IL CAPITOLO MAI SCRITTO SU MELKIZEDEK – Il Femminino dimenticato della tradizione giudaico-cristiana

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di Mike Plato

Nel 2011, le nostre edizioni pubblicarono il saggio Melkizedek l’Immortale, che illustrava quanto emergeva del misterioso Melkizedek, la più arcana delle figure bibliche, dalle analisi personali dei testi e da quelle di svariate fonti, correnti e maestri. Si analizzava il Melkizedek di Genesi e di Salmi, nonché quello che risultava dalle rivelazioni di Paolo nella Lettera agli Ebrei. Se ne evinceva un quadro sempre più ricco ed un’evoluzione della figura da apparente re-sacerdote umano post diluviano dei tempi di Abramo (Genesi 14), il primo Cohen (sacerdote) del testo biblico, a sacerdote eterno e modello di realizzazione spirituale (Salmo 110), fino ad essere totalmente sovrumano e sganciato dalla generazione umana (Ebrei 7:3 senza padre e madre, senza genealogia, senza inizio e fine di vita), nonché modello della perfezione spirituale per Gesù, egli stesso al modo di Melkizedek (Ebrei 6:20). Non è un caso che il Vangelo di Giovanni, a differenza dei tre vangeli sinottici, ignori la genealogia umana di Cristo, proiettandosi fin dal prologo nella dimensione melkizedecchiana del senza genealogia, la dimensione sovrannaturale ultracosmica del Logos. Tutto ciò è stato ignorato dagli Ebrei, che hanno associato Melkizedek a Sem (uno dei tre figli di Noè), con un’esegesi strampalata che non tiene in alcun conto la natura eterna di Melkizedek rivelata nel Salmo 110. Ed è stato ignorato ancor più colpevolmente dai Cattolici, che pur hanno ricevuto tramite Paolo le due rivelazioni “enormi” su Melkizedek: che Gesù fosse sacerdote in eterno al modo di Melkizedek, e che Melkizedek fosse un essere sovrumano. Il Corano non menziona Melkizedek, seppur nella Sura 18 introduca una figura arcana e metaumana quanto Melkizedek: Khidr, l’iniziatore dei fedeli e sottomessi ad Allah. Come Melkizedek sembra “iniziare” Abramo, consacrare David ed essere modello per Gesù, Khidr inizia Mosè come, secondo sua diretta testimonianza, inizierà Ibn Arabi, il massimo maestro del Sufismo. Oltre ciò, si erano esaminate, tra le diverse altre, le rivelazioni dei rotoli di Qumran, da cui veniva confermata la natura sovrumana di Melkizedek, principe dei Figli della Luce, l’Elohim del salmo 81 e Messia vendicatore sulle Forze del Male alla fine dei Tempi (11Q13); il rotolo naghammadico Melkizedek, in cui Melkizedek è descritto come irriducibile avversario degli Arconti; il Libro di Enoch slavo, che documenta della nascita miracolosa di Melkizedek; lo Zohar che lo associa alla Sapienza di Salomone che porta pane e vino (Proverbi 9:5) e lo considera non solo extra-ebreo ma soprattutto extraumano, il cui pane e vino rappresentano le sephiroth Binah e Malkhut (Nukva). Il saggio offriva sufficienti informazioni per farsi un’idea di chi o cosa sia Melkizedek, e di quale ruolo fondamentale abbia nella rivelazione e nelle iniziazioni dirette Dio-Uomo, al di fuori delle catene iniziatiche umane. Ma di recente, apparentemente per caso, chi vi scrive ha fatto una scoperta indagando sullo strano rapporto Cristo-Melkizedek descritto dalla Lettera agli Ebrei: Cristo al modo di Melkizedek (Ebrei 5:10, 6:20), e Melkizedek fatto simile al Figlio di Dio (Ebrei 7:3).

La centralità di Adam: una premessa

Adam, in modo analogo a Melkizedek, è un personaggio completamente sottovalutato in ambito metafisico biblico. Questa sottovalutazione, di natura prettamente esegetica, ha prodotto disastri in quanto diviene impossibile capire la doppia natura umana-divina di Cristo, i misteri del Nuovo Testamento, quelli dell’Antico, ed ancor più il mistero dell’immortale e senza generazione Melkizedek. Per comprendere i misteri di Melkizedek e di Cristo occorre approfondire la questione “Adam”. Per i Padri della chiesa, i teologi, il Corano, gli ebrei della Sinagoga e molti maestri dell’esoterismo, Adam non è il fulcro centrale della creazione, non è il suo fine, l’Alfa e l’Omega della grande opera di Elohim, non è neanche un essere decaduto da chissà quale mondo, è solo il primo uomo del genere Homo, il primissimo del genere umano. Solo i cabalisti ebrei postulano un Adam Qadmon (Uomo Originario) di natura cosmico-sovrumana, pienezza sephirotica. Per i cabalisti, in quanto ultima creatura creata, Adam è la più perfetta e completa del Creato e, come tale, racchiude ontologicamente tutti gli elementi spirituali e materiali di quelle precedenti; per la propria completezza è la creatura più fedele alla totalità della sapienza divina. Secondo questa teoria, l’uomo è l’essenza della totalità, espressione del Mondo Superiore e del Mondo Inferiore, ed è così possibile conoscere ogni aspetto della realtà prestando attenzione anche unicamente alla creatura uomo; l’Adam Qadmon è quindi l’archetipo della totalità creativa precedente al completamento della Creazione nonché sigillo della stessa, anche per il suo ordine e per le opere di Dio per mantenerne l’esistenza e le cause e gli effetti (138 Aperture di Saggezza, Chaim Luzzatto). L’Islam ortodosso considera Adam solo come il Primo Uomo, padre della razza umana, il capostipite, il primo Nabi (profeta), per questo riverito. Anche per i cattolici, Adam è il progenitore del genere umano, un essere inserito nella storia, non certo metafisico, cosmico, pretemporale. La questione “adamica” è, tuttavia, decisamente più complessa di quanto dica la lettera o una lettura superficiale. L’ontologia adamica non è univoca ma persino trina, per come Mosè ci ha tramandato in Genesi il triplice livello creativo di Adam. Quasi nessuno ha sottolineato che il primo Adam creato di Genesi 1:27 fosse, di fatto, un altro Elohim ad immagine e somiglianza di YHWH Elohim, cosicchè si arguisce che se da una parte Elohim è pura gloria, androgino, onnipotente, solitario (unico, ebr. Echad) e Padre, dall’altra Adam è glorioso, androgino, onnipotente, creato solo e Padre anch’esso oltre che Figlio: “Essa (la Sapienza divina) protesse il padre del mondo (padre del cosmo), creato per primo da Dio, quando fu creato solo; poi lo liberò dalla sua caduta” (Sapienza 10:1). Questo Adam, ben degno di essere considerato l’unico vero Figlio di Dio, è creato.  Il verbo usato da Mosè è “barà” per cui, volendo dar credito alla Cabala ebraica e alla sua teoria dei tre regni, il primo Adamo appartiene alla sfera di Beriah-Creazione, l’universo superiore immediatamente successivo all’inaccessibile Regno dell’Emanazione (Creatio ex Nihilo) noto come Atziluth. Questo è l’Adam glorioso e pneumatico, della stessa sostanza gloriosa del Padre, l’OM degli induisti, l’OMO, il Simile. Senza dubbio, in questo contesto creativo, Dio non solo crea un’Immagine, ma conseguentemente anche un Dominatore, come lo è Lui. Quando crea l’Adam, immediatamente dopo dice “e domini!”. Di fatto crea un Dominatore, tant’è che poi gli dirà in ebraico: “kabash – soggioga”. Insomma, sembra che Dio avesse in mente di creare un essere molto potente come Lui, essendo Adam ad immagine.Il Salmo 110, considerato il salmo regale e messianico per eccellenza, in realtà ripete l’ingiunzione primordiale data all’Adam, vero Figlio, Messia, Re e Sacerdote: “tu domina in mezzo ai tuoi nemici”. In Regola della Comunità III,17 Qumran afferma che l’uomo fu creato per dominare il mondo, ovvero «è lui che ha creato l’uomo per il dominio sul mondo». Il problema è capire che natura abbia questo “dominare”, su cosa debba essere diretto, in quanto sembra che l’uomo non solo abbia mal interpretato, ma anche usato male questa sua capacità di dominio, se non persino non sia stata capace di usarla. Poi Dio ingiunge all’Adam di essere fecondo e moltiplicarsi. Essendo ad immagine, il moltiplicarsi è ad immagine dell’atto creativo divino.  In Genesi 2, Dio suscita un adamo edenico. Prima “plasma” un altro Adam, un Adam astrale, per poi piantare un giardino in Eden (Genesi 2:8) e inserirvi questo Adam. Da notare che il Corano menziona esclusivamente questo Adam, il secondo, ma ignora il primo. Il verbo usato da Mosè ha come radicale “yetzirah”, formazione, cosicchè possiamo identificare questo Adam come “Adam plasmato”, “Adam astrale”, “Adam intermedio”, “Adam anima”. E’ questo Adam a cadere nella dimensione terrena, nel tempo, nella dualità (espressi dall’Albero della conoscenza del bene e del male) e ad essere rivestito con tuniche di pelle, conseguendo la natura umana biologico-psichica a noi nota. Il problema esegetico più delicato è comprendere che rapporto ci sia fra l’Adamo pneumatico, l’Adamo astrale e l’Adamo terreno, una trimurti che conferma la bontà della teoria gnostica della tripartizione delle anime in pneumatiche, psichiche e iliche. L’esegesi teologica dominante sostiene che il primo e il secondo Adam siano in realtà uno solo, la cui creazione viene narrata in modi diversi da un ciclo Elohista (il primo in Genesi 1) e da un ciclo Yavista (il secondo in Genesi 2). Ma, ci si chiede, perché Mosè, o chi per lui, avrebbe dovuto narrare due volte uno stesso evento? Queste non sono due versioni diverse di uno stesso evento, bensì due fasi antropogoniche, dati i verbi usati da Mosè. Certamente era arduo o scomodo vedere qui due livelli creativi diversi: un Adam creato dal nulla e uno plasmato da una materia preesistente che non è affatto materia per come la conosciamo, ma plasma astrale, terra celeste, materia sottile oltre i quattro elementi: forse una quintessenza, intermedia tra materia e spirito-luce gloriosa. Paolo, nelle lettere, parla di uomo o Adam interiore e uomo o Adam esteriore. In 2 Corinzi 4:16 afferma che l’uomo esteriore (Exoantropos, carnale, ilico) deve disfarsi mentre l’uomo interiore (esoantropos) deve rinnovarsi. In Efesini 3:16, l’uomo interiore deve rafforzare l’anima col suo spirito. Questo Esoantropos è il Regno di Dio dentro di noi di cui parla Gesù. La diade Esoantropos-Exoantropos è figurata da molte diadi anticotestamentarie: Caino-Abele, Giacobbe-Esaù, Davide-Saul. Viene esaltata dall’Uomo Vitruviano ove l’uomo-croce è l’exoantropos e l’uomo stella è l’esoantropos. Tutto ciò ci aiuta a risolvere l’enigma della triade adamica. Questi tre Adam sono ontologie ben distinte, l’una nell’altra: il primo Adam è nel secondo, e il secondo nel terzo. L’uomo esteriore è quindi contenitore (graal) dei due enti adamici più nobili (anima e spirito) che insieme costituiscono l’Uomo interiore. Insieme, ma non più integrati dalla caduta, e in attesa di reintegrazione-restaurazione androgina come fu in principio.

