IL CRISTIANESIMO

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una visione alternativa in senso cospirazionista

Fonte: Key Founders of Christianity Chapter 6 – The Real Purpose of Christianity – Traduzione: Heimskringla)

Nota del proprietario del Blog: L’articolo-ricerca non mi trova d’accordo su moltissimi punti, ma lo pubblico perchè va data voce anche ad altre interpretazioni.

QUADRO GENERALE

Con quasi due miliardi di fedeli professanti in tutto il mondo, il Cristianesimo è attualmente la principale religione del mondo. Ha dominato la cultura occidentale per secoli e rimane la religione praticata dalla maggior parte della popolazione in Europa e in America. Le credenze cristiane sono principalmente modellate sulle sacre scritture e sulle dottrine elaborate inizialmente dal Sadduceo (nota del blog: è falso, Paolo era Fariseo, come è scritto in Fil 3,5...Se alcuno ritiene di poter confidare nella carne, io più di lui: circonciso l’ottavo giorno, della stirpe d’Israele, della tribù di Beniamino, ebreo da Ebrei, fariseo quanto alla legge…At 22,3 «Io sono un Giudeo, nato a Tarso in Cilìcia, ma educato in questa città, formato alla scuola di Gamaliele nell’osservanza scrupolosa della Legge dei padri, pieno di zelo per Dio, come oggi siete tutti voi….At 5,34 Si alzò allora nel sinedrio un fariseo, di nome Gamaliele, dottore della Legge, stimato da tutto il popolo….At 23,6 Paolo, sapendo che una parte era di sadducei e una parte di farisei, disse a gran voce nel sinedrio: «Fratelli, io sono fariseo, figlio di farisei; sono chiamato in giudizio a motivo della speranza nella risurrezione dei morti»), era fa, ed originario della Siria, Paolo di Tarso (San Paolo), a sua volta supportato da Josephus Bar Matthias (San Luca), figlio di un Alto Sacerdote Sadduceo e membro del Casato di Ananias (Ananus). La religione creata da Paolo e dagli Ebrei Sadducei è fondamentalmente basata sui resoconti riguardanti un maestro e guaritore di nome Gesù di Nazareth, di nobile nascita, stranamente presentato come il figlio di un povero falegname (carpentiere). Ad un livello più profondo, Paolo e i Sadducei riuscirono a fondere le più antiche teologie pagane nella storia, rendendo Gesù il ‘Figlio di Dio’, nato il 24/25 Dicembre da una vergine per salvare il mondo. Ad un livello ancora più profondo, i principali riti dei Sadducei, quali il sacrificio umano, e i riti basati sul sangue, sono stati inoltre inseriti nell’ambito del culto, tanto da rendere la religione cristiana creata da Paolo fondamentalmente dualistica fondata su una Messa Bassa per i non-iniziati, e una Messa Alta per i sacerdoti di elevato livello e per i membri di quelle linee di sangue che continuano a conservare la propria decisiva influenza ancora ai nostri giorni. Il più importante quartier generale del Cristianesimo è rappresentato dal Colle Vaticano (il Vaticano), il più antico e il più importante sito dedicato all’adorazione di Cibele (Regina Coeli), così come del Satana del mondo antico, rappresentando inoltre uno dei siti ritenuti più sacri dai nobili Sadducei che fondarono il cristianesimo. Il nome originario di Roma era Saturnia, in onore di Saturno/Satana, e il secondo più importante giorno di festa per il Cristianesimo è il 25 Dicembre, in onore dell’antica celebrazione di Saturnia (Satana) e del Sol Invictus (nascita del sole). La data del 25 Dicembre non ha assolutamente alcuna connessione con la data effettiva della nascita di Gesù che è assai probabilmente da collocare nel giorno 14 del mese di ‘Nisan’ del 6 dopo Cristo. A distanza di 200 anni dalla formazione del Cristianesimo, il primo gruppo che la Chiesa Cristiana si impegnò ad eliminare in quanto ‘eretici’ fu rappresentato da coloro i quali celebravano la nascita e/o la morte di Gesù intorno al 14 Marzo o al 1 Aprile. Il più importante festività della religione creata da Paolo (il Cristianesimo) è la Pasqua (Easter), detta anche ‘Eoster’, in onore della denominazione Sassone/Britannica della Dea Cibele, Regina dei Cieli e Dea Madre. Ciò a motivo del fatto che tale Dea è, ed è sempre stata, la più importante tra le divinità adorate dai Sadducei. La data della Pasqua non ha assolutamente alcuna connessione con l’effettiva data della crocifissione di Gesù che storicamente si ritiene sia avvenuta nello stesso giorno della sua nascita. Il testo sacro di riferimento per il Cristianesimo è la Bibbia, e consiste di un corpus parzialmente modificato delle Scritture Ebraiche a cui sono stati aggiunti 4 vangeli accuratamente selezionati ed approvati da Paolo e dai suoi seguaci, oltre agli scritti di Paolo e di Josephus Ben Matthias (San Luca). L’effetto principale di tale composizione nel suo complesso è una maggiore enfasi sugli scritti di Paolo, seguiti in termini di rilevanza dall’Antico Testamento, mentre le effettive parole di Gesù sono state rese a tutti gli effetti quelle meno rilevanti – fu appunto questa la ragione per cui la famiglia degli Alti Sacerdoti Sadducei (del Casato di Ananus) articolò la Bibbia in questa specifica forma in occasione della sua traduzione in Greco avvenuta nel 50 dopo Cristo. Sebbene si trattasse in origine di una religione dinastica fondata sulle linee di sangue delle dinastie Sadducee della Siria, il Cristianesimo ha in numerose occasioni riformato numerosi dei suoi elementi. Il Cristianesimo è suddiviso oggi in tre principali branche. Il Cattolicesimo Romano, che rappresenta la chiesa cristiana riformata a partire dall’inizio del III secolo dopo Cristo ad opera delle famiglie nobili Sadducee, che è guidata dal Papa. Le credenze di carattere distintivo per i Cattolici includono una assai più evidente adorazione di Maria quale figura rappresentativa di Cibele (Regina dei Cieli), con i seguaci che utilizzano addirittura la tradizionale collanina (rosario) di Cibele ed il ciclo di preghiere definito appunto ‘rosario’ adorandola in effetti alla stessa maniera dei Sadducei oltre 2000 anni fa. La Chiesa Ortodossa Orientale e il Cattolicesimo Romano si separarono nel 1054 dopo Cristo, quando il Patriarca di Costantinopoli e il Papa si scomunicarono l’uno con l’altro. La Chiesa Ortodossa Orientale (che include la Chiesa Ortodossa Russa e quella Greca oltre a numerose altre) differisce dal Cattolicesimo per il rifiuto della sua sottomissione al Papa, per la sua enfasi sull’utilizzo delle icone nell’ambito del culto, e per la data in cui viene celebrata la Pasqua. Esistono tuttavia ulteriori differenze di carattere culturale, politico e religioso. Il Protestantesimo si sviluppò nel XVI secolo nella fase della cosiddetta Riforma. I Protestanti non riconoscono l’autorità del Papa, rigettano numerose tradizioni e precetti della Chiesa Cattolica, ed enfatizzano l’importanza della lettura della Bibbia esprimendosi a favore di una dottrina della salvezza fondata semplicemente sulla fede (e non sulle opere). Il Protestantesimo consiste in numerosi gruppi con diverse denominazioni, inclusi i Luterani, i Battisti, i Metodisti, gli Episcopali, i Presbiteriani, i Pentecostali e gli Evangelici (Evangelisti).

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PARTE 1 – L’IMPENETRABILE BARRIERA DELLA CREDIBILITA’

1. L’essenza di ogni fede risiede nella convinzione che le sacre scritture e i leader di una specifica religione esprimano sinceramente delle verità.

2. Lo stesso discorso vale quando si affronta una discussione approfondita a proposito degli effettivi fondatori del Cristianesimo, delle loro origini, delle ragioni alla base del loro operato, e delle loro condotte. Vale per il Cristianesimo così come vale per qualunque altra religione.

3. Una persona che si dichiari ‘cristiana’, si presume che quantomeno abbia fede nel fatto che le sacre scritture, come la stessa Bibbia, esprimano delle verità di carattere assoluto.

4. Inoltre, una persona che si dichiari cristiana ritiene che il fondatore della propria religione sia stato Gesù di Nazareth, altrimenti noto come Gesù Cristo, o Gesù il Messia.

5. Le singole fazioni nell’ambito del Cristianesimo possono differire nelle loro interpretazioni dei testi essenziali che compongono la Bibbia, addirittura nell’interpretazione di alcuni degli articoli di fede più essenziali, in base alla peculiare interpretazione che discende dalla propria specifica fede in relazione a quesiti fondamentali quali, ad esempio, “Maria era in effetti Vergine quando ha concepito Gesù?”. Tutti i cristiani, in ogni caso, sono in accordo nel ritenere quantomeno che sia stato Gesù a fondare il Cristianesimo.

6. Questa fede assoluta nella connessione diretta tra Gesù di Nazareth e il Cristianesimo viene molto spesso definita “l’impenetrabile barriera della credibilità”.

7. Si tratta di un elemento fideistico che non potrebbe essere messo alla prova da nulla se non dai fatti; un elemento fideistico che successivamente sarà utile per rafforzare ulteriori elementi fideistici di carattere essenziale.

8. Ad esempio, la convinzione in base alla quale sia stato Gesù a fondare il Cristianesimo, rappresenta l’elemento fondante sul quale l’ulteriore elemento fideistico relativo alla cosiddetta “successione apostolica” è stato nel tempo costruito – ovvero la fede nel fatto che, dai tempi di Gesù sino ai nostri giorni, sia esistita un’ininterrotta catena di autorità religiose che hanno condotto all’attuale articolazione delle principali branche del Cristianesimo, una catena continua di autorità religiose che assumono le sembianze dei Papi Cattolici Romani.

9. Un altro esempio della maniera in cui l’essenziale elemento fideistico in base al quale Gesù abbia fondato il Cristianesimo viene utilizzato, è rintracciabile nelle modalità tramite le quali la storia delle Chiese Cristiane, e in particolare la storia della Chiesa Cattolico Romana, viene raccontata ed inoltre difesa.

10. Non importa quanti fatti e scenari storici, o casi di prove fisiche evidenti siano presentati per evidenziare una storia caratterizzata da atti orribili, da carneficine o da condotte assolutamente deprecabili. La convinzione per cui Gesù abbia fondato il Cristianesimo tende ad impedire qualsivoglia tentativo di discutere oggettivamente le effettive origini e i fatti storici inoppugnabili riguardanti le diverse fazioni del Cristianesimo.

11. Tale impenetrabile barriera della credibilità continua ad essere utilizzata come una sorta di frangiflutti senza tempo per proteggere il clero individualmente inteso dagli attacchi, soprattutto da qualunque accusa di immoralità e addirittura di empietà.

12. In termini semplificati, risulta impossibile credere che un’organizzazione fondata da un uomo che viene dai più ritenuto il figlio di Dio possa mai essersi resa responsabile del genere di atti abominevoli di cui un numero tanto ampio di personaggi l’hanno accusata nel tempo.

13. In altre parole, in ogni occasione in cui un archeologo, un filosofo, o qualsiasi altro personaggio si impegni a rivelare fatti in grado di mettere alla prova l’immagine che si presenta ai più delle Chiese Cristiane, devono vedersela con questa “impenetrabile barriera della credibilità”.

14. Più fantasiose risultano le loro affermazioni rispetto alla verità ufficiale, minore è la possibilità che ad esse le persone credano, figuriamoci parlare del fatto che si impegnino a diffonderle.

15. E’ questa la ragione per cui ci sono volute non solo decine, ma centinaia di anni per rivelare determinati fatti storici riguardanti numerose istituzioni che si attribuiscono la definizione di Cristiane. Ci riferiamo a casi molteplici di torture istituzionali, a casi di eresia istituzionalizzata, e a casi di pedofilia e di abusi ai danni dei bambini.

16. E’ questa la ragione per cui, ancora ai nostri giorni, numerosi cattolici credono che le storie riguardanti casi terribili di sacerdoti pedofili non siano altro che una maldicenza sponsorizzata dai protestanti e fondamentalmente infondata.

7. E’ questa la ragione per cui, pur essendosi nel tempo verificati tali fatti storici, in ogni occasione in cui ciò è avvenuto, ci sono stati individui impegnati a riscrivere qualsivoglia resoconto negativo riguardante la storia delle chiese cristiane, ed è questa la ragione per cui persone di buona volontà continuano ad essere disposte ad accettare tali evidenti contraffazioni del passato più e meno recente.

18. La ragione sta nel fatto che la maggior parte di noi non riesce a credere a una tale ininterrotta storia di repellenti atti di pura malvagità, di manipolazione politica, e di oppressione originatasi dalla stessa organizzazione che, a quanto pare, fu fondata da Gesù Cristo.

19. Ci sono inoltre le persone che considerano tale questione, quella riconducibile alla ricerca della verità in relazione a tali peculiari anomalie, come una calunnia nei confronti di Gesù e nei confronti dei principi del Cristianesimo. Che in qualche maniera anche semplicemente porsi tali domande sia un atteggiamento “anti-cristiano”.

20. In ogni caso, se il Cristianesimo è effettivamente una forza del bene, se il Cristianesimo è stato in effetti creato da Gesù Cristo, allora tali domande, tali anomalie, meritano una risposta.

21. Per quelli che sono pronti a continuare a leggere, che sono disponibili a valutare la storia e a giudicarla in maniera imparziale, e che rispettano la conoscenza, potranno trovare le risposte a proposito della fondazione del Cristianesimo nelle parti che seguono.

PARTE 2 – IL RETAGGIO RELIGIOSO DIMENTICATO

1. Nessuna religione trae origine dal vuoto. Una religione rappresenta per molti versi l’espressione di una cultura, di un tempo e di un luogo nella storia, essendo fondamentalmente riconducibile alla maniera in cui un gruppo di esseri umani riconosce sé stesso nei suoi rapporti con questo mondo, con l’universo, e con un più elevato potere spirituale.

2. Se escludiamo le primissime forme religiose elaborate dall’umanità, tutte le successive religioni devono la propria origine ad orientamenti religiosi pre-esistenti.

3. In altre parole, tutte le religioni del mondo odierno hanno origini religiose comuni, che lo sappiano o meno, che lo credano o meno.

4. Tali elementi comuni esistono in tutte le differenti religioni a motivo dell’importanza che a tali elementi simbolici tutte queste religioni riconoscono e che tutte esprimono ed utilizzano – ad esempio, il simbolismo legato alla vita, alla morte e alla resurrezione. Un altro esempio potremmo riscontrarlo nel simbolismo riconducibile alla natività di carattere divino ed al sacrificio di un re (del rappresentante della regalità/della regalità che da tale natività discende).

5. L’esistenza di questi tratti storici comuni in riferimento a religioni assai più antiche del Cristianesimo ed in riferimento al Cristianesimo stesso, non necessariamente riduce la credibilità o la rilevanza del Cristianesimo in quanto religione. Semplicemente rimuove il Cristianesimo da una ingiustificabile “bolla” e permette il suo effettivo inquadramento nell’ambito di uno specifico contesto culturale e storico.

6. Numerose grandi religioni sono esistite prima del Cristianesimo. Tali antiche religioni condividevano numerosi dei più ricorrenti e più essenziali simboli della cultura umana.

7. Quelli che vengono riportati nelle tabelle che seguono, rappresentano alcuni dei più importanti riferimenti simbolici e culturali dell’umanità, rispetto ai quali risulta evidente come il Cristianesimo possa essere a pieno titolo definito un culto i cui riferimenti simbolici hanno la propria origine in un lontano passato:

8. Tali riferimenti simbolici esistevano in un tempo antecedente al Cristianesimo. La prova relativa alla diffusione di questi elementi simbolici proviene da innumerevoli scoperte di carattere archeologico assolutamente indiscutibili.

9. Eppure, per numerosi lettori, questa potrebbe essere la prima volta in cui gli viene concessa la possibilità di prendere visione di una lista in tale maniera articolata. L’effetto può dimostrarsi decisamente angosciante, in alcuni casi addirittura al limite del nauseabondo.

10. La prima domanda che spontaneamente potremmo farci è la seguente:  se esistono effettivamente tali e tante prove in relazione al fatto che il Cristianesimo abbia condiviso elementi simbolici tanto numerosi con le più antiche religioni, perché non ne abbiamo mai sentito parlare prima? La risposta è che in buona parte se ne è parlato, e in seconda battuta, che la cosiddetta “impenetrabile barriera della credibilità” ci ha frequentemente reso ciechi rispetto a queste stesse prove.

11. Prove del retaggio essenzialmente pagano del Cristianesimo esistono in pratica da quando esiste il Cristianesimo stesso. Nel pieno della cosiddetta “Età Oscura” medievale, intorno all’anno 1000 dopo Cristo, quello che era stato il mondo antico era ormai in massima parte devastato, distrutto e seppellito per sempre. A partire dal XIX secolo, tuttavia, testi riguardanti le prove relative a quel passato cominciarono ad emergere in tutto il mondo, nella fase in cui gli archeologi cominciarono ad impegnarsi a dissotterrare il passato e a decodificare le perdute lingue dell’antichità.

12. Sfortunatamente, nel mondo dei nostri giorni, numerose trasmissioni e numerosi testi tentano di sensazionalizzare le informazioni presentate nelle tabelle che sopra vi abbiamo presentato – in pratica presentandole banalmente, come se si trattasse di una sorta di grande cospirazione. Non meraviglia affatto che numerosi Cristiani scelgano di ignorare del tutto tali informazioni.

13. In verità, il fatto che il Cristianesimo abbia elementi tanto numerosi in comune con le antiche religioni pagane non risulta di certo una prova in grado di farci comprendere meglio la storia del Cristianesimo stesso, neppure è in grado di fornire spiegazioni razionali in riferimento alle anomalie che agevolmente potremmo riscontrare ponendo a confronto l’atteggiamento del suo preteso fondatore Gesù Cristo e quello delle successive, diversificate e numerosissime generazioni di Papi.

14. Può magari essere in grado di farci comprendere la ragione per cui il Cristianesimo abbia trovato un campo tanto fertile in riferimento a una serie amplissima di culture dei differenti continenti del pianeta Terra – anche perché numerosi degli elementi simbolici del Cristianesimo risultano un patrimonio comune della storia e della mitologia della razza umana nel suo complesso.

PARTE 3 – LA PRIMA RELIGIONE DI GESU’

1. Il giorno di San Valentino, nel Febbraio di ogni anno, è ormai una festività trasformatasi in un fenomeno globale in grado di porre in relazione numerose culture. Alcuni lettori saranno in grado di riconoscere il fatto che il giorno di San Valentino sia stato dedicato a uno dei più antichi santi della Chiesa Cristiana.

2. Pochi tuttavia hanno la possibilità di conoscere il nome proprio del “santo” che fu Valentino. Pochi potrebbero addirittura conoscere la sua vera storia. Tutto ciò non sorprende affatto, soprattutto perché la sua vera storia, i fatti storicamente provati che lo riguardano, costituiscono motivo di grande imbarazzo per gli studiosi della Cristianità.

3. La ragione di tale imbarazzo risiede fondamentalmente nel fatto che, nel 150 dopo Cristo, nella fase in cui la persecuzione nei confronti dei Cristiani in tutto l’Impero Romano era nella sua fase più intensa, Valentino era l’insegnante di migliaia di nobili, di rappresentanti delle più elevate cariche militari, ed anche degli stessi Imperatori e delle loro famiglie, ed insegnava loro la vita dello stesso Gesù e la vera religione di Gesù, ovvero lo Gnosticismo – e ciò si verificava addirittura nella città di Roma!

4. Così imponente fu l’influenza di Valentino che i suoi insegnamenti gnostici si diffusero in tutto l’Impero, e lo stesso Imperatore Marco Aurelio, reso noto al grande pubblico grazie al film “Il Gladiatore”, fu profondamente influenzato dagli insegnamenti gnostici di Gesù, appunto grazie al ruolo di Valentino.

5. Per i Cristiani oggi, così come accadeva 2.000 anni fa, lo Gnosticismo rappresenta il nemico numero uno, una serie di sacre scritture da considerare come farneticanti, in errore ed eretiche.

6. Alcuni dei primissimi scritti Cristiani, quali quelli di Ireneo da Lione, furono espressamente creati per attaccare gli Gnostici. Nel IV secolo in Palestina, quindi nel V secolo in Nord Africa, e successivamente nel XII e nel XIII secolo, la Chiesa Cattolica destinò enormi risorse per dare la caccia e sterminare tutti gli Gnostici che riuscì a rintracciare.

7. Se non fosse stato per i ritrovamenti dei rotoli di Nag Hammadi, intorno al 1948, non avremmo mai avuto la possibilità di comprendere i dettagli degli insegnamenti Gnostici, se si escludono naturalmente le fonti impegnatissime ad attaccare gli Gnostici risalenti ai primi leader del Cristianesimo.

8. Perché si manifestò quindi quest’odio feroce nei confronti degli Gnostici già a partire dalle primissime origini del Cristianesimo?

9. Quando si svolgono ricerche a proposito degli Gnostici ricorrendo a enciclopedie o a testi, ci si trova di fronte non solo a centinaia ma a migliaia di risposte contraddittorie.

10. Tuttavia, quando si legge l’intera collezione di Nag Hammadi, inclusi i correlati e antichi testi di riferimento principali degli Gnostici,  i principali articoli di fede degli Gnostici potrebbero essere riassunti come segue:

– Il dio dell’Antico Testamento, il ‘dio geloso’, il ‘dio vendicativo’ che richiede sacrifici e guerre è in effetti Satana che pretende di essere Dio.

– Gli dei e gli angeli che adoriamo in qualità di Cristiani sono in effetti, e nella loro totalità, demoni. Questi demoni furono in origine esseri in carne e ossa che ci crearono per alterigia e tracotanza grazie alle loro capacità e alle loro conoscenze. Ma quando si resero conto del fatto che noi eravamo in possesso di un’anima più grande della loro, ci maledissero con un’anima contraffatta (posticcia e dualistica/impura).

– Il vero Dio, il padre di tutte le cose, è un dio universale benevolo che non avrebbe mai manifestato odio nei confronti di alcuna delle sue creazioni.

– Gli Alti Sacerdoti Sadducei, i leader religiosi che si nascondono dietro abiti bianchi e parole di pia devozione, in effetti rappresentano malvagi Satanisti che praticano la magia nera e il  sacrificio umano, adorando tali demoni e non il dio universale.

– I testi sacri che compongono l’Antico Testamento rappresentano una contraffazione creata dai Persiani per impedire agli antenati dei Sadducei di sacrificare i propri figli e di adorare i demoni. Le scritture non trattano affatto del dio universale.

– La via per la salvezza è quella che prevede la conoscenza di sé e il rispetto nei confronti della conoscenza, non la promozione dei riti e dell’ignoranza perpetrata dai Satanisti che fanno ricorso a doppi standard applicati alla verità.

– Il dio universale rigetta il sacrificio umano e il sacrificio di sangue. Dio è in tutte le cose. Solo i demoni e i loro malvagi servitori fanno richiesta di sacrifici di sangue.

– Le donne sono pari agli uomini in ogni ambito, e il sentiero per la comprensione del divino è quello femminile e non quello maschile.

– Il matrimonio rappresenta la sacra unione tra eguali. Le donne non sono di proprietà degli uomini.

11. Ora, alcuni di questi punti potrebbero ricordare l’odierna New Age, magari abbinata ad un serie di posizioni che sostengono la necessità di eguali diritti per le donne. Tuttavia, per quanto riguarda il resto, il fatto di sostenere che la Bibbia rappresenti un inganno, e che i Sacerdoti e i Papi rappresentino in effetti dei servitori del male potrebbero presentarsi come decisamente offensive per numerosi Cristiani.

12. Il fatto che gli Gnostici proclamassero che tali filosofie e tali principi fossero stati quelli effettivamente promossi e riportati nei testi dallo stesso Gesù e dai suoi apostoli, tende a innervosire numerosi Cristiani.

13. Eppure gli Gnostici non erano i soli a sostenere numerosi di questi principi 2.000 anni fa.

14. Esiste una seconda fonte associabile ai reperti ritrovati a Qumran, e in altri siti, che si esprimerebbe a favore di tali affermazioni apparentemente eretiche della tradizione Gnostica/Essena. Tale fonte sostiene che tanto la Torah (“i Cinque Libri di Mosè”) quanto la Tanakh (l’Antico Testamento) costituiscano sapienti rielaborazioni di testi religiosi assai più antichi.

15. Uno dei più antichi e più importanti reperti religiosi dell’era Biblica è rappresentato dal ‘Rotolo di Rame’ (Copper Scroll) recuperato dalle caverne di Qumran. Su di esso viene riportato “Akhenaton è anche Zadok” – una chiara indicazione del fatto che Akhenaton, il faraone eretico Egizio che condusse le vittime delle ‘piaghe’ all’esterno dell’Egitto fino in Palestina, nel XIV secolo avanti Cristo, fosse in realtà il vero Mosè.

16. Oggi, grazie a internet e a ciò che è stato riscoperto e salvato dalla distruzione, possiamo inoltre renderci conto del fatto che numerosi di questi testi di riferimento originari, quali il Libro di Zoroastro (Vendidad), siano chiaramente stati la fonte originaria di numerose delle leggi cosiddette di Mosè, giustificando ampiamente quindi le affermazioni degli Esseni così come quelle degli Gnostici.

17. Tuttavia, tutto questo nulla potrà per limitare la rabbia, che sconfina molto spesso nella rabbia fanatica, dei numerosi Cristiani che considerano tali argomentazioni delle insulse menzogne. Quindi, potete agevolmente immaginare ciò che provarono i Sadducei e i Farisei quando queste accuse vennero mosse nei loro confronti 2.000 anni fa.

18. Dal punto di vista dei Farisei, che avevano riverito Nehemiah (Neemia) ed Ezra come i grandi profeti che avevano fatto ritorno dall’esilio Persiano, con il pieno supporto dei re Persiani, canonizzando la prima Tanakh (altrimenti nota come “Talmud Babilonese”) 430 anni prima della nascita di Gesù, affermazioni di quel genere minacciavano la loro stessa credibilità e autorità al livello delle fondamenta.

19. Dal punto di vista dei Sadducei che dominavano il Grande Tempio, la rivelazione in base alla quale la religione Ebraica nel suo complesso non rappresentasse altro che un inganno, e che fosse segretamente connessa a pratiche di carattere Satanico (incluso il sacrificio dei bambini), doveva essere definita una orrenda menzogna, in caso contrario avrebbe messo a repentaglio tanto le loro posizioni di potere quanto le loro stesse vite.

20. 2.000 anni fa, oltre il 10% della popolazione mondiale era di religione Ebraica, e la carica di Alto Sacerdote di Gerusalemme era considerata un onore assoluto, tanto che a quest’ultimo veniva concessa di diritto la cittadinanza romana.

21. Gli stessi Romani consideravano ripugnanti i sacrifici umani, e numerose leggi Imperiali Romane erano state approvate per imporre la pena capitale anche nei confronti di chiunque anche solo partecipasse ad una cerimonia in cui si praticasse il sacrificio umano.

22. Ora, se un Ebreo si fosse azzardato a condannare tali pratiche, l’Alto Sacerdote, in base alla Legge Ebraica, avrebbe potuto condannarlo a morte tramite lapidazione all’istante. Ma cosa sarebbe accaduto se un cittadino Romano con pieni diritti e di nobili natali avesse mosso quel genere specifico di accuse?

23. A peggiorare il quadro, quale sarebbe stato l’impatto e l’onda d’urto, 2000 anni fa, di un principe ereditario Ebreo della linea di sangue di Giuda, dalla quale si profetizzava sarebbe giunto il Messia, impegnato a muovere tali accuse pubblicamente nel corso del proprio ministero? Bisogna riconoscere che per il 99% della popolazione, il complesso messaggio cosmico sarebbe andato perduto, se si escludono le parabole. Ma per l’elite regnante Sadducea, il messaggio sarebbe stato più che palese – se non agivano per distruggere quello specifico messaggio, non sarebbero sopravvissuti.

24. Quindi, come è possibile distruggere una pericolosa filosofia che minaccia di mettere a repentaglio le stesse fondamenta di una delle più potenti e antiche religioni del mondo antico?

(fonte: Key Founders of Christianity Chapter 3 – The “First” Religion of Jesus – Traduzione: Heimskringla)

PARTE 4 – IL BUON SAMARITANO 

1. Come molti sanno Gesù non rappresentò l’unico “Messia” Ebraico di cui si ha notizia nel corso di quello specifico periodo storico. Al tempo della sua nascita, c’era un rivale influente e potente che nel corso della fase finale del suo ministero egli dovette affrontare come competitore diretto.

2. Il primo rivale era suo cugino, Giovanni il Battista, il figlio dell’anziano e rispettato sacerdote Zaccaria di Qumran (la fonte che produsse i cosiddetti Manoscritti del Mar Morto).

3. Non si trattava semplicemente del fatto che Giovanni fosse considerato il Messia e il Salvatore che era stato profetizzato, anche con riferimento alla sua nascita ‘miracolosa’ da genitori ormai prossimi a superare i 70 anni, ma i sacerdoti Esseni avevano addirittura ordinato a tutte le comunità Essene di contare gli anni del calendario a partire dalla sua nascita, a partire dall’anno 0.

4. Oggi noi crediamo che l’anno 1 dopo Cristo dei nostri calendari sia legato all’anno di nascita di Gesù. Si tratta invece della continuità di tale editto ad opera di Zaccaria, che è in vigore ormai da 2000 anni. Gesù nacque nell’anno 6 dopo Cristo (6 anni dopo la nascita di Giovanni). Si sa questo in base ai resoconti relativi ad una serie di eventi storici che risalgono al periodo della sua nascita che possono tranquillamente essere verificati – il Censo Romano entrò in vigore nell’anno 6 dopo Cristo, Annas (Ananus) divenne Alto Sacerdote nell’anno 6 dopo Cristo, ed Erode Archilao (Herod Archelaus), il figlio di Erode il Grande, fu deposto dai Romani per essersi macchiato di crimini mai sufficientemente chiariti nell’anno 6 dopo Cristo.

5. Negli anni successivi alla distruzione del Tempio di Gerusalemme, quegli Ebrei che credevano fermamente nel fatto che Giovanni fosse il vero Messia furono indicati come Ebioniti – una setta che sarebbe sopravvissuta per alcune centinaia di anni.

6. Il secondo rivale a reclamare per sé il titolo di Messia è un personaggio ancora più interessante. Si trattava di un Samaritano, del Casato dei Menasheh, dell’antica ed esiliata linea di sangue degli Alti Sacerdoti Samaritani, ed era anch’egli a tutti gli effetti un cittadino Romano. E’ stato indicato con numerosi nomi nel corso della storia, inclusi Dositheus e Barabba (Barabbas), denominazione quest’ultima che significa semplicemente “figlio di suo padre” (bar-abbas, bar significa figlio, abbas significa padre).

7. Essendo parte integrante del Regno di Israele, il territorio dei Menasheh era stato conquistato dal Grande Re Assiro Salomone, Sulmanu-asarid V (727-722 avanti Cristo), e numerosi dei membri di tale Casato furono in quella fase storica uccisi, ridotti in schiavitù o esiliati.

