IL DIO VIVENTE (EL CHAI)

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di Alessandro Conti Puorger

UNA DEFINIZIONE IMPORTANTE
È noto che per le tre religioni dette “abramitiche” – ebraismo, cristianesimo ed islamismo – il “Creatore del cielo e della terra” è lo stesso Dio, il Dio di Abramo.
La religione islamica, infatti, è anch’essa basata sulla fede in quel Dio Creatore, come recita il Corano 35,1: “Lode ad Allah, Creatore dei cieli e della terra, che ha fatto degli angeli messaggeri dotati di due, tre o quattro ali. Egli aggiunge alla creazione quello che vuole. In verità Allah è onnipotente.”
Nel primo racconto della creazione della Bibbia – capitolo 1 della Genesi – è detto che lo Spirito di “Dio ‘Elohim aleggiava sulle acque“. (Genesi 1,b)
La terra ferma non appariva, coperta da quelle.



Dio “‘El”, aleggia sopra “he-Yam”.
Quella lettera “he” è sia articolo ebraico, ma vale anche graficamente come spazio aperto, uscire entrare…, quindi Dio esce sul mare, vale a dire, là dove ci sono le acque .
Così, con un’immagine, è stato scritto e descritto il primo nome di Dio, il mare (sottinteso dell’infinito), come appare nella Bibbia della visione al primo versetto della Genesi, “‘El-ohim”.
Con il che, sin dall’inizio, si è avvertiti che:

  • le lettere ebraiche possono essere trattate come immagini;
  • il pensiero geroglifico è insito nel pensiero della Torah;
  • appena nella Bibbia si parla d’acqua e di mare, sopra c’è Dio che sovrintende e sorveglia l’acqua, cioè la vita, che in senso spirituale-allegorico è parte costitutiva del Suo Nome “Shem” .

L’acqua, infatti, è proprio vita e se ne rende ben conto chi abita vicino a deserti, inoltre le lettere della parola ebraica per acqua, “maim” , si trovano anche nel termine che definisce i cieli “shemaim” .
Tali lettere ci portano alla stessa immagine: il suo Nome sta sulle acque , è vita , è un mare .
Dio così si può immaginare anche attento alle acque d’ogni parto, pronto a partecipare il Suo Spirito al nascituro, perché in definitiva è padre e madre responsabile di tutti gli uomini della terra.


Di fatto, poi, la Bibbia ci dirà che Dio aprirà le acque del Mar Rosso e del Giordano ai figli d’Israele e poi a suo Figlio Gesù Cristo su cui, quando uscì dalle acque del battesimo, aleggiò la colomba, immagine corporea del Suo Santo Spirito che aleggia su tutti i cristiani che nascono dalle acque del battesimo nella Sua Chiesa.
La prima volta, infatti, che nella Bibbia si trova il termine “Chiesa” è nell’episodio detto del “primato di Pietro”.
In tale episodio Chiesa è associato alla rivelazione di Gesù Cristo Figlio del “Dio vivente“; il Vangelo di Matteo 16,13-18, infatti, così lo presenta: “Essendo giunto Gesù nella regione di Cesarea di Filippo, chiese ai suoi discepoli: La gente chi dice che sia il Figlio dell’uomo? Risposero: Alcuni Giovanni il Battista, altri Elia, altri Geremia o qualcuno dei profeti. Disse loro: Voi chi dite che io sia? Rispose Simon Pietro: Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente. E Gesù: Beato te, Simone figlio di Giona, perché né la carne né il sangue te l’hanno rivelato, ma il Padre mio che sta nei cieli. E io ti dico: Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia chiesa e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa.”
Questa definizione, “Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente“, riferita a Gesù di Nazaret, è la verità rivelata da Dio Padre a un pescatore ebreo che viveva in Galilea delle Genti circa 2000 anni or sono.
Nel contempo, però, è il distillato di centinaia d’anni di meditazioni dell’ebraismo sulle Sacre Scritture, sul Figlio dell’Uomo, sul Messia, cioè il Cristo, sul Dio vivente e su una Sua filiazione.
Accade così che Gesù, che per i cristiani è proprio Dio incarnato, nei Vangeli cammina sulle acque! (Matteo 14,24-27; Marco 6,45-52; Giovanni 6,16-21)

“Dio vivente” si trova però per 31 volte nei libri più disparati della Bibbia:

  • 13 negli scritti canonici del Nuovo Testamento, Matteo 16,16 e 26,27, Atti 14,15, Romani 9,26, 2Corinzi 3,3 e 6,16, 1Timoteo 3,15 e 4,9, Ebrei 3,12; 9,14; 10,31 e 12,22, Apocalisse 7,2.
  • 18 in quelli detti dell’Antico Testamento, Deuteronomio 5,26, Giosuè 3,10, 1Samuele 17,26-36, 2Re 19,4-16, Salmi 42,3-9 e 84,3, Isaia 37,4-17, Geremia 10,10 e 23,36, Daniele 6,21-27 e 14,26, Osea 2,1.

In effetti, poiché in Deuteronomio 5,26 quel termine è solo nella traduzione dei 70 e non nella Tenak (Bibbia canonica degli ebrei), il più antico testo ebraico in cui appare la definizione di “Dio vivente”, “‘El chai”, è in Giosuè 3,10 quando dice: “…da ciò saprete che in mezzo a voi vi è un Dio vivente“.
Subito dopo s’aprirono le acque del Giordano e gli Israeliti, seguendo l’Arca dell’Alleanza portata dai Leviti, il carro di Dio, a piedi asciutti, l’attraversarono per la conquista della terra promessa.
Si aprirono le acque, come al Mar Rosso!
L’Arca, appunto il suo carro, con Dio come un guerriero seduto tra i cherubini, aveva accompagnato Israele praticamente dal Sinai e continuò a farlo in tutto il suo pellegrinare.
“‘El chai” è l’unico Dio che veramente vive, messo in contrapposto agli idoli dei pagani, simulacri di divinità che non esistono “Hanno bocca e non parlano, hanno occhi e non vedono, hanno orecchi e non odono, hanno narici e non odorano. Hanno mani e non palpano, hanno piedi e non camminano; dalla gola non emettono suoni.” (Salmo 115,5-7)
Il Dio di Abramo, in contrapposizione a quegli idoli, è “‘Oelohei”, cioè “il Dio esistente ()“; così di fatto si auto dichiarò a Isacco quando gli disse: “Io sono il Dio di Abramo, tuo padre…” (Genesi 26,24)
Avvicinando la definizione con lettere ebraiche di “‘Oelohei”, a quella di “Dio vivente”, “‘El chai” , è spontaneo notare che v’è una differenza solo per la lettera He mutata in lettera Chet .
Con una lettura a lettere separate v’è un passaggio concettuale sostanziale da Dio esistente (), quindi Signore di tutte le esistenze, ma che può anche essere lontano e non compartecipe, a Dio vivente , cioè partecipe di chi vive in questo mondo, il che presume un passaggio volontario da parte di Dio da una libertà totale, He acca aperta, ad un limitarsi, ad un costringersi, Chet acca chiusa, una kenosis, una discesa di livello in favore dell’uomo.
Il successivo passo è… l’incarnazione.
Perché? Appunto, per amore dell’uomo!
Era accaduto, e accade ancora, che verso Dio l’uomo in tutti i tempi e civiltà s’è proposto razionalmente in più ambiti, con ricerca filosofica, psicologica, teosofica, etica e magica, sviluppata su due grandi filoni:

  • verso il Dio intimo, nascosto, cercando di tratteggiarne l’essenza;
  • sui rapporti di Dio col mondo.

Esiste però una terza via, che se s’apre è certa, quella in cui Dio stesso palesa d’essere esistente, cioè si rivela, il che di per sé è indice di voler istituire un rapporto ravvicinato con l’uomo.
In tal caso, se lo fa, lo fa con modalità che il vivente è in grado di cogliere, onde la sua manifestazione appare con aspetti connaturati col vivente.
Questa via è quella proposta dai testi delle Sacre Scritture ebraiche e cristiane.
Il cristianesimo, per l’evento della risurrezione e dello Spirito Santo che ha fatto nascere e prosperare la Chiesa, ha poi proceduto per la propria via prendendo atto degli eventi storici e degli insegnamenti di Gesù di Nazaret, rivelatosi come il Messia Figlio di Dio.
Questi, ebbe a dire: “Quanto poi alla risurrezione dei morti, non avete letto quello che vi è stato detto da Dio: Io sono il Dio di Abramo e il Dio di Isacco e il Dio di Giacobbe? Ora, non è Dio dei morti, ma dei vivi“. (Matteo 22,31s), vale a dire la resurrezione è connaturata ed implicita con l’idea di Dio eterno che vuole un concreto rapporto con l’uomo, prova ne è la Sua iniziativa con i Patriarchi.
L’ebraismo per contro, dopo la guerra giudaica (66-74 d.C.), la distruzione del Tempio d’Erode (70 d.C.) e la fine della guerra di Bar Kokeba (135 d.C.), in diaspora, ha ripensato all’alleanza con gli scritti dei maestri d’Israele.
Gli insegnamenti tramandati oralmente a commento della “Torah”, messi per iscritto, furono la base del Talmud, raccolta di discussioni tra i sapienti e i maestri riguardanti le applicazioni e i problemi pratici della “Torah” scritta.
Il Talmud poi si sviluppò con la Misnah (ripetizione), discussioni dei maestri fino al II secolo d.C. e con la Ghemarah (completamento), compilato tra il II e il V secolo d.C., integrazione di quanto scritto nella sezione Misnah.
La ricerca ebraica riprese poi con la “qabbalah” speculativa, che indaga sui problemi teosofici e cosmogonici per tentare di conseguire illuminazione sui misteri di Dio e del mondo, e con una “qabbalah” pratica, che indaga sui nomi di Dio e sui misteri delle lettere e dei numeri anche a fini magici.
Per entrare nel vivo del tema dell’incarnazione e da pesare se almeno teoricamente sia ammissibile.
Al riguardo in primo luogo è da considerare che l’ebraismo ammette che “Il piccolo può contenere il grande” (Genesi Rabbat 5,7 perché “c’è forse qualcosa impossibile per il Signore?” (Genesi 18,14).
Allora, se l’infinito abita il finito, perché non sarebbe ammissibile che Dio possa anche farsi uomo?
Questo è lo snodo che ha portato alla divaricazione di fondo ebraismo-cristianesimo, poi se s’ammette ciò, resta solo da valutare se i testimoni della risurrezione sono credibili e, infine, accogliere la fede che però può venire solo come dono dallo Spirito Santo.
Certo è che il cristianesimo attesta che non v’è fine nell’abisso del nulla.

