IL POTERE DINASTICO NEL MONDO MODERNO

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Nella prima parte di questa serie (” Il trono di spade della globalizzazione “) si esamina il concetto di dinastie aziendali e finanziarie che detengono un potere significativo nel mondo moderno.

Pensate a un qualsiasi periodo della storia umana in cui gli imperi e l’imperialismo erano caratteristiche comuni della società, ad esempio nell’antichità in Egitto, a Roma, in Cina e presso gli Ottomani, o durante l’espansione degli imperi europeo e giapponese. C’è un’istituzione che – con poche eccezioni – è stata prevalente in quasi tutte le società imperiali: la dinastia familiare. In un mondo dominato dalle istituzioni – organizzate gerarchicamente e insite nel sistema con le loro precise funzioni e ideologie – l’unità familiare” è molto spesso la prima istituzione, nonché la più importante, per lo sviluppo degli individui. Per i ricchi e i potenti, l’unità familiare è stata l’istituzione principale attraverso cui il potere si è accumulato, si è preservato e si è propagato, precisamente perché l’interesse è multigenerazionale, e richiede pianificazione e strategia a lungo termine. Negli stati potenti e negli imperi, le famiglie hanno avuto un ruolo essenziale nel processo di sviluppo e di governo delle principali istituzioni all’interno di queste società e nel controllo diretto della stessa struttura imperiale o statale. Indipendentemente che al comando ci fossero imperatori, re, regine o sultani, molto spesso sono state le dinastie familiari a esercitare il controllo politico diretto della società. È stato così in gran parte della storia umana, almeno nei momenti della storia caratterizzati stabilmente dagli imperi e dagli stati. Eppure, nell’era moderna, immaginiamo le nostre società libere dalla regola dinastica: un carattere arcaico di un mondo che non esiste più da tempo, non conforme agli ideali e alle funzioni della democrazia, del capitalismo o della modernità. Potremmo immaginare che sia così, ma ci sbaglieremmo. Il potere dinastico non solo c’è ancora, ma continua a evolversi e adattarsi. Nell’attuale mondo della “globalizzazione” – con la crescita delle nazioni-stato moderne, con lo sviluppo delle società capitaliste statali, le banche e i sistemi finanziari, le politiche monetarie delle banche centrali, l’industrializzazione e le multinazionali – in un mondo ampiamente dominato da un unico stato, gli USA, che agisce da arbitro imperiale internazionale per conto di potenti interessi aziendali e finanziari, il potere dinastico resta un’istituzione cardine del sistema globale. A mano a mano che le sfere politica ed economica iniziavano ad aprirsi, emergevano nuove strutture per centralizzare rapidamente il potere all’interno di quelle sfere. Mentre re e regine cedevano la somma autorità di battere moneta ad altre istituzioni, i commercianti e i finanzieri si intrufolavano aumentando la propria influenza sulle nuove istituzioni di un ordine mondiale in mutamento. Da queste monumentali trasformazioni sociali emergevano nuove dinastie ben annidate all’interno delle oligarchie finanziaria, industriale e aziendale. Il loro potere non risiedeva nel diretto controllo dell’apparato politico ma nella concentrazione del controllo nelle sfere finanziaria, economica e industriale. A un simile potere, inevitabilmente, si accompagnavano il desiderio e la capacità di influenzare la sfera politica e di fare pressioni. Oggi, nell’epoca della globalizzazione, sono le dinastie industriali, finanziarie e aziendali a essere assurte a una posizione di autorità senza uguali. Eppure, anche se alcuni dei loro nomi suonano familiari alle orecchie di molti, spesso sono considerati retaggi di secoli passati più che colossi dei nostri giorni; o al contrario i loro nomi sono del tutto sconosciuti, così come le loro posizioni e la loro influenza in seno alla nostra società. Noi siamo abituati a vedere il potere in coloro che detengono cariche politiche: i primi ministri e presidenti che eleggiamo, coerentemente con la nostra convinzione di vivere in una