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Adam in Filone

A parte i cabalisti, che tuttavia, va detto, non colsero questa frammentazione ontologica in discesa del Primo Adam che causò di fatto l’ingresso dell’ontologia Adamica nella dimensione della dualità e della morte eterna, gli unici che hanno intuito questa distinzione degli Adam e la grandezza cosmica del Primo Adam sono stati Filone Ebreo e i Figli di Melkizedek di Qumran. Il neoplatonico ebreo Filone di Alessandria è noto per la sua voluminosa esegesi del Genesi e di Esodo in chiave allegorico-neoplatonica. Egli sviluppa l’idea dei due Adam. Genesi trasmette solennemente la creazione del mondo intero, in un ordine qualitativo, in modo da presentarci alla fine la nascita di Adam come il vertice, l’apogeo della creazione: il suo re è introdotto per ultimo. Egli ci è presentato come immagine di Dio, tra Dio al quale non è identico e gli animali su cui deve predominare. E poi un secondo racconto ci rappresenta, al capitolo 2, Adamo creato, plasmato da Dio. Ne La Creazione del Mondo 69, Filone descrive la creazione del Primo Adam ad immagine sostenendo che egli viene creato per ultimo essendo il compimento dell’opera creativa, e che “niente assomigli a Dio più dell’Uomo”, ovvero di questo essere primigenio glorioso. La somiglianza, dice Filone, non è certamente corporale, dato che Dio non ha un corpo né lo aveva questo Adam. Il termine “immagine” è usato con riferimento al Nous (Intelletto), guida dell’Anima. Di fatto, il Primo Adam è Intelletto, ergo Sapienza divina: “è sul modello dell’Intelletto universale, come secondo un archetipo, che fu riprodotto l’intelletto adamico, che in certo modo è Dio di chi lo porta in sé, come sacra immagine”. Teniamocela stretta questa descrizione filoniana, in quanto occultamente si riferisce alla Sfinge-Dea in noi, Sfinge che nell’antico Egitto era chiamata šps-ˁnḫ (shesepankh) col significato proprio di “immagine vivente”. In sostanza, per Filone, il primo Adam non è il semplice Intelletto di ogni uomo, ma l’Intelletto Divino in tutti gli uomini. Il secondo Adamo è un’altra creazione, è l’uomo modellato dalla terra. Se il primo è l’uomo celeste (“ouranios”), il secondo è l’uomo terrestre. Filone afferma: “intercorre una differenza enorme tra l’uomo plasmato e quello generato prima ad immagine di Dio. L’uomo plasmato è sensibile, partecipe ormai di qualità, composto di corpo e anima, uomo o donna, fatto di sostanza terrestre e soffio divino; l’altro, fatto ad immagine di Dio, è un’Idea, un genere o un’impronta, intelligibile, incorporeo, né maschio né femmina, immortale per natura”. In Le Allegorie delle Leggi 31, Filone rivela che il secondo Adam è “fatto” da Dio sulla base di una materia presistente: “l’Adam generato ad immagine di Dio non partecipa della sostanza corruttibile, e in generale terrestre. L’uomo terrestre, invece, è costituito di materia qualsiasi che la sacra scrittura chiama fango. Per questo motivo, non si dice che l’uomo celeste è stato plasmato, ma creato ad immagine di Dio. L’uomo terrestre è un impasto di terra prodotto dall’Artefice e non una sua generazione”. Rispetto alla trimurti adamica sopra descritta, l’unica differenza riguarda l’interpretazione del secondo Adam che in Filone è terrestre laddove, nell’esegesi di Genesi sopra descritta, è intermedio o astrale. D’altronde se per Filone il secondo è terrestre, come interpretare le tuniche di pelle post-caduta (Genesi 3:21) ? Il terrestre che siamo è il terzo, indiscutibilmente. Pur tuttavia, Filone parla dell’Adam plasmato come i teologi parlano di Cristo, considerato partecipe delle due nature umana e divina: “l’uomo è al confine tra la natura mortale e la natura immortale, in quanto partecipa necessariamente dell’una e dell’altra ed è stato creato insieme mortale ed immortale: mortale nel corpo, immortale nell’Intelletto”. Sol questo dovrebbe suggerire una certa qual analogia tra Cristo e Adam, questione che più in là approfondiremo. Ma ritorniamo all’esegesi della trinità creativa adamica. C’è un versetto illuminante di Isaia (43:7) che conferma il triplice livello creativo adamico in regressione, ed in cui YHWH dice: «…quelli che portano il mio nome e che per la mia gloria ho creato e formato e anche fatto». Isaia, non certo casualmente, usa in successione i tre verbi usati per la creazione dei tre Adam (pneumatico, astrale, ilico): Barah, Yetzirah, Assiah. Il versetto vuol dire che Dio ci ha creati in primo luogo pneumatici, in secondo luogo psichici-astrali, in terzo luogo ilici-materici: l’uno dentro l’altro. In buona sostanza, non potrebbe spiegarsi la triplice (e non semplicemente duplice) natura ontologica umana se non si presupponga, nella fondazione, una triplice creazione adamica a partire dall’Adamo pneumatico-glorioso.

Adam in Qumran

E qui ci vengono in aiuto gli Esseni di Qumran che avevano di Adamo una concezione molto diversa dagli altri ebrei del tempio. Il mito della creazione dell’uomo nel giardino dell’Eden trova a Qumran numerosi echeggiamenti. Di questo mito sono riprese e amplificate sia le valenze positive sia le valenze negative. Da un lato, infatti, l’uomo delle origini, Adamo è visto nella sua qualità di cretura gloriosa, creata ad immagine di Dio, ed anzi tale dato viene amplificato rispetto al racconto biblico, ove resta sostanzialmente in ombra e non compare che una velata indicazione, probabilmente in consonanza e recependo tradizioni che si erano ed ancora si stavano sviluppando nel mondo giudaico. D’altro lato invece, si sottolinea anche la fragilità dell’uomo, la sua origine terrena, creatura fatta di polvere, che nasce dalla terra, che nasce dal sangue nel sangue, che esce dal ventre materno in una condizione di impurità, che ne manifesta fin dall’inizio della sua vita tutta la sua limitatezza. Un passo degli Inni, VIII, 4-5 afferma: «Ti ringrazio, Adonai, perché tu mi hai posto alla sorgente dei ruscelli in una terra secca, alla fonte delle acque in una terra arida, e presso acque irriganti un giardino [nel deserto]. [Hai piantato] una piantagione di cipressi, di olmi e di bosso, per la tua gloria». In questi versi possiamo probabilmente leggere una descrizione della comunità di Qumran ritiratasi nel deserto, assimilata all’Eden del racconto della creazione. Nel deserto, dunque, come vedremo più chiaramente in altri testi, con la comunità si realizza, o forse meglio, si prefigura nuovamente l’atto creatore di Dio, si rigenera nel nuovo patto un nuovo Israele, una nuova umanità. La rigenerazione è tale che nell’Eden del deserto, il nuovo Israele costituirà un’umanità totalmente rinnovata, tanto da godere di quella stessa gloria di cui godeva Adamo. Il mito della creazione dell’uomo diviene mito di fondazione della comunità. Questa concezione ci viene eloquentemente testimoniata in un passo della cosiddetta dottrina dei due spiriti della Regola (III,12 e IV,26) : «Poichè Dio li ha scelti per un patto eterno, e sarà loro tutta la gloria di Adamo». L’affermazione che l’uomo fu creato per dominare il mondo, ovvero «è lui che ha creato l’uomo per il dominio sul mondo» in III,17, nella sua sostanziale positività, rinforza l’immagine dell’Adamo glorioso di IV,23. Il tema della gloria di Adamo trova espressione anche nel Documento di Damasco: «Dio cancellò la loro iniquità, tolse la loro trasgressione ed edificò per essi una casa sicura in Israele, quale prima non era mai esistita fino ad ora. Coloro che perseveranno in essa (avranno) vita eterna, e sarà loro tutta la gloria di Adamo, come Dio aveva stabilito in loro favore per mezzo del profeta Ezechiele […]» (CD III,18-20). Qui è evidente il nesso tra la cancellazione dell’iniquità, l’abolizione delle conseguenze della trasgressione e la concessione della vita eterna, della gloria di Adamo. Se ne deduce, in senso inverso che la perdita della vita eterna e della gloria di Adamo (corpo glorioso) siano la conseguenza della trasgressione, compresa l’acquisizione di un corpo carneo mortale necessario per dimorare in questo caduco piano di esistenza. La storia iniziatica di Cristo è coerente con la linea qumranica. Qumran peraltro esalta Melkizedek in quanto sovrumano laddove agli ebrei del tempio Melkizedek non interessava minimamente. Qumran celebra un Adam glorioso, laddove Israel carnale lo considera da sempre solo il primo uomo. Le questioni Adam e Melkizedek, come vedremo, sono legate intimamente. E guarda un po’, a Qumran le due figure avevano tutt’altra valenza rispetto al mondo ebraico in generale. La questione adamica è il polo intorno a cui ruota una corretta comprensione di tutto il circo biblico. Qumran lo aveva compreso, laddove l’interpretazione di Genesi 1:26 in area ebraica è ridicola, letteralista, primitiva, umana, profana e deviante. Segnalo che il Libro di Siracide, testo ebraico trovato solo nella versione greca e di probabile estrazione qumranica, presente nella Bibbia cattolica ma non accettato da quella ebraica, afferma che “superiore ad ogni creatura è Adam” (49:16).

