SETTE SIGILLI E SETTE TROMBE – IL GIORNO DEL SIGNORE

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di Alessandro Conti Puorger

CENNI SULLA VITA DOPO LA MORTE PER GLI EGIZI
Nel complesso dei libri sacri della Bibbia circolano pensieri che paiono comuni o provenire da un bagaglio comune preesistente.
È il caso ad esempio delle idee d’una esistenza e d’un giudizio dopo la morte.
Queste, infatti, sono presenti nelle idee egizie perché fanno parte dell’insieme di quanto creduto per l’oltretomba da quella civiltà dalla cui schiavitù fisica l’ebraismo storico sostiene d’essere sfuggito nel XIII secolo a.C. e precedono la Torah di Mosè pur se questa cambia i connotati di quelle idee e nega quella cosmogonia.

Riporto qualche cenno sulle credenze egizie al riguardo.
L’uomo era considerato composto da più elementi:

  • il Kha, il corpo mortale terreno;
  • il Ka anima individuale che è nel Kha;
  • il Khaibit, o corpo emotivo, simile a fantasma impronta della vita psichica;
  • il Ba, l’anima cosmica, nel caso dell’uomo umana, comune a tutti gli esseri dello stesso tipo;
  • l’Akh il corrispondente del corpo in cielo.

Il pensiero egizio è che l’anima Ba subisca mutamenti di tipo alchemici in relazione a quanto è operato in terra; “come in terra così in cielo”.
Il defunto, perciò è giudicato su come ha condotto il Ka che trasforma il Ba.

Il dio Anubi


Accade così che l’individuo appena morto è preparato con la mummificazione ed è munito di amuleti e del libro dei morti per il viaggio nell’oltretomba. Per entrare nell’aldilà passa dalla Porta Amenti (occidentale) ed entra nella Duat (termine che fisicamente indica il passaggio da notte a giorno e in modo figurato il mondo intermedio) ove è giudicato, presenti le sue coscienze individuale Ka e cosmica Ba, da Anubi il dio sciacallo. Questi, custode della bilancia per pesare le anime, confronta l’anima individuale con la piuma Maat e se supera il giudizio è ammesso da Thoth alla presenza di Osiride per la difesa da 42 colpe che gli contesteranno 42 giudici. Il defunto se condannato dimorerà per un tempo più o meno lungo nella Duat, se giustificato, sarà Iakhu, cioè uno spirito santificato o Uomo Perfetto, sarà una stella e raggiungerá Ra per navigare assieme a lui nel cielo.
L’idea degli uomini “santi” che sono come stelle nel cielo è rimasta nel pensiero delle civiltà successive e nell’immaginario biblico.
Nel mio articolo in “Le benedizioni di Giacobbe e di Mosè” ho tra l’altro evidenziato che idee egizie hanno permeato il Pentateuco ed ho fornito la decriptazione anche di Deuteronomio 32 e 33 “Cantico e benedizioni di Mosè“.
In tale articolo ho tra l’altro portato un accostamento tra quegli scritti poetici sul letto di morte di Mosè e di Giacobbe come un Libro dei morti, testamenti spirituale di ciò in cui credevano.
Il Libro dei morti, chiamato dagli antichi egizi libro del ritorno nel giorno, era infatti un papiro su cui con i geroglifici era riportato per iscritto il bagaglio spirituale con cui il defunto affrontava il viaggio nell’aldilà.
C’erano formule magiche e racconti sul viaggio del Dio sole e della sua lotta con le forze del male tra cui il serpente Apofi che tenta nottetempo di fermarlo per non farlo risorgere al mattino e dai decriptati dell’articolo (“Le benedizioni di Giacobbe e di Mosè“) la lotta profetizzata del Cristo con le forze del male è, infatti evidente, e questa lotta può essere avvicinata con i dovuti distinguo a quella allegoria.
Il testo del libro dei morti preparava al defunto la testimonianza della propria condotta da rendere nel giudizio di Osiride.
Il papiro era poi posto nella tomba, o nel sarcofago.
Ancor prima i testi venivano riportati nella camera sepolcrale.
Al tempo dell’uscita dall’Egitto del popolo ebraico raccontato da Mosè, cioè durante la dinastia dei ramessidi, il Libro dei morti era scritto nelle anticamere delle tombe nella Valle dei Re (es. Merenptah, XIX Dinastia, tomba KV8).

PLATONE E IL GIUDIZIO DELLE ANIME – MITO DI ER
Nei Dialoghi di Platone (427-347 a.C.), nel libro della Repubblica o Politèia nel capitolo X si legge il mito di Er, raccontato per bocca da Socrate in cui è riferito quanto c’è nell’aldilà e del giudizio sulle anime.
Ecco le parole del racconto:

“Non ti racconterò certo un apologo di Alcìnoo, ma la storia di un valoroso, Er, figlio di Armenio, di schiatta panfilia. Costui era morto in guerra e quando dopo dieci giorni si raccolsero i cadaveri già putrefatti, venne raccolto ancora incorrotto, portato a casa e nel dodicesimo giorno stava per essere sepolto. Già era deposto sulla pira quando risuscitò e, risuscitato prese a raccontare quello che aveva veduto nell’aldilà…
Uscita dal suo corpo, l’anima aveva camminato insieme con molte altre ed erano arrivate a un luogo meraviglioso, dove si aprivano due voragini nella terra, contigue, e di fronte a queste alte nel cielo, altre due. In mezzo sedevano dei giudici che, dopo il giudizio, invitavano i giusti a prendere la strada di destra che saliva attraverso il cielo… e gli ingiusti a prendere la strada di sinistra, in discesa.”

Nell’aldilà gli ingiusti erano puniti per il comportamento tenuto in vita e in base a tale condotta ogni cento anni degli uomini le anime erano chiamate di fronte ai giudici che le indirizzavano verso il cielo o verso il Tartaro.
Passavano mille anni prima che potessero reincarnarsi in un nuovo essere.

“Liete raggiungevano il prato, per accamparvisi come in festiva adunanza. E tutte quelle che si conoscevano si scambiavano affettuosi saluti…”

Le anime così vi trascorrevano sette giorni e si scambiavano notizie; gemevano quelle che venivano dal Tartaro, ed erano felici quelli che provenivano dal cielo.

“…d’improvviso scorgemmo lui (Ardieo, tiranno colpevole di aver ucciso mille anni prima il padre e il fratello maggiore e di molte altre nefandezze scontava ora le sue colpe) e gli altri, per lo più tiranni… e essi credevano ormai che sarebbero risaliti, ma lo sbocco non li riceveva, anzi emetteva un muggito ogni volta che uno di questi scellerati inguaribili… tentava di risalire. Lì presso C’ERANO UOMINI FEROCI, TUTTI FUOCO A VEDERSI, che sentendo quel boato afferravano gli uni a mezzo il corpo e li trascinavano via, ma, ad Ardieo e ad altri avevano legato mani, piedi e testa, li avevano gettati a terra e scorticati, e li trascinavano lungo la strada, dalla parte esterna, straziandoli su piante di aspalato… e li conducevano via per gettarli nel Tartaro.”

Le anime si mettevano in viaggio e dopo quattro giorni incontravano una colonna di luce che univa il cielo alla terra.

“All’estremità era sospeso il fuso di Ananke, per il quale giravano tutte le sfere. Il suo fusto e l’uncino erano di diamante, il fusaiolo una mescolanza di diamante e di altre materie…”

Socrate prosegue, parla di Sirene e Moire, le figlie di Ananke (Lachesi per il passato, Cloto per il presente, Atropo per il futuro) poi torna a dire delle anime punite.

“Anime dall’effimera esistenza corporea, incomincia per voi un altro periodo di generazione mortale, preludio a nuova morte. Non sarà un demone a scegliere voi, ma sarete voi a scegliervi il demone. Il primo che la sorte designi scelga per primo la vita cui sarà poi irrevocabilmente legato.”

Erano così chiamate a scegliere la vita che volevano vivere tra le vite di ogni genere animale e umano, vite di tiranni, di ricchi e di poveri, di tristi e felici, di virtuosi e non e chi veniva dalla terra e aveva sofferto, sceglieva con cura.
Così tutte le anime si sceglievano la vita in cui si sarebbero reincarnate e passate sotto il trono di Ananke giungevano nella pianura di Lete…

“Era una pianura priva di alberi e di qualunque prodotto della terra. Al calare della sera, essi si accampavano sulla sponda del fiume Amelete, la cui acqua non può essere contenuta da vaso alcuno. E tutti erano obbligati a berne una certa misura… via via che uno beveva si scordava di tutto. Poi s’erano addormentati quando, a mezzanotte, era scoppiato un tuono e s’era prodotto un terremoto: e d’improvviso, chi di qua, chi di là, eccoli portati in su a nascere.”

Er però non bevve e svegliatosi all’alba sulla pira si salvò per la seconda volta da morte certa.
Nel IV secolo a.C., quando ormai gli ebrei erano tornati dall’esilio di Babilonia ed il giudaismo era ben solido e formato, questo mito ci rivela come ad Atene, centro di mentalità aperta ove pervenivano le idee di tutto il mondo allora conosciuto, erano state elaborati e razionalizzati concetti di più miti e religioni comprese idee sulla reincarnazione filtrate dall’oriente, che però non riuscirono a permeare la corteccia del mondo ebraico coeso dalla Torah e dai profeti.

IL GIORNO DEL GIUDIZIO E DEL SIGNORE NEL NUOVO TESTAMENTO
Rispetto all’idea del tempo ciclico ineluttabile ed inarrestabile, segnato dal ripetersi del giorno e della notte con luce e tenebre e delle stagioni con una separazione completa e definitiva tra la vita in questo mondo e l’immaginata luminosa vita ultraterrena, nelle religioni abramitiche tempo, mondo e storia umana hanno un inizio ed una fine.
Entrando nello specifico del cristianesimo tale fede si esplicita bene con l’attesa di un evento che l’apostolo Paolo nella 1a lettera ai Tessalonicesi (4,14-5,6) sintetizza come segue:

“Noi crediamo infatti che Gesù è morto e risuscitato; così anche quelli che sono morti, Dio li radunerà per mezzo di Gesù insieme con lui. Questo vi diciamo sulla parola del Signore: noi che viviamo e saremo ancora in vita per la venuta del Signore, non avremo alcun vantaggio su quelli che sono morti. Perché il Signore stesso, a un ordine, alla voce dell’arcangelo e al suono della tromba di Dio, discenderà dal cielo. E prima risorgeranno i morti in Cristo; quindi noi, i vivi, i superstiti, saremo rapiti insieme con loro tra le nuvole, per andare incontro al Signore nell’aria, e così saremo sempre con il Signore. Confortatevi dunque a vicenda con queste parole. Riguardo poi ai tempi e ai momenti, fratelli, non avete bisogno che ve ne scriva; infatti voi ben sapete che come un ladro di notte, così verrà il giorno del Signore. E quando si dirà: Pace e sicurezza, allora d’improvviso li colpirà la rovina, come le doglie una donna incinta; e nessuno scamperà. Ma voi, fratelli, non siete nelle tenebre, così che quel giorno possa sorprendervi come un ladro, voi tutti infatti siete figli della luce e figli del giorno; noi non siamo della notte, né delle tenebre. Non dormiamo dunque come gli altri, ma restiamo svegli e siamo sobri.”

C’è quindi nel Cristianesimo l’attesa di un termine che è definito giorno del Signore nel quale avverrà quel giudizio che gli egizi attendevano dopo la morte.
Lo stesso Paolo nella lettera ai Romani (2,12-16) così precisa:

“Tutti quelli che hanno peccato senza la legge, periranno anche senza la legge; quanti invece hanno peccato sotto la legge, saranno giudicati con la legge. Perché non coloro che ascoltano la legge sono giusti davanti a Dio, ma quelli che mettono in pratica la legge saranno giustificati. Quando i pagani, che non hanno la legge, per natura agiscono secondo la legge, essi, pur non avendo legge, sono legge a se stessi; essi dimostrano che quanto la legge esige è scritto nei loro cuori come risulta dalla testimonianza della loro coscienza e dai loro stessi ragionamenti, che ora li accusano ora li difendono. Così avverrà nel giorno in cui Dio giudicherà i segreti degli uomini per mezzo di Gesù Cristo, secondo il mio vangelo.”

Il vangelo di Matteo ci riporta alcune parole pronunciate con autorità da Gesù su quel giorno del giudizio:

  • ai dodici con riferimento alla città che non li accoglieranno, “In verità vi dico, nel giorno del giudizio il paese di Sodoma e Gomorra avrà una sorte più sopportabile di quella città.” (Matteo 10,15)
  • su queste città Gesù ebbe poi a ridire così, “Allora si mise a rimproverare le città nelle quali aveva compiuto il maggior numero di miracoli, perché non si erano convertite: Guai a te, Corazin! Guai a te, Betsaida. Perché, se a Tiro e a Sidone fossero stati compiuti i miracoli che sono stati fatti in mezzo a voi, già da tempo avrebbero fatto penitenza, ravvolte nel cilicio e nella cenere. Ebbene io ve lo dico: Tiro e Sidone nel giorno del giudizio avranno una sorte meno dura della vostra. E tu, Cafàrnao, sarai forse innalzata fino al cielo? Fino agli inferi precipiterai! Perché, se in Sodoma fossero avvenuti i miracoli compiuti in te, oggi ancora essa esisterebbe! Ebbene io vi dico: Nel giorno del giudizio avrà una sorte meno dura della tua!” (Matteo 11,20-24)
  • sul parlare incongruente degli uomini Gesù avverte, “Ma io vi dico che di ogni parola infondata gli uomini renderanno conto nel giorno del giudizio; poiché in base alle tue parole sarai giustificato e in base alle tue parole sarai condannato.” (Matteo 12,36s)
  • infine conferma in modo inequivocabile che quel giorno ci sarà, “Quando il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria con tutti i suoi angeli, si siederà sul trono della sua gloria. E saranno riunite davanti a lui tutte le genti, ed egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dai capri, e porrà le pecore alla sua destra e i capri alla sinistra. Allora il re dirà a quelli che stanno alla sua destra: Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo.” (Matteo 25,31-34)

L’apostolo Pietro come racconta il capitolo 2 degli Atti degli apostoli nella sua predicazione nel giorno della prima Pentecoste cristiana richiama le parole del profeta biblico Gioele: “Il sole si muterà in tenebra e la luna in sangue, prima che giunga il giorno del Signore, giorno grande e splendido. Allora chiunque invocherà il nome del Signore sarà salvato.” (Atti 2,20s)

NELLA TORAH CENNI AL “GIUDIZIO” DI DIO
Con i primi due paragrafi tratteggiato due situazioni che distano tra loro almeno XIII secoli, cioè tra il 1250° a.C., epoca a cui è fatto risalire l’uscita degli ebrei dall’Egitto e il 50 – 60 d.C., decennio più decennio meno, epoca a cui sono fatte risalire le prime Scritture cristiane.
Per comprendere come si è passati dall’una all’altra fede è da sondare quanto nelle Sacre Scritture definite Antico Testamento che si inseriscono a cerniera tra tali due epoche.
Il fatto nuovo del pensiero Biblico è che non ci sarà solo il giudizio per ciascuno dopo la singola morte, ma vi sarà una fine dei tempi ed una venuta di Dio che interverrà nella storia del mondo istituendo un giudizio anche su quelli che in quel momento saranno vivi nella terra.