società democratica. Vediamo fazioni opposte di partiti politici che rivaleggiano per le cariche, e siamo noi – il popolo – gli arbitri ultimi di chi riuscirà a salire al potere. L’influenza delle dinastie della globalizzazione resta invisibile, o quantomeno fraintesa. Un perfetto esempio della situazione ci giunge dalla popolarissima serie televisiva Il Trono di Spade [basato sull’acclamato romanzo omonimo e sulla saga delle Cronache del ghiaccio e del fuoco). Nella serie televisiva, ambientata in un mondo di fantasia tuttavia in larga parte fondato sulle rivalità storiche della guerra delle Due Rose, assistiamo all’evoluzione dei personaggi e degli eventi nel quadro di una lotta fra varie famiglie e dinastie che cospirano, rivaleggiano e si alleano per avere il controllo del mondo conosciuto. Spesso sono spietati, scaltri e disonesti, spesso sono circondati da tirapiedi o da infidi consiglieri che non hanno conquistato la propria posizione per virtù di nascita e nome, ma per le loro capacità di manipolazione e inganno. E’ un mondo perennemente in guerra e travolto dalla povertà, con i pochi privilegiati che mandano i poveri in battaglia al posto loro, a morire e soffrire mentre l’élite dei ricchi prospera e accresce il proprio dominio. In realtà, il mondo del Trono di Spade, tanto popolare nella nostra cultura, non è poi molto distante dalla nostra stessa cultura. Nel mondo della globalizzazione, le famiglie si alleano, si fanno concorrenza e forse addirittura cospirano l’una contro l’altra o al proprio interno. Fanno in modo che le politiche del potere dinastico restino oscure o invisibili alle masse. Noi siamo distratti da sport, intrattenimento, nozze reali,  xenofobia e terrorismo; siamo accecati e manipolati da un sistema di propaganda profondamente radicato. La nostra cultura delle celebrity inneggia alla banalità e all’irrilevanza: ci interessiamo all’ultimo scoop kardashianiano di un essere umano che invade i tabloid mentre ci disinteressiamo delle rivalità e ripercussioni del “trono di spade” della globalizzazione. Anche se le dinastie moderne condividono molte caratteristiche delle antiche famiglie regnanti, presentano importanti differenze, per lo più derivate dal fatto che gran parte di esse non detiene un’autorità politica formale o assoluta. Le dinastie del passato tipicamente avevano autorità assoluta sulle proprie regioni locali, stati o regni. Quel tipo di autorità non esiste oggi a livello statale, continentale o globale, sebbene restino alcune eccezioni come i monarchi che regnano nelle dittature del golfo Persico. Eppure, mentre il meccanismo dell’autorità è meno centralizzato o formalizzato nel mondo moderno, l’ambito e il raggio di azione dell’autorità – o influenza – si sono espansi in modo esponenziale. In breve, mentre nelle epoche passate un’unica famiglia poteva esercitare autorità assoluta su una regione o impero relativamente poco esteso, oggi l’influenza indiretta di una famiglia dinastica può arrivare in tutto il mondo, sebbene sia tutt’altro che assoluta. Le famiglie che hanno fondato le dinastie moderne tipicamente hanno assunto importanza attraverso la concentrazione del potere e della ricchezza nelle sfere finanziaria, industriale e aziendale. Da questo tipo di posizione, il potere politico e l’influenza politica diventavano una necessità, altrimenti sarebbe stata inevitabile la perdita di potere economico. Queste dinastie spesso istituiscono un family office: una società privata che gestisce tutti gli investimenti, gli interessi e le finanze di una dinastia. Creano università allo scopo di produrre conoscenza e intellettuali capaci di gestire i cambiamenti dall’interno e proteggere l’ordine sociale, anziché incanalare l’intelligenza o gli interessi verso ambiti che sfidano l’ordine prevalente. Le famiglie dinastiche istituiscono “fondazioni filantropiche” per assolvere il duplice scopo di giustificare la loro ricchezza e influenza (cosi si ha l’impressione restituiscano”), ma in realtà gestiscono una ricchezza concentrata con finalità di “donazioni strategiche”, intraprendendo