FRANZ VON BAADER, OPERE E PENSIERO

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di Mike Plato

Il filosofo tedesco Franz von Baader, considerato il più grande teosofo cristiano, viene sospeso dall’insegnamento universitario per le sue tesi ecclesiologiche, dopo aver preso la cattedra di professore onorario nel 1826. Le sue tesi iniziano a far discutere in ambienti ecclesiastici e non. Membro di spicco della Rosacroce trasversale, esempio di un illuminato la cui speculazione riguardava l’occulto e la metastoria, e di filosofo troppo poco considerato, Baader si ergeva come un pari, e probabilmente anche come superiore rispetto ai suoi più noti colleghi filosofi contemporanei, molti dei quali erano intimoriti dalla sua cultura, e dalla sua capacità di unire scienza e religione. Schelling narra di aver avuto un ripensamento del suo modello dopo aver discusso con Baader, il quale introduce lo stesso Schelling a Jacob Bohme e Hegel a Eckart. Alcune delle sue idee saranno riprese da Goethe, A.W. Schlegel, Kierkegaard, Nikolai Berdyaev, Clemens Brentano, Franz Brentano, e Max Scheler. Per molti, Baader era un filosofo della religione, un pò come Spinoza o Schelling per intenderci, o anche un teosofo, ma ciò è assolutamente riduttivo e non rende merito alle intuizioni profonde di questo grande uomo dello spirito che fu aspirante alchimista, medico mancato, ingegnere minerario e professore di teologia speculativa. Si interessa prestissimo al pensiero di Böhme, al punto che l’amico August Wilhelm von Schlegel lo chiama «Boehmius redivivus», un appellativo per nulla usurpato. La teosofia di Bohme, aveva le seguenti caratteristiche: 1) focalizzazione sulla Sapienza divina o Sophia; 2) insistenza sull’esperienza spirituale diretta, senza mediazioni di alcun genere; 3) una cosmologia spirituale. Descrivere il pensiero di Baader è un po’ come descrivere quello di Böhme; ma Baader, al di là delle sicure affinità in fatto di cosmogonia, cosmologia e antropologia, si sofferma con maggiore insistenza sui problemi dell’androginia, della Sophia, delle successive cadute, del sacrificio, del magnetismo, dell’amore. Egli subisce anche l’influenza di Saint-Martin, il cui pensiero gli è noto tramite il Magikon (1784) di Johann Friedrich Kleuker, prima di approfondire e di diffondere in Germania il messaggio del Filosofo Sconosciuto. Il lavoro di Baader è certamente e teosoficamente bohemiano, ma molto più intellettuale e filosofico rispetto ad altri teosofi. Per lui, Sophia è lo specchio e l’occhio di Dio, o la prima idea di Dio. Sophia è ‘la Vergine celeste’, ma non certo la Vergine Maria. I teosofi cristiani comer Baader credono che Dio abbia creato il mondo per mezzo della Sapienza, quel Verbo citato nel prologo del vangelo di Giovanni.  Essi fanno affidamento su testi biblici come il Salmo 137: 5, Proverbi 3:19, oltre che sulla letteratura extra-canonica come “Il libro della Sapienza”, testo in originale greco presente nella Bibbia cristiana ma non in quella ebraica. I teosofi cristiani cercano l’espressione della Sapienza di Dio nella creazione. Cercano anche di scrutare come e dove la creazione sia caduta lontano da quella sapienza (che è il suo ideale), e come possa essere ripristinata la relazione con la sapienza divina. Nel suo obiettivo di restaurazione del mondo e dell’umanità, la teosofia cristiana differisce da quei tipi di misticismo e gnosticismo che cercano la fuga dal mondo temporale-sensoriale e dal nostro corpo. Il fondamento dell’intera costruzione spirituale baaderiana è descritto nella sua fondamentale opera Filosofia Erotica. Baader parte dalla constatazione che la religione e l’amore siano intimamente connessi, e che insieme portino la massima felicità possibile nella vita; ma, se rimangono visualizzati solo nel “chiaroscuro della ragione”, il loro significato è ancora lungi dall’essere realizzato. Baader amava definirsi scherzosamente un “professore dell’amore”, e la teosofia cristiana di Baader è stata chiamata anche “Filosofia dell’amore” (Betanzos 1998). Essa sottolinea l’importanza dell’amore nella divinità, dell’amore da Dio verso gli uomini, dell’amore degli uomini l’uno verso l’altro e dell’amore degli uomini verso la realtà temporale. La sua riflessione sul problema dell’amore segue due direzioni fondamentali: da un lato si concentra sul significato dell’amore per lo sviluppo dell’uomo fino al suo ricostituirsi come immagine di Dio, condizione perduta a causa del peccato; dall’altro si interroga sulla connessione delle funzioni del corpo e dell’anima in base all’analogia, da