LA VITA DI PHILIP DICK

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di Anthony Peake

La vita del grande scrittore di fantascienza Philip K. Dick è stata caratterizzata da esperienze al limite dell’incredibile, che sconfinano nel regno del paranormale, influenzando le sue opere visionarie, celebrate in tutto il mondo.

Quest’anno sono trascorsi 35 anni dalla morte di uno degli scrittori più influenti di tutti i tempi, l’icona Philip K. Dick. Anche se praticamente sconosciuta al di fuori dei circoli di fantascienza, la sua interessante filosofia sulla natura della realtà è diventata un punto fermo dei moderni film hollywoodiani. Enormi blockbuster come Total Recall, Minority Report, The Adjustment Bureau (I Guardiani del Destino), Blade Runner, A Scanner Darkly (Un oscuro scrutare) e Paycheck sono liberamente tratti dai suoi romanzi e racconti, e film come The Eternal Sunshine of Spotless Mind (Se mi lasci ti cancello), Memento, The Matrix, The Truman Show e Inception hanno tutti un grosso debito nei confronti della sua visione. Uno dei temi più intriganti negli scritti di Dick è il concetto di “precog”, una persona che può “vedere” il futuro prima che accada. Nel 1954 Phil introdusse il concetto di precognizione nel suo romanzo The World Jones Made (Il mondo che Jones creò), in cui l’antieroe Floyd Jones può vedere esattamente un anno nel futuro. Da qui in poi troviamo regolarmente “precog” nelle sue opere, in particolare nel suo racconto The Minority Report, nei romanzi Martian Time-Slip (Noi Marziani), The Three Stigmata of Palmer Eldritch (Le tre stimmate di Palmer Eldritch) e molti altri. Cosa ha reso Dick così interessato alla precognizione? Non era stato un tema particolare all’interno della fantascienza classica, né aveva fatto parte dei libri che il giovane Philip aveva letto durante l’infanzia e la prima adolescenza. La risposta potrebbe risiedere in un unico, semplice fatto: Philip K. Dick stesso era un “precog”. Vediamo gli indizi.

Un aiuto insperato
Come molti suoi compagni di scuola, Phil avrebbe dovuto frequentare l’Università della California nella sua città natale di Berkeley. Ma per farlo doveva raggiungere il punteggio richiesto. Questa possibilità aveva cominciato a svanire rapidamente quando, durante un fondamentale test di fisica, Phil non era riuscito a ricordare il principio base dello spostamento dell’acqua. E otto domande su dieci riguardavano quel principio… E poi era successo: una voce aveva spiegato al giovane costernato, in modo chiaro e preciso, i principi scientifici che aveva così disperatamente bisogno di capire. Tutto quello che Philip doveva fare era trascrivere le parole che aveva in testa. Così facendo aveva ricevuto un punteggio ‘A’. Anche se questa “voce” scomparve per molti anni, Phil continuò a sentire che c’era una parte di lui che era in qualche modo estranea. Nel corso degli anni ‘50, la voce rimase in silenzio e poi, in circostanze alquanto prosaiche, riapparve. In un’intervista con il suo amico Greg Rickman, nell’ottobre 1981, Phil racconta che stava guardando un programma televisivo sulle tartarughe delle Galapagos. La lotta per la sopravvivenza di una particolare tartaruga femmina lo aveva sconvolto. Dopo aver deposto le uova, la bestiola si era girata nella direzione sbagliata e invece di andare verso il mare si era trascinata verso l’interno. Presto il caldo l’aveva disidratata. Stava morendo. E mentre moriva le sue gambe si muovevano ancora. Il documentario era stato editato in modo da dare l’impressione che la tartaruga, mentre moriva, stesse immaginando di essere di nuovo nell’oceano. Dick andò a letto con questa tragica immagine nella mente. Si svegliò di notte sentendo una voce che spiegò a Phil che la tartaruga in realtà credeva di essere in acqua: «Ero terribilmente stupito e sbalordito nel sentire di nuovo quella voce. Non era la mia voce, perché una delle frasi che disse fu “And she shall see the sea” (e lei vedrà il mare), e io non userei mai le parole “see” e “sea” nella stessa frase. (La voce) tende a farlo, usa parole che io non userei. Una volta ha usato l’espressione “a very poisonous poison” (un veleno molto velenoso), che io non userei». È chiaro che Phil riconobbe che quella voce fosse la stessa entità che lo aveva aiutato nell’esame di fisica tanti anni prima. Era tornata. Avrebbe continuato a sentire questa entità per molti anni, ma solo come un debole sussurro sullo sfondo. In un’altra intervista del 1981 dichiarò: «Sento la voce dello spirito solo quando sto per addormentarmi o svegliarmi. Devo essere molto ricettivo per sentirla. È estremamente debole. Sembra provenire da un milione di miglia di distanza».