progetti di ingegneria sociale il cui fine ultimo è mantenere il controllo della società. Le grandi fondazioni, pur mostrandosi come istituzioni “benefiche”, sono prevalentemente interessate a un processo a lungo termine di ingegneria sociale. Fra queste fondazioni si distinguono, insieme a molte altre, The Rockefeller Foundation, Carnegie Corporation, Ford Foundation, Open Society Foundations e la Bill & Melinda Gates Foundation. Non sono estranei a tutto questo i think-tank, spesso istituiti e finanziati dalle stesse fondazioni, che vengono creati con l’intento di riunire gli interessi elitari di un’ampia gamma di istituzioni: finanziarie, industriali, aziendali, accademiche/intellettuali, mediatiche, culturali, politiche in ambito nazionale ed estero. Nei think-tank, i più alti funzionari di questi settori si incontrano in un’unica istituzione nella quale collaborano per pianificare strategie di politiche economiche ed estere, per stabilire il consenso fra le élite e per formare una base di reclutamento e addestramento da cui emergeranno figure da immettere nell’establishment della politica nazionale ed estera, riuscendo così a mettere in atto proprio le idee sviluppate nei think-tank. Alcuni illustri think-tank immensamente influenti- in particolare negli USA – includono il Consiglio sulle Relazioni Estere (Council on Foreign Relations), The Brookings Institution, il Carnegie Endowment e il Centro di Studi Strategici e Internazionali (Center for Strategic & International Studies). Durante l’era della globalizzazione si sono diffusi think-tank più grandi e internazionali, che uniscono le rispettive élite provenienti dai potenti stati occidentali industrializzati anziché semplicemente le élite di ogni rispettivo stato. Fanno parte di queste istituzioni la Commissione Trilaterale, il Gruppo Bilderberg e il Forum Economico Mondiale. La prevalenza delle dinastie finanziarie, industriali e aziendali in seno a queste istituzioni fa in modo che queste famiglie abbiano una notevole influenza politica e, oltretutto, rivestano ruoli cardine nella costruzione ed evoluzione della nostra società moderna statale-capitalistica. Non a caso, con la conservazione e la propagazione del potere dinastico moderno, è arrivata la conservazione e la propagazione dell’imperialismo moderno, non più stabilito come un sistema di controllo coloniale formale. Invece, è rappresentata come una complessa interdipendenza e interazione di istituzioni e ideologie che si manifesta come un sistema di “imperialismo informale” globalizzato, con gli Stati Uniti al centro. Alcuni dei nomi di queste dinastie sono meglio conosciuti di altri, come Rothschild e Rockefeller, mentre altri sono meglio conosciuti nei loro paesi o conosciuti a malapena, come Agnelli (in Italia), Wallenberg (in Svezia) o Desmarais (in Canada). Ogni dinastia familiare ha la propria storia unica, con potere concentrato in particolari aziende o family office. Molte, se non la maggior parte, di queste famiglie, hanno anche legami significativi tra loro, agendo come comproprietari in varie società, sedendo negli stessi consigli di amministrazione e mescolandosi negli stessi circoli sociali. Cooperano e competono tra loro per l’influenza nel “Game of Thrones” della globalizzazione. Questa serie mira a portare alla luce alcune delle storie, dei giocatori e delle strutture delle dinastie dominanti del mondo. La ricerca inclusa in questa serie è stata intrapresa attraverso The People’s Book Project, un’iniziativa finanziata dalla folla per produrre una serie di libri che esaminano le idee, le istituzioni e gli individui del potere, nonché i metodi e i movimenti di resistenza nel mondo moderno.

Seconda parteLa gestione della ricchezza delle dinastie mondiali: un affare di famiglia

In questa 2° parte, si esaminano le realtà del settore della “gestione patrimoniale” in quanto responsabile della gestione della ricchezza e degli investimenti delle famiglie più ricche del mondo e il ruolo di un’istituzione unica dedicata alla protezione e alla propagazione della ricchezza dinastica: il family office.

