IL VOLTO DI GESU’

Da due millenni ci si interroga sull’aspetto di Gesù, a dispetto della massificazione del suo volto presente in tutto il mondo occidentale nelle fattezze che conosciamo. Il Gesù storico è davvero l’uomo che siamo abituati a vedere oppure vi sono elementi che ne cambiano o ne modificano l’aspetto? La ricostruzione più probabile del suo volto

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Dopo la visita del papa Benedetto XVI a Manoppello avvenuta nelll’estate del 2006, in molti si lanciarono nel pubblicizzare la reliquia riproducente il volto di Gesù conservata nella basilica come l’immagine reale di Gesù risorto. Se la Sindone era l’immagine acheropita del Messia nel sudario successiva alla Passione, la reliquia conservata nella provincia abruzzese di Chieti rappresentava la prova della sua resurrezione, avendo questa gli occhi aperti e le labbra dischiuse, in un oggetto che per molti studiosi è, come la Sindone, cioè non dipinto da mani umane. Un’idea già divulgata da padre Heinrich Pfeiffer della Pontificia Università Gregoriana, sostenitore degli studi sulla reliquia di suor Blandina Paschalis Schlömer, e da diversi anni portavoce dell’idea che proprio quella reliquia sia la Veronica, rubata dai luoghi Vaticani nel XVII secolo. In seguito alla visita del pontefice, e al consequenziale clamore suscitato dalla reliquia di Manoppello, la rivista spagnola Más Allá ha realizzato un identikit del volto del Paraclito (il nome che gli gnostici davano al Cristo) grazie all’esperto di grafica computerizzata Alejandro Bahamonde, basandosi sull’immagine presente su quel telo. Ne è scaturita una ricostruzione certamente realistica, che risponde ai canoni classici del volto di Gesù, sebbene più rotonda nell’ovale del viso. Un lavoro che potrebbe definirsi “storico”, se non fosse che la rivista suddetta non è a conoscenza degli studi del fotografo romano Roberto Falcinelli, che ha esaminato dietro permesso ufficiale il velo di Manoppello con le sue apparecchiature fotografiche fin nelle più profonde maglie del suo tessuto. Ne è scaturita una totale stroncatura della sua natura acheropita, essendo presenti sul telo tracce di colori impiegati da un ignoto artista (che Falcinelli ipotizza essere il Dürer) per realizzare un ritratto erroneamente creduto quello di Gesù e che, sempre per il Falcinelli, potrebbe essere quello del Maestro italiano Raffaello. Ne consegue che l’identikit realizzato da Bahamonde è privo di consistenza storica essendo derivato da quella che si considera, oramai a torto, la reale immagine di Gesù e che invece gli è solo somigliante.

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il volto di Mannoppello
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il volto di Gesù ricostruito da Alejandro Bahamonde

 

 

Il Gesù della BBC

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il volto neadertaliano di Gesù secondo la ricostruzione della BBC. questo sarebbe il volto di un uomo posseduto dallo Spirito Santo?
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Tentativi di ricostruire il volto del Paraclito sono stati operati anche in un passato recente. Forse la più aberrante operazione in questo senso è quella scaturita in seguito ad un programma televisivo della BBC dal titolo Son of God (Figlio di Dio) mandato in onda nel 2001. La produzione del programma coinvolse l’antropologo forense Richard Neave della Manchester University, che riprodusse il viso del Figlio di Dio impiegando la tecnica in uso per ricostruire le fattezze di un individuo coinvolto in crimini polizieschi. Neave è tuttora molto accreditato, negli ultimi vent’anni ha ricostruito dozzine di volti noti del passato, tra cui Filippo II di Macedonia e Re Mida di Frigia, e questo avrebbe dovuto garantire accuratezza al lavoro finale. Avrebbe potuto essere, in effetti, un’operazione “rivelatrice” se non fosse per il fatto che il tutto si basò su presupposti completamente aleatori che nulla avevano a che vedere con le testimonianze storiche. Infatti, il cranio usato per la ricostruzione del viso di Gesù faceva parte di un gruppo di scheletri portati alla luce nei pressi di Gerusalemme. Gli archeologi israeliani avevano identificato il cranio come quello di un ebreo del I secolo. A questo cranio, una volta studiatene le caratteristiche somatiche, furono aggiunti man mano i muscoli in creta e il tutto coperto di pelle artificiale e capelli.  Giovanna Claude Bragard, produttore del documentario disse: “Non è il viso di Gesù, perché non abbiamo lavorato col cranio di Gesù, ma è l’inizio per riconsiderare quello a cui Gesù avrebbe somigliato.” Quest’affermazione servì solo a coprire il fatto che, in realtà, ciò che era stata realizzata era la ricostruzione di quello specifico ebreo del I secolo (essendo suo il cranio) e certamente non quella di Gesù. Purtroppo la ricostruzione, più vicina a un “cavernicolo ” e molto lontana dalle fattezze del Gesù, ricevette ampia eco a livello mondiale. Pierluigi Baima Bollone, esperto Sindonologo e patologo forense dell’Università Cattolica di Torino criticò apertamente il risultato di questo lavoro, ottenuto a suo dire (e noi ne conveniamo) attraverso “una selezione arbitraria di un cranio qualsiasi e che pertanto non può essere considerata quale significativa replica del viso di Cristo”. Vi sono, poi, altre considerazioni da fare su questo lavoro. Si decise di accorciare la lunghezza dei capelli e scurire la pelle perchè si pensò che “una persona con le comuni fattezze somatiche attribuite al Cristo sarebbe molto diversa da chiunque altro presente nella regione (la Galilea) dove visse e operò Gesù”. Ragion per cui viso e capelli lunghi sparirono lasciando il posto a un irrealitico “uomo preistorico” cui fu associato il nome di Gesù. Molti si chiederanno il perchè della infondatezza dei presupposti su cui si è basata la BBC, essendo Gesù un ebreo e pertanto caratterizzato da pelle scura e tratti più medio-orientali. In realtà le cose non stanno proprio in questo modo e fra breve spiegheremo il perché, essendo queste stesse motivazioni alla base dell’immagine più “veritiera” di Gesù. Intanto prendiamo atto che anche il lavoro della BBC è ancor più lontano dall’immagine di Gesu di quello recentemente realizzato da Alejandro Bahamonde per la rivista Más Allá.

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il volto di Cristo Pantocrator nel monastero di Santa Caterina sul Sinai
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icona di Cristo acheiropoietos nel museo Tretyakov a Mosca
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il volto della Sindone di Torino
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calco da Sindone

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tela ispirata alla Sindone
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ricostruzione in 3D del volto sindonico
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un’interpretazione del velo sindonico

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ritratto di Gesù ispirato alla Sindone


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volto sindonico ricostruito dalla Nasa nel 1988
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volto sindonico ricostruito dalla Nasa nel 1988
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ricostruzione 3D del volto sindonico su busto (Juan Manuel Minarro,2002)
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profilo di Cristo (Juan Manuel Minarro, 2002)
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l’opera completa di Minarro
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Minarro e il volto più aderente alla Sindone
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ulteriore ricostruzione di Minarro dalla Sindone, da cui si evince l’estrema violenza subita dal Messia

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il Cristo sindonico di Luigi Mattei
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il cristo sindonico di Luigi Mattei
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primo piano del Cristo sindonico di Luigi Mattei
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altra interpretazione sindonica


La Sindone, il termine di paragone

Per capire principalmente se Gesù avesse davvero i capelli lunghi e viso ariano, bisogna rifarsi alla storia e alle testimonianze più antiche oggi disponibili.  Le prime raffigurazioni del Cristo risentirono di alcune influenze iconografiche pagane orientali come, ad esempio, la rappresentazione del Cristo Elio, conservato nella tomba dei Giulii, in Vaticano, risalente al III sec., in cui Gesù assume le fattezze di Sol invictus: posto sul cocchio trainato da due cavalli, nella veste di dio Sole ascende allo Zenith. In un secondo momento quest’iconografia viene sostituita da un giovane imberbe nelle vesti di buon pastore o di taumaturgo. Sappiamo però che si tratta di rappresentazioni “ideali” e attinenti alla funzione spirituale del Cristo incarnato da Gesù. E’ invece nel IV secolo che sul volto di Gesù compare la barba. E’ proprio durante l’epoca teodosiana che sui sarcofagi appare la figura di un uomo con una barba non troppo lunga, baffi, con un volto lungo, i capelli che arrivano a coprire le spalle, con discriminatura centrale che divide la chioma. Questi elementi per lo studioso Paul Vignon erano insoliti per l’iconografia diffusa nell’area paleocristiana e bizantina, e fatto interessante, tali peculiarità si riscontrano anche sul viso dell’Uomo della Sindone. Ciò rappresenta una chiave di volta dell’intera questione essendo proprio la Sindone ad ispirare tale raffigurazione. Si giunge così al VI secolo quando in corrispondenza del ritrovamento del cosiddetto Mandylion di Edessa, (il termine greco deriva dall’arabo “mandil”, ovvero “panno”), che oggi si può identificare con la Sindone di Torino, in Oriente si consolida la raffigurazione di un particolare Cristo, che in queste icone assume un aspetto maestoso, con barba e baffi, il Pantocrator, il creatore del cosmo. Dunque, il ritrovamento, anche se sarebbe meglio dire “l’emergere”, di una Reliquia autentica, forse come vuole l’ipotesi storica, all’interno della mura di Edessa, oppure passata di mano in mano, generazione dopo generazione, all’interno di una giara di tipo esseno, come dimostrerebbero le analisi dei sindonologi italiani Michele Salcito e Aldo Guerreschi svolte su alcuni aloni presenti sul telo, fece scaturire l’immagine che tutti oggi conosciamo. L’autenticità della Sindone, nonostante il risultato visibilmente errato delle analisi al C-14 svolte nel 1988 che la datarono al medioevo, non solo a nostro modesto parere ma anche da parte di rinomati studiosi internazionali, non è in discussione. Questa Reliquia risale al tempo di Gesù e l’unico individuo cui può riferirsi è proprio Gesù, essendo su di essa presenti tutte le caratteristiche leggibili nel narrato evangelico, dalla fustigazione, alla corona di spine, sino alla modalità della crocifissione e della morte.