UN DIO MOLTO VICINO ALL’UOMO
Da una lettura della parte di Bibbia comune con la Tenak ebraica, cioè dei libri che furono scritti in ebraico od aramaico, risulta evidente un paradosso tra il secondo comandamento “Non ti farai idolo né immagine alcuna di quanto è lassù nel cielo, né di quanto è quaggiù sulla terra, né di quanto è nelle acque sotto la terra” (Esodo 20,4; Deuteronomio 5,8) e la rappresentazione in forme umane – antropomorfismo – e con sentimenti umani – antropopatismo – con cui a vivaci tinte è presentato Dio in più occasioni in quei testi.
Del pari, sovente, manifestazioni o presentazioni antropomorfiche del Dio d’Israele sono fatte proprie ed accettate dai midrash ebraici.
Trattandosi di un Dio che si rivela, cioè che si mette in relazione, è evidente che colpisce l’uomo con aspetti a lui congeniali, quindi è del tutto plausibile che una descrizione di quanto captato di Lui da parte di un uomo non può che avere connotazioni comprensibili all’uomo stesso in modo che la descrizione possa essere raccolta dagli altri uomini.
Parlando di Dio, di fatto, non si può sfuggire da termini come “demut” immagine, “tselem” somiglianza, “tsurah” forma, “partzuf” faccia, “panim” volto.
I sacri testi tratteggiano un Dio nascosto in un roveto, dietro un velo, sulla nube, con una colonna di nubi e con una colonna di fuoco, un venticello leggero, ma anche di un Dio – persona, vivo e comunicante, simile per più aspetti all’uomo e alla donna, maschio e femmina, con faccia, petto, gambe, piedi, narici, braccia che parla, siede, odora, che s’addolora, si rallegra… e può cambiare opinione, essere geloso e preso da emozioni anche se è lento all’ira, un re che giudica sul trono divino o nel Tempio.
In un midrash della creazione d’Adamo di Rabbi Hoshaya si legge: “Quando il Santo, benedetto sia, ebbe creato il primo uomo, gli angeli s’ingannarono su di lui (prendendolo per Dio essendo a sua immagine e somiglianza) e vollero acclamarlo con Santo, Santo… Che cosa fece allora il Santo? Fece scendere il sonno su di lui, così che tutti compresero che era un uomo.” (Genesi Rabbah 8), infatti, “Non si addormenterà, non prenderà sonno, il custode d’Israele.” (Salmo 121,4)
Dio, non recepibile dalla dimensione umana perché inaccessibile alla mente dell’uomo, nella sua infinita complessità, che comprende la dimensione dell’amore, ha trovato, comunque, il modo per rendersi captabile all’uomo stesso attraverso la manifestazione della sua Gloria (Kavod) e della sua “presenza” o “Shekinah”.
L’esegesi rabbinica antica non aveva timore, infatti, di discutere e d’interpretare i testi biblici prendendo con semplicità e come elemento credibile in modo oggettivo il versetto della Genesi 1,26: “E Dio disse: Facciamo l’uomo a nostra immagine , a nostra somiglianza “, riflettendo così il credo della religione dell’antico Israele che riteneva esservi uno stretto nesso tra l’apparenza fisica dell’uomo è il suo artefice, un Dio individuo, e l’uomo “imago Dei”.
Non sono mancati, soprattutto dal medioevo in poi, tentativi d’enfatizzare elementi di non visibilità e di non fisicità, con un approccio allegorico o mistico che porta ad una fumosa visione filosofica intellettuale di Dio ove è esasperato lo spirito sulla materia il che però mal si collega alla visione originaria d’Israele che non fa proprio il dualismo anima corpo, ma considera l’essere umano unità inscindibile di corpo, anima, spirito, il che poi è accolto dalla teologia cristiana tanto che l’individuo sarà risorto integralmente col proprio corpo sia pure trasformato.
D’altronde la visione d’Ezechiele in 1,26 non può essere stravolta più di tanto, essendo questa inequivocabile a dire: “Sopra il firmamento che era sulle loro teste apparve come una pietra di zaffiro in forma di trono e su questa specie di trono, in alto, una figura dalle sembianze umane.”
Una figura dalle sembianze umane, “demut ke-mar’eh ‘adam”, somigliante come vista ad un uomo!
Questa constatazione comporta una realtà, essere simile e somigliante a Dio implica la fede nella risurrezione, perché l’uomo se simile e somigliante a Dio non sarà soggetto a morte eterna; quindi, nei tempi di Dio, che non sono i tempi che conosciamo, chi muore dovrà subire il processo della risurrezione.
Come si fa ad estrarre un pensiero del genere?
Deve ovviamente essere insito nelle lettere della Torah, perché nasconde con le lettere originarie ebraiche verità più profonde e deducibili con l’aiuto dei significati grafici delle lettere stesse.
(Vedi: “Decriptare le lettere parlanti delle sacre scritture ebraiche” poi “I primi vagiti delle lettere ebraiche nella Bibbia” e metodo, regole e significati in “Parlano le lettere“.)
Tenuto conto di com’erano scritti i testi originari della Torah con lettere solo consonanti, separate, equidistanziate e senza segno di fine parole, il testo in lingua ebraica ottenuto dalla tradizione, che peraltro l’ebraismo lascia libero ad altre interpretazioni, in definitiva è una decriptazione di quel testo.
Altre letture si possono però ottenere non solo dividendo le parole in modo diverso, ma anche e soprattutto con una lettura mista se s’investono quelle lettere dei significati grafici che le hanno prodotte.
La cultura ebraica antica è impregnata di tali idee, perché quei libri, dono di matrice divina, sono il Suo Nome, l’Essere multiforme per antonomasia, quindi queste lettere hanno un aspetto che rasenta il sacro, embrioni d’eternità, capaci, così, in uno stesso versetto di descrivere più aspetti che lo riguardano.
Dire da parte di Dio facciamo “l’uomo a nostra immagine , a nostra somiglianza ” comporta allora anche un’idea come la seguente: “In un uomo dentro scenderà il Potente , tra i viventi abiterà (), porterà la rettitudine che proteggerà dalla morte , angeli li porterà .”
Qualcosa del genere s’ottiene da “Una figura dalle sembianze umane, ” d’Ezechiele 1,26: “Per proteggere dalla morte con la rettitudine a vivere in un corpo l’Unico entrerà in un uomo “.
Non pare casuale che questi versetti della Bibbia che parlano della somiglianza dell’uomo con Dio in Genesi ed in Ezechiele hanno lo stesso numero di capitolo 1 che indica Lui, l’Uno, e di versetto il 26, numero associabile a IHWH:

= ( = 5) + ( = 6) + ( = 5) + ( = 10) = 26.

In Esodo 3 Dio si rivelò a Mosè nella fiamma del roveto, parlò, e gli disse “Io sarò con te” (12) onde è chiaro che “‘oehoeih” è un futuro.
Poi “Dio disse a Mosè: Io sono colui che sono ! E aggiunse: Così dirai agli Israeliti: Io-Sono mi ha mandato a voi.” (14)
In verità, perciò, disse “Io sarò colui che sarò“, cioè sono il vostro futuro, indi precisò: “Dirai agli Israeliti: Il Signore IHWH, Dio dei vostri padri…” (15)
Una esegesi rabbinica in Esodo Rabbah 3,6 al riguardo commenta:

«Il Signore, benedetto sia, disse a Mosè: Tu vuoi sapere il mio nome? Io sono chiamato secondo i miei atti. Di volta in volta sono chiamato “El Shadday”, o “Tsebaot” o “‘Elohim” o “YHWH”. Quando giudico le creature sono chiamato “‘Elohim”, quando scendo in guerra contro il malvagio “Tsebaot”, quando sospendo i peccati dell’uomo “El Shadday”, e quando mostro compassione al mio mondo “YHWH”, poiché il Tetragramma non significa altro che la misura della misericordi, com’è detto “YHWH, YHWH, Dio misericordioso e pietoso…” (Esodo 34,6). Questo è il significato di ‘oehoeih ‘asher ‘oehoeih Io sarò colui che sarò. Io sono chiamato secondo i miei atti.»

Questa visione di Mosè al roveto di Esodo 3 che potrebbe essere allucinazione o la menzogna di uno solo è confortata in Esodo 24,10 da Aronne, Nadab, Abiu e dei settanta anziani d’Israele “Essi videro il Dio ‘Elohei d’Israele: sotto i suoi piedi vi era come un pavimento in lastre di zaffìro, limpido come il cielo.”
Quando consegnò le 10 parole disse “Io sono il Signore, tuo Dio…” (Esodo 20,2) ossia “‘anoki IHWH ‘oeloheoeik”, vale a dire avete visto che il vostro futuro si sta realizzando, infatti “…ti ho fatto uscire dalla terra d’Egitto, dalla condizione servile.” (Esodo 20,2)
Il momento culminante fu l’apertura del mare e Mosè cantò:

Il Signore è un guerriero, Signore è il suo nome.” (Esodo 15,3)



Un guerriero, letteralmente uomo “‘aish” di guerra “milhemah” , il che apre a pensarlo veramente come uomo!
Quelle parole con una lettura esoterica cercando di aprire il segreto contenuto nelle lettere singole ebraiche lette anche come icone fornisce questo pensiero:

  • Il Signore in un uomo vivrà , il vigore della vita sarà a portare al mondo , la risurrezione ai viventi recherà ,
  • Il Signore in un uomo per i viventi pane sarà e nel mondo la risurrezione ai viventi recherà !

Anche il versetto già citato in Esodo Rabbah 3,6 “YHWH, YHWH, Dio misericordioso e pietoso…” (Esodo 34,6) fa pensare a qualche cosa del genere: “Il Signore sarà nel mondo a portarsi , entrerà la divinità in un corpo . L’annuncio () alla madre recherà che si chiuderà nel figlio .”
Il pensiero si rafforza con questa autodefinizione in Deuteronomio 32,39 con cui IHWH intende distinguersi dagli dèi che gli egiziani avevano conosciuto in Egitto e presso gli altri popoli, gli “‘elohim” .
Nel libro dei Numeri (33,3) c’è una prova che i potenti egiziani, il faraone e i suoi familiari sono chiamati dèi, ovviamente falsi, perché così si consideravano, quindi degli ‘elohim, perché dice: “Partirono da Ramses il primo mese, il quindici del primo mese. Il giorno dopo la Pasqua, gli Israeliti uscirono a mano alzata, alla vista di tutti gli Egiziani, mentre gli egiziani seppellivano quelli che il Signore aveva colpiti tra di loro, cioè tutti i primogeniti, quando il Signore aveva fatto giustizia anche dei loro dei.”
Lì per “dèi” usa ; era morto, infatti, anche il primogenito del Faraone che era considerato un dio, sicuramente uno dei .
Dio in quel versetto di Deuteronomio 32,39 asserisce:

“Ora vedete che io, io lo sono
e nessun altro è dio accanto a me.      
Sono io che do la morte e faccio vivere;  
io percuoto e io guarisco,                  
e nessuno può liberare dalla mia mano.”

Tale versetto, se letto a modo di messaggio criptato, fornisce una conferma all’idea che vi sarà una rivelazione ulteriore in forma ravvicinata completa; vale a dire l’incarnazione!

“Vedrete () portarmi nel tempo del mondo . Un retto sarete ad incontrare ()! Sarò io lui . Mi porterò in un primogenito in cui sarà l’energia divina entrata a stare nel seno () della madre . Ad aiutarvi sarò . Io sarò quel primogenito dato alla morte a riportarsi per primo a vivere , vivo dalla tomba si rialzerà quando in croce sarà portato . Io sono l’unico che guarirà e a nessun vivente sarà impedito d’essere salvato .”

E tutto di seguito: “Vedrete portarmi nel tempo del mondo. Un retto sarete ad incontrare! Sarò io lui. Mi porterò in un primogenito in cui sarà l’energia divina entrata a stare nel seno della madre. Ad aiutarvi sarò. Io sarò quel primogenito dato alla morte a riportarsi per primo a vivere. Vivo dalla tomba si rialzerà quando in croce sarà portato. Io sono l’unico che guarirà e a nessun vivente sarà impedito d’essere salvato.

Nella Pesista de Rav Kahana, raccolta di pensieri midrashici dei maestri “amoraim” del III-IV secolo, relativamente al versetto di Esodo 20,2 si trova: “Dio appariva (Nireh) loro come un eroe che dà battaglia e apparve loro al Sinai come uno scriba che insegna la tradizione e apparve loro nei giorni di Daniele come un vecchio che insegna la Torah e apparve loro nei giorni di Salomone come un giovane (bahur) disse loro il Santo, benedetto sia: Io sono colui che era al mare, Io colui che era al Sinai, Io sono il Signore tuo Dio.”
Quando Dio apparve loro ciascuno lo riconobbe come proprio Dio e parlò come se la parola fosse diretta a lui solo e ciascuno recepì di Lui quanto era in grado, del resto, come fu per la manna, osserva la Pesista di Rabbi Yosi bar Hanina (12,25), che neonati, giovani o vecchi gustarono secondo le proprie capacità.
Mosè è il più grande dei profeti, l’uomo della visione, infatti:

  • “Il Signore disse: Ascoltate le mie parole! Se ci sarà un vostro profeta, io, il Signore, in visione a lui mi rivelerò, in sogno parlerò con lui. Non così per il mio servo Mosè: egli è l’uomo di fiducia in tutta la mia casa. Bocca a bocca parlo con lui, in visione e non per enigmi, ma ed egli contempla l’immagine del Signore.” (Numeri 12,6-8)
  • Il Signore parlava con Mosè faccia a faccia , come uno parla con il proprio amico.” (Esodo 33,11)

Per contro in Esodo 33 c’è un passo che crea alcune perplessità rispetto a questa visione faccia a faccia.
Mosè al versetto 13 chiede al Signore “indicami la tua via” e il Signore al 14 “Rispose: Il mio volto camminerà con voi e ti darò riposo” poi al 20-23 “Soggiunse: Ma tu non potrai vedere il mio volto, perché nessun uomo può vedermi e restare vivo. Aggiunse il Signore: Ecco un luogo vicino a me. Tu starai sopra la rupe: quando passerà la mia gloria, io ti porrò nella cavità della rupe e ti coprirò con la mano, finché non sarò passato. Poi toglierò la mano e vedrai le mie spalle, ma il mio volto non si può vedere.”
Questo luogo sarebbe una caverna che sta sull’Horeb, la stessa ove Elia sentì “il sussurro di una brezza leggera”, il Signore che passava 1Re 19,9-18.
I rabbini si sono interrogati su tale contrasto ed hanno concluso che quel bocca a bocca e quel faccia a faccia sono potenziali, nel senso sarebbe potuto avvenire se ciascuno l’avesse voluto in contemporanea, ma a tempi alterni le volontà di Dio e di Mosè per il si non sono state concordanti.
In Esodo 3, infatti, nel racconto della visione del roveto è detto: “Mosè allora si coprì il volto, perché aveva paura di guardare verso Dio” (Esodo 3,6b) cosicché il Signore avrebbe poi agito di conseguenza “Quando volevo tu non hai voluto, ora che tu vuoi Io non voglio” (T B Berakot 7a.)
È anche da notare che Dio spesso ai profeti parla per enigmi, ma a Mosè no, “l’o bechidot” , parla apertamente; forse in questo senso è da considerare quel faccia a faccia e quel bocca a bocca, senza intermediari di velature varie, allegorie e pare potersi concludere che con quel “l’o bechidot” gli chiarisca con i segni, perché “il Potente Padre il nascosto è ad aiutare con i segni “.
È poi da segnalare il pensiero di Rabbi Huna bar Bizna che con riferimento al testo Esodo 33,20-23 scrisse: “Da qui si ricava che il Santo, benedetto sia, gli fece vedere il nodo dei ‘tefillin’.” (TB Berakot 7a)
I tefillin sono i filatteri, le fasce di cuoio con cui gli ebrei osservanti in preghiera si legano su braccia e sul capo, secondo prescrizioni dedotte dalla Torah, rotoletti con alcuni versetti della Torah stessa.
In definitiva, secondo questo pensiero, Dio avrebbe un corpo, e pur se Mosè non gli ha visto il volto, avrebbe visto, la schiena, che ha sembianze umane e che aveva le caratteristiche di un ebreo osservante.
In altri passi della letteratura talmudica Dio è descritto come un uomo pio che compie tutti gli atti di misericordia.
Disse Rabbi Simlay: “Troviamo che il Santo, benedetto sia, pronuncia la benedizione sugli sposi (Genesi 1,28), adorna le spose (Genesi 2,22), visita i malati (Genesi 18,1), seppellisce i morti…” (Genesi Rabbah 8,13)
L’ebraismo ha sempre attribuito un aspetto di forma umana al suo Dio; si pensi alle descrizioni dello sposo nel Cantico dei Cantici, ha braccia, gambe, collo, petto, dita, mani, parla, bacia…
Quel “contempla l’immagine del Signore “temunat IHWH yabbyth” in Numeri 12,8, ci parla poi di una visione speciale, forse si vedevano con gli occhi del cuore come due innamorati “indicazioni vive inviava con i segni il Signore a stargli dentro , gli erano nel cuore .”