La “voce” ritorna
Nel febbraio e marzo 1974, la voce sarebbe riapparsa per restare. Tutto era cominciò molto innocentemente. Phil stava molto male in seguito all’estrazione di un dente del giudizio. Sua moglie, Tessa, chiamò il dentista, che gli prescrisse degli antidolorifici. Dal momento che Tessa non voleva lasciare solo il marito in un tale stato di agitazione, chiese se qualcuno potesse portare loro il farmaco. Mezz’ora dopo suonò il campanello e Phil si precipitò alla porta. Aprendo vide una giovane donna con in mano i tanto agognati antidolorifici, al che Phil si ritrasse sbalordito. Intorno al collo, la donna portava una collana con un ciondolo a forma di pesce. Phil lo riconobbe come il simbolo di qualcosa di profondo dentro di sé. Le chiese che cosa fosse e lei spiegò che era un simbolo usato dai primi cristiani per mostrare la loro fede segreta agli altri cristiani. In seguito Dick spiegò che quella era stata la prima volta che aveva sperimentato la “luce rosa”. Disse che dal ciondolo era venuto fuori un raggio di quella luce che gli era penetrato nel cervello, aprendogli una parte di esso che era stata a lungo addormentata. Così scrisse a riguardo: «Improvvisamente ho sperimentato quello che poi ho saputo chiamarsi anamnesi – una parola greca per reminiscenza. Mi sono ricordato chi ero e dove ero. In un batter d’occhio, tutto mi è tornato in mente». Come abbiamo già accennato, fino al marzo del 1974 quella che Dick chiamava la “voce” si era manifestata raramente, ma dopo l’“anamnesi” il suo compagno misterioso si era fatto molto più presente. Aveva deciso, ad esempio, che Phil era diventato troppo sciatto nell’aspetto, suggerendogli di tagliarsi la barba. L’entità lo aveva fatto persino uscire per fare shopping e acquistare vestiti alla moda. Ed era anche preoccupata per la salute del corpo condiviso e aveva obbligato Phil a buttare via tutti i farmaci di cui faceva uso e che gli stavano facendo male. Scoprì che il vino era troppo acido per il suo stomaco delicato e gli suggerì di passare alla birra. L’essere aveva molte capacità che mancavano a Phil, come il senso degli affari. Si rese conto di aver fatto un pasticcio nelle questioni finanziarie e in poche settimane l’entità aveva risolto la situazione. Aveva anche fatto sì che Phil licenziasse il proprio agente, dopo aver scoperto delle grosse irregolarità. Ma questi erano interventi minori rispetto al suo apogeo, il salvataggio della vita del figlio di Phil. Lo scrittore raccontò che una mattina era in stato di dormiveglia quando aveva sentito la voce avvertirlo che suo figlio appena nato, Christopher, aveva un difetto di nascita potenzialmente fatale e che erano necessarie cure mediche urgenti. La voce era stata molto precisa a riguardo: «Tuo figlio ha un’ernia inguinale destra non diagnosticata. L’idrocele è scoppiato ed è sceso nel sacco scrotale. Si richiede attenzione immediata o morirà presto». Tessa, in base alle frenetiche istruzioni del marito, aveva portato Christopher dal medico di famiglia, il quale aveva confermato che il bambino soffrisse esattamente del problema indicato della “voce” ed era necessario un intervento chirurgico.