Nel 2010, Forbes – un’importante pubblicazione finanziaria che pubblica un elenco annuale delle persone più ricche del mondo – ha osservato che i Top dei 400 americani più ricchi erano membri di importanti dinastie aziendali e finanziarie, con sei dei primi dieci americani più ricchi eredi di prominenti fortune, invece di essere miliardari “fatti da sé” (self made men). Inoltre, dall’inizio della crisi finanziaria nel 2007 e nel 2008, le fortune di queste dinastie – e degli altri super-ricchi entrati nella lista di Forbes – erano solo aumentate di valore. L’America delle aziende spesso può essere considerata l’emblema del ricco “che si è fatto da sè”, rappresentazione di una società capitalista teoricamente democratica in cui le aziende sono gestite da “manager professionisti” che hanno fatto gli studi giusti e sviluppato le capacità per avere successo commerciale. La realtà, però, è che più o meno un terzo delle società Fortune 500 (ovvero molte delle più grandi multinazionali del mondo) in effetti è costituito da “aziende di famiglia”, in genere gestite da membri della famiglia e che spesso superano le aziende “gestite da professionisti con margini incredibilmente ampi”, notava il New York Times. I fondi fiduciari dinastici consentono alle famiglie super-ricche di “trasmettere agli eredi denaro e proprietà per lo più esentasse e immuni alle rivendicazioni dei creditori”, e non solo ai figli ma “alle generazioni in perpetuo, creando un’aristocrazia americana nel vero senso della parola”. Secondo leggi precedenti alla formazione degli Stati Uniti come nazione indipendente, questi fondi di famiglia potevano durare solo per circa 90 anni, trascorsi i quali le proprietà e le ricchezze accumulati nel fondo diventavano di proprietà diretta dei membri della famiglia. Tuttavia, nelle modifiche attuate a metà degli anni Ottanta dal Congresso e negli anni Novanta dai singoli Stati questa regola è stata eliminata, grazie alle pressioni delle lobby bancarie, in modo che i fondi di famiglia potessero esistere “per sempre”: un bel colpo, e in sordina, per la classe aristocratica esistente ed emergente d’America. Pertanto, la moderna dinastia trust è stata ufficialmente sanzionata come entità legale – un tipo di azienda familiare privata – che sarebbe stata responsabile della gestione della ricchezza collettiva – in denaro, proprietà, terra, arte, azioni (azioni), obbligazioni (debito), ecc. – di tutta la famiglia, di generazione in generazione. L’attenzione si concentra sulla pianificazione a lungo termine per mantenere, proteggere e aumentare la ricchezza della dinastia e per tenerla “in fiducia” contro gli inevitabili combattimenti interni che accompagnano la successione dinastica e le differenze generazionali. Ciò impedirebbe – in teoria – a una generazione o al patriarca di gestire male e sperperare l’intera fortuna della famiglia. La struttura legale di un trust familiare differisce notevolmente dalle società pubbliche, in quanto il loro obiettivo non è massimizzare i profitti trimestrali a breve termine per gli azionisti, ma mantenere la ricchezza e il prestigio multigenerazionali. I trust familiari sono sempre più utilizzati per gestire la ricchezza delle dinastie super-ricche del mondo, insieme a istituzioni bancarie private e altre società di consulenza e gestione patrimoniale. C’è un’intera industria dedicata alla gestione del denaro, della ricchezza e degli investimenti per i super ricchi, e si concentra in gran parte – e sempre di più – sulle dinastie familiari.

