei viventi.

1Re 22,11 – Portato a spazzare col fuoco il serpente, si riporterà la giustizia, saranno a riuscire figli retti. L’angelo si vedrà tra lamenti versarsi dai corpi. L’energia risarà dentro i corpi. Colpito il serpente si riporterà l’esistenza della primitiva vita, la fiacchezza uscirà. L’origine dell’essere ribelle ronde esiste la perversità dentro da maledizione finirà. L’angelo scapperà dal nascondimento, verrà a ricominciare a vivere nei corpi la vita eterna. Tutti si riporteranno integri.

1Re 22,12 – Riportata a tutti ad entrare l’energia dentro, ricomincerà a starvi la vita angelica. Dentro, chi dall’origine era la piaga, finirà con l’origine che vi vive del male. Per la potenza che rientrerà nei corpi i morti cammineranno. Il Potente Eterno porterà a rientrare giù il vigore. Lo porterà in dono il Signore, da dentro sarà dalla mano ad uscire del Re.

1Re 22,13 – Li porterà ad uscire angeli beati per la rientrata potenza. Tutti convocherà i viventi essendo retti il Signore. La Parola di Dio sarà stata a portare il rifiuto all’essere ribelle. Per l’energia rientrata belli per la Parola saranno. Entreranno da angeli dentro a stare nell’Unico ove saranno a vivere. Con il Verbo entreranno nell’Uno. Nel cuore li porterà dentro. Di Dio entreranno nel Regno. Saranno ad entrare a stare con gli angeli sulla nube dentro con i corpi essendo retti. Così con la Parola, da fratelli simili, vivranno. E la Parola…alla fine nel cuore li porterà a casa.

1Re 22,14 – Portata fu in un primogenito ai viventi in un corpo d’un vivente l’essenza della rettitudine che era stata fuori portata dalla vita. Il Signore con la rettitudine fu a venire da donna dal corpo. Fu a dire il Signore Dio che sarebbe venuto, portò nel primogenito la Parola.

1Re 22,15 – A portarsi fu in una famiglia e nel primogenito Dio entrò. Da un re si portava era stato a dire. Nel mondo, dal Regno, dal maledetto fu a portarsi. Entrò con l’energia della potenza della rettitudine divina nel corpo di un uomo per la fuga del serpente. L’azione libererà i viventi. Per la guerra entrò nel primogenito a vivere. Guiderà, aiuterà, accompagnerà nell’esistenza quel primo i viventi. Dal corpo la divinità sarà a portare, per l’azione del serpente la perversità uscirà. Successo riporterà. Degli angeli (ribelli) il drago sarà con la perversità dentro ad essere sbarrato, rientrerà nei viventi la potenza per la rettitudine.

1Re 22,16 – Per portarsi a stare in quel primogenito a vivere nel corpo Dio si era portato fuori dal Regno dell’eternità. Anelava il Verbo di agire in un vivente per stare tra i viventi. Ad incontrarli fu per salvarli. Dentro furono a vedere la rettitudine. Quel primo risorgerà i corpi per la potenza venutagli dalla Parola. La divinità sarà dal corpo a riversare. Quel primo rivivrà dalla croce. Dentro si riaccenderà la vita del Signore.

1Re 22,17 – A portarla sarà quel primogenito con la vita dal corpo. Lo vedranno stare in croce. Sarà quel primo crocifisso dal maligno. Libererà la divinità inviandola col soffio. Giù un mare di divinità uscirà. Gli uscirà dal corpo che sarà stato piagato. Giù l’Unigenito invierà una donna dal corpo per annullare il serpente. Uscì la Madre. Al male del mondo portò a stare quel primo la Madre. Con una irrigazione fuori la portò. Ad uscire il rifiuto del Signore fu con l’acqua con cui la potenza della divinità uscì. Sarà simili dentro a portare gli uomini. Dal cuore fu il Crocifisso a portala; da dentro per salvare portò la Madre.

