IL MISTERO DEI DRUSI, POPOLO ESOTERICO

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di Mike Plato

Durante un’intervista per il libro Eredi per Regni dimenticati, lo Sheikh al-Aql, il capo del clero druso in Libano, ha dichiarato: “Insegniamo il bisogno di buone azioni. Tutto ciò che è vietato dalla religione e dalle leggi internazionali è evitato. Rispettiamo gli altri. La nostra religione è l’Islam. La nostra setta sono gli Unificatori, i Muwahhidun. Il nostro titolo è Drusi”

La localizzazione geografica

Se esiste un Paese che può essere considerato paradigma di tutto il Medio Oriente, specchio della sua varietà etnica, storica e politica, della sua bellezza e potenziale ricchezza ma anche delle sue infinite contraddizioni, questo è certamente il Libano, con il suo fragile e spesso rotto (in modo eclatante, ad esempio, in occasione dei quindici lunghissimi della guerra civile tra 1975 e 1990) equilibrio tra Cristiani Maroniti e Musulmani Sciiti, con la sua permeabilità alle ingerenze, anche militari, siriane e israeliane, con il suo essere a lungo centro degli affari internazionali che le era valso il titolo di “Svizzera del Medio Oriente” e la povertà di enormi fette della popolazione contrapposta al potere dei suoi clan plutocratici. Le vicende libanesi, anche recenti, sono piuttosto note fin dai tempi del conflitto tra Amal e Falange e, più recentemente, con l’invasione israeliana in funzione repressiva contro i missili hezbollah costantemente puntati (e spesso lanciati) sul nord della Galilea. Quello che pochi conoscono (e quei pochi soprattutto in relazione alle già menzionate vicende del sanguinoso passato prossimo) è che, nel cuore del Libano, esiste forse una delle più interessanti anomalie storico-politiche (ma anche etnico-religiose) di tutta l’area levantina: l’esistenza di una sorta di feudo settario druso sui monti dello Chouf.

La storia del popolo Druso

Chi sono dunque, questi Drusi che, pur senza una nazione propria, sono riusciti a crearsi, non solo in Libano, enclave chiaramente definite e posizioni di potere consolidate ovunque siano presenti (con la sola parziale eccezione, forse, di Israele)? I Drusi, noti anche come i “Figli della Grazia”, sono i membri di un sorta di setta segreta religiosa le cui origini possono essere rintracciate in Egitto, un migliaio di anni fa, come movimento interno all’Ismailitismo, con fondamentali influenze dalla filosofia greca e dallo gnosticismo. Nel 1014, Hamza ibn ‘Ali ibn Ahmad, un mistico e studioso ismailita, si reca al Cairo e dà ufficialmente inizio alla religione Drusa, intenzionato, con un gruppo di studiosi e leader provenienti da tutto il mondo islamico, a formare un nuovo movimento unitario che sincretizzasse tutte le correnti dell’Islam. Molti seguaci della fede considerano il druzismo una religione abramitica, basata quindi sull’iniziale impulso da al-Ḥākim bi-Amr Allāh (985–1021), il sesto califfo fatimide,  e sugli insegnamenti di Hamza. Il Druzismo, inevitabilmente, si suppone abbia radici nell’esoterismo ismailita, le cui credenze includono, tra le altre cose: una convinzione che Dio sia una realtà infinita assoluta che abbraccia l’intera realtà, un’esegesi mistica del Corano, la metempsicosi, il ritorno del Signore del Mondo e l’adesione a una forma rigorosa di meditazione occulta o Ibadat che si suppone alla fine consentirà l’elevazione spirituale. Nel 1017, Hamza rivelò ufficialmente i fondamenti della nuova la fede “drusa” (curiosamente il nome deriva da un altro predicatore, Anushtakīn ad-Darazī, che, in seguito, per le sue idee radicali sul fatto che Dio potesse incarnarsi in un essere umano, venne considerato eretico ed espulso dal movimento) e cominciò a predicare la sua dottrina, incoraggiato dal califfo fatimide al-Hakim, che aveva appena emesso un decreto per promuovere la libertà religiosa nel suo regno. Immediatamente Al-Hakim divenne una figura centrale nella fede drusa (assurgendo, per una parte minoritaria dei discepoli di Hamza, ad uno status divino), ma venne ben presto assassinato, forse su ordine della sorella Sitt al-Mulk (molti Drusi ritengono che non morì realmente ma entrò in quello che verrà chiamato “Occultazione”, così come più tardi avvenne ad Hamza e ad altri tre grandi leader del movimento unitario), lasciando il califfato al figlio minorenne, Ali az-Zahir. I Drusi riconobbero az-Zahir come il Califfo, ma non come Imam della loro comunità, prerogativa questa concessa da Hamza a Bahā’a ad-Din as-Samuki , oggi visto come il primo vero capo politico e spirituale della setta. Il mancato riconoscimento del figlio come leader unico scatenò sul neonato movimento unitarista le ire di Sitt al-Mulk (probabilmente anche male informata sulle intenzioni di as-Samuki da alcuni dissidenti rispetto alla linea teologica di quest’ultimo), la quale diede inizio, nel 1021, ad una persecuzione continuata nei sette anni successivi da az-Zahir, divenuto nel frattempo maggiorenne. I maggiori massacri di aderenti al movimento, che si era diffuso a macchia d’olio, si ebbero ad Antiochia (dove oltre 5.000 capi drusi furono trucidati), Aleppo e Alessandria e costarono la vita a decine di migliaia di convertiti. Come risultato, i fedeli cominciarono a nascondersi, concentrandosi in Libano e Siria meridionale, e a celare i fondamenti teologici del loro credo, che poté ricominciare ad esprimersi liberamente solo nel 1038, due anni dopo la morte di al-Zahir. Probabilmente queste enormi difficoltà iniziali influenzarono fortemente l’aspetto “iniziatico” del pensiero druso, tanto che, pur in una situazione relativamente più favorevole, nel 1043 as-Samuki dichiarò che la setta non avrebbe più accettato nuovi convertiti (ancora oggi non è possibile “diventare drusi” e si è riconosciuti come appartenenti alla comunità solo per nascita) e proibì qualsiasi forma di proselitismo. Fu durante il periodo di dominazione dei crociati in Siria (1099-1291) che i Drusi assunsero importanza nella storia della regione delle montagne dello Chouf: come forti guerrieri al servizio dei governanti musulmani di Damasco contro le truppe crociate, i Drusi ricevettero il compito di sorvegliare che “i Franchi” che avevano occupato il porto di Beirut non si estendessero nell’entroterra e la perizia con cui eseguirono tale missione permise loro, in seguito, di porre la loro notevole esperienza militare a disposizione dei sovrani mamelucchi d’Egitto (1250-1516) per aiutarli a porre fine a ciò che rimaneva del dominio crociato sulla Siria costiera e, in seguito, a salvaguardare la costa siriana contro eventuali nuove invasioni. Nel primo periodo dell’era crociata, il potere feudale druso era nelle mani di due famiglie, i Tanukhs e Arslans. In particolare, i primi erano divenuti signori incontrastati delle zone del Monte Libano ma, verso la metà del XII secolo, vennero sostituiti dalla famiglia Ma’an che, dal suo quartier generale nel villaggio montuoso di Baaqlin, arrivò a dominare la pianura marittima tra Beirut e Sidone, venendo investita di autorità feudale dal sultano Nur-al-Din. Con tutta probabilità quello fu il momento di massimo apogeo dei Drusi nel medioevo: nel 1305, però, lo studioso sunnita hanbalita Ibn Taymiyyah emise, con il beneplacito dei fatimidi che desideravano tacitare ogni movimento “eretico” siriano, una fatwa con relativa chiamata alla jihad contro tutti i non-sunniti e i Drusi, così come gli Sciiti, gli Alawiti, gli Ismailiti e i Duodecimani, divennero oggetto di una nuova persecuzione che, dopo la pesantissima sconfitta nella battaglia di Keserwan, li obbligò a mostrare un ossequio formale per l’ortodossia sunnita e a ritirarsi in isolamento sulle montagne, che, per altro, rimasero sotto il loro controllo. Con l’avvento dei Turchi ottomani e la conquista della Siria da parte del sultano Selim I nel 1516, inizialmente la situazione rimase invariate e una serie di ribellioni druse vennero represse con scontri sanguinosi, culminati nella terribile battaglia di al-Ayn Ṣawfar nel 1585. Queste misure militari non riuscirono, però a ridurre i Drusi alla sottomissione e ciò indusse il governo ottomano ad accettare un accordo secondo il quale un emiro druso doveva ricevere una “iltizam” (concessione fiscale) sui vari “nahiyes” (distretti) dello Chouf: in questo modo i Ma’an vennero riconosciuti come i signori feudali del sud del Libano e i villaggi drusi si diffusero e prosperarono in tutta la regione, al punto che, sotto l’emiro Fakhr-ed-din II, a inizi ‘600, il dominio druso era aumentato fino comprendere quasi tutta la Siria e che egli si spinse addirittura, nel 1608, a firmare un trattato commerciale con il duca Ferdinando I di Toscana contenente clausole militari segrete. Ovviamente tutto questo potere dava fastidio al sultano Murad IV che, nel 1614, inviò un contingente contro Fakhr, il quale, dopo un periodo di esilio a Firenze e a Napoli, tornò in Libano nel 1618, riuscendo ad ottenere vittorie tali da rendere il suo principato praticamente indipendente, aprendo il Libano alle influenze occidentali e sviluppando un governo largamente tollerante. Nel 1632, però, il compito di “normalizzare” la situazione venne affidato all’emiro turco di Damasco Koujak che, nel giro di tre anni, porto Fakhr ad assoggettarsi a Istanbul, dove fu ucciso, ponendo fine all’unico esperimento d’ autonomia libanese fino al 1920. Alla fine del XVII secolo (1697) gli Shihab subentrarono ai Ma’an nella leadership feudale dei Drusi del Libano meridionale, pur professando prima l’Islam sunnita (sebbene i membri della famiglia avessero sempre dimostrato simpatia per la fede dei loro sudditi) e, dai tempi Amir Bashir Shihab II (1788-1840) che, dopo Fakhr-al-Din, fu il signore feudale più potente mai avuto dal Libano, il Cristianesimo. Quando, quasi a metà del XIX secolo, Ibrahim Pascià, figlio del viceré d’Egitto, Muhammad Ali Pasha, commise l’errore di cercare di disarmare i Cristiani e i Drusi libanesi, furono proprio gli Shihab a guidare la resistenza congiunta dei due gruppi religiosi che, però, dopo anni di convivenza pacifica, cominciarono ad avere, a partire dal 1840, scontri sempre più frequenti, che culminarono nella guerra civile del 1860. I problemi non erano tanto dovuti alla sudditanza delle popolazioni druse a una famiglia cristiana, quanto all’intervento di fattori esterni, soprattutto dati dall’alleanza dei Drusi con la Gran Bretagna e dal conseguente permesso concesso dai capi-villaggio a missionari protestanti di stanziarsi nelle zone del Monte Libano, che creava tensioni tra loro e i Cattolici maroniti, sostenuti dai francesi. La guerra civile, che culminò con i massacri del 1859-1860 e la sconfitta dei Cristiani per mano drusa non fu, quindi, una guerra di religione, ma essendo costata la vita a oltre 10.000 Maroniti, diede il pretesto alla Francia per intervenire nell’area con un corpo di spedizione a difesa dei Cattolici e ciò, nonostante l’intervento della Gran Bretagna che non desiderava lo smembramento dell’Impero Ottomano e che limitò l’azione dei francesi, portò il Libano, sotto la supremazia cristiana, ad ottenere una larga autonomia che perdurò fino alla Prima Guerra Mondiale e che confinò il potere drusi alle montagne da cui originariamente provenivano. Dopo questo periodo, in tutto il mondo arabo i Drusi, pur ottenendo ovunque il riconoscimento ufficiale di “comunità religiosa separata” con un proprio sistema legale legato alla morale cultuale, lottarono per l’indipendenza dei vari Paesi in cui erano presenti e ovunque trovarono la collocazione più consona alle proprie idee religiose in partiti di sinistra, come dimostrato anche dalla posizione politica che si è detto essere stata assunta dalla famiglia Joumblatt, leader del “popolo dell’unitarismo” dello Chouf dai tempi della guerra contro i Cristiani, in occasione della guerra civile.

