ALEISTER CROWLEY e la NUOVA GNOSI

di E. Stagel

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Un importante contributo alla comprensione del pensiero e dell’opera di Aleister Crowley –

« La Gnosi è essere; è anche un fare, ma un fare per essere. Il fare ha per fine l’unione del microcosmo col macrocosmo; in termini mistici, l’unione dell’uomo con Dio. La via è: vivere di Dio, inebriarsi di Dio, saturarsi di Dio ». Queste parole che potrebbero essere state scritte da un contemplativo medievale, sono di Aleister Crowley (1875-1947), scrittore, mistico, adepto e mago. A settant’anni dalla morte, si addensano ancora su di lui ombre scure d’una tenebrosa leggenda, equivoci e fraintendimenti, soprattutto da parte di quei critici che sanno di Crowley per sentito dire. L’Iniziazione non è una « scienza esatta », anche se, a viverla, si rivela la più esatta di tutte le scienze. 

Dire che la terra girava intorno al sole sembrò assurdità e blasfemia ai tempi di Galileo. Altrettanto, che essa avesse forma sferica. Però le scoperte di Copernico, di Toscanelli e dello stesso Galileo poterono essere dimostrate, anche se parecchi anni dopo che erano sorte nella mente dei loro autori, e non senza processi e crocifissioni morali.

Anche in tempi recenti, il cammino della conoscenza ci mostra come un’idea possa sembrare assurda, pericolosa o immorale Se vista attraverso l’ottica deformante del pregiudizio e del dogmatismo Crowley ci sembra un esempio significativo di questa condanna per ottica deformante, di questa tendenza che porta ad escludere arbitrariamente ciò che appare «altro», «diverso», senza alcun tentativo serio sia di conciliare i pretesi opposti, sia di capire senza la preclusione di schemi deterrenti.

Ecco perché, con obiettività di presentatori, prendiamo in esame un libro apparso molti anni fa in traduzione italiana, che si intitola « Il risveglio della Magia »; ne è autore Kenneth Grant, che fu discepolo di Crowley e ne continuò l’opera, prima nella Comunità fondata da Crowley in Sicilia e che recava il nome di Sovrano Santuario della Gnosi o Grande Fratellanza Bianca, o Comunità di Thelema, poi nell’Ordo Templi Orientis (0.T.0.).

Stralceremo e commenteremo da questo libro, soprattutto per ciò che riguarda la componente mistica del pensiero della scuola di Crowley, trascurando — poiché ci appare di minore interesse —l’altra componente, quella magica, cui il titolo allude.

In questo sistema c’è infatti una struttura portante magica (la magia come arte di produrre cambiamenti, secondo la definizione data da Crowley) e una struttura portante mistica. Prendiamo in esame soprattutto quest’ultima affinché il lettore possa scorgere e giudicare quanto in essa vi sia di significativo, ai fini del raggiungimento della Gnosi o di non pertinente. Kenneth Grant, d’altronde, esamina soprattutto il pensiero del maestro e lo fa documentatamente, con rigore di scienziato (« scienza » deriva da «scio» = so. So perché rifletto, paragono, stabilisco rapporti, conseguo) tenendo presente il che cosa, il come, il perché. Uno scienziato deve essere sopratutto onesto, nell’affrontare la questione con chiarezza. Perciò, all’inizio del libro, Grant riporta uno scritto di Crowley che risponde proprio alle accuse che gli erano state mosse, relative a pretese pratiche «nere» (queste accuse durarono praticamente per tutta la vita di Crowley. Oggi, anche se da qualche parte la leggenda tenebrosa continua, nessun testo critico serio, dall’Enciclopedia Arcana ediz. Sugar a « Tecniche dello Yoga » di Mircea Eliade, presenta un Crowley maestro di magia nera o di arti diaboliche).

L’articolo di Crowley citato da Grant fu pubblicato su un quotidiano inglese e denunciava, senza mezzi termini, la magia nera:

« Per praticare la magia nera si deve violare ogni principio della decenza, della coscienza e dell’intelligenza. Si deve essere ossessionati dall’idea insana dell’importanza da attribuirsi all’insignificante oggetto dei nostri miserabili ed egoistici desideri. Sono stato accusato di praticare la magia nera. Su di me non è mai stato detto nulla di più folle: io disprezzo tale magia in così grande misura che m’è difficile pensare che vi siano persone così degradate e idiote da praticarla. So però che esistono molti che abusano delle doti spirituali per ottenere da queste pratiche vantaggi insignificanti e temporanei ».

