SUI SENTIERI DELLA ROSACROCE

ambesi

di Alberto Cesare Ambesi

SUI SENTIERI DELLA ROSA+CROCE

Il Real Ordine A.L.A.M. Antichi Liberi Accettati Muratori (A.D. 926), come ogni lignaggio muratorio tradizionale, si richiama alla Rosa+Croce, che è fonte inesauribile di ispirazione. Ma poiché sulla Rosa+Croce si è detto di tutto e in suo nome si sono fondati movimenti che poco o nulla avevano a che vedere con la purissima filosofia cristiana propria di tale orientamento dello Spirito, è bene chiarire che il Real Ordine:

a)  dispone di una guida metodologica salda ed ampia nelle esplorazioni del Mastro Generale, A. C. Ambesi, su tale argomento, gli esiti delle quali sono parzialmente raccolti nei volumi I Rosacroce e L’enigma dei Rosacroce.

b) dispone di un testo primario, Il Libro del Giglio e della Rosa, ricevuto nell’A. D. 1980 per  grazia del’Eterno.

 “alla confluenza dei due mari, entrai nell’acqua come una carcassa orante. Una coccinella mi si posò sua una spalla quando ero ormai lontano dalla riva, ma ricordando come “gli ultimi saranno i primi” (Mt. 20, 16) non mi immersi bensì tornai verso l’asciutto curandomi che onde o spruzzi non la rapissero. Mi sedetti sulla sabbia, lei si asciugò le ali, restò lì un po’ e poi volò via. Rimasi dove ero, percependo un imminente segno. Fu come se gli angeli del Sole, della Terra, delle Acque del Vento e del Patto aleggiassero intorno alla berakhah  di Dio profusa al nostro pianeta e a tutti i mondi, e per un attimo eterno Volto e Voce si rivelassero e la sabbia il mare l’aria si fondessero in una primordiale alleanza di vita, come se ogni realtà densa si mutasse in pura, cristallina celestialità senza perdere nulla – anzi, accrescendosi – in consistenza e identità, e l’azzurro, il verde e l’ocra venassero l’anima di paradiso. Così scese il Libro . Era la Rosa che fioriva col Giglio dalla Croce, rosa di Sharon, giglio delle valli (Cc, 2:1). Dai quattro punti cardinali crocefissi convergeva linfa al Centro”. 

                                    *                         *                            *

                    LE STAGIONI DEL “ROSACROCIANESIMO”

E’ risaputo: le origini della confraternita della Rosa+Coce possono considerarsi controverse e piuttosto controvertibili le sue vicende storiche più antiche, pur ricche di fascino. Altrettanto intrise di luci e ombre le successioni del rosacrocianesimo moderno e postmoderno, ma – forse- non meno prive di segreti giardini. Sempre che si sappiano disserrare determinati cancelli, talvolta reali, altre volte in situati in mondi immaginari o su piani analogici. Perché queste asserzioni d’esordio? Perché vorrei richiamare l’attenzione di chi legge non soltanto su quelle cronache che, di solito, si definiscono, con soverchia approssimazione, come “storia dell’esoterismo”. Comincerò perciò con il sottolineare che il preludio alla primavera del neo-rosacrocianesimo è individuabile in una terna di elementi in apparenza disparati, ma concorrenti a stabilire fondamenta e sfaccettature di una sapienza che, volendolo, sarebbe ulteriormente ampliabile e approfondibile, a determinate condizioni filosofiche.

Prima operazione da compiere: apprendere, tramite la riflessione e l’ esperienza, che la statuaria pagana di alcne ville  settecentesche, indica e scandisce un cammino, che sopravvanza la regale “via alchemica di mezzo”, indicando e scandendo un ritmo evolutivo interiore che anticipa, per l’appunto, taluni degli esiti romantici e simbolistici del più recente rosacrocianesimo. La Villa Garzadori da Schio a Costolzza di Longare (nel Veneto), per esempio, offre  lungo la scalina d’ingresso  e nell’interno della costruzione più elevata e più piccola, ricavata dalla roccia, un susseguirsi di figurazioni, di grande valore sapienziale, probabilmente pari quello che può rintracciarsi nel contesto dell’apparato della Rocca di Soragna, in provincia di Parma, e di certo superiore alla statuaria del Sacro Bosco di Bomarzo, poiché sempre allusiva -hermetica- e non mai spettacolare. Secondo elemento, preludiante alle espressioni riconoscibili sotto il segno della Rosa+Croce: la poetica del sublime coltivata concordomente  dagli artisti  neoclassici e dagli artisti romantici, di là dalle polemiche esteriori, quando i primi fossero veramente realmente fedeli al Mito e i secondi attenti ad accogliere dalla Natura e dalla sognata Età Medievale quelli che erano gli appelli dell’Invisibile. O qualcuno vorrebbe sostenere, a titolo di contradditorio,  che il quadro Il sogno di Ossian  di Jacques-Louis David (1748-1825) non è altrettanto “romantico” quanto La notte di Philipp Otto Runge (1777-1810) e che l’intera produzione pittorica di questi, per converso, non è fondata sulla purezza del segno, sulla fedeltà al disegno, quale componente essenziale di ogni composizione pittorica?