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Il complesso filosofico-dottrinale

I drusi sono una comunità chiusa e misteriosa con una tradizione di oltre mille anni. Sono da sempre considerati un popolo misterioso, probabilmente perché la loro roccaforte (almeno in Libano) è rappresentata dalle montagne dello Shuf. I drusi si considerano come Muwahidun, che si traduce come “quelli della religione eterna”, tanto quanto un fedele della religione vedica sta eseguendo il Sanatana-dharma, l’occupazione eterna dell’anima, piuttosto che qualsiasi religione basata temporalmente o geograficamente. L’attuale manifestazione del Muwahidun proviene da al Hakim bi-Amr Allah, il sesto califfo fatimide, che governò l’Egitto durante la fine del X secolo e l’inizio del XII. Secondo le leggende, Christian Rosenkreutz, fondatore della Rosacroce, ricevette dai Drusi parte delle sue conoscenze misteriche. Furono probabilmente portati all’attenzione della comunità esoterica da Helena P. Blavatsky (1831-1891), che inizialmente entrò in contatto con loro e altre sette mediorientali attraverso la sua amica, l’autore L. Rawson (1828-1902), l’unico outsider conosciuto ad essere stato iniziato nella secolare setta drusa, a parte Gerard de Nerval, membro della Società Angelica, che dichiarò di essere stato accolto iniziaticamente dai Drusi, come racconta in Le Vojage en Orient; e a parte nel 1911 Rudolf von Sebottendorf. I commenti della Blavatsky e della Rawson sui Drusi, insieme a quelli di Charles Leadbeater che sostenevano che il Maestro Gesù “vive tra i Drusi del Monte Libano”, hanno da tempo suscitato interesse in questa fede unica e misteriosa. Ma solo dal 1926, alcune caratteristiche del loro sistema di credenze sono venute alla luce. La Blavatsky non concordava con i ragionamenti accademici sulle origini della religione drusa. Scriveva che “il sistema religioso Druso è una delle ultime sopravvivenze dell’antica Religione-Saggezza”  le cui origini sono ignote, ma aggiunge che sono i discendenti di, e una miscela di, mistici di tutte le nazioni , mistici che, di fronte a crudeli e implacabili persecuzioni … sono stati radunati, e che gradualmente si sono insediati permanentemente nella vastità della Siria e del Monte Libano, dove hanno trovato primo rifugio. Da allora, hanno mantenuto il più stretto riserbo sulle loro credenze e sui riti veramente occulti. L’etimologia della parola “Drusi” deriva dal nome dell’egiziano al-Darazī, che sosteneva l’identificazione dell’Imam fatimide al-Hakim con Dio. Questo è il nome che l’Islam ha dato alla setta. Alcune autorità vedono tuttavia nel nome “drusi” un epiteto descrittivo derivato dall’arabo “dāresah” (“coloro che studiano”). Altri hanno ipotizzato che la parola derivi dalla parola persiana “Darazo” (“beatitudine”) o da Shaykh Hussayn ad-Darazi, che è stato uno dei primi convertiti alla fede. I drusi sono considerati un gruppo sociale e una setta religiosa, ma non un gruppo etnico distinto. Nell’essere un popolo-setta assomigliano agli Ebrei. La dottrina drusa è piuttosto complessa perché accoglie elementi dell’Islam, del Giudaismo, dell’Induismo, del Cristianesimo, del neo-platonismo e dello gnosticismo, per poi interpretare esotericamente il Corano e la Bibbia. Tutto il loro credo è circondato da un alone di mistero, perché la parte fondamentale delle loro concezioni dottrinarie è caratterizzata da un accentuato esoterismo, ed è quindi rivelata con grande circospezione solo a chi sia ritenuto pronto e degno d’accoglierla da un maestro di grado superiore. Ma sempre se è nato Druso.

Per i Drusi,il principio alla base del culto è il Tahwid: l’Uno è l’esistenza assoluta. Lo è a tal punto che i Drusi si definiscono Ahl al- Tawhid “il popolo del monoteismo” o “il popolo dell’ Unità” o al-Muwahhidun “Unitari”. L’esistenza fisica è la manifestazione (male) del Divino. Il mondo, quindi, esiste a causa del Divino (amr). Questo principio divino trascende il mondo pur essendo immanente in esso. Quindi, l’Uno assoluto viene chiamato dai Drusi come sia trascendente (munazzah) che immanente (mawjud), al di sopra di tutti gli attributi ma allo stesso tempo presente attraverso i detti attributi (volti). Il Drusismo può essere visto come una forma di Panenteismo, una forma di Monismo Monoteistico in cui Dio è considerato più grande e trascendente rispetto all’Universo creato, ma al contempo lo impenetra. Quindi Dio non può avere un figlio nè è trinitario: è semplicemente Unico e Uno. In questo dogma, i Drusi sono simili al corpo semi-filosofico e semireligioso che fiorì sotto Al-Ma’mun ed era conosciuto con il nome di Mu’tazila (scuola teologica islamica di Baghdad nata nell’VIII secolo) e l’ordine fraterno dei Fratelli della Purezza (Ikhwan al-Ṣafa). A differenza della Mu’tazila, tuttavia, e in modo simile ad alcuni rami del Sufismo, i drusi credono nel concetto del Tajalli (che significa “teofania”). Il tajalli è spesso frainteso da studiosi e scrittori e di solito è confuso con il concetto di incarnazione. In senso mistico, si riferisce alla luce di Dio sperimentata da certi mistici che hanno raggiunto un alto livello di purezza nel loro viaggio spirituale. Nel sufismo, filosofia analoga a quella drusa, il Tajalli è: teofania, rivelazione di Dio, manifestazione di Dio, esperienza visiva o uditiva di Dio, illuminazione, svelamento. I drusi non credono che sia possibile per l’intelletto umano, vincolato com’è dalle limitazioni dello spazio e del tempo, comprendere l’infinito, illimitato e incommensurabile Assoluto nella sua Essenza. In quanto tale, Dio è percepito come Lahut [il divino] che manifesta la Sua Luce nella Stazione (Maqaam) del Nasut [regno materiale] senza che il Nasut diventi Lahut. Questo è come l’immagine di uno nello specchio: uno è nello specchio ma non diventa lo specchio. I manoscritti drusi sono enfatici e mettono in guardia contro la convinzione che il Nasut sia Dio. In arabo, quindi, Lahut si riferisce a Dio; Nasut si riferisce anche a Dio manifestato sulla terra come esseri umani. Questo è il motivo per cui i Drusi hanno adottato un de-antropomorfismo inflessibile che separa tutti gli attributi del Divino. Nella Epistola, “Disvelamento del Vero” (Kashf al Haqa’iq), Hamza affermava: “Il Signore [Lahūt] non rientra in nomi, lingue e attributi. E non dico che sia antico o permanente perché lo stato di essere antico o permanente sono semplici condizioni create da Dio … La sua vera essenza non può essere riconosciuta dal senso o dall’immaginazione e non può essere conosciuta attraverso la logica o la misurazione analitica. Non è soggetto a un luogo conosciuto perché ciò lo renderebbe circondato da confini e altri luoghi sarebbero privi della sua presenza. Eppure nessuna posizione è priva della sua presenza perché ciò implicherebbe una limitazione del suo potere. Non ha un inizio in quanto richiederebbe una fine, e non ha fine perché ciò richiederebbe un inizio. Egli non è manifestato, poiché ciò richiederebbe l’occultazione, e non è occulto perché ciò richiederebbe la manifestazione, poiché ogni aggettivo per necessità ha bisogno della sua controparte …. Egli non ha somiglianza. Dio è esaltato al di sopra e al di là di descrizioni, appellativi, lingue e ogni altra cosa, nessunsa esclusa. Anche se la divinità drusa nel senso assoluto è una pura astrazione e non può essere conosciuta (una credenza apofatica su Dio che è condivisa da molti dei mistici cristiani occidentali, ed è anche equivalente al neti neti del jnana yoga e dell’Advaita Vedanta), l’umanità può capire come Dio si riflette nella mente. Il termine arabo Nasut è usato per indicare Dio in quanto rivelato o riflesso sull’umanità, specialmente nella forma della sua luce manifestata in un essere creato. Eppure, come rileva Kais Firro nel suo Storia dei Drusi: “Il nasut non è un’incarnazione di Dio ma un’immagine attraverso la quale Egli porta se stesso più vicino alla comprensione umana, ogni manifestazione contenendo un messaggio unitario”. Poiché l’uomo è la quintessenza di questo mondo, che ha avuto origine come scintilla dall’Amr, e, poiché l’amr è eterno, così è l’anima che si realizza nel corpo umano. Il corpo umano, quindi, serve come unico mezzo per l’anima per partecipare al progresso dell’essere umano verso la conoscenza e l’autorealizzazione. Questo può essere raggiunto solo attraverso l’esperienza spirituale graduale e continua, e attraverso la costante preparazione per l’unione con l’Uno. Per i Drusi, l’arco di una singola vita non è abbastanza per un individuo per realizzare questo scopo finale. Poiché l’umano è l’unico essere che possiede la facoltà di comprendere AMR, solo lui o lei può sforzarsi di reclamarlo. Solo gli esseri umani possono controllare la spinta egoistica che li costringe a scoprire la loro vera natura. Il seme del vizio sta nel prendere gioia nel proprio ego, mentre la virtù richiede di allontanarsi dal proprio ego verso l’unità con il resto dell’umanità e con tutta la vita. Chi riesce a raggiungere questo obiettivo lo fa attraverso l’amore divino. Quindi, l’amore è visto dai drusi come un sentimento mistico di sforzo infinito per una tale unione con l’Uno, mentre l’odio è inteso come un prodotto dell’egotismo in cui si separa il proprio essere e gli interessi dal tutto e dal santo. Nella visione scritturale dei drusi, il Tajalli assume un ruolo centrale. Il Tajalli si verifica quando l’umanità del ricercatore viene annientata in modo tale che gli attributi divini e la luce siano vissuti dalla persona. Essi hanno fede in un principio divino nell’uomo, l’Aql al-fa’āl (Intelletto agente o Metatron della Cabala). L’Aql può manifestarsi in forma umana e, secondo la comunità drusa, l’ultima di queste manifestazioni si è avuta appunto nell’Imām-califfo al-Hākim, nell’XI secolo.

Mentre il concetto druso del Tawhid è virtualmente identico alle dottrine islamiche del Tawhid e delle credenze monoteiste in generale, la visione scritturale drusa sostiene che i monoteisti nel corso della storia si sono generalmente classificati in tre categorie: (1) quelli che perseguono la spiritualità attraverso la visione [del cuore] (ru’yah), (2 ) coloro che la perseguono attraverso il discorso [narrativa mitica, enunciati] (qawl) e (3) quelli che lo cercano attraverso l’Intelletto (‘aql). I Drusi sono incaricati di applicare il proprio Intelletto, e di condurre una semplice vita ascetica che è priva di comfort e piaceri mondani. Il druzismo è indicato negli autentici manoscritti della setta come “la setta dell’ Intelletto” (Madhhab al-‘Aql). L’enfasi sull’ Intelletto nella fede drusa segue la legge gnostica che l’Intelletto divino è il principio ordinatore nella creazione. Quindi, è un’Intelletto o Mente emancipato da tutte le passioni e impulsi egoistici e realizzato attraverso un lungo e arduo processo di iniziazione, che conduce alla conoscenza e all’unione con l’Uno. Ma il Tawhid è più che l’intelletto o la conoscenza. In un saggio sul tema, il ricercatore Omar Wahab lo descrive come “una certezza esperienziale”, che dipende dal “riconoscimento” che “non c’è separazione né nello spazio né nel tempo tra l’Uno e il resto della creazione”. Il Tawhid nella fede Drusa si realizza attraverso la riflessione e la meditazione più profonde in cui “si colma la separazione percepita e si interiorizza l’unità onnicomprensiva dell’esistenza “. Questo processo si mise in moto quando l’esistenza sorse, e continuerà fino alla fine del tempo e dello spazio. I Drusi credono in due cicli della storia umana: il Ciclo del nascondimento (dawr sitr) e il Ciclo della rivelazione (dawr kashf). Il primo è il Ciclo in cui la verità divina e religiosa è nascosta, non pienamente rivelata all’umanità. Il secondo inizia circa mille anni fa con l’emergere della fede Drusa e il regno del sesto califfo fatimide Al Hakim. Il Ciclo della rivelazione avrà il suo compimento nel Giorno del Giudizio. Quindi, il Tawhid è “una verità metafisica e uno stile di vita “come rivelato nel Corano, nelle Epistole della Saggezza e in molte altre grandi religioni unitarie e tendenze spirituali nel corso della storia. È, dice Jumblatt, l’essenza della conoscenza e dell’etica spirituale basato sulla filosofia greca, e i molti mezzi attraverso i quali la religione stessa può essere trasceso. Inoltre, le concezioni druse del Tawhid, che deriva dalle nozioni sufi del ma’rifa o gnosi e del fanà, il processo in cui l’ego individuale è completamente annientato nell’estasi dell’unione con il Divino, sono gli obiettivi ultimi della fede drusa.