lui stesso tematizzata, tra l’istinto di conoscere e quello di generare. Nella rilettura in chiave cristiana del platonismo, Baader si rivolge soprattutto a indagare la radice comune di religione e amore: l’amore dell’uomo, infatti, è assimilabile a quello di Dio, poiché è Dio, con il suo amore, a porre gli uomini in quello stato di grazia che è l’innamoramento. L’innamoramento è però uno stato spontaneo e quindi provvisorio e fugace; per renderlo permanente, cioè per tramutarlo in quell’amore unificante che è Dio stesso, è necessario l’intervento della volontà deliberativa, che trasformi la spontaneità in intenzionalità, in decisione consapevole e confermata ogni giorno. L’amore che è dono di Dio (Gabe) diviene compito (Aufgabe). Tra questi due momenti, che Baader definisce i due stadi dell’amore, vi è la tentazione, che mette alla prova l’amore spontaneo e, una volta superata, lo rinsalda. Anche dopo la caduta nella tentazione è comunque ancora possibile accedere al secondo stadio dell’amore attraverso la riconciliazione. Nell’idea che una riconciliazione possa consentire l’ingresso al secondo stadio, correggendo la volontà deliberante troppo debole per non cadere in tentazione, Baader riprende e riscrive in Filosofia erotica l’immagine, presente nel Simposio di Platone, di un amore figlio di Poro e Penìa, abbondanza e povertà. Egli le trasforma in perdono e pentimento sulla base del presupposto della povertà del peccatore, che non ha altro da offrire che il proprio pentimento, e della sovrabbondanza di Dio, che perdona nella sua infinità bontà. Il dialogo platonico si rivela però ancora più prezioso per comprendere la tesi baaderiana secondo cui la natura originaria dell’uomo è androgina e può essere ripristinata dalla relazione amorosa. Nel mito di Aristofane (189a-193d) si narra di come gli esseri umani inizialmente avessero quattro gambe, quattro braccia e due membri e come fossero stati divisi a metà da Zeus, che intendeva in questo modo punirli per il tentativo di assalire gli dei. Da allora ogni essere umano sarebbe alla ricerca della propria metà perduta al fine di ricostituire l’intero, ovvero l’Androgino, il punto focale della visione di Baader: “L’Androgino è l’armoniosa fusione dei sessi, che sfocia in una certa asessualità, una sintesi che crea un essere completamente nuovo, e che non si limita a giustapporre i due sessi in un’opposizione infiammata come fa l’ ermafrodita”. L’androgino, va precisato, non ha né per Böhme né per Baader alcuna connotazione sessuale; esso al contrario è Geschlechtsindifferenz: non dunque un ermafrodito, con una sessualità duplice, ma l’unione della potenza di entrambi i sessi a livello spirituale. L’Androginia è l’idea che il maschile e il femminile inizialmente non fossero separati gli uni dagli altri, ma queste due qualità fossero combinate in un’unità. Seguendo la dicitura letterale del primo racconto della Genesi sulla creazione di Adam, Baader afferma che l’uomo era originariamente un essere androgino. Né l’uomo né la donna sono “l’immagine e la somiglianza di Dio” ma solo l’androgino. Entrambi i sessi sono ugualmente caduti dalla divinità originaria dell’androgino. L’androginia è la somiglianza dell’uomo con Dio, il suo risveglio soprannaturale. Da ciò consegue che i sessi devono cessare e svanire. Questa ricerca dell’intero, dell’unione androgina, sarebbe l’amore. Vi sono principi femminili e maschili persino nella Divinità. Dio non dovrebbe essere considerato maschio, poiché questo è un termine che risulta dalla divisione dei sessi. La creazione di Dio da parte della Sapienza non significa che un Dio maschio abbia creato con l’aiuto di una dea femminile. Parlare di divinità maschili e femminili non fa che continuare la separazione dei sessi invece di vederli come un’unità. Per Baader, ogni Persona della Trinità ha sia qualità maschili che femminili. Il Padre genera il Figlio (“l’unigenito Figlio del Padre”), e lo Spirito Santo è il processo o l’atto di quella generazione. Il Padre è volontà o pensiero divino (la Parola interiore), il Figlio è la Parola espressa e lo Spirito Santo è l’attività, il potere di Dio. Ma questo ‘generare’ non deve essere compreso in un modo sessualmente differenziato, poichè tale differenziazione si verifica solo all’interno del mondo creaturale decaduto. Il Padre ha sia una potenza generativa maschile che una potenza femminile atta alla nascita. Per Baader, in ogni caso, il fatto che ci siano  tre persone all’interno della Trinità,  non significa che ci siano tre dei o esseri individuali. C’è un solo essere