8. Nel corso di questa fase, gli antenati di Barabba (Barabbas)/Dositheus svilupparono una versione molto peculiare del Giudaismo, che fondeva l’occultismo di matrice Assira e i principi della fede Ebraica, andando a costituire la dualità tipica di quella che sarebbe poi divenuta l’attitudine tipica dei Sadducei.

9. Nel periodo Ellenistico, che ebbe inizio nella fase immediatamente successiva alle imprese di Alessandro Magno, gli antenati di Barabba (Barabbas)/Dositheus contribuirono a creare la fazione di Sebastea che si esprimeva a favore della progressiva introduzione di costumi tipicamente Greci. Intorno alla fase 245/240 avanti Cristo, l’Alto Sacerdote di Israele era Manasseh – un nome che chiaramente lo identificava come un membro della fazione che agiva all’opposizione rispetto agli Alti Sacerdoti Egiziani (Esseni) di Yeb (Isola Elefantina) – ovvero la linea di sangue di Onias.

10. Quando Manasseh fu deposto dalla carica di Alto Sacerdote a Gerusalemme, fece ritorno nei territori della Samaria e finanziò la costruzione del Tempio Samaritano del Monte Gerezim, presumibilmente grazie alle fortune incamerate nella fase in cui aveva ricoperto la carica di Alto Sacerdote di Israele, ivi smantellando il pre-esistente Tempio.

12. I Samaritani si garantirono nuovamente l’Alto Sacerdozio a Gerusalemme per un breve periodo, intorno al 172 avanti Cristo, grazie a Manasseh (altrimenti noto come Menelao), Alto Sacerdote del Monte Gerezim (Samaritano) ed inoltre Alto Sacerdote di Israele tra il 172 e il 162 avanti Cristo, tra l’altro il personaggio a cui viene attribuita la responsabilità di aver reso nota agli Assiri la presenza di enormi ricchezze occultate nelle profondità del Tempio.

13. Tale evento ebbe enormi implicazioni politiche e sociali tanto per la dinastia degli Alti Sacerdoti Samaritani quanto per i Samaritani stessi, dato che, quando Giovanni Ircano (John Hyrcanus) prese il potere, quest’ultimo assediò il Monte Gerezim nel 128 avanti Cristo, distrusse completamente il Tempio (dei Samaritani) e fece strage della cittadinanza di Shechem, massacrando circa 15.000 persone.

14. Ad aggiungere l’insulto all’ingiuria, nel 31 avanti Cristo, il comandante Romano Ottaviano mutò il suo nome in Augusto, ed Erode mutò il nome della capitale della Samaria in Sebaste (l’espressione Greca per Augusto).

15. La distruzione del loro Tempio e della loro capitale rappresentò una grave onta per i Samaritani. Il loro odio nei confronti degli ‘Yehudim’ (gli ‘altri’ Ebrei) non li abbandonò mai, e perdura ancora oggi, 2000 anni dopo, nonostante siano solo una manciata i Samaritani di stirpe pura ancora in vita.

16. Dopo la distruzione del loro Tempio, gli Alti Sacerdoti rifugiati dalla Samaria si ritirarono prima ad Antiochia, e successivamente più a nord, in Turchia, quando Erode ‘il Grande’ si insediò al potere, in definitiva ricercando quel minimo di sicurezza che i signori della guerra della regione fondamentalmente anarchica della Cilicia, nell’odierna Turchia, potevano garantirgli. Una strategia che perdurò almeno fino a quando i Romani non insediarono al potere un proprio Governatore nella provincia appena costituita della Giudea (Iudea/Judea).

17. Fu appunto in questa fase tanto difficile per le orgogliose famiglie nobili Samaritane che era stato profetizzato l’avvento del Messia, che si sarebbe dimostrato tanto potente da conquistare Gerusalemme e da unire non solo il popolo Ebraico della regione ma il mondo intero.

18. Intorno alla fase compresa tra il 10 e il 15 dopo Cristo, tale Messia rivale, noto come Barabba (Barabbas)/Dositheus, aveva ammassato un seguito significativo mentre il messaggio di quest’ultimo rappresentante dei Samaritani diveniva sempre più aggressivo e anti-establishment.

19. A partire dal 35 dopo Cristo, il Governatore Romano Ponzio Pilato fu costretto ad intervenire, dopo che i fiancheggiatori di Barabba (Barabbas)/Dositheus scatenarono i propri attacchi nei confronti delle ricche famiglie di Gerusalemme e dei fiancheggiatori del clan sacerdotale degli Hannas/Boethus che in quella fase era al potere.

20. Il ben noto e straordinario processo che coinvolse Gesù e Barabba, condotto da Ponzio Pilato, non riguardò la scelta tra un Messia ed un criminale per come tale resoconto ci è stato presentato, in maniera rivista e corretta, dalla Bibbia, si trattò di una scelta tra due “Messia”, ovvero da un lato Gesù, ovvero il Messia Esseno/Asmoneo/Sadduceo, dall’altra il Messia Samaritano. Come è ben noto, il popolo scelse il Messia Samaritano.

21. I resoconti Biblici e storici riguardanti Barabba (Barabbas), il “Buon Samaritano”, terminano a questo punto. Me egli non sparì affatto, e neppure fu segretamente giustiziato. Al contrario, fu inviato in esilio, a Damasco, località in cui risultava soggetto all’occhio attento del Legato di Roma in Siria che si occupava della gestione dell’intera regione.

22. Non restò in esilio per molto tempo. Intorno al 43/44 dopo Cristo, l’Alto Sacerdote Ananias viaggiò fino a Damasco per incontrare Nethanel (Dositheus) e per richiedere il suo aiuto nell’eliminazione progressiva dei Nazareni. I Nazareni rappresentavano la corrente religiosa fondata in origine da Gesù, che aveva continuato a promuovere il messaggio Gnostico per come lo abbiamo descritto nei precedenti capitoli.

23. In questa occasione, piuttosto che permettere al sacerdote Samaritano (Nethanel/Dositheus/Barabba) di guidare la loro stessa razza, Ananias e il Casato di Annas (Ananus) avrebbero provveduto a controllarlo, tramite una nuova serie di testi sacri ben articolata ed una serie di messaggi fondamentali – ognuno dei quali indirizzato a dirottare, confondere e distruggere la fiducia del popolo nel messaggio Gnostico. La religione fu definita “Boethusiana” (Boethusianism) – si trattava della corrente religiosa che è all’origine del Cristianesimo d’Oriente.

24. Nethanel (Dositheus) fu d’accordo e prontamente mutò il suo nome ricorrendo ad una mossa decisamente provocatoria. Egli scelse un nome molto particolare per questa sua nuova missione indirizzata a creare una religione contraffatta, un nome che veniva considerato il più sacro tra i nomi sacri degli Ebrei – si trattava del nome del primo Re Messia.

25. Nessun Ebreo avrebbe mai avuto il coraggio di utilizzare quel nome per uno dei propri figli, indipendentemente da quale fosse l’Ebreo in questione, si trattava del nome del primo Messia Re. Tuttavia nel 43/44 dopo Cristo, il “Buon Samaritano” abbandonò l’esilio, ed ora si faceva chiamare Saul, mentre il suo nome romanizzato era divenuto Paolo.

26. Oggi lo conosciamo con il nome di San Paolo e come San Paolo l’Apostolo.

PARTE 5 – LA RIVELAZIONE E IL VACUUM 

1. Successivamente alla crocifissione ed alla ‘miracolosa’ resurrezione di Gesù il Nazareno, la notizia relativa a tale evento si diffuse rapidamente nel mondo Ellenistico.

2. Tuttavia, piuttosto che avviare immediatamente un processo di evangelizzazione del proprio messaggio presso gli Ebrei in Giudea e altrove, i discepoli rimasero fedeli alla promessa fatta a Gesù di trascorrere almeno 12 anni a perfezionare ed a riportare nel dettaglio le scritture Gnostiche.

3. Sebbene tutti i discepoli fossero per definizione istruiti (altrimenti non avrebbero potuto essere parte integrante dei 12 membri di una setta Essena), pochi avrebbero avuto la dedizione, o l’esperienza necessaria per impegnarsi nella scrittura manuale dei manoscritti stessi.

4. Se volete rendervi conto delle difficoltà associate a una simile impresa, provate a fare riferimento ad una Bibbia e verificate quanto lungo possa essere il processo di scrittura a mano anche solo di un’unica pagina.

5. Considerato il tempo che trascorse in discussioni e dibattiti, il compito affidato ai discepoli di redigere le scritture Gnostiche si dimostrò di certo decisamente lento. Nella migliore delle ipotesi, un numero estremamente ristretto di copie dei testi essenziali di riferimento fu messo a punto – al massimo 3, probabilmente appena due.

6. Al contrario, la dominante Casta Sacerdotale dei Sadducei controllava uno dei più grandi Scriptorium del mondo antico, impiegando oltre 100 scribi nella gestione dei propri contratti commerciali e nella pubblicazione di testi Ebraici tradotti nell’antico Greco da rendere disponibili alle comunità Ebraiche del mondo. Inoltre, a quei tempi, pochissime erano le persone in grado di leggere, senza parlare quindi di quelle in grado scrivere in Ebraico. La lingua internazionale utilizzata nell’area orientale dell’Impero era il Greco.

7. Il risultato di tale condizione, dal punto di vista di Gesù e degli apostoli, è che centinaia di migliaia di persone avevano sentito parlare del Messia, della sua sconfitta e della sua morte, ma senza aver potuto vedere con i propri occhi alcuno dei discepoli o dei personaggi presso di lui qualificati da una certa autorità, né tantomeno i suoi testi ufficiali. Non meraviglia, quindi, che numerosi falsi profeti e opportunisti abbiano cercato di presentarsi presso il popolo come discepoli e apostoli di Gesù.

8. Il Casato di Annas (Ananus/Hannas), e in particolare l’Alto Sacerdote Ananias (Ananus), e il suo giovane nipote Josephus, figlio del sacerdote Mattia (Matthias), intravide in questo complesso scenario una straordinaria opportunità. Josephus, più tardi noto come Flavius Josephus (e San Luca l’Evangelista), nella fase da egli trascorsa a Roma, veniva considerato una delle menti più brillanti del suo tempo. Esprimendosi correntemente in tre lingue, Josephus notò in questo “vacuum” (vuoto di potere) una possibile opportunità di intervento.

9. Se i primi personaggi a presentarsi tra le centinaia di grandi comunità Ebraiche – in quella fase impegnate raccogliere informazioni a tale proposito – diffuse in tutto il mondo antico, fossero stati agenti degli Alti Sacerdoti Sadducei, a quel punto sarebbe stato possibile riorientare con successo il messaggio Gnostico fino a presentarlo in una forma, diciamo così, più “tradizionale”. La principale difficoltà, in questo senso, consisteva nell’individuare un ‘front man’ sufficientemente credibile e sufficientemente in grado di promuovere questa nuova religione contraffatta.

10. Per quanto gli Alti Sacerdoti Sadducei potessero aver odiato Nethanel (Dositheus/Barabba (Barabbas)), egli rappresentava tuttavia il candidato perfetto. Aveva già provato le sue capacità di leader carismatico, e la sua epilessia aveva portato molti a ritenere che egli fosse “posseduto dallo spirito santo” di Dio, dato che era solito esprimersi in lingue sconosciute quando soggetto a quel genere specifico di attacchi. Ai nostri giorni, numerosi Cristiani simulano questa terribile malattia nel corso degli incontri evangelici imitando gli attacchi epilettici di San Paolo il Messia.

11. Ma prima che Nethanel (Dositheus/Barabba (Barabbas)) potesse dare il via alla propria missione, un grande evento sconvolse l’intera regione – la Grande Carestia.

12. In passato, quando grandi disastri si manifestavano, le persone erano solitamente costrette a provvedere a sé stesse. Solo i Romani e i Greci avevano una qualsiasi nozione di interventi di emergenza a favore dei cittadini, ed anche in questi casi, tale intervento era previsto solo per le maggiori città, non per le province. Quando la carestia colpì l’intera Palestina, incluse alcune aree dell’Egitto, ed inoltre estendendosi a nord, fino alla Siria e all’odierna Turchia, i più ricchi e coloro i quali ricoprivano cariche di potere si ritirarono in massima parte all’interno di rifugi protetti, attendendosi la morte di centinaia di migliaia di persone.

13. Successivamente, in uno degli atti più storici e illuminati di cui la storia umana sia mai stata testimone, Giuseppe d’Arimatea (Joseph Ha-Rama-Theo), Re Supremo dell’Irlanda e dei Celti, l’uomo che fondò Nazara e il padre di Gesù, ordinò che le sue vaste ricchezze fossero liquidate per sostenere e alimentare le persone vittime della carestia.

14. Nessun evento simile si era mai verificato nel mondo antico. L’effetto di questo nuovo concetto – il concetto di carità, irruppe in tutto l’Impero con la potenza di una bomba deflagrante. In quella fase specifica, nel mondo antico, si cominciò a parlare dei misteriosi personaggi seguaci di Gesù che apparivano disposti ad aiutare dei perfetti sconosciuti. Ai nostri giorni, l’intero episodio – uno dei più rilevanti della storia antica – viene trascurato e presentato come una mera nota a piè di pagina nell’ambito dei resoconti Cristiani, in particolare come l’incarico fu fornito a Stefano e mirato al sostegno di un numero limitato di povere vedove e mendicanti.

15. Il fatto che la Chiesa Cristiana preferisca non riconoscere affatto l’intero episodio, evitando accuratamente di affermare che fosse stato organizzato dagli apostoli, potrebbe condurci a scrivere volumi a tale proposito.

16. Il compito che fu affidato a Stefano, così come al resto degli Apostoli, fu quello mirato a porre le basi di una organizzazione in grado di realizzare un’operazione di soccorso e sostegno su ampia scala, che risultava necessaria per salvare le vite di centinaia di migliaia di persone.

17. In un primo momento, gli Alti Sacerdoti Sadducei reagirono a questa nuova ondata di influenza e credibilità a vantaggio dei Nazareni e degli Apostoli ordinando a Nethanel (Dositheus) di eliminare Stefano, evento che si verificò di lì a poco. Piuttosto che interrompere lo sforzo, tale evento sortì l’effetto opposto, ovvero quello di accrescere la lealtà del popolo nei confronti dei Nazareni rafforzando la dedizione degli Apostoli a quella causa.

18. I Sadducei si sentirono probabilmente sotto pressione a quel punto, e furono costretti ad inviare il loro anziano patriarca Annas presso Giacomo, presumibilmente per presentare un’offerta utile a garantire una riparazione rispetto all’omicidio di Stefano, ed inoltre utile a contribuire alle attività di soccorso e sostegno nei confronti della popolazione. Giacomo, fratello di sangue di Gesù, rifiutò tuttavia l’offerta, seppure tale episodio, com’è ben noto, mai sia stato presentato negli scritti del nipote di Annas, Josephus, che noi conosciamo con lo pseudonimo di San Luca negli Atti degli Apostoli.

19. Successivamente alla morte del proprio patriarca intorno al 44/45 dopo Cristo, il Casato di Annas/Boethus fu costretto ad elaborare una nuova strategia.

20. A Nethanel (Dositheus) fu ordinato di incontrare gli Apostoli e di verificare se fosse possibile per lui far fronte comune con le attività di soccorso e sostegno in cui stavano disimpegnandosi, fornendo loro aiuto. Lo ripetiamo, questo episodio viene presentato nel Nuovo Testamento, e gli apostoli appaiono chiaramente timorosi della sua figura e della sua agenda.

21. Dato che Nethanel era reduce dalla prigionia, che era inoltre un Samaritano, e che con tutta probabilità agì presentandosi in assoluta buona fede, sarebbe stato molto difficile individuarlo quale agente in realtà al lavoro per i nemici giurati dei suoi antenati. Ciò che si sa per certo è che Giacomo il Giusto concesse la possibilità a Nethanel di presentarsi presso le altre comunità Ebraiche della regione e di raccogliere quelle donazioni che le persone erano disposte a fornire per favorire le attività di soccorso e sostegno.

22. Elemento ancora più rilevante, e in parte fatale – Giacomo il Giusto fornì a Nethanel alcune delle scritture Gnostiche. Tale atto fornì quindi la possibilità al Casato di Annas/Boethus un modello di riferimento e gli strumenti essenziali sulla base dei quali realizzare quelle che successivamente sono state a noi rese note come le originarie e complete Bibbie ‘Cristiane’.

23. In quella fase, Nethanel/Saul era tornato ad occuparsi di temi ‘Messianici’ viaggiando presso le popolazioni Ebraiche e impegnandosi ad accumulare una quantità enorme di ricchezze (capitali). Quindi, il concetto di carità fasulla – la promessa di fornire soccorso ad altri mentre ci si impegna a tenere per sé gran parte delle ricchezze, fu in effetti la prima grande impresa di coloro i quali crearono in origine il Cristianesimo.

24. Fu probabilmente dopo aver accumulato quel denaro e quel prestigio che egli mutò il suo nome in Saul – una denominazione decisamente provocatoria, che avrebbe certamente causato agli Alti Sacerdoti Sadducei terribili bruciori di stomaco.

25. Un ulteriore e drammatico cambiamento si verificò inoltre in questo specifico periodo – Saul (San Paolo) cominciò improvvisamente a sostenere con rinnovata decisione il suo originario messaggio diretto contro l’establishment Sadduceo – un messaggio profondamente radicato nel suo DNA di Samaritano, e di membro a tutti gli effetti delle linee di sangue degli Alti Sacerdoti esiliati. Saul non si impegnò più a predicare e a convertire Ebrei alla sua nuova religione contraffatta – ma si impegnò attivamente nel reclutare (portare dalla sua parte) buona parte del clero dei templi Pagani, in particolare del clero dei Templi di Cibele.

26. La regione della Cilicia è di importanza cruciale in questo senso, dato che si tratta dell’area geografica e storica in cui ebbe origine il Culto di Cibele, la “Regina dei Cieli”, la Dea Madre, che viene variamente descritta o indicata come Cibele, Inanna, Venere, Iside, Ishtar, Astarte, Afrodite, Astoreth.

27. Sebbene il centro per eccellenza del Culto di Cibele nel mondo antico fosse successivamente divenuto il Monte Vaticano (Mons Vatis Canus) (la Collina dell’indovino dalla barba bianca), anche noto come Colle Vaticano a Roma, è un fatto accertato che Paolo conoscesse nei dettagli il culto della Dea ed inoltre quelli delle numerose pratiche di carattere satanico associate a tale culto.

28. Tra le lettere di San Paolo, una delle più essenziali è la ‘Lettera ai Galati’ (abitanti della Galazia), una regione abitata da una popolazione di origine celtica dell’odierna Turchia. E’ probabile che in effetti non esistesse alcuna relazione in questo caso con le popolazioni di origine celtica presenti in Turchia, ma che sussistesse a tutti gli effetti una relazione con i ‘Galli’ (Galloi/Gallae) – le sacerdotesse di sesso maschile, uomini che erano stati evirati affinché potessero restare per sempre celibi e ricoprire la carica di attendenti presso i maggiori templi dedicati alla Dea del mondo antico.

29. L’ossessione relativa al celibato presente in numerosi degli scritti di San Paolo (Saul) starebbe ad indicare il fatto che la sua nuova religione, ed egli stesso in qualità di nuovo Messia, avesse trovato terreno più fertile appunto presso questi ultimi personaggi piuttosto che nelle tradizionali comunità Ebraiche.

30. A partire dal 50 dopo Cristo, alla fine della carestia, tanto gli Apostoli quanto gli Alti Sacerdoti Sadducei ne avevano effettivamente avuto abbastanza del ‘messia’ Paolo, finito oramai fuori controllo, e lo convocarono a Gerusalemme. Lì, in occasione del primo concilio ecumenico del “Cristianesimo” Paolo fu scomunicato come primo eretico della storia Cristiana.

31. Dato che Paolo si era presentato egli stesso come nuovo Messia, avrebbe dovuto essere suo il titolo di primo ‘anticristo’ della storia.

32. Paolo (Saul) rigettò gli editti di Giacomo e si impegnò ad accelerare lo sviluppo della sua nuova religione – intraprendendo una serie di viaggi verso occidente, in direzione della Spagna e dell’Inghilterra.

33. La sua nuova religione non era più quella “Boethusiana” (Boethusianism), si trattava ormai di Paolinismo, una vera e propria corrente impegnata a rivaleggiare con la stessa religione “Boethusiana” (Boethusianism).

34. Il Paolinismo avrebbe nel tempo accresciuto la propria influenza fino a trasformarsi ciò che oggi conosciamo come Cristianesimo Occidentale e Cattolicesimo, mentre la corrente Boethusiana (Boethusianism) si sarebbe successivamente sviluppata fino a trasformarsi nella forma del Cristianesimo oggi praticata dalle Chiese Cristiane Orientali ed Ortodosse.

35. Fu l’Imperatore Costantino, 250 anni più tardi, che per primo impose che il termine “cristiano” fosse applicato senza distinzione a tutte le sette esistenti. In verità, la religione contraffatta che conosciamo come Cristianesimo non fu mai un corpo unico sin dall’inizio – Paolo aveva infine stabilito la propria agenda e realizzato i propri obiettivi.

36. Nell’ambito delle nuove scritture del Paolinismo, era Paolo a pronunciare la parola fine, Paolo, l’unico Apostolo effettivamente credibile, Paolo, il salvatore, Paolo, simile a Gesù Cristo – una condizione ancora ampiamente onorata dalla struttura di qualsiasi Bibbia Cristiana moderna e testimoniata dall’importanza attribuita a Paolo dal Clero Cattolico dei nostri giorni.

PARTE 7 – LA CHIESA “UNIVERSALE” DEL PAGANISMO

1. Un conto è avere obiettivi straordinariamente sinistri quali quelli perseguiti da Paolo e dal Casato di Ananus nella lotta senza quartiere che essi condussero nei confronti di Gesù e del Casato di Giuseppe.

2. Un’altro, completamente differente, è quello di riuscire effettivamente a sconfiggere una fazione dotata di grandi conoscenze e abilità, e che aveva inoltre a disposizione una quantità enorme di fondi, quale quella dei Nazareni.

3. Per riuscire a raggiungere tale obiettivo, ogni elemento teologico di rilievo doveva essere sovvertito e quindi convertito nell’architettura di base di un culto fondato su un culto satanico centrato sull’adorazione della Dea Madre e del Signore delle Tenebre, che fosse mascherato opportunamente tramite diversi ‘escamotage’.

4. La prima prova da superare, in questo senso, fu quella di indirizzare in maniera appropriata la pretesa di Gesù di rappresentare l’unico vero Faraone, il Figlio di Dio. Sebbene virtualmente nessun Cristiano, e addirittura un numero assai limitato di studiosi, abbiano ancora compreso che il titolo di Figlio di Dio era riservato esclusivamente ai Faraoni d’Egitto, 2000 anni fa, tale elemento era tanto chiaro all’epoca quanto è chiara oggi la nozione riferita alla carica di Presidente degli Stati Uniti.

5. Non c’era alcuna possibilità di confondersi a questo proposito. Quindi, quando Gesù affermava di essere il vero Figlio di Dio, egli stava fondamentalmente affermando che tutto ciò che era stato scritto nella Bibbia, e attribuito a Mosè, fosse falso. Perché l’unica maniera in cui Gesù poteva dimostrarsi effettivamente il Figlio di Dio, era riconducibile al fatto che egli fosse a tutti gli effetti un discendente della linea di sangue del Faraone Akhenaton, sotto il cui regno si manifestarono le grandi ‘piaghe’ (d’Egitto) e gli stessi resoconti relativi all’Esodo ebbero origine.

6. Al contrario dell’idea moderna in base alla quale viene fatto credere che, 2000 anni fa, sostenere di essere il Figlio di Dio fosse una blasfemia, tale titolo risultava in effetti riservato al Faraone d’Egitto e a coloro i quali si erano impadroniti dell’Egitto in quella fase storica, ovvero agli Imperatori Romani, così come valeva nel caso degli “antichi dei”.

7. Di certo, nessuno sarebbe stato lapidato per essersi pronunciato in questi termini. Tuttavia, si poteva rischiare certamente di essere lapidati, a seguito di una simile affermazione, ad opera della gerarchia religiosa Ebraica, a motivo delle implicazioni che quella specifica affermazione recava con sé. Ed è appunto quest’ultima la ragione per cui Gesù si espresse in quella maniera con tanta decisione.

8. Per la gerarchia Ebraica, il titolo di Figlio di Dio rappresentava una chiara e indiscutibile minaccia alla legittimità tanto della propria autorità quanto alla credibilità stessa del Talmud. Dato che tale gerarchia era a conoscenza dei resoconti storici riguardanti il Faraone d’Egitto, e in base a quanto sostenuto negli scritti del grande traditore dell’Ebraismo Josephus, molti considerarono quel genere di affermazioni estremamente pericolose.

9. Il secondo grande ostacolo da superare, per Paolo e per i Sadducei, fu quello legato all’elaborazione dell’intera mitologia connessa alla miracolosa morte e resurrezione di Gesù.

10. Per i Nazareni, che Gesù fosse sopravvissuto o che fosse morto successivamente alla crocifissione era irrilevante rispetto alla data in cui egli nacque e fu crocifisso.

11. Per Nazareni quali Giacomo, il fratello di sangue di Gesù, l’elemento più rilevante era che Gesù fosse nato e fosse stato crocifisso nel giorno stesso della sua nascita, il 14 del mese di Nisan (Nissan), in occasione della Grande Pasqua (Great Passover) (ovvero nell’occasione in cui il 14 Nisan capitava appunto di venerdì). Era essenziale che Gesù stesso rappresentasse l’ultimo sacrificio di sangue, e che successivamente nessun altro sacrificio fondato sulla carne e sul sangue ad opera degli Israeliti fosse più consumato.

12. Considerando la sanguinosa storia degli Israeliti in relazione ai sacrifici umani e all’adorazione demoniaca, tale simbolismo poteva risultare assai significativo. Per i Nazareni era di rilevanza assoluta.

13. Esattamente come Geremia e Baruch avevano tentato di fare 600 anni prima, elaborando i primi libri della Bibbia per tentare di impedire agli Israeliti di fare ricorso a sacrifici umani, di praticare il cannibalismo e le abominevoli orge a base di droghe in onore della “Regina dei Cieli” e del Signore delle Tenebre, Gesù stava utilizzando la sua stessa vita quale ultimo sacrificio umano simbolico.

14. Tanto Paolo di Tarso quanto il Casato di Ananus compresero inoltre tale simbolismo successivamente al fatto compiuto. Anche se fu in effetti Giuseppe Caiafa (Joseph Caiafas) (18-36 dopo Cristo) l’Alto Sacerdote e membro fondamentale del Casato di Ananus che permise paradossalmente il successo dell’elaborato piano di ‘suicidio’ architettato da Gesù, incoraggiando la sua crocifissione in occasione di una Grande Pasqua (Great Passover).

15. La strategia indirizzata a gestire il simbolismo della sua morte, e la sua pretesa di rappresentare il Figlio di Dio, si dimostrò certamente brillante.

16. Piuttosto che rigettare il titolo di Figlio di Dio, si impegnarono letteralmente nel trasformare Gesù nell’unico Figlio di Dio. Ancora oggi c’è chi sostiene il fatto che egli accampasse pretese con riferimento ad un titolo che non aveva ragione di essere, tuttavia coloro che affermano questo ignorano la rilevanza e l’effettiva identità del Gesù storico.

17. Dichiararono apertamente che Gesù fosse il Figlio di Dio vivente, e che le dozzine di precedenti figure che vantavano il titolo di Figlio di Dio rappresentassero semplicemente le sue antecedenti incarnazioni.

18. Per numerose delle principali religioni di quell’epoca, quali il Mitraismo, il culto di Horus, quello di Khrisna, quello di Attis, il concetto relativo al secondo avvento costituiva un elemento essenziale della tradizione riferita a quelle religioni. Paolo semplicemente affermò, in collaborazione con i propri fiancheggiatori Sadducei, che Gesù rappresentasse non soltanto l’adempimento delle scritture Ebraiche, ma delle scritture religiose di tutto il mondo.

19. Come era accaduto nel caso di Hesus, 2000 anni prima, Gesù rappresentava ora l’agnello di Dio, Gesù era ora il primogenito di Dio.

20. Dio sacrificava il suo unico figlio, si trattava tuttavia di un rito basato sul sangue, di un sacrificio di sangue che aveva lo scopo di salvare il mondo, così come era avvenuto nel caso di Hesus, Attis, Tammuz, Mithra, Khrisna, Prometeo, Quetzalcoatl e Indra. In questo caso c’erano tuttavia dei testimoni dell’evento (2000 anni fa).

21. Dio sacrificava il suo unico figlio sull’altare della Croce perché amava così tanto il mondo e poiché poteva far successivamente risorgere quel figlio – come avveniva nel caso di Horus, lo ripetiamo – in occasione del terzo giorno successivo alla morte per farlo ascendere al cielo e permettergli di giudicare i vivi e i morti. La stessa dinamica valeva per Attis, Tammuz, Khrisna, Quetzalcoatl e Indra.

22. Sebbene la sua nascita, avvenuta il 14 del mese di Nisan, avesse in parte causato una serie di problemi, la sua morte avvenuta il 14 del mese di Nisan, di venerdì, risultava invece perfetta. Il simbolismo non ammetteva possibilità di errore.

23. Gesù non era più il Messia Ebraico, il Re degli Ebrei, era ora il Messia del mondo intero.

24. Il fatto che la storia Ebraica sino ad allora non avesse mai avuto a disposizione alcun testo che indicasse il fatto che “Dio” avrebbe inviato suo “Figlio” sulla Terra per sacrificarlo facendo ricorso ad un omicidio rituale, non costituì in fondo un ostacolo così rilevante.

25. Paolo e i Sadducei tentarono effettivamente di creare una religione che si dimostrasse universale, una Cattolica (che in Greco significa appunto “universale”) Chiesa del Paganismo.