 

Il concetto druso della creazione si basa sull’emanazione, quella particolare teoria cosmologica secondo cui tutte le cose fluiscono da un principio o una realtà sottostante, il più delle volte concepito come lo Spirito Assoluto o Fondamento dell’Essere. L’emanazione dei Drusi, che affonda le sue radici nella filosofia neoplatonica nella sua assimilazione ismailita, afferma che la creazione provenga da una sostanza divina o divinità in una progressione discendente o serie, in cui ogni realtà sorge dalla precedente Emanazione. Nella pratica, dunque, possiamo parlare della religione drusa come di una sorta di Islamismo fortemente influenzato da una visione neo-platonica di come Dio interagisca con il mondo attraverso emanazioni, in questo molto simili ad alcune sette gnostiche ed esoteriche. La teoria sostiene che tutto è sempre esistito (come espressioni del Tawhīd o unità di Dio) e non è stato creato ex nihilo (dal nulla). Sebbene l’emanazionismo talvolta consideri la creazione come non voluta e spontanea, i Drusi credono che la creazione sia derivata dalla volontà di Dio, o “causa delle cause”. Da questa convinzione essenziale, i Drusi elaborarono una visione gerarchica unica rispetto al processo di creazione. Questo approccio, che contiene anche concezioni manichee circa la creazione del male, sostiene esistere una gerarchia di cinque principi cosmici (al-Hudūd, arabo: “i confini, i limiti”) o emanazioni da Dio, poste al di fuori della struttura spazio-temporale. Questi cinque principi sono generalmente intesi come: al-‘Aql, Mente Universale o Intelligenza; al-Nafs al-Kulliyya o Anima universale; al-Kalimah o la Parola; as-Sābiq, il Precedente o potere mentale della Volontà; e at-Tālī o l’esternalizzazione della Volontà di Dio nel mondo corporeo. Il primo archetipo (al-‘Aql) è il principio intelligente e propositivo che comprende tutte le cose e ha preceduto tutti gli altri esseri o cose. Il primo aspetto della creazione deve essere concettualizzato in un contesto non dimensionale e come espressione della Volontà di Dio. Sebbene questa Mente Universale fosse perfetta nell’illuminazione e nel potere e completa nel carattere e nell’azione, non avendo alcun rivale o secondo, cominciò a provare gioia nella propria perfezione, dimenticando che la creazione è il prodotto dell’elevata Volontà, Pensiero e Visione del Creatore. In questo modo, Aql fu deviato dal suo scopo e fu ritardato nel suo amore per il Tutto per arroganza, orgoglio e amor proprio. Il risultato fu una creazione di un’antitesi esatta (dhidd) o avversario e la lotta tra le coppie di opposti (tale particolare aspetto del pensiero druso può essere ricondotto a elementi dello zoroastrismo e del manicheismo e alla lotta tra creazione e distruzione o forze dell’oscurità e della luce). Quindi, come dice Kais Firro in The History of the Druzes: “dalla luce di Aql, Dio ha creato l’Anima Universale (al-Nafs al-Kulliyya) come suo partner nella lotta contro l’oscurità e il male del Dhidd [avversario]. Dalla luce dell’Anima emanata, la Parola (al-Kalimah); il Precedente (as-Sābiq); e da esso il Seguace (at-Tālī). Dio quindi emise le sfere, la terra e gli elementi. Questi cinque principi cosmici formano gli Hudūd (Dignitari spirituali) con le loro controparti sulla terra”. Sebbene i Drusi evitino severamente l’iconografia, descrivono i Cinque Principi Cosmici come una stella o pentagramma a cinque colori. Ogni colore si riferisce a un potere metafisico chiamato Haad, che letteralmente rappresenta un limite, come nei confini che separano esseri umani, animali e poteri. Ogni Haad è un codice: il verde sta per Aql “l’intelletto trascendente, il Nous, il Pneuma, la Neshamà dei Cabalisti; il rosso sta per la Nafs “Anima universale o Anima Mundi”; il giallo sta per Kalima “il Verbo–Logos”; il blu sta per Sabiq “la potenzialità/causa/precedente”; e l’immanenza o il potere realizzato nel mondo della materia è rappresentato dal bianco.L’anima incarna la mente ed è responsabile della trasmigrazione e del carattere di sé. La parola che è l’atomo del linguaggio rappresenta le forme platoniche nel mondo sensibile. Sabiq e Tali sono la capacità di percepire e imparare dal passato e pianificare il futuro e prevederlo. I colori possono essere disposti in strisce discendenti verticali o in una stella a cinque punte. Le strisce sono un taglio schematico delle sfere della filosofia neoplatonica, mentre la stella a cinque punte rappresenta il rapporto aureo, phi, come simbolo di temperanza e una vita di moderazione. Si dice anche che il triangolo discendente nel simbolo stellare rappresenti la discesa dell’intelletto universale nell’uomo. Il triangolo ascendente simboleggia la progressione dell’anima nel suo viaggio di ritorno verso l’Uno.

Il concetto di ciclicità si estende anche alla visione drusa sulla reincarnazione (arabo: taqammus), secondo cui è solo attraverso una serie di rinascite che le singole anime umane, originate come scintilla dell’Uno, possono crescere ed evolvere. Il Taqammus, o reincarnazione, filosoficamente correlato al concetto indù di Samsara, è un punto chiave componente del credo druso nonostante non sia menzionato nel Corano e sia respinto dalla maggior parte dei musulmani come un principio eretico. Le reincarnazioni avvengono istantaneamente alla morte perché esiste un’eterna dualità del corpo e dell’anima, ed è impossibile per l’anima esistere senza il corpo. Un’anima umana si trasferirà solo in un corpo umano, in contrasto con i sistemi di credenze indù e buddista, secondo cui le anime possono trasferirsi in qualsiasi creatura vivente. Inoltre, un Druso maschio può reincarnarsi solo in altro Druso maschio e lo stesso dicasi per una Drusa femmina. Un Druso non può reincarnarsi nel corpo di un non Druso. Se gli ebrei credessero nella reincarnazione (la maggior parte dei cabalisti crede nell’analogo concetto del Gilgul), certamente giungerebbero a considerazioni e sistema di credenza analoghi: un ebreo non può non reincarnarsi in un ebreo. Inoltre, le anime non possono essere divise e il numero di anime esistenti nell’universo è finito. Il ciclo di rinascita è continuo e l’unica via di fuga è attraverso successive reincarnazioni che portano ad una definitiva liberazione. Quando ciò accade, l’anima si unifica con la Mente Cosmica e raggiunge la felicità ultima. Il Patto del Custode del Tempo (Mithaq Walley El-Zaman) è considerato l’ingresso della religione drusa, e i Drusi credono che tutti loro nelle loro vite passate abbiano firmato questa Carta. Il druzismo sostiene che il numero di giorni nella vita di una persona è fisso. Mentre il corpo è soggetto alla decomposizione e alla morte, l’anima è vista come immortale. Inoltre, si incarna istantaneamente in una nuova forma fisica al momento della morte. Altri drusi contestano questa visione, insieme alla nozione generalmente accettata che non sia possibile che un maschio si incarni come femmina e viceversa, dicendo che non solo queste cose non siano referenziate nelle Epistole, ma anche che non siano in armonia con la logica e il concetto della giustizia divina che non consente alcuna discriminazione. L’incarnazione partirebbe da una posizione neutrale poiché “fornisce l’unica impostazione per la libera scelta” e la responsabilità. Peraltro, secondo il concetto del Tawhid, l’unico meccanismo che livella il campo di gioco è un’estensione della durata della vita umana ai limiti dell’esistenza attraverso la reincarnazione. Nel corso di molte vite, un’anima subirà una gamma completa di esperienze. Se una particolare rinascita è benedetta o sfortunata, ciò dipende dalle proprie azioni, in un modo che può essere paragonato al concetto di Karma. È importante sottolineare che ogni anima ha l’opportunità di progredire in cicli successivi di incarnazione fino a raggiungere uno stato di elevata purezza e saggezza, e potendo giungere a fondersi con la sua fonte spirituale. Basandosi sulla figurazione cabalistica in cui i numeri sette e settanta sono prominenti, molti drusi ritengono che ci siano state settanta incarnazioni di Dio. Altri sostengono che volte Dio si sia incarnato in forma umana sulla terra. Il druzismo insegna inoltre che il “vero Cristo” sia una reincarnazione dell’intelligenza cosmica sulla terra. In armonia con certe concezioni teosofiche di Gesù Cristo, viene fatta una distinzione tra Gesù, il figlio di Giuseppe e il Cristo suo maestro, che i drusi credono secondo solo a Dio. Philip Kuri Hitti, lo studioso americano libanese afferma che il Gesù (‘Īsa ibn-Yūsuf) dei manoscritti drusi è un po’ diverso dal Gesù del Nuovo Testamento. Sarebbe vicino piuttosto al Gesù musulmano modellato dopo il suo concepimento dall’antica setta eretica gnostica dei Doceti che sosteneva che Cristo soffrì solo in apparenza. Altri sostengono che fu Gesù a soffrire e morire e non il Cristo, ma che Gesù sia la stessa identità dello Spirito Santo.

Il paradiso e l’inferno, nella visione drusa, sono visti in un contesto metafisico e spirituale. Il paradiso è visto come la conquista della conoscenza divina e di se stessi e la dimostrazione esteriore della massima perfezione dell’anima. L’inferno è quindi l’incapacità di raggiungere questo stato, è l’ignoranza. Ricompensa e punizione sono visti come auto-generanti nella fede drusa. La punizione eterna prenderebbe forma nel graduale intreccio karmico dell’anima in una catena di causa-effetto qui sulla terra. Quindi, il paradiso e l’inferno sono stati di coscienza. Il paradiso è l’emancipazione dall’ignoranza (jahl) e dall’esistenza illusoria. L’inferno è il dolore che viene dall’essere privati della Presenza divina. Alcuni membri della comunità drusa credano in un Giorno del Giudizio (Yom al-dīn), altri no. Coloro che credono nel Giorno del Giudizio o “Giorno della Fede” credono anche che quello sarà il periodo in cui al-Hakīm ritornerà di nuovo e affronterà ogni anima con il ricordo di tutte le sue vite precedenti e le loro conseguenze. Altri lo considerano più esotericamente come il culmine di una lunga serie di trasmigrazioni dell’anima verso illuminazione e unione mistica, o come l’Età d’oro in cui la morte continuerà, ma sarà indolore per coloro che hanno raggiunto una vera unione con se stessi o Tahwīd. Altri ancora vedono questo giorno come un giudizio che si infligge a causa di una perdita di speranza e dell’incapacità di rendersi conto che non esiste un’opposizione assoluta tra Esistenza e Non Esistenza.

Credono vi siano tre tipi di intermediari tra Dio e gli uomini: 1) I profeti o portavoce (Natiq), che includono Adamo, Noè, Abramo, Mosè, Gesù , Muhammad; 2) I seguaci (asas) del profeta, che diffondono il suo messaggio e lo aiutano nella sua missione profetica; 3) i luminari (Hudud) che non sono nè profeti nè aiutanti, ma esseri spirituali su cui cala la benedizione e la luce di Dio.

Essi venerano il Nuovo Testamento ed il Corano ma leggono anche le proprie scritture nei luoghi di riunione, detti Khalwa. I testi sacri includono il Kitab Al Hikma (Epistole di saggezza). Altri scritti drusi antichi includono il Rasa’il al-Hind (Epistole dell’India) e i manoscritti precedentemente persi (o nascosti) come al-Munfarid bi-Dhatihi e al-Sharia al-Ruhaniyya e altri, compresi trattati didattici e polemici.

