NON DATE LE PERLE AI PORCI

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di Alessandro Conti Puorger

IL MANGIARE KASHER
Il termine kasher, che in ebraico vuol dire “adatto”, si trova nel libro di Ester “…se la cosa sembra adatta (kasher) al re” (Est. 5,5).
Il termine è entrato nell’uso ebraico sia per indicare il comportamento rituale nel riguardo dei cibi, sia una persona fidata e leale.
Entro subito nel merito del tema.
È noto l’impedimento per gli ebrei osservanti di nutrirsi di carne di porco.
Trattasi, infatti, di animale impuro proibito dalle regole alimentari (kashrut) o del retto nutrirsi detto “kasher” o “kosher” (pronuncia “ashenazita”).
Molte prescrizioni alimentari sono state spiegate come precauzioni mediche mascherate o per provare obbedienza a Dio e generare santità e perfezione.
La proibizione è contenuta nella Torah, precisamente nel libro del Levitico (11,1-8) ed il comando è ripetuto in Deuteronomio 14,8.
In quel Capitolo 11 del Levitico c’è tutto il discorso della purità legale sugli animali che secondo l’A.T. si possono mangiare e non mangiare.
È quello un discorso complicato che può apparire astruso e non nell’alveo dell’elevato culto spirituale al Dio Unico.

LEVITICO 11 – “Il Signore disse a Mosè e ad Aronne: Riferite agli Israeliti. Questi sono gli animali che potrete mangiare fra tutte le bestie che sono sulla terra. Potrete mangiare d’ogni quadrupede che ha l’unghia bipartita, divisa da una fessura, e che rumina. Ma fra i ruminanti e gli animali che hanno l’unghia divisa, non mangerete i seguenti: il cammello, perché rumina, ma non ha l’unghia divisa, lo considererete immondo; l’ìrace, perché rumina, ma non ha l’unghia divisa, lo considererete immondo; la lepre, perché rumina, ma non ha l’unghia divisa, la considererete immonda; il porco, perché ha l’unghia bipartita da una fessura, ma non rumina, lo considererete immondo. Non mangerete la loro carne e non toccherete i loro cadaveri; li considererete immondi. Questi sono gli animali che potrete mangiare fra tutti quelli acquatici. Potrete mangiare quanti hanno pinne e squame, sia nei mari, sia nei fiumi. Ma di tutti gli animali, che si muovono o vivono nelle acque, nei mari e nei fiumi, quanti non hanno né pinne né squame, li terrete in abominio. Essi saranno per voi in abominio; non mangerete la loro carne e terrete in abominio i loro cadaveri. Tutto ciò che non ha né pinne né squame nelle acque sarà per voi in abominio. Fra i volatili terrete in abominio questi, che non dovrete mangiare, perché ripugnanti: l’aquila, l’ossìfraga e l’aquila di mare, il nibbio e ogni specie di falco, ogni specie di corvo, lo struzzo, la civetta, il gabbiano e ogni specie di sparviere, il gufo, l’alcione, l’ibis, il cigno, il pellicano, la fòlaga, la cicogna, ogni specie di airone, l’ùpupa e il pipistrello. Sarà per voi in abominio anche ogni insetto alato, che cammina su quattro piedi. Però fra tutti gli insetti alati che camminano su quattro piedi, potrete mangiare quelli che hanno due zampe sopra i piedi, per saltare sulla terra. Perciò potrete mangiare i seguenti: ogni specie di cavalletta, ogni specie di locusta, ogni specie di acrìdi e ogni specie di grillo. Ogni altro insetto alato che ha quattro piedi lo terrete in abominio! Per i seguenti animali diventerete immondi: chiunque toccherà il loro cadavere sarà immondo fino alla sera e chiunque trasporterà i loro cadaveri si dovrà lavare le vesti e sarà immondo fino alla sera. Riterrete immondo ogni animale che ha l’unghia, ma non divisa da fessura, e non rumina: chiunque li toccherà sarà immondo. Considererete immondi tutti i quadrupedi che camminano sulla pianta dei piedi; chiunque ne toccherà il cadavere sarà immondo fino alla sera. E chiunque trasporterà i loro cadaveri si dovrà lavare le vesti e sarà immondo fino alla sera. Tali animali riterrete immondi. Fra gli animali che strisciano per terra riterrete immondi: la talpa, il topo e ogni specie di sauri, il toporagno, la lucertola, il geco, il ramarro, il camaleonte. Questi animali, fra quanti strisciano, saranno immondi per voi; chiunque li toccherà morti, sarà immondo fino alla sera. Ogni oggetto sul quale cadrà morto qualcuno di essi, sarà immondo: si tratti di utensili di legno o di veste o pelle o sacco o qualunque altro oggetto di cui si faccia uso; si immergerà nell’acqua e sarà immondo fino alla sera; poi sarà mondo. Se ne cade qualcuno in un vaso di terra, quanto vi si troverà dentro sarà immondo e spezzerete il vaso. Ogni cibo che serve di nutrimento, sul quale cada quell’acqua, sarà immondo; ogni bevanda di cui si fa uso, qualunque sia il vaso che la contiene, sarà immonda. Ogni oggetto sul quale cadrà qualche parte del loro cadavere, sarà immondo; il forno o il fornello sarà spezzato: sono immondi e li dovete ritenere tali. Però, una fonte o una cisterna, cioè una raccolta di acqua, sarà monda; ma chi toccherà i loro cadaveri sarà immondo. Se qualcosa dei loro cadaveri cade su qualche seme che deve essere seminato, questo sarà mondo; ma se è stata versata acqua sul seme e vi cade qualche cosa dei loro cadaveri, lo riterrai immondo. Se muore un animale, di cui vi potete cibare, colui che ne toccherà il cadavere sarà immondo fino alla sera. Colui che mangerà di quel cadavere si laverà le vesti e sarà immondo fino alla sera; anche colui che trasporterà quel cadavere si laverà le vesti e sarà immondo fino alla sera. Ogni essere che striscia sulla terra è un abominio; non se ne mangerà. Di tutti gli animali che strisciano sulla terra non ne mangerete alcuno che cammini sul ventre o cammini con quattro piedi o con molti piedi, poiché sono un abominio. Non rendete le vostre persone abominevoli con alcuno di questi animali che strisciano; non vi rendete immondi per causa loro, in modo da rimaner così contaminati. Poiché io sono il Signore, il Dio vostro. Santificatevi dunque e siate santi, perché io sono santo; non contaminate le vostre persone con alcuno di questi animali che strisciano per terra. Poiché io sono il Signore, che vi ho fatti uscire dal paese d’Egitto, per essere il vostro Dio; siate dunque santi, perché io sono santo. Questa è la legge che riguarda i quadrupedi, gli uccelli, ogni essere vivente che si muove nelle acque e ogni essere che striscia per terra, perché sappiate distinguere ciò che è immondo da ciò che è mondo, l’animale che si può mangiare da quello che non si deve mangiare.”