CIBELE – INFORMAZIONI GENERALI

Immagine 6Divinità dell’Antico Oriente e Greco-Romana, è conosciuta con varie denominazioni. Il nome Cibele o Cibebe predominano nella letteratura greca e romana a partire dal Quinto secolo avanti Cristo. Il suo nome completo, a Roma, era Mater Deum Magna Mater. La grande Dea Pagana Cibele (Kybele: “Keh – Ba’al – Leh” – colei (la divinità) che dimora nelle caverne, nelle grotte), sarebbe stata confusa e nel tempo conosciuta, successivamente ad una serie di trasformazioni operate dai Greci, come Sibilla/e. La grande Dea dell’Asia Minore è la più antica Dea conosciuta dalla storia, anticipando di ben 5000 anni le divinità Sumere e dell’Antico Egitto, così come le derivate divinità greche e romane, ponendosene inoltre come archetipo fondamentale. Una immagine trovata a Catal Huyuk, datata ad 8000 anni fa, rappresenta la Dea Madre acquattata in procinto di partorire, affiancata da due leopardi. Nei secoli successivi, i leopardi sarebbero stati sostituiti dai leoni – Atalanta e Ippomene dopo la metamorfosi, nonostante il fatto che i leopardi fossero ritenuti leoni femmina nell’antichità. La sua adorazione era di solito combinata con quella del Toro Celeste, la cui presenza è prominente a Catal Huyuk. Le leggende sono in accordo nel situare la nascita dell’adorazione della Dea Madre nell’area della Frigia, in Asia Minore (odierna Turchia centro-occidentale), ed in epoca classica il centro più importante del suo culto era a Pessinus, città situata alle falde del monte Dindymus, o Agdistis (di qui alcune sue denominazioni quali Dindymene ed Agdistis). Tuttavia, l’esistenza di numerose divinità simili in aree esterne alla Frigia sta ad indicare che Cibele rappresentasse la forma Frigia di una dea della Natura comune a tutta l’Asia Minore. A partire dall’Asia Minore, il suo culto si diffuse poi nel territorio greco. I Greci riconobbero nella Grande Madre una notevole somiglianza con la propria dea Rhea finendo con il tempo con l’identificarle completamente. Durante l’invasione della penisola italiana ad opera di Annibale, nel 204 avanti Cristo, i Romani seguirono le istruzioni dettate da un oracolo della Sibilla in base al quale il nemico sarebbe stato sconfitto e scacciato solo se la “Madre Idea” fosse stata portata a Roma, insieme al suo simbolo più sacro,una enorme meterorite che si riteneva fosse caduta dal cielo. La sua identificazione da parte romana con divinità quali Maia, Ops, Rhea, Tellus e Cerere contribuì notevolmente all’affermarsi del suo culto. Alla fine del periodo repubblicano, il culto di Cibele si era decisamente affermato, mentre nel periodo imperiale divenne uno dei principali culti del mondo Romano. La grande Madre Cibele fu portata da Pergamo a Roma nel 204 avanti Cristo.

La dea fu accolta con tutti gli onori dai più importanti cittadini Romani. Il Pontefice Massimo(Pontifex Maximus) le tributò un assai caloroso benvenuto e la Dea divenne la Magna Mater o “sacra” (“holy”) Madre di Roma:

“Quando Cibele fece il suo ingresso a Roma, ella rappresentava la dea che, provenendo da un mondo antico,  giungeva nel nuovo a garantire la vittoria. E’ quindi facile arguire il perchè della sua iniziale collocazione nel Tempio della Vittoria. Nello stesso anno del suo arrivo, comunque, la costruzione di un tempio, a lei espressamente dedicato, fu affidata ai Censori M. Livius Salinator e C. Claudius Nero. Dopo tredici anni – un periodo così lungo fu probabilmente dovuto alle difficoltà di quei giorni – il nuovo edificio in suo onore venne quindi inaugurato dal Pretore M. Junius Brutus il 10 Aprile del 191 avanti Cristo. Le nuove rilevazioni archeologiche operate da Pietro Romanelli nel 1951 hanno mostrato che ad oggi ben poco è rimasto dell’originale costruzione. L’anniversario dell’inaugurazione di questo tempio veniva celebrato annualmente”. (Vermaseren, Cybele and Attis, p. 41.)

In tutti i loro elementi caratteristici, tanto Romani, quanto Greci ed Orientali, la grande Madre era caratterizzata essenzialmente dalle stesse qualità. La più prominente tra queste riguardava il concetto della sua universale maternità. Ella rappresentava la grande madre non solo degli Dei ma anche degli uomini e degli animali. Era anche chiamata Montagna Madre o Madre Montagna, ed un’enfasi particolare era posta sul concetto della sua maternità nei confronti della natura selvaggia. Tale aspetto si manifestava in particolare nel carattere orgiastico della sua adorazione. I suoi mitici assistenti, i Corybantes, erano esseri selvaggi, semi-demoniaci. I suoi sacerdoti, i Galli o Galloi, venivano castrati nel momento in cui entravano a servizio della Dea.

L’auto-mutilazione era giustificata sulla base del mito riguardante il suo amante, il Dio della fertilità Attis, eviratosi all’ombra di un albero di pino, punto in cui era sanguinato fino alla morte. Alle festività annuali dedicate a Cibele (tra il 15 ed il 27 Marzo), un albero di pino veniva tagliato e portato nel suo tempio dove veniva onorato come una divinità ed adornato di violette, le quali si riteneva originatesi dal sangue stesso di Attis. Il 24 Marzo, il “Dies Sanguinis” o”Giorno del Sangue”, il suo sacerdote più importante, chiamato Arci-Gallus, si inferiva ferite alle braccia per trarne il sangue da offrire in dono alla Dea al suono di cimbali, tamburi, e flauti, mentre il clero minore danzava vorticosamente inferendosi ferite sul corpo intorno al suo altare bagnando così di sangue il pino sacro e l’altare stesso della Dea. Il 27 Marzo, la statua argentea della Dea, adornata da una piccola pietra sacra incastonata sul capo, veniva condotta in processione e bagnata nell’Almo, un tributario del fiume Tevere.

STRUTTURA RELIGIOSA

In ogni tempio della Dea, l’Alta Sacerdotessa ricopriva il ruolo più importante, seguita dagli Arci-Galli. Immeditamente sub-ordinate nello status erano le Sacerdotesse ordinarie. Al punto più basso della gerarchia si trovavano i Galli o Galloi.  Perpetuarsi dell’adorazione di Cibele presso il Phrygianum restaurato sul colle Vaticano L’altare principale della Dea Frigia Cibele, dai quali numerosi modelli di altari con iscrizioni sono derivati, era situato in un luogo non ben identificato vicino alla Basilica Vaticana. Dovrebbe essere stato chiuso in occasione delle misure prese dall’imperatore Teodosio contro i culti pagani tra il 391 ed il 392 dopo Cristo. Tra i numerosi altari con iscrizioni ritrovati, vi è questo altare dedicato a Cibele ed Attis, adornato con il pino sacro di Attis, un toro, un ariete, un souvenir dei sacrifici condotti ed i numerosi oggetti di culto. La data esatta della dedica alla Dea è inscritta sull’altare stesso: il 19 Luglio del 394 d.C.

IL VATICANO, ROMA – INFORMAZIONI GENERALI

Immagine 7Il Colle Vaticano (in Latino Mons Vaticanus), collocato a circa 45 metri dalla pianura alluvionale del fiume Tevere, è il colle più vicino al versante nord-occidentale del fiume stesso, di fronte ai sette colli di Roma ed all’esterno delle antiche Mura Repubblicane erette nel Primo secolo avanti Cristo. Il colle Vaticano si trova a circa due chilometri e mezzo a Nord-Ovest del Colle Capitolino (altezza circa 50 metri), tradizionalmente il più alto dei sette colli e sede del Campidoglio, il più grande complesso di templi dedicato agli dei dell’antica Roma, costruito da Lucius Tarquinius Superbus intorno al 520 avanti Cristo. Significativamente, il colle Vaticano è collocato come il più vicino e contemporaneamente il più alto punto di vista rispetto al Campo di Marte se si prende come punto di osservazione il sacro complesso di templi del Campidoglio sul Colle Capitolino. Considerata la sua altezza rispetto alla pianura alluvionale del Tevere, e tenuto conto del panorama che offriva rispetto al Campidoglio oltre che della sua collocazione all’esterno delle antiche mura, esso divenne, a partire dal 520 avanti Cristo, la più sacra Necropoli di Roma, in particolare per i nobili e le persone di rilievo della città. Uno dei nomi originali del colle era infatti “città (colle) del divino” e “Città dei Morti”. location_sum_rome1Nell’Anno 204 avanti Cristo, le Guerre Puniche portarono a disastrose conseguenze tanto per l’esercito romano quanto per la salvezza e la sicurezza di Roma. Annibale aveva devastato le campagne romane e la forza delle divinità tradizionali del Tempio Capitolino non sembrava in grado di porre rimedio alla situazione. Una tradizione riferita da numerosi autori Romani riporta che una serie di Oracoli della Sibilla (Cibele), inclusi quello di Delfi, nell’area di Atene, furono consultati e la profezia che ne derivò fu che affinchè Annibale venisse sconfitto, la grande Dea Madre (Cibele) avrebbe dovuto essere condotta da Pessinus, in Frigia, fino a Roma. La personificazione della Dea Madre era rappresentata dal più grande meteorite ferroso del mondo antico, un enorme oggetto conico dell’altezza di circa 5 metri e mezzo, adorato come il Simulacro di Cibele e del peso di numerose tonnellate. Nello stesso 204 avanti Cristo, un’ambasciata composta da cinque senatori romani con M. Valerius Laevinus come capo delegazione, fu inviata a Pessinus, all’epoca sotto il dominio di Attalus I (269 – 197 avanti Cristo), Re di Pergamo (odierna Turchia), ed alleato di Roma. Attalus inizialmente rifiutò l’offerta. Tuttavia una leggenda Romana narra che un terremoto occorse nell’area nel periodo delle negoziazioni, accompagnato dalla voce di Cibele che imponeva l’inizio del suo viaggio: tutto ciò, si tramanda, venne prontamente interpretato come un presagio. Il Simulacro di Cibele, il più grande meteorite nero ferroso del mondo ed un numeroso gruppo di sacerdoti ed attendenti partirono quindi dal complesso di templi originario e giunsero a Roma accolti da una grande festa di benvenuto nel 204 avanti Cristo, organizzata dal Senato Romano.

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IL PHRYGIANUM SUL COLLE VATICANO

Tanto importante risultava essere la nuova dea per Roma che il Senato commissionò ai due Censori M. L. Salinator e  C. Cl. Nero la progettazione e la costruzione di un edificio degno di ospitare la Pietra Nera e la Dea Cibele (conosciuta come Magna Mater dai Romani). Un grande tempio della lunghezza di circa 70 metri fu così progettato e costruito. Fu scelto di collocarlo sul Colle Vaticano, data la sua prossimità e la particolare relazione geografica con il complesso di templi del Campidoglio situato sul Colle Capitolino e di costruirlo in maniera tale da non inficiare in alcuna maniera il ruolo primario dei templi degli antichi dei di Roma. Tuttavia, il sito presentava una serie notevole di problemi tanto dal punto di vista religioso quanto da quello ingegneristico. Prima di tutto, il Colle Vaticano rappresentava la più importante e sacra Necropoli di Roma. In secondo luogo, il suo suolo argilloso non forniva la necessaria stabilità per supportare un grande tempio romano in mattoni, pietra e marmo. Per ovviare al problema, i romani costruirono una intelligente serie di livelli di camere aperte o strutture a “catacomba”, come piattaforme nel terreno argilloso, permettendo al peso di essere redistribuito al meglio ed operando inoltre per l’appiattimento del colle stesso al fine di garantire maggiore spazio alla costruzione. Ciò significava anche che buona parte dell’originaria Necropoli, ivi esistente da più di duecento anni, sarebbe rimasta indisturbata. Le imponenti strutture di fondazione a “catatomba” ed il complesso templare si tramanda siano state realizzate lavorando per circa tredici anni, tra il 204 ed il 191 avanti Cristo. E’ solo l’11 Aprile del 191 avanti Cristo che il Pretore Marcus Iunus Brutus inaugurò e dedicò a Cibele il Tempio sul Colle Vaticano. In questa data, la Magna Mater fu posta sul trono come Sacra Protettrice della Città e fregiata di un meteorite conico molto più piccolo del “Simulacrum” incastonato sul capo, e condotta tramite una processione verso il Secondo Tempio di Cibele, quest’ultimo collocato tra i santuari degli altri dei romani sul Colle Palatino. In onore di tale occasione, i Ludi Megalenses furono istituiti e festeggiati per la prima volta. (Nonostante alcune similitudini, le immagini sotto riportate non rappresentano al meglio la struttura originale del Phrygianum)

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Capitolo 2 – Il Vaticano, il Phrygianum e il Culto di Cibele

IL VATICANO, ROMA – INFORMAZIONI GENERALI

Il Colle Vaticano (in Latino Mons Vaticanus), collocato a circa 45 metri dalla pianura alluvionale del fiume Tevere, è il colle più vicino al versante nord-occidentale del fiume stesso, di fronte ai sette colli di Roma ed all’esterno delle antiche Mura Repubblicane erette nel Primo secolo avanti Cristo.

Il colle Vaticano si trova a circa due chilometri e mezzo a Nord-Ovest del Colle Capitolino (altezza circa 50 metri), tradizionalmente il più alto dei sette colli e sede del Campidoglio, il più grande complesso di templi dedicato agli dei dell’antica Roma, costruito da Lucius Tarquinius Superbus intorno al 520 avanti Cristo.

Significativamente, il colle Vaticano è collocato come il più vicino e contemporaneamente il più alto punto di vista rispetto al Campo di Marte se si prende come punto di osservazione il sacro complesso di templi del Campidoglio sul Colle Capitolino.

Considerata la sua altezza rispetto alla pianura alluvionale del Tevere, e tenuto conto del panorama che offriva rispetto al Campidoglio oltre che della sua collocazione all’esterno delle antiche mura, esso divenne, a partire dal 520 avanti Cristo, la più sacra Necropoli di Roma, in particolare per i nobili e le persone di rilievo della città. Uno dei nomi originali del colle era infatti “città (colle) del divino” e “Città dei Morti”.

L’ARRIVO DI CIBELE COME MAGNA MATER – GRANDE PROTETTRICE DI ROMA

Nell’Anno 204 avanti Cristo, le Guerre Puniche portarono a disastrose conseguenze tanto per l’esercito romano quanto per la salvezza e la sicurezza di Roma. Annibale aveva devastato le campagne romane e la forza delle divinità tradizionali del Tempio Capitolino non sembrava in grado di porre rimedio alla situazione.

Una tradizione riferita da numerosi autori Romani riporta che una serie di Oracoli della Sibilla (Cibele), inclusi quello di Delfi, nell’area di Atene, furono consultati e la profezia che ne derivò fu che affinchè Annibale venisse sconfitto, la grande Dea Madre (Cibele) avrebbe dovuto essere condotta da Pessinus, in Frigia, fino a Roma. La personificazione della Dea Madre era rappresentata dal più grande meteorite ferroso del mondo antico, un enorme oggetto conico dell’altezza di circa 5 metri e mezzo, adorato come il Simulacro di Cibele e del peso di numerose tonnellate.

Nello stesso 204 avanti Cristo, un’ambasciata composta da cinque senatori romani con M. Valerius Laevinus come capo delegazione, fu inviata a Pessinus, all’epoca sotto il dominio di Attalus I (269 – 197 avanti Cristo), Re di Pergamo (odierna Turchia), ed alleato di Roma. Attalus inizialmente rifiutò l’offerta. Tuttavia una leggenda Romana narra che un terremoto occorse nell’area nel periodo delle negoziazioni, accompagnato dalla voce di Cibele che imponeva l’inizio del suo viaggio: tutto ciò, si tramanda, venne prontamente interpretato come un presagio.

Il Simulacro di Cibele, il più grande meteorite nero ferroso del mondo ed un numeroso gruppo di sacerdoti ed attendenti partirono quindi dal complesso di templi originario e giunsero a Roma accolti da una grande festa di benvenuto nel 204 avanti Cristo, organizzata dal Senato Romano.

IL PHRYGIANUM SUL COLLE VATICANO

Tanto importante risultava essere la nuova dea per Roma che il Senato commissionò ai due Censori M. L. Salinator e  C. Cl. Nero la progettazione e la costruzione di un edificio degno di ospitare la Pietra Nera e la Dea Cibele (conosciuta come Magna Mater dai Romani). Un grande tempio della lunghezza di circa 70 metri fu così progettato e costruito.

Fu scelto di collocarlo sul Colle Vaticano, data la sua prossimità e la particolare relazione geografica con il complesso di templi del Campidoglio situato sul Colle Capitolino e di costruirlo in maniera tale da non inficiare in alcuna maniera il ruolo primario dei templi degli antichi dei di Roma. Tuttavia, il sito presentava una serie notevole di problemi tanto dal punto di vista religioso quanto da quello ingegneristico. Prima di tutto, il Colle Vaticano rappresentava la più importante e sacra Necropoli di Roma. In secondo luogo, il suo suolo argilloso non forniva la necessaria stabilità per supportare un grande tempio romano in mattoni, pietra e marmo.

Per ovviare al problema, i romani costruirono una intelligente serie di livelli di camere aperte o strutture a “catacomba”, come piattaforme nel terreno argilloso, permettendo al peso di essere redistribuito al meglio ed operando inoltre per l’appiattimento del colle stesso al fine di garantire maggiore spazio alla costruzione. Ciò significava anche che buona parte dell’originaria Necropoli, ivi esistente da più di duecento anni, sarebbe rimasta indisturbata.

Le imponenti strutture di fondazione a “catatomba” ed il complesso templare si tramanda siano state realizzate lavorando per circa tredici anni, tra il 204 ed il 191 avanti Cristo. E’ solo l’11 Aprile del 191 avanti Cristo che il Pretore Marcus Iunus Brutus inaugurò e dedicò a Cibele il Tempio sul Colle Vaticano.

In questa data, la Magna Mater fu posta sul trono come Sacra Protettrice della Città e fregiata di un meteorite conico molto più piccolo del “Simulacrum” incastonato sul capo, e condotta tramite una processione verso il Secondo Tempio di Cibele, quest’ultimo collocato tra i santuari degli altri dei romani sul Colle Palatino. In onore di tale occasione, i Ludi Megalenses furono istituiti e festeggiati per la prima volta.

(Nonostante alcune similitudini, le immagini sotto riportate non rappresentano al meglio la struttura originale del Phrygianum)

I cosiddetti ‘Megalesia’ continuarono poi ad essere festeggiati per una intera settimana all’inizio di Aprile: periodo riconosciuto come l’anniversario dei giorni di nascita della Dea. In occasione di questi ultimi, grandi giochi venivano tenuti nel Circo Massimo, culminanti con la processione dal Colle Vaticano al Colle Palatino.

Il design stesso del Phrygianum forniva inoltre ulteriori benefici alle famiglie sacerdotali dei culti di Cibele, Attis e Dagon/Baal/Moloch. Le sezioni delle catacombe che supportavano la struttura venivano infatti utilizzate come cappelle secondarie, frequentemente per rituali di sacrificio umano e per le iniziazioni.

Sotto Claudio I (41 – 54 dopo Cristo), il culto di Cibele sul Colle Vaticano andò incontro a notevoli trasfomazioni dato che l’Imperatore, assumendo per sè la carica di Pontifex Maximus (Pontefice Romano), reclamò i diritti di Alto Sacerdote in riferimento a tutti i culti, incluso quello della Magna Mater. A partire quindi dal 43 dopo Cristo in poi, il pontefice Romano divenne il nuovo Alto Sacerdote del Phrygianum e le date dei Megalesia furono spostate nei giorni compresi tra il 15 ed il 27 Marzo in modo da coincidere con l’Equinozio di Primavera.

DESIGN INTERNO E CARATTERISTICHE DEL PHRYGIANUM SUL COLLE VATICANO

Restano alcune evidenze di importanti caratteristiche del Phrygianum, inclusi alcuni elementi stilistici ed architettonici che restano in uso ancora oggi.

E’ da ricordare che almeno fino alla cosiddetta “Età Oscura” (600 – 900 dopo Cristo) nell’ingresso del tempio, a partire dalla facciata in direzione dell’atrio, era collocato in posizione centrale una enorme pigna bronzea, conosciuta appunto come “La Pigna”, dedicata ad Attis, figlio ed amante di Cibele.

L’edificio principale interno era costituito da cinque navate laterali, un’ampia navata centrale e due navate laterali più piccole, le quali erano caratterizzate ognuna da ventuno colonne di marmo. Alla fine di quest’ultima (Transetto) era collocato un enorme Ciborium (coperatura interna) sopra la statua sacra di Cibele dietro alla quale una struttura rinforzata teneva in piedi l’enorme Simulacrum (meteorite nero) di Cibele.

Il design del baldacchino nell’odierna Basilica di San Pietro, ad opera di Gian Lorenzo Bernini, e risalente al 1623, si dice sia stato ispirato da queste ultime caratteristiche. Le sue origini pagane appaiono infatti in netto contrasto con il resto della chiesa.

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IL GRANDE INCENDIO DI ROMA ED IL PERIODO CHE NE SEGUI’

Il Grande Incendio di Roma, nel 64 dopo Cristo, deliberatamente appiccato da Papa Linus e dai seguaci del Culto Paolino (San Paolo l’Apostolo) non danneggiarono il Phrygianum a causa della sua distanza dal nucleo cittadino principale.

E’ altamente probabile che le classi sacerdotali del Phrygianum fornirono una qualche forma di supporto ed anche primi luoghi di culto ai seguaci di Paolo, in relazione alla stretta associazione di tale culto con l’adorazione di Cibele e del Baal ellenizzato.

Prima della falsa tradizione in base alla quale si afferma che l’apostolo Simon bar Jonah (San Pietro) non sia in realtà stato ucciso all’esterno delle mura di Gerusalemme durante l’assedio del 69 dopo Cristo, ma trasportato a Roma ed ucciso come “primo Vescovo”, si diceva fosse stato invece San Paolo ad essere seppellito sotto il Phrygianum nell’ambito dell’antica Necropoli.

Recentemente il Vaticano ha annunciato che si crede vi siano le ossa di San Paolo l’Apostolo, deposte in qualche luogo “nei pressi” del supposto luogo di seppellitura di Simon bar Jonah.

CHIUSURA DEL PHRYGIANUM SUL COLLE VATICANO

Sotto l’Imperatore Domiziano (81 – 96 dopo Cristo) fu emanato un decreto nell’ambito dell’Impero Romano in base al quale il sacrificio umano veniva considerato un crimine capitale (per il quale si era quindi soggetti alla pena di morte). Sebbene in realtà non vi siano prove ad attestarlo, una leggenda sussiste in base alla quale la decisione di Domiziano fu influenzata dalla rivelazione dell’anziano Flavius Josephus, conosciuto anche come San Luca, il quale, prima di morire, rigettò il movimento contraffatto più tardi conosciuto come Cristianità e ritornò agli originali vangeli Nazareno-Gnostici della persona reale che noi conosciamo sotto il nome di Gesù Cristo. Tutti i templi in cui veniva praticato il sacrificio umano vennero chiusi, incluso il Phrygianum. Le famiglie sacerdotali furono bandite da Roma e fissarono la propria residenza a Tusculum, a Sud Ovest di Roma. Tuttavia, utilizzando tunnel segreti a partire da una Necropoli situata nei pressi del Colle Vaticano, le cerimonie segrete del culto di Cibele, inclusa la tradizione del culto paolino riferita al sacrificio degli infanti continuò nelle strutture delle catacombe. Se ciò avveniva sotto terra, sulla terra invece con il succedersi degli Imperatori, la forza e l’influenza dello gnosticismo continuò a crescere ed il Phrygianum restò chiuso. Sotto il regno di Antonino Pio (138 – 161 dopo Cristo) al culmine della popolarità dello Gnostico Valentino, l’Imperatore ordinò che i tunnel segreti e gli stessi templi situati nelle Catacombe fossero sigillati, bandendo numerose famiglie nobili Romane, inclusi numerosi membri della Famiglia dei Fulvii, da Tusculum a Leptis Magna, in Libia.

SETTIMIO SEVERO E LA RESTAURAZIONE DEL PHRYGIANUM

Nel 193 dopo Cristo, l’Imperatore Settimio Severoda Leptis Magna, in Libia, con il supporto dei Fulvii esiliati fu il primo Imperatore a togliere il bando sul Culto Paolino come crimine capitale. Tale bando, in realtà, non fu mai contro i Cristiani, dato che il termine Cristiano non fu inventato che ai tempi di Costantino, un centinaio di anni dopo. Nè si estendeva al culto dei Beoti delle regioni Orientali dell’Impero. Nel 193 dopo Cristo, Severo chiuse inoltre prontamente la scuola Gnostica fondata da Valentino, in cui venivano insegnate le scritture ed il messaggio originale di Gesù, ed al tempo diretta da suo figlio Ippolito, il quale all’età di 79 anni fu esiliato in Sardegna dove morì un anno dopo. Significativamente, Severo ordinò la riapertura del Phrygianum dedicato alla Magna Mater, (il Grande Tempio di Cibele) sul Colle Vaticano, garantendo il controllo del tempio al Culto Paolino sotto la podestà di suo zio Gaius Fulvius Victor. Tuttavia, invece di riportare il tempio ai suoi rituali tradizionali in base ai quali era l’Alta Sacerdotessa a ricoprire il ruolo più importante, Fulvius dichiarò sè stesso Vescovo di Roma (Papa) utilizzando il nome Victor (Vittorio) come simbolo della sua vittoria sugli Gnostici di Valentino. Questo rese Papa Vittorio I, in realtà, solo il secondo Vescovo della “Cristianità” a Roma, a 129 anni di distanza da Papa Lino. In ogni caso, Vittorio e la sua famiglia, che lo seguì a Roma, compreso suo figlio, il futuro Papa Zephyrinus I (199 – 205 dopo Cristo), e suo nipote, il futuro Papa Callistus I (217 – 222 dopo Cristo), erano ben lontani dall’essere cristiani. Al posto del tradizionale sacrificio di bambini in occasione delle festività più importanti, Vittorio istituì il sacrificio di bambini in ogni occasione in cui la Messa veniva celebrata. Così sanguinoso fu il loro regno in riferimento al numero di bambini sacrificati e la corruzione nelle cariche che nel 222 Callistus fu ucciso su ordine dell’Imperatore Marcus Severus Alexander (222 – 235 dopo Cristo).

IL RITORNO AL PAGANESIMO DEL PHRYGIANUM

Successivamente all’esecuzione di Callistus nel 222, il Phrygianum ritornò nelle mani di famiglie sacerdotali puramente pagane e riguadagnò la sua fama di tempio pagano. Durante il regno di Papa Fabiano (236 – 250 dopo Cristo), è certo che egli non avesse il controllo del Phrygianum restaurato, nè che lo ebbe Papa Novation (250 – 252 dopo Cristo), nè che lo ebbero la serie di regni Papali intermittenti fino al regno di Eusebius di Caesaria (309 – 310 dopo Cristo). Un altare di Cibele originariamente ospitato nel Phrygianum e dedicato a Cibele stessa, datato 374 dopo Cristo, supporta con certezza la tesi che il Colle Vaticano restò fermamente un tempio pagano dedicato a Cibele almeno fino all’arrivo di Papa Damasus (366 – 384 dopo Cristo). L’assenza di qualunque Papa al primo Concilio di Nicea può quindi anche essere spiegata sulla base del fatto che non esistesse alcun Vescovo “Cristiano” (Papa) di Roma in questo periodo, almeno fino a quando Julius (più tardi conosciuto Papa Giulio, 337 – 352 dopo Cristo) fu inviato da Costantino come Vescovo Cristiano intorno al 337 dopo che il concilio stesso aveva “votato” per la creazione della Cristianità.

IL REGNO DEI THEODOSII

Il regno dei Papi Theodosii a partire da Damasus, passando per Siricio, Anastasio, Innocenzo, Bonifacio, Celestino e Leone vide i primi veri tentativi indirizzati a rendere il Phrygianum un tempio cristiano nel vero senso della parola. A Papa Siricio, nel 384 dopo Cristo, fu anche concesso dall’Imperatore, suo strettissimo parente, il titolo di Pontifex Maximus o “Pontefice Romano” (Papa). All’epoca di Papa Vigilius(537 – 555 dopo Cristo), con le grande epidemie giunte ad infestare l’Europa, il Phrygianum fu ribattezzato San Pietro e la fittizia linea di Papi così come riportata nel Liber Pontificalis fu elaborata per la prima volta.

IL MITO DEL COLLE VATICANO

Una serie di miti poveramente costruiti e scarsamente supportati da prove restano ai nostri giorni riguardo le vere origini dell’antica Basilica di San Pietro e del Colle Vaticano. Il primo incredibile mito è quello in base al quale l’Imperatore Nerone (54 – 68 dopo Cristo) avesse costruito una pista privata per le corse sopra o nei pressi delle tombe dei nobili sulla cima del Colle Vaticano. La seconda parte di questa gigantesca farsa è quella riguardante l’esecuzione di Simon bar Jonah (San Pietro) e San Paolo proprio in questa pista privata ed il loro seppellimento nelle vicinanze della collina stessa . A parte le sostanziali prove archeologiche riguardanti le investigazioni fatte sul sottosuolo del Vaticano indicanti il fatto che la maggior parte della collina fosse stata un tempo una Necropoli, e a parte il fatto che nessun Senatore Romano, nè Guardia Pretoriana, nè cittadino avrebbe mai permesso ad un Imperatore di commettere un tale sacrilegio quale quello di costruire una pista privata per le corse sopra o anche vicino ad una Necropoli, è inoltre la fonte stessa che reclama la veridicità di tale fantasiosa costruzione a restare assai sospetta. La fonte di tali affermazioni pare sia infatti rintracciabile in un noto passo degli Annali di Tacito (XV. 44), uno storico Romano che si ritiene sia vissuto intorno al 116 dopo Cristo. Il problema è che nessun manoscritto originale di Tacito è sopravvissuto al tempo, a parte la testimonianza di un monaco cristiano del Decimo secolo che afferma di averne accuratamente trascritto il testo originale. Tuttavia, frammetti sopravvissuti di un manoscirtto ad opera di Sulpicius Severus chiamato Chronica, e risalente al Quinto Secolo, che cita l’opera originale di Tacito, contraddicono numerosi degli stessi passi “trascritti” dal monaco cristiano. La seconda fonte cui si fa riferimento per sostenere tali asserzioni è invece l’altamente dubbioso e pesantemente ri-redatto Liber Pontificalis. Il Liber Pontificalis introduce inoltre un addizionale insieme di fraudolente affermazioni, incluso il fatto di ammettere che in realtà esistesse un Tempio di Cibele sulla cima del Vaticano ma che questo coesistesse con una pista privata per gli Imperatori, una piccola Necropoli ed una grande Basilica costruita da Costantino come “dono” per il popolo Romano, in riferimento alla costruzione della quale erano stati impiegati “trent’anni”, dal 326 al 356 dopo Cristo. A parte gli altri “doni” di Costantino fabbricati con la frode, inclusa la famosa lettera in cui viene affermata l’autorità garantita alla Chiesa Cattolica, così come la falsità delle affermazioni che reclamano sia stato Papa Silvestro ad operare per la “cristianizzazione” di Costantino, non vi è alcuna prova del fatto che Costantino abbia devoluto alcuna parte dei suoi fondi o del suo tempo per migliorare o creare edifici a Roma dato che era così impegnato nel rendere minore il potere di Roma stessa tramite la costruzione della sua “Nuova Roma” a Bisanzio.