Al riguardo, ad esempio, il Salmo 96 ai versetti 11-13 è esplicito:

“Gioiscano i cieli, esulti la terra, frema il mare e quanto racchiude, esultino i campi e quanto contengono, si rallegrino gli alberi della foresta davanti al Signore che viene, perché viene a giudicare la terra. Giudicherà il mondo con giustizia e con verità tutte le genti.”

In quei testi è sostenuto che vi sarà un “giorno del Signore” in ebraico “iom la Iahwéh” in cui è compreso un “giorno del giudizio”.
Mi sono allora chiesto ove nel testo esterno dei libri della Torah o Pentateuco – Genesi, Esodo, Numeri, Levitico e Deuteronomio – si trovi un cenno a Dio che giudica.
Nella Genesi, il primo dei cinque libri di quel complesso di scritti si trova:

  • nel capitolo 15 che riguarda l’alleanza di Dio con Abramo e le promesse sul futuro della sua discendenza, che sarà giustificata e numerosa come le stelle del cielo, “Allora il Signore disse ad Abram: Sappi che i tuoi discendenti saranno forestieri in un paese non loro; saranno fatti schiavi e saranno oppressi per quattrocento anni. Ma la nazione (l’Egitto) che essi avranno servito, la giudicherò io: dopo, essi usciranno con grandi ricchezze.” (Gen. 15,13.14)
  • nel capitolo 18 dell’apparizione di Dio ad Abramo in figura di tre uomini alle Querce di Mamre che precede la punizione delle città di Sodoma e Gomorra, episodio di fatto esemplificativo ed anticipativo d’una fine del mondo con la punizione del male, nel colloquio ove Abramo intercede con Dio si trova: “Lungi da te il far morire il giusto con l’empio, così che il giusto sia trattato come l’empio; lungi da te! Forse il giudice di tutta la terra non praticherà la giustizia?” (Gen. 18,25)

Com’è noto il libro del Genesi ha compilazione tardiva rispetto agli altri quattro della Torah ed è da ritenere raccolta di tradizioni e pensieri in forma di racconti parabolici che entrano nel mito uniti ad aspetti d’elaborazione e ricerca, tipo midrash, succo di meditazioni e d’estrapolazione in forma di prospettiva profetica degli altri libri della Torah stessa che tengono conto sia degli sviluppi apportati dai profeti e delle relative vicende storiche fino all’epoca della redazione finale della Genesi nel V secolo a.C..
Tenuto conto di quanto sopra ritenendo che i racconti del libro della Genesi contengano anche allegorie con intenti profetici su eventi non solo dei discendenti di Abramo, ma del mondo intero, si ricava:

  • una discendenza eletta sa d’essere forestiera ed oppressa in questo mondo;
  • vi sono forze che opprimono i popoli che non possono che subire e quindi sono schiavi, idea questa che si può estendere anche al singolo individuo condizionato da un modo d’essere in cui è cresciuto e che da solo non è in grado di superare;
  • v’è una alleanza di Dio con tale discendenza che garantisce liberazione;
  • che Dio è giudice è garantisce giustizia sulla terra, quindi nel tempo;
  • è così estrapolabile garanzia di giustizia per ogni singolo individuo.

Ciò considerato non resta che seguire la traccia di Dio giudice, del giudizio, del suo giudicare e di giorni di Dio e del giudizio scrutando nei più antichi libri del Pentateuco.
Negli altri quattro libri della Torah nei testi come pervenutici su tali temi si trovano questi accenni:

  • nel libro dell’Esodo al Capitolo 28, ove sono riportate le prescrizioni che di Dio dette sul Sinai a Mosè per gli abiti dei sacerdoti che, come per la tenda del convegno sono da ritenere che fossero un adeguamento al “modello che ti è stato mostrato sul monte” (Es. 25,40) di quanto lassù in cielo, al versetto 15 è scritto “Farai il pettorale del giudizio, artisticamente lavorato, di fattura uguale a quella dell’efod: con oro, porpora viola, porpora rossa, scarlatto e bisso ritorto.” (Es. 28,15)
  • nel libro del Deuteronomio al Capitolo 1 al versetto 17 è scritto in modo chiaro e preciso “il giudizio appartiene a Dio“;
  • nel libro del Deuteronomio al Capitolo 32 nel Cantico di Mosè, già citato, si legge: “Poiché il Signore farà giustizia al suo popolo… Sono io che do la morte e faccio vivere; io percuoto e io guarisco…Alzo la mano verso il cielo e dico: Per la mia vita, per sempre: quando avrò affilato la folgore della mia spada e la mia mano inizierà il giudizio, farò vendetta dei miei avversari, ripagherò i miei nemici.” (Deut. 32,36-41)

Di fatto le citazioni sono poche, eppure l’idea del giorno del Signore è diffusa negli scritti successivi soprattutto dei profeti e diventerà tema negli scritti apocalittici giudaici e poi sarà pienamente acquisita nel N.T. ed alla fine nel libro dell’Apocalisse esploderà.

L’APOCALISSE APRE LA TORAH
Quanto relativo al collegamento Torah profeti verrà esaminato più avanti, ma prima sul libro dell’Apocalisse è opportuno fare una digressione.
Quel libro presenta una “rivelazione” da parte di un angelo di Dio che all’autore, che dichiara chiamarsi Giovanni, disse:

“Queste parole sono certe e veraci. Il Signore, il Dio che ispira i profeti, ha mandato il suo angelo per mostrare ai suoi servi ciò che deve accadere tra breve…Poi aggiunse: “Non mettere sotto sigillo le parole profetiche di questo libro, perché il tempo è vicino.” (Ap. 22,6.10)

Ciò fa arguire che varie rivelazioni dei profeti sono state scritte, ma sotto sigillo, cioè non si acquisiscono con una lettura normale del testo, ma occorre procedere ad una decriptazione.
Il tema del sigillo e di testi sigillati, di rotoli da sciogliere è il sottofondo di tutta l’Apocalisse, infatti:

“E vidi nella mano destra di Colui che era assiso sul trono un libro a forma di rotolo, scritto sul lato interno e su quello esterno, sigillato con sette sigilli. Vidi un angelo forte che proclamava a gran voce: Chi è degno di aprire il libro e scioglierne i sigilli? Ma nessuno né in cielo, né in terra, né sotto terra era in grado di aprire il libro e di leggerlo. Io piangevo molto perché non si trovava nessuno degno di aprire il libro e di leggerlo. Uno dei vegliardi mi disse: Non piangere più; ha vinto il leone della tribù di Giuda, il Germoglio di Davide, e aprirà il libro e i suoi sette sigilli. Poi vidi ritto in mezzo al trono circondato dai quattro esseri viventi e dai vegliardi un Agnello, come immolato. Egli aveva sette corna e sette occhi, simbolo dei sette spiriti di Dio mandati su tutta la terra. E l’Agnello giunse e prese il libro dalla destra di Colui che era seduto sul trono. E quando l’ebbe preso, i quattro esseri viventi e i ventiquattro vegliardi si prostrarono davanti all’Agnello, avendo ciascuno un’arpa e coppe d’oro colme di profumi, che sono le preghiere dei santi. Cantavano un canto nuovo: Tu sei degno di prendere il libro e di aprirne i sigilli, perché sei stato immolato e hai riscattato per Dio con il tuo sangue uomini di ogni tribù, lingua, popolo e nazione e li hai costituiti per il nostro Dio un regno di sacerdoti e regneranno sopra la terra”. (Ap. 5,1-10)

L’Agnello, il germoglio di Davide, è quello profetizzato dal noto passo al capitolo 11 di Isaia “Un germoglio spuntera dal tronco di Iesse, un virgulto germogliera dalle sue radici. Su di lui si posera lo spirito del Signore, spirito di sapienza e di intelligenza, spirito di consiglio e di fortezza, spirito di conoscenza e di timore del Signore…” (Isaia 11.1.2)

Questa profezia messianica i cristiani della prima ora la riferirono a Gesù di Nazaret e, qui con quei versetti l’Apocalisse, di fatto, sostiene che le Sue vicende sono tali che riescono a spiegare tutta la Torah e tutto l’A.T., testi che, in definitiva ,non fanno altro che profetizzarlo.

Il cercare in ogni versetto dell’A.T il Messia è, infatti, la prima regola che propone la tradizione per entrare nello spirito dei testi biblici e, aggiungo, per arrivare ad una loro decriptazione (vedi Decriptazione Capitolo 11 e capitolo 16 versetti di Isaia in “Giuseppe, l’Emmanuele e la Madre“.
Il refrain del sigillo, che nasconde un testo nascosto, continua nel successivo capitolo 6 e i sette sigilli vengono aperti uno alla volta dall’Agnello.

Nel capitolo 7 della visione – rivelazione di Giovanni appaiono quattro angeli ai quattro angoli della terra che trattengono i venti finche non sia messo il sigillo di Dio sulla fronte degli eletti, quindi, “l’Agnello aprì il settimo sigillo, si fece silenzio in cielo per circa mezz’ora. Vidi che ai sette angeli ritti davanti a Dio furono date sette trombe.” (Ap. 8,1.2) e ciascuno di tali angeli in successione suona la tromba, escono sette “tuoni” e si verificano gli eventi finali.

Al capitolo 10 ritorna l’argomento sigilli e si arguisce che i sette tuoni saranno le voci profetiche dei nuovi profeti di Cristo ultime a servizio degli uomini, ma ora il testo propone “Metti sotto sigillo quello che hanno detto i sette tuoni e non scriverlo“. (Ap. 10,1-4)

Si comprende che non era necessario che lo scrivesse, perché gli verrà dato in cibo, infatti:

“Poi la voce che avevo udito dal cielo mi parlò di nuovo: Và’, prendi il libro aperto dalla mano dell’angelo che sta ritto sul mare e sulla terra. Allora mi avvicinai all’angelo e lo pregai di darmi il piccolo libro. Ed egli mi disse: Prendilo e divoralo; ti riempirà di amarezza le viscere, ma in bocca ti sarà dolce come il miele (Ezechiele 3,3). Presi quel piccolo libro dalla mano dell’angelo e lo divorai; in bocca lo sentii dolce come il miele, ma come l’ebbi inghiottito ne sentii nelle viscere tutta l’amarezza. Allora mi fu detto: Devi profetizzare ancora su molti popoli, nazioni e re.” (Ap. 10,8-11)

Ora il testo coglie l’occasione con cambiamenti di scena e con pennellate e con un mutilare d’immagini di fornire continui riferimenti a libri di profeti dell’A.T..
Al riguardo faccio qualche esempio.

Ho sopra indicato tra parentesi nel passo Ap. 10,8-11 che mangiare un rotolo e sentire sapore di miele accadde anche al profeta Ezechiele: “Figlio dell’uomo, nutrisci il ventre e riempi le viscere con questo rotolo che ti porgo. Io lo mangiai e fu per la mia bocca dolce come miele.” (Ez. 3,3)

Prima di ciò il libro dell’Apocalisse aveva sottolineato un altro fatto: “Allora l’angelo che avevo visto con un piede sul mare e un piede sulla terra, alzò la destra verso il cielo e giurò per Colui che vive nei secoli dei secoli (Daniele 12,7); che ha creato cielo, terra, mare, e quanto è in essi: Non vi sarà più indugio! Nei giorni in cui il settimo angelo farà udire la sua voce e suonerà la tromba, allora si compirà il mistero di Dio come egli ha annunziato ai suoi servi, i profeti”. (Ap. 10,5-7)

Ho approfondito e verificato l’idea che presentai in “Decriptare le lettere parlanti delle sacre scritture ebraiche” con il quale prevedevo la presenza di testi nascosti nelle pagine in ebraico della Bibbia svelabili da una lettura dei valori grafici delle singole lettere e col sezionare i gruppi di lettere adiacenti in modo diverso per ottenere altre parole non contemplate nel testo così come tradizionalmente tradotto.
Dopo vari tentativi, concretizzai metodo, regole e significati delle lettere, che non ho più modificato, e che ho inseriti in “Parlano le lettere” e con tale metodo ho già decriptato 75% dell’intero testo biblico del canone ebraico.
Con tali criteri ho poi avuto modo di verificare che in particolare i testi conseguibili dalla decriptazione dei libri dei “Profeti” danno luogo a veri e propri protovangeli che annunziano l’evento “Messia”.
Ebbi poi modo di confermare tale impostazione presentando “Profezie nei Vangeli: il Protovangelo di Zaccaria” e su tale scia decriptai l’intero libro del profeta Daniele e lo presentai con l’articolo “I geroglifici ebraici del libro di Daniele“. Come accade anche nel testo dell’Apocalisse i continui richiami ai testi biblici, che del resto si verifica in tutti i libri del N.T., scritti peraltro tutti in greco, danno l’opportunità al lettore che provenisse dall’ebraismo di andare a verificare i testi in ebraico e le profezie interne di secondo livello che certamente all’epoca erano in grado di leggere (vedi “Vangeli, profezie attuate dal Cristo“).