1Re 22,18 – A riportarsi fu il primogenito vivo col corpo nel Regno. In Israele Dio sarà a rientrare per portare il giudizio. Al mondo in potenza si riporterà quel primo. A ricominciare a rivivere i corpi di tutti saranno per la divinità che sarà stata a tutti recata. I guai finiranno dell’angelo. A casa l’Unigenito dall’Altissimo nel cuore li condurrà. A casa così saranno uniti per la vita col pastore.

1Re 22,19 – A portare fu quel primo tra i viventi un corpo in cammino di apostoli che l’ascoltavano. La Parola fu aperta per un asta che aprì il corpo di quel primo stando in croce. Era quel primo in croce il Signore che fu risorto. A casa lo videro potente. Alla prima luna piena che si portò, si riportò. Così potente su a casa l’Unigenito entrò. Risorto, vivo fu la madre a rivederlo. Per i viventi aiutare innalzato un giorno fu. I viventi nell’oppressione si portavano e per salvarli la vita divina portò.

1Re 22,20 – A portare fu al primogenito un ribelle con perversità, con cui a vivere stava, un inganno. Vennero dall’Unigenito, lo rinchiusero, iniziarono dentro con bastoni, fu innalzato e perì dentro in alto in croce. In cammino potente l’Eterno si riportò, era stato a dirlo. Questi entrò, nel pianto si portavano. Con le ferite aperte l’Unigenito viveva col corpo, da dentro la rettitudine usciva.

1Re 22,21 – E fu a scendere da quel primo fuori lo Spirito che portava la forza del Risorto. La potenza dalla persona era del Signore che la portava. Era stato a dirlo: io sono! L’Unigenito il soffio a tutti gli apostoli portò e fu a dire che fossero ad uscire per portare nel mondo la divinità; fossero a portarsi da casa ai viventi del mondo.

1Re 22,22 – E fu per l’Unigenito la madre un corpo ad iniziare a crescere/alzare. Desiderava che nel mondo ci fosse la forza del Crocifisso. È lo Spirito del Risorto a riversare nel corpo/Chiesa. Dentro con la parola lo perfezionavano gli apostoli che dentro erano dell’Unigenito la forza a portare. Ed erano a dire a tutti che il Verbo in Croce nel mondo portarono, ma dalla croce, riportando la rettitudine la potenza, si rialzò. L’Unigenito li portò in azione per accendere nel mondo la retta energia.

1Re 22,23 – Per portare a sentire del Crocifisso nel mondo uscirono gli apostoli. Aprirono il dono del Signore. Lo Spirito del Risorto versano nelle moltitudini. La parola è con tutti gli apostoli. Dentro sono con guai ad affliggere il serpente nel mondo. Si porta il Signore in aiuto dentro al corpo/Chiesa. Innalzano l’essenza dell’Agnello alla vista nel mondo.

1Re 22,24 – Portarono con forza nel cammino la risurrezione di un giusto che fu dalla perversità dentro ucciso dall’angelo (ribelle) che agiva. Tra lamenti che portava fu spento quel primo in croce che in vita era retto. Fu aperto da un’asta (mentre) innalzato. Di un potente alla tomba fu portato. Fu a ricominciare a vivere, lo rividero essere con le ferite aperte, passò lo Spirito. Del Signore la vita venne per rinascere; a ricreare porta tutti retti.

1Re 22,25 – Portati sono i detti ai viventi per essere retti del Signore dagli apostoli. L’Agnello per amore fu a portarsi tra i viventi. Uscì Lui da una donna….Col corpo scelse dentro i fratelli aiutare. Le moltitudini nelle strette aiutò. Le menti sul serpente apriva nelle assemblee ove dentro entrava.

1Re 22,26 – Ed erano a dire ai viventi in cammino che ci sarebbe stata la risurrezione dei corpi. Dio avrebbe rovesciato le tombe, verranno i viventi ad essere retti. Il Signore si riporterà nel mondo per la risurrezione. Risarà dentro Lui in potenza, l’Amen. Risorgerà i corpi. Fuori della Città si porteranno. Dio sarà a portarli per moglie. Da figli entreranno nel Regno.