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Sansone il Nazirita, celebre per la sua lunga chioma, sinonimo di Forza
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il geroglifico di Osiride indica chiaramente un uomo lungichiomato e barbuto

Il voto di Nazireato
Inoltre è la stessa Bibbia ad indicarci la realtà dei capelli lunghi di Gesù. Gesù era chiamato in aramaico “Jeshua Nazira” che non voleva dire “Gesù di Nazaret” (autorevoli studi dimostrerebbero che il villaggio di Nazaret non era ancora sorto quando nacque Gesù. Il luogo di nascita è Betlemme, in Giudea) ma “Gesù Nazireo”. Il nazireato era un voto speciale di consacrazione al Signore i cui membri portavano obbligatoriamente i capelli lunghi (sia Sansone che Paolo ne facevano parte). La loro regola imponeva il divieto di tagliarli in quanto erano simbolo di regalità sacra e voto divino. Già in “Numeri 6.1” il Signore si rivolge a Mosé affermando “Quando un uomo o una donna farà un voto ‘speciale’, il voto di Nazireato per consacrarsi al Signore (…)” In Giudici 13.3” la nascita di Sansone è annunciata ad una donna “sterile” della tribù di Dan, proprio come avvenne tempo dopo per Gesù. Poco dopo si legge “Mai il rasosio toccherà la sua testa perché il bambino sarà un Nazireo consacrato a Dio sin dal seno materno”. Una frase applicabile anche alla posizione di Gesù, chiamato il “Figlio di Dio” e “Nazira”, quindi dotato di capelli lunghi con discriminatura centrale. Dunque Jeshua Nazira, cioè Gesù il Nazireo, essendo consacrato a Dio sin dal seno materno doveva necessariamente portare i capelli lunghi e barba. Questo particolare, come detto, era anche un simbolo nobiliare e più specificamente regale. In tutte le dinastie reali occidentali, a partire dalla sacra stirpe merovingia, i capelli dovevano necessariamente essere lunghi con discriminatura centrale e barba folta. Non si dimentichi inoltre che il cristianesimo originario ha forti attinenze con l’antica religione egizia osiridea, dove un dio muore e risorge. Gli stessi esseni, da cui il cristianesimo deriva, avevano profonde connessioni con l’Egitto e per alcuni studiosi erano i diretti eredi di quel popolo di fuoriusciti dall’Egitto a causa della restaurazione che abbattè la riforma monoteista di Akhenaton. Secondo i fratelli Sabbah, autori de I Misteri dell’Esodo (Tropea editore) questo popolo non era composto da schiavi ma dai sacerdoti di Amarna che venivano chiamati Jahud, da cui il termine Giudei. Se Gesù era il Maestro o Re di Giustizia degli Esseni allora la definizione Re dei Giudei è perfettamente calzante. Ciò spiegherebbe anche il perchè il viso di Gesù (il risorto) e il suo aspetto regale con capelli lunghi e barba, sarebbero assimilabili al geroglifico che indica il dio egizio risorto Osiride, cioè un uomo seduto di profilo con capelli lunghi e barba, il prototipo stesso dei Re nilotici. Non è fantasia. Isaia, nel Vecchio Testamento, definisce il futuro Messia con il termine ebraico “Netzer” (virgulto), sospettosamente analogo al termine egizio “Neter” che indica una divinità, di cui Osiride era la più antica. A seguito di ciò possiamo essere certi che la chioma corta e spettinata della BBC è completamente fuori luogo mentre resta valida l’immagine classica e sindonica di Gesù.  Qualcuno potrebbe obiettare che Paolo nella Prima Lettera ai Corinzi al passo 11.14 affermi: “Non è forse la natura stessa a insegnarci che è indecoroso per l’uomo lasciarsi crescere i capelli, mentre è una gloria per la donna lasciarseli crescere?”. Ma Paolo, che aveva fatto voto di Nazireato e pertanto aveva portato i capelli lunghi, non poteva contraddire se stesso. Pertanto qui egli parla al popolo, e offre una serie di regole di buona condotta che servono solo ed esclusivamente al popolo. Infatti il voto di Nazireato era riservato agli “uomini consacrati”, di cui Paolo faceva parte, e di conseguenza non poteva essere allargato ai profani. Dunque il passo citato non smentisce quanto detto sui capelli lunghi di Gesù, bensì lo conferma. Inoltre poco dopo, circa i capelli lunghi della donna, Paolo afferma: “La chioma le è stata data a guisa di velo” (1Cor. 11.15). Questo ci permette di capire che per i Nazirei i capelli lunghi erano associati al velo, tipico elemento che identifica la sposa divina, la Iside, o Vergine Nera (i Nazirei vestivano di nero), di conseguenza il Nazireo consacrato, nella fattispece Gesù, in questo modo esprimeva in quest’elemento femminino la sua androginia, quindi la sua divinità e regalità.

Giudeo, quindi ariano
Quanto appena detto ci ha già introdotto al discorso relativo alle fattezze somatiche di Gesù inerenti il colore dei capelli e la forma del viso, caratteristiche che ne definiscono il ceppo razziale di appartenenza. Poco sopra abbiamo accennato alla fatto che Gesù non era propriamente ebreo ma più precisamente un Giudeo. La Giudea era la terra di Canaan e la terra di Canaan era l’antica terra dei Fenici, così chiamati per essere caratterizzati da viso lungo, pelle chiara e capelli rossi (al di là del fatto che la Fenice, che muore e risorge, è simbolo primario del Cristo), quindi una popolazione ariana. Nella Bibbia in 1 Maccabei  12,23 inoltre troviamo un passo in cui il re di Sparta Areo scrive al Sommo Sacerdote Onia in questi termini: “Areo, re degli Spartani, a Onia, Sommo Sacerdote, salute. Si è trovato in una scrittura riguardante gli Spartani e i Giudei, che essi sono fratelli e discendono dalla stirpe di Abramo”. Si sa che gli Spartani erano ariani dai capelli rossi. Dunque se Gesù era Re dei Giudei, era fulvo? Un ariano? Possibile? La risposta non può essere che affermativa. Non è il solo luogo di nascita a indicarlo. Egli era di stirpe reale, davidica per la precisione, come affermato da Giovanni nel suo Vangelo (Giuseppe con ogni probabilità non era un falegname ma il suo lavoro viene indicato così nei Vangeli ad indicare il suo stato di “costruttore” o “architetto”). Un re, non era solo di sangue puro, quindi non si mescolava con il popolo, ma si distingueva proprio per le sue caratteristiche ariane, come avvenuto in Egitto (Tuthmosis III e Ramses I e II erano fulvi, lo provano le loro mummie, ma con grande probabilità anche Akhenaton) e questa antica tradizione non è presente solo nel Vecchio Mondo ma passando per l’antica India, la si ritrova persino in Perù, dove gli antropologi stanno scoprendo che i sovrani Inca avevano pelle chiara e capelli rossi (forse incarnando il Dio Bianco Viracocha, descritto proveniente da occidente, con barba folta e rossa, capelli lunghi e fulvi con discriminatura centrale).Dunque, diamo un’occhiata alla stirpe davidica per capire se la Bibbia confermi quanto stiamo affermando. Se Gesù era della stirpe di David è proprio dal capostipite che bisogna iniziare. In 1 Samuele 16, il Signore parla a Samuele ordinandogli di andare da Iesse di Betlemme (ancora un importante riferimento a questa città per la scelta del luogo di nascita dell’uomo consacrato) perchè tra i figli di questi Egli si è scelto il suo Re. “Iesse presentò a Samuele i suoi sette figli ma nessuno di questi “era stato scelto dal Signore” leggiamo nel narrato. Dunque Iesse disse “rimane il più piccolo che ora sta a pascolare il gregge”. “Manda a prenderlo…” ordinò Samuele. “Quegli mandò a chiamarlo e lo fece venire. Era fulvo, con begli occhi e gentile aspetto. Disse il Signore: ‘Alzati e ungilo: è lui!’ (1 Sam 16.12). Dunque i primi sette figli vengono scartati perchè mancanti di quella caratteristica regale che li avrebbe rivelati “sovrani divini” alla prima occhiata, come invece accade con David. E la Bibbia è chiara nel sottolineare che è proprio l’aspetto di David a sancirlo Re divino, cioè i suoi capelli fulvi (rossi), i suoi “begli occhi” (con tutta probabilità chiari, belli proprio perchè differenti dalla norma) e “gentile aspetto” (gentile vuol dire nobile, aggraziato, elegante). Anche Salomone, figlio di David e antenato di Gesù, nel Cantico dei Cantici, descrive se stesso attraverso le parole della sua amata in questo modo: “Il mio diletto è bianco e vermiglio, riconoscibile fra mille e mille”. Dunque Salomone fa riferimento alla sua pelle chiara e ai capelli rossi che lo rendono immediatamente riconiscibile. Ma, come ha dimostrato anche l’ammiraglio Flavio Barbiero con i suoi approfonditi studi biblici, questa caratteristica regale era detenuta già da Abramo, capostipite della stirpe reale messianica, ed espressamente descritta nella Bibbia per suo nipote Esaù. Dunque, in base a ciò possiamo affermare che la descrizione di un Gesù di aspetto ariano è più che un’ipotesi ed è un dato che stranamente sembravano conoscere molti pittori medievali e rinascimentali che lo hanno così raffigurato, come il Giorgione nel “Cristo Portacroce” (1490-1500), il Bramante in “Gesù alla colonna” (1455), Michele di Ridolfo in “Battesimo e tentazione di Cristo” (1540) sino ai Preraffaelliti del XIX secolo. Dunque, stabilito che Gesù doveva avere i capelli lunghi e la barba folta, entrambe di colore rosso e che è nella Sindone che possiamo vedere il suo aspetto è possibile ricostruire un’immagine veritiera del Messia.

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ricostruzione di Juan Manuel Minarro da cui si è poi ricavato il busto della foto più sopra


Ecco com’era il suo Volto

La realizzazione di immagini tridimensionali del viso dell’Uomo della Sindone è stata impiegata dallo scultore spagnolo Juàn Manuel Miñarro Lopez nel 2002 per realizzare un identikit di come Egli appare sul Lino e di come doveva essere in vita, privo di contusioni e ferite. Non si è trattato di realizzare una rappresentazione artistica dell’Uomo attraverso la destrezza manuale dell’artista, ma dell’applicazione di un metodo di sovrapposizione che ha impiegato proprio le immagini digitali tridimensionali sviluppate in passato applicate per realizzare un modello attraverso il computer mediante il programma Live-Pix. Lo scultore ha utilizzato oltre alle immagini classiche della Sindone anche le immagini fotografiche a isodensità, quelle tridimensionali sviluppate da Whanger, da Tumbarelli e da Leo Vala. L’opera è stata possibile grazie alle tecniche di scultura, infografia, fotometria e ai numerosi studi sulla Sacra Sindone consultati. Il lavoro è stato preparato generando al computer il supporto osseo del ritratto. A questo scopo Miñarro Lopez  ha utilizzato un cranio tridimensionale, introdotto nel programma attraverso una foto digitale. L’obiettivo era quello di ottenere un cranio virtuale dell’Uomo della Sindone. Perciò bisognava trasformarlo sino a farlo combaciare perfettamente con l’immagine in positivo della Sacra Sindone. I parametri di trasformazione sono stati dati dalla ricerca della coincidenza dei punti di inserimento dei principali muscoli della mimica facciale con i corrispondenti punti ossei di inserimento. Così le parti molli del viso hanno iniziato a depositarsi sugli spigoli delle ossa. Alla fine di questo processo si è ottenuto un cranio corrispondente al tipo che doveva appartenere all’Uomo della Sindone. Quindi è iniziata la collocazione dei tratti somatici e delle loro proporzioni. Il modello in argilla, basato su questo cranio, è stato perfezionato generando al computer fotografie in negativo e in positivo del viso della Sindone, controllando la corrispondenza sulla base di meccanismi di sovrapposizione e di traslazione delle distinte sequenze di immagini sino alla corretta sovrapposizione di tutti i tratti. Per ultimare il modello delle parti molli sono state inserite sequenze di sovrapposizione delle immagini fotografiche di isodensità e quelle di Tumbarelli. Per la collocazione dei capelli e della barba Miñarro Lopez ha cercato la coincidenza di alcuni punti di riferimento, sino a raggiungere forme perimetriche accettabili. L’argilla ha permesso in qualsiasi momento la correzione e l’adattamento delle forme, sulla base delle sequenze di controllo. Per i profili sono state utilizzate le rotazioni tridimensionali del viso della Sindone realizzate da Leo Vala.  Il risultato di questo interessante lavoro è stata la scultura-identikit, realistica quasi al 100%, del viso dell’Uomo della Sindone prima in argilla, poi in bronzo, così come doveva apparire una volta deposto nel Lenzuolo e una seconda scultura-identikit del viso dell’Uomo della Sindone come doveva apparire in vita, privo di lacerazioni contusioni e ferite. La somiglianza con il Gesù che conosciamo è sorprendente.  Se a questo punto, a tale modello aggiungiamo i colori agli occhi, ai capelli e alla barba secondo le indicazioni bibliche del suo albero genealogico giudaico, allora otteniamo ciò che è forse la più realistica immagine di Gesù mai realizzata sinora. Il viso di un uomo che cambiò definitivamente la storia del mondo. Il viso del Paraclito.