In definitiva gli animali quadrupedi sono kasher se hanno zoccolo spaccato e se ruminano; ma i suini, pur avendo l’estremità aperte, non ruminano.
Secondo i rabbini il porco rappresenta l’essenza della ipocrisia, perché mette avanti il piede e fa credere di essere kasher, ma è privo dentro della condizione per essere puro, non rumina.
Pochi uccelli sono kosher, esclusi comunque i rapaci.
Gli animali che potenzialmente si potrebbero mangiare sono poi effettivamente kasher solo se senza imperfezioni, altrimenti sono definiti taref e non ammessi.
Dopo macellati (shechitah) tutti gli animali da periti vengono esaminati attentamente, ne viene asportato il sangue e sono mangiabili solo se tutti gli organi interni non presentano difetti o malattie tali che avrebbero potuto portare l’animale a morte naturale entro un anno.
Si dice kasherare sia il portare la carne in condizione d’idoneità rituale togliendo dopo la macellazione il sale e risciacquandola in acqua sia il lavare le pentole con acqua bollente.
Se non vi sono dubbi anche sulla macellazione rituale la carne kasher si dice che è “glatt kasher“.
La paura di malattia parassitica per infezione di trichinosi che si assume mangiando carne di maiale, non o poco cotta, non pare sufficiente per considerarla alla base di quel comandamento.
I suini venivano, infatti, mangiati comunemente da quegli Israeliti che non rispettavano la Torah, come risulta dal profeta Isaia:

  • “Mi feci ricercare da chi non mi interrogava, mi feci trovare da chi non mi cercava. Dissi: Eccomi, eccomi, a gente che non invocava il mio nome. Ho teso la mano ogni giorno a un popolo ribelle; essi andavano per una strada non buona, seguendo i loro capricci, un popolo che mi provocava sempre, con sfacciataggine. Essi sacrificavano nei giardini, offrivano incenso sui mattoni, abitavano nei sepolcri, passavano la notte in nascondigli, mangiavano carne suina e cibi immondi nei loro piatti.” (Isaia 65,1-3)
  • “Uno sacrifica un bue e poi uccide un uomo, uno immola una pecora e poi strozza un cane, uno presenta un’offerta e poi sangue di porco, uno brucia incenso e poi venera l’iniquità. Costoro hanno scelto le loro vie, essi si dilettano dei loro abomini.” (Isaia 66,3)

In quella scrupolosa visione kasher deve avere avuto la sua importanza il fatto che la carne era prodotta dal suino (addomesticato nel neolitico da oltre 10.000 anni) mangiando rifiuti, avanzi, radici, ghiande, roditori.
È però ritenuto che la proibizione sia essenzialmente legata al desiderio di differenziarsi nettamente dalle culture pagane che prevedevano l’offerta dei suino ai loro dèi.
Ricorda Sant’Isidoro di Siviglia (560-636), Dottore della Chiesa nel suo capolavoro i venti libri “Etymologiae”, enciclopedia dello scibile tempo, che influenzò la cultura mediovale, che il maiale o porco castrato è così detto perché veniva sacrificato a Maia “la grande, l’eccelsa”, la grande Nonna madre di Ermete generato con Zeus, una delle pleiadi figlia di Pleiona e di Atlante, uno dei nomi della grande madre Cibale.
Sporco e porco sono affini per etimologia.
Per i romani la guerra agli altri popoli veniva dichiarata tramite i “fetiales” tra cui:

  • il “verbenarius” portatore della verbena, speciale erba pura, definita anche “sagmen”, simbolo e garanzia dell’inviolabilità dei legati, come riferisce Festo (Fest. s. v. sagmen (424): sagmina sono definite le verbenae, erbe pure perché destinate ad essere colte, quando ancora acerbe, in un luogo sacro dai legati in partenza per formulare dichiarazioni di guerre);
  • il “pater patratus” investito dagli organi costituzionali titolari dei poteri di indictio belli.

Dopo il tempo stabilito senza che le richieste fossero soddisfatte, i fetiales tornano ai confini del nemico e il pater patratus con la formula prevista dichiara la guerra durante il sacrificio agli Dei di un maiale e lancia nel territorio dello stato stesso un’asta intinta nel sangue dell’immolato.

Il divieto della carne di maiale proibita nell’Ebraismo si trova anche nell’Islam.
Alla domanda: perché l’Islam proibisce la carne di maiale?
La risposta più corretta è che il Corano “Parola di Dio” per i musulmani che sottomettono (Islam: “sottomissione al Dio Unico”) alla Sua volontà, perché Lui è il più Sapiente e l’Altissimo sta scritto espressamente che è proibita l’assunzione di carne di maiale ai seguenti punti:

  • II Sura Al-Baqara (La Giovenca) 173 – “In verità vi sono state vietate le bestie morte, il sangue, la carne di porco e quello su cui sia stato invocato altro nome che quello di Allah. E chi vi sarà costretto, senza desiderio o intenzione, non farà peccato. Allah è perdonatore, misericordioso.”
  • V Sura Al-Mâ’ida (La Tavola Imbandita) 3 – “Vi sono vietati gli animali morti, il sangue, la carne di porco e ciò su cui sia stato invocato altro nome che quello di Allah, l’animale soffocato, quello ucciso a bastonate, quello morto per una caduta, incornato o quello che sia stato sbranato da una belva feroce, a meno che non l’abbiate sgozzato [prima della morte] e quello che sia stato immolato su altari [idolatrici] e anche [vi è stato vietato] tirare a sorte con le freccette. Tutto ciò è iniquo. Oggi i miscredenti non sperano più di allontanarvi dalla vostra religione: non temeteli dunque, ma temete Me.”
  • VI Sura Al-An’âm (Il Bestiame) 145 – “Dì: In quello che mi è stato rivelato non trovo altri interdetti a proposito del cibo, se non l’animale morto, il sangue effuso e la carne di porco – che è immonda – e ciò che, perversamente, è stato sacrificato ad altri che ad Allah. Quanto a chi vi fosse costretto, senza intenzione o ribellione, ebbene, il tuo Signore è perdonatore, misericordioso.”
  • XVI Sura An-Nahl (Le Api) 115 – “[Allah] vi ha proibito la carogna, il sangue e la carne di maiale e l’animale sul quale sia stato invocato altro nome che quello di Allah. Quanto a colui che vi sia costretto senza essere né ribelle né trasgressore, in verità Allah è perdonatore, misericordioso.”