In “L’Incarnazione sotto il ‘velo’ di Mosè“, articolo in .pdf in “Lettere ebraiche e codice Bibbia” ho portato avanti il discorso di una profezia dell’incarnazione fatta a Mosè e riportata nella Torah, ove tra l’altro ho decriptato col mio metodo l’intero capitolo 34 del libro dell’Esodo.
È lì evidente che “Il mio volto ” è “il Verbo che inviato sarà “, quindi la Parola, la Bocca di Dio, il volto del Figlio che il cristianesimo identifica in Gesù di Nazaret.
I Vangeli sinottici riferiscono che in occasione di una teofania anticipata del Cristo risorto, la “Trasfigurazione”, quei due profeti che non riuscirono in vita a vedere il volto del Creatore, poterono vedere il volto di nostro Signore Gesù Cristo come riferiscono ad esempio Matteo 17,1-5; Marco 9,2-8; Luca 9,28-36: “Sei giorni dopo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello e li condusse in disparte, su un alto monte. E fu trasfigurato davanti a loro; il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce. Ed ecco apparvero loro Mosè ed Elia, che conversavano con lui. Pietro prese allora la parola e disse a Gesù: Signore, è bello per noi restare qui; se vuoi, farò qui tre tende, una per te, una per Mosè e una per Elia. Egli stava ancora parlando quando una nuvola luminosa li avvolse con la sua ombra. Ed ecco una voce che diceva: Questi è il Figlio mio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto. Ascoltatelo.” (Matteo 17,1-5)
Ho provato ad affrontare quei 4 versetti Esodo 33,20-23 per far emergere la pagina criptata sottostante ed esce questa profezia sul Cristo, Parola di Dio.

Esodo 33,20 – Si porterà a stare in un primogenito per vivere nel corpo il Potente. Venendo porterà la perfezione alla vista di tutti. Verrà la Parola/il Verbo inviato, vi sarà la rettitudine. Sarà il Potente in quel primogenito a stare nel corpo. Io Sono entrerà in un uomo e vi vivrà.

Esodo 33,21 – E fu a dire il Signore, ecco i viventi risorgerà, verrà la colomba (Spirito Santo) giù da un crocifisso innalzato, uscirà giù si porterà dal corpo.

Esodo 33,22 – Mi porterò nel mondo, sarò ad entrare in una casa/famiglia ebrea. La gloria sarò a recare della risurrezione dai morti. Sarà così da dentro l’innocente a versarla dal corpo. In tutti entrando solleverà. Porterà nei corpi la forza del fuoco della rettitudine del crocifisso che era il retto Verbo/Parola che sarà stato innalzato. Saranno retti per sempre. Ad agirgli dentro il corpo sarà…

Esodo 33,23 – …un’asta. Aperto un foro nel corpo del crocifisso sarà a venire la rettitudine. Il Verbo/Parola sarà a portarla alla vista. Saranno tutti uno, del crocifisso fratelli. Nel corpo sarà a portarli il Verbo dagli angeli a stare dal Potente Unico che sarà alla vista a portarsi.

Mosè evidentemente fu anche portato nei cieli a vedere il Santuario celeste, come s’arguisce da: “Il Signore disse a Mosè: Ordina agli Israeliti …Essi mi faranno un santuario e io abiterò in mezzo a loro. Eseguirete ogni cosa secondo quanto ti mostrerò, secondo il modello della Dimora e il modello di tutti i suoi arredi.” (Esodo 25,1-2-9)
Fu portato così al settimo cielo e Dio gli aprì le porte alla visione del paradiso.
Su tale evento ha costruito la ricerca midrashica ed è arrivata a considerare “Il Santo, benedetto sia, aprì i sette firmamenti e si rivelò loro occhio a occhio (“a’in be ‘a’in”) nella sua bellezza, nella sua gloria nella sua gloria e nella sua statura, con la sua corona e il suo trono della gloria.” (Pesiqta Rabbati 20)
Cioè vide con l’occhio di Dio che diventò suo occhio.

Fu lassù, nel settimo cielo, dove Mosè si rese conto che Dio era misericordioso, pietoso, longanime, ricco d’amore e di verità e lento all’ira.
Dice un midrash: “Quando Mosè salì in cielo trovò il santo, benedetto sia, seduto ed intento a scrivere longanime (“‘oeroek ‘appaym” ). Gli disse: Signore del mondo, longanime per i giusti? Ed egli rispose: Anche per i malvagi.” (TB Sanhedrin 111)

Del pari si può considerare che quel bocca a bocca di cui s’è detto stia ad indicare che Mosè, di fatto, per il popolo diventò bocca di Dio, profeta di Cristo, che con la sua venuta completò la profezia.
Considerato che profezie esplicite di Mosè, cioè dalla Torah, sul Messia sono poche il resto sarebbe da esplicitare attraverso i segni, cioè le lettere usate e da Mosè ripetute nella Torah stessa.
In un’altra visione talmudica Dio è descritto appunto seduto a “ricamare le lettere della Torah”, ad interpretare i versetti della Scrittura nella loro profondità infinita per estrarne nuovi significati. (TBShabbat 89°. Menahot 29b)
San Paolo pare ricordare la tradizione della salita di Mosè nei cieli per vedere il Santuario celeste quando dice del proprio incontro col Signore e dell’ascolto delle catechesi di Anania: “…verrò alle visioni e alle rivelazioni del Signore. Conosco un uomo in Cristo che, quattordici anni fa – se con il corpo o fuori del corpo non lo so, lo sa Dio – fu rapito fino al terzo cielo. E so che questo uomo – se con il corpo o senza corpo non lo so, lo sa Dio – fu rapito in paradiso e udì parole indicibili che non è lecito ad alcuno pronunziare.” (2Corinzi 12,1-4)

DIO IN ASCOLTO DELL’UOMO
Il Dio della Bibbia del così detto Antico Testamento si comporta da padre per il figlio Israele, l’ammaestra, l’ammonisce e lo punisce, desidera la sua collaborazione, è disposto a cambiare parere, si fa coinvolgere e convincere dal proprio interlocutore.
Due sono i principali episodi dei patriarchi con Dio che rivelano questa attitudine di Dio all’ascolto.
Il primo è quando avviene che Dio in tre persone si presenta ad Abramo a cui non può far a meno di confidargli la decisione presa per i peccati di Sodoma e Gomorra e lì Abramo discusse con Lui per cercare di salvare i pochi giusti che vi si trovassero (Genesi 18).
Il secondo riguarda Mosè che intercede per il popolo che ha peccato in occasione dell’episodio del vitello d’oro in Esodo 32,11-14.
Vi è poi come un rapporto di reciprocità tra Dio e i suoi fedeli.
Alcuni rabbini, infatti, hanno interpretato il versetto Esodo 3,14a “Io sono colui che sono …”, che come ho detto in modo più grammaticale è “Sarò colui che sarò”, in “Come tu sarai con me io sarò con te” che si ritrova in una qualche misura anche nella preghiera del Padre Nostro quando dice “rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori”, onde Dio si conformerebbe al comportamento del fedele, come un’ombra, infatti: “Il Signore è il tuo custode, il Signore è come ombra che ti copre, e sta alla tua destra.” (Salmo 121,5)
“Quando gli Israeliti sono retti e fanno la volontà di Dio cavalca nei cieli in tuo aiuto, ma quando non fanno la sua volontà egli sta sulle nubi nella sua maestà.” (Sifre Deuteronomio 355)
“Quando i giusti (tzaddiqim) fanno la volontà del Santo, benedetto sia, essi aggiungono forza alla potenza – Ora si mostri grande la potenza del mio Signore (Numeri 14,17) – quando invece no – La Roccia, che ti ha generato, tu hai trascurato (come indebolito); hai dimenticato il Dio che ti ha procreato! (Deuteronomio 32,18).” (Pesiqta de Rav Kahana 25)
Di fatto l’opera dell’uomo che segue i precetti della Torah provoca la “santificazione” del Nome di Dio su questa terra ed accelera la venuta del suo Regno in modo che Dio sia lodato sulla terra come nei cieli.
Il Dio vero e unico, d’Abramo, d’Isacco e Giacobbe, creatore del cielo e della terra, costruisce il suo regno in terra con l’ausilio dell’opera del Popolo di Dio che è il Suo Testimonio nel mondo e con cui appunto ha fatto alleanza: “Io ho predetto e ho salvato, mi son fatto sentire e non c’era tra voi alcun dio straniero. Voi siete miei testimoni – oracolo del Signore – e io sono Dio…” (Isaia 43,12)

IMMAGINI DI DIO
Le due presentazioni delle 10 parole o comandamenti che ci sono nella Torah, in Esodo 20 e Deuteronomio 5, comportano: “Non ti farai idolo né immagine alcuna di ciò che è lassù nel cielo né di ciò che è quaggiù sulla terra, né di ciò che è nelle acque sotto la terra.” (Esodo 20,4; Deuteronomio 5,8)
Accade però che nel dare disposizioni per la costruzione del santuario mobile, da Dio ci fu questo comando circa l’arca dell’alleanza: “Farai il coperchio, o propiziatorio, d’oro puro; avrà due cubiti e mezzo di lunghezza e un cubito e mezzo di larghezza. Farai due cherubini d’oro: li farai lavorati a martello sulle due estremità del coperchio. Fa un cherubino ad un’estremità e un cherubino all’altra estremità. Farete i cherubini tutti di un pezzo con il coperchio alle sue due estremità. I cherubini avranno le due ali stese di sopra, proteggendo con le ali il coperchio; saranno rivolti l’uno verso l’altro e le facce dei cherubini saranno rivolte verso il coperchio. Porrai il coperchio sulla parte superiore dell’arca e collocherai nell’arca la Testimonianza che io ti darò.” (Esodo 25,17-21)
Il raffigurare cherubini pare in contrasto al comando di non farsi immagini.
I cherubini, è vero, sono angeli del cielo, ma non sono idoli o dèi da adorare, bensì sono manifestazioni e ambasciatori di Dio stesso; infatti, in ebraico angelo e ambasciatore sono sinonimi e si scrivono entrambi “mal’ak”.
Nel caso specifico i cherubini con la loro presenza ed immagine servono a ricordare che s’è vicini al recinto proibito, in presenza di un limite invalicabile, cioè dov’è il Santo, l’ambito da cui l’uomo fu scacciato: “Scacciò l’uomo e pose a oriente del giardino di Eden i cherubini e la fiamma della spada guizzante, per custodire la via all’albero della vita.” (Genesi 3,24)
Anche i teli della Dimora fu disposto che riportassero immagini di cherubini, infatti, in Esodo 26,1 si legge: “Quanto alla Dimora, la farai con dieci teli di bisso ritorto, di porpora viola, di porpora rossa e di scarlatto. Vi farai figure di cherubini, lavoro d’artista.”
Non basta!
Lo stesso velo di separazione dal Santo dei Santi avrà due cherubini, come precisa Esodo 26,31-33: “Farai il velo di porpora viola, di porpora rossa, di scarlatto e di bisso ritorto. Lo si farà con figure di cherubini, lavoro di disegnatore. Lo appenderai a quattro colonne di acacia, rivestite d’oro, con uncini d’oro e poggiate su quattro basi d’argento. Collocherai il velo sotto le fibbie e là, nell’interno oltre il velo, introdurrai l’arca della Testimonianza. Il velo sarà per voi la separazione tra il Santo e il Santo dei santi.”
In effetti, racconta il libro dei Numeri 7,89: “Quando Mosè entrava nella tenda del convegno per parlare con il Signore, udiva la voce che gli parlava dall’alto del coperchio che è sull’arca della testimonianza fra i due cherubini; il Signore gli parlava.”
I cherubini indicavano la sua presenza e l’immagine di Dio che siede tra i cherubini era nell’immaginario ebraico come testimonia il versetto 1 del Salmo 99 “Il Signore regna, tremino i popoli; siede sui cherubini, si scuota la terra.”
Mosè fu il suo primo tramite per trasmettere la Torah, poi Dio parlò attraverso i profeti che riportavano gli oracoli di Dio, indi a Davide ispirando i salmi e così via fino a definire la prima rivelazione col complesso della Sacra Scrittura, la legge, i profeti e gli altri scritti.
Di fatto anche questi erano degli ambasciatori di Dio e quindi in un certo senso suoi angeli in terra, suoi cherubini; del resto in Cherubini si legge anche “Retti rabbì del Vivente !”
Ecco che sorse il pensiero che come gli angeli sono in eterno a servizio di Dio, chi avesse esplicitato con meriti per Lui degli incarichi in terra avrebbe avuto incarichi nei cieli e, come appunto un angelo di Dio, poteva entrare nell’eternità.
Tale idea pare trovarsi anche nella parabola sul regno dei cieli detta dei talenti, infatti, il Vangelo di Marco 25 al servo che aveva fatto fruttare bene i suoi talenti, ovviamente nella vita terrena, il Signore dice: “Bene, servo buono e fedele, gli disse il suo padrone, sei stato fedele nel poco, ti darò autorità su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone” (Marco 25,21) cioè ti darò altri incarichi più grandi nella vita a venire.
Grande ricerca fu, infatti, portata avanti nell’ebraismo su alcuni che potevano non essere stati soggetti alla vicenda terrena della morte nel modo comune in cui colpisce gli uomini, ma che nella Bibbia è detto che furono portati in cielo, quindi, in un certo senso elevati nella sfera del divino.

