LA CONQUISTA DI GERICO

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di Alessandro Conti Puorger

LA CITTÀ DI GERICO AI TEMPI DI MOSÈ
Gerico attualmente è una città della Cisgiordania, vicina al fiume Giordano.
La città con una popolazione 25.000 abitanti è situata a -240 metri s.l.m. a circa 8 km a nord dello sbocco del Giordano nella depressione nel Mar Morto, in una zona fertile, ma circondata dal deserto.
Il nome della località di Gerico è ricordato 70 volte nella Bibbia, 63 nell’Antico Testamento e 7 nel Nuovo Testamento, precisamente 6 volte nei Vangeli ed 1 nella lettera agli Ebrei.
La prima volta che nella Bibbia si trova il nome di Gerico è nel libro dei Numeri, quando con Mosè gli Israeliti s’accamparono a est del Giordano e Balak, re di Moab, chiamò Balaam, un profeta dei gentili, per far maledire gli Israeliti che si presentavano bellicosi sulla faccia dei luoghi.
La presenza degli Israeliti era sentita come un pericolo evidente per la stabilità della zona, come è ben segnalato da questa considerazione: “Poi gli Israeliti partirono e si accamparono nelle steppe di Moab, oltre il Giordano verso Gèrico. Ora Balak, figlio di Zippor, vide quanto Israele aveva fatto agli Amorrei e Moab ebbe grande paura di questo popolo, che era così numeroso; Moab fu preso da spavento di fronte agli Israeliti. Quindi Moab disse agli anziani di Madian: Ora questa moltitudine divorerà quanto è intorno a noi, come il bue divora l’erba dei campi.” (Numeri 22,1-4)

Negli scritti della Bibbia che si riferiscono ai tempi relativi alla storia di Mosè e del successore Giosuè, Gerico è citato:

  • 9 volte nel libro dei Numeri;
  • 3 volte nel libro del Deuteronomio;
  • 30 volte nel libro di Giosuè.

Nei libri dei Numeri e del Deuteronomio, Gerico però è definito “Irechu” , ma nel libro di Giosuè è scritto .
Nel primo modo di scrivere appare esaltato la triletterale che porta a pensare all’idea di “luna”, “iarecha”, quindi, a città lunare o della luna.
Era così forse ad indicare la dedicazione alla dea del cielo di una delle antiche città del sito archeologico che data i primi reperti alla base delle colonne stratigrafiche a molto prima del periodo neolitico pre-ceramico (8000 – 7.200 a.C.).
Il libro di Giosuè pare però dare una svolta al nome di Gerico con l’inserimento di quella lettera , iniziale di IHWH, che pare proprio voler spaccare come un cuneo quella realtà per aprire un periodo nuovo in cui si sarà evidente la Sua opera.
In questo secondo modo la triletterale che viene all’attenzione è che individua il concetto di profumo, odore “reicha”, sì che il nome di quella città è pronunciato “Ariha” dai palestinesi col significato “profumato” che si riallaccia, come vedremo, al nome dato anticamente a quel sito dagli egizi.
Quel in effetti deriva dallo stesso radicale che da luogo ai significati di respiro, alito, vento e spirito.
Ci si attendeva perciò, grazie ad una lettura del genere, che a Gerico si manifestasse in modo evidente lo Spirito di IHWH.
Al riguardo per gli scettici, comunque, almeno… un gran vento vi si manifesta con frequenza ancora oggi.

La tradizione, peraltro, pone nelle prime alture del deserto di Giuda prospicienti a Gerico il Monte delle Tentazioni ove: “…Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto per esser tentato dal diavolo.” (Matteo 4,1)
Là, infatti, l’aria caldissima dalla piana rovente insolata, incontrando nella sua espansione le alture, provoca un energico vento ascensionale.
In quella zona, detta “Iebel Quarantal”, ove Gesù sarebbe stato per quaranta giorni e quaranta notti, c’è un monastero ortodosso detto, appunto, della quarantena.

Monastero ortodosso detto "della quarantena"

Monastero ortodosso detto “della quarantena”



La lettera agli Ebrei pare cogliere il pensiero indirettamente nel sottolineare che là si manifestò lo Spirito quando dice che “Per fede, caddero le mura di Gerico, dopo che ne avevano fatto il giro per sette giorni.” (Ebrei 11,30)
Gerico è anche chiamata la città delle palme (Deuteronomio 34,3, Giudici 1,16 e 3,13 ed in 2Cronache 28,15).

Il sito archeologico di Gerico si trova a circa 2 km dalla città ove c’era un’oasi con una sorgente, “Ain es-Sultan”, vicino ad una collina detta “Tell es-Sultan” (estensione di circa 3,5 Ha) formatasi per sovrapposizione di numerosi strati di abitati antichi a partire, come ho accennato, dal neolitico.

Veduta di Tell es-Sultan

Veduta di Tell es-Sultan



Numerose sono state le campagne di scavi portate avanti in tempi diversi da più equipe di archeologi:

  • della Deutsche Orient-Gesellschaft condotta da E. Sellin dal 1907 al 1909;
  • scavi britannici dal 1930 al 1936 diretti da J. Garstang, poi dal 1952 al 1958 da K.M. Keynon;
  • dell’Università di Roma “La Sapienza” e del Dipartimento Palestinese delle Antichità dal 1997 al 2000, diretta da N. Marchetti, L. Nigro e H. Taha, con il coordinamento di P. Matthiae.

Tali investigazioni hanno portato a concludere che Gerico è una delle più antiche città finora conosciute in quanto si sono rinvenute tracce d’insediamenti del periodo paleolitico anche di 11 millenni a.C. e del neolitico pre-ceramico, quest’ultimo tra l’8.000 e il 7.200 a.C., quindi forse è la più antica città che si conosce abitata continuamente da oltre 13.000 anni.
Nell’età del bronzo, 3400 – 1150 a.C., fu distrutta più volte sia da eventi naturali (terremoto del 2700 a.C.) sia da incursioni di altre genti e ricostruita forse nel 2300 a.C. dagli egizi della VI dinastia, onde nell’età del bronzo, come altre città cananee, fu vassalla dell’impero egiziano.

Gli scavi portati avanti dall’Università della Sapienza di Roma hanno poi presentato un secondo fiorente fenomeno di urbanizzazione nel II millennio a.C., epoca in cui Gerico e la sua oasi fu di nuovo centro propulsore dello sviluppo socio-economico e culturale della bassa Valle del Giordano.
Sono state rinvenute mura ciclopiche dell’età del Bronzo Medio, 1650-1550 a.C., che indicano la ricostruzione di un agglomerato urbano, inglobante la sorgente, in stretto rapporto con l’Egitto delle XII-XV dinastie faraoniche, vale a dire ai tempi degli Ittiti.
In definitiva tra il 2000 e il 1550 a.C. la città fu ridotata di sistemi di difesa.
Le popolazioni cananee ebbero rapporti ondivaghi con i faraoni e gli stessi che l’avevano ricostruita probabilmente ne furono i demolitori, forse durante le campagne dei Faraoni della XVIII dinastia con Tutmosi III il Conquistatore.
Al tempo in cui la Bibbia riferisce che arrivò Giosuè, Gerico era già in rovina o comunque le sue mura non erano più continue e la città non era più nel suo splendore massimo di alcuni secoli prima, anche se è possibile che fosse abitata.
Non era più però la piazzaforte di un tempo avendo già mura diroccate in più parti, ridotta ad un piccolo centro di scarsa importanza.
Gli scavi però non hanno rivelato tracce di ricostruzione di mura che si possano riferire a dopo l’invasione Israelitica del XIII secolo a.C., come appunto se si fosse voluto lasciare la città così a monito per sempre.

Il racconto biblico, del resto, dopo la presa di Gerico, narra l’attacco ad un’altra la città, Ai che in ebraico vuol dire “rovine”, anche essa evidentemente nelle condizioni storiche di Gerico e così ridotta da eventi analoghi.

All’epoca degli ultimi scavi un rinvenimento a Gerico particolarmente degno di nota fu quello di uno sigillo rinvenuto nella tomba di una fanciulla.
Tale sigillo a forma ovale di scarabeo nella parte inferiore ha una incisioneo dai cui segni geroglifici è stato dedotto il titolo egizio, “amministratore” di “Ruha” e questo sarebbe appunto il nome della città nell’antichità, che significa profumo, con riferimento ai fiori abbondanti dell’oasi.

Sigillo dell'amministratore egizio di Gerico

Sigillo dell’amministratore egizio di Gerico



È invece attestata una ricostruzione al tempo del re Acab (870 a.C.), ma la città fu poi distrutta dai Babilonesi (587 a.C.).
Ripopolata dagli Ebrei di ritorno dall’esilio, in epoca ellenistica fu abbandonata.
In età romana Erode il Grande impiantò un nuovo centro a 3,5 km dall’attuale.
Fu sede vescovile nel 325 d.C., ma andò progressivamente decadendo finché nel XII secolo d.C. i crociati costruirono nei pressi una nuova città, che poi fu edificata nel XIX secolo divenendo l’attuale centro.

LE SPIE DI GIOSUÈ A GERICO
Prima del passaggio del Giordano per invadere la terra di Canaan Giosuè inviò due spie per avere informazioni aggiornate sulla città di Gerico.
Il racconto del fatto è sviluppato nella Bibbia al capitolo 2 del libro di Giosuè.
Chi incontrano queste spie a Gerico?
Una prostituta, segno inequivocabile di una città simbolo del peccato, concetto che come vedremo sarà ripreso dal libro dell’Apocalisse.
Il prostituirsi, assieme all’essere adultero adombrano una prostituzione e un adulterio più profondo, il flettere verso gli idoli, abbandonando il Dio vero.
Al riguardo dice la Torah in Esodo 34,15s: “Non fare alleanza con gli abitanti di quel paese, altrimenti, quando si prostituiranno ai loro dèi e faranno sacrifici ai loro dèi, inviteranno anche te: tu allora mangeresti le loro vittime sacrificali. Non prendere per mogli dei tuoi figli le loro figlie, altrimenti, quando esse si prostituiranno ai loro dèi, indurrebbero anche i tuoi figli a prostituirsi ai loro dèi.”

Più volte nel racconto si parla di “porta della città”, il che sarebbe in contrasto col pensiero che le mura erano in parte diroccate a meno che non fosse la porta di una torre che veniva chiusa la sera.
È infatti ivi narrato della collaborazione che fu data a quelle spie dalla prostituta, Raab, che abitava proprio in adiacenza delle mura, forse in vicinanza della torre onde, secondo quella narrazione, con una fune le due spie poterono poi fuggire dalle mani degli inseguitori.
Questa prostituta diede loro ricovero e li protesse nella fuga onde successivamente, al momento della conquista di Gerico da parte degli Israeliti, fu preservata dall’eccidio con la propria famiglia come le era stato promesso.
In definitiva il racconto attesta che c’erano a Gerico delle mura con abitazioni addossate, come di fatto è stato rinvenuto negli scavi.
Il tema della prostituta l’abbiamo già incontrato nel libro della Genesi quando ivi parla di Tamar e Giuda e l’ho trattato nell’articolo “Tamar si traveste per essere antenata di Giuseppe“.
Nell’articolo “La perla nascosta nel rotolo di Rut del canone ebraico” poi ho detto di tale evento delle spie con Raab, perché il fatto si ricava anche per decriptazione dal capitolo 3 del libro di Rut secondo le regole di “Parlano le lettere“.