1Re 22,27 – Riportandosi, dicevano, l’oppressione uscirà. All’origine per l’essere ribelle entrò. Nel Regno dal Risorto saranno i viventi condotti. Verranno nella ferita ad entrare dentro a stare col Crocifisso. Usciranno dalla prigione portatasi al mondo per aver mangiato della perversità del serpente. Nelle tombe ai viventi il vigore scenderà e rivivranno. Il vigore scenderà dell’Eterno. Dentro il nemico brucerà per la potenza riportatasi nei viventi.

1Re 22,28 – E saranno uniti a vivere col corpo i viventi, essendo retti, col Signore. Quel primo li ha salvati portandosi dentro la croce. La risurrezione ha recato, nell’intimo ha bruciato il serpente riportando la pienezza. La Parola del Signore nel mondo ad abitare s’è portata. Sono stati i suoi detti ascoltati, portati ai popoli sono stati, i viventi tutti rivivono.

1Re 22,29 – E fu da una ragazza/vergine in cammino in Israele che si portò il Signore ad accenderle col soffio l’utero per vivere nel cammino. Il Signore aiutò. Partorì un uomo, rivelò l’Eterno.

1Re 22,30 – Portato fu da primogenito a vivere nel corpo dalla madre il Potente. Così in Israele Dio fu ad entrare. Si portò alla luce il Verbo per amore. Nel mondo scelse di nascondersi il Verbo, in un simile abitare. Per il Padre da vivente combatterà. Lui finirà nel mondo del serpente la vergogna. Dentro la fortuna ci risarà, la rettitudine riporterà, sarà a finire nella tomba l’orgoglio nei viventi. La potenza della rettitudine sarà a risorgere i corpi. La divinità riporterà, sarà dentro a ristare. Ricomincerà dentro i viventi il vigore della vita a rientrare.

1Re 22,31 – E nei viventi, il serpente che affligge per il verme giù portato ad entrare, verrà bruciato nei corpi. Saranno rigenerati, ne spegnerà l’origine. Il fuoco nei corpi per il serpente portato li risorgerà. Il serpente bruciato sarà strappato via, rinnovata sarà la pienezza. L’essere ribelle rifiuterà completamente. Del serpente il veleno portato verrà versato dai cuori. Per l’energia portata riverrà la fortuna. Per la riportata potenza della rettitudine e nel cammino ci risarà l’originaria vita. Verranno nel Regno essendo stata accesa nei corpi la divinità. Dal Potente a casa per mano li condurrà.

1Re 22,32 – Recata fu nel mondo a stare la rettitudine in un corpo di un primo che porterà a tutti la risurrezione dei corpi. Fu ad uscirgli dal corpo la rettitudine che l’abita. Da quel primo in croce fu ad uscire. La portò dal (monte) calvo dal cuore per un’asta che l’aprì. Con l’acqua uscì. Quel primo per i viventi saziare originò la rettitudine. Con l’acqua guizzò così l’essenza che risorgerà i corpi. Dio, Lui a portarla fu da un foro nel corpo portatogli. Innalzato che fu, con un asta d’un potente aperto, guizzò dal chiuso. La Madre portò, fu questa in azione che a versarla fu nel mondo e illuminò sul Verbo i cuori.

1Re 22,33 – Per recare a stare nel mondo la forza della rettitudine nel corpo l’Unico si portò per scelta. Con un fuoco nel corpo fu ad entrare da fiacco a casa così dove sta il serpente. Iniziò a vivere nel cammino in Israele. Lui, che si portò, fu il fuoco a recargli in casa e da vivente per primo dalla tomba il corpo fu a riportare.

1Re 22,34 – Porta gli uomini a salvare con la rettitudine che da dentro versò il Risorto dalla croce. Potente, integro si riportò e fu la rettitudine ad uscire. Quel primo in croce da re d’Israele dentro fu inviato. Uscì l’aiuto, da dentro ne versò un mare e da dentro fu l’energia ad uscire, un fuoco dal corpo fu ad inviare. E fu a ricominciare a vivere col corpo potente. Ai fiacchi a casa portò ad uscire il soffio della retta esistenza a sufficienza. La rettitudine portata nel mondo recarono. Giù fu quel primo ad…inviare dalla destra fuori ai viventi la grazia che uscì con la rettitudine. Sarà entrando della malattia a finire l’esistenza.