Il primo che si trova è Enoch, il VII della generazione degli uomini, il VI appunto nella linea dei primogeniti d’Adamo: Set, Enos, Kenan, Maalaleel, Jared, Enoch. (Caino perse la primogenitura quando Abele fu ucciso “Caino si allontanò dal Signore e abitò nel paese di Nod, ad oriente di Eden” – Genesi 4,16)
Il libro della Genesi, in modo sintetico, ma chiaro, dice: “Enoch aveva 65 anni quando generò Matusalemme. Enoch camminò con Dio; dopo aver generato Matusalemme, visse ancora per 300 anni e generò figli e figlie. L’intera vita di Enoch fu di 365 anni. Enoch camminò con Dio, poi scomparve perché Dio l’aveva preso.” (Genesi 5,21-24)
Su ciò ha lavorato molto la letteratura midrashica ed apocalittica ebraica.
Questi entrando nei cieli avrebbe cambiato il nome in Metratron o Metratrone di cui ho detto nell’articolo in .pdf “Si aprirà il cielo e verrà con i suoi angeli” in “Ricerche di verità“.

Altro personaggio che la Bibbia dice fu portato vivo in cielo è il profeta Elia.
In 2Re 2,7-13, sia pure con brevissima descrizione, pure in modo chiaro è detto del fatto, dichiarando implicitamente che era comprovato da più di 50 testimoni: “Cinquanta uomini, tra i figli dei profeti, li seguirono e si fermarono a distanza; loro due si fermarono sul Giordano. Elia prese il mantello, l’avvolse e percosse con esso le acque, che si divisero di qua e di là; i due passarono sull’asciutto. Mentre passavano, Elia disse a Eliseo: Domanda che cosa io debba fare per te prima che sia rapito lontano da te. Eliseo rispose: Due terzi del tuo spirito diventino miei. Quegli soggiunse: Sei stato esigente nel domandare. Tuttavia, se mi vedrai quando sarò rapito lontano da te, ciò ti sarà concesso; in caso contrario non ti sarà concesso. Mentre camminavano conversando, ecco un carro di fuoco (roekoeb ‘esh) e cavalli di fuoco si interposero fra loro due. Elia salì nel turbine verso il cielo. Eliseo guardava e gridava: Padre mio, padre mio, cocchio d’Israele e suo cocchiere. E non lo vide più. Allora afferrò le proprie vesti e le lacerò in due pezzi. Quindi raccolse il mantello, che era caduto a Elia, e tornò indietro, fermandosi sulla riva del Giordano.”
È interessante che carro “roekoeb” ha le stesse lettere di kerub cherubino, anche se permutate.
Ecco che nasce l’idea che in terra un retto molto grande , simile per lettere a cherubino kerub , allo spengersi () del corpo viene portato su un carro in cielo tra i cherubini per divenire anche lui uno di loro.
Il carro diviene di “fuoco” , che con le lettere separate, secondo i significati grafici, apre l’idea a “l’Unico lo risorgerà “!
(Elia il Profeta detto il Tisbita “Currus Israel et auriga eius – Carro d’Israele e suo cocchiere – come dice Eliseo in quei versetti, è padre e guida dei Carmelitani.)
Ed ecco che il Salmo 68, sulla grande epopea d’Israele, al versetto 18 dice: “I carri di Dio sono miriadi, migliaia gli arcieri: il Signore è tra loro, sul Sinai, in santità.” e chi sono questi carri se non i fedeli al Dio Unico di Israele nei cui “corpi la rettitudine abita/risiede “.
Sotto questo aspetto in ambito cristiano Maria e Giuseppe, i retti Israeliti scelti dal Signore per costituire la Santa Famiglia di Nazaret, sono i cherubini tra cui siede il Dio vivente nell’infanzia della sua avventura umana e sotto la croce elegge Maria Santissima quale carro d’evangelizzazione.
In tal modo è considerata da Santa Caterina da Siena, quando dice: “O Maria, carro di fuoco, tu hai portato il fuoco nascosto e velato sotto la cenere della tua umanità. O Maria, vaso d’umiltà, in te si conserva e brilla la luce della vera scienza con la quale, innalzandoti al di sopra di te stessa, hai affascinato il Padre Eterno. Così Egli ti ha rapita, ti ha attirata a sé con amore unico, perché proprio questa luce e questo fuoco della tua carità, questo olio della tua umiltà, hanno attirato la sua Divinità e l’hanno spinta a venire in te, quantunque già l’ardore estremo della tua carità senza misura la pressava a venire a noi.”

C’è ancora almeno un altro personaggio su cui, non la Bibbia, ma la tradizione ebraica, è pronta ad assicurare una salita al cielo; è il profeta Mosè. (Vedi: “Le benedizioni di Giacobbe e di Mosè“)
Mosè, come è noto, non entrò nella terra promessa che vide dalla sommità dei monti in sinistra del Giordano, aldilà della piana di Gerico come riferisce il libro del Deuteronomio 34,5: “Mosè, servo del Signore, morì in quel luogo, nel paese di Moab, secondo l’ordine del Signore.”
Questo versetto, come ho riportato con le lettere ebraiche con i significati grafici delle lettere, dice: “A portarsi fu da uomo illuminato tra i viventi Mosè che servì il Signore dentro la terra. A vivere lo portò dal Padre, al venir meno fu col Signore .”
Che poi Mosè, come Elia e come Enoch, fu portato in cielo, vale a dire la vera “terra” promessa, è raccontato dall’apocrifo “Ascensione di Mosè”.
C’è un commento rabbinico che s’è soffermato a considerare i segni a fine di quel versetto e li ha interpretati come “sopra la bocca ci fu il Signore “, come se Dio l’avesse baciato.
(Il mio metodo di decriptazione, infatti, è solo una riscoperta)
Questa idea produsse un midrash: “Si udì una voce dal cielo che disse a Mosè: Mosè, è la fine, il tempo della tua morte è venuto. Mosè disse a Dio: Ti supplico, non mi abbandonare nelle mani dell’angelo della morte. Ma Dio scese dall’alto dei cieli per prendere l’anima di Mosè e gli disse: Mosè, chiudi gli occhi e Mosè li chiuse; poi disse: Posa le mani sul petto e Mosè così fece; poi disse: Adesso accosta i piedi e Mosè li accostò. Allora Dio chiamò l’anima di Mosè dicendole: Figlia mia, ho fissato un tempo di 120 anni durante il quale tu abitassi nel corpo di Mosè. Ora è giunta la tua fine; parti, non tardare. E l’anima: Re del mondo, io amo il corpo puro e santo di Mosè e non voglio lasciarlo. Allora Dio baciò Mosè e prese la sua anima con un bacio della sua bocca, poi Dio pianse per la morte di Mosè.”
Rispetto a questo racconto Daniel Lifschitz in Mosè lotta con la Morte (EDB) aggiunge: “…Rispose l’anima: Signore dell’universo, esiste forse un corpo più puro di quello di Mosè? Perciò lo amo e non voglio lasciarlo. Ti porrò sotto il mio trono celeste, insieme agli angeli, promise il Signore. Meglio per me rimanere nel corpo di Mosè che trovarmi con gli angeli, protestò l’anima. È puro tanto quanto gli angeli, benché viva sulla terra. Ti prego, lasciami nel corpo di Mosè. Dopo che il Santo, benedetto sia, ebbe udito l’anima di Mosè attestare la purezza del suo corpo, baciò Mosè, e l’anima fece l’esperienza dell’indicibile gioia della Sheckinah del Signore (l’aspetto femminile di Dio), gioia incomparabilmente più grande di quella provata rimanendo nel corpo di Mosè e tornò, senza più resistere nel seno del Santo, benedetto sia.”

Ora, l’aspetto di uomini eletti trovati degni del cielo come Mosè ed Elia, è colto dall’episodio detto della “trasfigurazione”, riportato dai tre Vangeli sinottici, quando Gesù, appunto, trasfigurato nella sua gloria di Figlio di Dio, anche Lui come tra due cherubini, Mosè ed Elia, fu visto dagli apostoli che s’era portato con sé sul monte.
Quindi Gesù è IHWH nella natura umana e ha cherubini di natura umana.

All’atto della costruzione del primo Tempio poi i cherubini si moltiplicarono a testimoniare che quella era veramente la sede in terra della corte celeste.
Oltre a quelli sull’arca e sul velo del Santo dei Santi da 1Re 6,23-29 e 32-35 si apprende che Salomone, all’atto della costruzione del primo Tempio di Gerusalemme, “Nella cella fece due cherubini di legno di ulivo, alti dieci cubiti. L’ala di un cherubino era di cinque cubiti e di cinque cubiti era anche l’altra ala del cherubino; c’erano dieci cubiti da un’estremità all’altra delle ali. Di dieci cubiti era l’altro cherubino; i due cherubini erano identici nella misura e nella forma. L’altezza di un cherubino era di dieci cubiti, così anche quella dell’altro. Pose i cherubini nella parte più riposta del tempio, nel santuario. I cherubini avevano le ali spiegate; l’ala di uno toccava la parete e l’ala dell’altro toccava l’altra parete; le loro ali si toccavano in mezzo al tempio, ala contro ala. Erano anch’essi rivestiti d’oro. Ricoprì le pareti del tempio con sculture e incisioni di cherubini, di palme e di boccioli di fiori, all’interno e all’esterno… I due battenti erano di legno di ulivo. Su di essi fece scolpire cherubini, palme e boccioli di fiori, che ricoprì d’oro, stendendo lamine d’oro sui cherubini e sulle palme. Lo stesso procedimento adottò per la porta della navata, che aveva stipiti di legno di ulivo a forma quadrangolare. I due battenti erano di legno di abete; un battente era costituito da due pezzi girevoli e così l’altro battente. Vi scolpì cherubini, palme e boccioli di fiori, che ricoprì d’oro lungo le linee dell’incisione.”
L’ebraismo s’è chiesto cosa raffigurassero quei cherubini e perché in genere due, affacciati come sull’arca e sul velo del Santo dei Santi, ed è arrivato a più conclusioni e tra le molte idee, segnalo:

  • “TB Yoma 54 e Bba Batra 99” nella tensione dell’abbraccio dei due cherubini vi vede simboleggiato l’amore di Dio per Israele che si unirebbero quando Israele compie la volontà di Dio.
  • “Midrash Tadshe2” associa i due cherubini ai nomi di Dio di ‘Elohim riferito all’attributo della giustizia e a IHWH connesso alla misericordia.

Per tutto quanto accennato l’affermazione, che il giudaismo antico negherebbe la deificazione o meglio l’assunzione in cielo dell’essere umano non pare pienamente fondata.
Ciò è rafforzato dal pensiero che proprio perché l’incarnazione era un’idea possibile nell’ebraismo può aver avuto margine, almeno nei primi tempi, il ramo cristiano che provocò tante conversioni tra gli Israeliti dopo la presa d’atto della risurrezione di un uomo, evento peraltro atteso, per dare l’avvio ai tempi finali che erano previsti dagli scritti apocalittici degli due secoli precedenti.
È indiscutibile, peraltro, il fatto che nella visione di Daniele al capitolo 7 del suo libro si legge: “Io continuavo a guardare, quand’ecco furono collocati troni e un vegliardo si assise. La sua veste era candida come la neve e i capelli del suo capo erano candidi come la lana; il suo trono era come vampe di fuoco con le ruote come fuoco ardente. Un fiume di fuoco scendeva dinanzi a lui, mille migliaia lo servivano e diecimila miriadi lo assistevano. La corte sedette e i libri furono aperti.” (Daniele 7,9-10)
Lì, uno è il trono di Dio Padre, l’altro è del Messia il figlio di Davide che sarà anche Suo Figlio secondo la profezia fatta al profeta Natan e a Davide stesso.
Questa fu anche l’interpretazione del grande Rabbi Aqiva del II secolo d.C., ma poi criticato per quella tesi (Vedi Sanhedrin 38) “si pentì” in relazione alla frattura emergente dell’ebraismo con i “minim” e con i cristiani.
Cioè, tesi accolte prima dall’ebraismo furono poi respinte per l’acuirsi della differenziazione col cristianesimo e il Talmud sulle discussioni che evidentemente vi furono generalmente pone un velo.
Per il doppio contributo culturale fornito da interpretazioni intellettualistiche religiose dedotte dalla filosofia greca e dalle idee portate dall’Islam (Caraiti) di un Dio trascendente, incorporeo, immutabile e in conoscibile, la spinta intellettuale fu di relativizzare e considerare la presentazioni antropomorfiche contenute nella Bibbia come descrizione “rozze” per il popolo, ma da assumere come allegorie per i sapienti scrutatori il che ha portato a relativizzare i contenuti porgendo il fianco poi, e faccio un salto di secoli, all’illuminismo.

IL BACINO DEL TEMPIO DI SALOMONE
Quando Dio scacciò l’uomo “…pose ad oriente del giardino di Eden i cherubini e la fiamma della spada folgorante, per custodire la via all’albero della vita.” (Genesi 3,4) onde sono questi angeli segno del limite che Dio ha posto tra l’uomo e la sua residenza e incontrare questi angeli avvisa l’uomo che è in vicinanza del suo Regno. (Vedi: “I Cherubini alla porta dell’Eden” e “Il giardino dell’Eden“)
L’arca con le due stanghe portata durante l’Esodo dai Leviti per 40 anni per i deserti della penisola del Sinai fino alla conquista della terra promessa aveva ispirato l’immagine del carro “roekoeb” di Dio, la “merkabah” con cui la “Shekinah” cioè la “Presenza” di Dio seguiva Israele ovunque andava.
La “Shekinah” di Dio si insediò poi nel 1° Tempio che Salomone, figlio di Davide, aveva fatto costruire.
Il popolo d’Israele e il suo Dio IHWH, tramite questo re illuminato furono così resi noti ai popoli vicini e ai grandi imperi Babilonese ed Egiziano.
Di fatto, il popolo d’Israele da quel momento era stato efficace ambasciatore di Dio tra quei popoli tanto che Isaia (2,1-3) due secoli dopo pronunciò la famosa profezia: “Ciò che Isaia, figlio di Amoz, vide riguardo a Giuda e a Gerusalemme. Alla fine dei giorni, il monte del tempio del Signore sarà eretto sulla cima dei monti e sarà più alto dei colli; ad esso affluiranno tutte le genti. Verranno molti popoli e diranno: Venite, saliamo sul monte del Signore, al tempio del Dio di Giacobbe, perché ci indichi le sue vie e possiamo camminare per i suoi sentieri. Poiché da Sion uscirà la legge e da Gerusalemme la parola del Signore.”
Quel Tempio era una meraviglia per la ricchezza dei rivestimenti di legno di cedro, dei decori e degli ornamenti in bronzo e per le suppellettili d’oro.