Sul tema della decriptazione vedansi:

La donna, di cui si parla nel libro di Giosuè è indicata col nome Raab o Rachab, Rahab (da non confondere con che è un mostro biblico), donna che dopo la presa di Gerico da parte degli Israeliti, divenne una virtuosa convertita, come racconta quel libro al Capitolo 6.
I nomi ebraici dei personaggi biblici hanno in sé la profezia della propria storia e in ebraico è “ampio, largo”, quindi, in un certo senso “longanime”. Leggendo poi i singoli segni di si ha: “il corpo racchiuderà dentro ” e “il corpo in grembo “.
Di chi sarà il corpo che racchiuderà dentro?
E Rachab si mostrò “longanime” verso quelle spie perché colpita dalla nomea che s’era fatta attorno al “Dio” che aiutava gli Israeliti.
Per la tradizione ebraica Giosuè l’avrebbe sposata ed il profeta Geremia sarebbe stato tra i discendenti (Vedi Diz. “Usi e leggende ebraiche” – Alan Unterman).
Il Talmud Babilonese (Megillah 15a), racconta che Rachab si sposò con Giosuè e fu antenata di otto profeti, tra cui Geremia, e la profetessa Culda (del tempo del re Giosia 2Re 22; 2Cronache 34).
“Il dizionario della Bibbia” di P. J. Achtemeier e della “Società of Biblical Literature”, riporta come questa donna fu considerata una delle più belle della storia.
Ora è indiscutibile che otto è un numero che esprime la pienezza, tant’è che si è in attesa dell’8° giorno come momento di redenzione finale!
Tale tradizione com’è nata?
Solo oralmente, visto che la Bibbia non dice altro?
Il fatto d’eccezionale importanza è però che il testo decriptato del Capitolo 3 del libro di Rut riporta, tra l’altro, in modo diffuso e dimostrabile, la storia degli esploratori di Gerico e di Racab e sviluppa in modo insistente tale figura dalla quale viene profetizzata l’incarnazione di Dio.
Dalla sua discendenza si attuerà cioè la pienezza, com’è recepito dalla tradizione talmudica che attribuisce a Rachab otto profeti.
Interessante è che al Capitolo 1 del Vangelo, l’evangelista Matteo ha inserito Rachab tra le antenate di Gesù: “Genealogia di Gesù Cristo figlio di Davide, figlio di Abramo. Abramo generò Isacco, Isacco generò Giacobbe, Giacobbe generò Giuda e i suoi fratelli, Giuda generò Fares e Zara da Tamar, Fares generò Esròm, Esròm generò Aram, Aram generò Aminadàb, Aminadàb generò Naassòn, Naassòn generò Salmòn, Salmòn generò Booz da Racab, Booz generò Obed da Rut, Obed generò Iesse, Iesse generò il re Davide. Davide generò Salomone da quella che era stata la moglie di Urìa, Salomone generò Roboamo… Ieconia e i suoi fratelli, al tempo della deportazione in Babilonia. Dopo la deportazione in Babilonia, Ieconia generò… Giacobbe, Giacobbe generò Giuseppe, lo sposo di Maria, dalla quale è nato Gesù chiamato Cristo.” (Matteo 1,1-16)
In questa genealogia appunto sono inserite anche alcune donne che hanno nomi con storie particolari nella Bibbia o nella tradizione ebraica e precisamente:

  • Tamar, nuora di Giuda, che travestendosi da prostituta da questi ebbe due figli;
  • Rachab che generò Booz da Salomon (per la tradizione era la prostituta di Gerico – Giosuè 2);
  • Rut sposò di Booz parente del marito morto e il libro di Rut narra che gli s’infilò sotto le coperte e lui poi la riscattò secondo la legge del levirato;
  • La moglie di Uria, cioè Betzabea, che commise adulterio con Davide che poi la sposò.

Con ciò evidentemente Matteo intende richiamare l’idea del disegno preordinato di Dio nei sacri scritti antichi, provabile anche con la decriptazione.
A Dio interessa il cuore e la storia biblica è piena di prostitute che si convertono.
La lettera di Giacomo ricorda: “Così anche Raab, la prostituta, non fu forse giustificata per le opere, perché aveva dato ospitalità agli esploratori e li aveva fatti ripartire per un’altra strada?” (Giacomo 2,25)
D’altronde Gesù disse loro: “In verità vi dico: I pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio.” (Matteo 21,31)

Risulta poi chiaro come sia nata nella tradizione ebraica l’idea del matrimonio di Raab con Giosuè.
Tale unione, infatti, si deduce chiaramente dalla decriptazione dell’ultima parte del Capitolo 3 del testo del libro di Rut, come si può verificare e tale fatto, appunto, è recepito nella tradizione dell’ebraismo.
Nel decriptato di Rut c’è poi il racconto dell’incontro di Giosuè con l’angelo che è sinteticamente raccontato in Giosuè, capitolo 5,13-15.
Certamente le spie poterono descrivere la situazione delle mura e delle brecce che evidentemente sarebbero state difese ad oltranza dagli abitanti con barricate e armi.
Israele non aveva, infatti, predisposte macchine da guerra per l’assedio ne apprestarono opere d’ingegneria per attraversare il Giordano, segno che si fidavano delle informazioni e dell’appoggio di Dio.

Questi pensieri mi hanno portato a decriptare, secondo le regole del già segnalato metodo di “Parlano le lettere“, i 24 versetti del capitolo 2 del libro di Giosuè.

GIOSUÈ 2 – DECRIPTAZIONE
Riporto il testo dell’ultima traduzione in italiano della C.E.I.:

Giosuè 2,1 – Giosuè, figlio di Nun, di nascosto inviò da Sittìm due spie, ingiungendo: Andate, osservate il territorio e Gerico. Essi andarono ed entrarono in casa di una prostituta di nome Raab. Lì dormirono.

Giosuè 2,2 – Fu riferito al re di Gerico: Guarda che alcuni degli Israeliti sono venuti qui, questa notte, per esplorare il territorio.

Giosuè 2,3 – Allora il re di Gerico mandò a dire a Raab: Fa; uscire gli uomini che sono venuti da te e sono entrati in casa tua, perché sono venuti a esplorare tutto il territorio.

Giosuè 2,4 – Allora la donna prese i due uomini e, dopo averli nascosti, rispose: Sì, sono venuti da me quegli uomini, ma non sapevo di dove fossero.

Giosuè 2,5 – All’imbrunire, quando stava per chiudersi la porta della città, uscirono e non so dove siano andati. Inseguiteli, presto! Li raggiungerete di certo.

Giosuè 2,6 – Ella invece li aveva fatti salire sulla terrazza e li aveva nascosti fra gli steli di lino che teneva lì ammucchiati.

Giosuè 2,7 – Quelli li inseguirono sulla strada del Giordano, fino ai guadi, e si chiuse la porta della città, dopo che furono usciti gli inseguitori.

Giosuè 2,8 – Quegli uomini non si erano ancora coricati quando la donna salì da loro sulla terrazza,

Giosuè 2,9 – e disse loro: So che il Signore vi ha consegnato la terra. Ci è piombato addosso il terrore di voi e davanti a voi tremano tutti gli abitanti della regione,

Giosuè 2,10 – poiché udimmo che il Signore ha prosciugato le acque del Mar Rosso davanti a voi, quando usciste dall’Egitto, e quanto avete fatto ai due re amorrei oltre il Giordano, Sicon e Og, da voi votati allo sterminio.

Giosuè 2,11 – Quando l’udimmo, il nostro cuore venne meno e nessuno ha più coraggio dinanzi a voi, perché il Signore, vostro Dio, è Dio lassù in cielo e quaggiù sulla terra.

Giosuè 2,12 – Ora giuratemi per il Signore che, come io ho usato benevolenza con voi, così anche voi userete benevolenza con la casa di mio padre; datemi dunque un segno sicuro

Giosuè 2,13 – che lascerete in vita mio padre, mia madre, i miei fratelli, le mie sorelle e quanto loro appartiene e risparmierete le nostre vite dalla morte.

Giosuè 2,14 – Quegli uomini le dissero: Siamo disposti a morire al vostro posto, purché voi non riveliate questo nostro accordo; quando poi il Signore ci consegnerà la terra, ti tratteremo con benevolenza e lealtà.

Giosuè 2,15 – Allora ella li fece scendere con una corda dalla finestra, dal momento che la sua casa era addossata alla parete delle mura, e là ella abitava,

Giosuè 2,16 – e disse loro: Andate verso i monti, perché non v’incontrino gli inseguitori. Rimanete nascosti là tre giorni, fino al loro ritorno; poi andrete per la vostra strada.

Giosuè 2,17 – Quegli uomini le risposero: Saremo sciolti da questo giuramento che ci hai richiesto, se non osservi queste condizioni:

Giosuè 2,18 – quando noi entreremo nella terra, legherai questa cordicella di filo scarlatto alla finestra da cui ci hai fatto scendere e radunerai dentro casa, presso di te, tuo padre, tua madre, i tuoi fratelli e tutta la famiglia di tuo padre.

Giosuè 2,19 – Chiunque uscirà fuori dalla porta della tua casa, sarà responsabile lui della sua vita, non noi; per chiunque invece starà con te in casa, saremo responsabili noi, se gli si metteranno le mani addosso.

Giosuè 2,20 – Ma se tu rivelerai questo nostro accordo, noi saremo liberi dal giuramento che ci hai richiesto.

Giosuè 2,21 – Ella rispose: Sia come dite. Poi li congedò e quelli se ne andarono. Ella legò la cordicella scarlatta alla finestra.

Giosuè 2,22 – Se ne andarono e raggiunsero i monti. Vi rimasero tre giorni, finché non furono tornati gli inseguitori. Gli inseguitori li avevano cercati in ogni direzione, senza trovarli.

Giosuè 2,23 – Quei due uomini allora presero la via del ritorno, scesero dai monti e attraversarono il fiume. Vennero da Giosuè, figlio di Nun, e gli raccontarono tutto quanto era loro accaduto.

Giosuè 2,24 – Dissero a Giosuè: Il Signore ha consegnato nelle nostre mani tutta la terra e davanti a noi tremano già tutti gli abitanti della regione.”

Presento la dimostrazione della decriptazione del primo versetto.

Giosuè 2,1Giosuè, figlio di Nun, di nascosto inviò da Sittìm due spie, ingiungendo: Andate, osservate il territorio e Gerico. Essi andarono ed entrarono in casa di una prostituta di nome Raab. Lì dormirono.





“Per portare ad esistere della risurrezione il vigore da Gesù , il Figlio , per i viventi l’energia uscirà . Un fuoco i cuori sarà a liberare () dall’angelo che vi sta a vivere . Per incontrarlo () con un fuoco sarà dai viventi per l’essere ribelle (). A rivelarsi () sarà dalla matrice di un carpentiere . Il Potente nel primogenito vivrà nel corpo . In cammino si porterà alla vista e verrà in terra . Lo porterà l’Unico finalmente a stare nel corpo . Sarà l’annuncio () a recare a chi è in cammino e a portarlo fu ad una famiglia , l’Unigenito vi si recherà da tempio . Da una Donna questi si porterà . Angeli usciranno portando una luce ai viventi per il partorito () dal grembo () e sarà alla luce rettamente in casa portato il Nome nel mondo .

Ecco il testo decriptato di Giosuè 2 tutto di seguito.

Giosuè 2,1 – Per portare ad esistere della risurrezione il vigore da Gesù, il Figlio, per i viventi l’energia uscirà. Un fuoco i cuori sarà a liberare dall’angelo che vi sta a vivere. Per incontrarlo con un fuoco sarà dai viventi per l’essere ribelle. A rivelarsi sarà dalla matrice di un carpentiere. Il Potente nel primogenito vivrà nel corpo. In cammino si porterà alla vista e verrà in terra. Lo porterà l’Unico finalmente a stare nel corpo Sarà l’annuncio a recare a chi è in cammino e a portarlo fu ad una famiglia, l’Unigenito vi si recherà da tempio. Da una Donna questi si porterà. Angeli usciranno portando una luce ai viventi per il partorito dal grembo e sarà alla luce rettamente in casa portato il Nome nel mondo.

Giosuè 2,2 – Si porterà l’Unigenito dall’essere ribelle, perché la potenza della rettitudine sia in un corpo a stare racchiusa e il rifiuto gli viva in un corpo nel mondo. Angeli usciranno dall’Unico inviati con una luce. Saranno per i viventi sulla casa dell’Unigenito portati. Usciranno gli angeli in campo nel mondo di notte (perché) in vita il Figlio sarà in Israele guizzato, puro alla vista. Indicheranno al mondo che l’Unigenito in un corpo scende.

Giosuè 2,3 – E sarà alla luce per la battaglia in cammino. Sarà in un corpo la forza alla prigione portata da Dio. Dai corpi l’agire scellerato del serpente, origine dell’essere ribelle, porterà giù. Gli saranno guai ad uscire dagli uomini. Sarà da una madre ad uscire in casa il primogenito. Sarà tra i viventi Dio a stare. La rettitudine da una Donna dal corpo uscirà. Il Potente in un Tempio retto così sarà col vigore. Per far frutti di perfezione in terra da casa l’Unigenito porterà.