Ebbene, per comodità del lettore riporto il testo della decriptazione del versetto Daniele 12,7 nel brano che ho su riportato in Apocalisse 10,5-7.
È questa una sintetica e sorprendente profezia che chiarisce in effetti quel “alzò la destra verso il cielo e giurò per Colui che vive nei secoli dei secoli.”

Daniele 12,7 – “Portò ad espiare la pena l’azione dell’Unigenito in croce. Uscì dall’uomo del serpente la vergogna, in lini bianchi saranno i viventi tra i beati. La vita del male operare del serpente dal vivere dai giorni uscirà. Sarà la luce a riportarsi, saranno col corpo il viventi alla destra portati risorti a vivere da Dio. Li porterà il potente Unigenito ad entrare in cielo e saranno il settimo (giorno) dentro a vivere in eterno. Così saranno portati all’eternità, all’assemblea di festa saranno a vivere portati. Dalle strette su saranno retti tutti condotti, dal drago salvati. Saranno alla conoscenza i viventi del Santo. La perfezione che è degli angeli entrerà in tutti; l’aveva giurato!

Per completezza degli esempi che sto portando su questa tematica delle citazioni nell’Apocalisse ho così decriptato anche il versetto Ezechiele 3,3 che è richiamato in quel libro nel passo 10,8-11.

Ezechiele 3,3 – “Per portarsi a stare l’Unigenito in un vivente nel corpo, la divinità fu da dentro ad inviare dalla nube alla Madre dentro l’utero. Una angelo così indicò che l’Unigenito la sposa recherà, che il seno Le sarebbe stato di rettitudine segnato di pienezza. Venne alla madre rivelato che al mondo da questa veniva dell’Unico il principe da primogenito figlio. L’indicazione un angelo di Dio fu così a portare l’Unigenito alla sposa. Per la perversità finire nel mondo fu ad abitarvi il Verbo. Fu della rettitudine ad insinuare il fuoco per il serpente dagli uomini portare a rovesciare.”

Questo decriptato esalta l’incarnazione come motore della distruzione del male nel mondo per la rettitudine di Dio, propria della natura divina, in un primo uomo e da questa a un popolo di credenti.
Ciò verrà poi esaltato dallo stesso libro dell’Apocalisse subito dopo lo squillo della settima tromba dalla seguente visione:

“Nel cielo apparve poi un segno grandioso: una donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e sul suo capo una corona di dodici stelle. Era incinta e gridava per le doglie e il travaglio del parto. Allora apparve un altro segno nel cielo: un enorme drago rosso, con sette teste e dieci corna e sulle teste sette diademi; la sua coda trascinava giù un terzo delle stelle del cielo e le precipitava sulla terra. Il drago si pose davanti alla donna che stava per partorire per divorare il bambino appena nato. Essa partorì un figlio maschio (Isaia 66,7), destinato a governare tutte le nazioni con scettro di ferro (Salmo 2,9), e il figlio fu subito rapito verso Dio e verso il suo trono. La donna invece fuggì nel deserto, ove Dio le aveva preparato un rifugio perché vi fosse nutrita per milleduecentosessanta giorni.” (Apocalisse 12,1-6)

Questa immagine è riferita alla Chiesa nascente che sta partorendo nel mondo il corpo di Cristo e al riguardo di quel 1260 giorni del versetto Ap. 12,6 rimando alla lettura del mio articolo (Vedi “Numeri nei Vangeli e nell’Apocalisse, annunci del Messia.”)
In quella visione della donna e del drago v’è anche un riferimento al Salmo 2 la cui decriptazione tra l’altro ho presentata in “Nel DNA dei Salmi: il Messia” e per quello relativo a Isaia 66,7 che recita: “Prima di provare i dolori, ha partorito; prima che le venissero i dolori, ha dato alla luce un maschio” e a questo il testo di Isaia fa precedere: “Giunge un rumore, un frastuono dalla città, un rumore del tempio; è la voce del Signore che paga il contraccambio ai suoi nemici.” (Isaia 66,6)
Riporto la decriptazione di entrambi quei versetti risultando molto calzanti.

Isaia 66,6 – “A rovesciare portò al sepente un fuoco. Desiderò inviarglielo dal seno. Fu un corpo versato recato guizzò con l’acqua fuori, fu la sposa versata condotta. Con la potenza del Signore libererà dal serpente i viventi, dal cammino lo reciderà. Al serpente guai a casa è a recare.”
(E Giovanni ne fu sconvolto Gv. 19,35: “Chi ha visto ne dà testimonianza e la sua testimonianza è vera e egli sa che dice il vero, perché anche voi crediate.”)

Isaia 66,7 – “Da dentro il Cuore dall’alto della croce in vita fu dal Potente partorita, uscì da dentro dal cuore. Un corpo/popolo nell’acqua è da dentro a portare Fratelli sparsi nel mondo e uscì ai viventi la potenza della carità al mondo dal colpito Agnello.”

Per essere più esaustivo al riguardo delle citazioni di versetti di profeti propongo ancora quanto l’Apocalisse dice l’apertura del sesto sigillo:
“Quando l’Agnello aprì il sesto sigillo, vidi che vi fu un violento terremoto. Il sole divenne nero come sacco di crine, la luna diventò tutta simile al sangue, le stelle del cielo si abbatterono sopra la terra, come quando un fico, sbattuto dalla bufera, lascia cadere i fichi immaturi. Il cielo si ritirò come un volume che si arrotola e tutti i monti e le isole furono smossi dal loro posto. Allora i re della terra e i grandi, i capitani, i ricchi e i potenti, e infine ogni uomo, schiavo o libero, si nascosero tutti nelle caverne e fra le rupi dei monti; e dicevano ai monti e alle rupi: Cadete sopra di noi e nascondeteci (Osea 10,8) dalla faccia di Colui che siede sul trono e dall’ira dell’Agnello, perché è venuto il gran giorno della loro ira, e chi vi può resistere?” (Ap. 6,12.15s)

Ho evidenziato in grassetto un richiamo al profeta Osea: “Le alture dell’iniquità, peccato d’Israele, saranno distrutte, spine e rovi cresceranno sui loro altri; diranno ai monti: Copriteci e ai colli: Cadete su di noi.” (Os. 10,8) di cui riporto la decriptazione.

Osea 10,8 – “E l’energia della risurrezione nei viventi ( il soffioenergia del Nome ) aiuto reca, dentro la morte annulla del peccato, completa la rettitudine di Dio versa, porta i precetti sbarrare nel corpo. In giro l’aiuto al mondo dall’alto ai viventi del sacrificio portato dal Crocefisso la Madre reca, dell’Unigenito la vita nei corpi portata potente genera, è ai viventi la rettitudine in pienezza recata ad abitare, conduce del serpente superbo il peccare completamente ad abortire. Si porta l’Altissimo con gli apostoli e…”
(Non è ancora la risurrezione finale, ma l’annuncio di questa, il soffio portato dagli apostoli.)

LA TORAH, SUL “GIUDIZIO” DI DIO, SI APRE CON L’AIUTO DELL’AGNELLO
Dei Capitoli dei libri della Torah ove si trovano quelle tre citazioni sul giudizio di Dio – Esodo 28, Deuteronomio 1 e Deuteronomio 32 – con cui ho concluso il paragrafo “Nella Torah cenni al Giudizio di Dio” ho già provveduto alla decriptazione con metodo e regole che ho inseriti nel già richiamato articolo “Parlano le lettere“:

Quei testi di secondo livello di carattere messianico, alla cui lettura rimando, portano a considerare che i testi interni sono un racconto che quelli esterni celano o accennano con tracce discontinue sparse in molte parti diffuse nei vari libri della Torah come elementi minuti di uno specchio rotto di difficile ricomponimento il che porta ad una ipotesi del perché dello svilupparsi dell’idea del Giorno del Signore nei profeti.
Tutti i profeti, come ho dimostrato in vari articoli, proprio per esaltare quella proprietà della Torah, usano anche loro procedere a redazioni dei propri scritti predisponendo in contemporanea entrambi i livelli – 1° e 2° – ed hanno utilizzato le letture di secondo livello della Torah per muovere i propri scritti e ampliarli.
Quei racconti di 2° livello tratti dalla decriptazione di Esodo 28 e Deuteronomio 32 propongono di fatto con le lettere lette come ideogrammi e con una suddivisione delle stesse diversa da quella della traduzione ufficiale le vicende della incarnazione di Dio, che come ho trattato in “L’incarnazione sotto il velo di Mosé“, i testi di primo livello della Torah velano.
Considerata allora la citazione in Deuteronomio 1,17 giudizio appartiene a Dio ho proceduto alla decriptazione dell’intero versetto che si è presentato nel seguente modo.
Riporto il testo di 1° livello in italiano, il testo ebraico con lettere separate, la dimostrazione della decriptazione e il testo di 2° livello ottenuto tutto di seguito.

Deuteronomio 1,17Nei vostri giudizi non avrete riguardi personali, darete ascolto al piccolo come al grande; non temerete alcun uomo, poiché il giudizio appartiene a Dio; le cause troppo difficili per voi le presenterete a me e io le ascolterò.





Deuteronomio 1,17 – Il rifiuto all’oppressione che c’è nei corpi che reca il soffio dell’angelo (ribelle) che è nei viventi ad abitare . Per salvarli () il soffio nei cuori della rettitudine verserà dal cuore , l’ucciderà (), la fortuna del serpente finirà , brucerà nei viventi l’iniquità . Il rifiuto nei viventi del soffio dell’angelo ci sarà , gli uomini retti saranno ad uscirne per rivivere . Giudicato il serpente maledetto sarà nei viventi da Lui ed usciranno per l’aiuto ricreati con i risorti corpi . Sarà a riversare la risurrezione nel mondo ai viventi dalla piaga () con l’acqua dalla croce . La rovescerà dal corpo da dentro per l’asta dell’angelo maledetto () che gli sarà stata portata . La risurrezione dal seno () il Crocifisso sarà a portare .

Deuteronomio 1,17 – Il rifiuto all’oppressione che c’è nei corpi che reca il soffio dell’angelo (ribelle) che è nei viventi ad abitare. Per salvarli il soffio nei cuori della rettitudine verserà dal cuore, l’ucciderà, la fortuna del serpente finirà, brucerà nei viventi l’iniquità. Il rifiuto nei viventi del soffio dell’angelo ci sarà, gli uomini retti saranno ad uscirne per rivivere. Giudicato il serpente maledetto sarà nei viventi da Lui ed usciranno per l’aiuto ricreati con i risorti corpi. Sarà a riversare la risurrezione nel mondo ai viventi dalla piaga con l’acqua dalla croce. La rovescerà dal corpo da dentro per l’asta dell’angelo maledetto che gli sarà stata portata. La risurrezione dal seno il Crocifisso sarà a portare.

Tale ultimo accenno porta a considerare che i racconti abbiano anche più diffuse profezie attuate dal Cristo storico.

Presento nel prossimo paragrafo la decriptazione di tutto il capitolo Deuteronomio 1.
In tutti i suddetti racconti di 2° livello è presentato, appunto con le lettere, l’avvento del “giorno del Signore” in linea con quanto propongono le lettere relative che portano a questa sintesi: “sarà a portarsi tra i viventi il Potente , sarà dal mondo a portarci fuori “.

Al riguardo, è da meditare sul fatto che il giorno forse potrebbe essere anche un’epoca, ossia un giorno, ma della creazione che, come è noto il libro della Genesi propone svilupparsi in sette “giorni” che si concluderà col giorno finale.
L’ebraismo che legge il testo esterno dei libri canonici dai cristiani definiti A.T. propone esistere una escatologia acharit ha-yamim “la fine dei giorni” legata alla venuta del Messia ed alla resurrezione dei morti.
Il Talmud però, che si basa su antiche tradizioni, che consentono anche interpretazioni plurime delle Scritture che hanno 70 facce, riconosce che quella della venuta del Messia è un’epoca in cui:

  • aumenterà l’arroganza;
  • il potere sarà senza controllo della morale;
  • lo studio della Torah sarà corrotto per mancanza di sapienza degli scribi;
  • i giovani faranno vergognare gli anziani;
  • le famiglie saranno divise;
  • le generazione avranno il volto di un cane, cioè saranno pagane.;
  • vi sarà così un combattimento contro gli eserciti di Gog e Magog (Ez. 38,2) con la vittoria del Messia
  • ci sarà un raduno degli esiliati, il mondo sarà in pace (Is. 11,9) ci sarà il giorno del giudizio, i giusti si raduneranno per un banchetto.

Il cristianesimo sostiene che l’epoca del Messia è iniziata con l’incarnazione in Gesù di Nazaret e quindi, di fatto, il giorno del Signore è in atto.
Con “La durata della creazione” valutai la questione di questo settimo giorno in cui sembra che Dio si riposò, ma in cui avviene la ri-creazione e la redenzione.

DEUTERONOMIO 1,1-46 – TESTO E DECRIPTATO
Presento dapprima il testo C.E.I e poi la decriptazione tutta di seguito dei 46 versetti.

Deuteronomio 1,1 – Queste sono le parole che Mosè rivolse a tutto Israele oltre il Giordano, nel deserto, nella valle dell’Araba, di fronte a Suf, tra Paran, Tofel, Laban, Cazerot e Di-Zaab.

Deuteronomio 1,2 – Vi sono undici giornate dall’Oreb, per la via del monte Seir, fino a Kades-Barnea.

Deuteronomio 1,3 – Nel quarantesimo anno, l’undicesimo mese, il primo giorno del mese, Mosè parlò agli Israeliti, secondo quanto il Signore gli aveva ordinato di dir loro.

Deuteronomio 1,4 – Dopo aver sconfitto Sicon, re degli Amorrei, che abitava in Chesbon, e Og, re di Basan, che abitava in Astarot e in Edrei,

Deuteronomio 1,5 – oltre il Giordano, nel paese di Moab, Mosè cominciò a spiegare questa legge:

Deuteronomio 1,6 – Il Signore nostro Dio ci ha parlato sull’Oreb e ci ha detto: Avete dimorato abbastanza su questa montagna;

Deuteronomio 1,7 – voltatevi, levate l’accampamento e andate verso le montagne degli Amorrei e in tutte le regioni vicine: la valle dell’Araba, le montagne, la Sefela, il Negheb, la costa del mare, nel paese dei Cananei e nel Libano, fino al grande fiume, il fiume Eufrate.