Cominciamo per ordine ad esaminare gli scritti della Torah e la tradizione che questa nel libro del genesi racconta esistesse tra i Patriarchi prima della rivelazione a Mosè.
Al momento del diluvio è comandato a Noè: “Di quanto vive, di ogni carne, introdurrai nell’arca due di ogni specie, per conservarli in vita con te: siano maschio e femmina. Degli uccelli secondo la loro specie, del bestiame secondo la propria specie e di tutti i rettili della terra secondo la loro specie, due d’ognuna verranno con te, per essere conservati in vita. Quanto a te, prenditi ogni sorta di cibo da mangiare e raccoglilo presso di te: sarà di nutrimento per te e per loro. Noè eseguì tutto; come Dio gli aveva comandato, così egli fece.” (Gen. 6,19-22)
Sul Diluvio rimando a: “Cosa nasconde il racconto di Noè e del diluvio?“.
All’inizio del capitolo successivo è così specificato: “Il Signore disse a Noè: Entra nell’arca tu con tutta la tua famiglia, perché ti ho visto giusto dinanzi a me in questa generazione. D’ogni animale mondo prendine con te sette paia, il maschio e la sua femmina; degli animali che non sono mondi un paio, il maschio e la sua femmina. Anche degli uccelli mondi del cielo, sette paia, maschio e femmina, per conservarne in vita la razza su tutta la terra. Perché tra sette giorni farò piovere sulla terra per quaranta giorni e quaranta notti; sterminerò dalla terra ogni essere che ho fatto. Noè fece quanto il Signore gli aveva comandato.” (Gen. 7,1-5)
La Bibbia di Gerusalemme nota che nella descrizione del diluvio Gen. 6-9 sono combinati due racconti uno Yahwista, pieno di colore e uno sacerdotale più elaborato e prescrittivo e vi è così anche l’inserimento dell’idea più tardiva espressa nel Levitico sugli animali puri e impuri.
Sostengo però che i Patriarchi non avevano suddivisione netta dei cibi puri e impuri, ma iniziarono con preferenze, tracciando grandi linee comportamentali.
Vediamo, infatti, cosa dice il Signore a fine del diluvio: (Gen. 9,3) “Quanto striscia sul suolo e tutti i pesci del mare sono messi in vostro potere. Quanto si muove e ha vita vi servirà di cibo: vi do tutto questo, come già le verdi erbe“.
San Paolo nella 1 Timoteo (4,4-5) si legge: “…tutto ciò che è stato creato da Dio è buono e nulla è da scartarsi, quando lo si prende con rendimento di grazie, perché esso viene santificato dalla parola di Dio e dalla preghiera.”
Quella pagina del Capitolo 9 del Genesi è da considerare come una nuova creazione dell’umanità e le parole che disse Dio sono state esaminare attentamente come vedremo qui appresso.

COS’È IL NOACHISMO
Il noachismo è un sistema morale tratto dalla Tradizione ebraica basato su leggi costituzionali dell’umanità e sui principi base del diritto unite all’idea di un unico Dio creatore e sulla mitezza dei costumi quali l’astenersi dall’idolatria, dalla bestemmia, dall’omicidio, dall’incesto, dal furto e da altri eccessi.
Non trattasi però d’un codice basato sulla ragione umana, ma è rivelazione divina, come la Torah.
Prevede in definitiva il rispetto di precetti (mitzvot bene Noach) che sono tratti direttamente o per deduzione dal patto che Dio contrasse mediante Noè con tutta l’umanità dopo il diluvio (Gen. 9,1-7) e che rispettavano evidentemente i Patriarchi prima della consegna della Torah a Mosè.

Genesi 9,1-7 – “Dio benedisse Noè e i suoi figli e disse loro: Siate fecondi e moltiplicatevi e riempite la terra. Il timore e il terrore di voi sia in tutte le bestie selvatiche e in tutto il bestiame e in tutti gli uccelli del cielo. Quanto striscia sul suolo e tutti i pesci del mare sono messi in vostro potere. Quanto si muove e ha vita vi servirà di cibo: vi do tutto questo, come già le verdi erbe. Soltanto non mangerete la carne con la sua vita, cioè il suo sangue. Del sangue vostro anzi, ossia della vostra vita, io domanderò conto; ne domanderò conto ad ogni essere vivente e domanderò conto della vita dell’uomo all’uomo, a ognuno di suo fratello. Chi sparge il sangue dell’uomo dall’uomo il suo sangue sarà sparso, perché ad immagine di Dio Egli ha fatto l’uomo. E voi, siate fecondi e moltiplicatevi, siate numerosi sulla terra e dominatela”.

Il Talmud babilonese (Sanhedrin 56-60) ne prevede più enumerazioni.
I maestri ebrei sottolineano che si tratta di categorie giuridiche comprendenti ciascuna più prescrizioni, infatti Benamozegh scrive: “Quale che sia il numero dei precetti noachidi, è certo che ciascuno di essi rappresenta non un comandamento unico, ma tutto un gruppo di obbligazioni della stessa natura”.
Nella tradizione più comune ne furono considerati sette.
Dice, infatti, Maimonide: “Chiunque accetti i sette comandamenti e li osservi con cura è considerato un gentile devoto, e ha parte alla vita eterna, a condizione, però, che riceva e segua tali precetti perché Dio li ha imposti nella sua Legge e ci ha rivelato tramite Mosè, nostro maestro, che quelli sono i comandamenti ricevuti in origine dai figli di Noè.”
Ogni abitante della terra che rispetta perciò quei “precetti noachici” o “noachidi”, pur se non appartenente al popolo ebraico, i così detti gentili, se adempie a quei doveri è figlio di Noè, perciò è eletto da Dio ed è considerato “giusto”.
Sono sei precetti di tipo negativo ed uno positivo l’obbligo della giustizia:

  1. Non adorare idoli;
  2. Non profanare il Nome, come ad es. bestemmiando, giurando;
  3. Non uccidere (omicidio);
  4. Non commettere atti sessuali illeciti;
  5. Non rubare;
  6. Perseguire la giustizia, istituendo giudici e tribunali;
  7. Non essere crudele con gli animali (quale consumo di membra di animale vivo).

E così decise la Chiesa delle origini al I Concilio di Gerusalemme.

Atti degli Apostoli 15,1-21 “Ora alcuni, venuti dalla Giudea, insegnavano ai fratelli questa dottrina: Se non vi fate circoncidere secondo l’uso di Mosè, non potete esser salvi. Poiché Paolo e Bàrnaba si opponevano risolutamente e discutevano animatamente contro costoro, fu stabilito che Paolo e Bàrnaba e alcuni altri di loro andassero a Gerusalemme dagli apostoli e dagli anziani per tale questione. Essi dunque, scortati per un tratto dalla comunità, attraversarono la Fenicia e la Samarìa raccontando la conversione dei pagani e suscitando grande gioia in tutti i fratelli. Giunti poi a Gerusalemme, furono ricevuti dalla Chiesa, dagli apostoli e dagli anziani e riferirono tutto ciò che Dio aveva compiuto per mezzo loro. Ma si alzarono alcuni della setta dei farisei, che erano diventati credenti, affermando: è necessario circonciderli e ordinar loro di osservare la legge di Mosè. Allora si riunirono gli apostoli e gli anziani per esaminare questo problema. Dopo lunga discussione, Pietro si alzò e disse: Fratelli, voi sapete che già da molto tempo Dio ha fatto una scelta fra voi, perché i pagani ascoltassero per bocca mia la parola del vangelo e venissero alla fede. E Dio, che conosce i cuori, ha reso testimonianza in loro favore concedendo anche a loro lo Spirito Santo, come a noi; e non ha fatto nessuna discriminazione tra noi e loro, purificandone i cuori con la fede. Or dunque, perché continuate a tentare Dio, imponendo sul collo dei discepoli un giogo che né i nostri padri, né noi siamo stati in grado di portare? Noi crediamo che per la grazia del Signore Gesù siamo salvati e nello stesso modo anche loro. Tutta l’assemblea tacque e stettero ad ascoltare Bàrnaba e Paolo che riferivano quanti miracoli e prodigi Dio aveva compiuto tra i pagani per mezzo loro. Quand’essi ebbero finito di parlare, Giacomo aggiunse: Fratelli, ascoltatemi. Simone ha riferito come fin da principio Dio ha voluto scegliere tra i pagani un popolo per consacrarlo al suo nome. Con questo si accordano le parole dei profeti, come sta scritto: ‘Dopo queste cose ritornerò e riedificherò la tenda di Davide che era caduta; ne riparerò le rovine e la rialzerò, perché anche gli altri uomini cerchino il Signore e tutte le genti sulle quali è stato invocato il mio nome, dice il Signore che fa queste cose da lui conosciute dall’eternità’. Per questo io ritengo che non si debba importunare quelli che si convertono a Dio tra i pagani, ma solo si ordini loro di astenersi dalle sozzure degli idoli, dalla impudicizia, dagli animali soffocati e dal sangue. Mosè infatti, fin dai tempi antichi, ha chi lo predica in ogni città, poiché viene letto ogni sabato nelle sinagoghe”.