I Rockefeller e I Rothschild

Uno dei fondi fiduciari familiari -o “family office” – piu famosi del mondo è quello di Rockefeller & Co., oggi nota come Rockefeller Financial. Fu fondato nel 1882 dal barone-industriale del petrolio John D. Rockefeller come “family office” per gestire gli investimenti e la ricchezza della famiglia Rockefeller. Negli anni Ottanta del Novecento, pressappoco un secolo dopo la fondazione, la Rockefeller & Co iniziò a vendere il suo “know-how” ad altre facoltose famiglie, e nel 2008 il fondo fiduciario aveva in gestione per conto di più clienti circa 28 miliardi di dollari. Quando il CEO di Rockefeller & Co., James S. McDonald, si sparò in un vicolo dietro a una concessionaria di auto nel 2009, la famiglia cercò e trovo un successore nell’ex Sottosegretario di Stato per gli affari economici, commerciali e agricoli dell’amministrazione Bush, Rueben Jeffery III, un ex socio di Goldman Sachs. La responsabilità di Jeffery era gestire il patrimonio della famiglia salvandolo dalla crisi finanziaria globale: nel 2012, gli asset gestiti da Rockefeller Financial erano aumentati di 35 miliardi di dollari. Alla fine del 2012, Rockefeller & Co. aveva circa 298 clienti separati, fornendo loro “consulenza finanziaria, fiduciaria e fiscale”. I clienti tipici di Rockefeller & Co. sono famiglie con più di 30 milioni di dollari di investimenti e il gruppo addebita ai nuovi clienti una quota annuale minima di 100.000 dollari. Tuttavia, il family office ha attratto sempre più clienti al di là di altre dinastie familiari, comprese le grandi multinazionali inondate di denaro in un mondo in cui gli stati nazionali sono sommersi dai debiti. David Harris, il chief investment officer di Rockefeller Financial, ha spiegato in un’intervista del 2012 con Barron’s (una rivista per i super ricchi), che mentre le nazioni del mondo erano bloccate in una crisi del debito, conglomerati multinazionali con rating tripla A rappresentavano i “nuovi sovrani” con somme di denaro senza precedenti da investire. E mentre importanti fondi familiari sono diventati sempre più attraenti per altre famiglie e istituzioni ricche per gestire la loro ricchezza, sono anche diventati investimenti attraenti in sé e per sé. Nel giugno 2008, una delle più grandi banche europee, il conglomerato francese Société Générale (SocGen) ha acquistato una quota del 37% di Rockefeller & Co. Tuttavia, con la crisi del debito sovrano europeo, la banca ha dovuto tagliare una grossa fetta dei propri asset, così nel 2012 Rueben Jeffery III ha gestito la vendita della quota del 37% dell’impresa Rockefeller da SocGen a RIT Capital Partners, il ramo investimenti della famiglia Rothschild di Londra, una delle più famose dinastie finanziarie al mondo. Tuttavia, con la crisi del debito europeo, la banca ha dovuto tagliare gran parte delle sue attività, e così nel 2012 Rueben Jeffery III ha gestito la vendita del 37% del capitale dell’impresa Rockefeller da SocGena ROT Capital Partners, il braccio di investimento di la famiglia London Rothschild, una delle dinastie finanziarie più famose al mondo. La rivista Barron ha osservato che l’unione ufficiale di queste due principali dinastie finanziarie “dovrebbe fornire alcune preziose opportunità di marketing” in un panorama economico e finanziario così incerto, dove “nuova ricchezza” da tutto il mondo cercherebbe, “per sfruttare la competenza congiunta di queste famiglie esperte che sono riuscite a mantenere la testa bassa e le loro risorse intatte per diverse generazioni e proprio attraverso gli sconvolgimenti della storia”. All’inizio del 2012, la famiglia Rothschild, con varie banche ed entità di investimento sparse in più nazioni europee e filiali familiari, stava compiendo uno sforzo condiviso per avviare il processo di “fondere gli asset francesi  industriale e aziendale”, “unire le sue risorse francesi e britanniche in un’unica entità”, con l’obiettivo di garantire “il controllo a lungo termine” sull ‘”impero bancario internazionale” della famiglia, ha riferito il Financial Times. L’obiettivo principale della fusione era “consolidare una volta per tutte la presa della famiglia sull’attività, dando alla famiglia una quota del 57% dei diritti di voto, proteggendo così l’entità risultante dalla fusione da acquisizioni ostili. Così, mentre la dinastia bancaria Rothschild stava cercando di consolidare i propri interessi familiari in tutta Europa, stavano contemporaneamente cercando di espandersi negli Stati Uniti attraverso i Rockefeller Così, quando Lord Jacob Rothschild – che gestiva il trust familiare dei Rothschild britannici, RIT Capital Partners – annunciò che RIT avrebbe acquistato una partecipazione del 37% in Rockefeller Financial Services nel maggio 2012 per “somma non rivelata”, è stata annunciata come una ” partnership strategica” che avrebbe consentito ai Rothschild di ottenere “un punto d’appoggio molto ricercato negli Stati Uniti”, rappresentando una “unione transatlantica” che unisce ufficialmente i due patriarchi della famiglia di David Rockefeller e Jacob Rothschild, “il cui rapporto personale abbraccia cinque decenni”. Al momento dell’annuncio, David Rockefeller, che allora aveva 96 anni, ha commentato che, “Lord Rothschild e io ci conosciamo da cinque decenni. Il legame tra le due famiglie è molto forte”, Il CEO di Rockefeller & Co., Rueben Jeffery III, ha dichiarato che “C’è una visione condivisa, a livello concettuale e strategico, che sposare i due nomi con prodotti, servizi, opportunità di mercato geografico particolari, può e avrà una risonanza. Queste sono le cose su cui vorremo agire come questa partnership e relazione generale si evolve”. In un mondo in cui le famiglie detengono immense ricchezze e potere, l’unione istituzionale ufficiale di due dei nomi dinastici più famosi e riconoscibili del mondo rappresenta un investimento interessante per le nuove dinastie che cercano propagazione e conservazione.