Deuteronomio 1,8 – Ecco, io vi ho posto il paese dinanzi; entrate, prendete in possesso il paese che il Signore ha giurato di dare ai vostri padri, Abramo, Isacco e Giacobbe, e alla loro stirpe dopo di essi.

Deuteronomio 1,9 – In quel tempo io vi ho parlato e vi ho detto: Io non posso da solo sostenere il carico del popolo.

Deuteronomio 1,10 – Il Signore vostro Dio vi ha moltiplicati ed ecco oggi siete numerosi come le stelle del cielo.

Deuteronomio 1,11 – Il Signore, Dio dei vostri padri, vi aumenti anche mille volte di più e vi benedica come vi ha promesso di fare.

Deuteronomio 1,12 – Ma come posso io da solo portare il vostro peso, il vostro carico e le vostre liti?

Deuteronomio 1,13 – Sceglietevi nelle vostre tribù uomini saggi, intelligenti e stimati, e io li costituirò vostri capi.

Deuteronomio 1,14 – Voi mi rispondeste: Va bene ciò che proponi di fare.

Deuteronomio 1,15 – Allora presi i capi delle vostre tribù, uomini saggi e stimati, e li stabilii sopra di voi come capi di migliaia, capi di centinaia, capi di cinquantine, capi di decine, e come scribi nelle vostre tribù.

Deuteronomio 1,16 – In quel tempo diedi questo ordine ai vostri giudici: Ascoltate le cause dei vostri fratelli e giudicate con giustizia le questioni che uno può avere con il fratello o con lo straniero che sta presso di lui.

Deuteronomio 1,17 – Nei vostri giudizi non avrete riguardi personali, darete ascolto al piccolo come al grande; non temerete alcun uomo, poiché il giudizio appartiene a Dio; le cause troppo difficili per voi le presenterete a me e io le ascolterò.

Deuteronomio 1,18 – In quel tempo io vi ordinai tutte le cose che dovevate fare.

Deuteronomio 1,19 – Poi partimmo dall’Oreb e attraversammo tutto quel deserto grande e spaventoso che avete visto, dirigendoci verso le montagne degli Amorrei, come il Signore nostro Dio ci aveva ordinato di fare, e giungemmo a Kades-Barnea.

Deuteronomio 1,20 – Allora vi dissi: Siete arrivati presso la montagna degli Amorrei, che il Signore nostro Dio sta per darci.

Deuteronomio 1,21 – Ecco il Signore tuo Dio ti ha posto il paese dinanzi; entra, prendine possesso, come il Signore Dio dei tuoi padri ti ha detto; non temere e non ti scoraggiare!

Deuteronomio 1,22 – Voi vi accostaste a me tutti e diceste: Mandiamo uomini innanzi a noi, che esplorino il paese e ci riferiscano sul cammino per il quale noi dovremo salire e sulle città nelle quali dovremo entrare.

Deuteronomio 1,23 – La proposta mi piacque e scelsi dodici uomini tra di voi, uno per tribù.

Deuteronomio 1,24 – Quelli si incamminarono, salirono verso i monti, giunsero alla valle di Escol ed esplorarono il paese.

Deuteronomio 1,25 – Presero con le mani i frutti del paese, ce li portarono e ci fecero questa relazione: È buono il paese che il Signore nostro Dio sta per darci.

Deuteronomio 1,26 – Ma voi non voleste entrarvi e vi ribellaste all’ordine del Signore vostro Dio;

Deuteronomio 1,27 – mormoraste nelle vostre tende e diceste: Il Signore ci odia, per questo ci ha fatti uscire dal paese d’Egitto per darci in mano agli Amorrei e per distruggerci.

Deuteronomio 1,28 – Dove possiamo andare noi? I nostri fratelli ci hanno scoraggiati dicendo: Quella gente è più grande e più alta di noi; le città sono grandi e fortificate fino al cielo; abbiamo visto là perfino dei figli degli Anakiti.

Deuteronomio 1,29 – Allora dissi a voi: Non spaventatevi e non abbiate paura di loro.

Deuteronomio 1,30 – Il Signore stesso vostro Dio, che vi precede, combatterà per voi, come ha fatto tante volte sotto gli occhi vostri in Egitto

Deuteronomio 1,31 – e come ha fatto nel deserto, dove hai visto come il Signore tuo Dio ti ha portato, come un uomo porta il proprio figlio, per tutto il cammino che avete fatto, finché siete arrivati qui.

Deuteronomio 1,32 – Nonostante questo, non aveste fiducia nel Signore vostro Dio

Deuteronomio 1,33 – che andava innanzi a voi nel cammino per cercarvi un luogo dove porre l’accampamento: di notte nel fuoco, per mostrarvi la via dove andare, e di giorno nella nube.

Deuteronomio 1,34 – Il Signore udì le vostre parole, si adirò e giurò:

Deuteronomio 1,35 – Nessuno degli uomini di questa malvagia generazione vedrà il buon paese che ho giurato di dare ai vostri padri,

Deuteronomio 1,36 – se non Caleb, figlio di Iefunne. Egli lo vedrà e a lui e ai suoi figli darò la terra che ha calcato, perché ha pienamente seguito il Signore.

Deuteronomio 1,37 – Anche contro di me si adirò il Signore, per causa vostra, e disse: Neanche tu vi entrerai,

Deuteronomio 1,38 – ma vi entrerà Giosuè, figlio di Nun, che sta al tuo servizio; incoraggialo, perché egli metterà Israele in possesso di questo paese.

Deuteronomio 1,39 – E i vostri bambini, dei quali avete detto: Diventeranno oggetto di preda! e i vostri figli, che oggi non conoscono né il bene né il male, essi vi entreranno; a loro lo darò ed essi lo possederanno.

Deuteronomio 1,40 – Ma voi volgetevi indietro e incamminatevi verso il deserto, in direzione del Mare Rosso.

Deuteronomio 1,41 – Allora voi mi rispondeste: Abbiamo peccato contro il Signore! Entreremo e combatteremo in tutto come il Signore nostro Dio ci ha ordinato. Ognuno di voi cinse le armi e presumeste di salire verso la montagna.

Deuteronomio 1,42 – Il Signore mi disse: Ordina loro: Non salite e non combattete, perché io non sono in mezzo a voi; voi sarete sconfitti davanti ai vostri nemici.

Deuteronomio 1,43 – Io ve lo dissi, ma voi non mi ascoltaste; anzi vi ribellaste all’ordine del Signore, foste presuntuosi e osaste salire verso i monti.

Deuteronomio 1,44 – Allora gli Amorrei, che abitano quella montagna, uscirono contro di voi, vi inseguirono come fanno le api e vi batterono in Seir fino a Corma.

Deuteronomio 1,45 – Voi tornaste e piangeste davanti al Signore; ma il Signore non diede ascolto alla vostra voce e non vi porse l’orecchio.

Deuteronomio 1,46 – Così rimaneste in Kades molti giorni, per tutto il tempo in cui vi siete rimasti.

Prima di presentare la decriptazione faccio notare che le prime lettere del versetto 1 “Queste sono le parole , decriptate costituiscono come un titolo “Di Dio nel mondo entrerà la Parola per stare tra i viventi .”

Deuteronomio 1,1Di Dio nel mondo entrerà la Parola per stare tra i viventi. Nella donna nel corpo s’insinuò un rettile. N’uscì maledetto il maligno che bruciò nei corpi la divinità che vi abitava. Dall’aldilà nel mondo scese un angelo (ribelle) ad abitare nei viventi insinuandosi nel corpo. Dentro dall’aldilà nel mondo per circonciderlo nel buco si portò la Parola dove sta l’angelo. Il Verbo dell’Unico nei corpi l’energia riporterà, dentro sarà a rinviare a tutti il soffio del Potente; lo riporterà nei cuori. L’angelo che si portò a chiudersi giù nei corpi finirà e un “basta” a questi entrerà in casa.

Deuteronomio 1,2 – L’Unico di nascosto per aiutare in azione la risurrezione dei corpi fu a portare in un vivente. In un vivente si chiuse nel corpo. Dentro in aiuto in un corpo la rettitudine entrò. In un povero d’una città, dell’Eterno, del Santo dentro il corpo l’energia agì.

Deuteronomio 1,3 – A portarsi fu nel mondo per stare nel pozzo per le preghiere dei viventi per bruciare l’angelo (ribelle) che nel mondo agisce. Con la risurrezione ha scelto di spazzarlo bruciandolo nei corpi. Di nascosto per aiutare stette in esilio l’Unico chiudendosi in un povero. Dalla prigione con l’aiuto della risurrezione la Parola li salverà. Di Dio il Figlio fu in Israele. La rettitudine nella prigione del rettile si portò. Nel mondo il il Signore venne a portarsi; Dio entrò in un vivente.

Deuteronomio 1,4 – L’Unico a chiudere in un corpo fu nel mondo la rettitudine. A tutti porterà a rivenire la pienezza. Sarà la grazia tra i viventi in cammino ad entrare. In un primogenito a vivere nel corpo fu di una donna. In un corpo fu a portarsi a stare in esilio. Dentro vi chiuse la risurrezione per ardere l’angelo (ribelle) che portò a venire il peccare nel cammino dei viventi. Per il serpente spengere che dentro l’odio accese nel corpo fu a portare un fuoco nell’intimo che agirà da risurrezione per finirlo. Dentro magnifici alla vista risaranno.

Deuteronomio 1,5 – In una casa ebrea entrerà. Scenderà per l’angelo (ribelle) che abita la terra. A vivere si porterà da un padre Lui che è il Potente per salvare. Dentro un primogenito nel corpo verrà la Torah. Nel mondo questa verrà per rifiutare l’essere ribelle.

Deuteronomio 1,6 – Il Signore che a maledire fu l’angelo si portò per aiutare per ricreare la potenza che c’era. Per abitare scelse una casa a cui il Potente aveva parlato. Il corpo dentro il Potente di rettitudine della madre accese. Dentro da arca entrò nel corpo di questa.

Deuteronomio 1,7 – In una persona di portarsi per portarsi nel buco del peccare del serpente anelava e dentro desiderava in un corpo d’entrare per al primo dei ribelli recare la maledizione. Da una sposa a dimorare fu a portarsi in una casa ebrea che nel mondo dentro a partorire lo portasse. La casa illuminò che il Verbo del Potente ad entrare si portava. Dentro un angelo dall’alto e in casa le annunciò che della Parola al mondo sarebbe stata madre. Da primogenito nel corpo le scenderà, entrerà della rettitudine l’energia. In un misero sarà a portarsi entrando nel cuore. Del figlio dell’Eterno le entrerà l’energia. Partorirà la fortuna; la potente energia nel mondo guarirà il corpo di tutti.

Deuteronomio 1,8 – Nel corpo dell’Unico entrò l’energia nella prescelta. Tutta fu la potenza in una persona a stare della rettitudine. A vivere le venne il primogenito nel corpo che a gonfiare l’Unico portò. Portò in un corpo la risurrezione e venne in terra da una donna dal corpo. All’angelo (ribelle) nel settimo (giorno della creazione) dal Signore il rifiuto in casa alla fine fu con la rettitudine in pienezza dentro un corpo ad entrare. La Parola fu giù a chiudersi; la voce sarà a sentirsi. Di riversarsi in casa il Potente scelse per finire il Serpente, n’uscirà reciso. Per colpire il cattivo tra i viventi in un fratello nel corpo fu ad entrare a vivere.

Deuteronomio 1,9 – Portò nel primogenito a vivere nel corpo la divinità. Così in un vivente dentro al tempo nel mondo per la perversità dell’origine, al serpente che era stato ribelle il rifiuto l’Unico gli portava. Per rendere perfetti dentro d’aiuto fu con la risurrezione a venire; ne verrà rettitudine per i viventi.

Deuteronomio 1,10 – Il Signore Dio nel mondo fu così da Madre partorito in una casa. Al mondo venne la rettitudine ai viventi portata. Uscirono gli angeli. Un retto vivente al mondo era stato portato dalla madre. Così una stella fu ad uscire in cielo. Il Potente in un corpo abitava.

Deuteronomio 1,11 – Fu per la perversità del maledetto che fu dal Padre a portarsi nell’oppressione ove i viventi stanno per distruggere l’agire del serpente. Sarà la rettitudine da piaga che un retto vivente al maledetto soffierà. Il soffio al popolo sarà la vita a riportare, sarà una benedizione. Riverranno retti i viventi.
La rettitudine di un primo la risurrezione dei corpi insinuerà nei corpi in cammino nei viventi.

Deuteronomio 1,12 – Guai con la rettitudine usciranno da una donna al maledetto. Dentro d’aiuto fu per amore nel corpo a chiudere la rettitudine. La madre gli portò in vita la distruzione con la rettitudine. Ai viventi si riporterà nei corpi la forza dentro della rettitudine per rivivere.

Deuteronomio 1,13 – Nel mondo dentro si portò in cammino in un vivente. In un uomo fu a vivere la Sapienza. Fu tra i viventi a portarsi l’intelligenza. Fu tra i viventi a portarsi per essere d’aiuto nelle rovine dei viventi. La potenza accese dentro un cuore essendoci la rettitudine. La vita riporterà delle origini. A risorgere sarà in vita i viventi. Ricreerà col dono della rettitudine i viventi.

Deuteronomio 1,14 – Si portò per scelta per agire dall’angelo (ribelle) e venne la forza a portare per la fine delle origini delle amarezze. Per riportare il bene al mondo la Parola da una donna in un corpo d’aiuto di darsi da mangiare scelse. La potenza in azione della risurrezione porterà alla fine.