divino. Per Baader, la Trinità è davvero una Quaternità. Il quarto elemento non è a sua volta una Persona, nè è allo stesso livello della Trinità, ma è piuttosto la fonte comune, il centro di tutte e tre le Persone. Egli lo illustra con un triangolo con un punto al centro. Baader usa il termine “Unground” [Ungrund] per questo centro della Trinità, mutuandolo dalla terminologia mistica di Jakob Böhme. È il modo più “interiore” di riferirsi a Dio. Baader paragona l’Ungrund all’idea cabalistica dell’En Sof, l’unità originale, di cui dice sia triplice [Dreieinfaches], e debba essere distinta dai successivi dieci poteri emanati o Sephirot. Il mistero della Cabala si basa sulla relazione tra la generazione androgina indivisa e la generazione divisa dei due sessi. Proprio come l’occhio (in quanto ricettività femminile) anela al raggio di luce, così questo raggio cerca questo desiderio, proprio come lo sposo cerca le braccia aperte della sua sposa. Questa riunificazione del principio maschile e femminile nell’uomo è celebrata segretamente nel Cantico dei Cantici di Salomone, e velata nella discesa della colomba dello Spirito (ovvero l’anima) su Gesù (l’unione-unzione). La Trinità e il suo centro unificato sono il modello per tutta la realtà. L’Ungrund ha sia un principio attivo infuocato (Dio come fuoco  che consuma, ira di Dio) che una forma passiva in qualità di principio femminile (Dio come misericordioso e amorevole). Questi sono i poli originali o differenze sessuali. Ma Baader non usa la parola “sessuale” per descrivere questi principi, poiché il sessuale è solo ciò che è diventato impropriamente separato nel nostro mondo temporale decaduto. Invece di “sessuale”, Baader usa la parola alchemica ‘Tintura’ per descrivere queste polarità. Vi è sia una tintura maschile che femminile. Baader usa anche il termine “poteri generativi” di Louis Claude de St. Martin’s [mancanze génératrices]. C’è una generazione eterna del Figlio dal Padre. Questa generazione richiede un eterno deserto [Äusseres] nella Divinità in cui questa generazione è poi rivelata. Questa quiete nella divinità è il paradiso di Dio; non è separato da Dio eppure si distingue da Dio. È un essere non personale in cui Dio entra e nel quale genera in modo individualizzante [fassend zeugt]. Questa è la Sophia o Saggezza di Dio. Come fa Sophia, questa forma esterna di Dio, a sorgere? Baader usa quello che chiama ‘Teologia speculativa’ per descrivere questa produzione generativa. Lui deriva la parola “speculativa” da ‘Specula’ o specchio. All’interno di Ungrund, il principio femminile che dà la forma agisce come uno “specchio” per riflettere il desiderio nel principio maschile. Desiderare è immaginare. Questo specchiarsi  di un principio dell’Ungrund nell’altro è ciò che Böhme chiamava la “matrice verginale” [jungfrauliche Matrix], la congruenza originale di verginità e maternità, che Baader vede come androgino. Le tre persone della Trinità sorgono e ritornano a quest’immagine, in un processo eterno e dinamico. L’Ungrund è l’esoterico “Uno” che per involuzione diventa il centro per poi differenziarsi di nuovo per evoluzione dentro e da fuori di sé. L’essere-Uno della Trinità deve essere compreso in questa duplice direzione, di dispiegamento da un solo essere e poi di reintegrazione nell’Unità. Baader mette in relazione la parola magia [magie] con ‘immagine’ e la parola ‘immaginazione’. C’è un’immaginazione dalle Persone della Trinità e un continuo sviluppo dell’immagine. L’immagine è dell’intera Trinità, e questa immagine è la Sapienza di Dio, Sophia, chiamata anche Occhio Celeste. La divinità personale si rivela attraverso di lei. Lei è l’ “organo” di Dio e l’idea formativa in base alla quale Egli agisce (il corrispettivo dell’Idea-dea di Platone, la Sophia Ebraica, la Maja [Maya] dell’India e la Magie di Jacob Böhme. Sophia è chiamata “la matrice di tutti i modelli primitivi” e “Vergine celeste”, ma non deve essere confusa con Maria, madre di Cristo. Sophia è chiamata “Vergine” perché non dà alla luce niente di corporeo e perché la verginità è integrità (androginia). Il potere di Dio è uno strumento della sua sapienza (Sofia), che media tutte le azioni di Dio. Il paragone di Baader con le Idee di Platone non significa che egli condivida l’opinione dikPlatone secondo cui dobbiamo sfuggire al mondo temporale. La Sapienza di Dio, la matrice delle Idee divine, è la base per la creazione del mondo e dell’umanità. Sophia è lo specchio di Dio e, a sua volta, il mondo è lo specchio di Sophia. Sophia contiene gli archetipi e gli ideali per tutta la