Jethro, comunemente conosciuto come suocero di Mosè, è il più grande santo nel pantheon dei profeti drusi. Lui è un madianita, una tribù discesa dai figli di Keturah che sono stati inviati da Abramo ad Est. L’analisi del rapporto tra Mosè e Jethro rivela che Mosè ha accettato spesso il ruolo di studente di Jethro. Si suggerisce che Mosè fosse il discepolo di Jethro in pratica, così come per le questioni spirituali. Ciò è conforme con l’ipotesi madianita-kenita circa l’origine del sistema religioso ebraico. Contrariamente a ciò che si pensa, non sono influenzati dalla filosofia sufi.

La maggior parte dei drusi considera le loro radici essere indiane. Le loro credenze sono pervase da concezioni tipicamente vediche. Per esempio, le loro scritture, come i Purana vedici e l’Itihasa, a differenza delle cronache delle religioni del Medio Oriente, descrivono la storia che risale a centinaia di milioni di anni, con incarnazioni di Dio in forma umana che appare a intervalli regolari. Questo è simile al concetto vedico di apparizioni regolari di avatara. Inoltre, la trasmigrazione dell’anima è un principio centrale della filosofia drusa. In realtà, per descrivere questo principio i drusi utilizzano la stessa analogia, come Krishna l’utilizza nella Bhagavad-gita [2.22]: “Come una persona indossa vestiti nuovi, rinunciando a quelli vecchi, l’anima accetta similmente nuovi corpi materiali, rinunciando alla quelli vecchi e inutili”.

I luoghi di culto pubblico dei Drusi possono essere classificati inizialmente in due sezioni, cioè quelle strutture che sono costruite specificamente per il culto e la preghiera, e servono le persone in tempi di oppressione per fornire un obbligo religioso. Questo include moschee, chiese e sinagoghe, ritiri e templi delle religioni dell’Estremo Oriente. Non è più accreditata invece l’ipotesi che metteva in dubbio l’origine islamica ismailita del movimento adducendo l’argomentazione che i drusi, per il fatto di costituire un’eterodossia piccola e senza particolare forza politica o economica, si sarebbero spacciati come seguaci di un movimento con una base islamica, sia pur ampiamente modificata, per sfuggire alle repressioni islamiche. Per i drusi, Dio è talmente sacro che non si può nominare.

Sebbene di base la religiosità e il culto vengano visti come elementi che riguardano solo il singolo (i Drusi non sono obbligati ad osservare la maggior parte dei rituali religiosi) e che, dunque, non possano essere in alcun modo imposti, la religione forma un impianto fondamentale nell’azione sociale di ciascuno sia sul versante pratico (con il rifiuto di tabacco, alcool, consumo di carne di maiale e, contrariamente alla maggior parte delle sette islamiche, poligamia) che su quello morale (con principi che si concentrano su onestà, lealtà, pietà filiale, altruismo, sacrificio patriottico e monoteismo e che, a differenza dell’Islam classico, portano a diversi gradi di reincarnazione): solo questo può spiegare il senso di unità che esiste tra i Drusi sparsi in tutto il mondo e l’esistenza ci enclave così coese da riuscire a formare, all’atto pratico, veri e propri stati a sé stanti, con una propria politica interna ed una propria leadership riconosciuta da tutti.

La morale viene tradizionalmente vista da due punti di vista: 1) come un sistema fisso di valori e principi di condotta che regolano il comportamento umano nell’interesse del bene comune; e 2) un insieme di regole o comandamenti stabiliti da un essere divino. Sebbene la moralità drusa sia costituita da un rigido codice di condotta etica e si possa dire che rappresenti uno degli aspetti più importanti della vita spirituale, respinge i tradizionali sistemi di moralità come inadeguata. Dal punto di vista druso, scrive Wahab, l’esistenza è la proiezione del Divino; la moralità e la virtù sono la norma divina e parte della nostra natura originale; non sono basati su risultati specifici. La virtù non è un mezzo per un fine. Il motivo è importantissimo. Le azioni di una persona devono essere basate sull’umiltà, sul desiderio di sminuire l’ego e allo scopo di facilitare la conoscenza o l’espressione dell’unità. La moralità drusa è basata sui seguenti sette precetti, che devono essere volontariamente seguiti: a) Veridicità e veracità nella parola: l’amore per la verità; b) Compagnia, Fratellanza e aiuto ai fratelli lungo la via verso la Verità; c) Rinuncia a tutte le forme di adorazione precedente (in particolare, credo non validi) e false credenze che negano l’unità fondamentale di Dio; d) • Rifiuto dell’egoismo, della confusione e di tutte le forze del male o del dispotismo; e) La realizzazione dell’Unità di Dio e la sua espressione nel mondo; f) Tolleranza che implica forza morale, coraggio e resistenza; g) Assoluta sottomissione alla divina volontà divina (taslim) e servizio attraverso il giusto pensiero, parola e azione. Legati a questi sette precetti sono: la purezza della mente, lo spirito e il corpo, la compassione, la giustizia, la tolleranza e la fortezza, che implicano la pratica del distacco e la necessità di realizzare uno stato mentale pacifico a prescindere dalle circostanze, austerità e dignità.

Per quanto concerne il ruolo della mente, i drusi, la cui filosofia è fondata sulle  nozioni di liberazione greche e pitagoriche attraverso la conoscenza, pone un’enfasi enorme sul ruolo della mente. In tal senso, i Drusi sostengono che gli esseri umani siano esseri pensanti con la libertà
di esplorare senza restrizioni tutto ciò che è possibile conoscere. Come accennato in precedenza, il  Druzismo pone l’Intelletto Universale, all’apice del suo schema evolutivo. La mente individuale è concepita come la rappresentazione microcosmica della Mente universale e indistruttibile rispetto alla nozione di tempo. Essendo la mente, nel sistema druso, ritenuta essere superiore all’anima, e unica per gli esseri umani, è vista come “un prerequisito per lo sviluppo spirituale”. La mente, nella visione drusa, è capace di modellare, creare e controllare la materia, e ciò la rende l’agente evolutivo per eccellenza. Inoltre, la mente e la conoscenza sono viste come la porta verso la consapevolezza o la verità, e il mezzo del Taqammus o unione con il Divino. Ma raggiungere l’unione con la Sorgente Suprema comporta avere un’etica sana, un’apertura mentale, pensieri puri, attenzione distaccata e la capacità di ragionare, discriminare o vedere le cose come sono nella realtà. L’unione dipende anche dall’ascolto dei fondamentali dettami della coscienza o della voce interiore. Sviluppare la mente in questo modo consente lo sviluppo della “consapevolezza originaria” e la realizzazione intuitiva del significato dietro il mondo fenomenico dell’esistenza. Questa facoltà è descritta come “intuizione esistenziale”, che aggira il processo analitico della ragione per servire da perfetto specchio che rifletta la volontà e il proposito di Dio. Per i Drusi quindi, la mente è il mezzo con cui l’umanità nel suo insieme può evolversi per diventare una coscienza intelligente o un’unica universale mente nella mente di Dio. Anche la mente gioca un ruolo significativo circa il modo in cui i drusi interpretano i loro testi sacri. Sebbene riconoscano il significato del Corano, della Torah, della Bibbia e altri testi sacri, come la letteratura teologica e filosofica vedica e greca, questi, come li descrive Robert Engelbach, “sono visti come gusci da cui il significato interiore va estratto”. I Drusi credono che molti insegnamenti dati da profeti, leader religiosi e libri sacri abbiano significati esoterici preservati per quelli dell’Intelletto, in cui alcuni insegnamenti sono di natura simbolica e allegorica e dividono la comprensione dei libri e degli insegnamenti sacri in tre strati. Questi livelli, secondo i Drusi, sono i seguenti: 1) l’ovvio o essoterico (zahir), accessibile a chiunque possa leggere o ascoltare; 2) il nascosto o esoterico (batin), accessibile a coloro che sono disposti a cercare e imparare attraverso il concetto di esegesi; 3) e il nascosto del nascosto, un concetto noto come anagogia, inaccessibile a tutti tranne alcuni individui veramente illuminati che comprendono veramente la natura dell’universo. I drusi non credono che il significato esoterico abroghi o necessariamente abolisca quello essoterico-letterale. Hamza bin Ali respinge tali affermazioni, sostenendo che se l’interpretazione esoterica del taharah (purezza) è purezza del cuore e dell’anima, ciò non significa che una persona può scartare la sua purezza fisica, in quanto la salat (preghiera) è inutile se una persona è falsa nel suo discorso. Inoltre i significati esoterici ed essoterici si completano a vicenda. Nella filosofia indù questi sono chiamati rispettivamente Śabdārtha, Bhāvārtha e Guhyārtha. Questi tre livelli di interpretazione sono anche equivalenti al metodo descritto da Djwhal Khul attraverso il lavoro di Alice A. Bailey, metodo che sviluppa l’intuizione attraverso lo studio del simbolo. Sono 1) l’interpretazione essoterica, basato in gran parte sulla sua utilità oggettiva e la natura della forma; 2) l’interpretazione soggettiva o concettuale, in cui si svela l’idea nascosta dietro la manifestazione oggettiva; 3) il significato spirituale dietro il soggettivo, cioè, il suo effetto energetico e il suo scopo.

Si sa molto poco del sistema iniziatico Druso. Tuttavia, L. Rawson ha comunicato un po’ di ciò che sapeva a Bernard Springett, che ha scritto sulla questione nel saggio Le Sette Segrete di Siria e Libano (1922). Anche il più recente Secrets Initiatiques en Islam et Rituels Macconiques (2008) di Jean-Marc Aractingi fornisce buona descrizione dell’ammissione e dell’iniziazione nello schema iniziatico druso. Aractingi descrive l’ammissione nella setta drusa come l’inizio di un periodo di sei mesi o più in cui i maestri (Shayk) e i membri dell’Uqqāl osservano il comportamento generale del candidato. Rawson dice che la prova è lunga e severa. Nel valutare il carattere e le azioni del candidato, vengono prese in considerazione le sue circostanze passate e presenti. Le testimonianze sulla dignità e la sincerità del candidato sono assunte dai suoi soci e membri della comunità. Così, l’aspirante affronta non solo il giudizio degli maestri ma anche quello della società in cui vive. Se il candidato è ritenuto degno, viene sottoposto a un test preliminare, che consiste nell’interrogazione da parte del maestro. Una volta entrato come principiante o apprendista (Mubtadi), il candidato deve sottoporsi a un periodo di prova di due anni. Se supera il primo test iniziatico, che Rawson descrive come un calvario di un giorno progettato per testare rigorosamente l’autocontrollo e la resistenza fisica e mentale del candidato, lui o lei deve fare un giuramento solenne e fare un contratto scritto prima di entrare in un ciclo di iniziazioni. Il giuramento, tratto da una sezione delle Epistole della Saggezza, come spiega Rawson, implica l’inequivocabile riconoscimento dell’Unità o Unità di Dio (Tawhid) e la sottomissione alla Volontà di Dio. Il contratto scritto ne fa un garante segreto della religione unitaria. Si pensa anche che l’iniziato debba impegnarsi a partecipare alla ricostruzione del Tempio di Salomone. Ciò non è così sorprendente come potrebbe sembrare, dato che i Drusi in Libano affermano di aver fornito i “Cedri” (un simbolo per “Grandi Uomini” o “alberi della Giustizia”) usati nella costruzione dell’arco del primo Tempio . Da qui l’antico e accettato rito scozzese del druso, cioè l’ascia reale o principe del Libano al 22° grado. Ad ogni iniziazione, il candidato riceve un graduale accesso ai vari manoscritti antichi. Alcuni di questi manoscritti fanno parte di una lunga catena iniziatica offerta solo a coloro che sono stati preparati a riceverli. Una parte di questi manoscritti, secondo Kamal Jumblatt, un iniziato druso libanese, sono “opere dell’antico Egitto, in particolare il segreto lavoro di Hermes Trismegisto, noto a noi sotto il nome di Imhotep … il costruttore della prima piramide di Sakharah, uno dei primi centri iniziatori dell’antichità”. Invece dei nove gradi istituiti alla Gran Loggia del Cairo, si dice che i drusi abbiano cinque gradi. Secondo Rawson, i “primi tre gradi sono caratterizzati dai tre piedi del candelabro del Santuario interno ….I tre piedi sono l’Applicazione santa, l’Apertura e il Fantasma. Questi tre corrispondono all’anima interiore ed esteriore dell’uomo e al suo corpo, che è visto come un fantasma o un’ombra che passa. I cinque gradi sono emblematici dei cinque elementi mistici o principi cosmici, con “gli ultimi due considerati i più importanti e terrificanti nella loro grandezza”. Nel paragrafo conclusivo della sua lettera a Blavatsky sulla sua iniziazione alla setta drusa, Rawson, cui fu data una speciale dispensa per attraversare velocemente le fasi dell’aspirante e dell’apprendista, conclude dicendo che l’iniziazione drusa è così peculiare da non poter essere trasferita a qualcuno che non sia stato “lavorato” attraverso la “camera”. Quindi sarebbe ancora più impossibile farne un’esposizione ai non massoni. I veri segreti, peraltro, sono orali e non scritti.