Adam nel tardo-giudaismo e nelle Omelie Clementine

Il Midrash parlava già dello spirito (πνεῦμα o ruah) del primo Adamo o del Messia senza, tuttavia, identificare assolutamente Adamo e Messia. Questa identificazione poteva essere fatta solo da persone che consideravano solo lo spirito della Scrittura (intendendo, ovviamente, la loro concezione) e non la lettera come vincolante. In tali ambienti hanno origine le Omelie e i Riconoscimenti di Clementine, in cui la dottrina dell’uomo originale (chiamata anche negli scritti di Clementine “il vero profeta”) è di primaria importanza. È certo che questa dottrina sia di origine giudaico-cristiana. L’identità di Adamo e Gesù sembra essere stata insegnata nella forma originale degli scritti di Clementine. Le Omelie affermano distintamente: “Se qualcuno non consente all’uomo modellato dalle mani di Dio di avere lo spirito santo di Cristo, non è forse colpevole della più grande empietà nel permettere ad un altro, nato da un ceppo impuro, di averlo? Ma si comporterebbe più devotamente se dovesse dire che solo Lui ha ciò che ha cambiato la sua forma e il suo nome dall’inizio del mondo, e così è apparso ancora e ancora nel mondo fino a venire, ai suoi tempi … Si godrà il riposo per sempre”. Nelle Omelie Clementine, nel discorso di Pietro, il cosmogonico Anthropos è identificato con la figura del primo uomo, Adamo, definito “il profeta della verità”. Adamo “era il vero profeta, l’essere immortale che si manifesta attraverso tutte le età … è il Cristo, che era all’inizio ed è sempre, che era sempre presente a ogni generazione, in maniera nascosta, eppure sempre presente”. Una teoria simile si trova nel sistema gnostico Sethiano in cui si parla di Cristo come Seth redivivo: “questi Sethiani si vantano di trarre origine da Seth, figlio di Adam, e gloroficano lui e a lui riferiscono tutto quanto pare aver attinenza con la virtù …lo denominano persino Cristo ed assicurano che egli è Gesù” (Epifanio, Panarion 39, 1, 3, II); nonchè nel sistema manicheo i quali ritenevano che un inviato celeste si fosse manifestato nel corso della storia negli apostoli della luce per garantire la trasmissione della verità. Quindi, nelle Omelie, il Vero Profeta è Adamo perfettamente identificato con Gesù (Om 3:17-21). Egli diede al mondo la “legge eterna” (Om VIII, 10, cfr. R IV, 9). Apparve ad Abramo e a Mosé (R 1,33-34). Mosé ne annunziò il ritorno nel mondo (R I,36,2). Senza il Vero Profeta, la conoscenza della verità è impossibile (H I, 18-20,4;R 1, 15-17  3, e H II, 6-1 1): “Quest’Uomo  che  viene  in  aiuto, lo chiamo  il  Vero  Profeta,  il  solo che  possa  illuminare le anime degli  uomini  in modo  che  possano  conoscere  la via  della  salvezza  eterna  coi  loro  propri  occhi.  Diversamente  è  impossibile … Perciò  prima  di  ogni  cosa  bisogna  cercare  il  Vero  Profeta,  che non appartiene a questo mondo  (gr. Ektos On) perché  senza   di  Lui  è impossibile  agli  uomini  pervenire  alla  più  piccola  certezza .. Se si nega all’uomo creato direttamente dalle mani di Dio il possesso dello Spirito santo  dell’Unto, essendo stato unto con l’olio dell’Albero della Vita, com enon si commetterebbe il più grave peccato di empietà attribuendo(lo) ad un altro (uomo) nato da una goccia impura?”. Nella visione delle Omelie Clementine, il Messia è Adamo fin dalle origini, Re e Signore di tutte le cose, unto di un’unzione non terrena, eterno e dotato di prescienza, degno di essere chiamato Padre (vedi anche Sapienza 10:1 La Sapienza protesse il padre del mondo, formato per primo da Dio, quando fu creato solo), rivelatore della vera e suprema gnosi salvifica, definita la Chiave del Regno di Dio e Legge di tipo misterico-esoterico (Nommos Gnosis), una serie di verità trasmesse in segreto ai prescelti-degni fin dall’inizio del tempo. Nel suo discorso sulla storia della salvezza, Pietro identifica il Verus Propheta – Adam col Christus aeternus qui ab initio et semper erat (R l, 52,3). ll Cristus aeternus era concepito come una ipostasi celeste del mondo superiore, al quale ritorna dopo essersi rivelato nel nostro mondo. Da questi elementi,  nelle Pseudo-Clementine la struttura della dottrina intorno al Vero Profeta si delinea come segue: 1) I’esistenza del Cristus aeternus come ipostasi del mondo trascendente, 2) le sue manifestazioni nel mondo inferiore per rivelare la Gnosi-Conoscenza di tutte le cose, 3) il passaggio dalla preesistenza all’esistenza nel mondo sensibile è realizzato mediante “manifestazioni ” successive. La discesa di Cristo agli Inferi è quindi la caduta di Adamo nel mondo virtuale per salvare gli psichici, poichè gli pneumatici sono salvi per definizione (Matteo 9:13 io non sono venuto per salvare i giusti ma i peccatori). L’origine di questa dottrina potrebbe risiedere nelle tradizioni giudaiche e nei modelli gnostici. H.-J. Schoeps sostiene che le speculazioni giudaiche, apocalittiche e rabbiniche intorno al personaggio di Adamo siano all’origine della dottrina sul Vero Profeta. Per citare un esempio, I’idea della impeccabilità e della santità di Adamo aveva già portato I’autore di Enoch slavo XXXI,6 a dire che Satana, nel paradiso terrestre, senza avvicinarsi ad Adamo ingannò soltanto Eva. Sul mito di Adamo poi come il padrone di tutte le cose create dovette influire anche il mito orientale che parlava del “Re” come di colui che ha tutti i poteri sull” “albero della Vita”. Si osserva però che I’autore pseudo-clementino va più avanti del mito citato, quando dice che Adamo fu unto con l’olio stesso dell’albero che era nel paradiso (R I, 45,4). Il Vero Profeta ha due punti di contatto con il “Figlio del libro di Enoch: a) il Figlio dell’uomo è una ipostasi che viene nel mondo per rivelare i segreti divini (XLVI, 3); b) il Figlio dell’uomo è identificato con un uomo del nostro mondo, Henoch (LXXI, 14). O. Cullmann considera giustamente questa dottrina come proveniente da un settore gnostico del giudaismo. Ma sorgono difficoltà allorchè si voglia spiegare con le categorie giudaiche la corsa del “Vero Profeta” attraverso i secoli finché non trova il riposo in Gesù.

Adam-Homoplasmato di Dick

Nell’opera Valis, lo scrittore di fantascienza Philip K. Dick scrive un vero e proprio trattato gnostico in forma di romanzo e, nella sezione Tractatus Cryptica Scriptura, introduce proprio il concetto di Homoplasmato. Ai punti 22, 23, 24 e 25, Dick sembra alludere al Cristo, definendolo appunto “Plasmato”, ma esso è ancor più il corrispondente del secondo Adam Plasmato, l’ontologia del regno Yetziratico (Formazione): “definisco l’Immortale “Plasmato”, perché è una forma di energia senziente, è informazione vivente. Riproduce se stesso non attraverso l’informazione, ma come informazione … Il plasmato è in grado di unirsi ad un essere umano, creando colui che io chiamo un omoplasmato. Questo annette l’uomo mortale al plasmato in forma permanente. Conosciamo questo col nome di “nascita dall’alto” o “nascita dallo spirito”… Come informazione vivente, il Plasmato viaggia lungo il nervo ottico di un essere umano fino al corpo pineale, utilizza il cervello umano come ospite femminile in cui riprodursi nella forma attiva. Gli alchimisti ermetici ne erano a conoscenza in teoria da antichi testi, ma non potevano riprodurlo, dal momento che non potevano localizzare il plasmato latente e sepolto”. Sintetizzando, il Plasmato dickiano sembra riferirsi tanto al Cristo che all’Adam. Egli è l’uomo interiore (Esoantrophos) di Paolo. Ed è dall’interno che opera ciò di cui parla Dick: l’annessione dell’uomo esteriore a quello interiore. Vi allude il Vangelo di Tommaso nel misterioso versetto 7, la cui costruzione è, a parere di chi scrive, volutamente ambigua, poiché non si comprende chi divori chi, e chi diventi chi. Ma con un minimo di conoscenza sacra e di esperienza iniziatica, sapendo che Cristo è il Leone di Giuda il versetto può esser reso in modo corretto: “Beato il leone che l’uomo mangia, cosicché l’uomo diventi leone diventi uomo, e sventurato l’uomo che il leone mangia, cosicché il leone diventi uomo”. Volendo chiarire il reale senso del logion legandolo alle rivelazioni dickiane: beato l’uomo ilico-esteriore se l’uomo spirituale-interiore (plasmato) lo domina e lo annulla, mutandolo in homoplasmato; sventurato l’uomo pneumatico se si fa dominare dalla sua animalità (uomo). Cristo, non a caso, è definito “leone di Giuda” in Apocalisse 5:5, ma questo Leone di Giuda è presente anche nell’Antico Testamento, nella profezia messianica di Giacobbe in Genesi 49:9 “Un giovane leone è Giuda: dalla preda, figlio mio, sei tornato; si è sdraiato, si è accovacciato come un leone e come una leonessa; chi oserà farlo alzare?”. E ritorniamo di nuovo alla Sfinge, al leone accovacciato. Cristo non è un essere semplicemente storico, ma un’ontologia acosmica, ipercosmica e atemporale tutta intima e nascosta, prprio come il primo Adam. Se non giungiamo a capire quale correlazione intercorra tra l’alfa adamico e Cristo, ci sarà sbarrata la strada della comprensione del gran mistero Melkizedek.