È segno che si era arrivati alla fine dei tempi!
Nella tradizione ebraica esiste, infatti, il pensiero che:

  • nel mondo a venire (olam haba) tutti gli alimenti saranno definiti kasher;
  • nell’età del Messia i maiali diventeranno ruminanti e la loro carne sarà permessa.

I sette comandamenti noachici sostituiscono i 613 comandamenti della Torah e il figlio di Noè viene equiparato nella meta suprema della fiducia messianica della vita eterna al figlio d’Israele.
I popoli del mondo non hanno la Torah, ma in loro può nascere la devozione e i noachici sono in effetti i devoti del mondo (chassidé ummot ha ‘olam).
Il devoto esercita chesed, cioè grazia e amore, mitezza e mansuetudine.
Maimonide nella Mishné Torah diede la formulazione: “I devoti dei popoli del mondo hanno parte alla vita eterna”. (Hilckhot Teshuvvà 3,5)
I cristianesimo ha avuto tra i tanti altri meriti di aprire al mondo il succo della Torah che era in un primo tempo riservata a un solo popolo.

Credo che sull’argomento sia interessante quanto scrisse questo il grande filosofo ebreo Hermann Cohen (1842-1918) in” Religione della ragione dalle fonti dell’ebraismo” (Cap XV Immortalità e resurrezione):

“…Abbiamo visto che l’amore umano universale è la conseguenza messianica del monoteismo, che l’ha prefigurato nell’amore al forestiero. Per questo dovete amare il forestiero. Siete stati forestieri in terra d’Egitto. Voi conoscete lo stato d’animo del forestiero. La storia nazionale ha fornito il motivo per l’orientamento monoteistico della politica generale e di quella sociale. E il forestiero non diviene soltanto il forestiero della giustizia, ma anche il forestiero residente. La parificazione politica dei diritti veniva attribuita al non ebreo nel diritto e nello Stato ebraico dalla Torà. Ma anche in queste precisazioni giuridiche del concetto fondamentale religioso la coscienza ebraica non poteva ancora trovare una soddisfazione sufficiente. Così al forestiero (gher) sui aggiunse il figlio di Noè. Egli costituiva il completamento dei figli d’Israele. Il figlio di Noè riposa sul presupposto che la rivelazione e la religione non abbia avuto inizio soltanto con la rivelazione del Sinai. Già i Padri precedono lungamente tale rivelazione. Ma Noè sta in rapporto ancora più universale con la religione. Perché con Noè Dio ha stretto un patto con il genere umano e con la terra, che su entrambi non cada più rovina. Così tutti gli uomini stanno sotto la tutela di Noè nel patto di Dio con lui. In questo concetto religioso, il figlio di Noè richiede il suo fondamento, che devo diventare pertanto un complemento morale della religione specifica. I sette comandamenti dei figli di Noè costituiscono questo fondamento morale. Conformemente a ciò il primo di questi sette comandamenti riguarda la costituzione giudiziaria (dinim). Il diritto (di avere un giudizio) è il fondamento della moralità umana. Il costume non può fornire un surrogato sufficiente. Soltanto la formulazione di diritti e l’istituzione di un tribunale e di una costituzione giudiziaria forniscono il fondamento sufficiente. Il diritto formula per la moralità umana universale ciò che all’interno della religione è espresso dall’amore per Dio, come compendio di tutte le leggi.
…Il diritto sarebbe il vero fondamento della Torà e questa Torà fa valere se stessa in modo uguale per il forestiero e l’indigeno. ‘Una Torà sia per voi, per il nativo e il forestiero che soggiorna presso di voi.’ (Es. 12,49) Soltanto con questa uguaglianza giuridica sono diventati veraci l’amore per il forestiero e, in questo, il concetto di uomo. Così la Torà stessa esigeva, secondo il fondamento che le fu posto dal Deuteronomio, il concetto giuridico-politico dell’uomo.”

IL PORCO E LO STRANIERO OPPRESSORE
Un maiale impersonava il dio frigio Attis, pastore amato dalla dea Cibele, ossia il dio Tamuz ricordato in Ezechiele 9,14-16: “Mi condusse all’ingresso del portico della casa del Signore che guarda a settentrione e vidi donne sedute che piangevano Tammuz. Mi disse: Hai visto, figlio dell’uomo? Vedrai abomini peggiori di questi. Mi condusse nell’atrio interno del tempio; ed ecco all’ingresso del tempio, fra il vestibolo e l’altare, circa venticinque uomini, con le spalle voltate al tempio e la faccia a oriente che, prostrati, adoravano il sole.”
Come scrofa, viene identificata con Demetra.
Adone era personificato da un cinghiale.
Il maiale era animale sacro per i Siriani, a Ierapoli sull’Eufrate non veniva né mangiato né sacrificato, era sacro e impuro.
Nell’antico Egitto, la carne di maiale, animale sacro, veniva mangiata nel banchetto sacramentale una volta sola durante l’anno era considerato incarnazione di Set o Tifone, il demone egiziano nemico di Osiride, giunto in età storica con tratti abominevoli.
Il maiale insomma era una bestiale incarnazione degli dei popoli nemici, Egiziani e Cananei.
Questa è la base della necessità d’Israele di differenziarsi in modo netto perché quell’animale agitava nelle menti divinità considerate inferali e demoniache.
Il maiale o porco in ebraico è .
Spezzando tale parola in e si può notare un radicale = di un verbo che ha più significati “comprimere, stringere, allontanare, alienarsi, da cui il sostantivo straniero, ma essenzialmente come nemico.
Dice Isaia (59,5) “Dischiudono uova di serpenti velenosi, tessono tele di ragno; chi mangia quelle uova morirà e dall’uovo schiacciato esce una vipera.”
Come si può ricavare dal mio metodo di decriptazione del criptato biblico ebraico di cui in “Parlano le lettere” la lettera H= (segno egiziano è una corda intrecciata) è da tradurre “chiuso, stretto, nascosto”.
Da queste poche notazioni n’esce che nell’immaginario ebraico dalla lettura dei segni, e gli antichi ebrei avevano per questi una mentalità enigmistica particolare adottando per la lettura della parola porco = la tecnica “al tikrei“, cioè “non leggere questo passo solo in modo usuale, ma anche in altro modo” procedimento che permette una nuova interpretazione, perfino quando le leggi della grammatica e della sintassi rendono necessaria la sola lettura tradizionale, si ottiene “nasconde uno straniero nemico = = = l’oppressore”.
E’ qui il caso di ricordare brani dei Vangeli che confermano chiaramente che nei porci si individuavano stranieri oppressori alcune volte accomunati ai cani:

  • “Non date le cose sante ai cani e non gettate le vostre perle davanti ai porci…” (Matteo 7,6a); cioè non sprecate con gli stranieri che non li accettano e vi irridono i vostri tesori, infatti, cani e porci erano normali epiteti per quelli.
    Su tale tema, di non dare cose preziose ai porci c’è un famoso parallelo tra la bellezza e il senno in una donna: “Un anello d’oro al naso d’un porco, tale è la donna bella ma priva di senno. (Proverbi 11,22)
  • nell’episodio detto “del figliol prodigo” in Luca 15 si legge “Dopo non molti giorni, il figlio più giovane, raccolte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò le sue sostanze vivendo da dissoluto. Quando ebbe speso tutto, in quel paese venne una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno. Allora andò e si mise a servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei campi a pascolare i porci.” (Lc. 15,13-15)
  • “Intanto giunsero all’altra riva del mare, nella regione dei Gerasèni. Come scese dalla barca, gli venne incontro dai sepolcri un uomo posseduto da uno spirito immondo. Egli aveva la sua dimora nei sepolcri e nessuno più riusciva a tenerlo legato neanche con catene, perché più volte era stato legato con ceppi e catene, ma aveva sempre spezzato le catene e infranto i ceppi, e nessuno più riusciva a domarlo. Continuamente, notte e giorno, tra i sepolcri e sui monti, gridava e si percuoteva con pietre. Visto Gesù da lontano, accorse, gli si gettò ai piedi, e urlando a gran voce disse: Che hai tu in comune con me, Gesù, Figlio del Dio altissimo? Ti scongiuro, in nome di Dio, non tormentarmi! Gli diceva infatti: Esci, spirito immondo, da quest’uomo! E gli domandò: Come ti chiami? Mi chiamo Legione, gli rispose, perché siamo in molti. E prese a scongiurarlo con insistenza perché non lo cacciasse fuori da quella regione. Ora c’era là, sul monte, un numeroso branco di porci al pascolo. E gli spiriti lo scongiurarono: Mandaci da quei porci, perché entriamo in essi. Glielo permise. E gli spiriti immondi uscirono ed entrarono nei porci e il branco si precipitò dal burrone nel mare; erano circa duemila e affogarono uno dopo l’altro nel mare. (Mc. 6,1-13)

Il circolo si chiude, i porci, Legione – i Romani – lo straniero oppressore – demoni – scacciati nei porci.

L’ALTRA FACCIA DI LEVITICO 11
Vari anni fa scelsi di decriptare il libro del Levitico perché è il centrale tra i cinque libri del Pentateuco, detto Torah dagli Ebrei, e perché contiene la parte prevalente delle prescrizioni che costituiscono il corpus comportamentale religioso ebraico ed è il più astruso in certe parti alla comune mentalità.
Per comprendere a fondo cosa intendo per decriptare rinvio a “Decriptare le lettere parlanti delle sacre scritture ebraiche” in cui ho inserito l’idea e poi gli sviluppi a cominciare con “Parlano le lettere” ove ho riportato metodo.
Ricordo che le prescrizioni rituali dedotte dai Rabbini dalla Torah e che regolano la vita ebraica sono 613, di cui 365 negative, corrispondenti al numero dei giorni solari in un anno, e 248 precetti positivi pari al numero delle ossa del corpo di un uomo.
Per contro molte di queste prescrizioni sono lontane dal pensiero cattolico, ma nel contempo il libro è conservato religiosamente nel Canone dei testi sacri.
Gesù (e poi San Paolo) critica la pedissequa applicazione di singole prescrizioni, ma il libro fa parte delle scritture che Gesù vuole che si scrutino e dichiara che nemmeno uno iota-segno verrà cambiato.
Ora, l’insieme di tali argomenti, che sembrano tra loro in contrasto, avrebbe una soluzione convergente e soddisfacente se il testo contenesse, come contiene, un testo/tesoro nascosto nella parte sommersa.
Il tema sotteso nel testo nascosto sostengo essere una continua profezia Cristologica e così la si trova.
Riporto il decriptato di quel Capitolo 11 proprio su i cibi puri e impuri ove c’è tutto il discorso sugli animali che si possono mangiare e non mangiare.
Ho effettuato la traduzione lettera per lettera e la traduzione non è aggiustata, perciò in qualche passaggio risulta un poco farraginosa, perché scorrendo lettera per lettera si deve giocoforza seguire la costruzione d’un pensiero con costruzione grammaticale sviluppata in altra lingua; ovviamente la traduzione è sempre suscettibile d’affinamenti e modifiche.
Prima di presentarlo ricordo che l’originale ebraico delle Sacre Scritture ha peculiarità intraducibili nelle altre lingue come rileva il midrash tratto da Megillah 9, in cui si parla di come la Bibbia fu fatta tradurre in greco da Tolomeo II (Filadelfo 308-247 a.C. “La lettera di Aristea” 150-100 a.C. in greco racconta come nel III sec. a C. fu tradotta la Bibbia in greco). Racconta che ai 72 traduttori mandati da Gerusalemme “il Santissimo – sia gloria a lui – diede nel loro cuore un medesimo pensiero acciocché tutti concordassero in un identico progetto di versione … Dopo 72 giorni le traduzioni … tutte concordavano tra loro in modo sorprendente, parola per parola, insieme con tutte le omissioni e le aggiunte; così sorse la traduzione dei 72, insomma dei 70, detta “Septuaginta” da cui si deduce che quel re credeva d’avere la Bibbia degli ebrei in greco, invece aveva solo un progetto di versione con omissioni ed aggiunte, confermando l’idea dei mistici dell’ebraismo e dei rabbini, i quali affermano che il testo in ebraico è importante e, senza i segni originali, si perde un peculiare aspetto e si ha solo un’impronta dell’originale.
In quel midrasch c’è ironia perché c’era scritto che la “lepre era impura” proprio nel Cap 11 del Levitico, perché si limitava leggere l’esterno.
Si verifichi il criptato che ho riportato che pare avere molto senso.
Ricordo che questo dei cibi puri ed impuri fu una faccenda subito chiusa sin dai primi momenti d’esistenza della Chiesa, come si legge negli Atti degli Apostoli al Cap. 10 e fu da quel momento lecito per i cristiani mangiare ogni cibo; anche se “nemmeno uno iota della legge passerà!

DECRIPTAZIONE LEVITICO 11
Levitico 11,1 – Si portò per aiutare dentro il corpo il Signore, dall’antico (primo) serpente per liberare, per Lui il negativo uscirà dai corpi, finirà dell’Unico per l’essere ribelle la maledizione nei viventi.