creazione, in una forma potenziale che deve essere realizzata. Questa matrice di archetipi può essere paragonata al mundus imaginalis nel pensiero sufi descritto da Henry Corbin. Baader vede molte somiglianze tra Boehme e l’Hinduismo, o quello che chiama “Brahmanesimo” per distinguerlo dall’induismo successivo. Il Brahmanesimo originale non panteistico ma monoteista. Il Brahmanesimo distingue tra un potere solare maschile interiore e una potenza femminile lunare esteriore, uniti in un unico essere. C’è un matrimonio tra il potere fruttificante del Padre e il potere generante della Madre. Il potere interiore è la parola non detta. Baader si riferisce alla Parola parlata, la Sophia “espirata” come “māyā”. Egli ha specificamente messo in relazione l’idea indù di māyā con l’immaginazione, la nostra immediata intuizione “magica” [Anschauung]. Non intende suggerire che la Sapienza divina sia un’illusione. Lui distingue il concetto da un tipo ingannevole di māya. Potrebbe esserci qualche paragone con lo Shaivismo del Kashmir, che si riferisce a māyā come al potere o alla shakti del Brahman. Il mondo è un’illusione solo quando si pensa al di fuori di Brahman. Sebbene Baader affermi che la saggezza sia l’archetipo della creazione, non è di per sé una parte della creazione. Non c’è panteismo nella teosofia di Baader. Dio non ha dovuto creare per conoscere se stesso. C’era già un processo dinamico di conoscenza, immaginazione e auto-manifestazione nella Divinità. Rispetto a questa produzione immanente (nella Divinità), c’è androginia in ogni Persona della Trinità. Il produttore vive all’interno del suo prodotto. Quindi, chiunque vede il Figlio vede il Padre in lui. Ma allo stesso tempo, questo prodotto vive anche all’interno del suo creatore, quindi chiunque lo veda lo vede nella madre. Pater in Filio, Filius in Matre. La madre è Sophia, il luogo-ricettacolo della riproduzione, né creatore né creato.
Sophia è quindi lo specchio o l’immagine dell’intero Ternario. Ma Sophia non è una quarta persona all’interno della Trinità. Né è una dea, o La “moglie” di Dio. Sophia è creata, ma non è un creatore (Persona); lei è in contrasto con il Padre, che è un creatore, ma non creato. Sophia non è né maschio né femmina, ma contiene la perfezione di entrambi i sessi. Ma nei rapporti di Sophia con l’umanità, Sophia appare come un uomo per la donna, e come una donna per l’uomo. Né Sophia è uguale a Maria, la madre di Gesù. Ma poiché Maria era ricettiva alla Saggezza, era in grado di dare alla luce Gesù senza l’aiuto di un uomo. Maria è l’inverso di Adamo, che è stato creato androgino con la capacità di riprodursi senza organi sessuali. Baader commenta che questa generazione androgina è il motivo per cui l’arte raffigurante la Madonna non mostra Maria in modo sessuale. Sophia è “l’aiutante” di Cristo, la Parola creativa. Sophia collega la Parola alla natura creata. Sophia può stare al di sopra della natura, o cominciare a penetrarla, o essere effettivamente penetrata da essa. Baader si oppone anche all’idea gnostica secondo cui Sophia sia un eone decaduto nella materia. Piuttosto, è l’umanità ad essere caduta da Sophia. Il discorso di Baader sull’Androgino è in fondo piuttosto simile a quello di Aristofane. Si differenzia però dal suo modello, oltre che per l’assenza di una cornice mitica, soprattutto perché contempla solo la (ri)unione tra sessi diversi e perché, per Baader, la completezza non nasce nei due amanti insieme, ma in ciascuno singolarmente, seppure solo attraverso il rapporto con l’altro. Da queste posizioni Baader interpretò il sacramento del matrimonio come una restituzione simbolica della bisessualità angelica: “Il segreto e il sacramento del vero amore nel legame indissolubile dei due amanti, consiste nell’aiutare ciascuno a vicenda, ciascuno in se stesso, verso la restaurazione dell’androgino, l’umanità pura e intera”. Queste variazioni rispetto alla narrazione di Aristofane sono il segnale della sovrapposizione da parte di Baader della dottrina böhmiana su quella platonica. Böhme riteneva, infatti, che ciascun amante sia chiamato a realizzare in sé la pienezza della persona umana, che è virtualmente androgina, e a suscitare la medesima pienezza anche nell’amato. In definitiva, il sacrificio di Cristo renderà possibile una restaurazione della primitiva androginia. Baader credeva che l’androginia primordiale sarebbe tornata mentre il mondo si avvicinava alla sua fine. Baader segue la dottrina di Böhme, che distingueva due sfere all’interno della natura umana: la prima consiste nella componente intellettuale