LA FINE DEL PHRYGIANUM

Nel 1505, il Phrygianum fu infine demolito per ordine del Papa Giulio II per lasciare il posto al nuovo grande tempio pagano che noi oggi conosciamo con il nome di Basilica di San Pietro. La nuova grande struttura è stata sottoposta ad un numero notevole di nuove impostazioni a livello di architettura e di costruzione che si sono susseguite nel corso dei successivi centocinquanta anni, con Michelangelo a ricoprire un ruolo certamente preminente.

vatican_viewIL PONTEFICE MASSIMO – INFORMAZIONI GENERALI

pontifex-maximusLa posizione di Pontifex Maximus (Pontefice Maggiore o Massimo) fu creata per la prima volta dal secondo Re di Roma Numa Pompilio (717 – 673 avanti Cristo) intorno al 720 avanti Cristo, come elemento essenziale nell’ambito della creazione del più complesso Collegium Pontificum (Collegio dei Pontefici). Sebbene non restino resoconti credibili riferibili a questo periodo, è probabile che il Collegium fornisse un potere consiliare tanto spirituale, quanto politico al Re, in maniera simile a come operano al giorno d’oggi il Governo ed il Primo Ministro di un’odierno monarca. In maniera simile, inoltre, a come accade oggi nella Monarchia britannica, il Re Romano restava la carica suprema sia temporale che spirituale (Alto Sacerdote) di uno Stato fondato su una religione politeistica. Quando la monarchia Romana fu abolita nel 509 avanti Cristo dal fondatore della Repubblica Romana Lucius Junus Brutus, i precedenti compiti ufficiali e religiosi del Re furono preservati nella nuova carica di Rex Sacrorum ovvero “Re dei Riti/delle Cerimonie Sacre”. Tali diritti furono allora garantiti in capo al Pontifex Maximus con la premessa di limitare la sua influenza in campo politico. Durante il periodo Repubblicano ed Imperiale, il Pontefice Massimo veniva eletto solitamente nell’ambito del Collegio dei Pontefici. La residenza ufficiale del Pontifex Maximus era la Domus Publica, situata tra la Casa delle Vergini Vestali e la Via Sacra, e vicino alla Via Regia, nel Foro Romano. A motivo del potere risultante dalla carica, la posizione risultava essere assai ambita dalle famiglie nobili romane. Giulio Cesare, ad esempio, divenne Pontifex nel 73 avanti Cristo e Pontifex Maximus nel 63 avanti Cristo. Al fine di ridurre le possibilità che ci fosse una sola famiglia (o gens) a controllare la carica, inoltre, non più che ad un membro di una gens era permesso di essere membro del Collegio dei Pontefici, nè era ammesso che una persona potesse tenere più di un sacerdozio nell’ambito di un Collegio. Tali tradizioni furono tuttavia largamente ignorate durante le trasformazioni politiche che si verificano nel Terzo Secolo dopo Cristo.

L’ARRIVO DELLA MAGNA MATER – CIBELE MAGNA MATER

Nel 204 avanti Cristo, il Simulacro di Cibele, il più grande meteorite nero ferroso del mondo, oltre ad un gran numero di sacerdoti ed attendenti del complesso templare originario di Pessinus, in Frigia (odierna Turchia Sud-occidentale) si trasferirono a Roma per un grande festival di benvenuto preparato per quell’occasione dal Senato Romano. Tanto importante era la nuova dea per Roma che il Senato commissionò ai due Censori M. L. Salinator e C. Cl. Nero di pianificare e costruire un edificio degno di ospitare la Pietra Nera e la Dea Cibele (conosciuta da allora come Magna Mater dai Romani). Un grande tempio della lunghezza di circa 70 metri fu così progettato e realizzato. Fu scelto di collocarlo sul Colle Vaticano, data la sua prossimità e la particolare relazione geografica con il complesso di templi del Campidoglio situato sul Colle Capitolino ed in maniera che non inficiasse in alcuna maniera il ruolo primario dei templi degli antichi dei di Roma. Tuttavia, il sito presentava una serie notevole di problemi tanto dal punto di vista religioso quanto dal punto di vista ingegneristico. Prima di tutto, il Colle Vaticano rappresentava la più importante e sacra Necropoli di Roma. In secondo luogo, il suo suolo argilloso non forniva la necessaria stabilità per supportare un grande tempio romano in mattoni, pietra e marmo. Per ovviare al problema, i romani costruirono una intelligente serie di livelli di camere aperte o strutture a “catacomba”, come vere e proprie piattaforme nel terreno argilloso, permettendo al peso di essere redistribuito al meglio, ed operando inoltre per l’appiattimento del colle stesso al fine di garantire uno spazio maggiore alla costruzione. Ciò significava anche che buona parte dell’originaria Necropoli, ivi esistente da più di duecento anni, sarebbe rimasta indisturbata. Le imponenti strutture di fondazione a “catatomba” ed il complesso templare si tramanda siano state realizzate lavorando per circa tredici anni, tra il 204 ed il 191 avanti Cristo. E’ quindi l’11 Aprile del 191 avanti Cristo che il Pretore Marcus Iunus Brutus inaugurò e dedicò a Cibele il Tempio sul Colle Vaticano. In questa data, la Magna Mater fu posta sul trono come Sacra Protettrice della Città, e fregiata di un meteorite conico molto più piccolo incastonato sul capo, quindi condotta tramite una processione in direzione di un Secondo Tempio di Cibele collocato tra i santuari degli altri dei romani sul Colle Palatino. In onore di questa occasione, i Ludi Megalenses furono istituiti e festeggiati per la prima volta. Da tale data in poi, la carica di Pontifex Maximus rimase intimamente interconnessa tanto con la religione della Dea Madre Cibele, in qualità di suo Alto Sacerdote, quanto al Grande complesso templare collocato sulla cima del Colle Vaticano.

COMPITI ORIGINALI DERIVANTI DALLA CARICA

diritto_romano_3Nel periodo Repubblicano i compiti ufficiali del Pontifex Maximus decrebbero in importanza. Il suo compito e dovere principale restò la “pax deorum” ovvero la “pace tra gli dei”. Inoltre, i suoi doveri di stato includevano l’amministrazione dello jus divinum Romano o ” diritto divino”. Non appena le tradizioni religiose venivano codificate, queste ultime venivano ufficialmente dichiarate “dogma” ed incorporate in un corpus giuridico esteso. Il Pontifex Maximus era anche tradizionalmente in carica degli standards ufficiali dei calendari Romani e delle unità di misura. In termini di incarichi religiosi, i Megalesia (ad Aprile) rappresentavano una delle due più importanti cerimonie annuali, cui si aggiungevano i Saturnia (in Dicembre), ed ambedue erano essenzialmente associati al suo ruolo come Pontefice della “Chiesa Madre” di Cibele sul Colle Vaticano.

COME ESTENSIONE DEL POTERE DEGLI IMPERATORI ROMANI

Durante il periodo della Roma Imperiale, il ruolo di Pontifex Maximus venne inquadrato nei numerosi titoli e poteri dell’Imperatore. Durante il regno di Domiziano(81 – 96 dopo Cristo), la religione ufficiale della Magna Mater Cibele fu abolita in seguito alla conversione dello stesso Domiziano allo gnosticismo sotto la guida di Josephus bar Matthias (San Luca). Sebbene gli Imperatore non abbiano ceduto ad altri il titolo di Pontifex Maximus, il Phrygianum di Cibele sul Colle Vaticano rimase tuttavia chiuso al culto fino alla fine del Secondo secolo dopo Cristo. Nel 193, Gaius Fulvius Victor (193 – 199 dopo Cristo) anche conosciuto come “Papa Vittorio I” divenne il primo non Imperatore a reclamare il titolo di Pontifex Maximus, patrocinato in tale direzione dall’Imperatore Settimio Severo (193 – 211 dopo Cristo). I Severi non solo rimossero il bando posto sul culto di Cibele, ma fornirono ingenti risorse per favorire la ricostruzione ed il miglioramento del Phrygianum sul Colle Vaticano. In risposta, “Papa Vittorio” si ritiene abbia sacrificato bambini ed innocenti quasi su base quotidiana alla dea. A Vittorio successe suo figlio, Pontifex Maximus Zephyrinus (199 – 205 dopo Cristo), come il secondo degli Alti Sacerdoti pagani e quindi il nipote, l’infame Pontifex Maximus Callistus (217 – 222 dopo Cristo).

LA PRIMA ASSOCIAZIONE DEL PONTIFEX MAXIMUS CON IL VESCOVO CRISTIANO DI ROMA

papa_siricio_2Successivamente alla cacciata dal trono imperiale dei Severi e l’esecuzione dell’ultimo della dinastia dei pontefici della famiglia dei Fulvii, la posizione ritornò nelle prerogative dell’Imperatore, almeno sino al regno degli Imperatori Teodosiani Bizantini, periodo in cui il titolo fu garantito al Vescovo Cristiano Siricio (“Papa Siricio”), strettamente imparentato con l’Imperatore stesso, intorno al 385 dopo Cristo, principalmente nel tentativo di rafforzare la pretesa familiare dei Teodosiani nel controllo spirituale sul decadente versante occidentale del Sacro Romano Impero. Il titolo rimase una posizione chiave per i Vescovi Cristiani Teodosiani, almeno sino alla morte di Leone per mano di Genserico, Re Gnostico dei Vandali nel 455 dopo Cristo, durante il saccheggio di Roma.

RITORNO ALLA RIBALTA DELTITOLO E SUA ASSOCIAZIONE CON CIBELE

A partire dal 450 al 750 dopo Cristo, Roma perse essenzialmente tutta la sua influenza come centro cristiano, mentre Ravenna divenne la nuova capitale della Cristianità in Italia, e ciò già a partire dalla metà del Sesto secolo. Durante questo periodo, i discendenti delle famiglie sacerdotali del Collegium Pontificium, centrate a Tusculum, tentarono di dare nuova vita alla religione di Cibele ed assunsero la carica di Pontifex Maximus in qualità di Alti Sacerdoti del sacrificio umano nelle catacombe del Vaticano. Nessuno di tali pontefici era Cristiano, Ariano o riferibile a qualunque altra versione del Cristianesimo. Durante le grandi epidemie, questi Papi divennero più simili a mostri che a leader spirituali avviando una serie di orribili e bizzarri sacrifici a Cibele. La maggior parte dei regni di tali pontefici fu di breve vita, inclusi quelli di Felice III (484 – 493 – dopo Cristo), Felice IV (526 – 530 dopo Cristo) e Gregorio I (590 – 607 dopo Cristo).

PIPINO IL BREVE ED IL FALSO IMPERO

220px-pippin_the_youngerQuando, nel 755-756 dopo Cristo, Pipino il Breve colse l’occasione, mentre il Sacro Romano Impero andava sfaldandosi, per la creazione dell’interamente fittizio ruolo del Pontefice “Cattolico” Romano, il titolo fu abbreviato a Pontefice e “Papa” di Roma. Comunque, è solo nell’827 dopo Cristo, quando i diretti discendenti dei Conti di Tusculum, gli antichi sacerdoti di Cibele, riuscirono ad accaparrarsi nuovamente la gestione del Papato, che il titolo completo di Pontifex Maximus cominciò ad essere ufficialmente utilizzato in associazione con i Papi Cattolici. Quest’ultimo resta inoltre il primo titolo storicamente reclamato dalla serie dei Papi Cattolici a partire dall’invenzione della Chiesa Cattolica nel 755 dopo Cristo.

IL PRIMO ANTI-PAPA E PONTIFEX MAXIMUS

In seguito alla perdita dell’Italia da parte dei Carolingi, i Conti di Tusculum reclamarono per sè, rispetto alle antiche famiglie Romane della regione, il diritto alla carica di Pontifex Maximus e quindi alla più elevata carica sacerdotale del culto della Magna Mater (Cibele). Il primo Pontifex Maximus della famiglia fu certamente l’Antipapa Formosus, l’uomo accreditato per l’incoronazione di Guido di Spoleto come “falso” Imperatore utilizzando le false pretese create a tavolino dai Carolingi contro loro stessi. Formosus fu poi seguito da una lunga linea ininterrotta di Alti Sacerdoti puramente pagani conosciuti nella storia come la “pornocrazia”, che finì con l’includere:

L’ULTIMO PURO PONTIFEX MAXIMUS – GREGORIO VII

Il Pontifex Maximus Gregorio VII rappresenta non solo il fondatore del Culto Romano, ma anche l’ultimo puro Pontifex Maximus nella storia.

Quando Re Enrico IV si decise ad invadere l’Italia nel 1083, e Roma stessa nel 1084, il Pontifex Maximus Gregorio VII fu catturato e giustiziato. Inoltre, il Cattolico Enrico ordinò la completa distruzione della città di Tusculum, che fu in effetti rasa completamente al suolo, oltre che l’esecuzione di tutti coloro che fossero sospettati di essere sacerdoti pagani.

LA CHIESA CATTOLICA – FONDAZIONE

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La Chiesa Cattolica fu fondata nel 742 dai fratelli Pipino il Breve, Carlomanno e Winfred – figli di Carlo Martello – al Primo Concilio Ecumenico tenuto a Saint Denis, nella città di Parigi. La formazione della Chiesa Cattolica ad opera dei profondamente religiosi Cavalieri Pipinidi – difensori tradizionali dei Re “Sangreal” Merovingi – fu inizialmente operata come risposta diretta alla scomunica della famiglia ad opera dell’Imperatore Cristiano Leone III nel 730, avvenuta in seguito al rifiuto di Carlo Martello stesso di abbandonare il regno Merovingio e divenire il Capo dello staff militare di Leone III nella difesa del Sacro Romano Impero Cristiano. All’epoca di Carlo Martello, l’intera Civiltà Occidentale (incluso l’Impero Bizantino) era stata salvata da lui in quanto “Cavaliere dei Cavalieri” nella Battaglia di Tours del 732 avanti Cristo. In termini pratici, l’editto di scomunica aveva un effetto limitato nel ridurre il potere di Carlo Martello. Egli rimase il leader dell’armata più professionale del tempo e non fu mai sconfitto in battaglia. Ma in termini personali, danneggiò profondamente una famiglia dotata del più profondo senso dell’onore. Legalmente, in seguito a tale decreto, Carlo Martello, in quanto soggetto a scomunica cristiana, non avrebbe potuto essere incoronato come Re Cristiano. Lo stesso discorso valeva per uno qualsiasi dei membri della sua famiglia, a meno che una forza pari o più grande rispetto a quella di Costantinopoli si manifestasse per neutralizzare l’effetto della scomunica stessa. Nei tempi che seguirono la scomunica di Carlo Martello ad opera dell’Imperatore Leone III, nel 730, fu il Venerabile Beda, il Tutore Ufficiale dei Pipinidi, lo strumento essenziale per portare avanti l’idea di Carlo: quella di creare il più grande scriptorium sul continente europeo degli ultimi cinquecento anni, da collocare nell’Abbazia di Saint Denis nei pressi del Palazzo Gotico dei Pipinidi. Nel 731, quindi, lo stesso Beda fu nominato primo Abate di Saint Denis, una carica che andava ad aggiungersi ai suoi compiti di tutore. La sede del potere della famiglia dei Pipinidi era il Palazzo di Saint Denis, a circa otto chilometri dal centro di Parigi – un palazzo magnifico e la prima costruzione Gotica della Storia. Il sito fu successivamente riconosciuto come sede della tomba di Saint Denis (“Dionysus”). Questo fuorviante mito storico non è in realtà più recente del XIV secolo. Non è poi neanche rispondente a verità il fatto che rappresentasse il sito in cui erano collocate le tombe Reali dei Merovingi prima dell’VIII Secolo – la maggior parte di queste, infatti, furono spostate lì solo dopo che il palazzo Reale Carolingio fu massicciamente rinnovato per divenire la prima Cattedrale della Chiesa Cattolica a partire dal 742 dopo Cristo. Il primo compito che Carlo Martello affidò al Venerabile Beda fu comunque quello di organizzare, in collaborazione con gli studiosi raccoltisi intorno a lui, una nuova lingua “comune” per il Regno Franco. Questa lingua sarebbe stata chiamata Anglaise o “Inglese” e mirava a liberarsi delle pastoie dei Sacri Romani Imperatori di Costantinopoli e dal loro Latino e Greco. In secondo luogo, Carlo voleva che il suo popolo potesse ascoltare le parole della Bibbia Cristiana nella nuova lingua comune.

LE GRANDI CONTRAFFAZIONI CHE FONDARONO LA CHIESA CATTOLICA

Alla morte del padre, Carlomanno, Winfred e Pipino rimasero fedeli all’onore dimostrato dai loro antenati e lavorarono insieme principalmente per liberare l’Impero Franco prima dalle ribellioni e più tardi per espandere il proprio territorio e la propria influenza. Immediatamente dopo la morte del padre, i fratelli furono subito messi alla prova dalle ribellioni di Hunoald di Aquitania nel 742, da quelle dei Sassoni ed anche da quella di Odilo di Baviera. Carlomanno fu lo strumento essenziale, in qualità di nuovo capo della famiglia, nello scegliere di convertire l’intero palazzo in un tempio sacro al padre trasformandolo nel primo tempio in senso proprio della Chiesa Cattolica – poi divenuto nel tempo la prima vera e propria Cattedrale, con Carlomanno stesso riconosciuto come primo “santo” della Chiesa Cattolica. Essendo venuto a conoscenza dell’avvenuto Sinodo e del nuovo nome per la scissionista “Chiesa Cattolica”, il Sacro Romano Imperatore Costantino V (741 – 775), figlio dell’Imperatore Leone III, rispose all’affronto definendo i Franchi “Iconodules” (in Greco, eikono-doulos significa “colui che serve/adora false immagini”). L’insulto ebbe probabilmente l’effetto opposto rispetto a quello desiderato, incoraggiando i figli di Carlo Martello a raddoppiare i propri sforzi. Tuttavia, l’etichetta ha avuto un perdurante effetto storico ed è servita come perfetta “icona” per rappresentare falsamente e nascondere la verità sulla formazione della nuova Chiesa Cattolica, trasformando tale evento in una specie di “piccolo scandalo”. Nel 743, i fratelli permisero l’incoronazione di Childerico III (743 – 751) come Re dei Franchi, tramite l’amico di famiglia Daniele di Winchester, una misura ad interim, mentre loro stessi si impegnavano per la nascita e lo sviluppo della loro Chiesa Cattolica. In ogni caso, la mossa di nominare un Re “fantoccio” fu accettata solo da una parte dell’Impero ed Hunoald di Aquitania si alleò con i Baschi ribellandosi al potere centrale. Già nel 745, la ribellione fu sedata, e Carlomanno e Pipino concentrarono la loro attenzione sui piani per rafforzare le ambizioni della Chiesa Cattolica nel divenire una forza superiore a quella di Costantinopoli, di conseguenza liberando sè stessi dal giogo della scomunica. Non più tardi del 746, il lavoro era già ben avviato, nella neonata Abbazia di Saint Denis, sia per quanto riguarda la stesura della Donazione di Costantino sia per la stesura della Vulgata, quest’ultima basata sugli scritti in Latino di Saint Jerome. Con la storia mitica di San Pietro come primo Vicario di Roma in via di completamento e la Donazione di Costantino a reclamare il fatto che Costantino stesso aveva concesso la sua autorità spirituale come “fondatore della cristianità” ad un Vicario collocato nell’Antica Roma, tutto quello che restava da fare era invadere l’Italia, prendere Roma e stabilire una volta per tutte la carica di Vicarius Christi (Vicario di Cristo). E’ certo che i Sacri Romani Imperatori di Costantinopoli avessero spie consapevoli dei piani dei fratelli, dato che esistono indicazioni storiche nelle quali viene riportato che l’Imperatore Costantino V rinforzò effettivamente il contingente collocato a Roma – alle spese delle truppe a difesa dell’Esarcato di Ravenna – per difendersi contro un eventuale attacco dei Franchi. Carlomanno partì infine per Roma nel 747, via mare, con un vasto contingente da utilizzare contro i Bizantini. Nel 751 Carlomanno sconfisse i nemici e prese Roma. Tuttavia, piuttosto che dichiarare Roma ed il territorio circostante come parte dell’Impero Franco, Carlomanno mise in atto il passo successivo del piano elaborato con i fratelli e rinunciò alla sua vita precedente, mutando il suo nome in Zaccaria – in onore dell’Alto Sacerdote del Tempio esiliato e padre di Giovanni il Battista – ed assunse per sè il titolo di Vicarius Christi (Vicario di Cristo). Esibendo la Donazione di Costantino, Zaccaria emanò la prima “Bolla Papale” della storia scomunicando in pratica l’intera famiglia reale Bizantina, il Patriarca di Costantinopoli e tutti i suoi vescovi. Così, per la prima volta, dopo ventuno anni, i Pipinidi poterono finalmente liberarsi dell’infamante scomunica – dato che l’opera del Vicarius Christi Zaccaria (alias Carlomanno) neutralizzava dal punto di vista legale le pretese Bizantine affermando di conseguenza che, in realtà, la loro Chiesa non avesse alcuna autorità apostolica. Ma prima che Pipino potesse essere incoronato “legittimo” Patriarca della cristianità della Chiesa Cattolica, i Bizantini scatenarono tutto ciò che era in loro potere per impedire che l’evento apparentemente inevitabile si verificasse, abbandonando intere parti del loro stesso Impero per raccogliere le forze utili a sconfiggere le armate dei Franchi. Pipino inoltre si trovò ad affrontare una serie di estese rivolte in tutto l’impero, fomentate dalle spie bizantine, mentre Carlomanno, il primo “Papa” di sempre della Chiesa Cattolica, era egli stesso sotto attacco grazie alle nuove forze fresche bizantine giunte presso Roma. Con un’astuta mossa, nello stesso anno (751), Zaccaria nominò il fratello Winfred come suo emissario, mentre Pipino era impegnato nell’elaborazione di altre due contraffazioni – il Seggio di San Pietro, il documento noto sotto il nome di Lettera di San Pietro oltre all’elaborazione del concetto legato alla donazione volontaria o tassazione successivamente nota come “Denarii Sancti Petri” (Peter’s Pence). Pipino convocò il Re “fantoccio” Childerico III ordinandogli di richiamare a sè i nobili per incontrarlo a Saint Denis, dove Childerico stesso avrebbe dovuto abdicare sotto l’occhio vigile delle truppe di Pipino. Winfred quindi esibì tanto il Seggio di San Pietro quanto la Lettera di San Pietro come “prove” dirette ai nobili e riguardanti la legittimità della posizione e della carica di Zaccaria a Roma, decretando di conseguenza l’annullamento della scomunica contro gli stessi Pipinidi. Fu così che Winfred incoronò suo fratello Pipino sul “Seggio di San Pietro” come Re dell’Impero Franco. La loro gioia durò poco, tuttavia, dato che l’anno successivo (752), il Vicarius Christi Zaccaria (Carlomanno) e numerosi componenti della sua famiglia furono uccisi dalle truppe Bizantine successivamente al lancio di un attacco a sorpresa su Roma coronato da successo. Questo evento – nel 752 – più di qualunque altro cambiò per sempre l’atteggiamento ed il codice d’onore dei Pipinidi verso il dissenso, verso i nobili che gli si opponevano e verso le loro iniziali ambizioni riguardanti la Chiesa Cattolica e l’Impero. Il figlio di Carlomanno (Papa Stefano I) riuscì tuttavia a fuggire da Roma ed a rientrare nell’Impero Franco, accolto da Pipino, che di lì a breve, organizzò una sfarzosa cerimonia in occasione della prima “incoronazione” della storia avvenuta nella Basilica di Saint Denis, in cui il “Papa” Stefano incoronò Re Pipino (suo zio) come patricius Romanorum (patrizio Romano). Per rafforzare la pretesa dei Pipinidi e della loro emergente Chiesa Cattolica, ai maestri della contraffazione ospitati nell’Abbazia di Saint Denis fu commissionata la creazione di un vero capolavoro del settore, il Liber Pontificalis (“le vite dei Pontefici”) – con Stefano ormai ufficialmente riconosciuto come Pontefice o Papa (il primo nella storia) – che finiva con l’utilizzare addirittura l’antica carica pagana di Pontifex Maximus per rafforzare il suo ruolo di Capo della Chiesa Cattolica, ovvero di Vicarius Christi. Genealogie e storie interamente fittizie furono mescolate con eventi storici realmente accaduti per mettere al mondo questo capolavoro della contraffazione – il Liber Pontificalis appunto – con lo scopo principale di creare una completa successione di “Papi” che potesse essere invocata a partire da San Pietro per giungere fino a “Papa Stefano”. Sia Pipino che Stefano continuarono quindi ad impegnarsi nel creativo sviluppo della dottrina della Chiesa Cattolica a Saint Denis, fino a quando i Franchi furono pronti a lanciare il loro attacco via mare, verso Roma, nel 755. Quando tale spedizione partì, il contingente Bizantino venne ivi sbaragliato fino all’ultimo uomo. Pipino quindi scatenò le sue forze contro il Re Longobardo Astolfo senza mostrare alcuna pietà.

LA NASCITA DEGLI STATI DEL PAPA A SUPPORTO DELLA LEGITTIMITA’ DELLA ‘DONAZIONE DI COSTANTINO’ 

In meno di un anno, quella che veniva definita come l’ “invincibile armata Longobarda” fu letteralmente fatta a pezzi dall’esercito professionale Franco. A partire dal 756, Pipino aveva conquistato tutto il territorio originariamente parte dell’Esarcato Bizantino di Ravenna e sconfitto Re Astolfo. Il mito storico sostiene che Pipino permise ad Astolfo di vivere e che quest’ultimo perse “accidentalmente” la vita in un incidente di caccia di lì a breve. Invece non vi è alcun mistero su come selvaggiamente i Franchi agirono sui Longobardi. Non furono fatti prigionieri. Nessun accordo fu concluso con i nobili Longobardi per evitare future ribellioni. A partire dal 756, dopo l’eliminazione delle possibili future minacce nella Penisola Italiana, Pipino avviò una delle imprese più temerarie ed uniche della storia – egli si assicurò che le terre precedentemente occupate dall’Esarcato Bizantino di Ravenna fossero concesse al Pontefice ed alla Chiesa Cattolica, ora denominata Chiesa Cattolica Romana per la prima volta nella storia. Tale atto di Pipino ebbe due principali effetti per la sua emergente Chiesa Cattolica. In primo luogo, significò che una vasta quantità di terre e proprietà cadevano ora sotto il controllo del Papa in qualità di Monarca assoluto – un potere che non aveva precedenti nella storia per un Alto Sacerdote di qualunque religione. Anche il Patriarca Primate della Chiesa Cristiana a Costantinopoli, infatti, era sottoposto all’Imperatore – in riconoscimento di come la Cristianità stessa fu fondata per la prima volta dal Sacro Romano Imperatore Costantino. Il secondo effetto della Donazione di Pipino fu che essa creò, in una maniera senza precedenti, la pretesa alla successione apostolica tramite la Donazione di Costantino, il Liber Pontificalis, Il Seggio di San Pietro ed il concetto del “Peter’s Pence” o Denarii Sancti Petri, oltre a tutte le altre contraffazioni create nell’Abbazia di Saint Denis nei dieci anni precedenti. Fu anche l’estrema vendetta nei confronti  degli autori della scomunica subita da suo padre (Carlo Martello), il vero oggetto della guerra sostenuta dai Pipinidi contro la Chiesa Cristiana, che fu conclusa con un tale successo che ora era la loro stessa chiesa appena creata a possedere ed a dominare sulle terre dei loro passati detrattori in un regime di assoluta monarchia. Pipino lasciò una parte considerevole delle sue truppe in Italia a servizio di suo nipote Stefano, lanciando successivamente un violento attacco contro i Saraceni che occupavano parte della Gallia, scacciando quelli che erano “gli invincibili Mori” dalla regione ed integrando pienamente l’Aquitania nel suo regno. I Vicari di Cristo ed i Primati Pipinidi della Chiesa Cattolica dominarono Roma fino all’846, quando la città, allora sotto il Primate Eugenio II, fu attaccata ed occupata dall’Armata Saracena (musulmana) di Maometto I Abul-Abbas ibn al-Aghlab Abi Affan (841 – 856), Emiro di Ifriqiya (Africa).

LA PERDITA DI ROMA, OCCUPATA DAI SARACENI (847 – 872)

A partire dall’847, i Saraceni dichiararono la maggior parte del Centro e del Sud d’Italia come nuovo “Emirato” – con un nome che è nel tempo andato perduto – con la sua capitale a Bari (sulla Costa Sud-orientale dell’Italia). Si narra che il nome dell’Emiro fosse Sawdan – il quale viene ricordato da alcune fonti come saggio e tollerante mentre da altre come uno spietato tiranno. Ciò che è invece chiaro – in relazione alla permanenza in vita ed alla progressiva acquisizione di status nel quadro del nuovo Emirato – è che i Conti di Tusculum e le altre famiglie nobili Longobarde stipularono una serie di trattati di pace con gli invasori musulmani. A causa di ribellioni interne e di rivalità familiari, i Franchi non riuscirono ad organizzare un vero e proprio contrattacco fino all’867. In una delle più grandi falsificazioni di questo periodo, il Culto Romano afferma che in questa fase il più mortale nemico dei Franchi, l’Imperatore Cristiano Bizantino Basilio I, fosse sceso a patti in qualche maniera con il leader della Chiesa Cristiana Cattolica Luigi al fine di costituire una flotta in grado di riprendere Roma – presumibilmente per reclamare l’autenticità delle pretese della Chiesa Cattolica, nata appena da 125 anni a quel tempo. Tuttavia, questa falsificazione dei fatti storici sfuma nel ridicolo se la si paragona alle revisioni fatte successivamente sul Liber Pontificalis da parte del Culto Romano in base al quale esistevano “Papi” Cattolici ancora al potere nel periodo in cui i musulmani controllavano Roma.

71115326_f9517c4692_mData la tolleranza mostrata dai Musulmani nei confronti delle famiglie nobili pagane dell’Italia, invece, il periodo dell’occupazione musulmana di Roma (847 – 872) vide quasi certamente un ritorno al potere dei Conti di Tusculum nel loro ruolo di Alti Sacerdoti pagani – ovvero di Pontifex Maximus dell’altare pagano della Magna Mater, Regina dei Cieli. L’inclusione di famosi Alti Sacerdoti pagani nella lista dei Papi durante tale periodo è decisamente una prova in questo senso. Quando Luigi attaccò infine i Saraceni nell’871, egli concentrò le sue forze direttamente sulla presa di Bari. Immediatamente dopo i primi successi, i principi Longobardi nominalmente cristiani cambiarono nuovamente fronte e proclamarono la loro lealtà alla Chiesa Cattolica. Ma tramite un atto di puro tradimento, caratteristico degli antichi principi Longobardi, Radelchi I, principe di Benevento, dapprima dette il benvenuto a Luigi II come ospite, quindi lo prese in ostaggio – trattenendolo probabilmente per venderlo ai suoi padroni musulmani. Tuttavia all’arrivo dei rinforzi Saraceni, Radelchi I cambiò idea e costrinse Luigi II a promettergli solennemente che nè lui, nè i suoi discendenti prendessero la propria vendetta per quel tradimento, nè che entrassero in Benevento con un esercito – una promessa che i Franchi mantennero fino all’anno 1086. Ritornato successivamente al suo esercito, Luigi scacciò i Saraceni e, a partire dall’Aprile dell’872, Roma tornò nuovamente nelle mani della Chiesa Cattolica. Nel Maggio dell’872, una volta che “Papa” Adriano II fu insediato, Luigi II fu nuovamente incoronato Sacro Cattolico Romano Imperatore a Roma.