Una scena da romanzo
Qual era la fonte della “voce” e come poteva sapere cose che Phil non conosceva? Phil concluse che si trattasse di una parte immortale di se stesso, qualcosa che definì “plasmata”. Dedusse che l’entità si fosse legata a lui, assumendo così forma umana, che Phil definì “homoplastica”. In seguito raccontò che la sua mente era stata invasa da una «mente trascendentalmente razionale, come se fossi stato pazzo per tutta la vita e improvvisamente fossi diventato sano di mente». «L’angoscia mentale venne rimossa da me come per decreto divino… un qualche trascendentale potere divino che non era malvagio ma benevolo intervenne per guarire la mia mente e il mio corpo e trasmettermi il senso della bellezza, della gioia, della sanità del mondo». Quell’essere era stato in grado di usare i suoi poteri per aiutare Phil a vedere il futuro. Infatti, Phil si era reso conto che l’essere era stato la fonte di una serie di casi precognitivi verificatisi nel corso della sua vita. Ad esempio, nel suo romanzo Flow My Tears the Policeman Said (Scorrete lacrime, disse il poliziotto), c’è una sequenza in cui uno dei personaggi, Felix Buckman, è sconvolto per la morte della sua gemella, Alys. L’uomo si trova in una stazione di servizio notturna e lì incontra uno sconosciuto di colore. Buckman e l’uomo cominciano a conversare. Nell’estate del 1978 Phil, insolitamente, decise di uscire a tarda notte per imbucare una lettera. Nel buio, notò un uomo che gironzolava attorno a un’auto parcheggiata. Phil imbucò la lettera e sulla via del ritorno l’uomo era ancora lì. Seguendo un secondo, insolito, impulso, Phil si avvicinò all’uomo e gli chiese se fosse successo qualcosa. L’uomo rispose di aver finito la benzina e di essere senza soldi. Con sua grande sorpresa, Phil si trovò a scavare nella propria tasca per dare qualche soldo all’uomo, il quale gli chiese l’indirizzo per tornare più tardi a restituirgli il denaro. Quando rientrò a casa però, Phil si rese conto che quel denaro non sarebbe servito a niente al suo nuovo amico, perché non c’erano stazioni di servizio lì vicino. Così uscì nuovamente, trovò l’uomo e si offrì di accompagnarlo alla stazione di servizio notturna più vicina. Mentre guardava l’uomo fare il pieno, ebbe un allarmante déjà-vu: «Improvvisamente mi resi conto che quella era la scena del mio romanzo – il romanzo scritto otto anni prima. La stazione di servizio aperta tutta la notte era esattamente come l’avevo immaginata nel mio occhio interiore quando avevo scritto la scena – la luce bianca abbagliante, la pompa – e ora vedevo qualcosa che non avevo notato prima. L’uomo che stavo aiutando era nero». Phil riaccompagnò l’uomo alla sua auto, si strinsero la mano e Phil non lo vide più. Finisce la descrizione di questo evento con un commento alquanto agghiacciante: «Ero terribilmente scosso da questa esperienza. Avevo vissuto una scena esattamente com’era apparsa nel mio romanzo… Come si spiega tutto questo?»