Secondo i critici e i detrattori, i drusi, che si riferiscono comunemente a se stessi come Ahl al-Tawhid o al-Muwaḥḥid al Dururz, sono come la maggior parte delle religioni che pretendono essere l’unica religione pura. Questo movimento dichiara l’originalità della fede, eppure la sua identità è mutuata da varie filosofie/religioni orientali e occidentali che fa di esso un gruppo eclettico che ha omogeneizzato gli elementi di altre visioni del mondo con le quali altrimenti non sarebbe sopravvissuto. Questa mancanza di unicità gli conferisce una crisi di personalità in quanto questa fede è stata generata da influenze straniere nel definire la sua presunta realtà. Quindi, il fatto che i Drusi facciano affermazioni circa il fatto che la loro fede sia la verità definitiva, fondendo tutte queste dottrine mutuate in un complesso sincretico, è semplicemente privo di senso. Se la struttura è costruita sulle fondamenta di altre fedi, allora è altrettanto debole o difettosa di queste altre fedi.

 

La struttura demo-iniziatica

Quella dei Drusi è una religione che corre rischi di sopravvivenza perché dal 1043 è stata dichiarata chiusa la “porta dell’adesione”, ei solo chi è figlio di Drusi può essere considerato parte della setta. Poiché praticano la monogamia e sono stati continuamente perseguitati in buona parte della loro storia, il loro numero sta diminuendo. I Drusi non riconoscono alcuna gerarchia religiosa, e non esiste un “clero druso”. La società ha una struttura dualistica. In primis, gli Intellettuali (‘uqqal, عقال), uomini e donne che hanno familiarità con la dottrina religiosa. Gli uomini degli Uqqal portano i baffi, si radono la testa e indossano abiti neri con un turbante bianco. L’altro gruppo, gli Ignoranti (ŷuhhal, جهال), riceve un sostegno spirituale dagli Intellettuali e non ha accesso alla sacra letteratura segreta dei drusi. Il 10% e il 15% dei Drusi sono Intellettuali “uqqal”. Il resto sono Ignoranti ŷuhhal che hanno solo una conoscenza di base della religione. Si ritiene che le donne siano particolarmente adatte ad essere “uqqal”. Anche questa è una convinzione che contrasta nettamente con le comunità musulmane in cui sono inquadrati i Drusi, perchè la donna è considerata spiritualmente uguale agli uomini. Le donne druse che sono ‘uqqal possono scegliere di indossare un grembiule (un velo bianco trasparente), soprattutto in presenza di figure religiose. Gli Intellettuali (saggi) sono legati a certe pratiche religiose quotidiane, si astengono dall’uso di stimolanti e vivono secondo elevati requisiti etici. Indossano un abbigliamento speciale e un turbante bianco. I più saggi e i pii sono gli shaykh, tra i quali viene eletto il capo di ogni distretto. Sono gli Iniziati. Tra i più nobili degli iniziati Uqqal, sono gli Ajawid. Per i Drusi iniziati, il primo stadio iniziatico, al-shari’a, è la comprensione del sé come umano ma essenzialmente divino, che apre la strada al secondo stadio, al-tariqa, la purificazione e padronanza del sé per partecipare al dono dell’essere divino. L’ultimo stadio di al-haqiqa o tawhid (unità con l’Uno) viene raggiunto passando attraverso gli stati di preparazione mistica instillati durante le due fasi precedenti. È la natura del tawhid a guidare l’aderente a vedere la sua realtà divina che non è mai separata dalla Divinità perché nessuna esistenza esteriore è indipendente dalla realtà divina. Il Druso iniziato si identifica con ogni essere esistente e, di conseguenza, con l’Uno. In questa fase, l’iniziato è sotto l’ombra mistica dell’Uno, la cui esistenza è l’unica esistenza reale. Per tutti i “gradi”,iniziati o no, comunque, vale l’obbligo di seguire i sette precetti (di origine chiaramente ismailita) che sono considerati il nucleo della fede e che sono percepiti come l’essenza dei pilastri dell’Islam: veridicità nella parola; protezione e di mutuo soccorso ai fratelli nella fede; rinuncia a tutte le forme di culto eretiche e alle false credenze; ripudio del diavolo (“Iblis”) e tutte le forze del male; confessione dell’unità divina; acquiescenza all’azione di Dio, qualunque essa sia; assoluta sottomissione e la rassegnazione alla volontà di Dio sia in segreto che in pubblico. I servizi religiosi si svolgono ogni giovedì pomeriggio. Le sue scritture sacre consistono in un certo numero di lettere scritte da Hamza e altre lettere di saggezza, con cui è stato formato un corpus canonico. Sebbene questi siano scritti segreti, alcune copie sono state ottenute e ci sono persino copie in alcune librerie, ma si dice che differiscano da quelle originali. Complicare la loro identità è l’usanza della taqiyya -nascondere o mascherare le loro convinzioni quando necessario, la dissimulazione prudente per celare a profani e persecutori la disciplina dell’arcano-  che hanno adottato dall’ismailismo e dalla natura esoterica della fede, in cui molti insegnamenti sono tenuti segreti. Ciò è fatto per difendere la religione da coloro che non sono ancora pronti ad accettare gli insegnamenti e quindi potrebbero fraintenderla, così come per proteggere la comunità quando è in pericolo. I drusi tendono, quindi, a seguire esteriormente la religione dominante del paese in cui risiedono, onde attuare la dissimulazione. Nel 1928, Richard Gottheil (Hitti, 1928, Prefazione) ha dichiarato: “I drusi sono stati la meraviglia degli studiosi, … Tutti i tipi di teorie sono state avanzate dagli studiosi per spiegare loro particolari dottrine e costumi … Gli studiosi hanno avuto successo … e i drusi rimangono ancora il grande mistero”. La ricerca moderna ha fatto poco per scoprire le origini dei drusi, anche se Abu-Izzeddin (. 1984, pag 121) afferma: “manoscritti scoperti recentemente gettano nuova luce sulle influenze provenienti da India” e fornisce una forte evidenza della cultura Muwahidun che si estende in India durante la metà del XI secolo. Inoltre, la storia della scomparsa di Al Hakim è vaga, e molti studiosi e drusi credono che ha lasciato Il Cairo per andare in India a meditare durante la fase finale della sua comparsa sulla terra (Abu-Izzeddin).

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Per molto tempo, si è creduto comunemente che la comunità Drusa possedesse una dottrina religiosa indipendente che differiva totalmente dalle altre religioni. Questa convinzione era la ragione fondamentale  che giustificava il fatto di tenere questa religione in totale segretezza dai suoi membri. Tuttavia, tale credenza manca di accuratezza, e una visione profonda della cultura Drusa può rivelare molti punti in comune tra questa religione e le altre religioni. Infatti gli shaycksc drusi preferiscono considerare il loro dogma una setta Sufi piuttosto che una religione. Questo punto di vista non è lontano dalla realtà, e c’è un accordo tra i scrittori Drusi che ammettono che il culto druso non sia se non un’eredità che discende dalla cultura Ismailo-Fatimide che ha caratterizzato il pensiero islamico del suo credo. Tuttavia, il rapporto tra questa setta e l’islamismo non è tutto; ci sono sicuramente  connessioni con il cristianesimo, il giudaismo e alcune filosofie orientali. Miriamo qui a rivelare queste relazioni che ci forniranno una visione chiara di questa particolare confessione.

La relazione Drusa con l’Islam

La fede drusa è nata e si è evoluta in un’atmosfera totalmente islamica. È scritto in una delle sue epistole che il califfo fatimide (principe dei credenti) Al Hakim Bi Amr Allah ha dichiarato che ogni persona nel suo regno aveva il diritto di adottare la religione che gli piaceva. Questo decreto ha reso possibile ad alcuni predicatori ismailiti l’edificazione di un nuovo dogma. Questo dogma ereditò quasi tutto l’insegnamento degli Ismaeliti e modificò alcune regole. Il Decreto dichiarava: “Rimuovete le cause della paura e dell’estraniazione da voi stessi. Eliminate la corruzione di delusione e conformità. Siate certi che il Principe dei credenti vi ha dato il libero arbitrio e vi ha risparmiato la fatica di nascondere le vostre vere credenze, così quando lavorate potete mantenere le vostre azioni pure per Dio. Ha fatto sì che quando rinunciate alla vostra precedente credenza e dottrina voi non dovreste davvero scegliere cause di impedimenti e pretese. Conferendo alla vostra realtà la sua intenzione, il Principe dei Credenti vi ha risparmiato di farlo. Egli vi ha esortato a dichiarare apertamente il vostro credo. Ora siete al sicuro da qualsiasi mano che possa recarvi danno. Forse ora riposate nella sua certezza che non vi sarà fatto alcun torto. Lasciate che coloro che sono presenti trasmettano questo messaggio agli assenti in modo che possa essere conosciuto sia dal popolo comune che dalla gente comune. Diventerà così una regola per l’umanità e la Sapienza divina prevarrà per tutti i giorni a venire“.