Terza componente da prendere in considerazione, per tentare di comprendere entro quali orizzonti ebbe a formarsi la fenomenologia  neo-rosacrociana: i lampi onirici “superiori” che illuminarono taluni scienziati o pensatori votati a dare un rilevante contributo alla storia delle scienze e della filosofia, ancorché spesso posti in ombra dal conformismo cattedrattico dei nostri giorni. Mi riferisco, in primo luogo, al naturalista inglese Alfred Russel Wallace (1823-1913), anticipatore di Darwin nel proporre la tesi di una selezione naturale nel processo evolutivo delle specie, ma assertore convinto, altresì, che il mondo della vita presuponesse l’azione  un principio creatore, di uno spirito ordinatore e di uno scopo finale che avrebbe dovuto permettere all’entità Uomo a un’ulteriore e superiore evoluzione. Una visione, codesta, senza dubbio discutibile e forse soverchiamente ottimista, ma che dovrebbe comunque riguardarsi a somiglianza di  una prefigurazione, tanto dell’ élan vital  che Henri Bergson (1859-1941) porrà a fondamento della nascita e sviluppo del Cosmo quanto della spirale evolutiva (dei Cieli e soprattutto dell’Uomo) verso quel trascendente “Punto Omega” che il teologo e paleontologo Pierre Teilhard de Chardin (1881- 1955) vorrà identificare come il Cristo-Universale, incorporante entro la propria natura la coscienza ultima dell’Umanità.

A parte, completamente a parte il discorso che da svolgersi a proposito di Gotthilf Heinrich von Schubert (1780-1860), naturalista e filosofo tedesco semisconosciuto, ma che seppe rifondare e riplasmare lo spiritualismo sentimentale  di Louis-Claude de Saint-Martin (1743-1803) in un più coerente sistema che riconosceva nell’Uomo un “angelo decaduto” e nella sua anima il punto d’incontro e scontro fra materia e spirito, fra Luce e Tenebre, ma attribuendo anche al lato notturno delle scienze naturali la dimensione entro la quale avrebbe potuto inserirsi una ricerca per la ricomposizione dell’ avccordo fra  la psiche umana e la Natura. Superfluo chiedersi – giacché la risposta sarebbe troppo amara- il perché le cerchie martiniste a lui coeve e gli Ordini che oggi si fregiano di tale qualifica non abbiano mai percepito l’intrinseca superiorità intellettiva Schubert e la necessità di rifarsi ai suoi studi. Oltre tutto, si sarebbe così evitato –verosimilmente- che quel pasticcione di Papus (1865-1916) intervenisse con intenti “occultistici” entro una metodologia speculativa e operativa che richiedeva, invece, e che richiederebbe tuttora, scienza e rigore, lungo le linee di congiunzione della biologia con la psicologia del profondo, e delle arti con le discipline fisico-matematiche, in specie quando proiettate oltre i confini della più ristretta ortodossia accademica.

Il neo-rosacrocianesimo

Ho voluto indicare prospezioni o anticipate consonanze di solito ignorate o sottaciute a metà, piuttosto che rifarmi all’esplicito fluire delle invenzioni, ora di Tenebre ora di Luce, di Henry Fussli (1741-1825) e di Willam Blake ( 1757-1827) e all’allegorismo, più o meno graalico, di pittori come  Dante Gabriel Rossetti (1828-1882)  e l’incantatore sir Edward C. Burne-Jones (1833-1898). Sarebbe stato facile, troppo facile, tenuto conto che i nomi di questi artisti “visionari” sono ben noti a quanti si occupano con serietà delle espressioni dell’esoterismo (una documentazione indicativa si trova in: I misteri di Hera- “ Arte e Alchimia”, agosto-settembre 2007, a cura di Giovanni Francesco Carpeoro), ma non è detto, d’altro canto, che non si possa inntravedere qualcosa di “nuovo”, riguardando pure la cronistoria più palese delle organizzazoni che hanno voluto richiamarsi, a vario titolo, alla simbologia della Rosa+Croce.  Per tornare, infine, a rilievi od  osservazioni di conio infrequente.