E ancora: « L’unico rituale supremo è l’elevazione dell’uomo completo in linea retta verticale. Ogni deviazione da tale linea tende a divenire magia nera. Vi sono forme di magia totalmente nera: tra queste figura l’uso della forza spirituale per fini materiali » (Per Crowley tutti coloro che celebrano riti per il raggiungimento di vantaggi materiali, i guaritori mentali, gli indovini di professione, i preti della Chiesa Cattolica che accettano denaro per la celebrazione di messe, sono tutti ipso facto maghi neri, perché ven-dono i poteri più elevati in cambio di benefici grossolani).

« Al di sotto di essi, oppure, in certo senso, al di sopra, sono gli Adepti del Sentiero della Mano Sinistra. Sono quelli che si chiudono, che rifiutano il loro sangue alla Coppa, che hanno calpestato l’Amore nella corsa al loro desiderio di grandezza. Essi, orgogliosi, si fabbricano una falsa corona con l’orrore dell’abisso, si chiudono in se stessi e, quando la forza che li ha fatti quali sono si esaurisce, le loro torri crollano… Non così i Maestri del Tempio che siedono nella Città delle Piramidi e si nutrono di conoscenza»…

Perché allora il nome di Crowley è ancora associato alla funesta stregoneria? La ragione, osserva Grant, è da rintracciarsi ancora in un millenario, deprecabile condizionamento.

In una persona vissuta cinquemila anni fa, prima che venisse scritta la versione biblica del Genesi (parliamo di « versione biblica », perché, come i nostri lettori sanno, esistono cosmogonie-teorie sulle origini dell’universo sumeriche, egizie, induiste, greche, per cui la Bibbia non è l’unica fonte, anche se è la fonte ufficiale ebraico-cristiana), in un individuo di cinquemila anni fa, dunque, il culto di Shaitan (in seguito Satan = colui che unisce il Nord e il Sud, come mostra Grant su basi cabalistiche e glottologiche. Tuttavia, al mutamento del nome corrisponde nei popoli antichi una degradazione dell’immagine) non avrebbe evocato alcun senso di perversità o di aberrazione, .come non ne avrebbe evocato nelle successive tradizioni pagane, più aperte, libere dal pensiero del peccato, non ossessionate dall’idea del sesso come male, come colpa.

Sino a quando, premette Grant, non affronteremo l’argomento nello spirito di una inchiesta imparziale, interpretando i concetti più secondo il loro valore originario che alla luce della loro successiva decadenza, non saremo in grado di comprendere la vera natura del risveglio cui Crowley e altri hanno contribuito.

I concetti e i simboli antichi erano già al tramonto prima che la Chiesa Cattolica desse il colpo di grazia alla loro vitalità. Già nella Apocalisse di San Giovanni vengono presentati solo frammenti degli antichi misteri. Su questi frammenti mutili agirono i travisatori volontari della antica conoscenza, effettuata a scopi politico-sociali (la necessità di continuare a sviluppare la società patriarcale, accrescendo la divisione fra i sessi, come vedremo in seguito) e le interpolazioni e le scritture di copisti non iniziati che ne mutarono o distorsero il senso originario. La stessa continua mutilazione avvenne sui simboli delle antiche catacombe e sui documenti e sui testi che spesso vennero distrutti o volutamente distorti per far posto a un « credo » unico, perentorio, a una serie di dogmi esclusivi e, in parte, anormali e contraddittori: la « resurrezione della carne », per esempio, in una religione che mortifica la carne e le nega ogni diritto di essere, se non come imperfetta, corrotta dimora di un perfetto, incorrotto spirito.

A parte alcuni testi gnostici che rimasero in possesso dei Padri della Chiesa, solo i monumenti e i testi funerari dell’antico Egitto rimangono a testimonianza dell’antica conoscenza.

« Per quanto strano possa apparire » — afferma Grant —« quella che oggi sta risorgendo come Nuova Gnosi è la Gnosi precristiana, anche se di questo risveglio appaiono solo segni incerti e discontinui. Questa Gnosi è l’oggetto del « Libro della Legge » di Crowley, che egli dice essergli stato ispirato da una entità che pare affine agli Dyan Chohan (= spiriti planetari) usati dalla Blavatsky e da altri come canali di rapporto con l’umanità. Lo Spirito con cui, a sua detta, Crowley sarebbe entrato in comunicazione, gli apparve come un messaggero del più antico Dio, la cui immagine era venerata nei deserti sotto il nome di Shaitan, e, ancor prima, come Set, l’anima o il doppio di Horus (il dio egizio figlio di Iside e di Osiride).