C’è nel libro 1Re al capitolo 7 la seguente descrizione relativa agli arredi del Tempio fatto costruire da Salomone durante il suo regno (970-931 a.C.):

  • 1Re 7,23 – “Fece il Mare, un bacino di metallo fuso di dieci cubiti da un orlo all’altro, perfettamente rotondo; la sua altezza era di cinque cubiti e una corda di trenta cubiti lo poteva cingere intorno.”
    Salomone, cioè fece fare un bacino di metallo fuso che in ebraico fu chiamato ha-iiam il Mare e non si può non accorgersi del gioco di lettere simbolico che volutamente comporta.
    Ora Dio è nel Santo dei Santi e fuori c’è il Mare.
    “lo spirito di Dio aleggiava sulle acque.” (Genesi 1,1b)
    C’è una tensione a leggere il nome di ‘Elohim .
    Da Dio uscirà un mare , da Dio ad uscire sarà acqua , ma anche: Dio nel mondo sarà un vivente !
  • 1Re 7,24 – “C’erano sotto l’orlo, tutto intorno, figure di coloquìntidi, dieci per ogni cubito, che formavano un giro all’intorno; le figure di coloquìntidi erano disposte in due file ed erano state colate insieme con il Mare.”
    Queste coloquintidi “sobebim” forse sono delle zucche o meglio, ritengo, dei motivi ornamentali, come i flutti del mare in risalto a spirale, “che rigirano dentro ” per simulare le onde come se il bordo non finisse e fosse indefinitamente grande.

  • 1Re 7,25 – “Questo poggiava su dodici buoi; tre guardavano verso settentrione, tre verso occidente, tre verso meridione e tre verso oriente. Il Mare poggiava su di essi e tutte le loro parti posteriori erano rivolte verso l’interno.”
    I buoi si vedevano protesi ad estendersi all’infinito nelle 4 direzioni per indicare Dio infinito.
  • 1Re 7,26 – “Il suo spessore era di un palmo; il suo orlo, fatto come l’orlo di un calice, era a forma di giglio. La sua capacità era di duemila bat.”
    1 bat era 45 litri.
  • 1Re 7,27-39 – “Fece dieci carrelli di bronzo; di quattro cubiti era la lunghezza di ogni carrello e di quattro cubiti la larghezza e di tre cubiti l’altezza. La struttura dei carrelli era questa: telai e traverse tra i telai. Sulle traverse, che erano fra i telai, vi erano figure di leoni, buoi e cherubini, e sull’intelaiatura, sia sopra che sotto i leoni e i buoi, c’erano ghirlande a festoni. Ciascun carrello aveva quattro ruote di bronzo con gli assi di bronzo e quattro supporti con sporgenze per sostenere il bacino; le sporgenze erano fuse, contrapposte a ciascuna ghirlanda. L’orlo della parte circolare interna sporgeva di un cubito: l’orlo era rotondo, come opera di sostegno, ed era di un cubito e mezzo; anche sulla sua apertura c’erano sculture. Il telaio del carrello era quadrato, non rotondo. Le quattro ruote erano sotto il telaio; i perni delle ruote erano fissati al carrello e l’altezza di ogni ruota era di un cubito e mezzo. Le ruote erano lavorate come le ruote di un carro; i loro perni, i loro quarti, i loro raggi e i loro mozzi, tutto era in metallo fuso. Quattro sporgenze erano sui quattro angoli di ciascun carrello; la sporgenza e il carrello erano in un unico pezzo. Alla cima del carrello vi era una fascia rotonda, di mezzo cubito d’altezza; alla cima del carrello vi erano manici e cornici che sporgevano da essa. Nei riquadri dei suoi manici e nel suo telaio erano incise figure di cherubini, leoni e palme, secondo lo spazio libero, e ghirlande intorno. I dieci carrelli furono fusi in un medesimo stampo, identici nella misura e nella forma. Fece poi anche dieci bacini di bronzo; ognuno aveva una capacità di quaranta bat ed era di quattro cubiti: un bacino per ogni carrello, per i dieci carrelli. Pose cinque carrelli sul lato destro del tempio e cinque su quello sinistro. Pose il Mare sul lato destro del tempio, a oriente, rivolto verso meridione.”
    Un totale di 2.000+10×40 = 2.400 bat = 90.000+18.000 = 108.000 litri = 108 mc.

C’era così stata, nella costruzione del Tempio una tensione verso i pagani, interpretata con i segni di quei carri, come apertura di Dio nei loro confronti.
L’acqua era su ruote con l’idea, espressa del bacino grande che può essere trainato dai buoi in ogni direzione, che rendeva palese l’implicito desiderio di chi aveva voluti quei bacini che portassero l’acqua lustrale in tutto il mondo, che s’estendesse cioè ovunque la fede d’Israele nel Dio Unico.
I buoi del bacile grande erano 12, ma quelli dei bacili piccoli non c’erano anche se questi bacili erano immaginati su carrelli con ruote.
Dio stesso avrebbe fornito i buoi necessari!
E chi dovevano essere se non gli Israeliti stessi?
Di fatto ciò sarebbe avvenuto dopo il 30 d.C. con l’annuncio cristiano ai pagani.
I buoi in quella occasione furono gli apostoli, tutti d’Israele, che annunciarono il kerygma, l’evento degli eventi, la risurrezione di Gesù di Nazaret.
Osserva, infatti, San Paolo: “Sta scritto infatti nella legge di Mosè: Non metterai la museruola al bue che trebbia. Forse Dio si dà pensiero dei buoi? Oppure lo dice proprio per noi? Certamente fu scritto per noi. Poiché colui che ara deve arare nella speranza di avere la sua parte, come il trebbiatore trebbiare nella stessa speranza.” (1Corinti 9,9-10)
Le 12 tribù di Israele e i 12 apostoli, 24 in tutto, hanno fornito l’annuncio del Messia, che doveva venire i primi e che è venuto i secondi, 2400 erano i “bat” di acqua di quei bacili, ognuno ha dato l’annuncio di Cristo, il 100, la resa del buon frutto caduto sulla terra buona “Un’altra cadde sulla terra buona, germogliò e fruttò cento volte tanto” (Luca 8,8).
Ora il 100 in ebraico è la lettera qof = Q che è anche l’iniziale del Santo cioè Dio stesso e del Santuario “Qadosh”.
Quei bacili erano pronti a dare acqua per la sete di tutta la terra, pronti “rovesciandosi a portare acqua “; veniva così scritta simbolicamente una parola “qum” che in ebraico voleva dire anche insorgere e sorgere e dopo l’evento di Cristo anche risorgere “nel rovesciato si riporerterà la vita “.
Quel luogo del Tempio era il “maqom” , il luogo della presenza del Signore da cui verserà la nuova vita con la risurrezione e dov’è “putredine porterà la Sua vita “.
L’acqua per il lavacro dei pagani, fu proprio ad uscire dalla parte destra del Tempio non da quel bacile, ma in forma concreta, uscì dal costato di Cristo come materia del battesimo, quando “uno dei soldati gli colpì il fianco con la lancia e subito ne uscì sangue e acqua” (Giovanni 19,34)
Gesù aveva, infatti, detto: “Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere. Gli dissero allora i Giudei: Questo tempio è stato costruito in quarantasei anni e tu in tre giorni lo farai risorgere? Ma egli parlava del tempio del suo corpo. Quando poi fu risuscitato dai morti, i suoi discepoli si ricordarono che aveva detto questo, e credettero alla Scrittura e alla parola detta da Gesù.” (Giovanni 2,10-22)
Ecco che il corpo di Cristo, ed in particolare il suo cuore è la Q grande, il Santuario da cui si riversa l’acqua di vita per il mondo.
Ora Tempio è sinteticamente detto anche “Baiit” “Casa”, sottinteso di Dio, dove appare chiara la simbologia delle lettere, questo Tempio “dentro sta nel Crocefisso “.
Quel bacile rotondo sulla destra del tempio era come il foro che subirà Gesù al costato quando, secondo il Vangelo di Giovanni, la lancia di un romano fu a colpire in croce il Tempio del suo corpo, il suo cuore, per costatarne la morte avvenuta e da cui uscì “sangue ed acqua”.

Quella descrizione degli oggetti di bronzo del Tempio prosegue in 1Re 7 e conclude riferendo al versetto 47 “Salomone sistemò tutti gli utensili; a causa della loro quantità così grande non si poteva calcolare il peso del bronzo.”
Dio però parve come momentaneamente ritirarsi dal suo popolo per l’apostasia di fatto continuamente perpetrata e per la mancanza di fede dei suoi re e lasciò distruggere quel Tempio in muratura di Salomone.
Quasi 4 secoli dopo, infatti, nel 586 a.C., purtroppo, in occasione della presa di Gerusalemme da parte dell’esercito di Nabucodonosor, vi furono distruzioni e rapine nel Tempio, infatti si trova in 2Re 25,13-14: “I Caldei fecero a pezzi le colonne di bronzo che erano nel tempio, le basi e il bacino grande di bronzo, che erano ivi, e asportarono tutto il loro bronzo in Babilonia. Essi presero ancora le caldaie, le palette, i coltelli, le coppe e tutte le suppellettili di bronzo che servivano al culto.”

La descrizione di questi bacili disposti su buoi e su ruote sono un primo sviluppò dell’Opera del Carro, “Ma’asèh merkavàh” , la cui prima espressione fu poi il carro che portò in cielo Elia (2Re 2, 7-13), tanto caro alla mistica ebraica dall’età talmudica fino all’età contemporanea.
I rabbì del I secolo, redattori della “Mishnàh” che riporta la legge orale ebraica, discepoli di Yohanan ben Zakkay rifletterono sul primo capitolo della Genesi, “Ma’asèh bereshìt”, “l’opera della creazione” e sul primo capitolo del libro di Ezechiele, sulla visione del carro col trono divino, “Ma’asèh merkavàh”, “l’opera del carro”.
Seguirono dei trattati anonimi del secolo V e VI detti “Hekalòt”, “palazzi”, con riferimento ai palazzi celesti da attraversare dal mistico prima di pervenire al settimo palazzo ove c’è il trono della Gloria, “Kavòd” di Dio.
Gli adepti, che si definivano “Yoredè merkavàh” “che scendono nel carro” si riunivano in circoli segreti.
La riflessione sul “Ma’asèh bereshìt”, si sviluppo nel “Sèfer yeshiràh” “Libro della creazione” che si vuol far risalire al III secolo pur se ebbe grande eco col “Sèfer ha-bahìr” “Il libro splendente” solo nel XII in Provenza, base della qabbalah che si basa sui misteri delle lettere che sono anche numeri (22 lettere e 10 numeri) le primordiali 32 sefiroth “vie segrete della sapienza” di cui Dio s’è servito per la creazione del mondo.

Due osservazioni connesse a quei bacili fatti fare da Salomone per il Tempio:

  • la visione a Babilonia di Ezechiele al capitolo 1 del libro omonimo ci presenta un carro di fuoco su cui siede una figura gloriosa di Figlio d’uomo in cui il carro è su ruote che vanno in tutte le direzioni come reminiscenza di quei bacili; questa “merkabah” fu vista in visione come profezia di Dio che si metteva alla guida dei reduci dall’esilio. (Vedi: “Il carro di fuoco d’Ezechiele: UFO e/o macchina del tempo?“)
  • lo stesso Ezechiele ha la visione dell’acqua che sgorga dalla destra del Tempio, là dove nel Tempio di Salomone, appunto, c’era il grande bacile d’acqua: “Mi condusse poi all’ingresso del tempio e vidi che sotto la soglia del tempio usciva acqua verso oriente, poiché la facciata del tempio era verso oriente. Quell’acqua scendeva sotto il lato destro del tempio, dalla parte meridionale dell’altare.” (Ezechiele 47,1) (Vedi: “Acqua viva, fonte, sorgente per lavare il peccato” e “La Roccia che scaturisce acqua viva” articoli in .pdf in “Attesa del Messia“)

Anche nel Tempio ricostruito da Erode a partire dal 19 a.C. i pagani avranno sì il loro cortile, quindi, pur se silenzioso, un invito palese ad entrare… a convertirsi!

A questo punto della storia della rivelazione, alla domanda “chi sono oggi i cherubini che annunciano la presenza del Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe al mondo?”
È da concludere i fedeli nel Dio unico che s’esprime come Dio vivente quelli che con la loro vita e fedeltà fanno presente il Santo e attendono la venuta finale del Messia, Figlio di Dio.