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Il gesù “fenicio

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Battesimo di Gesù (Michele di Ridolfo). I capelli rossi sono evidenti
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Anche il Cristo Portacroce del Giorgione presenta i capelli rossi
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Albrecht Durer amò ritrarre se stesso come Cristo
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…e altrettanto fece Raffaello di se stesso ne La Cacciata di Eliodoro
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Il Gesù nero dei Rastafariani

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I Gesù Hollywoodiani
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il Gesù di Pasolini. non proprio secondo l’archetipo
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Il Gesù interpretato da Christian Bale. Idem come sopra

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Robert Powell del Gesù di Zeffirelli. Non lontano ma un pò troppo inglese
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Jesus Christ Superstar. Non ci siamo
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Jeremy Sisto in un Gesù produzione Rai.troppo scarmigliato e fotomodello
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Kim Rossi Stuart. Troppo bello per essere credibile (a parte il nome, le cui iniziali,guarda un pò, formano Cristo)
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Willem Dafoe in L’Ultima Tentazione di Cristo. Il Gesù più credibile nella storia del cimema, ma il volto meno credibile e troppo americano per i canoni mediorientali
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la palma d’oro del volto più aderente, persino a quello sindonico, va a Jim Caviezel, grazie all’idea di un certo MEL Gibson (credete sia un caso?)

IL VOLTO DI GESU’ultima modifica: 2010-01-30T14:47:00+01:00da mikeplato
Reposta per primo quest’articolo

38 Responses

  1. giò!
    at |

    La raffigurazione di Monappello è simile al volto del crocifisso di Numana?…. che a sua volta ha i tratti di Nicolas Cage!

    … Questa è solo una mia associazione, eh?

  2. genus02
    at |

    salve

  3. e
    at |

    Che dire Mike….questa volta un Grazie di Cuore per alcune di queste immagini che toccano e commuovono il cuore.
    Merci……….

  4. monica.n
    at |

    ciao, credo che fosse così come lo hai descritto.ho avuto alcuni sogni dove era presente Gesù lui ci guardava con degli occhi azzurri ed aveva i capelli rossicci,con il suo sguardo lasciava una forte emozione che ti faceva provare un grande senso di rispetto.

  5. genus02
    at |

    Salve Sig. Mike.

    Mi piacerebbe conoscere la sua interpretazione e parere del film “GABRIEL – LA FURIA DEGLI ANGELI”.
    http://www.blog83.net/2008/07/16/gabriel-la-furia-degli-angeli/

    Vorrei inoltre segnalarle questo articolo sull’anticristo, disponibile free:
    http://www.effedieffe.com/component/option,com_myblog/show,L-anticristo-parte-I-.html/Itemid,272/
    Di seguito le riporto l’inizio dell’articolo:

    «L’anticristo» (pubblicato nel 1908) di Agostino Lémann, ebreo francese nato nel 1836 e morto nel 1909. Si convertì al cattolicesimo, fu ordinato sacerdote e scrisse, spesso assieme al fratello gemello Giuseppe (anch’egli ordinato sacerdote, nato nel 1836 e morto nel 1915) numerose opere destinate a chiarire la storia cristiana ai loro fratelli di etnìa e di cultura. Il testo è arricchito da una introduzione del cardinale Rafael Merry del Val y Zulueta (1865 -1930) che fu, dal 1903 al 1914, cardinale Segretario di Stato sotto Papa San Pio X. Nel 1914 sarà nominato Segretario del Sant’Uffizio.

    Anche in tal caso mi piacerebbe conoscere i suoi commenti e le sue considerazioni.

    Un caro saluto

  6. mike plato
    at |

    GENUS02…DAMMI DEL TU. SIGNOR MIKE SUONA MALE.
    UN PARERE SUL FILM? CI SONO REGISTI CHE SI DIVERTONO A SCOMBINARE LE CARTE. AVRA’ PENSATO: QUALCUNO HA MAI DIRETTO UN FILM SULL’ARCANGELO MICHELE VENDUTO A SATANA? NO? ALLORA LO FACCIO IO…

    FILM CHE CREA SOLO UN MINIMO DI IMBARAZZO E NULLA PIU. C’E’ BEN ALTRO
    PROVVEDERO’ A LEGGERE QUEL DOCUMENTO DA TE CONSIGLIATO, E POI NE RIPARLEREMO. BENVENUTO NEL BLOG

  7. Laura
    at |

    Ho letto con molto interesse tutti questi ultimi post sul volto di Gesù Cristo ma tutte le immagini proposte mi sembrano poco veritiere.
    il Gesù fenicio mi sembra il più somigliante ma in questa raffigurazione si può ben vedere il volto di un uomo sofferente, lo si nota a cominciare dalle evidenti borse sotto gli occhi che denunciano una sofferenza renale e il gonfiore appesantito delle gote poco turgide denuncia un intestino malfunzionante.
    La sofferenza del volto della Sindone è motivata dalle torture subite durante il calvario
    ma il volto del Cristo da vivo non poteva potrare tali segni su di se.
    Nel tuo post Mike (forse non ne sei a conoscenza) manca l’unica vera testimonianza sul volto e le fattezze del Cristo, una lettera scritta da Publio Lentulo, governatore della Giudea all’imperatore romano dove c’è una descrizione accurata del Cristo all’imperatore.

    “Ho inteso, o Cesare, che desideri sapere quanto ora ti narro: essendo qui un uomo, il quale vive di grandi virtù chiamato Gesù Cristo, dalla gente è detto profeta ed i suoi discepoli lo tengono per divino e dicono che egli è figlio di Dio creatore del cielo e della terra, e di tutte le cose che in essa si trovano e son fatte. In verità o Cesare, ogni giorno si sentono cose meravigliose di questo Cristo: risuscita i morti e sana gli infermi con una sola parola: Uomo di giusta statura e molto bello di aspetto; ed ha maestà nel Volto, e quelli che lo mirano sono forzati ad amarlo e temerlo. Ha i capelli del color della nocciola ben matura son distesi sino alle orecchie e dalle orecchie alle spalle sono di color della terra ma più risplendenti. Ha nel mezzo della testa il crin spartito ad usanza dei Nazareni, il volto senza macchia o ruga, accompagnato da un colore modesto: Le narici e le labbra non possono da alcuno essere riprese con ragione; la barba è spessa ed ha somiglianza dei capelli, non molto lunga ma spartita nel mezzo. Il suo mirare è molto spaventoso e grave: ha gli occhi come i raggi del sole e nessuno può guardarlo fisso per lo splendore; e quando ammonisce, si fa amare ed è allegro con gravità. Dicono che nessuno l’ha veduto mai ridere, ma bensì piangere. Ha le braccia e le mani molto belle, nella conversazione contenta molti ma si vede di rado: e quando vi si trova, è molto modesto all’aspetto, e nella presenza è il più bell’uomo che si possa immaginare; tutto simile alla madre la quale è la più bella giovane che si sia mai vista da queste parti. Però se la maestà tua, o Cesare, desidera di vederlo come negli avvisi passati mi scrivesti, fammelo sapere, che non mancherò subito di mandartelo. Di lettere fa stupire la città di Gerusalemme. Egli non ha studiato giammai con alcun, eppure sa tutte le scienze, cammina scalzo, senza cosa alcuna sulla testa; molti ne ridono nel vederlo, ma in presenza sua nel parlare con lui tremano e stupiscono. Dicono che un tal uomo non è stato mai veduto, nè inteso da queste parti: In verità secondo come dicono gli ebrei, non si è mai sentito di tali consigli, di così grande dottrina come insegna questo Cristo e molti dei Giudei lo tengono per divino e lo credono; e molti altri me lo querelano come dire che è contro la Maestà tua, o Cesare. Si dice di non aver mai fatto dispiacere ad alcuna persona, ma sì bene tutti quelli che lo conoscono, che l’hanno provato dicono di aver ricevuto benefizi e sanità. Però alla maestà tua, o Cesare, alla tua obbedienza sono prontissimo: quanto mi comandi sarà eseguito. Vale da Gerusalemme indizione settima, luna undecima. Della maestà tua fedelissimo ed obbedientissimo Publio Letulio governatore della Giudea.”

  8. mclb
    at |

    Riflessione su MEL GIBSON

    MEL abbreviazione di MELKIZEDEQ
    GIB SON = SON of GIB

    GIB = GEB

    quindi

    MELKIZEDEQ SON of GEB

    GEB = (da Wikipedia)
    Nella mitologia egizia, Geb (da pronunciarsi con g dura: /’geb/) o Seb era il dio della terra, in contrasto con la maggior parte delle altre mitologie, per le quali è una personificazione femminile. Nell’Enneade di Heliopolis è figlio di Tefnut, l’umidità, e Shu, l’aria, e marito di Nut, il cielo, dalla quale ebbe quattro figli – Osiride, Iside, Seth e Nefti.

    MELKIZEDEQ = Il figlio di GEB = OSIRIDE

  9. mike plato
    at |

    LAURA CARISSIMA, TU SAI QUANTO TI VOGLIO BENE, MA MI SEMBRA CHE CERTE VOLTE TU TI VADA A INCARTARE DA SOLA. LA RICOSTRUZIONE DI MINARRO PARTE DAL VOLTO SINDONICO, E NON MI SEMBRA CHE LA SUA RICOSTRUZIONE EVIDENZI UN UOMO SOFFERENTE. PARTE DA QUEI DATI PER RICOSTRUIRE UN VOLTO ATTENDIBILE. CERTO, SIAMO LONTANI DA QUEL CRO-MAGNON DELLA BBC.