Comincerò peranto la mia rievocazione con il rammentare che la nascita del rosacrocianesimo moderno può farsi risalire a partire da due date pressoché contigue: 1764 e 1775. E’ infatti in coincidenza con la prima delle date citate che si ha notizia della costituzione, o unificazione, a Praga, di un insieme di circoli rosacrociani dalla denominzione fluttuante ( “ Cenacoli” o “ Cerchie della Rosa+Croce”) ordinato su due soli gradi e destinato a una decennalee aristocratica disseminazione in tutta l’Europa centrale, tanto da contare fra gli adepti il sovrano di Polonia, Stanislao II (1732-1768), protettore delle arti e delle cultura e fiero nemico della Russia. Stando a quanto si è tramandato di tale organismo facevano altresì parte ( con quali proporzioni?), sia autorevoli esponenti dell’Ordine Benedettino sia alcuni alti gradi Massoneria cavalleresca. A fondamento della sua dottrina si trovavano le ricerche di stampo alchemico, nel primo grado, e le pratiche teurgiche nel secondo. Dato di fatto quanto meno inspiegabile:  subito dopo il 1786 questi interessanti “ Cenacoli della Rosa+Croce” sembrano all’improvviso svanire nel nulla, lasciando un’esigua documentazione della propria operatività ….. a meno che non siano rintracciabili, ancora oggi, ignorati documenti  fra le carte delle biblioteche di qualche settecentesco castello, o  tedesco o polacco.

Analogo e dissimile, a un tempo, il discorso da farsi a proposito dell’ Ordine Rosa Croce d’Oro, secondo l’antico sistema. Analogo, innanzi tutto sotto il profilo cronologico, perché, pure in questo caso, l’organizzazione ebbe una feconda, ma breve vita ufficiale ( poco più di un decennio), in secondo luogo, in quanto ebbe anch’essa, entro il tessuto istituzionale,  una saliente impronta aristocratica, contando, fra l’altro, su un’adesione e una protezione principesca,da parte di colui che sarà  Federico Guglielmo II ( 1744 -1783), re di Prussia. Fino a qui i concomitanti dati esteriori, a integrazione e a contraddizione dei quali si può rilevare che l’Ordine della Rosa Croce d’Oro, secondo l’antico sistema ebbe, per converso, bastante forza da influenzare in modo diretto, con le proprie dottrine, due geniali e proteiformi scrittori, quali Johann Gottfried von Herder ( 1744-1803) e Johann Wolfang Goethe (1749 – 1822). Herder a partire dagli anni ottanta e in specie nei contenuti dell’incompiuto trattatto Idee sulla filosofia della storia dell’umanità (1784-1791). Opera che presenta una sorta di prefigurazione delle teorie evoluzionistiche di là da venire, ma inglobandovi un concetto di metamorfosi delle forme organiche e inorganiche che si accompagnava all’idea della fissità delle specie; concezione che potrebbe oggi riformularsi, con ampi correttivi, qualora si riconoscesse che, entro i mutamenti delle specie, coesistono e s’intrecciano i temi dell’iterazione, della ricapitolazione e della metamorfosi, sia come concomitanti principi causali sia quali “informazioni”, su diversi livelli, di natura invece conflittuale.

In Goethe, invece, il diretto influsso del nascente neorosacrocianesimo si manifestò, piuttosto, e si espresse nell’alveo più propriamente allegorico e poematico Segnatamente nel racconto Il serpente verde, nell’incompiuto poema de I Misteri. In larga parte del romanzo autobiografico Gli anni di noviziato di Wilhelm Meister (1785) e nell’articolazione generale del Faust ( ma in particolare nei due “ Prologhi” e nella parte seconda della tragedia). E come in una precedente circostanza, vorrei qui rilevare che se la miopia  intellettuale non fosse una caratteristica ricorrente di tante società esoteriche di oggi, almeno la “ Notte di Valpurga classica” dovrebbe essere al centro della ritualità e delle meditazioni di certe “ Camere superiori”. Ma transeat. In questo contesto è più coerente rammentare che i fondatori dell’Ordine della Rosa+Croce, secondo l’antico sistema erano stati il pastore luterano Jean Christoph Wöllner e l’ex alto ufficiale sassone  von Bischoffswerder, ambedue membri dell’obbedienza massonico-templare della “Stretta Osservanza”, come – del resto – lo stesso Goethe. Ascendenze  e legami che consentono d’intuire che, di là da certe peculiari “distinzioni”, le autentiche società esoteriche coltivaronono quasi da subito il costume d’avere propri plenipotenziari, o emissari, disseminati qua e là. Ora in veste ufficiale o ufficiosa, ora col mantello di Superiori veramente  sconosciuti.