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                                                             Due membri della Dinastia Rockefeller

Il Family Office

Come ha notato il Financial Times nel 2013, il “family office” per le dinastie ricche del mondo, che era “stato a lungo avvolto in un velo di segretezza mentre le famiglie ricche hanno cercato di mantenere private le loro fortune personali” è diventato più popolare con “l’esplosione di ricchezza negli ultimi decenni e l’insoddisfazione per lo scarso rendimento dei portafogli gestiti dalle banche private globali”. Tuttavia, molti cosiddetti “single family office” continuano a operare in segreto, gestendo il patrimonio di un’unica dinastia, ma l’emergere dei “multi-family office” (MFO) è diventata una tendenza crescente nel mondo della gestione patrimoniale, gestire la ricchezza e gli investimenti di più famiglie. Le più grandi banche private del mondo hanno specifici “bracci di family office” dedicati alla gestione della ricchezza dinastica, e queste banche continuano a dominare il mercato generale. Bloomberg Markets ha pubblicato un elenco dei primi 50 MFO nel 2013, con HSBC Private Wealth Solutions in cima alla lista, consigliando asset per un totale di 137,3 miliardi di dollari, con altre banche che figurano nella lista dei primi dieci come BNY Mellon Wealth Management, Pictet e UBS Global Family Office. Nonostante il fatto che i rami dei family office delle principali banche private del mondo dominino l’elenco, molti dei più antichi family office sono stati inclusi nell’elenco, come Bessemer Trust e Rockefeller & Co. Un alto funzionario della HSBC Private Bank è stato citato dal Financial Times aver dichiarato: “le famiglie molto ricche stanno diventando sempre più globalizzate. Non è solo il fatto che stanno acquisendo beni – come immobili – in diverse giurisdizioni, ma i membri della famiglia sono sparsi in tutto il mondo e devono essere in grado di effettuare transazioni in quei paesi”. In effetti, stiamo assistendo all’era della globalizzazione delle dinastie familiari. Tale punto di vista è condiviso da Carol Pepper, ex consulente finanziario e gestore di portafoglio presso Rockefeller & Co. che ha fondato la sua società di consulenza – Pepper International – nel 2001, specializzata nella consulenza a famiglie con più di 100 milioni di dollari di patrimonio netto. In un’intervista del 2013 con Barron’s, Pepper ha spiegato che con la globalizzazione dell’istruzione superiore – dove i super ricchi di tutto il mondo mandano i loro figli alle stesse importanti istituzioni accademiche – così come con l’emergere di associazioni progettate per riunire famiglie benestanti, “Il XIX secolo sta tornando”, riferendosi all’era degli industriali di Robber Baron e alla cooperazione tra le maggiori fortune industriali e finanziarie dell’epoca. Pepper ha spiegato che nell’attuale ambiente globale, stava assistendo, “molto più scambio di idee tra famiglie benestanti di paesi diversi rispetto al passato”, con tali famiglie che investono sempre di più l’una nell’altra, osservando che le “transazioni inter-familiari” erano aumentate del 60% nei due anni precedenti. La globalizzazione delle dinastie familiari e il “ritorno” al XIX secolo è un fenomeno istituzionale, facilitato da università d’élite, associazioni imprenditoriali e familiari, organizzazioni internazionali, conferenze e altre organizzazioni. Pertanto, indipendentemente dalla posizione geografica, le famiglie più ricche del mondo tendono a mandare i propri figli a una delle poche università d’élite, come Wharton, Harvard o la London School of Economics. In queste e in altre scuole simili, ha osservato Carol Pepper, i futuri eredi delle fortune di famiglia ottengono “sia il