Ciò accadde all’inizio dell’XI secolo d.C., il luogo era il Cairo, la capitale dell’Egitto, nell’era della dinastia fatimide durante il regno del califfo Al Hakim Bi Amr Allah. Al Hakim mirava a regnare su tutto l’impero islamico, così incoraggiò i predicatori dell’Ishmailismo a chiedere un nuovo dogma che consentisse l’Unificazione tra le due principali sette islamiche: Sunniti e Sciiti. Lui stesso era un discendente della famiglia di Maometto; ed è stato creduto dai diversi partiti sciiti che i membri di questa famiglia fossero qualificati per continuare il messaggio del loro antenato, il profeta Muhammad. Ogni imam che discende dalla famiglia del profeta ha il diritto di legiferare e di sviluppare per il benessere della Umma perché eredita la Divina conoscenza dai suoi antenati. È invincibile, impeccabile ed esente dal commettere errori. È evidente che questo nuovo approccio religioso era molto ambizioso e non era facile per un principe far sì che il suo popolo cambiasse le proprie credenze tradizionali e le usanze di culto per convertirsi ad esso. Inoltre il regno di Al Hakim vedeva più di una religione: la Sunna e i Copti in Egitto, gli ortodossi, oltre alle sette esoteriche islamiche e alle minoranze cristiane. Per questo, Al Hakim mobilitò tutto il suo staff per organizzare e strutturare questo nuovo movimento. L’adesione a tale movimento era facoltativa. I predicatori facevano leva su una nuova comprensione del Corano e di altri libri sacri. Questo nuovo modo religioso richiese che cke conoscenza del suo promotore avesse un carattere onnisciente. Questa nuova teologia è stata ereditata dagli sforzi fatti da Ikhwan Al Safa che ha preceduto questa nuova chiamata. Le due parti (Ikhwanal Safa e Predicatori Fatimidi Ishmailiti) miravano allo stesso obiettivo: la riunificazione delle religioni sotto una credenza denominata Al Tawhid (vale a dire il monoteismo), che offriva stima e rispetto  alla filosofia oltre alle tre religioni monoteiste. Ikhwan Al Safa considerava la filosofia sullo stesso piano dell’islam; e considerava il lavoro di Aristotele e Platone validi quanto il Corano. Tuttavia, scopriamo che il movimento fatimide era una conseguenza logica della giurisprudenza ismailita sulla dottrina islamica. Quindi, non è strano vedere che il Corano è all’origine di ogni nuovo pensiero o condotta, ma l’interpretazione dei versi era diversa. C’è anche un approccio filosofico che rende le questioni trattate più pertinenti e logiche. Quindi, la fede drusa che discendeva dalla tendenza religiosa fatimide non era un’innovazione indipendente dal suo precedente movimento esoterico dell’ismailismo. La differenza tra queste due confessioni è molto piccola. Le due confessioni hanno ereditato gli stessi problemi metafisici dal neo-platonismo e hanno sviluppato un nuovo approccio ai concetti morali;  e l’Etica Islamica è stata adottata da entrambi. Ma dobbiamo essere cauti riguardo all’identità islamica del monoteismo perché, se guardiamo a questa tendenza con un occhio fondamentalista, molti ostacoli ci impediranno di accettare questa tendenza come islamica. La legislazione nel Tawhid su una serie di questioni differisce radicalmente dalla visione comune islamica. Abbiamo in mano per esempio: la reincarnazione, la monogamia e il libero arbitrio di trasmettere l’eredità. Queste legislazioni sembrano essere molto diverse dalle leggi islamiche. Tuttavia, la dottrina Tawhid rimanda questi problemi al Corano. Una nuova comprensione dei versi è stata possibile attraverso l’esoterismo e l’allegoria, e questo ha comportato una nuova visione dell’etica e delle tradizioni. Così si è instaurato un progresso nelle relazioni umane e si è fatto un nuovo tipo di giustificazione senza violare le scritture del Corano. Questa nuova tendenza islamica fu formulata per portare i nuovi credenti via da tutti i precedenti dogmi di Islam, Cristianesimo ed Ebraismo. Nonostante il suo semplice requisito rispetto ad altre confessioni, questa nuova chiamata non ha riscosso molto successo. Una delle cause principali di questo fallimento sono le liti che hanno avuto luogo tra i suoi predicatori, in particolare Hamza Ibn Ali e Mohammed Al Darazi. Al Darazi proclamò, senza la conferma dell’Imam Hamza, che Al Hakim era l’incarnazione di Dio sulla terra; e tale affermazione non corrispondeva alle altre dottrine. Questa confutazione si evolse in una lotta tra i musulmani tradizionali e i nuovi credenti, e portò questi credenti a lavorare sottotraccia per paura della liquidazione. I nuovi concetti filosofici usati per attirare le persone non erano così facili da comprendere da parte dei laici. La complessità metafisica delle sue tesi ha chiarito qualifiche speciali che superano l’ordinario, mentre l’Islam radicale era ancora più tollerante nell’affrontare quella che può essere definita condotta umana. Quindi la gente considerò la chiamata come anti-islamica; e questa visione ha reso la diffusione molto difficile. I nuovi credenti cercarono disperatamente di mostrare che questo nuovo movimento non era contro l’Islam ma era solo uno scopo più ampio per i suoi insegnamenti. Questo tentativo di convincere altri musulmani che il movimento fatimide fosse un movimento islamico pacifico e non una cospirazione contro di esso, fu vano. La causa principale di tale fallimento è stata la stretta connessione tra diversi membri islamici con le motivazioni politiche che si celano dietro. Le altre fazioni sapevano molto bene che un simile movimento avrebbe potuto minacciare la loro esistenza e condurre alla sovranità della dinastia Fatimide su tutte le dinamiche controverse. Quindi tutte le prove logiche e gli approcci filosofici di questa nuova chiamata hanno fatto orecchie da mercante. L’avidità del potere era il fattore dominante, e ogni partito aveva il suo dogma di servire un regime speciale. Era impossibile separare la politica dalle legislazioni religiose. Questo è stato ed è ancora una delle principali caratteristiche dell’Islam. Alla fine, la chiamata fu interrotta dopo 27 anni di dura lotta e da quel momento i drusi proibirono la predicazione perché credevano che fosse stato fatto il massimo sforzo possibile, e non ci fosse bisogno di ulteriori prediche, quindi un credente non deve parlare della sua la fede e il santo insegnamento della setta dovrebbero essere tenuti in totale segretezza. Questa condotta è stata rispettata per quasi mille anni, e gli studi su questo speciale sectdid non vedono la luce prima della seconda metà del XXVIII secolo. Sylvester DeSacy, un orientalista francese, fu il primo pioniere che tentò di offrire una completa informazione su questa setta nel suo libro Expose de Religion Des Druzes e, con il crescente interesse per la gente drusa, molti libri vennero pubblicati successivamente. L’accettazione dei drusi come setta islamica è ancora in discussione nella maggior parte dei paesi arabi. Tuttavia, la maggior parte delle comunità druse mantiene l’affermazione secondo la quale quella drusa è una setta islamica. Le principali argomentazioni circa questa affermazione possono essere classificate come segue: la catena di Imam che orientò e diede la decisione legale per tutto ciò furono i discendenti del profeta Maometto. Le Epistole di Saggezza, che contengono l’intero dogma della fede Drusa, hanno chiarito che la religione confessata di fronte a Dio è l’Islam e nient’altro. Tutte le preghiere e i rituali praticati durante la nascita, i matrimoni, i funerali, i necrologi, ecc. sono parole e spirito totalmente islamici.  La condotta sufi dei sacerdoti drusi (Okkal) è di natura sufficientemente islamica. Con il Sufismo, la conformità drusa all’Islam raggiunge il suo clima. La storia dei drusi rivela oltre ogni dubbio che i drusi erano in alleanza con le altre sette islamiche nella loro lotta per proteggere l’impero islamico dalle crociate e da altri nemici dell’Islam. Il Corano è la fonte della legislazione per i drusi ed è considerato come il Sacro Libro di Dio. Inoltre, il Corano è anche il Libro dei Drusi, mentre le Epistole di Saggezza sono la loro cultura e tradizione. La maggior parte delle regole dell’etica e della condotta sociale dei drusi sono ispirate alla tradizione del profeta Maometto. Nonostante questi argomenti, non possiamo negare che la fede drusa abbia le sue caratteristiche particolari e contiene per certo alcune rivoluzionarie idee. Quindi l’affermazione dell’identità islamica dei drusi elimina la loro particolarità. I drusi sono una corrente islamica indipendente paragonabile ad altre sette islamiche che occupano posizioni simili a quelle dei protestanti rispetto ai cattolici romani. In passato, i Drusi possedevano circa 20 moschee in Libano dove venivano praticate le preghiere. La maggior parte di queste moschee è stata distrutta a causa dei conflitti di sangue che hanno avuto luogo tra i drusi e le altre sette. Oggigiorno, l’identità islamica della comunità drusa è accettata politicamente dai paesi arabi. I drusi in Libano, Siria e Giordania sono stati considerati una setta islamica e questo riconoscimento è una sorta di sollievo rispetto a loro. Il legame tra Drusi e Islam è molto stretto. Tutti i drusi insistono nell’essere musulmani. Furono fatti molti tentativi per dimostrare il contrario, ma la confutazione drusa era totale. Mantengono fortemente l’atteggiamento di lealtà verso la legislazione islamica e la fede. Questa è sempre stata una condotta generale e una finale. Onepoint rimane il più critico sulla relazione tra Drusi e Islam ed è la relazione molto severa del Sufismo. I drusi come comunità sufi sono strettamente legati all’Islam, mentre il dogma intellettuale è molto vicino alla filosofia neoplatonica.

La relazione Drusa col Cristianesimo

La fede drusa considera la storia della religione come un flusso di eventi continui disposti in ordine cronologico. Questo flusso caratterizza la nascita del monoteismo e il suo sviluppo nel corso dei secoli. La credenza drusa sottolinea una speciale teoria dell’evoluzione rispetto alle tre religioni celesti. Questa convinzione afferma che la saggezza di Dio non apparve improvvisamente e in una sola volta, ma è stato un processo lento in cui il monoteismo ha iniziato a svilupparsi da idee semplici verso idee più complicate. Quindi ogni profeta si prepara per il suo successore e il successore aggiunge nuovi oggetti e spiana la strada per il futuro. La storia della religione non è una futile accumulazione di tempo. Il ruolo di ogni profeta è iscritto nell’eterna Volontà di Dio; e storicamente, gli eventi si svolgono secondo un piano ben studiato. Niente è arbitrario, niente è un colpo di fortuna. Questo tipo di sguardo spinge la dottrina dei Drusi verso un livello molto alto di idealismo e incoraggia il determinismo del credo. Molti pensatori drusi tentarono di sottrarsi a questa teoria per giustificare il diritto di Dio a giudicare l’uomo per le sue azioni e condannarlo a un paradiso eterno o all’inferno eterno. Ma tutti questi tentativi furono vani. È quasi impossibile negare i fattori del determinismo che impediscono qualsiasi possibilità di libertà umana nella dottrina drusa. Il destino di ogni essere umano è scritto in anticipo sulla sua fronte. La predestinazioine è ferrea. È molto difficile creare spazio per qualsiasi forma di volontà personale in tale convinzione. Tuttavia, la conclusione ottenuta da tali idee porta ad accettare ogni altra religione perché tutte incarnano la Volontà di Dio, e il cristianesimo è uno degli stadi più importanti della storia umana delle religioni; precedette l’Islam e affermò il ritorno di Cristo ancora una volta per salvare i credenti dalla loro agonia e tortura in questa dannata vita. Ciò che è più speciale sono le identità dei profeti responsabili della cristianità e delle altre religioni. Secondo la credenza dei Drusi, questi hanno la stessa personalità, e l’anima di ogni profeta trasmigra a un nuovo profeta per continuare a diffondere il messaggio di Dio ad ogni essere umano. Questa genuina idea porta quindi a considerare che i profeti del cristianesimo sono anche i profeti del giudaismo e dei profeti dell’Islam. Hanno nomi diversi ma le loro anime sono le stesse. Allo stesso modo, questi profeti sono anche i profeti dei drusi. Quindi la fede drusa è considerata dai suoi credenti come l’ultimo stadio di ispirazione di questi profeti. In essa, il Monoteismo e la Sapienza divina hanno raggiunto il loro apice. Qual è la valutazione drusa del cristianesimo? I Drusi credono in Gesù e nei suoi quattro discepoli, che hanno scritto i Vangeli. Secondo la loro classificazione, Cristo è il più grande imam e l’incarnazione dell’Intelleto divino (Aql) sulla terra e del primo principio cosmico (Hadd). È direttamente collegato a Dio. I suoi quattro discepoli sono considerati i quattro principi cosmici (Houdoud). I Vangeli sono libri sacri. Con il cristianesimo, lo sviluppo del monoteismo fu decisivo. Dio promise ai cristiani la salvezza delle anime torturate e chiarì che Gesù era venuto per guidare i suoi seguaci fino alla salvezza. Per quanto riguarda la crocifissione di Gesù, i drusi credono che non sia stato crocifisso, ma un’altra persona che gli somiglia sia stata crocifissa al suo posto. Tale credenza può sembrare molto strana per un cristiano tradizionale, ma dobbiamo ricordare che i Drusi seguono anche i versetti coranici, e il Corano ha chiarito che Gesù Cristo non è stato crocifisso. Tuttavia, i Drusi mantengono un grande valore per il significato del sacrificio. Giovanni Battista è considerato non inferiore a Gesù e personifica il Sacrificio Ultimo. Uno dei manoscritti drusi rivela un’affascinante idea menzionando che Gesù e lo Spirito Santo siano un’unica identità. Questa idea è molto vicina al concetto di sacra Trinità nel cristianesimo. Il modo di pensare dei Drusi permetteva loro di accettare l’idea del tutto in uno. Il panteismo diluito della loro fede porta a una tale conclusione. Un’altra osservazione che mostra una stretta relazione con il cristianesimo è la visione della poligamia, a differenza delle tradizionali sette musulmane. È vero che i drusi si riferiscono alla loro confutazione a certi versetti coranici, ma il loro atteggiamento particolare conferisce loro un carattere speciale e li avvicina all’opinione cristiana sul matrimonio. Ciò che è più degno di nota dei Drusi sulla questione è l’adozione del monachesimo da parte dello Sheick Druso. Questa condotta è molto apprezzata nella comunità drusa e viene considerata il più alto grado di castità. Uno sceicco può chiedere alla sua fidanzata di acconsentire a sposarlo senza relazioni coniugali, e ci sono molti casi in cui un sacerdote druso è rimasto single per tutta la vita. Il caso non è un obiettivo in sé; è solo sottolineato per motivi di riproduzione. Una parte di quel sesso può essere considerata un peccato. Tale convinzione dimostra oltre ogni dubbio che i drusi hanno ereditato gran parte della dogmatica cristiana in relazione al matrimonio e alle sincere relazioni reciproche tra uomo e donna. La visione generale del matrimonio nella comunità drusa è abbastanza simile a quella dei cristiani e ha lo stesso spirito pio.