Sognare il futuro
All’inizio del 1974, Phil avviò una corrispondenza a lungo termine con una studentessa laureata di nome Gloria Bush. Col passare del tempo, Phil descrisse a Gloria alcuni dei suoi pensieri più profondi, tra cui le proprie capacità precognitive. In una lettera del 9 maggio di quell’anno le rivelò un sogno ricorrente particolarmente strano, fatto nel novembre 1971. Nei sogni vedeva sempre quella che sembrava una città messicana con una disposizione quadrata delle strade e taxi gialli. I taxi gialli suggerivano a Phil un luogo negli Stati Uniti piuttosto che in Messico o in America Latina. Al tempo di questi sogni viveva nella Marin County, a nord di San Francisco. Nel 1974 viveva a Fullerton, un sobborgo meridionale di Los Angeles. Proprio accanto a Fullerton c’è un posto chiamato Placentia, una zona fortemente ispanica. Phil spiegò a Gloria di essere convinto che quello fosse il luogo visto nei suoi sogni. Ma poi i sogni di Phil nel 1975 ebbero una svolta macabra. Il 25 febbraio scrisse una lettera alla Bush molto diversa dalle precedenti. In un interessante postscriptum a una lettera altrimenti normale fece nuovamente riferimento all’“entità”, che in quel periodo si stava manifestando chiaramente nella sua vita, anche se non sappiamo quanto regolarmente e con quanta intensità, dal momento che come fonte abbiamo solo questa lettera. Tuttavia, è chiaro che Phil vollesse venirne a capo. Così racconta a Claudia: «Sono stato alzato fino alle 5 di mattina l’altra notte. Ho fatto una cosa che non avevo mai fatto prima; ho ordinato all’entità di mostrarsi a me (…). È trascorso un periodo simile al sogno, poi, di immagini ipnagogiche di città sommerse, molto belle, e poi un’unica scena orribile, inerte ma non ferma; un uomo giaceva morto, a faccia in giù, in un salotto tra il tavolino e il divano». Il 9 maggio 1974 scrisse un’altra lettera a Claudia, dicendo di sentirsi “spaventato”. Non elaborò oltre questo argomento, ma alla fine della lettera dattiloscritta c’è una nota a mano che riporta quanto segue: «P.S. Quello che mi spaventa di più, Claudia, è che spesso posso ricordare il futuro». Esattamente sette anni dopo, Phil non era riuscito a rispondere a una serie di telefonate alla sua abitazione. Un gruppo di vicini di casa trovò la sua porta d’ingresso aperta. Un testimone, Mary Wilson, entrò e disse che inizialmente aveva pensato che in casa non ci fosse nessuno, ma poi aveva notato i piedi di Phil che spuntava da dietro a un tavolino. Allora chiese subito a sua madre di telefonare a un caro amico di Phil, lo scrittore di fantascienza Tim Powers, il quale saltò sulla sua moto e andò a vedere se poteva aiutare. Nella sua introduzione a The Selected Letters of Philip K. Dick Volume Four, Powers descrive cosa era successo dopo: «Mentre stavo mettendo la chiave nel cruscotto della mia moto, ho sentito le sirene dell’ambulanza dietro di me, lungo la Main Street. Quando sono arrivato a casa di Phil, i paramedici e Mary Wilson erano già lì e il paramedico lo avevano sollevato da dove si trovava, tra il tavolino e il divano, portandolo sul letto, e Mary ed io abbiamo risposto ad alcune veloci domande mediche su di lui prima che arrivasse la barella e lo  portassero di sotto all’ambulanza». Il sogno che Phil aveva fatto nel febbraio 1975 si era avverato nei minimi dettagli. Aveva visto le circostanze della propria morte.

Chi era l’entità?
Chi o cosa era l’entità che sembrava condividere la vita di Phil e conoscere il suo futuro? Sorprendentemente, Phil credeva che quell’essere fosse una versione di sé che esisteva fuori dal tempo; un essere in grado di osservare l’intera vita di Phil da una posizione di atemporalità. Phil credeva che durante i suoi sogni, nel dormiveglia e durante alcuni periodi di maggiore consapevolezza, questa parte senza tempo di se stesso fosse in grado di comunicare e utilizzare la sua prescienza per aiutarlo. Nell’ottobre 1977, Phil fece una dichiarazione molto curiosa durante un’intervista radiofonica alla stazione radio FM Berkeley KPFA, descrivendo un evento verificatosi nel 1951: «All’epoca stavo iniziando a scrivere fantascienza, una notte stavo dormendo e mi sono svegliato e c’era una figura in piedi sul bordo del letto che mi guardava. Emisi un grugnito di stupore e all’improvviso mia moglie si svegliò e cominciò a urlare perché la vedeva anche lei. Cominciò a gridare ma io la riconobbi e cominciai a rassicurarla, dicendo che quello ero io e di non avere paura. Negli ultimi due anni – diciamo che era il 1951 – sognai quasi ogni notte di essere di nuovo in quella casa e avevo la netta sensazione che allora, nel 1951 o ‘52, avevo visto il mio sé futuro, che, in qualche modo che non capiamo – non lo chiamerei occulto –, era tornato indietro durante uno dei miei sogni attuali di quella casa, e così facendo avevo rivisto me stesso. Quindi ci sono delle cose davvero strane…».