Deuteronomio 1,15 – E l’Unico si riversò nella prigione, venne dal corpo di una donna. Fu a sorgere da dentro un utero; fu la rettitudine a vivere in un uomo. Fu da madre di nascosto così a vivere che fu tra i viventi a portarlo. Fu la conoscenza ad esserci per la madre che si portava. Le venne da un angelo dell’Unico che portò l’indicazione alla madre alla mente/testa. La donna sarà madre dell’Altissimo! Con la rettitudine a salvare i corpi sarà dal maledetto il cui soffio è nei viventi portando la risurrezione dei corpi nell’esistenza dei viventi. Un primo porterà l’indicazione, riporterà risorto il corpo che stava nella tomba. Salvati saranno i viventi per il portato fuoco nei corpi; lo spazzerà la risurrezione dai corpi. Tutti si porteranno luminosi per l’amore che nei corpi sarà. Nei viventi la potenza arderà dentro i cuori per la forza della rettitudine che vi rivivrà.

Deuteronomio 1,16 – E l’Unico giù si portò nel mondo. Venne per giudicare con la forza della rettitudine. Visse dentro al tempo del mondo Lui, il Potente. L’Unico da vivo nel corpo lo ascoltarono. Dentro tra gli oppressi l’Unico visse da retto vivente e della risurrezione parlò; l’amore indicò ai viventi. Giù aiuto riversò. Dentro fu da apostoli uomini a portare. Ad abitare fu con gli apostoli che da fratelli era a portare. Da casa fu con gli apostoli da pellegrino a portarsi.

Deuteronomio 1,17 – Il rifiuto all’oppressione che c’è nei corpi che reca il soffio dell’angelo (ribelle) che è nei viventi ad abitare. Per salvarli il soffio nei cuori della rettitudine verserà dal cuore, l’ucciderà, la fortuna del serpente finirà, brucerà nei viventi l’iniquità. Il rifiuto nei viventi del soffio dell’angelo ci sarà, gli uomini retti saranno ad uscirne per rivivere. Giudicato il serpente maledetto sarà nei viventi da Lui ed usciranno per l’aiuto ricreati con i risorti corpi. Sarà a riversare la risurrezione nel mondo ai viventi dalla piaga con l’acqua dalla croce. La rovescerà dal corpo da dentro per l’asta dell’angelo maledetto che gli sarà stata portata. La risurrezione dal seno il Crocifisso sarà a portare.

Deuteronomio 1,18 – Portò un primo a rialzare, lo riportò al mondo. Un primo crocifisso retto a rivivere dentro al tempo uscì. Lui il primo la perfezione della Parola era che rivisse per primo col risorto corpo; il Crocifisso si rivide simile ad angelo.

Deuteronomio 1,19 – Si portarono angeli dal foro ove videro i viventi che nella tomba il corpo dentro avevano portato. Dagli apostoli camminando rivenne. Dalla sposa-madre a parlarle entrò; magnifico e spaventoso entrò Lui. (“Mentre essi parlavano di queste cose, Gesù in persona apparve in mezzo a loro e disse: Pace a voi! Stupiti e spaventati credevano di vedere un fantasma.” Luca 24,36s) Felici, videro che era integro per l’aiuto nel corpo della rettitudine ripartorito con l’originaria vita nel corpo. Fu la rettitudine nella donna nel corpo a scendere per portare al mondo del Signore la divinità. Ad uscire fu il rifiuto per il drago a recare e con gli apostoli da casa del primogenito per l’Eterno si riversarono per aiutare. Accesero dentro un corpo/popolo agendo.

Deuteronomio 1,20 – Si portò l’Unico in un vivente alla vista nel cammino ove i viventi abitano venne da un seno per aiutare onde nel mondo dai corpi uscisse l’origine dei ribelli che nella donna nel corpo fu da calamità ad entrare. Maledetto che fu, di figli un drago di serpenti l’angelo (ribelle) portò.

Deuteronomio 1,21 – In un corpo dell’Unico entrando l’energia per il drago fu una calamità. La divinità entrò a stare tutta in una persona che fu retta. Venne in terra dall’alto, entrò in un povero la rettitudine; da una donna dal corpo la Parola, il Signore uscì. Dio nel mondo fu un padre a scegliere. Era per la sposa afflitto (ma) il Potente gli indicò che s’era nel corpo del primogenito portato Dio di sotto.

Deuteronomio 1,22 – Portatosi il termine si versò nel corpo nella famiglia in cui si portò l’angelo di Dio. Fu dalla sposa di (quel) retto in vita portato il prescelto primogenito, dalla madre si saziò. Angeli mandò fuori l’Unico. Gli angeli luminosi erano a dire che in una persona era ad abitare. A portarsi fu di nascosto la Parola nel corpo col bastone per bastonare il serpente a cui il rifiuto venne in terra, ma fu una luce sulla casa a portarsi. Della venuta gli angeli si portarono a dire a chi veniva per via. Felici gli angeli in alto uscirono sulla casa di Lui, indicavano in campo aperto che alla vista col corpo era a vivere l’Unico.
Tra luci con canti sulla casa del primogenito di Dio furono ad uscire gli angeli.

Deuteronomio 1,23 – A portarsi fu essendoci amore (in quella) casa per le preghiere che ad inviare erano. Al mondo la Parola si portò nel primogenito riversando il veleno della rettitudine per salvare dall’angelo (ribelle) che sta nei viventi. In azione il Principe dell’Unico inviato con un fuoco era a vivere in un uomo, per l’Uno il serpente brucerà dentro i cuori.

Deuteronomio 1,24 – E fu il Verbo dagli angeli a portarsi. A portarsi fu dall’alto e nel mondo partorito si portò a stare in una famiglia. L’Unico portò dall’eternità l’erede da una donna sposa e fu in un corpo a rivelarsi portandosi nel primogenito che aveva scelto nel mondo.

Deuteronomio 1,25 – Si portò obbediente a chiudersi portandosi dentro a stare nel sangue di un vivente. Frutti entrando in terra porterà. Sarà a portare nel corpo l’aiuto recando la divinità. Sarà l’energia a recare portando ad esistere la risurrezione che dentro si portava prima che ill drago si portasse. La Parola riporterà la forza delle origini a vivere nei corpi e il bene rientrerà nel mondo. Da (quel) primo nei corpi scenderà la beatitudine. Col Signore la divinità nel mondo fu ad abitare; ce la donerà.

Deuteronomio 1,26 – Per riportare la potenza delle origini l’Unico una famiglia fu a sceglere. Il Potente dall’alto l’indicazione recò che l’aveva scelta per madre; nel corpo si portò. Venne del Verbo, che è il Signore, la divinità ad entrarle; fu così nella madre!

Deuteronomio 1,27 – Ed alla fine in un corpo a scorrere l’energia portò dentro, lo splendore che è la rettitudine in un vivente portò per finire l’origine che l’amarezza portò. Dentro per rinnovare venne il Signore. Venne dagli angeli per portarsi nel mondo. A portarsi giù fu per incontrarlo ed in un vivente in terra tra i viventi scese. Nel corpo sarà nei viventi il serpente alla fine a finire. Venne l’energia a portare che dentro fosse a bloccare nel mondo l’origine dell’amarezza che c’è. Il serpente n’uscirà bruciato; nei viventi sarà giudicato per il portarsi.

Deuteronomio 1,28 – L’Unico con l’angelo nel mondo si scontrerà, la grazia riporterà l’Altissimo ai viventi, l’originaria vita, dall’angelo portatici fuori con la tentazione, porterà a rivenire. Nei cuori dei figli porterà il rifiuto alla vita del male. La vita alla fortuna riporterà il Potente. Rilancerà nei viventi la vita che vivono gli angeli ed il nemico sarà dai viventi a fuggire. Liberi tutti riporterà. A casa su li porterà con i corpi tutti dentro i cieli e anche col Figlio staranno. Lo vedranno tra gli angeli seduto stare i viventi col corpo del primogenito che fu inviato per portare la risurrezione ai viventi.

Deuteronomio 1,29 – Avendo portato il primogenito nei corpi la divinità tra i retti vivranno. Del Potente verranno alla vista con i corpi su portati tra gli angeli. Senza paura i viventi vi entreranno a vivere.

Deuteronomio 1,30 – Del Signore per la divinità uscita sarà la rettitudine nei viventi ad uscire. L’ammalarsi in tutte le persone che c’è così dai viventi uscirà; si riporterà l’originaria esistenza del vigore. Nel regno (ove) vivono i retti dalla prigione, arso il male, risorti entreranno. Verranno tra i retti i viventi ad abitare da vivi su con i corpi. Saranno della vita del Potente alla sorgente che erano ad anelare.

Deuteronomio 1,31 – Porterà a casa i viventi la Parola, (quel) primogenito di cui risorse il corpo vedranno essere stato in croce. Felici tra gli angeli, risorti, uniti ai retti dal Signore da dèi ad entrare saranno così. Da afflitti risorti i corpi saranno stati per la risurrezione del primo uomo venuti, tra i figli portati a casa tutti. Nel mondo li aiutò, dal corpo la rettitudine (quel) primo liberò nel cammino dalla croce. Dal seno l’aiuto da dentro del primogenito della rettitudine con l’acqua uscì, per i viventi la versò e la vita uscita da questi entrò.

Deuteronomio 1,32 – Ed a casa con la Parola dal mondo questi entreranno. Il primogenito, che fu ucciso dai viventi, (ove) con fiducia vivi dentro saranno entrati, li porterà dal mondo a Dio. Ad entrarvi saranno così a vivere.

Deuteronomio 1,33 – Dal mondo entreranno dal Potente tutte le persone che erano ad anelare. Con i lini sul corpo la sposa il Crocifisso porterà col corpo dal Potente così vivi per vivere in alto. Dal Potente di grazia segnati retti vivranno a casa da moglie. Nella notte usciti, dal Potente col corpo verranno anelanti ad abitare le generazioni. Così felici il Crocifisso in cammino i portatisi dentro nel mondo porterà a casa a vedere gli angeli da angeli un giorno i viventi.

Deuteronomio 1,34 – A portare sarà i risorti in seno il Signore. Verranno, lo speravano, rinati dentro i corpi. Saranno così vivi portati a stare alla fine dal Verbo.
Portati saranno dall’esilio in alto; l’aveva detto.

Deuteronomio 1,35 – L’Unico da vivi saranno a vedere. Uscirà un uomo che dentro incontrarono da risorti (ove) furono i viventi ad entrare. In Dio entreranno dal mondo le generazioni uscite dal male per l’apertura della ferita/colpo entrati verranno in quel primo nel corpo. Saliti gli entrati, nel cuore li porterà dentro dal mondo alla felicità. L’invierà del settimo (giorno della creazione) alla fine per stare dal Potente tutti. Completo il rifiuto dentro tutti ci sarà stato; da retti vi vivranno.

Deuteronomio 1,36 – In questi porterà la potenza il Crocifisso che è la rettitudine. Nel cuore dentro l’invierà a stare nelle persone. Al mondo portò in un primo a stare nel corpo l’energia l’Unico che al mondo si portò per accompagnarli. Venne dagli angeli per venire in terra da donna dal corpo. La via dentro al mondo portò il Potente col Figlio che fu a portarsi. Spazzerà l’angelo (ribelle) l’Unico risorgendo i corpi. In pienezza un fratello col corpo fu il Signore.

Deuteronomio 1,37 – Correranno nella piaga che era aperta nel Crocifisso. Incontreranno il Verbo. Il Signore nel mondo dentro si rivelò nel cammino con le parole che diceva. Nel cammino dai viventi venne rifiutato. In croce dentro per i peccatori!

Deuteronomio 1,38 – Gesù, il figlio, degli angeli portò l’energia nel mondo per risorgere. La potente nella persona c’è della rettitudine. Dalla perversità del nemico peccatore uscì. Quel primogenito crocifisso portato alla tomba dalle ferite/colpi riversò la rettitudine che era in Lui. Ci rifù l’energia nella tomba. Potente per l’energia ne riuscì. Venne ad essere risorto il corpo per la divinità.

Deuteronomio 1,39 – Portò dal cuore il Verbo la rettitudine ai viventi. Quel primogenito risorto rividero i viventi col corpo integro. Dal cuore ferito/colpito fu ad uscire. Il Signore, figlio era, la rettitudine alla madre del primogenito risorto nel corpo guizzò. Dell’Unico fu d’aiuto; in azione la portò nel mondo. Fu a portare per i viventi un utero e da dentro porterà un corpo. Si vedranno entrare nell’acqua, usciti sarà dentro dell’Unico portata l’illuminazione; dai viventi la perversità del serpente uscirà. I viventi verranno angeli. L’energia della perversità uscirà; tra i viventi forte ci sarà un corpo di simili (al Crocifisso) ad uscire.

Deuteronomio 1,40 – E venne la Madre del Verbo con gli apostoli a portarsi in cammino, ai viventi si portò con impeto e uscì viva la parola nel mondo. In aiuto un corpo di retti fu tra i viventi in giro a portare per il Verbo.

Deuteronomio 1,41 – E del Crocifisso a sentire gli apostoli portarono e nel Crocifisso dissero si portò Dio a stare per i peccatori. Agli apostoli porta potenza il Signore. Dell’Unico gli apostoli la grazia recano. L’energia dell’innalzato portano gli apostoli col pane che degli angeli porta la rettitudine. Nella prigione del rettile portatisi gli apostoli portano ad esistere una calamità per il maledetto: ad opprimerlo si portano. Portano del Crocifisso nelle feste a saziarsi gli uomini. L’originaria perfezione sono ai viventi col pane segnato a portare e finisce nel mondo l’opprimere portato dal serpente. Innalzano il Crocifisso nel mondo. Nel modo un corpo /popolo esce.

Deuteronomio 1,42 – Avendo portato ad esistere all’origine un ribelle la perversità, Dio fu in un primogenito a vivere nel corpo onde il serpente uscisse dai viventi. Il rifiuto dalla croce da innalzato recò e il rifiuto dalla croce per la guerra portò. La rettitudine che originata fu l’inviò in cammino. Fu da dentro/da casa versata per le moltitudini. Con la rettitudine la Madre gli portò il rifiuto del Crocifisso inviando nel cammino la parola che porta potenza nelle persone ove sta il nemico che sono (poi) rettamente a vivere.

Deuteronomio 1,43 – Porta dell’Unico la parola. Del maledetto è dalla rettitudine reciso il peccato che nel tempo la morte ai viventi del corpo reca. Del primogenito crocefisso parla che è il Signore portato in croce con Questi dagli impuri, ma dalla croce l’innalzato portò fuori (la rettitudine con la madre); la partorì.