1Re 22,35 – E con la croce innalzata uscirono i marinai con la madre per il mondo. Da casa furono a portarsi dai viventi. Nel mondo con Lui si portano, aprono ai viventi in cammino l’esistenza della vita risorta. Dentro la Mercabah (il carro glorioso dell’evangelizzazione) uscirono gli apostoli. Il vigore delle origini ai viventi portarono. A chi è morto dentro per il nemico dentro portano forza, sollevavano i rovesciati. Il sangue uscito dalla piaga la divina vita ha versato per rigenerare gli spenti.

1Re 22,36 – Si portarono a spazzare dalle moltitudini, rigenerandole, l’angelo (ribelle) entrato. Dentro i viventi la grazia entra. La rettitudine dentro ricomincia ad entrare. Di illuminati, salvati dal serpente inizia a vivere un corpo di uomini che di Dio alla città recano, ma guai con distruzione al serpente in terra portano.

1Re 22,37 – Portati saranno gli uomini dal mondo nel Regno e saranno a casa portati da quel primo risorto. Vivi col corpo li porterà tra gli angeli e saranno a versarsi dentro al corpo. E con quel primo tutti entreranno. Nel Regno… abiteranno col custode, portati tra gli angeli.

1Re 22,38 – Porterà a stare i…risorti il Verbo nel cuore, quel primo crocifisso uscirà da carro per innalzarli dal Benedetto. Il Crocifisso da custode li condurrà dagli angeli. Portato sarà stato il serpente ad ardere. Con la rettitudine nel cuore saranno i viventi a venire per il sangue portato ed entreranno questi ad abitare col Crocifisso. I corpi dalle tombe su porterà come aveva detto. Saranno ad entrare portati dal mondo alla beatitudine della Parola.

Seconda parte 39-54
1Re 22,39 – A portarsi fu per scelta nel corpo la Parola. Fu un fratello che per il Padre si portò nella prigione ove ardeva il male. Una bruciante perversità dentro era in tutti entrata. L’odio acceso nei corpi abitava, lamenti portavano tutti nel mondo per il nemico che stava tra i viventi. Da una donna dal corpo da figlio uscì, uscì il Potente portandosi nel primogenito. Uscì da una madre retta prescelta, e dentro le fu nel seno. Il Potente le riempì col Verbo il corpo. La Parola fu nel mondo, nei giorni visse. Il Potente tra i viventi in cammino fu in Israele.

1Re 22,40 – A portarsi fu per riaccendere la rettitudine dentro i fratelli, per il Padre agiva tra i viventi. Da un padre prescelto fu a portarsi, ed erano stati re. Per i fratelli di questi fu nel mondo a portarsi da figlio. E sotto fu a portarsi.

1Re 22,41 – E fu del mondo a portarsi alla luce il Verbo per amore. Figlio unico riempì da primogenito la madre la potenza della rettitudine dell’Altissimo. Lo splendore le entrò. Nella famiglia l’illuminazione di un angelo indicò del primogenito alla mente del marito. Del primogenito di nascosto da padre vivrà nel cammino per Israele.

1Re 22,42 – Il Signore sorse col volto bello del figlio. Al 35° da casa dai viventi in cammino si portò e lo sentirono illuminare le menti al mare (di Galilea). Si portava nelle assemblee, i viventi accendeva per un rinnovamento della vita. Il cammino dentro Gerusalemme lo conduceva. Illuminava centinaia di viventi che vi si portavano. Forza portava loro dentro. Entrava dentro tutti a riaccendersi il vigore dell’esistenza. (Gesù di Nazaret nacque nel 7 a.C. e morì nel 30 d.C., il suo ministero fu d 3 anni dal 35° al 37°).