Levitico 11,2 – Nel deserto portò Dio il Figlio, fu in Israele che per il negativo che vive nei corpi per colpirlo venne in vita al mondo dell’Unico il principe, alla fine l’Unigenito dalla sposa si portò a vivere. Dalla sposa dentro entrò per vivere nel mondo, da Donna col corpo in azione dal serpente uscì in terra.

Levitico 11,3 – Così per il serpente dai viventi strappare alla fine il Verbo col corpo in pienezza al mondo si portò a predare nel tempo il predatore, nella polvere si nascose dall’alto per la guerra, in una casa dentro al mondo a vivere entrò, venne alla fine l’Unigenito a portarsi.

Levitico 11,4 – L’Unigenito con la rettitudine venne per colpire al mondo il negativo, alla fine dall’Unico alla sposa si portò a vivere dai viventi, l’Altissimo al mondo da pellegrino entrò, si portò dalla Madre in vita, il Verbo il corpo riempì, entrò per far frutto in pienezza, al mondo venne a camminare, dai viventi del serpente così sarà il misfatto ad uscire, scorrerà dai corpi fuori per Lui e il soffio dai corpi che riempiva uscirà che del non essere l’energia che portò ai viventi. Il frutto riempirà il cuore di un vivente, l’Unigenito al mondo porta di Dio la rettitudine ai viventi.

Levitico 11,5 – La portò l’Unigenito dalla croce che al mondo sul monte calvo ucciso fu, l’acqua dall’innalzato scorse dal corpo, uscì da Lui, la portò dalla spaccatura aperta dal serpente, originato fu il frutto dal foro del cuore, a vivere l’Unico al mondo portò di Dio la retta Madre (la rettitudine ai viventi).

Levitico 11,6 – E venne dall’Unigenito il corpo degli apostoli, da dentro del Crocifisso la rettitudine fu in vita per il misfatto finire, gli stranieri del mondo aprire portandoli a desiderare il Verbo, nel corpo in pieno ad entrare, per aprire frutti per riempire il mondo, per far uscire l’impurità con la perversità dell’antico (primo) serpente con la rettitudine della vita.

Levitico 11,7 – E dall’Unigenito in croce uscì dal petto all’esistenza un corpo retto, fu ai viventi col soffio dal corpo ad esistere la Madre per fruttificare, intorno per il mondo uscì per di Lui portare della risurrezione l’impetuoso fuoco per riempire la terra, la perversità portata ad ammassare al mondo dal serpente per iniziare il mucchio impuro a far uscire, per recare di Dio la rettitudine ai viventi.

Levitico 11,8 – Vivo nella carne in pienezza alla fine l’Unigenito dalla sposa si riportò e a casa dell’empio che gli finì la vita, dal serpente rivenne, per far scorrere il peccare immondo, rifù a vivere al mondo il re dei viventi.

Levitico 11,9 – Rivenne questi al mondo il crocifisso, l’Unigenito dalla sposa si riportò colle piaghe del serpente, l’Unico l’ha risorto col corpo, a casa a vivere rifù, in vita dalla prigione risorto col corpo la potenza si riportò in pienezza, l’energia soffiata fu nel corpo e si rovesciò risorto da arcobaleno a casa, rifù dei viventi dentro i giorni a vivere, si riportò a casa degli apostoli dalla tomba, fu perché gli uomini venissero all’Unico tutti portati.

Levitico 11,10 – Si portò dalla sposa l’Unigenito risorto, alla vista fu degli apostoli, la potenza portò nel circolo, per inviargli il soffio, rifù nel corpo a versarsi il risorto, ai duri (di cuore) ad indicare a casa che era vivo. Fu in vita riportato il Figlio per racchiudere la potente forza nella Madre, dai viventi tutti il rettile uscirà per la Madre colla forza dell’acqua, dalla vita di tutti l’angelo superbo uscirà, dalle chiusure dell’esistenza usciranno felici, dentro i viventi saranno liberi, alla fine riuscirà il re in vita.

Levitico 11,11 – Ed il Risorto alla fine risarà al mondo, sarà a portarsi con potenza così dai viventi a rivivere nella carne, la vita potente verrà l’Unigenito alla sposa a recare, verrà dei cadaveri la fine, agli uomini la risurrezione alla fine porterà.

Levitico 11,12 – Tutti l’Unigenito risorgerà, nei corpi annullerà il serpente, porterà in pienezza l’energia, soffiata sarà nei corpi e verserà il fuoco, verserà la risurrezione finalmente dentro, in vita risaranno liberati alla fine, dal mondo porterà a Dio retti i viventi.

Levitico 11,13 – E verrà la maledizione alla fine all’abominevole portata, dalla vita l’angelo uscirà col peccare, per prodigio sarà dall’Unigenito a tutti portata la risurrezione; li riverserà su fuori, vivi riverranno per l’energia della risurrezione i corpi e verranno nel Verbo nel corpo dal foro a recarsi, nell’Unigenito in croce entreranno, alla vista questi angeli saranno del mondo.

Levitico 11,14 – E verranno aiutati dall’Unigenito, dal mondo li porterà a venire dall’Unico, saranno fuori a guizzare i viventi, saranno dagli angeli ad uscire.

Levitico 11,15 – Dell’Unico la perfezione vedranno le moltitudini, perché saranno dagli angeli portati.

Levitico 11,16 – E verranno da dentro del Crocefisso fuori, saranno cantando condotti all’Unico. Tutti il Crocifisso dalle strette della prova li riporterà, verranno per la risurrezione puri, e l’Unigenito tutti fuori liberati i viventi dall’opprimere condurrà.

Levitico 11,17 – E per l’Unigenito tutti usciranno retti portati alla pienezza e verranno i risorti in cammino portati all’Unico alla fine dal mondo, saranno agli angeli simili per il volto.

Levitico 11,18 – E per l’Unigenito alla fine uscirà il drago bruciato dagli uomini e verrà del mondo il vomito finito e dall’Unico per il Crocifisso usciranno per misericordia.

Levitico 11,19 – E verranno dal misericordioso, usciranno fuori per incontrarne il volto, dal mondo del serpente i viventi dall’opprimere usciranno, tutte le anime alla fine porterà l’Unigenito, finito al mondo l’essere impuro, rette, belle finalmente le condurrà, verranno alla vista della carità del Potente in volto.

Levitico 11,20 – Tutti risorti col corpo saliti dal mondo alla vista porterà al Volto, usciti dal mondo in cammino in alto all’Unico le moltitudini dall’oppressione su fuori li porterà Dio retti a vivere.

Levitico 11,21 – Per l’Unigenito retti verranno questi dal mondo, alla fine all’Unico la sposa porterà, i viventi tutti risorti col corpo su usciranno volando fuori dal mondo, guizzeranno così in alto con l’Unigenito nel corpo dentro per vedere felici il potente Padre. Il male nelle acque bollenti colla perfidia del serpente, dei corpi lo sterco sarà portato dal Potente nel nitro, dentro ne uscirà l’energia in olocausto sulla terra.