della volontà, nella capacità deliberativa, cui si è già fatto riferimento per la sua funzione fondamentale nel passaggio dal primo al secondo stadio dell’amore; la seconda è invece da identificarsi con le componenti istintuali dell’uomo, il fascio di energie inconsce che costituiscono la possibilità per la volontà deliberativa di attuare i propri progetti. Le deliberazioni, infatti, resterebbero meri vagheggiamenti se non fossero accompagnate da un’energica volizione che le attualizzi. Se la componente deliberativa della volontà si mostra uniforme, le componenti istintuali si distinguono invece in maschile e femminile: “L’amore sessuale che si trattenga nella pura naturalità non riesce a portare alla pienezza della vera unione entrambi i suoi elementi, la nobiltà e l’umiltà, né può liberare la personalità dalla cosalità … Umiltà e nobiltà formano nella loro unione androgina l’amore, ma, non appena essa si sciolga come tale e come potenza (pouvoir), subentra la differenza tra i sessi come potere (violence) e come debolezza, come sfrenata prepotenza e brama tirannica e come piacere nel subire ogni schiavitù, incatenati l’un l’altro in un barbaro connubio”. Nella loro manifestazione negativa la componente maschile è orgoglio e la componente femminile bassezza. Esse si manifestano quando l’uomo e la donna sono preda della propria finitezza: l’orgoglio, la componente maschile, si esplica come affermazione della propria egoità in contrapposizione a Dio, alla natura e all’amato, e la bassezza, la componente femminile, come sottomissione ed esclusiva cura per i piaceri dei sensi. La manifestazione positiva di tali componenti si ha, invece, quando è l’amore puro, dono di Dio, a dominare, quando i due amanti si amano secondo una prospettiva religiosa, avendo di mira la volontà di Dio: essi superano allora la loro finitezza in nome dell’infinito e l’orgoglio diviene nobiltà, mentre la bassezza si tramuta in umiltà. In Adamo le due pulsioni erano conciliate nella loro manifestazione positiva (nobiltà e umiltà), benché in maniera labile, non essendo ancora state messe alla prova con la tentazione. Egli era, seppur fragilmente, androgino. Nel momento in cui Adamo cede al desiderio di riprodursi sessualmente, scrive Baader nel 1829 nelle sue Annotazioni al ii capitolo della Genesi, la componente femminile presente in lui, l’umiltà, si trasforma nella sua manifestazione negativa, la bassezza. Eva dovrebbe invertire tale trasformazione, riportando la bassezza all’umiltà e in Adamo e in se stessa; interviene però la tentazione luciferina con la conseguente caduta tanto di Adamo quanto di Eva. Anche la componente maschile di entrambi così si corrompe, divenendo da nobiltà orgoglio, illusione di essere come Dio e di potersi a Lui sostituire. Soprattutto, dopo la cacciata dall’Eden, Adamo ed Eva, e con loro tutti gli uomini e le donne nella loro condizione storica, perdono, almeno apparentemente, il carattere di androginia; l’uomo vuole essere unilateralmente affermazione di sé e dominio e la donna unilateralmente sottomissione: “Si pensi che i medesimi elementi [la nobiltà e l’umiltà] si presentano nel connubio illegittimo, in quanto forze che spingono alla scissione, all’opposizione tra i sessi, come arrogante sopraffazione (superbia, piacere dispotico) e abietta degradazione (piacere nel subire ogni schiavitù)”. Ciascuno perde in sé l’elemento proprio dell’altro sesso e conserva il proprio nella sua forma corrotta. Riportare la componente maschile e quella femminile all’unità nella loro manifestazione positiva è allora compito di ogni unione amorosa. In tale unione l’uomo aiuta la donna a riscoprire la propria parte maschile e la donna aiuta l’uomo a riscoprire la propria parte femminile, raggiungendo con ciò entrambi la completezza. L’uomo e la donna ricompongono l’immagine della vera umanità, che è anche l’immagine di Dio; sono elevati dal vero amore ad un terzo modo di essere, al di là di quello maschile e femminile, ricostituiscono cioè ciascuno in sé l’androgino. Baader sostiene che ogni unione può avvenire solo attraverso una sottomissione: non si può avere un’unione autentica senza la generosità di rinunciare soprattutto al proprio orgoglio. Egli sottolinea che la parola per peccato (sűnde) ha la stessa radice del termine separazione (sondern), evidenza cabalistico-fonetica che dimostra come il peccato sia l’opposto dell’amore, e che porti alla separazione dei due principi maschio e femmina. In effetti, il core della filosofia esoterica baaderiana è la presenza del principio maschile e femminile, presi