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Chi è Cristo?

Voglio augurarmi che chi legge questo studio si sia fatto almeno una volta la fatidica domanda: chi è questo Cristo, questo Figlio di Dio che appare all’improvviso nel Nuovo Testamento apparentemente mai menzionato nell’Antico? Chi è questo Logos che era in principio, era presso Dio ed era Dio? (Giovanni 1:1). Yeshua irrompe nell’ebraismo rabbinico e ti parla di un Figlio, soprattutto nell’espressione “Figlio dell’uomo”. Gli ebrei non si capacitano, non possono accettarlo, e i cattolici non comprendono. Per gli ebrei, il Figlio di Dio nella Torah non esiste, eppure è in Genesi 1:26. Quell’Adam ad immagine è proprio quel Cristo di cui nel Credo è detto: “Credo in un solo Signore Gesù Cristo, unigenito figlio di Dio, nato dal Padre prima di tutti i secoli. Dio da Dio, Luce da Luce, Dio vero da Dio vero”, l’immagine e somiglianza, perfetto da Perfetto: “siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste” (Matteo 5:48). Persino Paolo afferma in 2 Corinzi 4:4 che “Cristo è immagine di Dio”; e in Colossesi 1:15 che “è immagine del Dio invisibile, generato prima di ogni creatura”. Gli ebrei vedevano il processo adamico in senso orizzontale, non avevano idea della grandezza ontologica del primo Adam, che in Siracide 2:23 è definito “immortale perché creato ad immagine di Dio, della stessa natura di Dio”. Solo i cabalisti ebrei in parte intuirono. Secondo il Credo cattolico, esso “è generato e non creato”. Occorre spiegare. Questo “generato” viene da Salmi 2:7 ove è detto: “Annunzierò il decreto del Signore. Egli mi ha detto: «Tu sei mio figlio, io oggi ti ho generato” (ebraico: beni attah, Ani ahayyom yelidtika). Nella scena battesimale, la Voce di Dio tuttavia dice: «Tu sei il Figlio mio prediletto, in te mi sono compiaciuto» (Marco 1:11), quindi la rigenerazione è successiva alla risurrezione. Atti 13:33 riprende il salmo, ma dice qualcosa di importante: “poiché Dio l’ha attuata per noi, loro figli, risuscitando Gesù, come anche sta scritto nel salmo secondo: “Mio figlio sei tu, oggi ti ho generato”. Quindi la “rigenerazione” è termine risurrettivo, laddove Adamo è Creato, non generato in principio. Quindi, quel “ti ho generato” equivale ad un “ti ho reintegrato nel tuo stato precedente”, come è scritto nel finale di Giobbe, figura potentemente adamica, cui viene tolto tutto e cui viene ritornato tutto: “Dio ristabilì Giobbe nello stato di prima, avendo egli pregato per i suoi amici; accrebbe anzi del doppio quanto Giobbe aveva posseduto” (Giobbe 42:10). Questo pregare per i propri amici è evidente anche in Gesù poiché in Giovanni 17:9 egli dice al Padre: “Io prego per loro; non prego per il mondo, ma per coloro che mi hai dato, perché sono tuoi”. Quindi, ciò che per Giobbe vale nella materia a mò di figura, vale per il Cristo Adamo nello spirito, e varrà per l’Uomo Primordiale ad immagine quando sarà ricostituito: il suo stato glorioso e la sua condizione e consapevolezza saranno più grandi dello stato pre-corruzione. Il Credo, non a caso, continua con “della stessa sostanza del Padre” quindi glorioso: “Padre, dammi quella gloria che avevo innanzi a te (al Tuo cospetto, di fronte a Te) prima che questo mondo fosse” (Giovanni 17:5).

Cristologia adamitica

Si parla oggi di “cristologia adamitica” puntando solo ed esclusivamente sul titolo cristologico paolino di “Ultimo Adamo” (1Cor 15,45), ma distinguendo nettamente il Primo dall’Ultimo. Eppure Cristo stesso dice di essere il Primo e l’Ultimo, l’Alfa adamico e l’Omega adamico: “All’angelo della Chiesa di Smirne scrivi: Così parla il Primo e l’Ultimo, che era morto ed è tornato alla vita (Apocal. 2:8)… Io sono l’Alfa e l’Omega, il Primo e l’Ultimo, il principio e la fine (Apocal. 22:13)”. Questa rivelazione non dispiegherebbe il suo senso profondo se non considerassimo la questione della caduta. Adamo era in principio, poi cadde, fu esiliato nella dimensione materica e la fine sarà quando Egli reintegrerà se stesso ridestando tutte le scintille del suo corpo glorioso. Questo il senso di “era morto ed è tornato alla vita”. Non semplicemente morto 2000 anni fa, ma morto al Regno di Dio e da esso bandito fin dalle origini. Non è casuale che l’anagramma di “paradiso” è “diaspora”, ovvero la dispersione di un popolo e delle sue istituzioni nel mondo. Associata ufficialmente al popolo ebraico, essa in realtà è la deframmentazione del corpo adamico-cristico. E’ da anni che spingo sull’identificazione del Cristo interiore metastorico con Adam. Luca (3:38), nella genealogia del Cristo storico della tribù di Giuda, ci offre una rivelazione clamorosa che pochi hanno notato o inteso: “figlio di Enos, figlio di Set, figlio di Adamo, figlio di Dio”. Questa genealogia inizia con Gesù e termina, risalendovi a ritroso, con Adam, definito il Figlio di Dio. Gesù e Adam sono l’Alfa e l’Omega di questa catena degli esseri. Essi non sono separati, sono uno, poiché è Adam, l’Uomo interiore in Gesù, a manifestarsi. Paolo afferma. “Cristo, che è la primizia” (1 Corinzi 15:23). Primizia non solo sul piano storico (primo risorto), ma soprattutto sul piano metastorico (il primordiale).

Ecco Adam (Ecce Homo)

Cristo viene presentato da Pilato come Ecce Homo – Ecco l’Uomo: “Gesù dunque uscì, portando la corona di spine e il manto di porpora. Pilato disse loro: «Ecco l’uomo!»” (Giovanni 19:5). Queste parole non sono casuali, esse ci riportano all’Adam che sta per essere esiliato (crocifisso) nella dimensione materiale: “Poi YHWH Elohim disse: «Ecco l’uomo è diventato come uno di noi, quanto alla conoscenza del bene e del male” (Genesi 3:22). In Zaccaria 6:12 è scritto: “Così parla YHWH degli eserciti: “Ecco un uomo, che si chiama Germoglio (ebr. Tzemah), germoglierà nel suo luogo e costruirà il tempio di YHWH”. Il tempio di YHWH non è affatto una costruzione umana ma il corpo glorioso di cui sarà di nuovo ammantato Adam, qui identificato come Re-Messia detto Germoglio. Paolo parla del Tempio come Tenda non di questa creazione alludendo velatamente al Corpo Glorioso: “Cristo invece, venuto come sommo sacerdote di beni futuri, attraverso una Tenda più grande e più perfetta, non costruita da mano di uomo, cioè non appartenente a questa creazione” (Ebrei 9:11). Che la Tenda sia il corpo, ce lo dice 2 Pietro 1:13 : “Io credo giusto, finché sono in questa tenda del corpo, di tenervi desti con le mie esortazioni...”. Se la Tenda è il corpo, dunque la tenda non di questa creazione (non di questo mondo) è un metacorpo, un corpo di luce, lo stesso citato da Yeshua quando parla dell’apertura dell’Occhio come presupposto della manifestazione del corpo glorioso, e del suo tenersi chiuso (malato) come condizione della crocifissione dell’anima ad un corpo somatico: “La lucerna del corpo è l’occhio; se dunque il tuo occhio è chiaro, tutto il tuo corpo sarà nella luce. Ma se il tuo occhio è malato, tutto il tuo corpo sarà tenebroso” (Matteo 6:22). In ogni modo, l’intera scena del Getsemani, del processo e della crocifissione è una figura di ben altro evento ultracosmico e metastorico: la crocifissione di Adam e la sua caduta nel piano materico soggiogato dagli Arconti, l’Osiride che cade nelle mani di Seth per essere poi restaurato dal Femminino. La prova imponente che l’Agnus Dei crocifisso sia Adam crocifisso alla ruota degli elementi e delle reincarnazioni continue è in Apocalisse 13:8 ove è detto che “l’agnello è immolato (al tempo) fin dalla fondazione del mondo” e non semplicemente 2000 anni fa, ovvero in un preciso momento della storia. E’ l’immolazione-crocifissione del CristAdam che genera il mondo e la storia, e non viceversa. Yeshua dice ancora in figura adamica: “«Ecco, noi saliamo a Gerusalemme e il Figlio dell’uomo sarà dato nelle mani dei capi dei sacerdoti e degli scribi; essi lo condanneranno a morte (Matteo 20:18) …L’ora è venuta: ecco, il Figlio dell’uomo è consegnato nelle mani dei peccatori (Marco 14:41)”. Di qui, la restaurazione, proclamata nel Salmo 110, quello di Melkizedek: “Disse YHWH (padre) ad Adonai (figlio)..siedi alla mia destra finchè ponga i tuoi nemici a sgabello dei tuoi piedi”. E ciò riguarda tutte le scintille dell’Adamo che poi dovranno reintegrarsi in Uno solo. In quello stesso salmo regale, è detto che Adonai (il figlio) fu concepito tra santi splendori, ovvero con un corpo glorioso. Adonai-Figlio è quel figlio dell’Uomo visto da Daniele in visione e di cui è detto in Atti 7:56: “Ecco, io vedo i cieli aperti, e il Figlio dell’uomo in piedi alla destra di Dio». Sappiamo che Yeshua parla del suo uomo interiore in terza persona come Figlio dell’Uomo e mai dice di essere il Figlio di Dio o Figlio dell’Altissimo, titolo che solo l’Uomo interiore può dare a Se stesso, al Cristo Adamo dell’intimo. Il titolo non assume lo stesso significato nei salmi e soprattutto in Ezechiele. In Daniele (7:13), è evidente che il Figlio dell’uomo sia un essere trascendente, non umano e chiaramente un essere collettivo (7:27) : “Allora il regno, il potere e la grandezza di tutti i regni che sono sotto il cielo saranno dati al popolo dei santi dell’Altissimo, il cui regno sarà eterno e tutti gli imperi lo serviranno e obbediranno”. Daniele è il profeta apocalittico, e il titolo divino di Figlio dell’Uomo sarà mutuato da Yeshua prima ancora che Figlio di Dio.