Giosuè 2,4 – E finalmente si verserà a chiudersi al mondo. Da Donna verrà alla luce. L’energia sarà ad entrare in un uomo, sarà da una madre portato prescelta. A spiare l’angelo si porterà e completa con l’Unigenito la paura gli invierà a casa l’Unico. E Dio sarà al mondo, sarà ad incontrarlo col fuoco, sarà a reciderlo, da calamità nel tempo gli esisterà, dai viventi l’annullerà, uscirà dai viventi del mondo.

Giosuè 2,5 – E sarà ad uscire la forza al mondo per bruciare l’impuro. In un buco a scorrere lo porterà dai corpi che dentro le tenebre portò nel mondo. Per gli uomini fu la vita ad essere una sozzura. Portò il serpente la calamità del tempo ad esistere. Per incontrarlo uscirà, in cammino si porterà nel mondo. Da uomo sarà in vita per calpestarlo. Si porterà in vita uscirà col corpo l’Unigenito. In una grotta sarà ad uscire dalla Madre prescelta. In dono per chi cammina sarà in vita.

Giosuè 2,6 – Ed al mondo sarà con l’Unigenito ad uscire dall’alto la purezza fuori in cammino. Per guarirli porterà dalla croce dal cuore la Madre con gli apostoli, ai viventi dentro per il superbo finire. Saranno ad uscire dal legno nel mondo. Si vedrà un corpo retto portare dal colle; fuori dall’innalzato scorrerà in cammino.

Giosuè 2,7 – Si riporterà fuori l’Unigenito per l’energia della risurrezione. Risarà a rivivere con il corpo. In aiuto il soffio gli porterà l’Unico. Dalla tomba col corpo risarà fuori vivo per via. Sarà a dominare, agli angeli innnalzato, a vivere nell’aldilà si porterà il Crocifisso. Ed al mondo il Risorto vedranno col corpo, (in luogo) chiuso si porterà dai fratelli. Un corpo sarà di retti dall’Unigenito a sorgere. Il corpo a spuntare porterà. A partorirelo (in modo) puro sarà la Madre. Di fratelli (di Lui) un corpo sarà ad uscire tra i viventi.

Giosuè 2,8 – E nel mondo dei viventi entrerà il (Suo) cuore in un corpo. A strappare via con la rettitudine da dentro porterà l’angelo ed entrerà nell’esistenza l’Unico. In azione guizzerà alla fine nel mondo l’Altissimo, uscirà a vivere dall’alto, entrerà sotto un tetto.

Giosuè 2,9 – E finalmente tra i viventi nel corpo Dio entrerà in un uomo. Sarà un vivente, sarà ad aiutare nel tempo, sarà la rettitudine ad esistere tra l’oppressione del drago. Il Signore tra chi cammina vivrà, verrà in terra e così sarà l’aborto ad uscire. L’Unigenito che sarà tra gli uomini da retta Madre l’Altissimo ad abitare. E la rettitudine sarà ad inviare ai viventi in cammino e il del maligno brucerà la casa. Sarà al mondo l’Unigenito col corpo giù a vivere in persona; sarà la rettitudine a vivere.

Giosuè 2,10 – Così sarà alla luce, per amore si porterà. Verrà l’Unigenito per liberarci, si porterà in una casa. Sarà in dono ad uscire, si porterà al mondo, verrà tra i viventi a stare. Sarà con la Madre alla fine in vita; di persona sarà così tra i vivi, in una casa giù verrà da retta Madre, per vivere alle angustie sarà con i viventi a portarsi l’Unigenito. Per la luce pastori con doni all’indicata Madre guizzeranno. Per la luce degli angeli saranno i viventi in cammino per dove sarà ad uscire l’Unigenito a vive nel corpo che sarà felice in una casa. Alla vista puro uscirà, scenderà dagli angeli, del Potente in pienezza esisterà la grazia ed i potenti (i Magi?) per vederlo si porteranno in cammino. Dell’Unico il principe uscirà in una grotta. Da uomo vivrà l’Unico; porterà un segno ai viventi.

Giosuè 2,11 – E l’energia per risorgere in vita uscirà in azione portata a stare in un vivente, ai viventi dal cuore il Figlio la porterà. E del Potente l’Unigenito sulle spighe si vedrà portato ad abitare e chiuso dentro un uomo abiterà di persona, sarà così con la Madre retta a stare il Signore. La maledizione sarà così in vita con Lui al primo serpente del mondo ad esistere tra i viventi da dentro il cielo. Dai viventi il male operare portato in azione dal serpente uscirà dalla terra, un uomo lo strapperà via.

Giosuè 2,12 – E nel tempo uscirà del mondo; nel settimo (giorno) si porterà dagli angeli Dio per stare in una casa. Il Signore così sarà alla vista. La luce sarà finalmente ad esistere per i popoli. La rettitudine ai viventi per benevolenza porterà in azione. A sorgere sarà la purezza nel cammino. Dalla Madre verrà dal seno a vivere in una casa. Sarà alla fine l’Unigenito dentro ad essersi rifugiato dall’impuro angelo per finirlo con la purezza. Del Potente sarà l’Unigenito a portare ad indicare la fede.

Giosuè 2,13 – Ed al mondo ai viventi della purezza verrà del Padre ad essere portatore, verrà dall’Unigenito ai viventi ad essere recata, inizierà il segno che dall’Unico in vita l’ha portata, verrà ai fratelli a portare il segno che s’è portato. Porterà l’Unico la perfezione da Donna dal corpo. Un boccone delicato porterà al mondo. Giù dal serpente per finirne il vivere verrà. L’angelo superbo che in tutti è ad abitare nei viventi morrà.

Giosuè 2,14 – E sarà l’Unigenito per l’amarezza portata dal serpente nel mondo ad entrare in un uomo. Dalla destra per l’arroganza dell’angelo porterà di sotto la rettitudine tra i viventi per il serpente uccidere. L’Unigenito alla pienezza del segno in cammino sarà per aiuto portare. Verrà la Parola dall’angelo a portarsi per colpirne la perversità. Il peso totale alla fine il Signore del serpente ricuserà. Per finirlo entrare in terra si vedrà un fuoco forte per l’angelo portarsi che si vedrà piagato. Lo chiuderà in un buco, lo sbarrerà, lo porterà l’Unigenito tra i morti.

Giosuè 2,15 – E la Toràh nel sangue dentro si chiuderà, abiterà in cuore. A testimonianza alla prigione del serpente la porterà per ucciderlo, sarà dentro ad stare per finirlo al mondo, dentro si verserà, sarà nel corpo, uscirà (come) annunciato tra i viventi del mondo per portare il bestiale fuori. Sarà dell’Unigenito la forza portata di sabato (il settimo giorno della creazione).

Giosuè 2,16 – Ed al segno l’Unigenito a vivere col corpo guizzerà fuori dalla Madre nel mondo. Partorito, in cammino si porterà di persona. Lo splendore a vedere recherà dentro con la rettitudine ai viventi. Al mondo un corpo puro sarà dalla Madre portato e degli angeli dal grembo la purezza alla luce in vita uscirà al terzo segno del giorno (cioè in quel sabato al terzo del giorno vedi: “La durata della Creazione“). Ai viventi l’Eterno in esilio col corpo per aiutare il Verbo/la Parola sarà ai viventi a portare. L’Unigenito in una grotta finalmente in cammino si porterà; nascerà in un corpo retto da retta Madre.

Giosuè 2,17 – A recarsi sarà l’Unigenito dai viventi per saziarli. Dio sarà al mondo ad entrare. Un uomo sarà nella vita puro. Sarà ai viventi dell’Unico ad inviare la grazia e per liberarli il tempo così uscirà con questi. Al mondo l’Unigenito con la risurrezione in corpo uscirà il settimo tempo (giorno), dall’angelo si porterà.

Giosuè 2,18 – Uscirà dagli angeli nel mondo dall’Unico inviato per la grazia portare. L’Unigenito sarà a vivere dentro la terra. Verrà ad indicare la speranza della fine della prigione, recherà la carità al mondo. Una seconda volta riuscirà questi al mondo per finire la ribellione, dentro ad ammalare porterà l’angelo. Dall’Unigenito la risurrezione dei corpi uscirà, porterà dal corpo la legge divina all’angelo e dentro lo bastonerà. E dall’Unigenito alla fine al Padre saranno retti portati. Verranno all’Unico. Nella piaga si recheranno e dall’Unigenito crocifisso i fratelli saranno così condotti. Verranno tutti alla casa del Padre e così tutti uniti alla pienezza del volto saranno di Dio. Riessendo retti, dal mondo a casa saranno alla fine ad entrare.

Giosuè 2,19 – E dal mondo saranno ad uscire tutti felici e su dall’Unico vivranno liberi. Finalmente saranno da dentro un’esistenza d’oppressione usciti. Dalla prigione li riporterà. Su entreranno per il sangue che avrà portato da dentro il corpo l’Unigenito. Simili li avrà portati e dell’Unico avrà inviato la grazia. E l’energia a risorgere avrà recato tutti. Dall’Unigenito la risurrezione dei corpi sarà uscita. Sarà entrata venendo la rettitudine dentro ad abitare. Si sarà alla fine nel sangue riportata creandoli per la seconda. Avrà recato dell’Unico nei viventi la forza della legge divina dell’esistenza che a casa li riporterà.

Giosuè 2,20 – E dall’Unigenito gli uomini in cammino saranno stati aiutati, saranno a rivenire dal deserto che abitavano. Avrà colpito la perversità dell’esistenza che esisteva. L’energia avrà recato, puri i viventi liberati da dentro del tempo, retti all’Unico da risorti col corpo entreranno nel settimo (giorno) al termine ad abitare.

Giosuè 2,21 – E completamente dell’Unico rivivrà nel corpo la rettitudine per la Parola. Saranno così i viventi figli. Lui avrà portato alla fine il fuoco. La guerra avrà portato ad esistere al serpente. Con l’arderlo avrà recato la fine della ribellione. Verranno con il Crocifisso (che si comporterà) da fune. Tutti del mondo i risorti inviati saranno a casa. Nell’assemblea li accompagnerà degli angeli.

Giosuè 2,22 – E saranno in cammino portati e saranno a casa dell’Unico recati dal mondo ripartoriti e saranno per la risurrezione dalla vergogna liberi nella luce, finiti i giorni, vivranno in eterno. Dal Risorto dentro portati dal mondo col corpo puro saranno i viventi e saranno dentro versati simili col corpo. Per mano il Verbo sarà a vivere a casa con la sposa che avrà calpestato con la rettitudine portataLe il serpente, con la forza che l’Unigenito Le recò.

Giosuè 2,23 – Sarà bruciata la vergogna dell’angelo dalla forza uscita dall’Unigenito della risurrezione, per l’energia sarà dai viventi portato a scendere. L’angelo dai viventi uscirà, fuori dai corpi si porterà spazzato dalla purità e si porterà la forza dentro i corpi dell’Unigenito. Gesù a casa con gli angeli i figli porterà a stare nella pienezza. I frutti porterà al Potente e delle origini la perfezione nei viventi si rialzerà. Dall’Unico li porterà alla fine che li desiderava puri.

Giosuè 2,24 – E uniti i viventi in un corpo porterà a Dio. Per Gesù retti saranno tra gli angeli. Il drago sarà per la perversità, che (per lui) dentro esisteva, giudicato e verrà la sposa dalla terra portata. Portati dal camminio i viventi con gli angeli vivranno (mentre) l’orgoglio del maligno avrà bruciato. A casa saranno ad entrare dell’Unico col corpo su i viventi. Il Verbo i figli gli porterà.

A GALGALA
Israele attraversò il Giordano al seguito dell’Arca dell’alleanza portata dai sacerdoti.
Il Giordano si fermò a monte e tutto il popolo passò a piedi asciutti.
Fu, di fatto, in mutate situazioni, il ripetersi, 40 anni dopo, anche con Giosuè del miracolo dell’apertura del Mar Rosso verificatosi con Mosè alla guida del popolo uscito dall’Egitto.
Il Salmo 114 – Inno pasquale – che riporto, ricorda assieme questi due eventi.