Levitico 11,22 – Per l’Unigenito finì la maledizione della vita che uscì per gli uomini dall’Unico per la rettitudine che il serpente portò alle origini ad uscire dai corpi, il terrore nei viventi fu ad abitare, e venne a sprezzare con l’agire le matrici, perché fu l’angelo al mondo a portarsi e venne a chiudersi nei corpi lo sterco del serpente, potente nei viventi fu l’energia della perversità, vennero in prigione confinati i viventi, l’opprimere portò.

Levitico 11,23 – E la rettitudine il serpente bruciò nei corpi giù uscì il peccare. Per scacciarlo, per liberare dal serpente si portò l’Unigenito nel corpo a casa del nemico. Dallo sterco fu per liberare, si versò giù, al mondo si porto Dio così dai viventi.

Levitico 11,24 – E la potenza di Dio uscì alla fine nel cuore di un vivente, l’Unigenito portò la rettitudine al serpente nel mondo per ferirlo in casa, gli inviò lo spavento della purezza, sarà l’immondo per sempre ad uscire dall’agire dalle moltitudini.

Levitico 11,25 – E tutti usciranno perdonati i viventi d’empietà, la purezza colla forza della rettitudine a casa per circondare l’empi fu, la portò ad esistere nel cuore di un vivente l’Unigenito,da testimone usci dal nemico a casa.

Levitico 11,26 – Per la potenza della rettitudine del serpente uscirà il bestiale. Alla donna nel corpo entrò, lo recò alle origini alla matrice, soffiò nel corpo dal foro, al termine portò il frutto pieno della perversità dalla fessura. L’Unico fu ad inviare l’angelo al mondo, a predare nel tempo si portò in cammino, nei corpi al mondo iniziò l’opprimere, il gemito in alto uscì, nel cuore dai viventi nell’Unico fu, per i viventi uscì il re nella stalla delle pecore, uscì lo splendore a vedersi dentro al mondo, dalla Madre fu il cuore a vivere dell’Unigenito.

Levitico 11,27 – E tutti dal mondo per portarli dal Potente retti in alto, della rettitudine il soffio fu a portare, a casa la rettitudine al serpente entrò a vivere entrò, uscì fuori in cammino finalmente con azione potente l’Unigenito nel corpo, dentro in azione il cuore visse dell’Unico, fu in un vivente ad entrare, il re in una stalla delle pecore uscì, lo splendore si vide sulla casa di angeli, dentro guizzò la purezza ad esistere in un cuore, in un vivente l’Unigenito a testimonianza entrò alla vista delle moltitudini.

Levitico 11,28 – Portò al mondo di angeli una luce l’Unico, l’Unigenito, indicato dagli angeli, in un casa guizzò finalmente dalla Madre, fu la rettitudine dentro in pienezza, dentro al cammino l’aiuto fu a recare ed il cuore tra i viventi dell’Unico agì per aiutare il mondo, si vide in un corpo dentro; l’impurità amf era da un vivente uscita, (quindi) dai viventi uscirà il serpente per la rettitudine della Madre. (La Madre di Dio diverrà la madre di tutti i viventi)

Levitico 11,29 – E per questi(il serpente) uscì nel cammino della vita al mondo l’impurità nella carne, scese al mondo il rettile, dall’alto uscì in terra, n’uscì l’ammalarsi per la rettitudine recata fuori, l’azione così dentro i corpi portò, uscì giù lo spavento nei viventi, l’opprimere portò.

Levitico 11,30 – Ed uscì dal mondo alle origini l’essere puro, portò ad uscire il vigore, ed entrò per il serpente nei cuori l’origine della perversità il veleno nei cuori recò, uscì segnata l’anima completamente.

Levitico 11,31 – Di Dio uscì al mondo il cuore, in un vivente l’Unigenito fu, il re dei viventi a casa della sposa per liberarla scese colla rettitudine dal serpente, uscì dallo splendore nell’oscurità, entrò a vivere in una casa da uomo, dalla matrice fu il cuore in un vivente dell’Unico, in azione per aiutare uscì per agire in un corpo dentro.

Levitico 11,32 – Per recare la rettitudine dal serpente da Donna il corpo bello l’Altissimo portò a vivere, uscì dalla Madre a casa in un uomo a vivere, fu nel cuore che per i viventi l’Unigenito recò la rettitudine potente. Il maligno dall’albero alle origini portò il tradimento all’Unico, per primo portò il peccare nei corpi, del desiderare il bruciore versò in tutti, la rettitudine potente che era dalle origini bruciò nei corpi. Per spazzarlo col fuoco al mondo il re per amore uscì a vivere a casa della Madre i giorni per recare dentro a desiderare nei cuori dei viventi l’Unico, l’Eterno uscì in azione nel corpo dentro per recare la purificazione.

Levitico 11,33 – Si portò dalla sposa di un retto il Potente ad esistere, di un carpentiere dalla donna il corpo fu del Verbo a guizzare in vita, uscì dalla Madre Dio, in mezzo si portò alla prigione, a sorgere in un corpo dentro finalmente portò la rettitudine ad esistere dall’immondo e venne a recare il segno che il fuoco dentro al corpo recava.

Levitico 11,34 – Dalla Madre-sposa l’Unigenito per liberarla fu, dell’Unico la rettitudine per il negativo ardere in un corpo fu dentro, per la prima volta l’Altissimo si portò in vita nei giorni, il cuore ai viventi portò in silenzio, sulle gambe uscì il Beato, fu per bruciare alla fine al mondo colla rettitudine potente il maligno, essere immondo.

Levitico 11,35 – E così il negativo bruciato dai corpi sarà dal soffio del Potente, dai viventi l’empio finirà, nel seno dal Potente sarà portato all’essere immondo alla fine il fuoco, recherà la rettitudine a riessere nei corpi, sarà nei viventi ad essere completamente giù l’impurità che è nei viventi, a rientrare la vita porterà, dell’immondo sarà dai viventi la forza fuori, sarà riportata la potenza della rettitudine ai viventi.

Levitico 11,36 – Dell’Unico la rettitudine nel seno sarà a germogliare e nei corpi la putredine porterà fuori dai viventi, nei giorni l’esistenza della purità porterà collo splendore, l’agire dentro da pazzi finirà nei viventi coll’esistenza dell’immondo.

Levitico 11,37 – Portata la rettitudine sarà all’esistenza perché inviata a casa del serpente ne finisca nei viventi con azione potente tutto il seme, lo colpirà nei corpi. La porterà in azione l’Unigenito per liberare gli esseri colpendo il male, dal cuore uscirà partorita da Lui.

Levitico 11,38 – Sarà della rettitudine ad esistere la forza per finire l’angelo nei viventi che dell’essenza del male agire il seme ha portato ed ad abortire nei viventi l’empietà alla fine nei viventi l’Altissimo recherà nel cuore dei viventi coll’origine della perversità, di Dio la rettitudine rivivrà.

Levitico 11,39 – E così sarà la forza della morte dai viventi inviata fuori, dal bestiale l’Unigenito li libererà, saranno di Dio in pienezza la sposa, uscirà lo splendore alla vista col Figlio a casa con potenza alla fine rientreranno, saranno nel cuore a vivere dell’Unico per sempre, entreranno a vederlo col corpo a casa.