Deuteronomio 1,44 – Portò a spuntare nel mondo per il primogenito la madre un corpo/popolo che fu ad uscire in forza della risurrezione che nell’intimo ingravida per Lui che la potenza versa nel corpo venendo la rettitudine con l’acqua a recare. A scendere il Verbo la portò. Originò dalla croce la rettitudine dalla piaga una donna dal corpo. Il Crocifisso alla vista gli apostoli in dono uscirono nel mondo da api che portavano la forza della rettitudine del Crocifisso e vennero così tra i viventi dentro ad illuminare le città sull’Eterno; uscì un corpo tra i viventi nel mondo.

Deuteronomio 1,45 – E del Crocifisso l’illuminazione dentro portano che reca la fine del pianto portato per il serpente nelle persone. È il Signore a recare al serpente peccatore la rovina. Una calamità dentro gli riversa nel cammino che la recisione origina. Aprendo l’orecchio di Dio è la rettitudine nei viventi.

Deuteronomio 1,46 – Ed infine per l’illuminazione dentro portata abita la santità nei giorni dei viventi. Le moltitudini sono a vivere rettamente. Sono nelle acque a stare le centinaia illuminate le menti/teste sono sulla risurrezione. Nella casa del Crocifisso vivono.

ISAIA E IL GIORNO DEL SIGNORE
Si può verificare che il termine il “Giorno del Signore” compare per la prima volta nei libri dei profeti e precisamente in quello del profeta Isaia ed in particolare nel Proto-Isaia, capitoli 1-39, che storicamente sono più antichi.
Quel termine, infatti, risulta già nel capitolo 2:
“Poiché ci sarà un giorno del Signore degli eserciti contro ogni superbo e altero, contro chiunque si innalza ad abbatterlo contro tutti i cedri del Libano alti ed elevati, contro tutte le querce del Basan, contro tutti gli alti monti, contro tutti i colli elevati, contro ogni torre eccelsa, contro ogni muro inaccessibile, contro tutte le navi di Tarsis e contro tutte le imbarcazioni di lusso. Sarà piegato l’orgoglio degli uomini, sarà abbassata l’alterigia umana; sarà esaltato il Signore, lui solo in quel giorno e gli idoli spariranno del tutto.” (Isaia 2,12-18)
Ciò che più m’ha colpito alla lettura di questi versetti è quella citazione delle “querce del Basan” che rimanda a “Og re di Basan ” che si trova al versetto 4 del capitolo 1 del Deuteronomio di cui prima ho presentato la decriptazione completa.
Ecco che in quel giorno del Signore ci sarà una guerra contro un nuovo Og re di Basan, un replicante di questi nel tempo finale, come se Og ( = G) ricamminasse, il che porta pensare al Gog e Magog delle guerre apocalittiche finali delle forze del bene contro chi portò “il peccare nel cammino dei viventi” (vedi decriptato Deuteronomio 4,1).

Ora la decriptazione di quei versetti di Isaia 2,12-18 parlano dell’attività degli apostoli del Messia che portando avanti la sua missione e così di fatto adempiono al mandato di una guerra spirituale comandata dal Messia proprio contro le forze del male.

Isaia 2,12 – Della rettitudine la forza fu portata dal Vivente. Al serpente sono usciti portandosi al mondo, scesi dentro iniziano a portargli la fine con azione potente. Così i serpenti per gli apostoli escono portandosi dai corpi dei viventi ed a sentire ai serpenti tutti gli apostoli della risurrezione dell’Unigenito portano e li bruciano con la parola potente.

Isaia 2,13 – E si vede che in cammino del serpente iniziano il corpo a colpire forte; al mondo al serpente il Figlio ha portato gli apostoli per partorire (sono la sposa), i viventi sono alle acque portati, esce dagli apostoli l’illuminazione dell’Unigenito, sono al Vivente portati in alto. Dalle prigioni del serpente portano gli apostoli la forza per uscire; la casa (del serpente) bruciano gli apostoli.

Isaia 2,14 – Ha portato in vista al serpente la sposa che generata è stata dal Vivente, uscitagli dal corpo con l’acqua, è stata dal vivente portata dall’alto. Per la sposa in cammino da dentro l’oppressione esce, gli apostoli il Risorto Unigenito portano a tutti.

Isaia 2,15 – E si vede del serpente la vergogna grande che scorreva dentro uscire.
E dall’alto la sposa ha portato la vita al mondo da dentro della Roccia uscita.

Isaia 2,16 – E con agire potente a tutti dell’Unigenito dagli apostoli è portato il segno, indicano che il corpo del risorto sono che la risurrezione porterà dall’alto a tutti.
Del Risorto così è portato il segno, al mondo la delizia si apre.

Isaia 2,17 – E il Risorto dalla tomba in cammino dentro al mondo ha portato il segno al mondo, l’Uomo ha portato alla luce col soffio potente un corpo portatore di vita. Originati gli apostoli dal Risorto sono in vita inviati illuminati in cammino, dentro del Signore il cuore in aiuto portano, dentro sono portatori del Vivente, escono al mondo portatori dell’Unico.

Isaia 2,18 – Ed al mondo inizia di notte una forte piaga, da calamità, è stretto il serpente dalla Parola.

Isaia riprenderà poi il tema del “giorno del Signore” al Capitolo 13 associando un giudizio ed una punizione per il “peccatore” e quindi contro la causa del peccato; riporto i 3 versetti Isaia 13,6-9:

“Urlate, perché è vicino il giorno del Signore; esso viene come una devastazione da parte dell’Onnipotente. Perciò tutte le braccia sono fiacche, ogni cuore d’uomo viene meno; sono costernati, spasimi e dolori li prendono, si contorcono come una partoriente; ognuno osserva sgomento il suo vicino; i loro volti sono volti di fiamma. Ecco, il giorno del Signore arriva implacabile, con sdegno, ira e furore, per fare della terra un deserto, per sterminare i peccatori.”
La decriptazione di questi versetti parla della venuta del Signore per combattere Lucifero che è entrato nel mondo con i suoi angeli ribelli di cui espone gli effetti.

Isaia 13,6 – Uscito è al serpente che è potente (si comprende che è Lucifero ) porta la rettitudine, versatosi col corpo si è portato dentro alla Madre il Signore. Cosi un fuoco nel sangue per il demonio c’è; si è in casa portato l’Unigenito.

Isaia 13,7 – Si vede in cammino inviato al maligno, a sbarrarlo è dai viventi, completamente nel corpo la Parola è stata inviata al mondo (infiacchito , c’è il senso della kenosis) porta al vaso dei serpenti il cuore dentro, in un uomo è in vita in pienezza.

Isaia 13,8 – Ed angeli da casa al mondo il serpente si portò, giù si sono nei corpi degli esseri viventi recati, si chiusero dentro i serpenti, sono alle madri; è iniziata la costrizione, la lascivia, così sono condotte a partorire. L’esistenza del dolore l’ha inviata all’uomo il primo serpente, il male al mondo ha recato, fu la purezza fuori recata. Ha soffiato l’energia dell’esistenza il serpente al mondo dentro è nei viventi, alle bocche l’invia con forza all’uscita in vita.

Isaia 13,9 – Uscì (tale) energia al mondo, portata alla maternità la forza uscì ed al mondo dentro inizirono le atrocità, fu portata l’oscurità nelle menti/teste, fuori si portò l’ira, iniziarono le tenebre a porsi, uscì la luce, scese del serpente la bruciante vita nel mondo, portò a chiudere il cuore all’Unico (il peccato ). È uscita la forza che fa sorgere la vita, è dal sangue dei viventi l’energia uscita.

Il tema della venuta del Signore è ripreso da Isaia in particolare al Capitolo 40. In questo modo risulta dai versetti 8-19:

Isaia 40,8 – Secca l’erba, appassisce il fiore, ma la parola del nostro Dio dura sempre. Veramente il popolo è come l’erba.

Isaia 40,9 – Sali su un alto monte, tu che rechi liete notizie in Sion; alza la voce con forza, tu che rechi liete notizie in Gerusalemme. Alza la voce, non temere; annunzia alle città di Giuda: “Ecco il vostro Dio!

Isaia 40,10 – Ecco, il Signore Dio viene con potenza, con il braccio egli detiene il dominio. Ecco, egli ha con sé il premio e i suoi trofei lo precedono.

Isaia 40,11 – Come un pastore egli fa pascolare il gregge e con il suo braccio lo raduna; porta gli agnellini sul seno e conduce pian piano le pecore madri.

Isaia 40,12 – Chi ha misurato con il cavo della mano le acque del mare e ha calcolato l’estensione dei cieli con il palmo? Chi ha misurato con il moggio la polvere della terra, ha pesato con la stadera le montagne e i colli con la bilancia?

Isaia 40,13 – Chi ha diretto lo spirito del Signore e come suo consigliere gli ha dato suggerimenti?

Isaia 40,14 – A chi ha chiesto consiglio, perché lo istruisse e gli insegnasse il sentiero della giustizia e lo ammaestrasse nella scienza e gli rivelasse la via della prudenza?

Isaia 40,15 – Ecco, le nazioni son come una goccia da un secchio, contano come il pulviscolo sulla bilancia; ecco, le isole pesano quanto un granello di polvere.

Isaia 40,16 – Il Libano non basterebbe per accendere il rogo, né le sue bestie per l’olocausto.

Isaia 40,17 – Tutte le nazioni sono come un nulla davanti a lui, come niente e vanità sono da lui ritenute.

Isaia 40,18 – A chi potreste paragonare Dio e quale immagine mettergli a confronto?

Isaia 40,19 – Il fabbro fonde l’idolo, l’orafo lo riveste di oro e fonde catenelle d’argento.

Ne riporto, per brevità senza dimostrazione, la relativa decriptazione:

Isaia 40,8 – Chiusosi giù è con il corpo, inviato a casa del serpente scende, si è giù portata la Parola di Dio, il mondo è ad abitare, è sorta dal serpente perverso in un vivente.

Isaia 40,9 – Dall’alto generato cammina da casa nel mondo l’Altissimo potente ad agognando dentro di servire. Giù è la colomba in un corpo, è in vita, s’è per i pianti racchiusa. Versatosi si porta in cammino vivo con la carne, alla fine s’è portato in un corpo alla luce. Dal serpente si affretta, è dai viventi a stare Dio, finalmente è in vista, è iniziato dal ribelle serpente nemico ad esistere in Giuda; esce la maledizione ad essergli così in vita (al serpente).

Isaia 40,10 – Al mondo l’energia esce dalla nuvola, inviata è. Il Signore da casa l’aiuto s’è dentro portato, l’Unico ha recato il seme ed in vita tranquillo al serpente si porta; fuori inviato al mondo alla luce l’agnello reca l’Unico finalmente. E si porta la Parola dall’alto completamente e in una persona s’è portata.

Isaia 40,11 – L’agnello si vede in campo, l’Eterno col corpo l’ha recato, è stato alla compagna retta il seme portato, è stato versato dentro giù il Cuore. Dal Potente Unico è stato alla Madre portato dentro al grembo ed è sorto l’Unigenito, dall’alto ha portato tutta ad esistere l’energia al mondo del Potente.

Isaia 40,12 – In vita è dalla Madre alle mammelle, da casa la luce dall’alto si porta ai viventi, è stato in vita portato dal cielo. Dentro questi col corpo indica che completamente la rettitudine degli angeli ha portato a dar frutto in terra. Ha portato a sorgere versando il cuore. Alla Parola il Potente in pienezza partorito è stato dalla Madre e cammina da casa all’oppressione dentro l’Unigenito; a colpirla con energia è dai viventi.

Isaia 40,13 – Per vivere stando nell’oppressione l’Unico ha scelto, lo Spirito il Signore ha portato in un primogenito. In Gesù giù finalmente l’ha portato ad esistere; si porta in aiuto a stare dai miseri.

Isaia 40,14 – L’Unigenito la completezza della vita che è degli angeli porta dall’albero (l’albero della vita), recata è stata l’intelligenza, porta ad esistere l’insegnamento, porta dentro la via ai viventi della giustizia e la forza per il serpente in vita sbarrare al mondo e la conoscenza completa porta della strada dell’avvedutezza; è quanto basta in azione l’energia portata.

Isaia 40,15 – Al mondo lo splendore portato è stato dalla Madre, così in vita col corpo dai viventi per aiutare dal Potente è stato portato. Così alla luce la legge vive dell’Unico per colpire inviata è in vita dal serpente. Dentro si porta al mondo bello è ad esistere dalla Madre retta, alla polvere è stato il Cuore portato dal Potente.

Isaia 40,16 – Ha portato il cuore nel Figlio l’Unico, è per scacciare con forza da casa il nemico. Portatosi in vita, finalmente si porta ad annullare con mano forte il malvagio dal mondo.

Isaia 40,17 – Dalla sposa in cammino s’è portata in vita la rettitudine. Dall’Unico è stata inviata. Lo splendore aiuterà a riportare ai viventi. L’ira reca alla fine alla perversità del serpente, il raccolto gli porta (di tutte le sue malvagità).

Isaia 40,18 – E Dio in vita è, finalmente nel sangue si è portato, l’energia Dio ha portato ai viventi del mondo per la somiglianza completa, indica che dal nemico a difenderli si porta.

Isaia 40,19 – Ha inviato in pienezza la rettitudine, da un carpentiere ha portato giù il corpo la Parola. Questa gli esce a casa, si è col corpo versata dai miseri e reca col corpo la speranza, indica che dal trono la Parola giù si porta da debole.

A questo punto non posso che citare il famoso brano di Isaia 61,1-2 che il Vangelo di Luca (4,16-21) indica che Gesù ha letto da nella sinagoga di Nazaret, brano con cui sancisce l’inizio della propria attività pubblica e annuncia che il Giorno del Signore ha avuto inizio.