Seguirono decenni di silenzio: il che non significa che quell’occultamento, pressoché completo, significasse autentico letargo. Altrimenti la qualifica di Rosa+ Croce non sarebbe divenuta, nel frattempo, il grado centrale o conclusivo di una buona parte dei Riti massonici. Quindi la graduale reviviscenza  e con manifestazioni d’arte, di letteratura e musica, collegate o meno con specifiche organizzazioni. A dare il segno della rifioritura furono due scrittori: il francese e  “spiritista” Victor Hugo ( 1802-1885) con la solenne e intricata raccolta poetica de  Le contemplazioni (1856) e – fatto singolare- con una serie di piccoli acquerelli  di soggetto notturno, e il  patrizio inglese Edward G. Bulwer-Lyton (1803-1873) – l’autore de Gli ultimi giorni di Pompei– tramite gli inquietanti romanzi Zanoni (1842) e La razza a venire (1873). Ma a proposito di Zanoni mi sia permesso di fare una basilare osservazione: è in quest’opera che viene per la prima volta evocato e ritratto il Custode della soglia ( o del “ limitare”), larvale personaggio che condenserebbe in sé le paure e i desideri più oscuri di ogni uomo e che si opporrebbe con l’ossessione all’iniziando ai misteri rosacrociani, quando non fosse sufficientemente purificato. Orbene, sia ricordato una buona volta per tutte: codesta figura è soltanto un’azzeccata trovata narrativa del romanziere inglese e assente in tutta l’anteriore letteratura della  Rosa+Croce.

Non per nulla, lo stesso Bulwer-Lytton, divenuto primo “imperator” della Societas Rosicruciana in Anglia, costituitasi intorno alla metà del secolo, sarà alquanto cauto nell’attribuire una consistenza rituale a siffatto fantasma letterario, così come è parimenti noto, stando a quanto è dato di sapere,  che in tale organizzazione  erano vivi gl’interessi per la farmaceutica alchemica e per le antiche dottrine ermetiche. Da ricordarsi, altresì,  che al fianco del creatore di Zanoni non tardarono a distinguersi il bibliofilo e filologo, per diletto,  Wynn Westcott, coroner della magistratura inglese,  il medico William R. Woodman e lo scrittore S.L. Mac Gregor Mathers, destinato a lasciare una nitida orma nella storia della cultura anglosassone “decadente”. Perché ho fatto tale terna di nomi? Per un motivo semplicissimo. Perché si deve ad essi la formazione, nel 1888, dell’Order of the Golden Dawn in the outer (“Ordine Esterno dell’Alba dorata”) sulla base di una autorizzazione proveniente dalla Baviera sanzionato per iscritto da una persona  (Anna Sprengler), presumibilmente erede o testimone di qualche filone sapienziale derivato dalla Rosa+Croce d’Oro, secondo l’antico sistema. La complessa  e controvertibile  “historia”, dottrinaria e istituzionale, della Golden Dawn e delle sue derivazioni esula tuttavia dell’orizzonte neorosascrociano, strettamentee inteso, per quanto il primo grado della sua “ Seconda classe” – l’ Adeptus minor-  inglobasse più di riferimento alla glorificazione della Croce entro e di là da un alveo confessionale. Confido pertanto di poter affrontare tale argomento in una prossima occasione e mi limito qui a sottolineare che brandelli della Società Rosicruciana in Anglia e analoghe sopravvivenze della Golden Dawn sopravvivono, sotto denominazioni di poco diverse, tanto in Gran Bretagna, quanto in  talune aree dell’Europa settentrionale.

Verso un epilogo…… senza conclusioni 

 Ragioni di spazio, in questa sede, mi impediscono di discorrere con avvedutezza del neo-rosacrocianesimo dell’Ottocento e dei primi del Novecento: per farlo, occorrerebbe anche addentrarsi entro la foresta e i giardini delle ideazioni simboliste, in tutte le rispettive espressioni e ramificazioni. Difatti, piaccia o non piaccia a certi cultori formalisti della storia dell’arte o ai membri di taluni gruppuscoli di occultisti, il filone principale della fenomenologia simbolista, incluse le prime e più significative esperienze delle avanguardie dello scorso secolo, nacque, crebbe e fiorì grazie a precisi riferimenti dettati da rinnovate idealità della Rosa+Croce. Basti rammentare, da un lato, la devozione costante verso il Parsifal di Richard Wagner (1813-1883) da parte del poeta Stéphan Mallarmé (1842-1898) e, dall’altro, il traslato influsso iranico-buddhista esercitato da quella “sacra festa scenica” nella formazione delle idealità graaliche della Rosa+ Croce Cabalistica,nel 1888,e del Rosae Crucis Ordo, in specie, a partire dal 1890.