PASSATO PROSSIMO E PASSATO REMOTO – LA TEORIA DEGLI EONI E LE SUE CONSEGUENZE — IL NOSTRO TEMPO

Prima di risalire alle origini di questo culto, Grant si rifà al più immediato passato, per spiegare come la ricerca della segreta radice delle cose, del significato noumenico (che resta) del mondo fenomenico (che passa) sia andata di pari passo con la dissoluzione delle antiche norme tribali, degli imperativi categorici espressi spesso in forma negativa (non farai… non avrai…), con la caduta delle colonne d’Ercole di ancestrali divieti. Ciò ha reso possibile il dissuggellamento delle cellule dormienti della coscienza, mediante la caduta degli antichi tabù, la scoperta di certi metodi di esplorazione dell’interno (psicologia analitica e training autogeno, per esempio), la conoscenza della saggezza orientale, le nuove istanze sociologiche, il rinnovato corso dell’opinione scientifica che conferma, per tanta parte, i rilievi dei mistici antichi e moderni, la filosofia di Hegel, Nietzsche, la nuova lettura del pensiero di Spinoza.

Sorgono così società segrete con nomi e orientamenti sufficientemente definiti, che vivono e paiono dissolversi nella loro veste storica, per poi risorgere con altro nome, ma che in realtà esistevano, nella loro matrice interiore, da tempo immemorabile: esse si identificano con la ricerca del Dio che è nell’uomo, che Pitagora esprime con la frase « sarai Dio immortale » e la Bibbia col versetto « siate Dei ».

Crowley operò nell’ordine occulto che, per la storia esterna, aveva il nome di « Golden Dawn » o Grande Fratellanza Bianca, e che, apparentemente dissolto, risorse col nome di « Argenteum (o Argentum, o Argentinum) Astrum »: la stella di Sirio, il sole del Sud, figlio celato di Nuit, lo Spazio eterno in cui si manifesta la Luce, fecondato da Hadit, il punto atomico onnipresente.

L’altro nome dell’ordine era Ordo Templi Orientis e si richiamava all’Ordine del Tempio di Jacques de Molay che, fondendo i misteri di oriente e di occidente, era stato una manifestazione di quella fratellanza eterna. Distrutto nella sua apparenza storica da Filippo il Bello, esso era ritornato nel nuovo tempo, includendo anche i fratelli Ermetici o Illuminati, fedeli al concetto della Santa Ubbidienza; un punto inserito nel cerchio è il simbolo dell’Ordine.

Come per Crowley, la parola perduta è « Uomo » e, per ritrovarla, occorre che l’uomo ritrovi se stesso, che la illuminazione dell’uomo avvenga attraverso l’Uomo. In Crowley, come in altri, è fondamentale l’idea dell’uomo regale, di colui che ha dissuggellato la sua volontà reale attraverso l’obbedienza iniziatica che scava nell’opaca argilla delle volizioni imperfette ed incoerenti per discoprire la luce della Vera Volontà, la Volontà di lui realizzato.

Il punto dentro il cerchio, simbolo degli illuminati, è non solo il geogramma del Sole e del Dio Horus, ma è anche l’emblema dell’unione tra lo Spazio infinito, continuum della beatitudine che risulta dalla soluzione dell’esistenza mondana negli elementi della Non-Esistenza, e il punto onnipresente di cui esso è la circonferenza infinita.

Ritornano le notazioni dei veggenti medievali: Adamo di Lilla: « Dio è un cerchio che ha il punto in ogni dove e la circonferenza in nessun luogo »; Enrico Suso: « Così tu trapasserai di chiarità in chiarità, nella tenebrosa caligine divina ». L’unione del Cerchio e del Putto genera il loro « figlio » o Parola creatrice.

Cerchio e punto rappresentano inoltre le espressioni astratte dell’Amore e della Volontà, doppia componente dell’equazione mistica eterna cui Crowley dette il nome di legge di Thelema (« Thelema » è parola greca che significa « volontà ». La lingua greca ha una sua cabala, come l’ebraica, in quanto ogni lettera è anche un numero. La parola Thelema cabalisticamente assomma a 93, che è anche il numero di Agapé – Amore, che è il suo equivalente). Il motto di « Thelema », la comunità gnostica ridestata da Crowley in Sicilia e in Inghilterra, fu appunto: « Amore sotto il dominio della Volontà ».