Il Giardiniere

Il Figlio plasmato, il secondo Adam (Genesi 2:7), è il Figlio del Figlio, perché non emerge se non dal Primo per intervento del Padre e lo avvolge come fosse carne, ma una materia sottile, cielo terrestre, sostanza plasmatico-astrale. Non sono in grado di dire che l’Adamoplasmato sia il Figlio dell’Uomo visto da Daniele nella sua visione. Probabile, ma non certo. Ma c’è un fatto, ovvero che Yeshua e il secondo Adam (plasmato) coincidono perfettamente. Sappiamo che il secondo Adam viene collocato nel giardino: “YHWH Elohim prese l’Adam e lo pose nel giardino di Eden, perché lo coltivasse e lo custodisse” (Genesi 2:15). Abbiamo quindi due titoli impliciti: Adam è coltivatore e ancor più custode del giardino. Circa l’attributo “coltivatore”, Yeshua stesso sovente allude a processi agricoli e di semina: “Gesù gli rispose: «Nessuno che ha messo mano all’aratro e poi si volge indietro, è adatto per il regno di Dio»” (Luca 9:62). La parabola del seminatore è peraltro considerata la più importante, senza la quale le altre non possono essere comprese: “Se non comprendete questa parabola, come potrete capire tutte le altre parabole?” (Marco 4:13). Nessun esegeta ha mai notato l’addentellato dell’Adam edenico custode del giardino con Yeshua risorto. Nella scena di Gesù risorto nel giardino e visto dalla Maddalena si ricostituisce la coppia Adam-Isha, e accade quanto segue: “Le disse Gesù: «Donna, perché piangi? Chi cerchi?». Essa, pensando che fosse il custode del giardino, gli disse: «Signore, se l’hai portato via tu, dimmi dove lo hai posto e io andrò a prenderlo»”. Il custode del giardino è uno solo, e il caduto risorge. Ma non è finita. La Donna piangente richiama la Iside (Ast) del mito egizio, la Iside piangente per la morte del marito-fratello Osiride che poi risorge come Cristo. In Egitto pensavano che, ad ogni anniversario della morte di Osiride, le sue lacrime facessero straripare il Nilo. In buona sostanza abbiamo qui una piena identificazione di Gesù-Osiride-Adam con Maddalena-Iside-Isha. Nessuna di queste figure archetipe è prettamente umana.

Colui che dà il giusto nome alle cose

L’Adam edenico, il secondo Adam, sembra aver ricevuto la capacità di scrutare l’intima e reale natura degli esseri ed essere in grado, per questa via, di assegnare il nome giusto a qualunque cosa: “Allora il Signore Dio plasmò dal suolo ogni sorta di bestie selvatiche e tutti gli uccelli del cielo e li condusse all’uomo, per vedere come li avrebbe chiamati: in qualunque modo l’uomo avesse chiamato ognuno degli esseri viventi, quello doveva essere il suo nome” (Genesi 2:19). Yeshua sembra l’Adam allorchè è scritto: “…e lo condusse da Gesù che, fissando lo sguardo su di Lui, disse: Tu sei Simone…ma ora ti chiamerai Cefa” (Giovanni 1:42). Non è per nulla casuale che chi conduce Simone Pietro a Yeshua è Andrea, nome che viene dal greco aner-andros, ovvero Uomo. Anche per questa via, l’identificazione Cristo-Adamo è inequivocabile. Questo potere di nominare deve essere esercitato per forza dal secondo Adam. Ergo, allorchè nella Torah YHWH o l’angelo di YHWH offre il nome a certi personaggi, in realtà è Adam (dio o uomo interiore) ad esercitare la sua funzione: “Soggiunse poi l’angelo del Signore: «Ecco, sei incinta: partorirai un figlio e lo chiamerai Ismaele, perché il Signore ha ascoltato la tua afflizione” (Genesi 16:11); “Non ti chiamerai più Abram ma ti chiamerai Abraham perché padre di una moltitudine di popoli ti renderò” (Genesi 17:5); “Dio aggiunse ad Abramo: «Quanto a Sarai tua moglie, non la chiamerai più Sarai, ma Sara (Genesi 17:5); “«Non ti chiamerai più Giacobbe, ma Israele, perché hai combattuto con Dio e con gli uomini e hai vinto!»” (Genesi 32:29); “Essa partorirà un figlio e tu lo chiamerai Gesù” (Matteo 1:21).

Il Cristo sovrumano del Mito di Cristo

Tempo fa scrissi un articolo su Fenix “Richard Carrier e la demolizione del palazzo cristiano”. Seppur uomo di punta della corrente “Mito di Cristo”, cioè orientato verso la non esistenza del Cristo storico, Carrier diceva qualcosa di interessante sul Cristo cosmico. Secondo lui i primi cristiani non alludevano ad un messia terreno ma ad un essere sovrumano celeste di cui avevano visioni allucinate. Secondo Carrier: “Il Vangelo iniziò come un’allegoria mitica sul Gesù celeste, ambientato sulla terra, come avveniva per la maggior parte dei miti di allora. Furono create storie che collocarono Gesù sulla Terra, inserendolo nel contesto di figure e luoghi storici. Alla fine la gente cominciò a credere che queste storie allegoriche fossero reali. Queste storie sono eredità dei misteri greci (Eleusini, Dionisiaci), egizi-alessandrini (Osiride), Mithraici ed ebraici. Gesù è un sincretismo dell’essere celeste, salvatore dalla morte, venerato nei misteri precedenti, e poi tradotto in una realtà storica”. Carrier notava che: “Gesù era originariamente un dio proprio come qualsiasi altro dio (propriamente parlando, un semidio in termini pagani, un arcangelo in termini ebraici, in entrambi i sensi, una divinità), che in seguito fu storicizzato … Secondo i primi cristiani, questo essere vittoriale sarebbe sceso, si sarebbe incarnato e avrebbe vissuto morte corporale e resurrezione, laddove invece i fatti sarebbero avvenuti nel regno tra luna e terra (mondo sub-lunare). Secondo Paolo, questo essere non è posto sulla terra nè collegabile alla storia umana”. Quindi, secondo Carrier, un essere celeste, il messia celeste, fu trasposto nella storia. L’altro “mitista”, Earl Doherty, afferma che secondo lui Paolo di Tarso e altri scrittori dei primi documenti gnostici proto-cristiani esistenti non credessero in Gesù come una persona incarnata sulla Terra in un ambiente storico; anzi, credevano in Gesù come un essere celeste che subiva il suo sacrificio e la morte nelle sfere inferiori del cielo, dove fu crocifisso dai demoni e poi fu successivamente resuscitato da Dio. Questo Gesù mitologico non era basato su un Gesù storico, ma piuttosto su un’esegesi dell’Antico Testamento nel contesto del sincretismo religioso ebraico-ellenistico fortemente influenzato dal platonismo medio, e di ciò che gli autori credevano fossero visioni mistiche di un Gesù risorto. Noi sappiamo che Yeshua visse, ma sappiamo anche che la sua vita sia stata una figura vivente dell’Alfa adamico caduto ma anche risorto

I Due Testamenti come codici cosmogonici ed antropogonici

Adam era il vero Re della Creazione, avrebbe dovuto essere il Re della Nuova Creazione narrata in Genesi 1, poichè la precedente creazione era collassata nella ribellione degli Eoni primigeni, poi confinati nelle dimensioni inferiori, ove si fecero Dio: “gli angeli che non conservarono la loro dignità ma lasciarono la propria dimora, egli li tiene in catene eterne, nelle tenebre, per il giudizio del gran giorno” (Giuda 6). Questa prima creazione è velata qui e là nel testo biblico. Vi è un importante accenno in Genesi 36:31: “Questi sono i re che regnarono nel paese di Edom, prima che regnasse un re degli Israeliti”. Il versetto alla lettera informa che vi erano dei Re in Edom prima che arrivasse il primo Re di Israele, Saul. In realtà EDOM rappresenta le Potenze Immonde, un tempo Eoni della prima creazione, e Israele rappresenta i Figli di Dio. Quindi, il verso si riferisce alla prma creazione antecedente alla seconda col suo Nuovo Re-Sacerdote. Adamo doveva, infatti, dominare sulla nuova creazione e sugli eoni precedenti con quell’imperativo divino “kabash-soggioga” (Genesi 1:28). Anche il “crescete e moltiplicatevi” non può esser preso alla lettera dato che ci riferiamo ad un essere celeste. Andrebbe correttamente interpretato nella direzione della frammentazione adamica, la diaspora nel piano materiale cui avevo accennato sopra. Yeshua dice una cosa totalmente incomprensibile se non lo intendessimo come “adam” che parla di se stesso: “Tutti coloro che sono venuti prima di me, sono ladri e briganti; ma le pecore non li hanno ascoltati” (Giovanni 10:8). Se fosse l’uomo storico a parlare, a chi si potrebbe riferire? Chi è venuto prima di Yeshua se non profeti e patriarchi che lui in altri momenti esalta? Ma se ammettiamo che sia l’Uomo Alfa a parlare attraverso lui, è scontato che alluda agli Eoni precedenti questa creazione: gli Arconti, ladri di anime e briganti, i nemici che Adam dovrà mettere definitivamente sotto i suoi piedi, il Dragone che Michael deve abbattere, i ribelli precosmici della Torre di Babel. In tal senso, possiamo associare l’Antico Testamento all’Antica Creazione e il Nuovo Testamento alla Nuova Creazione. Gli Ebrei sono figura degli angeli primordiali, che poi si ribellano a Dio e rifiutano Yeshua, ovvero l’Adam, e tramano per ucciderlo, crocifiggerlo, ovvero farlo cadere sotto i loro piedi nella ruota delle morti continue. Missione compiuta, per ora….