IL DIO VIVENTE E LE LETTERE EBRAICHE
La cultura rabbinica attribuisce un particolare valore alla parola scritta delle sacre scritture canoniche ebraiche, cioè alla Tenak, tutte ispirate dal modello principale che sono il rotolo della Torah, cioè i 5 libri del Pentateuco, ed in particolare dal codice di scrittura fondamentale, perché scritto direttamente dal dito di Dio, vale a dire il testo delle 10 parole in Esodo 20 e Deuteronomio 5.
È, infatti, peraltro, da ricordare che per le prime tavole che Dio diede a Mosè in Esodo 31,18 è detto: “Quando il Signore ebbe finito di parlare con Mosè sul monte Sinai, gli diede le due tavole della Testimonianza, tavole di pietra, scritte dal dito di Dio” e ciò è confermato e ricordato in Deuteronomio 9,10.
Per gli antichi ebrei, che leggevano la Torah, Dio si manifestava di certo almeno con la sua Scrittura, perché la sua rivelazione è riportata in quegli scritti onde da questi si può risalire a Lui in quanto prodotti con i criteri voluti da Lui stesso, con le sue lettere, che sono come magneti che attraggono verso la fonte da cui sono stati scaturite.
La Scrittura sacra è così un tramite importante per portare a Dio e ciascuna lettera con i dettagli di forma ci può rivelare qualcosa di Lui che per tradizione l’ha prodotte.
Non solo!
La Torah, eterna e preesistente, fu anche il progetto che Dio consulta per la creazione stessa “Dio disse: Sia la luce! E la luce fu” (Genesi 1,3), quindi, protagoniste importanti sono le singole lettere che pronunciate da Dio crearono tutto.
L’accennato testo esoterico sefer Yezirah propone che tramite le 32 sefirot – 22 lettere e 10 numeri – Dio ha creato l’universo e l’uomo.
Intimamente nella Torah vi sarebbero descritte tramite le singole lettere in modo tale da poter essere nuovamente attualizzate le sensazioni vive, luminose e radiose dei testimoni della rivelazione stessa, di Mosè e dei 70 anziani al Sinai o all’apertura del Mar Rosso.
È anche sostenuto che le lettere della Torah sono forme del Nome, di “Ha Shem” (Recanati: Commento alla Torah f23 b-c) e Sua descrizione.
Il Talmud ‘Eruvin 13b dice: “La Torah ha settanta volti; queste e quelle sono le parole del Dio vivente“; perciò la Torah per gli ebrei non è un testo fisso, ma è lasciata libera la possibilità di più interpretazioni.
In questo filone di ricerca s’inquadra la mia forma di lettura per decriptazione di cui al mio metodo “Parlano le lettere” che si basa essenzialmente su due presupposti:

  • tutta la Sacra Scrittura ebraica parla del Messia in modo palese o nascosto con le lettere;
  • ogni lettera ebraica è anche un’icona e si può riferire alla storia del Messia, Dio incarnato, l’espressione piena per l’uomo del Dio Vivente.

D’altra parte se la Sacra Scrittura e le stesse lettere di questa per tradizione antica sono nate per iniziativa di Dio oltre che ispirate da Dio stesso, ogni pur minima particella di quella Scrittura, cioè la singola lettera, deve essere in grado di dirci qualcosa di Lui.
Con tale criterio, di fatto, il Dio vivente ha spazio per manifestarsi con ogni versetto anche se da una lettura di primo livello può non essere colto.
In questo mio sito ormai sono veramente tante le esibizioni che o prodotto nelle varie rubriche di pagine di secondo livello sulla storia del Messia che si possono trarre da tutti i testi biblici scritti nell’originale ebraico e non solo dalla Torah.
Questo sintetico discorso sulle lettere ebraiche, più ampiamente trattato in vari miei articoli, è preparatorio per il successivo paragrafo in cui presenterò una efficace ulteriore dimostrazione della potenza del metodo di lettura con le lettere, capace di produrre sensazionali discorsi sul Messia atti a dimostrare come radicale fosse la concezione di antroporfismo di Dio nella Bibbia, tanto che se n’attendeva il concreto compimento con l’incarnazione nel Messia stesso che, peraltro, fu captato dal cristianesimo da circa due millenni.

IL MESSIA E L’OPERA DEL CARRO
Torno al brano di 1Re 7,22-39 della descrizione dei bacini di bronzo del primo Tempio, uno grande, “il Mare” e dieci piccoli.
Pongo l’attenzione sul versetto 33: Le ruote erano lavorate come le ruote di un carro; i loro perni, i loro quarti, i loro raggi e i loro mozzi, tutto era in metallo fuso.
Riporto il testo ebraico di tale versetto:




Ho evidenziato in verde le parole ebraiche operacarro” pensiero che tanto ha agitato e agita col suo fascino di ricerca estatica i mistici dell’ebraismo.
Le autorità rabbiniche poco dopo la diatriba con i “minim” ed in particolare col cristianesimo su temi particolarmente delicati che potevano portare a devianze rispetto alla posizione adottata su certi argomenti nei confronti della “setta” cristiana nata dell’alveo monoteistico dell’ebraismo, quali il peccato originale – la creazione del mondo e la visione del Messia – la visione del carro – che potevano portare ad aspetti di-teistici presero la drastica decisione contenuta nella Mishnah in Hagigah 2,1 che si esprime facendola precedere dal fumo di relazioni sessuali illecite s’esprime: “Non si studia… l’Opera della Creazione in due e nemmeno il Carro da soli, a meno che non si sia sapienti e dotati di intuito. Colui che contempla queste cose sarebbe stato meglio che non fosse venuto al mondo…”
Tra le righe c’è una critica e l’accettazione di una scusa per Aqiva che le studiò e poi si corresse!
Evidentemente dalle lettere e dai testi sul carro di Ezechiele e di 1Re su questo carro si poteva ottenere un quid in contrasto col fronte emergente anticristiano.
Quelle parole “opera… carro” con le lettere ebraiche riferite al Cristo che conosciamo dai Vangeli evoca queste quattro immagini:

  • dal seno () del Risorto uscirà la vita ai corpi per la rettitudine che da dentro gli uscirà ;
  • nei viventi agirà da fuoco uscirà l’essere ribelle () spento ;
  • per i viventi agirà da risurrezione , usciranno vivi con i corpi retti dentro al mondo ;
  • in seno () al Risorto entreranno i viventi sul carro per uscire.

Presento quel versetto 33 decriptato col mio metodo e poi di seguito.

1Re 7,33 – Riporterà le vite , agita la risurrezione , fuori dal mondo all’Unico recandoli nella persona (). Saranno dalla piaga () in seno () al Risorto ad entrare . All’Unico li porterà con la persona che da carro sarà . D’aiuto si porterà il Crocifisso per i viventi ed a scorrergli dentro saranno . Entrati i viventi porterà nell’assemblea (di lassù), risorti versati saranno , v’entreranno da vivi e nell’assemblea si siederanno tra i principi . Saranno ad uscire i viventi dal mondo . Da sposa () i viventi condurrà , su la verserà .

B>1Re 7,33 – Riporterà le vite, agita la risurrezione, fuori dal mondo all’Unico recandoli nella persona. Saranno dalla piaga in seno al Risorto ad entrare. All’Unico li porterà con la persona che da carro sarà. D’aiuto si porterà il Crocifisso per i viventi ed a scorrergli dentro saranno. Entrati i viventi porterà nell’assemblea (di lassù), risorti versati saranno, v’entreranno da vivi e nell’assemblea si siederanno tra i principi. Saranno ad uscire i viventi dal mondo. Da sposa i viventi condurrà, su la verserà.

Questa è l’opera del carro che compirà il Messia, ci porterà tutti con Lui come fu fatto con Elia!
Riporto quindi decriptati i 18 versetti 1Re 7,22-39.

DECRIPTAZIONE 1RE 7,22-39
1Re 7,22 – E scelse degli integri. Un angelo dai prescelti entrò, dalle colonne ove sarebbe vissuto.

1Re 7,23 – E furono a sentire l’illuminazione. Verrà a stare tra i viventi. A vivere si porterà giù. Si verserà per agire accendendo un corpo dentro. Da primogenito dalla madre uscirà per salvare il Verbo tutti e l’Eterno la luce della parola a tutti porterà, si vedrà rivelarsi per la conversione. Fu in quella casa a portarsi di nascosto. Vivevano in esilio. Da primogenito nella madre entrò. Versandosi si portò uomo e si portò la speranza. La luce del Potente si pose sulla casa del primogenito. Dalla madre uscì il sia! La pienezza venne a portarle, la riempì, dentro fu ad abitarla.

1Re 7,24 – Si portò il Verbo. Si versò ad agire stando a vivere in un uomo per strappar via il serpente con la risurrezione che il Verbo alla fine recherà per il ritorno. Gli sarà dentro la pienezza, nell’intimo gli sarà a vivere, verrà a recarla in azione, illuminerà le moltitudini, inizieranno i viventi ad uscire dalla putredine. Al Verbo, stando tra i viventi, verrà la prova che dentro c’è la vergogna dell’angelo (ribelle) che fu nei cuori a portarsi, quando fu nel corpo dei viventi ad entrare il soffio che versò. Agì nei giorni giù da vomito nei viventi, abitando fu giù a rovesciarli. Alla fine lo porterà!

1Re 7,25 – Tra il popolo la conoscenza del Potente in dodici dentro versò nella mente. Illuminati sul Potente da pecore persone furono viventi. A rialzarsi il Verbo li portò. Da apostoli nel mondo li portò per illuminare sul Potente (altre) pecore. Il Verbo con gli apostoli nei giorni visse del mondo portandoli per tre (anni). Il Verbo con gli apostoli furono a vivere da inviati in cammino, dalle case fuori e per tre (anni) uscirono le parole per gli apostoli che saranno vita per i viventi (quando) dagli stranieri nelle assemblee entreranno e n’entreranno un mare. Dell’Altissimo nel mondo la viva parola dal seno con potenza uscì portando tutti di fratelli un corpo ad esistere. Uscirà tra i viventi dentro a stare (questa) indicazione nel mondo.

1Re 7,26 – E sentirono che dentro s’era portato per amore il Verbo. Annunciò che della risurrezione il soffio per tutti avrebbe portato. Per la rettitudine in seno la risurrezione uscirà da fuoco dal Verbo (quando) con oppressione gli porteranno un foro. Soffierà dal corpo dal chiuso ai simili per rinnovarli. Di Dio il Verbo era a vivere dentro un crocifisso che era retto; era il Potente!

1Re 7,27 – A portarsi sarà alla vista luminoso. Verrà con le piaghe dall’angelo portatigli in croce dai dieci apostoli nascostisi (Giuda non c’era e Giovanni non s’era nascosto, era stato sotto la croce). Il Risorto in bella forma a casa rividero. A casa il primogenito dalla madre entrò. Dal primogenito dal corpo la rettitudine usciva dalla piaga e negli apostoli entrò. Nel mondo da fratelli del Crocifisso si portarono ai quattro (angoli del mondo). A casa l’Unigenito dalla madre che l’aveva generato dal grembo si riportò il terzo (giorno). Dentro il primo vivente usciva risorto dalla croce nel mondo.

1Re 7,28 – Si portò questa nel mondo. Dal seno da cui il Risorto uscì, escono viventi retti, portati dagli apostoli ad entrare nell’acqua. In giro, in cammino, un corpo per il Crocifisso loro portano. Vivono in giro da pellegrini, del Crocifisso l’intelligenza accendono che il Potente ha abitato un essere vivente…

1Re 7,29 – …riportatosi ad ascendere dai viventi nei gironi (del cielo). In cammino il corpo porta del crocifisso la Donna. Le moltitudini sono per gli apostoli ad entrare. Illuminate nei cuori sono le centinaia che nel corpo sono portate. Tutti dentro seduti/piegati si saziano dell’Agnello che dentro è ai viventi a riportarsi dall’alto nel mondo. Accesi i cuori sono nelle acque della madre seno. La potenza si porta agli uomini strappando via il serpente che all’origine nei corpi fu a portarsi. In tutti si reca il Potente dentro a riversarsi nei corpi. Il Potente è a riportarli integri. L’agire del Risorto entra nei viventi, portando ai corpi l’aiuto.

1Re 7,30 – Portate all’Unico le moltitudini si vedono nel mondo. Desiderano il Verbo, il Figlio che dalla tomba risorse. Il Crocefisso che la potenza dalla piaga recò, l’energia nel mondo entrò, fratelli tutti li portò. Dal foro nel corpo l’energia fu ad inviare che dalla tomba risorgerà tutti. Si riporterà il primogenito nel corpo ad abitare si vedrà nel mondo un’altra volta. Il crocifisso sarà a riportarsi, così per tutti il Verbo Crocefisso in potenza uscirà vivo. Dagli uomini strapperà via il serpente che con bruciature dai corpi uscirà. Retti tutti il Verbo recherà alla fine. Sarà su a riversarli. Riporterà integri nell’aldilà gli uomini. Dal Potente sarà a riportarli tutti.

1Re 7,31 – Porterà il Verbo da IHWH i viventi ad abitare. Saranno col Crocefisso in cammino tutti. Nel corpo il Crocifisso li porterà vivi, l’innalzerà a casa, uniti vivranno. Dal mondo li porterà al volto di IAH. Lo vedranno, si rivelerà! I viventi vedranno il Risorto uscire così tra gli angeli, il primogenito che vivo nel mondo si riportò dalla tomba. Giù dove erano nel mondo chi originò nei viventi la perversità scappato dai viventi si vedrà (solo) il serpente. Per il Verbo sarà ad entrare nella putredine. Del serpente il peccare finirà e dalla prova scapperanno. Nel corpo di tutti sarà a rientrare la vita. L’essere ribelle chi li abitava col peccare finirà; da rifiuto avrà agito la rivelazione recata dal Crocifisso.

1Re 7,32 – Portate all’Unico le moltitudini dal tempo usciranno. Ad unirsi li porterà il Verbo agli angeli. Saranno a vivere col Potente gli uomini nell’assemblea completa del Potente. Vivranno nei gironi ove scorre la sazietà. Tutti portati saranno alla legge divina che esce a desiderare. Del Verbo angeli saranno i viventi dentro cui vivrà la rettitudine per la riportata energia che nel mondo si portò della risurrezione. In tutti entrerà il desiderio nelle persone di fratellanza. Aiutandosi uniti vivranno. Fuori i riportati dalla prigionia su saranno dal mondo; con l’Unico vivranno i rientrati.