come archetipi assoluti, e la loro unione mistica. La sua in tal senso è una filosofia spirituale ed esoterica, in quanto si focalizza su una costante sessualizzazione del mondo, umano e divino. Il processo di identificazione al centro della filosofia erotica di Baader è una costante ricerca del Sé (ted. Verselbstandigung), un rientrare in Sé, un ridestarsi alla coscienza superiore e un risvegliare il momento detto “femminile-passivo” dell’autocoscienza. Questo perchè l’uomo, invece di porsi come Sposa del divino, come matrice in cui il divino si cala, si è fatto maschio, arrogante ed è divenuto Dio a se stesso, elimanando da sé la matrice femminile, poi divenuta esterna. Ciò ha provocato la caduta dell’Androgino primordiale e con essa la devastazione della natura. Il primo androgino, secondo Baader, è Dio, ragion per cui l’immagine e somiglianza dell’Uomo primordiale è legata alla natura androgina. In principio, Dio utilizzò entrambe le polarità per ingravidare se stesso. In Lui sorse il desiderio passivo di essere riempito da Se stesso, per generare un Figlio, perchè solo attraverso il Figlio si può conquistare il Sé. Anche il processo immaginativo è un processo bipolare e androgino, perchè richiede una forza attiva che feconda, ed una passiva che riceve il seme immaginativo e porta alla realtà l’Imago. La prima è la tintura maschile-attiva, che si espande come il fuori di sé che cerca l’interno, fuoco e durezza. La seconda è la tintura femminile-passiva, dolce e umida; è l’in sé, il dentro di sé che, nello stato edenico, si apre spontaneamente alla forza in espansione, per afferrarla e farsene afferrare. Queste due tinture si mitigano e purificano a vicenda, è come la mano che lava l’altra, in un reciproco sostenersi. La tintura femminile, con la sua dolcezza, mitiga l’ardore della tintura maschile, ma cercando nell’aspra tintura maschile la dolcezza che le corrisponde per eccitarla, per farla uscire dalla sua latenza, perchè congiungendosi con quel femminile nel maschile ne ammorbidisca la durezza, ne mitighi la violenza focosahh, affinchè quel fuoco non diventi fuoco distruttore. Al contrario, l’aspra tintura maschile cerca la sua corrispondente asprezza nella dolcezza femminile, per stimolarla a lievitare, a sollevarsi dalla sua inerte passività, per dare forma al non formato e salvare l’acqua madre della matrice dall’imputredimento, perchè troppo ferma. Il femminile si unisce, quindi, al femminile nel maschile, e il maschile al maschile nel femminile. Questo princìpio trova risonanza nel taoismo. Il simbolo del Tao mostra i due poli Yin e Yang, ognuno dei quali ha in sé l’elemento complementare (e non opposto). Nel cristianesimo esoterico, tale attrazione temperante e generante tra creatore e matrice è evidente nell’archetipo della Vergine con unicorno. Gli alchimisti lo descrissero con l’uroburo, ovvero i due draghi che si divorano l’un l’altro, e in cui i due princìpi iniziano a purificarsi a vicenda. Il fine dell’opera è la rigenerazione dell’uomo di luce, l’androgino primordiale. Di qui è facile intuire che il vero e supremo atto magico è un atto di natura alchemica. Secondo Baader, l’uomo androgino, una volta emanato ad immagine, era chiamato a sottomettere (in senso buono e non distruttivo) la natura, e a sottemettersi a Dio. Tradotto in un linguaggio più comprensibile, e certamente più microcosmico, l’anima umana doveva e sempre dovrebbe sottomettere il corpo (espressione della natura naturata) e sottomettersi allo spirito. L’anima dovrebbe essere maschile nei confronti del corpo e femminile nei confronti dello Spirito. Se ciò accade, il vero maschile e femminile aderiscono, e nasce il Figlio Androgino, composto di anima e spirito ormai integrati. Ma nell’uomo corrotto e profano, il rapporto corretto persino si inverte: l’anima si fa persino maschile nei confronti dello spirito, e sottomessa al corpo. Tutto questo si compie nel tempo. Nella visione baaderiana, il tempo segna sì la caduta e l’allontanento progressivo dalla fonte e dalla perfezione dello stato di coscienza primordiale, ma è anche “tintura femminile” in quanto attimo dopo attimo, gli ricorda il suo peccato della “scissione” e gli fa provare la nostalgia della sua androginità originaria, offrendosi come strumento per ricomporla. Il tempo è stato un espediente divino per evitare che l’Adamo potesse non tornare più alla fonte, quindi una minaccia ma anche una grande opportunità di rinascita al divino, espressione dell’ira di Dio ma anche della sua infinita compassione. Essendo femminile, come tutto ciò che è