Exegesis
Ma a Phil non andava bene accettare semplicemente questa cosa, voleva creare un modello che la spiegasse. Subito dopo gli strani eventi del febbraio e marzo 1974, o semplicemente 2-3-74 come li definiva lui, Phil cominciò a tenere un diario, inizialmente scritto a mano, poi con pagine e pagine di fogli dattiloscritti con diagrammi e note a margine, che divenne noto come Exegesis. Era il tentativo di Phil di capire l’origine e il significato delle visioni e delle rivelazioni che continuò a ricevere fino alla morte, nel marzo 1983. Per fortuna, nel novembre 2011 è stato pubblicato un unico volume con tutte le sezioni principali di questo immenso lavoro. Novecentosettantasei pagine in cui si può scoprire come Phil spiegasse la propria visione del futuro. La sua soluzione era una radicale reinterpretazione del tempo stesso, che Phil chiamava “tempo ortogonale”. Ipotizzava che ci siano due varianti del tempo, entrambe le quali esistenti ad angoli retti rispettivamente. Generalmente siamo consapevoli solo del “Tempo Verticale”, ma ce n’è un altro che corre perpendicolare al nostro spazio-tempo e che lui chiamava “Tempo Ortogonale”. Se riuscissimo a percepire contemporaneamente entrambi, il tempo apparirebbe cubico, da cui il termine tempo cubico. Phil ipotizzò che gli eventi siano situati all’interno del tempo cubico. In quanto tale, il concetto di causa ed effetto non può essere applicato all’interno di questo modello. La causalità può andare in senso inverso o agire simultaneamente con un evento nel passato o nel futuro. In altre parole, all’interno del tempo ortogonale tutti gli stati del passato e del futuro esistono contemporaneamente. Nella sua Exegesis, Phil fa riferimento al fisico Herman Minkowski, maestro del ben più famoso Albert Einstein, per spiegare le proprie precognizioni: «Si tratta di una nuova inquietante visione, ma stranamente coincide con le mie esperienze oniriche, la mia precognizione di eventi che da qui vanno nel futuro». Phil suggerì che la premessa di base del suo racconto Adjustment Team (Squadra riparazioni) – secondo cui esiste un modo in cui il passato può essere “regolato” per cambiare il presente – potrebbe essere un altro dei suoi racconti in forma di fiction di qualcosa che si è davvero verificato. Phil credeva che una parte di noi esista nel tempo ortogonale e questa coscienza alternativa può, in determinate circostanze, comunicare con il sé quotidiano che percepisce solo il tempo lineare. Questa era la fonte della “voce” e della sua trilogia di VALIS (Vast Active Living Intelligence System). È così che Phil si era trovato indietro nel proprio passato a osservare una precedente versione di se stesso. Seguendo questa logica, la “voce” era la sua stessa voce che proveniva dal futuro. Tutte le informazioni riguardanti la nostra intera vita sarebbero dunque già disponibili a una mente aperta per riceverle. In una lettera alla sua amica Patricia Warrick, Phil scrisse: «L’universo è un sistema di recupero informazioni; vale a dire, tutto ciò che è accaduto, è stato, ogni dettaglio e disposizione – è tutto memorizzato nel momento presente come informazioni; quello che ci manca è l’accesso o il meccanismo d’ingresso a queste informazioni immagazzinate… dove il passato di ogni oggetto – tutte le sue precedenti manifestazioni lungo l’asse, sono tutte conservate nell’oggetto presente e possono essere recuperate». Questo concetto è molto in sintonia con il lavoro di ricercatori moderni quali Ervin Laszlo e Bernard Haisch, secondo i quali questa “biblioteca” corrisponde al Campo di Energia di Punto Zero. È questa la soluzione al mistero delle precognizioni di Phil? Avrebbe senso.  Passato e futuro sono solo illusioni. Philip K. Dick e tutti gli esseri che stanno leggendo questo articolo sono costituiti da due coscienze indipendenti. Una vive in tempo lineare e l’altra in tempo ortogonale. In questo modo saremmo immortali. Dopotutto, la transizione tra la vita e la morte avviene in tempo lineare, non ortogonale. Nel suo romanzo Ubik, Phil ha creato il concetto di semi-vita, un luogo senza tempo in bilico tra la vita e la morte, che i buddisti chiamano “Bardo”. È da lì che la mente eterna di Phil comunicava con lui? Per parafrasare il titolo di uno dei suoi libri più affascinanti, forse esistiamo tutti in un “Tempo fuor di sesto”?
(Articolo originariamente tratto da New Dawn n.139)

Anthony Peak è autore del libro The Man Who Remembered the Future: A Life of Philip K. Dick

LA VITA DI PHILIP DICKultima modifica: 2018-09-19T16:18:18+02:00da mikeplato
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