1Re 22,43 – Ed era nel cammino, dentro per tutti, la via unica. La pienezza delle origini del Padre era a portare col rifiuto alle angustie dei viventi. La manna riportava del Potente. Si vedevano luminosi portati segni al mondo di rettitudine. Dentro una sorgente c’era, era fuori a portarla nel mondo.

1Re 22,44 – Quel primo retto nel mondo dentro della morte il rifiuto in giro nel corpo portava. Avrebbe testimoniato al mondo che si rivedranno vivere. In sacrificio sarebbe stato per i viventi a portarsi. Ai viventi avrebbe versato dal cuore un’irrigazione di vita dall’intimo al morire.

1Re 22,45 – Portato fu un delitto. I viventi il Signore sul monte calvario dal cuore gli videro acqua viva guizzare. La rettitudine era che sorgeva dal corpo con la divinità.

1Re 22,46 – E fu crocifisso. Il corpo della Parola con forza fu aperto da un’asta sul calvario. Dal cuore portò a scorrere un pozzo. Il Crocifisso portò una donna dal corpo alla vista. Sorse da Lui alla luce un corpo inviato da pane per il mondo. Da rifiuto uscì la Madre… Scritte erano per i viventi, sull’innalzato che dal foro fece frutto, le parole … È uscito dai giorni dei viventi il potente re che è stato dei Giudei!

1Re 22,47 – A portare fu il Crocifisso dal corpo al mondo la santità, la beatitudine inviò nella carne dentro i giorni. L’originò dal foro quel primo. Per il Padre fu a portarla a casa del nemico ove vive l’angelo (ribelle) onde esca dalla terra.

1Re 22,48 – Recò la madre dal serpente per affliggerlo, per l’opprimere dentro delle origini sbarrare. Portò la madre con gli apostoli giù da casa ai viventi in cammino.

1Re 22,49 – Del Signore risorto parlarono. Il cuore videro del Risorto aperto. Dai riuniti apostoli fu a portarsi il Crocifisso con il segno di un corpo luminoso era di fuoco, potente. La potenza della rettitudine a tutti quel primo portò. La Parola lanciò la potenza. Questi uscirono da casa portando il rifiuto nel mondo al serpente con la rettitudine. Così furono inviati. D’illuminati dentro un corpo/ Chiesa nel mondo iniziarono gli apostoli. Erano a portare del Crocifisso dentro a sentire. Scendeva la colomba (Spirito Santo) nel cammino dentro la Chiesa/corpo.

1Re 22,50 – Uniti questi parlavano di quel primo nelle assemblee. Questi erano per il mondo a recarsi. Dentro l’energia di quel primo racchiudevano. Sul Padre divino del Signore illuminavano con la parola. Erano nel cammino a portarsi a servire furono tra i popoli. Nel Servo che è stato retto dentro “Io sono” si portava. Dalla croce si riportò potente ad unirsi al Padre. Nel mondo sarà a rientrare per portare il giudizio.

1Re 22,51 – A riportarsi sarà il Risorto. Così dentro risarà nel mondo a portarsi per giudicare i popoli. Inizierà dentro segni forti a recare. Riporterà all’esistenza dai sepolcri i popoli. Uniti dentro al confine saranno a portarsi, dentro la città di David (Gerusalemme). Uniti dentro che si saranno portati li porterà a stare nel Regno. Sarà stato fuori portato il verme che dentro l’angelo (ribelle) recò. Da tutti strappato via sarà stato portato.

1Re 22,52 – Quel primo nel petto sarà dal mondo a portare a casa dagli angeli i fratelli dal Padre nel Regno. Innalzati saranno dal Risorto nel corpo. Uniti, nel cuore custoditi, li porterà con energia a casa, rinnovati alla fine del settimo (giorno). Si vedranno dal Risorto dal corpo uscire i trasportati.. Dal Potente saranno ad entrare. I risorti dal Verbo dal cuore nel Regno saranno ad entrare. E aiutati ad entrare, si porterà il Re, l’Altissimo. Nella luce vedranno il Potente: il Risorto tra gli angeli che crocifisso fu dai viventi.