    OSSERVA ATTENTAMENTE IL VOLTO DI MINARRO. SE MI TROVI QUALCUN ALTRO CHE HA FATTO MEGLIO, DESIDEREREI CHE CE NE INFORMASSI. UN CARO SALUTO

    A MCLB…OK PER LA DISAMINA CABALISTICA. C’E’ PERO’ ANCHE QUEL BIG SON DI CUI NON TI SEI ACCORTO. IN REALTA, PER CORRETTEZZA DOVREBBE ESSERE “GREAT SON-IL GRANDE FIGLIO”, TUTTAVIA C’e’ QUEL BIG. COMUNQUE VA BENE CIO’ CHE HAI SCOPERTO. IO ME NE ERO ACCORTO 8 ANNI FA, PERCHE’ E’ DA TEMPO CHE SEGUO MEL, IN QUANTO ARCHETIPO (ATTENZIONE, NON HO ALCUNA STIMA PER GIBSON UOMO, NON MIFREGA NULLA)

  10. mclb
    at |

    Il titolo originale del suo prossimo film

    EDGE OF DARKNESS = “Limite dell’oscurita’”

    sembra preludere ad un passaggio verso la LUCE. Sara’ voluto o no?

  11. Laura
    at |

    Caro Mike ti dirò che la rappresentazione di Minarro, anche se è la più attendibile è quella che mi piace dimeno e credo sarebbe piaciuta anche poco ai templari perchè ritrae il crocefisso.
    Mi spiace ma tale immagine non può rappresentarmi il Cristo.
    Della lettera di Publio Lentulo non mi dici niente eppure è davvero importante.
    Nella descrizione dei capelli del Cristo si evince la vera natura divina di quell’ uomo.
    Il colore è chiaro sopra e scuro sotto, questo non ti dice niente? In genere i capelli chiari
    sono più chiari sulle punte e non alla radice per l’effetto schiarente del sole (ho una sorella bionda e conosco l’effetto del sole sui capelli castano chiaro). L’uomo descritto proprio perchè è il Cristo sulla terra ha i capelli color della terra per la sua mescolanza con la materia quindi marroni-castani che assumono il colore chiaro alla base della testa ricevendo l’energia solare del Cristo molto più potente del sole terreno. L’ energia del Cristo è anche largamente descritta nel colore dei suoi occhi del colore del sole così splendenti che per un umano è impossibile guardarli.
    E sopratutto il suo volto non ha macchie e rughe indice di una salute perfetta.

  12. mike plato
    at |

    LAURA…
    1) QUESTO MINARRO NON E’ UN INIZIATO
    2) NON PUOI SAPERE GESU COME ERA FATTO, PERCHE’ NON ERI LI’
    3) C’E’ UNA CONTRADDIZIONE IN TERMINI NELLA TUA ANALISI. DICI CHE PROPRIO QUEI TEMPLARI CHE FECERO DI TUTTO PER CONSERVARE LA SINDONE, POI RIFIUTAVANO IL VOLTO SOFFERENTE DI GESU’. ESSI NON NEGAVANO LA CROCIFISSIONE DELL’UOMO GESU’, MA NEGAVANO LA CROCIFISSIONE DEL LOGOS ALLA CARNE, E PER QUESTO E SOLO IN QUESTO SENSO SPUTAVANO SUL CROCIFISSO.
    4) PER ME IL VOLTO DI MINARRO RIMANE CREDIBILE, PERCHE’ AUTENTICO E’ IL VOLTO SINDONICO.
    5) ANCOR PIU CREDIBILE E’ IL LAVORO IN LEGNO DI LUIGI MATTEI, CHE SEMBRA AVER PORTATO SUL LEGNO LA SINDONE

  13. Laura
    at |

    Punto due: non ero li ma c’è gente che c’era (Publio Lentulo) e che l’ha descritto ad altri
    (Cesare).
    Punto tre: grazie al tuo chiarimento ho scoperto di aver inteso male il pensiero dei Templari quindi dissento dal loro modo di interpretare la figura del Cristo dissociata dall’uomo Gesù. L’interpretazione dei Templari, non accenttando la crocifissione del Logos nella carne dell’uomo Gesù, voluta dal Logos stesso, non ne accettano il suo disegno divino e, non accettandolo, non ammettono nemmeno che si sia incarnato in un uomo di nome Gesù divenendo un’unico e trino essere Gesù-Cristo-Logos (Cristo, Dio sceso in terra, Gesù il suo corpo, e il Logos lo Spirito Santo disceso su di esso col battesimo nel Giordano)
    Punto 4: accetto la Sindone come testimonianza della venuta del Cristo sulla terra e comprendo gli sforzi di vari artisti nel darci un’ immagine abbastanza simile all’effige impressa su quel telo ma per me una tale immagine non può rappresentare il Cristo Glorioso della fine dei tempi.

  14. fabiana
    at |

    gesu a dato la vita x noi e noi ogni giorno siamo sempre kapaci ogni volta ke pecchiemo nonostante avessimo capitoke lui era davvero il figlio di dio ogni volta ke sbagliamo lo crocifiggiamo ma se solo pensassimo a quello ke davvero dio a fatto x noi e a kosa a kostruito x noi nn abbiamo idea xke oramai il mondo sta kambiando abbiamo distrutto tutto siamo arrivati pure al punto ke gli scenziati volessero clonare gesu ma un giorno al kospetto di dio verremo giudikati e li pageremo x tutto quello ke sta akkadendo

  15. Alf
    at |

    Riguardo ai tratti fisici dei patriarchi, ricordo di aver letto qualcosa riguardo ai capelli e al volto bianchissimo di Noè?

    Mi sapresti dire come? e dove?

  16. Emanuela
    at |

    Commento l’articolo un po’ di ritardo, ma l’ho letto solo ora!
    Ho letto in un libro che Edgar Cayce, in una delle sue visioni, vide Gesù proprio con i capelli rossi.
    Inoltre in Toscana esiste il detto (un po’ razzista, devo dire.. ^__^) “di pelo rosso non vi fu buono che Cristo”.
    Sarebbe interessante scoprire da dove viene questo detto…

  17. due
    at |

    Ma come da dove viene, viene dalla tribu di Esaù fratello di Giacobbe, detto anche EDOM cioè il rosso. Anche Caino era rosso di capelli, ma attenzione, lo era anche David…
    Saluti
    Due

  18. due
    at |

    Ma come da dove viene, viene dalla tribu di Esaù fratello di Giacobbe, detto anche EDOM cioè il rosso. Anche Caino era rosso di capelli, ma attenzione, lo era anche David…
    Saluti
    Due

  19. FAUSTO MARIA FONTANA
    at |

    GESU’ E’ VERAMENTE RISORTO !
    PERCHE’ NELLA CHIESA NON TROVO IL CULTO AL VOLTO SPLENDENTE DI GESU’ RISORTO?
    Tutti sono morti, tranne il nostro Dio Gesù.
    BISOGNA ADORARE L’IMMAGINE SPLENDENTE E BELLISSIMA DEL GESU’ RISORTO !!!!