Salmo 114,1 – “Alleluia.
Quando Israele uscì dall’Egitto, la casa di Giacobbe da un popolo barbaro,
Salmo 114,2 – Giuda divenne il suo santuario, Israele il suo dominio.
Salmo 114,3 – Il mare vide e si ritrasse, il Giordano si volse indietro,
Salmo 114,4 – i monti saltellarono come arieti, le colline come agnelli di un gregge.
Salmo 114,5Che hai tu, mare, per fuggire, e tu, Giordano, perché torni indietro?
Salmo 114,6 – Perché voi monti saltellate come arieti
e voi colline come agnelli di un gregge?
Salmo 114,7 – Trema, o terra, davanti al Signore, davanti al Dio di Giacobbe,
Salmo 114,8 – che muta la rupe in un lago, la roccia in sorgenti d’acqua.”

La decripatazione che ho già presentato con altre nell’articolo in .pdf “Mosè Nascosto” nella rubrica “Lettere ebraiche e codice Bibbia” ci porta in pieno in un discorso messianico; infatti, questo di seguito è il testo del Salmo 114 decriptato.

Salmo 114,1 – Nel fango venne a stare il Principe di Dio.
Per vivere tra i viventi scese in un corpo nell’esistenza dalla matrice della casa che era stata indicata.
Fu in azione a versarsi tra i viventi per la perversità nell’agire colpire.

Salmo 114,2 – Ad uscire sarà a finire dal mondo la forza della perversità bloccando nel mondo il serpente.
La santità ha portato con la rettitudine di Dio tra i viventi per salvarli dal serpente; e tutti sarà a riportare.

Salmo 114,3 – Al mondo sarà dei viventi alla vista.
In campo aperto si portò per stare in cammino (dopo) che dall’acqua uscì del Giordano.
Fu riempito dentro di potenza.
Di fratelli portò un corpo.

Salmo 114,4 – Nel mondo a rigenerare fu la vita; dai corpi rovesciava l’essere impuro. (Indemoniati)
Con la rettitudine guai al serpente esistevano.
L’orgoglio con il peccare finivano.
La rettitudine dentro degli angeli spuntava negli apostoli.

Salmo 114,5 – Dai viventi usciva il serpente per la rettitudine che entrava.
Era la piaga che c’era a finire.
Fuggiva fuori chi stava nei corpi sbarrato.
All’angelo (ribelle) il decreto del rifiuto gli annunciava dai corpi.

Salmo 114,6 – Uscivano rigenerati di forza gli uomini deboli.
Con l’aiuto che recava affliggeva l’esistenza del serpente.
Erano i viventi in cammino con preghiere dall’oppressione dentro dell’angelo a rispuntare fuori energici.

Salmo 114,7 – La Parola in persona s’era dall’Unico per aiutare portata a guidare.
La potenza era dell’Unigenito in un corpo scesa in un vivente.
Al serpente dalla Parola inviata è la maledizione, portata nel mondo per spazzarlo abbattendolo da casa.

Salmo 114,8 – Al mondo la pura rettitudine era uscita.
Giù si portava alla vista in cammino tra i viventi.
Nei viventi era la malattia tolta via.
Della potenza un vivente la sorgente riportava ai viventi che risaranno a vivere.

Poi Israele si accampò a Galgala, a pochi chilometri a oriente di Gerico, forse dove di recente è stata scoperta un sito con una cava di pietra sotterranea.
Il racconto del libro di Giosuè intende evidenziare come un ritorno serio del popolo ai comandi originari del Signore, cioè al rispetto del patto, quali la circoncisione e la Pasqua, porta frutti immediati e molto più efficaci dell’aver fatto serie esercitazioni e preparazioni dell’esercito.

Il paradiso terrestre pensato dall’autore del libro sacro della Genesi era là dove stava la Terra Promessa e, puntuale, in linea con la tesi prospettata con i due articoli “ll giardino dell’Eden” e “I Cherubini alla porta dell’Eden“, si verifica l’incontro con un angelo che in quella occasione era anche un uomo.
Racconta così l’autore del libro di Giosuè: “Quando fu presso Gerico, Giosuè alzò gli occhi e vide un uomo in piedi davanti a sé, che aveva in mano una spada sguainata. Giosuè si diresse verso di lui e gli chiese: Tu sei dei nostri o dei nostri nemici? Rispose: No, io sono il capo dell’esercito del Signore. Giungo proprio ora. Allora Giosuè cadde con la faccia a terra, si prostrò e gli disse: Che ha da dire il mio signore al suo servo? Rispose il capo dell’esercito del Signore a Giosuè: Togliti i sandali dai tuoi piedi, perché il luogo sul quale tu stai è santo. Giosuè così fece.” (Giosuè 5,13-15)
Giosuè viene così avvicinato alla figura di Mosè al roveto ardente, ma qui l’angelo del Signore invece di parlare da un fuoco “‘esh” che non si consuma appare come un uomo “‘ish” in carne ed ossa, un fuoco con IHWH dentro.
È così da attendersi una piena rivelazione del Messia nel testo di secondo livello.
È venuto quindi spontaneo passare alla decriptazione prima di questi tre versetti poi di tutto il successivo capitolo 6 di Giosué.
Intanto, ad ulteriore titolo esemplificativo di come procedo riporto la dimostrazione della decriptazione del versetto Giosuè 5,13 e poi tutti di seguito dei tre senza inserimenti di lettere ebraiche a titolo dimostrativo.

Giosuè 5,13Quando fu presso Gerico, Giosuè alzò gli occhi e vide un uomo in piedi davanti a sé, che aveva in mano una spada sguainata. Giosuè si diresse verso di lui e gli chiese: Tu sei dei nostri o dei nostri nemici?





“E Iah fu dentro al mondo . Fu a portarsi completamente in Gesù . Dentro fu nel corpo l’Essere a chiudersi e a recare fu la Luce dell’Unico alla vista . All’oppressione () fu a portarsi e fu nel corpo l’Unigenito a recarsi . Entrò l’energia nel mondo in un uomo che agendo i viventi aiuterà con la potente energia per la fuga dell’essere impuro (). E nascosto nel corpo dentro porterà il fuoco al serpente e per soffiarglielo gli entrò in casa , sarà l’essere impuro () a bastonare . Sarà in cammino con Gesù la divinità che sarà a portarsi . E sarà l’origine dell’amarezza con potenza a portare fuori . Per il serpente rifiutare alla fine uscì . Per appassire il nemico fu l’energia a recare .”

Giosuè 5,13 – E Iah fu dentro al mondo. Fu a portarsi completamente in Gesù. Dentro fu nel corpo l’Essere a chiudersi e a recare fu la Luce dell’Unico alla vista. All’oppressione fu a portarsi e fu nel corpo l’Unigenito a recarsi. Entrò l’energia nel mondo in un uomo che agendo i viventi aiuterà con la potente energia per la fuga dell’essere impuro. E chiuso nel corpo dentro porterà il fuoco al serpente e per soffiarglielo gli entrò in casa, sarà l’essere impuro a bastonare. Sarà in cammino con Gesù la divinità che sarà a portarsi. E sarà l’origine dell’amarezza con potenza a portare fuori. Per il serpente rifiutare alla fine uscì. Per appassire il nemico fu l’energia a recare.

Giosuè 5,14 – E fu a dire il ‘no’, così, con forza, ‘Io sono’ al rettile. Dentro un primogenito IHWH nel tempo entrò. Dentro l’Unico un segno fu a recare. Fu il Verbo a guizzare in Gesù. Dio in una persona fu a portarsi in terra. Fuori si portò una forte luce ad indicarlo. L’annuncio portò. Fu a dire che il Potente si portava in vita al mondo, il Signore era tra i viventi per aiutarli dentro il corpo, Dio da servo si portava.

Giosuè 5,15 – Portato fu dall’Unico a vivere nel corpo dal rettile a casa l’Unigenito, fu ad uscire si portò al mondo dall’idolo (primo potente del mondo che non riconosce che nessuno superiore a se) Gesù per togliergli i sandali. Così ai viventi dall’alto nel corpo rivelò la rettitudine. Così fu ad uscire dalla Madre che lo versò portandolo in vita. La felicità nel mondo venne a sorgere. Dall’alto fu a portarsi il Santo. Lui si portò per spazzare col fuoco l’esistenza della perversità. Brucerà con l’agire retto l’angelo (ribelle).

LA CADUTA DI GERICO ALLEGORIA DELLA CADUTA DI BABILONIA
Il racconto della conquista di Gerico inserito al capitolo 6 del libro di Giosuè non va visto come un racconto meramente storico, perché, tale città nel XII secolo a.C. aveva le mura già distrutte, come ha accertato l’archeologia.
È quello nel libro di Giosuè pertanto un racconto simbolico per documentare, sancire ed esaltare l’opera del Signore che ha consentito l’ingresso d’Israele in Canaan.
Il fedele può concludere, infatti, che il Signore al momento opportuno dell’ingresso in quella terra fa trovare la prima importante città giù sguarnita come se, appunto, le mura a Gerico le avesse distrutte Lui in previsione di questo evento onde facilitare l’invasione.
D’altronde non è Cristo, il Signore della storia?
Con l’episodio della prostituta che favorisce gli esploratori precedentemente il racconto aveva già inteso far recepire la favorevole volontà di Dio alla conquista di quella terra.
L’autore giudeo biblico ignoto del libro di Giosuè o che almeno ha proceduto alla redazione definitiva, collocata al massimo nel VI secolo a.C. sulla base di precedenti tradizioni orali e scritte – in particolare della cosiddetta fonte deuteronomista del VII secolo a.C. – al momento, peraltro, aveva ancora la possibilità di vedere le rovine dell’antica Gerico.

Quel redattore ha così certamente idealizzato la figura di Giosuè avvicinandola a quella di Mosè del quale con Giosuè è sottolineata la continuità e la consequenzialità degli eventi.
È infatti chiaro l’intento di dimostrare una tesi, la seguente: “Il Signore assegnò dunque a Israele tutta la terra che aveva giurato ai padri di dar loro, e gli Israeliti ne presero possesso e vi si stabilirono. Il Signore diede loro tranquillità all’intorno, come aveva giurato ai loro padri; nessuno tra tutti i loro nemici poté resistere loro: il Signore consegnò nelle loro mani tutti quei nemici. Non una parola cadde di tutte le promesse che il Signore aveva fatto alla casa d’Israele: tutto si è compiuto.” (Giosuè 21,43-45).
La Terra Promessa è vista perciò come un dono di Dio che, fedele, compie le promesse.
Quella terra, perciò, non viene conquistata per la capacità bellica di Israele, ma piuttosto dall’osservanza della Legge e comunque dal volere di IHWH.
Dando credito all’invasione di Canaan da parte Israelita nel XII secolo a.C. non è però pensabile che la città di Gerico non fosse abitata.
Ovviamente ci sarà stata una resistenza.
Si può vedere il racconto di Giosuè anche come il riferire con quelle processioni dei sacerdoti dell’arca con le trombe di un’azione liturgica silenziosa e psicologica che ha indotto un sacro terrore negli assediati di Gerico.
D’altronde che gli abitanti fossero terrorizzati lo disse la prostituta agli esploratori.
I loro petti invero con le barricate erano i soli ripari nelle brecce delle mura ed a questi caddero le braccia al clamore del grido di guerra dei guerrieri di Giosuè; infatti: “…Gerico era sbarrata e sprangata davanti agli Israeliti; nessuno usciva né entrava.”

Visione di Tell Sultan

Visione di Tell Sultan



In definitiva se quello di Tell Sultan è il sito dell’antica Gerico e si da fede al racconto di Giosuè:

  • un giro completo del Tell fatto a distanza superiore ad un tiro d’arco dai ruderi delle mura sarebbe stato di circa 1600 m;
  • pur se fossero sfilati in file di 24 guerrieri ogni metro gli Israeliti che potevano stare attorno alla città non potevano essere più di 40.000;
  • nel sabato con i 7 giri avrebbero percorso oltre 11 km;
  • s’evince anche che il comando del riposo del Sabato non si rispetta in caso di guerra per la conquista del Regno!

Torno ora a quei tre versetti che precedono l’inizio del capitolo 6 di Giosuè dai quali spunta in modo chiaro l’idea dell’incarnazione.
È mia opinione che quei versetti servono anche ad avvertire di leggere attentamente il capitolo 6 di Giosuè perché vi sarà una esauriente pagina di secondo livello.
Intanto riporto il testo secondo l’ultima traduzione C.E.I. evidenziando alcune parole.