1Re 7,33 – Riporterà le vite, agita la risurrezione, fuori dal mondo all’Unico recandoli nella persona. Saranno dalla piaga in seno al Risorto ad entrare. All’Unico li porterà con la persona che da carro sarà. D’aiuto si porterà il Crocifisso per i viventi ed a scorrergli dentro saranno. Entrati i viventi porterà nell’assemblea (di lassù), risorti versati saranno, v’entreranno da vivi e nell’assemblea si siederanno tra i principi. Saranno ad uscire i viventi dal mondo. Da sposa i viventi condurrà, su la verserà.

1Re 7,34 – Si porteranno dai quattro (angoli del mondo) così nel Crocifisso Verbo che li porterà tutti nella divinità. Il primogenito che nel corpo dentro agì in persona li porterà. Alla fine dall’aperta piaga angeli usciranno. Usciranno fratelli del Crocifisso a vivere con gli angeli entreranno i viventi retti. Per l’energia rientrata della rettitudine in tutti col Verbo saranno ad entrare.

1Re 7,35 – Portati a ricreare con la risurrezione n’usciranno i viventi retti e tra gli angeli entreranno nell’assemblea di lassù a stare. V’entrerà l’Unigenito che visse nel mondo, che da fune per i viventi uscì. Quel primo rivelò che per il ritorno si sarebbe dentro riportato. Dall’alto nel corpo di una Donna entrò che viveva con un retto inviato nel mondo che l’era di aiuto. Crocefissero IHWH i viventi, lo forò uno straniero in croce, fu ad uscire con l’acqua la vita angelica nel mondo.

1Re 7,36 – Portato che fu il soffio dal Crocifisso, dal chiuso dell’innalzato il vigore completo fu d’aiuto per tutti. Il Signore innalzato portò vita dal foro che lo straniero in croce fu ad aprirgli. La rettitudine che nel corpo recava dentro fu con l’acqua a originare. Un’irrigazione portò per tutti per recare la fine dell’essere ribelle che oppressione ai viventi da nemico degli uomini aveva recato. Il serpente sarà portato a finire. A ritornare saranno a casa.

1Re 7,37 – Così Questi riverrà. Si vedrà il Risorto nel mondo rivenire. Lo vedranno col risorto corpo rientrare i viventi. Così con gli angeli si riporterà alla fine. Vivo si riporterà giù. Avrà versato per i fratelli il sangue. Per aiutare entrò per i fratelli in croce. Alla fine a casa con i fratelli per mano in cammino dal Potente rientreranno. Con angeli rientrerà.

1Re 7,38 – Recherà, per spazzar via la resurrezione che agirà da fuoco nei corpi. Entrando bruciature nei corpi porterà per la fine del serpente. Finirà l’origine nei corpi dentro delle rovine. Ci risarà nei viventi dentro completa la forza della rettitudine che c’era del Potente. Rientrerà la rettitudine che c’era a riportarsi nei corpi, rientrerà dell’Unico a richiudersi l’aiuto che originariamente dentro agiva. Dentro l’originaria vita rientrerà, usciranno retti. Sarà a portarsi dai corpi fuori chi all’origine vi si nascose fiaccandoli. Sarà portato chi all’origine vi si chiuse battuto. Si vedrà il serpente uscire vivo, arderà tra i lamenti. Dal mondo l’Unico strapperà via il serpente, si vedrà bruciare. Nei corpi rientrerà il vivere rettamente per l’angelo (ribelle) portato alla fine.

1Re 7,39 – E saranno dal Crocifisso per l’angelo a rivenire le piaghe che l’angelo gli portò in croce. Dalla prigione li salverà l’azione potente della rettitudine del Crocifisso. Per il Verbo che il mondo ha abitato, ci risarà l’integrità. Nei giorni, dall’angelo portato alla tomba, alla vita risuscitò per l’azione potente della rettitudine. Dalla croce dal Verbo uscì da dentro la forza per tutti salvare. Ai viventi la divinità portò e ne venne un mare in dono ai viventi. Così per tutti dal Verbo uscì dal tempio fuori dalla destra la forza. Il Crocifisso versò il sangue che uscì con l’acqua. La vita portò del Potente; l’energia gli scorse da dentro.

UNA CONFERMA AUTOREVOLE
La visione apocalittica dei profeti pochi secoli prima di Cristo diviene pressante.
È questo il caso del profeta Daniele.
Il personaggio del profeta Daniele si ritiene vissuto al tempo dell’esilio Babilonese, ma il suo libro è considerato postumo del II secolo a.C. e secondo l’ipotesi maggiormente condivisa dagli studiosi, la redazione definitiva del libro è avvenuta in Giudea attorno al 164 a.C.
Questo testo, scritto in ebraico e parte 2,4-7,28 in aramaico è composto da 12 capitoli sulle vicende del profeta Daniele, saggio ebreo fedele a Dio, ambientate nell’esilio di Babilonia (587-538 a.C.) che avrebbe avuto visioni apocalittiche preannuncianti il Figlio dell’Uomo-Messia e il regno di Dio.
La traduzione greca dei Settanta aggiunge la Preghiera di Azaria e il Cantico dei tre giovani nella fornace, la Storia di Susanna e di Bel e il Drago, composte probabilmente ad Alessandria attorno alla metà del II secolo a.C..
In tale libro si trova questa visione specifica di Daniele, il carro del Messia alla fine dei tempi.

Guardando ancora nelle visioni notturne,
ecco venire con le nubi del cielo
uno simile a un figlio d’uomo;
giunse fino al vegliardo e fu presentato a lui.
Gli furono dati potere, gloria e regno;
tutti i popoli, nazioni e lingue lo servivano:
il suo potere è un potere eterno,
che non finirà mai,
e il suo regno non sarà mai distrutto.
” (Daniele 7,13-14)

Per far comprendere come il metodo di decriptazione sia convergente sulla storia del Dio Vivente incarnato nel Messia, figlio di Dio e dell’uomo, riporto decriptato l’intero testo del capitolo 7 del libro Daniele, 28 versetti in tutto, detto Sogno di Daniele: le quattro bestie, che fa parte del brano in aramaico, ma con le stesse lettere “sacre”.
Trattandosi di racconto d’un sogno il decriptato che ottengo non lo metto con i verbi al futuro, ma al passato, presente e futuro secondo come il sogno s’adatta alla storia che conosciamo di Gesù di Nazareth.

Daniele 7,1 – Per la vergogna finire, dell’Uno uscì il cuore da una Donna giù in un corpo tra i viventi in cammino, dentro una casa partorito, inviato fu dal primo serpente alla prigione perché nei petti la perversità racchiusa colpisca. Per portarsi a stare in un corpo da Donna Vergine da concubito entrò dentro l’Unigenito. Per punire chi ammala i viventi con la rettitudine lo finirà. Dentro il corpo d’un primogenito per risorgere i viventi la potenza starà. L’energia dell’Unigenito gli vivrà nel corpo.

Daniele 7,2 – Dagli esseri afflitti per aiutare inviato fu, per iniziare ad accompagnarli l’Unigenito in un vivente in un corpo nella prigione di questi uscì. Per la perversità dall’esistenza finire in una casa in visione fu. In azione da Madre di notte fu l’Unigenito portato. L’Unigenito nel corpo per portare insidie al male si portò in vita dal cielo. Per i viventi in cammino fu con la grazia, per il serpente ci fu la maledizione dentro dell’Unico.

Daniele 7,3 – L’Unico alle moltitudini in vista nella vita portò la lampada pura del Figlio per far salire dagli angeli i viventi. Un angelo fu dalla Madre per l’Unico; l’illuminò che nel figlio vivrà inviato per aiutare l’Unigenito.

Daniele 7,4 – Versata nel sangue fu finalmente la rettitudine dell’Unico. In un corpo fu al mondo a portarsi in cammino il Verbo. Fu inviato a punire col fuoco in corpo il serpente al mondo, nella prigione di questi entrò per la perversità nell’esistenza finire per sempre. Per bloccare nell’esistenza il ribelle, il cuore recò in una persona ad esistere al mondo che recò il carico della purezza. Per rigettarlo in azione l’Unigenito si recò dall’alto. Col corpo si rivelò. Fu inviato a casa d’un uomo nel mondo. Versato fu dalla Madre al termine. Portò il cuore dentro un uomo, fu nel mondo, fu a casa del serpente ad entrare.

Daniele 7,5 – E dell’Unico lo Spirito fu portato nel mondo. Dall’Unigenito chiuso nel corpo fu, alla fine col Figlio entrò nel sangue, fu al mondo partorito. In una casa si portò il potente scriba dell’Unico, nel mondo si versò in un uomo che fu il segno al serpente ad indicare della fine. Dall’alto la rovina che l’ucciderà con il volto a vivere entrò in una casa. Fu con l’energia della risurrezione inviato agli esseri del mondo. Portò la rettitudine all’angelo dall’origine ribelle per finirlo. Per abbatterlo si portò tra i viventi in cui iniziò il maligno nella carne l’errore.

Daniele 7,6 – Dentro l’Unigenito alla fine nel corpo, per aiutare, dagli angeli uscì. Nella prigione per colpire nel mondo la perversità fu alla fine a portarsi. In una stalla dell’Unico chiuso in un corpo fu il Figlio all’amarezza portato del serpente. Uscì di persona, fu per rigettare da casa per sempre l’esistenza del peccare. Dall’opera l’orgoglio sarà fuori a portare, per l’insidia in azione uscì col corpo da una Donna. All’opprimere del serpente a vivere si portò, di finire desidera il delitto, dal cuore di energia gli sarà nel mondo un fiume ad uscire.

Daniele 7,7 – Dentro una bella forma per aiutare l’energia entrò. In un petto nel mondo si recò. Fu in un’arca a chiudersi, questa lo portò all’esistenza di notte. Fu l’Unigenito a recare dell’Unico lo Spirito, fu a recarsi nel mondo in un corpo dentro a stare tra le rovine per iniziare la caduta del serpente. Lui da vivente al drago sarà a recare duri guai alla fine. Fu nel corpo al mondo a recare della risurrezione l’energia che sarà a scacciarlo. Fu il Verbo per annientare il potente serpente dal mondo dalle moltitudini dei corpi.
Nel figlio primogenito d’una sposa la recò, i viventi dalla polvere riporterà risorti che a ricomincerà nei corpi come prima puri. A scorrere il serpente sarà fuori dai corpi. Dal soffio che li riempie della perversità sarà l’Unigenito a liberare. L’energia fu ad entrare in un vivente per uccidere il serpente, in vita portata alla fine dalla nube fu versata nel sangue. Fu al mondo a portarsi riversato nel corpo il Figlio. Si vide il Principe del Potente nel mondo.

Daniele 7,8 – Libererà tutti con la rettitudine, il serpente fuori sarà portato alla fine, dentro verserà nei corpi l’energia. Sarà l’Unigenito a portare al maledetto bastonate, l’abbatterà dai corpo. Belli dalle tombe i corpi saranno riportati; in Città (Gerusalemme) usciranno. Fuori questi si rivedranno ristare nei corpi. Dal mondo li trarrà fuori. Tutti a casa saranno inviati, saranno dal mondo portati. Tra gli angeli li porterà dal colle il Crocefisso, i viventi puri nel corpo inviati saranno ad oriente per essere alla fine dall’Unico. Verranno dall’oppressione in alto. Per l’energia versata nel sangue sarà fuori recato il primo serpente, gli avrà recata la rovina il Figlio con la rettitudine, si sentiranno forti i lamenti. Gli uomini nel Padre verserà col corpo tra i canti alla nube. Dall’Unico porterà al volto vivi i viventi a vivere tra i potenti, con potenti corpi puri di figli (cioè in cui abiterà l’energia).

Daniele 7,9 – Dalle tombe questi usciti, saranno portati dal Crocefisso dell’Eterno alla porta. Saranno con l’Agnello alla pienezza condotti dagli angeli, col corpo i viventi saranno stati portati. Li condurrà dal tempo, saranno versati un giorno, l’opprimere sarà finito. Dentro al cuore porterà i risorti che entreranno retti nel Crocifisso. Dal Potente in cammino nell’assemblea recherà ad inebriarsi i risorti che si vedranno col corpo, alla vista della luce usciranno. Per la rettitudine si vedranno i viventi con i corpi puri dell’origine. Per l’Agnello alla pienezza saranno, usciti dalla schiavitù. A casa saranno degli angeli alla porta. Saranno ai pascoli coi piedi in cammino accompagnati, saranno angeli portati coi corpi ardenti.

Daniele 7,10 – Un fiume alla porta sarà d’angeli portati col corpo. Davanti si recherà agli angeli il Verbo che verserà i viventi puri per il sangue portato nel mondo. Saranno a migliaia di migliaia, saranno vivi essendo stati risorti, liberi portati per l’energia entrata. Avrà portato le moltitudini, l’avrà portate nel corpo. Dentro avrà portato l’energia dello stato primitivo. Nel mondo fu ad essere da fune per i viventi portare. Avrà portato all’angelo (ribelle) la punizione, tra i guai finito. A casa li riporterà; scrissero che si sarà in luogo elevato tutti col Signore.

Daniele 7,11 – Alla prigione questi uscì, la perversità sarà a finire. Dentro l’Unigenito lo punirà nei viventi; ad arrostire vivo il serpente sarà. Dall’Unico alle moltitudini in un corpo dentro alla fine dalla nube fu al freddo inviato l’Unigenito, la vita ne reciderà dai fratelli. Questi uscì, al mondo portò ad esistere dell’Eterno, per aiutare per obbedienza, il Cuore. Sarà dal serpente nel deserto a stare per la fine iniziare a recare alla perversità. Da solo in cammino la distruzione porterà ad esistere, uscirà dall’esistenza dentro finito il serpente, sarà abbattuto dalla legge divina, inizierà ad arderlo l’Unigenito.