  20. por favor, ombre
    at |

    La croce che la Chiesa ci mostra come apparato sul quale morì Gesù non ha nulla a che vedere con lo strumento di morte usato dai Romani per i condannati alla crocifissione. La croce dei Romani era un’impalcatura di legno costituita da una trave trasversale, chiamata patibolum, che appoggiava le sue estremità su due pali fissati in terra che, terminando a forcina, venivano chiamati “crux”. La crocifissione consisteva nel legare le braccia del condannato alla traversa. Questo tipo di intelaiatura usato per crocefiggere (crux fig­gere = fissare alla croce) era in tutto uguale a quello che veniva usato per le impiccagioni eccetto che nella lunghezza delle forcine che se nel primo caso doveva permettere al condannato di appoggiare i piedi per terra nel secondo doveva tenerlo sollevato in modo da restare appeso.
    La morte, che nell’impiccagione era pressoché immediata, nella crocifissione era preceduta da un supplizio che durava dai tre ai quattro giorni. Il condannato entrava in agonia quando sfinito piegava le gambe abbandonandosi al proprio peso. La morte avveniva normalmente per il soffocamento causato dalla testa che, pendendo in avanti, provocava l’occlusione della trachea. La Grecia usò questo tipo di esecuzione soltanto in casi di eccezionale gravità finché, ritenendola troppo atroce, la soppresse definitivamente. Cicerone, parlando di essa, la definì un supplizio così crudele da non esistere nessun crimine che potesse giustificarne l’applicazione.
    La prassi di dare la morte tramite crocifissione, originaria dell’oriente semitico e diffusasi poi in tutto il mondo arabo, i Romani la appresero dai Cartaginesi durante le guerre puniche. I primi scrittori romani che la menzionarono furono Macco Plauto (254-184) e Ebbio Quinto (169-139) i quali, tra le altre cose, ci riferiscono che, considerando l’atrocità delle sofferenze, erano ritenuti atti di clemenza spezzare gli stinchi al condannato per abbreviargli la durata del supplizio e il permettere ai familiari di bagnare le labbra al moribondo durante l’agonia con una spugna imbevuta di un liquido amaro estratto da radici e erbe aromatiche. Per evitare che il condannato fosse sottratto, veniva piantonato da due legionari fino a quando sopraggiungeva la morte. Per essere certi che il decesso fosse avvenuto, era consuetudine presso i romani di trafiggere il cuore del crocefisso con una lancia prima di dare l’autorizzazione a staccare il corpo dalla croce.
    La struttura originaria della croce, formata da due forche e da una trave trasversale, subì spesso una forte semplificazione in seguito alla rivolta di Spartacus nella quale furono crocefissi 7.000 schiavi ribelli ( -71), semplificazione che ridusse il tutto ad una sola forca sulla quale il condannato veniva legato per le braccia alle due estremità divergenti. La crocifissione, riservata all’inizio soltanto agli schiavi, fu in seguito estesa anche ai disertori e ai sovversivi che causavano disordini tendenti a destabilizzare le istituzioni dello Stato. Come conseguenza la provincia romana dove maggiormente venne applicata la crocifissione fu la Palestina a causa delle continue rivolte promosse dal Partito Nazionalista Giudaico. Stando a quanto risulta da documenti riguardanti l’era messianica, anche se non è affermato in maniera chiara ed esplicita, la crocifissione fu ulteriormente semplificata riducendo la forca ad un semplice palo per eliminare la difficoltà che comportava la ricerca di un ramo forcuto quando le crocifissioni erano numerose, come avvenne nella rivolta contro Frode che comportò 2000 esecuzioni e nella guerra giudaica in cui le crocifissioni, arrivando ad una media di 500 al giorno, dovettero a un certo punto essere sospese, secondo quanto dice Giuseppe Flavio, per mancanza di legno.
    Come sia stato crocefisso Cristo poco c’interessa, anche se negli Atti degli Apostoli, stando a quanto viene fatto asserire allo stesso Paolo di Tarso, venne legato ad un palo (stauros). Una cosa comunque è certa: non fu fissato a una croce come quella che ci mostra la Chiesa, e tanto meno furono usati dei chiodi dal momento che questi sono da escludersi nella maniera più assoluta sia perché mai nominati nella storia delle crocifissioni e sia perché il loro uso non avrebbe avuto nessuna giustificazione essendo le braccia legate con una corda e i piedi appoggiati al suolo. Soltanto il cinismo dei preti, quel cinismo che dimostrato nelle torture operate nelle inquisizioni, poteva aggiungere ad un supplizio gia tanto atroce un’ulteriore sofferenza!
    La croce latina che la Chiesa sostiene essere stata utilizzata per la crocifissione di Gesù era del tutto ignorata dai romani esistendo in quell’epoca soltanto due tipi di croce, la croce a X e la croce, detta greca, a forma di + costituita da quattro vettori di uguale lunghezza. La prima apparizione di quella che fu poi chiamata la croce latina, cioè la croce avente il vettore inferiore più lungo degli altri, la troviamo nella liturgia cristiana soltanto alla fine del IV secolo e senza il Cristo Crocefisso sopra.
    Quando negli anni 160 uscirono i vangeli canonici, i loro redattori, lontani ancora dal concepire la croce latina, trattarono la crocefissione di Cristo nel sottinteso che essa fosse stata eseguita secondo il sistema da tutti conosciuto che era quello basato su un patibolum appoggiato su due “stipes” terminanti a forcina. Le prime croci con il Cristo crocefisso sopra, apparse soltanto alla fine del V secolo, oltre ad avere una struttura a forma di T, pre­sentavano un Gesù non inchiodato ma legato e con il volto rivolto al cielo in una espressione gioiosa. Questa espressione esultante che esprimeva ancora quel concetto esseno che voleva che si affrontasse la morte sorridendo davanti ai carnefici, fu trasformata in un atteggiamento di dolore allorché i teologi cristiani decisero di mettere in risalto le sofferenze patite da Gesù, quelle sofferenze che se precedentemente non erano state prese in considerazione ciò era dipeso dal fatto che fino ad allora la Chiesa aveva ancora seguito il concetto dei Culti dei Misteri che facevano dipendere la salvezza degli uomini non dal sacrificio e dalle sofferenza patite dal Soter prima di essere ucciso ma esclusivamente dalla sua resurrezione. Fu in seguito a questa decisione, presa certamente per conquistare le masse attraverso l’emotività che poteva produrre il dolore, che i costruttori di questa nuova religione decisero di trapassare le mani e i piedi del loro salvatore e gli fecero reclinare la testa sotto un’espressione di estrema sofferenza come risulta dalle pitture della prima metà del VI secolo. Come conseguenza, per dare risalto a questo nuovo aspetto della passione, aggiunsero nei vangeli tutte quelle frasi che misero in bocca a Gesù stesso prima di affrontare la morte quali:
    Per dimostrare ancora quanto i vangeli non sono altro che il risultato di sovrapposizioni e correzioni, dirò che la frase riportata sul vangelo di Luca (22/44) nella quale si dice che “Gesù era tanto in preda all’angoscia che il suo sudore divenne come gocce di Sangue” fu aggiunta nel VII secolo in sostituzione di una prima versione nella quale si affermava che, oltre alle gocce di sudore, di vero sangue erano anche le lacrime che aveva Gesù versato nel pianto che aveva fatto nell’orto degli Ulivi, pianto che poi fu tolto perché considerato indegno per un Dio.
    Il primo approccio che i cristiani ebbero con il simbolo della croce (croce che non aveva nulla a che vedere con quella usata come strumento di morte), avvenne quando fecero propria la croce gallica dopo che Costantino la adottò, in seguito alla vittoria riportata sui Galli, come emblema dell’impero facendola stampare con la sua forma a X sulle armature dei soldati, sulle bandiere e sulle monete. Per via di quel sodalizio politico-religioso che si era instaurato tra l’Impero e la nascente Chiesa in seguito al concilio di Nicea (325), i cristiani assunsero anch’essi la croce gallica come loro emblema per simboleggiare la vittoria che avevano riportato sul paganesimo.
    Siccome la croce gallica aveva la stessa forma della X che i cristiani avevano gia incor­porato nel loro simbolo composto da un P e da una X sovrapposte, simbolo che avevano ricavato dalle prime due lettere della parola greca XPICTOC (Cristos), perché potessero aggiungerla nel disegno in maniera che questa non sparisse nella sovrapposizione, la trasformarono in una croce greca tracciando una linea orizzontale sul piede della P sì da formare nel complessivo del disegno il monogramma composto da “P”, “X” e “-” sovrapposti, come risulta dai graffiti del IV secolo.
    Con questo graffite così astruso e complesso andarono avanti per circa mezzo secolo, cioè fino a quando negli anni 380-390, tolta la X a scopo semplificativo, lasciarono soltanto la croce greca assumendo come definitivo il simbolo costituito da — e P sovrapposti che tuttora appare nella liturgia ecclesiastica. Trasformata così in croce greca quella che rappresentava per essi la vittoria sul paganesimo, la esposero al pubblico mettendola sugli altari dove rimase in forma fissa fino a quando, in seguito ad un’autorizzazione di Papa Innocenzo I (401-417) che permetteva di portarla in processione, le allungarono il vettore inferiore perché fosse innalzata sopra le teste dei fedeli.
    Siamo agli inizi del V secolo, la croce latina era stata realizzata ma, per quanto possa apparire incredibile, i cristiani non avevano ancora pensato di associarla alla crocifissione che ancora sostenevano secondo il sistema romano che voleva il condannato legato al patibolo come risulta dalle tante pitture dell’epoca.
    Che la croce latina avesse conservato per tutto il V secolo soltanto un valore simbolico che nulla aveva a che vedere con la crocefissione ci viene dimostrato, oltre che dal fatto che Gesù veniva legato al supplizio secondo il sistema romano, anche dal significato che essi le davano che era esclusivamente quello politico che le aveva attribuito Costantino, tanto che colui che la portava in processione, pur appartenendo al clero, veniva chiamato con il termine militare di Dragonianus.
    Se in seguito l’impalcatura della crocefissione fu trasformata in un attrezzo a forma di T ciò dipese dalla decisione che presero i teologi cristiani di presentare il Cristo con le braccia aperte in una posizione che esprimesse, attraverso un simbolico abbraccio rivolto a tutta l’umanità, un concetto di redenzione universale. Dovette passare un secolo prima che la crocefissione fosse associata alla croce latina la cui intromissione non eliminò comunque nel mondo cristiano la croce a T che continuò ad essere riprodotta in molti quadri fino al 1500. Le prime immagini riproducenti Gesù fissato alla croce latina risalgono alla fine VI secolo ma, in esse, come appare dalle pitture dell’epoca, Gesù risultava ancora con le braccia legate al patibolo con le corde e i piedi appoggiati al suolo secondo il sistema usato nella crocefissione romana. Come sia avvenuto il passaggio dalla croce a forma di T a quella latina si disconosce anche se qualcuno sostiene che potrebbe essere stato determinato dal primo pittore che ebbe l’idea di disegnare una prolunga sopra la croce per avere un supporto su cui istallare quella scritta JNRI che infatti non appare in nessuna delle crocifissioni precedentemente eseguite sia secondo il sistema classico romano che con la croce a T. I chiodi, fino ad allora ignorati, apparirono insieme al capo di Gesù reclinato in un’espressione di dolore, soltanto nel VI secolo. Raggiunto così l’insetto perfetto dopo questa lunga metamorfosi, tutti i Crocefissi furono riprodotti con le mani e i piedi trafitti dai chiodi per esaltare quel dolore della Passione di cui ho parlato, dolore che fu ancora suffragato da alcune espressioni che aggiunsero ai vangeli quale quella “Padre mio, allontana da me questo calice” che misero in bocca a Gesù nell’Orto degli Ulivi e quell’altra “Padre mio, perché mi hai abbandonato” che gli fecero pronunciare prima di morire, la quale, però, esprimendo uno stato di disperazione che non s’addiceva ad un Salvatore che era morto per dare speranza agli uomini, fu in seguito cambiata (sembra nel IX secolo) nel vangelo di Luca con “Padre mio, nelle tue mani raccomando il mio spirito” e in quello di Giovanni con “Tutto è compiuto”.
    Altre modifiche furono poi apportate alla crocefissione quando si operarono le prime sculture, come quella dell’applicazione di un sostegno per appoggiarvi i piedi che si dimostrò indispensabile dal momento che, avendo eliminato l’appoggio del terreno, risultò evi­dente che un corpo non poteva restare attaccato alla croce soltanto per i chiodi.
    La croce, adottata inizialmente come simbolo della vittoria riportata sui pagani ed elevata in seguito come immagine delle sofferenze sopportate da Gesù nella passione, ebbe un rapido successo presso i seguaci come simbolo cardine nel loro culto. Per divulgarne la venerazione le furono subito dedicate chiese e solenni cerimonie. Nel giro di pochi anni dall’astrattismo di simbolo passò a una realtà di fatto così concreta da permettere ai falsari di sostenere che durante gli scavi eseguiti sul Calvario fosse stata ritrovata la croce a forma latina sulla quale era stato crocefisso Gesù. E, come se non bastasse, venne asserito che durante gli scavi voluti da Elena, madre di Costantino, erano state riportate alla luce anche le croci dei due ladroni e il cranio (in aramaico golgotha) di Adamo che secondo i cristiani doveva essere morto lì perché quel luogo corrispondeva in realtà alla valle dell’Eden, cioè a quel paradiso terrestre dove Dio lo aveva creato traendolo da un pupazzo di creta.
    Il motivo per cui s’ inventarono la storia del cranio fu quello di dimostrare che Gesù era morto per tutta l’umanità quale discendente di Adamo. Di conseguenza, per rendere universale il culto della Croce, vennero diffusi ovunque pezzi del suo legno che, provenienti da Gerusalemme, furono venerati come reliquie. Tramite un recente sondaggio è stato dimostrato che se si riunissero tutte le schegge di legno attribuite alla croce di Cristo, che tuttora si trovano sparse per il mondo cristiano, si otterrebbero circa tre metri cubi di legno, tre metri steri che risulterebbero formati per giunta dai legni più disparati quali quelli della quercia, del cedro, del ciliegio e perfino del fico.
    A partire dalla fine del V secolo i cristiani, assunta ormai una baldanza religiosa per via di quel concilio di Nicea che aveva ridotto gli ebrei e i pagani al ruolo di perseguitati, imposero il culto della croce in tutto l’Occidente. Fu in questo periodo che furono consacrate alla Croce la chiesa di S. Pietro, di S. Giovanni in Laterano e numerose altre importanti cattedrali in Italia e all’estero compresa quella di Poitiers alla quale, come a tutte le altre, fu consegnato in una teca un pezzo di legno della croce di Cristo. E, incredibile ma vero, nonostante fosse stata eseguita questa frammentazione, veniva esposta nel tempio di Gerusalemme, divenuto ormai proprietà della Chiesa, l’intera croce di Gesù con un’arroganza tale da permettere a Cirillo di scrivere: “La vera Croce è già da tempo venerata a Gerusalemme e le sue reliquie sono sparse in tutto il mondo” (Sono i miracoli della fede!).
    Arrivati così alla conclusione che Gesù era stato crocefisso su una croce latina, i cristiani dovettero stabilire quali connotati dare al loro eroe perché si potesse seguire un canone ben stabilito nella riproduzione delle sue immagini. La discussione su quale figura dare a Gesù si protrasse a lungo tra i seguaci di Tertulliano e Origene che tre secoli prima, seguendo la profezia di Isaia: “Non ha apparenza né bellezza per attirare i nostri sguardi, non ha splendore per potercene compiacere” avevano sostenuto che fisicamente era così brutto da essere ritenuto addirittura deforme, stando a quanto sosteneva Giustino, e i sostenitori di Gregorio, vescovo di Nissa, che rifacentesi al Salmo 45 che diceva: “Tu sei il più bello tra i figli dell’uomo, sulle tue labbra è diffusa la grazia, ti ha benedetto Dio per sempre”, sosteneva invece che “Gesù era stato un uomo di bellissimo aspetto”.