LA TEORIA DEGLI EONI E LE SUE CONSEGUENZE — IL NOSTRO TEMPO

Crowley vede il simbolismo astrologico degli antichi — la teoria dell’eterno ritorno in cui anche Nietzsche ebbe fede: l’universo è animato da un movimento ciclico, come avevano già visto i maggiori filosofi dell’antica Grecia, e, poiché la durata del mondo è illimitata nel tempo, tutte le combinazioni possibili degli elementi devono necessariamente tornare a ripetersi.

L’uomo che comprende e vuole questa ripetizione si vota liberamente alla necessità del divenire cosmico, nel ritmo astronomico, storico e biologico. Questo ritorno ciclico dà luogo alla teoria degli Eoni: cicli che vanno da un minimo di 1461 anni (la durata del ciclo di Sirio) a un periodo maggiore (Per Crowley l’Eone è di duemila anni). L’attuale Eone sarebbe quello di Horus, iniziato da poco, tipificato dal sorgere di religioni quali l’ebraismo, la buddista e la cristiana.

Ancora precedente sarebbe stato l’Eone di Iside, l’era pagana di cui molti elementi riapparirebbero nell’Eone attuale (E’ significativo notare come le recentissime indagini storico-comportamentali siano in linea con queste notazioni: valgano per tutte le osservazioni di uno studioso serio come il Fromm sulle antichissime società matricentriche guidate dall’amore e dagli istinti affermativi e le successive società patriarcali improntate al giudizio, alla giustizia, ma anche alla restrizione e alla separazione. Vedi « Avere o Essere? »). Nell’Eone di Iside, secondo Crowley, caratterizzato dalla società matricentrica, la Grande Opera era concepita come semplice e diretta. Anche se, per mancanza di ampia documentazione, il simbolismo non è molto vasto, si può reperire che la Vergine (Iod = Virgo) — la partenogenesi era infatti considerata vera — contiene in sé il principio della crescita, il seme ermetico. Questo diviene il Figlio in virtù dello Spirito (A = aria, che impregna la madre).

Nell’Eone di Osiride si ritrova il simbolismo dell’arca, della bara di Osiride, del deserto. Poiché nell’Eone di Iside la funzione del maschio non era ben definita, ora deve realizzarsi in una sua precisa fisionomia: per vivere la propria vita il figlio deve lasciare la madre e vincere la tentazione di ritornare a rifugiarsi in lei. In questa età la donna è vista come un pericolo, se non proprio come nemica: Kundry, Giocasta, Circe, sono simboli di questa forza che tenta l’Eroe. Egli può prenderla come schiava per guarire suo padre (Anfortas), per vendicarlo (Osiride), o per placarlo (Jehovah). Ma per diventare uomo deve cessare di dipendere da lei, conquistando la lancia (Parsifal), rivendicando le armi (Achille), o vagare nel deserto privo d’acqua (l’acqua è elemento femminile) come Krishna, Gesù, Edipo.

Quasi tutte le leggende degli Eroi comportano questa formula; perciò sono apparse universali ed eterne, mentre rappresentano solo la necessità imposta dall’Eone che il patriarcato sostituisca il matriarcato. Il maschio, per definire il suo ruolo ed attuarlo, deve crescere da solo: perciò nasce la divisione tra i sessi. E nascono le grandi religioni: Giudaismo, Buddismo, Cristianesimo. In esse il regno dei Cieli (l’esperienza della Realtà) è rag-giungibile solo mediante la negazione dei sensi.

Nell’Eone di Horus — l’attuale secondo Crowley — si raggiunge l’equilibrio degli opposti che porta al compimento della formula completa (IAO), che riconosce il Sole come figlio (Stella), come l’unica realtà preesistente manifesta, dalla quale tutto scaturisce e alla quale tutto ritorna. La Grande Opera consiste nel trasformare il piano iniziale di Assiah (uno dei quattro mondi della tradizione cabalistica), il mondo dell’illusione materiale, nel sovrapiano, o, meglio, piano totale di Atziluth (il Maestro Costruttore della tradizione massonica), il mondo della pura Realtà. Nell’Eone di Osiride venne compreso che l’uomo deve morire per poter vivere; nell’Eone di Iside la necessità del vivere era la gioia del vivere. Ora, nell’Eone di Horus, « noi sappiamo che ogni evento è una morte, soggetto ed oggetto si uccidono a vicenda, e ognuna di queste morti è essa stessa vita ». In altre parole, l’esperienza della Realtà è possibile mediante l’unione, cioè la morte di soggetto e oggetto nella coscienza. Allora, dicono i maestri Zen, « il destino si compie e si incontra la Verità non più riflessa, l’origine senza forma di tutte le origini: il Nulla che pure è il tutto. Se ne verrà inghiottiti e si rinascerà da esso ».