Giosuè 6,1 – Ora Gerico era sbarrata e sprangata davanti agli Israeliti; nessuno usciva né entrava.

Giosuè 6,2 – Disse il Signore a Giosuè: Vedi, consegno in mano tua Gerico e il suo re, pur essendo essi prodi guerrieri.

Giosuè 6,3 – Voi tutti idonei alla guerra, girerete intorno alla città, percorrendo una volta il perimetro della città. Farete così per sei giorni.

Giosuè 6,4 – Sette sacerdoti porteranno sette trombe di corno d’ariete davanti all’arca; il settimo giorno, poi, girerete intorno alla città per sette volte e i sacerdoti suoneranno le trombe.

Giosuè 6,5 – Quando si suonerà il corno d’ariete, appena voi sentirete il suono della tromba, tutto il popolo proromperà in un grande grido di guerra, allora le mura della città crolleranno e il popolo salirà, ciascuno diritto davanti a sé.

Giosuè 6,6 – Giosuè, figlio di Nun, convocò i sacerdoti e disse loro: Portate l’arca dell’alleanza; sette sacerdoti portino sette trombe di corno d’ariete davanti all’arca del Signore.

Giosuè 6,7 – E al popolo disse: Mettetevi in marcia e girate intorno alla città e il gruppo armato passi davanti all’arca del Signore.

Giosuè 6,8 – Come Giosuè ebbe parlato al popolo, i sette sacerdoti, che portavano le sette trombe di corno d’ariete davanti al Signore, si mossero e suonarono le trombe, mentre l’arca dell’alleanza del Signore li seguiva.

Giosuè 6,9 – Il gruppo armato marciava davanti ai sacerdoti che suonavano le trombe e la retroguardia seguiva l’arca; si procedeva al suono delle trombe.

Giosuè 6,10 – Giosuè aveva dato quest’ordine al popolo: Non lanciate il grido di guerra, non alzate la voce e non esca parola dalla vostra bocca fino al giorno in cui vi dirò di gridare. Allora griderete.

Giosuè 6,11L’arca del Signore girò intorno alla città, percorrendone il perimetro una volta. Poi tornarono nell’accampamento e passarono la notte nell’accampamento.

Giosuè 6,12 – Di buon mattino Giosuè si alzò e i sacerdoti portarono l’arca del Signore;

Giosuè 6,13 – i sette sacerdoti, che portavano le sette trombe di corno d’ariete davanti all’arca del Signore, procedevano suonando le trombe. Il gruppo armato marciava davanti a loro e la retroguardia seguiva l’arca del Signore; si procedeva al suono delle trombe.

Giosuè 6,14 – Il secondo giorno girarono intorno alla città una volta e tornarono poi all’accampamento. Così fecero per sei giorni.

Giosuè 6,15 – Il settimo giorno si alzarono allo spuntare dell’alba e girarono intorno alla città sette volte, secondo questo cerimoniale; soltanto in quel giorno fecero sette volte il giro intorno alla città.

Giosuè 6,16 – Alla settima volta i sacerdoti diedero fiato alle trombe e Giosuè disse al popolo: Lanciate il grido di guerra, perché il Signore vi consegna la città.

Giosuè 6,17 – Questa città, con quanto vi è in essa, sarà votata allo sterminio per il Signore. Rimarrà in vita soltanto la prostituta Raab e chiunque è in casa con lei, perché ha nascosto i messaggeri inviati da noi.

Giosuè 6,18 – Quanto a voi, guardatevi da ci che è votato allo sterminio: mentre operate la distruzione, non prendete nulla di ciò che è votato allo sterminio, altrimenti rendereste votato allo sterminio l’accampamento d’Israele e gli arrechereste una disgrazia.

Giosuè 6,19 – Tutto l’argento e l’oro e gli oggetti di bronzo e di ferro sono consacrati al Signore: devono entrare nel tesoro del Signore.

Giosuè 6,20 – Il popolo lanciò il grido di guerra e suonarono le trombe. Come il popolo udì il suono della tromba e lanciò un grande grido di guerra, le mura della città crollarono su se stesse; il popolo salì verso la città, ciascuno diritto davanti a sé, e si impadronirono della città.

Giosuè 6,21 – Votarono allo sterminio tutto quanto c’era in città: uomini e donne, giovani e vecchi, buoi, pecore e asini, tutto passarono a fil di spada.

Giosuè 6,22 – Giosuè aveva detto ai due uomini che avevano esplorato la terra: Entrate nella casa della prostituta, conducetela fuori con quanto le appartiene, come le avete giurato.

Giosuè 6,23 – Quei giovani esploratori entrarono e condussero fuori Raab, suo padre, sua madre, i suoi fratelli e quanto le apparteneva. Fecero uscire tutti quelli della sua famiglia e li posero fuori dell’accampamento d’Israele.

Giosuè 6,24 – Incendiarono poi la città e quanto vi era dentro. Destinarono però l’argento, l’oro e gli oggetti di bronzo e di ferro al tesoro del tempio del Signore.

Giosuè 6,25 – Giosuè lasciò in vita la prostituta Raab, la casa di suo padre e quanto le apparteneva. Ella è rimasta in mezzo a Israele fino ad oggi, per aver nascosto gli inviati che Giosuè aveva mandato a esplorare Gerico.

Giosuè 6,26 – In quella circostanza Giosuè fece giurare: Maledetto davanti al Signore l’uomo che si metterà a ricostruire questa città di Gerico! Sul suo primogenito ne getterà le fondamenta e sul figlio minore ne erigerà le porte!

Giosuè 6,27 – Il Signore fu con Giosuè, la cui fama si sparse in tutta la regione.

Dice il Salmo 47: “Ascende Dio tra le acclamazioni, il Signore al suono di tromba“; e Dio viene dai sette cieli come ricordano i sette giri attorno alla città e quando scende distrugge le mura di Gerico simbolo della città del nemico per antonomasia del quale va distrutta la stirpe.
Non è da fermarsi alla prima impressione, vale a dire all’idea di una carneficina orrenda, ma e da entrare nel pensiero allegorico di cui dice San Paolo: “La nostra battaglia infatti non è contro creature fatte di sangue e di carne, ma contro i Principati e le Potestà, contro i dominatori di questo mondo di tenebra, contro gli spiriti del male che abitano nelle regioni celesti.” (Efesini 6,12)

Spiccano poi, perché ripetuti, i concetti e le parole seguenti che si possono tutte riferire all’evento della incarnazione:

  • Arca, arca dell’alleanza, arca del Signore e arca dell’alleanza del Signore, “‘aron berit IHWH”, , “l’Unico in un corpo porterà l’energia , dentro un corpo sarà a confinarsi il Signore “;
  • Sette trombe di corno d’ariete, “shiba’h shoferot hajobelim”, “nel settimo (giorno) del mondo dai simili () il Verbo in un corpo porterà segni , nel mondo sarà a recarsi ad abitare il Potente per stare con i viventi “;
  • Trombe, suono delle trombe, diedero fiato alle trombe, suoneranno le trombe, “iteqe’u besshoparot” , “Sarà il Crocefisso per rovesciare il peccare () da dentro un fuoco a recare , frutti () recherà dalla croce “;
  • lanciate il grido di guerra, grande grido di guerra, “teru’a gedolah”, “Il Crocifisso col corpo si riporterà alla vista , uscirà glorioso nel mondo “.

Quelle trombe non sono da confondere con quelle descritte in Numeri 10,2-10: “Il Signore parlò a Mosè e disse: Fatti due trombe d’argento; le farai d’argento lavorato a martello e ti serviranno per convocare la comunità e per far muovere gli accampamenti. Quando si suonerà con esse, tutta la comunità si radunerà presso di te all’ingresso della tenda del convegno. Al suono di una tromba sola, si raduneranno presso di te i principi, capi delle migliaia d’Israele. Quando le suonerete a squillo disteso, gli accampamenti che sono a levante si metteranno in cammino. Quando le suonerete a squillo disteso una seconda volta, si metteranno in cammino gli accampamenti posti a mezzogiorno. A squillo disteso si suonerà per i loro spostamenti. Per radunare l’assemblea, suonerete, ma non con squillo disteso. I sacerdoti figli di Aronne suoneranno le trombe; sarà per voi un rito perenne di generazione in generazione. Quando nella vostra terra entrerete in guerra contro l’avversario che vi attaccherà, suonerete le trombe a squillo disteso e sarete ricordati davanti al Signore, vostro Dio, e sarete salvati dai vostri nemici. Nel vostro giorno di gioia, nelle vostre solennità e al principio dei vostri mesi, suonerete le trombe durante i vostri olocausti e i vostri sacrifici di comunione. Esse saranno per voi un richiamo davanti al vostro Dio. Io sono il Signore, vostro Dio.”
Quelle sono solo due trombe che sono fatte esclusivamente per Mosè come fosse un faraone; la tromba, infatti, era uno strumento reale chiamata e serviva a dare segnali militari e a comunicare a distanza gli ordini del capo all’esercito. (Nell’anticamera della tomba di Tutankhamen, sono state trovate due trombe militari una d’argento e l’altra di rame con campane in legno stuccate e dipinte con cartigli del Re.)
Il loro uso è prerogativa dei re, le famose clarine.

Le due trombe d'argento in una moneta dell'epoca di Bar Chochebah

Le due trombe d’argento in una moneta dell’epoca di Bar Chochebah



Sono le “sheti chesuserot koesoef” .
Serviranno per convocare la comunità e per far muovere gli accampamenti nonché per convocare quando i nemici attaccano, cioè a difesa dell’accampamento, infatti le lettere di dicono che “frecce porta il nemico indicano “.

Il decriptato che si ottiene da quei versetti ci parla comunque del Messia.

Numeri 10,1 – A riportarsi sarà in aiuto dentro al corpo, sarà a riuscire per riportarsi al mondo Dio per salvare dal serpente che dalle origini vive nei corpi.

Numeri 10,2 – Si vedrà il Risorto uscire in cammino per la seconda volta; (come una) saetta si riporterà giù col corpo del Crocifisso. Dal trono il Verbo ai viventi si verserà, nella luce tutti lo vedranno che da Risorto uscirà. Verrà la vita a riportare al mondo. Sarà a recare la potenza a tutti i viventi, ne chiamerà ad uscire la comunità. Porterà al serpente la prova con l’azione. Verrà ai viventi la grazia a recare a tutti.

Numeri 10,3 – E gli squilli (di tromba) porteranno dentro al mondo gli angeli e a radunarli si porteranno. Con Dio sarà così tutta del mondo la comunità. Le migliaia tutte dalle tombe inizieranno ad uscire, la potenza nei viventi riporterà per sempre.

Numeri 10,4 – E l’Unigenito la vita dentro riinizierà nelle tombe a tutti, la forza lo squillo porterà, e l’energia che porterà nell’eternità li riporterà di Dio sarà la rettitudine ad entrare, invierà la risurrezione, la forza delle origini risarà nei viventi, Si vedranno risorte nell’esistenza le migliaia. Risaranno nell’esistenza risorti con i corpi da Dio.

Numeri 10,5 – Porterà tutti a riversare nel tempo i morti, nel corpo li riporterà in azione nel mondo. E a levarsi li riporterà fuori vivi dalle tombe, l’energia sarà in tutti a rientrare, la grazia sarà nei viventi a riversarsi, nel sangue rientrerà.

Numeri 10,6 – E tutti li riverserà in azione puri, tutti con i corpi si riporteranno alla vista fuori per la seconda volta, tutti porterà d’energia a riempire. Il peccare nei viventi chiuso l’energia porterà alla fine, uscirà dal chiuso l’angelo che era negli uomini, uscirà da tutti i corpi e si vedrà fuori. Sarà finalmente abbattuto il perverso dai viventi, in un buco si vedrà, sarà ad uscire dalla vita.

Numeri 10,7 – E dentro entrata, versata dall’apertura sarà la potenza, verrà abbattuto dal mondo il serpente, completamente cacciato e portato il rifiuto, finito dai corpi sarà al peccare.

Numeri 10,8 – E figli (per la riportata dentro energia; figlio di Dio è chi ha dentro l’energia di Dio) saranno (come all’) origine, rigenerati per l’energia entrata della rettitudine per cui uscì l’angelo che era nei viventi. Ed allo squillo portato dentro dalle tombe su saliranno, nel corpo si porteranno del Crocifisso e ad entrare saranno portati camminando i viventi e per il vigore versato tutti entreranno fanciulli i viventi rinati, col corpo tutti saranno retti i viventi.