know-how che i contatti per attuare collaborazioni all’estero tra imprese familiari”. Le cosiddette associazioni “senza scopo di lucro” come l’International Family Office Association, il Family Business Network e l’ESAFON, tra le altre, sono rappresentazioni istituzionali di “sforzi intenzionali da parte di ricchi clan per confrontarsi l’uno con l’altro”. Invece di una famiglia ricca in una regione che assume un’azienda esterna per introdurli in un nuovo mercato, sono semplicemente in grado di raggiungere direttamente le famiglie benestanti all’interno di quel mercato e, come ha spiegato Pepper, i loro interessi saranno sempre più allineati e “si spera che guadagnerete tutti insieme”. Invece di fare affidamento sulle banche come intermediari tra i mercati, le famiglie ricche con più di 47 milioni di dollari da investire stanno riunendo la loro ricchezza nei multi-family office (MFO). Il Financial Times ha spiegato che queste famiglie benestanti erano “gridando a gran voce per qualcosa che le istituzioni finanziarie non sono riuscite a fornire: uno sportello unico per gestire sia i loro affari che i loro interessi personali”. Inoltre, poiché le banche sono state oggetto di un maggiore controllo dopo la crisi finanziaria “c’è ancora una natura clandestina nel mondo del family office che continuerà ad attrarre clienti”. Spiegando questo, il Financial Times ha opportunamente citato il consiglio del personaggio Don Corleone de Il Padrino, quando dice a suo figlio: “Non dire mai a nessuno al di fuori della famiglia cosa stai pensando”. Come ha notato il Wall Street Journal, i family office “sono aziende private che gestiscono praticamente tutto per le famiglie più ricche: pianificazione fiscale, gestione degli investimenti, pianificazione patrimoniale, filantropia, collezioni d’arte e di vino – anche il complesso delle vacanze in famiglia”. In quanto tale, indipendentemente da dove vengono fatte molte fortune familiari, il family office è arrivato a rappresentare l’istituzione centrale delle dinastie moderne. E la crescita dei multi-family office è stata sbalorditiva, con un numero che è aumentato del 33% tra il 2008 e il 2013, con oltre 4.000 solo negli Stati Uniti, il paese con il maggior numero di famiglie e individui benestanti, comprese 5.000 famiglie che avere più di 100 milioni di dollari in attività. Il Wall Street Journal ha osservato: “Non devi essere un Rockefeller per entrare a far parte di un family office”. Tuttavia, aiuta ad avere centinaia di milioni di dollari. Nel 2012, l’elenco dei più grandi uffici multi-familiari sono stati in gran parte associati con le principali banche, tra cui HSBC, BNY Mellon, UBS, Wells Fargo e Bank of America, ma Rockefeller Financial ha mantenuto una posizione di rilievo come l’11° più grande ufficio multifamiglia” (in base ai beni oggetto di consulenza e al numero di famiglie servite). E oltre al braccio specifico del “multi-family office”, all’elenco dei principali gruppi di gestione patrimoniale nel suo insieme, le filiali di banche private di alcuni dei nomi di banche più riconoscibili al mondo hanno dominato l’elenco: Bank of America Global Wealth & Investment Management; Morgan Stanley Smith Barney; JP Morgan; Wells Fargo & Company; UBS Wealth Management; Fedeltà; Goldman Sachs…tra gli altri. Tuttavia, dopo le prime 19 società di gestione patrimoniale al mondo, tutte braccia di importanti conglomerati bancari e di servizi finanziari globali, sono arrivate al numero venti della lista: Rockfeller Financial. In effetti, le cose non sono mai andate meglio per i super ricchi. Un sondaggio del 2012 condotto su 1.000 ricchi americani dal Merrill Lynch Affluent Insights Survey ha rivelato che il 58% degli intervistati si sentiva più sicuro finanziariamente