    Siccome il successo delle vendite dipende molto da come viene presentata la merce sul mercato, alla fine tutti furono concordi a dare a Gesù un aspetto così bello che più bello non si può.

  21. por favor , ombre
    at |

    Dopo avervi aggiunto le due natività in una maniera così contrastante tra loro (vedi la pagina “i vangeli parte II”), i falsari, saltando tutto ciò che poteva riferirsi all’infanzia e all’adolescenza di Gesù, lasciarono i vangeli di Matteo e di Luca esattamente come erano stati presentati nella prime edizione tutti e quattro i vangeli che, ricopiando Marcione, facevano cominciare il ciclo di prediche a Gesù partendo dalla città di Cafarnao all’età di trenta anni.

    Seguendo ciò che era stato già scritto nei precedenti documenti apocrifi, anche i quattro vangeli canonici fecero concludere la vita di Gesù a Gerusalemme attribuendogli una passione, morte e resurrezione che trassero in parte dai Culti dei Misteri e in parte da passi della Bibbia che fecero passare per profezie.

    Ma per quanto la Chiesa cerchi di dare credito ai fatti raccontati dicendo che furono scritti da testimoni oculari o da stesori che li avevano direttamente contattati, noi troviamo nelle quattro storie evangeliche le stesse discordanze che esistevano nei vangeli apocrifi. Indipendentemente dalla durata del periodo delle prediche che, se viene dichiarata di tre anni nel vangelo di Luca, si fa durare due in quelli di Marco e di Matteo e di uno soltanto in quello di Giovanni, tutti e quattro i vangeli, essendo in realtà il prodotto di una cernita di episodi operata su più di sessanta vangeli, faranno risultare il periodo delle prediche una sequela di fatterelli disordinati che oltre ad essere privi di ogni collegamento logico si dimostreranno spesso addirittura così confusi e discordanti tra loro nei concetti che esprimono, da portare i due storici Jules Soury e Binet-Sanglé a concludere che il personaggio a cui si attribuiscono, se fosse veramente esistito, non poteva essere che un pazzo. Un pazzo, aggiungo io, che deve essere eliminato dalla storia e dalla memoria soltanto per i massacri che le sue ambiguità hanno generato tra i suoi stessi seguaci sempre in lotta fra loro per le diverse interpretazioni che offrono. E’ a causa di questa mancanza di chiarezza che ossessiona coloro che hanno seguito la morale cristiana senza cercare di darsi una seria risposta agli interrogativi che da essa derivano, che i seguaci del cristianesimo si sono divisi in cattolici, luterani, calvinisti, Testimoni de Geova, Quaccheri, Battisti, Anglicani, Ortodossi ecc. senza contare le ulteriori divergenze che si sono formate in seno alla Chiesa stessa che vedono i gesuiti opporsi ai giansenisti, i domenicani urtarsi contro i francescani, i tomisti litigare con i molinisti, i carmelitani contemplativi seguire regole che sono in totale opposizione con i monaci battaglieri ecc.ecc. Il tutto non è che la naturale conseguenza di quel prodotto posticcio e raffistolato messo in essere da una banda di assetati di potere quali erano i cristiani provenienti da quei ricettacoli esseni che raccolsero le peggiori canaglie esistenti nell’impero romano.

    La storia evangelica è ricca di incoerenza cronologica e geografica degli avvenimenti che racconta. La ricostruzione del periodo delle prediche risulta in maniera così sconnessa nei tempi e negli itinerari nei quali si fa operare Gesù da restare allibiti su come lo si possa trasferire dalla Galilea a Gerusalemme, da Betania a Cafarnao, e viceversa, nel corso della stessa pagina. Eppure, nonostante questo disordine nelle sequenze dei racconti, questo passare, nel giro di qualche riga, da un’estremità all’altra della Palestina, la Chiesa sostiene che il tutto viene esposto con tanta precisione da avallare ciò che ha affermato nel suo libro “Elementi di Geografia Sacra” (Casa editrice Delalain) lo storiografo religioso Bousquet, Monsignore di Vanves, il quale, metro alla mano, è riuscito a dimostrare, dopo minuziose e serie indagini, che Gesù, durante i tre anni di predicazioni, percorse esattamente 2740 Km, 649 m e 58 cm (sic). Non aggiungo altro se non che basterebbe soltanto questo per farci capire chi furono coloro che scrissero i vangeli e chi sono coloro che li sostengono.

    Colta l’occasione per ribadire ancora una volta l’origine dei cristiani, riprendiamo con la storia della Croce, poiché la cristologia ci riserva ancora interessantissime sorprese, sorprese che ormai non avranno altro scopo che confermarci come la Chiesa si regga su un’abominevole impostura.

    Quale sia stata la data di morte che fu attribuita a Gesù nei quattro vangeli canonici quando videro la luce la prima volta non possiamo saperlo dal momento che quelli di cui ora disponiamo non sono che le edizioni rivedute e corrette che uscirono nel VI secolo. Comunque una cosa è certa: la data che gli è stata attribuita, cioè l’anno 33, non può essere che il risultato di un ennesimo imbroglio. Prima di passare a un esame storico per determinarla, soffermiamoci a mettere in evidenza le discordanze esistenti nella documentazione cristiana.

    Nel vangelo di Pietro, ritenuto il più attendibile dai seguaci di Geova, la morte di Cristo avvenne sotto Erode il Grande, cioè almeno 37 anni prima della data dichiarata nei Vangeli canonici, sapendo che costui morì nell’anno -4. In altri scritti provenienti da Gerusalemme si affermava invece che Cristo era morto addirittura nel 58 sotto Nerone. Per altri, come Papia, “Cristo morì in età avanzata dovendo sacrifìcare alla sua missione di Salvatore tutte le età della vita, compreso il declino”. S. lreneo, storico della Chiesa vissuto nel trecento (questa è una fra le tante prove che attestano che nel trecento ancora non era stata stabilita né la data di nascita né quella della morte di Gesù), non ritenendo dignitoso che un Dio potesse invecchiare, fa morire Cristo all’età di cinquant’anni e, come prova di questa sua affermazione, dice di “averlo scoperto consultando antichi documenti”.

    Se questi contrasti sono motivo di stupore, quello che stupisce maggiormente è l’indifferenza che i teologi cristiani mostrano di fronte a queste contraddizioni dichiarandole insignificanti divergenze”. In alcuni testi, riconosciuti falsi anche dalla Chiesa tanto da condannarli con la scomunica, usciti nel trecento sotto il titolo di “Atti di Pilato”, per tentare di riparare tutti gli errori storici commessi in precedenza, si fece morire Gesù nell’anno 21. In questi scritti venivano riportate lettere inviate da Pilato all’imperatore Claudio nelle quali, dopo aver affermato di aver processato e condannato a morte Gesù, si dichiarava pentito per aver fatto giustiziare un innocente. L’imperatore Claudio, emotivamente preso da questa ingiustizia, dopo aver dato ordine di arrestarlo, fece portare Pilato in catene a Roma affinché fosse a sua volta giudicato e condannato per l’errore commesso. Ma tutto fu cestinato risultando un accrocco di anacronismi e di insulsaggini che fecero ancora una volta ridere gli oppositori i quali fecero rimarcare che Pilato, avendo svolto il suo mandato di procuratore dal 26 al 36, non poteva assolutamente aver scritto delle lettere nel 21 a Claudio che era divenuto imperatore nel 39.

    Comunque, anche se alla fine stabilirono come data il trentatré essa risulta così evidentemente fasulla, come d’altronde lo sono tutte le altre nei vangeli, che gli stessi teologi non possono sottrarsi dall’ammettere che le date della nascita e della morte di Gesù “non si conoscono con esattezza “, quegli stessi teologi che contemporaneamente affermano che i Vangeli furono scritti da testimoni oculari.

    Vediamo ora quale fu il procedimento che i falsari usarono per determinare questo anno 33 che fu definitivamente adottato come vero.

    Confermato che l’era messianica si era consumata nell’arco di tempo compreso tra la realizzazione della profezia di Giacobbe (anno +6 in cui avvenne la destituzione di Archelao) e la fine della guerra giudaica (+ 70), ricavarono l’anno 33 ricorrendo ancora una volta alle profezie. Le profezie di cui si servirono furono due: una di Daniele e l’altra di Giacobbe.

    Da quella di Daniele (IX 1/24) trassero la conferma che il periodo messianico era durato settanta anni (fu per far corrispondere poi il periodo messianico, che in realtà risultava di 64, ai 70 anni annunciati dalla profezia che nel Vangelo di Luca retrodatarono il censimento di sei anni portandolo all’anno uno), e da quella di Giacobbe, che annunciava una vendetta di Dio contro il suo popolo dopo aver pazientato per quarant’anni, che così si esprimeva: “Dopo essere rimasto sdegnato di quella generazione per quarant’anni (é Dio che parla) arrivato alla conclusione che gli ebrei sono un popolo travagliato, ho giurato di vendicarmi non facendolo entrare nel mio riposo “, ricavarono la data in cui il Messia, sceso sulla terra, aveva sofferto ed era morto. Praticamente, stabilito che la vendetta di Dio corrispondeva alla sconfitta della guerra del 70 che, con tutte le conseguenze che aveva portato, aveva tolto il riposo agli ebrei, e convenuto che i quarant’anni che Dio aveva pazientato prima di punirli rappresentavano il periodo trascorso dal giorno che essi avevano commesso la grave colpa di non riconoscere il Messia, facendo 70 meno 40, determinarono l’anno di morte del Messia come risulta dal Vangelo di Luca che fa cominciare il ciclo di prediche tre anni prima di questa data, cioè nell’anno 27 che corrisponde esattamente all’anno “decimoquinto dell’Imperatore Tiberio”. (Lc.3-1). Se questa data fu poi posticipata negli altri vangeli all’anno 33 ciò dipese dal fatto che vollero dare alla morte di Cristo un numero che rappresentasse il massimo della perfezione secondo la cabala ebraica portando all’apoteosi il 3 che era considerato il numero perfetto (10 x 3 + 3 33).