Levitico 11,40 – E riusciranno per l’Unigenito di tutti a rivivere i cadaveri, alla fine riusciranno all’esistenza retti dentro in pienezza dall’empio che si era portato, sarà dell’impuro per sempre fuori l’agire dai corpi. Dentro si porterà al mondo per perdonare l’Unigenito, del drago lo spavento finirà, saranno retti a casa a ritornare in cammino aiutati, sarà riportata l’esistenza nei cuori della vita delle origini, per sempre uscirà il nemico da dentro.

Levitico 11,41 – E la sposa risorta col corpo salirà dal mondo alla luce a compiacersi, in olocausto in terra a bruciare alla fine ha recato il primo serpente, dall’Unigenito sarà mangiato.

Levitico 11,42 – In tutti entrerà portata la potente rettitudine, con azione potente in cammino dalle tombe li riporterà, con l’energia recherà tutti fuori, li porterà la potenza della rettitudine in alto dall’Unico con i corpi a casa, lo vedranno per sempre tutti in vita. Le moltitudini entreranno nel corpo rivelatosi essere del Re potente del mondo risorto col corpo risalito fuori li ha liberati, ascendendo, entrati nell’Unigenito nel corpo all’ombra verranno dall’Unico, la sposa recherà, dalla piaga saranno colle gambe a salire dal mondo i viventi.

Levitico 11,43 – Dio a finire l’abominio giù porterà, verrà nelle anime alla fine ad esistere la rettitudine, vivrà a casa la sposa alla luce a compiacersi, risorti coi corpo su porterà, dal Potente verranno nel cuore a vivere, gli spiriti dei morti fuori in vita riporterà, l’energia nei cuori della vita pura dentro rivivrà.
Levitico 11,44 – Per la rettitudine che sarà versata l’essere impuro brucerà, dall’Unigenito inviatagli sarà la forza della calamità della maledizione, saranno retti i viventi ed usciranno santi perfetti. E fuori sarà dall’esistenza completamente il marciume, alla porta dell’infuocato mare così sarà versato l’essere impuro per la distruzione, lamenti porterà il serpente, l’Unigenito la fine dell’impuro recherà, verranno le anime tutte ad essere rette, a casa la sposa liberata salirà, il verme bruciato in olocausto in terra.

Levitico 11,45 – Così sarà che per l’Unigenito all’angelo sarà all’esistenza la calamità uscirà il male operare dal mondo, verrà la rettitudine nella vita dei viventi in terra, dall’angustia saranno i viventi guizzati fuori, sarà finito dal cammino della vita il negativo, il serpente fuori sarà dai viventi e riuscirà ad esistere l’esistenza pura; santi saranno i viventi perché la santità dell’Unico inviata sarà.

Levitico 11,46 – Con questi verrà la Toràh completamente ad entrare dentro, uscirà dai viventi la perversità col peccare per il soffio portato in tutti dall’angelo superbo, riusciranno a vivere; rigenerati, liberati finalmente, dentro i viventi saranno circoncisi così dal serpente, le anime rientreranno nei risorti corpi su alla fine si alzeranno dalla terra.

Levitico 11,47 – Per il serpente che entrò dentro a sbarrarsi fu nei cuori l’opprimere, nel cuore dei viventi l’Unigenito porterà da dentro ad esistere l’energia che entrando nei cuori li rigenererà e dentro l’opprimere dal vivere uscirà. Bella la sposa alla fine porterà a casa, sarà cogli angeli dal mondo a vivere, beati, potenti, verranno dall’Unico tutti.

CONCLUSIONI
Questo testo, che sorprende per consequenzialità e compattezza, rende giustizia alla tesi dell’esistenza di testi nascosti sul Messia, confermandone l’esistenza anche nelle pagine più difficili e complesse della Torah.
C’è così una risposta alle tante questioni che alimentano le tradizioni ebraiche, da dove possono aver trovato le origini ora perdute, sul dove hanno sede tutte quelle idee sulla vita beata dei tempi primordiali, la cacciata degli angeli ribelli ecc., tradizioni orali incontrollabili; infatti, i messaggi profetici palesati al popolo nel testo ebraico sono relativamente pochi, punte d’una materia che si stava elaborando, sviluppando i più antichi messaggi di tale tipo che attendevano il manifestarsi nella carne del Dio degli eserciti.
Da questa materia antica, accresciuta per gradi con cautela, ma con continuità dai profeti che registravano e proiettavano la spiritualità e la fede del popolo in Iahweh, derivano profezie che il popolo leggeva in pochi versetti od elaborati in forma allegorica o in forma poetica, tenute accese e sostenute con autorità da giudici, profeti, sacerdoti e poi rabbini che le leggevano in forma estesa.
Che la crittografia potesse risultare necessaria si spiega col fatto che grande era la posta e che l’attesa doveva restare contenuta, perché temerarie sarebbero state le profezie se in modo palese perché la tensione del popolo in una lunga attesa avrebbe potuto degenerare e/o decadere.
Sono rientrato in quel percorso procedendo con la traduzione dei segni di testi di libri completi ricavando una struttura costruita come un ricamo in cui c’è un tessuto solido di base, con trama ed ordito compatti di racconti fondanti la storia d’Israele e sull’incarnazione, morte risurrezione e ritorno nella gloria del Cristo che s’ottengono con chiarezza ‘dalla lettura con i segni, mentre nel testo ebraico ufficiale di 1° lettura ci sono immagini di sgargianti colori sul tessuto.
Il metodo trovato – o ritrovato – per forma e contenuto è nuovo, anche se rende concrete intuizioni del passato ed attese attuali, e porta alla luce forti idee teologiche proprie dal Cristianesimo e dall’Ebraismo.
Il testo procede con lentezza inesorabile e la paziente lettura fa recepire l’ampio respiro del pensiero che lo muove.
Un margine di libertà è connesso a letture per immagini e le regole lasciano margini di libertà e il singolo versetto può avere varianti di lettura, ma ciò non inficia la complessiva decriptazione perché per traduzioni d’una certa estensione i timori d’interpretazioni distorte sono fugati in quanto, dopo alcuni versetti, se il discorso non è sensato e le frasi sono frammentarie è da riverificare il tutto ed inserire le varianti consentite, infatti, nella lettura d’un versetto, se accade che non s’è colto il significato autentico, questo si ritroverà con altre parole in altri versetti e, se non è corretto alla lunga, sarà eliminato.
Il testo procede come corrente d’un fiume maestoso che pare in moto laminare pur se vi sono turbolenze locali e la traduzione è frutto di un’iterazione sui vari versetti già letti pur continuando ovviamente a rispettare le regole.
Questo lavoro ha avuto perciò un duplice scopo:

  • cercare quanto nascosto nei comandamenti rituali dei cibi puri e impuri;
  • verificare una ulteriore volta che dalle traduzioni, ottenute con le regole dichiarate, spunta un testo nascosto che è l’epopea sul Messia aggiungendo così un ulteriore tassello a testimonianza che una lettura del testo lettera per lettera non è utopia.

 

NON DATE LE PERLE AI PORCIultima modifica: 2018-05-22T16:58:52+02:00da mikeplato
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