LA NASCITA DEL CULTO ROMANO

culto-romanoIl Culto Romano, anche conosciuto come Culto Cattolico Romano del Vaticano, fu fondato ufficialmente per la prima volta nel 1057 dal capo degli Alti Sacerdoti del Culto della Magna Mater (Cibele), conosciuto con il nome di Gregorio VII. Il Culto Romano non ha mai rappresentato la leadership legittima della Chiesa Cattolica. Tuttavia, tramite una campagna continua e costante indirizzata a consolidare il proprio potere, questo gruppo relativamente ristretto di individui controlla oggi il destino di più di un miliardo di fedeli Cristiani e di Cristiani rispettosi dell’etica Cattolica, i quali, ad oggi, restano convinti della effettiva legittimità del Culto Romano stesso. Un Culto sanguinario e brutale – che implica il sacrificio umano, la pratica di bruciare sul rogo le vittime (avviata già a partire dall’XI secolo), l’adorazione delle forze oscure ispirate alla Magna Mater ed il più rigoroso celibato del clero di livello più basso – e che utilizza come centro di potere l’enorme Phrygianum collocato sul Colle Vaticano già a partire dal II secolo avanti Cristo. E’ a partire dal I secolo dopo Cristo che il suo Alto Sacerdote, una posizione ereditaria controllata da un pugno di antiche famiglie, reclamò per sè l’antico e Pre-Repubblicano titolo di Pontifex Maximus dopo che gli Imperatori Romani assunsero su di sè la carica di Alto Sacerdote del culto statale della Magna Mater (Cibele). Custodendo gelosamente il loro passato e la loro eredità pagana, oltre che il diritto a sacrificare esseri umani alle divinità oscure legate al culto di Cibele che essi in realtà adorano, queste antiche famiglie furono più di una volta bandite dalla città di Roma subendo anche l’onta della chiusura del loro tempio principale collocato sul Vaticano. Tuttavia, durante i tumultuosi periodi della storia Romana e dopo il collasso di Roma come centro dell’Impero, gli Alti Sacerdoti pagani assunsero più di una volta il ruolo di leader della comunità di Roma ed in più di un periodo ritornarono apertamente alle loro antiche pratiche di sacrificio di bambini, cannibalismo ed adorazione delle forze oscure associate alla Magna Mater tanto nel periodo che va dal 590 al 752, quanto in quello che va dall’847 all’872 ed infine in quello che va dall’896 al 1057.

IL PRIMO “FALSO” PONTIFEX MAXIMUS CATTOLICO, FORMOSO

Alla morte di Luigi II nell’876, egli lasciò un vuoto di potere notevole nell’ambito dell’Impero Franco. Lo stesso Papa Cattolico Adriano II non sopravvisse a lungo dopo che le contese nell’ambito degli Stati del Papa si manifestarono nuovamente. Durante questo periodo, i numerosi principi Longobardi che avevano cercato di mantenere titoli e terre cambiando costantemente fronte tra Bizantini, Musulmani ed invasori Cattolici si decisero a combattere per reclamare definitivamente per sè il titolo di Re d’Italia e di Sacro Romano Imperatore. Durante questo periodo non vi era assolutamente alcun Papa Cattolico a Roma dato che i Conti di Tusculum, in qualità di Alti Sacerdoti del Culto della Magna Mater (Cibele) avevano nuovamente ripreso il potere ed il controllo della città. Il primo a rompere gli indugi tra i continuamente guerreggianti principi Longobardi fu Guido II di Spoleto. Tramite un atto molto astuto, nell’anno 891, Guido riuscì a convincere Formoso, l’Alto Sacerdote della Magna Mater di quel tempo (Pontifex Maximus) ed antenato della famiglia Colonna, a convertirsi, almeno in apparenza, e ad assumere la carica di Papa Cattolico, divenendo di conseguenza capace di coronare Re Cattolici ed addirittura Imperatori. Se Formoso si sia o meno convertito al cristianesimo è questione di dibattito, quello che è certo è che nell’anno 892, in una sontuosa cerimonia tenuta a Roma, Guido fu incoronato Re d’Italia e Sacro Romano Cattolico Imperatore da “Papa” Formoso. Nè il regno di Guido, nè quello di Formoso furono in realtà molto lunghi dato che almeno quest’ultimo venne assassinato da altri membri della sua ferocemente pagana famiglia di antichi sacerdoti, non più tardi dell’anno 896. Il Vaticano ed i Conti di Tusculum ritornarono di conseguenza alle loro sanguinose abitudini pagane fino al momento in cui il Pontifex Maximus Gregorio VII (1045 – 1046) fu catturato e giustiziato dalle forze del Sacro Imperatore Cattolico Enrico III.

IL GRANDE GREGORIO VII

gregorio7aIldebrando (Gregorio VII) era nato a Soana, odierna Sovana, una piccola città nel Sud della Toscana. Si ritiene appartenesse alla nobile famiglia degli Aldobrandeschi, un sottogruppo della più ampia famiglia di sacerdoti pagani di Tusculum.

Nel 1046, le forze del Sacro Imperatore Cattolico Enrico III invasero l’Italia ed uccisero tutti i membri della linea di sangue dei Conti di Tusculum che riuscirono a trovare e catturare – in questo senso Gregorio VI (1045 – 1046) fu l’ultimo legittimo e completamente pagano Pontifex Maximus di Roma.

In seguito al sacrificio della più antica dinastia di Alti Sacerdoti di Cibele d’Italia ad opera di Enrico III, pare che Ildebrando abbia giocato un ruolo particolamente attivo nello stabilire una nuova serie di relazioni tra le varie famiglie di Principi che avevano combattuto contro le numerose invasioni di forze Cattoliche, di forze Imperiali Cristiane di Costantinopoli e di forze Musulmane lungo tutta la penisola italiana.

Fu inoltre probabilmente in una delle sue numerose visite a Pandolfo IV, componente dei potenti Principi di Capua e Benevento, che Ildebrando venne per la prima volta in contatto con i fratelli Baschi Roberto e Rogelio Borja, mercenari spesso conosciuti anche come Borgia, Borsa o “Guiscardi” (che semplicemente significava “infidi ed astuti”).

I Baschi erano antichi adoratori delle forze oscure, in particolare di Mari – l’archetipo sia dell’immagine del Diavolo-Mendes in forma di Capro che di Lucifero. Inoltre, tale popolo nutriva un odio profondamente radicato nei confronti del Cattolicesimo, principalmente per il fatto che Carlo Martello ed i suoi discendenti avevano ridotto in macerie quel paese (anche per la serie di tradimenti che i Baschi stessi  avevano in numerose occasioni consumato a danno dei Franchi).b nNel 1056, l’Imperatore Enrico III morì ed il legittimo Papa Clemente II fu assassinato di lì a poco. Pare che a questo punto Ildebrando pose in essere un piano molto brillante per prendere il potere.b Riconoscendo che, fino a quando le famiglie pagane dei Principi dell’Italia avessero continuato a rigettare tanto il Cristianesimo, quanto il Cattolicesimo, l’Italia avrebbe continuato ad essere invasa ed il loro potere ad essere sopraffatto dalle forze straniere, Ildebrando offrì un accordo ai fratelli Borja, in base al quale se lo avessero appoggiato nell’assicurarsi Roma ed il consenso degli altri Principi d’Italia, egli avrebbe garantito a loro stessi ed ai loro discendenti titoli e terre. Così a partire dal 1057, Ildebrando nominò sè stesso Pontifex Maximus Gregorio VII, in onore dei nobili di Tusculum massacrati, e sotto la protezione dei fratelli Borja, mercenari Baschi, avviò una serie di riforme per riuscire ad integrare i culti delle forze oscure caratteristici della cultura religiosa dei Principi italiani ed associata al culto di Cibele direttamente nel Culto Romano.b nLa prima e più significativa innovazione di Gregorio VII fu quella di imporre alle ferocemente pagane famiglie nobili italiane di comportarsi, almeno in apparenza, come Cattolici. In effetti, le famiglie dei Principi italiani erano da sempre a conoscenza del fatto che la Chiesa Cattolica era stata in realtà fondata su una massa davvero enorme di falsità e ridicole contraffazioni. Tuttavia, la forza militare dei sovrani Cattolici restava per loro non battibile. Così, invece di negare apertamente le falsità che il Cattolicesimo imponeva come verità, egli riuscì a convincere i Principi italiani a comportarsi da allora in avanti, almeno in apparenza, come dei Cattolici in piena buona fede. Questo elemento era essenziale per il successo del suo piano. Ildebrando, in realtà, pianificava nientemeno che fornire piena e legittima eredità alla Chiesa Cattolica, ma solo in quanto Rito Romano, affermando che in realtà i Pontefici Romani erano sempre stati Cattolici e che il Liber Pontificalis era in estremo errore nel non riconoscerlo.

Pope Benedict XVI Receives The Roman Curia For The Christmas GreetingsIn secondo luogo, il Papa “Cattolico” Gregorio VII portò a pieno compimento la seconda delle sue brillanti innovazioni – istituì infatti la carica di Cadinale, così come il Collegio dei Cardinali. Infatti, per rafforzare la sua pretesa nel ritenere che in realtà fossero loro stessi i legittimi eredi della religione Cattolica (creata appena 300 anni prima), egli introdusse la carica di Cardinale (in maniera simile a quanto accadeva con le cariche analoghe del passato, quali quella di semplice Pontifex) affermando che ad ogni famiglia di Principi e nobili sarebbe stato permesso di avere non più di un membro della propria famiglia in qualità di Cardinale. Il passo successivo prevedeva che il Pontifex Maximus venisse eletto all’interno di questo gruppo ristretto e selezionato. In terzo luogo, Gregorio VII formalizzò concretamente il processo legato alla concessione di terre e di titoli, ponendo fine a secoli di lotte feudali tra i vari principi ed assicurando tutti sul fatto che il processo legato alla concessione di terre e titoli sarebbe stato regolato esclusivamente tramite il il Pontefice ed il Collegio dei Cardinali (ricalcando quindi l’antico Collegium Pontificum Romano), mediante un organo che venne da allora chiamato “Curia” Romana. E’ così che il Culto Romano e le basi del proprio potere furono poste in essere. Gregorio introdusse inoltre una serie di innovazioni utili a rinforzare il mito che in realtà i Latini fossero “sempre” stati Cattolici introducendo una serie di testi contraffatti come ad esempio il “Dictatus Papae” – una raccolta di 27 affermazioni assiomatiche che stabilivano non solo che i Latini fossero in realtà sempre stati Cattolici ma introducendo elementi del culto della Magna Mater Cibele nella liturgia della stessa Chiesa Cattolica. Gregorio andò anche oltre, affermando che Cibele era ora divenuta Maria, Madre di Dio – tecnicamente superiore a Gesù – decretando quest’ultima, dall’alto della carica assunta, come dottrina “ufficiale” della Chiesa Cattolica – mentre una simile eresia era in contrasto tanto con ciò che veniva sostenuto dalla Chiesa Cristiana, quanto con quello affermato dalla dottrina Cattolica. Nel giro di duecento anni, tuttavia, sarebbe stata proprio quest’ultima a divenire la dottrina ufficiale della Chiesa Cattolica, ormai sotto il controllo completo del Culto Romano. In risposta alla condotta di Gregorio, nel 1083, l’Imperatore Cattolico Enrico III si preparò all’invasione dell’Italia e nel 1084 Gregorio fu catturato con tutta la sua famiglia e giustiziato. Tuttavia, le innovazioni dal punto di vista dei comportamenti delle famiglie nobili italiane e la ristrutturazione delle credenze legate al culto della Magna Mater ed al sacrificio umano ad essa connesso, così come l’istituzione di una parassitico sistema di credenze che si dichiarava “Cattolico” gli sarebbero sopravvissuti. Il suo lascito è il Culto Romano e la capacità di quest’ultimo nel tenere sotto scacco l’intera Cattolicità fino ai nostri giorni.

PAPA URBANO, IL “GRANDE”

Nonostante il successo delle innovazioni introdotte da Gregorio, se non fosse stato per i Principi di Capua e di Benevento, alla morte di quest’ultimo, il Culto Romano sarebbe divenuto semplicemente un piccolo incidente, di quelli che spesso si verificano nella storia, e sarebbe stato con il tempo semplicemente dimenticato. Fu Zotto di Landalf, anche conosciuto come Pietro l’Eremita, oltre che come il “Grande” Papa Urbano II, ad assicurare al Culto Romano una lunga vita di successi e prosperità, tramite un atto che può essere a pieno titolo collocato tra la follia più estrema ed il genio militare più sottile. Nel 1086, un grande esercito Cattolico composto da circa 36.000 uomini riuscì alla fine a rompere l’assedio del leader del Culto Romano, Gregorio VII, a Roma, dove viveva protetto dall’esercito mercenario del Basco Roberto Borja (detto il “Guiscardo”). Roberto Borja riuscì tuttavia a fuggire con alcuni dei suoi uomini più fidati, mentre l’Antipapa Gregorio VII non fu così fortunato e fu prontamente catturato, scomunicato ed ucciso come eretico della Chiesa Cattolica. Roberto Borja si rifugiò invece a Benevento ed il Principe di Benevento Landolfo, padre di Zotto, prontamente reclamò per sè il titolo di Pontifex Maximus in qualità di Antipapa eretico del Culto Romano Vittorio III (1084 – 1086), in opposizione al regno dell’autentico Papa Cattolico Clemente III (1080, 1084 – 1100). Le truppe di elite Normanne di Enrico IV assediarono infine Benevento fino a che la città, ben fortificata, cadde tra il 1086 ed il 1087 e l’Antipapa Vittorio III insieme a Roberto Borja furono anch’essi giustiziati in quanto eretici contro la Chiesa Cattolica. Zotto di Landalf (figlio di Landolfo) e gli ultimi sacerdoti del Culto Romano sopravvissuti riuscirono a scampare all’assedio con ciò che restava dell’armata mercenaria dei Borja e nel 1086 fu Zotto stesso ad assumere la carica di nuovo Antipapa eretico Urbano II – Pontefice Massimo del Culto Romano. Un uomo inseguito, e supportato solo da un manipolo di mercenari, l’Antipapa Urbano II sarebbe stato peduto se non fosse ricorso ad una mossa geniale ed ardita. Prima di tutto, Urbano modificò completamente il suo aspetto fisico trasformandosi in quello che poteva apparire un povero eremita, e facendosi chiamare Pietro. Quindi cominciò a raccogliere supporto non solo tra i nobili ma anche tra la gente comune, sfruttando in particolare una serie di storie, leggende e dicerie riguardanti l’orrore e le torture che gli Imperatori di Bisanzio infliggevano ai “buoni cristiani”, così come dei vasti tesori nascosti nei forzieri della città di Costantinopoli. Come prova Urbano era solito addurre le enormi ricchezze sequestrate da Roberto Borja ai Bizantini in Sicilia. Così trasformato appariva l’antipapa Urbano nelle vesti del sant’uomo “Pietro l’Eremita” che egli viaggiò sino al Concilio di Clermont per avanzare il suo nuovo progetto, quello di una Santa Crociata. In seguito alla completa distruzione del Sacro Romano Impero ad opera degli eserciti del Culto Romano nel XV Secolo, la storia della Prima Crociata è stata in effetti artificiosamente trasformata in maniera da far passare il messaggio che l’obiettivo fosse Gerusalemme ed i Musulmani – l’ennesimo falso. L’obiettivo era sempre stato Costantinopoli per colpire la Chiesa Cattolica appropriandosi della più grande biblioteca di prove esistente al mondo contro la religione creata dai Pipinidi nel 741: gli Archivi Imperiali di Costantinopoli. Utilizzando brillantemente la dottrina Cattolica contro sè stessa, a partire dal 1095 l’Antipapa Urbano aveva ammassato una tale quantità di straccioni, sbandati e soldati da costituire un enorme esercito che cominciò la sua marcia verso gli antichi territori del Sacro Romano Impero. Nel 1096, l’esercito di Urbano raggiunse ed assediò l’odierna Belgrado facendo centinaia di migliaia di vittime nella città e lungo la sua strada, una delle più grandi efferatezze e bagni di sangue della storia. Il terrore ispirato dalla sua armata era tale che intere città si spopolavano alla semplice avvisaglia del loro avvicinamento. Nello stesso anno, il 1096, toccò alla pesantemente fortificata Costantinopoli cadere. Urbano ordinò immediatamente di rimuovere tutto il contenuto degli Archivi Imperiali e di trasportare i testi alla sua base italiana dando successivamente alle sue truppe l’ordine di saccheggiare ed incendiare la città. Alla fine della mattanza l’esercito di Urbano sterminò 50.000 persone nella sola Costantinopoli. Reso baldanzoso dal successo, Urbano si spostò in direzione di Gerusalemme. Probabilmente con eccessiva fiducia, egli mosse subito attraverso la Turchia e la Siria fino ad Antiochia mietendo altre centinaia di migliaia di vittime cristiane, tanto nella città che durante il viaggio. A quel punto, tuttavia, i Musulmani riuscirono a spezzare in due tronconi le sue forze e, nel 1098, Urbano si trovò assediato ad Antiochia, tagliato fuori dal resto della sua Armata. Si dice che Urbano abbia continuato a manifestare notevoli qualità oratorie e di persuasione durante l’assedio cercando di persuadere gli stanchi e feriti uomini della sua armata che essi potessero in realtà sconfiggere un nemico superiore nel numero e più disciplinato, quale l’armata Musulmana – un obiettivo che questa volta non riuscì a raggiungere. Egli fu catturato e decapitato dai Musulmani alla fine dell’assedio nel 1099. Per vendetta, suo figlio, l’Antipapa Teodorico raggruppò le sue armate e saccheggiò Gerusalemme, uccidendo tutti i suoi abitanti – cristiani, musulmani ed ebrei – ed i loro animali domestici, in quello stesso anno.

IL CONCORDATO DI WORMS

Una volta che il Culto Romano – ovvero il Culto della Magna Mater Cibele riformato – entrò in possesso dei documenti originali riguardanti le origini della Cristianità e quelle del Sacro Romano Impero, era solo una questione di tempo prima che qualche accordo fosse concluso per assicurare al Culto Romano un parassitico controllo sulla Chiesa Cattolica. Ciò avvenne infine con il Concordato di Worms nel 1123, in particolare tra il leader del Culto Romano Callisto II ed il Sacro Cattolico Imperatore Enrico V. Da allora in avanti, la Chiesa Cattolica è rimasta ostaggio di questo piccolo gruppo di famiglie che continuano a mantenere le redini del vero potere. Anno dopo anno, secolo dopo secolo, le dottrine originali e della Cristianità e del Cattolicesimo sono state rimpiazzate con le dottrine eretiche del Culto Romano, con la Cristianità nel suo complesso praticamente incapace di fermarle. Anche i grandi movimenti di riforma che si sono succeduti hanno tenuto fuori dalla discussione l’elemento essenziale da affrontare, e cioè che sono state costruite tali e tante falsità e contraffazioni nella formazione della religione cristiana che il Culto Romano è stato sufficientemente più bravo a gestire questa mole enorme di falsità per modificare importanti articoli di fede della Cristianità nella direzione che più gli pareva opportuna.

LA SERIE DEGLI ANTIPAPI DEL CULTO ROMANO

Quella che segue è una accurata lista degli Antipapi del Culto Romano a partire dalla formazione del falsamente Cristiano Culto Romano, ad opera di Gregorio VII.

MARIA LA MADRE DI DIO – ORIGINI

im_goddess_maryMaria (Giudeo-Aramaico: מרים, Maryam; Ebraico: Miriam; Greco: Μαριαμ or Μαρια; Arabo: Maryam, e chiamata fin dal periodo Medievale Madonna (Mia Signora). I Cristiani generalmente ritengono che ella fosse vergine al momento del concepimento ed almeno sino alla nascita di Gesù. I Cattolici Romani, gli Ortodossi d’Oriente e le numerose Chiese Orientali Orientali Ortodosse così come alcune denominazioni delle Chiese Protestanti continuano a ritenere che Maria sia restata vergine per tutta la sua vita denunciando e condannando i primi resoconti cristiani che riportavano come fatto storico che ella avesse dato alla luce altri figli. Come risultato, Giacomo, conosciuto fino al Sesto secolo dopo Cristo come il fratello di Gesù e come il suo legittimo successore viene raramente menzionato dalla Chiesa Cattolica, tranne che come figlio presumibilmente avuto da Giuseppe con una seconda famiglia, o come “cugino” in qualche maniera di Gesù stesso. Il concepimenro di suo figlio Gesù si ritiene sia stato un atto dello Spirito Santo, atto a completare la profezia di Isaia in base alla quale una vergine (o giovane donna) avrebbe dato alla luce un figlio che sarebbe stato chiamato Emanuele (Immanuel – “Dio con noi”). La Chiesa Cattolica Romana, la Chiesa Cattolica Orientale, e le Chiese Ortodosse Orientali la venerano come la Sempre Vergine Madre di Dio (Theotokos), particolarmente favorita dalla Grazia di Dio (i Cattolici ritengono inoltre che ella fu concepita senza peccato originale) e che completata la sua esistenza terrena, ella sia fisicamente ascesa al Cielo ed in Paradiso. I titoli più frequenti di Maria includono La Beata Vergine Maria (anche abbreviata “BVM”), Nostra Signora (Notre Dame, Nuestra Senora, Nossa Senhora, Madonna), Madre di Dio e Regina dei Cieli (Regina Coeli) (per il resto verificare le sue attribuzioni nella Litania della Beata Vergine Maria o “Litania Lauretana”).

COME PERSONIFICAZIONE DI CIBELE

Nel Culto Cattolico Romano, la devozione a Maria, in particolare sotto la denominazione “Regina dei Cieli” è un riferimento diretto a Cibele. In questo senso, i fedeli non adorano la Maria descritta nella storia cristiana, ma la Dea Madre del Colle Vaticano. In altre parti d’Europa, Maria viene adorata come la componente oscura del femminino Mari, anche conosciuta come Mendes. Il culto dell’Opus Dei è il gruppo più conosciuto degli adoratori di Maria nella sua forma di Mari.

LA DEA MARI

im_goddess_mariMari, Mari Urraca, Anbotoko Mari (“la Signora di Anboto) e la parzialmente distinta Murumendiko Dama (“la Signora di Murumendi”) era una dea – una cosiddetta Lamia – dei popoli Baschi. Suo compagno era il dio Sugaar, detto anche Sugoi o Majue.   Una serie di leggende ricollegano i suoi poteri alle forze metereologiche: si diceva che quando lei e Majue viaggiavano insieme sarebbe caduta la grandine, e che la sua dipartita dalla caverna in cui risiedeva sarebbe stata accompagnata da tempeste o da carestie, ed inoltre che la collocazione geografica della caverna in cui risiedeva al momento avrebbe determinato la qualità del clima, in particolare se asciutto o umido: umido nel periodo in cui viveva ad Anboto, asciutto quando risiedeva altrove (i dettagli geografici, in questo caso, variano). Altri luoghi in cui si riteneva si rifugiasse includono l’abisso di Murumendi, la caverna di Gurutzegorri (Ataun), Aitzkorri e Aralar, sebbene non sia sempre possibile essere certi di quali leggende dei Baschi si riferissero esattamente a questa fondamentale Lamia. Mari era associata a numerose forze della natura, inclusi il fulmine ed il vento. Come personificazione della Terra, la sua adorazione era associata alla figura di un’altra Lamia, Lurbira. Il compagno di Mari era Majue, mentre tra i loro figli erano inclusi gli spiriti benigni Atarrabi e gli spiriti maligni Mikelats Mari era in particolare ritenuta la protettrice dei senatori e del ramo esecutivo del potere. Veniva anche rappresentata come colei che conduceva un carro trainato da cavalli ed arieti attraverso i cieli. I suoi idoli avevano solitamente la caratteristica di riportare una Luna Piena dietro la testa. Mari viene anche descritta come la “Donna in rosso”. Ella veniva anche descritta come la “Donna del fuoco”, la “Donna-albero” e come il fulmine. Era inoltre associata a tutti gli animali di colore rosso o rossastro (mucca, ariete e cavallo) e con il capro nero.

FRANCESCO D’ASSISI – INFORMAZIONI GENERALI

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Giovanni Bernandone Morosini (Moriconi) (alias Francesco d’Assisi, alias Marino Morosini) era nato a Parigi come uno dei numerosi bambini avuti dal potente banchiere/commerciante Ebreo Sefardita Veneziano Pietro Bernandone Morosini (Moriconi) dalla nobildonna Francese Pica di Bourlemont. Il nome “Francesco” è un nomignolo (o soprannome), non essendo mai stato il suo vero nome – lo indica infatti  semplicemente come il “francese”, per il fatto di essere nato a Parigi. Allo stesso modo, “Assisi” è una deliberata corruzione dell’antico nome della località di Ascesi, e stava ad indicare, riferita a lui, “colui che è asceso”. Quindi, il soprannome completo “Francesco d’Assisi” può essere reso con maggiore proprietà come “il Francese che è asceso al Cielo”. Al contrario di quanto viene affermato dalla storia ufficiale, i Veneziani non avevano avuto sino ad allora alcuna ragione per convertirsi al Cristianesimo, di conseguenza Giovanni era quasi certamente di religione Ebraica. A partire dalla fine del Dodicesimo secolo, l’impero bancario e commerciale della famiglia Morosini, fondato sul commercio della lana, di tessuti pregiati, del sale e delle granaglie, si estendeva dall’Inghilterra a Costantinopoli. Tuttavia, gli eventi che condussero al Trattato di Venezia ed all’espulsione dei Veneziani dalla Francia nel 1182 e dall’Impero Bizantino nello stesso anno, inflissero un durissimo colpo alle fortune della famiglia. Suo padre, Pietro Bernandone Morosini pose quindi suo figlio e la sua intera famiglia sotto protezione a Pisa, mentre egli tornò a Venezia per confrontarsi con i risultati del disastroso regno del Doge Vitale II Michiel. Per ragioni sconosciute, la famiglia fu in seguito costretta a lasciare Pisa ed a trasferirsi nella località conosciuta come Ascesi (oggi Assisi), dove vissero per pochi anni.