    Il ragionamento che fecero per trasferire la data della morte dall’anno 30, come l’avevano inizialmente stabilita, all’anno 33 fu il seguente: se Dio aveva atteso quarant’anni prima di punirli e la punizione era arrivata nel 70 ciò significava che il Messia aveva iniziato la sua missione nell’anno 30, e siccome la missione era durata 3 anni, la sua morte non poteva essere avvenuta che nell’anno 33.. (Anche se questi calcoli furono fatti secondo il calendario romano, nulla cambia sapendo che l’anno 33 corrispondeva al 787 dalla fondazione di Roma).

    Stabilito così attraverso le profezie che Gesù era morto nell’anno 33, tutto il resto riguardante gli avvenimenti e i personaggi citati nei vangeli li fecero dipendere da questa data.

    Siccome nell’anno 33 Ponzio Pilato era governatore della Giudea, Erode Antipa tetrarca della Galilea e Caifa Sommo Pontefice, i cristiani redassero in base a questi personaggi la sceneggiata della passione e morte del loro Cristo- Salvatore- Signore, cioè del loro Unto, Soter, Kirios, a cui dettero in seguito il nome di Gesù che, significando “Colui che Salva” , lo ha lasciato nel più completo anonimato.

    Che la passione e la morte di Gesù siano il risultato di pura fantasia lo dimostrano le tante inesattezze storiche riportate dai vangeli.

    La prima che salta agli occhi ci viene dall’ignoranza dei falsari cristiani che, dichiarando contemporanei due Sommi Sacerdoti, quali Anna e Caifa, commisero lo stesso errore che mettere insieme due Papi nella chiesa cattolica. E come se non bastasse questa contraddizione di carattere istituzionale derivante dal fatto di mettere due Sommi Sacerdoti nello stesso periodo, commisero anche un grave errore storico perché dimostrarono di ignorare che Anna, essendosi ritirato dall’incarico nell’anno 15, non poteva essere presente ad un processo che si svolgeva 18 anni dopo. Sapendo che i Sommi Sacerdoti se lasciavano la loro funzione prima di morire lo facevano in età molto avanzata, possiamo affermare quasi con certezza che Anna nel 33 era già morto.

    Un’altra incoerenza di carattere giuridico la troviamo nel passo dei vangeli in cui si dice che Ponzio Pilato inviò Gesù da Frode Agrippa per farlo giudicare da lui. All’obbiezione che sollevarono gli oppositori facendo presente che Frode Agrippa non poteva essere a Gerusalemme perché, come tetrarca della Galilea, non aveva nulla a che spartire con la Giudea, i falsari cristiani cercarono di riparare la gaffe aggiungendo nei Vangeli che Erode Agrippa si trovava a Gerusalemme soltanto di passaggio (Luc. 237). Anche ammettendo questa circostanza la cosa non regge comunque perché, essendo la Galilea e la Giudea due Stati politicamente e amministrativamente autonomi, sarebbe stato come se il re Baldovino avesse inviato a giudizio un imputato belga dalla regina d’Olanda durante una sua visita a Bruxelles.

    Ma lo scopo dei falsari era ben chiaro, coinvolgere nella loro storia il maggior numero di personaggi storicamente esistiti per rendere credibili le vicende da loro narrate.

    Che la passione e la morte di Gesù siano il risultato di macchinazioni operate per nascondere la verità ci viene ancora confermato dalle innumerevoli incoerenze che a ogni passo si riscontrano nei quattro Vangeli Canonici, incoerenze e raggiri a cui furono costretti i falsari a ricorrere per stravolgere il procedimento di quel processo romano che, concludendosi con una condanna alla crocefissione, dimostrava che l’imputato era un rivoltoso. Dal momento che la crocefissione non poteva essere taciuta, come non poteva essere taciuto che il processo era avvenuto presso un tribunale romano, l’unico modo per risolvere il problema era quello di trasformare il processo da politico a religioso, ossia far dipendere la sentenza da una colpa commessa da Gesù non in qualità di rivoluzionario ma di predicatore.

    Ma come poter sostenere una simile versione se i romani, favorevoli come erano a lasciare libere tutte le religioni nei loro culti, mai avrebbero processato e tanto meno condannato qualcuno soltanto perché predicava una religione? Come far figurare che in un tribunale romano poteva essere stata emessa una condanna per crocefissione contro un religioso quando le crocefissioni erano riservate a coloro che operavano contro la stabilità delle istituzioni, cioè contro i ribelli? Non trovando allora una soluzione legale per risolvere questo problema, costruirono quel processo farsa che troviamo riportato sui quattro vangeli. Portarono sì Gesù sul tribunale romano, ma invece di far emettere la sentenza di morte dai romani perché rivoluzionario, la fecero pronunciare dai Sadducei e dal popoio ebraico che lo condannarono a morte come religioso per essersi dichiarato figlio di Dio.

    Fu così, con questo raggiro, che fecero figurare che il loro Gesù, pur essendo stato giudicato da un procuratore, era stato condannato a morte non come Messia rivoluzionario, ma come Messia apportatore della buona novella.

    Tutto il processo, basato su vaghe domande da parte degli inquisitori e di “vuoti” silenzi da parte dell’imputato, fu risolto in definitiva con quella lavata di mani che, togliendo ai romani ogni responsabilità, caricava di accuse gli ebrei che, alla domanda di Pilato:

  22. Guglielmo
    at |

    Gentile signore,
    la sua certezza si basa su una falsità (“L’autenticità della Sindone… non solo a nostro modesto parere ma anche da parte di rinomati studiosi internazionali, non è in discussione”). L’autenticità della Sindone è in discussione e come, da parte di rinomati studiosi internazionali, e persino il tipo di tessuto, secondo recenti scoperte, è posteriore al primo secolo, sicché tutto il suo ragionamento è appeso al filo di un’ipotesi molto incerta. La cosa meno scientifica che si possa immaginare, simile piuttosto alla propaganda.

  23. mike plato
    at |

    IO NON SONO UN GENTILE SIGNORE…SONO UNA CAROGNA, E HO UN TASSO BILIARE TALE DA RIEMPIRE UNA PISCINA CON LA MIA BILE.

    GENYILE SIGNORE CI SARA’ LEI….PIUTTOSTO

    A ME DEI RINOMATI STUDIOSI A LIVELLO INTERNAZIONE FREGA UN TUBO. QUESTI RINOMATI STUDIOSI, COME LI CHIAMA LEI, SONO APPOGGIATI DALLE ACCADEMIE SCIENTIFICHE E VATICANE. QUINDI LA PROPAGANDA VIENE DAL MONDO…E NOI QUI SIAMO ANTI-MONDO E ANTI-SISTEMA, COME LO ERA IL NOSTRO AMATO MAESTRO 2000 FA, PRIMA DI 2000 ANNI FA, ORA E SEMPRE.

    QUESTE PROVE CARBONIO 14 E ALTRE AMENITA’ NON SIGNIFICANO NULLA. LA COSA CHE A ME FA SPECIE E’ SOLO L’ACCANIMENTO DELL’ORDINE DEL TEMPIO NEL CERCARE QUESTA RELIQUIA A GERUSALEMME….

    GENTILE SIGNORE…QUESTA RELIQUIA E’ L’UNICA SPERANZA PER LEI E PER ME CHE SI POSSA UN GIORNO LIBERARCI DAL DOMINIO TERRIFICANTE DEI DEMONI ASTRALI. SENZA QUELLA PROVA, SENZA IL CORPO DI LUCE…SAREMO SCHIAVI PER L’ETERNITA’.

    QUI…OGNI GIORNO…E’ UNA GUERRA CONTRO QUELLI COME LEI CHE SONO COMPLETAMENTE PLAGIATI E PLASMATI DAL SISTEMA MONDO…

    PROPAGANDISTA PER IL MONDO E PER I POTERI FORTI SARA’ LEI…

    NOI NON CI ARRENDIAMO…SIAMO PER LA VERITA’, CHE E’ QUALCOSA DI ANTITETICO ALLA VERITA E ALLE VERITA’ CHE IL SISTEMA CI IMPONE….

    ERGO…ANCHE PER LEI VALE IL PRINCIPIO: TENETEVI QUESTE STRONZATE PER VOI….

    NON HO REMORE E FRENI CONTRO I FIGLI DEL MONDO….

    NON VI TOLLERO PIU’

  24. giovanni
    at |

    padre,mio,ascolta queste parole,padre mio,tu sei in tutti noi ovunque,la tua immaggine e la stella piu lucente del mondo,io so come tu sei padre ,ma mai nessuno pota mai saperlo perche tu vivi in me.

  25. adri
    at |

    giovanni sei fuori come un balcone

  26. adri
    at |

    giovanni sei fuori come un balcone

  27. ciccio
    at |

    … sono sconcertato dal come “alcuni” cercano per la loro sconfinata perdita di identità, o meglio per la loro considerata nullità, di negare la vera Verità che è Cristo Gesù, per poter giustificare le loro continue sconfitte con la vita e la perdita di ogni significato della propria esistenza. Nudi nel fisico e nell’animo, si osservano nella loro povertà e impotenza, dinnanzi agli uragani del cielo e della vita stessa, e tentano con negare Qualcuno” che li sovrasta nella scienza e nella conoscenza, per compararsi intellettualmente al suono del vento che non sapranno mai da dove viene. Poichè il dolore del loro corpo che ogni giorno va in putrefazione, non sentono il profumo della vita di Dio che si alimenta con la preghiera del “credo in Dio padre onnipotente… perché li sovrasta, li annulla e li fa considerare piccoli uomini, soggetti al freddo del cuore e dell’anima. Sono duemila anni che, “Colui che atterra e suscita”… parla con il linguaggio delle sue maeraviglie, e determina i miracoli di San Fraancessco d’Assisi sino a Padre Pio… e allora “state contenti umana gente al quia… e questo lo ha detto un personaggio, certamente più intelligente e saggio di questi piccoli e poveri erranti, che troverrano la pace solo del fisico, quando non avranno neppure: “questa corrispondenza d’amorosi sensi”… soli nella solitudine del loro deserto che hanno scelto come pellegrinaggio della loro inutile esisstenza, anche se avranno dimostrato, secondo la loro logica, che la terra si è determinata con “il bing bang”… ciccio

  28. ciccio
    at |

    … sono sconcertato dal come “alcuni” cercano per la loro sconfinata perdita di identità, o meglio per la loro considerata nullità, di negare la vera Verità che è Cristo Gesù, per poter giustificare le loro continue sconfitte con la vita e la perdita di ogni significato della propria esistenza. Nudi nel fisico e nell’animo, si osservano nella loro povertà e impotenza, dinnanzi agli uragani del cielo e della vita stessa, e tentano con negare Qualcuno” che li sovrasta nella scienza e nella conoscenza, per compararsi intellettualmente al suono del vento che non sapranno mai da dove viene. Poichè il dolore del loro corpo che ogni giorno va in putrefazione, non sentono il profumo della vita di Dio che si alimenta con la preghiera del “credo in Dio padre onnipotente… perché li sovrasta, li annulla e li fa considerare piccoli uomini, soggetti al freddo del cuore e dell’anima. Sono duemila anni che, “Colui che atterra e suscita”… parla con il linguaggio delle sue maeraviglie, e determina i miracoli di San Fraancessco d’Assisi sino a Padre Pio… e allora “state contenti umana gente al quia… e questo lo ha detto un personaggio, certamente più intelligente e saggio di questi piccoli e poveri erranti, che troverrano la pace solo del fisico, quando non avranno neppure: “questa corrispondenza d’amorosi sensi”… soli nella solitudine del loro deserto che hanno scelto come pellegrinaggio della loro inutile esisstenza, anche se avranno dimostrato, secondo la loro logica, che la terra si è determinata con “il bing bang”… ciccio

  29. Denny
    at |

    Per POR FAVOR OMBRE.
    Le cose che scrivi non sono tutte accertate e storiche. Esistono testi che affermano il contrario di quelli che (non) citi tu. Molte cose di quelle che hai scritto sono cantonate tue che parti da pregiudizi ormai già troppo abusati. Per questo motivo le tue tesi, smentite anni or sono dai nuovi studi, non ci scalfiscono di un millimetro. A noi che abbiamo studiato sul serio. E non come te, scopiazzato da siti, articoletti privi di autorità, testi complottisti vari.