Numeri 10,9 – E così il Crocefisso dentro su porterà i viventi con vigore vivi, usciranno da dentro la terra retti, il misfare uscito col nemico, fuori dalle angustie, col corpo verranno, anelanti portati fuori dal male, integri. Dentro racchiusi su saliranno nel corpo del Crocifisso, porterà angeli puri col corpo tutti a vivere potenti nella persona saranno col Signore. Dalla maledizione che fu così ai viventi portata, dell’essere infermi l’agire finirà con la vita del nemico, riessendoci la rettitudine nei viventi.

Numeri 10,10 – E a casa saranno portati salvati dalla rovina per la rettitudine i viventi, a casa vivi li riporterà per sempre a stare, anelava di portarli nel crearli, risorti sarànno di nuovo così a vivere e finalmente abbatterà il tempo dalla vita. Dentro la divisione (ferita) del corpo del Crocefisso innalzato, innalzati, tutti saranno con la rettitudine che ai viventi recò dall’alto col sacrificio che ci fu. Nella pace, che erano ad anelare, li porterà dal mondo, sarà riportata nel cammino della vita la potenza; questi, retti con i corpi per la portata energia, dal Potente al volti inviati saranno. Dio dal mondo saranno così ad incontrare, saranno per il Signore dèi ad uscire in forza della rettitudine i viventi.

Torniamo al racconto di Giosuè 6, ove e trombe descritte, suonate dai sacerdoti, in effetti sono delle corna di montone svuotate, usate come tromba, detta in ebraico o “shofar”, “la risurrezione del Verbo ai corpi “, “la risurrezione porterà il Verbo ai corpi “.

Lo shofar

Lo shofar



Il corno di montone ricorda, infatti, il patto di Dio con Abramo e la “risurrezione” di Isacco, perché destinato a morire fu restituito vivo ad Abramo che in suo luogo sacrificò il montone che Dio stesso gli fece trovare con le corna impigliate in un roveto (Genesi 22).
Il Suono dello Shofar è riconosciuto nello spirito da angeli e demoni.
I primi al suono del corno pare mettersi in azione e fanno entrare nel panico i demoni indipendentemente da chi suona il corno.
La conquista di Gerico era l’inizio simbolico dell’entrata nella Terra Promessa e della vittoria contro il demonio che aveva contribuito alla cacciata dall’Eden, è quindi l’inizio del compimento del Patto di Abramo, confermato a Isacco e a Giacobbe che YHVH stava per dare a loiro discendenti la terra “dove scorre latte e miele” (Esodo 3,8) come conferma il libro del Deuteronomio 9,4-6: “Quando il Signore, tuo Dio, li avrà scacciati davanti a te, non pensare: A causa della mia giustizia, il Signore mi ha fatto entrare in possesso di questa terra. È invece per la malvagità di queste nazioni che il Signore le scaccia davanti a te. No, tu non entri in possesso della loro terra a causa della tua giustizia, né a causa della rettitudine del tuo cuore; ma il Signore, tuo Dio, scaccia quelle nazioni davanti a te per la loro malvagità e per mantenere la parola che il Signore ha giurato ai tuoi padri, ad Abramo, a Isacco e a Giacobbe.”
La città di Gerico perciò non poteva essere presa con meriti umani, ma solo grazie allo Spirito dell’Alleanza, quindi ecco perché il Suono dello Shofar che lo ricorda.
Quando i demoni Gerico sentirono il suono dello Shofar sapevano di essere stati sconfitti ed era arrivato il momento d’abbandonare la città.
Anche nella storia di Gedeone si verificò una vittoria (Giudici 7) contro i madianiti in cui ebbe buo gioco il suono dello Shofar quando Gedeone scelse solo tre schiere di 100 uomini con “shofar” che di notte con fiaccole, suonarono le trombe e gridarono, ma rimasero fermi attorno al campo dei madianiti.
I demoni s’impaurirono e fecero volgere la spada di ciascun nemico contro il compagno. (Vedi: “Pagine a due facce: Gedeone e profezie messianiche“)

Il suono del corno di montone aveva, infatti, annunciato la prima teofania al popolo, quella sul Sinai come riporta Esodo 19,10-20: “Il Signore disse a Mosè: Và dal popolo e santificalo, oggi e domani: lavino le loro vesti e si tengano pronti per il terzo giorno, perché nel terzo giorno il Signore scenderà sul monte Sinai, alla vista di tutto il popolo. Fisserai per il popolo un limite tutto attorno, dicendo: Guardatevi dal salire sul monte e dal toccarne le falde. Chiunque toccherà il monte sarà messo a morte. Nessuna mano però dovrà toccare costui: dovrà essere lapidato o colpito con tiro di arco. Animale o uomo, non dovrà sopravvivere. Solo quando suonerà il corno, essi potranno salire sul monte. Mosè scese dal monte verso il popolo; egli fece santificare il popolo, ed essi lavarono le loro vesti. Poi disse al popolo: Siate pronti per il terzo giorno: non unitevi a donna. Il terzo giorno, sul far del mattino, vi furono tuoni e lampi, una nube densa sul monte e un suono fortissimo di corno: tutto il popolo che era nell’accampamento fu scosso da tremore. Allora Mosè fece uscire il popolo dall’accampamento incontro a Dio. Essi stettero in piedi alle falde del monte. Il monte Sinai era tutto fumante, perché su di esso era sceso il Signore nel fuoco, e ne saliva il fumo come il fumo di una fornace: tutto il monte tremava molto. Il suono del corno diventava sempre più intenso: Mosè parlava e Dio gli rispondeva con una voce. Il Signore scese dunque sul monte Sinai, sulla vetta del monte, e il Signore chiamò Mosè sulla vetta del monte. Mosè salì.”

La decriptazione che ho riportato di Esodo 19 in “Mosè Nascosto” nella rubrica “Lettere ebraiche e codice Bibbia” ci fornisce una evidente profezia sul Cristo Risorto, di cui riporto qui solo il risultato del versetto 16: “Il terzo giorno, sul far del mattino, vi furono tuoni e lampi, una nube densa sul monte e un suono fortissimo di corno : tutto il popolo che era nell’accampamento fu scosso da tremore.
Le lettere ebraice di “shofar” o si prestano, infatti, a far pensare alla risurrezione, in quanto come ho detto prima: “Risorgerà il Verbo/la Parola i corpi “.
Il terzo giorno è anche quello della risurrezione di Gesù di Nazaret, il Cristo, come sottolineato nel Nuovo Testamento (Matteo 16,21; 17,23; 20,19; 27,64; Luca 9,12; 24,7; 24,44-46; Atti 10,40; 1Corinzi 15,4).

In particolare al riguardo negli scritti neo-testamentari si legge:

  • Luca 24,45-47 “Allora aprì loro la mente all’intelligenza delle Scritture e disse: Così sta scritto: il Cristo dovrà patire e risuscitare dai morti il terzo giorno e nel suo nome saranno predicati a tutte le genti la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme.”
  • 1Corinzi 15,4 “…fu sepolto ed è risuscitato il terzo giorno secondo le Scritture.”

Sia Luca che San Paolo fanno riferimeno alle Scritture!
Quali Scritture?
Forse è una estrapolazione dalle Scritture della Tenak o Bibbia ebraica ottenuta in qualche modo da una lettura particolare!
Certo è che la mia decriptazione di quel versetto Esodo 19,16 riguardante la teofania del terzo giorno è chiara e precisa sull’evento risurrezione del Messia, senza sforzare dal metodo definito dopo tante prove circa 15 anni orsono:

A riportarsi sarà nel mondo. Sarà dentro un giorno a rientrare il Risorto. Potente sarà con un dono dentro nel mondo. Sarà dal Crocifisso ad uscire, da dentro la verserà dal corpo e sarà ad uscire una forza che verserà potenza in tutti portando da dentro i corpi a vomitare dai viventi per la portata azione energica l’angelo (ribelle). La rettitudine da sola che dall’innalzato uscì dal corpo porterà a rovesciare la potenza della risurrezione. La soffierà nei corpi nelle tombe, di questi si verseranno le centinaia, per l’aiuto si riporteranno. Chi era nelle tombe i corpi per l’aiuto tutti uscire si vedranno vivi felici. Dentro i viventi la grazia entrerà.

Il Vangelo di Matteo, peraltro, riporta la profezia di Gesù: “…comparirà in cielo il segno del Figlio dell’uomo e allora si batteranno il petto tutte le tribù della terra, e vedranno il Figlio dell’uomo venire sulle nubi del cielo con grande potenza e gloria. Egli manderà i suoi angeli, con una grande tromba (salpiggos salpiggoz) ed essi raduneranno i suoi eletti dai quattro venti, da un estremo all’altro dei cieli.” (Matteo 24,30s)
L’evento della risurrezione finale sarà preceduto dal suono della tromba:

  • 1Corinzi 15,52 – “…in un istante, in un batter d’occhio, al suono dell’ultima tromba; suonerà infatti la tromba e i morti risorgeranno incorrotti e noi saremo trasformati.”
  • 1Tessalonicesi 4,16 – “Perché il Signore stesso, a un ordine, alla voce dell’arcangelo e al suono della tromba di Dio, discenderà dal cielo. E prima risorgeranno i morti in Cristo…”

Il tema di Gerico come la città pagana per eccellenza, la città del male è in sintonia con il pensiero che si deduce dalla seguente omelia di Origene sulla presa di Gerico.
“Gerico viene circondata, è necessario che sia espugnata. Come dunque viene espugnata Gerico? Non si usa la spada contro di essa, non viene spinto l’ariete, né vengono lanciati i giavellotti, si usano soltanto le trombe sacerdotali e da queste sono atterrate le mura di Gerico. Nelle Scritture troviamo frequentemente che Gerico viene portata come immagine del mondo del male e dell’errore. Infatti anche nel Vangelo, dove si dice che un uomo era disceso da Gerusalemme a Gerico ed era incappato nei ladri, senza dubbio vi era contenuta l’immagine di quel Adamo che dal paradiso era stato cacciato nell’esilio di questo mondo. E anche i ciechi che si trovavano a Gerico, ai quali si accostò Gesù per dar loro la vista, rappresentavano l’immagine di coloro che in questo mondo erano colpiti dalla cecità dell’ignoranza e ai quali venne incontro il Figlio di Dio. Perciò questa Gerico, cioè questo mondo, dovrà finire. E difatti la consumazione del mondo è già stata da tempo rivelata nei libri santi. In che modo sarà distrutto? Con quali strumenti? Con le voci delle trombe, dice. Di quali trombe? Paolo ti svela il segreto di questo mistero. Ascolta quello che egli dice: Suonerà, esclama, la tromba, e coloro che sono morti in Cristo, risorgeranno intatti, e il Signore stesso al comando, alla voce dell’arcangelo e al suono della tromba discenderà dal cielo (1Corinzi 15,52; 1Tessalonicesi 4,16). Gesù nostro Signore vincerà quindi Gerico con il suono delle trombe e la annienterà a tal punto che di essa si salverà soltanto la donna peccatrice e tutta la sua casa. Verrà, dice, il Signore nostro Gesù e verrà al suono della tromba.
E salverà quella sola che accolse i suoi esploratori, quella che, dopo aver ricevuto gli apostoli nella fede e nell’obbedienza, li ha collocati nei posti più alti, e unirà e congiungerà questa donna peccatrice con la casa di Israele. Ma non richiamiamo più alla memoria e non attribuiamo a lei la vecchia colpa, non imputiamogliela più. Un tempo fu una peccatrice, ora invece, come vergine casta, è stata unita ad un solo uomo casto, Cristo. Da lei discendeva anche colui stesso che diceva: Anche noi un tempo eravamo stolti, increduli, erranti, soggetti a ogni sorta di passioni e voluttà (Tito 3,3). Vuoi apprendere, ancora più per esteso in che modo la peccatrice non è ormai più peccatrice? Ascolta allora Paolo che dice: Anche voi certo foste tutto questo, ma siete stati purificati, siete stati santificati nel nome del Signore nostro Gesù Cristo e nello Spirito del nostro Dio (1Corinzi 6,11). Perché dunque potesse salvarsi per non perire con Gerico, ricevette dagli esploratori un efficacissimo contrassegno di salvezza: una cordicella di color scarlatto: segno che per mezzo del sangue di Cristo è salvata la Chiesa universale nello stesso Gesù Cristo nostro Signore, al quale appartiene la gloria e la potenza nei secoli dei secoli. Amen.” (Dalle Omelie sul libro di Giosuè di Origène, sacerdote Om. 6, 4; PG 12, 855-856)

Nella liturgia ebraica delle capanne (Sukkot) la caduta di Gerico simboleggia la distruzione del male.
La processione degli ebrei attorno all’altare per sette volte al canto dell’Osanna evoca anche la presa di Gerico e si portano tra l’altro palme che ricordano appunto Gerico la città delle palme.
Con l’avvento di Gesù il male viene sconfitto e Gesù nei Vangeli è accolto a Gerusalemme col clamore degli Osanna e con rami di palma come re vittorioso.
I Vangeli peraltro ci parlano più volte della città di Gerico:

  • Luca 10,25-37 – la parabola del buon Samaritano è ambientata lungo la strada che da Gerusalemme scende a Gerico;
  • Marco 10,46-53; Luca 18,35-43 – vi avviene la guarigione del cieco Bartimeo;
  • Matteo 20,29-34 – Gesù vi guarisce due ciechi;
  • Luca 19,1-10 – Gesù a Gerico incontra Zaccheo un pubblicano.