1Re 22,53 – Portati saranno alla vista della luce gli usciti dal male, saranno alla sorgente dell’esistenza. Il Signore li avrà condotti ad essere potenti, retti. Da solo nel corpo ad affliggersi dentro fu a portarsi e dentro le generazioni rette, unito alla madre, porterà e per casa una via sarà per le moltitudini. I popoli figli invierà dentro al cuore alla felicità. Usciti dalla tomba nel cuore saranno dell’Unico, venendo da Israele.

1Re 22,54 – E fu a servirli venendo dentro innalzato, ma fu risorto dalla croce. Rivisse per la potenza riportatasi. A recare fu la rettitudine ai viventi. Riverrà il Signore. Dio del mondo risarà in Israele. Così con la sposa, la moglie, la compagna, risorta nel mondo al Padre sarà a condurre.

ALTRI PENSIERI
I due ampi testi di secondo livello sul Cristo che ho ottenuto meriterebbero da parte del lettore una a attenta lettura.
Come al solito, perciò, mi esento da commenti sul loro contenuto che risulta logico e esauriente e direi anche entusiasmante.
Lo annovero, perciò, tra i risultati validi.
S’aggiunge, così, un altro tassello al corpo di dimostrazioni sull’idoneità del metodo adottato per ottenere una nuova pagina dalla Tenak.
Il risultato è in rapporto biunivoco col testo originale grazie alle regole applicate e in modo sostanziale può vivere solo perché sussiste quello da cui deriva.

Ciò detto, prima di chiudere, espongo alcune idee venute nel corso della decriptazione.
Quando si trova un nome o una parola ripetuta molte volte in un testo, nel procedere nella decriptazione le considero come un diamante con tante sfaccettature.
Proseguendo su tale esemplificazione, occorre girare e rigirare quel diamante nella mente per godere di tutte le espressività delle sue facce.
È, quindi, opportuno far roteare nell’immaginazione le lettere di quel nome con la rosa di significati consentiti delle lettere stesse e se possibile e congruente col discorso che si sta sviluppando far rilucere ogni volta una di quelle facce.

Per primo presento il caso del nome Giosafat.
In questo brano di 1Re 22 si trova ben 22 volte.
Ora, per le lettere del suo nome … con le regole dei segni si ottiene anche la seguente lettura: “sarà al mondo a riportarsi per punire “.
Questa lettura conferma l’impressione già avuta che l’autore volesse far istigare nella mente del lettore in modo indiretto, come ho accennato in altro paragrafo, l’idea che il personaggio Giosafat è come se ritornasse in vita per punire gli uccisori della sua casata.
C’è però di più.
Tale lettura, se si sposta al soggetto Messia, che in definitiva è il soggetto primo delle decriptazioni (Vedi prima regola del metodo di “Parlano le lettere“), si presta a indurre l’idea che proprio il Messia sarà colui che ovviamente al momento finale: “sarà al mondo a portarsi per il giudizio “.
Se si ammette l’incarnazione in Gesù di Nazaret quel “portarsi” sarà un “riportarsi”, ma sul fatto che il Messia si porterà o si riporterà per il giudizio sono concordi ebrei e cristiani.
Questo modo di vedere quel nome l’ho inserito nella decriptazione del versetto 1Re 22,50.
D’altronde nell’ultimo libro della Torah, il Deuteronomio, nell’ambito del versetto 1,17 si legge: “…il giudizio appartiene a Dio…”.
Il versetto intero così recita e chi parla è Mosè: “Nei vostri giudizi non avrete riguardi personali, darete ascolto al piccolo come al grande; non temerete alcun uomo, poiché il giudizio appartiene a Dio; le cause troppo difficili per voi le presenterete a me e io le ascolterò.” (Deuteronomio 1,17)
Con il Messia dei cristiani, vero Dio e vero uomo, si ha la condizione ideale, per un equo giudizio finale, senza un delegato intermedio che nella fattispecie era Mosè.
Altre sfaccettature di pensieri sul Cristo che s’ottengono dalle lettere del nome Giosafat sono:

  • “sarà nel mondo a portare dal monte calvo () l’amore “;
  • “sarà nel mondo a recare la risurrezione la Parola per amore “.