I Tre Adam e i tre Cristo dei Vangeli: caduta e risalita, degradazione e restaurazione

Appurato che Cristo non è altri che Adam, dobbiamo fare un ulteriore passo avanti, ossia capire come nei Vangeli venga descritta in figura la restaurazione dell’Adam, il ritorno allo stato primordiale. Ebbene, come in Genesi 1, 2 e 3 vediamo un processo in discesa ontologica (Adam glorioso ad immagine, Adam plasmato e Adam carnale con tuniche di pelle), così nei vangeli vediamo il processo inverso. Dico spesso da diversi anni ormai che Giovanni Battista non è altri che Yeshua pre-battesimo, e che Yeshua sia l’uomo interiore o uomo-anima di Giovanni. Ne parlai nell’articolo “Giovanni Battista e Gesù, due nomi per un solo Re”, pubblicato su Hera nella precedente decade. Sulla piena identificazione dei due, Matteo 14:2: “Erode disse ai suoi cortigiani: «Costui è Giovanni il Battista risuscitato dai morti”. Oppure “E venne un uomo mandato da Dio, il suo nome era Giovanni” (Giovanni 1,6). I Vangeli iniziano proprio dall’ultimo Adam, quello con tuniche di pelle (Genesi 3:21). Battista infatti è così descritto: “Giovanni portava un vestito di peli di cammello e una cintura di pelle attorno ai fianchi; il suo cibo erano locuste e miele selvatico” (Matteo 3:4). Nessun dubbio che i Vangeli riprendano dove Genesi 3 aveva lasciato: Battista rappresenta l’uomo adamico carnalizzato, somatizzato, decaduto nel regno della materia, dell’illusione e della morte. E ciò offre la chiave per un’altra affermazione molto misteriosa di Yeshua: “Dai giorni di Giovanni il Battista fino ad ora, il regno dei cieli soffre violenza e i violenti se ne impadroniscono” (Matteo 11:12). Se Battista fosse, ad litteram, Giovanni, sarebbe affermazione insensata, in quanto il regno dei cieli soffre violenza dalla caduta, dal principio del mondo. Ma se sostituiamo Adam al Battista, ecco che le parole di Yeshua hanno un preciso e altissimo senso. Ci si attende quindi un cammino al rovescio, gamberesco. In effetti il Battista stesso, l’uomo carnale, intende lasciare il posto all’Adam Plasmato ( l’uomo Anima, Yeshua), e dice: “Verrà uno dopo di me al quale non son degno di sciogliere il legaccio del sandalo” (Giovanni 1,26). Giovanni 1,30 è ancor più esplicito: “Ecco colui del quale io dissi “Dopo di me viene un uomo che mi è passato avanti, perché era prima di me. Io non lo conoscevo, ma dopo il battesimo, quando lo spirito si è posato su di Lui, ho reso testimonianza che questi è il Figlio di Dio”. C’è qui un passaggio di testimone tutto interiore. Nella fattispecie, Giovanni, il Vecchio Uomo, diventa Yeshua, il Nuovo Uomo, il Cristo. Questo è il senso di “dopo di me viene un uomo” e “mi è passato avanti, perché era prima di me”. E’ detto che “viene dopo” poiché l’uomo Giovanni deve realizzarlo, deve concepirlo in sé e lasciargli il posto una volta completata l’opera iniziatica. Il vero Figlio di Dio, di cui Giovanni parla, non è lo stesso Giovanni, ma il Cristo interiore, lo Spirito Divino, per la cui nascita l’iniziato deve lavorare, sacrificando se stesso con la morte iniziatica sulla croce della materia, simboleggiata dall’alchemico taglio della testa del Battista, il quale doveva morire in vita e lasciare il posto alla sua Coscienza Superiore. Paolo ha trattato questo tema fondamentale in più occasioni: “Dovete deporre l’uomo vecchio con la condotta di prima, l’uomo che si corrompe dietro le passioni ingannatrici, e dovete rinnovarvi nello spirito della vostra mente, e rivestire l’uomo nuovo, creato secondo Dio nella giustizia e nella vera santità” (Efesini 4,22). In Atti degli Apostoli 13,25 si conferma quanto detto: “Diceva Giovanni sul finire della missione: “Io non sono ciò che voi pensiate che io sia”. Ciò equivale a dire: “Giovanni è solo la mia identità apparente, Cristo è quella reale e spirituale in me che dovrà sbocciare”. Senso perfettamente applicabile alle parole presenti in Giovanni 1,20: “Io non sono il Messia; il Messia deve ancora venire”, e di Giovanni 3,28: “Non sono Io il Cristo, ma sono stato mandato innanzi a lui. Egli deve crescere ed io diminuire”. Il Battista non aveva probabilmente ancora realizzato Cristo dentro di sé ma doveva “divorare” la propria componente umana per far emergere quella divina. In tal senso, l’uomo Giovanni diminuisce e l’uomo interiore aumenta. Sarà poi il Cristo Anima a doversi annientare per far emergere il Primo Adamo, il Paraclito: “è bene per voi che io me ne vada, perché, se non me ne vado, non verrà a voi il Paraclito” (Giovanni 16:7). E così, il cammino a ritroso è compiuto, come detto dal secondo Adam in croce: “E dopo aver ricevuto l’aceto, Gesù disse: «Tutto è compiuto!». E, chinato il capo, spirò” (Giovanni 19:30). Il Paraclito adamico era tornato.

Melkizedek e Cristo in Ebrei

Di recente, per apparente caso, chi vi scrive ha fatto una scoperta indagando sullo strano rapporto Cristo-Melkizedek descritto nella Lettera agli Ebrei: Cristo al modo di Melkizedek (Ebrei 5:10, 6:20), e Melkizedek fatto simile al Figlio di Dio (Ebrei 7:3). Sono partito dalle mie più recenti ricerche dedicate alla cristologia adamitica secondo cui Cristo sia Adamo, cosa già dimostrata nei due numeri precedenti. In Genesi 2:15, YHWH Elohim prende Adam e lo pone nel giardino di Eden, perché lo coltivi e lo custodisca. Cristo risorge in un giardino ove vi è una donna (Maddalena) che lo scambia per “custode del Giardino” (Giovanni 20:15). E a proposito del coltivare il giardino, in Luca 13:7 Cristo, in una parabola, si riferisce a se stesso come al “vignaiolo” poiché il giardino è la vigna (Isaia 5:7, Naum 2:2). Ma se Cristo, quindi, è Adamo restaurato e risorto in gloria, chi è davvero Melkizedek? Il sospetto che egli fosse la controparte femminile di Adam era forte. Teniamo conto che M. nella Pistis Sophia è il Paralemptor, ricevitore della luce divina, ovvero il Graal, la coppa; e che lo Zohar associa M. alla Nukva, ovvero Malkuth, l’ultima sephira e grande ricevitore dell’influsso di tutte le altre. Mi occorreva una prova e, considerando il principio secondo cui la Bibbia spiega la Bibbia, quella prova è giunta attraverso una folgorante intuizione. Paolo afferma che Melkizedek è “fatto simile al Figlio di Dio” (Ebrei 7:3). Premetto che ciò conduce non al primo Adam creato ad immagine di Genesi 1:26,  ma a quello plasmato di Genesi 2. E proprio in Genesi 2:18 c’è la chiave definitiva per comprendere il gran mistero di Melkizedek: “Poi YHWH Elohim disse: «Non è bene che l’uomo sia solo: gli voglio fare un aiuto che gli sia simile»”. Ed ecco chi è il “FATTO SIMILE” al Figlio di Dio di cui parla Paolo: la Isha, il lato femminile di Adam. E da qui è sgorgata tutta una serie di considerazioni che mi hanno illuminato sul gran mistero. Ad esempio: YHWH annuncia al Serpente (ebr. Nakash) che lui e la sua stirpe saranno per sempre nemici di lei e della sua stirpe. Isha non è affatto una donna carnale, è semplicemente il lato esoterico e ricettivo di Adam. Isha, poi Eva, è detta la Madre dei Viventi. Ergo i viventi sono la sua stirpe, il messia è la sua stirpe: suo Padre, suo Fratello, suo Figlio. Ciò che la Chiesa ha definito “Madre di Dio” identificandola con Maria madre biologica del Gesù uomo è in realtà Isha-Melkizedek. Isha dovrà guidare la sua stirpe al trionfo sulle potenze immonde, dice YHWH in Genesi 3:15. Ciò spiega perché, nel rotolo qumranico 11Q13, è Melkizedek l’agente escatologico insieme con gli dei eterni per schiacciare il capo di Beliar e delle sue potenze arcontiche. Spiega chi sarebbe davvero quel Michele che, in Apocalisse 12:7, combatte coi suoi angeli (Stirpe) contro il Dragone (Serpente antico) e i suoi angeli (stirpe). E spiega, infine, perché Gesù profetizzi una figura femminile come agente escatologico che giudica e condanna l’umanità: la misteriosa Regina del Sud, associata –lo si evince dalle parole del Nazareno- alla altrettanto misteriosa Regina di Saba. E per questa via esegetica, se la Regina di Saba viene a testare Salomone con Enigmi, è evidente incarni simbolicamente l’archetipo della Sfinge, e sia lei la “nera ma bella” del Cantico dei Cantici di Salomone, la sposa dello Jeros Gamos, Iside la Nera. E se Isha è Iside (Ast-Trono in Egitto), la stirpe di Isha-Melkizedek è quella dei veri Figli della Vedova (qualifica fatta propria dai Massoni, ma indebitamente). Isha è la personalizzazione sia della Giustizia (M. è re di giustizia) che della Sapienza. Quest’ultima, sia nel libro di Proverbi che Sapienza, ha caratteristiche non a caso sacerdotali. Ma se Melkizedek è Isha, poi decaduta ad Eva, essa è oggetto dell’inganno del Nakash, avendo porto il frutto dell’albero duale alla parte maschile. E’ evidente che Isha debba trovare riscatto nel tempo e, guarda il caso, colei che porge il frutto ad Adam, corrompendelo, porgerà pane e vino (frutto del lavoro dell’uomo, “tu lavorerai con sudore”) al primo patriarca post diluviano, quell’Abramo figura di Adamo, suscitato, come Adamo, dopo una sorta di nuova genesi-creazione post-diluvio. Accanto al servizio verso la “sua stirpe”, la volontà di YHWH è che ella dovrà partorire con dolore. Poiché Isha-Melkizedek non è donna carnale (Ebrei 7:3), qui si allude a ben altra generazione, quella spirituale di cui Cristo parla a Nicodemo in Giovanni 3:3: “se uno non nasce da acqua e da Spirito, non può entrare nel regno di Dio”. Quindi Isha Melkizedek è lo Spirito acqueo, lo Spirito santo del Battesimo che fa sorgere i Figli di Dio (“stirpe della Donna”). Se Cristo afferma che non conta nascere ma rinascere, e ciò vale anche per lui, il vero femminile non può essere la madre carnale sua, poi santificato e reso dogma, ma Isha, la colomba, la sposa, lo spirito santo, Melkizedek. Ella nasce metaforicamente dal costato destro di Adam, lo stesso costato di Cristo trafitto dal colpo di lancia e da cui escono acqua mista a sangue. In quanto sacerdote sacrificatore dell’animale umano, iniziatore, donatore non più del frutto corruttore ma di quello risanatore (pane e vino), generatore dei Figli di Dio, Isha-Eva trova il suo riscatto dalla condizione di caduta elevando pneumaticamente l’intera sua stirpe di Giusti, di Viventi, di Figli della luce, di Figli di Dio. Essa è la “Gerusalemme di lassù (un lassù interiore), che è libera ed è nostra madre” (Galati 4:26), la “pietra cubica”, nera ma bellissima, discendente dal cielo come la colomba dello spirito discende sul Cristo, (ri)generando il Figlio di Dio in quanto suo jero-consorte e compagno do Sigizia: “Vidi anche la città santa, la nuova Gerusalemme, scendere dal cielo, da Dio, pronta come una sposa adorna per il suo sposo (Apoc. 21:2) … e scese su di lui lo Spirito Santo in apparenza corporea, come di colomba, e vi fu una voce dal cielo: «Tu sei il mio figlio prediletto, in te mi sono compiaciuto»” (Luca 3:22). La colomba è uno dei nomi della Sposa nel Cantico (2:14; 5:2; 6:9). Se Adam è l’altro Elohim, Isha Melkizedek è l’altro Adam-Cristo.