Daniele 7,12 – A portarsi nella carne nel mondo fu. Si portò al termine l’Unigenito uscendo dall’eternità, fu a portarsi a bruciare il serpente. Nel cuore l’energia al mondo recò dagli angeli e dell’origine in un corpo la rettitudine riuscì. Dentro la prigione il vino fu ad entrare. La forza dentro per finire il serpente dal mondo portò. Inviò l’Eterno con questi manna e delizie.

Daniele 7,13 – Alla prigione di questi uscì, al mondo si in un’arca chiuso, per colpirlo si portò all’esistenza di notte. Fu l’Unico a recare l’Unigenito nel corpo, lo portò all’azione per amore, inviato fu dal cielo, la rettitudine col Figlio in un uomo. Lui si portò dall’eternità, nel tempo fu versato all’esistenza, si portò dai viventi e inizio in un vivente il cuore ad uscire e lo versò, nel sangue portò l’essere, per la guerra portare nel mondo ad esistere.
(“Non crediate che sia venuto a portare pace sulla terra; non sono venuto a portare pace, ma una spada.” Matteo 10,34 e “Sono venuto a portare il fuoco sulla terra; e come vorrei che fosse già acceso!” Luca 12,49)

Daniele 7,14 – Porterà al serpente ad esistergli in casa un fuoco potente nel cuore, l’energia recherà, sarà a versarli dal corpo, li porterà ai viventi in cammino e li recherà a tutti i popoli. Nei viventi sarà il peccare che c’è nei corpi bruciato. L’energia che c’è del primo serpente uscirà. Sarà tagliato a pezzi ed estirpato, nei cuori l’energia entrata brucerà il serpente, dai cuori lo scalzerà dei viventi. Alla porta sarà il serpente, l’Unigenito lo porterà per sempre ad uscire, e dal regno fuori lo sbarrerà; il serpente verrà completamente distrutto.

Daniele 7,15 – Venuto con l’Agnello è alla fine la Spirito nell’esistenza dell’Unico. Inviato al mondo per aiutare con l’energia fu nell’Unigenito in cuore. La superbia, con l’impurità dell’angelo (ribelle), fuori porterà dai petti, e sarà visto bruciato dall’esistenza, saranno dall’aborrito angelo lamenti.

Daniele 7,16 – Versò in un corpo dentro finalmente in azione la potenza, la chiuse nel sangue. Puro l’Unigenito in vita fu il primo a portarsi nell’esistenza. Giù fu in una casa in un primogenito, per il Padre in azione l’Amen uscì. Dall’alto la rettitudine inviata con Lui visse nel corpo, fu portata al superbo. Al verme del serpente saranno guai. Nel mondo recherà alla conoscenza dell’angelo i lamenti.

Daniele 7,17 – Dio fu per guidare l’esistenza da portare alla fine. L’insidia in un corpo dentro completa gl’iniziò, per aiutare fu dell’Unico il Figlio Unigenito alle moltitudini. Ad agire iniziò in un corpo, per il pregare dei viventi in cammino fu inviato, fu la speranza dei viventi portata dagli angeli, la manna in terra iniziò.

Daniele 7,18 – E nel tino del serpente si portò una formica retta. Gli reca la fine il primo Santo; fu dall’Altissimo portato il Figlio; lo portò a stare nella prigione. In pienezza abitò l’energia in un vivente in cammino. Si portò alla fine l’Unigenito dall’eternità in un ragazzo. Desidera in azione aiutare. Dall’alto da Madre vergine fu il primogenito.

Daniele 7,19 – Dalla nube fu inviato giù, a casa fu alla fine del serpente, fu a scendere da casa dall’alto in vita, fu a portargli la fine, l’insidia gli fu in azione, fu per assegnargli la porta. Fu al mondo a portarsi alla fine; alla luce coi lamenti fu ad uscire in vita per uccidere il serpente. In campo si portò col flauto (per farlo uscire), sarà a finire di stare nei corpi, fuori rossastro uscirà dalla porta dell’esistenza. Il Verbo per annientarlo la potenza recò, in un fanciullo nel corpo fu ad entrare per punirlo nella prigione. Alla luce l’Unigenito dalla sposa uscì. Nella polvere del mondo si portò nella carne dell’Unico il Figlio che rivelò che ne mondo col corpo il Verbo in pienezza usciva.

Daniele 7,20 – In azione dal serpente versata in un corpo l’energia fu dall’Unico, si vide il principe che per aiutare fu in una casa nel corpo d’un primogenito d’una donna, l’Unigenito in una grotta fu in un canestro versato. Alla fine lo porterà ad abortire e i viventi puri nel sangue saranno, uscirà da tutti il serpente alla fine, porterà il cornuto l’Unigenito fiacco per l’energia, e con rovine tra i lamenti lo finirà, e porterà a scorrere la vita, dai viventi lo reciderà dai corpi, la purezza il Figlio porterà a racchiudere in questi ed uscirà delle moltitudini il dono puro alla fine al mondo.

Daniele 7,21 – Dalla prigione queste usciranno, fuori le porterà all’esistenza alla fine, e li verserà tra i canti alla nube, retti l’invierà il Servo, dall’Unico verserà le moltitudini dei popoli, santi saranno per l’energia portata, saranno tutti per l’uscita del serpente ad entrare tra gli angeli.

Daniele 7,22 – Dell’eternità alla porta saranno. Verranno dal tempo. Saranno versati un giorno. Sarà dall’Unico portato ad esistere bello il carico. Il serpente abbattuto, trebbiato sarà stato. In alto saranno portati dal Figlio. E questi vivi l’invierà dall’Unico, dalla bara li porterà al Regno l’Unigenito dal mondo. Il tesoro porterà a versare alla porta, sarà il dono inviato.

Daniele 7,23 – Retti angeli l’Unigenito i viventi col corpo vivi porterà alla fine dall’Unico. Dalle moltitudini spazzato sarà stato alla fine il languire che ardeva nei corpi dentro con la forza della rovina. Verranno portati al Padre dalla terra alla nube. Saranno alla fine risorti, belli a vivere con gli angeli. La vergogna dal cammino recherà alla fine che alle origini aveva portato la fine della primitiva rettitudine. Del serpente la prigione del male l’Unigenito porterà a finire, l’essere impuro brucerà, l’energia della perversità finirà alla polvere, angeli usciranno.

Daniele 7,24 – A portare a riversare nei corpi l’energia sarà stato l’Unigenito. Per l’azione del fuoco il verme dell’angelo (ribelle) uscirà. I viventi in cammino riporterà tutti che usciranno alla vista risorti con i corpi. Riusciranno vivi, la potenza della rettitudine sarà l’energia per risorgere. Riporterà l’Unigenito dalle tombe i corpi, invierà la risurrezione ai fratelli che nei corpi risaranno. Dal mondo ai pascoli porterà gli uomini, belli a vivere dagli angeli allo stato primitivo. Saranno all’Unico portati dal colle della crocifissione dal mondo; col Re saranno inviati, saranno fuori dal monte calvo con potenza.

Daniele 7,25 – Porterà dalla vita il serpente ad essere finito, lo caccerà l’Altissimo. Il terribile potente serpente porterà con potenza ad abbattere. Trebbiato sarà dall’Altissimo. Di figli un fiume all’Unico porterà, saranno a ritornare. Dai corpi il serpente uscirà col fuoco che inviato sarà, n’uscirà colpito. Vivi i figli recherà per aiuto del Crocifisso che a portarli sarà alla fine. Il carico recherà d’angeli; a casa saranno alla porta per entrare dall’Eterno alle delizie. Li condurrà nell’Eden, saranno elevati con potenza a camminare per sempre con gli angeli.

Daniele 7,26 – Portati nel Regno, condotti dal Crocifisso che dall’Unico li porterà risorti, potenti, nel cuore l’invierà all’Essere eterno. Finito, distrutto nel mondo avrà recato il serpente. Il tormentatore dalla porta uscirà distrutto completamente.

Daniele 7,27 – Ed ai viventi la potenza la rettitudine recherà, ed alla fine dall’Unico li condurrà ad avere potere con gli angeli. L’Unigenito li porterà col corpo a casa, li condurrà alla fine alla nube. Saranno stati i viventi in cammino portati, ad un segno nel Crocefisso si chiuderanno, li porterà alla perfezione, in cielo saranno ad entrare per starvi ad abitare. Il Crocefisso con potente azione dal santuario sarà ad innalzarli, saranno portati con energia ad stare dagli angeli nel Regno, ma il Crocifisso nel mondo vivo il serpente avrà arso alla fine. Fanciulli li porterà tutti risorti guizzati nel cuore li invierà, saranno da Dio, v’entreranno belli, col vigore riportato, ai pascoli saranno, luminosi puri da peccato.

Daniele 7,28 – Uno sciame dentro entrerà alla pienezza, portato dal Verbo. Alla nube saranno i viventi, il Potente assegnati ad incontrare. Giudicato sarà stato del primo serpente l’errore da cui il male fu portato. Dell’energia sarà la forza da dentro uscita del serpente, l’angelo lamenti porterà, questi sarà bastonato con forza, sarà bruciato il drago e scalzato sarà. Si riporterà ai viventi la potenza alla fine. Dal Padre nel cuore staranno, inviati dal cuore dal corpo del Crocefisso.

UNA OSSERVAZIONE
Il tema è così vasto che non può avere una conclusione in quanto per sviscerarlo occorre tutta la vita… eterna.
Volendo comunque momentaneamente chiudere questa personalissima meditazione riporto il seguente pensiero.
“Allora il Signore Dio plasmò l’uomo con polvere del suolo e soffiò nelle sue narici un alito di vita e l’uomo divenne un essere vivente.” (Genesi 2,7)
Dio crea l’uomo, lo forma dal fango e pone in lui il suo soffio, cioè v’insediò il suo S.Spirito, onde Adamo di fatto era Santo, “Qadosh” , un Suo Santuario.
La lettera ebraica Qof pare proprio indicare che in un corpo, rappresentato simbolicamente dalla testa, la lettera , si porti e si versi qualcosa, nel caso specifico un bastone. (Un bastone in egiziano antico indica “la Parola”, ad esempio, del Faraone. Vedi l’articolo in .pdf “Tracce di geroglifici nel Pentateuco – Prima Parte e Seconda Parte” nella rubrica “Lettere ebraiche e codice Bibbia“)

Il fatto che l’uomo pur fatto di fango contiene qualcosa di prezioso di chi sta nei cieli fa volare l’immaginazione alla rondine che vola nei cieli avanti e indietro e fa un nido di fango per porvi dentro i propri piccoli, e nido in ebraico è “qen”.
Questa idea si trova nel Salmo 84 al versetto 4:

“Anche il passero trova la casa,
la rondine il nido,                                  
dove porre i suoi piccoli,      
presso i tuoi altari,                                  
Signore degli eserciti,                                
mio re e mio Dio”.                                    

Di fatto, il nido della rondine è prevalentemente fatto di fango, ma contiene tutto il futuro della rondine.
In ebraico passero è “sipporr” “scenderà il Verbo per portarsi in un corpo ” e rondine è “doror” “intorno porta il corpo “.
Ho riportato, come si trova nel testo ebraico, quella lettera Q = qof = di nido “qen” indicata in grande come ho cercato d’imitare nel testo soprastante.
È questo un fatto eccezionale per la Bibbia ebraica ove pochissime sono le lettere messe in evidenza come questa, tra i cui casi v’è la B = di “Bereshit” parola iniziale del libro della Genesi che non è però una maiuscola perché l’ebraico non ha maiuscole.
Questo fatto pare proprio palesare l’intento degli antichi di riferire quella lettera a Dio stesso, quindi al Suo Santuario “Qadosh” .
Questa idea rafforza quella del passero che trova una casa, appunto un “Baiit”, che sottintende un modo con cui era sinteticamente definito il Tempio, cioè LA CASA… di Dio, perciò in questo caso Dio pare proprio essere paragonato ad un passero e ad una rondine.
In definitiva cosa era il Tempio di Salomone per Dio creatore del cielo e della terra se non una costruzione di fango?
Eppure vi s’insediò!
Poi Dio s’insediò dapprima nel nido della vergine Maria e si portò nel corpo di suo Figlio, Gesù, il Cristo.
In “Nel DNA dei Salmi: il Messia” articolo in .pdf nella rubrica “Attesa del Messia” ho riportato tra l’altro anche la decroptazione dell’intero Salmo di cui ora riporto dimostrazione risultao finale del versetto 4.

Salmi 84,4 – In cammino tra i viventi giù il Verbo si portò in un corpo a vivere . Scese per amore . Fu un segno a portare . Da rondine in un nido il Potente entrò in una donna (). Una povera scelse nel mondo . Da primogenito germoglio fu ad uscire . Venne () tra i viventi in sacrificio a portarsi per indicare l’esistenza della rettitudine . Il Signore giù alla casa prima recò un segno . Il Re fu a portarsi dal maledetto (dove) stava .

Salmi 84,4 – In cammino tra i viventi giù il Verbo si portò in un corpo a vivere.
Scese per amore.
Fu un segno a portare.
Da rondine in un nido il Potente entrò in una donna.
Una povera scelse nel mondo.
Col primogenito un germoglio uscì.
Venne tra i viventi in sacrificio a portarsi per indicare l’esistenza della rettitudine.
Il Signore giù alla casa prima recò un segno.
Il Re fu a portarsi dal maledetto (dove) stava.

Tutto ciò in definitiva porta almeno alla seguente conclusione: dall’ebraismo non poteva essere esclusa l’incarnazione, anzi era attesa fino a 20 secoli fa!

IL DIO VIVENTE (EL CHAI)ultima modifica: 2018-05-22T15:29:35+02:00da mikeplato
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