I saggi cinesi indicavano la formula del ritorno ciclico con l’equazione: O = 2, cioè O = ( +1) ( -1). Questa formula è rappresentata biologicamente dall’unione dei sessi. L’elemento positivo dell’equazione è la volontà (dinamico, il pieno, il maschile); l’elemento femminile è l’amore (passivo, il vuoto, la coppa, femminile). « La loro unione è la base dell’estasi che polarizza le componenti attiva e passiva dell’esistenza, riducendole a zero». Nel Nulla — il Nuít dei Crowliani, il Purum Nihil di Eckhart — sorge una nuova reazione, pronta a ricominciare il processo. « Ogni rituale » — nota Mircea Eliade nel già citato « Tecniche dello Yoga » è lo stesso rituale, che si ripete in atto presente e porta l’uomo in illo tempore, all’alba della creazione, nell’istante aurorale delle infinite possibilità ».

BASI METAFISICHE DELL’ «EROTICA» MISTICA 

I VAGABONDI DEL DESERTO E LA GRANDE CALUNNIA 

L’impiego del sesso come mezzo per accedere ai mondi invisibili e agli altri piani della coscienza è antichissimo: risale all’Egitto pre-dinastico, con l’idea della Grande Madre; è di grande vitalità nella tradizione orientale, profondamente legata all’interpretazione dei Tantra che, nell’induismo e nel buddismo mahayanico, indicano particolari testi ritualistici a carattere iniziatico. Notevolissima la letteratura tantrica e in essa non è facile distinguere la dottrina salvifica, che è del tantrísmo vero, dalle sue degenerazioni successive, dai riti fallici degradati a scopi magici che i testi e l’iconografia ci hanno tramandato. 

Sono queste degenerazioni successive che hanno dato luogo ad equivoci e condanne: esse, e non il tantrismo vero, sono state bersaglio degli strali della critica. Così scrive Eliade: « Il tantrismo non è una nuova religione, così come fu una nuova religione, per esempio, il buddismo; ma è piuttosto una tappa importante nell’evoluzione di tutte le principali religioni indiane, un nuovo modo di essere di ciascuna di esse (vi fu, infatti, un tantrismo buddista, un altro induista e vi sono tracce di tantrismo jaina). Passato il secolo V.d.C. il tantrismo diviene un « modo » religioso pan-indiano… Dal punto di vista formale il tantrismo si presenta come una trionfante forma del shaktismo, dipendente sia dall’induismo che dal buddismo. La forza se-greta (shakti) che anima il cosmo e sostiene gli dei (Shiva e Buddha innanzi tutti, nelle loro innumerevoli ipostasi)) è personificata nella dea, sposa e madre. Tanto Shiva che Buddha sono concepiti come statici, incapaci di creare; il dinamismo creatore rifluisce nella dea e ciascun dio ha al suo fianco una divinità femminile, che è la sua forza (shakti). La meditazione tiene conto della shakti, la liberazione si fa possibile attraverso di essa ».

Anche nella cosmogonia greca arcaica il Caos iniziale trova sistemazione logica (da «logos») nell’unione della Notte (il buio della matrice universale) e dell’Erebo (principio maschile, volontà primigenia, atomo fecondante, prima di essere relegato dal neo-pitagorismo a ruolo di fiume inferico). Il loro connubio genera in eterno Eros che ricompone i contrari. A queste antichissime dottrine mistiche s’ispirò anche Crowley e le allacciò alle moderne teorie scientifiche: il loro nucleo poggia sul principio che ogni uomo e ogni donna hanno una volontà reale, un centro reale che essi devono scoprire ed esprimere. Grant ribadisce che il carattere di questi riti ispirati all’« erotica » mistica, supporti dell’antica conoscenza, non è «nero», come si dice, ma costituisce la base di un atteggiamento che unisce la scienza delle cose alla coscienza mistica.

Dobbiamo notare che questa teoria antichissima, ignorata o distorta dalle società patriarcali, eminentemente sessiste anche nelle tematiche religiose (vedi ancora Fromm, « Avere o Essere? ») compare nella fantasia veggente. del romanziere D.H. Lawrence (« Ogni uomo, ogni donna possono realizzare una stella, una pentecoste, un trionfo dello Spirito Santo »), nel genio di Meyrink (« Occorre ritrovare il significato occulto dell’amplesso, perduto da millenni »), nelle intuizioni e nelle sperimentazioni scientifiche di Wilhelm Reich, con le sue rivoluzionarie teorie sull’impiego della forza sessuale. Teorie che la scienza ufficiale ha rifiutato senza averne potuto dimostrare l’inesattezza e che oggi incominciano ad uscire dal ghetto in cui erano state relegate.