Un approfondimento sulla profezia (decreto) primordiale
Dio si rivolge a Satana-Nakash (Genesi 3) ed esprime la profezia (che per lui è di fatto un decreto atemporale da realizzarsi nel tempo e fuori dal tempo) legata al Cristo, l’Adamo restaurato e trionfante, con tutto il suo collettivo disperso (Israel): “io porrò odio tra te e la Isha, tra la tua stirpe e la sua stirpe. Lei (Isha e Stirpe) ti schiaccerà il cranio, tu le insidierai il calcagno”. La questione dell’odio eterno tra le due stirpi è presente anche nella Regola della Comunità di Qumran (4:15-20) che, in tal senso, ci offre preziosissime informazioni che rendono più chiaro il quadro profetico di Genesi 3: “In questi due spiriti c’è la storia di tutti i figli dell’uomo, e in base alle loro  categorie ereditano tutte le loro schiere nelle loro generazioni, camminano nelle  loro vie e ogni azione  della loro attività, nelle loro categorie, è in relazione all’eredità di ognuno,  poca o molta, per tutti i determinati tempi eterni. Dio, infatti, li ha disposti in parti uguali fino al termine   ultimo, ha posto odio eterno tra le due categorie: per la verità sono abominio le opere dell’ingiustizia, per l’ingiustizia sono abominio tutte le vie  della verità. Un ardore litigioso è in tutti i loro giudizi, giacché non camminano d’accordo”. I due Spiriti (di giustizia e di iniquità) sono i Figli della Luce e i Figli della Tenebra, la Stirpe della Donna e quella del Serpente. Lo Spirito di Giustizia trionferà in giudizio. Genesi 3 è da interpretarsi sia in quanto battaglia microcosmica individuale che macro-universale ed esteriore. D’altronde, dall’ingresso nella dimensione materiale, sono gli Arconti a tenere i piedi in testa all’Anima. Questo verso è una sorta di manifesto programmatico del videogame che sarà combattuto nella materia e nel piano astrale, ma al contempo una profezia circa l’esito del videogame. Strano il fatto che il potere che ci schiaccia il cranio debba insidiare metaforicamente il calcagno, ma qui si vuol dire che la parte dell’anima rivolta verso la materia è quella su cui le Potenze hanno buon gioco. Il calcagno, durante la deambulazione, è la primissima cosa che tocca il suolo. Solo dopo aver minacciato il Nakash, Dio Padre si rivolge alla Isha, promettendole al contrario una cosa non certo gradevole: «Moltiplicherò i tuoi dolori e le tue gravidanze, con dolore partorirai figli. Verso tuo marito sarà il tuo istinto, ma egli ti dominerà». Chi è il nuovo marito della Isha-Anima? La bestia con le sue inclinazioni (Corpo somatico e psiche carnale). In Giovanni 4:16 v’è il dialogo tra Gesù e la Samaritana (anagramma di Santa Maria), esotericamente tra l’Adam e la Isha, come avviene anche nel Cantico di Salomone. Ebbene, Gesù dice alla Donna: “«Va’ a chiamare tuo marito e poi ritorna qui». Risponde la donna: «Non ho marito». Le dice Gesù: «Hai detto bene “non ho marito”; infatti hai avuto cinque mariti e quello che hai ora non è tuo marito; in questo hai detto il vero»”. Il vero Marito della Donna è Adam-Cristo, nonché Figlio e Padre di lei. Spirito e Anima devono riprendersi e lei divorziare dai falsi mariti, ovvero gli ego-persona in cui essa si incarna di volta in volta.

La Regina (e la stirpe) del Giudizio
Il femminile è ricettivo, il maschile attivo. Isha, l’aspetto femminile di Adam, è quindi Sacerdote, il Servitore. Adam-Cristo stesso è Sacerdote in quanto Isha, perchè riceve da Dio, e Re verso il mondo. Negare Melkizedek, sminuirlo, è negare il Femminile e il Sacerdozio. In linea col dettato di Genesi 3, i preti (falsi Cohen-Sacerdoti, ergo falsi servitori di Dio), stirpe del Nakash (serpente), odiando la femmina di Dio, hanno nascosto e svuotato l’ontologia di Melkizedek, maschilizzato il sacerdozio e messo in suo luogo la madre carnale di Gesù, che Gesù stesso, da buon Melkizedek, rinnega (Giovanni 2:4, Matteo 12:48-49). Più nello specifico, in Matteo 12:4 Gesù, citando vera madre e veri fratelli, si riferisce occultamente ad Isha (Melkizedek) e alla sua stirpe animica (i Figli della Luce, Luca 16:8, Giovanni 12:36, Efesini 5:8, 1 Tessalonicesi 5:5). Abbiamo detto che la Regina del Sud giudicherà il mondo, come profetizzato da Cristo. Ma la Regina è la sua stessa stirpe, quindi è la stirpe dei Figli della Luce a essere predestinata a fare giustizia e ad esercitare il giudizio, come detto da Gesù e Paolo: “E Gesù disse loro: «In verità vi dico: voi che mi avete seguito, nella nuova creazione, quando il Figlio dell’uomo sarà seduto sul trono della sua gloria, siederete anche voi su dodici troni a giudicare le dodici tribù di Israele (Matteo 19:28) … O non sapete che i santi giudicheranno il mondo? E se è da voi che verrà giudicato il mondo, siete dunque indegni di giudizi di minima importanza?  Non sapete che giudicheremo gli angeli? (1 Corinzi 6:2-3)”. Gli Angeli–Eoni da giudicare sono gli Arconti, la stirpe del Serpente-Dragone, coloro che giudicano le anime in modo iniquo, ed è a loro che il salmista si rivolge: “Fino a quando giudicherete iniquamente e sosterrete la parte degli empi?” (Salmi 81:2). Di qui, è decisamente più comprensibile l’episodio della peccatrice che Cristo salva dalla lapidazione (Giovanni 8). Essa rappresenta l’anima, mentre i lapidatori sono figura degli Arconti giudicanti contro cui Cristo lancia il suo strale: “«Chi di voi è senza peccato, scagli per primo la pietra contro di lei».

La Donna mediatrice che Unge i re  (e investe i cavalieri celesti)
Melkizedek, in Genesi 14, benedice Abramo, figura del Primo Uomo, e gli offre i frutti dell’Albero della Vita, iniziando la compensazione dell’errore primordiale. La Donna inizia così la sua opera di riscatto, attraverso la generazione degli Eroi, della cavalleria celeste, dei sacri Re, delle anime della Sua stirpe, delle anime dell’Ordine di Melkizedek. Ella è mediatore tra Dio (Elyon) e l’uomo. Consacra e unge come fa il Sacerdote col Re. Ella è un Re (Regina) Sacerdote che genera i veri Re della sua stirpe animica. Essendo Melkizedek la Isha, possiamo affermare che nei vangeli vi sia un occulto riferimento al fatto che il vero ed eterno sacerdozio sia legato alla Donna? In effetti, è la Maddalena ad ungere il Cristo, suo Padre e suo Figlio al contempo. Ella lo unge alla testa e ai piedi, assumendo un ruolo sacerdotale di consacrazione-unzione-benedizione-investitura. In 2 Re 9:3 è scritto del Sacerdote e del Re: “Prenderai il vasetto dell’olio e lo verserai sulla sua testa, dicendo: Dice il Signore: Ti ungo re su Israele”. Ecco che la Donna-Sacerdote fa lo stesso con Cristo, dalla testa ai piedi: “gli si avvicinò una donna con un vaso di alabastro di olio profumato molto prezioso, e glielo versò sul capo mentre stava a mensa (Matteo 26:7)… Maria allora, presa una libbra di olio profumato di vero nardo, assai prezioso, cosparse i piedi di Gesù e li asciugò con i suoi capelli, e tutta la casa si riempì del profumo dell’unguento (Giovanni 12:3)”. Rammento a chi legge che il Nardo, l’olio usato dalla Donna per ungere Cristo, è legato anche alla Sposa del Re Messia nel Cantico di Salomone: “Mentre il re è nel suo recinto, il mio nardo spande il suo profumo” (Cantico 1:12). Ovviamente la donna che unge Gesù è una figura della Donna, della Regina del Sud, della Isha. Agli occhi degli Ebrei, la donna consacrante era uno scandalo, per di più peccatrice, ma di fatto è lei, figura di Melkizedek,  ad ungere due volte il Re Messia.