Tutti questi episodi avvengono però proprio prima dell’entrata trionfale di Gesù a Gerusalemme.
I tre Vangeli sinottici, infatti, evidenziano che Gesù proveniva da Gerico quando poi fu accolto come re vittorioso in Gerusalemme.
Le folle avevano colto che era il Messia annunciato dall’evento di Giosuè!
Quello di Matteo lo fa precedere dal racconto dei ciechi di Gerico, Luca dall’incontro con Zaccheo pure a Gerico, mentre Marco, di cui riporto il racconto, narra l’incontro pure a Gerico col cieco Bartimeo a cui ridona la vista che addirittura lo seguì a Gerusalemme: “E giunsero a Gerico. E mentre partiva da Gerico insieme ai discepoli e a molta folla, il figlio di Timèo, Bartimèo, cieco, sedeva lungo la strada a mendicare. Costui, al sentire che c’era Gesù Nazareno, cominciò a gridare e a dire: Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me! Molti lo sgridavano per farlo tacere, ma egli gridava più forte: Figlio di Davide, abbi pietà di me! Allora Gesù si fermò e disse: Chiamatelo! E chiamarono il cieco dicendogli: Coraggio! Alzati, ti chiama! Egli, gettato via il mantello, balzò in piedi e venne da Gesù. Allora Gesù gli disse: Che vuoi che io ti faccia? E il cieco a lui: Rabbunì, che io riabbia la vista! E Gesù gli disse: Va’, la tua fede ti ha salvato. E subito riacquistò la vista e prese a seguirlo per la strada. Quando si avvicinarono a Gerusalemme, verso Bètfage e Betània, presso il monte degli Ulivi, mandò due dei suoi discepoli e disse loro: Andate nel villaggio che vi sta di fronte, e subito entrando in esso troverete un asinello legato, sul quale nessuno è mai salito. Scioglietelo e conducetelo. E se qualcuno vi dirà: Perché fate questo?, rispondete: Il Signore ne ha bisogno, ma lo rimanderà qui subito. Andarono e trovarono un asinello legato vicino a una porta, fuori sulla strada, e lo sciolsero. E alcuni dei presenti però dissero loro: Che cosa fate, sciogliendo questo asinello? Ed essi risposero come aveva detto loro il Signore. E li lasciarono fare. Essi condussero l’asinello da Gesù, e vi gettarono sopra i loro mantelli, ed egli vi montò sopra. E molti stendevano i propri mantelli sulla strada e altri delle fronde, che avevano tagliate dai campi. Quelli poi che andavano innanzi, e quelli che venivano dietro gridavano: Osanna! Benedetto colui che viene nel nome del Signore! Benedetto il regno che viene, del nostro padre Davide! Osanna nel più alto dei cieli!” (Marco 10,46-11,10)
Il Vangelo di Giovanni poi riferisce dei rami di palme: “…la grande folla che era venuta per la festa, udito che Gesù veniva a Gerusalemme, prese dei rami di palme e uscì incontro a lui gridando: Osanna! Benedetto colui che viene nel nome del Signore, il re d’Israele! Gesù, trovato un asinello, vi montò sopra, come sta scritto: Non temere, figlia di Sion! Ecco, il tuo re viene, seduto su un puledro d’asina.” (Giovanni 12 12-15)

Nel libro dell’Apocalisse di Giovanni chi parla all’autore ha la voce di una tromba.
Nello stesso libro a partire dal capitolo 8 si parla degli angeli con le sette trombe come i sette sacerdoti del racconto di Giosuè, che annunciano le vicende finali (Apocalisse 8,2; 8,6-13; 9,1; 9,13-14; 10,7 e 11,5) dopo di che c’è la visione della donna e del drago e della bestia il tutto per preparare la caduta di Babilonia: “Allora uno dei sette angeli che hanno le sette coppe mi si avvicinò e parlò con me: Vieni, ti farò vedere la condanna della grande prostituta che siede presso le grandi acque. Con lei si sono prostituiti i re della terra e gli abitanti della terra si sono inebriati del vino della sua prostituzione. L’angelo mi trasportò in spirito nel deserto. Là vidi una donna seduta sopra una bestia scarlatta, coperta di nomi blasfemi, con sette teste e dieci corna.” (Apocalisse 17,1-3)
La Gerico dei tempi di Giosuè, è la prima città del nemico che tende ad impedire l’entrata nella Terra Promessa simbolo del Regno dei Cieli, quindi è associata appunto a Babilonia.
In Gerico c’era la prostituta Raab e Babilonia è chiamata la grande prostituta.
Gerico era prossima al sacro fiume Giordano e Babilonia al Tigri e all’Eufrate.
Entrambe sono in mezzo ad un deserto.
Vicino Gerico, circa 12 Km a sud, si erano posizionati i monaci di Qumran, a 2 km ad ovest del Mar Morto, a nord di Engaddi come avamposto dei figli della luce di un combattimento spirituale contro i figli delle tenebre.
(Vedi: “I santi biscugini alla conquista del Regno” articolo tipo midrash in .pdf della rubrica “San Giuseppe“)
A questo pensiero di Gerico come città del male si collega poi il versetto Giosuè 6,26 alla fine del racconto simbolico della caduta delle mura: “In quella circostanza Giosuè fece giurare: Maledetto davanti al Signore l’uomo che si metterà a ricostruire questa città di Gerico! Sul suo primogenito ne getterà le fondamenta e sul figlio minore ne erigerà le porte!”
Quelle mura furono ricostruite da Acabm re eretico di Israele (874-853 a.C.), regno del Nord, Figlio di Omri, marito di Gezabele, padre dei re Acacia, Ioram e di Ioas.

GIOSUÈ 6 – DECRIPTAZIONE
Giosuè 6,1 – Ed a lanciarsi fu per perdonare in cammino col corpo. Alla fine si portò in carcere, finalmente in vita di persona fu il Figlio in Israele. Guai all’angelo fu a recare, la sozzura si portò ad annullare che (l’angelo ribelle) portò dentro dalle origini.

Giosuè 6,2 – A recare fu alle origini il ribelle la perversità. La maledizione fu ad uscirgli ed il cattivo dall’Unico uscì. Per quel l’angelo finirono tutte le forze. Dentro, per fiaccare, venne a stare nei corpi. L’esistenza una prigione portò e (di)venne re del mondo, da potente fu nel mondo a vivere il serpente.

Giosuè 6,3 – E per il capovolgere (la situazione) la purezza venne al mondo in azione, fu nel corpo, nella prigione da uomo fu in campo, dai viventi per la guerra aprire, fuori per vomitarlo con la bocca uscì. Venne in azione la forza per guarire i popoli, dai fratelli nell’oppressione uscì, così al mondo degli sviati. Dalla luce (infatti) uscirono nel sesto segno dei giorni (cioè, nel sesto giorno della creazione) i viventi.

Giosuè 6,4 – Ed alla luce dentro in azione uscì la rettitudine nel mondo, dall’angelo (ribelle) fu per strapparlo via. L’Unigenito si portò il settimo (giorno) ad entrare avviluppato in un corpo e scelse d’uscire. Fu a portarsi a casa del serpente. Fu alla Madre il potente soffio inviato, fu ad entrare l’Unigenito nel corpo, recò frutto, fu portato in vita al mondo, entrò la Luce dentro l’esistenza. Alla vista fu al segno pieno (dopo i nove mesi), da dentro si portò, venne fuori di una città alla luce, in una casa si sentì gridare, in vita era stato dalla madre portato, uscì così al mondo, angeli furono a stare dai viventi, a suonare si porteranno sulla casa le trombe per recarne indicazione.

Giosuè 6,5 – Ed al mondo fu ad entrare dentro a vivere in una capanna dentro al freddo, lamenti fu a portare dentro al serpente a casa, ad ascoltare così i viventi vennero la voce. Del mondo alla luce si portò il frutto, il corpo fu alla vista. E per la rettitudine del Potente entrata in azione in un uomo il giubilare uscì grande al mondo recato dagli angeli. A parlare del Potente uscirono per annunciare agli uomini che fuori di una città sotto si era al mondo portato dall’alto e che uscito alla vista con la Madre (è) un uomo, a raccontare si portarono.

Giosuè 6,6 – Si porta il diletto dell’Unico, Gesù in una casa di inviati. Il Figlio di Dio esce, il sacerdote fu ai viventi portato. È con l’Unigenito per l’essere ribelle la maledizione tra i viventi; la distruzione gli porterà. Venne nell’arca ad uscire per l’alleanza, si porta per imprigionarlo, con l’agire al mondo retto uscirà l’angelo (ribelle), sarà strappato via che all’origine si portò, bruciato dentro si vedrà nel mondo dal fuoco che porterà col soffio, dai corpi lo porterà a finire, un giubileo sarà per i viventi. Del serpente il soffio che inviato fu alle origini sarà vinto dal Signore.

Giosuè 6,7 – Ed è l’Unigenito l’amarezza rm a portare al dio la del mondo, tra i viventi in azione la purità rb porterà e la pienezza dentro porterà a venire hta, l’azione sarà dai corpi a portare fuori l’ammalare lj(hlj) che portò giù, risarà ad agire dentro i corpi la potenza che inviata fu alle origini e per l’angelo sarà una calamità hwh.”

Giosuè 6,8 – E sarà ad entrare la forza della rettitudine dell’Unigenito. Al ribelle nel mondo porterà la distruzione, il serpente uscirà dai popoli e bruciato da dentro si vedrà uscire l’angelo che era nei viventi. Dall’ingannatore saranno liberati da dentro l’agire uscirà, il fuoco portato col soffio dai corpi lo porterà finalmente fuori, sarà condotto alla perdizione dalla potenza del soffio che inviato sarà dal Signore in azione dentro i corpi portato. Ed alla fine, abbattuto il peccare, a casa risorti li porterà il Verbo, col corpo li porterà tutti, li condurrà dalle bare, puri saranno completamente, col Signore usciranno in cammino. Per l’Unigenito dalle tombe i corpi saranno a riuscire vivi.

Giosuè 6,9 – E fuori dalla prigione dello schernitore usciranno in cammino. Per il potente soffio che inviato sarà stato al mondo della rettitudine uscirà l’angelo (ribelle). Sarà negli uomini abbattuto il peccare. Simili al Verbo i corpi porterà di tutti. E dal mondo i viventi raccoglierà, entreranno in un cammino di fratelli, un corpo sarà al mondo, l’Unigenito il corpo si porterà a guidare, li accompagnerà retti lo sperato a vedere, a casa risorti porterà del Volto a saziarsi alla fine.

Giosuè 6,10 – E verranno i popoli su portati all’esistenza ed alla luce in alto con l’Unigenito vivranno con i corpi potenti verranno gli amici portati ed il Potente verranno nei cieli a vedere. E l’Unigenito alla fine da fune in cammino i viventi condurrà: il Potente Unico era giù l’Unigenito!