people_13_francis_of_assisi Nel 1187, l’Antipapa Beneventano Gregorio VIII fu scacciato dal potere ed esiliato, e la famiglia Morosini si spostò nell’appena commissionato Palazzo Moriconi a Lucca, destinato a restare una potente roccaforte della famiglia per i successivi duecento anni. Lì, Giovanni ed i suoi fratelli furono istruiti nelle lingue, nelle materie finanziarie e nelle leggi derivanti dai trattati di Venezia (le basi dell’odierno diritto marittimo e commerciale). Tuttavia, fin dalla più tenera età, si narra del grande desiderio del giovane Giovanni di divenire un “trovatore”, un cavaliere militare piuttosto che seguire le orme dei suoi antenati Ebrei Sefarditi Veneziani come commerciante e finanziere. I cosiddetti “Longhi” Veneziani, infatti, erano orgogliosi del loro status “al di sopra” della guerra e delle miserie a queste riconducibili che essi stessi avevano costantemente finanziato, e per uno dei figli di un Morosini ricercare il proprio successo in una posizione così “inferiore” sarebbe stata incontrata con grande disappunto dal padre Pietro Bernandone. Quando un discendente dei Pierleoni – una delle più antiche famiglie di Venezia (tra i cosiddetti “Longhi”, quindi) – l’Antipapa Innocenzo III giunse al potere nel 1198, Giovanni decise di seguire la chiamata alle armi di Innocenzo III e di intraprendere la carriera militare – che implicava la sua conversione, almeno in apparenza, al cristianesimo. Tale evento è certamente la base storica del contesto legato al fatto di essere stato diseredato da suo padre Pietro Bernardone. Giovanni lasciò Lucca non più tardi del 1201, spostandosi a Nord-Est verso le terre del famoso generale Bonifacio I, Marchese del Monferrato. Sebbene non sia chiaro se egli abbia raggiunto in effetti il Monferrato, è certo invece che il suo nobile e potente lignaggio fu riconosciuto e che egli fu catturato, imprigionato (probabilmente in attesa di riscatto) e rilasciato nel giro di un anno, probabilmente contraendo qualche forma di malattia. Una volta fatto ritorno a Lucca, ed essersi ripreso, egli intraprese un nuovo viaggio, questa volta verso Sud con una scorta, a Roma. Lì  incontrò l’Antipapa Innocenzo III per la prima volta: un discendente della casata Ebraica dei Pierleoni/Urseoli di Venezia che incontrava un discendente dei suoi acerrimi nemici della famiglia Morosini. Sebbene nulla di concreto emerse da questo primo incontro, è chiaro che, non essendo Giovanni stato immediatamente giustiziato, Innocenzo abbia creduto alle forti motivazioni di questo antico nemico dei suoi antenati e sia stato probilmente lo stesso Innocenzo a battezzarlo come Cristiano. Giovanni prese quindi congedo da Innocenzo con la convinzione di divenire un grande generale e di poter vendicare l’onore ferito della sua famiglia ad opera dei Francesi e dei Bizantini. Nello stesso anno, Venezia cooperò con il Culto Romano e gli Inglesi per il trasporto delle loro truppe in sicurezza via mare e preparare l’assalto navale a Costantinopoli nell’Aprile del 1204, dando man forte alle truppe di Innocenzo ivi dislocate. Quattro anni dopo, nel 1209, il ventottenne Giovanni Bernardone Morosini (Moriconi) ritornò da Innocenzo III con alcuni collaboratori ed un piano. Egli – Giovanni – avrebbe fatto quello che a nessuno mai era riuscito prima: convertire Venezia alla cristianità e forgiare la sua leale alleanza con Roma ed il Culto Romano. Sebbene Innocenzo non abbia probabilmente creduto alle possibilità di successo di un simile piano, diede tuttavia a Giovanni la propria benedizione. Giovanni si recò quindi, l’anno successivo, a Venezia, dal Doge Pietro Ziani (1205 – 1229). Essendo un Morosini, Giovanni risiedette probabilmente nel Palazzo della famiglia Morosini incontrandosi lì con lo stesso Pietro Ziani. Le proposte che egli portò a Venezia erano in fondo piuttosto semplici: fino a quando Venezia avesse agito come potenza neutrale nelle guerre tra Cristiani e Cristiani e tra Cristiani e Musulmani, avrebbe continuato a fronteggiare rischi imminenti riguardanti le fondamenta stesse del proprio potere commerciale, marittimo e finanziario. Ma se Venezia avesse supportato i discendenti dei Pierleoni/Urseoli ed il loro Culto Romano, garantendogli il potere a Roma, il loro futuro sarebbe stato assicurato, almeno fino a quando il Culto Romano avesse tenuto in pugno le sorti della Chiesa Cattolica. Giovanni quindi propose che il Doge e le dominanti famiglie Veneziane dei “Longhi” gli garantissero la possibilità di fondare un’accademia cristiana di sacerdoti-navigatori leali tanto a Venezia, quanto a Roma che sarebbe stata rafforzata nel tempo da un editto appositamente elaborato dal Culto Romano ed impegnativo per tutte le nazioni cristiane. Di conseguenza, la Chiesa stessa avrebbe contribuito a rinforzare il monopolio di Venezia nel controllo dei traffici via mare in cambio della lealtà di Venezia, oltre che di una parte dei proventi dei traffici stessi. Sebbene Pietro Ziani probabilmente non ritenesse possibile l’attuazione di un simile piano, egli acconsentì tuttavia a garantirgli il futuro sito della Basilica di San Marco nei pressi del Palazzo del Doge, così come il futuro sito di San Francesco della Vigna, nei pressi di Piazza San Marco, come primo Monastero Francescano e Scuola di Finanza e di Navigazione. Utilizzando i beni della ricostituita fortuna di famiglia, anche grazie agli attacchi condotti su Costantinopoli, la costruzione della futura Basilica destinata ad ospitare i resti di San Marco – di cui Giovanni (Francesco) si era appropriato ad Alessandria – iniziò immediatamaente. Giovanni lasciò quindi Venezia per dirigersi verso la Spagna e l’Inghilterra e reclutare i migliori navigatori del tempo per la costituzione della sua nuova scuola e del suo nuovo ordine monastico a Venezia. Nel 1215, Giovanni ritornò a Roma per presenziare al Quarto Concilio Laterano. Nel 1216, Innocenzo III morì e ad egli successe Onorio III che prese molto a cuore i piani di Giovanni, e, non più tardi del 1219, egli assegnò ai suoi primi consiglieri il compito di vigilare sui progressi dell’Ordine dei Frati Minori. Nella stessa direzione, i Veneziani consolidarono la loro joint-venture con il Culto Romano tramite la creazione della Santa Sede (“Holy See”) – un monopolio commerciale comprendente l’intero mondo conosciuto, fondato sul controllo dei mezzi di trasporto per il commercio, sulla conoscenza delle tecniche di navigazione, sulla mappazione e sulla cartografia così come sulla tecnologia concernente la costruzione dei mezzi navali. la prima partnership dell’Ordine dei Frati Minori fu con l’Inghilterra: ed è così che il Culto Romano ed i Veneziani permisero per la prima volta l’accesso Inglese a tutte le conoscenze più avanzate riguardanti le più moderne tecnologie applicate alla costruzione delle navi, alle tecniche metallurgiche, alle materie militari ed all’educazione, grazie appunto al ruolo di “Francesco d’Assisi”. Fu tale il successo dell’azione di Giovanni (Francesco) che nel 1249 egli divenne il primo Doge Cristiano di Venezia (1249 – 1253). E’ anche per questo che gli storici del Culto Romano hanno nel tempo provveduto ad eliminare tutte le possibilità di riconnettere San Francesco – della famiglia dei Morosini/Moriconi – al Doge “Marino” (marinaio, dei mari) Morosini che regnò a Venezia, tra il 1249 ed il 1253. Nel primo anno del suo regno, i lavori sulla Basilica di San Marco furono ampliati ed il primo Bucintoro – in qualità di galea di stato – fu costruito. Quindi Giovanni invocò presso l’Antipapa Innocenzo IV (1243 – 1254) l’anello papale come riconoscimento della sua appena costituita nuova autorità. Nel 1250, sul Bucintoro, il Doge Giovanni ed  Innocenzo IV si recarono sul mare antistante Piazza di San Marco, ed il Doge Marino lanciò ritualmente l’anello papale in mare nel corso di una cerimonia formale del Culto Romano, pronunciando le storiche parole “Desponsamus te, mare, in signum veri perpetique domini” ovvero “Noi sposiamo te, o mare, in nome dell’unico Signore onnipotente”: una cerimonia che sancì Venezia ed il mare come una indissolubile unità (Monade) – ed è così che nacque la Santa Sede (in Inglese “Holy See”: Sacro – “Holy”; “See” Mare), come la prima completamente cristiana “joint-venture” della storia tra il Culto Romano, Venezia e la Corona d’Inghilterra. Con l’aiuto dei Francescani addestrati dai Veneziani, Papa Innocenzo IV promosse quindi nuovi centri di insegnamento a Roma, attirando i migliori e più talentuosi studiosi, come, tra gli altri, Tommaso d’Aquino. Fu sotto la supervisione e la guida di Tommaso d’Aquino che il Culto Romano sviluppò le sue più potenti armi per combattere nel mondo e dominarlo, tramite termini e trucchi legali ed i termini essenziali stessi costituenti gli odierni termini di “legge” e “giustizia”. I Veneziani erano in effetti in possesso del più sofisticato sistema di editti marittimi, passato di Doge in Doge e formalizzato in un codice già a partire dalla fine del Decimo secolo. Quest’ultimo fu infine consolidato nella cosiddetta Legge dell’Ammiragliato (“Admiralty Law”), ovvero la legge della proprietà e del debito – la legge che regola il denaro, la terra, il mare e la proprietà. Di conseguenza, utilizzando il diritto marittimo veneziano come infrastruttura di base, Tommaso d’Aquino sviluppò una nuova serie di leggi che fu concessa di diritto anche alla Corporazione della Corona d’Inghilterra e chiamata legge dell’Ammiragliato: quest’ultima considerava tutti gli uomini e le donne nate senza titoli nobiliari alla stregua di animali, ovvero come “esseri umani” e non “uomini”, rappresentati da una persona giuridica fittizia che forniva la possibilità alla Corona stessa, a quel punto riconosciuta quale loro “proprietaria”, il loro trattamento alla stregua di vascelli, vessilli, o meglio “oggetti”. Alla morte di Giovanni Bernardone Morosini (Moriconi), nel 1253, egli aveva adempiuto alla sua inizialmente assai ambiziosa promessa. Era nata la Santa Sede – ovvero la joint-venture tra il Culto Romano, Venezia e la Corona Inglese. Il nome della sua famiglia e la fortuna della stessa era restaurato al massimo degli onori possibili ed egli venne da quel punto in avanti ricordato come il più grande generale di Venezia e come il più grande santo del Culto Romano. Per proteggere la memoria del più importante e riverito tra i servitori tanto di Venezia quanto del Culto Romano, Giovanni fu ribattezzato Francesco (il Francese) e promosso come santo immediatamente dopo la sua morte. Quindi, durante il Quindicesimo ed il Sedicesimo secolo, il Culto Romano ebbe la pretesa di reclamare che egli fosse andato incontro agli stessi segni miracolosi di Gesù Cristo nella forma specifica delle Stimmate. Nonostante le conoscenze acquisite e l’intelletto ci portino ad inquadrare storicamente la natura di tali miti, le favole create duecento anni dopo la sua morte a proposito di Giovanni (alias San Francesco d’Assisi) persistono ancora oggi.

LA SANTA SEDE – INFORMAZIONI GENERALI

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La Sedes Sacrorum (dal Latino “Sedes”: seggio, sede; e “Sacrorum”: sacra, santa) anche conosciuta come Santa Sede ed SS, così come conosciuta in Inglese come “Holy See”, rappresenta il complesso apparato legale e giuridico tramite il quale il Papa Cattolico Romano e la sua Curia di Vescovi reclamano il riconoscimento storico di entità sovrana con superiori diritti giuridici e legali.

La Chiesa Cattolica utilizza infatti due diverse personalità giuridiche tramite le quali conduce i suoi affari e rapporti internazionali: la prima, in qualità di stato internazionale, conosciuto come Stato della Città del Vaticano, nell’ambito del quale il Papa è anche Capo del Governo; la seconda, è in qualità di suprema personalità giuridica rispetto a tutte le altre personalità giuridiche esistenti, pretendendo, su tale base, che tutte le creature e le proprietà del Pianeta vengano qualificate come soggette alla sua autorità.

La forza giuridica della sua prima personalità giuridica di Stato Internazionale è limitata dalla Legge Internazionale. Lo Stato Sovrano della Città del Vaticano dipende infatti dal riconoscimento continuato di un accordo conosciuto come i “Patti Lateranensi” firmati dal Dittatore Fascista Cattolico Benito Mussolini nel 1929 e dal suo supporter politico, Papa Pio XI. E’ da ricordare che tale riconoscimento resta in contrasto con le vigenti leggi internazionali che proibiscono il riconoscimento intenazionale degli Stati e delle leggi create da dittatori macchiatisi di genocidi di massa.

La forza legale della seconda personalità giuridica della Chiesa Cattolica come Santa Sede è dipendente dall’aderenza continuata a statuti legali, definizioni, convenzioni e patti accumulatisi sin dal Medioevo e concernenti il primato del Papa rispetto a tutte le proprietà e le creature esistenti sul pianeta Terra. Tali statuti, convenzioni e patti restano la sostanza ed il fondamento del moderno sistema legale e giuridico in numerosi paesi del mondo.

Per estendere la sua forza legale utilizzando tale seconda personalità giuridica la Chiesa Cattolica considera ogni regione del Mondo controllata da un vescovo una Sede.

ORIGINE DEL TERMINE SEDE

Il Culto Romano che controlla la Chiesa Cattolica ritiene che la prima persona ad utilizzare il termine Santa Sede sia stato San Pietro. Ciò è ovviamente impossibile dato che l’etimologia della parola “Sede” (Sedes) ed il significato ad essa attribuito non vennero ad esistenza che numerosi secoli dopo l’esecuzione di San Pietro stesso all’esterno delle mura di Gerusalemme durante l’assedio del 70 dopo Cristo.

Il primo utilizzo del termine Sede risale invece al suo utilizzo informale in riferimento alla creazione del cosiddetto “Seggio di San Pietro”, creato dai monaci dell’Abbazia di Saint Denis, a Parigi, per conto di Pipino il Breve, intorno al 748 dopo Cristo, in previsione della sua futura incoronazione e per la costituzione della prova stessa della legittima autorità di Pipino nella creazione della sua Chiesa Cattolica. Il termine deriva dall’antico francese Sied o Sed che, a sua volta, deriva dal termine Latino Sedem (nominativo Sedes), indicante “seggio, sede” o anche l’oggetto utilizzato per mettersi “a sedere”. Il termine formale per il seggio era – ed è ancora – Cathedra Petri – letteralmente “Seggio di San Pietro”.

Quando il seggio fu creato a Saint Denis, esso avrebbe dovuto avere il compito di rafforzare il concetto di sede o “seggio” di potere per il Vicarius Christi, e ciò in diretta opposizione al Primate e Patriarca di Costantinopoli che reclamava a sua volta di rappresentare la sede o il seggio più importante della cristianità.

La finzione legale conosciuta come Ex Cathedra (letteralmente “dal Seggio… di San Pietro) implicante l’infallibilità papale non era l’intenzione originale nel momento in cui fu creata la contraffazione, al contrario, il concetto di infallibilità papale, soprattutto in riferimento alla lotta alle eresie, non apparve che molto più tardi.

Non è neanche rispondente a verità il fatto che i Patriarchi Imperiali Cristiani abbiano mai utilizzato il termine Sede o Seggio fino al momento in cui fu creata la Chiesa Cattolica ad opera di Carlo Martello e dei suoi figli.

L’opera contraffatta, inoltre, non finì subito a Roma ma restò nella Chiesa Madre della Chiesa Cattolica a Saint Denis, dove venne utilizzata come seggio per l’incoronazione di Re Pipino il Breve nel 751. Il Seggio fu portato da Pipino stesso in Italia solo nel 752 – come dono per l’incoronazione del nuovo Vicarius Christi nel 757 – la prima volta nella storia in cui un “Papa” si sia seduto su un seggio che reclamava determinati attributi.

Nei secoli, numerosi seggi di San Pietro sono stati inoltre rubati, vandalizzati fino all’irreparabile, incendiati o andati perduti. Tuttavia, come avviene per le altre contraffazioni, quali il capolavoro del genere noto come Liber Pontificalis, il Seggio di San Pietro reclama un’altrettanto ininterrotta successione di Papi che su esso si sono seduti esercitando la propria autorità, da San Pietro ad oggi.

Sia in termini giuridici che tecnici, se il Seggio di San Pietro fosse andato perduto o distrutto senza che la Chiesa Cattolica fosse stata in grado di sostituirlo velocemente per nascondere il fatto stesso della sua scomparsa, a quel punto il legittimo potere primario della Santa Sede – che si proclama tale appunto in riferimento al possesso di tale sacra “reliquia” – sarebbe immediatamente cessato, così come sarebbero immediatamente cessate tutte le pretese concernenti le eventuali dichiarazioni “Ex Cathedra”: in pratica, nessun Seggio posseduto = nessun potere derivante dal Seggio stesso

Il seggio più recente, che è stato collocato nel Grande Altare di San Pietro grazie al lavoro di Lorenzo Bernini, si ritiene risalga all’Ottavo secolo – di conseguenza si pretende che sia l’originale. Al contrario è assai probabile che si tratti di una versione contraffatta risalente al Diciassettesimo secolo.

Inoltre, nonostante la Chiesa Cattolica ammetta apertamente che il Seggio di San Pietro sia sostanzialmente un’opera contraffatta, tuttavia espone al pubblico l’opera stessa come una delle reliquie più importanti della Chiesa Cattolica.

COME E’ NATA LA SANTA SEDE

Nel 1249, Giovanni Bernardone Morosini (Moriconi) anche conosciuto come San Francesco d’Assisi e nipote del Doge di Venezia Domenico Morosini (1148 – 1166) divenne il primo Doge Cristiano di Venezia (1249 – 1253). Questa è una delle ragioni per cui è stato nel tempo necessario, da parte degli storici del Culto Romano, rimuovere tutte le possibilità di riconnettere San Francesco stesso al Doge Marino Morosini, evitando di far comprendere il fatto che, in realtà, si trattasse della medesima persona.

Nel suo primo anno in carica, i lavori sulla Basilica di San Marco furono ampliati e la prima galea di stato, nota come Bucintoro, fu costruita. A quel punto Giovanni chiamò a Venezia l’Antipapa Innocenzo IV (1243 – 1254) affinchè gli concedesse l’anello papale come simbolo della sua appena costituita autorità.

Nel 1250, sul Bucintoro, il Doge Giovanni ed  Innocenzo IV si recarono sul mare antistante Piazza di San Marco, luogo in cui il Doge Marino lanciò ritualmente l’anello papale in mare nel corso di una cerimonia formale del Culto Romano pronunciando le storiche parole “Desponsamus te, mare, in signum veri perpetique domini” ovvero “Noi sposiamo te, o mare, in nome dell’unico Signore onnipotente”: una cerimonia che sancì Venezia ed il mare come una indissolubile unità (Monade): è così che nacque la Santa Sede (in Inglese “Holy See”: Sacro “Holy”; Mare “See”), come la prima “joint-venture” completamente cristiana  della storia tra il Culto Romano, Venezia e la Corona d’Inghilterra.

ORIGINI DELL’ENTITA’ LEGALE “SEDES SACRORUM”

La prima volta in cui il termine “Santa Sede” fu utilizzato per indicare esplicitamente la qualità giuridica dell’incarico dato ad un vescovo fu sotto il papato di Bonifacio VIII, quando quest’ultimo emanò la Bolla Papale del 25 Febbraio del 1296 nella quale decretava “che tutti i prelati o superiori ecclesiastici i quali, sulla base di qualunque pretesto o pretesa, senza l’autorità ad essi concessa dalla Santa Sede, paghino una parte delle rendite od averi della Chiesa ad un potere pubblico (ai laici, quindi), così come tutti gli imperatori, re, duchi, conti etc. che si impegnino in qualunque maniera per riscuotere tali averi, sono per il fatto stesso sottoposti a sentenza di scomunica”.

La Bolla Papale costituiva, in realtà, una risposta alla crescente promulgazione di Carte e Lettere dei nobili d’Europa che si muovevano nella direzione indicata dalla Magna Charta del 1215. Alcuni di tali documenti prevedevano, tra l’altro, l’effetto giuridico tecnico del passaggio delle proprietà della Chiesa ad un Sovrano, ponendo rischi di espropriazione delle proprietà ecclesistiche alla morte del vescovo stesso. La creazione di un concetto di personalità giuridica denominato Santa Sede, antecedente all’incarico fornito a tale vescovo e pedurante alla morte dello stesso, rappresentava una maniera per ovviare ad un simile rischio.

Papa Bonifacio VIII associò inoltre un secondo e più significativo concetto all’idea di Santa Sede quando dichiarò, in quello stesso periodo, che “ogni creatura è soggetta all’autorità del Papa”. Papa Bonifacio VIII rafforzò ulteriormente il veicolo della Santa Sede nel 1302, anno in cui stabilì nella famosa Bolla Papale Unum Sanctam che “Noi dichiariamo, sosteniamo, definiamo e pronunciamo che è assolutamente necessario per la salvezza di ogni creatura umana essere soggetta al Pontefice Romano”.

La personalità giuridica della Santa Sede divenne strumentale per la Chiesa Cattolica nel costituire uno degli affari più profittevoli del Medioevo: il traffico internazionale degli schiavi. Questa vera e propria industria, inizialmente controllata dal Portogallo e dalla Spagna, fu resa possibile solo ed esclusivamente sulla base degli attributi che la Santa Sede si era data e che aveva con estrema decisione affermato, nella sua qualità di Santa Sede o “Holy See”.

Ciononostante, nuove controversie emersero riguardo le spedizioni proposte verso le “nuove terre” tra la Spagna ed il Portogallo, e sulla maniera in cui queste ultime avrebbero dovuto essere gestite. Papa Sisto IV (1471 – 1484) riuscì a risolvere le questioni attinenti il Tratto di Alcacovas tramite la Bolla Papale Aeterni Regis del 1481 che garantì le terre “ancora da scoprire” lungo la costa occidentale dell’Africa sino alla Guinea al Portogallo.

Quando la Spagna sponsorizzò una spedizione della Marina Papale per reclamare il Nuovo Mondo sotto la guida di Cristoforo Colon (Colombo), Papa Innocenzo VIII (1484 – 1492) estese il concetto di Santa Sede a tutti gli oceani ed alle terre in essi ricomprese. A Cristoforo Colombo, in particolare, fu concesso lo speciale titolo legale di Governatore e Capitano-Generale delle Indie, Isole e Terraferma del Mare Oceano.

Il termine “Indie” non si riferiva inoltre alle isole ora conosciute come Caraibi ma trattavasi di un termine che definiva, nel loro complesso, il nome delle “creature umane” sottoposte alle pretese legali di Controllo del Papa stesso.

Il termine legale esteso di Santa Sede indicante la personalità giuridica della Chiesa Cattolica come comprensiva degli oceani e dell’intera Terra fu ulteriormente raffinata dalla Bolla Papale Dudum Siquidem datata 25 Settembre 1493, ed intitolata, nello specifico, “Estensione delle Garanzie Apostoliche e della Donazione riferita alle Indie”, tramite la quale il Papa garantiva alla Spagna anche quelle terre al di là dell’Oceano e delle acque orientali” che erano un tempo appartenute o appartenevano al momento all’India”. Tale annullamento delle ambizioni dei Portoghesi condusse nel 1494 al Trattato di Tordesillas tra Spagna e Portogallo che portò la linea di suddivisione scaturente dai trattati del passato a 39° 53′ Ovest.

Inizialmente, la linea di suddividione non si estendeva esplicitamente all’intero globo, la Spagna ed il Portogallo avevano ancora la facoltà di spostarsi verso Est o verso Ovest, rispettivamente, sull’altra parte del globo, e prendere possesso di tutto ciò che fossero stati i primi a scoprire. In risposta alla scoperta da parte del Portogallo delle Isole delle Spezie nel 1512, gli Spagnoli spinsero per l’idea, poi resa fattuale da Papa Alessandro VI, nel 1518, di dividere l’intero mondo in due parti. La linea degli antipodi nell’Emisfero Orientale fu quindi fissata dal Trattato di Saragozza (1529) vicino ai 145° E.

ORIGINI DELL’ENTITA’ SPIRITUALE RICONOSCIUTA COME SS

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Sotto il Papato di Innocenzo VIII, il ruolo dell’Inquisizione e dell’Inquisitore mutarono per rendere maggiore la loro autorità legale e spirituale nel “perseguimento degli eretici”. Intorno al 1483, Tommaso di Torquemada fu nominato Inquisitore Generale di Aragona, Valencia e Catalogna.

I suoi torturatori e la sua milizia specializzata furono quindi benedetti ed introdotti nel più elevato ordine sacro del Culto Romano – le SS o Cavalieri della Sedes Sacrorum.

Come ordine militare della Chiesa Cattolica Romana, ai cavalieri della Sedes Sacrorum (SS) era attribuito l’ordine legale da parte della Santa Madre Chiesa di indire costante Sacra Inquisizione nei confronti di tutti gli eretici, tramite l’assassinio, la tortura e la contro-intelligence, per proteggere il nome della Santa Madre Chiesa, direttamente rappresentando gli interessi della Santa Sede come ordine primario dei Sacri Cavalieri – La SS (Sedes Sacrorum o Holy See).

Come ordine spirituale della Chiesa Romana Cattolica, le SS erano fornite della grazia straordinaria Romano Cattolica relativa al fatto che era per loro previsto il perdono per tutti i peccati mortali – potevano quindi andare in Paradiso – che digraziatamente avessero commesso nell’osservanza degli ordini temporali del Papa. In altre parole, le truppe del Grande Inquisitore Tommaso di Torquemada furono il primo ordine militare in assoluto ad essere beneficiati da una impunità dall’Inferno da parte del Papa riguardo eventuali atti di tortura, terroristici o efferati.

Gli ultimi grandi sacrifici alle forze oscure sotto la podestà della Santa Inquisizione risalgono all’inizio del Diciannovesimo secolo. All’inizio del Ventesimo secolo, vi erano soltanto un numero ristretto di soldati della SS ancora assegnati alla Santa Inquisizione. Tuttavia, con l’incarico fornito al Fratello della Compagnia di Gesù Heinrich Himmler nel 1929, nell’ambito del NSDAP, in Germania, un nuovo esercito di Nazi SS (Cavalieri della Sedes Sacrorum) comprendente centinaia di migliaia di soldati fu creato nel 1939 per portare avanti la più grande singola Inquisizione portata avanti dal Culto Romano – con più di 18 milioni di individui bruciati vivi nei campi della Russia e della Polonia.

Le SS Tedesche furono infine smantellate alla fine della Seconda Guerra Mondiale con il passagio delle consegne della carica di SS che passava ai Servizi Segreti (SS o Secret Service) degli Stati Uniti d’America già a partire dal 1945. In verità, le SS statunitensi furono create immediatamente dopo l’assassinio del Presidente Mc Kinley nel 1901. Fu soltanto successivamente al falso conflitto a fuoco all’esterno della Blair House, nel 1950, tuttavia, che le SS degli Stati Uniti hanno  stabilito un sistema di protezione assoluta rispetto al Presidente degli Stati Uniti, tenendolo in pratica come prigioniero virtuale dello Stato e mascherando tale condotta come protezione ufficiale.

VENEZIA – INFORMAZIONI GENERALI

Venezia – una città collocata nei pressi del versante nord-orientale delle paludi situate sul delta del fiume Po nell’area nord-adriatica – fu fondata nel 532 dalle famiglie nobili Ebree Sefardite Sarmate in cerca di rifugio dall’Impero Bizantino e dal crimine capitale imposto dall’Imperatore Giustiniano sulla pratica dell’antica religione Sarmatica (adorazione demoniaca e sacrificio umano tramite il fuoco) come crimine capitale. Il termine Venezia deriva dal Latino Veneti, l’equivalente del Greco Etenoi, ovvero i “Beneamati, i Prescelti”. Ed è lo stesso titolo di cui si ritenevano portatori i Sarmati, i quali ritenevano di essere l’unica razza “prescelta da Dio”  rispetto alle altre, destinate ad essere consumate dal fuoco e dalla miseria. Tale titolo divenne il loro non ufficiale grido di resistenza contro i Bizantini rispetto alla ricerca da parte di questi ultimi di nuove colonie in Spagna e nel Nord dell’Adriatico.

LA VENEZIA ANTICA – UN FAMOSO STATO EBRAICO

Prima che fossero elaborate una serie di revisioni per nascondere quelli che erano in passato indiscutibili fatti storici, Venezia era conosciuta come il più famosso Stato Ebraico del Medioevo. Dopo che la Septimania (in Spagna) fu occupata dal Califfato Omayyade nel VII secolo, Venezia divenne in effetti l’ultimo Stato puramente Ebraico della storia sino alla formazione di Israele nel 1948. A distanza di 150 anni dal loro esilio forzato da Sarmara, i coloni Etenoi (Veneti) avevano tuttavia già firmato un nuovo patto commerciale con i Bizantini che permetteva agli Stati fondati sul commercio di Septimania – in Spagna – dell’Egitto e di Venezia di spostare i loro vascelli oltre Costantinopoli verso Sarmara, la capitale dei Kazari sul mar Nero. Nel periodo della formazione della Chiesa Cattolica, e della successiva invasione di Roma da parte delle forze Cattoliche, e quindi più tardi con l’emersione della Dinastia Abbaside Islamica dei Kazari, nell’area a ridosso del Caucaso,Venezia divenne una alleata chiave di Costantinopoli.

IL DOMINIO DEL CLAN URSEOLI 

Tra tutti i Dogi che regnarono a Venezia, il Clan degli Urseoli rappresentava senza ombra di smentita il più potente tra quelli che operarono in qualità di Re-Sacerdoti-Maghi Ebrei Sefarditi Sarmati per più di 200 anni (dal IX all’ XI secolo) prima di essere scacciati dalla cittadinanza veneziana. I Capi veneziani non divennero tuttavia cristiani che nel XII secolo ed anche in quell’occasione solo nel comportamento esteriore. Il lungo declino di Venezia cominciò poi nel XV secolo, allorchè essa tentò di mantenere il possesso della Tessalonica contro gli Ottomani (1423 – 1430). Essa inviò anche delle navi per difendere Costantinopoli durante l’assedio dei Turchi del 1453. Quando la città di Bisanzio cadde infine nelle mani di Mehmet II, quest’ultimo dichiarò guerra a Venezia. Tale guerra durò circa trent’anni e costò a Venezia molti dei suoi possedimenti nel Mediterraneo orientale. Successivamente, la Spagna scoprì il Nuovo Mondo, mentre il Portogallo trovò una nuova via marittima verso l’India distruggendo il monopolio via terra di Venezia. La Francia, l’Inghilterra e l’Olanda le seguirono, mentre le galee veneziane non erano adeguatamente strutturate per il traffico oceanico e furono ben presto lasciate indietro nella corsa alle colonie. La Morte Nera devastò la popolazione comune – non Sefardita, dato che i “prescelti” erano geneticamente caratterizzati dal noto recettore di deformità CCR 5, che li immunizzava rispetto a pestilenze varie ed una serie ampia di altre malattie epidemiche, compreso l’AIDS dei nostri giorni – dapprima nel 1348 ed ancora tra il 1575 ed il 1577. In tre anni, la piaga uccise circa 50.000 persone. Mentre nel 1630 la piaga uccise un terzo dei 150.000 abitanti di Venezia. Venezia cominciò quindi a perdere la sua posizione chiave nel commerio internazionale durante l’ultima parte del Rinascimento mentre il Portogallo diveniva il principale intermediario europeo nei traffici con l’Oriente, un evento che colpì alle radici la grande ricchezza di Venezia, tutto ciò mentre Francia e Spagna combattevano per l’egemonia sull’Italia nelle Guerre Italiane che finirono per l’emarginare definitivamente la sua influenza politica. In ogni caso, l’Impero Veneziano restò comunque un importante esportatore di derrate e prodotti agricoli oltre che un notevole centro manifatturiero almeno sino alla metà del XVIII secolo. Dopo ben 1070 anni, la Repubblica perse infine la sua indipendenza quando Napoleone Bonaparte il 12 Maggio del 1797 conquistò la città durante la cosiddetta Guerra della Prima Coalizione. Venezia divenne infine territorio austriaco quando Napoleone firmò il Trattato di Campoformio il 12 Ottobre del 1797. Gli Austriaci presero poi il controllo della città in data 18 Gennaio 1798. Venezia fu successivamente sottratta agli stessi Austriaci dal Trattato di Pressburg del 1805, divenendo parte integrante del Regno d’Italia di Napoleone, ma fu nuovamente concessa all’Austria in seguito alla sconfitta di Napoleone nel 1815, allorchè divenne parte del Regno Lombardo-Veneto controllato dagli stessi Austriaci. Nel 1848-1849, una rivolta ristabilì per breve tempo una Repubblica, sotto la guida di Daniele Manin. Ma nel 1866, in seguito ai risultati della Terza Guerra d’Indipendenza Italiana, Venezia, con tutto il resto del Veneto, divenne parte integrante del nuovo Regno d’Italia.

LA STRANA ESCLUSIONE DI VENEZIA DALLASECONDA GUERRA MONDIALE

Venezia era ufficialmente parte delle forze dell’Asse dei Dittatori Cattolici Fascisti nella Seconda Guerra Mondiale, tuttavia è stata l’unica maggiore città di tutte le forze dell’Asse a non essere bombardata durante la Seconda Guerra Mondiale, se si esclude la cosiddetta Operazione Bowler che fu, in realtà, una semplice dimostrazione di forza che non durò più di quindici minuti e non fece assolutamente alcuna vittima civile – fondamentalmente condotta per provare che gli Alleati avessero in realtà operato contro le forze dell’Asse ivi dislocate sin dall’inizio della Guerra. L’importanza di Venezia in quanto a tesori artistici ed architettonici era molto minore rispetto a quella di numerose città distrutte dai bombardamenti Alleati e dell’Asse durante la Seconda Guerra Mondiale, soprattutto in Germania. Il perchè una città strategicamente così importante venne completamente ignorata nella Seconda Guerra Mondiale non è mai stato adeguatamente spiegato.

L’ANTIPAPA ONORIO III – INFORMAZIONI GENERALI

savelliNato come Cencio Savelli nell’ambito dalla “onnipotente” famiglia Savelli, sotto il Papato di Clemente III (1187 – 1191) e di Papa Celestino III (1191 – 1198), ricopriva la carica di tesoriere della Santa Chiesa Romana, per poi divenire Cancelliere della stessa tra il 1194 ed il 1198.

Nel 1197, egli fu nominato tutore del futuro Imperatore Federico II, che era stato posto a guardia del Papa Innocenzo III (1198 – 1216) dalla Imperatrice vedova Costanza.

Egli fu elevato alla carica di Cardinale prima del 13 Marzo del 1198, data in cui ottenne il Titulus dell’Incarico Titolare di San Giovanni e Paolo.

Alla morte di Papa Innocenzo, le fazioni che si davano battaglia per la carica Papale erano capeggiate dai Cardinali Ugolino da Ostia (che successivamente divenne Papa Gregorio IX) e da Guido da Praeneste, e, per risolvere le controversie, venne scelto di conferire l’incarico a Cencio come una soluzione compromissoria. Egli fu quindi consacrato a Perugia il 24 Luglio ed incoronato a Roma il 31 Agosto, prendendo possesso del Laterano il 3 Settembre del 1216.

Onorio III è il Papa che riconobbe, dall’alto della sua carica, l’Ordine Dominicano nel 1216 e quello Francescano nel 1223. Egli approvò, in particolare, la Regola di San Domenico nella sua Bolla Papale Religiosam Vitam , datata 22 Dicembre 1216, e quella di San Francesco nella Bolla Papale Solet Annuere del 29 Novembre del 1223 .