Michaela
Abbiamo sopra accennato alla corrispondenza della Donna che combatte il Serpente con Michael che combatte il Dragone, corrispondendo il Serpente al Dragone: “Il grande drago, il serpente antico, colui che chiamiamo il diavolo e satana e che seduce tutta la terra…” (Apocal. 12:9). Evidentemente, la prima profezia della donna che combatte la serpe è la medesima di Apocalisse. Le similitudini non cessano qui: 1 combattono entrambi il drago con un collettivo (Isha e la sua Stirpe, Michael e i suoi angeli); 2 Michael significa “Chi è come Dio”? E’ l’ontologia che combatte gli orgogliosi, coloro che si fanno Dio. Non è affatto un caso che la Isha viene tentata dal Nakash a diventare come Dio: “Voi sarete come Dio”. Anche di qui passa il riscatto del Femminino divino; 3 In Daniele (10:13 e 10:21), YHWH afferma: “Michele, uno dei primi prìncipi (Adam e Isha), mi è venuto in aiuto …nessuno mi aiuta in questo se non Michele”. Uno dei grandi segreti del testo biblico è che YHWH è ADAM stesso, essendo l’altro Elohim: “Io e il padre siamo una cosa sola” (Giovanni 10:30). Nell’Induismo Atman, il Sé, l’uomo interiore, coincide col Padre Braman: «Sì, in verità tutto questo è Brahman, questo Atman è Brahman» (Māṇḍūkya Upaniṣad, 2). In sostanza, Padre Creatore e Figlio creato sono uno. In Daniele, è Adam a dire: “nessuno mi aiuta in questo, se non la Donna”. Dio Padre, l’Altissimo, non ha bisogno di aiuto, l’Elohim Adam sì. YHWH disse proprio di voler fare un aiuto (ebr. Etzer) all’Adam (Genesi 2:18). Qui non abbiamo una semplice collaboratrice o collaboratore. Aiutante è qualcosa di molto piu grande, ma YHWH sa, poiché lo ha decretato, che la ISHA si farà ingannare, il che condurrà alla catastrofe della caduta nel “materico”. Facile che qualcuno si possa chiedere “che aiuto è una che genera la catastrofe?”. Ovvio che invece “Aiuto” era per tutto ciò che avrebbe fatto dopo, a partire dalla caduta, trovando pieno riscatto.

La Regina del Sud
Michele è detto in Daniele 12:1 “il Gran Principe che veglia su Israel”. In realtà è la Isha che veglia sulla stirpe dei Figli della Luce, le anime adamiche dell’Israel spirituale. E’ Michael la Regina del Sud citata da Cristo. Perché Regina del Sud? Occorre intuire il senso del Sud in contrapposizione al Nord. I Figli della Luce si orientano ad Est (Eterno Oriente) e, rispetto all’Est, il Sud è a Destra e il Nord a Sinistra. Nella tradizione giudeo-cristiana, la Destra è benedetta, è la divina Figliolanza, mentre la Sinistra (Arconti, Potenze immonde) è maledetta. Inoltre il Nord, ovvero le Potenze Astrali, è il Settentrione, ovvero i Septem Triones (sette buoi), un riferimento ai sette arconti planetari. Quindi la Regina del Sud è Madame Giustizia, Melkizedek o Re di Giustizia, che coincide con Michael. Sia in quanto regina del sud che in quanto regina di Giustizia ella è seduta in Trono. E’ un particolare importante in quanto Iside era in Egitto Ast-Trono (I-Side è in inglese “Io il Lato o fianco di Adam-Osiride”). Ma è importante in funzione dell’Archetipo divino di Metatron (Colui che è oltre il Trono o nei pressi del Trono).

Il Metatron
Il culto del Metatron è di radice ebraico-cabalistica e rabbinica. Non appare mai nel testo biblico. Secondo i cabalisti ebrei, Metatron è Enoch rapito da Dio e trasfigurato in senso divino. Appare nel Talmud come Angelo di YHWH, nonchè nella letteratura cabalistica degli Hekhalot (Palazzi) e in quella del Merkavah (Carro o Corpo di Gloria visto da Ezechiele come da Cap. 1 del Libro di Ezechiele). I due generi sono a volte indicati insieme come “Libri dei Palazzi e del Carro” (seforim haHekhalot ve haMerkavah). Metatron appare per la prima volta con questo nome nel Sepher Hekaloth del primo Medioevo ma, in quanto Principe della Faccia, già nei testi di Enoch (Terzo Libro di Enoch). Sia il senso che l’origine del nome Metatron (ebr. Mttron) sono sconosciuti, ma una cosa è certa: tanto il termine francese “Notre Dame-Nostra Signora” (anagramma di Metadrone o Metatrone) che quello ebraico Matronit (latino Matronita o Matrona o Madre Trono), ovvero la Shekinah, rimandano alla vera Grande Madre della segreta tradizione giudeo-cristiana, alla Madre dei viventi (Genesi 3:20), la Regina madre dei vivi dell’Oriente (l’occidente sono i morti in coscienza), Isha madre della sua stirpe. In Cabala, Metatron ha valore ghematrico 314, lo stesso di  Shaddai, nome divino con cui i primi tre patriarchi conobbero Dio in loro (Genesi 17:1), tradotto comunemente come Onnipotente. Ma Shaddai proverrebbe da un radicale ebraico “Shadaym-Seni”, elemento tipico della Madre. Cristo dice che i primi tre patriarchi videro il Dio dei Viventi e non dei morti (Matteo 22:32). Di qui risaliamo alla Madre dei Viventi, l’aspetto femminile di Dio.

Lo Spirito Santo Femmina, la Sfinge
Nell’ebraismo, Ruach (Spirito) è un termine femminile, come nello gnosticismo lo Spirito Santo-Sophia è femmina. Nei Vangeli, lo Spirito Santo si manifesta in forma di Colomba. Essa appare nelle vicende di Noè e si lega alle acque come la colomba che investe Gesù nel battesimo. Nel Cantico (5:2), di chiaro influsso egizio, la colomba è la Sposa dello Sposo. Nella Trinità cattolica manca apparentemente l’elemento femminile, a differenza di qualsiasi trinità del passato, ma si intuisce che lo Spirito Santo sia proprio quell’elemento. Nel Credo è detto procedere dal Padre e dal Figlio. Ma se traduciamo Figlio con Adam, ecco la Isha che procede da Adam, e il cerchio si chiude. E’ detto anche che “è Signore e dà la vita” : Isha (poi Eva) è la Madre dei viventi (Genesi 3:20). In Giovanni 14:26, Cristo definisce lo Spirito Santo: Paraclito (Consolatore) che insegnerà ai Figli della Luce ogni cosa. Ciò è coerente col dettato del Libro di Sapienza (1:5): “Il santo spirito che ammaestra rifugge dalla finzione”. Cabalisticamente, dice sempre la Verità, non finge, Sfinge (s privativa). Anche il Vangelo gnostico di Filippo logion 17 afferma la polarità femminile dello Spirito Santo: “Taluni hanno detto che Maria ha concepito dallo Spirito Santo. Essi sono in errore, non sanno quello che dicono. Quando mai una donna ha concepito da una donna?”.

Conclusioni
Melkizedek è il Femminino dimenticato del Cristianesimo primitivo, il Santo Graal medievale, la coppa – ricevitore di Dio (nella Pistis Sophia è infatti il Paralemptor, il grande ricevitore della luce gloriosa ed eterna), il Lato (I-Side) di Adam, lo Spirito Santo dei Cristiani primitivi (ma anche degli gnostici Melkizedecchiani e Ieraciti), è la Colomba della Pace (Melkizedek è Re di Pace), è l’Anima Mundi di Platone, la Sophia degli Gnostici, il Metatron dei Cabalisti, il Michele del giudizio finale, la stella Sirio (Cane) che segue Orione (archetipo presente nella lama del Matto dei Tarocchi), la Sfinge degli Egizi, la Regina del Sud in trono che farà giustizia. E’ la Creazione-Anima dei Figli di Dio cui allude Paolo in Romani 8:19, Creazione che geme e soffre nell’attesa della rivelazione dei Figli di Dio (che essa forma e rigenera), sottomessa alla caducità-morte perenne. In sostanza è la vera Grande Madre del Cielo interiore che nulla ha che vedere con la Grande Madre dei Pagani e della New Age identificata con lo Spirito della Natura esteriore. E’ la Gerusalemme celeste, che sarà, “nostra madre” (Galati 4:26). E’ la sapienza, che è Madre (Sapienza 7,12). E’ la madre di una stirpe animica che dissolverà questo mondo inteso come Inganno e Illusione. Essendo i poteri mondani piena espressione delle Potenze, nemiche della Isha,  i poteri dogmatici, in primis la Chiesa di Roma, hanno volutamente sminuito il mistero Melkizedek, degradandolo a figura di Cristo, ponendo al suo posto una donna carnale come Madre di Dio, e hanno combattuto il femminile graaliano e la sua tradizione per diciotto secoli. La Vendetta sarà, giocoforza, femminile.

IL CAPITOLO MAI SCRITTO SU MELKIZEDEK – Il Femminino dimenticato della tradizione giudaico-cristianaultima modifica: 2021-04-01T12:25:20+02:00da mikeplato
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