Nel racconto di 1Re 22 vi sono due versetti che ripetono 3 volte la stessa parola, vale a dire “navi”. Quei versetti costituiscono una profezia di disastro per Giosafat, causato appunto dall’alleanza e parentela con i figli di Acab.
Che c’è di peggio di un naufragio!
Quei versetti, infatti, collegano il disastro con la discendenza di Acab: “Giosafat costruì navi di Tarsis per andare a cercare l’oro in Ofir; ma non ci andò, perché le navi si sfasciarono a Esion-Ghèber. Allora Acazia, figlio di Acab, disse a Giosafat: I miei servi vadano con i tuoi servi sulle navi. Ma Giosafat non volle.” (1Re 22,49s)
C’è da domandarsi perché poi “Giosafat non volle”, sottinteso più?
Ci risponde 2Cronache 20,37 ove è detto: “Ma Elièzer figlio di Dodava, di Maresa, predisse contro Giòsafat: Perché ti sei alleato con Acazia, il Signore ha aperto una breccia nei tuoi lavori. Le navi si sfasciarono e non poterono salpare per Tarsis.”
Già il re Salomone aveva costruito una flotta in Ezion-Gheber, cioè in Elat, sulla riva del Mare Rosso nella regione di Edom. (1Re 9,26)
Ora, la parola nave in ebraico sia al singolare che al plurale, è densa di significato per le lettera che la compongono.
Nave è “‘aniah” e le navi sono “‘aniot” .
Si pensi al profeta Giona di cui nel libro col suo nome è raccontato che non voleva andare a predicare a Ninive, fugge lontano per dirigersi a Tarsis (Giona 1,3 e 4,2) su una nave e grazie a quella incontra il Signore.
Viene, infatti, gettato in mare, sta tre giorni e tre notte in un grande pesce e come uomo nuovo obbediente predica poi a Ninive.
Gesù lo propone come segno profetico della sua resurrezione. (Vedi in “Decriptazione Bibbia” l’articolo “Il miracolo del Mare e il libro di Giona“)
Così risulta pure aver fatto Giosafat, cioè per il fatto delle navi comprese che non era il caso di intraprendere oltre azioni con Acazia.
Quelle lettere di nave “‘aniah” , infatti, ci parlano di “incontrare il Signore” vale a dire “incontrare () Iah “.
Le prime tre lettere poi, equivalenti ad , da sole significano “Io sono“, parole chiave che i Vangeli mettono più volte in bocca a Gesù di Nazaret con chiaro riferimento alla presentazione di Dio a Mosé al roveto ardente quando disse: “Io sono il Dio di tuo padre, il Dio di Abramo, il Dio di Isacco, il Dio di Giacobbe” (Esodo 3,6) e che Gesù stesso ripeterà per sottolineare che “Io sono” è il Dio della risurrezione: “Io sono il Dio di Abramo e il Dio di Isacco e il Dio di Giacobbe? Ora, non è Dio dei morti, ma dei vivi“. (Matteo 22,32)
Per ciò la nave nel pensiero biblico assume un denso simbolismo “Io sono nel mondo “, sottinteso Dio.
Come è difficile riconoscere il percorso di una nave guardando il mare così dice il libro dei Proverbi: “…io non comprendo… il sentiero della nave in alto mare…” (Proverbi 30,18s) e nel Salmo 77 c’è un chiaro accenno che avvicina l’azione di Dio a quella di una nave nel mare, quando dice: “Sul mare passava la tua via, i tuoi sentieri sulle grandi acque e le tue orme rimasero invisibili.” (Salmo 77,2)