Secondo Crowley il nuovo Eone instaurerà la piena coscienza solare, collegandola direttamente con il suo vero centro, attraverso l’unione di Nuit e di Hadit (termini con cui, nei Misteri Egiziani, si indicavano le polarità metafisiche). Ciò è tipificato in forma astronomica dal sole (il punto del cerchio) e in forma mistico-biologica dalla Kundalini, la forza spiraliforme della coscienza creativa. Da Hadit (la Manifestazione) e Nuit (la Coscienza assoluta) si genera il figlio, o verbo, in forma di universo oggettivo, misticamente uguale ad entrambi.

Nell’Eone di Osiride Set, o Satan, era considerato malvagio perché malintesa era la natura del desiderio; nel nuovo Eone si incomincia a intuire che egli rappresenta invece l’arricchimento della coscienza proiettata da Horus, che è il veicolo per il ritorno allo stato supremo. Fu identificato col diavolo e col nemico; è invece la forza del desiderio che spinge l’uomo a conoscere attraverso « l’altro »: è il « daimon » di Socrate, bassamente tradotto in demonio. Quando l’impulso a conoscere è finalizzato alla comprensione della Coscienza, si realizza l’Illuminazione e si manifesta La Realtà o Gnosi.

Nella tradizione orientale il processo è chiamato « apertura dell’occhio di Shiva » che è anche l’occhio di Set, perché assorbe in sé tutta la luce proiettata da Horus.

C’è da aggiungere che nel non iniziato la forza sessuale opera indipendentemente dal suo portatore e spesso in modo arbitrario: è essa a possedere l’individuo e non viceversa. Nell’iniziato, invece, è il contrario. Mircea Eliade, a proposito dei riti tantrici, parla di « transustanziazione degli attori »: l’atto sessuale ritualizzato, volto al fine di penetrare la Realtà noumenica, può fare dell’uomo, finalmente consapevole, un realizzato in vita… È un’unione fra Dei nella quale non v’è chi conosce, né l’oggetto da conoscere, né uomo né donna ». Con questo mezzo il tantrico cerca riposo dalla schiavitù della materia, dalla dualità tra noumeno e fenomeno, tra nirvana e samsara, in una fioritura della coscienza che annulla ogni dicotomia ed esperimenta e realizza la legge che fa dello Shin (Spirito) e della carne Teth — una cosa sola.

I VAGABONDI DEL DESERTO E LA GRANDE CALUNNIA

C’è un’espressione ricordata da Grant « vagabondi del deserto », con cui si allude a certe stelle che venivano così chiamate perché non sembravano avere un’orbita precisa, né, di conseguenza; una regolarità osservabile. In realtà i loro cicli d’attività erano troppo vasti per un’osservazione sistematica. Nella tradizione occulta una di queste stelle era il sole dietro il sole, il dio celato: la grande stella Sirio, o Sothis, che apriva sia l’anno zodiacale di 365 giorni sia il grande anno egizio di 26000 anni.

Il dio celato, Set, è rappresentato astronomicamente da Sirio; la stella di Horus è anche la stella del pianeta Saturno che governa l’Acquario, la costellazione attraverso la quale l’influenza di Horus, il Sole, raggiunge l’uomo durante l’attuale Eone.

« Saturno appare come la forza dietro il pianeta Venere, come Sirio è la forza dietro il Sole. Queste due grandi stelle, Sirio e Horus, sono simbolicamente identiche ». Per il sistema di Crowley, come per le antiche mistiche medio-orientali, Sirio è il veicolo astronomico di Shaitan o Set. Nella dottrina del periodo dinastico egizio egli apparve come dio di distru-zione; « assorbimento » è il termine esoterico che traduce questo concetto: per penetrare nella coscienza universale è necessaria la distruzione del non-ego, della personalità che impedisce la realizzazione del divino nell’uomo. Questo dio non è « nemico dell’uomo », ribadisce Grant, ma è colui che comandò il « Conosci te stesso » e insegnò l’Iniziazione. Il suo emblema è Baphomet, l’androgino che è il geroglifico della perfezione arcana — come tale era simbolo dei Templari antichi; il numero della sua chiave è quindici, somma di Yod ed He, il monogramma dell’Eterno, il padre che è una cosa sola con la madre, il seme vergine che è una cosa sola con lo Spirito che tutto contiene.