Durante il suo Pontificato numerosi ordini terziari vennero inoltre ad esistenza. Egli approvò infatti l’Ordine dei Fratelli Francescani e delle Sorelle della Regola di Penitenza con la Bolla Papale Memoriale Propositi. Il 30 Gennaio del 1226 approvò l’Ordine Carmelitano nella sua Bolla Ut Vivendi Normam. Approvò infine la congregazione religiosa “Vals des Ecoliers” (Vallis Scholaris, la Valle degli Studiosi), che era stata fondata da quattro pii professori dell’Università di Parigi.

Uno dei più importanti degli scritti da lui commissionati fu inoltre il Liber Censuum Romanae Ecclesiae che rappresenta la più importante fonte per rintracciare le posizioni medievali della Chiesa riguardo le proprietà ad essa facenti capo ed in parte opera anche in continuità con quella frode di gran successo che è il Liber Pontificalis nello stabilire la leggenda mitica della successione apostolica. Ma senza alcun dubbio, il suo contributo più noto e raffinato resta senz’altro il più noto dei Libri di Magia Nera mai scritti, ovvero Il Grimoire di Onorio il Grande, in particolare concentrato sulle modalità per la conduzione del sacrificio umano e finalizzato essenzialmente a porre in essere ed affermare il concetto odierno di stregoneria, contemporaneamente fornendo la possibilità di eseguire sacrifici umani ad opera degli ordini religiosi da lui stesso posti in essere, sulla base della colpa legata all’aver condotto attività di stregoneria. Onorio morì nel Marzo del 1227, a lui successe Papa Gregorio IX.

Lista di Crimini Efferati Commessi:

a) di aver creato una attività illegale al fine di perseguire propositi criminali: che Onorio III abbia approvato e creato l’Ordo Praedicatorum, o Ordine dei Predicatori Domenicani di San Domenico (vedi anche Religiosam Vitam e Nos Attendentes) come un Ordine avente il compito di perseguire le eresie tra le popolazioni esistenti e gestire il pentimento, la tortura o la sentenza capitale per gli eretici. In particolare, per fornire supporto speciale alle unità militari nella caccia e nell’eliminazione degli eretici stessi.

b) di aver creato una attività illegale al fine di perseguire propositi criminali:  che Papa Onorio III (1216 – 1227) abbia deliberatamente scritto e pubblicato uno dei più famosi Libri di Magia Nera, ovvero il Grimoire di Onorio il Grande, concentrandosi in particolare sulle modalità di conduzione del sacrificio umano e fissando per i posteri l’esistenza effettiva della stregoneria; ponendo inoltre a disposizione, tramite il manoscritto stesso, la trattazione delle tecniche da adottare nel sacrificio rituale di feti e bambini, e ciò per soddisfare le abitudini e le esigenze secolari di ricche e benestanti (ma non Sadducee) famiglie nobiliari; che, in aggiunta, tali testi rivelassero alcune pratiche occulte effettivamente praticate dal culto Romano Cattolico, le quali vennero ridefinite al fine di porre in essere un credibile “male” alternativo al Culto Romano stesso e rendere così possibile l’opera dell’Inquisizione tramite il sacrificio umano in pubblico e l’appropriazione indebita delle proprietà degli eretici. Ancora ai nostri giorni, viene creduto che siano stati gli “Ebrei” e non la Chiesa Cattolica Romana ad aver formalizzato l’odierno concetto di Stregoneria e gli stessi testi “satanici” che risalgono al Tredicesimo secolo.

Capitolo 12 – Il Vaticano e il Culto Satanico Veneziano

IL CULTO SATANICO VENEZIANOIl Culto Satanico Veneziano fu fondato dall’Antipapa Innocenzo III intorno all’anno 1198 durante il suo regno in qualità di AntiPapa e capo supremo del Culto Romano.

Al contrario dei precedenti membri del Culto Romano, Innocenzo III non era un adoratore della Magna Mater (Cibele) e delle antiche divinità oscure della tradizione Vaticana. Al contrario, Innocenzo III introdusse elementi di una religione per molti versi completamente nuova e fondata sulle antiche ed esoteriche conoscenze degli Alti Sacerdoti Sadducei che avevano retto gli antichi templi di Baalbek e di Gerusalemme già 1800 anni prima.

In luogo dell’adorazione di Cibele, i membri del Culto Satanico Veneziano adoravano ed adorano Moloch ed i demoni del mondo ctonio (sotterraneo o infernale).

In particolare, fu il figlio di Innocenzo III, l’AntiPapa Onorio III ad essere strumentale nell’introdurre una liturgia completamente nuova, principalmente tramite il suo “Grand Grimoire” – il primo vero e proprio libro di Stregoneria della Filosofia Occidentale. In effetti, Onorio rappresenta, a pieno titolo, il padre tanto della Stregoneria, quanto dell’odierna Wicca così come della stessa Inquisizione.

Prima della liturgia messa a punto da Onorio e la creazione dell’Inquisizione, in Europa non si era mai sentito parlare di streghe, stregoneria o di qualsiasi concetto alieno riferito alla dannazione delle anime. L’Inquisizione fu inoltre brillantemente concepita per “educare” le persone alle arti nere, alle forze demoniache, ai pentagrammi ed a numerosi altri simboli contemporaneamente pretendendo di combattere e perseguire le cosiddette “streghe”.

BACKGROUND

A partire dal 360 dopo Cristo, e fino al 532, lo Stato Sarmata di Palestina aveva raggiunto un tale potere ed una tale ricchezza da riuscire a governare e controllare le terre originariamente occupate dagli antichi Regni Ebraici ed i suoi leader proclamavano sè stessi Re di Israele.

A partire dalla morte del carismatico Baba Rabba, nel Quarto Secolo dopo Cristo, le varie famiglie nobili Ebraiche di Stati quali Himyarites (Yemen), Nabatea (Arabia) e Sarmara erano talmente cresciuti in influenza che il più grande di questi Stati, ovvero Sarmara, era divenuto uno degli Stati più ricchi dell’antichità così come la patria di centinaia di migliaia di persone.

L’antica adorazione delle forze oscure – e di Ba’al Moloch in particolare – che caratterizzava la religione Sarmata si era ampiamente diffusa nella regione, ed ora includeva le nuove dottrine fissate grazie a Baba Rabba, ovvero, tra le altre, l’uso della Kippa ed i rituali di devozione quotidiana diretta verso il tempio sul Monte Gerezim.

In ogni caso, tra le più “perverse” innovazioni religiose introdotte da Baba Rabba vi era senza dubbio l’esecuzione pubblica tramite il fuoco – la condanna al rogo, in pratica – di innocenti Ebrei non Sarmati che rifiutavano di convertirsi e di adorare le divinità demoniache degli stessi Ebrei Sarmati. Centinaia di migliaia di persone furono uccise in questa maniera in quell’area. Quando Giustiniano venne proclamato Imperatore nel 527, uno dei suoi primi atti fu quello di proclamare la religione dei Sarmati un crimine capitale punibile con la morte. Fu tale atto, più di qualunque altro, a spingere sempre più le famigli nobili Sarmate a spostare le proprie residenze ed i propri centri di influenza verso la parte Occidentale del Mediterraneo, in particolare durante il regno dell’Alto Sacerdote-Re Julianus Ben-Sabar.

Lo Stato Sarmata e la sua stessa cultura fu infine devastata dall’Imperatore Giustiniano I
nel periodo compreso tra il 531 ed il 532 dopo Cristo, così come fu distrutto, in quello stesso periodo, e per l’ultima volta, il fondamentale tempio sacro del Monte Gerezim. Al termine della brutale campagna di Giustiniano, temendo la nuova legge imperiale, nessun componente della famiglie nobili e sacerdotali Sarmate rimase nella propria madrepatria, un evento che rischiò di determinare la quasi estinzione del Culto Sarmata tanto come “religione” ufficiale quanto addirittura come cultura – nonostante la sopravvivenza di alcune migliaia dei componenti di tali famiglie nobili e sacerdotali.

I Samaritani si spostarono quindi, per sfuggire alla minaccia derivante dal potere detenuto in Oriente dal Sacro Romano Impero, in parte nelle zone più Occidentali del Mediterraneo ed in parte a Nord e nell’area interna delle montagne del Caucaso, dove vennero più tardi conosciuti come i Kazari. In particolare, le più importanti delle famiglie nobili delle linee di sangue degli Alti Sacerdoti si stabilirono nelle aree paludose collocate sugli estuari del Po e dell’Adige nell’Adriatico Settentrionale, mentre un’altra grande colonia si trasferì sulla costa dell’Armorica meridionale nei pressi della Baia di Morbihan in Gallia (una regione che oggi si trova nell’Odierna Spagna)

Sebbene isolati, i rifugiati Sarmati – non più in grado di dichiararsi ufficialmente tali sotto il crimine capitale posto su di loro dal Sacro Romano Impero di Bisanzio – dimostrarono una rimarchevole coesione. Essi rinominarono sè stessi Etenoi (in greco “i beneamati, i prescelti”) – presto divenendo famosi come commercianti e studiosi.

In particolare, la loro colonia nell’Adriatico Settentrionale fu chiamata – successivamente al cambio di denominazione da Sarmati ad Etenoi (in latino: Veneti) – Venezia, divenendo una delle più famose città della storia.

I SACERDOTI-TIRANNI DEL CLAN “PIETRO” A VENEZIA

3597857253_55ce01c2e1La stessa natura geografica legata alla collocazione della città di Venezia si dimostrò ideale per gli esiliati Sarmati, i quali assunsero la carica di Dogi della nuova città, che divenne ben presto un importantissimo centro per gli scambi commerciali. La più potente ed efferata tra le famiglie degli antichi Alti Sacerdoti Sarmati di Venezia era costituita dai componenti del Clan Pietro (più tardi conosciuti come PierLeoni), i quali dominarono la città con il pugno di ferro dall’VIII secolo fino a quando Pietro II Orseolo (1009-1026) fu definitivamente tradito dalle altre importanti famiglie della città e tenuto lontano da Venezia all’inizio dell’Undicesimo secolo, nel periodo in cui il Doge stesso era impegnato in una guerra contro gli Ottomani.

Egli venne in effetti sconfitto dagli Ottomani e costretto alla ritirata, tuttavia con la sua città fortemente fortificata che non gli permetteva l’accesso e gli Ottomani che lo inseguivano non fu in grado di porre sotto assedio la stessa Venezia e riguadagnare il controllo della città.

Al termine di queste peripezie, le navi rimanenti della sua flotta presero infine terra nei pressi di Trieste e Pietro II Orseolo, in seguito alla protratta permanenza in quell’area, dovette scontrarsi con i suoi Soldati-Marinai (marines) con le truppe di Stefano di Ungheria. In tale battaglia, i Soldati-Marinai (marines) “Ebrei” Veneziani sconfissero gli Ungari Cristiani e Pietro Orseolo fu incoronato Re di Ungheria già nel 1028. Egli regnò quindi come uno spietato tiranno fino alla sua morte nel 1041. Ad egli successe suo figlio Re Pietro III Orseolo di Ungheria (1041-1047).

Nel 1047, lo stesso Re Pietro III Orseolo di Ungheria fu esiliato, con la sua famiglia, dall’Ungheria, trovando rifugio a Roma. Durante le lotte che si susseguirono tra i legittimi Papi Cattolici e gli AntiPapi del Culto Romano, il figlio di Pietro III Orseolo, il cui nome era Pietro Leone (di qui la famiglia PierLeoni), si dichiarò infine “Cristiano” in maniera tale da poter entrare a pieno titolo nell’enclave del Culto Romano. In ogni caso, resta certo il fatto che tale Alto Sacerdote Sarmata, tra l’altro uno degli uomini più ricchi del mondo antico, rimase un dedito seguace del Culto di Ba’al Moloch.

Nel 1119, questo Alto Sacerdote Ebreo Sarmata riuscì quindi ad ottenere per sè la carica di AntiPapa con il nome di Callisto II (1119-1124), divenendo il primo Papa Ebreo Sadduceo della Storia. Per nascondere tale evento, più tardi, gli storici Vaticani hanno mescolato dettagli della sua vita reale con quella di un altro legittimo Papa della Chiesa Cattolica sostenendo che egli fosse in realtà nato nella Regione della Burgundia.

A Callisto II, successe suo figlio Onorio II (1124-1130) e quindi suo nipote Innocenzo III (1130-1143). Anche in questo caso, come in altri, la storia dei Papi Ebrei Sadducei (Samaritani) è stata cancellata dalla storia, nonostante il loro lascito – persone bruciate sul rogo, adorazione del pentagramma e la stessa eucaristia: tutti elementi da loro stessi per la prima volta introdotti come false dottrine della Chiesa Cattolica.

L’INQUISIZIONE E LA LEGALITA’ DEL SACRIFICIO UMANO

Pedro_Berruguete_-_Saint_Dominic_Presiding_over_an_Auto-da-fe_1475Mentre si ritiene che sia stato Papa Lucio III il primo a fissare l’esistenza dell’Inquisizione tramite la Bolla Papale “Ad Abolendam”, in particolare nella sua forma di struttura legale e morale mirata ad autorizzare il sacrificio umano e la barbara tortura di innocenti, è stato, in realtà, il discendente dei Papi Ebrei Sadducei, in particolare l’AntiPapa Innocenzo III (1198-1216), a rendere l’Inquisizione stessa pienamente efficace ed operante, grazie alla fissazione degli  elementi chiave di quest’ultima: le Leggi della Chiesa, l’Inquisitore, l’Accusato, l’Atto (o Offesa), il Tribunale ed il Testimone.

L’Inquisitore, in termini pratici, era un giudice speciale ma permanente che agiva a nome e per conto del Papa ed a cui era concesso dal Papa stesso il diritto-dovere di agire sulle basi delle leggi della Chiesa nei confronti delle presunte Offese rese alla Fede come definite dalle stesse leggi canoniche. Quindi, sulla base del diritto-dovere di agire a tutela della Chiesa, l’Inquisitore aveva – ed ha ancora ai nostri giorni – il potere legale di vita o di morte sull’accusato stesso.

Inoltre, l’accusato era obbligato a presentarsi di fronte all’Inquisitore, ma non doveva necessariamente essere accusato di alcun crimine di eresia a questo punto; tuttavia una volta che il suo nome fosse stato scritto su un documento cartaceo e l’individuo avesse riconosciuto sè stesso con il nome del soggetto riportato nel documento, egli automaticamente cessava di essere una persona e diveniva contemporaneamente una personalità giuridica ed una proprietà legale. Di conseguenza, il fatto stesso di riconoscersi come quell’individuo di fronte all’Inquisitore era sufficiente all’Inquisitore stesso per avere, in base alla legge canonica, il totale controllo sul destino di quella persona.

Le accuse, a quel punto, sarebbero state formalizzate successivamente, se necessario. Ma, il più delle volte, la persona sarebbe stata torturata fino a che qualche tipo di confessione di un crimine previsto dalla legge canonica fosse stata estorta – soprattutto nei successivi secoli, sarebbero state principalmente storie fittizie di streghe e magia ad essere promosse dalla Chiesa per poi utilizzarle per mettere in catene, torturare ed uccidere innocenti, spesso con problemi mentali.

IL PERIODO DI MAGGIOR POTERE DEL CULTO SATANICO VENEZIANO 

Il Culto Satanico Veneziano ha raggiunto il picco del suo potere poco meno di 80 anni fa, durante la Seconda Guerra Mondiale, periodo in cui fu reso effettivo, in particolare ad opera dell’ AntiPapa Pio XII, il più grande sacrificio di innocenti a Moloch della Storia, quando più di 18 milioni di persone furono arse vive in forni crematori tra l’Unione Sovietica e la Polonia. polish_concentration_campsGli stessi campi per il sacrificio umano più importanti furono deliberatamente collocati in maniera tale da formare in termini geografici il più grande Pentagramma del Male realizzato nella storia.

FONDAZIONE DEI GESUITI

gesuiti-pp3I Gesuiti furono fondati in origine come La Compagnia di Gesù il 15 Agosto del 1534, il giorno dell’ “Assunzione”, nel corso di una cerimonia segreta tenuta nella cripta della Cappella di San Dionigi da Ignazio di Loyola (nome completo Íñigo López de Loyola), Francisco Xavier, Alfonso Salmeron, Diego Lainez, e Nicolás Bobadilla tutti provenienti dalla Spagna, Peter Faber dalla Savoia, in Francia, e Simão Rodrigues dal Portogallo.

La sua costituzione fu approvata da Francesco Borgia, un componente della famigerata famiglia “Borgia”, noti anche come Borja/Borgia, Duca di Grandia, nipote di papa Alessandro VI e patrocinatore di Ignazio di Loyola. Francesco Borgia fu il principale finanziatore ed architetto della progressiva trasformazione dei Gesuiti nel primo ordine di monaci dalle caratteristiche espressamente militari nell’ambito della Chiesa Cattolica. Fu anche promotore dell’emanazione della Bolla papale “Regimini militantis” (27 settembre 1540), ad opera dello strettissimo sodale della famiglia Borgia, Alessandro Farnese, Papa Paolo III, che per primo concesse ai Gesuiti lo status ufficiale di ordine.

Ignazio di Loyola fu notato per la prima volta dal giovane Duca di Grandia già nel 1529, quando fu arrestato nuovamente dall’Inquisizione in relazione a pratiche estreme di devozione religiosa. Borgia notò del potenziale nella devozione fondata sull’estremismo di carattere militare predicata da Ignazio di Loyola, e nella sua volontà di istituire un ordine di monaci militari. Fu il giovane Borgia che salvò la vita di Ignazio dall’Inquisizione.

Alla morte di Ignazio nel 1557, avrebbe dovuto essere Francesco Borgia a garantirsi  la nomina di secondo Superiore Generale. Tuttavia, le sue ambizioni furono ostacolate in primo luogo dall’arci-nemico Giovanni Pietro Carafa, ovvero Papa Paolo IV (1555-1559). Papa Carafa era sempre stato uno dei più grandi avversari di Papa Alessandro VI Borgia e prontamente nominò Diego Laynez (Jaime Lainez) come Superiore Generale.

Papa Paolo IV morì nell’agosto del 1559 e ad egli successe Giovanni Angelo de’ Medici  (Papa Pio IV). In entrambi i casi, il Superiore Generale dei Gesuiti Diego Laynez si allineò fedelmente alle condotte del pontefice, dimostrandosi praticamente intoccabile.

Tuttavia, quando Papa Pio IV torturò e uccise Benedetto Accolti e altri membri delle famiglie papali successivamente a quello che venne definito un complotto ai suoi danni non coronato da successo, il Cardinale Borgia agì e Pio IV fu avvelenato e ucciso il 9 dicembre 1565. A pochi giorni di distanza, il Superiore Generale Diego Laynez subì la stessa sorte e immediatamente dopo il Cardinale Francesco Borgia fu eletto all’unanimità terzo Superiore Generale.

CARATTERISTICHE UNICHE DELL’ORDINE DEI GESUITI

iii-borgiaBorgia rafforzò i già notevoli poteri del Superiore Generale dei Gesuiti, rendendo il potere del proprio ordine superiore a quello di qualsiasi altro nella storia della Chiesa Cattolica.

Anche se in termini tecnici erano da considerare dei monaci, la Costituzione dell’Ordine era unica nel suo genere in quanto esentava i sacerdoti dell’ordine dalla regola della clausura. Al contrario, i monaci Gesuiti erano incoraggiati ad agire “nel mondo”. Soltanto ai sacerdoti Domenicani, che all’epoca operavano come i torturatori a capo dell’Inquisizione della Chiesa Cattolica, erano state in precedenza concesse simili libertà.

Tuttavia, la Costituzione Gesuita, sin dall’inizio, andò ben oltre, in quanto consentì e addirittura incoraggiò i sacerdoti a non indossare l’abito (l’abito tradizionale del monaco), in maniera tale che fosse più semplice per loro “fondersi” con il mondo.

Borgia si garantì inoltre una Bolla, ad opera di Papa Paolo III nel 1545, che permise ai Gesuiti di predicare, confessare, dispensare i sacramenti e di recitare messa, senza dover fare riferimento a un vescovo – collocandosi quindi con efficacia all’esterno del controllo del clero regionale.

Inoltre, Borgia modificò ulteriormente la Costituzione dell’Ordine Militare dei Gesuiti quando riuscì a permettere il conferimento di una tale quantità di poteri a vantaggio della carica di Superiore Generale dei Gesuiti, da rendere quest’ultimo secondo in termini di influenza solo al Papa. In base alla stessa Costituzione dell’Ordine, a partire dal 1565 (quella che rimane in vigore anche oggi), il Superiore Generale può assolvere i sacerdoti e le nuove reclute da tutti i loro peccati, anche dal peccato di eresia, di scisma e di falsificazione di scritti apostolici. Inoltre, al Superiore Generale, dai tempi di Borgia in avanti, fu attribuito il potere “ufficiale”, in base alla Bolla Papale e alle norme in essa contenute, di annullare sentenze di scomunica, di sospensione o di interdizione, e anche di assolvere sacerdoti Gesuiti colpevoli di omicidio e di bigamia.

Ma uno dei successi più sorprendenti del Superiore Generale Borgia si verificò nell’anno della sua morte, quando garantì al suo ordine, sotto il pontificato di Papa Gregorio XIII nel 1572, il diritto per i Gesuiti di condurre affari nel settore commerciale e in quello bancario – un diritto che non era stato concesso a nessun ordine religioso della Chiesa Cattolica sin dai tempi dei Cavalieri Templari, quattrocento anni prima.

In effetti, sono appunto queste norme contenute nella Costituzione dell’Ordine dei Gesuiti che hanno portato ad attribuire al Superiore Generale il nomignolo di Papa Nero.

I GESUITI E L’ISTRUZIONE

30450bSebbene sin dalla sua origine l’Ordine Militare dei Gesuiti sia stato concepito per dimostrarsi in grado di condurre missioni rischiose e pericolose di ogni genere, dall’assassinio, alla propaganda, alla falsificazione di documenti e al furto, la loro missione principale fu, e resta ancora oggi, l’impegno orientato a sconfiggere tutte le forze che si opponevano e oppongono all’autorità del Papa Cattolico Romano – in particolare il movimento protestante.

Anche nel corso del XVI secolo, la Chiesa Cattolica si impegnò ad ostacolare e controllare il libero commercio e l’accesso all’istruzione tramite la combinazione di diritto pontificio, azione politica, ed utilizzando inoltre occasionalmente la forza. Al contrario, quegli Stati che avevano rigettato la supremazia del Papa, come l’Inghilterra e numerose aree della Germania, della Francia, dell’Est e del Nord Europa, furono libere di perseguire senza ostacoli il libero commercio e scelte indipendenti nel settore dell’istruzione.

Tra le più rilevanti conseguenze della Riforma, la più pericolosa per la Chiesa Cattolica si dimostrò (e si dimostra ancora oggi) l’accesso all’istruzione. E’ per questo che i Gesuiti, in una fase tanto precoce, furono costretti ad adottare una contro-posizione in materia di istruzione. Utilizzando i poteri a loro concessi, in sordina i Gesuiti costituirono nel settore dell’educazione un contro-movimento in opposizione ai protestanti, facendo ricorso  all’inestimabile vantaggio legato all’accesso agli archivi segreti del Vaticano. I Gesuiti si dedicarono a manipolare ogni maggiore fonte di scienza e filosofia agendo contro gli intellettuali protestanti, compresa la sovversione delle loro società segrete.

Le possibilità di reclutamento e la promozione dell’istruzione rappresentarono un vantaggio accessorio per i Gesuiti, in quanto garantirono loro la possibilità di reclutare soggetti di grande talento e rese più graditi i loro servigi in tutto il mondo cattolico. I Gesuiti divennero ben presto noti come l’Ordine dedicato all’eccellenza nell’istruzione all’interno dei paesi cattolici, un concetto perverso considerando che la loro ragion d’essere e la loro struttura in origine fosse stata tipicamente militare.

I GESUITI E I PRIMI SCAMBI COMMERCIALI

Un altro settore in cui i Gesuiti cercarono inizialmente di competere con gli stati protestanti fu quello delle lucrative rotte commerciali. Grazie a Papa Gregorio XIII, i Gesuiti furono l’unico ordine religioso cui fu concesso il potere di condurre transazioni commerciali e bancarie.

Il Superiore Generale dei Gesuiti Claudio Acquaviva (1581 – 1615) approfittò subito di questa possibilità quando nel 1580 ordinò a Padre Vilela della Compagnia di Gesù (SJ) di acquistare il porto di Nagasaki da un locale signore della guerra giapponese. Il Generale Acquaviva inviò successivamente Alessandro Valignano (SJ) affinchè gestisse la nuova missione commerciale.

I Gesuiti promossero alacremente la crescita del proprio possedimento territoriale, il porto di Nagasaki, che si trasformò in uno dei porti commerciali più redditizi del mondo. La proprietà Gesuita del porto di Nagasaki fornì alla Società un monopolio concreto in riferimento alla possibilità di tassare tutti i prodotti importati che facevano il loro ingresso in Giappone.

I Gesuiti sotto Pietro Claver (SJ) si dimostrarono anche uno strumento essenziale per lo sviluppo del commercio degli schiavi dall’Africa verso il Sud America, da utilizzare nelle miniere d’oro. Furono circa mezzo milione gli schiavi trasportati utilizzando mezzi navali ​​sotto la supervisione di Pietro Claver (SJ). In seguito, i Gesuiti trasformarono Claver da uno dei Signori del traffico di schiavi peggiori della storia nel Santo protettore degli schiavi, colombiani e afro-americani.

Tuttavia, tanto la Spagna quanto in particolare il Portogallo furono profondamente infastiditi dalla crescente ricchezza ed influenza dei Gesuiti, che miravano ad estrarre profitti esorbitanti dal traffico degli schiavi ed alla monopolizzazione del commercio ad essi riconducibile.

In risposta al tentativo dei portoghesi, che cercavano di limitare l’influenza dei Gesuiti in Giappone armando i loro nemici, il Generale Claudio Acquaviva strinse un’alleanza con gli olandesi (protestanti) nel 1595, garantendo una serie di privilegi alle loro navi mercantili e ai loro traffici commerciali. Successivamente alla nuova alleanza, il Parlamento inglese approvò un documento che concesse il monopolio a questo stesso accordo piratesco di carattere commerciale noto come Compagnia delle Indie Orientali, nel 1600.

Nel 1602, il Generale Claudio Acquaviva garantì il suo appoggio ai mercanti dell’Ordine dei Gesuiti al fine di ottenere un accordo ufficiale, in grado di garantire la possibilità di agire in condizioni di monopolio per 21 anni, presso gli Stati Generali dei Paesi Bassi nel quadro dell’appena creata Vereenigde Oostindische Compagnie, o VOC, in olandese, letteralmente, “Compagnia Olandese delle Indie Orientali”.

Utilizzando le competenze esclusive dei Gesuiti nel condurre operazioni bancarie e commerciali, la Compagnia Olandese delle Indie Orientali rappresentò una delle ‘compagnie’ più redditizie della storia grazie al controllo da essa esercitato sul traffico di spezie, schiavi, droghe e relative piantagioni. I Gesuiti ne persero il controllo solo nel 1773 in occasione dello scioglimento del loro Ordine.

LO SCIOGLIMENTO DELL’ORDINE

Sebbene l’obiettivo iniziale dei Gesuiti, nel quadro del loro coinvolgimento nel settore dei commerci, fosse quello di danneggiare e ostacolare le attività commerciali dei paesi protestanti, furono in realtà le nazioni cattoliche ad esserne le maggiori vittime. Ai danni causati dai Gesuiti, si aggiunse il crescente pericolo riconducibile alle grandi abilità dell’Ordine nel portare a termine omicidi. Ogni volta che un nuovo Re o una nuova Regina veniva assassinato sotto la loro custodia, ciò contribuiva ad agitare le famiglie nobili d’Europa.

Ma furono il controllo assoluto del settore dell’istruzione e la repressione del liberalismo ad opera dei Gesuiti a portare al loro scioglimento. Mentre le nazioni protestanti facevano costanti progressi nel settore del commercio, dell’industria e dell’istruzione, gli stati cattolici continuavano a perdere potere. Spagna, Portogallo, gli stati d’Italia e anche la Francia erano in costante decadenza mentre l’Inghilterra, la Germania, la Russia e altri Stati del Nord Europa crescevano in ricchezza e prestigio.

Nel 1758, il ministro di Giuseppe I del Portogallo (1750-1777), il Marchese di Pombal, espulse i Gesuiti dal Portogallo, e li spedì in massa a Civitavecchia, in qualità di “dono per il Papa”. Nel 1764, anche Re Luigi XV di Francia espulse i Gesuiti.

300px-brief_dominus_ac_redemptorFino al 1769, il movimento orientato all’espulsione dei Gesuiti crebbe con tale costanza che vi fu un rischio reale che addirittura le Proprietà del Papa potessero essere prese di mira. Papa Clemente XIII indisse quindi un concistoro, al fine di sciogliere i Gesuiti, che comprendeva l’elaborazione di una Bolla papale che si pronunciasse in questo senso. Ma il 2 febbraio del 1769, la notte prima che la Bolla che stabiliva la soppressione dei Gesuiti fosse promulgata, il Generale Lorenzo Ricci fece assassinare il Papa.

Il suo successore, Papa Clemente XIV, egli stesso istruito dai Gesuiti, operò in maniera più strategica. Nel luglio del 1773, Papa Clemente XIV firmò tuttavia l’ordine “Dominus ac Redemptor Noster” indirizzato a sopprimere i Gesuiti, mentre le loro chiese e i loro beni furono sequestrati tramite una serie di operazioni simultanee. In cambio, al Papa Clemente e allo Stato della Chiesa, furono restituite Avignone e Benevento per “servizi resi” alle Case Reali.

La repressione colse il Generale Ricci completamente di sorpresa, ma prima che potesse reagire venne arrestato il 17 agosto e imprigionato a Castel Sant’Angelo, a Roma. In ogni caso, il 22 settembre 1774, Ricci riuscì a far assassinare Papa Clemente XIV, che morì all’età di 68 anni. Ricci rimase imprigionato e morì il 24 novembre 1775, dopo 15 anni in carica come Generale.

LA CONTROFFENSIVA DEI GESUITI

La prigionia e la morte di Ricci e la Lettera di Soppressione non portarono la fine che ci si auspicava per i Gesuiti. La Lettera restò valida solo nei paesi in cui fu ufficialmente promulgata (dal locale Sovrano).

Federico di Prussia riconoscendo il valore dei Gesuiti come educatori, rifiutò di promulgare la Breve. Così come Caterina II di Russia proibì la sua promulgazione, per i medesimi motivi. In un primo momento, alcuni dei Gesuiti si trasformarono in tali paesi in sacerdoti di parrocchia e continuarono, come avveniva in precedenza, ad insegnare nei Collegi dei Gesuiti.

Dal momento che in questi due paesi (Prussia e Russia) continuarono ad essere legalmente riconosciuti come Gesuiti, i Padri della Russia Bianca convocarono una Congregazione Generale – la prima nella Russia Bianca. Nel corso di quest’ultima elessero come Vicario Generale il 53enne Padre Stanislao Czerniewicz, il Gesuita a capo della Provincia e Rettore del Collegio di Polotsk.