Due parole di spiegazione. Il primo degli Ordini citati, sorto per combattere la superstizione  occultistica e per trovare nella metodologia qabbalistica un’adeguata “strumentazione” per le proprie ricerche, nel breve volgere di un biennio finì per divenire una sorta di università privata dell’Ordine Martinista, nel mentre il suo fondatore, l’intellettuale italo-francese Stanislao de Guaita (1861-1897), colpito da una grave malattia nervosa, cercava purtroppo rimedio al male affidandosi agli stupefacenti. Reagì alla situazione Joseph Péladan (1859-1918), in quanto co-fondatore dell’istituzione ed erede di una tradizione sapienziale di lignaggio familiare: reazione che si concreterà nella nascita, per l’appunto, del Rosae Crucis Ordo e con il duplice intento di conciliare l’Alta Magia con il Cattolicesimo (sic!) e di promuove un rinnovamento delle arti sotto il segno di un’aristocratica ispirazione, nella scelta dei soggetti, per lo più religiosi o mitologici, in trasparente polemica con la poetica del “quotidiano” degli impressionisti. Superfluo aggiungere che il fallimento del primo dei suddetti intenti fu fulmineo, laddove fu invece piuttosto pronta ed entusiasta  la risposta di quegli artisti che non avevano dimenticato la lezione che la scienza accademica assegnava all’arte del disegno. Così non stupisce che i “ Salons de la Rose+Croix”, le grandi mostre organizzate da Péladan per indurre pubblico e critica ad accostarsi ai Portali del Mistero, vedessero la presenza dello scultore Emile A. Bourdelle (1861-1929) e dei pittori  Fernard Khnopff (1858-1921), Felix Valloton (1865-1925), oltre che del giovane Georges Roualt (1871-1958), nel mentre nel parallelo impegno musicale si ripresentavano le più celebri pagine wagneriane e si valorizavano le composizioni di un Cèsar Franck (1822-1890), di Vincent d’Indy (1851-1931) e  dell’estroso Erik Satie (1866-1925). Peccato che le interperanze divistiche dell’uomo Péladan finissero per alienargli le simpatie dei più e che la vasta sua opera di saggista, letterato e drammaturgoabbia troppo risentito del clima “decadente” della Francia a lui contemporanea.

E oggi? Oggi ci si potrebbe assumere il compito di rivedere criticamente quanto vi è di rivalutabile nella sua produzione, anche tenendo conto che a Bruxelles  – stando ai si dice- opera tuttora un ristretto cenacolo di cultori del pensiero peladaniano: Per quanto concerne, infine, il ben noto Lectorium Rosicrucianum è doveroso ricordare che i suoi vertici rivendicano da sempre una discendenza, non soltanto ideale, dalla settecentesca Rosa+Croce d’Oro e che la dottrina che è alla base di tale organismo si richiama al discusso binomio Graal- Catarismo, nonché ad una posizione sovraconfessionale, nell’alveo cristiano, tuttavia aspramente polemica nei confronti di tutte le chiese “ufficiali”. Troppo e troppo poco, a un tempo, per poter asserire (o negare) che la cerca della “ Santa parola” appaia perseguibile quando si riesca a inserirsi entro codesto orizzonte spirituale.

Ad ogni uomo, ripeto spesso e volentieri, è dato di percorrere un solo labirinto, e solo quello, ma, oltre tutto,   non è detto, nel caso qui in esame, che non vi siano altri, anteriori itinerari “dedalei” che ancora attendono di essere riscoperti. A cominciare dalla Hypnerotomachia Poliphili (“Sogno della battaglia d’amore di Polifilo): il testo del 1499 che verosimilmente fu il primo, autentico manifesto della saggezza Rosa+Croce. In proposito, si consultino i miei volumi: I Rosacroce (Armenia Editore, Milano 1975, II ed. 1982) e L’Enigma dei Rosacroce (Mediterranee, Roma 1990)

SUI SENTIERI DELLA ROSACROCEultima modifica: 2017-05-01T17:22:01+00:00da mikeplato
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