Dio perciò non ha nulla contro le navi in sé, ma se quelle divengono un mezzo non per cercare Lui, ma per cercare ricchezza e oro, come le navi di Tarsis, sono segno di abbandono di Lui, allora è un altro discorso, infatti Giona si allontanava da Lui e andava a Tarsis.
Le navi di Tarsis e la loro distruzione hanno, infatti, assunto nell’immaginario biblico il segno di giudizio di Dio come nel Salmo 48,7 ed in Isaia 2,16.
Tarsis, in effetti, è un luogo, ora sconosciuto, che in più ritengono fosse in Spagna, e se così fosse Salomone e chi partiva dal Mar Rosso per andare a Tarsis, doveva fare il periplo dell’Africa.
Andare su navi di Tarsis era un modo di dire per significare d’andare a cercare argento e altri metalli preziosi, con cui evidentemente Tarsis commerciava (Isaia 60,19; Geremia 10,9; Ezechiele 27,12-25).
In tutti i libri della Tenak non si trova la parola barca.
In effetti, anche ciò che oggi chiameremo barcone da pesca, munito di vela o a remi era un nave o navicella.
Queste ovviamente erano necessarie per pescare e per il trasporto e contro di queste non si solleva l’ira che, nel giorno del Signore degli eserciti sarà “…contro ogni superbo e altero… contro tutte le navi di Tarsis e contro tutte le imbarcazioni di lusso.” (Isaia 2,12-16)
Il termine “‘aniah” ritengo sia onomatopeico e che, appunto, richiami quel gemito caratteristico del fasciame di legno quando il galleggiante oscilla a causa delle onde pur lievi, gemito che si ode nitidamente appena si sale su un barcone.
La parola barca e barche, è invece predominio dei Vangeli e del Nuovo Testamento ove la trovo per 52 volte.
Geremia ebbe, infatti, a profetizzare quanto il Signore avrebbe fatto per recuperare i suoi dispersi: “Ecco, io invierò numerosi pescatori – dice il Signore – che li pescheranno.” (Geremia 16,16) e i Vangeli indicano con barche e pescatori giunto il momento della raccolta del popolo di Dio.
A titolo esemplificativo segnalo solo uno dei discorsi che nei Vangeli avvicinano la barca = nave a “Io sono”.
Nel Vangelo di Matteo si legge: “La barca intanto distava già qualche miglio da terra ed era agitata dalle onde, a causa del vento contrario. Verso la fine della notte egli venne verso di loro camminando sul mare. I discepoli, a vederlo camminare sul mare, furono turbati e dissero: È un fantasma e si misero a gridare dalla paura. Ma subito Gesù parlò loro: Coraggio, sono io, non abbiate paura.” (Matteo 14,24-27)
Il Signore cammina sul mare e fa pensare a “i tuoi sentieri sulle grandi acque” di Salmo 77,2 ove le sue orme rimasero invisibili, quindi Lui è Iahwèh, vera nave di salvezza, e non la loro navicella, infatti: “Pietro gli disse: Signore, se sei tu, comanda che io venga da te sulle acque. Ed egli disse: Vieni! Pietro, scendendo dalla barca, si mise a camminare sulle acque e andò verso Gesù. Ma per la violenza del vento, s’impaurì e, cominciando ad affondare, gridò: Signore, salvami! E subito Gesù stese la mano, lo afferrò e gli disse: Uomo di poca fede, perché hai dubitato? Appena saliti sulla barca, il vento cessò. Quelli che erano sulla barca gli si prostrarono davanti, esclamando: Tu sei veramente il Figlio di Dio!” (Matteo 14,28-33)
Il fatto che Gesù cammina sulle acque come una nave fa riconoscere a tutti che è il Figlio di Dio!
Nella pesca miracolosa poi le navicelle sono due.
Guardiamo allora al plurale “‘aniot” .
Quelle lettere sono calzanti per ricordare le vicende di Gesù e divengono un simbolo,”Io sono si portò in croce “.
La navicella “‘aniah” di Pietro porta “Io sono nel mondo ” e le varie Chiese locali riunite nella Chiesa universale cioè le “‘aniot” sono in grado di portare a fare “incontrare () chi fu a riportarsi dalla croce “; è Lui “Io sono che si riporterà alla fine “.

RE GIOSAFAT RE, PROFEZIA DI RESURREZIONEultima modifica: 2018-06-26T13:22:26+02:00da mikeplato
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