La relazione Drusa col Giudaismo

Abbiamo visto che le tre religioni celesti sono strettamente collegate alla fede drusa. La storia di queste tre religioni è una. C’è un fattore comune vitale che le collega tra loro: la credenza nell’arrivo di un Salvatore per salvare l’umanità nel giorno del giudizio. Questo fatto comune suggerisce che le tre religioni siano state ispirate da una personalità; così Abraham (ritenuto il terzo portavoce del Thawid-Unitarismo dopo Adamo e Noè), Mosè, Gesù e Muhammad sono gli stessi principi cosmici in diverse manifestazioni personali. In ogni manifestazione sono state aggiunte nuove idee e sono state presentate alcune modifiche. Secondo questa dottrina, che è basata principalmente sulla reincarnazione, le tre religioni sono solo diverse fasi di un’unica religione comune chiamata in particolare Islam. Inutile dire che tale convinzione consolida l’unità tra queste tre religioni. Non bisogna dimenticare che il movimento Tawhid, cioè il movimento Druso, ha mirato a unificare le persone sotto una sola dottrina religiosa che appartiene a tutti. Tawhid significa di per sé unificazione.  Per quanto riguarda la relazione tra la fede drusa e il giudaismo, vediamo che nella tradizione drusa si dice che gli ebrei siano divisi in dodici tribù, con due di esse che si sono perse. I Drusi pretendono di essere queste tribù perdute. Nella loro convinzione, le tribù perdute abbandonarono il giudaismo e si unirono al Cristianesimo e all’Islam in seguito. E la loro stazione finale era il Tawhid del druso, cioè il monoteismo. Per questa ragione i drusi glorificano i profeti della Bibbia e stimano Davide e Salomone. Gli altri profeti di Israele sono classificati in un ordine gerarchico. Il numero dei profeti per un’epoca è centosessantaquattro. Questo numero è basato su una scienza leggendaria in cui le conclusioni sono ottenute da una relazione aritmetica tra le lettere arabe e il numero corrispondente ad esse. I profeti sono chiamati “lettere di veridicità” e trasmigrano da un’epoca all’altra diffondendo la parola di Dio attraverso i secoli e preparando il Suo popolo a ricevere la felicità eterna dopo il Giorno del Giudizio.

La relazione dei Drusi con la grecità

Esiste una relazione speciale tra la fede Drusa e la filosofia idealistica greca. I drusi considerano profeti  Socrate, Platone e Aristotele. Molte ispirazioni furono mutuate dal pensiero greco. L’idea della ragione ultima adottata dai drusi è neoplatonica. I filosofi greci sono attualmente menzionati nella cultura drusa, e vi è un ampio uso della logica di Aristotele. È noto che la chiamata dei drusi è arrivata nel momento in cui l’interrelazione tra l’Islam e la metafisica greca ha raggiunto il suo apice. Ogni setta islamica stava cercando di affermare le sue idee facendo riferimento alle categorie di Aristotele. I filosofi islamici lavorarono sodo per combinare la teologia islamica con la filosofia greca. La chiamata dei drusi era uno di questi tentativi. I predicatori drusi hanno raggiunto un alto livello nella comprensione di questa filosofia e applicato i suoi concetti alla loro religione.

Le considerazioni della Blawatski

La regina e fondatrice della Società Teosofica, Helena Blawatsky, nel 1871 abbandonò l’Egitto per recarsi in Siria, Palestina e Libano, incontrando i membri della religione drusa, di cui si vantò avere conoscenza di alcuni loro segreti iniziatici. Non sappiamo se ciò corrisponda a verità o se le sue informazioni siano solo congetture, al pari di quelle fatte, nei secoli, dagli studiosi delle religioni. Ella ne scrive nel cap. II della sua opera “Iside Svelata”, nel paragrafo “Nazareni, ofiti e moderni Drusi”: “In questo capitolo e nel seguente parleremo delle più importanti sette segrete cristiane, le cosiddette “eresie”, che apparvero fra il primo e il quarto secolo della nostra  èra. Dopo aver dato un rapido sguardo agli ofiti e ai nazareni, passeremo a una loro diramazione che esiste ancora in Siria e in Palestina sotto il nome di Drusi del Monte Libano, e, presso Basra o Bassorah, in Persia, sotto quello di mendei o discepoli di san Giovanni. Tutte queste sette si ricollegano direttamente al nostro argomento perché hanno fra loro una parentela cabalistica e un tempo possedevano il segreto della “religione sapienza”, riconoscendo come l’Uno Supremo il Dio-Mistero dal Nome Ineffabile … Chiunque desideri assicurarsi che oggi esiste una religione che ha eluso per secoli impudente l’ivadenza dei Missionari e le perseveranti inchieste della scienza, cerchi di violare, se può, l’isolamento dei drusi siriaci. Troverà che ammontano a più di 80 mila guerrieri disseminati dalla pianura orientale di Damasco fino alla costa occidentale. E non cercano di fare proseliti, evitano la notorietà, mantengono rapporti amichevoli, per quanto è possibile, con i cristiani e con i maomettani, rispettano la religione di qualsiasi altra festa o popolo, ma non rivelano mai i loro segreti. Invano i missionari li stigmatizzano come infedeli, idolatri, briganti e ladri. Nè minacce, né allettamenti, né altro indurranno un druso a convertirsi al dogmatismo cristiano. Abbiamo saputo di due soli in 50 anni, ed entrambi sono finiti in prigione per ubriachezza e furto. Hanno dimostrato di essere veri Drusi, disse uno dei loro capi parlando del fatto. Non è mai avvenuto che un iniziato druso divenisse cristiano. Quanto ai non iniziati, non è mai concesso loro neppur di vedere gli scritti sacri, e nessuno di loro ha la più lontana idea di dove siano custoditi. Ci sono in Siria missionari che si vantano di possedere una qualche copia. Ma i volumi che si pretende siano l’esposizione esatta di quei libri segreti non sono altro che una compilazione di segreti conosciuti più o meno da ogni abitante delle catene meridionali del Libano e dell’anti Libano. Erano opera di un derviscio apostata che fu espulso dalla Setta Hanafi per cattiva condotta, ossia per appropriazione indebita del denaro delle vedove e degli orfani. L’ Exposée de la Religion Des Druzes in due volumi di Silvestre de Sacy è un altro tessuto di ipotesi. Una copia di quest’opera fu trovata, nel 1870, nel vano di una finestra di uno dei loro principali Holowey, o luoghi di riunione religiosa. Alla richiesta di un viaggiatore inglese circa i loro riti, l’Okhal, un vecchio venerabile che parlava l’inglese e il francese, aprì il volume di de Sacy e, porgendolo al suo interlocutore, disse con un sorriso benevolo: leggete questo libro istruttivo e verace; io non potrei spiegarvi meglio nè più esattamente i segreti di Dio e del nostro Beato Hamsa. Il viaggiatore capì la lezione. McKenzie dice che essi si stabilirono nel Libano verso il X secolo, e che sembrano un miscuglio di Curdi, Arabi Marid e altre tribù semicivili. La loro religione è composta di giudaismo, cristianesimo e maomettanesimo. Hanno un clero regolare e una specie di gerarchia, vi è un regolare sistema di parole d’ordine e di segni, dodici mesi di probazione, in cui vengono ammessi i due sessi, che precedono l’iniziazione. Operiamo questa citazione solo per mostrare quanto poco, anche persone attendibili come Mckenzie, sappiano in realtà di questi mistici. Mosheim, che non ne sa di più, ha il merito di ammettere candidamente che la loro religione é loro esclusiva e avvolta di qualche mistero. Diremmo che lo sia davvero. Che la loro religione presenti tracce di magismo e di gnosticismo è naturale, perché l’intera filosofia esoterica Ofita ne è alle basi. Ma il dogma caratteristico dei drusi è l’assoluta unità di Dio. Egli è l’essenza della vita e, per quanto incomprensibile è invisibile, deve essere conosciuto nelle manifestazioni occasionali nella forma umana. Al pari degli induisti, essi ritengono che Egli si sia incarnato più volte sulla terra. Hamsa fu il precursore dell’ultima manifestazione, il decimo Avatar, non l’erede di Hakem (colui che guarisce), che deve ancora venire. Hamsa fu la personificazione della Sapienza universale. Boha-eddin nei suoi scritti lo chiama messia. L’intero numero dei suoi discepoli, o di coloro che, in diverse epoche del mondo, hanno impartito Sapienza al genere umano, e che questo ha invariabilmente dimenticato o respinto nel corso del tempo, è di 164. Di conseguenza,  i loro stadi o gradi di promozione dopo l’iniziazione sono 5: i primi 3 gradi sono rappresentati dai tre piedi del candeliere del Santuario interiore, che sostiene la luce dei 5 elementi. Gli altri 2 gradi i più importanti e terribili nella loro solenne grandiosità, appartengono agli ordini più alti, e tutti e 5 gradi rappresentano emblematicamente i cinque elementi mistici. I treppiedi sono la santa applicazione, l’apertura e il fantasma, dice uno dei loro libri, ossia l’anima interiore ed esteriore dell’uomo, il suo corpo, un fantasma, un’ombra che passa. Il corpo o materia, viene anche chiamato il rivale, perché è il ministro del peccato, il diavolo che sempre crea dissensi fra l’intelligenza celeste o spirito e l’anima, da lui continuamente tentata. Le loro idee sulla trasmigrazione sono pitagoriche e cabalistiche. Lo spirito o Temeamí, l’anima Divina, era in Elia e in Giovanni Battista, e l’anima di Gesù era quella di Hamsa ovvero dello stesso grado di purezza e santità. Fino alla loro resurrezione, per la quale i drusi intendono il giorno in cui i corpi spirituali degli uomini saranno assorbiti nell’essenza e nell’essere propri di Dio, il Nirvana degli indù, le anime degli uomini manterranno le loro forme astrali eccetto quei pochi eletti che, fin dal momento della loro separazione dal corpo, cominciano a esistere come puri spiriti. Essi suddividono l’uomo in anima, corpo e intelligenza o mente. Ed è questa che impartisce e comunica all’anima la divina scintilla del suo Hamsa o Cristo. Essi hanno sette grandi comandamenti che vengono impartiti egualmente a tutti gli iniziati. E tuttavia anche questi notissimi articoli di fede sono stati così confusi dalle narrazioni degli scrittori estranei che li hanno riportati alterati. L’unica cosa che evidente è la grande ignoranza, e forse la malizia, degli scrittori che, come Silvestre de Sacy, hanno voluto illuminare il mondo su materie di cui non sapevano nulla. La castità, l’onestà, la mansuetudine e la pietà sono così le quattro virtù teologiche di tutti i drusi, oltre a varie altre richieste agli iniziati. L’uccisione, il furto, la crudeltà, la cupidigia, la calunnia, sono i 5 peccati, a cui se ne aggiungono altri nelle sacre tavole, che ci asteniamo dal rendere pubblici. La moralità dei drusi è rigorosa e senza compromessi. Nulla può tentare uno di questi unitari del Libano ad andare contro quello che gli è stato insegnato a considerare suo dovere. Poiché il loro rituale rimane sconosciuto agli estranei, i loro pretesi storici ne hanno finora negato l’esistenza. Le loro riunioni del giovedì sono aperte a tutti ma nessun intruso ha mai partecipato ai loro riti di iniziazione, che avvengono ogni tanto il venerdì e nella massima segretezza. Le donne vi sono ammesse come gli uomini, ed esse sono una parte molto importante nell’iniziazione maschile. Il periodo di probazione, a meno di qualche straordinaria eccezione, è lungo e severo. In un certo periodo di tempo avviene una solenne cerimonia durante la quale tutti gli anziani e gli iniziati dei due gradi più alti si recano, in un pellegrinaggio di alcuni giorni, in un certo luogo fra le montagne. Essi si riuniscono nel sicuro recinto di un monastero che si dice fondato nei primi tempi dell’era cristiana. Dall’esterno si vedono solo le antiche rovine di un edificio una volta maestoso, usato, a quanto dice la leggenda, da alcune sette gnostiche come luogo di culto durante le persecuzioni religiose. Queste rovine in superficie, tuttavia, sono solo un opportuno mascheramento. La cappella, le sale, le celle sotterranee occupano un area molto più vasta di quella degli edifici superiori. La ricchezza degli ornamenti, la bellezza delle antiche sculture, il vasellame d’oro e d’argento in questo segreto ritiro sembrano un sogno di gloria, secondo le parole di un iniziato. Come le lamaserie della Mongolia e del Tibet sono visitate, nelle grandi occasioni, dalla santa Ombra del Signore Buddha, così qui, durante la cerimonia, appare la risplendente ed eterea forma di Hamsa il Beato, che istruisce i fedeli. I fatti più straordinari di quella che potremmo chiamare magia avvengono durante le numerose notti in cui si svolge la riunione. E uno dei massimi misteri è compiuto nel discreto grembo della nostra madre terra: nessuna eco, non il più leggero sussurro né un raggio di luce tradisce all’esterno il grande segreto degli iniziati. Hamsa, al pari di Gesù, era un uomo mortale, e tuttavia Hamsa e Christos sono termini sinonimi per quel che riguarda il loro intimo e nascosto significato. Entrambi sono simbolo del Nous, la divina e alta anima dell’uomo, il suo spirito. La dottrina insegnata dai drusi su questo particolare problema della dualità dell’uomo spirituale, consistente in un anima mortale e in un’altra immortale, è identica a quella degli gnostici, dei più antichi filosofi greci e di altri iniziati. Fuori dall’oriente, abbiamo incontrato un iniziato, e uno solo, che, per qualche sua propria ragione, non fa mistero della sua iniziazione nella Fratellanza del Libano. Questi è il dotto viaggiatore e artista, professor A. L. Rawson di New York. Egli ha trascorso molti anni in oriente, ha visitato quattro volte la Palestina ed è stato a La Mecca. Possiamo dire con certezza che conosce numerosi fatti inestimabili circa gli inizi della chiesa cristiana, che solo chi avesse libero accesso agli archivi chiusi al comune viaggiatore, può aver raccolto. Il professor Rawson, con la vera devozione di un uomo di scienza, ha preso nota di ogni importante scoperta da lui fatta nelle biblioteche della Palestina, e di ogni prezioso dato comunicatogli oralmente dai mistici che incontrava. E un giorno queste note verranno alla luce. Egli ci ha molto gentilmente inviato la seguente comunicazione che, come il lettore vedrà, conferma pienamente quello che abbiamo scritto, per nostra personale esperienza, circa la strana fraternità impropriamente detta dei drusi:

Ho ricevuto questa mattina il vostro biglietto ove chiedete il racconto della mia iniziazione nell’ordine segreto comunemente conosciuto come drusi del Monte libano. In quel tempo, come sapete, mi impegnai a tenere nella mia memoria la maggior parte dei misteri e le parti più interessanti delle istruzioni, così che quello che rimane non può essere di alcuna utilità al pubblico. Ma le informazioni che posso darvi ve le comunico ben volentieri perché ne facciate l’uso che credete. Nel mio caso l’approvazione fu, per speciale dispensa, di un solo mese, durante il quale fui continuamente sorvegliato da un sacerdote che mi serviva come cuoco, guida, interprete domestico, così da poter testimoniare il fatto che mi ero rigorosamente conformato alle regole di dieta, abluzioni e altro. Egli fu anche il mio istruttore nel testo del rituale che recitava ogni tanto perché me ne impratichissi, sia con il dialogo sia con il canto, a seconda dei casi. Ogni volta che ci trovavamo presso un villaggio druso, di giovedì, assistevamo alle riunioni aperte in cui Uomini e Donne si radunavano per l’istruzione e il culto, esponendo al pubblico in generale le loro pratiche religiose. Prima della mia iniziazione non fui mai presente alle riunioni chiuse del venerdì, e credo che nessun altro, uomo o donna, vi abbia presenziato se non per un accordo con un sacerdote, e questo non è probabile perché un sacerdote falso rischia la vita. Alcuni simulatori ingannano talora qualche estraneo troppo curioso con una falsa iniziazione, specialmente se si tratta di persone sospette di avere relazioni con i missionari di Beirut o di altri luoghi. Gli Iniziati possono essere uomini o donne, e le cerimonie sono di una natura così particolare che si richiede la presenza di entrambi i sessi perché assistano alla cerimonia e al lavoro. Il mobilio della stanza della preghiera e della camera della visione è semplice e, indipendentemente dalla comodità, può consistere solo in un tappeto. Nella sala grigia (il luogo non è mai nominato, è sotterraneo e non lontano da Bayt ed din) vi sono ricche decorazioni e prezioso mobilio antico, opera di cesellatori di 5 o 6 secoli fa, firmati e datati. Il giorno dell’iniziazione è di totale digiuno dall’alba al tramonto, d’inverno, è dalle sei, d’estate; e la cerimonia, dal principio alla fine, consiste in una serie di prove di tentazioni intese a provare la costanza del candidato sotto uno sforzo fisico e mentale. È raro che qualcuno, se non è un uomo o una donna giovane, riesca a vincere tutti i premi, perché la natura prende spesso il sopravvento nonostante la più forte volontà, e il neofita non riesce a superare alcune prove. In tal caso, la Probazione si prolunga per un altro anno per subire poi una nuova prova. Fra le prove di autocontrollo che il neofita deve affrontare, vi sono le seguenti :gustosi pezzi di carne arrostita, zuppe saporite, pilaf e altri piatti appetitosi come sorbetti, caffè, vino e acqua vengono posti, come per caso, sul suo cammino, ed egli è lasciato solo con queste tentazioni. Per un anima affamata è indebolita, la prova è alquanto severa. Ma quella ancora più difficile e quando le sette sacerdotesse si ritirano, tutte eccetto una, o sia la più giovane è la più bella, e la porta viene chiusa e sbarrata dal di fuori dopo che il candidato è stato avvertito che verrà lasciato alle sue riflessioni per mezz’ora. Stanco dal lungo cerimoniale, indebolito dalla fame, arso dalla sete, e con una dolce reazione che segue il tremendo sforzo per dominare la propria natura animale, questo momento di intimità e di tentazioni è pieno di pericolo. La bella giovane Vestale gli si avvicina timidamente e, con sguardi che raddoppiano il fascino magnetico delle sue parole, lo prega a bassa voce di benedirla. Guai a lui se lo fa. Cento occhi lo guardano da spiragli segreti, e solo un neofita ignorante può credere a quella apparenza di segretezza e di opportunità. Nella loro dottrina non vi e infedeltà, né idolatria, né altri caratteri negativi. Essi serbano i residui di quella che fu un tempo una grandiosa forma di culto della natura, ridotto dai dispotismi a un ordine segreto, nascosto alla luce del giorno ed esposto solo al chiarore fumoso di poche lampade in qualche umida grotta o cappella sotterranea. I punti principali dei loro insegnamenti religiosi sono compresi in 7 tavole, e, in termini generali, sono i seguenti :

 

  • L’unità di Dio, ossia l’infinita unicità della divinità.
  • L’essenziale eccellenza della verità.
  • La legge di tolleranza circa le opinioni di tutti gli uomini e di tutte le donne.
  • Il rispetto per la condotta di tutti gli uomini e di tutte le donne. Intera sottomissione ai Decreti di Dio come proprio destino.
  • Castità di corpo, di mente di anima.
  • Mutua assistenza in ogni circostanza.

Queste dottrine non sono stampate né scritte. Un’altra serie di esse è stampata o scritta per sviare i profani, ma questa non ci riguarda. I principali risultati dell’iniziazione sembrano essere una specie di illusione mentale o dormiveglia, nella quale il neofita vede, o crede di vedere, le immagini di persone notoriamente assenti e certe volte a migliaia di miglia di distanza. Ho creduto di vedere, o piuttosto mi sono immaginato amici e parenti che sapevo essere nello stato di New York, mentre io ero nel Libano. Come fossero prodotti questi risultati, non saprei dire. Mi apparvero in una stanza buia, mentre la guida stava parlando, gli assistenti cantavano nella stanza attigua e, verso la fine del giorno, quando ero esausto per il digiuno, il camminare, il parlare il cantare, il vestirmi e svestirmi, e dopo aver visto una grande quantità di persone in varie condizioni, vestite o spogliate, con grandi sforzi mentali per resistere a certe manifestazioni fisiche che risultano dagli appetiti quando si impongono alla volontà, e per rivolgere ogni attenzione alle scene che si svolgevano, sperando di ricordarle. Posso essere dunque stato incapace di giudicare qualsiasi fenomeno nuovo e sorprendente e in particolare quelle apparizioni magiche che hanno sempre suscitato il mio sospetto e la mia diffidenza. Conosco i vari usi della lanterna magica e di altri apparati, e mi presi cura di esaminare la stanza in cui mi erano apparse le visioni quella sera stessa, e poi il giorno dopo e più volte in seguito, rendendomi conto che, nel mio caso, non si era fatto uso di meccanismi o di altri mezzi, oltre la voce della mia guida e istruttore. Più tardi, in varie occasioni, quando ero a grande distanza da quella camera, le stesse o simili visioni si ripeterono, ad esempio nell’albergo Hornstein di Gerusalemme. La nuora di un notissimo mercante ebreo di Gerusalemme è una sorella iniziata e può provocare le visioni quasi a volontà in chiunque consenta a vivere in rigoroso accordo con le regole dell’ordine per alcune settimane, più o meno a seconda della propria natura, grossolana, raffinata o altro. Posso dire con certezza che l’iniziazione è così peculiare che non può essere esposta a stampa per istruire chi non sia stato lavorato della camera. Cosicché sarebbe ancora più difficile farne un esposto che esporre l’iniziazione massonica. I veri segreti vengono messi in atto e non in parole, e richiedono che più persone iniziate assistano all’opera. Non è necessario dirvi che alcune conoscenze di questo popolo sembrano continuare certe credenze dell’antica Grecia come per esempio l’idea che un uomo abbia due anime e molte altre, perché probabilmente voi ne siete già al corrente in seguito ai vostri passaggi attraverso la camera superiore e quella inferiore. Se mi sono sbagliato nel considerarvi un iniziata, vogliate scusarmi. So che gli amici più intimi spesso si nascondono reciprocamente questo sacro segreto, e anche un marito e una moglie possono vivere insieme per vent’anni senza tuttavia sapere nulla della loro reciproca iniziazione. Voi avete senza dubbio buone ragioni per mantenere il vostro segreto. Sinceramente vostro A. L. Rawson.

Prima di chiudere l’argomento Possiamo aggiungere che, se uno straniero chiede di essere ammesso alle riunioni del giovedì, non viene mai respinto. Solo che, se è un cristiano, l’Hokal aprirà la Bibbia leggendone un passo. E se islamico, gli saranno letti alcuni passi del Corano, e la cerimonia finirà lì. Si attenderà poi che si sia allontanato e allora, chiusa bene le porte del convento, tutti si volgeranno ai loro riti e ai loro libri passando per questo nei santuari sotterranei. I drusi rimangono, ancor più degli ebrei, un popolo singolare, dice il colonnello Churchill, uno dei pochi scrittori leali e rigorosamente imparziali. Si sposano solo fra loro, si convertono molto raramente, se pure si convertono. Si attengono tenacemente alle loro tradizioni, e deludono tutti gli sforzi fatti per scoprire i loro segreti prediletti. La cattiva fama del Califfo che considerano loro fondatore è pienamente compensata dalla vita di molti che si onorano come Santi ed all’eroismo dei loro capi feudali. E tuttavia possiamo dire che i drusi appartengono a una delle società meno esoteriche e segrete. Ve ne sono altre, molto più potenti e dotte, la cui esistenza non è nemmeno sospettata in Europa.

 

Conclusioni finali

La dottrina drusa era molto ambiziosa come ogni movimento umanitario. Ma la strada verso l’obiettivo non era lastricata. I predicatori drusi tentarono di unificare le persone sotto la sua bandiera, ma tutti i loro sforzi risultarono vani. Le sue idee radicali non piacevano alla gente in quel momento, e il fanatismo rimase il fattore dominante. Oggi la comunità drusa vive pacificamente in Medio Oriente. I suoi membri sono estremamente educati con gli altri e non interferiscono con gli altri. Non predicano più e non piace loro che gli altri interferiscano con le loro questioni religiose. È quasi impossibile rivelare il loro segreto. Quando le questioni religiose vengono presentate loro, scelgono il silenzio. La filosofia della loro vita è piuttosto semplice. Può essere riassunta nell’epigramma seguente: osserva il silenzio e aspetta. Quindi, il credente druso attende il giudizio finale inteso come ultimo rifugio e soluzione finale. Disprezza tutte le ricchezze del mondo perché pensa che ogni cosa sulla terra sia temporanea, e vera Sapienza è cercare l’eterno. La più alta preoccupazione per il saggio druso è attendere pazientemente l’alba della città di Dio, dove la giustizia, l’amore e la grazia regneranno per sempre

IL MISTERO DEI DRUSI, POPOLO ESOTERICOultima modifica: 2018-05-19T15:09:36+02:00da mikeplato
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