femminile, può dannare o può salvare. Anche il tema della conoscenza è affrontato da Baader alla luce del Simposio, in particolare del secondo discorso di Diotima, che egli cita esplicitamente in un breve testo del 1808, Sull’analogia dell’istinto di conoscere e dell’istinto di generare, apparso nei «Jahrbücher für Medicin als spekulative Wissenschaft». Tale testo precede di circa un ventennio le opere cui si è fatto precedentemente riferimento e testimonia quindi come il pensiero platonico abbia influenzato la speculazione baaderiana in tutto il suo sviluppo. Nell’Analogia dell’istinto di conoscere e dell’istinto di generare Baader scrive: “Nella percezione o nella conoscenza posso trovarmi al di sopra o al di sotto del percepito, per questo il conoscere, nella sua perfezione, non è affatto indifferente o privo di affettività […] androgina è la facoltà conoscitiva […] ciò che mi sforzo di conoscere […] ciò che mi sforzo di penetrare […] ogni penetrazione profonda è nella sua pienezza un circoscrivere e, proprio per ciò, un dare forma e figura; di conseguenza è un essere innalzato di ciò che viene penetrato e ne riceve la figura da parte di ciò ed in ciò che lo penetra profondamente. […] a cos’altro si rivolge infatti l’istinto della conoscenza che coincide con l’istinto vivente e organico di dare figura o forma, se non ovunque al concepimento, alla generazione, all’espressione ed alla presentazione di una parola, di un nome, di un’immagine? […] Non perché è bello io cerco l’amato, dice Diotima nel Simposio di Platone, ma perché mi aiuta a generare il bello”. Come il desiderio di generare è bisessuale, poiché si realizza attraverso un principio attivo, il seme maschile, ed uno passivo, il femminile, che lo accoglie e contiene, così la brama di conoscenza è bisessuale: vi è infatti l’immaginare attivo di ciò che è superiore e l’immaginare passivo di ciò che è inferiore. Diotima costruisce un parallelo tra la generazione fisica e quella spirituale che fa indubbiamente da modello per la teoria baaderiana dell’analogia di conoscere e generare: “E allora te lo dirò io: questa attività consiste nel partorire in bellezza sia nel corpo sia nell’anima […] l’amore non è amore del bello, [è amore] della generazione e del partorire nel bello […] perché la generazione è, per quanto è dato ai mortali, cosa sempiterna e immortale […] la natura mortale cerca per quanto le è possibile di esistere perennemente e di farsi immortale. E lo può solo per questa via, cioè attraverso la generazione […] Quelli che sono pregni nel corpo si indirizzano di preferenza alle donne e sono innamorati nel senso di poter procurare a se stessi ogni bene per l’avvenire, immortalità e memoria e felicità, grazie alla procreazione; invece coloro che sono pregni nell’anima – vi sono appunto quelli che concepiscono nell’anima ancor più che nel corpo, intendo quei frutti  che si addice all’anima di concepire […] sapienza e ogni altra virtù” (Platone, Simposio 206a/209a). L’amore non può essere amore del bello, afferma Baader seguendo Diotima. Ciò perché il bello coincide con il bene e quindi con l’essere nella sua pienezza; il desiderio di essere pienamente è sterile, in quanto destinato a restare insoddisfatto nell’uomo mondano, che ribadisce il peccato di Adamo di aver abbandonato la procreazione interiore, possibile quando la natura umana era ancora androgina, in favore della procreazione esteriore carnale: l’uomo mondano, nella sua finitezza, cerca con rabbia di impossessarsi di ogni essere esterno per propagarsi in esso e così facendo lo distrugge. Gli amanti di Baader, nella loro finitezza, procreano unendosi sessualmente, e, nella loro apertura all’infinito, nel bello, che è l’amore di Dio, generano il bello, cioè fanno nascere in se stessi Dio e la conoscenza. Nella conoscenza il soggetto, elemento maschile-attivo, deve penetrare l’oggetto, elemento femminile-passivo, per conoscerlo, e farsi oggetto per l’oggetto, al fine di non distruggerlo con la propria potenza di soggetto; l’oggetto a sua volta, nel riconoscerlo, esce dalla sua passività per farsi soggetto di tale riconoscimento, così come la donna diviene attiva nel momento in cui si fa recipiente del seme maschile. In tal modo le componenti istintuali proprie dell’uomo e della donna rinascono nell’altro sesso e ogni essere umano, nella propria compiutezza androgina, diviene soggetto conoscente e immagine di Dio. La filosofia di Baader è quindi essenzialmente una forma di teosofia. Dio non deve essere concepito come mero Essere astratto (latino: substantia) ma come la