“Si recò a Nazaret, dove era stato allevato; ed entrò, secondo il suo solito, di sabato nella sinagoga e si alzò a leggere. Gli fu dato il rotolo del profeta Isaia; apertolo trovò il passo dove era scritto:” (Lc. 4,16.17)
(Riporto il testo come appare in Isaia 61,1.2 che con qualche variante corrisponde a Lc. 4,18.19)

“Lo spirito del Signore Dio è su di me perché il Signore mi ha consacrato con l’unzione; mi ha mandato a portare il lieto annunzio ai miseri, a fasciare le piaghe dei cuori spezzati, a proclamare la libertà degli schiavi, la scarcerazione dei prigionieri, a promulgare l’anno di misericordia del Signore, un giorno di vendetta per il nostro Dio, per consolare tutti gli afflitti…” (Is. 61,1.2 – Lc. 4,18.19)

Il Vangelo di Luca prosegue così:

“Poi arrotolò il volume, lo consegnò all’inserviente e sedette. Gli occhi di tutti nella sinagoga stavano fissi sopra di lui. Allora cominciò a dire: Oggi si è adempiuta questa Scrittura che voi avete udita con i vostri orecchi”. (Lc. 4,20.21)

Il Vangelo è esplicito e presenta quel tempo finale come anno di misericordia verso gli afflitti dalle soperchierie del male, ma di vendetta contro chi provoca il male stesso che, nella tradizione e come abbiamo constatato, è il nemico, il ribelle, quello che l’Apocalisse definisce il serpente antico (Ap. 12,9; 20,2).
Presento così la decriptazione di Is 61,1-2 che estendo anche a 61,3 che risulta del tutto esauriente.

Isaia 61,1 – Dallo Spirito dell’Unico giudicata è stata che è una perversità l’agire del serpente. C’è stato un consiglio, da Messia il Signore (a liberare le vite dalla calamità ) venuto è dal serpente nella carne, per i miseri è in vita, sorge del Potente la grazia. È la virtù dentro alla luce, del Potente il soffio in un corpo esiste, il cuore potente ha versato alla vista, degli schiavi è all’abitazione col corpo. Porterà il serpente delle origini a rimuovere dagli esseri viventi. La Parola verserà la legge portandola ai chiusi/prigionieri.

Isaia 61,2 – Il Potente ha versato nel corpo di una Donna la benevolenza. La potenza il Signore ha portato, è stata recata dalla Madre l’energia, si versa in vita, al serpente la maledizione è ad inviare, si porta dal serpente per la sposa consolare, inizia a casa del serpente ad essere in vita.

Isaia 61,3 – Dal serpente il fuoco porta in pienezza per la distruzione. Giù s’è portato per finirlo completamente. Appesa per i viventi la Parola dell’Unico col corpo in croce nella tomba finirà. L’Unico col soffio il corpo risorgerà, in vita invierà la risurrezione ai simili sotto per il Padre, perché si veda l’amore nel mondo. La stoltezza finirà lo spavento lo Spirito per spegnerlo porterà, verserà il serpente fuori dai viventi, inizierà ad esistere del Potente al mondo la giustizia, nei viventi la carità agirà del Signore, con potenza al mondo la croce glorificherà.

GLI ALTRI PROFETI SUL “GIORNO DEL SIGNORE”
Presento una succinta panoramica di quanto è detto dagli altri profeti su quel “giorno” che concluderà le vicende di questa nostra esistenza sulla terra senza la pretesa d’essere esaustivo.
Geremia conforma che ci sarà una guerra di Dio contro tutti i nemici pagani e che sarà un giorno di “vendetta” cioè di distruzione dei loro idoli:

“Caricate, cavalli, avanzate, carri! Avanti o prodi! Uomini di Etiopia e di Put, voi che impugnate lo scudo, e voi di Lud che tendete l’arco. Ma quel giorno per il Signore Dio degli eserciti, è un giorno di vendetta, per vendicarsi dei suoi nemici. La sua spada divorerà, si sazierà e si inebrierà del loro sangue; poiché sarà un sacrificio per il Signore, Dio degli eserciti, nella terra del settentrione, presso il fiume Eufrate.” (Ger. 46,9-10)

Ezechiele conferma che ci sarà un combattimento:

“Voi non siete saliti sulle brecce e non avete costruito alcun baluardo in difesa degli Israeliti, perché potessero resistere al combattimento nel giorno del Signore.” (Ez. 13,5)

“Mi fu rivolta questa parola del Signore: “Figlio dell’uomo, predici dicendo: Dice il Signore Dio: Gemete: Ah, quel giorno! Perché il giorno è vicino, vicino è il giorno del Signore, giorno di nubi sarà il giorno delle nazioni.” (Ez. 30,1-3)

Gioele parla così di quel giorno:

Gioele 1,15 – “Ahimè, quel giorno! È infatti vicino il giorno del Signore e viene come uno sterminio dall’Onnipotente.”

Gioele 2,1 – “Suonate la tromba in Sion e date l’allarme sul mio santo monte! Tremino tutti gli abitanti della regione perché viene il giorno del Signore, perché è vicino.”

Gioele 2,11 – “Il Signore fa udire il tuono dinanzi alla sua schiera, perché molto grande è il suo esercito, perché potente è l’esecutore della sua parola, perché grande è il giorno del Signore e molto terribile: chi potrà sostenerlo?”

Gioele 3,4-5 – “Il sole si cambierà in tenebre e la luna in sangue, prima che venga il giorno del Signore, grande e terribile. Chiunque invocherà il nome del Signore sarà salvato, poiché sul monte Sion e in Gerusalemme vi sarà la salvezza, come ha detto il Signore, anche per i superstiti che il Signore avrà chiamati.”

Gioele 4,14 – “Folle e folle nella Valle della decisione, poiché il giorno del Signore è vicino nella Valle della decisione.”

Di quei versetti di Gioele fornisco le decriptazioni:

Gioele 1,15 – L’Unigenito uscito al mondo, al serpente è a portare la piaga, si è versato in un corpo, si è portato da casa, si è portato dalla Madre, è alla perversità a recare la rettitudine per bruciare nel sangue del demonio la forza, è dentro per riportarlo alle origini.

Gioele 2,1 – Alla fine per abbattere il peccare alla luce si porta il Verbo alle moltitudini, scende la colomba, è uscito col corpo, si è alla vista portato, in una casa partorito il Santo è lanciato in cammino, questi si porta dal maligno alla prigione del mondo; in terra così è venuto, si è portato dalla Madre il Signore, con la rettitudine si abbattuto per la lite.

Gioele 2,11 – Li ha portati il Signore dagli angeli alla fine puri, aderenti al Potente Verbo inviati sono a vivere. Dal Potente portati così sono state le moltitudini a centinaia, nel sangue la grazia ad entrare ha recato la rettitudine. Si vedono su portati in seno alla luce dal mondo, la Parola li ha condotti così ad essere alla gloria. È stata portata dai viventi ad essere la perversità nel fuoco, l’Unigenito la forza ha riportato ai viventi, sono così retti, è stata del Potente energia ricondotta.

Gioele 3,4-5 – Uscita la risurrezione, liberato è il mondo dal Verbo, tutti dalle tombe risorti retti riporterà, fuori sarà dai corpi l’ammalare, al sangue della potenza il soffio il frutto ha recato l’Unigenito, è stata portata la Madre dal Signore, uscita in cammino all’impuro serpente ha portato fuori gli apostoli, li ha portati alla vista. E usciti sono ad aprire le prigioni, la risurrezione col corpo del diletto dal Padre dentro illuminano ai viventi, per il Signore sono a salvare. Retto si è da casa portato fuori il corpo, giù sono stati portati gli apostoli e dentro Gerusalemme finalmente uscita è fuori la salvezza, così dell’Unigenito risorto col corpo a parlare sono usciti ed al mondo portano dentro la risurrezione dei corpi, sono d’aiuto, sono la Madre; la beatitudine del Signore gridano. (Lc. 24,44-49 “Poi disse: Sono queste le parole che vi dicevo quando ero ancora con voi: bisogna che si compiano tutte le cose scritte su di me nella Legge di Mosè, nei Profeti e nei Salmi. Allora aprì loro la mente all’intelligenza delle Scritture e disse: Così sta scritto: il Cristo dovrà patire e risuscitare dai morti il terzo giorno e nel suo nome saranno predicati a tutte le genti la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. E io manderò su di voi quello che il Padre mio ha promesso; ma voi restate in città, finché non siate rivestiti di potenza dall’alto.”)

Gioele 4,14 – Al mondo i viventi ha portato angeli ad essere la Madre. Entrati nell’acqua, si portò l’energia, sono Viventi. Dentro i popoli versò ad entrare nel chiuso del corpo, ha portato su retti ad essere. Versate le moltitudini sono, portate dalla Madre. Nel Signore dentro i popoli versa dal mondo a chiudersi per saziarsi su.

Abdia 15 – “Perché è vicino il giorno del Signore contro tutte le genti. Come hai fatto tu, così a te sarà fatto, ciò che hai fatto agli altri ricadrà sul tuo capo”.

La decriptazione risulta:

Abdia 15 – “Così è stato rovesciato il corpo, portato dentro è un bastone al Signore innalzato, il vaso il serpente gli aprì, a scorrere fu portata l’acqua/la vita. Così l’Unigenito brucia il male, risorto è stato dalla croce, è in azione col fuoco uscito al serpente con mani a coppe a retribuire. Della rettitudine è il fuoco portatogli; nell’intimo di un popolo inizia ad ardere la rettitudine.”

Sofonia 1,7-14-16 – “Silenzio, alla presenza del Signore Dio, perché il giorno del Signore è vicino, perché il Signore ha preparato un sacrificio, ha mandato a chiamare i suoi invitati… È vicino il gran giorno del Signore, è vicino e avanza a grandi passi. Una voce: Amaro è il giorno del Signore! anche un prode lo grida. Giorno d’ira quel giorno, giorno di angoscia e di afflizione, giorno di rovina e di sterminio, giorno di tenebre e di caligine,giorno di nubi e di oscurità, giorno di squilli di tromba e d’allarme sulle fortezze e sulle torri d’angolo.”

La decriptazione così risulta:

Sofonia 1,7-14-16 – “Al mondo dai viventi vive di persona il Signore Iahvè. Così il diletto si porta in una casa, si è recato dalla Madre. Col Signore così è in campo la rettitudine che è degli angeli. Il Signore da vittima al mondo santa si versa nel corpo, in un primogenito s’è portato… Si versò nel corpo, si portò da casa, fu portato dalla Madre, il Signore uscì per l’impuro serpente rovesciare, per la lite si portò in vita, al mondo. Un corpo da forte fune il Potente fu a portare ai viventi. Il Signore all’amarezza, all’angustia, in silenzio per i viventi, cammina alla prigione. Si è portato da un seno puro al mondo, fuori si portò, dalla Madre uscì. Lui fu portato in vita giù per aiutare il mondo ed a vivere all’angustia uscì, fu portato in vita da una donna e per liberare lo recò l’Unico fuori. Fu a recare dai viventi in prigione il fuoco della rettitudine, inizierà il soffio del Potente ad uscire, sarà a portare dal seno l’energia degli angeli ed agirà per guarire dal serpente. Si è recato dai viventi da simile il Verbo, col corpo porta lo squillo di tromba a sentire al serpente, esce dal nemico. È a vivere uscito in una stalla, un segno porta dall’alto, esce di persona, si porta ad abitare alla fine al mondo per la superbia recare alla fine.”

Amos 5,18-20 – “Guai a coloro che attendono il giorno del Signore! Che sarà per voi il giorno del Signore? Sarà tenebre e non luce… Non sarà forse tenebra e non luce il giorno del Signore, e oscurità senza splendore alcuno?

La decriptazione, molto esplicita, è la seguente:

Amos 5,18-20 – “Fuori porterà ad esistere dal mondo gli uomini. dall’Unico portati saranno a vivere, verranno ad essere condotti i viventi dal Signore. Dal serpente vivi usciranno. Questi usciranno in cammino vivi un giorno con il Signore. Fuori Lui dalle tombe risorti, arso il ‘no’ delle origini, li porterà con i corpi. Così dall’Unico risorti con i corpi saranno con gli angeli condotti in pienezza gli uomini. Vive le persone saranno fuori alla luce, saranno portati dalla Parola in cammino, si vedranno condotti ad uscire per mano dentro recati a casa dell’Unico. Dal mondo a casa saranno finalmente portati alla pienezza i viventi, retti sono d’impurità nell’agire, i serpenti fuori rovesciati si sono dai corpi, portano gli angeli il fuoco per arderli, l’angelo al chiuso brucerà. Al mondo il serpente inizia chiuso al fuoco che bruciature gli porta, in vita il Signore gli ha recato il ‘no’ dell’Unico l’ha portato col corpo, ha recato l’ira potente e col ‘no’ energico la guarigione dal serpente ha portato.”

Praticamente, come ho verificato, tutti i profeti profetizzano, con rapporti e conseguenze teologiche ben in linea alla teologia cristiana, l’incarnazione di Dio e gli accadimenti fedelmente compiuti da Gesù di Nazaret, poi scritti nei Vangeli da testimoni, Matteo e Giovanni, o per conto di testimoni, Luca e Marco.
Tali accadimenti preannunciati sono il risultato della comunione di Dio con il suo popolo e Gesù Cristo è il frutto preparato ed invocato per più di un millennio da un intero popolo ed è la risposta di Dio a tale tensione spirituale.

Nel libro di Giuditta, in greco, quindi accolto dal canone biblico cristiano e non da quello ebraico, è scritto: “Guai alle genti che insorgono contro il mio popolo: l Signore onnipotente li punirà nel giorno del giudizio, immettendo fuoco e vermi nelle loro carni, e piangeranno nel tormento per sempre”.(Giuditta 6,17)

Sui “profeti” Cristiani della prima ora ho già riferito.

Per l’Islam l’ultimo profeta è Maometto e per completezza della panoramica sul pensiero delle religioni Abramitiche sui tempi finali indico anche quanto ha al riguardo ha predicato nel VII secolo d.C. come risulta dal Corano.
Chi appartiene alla religione dell’Islam o Tradizione Islamica (sottomissione, abbandono a Dio) predicata appunto da Muhammad (Maometto) crede:

  • in Dio Unico;
  • nei Suoi Angeli;
  • nei Suoi Libri Rivelati;
  • nei Suoi Inviati;
  • nel Giorno finale del Giudizio, nella Resurrezione e nell’altra Vita;
  • nella Predestinazione e nel Decreto Divino (Qadar), sia nel bene che nel male.