Giosuè 6,11 – E saranno alla pienezza a casa dell’Unico col corpo portati tra gli angeli. Di Iahwèh verranno alla Città, entreranno versati faccia a faccia a vederLo. I viventi fratelli tutti porterà a stare casa. Li porterà dal mondo a vivere per grazia, dalla perversità che era del serpente lo stato, dagli angeli li condurrà dentro le schiere.

Giosuè 6,12 – E saranno per la risurrezione retti i viventi, Gesù a casa di mattino li porterà, saranno alla luce dell’Unico. Ed al mondo spento l’angelo (ribelle) sarà stato, nei viventi verrà dall’Unico vinta la forza della perversità.

Giosuè 6,13 – Ed il settimo (giorno) usciranno dal mondo retti. Entreranno tra gli angeli. Alla destra del Risorto Unigenito saranno i viventi. I risorti dentro si vedranno uscire simili al Verbo, con i corpi li porterà tutti fuori. Saranno dalla corruzione a rivivere, la potenza nelle persone risarà, dall’Unico con i corpi porterà gli angeli che saranno stati dal mondo portati fuori, usciti in cammino. Sarà dai viventi uscito il serpente portato ad ardere, alla fine abbattuto si vedrà dentro al fuoco e il soffio nei corpi portato finirà ed uscirà l’ammalare portato giù. Uscirà il serpente da tutti; il soffio dell’angelo (ribelle) sarà fuori dai viventi portato. Uscirà dai viventi l’origine della distruzione del serpente che li affliggeva chiuso nei corpi. Un fiume porterà di angeli il Signore dal mondo. Li porterà in cammino e tutti li verserà. A vedere li porterà a casa la luce e del Volto si sazieranno finalmente.

Giosuè 6,14 – E sarà la conversione portata dall’Unigenito finalmente al mondo, si vedranno essere le moltitudini un giorno fuori risorte. Inviate saranno il Volto a vedere vive. I fratelli tutti porterà a dimorare. Ed usciranno vivi dalle tombe, l’angelo uscirà spento per l’operare portato nel sesto segno dei giorni ai viventi.

Giosuè 6,15 – E saranno dal mondo da dentro un giorno ad uscire. Il settimo (giorno della creazione), portati saranno di buon ora. Ed ad abitare in alto porterà tutti, usciranno i risorti dalle tombe, i corpi a portarsi saranno nel foro (del suo costato) dentro. Si recheranno nell’Unigenito Crocefisso fuori dalla città. Retti i viventi sul monte calvo nel cuore entreranno di Questi. Entreranno nel Risorto ad abitare alla vista del Volto. I popoli saranno puliti dentro. Saranno a portarsi i viventi dal mondo di Lui nel foro dentro; a casa li porterà dell’Uno. Tutti entreranno nella Città (celeste) ove la luce dentro vedranno del Verbo i popoli (pur) essendo vivi.

Giosuè 6,16 – Portati saranno dal mondo per stare dentro il Verbo i popoli, usciti dalla prigionia, a vederlo saranno finalmente tutti, abbattuto il peccare, spento l’angelo (ribelle), saranno i viventi a casa simili al Verbo che li ha sa saziati. Completamente riportati saranno alle origini a vivere col corpo. Per Gesù la maledizione che agiva nei viventi uscita dai corpi sarà. Per l’azione portata dalla rettitudine, l’opprimere avrà finito. Angeli del Signore in cammino i viventi verranno alla Città (celeste).

Giosuè 6,17 – Condotti fuori saranno dai confini del mondo, entreranno nella Città (la nuova Gerusalemme) i consacrati, fuori saranno dall’Unigenito recati tutti beati, il terrore sarà uscito e ripartoriti verserà i corpi dal grembo. Fuori questi porterà dai lamenti, finite le chiusure che c’erano nel mondo, ad entrare saranno dall’Unico. E la sposa dell’Unigenito nella luce si vedrà finalmente, entreranno dentro ad abitare. Saranno tutti retti, saranno ad entrare nel seno dell’Unico, alla fine dal mondo verranno dagli angeli a stare i viventi alla felicità nella luce del Potente per grazia portati.

Giosuè 6,18 – E con i corpi versati verranno liberi a vivere in alto con gli angeli usciti dalla prigione del verme a vivere inviati dal Crocefisso che chiusi nel corpo sarà i viventi a portare. E ricevuta la purezza la vita degli angeli entrerà a chiudersi nei corpi, strappati dai morti a vivere verranno tra le schiere dei retti di Dio. Il vigore nei corpi ai viventi avrà riportato l’azione dell’Agnello che la purezza desiderata dalla croce portò.

Giosuè 6,19 – E tutti retti alla pienezza il Verbo porterà, questi entreranno in casa avendo recato il maligno serpente a finire. Li porterà puri, ne avrà colpito la potenza con la santità. Al mondo l’ha recata l’Unigenito per il serpente che fu una calamità alle origini, a portare giù dai corpi sarà la perversità, uscita a casa li porterà dall’Unico.

Giosuè 6,20 – E sarà da pastore i popoli a condurre, saranno dal Crocefisso marcati, portati a casa risorti. Ed a fruttificare avrà portato la Croce e (in quanto) sarà entrata la forza della rettitudine del Risorto dal seno uscita che ha agito nei viventi. Riverranno alla voce uscita dalle trombe-“shofar”. E sarà nei corpi la forza per agire riportata, riusciranno alla vista i morti nel giubilo rientrati in cammino. L’impuro serpente con la perversità finita per il soffio potente entrato nelle tombe, riportati in vita, usciti di sotto, dal Signore saranno innalzati. I popoli fuori della città (terrena) ad entrare nell’Unigenito saranno i risorti, gli angeli in cammino alla porta li avranno condotti e saranno in cammino alla porta condotti dell’Unico, tutti entreranno nella città (celeste).

Giosuè 6,21 – Porterà la forza nelle tombe, i corpi saranno in vita riportati, verranno tutti beati dentro la città a vivere con l’Unigenito, saranno i risorti portati all’eternità, dall’Unico i risorti entreranno vivi giovani portati per fino gli anziani per l’energia portata. All’Eterno simili, a saziarsi di luce, dal mondo portati dalle tombe vivi. Avrà recato nei corpi del Potente il soffio, sarà stato chiuso nei corpi dentro.

Giosuè 6,22 – Riporterà la potenza con la risurrezione, tra gli angeli saranno i viventi ad uscire. Dall’Unico tra gli angeli posti entreranno a vivere col corpo. A rivelarsi sarà ai viventi che venne in terra a vivere nel corpo Gesù. Da casa l’Unigenito si portò, dentro fu in Croce, riuscì l’Unigenito, risorto uscì questi e gli apostoli uscirono e dal mondo fu a risalire, sareò dall’Unico a riportarsi per liberare i viventi. Rivenuto, dall’Unigenito la risurrezione uscì e venne la prigione a bruciare, dai corpi il serpente uscì per la rettitudine, felici tra gli angeli nel settimo (giorno) al termine i viventi dal Potente entrano.

Giosuè 6,23 – E saranno a casa dell’Unico riportati dal mondo. Giovani saranno i viventi ad entrarvi. Vivi con i piedi saranno i viventi portati. Saranno su a stare con l’Unico, il Crocifisso i corpi nel grembo porterà, verranno dal Padre a stare con Lui finalmente. Alle origini i viventi dal mondo ha riportato, venuti i fratelli sono alla di Lui perfezione dei beati con la potenza di Lui completa in tutti. La famiglia porterà completa che era nel mondo, dal mondo li porterà su a stare; desideravano di stare con gli angeli, su dalle tombe li riporterà vivi a vivere nelle piazze del Potente. Vivi per la grazia uscita saranno risorti con i corpi da Dio.

Giosuè 6,24 – E dal mondo alla città dei serafini porterà dentro la donna, condurrà la sposa, nella felicità a casa entreranno, con i corpi a sedere entreranno nel trono del Verbo. Ed entrò questi nel mondo ad abitare per portare il maligno ad uscire. Il serpente in croce lo portò, uscì la purezza che colpì il potente angelo che alla fine a ricusarlo lo porterà. Giù nel corpo dentro era nel Crocifisso il Signore.

Giosuè 6,25 – E dall’Unigenito in croce dal corpo chiuso dentro, aperto dal colpo che portò l’angelo, uscì. E a rivenire a casa fu il Crocefisso per il Padre. Fu per Lui a rivenire dalla sposa. Dell’Unico la risurrezione dei corpi con potenza entrò, aprì la tomba; rifù fuori Gesù, si riportò il Crocifisso risorto a casa. Di mattino dentro fu risorto il corpo da Dio. Alla congregazione (degli apostoli) fu a riportarsi vivo. Fuori questo riuscì per (in quanto) retto fu al mondo; dalla tomba da dentro fu l’Unigenito ad uscire. Vennero angeli he furono dai viventi. Dell’Unico il fuoco nel corpo riaccese il vigore in Gesù. Il potente corpo a rivelare venne. A lanciare (degli apostoli) furono (questo) l’annuncio.

Giosuè 6,26 – E fu il settimo (giorno) Gesù dentro al tempo ad entrare. Al mondo ci fu dell’Unico il ‘no’ all’essere ribelle in una stalla. Nel corpo entrò di un uomo, la potenza in persona fu del Signore in una Donna. Nel corpo fu a sorgerLe e il da Figlio uscì. Venne alla vista fu nel corpo al mondo. Con Questi dall’Unico un segno venne lanciato, fu annunciato alla casa il primogenito. A portarsi fu per stare nei ceppi. Dagli angeli nel mondo si portò in una casa, giù in una città si portò e giù fu in una abitazione povera che prescelta il segno fu nel mondo.

Giosuè 6,27 – E fu nel mondo. Fu il Signore a venire. In Gesù si portò, fu ad uscire, fu alla luce da un seno portato in una casa dalla sposa in terra.

UNA CONSIDERAZIONE
Dalle decriptazioni risulta evidente che quelle pagine di Giosuè e di Gerico danno una esauriente risposta portando all’attenzione l’attesa del Messia che è antica e totalizzante.
Ciò in effetti non è proprietà solo di quelle pagine, ma risulta permeare la generalità dei testi biblici in ebraico e viene a costituire l’intima tessitura solida di tutta la costruzione da leggere con criteri diversi dal normale, come ho evidenziato negli scritti di questo mio Sito.
Quei testi dell’Antico Testamento, poi, grazie alla lettura convenzionale, s’arricchiscono della forma esterna affascinante capace di fornire notizie, indicazioni, insegnamenti e notizie.
Questi, però, senza il substrato solido su cui poggiano possono anche dar scandalo per le stragi, gli ammazzamenti e le guerre a non finire… portati avanti in nome della divinità, non accettati da molti che fermandosi all’evidenza della prima lettura non possono superare la soglia della evidente critica che ne nasce nei riguardi dei comandamenti dell’amore a Dio e al prossimo.
Certo è che la vita e la storia e quindi anche la storia della religione si è sviluppata passando per eventi umani da prendere con le molle, ma l’insegnamento finale che si può trarre dalle due letture, la convenzionale e la enigmatica, è che in un generale non senso, c’è comunque un senso, lo sviluppo della storia che ha il compito di distillare e purificare le idee degli uomini e che comunque porterà agli eventi ultimi del Messia.
Tutto il resto è il motivo per cui è invocato ed atteso dai fedeli quando fanno una lettura della storia in vista di Lui.
Sotto questa visuale lo stesso nome di Gerico, “Ierichu” in quella pagina della caduta “allegorica” delle mura che può dar scandalo sia per quel “Votarono allo sterminio tutto quanto c’era in città uomini e donne, giovani e vecchi, buoi, pecore e asini, tutto passarono a fil di spada.” (Giosuè 6,21), sia ai sensibili cultori della verità storica archeologica, perché le mura erano già cadute, si veste di un significato particolare:

  • lanciato ()
  • è
  • l’annuncio ()

“Lanciato è l’annuncio” di chi? …del Messia!
Questo è il significato intimo di quella pagina che suona la tromba dell’avvicinarsi dei tempi della “Buona Notizia”, quella dei Vangeli, in cui l’attesa dell’umanità diviene compimento con Gesù di Nazaret.

LA CONQUISTA DI GERICOultima modifica: 2018-05-22T12:34:10+02:00da mikeplato
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