Stanislao Czerniewicz morì il 7 luglio 1785, e i Padri convocarono la Seconda Congregazione della Russia Bianca per eleggere il successore. Fu eletto Vicario Generale Padre Gabriel Lenkiewicz il 27 settembre.

luigixviDue anni dopo la sua elezione, Gabriel Lenkiewicz SJ (Compagnia di Gesù, Society of Jesus – SJ) colse l’occasione per scatenare la sua vendetta ai danni di una delle Case Reali europee che avevano contribuito alla caduta in disgrazia dell’Ordine dei Gesuiti. Re Luigi XVI di Francia, dalla disposizione riformatrice, aveva convocato l’Assemblea dei Notabili – si trattava di un gruppo composto da nobili, da borghesi e da selezionati membri della burocrazia, al fine di aggirare il Parlamento, in quella fase dominato dalle famiglie nobiliari.
Al fine di migliorare il tenore di vita dei più poveri abitanti della Francia e porre rimedio al crescente disagio alimentare, il Re chiese l’approvazione all’Assemblea del proprio piano orientato a tassare per la prima volta le famiglie nobiliari e la stessa Chiesa Cattolica. Il piano indignò i Vescovi cattolici e i Gesuiti furono richiamati dalla Russia al fine di fornire assistenza nel sovvertire il piano di quel Re ben disposto.
I Gesuiti presto sfruttarono il piano del Re orientato ad aggirare quel Parlamento tanto profondamente corrotto, e diedero il via alla stampa di opuscoli e materiale anti-monarchico in base al quale erano le attività del Re ad essere definite contrarie agli interessi del popolo, anche perché  in base alla legge un terzo (il Terzo Stato) del Parlamento francese sarebbe stato eletto dal popolo.
Anche in questo caso, sfruttando a proprio vantaggio il desiderio del Re di vedere un effettivo cambiamento, i Gesuiti promossero scontri aperti ed un contro-movimento, sostenendo che fosse il popolo a desiderare il cambiamento, e non il Re. Per porre fine al caos, nel 1791, Re Luigi XVI promulgò una nuova Costituzione in base alla quale la Francia si sarebbe trasformata in una monarchia costituzionale – fornendo per la prima volta libertà politica e democrazia effettiva ed anticipando in questo senso tutte le altre nazioni sul continente europeo.
In risposta, Papa Pio VI (1775-1799) ordinò all’Imperatore (del ‘Sacro Romano Impero’) Leopoldo II d’Austria di attaccare il cognato. Nel 1792, i Giacobini, controllati dai Gesuiti, imprigionarono il Re e nel corso dei successivi due anni, durante il cosiddetto “regno del terrore” Gesuita, oltre 40.000 persone furono giustiziate, in massima parte senza neppure un processo.
La stessa Rivoluzione non portò inizialmente vantaggi per la causa dei Gesuiti nell’ottica del loro reinsediamento. Fornì invece loro nuova fiducia rispetto alle possibilità effettive di far cadere anche la più antiche delle monarchie, e queste condizioni diedero inoltre origine a quel piano audace mirato ad abbattere il Papa e ad appropriarsi dei tesori della Chiesa Cattolica.
In uno dei più grandi depistaggi e falsificazioni della storia, il leale agente gesuita Gilbert du Môtier, Marchese de La Fayette, noto ai più semplicemente come “La Fayette”, non solo abbandonò le sue devote truppe e rinunciò alla sua influenza per nascondersi nell’anonima regione di Liegi, in Belgio, dove fu apparentemente tenuto “prigioniero” per 5 anni. Addirittura La Fayette fu incaricato dai Gesuiti di impossessarsi delle enormi riserve d’oro della Francia e di farle giungere in America.
A New York, l’oro francese rubato fu depositato nella Bank of New York (fondata nel 1784) e nella neonata Bank of The Manhattan Company (oggi JP Morgan Chase Bank).

napoleoneL’agente Gesuita Antoine Christophe Saliceti aveva accuratamente predisposto la carriera del compagno corso Napoleone Bonaparte per diversi anni. Nel 1795, mentre era di servizio a Parigi, Napoleone riuscì a schiacciare una rivolta di monarchici e anti-rivoluzionari ed entrò nelle grazie del nuovo leader del regime Paul François Jean Nicolas, Visconte di Barras (Paul Barras).
Successivamente al matrimonio di Napoleone con Giuseppina de Beauharnais, Saliceti si assicurò che a Napoleone stesso fosse concesso il comando dell’esercito francese d’Italia nel marzo 1796, e ordinò di invadere l’Italia, principalmente per catturare il Papa a Roma.
Allo stesso tempo, i Gesuiti, utilizzando la Svizzera, costituirono le banche private Darier Hentsch & Cie e Lombard Odier Darier Hentsch, affinchè custodissero tutto l’oro, i tesori e i contratti sequestrati durante la campagna.
Tuttavia, Papa Pio VI concluse un proprio trattato di pace con Napoleone a Tolentino il 19 febbraio 1797. Fu necessaria l’organizzazione da parte dei Gesuiti dell’assassinio del Generale di Brigata francese Mathurin-Léonard Duphot a Roma, per far sì che Napoleone completasse finalmente il compito a lui affidato ed orientato ad arrestare il Papa. Sei settimane dopo il trasferimento del Papa nelle pessime condizioni tipiche della cittadella di Valence, quest’ultimo morì il 29 agosto 1799.
Tornati a Roma, gli agenti del Superiore Generale dei Gesuiti Gabriel Lenkiewicz (SJ) presero visione di tutti i documenti della Tesoreria del Vaticano, con riferimento alle diverse locazioni dell’oro e dei tesori vaticani, spedendoli in Svizzera e presso la banca Darier Hentsch & Cie. In cambio, tale banca continuò per un certo tempo a finanziare Napoleone per le sue ulteriori campagne di conquista.
Nel novembre del 1798, Gabriel Lenkiewicz S.J. morì, e il 1 febbraio Padre Franz Xavier Kareu fu eletto Vicario Generale.

RE-INSTITUZIONE E NUOVI ORDINI MILITARI DEI GESUITI

papa-pio-viiSuccessivamente alla morte di Pio VI, nel mese di agosto 1799, da prigioniero francese, il Conte Cardinale Barnaba Chiaramonti fu eletto Papa Pio VII, il 14 marzo 1800. Inizialmente in buoni rapporti con Napoleone, con cui aveva stipulato un Concordato nel 1801, partecipò addirittura alla sua stessa incoronazione nel 1804. Tuttavia, nel 1808, fu condotto nuovamente in prigionia in Francia, non a motivo di intrighi promossi dai Gesuiti ma per mano di Napoleone stesso, che aveva deciso di continuare da solo la sua corsa.

Appena la disastrosa campagna russa indebolì a sufficienza il potere di Napoleone, il leader Gesuita Tadeusz Brzozowski (primo Superiore Generale della Restaurazione) si incontrò con Papa Pio VII nella sua prigione nel Gennaio/Febbraio 1814, e si assicurò un accordo con Papa Pio VII orientato a ricostituire completamente l’Ordine Gesuita e alla concessione di nuove terre e di nuovi diritti di sfruttamento in Asia previo accordo: (1) che i Gesuiti avrebbero organizzato il rilascio del Papa contemporaneamente all’arresto di Napoleone (evento che si verificò nel mese di aprile 1814); (2) che i Gesuiti non avrebbero più intrapreso azioni contro i successivi Papi e che avrebbero ribadito il loro giuramento di fedeltà; (3) che il Papa avrebbe ripreso il controllo dei territori pontifici; e (4) che una parte dei fondi sequestrati alla Chiesa Cattolica controllata dal Vaticano sarebbe stata restituita.

Successivamente, la Società fu ricostituita agli occhi del mondo con la Lettera Papale “Solicitudine Omnium Ecclesiarum”, in data 14 Agosto 1814.

LE ORIGINI DELL’ORO

fatti-chiaveOro, il dio dei Cesari Romani in opposizione al Divino Creatore come riportato nel Nuovo Testamento; il falso dio degli Israeliti (vitello d’oro) in opposizione a Yah; il falso dio dei MenesHeh in opposizione a Sabaoth (Satana); il significato ultimo della ‘G’ nella Massoneria; lo strumento di dannazione all’interno del quale le ‘anime salvate’ grazie all’opera delle banche e dei tribunali condannano i nostri spiriti a partire dal 1543; il devastatore delle civiltà e la causa delle grandi depressioni in qualità di moneta ‘legale’; lo strumento tramite il quale si rendono effettivi gli incantesimi e la follia.

Nessuno strumento ha causato così tante sofferenze, così tante guerre e così tanto dolore. Nessun altro materiale è stato associato a maledizioni tanto numerose. Nessun altro oggetto si è dimostrato materiale tanto pessimo per garantirsi moneta ‘legale’ in relazione all’inconfutabile prova legata al suo utilizzo ad opera di banchieri e mercanti per defraudare, usurpare e far collassare imperi. Eppure, nonostante tutti questi precedenti, incluse le più numerose raccomandazioni ad esso dedicate nelle scritture rispetto a qualunque altro materiale, e ciò con riferimento a più fedi di qualunque altra sostanza, l’oro resta un materiale adorato da centinaia di milioni di persone, soprattutto Cristiani, in assoluta contraddizione e in spregio della loro stessa fede.

Nonostante la sua adorazione, nonostante l’inconfutabile prova storica relativa al pericolo da esso rappresentato, coloro che promuovono l’utilizzo dell’oro, soprattutto come moneta ‘legale’, raramente considerano quella che è stata la sua vera storia, il suo quasi esclusivo ‘possessore’, ed il suo principale lascito nel corso di duemila anni, quale devastatore di culture, e portatore di maledizioni e disgrazie ai danni di coloro i quali da quest’ultimo sono stati incantati. E’ per questa ragione che noi investigheremo la maniera in cui un simile strumento abbia acquisito un potere materiale e simbolico tanto maligno.

LE ORIGINI RELIGIOSE DELL’ORO

Nonostante tale fatto sia stato cancellato dai libri di storia, le prime miniere d’oro di cui si abbia testimonianza e i primi lavori orafi di carattere artigianale si svilupparono in Irlanda – la fonte di gran parte dell’oro nella fase iniziale e centrale dell’Età del Bronzo. L’Irlanda e soprattutto la prima classe sacerdotale della Civiltà Occidentale, i Cuilliaèan o ‘Holly’ (agrifoglio, I-LEX, holy=sacro), che rappresentano inoltre la fonte e la matrice stessa dell’originario utilizzo in senso religioso dell’oro.

Dato che i Cuilliaèan (Classe Sacerdotale Druidica) esportarono le conoscenze relative al mondo spirituale fino ai più sperduti angoli del mondo a partire dal V secolo AC in avanti, alla stessa maniera anche i loro artefatti in oro vennero considerati come depositari di poteri sovrannaturali. Uno dei più sublimi esempi di lavoro orafo spirituale ad opera dei Cuilliaèan, ancora preservato, è rappresentato dai cappelli da ‘Mago’ (Wizard) o da Vizir (uno di questi è conosciuto come il Cappello d’Oro di Berlino – Berlin Gold Hat) sul quale erano riportate le fasi lunari in estremo dettaglio oltre ad informazioni di carattere astronomico.

LE ORIGINI DELLE MALEDIZIONI ASSOCIATE ALL’ORO

Ai tempi dei Re Hyksos dell’Egitto, esiliati dalla loro un tempo riconquistata Ebla e loro stessi connessi tanto all’Irlanda quanto all’antico lignaggio dei Re-Sacerdoti di Ebla, l’oro come mediatore di carattere sacro assunse un’importanza ancora maggiore. Tuttavia, successivamente all’avvenuta sconfitta dell’ultimo Faraone assoluto Hyksos Akhenaten ad opera dei pirati delle paludi del Delta del Nilo, i Menes, questi ultimi presero il potere come la dinastia dei Ramsete e diedero il via ad una progressiva dissipazione ed all’abuso delle enormi ricchezze dell’Egitto, determinando ulteriori difficoltà e danni economici.

Seti, il figlio di Ramsete I, fu protagonista della cattura delle più importanti famiglie che in precedenza dominavano la corte di Akhenaten da Ugarit, e agì per riportarle in Egitto in schiavitù e più non come membri di livello elevato della corte. In ogni caso, ai tempi di Ramsete II, a partire dal 1260 AC, questi esseri ‘sovrannaturali’ che erano sopravvissuti alle piaghe d’Egitto furono obbligati a rubare dalle tombe dei loro precedenti signori, profanando i loro stessi antenati per fondere lo splendido oro degli Hyksos e pagare le stravaganze dei pirati Menes.

Quindi, la maledizione dell’oro cominciò con migliaia di piccoli ‘lingotti’ (bars) che furono coniati come la prima ‘moneta legale’, tutti intrisi di migliaia di maledizioni associate alla profanazione dei Cuilliaèan (Sacri-Holy) Re Hyksos. Da questo punto in avanti, i seguaci di Akhenaten, con la denominazione di Mosè, divennero noti come gli Israeliti o gli ‘impuri/maledetti’.

L’ADORAZIONE DELL’ORO COME UN VERO E PROPRIO DIO

A partire dalla progressiva infusione di milioni di maledizioni nell’oro utilizzato come strumento di ‘moneta legale’ ad opera dei pirati Menes di Ramsete, i quali ordinarono agli Israeliti di ‘fondere’ letteralmente la storia degli Hyksos, tre gruppi avevano assunto il dominio e il controllo dell’oro, ed uno soltanto tra questi si era effettivamente reso immune dalla maledizione dell’oro – i Cuilliaèan; mentre gli altri due gruppi erano costituiti dagli Israeliti e dai pirati che infestavano le paludi, ovvero i Menes (più tardi noti come MenesHeh – Manasse – tra i cui discendenti sono da annoverare i Kazari, i Veneziani, gli Askenaziti, i Sionisti).

Durante la cattività, ai tempi dei Faraoni pirati della dinastia dei Ramsete, gli Israeliti furono il primo gruppo che diede il via all’adorazione dell’oro come propria divinità, nella forma del ‘vitello d’oro’ in aperto rigetto di Yah e del Divino Creatore. Il vitello fu più tardi adottato come falso dio dai MenesHeh stessi.

Tale aperto rigetto in opposizione diretta al Divino Creatore – una sorta di maledizione invertita proclamata contro tutte le creazioni del Divino – trova il suo equivalente moderno nella ‘G’ della Massoneria, e nel più elevato riconoscimento, per coloro che hanno ottenuto lo status di illuminazione, di ‘Gewe’ che la G simboleggia con riferimento al dio dell’oro in qualità di maledizione e di odio viscerale nei confronti del Divino, del mondo e dell’armonia.

L’adorazione della G nella sua qualità di Simbolo Aureo della Massoneria, che rappresenta inoltre l’incarnazione stessa del Vitello d’Oro, è anche all’origine del Parassitismo (monetario) – una malattia mentale perpetuata tramite il manuale della malattia mentale, noto come Talmud, che continua ad infettare il mondo oggi e che spinge tramite incantesimi gli adoratori dell’oro a distruggere il mondo piuttosto che a salvarlo, a sacrificare le loro stesse famiglie per il loro ‘dio’ terreno.

L’ORIGINE DELLA “MONETA LEGALE” E IL DISTRUTTORE DEGLI IMPERI

Sebbene l’utilizzo dell’oro come valuta e veicolo di ricchezza risalga al tempo dei pirati Menes delle paludi, e quindi ai Faraoni Ramsete d’Egitto, la produzione di oro – e qualsiasi sua associazione con il concetto fittizio di debito – era sempre stata considerata pubblica fino agli eventi che ebbero luogo a Roma tra il 60 e il 62 AC. In effetti, le città stato della Grecia e numerose altre civiltà avevano coniato ed utilizzato monete d’oro come valuta per centinaia di anni in precedenza, lo stesso accadeva per le città della Lidia, senza che ciò causasse depressione economica. Il mutamento di prospettiva in termini storici è rappresentato da ciò che si verificò tra il 60 e il 62 AC a Roma, quando Giulio Cesare tentò di ‘acquistare’ il controllo dell’Impero Romano grazie all’appoggio dei pirati Menes, ormai mercanti e banchieri, che controllavano il tempio di Giunone. In cambio della ‘privatizzazione’ dell’emissione della moneta per conto di Roma, con il passaggio da un conio fondato su ‘metalli vili’ a quello fondato sull’oro, e in cambio della garanzia a favore di questi ultimi legata ad una loro esclusiva e perpetua produzione di moneta, essi furono d’accordo nel finanziare le sue campagne.

Quindi, in effetti, la fase che va dal 60 al 62 AC rappresenta il ‘punto zero’ nell’ottica della creazione di una moneta legale ad opera dei banchieri e mercanti Menes tramite l’acquisizione del controllo di quella che era stata l’emissione pubblica della moneta che veniva ora privatizzata, utilizzando l’oro come incantesimo e illusione. In appena due anni, l’intero Impero Romano fu soggetto ad una grave crisi finanziaria che portò alla guerra civile. Quindi, con la creazione della ‘moneta legale’ – grazie alla possibilità concessa ad una classe di pirati, storicamente privi di coscienza, etica o credo religioso, di controllare la moneta, servendosi dell’oro – l’Impero fu messo progressivamente in ginocchio. Il Tempio di Giunone fu denominato Tempio di Giunone Moneta, ed è all’origine del termine stesso ‘Moneta’ (Money).

L’utilizzo dell’oro come espediente per guadagnare successivamente il controllo e la privatizzazione dell’emissione della moneta è stato nel tempo consolidato da queste medesime famiglie, e da coloro che a queste sono succedute, ovvero i Kazari/Veneziani/Askenaziti (Nazi – Nasi), ed ha visto innumerevoli imperi imporsi e decadere, a partire da quello Spagnolo, per passare poi a quello Tedesco, Francese, Inglese, ed ora, molto presto, all’Impero Americano della Pax Americana, a partire dal 2011/2012 (se i loro piani non verranno contrastati).

Negli ultimi 300 anni, coloro i quali controllano gran parte dell’oro hanno avviato due specifiche campagne – eliminare la possibilità che privati cittadini possano detenere oro, e rimuovere la possibilità di mantenere riserve pubbliche di oro per eliminare un potenziale fattore di competizione. L’oro è stato quindi ritirato dopo un certo tempo, rimpiazzato da garanzie, e da garanzie fondate sull’elemento cartaceo, fino a vere e proprie valute cartacee. Non appena il debito è divenuto ingestibile, l’oro ha fatto a quel punto il suo ritorno con una funzione diversa, ed è stata utilizzata la povera classe intellettuale e quella della ‘verità e dell’illuminazione’ per promuovere la sua nuova forma di validità.

Questo è esattamente il piano che è stato perseguito dai discendenti dei pirati di mare Menes e dai pirati di terra Kazari ai nostri giorni, nella loro qualità di banchieri e mercanti. I più decisi sostenitori della ‘moneta legale’ oggi non sono rappresentati dalla classe impegnata nel mondo degli affari, da storici o da politici, ma dal movimento che si batte per la verità (truth movement), inopinatamente manipolato dai banchieri come lo è stato sistematicamente ogni 70 anni, come se si trattasse di un orologio, negli anni ’30 del Novecento a livello globale, negli anni ’60 dell’Ottocento in America, negli anni ’90 del Settecento in Francia, e negli anni ’20 del Settecento a Amsterdam e in Germania.

Nonostante il fatto che le famiglie parassitarie di banchieri/mercanti abbiano utilizzato il trucco dell’oro ‘moneta legale’ ripetutamente, e nonostante la questione legata alle prove schiaccianti riferite al fatto che tale accettazione tende semplicemente a rafforzare il loro controllo sui commerci, il movimento che si batte per la verità (truth movement) ai nostri giorni è completamente ipnotizzato, male informato e stregato esattamente come lo è stato in ogni altra occasione sin dai giorni dell’Impero Romano e di Giulio Cesare – di qui il maledetto potere dell’oro.

L’ORIGINE DELL’ORO COME PRIGIONE DELLE “ANIME SALVATE”

Il 14 Marzo del 1543, i Veneziani completarono la progressiva transizione dalla struttura di potere del Culto Romano alla loro nuova chiesa ed al loro nuovo strumento di potere, la Compagnia di Gesù (Gesuiti), assicurandosi quindi che nè i Medici, nè i loro arci-rivali delle famiglie parassitarie di Genova potessero riguadagnare nuovamente per sè un potere effettivo. Il nuovo sito per tale apparato del Vaticano sarebbe stato la Sacra Rota, la Sacra Cancelleria, mentre il Tesoro e la Sacra Penitenzieria sarebbe stata Londra, in qualità di Tempio della Nuova Gerusalemme, e più tardi gli Stati Uniti, come estensione di tale Tempio.

Nel corso di tale fase, ai Gesuiti fu garantito un ‘diritto’ esclusivo di cui mai si era sentito parlare prima, il concetto legato al riscatto di queste anime ‘perdute’ per la (Santa) Sede (Seggio di San Pietro, Santa Sede, Holy See, See=Sea, Mare) servendosi del concetto di Salvezza, utilizzando Banche e Tribunali (Corti di Giustizia) come parte del loro apparato – e quindi l’assoluta commercializzazione del peccato.

Quale elemento, allora, i Gesuiti considerarono fosse il più adeguato collaterale rispetto alla carne in termini di garanzia e di rendimento riferito a tale nuovo genere di cambiali? A tutti gli effetti, si trattò dell’anima. Ma dove esattamente qualcuno può collocare qualcosa di etereo una volta riscattato, e all’interno di quale strumento tangibile? La risposta era nei Lingotti d’Oro (Gold Bars), ovvero l’origine stessa della denominazione ‘Bar Associations’, le ‘mietitrici di anime’.

‘Bar’ (lingotto, barra) significa ‘barra o bastone di ferro utilizzato per rendere più sicura una porta o un ingresso’. Significa anche ‘regnare con un bastone di ferro (il pugno di ferro)’. Quindi, a questo punto, i Gesuiti controllavano la Sacra Penitenzieria all’interno della quale erano collocati i beni di maggiore valore rispetto a tutti gli altri, le anime dannate all’interno di Lingotti d’Oro (Bars of Gold).

Naturalmente, tali affermazioni potrebbero essere facilmente rigettate quali folli teorie cospiratorie e a sfondo satanico prive di fondamento. Eppure l’oro è rimasto in qualche maniera la base sottostante tutto ciò che si definisce ‘moneta legale’ sin da quel tempo, ripresentandosi sulla scena approssimativamente ogni 70 anni, promosso dal movimento che si batte per la verità (truth movement) e dai patrioti di quel tempo specifico, a loro eterno disappunto successivamente al fatto compiuto.

In ogni caso, una decisa prova di carattere simbolico esiste in riferimento al fatto che il requisito obbligatorio per cui un lingotto d’oro debba essere puro al 999,9 in termini percentuali derivi in realtà dal 666, che rappresenta appunto la cifra che si ottiene dal capovolgimento del 999,9. Di nuovo, tale argomentazione potrebbe essere definita una pura congettura. Eppure ciò che non può essere contestato è che l’oro, in qualità di moneta legale, viene definito, in termini che sono i più assoluti possibili all’interno della Bibbia, ed in altri testi, come un abominio, come un falso idolo – eppure è assolutamente supportato e promosso da personaggi che reclamano di seguire gli insegnamenti in essa contenuti – un elemento che prova quindi senza tema di smentita i poteri sovrannaturali associabili a tale strumento di dannazione.

QUANTO ORO E’ STATO MAI ESTRATTO?

Potrebbe sorprendervi, o forse no, sapere come non vi sia accordo unanime in relazione ad esattamente quanto oro sia mai stato estratto, e neppure su quello che in realtà esiste, nè su chi sia a ‘possederlo’ con riferimento all’intero pianeta Terra. Sappiamo che le riserve d’oro ufficiali (pubbliche) ammontino a 30.000 tonnellate di Oro, la singola e più grande struttura preposta al deposito di oro è rappresentata dalla Federal Reserve di New York con circa 5.000 in riserve d’oro ufficiali (pubbliche).

Ci sono poi riserve d’oro private, non dichiarate e non incluse nelle stime totali. La stima internazionalmente riconosciuta operata dalla Barclays Bank ammette come vi siano tra le 24.000 e le 26.000 tonnellate che sono immagazzinate in strutture di deposito private e che circa l’80% dell’oro nel tempo estratto esista in forma di lingotti. Di conseguenza loro stimano che l’oro estratto nel suo complesso ammonti a sole 70.000 tonnellate.

In ogni caso, l’internazionalmente riconosciuto US Geological Survey Department, così come le pubblicazioni relative alla storia delle estrazioni stimano la produzione totale globale di oro, dal 1900 al 2006, in 128.075 tonnellate, per cui la cifra sarebbe di oltre 58.000 tonnellate più elevata, semplicemente nel corso dell’ultimo secolo, rispetto al totale stimato dalla Barclays Bank in qualità di cifra in grado di indicare tutto l’oro che sia mai stato estratto!

Al contrario del settore bancario che sembra sostanzialmente orientato ad abbassare tali stime, l’industria di estrazione sostiene che il totale dell’oro prodotto sia prossimo ad una cifra oscillante tra le 140.000 e le 150.000 tonnellate.

Comunque, se noi prendessimo in considerazione tanto le misurazioni accurate sull’effettiva produzione, quanto i dati storici, a partire dal 1600 fino ai nostri giorni, sarebbero oltre 150.000 tonnellate quelle che sono state prodotte, ciò ad indicare quanto anche l’apparentemente ‘elevata’ cifra di 150.000 tonnellate risulti eccessivamente cauta.

Ad esempio, oltre 3.000 tonnellate di oro sono state trafugate dalle civiltà Americane ad opera degli Spagnoli tra il 1492 e il 1600, quantità stimata in oltre il 40% della produzione totale globale relativa a quel periodo. Tra il 1600 e il 1800, i Gesuiti hanno controllato e gestito le enormi miniere di schiavi della Colombia e del Brasile che si stima abbiano prodotto 3 volte la quantità di oro trafugata nel corso dei genocidi perpetrati ai danni delle civiltà Americane.

La stima più accurata, che tiene conto di tutte le documentazioni, di tutti i dati storici, e della storia delle tecniche di estrazione mineraria, e delle diverse aree minerarie, è che una cifra intorno ai 200.143 tonnellate sia la più vicina a quella dell’oro effettivamente mai prodotto/estratto.

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 DOMANDA TIPICA ED UTILIZZO DELL’ORO AI NOSTRI GIORNI

La produzione media globale di oro nel corso degli ultimi 10 anni si attesta attualmente intorno alle 2.300/2.500 tonnellate all’anno. Attualmente i tre maggiori produttori di oro nel mondo sono il Sud Africa (24%), l’Australia (16%) e il Canada (8%).

Se facciamo riferimento alla domanda globale media, tale domanda globale si è attestata intorno ad una cifra tra le 3.800 alle 4.000 tonnellate all’anno, delle quali l’81% viene utilizzato nell’ambito del settore della gioielleria, il 10% dal settore industriale ed il 9% in forma di lingotti (settore dell’investimento al dettaglio – retail investment).

Tale consumo più elevato di oro rispetto alla quantità prodotta ha portato alcuni analisti a ritenere che il prezzo dell’oro sia destinato a salire ulteriormente negli anni a venire.

PERCHE’ TALE DISCREPANZA?

E’ difficile ricostruire le ragioni per cui tali massicce ed ovvie discrepanze continuino a sussistere per ridurre deliberatamente la dimensione totale dell’ammontare totale di oro dalle 200.000 e oltre tonnellate, a meno di 70.000 tonnellate.

Una ragione ovvia è quella legata al tentativo di mantenere elevati i prezzi dell’oro. Fino a quando la produzione (offerta) sarà più bassa della domanda, e fino a quando i mercati forniranno una percezione legata ad una quantità di riserve limitata, gli operatori di mercato e i proprietari di oro potranno tranquillamente fare richiesta di prezzi esorbitanti.

Una seconda ragione, più difficile da provare, potrebbe essere rintracciata nell’esistenza di proprietari/possessori di enormi quantitativi d’oro, che si trovano in una posizione finanziaria talmente favorevole da avere tutta l’intenzione di mantenere tali enormi riserve private di oro lontane da qualsiasi possibilità di rendicontazione, per ottenere vantaggi di carattere strategico, politico e finanziario.

I Russi, ad esempio, si ritiene detengano numerose tonnellate di oro in termini di riserve private, che sono impossibili da verificare effettivamente. In ogni caso, quando facciamo riferimento alle stime ufficiali, stiamo parlando, in termini di discrepanza riferita alle stime sull’oro, di una cifra ammontante a circa 50.000 tonnellate (quasi 1000 miliardi di $) che sono semplicemente mancanti e non rendicontate.

1/4 dell’oro del mondo non è che semplicemente scompaia. Coloro che detengono riserve private possono sottrarne una porzione dalla circolazione, ma nel tempo quest’ultima tornerebbe in circolo e potrebbe essere tracciata. E neppure vi sono singoli dittatori in grado di avere il potere o gli apparati necessari per ricorrere a tali pratiche.

LE RISERVE IN ORO DETENUTE DAL VATICANO E DAL LORO PADRONE PARASSITA VENEZIANO

Il maggiore e singolo detentore di lingotti rispetto a qualsiasi altra organizzazione nel corso dei trascorsi 1.000 anni è, ed è sempre stato, il Culto Romano che controlla la Chiesa Cattolica.

La Chiesa Cattolica Romana controlla approssimativamente 60.350 tonnellate d’oro, due volte la dimensione delle riserve ufficiali totali di oro di tutto il mondo, o approssimativamente il 30,2% di tutto l’oro mai estratto/prodotto. A prezzi correnti, è possibile stimare il valore di tali beni che costituiscono il più grande tesoro della storia dell’umanità in oltre 1.245 miliardi di dollari statunitensi ($).

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Ai nostri giorni, la Chiesa Cattolica Romana è tornata a numeri che l’hanno condotta nuovamente ad una posizione dominante nel settore dell’oro di cui non si era testimoni dalla caduta del Sacro Romano Impero (intorno al 1100), fase in cui controllava poco meno del 30% dell’oro complessivamente presente nel mondo.

Per la maggior parte dei trascorsi 1.000 anni, la Chiesa Cattolica ha assunto una posizione dominante che gli ha permesso di controllare i mercati dell’oro a livello mondiale, in relazione al fatto di aver posseduto oltre il 50% di tutto l’oro, ed in una posizione talmente dominante, a partire dal XIV secolo fino a  giungere al XVII secolo, da controllare oltre il 60% di tutto l’oro mai estratto.

Tale tesoro nella sua totalità è stato suddiviso tra numerose riserve dichiarate ed altrettanto numerose riserve non dichiarate. Soltanto il 20% delle riserve d’oro totali sono immagazzinate tramite ‘partiti terzi’ in riserve ufficiali, la maggiore riserva dichiarata è rappresentata dalla Federal Reserve Bank, seguita dalle riserve presenti in Italia, Svizzera, Germania e Francia.

Questo è il Tesoro che una volta ancora verrà utilizzato per riguadagnare il controllo del mondo servendosi del ‘mascheramento’ in base al quale ci si orienterebbe a salvare il mondo tramite la ‘moneta legale’ nel 2011/2012, a meno che persone di buona volontà non vengano risvegliate dall’incantesimo lanciato dai banchieri e dal loro oro.

IL CRISTIANESIMOultima modifica: 2016-10-16T14:43:32+02:00da mikeplato
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