Nel Corano è detto che l’Ultima Ora, la fine del mondo, ci sarà al primo soffio del corno dell’Angelo Isfrail e al secondo avverrà la Resurrezione, quindi per il giudizio verrà portato il Registro delle azioni e tutto verrà pesato, il tutto come risulta da:

Sura 7, ‘Aràf, v. 8-9 – “In quel Giorno la pesatura sarà conforme al vero, e coloro le cui bilance saranno pesanti (di buone opere) prospereranno, mentre coloro le cui bilance saranno leggere sono coloro che perderanno se stessi, poiché hanno prevaricato sui Nostri segni.”

Sura 18, Kahf, v. 47.49 – “Nel Giorno in cui faremo muovere le montagne, vedrai la terra spianata e tutti li riuniremo senza eccezione. Compariranno in file, schierate davanti al tuo Signore: Eccovi ritornati a Noi come vi creammo la prima volta”…”E vi si consegnerà il Registro. Allora vedrai gli empi sconvolti, da quel che contiene. Diranno: Guai a noi! Cos’è questo Registro, che non lascia passare azione piccola o grande, senza computarla! E vi troveranno segnato, tutto quello che avranno fatto. Il tuo Signore non farà torto ad alcuno.”

Sura 21, Al-Anbiyà’, v.47 – “Nel Giorno della Resurrezione porremo delle Bilance esatte e nessuna anima subirà alcun torto; fosse anche del peso di un granello di senape, lo riesumeremo. Basteremo Noi a tirare le somme.”

Sura 21, Al-Anbiyà, v.104 – “Come demmo inizio alla prima creazione, cosi la riprodurremo, (nel giorno della resurrezione).”

Sura 27, An-Naml, v. 87 – “E, nel giorno in cui sarà soffiato nella Tromba, saranno atterriti tutti coloro che sono nei cieli nella terra, eccetto coloro che Allàh vorrà. Tutti torneranno a Lui umiliandosi.”

Sura 36, Ya Sin, v. 78-79 – “Disse: Chi ridarà la vita ad ossa polverizzate? Dì: Colui che le ha create una prima volta ridarà loro la vita. Egli conosce perfettamente ogni cosa creata.”

Sura 39, Az-Zumar, v. 68-70 – “Sarà soffiato nel Corno e cadranno folgorati tutti coloro che saranno nei cieli e sulla terra, eccetto coloro che Allah vorrà. Quindi vi sarà soffiato un’altra volta e si alzeranno in piedi a guardare. La terra risplenderà della luce del suo Signore, sarà aperto il Registro e saranno condotti i profeti e i testimoni. Saranno giudicati con equità e nessuno subirà un torto. Ogni anima sarà ricompensata con esattezza per quello che avrà fatto. Egli ben conosce quello che fanno.”

Sura 64, At-Taghâbun, v.7 – “Coloro che non credono affermano che non saranno affatto resuscitati. Dì: Invece si, (giuro) per il mio Signore, sarete resuscitati…”

Sura 69, Haqqa, v.19-21 e 23-25 – “Quanto a colui che riceverà il libro (in cui sono scritte le azioni dell’uomo) nella mano destra, dirà: Prendete, leggete il mio libro. Invero sapevo che avrei avuto il mio rendiconto! Egli avrà piacevole esistenza”… “Chi invece avrà ricevuto il suo libro nella mano sinistra, dirà: Ahimè, se solo non mi fosse stato consegnato il mio libro e non avessi conosciuto il mio rendiconto!”

Sura 75, Al-Qiyàma, 40 versetti – conferma ai credenti che ci sarà la Resurrezione.

MILLE ANNI COME UN GIORNO
Nel primo secolo d.C. la tensione per il giudizio finale era molto forte e l’evento storico predicato dagli apostoli dell’avvenuta risurrezione di Gesù, identificato dai primi cristiani provenienti dall’ebraismo nel Messia atteso, aveva acceso l’attesa d’una imminente venuta del giorno finale.
Fu allora interpretata la parola giorno in senso ristretto di periodo temporale proprio e non come avvento di un’epoca.
Ciò peraltro trapela dalla seconda lettera ai Tessalonicesi ove San Paolo sente la necessità di precisare: “Ora vi preghiamo, fratelli, riguardo alla venuta del Signore nostro Gesù Cristo e alla nostra riunione con lui, di non lasciarvi così facilmente confondere e turbare, né da pretese ispirazioni, né da parole, né da qualche lettera fatta passare come nostra, quasi che il giorno del Signore sia imminente. Nessuno vi inganni in alcun modo! Prima infatti dovrà avvenire l’apostasia e dovrà esser rivelato l’uomo iniquo, il figlio della perdizione, colui che si contrappone e s’innalza sopra ogni essere che viene detto Dio (Vedi Isaia14,12-15) o è oggetto di culto, fino a sedere nel tempio di Dio, additando se stesso come Dio (Vedi Ezechiele 28,1.2). Non ricordate che, quando ancora ero tra voi, venivo dicendo queste cose? E ora sapete ciò che impedisce la sua manifestazione, che avverrà nella sua ora. Il mistero dell’iniquità è già in atto, ma è necessario che sia tolto di mezzo chi finora lo trattiene. Solo allora sarà rivelato l’empio e il Signore Gesù lo distruggerà con il soffio della sua bocca (Vedi Isaia 11,4b) e lo annienterà all’apparire della sua venuta, l’iniquo, la cui venuta avverrà nella potenza di satana, con ogni specie di portenti, di segni e prodigi menzogneri, e con ogni sorta di empio inganno per quelli che vanno in rovina perché non hanno accolto l’amore della verità per essere salvi. E per questo Dio invia loro una potenza d’inganno perché essi credano alla menzogna e così siano condannati tutti quelli che non hanno creduto alla verità, ma hanno acconsentito all’iniquità.” (2Tes. 2,1-12)

Chiarisce qui Paolo alle prime comunità che il giorno del Signore è appena iniziato, ma occorrerà un tempo perché si manifesti in modo palese quello che si contrappone, satana, quello che poi sarà definito “l’anticristo” e ciò in linea con l’idea di quel combattimento finale tra la verità e la menzogna, insomma contro le famose armate di Gog e Magog in cui credevano gli ebrei del tempo.
Questo tema sarà poi ben chiaro nell’Apocalisse “sono infatti spiriti di demoni che operano prodigi e vanno a radunare tutti i re di tutta la terra per la guerra del gran giorno di Dio onnipotente.” (Ap. 16,14)

Nell’Apocalisse si parla di una guerra di mille anni: “Vidi poi un angelo che scendeva dal cielo con la chiave dell’Abisso e una gran catena in mano. Afferrò il dragone, il serpente anticocioè il diavolo, satana – e lo incatenò per mille anni; lo gettò nell’Abisso, ve lo rinchiuse e ne sigillò la porta sopra di lui, perché non seducesse più le nazioni, fino al compimento dei mille anni. Dopo questi dovrà essere sciolto per un po’ di tempo. Poi vidi alcuni troni e a quelli che vi si sedettero fu dato il potere di giudicare. Vidi anche le anime dei decapitati a causa della testimonianza di Gesù e della parola di Dio, e quanti non avevano adorato la bestia e la sua statua e non ne avevano ricevuto il marchio sulla fronte e sulla mano. Essi ripresero vita e regnarono con Cristo per mille anni; gli altri morti invece non tornarono in vita fino al compimento dei mille anni. Questa è la prima risurrezione. Beati e santi coloro che prendono parte alla prima risurrezione. Su di loro non ha potere la seconda morte, ma saranno sacerdoti di Dio e del Cristo e regneranno con lui per mille anni. Quando i mille anni saranno compiuti, satana verrà liberato dal suo carcere e uscirà per sedurre le nazioni ai quattro punti della terra, Gog e Magog, per adunarli per la guerra: il loro numero sarà come la sabbia del mare.” (Ap. 20,1-8)

Mille anni, ripetuto la come ho evidenziato ben 6 volte, è un periodo convenzionale e richiama i 6 giorni della creazione e il 7° in corso che era per l’autore dell’Apocalisse il giorno del Signore in atto e tende a spiegare in forza del versetto 4 Salmo 90 il perché della grande durata del giorno del Signore, iniziato con la Sua venuta e la Sua risurrezione, infatti: “Ai tuoi occhi, mille anni sono come il giorno di ieri che è passato.” (Salmo 90,4)

Che l’autore dell’Apocalisse ritenesse che il giorno del Signore fosse iniziato si ricava anche da Ap. 1,10 “Rapito in estasi, nel giorno del Signore, udii dietro di me una voce potente, come di tromba, che diceva… scrivi…”.

È pur vero che con “giorno del Signore” i Cristiani hanno da sempre interpretato il giorno di Domenica in cui Cristo è risorto, ma quello della Domenica (il primo di un nuova settimana considerando il sabato l’ultimo giorno) è anche il segno dell’apertura della fase finale che annuncia la vittoria di Cristo.

In quei versetti di 2Tes. 2,1-12 ho sottolineato evidenziando in grassetto alcune parole che portano a riferimenti profetici dell’A.T. specifici e precisamente:

Isaia 14,12-15 “Come mai sei caduto dal cielo, Lucifero, figlio dell’aurora? Come mai sei stato steso a terra, signore di popoli? Eppure tu pensavi: Salirò in cielo, sulle stelle di Dio innalzerò il trono, dimorerò sul monte dell’assemblea, nelle parti più remote del settentrione. Salirò sulle regioni superiori delle nubi, mi farò uguale all’Altissimo. E invece sei stato precipitato negli inferi, nelle profondità dell’abisso!”

Riporto la decriptazione di questi tre versetti che riguardano la descrizione dell’opera del demonio nel mondo:

Isaia 14,12 – Iniziò ad esistere così l’aborto, croce dei viventi, che brucia le vite che è alla matrice, (l’aborto) ad uscire fu per il potente serpente ( Lucifero). Il Figlio lo (il serpente) brucerà in una caverna, ad annunziarlo si vede il segno potente, l’Unigenito a stritolare porterà il serpente, (intanto) un fuoco dall’alto in cammino ha portato ad esistere in vita. (La legge del contrappasso; “occhio per occhio e dente per dente”, Es. 21,24, Lv. 24,20, Dt. 19,21 è applicata da Dio al serpente; questi ha bruciato le vite nel seno delle madri, Lui lo brucerà in una caverna.)

Isaia 14,13 – Ed alle origini la croce uscì, iniziò dell’amarezza il segno dentro ai cuori, il pianto uscì bruciante dai viventi. Fu per i viventi alle origini per l’azione del serpente al mondo in vita il prevaricare in cammino portato che a spegnere fu di Dio la luce dagli esseri viventi. Dal trono l’Unigenito (perciò) sarà che porterà la Donna nell’intimo a generare al tempo stabilito giù la Parola porterà dagli angeli.

Isaia 14,14 – Dalle origini agì con potenza, uscì il giogo, dentro per i viventi la croce è oscurità, per gli uomini al mondo il serpente l’alza con violenza.” (Si apre così in pienezza il Vangelo: Mt. 11,28-29-30 “Venite a me, voi tutti, che siete affaticati ed oppressi, e io vi ristorerò. Prendete il mio giogo sopra di voi… Il mio giogo infatti è dolce e il mio carico leggero.”)

Isaia 14,15 – Inizierà così al primo serpente il fuoco l’Unigenito a portare , con potenza (inferi ) finalmente si porterà a calpestarlo, il primo serpente sarà indebolito, la fine gli sarà dentro portata nei corpi.

Ezechiele 28,1-2: “Mi fu rivolta questa parola del Signore: Figlio dell’uomo, parla al principe di Tiro: Dice il Signore Dio: Poiché il tuo cuore si è insuperbito e hai detto: Io sono un dio, siedo su un seggio divino in mezzo ai mari, mentre tu sei un uomo e non un dio, hai uguagliato la tua mente a quella di Dio.”

in forma traslata il pensiero è nei riguardi del serpente antico.

La decriptazione di questi due versetti si riferisce ai portati in cielo alla fine del settimo giorno che entrati nell’assemblea celeste vedranno Dio, e fornisce questo testo:

Ezechiele 2,1 – Portati a stare dall’Unico a vivere, vedranno che il Potente è un figlio d’uomo, il Risorto che innalzato col corpo a rivelarsi fu da retto e per primo, per aiutare, creò dalla croce la rettitudine.

Ezechiele 2,2 – Lo portò da arca il Padre onde fosse lo spirito della rettitudine per la prima volta ad accendere in un corpo insinuando nei corpi la divinità che fu a recare dalla croce alla vista ai viventi per aiutarli. L’energia spazzerà il serpente dai corpi rendendo palese che fu a recare il peccare nell’agire venendo nei viventi ad insinuarsi nei corpi con la maledizione che ci fu.

V’è poi in quei versetti di San Paolo nella 2<supa< sup=””> lettera ai Tessalonicesi un chiaro riferimento al brano del capitolo di Isaia relativo a “Un germoglio spunterà dal tronco di Iesse” e precisamente al versetto 11,4b ove viene detto “La sua parola sarà una verga che percuoterà il violento; con il soffio delle sue labbra ucciderà l’empio.”
Al riguardo propongo la lettura del mio articolo “Giuseppe, l’Emmanuele e la Madre” ove in particolare ho riportato il decriptato dell’intero capitolo 11 di Isaia sul Virgulto.
Per memoria, infine, segnalo una serie di versetti del N.T che parlano del giorno del Signore e/o del giudizio 1Cor. 1,8; 1Cor. 5,5; 2Cor. 1,14, Fil. 2,16; 1Pt. 2,12; 1Pt. 3,10; 2Pt. 2, 9; 2Pt. 3, 7; 2Pt. 3,12 ;1Gv. 4,17a.
Concludo evidenziando ancora una volta il formidabile aiuto che fornisce la decriptazione dai testi ebraici dell’A.T. con i criteri che ho presentato nelle varie rubriche di questo sito.

SETTE SIGILLI E SETTE TROMBE – IL GIORNO DEL SIGNOREultima modifica: 2018-06-26T13:34:36+02:00da mikeplato
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