Per spiegare la « calunnia » cui questo dio venne sottoposto, Grant si sofferma sul concetto del « duplice »: l’alternarsi del giorno e della notte fu il primo fenomeno di natura doppia ad essere osservato e i suoi simboli implicarono sempre l’alternarsi ed il dividersi. Tale duplicità fu più tardi personificata dagli angeli della luce e delle tenebre.

Nel Libro Egizio dei Morti — il più antico libro del mondo — Set era salutato come il primo nella gloria: « Le potenze di Set che se ne è andato sono più grandi di quelle di tutti gli dèi ».

A. Churchward in « The origin and evolution of Religion » nota che Set era considerato il capo caduto della schiera angelica (aggiungiamo che questa idea di « caduta » può essere nata dal fatto che i nostri antenati, procedendo nelle loro migrazioni:verso il Nord, vedevano l’astro di Sirio-Set inclinarsi sull’arco dell’orizzonte e ne indussero la « caduta », la morte del dio, il suo precipitare nelle tenebre), perché era stato il primo nella gloria come potenza guida alla prima stazione del polo.

È colui che è venerato dagli Yezidi in Mesopotamia, i quali dicono: «dev’esserci una restaurazione oltre che una caduta». Al fenomeno del «duplice» è legato anche il mito dei gemelli; ma esso in realtà era il mito del dio unico con due aspetti, il dío della doppia potenza, il sud e il nord. Le antiche morali, immaginando come un « errore » la compiutezza e la onnivalenza dell’Assoluto, l’hanno violata mutilando gli aspetti che parevano contrastanti, creando mitologie che esaltavano la dicotomia o addirittura il fratricidio: Horus e Set, Romolo e Remo, Caino e Abele (ma in quest’ultimo caso il rapporto è rovesciato: è il « cattivo » che uccide il «buono», anche se poi sembra godere d’una strana « protezione » divina: Chiunque ucciderà Caino sarà punito sette volte più di lui (Gen. IV). Il mito di Set, che uccide il padre di Horus, in particolare, nacque per spiegare il sorgere del culto dello stesso Horus; questi vendicò il padre uccidendo Set, i1 « drago dal calore che inaridisce » (abbiamo già accennato in un precedente articolo, all’odio dei nostri antenati per il Sud, dovuto al loro bisogno dell’acqua del Nilo o dell’Eufrate).

A questa ragione Grant ne accompagna un’altra astronomica, che recò conseguenze religiose e sociologiche: quando il computo del tempo luni-solare sostituì quello stellare, nella mitologia, nella religione e nel vivere il padre — dapprima clan, o gruppo, poi individuo specifico — prese il posto della madre. Allora anche Set fu scacciato, perché considerato figlio della Grande Madre, da lei sola generato.

Il culto della Grande Madre fu degradato e la dea primitiva divenne meretrice o, nello strano linguaggio degli antichi riportato alla luce da Crowley, la Vergine di Tutti (Pan). Ciò significa che essa riceveva tutti coloro che venivano a lei e non poteva identificare il padre dei suoi figli che pertanto, erano « i senza padre », i «bastardi », di Bast (Aggiungiamo per maggior chiarezza, che Bast, era la primordiale Grande Madre degli Egizi, che « generò », abbiamo già detto, senza l’intervento del maschio. Essa fu, quindi, uno dei tipi originali della Virgo et Mater e rimane come espressione del più antico culto mai esistito, prima dello stabilirsi della paternità, sia in senso mistico che in senso sociologico. Era rappresentata in Egitto con l’immagine di un leone senza criniera, cioè la forza solare nella sua fase lunare).

Set era dapprima il dio dell’estate; quando fu scacciato, i suoi attributi celesti passarono ad Horus ed egli divenne il dio del buio, dell’oscurità, dell’oltretomba (Amenti), il diavolo dei culti successivi.

Le varie rivoluzioni religiose ne ristabilirono, a tratti, il culto: sappiamo di un ritorno della venerazione per il Dio nero e oro (così detto perché univa Sirio, stella della notte a Horus, stella del giorno).

Quando questo culto fu ancora vietato, l’oro venne considerato abominevole, radice di ogni male (ce ne parla lo storico greco Erodoto). L’origine dell’« età dell’oro » (l’antica età di Saturno, immaginata splendida e felice), comune ad innumerevoli miti del mondo antico, va ricercata nelle religioni pre-osiridiane dell’antico Egitto.

