Il Libro Rosso e il Lumen novum: l’antica luce.

di Diego Pignatelli Spinazzola

Il perpetuo lumen naturae che gettò oscura luce negli angoli e negli arabeschi di una ierostoria citando Corbin, che Jung sentiva essere quella pista originaria che fu fuorviata ed elusa solo da quel “tam etiche quam physiche” della scienza positivistica seguitata da Freud e colleghi che lo stesso Jung voleva sfatare quasi a cagione di quell’esse in anima che trovava tesi corroboranti nel mito. Se il Libro Rosso ha un ruolo in questa chiave di rivisitazione del mito è certo nell’intossicazione mitologica, nell’ineludibile presa di coscienza e del Daimon di Jung nell’affrontare il coping religioso ed etico al di fuori dei legami convenzionali con la storia. Si traccia così una ierostoria del Liber novus con il corrispettivo di immagini eidetiche, fantastico-mitologiche rientranti a far parte di quel magma elusivo dai contorni e delle caratteristiche fino ad allora scientifiche (1907, 1912). Un magma che intendeva ritornare attraverso una sovvenzione libidica nel suo decorso primordiale. Il Libro Rosso quindi propose di implementare la psiche individuale ma attraverso traiettorie fantasmatico-libidiche che calavano la psiche di Jung nell’emersione inconscia. Si dirama nel Liber novus una presenza antica, il tentativo di Jung di ricostruire la classicità attraverso il mito e le religioni arcaiche. Un tentativo che ebbe a dirsi perfettamente riuscito attraverso il telos di istanze archetipiche. E questo lo si vede in Aion (1955/56) come in Psicologia e alchimia (1944), temi che succedono al nodo centrale di una questione che forse si rivela etica per l’occidente. Avvicinare la coscienza all’inconscio attraverso una rielaborazione del preistorico e del paleolitico, dello gnostico e dell’ermetico, dell’apollineo e del dionisiaco: paradigmi lontani dalla coscienza ma contenitori in cui essa radicalmente incarna le sue premesse psichiche. Guardare al Liber novus come nucleo portante di un dramma dell’altro mitico, di un afflictio animae imprigionata in quella cella medievalistica che Jung intendeva mettere sottosopra al fine di risalire attraverso tutto il medioevo all’antica luce: Cristo. Questo lumen novum traspira di luce propria, il regale logos che l’alchimia e la scienza del lumen naturae fecero loro. Dalla prospettiva di un’interiore oscurità il Sole si avvicina all’ Ombra come l’uomo all’interno di Abraxas. Un Abraxas, un dio interiore che rischia di implodere se non integrato in quella psicosi visionaria che tenta di relegare quel ruolo predestinato che fu per antica sorte l’anima, il genius loci di una bipolare conflittualità e di quel dramma che per aurea sorte Jung rischiò di impersonare nella conseguenza storica di depersonalizzare e relativizzare l’intero dramma dell’umanità.

Il Libro Rosso e il Lumen novum: l’antica luce.ultima modifica: 2015-08-18T21:20:50+02:00da mikeplato
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