nel 2012 rispetto all’anno precedente. Nel 2013, US Trust, il ramo del private banking di Bank of America, ha pubblicato un sondaggio su 711 persone con più di $ 3 milioni in attività investibili, di cui l’88% ha riferito di essere finanziariamente più sicuro oggi rispetto a prima della crisi finanziaria in 2007. Inoltre, l’obiettivo principale per i super ricchi nel 2013 è stato riferito di essere “apprezzamento degli asset” in contrapposizione a “estrema cautela”, come riportato dall’indagine per il 2012. Nel 2013, Bloomberg Markets Magazine ha riferito che il numero di persone benestanti nel mondo con più di 1 milione di dollari in attività investibili è aumentato del 9,2% rispetto al 2012, raggiungendo un nuovo record di 12 milioni di individui, e le attività dei ricchi sono aumentate di circa 10%, raggiungendo un totale combinato di circa $ 46,2 trilioni. Con questa crescita della ricchezza estrema, l’attività di gestione patrimoniale sta essa stessa diventando un importante settore in crescita, con aziende indipendenti che competono contro le grandi banche in una corsa per gestire il bottino dei super ricchi del mondo. E le grandi banche del mondo vogliono ottenere di più da questa ricchezza investibile. Ad esempio, Goldman Sachs ha potenziato i suoi servizi di gestione patrimoniale privata. Il numero di partner della banca che lavorano nella gestione patrimoniale nel 2010 ha rappresentato il 4,5% del totale dei partner della banca, un numero che è cresciuto al 12% entro il 2012. Tucker York , responsabile della gestione patrimoniale privata negli Stati Uniti per Goldman Sachs, ha osservato: “Questo è un lavoro di relazione e le relazioni a lungo termine sono importanti … Il nostro obiettivo è avere la giusta qualità e il giusto calibro delle persone che entrano nel business e restano nel business per molto, molto tempo”. L’amministratore delegato e chief investment officer della divisione di gestione patrimoniale privata di Goldman Sachs, Mossavar-Rahmani, ha dichiarato a Barron’s nel 2012: “Questo è il momento per essere un investitore a lungo termine … Ci sono pochissimi partecipanti al mercato nell’ambiente di oggi che possono veramente essere investitori a lungo termine. Chi può davvero permettersi di essere un investitore a lungo termine? Il cliente di fascia altissima è l’unico a cui potremmo pensare, perché generalmente ha più denaro rispetto alle sue esigenze di spesa“. Inoltre, ha osservato, “i loro beni sono multigenerazionali” e, per di più, “non devono rendere conto a nessuno”. In un mondo di immensa disuguaglianza, con i super ricchi che controllano più ricchezza del resto dell’umanità messa insieme, l’industria della gestione patrimoniale – e al suo interno, il “family office” – sono diventate industrie in crescita e istituzioni sempre più importanti. L’intero processo di globalizzazione ha facilitato non solo l’internazionalizzazione dei mercati finanziari, delle multinazionali e delle economie che dominano, ma ha a sua volta facilitato la globalizzazione delle stesse dinastie familiari, la cui ricchezza è in gran parte basata sul controllo delle attività e delle istituzioni aziendali e finanziarie . Nel “Game of Thrones” della globalizzazione, le famiglie super ricche del mondo competono e cooperano per il controllo non solo sulle nazioni, ma su intere regioni e sul mondo nel suo insieme. Mentre le dinastie cercano la perpetuazione, la maggior parte delle persone su questo pianeta si preoccupa della sopravvivenza. Chiunque vinca questo “Game of Thrones”, la gente perde.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

IL POTERE DINASTICO NEL MONDO MODERNOultima modifica: 2021-06-17T16:39:25+02:00da mikeplato
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