Il duplice concetto Set-Horus costituisce, così conclude Grant il capitolo sulle « dinastie oscure », la mistica essenziale del nuovo Eone: « Set è l’Iniziazione, colui che ha aperto la coscienza dell’uomo ai raggi del Dio immortale, rapprésentato da Sirio — il Sole del Sud — e, astronomicamente parlando, l’anno e il grande ciclo di 1460 anni. Egli è il figlio, nel senso che la vera natura dell’uomo è piena di infinite potenzialità, di infinite possibilità di crescita e di sviluppo ».

E ALLORA?

A chi ha avuto la pazienza di seguirci in questa lunga analisi, diciamo semplicemente: ognuno prenda, degli argomenti su esposti, quanto vuole e quello che vuole e se vuole. Abbiamo trascurato la parte specificatamente « magica » del pensiero enunciato da Grant, pensosi che un certo limite di Crowley fu proprio il conflitto tra misticismo e magia, che a poco a poco allargò la frattura tra la sua esperienza interiore della verità e l’« arte di produrre cambiamenti », e persuasi come siamo che il ruolo dell’Iniziato sia l’« agere neque agere » (agire senza agire): altrimenti il segno lucente della potenza che vuole imprimere sull’argilla del cosmo potrebbe abbacinarlo.

Ciascuno prenda da questi argomenti ciò che vuole e se vuole. Si può rifiutare Crowley e il suo sistema, si deve tuttavia ammettere che il messaggio del quale egli fu portatore non è cosa insolita, tanto meno arbitraria o anomala, nella storia del pensiero creativo. Si può dire: « Una Gnosi siffatta non è vera Gnosi », ma bisognerebbe dimostrare fino a che punto, nel perentorio giudizio, non operino preconcetti moralistici o abitudini dogmatiche.

Si può dire (e dir ciò è già più onesta cosa): « Sento che non è questa la mia via ». Ciò che bisognerebbe evitare, tuttavia, è il continuare a considerare l’Iniziazione una bella, rassicurante estrazione, una bella, confortevole fantasia da aggiungere alla nostra vita, senza impegnare la vita stessa in tutte le sue facoltà: è assurdo pensare di risolvere l’Iniziazione nel dedicare un quarto d’ora al giorno all’accensione di lumi o alla bruciatura di incensi, o alla meditazione sulla piramide, o un paio d’ore settimanali a formule, gesti e posizioni che di ritualistico hanno solo la forma esterna, pervasi tutt’al più di un contenuto emozionale o finalizzati ad un affinamento della sensibilità.

Mi scusino i lettori, ai quali non ho alcuna lezione da impartire, ma parecchie volte e da parecchie fonti, ho sentito dire: « Accontentiamoci di ricavare dall’Iniziazione la tranquillità dello Spirito ». L’Iniziazione non è la tranquillità dello Spirito: questa si può ottenere in altri modi, senza bisogno di scomodare l’Iniziazione, senza arrogarsi il diritto di dire: « Sono un iniziato! ».

Non si può dire « conosco la terra » per avere studiato sulla carta geografica íl Polo Nord. Si corre il rischio di far di tutta la terra un Polo Nord.

Perciò, per favore, non riduciamo l’Iniziazione al raggiungimento della quiete interiore, o di un maggior equilibrio delle nostre facoltà, o di una più grande sicurezza interna, o di una maggiore sensibilizzazione verso i fratelli, o di un affinamento dello « spirito » con sovrano disprezzo della «materia». Per favore, anzi, non parliamo tanto di spirito e materia, noi che non conosciamo né l’uno né l’altra.

Un tempo nella fisica classica, per materia s’intendeva la « massa », quella contro cui si urta. Oggi, la teoria atomica ha dimostrato falsa questa opposizione, e la relatività ci ha insegnato che la « massa » è una forma di energia e che ad ogni « energia » compete una certa massa.

Allora, gli «opposti inconciliabili» possono essere errori mentali.

Allora, gli inconciliabili dualismi possono essere arbitrarie convenzioni che ogni indagine, ogni esplorazione futura ci dimostra fallaci.

Ricordiamoci che il fine sostanziale dell’Iniziazione è il DIO MANIFESTO NELLA CARNE (et Verbum caro factum est).

ALEISTER CROWLEY e la NUOVA GNOSIultima modifica: 2017-07-23T18:49:05+00:00da mikeplato
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