volontà primaria alla base di tutte le cose e un processo o attività eterna (actus). Questo processo funziona come un auto-generazione di Dio, in cui possiamo distinguere due aspetti: l’immanente o esoterico e l’eminente o exoterico. Solo nella misura in cui la “volontà primitiva” pensa o è consapevole di sé, può distinguere il conoscitore e il conosciuto, il produttore e il prodotto, da cui proviene il potere di diventare spirito. Dio ha la sua realtà solo nella misura in cui è lo spirito assoluto. La Trinità (chiamata Ternar in Baader) non è un dato, ma è resa possibile, si rispecchia e si realizza attraverso l’idea e la saggezza eterna e impersonale di Dio, che esiste accanto a quella non distinta dalla “volontà primitiva” . La personalità e la realtà concreta vengono date per separare gli aspetti di questa Trinità attraverso la natura, che è eternamente e necessariamente prodotta da Dio. Questi aspetti dell’esistenza non si verificano successivamente nel tempo, ma si verificano sub specie aeternitatis come elementi necessari dell’evoluzione personale dell’Essere divino. La sua “natura” non deve essere confusa con la natura della creazione, atto non necessario, libero e non temporale dell’amore e della volontà di Dio che non può essere dedotto speculativamente, ma deve essere accettato come fatto storico.  Gli esseri creati erano originariamente di tre ordini: l’intelligente o gli angeli; il mondo materiale non intelligente; e l’uomo, che ha mediato tra loro. Gli angeli e gli uomini erano dotati di libertà. La caduta prima di Lucifero e poi di Adam erano fatti storici che erano possibili, anche se non necessari. Baader considerò gli angeli caduti nel desiderio di ascendere all’uguaglianza con Dio (cioè, l’orgoglio) e l’uomo, permettendo a se stesso di affondare al livello della natura (attraverso i vari peccati corporali). Baader riteneva che il mondo come lo conosciamo – con il tempo, lo spazio e la materia – fosse iniziato dopo la caduta dell’umanità e fosse stato creato come un dono di Dio, permettendo all’umanità l’opportunità della redenzione. Baader si oppose alle idee dell’Illuminismo, che aveva anche conferito potere alle donne, enfatizzando l’uguaglianza tra uomini e donne. Ma esso differiva dal romanticismo nella sua enfasi sulla ragione. Uomini e donne sono uguali in quanto entrambi possiedono la facoltà della ragione. Il suo organicismo si opponeva alla visione meccanicistica della  natura dell’Illuminismo. Si è opposto all ‘”autonomia” e all’ “assolutizzazione”della ragione in Cartesio e Kant. Cartesio è famoso per il suo punto di partenza razionalista: “penso, dunque sono”. Baader cambia l’assioma in “sono pensato (da Dio), quindi sono”. O meglio ancora, “sono amato, quindi sono”. Ed essendo consapevoli di essere amati da Dio, abbiamo anche il potere non solo di amare Dio in cambio, ma di amare noi stessi, gli altri e il mondo. Il razionalismo è un’assolutizzazione della tintura maschile. Manca la femminilità nel suo rifiuto di essere ricettivo nei confronti di Dio. Per Baader, la nostra conoscenza non è basata solo sulla ragione. Baader considerava la ragione, i sentimenti, le emozioni, la percezione dei sensi e le caratteristiche fisiche del corpo come funzioni periferiche che sono tutte governate dal centro della nostra esistenza, il nostro “cuore”. Egli fa un parallelo tra l’Ungrund, come centro del divino Ternario, e il cuore come il centro del Ternario umano di spirito, anima e corpo. La nostra ragione, sebbene importante, non è autonoma o elevata rispetto alle altre nostre funzioni. Baader sviluppò teorie di fisiologia e antropologia su un numero di opere basate su questa comprensione dell’universo, ma nel complesso coincide con le idee di Böhme. Principalmente, traccia gli effetti avversi di vari peccati e sostiene il ripristino delle armonie naturali mediante la sua rimozione. Il suo sistema etico rifiuta l’idea che l’obbedienza alle sole leggi morali (come nel kantismo) sia sufficiente. Invece, sebbene l’umanità abbia perso la capacità di realizzare ciò da sola, è necessario rendersi conto e partecipare al nostro posto nell’ordine divino. Poiché per tale realizzazione è necessaria la grazia, nessuna teoria etica che trascura il peccato e la redenzione è soddisfacente o persino possibile. Le semplici opere non sono mai sufficienti, ma la virtù di guarigione di Cristo deve essere ricevuta, principalmente attraverso la preghiera.

FRANZ VON BAADER, OPERE E PENSIEROultima modifica: 2019-02-19T17:41:15+01:00da mikeplato
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