    PER LAURA:
    La lettera di Publio Lentulo non esiste. Cioè è un falso riconosciuto dalla moderna archeologia. Publio Lentulo non ha mai scritto nulla del genere. Questo testo è stato scritto da Cristiani stessi, molti secoli dopo la morte stessa di Lentulo. La copia si trova nei Musei Vaticani, puoi andare a vederla se ti va, e vedrai innanzitutto che è ben spiegato che è un falso d’autore, e che gli studiosi oggi sanno tutti benissimo che è stata redatta da un cristiano vissuto probabilmente anche 250 anni dopo la vita di Lentulo.

    Per MIKE:
    Complimenti per tutto il tuo meraviglioso articolo. Non fa una sola piega. E’ perfetto. Le immagini sono splendide, e anche io come te credo che la Sindone sia autentica e che con le moderne tecnologie possiamo quindi da essa ricavare il vero volto di Gesù.
    Stupende opere e ricostruzioni autorevoli come quella di Minarro Lopez, sono onorabili.
    Possiamo oggi dire come Giobbe: “io ti conoscevo per sentito dire, ma ora, i miei occhi… ti vedono”. Buona Vita a tutti.

  30. cheap essay
    at |

    I like the paintings there. really nice.

  31. francesco
    at |

    veramente convicente ci credo inoltre la nostra natura divina si potrebbe anche presentare con diversi gradi in ciascuno,no? mi interesserebbe poi quella cosa dei demoni di luce. poichè ho visto una donna proprio con lo sguardo che ha gesù nella rappresentazione di minarro lopez ed era evidentemente fatta di luce. perfettamente presente e intelleggibile seppure per pochi secondi, mi ha svegliato ed era a fianco del letto..un pò rialzata definita in ogni dettaglio nel volto, tridimensionale e, appunto, traslucida ed emanante intenso chiarore nel buio della stanza. mamma mia! una paura mai provata prima! i miei capelli si sono letteralmente rizzati in testa ed il cuore ha dato una improvvisa martellata per la paura che pareva volesse uscire dalla “cassa”. mai provato reazioni fisiche ed emotive simili in nessuna altra situazione! ricordo anche il volto della figura, donna di età avanzata ma naturalmente non definibile nei termini consueti quanto all’età. stimo che avesse alcune migliaia di anni, direi non proprio immortale comunque m cinquemila sì. il viso dall’espressione niente affatto dolce, anzi direi piuttosto severo, un pò arcigno, molto sapiente e consapevole..da averne paura..un volto con una sensibilità non umana e certamente a noi sconosciuta. perchè è venuta? molte volte me lo sono chiesto e nel tempo non ho trovato una risposta, certo quei pochi secondio mi hanno un pò cambiato.
    dormivo, cosa insolita, con le finestre aperte, avenezia se può servire nel 1990 (fine di agosto). e va bene era mancata da alcuni giorni mia zia in un incidente d’auto, c’è un ritratto fatto da mio papà di una strana donna con i capelli bianchi sutavola di legno che come immagine si potrebbe prestare..ma no!! wero sveglio..sveglissimo figuriamoci. non non c’erano possibilità di sovrapposizione tra sonno e veglia. no, non penso. inizialmente ho cercato queste giustificazioni ma poi ho capito che sarebbe stato troppo facile dubitare di me stesso. io sono un essere razionale e questa è la mia formazione di essere umano se vedo qualche cosa posso riconoscere se essa è reale no. questa era di una sostanza incognita ma c’era. mentre dormivo ho sentito dei crepitii che mi hanno svegliato, forse fatti dalla figura che mi stava osservando e chissà da quanto…brr…così quando, svegliato, ho cominciato ad aprire lentamente gli occhi nel buio, non era affatto buio c’era luce (come provenisse da una grande lampada di vetro opaco bianco ed in cima la testaaaaa….) qualcuno che mi guardava intensamente, brrrr, proprio con lo sguardo per tanto tempo rimasto nei ricordi senza riscontro alcuno e che mi è parso appunto di rivedere in parte nella ricostruzione alla quale ho già fatto riferimento prima. dunque ho acceso la luce ho fatto un giro per la casa, ho cominciato a chiedermi se fosse stato forse uno scherzo della sorprendente mente. ma sarei piuttosto convinto che no, tutto troppo “vero”. poi da allora ho veramente cambiato disposizione verso l’eccessiva razionalità…come diceva mia nonna “il mistero ci circonda”!!
    ed ho via via imparato a prestare attenzione a fatti che potrebbero sfuggire a qualcuno distratto, ma che in qualche modo mi accompagnano e mi guidano anche. come dicevo però quell’essere non aveva il bel volto dolce della madonna nell’iconografia consueta. non era la madonna quindi, un essere di un altro mondo era…sicuro..non mi meraviglierei per niente!! mi capite? mi credete? non mi importa se si se no è stata una fortuna per me vederla. si potrebbe dire che mi sento un privilegiato la mia mente è stata illuminata e cambiata da quel fatto. sono diventato meno incredulo, più amoroso, più fiducioso, sento una presenza che mi ascolta che mi aiuta, ma quel viso non era di un essere sollecito e amoroso: mah! penso sia un evento piuttosto raro e so esattamente di cosa sto parlando: ho impresso il suo viso nella retina dei miei occhi, aveva i capelli bianchi. poteva trattarsi forse di quelli che tu chiami demoni di luce? va bene grazie. ho voluto scrivere questa storia alla quale mi pare che nessuno in realtà creda mai quando la racconto. una storia come un’altra può essere taciuta e raccontata è lo stesso.ciao.francesco

  32. Volto di Gesù
    at |

    Complimenti per la stesura di questo articolo: dice tutta la verità sul volto di Gesù Cristo

  33. Volto di Gesù
    at |

    Davvero bellissime le foto!

  34. Luigi
    at |

    Salve, vorrei portare a conoscenza a tutti voi di un esperienza fatta da mia madre circa 40 anni fa. Mia madre, che all’epoca aveva poco più di 15 anni, sentendo il parere di vari medici, doveva sottoporsi ad un operazione al ginocchio. 40 anni fa non era semplice come adesso e c’era la seria possibilità di rimanere offesi. La sera prima di presentarsi dall’ultimo dottore per un ultimo consulto, mia madre fece un sogno. Vi erano lei ed altri ragazzi che correvano in un campo, inseguiti da una persona con un camice bianco ed un coltello in mano. Correndo, mia madre e gli altri ragazzi, si fermano davanti un fosso e da questo fosso si alza Gesù proprio come se fosse in croce. Quando si alzò completamente in posizione verticale, Gesù comincio a dire un numero che non finiva mai e dopo che concluse disse: NESSUNO E’ PIU’ GRANDE DI ME e invitò i ragazzi: VENITE A ME. Mia madre e gli altri si avvicinarono e mentre gli altri ragazzi lo baciavano, mia madre stava per fare la stessa cosa, quando Gesù la fermò e disse: NO, TOCCA IL MIO SANGUE! Mia madre cominciò a toccare il sangue di Gesù e se lo passò per tutto il corpo e poi si svegliò di soprassalto. Quando il giorno dopo andò dal dottore, il dottore disse: SIGNORA MA CHI VI HA DETTO DI OPERARVI, VOI STATE BENISSIMO! Non c’è bisogno che mi spiegate il sogno, già l’abbiamo interpretato. Ma è importante che sappiate che Gesù non era affatto di razza ariana, quindi biondo e capelli lunghi. Tutt’altro, mia madre vide che Gesù era di carnagione scura (araba) e i capelli e la barba erano neri. Ora la cosa strana è che mia madre, promise di andare a portare un offerta in chiesa, mi sembra la chiesa del volto santo di Gesù, ma non lo fece. E fece un altro sogno, questa volta sognò il volto di Gesù ariano che gli disse delle parole in inglese (mia madre ha vissuto per 15 anni in Inghilterra): YOU ARE A LIER! (tu sei una bugiarda) Ora io mi domandò: chi è il vero Gesù che ha sognato mia madre: il Gesù semitico che ha fatto un miracolo? O il Gesù ariano che l’ha giudicata? A voi interpretare queste mie parole, ma ricordate che il vero Gesù non ha capelli biondi e pelle chiara. E’ impossibile. Il Gesù storico è di razza semitica, non caucasica. Ciao.

  35. Anonimo
    at |

    A questa carrellata di possibili volti di Gesù manca quello di Gimigliano di Venarotta… http://www.madonnina.5u.com/images/gesu.jpg

  36. Ravecca Massimo
    at |

    Gesù di Nazaret, Leonardo da Vinci e Michelangelo Buonarroti avendo avuto un intelligenza simile, non uguale, basata su processi ricorsivi, giochi di specchi, hanno avuto un volto simile verso il termine della loro vita. L’autoritratto di Leonardo assomiglia al ritratto di Michelangelo di Daniele da Volterra, e l’autoritratto di Leonardo assomiglia al volto sindonico (negativo). Gesù modello del genio e volto archetipo.

  37. Pedra
    at |

    povere vittime dell’occidentalismoè plausibile che il viso di un uomo nato in palestina nell’anno 0 o giù di lì sia quello della BBC

  38. Franco
    at |

    “…Bé che dire? Il fatto stesso che dopo 2000 anni si stia ancora discutendo di Lui ossia di Gesù Cristo, é una conferma . La conferma, i detrattori non me ne vogliano, che Lui esiste, é esistito ed ha agito proprio a metà della vita significativa dell’Uomo e forse, essendo trascorsi altri 2000 anni, presto verrà di nuovo non so bene a che fare, ma sicuramente a tirare le somme. Staremo a vedere. Ciao Franco

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